Tipi di Ricerca: Ricerca per parole
Trova:
> categoria_s:"Narrativa"
ABRAKADABRA. STORIA DELL'AVVENIRE ( GHISLANZONI ANTONIO , 1884 )
Narrativa ,
ÿþAl mio ottimo amico Professore Angelo Vecchio . Tu lo volesti , ed io ho compiuto l ' « Abrakadabra » . Lo dedico a te , che mai non cessasti di insistere perché io conducessi a termine questo bizzarro lavoro , tante volte ripreso e sospeso . - Ecco un libro , che ai più sembrerà una stravaganza , fors ' anche una insensatezza Tu , arguto e gentile , scoprirai in esso qualche seria intenzione , qualche tema sociale e politico degno di meditazione e di studi . Io ho pagato il mio debito a te ed ai pochi dei quali ho ambito la stima e l ' affetto . Questo mi stava a cuore ; del pubblico superficiale e svogliato poco mi preme . Ti ringrazio del bene che mi hai fatto incessantemente , spronandomi al lavoro e combattendo le mie diffidenze . Ricordami sempre quale uno de ' tuoi amici più affezionati . A . GHISLANZONI Caprino Bergamasco , 28 novembre 1883 . PROLOGO CAPITOLO I . Perchè quell ' uomo si chiamasse " Abrakadabra " . Nell ' aprile dell ' anno 1860 , un eccentrico personaggio venne ad abitare l ' alpestre paesello di C .... Era un uomo sui cinquant ' anni , magro , sparuto , dagli occhi incavati ed immobili , dal sorriso amorevole , tratto tratto mefistofelico . La foggia del suo soprabito nero , ampio , abbottonato fino al mento e lungo fino al tallone ; la callotta di tela ch ' egli portava , a guisa di turbante , involta a più riprese da una fascia azzurra ; tutto il suo abbigliamento formava una strana figura di prete e di pascià , che lungi dal riuscire ridicola , ispirava simpatia e rispetto . Quell ' eccentrico personaggio aveva preso in affitto una casa di rustiche apparenze , ma comoda e decente . Tutti lo sapevano ricco e di gran cuore . I poveri del paesello dicevano che quel forestiere era stato mandato in paese dalla Provvidenza . Nei primi tempi lo chiamavano il signore . Erano con lui due domestici ed un medico . Questi gli stava sempre a lato . Rare volte parlavano assieme . Quando uscivano al passeggio , il medico leggeva o fumava ; l ' altro a giudicarne dalla immobilità dello sguardo , pareva assorto in una sola , irremovibile idea . In paese correva voce che il signore fosse malato di cervello per eccessiva applicazione agli studi , e avesse appunto abbandonata la città per ritemprarsi nella buon ' aria dei monti . In fatti , dopo un mese di vita campestre , a dire dei paesani , il signore aveva fatto una ciera più lustra . I suoi denti di alabastro brillavano più spesso nel sorriso dell ' amorevolezza che non in quello della ironia mefistofelica . Usciva più sovente al passeggio . Si intratteneva sulla piazzetta a udire i colloqui dei contadini , a veder giuocare i fanciulli . Riceveva qualche visita alla sera . Il curato , il sindaco ed il farmacista erano divenuti assidui nella sua sala , ed egli stava le lunghe ore ad ascoltare le loro polemiche religiose e politiche . Il curato , il sindaco e il farmacista di C ... per lui rappresentavano i tre partiti , la eterna invariabile trinità del pensiero umano , che a suo credere , era cominciata nella mente dei tre primi abitatori dell ' universo . Il curato rappresentava il non possumus , la forza reazionaria ; Il sindaco il liberale moderato o moderatore ; Il farmacista l ' uomo del progresso ad ogni costo , l ' utopista rivoluzionario , che non ammette intervallo tra il pensiero e l ' azione . Questi tre principii , come ognuno può immaginare , si detestavano cordialmente ; e il loro attrito era scabro e sfavillante come quello dell ' acciaio colla pietra . Ciò nullameno , il curato , il sindaco e il farmacista venivano ogni sera ad occupare nella sala del signore tre lati di un tavolo coperto di ricco tappeto . Nel centro di quel tavolo , quegli spiriti eterogenei , intolleranti , irreconciliabili , avevano trovato un punto di coincidenza simpatica . Era un ' immane bottiglia , un ' anfora imponente e generosa , il cui sugo inesauribile produceva nei tre antagonisti il doppio effetto di rifiammare gli ardori politici e di ammorbidire le gole . Il curato , il sindaco e il farmacista pigliavano un gusto matto a bisticciarsi e a contraddirsi in quel tiepido ambiente dove la più gustosa delle bevande era sempre là per estinguere ogni ardore di sete e di entusiasmo . Essi amavano il buon vino con esemplare concordia ; e siccome il buon vino non corre le bettole e le cantine del volgo , così la loro ripulsione politica si era mutata in attrazione pel fascino di un barolo squisito . Il curato si scusava : - Forse che alla chiesa non conveniamo tutti , uomini dabbene e peccatori , papisti e scomunicati , intorno all ' altare del Dio uno e vero ? E il farmacista rifletteva : - Dinanzi alla malattia non conosco avversarii politici ; io prodigo i miei medicinali anche ai vili moderati che vorrei avvelenare di arsenico . La malattia e la sete stanno al di sopra di ogni rancore di partito . Il sindaco , nella sua qualità di moderato , credeva dar prova di sublime tolleranza , trincando coi due partiti estremi . Di qual modo si erano introdotti nella casa dell ' eccentrico signore tre individui di opinioni così avverse ? Il signore li aveva conquistati nei primi tempi del suo soggiorno in paese . Ciascuno alla sua volta , il curato , il sindaco e il farmacista , avevano ricevuto dal forestiere una carta di visita ed un autografo accompagnato da un biglietto a stampa di effetto miracoloso . Sulle carte di visita era impresso uno stemma gentilizio sovrapposto ad una parola enigmatica , che i tre sapienti del villaggio non avevano osato interpretare : Abrakadabra . I biglietti a stampa erano altrettanti boni della banca nazionale del valore di cinquecento franchi cadauno . Le tre lettere determinavano lo scopo e l ' indirizzo dell ' oblazione . La prima , al curato , per l ' obolo di San Pietro ; La seconda , al sindaco , pel monumento a Vittorio Emanuele ; La terza , al farmacista , da suddividersi fra le due collette promosse da Garibaldi e da Mazzini pel milione di fucili ... e pel soccorso alla libera stampa . Il curato , il sindaco e il farmacista , nell ' aprire quell ' inatteso dispaccio , nel constatare le intenzioni del generoso oblatore , si erano fregati le mani a versarne sangue , esclamando con enfasi da partigiani : il signore è dei nostri ! Ed ecco per quale impulso i tre avversari politici del paesello si erano recati a visitare il signore , coincidendo intorno alla grossa bottiglia , che poi doveva riavvicinarli quotidianamente a discutere i grandi problemi lulla politica mondiale . Durante la polemica , il contegno del signore era sempre enigmatico . Taceva con disperante costanza . La sua fronte spaziosa a volte si corrugava : i suoi occhi profondi vibravano lampi ; le labbra tumide e sorridenti si contraevano , e i denti si serravano con sinistro cigolio . Pareva ch ' egli facesse uno sforzo violento contro gli impeti della propria volontà , per reprimere un torrente di idee e di parole che tentavano prorompere . Quelle crisi erano passeggiere , ma atterrivano gli oratori , e imponevano agli entusiasmi della loro facondia . Un silenzio solenne regnava per qualche tempo nella sala . « Che razza d ' uomo ! - pensava il curato - credo ch ' egli abbia il diavolo in corpo ! » E gli occhi dei tre antagonisti si incontravano nell ' espressione di un sentimento comune ; vattel ' a pesca come la pensi costui ! Queste pause della politica erano ordinariamente impiegate nelle libazioni più generose . Tutti vuotavano il bicchiere , e si affrettavano a riempirlo come soldati che si preparino a nuovi attacchi . Brevi uragani . Si scioglievano senza rumore e senza danno . La fronte del signore riprendeva la sua calma severa - l ' occhio si dileguava nelle palpebre folte , e il labbro si ricomponeva al più mite sorriso , nell ' articolazione di una parola misteriosa : Abrakadabra . Quella parola era il terrore del curato , il quale la riteneva diabolica . Il farmacista , cui le spiegazioni del dizionario di scienze mediche l ' avevano resa incomprensibile , sorrideva con aria sapiente e faceva lo sbadato . Qualche volta , per soccorrere alla intelligenza dei suoi ospiti , il signore traduceva l ' Abrakadabra nel motto latino : ibis , redibis . Poi accennava ad essi di ripigliare la discussione - e in mezzo al frastuono delle voci mormorava fra i denti un fiat lux , che pareva il gemito di un Epulone assetato di luce » Abrakadabra , che non cessava di essere un enigma per tutti , era divenuto dopo alcuni mesi il soprannome del signore . CAPITOLO II . Il discorso del farmacista . Una sera i tre antagonisti di C ... si erano infervorati più che mai nella discussione politica . Le finestre della sala erano aperte , e parecchi paesani attratti dalle grida , sporgevano dai parapetti le bocche spalancate . La Camera del signore aveva le sue tribune . Quella sera l ' assemblea era completa . Il medico e i due domestici sedevano a poca distanza dal signore . Il farmacista aveva la parola : « - No ! ... colle mezze misure non si otterranno che deplorabili risultati - e fra poco le idee liberali dovranno soccombere , a meno che sull ' apatia universale non prevalgano gli uomini del nostro partito . « I moderati sono la peste delle rivoluzioni . L ' oppio è il più esiziale dei narcotici , in quanto esso uccida cogli allettamenti di un sopore delizioso . « Questa nostra società , corrotta dal despotismo , incadaverita dall ' inazione e dal servaggio , domanda rimedii eroici - fuoco , sangue , terrore . Di tal guisa si rigenerano le nazioni . « Tronchiamo le membra guaste , e il corpo sorgerà vivificato ! Dovunque elevasi un campanile , si pianti una ghigliottina ! I nemici del progresso sono i sicarii della umanità , la negazione di Dio . Esterminiamoli ! La voce del popolo li ha colpiti del suo tremendo anatema . « Gli schiavi , gli oppressi , i sofferenti , sono la maggioranza , Questa maggioranza ... è onnipotente . Già da secoli le ossa di quel misero Laocoonte che è il popolo , stridono nell ' improbo amplesso di pochi rettili coronati - il Briareo dalle cento braccia si lascia stritolare senza gemiti , come un gramo fanciullo nelle fascie . « Riscuotiti , o gigante ! Strappa a ' tuoi carnefici quelle squame dorate che finora ti abbagliarono la vista . Schiaccia sotto il forte tallone le teste dell ' idra . - Sperdi nel fango le bave velenose ! ... Guai se una sola testa uscirà intatta dall ' eccidio ! Ella andrà a rintanarsi fino a quando non abbia ricuperate le sue spire e il suo veleno . Al primo intiepidirsi della stagione , spiccherà un salto per morderti alla carotide e succhiare il tuo sangue . « Che abbiamo fatto noi ? che facciamo , colla nostra rivoluzione tanto vantata e tanto infruttuosa ? ... Abbiamo atterrito il dispotismo col tuono di una cannonata - abbiamo lanciato una bomba di carta in mezzo a questo intrigo di rettili . Ma i rettili si ritrassero nelle loro tane sibilando minaccia , e aspettando gli eventi . « Poi misero fuori la cresta , e si sparsero fra il popolo coll ' aria mansueta del primo serpente . E noi li vediamo , li incontriamo nelle nostre vie - li accogliamo nelle nostre case - li riscaldiamo nel nostro grembo - e istupiditi dall ' oppio , non sentiamo le nuove trafitture . Oh la bella , la grande rivoluzione ! « Metà dell ' Italia è schiava degli stranieri . I moderati ci promettono il compimento dell ' opera , predicando la rassegnazione e la pazienza . - Noi ci prepariamo ! - gridano essi . - O che ? Forse i tedeschi , i clericali , i nemici nostri non profittano anch ' essi della tregua per prepararsi alla lor volta ? ... « Aspettiamo ! diamo tempo alla reazione di completare la sua trama ! Così , il giorno in cui i soldati d ' Italia dovranno schierarsi sul Mincio per attaccare i tedeschi , ovvero spingersi a Roma alla conquista di una capitale , nel volgere il capo dietro i loro passi , vedranno sventolare sulle aguglie delle nostre cattedrali i colori abborriti ! « Stolti ! avete perdonato ai despoti quando essi giacevano nel fango ai vostri piedi ! Liberi per un quarto d ' ora , tremaste della libertà conquistata più che delle vinte tirannidi . Adulaste gli oppressori caduti , confermando nei vostri Parlamenti le leggi dell ' oppressione . Temeste di mostrarvi troppo liberali , e vi lusingaste , col rispetto di un abbominevole passato , conciliarvi le simpatie di chi non potrà in nessun modo allearsi con voi . « Perseguitaste gli uomini della luce , per allearvi , inconsapevoli o colpevoli , agli uomini delle tenebre . Impotenti o malvagi , ritiratevi ! Il popolo non è con voi , non può essere con voi . « Guai , se svegliandosi da quel sonno artifiziale che è il prodotto dei vostri narcotici , il popolo si accorgerà di esser tradito ! Allora il vostro sangue correrà nelle vie a torrenti ; allora tutti gli alberi e tutti i metalli si convertiranno in ghigliottine , in istrumenti di morte , pel vostro completo esterminio . « I Robespierre , i Danton , i Marat sorgeranno a migliaia dalle officine pensanti . E questa volta non sarà l ' ottantanove della Francia , ma quello di tutta l ' Europa liberale , coalizzata contro i tiranni . Voi vi troverete accerchiati da un milione di baionette , minacciati da un milione di mannaie - e la libertà , come aurora boreale , splenderà sull ' universo imporporata di sangue ... « E badate , che i vostri giorni sono contati ; che la pazienza è prossima a mutarsi in furore ... In quel giorno , i clericali e i moderati , gli uomini delle tenebre e gli uomini del crepuscolo , saranno travolti dal medesimo turbine . Coloro che si oppongono al progresso come quelli che pretendono moderarlo , rimarranno stritolati sotto le sue ruote prepotenti » . Il terribile oratore pose fine alla sua arringa per essiccamento di fauci , e sedette nel cupo silenzio de ' suoi ascoltatori . La fronte del signore annunciava un intimo turbamento , sebbene più volte egli avesse dato segno di adesione con un leggero movimento del capo . Il curato , durante il discorso dell ' implacabile demagogo , non aveva cessato di interromperlo con delle esclamazioni che parevano giaculatorie . Poichè il farmacista ebbe finito di parlare , il buon prete giunse le mani in atto di orrore , ed ai paesani , che ascoltavano dalla finestra , fece un gesto come dicesse : non vi scandalizzate di tante bestemmie ! Il Sindaco aveva ascoltato con moderazione , meditando un ' eloquente risposta . CAPITOLO III . Il discorso del Sindaco . - L ' ottantanove ! ... sempre l ' ottantanove ! - cominciò il sindaco levandosi in piedi dopo aver vuotato il bicchiere . - Robespierre ! Danton ! Marat ! ... Ecco il vostro ritornello , la vostra eterna minaccia , o infelici rimestatori di un passato che non può rinnovarsi . « Tutto il progresso della civiltà europea , le poche franchigie , le poche libertà acquisite dal popolo da quell ' epoca di sangue infino ad oggi , sono , a vostro dire , il frutto della rivoluzione . E sta bene , se col nome di rivoluzione voi intendiate designare il genio innovatore , la ribellione intellettuale del gran secolo che ci ha preceduti , Buffon , Beaumarchais , Voltaire , Diderot , Rousseau , D ' Alembert , Volney , tutti i grandi pensatori di un ' epoca luminosa - ecco la vera rivoluzione , la rivoluzione irresistibile , indomabile , soverchiatrice di ogni ostacolo . « Chi ha ritardata l ' opera della filosofia ? quali furono i nemici più esiziali dell ' idea ? - quelli che allora rappresentavano il partito di azione , i demagoghi , i tiranni dal berretto frigio . Via ! cessate una volta dall ' adulare la ghigliottina , attribuendo all ' istrumento feroce che ha mietuto tante nobili intelligenze la facoltà di rigenerare la terra e di fecondarvi il progresso ! « La filosofia è luce di verità . Dessa si espande libera e vivace nell ' atmosfera tranquilla , ma rifugge dai cieli procellosi . I pensatori di quel secolo di luce , colla logica stringente dei diritti naturali , col sarcasmo demolitore , colla satira , coll ' inno di libertà , avevano già compiuta la grande rivoluzione dell ' ottantanove , prima che la ghigliottina si arrogasse il vanto di averla iniziata colle sue orgie di sangue . « Quanti anni sono trascorsi dacchè Rousseau inaugorava l ' epoca di redenzione col suo Contratto sociale ; dacchè Voltaire , denudando le vergogne della terra e del cielo le esponeva alla berlina dello scherno popolare ! Nondimeno , quante tirannie , quanti pregiudizii nella nostra Europa di oggigiorno ! Se la ghigliottina e le stragi napoleoniche non avessero interposto un torrente di sangue fra le idee degli enciclopedisti e le indefinite aspirazioni delle moltitudini ignare ; non credete voi che ci troveremmo più avanzati nel progresso ? « Che avete fatto voi , o cannibali del liberalismo ? Voi diffidaste della verità . La vostra impazienza sanguinaria non sofferse gli indugi . In luogo di aspettare la convinzione , presumeste violentarla col terrore . Per voi fu delitto l ' esitanza . Agli attoniti , ai perplessi , che consultavano la propria ragione e la propria coscienza per ammettere le nuove dottrine ; ai timorosi , agli onesti che discutevano , voi gridaste con efferata baldanza : o seguirci o morire ! « Che avvenne ? I girondini , i moderati di allora , votarono la morte della monarchia rinnegando una convinzione ; ma il re li precedette di pochi mesi al patibolo . Da Luigi XVI a Robespierre , tutte le teste più illustri della Francia caddero inesorabilmente troncate . Il berretto frigio non impose alla ferocia briaca più del diadema reale . E qual rimase la Francia dopo quelle orgie di sangue ? Una bottega da macello piena di terrore , esalante ribrezzo . Dopo ciò , meditate quella istoria , e comprenderete come l ' orrore delle stragi e del sangue potesse più tardi ispirare l ' avversione alle idee . « Ma non tutte le idee , non tutti i principii dell ' ottantanove soccombettero ai massacri della ghigliottina . Un genio fatale , sorto dalla rivoluzione , ne impose all ' Europa quel tanto che essa era in grado di comportarne . Napoleone , il despota dei nuovi tempi , coi lampi e le folgori della sua potenza , parve precludere il ritorno al despotismo passato ; il codice di Napoleone fu il solo , il positivo risultato della grande rivoluzione francese . « Qual fu la riconoscenza dell ' Europa verso quel grande ? La gloria di cento vittorie , il fascino del genio , l ' apoteosi del trono , tutti i prodigi operati da lui nel più meraviglioso decennio della storia contemporanea , non bastarono ad invertire gli istinti della umanità . I macelli del cannone fecero inorridire l ' Europa come i macelli della ghigliottina - e il mondo dissanguato domandò pace ad ogni prezzo , anche a costo di capitolare cogli antichi tiranni . « Quando il leone dell ' Elba scosse le catene per ritornare in campo a ricominciare la lotta , i popoli , scorati o ribelli , lo rinnegarono , lo consegnarono al nemico , l ' obbliarono - o , peggio ancora , ricordarono lui vivo e sofferente a Sant ' Elena come una sublime figura istorica già scomparsa dal mondo . « Non serve falsare il passato . I trattati del 1815 , che ribadirono i chiodi dell ' antico servaggio , perciò solo che significavano tregua dal sangue , furono accolti dai nostri padri come una benedizione del cielo . Nel 1815 , una buona metà dell ' Europa - e dico poco - intuonò il Te Deum con sincera compunzione per quell ' indegno mercato di popoli . « Ho risuscitate queste memorie perchè desse , a mio credere , ritardarono di vent ' anni la seconda riscossa , e arrestarono il corso delle nobili idee colla vergogna e col rimorso di atroci misfatti . Il terrore della anarchia repubblicana e di una conflagrazione universale , anche oggigiorno rende sterile il voto ed il lamento di tante nazionalità conculcate . La minaccia di una guerra Europea impone alle aspirazioni generose dei principi e dei popoli . La Polonia , segno di tante simpatie , di tanti voti , dovrà forse soccombere a questa minaccia . « La guerra ! sublime spettacolo nelle epopee di Omero e di Ossian ! Quando nel 1859 , il cannone degli invalidi annunziò alla Francia la grande battaglia , la grande vittoria di Solferino , tutta la nazione si scosse di entusiasmo . Le contrade pavesate di drappi tricolori , le luminarie , i fuochi di gioia salutarono il fausto avvenimento . Ma sotto quella superficie festante , nella retroscena di quei splendidi entusiasmi , quante lacrime , quanti terrori ! « Quarantamila morti ! In verità il bullettino non poteva essere più splendido . Chi non ha gustato l ' epico entusiasmo di quel grandioso massacro ? L ' avete voi veduto un campo di battaglia , una pianura di Solferino , dopo una grande vittoria ? Quarantamila cadaveri o frammenti di carne umana , orribilmente pestati , confusi , ingrommati di caligine e di sangue ? ... « Rifuggiamo dall ' orribile spettacolo ! Voi , filosofi della umanità , voi protettori del povero popolo , che nell ' eccesso di una sensibilità altamente benefica , cadete in deliquio , e più sovente imprecate alla società tutta intera se la ruota incolpevole di una carrozza signorile offende lo strascico di una povera donna pedestre - voi che vi intenerite alla vista di un spazzacamino senza scarpe - voi , che gridate al delitto di lesa umanità , se il poliziotto non si mette i guanti per arrestare il cavaborse - voi , che tutte le mattine versate una lagrima sulla paziente schiavitù del somaro , e sulla fine miseranda del montone che vi fornisce il gigot - voi morireste di raccapriccio alla vista di quarantamila cadaveri umani ! - Copriamoli di terra e di oblio , e ricominciamo i massacri ! ... « Pur troppo ! è la storia di tutti i tempi ! è la condanna tremenda della razza ragionevole ! - La guerra è un disastro inevitabile . - Tutte le riforme politiche e sociali , tutti i progressi della libertà domandano il loro tributo di sangue ! Rispetterò questa barbara convinzione , sebbene io vi potrei rammentare la più grande delle rivoluzioni umane , la rivoluzione di Cristo , operata dagli inermi pescatori di Galilea col pacifico mezzo della predicazione - potrei mostrarvi le immense legioni del paganesimo , debellate da poche parabole ripiene di verità e di sapienza - potrei altresì ricordarvi che il codice di un vangelo altamente umanitario , allora soltanto cominciò ad ispirare diffidenza ed avversione , quando i successori dei primi apostoli si arrogarono di imporlo colle spade e coi roghi . « Forse che l ' Europa del 1864 si troverebbe meno avanzata nel progresso delle idee liberali , ove gli anni degli eccidii e del terrore fossero stati impiegati nella educazione del popolo , nella diffusione dei lumi ? Vi par egli che un secolo padrone della stampa , del telegrafo , del vapore , abbia proprio bisogno dei massacri per civilizzarsi , per ottenere ciò che desidera ? ... « Ma l ' Europa liberalissima vuole affrettarsi . Un indugio di trent ' anni , di mezzo secolo , sarebbe troppo grave alla impazienza dei dittatori umanitarii . - Povero popolo ! ... bisogna far presto a redimerlo , a patto che egli paghi il suo riscatto con un miliardo di vittime . « Ebbene ! accettiamo il barbaro assurdo ! Ammettiamo che l ' animale ragionevole non ceda che alla logica delle bombe . Dichiariamoci antropofagi , e rinunziamo ad ogni speranza di convertire il mondo alle pacifiche utopie . - Ma almeno - poichè la carneficina dovrà aver luogo , procuriamo di assicurarne i risultati a benefizio delle nostre idee ; non prodighiamo le vittime ; non avventuriamo ad un improvvido azzardo il passato , il presente e l ' avvenire . I moderati non chiedono altro . Facciamo che questa lotta sia breve , sia decisiva , e sopratutto vittoriosa . « Mentre voi , uomini dell ' azione , urlate nelle piazze i vostri entusiasmi ; noi nei nostri gabinetti calcoliamo i mezzi di riuscita - voi fidate nell ' intervento di Dio : noi numeriamo i nostri cannoni e le nostre navi corazzate - voi dite : popolo , come direste venti milioni di combattenti ; noi passiamo in rassegna l ' esercito , e contiamo trecentomila soldati - voi sperate nell ' alleanza di tutti gli oppressi , di tutti i malcontenti di Europa ; noi domandiamo l ' appoggio o la neutralità di potenti nazioni - voi minacciate e sfidate , noi destreggiamo perchè ci lascino fare - voi vi fate beffe della diplomazia ; noi ci facciamo diplomatici per ischermircene . « Ecco perché ci chiamate moderati , uomini della paura ! Moderati ? Oh sì ! noi lo siamo ... La moderazione è da esseri ragionevoli - i bruti , i selvaggi non la conoscono . Paura ? Se la passione non vi impedisse di renderci giustizia , voi la chiamereste prudenza . Una sola cosa noi temiamo : perdere il frutto del sangue versato a prezzo di nuovo sangue . « Gridateci codardi , impotenti , traditori ! Abbiamo fatto il callo alle vostre invettive ! Noi aspetteremo fino a quando la convinzione del poter fare non ci gridi : avanti ! « Frattanto , i giorni della attesa non saranno sprecati per opera nostra . Noi non turberemo la fede del popolo con suggestioni nefande ; predicheremo la concordia e il compatimento - insegneremo la libertà , esercizio di equi diritti e legge di sacri doveri . Mentre l ' esercito si agguerrisce , impareremo a divenire nazione . « Non è malva , non è oppio quello che noi spargiamo nei circoli , nelle associazioni degli operai , nelle scuole gratuite da noi favorite e protette . Noi insegniamo la libertà ogni qualvolta voi non ci interrompiate per obbligarci a combattere la licenza e la violazione delle leggi . « Più che altro ci sta a cuore di riconciliare alle idee di civiltà e di progresso i molti che finora le guardarono con isgomento . Noi vogliamo persuadere gli onesti di tutte le classi che libertà è ordine assoluto , che rivoluzione non è sinonimo di anarchia e di ghigliottina . La nostra moderazione ha già risolto molte esitanze , conquistato molte simpatie . Procediamo a questo intento ! È a sperarsi che il nostro metodo riesca completamente . È a sperarsi che i pertinaci fautori del passato , i più accaniti nemici delle nostre idee , gli stessi clericali , si accostino un giorno al banchetto delle nazionalità redente , e vengano con noi a celebrare la Pasqua di riconciliazione . Non è vero , signor curato revendissimo ? » CAPITOLO IV . Non possumus ! La inattesa perorazione del sindaco produsse un effetto galvanico sul curato , il quale nella sua canonica riservatezza , avrebbe voluto astenersi da quella vivace polemica . Tacere , dopo una interpellanza così diretta , era lo stesso che approvare o dichiararsi convinto . E quale scandalo per le tribune dei villani ! quale sconfitta per il principio ! Tutti gli occhi erano fissi in lui . Il signore col suo sguardo severo pareva esigere una spiegazione . Il curato si levò in piedi , e volgendosi all ' uditorio con un gesto da dominus vobiscum , replicò a tutta voce due parole latine , il motto inesorabile , nel quale si riassume tutto il programma religioso e politico della setta clericale : « Non possumus ! « Non possiamo ! non possiamo ! proseguì a tutta voce l ' onorevole interpellato , traducendo il suo testo per adattarsi alla intelligenza delle tribune idiote . « Il papa e i prelati della sacra venerabile curia romana , i grandi dottori della Chiesa vi manderebbero a spasso con questo semplice motto , che è il corollario di un coscienzioso e meditato sistema . Ma io non sono prelato , nè dottore della chiesa ; io sono un povero curato , l ' ultimo fra gli ultimi nella gerarchia ecclesiastica ; e voi potreste supporre che io ripeta da papagallo il testo consacrato dalla Curia senza aver studiata la questione . « Voi vi ingannereste , o signori . Io sono pienamente convinto del mio non possumus , più che voi non lo siate delle vostre utopie liberali , umanitarie . Io le ho studiate le vostre utopie , le ho discusse - ho fatto di più - mi sono provato ad applicarle mentalmente alla vita pratica , e sono riuscito a concludere che tutte le vostre riforme , le vostre innovazioni , ciò che voi chiamate civiltà , libertà , progresso , non sono che larve ingannevoli , assunte dallo spirito malefico per insinuarsi nel mondo a moltiplicarvi la miseria e la corruzione . « Ah ! voi predicate la scienza universale ; volete che tutti apprendano a leggere , a scrivere , a ragionare , a filosofare ! E siete voi che spacciate queste felici teorie ! ... voi proprietario di seicento pertiche di terreno , e padrone di un vasto opifizio dove lavorano ogni giorno da oltre sessanta operai ! « Avete mai riflettuto cosa avverrà dei vostri campi e dei vostri meccanismi il giorno in cui la educazione universale avrà cessato di essere una brillante utopia per tradursi in una realtà deplorabile ? « Quando voi , beatamente sdraiato nel vostro birroccio , lo zigaro in bocca , la punta del naso fiammante di vino , percorrete la strada che attraversa i vostri poderi , i contadini che non san leggere , si levano rispettosamente il cappello , col sorriso e col cuore vi danno il buon giorno , e ansanti , sudanti , raddoppiano la lena della vanga . « Essi dicono : il padrone è ricco , e noi siamo poveretti - egli è il nostro benefattore - egli ci mantiene , ci dà la polenta - lavoriamo per lui ! - è nostro dovere ! senza di lui come potremmo vivere ? « Così gli idioti contadini , che non sanno leggere , nè ragionare . Vedete qual logica balorda ! Come si illudono grossolanamente i poveretti sulla legittimità dei vostri diritti di proprietario , e sulla necessità del loro servaggio ! Sono ignoranti , sono zotici i vostri paesani ! ! ! « Via , signor sindaco ! ... bisogna soccorrere all ' idiotismo di questi infelici . Affrettiamoci ad educarli ! Poniamo loro in mano l ' abbecedario , poi la grammatica , poi l ' istradamento al comporre , la prosodia , se volete - qualche libro di amena letteratura - e da ultimo , abboniamoli ai giornali politici ! « Tutto sta che i maestri ci si mettano di zelo ; e in meno di cinque o sei anni , i vostri contadini , signor sindaco , ne sapranno quanto voi , o per lo meno quanto il vostro segretario . « Ecco là un ' assemblea di scienziati , un areopago di filosofi ... Via ! battete le mani , signor sindaco presidente ! Il grande miracolo è compiuto ! I vostri villani erano bruti ed ora sono diventati uomini - erano schiavi , ed hanno infranto le catene - nuotavano nelle tenebre , ed oggi aspirano alla luce . Tanto ciò è vero che essi hanno gettata la vanga e la gerla , e non vogliono più saperne di fecondare coi loro sudori la gleba del tiranno . « E sapete cosa è la gleba , signor sindaco ? - è il vostro campo . Sapete chi è il tiranno ? - Il tiranno siete voi . Consolatevi ! questa scoperta è dovuta al vostro sistema di educazione universale . Il risultato poteva esser più pronto e più soddisfacente ? « Ma io ho forse abordato con soverchia leggerezza una quistione molto seria , che racchiude il germe di sanguinosi avvenimenti . Il nostro non possumus data da secoli , e mette capo a quel libro divino , a cui non vorrete negare qualche autorità - parlo del vangelo . I pericoli e i danni della scienza universale sono prevenuti in quel codice santo , dove la povertà dello spirito e l ' umiltà del cuore stabiliscono la base di una morale feconda di beatitudine . « Attenendoci ai consigli della sapienza divina , noi abbiamo tremato di ogni nuova istituzione che tendesse a traviare l ' umanità pel cammino dell ' orgoglio e del disordine . « Fummo avversi alla stampa , presaghi delle sue abbominazioni infrenabili ; perseguitammo Galileo ; ponemmo ostacolo per quanto era da noi alle temerarie pellegrinazioni di Colombo - abbiamo negato il vapore , contrastato il telegrafo , imprecato a tutti gli abusi della ragione , alla filosofia , all ' esame critico , ai sacrileghi attentati della chimica e del magnetismo , due scienze di terribile avvenire ! ... « Se il genio del male fu più potente di noi - se la stampa e il vapore , i più fieri nemici dell ' umanità , si scatenarono sulla faccia dell ' universo - noi non cesseremo , per quanto i nostri mezzi ce lo permettono , di opporre un freno allo spirito ed alla materia ribelle . Se non ci è dato impedire , noi ritarderemo . Verrà giorno in cui , meditando il nostro non possumus , quegli stessi che oggi ci accusano quali nemici della umanità , ci proclameranno ispirati da Dio . « Poco dianzi , parlandovi dei contadini e degli effetti immediati che dovranno prodursi in questa categoria sociale dal benefizio dell ' istruzione , io vi faceva presentire la terribile minaccia : « badate ! l ' uomo che sa leggere e ragionare non può adattarsi a trascinare l 'aratro.» In questa verità stanno i germi della più micidiale , della più orribile rivoluzione che mai abbia insanguinata la superficie della terra . « Come riuscirete a sedarla ? quale sarà il mezzo della tregua ? il componimento finale ? - Via ! confessatelo , signori progressisti umanitarii - su questo punto della questione voi non siete più avanzati di noi . « Basta ! a suo tempo ci penseremo - non è vero ? tale è la vostra filosofia ; ed io mi congratulo di vedervi sorvolare con tanta leggerezza agli scrupoli dell ' avvenire . Ma vi è nel presente qualche cosa di più grave , di più contradditorio , a cui forse non avete ancora badato . I vostri progressi non sono solamente una minaccia che gravita sui vostri contemporanei . Tutte le scoperte che soccorrono ad un bisogno , ad un comodo , o ad un diletto della vita umana - ogni nuovo passo dello spirito inventivo , che , a vostro dire , segna una nuova fase di civilizzazione , moltiplica necessariamente sulla terra il numero degli schiavi , e inchioda più aspramente alla catena quei milioni di paria che voi pretendereste redimere . « Voi scuotete il capo , signor farmacista ! Ciò vi sembra un paradosso ... Vi spiegherò il pensiero cogli esempi ... Compiacetevi di abbandonare le astrazioni , e di scendere con me sul terreno della vita reale , a cui , se non mi inganno , voi altri liberali vi dimenticate troppo spesso di appartenere . « Il primo uomo che , camminando per una foresta di vergini piante , corse dietro ad un candido fiocco staccatosi da un ramo , e strofinandolo leggermente fra le dita , concepì il pensiero di ridurlo a filo per tramarne dei tessuti - il primo uomo che si propose coltivare il cotone per farne dei drappi ; quell ' uomo , nell ' ingenua compiacenza di recare un immenso vantaggio alla umanità , segnò la condanna di milioni e milioni di negri - fu l ' innocente iniziatore di una mostruosa barbarie , che anche oggigiorno fa inorridire la terra . « Volgetevi intorno - una occhiata alla vostra mensa - alla vostra guardaroba - ai vostri mobili - ai meccanismi che vi rendono agiata l ' esistenza ! ... « Dacchè il sale divenne una necessità dei palati istupiditi , parecchi milioni di uomini furono condannati a intisichire onde apprestarvelo . Per variare i vostri foraggi , il riso fu introdotto sulle mense - non importa che migliaia di infelici paghino della loro vita questo capriccio di ghiottoneria . Il paria delle risaie lombarde , dopo aver lottato venticinque anni colle terzane , a trent ' anni è vecchio , a quaranta è decrepito , a quarantacinque anni è cadavere . « I cristalli che vi splendono sulla tavola , i colori brillanti delle vostre tappezzerie , i metalli che servono agli usi più comuni , la luce artifiziale della notte ; tutto il lusso , tutti gli agi che vi circondano , narrano la istoria dei vostri progressi con gemiti e strida disperate . « La locomotiva che attraversa la terra come un conquistatore inebriato di fumo e di possanza ; questo sorprendente meccanismo che accelera il moto dell ' uomo e la diffusione delle idee - non ha forse relegati nelle cave di carbon fossile migliaia e migliaia di sciagurati , perchè muoiano nelle impure esalazioni a benefizio del progresso che cammina ? Esaminatelo attentamente il grande ordigno civilizzatore - studiatelo in ogni sua parte , in ogni suo accessorio - poi fate bene il vostro computo , e ditemi quanti milioni di schiavi sieno necessariamente aggiogati e stritolati alle ruote di questo carro emancipatore ! « Ed ora vediamo un po ' come la intendiate ! Questi paria , questi schiavi della civiltà , che dovranno necessariamente moltiplicarsi per servire ai nuovi bisogni , ai nuovi comodi del secolo - impareranno anch ' essi a leggere , a filosofare con voi ? E qual sarà la catena per vincolarli alle cave tenebrose , al maglio rodente delle officine ? Forse la coscienza del dovere ? - Io credo , signor sindaco , che il vostro cenno affermativo sia un amaro sarcasmo . La coscienza dei propri diritti farà dire a questi paria conculcati : È oramai tempo che i felici del mondo prendano il nostro posto ! « Una volta - ai tempi dell ' ignoranza e della superstizione - quando il paesano vegetava nella sua atmosfera più omogenea , quando l ' operaio non si era ancora associato all ' esaltazione ed all ' ateismo - bastava un versetto del vangelo o una parola del curato per mantenere in questo povero popolo la fede del lavoro , e la rassegnazione alla miseria . « Noi ripetevamo al villano : i ricchi godono la loro porzione di felicità in questo mondo , ma voi ne avrete a ridoppio nell ' altro - beati coloro che soffrono , perocchè saranno consolati ! - più soffrirete quaggiù , e più grande sarà la vostra esaltazione in paradiso . « Gli scorati , i dubbiosi avevano fede nella parola del curato ; tornavano ai campi , alle officine - lavoravano , soffrivano ... e morivano nella speranza . « Ah ! voi credete utile e morale istillare la diffidenza e il sospetto in quei semplici cuori ! Che faranno i vostri libri ? Distruggeranno la fede e la rassegnazione sotto pretesto di combattere il pregiudizio . La vostra educazione griderà agli schiavi : « tutti gli uomini hanno uguali diritti » , non è giusto che i milioni lavorino nel pianto perchè i pochi tripudiino nell ' abbondanza e nel potere - animo , dunque ! insorgete ! domandate la porzione che vi spetta ! ... « E sapete voi quale sarà la vostra porzione ? ( proseguì il prete volgendosi ai contadini delle tribune ) . Dopo avervi rapito il maggior di ogni bene , la fede : dopo avervi spogliati della vostra semplicità , dopo aver mutato la vostra operosa pazienza in disperata ribellione - il giorno in cui domanderete il compenso di una libertà tante volte promessa , sarete appiccati ai gelsi delle vostre campagne , o ricacciati nelle officine a furore di mitraglia . « No ! figliuoli delle officine e dei campi ! Non vi lasciate adescare dai falsi apostoli della scienza . La scienza , come il pomo del paradiso terrestre , ci insegna il bene , ma ci riempie di mali . « Ciò che vi si promette è un inganno . Credete al vostro curato . I ministri di una religione , che ha per codice il Vangelo , non potranno mai farsi complici di quest ' opera abbominevole . Non possumus ! non possumus ! sarà la nostra insegna , la nostra invariabile protesta , quando anche tutte le ire e le violenze del secolo si rovesciassero sopra di noi ! CAPITOLO V . Rassegna delle idee . I contadini si inginocchiarono come alla perorazione del Passio , e il curato impartì ad essi la benedizione . Il sindaco e il farmacista non osarono far repliche . Tutti gli occhi eran fissi nel signore , aspettando che egli gettasse in mezzo alla quistione una parola decisiva come la spada di Brenno . Il signore si levò in piedi , e girò intorno una occhiata che fece abbassare tutte le ciglia . Il medico e i domestici accorsero a lui , come infermieri al primo delirio di un malato . Regnava nella sala un silenzio solenne . - Abrakadabra ! Abrakadabra ! Abrakadabra ! tuonò la voce del signore . E portò la mano alla fronte , rimanendo nella attitudine dell ' abbarbagliato che invoca dalle tenebre una luce più veritiera . Ma quella sera l ' Abrakadabra non doveva essere l ' ultima parola del signore . Trascorsi pochi minuti , egli ritrasse la mano dalla fronte , e volgendosi ai tre antagonisti in sembiante più calmo : « Grazie ! mille grazie a voi tutti ! - esclamò - se la vostra polemica , non mi ha dato l ' ultimo verbo della idea , ha però versato molta luce sul caos . Io sento che le acque si separano dalla terra , che l ' aria ed il fuoco prendono il loro posto . Fra poco raccoglierò i miei pensieri per ordinarli sotto questo raggio di luce , e forse domani potrò gridare eureka ! » Ciò detto , il signore fece un gesto di congedo , al quale tutti obbedirono . Il medico e i domestici , che parevano esitare , dovettero uscire dalla sala fulminati da un ' occhiata inesorabile . Poichè tutti furono usciti , il signore sedette , appoggiò i gomiti alla tavola , e , raccolta la testa fra le mani , si fece a passare in rassegna le proprie idee , adunandole per ordinarle o respingerle , come farebbe un generale con un esercito di sconfitti . « - Ragione ? forse che tutti non hanno ragione ? ... e non sarebbe più logico il dire che tutti hanno torto ? ... Il triangolo è necessario , perfetto . Ciascun lato presenta la medesima superficie . Leggete per diritto , leggete per rovescio , capovolgete - le cifre non si mutano , la figura non si scompone - Abrakadabra ! - Perchè adunque tanto strepito di polemiche ? ... Acquietamoci una volta ! Conveniamo che il moto non viene da noi , che l ' uomo è uno strumento , un meccanismo subordinato all ' intelligenza mondiale . La regola è stabilita , nè può mutarsi . Tutto ciò che pensiamo , tutto ciò che tentiamo è perfettamente logico , perchè necessario . Ciò che si chiama errore , contraddizione , inganno , è una necessità sapientissima nell ' ordine , nell ' armonia universale . « Perchè si dice progresso ? ... Moto è la parola . Se l ' umanità progredisse nel meglio ; quanto sarebbero da compiangere i nostri antenati , che vissero seimila anni prima di noi ! Pure anch ' essi lavoravano per la medesima illusione ... e si affannavano in questo moto d ' idee e di tentativi che non dà requie allo spirito umano . - Seimila anni di corsa ; e dove siamo arrivati ? ... - Al punto di partenza . Valeva la pena di mettersi in cammino ? ... « Eppure , tutti i giorni si parte , e si corre ... Non vi è dunque una meta ? ... Il farmacista , nel limite delle sue idee politiche , vi dirà che la sua meta è la repubblica universale . Il sindaco non vuol andare così lontano - egli si arresterebbe alla unificazione completa dell ' Italia , con un voto di simpatia per le nazionalità oppresse . Tutto ciò può avverarsi . Ma quando il sindaco e il farmacista saranno arrivati ? ... Da capo , signori ! L ' umanità non può arrestarsi - bisogna riprendere la corsa , lasciarsi rimorchiare ... o farsi stritolare , che è peggio ! « Chi rallenta , chi si fa rimorchiare è moderato - chi si ferma e pretende arrestare , è reazionario . - Convenzioni ! Moda ! - Quest ' ultima parola mi chiarisce l ' idea . « La moda è prepotente ; o tosto o tardi , tutti dobbiamo uniformarci al figurino dell ' epoca . Gli ultimi che adottarono la coda , appendice delle teste rivoluzionarie di un ' epoca liberalissima , furono gli ultimi a tagliarsela . Per averla portata fuori di tempo , il mondo li chiamò reazionarii , e il codinismo passò in proverbio . « I primi che mettono fuori il figurino di una idea , son chiamati liberali . La moda viene accettata , si propaga , si allarga - a lungo andare , tutti debbono svestire l ' abito vecchio , per adottare la nuova foggia . Ma dopo alcuni anni comparisce un altro figurino , un figurino che alla sua volta si chiama progresso , civiltà , democrazia , socialismo , ciò che meglio vi piace . Gli iniziatori della moda precedente , i liberali di un ' altra epoca , vorrebbero resistere e persistere . Essi gridano il non possumus del curato , e in rapporto ai nuovi tempi divengono reazionarii . « Abrakadabra ! ibis ! redibis ! Ciò che ieri era il bene , oggi rappresenta il male ; ciò che pei nostri predecessori era la meta , per noi diviene il punto di partenza . Sarebbero dunque , anche il bene ed il male , una illusione del convenzionalismo ? Il principio delle nazionalità , che rappresenta il non plus ultra del liberalismo contemporaneo , come dovrà apparire meschino e puerile fra un secolo , quando nel pensiero della comunanza di origine e della fratellanza naturale , l ' uomo si dirà cosmopolita ; quando le frontiere delle Alpi , dei fiumi e dei mari , scompariranno , insieme ai pregiudizii di razza ; e l ' umanità , che oggi pone il suo vanto nel suddividersi in cento frazioni nemiche , si riunirà tutta per formare una sola famiglia ! « Bene , male ! ... per disingannarci di codeste distinzioni che non hanno senso , rimontiamo alla origine delle cose , a Dio . « Dio non è una parola - è una idea innata , congenita all ' uomo , trasfusa in tutto il creato . Dio è l ' essere , la luce , il moto del pensiero . Dio è la perfezione - tutto che emana da lui è perfetto . « Orbene , a che discutere il torto e la ragione , il bene ed il male ? - parole ! Poichè l ' universo riflette la perfezione di Dio , le leggi che lo governano e gli atomi che lo compongono debbono considerarsi irriprovevoli . Potete voi concepire la perfezione del tutto , escludendo la perfezione delle parti ? « L ' uomo , nella sua vanità provvidenziale , facendosi centro della creazione , credette che quest ' opera gigantesca e inconcepibile non avesse altro scopo che il di lui individuale vantaggio . Tale è il nostro peccato di origine , la superbia incarnata , da cui si genera il dolore , l ' impotente desiderio del meglio . « Tutto per noi ! ecco la strana illusione ! - Cerca , prova , rimescola , agita , va , torna , edifica , dissolvi ; tutto questo moto , questa operosità incessante dell ' uomo non può migliorare di un solo grado la di lui condizione . L ' illuso egoista non vuol persuadersi che il suo moto intelligente e appassionato è diretto ad uno scopo più universale , cui è interessata tutta la creazione . « Se l ' umanità potesse raggiungere il meglio a cui tende , allora la sua esistenza diverrebbe un assurdo , il moto cesserebbe , e il mondo intero sarebbe disorganizzato . « Il vos non vobis è la legge di tutti gli elementi mondiali . - Forse che il sole percorre ogni anno il suo giro indeclinabile a benefizio della propria individualità ? Il moto è una legge di sacrifizio per lui come per gli altri pianeti , parimenti subordinati a reciproci rapporti , ad inevitabili dipendenze . Tutto per il cosmos , nulla per noi ; ecco la legge di tutte le intelligenze organizzate che si agitano nel creato . « E l ' atomo vanitoso che si classifica ragionevole presumerebbe emanciparsi dalla legge universale ! Non deridiamo , non insultiamo ! Questa pretesa dell ' istinto umano costituisce appunto il motore della sua efficienza . Illuso , inconsapevole , l ' uomo segue il suo corso di rotazione . Cercando il meglio nell ' esclusivo interesse della propria individualità , il suo moto , la sua azione diviene , come quella delle altre intelligenze mondiali , un perpetuo sacrifizio al bene dell ' universo . « Misterioso , imponente , pieno di sublime poesia è questo sacrifizio di tutti per il tutto . Il sole , questa grande intelligenza luminosa , che non può uscire dalle sue rotaie inesorabili , che non può arrestarsi , che non può svestirsi della sua immensa luce , nè temperare gli ardori della sua combustione perenne - la terra che si affatica nel rapido movimento di ogni giorno , roteante fra i nembi e le folgori , sospinta e ribalzata da più potenti pianeti - la belva che ruggisce per fame , il montone che dev ' essere divorato , l ' augello che canta per dolore , l ' uomo che ride per impotenza , la pianta che piange e geme negli sforzi della vegetazione , la materia e l ' intelligenza che si accoppiano per dissolversi nella corruzione - tutto ciò che vediamo o immaginiamo , tutto ciò che si nasconde ai nostri sensi , ma si rivela al nostro spirito - tutto rappresenta l ' individualità che si sacrifica all ' ordine dell ' universo . « Una volta riconosciuta questa legge , una volta stabilita questa fede , che risulta lucidissima ai sensi , tanto che la mente più pregiudicata non oserebbe rinegarla ; è egli più possibile di prender sul serio queste miserabili questioni di parole e di formole , le quali non sono che il risultato di un errore vanitoso , per cui l ' uomo vorrebbe disconoscere , adempiendola , la propria missione ? « Non fanno pietà queste gare mal definite tra il passato e il presente ? queste lotte di principii ugualmente erronei ? queste verità dell ' oggi che domani si trasmuteranno in menzogne ? queste riforme che scaturiscono dall ' antico e sono da uomini antichi respinte come nuove ? queste sillabe accozzate che vorrebbero dar corpo ad una larva ? queste larve che si decompongono e svaniscono il giorno in cui prendono corpo ? queste scoperte della scienza che accusano la stoltezza dei nostri predecessori e fra un secolo accuseranno la nostra ? questi trovati dell ' arte e dell ' industria che forniscono un diletto creando mille bisogni ? queste rivoluzioni che massacrano le moltitudini per istabilire una idea ? queste idee che aspettano di essere accettate e tradotte nell ' azione pratica per divenire intollerabili ed esecrate ? « E quanto ardore nelle polemiche ! quanto entusiasmo negli assurdi ! ... qual cecità nelle contraddizioni ! - Un dabben farmacista crede di aver inventato il liberalismo perchè osa dire : ammazziamo chi vorrebbe soperchiarci ! Questa politica era già nella mente solitaria di Caino , il figliuolo primogenito dell ' uomo . Ma la storia è troppo antica - non è meraviglia che il farmacista l ' abbia dimenticata . « E il curato , che pretende egli col suo non possumus ? Arrestare il movimento ? Uccidere l ' idea ? - Non ha egli appreso dalla istoria che una idea , antica o nuova non importa , purchè lusinghi questo istintivo desiderio del meglio che è il principio motore della umanità , deve fare il suo cammino , svolgersi e completarsi nella esperienza fino a quando l ' esperienza non la riprovi ? Non si avvede egli , il buon curato , che il suo non possumus sta al moto delle idee come la zavorra alle navi - invece di sommergere , equilibra ed assicura ? « E il sindaco , ignora egli che le violenze e le stragi sono del pari una necessità del movimento ? che , per dar passo alla locomotiva , il ferro e la polvere debbono prepararle il cammino , distruggendo la vegetazione , appianando la montagna , divergendo il torrente ? « Non è questa la istoria inevitabile del movimento umano ? ... Ma chi bada alla storia ? Chi la comprende ? L ' uomo è sempre nuovo sulla terra . L ' esperienza de ' suoi predecessori non è lezione per lui se non in quanto lo ammonisca che essi nulla hanno fatto di bene , che tutto bisogna rifare . « Oh ! se l ' uomo potesse leggere l ' avvenire ! Forse riconoscerebbe la sua vera missione , l ' inanità de ' suoi sforzi per migliorare la condizione propria , e la sua divina efficacia nel cooperare all ' equilibrio ed allo sviluppo del cosmos ! Ove ciò avvenisse , un nobile orgoglio potrebbe egli sostituire alla vanità disillusa dell ' io , e dire con più soda convinzione : io sono una leva della intelligenza di Dio - agisco per lui e con lui - tutto che produco è perfetto - e forse , l ' atomo perduto nell ' universo , compiuto il sacrificio del dolore operoso , si riunirà , si identificherà in quell ' Essere Uno , che è la Causa e l ' Effetto dei mondi . « Scriviamo la storia dell ' avvenire . Dessa troverà fede più che la storia del passato . Per essa la vanità e la follia si acquieteranno in un concetto filosofico e morale ... ! « Per scrivere questa storia , non è mestieri di profonda dottrina , nè di penose investigazioni , nè di lunghi e meditati raffronti . La logica naturale può dettarla . Raccogliamo le idee dei nostri tempi , i principii innovatori che oggi si presentano in germe ; seguiamo il loro movimento , il loro sviluppo - completiamo tutte le aspirazioni dell ' epoca nostra traducendole in fatti ; l ' avvenire non avrà più segreti per noi . La nostra istoria potrà ingannarsi nelle date . - Cosa sono le date ? - Una divisione convenzionale del tempo indivisibile . Che importa se gli avvenimenti non sieno numerizzati e disposti a rubriche come le cartelle del notaio ? Non basta il saperli veri , necessariamente esatti come il prodotto di una addizione , come la logica di un calcolo algebrico ? « Osiamo dunque ! ... Poichè la definizione mi sfugge ; poichè il verbo si rifiuta ad esprimere l ' idea - sforziamoci di tradurla in una serie di fatti ! « Che è mai l ' Abrakadabra se non il programma , lo scheletro di tutta la istoria umana ? Completiamolo - riempiamo le lacune , vestiamolo di muscoli e di nervi ! Ch ' egli si muova , si agiti , precorra gli spazii dell ' avvenire ! ... Tutti lo riconosceranno , lo comprenderanno , e l ' umanità dovrà arrendersi all ' evidenza del suo concetto ... » CAPITOLO VI Eureka ! Il signore aveva trovato . Snodò le mani dalla fronte , prese un gran foglio di carta , e in mezzo a quello disegnò con la penna la figura cabalistica del suo concetto : A B R A K A D A B R A A B R A K A D A B R A B R A K A D A B A B R A K A D A A B R A K A D A B R A K A A B R A K A B R A A B R A B A La mente del signore non era punto affaticata dal cozzo di tante idee , di tante ipotesi mal definite e peggio coordinate . Quella rassegna aveva portato il suo frutto . Gli aveva suggerito il modo più ovvio per esprimersi . Egli non cercava di meglio . Vegliò tutta la notte sull ' Abrakadabra . Quando il medico e i domestici entrarono , al mattino , nella sala , trovarono il signore seduto al tavolo , cogli occhi fissi alla figura cabalistica , intorno alla quale avea disegnato un laberinto di lineette e di segni misteriosi , un intreccio di circoli e di triangoli bizzarramente collegati ; e in quello sfondo egiziano , inverosimili accoppiamenti d ' uomini e di belve , di alberi e di case , una nuova generazione di animali e di vegetali sospesi o inchiodati alla periferia di un mondo impossibile . Il medico , che era entrato in punta di piedi , si pose dietro le spalle del signore , e contemplava quegli sgorbi con espressione di pietà . - Non sarebbe tempo di prendere un po ' di riposo ? - disse il medico a mezza voce , come temesse di produrre una scossa troppo violenta sui nervi dell ' amico . Il signore , colpito da quella voce , tracciò rapidamente sul margine superiore del foglio alcune lineette ondeggiate , e volgendosi al medico col sorriso più sereno : « Grazie del buon suggerimento , gli disse ! ora che il lavoro è compiuto , posso mettermi a letto col cuore tranquillo . Da dieci mesi non ho mai gustato il bisogno del sonno come in questo momento » . Il medico , come era usato di fare ogni mattina , portò la mano al polso del signore , e parve molto sorpreso di trovarlo in piena calma . - Sono guarito ! - disse il signore levandosi in piedi - l ' Abrakadabra è spiegato ... Esso è qui ... su questo foglio , e quando mi piaccia , io potrò leggerlo all ' universo e farlo comprendere a tutti . - Che ! ... queste linee ? ... questi geroglifici ? ... - Sono la storia dell ' avvenire , sono la soluzione del grande problema mondiale - disse il signore coll ' accento della convinzione più serena . - A rivederci ... domani ... volevo dire ... stassera ... ! ... fa di invitare tutti i nostri conoscenti ... Che tutti prendano parte alla festa ! ... Io sono guarito ! ... perfettamente guarito ! Il signore piegò il foglio , se lo pose in tasca , ed uscì per avviarsi alla sua camera da letto . Il medico e i due domestici stettero parecchi minuti a guardarsi in faccia ; né potevano riaversi dalla sorpresa . - Ch ' egli sia guarito davvero ? - pensò il medico . - Tanto meglio ! Io avrò guadagnato della celebrità a buon mercato ... e in pochi anni potrò avere il mio posto alla direzione della Senavra ! ... Così va il mondo , e bisogna lasciarlo andare così per il meglio di tutti ! Il nostro medico aveva assorbito il sistema filosofico dell ' Abrakadabra senz ' avvedersene . Per tutta la giornata il signore fu invisibile . I domestici , inquieti , più volte avevano spiato all ' uscio della sua camera da letto - nessun rumore , nessun movimento . Il medico , verso tre ore , entrò nella camera . Il signore dormiva profondamente . Gli ordini erano stati eseguiti . Fu preparato un copioso desinare . Il sindaco , il farmacista , il curato , il marescalco , il barbiere ed altri notabili del paese furono invitati . Nessuno mancò all ' appello . A sei ore tutti si trovavano nella sala . Il signore entrò festevolmente , strinse la mano di tutti , e accennò ai commensali di sedere . Inesplicabile cangiamento ! ... La fisonomia del signore non era più quella del giorno precedente . Pareva ringiovanito . Un raggio di benessere , di felicità , brillava nel suo sguardo , nella candidezza vivace della sua fronte . La callotta turchesca era scomparsa , e i capelli abbondanti e crespi si espandevano intorno alle tempia d ' alabastro , scolpite di intelligenza e di bontà . L ' abbigliamento era semplice nella sua eleganza . Il soprabito , aperto sul petto , metteva in evidenza il candore irreprovevole dei lini leggermente ombreggiati da una barba tizianesca . Al principiare del pranzo , nessuno parlava . Lo stupore imponeva alle lingue . Ma il signore , con una disinvoltura , con una spigliatezza ammirabile , aperse la conversazione e ridonò la loquela ai commensali . Parlava di tutto . Sfiorava gli argomenti più serii con una leggerezza che toccava l ' affettazione . Il curato non poteva darsi pace in udirlo celiare sul tema delle scomuniche e sulle strategie bellicose di monsignore De - Merode . Il farmacista più volte dovette fremere nel vedere il suo Garibaldi degradato al confronto di Cavour , e la reggia di Torino ritenuta più modesta della reggia di Caprera . Il sindaco , che credeva passarsela netta dagli attacchi , sull ' ultimo dovette trasalire per una terribile sentenza : i moderati , per trovarsi nel centro dei due partiti estremi , non hanno altro vantaggio che di essere più prossimi alla ghigliottina di questi ed alla forca di quelli . Il signore si divertiva a tormentare i suoi commensali politici con una sequela di proposte contradittorie , di domande equivoche , di sarcasmi , di sofismi provocanti . Egli sorrideva trionfalmente del loro imbarazzo , e tratto tratto lanciava una ironica occhiata al marescalco ed al barbiere , i quali , senza comprendere , aderivano a tutto . - « Essi mangiano e approvano - pensava egli - ecco la maggioranza , il coro di tutti i drammi sociali , il fondo massiccio di tutte le storie » . In sul finire del pranzo , per un gusto di rappresaglia naturalissimo a chi si sente umiliato da una eloquenza intrattabile , il curato fece una sortita veramente pretesca , dove il malumore e la stizza spiccavano in tutta buona fede . « A dire il vero ... signor mio - e voi non vi meraviglierete , nè v ' offenderete d ' una cosa cotanto naturale - c ' erano molti in paese ... e anch ' io fra questi - vi parlo schiettamente - c ' erano molti , che a giudicarvi dalle apparenze esteriori e sopratutto dalla vostra taciturnità ... vi credevano ... - Pazzo ... non è vero ? ... - Io non avrei osato dir tanto - proseguì il curato - ma , poiché la signoria vostra ha voluto buttarla fuori netta e schietta - credo inutile temperare l ' espressione con dei sinonimi , che presso a poco si equivarrebbero ... - A meraviglia ! ... La verità , bisogna aver il coraggio di dirla per intero ... Io fui pazzo - ed il mio ottimo medico potrebbe attestarlo meglio di chicchessia - io fui pazzo pel corso di oltre dieci mesi ; e la mia guarigione non data che da poche ore . Io mi era smarrito in un immenso laberinto di idee ; io mi esauriva in uno sforzo del pari tormentoso che impotente per trovare ad esse una formola precisa ed evidente all ' altrui intelligenza . Io cercava questa formola nelle vostre polemiche , nelle vostre interminabili discussioni . Era il mio torto . Seguendo questo sistema , io non faceva che alimentare la mia pazzia coi riflessi della vostra . Ah ! perchè io ricuperassi la mia ragione , perchè io potessi rassicurare la mia coscienza e il mio intelletto , era necessario che l ' Abrakadabra si convertisse in un ' avvenimento storico - e che io - sull ' appoggio di questo avvenimento - potessi dirvi : i pazzi siete voi ! - Ma in nome di Dio ! - sorse a dire il curato - ci spiegherete voi alla fine cosa sia questo vostro Abrakadabra ? ... - L ' Abrakadabra - rispose il signore - è la storia perenne del movimento umano riflessa in un ' epoca sconosciuta all ' universale , in un ' epoca avvenire . - Ah ! sarei ben curioso di sapere in qual libro voi l ' abbiate trovata codesta istoria dell ' avvenire ! Deve essere un libro raro e preziossimo ... ed io mi terrei ben felice che qualcuno me lo prestasse ... tanto da sbizzarrirmi una mezz ' ora nei mondi sconosciuti ! - Il libro non è raro , signor curato , ma non cessa di essere prezioso . La natura lo ha impresso nella mente di tutti ; sebbene noi abbiamo il torto di leggerlo a rovescio . L ' istoria del passato e del presente sono una conseguenza logica dell ' istinto umano , che non può mutarsi . Studiate in voi stessi le leggi di questo istinto , e avrete la istoria dell ' avvenire . - E voi ... credete ... di conoscere questa storia ... ? - Tanto che , se voi non sapeste leggerla nel vostro libro , potrei prestarvi il mio , perfettamente trascritto e corredato di commenti . Il signore parlava con una calma , con una convinzione , che eccitava all ' ultimo grado la curiosità de ' suoi uditori . Il curato era perplesso . Non ardiva manifestare il suo desiderio ... Temeva per sè , per la fede degli altri ... Un segreto presentimento lo avvertiva che la storia del signore doveva portare un terribile crollo al sistema del non possumus e ad altre teorie venerande . La curiosità del sindaco non era scevra di terrore . La ghigliottina o la forca si affacciavano alla sua imaginazione come un terribile dilemma ... La mano ignota dell ' avvenire lo stringeva alla gola come un capestro ... Il farmacista era più fidente . Un uomo di idee tanto avanzate credeva di non aver nulla a temere dal progresso . Nella storia dell ' avvenire egli si vedeva riservata la parte più brillante . Il signore attraverso alle esitanze ed ai terrori , indovinò il desiderio della sua piccola assemblea . Si levò di tasca il foglio cabalistico che noi conosciamo , lo spiegò sulla tavola , e si fece a narrare la sua istoria . E poichè la storia dell ' Abrakadabra vuol essere molto lunga , e , osiamo sperarlo , molto interessante , noi la riporteremo tutta di seguito senza avvertire le pause , le objezioni , le piccole controversie suscitate dai fatti , e quegli accidenti di tempo e di luogo che non hanno da fare coll ' azione . Il signore narrò la sua istoria in diverse riprese . La sua fisonomia mutava espressione a seconda degli avvenimenti , o piuttosto a seconda delle momentanee disposizioni dell ' animo . A volte grave e severo , a volte scherzoso e beffardo . I suoi entusiasmi erano brevi , intermittenti - si ammorzavano d ' improvviso come se un lampo di incredulità gli attraversasse la mente . Rideva nel dipingere una scena di desolazione - declamava tragicamente una inezia . Quando i suoi ascoltatori parevano profondamente impressionati , egli si affrettava a distrarli con una digressione faceta , con un episodio puerile . Non sempre riusciva all ' intento . Col procedere della narrazione , collo svilupparsi degli avvenimenti , egli prendeva pe ' suoi personaggi immaginarii , un reale interesse . Finiva coll ' amarli - e da ultimo , come il Dio della Genesi , si pentiva di averli creati . Comprendete voi quest ' uomo singolare ? ... Lo vedete ? ... Ascoltate la sua istoria come egli ve la narra - meditando e ridendo . CAPITOLO VII . Dove conduce il principio di nazionalità . A quell ' epoca - parlo del 1977 - l ' Unione Europea ( ) era un fatto compiuto . Quante transazioni di idee e di principii , quante lotte della intelligenza e della materia , quanti dolori , quanti sacrifizii , quanto sangue , per riuscire al patto federativo di tutti i popoli di Europa ! Non per questo dobbiamo ritenere illogici gli sforzi del secolo precedente per determinare e circoscrivere le nazioni entro i confini segnati dalla natura ( ) e dalla tradizione storica . A prima giunta parrà assurdo . Ma l ' idea di costituire l ' Europa in una sola e grande nazione non avrebbe potuto sorgere nella mente dei popoli se il principio di separazione non si fosse preventivamente concretato . La mente umana procede a gradi , ma non si diparte mai dalla linea retta . Un po ' di storia retrospettiva per intenderci meglio . Vi fu tempo - quando le aspirazioni , che più tardi si chiamarono nazionali , si agitavano in embrione nella mente di pochissimi - vi fu tempo in cui l ' Italia era patria ignorata per la massima parte degli Italiani . - Ciò che per l ' Italia , ripetasi per la Francia , per la Spagna , per tutte le altre nazioni . Da noi si diceva : milanesi , bergamaschi , lucchesi , aretini , faentini e via via . Ci vedevamo di rado . Poco ci conoscevamo : disgiunti da naturali barriere , da pregiudizii ereditati , ci detestavamo per tradizione . Si aprirono delle strade - le comunicazioni si resero più facili - il commercio mise a contatto queste popolazioni limitrofe , che per molti secoli si credettero antipode . - Oh che ? ... non siamo tutti fratelli ? ... Non si parla tutti la medesima lingua ? E dopo una tale domanda , in un giorno di buon umore o di comune pericolo , i cittadini di Lodi e quelli di Bergamo , i cittadini di Arezzo e i Pistoiesi , i cittadini di Faenza e quei di Ferrara , si fusero in una denominazione più collettiva - Lombardi , Toscani , Romagnoli . Il Municipio si eclissò nella provincia - più tardi le grosse provincie assorbirono le minori - le mille divisioni si restrinsero a cento - e quando le cento divennero dieci , la parola italiani uscì finalmente dallo spirito del popolo , e da quel giorno l ' Italia fu fatta . Più tardi - ( le proporzioni si dilatano , ma il processo è sempre uguale ) - italiani , francesi , spagnuoli , portoghesi , quattro nazioni di indole omogenea e strettamente collegate da reciproci interessi , un bel giorno si accorgono di aver comune l ' origine . - Chi siamo ? d ' onde veniamo ? Meraviglia ! stupore ! ... E dire che per tanti secoli ci siamo guardati in cagnesco , chiamandoci stranieri con reciproca diffidenza ed abborrimento ! Noi siamo latini ! - La parola è trovata . - Una razza distinta dai germani e dagli slavi - una razza che deve fare da sè , che deve fondersi , serrarsi in vincolo dissolubile ... - Latini , tedeschi , slavi - ecco la nuova divisione che deve fondare il nuovo principio separatore , che deve condurci alla unità europea . Le strade di ferro , il compiuto traforo del Cenisio , il telegrafo parlante , le locomotive aeree , ed altre facilitazioni di contatto fra popoli e popoli , affrettano necessariamente l ' applicazione del nuovo principio . Dal 1884 al 1890 la questione di razza tiene agitata l ' Europa , come trenta anni prima la questione di nazionalità . Non intendo farvi attraversare tutta la storia di un secolo ; ma l ' incidente che venne a determinare questo nuovo progresso verso la fratellanza universale vuol essere accennato come una terribile minaccia alla diplomazia incongruente ed egoista . I popoli latini erano prossimi a fondersi . Convenuti i patti , accettati in massima dalle singole parti . L ' iniziativa latina doveva necessariamente seguirsi dai tedeschi e dagli slavi , informati al nuovo principio . Che si tarda ? ... Come si spiega questa lunga esitazione ? Dal 1888 al 1890 , pel corso di due anni , eterni , fastidiosi , rovinosi , le tre razze si guardano , diffidenti e non osano fare il passo decisivo . Che farà l ' Inghilterra ? - ecco la domanda che tutti si ripetono . Da qual parte vorrà mettersi l ' Inghilterra ? - Rimanere neutrale ? ... isolarsi ? - non è possibile - Unirsi ai latini ? - Gli antichi pregiudizii vi si oppongono . - Mettersi cogli slavi ? - C ' è troppa ruggine colla Russia . - Farsi tedesca ? - Non c ' è il suo tornaconto . L ' Inghilterra diplomatizza .... . minaccia interventi ... piega a destra ... piega a sinistra ... giuoca di ministeri e di note contraddittorie ... oggi parla latino ... domani sbuffa degli off tanto lunghi o si prova a belare degli oschi ... ! A forza di svolgere , di invertire , di avviluppare la questione , l ' Inghilterra perde la bussola ... non riconosce più la propria razza ... minaccia di dichiararsi calmucca ... Tutta Europa rimane per due anni sospesa , aggirata dal vecchio manubrio di lord Palmerston ... Finalmente ... la mattina del 20 agosto 1890 ... un dispaccio dell ' Agenzia Stefani leva i popoli dall ' ansietà , l ' Europa dall ' immenso fastidio ... Il dispaccio annunzia un terribile cataclisma già preveduto fino dal secolo precedente ... La grande isola Britannica , a forza di proteggere e di mantenere l ' equilibrio di Europa , ha finito col perdere ella stessa il proprio equilibrio , e si è capovolta ... , sommersa nell ' Oceano ! I bastimenti a vapore partiti quella mattina dall ' Havre per approdare alle foci del Tamigi , dopo breve tratto di mare , furono attratti da un flusso irresistibile e condotti a naufragare sovra un informe ammasso di carbon fossile e di balle di cotone , che il giorno innanzi si chiamava Inghilterra . Questo avvenimento storico era troppo grave perchè io potessi pretermetterlo . E debbo aggiungere - a vergogna dell ' umanità - che il raccapriccio dell ' orribile cataclisma non fu espresso dall ' Europa colla desiderabile ipocrisia . A Parigi e a Pietroburgo si fecero luminarie e fuochi di artifizio . La questione di razza era sciolta , e nel novembre 1890 divenne un fatto compiuto . Che manca ora all ' unificazione completa di Europa ? - Un breve passo dell ' idea . Cessate di chiamarvi latini , tedeschi e slavi ! - non siete tutti Europei ? Perchè fantasticare una differenza di origine ? Una è la terra che vi ha generati ; identici i costumi , pari la civiltà . Per una vicenda di tristissimi secoli , invasori ed invasi , persecutori e perseguitati , rimescolati da cupidigie prepotenti , da odii ed amori nefasti , qual ' è di voi che porti nel volto e nello spirito i caratteri originali della propria razza ? La Provvidenza vi ha resi bastardi perchè un giorno abbiate ad abbracciarvi e chiamarvi fratelli . Qual marchio vi distingue gli uni dagli altri ? ... Come potete riconoscervi ? - Al diverso linguaggio ? - Ebbene : perchè mai questo epilogo di razze non potrà parlare la medesima lingua ? ... Si stabilisca una lingua per tutti - la lingua universale , la lingua cosmica ! - e tutte le differenze spariranno . Credereste ? - l ' idea della unificazione di Europa fu appena enunziata dai pensatori , che subito venne sancita dall ' universale consenso . Parimenti ben accetto fu il pensiero di creare una lingua cosmica ; ma la scelta di questa lingua diede origine a fatali dissensioni . I vecchi pregiudizii tornarono a galla - i puntigli si inviperirono - la lotta fu lunga e piena di fastidi . - Inventeremo una nuova lingua ? - A che pro , mentre tante ne abbiamo ? Perchè incomodare tutto il mondo allo studio di un nuovo dizionario ? Non è meglio servirci di una lingua già usata ... , della francese , per esempio , nota alla maggioranza degli Europei ? La questione fu deferita ad un congresso di filologi , i quali si adunarono a Berlino , e dopo tre anni di discussione , convennero nel proposito di creare la nuova lingua incominciando dal riformare l ' alfabeto . Quella decisione fu accolta in Europa con poco favore . Ma l ' assemblea dei filologi stette dura ! Erano molti , circa duemila , e caparbii . Si accinsero in buona fede all ' arduo lavoro . Si accapigliarono per ben cinque anni prima di decidere se il nuovo alfabeto avesse a cominciare coll ' o piuttosto che coll ' a . Millenovecentonovantanove oratori avevano parlato pro e contro . Quando l ' ultimo inscritto si alzò per parlare in merito , una grossa bomba venne a cadere sul tavolo del presidente , e scoppiò con orribile fracasso . Fuggirono tutti . Que ' buoni filologi , nel calore della polemica , non si erano accorti che la razza latina e la razza tedesca trattavamo da due anni la medesima questione cogli argomenti delle bombe e delle cannonate . I latini entrarono in Berlino la mattina del 10 gennaio 1925 , e occuparono la città malgrado le proteste e le minacce di tutta la Confederazione germanica . Era fissato che quella occupazione militare affrettasse l ' effettuazione delle nuove idee . I preliminari della unione federativa delle tre razze furono stesi a Berlino . Quei preliminari , due anni dopo , nel 1930 , ebbero conferma di un trattato definitivo , che fu steso a Parigi e firmato da duemila rappresentanti del popolo europeo eletti per suffragio universale . I latini , preponderanti di autorità per le recenti vittorie delle armi , ottennero di far accettare la francese come lingua cosmica . Singolare è l ' articolo che si riferisce a questa legge . La lingua francese viene accettata a condizione che , per l ' uso universale , essa venga traslocata dal naso alla bocca , e purgata dalla blague . La grande Unione non poteva costituirsi che sopra un sistema di discentramento amministrativo molto frazionato e molto libero . L ' Europa si divise in ventiquattro dipartimenti . L ' Italia , suddivisa in quindici comuni di primo ordine o centrali , e centoventidue di secondo ordine , nel 1957 era considerata il più popoloso e il più civile dipartimento della Unione . Chi mai avrebbe immaginato che un sì rapido sviluppo di intelligenza e di moralità , dovesse emergere da un impeto di collera popolare , da un avvenimento barbaro in apparenza , e con tal titolo riprovato dagli storici contemporanei ? Questo avvenimento - poichè ci accadde accennarlo - fu l ' incendio e la distruzione di Roma , decretata da quel popolo stesso che pochi anni prima aveva eletta la città dei Cesari e dei papi a capitale del nuovo regno italiano . Istallarsi in Roma , consenziente la Curia , benevolo il papa , voleva dire per il governo italiano abdicazione di ogni idea liberale , di ogni principio di moralità . Tardi ma in tempo lo compresero gli italiani . Quando ai banali entusiasmi della piazza , alimentati dal baiocco papalino ; quando al sacrilego connubio delle mascherate e delle processioni , delle riviste e dei tridui , sottentrò la calma normale di una nazione che grande si crede , allora i disinganni cominciarono , il pericolo si annunziò minaccioso , il tradimento della Curia esalò putrido e nero dalle sentine cardinalizie . Il Parlamento invaso da canonici - il Senato una congrega di cardinali e di cappuccini corpulenti - le riforme del Codice affidate ad una Commissione di Domenicani ! L ' Italia , più che mai aggravata dalla cappa di piombo simboleggiata ; dall ' Alighieri , dopo tanti fastidi e tante guerre per la conquista della capitale , ricominciò a cospirare per disfarsene . La nuova cospirazione affrontò senza esitanza e senza scrupoli il dogma religioso . Rénan preso il posto di Mazzini . La Vita di Gesù Cristo divenne la Giovine Italia dell ' epoca nuova . Pio X vide gonfiarsi la marea della rivoluzione anticattolica , e tremò di esser l ' ultimo dei papi . Assediato dalle riforme fin dentro le mura del Vaticano , mal trincerato negli antichi sofismi e inesorabilmente aggredito dalla logica universale , stolidamente pertinace , pertinacemente crudele , si avvisò di sommergere la idea in un oceano di sangue umano . E il Nerone dei papi non ebbe raccapriccio a pensare che , per riuscire nel suo immane proposito , l ' eccidio di tutti gli italiani , di trentadue milioni di italiani , non avrebbe rappresentato che un impercettibile episodio dell ' universale macello . Ad esempio di un suo predecessore , del pari insensato ma meno cannibale , Pio X fuggì da Roma con poco seguito , lasciando dietro i suoi passi benedizioni e scomuniche derise . Ma fuori dell ' Italia , segnatamente in Francia e nel Belgio , il gonzume cattolico prestò al pontefice un contingente di armati abbastanza numeroso . Tutto il pantano , tutta la feccia del sanfedismo fermentò per la nuova crociata . Ricondurre il papa a Roma fu l ' ultimo grido della setta impotente . Questo supremo attentato dei papi contro il progresso , quest ' ultimo sforzo per estinguere nella umanità la ragione , il soffio di Dio , allarmò gli Italiani , e convertì la pazienza di lunghi secoli in furore disperato . Si distrugga Roma ! - fu il grido di tutta Italia . - E l ' Italia , stanca di preti e di atroci pregiudizii , era pronta ad incenerire le sue cento città , a suicidarsi in un ammasso di ceneri . La città dei Cesari , la sentina dei preti , la capitale di un nuovissimo regno , il giorno 24 settembre 1888 , non era più che un mucchio di macerie e di carboni . Due idolatrie , la pagana e la cattolica , furono sepolte in quell ' incendio per non lasciare alcuna traccia della loro esistenza . Gli ultimi torsi di Apollo e di Vesta si rovesciarono nell ' amplesso degli scheletri santificati , delle carogne adorate . Le due superstizioni sprofondarono nell ' immenso rogo , irridendosi , imprecandosi . Da quell ' incendio una gran luce si diffuse per tutta la Italia , la luce della riforma . Al vangelo dei papi sottentrò il vangelo che grida all ' umanità : siate fratelli ! Che poteva la reazione dopo una protesta sì imponente ? - I crociati si perdettero d ' animo . Pio X , vedendo la sua causa disperata , domandò asilo alla Francia . Voleva morire nel castello di Avignone . Ma la città che altre volte aveva assaggiato la mala gramigna , non volle saperne di calze rosse nè di chieriche . E certo avrebbe accolto a sassate il venerando corteo , se il papa ed i suoi , con opportuno consiglio , non si fossero arrestati in una città meno guasta . L ' ultimo papa finì i suoi giorni a Carpentras , come un vecchio mobile obliato nel solaio . Nell ' anno 1890 il governo italiano trasferì la sua sede a Napoli , che ebbe titolo di capitale del Regno . Ciò avvenne con grande soddisfazione di tutti . Un conte Ricciardi , che dietro un tal esito avrebbe consentito ad accettare il portafogli degli interni , morì per esuberanza di gioia . Questa digressione sulle cose di Roma mi ha preso il tempo che io intendeva consacrare ad un quadro statistico di tutti i dipartimenti e dei principali Comuni della Unione Europea , nell ' anno 1977 . Io vi prego dispensarmi da tale fatica . A chiarire gli avvenimenti che sto per narrare sarà più opportuno un rapido cenno delle leggi che formano la base della nuova Costituzione , delle istituzioni , delle opinioni politiche e religiose dell ' epoca , degli usi introdotti nella vita pubblica e privata , delle condizioni morali e fisiche della nuova società , considerata nell ' individuo e nelle masse . Tutto ciò occuperà lo spazio di un breve capitolo . CAPITOLO VIII . L ' avvenire comincia a beffarsi del presente . Conciliare la più ampia libertà individuale colle maggiori guarentigie di sicurezza e di ordine pubblico , ecco il principio a cui si informano tutte le istituzioni politiche e sociali dell ' Unione Europea . Il secolo precedente disputava di forme . Monarchia costituzionale o Repubblica , tale il dilemma rappresentato da due frazioni ugualmente ispirate da liberalismo . Le moltitudini si lasciavano imporre dalla parola senza badare all ' essenza . Ignare di storia o dimentiche , non comprendevano che la tirannia può prendere tutti i nomi e inalberare tutte le bandiere . Si discuteva , si pugnava per le apparenze , per le etichette , per il timbro delle carte pubbliche . L ' Unione Europea riflette quegli antichi assurdi nei mirabili risultati della sua tolleranza . I capi dei dipartimenti , e perfino i capi dei comuni si chiamano capricciosamente Gran Proposti , Sindaci , Presidi , Re , Imperatori , Capo - famiglie , Padri , Czarri , Sultani , Borgomastri , Consoli , Dogi , Centurioni , Pretori , Custodi , Moderatori , Gonfalonieri , Istromenti , Bani , Governatori , Commissarii , ecc . , ecc . Tanto è vero che la nuova civiltà non fa caso dei nomi . Le attribuzioni di questi Capi , comunque si chiamino , sono perfettamente identiche . Vittorio Emanuele III re del comune Dora , Berretta III gran proposto dell ' Olona , Manin Il doge di Venezia , Libeny Il governatore di Vienna , Camillo Ugo presidente di Parigi , Carlo Bixio borgomastro di Genova , non sono che mandatarii del popolo , eletti per voto universale , incaricati di presiedere il Consesso degli Anziani o Padri di famiglia nelle adunanze Comunali . Vittorio Emanuele III , con titolo di Re , rappresenta il capo del dipartimento Italia , sebbene i proposti dei singoli comuni sieno affatto indipendenti da lui . Tutti i proposti ( usiamo questo titolo per intenderci ) sono anche rappresentanti del comune nelle assemblee del dipartimento e nei congressi generali della Unione . Le assemblee parziali del dipartimento , per l ' Italia , si tengono a Napoli nell ' ultimo giorno di ciascun mese . I congressi generali si adunano a Berlino due volte all ' anno , alla fine di ciascun semestre . I rappresentanti del popolo Europeo sommavano , nel 1976 , a duemilasettecento quattordici . Lo statuto della Unione ha per base la santificazione di un diritto naturale che l ' umanità per lunghi secoli disconobbe ; il diritto di esistenza . Ciascun cittadino di Europa , dal giorno della nascita fino al giorno dell ' estinzione , è alloggiato , vestito , nutrito a spese del comune . Questo comune , che noi chiameremo Famiglia per conformarci al linguaggio dei tempi , diviene necessariamente l ' esclusivo proprietario delle terre , l ' amministratore della sostanza pubblica . Tutti i cittadini della Unione sono guarentiti dalla miseria , e l ' educazione si estende a tutte le classi del popolo . - Ed ora , chi vorrà consacrarsi alle manuali fatiche ? Chi vorrà sottomettersi ai disagi , alla servitù dei lavori agricoli ? I canapi e le officine rimarranno deserte ... I terrori del nostro parroco reverendissimo si sono realizzati da oltre venti anni . La rivoluzione del 1935 ha tolto di mezzo le ultime tirannie sociali . Il mondo ha dovuto convincersi che disuguaglianza di condizioni non può esistere dove tutti abbiano raggiunto l ' uguale sviluppo di civiltà . L ' uomo che pensa non può essere il volontario dell ' aratro . La scienza conquistava gli intelletti , le braccia disertavano dal campo . La reazione del 1835 si provò di respingere alla gleba gli spiriti ribelli , ma si riconobbe impotente . I paria si emanciparono . L ' Europa tremò del futuro - l ' umanità tutta intera ebbe a dubitare della propria conservazione . L ' agricoltura è una necessità della esistenza umana - l ' agricoltura è dunque un dovere di ciascun uomo . Questo assioma sociale arresterà il disastro minacciato . La coscrizione agraria prenderà il posto della coscrizione militare . Dai venti ai venticinque anni , per legge del nuovo Statuto , ciascun individuo della Unione sarà coltivatore . Vanno esenti dalla coscrizione gli impotenti ai lavori manuali , e gli Eletti dell ' intelligenza . A questi ultimi , di numero assai limitato , lo Statuto accorda l ' esenzione per rispetto ai privilegi del genio . Godremo più tardi l ' imponente e giocondo spettacolo di un campo di coscritti . Vedremo come la vegetazione si avvantaggi da questa nuova coltura operata da braccia vigorose e intelligenti . I cinque anni di agraria sono pei contadini dell ' Unione , i più felici , i più caramente ricordati nella vita . Qual differenza fra l ' antica e la nuova circoscrizione ! Questa destinata a fecondare la terra , a portarvi la salute e il ben ' essere ; quell ' altra condannata a distruggersi distruggendo , al soldo di una idea non compresa o ripugnante ! I lavori campestri sono un esercizio riparatore pel giovane estenuato dalle lunghe fatiche della mente . Lo Statuto dell ' Unione , accordando a tutti i cittadini i mezzi di esistenza a patto che lavorino , pretende altresì che tutti sappiano . Ma il sapere non è facile conquista - non lo fu mai - oggi meno che mai . Eccovi , brevemente tracciato , il programma degli studi obbligatorii a ciascun individuo dell ' Unione . La lingua cosmica è la sola adottata nel pubblico insegnamento . Fra pochi anni lo studio di questa lingua sarà molto semplificato . Purchè i padri e le madri si facciano scrupolo di parlarla in famiglia a tutto rigore di grammatica e di stile , i figliuoli la apprenderanno naturalmente , si risparmierà il tempo e la noia degli esercizii scolastici . Ma i padri e le madri , nel 1977 , risentono un poco dell ' antica barbarie . La lingua cosmica non ha peranco distrutti gli antichi dialetti , e a Milano si odono ancora dei vecchi sessagenarii ricambiarsi il loro meneghino con qualche pretesa di municipalismo . Lo studio della lingua cosmica fa dunque parte del programma scolastico . Il fanciullo l ' apprende dai cinque ai sette anni . A otto anni egli ne sa quanto basta per comporre i suoi temi in prosa ed in versi , e sostenere un dibattimento improvvisato dalla cattedra di eloquenza . Poichè tutta Europa parla in lingua cosmica , ne viene di conseguenza che lo studio d ' altre lingue si rende superfluo . Se l ' Asia o l ' America vorranno intendersela coll ' Unione converrà bene che apprendano a parlare come noi . Questa massima vanitosamente praticata dai francesi in epoca più remota , oggi è all ' ordine del giorno in Europa . Ciò fa sperare che fra un altro mezzo secolo la lingua cosmica diverrà praticamente la lingua di tutti . Dagli otto ai quindici anni - il tempo che i barbari del secolo precedente sprecavano nel latino e nel greco - oggi viene impiegato negli studi matematici e filosofici , nella storia , nella fisica , nella astronomia , nella geologia , e nella spiritodossia , di cui fa parte il magnetismo , il galvanismo animale , e l ' ipoteticonia . Grulli , grullissimi i nostri nonni , che si ebetizzavano dieci anni a imparare una lingua morta , per non averne più traccia cinque anni dopo ! Ma venti volte più grulli , e pazzamente spietati , quando alla povera vittima del Ginnasio e del Liceo , inesperta dei propri talenti , della propria individualità , imponevano la scelta indeclinabile delle quattro professioni universitarie - la medicina , la farmacia , le matematiche , o il diritto ! Forse che ciascun uomo non è tenuto a conoscere le leggi del proprio paese , i diritti e gli obblighi che gli insegnino a governarsi , a tutelare i propri interessi ? E la scienza della economia animale , dell ' organismo umano , non è forse un bisogno di tutti ? Come può l ' uomo provvedere alla propria conservazione , alla igiene propria , esercitare la beneficenza e l ' amore verso i congiunti e le persone più care , quando non sia in grado di applicare opportunamente i pochi trovati dell ' arte farmaceutica ? ... E la matematica ? Potete voi reggervi sulla persona , camminare , muovere un passo - che dico ? - affidarvi ad un consiglio della ragione , se questa scienza non vi presti il suo appoggio e la sua logica ? Or bene : dopo un corso regolare nella Università della Unione , all ' età di venti anni , ciascun cittadino è giurisperito , medico , farmacista , ingegnere , architetto e magnetizzatore . Vale a dire : egli conosce delle singole scienze quanto può occorrergli per l ' uso proprio e pel servigio altrui . Le Università della Unione vi danno l ' uomo completo , l ' uomo che basta a sè stesso , che a tutti può giovare . Nel secolo gaglioffo del latino e del greco , chi avesse osato proporre un tale programma di studii universitarii si sarebbe buscato dell ' utopista , del matto ! Eppure , a quei tempi , uno studente , purchè si ricordasse di sfogliare il suo testo una settimana innanzi all ' esame , apprendeva in poche ore tutta la scienza medica o legale di un intero anno scolastico . Che vuol dir ciò ? Vuol dire che i professori di quell ' epoca diluivano in otto mesi di insegnamento la scienza aquisibile in poche ore . Vi pare inverosimile che , dopo cinque mesi di studi patologici e chimici e dopo altrettanti mesi di clinica pratica , un giovane di buona volontà sappia conoscere le febbri al moto del polso , e sia in grado di comporre una purga , di forare la vena per un salasso , di strappare un molare o una mascella ? Eppure , i grandi dottori del secolo precedente non erano più illuminati nè più pratici . Ma il massimo torto dei metodi antichi era di insegnare le scienze ab origine , discutendo i vari sistemi , raffrontando , eliminando , riproducendo tutte le ipotesi e tutti gli assurdi , pel gusto di confutarli e di agglomerare nei cervelli una erudizione , al meno danno , superflua . Che m ' importa di Giustiziano e delle Pandette ? - fatemi conoscere il mio codice , i miei doveri e i miei diritti ! ne saprò abbastanza per l ' uso mio , ed anche un poco per l ' uso degli altri . - In medicina , riepilogate il buono degli antichi , e i risultati positivi delle esperienze più recenti . In una parola : dateci la scienza dei tempi nostri , la sua ultima parola . Più tardi , per lusso , per capriccio di erudizione , consulterò le Pandette , o leggerò il vecchio Ippocrate . Così ragiona il secolo nuovo - su questa logica si basa il nuovo programma degli studi universitari . I giovani , che in un ramo speciale della quadrupla scienza , dimostreranno una attitudine fuori della comune ; gli Eletti della Intelligenza godranno la esenzione dalla legge agraria , e a spese della Famiglia verranno mantenuti per altri cinque anni in qualche Ateneo di perfezionamento . Ivi , sotto la scorta dei più illustri Primati si applicheranno al più ampio svolgimento della scienza preferita , per divenire più tardi Medici consulenti , Legali di ricorso , o Ingegneri di miracolo . Meno questi pochi eletti , tutti gli altri escono dalla Università per divenire coscritti dell ' agro . Ivi si completano con esercizii corporali molto favorevoli alla salute ed alla vigoria . Mi sono un po ' dilungato sul metodo di educazione , perchè da quello vi sarà facile argomentare il grado di civiltà generale . Come vedete , i carichi della Famiglia sono gravi e dispendiosi , ma i proventi , le rendite sono enormi . Oltre ai prodotti naturali delle terre , che esclusivamente le appartengono , la Famiglia percepisce le imposte sul lusso , le multe criminali , e gli accidenti ereditarii . Le multe criminali costituiscono per la famiglia una sorgente di reddito importantissimo . Desse furono sostituite , nel nuovo codice , alla pena di reclusione . Una volta abolita la pena di morte , dietro il principio che l ' uomo non ha diritto per qualsivoglia ragione di togliere la vita al proprio simile ; come potreste mantenere l ' inumana condanna della carcerazione , per cui il cittadino è privato della libertà , diritto sacro del pari e forse più inviolabile del diritto di esistenza ? Alla morte civile , supremo castigo dei grandi delinquenti , nel Codice di redenzione si coordinano gradatamente le multe criminali . Per comprendere queste multe è mestieri ricorrere alle leggi che provvedono al diritto di esistenza . Ciascun cittadino della Unione , nato da legale matrimonio , viene , dal giorno di sua nascita , iscritto nel libro di famiglia , e da questa iscrizione ha principio l ' assegno di vita . I genitori , o chi per essi , ritirano l ' assegno fino a quando il fanciullo abbia toccato l ' età gestiente , vale a dire ch ' egli sia in grado di governarsi . Raggiunta questa età - dodici anni - l ' adulto percepisce direttamente il proprio assegno . La Famiglia gli fornisce l ' alloggio , il mantenimento , l ' uniforme , e una somma di cento lussi ( franchi ) all ' anno , fino al compimento del corso universitario . La posta lettere , le strade ferrate , i vapori di mare , tutti i mezzi di trasporto sono gratuiti , ad eccezione dei palloni aereostatici , delle navi sottomarine , e delle locomotive a ribalzo . Il popolo ha libero accesso in tutti i teatri di prosa , direttamente amministrati e sorvegliati dal Consiglio di Famiglia . Sospendete questi provvedimenti , queste agevolezze , questi comodi , questi piaceri al cittadino che ha mancato a ' suoi doveri verso la società - ecco un eccellente codice di punizione ! Cento lussi ! ... Ah ! voi non potete apprezzare il valore di cento lussi per un nullatenente , per un povero diavolo che non abbia risorse fuori della piccola pensione che gli viene pagata dalla famiglia ! Figuratevi la disperazione di un borsaiuolo , quando , alla scadenza del suo premio , udrà la voce del pubblico tesoriere gridargli alla coscienza : - il tribunale ha posto il veto su ' tuoi cento lussi per il battizza che hai fatto sparire , per la catena che ti sei appropriato ! Procedete dai minori ai maggiori delitti , applicate le pene in proporzione . Sospendete il premio de ' cento lussi , vietate l ' ingresso ai teatri , negate il trasporto sulle ferrovie , su tutti i veicoli della Unione , diminuite l ' assegno necessario , salite di grado in grado alla più terribile delle punizioni , alla morte civile . Voi avrete una idea generica , ma precisa del nuovo codice criminale . Però anche in queste leggi tanto provvide e benefiche , apparisce , a chi ben le consideri , lo stigmate inevitabile della umana imperfezione . Perchè esclusi dal benefizio di esistenza i nati da unione illegittima ? Forse hanno colpa i miserelli della loro origine meno legale ? Non hanno diritto alla vita ? I dottori dell ' epoca vi rispondono : - la eccezione si è fatta per ristabilire e generalizzare il matrimonio , orribilmente screditato nel secolo precedente . Sotto questo aspetto , è mestieri confessarlo , legge più efficace non potevasi ideare . E perchè l ' uniforme obbligatoria agli adulti che percepiscono l ' assegno di famiglia ? - Una misura economica basata sull ' orgoglio umano . Non accordandosi l ' assegno agli adulti che a patto di indossare la uniforme del nullatenente , molti si asterranno per vergogna , e penseranno a guadagnarsi l ' esistenza col lavoro . Ma i poveretti che moriranno di inedia piuttosto che far mostra della loro miseria ? E i ricchi sfrontati che indosseranno la livrea per vivere a spese altrui ? - Meno male che la Legge ereditaria restringerà , fino a renderlo impercettibile , il numero degli accumulatori e degli usurai . Ma di questa legge , e d ' altre importantissime , come di tutti i progressi giganteschi delle scienze , delle arti e delle industrie , si vedranno manifestamente gli effetti , quando al breve accenno delle istituzioni seguiranno le storie del fatto . L ' anno 1977 , da cui appunto principiano queste storie , presenterebbe l ' apogeo del moto saliente dell ' epoca . L ' ordine pubblico , la pace , la moralità , il sentimento umanitario e religioso diffuso in tutte le classi e perfettamente armonizzante colla intelligenza e col sapere , il rapido succedersi delle scoperte , la pronta effettuazione di ogni idea veramente utile , gli incredibili ardimenti del genio , e l ' impotente cooperazione di tutte le forze animate e materiali che si associano per tradurli in fatto , ci obbligherebbero a chiamar questo il vero secolo d ' oro , l ' era preconizzata della felicità universale , se ... Questo se è il punto nero di tutti i tempi , di tutte le storie umane . Noi lo vedremo disegnarsi , prender corpo , agitarsi nella nuova epoca , mischiarsi a tutte le sue aspirazioni , a tutte le sue feste , a ' suoi trionfi , per gridarle eternamente : « il secolo peggiore e il secolo migliore per l ' umanità non esistono ! » Ma prima che si rivelino i dolori latenti , illudiamoci ancora un istante su questa superficie di bene . CAPITOLO IX . Il prete e la donna . Il secolo ventesimo è eminentemente spiritualista . Un secolo di temperamento nervoso , di umore ipocondriaco - sentimentale fino alla affettazione . Un secolo che abusa di fantasia , che stravizza nello studio e nella operosità , che si strugge dietro l ' ideale di una perfezione impossibile . Un secolo che delira di ascetismo e di amore . Il prete e la donna , come nel medio evo , rappresentano le figure predominanti di questa nuova società , che intenderebbe sublimarsi emancipandosi da ogni istinto materiale . Dopo la riforma religiosa , che ebbe principio colla distruzione di Roma , due foggie di preti , il bianco ed il nero , simboleggiarono distintamente la chiesa novella e la antica , le superstizioni del passato e la fede dell ' avvenire . I preti della chiesa riformata vestirono la tunica bianca come gli antichi leviti . I settarii del non possumus mantennero il loro abito nero , fatto più sudicio e più lugubre . Poco ci occuperemo degli avanzi sdrusciti della Curia romana , sopravvissuti all ' ultimo papa di Carpentras , all ' ultimo Lamoricière della Vandea . Nell ' anno 1977 le statistiche del Monde e dell ' Union si gloriavano di poterne contare venticinque in tutta Europa . Il prete riformato , il prete bianco , era l ' incarnazione più pura del progresso del secolo . Per lui l ' Europa si era unificata anche nel pensiero religioso . Il Cristianesimo contava sulla terra settecento milioni di credenti . Un vangelo che si riassume nel sublime precetto : non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi , perdonate , amate , non poteva tradursi nell ' osservanza generale che in un ' epoca molto civile e illuminata . I secoli ignoranti inneggiarono a Cristo senza comprenderlo . La superstizione , l ' idolatria , il fanatismo tennero luogo del culto morale . Era tempo che il cristianesimo riprendesse la sua alta missione libera e umanitaria . Era tempo che una convinzione illuminata si sostituisse al cieco entusiasmo , per proclamare questa verità incontestabile - che un Dio sapiente e benefico non potrebbe dare alla umanità un codice più santo del vangelo . Il prete bianco divenne apostolo , fratello , consolatore della umanità . I templi , consacrati esclusivamente alla predicazione ed alle assemblee , rinunciarono alle pompe idolatre . Le cerimonie del culto si celebrarono a porte chiuse . I sacri bronzi , annunziando la preghiera del levita , trasmettevano al popolo la benedizione , del Dio che è dappertutto . I leviti erano pochi , ma esemplari di moralità e di abnegazione . Non era ammesso al sacerdozio chi non avesse compiuti i trent ' anni . Il matrimonio spirituale era permesso ai leviti . Si associavano alla donna per avere in essa una ispiratrice , un ' emula di virtù e di sacrifizio , per adoperarla nelle missioni più dilicate e più ardue di carità e di consolazione . Ma voi non conoscete la donna dei nuovi tempi ! Voi non potete figurarvi questo angelico tipo dell ' Eva redenta , che tanto più si sublima quanto più i nostri padri la vollero degradata ! La sorveglianza tiranna è abolita . - E tu pure , o vivace farfalla dalle candide ali , esci dalla tua prigionia secolare ; percorri liberamente il giardino del creato ; inebbriati di luce e di profumi , raccogli il fiore che ti sorride , e , santificato da ' tuoi baci , chiudilo nel tuo seno palpitante ! Povera fanciulla ! - Aspettare , desiderare , morire ... ! tale la legge infame degli uomini antichi , de ' tuoi oppressori brutali . Per sottrarti a quella legge , a te non si apriva che una via , una via disperata , tremenda - gettarti nell ' abisso delle colpe , annegarti nel materialismo e nell ' onta . Tu non potevi esprimere al giovane amato le forti concitazioni de ' tuoi sensi . La tua giovinezza si consumava in disperati desiderii . Venivano cinque ... venivano venti ... ma egli non veniva ! ... Che fare ? ... Morire senza amore , o prostituirti al libertinaggio o , peggio ancora , immolarti in connubii legittimi e nefandi . Oggi , colle tue note più vergini , tu canti l ' amore alla gran luce del sole . Nessuno ti terrà disonorata ! Le scienze e le arti hanno cessato di respingerti . Al contrario , esse ti invocano . Le infermità reclamano la tua mano leggera ed amorosa , i tuoi farmachi ispirati . Il dolore domanda i tuoi sorrisi , i tuoi pianti . La colpa aspetta l ' assoluzione della sacerdotessa immolata ! Due vie ti schiude la bellezza , non avventurose del pari , ma ugualmente onorevoli e benefiche . - L ' uomo o l ' umanità , l ' amore o il sacrifizio . Quale sarà la tua scelta ? ... A tale domanda io mi sento invadere da un dubbio affannoso ... Via ! rispondiamo una volta a tutte queste ansie , a queste perplessità dello spirito ! Lo scenario è compiuto - le tinte locali son date - la ribalta è abbastanza illuminata - il coro ha recitato il suo prologo . È tempo che i personaggi principali si mettano in azione . CAPITOLO X . Una sentenza di morte civile . Trasportiamoci sulla piazza della cattedrale di Milano , nel giorno 15 agosto dell ' anno 1977 . Da soli tre mesi fu ridotta a compimento la magnifica facciata del tempio ; da soli tre mesi , nella vastissima piazza , larga tre miglia quadrate , auspice il Proposto Terzo Berretta , la famiglia dell ' Olona ha solennizzata la Nuova Pasqua delle genti . Ed oggi il funebre squillo della campana di Giustizia richiama i cittadini nella piazza per assistere ad una cerimonia lugubre , alla condanna di un gran delinquente , cui giusta il Codice di redenzione è riservata la pena della morte civile . Allo scoccare dell ' ora sesta , una folla di duecentomila persone si estende dalla gradinata del tempio fino alla estremità della contrada Santo è il Lavoro , che termina all ' Arco della Pace . Non una donna fra tanta moltitudine . Questa elettissima parte dell ' umana famiglia è dispensata dall ' intervenire alla triste cerimonia . - Nell ' anno 1977 , una donna che spontanea assistesse a tale spettacolo sarebbe disonorata . La creatura nata per amare , benedire e compiangere , non deve assistere ai sacrifizii inesorabili della legge . Ma silenzio ... ! L ' ora giuridica è suonata ... L ' esecutore della legge ha tolte le cortine che coprivano il palco d ' infamia elevato a poca distanza dalla cattedrale ... Il colpevole , vestito di gramaglia , le ginocchia strette di catene e il volto velato ... deve udire la sentenza ... I magistrati , i savii , gli anziani del popolo , che seggono nelle tribune laterali , si levano in piedi , si scoprono il capo ... Le porte del tempio si spalancano . I sacerdoti preceduti dal gran Levita si schierano sulla gradinata , giungendo le mani in atto di preghiera . Un colpo di cannone annunzia ai presenti ed ai lontani fratelli dell ' Olona che il banditore della giustizia è salito sulla torre e sta per proferire la sentenza ... La coscienza del dovere ha imposto silenzio alla folla ... Duecentomila persone ammutoliscono ... al primo cenno della legge . Qual è dunque la voce potente , che si propaga dall ' un capo all ' altro della città , come eco di tuono ? Il banditore della giustizia parla dalla tromba elettroeufonica , che ha facoltà di centuplicare il volume dei suoni ... L ' Angelo dell ' Apocalisse potrebbe servirsi di quella tromba per evocare i morti al giudizio finale . Ascoltiamo la voce del banditore : « A me , Federico Manfredi , banditore del Tribunale di Giustizia nella famiglia centrale dell ' Olona , incombe il triste ufficio di partecipare ai presenti ed ai lontani , ai cittadini d ' Italia e di tutta la Unione Europea , nonché agli abitatori delle altre parti del globo che a noi si legarono o fecero solenne adesione ai nuovi patti sociali e politici dell ' Era di Redenzione , qualmente all ' adulto fratello Secondo Albani , reo , confesso e convinto di parricidio , dietro sentenza concorde dei trecento consiglieri giurati , e il voto dei savii e degli anziani del popolo , sia decretata la condanna suprema della morte civile . « Le sagge riforme del Codice , le benefiche istituzioni civili e i tanti provvedimenti umanitarii introdotti nella famiglia sociale , resero il delitto meno frequente . Da quattro anni il nostro Tribunale di Giustizia non ebbe a giudicare alcun individuo imputato di assassinio . Ma pur troppo alle leggi e alle savie istituzioni sociali non è concesso mutare la natura dell ' uomo . Il progresso ha temperato gli istinti , raddolciti i costumi ; ma il germe del male , inerente alla creta viziata , non può a meno di svilupparsi in qualche individuo , e produrre il misfatto . « Finalmente , oggi abbiamo a deplorare una anomalia di tal genere . Secondo Albani , l ' adulto ventenne , che oggi vediamo relegato sul palco dell ' infamia , sospinto da una passione indomata , acciecato dall ' ira , trafisse di propria mano l ' autore de ' suoi giorni . Le circostanze del fatto constatate e determinate da giudici incorruttibili , stanno scritte nel resoconto che da tre giorni venne sottoposto al pubblico sindacato nel Diario del dipartimento . Nessun difensore essendosi presentato innanzi l ' ora prefissa dalla legge , è ritenuto che la coscienza pubblica abbia facoltà di confermare la sentenza del Tribunale . Da questo momento la condanna di Secondo Albani è divenuta irrevocabile . « Ed ora mi rivolgo a te , fratello reietto ; e bada che la mia voce è la voce di tutta l ' umanità che grida anatema sul tuo capo . « In epoca non lontana che con stolida jattanza intitolossi civile , l ' assassino era condannato a morire per mano del carnefice sulla piazza , al cospetto di un popolo , che assisteva a quella scena di sangue come a spettacolo giocondo . Il delitto punito col delitto , in luogo di moralizzare le masse , le abituava al ribrezzo dell ' orribile vista . Il popolo fu veduto ammirare ed applaudire al cinismo del condannato . - Sul palco di morte il delitto parve circondarsi di un ' aureola gloriosa - la vittima fu compianta , il boia imprecato . - E nondimeno , a quell ' epoca , molti eminenti legisti facevano l ' apologia della forca . I più miti , riconoscendo l ' immoralità del supplizio , lo dissero terrore indispensabile a reprimere istinti feroci . - Non avrei evocate le memorie dei barbari tempi , se non fosse rarissimo il caso in cui il Tribunale di Giustizia debba applicare ad un grande colpevole gli estremi rigori del Codice di redenzione . - È necessario che al fratello del reietto , e a tutta la famiglia che mi ascolta , io ricordi in che consista la pena della morte civile , e come debbasi applicare , e quali sieno quindi innanzi i soli rapporti possibili fra il condannato e la società che lo respinge dal suo grembo . « A te dunque , Secondo Albani , da questo momento è tolto il diritto di portare il nome de ' tuoi avi e dei tuoi congiunti di sangue , perocché non è giusto che tu abbia cosa veruna di comune con uomini onesti e rispettati . « Il titolo di Secondo , a te conferito nel giorno dell ' adolescenza , per stimolarti all ' emulazione di un padre benemerito della umanità , verrà trasmesso fra due giorni al minore fratello , cui rimarrà il privilegio di portarlo e trasmetterlo al figlio primogenito . « Per cinque anni e un giorno dovrà cessare ogni comunicazione fra te e il resto della umana famiglia . Non potrai soggiornare oltre ventiquattro ore in una città o circondario , né penetrare nelle case dei fratelli che ti hanno reietto , né assiderti alla mensa de ' tuoi simili , né profittare di alcun istituto pubblico , né viaggiare coi veicoli della Unione , né servirti di cosa veruna che appartenga alla Comunità degli uomini . « I tuoi fratelli , a qualunque famiglia appartengano o circondario o dipartimento della grande Unione Europea e delle altre comunità che adottarono il Nuovo Codice , non ricambieranno con te un saluto né una parola quando ti incontrino pel loro cammino . Passerai fra le genti come un ' ombra invisibile , come larva di un uomo che ha cessato di esistere . « E perché tutti ti riconoscano , e nessuno per inscienza o inavvertenza possa opporsi ai voti della legge , l ' Esecutore della Giustizia ti imporrà il collare di riprovazione , che tu porterai al collo per cinque anni ed un giorno fino ad espiazione compiuta . l ' esecutore di Giustizia sarà tenuto a conservare la chiave di detto collare , che egli stesso discioglierà in questo luogo medesimo , al cospetto dei magistrati e del popolo , quando , esaurlta la condanna , tornerai all ' amplesso dei fratelli . « Trascorsi i cinque anni ed un giorno , se , per malattia , o per altre circostanze indipendenti dal tuo libero arbitrio , tu non fossi in grado di tornare in questo luogo stesso per ricevere l ' assoluzione della famiglia ; in qualunque Dipartimento , o Circondario della Unione Europea , avrai diritto di invocare la risurrezione morale , che ti verrà prontamente accordata , in dipendenza al messaggio telegrafico che oggi si trasmette a tutti i Tribunali di Europa determinante il tempo e la durata della tua condanna . « Trascorsi i cinque anni ed un giorno , dacché l ' esecutore della Giustizia ti abbia levato il collare di riprovazione e i fratelli ti abbian reso l ' amplesso del perdono e dell ' oblio , tu riprenderai il tuo nome di casato , sopprimendo il titolo onorifico che ad altri venne trasmesso . Da quel momento verrai riammesso al libero esercizio di tutti i diritti - tu sarai puro ed onorato al cospetto degli uomini come al giorno della tua nascita . Noi confidiamo nella saviezza del popolo , perché i voti della legge vengano esauditi . Quegli stessi che oggi si allontanano dal condannato , troncando ogni rapporto con lui , e cooperando per tal modo alla espiazione della orribile colpa , fra cinque anni saranno i primi ad abbracciare il redento e ad accoglierlo come fratello . « Ed ora , o parricida , la tua espiazione incomincia . L ' esecutore del Tribunale faccia l ' opera sua . Al terzo squillo di tromba , la piazza sia sgombrata dal popolo - sulla Via della Misericordia , che il condannato dovrà percorrere per uscire dalla città , non veggasi persona ; - tutte le finestre e le porte dei palazzi si chiudano . - Giorno di lutto è codesto , e gravissimo lutto per l ' umanità ! Un fratello è morto alla vita civile ! » Le parole del Banditore furono obbedite . Appena le trombe mandarono il terzo squillo , i cittadini silenziosi e commossi abbandonarono la piazza . Era triste spettacolo . - Le tribune e le logge nello spazio di pochi minuti rimasero vuote . - I magistrati , i savii e gli anziani erano scomparsi ... I cittadini pei larghi sbocchi delle vie si disperdevano , affrettando il passo come a fuggire un luogo di desolazione . Sulla piazza deserta , poco lungi dal tempio , non rimaneva che un solo essere vivente - e questi , curvato , immobile , incatenato al palco di infamia , dominava la vasta solitudine , simile ad uno di quei neri fantocci che i contadini pongono a guardia dei campi . L ' Albani , durante la tremenda cerimonia , aveva provato tutti gli spasimi dell ' agonia morale . Atterrito dal silenzio e dalla solitudine , il condannato fece uno sforzo per sollevare la fronte ... aperse gli occhi ... Poi , ricurvando la testa , ruggì coll ' accento della disperazione : « Tutti dunque mi hanno abbandonato ! » - Non tutti ! - rispose una voce melodiosa e soave come la voce di un angelo . - Non tutti ! Gli uomini hanno sentenziato nella giustizia , ma Dio viene a te nella misericordia ! E l ' uomo che parlava di tal guisa , posò la mano sulla spalla del condannato : e questi rianimandosi , levò di nuovo lo sguardo , e vide un giovane levita , coperto di bianche vesti , che con affettuosa pazienza si adoperava a rimuovergli le catene . - Coraggio , fratello mio ! - proseguì il sacerdote ... - Voi mi chiamate fratello ? - mormorò l ' Albani ricurvando la testa . - Io solo ho questo diritto ; è un santo diritto , che mi accorda l ' altare , che il tribunale degli uomini non potrebbe contendermi . Al condannato , al reietto dalla umana famiglia , la Chiesa accorda un fratello , un compagno di pellegrinaggio , perchè sostenga il paziente sul cammino della espiazione . Questo incarico di sublime pietà venne a me accordato dal grande Levita , ed io gli resi grazie - e il mio cuore esulta di trovarmi teco . - Sorgi dunque ! sorgi , cristiano fratello , appoggiati al mio braccio - noi procederemo insieme o insieme cadremo . L ' Albani si levò macchinalmente , e discese i gradini del palco sorreggendosi al braccio del giovane sacerdote . Attraversarono a lenti passi la Via della Misericordia . Il bianco levita , colla bisaccia sulle spalle , un largo cappello in testa , e un bastone di giunco alla mano , era costretto di soffermarsi ad ogni tratto perchè il compagno riprendesse lena . La lunga via era affatto deserta , le finestre e le porte serrate , la solitudine resa più tetra dalle ombre crepuscolari . Dopo un ' ora di cammino , i due pellegrini si trovarono lunge dalle case , all ' aperta campagna . Le ombre si eran fatte più dense - la Stella d ' Amore spuntava nel firmamento . I due viandanti udirono uno squillo lontano - entrambi si fermarono . - Fratello ! - disse il levita - è l ' ora di benedizione ! Questo suono tu devi conoscerlo . In questo punto tutti i tuoi fratelli piegano il ginocchio , e ringraziano Dio colla preghiera del cuore che in parole non si traduce . Il gran levita dalla torre del tempio inaccessibile , stende la mano a benedire tutti i figli della terra ... Inginocchiati , o fratello ! L ' Albani piegò le ginocchia - un tremito convulso gli scosse le membra - indi proruppe in uno sfogo di lacrime . Quand ' egli levossi per riprendere il cammino : - Ho sentito la voce di Dio ! - esclamò l ' Albani con accento rassegnato : - io avrò forza per compiere il duro pellegrinaggio ... Espierò la mia colpa ... rivivrò nella stima e nell ' amore dei fratelli ... purchè voi non mi abbandoniate ! - Abbandonarti ! - esclamò il levita colla sua voce d ' angelo - qual altra missione può avere il sacerdote di Cristo fuori quella di portare la croce degli infelici , di perdonare e di redimere ? I due viandanti si abbracciarono , e di nuovo si posero in cammino . FINE DEL PROLOGO . IL DRAMMA STORICO CAPITOLO I . Cinque anni dopo . La notte del quattro settembre 1982 , da un magnifico palazzo posto nelle vicinanze dell ' Antico giardino uscivano tre giovani donne - Luce , Viola e Fidelia - tre tipi di quell ' angelica bellezza , che l ' amore cosmopolita aveva creato da pochi anni rigenerando la specie umana . - Oh ! finalmente si respira ! - esclamò Fidelia , la più giovane delle tre . - Se l ' ora non fosse tanto avanzata , io proporrei di fare una gita fino al Larietto per vedere gli apparecchi della gran macchina . - Non sono che dieci ore e mezzo - disse la Viola . - Affrettiamo il passo . - Oh sì ! andiamo ! - soggiunse Luce . - Ho proprio bisogno di correre un poco su questi tappeti d ' erba . La seduta di questa sera fu lunga fino alla noia ... Figuratevi ch ' io sono entrata al Circolo delle sorelle prima delle quattro ! In verità , io non credeva di aver tanto coraggio civile da reggere ad una discussione di sei ore e mezzo . - Dunque ? - Dunque ! spieghiamo le ali ... e via ! Hai tu uno zigaretto , mia buona Fidelia ? - Io ne tengo dei famosi , a me regalati da Speranza , mia sorella d ' amore . - Zigari alla Rosa ? - Meglio ! - Alla vaniglia ! - Meglio ancora ! - Al gelsomino ? - Fatene la prova , e giudicate . E Fidelia si levò dalla tasca un astuccio elegante , dal quale estrasse alcuni zigari bianchi come avorio , che distribuì alle compagne . Non appena le donne ebbero appressata alle labbra la foglia profumata e sciolto con legger tocco dell ' ugna il nodo fiammifero , proruppero in una specie di ovazione . - Delizioso ! - Inebbriante ! - Tutti i sapori dell ' ananasso ! - Tutti gli aromi della terra benedetta ! - Questi zigari - disse Fidelia - si fabbricano alle Canarie colla foglia della Fragola vergine , detta arbusto del paradiso . Il Parlamento della Confederazione ha deciso che in tutti i dipartimenti di Europa venga piantato quell ' arbusto , ed ha votato una somma ragguardevole per incoraggiare i coltivatori , accordando la privativa di smerciare i nuovi zigari a duemila società anonime . Lo zigaro della fragola vergine è dotato di speciali prerogative , ed esercita un ' azione benefica sul cuore , moderandone i trasporti . A quanto pare , esso verrà adottato negli stabilimenti di educazione femminile , a preferenza della rosa e della vaniglia , che pure hanno tanto giovato a raddolcire gli istinti . - E chi è l ' inventore ? - Franco Dolosias , un giovane di circa ventisette anni , del Dipartimento di Portogallo . Luce cavò di tasca un portafogli , e soffermandosi al piede di una stella elettrica , scrisse il nome del giovane , dicendo alle compagne : - L ' inventore di questo zigaro deve avere un ' anima gentile . - Nelle antiche poesie di Prati Secondo ho letto che la donna allora soltanto potrà dirsi rigenerata , quand ' ella avrà succhiato tutti i profumi dei fiori . - Il Prati ha dimenticato di qualificare i suoi fiori . Pur troppo ve n ' hanno di velenosi che rappresentano la essenza del male . - Hai ragione , Viola ; ma il poeta ha forse omessa la distinzione per necessità del verso e della rima . Prati Secondo ha vissuto in un ' epoca , che avea ridotta la poesia ad un frivolo giuoco di accenti e di echi . Pure il suo concetto è abbastanza trasparente . Iddio ha posto nel mondo animato gli elementi del male e del bene , spargendoli in tutti gli oggetti visibili ed invisibili , nell ' aria , nelle piante , in seno alle onde , perfino nelle intime viscere della terra . Che ha fatto la creatura ragionevole , in luogo di seguire gli istinti che la conducono verso l ' utile e il buono ? Passando da errore in errore , da abisso in abisso , ella si ridusse al punto da imprecare al Creatore , e da affrettare co ' suoi voti il cataclisma . Un branco di scellerati divenne padrone dell ' umanità imbecillita , e per dominarla eternamente , la governò colla legge del male fabbricando su quella il despotismo , che durò molti secoli . Quando io penso che il despotismo ha inventato la galera e la forca prima di stabilire il Diritto all ' esistenza , debbo credere che le generazioni precedenti alla nostra non fossero al mondo che per espiare un delitto . Possiamo noi leggere le storie del passato , senza provare una specie di ribrezzo per coloro che ci hanno preceduti ? Eppure noi vediamo che i pochi fautori dell ' era antica , coloro che in giovane età succhiarono la corruzione , oggi non sono in grado di comprendere il bene . Essi hanno nel sangue il veleno , ereditato dai loro antenati . La loro essenza non è la nostra - e il Codice di redenzione fu ispirato da somma giustizia quando stabilì maggior mitezza di pena pei delinquenti nati prima del 1925 . - Vero ! vero purtroppo ! - esclamò Fidelia con voce commossa , - I nostri padri sono molto diversi di noi ! Bisogna compatirli e rispettarli nei loro pregiudizi , pensando che essi ci hanno preceduti sul cammino della libertà , ch ' essi hanno fatto sforzi da giganti per rimuovere quella diga secolare che stava fra le due grandi epoche dell ' umanità . - Ciò che io trovo inconcepibile - proseguì Luce è che molti dell ' Era vecchia , mentre riconoscono i grandi progressi di questi ultimi tempi , la saggezza delle nuove istituzioni , la squisitezza dei nuovi trovati , non solo rimpiangono sovente il passato , ma non possono interamente rinunziare alle orribili abitudini contratte nella loro gioventù . Mio nonno , cui sono riuscita colle dolci violenze della persuasione e dell ' amore a rendere graditi gli zigari alla rosa , che egli per molti anni trovò detestabili , ogni mese riceve dalle Antille una cassetta di zigari alla foglia di tabacco fabbricati da una società anonima di Ottentotti . Dippiù egli ha pagato dodicimila lussi per avere mille pacchi di certi fuscellini neri e puzzolenti , di cui si trovarono alcune casse negli scavi dell ' antico Foro Bonaparte . - Mio nonno si fuma ogni giorno uno di quegli orribili fuscellini , e li trova deliziosi , e dice che noi abbiamo torto di fuggire di casa quando egli ci ammorba di quella puzza insopportabile . - Oh ! pur troppo li ho conosciuti anch ' io i fuscellini di tuo nonno ! Fortunatamente mio padre ha esaurito la sua provvista , e n ' è disperato . - Ogni qualvolta io sento dire che in città vien proposta la demolizione di qualche antico monumento , pensando al pericolo di vederne uscire quella peste , mi viene la pelle d ' oca ! - Eppure quelli erano i famosi zigari Virginia , croce e delizia del secolo passato ! - Ora giudicate se la natura umana doveva essere viziata a quei tempi ! - L ' altra sera , conversando con maestro Umbold quarto , io gli ho proposto la questione se sia presumibile che nel secolo passato i fiori avessero colori , fragranza od altra proprietà che in oggi non hanno ; non potendo io concepire come i nostri avi abbiano potuto deliziarsi nel fetore dei loro tabacchi ! - Le leggi di natura sono immutabili - mi rispose il maestro - perché sono perfette . Ai nostri padri come a noi la primavera offeriva ogni anno le sue rose olezzanti , i ligustri , le viole , i gelsomini ... Il profumo del bene esalava dai campi , si spandeva nell ' aria e penetrava nelle cose dell ' uomo , per adescarlo a seguire il buon cammino - e l ' uomo aspirava l ' infezione del tabacco , e si avvelenava il sangue e l ' intelletto coll ' absinzio e coll ' acquavite . - E credi tu , Viola , che a quei tempi esistesse la santa virtù che si chiama l ' amore ? - Io credo che l ' amore abbia sempre esistito nel mondo - e che a lui si debba ogni sviluppo delle umane perfezioni . Io mi sento orgogliosa di essere donna - perché ritengo che , nei barbari tempi dell ' abbrutimento universale , la donna abbia sempre conservata e alimentata la favilla della carità . Quando tutte le case erano ammorbate di tabacco , e tutti gli uomini imbestialiti nella crapula , o peggio ancora , mummificati dall ' egoismo , o fatti macchina dalla cupidigia dell ' oro - tutta la poesia del creato si rifugiava nel cuore di poche donne , angioli predestinati al martirio , che viveano per amare e morivano per aver troppo amato . - Oh ! io non avrei potuto amare quei rozzi e balordi animali d ' allora - disse Fidelia ridendo . - Ti giuro , o sorella , che se io fossi vissuta nel secolo scorso , piuttosto che lasciarmi baciare da un uomo ... Che orrore ! Uomini che all ' età di trent ' anni non avevano più denti in bocca , né capelli sulla nuca ! Questa ingenua sortita di Fidelia portava la conversazione sopra un tema favorito . Ragionando di quella misteriosa e gentile aspirazione dei giovani cuori , di quel bisogno imperioso dei sensi che è l ' amore , le tre donne divennero eloquenti . CAPITOLO II . Amore . La notte era limpida e serena - il cielo sfavillante di stelle - l ' aria imbalsamata . Mille augelletti canori , da poco tempo climatizzati in Europa , svolazzavano tra gli alberi odorosi , tolti alle vergini foreste americane e trapiantati nell ' ampio giardino . I vivaci colibrì dalle ali di fuoco precedevano le tre donne , formando sul loro capo una nuvoletta dorata . Tutta la poesia del creato si rifletteva in quei giovani cuori , fecondando i germogli della più sublime , della più santa passione . La voce , la parola , l ' accento di quella conversazione era una musica divina , nella quale si fondevano tutte le armonie misteriose della natura . Presso l ' Arco della Pace le tre donne fecero sosta . Il lago era a poca distanza , e i gruppi dei lavoratori e dei passeggieri che si dirigevano a quella volta , divenivano frequenti . - Mutiamo argomento - disse la Viola , trattenendo le compagne . - Qualche profano dell ' antica razza potrebbe udirci e burlarsi di noi . Non esponiamo le cose sante al ludibrio dei pervertiti . - Noi ci siamo slanciati per una via di fiori ; abbiamo discusse le illusioni , i sogni gentili della vita , ma nulla abbiamo concluso . - La sola conclusione possibile - disse la Viola - è che nell ' era antica l ' amore fu riguardato come un piacere , mentre il piacere non è nell ' amore che un modo di manifestazione ed un complemento . - Io credo che nessuno sia in grado di definire l ' amore - disse la Viola - o piuttosto che ciascuna donna lo senta diversamente , secondo l ' indole propria e l ' educazione degli eventi . Per me l ' amore è desiderio . - L ' amore è sacrifizio ! - soggiunse Luce . - L ' amore è perdono ! - sospirò Fidelia . E in quel punto una voce vibrata e sonora ripetè le parole della fanciulla , e un giovane di bellissimo aspetto uscì da un cespo di dalie , e mosse incontro a Fidelia stendendole la mano . Le tre donne trasalirono di sorpresa . Ma gli occhi di Fidelia furono attratti da forza magnetica verso lo sconosciuto - le due mani s ' incontrarono - e un fremito di voluttà corse rapidamente dall ' uno all ' altro cuore . Quel fremito era la parola misteriosa dell ' amore , il muto linguaggio delle anime , che l ' una all ' altra si rivelano . - Adulto ! - disse la Viola allo sconosciuto - noi non possiamo intrattenerci o camminare in vostra compagnia , se prima non abbiate adempiuto alla legge di ricognizione . - Dispensatemi dal palesare il mio nome - rispose il giovane . - Una sola di voi ha il diritto di conoscerlo ... ella che diceva poco dianzi : l ' amore è perdono . - Quanto alle mie qualifiche , vi basti sapere che io sono l ' inventore della nuova macchina per la pioggia artificiale che domani verrà esperimentata al cospetto dell ' universo . - Voi ... il nuovo benefattore dell ' umanità ! - sclamò Fidelia con entusiasmo . - Voi , l ' inventore della macchina che ha destato la meraviglia del mondo ! - Pur troppo io sono quello sventurato ! - rispose il giovane con voce commossa . E in quel punto il volto del giovane si coperse di pallore , e una ruga gl ' increspò leggermente la fronte . Luce e Viola si ricambiarono una occhiata significante , poi rivolgendosi a Fidelia : - Vanne , - le dissero , - la pietà accompagni il dolore . Quest ' uomo aveva bisogno della confessione , e Dio gli ha mandato il suo angelo ! Fidelia baciò in fronte le amiche , e preso per mano il giovane addolorato , si diresse con lui verso la spiaggia del lago . - Chi lo crederebbe ? - disse Viola alla Luce , seguendo con lo sguardo i due che si allontanavano . - Quest ' uomo da oltre venti giorni riempie il mondo della sua fama ; domani , per assistere all ' esperimento de ' suoi meravigliosi meccanismi , dai confini più remoti della terra converranno a Milano tutti i primati dell ' intelligenza . Più di tremila areostati sono già scesi quest ' oggi all ' arsenale di Corsico - la Casa di ospitalità dell ' antico Foro ha già ricoverato ventimila forestieri , - domani prima di mezzogiorno arriveranno i tre palloni smisurati del dipartimento Russia , e la grande arca Americana della forza di cinquecento aquile ... Tutti i veicoli della Unione saranno in moto per trasportare passeggieri - le viscere della terra fremeranno per elettrico impulso negli scambi della grande novella ... Ed ecco : l ' uomo che ha dominato gli elementi , che ha sconvolto l ' ordine della natura fisica ; l ' uomo che domani sarà idoleggiato da tutta la famiglia umana , non può emanciparsi dalla tirannia del dolore , non può con tutti gli sforzi della sua volontà e della sua intelligenza sospendere anche per un momento il battito delle proprie passioni . Sarebbe mai vero il paradosso propugnato dalla nuova setta dei Ginevrini , che l ' umanità progredisce a scapito degli individui ? ... Per giungere al lago , Fidelia e il suo giovane compagno avevano attraversato una folta selva di pini . Uscendo all ' aperta , uno spettacolo meraviglioso si presentò al loro sguardo , spettacolo affatto nuovo per la giovinetta , che arrestossi sospesa sulla punta dei piedi , immobile come la statua dell ' ammirazione . Le acque erano sparite - una immensa lastra di metallo ne copriva la superficie , formando sovr ' esse una cupola lucente , dal cui centro usciva una piramide colossale , gigantesca , immensurabile , la cui estremità superiore si perdeva negli oscuri spazi della notte . La torre di Babele è dunque riedificata ? E Iddio ha permesso agli uomini del ventesimo secolo di stabilire una comunicazione fra la terra ed il cielo ? E perché non ha egli punito , come in altri tempi , questo sacrilego attentato della superbia umana ? La favola di Babele non è certo la meno immorale delle tante immoralità delle Genesi . - Iddio non può punire quel provvidenziale istinto della azione che è nella mente della umanità . Oggimai nessuno può disconoscere questo vero immutabile . Rimescolare la materia , agitarla , trasformarla , tale è la missione dell ' uomo . Orgoglioso , superbo fino a credersi onnipotente , l ' uomo non cesserà mai da questa lotta gigantesca che aspira al perfezionamento e forse conduce alla dissoluzione . Il Titano schiacciato non cesserà di agitare i suoi massi , di accumulare i macigni per salire fino a Dio - perché egli sente di aver qualche cosa di comune con Dio : l ' intelligenza e lo spirito creatore ! CAPITOLO III . I terrori del genio , - Giovinetta - disse l ' adulto coll ' accento dell ' entusiasmo - l ' estasi del vostro volto , l ' eloquenza del vostro silenzio mi compensano di cinque anni di patimenti ! - Perdonate al mio egoismo - disse Fidelia , riavendosi dallo stupore . - Ammirando la vostra opera , ho dimenticato i vostri dolori . - E anch ' io li dimentico in questo momento , e siete voi che me li fate obliare ! - Prima che l ' uomo vi confidi le pene del cuore , permettete che l ' artista profitti di questo breve entusiasmo , per rivelarvi le creazioni del suo genio . Questo grande meccanismo che domani verrà posto in azione , io l ' ho concepito da oltre cinque anni , nell ' estate del 1976 , quando una siccità desolante avea costretti buona parte dei cittadini ad emigrare in paesi lontani . Un avvenimento terribile ... mi vietò di presentare il mio progetto alla Commissione dei Primati dell ' intelligenza ... E forse fu pel meglio ... E l ' uomo , che a quei tempi mi sconsigliava dal tentare il voto della Commissione , era forse ispirato dalla saggezza e dall ' amore . Ma rifuggiamo da queste ricordanze ... Pur troppo esse non danno mai tregua al mio spirito , e fra poco io sarò costretto a dividerne con voi l ' amarezza . Cinque anni di aspettazione e di meditazione modificarono in diverse guise il mio progetto , finché , ridotto e semplificato col soccorso di nuove scoperte , riuscì tale da venire ammesso all ' esperimento con milleseicento voti favorevoli e quattrocento contrari . La più grande difficoltà del meccanismo stava nel produrre l ' ebollizione del lago - ed io spero averla superata , risparmiando le materie combustibili , e derivando il calorico dal sole cogli specchi ustorii di Archimede , riprodotti e perfezionati dal secondo Volta . Questo immenso coperchio di metallo , che si estende alla superficie del lago , chiudendo ermeticamente le acque , non ha che un solo sfogo , la torre gigantesca del centro , dalla quale usciranno i vapori condensati dalla ebollizione sospinti da forza violentissima all ' altezza di tremila metri . Gli specchi ustorii verranno posti in attività verso le undici antimeridiane - ho calcolato che , in meno di tre ore , passando pei duecento conduttori che si elevano dalla circonferenza del lago , il calorico si propagherà alle acque , producendo l ' ebollizione . Oh quanto mi tarda di udire il brontolìo delle onde commosse ! ... di vedere una bianca nuvoletta spuntare dalla piccola valvola , e sfumare leggera leggera nell ' orizzonte ! ... Perocchè - lo dico a voi , o fanciulla , a voi sola che avete un ' anima per comprendere i dolori e i terrori della vita - io non sono pienamente rassicurato sull ' esito dell ' opera mia ... Io temo che qualche ostacolo impreveduto , qualche fatale combinazione atmosferica , qualche forza fisica da me obliata si interponga fra il concepimento e l ' effetto ... Temo altresì che la giustizia di Dio mi attenda al varco fatale per intercettare colla sua mano onnipotente l ' opera del peccatore ! ... - Oh ! non dubitate ! - esclamò Fidelia coll ' accento della convinzione . - Il genio emana da lui , ed egli non lo dona perché vada sprecato . La vostra opera fu concetta nel desiderio del bene , e ciò che è buono è benedetto da Dio ! Ormai non ho bisogno di altre spiegazioni . Contemplando da questo luogo i meravigliosi apparecchi , io già mi figuro il grande spettacolo che deve aver luogo domani . Le acque ribollono come per incanto ... I vapori si concentrano nel vasto serbatoio ... Al cadere del sole , voi aprite le grandi valvole - una densa colonna di fumo , sospinta dalle trombe pneumatiche , si slancia verso l ' orizzonte che in pochi minuti sì copre di nubi ... Dalla città si leva un grido di ammirazione , e i vapori agglomerati e rinfrescati nelle alte regioni dello spazio , si sciolgono in pioggia abbondante ! ... - L ' angelo ha parlato ; io non posso più dubitare dell ' opera mia ; - disse il giovane cadendo in ginocchio dinanzi a Fidelia , e baciandole un lembo della tunica verginale . - Ora che avete confermata la fede dell ' artista , aggiungete , o fanciulla , un miracolo , rendete all ' uomo la pace che egli ha perduto da molti anni ! - Alzatevi ! - sclamò Fidelia quasi atterrita . - La pace viene da Dio , che la promette e la dona agli uomini di buona volontà . - La voce della donna è la voce di Dio - proseguì il giovane coll ' entusiasmo dell ' ispirazione . - Io non leverò le mie ginocchia dalla terra , prima che voi abbiate risposto ad una domanda . Credete voi che un uomo , il quale un tempo si chiamava Secondo Albani , possa aspirare all ' amore di una donna ? - Quale strana domanda ! - sclamò la giovinetta , fissando gli occhi smarriti nel volto dello sconosciuto . Poi , non potendo indovinare il senso delle misteriose parole , stese la mano al genuflesso , e con voce commossa : - Sorgete - gli disse ; - il nome che avete pronunziato è un suono affatto nuovo al mio orecchio ; ma se voi siete l ' uomo a cui desso appartiene , io lo scolpirò nel mio cuore per non dimenticarlo mai più . - Voi dunque ignorate la triste storia del mio passato ! ... - proruppe il giovane levandosi da terra e premendo al cuore la mano di Fidelia . - Gli uomini sono migliori che io non credeva , poiché obbediscono alla Legge di redenzione ! Ebbene , poiché le vostre parole mi hanno dimostrato che i fratelli non obliarono il dovere , anch ' io avrò il coraggio di prevalermi de ' miei diritti . A voi sola , per cui l ' amore è perdono , a voi ho rivelato il nome fatale ch ' io desiderava nascondere a a tutti . L ' inventore della pioggia artifiziale , domani , dopo l ' esperimento voleva allontanarsi per sempre da questa città che gli diè vita , per isfuggire ad una amara ricordanza , per involarsi ad una gloria che avrebbe ridestato nei fratelli un ' eco di riprovazione . Ebbene , io rimarrò - io sfiderò i pericoli della celebrità - il mio nome allo spuntare dell ' alba , verrà proclamato dai banditori - dirigerò io stesso , alla prima luce del sole , i meccanismi preparati nelle tenebre ... Voi non potete comprendere quanto vi sia di terribile nella mia risoluzione ... Nulla oso dirvi in questo momento ; ma domani a notte avanzata , quando tutto vi sarà noto , io sarò qui , tra gli spasimi del terrore e della speranza , tremante , convulso , ad aspettarvi sotto questo platano stesso , dove mi avete detto che il nome di Secondo Albani rimarrà eternamente scolpito nel vostro cuore . Se prima di mezzanotte voi tornerete a me per ripetermi le sante parole , allora avrò il coraggio alla mia volta di chiedervi qual nome abbia imposto il Signore all ' angelo di redenzione . In quel punto , dalla torre Garibaldi squillò il richiamo delle vergini . Era la prima volta , dacché Fidelia avea compiuta l ' età dell ' emancipazione , che quel suono la sorprendeva fuori della casa paterna . La giovinetta in quella notte avea sorbiti i profumi inebbrianti dell ' amore . Ma il tempo inesorabile e pedante non ha riguardo né pietà per le anime innamorate . Lo squillo del richiamo troncò sul labbro di Fidelia una risposta che il giovane avrebbe pagato a prezzo di sangue . CAPITOLO IV . Il despotismo della legge naturale . - Che ho mai fatto ! - esclamò la giovinetta riscuotendosi , e volgendo intorno lo sguardo smarrito . - Mio padre ! Che dirà egli , mio padre , nel vedermi rientrare sì tardi ? - Tu sarai nella tua cameretta all ' ora legale - disse una voce ben nota alla fanciulla . - Oh ! voi ... mie buone sorelle ! - Presto ! a venti passi dall ' Arco c ' è una stazione di gondole volanti - disse Viola , dando il braccio alla giovane amica ... - In meno di tre minuti , prima che la campana abbia cessato di suonare , noi scenderemo alla porta del tuo palazzo . L ' agitazione di Fidelia , sopratutto l ' accento di terrore ond ' ella proferì il nome del padre , agghiacciarono il cuore del giovane innamorato . Non osò muover passo , non proferire una parola . Ma prima di allontanarsi , Fidelia volse a lui uno sguardo ed un addio , che equivalevano ad una promessa . - E mentre le tre donne si dileguavano per l ' ampio viale , l ' Albani sentiva nell ' anima una voce soave ripetergli in mille toni melodiosi : io ti amo ! Presso l ' Arco della Pace , le tre donne salirono in una gondola volante , che elevandosi rapidamente all ' altezza di cento metri , si diresse verso la città con moto velocissimo . Luce , Fidelia e Viola , adagiate nella aerea navicella , sorvolavano alle piante ed alle abitazioni , come tre cherubini portati da una nuvoletta . La campana del richiamo vibrava gli ultimi squilli , allorquando Fidelia , salutate le amiche , entrava negli atrii del palazzo paterno . Corse alla sedia ascendente , toccò il bottone dorato , e tosto , pel rapido agitarsi delle carrucole , tra il fremito armonioso delle corde vellutate , ella trovossi negli appartamenti superiori . Le prime sensazioni dell ' amore , i moti involontari dell ' anima che sente la seconda vita , riflettonsi nel volto di giovane donna . Le guance di Fidelia erano bianche siccome l ' alabastro , l ' occhio radiante di nuova luce , le labbra voluttuosamente socchiuse . Un insolito abbandono , una melanconica rilassatezza in tutta la persona . - L ' amore , che più tardi rinvigorisce e rigenera la donna , in sulle prime si annunzia coi sintomi della febbre . Al leggero cigolio delle carrucole , che annunziava l ' ascensione di Fidelia negli appartamenti superiori , due gravi personaggi mossero ad incontrarla nella galleria . Non appena la sedia ristette , l ' un d ' essi stese la mano alla fanciulla per aiutarla a discendere - l ' altro , il più vecchio , arrestandosi a pochi passi dalla porta d ' onde era uscito - figliuola mia , disse con voce severa , tu sai che io non amo di saperti in volta ... ad ora sì tarda della notte ... Fidelia non rispose . - È l ' ora legale - disse il più giovane dei personaggi ... - Il richiamo dello vergini suona tuttavìa ... - Sempre da capo con queste vostre teorie della legalità ! - proruppe il vecchio con accento di stizza ... - Io rispetto le leggi , e mi adopero con tutto lo zelo per farle rispettare dalla famiglia ; ma fra un padre ed una figlia i doveri ed i diritti non vanno misurati alle norme del codice . L ' amore che io porto a Fidelia mi impone di ricordarle che l ' aria della notte è nociva alla salute , e quand ' anche non vi fossero per lei altri pericoli andando in volta ad ora sì tarda , questo solo basterebbe perché ella dovesse piegarsi a ' miei desiderii . - Eravamo uscite un po ' tardi dal circolo ... Luce e Viola mi hanno invitata ad accompagnarle fino al Larietto per vedere gli apparecchi della macchina ... Fidelia articolava a stento le parole . Ella appoggiò il suo braccio a quello del padre , e tutti insieme entrarono nella sala . - Figliuola mia - disse il vecchio assestandosi in un pieritto ( ) , mentre Fidelia si coricava sovra un divano di velluto - non vorrei che queste scappatelle notturne si rinnovassero troppo spesso ... So che tu mi vuoi bene ... Spero che la voce dell ' affetto figliale in avvenire preverrà di due o tre ore il richiamo delle campane ... Vedete , Gran Prestinaio ; non vi pare che mia figlia abbia un viso da febbre terzana ? - Più pallida , più estenuata ... difatti ... - Immaginate , cittadino Rolland , che sono stata ritta più di un ' ora al medesimo posto , per udire la spiegazione dei meravigliosi meccanismi che devono produrre la pioggia artiflziale ... - E chi ebbe la fortuna di svelare i misteri della scienza ad un ' allieva sì docile e sì gentile ? - chiese Rolland a Fidelia . - Oh ! la fortuna fu tutta mia - rispose la giovinetta arrossendo - io non sperava d ' incontrare sulla riva del lago un maestro tanto istruito e sapiente . Figuratevi che la spiegazione della meravigliosa macchina io l ' ebbi dall ' inventore ... - Tu hai parlato con quell ' uomo ! - esclamò il padre di Fidelia , balzando dal pieritto . - Tu dici d ' aver parlato coll ' inventore della macchina ... ! - ripetè il vecchio con voce corrucciata . - Gran Proposto : - disse Rolland levandosi in piedi - moderate quei vostri trasporti dinanzi ad una fanciulla ... Non vedete ? voi la fate tremare ! - Fidelia ! mia buona Fidelia ! - riprese il vecchio dopo breve silenzio , accostandosi alla figlia e stringendole la mano con tenerezza . - Rispondi sinceramente al tuo vecchio padre : conosci tu il nome del giovine artista , col quale ti sei intrattenuta a conversare ? T ' ha egli nulla rivelato delle sue vicende ... delle sue ... sventure ? - Io non conosco la menzogna - riprese Fidelia con voce commossa . - L ' inventore della pioggia artifiziale mi ha rivelato il proprio nome coll ' accento straziante di chi confessa una colpa . Questo nome , che domani non sarà più un segreto per alcuno , io non ho difficoltà di ripeterlo a voi ... Il giovane artista si chiama Secondo Albani ... - Egli ti ha ingannata , figliuola mia ! - proruppe il vecchio con ira . - Colui non ha più diritto di chiamarsi Secondo , dacché la legge lo ha condannato ... Ma il vecchio non potè compiere la frase ... perocché il Rolland , balzando in piedi , e intromettendosi fra il padre e la figlia : - Gran Proposto ! - disse con voce autorevole ; - in nome di quella legge che tu , primo magistrato della famiglia Olona , devi affermare coll ' esempio , io ti ammonisco che tu mancheresti al più sacro dovere di fraternità , accusando ed infamando un cittadino , che oggi è puro ed onorabile come al giorno della sua nascita . - Io sono in casa mia , mastro Rolland . Nella libera cerchia del santuario domestico , fra un padre ed una figlia , ve lo ripeto , non può esservi altro codice che quello dell ' amore . - Con autorità di fratello vi ho ricordato un dovere - proseguì Rolland - ed ora fate ciò che la coscienza v ' ispira . Badate che questa legge che voi chiamate di amore , non sia piuttosto un avanzo di pregiudizi ereditati . Queste parole turbarono la fronte al vecchio Proposto . Rolland gli strinse la mano , uscì dalla comune , e abbandonandosi al pendio della glissante ( ) , scivolò sino agli atrii inferiori . Il Gran Proposto fece uno sforzo violento sopra sé stesso . Per quella sera egli non proferse altre parole . Prese per mano la figlia , e , accompagnandola fin presso la stanza delle rose , prese commiato da lei col bacio del buon sogno . Fidelia era vivamente commossa . Gli sdegni del padre , le parole concitate e interrotte , le strane proteste di Rolland , tutta la scena cui poco dianzi aveva assistito le riempirono il cuore di tristi presagi . Prima di coricarsi , ella si assise al cembalo magnetico e scorrendo colle dita sovra la tastiera di avorio , parlò alla sorella d ' amore . - Vegli , o Speranza ? - Veglio . - Finalmente le rose diedero fragranza , ma le spine sono cresciute . - Narrami la storia del tuo cuore - io chino l ' orecchio sul cembalo per udire il melodioso canto della vergine innamorata . La casa di Fidelia e la casa di Speranza erano disgiunte da tre lunghe contrade - ma le due donne conversarono fino all ' alba colle oscillazioni del telegrafo . Per comunicare agli avorii le magnetiche parole , Fidelia raccoglieva tutte le forze dell ' anima sospingendole colla volontà verso l ' estremo delle dita . Gli occhi della giovinetta mandavano fiamme ; le labbra oscillavano ; i polsi tremavano convulsi per la pressione del fluido sospinto ... E quando Fidelia , stanca da quegli sforzi violenti , reclinava la testa sul timpano sonoro , una musica soavissima le parlava allo spirito - una musica di consigli , di speranze e di benedizioni - la musica di un ' anima sorella . - Il telegrafo magnetico di Terzo Bonelli riparava ai tanti peccati dei telegrafi antichi - traduttore fedele dell ' anima , esso non poteva in verun modo trasmettere la menzogna . CAPITOLO V . Meneghini puro sangue . Da tempo immemorabile , alla vasta città dell ' Olona non erano affluiti tanti forestieri da tutte parti del mondo . Nella casa di ospitalità dell ' antico Lazzaretto , ove , fino dal giorno antecedente , han preso alloggio trentamila persone - nei quattrocento palazzi di ferro che gli Anziani della famiglia hanno fatto collocare nel Campo Ausiliario , non trovasi più una sola camera disponibile . - Tutti gli alberghi di lusso , tutti gli asili gratuiti riboccano di gente . E dire che siamo appena al mezzogiorno , e dalle cinque ferrovie giungono ad ogni tratto nuovi convogli - e innumerevoli aerostati , immense arche natanti negli spazi del cielo , si librano a trecento metri di altezza sovra il porto Corsico , attendendo il segnale della calata . I tardi arrivati , disperando di trovare alloggio , si accalcano nelle vie , o nelle sale da rinfresco . Il grande Caffè Centrale della Associazione Gnocchi , verso un ' ora pomeridiana ribocca di uomini , donne e bestie d ' ogni paese . - Gran bel Milano ! - esclama uno dei vecchi abituati del Caffè , il quale da cinque ore sta seduto in compagnia di alcuni buontemponi sulla porta di Occidente . - Gran bel Milano ! Per me , ho giurato di non uscir mai dalla mia città quand ' anche a due miglia di distanza piovessero beccafichi arrostiti , come ai tempi di Mosè . - Via ! per una pioggia di beccafichi si potrebbe fare il sacrifizio di una piccola corsa in vapore ! - dice un altro milanese . - Voi mi avete capito , caro Pirotta - in vapore ! - Che ! tu ! un uomo che possiede trentamila lussi di rendita ... viaggi ancora coi veicoli gratuiti della Unione ? - Io amo di andare all ' antica , mio caro Perelli ; con questi malcreati palloni io lascio viaggiare i matti , che han voglia di rompersi il collo precipitando dall ' altezza di due o trecento metri sulla cupola di qualche campanile ! - Non hai torto , mio caro Pestalozza ! E pazienza se quei matti , che pretendono viaggiare nell ' aria , rischiassero soltanto la propria vita ! ... Ma pur troppo la loro imprudenza è un continuo attentato alla sicurezza altrui . Anche ieri , causa quei maledetti palloni ; avvennero quattro o cinque disastri nella nostra Milano ... Il Guardapolli del giardino Balzaretti , mentre stava sulla porta della piccionaia distribuendo il grano alle bestie , ricevette sul ghigno il complimento di un lungo cannocchiale che uno dei viaggiatori si lasciò scappare di mano . Sulla piazza del Duomo , mentre la folla dei nullabbienti si accalcava presso la porta della decima Dispensa per ricevere il pane , venne a cadere una pioggia di grosse ostriche , le quali , ti giuro , non resero il miglior servizio alle nuche pelate di alcuni poveretti ... - Perciò .. , viva sempre il cilindro ! E dicano pure i balordi che noi siamo antiquari , retrogradi , codini , cappelloni , torrioni ... Ma un buon cappello a cilindro ... - Della fabbrica Ponzone ... - Bravo ! della fabbrica Ponzone ! Da centoventisette anni la mia famiglia si serve in quel negozio ! Oh ! ... vedi quanta gente vien su dalla strada dei medici ! .... Forestieri arrivati di fresco ! - Se non m ' inganno , debbon essere scienziati ! - Primati dell ' intelligenza , si deve dire ... - Scienziati o primati fa lo stesso ... Chiamali come ti pare meglio , sono e saranno sempre sinonimi di gabbamondo . - Dove andrà ad alloggiare tutta questa gente ? - Con tutta la loro scienza , i signori primati dovranno rassegnarsi , e far di necessità virtù , dormendo a cielo scoperto . - È proprio una vergogna che il municipio ... cioè ... volevo dire ... come lo chiamano ora ? ... - Il Consiglio di famiglia ... - C ' è da perder la testa a imparare queste nuove denominazioni ! Che ne dici , caro Perelli ? ... Hanno fatto un gran sfoggio di belle parole , ma nel fatto non si è punto avvantaggiato ! Fra le nostre Giunte municipali e i moderni Consigli di famiglia non veggo gran differenza ... - Io direi piuttosto che siamo andati di male in peggio . - Figurati se in una giornata come questa non si doveva pensare a far venire da Bergamo o da Como duecento o trecento case di ferro ! ... Signori no ! ha detto il Sindaco ... o Gran Proposto ... come ora lo chiamano ... Milano non deve ricorrere alle famiglie minori - non deve disturbare i vicini - Milano deve fare da sè ! - Ed ecco ... corpo di mille diavoli ! ... che per voler fare da sé , il Municipio ... non ha saputo far nulla ... e il decoro della città è compromesso ! ... - Questo nostro Sindaco ... o Gran Proposto ... vuol durar poco nella sua carica ! ... Ho sentito certe campane ... - Parliamo a voce bassa ... Voi sapete che io vado a pranzo da lui due volte la settimana ... E non vorrei ... - Eh ! non siamo più ai tempi della repubblica rossa ! Ora si può parlare liberamente ! ... - Non si sa mai ... quello che può accadere ... Io non ho dimenticato il precetto di mio nonno : delle autorità , dei magistrati , dei funzionari pubblici - fin quando sono in carica - bisogna dirne bene , salvo a lapidarli quando sieno caduti ... - Io poi , non ho tanti scrupoli , caro Perelli ... Anche ai tempi della repubblica era permesso dir male dei sindaci e delle Giunte ... Toglieteci il piacere di parlare contro il Municipio , e in verità non sapremmo come passare la vita ... Volete che io ve la dica schietta e netta come la sento in cuore ? ... anche in codesta faccenda della pioggia artificiale io ci veggo del marcio ... - Sicuro che c ' è del marcio ! - sciamano in coro i circostanti . - Qui sotto c ' è qualche imbroglio , qualche brutto intrigo dei signori anziani ... - E aggiungete pure del Gran Proposto ! ... - Quando si pensa che Parigi , Berlino , Lucerna , Varsavia , infine le principali città della Unione respinsero la proposta dell ' esperimento ! ... - Ciò significa che il meccanismo è difettoso ... - Io dubito piuttosto che una pioggia artifiziale possa recare gravi danni all ' igiene pubblica , suscitando dalla terra evaporazioni pestifere ... Questa dev ' essere la vera ragione per cui i Municipii delle capitali più illuminate non vollero tentare la prova ... Oh ! vedrete ! vedrete ! ... Grazie alla intelligenza ed al senno del nostro Municipio , avremo fra pochi giorni a Milano la petecchiale o la febbre gialla ... - Quanto a me , nessuno mi leva dalla mente che avremo una pioggia di acqua calda , la quale cremerà in poche ore tutta la vegetazione ... - Voi parlate di danni probabili e possibili ; ma nessuno di voi ha avvertito il danno certo , reale , inevitabile .... la morte di tutti i pesci del lago ... - E tu credi , Pirotta , che tutti i pesci ? ... - Oh , veh l ' ingenua domanda ! Poiché il lago deve bollire , ne viene di conseguenza ... - Sicuro ! ne viene di conseguenza che i pesci si cuoceranno .. , - Ora comprendo ! - grida il Perelli , levandosi in piedi , e spalancando tanto d ' occhi ... - E quando i pesci saran cotti ... - Allora ... ! - I signori del Municipio ... - Il Gran Proposto ... - Gli anziani ... - Una buona mangiata fra loro ... alla barba dei gonzi , che hanno fatto le spese della pioggia ! ... La strana conclusione dell ' ultimo oratore fu accolta con una esplosione di viva , di applausi e di risa sguaiate . L ' idea che il Gran Proposto e gli anziani del Consiglio avessero approvato l ' esperimento della pioggia artificiale al solo scopo di fare un lauto pranzo con pesci del lago , percorse i crocchi vicini , ma venne respinta ben tosto e soffocata dai sarcasmi delle persone intelligenti . Un secolo addietro , quella assurdità grossolana e maligna avrebbe trovato eco nelle masse , e venti o trenta pappagalli del giornalismo l ' avrebbero stampata per edificazione del popolo . CAPITOLO VI . Le pillole alimentari di Raspali Ma lasciamo il vestibolo , e spingiamo lo sguardo nelle sale interne , ove stanno adunate più di duemila persone giunte da lontani paesi . Duecento garzoni ed altrettante donzelle vanno , vengono , si incontrano , si urtano presso la Rotonda centrale , per levare le imbandigioni da distribuirsi nei ventiquattro emicicli . Ad ogni tratto nuovi forestieri sopraggiungono . Dappertutto è un ricambiarsi di saluti , di augurii , di strette di mano . Amici e conoscenti , che vivono disgiunti da immensurabili spazi di terra e di mare : uomini che senza essersi veduti mai , per mezzo di un filo miracoloso si ricambiarono per molti anni le aspirazioni e le idee - eccoli riuniti in una sola città , in un sol punto del globo , per assistere ad un nuovo prodigio dell ' intelligenza . In uno dei più vasti emicicli , conversavano a voce alta due personaggi , che al vestito ed al distintivo di nobiltà ond ' erano fregiati , mostravano appartenere alla onorata congregazione dei Primati . - Povera umanità - diceva l ' un d ' essi , volgendo uno sguardo di commiserazione alla folla . - Povera umanità ! Studia ! lavora ! inventa pure il miracolo onde migliorare la tua condizione , tu starai sempre a disagio nel mondo . La scienza non può soccorrere a ' tuoi bisogni senza crearne dei nuovi . La noia , il desiderio , il dolore aggraveranno eternamente il fardello della vita ! ... Questa città nel breve corso di un secolo si è estesa di oltre venti miglia in circonferenza . Le più belle , le più utili istituzioni furono qui favorite dalla ricchezza e dalla generosità de ' cittadini . Un migliaio di stabilimenti pubblici e privati si eressero come per incanto nell ' ultimo decennio ; le case di ospitalità , gli alberghi , i palazzi mobili possono dar ricetto a seicentomila forestieri : nondimeno , ecco venire un giorno in cui il concorso strabocchevole dimostra l ' insufficienza dei provvedimenti umani , e i disordini rinascono , la confusione si rinnova , e da ogni parte sorgono grida di malcontento ! Nel primo caffè di Milano , fornito di venti fornelli e servito da oltre quattrocento volonterosi , io veggo dei poveri diavoli che attendono da due ore la colazione ! - Tu hai sempre il tuo umor nero , amico Rousseau ; - disse un giovane di circa venticinque anni , che portava sulla fronte il doppio distintivo della nobiltà ( ) . - Convengo che il dipartimento Italia , e sopratutto la famiglia dell ' Olona , han molto progredito nella civiltà in quest ' ultimo decennio ; ma rispetto agli altri dipartimenti di Europa , qui trovo ancora un barbarismo deplorabile . Il progresso , come tu dici , crea dei nuovi bisogni , e guai se ciò non avvenisse ! l ' uomo diverrebbe stazionario , ovvero camminerebbe retrogrado . Una invenzione , una scoperta qualunque , producendo nuovi bisogni , trae seco di conseguenza altre invenzioni ed altre scoperte - e così l ' uomo procede gradatamente a quell ' apice di perfezione , che è il fine supremo della vita . Guai allo sciagurato che si arresta a mezzo del cammino ! Guai tre volte a colui , che si adagia sul presente , rifiutando i benefizi quotidiani della intelligenza ! Quest ' oggi parecchie migliaia di persone si trovano a Milano senza albergo e senza vitto - ciò non avverrebbe a Parigi , nè a Napoli , nè a Berlino , quand ' anche , in un sol giorno , tutti gli abitatori dall ' universo si adunassero in quei centri popolosi . In occasione dell ' ultima esposizione , a Parigi v ' era un ' affluenza quotidiana di circa otto milioni di forestieri , ma in meno di due giorni sui tetti delle case vennero elevati cinque o sei piani di piccole camere in guttaperca , e gli alloggi furono quadruplicati . Quanto alla bisogna del vitto , il provvedimento è ancora più facile . Se a Milano i proprietari degli Alberghi e dei Caffè si fossero provveduti di midollo concentrato di leone , tutti quei poveretti che attendono la colazione da due ore , con una sola pillola potrebbero nutrirsi per l ' intera giornata . - Bella invenzione davvero , le vostre pillole di midollo concentrato ! - disse Rousseau , crollando la testa . - I Milanesi non diedero mai prova di tanto buon senso , quanto nel rifiutare questo nuovo metodo di alimentazione , che debilita lo stomaco e priva l ' uomo de ' più squisiti piaceri . - E credi tu , che se in questo momento giungesse a Milano uno speculatore , il quale mettesse in vendita due o tre barili delle mie pillole , non sarebbe un gran benefizio per gli stomachi digiuni ? ... Un sorriso di dubbio , quasi di scherno , increspò leggermente il labbro di Rousseau . E già stava per rispondere una amara parola , quando una ondata di giovincelli bizzarramente vestiti irruppe nella sala . Erano i piccoli banditori del commercio e della industria , venditori di giornali , di zigaretti e fotografie , porta voci di notizie , anticamente denominati barabini , ed ora distinti col titolo espressivo di demonietti di città . Abbigliati di una semplice blouse di seta color scarlatto , la fronte protetta da un elegante berettino di velluto azzurro , i capelli lunghi e scendenti sulle spalle , la gamba ignuda fino al ginocchio , il piede serrato in uno stivaletto rosso colle calze riverse , di una candidezza incensurabile ; snelli , petulanti , loquaci , attraversavano la folla senza toccarla , filtravano nei crocchi , strillavano , sparivano come esseri fantastici . Il grido di quei piccoli demoni pose fine alla quistione dei due scienziati . Un pallone da commercio giunto da Parigi in quel punto aveva recato a Milano quattromila case di guttaperca e parecchi barili di pillole Raspail preparate col midollo di leone . All ' annunzio inaspettato , tutte le sale furono in moto . I forestieri , che già da parecchie ore languivano a stomaco digiuno , e che non avevano trovato alloggio nella città , assediano la sporta dei piccoli venditori , i quali strillano a tutta gola : - avanti , fratelli ! - Una camera per cinque lussi ! - Un pranzo in una pillola ! - Midollo concentrato di leone ! Un vaso di trenta pillole Raspail per sessanta lussi ! - Non più fame per un mese ! - Non più osti ! Palazzi di guttaperca con mobili e senza mobili ! ! ! - Che il diavolo vi porti ! - brontola Rousseau , levandosi impetuosamente dal sedile . E salutando con aria dispettosa il collega scienziato : - amico - gli dice - io non posso reggere a questi orribili spettacoli della umana follia . Le tue pillole di midollo affrettano di due secoli il suicidio totale dell ' umanità . - Il tempo farà ragione delle nostre differenze - rispose l ' altro scienziato , il quale era appunto l ' illustre Raspail III , inventore dell ' alimento omeopatico . - Ma i tuoi sofismi non possono distruggere nel mio cuore la compiacenza che io provo in questo momento ! In meno di un quarto d ' ora , i ragazzi aveano infatti esaurita la loro provvisione di pillole ; e buona parte dei forestieri , confortato lo stomaco dai sughi efficaci , erano usciti dal Caffè , ciascuno col suo rotolo di guttaperca sotto braccio , che doveva trasformarsi in camera o in palazzo ammobigliato . CAPITOLO VII . L ' uomo alato di Fourrier . Mentre Rousseau usciva dall ' emiciclo , entravano dalla porta Orientale tre nuovi personaggi , i quali dopo breve ricambio di saluti , sedettero presso Raspail . Erano tre primati del dipartimento francese : Virey , Michelet e Fourrier , celebri innovatori o piuttosto trasformatori della scienza zoologica . Michelet era seguito da due magnifiche tigri , sommesse e docili come cani di Terranuova . Le due fiere dell ' africano deserto , ammansate da quella forza simpatico - magnetica che Dio ha dato all ' uomo quando lo istituì signore del creato , si sdraiarono sul pavimento facendo sgabello del dorso ai piedi del potente domatore . Alla vista delle ammirabili belve , quanti sedevano nell ' emiciclo si alzarono mandando un grido di sorpresa . Da oltre dieci anni , i leoni , le iene , gli orsi ed altri animali , che ai tempi andati si chiamavano feroci , soggiogati dal magnetismo e raddolciti dalla educazione , viveano famigliarmente coll ' uomo . La sola tigre avea resistito alla potenza dell ' elettrico animale , sfidando il coraggio e l ' imperiosa volontà dei più temerari . Immaginate la meraviglia dei circostanti in vedere lo scienziato distendere sbadatamente le gambe sui cuscini della pelle contratta , e solleticare colla punta dello stivaletto gli irti mustacchi della belva ! Se non che , a scemare l ' impressione terribile di quella scena , un altro fatto meno sorprendente , perché constatato da altre esperienze , ma sempre interessante e giocondo , distrasse l ' attenzione dei curiosi . Un centinaio di augelletti d ' ogni specie e d ' ogni colore aveano invasa la sala , e svolazzavano dai capitelli alle cornici , dai ventilatori ai lampadari , cinguettando festosamente . Fourrier levò lo sguardo , e sorrise coll ' espressione di chi risponde ad un cortese saluto con animo profondamente addolorato . Poi trasse dalla bisaccia una elegante scatoletta ripiena di semi odorosi - e gli augelletti a discendere tosto , beccare il loro granello , e di nuovo sparpagliarsi nelle regioni più elevate . Sulla fronte dello scienziato era una nube di tristezza . Raspail se ne avvide , gli stese la mano , e coll ' affetto dello sguardo gli chiese il segreto de ' suoi dolori . - Il mio dolore non è più un segreto pei miei compagni di viaggio - prese a dire Fourrier coll ' accento della più viva commozione , e accennava a Virey e a Michelet . - Pure io ripeterò la confessione , perocché la mia anima ha bisogno di rivelarsi . Nella sala si fece un silenzio solenne . Gli augelli ristettero e cessarono dal canto . - Colleghi , amici , fratelli - riprese Fourrier - la scienza genera la superbia , e la superbia genera l ' errore . Questa antica sentenza oggi mi ricorre al pensiero nella sua verità più terribile . Seguendo le orme d ' un mio illustre antenato , io mi era prefisso di concorrere alla rigenerazione della umana famiglia perfezionando l ' organizzazione fisica dell ' uomo , facendo violenza alle leggi istesse della natura . Ho consumata la giovinezza in lunghi e pazienti studi , in esperienze terribili , che più volte mi costarono dei rimorsi ; ma l ' idea fissa , irremovibile , l ' idea dominatrice di tutti i miei pensieri era quella di dare all ' uomo una nuova facoltà , la facoltà di volare come l ' aquila delle Alpi , come il Condoro delle Indie . Io mi ero detto : finché l ' uomo non potrà elevarsi negli spazi infiniti dell ' aere , solo , per suo proprio impulso , senza dipendere da meccanismi che richieggono il concorso di altri uomini ; indipendenza e libertà saranno aspirazioni vane , parole vuote di senso . I palloni aerostatici , i vagoni delle ferrovie , i fili telegrafici , le navi sottomarine , saranno mai sempre subordinati a quel dispotismo sociale , che niuna legge può distruggere . Ove altro non esistesse , rimarrebbe la tirannia del denaro , principio e fomite di schiavitù . - Per compiere il volo di Dedalo , si vorrebbe denaro a provvedere la cera e le piume ; ali non si avrebbero senza il soccorso di meccanismi costosi . Non sarà dunque possibile modificare la conformazione fisica dell ' uomo in guisa da fargli spuntare in sulle spalle questo nuovo organo , che deve aprirgli le libere vie del firmamento ? Nel 1940 , proposi il quesito ad una assemblea di scienziati americani , - ed ebbi lo scherno per sola risposta . Due anni dopo , passeggiando nel podere di un industre colono di Strasburgo , questi mi fece notare una magnifica pianta , sulla quale maturavano dieci qualità di frutti differenti , sicché dall ' un ramo pendevano le più belle pesche , dall ' altro fichi prelibati , qui grappoli d ' uva , più in alto pere , e mandorle , e noci ; e tutta questa varietà di frutta era cresciuta sullo stesso tronco per effetto di innesto ... - Comprendo , - interruppe Raspail ; - l ' innesto dei vegetali ti ha suggerito l ' idea ... di tentare l ' ugual prova nei regno animato . - E l ' idea era troppo logica perché io non mi affrettassi a realizzarla ; io , che da tanti anni non vagheggiava che una sola speranza al mondo ! ... Prima di tentare la prova nell ' animale ragionevole , feci parecchie esperienze sui bruti , le quali riuscirono a meraviglia . Nell ' anno 1945 non restandomi più alcun dubbio sul risultato delle mie operazioni , presi in alloggio una villa a poca distanza da Lima , e quivi , col soccorso di pochi amici e la benedizione di Dio , produssi per la prima volta il grande fenomeno dell ' uomo alato . Due gentili bambini , che oggi amo con cuore di padre , sottoposero le tenere membra al ferro incisore ... Le lacrime ch ' essi versarono in quel giorno doveano essere compensate ad usura dal benefizio della libertà . Incisi le tenere carni all ' estremità della scapola , v ' innestai prontamente le ali ancora palpitanti di una colomba ... Chiusi la cicatrice con cera vergine ed aromi glutinosi . I due bimbi , nutriti di sughi animatori , per tre giorni rimasero in fasce ... Nel quarto giorno , al levarsi dei lini , io vidi le ali agitarsi di novella vitalità ... Il ramo innestato non poteva deperire ... Le due piccole creature , che mi stavano dinanzi , avevano le forme dell ' angelo immaginato dai cristiani . Il tuono di una cannonata interruppe la conversazione di Fourrier . - Era il primo segnale della pioggia . - Due minuti ancora , e le valvole della gran macchina dovevano aprirsi ... Tutti quanti si levarono per uscire dalla sala . Fourrier , dando il braccio a Raspail e seguito dai colleghi , si condusse sulla porta di occidente , proseguendo a narrare la sua istoria ... I quattro scienziati , affacciandosi alla grande apertura che dominava la piazza del Duomo , ristettero meravigliati . Il terreno , i balconi , le muraglie , i tetti e gli orti superiori delle case erano spariti . Da qualunque parte volgessero lo sguardo , non incontravano che una folta selva di gente . A un tratto la folla parve agitarsi come l ' onda dell ' Oceano ai primi soffi della bufera . - Tutte le teste si levarono verso il firmamento , le braccia e le mani accennarono - un milione di cannocchiali si volsero a due corpi bianchi che nuotavano nello spazio con moto discendente . A quella vista Fourrier non potè trattenere un grido di gioia . - Son dessi ! - esclamò lo scienziato . - Le mie creature ! ... Rondine e Lucarino , i miei figli di adozione ! ... Oh ! mi perdoni il Signore la colpevole diffidenza ! - Miracolo della scienza ! - esclamò Raspail seguendo con estatico sguardo i due giovani alati , che calavano rapidamente sovra la maggiore aguglia del Duomo ... - Io non aveva calcolato le ore del riposo - soggiunse Fourrier ... - Questa fu la sola causa del loro ritardo ! ... - Ma donde vengono essi ? Qual fu il loro viaggio ? - chiesero ad una voce i circostanti ... - Presero il volo da Filadelfia ieri notte , due ore prima che io partissi coll ' aerostata La Hoeu ... Ma ecco ! ... Vedete ! han raccolte le ali ! ... Essi precipitano come due frecce ! ... Un grido si levò dalla folla ... Poi successe il silenzio terribile dell ' ansia repressa ... Fourrier con moto involontario appoggiò la mano convulsa sulla spalla dell ' amico , e levossi sulla punta dei piedi ... Il terrore fu breve ... I due pellegrini dell ' aria , dopo una discesa precipitosa di oltre mille metri , improvvisamente distesero le immense ali ... e scherzando con leggerissimo volo intorno alla cupola del Duomo , ristettero abbracciati sulla testa dorata della Madonna ... In quel punto il cannone della gran torre diede il secondo segnale , che annunziava l ' apertura delle valvole ! ... CAPITOLO VIII . La pioggia artifiziale , I cinquanta subalterni , che fino a quel momento erano rimasti a guardia dei tubi ustorii , si diressero verso il centro della cupola , e concentrando le loro forze intorno ai manubrii , fecero scattare il coperchio della gran torre . Allora fu udito un rumore simile al ruggito di mille Leoni ; e una densa colonna di vapore lanciossi verso il firmamento ; e il limpido azzurro si coperse di nuvole opache , divenne torbido e fremente come un lago all ' irrompere di torrente impetuoso . Io non vi saprei descrivere l ' effetto meraviglioso di quella scena , e molto meno ritrarre le agitazioni , le impazienze , i terrori del giovane Albani , il quale da una gabbia sporgente dalla gran torre , aveva dirette le operazioni del pericoloso meccanismo ; ed ora , avvolto da una nuvola ardente , fra lo scroscio spaventevole del vapore , somigliava ad Elia profeta , sospeso fra il cielo e la terra sul carro di fuoco . L ' Albani combatteva l ' ultima crisi di quella febbre che uccide il genio col disinganno , o lo ravviva col successo . Ma l ' eruzione è cessata - le sorgenti inaridite - il cielo plumbeo , opaco , minaccioso - gli augelli sorpresi dalla improvvisa caligine , si smarriscono per l ' aere mandando strida lamentose ... La città si è dunque mutata in deserto ? - Ma no - le vie , i balconi , i tetti , le torri , gli alberi sono scomparsi sotto quest ' onda di popolo , che dall ' agitazione rumorosa è passato d ' un tratto all ' immobilità , al silenzio più solenne . Si direbbe che , a punire questa titanica ribellione contro l ' ordine della natura , Iddio abbia pietrificato di uno sguardo l ' umanità tutta intera . Dopo dieci minuti di attesa terribile , l ' Albani sentì piovere sulla fronte uno gocciola refrigerante . Era la stilla invocata dal dannato Epulone ... Il giovine levò al cielo uno sguardo più eloquente di ogni parola ... e quello sguardo era l ' inno di riconoscenza , era l ' omaggio dell ' intelligenza subordinata , che rimonta alla sorgente divina da cui emana e dipende . Tutti i calcoli dell ' Albani si erano avverati . Una pioggia lenta , fresca , abbondante , simile in tutto alla pioggia naturale , scendeva sulla terra a vivificare gli animali , le piante , i campi e le onde . L ' artista non potè contenere un grido di soddisfazione ; ma quel grido andò perduto negli applausi , nell ' urlo di dieci milioni di spettatori . Quando l ' Albani abbassò lo sguardo con sublime compiacenza per leggere su quella immensa superficie di teste l ' ammirazione dell ' opera sua , le teste erano già sparite sotto uno sterminato padiglione di ombrelli , ed egli potè sorridere , come Dio , sulla umana debolezza . Due ore dopo , per mezzo dei fili telegrafici , la riuscita del nuovo meccanismo era annunziata agli estremi confini dell ' universo , e l ' artefice prendeva il suo posto fra i primati dell ' intelligenza col nome di primo Albani . CAPITOLO IX La Confessione . Al cader della notte , era cessata per l ' Albani l ' ebbrezza del trionfo . La sua fronte si era nuovamente increspata di una ruga profonda . Le memorie del passato , le trepidanze dell ' avvenire riprendevano imperiosamente il loro posto nell ' anima del giovine . Prevedendo il pericolo di una ovazione popolare , l ' Albani salì in una gondola volante onde uscire liberamente dalla folla . Per due ore , il giovane artista si aggirò negli spazi dell ' aere , in preda a ' suoi cupi pensieri . Il tempo era lento per lui . Le ore per lui si svolgevano lente e terribili , come quelle del delinquente che aspetta il giudizio degli uomini . Ma in quella meditazione , fosca e lugubre come l ' inferno , traluceva di quando in quando un raggio di paradiso . La sua anima travolta nelle tenebre si riscuoteva al suono di una voce melodiosa che gli diceva : l ' amore di una donna è il santo riflesso del perdono di Dio ; per esso si cancellano tutti i peccati e tutti i rimorsi dell ' uomo . - Bada di non iscostarti troppo dalla città - disse l ' Albani al conduttore della gondola . - A undici ore io debbo trovarmi sulla riva del lago , presso l ' antico Arco della Pace . - Il gran faro cittadino segna le dieci e cinque minuti - rispose il gondoliere dell ' aere , volgendo gli occhi ad un immenso globo di luce che sorgeva a poca distanza dalla cattedrale . - Colla mia gondola potrei condurvi fino a Bergamo , e restituirvi alla spiaggia per l ' ora indicata - Due ore di attesa ! ... ancora due ore di incertezza ... di terribile agonia ! - mormorò l ' Albani . - No , io non potrei reggere più a lungo a questa lotta . Poi , volgendosi di nuovo al gondoliere - ritorniamo alla città - disse ad alta voce - alla contrada di Riparazione , numero zero . Mentre la gondola drizzava rapidamente il rostro verso il faro cittadino , la fronte dell ' Albani si andava rasserenando , riflettendo le intime compiacenze di un ' anima che crede aver trovato il farmaco a ' suoi dolori . - Oh ! troppo tardi mi è venuta questa ispirazione - pensava egli . - Nelle perplessità , nei pericoli della vita , non mi ha egli pregato di ricorrere a lui ? Ed io ho potuto dimenticare le ultime parole del mesto congedo , le promesse che ci siamo ricambiate nel bacio dell ' addio ? Non fu egli il solo compagno , l ' amico mio , nel lungo pellegrinaggio di cinque anni ? Quando gli uomini scagliarono sul mio capo l ' anatema e la morte , le sue parole furono amore e speranza . Ogni volta che , estenuato dai patimenti , dalla vergogna e dal rimorso , io cadeva a terra , invocando la fine di una insopportabile esistenza , la sua mano mi rialzava dolcemente , ed io sentiva rinascere le forze smarrite , io riprendeva il coraggio al suono di quella voce santa che mi diceva : Prosegui , l ' espiazione cancella la colpa ! Mentre l ' Albani era assorto in tali pensieri , la gondola , oltrepassato il Faro cittadino , sostava all ' altezza di duecento metri sopra il Quartiere di Misericordia . Il gondoliere , per riconoscere la contrada sulla quale doveva calarsi , si pose agli occhi una chatvue ( ) , e dopo alcuni minuti di esplorazione , diede moto a ' suoi meccanismi , e scese rapidamente nella via di Riparazione , toccando terra presso la casa che gli era stata indicata . Il giovane balzò dai cuscini , ed entrò nella casa senza dir motto al conduttore . Questi riprese l ' alto colla sua gondola , e ristette sopra la porta ad aspettare che quegli uscisse . L ' Albani attraversò rapidamente la galleria terrena , o piuttosto un viale di rose d ' ogni colore e fragranza , rischiarato da una luce artifiziale , in cui parevano fondersi il raggio melanconico della luna e il vivace candore del mattino . Ad incontrarlo mosse una donna vestita di tunica bianca , le chiome raccolte in una reticella di perle e di topazi , splendenti come foglie irrorate dal mattino . La tunica , chiusa sul petto da una croce di diamanti , scendeva con ricca onda di pieghe fino all ' estremo dello stivaletto . Senza cintura , senza ornamenti . Lo splendore dello sguardo , il vermiglio delle labbra , l ' ebano delle chiome , rivelavano la donna sotto la effige dell ' angelo . - Che cercate , o fratello , nella casa di benedizione ? - chiese la donna all ' Albani con soavissimo accento . - Io cerco - rispose il giovane con voce commossa . - io cerco il predicatore dell ' evangelo , che fra i ministri porta il nome di fratello consolatore . - Il ministro è assente - disse la donna - ma egli sarà di ritorno fra poco . Noi dobbiamo uscire insieme per assistere ad una cerimonia nuziale , che deve compiersi prima di mezzanotte in un quartiere alquanto discosto dal nostro . - Una cerimonia nuziale prima di mezzanotte ! - esclamò il giovane radiante di gioia ... - Dunque ... sarebbe vero ?...Fidelia avrebbe acconsentito ? ... - Fidelia ! ... Il nome che voi profferite - disse la donna - mi dà a conoscere il vostro ... Voi siete l ' Albani ... il fidanzato della mia sorella d 'amore!...Venite! ... Affrettiamo gl ' istanti della consolazione , perocché sulla terra i dolori sono sempre imminenti ... La vostra fidanzata è là , nell ' intimo sacrario del ministro , ad attendere quell ' ora che voi avete prevenuta coll ' impaziente desiderio . Così parlando , la sposa del ministro prese per mano l ' Albani e lo introdusse in una rotonda scolpita nell ' alabastro , dove , sovra un divano coperto di bianchi drappi , sedeva la figlia del Gran Proposto . L ' Albani , al primo vederla , la credette una statua . Ma le candide forme erano animate , la statua levossi in piedi , e sciolse la voce : - Amico ! fratello ! - esclamò Fidelia coll ' accento della più viva commozione . - E tu pure hai indovinato la strada più breve per toccare la meta ! I nostri cuori si attraggono ! L ' Albani non potè profferire parola , e cadde alle ginocchia di Fidelia . - Poiché l ' istinto del bene vi ha qui riuniti innanzi l ' ora prefissa - parlò la sposa del ministro - noi compiremo la cerimonia in questo luogo . Fratello Consolatore sarà qui fra pochi minuti ; ma i minuti dell ' uomo benefico sono preziosi agli infelici , e noi che respiriamo la gioia , non dobbiamo usurpare i diritti del dolore . Prima che il ministro ritorni , noi possiamo dar passo ai preliminari della vostra unione spirituale . Innanzi tutto , voi dovete adempiere al dovere di confessione , a quel sacro dovere , che ora non vuolsi più considerare , come ai tempi del pervertimento curiale , una formalità ripugnante ed assurda , ma sibbene un attestato di reciproca fiducia necessaria a guarentire la vostra pace avvenire ; io vi lascio , o figliuoli ! Quando la vostra confessione sarà compiuta , io verrò qui , col ministro , a benedire i vostri legami di spirito ! La sacerdotessa pose la mano di Fidelia in quella del suo giovane fidanzato , e uscì dalla rotonda . Allora l ' Albani , rimanendo genuflesso , la mano di Fidelia stretta alle labbra , cominciò la sua confessione : - Oh sì ! Una santa istituzione è codesta , che ci obbliga a rivelare tutte le nostre debolezze , tutte le nostre colpe , prima che il giuramento d ' amore sia profferito . Due cuori non possono amarsi davvero se prima non si conoscano . Miserabile quell ' uomo che pretende affermare la fede della sua compagna colla dissimulazione e coll ' inganno ! Ed era la mia una immensa stoltezza di affidarmi ai rigori delle leggi umane perché tu avessi ad ignorare il triste mistero del mio passato . A te dunque , o giovinetta , che mi rivelasti il divino istinto del perdono ; a te , che assumendo la missione dell ' angelo , hai steso la mano al caduto per redimerlo dalla vergogna e dai rimorsi , io narrerò quella orribile istoria ... - No ! ... basta ! - interruppe Fidelia con un leggiero brivido di terrore - la confessione non è obbligatoria . Io posso dispensarti dall ' accusare le tue colpe , prevenendoti col mio perdono . La donna che si consacra ad un uomo per tutta la vita , non solo deve assolvere il di lui passato , ma anche il di lui avvenire . In ciò la donna è più sublime di Dio ! Così parlando , Fidelia chinò le labbra sulla fronte infuocata , dell ' Albani , e vi ristette con un lungo bacio . Poi ella fece un movimento per levarsi in piedi e cedere il suo posto al giovane , che tuttavia rimaneva inginocchiato . - Mio fidanzato , mio fratello d ' amore - riprese Fidelia con dolcissimo accento - dispensandoti dalla confessione io mi sono prevalsa di un mio diritto , ma non intendo perciò esonerarmi da ' miei doveri . Al contrario , io ti prego di acconsentirmi questo sfogo dell ' anima che la legge mi impone , perocché io sappia che l ' uomo non può gustare , nelle braccia di una donna , tutta intera la voluttà dell ' amore , quand ' egli non sia ben certo che questa donna non abbia mai appartenuto ad alcuno ... - E potrei io dubitare della tua illibatezza ? - esclamò l ' Albani trattenendo la giovinetta con dolce violenza . - Tutta la tua vita si riflette nel tuo purissimo sguardo . Nella freschezza delle tue mani , nella fragranza del tuo alito , nelle caste pieghe dei lini che disegnano le tue membra , io respiro la vergine , indovino una limpida fonte , a cui nessuno ha mai portato le labbra ! La legge mi comanda di proferire a mia volta la parola perdono ; ed io , per obbedire a questa legge , ti perdono la sola colpa che in te riconosco , quella di aver amato un uomo immeritevole di possederti . I due fidanzati , nell ' estasi di un lungo abbracciamento , non si accorsero che la porta si era aperta , che non erano più soli . Speranza e fratello Consolatore entrarono nella rotonda . Il ministro si accostò al due amanti per compiere la cerimonia dell ' unione spirituale colla formola prescritta dai canoni religiosi . - Io ti amo e ti amerò sempre ! - disse l ' Albani - mentre il sacerdote univa la sua mano a quella di Fidelia . La giovinetta replicò la promessa con tremula voce . E mentre il ministro baciava in fronte i due sposi , dalla torre Garibaldi partirono i primi squilli del richiamo delle vergini . La cerimonia era compiuta . I due giovani si levarono in piedi . La sposa del ministro offerse il braccio a Fidelia , e tutti quanti uscirono dal sacrario . Appena sboccati nella via , l ' Albani scosse la funicella che pendeva dalla sua gondola , e il conduttore , svegliandosi al suono dell ' organetto acustico ( ) , calò a terra presso la porta . CAPITOLO X . Petizione civile . La cerimonia religiosa era compiuta ; l ' Albani e Fidelia erano sposi dinanzi a Dio ; la benedizione del sacerdote aveva santificato il loro amore , affermati i desiderii e le promesse con vincolo indissolubile ; ma essi non potevano convivere sotto il medesimo tetto prima di aver adempiuto alla formalità del contratto civile , Il matrimonio delle anime non imponeva che alle coscienze - il matrimonio civile stabiliva i doveri e i diritti dei coniugi , legittimava la prole , si faceva riconoscere e rispettare dalla famiglia . - Ed ora , mia dolce Fidelia - parlava l ' Albani alla sua donna durante il tragitto aereo - bisogna affrettare il compimento della nostra felicità ... Purché tu mi assecondi , purché non insorgano ostacoli d ' altra parte , fra un mese e tre giorni , lo squillo di richiamo non avrà più forza di separarci ... - Non è dunque compiuta la nostra felicità ? - domandò Fidelia con ingenua sorpresa . - Che altro ci resta a desiderare ? sono amata , e ti amo ! Questa sortita di Fidelia portò un leggiero turbamento nell ' anima del giovane . - Tu sai bene , sorella mia - affrettossi a dire l ' Albani - che noi non abbiamo diritto di chiamarci sposi dinanzi alla società , fino a quando la nostra unione non sia riconosciuta dalla famiglia . - È vero ! - mormorò Fidelia , e la sua parola parve un gemito . L ' Albani sentì crescere le ansietà . - Che ? ... tu dunque non dividi il mio desiderio ? - Poss ' io desiderare altra cosa fuor quello che tu desideri ? ... Pure ... non aveva pensato ... non credeva che sì presto ... - Spero di comprenderti , Fidelia ! Io so bene che , fra giovani amanti , il matrimonio spirituale quasi sempre suol precedere di parecchi anni la unione civile . A diciotto , a venti anni , si stringono i legami religiosi fra due cuori che si amano , ma difficilmente un cittadino della Confederazione Europea si trova in grado di passare alla conferma coniugale , prima di aver compiuto gli studi universitari e gli esercizi dell ' agro . Le fanciulle si compiacciono di questi ritardi , ed è orgoglio per esse poter dire : il mio è stato fedele per tanti anni senz ' avere altri vincoli che quelli della propria coscienza ! E tu forse , mia buona Fidelia , tu vagheggiavi questa prova di sentimento , che ha pure le sue dolcezze sublimi ! - Tu non riesci a comprendere perché io voglia sì presto rinunziare a questa ineffabile voluttà che deriva dall ' amore di una vergine . - Se tu non mi avessi generosamente dispensato dal confessarti le mie colpe , ora non avrei mestieri di spiegarti le mie impazienze . Ti basti sapere che la mia giovinezza non trascorse . come quella dei fratelli , nel severo esercizio degli studi , nell ' operoso lavoro dei campi . Io fui esentato dalla coscrizione agraria , per una eventualità dolorosa ... che ormai debbo tacerti , poiché tu bramasti di ignorarla . Quei cinque anni per me furono lunghi , segnati di incredibili angosce ; all ' agro , il cittadino corrobora la sua giovinezza ; io , precorrendo le esperienze della vita , ho abbreviato il mio avvenire . Che è mai l ' esistenza di un uomo ai tempi nostri ? Per chi non esca dalla strada comune , la vita finisce a ventisei anni , o a trenta , al più tardi . Per me , trascinato dalla sventura in una carriera eccezionale , il mondo non ha più attrattive fuor quelle della solitudine e dell ' amore . « In meno di dieci anni , noi apprendiamo tutta la scienza vera - in meno di due mesi , per mezzo dei palloni aerei , noi vediamo tutto il globo nella sua vasta circonferenza , noi conosciamo i costumi di tutti i popoli ; nulla più ci resta a sapere . Io aspirava alla gloria , alla ricchezza - ed ecco , mi chiamano primate dell ' intelligenza , e l ' invenzione del mio meccanismo per la pioggia artificiale mi verrà pagata oltre dieci milioni . Tu vedi bene , o Fidelia , che io non ho quindi più nulla a desiderare ... fuori di te - che tu sola puoi riempiere l ' immenso vuoto della mia esistenza avvenire ; che nel tuo aspetto soltanto io potrò leggere la ragione della mia vita . - Sovvengati , o Fidelia ! ... - e così parlando la voce dell ' Albani mutò improvvisamente di tono - che se mai un ostacolo insorgesse fra noi , se qualche anima sleale ... - Ma ciò non può essere , amico mio ! - interruppe Fidelia atterrita . - Poiché tu vuoi ... poiché io sono pronta a secondarti ... poiché Iddio ci ha già uniti di un vincolo che vuolsi ritenere il più sacro , il più indissolubile ... - Ebbene ... domani vedrai pubblicata la mia domanda ... Per un mese e tre giorni noi vivremo disgiunti , come impongono le leggi di petizione . Fra noi ogni comunicazione sarà sospesa ... E quand ' io tornerò a Milano ... - Quando tornerai a Milano ... la tua Fidelia avrà risposto alla domanda come il tuo cuore desidera , come io pure desidero in questo momento . Il conduttore aveva fermata la sua gondola sopra la Cupola maggiore del Piccolo Campidoglio . - Erano cessati gli squilli del richiamo . - Presto ! scendiamo ! ... a sinistra ... alla casa del gran Proposto . I due giovani si abbracciarono , ripetendosi mille giuramenti . Fidelia discese a terra , e l ' Albani si elevò di bel nuovo colla sua gondola , ordinando al conduttore di dirigersi al Palazzo di Famiglia . Quivi giunto , l ' Albani entrò nella sala d ' amore , e richiesto agli anziani di guardia il libro di petizione pubblica , vi scrisse le parole seguenti : « Io , Redento Albani , adulto , costruttore della macchina per la pioggia artificiale , figlio di Primo Albani , inventore delle stufe cittadine ( ) chieggo legittimare con la cerimonia civile il matrimonio religioso da me precedentemente contratto con la adulta Fidelia Berretta , figlia di Terzo Berretta , Gran Proposto di Milano . » CAPITOLO XI . Due personaggi di tutti i tempi . Quella mattina , il funzionario Torresani , Capo di Sorveglianza della Famiglia Olona , fu svegliato innanzi tempo da dodici squilli della campana elettrica . - Caspita ! - esclamò il vecchio balzando dal letto - il Gran Proposto mi chiama di buon ' ora ... Qualche cosa di serio ! ... E il Capo di Sorveglianza si gettò sulle spalle un mantello grigio , si pose in testa un alto cilindro , poi , discese con passo celere la Cava ( ) , e fece levare un espresso per recarsi al Piccolo Campidoglio . Il Torresani era un uomo di circa sessantacinque anni , un po ' ricurvo , ma ancora vigoroso . La sua faccia ossea , bernoccoluta , dura , affettava una giovialità poco rassicurante . I suoi occhi grigi vibravano dai solchi profondi delle guance una luce sinistra - due occhi , che tratto tratto si eclissavano , rintanandosi nelle palpebre come due teste da serpente . Cento anni addietro , quel pubblico funzionario si sarebbe chiamato Commissario superiore di polizia , ovvero Questore . Nel 1982 , il titolo era mutato , ma le funzioni erano identiche . La Polizia , la Questura , l ' Uffizio di sorveglianza furono e saranno una necessità di tutti i tempi . Quando l ' espresso venne a fermarsi presso la porta intima del Piccolo Campidoglio , il Gran Proposto Berretta stava sulla soglia ad attenderlo . I due funzionari si salutarono con un cenno democratico della mano , cui il Torresani aggiunse un leggiero inchino della schiena . I due pubblici funzionari entrarono in un gabinetto terreno . E siccome un vecchio commissario di Sorveglianza ( di polizia , se meglio vi piace ) non ha bisogno della vista magnetica per leggere in quel viscere opaco che si chiama il cuore umano , al Torresani bastò una rapida occhiata , un ' occhiata da basilisco , per indovinare il turbamento del suo superiore . Il Gran Proposto si era tuffato con tutta la persona in una sedia liquida ( ) i cui cilindri congelatori girarono con moto rapidissimi . Egli stringeva nella mano una ampolletta di argento , la quale a giudicarne dal timbro , doveva contenere il famoso elisire di ambra distillata , il più potente moderatore degli sdegni umani . Quelle due circostanze non isfuggirono allo sguardo maligno del Capo di Sorveglianza , il quale non era mai tanto felice come quando poteva accertarsi che alcuno de ' suoi superiori versasse in gravi imbarazzi . Il Torresani era stoffa da impiegato . Per dissimulare le proprie impressioni , egli si studiava di prendere un ' aria di bonomia che faceva a pugni col suo grugno sinistro . Teneva gli occhi bassi - il labbro semiaperto - e preparava in sua mente dei concettini , delle arguzie , delle banalità umoristiche , tanto da prolungare un colloquio , dal quale prevedeva ottimi risultati . Il Torresani voleva divertirsi a spese del Gran Proposto , e cavare da ' suoi imbarazzi il maggior profitto che per lui si potesse . - Mio caro Torresani ... noi viviamo in tempi difficili ! - cominciò il Gran Proposto , dopo aver sorbito due o tre gocciole dell ' elisire moderatore . - In verità - rispose l ' altro - i tempi non sono facili ... I due interlocutori si sbirciarono di traverso - e ciascuno aspettava che l ' altro riprendesse il dialogo . Il Gran Proposto , dopo breve pausa , dovette intuonare una seconda volta : - Viviamo in tempi ... nefasti ! ... - Voi parlate come un giornale dell ' opposizione , eccellentissimo signor Proposto . - Moderate le vostre parole , ovvero sarò costretto a registrare il vostro nome fra quelli dei malcontenti , dei pregiudicati politici , dei settari , dei nemici dell ' ordine , di quei sciagurati che cospirano contro il migliore dei Governi ... contro il Governo attuale ... - Voi non mi avete compreso , ottimo collega - ed io mi affretterò a chiarirvi il mio concetto ; altrimenti , da quel fiero e zelante impiegato ch ' io vi conosco , voi sareste capace di farmi arrestare al primo tumulto di popolo . I tempi sono difficili - intendiamoci bene - difficili per noi , alti dignitari dello Stato , rappresentanti della legge , e moderatori dell ' ordine pubblico ! ... - Senza far torto alle sapientissime e ossequiatissime istituzioni della serenissima Confederazione Europea , mi sia permesso di soggiungere che , in ogni tempo , sotto qualsivoglia Governo , gl ' impiegati pubblici furono retribuiti meschinamente ... Eppure ... come si fa ? ... Bisogna stare col Governo ! ... sostenere il Governo ! ... E guai se avessimo ad allentare le redini ... alla canaglia ! ... Nelle rivoluzioni , i primi martiri siamo noi ... Meglio la mezza pensione del Governo , che non il congedo assoluto dei popoli ! ... Basta ! ... Lasciamo andare questo lugubre argomento ... e tiriamo innanzi alle mercé di Dio ... e dei nostri superiori ! Nel proferire quest ' ultima parola , la voce del Torresani era divenuta fioca e rantolosa , come quella di un infermo accattone . - Vero ... verissimo ... quanto voi asserite - riprese il Gran Proposto - i nemici naturali dei governanti sono i popoli governati . Le leggi , per quanto eque e liberali esse sieno - non cesseranno mai di rappresentare , nel giudizio del popolo , altrettanti vincoli di schiavitù . Noi , che ne siamo gli interpreti e gli esecutori , dobbiamo necessariamente subire l ' odio delle moltitudini ignoranti e depravate ... I popoli troveranno sempre dei pretesti per cospirare contro il principio di autorità che si incarna nei pubblici funzionari ... - Negli uomini più eminenti della Nazione ... - Dunque ... come voi dicevate poco dianzi ... noi dobbiamo fare a gara nel sostenerci ... nel prestarci mano ... nel renderci scambievoli servigi ... dobbiam stringere una alleanza compatta ... - E solida ... - Usare di tutti i mezzi ... - Solidi ... - Che sono in nostro potere , onde far fronte a questa incessante reazione di popolo , che minaccia la nostra sicurezza personale , i nostri averi , i nostri titoli , e perfino la nostra tranquillità ... la nostra pace domestica ... - Gran Proposto - interruppe il Torresani con una animazione artificiale che somigliava ad un impeto di zelo - se dal mio infimo gradino io posso qualche cosa per voi che sedete al più alto vertice della Gerarchia Governativa , non avete che a proferire una parola , ad emettere un ordine , perché anima e corpo , io mi adoperi a vostro vantaggio ... Non dico per vantarmi , ma credo , nel disimpegno delle mie attribuzioni , di avervi sempre dato prova di intelligenza , di abilità e sopratutto di molto zelo . - Voi portate gloriosamente il nome del Torresani - rispose il Gran Proposto con accento solenne - epperò nelle emergenze difficili , io ebbi sempre ricorso a voi , ed oggi più che mai faccio assegnamento sul vostro ingegno , sulla vostra esattezza ... Il Torresani si levò in piedi e portò la mano al cuore esprimendo la più rispettosa divozione . Poi , ricomponendosi nel pieritto , fissò in volto il Proposto con tutta la malizia dei suoi due occhi da serpente . Il Gran Proposto portò alle labbra l ' ampolla dell ' elisire , la sorbì fino all ' ultima stilla - indi riprese con calma : - Voi siete padre di famiglia , mio caro Torresani ... - Colle istituzioni attuali , ciò non porta imbarazzi ... I miei dodici figli sono mantenuti a spese del Comune ... - Fino a quando la prole fu a carico dei genitori , gli affetti erano meno vivi , meno intensi ... - E i figli più scarsi di numero ... - La vostra osservazione è profonda , ma non serve al caso mio - rispose il Gran Proposto alquanto turbato . - Iddio non ha voluto gratificarmi di una prole numerosa quanto la vostra . Ebbi una sola figlia , e tutti i miei affetti , tutte le mie speranze si concentrarono in essa . Voi la conoscete - mia figlia , che all ' ultimo Concorso di Napoli ( ) ha ottenuto il secondo premio di bellezza - una figlia amorosa , buona , che tutti i padri m ' invidiano . - Voi sapete ancora che da molti anni ho perduto la moglie ; che io non ho sulla terra altro bene , altro conforto ai vecchi giorni fuori della mia Fidelia ... - Se non m ' inganno , la vostra Fidelia deve aver compiuto i diciannove anni ... Ella è nata nel 1963 , all ' epoca in cui ebbi anch ' io una figlia ... una figlia che si chiamava Stella ... no ... mi inganno ... Giacinta ... o piuttosto Camelia ... Questi tre nomi c ' erano nella famiglia ... e so di averli iscritti ne ' miei registri ... Ah ! voi siete un padre fortunato , signor Proposto ... Avete potuto tenere presso di voi una figlia per diciannove anni , mentre a me , de ' miei dodici , non ne rimane più uno . Le mie ragazze , quale a sedici anni , quale a dodici , quale a dieci , se ne andarono al quinto cielo coi palloni a vapore ; e quando una ragazza abbia fatto la sua prima corsa in pallone , domando io chi può fermarla ! Il Gran Proposto si fece pallido in viso . L ' altro , che già cominciava a comprendere il segreto del suo turbamento , riprese , nel sembiante e nelle parole , il suo fare più ingenuo . - Il vostro esordio , onorevolissimo Gran Proposto , mi darebbe a credere che voi pure abbiate dei gravi dispiaceri nella vostra famiglia privata . - Tanto gravi , che quelli della famiglia pubblica , e sono pure ingentissimi , al paragone mi sembrano inezie . - Se ciò è , mi spiace , onorevolissimo Gran Proposto , che io non sarò in grado di giovarvi come avrei desiderato . - Al contrario ... Non solamente voi siete in grado di prestarmi aiuto , ma fuori di voi , non avvi persona al mondo sulla quale io possa contare nel terribile frangente in cui mi trovo . Il furbo Torresani sapeva già tutto , ma proseguiva a fare l ' attonito . - Voi ... senza dubbio ... avrete letto i giornali di ieri sera - disse il Gran Proposto con un largo sospiro - voi saprete la notizia pubblicata dal Figaro , organo uffiziale dei matrimoni , la notizia ... che oggi corre sulle labbra di tutti ... - Ah ! ... To ! ... Veh ! ... La gran testa d ' oca ch ' io sono ... ! E dire che io mi era già scordato ... Vedete se la politica ci rende imbecilli ... ! Perdonate se io non mi sono affrettato a rivolgervi le mie congratulazioni . - Grazie , onorevole collega ! ... Grazie ! Non è il caso di farmi delle congratulazioni , ma piuttosto di condolervi ... - Che ? ... vediamo un poco se ci intendiamo ! - proseguì il Torresani abbandonandosi ad una loquacità che escludeva ogni interruzione . - Io voleva alludere alla petizione di matrimonio inoltrata dal cittadino Redento Albani , dal celebre inventore della pioggia artifiziale , in favore di vostra figlia ... Figuratevi , Gran Proposto , qual fu la mia sorpresa ieri sera ... sì ... ieri sera ... al teatro degli Automi ... voi sapete ... a quel vecchio teatro che un tempo si chiamava della Scala , e che oggi serve agli spettacoli automeccanici delle grandi marionette . Io vado ogni sera a quel teatro , vi ero abbonato da ragazzo , fino dai tempi in cui vi si rappresentava l ' opera in musica ... Che volete ... ? Siamo milanesi ... e quindi ... per indole ... per educazione ... fors ' anche per influenza di clima ... un po ' abitudinari . Una sera , invece dei soliti cantanti , delle solite ballerine , ci hanno dato le marionette ... Io , e i miei coetanei , piuttosto che abbandonare la nostra sedia fissa , il nostro palco di quarta fila ... piuttosto che allontanarci dal nostro vecchio centro , ci siamo accontentati di quel nuovo spettacolo ... e vi assicuro ... Gran Proposto ... che ci si diverte di cuore , e che la vecchia Scala è tuttora il primo teatro del mondo . Il Gran Proposto sbuffava , ma non ardiva interrompere quella foga di parole . Il vecchio Torresani tirava innanzi con una facondia inesorabile . - Or bene - voi conoscete il nuovo sistema dei sipari adottati recentemente nei grandi teatri - voglio parlare del sipario - giornale , che suol calarsi dopo il secondo atto della rappresentazione . Su quella vasta tela sono stampati , a grandi caratteri , i dispacci più importanti della giornata e buona parte delle notizie cittadine . Figuratevi dunque la mia sorpresa ... la mia commozione ... la mia gioia ... quando , ieri sera , volgendo il mio binoccolo al sipario - giornale , potei leggere la petizione del cittadino Albani , riprodotta testualmente dal foglio uffiziale dei matrimoni . Oh ! vi assicuro io , onorandissimo Gran Proposto , che quelle poche linee produssero una viva sensazione in tutta la sala ... Tutti si compiacevano della vostra buona fortuna ... Tutti dicevano che un partito migliore non poteva presentarsi a quella cara , a quella buona , a quella adorabile figliuola ... - Basta così ! basta , Torresani ! - proruppe il Berretta balzando dalla sedia liquida - ciò che voi narrate è troppo inverosimile ... ! Io non posso credere che voi , che un uomo qualunque dotato di sana ragione possa congratularsi meco di un tale avvenimento con sincerità di cuore . Il Torresani portò le mani al petto e stravolse gli occhi , come uomo che chiegga perdono di un fallo involontario . Nel fondo dell ' anima egli tripudiava di aver prodotta nel suo superiore quella impetuosa irritazione . - Torresani ... mio vecchio collega ! - riprese il Gran Proposto con accento più moderato - mettete una mano sul vostro cuore di padre ... e poi rispondetemi ciò che esso vi detta . Dareste voi in moglie la figlia vostra , l ' unica vostra figlia , ad uomo come ... lui ? ... - In verità .. , giudicando dietro i calcoli dell ' interesse ... un primate dell ' intelligenza ... un uomo che può guadagnarsi dieci o quindici milioni di lussi colla sua invenzione ... - Torresani ... - Sentiamo ... dunque ... - Parliamoci da buoni colleghi ... - Da fratelli ... se vi piace ... - Come si poteva parlare ... ai nostri buoni tempi ... ai tempi dell ' Unione latina ... Il Gran Proposto parlava con voce commossa , con accento supplichevole : - Conoscete voi tutta intera la biografia di questo uomo ... che osa chiedere in moglie la mia Fidelia ... ? - Nella mia qualità di Capo di Sorveglianza , io dovrei conoscere tutti i cittadini che entrano nel circuito del mio Dipartimento ; ma pure , dopo l ' attivazione di quella malaugurata locomotiva dell ' aria , vi confesso , onorevole Proposto , che mi riesce oltremodo difficile assumere su tutti delle informazioni complete ... - Non vi ricorda come or fanno cinque anni e pochi mesi , un giovane , che a quell ' epoca si chiamava Secondo Albani , fosse implicato in un processo ... in un processo ... che fece inorridire la città tutta intera ... ? io spero che voi m ' intendiate ... che non vorrete obbligarmi ad esporre certi fatti ... - Fatti ... orribili ... atroci ... - Voi dunque ... vi sovvenite ... ? - In verità ... nella mia qualità di cittadino ... io dovrei ... - Comprendo i vostri scrupoli , mio eccellentissimo ... - Un capo di Sorveglianza ... - Deve necessariamente tener nota di certe precedenze ... - Le quali , in caso di recidiva , o di sospetto ... - Potrebbero fornire ... argomenti ... - E servire come prove o titoli aggravanti ... - A meraviglia ... ! Io vedo che non occorrono altri discorsi ... Voi siete una perla d 'impiegato.! ... - Gran Proposto , voi mi onorate di troppo ! I due funzionari si alzarono come due automi , si ricambiarono un profondo inchino , poi ripresero il loro posto . Dopo breve silenzio , il Berretta uscì fuori con una domanda risoluta , colla quale egli sperava abbreviare quel disgustoso colloquio . - Torresani ! ... Io farei torto al vostro acume , alla vostra perspicacia , e , aggiungiamolo pure , alla vostra provata amicizia , se mostrassi dubitare che voi non abbiate ancora indovinato ciò che io bramo da voi . Siete voi disposto ad assecondarmi ? ... - Quanto all ' assecondarvi - rispose il Capo di Sorveglianza con un accento di sommissione che fece rabbrividire il Gran Proposto - voi sapete che un misero impiegato di seconda classe , quale io mi sono , deve necessariamente subordinare la sua volontà a quella degli alti dignitari dello Stato ... Vi ho già detto che , su questo punto , fra noi non può esistere difficoltà di sorta ... Tutto sta che io abbia realmente compresa la situazione vostra , e in conseguenza le vostre intenzioni ... Io non vorrei offendere la vostra delicatezza di cittadino ... parlandovi con soverchia libertà ... Il Gran Proposto arrossì leggermente . L ' altro proseguiva : - Basta ! Nel caso mi fossi ingannato ... oso sperare che non vorrete prendere in mala parte le mie supposizioni . , e vorrete perdonarle come effetto di zelo soverchio . Il Torresani fissava le sue grigie pupille nel volto del Gran Proposto , e tirava innanzi con voce asmatica : - Eccovi dunque come io la intendo , onorandissimo e colendissimo cittadino Proposto . Voi non bramate che vostra figlia , la vostra unica figlia , si unisca in matrimonio a quell ' emerito cittadino , oggi Primate d ' intelligenza , che porta il nome di Albani Redento , e ciò per la ragione , un po ' illegale , se vogliamo , ma pure assai potente sul cuore di un padre , che quel cittadino , quel Primate , l ' Albani in una parola , in epoca non remota , pose ... la famiglia tutta intera ... e quindi anche voi ... noi ... tutti quanti ... nella necessità di dover dimenticare certe sue azioni ... Basta ! ... Tanto io che voi , onorandissimo e sempre colendissimo Proposto , siamo troppo fedeli osservatori della legge per insistere su quest ' ombra di reminiscenza ! - Bravo ! - L ' essenziale è di impedire il matrimonio , opponendo alla petizione del giovane , ed al probabile assenso di vostra figlia , il veto paterno , che le leggi rendono inesorabile ogni qualvolta sia appoggiato da gravi ragioni , e convalidato dal voto degli Anziani . - Voi leggete nel mio cuore , o nobile amico . - La lettura è un po ' difficile , ma le vostre lodi mi incoraggiano . Non potendo motivare il nostro veto su quelle tali precedenze che tanto io ... come voi ... abbiamo dimenticato ... - E dimentichiamo ... - Sta bene ! ... Convien frugare nella vita più recente del nostro uomo , vedere se dopo l ' epoca di Redenzione egli non siasi per avventura macchiato ... - Torresani ! ... Voi siete un sublime Questore ... ! - Capo di sorveglianza - se vi piace ! ... - Perdonate ! - la parola mi è sfuggita in un impeto di entusiasmo ... È un lapsus linguæ che vi onora ... Torniamo al nostro ... uomo . - Fra la petizione e il contratto finale di matrimonio , giusta le vigenti leggi ( capitolo centosettanta , paragrafo novantotto ) deve trascorrere un mese ed un giorno , nel qual tempo i due futuri devono vivere separati da una distanza di sessanta miglia , né avere fra loro comunicazione di sorta . - È una dilazione di prova che impone dei rigorosi doveri ... - Dei doveri che molto spesso vengono obliati dall ' una parte o dall ' altra , nella quasi certezza che nessuno ne tenga conto ... - Si esigerebbe dunque ... per parte nostra ... un po ' di sorveglianza ... - Molta sorveglianza ... - Una sorveglianza perenne , insistente , minuziosa ... - Importuna ... - Irritante ... - Accanita ... - Accanita ! ... Ecco la vera parola , onorandissimo signor prefetto ... - Gran Proposto ... se vi piace ! ... - I lapsus linguæ son contagiosi ... Vi chieggo mille perdoni ! ... - In un mese ... anche l ' uomo più onesto può commettere delle azioni ... - Nefande ! ... Il giusto pecca sette volte all ' ora , dicono i preti riformati , i preti della vecchia portavano la cifra a settanta volte sette ! ... - Voi dunque credete ? ... - Io credo che in due linee di scritto si trovino sempre dieci capi di accusa per far condannare un imbecille , così l ' uomo il più astuto , e diciamolo pure , il più onesto , dopo un mese di sorveglianza fatta a dovere ... - Fatta da voi , mio buon Torresani ... - O da ' miei incaricati ... - È un uomo posto fuori dalla legge ... - Un uomo ... impossibile ! Il Gran Proposto e il Capo di Sorveglianza si levarono in piedi con moto simultaneo , e si strinsero la mano come due cospiratori . - Io sono orgoglioso di avervi perfettamente indovinato - disse il Torresani con affettata compunzione . - Ormai ogni altra parola sarebbe superflua ; convien mettersi in moto e agire prontamente ... Il nostro uomo è partito per Costantinopoli ; di là , fra una settimana , dovrà recarsi a Pietroburgo ... Prima ch ' egli ci sfugga , bisogna mettergli a fianco due dei nostri ... due buoni bracchi dei meglio addestrati a simili imprese ... Scriverò privatamente a tutti i Capi di Sorveglianza dei principali Dipartimenti della Confederazione ... Insomma , non risparmieremo né cura ... né danaro ... - A proposito ... Io mi scordava dell ' essenziale - disse il Gran Proposto , trattenendo Torresani che prendeva le mosse per andarsene . - Per compiere il vostro piano , vi abbisogneranno senza dubbio dei mezzi straordinari ... Via ! che serve ? ... Facciamo le cose a dovere ... No ! io non vi lascio partire ... se prima ... non dichiarate ... - Ma se vi dico che sono inezie ! Trattandosi di voi ... della vostra famiglia ... a cui mi legano tante obbligazioni ... - No ! ... no ! ... I fondi segreti debbono servire a qualche cosa ... Ed è appunto in tali emergenze straordinarie ... - Basta ! poichè voi ... lo esigete ... - Duecentomila lussi ... Che vi pare , Torresani ?., . Tanto da cominciare le operazioni ... - Io direi , poichè vi sta tanto a cuore la buona riuscita dell ' impresa , io direi che , seguendo l ' antico proverbio : omne trinum ! ... - Trecentomila lussi ! ... Ma voi siete troppo discreto , mio vecchio collega ! Trattandosi , come dicevate poc ' anzi , di rendere un immenso servigio ... - Al Governo ... Il Gran Proposto si sentì trafitto da quest ' ultimo sarcasmo . Prese la penna con mano tremante , sottoscrisse un bono di trecentomila lussi , e lo porse al Torresani , senza aggiunger parola . Questi chiuse il viglietto nel portafoglio , e , fatto un inchino grottesco , uscì dal gabinetto . Quella sera , nell ' Unità mondiale , altro dei fogli dell ' opposizione , leggevasi la seguente notizia cittadina : « Stamane , fra il proconsole Terzo Berretta e il famigerato poliziotto Torresani ebbe luogo un lungo conciliabolo a porte chiuse , in seguito a importanti dispacci venuti da Berlino , e da altri capoluoghi della Unione . Noi sappiamo da fonte sicura che il partito governativo ( il partito coda ) sta tramando un orribile complotto contro la libertà dei popoli . Il colpo di Stato , già tante volte preconizzato da noi , è tanto imminente , che può dirsi un fatto compiuto . All ' erta cittadini ! ... Popoli dell ' Unione preparatevi ad agire !...» CAPITOLO XII . Strategie di un Capo di Sorveglianza . Il Torresani , dopo il suo abboccamento col Gran Proposto , si recò all ' Uffizio di Sorveglianza per procedere senza ritardo alle operazioni richieste dal caso . Il suo zelo fu adeguato alla importanza della missione ; ma forse egli non sarebbe riuscito ad appagare pienamente i desideri del suo superiore , se la fortuna non lo avesse singolarmente favorito . Erano trascorsi quindici giorni dacché l ' Albani aveva lasciato Milano per recarsi a Costantinopoli e quindi a Pietroburgo , e il Torresani , che aveva mandato sulle sue tracce una mezza dozzina de ' suoi segugi più fidati per spiare ogni sua azione , ogni suo movimento , non aveva ancora ricevuto alcun dispaccio soddisfacente . Il vecchio Capo di Sorveglianza già cominciava a dubitare della buona riuscita del suo piano strategico , quando un incidente , che a prima giunta non pareva avere alcun rapporto coll ' affare che tanto gli stava a cuore , venne inaspettatamente in suo soccorso . Una mattina , mentre il Torresani se ne stava , come al solito , nel suo gabinetto , a decifrare i dispacci arrivati nella notte , un esploratore di alto cielo ( ) venne a riferirgli che una volante di terzo ordine già da parecchi giorni stazionava al disopra della città , mantenendosi ancorata ad una elevatezza molto sospetta . Quella volante , a dire dell ' esploratore , presentava una struttura singolarissima . Il gran pallone , di colore azzurrognolo , diafano , terso come cristallo , rifletteva siffattamente la tinta atmosferica , che in quella si fondeva , si smarriva , rendendosi quasi impercettibile . La navicella era chiusa , immobili le ruote , la coda timoniera costantemente abbassata ; non sibilo , non fumo , nessun indizio che il cavo contenesse degli abitatori . Più volte l ' esploratore aveva veduto una gondola cittadina elevarsi in quella direzione , e poi disparire , come se il grande veicolo l ' avesse assorbita . Queste ascensioni erano avvenute ad ora molto avanzata della notte , e la gondola cittadina , in onta alle prescrizioni , si era slanciata nell ' aria a fanali spenti . L ' esploratore due o tre volte si era provato ad inseguirla , ma al momento di raggiungerla , improvvisamente il suo chatvue si era annebbiato , e le ruotelle del suo brik aveano preso a girare in senso retrogrado . Il vecchio Torresani ascoltò la relazione del suo subalterno senza dar segno di meraviglia . Uscì dal gabinetto , accennò all ' altro di seguirlo , e tutti due salirono sulla gran torre che dominava l ' intera città . Quivi giunti , il Capo di Sorveglianza avvicinossi ad un immenso aereoscopio ( ) , e volgendosi all ' esploratore : - sai tu indicarmi - gli disse - in qual punto stazioni la nave sospetta ? - Tirate una retta fra Venere e Marte ; dividetela in otto sezioni perfettamente uguali ; alla quinta metà dell ' ultima sezione d ' ovest , abbassate un triangolo , e al lato a , b , c . troverete la nave . - Sta bene ! - mormorò il Torresani incurvato sotto il poderoso cannocchiale . In quel momento il vecchio Capo di Sorveglianza somigliava ad un ragno , e parlava con voce chioccia , com ' egli temesse di essere udito al di sopra delle nuvole . - Ecco ! appunto una nave di terzo ordine a distanza di mille e novecento metri ... Presto ! ... Applichiamo alla lente la nostra camera oscura ... fotografiamo ! ... Ah ! La nave si muove ... ! Mutano di posto ... ! se ne vanno ! ... Via ! non serve correr tanto , signori miei ! Vi ho conosciuti , vi conosco ... - Che ! ... a tanta distanza , voi avete potuto riconoscere le persone che sono là dentro ! - esclamò il subalterno spalancando due grossi occhi da imbecille . Il Torresani gettò su lui uno sguardo pieno di sarcasmo e di commiserazione . - E tu , imbecille , non hai ancora capito che razza di gente sia quella , che mostra tanta paura del nostro cannocchiale ? - Gente sospetta ... capisco anch ' io ... - balbettò il subalterno colla persuasione d ' aver fatto una grande scoperta . - Ah ! quei signori tu li chiami gente sospetta , imbecille ! Di ' piuttosto canaglia della peggior specie , furfanti , bricconi , ladri , barattieri , e ignoranti , presuntuosi , che credono sottrarsi al rigore della legge ... che pretendono corbellare il vecchio Torresani !.., Presto ! ... Scendiamo abbasso , lumacone ! ... Lascia in pace quel l ' ordigno maledetto ... Dire che i primati dell ' ottica non hanno ancora trovato il modo di fornirci un aereoscopio , che si possa nascondere fra i polpastrelli delle dita ... Non importa ! Abbiamo altre risorse ... I birboni della scienza favoriscono le ladrerie e le truffe : ma fortunatamente ci porgono mille mezzi per discoprirle e punirle ... C ' è progresso da ambe le parti , signori garbatissimi ! Peccato che gli statuti dell ' Unione non ci permettano di violentare i cittadini ! ... Le manette , la prigione , la forca , quelli erano espedienti efficacissimi per tutelare l ' ordine pubblico ! ... Nondimeno , parola da Torresani , fra pochi minuti io farò vedere a quei pirati di alto cielo , che anche noi siamo in grado di far rispettare le leggi e di imporre alla canaglia ! ... Così parlando , il Capo di Sorveglianza giunse nella sala di diramazione , dove , appena entrato , fece scattare una molla , la quale , per varii fili elettrici , era in comunicazione coi principali dipartimenti del palazzo . Le pareti oscillarono , e dopo alcuni minuti , si apersero nei quattro lati della sala parecchie porticelle numerizzate , e a ciascuna porticella affacciossi un individuo , portante la divisa dei subalterni di sorveglianza . Il Torresani salì sovra un pulpito e prese a diramare i suoi ordini . - Numero uno : convocare i duecento nella sala di magnetismo , e arrestare nel termine di dieci minuti la nave sospetta . - Numero due : recarsi da Duroni , e far ritrarre la nave in ventiquattro copie , dodici a fotografia colorata , dodici a fotografia ponderabile ( ) . - Numero tre : riferire il numero preciso delle gondole stazionate nei diversi quartieri , e di quelle che tengono l ' alto . - Numero quattro : esaminare i tesseri dei singoli padroni di gondole , portanti le note giornaliere dal dieci settembre fino a questo giorno , e riferire l ' itinerario di ciascun conduttore . Ciascun subalterno , appena scoccato l ' ordine , scompariva come fantasma , gli altri rimanevano in sentinella alle porte ad attendere i cenni del Capo . Dopo un quarto d ' ora di attesa , il numero due entrò nella sala , e depose sul pulpito del Torresani ventiquattro cartoni , sui quali era disegnata la nave volante . Il Capo di Sorveglianza gettò una rapida occhiata sulle fotografie , indi rispose : - Numero cinque : prendete una copia di questo disegno , e compite sollecitamente l ' ispezione di raffronto . - Numero sei : portate quest ' altra copia nella sala di chimica onde sia ponderata e decomposta . - Numero sette : a voi quest ' altro cartone ! fate l ' inventario dei mobili , degli attrezzi , degli accessorii che appariscono alla superficie della nave . - Numero otto : verificate se da qualche finestra o pertugio apparisce alcun frammento di figura umana , una testa , un naso , un orecchio , una gamba , non importa ! riportatemi quei frammenti centuplicati di proporzioni . Per alcuni minuti , fu nella sala un andirivieni di subalterni . Il Torresani , dall ' alto del suo pulpito , non cessava di impartire ordini a questi e a quelli . I suoi occhi grigi mandavano faville . In termine di mezz ' ora , i documenti più essenziali erano raccolti . Il Torresani li esaminava , li confrontava con feroce compiacenza . Le sue labbra , frattanto , non cessavano di brontolare una specie di monologo , dal quale spiccavano tratto tratto degli ordini , delle interrogazioni , e più spesso dei grugniti di piacere . - Voi dicevate , subalterno numero uno , che i vostri duecento magnetizzatori hanno durato molta fatica a trattenere la nave per dieci minuti , vuol dire che abbiamo delle volontà deboli , fors ' anche dei contrari , dei traditori , che mangiano la pensione del Governo e servono ai cospiratori ... Non importa ... I cinque minuti hanno bastato al Duroni per darmi delle buone fotografie ... La nave è di costruzione americana , porta il numero 2724 , probabilmente un numero falso ... Nel gran catalogo delle navi volanti ne abbiamo trovato una perfettamente identica a questa ... Lo stesso disegno ... la stessa forza ... lo stesso peso ... non c ' è dubbio ... Ah ! ah ! ... Questa nave fu fabbricata a Rio Janeiro dagli industriali Thompson e Stefany ... tre anni sono , e fu venduta al Primate Michelet , il quale a sua volta la cedette al Bonafous pel servizio della retta fra Milano e Pietroburgo . Ah ! ... comprendo ... ! I Bonafous , due anni sono , la cedettero ai Calzado , fabbricatori di carte da giuoco a Madrid , poi ... poi ... Dacché i Calzado vennero sfrattati dalla Unione , la nave scomparve per due mesi , quindi fu riveduta e segnalata da parecchi aereoscopi , dapprima a Torino , poi a Napoli , quindi a Parigi , più tardi a Pietroburgo , a Berlino , a Lucerna . Confrontiamo le date di queste apparizioni colla Cronaca criminale delle città nominate ... Ci siamo ... ! Ecco ... ! Sta bene ! ... L ' avrei indovinato ; a Torino una sorpresa notturna alle guardie del tesoro reale ; a Napoli una sottrazione di monete antiche al pubblico Museo ; a Parigi vincite considerevoli al maccao per parte di un truffatore ; a Pietroburgo , a Vienna , a Lucerna altri fatti dell ' egual genere ... Dapertutto , l ' apparizione di questa nave ha portato la truffa , l ' aggressione , il delitto ... Dunque io non mi era ingannato ... Là dentro c ' era un nido di briganti , di barattieri , fors ' anche di assassini ... E voi , signori uffiziali di magnetismo , non avete avuto forza di trattenerli una mezz ' ora , tanto che io potessi ottenere un mandato di arresto eccezionale ... Basta ! ... C ' è ancora una speranza ... Non tutti quei bricconi saranno partiti colla nave ... può darsi che qualcuno sia rimasto fra noi ... Il Lissoni , proprietario di gondole al quartiere del Macello pubblico , riferisce che uno dei suoi conduttori , il nominato Bigino , per cinque notti consecutive fece delle ascensioni fuori di torno , a fanali spenti . Eh ! di là ! Numero quattordici ! conducetemi tosto il Bigino ! Egli è disceso stamattina prima dell ' albeggiare ; non è improbabile che la sua gondola abbia portato abbasso uno di quei gabbamondo ... E noi lo conosceremo ... perdio ! E s ' io riesco a pigliar in mano un filo della matassa ... giuro districarla in pochi giorni ... e vi prometto che quella galera di birboni non farà , quindi innanzi , un lungo viaggio ! ... Il Torresani accennò col dito a diversi subalterni , i quali immediatamente gli si fecero appresso , per ricevere alcuni ordini segreti . Poco dopo , entrò nella sala il Bigino , conduttore di gondole . CAPITOLO XIII . Un settario che osserva la legge . - Bigino ... fatti innanzi ! ... più innanzi ! - cominciò con voce alquanto aspra il Torresani . - Sul tuo tessero veggo notate quattro trasgressioni dal primo d ' anno a tutt ' oggi ... Un ' altra ancora , e saremo autorizzati a levarti la patente di conduttore ... Ciò dipende da noi ... dal nostro beneplacito ... Bada ora dunque a rispondere con sincerità alle nostre interrogazioni ; a tale patto soltanto noi potremo usarti qualche indulgenza . Per tre notti consecutive , contrariamente alle prescrizioni dell ' Ufficio di Sorveglianza , tu ti sei permesso di esercitare il servizio fuori di torno , e di prendere l ' alto senza accendere i fanali ... Il Bigino , che posava dinanzi al pulpito in un ' attitudine da cinico petulante , crollò leggermente le spalle , e fissando i suoi occhi avvinazzati in quelli del Torresani : - Signor Questore - rispose - il servizio fuori di torno ... com ' ella può bene imaginare ... qualche volta diviene obbligatorio ... sopratutto ... se gli altri colleghi di professione ( ciò che accade sovente ... ) dopo essersi sbarazzati del soffietto acustico , si addormentano della quinta , e caschi il mondo , non scendono al richiamo . Quanto poi alla questione dei lumi , la colpa non è mia , dacché ai fanali della gondola mancano quattro vetri , ed ella sa meglio di me , signor Questore onorevolissimo ... - Io non mi chiamo Questore , ma Capo di Sorveglianza ... - La perdoni ... ! Noi altri milanesi siamo un po ' duri a imparare le parole nuove ... sopratutto se queste parole non esprimano che idee antichissime ... e rappresentino delle istituzioni altrimenti qualificate nei tempi addietro . Gli è già molto se abbiamo potuto abituarci a denominare Questura ciò che nel secolo scorso si chiamava Polizia ... - Lasciamo andare queste inezie - rispose il Torresani con un suo sorrisetto che aspirava ad essere ingenuo . - Bigino ! ... Io so bene che malgrado le tue irregolarità nell ' esercizio della tua professione , tu sei un buon figliuolo , un buon cittadino , ed all ' Università passavi anche per uno spirito pronto e illuminato ... Tu conosci le leggi dello Stato e ne comprendi lo spirito e le intenzioni . Tu sai che in un Governo ben ordinato , libero , popolare , dove tutti hanno uguali diritti e uguali doveri , ciascun cittadino che non renda testimonianza del vero contro i malfattori ... che non cooperi ... - Non serve studiare le frasi - interruppe il Bigino col suo fare più bislacco . - In un governo ben ordinato , libero , popolare ... tutti siamo in dovere di fare la spia ... ! - Tu profferisci una parola che in verità ... suona alquanto sinistra ed antipatica alle masse ... ma pure ... ne convengo ... - Via ! parliamo giù alla meneghina ! Rendere testimonianza e fare la spia ... sono due frasi che si equivalgono perfettamente ... Ma via ! Non sgomentatevi , signor Questore . Io amo alquanto bisticciare sulla elasticità del linguaggio umano e sulle consuetudini dei tempi . Dopo aver compiuto il corso completo nelle Università della Unione , anche a noi conduttori di gondole è permesso di filosofare un pochetto . Del resto io vi dichiaro , signor Questore , che fra i tanti doveri che opprimono i liberi cittadini della Unione , questo di rendere testimonianza per effetto di legge lo ritengo il più sacro . Per incoraggiarvi , dirò di più . Io appartengo a quella setta di politici , i quali si accordano nel principio che il mondo non sarà mai perfettamente governato , fino a quando il potere esecutivo non sarà nelle mani di tutti ! Il Torresani fece una smorfia sinistra . Le ultime parole del conduttore di gondole rimescolavano nella sua mente una terribile idea , una idea che era il tormento delle sue ore inoperose , l ' incubo delle sue notti più insonni . Commissari di polizia , questori , capi di sorveglianza , non sacrifichereste voi una metà del vostro stipendio per allontanare questo orribile fantasma che vi grida eternamente con un milione di voci : rivoluzione ! ... mutamento di Governo ! anarchia ! ? ... Ma il vecchio Torresani riprese ben tosto la sua calma , e fingendo di non aver compreso la minaccia del suo interlocutore : - Bigino ! - gli disse - poiché ti veggo sì ben disposto a secondare l ' autorità , nella quale , per ora , si concentrano i poteri necessarii alla tutela dell ' ordine pubblico , non dubito che tu vorrai rispondermi con tutta schiettezza . Nelle tue ascensioni fuori di torno , tu hai condotto delle persone sospette alla volante stazionata da circa dieci giorni al disopra della città , portante abusivamente il numero 2724 . - Persone sospette ! ... Ecco delle parole molto elastiche e molto abusate dagli antichi e dai nuovi rappresentanti dell ' autorità governativa . Sarebbe ormai tempo di sopprimerle , onorevolissimo Questore . Il sospetto è il nemico più naturale della equità , ed è quasi sempre il precursore della ingiustizia . Basta ! A suo tempo muteremo il frasario ... Io vi ho detto , onorevole Torresani , che intendo adempiere al dovere di testimonianza con iscrupolosa sincerità . Risparmiatevi dunque la pena delle subdole interrogazioni , e lasciate che io esponga i fatti nella schiettezza dell ' animo mio . Il vostro metodo di inquisizione potrebbe irritarmi , ed io sarei tentato di reagire con quelle medesime armi che voi siete soliti adoperare in tali occasioni . Il Torresani si morse le labbra , e ripensò ai tempi beati , quando una osservazione di tal genere , indirizzata ad un Commissario di Polizia , avrebbe valso all ' inquisito due o tre mesi di arresto . Il Bigino , senza attendere altro cenno , si fece a narrare la sua istoria : - La sera dell ' otto corrente , verso nove ore , uno sconosciuto venne a patteggiare la mia gondola per una ascensione diretta , eccedente l ' elevatezza legale . Per altri mi sarei rifiutato ; ma l ' individuo mi si diede a conoscere per un graduato della setta equilibrista , ed io dovetti obbedire . Salimmo rapidamente , i lumi si spensero , il mio uomo non fece parola durante l ' ascensione ; egli governava il timone per dirigere la gondola , e frattanto girava rapidamente il suo chatvue per esplorare gli spazi tenebrosi . Giunti alla nave ancorata , egli stesso volle gettare gli uncini di presa , e dopo avermi generosamente regalato , mi pregò di attendere alcuni minuti . Poco dopo , quattro individui discesero nella mia gondola , staccarono gli uncini , e mi ordinarono di calare verso gli orti Balzaretti . Nell ' atto di pagarmi , gli sconosciuti mi imposero di tornare la sera appresso in quel medesimo luogo , donde sarebbero ripartiti per l ' alto colla mia gondola . Promisi e tenni parola . A dieci ore della notte , io presi l ' alto co ' miei quattro individui per risalire alla volante ancorata . Essi entrarono nella nave ; io , dietro loro richiesta , patteggiai di risalire la notte seguente per tenermi pronto ad ogni cenno . Si fecero parecchi viaggi ... - Basta ! - interruppe il Torresani , il quale durante l ' esposizione del Conduttore non aveva cessato mai di sfogliare i documenti che erano ammassati nel suo pulpito - so quante volte sei asceso , quante volte sei calato , e con quanti individui , e in quali circostanze . Lodo la tua schiettezza , Bigino . Ma ora , per abbreviare le formalità dell ' esame , io ti prego rispondere alle poche domande che sono per indirizzarti : Nell ' ultima tua calata , hai tu deposto in Milano qualcuno degli abitatori della Nave ? - Uno . - Il primo , forse , lo stesso che , la sera dell ' otto , venne a noleggiare la tua gondola , dandosi a conoscere per un graduato della setta equilibrista ... ? - Un altro ... - Uno dei quattro ... ? - Un individuo , che io non aveva mai visto , una persona molto seria , molto interessante . - E questa persona ... molto seria ... molto interessante ... ti ha fatto promettere di tornare colla tua gondola ... a rilevarlo ... ? - Al contrario , gusta volta io fui licenziato , e congedato formalmente . - Bigino ! ... Un ultimo favore , poi ti lascio andare pei fatti tuoi , senz ' altra molestia : ti prego di salire un istante sul mio pulpito ... Il conduttore si avanzò verso il pulpito colle mani in saccoccia , e giunto presso i gradini , si fermò come un ciuco restìo . - Salite , dunque , cittadino fratello ! ... - Cittadino questore , io non amo i luoghi alti ... - Tu ! un conduttore di gondole volanti ! ... - Le gondole si elevano nell ' aria libera ; ma qui ... più si va in alto ... e più manca il respiro ... - Dunque , cittadino Bigino , tu vuoi proprio che il vecchio Torresani discenda ? ... - Chi è salito discenda , chi è caduto si rialzi , tale è il motto degli Equilibristi . Il Torresani scese dal pulpito , e accostandosi al Bigino con affabilità carezzante , gli pose sottocchio un ritratto fotografico . - Conosci tu questa figura ? - È lui ! ... quegli che la sera dell ' otto richiese pel primo la mia gondola ... - Sta bene ! Ed ora , sfogliamo rapidamente l ' Album dei pregiudicati ; e vediamo se fra questi duecento ritratti tu puoi riconoscere anche l ' altro individuo che hai deposto in città nell ' ultima tua calata . Il Bigino sfogliò rapidamente il gran libro , e poi crollò la testa in segno negativo . - Dunque egli non è qui ? Osserva bene ! Non v ' è alcun figuro qua dentro di tua conoscenza ? - Ho detto di no ! - Bigino ! ... Tu hai parlato di una persona seria ... interessante ... Non sapresti fornirmi altri connotati di quell ' uomo ? ... Aspetta ... Bigino ! ... Una idea ! ... Colui è iscritto tra gli affigliati alla setta degli Equilibristi ! ... Vediamo un po ' ! ... Così parlando , il Torresani spiccò un salto verso il suo pulpito , aperse un cassettino , ne levò un ritratto in fotografia , e tornando presso il conduttore di gondole , glielo pose sotto gli occhi . Il Bigino guardò fissamente l ' effigie , poi il vecchio Capo di Sorveglianza che sorrideva maliziosamente , e obbedì alla voce del dovere , che gli imponeva la testimonianza legale : - È lui ! ... - Lui ! ! ! - esclamò il Torresani - lui ... a Milano ! ... Ma il Capo di Sorveglianza non lasciò intravedere che un lampo della immensa sua gioia . Immediatamente egli congedò il conduttore , salì di nuovo in bigoncia , e adunati intorno a sé tutti i subalterni che durante l ' interrogatorio erano rimasti sulle porticelle come altrettante cariatidi , riassunse con voce convulsa le sue deduzioni : - Nella volante incriminata si trova il famigerato Antonio Casanova , altro dei graduati della setta di Equilibrio , ladro , falsario , truffatore , barattiere da giuoco , già processato in contumacia in due dipartimenti della Unione , privato d ' ogni diritto di famiglia , e oggimai posto fuori della legge . Gli agenti di Sorveglianza hanno dunque sulla nave e sull ' individuo il diritto di cattura e di esterminio , del quale possono prevalersi in ogni tempo e in qualsivoglia circostanza senza obbligo di intimazione . Il Compartimento di complicità è incaricato di segnalare la detta nave a tutti gli Uffizii dello Stato , trasmettendo a ciascun Uffizio una copia fotografica del veicolo , col ritratto del reo inassolvibile . Quanto poi all ' altro individuo , parimenti affigliato alla setta degli equilibristi secondo ogni probabilità residente ora in Milano , noi possiamo constatare essere questi un celebre industriale da pochi giorni elevato al rango dei Primati dell ' intelligenza , l ' inventore della macchina per la pioggia artificiale , noto attualmente sotto il nome di Albani Redento . Non risulta dai nostri cataloghi verun delitto a di lui carico , ed essendo l ' Albani nel suo pieno diritto di percorrere ed abitare a suo beneplacito tutti i dipartimenti della Unione , noi non ci terremo obbligati ad esercitare su lui una speciale sorveglianza . Pure , considerata la circostanza pregiudiziale di aver egli viaggiato in un veicolo sospetto e in compagnia di uomini riprovati e processati e condannati a tutto rigore di legge , credo opportuno e prudente far seguire le sue tracce , e far sindacare le sue azioni da quattro uffiziali di prevenzione , i quali verranno scelti fra i più cauti e manierosi del compartimento . Questi quattro uffiziali si pongano immediatamente sulle peste . L ' Albani è proprietario di una villa suntuosa , sulle sponde del canale Lariano , a venti miglia dalla città . I nostri bracchi fiutino per quella parte , e troveranno il loro uomo . Prudenza , discrezione , alacrità , rapporti celeri e immediati ! - Abbiamo inteso ? Il processo è esaurito ! ... Il Torresani , dopo queste parole , toccò la molla di congedo , i subalterni sparirono com ' erano venuti , le porticelle si chiusero , e la sala rimase deserta . Poco dopo , il vecchio Capo di Sorveglianza spediva a Pietroburgo un telegramma : « Bolza , - sei un imbecille ! - Albani è a Milano da otto giorni , e tu l ' hai veduto ieri a Pietroburgo ; da questo momento ti metto in disponibilità con un quarto di stipendio » . E subito da Pietroburgo un telegramma di risposta : « Albani è qui ; ho fatto colazione con lui stamattina al Caffè Kertzel . Mettendomi in disponibilità commettereste un abuso di potere , e la vedremo ! « Bolza » . Il Torresani , letto il dispaccio , rimase alcuni minuti sopra pensiero . I suoi occhi erano quelli del gatto che vede levarsi a volo una allodola sfuggitagli dall ' ugna . - Non importa ! - esclamò poco dopo - le deposizioni del Bigino varranno a qualche cosa , se non altro a convincere il Gran Proposto della nostra buona volontà . CAPITOLO XIV . Antonio Casanova ( ) . La strategia dell ' astuto Torresani , tuttoché abilissima , questa volta non giunse a salvarlo dalle mistificazioni del più scaltrito industriante dell ' epoca . Questo industriante , o meglio cavaliere di industria , chiamasi Antonio Casanova . Per discoprire i suoi ingegnosi stratagemmi ci converrà salire nelle regioni dell ' aria , all ' altezza di mille e novecento metri , per introdurci nella sua cabina riservata . La sua nave si era ancorata al disopra di Milano fino dal 4 settembre , sebbene gli esploratori dell ' alto cielo non l ' avessero avvertita che tre giorni più tardi . Antonio Casanova aveva scelto il suo tempo per venire a Milano . La straordinaria affluenza di veicoli aerei e terrestri che portavano alla famiglia dell ' Olona tante migliaia di forestieri attratti dal nuovo spettacolo della pioggia artifiziale , era una circostanza molto propizia a ' suoi disegni . I cavalieri di industria corrono dov ' è la folla . La biografia del nostro barattiere fornirebbe un romanzo poco edificante , ma pieno di interesse . Io mi limiterò ad accennarne alcuni tratti , nei quali si scorge come il progresso delle scienze , delle arti e delle industrie si possa facilmente usufruttare dai birboni al maggior danno della società . Le prime scene del mio racconto splendevano di poesia , di amore e di felicità ; io mi compiaceva di spaziare nella luce di questo secolo avanzato e meraviglioso , che io godeva raffigurarmi tanto diverso dal nostro nel più completo sviluppo di ogni idea liberale e umanitaria , nella soddisfazione di tutti i desideri più nobili e più audaci . Ed eccoci , troppo presto , intricati in quel labirinto di miserie , di bassezze , di fatuità , di stravaganze , di delitti , che costituiscono il fondo reale e positivo di tutta la istoria umana ! La nostra fantasia può ben colorire di rose tutta un ' epoca , e abbellirla di un prestigio incantevole ; può rappresentarsi la perfezione ideale dello spiritualismo e della virtù , incarnata nei suoi molteplici personaggi ; ma essa non può mentire a sé medesima al punto da rinnegare uno dei due elementi che costituiscono la natura dell ' uomo . Esageriamo il bene a comodo nostro , e noi vedremo , sulle orme di quello , insorgere il male in proporzioni gigantesche . Estraete il fuoco dalla silice ; e mentre gli assiderati ne ritrarranno la vita , il prete si trarrà in disparte a meditare l ' orrendo supplizio dei roghi . Mentre voi benedite l ' acciaio che vi fornisce il vomere a coltura dei campi , il boia imaginerà la mannaia . Quale è la scienza , quale l ' industria , che possa vantarsi innocente di corruzione e di calamità ? La stampa , che diffonde la luce , moltiplica i pregiudizi ! , il telegrafo accelera il moto del pensiero , e serve alla menzogna dei despoti , alle frodi della Borsa . Dappertutto i due elementi dell ' uomo si rivelano : il bene ed il male camminano di pari passo . Il secolo d ' oro è inconcepibile . Perdonate la digressione , e proseguiamo il racconto . Antonio Casanova di poco oltrepassava i trent ' anni , e già il suo nome era tristamente famoso nella Cronaca criminale dell ' epoca . Questo insigne barattiere avea già posto in allarme tutti gli uffizi di sorveglianza dei Dipartimenti della Unione , le Questure e le Polizie dell ' altre parti del mondo . Dotato di una forza fisica sorprendente , magnetizzatore di prima potenza , il Casanova aveva incominciate le sue prodezze nelle case da giuoco . La sua volontà efficiente si esercitava con mirabile effetto sulle carte e sulle palle da bigliardo . Aveva viaggiato parecchi anni con una stecca di sua invenzione , nel cui legno perforato scorreva un zampillo di mercurio iniettato in una vena capillare di nervi umani . Quel tubo era un inalterabile conduttore della volontà . Il Casanova , lanciando la sua biglia , non aveva che a prescriverle il corso nella sua mente , perché quella obbedisse al suo volere come un corpo intelligente . La palla descriveva sul verde tappeto delle curve , dei circoli inverosimili . La colla , il salto degli uomini , la carambola , nessuna difficoltà di giuoco imbarazzava quell ' avorio prudente e sicuro , il quale trionfava di ogni ostacolo , e pareva schernire la trepidazione dei circostanti . Il Casanova , usando della sua stecca , poteva dare venti punti al più abile giuocatore ... Al macao , al lanzichenecchi , all ' ecarté , le istesse risorse magnetiche . Il Casanova , purché avesse le carte nelle mani , col semplice tocco delle dita , mutava i picche in fiori , i cuori in quadri , sostituiva un fante ad un asso , creava il suo giuoco . Egli vinceva colla volontà , portando ne ' suoi competitori il turbamento e la disperazione . Guadagnava tesori . Ma questa professione del giuoco era troppo monotona per uno spirito insofferente e fantastico . Il Casanova ne fu presto annoiato . La sua natura era perversa . Più che l ' utile proprio egli amava il danno d ' altrui . Il giuoco non gli offriva che delle vittime volontarie , uscite per la più parte dai ranghi più screditati della società ; egli aveva bisogno di portare il male nelle famiglie oneste , nelle classi più stimate e , a suo vedere , più felici . Sopratutto egli si compiaceva di truffare gli uomini altolocati , i funzionar ! del Governo , i primati dell ' intelligenza . Tutto ciò che era talento , illustrazione , rappresentanza di moralità e d ' ordine pubblico , per lui , anima di Caino , era oggetto di odio e di persecuzione . Affigliato alla setta degli Equilibristi propugnatori della anarchia universale , in breve era salito ai primi gradi dell ' ordine . Gli Equilibristi domandavano la perfetta uguaglianza sociale , ma fra essi era già stabilita la gerarchla . I settarii di buona fede cooperavano , inconscii od illusi , alle sue ladrerie . Nelle città più importanti della Unione e d ' altre parti del mondo , il Casanova poteva impiegare al servizio de ' propri disegni una camorra potente . Rubava , e divideva co ' suoi correligionarii il quinto dei redditi . Il resto spendeva in gozzoviglie , ovvero in procacciarsi nuovi mezzi a compiere le sue imprese temerarie . Ed ora , dopo questi brevi cenni , vediamo il nostro uomo nell ' azione che direttamente si riferisce alla nostra istoria . CAPITOLO XV . I misteri della nave 2724 . Antonio Casanova , venendo a Milano , aveva già fissata la sua vittima . Riportiamoci alla data del sei settembre . Al sorgere del mattino , tutti i forastieri venuti a Milano per assistere all ' esperimento della pioggia artifiziale , ripartivano per diverse direzioni . L ' aria era ingombra di palloni ; le locomotive volanti si staccavano dalla terra come bolidi opachi , lanciandosi negli spazii . Una popolazione di oltre cinquecentomila viaggiatori salutava la città ospitale dall ' altezza di ottocento metri cogli spari delle bombe fraterne , le quali , scoppiando , sviluppavano una pioggia di confetti e di fiori . La nave 2724 , profittando della concorrenza , si era abbassata al livello del Duomo ; tanto che il timoniere , lanciando una corda di sospensione , potè attirarvi il Casanova , che fino all ' alba stava spiando i movimenti del suo legno dalla cupola maggiore . Quella operazione si compiva in un lampo . Appena il Casanova fu a bordo della sua nave , questa prese a salire rapidamente in linea diretta , e scomparve tra le nuvole . Durante quella giornata il nostro cavaliere di industria si tenne chiuso nella sua cabina . Verso mezzanotte fece chiamare quattro uomini di fiducia per concertare con essi il suo piano strategico . - Io l ' ho veduto - cominciò il Casanova - l ' ho veduto ieri , di pieno giorno , sulla gabbia della torre centrale che dominava la sua macchina , mentre egli dirigeva le operazioni . Dippiù , l ' ho udito parlare , onde io mi tengo sicuro di poter imitare perfettamente la sua voce e le sue inflessioni . L ' Albani ha , presso a poco , la mia statura . La sua testa è enorme , la sua corporatura più sviluppata della mia ; in una parola , quell ' uomo mi va come un guanto . Oramai non mi resta che discendere un ' ultima volta per spiare l ' entità e la deposizione dei morto ( ) ; voi mi capite ! È un ' operazione delicata e difficile , per la quale si richiedono tutto il mio accorgimento e la mia potenza di volontà . Questa notte io mi lascierò cadere su Milano , e spero , se il diavolo mi assiste , scoprire nello spazio di due giorni quanto mi abbisogna . Ad ogni modo , io sarò di ritorno posdomani verso le nove e mezzo di notte . Verrò con una gondola ; voi tenetevi pronti a discendere immediatamente , perocchè , nel caso nostro , la rapidità è la condizione più essenziale per ottenere il successo . - Io non credo prudente - osservò uno dei quattro - che voi , per tornare alla nave , vi serviate d ' una gondola cittadina . Questi sorveglianti di gondole sono altrettante spie della Sorveglianza , e noi rischieremmo di venir segnalati a quel vecchio birbone di Torresani ... - Non ti prenda pensiero - rispose il Casanova coll ' accento della più ferma sicurezza - io so scegliere i miei uomini . Noi abbiamo degli equilibristi perfino tra gli agenti della Polizia . - E se mai , durante la vostra assenza , ci vedessimo esplorati ... inseguiti ? - Reagite colla volontà ! - Noi siamo pochi di numero ... - Ma concordi ... e potenti ... ! - Il vecchio Torresani tiene a ' suoi ordini duecento magnetisti ... - E fra questi , sessantaquattro spiriti avversi . Alla distanza di mille e ottocento metri , venti volontà compatte e risolute possono tener fronte a cento magnetisti discordi e spossati . In ogni modo , i poliziotti non potranno agire sulla nave oltre cinque minuti , - e se mai , durante il fermo , voi vedeste avvicinarsi qualche brik del Torresani , - scaricate le pile contro esso , e avvenga che può . Una volta liberati dall ' attrazione , manovrate per l ' alto in linea diretta . Nel nostro serbatoio c ' è tanta aria respirabile pel consumo di quattro giorni ! I quattro uffiziali non mossero altre obiezioni . Il Casanova uscì dalla cabina , venne fuori all ' aperto , esplorò la posizione da un immenso chatvue collocato all ' estremità della nave , indi , spiegato l ' ombrello di salvezza , spiccò un salto dal ponte . In meno di due minuti , il Casanova toccava terra nel mezzo dell ' anfiteatro dell ' Arena . Le testimonianze prodotte dal Bigino dinanzi al Tribunale del Torresani erano state veritiere . Antonio Casanova , la sera dell ' otto ottobre , fece ritorno alla sua nave colla gondola del conduttore settario . Il nostro industriante avea studiato il terreno e fissato il suo piano strategico . Appena fu a bordo della nave , egli adunò nuovamente nella cabina i suoi quattro confidenti per metterli al fatto di quanto egli aveva operato , ed impartire ad essi degli ordini . - Oramai io so tutto quanto mi giovava sapere , non restano che alcuni particolari di niun conto dei quali voi dovrete incaricarvi . Com ' io aveva preveduto , all ' indomani dell ' esperimento per la pioggia artifiziale , il Consiglio di Milano ha decretato all ' Albani un sussidio di due milioni di lussi , elevandolo in pari tempo alla dignità di Primate . L ' Albani è un apostata vile , che per orgoglio ha disertato dalla nostra setta ; l ' Albani è ricco e potente , e fa parte di quelle caste privilegiate che noi dobbiamo perseguitare e distruggere . I suoi milioni ci appartengono ; noi abbiamo il diritto di confiscarli a benefizio della nostra idea . Fratelli : io voglio sperare che voi converrete pienamente nelle mie vedute , e vi adoprerete a secondarle con tutte le vostre forze , con tutto il vostro zelo . - Da Omega ad Alfa ! - risposero i quattro alzando la mano . - Sta bene ! Una circostanza molto favorevole ai nostri disegni la è questa , che l ' Albani , in seguito alla sua petizione di matrimonio ha dovuto assentarsi da Milano per consumare , a distanza legale , il mese di dilazione imposto dalle leggi . Noi dunque potremo agire con sicurezza . L ' Albani , prima di partire , ha comperato una deliziosa villa , la villa Paradiso , sorgente sulla sponda destra del Canale Lariano a poca distanza di Camerlata . Egli ha dato trecentomila lussi all ' architetto mobiliare Perroni perché provveda a decorare quell ' incantevole albergo durante la sua assenza . Il resto dei due milioni venno depositato presso il Custode della Villa . La sommetta è appetibile alla nostra cassa , un po ' esausta , quel denaro può servire . Io mi incarico di far volare il marsupio alle alte regioni del firmamento , purché voi mi aiutiate fedelmente . Scendete tutti e quattro su Milano , nella gondola che ho espressamente trattenuta . Uno di voi si rechi alla Villa per informarsi se l ' Albani vi abbia messo di guardia qualcuno dei suoi leoni . Un altro vada domattina allo Stabilimento Rota a levare il ritratto fotoplastico da me ordinato , badando di confrontarlo colla prima copia per veriflcare se sia veramente identico . Presentando alla Dama di commercio la mia carta di visita che porta il nome di Don Fernando Blaga Gran Torreadore di Saragozza , il ritratto vi sarà consegnato . Un terzo raccolga i diversi vestimenti da me ordinati ai cinquanta sarti dei quali vi trasmetto la nota . E il quarto finalmente , si tenga in comunicazione cogli Agenti di Sorveglianza affigliati alla setta , per avvertirmi in tempo utile se mai il Torresani venisse a fiutare le orme nostre . Il Casanova aggiunse a questi ordini non poche ammonizioni di lieve importanza ; poi stretta la mano a ' suoi quattro colleghi , li accompagnò sul ponte della nave . Il Bigino era là ad attenderli . I quattro calarono nella gondola , e immediatamente sprofondarono nelle tenebre . All ' indomani tutti gli ordini del Casanova erano stati eseguiti . I quattro si ricondussero alla nave , portando un ritratto fotoplastico dell ' Albani di perfettissima somiglianza , due canestri ripieni di vestiti , ed altri piccoli attrezzi necessari alle strategie di tal genere . Il Casanova fece recare quegli oggetti nella sua cabina , e quivi si rinchiuse per alcune ore in compagnia di un giovane napolitano , certo Anselmo Furlay , abilissimo metamorfo . Parrà inverosimile quanto io sto per narrare , e voi che mi udite , farete delle esclamazioni di meraviglia , forse anche crollerete il capo da increduli . Voi non riescirete a concepire questi nuovi perfezionamenti della acconciatura , dove la guttaperca è chiamata ad operare delle trasformazioni prodigiose . Ma io non avrò certo la pazienza di spiegarvi tutto un processo , che d ' altronde può essere facilmente indovinato dagli spiriti arguti . A me basta accennare il fatto , a me basta di porre in rilievo i mezzi che concorrono a crearlo . La maschera ritratto non è una invenzione del secolo ventesimo ; se avete letto i Cento anni di Rovani , vi sovverrete degli orribili scandali che ebbero a prodursi a Milano fino dal secolo precedente , per questo trovata della menzogna e della frode . Ma a quei tempi non si conoscevano le meravigliose proprietà della guttaperca , si ignoravano quegli altri mezzi chimici , che ora , nel ventesimo secolo , concorrono a trasformar completamente un profilo , una fisonomia , riproducendo in un individuo le sembianze di un altro . Nella cabina del settario equilibrista venne dunque ad operarsi una di codeste meravigliose trasformazioni . Uno strato di guttaperca modellato al ritratto fotoplastico dell ' Albani , iniettato di cera rosea e di liquido vitale , trasformò il Casanova completamente . Il metamorfo Furlay questa volta fu sublime di trovati , fu vero artista . Egli riprodusse l ' originale nella maschera con insuperabile precisione . E non solo nei contorni del viso e del collo , ma nel colorito delle guance e delle labbra il Casanova rappresentava così fattamente l ' Albani , che quegli , mirandosi nello specchio , provò un fremito di terrore , quasiché l ' imagine riflessa dovesse accusarlo e svelare l ' inganno . Il Casanova , parlando dell ' Albani a ' suoi colleghi , aveva detto : quell ' uomo mi va come un guanto ! Il capo degli Equilibristi aveva calcolato perfettamente . Ed ora che abbiamo veduto abbigliarsi dietro la scena questo nuovo attore del nostro dramma , precediamolo di poche ore sul teatro dell ' azione ; scendiamo prima di lui nei penetrali della Villa Paradiso . CAPITOLO XVI . Alla Villa Paradiso . Erano venute in lieta comitiva a visitare quel piccolo Eden , quel meraviglioso , elegantissimo palazzo , fabbricato da uno dei più celebri architetti di amore . Un palazzo , che , a vederlo da lontano , pareva un tempio di alabastro galleggiante sulle onde o sospeso in una nuvola di fiori . Erano venute in sull ' ora del tramonto , Fidelia , Speranza , Viola , Luce ed altre sorelle del circolo delle vergini , tutte legate di tenera amicizia alla figlia del Gran proposto ... Si erano slanciate nei viali come uno stormo di cigni - si erano perdute in quel vasto labirinto di alberi e di colonne , dopo aver fissato , per punto di ritrovo , la sala terrena del palazzo . L ' Albani aveva comperata e fatta riabbellire la Villa Paradiso per quivi ritirarsi colla eletta del suo cuore a gioire , fra gli incanti della natura e dell ' arte , i primi tripudii di un amore ricambiato . Ed ora l ' appassionata Fidelia veniva a pregustare le gioie benedette , a inebbriarsi nei sogni prediletti dell ' avvenire . Era una piccola festa di fanciulle . Le amiche della fidanzata , giusta il costume dell ' epoca , avevano portato il loro dono di nozze . Quei doni misteriosi , di cui ciascuna guardava scrupolosamente il segreto , dovevano riuscire altrettante sorprese alla giovane sposa , il giorno in cui ella avrebbe passeggiato per la prima volta a braccio del consorte negli intimi viali del giardino . E noi rispetteremo il segreto di quelle fantastiche fanciulle ; noi ci guarderemo dall ' esplorare col nostro occhio profano gl ' ingegnosi stratagemmi dell ' amicizia , i gentili trovati di quelle anime vergini di donna . Fidelia non aveva voluto staccarsi dalla sua sorella di amore . Ella appoggiava il braccio a quello di Speranza , e senza divagare dal grande viale che metteva al palazzo , camminava a passo lento in quella direzione , e parlava all ' amica con angelico abbandono : - Dieci giorni ancora ! ... sai che sono lunghi ... dieci giorni ! - Cosa sarebbe l ' amore , cosa sarebbe la gioia - esclamava Speranza con accento ispirato - senza i giorni del desiderio e della aspettazione ! Io credo che Viola avesse perfettamente ragione , quand ' ella , nel circolo , ha dato dell ' amore quella sublime definizione così poco apprezzata dalle sorelle . L ' amore è desiderio . - L ' amore è perdono ! - mormorò Fidelia con un sospiro . E questo concetto era per lei una soave reminiscenza , queste parole erano una melodia sommessa che le inebbriava tutti i sensi . Giunsero al palazzo . Le porte erano abbassate , e la sala terrena sfarzosamente addobbata splendeva di fantastica luce . Una tavola oblunga , sfolgorante di preziose suppellettili e imbandita di vivande vespertine attendeva la gioconda comitiva delle ospiti fanciulle . All ' entrare di Fidelia , l ' anziana del palazzo e le quattro volonterose che stavano a guardia della sala , spruzzarono di faville i vasi purificatori , e da questi subitamente elevossi una nuvola bianco - rosata che , dissipandosi nel vano , imbalsamava l ' atmosfera di atomi odorosi . - Fra un ' ora saranno qui tutte ! - disse Fidelia alle donne . - Frattanto io e la mia buona sorella di amore visiteremo gli appartamenti . - Non vi sono appartamenti in questo palazzo - disse sorridendo l ' anziana - o piuttosto ve ne sono tanti , quanti ne può ideare la umana fantasia ; ma voi potete vederli tutti senza uscire da questa sala . Fidelia e Speranza si ricambiarono una occhiata di sorpresa . - Ebbene - domandò l ' anziana . - Volete voi godere il meraviglioso spettacolo ? Compiacetevi di sedere su quel piccolo divano di muschio satinato , e noi vi mostreremo una ventina di appartamenti , vi offriremo allo sguardo tale varietà di mobilie e di addobbi quale non saprebbe ideare la mente più ingegnosa . Io credo che la moderna architettura non abbia ancora prodotto un palazzo più sorprendente di questo in nessuna città della Unione Europea . Fidelia e Speranza , tenendosi per mano , quasi impaurite , andarono a collocarsi sopra il divano loro assegnato . E tosto , per un cenno dell ' anziana , le quattro volonterose corsero ad occupare i quattro angoli della sala , e toccando ciascuna un bottone sporgente dalla muraglia , produssero uno di quei cambiamenti di scena che in teatro producono tanto effetto . La parete di fondo scomparve ... Ciò vi sembra prodigioso , non è vero ? Orbene : eccovi in due parole la spiegazione del miracolo . Quella parete non era che un grandioso ventaglio di taffetà americano , il quale , disteso , formava un abbagliante sipario azzurro dorato come il lapislazzulì . Le quattro volonterose , premendo i bottoni che lo tenevano dispiegato , ottennero che immediatamente si contraesse , formando di tal modo una colonna quadrata per cui la vasta scena veniva a dividersi in due grandi scompartimenti . Al di là di quella colonna si apriva un mondo incantevole , che offriva allo sguardo tutte le seduzioni della natura , e non era di fatto che un meraviglioso accordo di tutte le industrie , di tutte le arti umane . Fidelia e Speranza rimasero alcun tempo assorte nella contemplazione di quel nuovo spettacolo , mentre l ' anziana con affettuosa compiacenza descriveva alle due fanciulle le bellezze del quadro . - Da quella parte ... al lato destro - accennava l ' anziana - voi vedete una collina di facile pendìo , dei praticelli , delle grotte , dei chioschi , dei cespugli di fiori . Sono altrettante camere , altrettanti ricoveri copiati fedelmente dalla natura . L ' architetto , nel costruire quei nidi di velluto , quei chioschi di bambagia , quelle nuvole di guttaperga , era ispirato dall ' amore , come il Dio della Genesi nella creazione del paradiso terrestre . Il primo palazzo di Eva , ideato dall ' architetto divino , non poteva essere più confortevole e più delizioso . Voi stupite , o gentile Fidelia ! ... Voi non credevate che un pensatore di case potesse elevarsi a tanta sublimità di concetti ... Quella nuvola che vedete agitarsi mollemente al di sopra della collina è la stanza che deve accogliervi fanciulla per iniziarvi ai misteri deliziosi dell ' amore ... Osservate quella grotta ! ... Da quelle stalattiti bianche trasudano gli unguenti più odorosi , i balsami più delicati . È il vostro gabinetto di acconciatura . Attraversandolo , ne uscirete profumata e vivificata . A poca distanza da quella grotta , una magnolia gigantesca distende i suoi rami di un bel verde opaco ... Quella è la vostra biblioteca . I libri stanno raccolti nel tronco dell ' albero , e le eleganti legature formano intorno a quel tronco una corteccia di oro e di gemme . Abbassate lo sguardo a quella pianura lucente ... a sinistra della colonna ! Non vi sembra che quel tappeto imiti perfettamente le onde tremolanti di un lago ? È un tappeto di mercurio bianco imprigionato in una tela di vetro elastico . Voi sentite il mercurio agitarsi sotto il vostro piede , e la illusione di passeggiare sulle acque è tanto verosimile , che quasi vi meravigliate di poterne uscire a piede asciutto . Come vedete , due gondole eleganti galleggiano su quel piccolo lago artifiziale . Una di quelle gondole è destinata ad essere il vostro gabinetto musicale . Noi vi abbiamo collocato un pianoforte a corde di cigno , ed un ' arpa magnetica . Assisa al pianoforte , per la rifrazione dei vari specchi mirabilmente congegnati , vi parrà di trovarvi isolata in mezzo ad un lago senza confini . I vostri canti , i vostri suoni si ispireranno nella poesia della solitudine e delle onde ... Quel pianoforte ha due pedali , per cui potrete modificare a grado vostro la calma e le procelle del piccolo oceano . Il tappeto mercuriale , sotto la pressione del vostro piede , potrà fingere tutti i commovimenti della marina . L ' altra gondola è una sala di refezione ; e questa , a piacere dei naviganti , può scivolare fino alla estremità della pianura , dove , per una porticiuola che da questo luogo non si scorge , essa uscirà dal lago artifiziale per islanciarsi nel lago vero . Qual sorpresa per voi , qual gioconda sensazione , al finire di una cena iniziata nel palazzo fra le carezze ed i baci dello sposo , uscire sulla prora della gondola , e veder sfilare le cento ville del Lario , una meravigliosa fantasmagoria di palazzi e di giardini emergenti dalle onde ! Ma basti ! ... Gli è un vero peccato quello che io sto commettendo , un peccato di indiscrezione che il vostro sposo non saprebbe perdonarmi . A che buono svelarvi tutti i misteri di questo meraviglioso palazzo ? ... Che altro è la gioia se non la sorpresa del nuovo , dell ' inaspettato ? ... Ma pure io mi ravvedo in tempo ... Io non vi ho palesato che la millesima parte delle delizie che qui vi attendono . L ' ho fatto a fine di bene ; per serenare l ' animo vostro , per alleviare colle promesse dell ' avvenire le crudeli impazienze del presente . Ho tracciato il cammino alla vostra fantasia di fanciulla e di amante . Se in questi giorni di dilazione che ancora vi rimangono , il vostro spirito verrà a spaziare su questi prati di seta , fra questi alberi a foglie di piume che stillano rugiade di diamante , fra queste onde di metallo animato ; voi troverete una distrazione soave alle cure che vi opprimono . Io però mi tengo sicuro che voi non riescirete mai ad indovinare la centesima parte delle meraviglie qui adunate da quei due creatori sublimi di poesia che sono il vostro Albani e Regolo Mengoni pensatori di edifizii . Poiché l ' anziana ebbe finito di parlare , la fidanzata dell ' Albani , nell ' ingenuità della sua anima innamorata , si lasciò sfuggire una esclamazione che rivelava tutto il suo cuore : - Ma egli ! ... il mio sposo ! ... - Comprendo il vostro pensiero - affrettossi a dire l ' anziana . - Egli ... il vostro Albani non verrà a dimorare in questa villa , che tutta vi appartiene . Vi spiegherò il suo concetto come io credo di averlo compreso . Dell ' Albani voi non dovete conoscere che l ' amante e lo sposo . Egli verrà in questo luogo per portarvi il suo amore , per cogliervi il vostro , per godere dei vostri tripudii , per consolare le vostre afflizioni , per chiedere a sua volta il diletto e la forza a sostenere i dolori della vita . I vostri rapporti , in una parola , non devon essere che rapporti d ' amore . Perché riesca feconda di bene , l ' unione coniugale vuol essere circondata di poesia . In altri tempi , quando era obbligatorio agli sposi convivere sotto il medesimo tetto , vedersi a tutte l ' ore del giorno e della notte , dividere le cure disaggradevoli e qualche volta un po ' volgari del regime di famiglia , avveniva sovente una rilassatezza di affetti , che a lungo andare degenerava in fastidio , in avversione . C ' è molta differenza fra il vedersi spesso e il vedersi sempre . L ' augello che rinnova così frequenti i trasporti dell ' amore , si allontana dalla sua compagna dopo l ' ebbrezza vivace del connubio , e si perde negli spazi finché quella non lo richiami co ' suoi gorgheggi , finché quella non gli dica coi suoi gemiti melodiosi : ritorna ! ho bisogno delle tue carezze , dei tuoi baci ! Desideriamoci , se vogliamo amarci eternamente ! Il vostro Albani , ispirandosi a questo concetto , verrà in questa casa come un ospite . Egli vi apparirà inaspettato - egli giungerà fino a voi per cento vie misteriose . Lo vedrete uscire da questa gondola , lo troverete adagiato in quella grotta , udrete la sua voce carezzante rispondervi da quella nube , Quando i vostri due cuori si chiameranno per quella voce arcana che esala dall ' amore , vi sentirete allacciati da soavissimo amplesso . Io credo , Fidelia , che il vostro animo gentile avrà compreso il delicato pensiero che io ho tentato di esprimervi . Lo sguardo di Fidelia splendeva di angelica luce . Quell ' anima giovane era inebbriata di felicità . Si levò in piedi , e con timida voce , qual di fanciullo che non osa manifestare un capriccio per paura di vedersi contrariato , disse all ' anziana : - Vi par egli che io sia troppo indiscreta nel domandarvi una concessione ? ... Amerei di attraversare quel lago ... di salire in quella gondola ... di provare , sull ' istromento che dovrà essere l ' interprete dei miei pensieri , una canzone che ho composta per ... lui ! Sarà la canzone di richiamo . E tu , mia buona Speranza , tu l ' ascolterai da questo luogo , e mi dirai qual effetto essa avrà prodotto sull ' animo tuo ! ... E poi ! ... ho in mente un pensiero ... Mi pare che i suoni di quel cembalo debbano attraversare gli spazii immensi ... e giungere fino a lui . - Non vi è ragione perché io mi opponga a così onesto desiderio - rispose l ' anziana - venite ! La fanciulla , dopo essersi congedata con un bacio dalla sorella di amore , sorvolò con piede leggerissimo al mobile tappeto , salì nella gondola , e disparve colla sua guida . L ' anziana , per un sentimento di deferenza e di rispetto che erale imposto dalla sua condizione , non si intrattenne con Fidelia nel piccolo gabinetto . D ' altronde , ella aveva l ' obbligo di far gli onori del palazzo , e in quel momento suonava l ' ora di refezione , e le amiche della fidanzata , giusta il patto convenuto , entravano nel vestibolo . - Rilasciate il gran ventaglio ! rilevate le mense ! - ordinò l ' anziana alle volonterose - prima che le ospiti fanciulle fossero entrate nella sala . E subito la scena mutò di aspetto , e l ' incantevole panorama scomparve dietro il velario ondulato , che formava una muraglia di lapislazzulì . Nel momento in cui le fanciulle entravano nella sala , dalla sua gondola invisibile Fidelia sciolse la voce . Speranza portò il dito alle labbra , e le fanciulle ristettero ad ascoltare coll ' estasi in volto . Erano le più dolci note che mai si modulassero pel labbro di una vergine innamorata . Quelle note , attraversando l ' azzurro padiglione , parevano il canto di un cherubino smarrito negli spazii del firmamento . E davvero Fidelia aveva dimenticato la terra . Ella si sentiva isolata nel suo piccolo gabinetto come una sirena sugli scogli dell ' oceano . Immersa negli elementi più vergini del creato , nell ' aria e nelle acque , la sua anima possedeva le ali bianche e il melodioso sospiro del cigno . Le parole della sua canzone esprimevano questi pensieri gentili : « Iddio ha creato la terra , ma l ' amore soltanto ha creato il paradiso . « No ! questo non è il paradiso , dacché , aggirandomi fra i miracoli della creazione , io sento che il creatore è lontano . « Quando il creatore sarà tornato , quando l ' aria di questo giardino sarà l ' alito della sua bocca o il dolce fremito del suo cuore , allora io potrò dire : egli mi ha riportato il mio paradiso . « Oh venga presto colui che può creare il paradiso , perché il paradiso è in lui , soltanto in lui ! » Il canto di Fidelia era una estasi voluttuosa . Mentre il labbro scioglieva le note , mentre il cuore modulava gli accenti , lo sguardo della fanciulla errava nelle illusioni di un mondo fantastico . Questo mondo fantastico si creava dinnanzi a lei per una combinazione di specchi metallici , i quali ritraevano perfettamente un cielo di zaffiro , un lago placido e sereno . Gli occhi di Fidelia aspettavano che quella solitudine di spazio e di acque si animasse improvvisamente di una figura umana , di una figura che per lei , per la fanciulla innamorata , avrebbe rappresentato il Dio animatore . Era delirio ? ... Era sogno ? ... La fanciulla sentì mancarle le forze , la sua voce si spense , un tremito le invase tutte le membra ... Quella vasta solitudine si era davvero animata : l ' uomo dell ' amore , il Dio era comparso ... Fidelia non osava li volgere il capo , ma lo specchio inesorabile che le stava dinanzi riproduceva una figura umana , riproduceva un essere vagheggiato e invocato , che per lei aveva nome di Redento Albani . Quell ' uomo , ritto ed immobile dietro il seggio della fanciulla , pareva assorto nel contemplare le forme perfette di lei . La fronte di quell ' uomo era calma ; i tratti del volto non rivelavano veruna commozione ; ma l ' occhio irrequieto , iniettato di viva luce , aveva una espressione quasi sinistra . Fidelia ne fu atterrita più che sorpresa . Dalla sua fronte sgocciolava il sudore a grosse stille , pure non aveva forza di portarvi la mano ad asciugarle . Come si spiega questo terrore della fanciulla alla vista di un amante , di un fidanzato , di lui che era l ' oggetto de ' suoi ardenti desiderii , delle sue invocazioni ? Se quell ' uomo fosse stato l ' Albani , Fidelia non avrebbe esitato un momento a levarsi dal seggio , ad avvincerlo tra le sue braccia , a inondarlo di baci . Ella esitava ... tremava ... Erano le sembianze ben note ; la sua statura , i suoi capelli ondeggianti e fosforici , il suo labbro perfettamente delineato , i suoi denti pieni di sorriso . Ma pure , qualche cosa mancava a quell ' uomo per essere l ' amante , il fidanzato di Fidelia . Mancava la magnetica corrente che si espande dai cuori innamorati , il flusso che non si può suscitare dai nervi e dal sangue , se questi nervi , se questo sangue non sieno agitati da una vera passione . La fanciulla non poteva penetrare l ' orribile inganno di quella apparizione . Ella fissava quella larva con occhio attonito ; meditava quelle sembianze come si medita un sinistro problema . Quella contemplazione , quella meditazione angosciosa doveva risolversi per lei in un giudizio altrettanto erroneo che tremendo : « Egli è ben desso , ma egli ha cessato di amarmi » . Era la logica più naturale che il cuore della fanciulla innamorata potesse seguire , la sola spiegazione che ella potesse ammettere dello strano turbamento che l ' invadeva . A sì triste convincimento , Fidelia nascose il volto fra le mani e proruppe in dirotto pianto . Ma il Casanova ( noi gli daremo il suo vero nome ) non era uomo da smarrirsi di coraggio per quella fredda accoglienza . Magnetista di prima potenza , egli contava sulla forza del proprio volere per dominare quella gracile fanciulla estenuata dalle commozioni dell ' amore e della paura . Egli stese la mano sul capo di Fidelia , e accarezzando le chiome odorose per innondarle del suo fluido irresistibile , parlò con accento animato : - Fidelia ! ... mia buona ... mia bella Fidelia ! ... non era mestieri che tu mi chiamassi .... Sarei venuto ugualmente .... Anch ' io numerava i giorni e le ore . Avevo bisogno di vederti . Un bacio , un solo tuo bacio potrà darmi la forza per reggere a questi ultimi giorni di prova .... Fidelia ! ... I momenti sono contati . Nessuno mi ha veduto entrare , nessuno mi vedrà uscire da questo luogo .... Non c ' è a temere di nulla ! ... Oh ! la mia bella Fidelia ! Abbandonati agli istinti del cuore .... Poichè mi ami ... poichè hai giurato di esser mia .... Mia sorella ... mia sposa .... Tu mi ami : Io sapeva bene che tu non avresti negato questa gioia ! ... Le tue fibre sono commosse .... Allacciami il collo colle tue braccia di neve .... Che io respiri il fresco alito della tua bocca ! ... Le mie labbra erano arse , e la sete di amore mi avrebbe consumato , senza il refrigerio di un tuo ... bacio divino ! Così parlando , il Casanova si era impadronito della fanciulla attraendola al proprio petto colla potenza affascinante della volontà . Fidelia , inebbriata da quelle parole , da quelle carezze , si abbandonò a lui come un corpo morto . I dubbi , i terrori erano svaniti . La sua faccia inondata di lacrime era divenuta radiante . In quel momento di suprema illusione , la fanciulla sognava il paradiso . Quel sogno fu un lampo . Nell ' amplesso di quella larva adorata , Fidelia si attendeva una inondazione di delizie . Ma appena le labbra dell ' avventuriero ebbero sfiorate le sue , la fanciulla arretrò con ribrezzo , mandò dal petto un grido affannoso , e cadde al suolo tramortita . Il bacio di quell ' uomo , o piuttosto di quella maschera umana , le era sembrato gelido come il bacio di un morto . Tutta questa scena era passata rapidamente , mentre le sorelle del Circolo , nel compartimento anteriore del palazzo , attendevano che Fidelia ripigliasse la canzone , ovvero ritornasse nella sala per prendere parte al convito . Il grido della fanciulla destò lo sgomento nella piccola comitiva . L ' anziana fece allentare il gran ventaglio , e le amiche di Fidelia accorsero tutte verso la gondola . Quand ' esse posero il piede nel gabinetto musicale , il Casanova era già scomparso ; nessun indizio , nessuna traccia di lui . Fidelia giaceva a terra coll ' abbandono della morte . Le sue chiome , le sue vesti scomposte davano a supporre che ella avesse dovuto soccombere ad un assalto violento . Le fanciulle non si perdettero in vane esclamazioni . Improvvisarono una catena magnetica , e scaricando il loro fluido sulla giacente , in men che non si pensi , la ridonarono alla vita . Fidelia si levò in piedi , girò intorno gli occhi smarriti come chi , risvegliandosi da un orribile sogno , tremi di rivedere una larva . Poi sorrise alle amiche , e appoggiandosi al braccio di Speranza uscì con quella dal gabinetto . - Domani ti dirò tutto - disse Fidelia alla sua prediletta . E per quella serata non si tenne più parola del misterioso avvenimento . Durante la cena , le fanciulle ripresero insensibilmente la loro abituale gaiezza . Fidelia sorrideva alle amiche , e pareva dividere i loro ingenui tripudii . Di tratto in tratto ella trasaliva , portava la mano agli occhi come a rimuovere un velo , a dissipare una nube . E subito , dopo quel gesto , la sua fronte tornava serena , e l ' occhio riacquistava la sua luce . Ai primi squilli del richiamo delle vergini , quella gioconda comitiva uscì dalla villa Paradiso per disperdersi nei varii compartimenti della città . Fidelia baciò le amiche ad una ad una , e salita in una gondola volante , si fece ricondurre al palazzo di famiglia . Quella sera , il Gran Proposto era di umore assai lieto . Quell ' inesorabile partigiano delle antiche discipline , che non poteva tollerare nella propria famiglia ciò che egli chiamava insubordinazione legale agli ordini della natura ; quel padre severo che non aveva mai perdonato a Fidelia le lunghe assenze notturne , mosse ad incontrarla con volto radiante , l ' accolse con insolita profusione di amorevolezze . C ' era qualche cosa di misterioso , qualche cosa di sinistro nella bonomia di quel vecchio . Le sue carezze parvero a Fidelia una affettazione di cattivo augurio , ond ' ella , per sottrarsi a quell ' impeto di tenerezza paterna , pose in campo un pretesto e ritirossi nel suo appartamento . Il Gran Proposto , dopo averla accompagnata com ' era suo costume , e salutata col bacio del buon sogno , rientrò nel suo gabinetto . Sullo scrittoio del primo funzionario dell ' Olona stava spiegato un dispaccio portante il timbro del Ministero di Sorveglianza pubblica . Erano poche linee di scrittura , ma il vecchio non si saziava di rileggerle , e pareva che da quel foglio uscisse un riflesso di beatitudine ad irradiargli tutto il volto . Il dispaccio era così concepito : « Onorevole Gran Proposto , « Ho la soddisfazione di annunziarvi che il nostro zelo , le nostre sollecitudini , la nostra pertinacia hanno trionfato di ogni difficoltà . Redento Albani ha violato la legge di dilazione . Questa notte egli era a Milano , ha visitato la Villa Paradiso , si è intrattenuto col Custode - direttore , ed ebbe anche un segreto colloquio con vostra figlia nel piccolo gabinetto musicale addetto alla villa stessa . Non è mestieri che io vi aggiunga altre parole ; vostra onorevolezza sa troppo bene ciò che le resta a fare . Aggradite , onorandissimo Gran Proposto , gli umili ossequi del vostro subordinato devotissimo , e comandatemi in ogni occasione . « Dato dal primo gabinetto di Sorveglianza pubblica la notte del ventisette settembre 19 ... « TORRESANI DEGLI EX -BARONI.» CAPITOLO XVII . Il veto del Gran Proposto . Velocissima è la corsa del tempo , anche per gli addolorati e per gli amanti , cui le ore sembrano secoli . E l ' Albani , compiuto il mese di dilazione , superata la terribile prova della lontananza e dell ' isolamento , tornava a Milano più innamorato che mai , coll ' anima piena di entusiasmi e di terrori . In quel mese egli aveva percorse le principali città dell ' Unione , soffermandosi di preferenza a Berlino , a Pietroburgo , a Parigi , a Pest , dove era stato chiamato per dirigervi i suoi sorprendenti meccanismi . Negli ultimi giorni di dilazione , egli aveva provate quella febbre tormentosa della impazienza che , all ' avvicinarsi di una catastrofe desiderata , sviluppa nei temperamenti irritabili i sintomi della follia . Per illudere sè stesso , per placare quelle ansie affannose , egli aveva anticipata di ventiquattro ore la sua partenza da Pest , servendosi di quei mezzi di trasporto che erano i meno veloci , e come tali , accordati gratuitamente dagli statuti della Unione alla classe dei nullabbienti . Era venuto da Pest a Parigi colla ferrovia a pressione atmosferica ; da Parigi a Saint Jean de Maurienne colla Messaggeria pneumatica dei Bonafous ; e da ultimo aveva sorpassato il Cenisio colla locomotiva ertoascendente della Società Goudar e Blondeau , una locomotiva che aveva fatto obliare il meraviglioso traforo praticato fino dal secolo precedente nelle viscere del monte . ( ) L ' Albani giunse in Milano verso le nove della sera . Prima di oltrepassare la cinta balsamica ( ) , egli si fermò un istante per consultare il suo orologio calamitato , poi , come uomo che tema di essere veduto o riconosciuto , sbottonò dalle spalline il berretto succursale per riporselo in capo , rialzando al tempo stesso i due paraventi acustici ( ) fino al disopra dell ' orecchio . Se un agente della pubblica sorveglianza lo avesse sorpreso in quell ' atto , avrebbe creduto di mancare al proprio debito omettendo di segnalare i di lui connotati sul tessero dei forestieri sospetti . Quella esitanza , quelle precauzioni , non erano per parte dell ' Albani che uno scrupolo eccessivo di legalità . Egli aveva notato che mancavano ancora dieci minuti al termine assegnato dalle leggi per la prova di dilazione . - Conviene ch ' io sia rigoroso fino all ' eccesso ! - pensava egli . - Il bene cui vado incontro è così grande , e d ' altra parte sono così grandi i pericoli che mi circondano , che io mi riterrei uno scellerato quando dovessi imputare alla mia trascuratezza od alla mia imprudenza un disastro qualunque . Come ognun vede , quell ' anima ardente ed onesta era sempre agitata dal dubbio e dai presentimenti sinistri . Per comprendere il cuore dell ' Albani e le lotte tremende del suo spirito , è mestieri che noi ricordiamo sempre ciò che egli non poteva mai dimenticare , il suo terribile passato . Quest ' uomo si era macchiato di un orrendo delitto , aveva subito una pubblica condanna , per cinque anni morto alla società , egli non era mai riuscito a persuadersi che questa avesse realmente obliato e perdonato . Nella rettitudine della sua coscienza , egli si giudicava inferiore a tutti gli incolpevoli . E quando la voce della coscienza parea placarsi , un ' altra voce più lugubre gli rintronava nell ' anima , quella del pubblico banditore , che dall ' alto suo pergamo , in mezzo ad una piazza gremita di popolo e muta non di meno come una tomba , veniva ad intimargli la morte civile . Gli accadeva sovente di fermarsi col pensiero in questa meditazione angosciosa ... Lo spirito della legge gli appariva eccellente . La condanna della morte civile , dopo i cinque anni di espiazione , prometteva l ' oblìo del delitto , e la riabilitazione completa . Tutto ciò era scritto nei codici , tutto ciò era articolo di legge . Ma i codici , gli statuti , le leggi sono un contratto sociale , che non può mutare la essenza , la natura dell ' uomo , quand ' anche quest ' uomo apparisca grandemente modificato dalla così detta civilizzazione . - I sofismi sono vani . - No ! io non posso arrendermi a codesto assurdo del convenzionalismo contemporaneo - gridava l ' Albani con accento disperato ogni qualvolta gli avveniva di soffermarsi in questo doloroso argomento . - Io non cesserò mai di essere un morto ; la società tutta intera non cesserà mai di considerarmi come tale , sebbene ella debba , in forza di una legge , accogliermi come un essere vivente . Mentiranno . Taluni vorranno anche prodigarmi delle speciali amorevolezze ... Ma questo sentimento , questo atto di carità , o peggio di compassione , accuserà il non senso della legge . Mentre io non ho mai potuto , né potrò mai cancellare dalla mia mente le terribili impressioni di quella condanna ; potranno essi obbliarle ? essi ! ... Gli uomini ! ... gli spettatori del lugubre palco , che hanno inorridito del mio misfatto e del mio nome ? Ma in questa procella di pensieri che turbava incessantemente lo spirito dell ' Albani , un astro solitario brillava di luce perenne - la fanciulla dell ' amore e del perdono - Fidelia ! La fede dell ' Albani era tutta in quel punto luminoso , che egli vedeva brillare attraverso alle nuvole opache ; in quella vergine bianca e diafana , che in una notte di supreme angosce posando una mano di neve sulla sua fronte inaridita , aveva dato dell ' amore quella sola definizione in cui egli poteva aver fede . L ' avvenire dell ' Albani era Fidelia . Il cuore di Fidelia era un mondo , che gli offriva un rifugio , un paradiso dov ' egli sperava di obliare sé stesso e di farsi obliare . Ed ora , ritornando dopo l ' assenza di un mese , dopo la prova di una legge , per la quale era vietata qualunque comunicazione fra due amanti fidanzati , l ' Albani riportava a Milano tutto il suo amore e tutta la sua fede nella donna che già gli era sposa nel vincolo religioso ; ma i suoi dubbi , le sue diffidenze , i suoi terrori non potevano dissiparsi completamente fino a quando , sul libro di petizione pubblica , non avesse letto l ' adesione formale di Fidelia , e ciò che egli tremava di vedersi negato , lo assenso del Gran Proposto . Ma l ' ora , che doveva risolvere i suoi dubbi , che doveva metter fine a quelle ansie febbrili , era giunta . I dieci minuti trascorsero . Il termine legale di dilazione era spirato , e l ' Albani poteva entrare liberamente nella città . Salito in una gondola volante , ordinò al conduttore di prendere la via del Palazzo di Famiglia , laddove un mese prima , quasi alla medesima ora , egli era entrato coll ' anima inebbriata di amore , per iscrivere la sua domanda di legittimazione civile al matrimonio religioso da lui precedentemente contratto colla figlia del Gran Proposto . La volata fu breve . Disceso dalla gondola , l ' Albani precipitò nel palazzo , corse alla sala di amore , si fece portare il gran libro , e dopo averlo sfogliato , arrestò gli occhi sulla pagina che portava la sua petizione . Sotto i caratteri , una mano di donna , la mano gentile di Fidelia , avea tracciato queste poche linee , che l ' Albani lesse avidamente , « Io Fidelia , adulta , figlia di Terzo Berretta Gran Proposto di Milano , attestandosi unita dall ' indissolubile vincolo religioso all ' adulto Redento Albani qui sopra iscritto , aderisco di cuore , per quanto a me spetta , alla petizione di civile matrimonio formolata da lui salvo sempre il rispetto del veto paterno , come di legge , e l ' adempimento delle cerimonie obbligatorie » . L ' adesione di Fidelia era esplicita , senza condizioni , quale l ' Albani l ' aspettava , quale egli aveva il diritto di attenderla . Ma al piè di quelle cifre così gentilmente tracciate dall ' amore , spiccavano due linee di carattere diverso , due linee improntate da altra mano , difformi , contorte , quasi illegibili . All ' occhio , al cuore dell ' Albani , quelle due linee produssero l ' impressione di un rettile nero , raggruppato sotto un cespo di rose . Gli occhi dell ' Albani si iniettarono di sangue . A lui non era mestieri di leggere quello scritto per accertarsi della propria sciagura , per riconoscere avverati i suoi presentimenti sinistri , E nondimeno portò la mano alla fronte e fece un gesto come a rimuovere un velo che gli offuscasse la vista . Le sue pupille avide e truci sibilavano le parole , - e ciascuna di quelle sillabe gli sgocciolava sul cuore come una stilla di piombo infuocato . Il veto del Gran Proposto portava una data recente , ad era formulato nei termini più assoluti . « Io sottoscritto , appoggiandomi ai miei diritti di paternità , e rassicurato in questi diritti da gravi ragioni che io farò valere , dietro reclamo delle parti interessate , dinanzi al Consiglio inappellabile degli Anziani di famiglia ; credo di opporre il mio veto alla petizione di matrimonio civile inoltrata dall ' inscritto Redento Albani in favore dell ' accettante Fidelia Berretta , mia figlia adulta . TERZO BERRETTA Gran Proposto della famiglia Olona » . Sotto il peso di un ' accusa inaspettata e terribile , avviene che l ' uomo più incolpevole provi il bisogno di scandagliare la propria coscienza , non foss ' altro per attingervi il coraggio e la forza di respingere gli attacchi . Ma l ' Albani era troppo sicuro di sè stesso per discendere a questo esame . Il veto del Gran Proposto , per tutt ' altri che per lui , poteva essere considerato un atto di accusa ; ma egli , per quella logica di sospetti e di diffidenze che era stata il supplizio de ' suoi giorni di esilio , per quella divinazione del presentimento che rare volte fallisce , per gl ' impeti sdegnosi del suo nobile cuore , non rimase perplesso un istante . Quelle linee fatali scritte dal Gran Proposto erano la dissimulazione del codardo , la calunnia , il tradimento , il principio di un assassinio legale . I pugni serrati alla sbarra del leggio , le labbra livide e spumanti , l ' Albani rimase alcun tempo nella immobilità contratta del forte che vuoi resistere agli impeti della passione . Orribili disegni gli attraversavano la mente . I truci lampi del suo sguardo rivelavano l ' anelito della vendetta . Quell ' uomo era il nembo che si condensa per esplodere terribilmente . E forse , nell ' impeto , della disperazione , l ' Albani avrebbe tutto dimenticato , il suo amore , la sua donna , i suoi doveri verso la società , i mezzi più pronti e più validi che la legge istessa gli offriva per ottenere giustizia ; se a scuoterlo dal cupo letargo non fosse intervenuta una voce piena di dolcezza , una voce santa come le aspirazioni di Dio , cui quel carattere indomito e procelloso non aveva mai resistito . Era la voce del suo compagno di espiazione , di lui che lo aveva sorretto per cinque anni sul cammino del dolore ; del giovine levita che portava il nome di Fratello Consolatore . La parola , l ' aspetto di quell ' amico produssero nell ' anima dell ' Albani una reazione benefica . - Tu qui , fratello ! - esclamò l ' Albani volgendosi al Levita , e gettandogli al collo le braccia . - Io ! ... E poteva essere altrove in questo momento ? ... L ' ora del tuo ritorno era scritta nel mio cuore , ed io sapeva che i tuoi primi passi sarebbero diretti a questo luogo , e che qui ... avresti avuto bisogno di conforti e di consigli . - Io ti ringrazio , fratello ! - rispose l ' Albani , dopo aver sfogato sul petto del levita la piena delle lagrime - io ti ringrazio ! ... Ebbene ! ... Vediamo ; quali conforti , quali consigli puoi tu offrirmi ? Vedi ! ... Io mi era affidato alle tue promesse ... Io aveva contato sulla giustizia di Dio ... ed anche un poco sulla giustizia de gli uomini ! ... - E troppo presto hai cominciato a disperare soggiunse amorevolmente il levita . - I conforti che io ti posso offrire derivano sempre della medesima sorgente , dalla fede nello spirito del bene ; i consigli saranno ora come sempre quelli della ragione e della legalità . Non hai tu nulla da rimproverare a te stesso ? Sei tu disceso nella tua coscienza per investigarne le pieghe più occulte ? Hai chiamato a rassegna le tue azioni dal giorno in cui la umanità ti aperse le braccia rendendoti il bacio del perdono e dell ' oblio ? Or bene : poiché nessuna ricordanza di colpe viene ora ad affliggere il tuo spirito ; poiché a nessun dovere hai mancato verso la patria , verso la società e verso le leggi , non è mestieri che io ti insegni ciò che ti resta a fare . Quel libro sul quale è registrata l ' accusa , ti aprirà le vie della giustizia , ti accorderà tutti i mezzi della discolpa . Se ti preme l ' amore della tua donna , se ti è cara la tua onoratezza , se non hai ripudiata quella fede religiosa che grida alla coscienza : esser dovere dell ' uomo cooperare incessantemente sulla terra al trionfo del bene , tu guarderai in faccia alla verità , e la sfiderai al cospetto dell ' universo ! L ' Albani stette alcun tempo senza proferir parola . Poi , coll ' accento dell ' incredulo che sì piega ad una convinzione autorevole : - Amico ... fratello - disse al levita - fino dal primo momento che mi occorse agli occhi quel veto , ho riconosciuto che esso racchiudeva una calunnia , una trama inqualificabile , contro la quale io sarò impotente a lottare . Essi ... gli infami ... avranno calcolato tutte le evenienze possibili ... Egli che occupa un posto tanto eminente nella società , non potrebbe lanciare un tal colpo , se prima non fosse ben sicuro che non avesse a ricadergli sul capo . Io ti giuro , fratello , che il mio cuore non ha più fede nella giustizia degli uomini . Nondimeno voglio cedere ancora una volta a ' tuoi amichevoli consigli che mi furono legge negli anni più desolati della mia esistenza . Ma , bada ! questa è la mia ultima prova ! Se dessa non riesce quale tu me la prometti , quale dovrebbe riuscire perché io riconosca il tuo Dio , allora tu stesso dovrai assolvermi dall ' obbedire alle leggi del male , ed io diverrò quello che fui nei primi tempi della mia giovinezza : un vindice della umanità conculcata , un fulmine dei soperchiatori e dei despoti . Ciò detto , l ' Albani si accostò di nuovo al leggio , prese una penna , e sotto il veto del Gran Proposto scrisse le due linee seguenti : « Io domando che , a termine di legge , entro le ventiquattro ore prescritte , il Gran Proposto Terzo Berretta mi renda ragione del suo veto dinanzi al Consiglio degli Anziani . « REDENTO ALBANI » . Compiuta quella formalità , i due amici si separarono . L ' Albani salì nella sua gondola e ordinò al conduttore di calarlo alla Villa Paradiso . Giunto alla Villa , il fidanzato di Fidelia diede il segnale perché si aprissero i cancelli . Entrò senza volger parola al Custode che era mosso ad incontrarlo . Attraversò i viali a passo concitato ; congedò bruscamente le volonterose che lo attendevano negli atrî , ordinando che fosse tolta la luce al palazzo . Rimasto solo in quel vasto salone reso tetro dall ' oscurità come una grotta popolata di immobili spettri , l ' Albani si sdraiò sul tappeto ruggendo : - Guai a loro ! guai a tutti ... se domani io dovessi portare le fiamme dell ' inferno in questo paradiso creato dall ' amore ! CAPITOLO XVIII . Catastrofe impreveduta , Se quella notte fu lunga ed angosciosa per l ' Albani , ciascuno di leggieri comprende che anche il Gran Proposto Berretta e il Capo di Sorveglianza Torresani non dormirono sovra un letto di rose . Quanto alla buona e sensibile Fidelia , basti sapere ch ' ella vegliò fino all ' alba in lacrime e preghiere . Chi all ' indomani apparve più rassicurato e fidente , fu l ' Albani . Nella propria coscienza egli aveva attinto il coraggio ; se qualche cosa gli rimaneva ancora a temere dalla malvagità degli uomini o dalla soperchieria dei potenti , pur si sentiva agguerrito alla lotta dalla propria rettitudine e dalla inesorabilità della legge . Serena la fronte e l ' occhio infiammato di febbrile impazienza , egli uscì dalla villa , e dopo aver errato alcun tempo nei quartieri più popolosi della città , si diresse verso il palazzo di Giustizia Civile . La sala del Consiglio si apriva nelle ore pomeridiane , al principiare dei crepuscoli . Quando l ' Albani comparve alla piccola Tribuna degli appellanti , i trecento anziani già occupavano le scranne dell ' Emiciclo . I cinque Seniori , ai quali spettava esclusivamente il diritto di interrogare e di discutere , già avevano compiuto l ' esame dei molti documenti ammucchiati sulla tavola . Il Gran Proposto Berretta , calmo in apparenza , ma in cuore vivamente preoccupato , era assiso , colla testa raccolta fra le mani , alla tribuna di ragione . All ' apparire dell ' Albani , si riscosse , alzò gli occhi , ma non ardì sostenere il lampo di uno sguardo che pareva sfidarlo . I quattro compartimenti dell ' anfiteatro superiore frattanto si inondavano di una folla di curiosi , avida di emozioni . Un dibattimento nel quale dovevano trovarsi di fronte due grandi notabilità della famiglia , il Proposto Terzo Berretta e il celebre inventore della pioggia artifiziale Redento Albani doveva naturalmente destare nella moltitudine il più vivo interesse . La vertenza offriva altresì una speciale attrattiva ai malcontenti di tutte le classi , ai nullabbienti , ai federati dei partiti estremi , nemici naturali di ogni autorità costituita , bramosi di scandali e impazienti di lotte . Allo scoccare dell ' ora settima , il Presidente temporaneo degli Anziani annunziò l ' apertura del dibattimento . Tutti i labbri ammutirono . Tutti gli sguardi si volgerò al Seniore Inquirente che dal suo seggio elevato ripetè quattro volte il nome del Gran Proposto . Questi a sua volta si levò in piedi . - Cittadino Berretta - tuonò la voce dell ' Inquirente - la legge ti interroga , la famiglia ti ascolta e Dio ti vede nel cuore ( ) . Perchè hai tu posto il veto alla petizione di matrimonio civile inoltrata dal fratello Primo Albani in favore di Fidelia tua figlia ? - Nella mia qualità di Supremo Magistrato dell ' Olona - risponde il Gran Proposto con voce commossa - sento che la più rigida osservanza delle leggi mi è sacro dovere . L ' Albani ha violato la legge di dilazione ; nella notte del 27 settembre , egli venne a Milano furtivamente e si intrattenne parecchie ore nei giardini della Villa Paradiso . - È falso ! - urlò l ' Albani balzando in piedi coll ' impeto del suo ardente carattere . E quel grido dell ' anima concitata destò nella sala un eco tumultuoso . Il Gran Proposto si fece pallido in viso . - Cittadino Albani - riprese l ' Anziano Inquirente - moderate i vostri impeti che a nulla giovano , se non forse a pregiudicarvi , quando in vostro favore non intercedano le irresistibili prove del fatto . Il cittadino Berretta ha recato sul banco della giustizia dei gravi documenti che appoggiano la sua asserzione , e noi , col vostro beneplacito , ne daremo contezza a quanti ci ascoltano . - Si leggano i documenti ! - rispose l ' Albani assidendosi e chinando la testa fra le mani . Al cominciare della lettura , l ' attesa del pubblico era solenne e imponente il silenzio ; ma appena il nome dell ' ex barone Torresani autore del rapporto segreto risuonò nella sala , insorse da ogni parte un mormorio sinistro e provocante . Un Capo di sorveglianza pubblica non era meno detestato sotto il fraterno regime della Unione , che nol fossero un secolo addietro un prefetto di polizia od un questore . L ' Albani , che ascoltava con angoscia impaziente , appena fu esaurita la lettura di quel primo documento , si rialzò dal suo seggio , e tutti notarono con meraviglia come il di lui volto , poco dianzi allibito dalla collera , esprimesse calma e fiducia . - Onorevoli Seniori , onorevoli Anziani , onorevolissimi cittadini e fratelli - parlò l ' Albani con ferma voce - i voti del mio cuore sono appagati , ciò che io ardentemente desiderava si è avverato ; il rapporto del cittadino Torresani mi apre l ' unica via sulla quale mi sarà dato di raccogliere a mia giustificazione delle prove assolute . In detto rapporto si afferma che nei giardini della Villa Paradiso io mi trattenni colla figlia del Gran Proposto , Orbene : se il padre di Fidelia acconsente , io eleggo a termine impreteribile di assoluzione o di condanna , la pubblica testimonianza di quell ' angelo di luce e di bontà , di quella santa creatura , inaccessibile alla menzogna , che porta il nome di Fidelia ... Il suo verdetto mi sarà sacro , ed io mi appresto ad ascoltarlo col sorriso nel volto e colla fede nel cuore . L ' Albani guardava fissamente il Gran Proposto , ma nessun segno di turbamento o di esitazione appariva su quella fronte marmorea . Quel vecchio non poteva aver scrupoli né rimorsi in presenza de ' suoi istinti di padre ; quel magistrato si sentiva agguerrito dalla coscienza del vero . Prima che l ' Anziano Inquirente gli ripetesse , come d ' uso , la proposta dell ' avversario civile , il Berretta si levò in piedi profferendo queste due semplici parole : « accetto la testimonianza di mia figlia come termine impreteribile ; venga Fidelia ! » La figlia del Gran Proposto non era lungi . Gli Anziani , prevedendo l ' incidente , l ' avevano chiamata al giudizio , e la giovinetta , circondata dalle amiche , attendeva l ' appello della matrona legale nella sala di aspetto riservata alle fanciulle . Nel di lei volto non appariva alcun segno delle interne agitazioni : ma quella calma sgomentava le amiche , e la buona Speranza ne era siffattamente allarmata che a stento reprimeva i singulti . Al primo appello della matrona , Fidelia si levò in piedi e appoggiata al braccio delle amiche , la persona castamente avvolta nel peplo mattutino , si diresse verso la porticella che metteva alla tribuna . Quella apparizione destò nella sala un mormorio di simpatia . I Seniori e gli Anziani si scopersero il capo , Il Gran Proposto e l ' Albani rimasero al loro posto come impietriti . Sì l ' uno che l ' altro furono investiti da un tremito che pareva un presagio . Gli occhi di Fidelia . eretti al cielo , si irradiavano tratto tratto di una luce fosforescente . - Abbassate la reticella vitrea ! ( ) - ordina il Presidente Temporaneo degli Anziani ai meccanici di legge ; - il risultato della testimonianza vuol essere decisivo ; è necessario che la verità non venga pregiudicata da influssi magnetici o da altri poteri occulti . - È vano ! - rispose dalla tribuna la voce di Fidelia ; - nessuna volontà umana potrebbe violentare il mio libero arbitrio . L ' anima di mia madre è con me , e la menzogna non può uscire dal mio labbro . Così parlando , la giovinetta sviluppò dal peplo il suo candido braccio , e alzando la destra fece brillare allo sguardo degli assembrati un bellissimo carbonchio umano ( ) sfavillante come l ' astro di Venere . L ' emozione degli astanti toccava il parossismo . L ' inquirente , dopo breve attesa , raccolse dalla mano del Presidente il quesito finale già formulato e riveduto dagli Anziani e dai Seniori ; indi , nel silenzio più opaco della assemblea , si volse a Fidelia : - Adulta Fidelia Berretta : la legge ti interroga , la famiglia ti ascolta e Dio ti vede nel cuore . Puoi tu asserire che nella notte dal ventisette al ventotto settembre dell ' anno corrente , l ' adulto Redento o Primo Albani siasi intrattenuto teco a colloquio in Milano , e precisamente nella sua villa detta del Paradiso ? ... - Sì ! - rispose Fidelia senza esitare un istante . L ' Albani , che durante la interpellanza si era levato in sulla punta dei piedi , col labbro ansante e l ' occhio iniettato di una luce che era fede e certezza , ricadde sulla seggiola mettendo un grido . Ma un altro grido uscito da molti cuori di donne in quel medesimo punto , distrasse dall ' Albani l ' attenzione degli astanti per portarla sovra la figlia del Gran Proposto . Il monosillabo affermativo partito dalla tribuna delle vergini era stato l ' ultimo sospiro vitale di Fidelia . La giovinetta , nel profferirlo , era caduta nelle braccia delle amiche come un giglio reciso . - Morta ! morta ! - gridavano le donne . - Uccisa dalla menzogna ! - ruggì l ' Albani insorgendo e accennando al Gran Proposto . - La prova galvanica ! la prova galvanica ! - urlarono mille voci dall ' emiciclo . Il Presidente degli Anziani sollevò la mazza di primo ammonito per sedare il tumulto . E frattanto , in men che io nol dica , quattro matrone di ufficio trasportarono il corpo di Fidelia nel centro della sala , e il chirurgo primate del tribunale le applicò il pungiglione galvanico all ' occipite . La folla irruppe dalle sbarre . Seniori , Anziani , bidelli , subalterni , spettatori , si pressarono compatti intorno al banco di risurrezione . L ' Albani stringeva nelle sue la mano di Fidelia . Il Gran Proposto piangeva desolato ai piedi della figlia . Al tumulto scapigliato era succeduto come per incanto il silenzio della riverenza e della aspettazione . La puntura galvanica non tardò molto ad agire . Fidelia si riscosse ... - Discendi in te stessa - disse il primate di chirurgia parlandole all ' orecchio ; - visita il tuo cuore e i tuoi visceri , e dimmi qual fu la sincope che ti ha colpita . Le labbra di Fidelia si agitarono e proffersero la parola morte . Il primate le applicò il pungiglione galvanico alla fronte . - Puoi tu asserire - domandò l ' inquirente - che Primo Albani abbia avuto teco un colloquio nella notte dal ventisette al ventotto settembre ? - No ! - rispose la morta . - In quella notte l ' Albani era ben lungi ... ben lungi ... da Milano . - Perché dunque - riprese l ' Inquirente - hai tu voluto , quando eri in vita , affermare un fatto che ora sei costretta a smentire ? ... - Perché desso ... perché colui ... - Parla ! ... una sola voce ! ... una parola ... ancora ! - gridò l ' Albani ! - È vano ! - disse il primate ritirando il pungiglione dalla fronte dell ' estinta e riponendolo nell ' astuccio . - Il galvanismo non ha più azione su lei : la materia animale è ottusa . Ciò che avvenne in quel punto nella sala non può descriversi a parole . Caliamo la tela su questa scena di desolazione e di tumulto . CAPITOLO XIX . Le dimissioni . Due giorni sono , trascorsi I cittadini dell ' Olona si affollano intorno a due proclami apparsi dallo spuntare del giorno sulle muraglie di affissione . L ' un d ' essi porta la firma del Gran Proposto , l ' altro è segnato Torresani . Soffermiamoci dinanzi al primo proclama , e leggiamo : « Ai presenti ed ai lontani salute e buon senso ! « Duemila telegrammi partiti dai centri esecutivi della Unione domandano che io mi dimetta dalla carica di Gran Proposto dell ' Olona . « Lo stesso voto esprimono le seicentomila cartoline postali che oggi pervennero al mio domicilio . Dinanzi a questa e ad altre manifestazioni imponenti dell ' autorità pubblica , io non posso indugiare un istante a svestirmi di un potere più illusorio che reale e punto invidiabile . « Ma i motivi che contro me provocarono questa unanime protesta della opinione pubblica sono di tal natura che mi terrei disonorato affermandoli col mio silenzio . Né moralmente , né civilmente , io so di aver mancato al dovere ; e ne faccio solenne giuramento sulle ceneri tuttora fumanti di mia figlia , testé raccolte dal funebre amianto . Nessun altro tesoro all ' infuori di queste e di altre ceneri care , io esporterò dal piccolo Campidoglio ove per venti anni tenni il governo della pubblica amministrazione . « Tanto mi tengo in debito di affermare ai presenti ed ai lontani , e non dubito punto che le mie parole abbiano a trovar fede presso gli onesti di qualunque partito . L ' EX PROPOSTO BERRETTA » . - Nobili parole , degne del suo gran cuore ! - esclama , tergendosi le lagrime , un meneghino , che il giorno innanzi avea spedita al Gran Proposto la sua cartolina di ostracismo . Volgiamoci all ' altro proclama , e vediamo con quali formole il Capo di Sorveglianza annunzii la propria dimissione : « Cittadini ladri , truffatori , manutengoli , barattieri , furfanti d ' ogni specie che costituite la maggioranza della Società umana : « Esultate ! Ciò che era nei vostri voti si è compiuto ; la dimissione di sua Eccellenza Riveritissima il Gran Proposto Terzo Berretta implica necessariamente la mia . « Il benemerito dicastero di sorveglianza pubblica rimarrà per uno o più giorni senza capo . « Cittadini ladri , truffatori e furfanti di ogni specie , esultate ! ve lo ripeto . E frattanto , i pochi galantuomini - se è pur vero che ve ne abbiano , ciò che a me non consta positivamente - badino alle loro tasche ed alle serrature dei loro forzieri ! « Il mio successore , entrando in carica , vedrà che durante la mia gestione tutto ha proceduto con ordine e con giustizia . Con quale accortezza e tenacità io abbia lottato per oltre venti anni contro la ribalderia umana , apparirà evidentemente dai registri e dai tesseri che io lasciai negli uffizii . Se non che - lo confesso con immenso rammarico - in questi ultimi tempi la mia e l ' attività indomabile de ' miei subalterni riuscì in molti casi impotente . Già da oltre mezzo secolo , quei nostri famigerati utopisti che ripetevano la frequenza dei crimini dall ' analfabetismo delle masse , hanno dovuto convincersi che l ' istruzione universale ha quadruplicato il numero dei falsarii e dei ricattatori . Più tardi , la scienza medica e farmaceutica appresa a tutti indistintamente i cittadini della Unione , moltiplicò gli avvelenatori e gli assassinî domestici . Le locomotive aeree agevolarono le contumacie dei bricconi e favorirono la impunità . La sistemazione e applicazione pratica delle forze magnetiche produsse abbominazioni che fanno inorridire . « A questi , sempre crescenti ausiliarii della iniquità e della corruzione , i governi opposero una resistenza in fino ad oggi abbastanza efficace . Nelle nostre mani le nuove armi fornite dal progresso alla depravazione ed alla colpa divennero una forza riparatrice . La nostra sorveglianza dalla terra e dal mare si estese alle amplissime regioni dell ' aria . Abbiamo non pochi esempi di grandi ed audacissimi malfattori , catturati dai nostri agenti a poca distanza dalla luna . « Ma qual pro ' da questa caccia affannosa e piena di pericoli ? Noi inseguiamo il calabrone malefico , lo afferriamo , lo rechiamo trionfanti , esultanti , sul banco della giustizia , acciò questa si prenda il bel spasso di aprirci il pugno per ridonare il captivo al libero esercizio de ' suoi perfidi talenti . « Tante grazie , signori riformatori del Codice penale ! ... Ma non vi par tempo di finirla con questa buffoneria che si chiama il Ministero di Sorveglianza pubblica ? A che serve lo inseguire , il catturare dei delinquenti , mentre alla giustizia più non rimane alcun serio mezzo di punizione ? « Nei secoli addietro , allorquando a migliaia a migliaia i galantuomini , o dirò meglio , gli impregiudicati , morivano di fame , un cotal Beccaria finse di intenerirsi sulla sorte degli assassini appiccati alla forca . Tutti i filosofi dell ' epoca fecero eco alla nenia , e la canaglia ( ciò si comprende ) proclamò il Beccaria altamente benemerito della Società umana . « La pena di morte venne col tempo abolita ; tanto è vero che tutte le idee , anche le più strane e più esiziali , seguono il loro corso di rotazione e a lungo andare si traducono in fatto . I briganti , gli aggressori di strada , gli avvelenatori , i parricidi arsero dei ceri alla statua grottesta di Beccaria ( ) . « Più tardi , questi signori umanitarii progressisti che mai non seppero formulare un concetto benefico in favore dei così detti galantuomini , si accorsero che negli ergastoli e nelle galere i birbaccioni non godevano le maggiori agiatezze della vita . « Lugete , Veneres , cupidinesque ! « E mano alle riforme carcerarie ! ... Le case di pena si tramutino in altrettanti cenobii di fannulloni ben vestiti , meglio pasciuti e confortati , a spese del comune , da ogni sorta di ricreamento . « È troppo giusto che il vizio ed il crimine dormano sovra un soffice letto , mentre i contadini pusillanimi che rispettano la legge debbon coricarsi a digiuno sulla paglia ammorbata . « Non basta ancora , non basta , perdio ! La reclusione è una infamia ... L ' uomo è nato libero ... La libertà è un inviolabile diritto di tutti . Chi si attenta , sotto qualsivoglia pretesto , di vincolare questo istinto sovrano della umanità , commette un mostruoso fratricidio . « Si atterrino le case ... di riposo ! ... Uscite , o sfortunati ! La società vi riapre le braccia ; cittadini ladri , cittadini assassini , i fratelli vi reclamano . La famiglia Europea offrirà a tutti il pane e l ' alloggio gratuito ; voi sarete vestiti e nutriti a spese del Comune ; potrete viaggiare gratuitamente sulle ferrovie e sui piroscafi : alla sera , nelle grandi città , avrete libero accesso ai teatri . La famiglia non è abbastanza ricca per offrirvi dei lauti sussidii in denaro . Un lusso al giorno ! ... è poca cosa , ne conveniamo . Ma alle spese delle gozzoviglie , dei capricci galanti , delle corse aeree , provvederanno i vostri talenti . « E infatti ... si è veduto : « Non appena questo bel trovato dell ' amnistia generale ebbe scatenati sulle famiglie della Unione i trentamila fratelli detenuti , a tutte le porte delle abitazioni fu mestieri applicare la serratura a revolver . Il grande avvenimento venne festeggiato nelle principali città di Europa con luminarie e banchetti , ma tutti ricordano quali immediate prove di ravvedimento abbian fornito ai loro concittadini questi antichi martiri del cenobbio . Dalle finestre sparirono i candelabri , dalle mense le posate e le tovaglie . « Voi avete supposto che le multe , la denunziazione pubblica , la nota di infamia e la morte civile potessero costituire , in un secolo illuminato , dei validi freni al delitto . Che faranno i ladri per soddisfare alle multe ? La risposta è troppo ovvia : ruberanno . Le denunzie , le note di infamia potranno ancora far breccia , in quelle anime incallite al misfatto ? Il più enorme dei vostri supplizi ! , la morte civile , ucciderà nel delinquente ogni senso di moralità ; e voi lo vedrete , dopo i cinque anni di espiazione , ritornare al consorzio dei fratelli coll ' odio di Caino nel cuore e con propositi atroci . I pochissimi rigenerati dalla espiazione , disperando dell ' oblio promesso , soccomberanno alla lenta agonia del rimorso e della vergogna , o affretteranno il loro fine in una piscina dissolvente ( ) . « A tale è giunta la Società umana , dopo tante fasi di rinnovamenti e di progressi . « E guai se io sollevassi il velo che ricopre il mondo latente ! « Unico freno alla esplosione della completa anarchia rimane il terrore dell ' ignoto e , diciamolo pure , quella provvidenziale dissidenza di partiti , che noi abbiamo abilmente e con ogni mezzo mantenuta . Ma allorquando una delle tante sette politico - sociali - religiose che fremono nelle viscere corrose della Unione , riuscirà ad ottenere una prevalenza assoluta ; allora , o signori , aspettatevi il diluvio ... la pioggia di fuoco , l 'inferno...! I primi furori della spaventevole rivolta si rovescieranno , come di uso , sui Proposti , sugli Imperatori , sugli Czarri , sui Capi di Sorveglianza , sui tiranni che lottarono per scongiurare il cataclisma ... In seguito ... lasciate fare agli equilibristi ... ! Vi prometto io , che in pochi giorni l ' equilibrio sarà perfetto . « Prima di finirla , vorrei dire due parole sul fatto speciale che ha provocata la dimissione del Gran Proposto e la mia . Nel rapporto che io presentai ai Tribunali relativo alla violazione della legge di « dilazione per parte dell ' Albani , io so di non aver peccato contro il dovere di primate legale . L ' Albani fu realmente veduto dai miei agenti nella notte dal 27 al 28 settembre entrare nella Villa Paradiso e quivi intrattenersi colla figlia del Gran Proposto . Ma i due verdetti contradittorii della prima e non mai abbastanza deplorata vittima dell ' infausto processo , mi hanno dato a riflettere ... « Io non mi accuso di aver mancato per negligenza o mal volere , ma temo che l ' impotenza assoluta a lottare contro uno dei più abbominevoli trovati della industria moderna abbia tradito i miei calcoli . « Che qualche furfante , abusando della maschera - ritratto , a tanto sia riuscito da ingannare la mia accortezza non solo , ma anche quell ' istinto di gentile penetrazione , quella direi quasi intuizione divina che è propria delle donne innamorate ? ... Una tale ipotesi spiegherebbe molte cose ; ed io non dispero che , profittando delle molte note da me tracciate in argomento , il mio successore riesca a scoprire la verità e a porgermi i mezzi di una giustificazione più completa . « E dopo questo , cittadini ladri , manutengoli , ecc . ecc . , io rientro nella vita privata , ringraziando voi e la provvidenza , di avermi aperta , a svignarmela sano e salvo dal palazzo di Sorveglianza , una uscita abbastanza sicura , quale difficilmente vorrà offrirsi al mio successore . « L ' EX BARONE TORRESANI » Quella sera al teatro Scalvoni e Barbetta si rappresentava una grandiosa tragedia - ballo in venti atti e sessantotto quadri , intitolata la Caduta di un Gran Proposto , ossia il tremendo verdetto della Giustizia divina per opera d ' uno specillo galvanico . Verso le ore sette , una ondata di oltre cinquantamila spettatori irrompeva nel gran teatro popolare . La impazienza e la concitazione del pubblico si rivelava dagli atroci latrati dei binoccoli canini ( ) . All ' alzarsi del sipario , tutti i palchi erano stipati di spettatori . Solo il palco al numero sette di prima fila si vedeva coperto dal riparatore ( ) , ed era ovvio , il supporre che dietro quello si nascondeva la cinica figura dell ' ex - capo di Sorveglianza . Il dramma non era che una indigesta e gaglioffa parodia dell ' avvenimento della giornata , colle solite invettive ai consorti , ai tiranni , agli uomini della reazione . Abilmente riprodotti a mezzo delle maschere guttaperche , sfilavano sulla scena i principali attori del dramma cittadino . Il Gran Proposto e il Barone Torresani ricomparivano in ogni atto per raccogliere le invettive del palco scenico , e quelle più irriverenti e chiassose della platea . La produzione sortì l ' esito che era da attendersi : fanatismo completo ... Ma al momento in cui gli autori comparivano per la ducentesima volta al proscenio , il velario riparatore che copriva il palco numero sette si alzò improvvisamente , mettendo allo scoperto la sarcastica figura del Torresani . - Signori e signore ! - gridò il barone colla sua voce rantolosa e vibrata ; - abbiate la compiacenza di fermarvi un istante per ascoltare la protesta di un libero cittadino ! Tutti gli sguardi si volsero al palco di prima fila , e i cinquantamila spettatori ammutirono come un sol muto . - Signori e signore - riprese il Torresani nel generale silenzio ; - nella mia qualità di ex - ministro di Sorveglianza pubblica io non poteva attendermi dagli autori del nuovo dramma delle allusioni o delle apostrofi gentili . A queste non intendo rispondere ; io le ho ascoltate con indicibile compiacenza , le ho raccolte come un glorioso attestato di onoratezza . L ' onore di un Capo di Sorveglianza , o altrimenti Questore , è posto sotto la salvaguardia dell ' odio generale , ed io mi glorio di essere esecrato . Ciò che mi preme rettificare è una circostanza storica del dramma , la quale , se fosse accolta come veritiera , mi pregiudicherebbe grandemente sotto l ' aspetto finanziario . Nell ' ultimo atto , l ' autore si è piaciuto di farmi appiccare ad un fico . Come vedete , io non mi sono appiccato , e vi giuro che non intendo appiccarmi . Ma in quella vece aprirò domani un grandioso negozio di salumeria in via dei Ghiotti al numero 10 . Colgo questa occasione per fare un po ' di réclame al mio Stabilimento , e augurando a tutti il miglior appetito , vi abbasso le mie salutazioni più affettuose . - No ! no ! - grida una voce dalla platea ; - nessun cittadino onesto metterà il piede nel tuo negozio ; nessun onesto mangerà il salame della questura ! - Mi importa assai degli onesti ! - mormora il Torresani riabbassando il velario riparatore . - Purché i ladri onorino la mia bottega , in due mesi diverrò milionario . Così parlando , il sarcastico vecchietto sovrappose al proprio volto una maschera - guttaperca al sembiante del drammaturgo Scalvoni , e lanciandosi destramente nell ' atrio , si fece largo tra la folla plaudente fino alla volante che lo attendeva sulla piazza . Lasciamo che egli se ne vada pe ' fatti suoi , e poniamoci sulle orme di altri personaggi più meritevoli e simpatici . CAPITOLO XX . Il chiodo fantastico . In una delle più intime stanze della Villa Paradiso , disteso sovra un candido letto , il pallido volto abbandonato ai guanciali , giace l ' amante di Fidelia assopito da un letargo affannoso . Al lato dell ' infermo , in atteggiamento di profonda mestizia , sta assiso il Levita che porta il nome di fratello Consolatore . Il suo sguardo e il suo pensiero sembrano assorti in un fascicolo di carte manoscritte . Un lieve rumore di passi ha riscosso il Levita . La porta si apre , e il vecchio custode della villa introduce nella stanza l ' illustre primate di medicina Secondo Virey , seguito da due praticanti specialisti , incaricati di esercitare l ' azione magnetica sull ' infermo . Fratello Consolatore ha ceduto il posto al Primate . I due praticanti distendono le braccia , e il Virey non tarda un istante ad iniziare l ' esplorazione . - Sei tu in grado di osservare ? - Lo sono - risponde il malato agitando lievemente la testa . - Hai tu compiuto il tuo corso di scienza medica ? ... - Io dovetti interromperlo per forza di legge , ma non vi è arcano della scienza che a me sia sconosciuto , - Vedi tu nulla di anormale nel colore del tuo sangue arterioso ? - Nulla , - Al cuore ? ... - Una leggiera enfiagione al lato destro . - Al cervello ? - Delle parziali alterazioni negli organi inferiori ; disparizione quasi completa della stearina , e prevalenza di fosforo . - Sei tu ben sicuro di quanto asserisci circa la prevalenza del fosforo ? Il malato chiude gli occhi , e dopo breve silenzio risponde affermativamente . Ad un cenno del Virey , i due praticanti magnetisti abbassarono le braccia , e la testa del malato , abbandonata dal fluido possente , ricadde assopita sui guanciali . Il Virey rivolse la parola al fratello Consolatore . - Credo esser nel vero affermando che l ' illustre infermo rappresenta una delle tante vittime dello spiritualismo esagerato dell ' epoca nostro . Porgetemi la biografia di questo sventurato ... Fratello Consolatore si fece innanzi e consegnò il manoscritto al Primate . - Le alterazioni del sistema arterioso - riprese quest ' ultimo con calma solenne - derivano da grandi sofferenze morali accoppiate ad una violenta attività del cervello . Questa attività ha potuto assorbire , distraendola dal cuore , una delle grandi cause efficienti della malattia . Senza questa circostanza , l ' aneurisma avrebbe già prodotto le sue conseguenze mortali . Ma la biografia del malato chiarirà meglio la mia diagnosi . Potete voi giurare , o fratello Levita , che in queste pagine non vi abbia parola la quale non sia ispirata dalla verità ? . Fratello Consolatore portò la mano al petto e rispose : - Pel corso di cinque anni ho diviso tutte le angosce dell ' uomo che ci sta dinanzi : la sua anima si è completamente rivelata alla mia e voi la vedrete riflessa in quelle carte ... - Voi fortunati ! - esclamò il Virey con un sorriso di sdegnosa ironia - voi che avete il privilegio di scorgere l ' anima attraverso le molecole organiche dalle quali risulta la vitalità ... La scienza di noi profani non giunge a tanto . Vedete voi la vostra anima , fratello Levita ? - Non la vedo , ma la sento - rispose fratello Consolatore con umile voce . - E siete proprio persuaso che il battito delle arterie , il respiro dei polmoni , la facoltà di pensare e di agire dipendano da una potenza misteriosa che non ha da fare colla materia ? - Il giorno in cui in me cessasse una tale convinzione , arrossirei di esser uomo e invocherei di morire . - Mentre io mi occuperò a leggere queste note biografiche - disse il Virey allontanandosi - voi potrete , o fratello , esercitare le vostre pratiche salutari sull ' anima dell ' infermo . Più tardi , se i vostri rimedi non avranno giovato , io mi permetterò di tentare qualche prova sulla massa corporea . Vi prometto che il vostro metodo di cura non ne rimarrà pregiudicato . Così parlando , il Virey si ritirò nel vicino gabinetto . Fratello Consolatore cadde in ginocchio presso il letto dell ' infermo mormorando una preghiera . Trascorsa un ' ora , il Primate di medicina rientrò nella stanza . Ai due praticanti magnetisti che lo accompagnavano si era aggiunto un numeroso drappello di giovani studenti , intervenuti spontaneamente al consulto per erudirsi nella dotta e faconda parola dell ' illustre scienziato . Il Virey da più mesi non era venuto a Milano ; tutti si attendevano che al letto degli infermi egli avrebbe solennemente proclamate e spiegate le sue grandi teorie innovatrici . L ' aspettativa non fu delusa . I giovani si schierarono silenziosi intorno al letto , e il Primate con accento solenne prese a parlare : « L ' esplorazione magnetica non mi aveva ingannato ; la biografia dell ' infermo , e più che altro la storia delle sue ultime peripezie ha confermato i miei criterii sulla natura del male che reclama i nostri soccorsi . « La scienza medica ha fatto , nella prima metà del corrente secolo , dei progressi meravigliosi . Oggimai non vi è legge dell ' organismo umano che a noi sia ignota , non vi è forza della natura che abbia potuto sottrarsi alle nostre investigazioni ed al dominio delle nostre esperienze . Ogni mistero si è rivelato ; l ' organismo umano non ha più segreti per noi ; la chimica ha messo a nostra disposizione tutte le sostanze vitali disperse negli elementi , tutti i reagenti salutari che rispondono alle umane fralezze . « Possiamo noi inorgoglirci degli stupendi risultati ? « Possiamo noi esultare dei nostri trionfi , mentre gettando uno sguardo sulla umanità ci è forza di constatare il suo incessante deperimento ? « I nostri legislatori si mostrano sgomentati della frequenza , per verità spaventevole , dei suicidii individuali ; eppure - strano a pensarsi - assistono spettatori indifferenti ed improvvidi al suicidio di tutta la specie umana ! « Se fosse lecito dubitare della perfezione matematica dell ' universo , che implica necessariamente la perfezione dei singoli elementi cosmici , in verità noi dovremmo chiamare assurda ed improvvida questa grande sproporzione che si manifesta tra la facoltà immaginativa e la forza puramente meccanica dell ' uomo . Tutte le malattie , tutte le passioni e le ansie che ci contristano la vita ripetono la loro origine e la loro causa efficiente da questo fenomeno implacabile . Il progressivo sviluppo e la conseguente attività delle forze morali segna nell ' organismo dell ' uomo le fasi del deperimento che conduce alla morte . Questo attrito incessante fra l ' uomo intelligente e l ' uomo bruto risponderebbe per avventura ad una misteriosa esigenza dell ' ordine universale ? Questa legge , così assurda nelle apparenze , costituirebbe forse il principio demolitore , o meglio , la potenza trasformatrice della umanità ? La razza umana sarebbe mai destinata a scomparire dopo un lasso di secoli , per vivere e riprendere sotto nuovi aspetti la sua attività cooperativa in un mondo ringiovanito ? Ammessa una tale ipotesi , per la quale verrebbero ad eliminarsi molti assurdi concetti , volgendo uno sguardo alle condizioni attuali della umanità , ed ai gravissimi indizi di prostrazione che in ogni parte si manifestano , non possiamo astenerci dall ' emettere un grido di allarme - l ' agonia della nostra specie è cominciata . Il fuoco della nostra intelligenza ha raggiunto il massimo grado della incandescenza ; questo fuoco sta per estinguersi . « Noi siamo all ' ultimo atto della grande tragedia umana . Il Titano intelligente si elevò ad una altezza non mai raggiunta , ma la sua caduta sarà irreparabile . « Abbiamo spogliate le foreste , abbiamo traforate e abbattute le montagne , abbiamo aperte delle voragini per rapire alla terra le materie combustibili e gazose ; abbiamo deviate le correnti elettriche ; dapertutto la mano dell ' uomo ha portato lo scompiglio e lo sfacelo . « Che più ci resta a tentare ? Dopo aver dominato la terra e le acque , ecco le nostre locomotive ci sollevano ai cieli ... Non basta ? Fourrier , coll ' innesto delle ali , ci comunica una nuova facoltà , ci promette una trasformazione ... « Affrettiamoci , signori ! Ciò che abbiamo fatto per suicidarci è poca cosa ... Voliamo alle regioni dove spaziano le aquile ! ... Voliamo colà dove per l ' uomo si respira la morte ... « E i sintomi mortali si scorgono dapertutto . L ' attività febbrile che nello scorso decennio ha operato dei prodigi , oggi accenna ad estenuarsi ; la luce della intelligenza umana è quella del lucignolo prossimo a spegnersi . « E frattanto , qual forza ci soccorre ? La terra , nostra madre , e nudrice , è ormai stanca delle nostre violenze . Essa comincia a ribellarsi . I cereali intisichiscono , la vite non dà più grappoli ; gli animali che più abbondante e vigoroso ci fornivano l ' alimento , si ammorbano e periscono sui pascoli insteriliti . « E già i governi mandano un grido di allarme ; e il diritto alla esistenza sancito dalle nuove leggi diverrà fra poco una derisione ... Ma a ciò provveda chi deve . « Il nostro compito , o signori , è quello di affermare , per quanto è da noi , la vita individuale , mentre le masse precipitano nella morte . « L ' umanità è colpita là dove ha molto peccato . La prevalenza del succo nerveo ha paralizzato le forze del sangue ; l ' equilibrio degli elementi vitali è cessato ; l ' uomo vegetale , l ' uomo bruto fu invaso dell ' uomo pensante . « Dalle cattedre , dai libri , dai giornali noi abbiamo reagito costantemente contro l ' invadenza di uno spiritualismo micidiale . Ma la superbia umana ha sordo l ' orecchio alle verità che la umiliano . « La religione riformata , accarezzando l ' orgoglio dell ' uomo e l ' idealismo irrazionale della donna , ha messo il colino alla esaltazione . In ogni paese , in ogni tempo , l ' ascetismo fu nemico della nostra scienza ; ma a nessuna epoca mai come alla nostra , il prete ed il poeta , questi eterni falsarii della legge naturale , questi allucinati o coscienti mistificatori delle plebi umane , esercitarono più micidiale il loro predominio . I fanatici del nuovo culto impazziscono a migliaia . Parigi , la superba città che era nello scorso secolo denominata il cervello del mondo , Parigi non rappresenta oggigiorno che un vasto manicomio . « Ma questi signori vi diranno : ciò che a noi importa è la salute delle anime ! Orbene ! ( e così parlando il Virey si volse a fratello Consolatore ) non vi par tempo che noi interveniamo ? « Vorrete poi permetterci di tentare qualche esperienza profana sugli atomi vitali che per avventura serpeggiano tuttavia in questo corpo estenuato ?...» Fratello Consolatore non rispose e chinò la testa mestamente . Il Virey , per un istante disarmato dall ' umile atteggiamento del Levita , riprese la parola con intonazione più dimessa : « La malattia che ha colpito quest ' uomo è una delle più comuni oggidì : la lassitudine nervosa complicata e aggravata da un chiodo fantastico . « Lo sfinimento dell ' apparato nervoso ripete la sua origine da troppo intense e prolungate esercitazioni della macchina cerebrale ; il chiodo fantastico è frutto di una troppo costante e inesaudita surreccitazione dei globuli simpatici . Il bagno fosforico e le fasciature elettro - magnetiche applicate con prudente moderazione potrebbero in breve tempo rinvigorire il sistema pregiudicato ; ma un tal metodo di cura aggraverebbe la crisi dell ' organo più compromesso . « Signori ! ... occhio al cervello ! ... occhio al padrone , al governatore , al tiranno della casa vitale ! Abbiate per fermo che nessuna malattia è mortale quando l ' organo tiranno che siede là dentro conservi piena ed intatta la sua forza di volere . « Affrettiamoci dunque ! Il nostro primo compito sia quello di ristabilire l ' equilibrio fra i globi cerebrali . Ottenuto l ' equilibrio , quando il malato sarà in grado di pensare e di volere , in pochi giorni la resurrezione delle fibre sarà completa . « Riassumiamoci . La biografia del paziente ci ha rivelato che un intenso desiderio di possessione riportato sovra una donna fu causa della anomalia . L ' idealismo ! sempre l ' idealismo ! fomite di ogni follia , di ogni disordine , per non dire di ogni umana scelleratezza . Questo uomo , credendo di amare , ha fatto violenza alle leggi della natura e si è reso impotente . Io vorrei bene , o signori ( e qui la parola del medico riprese una intonazione più vibrata ) , io vorrei bene , se la situazione del malato non esigesse tutte le nostre sollecitudini , sbizzarrirmi alcun poco nella diagnosi di questa vacuità a cui le moltitudini danno il nome di amore ! ... Oh ! chi scriverà la storia dell ' amore ? Chi vorrà riprodurre nella sua spaventevole ampiezza la cronaca delle follie e dei delitti derivati da questo equivoco , da questa fatale illusione della superbia umana ? E fino a quando proseguiremo noi ad insultare la natura , a pervertirci , a suicidarci , per la mania di idealizzare a mezzo di una insensata parola l ' attrazione simpatica dei sessi , comune a tutti gli enti , a tutte le molecole della creazione ? « Ma torniamo al malato . La prevalenza del fosforo , rivelata dalla esplorazione , mi è di buon augurio ; l ' assenza della febbre mi allarma . Provochiamo la febbre ! provochiamo questa benefica agitazione del sangue che tende ad espellere dall ' organismo gli atomi eterogenei , « Soffiamo in questa bonaccia ! suscitiamo la tempesta riparatrice ! ... « E non perdiamo un istante ( proseguì il medico , ritraendo la mano dalla fronte del malato ) ; si chiami tosto ... Ma , no ! ... io stesso sceglierò l ' individuo da applicarsi ... « Vi è qui alcuno che possegga un ritratto della donna che questo infelice ha creduto di amare ?...» Fratello Consolatore si levò in piedi , levò dal portafoglio una fotografia e la porse al primato . - Sta bene ! ... Conducetemi tosto ad una casa di Immolate ... Là troveremo l ' individuo simpatico che ci abbisogna . E volgendosi ai giovani studenti che in silenzio lo avevano ascoltato : - Spero - disse - che mi avete compreso . L ' estirpazione del chiodo fantastico allora si effettuerà spontaneamente , quando si ottenga che quest ' uomo abbia a credere in un ' altra forma di donna ... Se a tanto può giungere il talento e la volontà di una Immolata , è indubitabile che lo sviluppo istantaneo della febbre ricondurrà l ' equilibrio nelle forze mentali , e allora il cervello potrà gridare a ' suoi satelliti : sorgete e obbeditemi ! » Ciò detto , il Virey riconsegnò a fratello Consolatore la fotografia dell ' Albani , dopo averne spiccato uno dei tanti ritratti fotografici che vi erano intercalati . - Levita ! - riprese il Primate nell ' atto di congedarsi - voi perdonerete alla vivacità di alcune mie espressioni che per avventura possono aver irritate le vostre suscettibilità - la scienza medica non fu mai troppo scrupolosa nella pratica del galateo . - Dopo tutto , se i nostri principii e le nostre credenze si avversano , ciò non impedisce che noi ci chiamiamo fratelli . - Fratelli ! - ripetè il Levita stringendo al cuore la mano che aveva cercato la sua - è pur consolante l ' udir profferire questa parola da un uomo che nega l ' amore e non crede all ' esistenza dell ' anima ... Il Virey , irritabile come tutti gli scienziati , stava per riprendere la sua polemica , ma un sospiro affannoso del malato gli ricordò che i minuti erano contati . Egli volse al Levita un ' ultima occhiata piena di ironia e uscì dalla stanza seguito dagli alunni . Giunto nella via , il Virey fece salire nella sua volante il custode della Villa , e scambiate sommessamente alcune parole con lui , ordinò al conduttore di dirigersi alla piazza dell ' antica cattedrale . CAPITOLO XXI . Una casa di Immolate La gondola volante prese terra presso il vestibolo principale di quel superbo edifizio ideato dall ' illustre Mengoni che un tempo si chiamava la Galleria Vittorio Emanuele . Dopo l ' attivazione dei velarii trasparenti e delle stufe cittadine , quel passaggio coperto di cristalli ha cessato di rappresentare un rifugio ed un luogo di convegno per le avventuriere e pei fannulloni eleganti . Le contrade principali di Milano , meglio riparate dalle intemperie e dai geli , riscaldate nell ' inverno dalle stufe o rinfrescate nella calda stagione dai ventilatori roteanti , attraggono di preferenza i passeggieri . Fin dal 1958 , gli Anziani di famiglia hanno deliberato di utilizzare la galleria derelitta , convertendola in una casa di Immolate . Quattro porte di bronzo dorato chiudono gli accessi , già complici nel secolo precedente di tante stragi reumatiche . Quelle porte , superbamente cesellate , narrano ai risguardanti tutta la storia dei sacrifizi di beltà consumati dall ' eroismo femminile attraverso le barbarie dei secoli . Non arrestiamoci a contemplare questi quadri , che rappresentano altrettanti capolavori . Il Virey ha sorpassato il vestibolo e già si è introdotto nel gabinetto di informazione occupato dalle emerite . Le vecchie matrone seggono gravemente agli scrittoi . Donna Transita , là direttrice , sta per assiderai ad una piccola mensa in compagnia di un Commesso di bellezza arrivato in quel punto dalle Isole Mormoniche ( ) . All ' apparire del Virey , che portava sospeso al collo le insegne del suo ordine accademico , donna Transita fece un leggiero cenno di saluto gridando con voce secca alle emerite : - Attenzione a questo ... Czarre !...( ) . Il Virey espose brevemente la sua richiesta . - Si tratta di un caso urgentissimo ... Io domando un mandato di estradizione momentanea per una delle vostre alunne . - Un mandato di estradizione ! - ringhiò nuovamente la Direttrice ; - veramente ... all ' ora della refezione ... non dovrei ... non potrei ... - Si tratta di un uomo che sta per morire - disse il Virey bruscamente - e a termini di legge ... - Non è il caso ... non è il caso - interruppe donna Transita ; - il nostro stabilimento , nol dico per vantarmene , può esser preso a modello di ordine e di disciplina ... La carità delle nostre alunne non ha mai esitato dinanzi al sacrifizio ... E volgendosi ad una delle emerite : « A te , Miracolosa ! Sia fatto il beneplacito del postulante ! Trecento lussi all ' ora per la martire ... e le buone grazie dello czarre pel nostro incomodo » . Donna Transita , alla vista di una pernice truffata apparsa sulla mensa , piombò sulla scranna con tutto il peso della sua formidabile corporatura e non disse più motto . L ' emerita che portava il nome di Miracolosa stese rapidamente il mandato ; e il Virey , dopo aver depositata la somma di lussi novecento , venne introdotto nella galleria Quel grandioso ed elegante quadrivio coperto di cristalli offre un colpo d ' occhio stupendo . Tutto è disposto per la refezione delle suore . Sulla grande via lastricata di marmi dove in altre tempi si affollavano i passeggieri , ora si estendono le mense coperte di candidi lini . I candelabri , i fiori , il vasellame d ' argento rivelano il gusto artistico e il sensualismo raffinato dell ' epoca . La illuminazione è abbagliante . La cupola gigantesca dell ' ottagono sfolgora come un sole . Duecento serpentelli di bronzo stillano dalle fauci una pioggia fosforescente ; lagrime di fuoco , che cadendo nella sottoposta piscina , formano l ' onda letale destinata a dissolvere il suicida ( ) . Al momento in cui il Virey entrava nella galleria , le immolate scendevano dai loro appartamenti per assidersi alle mense . Immaginate l ' effetto di ottocento donne , splendenti di gioventù , abbigliate con quella elegante semplicità che rivelando tutti i contorni della persona , non cessa di irritare il desiderio . Le vesti hanno il colore e la trasparenza dell ' ambra . Le capigliature lussureggianti riflettono i bagliori della luce artifiziale come nuvole baciate dal sole . Ciascuna si è assisa al suo posto . Un ' onda vaporosa di suoni esce dai sotterranei per confondersi ai bisbigli delle donne , ai sussurri delle vesti , al giocondo tintinnio delle suppellettili . Le leggi dell ' Istituto esigono che all ' ora della refezione il sesso forte si tenga in disparte . Ma vi hanno alle finestre ed ai balconi degli spettatori , che fumando il loro fragola ( ) , contemplano dall ' alto il lieto spettacolo , lanciando motti e sorrisi alle belle commensali . Il divieto di scendere al piano - terra durante la refezione delle suore , non poteva estendersi ai visitatori premuniti di un mandato legale . Al momento in cui le ancelle si accingevano ad esportare dalle mense il desiderium ( ) , l ' illustre Virey avea quasi compiuta la sua rassegna di donne . Raffrontando col ritratto fotografico di Fidelia le svariate sembianze che si offrivano al suo sguardo , egli procedeva esitante e turbato . In quel giardino di bellezze viventi non vi era dunque una forma che riproducesse i divini contorni della estinta fidanzata dell ' Albani ? ... Ma un lampo di gioia irradia improvvisamente la fronte dello scienziato . Il tipo che egli va cercando gli sta dinanzi : ecco la realtà che potrà surrogare una idea ; ecco la donna meglio adatta per sostituirsi ad una larva ... Il Virey fece il giro della tavola , e in un batter di ciglio fu presso alla immolata . - Sorella di amore - disse lo scienziato all ' orecchio della bella - sono dolentissimo di dovervi importunare in tal momento ... Vi è un malato ... un morente ... che reclama i vostri soccorsi ... La sua vita dipende da voi ... Abbandonate la mensa e seguitemi ! ... - La preferenza che voi mi accordate - rispose la donna con amabile accento - mi colmerebbe di troppa gioia , se in questo istante la mia vanità femminile non fosse dominata da un istinto più volgare . Gli stimoli del desiderium mi hanno surreccitate le papille nervee a tal segno , che il mio appetito di vivande si è reso feroce , e voi converrete meco che questi ninnoli non potranno ottenere altro effetto fuor quello di irritare davvantaggio la rabbia de ' miei denti . Così parlando , la bella portò al labbro un elegante spillone d ' argento , sulla cui estremità stavano infisse due lingue di usignuolo affumicate . - Il nostro collega Raspail ha provveduto a tali urgenze - disse il Virey traendo da una scatoletta due pillole di midollo concentrato di leone . - Questi due globuletti racchiudono gli atomi sostanziali di due pranzi lautissimi . - Sia fatta la vostra volontà ! - rispose con tristezza la donna inghiottendo le pillole ; - ma un buon pranzo è una grande consolazione dei sensi , mentre invece questi surrogati della scienza ... Poi , mutando improvvisamente di tono : - Ditemi , Primate , è egli bello il vostro malato ? - Giudicatene ! - rispose il Virey . E in così dire , pose innanzi alla donna una fotografia colorata che ritraeva l ' Albani in tutto il fulgore della sua bellezza giovanile . Che è stato ? perché mai al vedere quelle sembianze l ' Immolata trasalisce e balza dalla seggiola con febbrile agitazione ? - Presto ! che tardiamo ? non si perda un istante ! - esclama la donna con voce affannata , appoggiandosi al braccio del medico . E già entrambi muovevano per uscire , quando un uomo , o piuttosto un mostro della specie umana sbucò improvvisamente da una delle porte che mettevano agli appartamenti superiori , e chiuse il passo alla donna esclamando con terribile voce : - Fermatevi ! voi obbliate le vostre promesse ! ... L ' Immolata si strinse al braccio del Virey , tremante e spaurita come una capinera in presenza dell ' aspide . CAPITOLO XXII . Cardano . Chi era quel personaggio ... terribile ? Lo sapremo più tardi ; vediamo ora qual fosse nell ' aspetto . La sua testa era enorme . Figuratevi la materia organica di quattro teste , impiegata a formarne una sola . Al vederlo , il Virey provò un fremito di ribrezzo e si arrestò come impietrito . - Non è dunque una favola la testa di Medusa ? Se alla capacità di questo cranio - pensò lo scienziato - corrisponde il volume del midollo cerebrale , qual genio portentoso ... qual grande scellerato dev ' essere costui ! ... Indubbiamente quell ' uomo era un mostro ; pure , alla immane testa non poteva rimproverarsi altro difetto fuor quello di essere sproporzionata al restante della persona . Spiccate il capo al Mosé di Michelangelo e ponetelo sulle spalle di un nano , voi avrete una immagine approssimativa dello strano personaggio . I suoi grandi occhi bovini , coronati da grandi sopracciglia e iniettati di sangue , rivelavano una straordinaria potenza di percezione . L ' espressione del suo sguardo era tetra , non sinistra . Le grosse labbra , perfettamente delineate , dinotavano la energia e il sensualismo di un carattere ardente . Era una testa che a primo tratto eccitava lo sgomento e il ribrezzo , ma l ' occhio che sovr ' essa osava arrestarsi un istante , ne rimaneva abbagliato . La corporatura , comparativamente tozza e deforme , si faceva ammirare per lo spiccato rilievo dei contorni . Sotto la elegante sopraveste del nano si indovinavano un torace di granito , due braccia di acciaio e una muscolatura da atleta . Il Virey , dopo aver contemplato in silenzio i singoli tratti di quel fenomeno vivente , prese animo a parlargli : - Potete voi affermare dei diritti legali sulla suora che io intendo esportare per opera di carità umana ? ... In tal caso soltanto ... - Dessa mi appartiene ! - interruppe il nano vivamente . - Interrogatela ! ... Non posso supporre che ella abbia obliati gli impegni con me presi or fanno pochi minuti . - Noi apparteniamo alla umanità tutta intera - rispose l ' Immolata sospirando ; - ma quelli che soffrono , quelli che partono dalla terra hanno su noi dei diritti più urgenti . Così parlando , la donna guardava il nano fissamente , colla espressione supplichevole e mesta del delinquente che chiede grazia all ' arbitro de ' suoi giorni . E vedendo che quegli non accennava ad arrendersi , la trepida donna rivolse la parola all ' uomo che le dava di braccio , invitandolo a mostrare il mandato di estradizione di cui era munito . Il Virey non esitò un istante a porgere il foglio . Il nano lo percorse rapidamente coll ' occhio , e parve disarmato . - Intorno a questa mensa - riprese lo strano personaggio volgendo la parola al Virey con intonazione più mite - vi hanno ottocento suore disposte a prestarvi i loro servizi ; non sareste voi abbastanza cortese per riferire la vostra scelta sovra una di quelle ? - Ragioni di scienza me lo vietano - rispose il Virey gravemente . - L ' illustre malato reclama l ' applicazione di un assorbente eminentemente simpatico , e in questa donna soltanto ho potuto scorgere le facoltà che al mio caso si confanno . Il nano aggrottò le ciglia , le sue labbra impallidirono e parvero minacciare una violenta esplosione di collera . Girò una occhiata d ' intorno , un ' occhiata bieca , sospettosa , tremenda ; ma scorgendo due ufficiali di sorveglianza che si avanzavano alla sua volta , coll ' accento cupo di chi si reprime , disse : - Sia fatta la volontà della legge ! Noi ci vedremo più tardi ... Il Virey fece un saluto del capo , e la donna , cui erano state dirette le ultime parole del nano , rispose con una intraducibile occhiata piena di angoscia e di sommissione . Poco dopo , la volante che stazionava sulla piazza della cattedrale , accoglieva nel suo grembo il Primate e la suora , e dirigevasi con moto rapidissimo verso la villa Paradiso . Durante il tragitto , l ' Immolata appariva turbata . - Quest ' uomo - le disse il Virey - ha prodotto sui vostri nervi una impressione dolorosa . Procurate di ricomporvi e di obliare . Per la missione che ora andate a compiere si esige molta calma e molta energia di volere . - Se voi conosceste quel mostro ! - esclamò l ' Immolata rabbrividendo . - Egli è dunque di una specie ben trista , se voi tremate e vi coprite di pallore al ricordarlo ? ... - Egli è un mistero più buio della notte e più profondo del mare . - Voi dunque ignorate affatto chi egli sia ? - Se ogni sua parola non è una menzogna , debbo credere che egli si chiami Cardano , e ch ' egli sia ricco e potente come un re . - E viene spesso in cerca di voi ? - Mi ama ! - sospirò la donna con un gesto di orrore . - Se sapeste quale tremenda cosa sia per noi il dover subire di tali amori ! ... Uno scoppio di lacrime troncò le parole della donna . Il medico accerchiò la bellissima testa col braccio e premendola al petto esclamò mestamente : - La società moderna , designandovi col titolo di Immolate , ha reso giustizia al vostro eroismo . - No ! no ! - riprendeva la desolata singhiozzando . - La mente dell ' uomo non riuscirà mai a concepire le atrocità del nostro martirio . Uno dei più orrendi supplizii ideati dalla scelleraggine antica fu quello di legare ad un vivo il corpo di un estinto per seppellirli abbracciati nella medesima tomba . Orbene : nelle prepotenze a cui la Immolata si assoggetta vi è qualche cosa che assomiglia all ' accoppiamento di un morto e di un vivo ... Essere amata da quel mostro , dover subire i suoi amplessi , dover fingere al segno , ch ' egli talvolta possa illudersi di essere amato ! ... È orribile ... è spaventoso ! ... - Da quanto tempo conoscete quell ' uomo ? - domandò il Virey . - Da sei o sette mesi . Dal giorno in cui a Milano ebbe luogo l ' esperimento della pioggia artifiziale ideata dal celebre Albani . Non potrò mai obliare le tremende parole ch ' io lo intesi profferire in quella occasione . Al cadere delle prime stille , mentre dalla città si alzava un grido di sorpresa e di plauso , l ' esplosione di un ghigno satanico mi trasse a rivolgere il capo . I miei occhi si incontrarono per la prima volta in quelli del basilisco . Ed egli , senza smettere il suo ghigno beffardo , e guardandomi fissamente : « applaudite ! applaudite ! - ringhiava colla sua voce cavernosa ; - questo meccanismo , migliorato , corretto e opportunamente applicato , al meno danno potrà fra pochi mesi riprodurre il diluvio ! » Il Virey prestava la massima attenzione alle parole della Immolata e a sua volta diveniva tetro . Il moto discendente della gondola avvertì lo scienziato che era tempo di avviare la conversazione sovra altro tema . - Adunate le vostre forze - diss ' egli ; - cacciate dalla mente ogni avversa preoccupazione ; il nuovo sacrificio a cui andate incontro darà la vita ad un fratello che ha resi i più segnalati servigi alla umanità . Poco dianzi avete nominato l ' Albani , l ' inventore della pioggia artifiziale . Orbene , sappiatelo : gli è appunto quell ' insigne cittadino che reclama le vostre cure . Poco fa , nel gettar gli occhi sulla di lui effigie , le vostre guance si animarono di un vivo rossore , e se io non mi sono ingannato , i vostri nervi furono scossi da un elettrismo simpatico . - Primate ! - esclamò la donna rianimandosi improvvisamente - gli è che quella effigie ... quelle sembianze ... - Ebbene ! - esclamò il medico colla impaziente curiosità di chi sta per afferrare l ' ultima parola di un enigma . - Ebbene ! - sospirò l ' Immolata - quella effigie e quelle sembianze mi hanno ricordato ciò che una donna della mia condizione ha l ' obbligo di obliare , che anch ' io sulla terra ho amato una volta , e molto , e intensamente amato pel solo diletto di amare . Su queste parole della Immolata la gondola toccò terra . Il Virey offerse il braccio alla donna , e si inoltrò con essa nella galleria che metteva alla stanza del malato . - Nessun sintomo allarmante ? - chiese il medico entrando . - Nessuno - rispose fratello Consolatore . - Lasciamo con lui questa suora e ritiriamoci . Ciò che importa - soggiunse il medico volgendosi alla Immolata - è che quest ' uomo creda in voi prima che siano trascorse due ore . Tutti uscirono dalla stanza ad eccezione della donna . Questa si appressò tremando al letto dell ' infermo . La luce melanconica della lampada azzurra , rischiarando il pallido volto , lo abbelliva di una tristezza funerea . L ' Immolata , al vedere quelle sembianze , potè a stento reprimere un grido . Si gettò su quel corpo assiderato coll ' impeto di una madre selvaggia che trova il proprio figlio ucciso da una serpe . Le sue braccia , incrociandosi tra le chiome dell ' infermo , sollevarono dai guanciali il capo estenuato ; le sue labbra tumide di sangue , esuberanti di ardore , corsero avidamente a baciare una bocca , dove la morte già delineava il suo glaciale sorriso . Quel bacio poteva essere eterno . L ' Immolata , affiggendo le sue labbra a quelle dell ' Albani , dovea trasmettere la vita o assorbire la dissoluzione . Ma i presagi del Virey non tardarono ad avverarsi . L ' infermo dopo alcuni istanti aprì gli occhi . - Che è stato ? - domandò con fioca voce . L ' Immolata trasalì , e cadendo in ginocchio presso il letto del malato , gli mormorò all ' orecchio una parola che parve rianimarlo . - Il vostro nome ! il vostro nome ! - ripeteva l ' Albani , guardandola fissamente . E allora , con un accento pieno di soavità e di tristezza , la genuflessa prese a parlare di tal guisa : CAPITOLO XXIII . Sogno di una notte di estate . - Lassù , al paese , dove le figliuole non hanno cessato di portare con orgoglio i nomi delle loro madri , mi chiamavano Maria . Più tardi , mutando dimora e condizione , io presi il nome di Glicinia ... - La Glicinia è un pallido fiore - mormorò l ' Albani . - Se voi non vi chiamate Fidelia , come accade ch ' io vi vegga inginocchiata davanti al mio letto ? - È il posto che mi spetta ; e non credo che altra persona al mondo più di me ci avrebbe dritto . Noi donne siamo portate ad amare con istinto materno coloro ai quali abbiamo dato la vita , e quando una di queste vite è in pericolo , noi sappiamo che per salvarla nessuna potenza umana uguaglierebbe la nostra ! - Mia madre è morta ! - sospirò l ' Albani ; - le sue carezze e i suoi baci mancarono alla mia giovinezza . - Nè vi resta il sovvenire di altre carezze , di altri baci , più impetuosi , più ardenti , che in una notte di spasimi atroci , in un ' ora di tremenda agonia vi fecero esclamare : la giustizia degli uomini mi avea ucciso e l ' amore di un angelo mi richiama alla vita ? ... L ' Albani si rizzò sui guanciali , ma tosto , vinto dalla spossatezza , piegò il capo su quello della Immolata esclamando : parlami ! - Parlami ancora ! la tua voce mi fa bene al cuore . - Or fanno cinque anni - riprese la donna - al cadere del giorno , io sedeva con mia madre fuor della casetta tutta coperta di edera e di glicinie , posta sul declivio di una collina . Il sole tramontava dietro un padiglione di nuvole ardenti , i cui riflessi di porpora rischiaravano il villaggio come vampa di Incendio . Si respirava un ' aria di fuoco . Regnava intorno a noi quel silenzio lugubre che sembra presagire l ' uragano . Allo svolto del sentiero che metteva alla nostra abitazione apparve un viandante affannato . Si appoggiò al muricciuolo , e scuotendosi la polvere dagli abiti , pareva cercare collo sguardo una persona a cui chiedere soccorso . Vestiva la tunica bianca del prete riformato , e sotto il suo largo cappello da pellegrinaggio si disegnavano i contorni di un bellissimo viso . Mia madre si alzò . Quel movimento attrasse a noi gli sguardi del Levita , che tosto si diresse alla nostra volta esclamando una parola di benedizione . - La volontà di Dio e la saggezza degli uomini - proseguì egli colla sua voce piena di angelica dolcezza - mi hanno imposto di accompagnare pel duro calle della espiazione uno sventurato , che oggimai non ha più il diritto di coabitare coi fratelli . Ma la pietà di Dio impone dei temperamenti alla giustizia della società , e l ' arbitro di questi temperamenti suoi essere il sacerdote . Ora , ecco un caso nel quale io posso di tutta coscienza invocare pel mio martire la tregua dei rigori legali . Il reietto è là ... giacente sul terreno ... affranto dalla stanchezza e dalla febbre ... L ' uragano è imminente ... Io non debbo permettere che quell ' infelice muoia sulla via maledicendo agli uomini ed al cielo . Consentireste voi a dargli asilo per questa notte ? Mia madre ed io ci ricambiammo uno sguardo , e introducemmo il Levita nel cortiletto . Benedette le case dei nostri padri ! - esclamò il prete ; - questi porticati erano una ispirazione della carità ! qui le rondini fabbricavano i loro nidi , e qui dormivano nella sicurezza i perseguitati e i mendichi . Non volete salire agli appartamenti superiori ? - chiese mia madre al Levita . - No ! ... l ' infrazione della legge eccederebbe i limiti che mi sono prescritti . Si stabilì di collocare un pagliericcio al piede della scala . Mia madre ed io ci affrettammo ad apprestare quel povero letto , corredandolo di un guanciale e di una coltre . Noi stendemmo fra le colonne del portico una tenda di riparo : una scranna , un ' anfora d ' acqua , un lavacro ed una lampada elettrica completarono il mobilio di quell ' andito terreno , dove la pietà , sposandosi all ' infortunio , doveva in quella notte tramutarsi in un amore infinito . « Frattanto , il sacerdote era uscito con due famigli per soccorrere il caduto e sorreggerlo fino alla porta della nostra casa . Il vergine cuore di una fanciulla ha dei presentimenti divini . Ciò che noi proviamo all ' appressarsi di quel lui ignorato che dovrà essere il sole della nostra esistenza è qualche cosa che simiglia ad un ' aurora . La nostra anima si rischiara , i nostri sensi tripudiano ; noi ci sentiamo inondate di una beatitudine rivelatrice ... Nella attonita fantasia il mistero prende forma , ed è una forma indeterminata , volubile , che ad ogni tratto svanisce per ricomporsi , per rassodarsi , per isfuggirci di nuovo , fino a quando , all ' apparire di un essere reale , il cuore non ci gridi con un sussulto : eccolo ! è lui ! Ho cercato di esprimere le ansie della attesa , ma invano tenterei dipingere a parole la emozione che provai nel vedermi innanzi ... quello sventurato . Egli era bello della tua bellezza ; egli era pallido come tu lo sei ; egli soffriva come tu soffri ... I due famigli , sorreggendolo , lo accompagnarono fino al letto . Mi passò accanto , levò gli occhi , e il suo sguardo - poiché la parola gli era contesa dal dovere - esprimeva un ringraziamento affettuoso . « I miei occhi non si affissarono che un istante su lui , ma la sua imagine rimase avvinta al mio cuore per non più dipartirsene . Mia madre , all ' atto di allontanarsi , chiese al Levita se di nulla abbisognasse . « Troverò il mio posto per riposarmi - riprese quegli , e accennando al compagno che si appoggiava alla muraglia per sorreggersi , ci fece comprendere che la nostra presenza cominciava a divenire importuna . Ci avviammo per salire agli appartamenti superiori . Io non proffersi parola ; le lacrime agglomerate sul cuore facevano intoppo alla voce . Prima che noi fossimo entrate nelle nostre stanze , uno scoppio fragoroso di tuono annunziò lo scatenarsi dell ' uragano » . L ' Immolata si interruppe . Il tremito convulso onde l ' infermo era assalito lo avvertiva che i dettagli spaventevoli di quella scena potevano ucciderlo . La crisi fu passeggiera . Il sembiante dell ' Albani si ricompose , una leggiera tinta di rossore traspirò dalle pallide guance , gli occhi si animarono di viva luce . L ' Immolata raccolse tra le braccia il bel capo che per un istante si era scostato da lei , e riprese a parlare di tal guisa : - Le grandi commozioni della natura non durano a lungo . Di là a pochi istanti , la tempesta era cessata , e il cielo raggiante di stelle , gli alberi ed i fiori rinfrescati dalla pioggia si scambiavano un saluto di luce e di profumi . La notte riprendeva la sua calma solenne , e tutto il creato pareva gioire . Ciò che non poteva placarsi era il turbamento , l ' agitazione , la febbre del mio povero cuore . Io non mi era coricata . Durante l ' uragano , io non aveva cessato di pregare , di piangere , di baciare col desiderio della pietà e dell ' amore il bel volto dell ' ospite infelice . L ' atmosfera della stanzetta mi soffocava . Apersi la finestra ; la dolce frescura e le esalazioni del giardino non valsero a confortarmi . Sotto la finestra che sovrastava al porticato , io vedevo al soffio dell ' aere agitarsi una tenda . Dei singulti affannosi giungevano al mio orecchio , e penetrandomi nel cuore , parevano tradursi in richiami e rimproveri . Sorpassando quel debole riparo di tela , il mio pensiero penetrava nell ' andito lugubre , ove un bello , un giovane uomo , reietto dalla società , implorava nei tremiti della febbre quella stilla ravvivatrice che è una parola di perdono e di amore . E mentre nell ' animo mio si dibattevano le esitanze e i desiderii ; mentre i pregiudizii contrastavano a quegli istinti di pietà e di sacrifizio che fanno santa la donna , io aveva sorpassata la soglia della stanzetta ; ero discesa al piano terreno , ero caduta in ginocchio presso il giaciglio di un infelice ... - E quegli ? - domandò l ' Albani con voce animata . - Sollevò il capo e mi stese le braccia , profferendo la parola del Cristo morente ... « ho sete ! » - Gli sventurati hanno sete di pietà e di amore - interruppe l ' Albani . - Infatti - proseguì l ' Immolata - l ' acqua che io gli porsi non valse a dissetarlo ... - Oh ! mi sovvengo - riprese l ' Albani contemplando con espressione di viva riconoscenza e di affetto il bel volto della donna ; mi sovvengo di tutto ... Eppure , in quella notte gli ardori del mio labbro furono ammorzati ! ... - Ti rammenti di qual maniera ? - chiese Glicinia sollevandosi e affiggendo amorosamente la bocca a quella dell ' infermo . - Tu mi attiravi al tuo petto esclamando : « io ti ringrazio ... io ti benedico ... I tuoi baci mi daranno la forza di vivere ... e di soffrire . » La reminiscenza di una ebbrezza sovrumana , ravvivata dall ' aspetto , dalla voce , dalle ardenti carezze di una donna incomparabilmente leggiadra , operarono il miracolo . Ripetendo con voce sussultante le parole della enfatica narratrice , l ' Albani aveva ripreso , colle illusioni del passato , tutta la energia del suo temperamento giovanile . Quel lungo duetto di amore si chiuse con una cabaletta che il gusto musicale dell ' epoca nostra ci impone di sopprimere . L ' impeto della passione non poteva durare a lungo nella fibra estenuata dell ' infermo . Quando il Virey e fratello Consolatore rientrarono poco dopo nella stanza , l ' Albani era ricaduto nel letargo ; ma il pallido volto supino ai guanciali pareva tuttavia irradiato di felicità , e il labbro atteggiato al sorriso rivelava la calma serena degli organi intelligenti . Il Primate si accostò al letto . Posò la mano sul cuore dell ' infermo , e guardando fissamente la donna , colla espressione di chi si attende una risposta affermativa , le chiese a bassa voce : « ha creduto ? » - Ha creduto - rispose l ' Immolata . E la porpora delle guance , lo splendore degli occhi , l ' ansia del petto , prestavano alla pudica parola il più espressivo dei commenti . - Voi potete ritirarvi - disse il medico all ' Immolata ; - la vostra missione è compiuta ; dopo il breve letargo , avremo la reazione febbrile , e in seguito a quella potremo operare sul sangue con sicurezza di riuscita . In quel punto entravano nella stanza gli alunni e alcuni subalterni della villa . - Ho l ' onore di annunziarvi - proseguì il Virey solennemente - che fra dodici giorni l ' illustre Albani avrà ricuperata l ' integrità del suo essere , e potrà presentarsi alla Assemblea elettorale del nobile Dipartimento che intende elevarlo alla carica di Gran Proposto . L ' Immolata esitava ad uscire . Fratello Consolatore la prese per mano e traendola in disparte : - Sorella - le disse all ' orecchio ; - al sacerdote e all ' Immolata non è mai permesso di obliare che la vita è un sacrifizio . - No ! no ! - rispose la donna colla vivacità di un fanciullo contrariato ; - noi viviamo di amore , e ogni voto , ogni legge sociale che si oppone a questo sovrano istinto della natura , è una mostruosità di cui Dio deve inorridire . Io amo quest ' uomo ! ... Egli mi ha insegnato i più intensi piaceri e i dolori più tremendi della vita .. » per lui divenni madre ! ... Il Levita levò gli occhi nel bellissimo volto soffuso di lacrime , e quello sguardo gli ravvivò nel pensiero mille memorie assopite . E traendo seco la donna oltre il vestibolo per passare nel giardino : - Non era dunque - esclamava - un sogno di inferma fantasia ciò che il mio povero compagno di viaggio ebbe a rivelarmi dopo quella notte angosciosa che noi passammo a Losanna . Ma voi ... ? Come avviene che io debba rivedervi fra le Immolate , dopo che Iddio vi aveva fatta santa col maggiore de ' suoi benefizii , rendendovi madre ? ... - Io perdetti mio figlio - rispose la donna con un sospiro . - Morto ? ... - Rapito in età di due mesi . Fratello Consolatore giunse le mani esclamando : - E Iddio vorrà permettere che duri eternamente impunita questa tratta misteriosa di neonati per cui piangono tante madri ! ... Duemila e cinquecento bimbi scomparsi dall ' Europa in meno di tre anni ... e nessun indizio ... nessuna traccia ... - Tacete ! ... - interruppe la donna rabbrividendo . - Che è stato ? ... - Vedete ... quell ' uomo ? ... - Un orribile uomo ! - disse il Levita , guardando verso la cancellata del giardino . - Ebbene ... quel terribile nano ... quel mostro ... in un momento di esaltazione amorosa ... mi avrebbe promesso ... - Vi avrebbe promesso ? ... - Di restituirmi la mia creatura a patto che io infranga i miei voti , a patto ch ' io mi sacrifichi a lui per tutto il resto de ' miei giorni . Fratello Consolatore alzò gli occhi al cielo e dopo breve silenzio esclamò con fatidico accento : - È necessario che il sacrificio si compia ; i figli sono la redenzione dei padri . Così parlando , il sacerdote e la donna erano giunti alla porta maestra del gran parco . - Sorella di amore ! - ringhiò il nano che stava ad attenderli oltre il cancello - i termini della estradizione sono spirati - vorrete voi permettere , o bella fra le belle , che io vi riconduca all ' ovile nella mia gondola ? ... L ' Immolata si ritrasse con ribrezzo ; ma appena il sacerdote le ebbe mormorato all ' orecchio una misteriosa parola , abbandonando il suo braccio a quello del mostro , ella salì con lui nella gondola e disparve . CAPITOLO XXIV . Al Caffè Merlo . Usciamo dalle alcove ! Uno splendido sole ravviva le contrade della bella e popolosa Milano . Questo ente collettivo , che rappresenta lo spirito e l ' attività di una fra le più illustri famiglie della Unione , si prepara ad eleggere il Gran Proposto che dovrà succedere al dimissionario Berretta . La lotta elettorale , a norma di Legge , dovrà chiudersi nel termine di dodici giorni , onde il nuovo titolato possa intervenire al Congresso dipartimentale di Napoli e di là trasferirsi a Berlino dove l ' Assemblea sovrana suole adunarsi alla fine d ' anno . Il proclama politico del Torresani , la diagnosi dell ' umano deperimento e i tremendi pronostici enunziati dal Virey , nonchè i tetri e complicati episodii a cui abbiamo assistito , ci avvertono che , malgrado l ' apparente benessere dell ' Europa , gli individui vi si muovono a disagio e non paiono troppo soddisfatti dell ' ordinamento politico e sociale che li regge . - Vi è un motto che sempre fu mormorato dalle masse all ' indomani di ogni conquista , di ogni progresso liberale : si stava meglio quando si stava peggio . Dovremo noi meravigliarci se l ' assurda querimonia si va tuttavia ripetendo in un ' epoca , nella quale si veggono realizzate le più audaci utopie dei secoli precedenti ? ... La natura dell ' uomo non si muta e il moto delle aspirazioni è infinito . Fatto è che il Governo della Unione ( come tutti i governi che furono e che saranno ) ha per base ... un vulcano . Duecento sessanta quattro Comuni , oltre quello di Milano , sono chiamati a nominare il loro Capo e rappresentante . Il fervore , l ' agitazione , l ' entusiasmo degli elettori , nonchè l ' apparato delle macchine e la complicazione delle manovre dimostrano la straordinaria importanza della lotta . Non dipartiamoci dalla città che fu il teatro degli avvenimenti fin qui riferiti . Lo spettacolo che oggi vorrà offrirci Milano non sarà molto dissimile da quello che potremmo scorgere altrove . Come ho detto , la giornata è abbellita da uno splendido sole . Gli Apparatori pubblici hanno allentati i velarli riparatori e l ' estate di S . Martino penetra allegramente nelle vie a cacciarne le poco salubri esalazioni delle stufe . Dai balconi e dalle finestre svolazzano bandiere e girandole di mille colori , e al suono delle fanfare a migliaia i subalterni di ogni classe sì spandono nella città per affiggere i proclami di concorso . Chi potrà reggere alla rassegna di quelle tappezzerie stampate e dipinte ? - Si vuole che i pretendenti alla Propostura dell ' Olona siano diecimila . - vorreste voi leggere altrettanti proclami ? Attendiamo ! Quelle dicerie verranno riprodotte dai giornali : ed ecco appunto una processione di Portavvisi si diparte dal Piccolo Campidoglio per attraversare quella grande arteria cittadina che si intitola il Corso Ossobuco . Poniamoci a sedere sotto il Padiglione del Caffè Merlo , dove la processione dovrà passare e dove per avventura ci sarà dato raccogliere dalle conversazioni animatissime dei cittadini qualche sintomo della pubblica opinione . Affrettiamoci . V ' è ancora un tavolino libero , e poco lungi da quello , seggono , con alcuni milanesi di nostra antica conoscenza , due Primati dalla fisonomia grave ma altrettanto simpatica . - Ci siamo , caro Pestalozza ! - La è proprio così , caro Pirotta ! E i due milanesi , scambiandosi un risolino più ebete che sarcastico , tuffano il loro chiffer nel caffè e pannera ed esclamano : - Prepariamoci alla lotta ! - Rinforziamo la macchina ! Esaurita la colazione , i due amici riprendono il discorso . - Hai fissato il tuo ... individuo ? - Non ancora ; ma io voterò colla maggioranza de ' miei colleghi politici . - Tu appartieni a qualche circolo ? - Al Circolo dei Droghieri indipendenti . - Il vostro programma ? - Vogliamo che il governo adotti il caffè igienico fico - patata pei Coscritti dell ' Agro . - Come afferma il vecchio Pungolo , tutte le opinioni politiche sono rispettabili quando si ispirino , al pari delle vostre , ai grandi interessi della patria . Quanto a me , intendo portare il mio voto sul Primate Albani ... - Vedremo il suo manifesto ... Pur che vi abbia qualche allusione in favore dell ' anzidetto caffè igienico , io vedrò di appoggiarlo . - L ' elezione dell ' Albani farebbe scoppiare dalla bile quel bel mobile dell ' ex proposto Berretta con tutti i satelliti della infame Consorteria . - S ' io fossi certo di veder crepare l ' ex proposto ... - Quel ludro ! - Quel ladro , dico io ! - E che ladro ! Si vuole che tutti gli anni mandasse secretamente a Madera un miliardo di lussi ! ... - E i buoni Milanesi l ' han lasciato partire ... - Oh ! la morte del Prina ! ... - E noi due a far la parte del cavallo ... Ma ecco un compare che sarà del nostro avviso . - Che vuol dire quell ' aria affannata ? Il brugnone Perelli si accosta al tavolino con un giornale alla mano , esclamando : - Avete letto ? cose da far piangere i sassi ! ... - Che è stato ? - È morto l ' ex - proposto Berretta . - Morto ! Oh , disgrazia ! Ma quando ? Ma come ? - Leggete !...sentite! « La mano ci trema ... le lagrime ci fan velo agli occhi ... il cuore ci si spezza nel trascrivere l ' infausta novella ... Quell ' ottimo patriota , quell ' illustre pubblicista , quell ' integro amministratore della cosa pubblica , quel solerte funzionario al cui genio , alla cui operosità Milano va debitrice dei tanti abbellimenti edilizii , dei tanti provvedimenti economici e filantropici che in pochi anni la elevarono al rango di città capitalissima - l ' illustre , il benemerito , il grande , l ' immortale nostro concittadino Berretta non è più ! Al momento di abbandonare per sempre la sua diletta Milano , quel nobile cuore si è spezzato ... di angoscia » . - Povero Berretta ! - esclama il Pestalozza ; - vero galantuomo !...vero patriota ! ... - E una testa ! - soggiunge il Pirotta , - una di quelle teste ... - E galantuomo , perdio ! - Uomini che non dovrebbero morir mai ! - Ma Milano farà il suo dovere . - Apriamo subito una sottoscrizione per erigergli un monumento ... - Approvato ! - gridarono molte voci . - Io proporrei ... - Sentiamo ! tu proporresti ? ... - Che i Milanesi facessero pubblica e solenne riparazione dei loro torti verso l ' illustre estinto , rieleggendolo alla carica di Gran Proposto . - Sarebbe una dimostrazione degna di noi . L ' illustre estinto aveva troppo buon senso per opporsi alla adottazione del caffè igienico fico - patata ... Proporrò la nomina al Circolo dei droghieri ... - Frattanto sottoscriviamo ! Olà ! penna , calamaio ! e avanti a chi tocca ! I circostanti si affollano intorno al Pirotta , e mentre , inneggiando al defunto , tutti gareggiano nell ' offrir denaro pel monumento , i due Primati prendono a parlare fra loro sommessamente . - Ecco un altro cittadino benemerito , a cui verrà resa giustizia quando i suoi compatrioti non vedranno più in lui che un uomo di Pietra ! - mormora il giovane Foscolo . - Il volgo fu sempre volgo - risponde il Primate Alfieri , e l ' istruzione universale ha cretinizzato le masse completamente . Se il governo non mette un freno alla stampa ... - E tu osi profferire questo voto liberticida ? ... - Esso formerà la base del mio programma elettorale . La libertà di stampa fu utile e buona ai tempi in cui l ' istruzione era privilegio di pochi . A quell ' epoca , l ' audacia dello scrivere quasi sempre andava accompagnata alla coscienza del sapere . La falange degli scrittori pessimi non era tanto compatta da chiudere il varco agli intelligenti ed agli onesti , e la voce solitaria del genio poteva ancora soverchiare il raglio collettivo delle plebi . Ma oggi ? Tutti leggono , tutti scrivono . La statistica libraria ci afferma che nella Unione Europea vengono in luce da venti a trentamila volumi ogni giorno . Altrettanti , e forse più , ne produce l ' America ; e non parliamo delle altre province già invase e corrotte dalla nostra civiltà . A leggere tutti i volumi che si pubblicano in un giorno , appena basterebbe la vita di un uomo ! Qual criterio può ora guidare le nostre preferenze ? E chi ci addita il buon libro ? Chi vorrà sommergersi in questo oceano di insensatezze stampate , colla incerta lusinga di scoprire quando che sia , per favore del caso , qualche perla sepolta fra le alghe ? Ammesso che alla espansività dell ' idiotismo che scrive non si voglia mettere un freno , qual sarà l ' avvenire della nostra letteratura ? L ' asfissia del senso comune , e un contagio di asinità irreparabile . Uomini di genio , appiccatevi ! Il mondo non ha più orecchio per voi , dacché la stampa è in balia dell ' ebete maggioranza . - I parrucchieri ! i parrucchieri ! ( ) gridano a tal punto molte voci . Gli assembrati si levano come un sol uomo , e iportabandiere del giornalismo cominciano a sfilare dinanzi al padiglione . - Sai tu - chiede a Foscolo l ' Alfieri - a quanti ascendano i nuovi organi di mistificazione che oggi si istituirono a Milano per la bisogna delle elezioni ? ... - Da seicento ad ottocento , salvo errore . - Non meno di duemila ... Ma il rullo dei tamburi , il fragore delle tube egizie , e gli urli dei banditori di giornalismo ingrossati dai saxo - pelitti ( ) coprono la conversazione dei due Primati di letteratura . Qual discussione sensata potrebbe reggere a tanto frastuono ? Le arti della réclame oggimai costituiscono un caos . Chi leggerà quei duemila giornali quotidiani , proiettati sugli elettori dai carri luminarii e dalle gondole volanti ? È una grandine di carta stampata , un nembo di parole che ottenebra l ' aria . In questa gara di candidati , che abusano di ogni trovato della industria moderna per ischiacciare i competitori , le idee ed i principii si sommergono , trascinando all ' aberrazione anche i criteri più retti . Quand ' anche , mercé un accozzo di elocubrazioni inaudite , riuscisse a me di descrivere la babelica scena , qual mente umana potrebbe oggi comprendermi ? Lasciamo che passi la volontà del paese , vale a dire la volontà dei mistificatori più audaci ; e frattanto , mentre dura nella città il baccanale politico , usciamo a vedere ciò che si passa in un agro , sotto i limpidi raggi del sole di ottobre , all ' epoca del più giocondo ricolto . In questa escursione campestre avremo a compagni due nostri conoscenti , l ' Albani ed il Virey , sì l ' uno che l ' altro indicati agli elettori di Milano quali successori al Berretta nella carica di Gran Proposto . CAPITOLO XXV . Vendemmia . La raccolta delle uve non era abbondante ; ma i coscritti dell ' agro celebravano allegramente la loro vendemmia . Per molti veniva a spirare il termine delle obligatorie fatiche rurali ; fatiche gradevoli e corroboranti , ma , a lungo andare , incresciose . Il più simpatico degli esercizi viene a noia quando sia imposto rigida mente dalla legge . Il compartimento agrario dove a noi piace introdurci è uno dei più ubertosi , dei meglio coltivati e ordinati . Esso si estende pel colli e sulle pianure circostanti a Stradella , già fertilissimi di uve nel secolo precedente . Ora , la coltivazione della vite ha preso un esclusivo predominio su quei terreni , e mercé l ' applicazione dei nuovi concimi fosforo - alcalini , i sapienti coltivatori hanno veduto ringagliardirsi in pochi anni gli arbusti viniferi , già sterminati dalle filossere devastatrici e dalla progressiva viziatura dell ' humo . Le due avventurose città di Stradella e di Broni , ove stettero accasermati durante l ' anno più di ottomila coscritti , diventano all ' epoca vendemmiale , due luoghi di convegno pel mondo dovizioso che in esse viene a versarsi dai compartimenti lombardi . Le feste bacchiche organizzate e celebrate dai coscritti per la chiusura della stagione costituiscono una solleticante attrattiva pei gaudenti d ' ambo i sessi ; e la pigiatura delle uve , ritenuta oggimai uno dei mezzi terapeutici più efficaci per combattere l ' anemia e il nervosismo , fa accorrere i convalescenti alle piscine del mosto corroborante . Pigiare ! Ecco l ' ultima parola della scienza e della moda . Diecimila lussi per pigiatura , un patrimonio per la cura completa di quindici o venti attriti di grappoli , ecco una nuova risorsa della speculazione , che non cesserà mai di lucrare sulla infermità e sulla miseria . L ' Albani , dietro consiglio dell ' illustre suo medico , si era appunto recato a Stradella per attingere vigore dai bagni effervescenti . I due primati si vedevano ogni giorno , si comunicavano ogni giorno le loro idee , discutevano . Qualche volta nel calore della disputa si irritavano . Ma erano impeti fuggitivi , ai quali succedeva bentosto una limpida calma . Il Virey , scienziato profondo , sempre logico ed eloquente nel derivare le sue deduzioni dalle leggi fisiche che governano l ' uomo ed il cosmos , si adoperava a sventare le fantastiche utopie del suo antagonista con fervore da apostolo . L ' altro , al finire di ogni controversia , esausto di argomenti , chinava il capo in silenzio , nell ' atteggiamento di un convertito , di un discepolo ossequioso e convinto . Quali erano le teorie del gran medico ? Noi le conosciamo . Al letto dell ' Albani , in quella sapiente diagnosi sulla origine , la natura e gli sviluppi del chiodo fantastico , il Virey aveva ampiamente spiegato il suo programma . Di tutte le calamità pubbliche e private , dell ' incessante deperimento della razza umana , del disordine sociale sempre più minaccioso , della infelicità di ogni vivente origine sola la prevalenza dello spiritualismo . Ricostruiamo l ' uomo antico , l ' uomo primitivo , l ' uomo della natura ! Imponiamo un limite alle aspirazioni inconcludenti ; ripudiamo i bisogni fittizii , per donare alle necessità assolute la più ampia , la più libera soddisfazione . Corpo sano e vigoroso , ecco ciò che si esige a costituire il benessere . Riempite l ' universo di meraviglie industriali ; create , a mezzo dell ' elettricità o della condensazione radiale , una luce abbagliante che faccia impallidire il sole ; inventate dei mezzi di locomozione più rapidi del baleno , ecc . , ecc . , qual grado di felicità potrà attendersi da tali parvenze di bene l ' uomo estenuato , l ' uomo deperito e quasi consunto da ' suoi abusi vitali ? Non vi ha godimento possibile quando non sussistano in noi le condizioni che ci rendano atti a godere . L ' individuo malato non gode ; ed oggimai l ' umanità tutta intera è peggio che malata , è quasi agonizzante . Tali erano le teorie del Virey , e su queste si aggiravano incessantemente le vivaci polemiche dei due primati . Frattanto nell ' agro regnava una grande agitazione . Da una parte , i preparativi per l ' ultima solennità bacchica , la quale doveva vincere in sontuosità e sfrenatezza tutte le feste antecedenti ; dall ' altra , i tumulti della lotta elettorale , omai prossima a chiudersi . I mistificatori della città erano venuti a inondare l ' agro di proclami e di giornali . Tutti si accaloravano nella discussione ; la maggioranza dei coscritti parteggiava pei candidati equilibristi , i quali miravano a distruggere ogni supremazia , fosse pur quella delle alte facoltà intellettuali e morali . Fra questi ed i naturalisti caldeggiati dal Virey esistevano delle affinità ; ma gli uni dissentivano dagli altri nella scelta dei mezzi . Gli equilibristi volevano la rivoluzione immediata , micidiale , inesorabile ; i naturalisti miravano a combattere gli abusi della intelligenza e della attività umana colla abolizione progressiva di ogni legge derivata dallo spiritualismo . Questi pretendevano di riformare l ' umanità riconducendola ai principii naturali ed agli esercizii moderati della energia organica ; quelli , allucinati ancora da un fatuo idealismo , si illudevano di poter raggiungere il benessere pubblico colla esagerazione delle utopie più fallaci . Sì gli uni che gli altri si vantavano progressisti . Gli equilibristi procedevano sulla via dell ' errore ! i naturalisti recedevano verso il bene . Quale era il più savio dei partiti ? In sull ' albeggiare del 18 ottobre , un grande strepito di tube egizie destò gli abitatori dell ' agro . Era il giorno della grande , dell ' ultima solennità bacchica . Al tripudio che ordinariamente si produce in un centro popoloso dall ' aspettazione di grandiosi spettacoli , si univano questa volta le inquietudini e le ansie più che mai eccitate della passione politica . La lotta era finita il giorno precedente ; si attendevano da un ' ora all ' altra i telegrammi annunzianti i nomi degli eletti . L ' impazienza era febbrile . Milano , al quarto ed ultimo scrutinio generale , aveva eletto la sua triade definitiva rappresentata dall ' Albani ( spiritualista ) , dal Virey ( naturalista ) e da Antonio Casanova ( equilibrista ) . A quale dei tre verrà deliberata la carica di Gran Proposto dell ' Olona ? Gli è ciò che i telegrammi annunzieranno fra poche ore . Le belle pigianti al levar del sole son balzate dai loro letti di piume di cigno per gettarsi nella folla chiassosa che invade tutte le aree di spettacolo . Fanfare da trecento , da quattrocento e più suonatori irrompono dalle colline , riempiendo l ' aria di musiche esilaranti . Dapertutto si erigono baracche , si improvvisano eleganti casupole di guttaperca per dar alloggio ai forestieri , avidi di sollazzo e di baccano . I ciarlatani sostano coi loro carri sulle piazze d ' industria , mettendo in mostra i loro apparati chirurgici . Ohimè ! Non vi sono più denti da estirpare , ma in compenso , quanto lavoro , e qual lauto guadagno dalla applicazione dei denti , delle chiome , dalle sferoidi posticce ! Commetteremo noi l ' indiscretezza di rivelare un segreto che accusa inesorabilmente la donna del secolo decorrente ? A che gioverebbe il nostro silenzio ? I ciarlatani lo vanno gridando sulle pubbliche vie dalle loro bigonce rotabili . La donna del secolo ventesimo ha quasi cessato di appartenere alla classe zoologica dei mammiferi . Le pillole Raspail ed altri surrogati di allattamento insensibilmente hanno quasi atrofizzato ciò che costituiva nell ' organismo del sesso muliebre un soave agente della maternità , ed un gentile , attraentissimo accessorio della bellezza . Cento anni prima , il gran Darvin avea lasciato sospettare questo pericolo , ma pur troppo le divinazioni della scienza passano in ogni tempo inavvertite . Ciò che attirava sull ' area massima la più gran folla dei curiosi era un mostruoso cartellone stampato a lettere cubitali . Il Virey e l ' Albani , che passeggiavano in mezzo alla moltitudine irrequieta , calmi e sereni , poco o nulla preoccupati del voto che in quel giorno poteva elevare l ' uno o l ' altro ad uno dei più onorifici seggi della rappresentanza europea , si soffermavano dinanzi a quello strano reclamo . - Mo ' ! vedete dove si arriva ! - sclamò il Virey ; - e in verità non v ' è ragione da stupirne ! Io stesso , nella mia prima giovinezza avevo concepito la possibilità di costruire l ' uomo . L ' Albani leggeva come trasognato , facendo spiccare le sillabe : \ _ « Elettori , Coscritti , Pigianti d ' ambo i sessi : « Leggete ! ! ! \ = « Vi si annunzia che oggi , alle ore 6 pomeridiane , il sottoscritto Primate di Scienza Naturale , esporrà alla ammirazione del rispettabile pubblico il suo Gigante chimico - automatico - animalesco , da lui costruito coll ' impiego di tutte le sostanze omogenee all ' organismo umano sin qui conosciute . Sarà un Uomo dieci volte più grande del comune , perfettamente costituito e dotato di vitalità a mezzo di una immissione adeguata di sangue taurino . Chi bramasse assistere a quest ' ultima operazione della trasmissione del sangue vivo e dell ' applicazione delle pile animatrici , potrà , mediante sborso di trentamila lussi , accedere al Padiglione numero 10 , via De - Pretis , dove il sottoscritto da oltre venti anni sta elaborando alla confezione dello stupendo meccanismo . Ai serii cultori della scienza , ai veri amici del progresso non parrà soverchio lo spendere trentamila lussi per rendersi edotti di tutti i congegni imaginati e messi in opera ad ottenere un fenomeno che fra poche ore farà stupire l ' universo . Il padiglione sarà aperto a mezzodì . \ _ SECONDO PIRIA Primate di Scienze naturali Professore di chimica applicata e di Antropologia » . \ = - E tu credi - esclamò l ' Albani volgendosi al Virey - che questo signor Piria non sia un matto o un ciarlatano ? - Perdona - rispose il Virey con severità ; - or fanno pochi mesi , parecchi scienziati di Europa si facevano la stessa domanda all ' udire che un Albani si riprometteva di produrre la pioggia artificiale . Vi è del pazzo in ogni uomo di genio ; e tutte le audacie dello spirito inventivo provocarono in ogni tempo , prima del fatto compiuto , diffidenza e derisione . L ' Albani arrossì leggermente . - Io ritengo - proseguì l ' altro mutando intonazione di voce , - che il gigante del Primate Piria riuscirà ad agitarsi , a camminare , a compiere fors ' anche le funzioni più essenziali alla vitalità , non mai a pensare e ad agire con riflessione . - Dobbiamo noi - domandò l ' Albani colla sua impazienza generosa da scienziato , - spendere bravamente i nostri trentamila lussi per entrare nel Padiglione ? - Serbiamo i nostri capitali per miglior impiego - rispose il Virey . - A sei ore , constateremo l ' effetto ; a più tardi la diagnosi delle cause . CAPITOLO XXVI Clara Michel . La conversazione dei due scienziati fu interrotta dallo squillo simultaneo di un centinaio di trombe . Una folla di gente irruppe sull ' area massima . Mille voci gridarono : « largo alle emancipate ! largo alle sapienti della Senna ! » E urtandosi , pigiandosi , accavallandosi , i cittadini facevano del loro meglio per dar libero passo ad un pelottone di cavalcatrici , le quali a bandiera spiegata scendevano dalla collina . Chi erano ? Che volevano ? Dove andavano quelle cento donne quasi nude , graziosamente atteggiate sulle candide selle ? Erano le rappresentanti del circolo Michel , venute da Parigi per propagare nei dipartimenti italiani le libere idee della emancipazione del sesso femminile . Giovani , belle , vigorose , le chiome ondeggianti sui seni di alabastro , l ' occhio radiante , la mente esaltata da ardenti entusiasmi , esse sfilavano sull ' area tra le acclamazioni della moltitudine come altrettante amazzoni trionfatrici . Sostarono sotto un grande baldacchino , eretto il giorno innanzi dalle consorelle del Circolo Olona ; e l ' onda della folla , momentaneamente divisa dal loro passaggio , si riunì compatta , numerosa , per precipitarsi verso le sbarre che circondavano il padiglione . Di lì a poco , quell ' immenso frastuono di grida , quell ' urto impetuoso di popolo , si mutarono in un silenzio di sepolcro , in un ' immobilità di acqua stagnante . Clara Michel , la capitana delle emancipatrici , si discostò un breve tratto dalle sorelle , e avanzandosi a cavallo verso quella selva di gente , con voce vibrata e sonora da contralto , parlò in tal guisa : « È a voi , consorelle del sesso avvilito , che io dirigo la parola . I bruti che vi premono i fianchi col titolo di mariti , di padri , di fratelli o di amanti , furono sordi in ogni tempo ai nostri legittimi reclami ; né io pretendo che essi mi prestino orecchio benigno . « Il nostro maschio è inaccessibile ad ogni sentimento di delicatezza . Dominarci , tiranneggiarci , abbrutirci , ecco il suo statuto sessuale . Fummo chiamate sesso debole ; e noi , atterrite dai grossi vocioni , ci lasciammo sottomettere . Parlo della generalità ; poiché in epoche poco remote da noi , come oggi , troviamo esempi luminosi di donne emancipate . Quelle emerite si chiamarono etère , cortigiane , cocottes ; erano semplicemente delle audaci ribelli . Sentivano di essere forti , e spregiando gli assurdi pregiudizii , schiacciavano chi si arrogava il diritto di dominarle . La gelosia dei contemporanei , l ' ipocrisia delle pusille , più tardi la stupida pedanteria degli storici e dei poeti , si piacquero stigmatizzarle come creature viziate ed infami ; ma esse , cionnullameno , vissero da regine , e verrà giorno , quando noi avrem vinto la non ardua battaglia , verrà giorno , ripeto , in cui quelle generose iniziatrici della rivolta saran collocate sugli altari . Ciò che noi vogliamo è noto , la nostra unica aspirazione è quella di esser messe a pari col maschio . Non si pretende a supremazia ; si esige l ' uguaglianza . Uguaglianza di diritti , uguaglianza di posizione sociale , uguaglianza di trattamenti . Noi siamo elettrici ; ma quante restrizioni a nostro disfavore ! Noi paghiamo il nostro diritto di votare con sacrifizii , i quali talvolta ci costano la vita . La elettrice nubile dev ' essere una vergine ; la elettrice coniugata deve presentare un certificato di fedeltà segnato dal marito ; le figlie del libero amore , assurdamente dichiarate illegittime , non hanno diritto di civile rappresentanza . Sempre la stessa disuguaglianza , la stessa tirannia da parte dell ' uomo , e identici i risultati . Si è ottenuto , a forza di restrizioni , che la donna rappresenti una minoranza quasi impercettibile ; in ogni lotta legale noi ci troviamo deboli , quasi impotenti ; le nostre aspirazioni più legittime sono soffocate dalla violenza grossolana , brutale , dispotica , del sesso dominatore . Da che proviene tutto questo ? Via ! Non esageriamo di troppo i torti del maschio ; l ' ambizione del dominio è in lui naturalissima ; ciò che fa meraviglia , ciò che rende inescusabile il nostro sesso , è la nostra sommissione volontaria , la nostra condiscendenza codarda . Noi siamo più forti di lui ! Tale la coscienza , tale la convinzione delle Frinì , delle Aspasie , delle Dubarry , delle Montes , di tutte le illustri etére che dominarono il maschio nei tempi più difficili . Noi possediamo la forza della bellezza , delle attrazioni affascinanti , delle carezze che inebbriano . Ogni donna , che senta la propria possanza , può governare un migliaio di questi bruti camuffati da eroi o da legislatori , i quali cospirano alla nostra infelicità . Abbiate fede nelle vostre forze , e vincerete . Non si tratta di scendere in campo a mano armata , di sfidare la mitraglia , di guadagnare la posizione con sacrifizi di sangue . Faremmo al maschio troppo buon giuoco ; egli si è serbato in ogni tempo , e serba ancora esclusivamente il monopolio delle mitragliatrici e degli altri stromenti micidiali . La nostra lotta deve compendiarsi in un monosillabo , in un No assoluto e irrevocabile . Ciò che noi propugniamo , ciò che voi , consorelle , dovete esigere , è l ' abolizione del matrimonio . Dal matrimonio hanno origine tutte le schiavitù , tutte le miserie , tutte le nefandità umane . Abbasso l ' unione forzosa ! evviva il libero amore ! viva la selezione ! Ottenuta l ' abolizione del matrimonio , noi potremo rallegrarci di aver raggiunto il massimo grado di felicità alla quale miriamo ; la nostra emancipazione non potrà dirsi completa , ma sarà spezzato il più solido anello della nostra catena . Non si tratta , consorelle amatissime , di redigere vane proteste . Conviene tradurre in azione l ' idea . Il matrimonio , nelle forzose repressioni degli istinti più simpatici , era per noi l ' unica valvola di salvezza . Gli uomini legislatori ci avevano imposta la dura condizione di non poter amare se non a patto di costringere i nostri affetti in un vincolo assurdo . Essi han gridato ad ogni coppia di amanti : Voi non avete diritto di amarvi oggi , se prima non vi obbligate ad amarvi sempre . Illusoria parola il sempre degli innamorati ; ma , via ! tanto dolce a profferirsi ! Che due innamorati credano alla eternità delle reciproche simpatie , è naturale , è conforme alle esigenze della fantasia sovreccitata dal desiderio . Ciò che è mostruoso , abbominevole , nefando , è che la forza delle leggi intervenga per istabilire , sulla vanità di un ' illusione , un contratto indissolubile . Una coppia di amanti ! quale spettacolo più bello , più giocondo , più degno di rispetto e di ammirazione ? Nel ricambio di uno sguardo , di un sorriso , di una stretta di mano , si è sviluppato da due esseri simpatici il fluido dell ' attrazione . I cuori sussultano , le labbra inumidite anelano di baciarsi , il sangue sì agita , i due corpi vorrebbero confondersi . Alto là ! grida un bramino , un levita , un sindaco od un assessore del palazzo di petizione : le vostre estasi deliziose sono un abbominio , se io bramino , se io prete , se io sindaco , non intervengo a legittimarle con una cerimonia religiosa , con un atto notarile . Siete voi disposti ad impegnare la vostra fede per sempre , a rendere obbligatoria fra voi la convivenza fino a quando la morte dell ' uno o dell ' altra non abbia sciolto il vostro patto ? - Sì ! Sì ! rispondono ad una voce i due illusi . Sotto l ' impero della passione , quei due si lancierebbero abbracciati tra le fiamme di un rogo . Orbene : quel sì , strappato dal prete o dal sindaco a due creature innamorate , incoscienti dell ' avvenire , non segna forse , nella più parte dei casi , una condanna peggiore dei lavori forzati a vita ? Cosa accadrà ? Ciò che deve necessariamente accadere . Converrebbe disconoscere le leggi di evoluzione che governano il cosmos ed ogni atomo vivente , per contare su altri risultati . Ammettiamo pure , a consolazione degli ipocriti e dei casisti , qualche eccezione ; ma il fatto più costante sarà sempre codesto . Dopo un lustro , dopo un anno , dopo un mese ; qualche volta , più spesso che non si creda , dopo una notte di godimenti coniugali , la deliziosa attrazione reciproca andrà svanita . Comincieranno le svogliatezze , più tardi le ripugnanze insormontabili . Via ! dissimulate ! fatevi animo ! Siete marito e moglie ; a termini di legge , dovete ricoricarvi sul talamo e ricambiarvi delle carezze . Che importa se non vi amate ? Forse più tardi vi abborrirete ; la vostra conversazione diverrà un ricambio di ingiurie e di minacce ; godetevela ! è la porzione di felicità domestica che vi siete assicurata per la vita segnando il grazioso contratto . L ' amore vi ha illusi , la legge vi ha gabbati ; in nome della giustizia e della moralità , voi dovete alla notte accoppiarvi detestandovi , per trascinare durante il giorno la catena del forzato , imprecandovi con tutte le energie della disperazione . Ma , questi matrimonii creati dall ' amore furono rari in ogni tempo . La fanciulla vessata dalle leggi , dalle ipocrisie sociali , dalle volgari cupidigie dei parenti , dalle imperiose necessità dell ' esistenza , dalla astinenza sessuale imposta alle nubili , si abbandonò , per un errore di calcolo , alla china dell ' abisso . Ella accettò il matrimonio vagheggiando l ' adulterio ; si fece moglie per esercitare con minor pericolo i suoi diritti di amante . Doveva essa , la martire derelitta , abdicare completamente a ' suoi istinti più imperiosi e geniali ? Ed ecco il sopravvento dei matrimonii di menzogna , ecco il primo passo della schiava verso l ' emancipazione : ingannare un uomo per conquistare l ' impunità nell ' amore , ripararsi dietro un ' istituzione balorda e vessatoria , dalle ipocrisie sociali ugualmente stolide e spietate . Vi sembra morale ? Noi stesse ne conveniamo : è abbominevole . Può mai scaturire da una impura sorgente la limpida linfa ? Lapidiamo l ' adultera ! gridarono i feroci legislatori . Ma , sciagurati ! non siete voi , non è ancora la barbara proscrizione dell ' amor libero , che ci ha trascinato su questa via obliqua dello spergiuro e dell ' inganno ? Ci avete imposto di segnare un contratto ripugnante alla umana natura , e poi fingeste inorridire ogni qual volta noi fummo indotte a violarlo . Ma , infine , quali erano le vostre pretese ? Credevate schiacciarci rincarendo sulla nostra colpabilità ; otteneste , a forza di cavilli e di sofismi , di stabilire una diversa misura di responsabilità fra le vostre turpitudini e i nostri irresistibili bisogni . Mentre noi , trascinate dall ' amore , ansanti , inquiete , trepide del pericolo , correvamo furtivamente , col velo sugli occhi , al convegno desiderato di chi potea darci l ' amore ; che facevate voi , allora , o grotteschi Otelli da commedia , per affermare la legittimità dei vostri furori gelosi , delle vostre tiranniche rappresaglie ? Ciò che voi facevate è scritto nelle statistiche delle antiche e delle nuove Questure . Voi fornivate alle case di tolleranza ed alle alcove delle Immolate il più grosso contingente ; voi spendevate dei patrimoni per alimentare il lusso delle etére che vi sputavano in viso . Avete mai dato prova di comprendere l ' amore ? La tirannia che esercitate su noi non è che stupido orgoglio . Non permettete che si rechi onta al vostro nome , e frattanto oltraggiate ogni giorno la donna che deve portarlo , posponendola alle più vili meretrici . La società non vi disprezza per questo . A voi è lecito menar vanto della vostra abbiettezza ; vi terreste piuttosto disonorati , temereste di apparire ridicoli dichiarandovi fedeli al contratto coniugale . Ma non è tutto . Quali furono , nel secolo scorso , quali sono oggi i criteri che vi dirigono nella scelta di una sposa ? Le attrattive della gioventù , della bellezza , dello spirito , della bontà , non esercitano verun fascino sui vostri sensi e sul vostro intelletto . Signorina : a quanto ammonta la vostra dote ? Mi occorrono trecentomila lussi per riparare a ' miei dissesti : li avete ? In caso affermativo , mi onorerò di darvi il mio nome , obbligandomi con atto notarile ad amarvi per la vita . - Non li avete ! Darò il mio nome ad un ' altra qualsiasi , meglio fornita di numerario , imponendomi di abbracciarla con trasporto ad ogni scadenza di cambiale . È questa la santità del vincolo indissolubile ? Voi pagate le prostitute , e vi fate pagare dalla moglie ; questo si chiama pareggio ! Meravigliatevi poi se avviene che qualche povera fanciulla , uscita dalle famiglie nullabbienti , riesca ad accalappiare un ricco merlo , e a farsi pagare da lui tutte le agiatezze della vita , l ' amante compreso ! Sotto qualunque aspetto lo si consideri , il matrimonio è un ' assurdità , un ' ingiustizia , un fomite di corruzione , un incentivo al delitto . Dalla disperazione non può generarsi che il male , e la disperazione è in ogni casa dove convivono un marito ed una moglie . I meno ottusi alla percezione del vero definirono il matrimonio una calamità necessaria alla tutela della prole . Un sofisma per giustificare una assurdità ! Non sono i figli abbastanza protetti da quella forza di amore che la natura ha posto nel cuore dei parenti ? Non è questa forza d ' amore , il più nobile istinto di ogni essere animato ? Se la femmina dell ' uomo ha mostrato talvolta di ribellarsi , le ragioni del fatto mostruoso convien ripeterle dal matrimonio . Ogni violazione della legge naturale genera un mostro ; i genitori che abbandonano i figli , che li odiano , che gioiscono nel tormentarli , sono le orribili anomalie prodotte dall ' orribile istituzione . La madre che insevisce contro il nato dalle sue viscere , è , nella più parte dei casi , una schiava ribelle , la quale disfoga sul debole le sue rappresaglie contro il forte che la opprime . Ella percuote il figlio , perché non le è dato di sbranare il marito . Tutti gli affetti svaniscono , tutti i nobili istinti si corrompono in quell ' ambiente di tedio e di avversioni che si suol formare nel così detto santuario domestico . Qui abbiamo le vendette della madre legittima , come altrove , fuori dal consorzio coniugale , si hanno gli infanticidii perpetrati , in un accesso di disperazione o di demenza , dalle scomunicate , dalle maledette , le quali osarono concepire senza autorizzazione del prete o del sindaco . Ma , via ! oggimai ogni scrupolo è soverchio . Non ci hanno più diseredati , nè derelitti , sotto le leggi che ci governano . Il diritto all ' esistenza è sancito dai nuovi codici ; dal giorno della nascita sino all ' ora di estinzione ogni cittadino dell ' Unione è nutrito , alloggiato , vestito a spese del Comune . Se oggidì esistessero dei genitori capaci di abbandonare la prole , il governo , questo padre legittimo di tutti , provvederebbe . Che più si tarda ? Affermiamo i nostri diritti , realizziamo il nostro splendido programma ! Non più riti religiosi ! via le formalità che intorpidiscono i sensi e mettono il ghiaccio nei cuori ! Il Dio è in noi quando amiamo ; non è più mestieri di invocarlo . Fra due che si amano nessuno ha diritto di intervenire . Cosa significa questa legge di dilazione , che ci obbliga a discostarci quando il torrente della passione irrompe da noi coll ' impeto massimo ? Ogni unione generata dal libero amore è legittima ; fuori di là , tutto è prostituzione e delitto . Viva l ' amore che giustifica ogni audacia , che santifica ogni lussuria ! Abbasso il matrimonio , che contrista , che abbrutisce ! Opponiamo ad ogni petizione civile un assoluto diniego . Sciolte dalla servitù coniugale , qual freno potrà ancora trattenerci dal marciare rapidamente alla meta ? L ' uguaglianza morale e civile sarà in breve raggiunta dalla donna ; chi oserà resisterci ? Accarezzato dall ' amore spontaneo , il nostro maschio diverrà arrendevole e mite , quanto ostinato e crudele fin qui lo avean reso le nostre riluttanze di moglie e i nostri abborrimenti da schiava . Egli dovrà comprendere che la infelicità da lui imposta al nostro sesso si è mai sempre riflessa su lui . Questo insensato , che dopo aver trascorsa metà della vita nel corrompere fanciulle , nell ' irridere ad ogni virtù d ' amore , pretendeva , esausto e abbrutito , di sposare una vergine per farne una schiava , dovrà alfine riconoscere i propri torti . Egli griderà con meraviglia e dolore : noi fummo stolti , noi fummo barbari ! abbiamo creduto vincolare la fedeltà , e abbiamo scatenato l ' adulterio , ci siamo illusi di poter combattere la natura con quattro articoli del codice ; ma la natura si è vendicata delle nostre repressioni , immergendoci in un abisso di tenebre e di miserie ; benediciamo al libero amore , che ci ha rigenerati ! » Alla fine della calorosa allocuzione , un uragano di applausi insorse dalla folla . I giovani coscritti e le donne gridarono ad una voce : - Viva Clara Michel ! Viva la selezione ! Viva l ' uguaglianza morale e civile ! - No ! No ! - rispondeva una debole minoranza di oppositori : - Abbasso la cortigiana ! Rispetto alle istituzioni ! Viva il matrimonio ! - Ah ! vi sono ancora - riprese con impeto la bella presidentessa delle emancipate ; - vi sono ancora degli zotici , dei bruti , che ardiscono ribellarsi alla evidenza della verità ? Vediamoli un poco alla prova della tentazione , questi falsi apostoli della fedeltà obbligatoria e del vincolo santo ! Alzate gli occhi , o mamalucchi , e guardatemi bene ! Così parlando , la Michel aveva dato un balzo , e levandosi in piedi sulla sella , aveva esposto all ' attonita folla tutte le formosità delle sue membra rigogliose , leggermente accarezzate da un velo trasparentissìmo . Un urlo di entusiasmo maschile si sollevò dall ' area . Tutte le pupille si dilatarono per tuffarsi in quel bagliore di bellezza . - Orbene - ripigliò la Michel sempre più animata ; - mi vedete ? vi paio bella ? Io mi dono a quello di voi , che essendo stretto ad una donna dal vincolo coniugale , nullameno salirà in groppa del mio cavallo , e riuscirà pel primo a baciarmi la punta d ' uno stivaletto ! In un attimo quella immensa moltitudine di gente fu veduta agitarsi come un mare in tempesta . Gli uomini si spingevano innanzi , urlando , manovrando coi pugni e coi bastoni , dilaniandosi l ' un l ' altro i vestimenti e le carni . Le sbarre che difendevano il padiglione caddero rovesciate ed infrante in quell ' impeto erotico di maschio calore . L ' eroina del congresso , sgomentata , diede l ' allarme alle compagne ; i cavalli nitrirono scalpitando ... Ma ... ecco ... il ruggito della folla echeggia più gagliardo e minaccioso . Cos ' è avvenuto ? Un uomo contuso , sanguinolento è riuscito a farsi innanzi ... ha sorpassato la barriera frantumata ... si è spinto fino al proscenio del padiglione ... e salito sul destriero della vezzosa cavalcatrice ... ha stretto al labbro il profilato piedino ch ' ella ha vibrato nell ' aria ... Clara Michel dà il segnale della partenza ; la comitiva equestre si slancia a briglia sciolta sullo stradone sportheno ( ) che conduce alla capitale dell ' Olona ... Il padiglione rimane sgombro . Di là a pochi minuti , nell ' agro circolava la notizia che il fortunato quanto audace mortale , trascinato in groppa dalla famosa emancipatrice , era un tal Settimio Crispani , già processato per bigamia , padre di quattordici figli di ignota dimora . CAPITOLO XXVII Disordine anarchico . Non era cessata sull ' area massima l ' agitazione suscitata dalla Michel , quando una volante di alto cielo seguita da un centinaio di gondolette venne ad attraversare gli spazii sovrastanti all ' agro . Un fragore come di tuono rimbombò nell ' aria . Tutti gli occhi si levarono al cielo , tutte le braccia si distesero . Il rombo delle mitragliatrici pacifiche annunziava una scarica di telegrammi . Chi poteva dubitarne ? Quei cartoncini pioventi dalle regioni eteree erano altrettanti elenchi di nomi , e quei nomi rappresentavano il risultato delle ultime elezioni . Il silenzio e l ' immobilità regnavano nell ' agro . Tutti leggevano con ansia , avidamente , come si trattasse per ognuno di un proprio , individuale interesse . I duecentosessantacinque Comuni dell ' Unione si erano pronunziati . Il partito degli spiritualisti aveva subito uno scacco completo ; i naturalisti avevano guadagnato sessanta voti ; duecento cinque eletti rappresentavano la schiacciante prevalenza del partito equilibrista . I primi commenti della folla furono un mormorio di approvazione . I coscritti dell ' agro tripudiavano . In ogni tempo i giovani si lasciarono inconsideratamente trascinare dalle utopie esagerate . Recava però meraviglia , anche a molti dei più enfatici aderenti al programma degli equilibristi , che la colta ed onesta famiglia di Milano avesse scelto a suo reggitore e rappresentante uno degli uomini più scandalosamente famigerati della Confederazione . Per succedere al compianto Berretta nella carica di Gran Proposto i milanesi avevano eletto Antonio Casanova . Il ragionamento degli elettori equilibristi era stato codesto : « Casanova è un furfante , Casanova è un falsario , Casanova è un barattiere da gioco ; ma egli è il solo della triade che professi i nostri principii , e noi dobbiamo concordi e compatti votare per lui . Al disopra di tutto e di tutti , il trionfo del partito ! » L ' Albani si sentiva umiliato . - Se tu fossi riuscito - disse l ' ingenuo quanto orgoglioso Primate stendendo la mano al Virey - avrei provato una grande soddisfazione . Tu sei migliore di me ; nella tua elezione avrei ammirato il senno de ' miei concittadini e applaudito al trionfo della giustizia . Ma lui ! ... quel furfante ! quel ladro ! ... Il Virey crollò la testa sorridendo . - Ladro ! furfante ! Chi tien conto di queste inezie ? Il candidato non rappresenta che il congegno d ' una locomotiva politica ; che importa se questo congegno sia di vile metallo e lordato da ogni bruttura ? Purché agisca sulle rotaie del partito , non si chiede di più . Accordando una specie di impunità agli eletti della nazione , i nostri sapienti legislatori hanno mostrato di saper interpretare lo spirito delle masse . Credilo , amico : le masse , analfabete od erudite , barbare o civili , saranno sempre cretine ; correranno sempre dietro il carro del ciarlatano che batterà più forte la gran cassa . Ti fa meraviglia che un Antonio Casanova abbia trionfato di noi ? Mentre i due primati discorrevano nel frastuono dei commenti generali succeduti alla tacita sorpresa , da una torre di sorveglianza partì un razzo color porpora . Era un segnale di allarme . Tutti gli uffiziali e gli agenti di sicurezza pubblica si chiamarono a raccolta a mezzo dei soffietti acustici , e riunendosi in pelottone , si posero in marcia dirigendosi verso Broni . Una ciurma di equilibristi impaziente e fatta audace dall ' esito delle elezioni , minacciava di realizzare immediatamente le utopie del partito , invadendo e saccheggiando le case degli abbienti privilegiati . Uno dei più reputati stabilimenti di pigiatura , occupato dai convalescenti più doviziosi e dalle etère più famigerate , era preso di assalto . I sopraintendenti e i subalterni resistevano debolmente ; le belle pigianti si sbandavano ignude e rosseggianti di mosto pei vasti corridoi , invocando soccorso . Uno dei capi della rivolta , entrato per la finestra di una cabina di pigiatura , si dibatteva furiosamente sulla scaletta di una piscina uvaria colla bella moglie di uno czarre , la quale con ceffate e con graffi da pantera tentava di schermirsi . Frattanto , al vedere gli agenti di sicurezza attrupparsi per marciare verso il centro della sommossa , in altri punti dell ' agro si formavano degli assembramenti minacciosi . I coscritti , affigliati per la più parte alle sètte anarchiche , affiggevano ai berettoni solari le coccarde riottose . L ' uragano della sommossa si annunciava terribile e spietato . Le botteghe si chiudevano ; i merciaiuoli smontavano le baracche ; le madri paurose traevano i bambini fuor della folla ; altre più audaci , invase da un ardore di ribellione , coi pargoli in sulle braccia , animavano all ' azione i giovani esitanti . Ciò che accadeva in quel momento nei due agri collegati di Stradella e di Broni non era che un minimo episodio della grande rivoluzione , suscitata per naturale coincidenza di passioni politiche , in ogni quartiere popolato dei dipartimenti dell ' Unione . - Che si fa ? - chiese il Virey all ' Albani , traendosi in disparte per dar passo ad un pelettone di sorveglianti i quali si avanzavano intimando l ' ammonito ad un gruppo di rivoltosi . - Io sarei d ' avviso che ci imbarcassimo bravamente in una volante , e ci facessimo condurre a Milano , senza preoccuparci dei nostri bagagli , i quali , c ' è da scommetterlo , a quest ' ora devono aver già assaggiate le garbatezze dei nostri futuri governanti . - Credi tu che a Milano si abbia a godere maggior sicurezza ? ... Ma , via ! Si può tentare ... Forse giungeremo in tempo da poter assistere al saccheggio della mia villa . Vorrei che di quell ' edifizio maledetto , nel quale ho sommerso tutti i milioni da me guadagnati coll ' invenzione della pioggia artifiziale , non rimanesse più vestigio . Oggimai è penetrata nel mio animo questa convinzione , che ogni attentato violento fatto alla natura è opera da pazzo , per non dire da scellerato , e che io , al par di altri orgogliosi della mia specie , colla mia superba invenzione mi sono reso complice dei più grandi disastri che affliggono il mondo . - Tu , dunque , vorrai essere dei nostri ? - chiese il Virey radiante di gioia . - Sì ! per la vita dell ' umanità ! - rispose l ' Albani con ardore entusiastico . - Torniamo alla natura ! Il vostro programma quindi innanzi sarà il mio . - Dunque ? ... A Milano ? ... - A Milano ! ... - Presto ! Facciamo calare una volante ! ... Ecco là una aerea da due posti , che pare fatta per noi . Diamo il segnale ! Il conduttore della volante , all ' udire il fischio , lasciò calare il veicolo a quattro metri dalla testa dei reclamanti . - Più basso ! - gridò il Virey ; - si vuol partire immediatamente . - Più basso ? - esclamò l ' auriga di cielo in tono più beffardo . - Io son disceso di quattro metri , ora spetta a voi di salire altrettanto . Siamo , o non siamo equilibristi ? Animo , dunque ! Salite ! - Bella pretesa davvero ! - sclamò l ' Albani irritato . - Via ! non son momenti di celie codeste ! Vien giù ! ... Sarai pagato lautamente . - Non potete salire ? peggio per voi - rispose l ' auriga di cielo ; - e nemmen io posso scendere . Sono uomo di principii . Il vostro denaro non mi tenta ... Chi più ha , meno ha diritto di avere . Il Bigino ha l ' onore di augurarvi la buona notte . Viva Antonio Casanova e l ' abolizione della moneta ! Viva l ' equilibrio sociale ! E cantando una gaia ballata , l ' auriga fece risalire la volante , che andò a smarrirsi nelle brume vespertine . Il tumulto cresceva nell ' agro . Ai ribelli si aggiungevano i curiosi ; pochi atti di violenza si commettevano , ma lo strepito saliva alle stelle . I rappresentanti del governo legale ripetevano indarno le ammonizioni . Plochiù , il generale comandante della spedizione eletta a sedare la rivolta , prima di ricorrere ai mezzi estremi , esitava , temporeggiava , attendendo rinforzi . Verso le cinque pomeridiane , in luogo delle truppe arrivò un telegramma . Il generale lo lesse esprimendo cogli accenni del capo la più viva soddisfazione : Assemblea generale in seduta permanente delibera ed ordina nessuna resistenza movimento anarchico generale - passi la volontà del paese - passerà presto . Dato a Berlino , ore quattro . - A meraviglia ! Lasciamo che si arrabattino fra loro . Se la godano un paio di giorni la loro anarchia ! Nessuno dei militi volonterosi da me dipendenti rischierà una scalfittura per mettere al dovere questi pazzi ! Di là a pochi minuti , i rappresentanti del potere legale si ritiravano dai centri tumultuosi . Una grande aerostata governativa e duemila volanti di seconda mole ancoravano alla stazione centrale per accogliere e trasportare i ben pensanti . Un razzo fosforescente proiettò sull ' agro una luce azzurrognola , che subito si spense . Era un segnale ben noto ai ribelli ; un segnale che voleva dire : il governo si dichiara nolente o impotente a resistere : si salvi chi può ! L ' Albani e il Virey si gettarono nella corrente dei fuggenti , incalzati dagli urli , o piuttosto dai ruggiti di quella belva capace di tutti gli orrori , che è un popolo scatenato . A Stradella ed a Broni si saccheggiava impunemente , e , diciamolo ad onore del vero , con ordine , con garbatezza , coi più delicati riguardi alle suscettibilità dei saccheggiati . Sulle aree , la ripartizione e l ' equilibrio dei beni faceva le sue prime prove gaiamente . Ad un cittadino che aveva nel portafoglio diecimila lussi , si accosta un nullabbiente per esigere la metà del suo avere . - Presto fatto ! Eccovi cinquemila lussi , e buona notte ... per ora ! La ripartizione amichevole è approvata dall ' applauso popolare ; ma ecco i due equilibristi son presi in mezzo da altri equilibristi che esigono la metà della metà toccata a ciascuno . - È troppo giusto . A ciascuno duemila e cinquecento lussi - siete soddisfatti ? - Ma non è finita , convien ripartire anche i duemila cinquecento ; e così via , via . di ripartizione in ripartizione , i capitali vanno siffattamente assottigliandosi , che all ' ultima fase dell ' equilibrio generale ciascuno risulta possessore di circa dieci centesimi . Ci vorrebbero dei volumi per riprodurre gli episodi tragi - comici di quel breve trabordo di anarchiche utopie . Basti dire che ad un lacero nullabbiente il quale si era fatto cedere il paletot dal droghiere Pirotta , toccò indi a poco di dover dividere le sue spoglie con un correligionario sprovveduto di giubba . E ciascuno dovette andarsene mezzo vestito , con un solo braccio insaccato in una manica e un frammento di bavero attorno al collo . Malgrado le irritazioni inevitabili in ogni attrito di popolo , la giornata prometteva di chiudersi con un allegro chiasso di canti e di balli . Un fratellevole accordo si produceva dalla comunanza degli interessi ; dall ' uguaglianza nella miseria tutti si attendevano l ' età dell ' oro ; dal deprezzamento delle intelligenze , l ' uniformità del sapere e lo schianto di ogni supremazia . Ma sul far della notte , le cose mutarono aspetto . I caporioni della sommossa , che pei primi si erano slanciati all ' assalto degli stabilimenti di pigiatura , non riflettendo al pericolo , dopo essersi immersi nel mosto fino alla gola e aver tracannato a larghe fauci il licore effervescente , avean levate le spine alle botti . Il vino inondava gli appartamenti e scorreva a rigagnoli per le scale . L ' esalazione alcoolica saliva ai cervelli ; i bevitori quasi asfissiati si avvoltolavano come giumenti in una melma rossiccia ; i meno briachi , per uscire da quell ' afa irrespirabile , si aprivano il varco rompendo la folla coi pugni . Frattanto , irrompevano altri bevitori . I fanciulli camminavano carponi leccando i pavimenti ; le donne succhiavano dalle spine le ultime sgocciolature . Nelle cantine dei ricchi proprietari , i coscritti stappavano bottiglie di vecchio barbera ; decapitavano l ' Asti spumoso e trincavano senza freno . La fede equilibrista era scossa ; non vi era più alcuno in Stradella ed in Broni che fosse in grado di tenersi in equilibrio . Si vedevano dei vecchi avvinazzati strappar le gonnelle alle donne , affermando il diritto all ' uguaglianza dei sessi ; le donne , a loro volta , pretendevano all ' onore dei calzoni . Rotolavano come botti , sul pendio dello stradone curricolare , delle coppie di ubbriachi , strettamente collegate . L ' agro era invaso dalla follia contagiosa ; abbracciamenti e ceffate , lacrime di tenerezza e invettive , danze a suono di calci , baci e morsi di lussuria impotente , tutte le maniere di amplessi imaginate dall ' Aretino e dal Carnicci ; l ' orgia del sabbato antico coi raffinamenti e gli orrori della sensualità alcoolizzata . Chi porrà fine a questo orrendo scompiglio ? ... Udite ! Udite ! Un muggito reboante , che par quello di cento tori riuniti , ha percosso l ' aria con spaventose vibrazioni . Dalla via De - Pretis è uscito un gran fragore di terremoto ; un padiglione è crollato , è un fuggi fuggi di gente che urla come fosse pigiata . Cos ' è avvenuto ? Pressoché nulla : un leggerissimo errore di calcolo nella mente di un grande scienziato . Chi farà la storia delle infinite sciagure derivate alla famiglia umana dalle lievi abberrazioni dei forti intelletti ! L ' illustre primate Piria avea perfettamente costruito il suo gigante automatico - chimico - vitale . La macchina umana era riuscita ; tutti gli elementi essenziali che la chimica poteva prestare alla formazione dell ' ossatura , dei muscoli , dei condotti , delle parti viscerali , dei glutini nervei , erano stati da Piria impiegati e coordinati sapientemente . Un gigante dell ' altezza di trenta metri , proporzionatamente sviluppato nelle singole membra , giaceva disteso nel padiglione di via De - Pretis . Verso le cinque pomeridiane , in presenza di un centinaio di spettatori , l ' illustre scienziato aveva operato la trasmissione del sangue e del movimento . Incisa la carotide del mostro inanimato e messala in comunicazione , a mezzo di un tubo elastico , con quella di un toro parimenti svenato , l ' illustre creatore dell ' uomo colossale avea veduto realizzarsi con rapidità l ' assorbimento e la dejezione . Si volle il sangue di dieci tori per fornire al vasto cuore ed ai grandi condotti arteriosi del gigante il liquido vitale occorrente . L ' azione simultanea di due pile elettriche di quadrupla potenza diede impulso alla circolazione , suscitò l ' irritazione nervosa e il movimento dei muscoli . La materia inerte si scosse ... Due grandi occhi si spalancarono assorbendo la luce , le nari si gonfiarono , il petto parve scoppiare pei forti aneliti di aria ossigenata , le braccia si agitarono , le mani si distesero per afferrare l ' ignoto ; e finalmente ... Chi poteva prevedere un tal impeto di vita ? Dalle fauci del gigante elettrizzato proruppe un muggito spaventoso . L ' immane corpo si sollevò , atterrò con un calcio poderoso l ' enorme banco sul quale stava adagiato , e lanciandosi colla violenza di un toro inferocito verso la porta di uscita , si diede a percorrere la via , sorpassando ogni barriera . Trecento baracche di merciaiuoli andarono capovolte ; quattro olmi secolari , urtati da lui , si rovesciarono sradicati . Egli cozzava , rompeva , abbatteva ogni ostacolo , impiegando a tal uopo , con istinto taurino , la catapulta di un cranio resistente ad ogni urto . Imaginate il terrore di quella apparizione , in una folla esaltata dagli entusiasmi politici e dai fumi del vino ! Dove la gente non era lesta a sgombrare , il gigante si faceva largo coll ' impeto della persona , colle irruzioni del capo , colla violenza dei calci . I più accorti tentavano schermirsi da lui passandogli fra le cosce o saltandogli sul capo per scivolare al suolo tra le curve della schiena interminabile ; ma i fortunati ai quali riusciva di salvarsi , se la davano poi a gambe esterrefatti , annunziando il finimondo e la comparsa dell ' anticristo . Quello sgomento generale aveva fatto passare la generale ubbriacatura ; in meno d ' un ' ora il vasto agro di Stradella e di Broni si era mutato in un deserto . La popolazione che prendeva il largo , sbandandosi pei vigneti e cercando rifugio nei letti dei fiumi , verso le otto della sera fu colpita da un nuovo terrore . Nell ' impeto bestiale della corsa , il gigante aveva dato il capo in un campanile , quattro metri più alto di lui . La torre era crollata , ma anche il grosso cranio , con tanta sapienza di mezzi chimici confezionato dal Piria . si era spezzato nell ' urto . Slanciando il suo uomo chimico - meccanico , il dabben Piria non aveva riflettuto che in ogni essere animato la percezione sensuale non può svilupparsi che gradatamente . Per la conservazione di quel mostruoso fenomeno vitale si esigeva un trattamento di neonato ; supponendo in lui ingenita quella facoltà di discernimento che può formarsi soltanto nell ' adulto per una successione di esperienze , l ' illustre primate vide sfasciarsi in un attimo la più ardita creazione che mai fosse concepita e realizzata dal genio umano . Coll ' ultimo muggito del gigante chimico - meccanico , e col fragore di un campanile in rovina , a Stradella ed a Broni ebbe fine in quella notte il baccanale rivoluzionario degli equilibristi . A dieci ore l ' ordine più perfetto regnava nell ' acro . CAPITOLO XXVIII , Malthus . Negli altri dipartimenti dell ' Unione la rivolta assumeva proporzioni spaventevoli , ma i rappresentanti governativi adunati in permanenza a Berlino non si davano la pena di prendere verun provvedimento . Gli equilibristi , inferociti da parziali resistenze , avevano perpetrato in parecchi comuni le più feroci rappresaglie contro i facoltosi , abbattendo e incendiando edifizii , violentando persone . Negli ultimi bollettini del 22 ottobre , il numero delle vittime si faceva ascendere a due milioni cinquemila e ottocento . Il Presidente temporario del Consiglio , nel rilevare questa cifra , si fregò le mani esclamando : « Il nostro sistema di non repressione ha dato ottimi risultati . Lasciar passare la volontà dei pazzi è il migliore stratagemma per ricondurre alla ragione le maggioranze . La violenza e l ' eccesso generano mai sempre la reazione . Fra una ventina di giorni il partito equilibrista sarà schiacciato , nè si udrà più riparlarne in Europa , nè anche a Manicopoli . Le previsioni dell ' arguto presidente si avverarono . Di là ad un mese , quel moto rivoluzionario che aveva scompigliato tante proprietà e distrutte tante vite , era appena ricordato come una sfuriata ridicola di pochi imbecilli . I nuovi rappresentanti della nazione protestarono contro gli abberramenti dei loro elettori ; e lo stesso Casanova , l ' Acclamato di Milano , il Redentore del popolo , il Messia dell ' uguaglianza universale , nella adunanza del 30 Novembre dichiarava in pieno Parlamento che i suoi elettori , prendendo sul serio il programma da lui pubblicato per scroccare un milione di voti , aveano mostrato di essere una mandra di ciuchi . Un secolo addietro , i ciarlatani della politica non giudicavano altrimenti il criterio dei pecoroni che si affidavano alle loro ciance ; ma non eran abbastanza civilizzati per dichiarare alla Camera i loro apprezzamenti . Mentre il fascio degli equilibristi si andava scomponendo , i naturalisti guadagnavano aderenti . Nei centri più popolosi e più illuminati si aprivano nuovi Circoli . I recenti affigliati si prestavano con fervore da neofiti alla propaganda del principio . Nelle alte sfere governative , questa diversione dello spirito pubblico verso una riforma comparativamente retriva , era veduta di buon occhio . Pel giorno quindici dicembre i naturalisti furono invitati ad un solenne comizio nella capitale della gioia ( ) . L ' importanza di quel convegno era rilevata dai giornali coi più strani commenti . Non uno degli illustri capi del partito sarebbe mancato all ' appello ; si trattava di deliberare intorno al modo ed al tempo dell ' azione , si volevano discutere le controversie dei dissidenti , stabilire il credo unico ed universale della prossima rigenerazione europea . Si parlava di un misterioso personaggio , di un antico profeta e legislatore che sarebbe uscito prodigiosamente dalla tomba per affermare nel comizio i principii divini , per dissipare molte erronee credenze relative agli istinti dell ' uomo ed alle leggi dell ' universo . I cronisti meglio informati pretendevano sapere che quell ' uomo straordinario era vissuto cinquant ' anni sulla sommità di una montagna coperta di gelo , orando e meditando ; che la parola di Dio era scesa nel suo spirito ; che , infine , le più sublimi rivelazioni erano da attendersi da lui . L ' Albani , recentemente convertito alla fede naturalista e già iscritto negli ordini superiori del partito non poteva mancare all ' appello . Nel giorno fissato per la solenne adunanza , egli giunse a Napoli in compagnia del Virey , e all ' ora di mezzodì , indicata per l ' apertura del comizio , andò col collega a prender posto in una galleria del teatro massimo . Non si è ancora perduta a quest ' epoca la consuetudine di adunare il popolo a discutere di politica nei luoghi ordinariamente destinati agli spettacoli dell ' opera e della commedia ; vi è sempre qualche cosa di teatrale , di spettacoloso e di comico in ogni assembramento di politicanti ; l ' ambiente , in ogni caso , risponde al carattere dei personaggi e consuona coll ' enfasi dei discorsi . La folla si pigiava nella platea ; gli uomini del governo , i rappresentanti della nazione , i primati , le etére , le dame di capriccio , le Immolate , le mogli emerite prendevan posto nelle sedie riservate o salivano ad occupare le logge . Una impazienza febbrile agitava quel pubblico di trentamila persone . Quando la sfera del grande orologio elettrico sovrastante al palco scenico toccò il mezzodì , il sipario si alzò rapidamente e gli occhi della folla furon paghi . Un applauso fragoroso ma breve salutò i capi della assemblea , assisi in atteggiamento grave attorno ad un tavolo coperto di nero tappeto . Il presidente si levò in piedi , diè una scossa al campanello e parlò nel generale silenzio : « Io vi ammonisco , o cittadini , che le sorti del nostro partito , l ' avvenire della umanità , il coronamento del benessere pubblico al quale mirarono sempre i nostri studii e le opere nostre , dipendono dal presente comizio . Aspettatevi delle grandi sorprese ; preparatevi gli orecchi e la mente a rivelazioni inaudite . Le indiscrezioni della stampa vi hanno prevenuti , ma ciò che qui vedrete , ciò che udrete fra pochi istanti , sorpasserà ogni esigenza della vostra aspettativa . Non è il caso di ripigliare le viete questioni , sulle quali tutti gli argomenti vennero già esauriti . Oggimai i criterii fondamentali sono stabiliti ; ulteriori ciance a nulla approderebbero . Noi ci troviamo in presenza di un grande mistero ; dobbiamo constatare un fatto nuovo , quasi inverosimile , ed avvisare al miglior partito che da noi si possa trarne a benefizio dell ' umanità e ad onore dei nostri principii . I dilettanti di rettorica inutile si tengano per questa volta in disparte ; l ' avvenimento che qui vedranno compiersi porgerà ad essi materia di cicalare per dieci anni . Ciò detto , il Presidente si volse ad uno dei volonterosi di cappa magna e gli ordinò di introdurre il Venerando Fabbristol . L ' apparizione del nuovo personaggio fu salutata da triplice acclamazione . Il Venerando si avanzò fino al proscenio , sedette sopra il tripode di onore , e con voce sonora espose la seguente relazione : - Io mi chiamo Arnaldo Fabbristol ; ho fatto da parecchi anni adesione al vangelo dei naturalisti , e , grazie alle circostanze che ora sto per esporvi , venni dal Consiglio supremo dell ' ordine incaricato di una delle più importanti missioni che ad uomo fosse mai dato di compiere . « Or fanno cinquant ' anni vivea sulla terra un grande scienziato , un uomo di forte intelletto e di straordinaria energia morale , chiamato Malthus . Era nipote di un altro filosofo vissuto in epoca avversa ad ogni lume di verità , un banditore di sapienti teorie mal comprese e peggio apprezzate da ' suoi contemporanei . « Quelle teorie racchiudevano i germi dei principii indiscutibili che formano oggi la base della nostra fede politica . Il Malthus che oggi ricomparisce sulla scena del mondo , avendo raccolta e fatta sua la splendida eredità di idee lasciate dallo zio , pensò di istituire un ' associazione la quale si incaricasse di diffonderle . Gli apostoli delle dottrine Malthusiane si prestarono allo scopo con zelo entusiastico , ma incontrarono un ' opposizione accanita e pertinace . I tempi non erano maturi . La nuova generazione , invasa da un fervido spiritualismo , chiudeva l ' orecchio alle nostre dottrine . Il prete riformato , poetizzando gli antichi dogmi , avea riconquistata la donna , questo essere volubile e fantastico , sempre mai allettato dalle parvenze , sempre facile ad esaltarsi per ogni sentimentalismo insensato . Tutte le nuove istituzioni , tutte le leggi dello stato si ispiravano alle tendenze dell ' epoca ; nei nostri codici si riflessero tutte le stravaganze e le follie di un popolo abberrato . Correva l ' anno 1932 . Il nostro Malthus , che allora toccava appena i trent ' anni , si lasciò prendere dallo scoramento , e disperando di riuscire ne ' suoi alti disegni , un bel giorno , adunati i suoi apostoli più fedeli , annunziò ad essi il suo proposito di abbandonare la vita . Sì : quel grand ' uomo voleva morire nel fiore dell ' età ; voleva fuggire da un mondo che , a suo vedere , non sarebbe mai stato capace di comprenderlo . Perdoniamo al genio un istante di debolezza ; le più alte intelligenze , le nature più energiche subiscono delle prostrazioni inesplicabili . Le esortazioni , i conforti , le preghiere degli amici , nulla valeva a smuovere quello scorato dalla nefasta risoluzione . Se non che , all ' ordine naturale del cosmos era necessaria quella esistenza . Malthus e il trionfo delle sue teorie non potevano esimersi dall ' entrare e dal compiere la loro parabola ascendente nel moto provvidenziale di rotazione imposto dalla legge fisica universale , « Fra gli apostoli del principio che in quel giorno stavano adunati intorno al Capo , c ' era uno scienziato , o , come allora si diceva , un utopista di zoologia , chiamato Gorini , discendente per linea indiretta da quell ' illustre diseredato che già aveva fatto nel secolo precedente delle meravigliose scoperte sulla origine del mondo , e riuniti gli elementi chimici più atti alla pietrificazione dei cadaveri . Al momento in cui Malthus , nel suo implacabile desiderio di finirla , colla vita , portava alla bocca una pillola asfissiante , un grido imperioso risuonò nell ' aula : fermate ! Malthus guardò fissamente l ' apostolo che si era alzato per accorrere a lui ; l ' altro con piglio più assoluto , ripetè l ' intimazione : fermate ! In quel grido c ' era una potenza irresistibile . - Che hai tu a dire ad un moribondo ? - domandò Malthus , trattenendo la pillola sospesa fra l ' indice e il pollice . - Due logiche e serie parole - rispose il Gorini : - voi volete morire , perché avete riconosciuto , come noi riconosciamo , non essere l ' epoca attuale matura alla realizzazione delle nostre sublimi teorie . Orbene , se qualcuno venisse a proporvi di sostituire alla morte un lunghissimo sonno , un sonno di dieci , di vent ' anni , di mezzo secolo , persistereste voi ancora nel proposito disperato ? - Ho piena fede nell ' avvenire - rispose Malthus ; - ma un mezzo secolo dovrà trascorrere prima che l ' umanità riconosca erroneo e rovinoso il principio da cui oggi è trascinata , - Ebbene ! - replicò il Gorini ; - dormite per mezzo secolo , e il vostro risveglio segnerà l ' epoca delle nostre vittorie . Voi mi guardate con stupore , come se le mie parole uscissero dalla bocca di un pazzo . No ! io non sono pazzo , io non posso ingannarmi ne ' miei calcoli ; mi tengo sicuro della riuscita . Quello che nella rigida stagione avviene dei serpenti e d ' altri animali soggetti al torpore , deve necessariamente riprodursi nell ' uomo a mezzo di una ben praticata assiderazione . Nell ' uomo assiderato la vitalità può durare parecchi secoli , fino a quando , per una accidentale combinazione o per effetto del volere altrui , non venga ad operarsi il disgelo . Volete voi , illustre pontefice dell ' avvenire , sottomettervi alla prova ? Io vi ho additata la via ; io metterò a vostra disposizione i miei trovati scientifici . Voi prescriverete la durata ed il termine del vostro assopimento . Nel giorno e nell ' ora da voi prefissi , i discepoli , istruiti per tradizione dei vostri voleri , verranno a ridestarvi dal lungo sonno , e voi potrete , uomo antico e precursore dell ' evo felice , gioire delle mondiali acclamazioni e dirigere l ' umanità verso la meta altissima infino ad oggi inutilmente vagheggiata da voi . « All ' udire tale risposta , Malthus stette un istante silenzioso ; ma i suoi occhi sfavillanti esprimevano soddisfazione ed assenso . I due scienziati si erano compresi . Di là a quattro ore , il Malthus , il Gorini e gli apostoli seniori , a mezzo della ferrovia funicolare Agudio , salivano alle alture nevose del Moncenisio . Inutile che vi riferisca e descriva di qual maniera si compiesse lassù , per opera dell ' immaginoso zoologo , la prova non mai tentata dell ' assideramento umano . Ciò che importa sapere , ciò che io sono impaziente di annunziarvi , è che il Malthus , il sapiente Malthus , il divino Malthus , il nostro legislatore , il nostro profeta , or fanno tre giorni , dopo mezzo secolo di torpore , si è ridestato alla vita attiva . La volontà dell ' illustre sopito è compiuta . I depositarii della tradizione Malthusiana , consapevoli di ogni patto , penetrarono , nel giorno e nell ' ora stabilita , dentro la cavità granitica , dove il profeta dormiva da cinquant ' anni in una temperatura di sessanta gradi sotto zero . Seguendo le istruzioni lasciate dal Gorini , in meno di due ore quei prudenti operatori ottennero gradatamente il disgelo : il corpo irrigidito si riscosse , si riapersero gli occhi , la favella si sciolse ... Gli apostoli si gettarono a terra adorando , inneggiando al redivivo . - Sospendete , o fratelli , quei plausi ; imponete al vostro entusiasmo ! Serbate gli osanna a lui solo . Fra pochi istanti , allo squillar dei due tocchi pomeridiani , il gran Malthus sarà qui . Egli lo ha promesso , egli mi ha incaricato di recarvi la buona novella . Sì , fra dieci minuti ... egli sarà in mezzo a noi ... Egli avrà preso il mio posto su questa tribuna per rivelarvi l ' ultimo verbo del suo genio divino . Che se mai ... - Da Manicopoli ! - gridò un volonteroso di alto grado , avanzandosi verso il proscenio e presentando un dispaccio al Presidente del Comizio . - Leggete ! leggete ! - gridarono dal teatro trentamila voci . Il Presidente sciolse il piego , gettò uno sguardo sulle cifre , e pallido , con voce tremante , lesse quanto segue : « Malthus redivivo suicidatosi ignote cause , attendonsi schiarimenti . « Il seniore SAFFUS » . - Impossibile ! assurdo ! - urlò il Relatore con accento irritato ; maledetta la Stefani ! - Maledetta la Stefani ! - rispose la folla con sdegno . - Silenzio ! ... Un secondo telegramma ! Il Presidente si fece innanzi , e lesse : « Suicidio Malthus avvenuto nel palazzo marchesa Sara Jobart sua antica amante . Giornali pubblicano lettera autografa . Pare che forti disinganni spingessero illustre uomo a procacciarsi sonno più duro . « Seniore KEMPIS » . - Assurdità ! assurdità ! - si mormorava da ogni parte ; - attendiamo una formale smentita . Ma ecco , nel mormorio generale , spiccano delle grida più acute ; i folletti di città guizzano tra le panche , saltano sui parapetti dei palchi , inondano il teatro di giornali . Di là a pochi minuti , in un tetro silenzio , quelle trentamila persone adunate pel Comizio leggevano la lettera lasciate da Malthus : « Correligionarii e fratelli , « È stato un errore ; tanto più illogico e imperdonabile a noi , che , professando i principii del naturalismo , pur nullameno abbiamo tentato di violentare la natura . Quando io mi sottoposi alla prova dell ' assideramento , mi ero lasciato vincere da un orgoglio insensato . Ho creduto che la mia esistenza fosse necessaria al bene comune ; non ho riflettuto che l ' individuo conta per nulla , che i progressi della umanità si compiono pel concorso simultaneo di tutte le forze viventi . È necessario , perché ognuno mi comprenda , che io esponga la diagnosi delle mie impressioni . Lo farò sinceramente e colla maggior brevità possibile . Quando i fratelli , esecutori fedeli del patto tradizionale , vennero or fanno tre giorni a risvegliarmi dall ' assopimento , al mio primo risveglio io provai un senso di melanconica sorpresa . Mi si affollarono nella mente le idee colle quali mi ero addormentato mezzo secolo addietro ; mi meravigliai grandemente nel vedere intorno al mio letto di granito delle figure a me ignote ; domandai che fosse avvenuto dei fratelli i quali la sera innanzi mi avevano aiutato a coricarmi . « - Avete dormito cinquant ' anni , - risposero ad una voce gli astanti . « - È vero ! è vero ! - risposi io raccapezzando le confuse memorie : - infatti ... quella sera ... i fratelli ... gli apostoli ... Ma , voi ! voi , chi siete ? Perché quegli altri non sono al mio fianco ? « - Quegli altri - mi risposero - sono morti ; e noi , eredi della tradizione , li abbiamo sostituiti . « Io guardava con meraviglia e tristezza quei sembianti sconosciuti . Essi mi parlavano dei grandi progressi sociali avvenuti nel corso di mezzo secolo , mi annunziavano il prossimo trionfo della riforma naturalista , mi promettevano ovazioni , glorificazioni , quali nessun orgoglio umano avrebbe osato sognare . Io li ascoltava attonito , quasi svogliato . Portai la mano sul petto e ne trassi un medaglione sul quale era impressa l ' effigie di una giovane marchesa da me adorata . Mi sovvenni che gli antichi fratelli si erano opposti al mio desiderio di metter a parte quella impareggiabile donna della misteriosa operazione che doveva per tanti anni tenermi disgiunto da lei . Si voleva che il segreto della mia assiderazione rimanesse esclusivamente affidato ai pochi apostoli ; temevano che ella , per impeto di dolore e di amore , potesse tradirci . Con quali palpiti di gioia ribaciai quel ritratto ! « - Orbene ! - esclamai ; - prima di rientrare nel campo delle agitazioni politiche , prima di abbandonarmi alle glorificazioni da voi promesse , io mi debbo a colei che occupava tanto posto nel mio cuore , che forse mi avrà pianto per morto , che forse non avrà mai cessato di attendermi . Sapete voi se esista ancora a Parigi quel portento di bellezza , di grazia e di spirito , che si chiamava la marchesa Sara Jobard ? « Gli apostoli si scambiarono uno sguardo di sorpresa e per poco non scoppiarono in una risata . Uno dei seniori , che penava molto a serbarsi serio , si volse ai fratelli dicendo : « - È giusto che ogni sua volontà venga da noi soddisfatta ; rimanderemo il Comizio a sabato prossimo , e frattanto accompagneremo a Parigi l ' illustre redivivo , e lo aiuteremo a raccogliere le informazioni che tanto lo preoccupano . « Ciò convenuto , uscimmo dalla cava granitica , e ci trovammo dinanzi ad una carrozza sormontata da un pallone aereostatico . « - Cos ' è questo ? - domandai . « - Una volante di seconda portata , il veicolo che in meno di un ' ora ci condurrà sulla piazza massima di Parigi . « - E voi pretendereste che io salissi in quel cassone ? - esclamai arretrando ; - ma dunque ... non vi son più ferrovie ? ... non vi sono locomotive elettriche ? « - Tali mezzi di trasporto - rispose il seniore , scambiando cogli altri apostoli un ' occhiata di meraviglia - oggimai fanno esclusivamente il servizio pei nullabbienti . « - Ebbene ! trattatemi pure da nullabbiente , - gridai io - ma in quella baracca sospesa nell ' aria , io , Malthus , vi prometto che non sarò mai per ficcarci il mio nobile individuo . « - Con tutto il rispetto che da noi si professa al vostro nobile individuo - rispose il seniore dopo essersi consultato coi fratelli , - noi non possiamo dimenticare il mandato perentorio del Gran Maestro dell ' ordine ; le ore sono contate , il tempo vuol essere misurato ; vi abbiamo accordato una proroga di tre giorni ; ora conviene affrettarsi . « E prima che io potessi muovere due passi per discostarmi , quattro fratelli mi afferrarono pel torso , mi sollevarono , mi immersero nella cabina della volante . « Che dirvi di quel viaggio ? Non impiegammo che un ' ora per tragittare dal Moncenisio a Parigi , ma quell ' ora è bastata a svelarmi l ' orrore della mia situazione . Il linguaggio di quegli apostoli che mi parlavano dei loro disegni , che mi interrogavano , per prender consiglio , il più delle volte mi riusciva incomprensibile . Basta dunque un mezzo secolo a corrompere ogni idioma , ad alterare perfino le inflessioni della pronunzia ? Essi accennavano ad istituzioni , alludevano ad avvenimenti a me ignoti ; nominavano scrittori e scienziati vissuti nell ' ultima metà del secolo ; citavano libri usciti recentemente e già quasi obliati da ' contemporanei , e parevano meravigliati ad ogni tratto della mia ignoranza , d ' altronde naturalissima in chi aveva dormito pel corso di cinquant ' anni . Quand ' io ricordava i miei tempi , essi sbadigliavano o sorridevano con ironia . Dopo avermi quasi idolatrato , erano , in meno di un ' ora , passati dalla adorazione all ' indifferenza sprezzante . Arrivando a Parigi , al momento in cui si scendeva dalla volante , uno dei seniori disse all ' altro sommessamente : « - Mi pare che l ' assideramento abbia imbecillito il Profeta . « E l ' altro : « - È a credere che egli già fosse imbecille prima di intorpidirsi ; a que ' tempi la fama di illustre si acquistava a buon mercato . « Quanti disinganni mi attendevano a Parigi ! Invano io cercava nella folla dei balovardi qualche sembianza nota . In quella città ch ' era stata il teatro dei miei primi trionfi ; in quella vasta metropoli , dove un tempo ero additato e salutato da tutti , io non vedeva che sconosciuti , non incontrava che occhiate indifferenti o beffarde . Il mio modo di parlare , il mio contegno imbarazzato attiravano l ' attenzione e provocavano le risa . Nuovo agli usi della società moderna , attonito , sbalordito , io somigliava ad uno di quei gaglioffi montanari , che dopo aver vissuto quarant ' anni fra le capre , si trovano balzati in una splendida capitale , nel faragginoso brulichio della attività cittadina . Urtava nella gente ; mi pareva strana ogni foggia di vestito ; mi arrestava istupidito dinanzi alle statue che rappresentavano personaggi divenuti famosi negli ultimi tempi . Gli edifizii recenti , gli spazii aperti dalle demolizioni , i nuovi nomi delle vie sostituiti agli antichi , mi imbarazzavano siffattamente , che io mi stringevo colla mano alla zimarra dei colleghi per paura di smarrirmi . Fui condotto ad un albergo . I fratelli incaricandosi di andare al palazzo di città per attingere informazioni sul conto della marchesa , mi lasciarono solo . Allora io trassi dal petto l ' effige della mia Sara , e contemplando , ribaciando mille volte le angeliche sembianze di quella tanto cara , diedi in uno scoppio di lacrime . - Avrò io la consolazione di rivederti , o creatura adorata ? - E dopo questo , mi sentii assalito da una tetra melanconia . Le più amare riflessioni si succedevano nel mio spirito . - Perché son venuti a ridestarmi ? Di qual modo potrò io riannodare la mia alla esistenza di questa generazione ? Non si vive bene che fra i contemporanei ; la gente che ora mi brulica dattorno rappresenta la mia posterità . Nulla oggimai vi può essere di comune fra me e costoro . Io non li comprendo ; essi dovranno deridermi . In un mezzo secolo si rinnovano le idee , le tendenze , le istituzioni . Chi non ha preso parte alla graduale metamorfosi , non può essere capace di apprezzarla . « Che diverrò io il giorno in cui mi toccherà presentarmi al Comizio per dichiarare la mia dottrina ? Potrò io dire cosa che già non sia stata le mille volte ripetuta , con linguaggio più eletto , dai miei correligionarii ? Non ho veduto i miei dieci apostoli sogghignare sotto i baffi ogni volta che io dirigeva ad essi una domanda ? Io era un dotto , io era un illustre or fanno Cinquant ' anni , nell ' ambiente formato da me e dai miei contemporanei . Trasferito nel nuovo ambiente , in una epoca sulla quale è trascorso lo spirito e l ' attività di due generazioni , io debbo necessariamente rappresentare la figura dell ' idiota . - Dio ... Che vedo ? Due figure umane che volano rasenti ai tetti del palazzo di faccia ! Sta a vedere che è comparsa nel mondo una specie di uomini alati ! « I fratelli non rientrarono all ' albergo quella notte , nè a me diè l ' animo d ' uscire . All ' indomani , verso le 10 del mattino , li vidi entrare nella mia stanza e salutarmi con espressione sì beffarda che fui sul punto di prenderli a schiaffi . Mi annunziarono che la marchesa Sara era in vita , che abitava un sontuoso palazzo in via dei Lunatici , ch ' essi l ' avevano prevenuta della mia prossima visita . Balzai dal letto : come il cuore mi batteva ! Di là a pochi minuti , io saliva le scale del palazzo indicato ; i miei apostoli erano rimasti ad attendermi in un salotto al piano terreno . Una giovane e bella cameriera m ' introdusse in un gabinetto elegantissimo , mi pregò di sedere e corse ad avvertire la signora . « Imaginate con quali ansie io invocava l ' amplesso di quella donna , che già si era data a me coi voluttuosi abbandoni dell ' amante ! Sventurato ! Io dimenticava di aver dormito mezzo secolo , poiché quel mezzo secolo per me era stato breve come una notte . Potevo io figurarmi quella donna altrimenti , che vestita delle sue forme giovanili , della sua splendida bellezza ? « La porticella del gabinetto si dischiuse . Il fruscio di una veste di seta mi annunziò che ella entrava . « - Angelo mio ! - gridai gettandomi a terra per abbracciarle la tunica che sporgeva dai cortinaggi . « - Tu ! il mio caro Eugenietto ! - rispose una voce rantolosa da vecchia decrepita ; - qua dunque un bel bacio ! Dio ! come sei ben conservato ! ... Lascia dunque ... « E mentre al mio orecchio ringhiava quella voce da nonna , due labbra di cartapecora si imposero con violenza alle mie , e mi inchiodarono sulla lingua un paio di denti posticci ... Io balzai in piedi esterrefatto ... Sputai sul pavimento i due corpi eterogenei ... e dopo aver guardato fissamente quella scarna figura di ottuagenaria , mi lasciai cadere sul divano come tramortito . « Era dessa - era proprio dessa - la mia Sara - la mia marchesa - quella che un mezzo secolo addietro mi aveva dato un paradiso di ebbrezze ! ... Non riferirò tutto quello che avvenne in appresso fra me e quella donna . Noi conversammo due buone ore senza mai comprenderci ; quello strano dialogo terminò con una scarica di singhiozzi . Allora la pregai perché mi fornisse l ' occorrente per scrivere . E mentre io , dopo aver scritto poche linee , tornava a lei per congedarmi con un supremo e disperato addio , mi accorsi , all ' immobilità del suo corpo , al pallore del suo volto , alla rigidezza della sua mano , ch ' ella era morta di sincope ... « La cameriera , che entrerà fra poco nel gabinetto , troverà qui due cadaveri . A lei commetto l ' incarico di consegnare ai fratelli il mio ultimo autografo , perché venga letto al Comizio . Un uomo , per quanto nobile e grande , non ha più il diritto di vivere , dacchè il suo spirito , il suo cuore , la sua esperienza son diventati un anacronismo . « MALTHUS » . - Che ne dite ? - chiese l ' Albani al Virey , dopo aver letto . - Io dico che quell ' uomo ha dato , togliendosi la vita , una prova di gran senno . Il suicidio è una delle manifestazioni più evidenti della superiorità dell ' intelligenza umana . È nullameno deplorabile che la nostra razza sia tanto percossa dalla infelicità che in molti casi ci convenga invocare la morte quale unico rimedio alle angosce della nostra travagliata esistenza . Il teatro si andava spopolando , e la gente si disperdeva lentamente , in preda ad una profonda mestizia . L ' Albani , svolgendo il giornale per gettare gli occhi sulla quarta pagina , nella rubrica dei Reclami privati lesse le seguenti righe a lui indirizzate : « In nome della umanità e della religione divina , il Primate Redento Albani è invitato a recarsi immediatamente a Milano nella casa a lui ben nota del sottoscritto per ricevere comunicazione di un importante avvenimento che lo riguarda . « FRATELLO CONSOLATORE » . - Perché così turbato ? - chiese il Virey al fratello . - Io parto per Milano - rispose l ' Albani ; - volete profittare della mia volante e tenermi compagnia ? - Impossibile . Devo trovarmi a Pietroburgo questa sera per prender parte ad un Consulto finale ( ) al letto dello Czarre , gravemente tormentato dai calcoli . Con dolore mi separo dai voi . - Ci rivedremo ? - Ne dubito . Ho l ' anima percossa da sinistri presentimenti . La lettera dello sfortunato Malthus ha scosso la mia fede ... Temo che ogni sforzo della scienza per migliorare le sorti dell ' umanità sia opera vana . Forse provvederà la ... natura . I due primati si separarano , e ciascuno prese la sua via negli spazii dell ' aria . CAPITOLO XXIX . Il segreto di Cardano . - Eccomi a te - disse l ' Albani entrando nel vestibolo dove lo attendeva il compagno de ' suoi giorni di espiazione . Fratello Consolatore gli stese la mano e lo introdusse nel parlatorio . - Dio ti riconduce - disse il Levita ; - Dio vuol darti un ' altra prova della sua misericordia infinita ... - Mettiamo da parte questo tuo fantasima invisibile , creato dall ' immaginazione , fors ' anco dalla furfanteria umana - interruppe l ' Albani con impazienza ; - da oltre un mese ho abbracciato la religione dei naturalisti . Il vostro Dio non lo comprendo ; io credo nella natura . - Dio e natura sono due potenze del pari inesplicabili ... - Mi hai tu richiamato per farmi subire una lezione di catechismo ? - No , fratello . Io debbo comunicarti delle notizie importanti . Vedi tu là ( e così parlando il Levita accennava ad un letticciuolo ) , vedi tu là quel bambino di cinque anni che sporge dalle coltrici bianche la sua testolina coronata di ricci biondi ? - Bello come un amore ... - Bello , dovresti dire , come tutti i bimbi generati da una forza di carità sublime . Ah ! tu lo abbracci ... lo accarezzi ... ed egli ti sorride ... vorrebbe parlarti ... E a sua madre non sarà dunque più concesso di baciarlo ! - Orfano ... forse ? - Non può chiamarsi orfano un bimbo che gioisce nelle carezze d ' un padre ... - Mio figlio ... - Sì : tuo figlio , nato da quella santa , che un tempo , nel suo umile paesello , si chiamava Maria ; nato da colei , che or fanno sei anni , co ' suoi vergini baci ... - Maria ! - esclamò l ' Albani coll ' accento della più viva commozione ; - ma tu ... poco dianzi ... dicevi ... - Calmati , fratello ! coll ' aiuto di Dio e colla forza dell ' amore è da sperarsi che noi riusciamo a salvarla . Leggi questo scritto ch ' ella ti ha indirizzato . In altra lettera a me diretta quella infelice aggiunge delle spiegazioni che io non tralascerò di comunicarti , se ciò mi parrà utile ... L ' Albani spiegò il foglio , lo scorse rapidamente coll ' occhio ; poi , ricoricato il bimbo sul letticciuolo , esclamava : - In nome del tuo Dio , in nome della natura , del Padre Eterno , di tutti i diavoli ... dell ' antecristo ... qui bisogna agire ... bisogna accorrere ... dar l ' avviso ai Capi di Sorveglianza ... mandar sul luogo dei militi ... - Non affannarti - disse il Levita trattenendo il desolato che correva dall ' un all ' altro capo della stanza come uscito di senno ; - il Consiglio di sorveglianza è informato , i militi sono in marcia . Quello stesso messaggiero che ieri a notte mi consegnò il bambino e le lettere , si è incaricato di far appello agli esecutori di giustizia e di comunicare ai giornali la notizia di un fatto al quale si annodano tanti interessi . Mentre il Levita parlava , si udì nel vestibolo un rumore somigliante a quello di due grandi parapioggia che si chiudono . - Eccoli di ritorno ! - esclamò con gioia fratello Consolatore . E uscito per un istante , rientrò nell ' aula in compagnia di due gentili figure di giovinetto e di fanciulla , entrambi ravvolti in due grandi ali , che proteggevano , a guisa di manto , le rosee delicatezze dei corpi leggiadri . Quelle due figure , che in forma plastica e vivente traducevano l ' angelo dei cristiani , si chiamavano Rondine e Lucarino . Noi abbiam veduto questi due alati portentosi scendere a volo e sostare sulla guglia maggiore della cattedrale di Milano , il giorno in cui l ' Albani produceva il miracolo della pioggia artificiale . L ' opera di Fourrier , perfettamente riuscita , consolidata dall ' esercizio , prometteva alla specie umana una trasformazione stupenda . - I due che ti stanno dinanzi - disse il Levita presentando all ' Albani quella coppia di alati , - potranno informarti di ciò che ora si sta operando in favore della buona Maria . Dopo averti restituito il figlio , è giusto che essi ti riferiscano sulle sorti della madre . Lucarino prese la parola : - Ieri , al cader del giorno , noi traversavamo di volo gli spazii sovrastanti a quel monte gigantesco , sempre coperto di nevi , che si chiama il Gottardo . Essendoci di molto abbassati per sottrarci alle punture dell ' aria rigidissima , giunsero al nostro orecchio dei suoni che parevano strida da pappagalli , misti ad ululati da jena . « Sostammo , e raccogliendo il volo sovra una superficie lucente , che da lungi ci era parsa un enorme ammasso di ghiaccio , il nostro piede avvertì una gradita esalazione di tepore . Immaginate la nostra meraviglia ! Noi passeggiavamo sovra una tettoia di cristallo leggermente riscaldato , e sotto i nostri piedi si sprofondavano le muraglie di un vasto palazzo popolato di esseri viventi . Che mistero è codesto ? quali saranno gli abitatori di questo immenso edilizio fabbricato sulle alture di una montagna oggimai divenuta inaccessibile ? « Aggirandoci intorno al quadrilatero , osservando , ascoltando , ci avvenne di scorgere una giovane donna che correva , invocando soccorso , fra gli scoscendimenti di una valle poco discosta . Quel grido ci trafisse l ' anima ; accorremmo , e in meno ch ' io ve lo dico , ci trovammo al fianco di quella donna . « - Se voi siete due angeli - esclamò ella con accento desolato - prendete sotto la vostra custodia questa mia creatura innocente ; è un figlio dell ' amore , del primo , dell ' unico amore che abbia fatto trasalire le mie viscere . « Così parlando , la tapina ci sporse un paniere , dove tra bianchi pannilini giacea sopito il grazioso bimbo che ora posa su quel letto . « - Io sono inseguita - riprese ella con terrore ; - inseguita da un uomo potente e feroce . Presto ! esaudite il voto di una povera madre . Prendete quel fanciullo , dirigetevi su Milano e fate di scendere alla casa di quel santo che si chiama il fratello Consolatore . Nel paniere vi hanno due lettere , dirette l ' una al buon Levita , l ' altra a colui : .. « Ma la tapina non potè proseguire , sgomentata da uno strepito di passi . « Chi avrebbe esitato ? Noi afferrammo il paniere dai due lati , e ansanti , desolati di non poter alla misera donna giovare altrimenti , con rapido volo ci allontanammo dal luogo nefasto . - Povera Maria ! - sciamò l ' Albani ; - quel Cardano ... quel mostro ... l ' avrà uccisa . - Egli l ' amava troppo per ucciderla - disse il Levita . - Fui io stesso , che consigliai alla povera immolata il più grande dei sacrifizi , inducendola a seguire quell ' uomo . Ed ecco , per mezzo di lei , alla provvidenza è piaciuto svelarmi l ' autore della misteriosa disparizione di tanti neonati . Sì ; avete ragione ; Cardano è un mostro ; ma egli è uno di quei mostri generati dall ' orgoglio e della manìa di sapere , che in tanta copia si producono all ' età nostra . Volendo conoscere le prime espressioni della favella umana e studiare gli istinti ingeniti della nostra specie , quello scienziato abbominevole esercitava la tratta dei neonati . Le piccole creature rapite alle madri venivano accolte e allattate da mute nutrici nel vasto edifizio destinato alle atroci esperienze . Parecchie centinaia di fanciulli d ' ambo i sessi erano là da parecchi anni a stridere , ad ululare come animali selvaggi , avvoltolandosi nella terra , commettendo tutte le stranezze e gli abbominii suggeriti dall ' istinto sfrenato ... - Orrore ! orrore ! - gridava l ' Albani percorrendo la stanza a passi concitati . - Il dolore delle madri è salito al cielo ! - disse il Levita . - E la giustizia umana compirà l ' opera sua - soggiunse Lucarino . - Il fatto è segnalato . A quest ' ora , sulle alture del Gottardo , migliaia e migliaia di cuori gridano : morte a Cardano . - E noi siamo ancora qui ? Ciò detto , l ' Albani con ardore paterno baciò in fronte il bambino , e ricoricatolo sul letticciuolo , uscì a passi precipitati dalla casa del Levita . CAPITOLO XXX . Deladromo . In quel giorno all ' Assemblea della Unione si discutevano dei nuovi articoli di legge . Una sensibile trasformazione di partiti si era prodotta nella Camera elettiva , in seguito ai moti anarchici avvenuti recentemente . Gli equilibristi transigevano , e una notevole maggioranza si dichiarava favorevole ad ogni proposta del partito naturalista . I seguenti ordini del giorno erano stati approvati per acclamazione : I . Considerando che le esagerazioni della viabilità hanno negli Stati d ' Europa usurpato all ' agricoltura tanta superficie di terreno quanta basterebbe ad alimentare annualmente due milioni di famiglie ; visto che al trasporto delle derrate e delle merci possono oggidì largamente provvedere le navi aereostatiche e le volanti di cielo ; il Governo decreta la immediata soppressione di un milione e ottocentomila chilometri di ferrovia , di strade rotabili e sphortene ; ordinando al medesimo tempo una leva straordinaria di trecentomila coscritti agricoli , acciò le dette aree improduttive vengano , nel termine di un anno , ridotte a coltivazione ; II . Considerando che al cane ed all ' uomo occorrono per sostentarsi degli identici alimenti ; visto che ad alimentare ogni individuo canino si richiede la spesa di mezzo lusso al giorno ; visto che negli Stati d ' Europa esistono attualmente sessanta milioni di cani , il cui mantenimento esige una spesa quotidiana di trenta milioni all ' incirca e un relativo consumo di commestibili , evidentemente detratti alla nutrizione della famiglia umana ; il Governo decreta l ' immediata e totale distruzione della razza canina , da effettuarsi e compirsi spontaneamente dai singoli cittadini , o altrimenti , con ogni mezzo coercitivo , dagli agenti di ordine pubblico . Perché un Governo ricorra a tali misure è d ' uopo che il malessere generale sia giunto al colmo . E già il rappresentante Cavalloni sorgeva a protestare contro il secondo articolo di legge , dichiarandolo pericoloso alla sicurezza dei cantanti , quando dalla valvula di salute pubblica venne ad irrompere sulla testa del presidente una pioggia di foglietti . - Dio ci scampi ! - esclamò il Presidente ; - abbiamo duemila telegrammi . Leggiamo il primo che ci viene tra le mani ; degli altri si incaricheranno i posteri : « Assembramento minaccioso sulle alture del Gottardo , grande avvenimento politico - scientifico , imminente guerra civile » . - È tempo di finirla ! - grida il Casanova levandosi in piedi ; - il Governo , colla sua longanimità , non ha fatto che incoraggiare l ' anarchia . Io propongo di nominare una Commissione di inchiesta . - Una Commissione ! Una Commissione ! - risposero mille voci . - L ' onorevole Casanova , si incarichi di comporla e si rechi immediatamente con quella sul campo del disordine . In meno ch ' io ve lo dica , la Commissione era costituita , e gli onorevoli potevano , di là a pochi istanti , contemplare da una volante di prima classe , uno spettacolo non più veduto ; il più vasto ondulamento di massi nevosi che immaginare si possa , popolato e stipato di gente come nol fu mai un teatro di capitale in una serata di prima rappresentazione . Perché si era adunata quella gente ? Di qua si gridava : morte a Cardano ! morte al rapitore di faciulli ! Di là si muggiva : viva Cardano ! viva la libera scienza ! Chi sviscera i gruppi , chi riproduce gli episodi di quella scena tumultuosa e fantastica ? Ciò che a noi preme , è di raggiungere i principali personaggi del nostro dramma e di assistere alle estreme peripezie ( ohimè ! estreme per essi e per tutti ) della loro travagliata esistenza . Eccoli ! L ' Albani giungendo sul luogo , è riuscito , seguendo le indicazioni di Rondine e Lucarino , a calare sulla tettoia del palazzo di cristallo . Altri padri , esasperati dalla disparizione de ' figli , erano accorsi ad abbattere con martelli e picconi l ' infame edilizio . Una breccia era aperta ... Cardano , vedendosi perduto , si disponeva a fuggire traendo seco l ' immolata . Quell ' uomo amava Glicinia disperatamente , come il mostro soltanto può amare ciò che è bello e perfetto . Mentre egli stava per sciogliere la slitta , dove aveva collocata la sua donna , l ' Albani gli fu sopra , gli spaccò il cranio con un colpo di mazza , e stesa la mano a Glicinia , se la attirò al petto per abbracciarla e coprirla di baci . Sul corpo quasi esanime di Cardano si curvò un uomo esclamando : sventura ! sventura ! il martello della vendetta ha spezzato un cranio che racchiudeva i più importanti segreti della scienza . Io spenderò un milione di lussi per possedere questa meravigliosa scatola di intelligenza e di sapere . Quegli che così parlava era il Virey . Frattanto , l ' Albani colla sua donna al braccio tentava allontanarsi da quel luogo facendosi largo colla voce e col manico della mazza . Il palazzo di cristallo era quasi demolito . Un migliaio di essere umani si agitavano ignudi fra le rovine di quel piccolo mondo sotterraneo , spauriti dalla folla , rifuggenti da ogni carezza , emettendo grida selvaggie . Taluni , i più adulti , mordevano i pietosi che a loro si accostavano . Si vedevano delle ignude fanciulle ancora impuberi avvinghiarsi ai garzonetti parimenti nudi , invocando protezione con gemiti strazianti , con gesticolazioni che parevano licenziose ed erano ingenue . Il monte era letteralmente coperto di persone . I curiosi serrati in battaglione urtavano la massa degli inerti . Tutti miravano ad un punto , anelavano di vedere l ' ignoto . Le grida di viva e di morte formavano un tal frastuono che le creste del monte ne oscillavano . Le nevi smosse precipitavano dai culmini più elevati , formando delle valanghe . Nessuno parea preoccuparsi di un singolare fenomeno atmosferico che si andava sviluppando ; nessuno pareva accorgersi che il cielo si copriva di nuvole sinistre , che l ' aria tratto tratto era scossa da nn cupo rombo di tuono . Eppure lo scioglimento era prossimo , e quale ! ... Una voce che parlava da un immane tubo saxopelitto echeggiò improvvisamente di vetta in vetta . - Deladromo ! Deladromo ! - gridò la folla convergendosi ad una delle creste più elevate del monte , dov ' era apparso un personaggio a tutti noto . A quel grido di moltitudine succedette un silenzio da deserto . Deladromo ( poiché era ben desso , il celebre primate di astronomia , l ' uomo acclamato dalla moltitudine ) tuffò la bocca nello stromento fonico che centuplicava la sonorità della sua voce , e parlò di tal guisa : - Mentecatti , buffoni e bricconi della razza superiore , alla quale non mi son mai gloriato di appartenere , ascoltate bene ciò che sta per dirvi chi non vi ha mai ingannati . Questa mattina , alle ore sette antimeridiane precise , il pianeta Osiride ha cominciato la sua corsa di precipitazione verso il nostro globo . Questa corsa periodica , che suole effettuarsi ad ogni scadenza di diecimila anni , si compie inevitabilmente nello spazio di quindici giorni . La qual cosa significa , badate bene , o mamalucchi , che allo spirare di quindici giorni , tutta la superficie del nostro globo sarà sconvolta e rinnovata dalle acque . Io vi annunzio il fenomeno ; voi , se le forze vi bastano , provvedete ! Ohimè ! le vostre forze non basteranno . La superficie terrestre esige di rinnovarsi ad epoche fisse ; ciò è nell ' ordine indeclinabile della natura . Quali trasformazioni subirà la razza umana nella nuova genesi che sta per iniziarsi ? Mistero . Questo solo apparisce evidente , che l ' umanità vissuta sin qui , perisce nella completa ignoranza della sua missione fisica ed intellettuale , perisce attestando la sua incapacità a migliorarsi . Tutti i nostri sforzi per giungere al meglio hanno sempre abortito ; qualche cosa di abberrato era in noi per condurci costantemente sul cammino dell ' errore e della infelicità . Consoliamoci ! Fra quindici giorni la nostra generazione sarà spenta , e i nostri successori dovranno ignorare che noi abbiamo esistito , come noi ignorammo la vita delle epoche a noi precedenti . E sarà pel loro meglio ; poiché almeno i venturi non erediteranno i nostri errori , le nostre follie , e forse ... Ma una scossa di terremoto che fece traballare il gran monte , impose un termine alle parole dell ' astronomo . Degli enormi crepacci si apersero come voragini sotto i piedi degli uditori . Alcune vette crollarono . Dio ! quante grida di dolore e di imprecazione ! E quanti vuoti in quella folla poco dianzi sì compatta ! I superstiti non osavano più muoversi , e l ' uno all ' altro si addossavano per sorreggersi . L ' Albani , uscito incolume da quella scossa , nella slitta del Cardano scivolava dal monte , abbracciato a Glicinia tramortita di spavento . Fratello Consolatore predicava da un masso : « Cristiani ! maceratevi le membra ! cingetevi i lombi di cilizii ! invocate l ' Altissimo ! Egli solo è grande ... egli è buono » . - Tante grazie della bontà sua ! - bestemmiavano i naturalisti . Antonio Casanova , nella sua gondola aerea vertiginosamente sbattuta dal vento , esilarava , ebbro di sciampagna , i membri infrolliti della Commissione di inchiesta , esponendo la sincera diagnosi della sua vita . « Dal canto mio ho sempre pigliato il mondo come vuol essere preso da ogni persona che abbia senno : ho sempre mangiato e bevuto lautamente ; ho goduto quanto si può godere , ho gabbato il prossimo quanto il prossìmo avrebbe voluto gabbarmi ; ho vissuto da gran signore rasentando la galera ; e i miei concittadini mandandomi alla camera elettiva , hanno dichiarato che ero degno di rappresentarli . Viva dunque il pianeta Osiride ! Era ben tempo di farla finita con questa generazione di imbecilli ! » Di là a quindici giorni , giusta la profezia del Deladromo , la superficie del globo terrestre era sparita sotto uno strato di acque . E al sedicesimo giorno , il pianeta Osiride ricominciò il suo moto ascendente , e le piogge cessarono , e uno splendido sole sfolgorò sulla muta solitudine . E in appresso spuntarono dalle acque le cime dei nuovi monti ; e due esseri umani , forniti di ali , uscendo dall ' ultimo battello di scampo , dove l ' Albani , fratello Consolatore e Glicinia erano periti , drizzarono il volo ad uno scoglio ... E su quello scoglio , i due alati , che si chiamavano Rondine e Lucarino , con assicelle e fogliami depositati dalle acque edificarono la loro capanna e vissero parecchi mesi di pescagione . E Rondine , di là a un anno , concepì ... E Lucarino si rallegrava pensando : nostro figlio avrà le ali come noi , e così sarà dei nostri discendenti , E il figlio di Rondine nacque senza ali , perché l ' uomo alato sarebbe un mostro ; e Lucarino , turbato da gravi sospetti , pianse amaramente . E in seguito , Rondine e Lucarino ebbero degli altri figliuoli d ' ambo i sessi , i quali crebbero e si moltiplicarono sulla faccia della terra , per rinnovare le stravaganze e le follie delle generazioni ignorate che li avevano preceduti . FINE .
MIA ( MEMINI , 1884 )
Narrativa ,
ÿþI . Di provincia , questo sì , ma una casa colossale e delle ricchezze degne della storica nobiltà del nome ; una casa come ce ne son poche ormai , mercè la sacra e rovinosa giustizia , cui dobbiamo l ' abolizione dei privilegi di primogenitura . E ( incredibile ma vero ) l ' attuale capo della casa , Sua Eccellenza il signor Principe d ' Astianello , un bell ' uomo sui quarantacinque anni , vedovo , con una sola bambina , non voleva saperne di rimaritarsi . Non già che gli fossero mancati suggerimenti in proposito . Amici , parenti , chi aveva diritto a dar parere e chi non l ' aveva , tutti battevan quella solfa . Gli parlavano continuamente di visetti adorabili , di doti cospicue , di educazioni finitissime , di alleanze sovrane . Egli non diceva di no , non sfuggiva la visuale dei visetti adorabili , non sprezzava le doti cospicue , lodava le finite educazioni , onorava le quintessenze di sangue bleu ... ma , ecco qua : non sposava ! E però egli era severamente giudicato da un venerabile sinodo di nonne , di mamme e di zie , cui teneva bordone un coro , più timido ma non meno malcontento , d ' interessanti vedovelle . Egli non parlava mai della defunta Duchessa ; non pareva , nè era infelice . Era quasi sempre gioviale e di buon umore . Non era per nulla un santo padre del deserto , godeva largamente e pacificamente dell ' esistenza . Non s ' occupava di politica , ma se se ne fosse occupato sarebbe stato un conservatore feroce e un implacabile codino . Lo era bensì per conto proprio ed in casa sua , dove serbava gelosamente inalterate le costumanze e le tradizioni della famiglia . In casa d ' Astianello c ' eran sempre state le razze di cavalli ; orbene , egli continuava quell ' abitudine , le razze ci sarebbero sempre , per l ' appunto . L ' estesa dei pascoli era immensa e colà nitrivano e sgambettavano i puledri delle cavalle ch ' egli aveva ereditate puledre dal padre suo . Le razze di casa d ' Astianello erano antiche e pregiate e costituivano una questione di dare ed avere non indifferente nonchè una delle più apprezzate vanaglorie della famiglia . Il Principe , a dirla qui fra noi , non se ne intendeva più che tanto , ma altri della casa se ne intendeva per lui e qualchevolta i suoi cavalli , buscavano il premio alle esposizioni ippiche . E allora che baldoria nella tenuta ! Il Principe amava parlare dei suoi cavalli . Specialmente quando qualche imprudente e zelante amico tentava intavolare , anche alla lontana , quel benedetto argomento del matrimonio . Allora sì che entrava in campo la scienza ippica . Il Principe prendeva a sfoderare le sue cognizioni in fatto d ' allevamento . Apriti cielo .... S ' intende piova , ma non tempesta . Ed era invece tempesta , ma così fatta , a chicchi così grossi , così innumerevoli che il povero interlocutore seccato a morte , stordito , assordato , non vedeva l ' ora di battersela e alla prima interruzione , se la batteva senz ' altro . Il Principe rideva e continuava ... a non sposare . Da qualche anno in qua il nerbo degli amici cospiratori aveva mutato sistema . Avevano detto : lasciamo fare al tempo . Ma il tempo passava senza recare sulle sue decrepite ali una seconda principessa d ' Astianello . Eppure il Principe aveva , a modo suo , amata moltissimo la sua povera moglie . E forse appunto per questo egli era ora così fedele alla memoria di lei e alla propria libertà . Oltre a queste due sante cose , il Principe amava molto la sua bambina e il pensiero di darle una matrigna gli tornava odioso . Non già che vivesse molto con lei o che attendesse egli stesso alla sua educazione . Ma gli era caro veder bazzicare per l ' ampio dei grandi saloni quel nonnulla di bambina , quella cosuccia bianca , delicata , soave , che non voleva saperne di crescere , che nello studio non faceva grandi progressi e non era nè impertinente nè spiritosa , ma che veniva su adagino , lentamente come uno dei fiorellini esotici della serra e che voleva tanto bene a lui . Gli era caro , quando saliva a cassetta per condurre il tiro a quattro , veder la ragazzina andare in estasi e contemplarlo rapita , come avrebbe contemplato un re , seduto in trono . Una sola cosa gli dispiaceva ; che la sua Camilla ( Milla per amore di brevità ) fosse così timida e paurosa . E il bello è che essa non diceva mai : ho paura . Ma come diventava smorta quando cominciava il temporale come tremava quando suo padre parlava di metterla in sella ; che sgomento nei suoi occhioni amorosi quando egli aveva la crudeltà di pretendere ch ' ella assistesse in giardino ad un esercizio di tiro colla carabina Flaubert ! Decisamente Camilla non aveva in sè la stoffa di un ' amazzone . E il Principe , dopo essersene un po ' stizzito , finiva collo scusarla , considerando che già .... veramente era un po ' delicatina . Ora anzi stava meglio di prima a furia di cure e d ' aria d ' Astianello , ma non era proprio il caso di tormentarla nè per l ' ardire , nè per l ' amore allo studio . Tutte cose che verrebbero poi a tempo debito . E se non verrebbero ... nemmen più tardi ... poco male ! Il Principe , un po ' per gusto proprio , un po ' per la bambina , passava buona parte dell ' anno ad Astianello . Quella gran libertà della campagna , la sovranità assoluta ch ' egli vi esercitava , si confacevano al suo carattere di feudatario benigno . Si sa ; ogni tanto una scappatina o a Parigi o a Torino , o a Firenze per rifarsi un po ' della solitudine . Bene spesso un ' invasione d ' amici alla villa ; qualche grande caccia che vi riuniva delle gaie brigate , occasioni gradite d ' esercitare una ospitalità larga , franca , veramente opulenta nella stessa sua semplicità . Nessun cerimoniale , s ' intende , nessun sussiego , tutto schietto , alla mano , un po ' all ' antica , abbondanza eccessiva , una buona dose di sperperi e d ' abusi , ma lieta anche questa , quasi consacrata dall ' abitudine e dalla gratitudine . Una moltitudine di persone di servizio , per far poco o nulla , ma per scialare allegramente alle spalle del padrone che ignorava molto e tollerava assai , ed era oggetto , da parte di quanti se la godevano alle sue spese , d ' una specie di culto , grossolano forse , ma se non altro sincero . La villa era bellissima , vecchia , ma d ' un ' architettura già emancipata dallo stile greve e freddamente monumentale del più delle sue contemporanee . S ' alzava in mezzo al giardino su un rialzo di terreno che componeva una vasta spianata tutta coltivata a fiori . Di fronte alla facciata principale , si stendeva un viale di antichi ipocastani che facevan capo ad un ' ampia cancellata e all ' entrata della villa . Il viale costeggiava a destra il vastissimo fabbricato delle scuderie , a sinistra il giardino . I fabbricati rustici dipendenti dalla villa , rimanevan colati dietro un folto boschetto di cipressi e celavano alla lor volta l ' immediata vicinanza delle prime case del villaggio . Ond ' è che bene spesso , un contadino , di ritorno dai campi o che avesse premura , si metteva francamente pel viale e passava rasente alla villa senza che nessuno ne facesse caso . Il cancello d ' entrata era sempre aperto durante il giorno . Il giardino era , come dissi , ricchissimo di fiori . Sulla spianata , a ridosso della facciata principale , una doppia gradinata , bipartendosi lateralmente da una fontanina , saliva , sino alla terrazzina del primo piano , mettendolo così in comunicazione diretta col giardino . Quelle due scalinate avevano una fisonomia gentilmente teatrale d ' idillio , colle loro barocche ringhiere ammantate da fitte diramazioni di rosai , di serenelle , di caprifoglie ; era come un ' invasione di fiori , intenti a dar la scalata alla casa . Peccato che la finestra del terrazzino fosse sempre chiusa ! Dietro c ' era una bellissima stanza da letto , tutta parata in raso celeste . Quella era la camera matrimoniale del Principe e la Milla v ' era nata ma egli non ci metteva mai piede , nè permetteva che alcuno l ' abitasse . Milla dimorava in un ' altr ' ala della casa . Aveva anch ' essa uno stanzone grande e ricco e il suo piccolo lettuccio pareva ancor più piccolo in quella severa vastità d ' ambiente . Ma , come a correggere l ' esiguità di quel lettuccio di bimba , accanto a questo s ' accampava maestoso l ' ampio letto ove stendevansi pudicamente ogni sera , l ' ossea carcassa e le forme allampanate della rispettabile Miss Rhoda Spring , la governante inglese della Principessina . A dire vero , Miss _ Spring _ non faceva grande onore al suo poetico nome . La primavera di quella degna signora era da più anni compiuta ed era difficile persino il ricordo delle mammolette e del ritorno delle rondini davanti a quella formidabile persona , così maestosamente , così intrepidamente brutta . Con tutto questo Miss Spring era un angiolo insulare di zitellona , buona , ingenua , candidissima ; ma nel villagio e nella tenuta non godeva le simpatie dell ' universale . Abituati a stimare altamente le razze di cavalli inglesi e a pregiare sovra ogni altra , le puledre venuto dall ' Irlanda , quella brava gente non poteva capacitarsi come una compaesana , per esempio , di Lady Rowena ( quella famosa morellona che aveva portato via il premio all ' Esposizione di Roma ) potesse essere così brutta , e avere dei piedi cosiffatti , e una faccia smorta , che pareva il muso d ' una cavalletta . Il male era che , per l ' appunto , il Principe aveva scritto a un suo amico a Dublino di mandargli una cavalla così e così . Infatti avevano viaggiato , si può dire , di conserva , ma , giungendo , non avevano incontrato per nulla lo stesso aggradimento . Il che non vuol dire però , che non avessero entrambe fatta , ciascuna a modo suo , eccellente riescita : Rowena era l ' idolo della scuderia , e Miss Spring era l ' idolo di Camilla . A dirla schietta , non ci voleva poi gran che per diventare l ' idolo della Milla . Il suo cuoricino di bimba aveva un grande bisogno di voler bene . E in quella baraonda di casa , fra quell ' andirivieni di gente , esclusivamente occupata di cavalli e dove l ' elemento femminile non era rappresentato che dalle guardarobiere o dalle mogli dei fattori e dei palafrenieri , una donna che si occupasse della bambina , che le usasse certe cure , doveva , senza fallo , occupare un posto importante nell ' animo suo . Milla poi aveva un benedetto carattere .... Si affezionava presto , con un grande ardore , che durava , nutrendosi del proprio elemento , esaltandosi , raffinandosi , facendosi sempre più scevro d ' egoismo . Oh ! come aveva amata quella zoticona della sua balia , rimastale vicino sino a che ella avesse raggiunto il settimo anno ! Che pianti , che disperazione quando dovette lasciarla ! E ora , ecco , il suo amore era Miss Spring ! Certo ; Miss Spring era proprio una buona donna , e anch ' essa s ' era affezionata assai alla Milla .... Credeva in piena buona fede di far l ' educazione di quella creatura .... _ darling _ Milla ! Ma in realtà _ darling _ Milla si educava da sè sola , colla dolcezza infinita , soave del suo carattere , col suo ardente bisogno di voler bene . Non faceva immensi progressi nello studio , era molto timida , e non era punto furba ; ma questo cosa importava ? .... Il signor Principe aveva raccomandato di non seccarla troppo , povera piccina , con tutte le storie in _ia_...; non si curava affatto d ' aver una bambina prodigio , e d ' altronde era di parere che una donna ne sà sempre abbastanza . Ond ' è che Milla passava sole poche ore del giorno nel salotto così detto di studio , e quando il tempo lo permetteva , lei e Miss Spring vivevano all ' aria aperta , a passeggio o in giardino . Anche il medico aveva suggerito di far così ; e realmente , nulla poteva tornar più giovevole alla salute della bambina . Miss Spring prediligeva l ' ombra fitta e fresca degli ipocastani ; a mezzo il viale , dal lato del giardino , il Principe aveva fatta fabbricare una specie di capanna rustica con dei banchi e qualche seggiola , e questo era il quartier generale della governante e dell ' allieva . A destra , a capo al viale , la casa ; a sinistra , in fondo al viale , il cancello sempre aperto ; dietro il giardino ; davanti , il muro basso , rossiccio , interminabile delle scuderie . Quanta gente ci viveva su quel lusso delle scuderie ! L ' allevamento era una fonte continua di prosperità e di guadagni per la popolazione di Astianello , e quasi tutte le braccia valide vi trovavano sicuro impiego . E come andavano superbi di appartenere alla tenuta del signor Principe ! I cavallanti , poi , in ispecie formavano quasi una corporazione privilegiata , dove la successione si trasmetteva di padre in figlio . Avevano la riputazione d ' essere esperti , arditissimi , anche un po ' temerari , se si vuole . Li chiamavano i diavoli d ' Astianello , ed essi erano lusingatissimi della loro denominazione e si sforzavano di farle onore , cavalcando sempre di carriera , portando il berretto in un modo speciale e usando un certo linguaggio , pittoresco all ' estremo , che strappava degl ' innumeri _ shocking _ ! dalle labbra smorte di Miss Spring . Ma i cavallanti , forse perchè non capivano il pudico valore di quella parola , non ristavano dall ' infiorare i loro discorsi di quelle energiche locuzioni . Era un ' abitudine , un vezzo come un altro ; probabilmente essi eran persuasi che ciò contribuisse assai al _ chic _ della professione . I più giovani naturalmente esageravano questa pretesa ; tra i ragazzi poi , i cavallantini in erba , era una cosa terribile . Bisognava sentir Drollino , per esempio ! Era per l ' appunto il ragazzo più taciturno della tenuta ; ma le poche parole che diceva eran tutte moccoli .... proprio tutte ! Che tipo curioso quel Drollino ! Veramente si chiamava Pietro , ed era figlio d ' uno dei più bravi cavallanti della tenuta . Le consuetudini del dialetto della provincia avevano alterato il suo nome , allungandolo : ne avevan fatto , Pedrolo . Senonchè , per distinguerlo dai molti altri Pedroli e dal padre stesso , che si chiamava pur egli così , il nostro Pedrolo diventò Pedrollino ; poi , per abbreviare , si disse Drollino . Egli portava bene quel nome spiccio . Era un ragazzeto sui dieci anni , magrissimo , con una faccia fina , piccola , espressiva , abbronzata dal sole ardente dei pascoli . Sua madre era morta nel darlo alla luce , ed egli , che non amava la matrigna , non voleva saperne di stare in casa ... era sempre a zonzo pei pascoli , col padre suo o solo . A scuola non ci voleva andare ; veniva su alla libera , ignorante come un ciuco , di tutto ciò che non fosse cavalli . Con questi , si sa , pane e cacio ; ed egli preferiva assai trovarsi in mezzo ai puledri che coi compagni suoi . Cavalcava già , con destrezza mirabile . Il male era che s ' affezionava tenacemente agl ' individui della razza , e , se accadeva la vendita di qualche pariglia o di qualche allievo del quale egli si fosse personalmente occupato , considerava quella misura quasi come un insulto personale , digrignava i denti , bestemmiando come un Turco e per più giorni batteva la pianura come un zingaro . Poi l ' amore pei cavalli lo vinceva e la pecorella tornava all ' ovile . Ragazzo com ' era aveva già una salda esperienza del suo mestiere ; ne sapeva quasi tutte le malizie ; ciò che piace ai cavalli e ciò che dà loro ai nervi . Era un po ' prepotente e quando imbizzarriva , tirava calci e mordeva . - - Mi spiace a dirlo , ma temo che Drollino non avesse sulle parole _ tuo _ e _ mio _ delle nozioni d ' una precisione matematica . Il frutteto riceveva spesso qualche sua visita notturna e il giardiniere trovava sempre mancanti all ' appello certi limoni acerbi ch ' egli contava spesso con una cura piena di speranze . E Drollino amava molto i limoni acerbi ... Ma non si lasciava mai cogliere sul fatto . Con tutto ciò era un ragazzo simpatico ... aveva certe qualità indicatissime pel suo mestiere . Oltre ai cavalli adorava il suo padrone . Gli rubava i limoni è vero , ma per lui si sarebbe fatto ammazzare , quando occorresse . Per Drollino il possessore di tutti quei cavalli , di quella tenuta immensa non poteva essere un uomo come gli altri . Era maestà infinita , senza pari . E quando pensava che , se il padrone non si rimaritava , tutta la tenuta , la villa , lo spazio immenso delle campagne apparterrebbero un giorno a quella creaturina vestita di bianco che giocava nel viale , la bambina assumeva ai suoi occhi un aspetto fantastico ; diventava un essere straordinario anche lei , come una specie di deità , destinata a uno splendore incomparabile di avvenire . In quello , al povero Pedrolo , il padre di Drollino , accadde un brutto caso . Un puledro mal domo , ch ' egli stava governando , gli sferrò un calcio terribile nella coscia . Il poveretto ebbe a restare coricato per quaranta giorni e quando s ' alzò s ' avvide con immenso dolore d ' essere ormai irrimediabilmente sciancato ! Si trattava dunque di rinunziare ai cavalli . Che colpo per il povero cavallante .... non poteva crederci , non sapeva rassegnarsi ! Ma il Principe impietosito seppe assicurargli un posto che , da un lato almeno , tornava consono alla vocazione del ferito e alle sue attuali condizioni di salute . Lo fece portinaio delle scuderie coll ' alloggio accanto a queste . Pedrolo non governava più i cavalli liberi , ma vedeva gli altri , li udiva , poteva passeggiar tutto il giorno arrancando colla sua gamba storpia nei pressi della scuderia . Drollino naturalmente aveva seguito il padre nella sua nuova dimora . Ma con quanto dispiacere ! Scappava laggiù ai pascoli tutte le volte che poteva ; ma pure ogni tanto gli toccava star in casa ! Almeno se avesse potuto lavorare in scuderia ! Ma i palafrenieri e i cocchieri non eran punto teneri pei cavallanti ; ed i mozzi erano in continua lite con quel ragazzotto insolente , facevano apposta a non lasciarlo giungere sino ai cavalli , lo canzonavano quando egli pretendeva dar pareri . Drollino si rodeva ( forte dei suoi bricioli di esperienza ) , del suo acuto istinto d ' osservazione . Pensava a fuggire definitivamente . Aveva un certo progettino ; voleva , un giorno o l ' altro , rubare un cavallo e poi scappare , andarsene nella pianura illimitata . Capiterebbe Dio sa dove , ma intanto avrebbe un cavallo suo , proprio suo , tutto suo ! Cristo ! ... che cosa ! .... avere un cavallo suo ! Quando Drollino non ardiva allontanarsi soverchiamente dalla casa nuova gironzava pel giardino e bene spesso scavalcando un muricciuolo , capitava nel viale . E così fu che s ' imbattè varie volte colla Milla occupata ad ammonticchiare le castagne d ' India , cadute dagli alti piantoni . Dapprima , sgomentato , fuggiva come se vedesse la versiera ; poi s ' era fermato a guardare , poi un sorriso della Milla gli aveva dato il coraggio di fare un passo avanti , poi avevano scambiata qualche parola e avevano finito col mettersi a giocare assieme . Miss Spring sulle prime aveva mossa qualche obiezione ; poi , vedendo che il ragazzo si conduceva bene e che le sue letture riescivano meno interrotte dacchè Milla aveva un compagno , finì per permettere che il _ fiery boy _ giocasse colla padroncina . Essa lo chiamava così : « ragazzo ardito » ; e in fondo non le dispiaceva . D ' altronde , come il più delle sue connazionali , aveva nel sangue un po ' di manìa di proselitismo e le era balenato nell ' animo che in quel ragazzo indomito ci fosse qualche cosa di convertibile . E se Milla , come quell ' angelica Evelina della _ Capanna dello zio Tom _ , fosse destinata a ricondurre sulla buona strada il _ fiery boy _ e farne per lo meno un _ tetotaller _ ? ... I _ tetotaller _ .... erano il sogno di Miss Spring . Essa aveva molta fede , molta immaginazione e i moccoli di Drollino nascevano così fitti , così smozzicati fra i denti , che la credula governante , udendoli , non li capiva e sorrideva benevolmente osservando quanto i nostri differenziano dai dialetti della sua nativa natura e verde Erinni . Certo è che i moccoli di Drollino erano d ' una specie affatto particolare . Li pronunciava a mezza voce , con un tono secco , stridente , come se masticasse dei bottoni di porcellana . La Milla però li capiva e se Miss Spring non era vicina lo sgridava . - - Ah ! Drollino ! non sta bene ! - - diceva con un ' aria patetica di rimprovero . E Drollino a furia di sentire quella vocina dire che i moccoli non stanno bene cominciò ad arrossire ogni volta che , per caso , gliene sfuggiva detto uno . Non già che non fosse stato mosso qualche appunto al suo linguaggio , anche prima ; ma chi gli faceva queste osservazioni gliele faceva a suon di ceffoni e di tirate d ' orecchio ed egli trovava più comprensibile il linguaggio di Milla . Erano bimbi affatto e giocavano di gran cuore . Egli le usava certe attenzioni , delle quali nessuno l ' avrebbe creduto capace . Le compose un ' altalena , e le rimproverò la sua dappocaggine e la sua paura dei cavalli . Le portava degli uccellini semivivi , dei gatti d ' una magrezza incredibile ; una volta le portò persino una marmotta , ancor mezzo addormentata . Essa serbava spesso per lui qualche dolce del desinare . Allora Drollino , che era fiero e non voleva mangiare i dolci a ufo , le recava delle pesche stupende rubate per lei con somma maestria e non lieve pericolo , dal frutteto stesso della villa . La bambina , complice innocente , mangiava con piacere le frutta proibite ! Invertita , ma pur sempre la scena eterna di Adamo ed Eva ! Il Principe aveva visto più volte sul viale i due piccoli compagni di gioco , ma la cosa non gli fece la minima impressione . Trovò anzi che era naturalissimo . E lo era infatti , col sistema e le abitudini quel tempo in cui egli pure era stato bambino ! Drollino giocava molto e parlava poco . Ma ora che era proprio in confidenza colla Milla gli veniva fatto ogni tanto di accennare alla sua grande , indomabile passione , i cavalli . Oh come rimpiangeva l ' epoca anteriore alla disgrazia di suo padre ! - - Oh se sapessi , Milla .... cos 'è!...--S'animava narrando le gioie della vita libera , le voluttà delle corse sfrenate in groppa ai puledri vellosi ! Oh ! se l ' avesse lui .... un cavallo ! Ma lo avrebbe voluto piccolo , appena nato , per poterlo domare , educare .... Suo ! suo ! suo ! ... gli occhi gli scintillavano d ' entusiasmo . Un giorno capitò sul viale come un uragano . - - Oh Milla ! se sapessi ! è nata or ora .... lì in scuderia .... da Rowena . --Chi?...--chiese innocentemente la bambina . - - Una puledrina ! ... Se la vedessi ! dicono che sarà una meraviglia . È grande così , guarda , come Lupo , il mastino di guardia ! Se fosse mia , ah Cris .... Si fermò perchè Milla faceva un visino scandalizzato .... Alzò le spalle , con un atto sprezzante poi , di volo , ritornò verso la scuderia . Ci stette tardi , sin che potè .... sinchè il mozzo di guardia non lo mandò via minacciandolo d ' una pedata . Implorò di poter passare la notte , lì sulla paglia , accanto alla neonata . Ma invano . In scuderia , passate le dieci , non potevano rimanere se non le persone addette al servizio notturno . Uscì agitatissimo , con un desiderio febbrile di tornare là dentro . Non poteva spiccarsi dai pressi della scuderia . Ronzava continuamente attorno all ' uscio serrato , correva di qua e di là , assorto nel pensiero che tutto lo dominava ; aspettando impazientemente l ' alba che gli avrebbe agevolata l ' occasione di tornare in quel paradiso perduto e di cacciarsi in un cantuccio . Oh ! non importa dove , pur che fosse là , vicino al _ box _ , dove Rowena collo sguardo stanco memore del male sofferto e fatta ancor più intelligente dalla recente maternità , fissava la piccola bestiolina pelosa che ancora non sapeva reggersi in piedi . Così venne la mezzanotte . Era un tempaccio tempestoso : una luna color di sangue acceso battagliava con una irosa schiera di nuvoloni plumbei , che la volevano affogare . Lontano lontano , in un denso nereggiamento dell ' orizzonte , si susseguivano , con un brontolìo cupo e prolungato , tre o quattro voci di tuoni , intesi a soperchiarsi l ' un l ' altro . A un tratto , in mezzo a una folata di vento che passava , soffocata rasente al suolo , Drollino sentì poco lungi un certo fischio sommesso , che col vento non aveva nulla a che fare . - - Cosa sarà ? - - disse il ragazzo insospettito ma senza paura . Era già nell ' ombra ; vi rimase , anzi s ' ingolfò meglio nel buio , passando dietro una gran macchia di ortensie e coll ' acutissimo sguardo prese a indagare , per quanto gli riesciva , il vasto sfondo del viale . Non andò guari che un secondo fischio , ma stavolta appena percettibile all ' udito , gli giunse da quella direzione . Poi vide confusamente un gruppo di due o tre persone camminare lente , con somma cautela , verso il fianco settentrionale della villa .... dove per l ' appunto si trovavano le dispense e i tinelli della servitù . Drollino indovinò che quella silenziosa comitiva erano ladri . Non si sgomentò , non smarrì nessuna delle sue facoltà . Senti un ' acre gioia di averli veduti , di potere sventar i loro progetti . - - Ah ! birbanti ! - - pensò con trasporto .... - - or ora vi servo io ! ... Svoltò l ' angolo della villa , si mise pel fossatello , e , scivolando come una serpe per l ' erba agitata dal vento , fu in un lampo alla corte rustica . Svegliò il fattore , un vecchio animoso , che alla sua volta destò e fece armare frettolosamente cinque o sei dei più arditi famigli . Guidata da Drollino , la piccola comitiva avviata a sorprendere i malviventi si recò nel luogo accennato dal fanciullo . Allorchè vi giunse , i ladri , che non si erano ancor avveduti di nulla , erano già intenti a smovere l ' inferriata d ' una delle finestre a terreno , in faccia ad un corritoio che metteva capo al tinello , dove alla sera si rinserrava l ' argenteria . Drollino capitanò la schiera dei famigli sino al riparo d ' una vicina macchia d ' oleandri ; poi si spinse solo , strisciando come un rettile , finchè giunse quasi accanto ai ladri . Allora si voltò , accennando ai suoi di farsi avanti . Ma in quel momento volle fatalità che la luna , liberandosi inaspettatamente dalle nubi , piovesse sul mistero muto di quella scena una viva striscia di luce mercè la quale il viso da zingaro di Drollino e la sua mano alzata a far cenno , riusciron visibili ai ladri . Questi , lasciata sul momento l ' inferriata , si diedero a fuggire precipitosamente . Allora , nel silenzio della notte , si sentì , acuta , stridula , rapida come lo scoppio d ' un razzo , la voce di Drollino che mandava il grido d ' allarme « Ai ladri ! » E gridando , s ' era lanciato su quello dei malfattori che gli stava più vicino e gli si era appeso ad un braccio facendosi , nella fuga precipitosa di colui , trascinare come un peso morto . Il cane di guardia abbaiava a squarciagola , i contadini inseguivano correndo ; s ' era alzato un baccano incredibile . A un tratto si vide un lampo , s ' udì uno sparo , cui tenne dietro un grido acutissimo . I fuggitivi erano incalzati da vicino , ma due di questi riescirono a porsi in salvo ; il terzo , quello a cui s ' era avvinghiato Drollino , e che per isbarazzarsene gli aveva sparato addosso un colpo di pistola , fu preso . Ma il fanciullo giaceva inerte sul terreno . Non morto però , nè moribondo . La palla s ' era acquartierata in un polpaccio rispettando le ossa . Gli venne estratta la notte stessa ed egli rimase l ' eroe incontrastato dell ' avventura . Il Principe venne a trovarlo nello stanzino del portinaio ; s ' accostò al letto , disse un sonoro « bravo » , e cacciò la mano sotto il lenzuolo per sentire il parere del polso . C ' era un po ' di febbre , naturalmente , ma nulla di grave . L ' eroe era debole assai , ma grato , superbo di aver meritato tanti onori e sopratutto una visita del Principe . Al padre che gli chiedeva più tardi se nel momento terribile non avesse avuto paura , rispose coscienziosamente di no . - - Cioè - - corresse un momento dopo - - ho avuto paura di due cose : che mettessero fuoco alle scuderie e che destassero la signorina Milla ! Rimase a letto per una ventina di giorni . Il Principe non s ' era accontentato dell ' elogio fattogli in quella notte memorabile . Mandava ogni giorno a prender sue notizie e volle che fosse per tutto il tempo della malattia nutrito a spese della casa . Poi un bel mattino , quando seppe che era proprio guarito , lo mandò a chiamare . Drollino venne subito accompagnato da suo padre . Era ancora assai debole ; il sangue perso e quei venti giorni di letto l ' avevano infiacchito assai ; era magrissimo e aveva le labbra smorte . Il cuore gli batteva forte e le gambe gli tremavano un poco mentre attraversava la lunga infilata delle sale a terreno . Il Principe stava ad aspettarli nel salotto chinese e vicino a lui c ' era Milla vestita di bianco come al solito , coi begli occhioni azzurri spalancati , per contemplar meglio l ' eroe di quella misteriosa nottata . A dir vero , siccome essa dormiva placidamente quand ' era accaduto tutto quel tramestìo , non sapeva bene cosa fosse stato ; ma dai discorsi di Miss Spring , entusiasta del _ fiery boy _ , s ' era capacitata che Drollino aveva fatto qualche cosa di straordinario . E perciò lo guardava ammirata , un po ' impaurita forse da quella magrezza e da quel pallore eccessivo . Il ragazzo non era punto vanaglorioso in quel momento ; tremava e avrebbe voluto essere altrove ; il Principe gli faceva animo parlando in tono scherzoso del fatto ; chiedendo particolari . Ogni , tanto il padre metteva bocca anche lui e Milla guardava , guardava . - - Milla - - disse a un tratto il Principe , con una serietà affettata , - - e tu non dici nulla a questo tuo compagno che è stato così coraggioso ? Orsù , fagli i tuoi mirallegro . Pare che i mirallegro non fossero il forte della bambina ; stava lì attenta , immobile , senza parlare . Poi , a un tratto , stese timidamente una manina , che Drollino non accennava per nulla di prendere . - - Ho capito - - disse il Principe , ridendo . - - Tu , Drollino , vieni qua e tu , Milla , falla finita e dagli un bacio . Drollino , il coraggioso ! non era più pallido ; era rosso rosso , e non si moveva . Fu dessa a moversi , ad andargli incontro sorridendo , cercando , colle labbruzze strette , riunite all ' insù , le labbra pallide del fanciullo , che , vergognandosi , si schermiva . Le trine del candido abitino di mussola si gualcivano al contatto della rude fustagnina di Drollino . Miss Spring , presente a quella scena , stava perplessa fra uno _ shocking _ e un _ darling _ ; ma il Principe rideva di gran cuore . E il bacio , un po ' per amore , un po ' per forza , fu ricambiato . - - Oh ! - - disse il Principe - - così va bene . Ma ora è giusto che abbi , oltre a questo , un compenso più duraturo . E voglio lasciarne la scelta a te . Dì su , ragazzo , cosa vuoi ? Sulle prime Drollino parve non capire . Poi , quand ' ebbe afferrato il senso della frase , quando capì che forse potrebbe ardire , ardire assai , si fece di bragia , gli occhi gli scintillarono in fronte , sulla sua mobile fisonomia si dipinse l ' ansia d ' un supremo desiderio . Ma non seppe parlare . Non gli riesciva .... l ' idea della sua ambizione lo atterriva .... No , no .... era impossibile .... era impossibile .... era troppo . Il padre , cogli sguardi , col gesto , gli faceva animo ; ma egli non guardava suo padre e respirava a stento . - - Orsù , disse il Principe impazientito - - hai capito di parlare ? vuoi farmi star qui tutta la mattina ? Drollino non aveva certo una così perversa intenzione ; si sforzava , poveretto , a parlare ; ma la parola strozzata dall ' inquietudine , gli moriva in gola . - - Papà - - disse timida , ma pronta , la bambina , tirando la manica della giacchetta indossata dal padre - - vuoi che te lo dica io ... cosa desidera Drollino ? Il Principe si mise a ridere . - - Tu ? ... ma cosa vuoi sapere tu , pettegolina che sei ? Essa non si offese . Insistette , armeggiando in siffatto modo colle manine che il Principe dovette chinarsi e ascoltare le sue sommesse parole . - - Vuole la puledrina di Rowena , quella che era appena nata quando successe la storia .... - - Oh ! - - rispose forte il Principe , alzandosi e squadrando Drollino con un fare canzonatorio ... - - Vuole la puledrina di Rowena , eh ! questo monello ! Drollino tremava come una foglia . Ecco che l ' avevan tradito ! E ora .... lo caccerebbero di casa , naturalmente , per punirlo di aver osato tanto . Ma il Principe non parlò di scacciarlo . Trovava quell ' ambizione un po ' audace , ma giusta . Non si adirò per nulla , e , dopo essersi divertito un momento delle visibili angoscie del ragazzo , le troncò d ' improvviso , dicendo che avrebbe dati lui stesso gli ordini necessari perchè la puledrina gli fosse consegnata . - - Ma - - soggiunse - - ci hai pensato bene ? Non vorrei poi che nelle tue mani quella povera bestia .... Non finì ; s ' avvide che ogni raccomandazione era superflua . La faccia di Drollino sfolgorava . Egli non seppe ringraziare nè il padrone , nè la Milla ; ma da questa a quello scoccò rapidamente uno sguardo impetuoso , esaltato . Volle bensì parlare , ma proprio non gli venne fatto . E il Principe rimase contento , e disse a Milla ch ' era una cara pettegolina , e che , giacchè sapeva indovinar così bene , più tardi sarebbe riuscita a condurre suo marito pel naso . La Milla non capiva bene la profondità di questa frase , ma non ardì chiedere altro . Rimase contenta anch ' essa , benchè le toccasse d ' avvedersi , fra non molto , di non averci punto guadagnato personalmente , colla sua intercessione fortunata . Drollino , dacchè aveva la puledra , trascurava Milla indegnamente , era sempre in scuderia , e non scappava più a giocare sul viale , all ' ombra degli ipocastani . - - Che bestia ! - - disse , la sera dopo , un vecchio stalliere ad un camerata . - - Chiedere una puledra , mentre avrebbe potuto farsi una sorte ! Ma già , è sempre stato un disperato colui ! E ora , cosa fa ? - - Oh ! - - rispose l ' altro , mutando quartiere alla sua cicca - - è in scuderia , da ier sera . Non è uscito neppur pel desinare , e seguita a ripetere : « È mia , è mia ! » - - Dovrebbe chiamarla Mia ! - - disse burlando lo stalliere . - - Domani glielo dico . - - Perchè no ? - - rispose fieramente Drollino , quando udì quella proposta , fatta in tono di scherno . - - È mia ! sapete ? - - È matto , - - dissero ridendo i mozzi e gli stallieri . - - Ma la puledrina aveva un nome ormai . E , prima per chiasso , poi sul serio , venne chiamata così . La neve cominciò presto quell ' anno , e Astianello prese un ' aria malinconica , nella campagna , fatta brulla dal verno . Le caccie eran finite , le brigate disperse ; i cavalli dovevano esser ferrati a ghiaccio , il casone non era guari riparato dal freddo , e il Principe si annoiava . Ma , benchè si annoiasse seriamente , non gli passò neppur pel capo di prender moglie . Bensì gli venne in mente d ' andare a passar l ' inverno a Parigi . D ' altra parte , era ormai tempo di mettere la Milla in collegio . E il collegio c ' era , bell ' e pronto . Un austero convento , celebre come educandato , e dove delle monache aristocratiche insegnavano un monte di belle cose a una falange non meno aristocratica di signorine . Il convento era a Torino , e quella santa regina di Maria Adelaide , quand ' era viva , ci andava di frequente . La superiora era una cugina in secondo grado del Principe . Milla non poteva esser meglio raccomandata , nè completare , sotto auspici più favorevoli , l ' educazione iniziata dalla povera Miss Spring . Affrettiamoci a dire che Miss Spring aveva in vista , per consolarsi del dolore di quella separazione , l ' immediato avvicinarsi d ' una : _ sacra alleanza _ con un coraggioso , ma non estetico , ministro della chiesa anglicana . L ' intrepido brittanno , a 65 anni , sposava Miss Spring . Ma la Milla , che non era provveduta di siffatte prospettive consolanti , non si poteva dar pace di dover lasciare il padre , Astianello e il suo amore irlandese . Di tutto le rincresceva , persino di Drollino . Era proprio sconsolata , quando ci pensava . E ci pensava spesso ... così bambina com ' era .... E in paese , che dispiacere per tutti ... I padroni andavano via ... davvero ? ... Il Principe sarebbe tornato a primavera , ma la bimba no ; andava in un convento lontano , e non sarebbe tornata che dopo varii anni . La fattora lagrimava , la giardiniera anche lei , la guardarobiera aveva gli occhi rossi ... tutti dicevano : « Va via la _ nostra _ signorina , » con un ' aria triste , sinceramente triste .... Bisognava vedere quanta gente s ' era riunita in corte , sotto il portico , appiè dello scalone , la mattina della partenza , mentre in scuderia si rivestivano dei finimenti i cavalli che stavan per essere attaccati al _ landau _ . E la piccina , avvolta nel suo mantellone foderato di pelliccia , col visino mezzo smarrito nella felpa bianca della cappottina da viaggio , coll ' aria confusa , cogli occhi rossi , riceveva con affettuosa gratitudine quei saluti , quegli omaggi , e andava ripetendo : « Addio , arrivederci , grazie , » colla voce proprio commossa . A un tratto le si fece davanti il suo compagno di gioco , Drollino ! Anch ' egli aveva la faccia malinconica . Sulle prime pareva che volesse dir tante cose ; ma poi si morse le labbra , e disse solamente : « Buon viaggio . » - - Addio , - - disse affettuosamente la Milla . E togliendo dal guantino una manina , microscopica nel suo guanto di flanella bianca , gliela porse . Egli non la baciò ; la prese un momento fra le sue ; poi non si ricordò neppure che avrebbe potuto stringerla , e la lasciò andare . I due bambini si guardarono un momento in silenzio , con una certa voglia di piangere ; soli , avrebbero pianto ... forse ... - - Ricordati ! - - disse subitamente Milla . Egli si fece rosso , e scosse energicamente il capo . No , non le avrebbe dette più quelle brutte parole . Si compresero , e sorrisero . - - Salutami Mia ... - - continuò gravemente la bimba . - - Vieni Milla , - - chiamò il Principe . - - È attaccato . Drollino si mise a correre disperatamente lungo il viale . Giunse al cancello , trafelato , ma in tempo per vedere a passar la carrozza ... per gettare nell ' interno di questa uno sguardo profondo . Dietro il cristallo alzato , si vide per un secondo una manina bianca che salutava . L ' agente , che era anch ' esso venuto sin lì , prese per sè quel saluto , e scappellò profondamente . Era molto lusingato , e Drollino , accanto a lui , teneva dietro collo sguardo alla carrozza , che si faceva già piccina piccina sulla neve della strada . Stavolta gli onori e i rimpianti della partenza erano stati tutti quanti per Milla , che non sarebbe tornata più per tanti anni . Il Principe aveva detto gaiamente : « Arrivederci questa primavera , » e nessuno s ' era creduto in obbligo di commuoversi per lui . Pure l ' assenza sua doveva essere ben più lunga di quella di Milla , doveva prolungarsi sinchè i mesi diventassero anni , gli anni secoli , e i secoli eternità . I suoi agenti , i suoi cocchieri , i suoi cavallanti l ' avevano veduto per l ' ultima volta . Morì a Parigi , sul finire dell ' inverno , d ' un malore acutissimo , mentre la Milla , nel suo grandioso e signorile convento , cominciava ad abituarsi a quella vita di reclusa , a farsi adorare dalle sue compagne , e a innamorarsi perdutamente della superiora , di sette suore , di due converse e di quattordici compagne , e parlava di farsi monaca per star sempre con loro . E così avvenne che , per otto anni seguiti , la grandiosa villa rimase chiusa . Invano , nel giardino ridente , i fiori olezzarono instancabili ; invano nella serra maturarono gli ananassi ; invano l ' allevamento equino diede lietissimi risultati . Nessuno venne ad abitare quelle camere , sempre chiuse , coll ' atmosfera greve d ' un odore di muffa e di tarlo . Gli agenti soltanto andavano e venivano per conto dell ' attuale proprietaria di tutte quelle immense ricchezze ; e questa era un ' educanda umile ed affettuosa , che non sapeva nulla del mondo e della vita , e aveva un cuore grande grande , grande , e una statura piccina , piccina , piccina .... II . - - Ouff ! - - disse il Duca Giuliano , uscendo dal _ boudoir _ di velluto color pesca a garofani di raso granata - - ouff ! ... La signora di Rèmusat , nelle sue agro - dolci _ Memorie del primo Impero _ , ci narra come Napoleone si divertisse un giorno a mistificare crudelmente alcuni dei suoi più intimi cortigiani , chiedendo loro cosa direbbe il mondo s ' egli , l ' Imperatore , avesse a scomparire d ' un tratto . E nell ' imbarazzo generale che susseguì a quella domanda , la risposta suonò repentina , dalla bocca stessa che aveva posata la questione : - - Sapete cosa direbbe il mondo ? ... direbbe : ouff ! ... Ora , date le debite proporzioni fra l ' impero di un Bonaparte e quello di una brillante Baronessa , può essere che l ' ouff di Giuliano rappresentasse del pari un sospirone di sollievo . Può essere che egli avesse preventivamente desiderato di lanciarlo così ai quattro venti ; può essere che , entrando schiavo in quel tepido gabinetto , egli avesse in animo d ' uscirne libero ; può essere che la perifrasi gentile , destinata a velare l ' odiosità d ' un « basta , » fosse stata detta da lui e non da lei ... A malgrado però di tutte queste supposizioni , è cosa positiva che il duca Giuliano si fermò un momento nell ' andito - serra , e rimase immobile accanto a un grande _ arum _ . Si fermò coll ' orecchio teso , coll ' occhio attento , come aspettando . Un minuto completo , non la parte di un minuto . Ma non udì nulla . Non voce angosciosa che chiamasse , non rumore sommesso di singhiozzi , non strepito di seggiole smosse , non tonfo di caduta ... Nemmeno una scampanellata ... per chiamar la cameriera col _ flacon _ del sale volatile . Si voltò anche a guardare la porta ch ' egli aveva testè serrata , ma , dietro ai vetri , non passò la più lieve ombra . Allora Giuliano diede un ' energica crollata di spalle , si mise con passo risoluto per la lunga infilata delle sale , raggiunse l ' anticamera , e scese allegro la scala di marmo , salutando beffardamente il paffuto angiolo di stucco bianco che , recando sempre fra le mani il tulipano di vetro del lume a gas , s ' era tante e tante volte veduto passare davanti quel bellissimo giovane . La novella , la grande novella del giorno , fu pronta a percorrere tutta Torino . In capo a qualche ora , nessuno dell ' _ high life _ cittadina ignorava che il Duca Giuliano Lantieri aveva riacquistata la sua libertà . Allo spettacolo del Regio , quella sera , ci fu nei palchetti e nelle poltrone un po ' d ' irrequietezza . Molti cannocchiali erano appuntati , non già verso il palco scenico , dove _ Mignon _ chiedeva dolcemente in italiano , col pensiero di Goethe e colla musica di Thomas : _ Kennst du das Land ? _ ; ma bensì verso un palco in seconda fila , occupato da una splendida figura di donna non più giovanissima , ma di quelle che hanno il privilegio di percorrere nella vita due o tre giovinezze consecutive . La Baronessa Olga , benchè russa , era bruna di capelli . Era vigorosa , non molto grande , con delle forme splendide , e una fisonomia affatto straniera , non bella forse , ma ricca d ' un certo fascino irritante . Aveva il naso piccolo , un po ' camuso , una bocca quasi da mora , grande , sana , ridente , con dei denti che parevano quasi fulgidi nella loro bianchezza di smalto e all ' ombra di quelle labbra tumide , violenti di forma , di colorito , d ' espressione . Dirimpetto a lei , al posto spesso occupato da Giuliano , brillava l ' insipida figura d ' un Viscontino francese . Furono osservate varie cose : primo , che la Baronessa Olga era più bella che mai ; secondo , che aveva una _ toilette _ nuova ; terzo , che serbava quella tal aria serena , di buon umore , che la rendeva adorabile ; quarto , che aveva precisamente i modi , la maniera di guardare delle altre sere ; quinto , che il suo palco fu affollatissimo . Giuliano , quella sera , venne in teatro , s ' adagiò nella sua poltrona , andò a far visite nei palchi delle signore di sua conoscenza . Non andò nel palco della Baronessa , ecco tutto . Ma al _ Fiorio _ , dopo il teatro , quante se ne dissero ! ... Tutti sapevano il perchè di quella rottura ... era un motivo frivolo , dietro il quale si celava forse un reciproco senso di stanchezza . Generalmente , si approvava Giuliano e la sua ribellione . La Baronessa aveva qualche anno più di lui , e , a dir vero , viaggiava troppo . Un signore , autorità vecchia , ma incontestata , di quel formidabile palazzo di giustizia , fu il solo a sostenere che Giuliano aveva fatto uno sproposito , enorme . Gli altri insistevano : diavolo ! si sapeva positivamente che la Baronessa aveva 6 o 7 anni più di Giuliano . Ma il vecchio si ostinava . Ne avesse dieci o quindici di più ! era pur sempre la sola donna che Giuliano _ potesse _ amare . - - Perchè , perchè ? - - chiesero tutti a una voce . - - Ah ! - - rispose il vecchio con uno di quei sorrisi brevi , che alla lunga dovrebbero corrodere le labbra che li recano , tanto sono acri , incisivi , mordaci . - - Povero Giuliano ! - - disse qualcuno - - cosa farà ora ? E fu la fine . Giuliano non fece nulla di straordinario per celebrare l ' era della sua riacquistata indipendenza . Si vide più festeggiato , più accolto , più ben voluto che mai . Passò un carnevale delizioso , si divertì , fu amabile , evitò ogni laccio , si congratulò molto con sè stesso , e accompagnò a teatro due o tre volte la sua vecchia mamma . Un giorno , un ' idea bizzarra gli passò per la mente : « Se prendessi moglie ? » Ma la scacciò subito subito , come una tentazione . Ora aveva la sua libertà e voleva goderla . Goderla , ma come ? Se avesse avuta una gran fortuna , ecco , sarebbe andato a Parigi ! E invece suo padre gli aveva lasciato un patrimonio discreto , ma nulla più , e lui stesso , sicuro , un po ' aveva speso ... si sa . Divini quei tre anni nei lacci della baronessa Olga ! ma era proprio una cosa curiosa il vedere quanto alla Baronessa Olga piacessero i dolci , le statuine di Saxe , le tazze di _ vieux Vienne _ , le rose durante l ' inverno , le camelie in estate , i viaggi in primavera e in autunno , e le gite in tutte le stagioni . Eh ! non c ' era che dire , in quel patrimonio s ' era fatto una gran buca ! Come colmarla ? E qui l ' idea della dote tornò in campo ; odiosa , a dir vero , nella sua arcigna fisionomia d ' espediente . Il Duca la mandò via risoluto ; ma quella passò soltanto l ' uscio , e si celò dietro un battente , aspettando . La libertà ... celeste cosa ! Ma , un giorno , Giuliano andò sulle furie con sè stesso , perchè uscendo alla sera , senz ' avvedersene s ' era messo per la via che conduceva alla dimora della Baronessa . Provò un gran dispetto , imbizzì colla forza cieca dell ' abitudine . No .... diavolo , no .... E in quel giorno fu del parere del marchese Colombi , che le accademie si fanno o non si fanno . Ma , passata la prima gioia della sua liberazione , questa cominciò a parergli uno strano arnese , come una foggia troppo attillata d ' abito o di cappello , in cui egli si sentisse un po ' a disagio . Certe ore gli parevano lente assai . Il disordine sistematico lo seccava alla lunga , e non si trovava abbastanza ricco per organizzare attorno a sè un lusso di vizio quale l ' avrebbe inteso , in omaggio ai suoi gusti raffinati e dispendiosi . Ricominciare ancora , tornare nella stessa direzione , mettendosi per altro sentiero ? ... Chè .... non valeva la spesa ; allora , tanto valeva continuare a quell ' altro modo . Tornar da capo è noioso , e non tutte le belle signore hanno un marito dotato di un carattere buono e conciliante , quale la Provvidenza l ' aveva impartito al barone Dornelli . E quel benedetto tirocinio .... che cosa seccante ! Prendersi un ' altra volta la briga d ' innamorarsi ! Già , egli non si sentiva fatto per le difficili fasi d ' una grande passione ; per lui ci voleva proprio l ' amore d ' oggigiorno , piano , senza complicazioni , ben educato . Era tanto pigro , tanto indolente quel Giuliano ! Anzi , era uno dei suoi pregi , dei suoi mezzi di seduzione quella sua indolenza languida , dolce , gentile , che si tradiva nei suoi modi , nella sua voce , fin nei suoi sguardi , che dava alla sua sana bellezza bionda un carattere speciale . La Baronessa lo chiamava creolo ... , e quella disinvoltura che aveva l ' arte di ridurre tutto a un ' espressione placida , facile , elementare , schiva - fatica , armonizzava , forse per forza di contrasto , colla tempra insolentemente energica di quella donna . Però l ' aveva voluto e serbato schiavo sino al momento in cui gli aveva concesso di ribellarsi . Le era parso che qualcun altro l ' avrebbe meglio , o solo altrimenti , divertita . E ora , egli non ci voleva tornare laggiù in quel gabinetto color pesca a fiori di granata , non ci voleva tornare . E non ci tornò . Siccome era creolo , così accadeva qualche volta che la sua stupenda vesta da camera orientale avvolgesse tuttora le sue forme da Apollo impinguato , in quell ' ora privilegiata durante la quale la gente per bene esce di casa e popola i Portici , via di Po e il Corso . Allora accendeva un _ chibouk _ e sfogliazzava un romanzo . Ma tant ' è eran lunghette quelle ore . Il suo salotto era un mezzo museo , e la povera mamma gli aveva dati i suoi due _ cachemires _ turchi , perch ' egli ne facesse delle portiere ; ma dalla finestra di fianco si vedeva l ' angolo d ' un ' ala del palazzo , molto deteriorata , molto ... ; e Giuliano si ricordava che anche lo scalone era in cattivissimo stato , e che il portinaio aveva un abito bleu , sdruscito in un modo orribile . E la vecchia duchessa s ' era adattata a star lassù , al terzo piano .... per poter affittare i quartieri migliori .... Bisognava trottare a piedi ora ... ; nelle scuderie c ' era un pigionante falegname ; invece del nitrito , dello scalpitìo dei cavalli , si sentiva continuamente lo stridere della sega , lo scorrere della pialla , il rantolo quasi catarroso del torno . Parve a Giuliano che allora soltanto tutto ciò si rivelasse a lui con un aspetto e un accento insopportabilmente nuovi . E mentre , disgustato , annoiato , pensava quanto il destino gli fosse avverso , malevolo , l ' idea ch ' egli aveva così sgarbatamente messa alla porta alcuni giorni prima , si riaffacciava adagino adagino , insinuandosi silenziosamente , strisciando lungo le pareti , giungendo mezzo inavvertita , sino a lui ; s ' insinuava nei suoi pensieri , si confondeva nel profumo orientale delle volute di fumo che , attorcigliandosi in alto , allungandosi , assottigliandosi , parevano quasi assumere una femminilità indecisa di contorni , disegnare nell ' aria una mossa pudica di fanciulla , una semplicità fresca e schietta , di gesto e di sguardo . - - Puh ! - - osservò il Duca , socchiudendo i suoi begli occhi azzurri , d ' un azzurro carico di porcellana , come si fanno alle bambole . - - Dopo tutto .... Sì , veramente .... dopo tutto .... Si addormentò un momento , come se quel pensiero gli avesse cantato la _ ninna nanna _ , scotendo ritmicamente la lunga poltrona americana sulla quale egli giaceva . Si svegliò di botto , spaventato . L ' idea della scelta torturava già la sua pigrizia . Simile a quel sibarita che sudava vedendo uno schiavo occupato a spaccar legna , egli si asciugava la fronte pensando alle venture perplessità del suo spirito quando si tratterebbe di decidersi . Già , prima di tutto , egli non aveva mai potuto soffrire le signorine , quelle modeste cifre incognite , quegli insipidi indovinelli ammantati di bianco , di celeste , di rosa , presso alle quali bisognava stare attenti alle proprie parole e agli occhi formidabili delle mamme . Ah ! che cosa opprimente ! Un momento pensò a una vedova . Ma poi scosse la sua bella zazzera bionda . Ah ! no , una vedova ! Ci sarebbe da lottare col .... fu .... poveretto . E poi .... sciocchezze , se vogliamo , ma per lui ci voleva il dominio completo , assoluto , primo . Ragazza , dunque , molto giovane , s ' intende , appunto per poterla avvezzare a modo suo ; denari molti , cosa indispensabile . Ma dove trovarla .... dove ? Ci pensò un poco . - - Che seccatura - - conchiuse sbadigliando - - ne parlerò a mia madre . E la sua mente riposò in quest ' idea . Avevano finito di desinare , e la vecchia signora guardava di sottecchi Giuliano , il quale teneva fra le sua belle dita paffute una sigaretta di Salonicco , senza decidersi ad accenderla . La Duchessa Lantieri non era stata bella . Attualmente era molto santa , d ' una santità sagace e che vedeva abbastanza lontano . La vecchia dama stava bene , comodamente , in quell ' atmosfera d ' una devozione che armonizzava colla sua fine e provata scienza del mondo . Senza avere molto spirito , la Duchessa aveva quello della sua età ; adorava suo figlio , non lo seccava mai ; viveva in una stretta , ma decorosa economia . Era modesta , umile , semplice assai nei modi , di quella semplicità queta e in fondo orgogliosissima , del più delle dame piemontesi . Giorno e notte pensava al maggior bene di Giuliano . Aveva avuto un immenso dispiacere , ed era quello di vederlo avvinto nei lacci di quella sirena del Nord . S ' era consolata un pochino , però , pensando che quella sconsigliata , priva del divino aiuto , era una Zorodoff , figlia d ' un ciambellano alla Corte imperiale di Russia , e aveva sposato un barone Dornelli di S . Maurizio . Giacchè , pur troppo .... si sa .... la gioventù eh !...--qui la Duchessa metteva un gran sospiro . - - Meglio così , insomma , che peggio ancora , ecco . E Dio l ' avrebbe esaudita certamente un giorno o l ' altro , facendo cessare quella triste cosa , e ispirando a Giuliano il pensiero di prender moglie . E pregava di cuore ; il che non le impediva di darsi d ' attorno perchè , nel caso d ' un pronto esaudimento , non si sa mai , la buona volontà di Giuliano non avesse a cogliere lei sprovveduta . Giuliano era sopra pensiero . Le cose non andavano a modo suo , e l ' intendente di casa gli aveva presentato un certo quadro , il cui ricordo non lo ricreava punto . Era stato al corso , e aveva veduta la Baronessa in un _ landau _ nuovo , stupendo , con una _ toilette _ splendida , e un mezzo sorriso amabile , che gli aveva fatto un certo effetto molto stizzoso . Egli era bensì andato a fare una lunga sosta alla portiera della contessa Zeta , ma la contessa Zeta l ' aveva annoiato un pochino , e a fianco del _ landau _ della Baronessa , aveva veduto il Viscontino a cavallo .... Poi , come se non bastasse , lì nel salottino c ' era un odore di baccalà , che lo irritava al sommo . - - Che profumo ! - - disse languidamente a sua madre , recandosi alle nari il fazzoletto coll ' orlo ricamato a colori vivaci . - - È venerdì ! - - osservò umilmente la contessa . Il male era che la cucina in quel quartierino ristretto si trovava a due passi dalla sala . E in corte , nello scuderie vuote , profanate , la sega andava in su o in giù stridendo allegramente . Giuliano contemplò a lungo la pietra del suo anello , un occhio di gatto cinto da nitidissimi brillantini . La Duchessa pareva contare i punti del suo lavoro in lana , ma il cuore , presago , le batteva , e le sue labbra fino sussurravano qualche cosa all ' indirizzo di _ Nossgnôr _ ! Giuliano accese la sigaretta e disse placidamente : - - Dov ' è ? ... La Duchessa attonita alzò gli occhi . - - Cosa ? - - E poi , siccome un animo l ' avvertiva , soggiunse sorridendo : - - Chi ? - - Chi ? ( che orrore di sigaretta ! ) Dico ; questa sposina , quando capita ? La Duchessa sentì un gran rimescolìo . Ma frenò la sua gioia . Sapeva che Giuliano non amava nè le scene , nè le spiegazioni . Con voce un po ' tremante , con un pensiero d ' accesa gratitudine verso Dio , rispose soltanto ; - - C ' è .... - - Uhm ! - - borbottò Giuliano . E siccome era un magnanimo gentiluomo , chiese anzitutto : - - Bella ? La Duchessa ebbe un sorriso contento , e chinò il capo . - - Ricca ? La Duchessa alzò il capo . - - Tre milioni - - susurrò poi con dolcezza infinita , assaporando lentamente la frase . Giuliano guardò sua madre sul serio . L ' aveva sempre stimata , ma ora una specie di languida venerazione sorgeva nel suo animo . - - Ah ! ho capito . La figlia d ' un banchiere ebreo . Diceva così per celia , sapendo a che punto sua madre fosse inesorabile per tutto ciò che avrebbe potuto urtare le loro tradizioni , l ' alterigia calma e serena che un lungo ordine di antenati aveva loro trasmessa . La Duchessa ebbe una frase laconica : - - Corona chiusa ! Giuliano si gingillò un poco , curiosando nella scatola da lavoro . - - Mia cara mamma , tu possiedi dello forbici impossibili .... Quanti anni abbiamo ? - - Diciotto ; ed è tuttora in convento . - - Un ' educazione da farsi , nevvero ? Ingenua molto ? A meno che .... qualche volta sono sveglie , sai , queste educande , sveglie davvero . Mi ricordo , anni fa , in un convento di monachine .... - - Oh ! Giuliano , - - interruppe la vecchia , - - che discorsi ! Invece di ringraziar Dio ! - - Sì .... proprio ! ... credi che sia un gran divertimento il prender moglie , rinunziare alla propria libertà per sposare una sciocchina qualunque , che non ha mai visto niente in vita sua e alla quale bisogna far da precettore .... mentre .... è così facile .... - - Trovar qualcuno che insegni a noi .... nevvero , Giuliano ? La Duchessa aveva qualche volta , colla sua aria umile , di queste e simili sortite . Giudiano ebbe per un momento l ' idea di montar sulle furie .... ma così , dopo desinare , non andava fatto . Sorrise soltanto , e senza guardar sua madre : - - Già .... continuò .... quasi quasi ... : è più facile e più piacevole .... Dunque ? La Duchessa si sgomentò e bruciò le sue navi . - - Quando la vuoi vedere ? - - Chi ? - - Lei . - - La mia maestra ? - - Giuliano ! - - mormorò angosciosamente la Duchessa , colla voce piena di lagrime . Egli si mise a ridere .... dondolandosi sulla seggiola .... E la Duchessa cominciò a ragionare .... a pregare .... a spiegare . - - Sarei così contenta .... chiuderei gli occhi in pace ! - - La povera donna era quasi eloquente . E l ' odor di baccalà intanto penetrava , intollerabile , nel salotto . « Il primo piano per lei , » pensava pacatamente Giuliano ; « la mia _ garçonnière _ , al secondo .... la mamma avrebbe per sè sola questo appartamento . » - - Oh Giuliano - - continuava la madre .... - - credimi , fuori dell ' ordine morale non esiste vera felicità .... Ed è orfana , per cui , capisci .... il capitale subito , e una gran tenuta in Lombardia . Un carattere adorabile , ti assicuro . Ci sono anche i brillanti di casa . E pensa un poco , figlio mio , quando sarai vecchio , che consolazione aver la tua famiglia ! - - Già , un monte di biricchini che non vogliono studiare , o di ragazzacci che fanno debiti . Era veramente perplesso . Gli seccava di prendersi la briga di decidere . Abbasso in corte , la sega canzonava , col suo aspro gemito irritante . La sala diventava buia nel tramonto primaverile . La pendola suonò le otto con una voce strana uggiosa , colla voce di una pendola che non è più di moda . L ' ultimo raggio del sole entrava di sbieco dalla finestra , e cadeva sul velluto scolorito , ammaccato d ' una poltrona zoppa . Giuliano mise un sospiro lungo lungo , il sospiro d ' un uomo che fa una fatica enorme . - - Per farti piacere .... - - disse poi dolcemente a sua madre . - - Ma sai che amo le cose spiccie . La Duchessa trattenne un grido di trionfo , e s 'alzò.--Oh! Giuliano , Giuliano . - - Non voleva piangere , ma si mise a piangere , ciò non ostante . Le vecchie hanno facile il pianto e la Duchessa evitava con ogni possa di tradire sè stessa in quel modo , davanti a Giuliano , che in questi casi soleva prendere con aria grave il suo cappello e si ritirava un tantino più frettolosamente del solito . Ma stavolta .... ah stavolta non seppe proprio trattenersi . Ecco , era la Madonna della Consolata , lei per l ' appunto . Certo , un cuor d ' oro .... lo comanderebbe subito .... a Canavero . Giuliano non se ne andò . Ora che aveva fatto quell ' immane sforzo , era contento . Sì ! era contento di fare una fine ; e poi era contento anche di sè stesso per aver data quella consolazione alla sua povera mamma . Oh ! per lei lo faceva volentieri quel sagrifizio , e per la vecchia casa , che aveva tanto bisogno di esser riattata . La Baronessa forse non se l ' aspettava così subito ; era una cosa divertente il pensare che probabilmente , anzi inevitabilmente , un certo dispetto l ' avrebbe provato . Questo le insegnerebbe a inaugurare dei Viscontini francesi , il giorno dopo la rottura con lui . Certo , il matrimonio doveva farsi presto .... Egli sperava che sua moglie avesse delle belle mani .... era una cosa alla quale teneva assolutamente . E se non sapeva vestirsi , un inverno a Parigi avrebbe rimediato . Si sentì virtuoso ; eminentemente morale . Gli spuntò nell ' anima una bizzarra e affettuosa stima per sè stesso . Egli , così bello , così signore , così gentiluomo , si adattava a prender moglie prima dell ' êra della parrucca , dell ' obesità , dei denti finti , delle cambiali al 50 per cento . Sorrise placidamente , sorrise al futuro , e complimentò sua madre . - - Brava mamma ! e me l ' hai tenuta in conserva per tutto questo tempo , a malgrado .... Le vizze gote della Duchessa assunsero una tinta quasi giovanile . - - Aspettavo - - disse semplicemente . - - Ora , sì , che sarai felice ! - - Credi ? Ebbene , tanto meglio . Già , una fine bisognava farla , un giorno o l ' altro . La sega taceva , e l ' odore del baccalà veniva meno nella brezza vespertina ch ' era entrata da una finestra apertasi adagino adagino , senza che nessuno se n ' avvedesse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . « _ Alla signora Rhoda Lawson Spring - - Lawson ' s cottage S .... shire _ « Mi scuserà se questa volta non le scrivo in inglese ; ma ho da dirle tante cose , cose serie e importanti e di confidenza , che bisogna proprio che gliele dica a modo mio . Non creda però che trascuri i miei esercizi o i miei temi ... ; cioè , adesso veramente .... ma però in avvenire .... Ohimè , vede come m ' ingarbuglio ? ... Insomma , le prometto di non trascurare l ' inglese , perchè è tanto bello , e perchè so che lei desidera ch ' io non dimentichi ciò ch ' ella ha avuto la bontà d ' insegnarmi . E la prego di non far attenzione se questa lettera non è scritta bene , neppure in italiano , perchè la scrivo di nascosto , e senz ' avere il tempo di pensare alla sintassi ed a quelle altre birberie così difficili della grammatica . Oh , cara signora Rhoda ! se sapesse quante cose sono accadute da che le scrissi l ' ultima volta , e che novità ci sono per la sua Milla ! « Certi momenti , mi par di sognare , e ho paura di svegliarmi ; e certi altri momenti , non so da che parola cominciare per ringraziar il Signore . Mi accade , specialmente quando chiudo gli occhi , di figurarmi che l ' aria , dove sono , sia diventata azzurra , come nel cielo che è in alto ; è una stranissima cosa , che farà , ne son certa , meravigliare anche lei . Con tutto ciò , non creda che faccia delle follie ; anzi , sono molto quieta , perchè vedo che il Signore ha voluto aprire davanti a me una bella strada verde , con tanto sole e dei fiori a bizzeffe . Insomma , mi proverò a dirle tutto quanto ; e non so proprio perchè , essendo così felice e contenta , provo come una specie di timore nel dirle tutte queste cose .... guardi che sciocchezza ! « Si ricorda , quando le scrissi che volevo farmi monaca ? ... Per fortuna che la mia cara Madre Superiora mi consigliò di aspettare per provarmi la vocazione ! Ora m ' avvedo che avrei fatto un grande sbaglio ! Ma allora m ' era venuta quest ' idea perchè avevo visto a morire la mia povera compagna Giulia Ferranito ( ah ! che dolore fu quello per me ) , e la mia cara amica Teresa Reccadei era uscita di collegio , e avevamo avuta in convento la vestizione di Maria San Fermo ; cerimonia che mi aveva fatto un grandissimo effetto . A dir vero , avevo anche un altro motivo , ma quello non l ' ho mai detto . M ' era venuta una gran malinconia , perchè al giovedì tutte le altre allieve eran chiamate in parlatorio , e per me non veniva mai nessuno , mai nessuno ! In quel giorno non facevo altro che piangere , e quando le mie compagne tornavano dalla grata e venivano , allegre , contente , a raccontarmi certe novità , io mi sforzavo a parere d ' esser contenta anch ' io , per non far loro dispiacere . Le monache erano , e son sempre state , buonissime per me ; ma quel tal dolore della mamma che non c ' è , è inutile , non si rimedia ! Dunque ( pensavo fra me ) cosa andrei a fare io sola in quel mondo terribile , pieno di pericoli , di pene e di dolori , se non ho nessuno che si prenda cura di me e mi voglia bene , e m ' insegni le cose che vanno fatte ? ... E per questo avevo in animo di farmi monaca , e di restar sempre qui con queste buone suore . Ma adesso .... oh Dio .... è tutto cambiato .... il mio destino , il mondo , tutto quanto ! « Lei saprà senza dubbio .... già glielo scrissi tante volte .... come la nostra Madre Superiora , madre Maria della Croce , sia una santa donna , che tutti venerano e onorano . « Siccome prima di farsi monaca era Contessa di Ronano , così ha serbato ancora nel mondo molte amiche , che vengono spesso a vederla per tener con lei delle conversazioni edificanti e chiederle dei buoni consigli . Una di queste sue amiche è una Duchessa Lantieri , una signora grande , magra , che ispirerebbe molta soggezione , se non avesse una voce dolce e delle maniere che , invece , fanno innamorare . Un giorno , la Superiora mi disse di accompagnarla alla grata . Può immaginare che caso per me . Tremavo come una foglia , ma poi mi rassicurai , quando , alla grata , vidi una signora che mi fece un mondo di feste , e mi disse che un suo nipote era cugino del cognato d ' una grande amica della mia povera mamma ! Si figuri ! ... sentirmi a parlare della mia povera mamma .... mi vennero le lagrime agli occhi ! ... La Duchessa ( era lei ) mi consolò .... mi disse tante belle cose , e promise che sarebbe tornata a trovarmi . Infatti , quasi tutte le settimane anch ' io andavo in parlatorio , e la buona Duchessa mi portava quasi sempre dei regalini , delle immagini sacre , belle , che non avevo mai viste le uguali , e dei libri devoti che formavano la mia felicità e l ' ammirazione delle compagne . Poi mi chiedeva dei miei studii , mi domandava cento particolari sulla nostra vita di convento ; insomma io mi intenerivo pensando alla sua bontà per me , e non vedevo l ' ora che tornasse il giovedì per parlare ancora colla zia del cugino del cognato dell ' amica di mia madre ! « Ecco che un bel giorno , eravamo soltanto al martedì , la Superiora mi manda a chiamare , mi accomoda la mantellina , mi fa mettere i guanti , perchè avevo ancora un poco di geloni , e mi conduce lei stessa in parlatorio . E lì , dietro alla grata , vedo subito la mia cara Duchessa , accompagnata da un signore giovane , grande , biondo . Può immaginare come rimasi ... ; credo che non seppi neppur salutare .... Ma la Duchessa non se l ' ebbe per male ; mi fece ancora più festa del solito ; disse che quel signore era suo figlio , il quale era tornato da un viaggio a Roma e veniva a portare alla reverendissima Madre Superiora un rosario montato in argento , che il Santo Padre aveva benedetto per lei . Io ero molto edificata , e ascoltavo quel signore , il quale diceva tante belle cose con una voce che pareva una musica , e ogni tanto si rivolgeva anche a me ; ma io ero così intimidita che non trovavo il coraggio di dire una parola . Quando furono per andar via , egli mi fece un saluto cortesissimo , e disse che si raccomandava alle mie orazioni . Infatti , io pregai proprio di cuore , pensando a quella visita che non mi sarei mai aspettata , e all ' ingiunzione fattami dalla Superiora di non parlarne alle mie compagne , mulinando con una grande curiosità se la signora tornerebbe il giovedì venturo , e se sarebbe tornata sola . « Ma , quella sera stessa , madre Maria della Croce mi mandò a chiamare , e mi domandò cosa mi pareva di quel signore . Io dissi che mi pareva buono come la sua mamma . Allora la Superiora mi fece un gran discorso sulla volontà del Signore , e poi mi disse che il Duca Lantieri , sapendo che avevo ricevuta una così buona educazione in quel convento , mi chiedeva in isposa . « Può immaginare , signora Rhoda , come rimasi . Mi pareva come se m ' avessero data una gran botta al cuore .... non sapevo più in che mondo mi fossi ! Ma la Superiora mi fece animo , dicendomi che non dovevo turbarmi , ma invece ringraziare il Signore che aveva voluto evitarmi i pericoli che una giovane trova infallibilmente nel mondo , facendomi subito trovare una così fortunata occasione di abbracciare uno stato che , per quanto imperfetto , per quanto inferiore allo stato religioso , era pure quello che la Provvidenza aveva destinato al più delle ragazze . Mi fece l ' elogio del Duca , della nobiltà della sua casa , e mi dimostrò quanto dovevo essergli grato d ' aver pensato a un ' umile educanda , mentre avrebbe potuto fare una scelta molto più brillante . Dopo di che , mi disse che ci pensassi per tre giorni , facendo una _ retraite _ e implorando l ' aiuto speciale del Signore , della Madonna e di tutti i Santi , perchè illuminassero la mia mente e mi rivelassero la volontà della divina Provvidenza . « Allora fui subito più quieta , e a furia d ' interrogare il Signore , la Madonna e i Santi , mi parve proprio che rispondessero di sì , e che facevo bene ad accettare . Anche il mio confessore fu dello stesso parere , e io in capo ai tre giorni dissi alla Superiora che accettavo . La Duchessa venne subito , mi chiamò la sua cara figliuola , e mi colmò di regali stupendi , che fanno andare in estasi le mie compagne . Il mio fidanzato tornò pure parecchie volte , e io adesso non capisco più come ci sia scritto nella dottrina che la moglie ha _ l ' obbligo _ di amare suo marito ! Bell ' obbligo , bell ' impresa ! « Io , per dire vero , capisco di parere una stupida , perchè non so mai trovare il coraggio di parlare , e sono anzi più contenta di star lì quieta , dietro alla grata , a sentirlo parlare con una voce dolce come , oh no , molto più dolce di quella della sua mamma , e a vederlo al di là della grata appoggiare sulle sbarre la fronte bianca e la sua barba bionda che par d ' oro . Mi sono accorta che ha gli occhi celesti . Poi ha delle mani bianche bianche , con un anello che getta certi lampi ! Mi dice delle cose .... delle cose .... Per esempio , si figuri , che aveva sentito tanto a parlar di me , e che mi voleva bene anche prima di conoscermi . Si vede proprio ch ' è il dito di Dio che ci ha fatti incontrare . Dice che farà di tutto per rendermi contenta , che esaudirà i miei più piccoli desideri ; anzi , per farmi piacere , è stato fissato che , subito dopo il matrimonio , partiremo per Astianello . Ah , pensi , il mio povero Astianello , che non rivedo da dieci anni ! Sarà certo un gran dolore lasciare il convento , e queste buone suore , e le mie compagne , ma pure , benchè senta tanto dispiacere ( sarà forse una cattiveria ? ) , sono contenta lo stesso , e mi pare , come le ho detto , di essere in un altro mondo . Le mie amiche ammirano la mia felicità , le suore sono contentissime , benchè ogni tanto parlino delle croci del matrimonio ; ma io credo che un pochino dicano così perchè non sanno bene come sia . A me pare che non mi farei proprio monaca per tutto l ' oro del mondo , e che il Signore è stato troppo buono per me . « Mi scusi quest ' orrore di lettera . Si figuri poi se avessi scritto in inglese con quell ' impiccio di _ should _ e _ would _ ! Le scriverò per dirle quando si farà il matrimonio . Chi sa che non ci possiamo trovare ancora ad Astianello ! Pensi ! Ad Astianello , in primavera , con lui .... volevo dire con mio marito . Che parola curiosa , nevvero ? Non dimentichi il nome : Giuliano .... Duca Giuliano Lantieri .... Io però l ' ho sempre chiamato signor Duca sino ad ora , e lui mi dice signorina . Chissà come farà per dire Milla ! ... « Ieri ho pianto tanto pensando alla mia povera mamma , che non ho mai conosciuta , e al mio papà , che ho perduto così presto ! Oh ! come saranno contenti lassù in Paradiso ! .... « Ecco che mi tornano le lagrime agli occhi . Mi scusi questa lettera , chissà quanti errori ci sono ! Mi scriva presto , e mi creda la sua beata , felicissima allieva . « Torino , convento dell .... « MILLA D ' ASTIANELLO . «_PS._ Non si scordi il nome .... Giuliano . » III . Ad Astianello la notizia giunse improvvisa , in una lunga lettera d ' affari , scritta dal tutore all ' agente . Il matrimonio sarebbe celebrato a Torino , il giorno tal dei tali , e , dopo un viaggio di sei ore , gli sposi giungerebbero alla stazione ferroviaria di * * * , dove troverebbero le carrozze di casa per recarsi alla villa . I viali inghiaiati , dar aria all ' appartemento celeste , quello della stanza da letto che dava sul terrazzino , e prepararlo per gli sposi . Il desinare per due , alle sette . Fu una gran cosa , quell ' annunzio inaspettato , quel vento di padrone nuovo , che si era levato così repentino nell ' atmosfera . Chi era ? com ' era lo sposo della signorina ? ... questo essere privilegiato che aveva incontrata una fortuna di quella sorte ? ... Le informazioni giunsero poche e alla spicciolata , ma qualche cosa si seppe di questo benedetto sposo . Era un Duca ... un nobilone anche lui , che sino ad allora aveva fatta la bella vita ... e di quattrini non glie n ' eran rimasti molti . Si diceva però ch ' era bellissimo , e la signorina si era innamorata di lui in convento ... anche perchè una mamma avveduta aveva saputo metter le mani in pasta . Siccome il loro quartiere non era pronto , venivano ad Astianello . La curiosità era grande fra quella buona gente , e l ' incertezza pure . Come l ' andrebbe con questo padrone nuovo ? Chi comanderebbe , lui o lei ? E le razze ? Se ne intendeva colui ? Avrebbe saputo mantenerle bene ? ... Nei pascoli non si parlava d ' altro . E , a misura che s ' avvicinava il giorno dell ' arrivo , una trepidazione più affettuosa , meno egoista , teneva agitati i dipendenti della tenuta , e questo era il pensiero del marito della signorina . Finalmente il gran giorno spuntò . Un bel giorno degli ultimi d ' aprile , tiepido , sereno ; un vero giorno di nozze . L ' agente diede ordini precisi . Alla stazione , alle 4 pom . , il _ landau _ , con quattro cavalli , e un cacciatore a cavallo per seguire la carrozza : Drollino per l ' appunto , ch ' era il cavalcatore più destro e più appariscente che ci fosse in tutta la tenuta . Veramente , nello spazio di questi otto anni , Drollino s ' era fatto bellissimo . Era cresciuto rapidamente ; snello e gagliardo come un antico discobulo . L ' indole sua non aveva subito grandi mutazioni ; egli aveva serbato una grande indipendenza di carattere , non era nè allegro , nè socievole , e non bazzicava coi suoi compagni più di quanto lo comportassero le esigenze del comune mestiere . Stava sempre in mezzo ai cavalli , in scuderia e ai pascoli , errava continuamente per tutta la vasta zona dell ' allevamento . Ora non bestemmiava quasi più , ma continuava nel suo sistema di parlar poco . Era ormai presso ai venti anni , e , se avesse voluto , avrebbe potuto destare grandi passioni fra le ragazze del paese ; ma era così poco gentile con loro , se ne occupava così poco , che le simpatie , scoraggiate , si smorzavano presto . In complesso , ispirava più soggezione che simpatia . Ma nella tenuta si faceva molto calcolo di Drollino . Intollerante d ' ogni lezione , aveva imparato solo , a furia di volontà tenace , le più ardite prodezze del suo mestiere . Era il primo domatore che vantasse casa d ' Astianello . Ahimè ! non più d ' Astianello ... Lantieri ! Aveva un metodo tutto suo per venire a capo delle bestie più ribelli , un metodo ch ' egli non insegnava ad altri , che aveva appreso , si diceva , da un certo mandriano di tori , mezzo stregone , mezzo zingaro , un pochino contrabbandiere . Può essere che non fosse tutta arte naturale . Si dubitava d ' un segreto ; d ' una specie di malìa . Egli , per non essere seccato , lasciava che questa diceria si perpetuasse nella tenuta ; forse lui stesso ignorava come gli venisse fatto di dominare a quel modo , con una specie di forza magnetica , i cavalli più indocili . Voleva ! ecco tutto . Era sempre serio , benchè non si potesse accusarlo di tetraggine o di malumore . E meglio che coi compagni , meglio che colle rusticane beltà della tenuta , egli pareva trovarsi contento nelle solitudini grandiose del piano , dove la sua compagna , quasi inseparabile , era Mia ! Mia era diventata una stupenda giumenta , celebre per la bellezza eccezionale delle sue forme , e per le qualità dell ' indole propria . Quando Drollino attraversava i pascoli , cavalcando Mia anche a dorso nudo , i palafrenieri ed i cavallanti interrompevano le loro faccende , per fermarsi ad ammirare quel gruppo magnifico . La riputazione di Mia aveva oltrepassati i limiti della tenuta e vistosissime offerte di compra erano giunte sino a Drollino , ma il giovane rispondeva con un no così brusco e reciso che ormai nessuno più s ' attentava a intavolar trattative . Mia era l ' orgoglio , la passione di Drollino . Non aveva mai permesso a nessuno di cavalcarla nè di governarla ed era istancabile nell ' usarle infinite e delicatissime cure . Qualche volta le andava mormorando all ' orecchio qualche parola , come se ella potesse intenderlo ... dargli retta . Si faceva ubbidire senza mai batterla , l ' aveva avvezzata ad una straordinaria sensibilità di bocca ... Il suo sogno di bambino era esaudito ; quella cavalla , era sua , sempre , veramente sua .... No ! non sempre . Un caso esisteva , solo , ma esisteva , in cui la voce di Drollino perdeva ogni prestigio per l ' orecchio di Mia . In _ quel _ caso , Mia si ribellava . Nulla poteva vincere quella ribellione , non cure , non richiami , non castighi violenti nè scudisciate crudeli . Mia aveva paura dello sparo di un ' arme da fuoco . Una paura insana , delirante , che determinava in lei come l ' accesso d ' un pazzo orgasmo . Appena udito lo sparo essa partiva a gran carriera , colle nari al vento , con un acuto nitrito di dolore . E per non esser balzati di sella o dal legnetto leggero a cui Drollino soleva talvolta attaccare la sua cavalla , bisognava proprio esser lui , coi suoi garretti ed i suoi polsi d ' acciaio . Drollino aveva fatto il fattibile per guarire la povera bestia da quella suscettibilità nervosa dell ' udito ; ma non era venuto a capo di nulla e Mia in quei momenti , diventava anche per lui una cavalla pericolosa . Nella tenuta si sapeva di quest ' unico difetto di Mia ; ma nessuno ardiva tenerne parola a Drollino , da poi che un mozzo malaccorto , per avergli rimproverata con scherno quella codardia della cavalla , s ' era buscata ... Dio ! che tempesta di pugni s ' era buscata colui ! * * * * * Davanti alla piccola stazione pochi contadini attoniti e sbalorditi guardano lo splendido _ landeau _ che un cocchiere imponente , guidando quattro massicci cavalli meklemburghesi , fa passeggiare al passo sulla spianata . Un po ' in disparte , un palafreniere in gran livrea frena a stento lo scalpicciare inquieto di una superba giumenta , Mia . Ogni tanto Drollino la lascia sbizzarrire un po ' , osservando con occhio malizioso il prudente _ dietro front _ del sig . Damelli , agente della casa , ch ' è venuto anch ' egli ad ossequiare gli sposi e che non pare troppo smanioso di proseguire la sua passeggiata in vicinanza della cavalla . Ma udendo il treno rumoreggiare in lontananza Drollino si mette in guardia e raccoglie le briglie . Il _ landeau _ si ferma proprio dirimpetto alla stazione , la locomotiva è visibile e le teste si protendono , curiose . Un nereggiamento rumoroso s ' avvicina velocissimo , traendosi dietro un gran pennacchio di fumo bianco . Si sente una scampanellata , si vede sventolare una bandiera rossa . Mia s ' inquieta , sbuffa , accenna ad impennarsi , ma il suo cavaliere le stringe i fianchi come in una morsa di acciaio , mentre colla mano guantata in pelle di daino , accarezza il collo della cavalla , battendo leggermente sulla criniera . Mia si rassegna ed aspetta , ma colle orecchie tese , coi garretti frementi . Un lungo fischio risuona oltre i cancelli , il treno si ferma e riparte un minuto dopo , ed in mezzo ad un po ' di ressa , emerge dalla porta della stazione avanzandosi verso il _ landeau _ , una giovane e bellissima coppia . Son dessi ! ... Gli sposi di otto ore prima . Drollino la vede subito , la guarda , come trasognato ! Si , è lei ... la signorina . Ingrandita , di certo , ma non tanto e sempre quel visino dolcissimo . Com ' è pallida ! ... Ma ora , con quel sorriso sulle labbra , par tal e quale la Milla di otto anni fa ! Porta un gran cappellone , tutto velluto nero e piume nere , un abito inglese , attillato e scuro . Gira attorno uno sguardo , ch ' è a un tempo commosso , sgomentato e felice . L ' intendente si fa innanzi ad ossequiarla . Essa s 'intenerisce.--Ah! signor Damelli , nevvero ! ... il mio povero Papà ... - - Sulle palpebre castane spunta una lagrima . Poi la sposa si scuote , sorride , arrossisce , e presenta il signor Damelli a Giuliano ... il duca ... mio marito . È la prima volta che dice così : « mio marito . » Il qual marito è senza dubbio un bellissimo giovane , non molto grande , grassotto , con una barba d ' oro alla nazzarena . I tratti signorili all ' estremo , tondi , tendenti al floscio . È amabilissimo col signor Damelli , d ' una amabilità languida , che , se si avesse il tempo di studiarla , parrebbe un pochino sprezzante . Ha un non so che di seccato che consola ; nel suo sorriso fisso , nell ' azzurro acceso dei suoi occhi , si legge una premura insolente d ' essere a casa . Drollino , immobile , snello sulla sua bella cavallona , lo guarda attentamente , scrutando quella nuova faccia di padrone , che non lo soddisfa . Però , con una riflessione degna del suo senno pratico , pensa che per giudicare infallibilmente d ' un uomo bisogna prima averlo veduto in sella . Mentre si caricano i bauli , Milla si guarda attorno per ritrovare quel noto paesaggio . E in questo paesaggio vede la macchietta immobile di un palafreniere a cavallo . Guarda , le pare , non le pare , vede due occhi scintillanti , una faccia bruna : - - Oh ! - - dice sorridendo , commossa . - - Drollino ! Drollino s ' inchina profondamente , mentre una fiamma impetuosa arrossa la tinta bruna del suo viso . Milla avvicinandosi , gli dice : - - Oh , Drollino ! come ti sei fatto grande ! Poi si ricorda di Mia , e gli chiede di Mia . - - Eccola - - dice Drollino , accennando la sua cavalcatura . Milla stende la mano come per accarezzar Mia , ed entrambi , palafreniere e Duchessa , sorridendo , si ricordano . Ma i bauli sono caricati , e il Duca s ' è sbarazzato del signor Damelli . - - Milla ! chiama con impazienza . Essa dimentica Drollino , dimentica Mia , li lascia sui due piedi senza salutare , e si avvicina a sua marito , che le offre il braccio , per aiutarla a entrare in carrozza . - - Avanti , - - ordina il Duca ; e sulla strada polverosa , stretta , fiancheggiata dai vasti campi del grano ancor verde , i quattro cavalli trottano rapidi e pomposi . Drollino è rimasto dietro la carrozza , aspettando che una maggior larghezza della via gli permetta di oltrepassar l ' attacco . Il _ landeau _ è aperto ; ed egli vede il cappellone di piume nero e l ' elegante berretto scozzese da viaggio farsi vicini uno all ' altro , chinandosi , come se volessero intavolare loro la conversazione ... , vede delle larghe spalle irrequiete e delle spalluccie fine che tremano un poco .... vedo dei profili in moto , delle labbra che parlano e sorridono . Ma , ad un tratto , il cappellone nero , come se avvertise un pericolo , si tira in là ... bruscamente . Allora il Duca , con un movimento d ' impazienza quasi brutale , si volta . - - Passa avanti , - - dice ruvidamente a Drollino . Mia si sente a figgere gli sproni nei fiacchi , si sente spinta in un passaggio strettissimo , che corre fra la carrozza ed i campi , a sinistra della via . Passa rapida come un lampo , e Drollino non vede la mano del Duca correre sotto l ' ala del cappellone nero e posarsi , imperiosamente morbida , sulla spalla della Duchessa . Il personale della tenuta era quasi tutto riunito al cancello del viale d ' ipocastani . La balia di Milla e la fattoressa piagnucolavano , affettuosamente , parlando della loro piccina che tornava , ed era sposa ! Era un sussurrìo continuo di osservazioni , di ricordi , di pronostici .... e il coro non faceva sosta se non quando s ' udiva da lungi sulla via il rumore d ' un veicolo . Allora le parole si facevano tronche ... sommesse ... Ora viene ... è lei ... a momenti ... è qui . Ma non era mai lei , e intanto annottava . Finalmente s ' udì un galoppo continuo , concitato ... Sono loro di certo . E tutti ritti in punta di piedi , per veder meglio e prima . Ma no ... era Drollino . Lui a briglia sciolta , coi capelli al vento , pareva un indemoniato . Mia era tutta bianca di schiuma . Con due sbalzi , cavalla e cavaliere oltrepassarono il cancello fra le due ali di folla che davanti a quell ' arrivo precipitoso s ' erano ritirate gridando . Drollino non si fermò a dar spiegazioni , corse via sempre di carriera , e scomparve quasi subito nella direzione dei pascoli . La carrozza coi quattro cavalli non giunse che venti minuti dopo . IV . Alla torre bruna del campanile , l ' orologio , serio e grave , annunziava le dieci e mezzo . Il desinare degli sposi era finito da non molto , ed il Duca , parlando languidamente della stanchezza dei viaggio , aveva subito condotto Milla di sopra , della loro stanza .... E la camere illuminate e silenziose , la fuga delle sale a terreno avevano veduto passare quella coppia , taciturna ormai .... sui passi del domestico , che spalancava gli usci . Poi gli usci s ' erano chiusi , e non si sentiva rumore di sorta . Il chiasso e l ' allegria s ' eran concentrati nel tinello della servitù .... dove e vino e motti festosi correvano senza posa in mezzo alle libere risate e alle libere frasi . Ma quella gazzarra schietta e grossolana moriva lì , tra le pareti crudamente bianche di quel locale . La casa era immersa in un silenzio religioso , come addormentata , nella serenità luminosa della notte . Biancheggiava alta , chiusa , signorile , nel vivo chiaro di luna che , piovendo senza riparo sulla facciata , pareva rivestirla d ' un ' immensa frescura d ' argento . L ' ombra della villa spiccava di fianco nerissima , sul verde umido del giardino . In quella luce dolce , senza bagliori , tutto pareva acquistare un forte risalto di contorni , ed il fogliame scuro del viale pareva staccarsi , cesellato , sullo sfondo dell ' aria serena , tinta d ' un cupo azzurro grigiastro . Una pace infinita . Attorno al laghetto , nel canneto , qualche breve sussurro di giunchi dondolati da una subita bava di vento notturno ; dalla parte del viale , qualche nota smarrita di rosignuolo .... L ' aria era pregna d ' un odore forte e grato di serenella .... e ve n ' era infatti una gran macchia , tutta in fiore , poco discosto .... In mezzo a quella pace e a quel silenzio , una ombra mascolina or s ' allungava , or si faceva più corta sulla ghiaia del giardino , a seconda della direzione del corpo che la proiettava . Era l ' ombra di Drollino . Il giovane palafreniere s ' era trovato lì senza sapere come , nè perchè .... Quel fracasso infernale del tinello l ' aveva stordito ; era uscito per respirare un po ' d ' aria fresca , e camminava in su e in giù sulla grande spianata . Si fermò un momento dietro alla macchia delle serenelle , guardando come trasognato la doppia scalinata che sale sulla facciata della villa e fa capo alla terrazzina del primo piano . Sapeva esser quello l ' appartamento destinato agli sposi . La brezza notturna si mette improvvisamente in moto . Allora tutto quell ' arruffio di piante arrampicanti , avvinghiate alla balaustra , s ' agita , freme , i fiori oscillano , rizzano le pendule teste sui rami curvati ad arco . Anche loro vogliono vedere : come lui .... Perchè ? ... Cosa importa ai fiori delle fatali ore umane ? E cosa importa a lui , a quel giovane ineducato , mezzo zingaro , mezzo selvaggio , che se la dice e sta coi cavalli più volentieri che coi pari suoi ? La finestra s ' aprì impetuosamente . Milla apparve .... lassù sul terrazzino . Non aveva più il suo elegante vestito da viaggio ; la sua personcina , minuta , snella , era avvolta in un ' ampia _ douillette _ di casimirra bianca . E subito , alle spalle di Milla , ecco il Duca .... Milla voltò il visino smarrito verso la luna .... quella vecchia amica di tutte le gioventù ! Ma egli no , non lo guardò neppure quel disco pallido e muto . Parlava , e il vento portava le sue parole , brevi , tronche , come soffocate : - - Ma che idea ! vieni , amor mio .... vieni . Essa rideva , appoggiata , stretta alla balaustra , come una rondine che , in tempo di bufera , si stringe alla gronda . - - Vieni , vieni ! - - ripeteva il Duca , null ' altro che : «vieni.» Ma quella parola vibrava .... ardente .... nell ' aria fresca . Milla lo pregava d ' aspettare un momento . - - Oh ! Giuliano .... no .... aspetta un momento .... ti prego .... guarda .... com ' è bello ! Era smarrita , ansante ; guardava quella gran pace di luce smorta , quella divina poesia notturna , che nell ' ora suprema della sua esistenza metteva un minuto di suprema poesia d ' amore . Ma il Duca , in quel momento , non aveva nessuna voglia di contemplare la luna , la trovava anzi molto inutile ... ; non disse più : « vieni , » ma , avanzandosi rapidamente verso Milla , la recinse con un braccio alla vita . Essa non lottò , lasciò andare il capo all ' indietro , sinchè lo sentì appoggiato sul petto di lui , ed alzò gli occhi a guardar Giuliano . Allora egli chinò il volto , e le baciò la bocca dando un passo addietro . E così , adagino adagino , con quel metodo , camminando a ritroso , a furia di baci , di sconnesse parole , la ricondusse sulla soglia . Poi sciogliendosi per un momento si voltò repentino a serrar le gelosie , i vetri , le imposte e quanto diavolo c ' era . Di fuori , rimase il lume di luna , così perentoriamente messo alla porta . E nel lume di luna , la faccia turbata , quasi stravolta di Drollino ! Sua ! mormorò il giovane .... E digrignò i denti .... . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Si guardò attorno . Era precisamente in quel lato del giardino dove , otto anni prima , aveva avvertito l ' avvicinarsi dei malfattori . Rivide , colla memoria , quelle tre faccie sinistre sbucanti cautamente dall ' oscurità del viale ! ... Ma ora , la pace era completa . La facciata della villa taceva nella molle bianchezza che l ' illuminava . Un subito pensiero scosse Drollino . Provò un impulso .... quello di destare ancora , tutti con un grido d ' allarme : al ladro . Ma si trattenne , con uno sforzo violento che gli fece provare come un senso di stringimento alle fauci .... Ah Cris .... Ma non potè finir quella parola ... neppur quella ... Allora , come se lo avesse colpito un subito spavento , fuggì rapidamente pel viale e scomparve nell ' ombra , sforacchiata dai cerchiolini argentei che piovevano a terra , sotto il traforo del fogliame . * * * * * Pochi giorni dopo , il Duca e la Duchessa vennero , in carrozza s ' intende , a visitare i pascoli . Le puledrine erravano , sgambettando attorno alle madri , che posatamente pascevano , alzando ogni tanto le teste per guardare , con quei loro occhi calmi e profondi , l ' orizzonte sereno del piano . Qualche gaio nitrito echeggiava qua e là nelle mandrie e le grandi biche del fieno maggengo profumavano l ' atmosfera , accanto ai casolari . Drollino , osservava con piena soddisfazione l ' equipaggio , una leggiadra _ vittoria _ attaccata a due nervosi cavalli ungaresi . Stava un po ' in disparte , di fianco alla carrozza . Che cosa curiosa era mai quella Duchessa ! La sua piccola persona scompariva quasi nell ' ampiezza della vittoria e nell ' intricata vicenda di trine bianche e _ thibel _ grigio tenero della sua stupenda _ toilette _ di primavera , ma la bianchezza dell ' incarnato , la delicatezza squisita dell ' ovale e la grazia soave della fisonomia componevano nello sfondo roseo dell ' ombrellino aperto , un quadretto supremamente gentile . Essa non aveva più l ' aria sgomentata ; era un po ' pallida , ma su quel passeggiero abbattimento dei tratti , che dolcezza infinita di contento , che luce ridente , quanto raggio di gioia , d ' un orgoglio nuovo , appassionato ! Un sorriso lievemente estatico le posava sulle labbra ed ella riusciva a gran stento a strappare ogni tanto dal volto del Duca il suo sguardo , invincibilmente affascinato . Il Duca , quieto , ilare e molto bello , nel suo elegante _ tout de même _ inglese , rispondeva ad intervalli alla involontaria fissità degli sguardi di lei , con certe rapide e molli carezze dell ' occhio . E con una compiacenza , non meno paga e sincera , guardava pure i cavalli che il capo di scuderia gli andava accennando e che i mozzi della tenuta facevano passeggiare avanti e indietro a fianco della _ vittoria _ . Egli li esaminava , socchiudendo per vederci meglio , uno dei suoi splendidi occhi azzurri . Faceva il possibile onde persuadere gli astanti d ' essere al fatto di quanto costituisce la difficile arte dell ' allevamento equino , ma le sue cognizioni in proposito , limitate al dispendioso sì , ma ristretto _ dilettantismo _ dei più dei giovanotti eleganti , non impedivano che ogni tanto gli scappassero detti certi maestosi strafalcioni , che la Duchessa aveva per vangelo , ma che sortivano un ben altro effetto presso gli altri . Qualche sorrisetto spuntava qua e là sui volti abbronzati ; mozzi e palafrenieri scambiavano certi sguardi , ch ' erano vere salve di canzonatura . Il Duca non se ne accorse , e incoraggiato da un intimo sentimento della propria disinvoltura , volle scendere , per scegliere un cavallo da sella , ch ' egli destinerebbe al suo uso particolare . Ne provò parecchi e dei migliori , ma su tutti trovò a ridire . Questo aveva la bocca dura , quello il trotto ineguale .... quell ' altro l ' andatura sgarbata .... Alla lunga , s ' impazientì . A lui non piacevano .... ecco ! ... era abituato a ben altri _ soggetti _ .... Già ; con queste benedette razze italiane , è inutile , ci sarebbero sempre degli inconvenienti ! E anche le mandre , i riparti , i pascoli lasciavano molto a desiderare .... Penserebbe , provvederebbe lui ; ci voleva un altro impianto ; ecco cosa ci voleva ! A un tratto gli venne veduta , un po ' in lontananza una cavalla alta , di stupende forme , con una testa fina , delle gambe sottili e nervose , un collo elegantissimo , sul quale i turgidi meandri delle vene spiccavano in nitido risalto . La cavalla stava immobile , in una posa felicissima e atta a far valere la classica bellezza delle sue linee . - - To ! pensò il Duca ! ecco il caso mio . Si voltò verso l ' intendente e gli disse accennando quella cavalla : - - Ecco un discreto prodotto ; come si chiama ? - - Mia ! - - rispose dietro alla _ vittoria _ una voce giovane e vibrata . Il Duca si voltò e vide che chi aveva detto quel nome era uno dei cavallari . Per cui , senza rispondere a colui , si rivolse nuovamente all ' agente : - - Che nome ridicolo .... Dev ' essere una buona bestia .... Amerei vederla in moto . D ' un salto , e benchè Mia non fosse sellata , Drollino le fu in groppa . Sciolse la cavezza , e si mise in moto . Con due o tre monosillabi fece prendere successivamente alla cavalla il trotto , il galoppo , saltar una barriera , fermarsi repentina , poi tornare scambiettando al sito donde avea prese le mosse . E tutto questo fu compiuto in un momento , con una maestria , una sveltezza , una _ bravura _ ammirabili . - - Bravo , Drollino ! - - sclamò la Duchessa con entusiasmo e guardando suo marito per vedere l ' _ effetto _ che sortiva in lui lo spettacolo della valentìa di Drollino . Ma il Duca non si degnò di esprimere la sua soddisfazione . Ordinò che sellassero la cavalla ; voleva provarla . L ' intendente rimase un po ' imbarazzato . - - Veramente .... signor Duca .... - - Cosa ? - - chiese brusco il padrone . - - Ecco .... signor Duca .... certamente ... , si figuri .... ma vede , quella cavalla .... sicuro .... è bensì un prodotto della tenuta , ma non appartiene propriamente alla tenuta . - - No ? e di chi è ? ... - - Mia ! - - disse tranquillamente Drollino , che , disceso di sella , stava ritto accanto alla cavalla , guardando fisso il Duca . - - Ah ! - - rispose questi con suprema indifferenza . Risalì in carrozza e si rivolse di nuovo al signor Damelli : - - Come mai si permette a un addetto alla tenuta di tener cavalli proprii ? ... Damelli tentò una specie di giustificazione . - - Era stato il fu signor Principe , in ricompensa d ' un importante servigio .... - - Queste sono irregolarità - - interruppe il Duca - - cose che non dovrebbero accadere . Mi avvedo che ci sono varie riforme da fare in questa tenuta . Provvederemo , provvederemo . Il signor Damelli , più ossequioso che mai , si affrettava a scappellare , vedendo che il Duca si disponeva a dar l ' ordine di partenza . Ma i fastidi del buon intendente non eran finiti . Il Duca gli fè segno d ' accostarsi , e gli disse abbassando la voce : - - Caro signor Damelli , ella ha l ' incarico di pagare a quel ragazzo il valore della cavalla e di farla condurre stasera in scuderia . - - Avanti - - ordinò poscia al cocchiere ; e la carrozza si mosse in mezzo ai saluti ossequiosi dei dipendenti . Ma , appena rizzate , quasi tutte le teste ebbero un dondolìo : il nuovo padrone non era riescito simpatico a nessuno , e lo si giudicava severamente . Che boria ! che fare sprezzante ! E che bel modo di stare in sella ! com ' era sgarbato a cavallo ! che personale tozzo , che corporatura floscia , molle ! A loro non pareva neppur bello di viso con quella faccia bianca e grassa , quegli occhi di vetro celeste , e quel barbone biondo ! La Duchessa , quella sì ... ; a lei , ch ' era una donna , stava bene il visino bianco . E com ' era contenta , come sorrideva , come conosceva tutti ! S ' era ricordata persino d ' un vecchio mozzo che una volta , quand ' essa era piccina , le aveva fatto fare il giro del giardino sulla carretta del fieno ! Ah ! che povera idea aveva avuta la signorina d ' innamorarsi di quel biondone spiantato che non sapeva far altro che criticare a diritto e a rovescio . - - Eppure - - concluse un Pedrolo osservatore - - si capisce ch ' essa gli è _ morta addietro _ ! Morta addietro ? Sì certamente ; quel Pedrolo non andava errato . Milla s ' era completamente smarrita nella repentina rivelazione d ' un amore ch ' essa non aveva avuto il tempo di prevenire , studiandolo o immaginandolo . Il cuore della bambina s ' era improvvisato cuor di donna , e la scossa subitanea di quella trasformazione era stata più forte di lei . La prima goccia della tazza era bastata per inebbriare Milla ; essa era ebbra d ' amore , pazza d ' amore . E su di lei era piombata quella strana , malaugurata specie di passione che invade facilmente le anime pure e ignoranti , la passione più innocente e più pericolosa , più sublime e più sciocca fra tutte , quella che non calcola , che spende , spande , sperpera scioccamente tesori di tenerezza senza mai fermarsi a noverare quanto ha dato , o a chiedere quanto ha ricevuto . Passione sitibonda di schiavitù , che nell ' oggetto del suo culto crea infallibilmente il tiranno dell ' oggi e forse l ' annoiato del domani . Alla sera di quel giorno memorabile , il signor Damelli , terribilmente imbrogliato e coll ' aria d ' un cane che ha lasciata scappar la lepre , si presentò al cospetto del signor Duca . - - Ebbene ? - - gli chiese questo imperiosamente . Il sig . Damelli non sapeva da che parte rifarsi . Ma finalmente , con molti giri e rigiri di frasi , finì col confessare che aveva fatto un buco nell ' acqua . - - Oh ! Eccellenza , si figuri , è proprio riconoscentissimo quel giovane , anzi mi ha detto di ringraziarla della sua generosa offerta .... Ma creda .... che non .... insomma sarebbe per lui una vera disgrazia .... Egli adora quella cavalla .... non vuole .... insomma non può separarsene ! - - No ? - - disse il Duca . - - Com ' è ingenuo , caro signor Damelli . Non vede che quel ragazzaccio voleva far salire l ' offerta ? - - L ' ho fatta salire , l ' ho fatta salire - - s ' affrettò a rispondere l ' intendente ; - - ho promesso una somma enorme , ho detto che il prezzo lo fissasse lui . Ma nulla .... l ' ostinazione di quel giovane fu invincibile . Pare ch ' egli abbia una specie di _ arlia _ per quella bestia .... Fu un attestato di riconoscenza del povero Principe , per un import .... - - Basta ! - - disse il Duca , rosso come un galletto .... Congedò bruscamente il signor Damelli , e passò nella camera della Duchessa . Milla era occupatissima a provarsi un paio di scarpettine ricamate ; ma vedendo entrare Giuliano con quel viso rabbioso , si spaventò . S ' alzò , e , camminando con un piedino calzato e l ' altro no , venne a incontrar suo marito . - - Oh Dio ! Giuliano ! cos ' è accaduto ? - - È accaduto - - sbuffò il Duca , - - è accaduto che questa casa è una Babilonia , e che c ' è bisogno di riforme più del pane . Hai dei bei tipi , sai , fra questi tuoi dipendenti ! Ma lo manderò via quel biricchino , lui e la sua rozza .... per insegnargli .... E le raccontò la storia , a quel modo , con delle minaccie rabbiose di fare , di disfare , di metter tutto all ' aria . La Duchessa trovò ch ' era un abbominio , e che Drollino avrebbe dovuto stimarsi ben fortunato di cedere , non una , ma cento Mie a Giuliano . Ma , mentre condannava Drollino , sorrideva a Giuliano con una soavità biricchina di donna felice . - - Oh ! che sciocco è mai colui .... E tu , Giuliano , non te ne curare .... Per una cavalla ! non son tutte tue quelle dei pascoli e delle scuderie ? ... E se vuoi , falle venir da Londra , là , dove dici che son così belle .... Non pensar più a colui . È una cosa da nulla .... - - E per quella cosa da nulla prodigava baci , carezze , soavità di sguardi e di parole da bastare alla felicità di tutta un ' esistenza . Giuliano era disarmato , e il suo terrore delle scene , la sua pigrizia naturale finirono di placarlo . Tralasciò di borbottare , e fu lui che calzò l ' altra pantofolina celeste sul piede rosa ( grande come un biscottino di Novara ) della sua Milla .... Ma la collera non era completamente passata ; gli rimase una certa uggia verso Drollino . Quel monello , che cavalcava come un cavallerizzo , che si permetteva d ' aver una cavalla propria , che aveva avuto l ' ardire di rifiutarsi a cedergliela , gli dava sui nervi . Tanto , che ne parlò addirittura coll ' agente . - - Non le pare che sarebbe bene mandarlo a spasso ... , per dare una prova di energia ... ? per incutere negli altri una salutare idea della disciplina indispensabile ? eh ! ... Ma l ' agente , con infiniti riguardi , espose varie buone ragioni . Veramente , faceva osservare che , proprio , gli estremi non c ' erano . Avrebbe fatto più dispiacere che effetto a tutti quanti , il vedere scacciato quel ragazzo . Sua Eccellenza sapeva senza dubbio il servizio da lui reso , tempo addietro , alla casa . E poi , bisognava riconoscere che aveva un ' abilità straordinaria come allevatore e domatore .... e nel resto teneva una condotta irreprensibile . Giuliano capì il latino . L ' ira gli era sbollita ormai , ed egli , annoiato da quella prolissa difesa , si sentiva tornare addosso la serena indifferenza del creolo . In cuor suo cominciava a trovare che proprio non valeva la pena ! Per cui finì coll ' esser magnanimo , e perdonò senz ' altro a Drollino , col patto però che colui non avesse più a capitargli fra i piedi . Colui , dal canto suo , non aveva nessuna smania di capitar tra i piedi di quell ' eccelso signore . La faccia del Duca non gli tornava punto simpatica . Trovava che rassomigliava a certi musi di cavalli traditori , sparmiafatica , che non ci pensano punto a tirare un calcio anche a chi li governa e riempie la mangiatoia davanti a loro . La sua maniera di stare in sella lo esasperava , ed egli si compiaceva di far osservare ai compagni il modo indegno col quale il Duca guidando , rovinava la bocca alle bestie . No .... a lui non pareva proprio che la signorina avesse fatta una scelta ammodo . Perchè mo ' aveva avuta tanta fortuna quella botte d ' uomo con quella barba pettinata ! perchè l ' aveva sposata , lei .... il loro orgoglio , quella specie di madonnina bianca .... Almeno fosse sempre lì in ginocchio davanti a lei ! ... Ma no , era sempre la signora che faceva a modo suo , che godeva a vederlo spadroneggiare nella tenuta , nella villa . E lui , con quell ' aria placida , sicuro del fatto suo , che si lasciava adorare , che criticava tutto ! Eppure non c ' è Cristi , il padrone ora era lui ! La villa , la terra , i cavalli erano suoi .... Anche Milla era sua .... E non gli era bastata .... Anche Mia avrebbe voluto ! ... - - Mia ! ah no ! ... piuttosto .... Cristo ! ... Stava più che poteva nella pianura dei pascoli . Gli era accaduto qualche volta , capitando per tempo alla villa , di vedere in giardino la veste bianca di Milla , e attorno alla vita di Milla una gran macchia scura , cioè il braccio del Duca . Aveva sentito di sfuggita , passando , qualche sussurro di parole amorose . Come rideva , Drollino , di quelle sciocchezze ! Gli parevan così buffe che , quando poteva , evitava di vederle e di udirle . Egli non capiva .... da loro non si usava far all ' amore così .... Pure , certe volte un ' acre curiosità lo tormentava ! Come aveva fatto quel biondo antipatico a farsi voler bene .... così ? Ecco , quando la Duchessa era sola e passava lì accanto , la cosa mutava affatto . Non gli rincresceva allora di procedere franco , di farle un saluto profondo ... ; non era forse lei la sua vera padrona , la signora d ' Astianello ? La cosa era assolutamente diversa . Milla , quando vedeva Drollino , rispondeva cortesemente al suo saluto , ma non gli parlava . Gli serbava un po ' di rancore , per essere stato così ostinato e per non aver voluto ceder Mia al _ suo _ Giuliano . Un giorno , però , s ' incontrarono nel viale . La Duchessa rispose con un sorriso al saluto di Drollino . Poi si fermò , e gli chiese se stesse sempre nella casetta della scuderia . Drollino rispose di no . Dopo la morte di suo padre , era tornato laggiù .... nei pascoli . Ora stava in una cascina .... Sa bene .... la Favorita . - - Mi ricordo - - disse Milla . - - Ci sta la suocera della mia sorella di latte .... E ti piace a star lì ? - - Sì , rispose Drollino . - - È come al tempo antico .... quando c ' era il signor Principe . Negli occhi di Milla venne un luccicore umido . - - Oh ! papà .... povero papà .... Com ' era buono .... nevvero ? - - Tanto ! - - disse con forza Drollino . E l ' accento era così sentito che Milla provò una specie di gratitudine . - - Ecco , anche lui si ricordava .... Oh ! se il suo povero papà potesse vederla ora .... così felice , così beata ! - - E subito il pensiero di Giuliano tornò ad afferrarle l ' anima , a sbandirne il passato , a immergerla di nuovo nell ' estasi delirante del suo presente . L ' occhio di Milla era ancora velato , ma aveva cessato di guardar l ' orizzonte e di veder Drollino .... essa pensava che Giuliano poteva già essere sceso in sala da pranzo ad aspettarla . Disse in fretta ; - - Addio , Drollino - - e voltò strada , dirigendosi verso la villa . Drollino , naturalmente , non capì , nè indovinò . Andò via lentamente , pensando alla vecchia camera , all ' entrata della scuderia , a un muricciuolo facile a scavalcare , e a certe pigne di castagne d ' India , che per un soffio , per un sassolino diroccavano giù , ruzzolando in tutte le direzioni sulla sabbia di quel viale , quello per l ' appunto . Drollino incontrò un ' altra volta la Duchessa , e fu contento di vederla , perchè aveva udito dire che la signora non stava tanto bene . Si buccinava anzi che ci fossero delle speranze ... , certe speranze soavi , che si concretano nei preparativi d ' una piccola culla .... La Duchessa aveva infatti l ' aria un po ' patita e Drollino , vedendola passare lentamente sul sentiero soleggiato del giardino , con una mossa stranamente dolce e stanca , rimase un momento come trasognato . Com ' era bella ! .... le altre donne ch ' egli vedeva lì e in città non le somigliavano punto . Così piccola , minuta , com ' era , rappresentava per lui la gloria , la potenza , il pregio di casa d ' Astianello . E per questo egli la guardava così .... con quello sguardo devoto che ammirava . Anche stavolta fu lei a fermarsi e a rivolgergli la parola . - - Buon giorno , Drollino . Drollino trovò il coraggio di chiederle come stesse . Essa arrossì profondamente con un pudore giocondo . E rispose :--Bene.--Ma rispose in fretta , colta da un conscio imbarazzo davanti alla semplice , ossequiosa domanda d ' un palafreniere qualunque . E subito ; per cambiare argomento : - - Drollino , sai che andiamo via ? Egli non sapeva nulla , e disse : - - Come mai ? così presto .... due mesi soltanto .... E sbarrò gli occhi con un ' espressione curiosa a vedersi , difficile a definire . - - Sicuro .... si va via .... la settimana ventura . Io starei ancora qui tanto volentieri , ma il Duca dice che bisogna andare ai bagni . Diceva queste cose con rammarico , ma anche con una segreta gioia di poter ardere questo rammarico , come un granello d ' incenso , sull ' altare del suo nume . Il Duca aveva parlato dei bagni , li aveva vantati come giovevoli alla sua salute ; non aveva detto positivamente « andiamo , » ma diceva a Milla , con quella sua voce lenta e melodica , che il caldo ad Astianello minacciava di farsi eccessivo , e che anche per lei , anzi , ben inteso per lei , sarebbe stato meglio un po ' d ' aria di mare , un po ' di svago .... Quando Milla udì quella parola : svago , guardò per un momento Giuliano , coll ' aria incerta d ' una persona che non capisce . Svago .... per lei ? ... - - Oh , Giuliano , Giuliano , come puoi credere ? - - disse finalmente , ridendo . Ma capì meglio un ' altra volta , quando le venne udito , in pieno giorno , senza ombra di causa apparente , un breve sbadiglio di Giuliano . Un ' idea terribile le trapassò , come una spada , la mente . Giuliano .... forse si annoiava ? Senza forse , povera Milla ! il primo mese era stato incantevole pel Duca , il suo nuovo amore e i suoi nuovi splendori avevano occupato egregiamente il secondo ; ma il terzo .... il terzo .... Erano soli , molto soli ad Astianello : e le ville vicine non sarebbero occupate che durante l ' autunno . Quell ' eterno argomento dell ' allevamento lo interessava sino ad un certo punto ! Milla era un angiolo , oh questo sì , ed egli era il più felice degli uomini ; ma quella luna di miele così prolungata , così esclusiva , prendeva delle proporzioni allarmanti . Giuliano trovava che non bisogna abusar di nulla , nemmeno della felicità . E Milla , che aveva fatto conto di rimaner lì celata , rannicchiata nella suprema estasi del suo amore sino al Natale per lo meno .... Pure , un giorno , disse soavemente a Giuliano : - - Quando partiamo ? - - Quando vuoi - - rispose languidamente il Duca . Ma come fu caro in quel giorno , e adorabilmente affettuoso per la sua Milla ! V . Tornarono sullo scorcio del settembre , nella molle e tiepida stagione in cui l ' anno , come un saggio epicureo , si riposa e dice : godiamo , prima di prepararci a morire . La Duchessa aveva lasciata ai bagni la sua celeste speranza . Aveva abortito , chi diceva per una passeggiata troppo faticosa , chi per un accidente , chi per uno spavento , chi per una grande emozione . Qualcuno parlò di una scena avvenuta fra lei e Giuliano per certe gelosie , senza capo , nè coda . Poi era successa una riconciliazione , e tutto era finito : gli sposi tornavano e felicissimi . Il Duca era ingrassato un altro po ' ; Milla invece era dimagrata . E più ancora di prima , era pazzamente innamorata di suo marito . Nel suo amore c ' erano due elementi nuovi , la gelosia e il timore . Ecco com ' era venuta la gelosia . Ai bagni a Viareggio , avevano trovata molta gente . Vecchie conoscenze di Giuliano , che naturalmente non s ' erano potute scansare . L ' isolamento , in un luogo così frequentato , sarebbe stato assolutamente ridicolo . Almeno Giuliano diceva così , e Milla era troppo ragionevole per non capire che Giuliano , sino a un certo punto , non aveva torto . L ' intimità dunque era finita . Bisognò unirsi a quei gruppi chiassosi di bagnanti , prender parte a delle allegre gite , cenare a ora tarda al Nettuno , fare scampagnate alla Pineta , a Massa , a Lucca . Dio ! che tormento ! Erano tutte buone , gentili quelle signore , e facevano un mondo di feste alla sposina ; e i signori , quelli poi gentilissimi , al punto di farla rimanere un po ' impacciata , qualche volta : ma che stordimento , che noia in quel chiasso , in quel divertimento che pareva tanto piacere a Giuliano ! Egli ci si trovava come nel suo elemento , ed ella invece .... Uno sciaguratissimo giorno , era capitata da Livorno , con un vaporetto della Marina , una compagnia elettissima .... oh si , proprio eletta .... di signore e di signori . Eran venute a fare una gita di piacere a Viareggio . Fra quelle signore ce n ' era una bellissima , vestita con impareggiabile eleganza che a un tratto , aveva detto a Giuliano , passandogli accanto - - Oh caro Duca ! lei qui ?...--con una piacevolezza , una disinvoltura infinita . Giuliano sulle prime era rimasto lì come un po ' impacciato ; poi s ' era messo a ridere . E aveva risposto : - - Ma .... pare .... Baronessa .... - - Olga ! - - aveva chiamata un ' amica della signora , e la signora s ' era fatta accompagnare in là da Giuliano . Quindici minuti dopo , le due società s ' erano fuse in una sola , e la signora , che Giuliano aveva presentata a sua moglie , le usava mille gentilezze , le presentava alla sua volta i cavalieri del suo gruppo , e assicurava a tutti , con un sorriso singolarmente gentile , che la Duchessa Lantieri era proprio un ' adorabile donnina ! ... Milla non aveva mai visto Giuliano così animato . Si divertiva immensamente , fu brillantissimo , prodigò mille attenzioni alle numerose signore della brigata . Nella cena , che coronò splendidamente quella giornata campale , il Duca fu spiritosissimo , i suoi occhi azzurri ebbero certi strani lampi , come di sfida . La signora elegantissima rideva molto , eran tutti di buon umore , e lo sarebbe stata anche Milla , se non avesse afferrata al volo un frammento del colloquio imprudente di due vicini . - - Caso ? ... davvero ? - - aveva chiesto un signore accennando , con un lievissimo moto del mento , Giuliano e la signora elegantissima . --Speriamo....--aveva risposto l ' altro . E s ' erano guardati , ridendo , con una cert ' aria , ammiccando . Poi uno degli interlocutori aveva fatto , accorgendosi ch ' ella era vicina .--St..., come per avvisar l ' altro . E avevan cambiato discorso , con grande prontezza . Allora essa sentì , per la prima volta , di non esser felice , sentì che fra quella donna e Giuliano c ' era _ forse _ qualche cosa .... Ebbe un momento d ' angoscia terribile , l ' angoscia dell ' incertezza .... Oh ! quella cena terribile , lunga , così gaia per gli altri , così tremenda per lei .... Non disse nulla , sentì la suprema necessità della dissimulazione . Ma non potè impedirsi di osservare ! E nell ' osservazione , rimase astratta , confusa , quasi istupidita . Li guardava come incantata : erano abbastanza lontani da lei perchè la fissità del suo sguardo non paresse rivolta soltanto a loro .... Essi erano allegri entrambi , allegrissimi ; quella signora lo trattava con una certa cordialità serena , indulgente . Egli aveva l ' aria contenta , molto contenta ; essa da lontano le mandò un sorrisetto amichevole , festoso , a cui la Duchessa tentò rispondere con uno sforzo che le parve faticosissimo . Il mare , sotto all ' impalcato , diceva , nell ' eccitamento ondoso della notte sopraggiunta , delle cose gravi e severe , che nessuno ascoltava . I tappi delle bottiglie volavano ad ogni momento , oltre le balaustre di legno , e andavano a posarsi sui dorsi e sulle irrequietudini delle spume candide , nel buio . Finalmente , quell ' angoscia crudele ebbe fine . La Baronessa e la sua comitiva s ' imbarcarono per Livorno . Ma non prima d ' aver combinato coi bagnanti della Spezia una seconda gita . C ' erano le regate a Genova ; s ' andrebbe tutti assieme alle regate . Milla si sentì morire .... E mentre il vaporetto illuminato s ' allontanava rapidamente sul mare , bianco di raggi lunari , essa diceva a sè stessa : - - Stanotte gli domanderò .... Giuliano era di cattivo umore tornando a casa . Lo sciampagna non valeva nulla , disse a sua moglie . E non aveva sonno . Era quasi impensierito . Non triste , un po ' irritato . Pure , a Milla , pareva più affascinante che mai . E irritata anch ' essa , malaccorta , impetuosa , entrò bruscamente a interrogare : - - Perchè quei due avevan detto così ? ... Giuliano s ' alzò di botto , e sul viso stravolto di sua moglie lesse l ' avvicinarsi d ' una scena . S ' alzò , s ' inchinò lievemente e passò nella camera vicina . E Milla rimase col martellamento della gelosia , col dubbio d ' essere stata una gran sciocca , col terrore d ' aver offeso Giuliano . Era la prima volta che le accadeva tutto ciò . All ' indomani , al Nettuno la Duchessa parve a tutti molto pallida . Giuliano era più piacevole che mai , invece . Ma la povera sposa soffriva così visibilmente che , alla sera , non potè uscir di casa .... E due giorni dopo , un ' animuccia , disgustata , sgomentata , tornava dond ' era venuta , senza aver pagato all ' eternità lo scotto d ' un ' umana esistenza . Nel momento del pericolo , mentre si sentiva oscillare fra la vita e la morte , Milla ebbe una bizzarra parola . Disse a Giuliano : - - Perdonami . Il Duca , nell ' angoscia stessa ond ' era compreso , ebbe un istante di maraviglia . Poi capì . Più tardi , quando La Duchessa , ancora pallidissima nella sua veste da camera bianca , gli sorrideva , beata di sentirsi a rivivere e di vederlo tornato suo , egli le disse dolcemente : - - Cattiva ! Ella chinò il capo , arrossendo . Oh ! sì era stata tanto cattiva .... Aveva avuto certi pensieri .... Ma aveva sentito . E gli disse cosa aveva sentito . Egli prese un ' aria seria , quasi paterna . - - Ah ! se la sua Milla non fosse stata così bambina da dar retta a delle assurdità . Certamente , un tempo c ' era stato qualche cosa . Ma .... - - Ah ! c ' era stato ?...--osservò Milla , mentre sulle sue gote pallide passava un rossore di fiamma . Il Duca alzò le spalle e si mise a ridere . - - Certo - - disse placidamente - - ero un po ' scapato ai miei tempi . E per farmi far giudizio ci volevi proprio tu .... Essa arrossì ancora , ma d ' orgoglio questa volta , d ' un orgoglio delizioso di donna amata ! ... E , col cuore pieno di gioia e di rimorso , tese la mano a suo marito . Egli la prese , e Milla capì a qual punto era stata sciocca e bambina ! Oh , sì ! egli l ' amava come essa amava lui , esclusivamente , e per sempre .... Il passato non esisteva più .... era un sogno svanito . Tornarono ad Astianello , prima del tempo fissato . Milla stava attenta , molto attenta ! Giuliano sbadiglierebbe ancora ? No . Giuliano non sbadigliava .... almeno in presenza di Milla . Ma , certe volte , aveva un ' aria un po ' svogliata e , passeggiando sotto il viale a passi strascicati , tormentava colla punta degli stivalini lucidi certi poveri fiorellini , che proprio non ne avevan colpa . Un giorno , Milla scese a colazione con una novità . Era una piccola matita elegantissima , tolta ad un _ carnet _ da ballo . E strettala fra le ditine cominciò a tracciare sul margine del giornale , che Giuliano aveva finito di leggere , qualche nome . La manina tremava un po ' , ma le parole eran tracciate bene . - - Che fai ? - - chiese languidamente Giuliano . Essa ristette dallo scrivere , con una mossa improvvisa , come d ' una bambina colta in fallo . Poi , con una dolcezza infinita , disse : - - Penso che , dopo tutto , per l ' ottobre si potrebbe invitar qualcuno . E lo guardava , lo guardava , studiando la sua fisonomia , aspettando forse ch ' egli le dicesse di no . Ma egli non disse di no . Disse soltanto - - Ma cara Milla , tu sei un angiolo ! - - E più tardi , quando s ' alzarono di tavola , le diede il braccio , guardandola e sorridendole quasi coma l ' aveva guardata e le aveva sorriso nei primi giorni del suo matrimonio . E Milla , povera bambina , ebbe un momento di suprema gioia . Ecco ! l ' aveva trovato il modo .... Contentarlo nelle piccole cose . Ah ! ora sapeva ! Milla era felice . Il suo Giuliano era tornato di buon umore . Si divertiva un mezzo mondo mettendo la villa a soqquadro , rinnovando gli addobbi delle sale , il mobiglio delle camere , rimodernando da capo a fondo gli appartamenti . Aveva certo _ trovate _ artistiche tutte sue , sapeva combinare meravigliosamente quanto , oltre alla ricchezza , rivela in un appartamento , il carattere e l ' immaginazione signorile di chi lo abita . Una vera legione d ' operai s ' era stabilita alla villa , e , con una rapidità quasi magica , l ' interno della casa andava assumendo un nuovo e più brillante aspetto . Il creolo sapeva dar gli ordini necessari , e Milla , ch ' egli non consultava mai , era in uno stato di continua ammirazione . Eppure , certe volte , in mezzo al suo entusiasmo pel talento di Giuliano , un pensiero malinconico le si levava in cuore : ecco , le vecchie cose se ne andavano tutte , una per volta . Errava , con passo lento , quasi timido , in mezzo a tutta quella novità fresca di ricchezze e d ' eleganza , che per lei non avevano nessun ricordo , nessuna attrattiva di segreta intesa . Astianello si mutava ; era una bella cosa , senza dubbio , ed era giusto che , dal momento ch ' essa aveva acconsentito a ricevere , i suoi ospiti avessero a trovare in casa sua tutto ciò che probabilmente avevano in casa propria ; ma tant ' è .... E un giorno , in cui Giuliano le chiese ridendo dove andrebbero a far dimora durante gli otto giorni indispensabili per rinnovare quella loro antiquata camera da letto , Milla si sentì una gran stretta al cuore . Abbassò il capo .... sentiva due lagrime sull ' orlo delle palpebre . Giuliano alzò le spalle . Ma non insistette ; e Milla gli fu indicibilmente grata di quel sacrifizio . Il suo amore , sempre più cieco , sempre più assoluto , diventava idolatria . In esso smarriva ogni equo giudizio delle rispettive loro posizioni , ogni idea dei suoi diritti ; non afferrava neppur per ombra , col pensiero , l ' assieme reale delle proprie circostanze . Adorava suo marito , aveva riunite , per versarle su di lui , tutte le tenerezze ond ' era capace l ' assurda potenza dal suo cuore ; l ' amava come e quanto avrebbe amato suo padre , sua madre , i fratelli , le sorelle , con tutta la somma degli affetti che il passato non aveva mai esatti dal suo cuore , e che vi si eran sempre celati inoperosi . Essenzialmente donna , nel sano rigoglio della sua imperiosa gioventù , ella subiva il fascino di quell ' uomo bellissimo , che all ' ignoranza sacra della sua profonda verginità morale aveva rivelato il Dio ignoto , quel Dio che alle anime veramente pure si rivela anche con un mistico e singolare corteo di purezze indicibili , di suprema poesia . Milla si sentiva completamente travolta , assorbita nella vita nuova . La Duchessa amava a modo suo , non a modo della prudenza e dell ' antiveggenza . Amava coll ' inconscia forza di una volontà disarmata , con una doppia cecità di istinti , quella del cuore e .... l ' altra . Non era punto santa , e sopratutto non era punto avveduta . Non chiedeva mai a sè stessa : « faccio bene o faccio male ad amare così ? » Non chiedeva altro a Dio , se non che continuasse così ... , e che ella potesse sempre far felice Giuliano ! Certi amori , onesti , virtuosi hanno un carattere bizzarro , bene spesso . Si ha torto di non studiarli ; sono anch ' essi una curiosa varietà psicologica , hanno profonde e stranissime forme . Si è detto per molto tempo che il matrimonio è la tomba dell ' amore ; ma quando , per caso , n ' è la culla ? E peggio ancora , quando è tomba da un lato e culla dall ' altro ? ... quando sulla verde sterilità del cipresso s ' innesta un ramo di rosa nel pieno fermento dei suoi primi germogli ? ... Il Duca si compiaceva assai , specialmente sulle prime , di quell ' adorazione costante , quasi insana . Il suo amor proprio era soddisfatto ; qualche volta , in cuor suo , n ' era leggermente commosso . Eppure .... accadeva , ogni tanto , ch ' egli sentisse uno strano moto d ' impazienza . Dio ! com ' era mai bambina quella cara Milla . Aveva certe fanciullaggini ! Il lato sublime di quelle fanciullaggini gli sfuggiva .... non era stato abituato _così_...; le fantasticherie di sua moglie , certe _ esagerazioni _ poetiche del suo amore per lui gli riescivano , ahimè , alquanto stucchevoli ! Gli toccava , certe volte , di fingere di capire ciò che Milla gli diceva e questa per il creolo , era una fatica improba ! La sua lunga esperienza della donna gli tornava vana di fronte al carattere bizzarramente affettuoso di Milla , davanti a quel completo oblio di sè stessa , che in lei semplificava tutto , ad un punto eccessivo . Ora , la semplicità nella donna , era cosa affatto nuova per Giuliano ; egli la confondeva facilmente colla povertà e mentre trovava che l ' amore d ' una cara e ingenua donnina era pur qualcosa di terribilmente elementare , non gli veniva mai la voglia o la curiosità di studiare le profondità possibili e i probabili congegni di questo sentimento elementare . Egli aveva certamente la pretesa di raffazzonare sua moglie a modo suo , in tutto e per tutto , per questo soltanto l ' aveva sposata così giovane e tolta da un convento , ma educare per lui non era sinonimo di studiare ed egli non si sentiva affatto di far la parte odiosa del pedagogo . Egli aveva per principio che colle donne non si discute mai . E però non discuteva neppur con Milla . Le diceva spesso ch ' essa era bellina e , qualche volta , che le voleva molto bene . E per una di quelle : qualche volta , per una delle eleganti frasi di affetto ch ' egli si lasciava di quando in quando cader dalle labbra , Milla si sarebbe gettata nel fuoco ! La sua premura di fargli piacere , assumeva talvolta le preoccupazioni d ' un ' angoscia . L ' aveva fatto arbitro assoluto d ' ogni aver suo , padrone di casa , nel più stretto senso della frase ; essa non dava un ordine senza chiedere il suo consenso e provava un acuto senso di gioia , quando le accadeva di poter fare , _ per lui _ un sacrificio qualsiasi . E siccome il Duca , con una generosità senza pari , non aveva più parlato dei progettati mutamenti nella famosa camera celeste , Milla , in mezzo alla sua stessa soddisfazione , cominciò a provare la puntura di certi rimorsi . Com ' era stata scompiacente , egoista ! Ecco che obbligava suo marito a stare in una camera così male arredata , mentr ' egli , con quel suo buon gusto così squisito avrebbe fatto chi sa che meraviglie per procacciare a lei il piacere di avere una stupenda camera da letto . Dio ! com ' era bello Giuliano ! Cento volte più di lei .... s ' intende ! E com ' era buono ! che nobile fiducia aveva per lei , non guardava mai nel suo scrittoio , come facevano le monache , laggiù in convento , non leggeva mai le lettere delle sue amiche .... Mentre essa invece , da quell ' egoista ch ' ell ' era l ' avrebbe voluto segregar lì , in campagna e quella volta .... là ; a Viareggio ! ... Il ricordo della scena di Viareggio era per Milla una vera trafittura . Oh ! com ' era stata sciocca , imprudente , cattiva ! Per una parola , per un nonnulla aveva fatto a Giuliano quella malaugurata scena ! ... Come se Giuliano fosse stato capace .... Non perdonava a sè stessa l ' ingiustizia cieca di quel dubbio .... le pareva che ormai le corresse l ' obbligo , per tutta la vita , di farselo perdonare . Chissà quanto ne aveva sofferto , povero Giuliano , senza dirne nulla ! E un giorno , nell ' assurdità incredibile del suo povero cuoricino di moglie innamorata , nacque un pensiero . Fu respinto sulle prime , e rinnegato aspramente , tollerato più tardi e finalmente adottato . Milla aveva ogni tanto il terrore di non essere all ' altezza di Giuliano . Egli trattandola sempre coll ' indulgenza più o meno paziente che si ha verso una bambina l ' aveva facilmente persuasa d ' esser tale . E quell ' animuccia ardente ed appassionata ne soffriva . Provava ogni tanto un segreto senso d ' umiliazione , aveva delle calde aspirazioni verso una posatezza , un ' assennatezza da gran dama , da signora calma e sicura del fatto suo .... Diventare come Giuliano , per esempio ; egli non s ' alterava mai .... Ah ! ma quanto era lontana da questo ideale colla sua ignoranza , colle sue sciocche timidità , colle sue continue e tormentose esitanze ! Un giorno , le capitò , a caso , fra le mani , un romanzo inglese . In esso , due coniugi , nati uno per l ' altro , fatti per essere costantemente virtuosi e felici , vedevano invece minacciata la loro felicità da un triste malinteso . Un ' antica fiamma del marito faceva capolino nel loro presente , e per un momento le cose s ' avviavano maluccio . Ma la moglie , col suo senno , colla sua presenza di spirito , con una fortunata audacia di confronti , avvedutamente cercati , con un ' illimitata fiducia , dimostrata al marito , riesciva a scongiurare il pericolo , mentre il marito , subito ravveduto , avvertiva in quella lotta stessa e per la prima volta il valore morale di sua moglie . La rivale , vinta e schernita , s ' allontanava , e il trionfo della moglie e della morale si affermava incontrastato . Tutto questo era molto gentilmente descritto nella calma sassone d ' un nitido volume della _ Tauchnitz edition _ . A vent ' anni ( tanti ne aveva Milla , Duchessa Lantieri ) , un libro è bene spesso una voce autorevole , una specie di suggeritore intimo , col quale l ' immaginazione fervida non tarda a mettersi in rapporto . Nella sua ingenua ammirazione per l ' eroina del libro , la nostra Milla attinse un ' ispirazione che le parve un ' ammirabile misura preventiva . Nel terrore d ' un pericolo , che pure non esisteva al momento , essa trovò il coraggio strano , inverosimile di scendere deliberatamente a incontrarlo . Con un ' audacia imprudente , in un accesso di temerario ardire , cagionato da un timore intenso , essa volle , con un colpo solo , tagliar tutte le teste possibili d ' una Medusa avvenire , volle conquistare intiero il futuro , improvvisarsi grande , prudente , generosa e invincibile . Volle far vedere a Giuliano che la bambina era una donna . Gli propose d ' invitare ad Astianello la Baronessa Olga Dornelli .... la signora della cena di Viareggio . Giuliano cascò dalle nuvole : - - La Baronessa Olga ? ... dici sul serio ? ... la Baronessa Olga ? La voce di Milla non tremava punto mentre essa rispondeva bravamente : - - Sì , la Baronessa Olga . Giuliano si mise a ridere . - - Non sei più gelosa , dunque ? - - Gelosa , io ? ... ma ti pare .... sono le sciocche , le bambine che sono gelose .... io .... so bene , sai , che tu .... che tu mi ami . Egli la guardò coll ' aria maravigliata di chi si trova a fronte d ' un problema divertente e nuovo . - - Cosa ti salta in capo ? - - le chiese poscia . Milla era scontenta ; avrebbe voluto veder la sua offerta accolta altrimenti . - - Dico sul serio , sai . È una signora gentile .... elegante .... E .... le scriverei oggi stesso .... a meno che tu non voglia .... Si fermò aspettando .... guardandolo negli occhi . - - Io ? rispose il Duca .... - - anzi , figurati .... sono affatto indifferente ... ; ma ... la conosci così poco .... - - Non meno delle altre signore che abbiamo invitate .... - - rispose Milla . Ma aveva il cuore pieno di malinconia ; ... ecco .... egli non s ' accorgeva nemmeno .... - - Uhm ! - - disse il Duca , - - sai ch ' è un ' idea curiosa la tua ? - - Non vuoi ? - - chiese impetuosamente Milla . E con un ' imprudenza sublime , piena di passione , domandò : - - Hai paura ? Egli prese a dondolarsi tranquillamente sulla seggiola . - - Bambina ! - - rispose quasi subito , - - non vedi che non me ne importa nulla ? Ella gettò un grido di gioia . - - Giuliano ! ... ah ! Giuliano ! Nel silenzio del salotto suonò il rumore dolce d ' un bacio . Poi ella scappò via dicendo : - - Vado a scrivere . Egli s ' alzò per tenerle dietro , per dirle : lascia stare , non voglio .... Poi rimase irresoluto , sopra pensiero . - - Puh ! - - disse poscia , tornando lentamente indietro , - - lasciamo correre .... Come la prenderà lei ? ... Non verrà .... forse .... anzi certo .... non verrà . Accese un sigaro . - - Sarei curioso , pensò , di vedere cosa dirà .... Dopo tutto , era impossibile che non c ' incontrassimo quest ' inverno .... E se viene ? ... Ebbene , vedrà come sono le cose , e che non ho perso nulla .... lasciandola . Il sigaro non si voleva accendere . - - Curioso - - continuò il Duca , parlando sempre tra sè . - - Curioso davvero .... Che idea da stordita ha avuta Milla ! ... Imparerà a vestirsi , ciò le gioverà .... E se non venisse , quell ' altra ? ... Diavolo d ' un sigaro , non vuol saperne d ' accendersi .... _ Tout passe , tout casse , tout lasse ! _ Chi sarà ora ? ... Ancora il Viscontino ? ... Eh ! sapremo ! ... Quando si dice il caso ! Per fortuna che son sicuro di me stesso e che .... Non finì il pensiero . Lo sigaro s ' era acceso , ed egli fumava coll ' intima delizia d ' un esperto . - - Non verrà ! - - disse risolutamente al fumo azzurro del suo sigaro . - - Non verrà ! - - Ecco - - pensava , dal canto suo , Milla con una specie di gaiezza nervosa . - - Ecco l ' avvenire sicuro .... - - Ma nella gioia del suo trionfo era stanca , agitata . Oh Milla ! se tu avessi avuto tua madre ! ... VI . Quando la disdetta ci si mette , è inutile , non si può vincerla , nè impattarla . La casa era in ordine , gli appartamenti in pieno assetto . Ma il capo di scuderia , quell ' inglese antipatico , aveva , laconicamente sì , ma colla più testarda ostinazione , chiesti i suoi otto giorni . Proprio in quell ' epoca ! Andava via all ' ultimo di settembre , e verso i due o i tre d ' ottobre capitavano i conti Garbi , i primi fra gli invitati . Giuliano era sulle spine . Come supplire lì per lì ? E per l ' appunto gli premeva immensamente d ' avere in quei giorni un servizio elegante , inappuntabile di scuderia . Voleva telegrafare a Parigi , a Londra , a Napoli . Ma il signor Damelli gli diede un suggerimento più pratico : - - Provi Drollino . - - Drollino ! - - disse il Duca , attonito e scontento . - - Drollino ! Poi , ripensandoci , cominciò a persuadersi .... Dopo tutto .... aveva un personale adatto , quel monello ! E , ormai , della sua valentìa non poteva più dubitare .... tutti lo designavano pel più intelligente ed elegante fra i direttori della tenuta .... È vero che era un caratteraccio caparbio , insolente ... , ma .... per la circostanza poteva tornar utile ; e il Duca non pensava certamente a nutrire rancori verso un palafreniere che per ignoranza , senza dubbio , era stato disobbediente ed ostinato . Non disse nulla , però , al signor Damelli . Si rivolse invece alla Duchessa . Milla , lietissima , ringraziò con effusione Giuliano .... per quel pensiero così delicato . E subito mandò a chiamar Drollino . Quando se lo vide davanti serio , quasi cupo nel sembiante , rimase per un momento imbarazzata , e l ' esito della commissione non le parve facile come le era parso un momento prima . Non gli diede l ' ordine di venire - - Milla non sapeva dar ordini ; - - gli spiegò la cosa e il bisogno che avevano di lui , in un modo gentile , esitante ... , pregandolo d ' accettare , per far piacere al Duca , che aveva sentito a dir tanto bene di lui . Conviene supporre che l ' espressione del viso di Drollino fosse poco incoraggiante , perchè Milla si sentì intimidita , e seguitò , con una voce mite mite , a dar spiegazioni , ad accatastar motivi . Tutto ciò , in fondo , era ridicolo ; ma Milla l ' aveva proprio quel mal vezzo di profondere con chicchessia quelle sue squisite delicatezze di riguardi . Temeva sempre di urtare qualche suscettibilità , di ferire qualche recondita sensibilità di fibra .... Drollino , sulle prime , ebbe la decisa intenzione di rifiutare . Lui .... al servizio del Duca ! ... ah ! ... no , mai ! Ma egli non poteva spiegare a sè stesso cosa accadeva nel segreto dell ' animo suo ; la resistenza a quel desiderio di Milla pareva farsi sempre più difficile . Rimase stranamente perplesso per un minuto ; ascoltando la voce di Milla , udendo quella sua frase gentile : « e anche a me , sai , farebbe tanto piacere , » ebbe la coscienza d ' un potere arcano che lo attirava invincibilmente . Si fece triste , e guardò a lungo , con una espressione quasi smarrita , i fiori variopinti del tappeto . Poi alzò gli occhi e , di sfuggita , guardò lei . --Verrò....--disse lentamente , con isforzo , come se una possa arcana , alla quale egli obbediva a malincuore , gli imponesse quella parola d ' adesione . - - Oh ! bravo , bravo - - disse Milla , picchiando le manine una contro l 'altra.--Bravo, Drollino , così va bene . Vieni subito . Ora , abbiamo gente - - continuò animandosi - - e il signor Duca sarà contento . Egli , freddissimo , s ' inchinò ed uscì . Appena fu sotto al portico , si fermò ; subitamente pentito . Cos ' aveva fatto ? Aveva accettata una nuova forma di schiavitù ; ora non potrebbe più battere la pianura in libertà , diventava anch ' egli un servitore come gli altri , un servitore del signor Duca . Sentì un impeto d ' ira gonfiargli il cuore , e si voltò per tornare indietro , per andar a dire alla Duchessa che , assolutamente , non poteva . Ma quella strada da rifare gli parve difficile , troppo difficile . Fece un gesto d ' ira , contro sè stesso . Giunto a casa sua , sellò Mia , e per molte ore del pomeriggio nelle più lontane distese dal pascolo , suonò concitato un galoppo che non s ' allentava mai . Era venuto l ' ottobre , e con lui gli ospiti attesi . Astianello diventava una villeggiatura alla moda . Tutti i giorni qualche gita , qualche divertimento ; la servitù era sempre in moto , naturalmente . - - Ecco - - disse Battista , il cameriere del Duca , accennando una signora a Drollino dalla finestra del tinello - - è quella là ! - - Ah ! - - disse Drollino semplicemente . - - Bella donna , perdio ! - - continuò Battista . - - Sett ' anni , capisci ! Ora naturalmente è finita , ma è curiosa però che sia venuta anche lei , eh ? - - Curiosa - - ripetè Drollino . - - È una bella donna , infatti . Era una bella donna veramente , sana , forte , attraente . In vece di dignità , la sua fisonomia possedeva un certo fascino pronto , ricco d ' infiniti sottintesi d ' espressione . Era eccessivamente , fatalmente donna , e sapeva anche esser signora senza pregiudizio d ' ogni altra sua prerogativa . Accanto alla semplicità delicata di Milla , pareva ancor più pomposa e stranamente elegante . Nella sua ardita acconciatura da mattino ; la sua freschezza matura somigliava alla fioritura opulenta d ' un fiore esotico , dal profumo irritante . Aveva una chioma splendidamente fulva , una bocca grande , e un riso sonoro , che scopriva una dentatura irregolare , ma d ' un bianco lucente , quasi di smalto . Olga Dornelli Zorodoff era stata alquanto maravigliata dell ' invito di Milla , e l ' aveva accettato unicamente perchè l ' aveva interpretato come una sfida di Giuliano . Aveva deciso suo marito ad accompagnarla , ed eran venuti . Dopo tutto , erano parenti di casa Lantieri , e la visita poteva assumere una apparenza di plausibità . Ed ora ella si compiaceva di esser venuta . Trovava che Milla non era punto male . Aveva capito subito che l ' invito era stato una di quelle sublimi assurdità , delle quali non può esser capace se non la più ignara delle inesperienze , e l ' idea d ' un cordiale ammaestramento era penetrato nella mente ben disposta della ex - rivale . Il suo programma era benevolo : guadagnare l ' animo di quella bambina , indurla a pienamente tradirsi , ridere un poco con lei , e dirle : - - Bada , bimba ; non va fatto così . Bisogna cangiar tattica . - - Ordinariamente ; queste educazioni fra donne sono una cosa molto spiccia . Olga seppe ad Astianello guadagnare tutte le simpatie . Sin dal primo giorno , ebbe gli uomini dalla sua . E le donne , naturalmente , tennero dietro . Ma la Duchessa no . Milla aveva subito provata per la Baronessa una specie di avversione istintiva . La trovava più formidabile di quanto l ' entusiasmo della sua determinazione gliel ' avesse rappresentata . Vedendola , aveva subito imparata una crudele lezione . Non la temeva precisamente ; essa era sicura di Giuliano , oh ! sicurissima ; ma , nel segreto dell ' animo suo , avrebbe dato dieci , vent ' anni della sua vita per poter cancellare dal suo passato quel momento d ' insana temerità ch ' essa , appena compito , aveva cessato di spiegare a sè stessa . Non già che colla Baronessa fosse sgarbata , o mancasse come che sia ai suoi doveri di padrona di casa . Oh , no ; era inappuntabile nel suo contegno , nella sua cortesia . Ma si sforzava ad esserlo , e talvolta , in quell ' esattezza così rigorosa , lo sforzo era visibile . Olga cercava invano d ' accaparrarsi quell ' animuccia di ex - educanda , di cui voleva , moralissimamente , farsi un trastullo , poichè aveva generosamente rinunziato ad un altro genere di divertimento . Ma il suo fascino non la serviva bene in questa occasione . Milla non le era ostile ; le era soltanto aliena . S ' era bensì provata a trattarla altrimenti , come una amica ; non le riusciva . Mentre la Russa l ' avvolgeva , con un tatto infinito , nelle apparenze di un ' intimità cordiale ed affettuosa , essa invece rifuggiva , quasi per istinto , da ogni dimostrazione d ' intrinsichezza . Non sapeva , colla schiettezza ignara dell ' animo suo prestarsi ad una commedia che non la persuadeva . Ond ' è che agli ospiti in generale , Milla , con quella sua contegnosità enigmatica , riesciva meno simpatica di quella allegra Baronessa , sempre e così schiettamente cordiale . E Olga cominciava a trovare più facili , più piani i rapporti col Duca . Il loro passato non li imbarazzava punto . Olga , colla sua semplicità sapiente , con quella sua inalterabile uguaglianza d ' umore , l ' aveva abolito . Con una manovra , d ' un ' audacia senza pari , aveva fatto punto e da capo . Era convenuto che fra lei e Giuliano non esisteva più se non l ' amicizia . Il Barone , dopo aver accompagnato sua moglie ad Astianello , era partito per certe caccie maremmane , ma promettendo di tornare per riprenderla e condurla poscia nel Mezzogiorno . Anche quello era un matrimonio che andava benissimo . * * * * * Si aspettava la colazione in giardino . Olga , seduta in una poltrona americana , si dondolava con una mossa pigra , che le stava bene . Milla , appoggiata alla balaustra del terrazzo , coglieva dei gelsomini ; accanto a lei , la Contessa Garbi tentava con molto , ma vano buon volere un acquerello infelice . Più in là , due o tre signore si ostinavano al _ croket _ , col concorso degli uomini della brigata . Giuliano solo , postosi dietro la Contessa Garbi , guardava l ' acquerello progredire , e pareva approvarne caldamente l ' esecuzione ; ma ogni tanto il suo grande occhio azzurro si distraeva . - - Mia cara Milla , tu disegni , nevvero ? - - chiese dolcemente la Baronessa . - - Avevo principiato , ma ora non disegno più , dacchè ho visto quanto è difficile per noi donne . - - Ma col tuo talento .... - - fu pronta ad aggiungere la Russa . - - Perchè hai un bel negarlo , cara mammoletta , tu hai proprio del talento , e per tutto .... - - Trovi ? - - chiese Milla impetuosamente , dando , senza saper bene perchè , un accento di ironia a quella parola . La Baronessa ebbe un sorriso indulgente , quasi materno . - - E tu non trovi ? - - chiese in tono sommesso . Un silenzio , freddino assai , successe a quella domanda . - - Stupendo , - - osservò Giuliano , alludendo al quadretto . Ma il suo sguardo inquieto errava da Milla alla Baronessa . - - Non so , - - rispose Milla quasi distrattamente . Vedeva sul viso di Giuliano una specie di malcontento nuovo ; e vedeva sul volto di lei un sorriso dolce , pieno di benevolenza , che la turbava profondamente . Ah ! ... perchè l ' aveva fatta venir lì quella donna così calma , della quale Giuliano ammirava tanto _ les toilettes _ ! Olga aveva fatto una confidenza a Milla . Quelle sue famose _ toilettes _ non erano mica di Worth ! Gliele mandava una sarta modestissima , un vero genio dell ' arte , ancora ignoto . Ella sola l ' aveva indovinata , e si guarderebbe bene di dar l ' indirizzo di quella sua scoperta ad un ' altra signora . Per lei però , per Milla , sì , avrebbe fatta una eccezione . Ma Milla , adducendo a scusa l ' affezione da lei serbata alla sua vecchia sarta , aveva rifiutato : - - No , grazie . - - Ah ! - - pensò Olga ; E quando udì quel « Trovi ? » lo mise da parte assieme al « No , grazie . » La Garbi s ' era alzata per andar a cercare più in disparte un gruppo d ' alberi meno difficili a copiare . Milla si vide sola fra suo marito e la Baronessa . Essi tacevano . La Duchessa provò un timore strano , che tacessero per causa sua . Un orgoglio intimo le morse il cuore , e di subito , cedendo all ' impulso primo , che ancor non sapeva nè scrutare , nè dominare , s ' allontanò . I due però continuarono a tacere . - - Mio caro - - disse finalmente Olga , - - voi siete l ' uomo il più fortunato di questo mondo . Vostra moglie è .... - - Un angelo , - - interruppe placidamente Giuliano . - - Ah ! - - continuò Olga non meno placidamente - - lo sapete ? - - Ma l ' avete detto tante volte .... sfido io . - - Non mai abbastanza , mio caro . Quando si hanno delle fortune di questa entità , bisogna capacitarsene . Egli alzò le spalle sorridendo . - - Creolo ! - - disse la Baronessa . Giuliano si fe ' serio . Non rispose . Guardava laggiù , in fondo , nelle brume della pianura . Milla camminava diritta pel viale , senza voltarsi . Olga disse ancora a Giuliano ch ' egli aveva una moglie adorabile ; glielo disse sei giorni dopo a cena . Ordinariamente , non si cenava alla villa . Quel giorno , però , una gita lunga e divertentissima aveva ricondotto la comitiva ad ora tarda e s ' era sentita la necessità di un gaio : _ souper _ . Alle frutta la Baronessa tornò sull ' argomento . - - Adorabile ! Guardate come le sta bene quel costume pifferaro ... ; ecco .... avrebbe bisogno di esser sempre così .... contenta e animata . È di carattere molto calmo , nevvero ? ... - - Sì , - - rispose Giuliano . E soggiunse : - - Un poco di champagne , Baronessa ? - - No , basta ; grazie . Voi ne avete già bevuti cinque bicchieri ... Veramente , questo è eccellente . - - Non c ' è male , infatti ; io però preferisco .... - - Il _ Tokay _ , - - suggerì prontamente la Baronessa . Poi , in modo che si vedesse bene , si morse le labbra . Ah ! le era sfuggito .... Egli depose il bicchiere e la guardò .... Ah ! si ricordava ! Sorrise e bevette . Dopo tutto , che male c ' era ? Essa cominciò subito a parlar di tutt ' altro . Poi , come se cercasse un rifugio più definitivo , tornò sull ' argomento di Milla . - - Vi assicuro che è simpaticissima . Giuliano si mise a ridere . - - Proprio ? - - chiese . E , con quell ' eterno vezzo che hanno tanti a questo mondo di mostrare o di fingere lo sprezzo di tutto ciò che loro appartiene , soggiunse : - - Puh ! una buona ragazzetta ! - - Oh , Giuliano ! - - insistè la Russa . - - Orsù , datemi retta ; ascoltate il parere d ' una vecchia amica . - - Vecchia ? ! - - interruppe Giuliano , guardando cogli occhi lustri quel viso fresco , forte , sodo , dove la vita rigogliosa imperava . Si guardarono sorridendo . Essa era sicura del pensiero che quella parola gli andava suscitando nella mente , sicura della parola che avrebbe tenuto dietro a quel pensiero . E nella fiacca , pigra facilità dell ' animo di Giuliano , nella vigliaccheria di quel momento , stranamente foggiato dai ricordi ravvivati dallo sciampagna , quella parola uscì lenta , strascicata sulle sue labbra : - - Vecchia , cioè prima ! - - Oh ! - - rispose lietamente Olga - - c ' è qualche cosa di meglio dell ' esser la prima . - - Cioè ? - - chiese languidamente Giuliano . - - Esser l ' ultima , per esempio . Egli non rimase soddisfatto . Fece una smorfia bizzarra , grottesca , e questa esprimeva un tale ammasso di contraddizioni intime , involontarie forse , ma così patenti , che la Baronessa non potè trattenere un gaio scoppio di risa . - - Quante sciocchezze !--rispose.--Ora datemi un mandarino , e state zitto . Mentre sbucciava il mandarino , mandò di sbieco una lunga occhiata verso Milla , che calma , dignitosa , ma un po ' pallida , guardava ogni tanto laggiù , verso loro . « Perchè non hai voluto venir con me nel _ drag _ ? » pensava la Baronessa . « Guarda ora ! » E si voltò verso Giuliano : - - Vi prego , fatemi fresco . Gli porse il suo ventaglione di piume d ' aquila , ed egli cominciò coscienziosamente a farle fresco . - - Il caffè .... - - ordinò bruscamente la Duchessa , - - di là .... in sala ! * * * * * Drollino era capo di scuderia , disponeva e preparava gli attacchi , assegnava il posto ai cocchieri e ai palafrenieri . Egli non saliva mai a cassetto . Pure una volta gli accadde di farlo . E fu così . La Duchessa voleva andare , sola , ad un certo santuario distante quasi tre miglia da Astianello . Accanto a quel santuario , in un vecchio convento , pochi frati agostiniani esaurivano quietamente l ' esistenza propria e quella della casa . Fra essi si trovava il confessore della Duchessa , il buon sacerdote a cui era toccato il facile còmpito di guidare quell ' anima innocente e soave . Essa andava a trovarlo ogni tanto , facendosi per lo più accompagnare da una vecchia cameriera . Suo marito , compiacente qual ' era , le permetteva queste debolezze , col patto , ben inteso , di non farsene complice . In quella notte , nella stanza coi parati celesti c ' era stato un gran silenzio . Giuliano e Milla , turbati entrambi , avevano finto ognuno un sonno straordinario . Milla stava immota , tutta raccolta al suo posto , cogli occhi spalancati nel buio , colle mani strette tenacemente sul petto . Ora che nessuno poteva vederla , si mordeva le labbra .... Oh , com ' era stata imprudente ! Non accusava nessuno , no .... ma perchè soffriva tanto .... perchè il ricordo di tanti episodi di quella gita le riesciva intollerabile ? .... perchè si rammentava ora tante piccole , piccolissime cose ? ... perchè le recavano un fastidio così intollerabile ? ... La sera precedente a quella notte s ' era fatta tardi ballando nel gran salone illuminato .... ella li aveva visti più volte assieme ... stretti nei giri molli d ' una mazurka di Chopin .... Le altre coppie non ballavano a quel modo , pallidi , in silenzio .... Oh ! come la martellava quel ricordo così recente ! che ansie senza nome le destava in cuore ! Si sentì quasi infelice . E pensò alla necessità d ' un consiglio .... al conforto d ' una parola intima , segreta di consolazione .... Sì , andrebbe al convento da padre Loria , ci andrebbe subito , di gran mattino , mentre le altre signore , stanche , dormirebbero ancora mentre lui .... Giuliano .... sarebbe tuttora addormentato . Il suo dolore senza nome , cullato da quella risoluzione , s ' acquietò in una malinconia spossata , che le procurò un po ' di sonno . Giuliano dormì pure assai poco , durante quella notte . Era anch ' egli profondamente turbato ; nei sensi , nella mente , in quel po ' di animo che Dio gli aveva consentito . Sentiva d ' essere su una via pericolosa , di subire un fascino che non era meno potente di prima , benchè lo fosse altrimenti . Egli avvertiva bene , in quella specie di falsa amicizia che aveva , senz ' avvedersene , stretta colla Baronessa , il fermento dell ' antica passione , sentiva l ' impero di quella donna ch ' egli aveva creduto un momento di poter punire , mortificare , presentandosele in tutta la pompa della sua felicità . E ora , che suono bizzarro aveva quella parola in bocca sua ! ... Ebbe anch ' egli una brusca , strana consolazione . In fin dei conti , Milla non aveva _ diritto _ di lagnarsi di nulla . Egli era tuttora un marito .... fedele .... E lo sarebbe .... diavolo .... non c ' era pericolo del contrario .... Ma non si poteva negare che Olga .... perdio , che donna di spirito ! E il Viscontino ! non era vero niente .... gliel ' aveva assicurato lei , positivamente . * * * * * La Duchessa s ' alzò di buonissima ora , dopo avere , nell ' incerta luce del mattino che penetrava dalla porta socchiusa , gettato uno sguardo triste e appassionato verso Giuliano . Egli dormiva ora , bellissimo nella sua attitudine riposata e serena . Essa richiuse la porta , procurando di non far rumore , per non destarlo . Mentre si pettinava , mandò giù la Carolina , la sua cameriera prediletta , ad avvisare che attaccassero subito la _ vittoria _ . La ragazza , una bella e franca giovanotta , fece la commissione a Drollino . Questi chiese laconicamente : - - Sola ? - - Eh ! certo ! - - rispose la giovane , che trovava Drollino un originale _ mica antipatico _ - - chi vuol l ' accompagni al convento a quest ' ora ? il signor Duca ? ... forse ? ... Quel « forse » biricchino , e illustrato da un sorriso maliziosetto , avrebbe potuto essere un programma di conversazione ; ma il capo di scuderia non lo considerò sotto quest ' aspetto . Fece un cenno col capo , e s ' allontanò . --Stupido!...--pensò la ragazza mentre , leggermente indispettita , teneva dietro collo sguardo a quell ' originale . Questi se ne andò a dar gli ordini . Ma non accennò al cocchiere che avrebbe dovuto guidare la _ vittoria _ . Quando tutto fu pronto , egli stesso salì in serpino . La Duchessa scese verso le otto , vestita semplicissimamente , e seguita dalla Tonia , la vecchia guardarobiera . Il legno aspettava davanti alla scalinata dell ' atrio . A cassetta , a fianco del domestico , stava Drollino , colle redini in mano , bellissimo nel suo _ raglan _ bianco . Si misero in via , con un tempaccio malinconico . Una nebbia grigia serrava la campagna circostante , circuendo gli orizzonti in una sfumatura umida e greve . Giunsero finalmente , e la carrozza si fermò sul piazzale del Santuario . La Duchessa scese , e la sua delicata personcina scomparve dietro il portone , ingolfandosi nell ' ombra mite e tiepida della chiesa . Drollino , facendo muovere lentamente i cavalli , aspettò un ' ora all ' incirca sul piazzale deserto , ornato da due filari di tisiche acacie , sulle quali il cadere continuo e minuto della pioggia produceva un lieve strepito cadenzato e susurrante . Finalmente Milla riapparve . Si fermò un istante sulla soglia , guardando il tempo . Si vedeva che aveva pianto molto , e con quell ' effusione ardente che , nei dolori delle anime giovani , diventa bene spesso un trasporto delirante . E doveva aver pregato con una fede intensa , piena di passione e d ' angoscia . Il visino aveva pallidissimo , gli occhi gonfi e sbattuti , con un gran cerchio livido . Il labbro serbava ancora un po ' di tremito , la mano stringeva sul petto il libro di preghiere , come quella d ' un guerriero che preme l ' elsa della spada consueta , nel giorno della battaglia . Drollino vide tutto ciò . Sentì uno strano rimescolìo .... Ah ! la padroncina piangeva .... la padroncina pregava .... Ed egli sapeva perchè .... Battista , il cameriere del Duca , aveva detto un giorno , tra due bicchierini di cognac : - - La signora ha paura della Russa .... - - E aveva ammiccato , in modo che si sapesse , che si capisse , perchè la padrona aveva paura della Russa .... Drollino fece avanzare i cavalli sino a che la _ vittoria _ fosse proprio di fianco alla porta ; poi , gettate le redini fra le mani del domestico attonito , fu d ' un balzo a terra . Rialzò il mantice e abbassò il grembiale di cuoio ; porse quindi rispettosamente il gomito alla Duchessa per aiutarla a salire . Allora soltanto Milla lo ravvisò . Sul suo visino stravolto passò il mesto sforzo d ' un sorriso .... essa aveva ancora tanta voglia di piangere ! ... Ma nel suo sguardo stanco c ' era come una inconscia preghiera , un ignaro appello alla compassione e alla simpatia . Essa era tuttora agitatissima ; calda ancora del recente slancio religioso , aveva il cuore pieno di quell ' entusiasmo profondo della preghiera che , di tutto , fa anima e fraternità ! Ci voleva ben poco per maggiormente commoverla . Infatti , la vista di quella persona , ch ' ella sapeva essere affezionata a lei , alla memoria del padre suo , le fece in quello strano momento un effetto non meno strano . Nel dolore delle sue inquietudini , del suo isolamento morale , Drollino le parve quasi un amico . Lo guardò con una dolcezza ignara , ma affettuosa , e per un momento , senza saperlo , come una persona stanca che cerchi un appoggio , trattenne la sua mano nuda , tremante , su quella , guantata di camoscio , che Drollino teneva pronta per aiutarla a salire . Un brivido forte , ma tosto represso , agitò per un secondo la magra persona di Drollino . Un lampo , subito smorzato , passò nei suoi occhi neri ; poi egli chinò la testa come un colpevole , e , sorreggendo Milla colla forza del suo pugno d ' acciaio , l ' aiutò a salire in carrozza . Essa non s ' accorse per nulla dell ' impressione violenta che Drollino aveva risentito in tutte le fibre dell ' esser suo . Drollino fu d ' un salto a cassetta , e via , di trotto serrato , per la strada fangosa . La Duchessa , rannicchiata nel suo _ plaid _ , immersa in uno di quegli assoluti abbattimenti d ' animo e di corpo che susseguono quasi sempre all ' ardore d ' un sincero sfogo della mente o del cuore , si abbandonava al rapido moto della carrozza . Il suo sguardo inerte si smarriva nella nebbiosità malinconica , velata di piova , della campagna . E Drollino faceva volare i cavalli . Li sferzava continuamente , eccitandoli con certi _ ehp ! _ stridenti , che parevano metter loro il diavolo in corpo . Il domestico , intimorito , lo guardava ogni tanto , senza ardire d ' interrogarlo . Nell ' interno della _ vittoria _ la vecchia guardarobiera , sgomentata , ripeteva sommessamente delle innumeri _ Ave Marie _ . La Duchessa non avvertiva nulla di quelle preghiere , nè di quel timore . Calcolava quanti giorni dovevano passare , prima che spuntasse quello della partenza di Olga . Giunsero a casa senza inconvenienti . Milla , nello scendere , s ' accorse che a mala pena si reggeva in piedi . Si ricordò che non aveva ancor preso nulla ; e perciò , invece di dirigersi verso il proprio appartamento , pensò di fermarsi un momento in sala da pranzo . Questa si trovava in un ' altr ' ala della villa , dove il rumore della carrozza che giungeva poteva benissimo non essere stato avvertito . La tavola per la colazione comune non era ancora preparata ; ma , in un cantuccio appartato nel vano d ' una finestra , un tavolino elegantissimamente apparecchiato , faceva testimonianza di un allegro asciolvere , testè compiuto da due persone . Infatti , il Duca e la Baronessa Olga avevano allora finito di prendere il caffè . Erano soli ; nè ospiti , nè servi . Nella stanza vicina però risuonava incessante il _ clic clac _ delle palle da bigliardo , urtantisi continuamente sul panno verde , e un incrociarsi non meno insistente di voci mascoline . Olga era avvolta in un ' ampia veste da camera di _ cachemir _ rosso cupo , e il suo collo spariva nelle pieghe intralciate d ' una grande sciarpa di trina fiamminga . L ' energia slava della testa spiccava maravigliosamente su quel piedestallo di trapunto e sullo sfondo di cuoio cesellato della tappezzeria . La Baronessa sedeva , molto allungata , su una poltrona , con un braccio penzolone . Fumava una sigaretta di tabacco orientale ed un molle sorriso sfiorava , tra le fresche gote carnose , le tumide e rosse sue labbra . Giuliano le era seduto vicino , a cavalcioni su una sedia , e teneva posata una mano sulla spalliera della poltrona . Aveva chinata la sua faccia , così bionda e regolare , verso di lei , tuffando con visibile piacere il naso armato di _ pince - nez _ , nel fumo acremente profumato della sigaretta . Poi d ' un tratto , arretrando il naso colla mossa d ' un fanciullo che s ' allontana dal frutto proibito , mandò un sospiro tra mesto e comico . - - Ahimè ! - - disse poscia con un accento che anch ' esso aveva un po ' del burlevole , un po ' del patetico . - - Sapete cosa mi figuro in questo momento ? Ella lo sapeva benissimo , e non si diede la pena di chiedere cosa fosse . Ed egli , per non lasciar morire il discorso , finì la frase così : - - Mi figuro , il vostro _ boudoir _ granata e rosa . - - Sciocchezze .... mio caro ; quel ch ' è stato è stato . Non è egli convenuto che voi siete per l ' appunto il più felice degli uomini ? E se mai , in vita vostra , avete fatto delle corbellerie , è giusto .... - - Ch ' io le sconti , nevvero ? - - chiese Giuliano con un ' amarezza d ' accento che voleva esser patetica . Ella ebbe un maligno sorriso : - - Ma , mio caro creolo , voi siete sempre stato molto indipendente , e avete voluto .... - - No .... non fui io , a volerlo - - rispose stizzosamente - - è stata mia madre . - - Ah ! - - diss ' ella . E lo guardò sorridendo , con quel sorriso che scopriva tutto quanto il lucido avorio dei suoi denti . In quella giornata grigia , piovosa , nella atmosfera cupa dell ' antica sala da pranzo , il suo volto aveva una formidabile espressione di vita , di moto , che aizzava il sangue .... Giuliano si sentiva diventar vile , vile .... vile .... Essa si mise a ridere , ma , nella direzione di quell ' occhio azzurro , languido che la guardava ricordando , mandò un po ' di fumo , che somigliava a un sospiro inebriante .... - - Olga - - disse il Duca senza curarsi d ' abbassare la voce - - ditemi , oh ditemi che non tutte le corbellerie sono irreparabili , e che quella immensa , mastodontica ch ' io commisi nel prender moglie .... Olga , con uno dei suoi più chiassosi scoppi di risa , gli troncò la parola in bocca . Aveva veduta la Duchessa , rigida , immobile sulla soglia , di fronte a loro . Aveva udito ? Giudicando dal suo aspetto , c ' era poca speranza d ' una risposta negativa . Ma Olga pensò che la fortuna arride agli audaci , e con un gesto appena percettibile avvertì Giuliano . Poi , con una disinvoltura superiore ad ogni plauso , s ' alzò , e , col più amabile , col più cordiale dei suoi sorrisi , andò ad incontrar la Duchessa . - - Buon giorno , cara , come stai ? Sono scesa di buon ' ora , nevvero ? Le altre dormono ancora .... che pigrone ! E così , com ' è andata la tua gita misteriosa ? Milla non rispondeva , nè accennava di udire . Ansimava , e , con un gesto nervoso e macchinale , tentava di togliersi i guanti . - - Poverina ! - - continuava Olga , sempre più premurosa , - - si vede che sei molto stanca . Lo credo .... con questo tempaccio .... Stavo appunto dicendo a tuo marito .... - - Sicuro .... sicuro - - interruppe Giuliano , per secondare la Baronessa . - - Giusto .... mi diceva , e io rispondeva che tu facevi malissimo , ch ' era una delle tue ubbie solite , e che io permettendolo avevo fatto una corbel .... Ma la Baronessa , che studiava attentamente il viso di Milla , troncò con uno sguardo la trovata del Duca . - - Ti senti male ? - - chiese alla Duchessa , con un mirabile crescendo di gentilezza . Milla non rispose ; si sentiva la gola serrata da uno spasimo isterico . Eppure voleva parlare .... voleva dirla una parola atta ad esprimere il senso d ' indignazione che la padroneggiava . Ma l ' agitazione nervosa che scuoteva tutta la sua povera personcina fu più forte di lei . Milla si sentiva smarrire , non ci vedeva quasi più , sentiva nelle orecchie uno scampanio stridente . Vacillava , e , per non cadere , s ' appoggiò con ambe le mani a un tavolino lì presso . Olga le corse vicino , e volle sostenerla . Milla , nel suo smarrimento , avvertì il pericolo di quel contatto , e provò un sentimento così violento di ripulsione e d ' orgoglio che per un istante si riebbe , galvanizzata .... Si rizzò , diede un passo addietro , e dalle labbra smorte le uscì un « No » vibrato .... pieno d ' odio e di ribellione . Nella vasta sala da pranzo ci fu un momento di silenzio .... poco piacevole . Poi , a un tratto , la Duchessa svenne . VII . Eran tutte nel salotto rosso , un po ' agitate , un po ' inquiete . - - Veramente .... Milla si era sentita male ? ... Oh ! poveretta ! Ma come .... perchè ? ... Forse , la stanchezza del ballo .... - - Già - - osservò la Garbi , - - si vedeva , sulla fine , ch ' era un po ' abbattuta . - - No , - - sentenziò una vecchia signora . - - Sarà qualche cosa , qualche novità . - - Magari ! - - risposero in coro il più delle signore , con qualche sorrisetto .... --Davvero?...--osservò Olga , ch ' era entrata in quel momento . - - Che bella cosa sarebbe , che felicità per entrambi ! ... - - Tu eri in sala , nevvero .... quando quella poveretta si sentì male ? - - chiese la contessina Ghisneri . - - Per l ' appunto , mia cara , n ' ebbi uno spavento grandissimo . Io ero scesa a _ déjeuner _ .... A un tratto , Milla comparisce sulla soglia , pallida come uno spettro . Era stata , Dio sa dove , a far la meditazione .... che so io .... a confessarsi . Sapete , poverina , quanto è pia , quanto è buona ! Convien dire che l ' umido le avesse fatto male , che si fosse strapazzata .... Poi , è delicatina , nevvero ? ... Insomma , la vidi annaspare , poi svenne .... lì .... sui due piedi . Corsi subito a sostenerla , gridai .... chiamai ; per fortuna , c ' era gente nella sala del bigliardo .... Venne subito anche il Duca .... scesero le cameriere ; la portammo su .... Si riebbe a poco a poco , e l ' ho lasciata or ora , che stava meglio . - - Anderò su a vedere - - disse la vecchia dama . - - Se vi fossero novità .... scriverei subito alla Duchessa Margherita . - - Dov ' è ora quella cara signora ? - - chiese Olga . - - Oh ! sempre a Torino . E come dicevo .... - - Mia cara Marchesa , - - osservò Olga con voce sommessa e carezzevole - - rammento ora che Milla stava per addormentarsi ; forse un po ' di sonno le gioverebbe meglio d ' ogni altro rimedio . In quella entrò Giuliano , e tutti gli furon d ' attorno a chiederle notizie di sua moglie . Oh , era una cosa da nulla .... uno sconcerto passeggiero , cagionato dal freddo .... dalla stanchezza . Milla si era riavuta subito .... mandava a salutare le sue buone amiche ; dormirebbe per qualche ora , e scenderebbe senza dubbio a desinare . Giuliano in cuor suo era di cattivissimo umore . Che bestia era stato ! uno scolaretto non ci sarebbe cascato più scioccamente .... E in complesso ... per .... nulla . E ora chi sa che scena gli toccherebbe , quanti rimproveri gli rivolgerebbe Milla ! Senonchè , con sua grande sorpresa , Milla non gli aveva rivolti rimproveri di sorta . Quand ' egli entrò in camera , prima del pranzo , per chiedere sue notizie , la trovò ancora coricata , immobile . Ella parve non avvertirlo ; chiuse gli occhi . Giuliano esitò un momento ; poi chiamò dolcemente : - - Milla ! - - Essa aprì gli occhi , con un amarissimo sforzo di sorriso , poi , lentamente , li richiuse . - - Milla ! - - disse ancora Giuliano . Ella non rispose ... ; serrò gli occhi più forte , perchè non lasciassero adito ad una lagrima . Giuliano aspettò un momento , poi se ne andò ; adagio e inquieto . Forse avrebbe preferita la scena . Condusse le signore a fare una trottata . Tornando , si seppe che la Duchessa non scenderebbe neppure a desinare . Le era sopraggiunta un po ' di febbre . Gli ospiti espressero naturalmente il loro rammarico ; dopo di che , ognuno andò in camera sua a vestirsi pel pranzo . Ma in quella mezz ' ora affaccendata di pettinature riedificate , di vitine assestate alle persone , di _ fichus _ drappeggiati sulle spalle , di baffi incerati ed unghie brillantate , una piccante notizia s ' insinuò fra una stanza e l ' altra , venne scambiata in fretta nella penombra dei corridoi . Dal tinello dei domestici , d ' onde aveva prese le mosse , una frase fece rapidamente il giro del primo piano . Quando suonò la prima campana del pranzo , tutti ( meno gl ' interessati , s ' intende ) sapevano il vero motivo dello svenimento di Milla . Certo .... era capitata inattesa , e aveva veduto .... aveva udito .... Cosa ? ... Questo non si diceva , prima perchè non si sapeva bene , e poi perchè nella reticenza c ' era un delizioso sottinteso , un ampio orizzonte di supposizioni . L ' avvenimento aveva avuto un testimone inavvertito , il domestico che aveva aperta , per la Duchessa , la porta della sala da pranzo . Naturalmente , le primizie dei commenti ebbero luogo in cucina . Il passato di Olga e di Giuliano non era mai stato un mistero per la servitù ; la rinnovata infatuazione del Duca non era certo sfuggita a nessuno di quegli arghi implacabili che si chiamano : i nostri domestici . Si parlava dell ' accaduto , senza ombra di reticenza . I più compativano Milla , e fra questi erano , naturalmente , i dipendenti nati della casa . Ma un certo nucleo si ostinava a proteggere Olga , una bella donna , perdio , e che , quando montava a cavallo , mostrava d ' avere un gran coraggio e un polso d ' acciaio ! Qualcuno interpellò Drollino : - - Che te ne pare , eh ? ... Ma egli non rispose ; disse che aveva altro pel capo .... un certo puledro che gli pareva tendere ad azzoppare . Prese il berretto ed uscì , benchè piovesse che Dio la mandava . Olga scese a desinare , bellissima nel velluto verde - oliva della sua ricca _ toilette _ . Ma alle _ entrées _ cominciò a sospettare qualcosa . Sorprese qualche sorrisetto bizzarro , qualche occhiata curiosa , che si fermava un momento addosso a lei e poi fuggiva rapidissimamente . All ' arrosto , era quasi certa ; al caffè , non serbava ombra di dubbio . Qualcuna si rivolse a lei per chiederle , con una strana inflessione di voce , le notizie di quella _ cara _ Milla . Olga non si scompose per nulla . Celò a meraviglia la sua viva irritazione , fu più serena , più affettuosa , più amabile che mai . Rispose sempre a tuono , ignorando i sorrisi , ostinandosi a non afferrare nulla più del senso letterale delle varie interrogazioni che le venivano rivolte . Ma , in fondo al cuore , era furibonda . Con Milla , ben inteso . Cos ' era venuto in mente a quella sciocchina d ' invitarla ad Astianello per farle poi di quelle scene mute da vittima ? E il bello era che lei non se ne curava per nulla di quello stolido di Giuliano , ed era animata delle migliori intenzioni . Lui , si sa , sfido io ! Olga aveva voluto provare , divertirsi un poco , nulla più . L ' avevano invitata per far vedere che non la temevano ; è naturale ch ' essa desse loro una piccola lezione . Ma ora Milla , colle sue imprudenze , la metteva in una posizione falsa , seccante ... , e quasi quasi meritava davvero .... Durante tutta la sera , quella valente schermitrice fu impareggiabile . Si mostrò così gentile , così naturalmente calma , seppe talmente manovrare , celando l ' apparenza d ' ogni manovra , che a poco a poco i più creduli cominciarono a dubitare . E giunta l ' ora di separarsi pel riposo notturno , alcune fra le signore chiedevano a sè stesse : - - E se non fosse vero ? - - Molti aspettavano l ' indomani per decidere . Bisognava vederle di fronte .... Milla e la Baronessa . Davvero , sarebbe interessante . A domani , dunque . Intanto non ci si annoiava ad Astianello . Ma l ' indomani non fu apportatore della scena desiderata . Milla non si era alzata e la febbriciattola perdurava . Giuliano era crudelmente imbarazzato . I suoi doveri di padrone di casa lo assorbivano in parte , occupavano buona parte del giorno ; ma ogni tanto bisognava pure che salisse a tener compagnia a sua moglie , e quelle brevi soste nella camera azzurra non riescivano punto piacevoli . Eppure Milla continuava ad astenersi dalle scene ; essa non gli rivolgeva mai la parola , non lo guardava . Era sfinita , non provava che un immenso disgusto , un imperioso bisogno di assopirsi , d ' annientarsi nell ' oblio . Oh ! se avesse avuto sua madre ! Se avesse potuto chinare sul seno d ' una vera amica la sua povera testa così greve ed ardente e narrare , piangendo , la sua sventura ! Ella , che aveva tanto d ' uopo d ' amore , di simpatia ! Si sentiva , per la prima volta in vita sua , supremamente offesa .... Quando vedeva Giuliano , il suo orgoglio di donna onesta si ribellava , imponeva silenzio all ' amore . Essa non poteva parlargli , non poteva guardarlo .... La forza della volontà aveva e serbava alzata una barriera che pareva di ghiaccio . Ma dietro a quella barriera , il povero cuore di donna sanguinava lentamente , in silenzio ! ... Il giorno dopo , fu chiamato il medico del villaggio . Era un buon diavolo , onesto e capace . Giudicò , colla sua semplice esperienza , che la Duchessa avesse , più che altro , bisogno di riposo ; e , vedendo che le circostanze , il tramestìo degli ospiti non si prestavano guari all ' attuazione di questo desiderio , pensò di parlarne francamente al Duca . Ma il caso aveva disposto altrimenti . Nello scender le scale , s ' imbattè in una vecchia signora , la quale prese a informarsi minutamente della salute di Milla , e finì coll ' alludere discretamente alla possibilità d ' uno stato interessante . Povera contessa Nemi , ci teneva allo stato interessante di Milla ! Ai suoi tempi , era il solo male che patissero le spose , ed essa non ne intendeva altri . Rimase dunque attonita e quasi scandalizzata quando udì che si trattava invece d ' una febbre continua . Oh Dio .... ella che aveva tanta paura delle febbri .... Ma di che sorta di febbre si trattava ? ... Sperava bene che non fosse infiammatoria .... non attaccaticcia .... - - Eh ! eh ! - - disse il dottore , cogliendo la palla al balzo - - non so , spero che non sia .... non si può precisar nulla per ora ... , ma non vorrei .... che .... certi lontani indizi di tifoidea .... Dio guardi , potrebbero far capolino da un momento all ' altro .... La contessa Nemi strisciò frettolosamente una semi - riverenza , e scappò via . Il medico s ' allontanò ridendo , senza nessun rimorso pel suo stratagemma . I medici di campagna hanno talvolta delle benefiche audacie di questo genere . La sera stessa , la Contessa riceveva una lettera del suo notaio , che , per un affare urgentissimo , la richiamava a casa . E , caso singolare , la Garbi aveva notizie non troppo buone di sua madre . Due partenze furono dunque annunziate per l ' indomani . Le signore chiedevano col più vivo affetto notizie di Milla , ma nessuna insistè , come avevan fatto tanto gentilmente nei primi tempi , nell ' offrirsi a tenerle compagnia . E in capo a due giorni Olga pensò bene di ricevere un telegramma di suo marito , il quale le chiedeva di venire a raggiungerlo , scusandosi di non poter egli stesso recarsi a riprenderla , per affari molto intricati , della cancelleria , s ' intende . Giuliano , quando seppe di questo telegramma , ebbe un momento di viva irritazione . Ecco che se ne andavano tutti e lo lasciavano lì solo .... in faccia a quella donnina smorta , che non gli faceva scene , ma non voleva saperne di alzarsi , nè di guardarlo in viso . Poi ebbe un sentimento di soddisfazione . Eh , eh ... , la cosa prendeva un certo aspetto .... Meglio così .... forse la posizione avrebbe potuto farsi critica , ed egli era tanto .... creolo ! * * * * * Olga prese a tempo la decisione di partire . Dubbi o non dubbi , la sua fermata ad Astianello non era più indicata : le altre signore formavano un formidabile areopago . La simpatia per Milla era tornata , alla lontana sì , ma viva assai , avvalorata dall ' invidia che , alla lunga , Olga doveva pur destare in un circolo femminile . L ' invidia non ha molta strada da fare per diventar censura , e la Russa conosceva molto bene ciò ch ' era atto a giovarle , o a recarle danno . Aveva saputo sino ad allora farsi perdonar molto , e non compromettere in nessuna delle sue varie vicende di .... cuore l ' invidiabile posto che occupava nella società . C ' era rimasta , imponendosi o altrimenti , anche a dispetto della sua lunga avventura con Giuliano ... , ma essa sapeva benissimo sino a che punto si può gettare impunemente della polvere negli ocelli . Trovò dunque un effetto di partenza felicissimo ; l ' onore della ritirata era più che salvo ! ... Ma in fondo era indispettita , e , all ' ultimo momento , un dubbio l ' aveva inquietata . Forse la malattia di Milla era un ' astuzia di guerra .... la Duchessa si liberava così di lei e delle sue apprensioni .... E , sotto l ' impressione di quel sospetto , morse per un secondo le bellissime labbra . Di Giuliano non le importava affatto ; pure seppe così bene simulare presso di lui che , nell ' animo di questi , quel po ' di rimorso relativo che s ' era andato formando a fatica , tacque subitamente per dar luogo ad una specie di vigliacco dispetto ! Olga se ne avvide , e , mentre saliva nel legno che doveva condurla alla stazione , mandò in su uno sguardo rapido , ma strano , verso la finestra chiusa della camera di Milla . E lasciò per lei i più affettuosi , i più cordiali saluti , certa di rivederla presto , perfettamente guarita , fresca come una rosa . E frattanto ella stessa era bellissima , forte e formidabile nella pienezza vigorosa delle forme . Era molto attraente così , in abito da viaggio . Le sue pelliccie non l ' infagottavano punto come infagottano il più delle signore ; parevano avvolgerla come il manto d ' una regina selvaggia . E Giuliano rimase solo coll ' ammalata . Non già un ' ammalata grave . Di tifoidea nessun indizio ; la febbriciattola non cresceva , e veniva solo ogni tanto . Milla s ' era alzata per salutare la vecchia signora , amica di sua suocera , e anche per assicurarla che ora stava propriamente benino . Ma , dopo la partenza degli ultimi ospiti , era tornata a star così così . Non usciva più di camera , mangiava poco o nulla , e ogni tanto si metteva a piangere in silenzio . Con Giuliano non scambiava che qualche rara e indifferente parola . Era esausta di forze , ma resisteva , e in quella lotta , che nessuno avvertiva , la sua energia si consumava . Il suo era uno di quei graduati sfinimenti a cui certi temperamenti femminili si prestano fatalmente . Questo bizzarro genere di malattia non è punto mortale in sè stesso , si può benissimo guarire , solo però quando lo si voglia assolutamente . Se no , si muore , commettendo innocentemente un insensato e crudele suicidio . Due settimane passarono così . Giuliano incominciava a impensierirsi , e il medico del villaggio a non saper più che dire . Un giorno , uscì a proporre che si chiamasse un altro dottore .... per avere un parere di più . - - Ah ! - - disse Giuliano . Si sgomentò . E se veramente la povera Milla .... fosse proprio così malata .... per aver udito quello sciagurato colloquio ! Che stupido era mai stato ! E Olga lo aveva canzonato bellamente ; dopo tutto ! .... Mentre invece Milla l ' adorava , povera creatura ! Oh ! sì ! ... ci voleva proprio un bravo medico , una celebrità . E la celebrità , chiamata telegraficamente da Giuliano , capitò pochi giorni dopo ad Astianello . Non disse gran cosa , in complesso . Parlò di nervi , di gran simpatico , d ' anemia , di debolezza . E mentre faceva queste osservazioni e teneva fra le mani il polso bianco e magro di Milla , guardava attentamente ora Giuliano , ora la faccia rigida della Duchessa . Finì dunque coll ' assicurare che non c ' era nulla di grave ; ordinò marziali , accennò alla necessità d ' una vita molto quieta ; e suggerì di passar l ' invernata nel Mezzogiorno . Poi se ne andò , certo in cuor suo che quella donna soffriva crudelmente , senza concedersi uno sfogo . Il celebre dottore non era soltanto celebre , era vecchio , conosceva del pari la donna e la vita . Nell ' andarsene , ebbe una sorpresa . Giungendo alla stazione , vi trovò ad attenderlo un giovinotto bruno , magro , con due occhi assai vivi e profondi , il quale , qualificandosi per un addetto della tenuta d ' Astianello , gli chiese semplicemente , ma in modo abbastanza categorico , se la Duchessa fosse ammalata molto , molto ? ... Il medico non ricusò di rispondere , ma non si curò di dare al giovanotto nulla più d ' una di quelle elementari risposte , ch ' egli giudicava sufficienti a soddisfare la curiosità o l ' attaccamento ai padroni , da parte d ' una persona di servizio . Ma Drollino non si contentò . - - Potrebbe morire ? chiese colla massima calma . La celebrità medica , impazientita alzò le spalle . - - Caro mio , che andate chiedendo ? Perchè dovrebbe morire ? Ha un buon temperamento , è giovane . Ha bisogno di quiete e che la lascino stare in pace , ecco tutto . - - Già , disse Drollino .... Ma se invece .... Rimase in silenzio , con un ' espressione bizzarra e cupamente inquieta . - - Che ci siano ancora dei servitori affezionati ? chiese a sè stesso il celebre medico mentre saliva sul treno , in una bella carrozza di prima classe . * * * * * - - Ecco qua , borbottava in guardaroba , la vecchia Tonia , è la terza volta che viene oggi , colla scusa di prender le notizie della signora Duchessa . - - Eh , eh ! rispose la Teresa , la guardarobiera in secondo , non ha poi tutti i torti ; non è il diavolo la Carolina . E lui ha un bel salario ora , e sono tutti e due della tenuta . Sarebbe un bel matrimonio . La Carolina entrò all ' improvviso . - - Che c ' è ? chiese stizzosa , indovinando che la sua venuta aveva troncato un discorso . - - Niente , niente . Si diceva soltanto di .... Drollino . - - Miracolo ! ribattè la giovane .... E sarà per dirne del male , mi figuro ! tutti ce l ' hanno amara con quel poveretto . E io invece sostengo che .... - - Eh ! si sa , si sa .... - - Cosa si sa ? ... Non è vero niente , a me non me ne importa niente affatto di colui , non mi dispiace , no , perchè è un buon figliuolo , affezionato alla signora . - - Sfido io , saltò su a dire la Teresa , sono stati beneficati tutti dalla casa , quando c ' era il padrone vecchio . - - Bene , bene .... Oh gli altri non sono forse stati beneficati anche loro ? ... Eppure .... guardate se si rammentano di venire a vedere se la padrona è viva o morta . - - Caspita ! susurrò la Tonia , non hanno mica le ragioni che può avere Drollino di venire in guardaroba . La Carolina arrossì e tentò una smorfia . - - No , no ve l ' assicuro , viene proprio soltanto per sapere .... - - Ma lo diceva mollemente , con un mezzo sorriso biricchino e un po ' ipocrita . - - Non è vero che sia cattivo , proseguì , anzi , ha buonissime maniere . Vien su adagino .... per non far strepito e sta a sentire tutto quello che gli dico . E gliene diceva , quella buona ragazza .... Si rifaceva con lui delle lunghe ore silenziose che le toccava passare in camera della Duchessa . Gli narrava in disteso come la padrona divenisse ogni giorno più pallida e più magra , e come ella la ritrovasse sempre immobile , cogli occhi chiusi e con certi lagrimoni tanto fatti , sulle guancie . No , no , alla Carolina non la davano a bere e i medici potevano dir nomacci latini quanti ne volevano , ma il male di quella signora era tutta passione , ecco cos ' era , le gelosie e le pene che le aveva fatte passare il Duca per quella strega grassa , per quella Russa che rideva sempre . Drollino ascoltava attentamente questi sfoghi della Carolina , senza dir nulla , senz ' avvedersi che la cameriera belloccia e garbata avrebbe forse parlato anche di qualcos ' altro . Egli aveva ben poco da fare in quei giorni e però ammazzava il tempo a furia di lunghe , faticose cavalcate , al ritorno delle quali Mia era bene spesso tutta bianca di schiuma . Qualche volta , in casa o pel viale Drollino si imbatteva col Duca . Giuliano non s ' accorgeva sempre della presenza del giovane , ma Drollino avvertiva ogni volta , con una specie d ' intuizione , l ' appressarsi del padrone e se n ' aveva il tempo , evitava l ' incontro . Sentiva , vedendolo , uno strano brivido nel sangue , involontariamente digrignava i denti , gli veniva come un ' insana voglia d ' essere insolente verso quell ' uomo , di ribellarsi a lui . Un ' acre bestemmia pareva destarglisi in bocca . Ma allora gli veniva in mente la Duchessa , a cui le bestemmie spiacevano tanto , e non ardiva proferirne .... Eppure con quale piacere egli le avrebbe scaraventate in faccia al Duca . Lo odiava profondamente .... senza scrupoli di sorta . Egli non era persuaso di essere al suo servizio . La sua padrona era Milla . E ora Milla .... forse morrebbe per colui ! Una volta Drollino , capitando in scuderia , ci trovò il Duca , che a passo lento e a capo chino traversava l ' andito . Gli tenne dietro con uno sguardo torvo , e un ' idea confusa , ma terribile , gli balenò nella mente . E per salvarsi da quel pensiero , ne evocò un altro , non mai completamente abbandonato per l ' addietro , un pensiero che l ' aveva agitato sin da bambino , quello di fuggire con Mia , d ' andar lontano lontano . Così non saprebbe nulla , non vedrebbe nulla se .... caso mai ! ... Lasciò la scuderia , e si diresse verso il suo antico alloggio . Era una piccola cascina , addossata ad un vasto fabbricato ad uso fienile , e stava proprio dirimpetto alla grande estesa del piano . Un vecchio guardiano dei pascoli vi faceva dimora colla famiglia . L ' alloggio di Drollino consisteva in una ex - cucina a terreno ; egli vi aveva lasciato il suo letto , due seggiole e una vecchia cassapanca , dove serbava , alla rinfusa , i pochi panni ereditati dal padre , i suoi , non quelli di livrea , e qualche cianfrusaglia . Era un pezzo che non capitava laggiù . La massaia aveva approfittato della sua assenza per ammonticchiare in un canto della stanza l ' ultima raccolta delle patate ; ampie ragnatele si erano acquartierate fra le travi del soffitto , e l ' unica finestrina aveva i vetri rotti . Aprì la cassapanca , e prese a rovistare nei vecchi panni . A un tratto s ' arrestò . Gli era capitato sotto le dita un oggetto pesante , freddo . Con un gesto vivace l ' estrasse . Era una vecchia pistola a due canne , ed egli riconobbe subito la solita arma di guardia di suo padre . L ' esaminò a lungo ; era ancora in discreto stato ; cercando bene , trovò pure in un angolo della cassapanca lo scatolino delle cariche . Drollino non pensò a rimettere in ordine i panni . Guardava fisso fisso , come magnetizzato , quell ' arma vecchia , cogli acciai un poco irrugginiti . Lentamente prese a pulirla , la rimise in assetto , poi la caricò , pensando : - - Servirà pel viaggio . Ma quando la vide lucida , forbita , pronta , col grilletto obbediente , si fermò di nuovo . Aveva il volto acceso , le tempia gli martellavano ; ed egli alzava , riabbassava , trattenendolo , il cane , con un gesto che aveva qualcosa di convulso , come se si dibattesse nello stretto di un ' intima , formidabile lotta . Finalmente , su quella faccia stravolta passò il lampo d ' un pensiero che vinceva . Drollino cacciò la pistola nella tasca interna della giacca che indossava , poi ricacciò tutti assieme e confusamente i panni nell ' interno della cassapanca . Giunto a casa , chiese della Duchessa . La febbre era aumentata . L ' indomani , cadde la prima neve e seppellì nel bianco silenzio invernale gli orizzonti della splendida villa . Una grande malinconia invase al casa . Il Duca non si vedeva quasi più , e Milla , da più giorni non si alzava . Il freddo capitato così improvvisamente , le aveva fatto male . Non già che soffrisse molto ; anzi , s ' era come adagiata in una grande quiete funesta , le pareva di sentirsi cullata nella progressione lenta , molle d ' un ' atonia che l ' assopiva dolcemente . E se a capo di questa progressione ci fosse anche la fine .... ebbene .... tanto meglio ! ... Così non si poteva vivere . Umiliarsi , ella ? ... tanto offesa .... dimenticare ? Ah no ! ... piuttosto morire , morire .... Giuliano era , dal canto suo , profondamente agitato . Un rimorso grave turbava quell ' anima impotente . Egli provava il sincero desiderio di salvare quella donna , che alla sconfinata vanità di lui offriva l ' olocausto della propria vita . Lungi dall ' immediato dominio di Olga , egli tornava in sè , si pentiva d ' averla amata ancora , gli pareva d ' abborrirla . S ' inteneriva sulla sorte di sua moglie , piangeva spesso , uscendo dalla camera azzurra . Avrebbe pur voluto ( egli che detestava le scene ) cadere ai piedi di Milla , dirle che però , in fondo , non era colpevole come forse ella lo credeva .... implorare cionnullameno il suo perdono ... giurarle , e mantenerle poi , una fede sincera e .... assoluta . Tentò due o tre volte una spiegazione . Ma essa lo guardò con un ' alterigia così profonda , così glaciale , ch ' egli interruppe subito i preliminari e rimise la spiegazione a .... più tardi . Un giorno , la Carolina annunziò a Drollino una cosa che le faceva molta pena . La Duchessa aveva mandato a chiamare il padre Loria . Drollino non disse nulla più che il suo solito « Ah ! » ma lo disse con un accento rauco , quasi gutturale . Allora la Carolina volle rassicurarlo . Oh ! oh ! ... non era già perchè proprio si fosse a questi estremi ; ma la signora Duchessa era tanto pia , e poi .... forse .... Drollino rimase serio , cupo , cogli occhi fissi sul tavolone dove si stirava . Nevicava fitto fitto , a grandi falde , lente e sfioccate , e il padre Loria giunse sotto l ' atrio in uno stato proprio compassionevole . Mentre si asciugava davanti al fuoco acceso nel gran camino della stanza da pranzo , il duca venne a incontrarlo . Il colloquio fu breve , riuscì freddo , quasi come la giornata . Il prete e il padrone di casa si studiavano a vicenda , e a vicenda diffidavano l ' uno dell ' altro . Giuliano ebbe due o tre frasi un po ' contorte ; raccomandava di non stancare la Duchessa , già piuttosto deboluccia , poveretta . Il padre Loria ebbe due o tre mosse del capo , che non rassicurarono al tutto il Duca . Ma questo dovette pure mormorare un cortese : - - S ' accomodi , - - sulla soglia della camera azzurra , e ritirarsi adagino , mentre la dolce figura paterna del sacerdote s ' accostava lentamente al letto di Milla . Il padre Loria non fece certamente apposta a inquietare e a stancare la Duchessa Milla , ma certo è che la inquietò e la stancò orribilmente , e il loro colloquio riuscì critico e tempestoso . Fu un vero duello tra l ' autorità e la ribellione . Milla gli narrò ogni cosa con uno sfogo febbrile , con tutto l ' impeto del suo risentimento , col bisogno di simpatia che la torturava . Gli narrò , con subita energia , il suo amore pel marito , e il dolore che sentiva roderle la vita , come il verme rode la radice d ' un fiore . Oh ! essa l ' aveva amato tanto .... così ardentemente .... No , la sua mitezza non era stata vigliaccheria , la sua docilità , tenera , inesauribile non era la debolezza d ' un ' anima inetta al dominio ; era stato un volere ragionato , era la sua interpretazione dell ' amore , era una insaziabile necessità di sacrifizio , una manìa innamorata di abnegazione ! Essa si era fidata .... aveva voluto fargli vedere che si fidava ! ... Voleva a tutti i costi bastare al cuore di quell ' uomo ! E tutto ciò non era valso a nulla . Era caduto un ' altra volta ai piedi di quella .... E ora ? Il padre Loria la lasciò dire . Ma , quando essa ebbe finito , quando , ancor tutta fremente del suo sfogo , si lasciò ricadere sui guanciali con un gesto risoluto , egli prese a parlare . Non fece discorsi lunghi . - - La comprendo e la compatisco , - - mormorò dolcemente . Poi , mentr ' ella lo guardava smarrita cogli occhi grondanti lacrime , ingiunse pacatamente : - - Ora bisogna far due cose . La prima : perdonare . Essa ebbe un lungo brivido . - - E poi ? - - chiese con un ' appassionata ironia . - - Bisogna vivere .... - - rispose semplicemente il padre Loria . Un ' ora dopo , quando il vecchio prete uscì dalla camera della Duchessa , s ' imbattè subito col Duca , il quale , impaziente ed inquieto per il lungo protrarsi del colloquio , camminava a gran passi in su ed in giù nel corritoio . Confessore e marito scambiarono un saluto cortesissimo .... ancor più cortese di quello dell ' arrivo .... ma non meno diffidente e pieno di mutua avversione . Giuliano sentiva qualche cosa nell ' aria . La minaccia , per esempio , d ' una spiegazione , che ora , suggerita dal prete , gli pareva di nuovo formidabile ad incontrarsi . E fu per lui un vero sollievo quando udì dalla cameriera che la signora , stanchissima , aveva raccomandato la lasciassero riposare . Milla aveva riposato ... ; ma ora era spossata .... Quel riposo era stato in realtà una delle più aspre battaglie intime del suo povero cuore offeso e innamorato a un tempo . La religione aveva dato un consiglio ; e la natura e la gioventù l ' avevano avvalorato , con un assenso segreto ... ; ma l ' orgoglio aveva avuto anch ' esso la sua ribelle parola . Il crepuscolo invernale , prolungato dal bianco riflesso della neve caduta e da quella tuttora cadente , scendeva lento , in una mezza luce grigiastra . Nella progressione graduata della penombra , il letto ampio , coi parati di raso sbiadito spiccava netto . La bianchezza del visino di Milla si confondeva col morbido bianco dei guanciali , pareva quasi assumere l ' area sfumatura di contorni d ' una larva . - - Comanda la lucerna ? - - chiese a bassa voce la cameriera . - - No , - - rispose Milla , con voce stranamente affievolita . Va pure .... voglio riposare . La giovane uscì , in punta di piedi . Il silenzio della stanza era grave e solenne . Giuliano provava un ' angoscia inesplicabile , guardava , come affascinato il candore opaco del letto , tentava d ' afferrar nettamente , collo sguardo , l ' incerto contorno di quel corpicino femminile che giaceva , spossato , sotto alle lenzuola e pareva quasi farsi di nebbia , illanguidire nell ' ombra cupa che andava invadendo la stanza . Avrebbe voluto parlare a Milla , udire la sua voce , ne sentiva come un bisogno angoscioso . E mentre pensava come potrebbe rivolgere a Milla una domanda anche indifferente , ma che la obbligasse a rispondere , ecco che per l ' appunto quella povera e debole vocetta s ' alzò in seno al silenzio pesante e misterioso , pronunziando una parola , che , da tempo non s ' era sprigionata dalle labbra di Milla . - - Giuliano ! Egli trasalì e si chinò sul letto , premurosamente , con un terrore indistinto di quell ' ora e di quell ' accento . Ella gli porse la sua manina tanto smagrita . --Giuliano....--ripetè lentamente , non debbo .... non bisogna che io me ne vada . E per ciò .... sai .... Oh ! non la sapeva recitare quella lezione ; così sublime e così crudele . Tremava .... si confondeva . --Sai....--proseguì con uno sforzo eroico , volevo dirti che .... che io non mi ricorderò più di niente . Ma bisogna che anche tu ... se vuoi ch ' io .... Egli non la lasciò finire . Si gettò in ginocchio , le afferrò le mani , le chiese perdono , con accento rotto , appassionato , le giurò ch ' egli l ' adorava , che non era realmente colpevole , che ciò ch ' ella aveva udito non era stato che l ' espressione d ' un momento di delirio passeggero .... un capriccio passeggero , senza base , senza conseguenze .... E iterava proteste , ardenti e sincere , com ' era in quel momento , ardente e sincero il suo ravvedimento . E in quella tempestosa reazione , in quel subito rinnovarsi del suo amore per la donna ch ' egli temeva di perdere ; Giuliano riesciva eloquentissimo e si presentava sotto un aspetto nuovo , l ' aspetto cioè ch ' egli , nella placida sicurezza del suo dominio su Milla , non si era mai curato d ' assumere per lei . - - Ma tu m ' ami , dunque , tu m ' ami ? - - chiese l ' ammalata , balzata in quel momento in una calda e rapida transazione del suo amore , che le faceva ancora scusare , perdonare , scordar tutto , che la consegnava cieca , sorda , smemorata , in braccio ad una più potente , ad una più salda illusione . Egli la copriva di baci . Oh ! se l ' amava ! Se aveva sofferto .... Oh la sua Milla ! la sua Milla adorata ! Non era punto : creolo .... in quel momento ! Allora Milla ebbe un subito e febbrile risveglio delle forze . S ' alzò a sedere sul letto , s ' avvinghiò colle braccia scarne al collo di Giuliano e gli si strinse convulsa sul petto , con un grido supremo di trionfo e di desiderio : Vivere ! ... vivere ! ... * * * * * La villa era ancor tutta sottosopra . Poche ore prima il Duca e la Duchessa erano partiti per Napoli , dove li avrebbe raggiunti la vecchia Duchessa Lantieri . La partenza era recente e l ' ardore dei commenti non era pur anche venuto meno . Veramente la signora non era al tutto ristabilita ; stava però assai meglio . Ma ne aveva patito del male , poveretta ! E che festa per tutti , quando , era scesa a desinare per la prima volta ! Non la scorderebbero così presto , quella sera . Il pranzo era stato preparato , non già nel salone grande , ma in un salottino caldo , caldo , ornato delle più belle camelie della serra ! Finito il desinare , la Duchessa , appoggiata al braccio di suo marito , era venuta un momento sotto il portico , per ringraziare quella brava gente che aveva tanto gridato : Evviva ! Aveva parlato quasi a tutti , aveva riconosciuta la vecchia portinaia , salutata la fattora , poi aveva osservato che ci erano due guardiani dei pascoli e persino Drollino , il quale , da quel selvaticone che sarebbe sempre , se ne stava mezzo nascosto , dietro uno dei pilastri . Anzi , lo fece chiamare . - - Ho saputo - - gli disse soavemente - - che tu pure venivi spesso a chieder mie nuove . Ti ringrazio . Egli la guardava fisso .... come incantato . Com ' era bella e pallida .... e com ' era diversa dalle altre ! Giuliano , che aveva bevuto del _ Johannisberg _ molto vecchio in onore della Duchessa , era di lietissimo umore ! --Certo....--sclamò benignamente - - veniva ogni giorno a chiedere alla Carolina .... eh ! ... eh ! ... guarda .... Drollino ! Drollino guardò infatti il Duca , e in modo siffatto che questi , pur continuando a ridere , non proseguì a toccar quel tasto . E un momento dopo , temendo che Milla fosse stanca , la condusse via . Milla non si oppose ; senz ' avvedersene , ricadeva invincibilmente nella obbedienza cieca e fiduciosa dell ' amor suo . Partirono adunque sui primi di dicembre , contenti , felici , e in perfetta armonia . In casa rimaneva tuttora parte della servitù , quella che avrebbe più tardi raggiunti i padroni a Napoli , e quella fissa per tutto l ' anno ad Astianello . La sera stessa si trovarono riuniti in cucina , attorno all ' allegra fiammata del caminone . Drollino ci andò pure un momento , prima di recarsi a letto . Nel crocchio si discutevano , naturalmente , gli ultimi avvenimenti di quella fortunosa villeggiatura . - - E la Russa ? - - chiese a un tratto il paggetto . Il capo cuoco alzò una mano a livello del mento , e con una vivace smorfia soffiò rapidamente sul palmo . - - Andata ! - - soggiunse con un ' espressione comicissima , come un prestidigitatore che fa scomparire una pallina di sughero . E fu una risata generale . Ma il paggetto maligno insistè : - - Per sempre ? ... Il cocchiere alzò le spalle con un ' aria da filosofo . - - Caro mio , chi sa l ' avvenire ? ... Speriamo di sì ! Certo è che , in grazia di quella diavolessa , la nostra povera signora è stata a un brutto rischio . - - Io dico che se le capita un ' altra volta .... - - prese a sentenziare il maggiordomo . - - Muore , eh , muore davvero ? - - interrogo premurosamente il paggetto . - - Al diavolo i monelli - - rispose stizzosamente il maggiordomo ; - - che c ' entri tu , bardassa , a far cotesti discorsi ? E per fargli vedere che non c ' entrava proprio , accennò ad allungargli una pedata . Ma non l ' allungò , e si mise a ridere . Drollino uscì dalla cucina senza che nessuno se ne accorgesse , e si recò in scuderia . In quell ' ambiente vasto , l ' atmosfera aveva un tepore dolce , e l ' occhio si riposava in una semioscurità , rotta ad intervalli dal chiarore di certe lampadine appese alle arcate della volta . In fondo , presso alta porta d ' uscita , un piccolo lume ad olio ardeva vacillando davanti ad un quadretto di Sant ' Antonio e socio . In un _ box _ aperto e disoccupato , il sorvegliante di servizio , coricato su di una branda ed avvolto nel suo bigio mantellone , russava saporitamente . In scuderia non c ' erano in quei giorni più di una quindicina di cavalli . Stavano quieti . I più dormivano , alcuni si movevano ogni tanto , con un lieve scalpitìo , accusando le proprie mosse col rumore delle palle di legno appese alle _ cavezze _ .... che si urtavano contro le pareti esterne delle mangiatoie . Mia era ultima nel compartimento di destra , e dormiva stesa di fianco sulla paglia ; ma quando Drollino , avvicinandosi , la chiamò sommessamente per nome , la povera bestia , destandosi , si rizzò impetuosamente , con quel moto così rapido proprio del cavallo fino che non si vuol lasciar sorprendere in una posa d ' inazione . Voltò la testina intelligente , e fissò il padrone coi grandi occhi espressivi . - - Mia ! - - disse Drollino col tono monotono di chi parla in sogno , e accarezzando la lucida groppa della cavalla . - - Mia ! ... è partita ! ... Il riverbero del lumicino di Sant ' Antonio accendeva un punto luminoso nella pupilla attenta di Mia . - - Mia ! - - continuò Drollino collo stesso accento - - se lei fosse morta .... io l ' avrei ammazzato .... sai ? ... Uno dei cavalli vicini diè un forte strappo alla corda , e la palla picchiò rumorosamente contro la barriera . - - Ohe ! - - borbottò il mozzo , fra il sonno e la veglia . Una gran quiete regnò in scuderia . VIII . Maggio e i suoi fiori , maggio e il suo cielo sereno , le sue nuvole passeggere e i suoi tepori precoci ! Maggio che sorride alla villa d ' Astianello , e Milla che sorride alle rose di maggio e d ' Astianello . In giardino ce n ' è un ' infinità , di tutte le qualità , di tutti i colori ; ce n ' è persino una tutta verde , che non è punto bella , e il cui arbusto costa un occhio del capo . È una rarità , s ' intende . Quella onesta varietà della specie avrebbe il buon senso di non voler nascere a casa nostra , ben sapendo quanto sfiguri in mezzo alle sue splendide sorelline . Ma noi , anzichè saperle grado del suo accorgimento estetico e della sua ritrosia , ne la castighiamo sforzandola invece a crescere stentatamente e a fiorire di mala voglia nei nostri giardini . Milla è stata china , a guardar la macchia , per un po ' di tempo . Finalmente si rizza , e , voltandosi , chiama : - - Giuliano ! Ogni traccia di malattia è scomparsa dal suo visino il quale è ormai più tondeggiante e suffuso d ' un lieve incarnato . La personcina è sempre snella e minuta , ma le angolosità d ' un tempo si vedono più . Milla veste un ' elegantissima _ matinèe _ di mussola bianca ricamata , adorna d ' un profluvio di fiocchi azzurri e fiorellini rosa .... Sta veramente benino quella gentile creatura ; il vento fresco del mattino le ha alquanto scomposta la capigliatura , ed i capelli biondi piovono alla rinfusa sulla fronte , adombrando quei cari occhi castani , pieni di luce , di gioia e d ' amore . - - Giuliano ! - - ripetè a voce più alta , voltandosi verso la finestra d ' un salottino a terreno . Giuliano , obbedendo a quel gaio appello , comparve finalmente nel vano interno della finestra . Il suo busto emergeva nello sfondo bruno del vuoto , e la sua faccia campeggiava bene , così bianca , e con tanto oro di capelli e di barba . Guardandolo , però , pareva un poco invecchiato , e , sotto ai suoi begli occhi azzurri , alcune rughette , appena percettibili , s ' eran dato convegno . Aveva anch ' egli un ' espressione ilare e soddisfatta , ed il profumo del suo biondo sigaro d ' Avana giungeva sino alla macchia delle rose , mischiandosi in istrana guisa coi loro forti e vari olezzi . Milla lasciò la macchia e s ' accostò al davanzale . Colla destra teneva sola la famosa rosa verde , colla sinistra serrava un mazzo di stupende rose _ Gloire de Dijon _ . - - Sai , Giuliano , non mi piace ! - - Cosa ? - - Questa rosa . - - E perchè non ti piace ? - - Perchè non è una rosa schietta come le altre ; ha voluto far l ' originale , e ciò non va bene . - - No ? ... - - No ! bisogna aver buon senso , e fare ciò che fanno gli altri . E di ciò son tanto persuasa , che non voglio predicar bene e razzolar male . Non voglio essere come la rosa verde . Dunque , a giugno , andremo ai bagni ! - - Ma , mia cara , che bisogno c ' è di andare ai bagni , se non ne hai voglia ? Potremmo benissimo rimanere qui . - - Sì , che ne ho voglia ! E poi è giusto ; so che , a lungo andare , la campagna ti annoia . Andremo ai bagni .... dove vorrai tu , ben inteso , e poi .... torneremo qui ! Ah , qui si sta così bene , non è vero ? - - Certo ! - - disse allegramente Giuliano ; ma un ' ombra fuggitiva gli passò sulla fronte . - - Dunque - - ricominciò Milla - - dove andiamo ? a San Moritz ? - - Eh ! vada per San Moritz . - - O a Recoaro , Lucca , Sorrento , Villa d ' Este ? Basta , decideremo poi . Già , abbiamo tutto il mese per pensarvi . E quest ' inverno , per un mese o due , torneremo a Napoli ? - - Certo , dove vuoi ! Ammenochè gli affari .... - - Oh ! gli affari ! - - disse Milla con un ' adorabile smorfietta . - - Sai che sei insoffribile con questi affari ! Dacchè ti sei messo in capo di rivendicare quei possessi nel Genovesato , ti sei cacciato a capo fitto , nei litigi , nei processi , nei consulti d ' avvocati , tanto che mi diventi tu pure un vero leguleio . Rideva , così dicendo , e cercava invano d ' assumere un ' aria indispettita ; ma in cuor suo era tutt ' altro che avversa alle occupazioni di Giuliano . Le avevan detto , e s ' era persuasa , che una occupazione indefessa , accaparrante poteva benissimo riescire una salvaguardia . - - Orsù - - continuò con una soave ipocrisia di pazienza - - speriamo che si _ possa _ andare a Napoli . Ti ricordi di Napoli ? - - Sì - - diss ' egli lietamente , rimovendo la cenere dall ' estremità dello sigaro . - - Oppure , andremo a Nizza . E di Nizza ti rammenti ? - - Sì - - disse ancora Giuliano , ma non lo disse lietamente . - - Oh ! io mi ricordo , sai ! La passeggiata degli Inglesi , il Circolo della _ Méditerranée _ , et la _ place Massena _ , e il _ Restaurant français _ , dove abbiam fatta quella famosa colazione . E il _ Vallon obscur _ ? E Cannes ? E Montecarlo ? A proposito , bada che , se andiamo a Nizza , stavolta voglio proprio venire anch ' io a Montecarlo . Egli aggrottò le ciglia e parve scontento . - - Oh , bella ! - - continuò Milla , sempre più infervorata nei suoi progetti . - - Ci vanno tutti , ci voglio andare anch ' io . E voglio vedere a giocare ; chissà che non m ' arrischi io pure ; sapessi quanto mi rincrebbe di non poter venir con te il giorno in cui ci andasti ! Ti ricordi di quel giorno ? Non mi sentivo bene , e rimasi a casa . Non volevo far parere , ma mi struggevo di venir anch ' io a Monaco ! Giuliano fece una strana smorfia , e balbettò fra i denti qualche parola . - - Ma stavolta - - continuò Milla - - questo capriccio me lo voglio levare . Sissignore , giocherò anch ' io , e vedremo se la perdita di qualche migliaio di lire farà venire , a me pure , la faccia da scomunicato che avevi tu , la sera , quando tornasti . Le venne voglia di ridere , e rise infatti , celando il visino nella profumata bianchezza delle rose . Egli s ' era voltato bruscamente ; per buttar via lo sigaro . Una brezza freschina passava di lì , suscitando nell ' erba un tremolìo di amoerro , e facendo dimenar le cime alle rose , come se fossero tante testine di piccole fate dubbiose . Milla alzò di nuovo il viso , aspirando con gioia la frescura di quell ' arietta . Girò attorno lo sguardo , vide quella bella villa signorile , così idilica , colla sua verde cintura di arrampicanti . Vide il giardino ridente e il piano maestoso e i colli vicini , e tutto ciò le parve bellissimo . Allora pensò che Giuliano , il suo fedele Giuliano , era pure molto bello . E la vita dunque non era forse bellissima anch ' essa ? ... Chiuse gli occhi , e , paga , col cuore riboccante di gratitudine e di dolcezza gioconda , mormorò sommessamente : - - Oh Giuliano ! come sono felice ! Rimase per un istante come raccolta nel pensiero della sua felicità , mentre Giuliano , pallido , tormentava fra le dita paffute , i ciondoli del suo orologio . Milla schiuse gli occhi e diede un sospiro . - - Che peccato che tu debba sempre andar laggiù , a Genova a conferire con quell ' avvocato ! Non potrebbe venir qui lui ogni tanto ? ... - - Impossibile ! - - rispose recisamente Giuliano , mordendosi le labbra . - - Ma sarò assente per pochi giorni , te lo prometto . - - E penserai a me ? - - chiese timidamente Milla , ridendo , e colla vaga intuizione di dire una gran sciocchezza . - - E tu , penserai a me ? - - rispose Giuliano , colla coscienza di dir cinque parole orribilmente vane e stonate . - - Uhm ! - - rispose Milla - - secondo .... se avrò tempo . Perchè , - - soggiunse con un fare soavemente biricchino - - se tu hai delle occupazioni .... può darsi che ne abbia anch ' io .... e che siano importanti come le tue . Egli la guardò , con un ' espressione indefinibile . --Come?...--mormorò--che intendi dire ? ... - - Sei curioso , eh ? Ci ho gusto . Oh bella ! perchè non avrei anch ' io i miei affari .... come li hai tu ? ... --Perchè....--ripetè Giuliano - - perchè ? ... - - Via , via , non far quegli occhiacci . Sai pure che di affari , propriamente detti , non posso sentir a parlare per cinque minuti consecutivi , senza addormentarmi . Ho piena coscienza che , se me ne immischiassi , non sarei nulla più d ' una guastamestieri ; e poi non sei forse tu che te ne occupi , che pensi e provvedi a tutto onde risparmiarmi ogni briga ? Un profondo ed amaro turbamento si dipinse per un secondo sul volto di Giuliano . - - Cara Milla !...--sussurrò quasi involontariamente , con voce soffocata . - - Zitto là , Giuliano , e torniamo a bomba . Dicevo dunque che le mie occupazioni , le ho anch ' io . Ammetto che non somiglino alle tue , ma ciò non scema la loro importanza , e un giorno o l ' altro .... forse .... ne vedrai il risultato . - - Oh ! oh ! - - disse Giuliano , ch ' era tornato a rasserenarsi , - - e non si può saper niente ora ? - - Niente affatto . È una sorpresa ; resterai con tanto di naso . E rideva , allegra come una bambina , assaporando anticipatamente la sorpresa e la soddisfazione di suo marito . Questi le afferrò una mano , abbandonata sul davanzale . - - Milla ! - - chiese con accento rotto ed angoscioso - - Milla ! sei felice , nevvero ? Milla tralasciò di ridere . Sporgendosi colla persona oltre il davanzale , chinò il capo sulla spalla di lui . Egli sentiva il battere concitato di quel vero cuor di donna e il calore di quella fronte , ove piovevano scomposti i ricciolini d ' oro . Drelin , drelin , drelin .... la campanella della colazione ! Si divisero ridendo , movendosi entrambi , l ' una al di qua , l ' altro al di là della finestra , e riuscirono ad incontrarsi sotto il portico . - - A proposito , - - disse Milla a suo marito , - - ricordati stavolta , di portarmi il _ pan douce _ e i canditi . E quando avrai finiti i tuoi affari , andremo ai bagni . - - Non voglio essere la rosa verde , - - soggiunse ridendo e appuntandosi sul petto una delle rose bianche . * * * * * Giuliano partì il giorno susseguente . Milla tenne dietro , sino oltre il cancello del viale all ' elegante _ phaèton _ che , guidato dal Duca stesso , s ' avviava verso la stazione . Poi tornò indietro , asciugandosi gli occhi un po ' rossi . Si fermò a terreno e mandò a chiamar Drollino . - - Senti , Drollino , - - gli disse appena se lo vide davanti , serio e muto come al solito , - - di devi fare un piacere . Sceglimi in scuderia una bestia buona , sicura , proprio quieta . - - Ci sarebbe Calif , - - rispose Drollino , dopo aver pensato alquanto . Calif , ai suoi giorni , era stato un fiero corridore , ma ora era vecchietto assai e aveva smesso ogni baldanza . - - Bravo ! Calif ; per l ' appunto . Sai cosa voglio fare ? ... Voglio montare a cavallo . - - Lei ! - - disse Drollino attonito . Era noto a tutti , nella tenuta , che quell ' angiolo della Duchessa aveva sempre avuto una paura terribile dei cavalli . --Sicuro....--continuò Milla . - - Il Duca avrebbe tanto caro che imparassi . E ora , capisci , approfittando delle sue assenze , voglio fargli questa sorpresa . Drollino represse una specie d ' amaro sorriso , e stette immobile , ascoltando . - - A Nizza avevamo provato , in maneggio ; ma sai , non vi riuscivo bene . Ho paura di non esser molto coraggiosa .... Oppure non sapevano insegnarmi . Ma ora , m ' insegnerai tu , nevvero ? - - Io ? - - disse impetuosamente , quasi spaventato , Drollino . - - Tu , sì .... - - rispose Milla ridendo - - cominciando da oggi . Ho la sella e tutto l ' occorrente . Va a far sellare Calif , e aspettami in maneggio . Io mi vestirò frattanto , e fra mezz ' ora scenderò . E così accadde che Drollino divenne _ ipso facto _ maestro di equitazione della Duchessa . Sulle prime , la cosa durò fatica ad avviarsi . Milla era terribilmente impacciata nella sua lunghissima gonnella di amazzone , e non sapeva raccapezzarsi in nulla . Era molto bellina però , e nell ' ampiezza del maneggio la sua figurina delicata , acquistava una nuova leggiadria . Il collo pareva veramente finissimo , quasi esile , così stretto nel collettino ritto , fortemente insaldato , o compito alla chiusura da un nodo di cravatta color verde cupo . Il visino tanto giovane e fresco , coi capelli , strettamente raccolti sulla nuca , e adombrato dalla breve falda d ' un _ pioppino _ inglese , pareva quello d ' un giovanotto di primo pelo . Drollino durava fatica talvolta a non distrarsi , guardandola in quell ' aspetto nuovo , che tanto armonizzava colle aspirazioni della sua irresistibile vocazione . E per due ore al giorno , sinchè fu assento il Duca , egli si trovò colla Duchessa , così vestita e affidata completamente a lui . Toccò a lui a metterla in sella , a insegnarle il maneggio delle redini , le chiamate , le attitudini . Milla trovava la cosa ancor più seria di quanto s ' era immaginata ; non andava avanti che a furia di buona volontà , facendo sforzi eroici per vincere la paura . Ma questa ogni tanto ritornava , invincibile , e Milla , nei suoi sgomenti irragionevoli , temendo sempre di cadere , smarrita , soffocando la voglia di gridare , afferrava con mano convulsa il braccio di Drollino . Questi sentiva alla sua volta uno strano rimescolìo , un intimo turbamento lo sconvolgeva tutto . Ma senza fermarsi a chiedere cosa fosse , lo dominava , e , calmo egli stesso , rassicurava la Duchessa , ripetendole , col suo accento vibrato , di non temere , di fidarsi di lui . Le faceva animo ; con un sorriso che aveva qualcosa d ' imperioso e di supplichevole ad un tempo , con qualche raro : - - Brava ! - - Milla si fidava , e ciò le giovava immensamente . Persisteva nella sua impresa , sostenuta dal pensiero che tutte queste difficoltà le incontrava per Giuliano , per procurargli il piacere di una sorpresa . E nei momenti critici , quando le pareva proprio di non poter più reggersi in sella , guardava intensamente Drollino , attingendo il sangue freddo nella calma scintillante di quello sguardo , certa che , in ogni caso , la mano di lui l ' avrebbe sorretta . Ah , sì , Drollino era proprio un buon maestro ! Siccome il tempo era limitato , le lezioni si ripetevano ogni giorno , benchè , a dir vero , quell ' esercizio violento , al quale non era abituata , stancasse non poco la Duchessa . Quando scendeva di sella , a mala pena si reggeva in piedi , e bene spesso , per uscir dal maneggio , doveva appoggiarsi al braccio di Drollino . Oh , com ' era stanca .... tanto , che s ' abbandonava quasi , così spossata com ' era , sul saldo braccio del giovane maestro . Il ritorno del Duca pose fine al primo periodo delle lezioni . Egli era pallido , sbattuto ; ma ne accagionò presso Milla la stanchezza della nottata , trascorsa in ferrovia . Era un po ' nervoso , un po ' inquieto ; gli affari si complicavano , ma egli voleva spuntarla ad ogni costo , e però gli toccherebbe d ' assentarsi ancora , forse , più volte . Portò , oltre ai _ pandouce _ ed ai canditi , una splendida collana di corallo e una ventina di gingilli in filagrana . Milla ne fu così lieta che si mise a piangere di contentezza , e non rifiniva di ringraziare suo marito . Ma Giuliano non pareva gustare moltissimo quella sfuriata di ringraziamenti , e forse per interromperli chiese d ' un tratto : - - E la sorpresa ? - - Non ancora - - rispose Milla ridendo - - sarà per quest ' altra volta . Ma non fu nemmeno per « quest ' altra volta , » benchè , appena ripartito Giuliano , la Duchessa ricominciasse di gran lena le lezioni con Drollino . Quando il Duca tornò , non s ' era per anco usciti dal maneggio . Stavolta le portò in regalo un anello in brillanti , ma non chiese della sorpresa . E , in capo a quindici giorni , ricevette delle lettere d ' affari che l ' obbligarono a ripartire . Milla , che sulle prime , e per la ragione che sappiamo , aveva fatto buon viso alle nuove occupazioni di Giuliano , cominciava a trovarle ora un tantino indiscrete . Ora per l ' appunto , quando egli era diventato così dolce , così compiacente , così premuroso per lei , glielo portavano sempre via .... sempre .... quei benedetti affari ! Milla era veramente felice , dimenticava il passato come si dimentica un brutto sogno . Giuliano s ' era completamente ravveduto da quella sciagurata sorpresa dello scorso autunno . In fin dei conti , un po ' di colpa ce l ' aveva avuta anche lei , colla sua imprudenza . No , ora capiva bene com ' è l ' esistenza . Bisogna esser prudente , fuggire le occasioni , non mettere la paglia accanto al fuoco ! Ora non c ' era più pericolo di sorta , ed ella ormai era sicura di nuovo , meglio anzi di prima , del cuore di Giuliano ! Il giorno dopo la terza partenza di suo marito , Milla , nello scendere in maneggio , ebbe una sorpresa . Invece di Calif , trovò ad aspettarla Mia , già insellata e tenuta a mano da Drollino . Esitò un momento , guardando il giovane . Egli arrossì , ma disse dolcemente : - - Salga , signora Duchessa . E quando l ' ebbe bene adagiata sulla sella , soggiunse a bassa voce : - - Ho pensato che adesso , coi progressi che abbiamo fatto , sarebbe bene di provare un cavallo nuovo . - - Ma non ti rincresce ? - - chiese Milla ridendo . - - No - - rispose Drollino - - e lei ci avrà più piacere a cavalcare Mia . Infatti , era tutt ' altra cosa ! Mia aveva il boccato straordinariamente fino , le mosse pronte e leggere . Milla a poco a poco smetteva la paura , e prendeva a gustare l ' indicibile soddisfazione del cavalcare . Cominciava a tenersi bene in sella , ad acquistare destrezza e disinvoltura ; e Drollino provava un grande orgoglio quando vedeva la leggiadra amazzone , franca ormai e sicura , sul dorso di Mia . Gli parevano tutt ' e due , nella bellezza aristocratica delle rispettive loro razze , creature privilegiate , incomparabilmente pregevoli . Entrambe in quel momento gli erano soggette , entrambe egli guidava colla voce , col gesto , collo sguardo ; sentiva per entrambe come una bizzarra analogia di ammirazione appassionata ; per Milla come per Mia , sarebbe stato capace di tutti i sacrifizi . L ' ora della lezione era diventata per lui la più bella ora del giorno ; l ' aspettava ansiosamente , ma pure non senza un certo vago , nuovo timore , che a lui , così impavido , riesciva inesplicabile . Se a Milla , per esempio , succedesse qualcosa ? ... se cadesse ? ... se si facesse male ? ... Gli accadeva , certe volte , di dover frenare un tremito quasi doloroso , quando serrava sullo stivaletto inglese della Duchessa la fibbia della staffa , o quando , dandole la briglia , le sua dita s ' impigliavano fra quelle della signora . Certe volte , gli venivano delle strane idee ; nella sua mente si combinavano certe insensate ipotesi . Se , per esempio , i loro cavalli , prendendo subitamente il morso fra i denti , fuggissero di conserva , e così a rompicollo li portassero lontano lontano .... in un sito d ' onde non si potesse far ritorno ... ; se Mia s ' impennasse , ed egli potesse salvare la Duchessa .... magari anche , morendo per lei ! ... Ma tutta queste vacue immaginazioni frullavano solo per un momento , e di rado , in quella testa di 22 anni , o meglio la sfioravano appena , e subito svanivano , di fronte alla logica semplicissima della realtà . Il bello fu quando si cominciò ad uscire dal maneggio ! La lezione allora aveva luogo per lo spazio infinito dei pascoli . Drollino , nella sua qualità di maestro , cavalcava a pari della Duchessa ; e questa , che non era mai stata altiera co ' suoi dipendenti , non sdegnava di rivolgergli la parola , parlandogli alla buona , e facendolo parlare , come quando erano bambini . Drollino era fiero di poter condurre la signora per l ' ampio verde dei pascoli che le appartenevano ; faceva sfilare le mandre davanti a lei , le spiegava le consuetudini dell ' allevamento , le insegnava a discernere le qualità che costituivano il pregio dei prodotti . Le impartiva alcune fra le immense cognizioni ch ' egli possedeva sull ' allevamento , e sapeva porgerle in un modo che non era nè pedante , nè grossolano . Si infervorava , parlandole di quelle cose che per lui erano intimamente collegate alla forza , all ' ardore della sua vocazione ; i suoi accenti assumevano una specie di schietta e virile energia , in cui vibrava come un ' eco lontana di passione invincibile .... La scena era bella , infinita , davanti a loro . Milla respirava a pieni polmoni l ' aria calma e libera della pianura , e si compiaceva d ' interrogare Drollino su quanto le cadeva sott ' occhio .... Altre volte invece la Duchessa non si sentiva disposta a parlare , ed essi percorrevano in silenzio lunghi tratti di via , al galoppo , mentre lo scalpitìo dei loro cavalli risuonava così unito , così uguale sul terreno da parere il ritmo affrettato d ' un ritornello senza fine . Milla aveva preso a voler bene a Mia ; le portava dello zuccaro e l ' accarezzava di frequente . E a Drollino succedeva qualche volta , dopo aver ricondotta la cavalla in scuderia , di rimanere per lungo tempo immobile , collo sguardo fisso , colla mano posata sulla lucente criniera di Mia , precisamente al posto dov ' era scesa per un istante la carezza lieve della Duchessa . * * * * * Quando il Duca era in villa , le cose mutavano affatto , e Drollino evitava con ogni sua possa di trovarsi coi padroni . Stava molto in scuderia , e lo si trovava ordinariamente vicino al _ box _ di Mia . In casa era tornato il tempo lieto . Quello delle scene era passato : il padrone s ' era radicalmente corretto ... , la malattia della Duchessa aveva fatto miracoli . Egli non pensava neppur per idea a lagnarsi della solitudine , non pareva sentir bisogno alcuno di svago , era affettuosissimo per Milla , e le portava ogni volta bellissimi regali . Tutti dicevano ch ' era una vera consolazione , e che ormai la signora Duchessa era proprio felice . E per persuadersene non bastava forse vedere il Viso illuminato , raggiante di Milla ? Essa metteva in opera certe raffinatezze , certe civetterie a cui per l ' addietro non avrebbe certo pensato . Ogni tanto giungevano da Parigi delle _ toilettes _ elegantissime , che la giovane signora sfoggiava ad ogni ritorno di Giuliano . Era sempre in moto per casa , nel giardino s ' udiva di frequente la sua esile , ma graziosa vocetta tentare qualche strofa di gentili romanze . Era più che mai soave ed affabile , profondeva ai poveri vistose elemosine , avrebbe voluto poter sollevare tutte le miserie che la cadevano sott ' occhio . Colmava costantemente di fiori gl ' innumeri vasetti del suo salotto , e si cullava per ore ed ore nell ' _ hamac _ , sognando , mezza desta , colle labbra semiaperte , in una dolcezza quasi estatica di sorriso . Ma un giorno chiese impazientemente a Drollino : - - Ora posso andare sola col Duca ? Drollino rimase un momento in silenzio , come se non avesse afferrato bene il senso di quella domanda , ch ' era pur tanto semplice : - - Dico - - insistè la Duchessa - - se posso andare per conto mio .... senza maestro , insomma ? Egli esitò un poco poi , con voce fioca , disse : - - Non ancora . Milla , scontenta , tormentava la punta del suo frustino . - - Ha ancora bisogno d ' impratichirsi un poco .... - - soggiunse Drollino dolcemente . - - Ma presto potrà andar sola .... Essa fece un gesto annoiato . - - Sola ! non ho nessuna idea di andar sola .... Va pure - - disse poi distrattamente a Drollino . Drollino s ' inchinò e tornò in scuderia . Camminava a passo lento , a capo chino .... come un uomo che ha ricevuto sul collo un colpo di bastone . Certo .... la cosa era semplicissima ; tanto semplice ch ' egli chiedeva a sè stesso come mai non l ' avesse avuta sempre davanti agli occhi . Sicuro ! quella era la conseguenza immediata del suo zelo nell ' insegnar l ' equitazione alla Duchessa .... metterla in grado d ' accompagnare .... anche a cavallo , suo marito . Ancora qualche giorno , e le lezioni sarebbero finite .... ed egli diventava inutile a Milla . Ebbene .... tanto meglio ! ... Egli era stanco di quella vita , ne sentiva talvolta come una specie d ' uggia dolorosa , provava da qualche tempo in qua un ' irritazione latente , ma incessante . Sentiva , così ad intervalli , un desiderio febbrile d ' allontanarsi di lì , di mutar vita .... d ' imbattersi in qualche distrazione nuova , potente , che lo togliesse alla vita stupida , inerte che avrebbe condotto ad Astianello quando fossero finite le lezioni dell ' arte ch ' egli idolatrava ! ... L ' antica tentazione riprese il suo impero sul cuore di quel giovane impetuoso . Egli si sentiva spostato ad Astianello , sapeva che i suoi compagni non l ' avevano caro . In quanto ai padroni .... Del Duca , in fondo , non si poteva lagnare . Perchè , dunque , continuava ad odiarlo ? ... perchè , quando lo vedeva giungere bello , placido , colla barba d ' oro così ben pettinata , si sentiva fremere e ribollire il sangue ? Oh , no ! non s ' era mai potuto avvezzare a vederlo , a saperlo padrone , quell ' intruso , quel gaudente , che tutto doveva all ' amore d ' una donna , e che , per rimeritarla , l ' aveva un tempo resa infelice , l ' aveva quasi condotta sull ' orlo della tomba ! ... Drollino taceva , mordendosi le labbra , quando sentiva dai suoi compagni , o dai contadini , vantare l ' attuale condotta di Giuliano ; e quando lo vedeva accanto alla Duchessa , gli venivano degl ' impeti violentissimi d ' avversione . La diffidenza continuava , acre , spietata , nutrendosi del proprio elemento . Ora che non aveva più una ragione positiva di odiare quell ' uomo , Drollino capiva d ' odiarlo maggiormente . C ' era dei momenti in cui gli veniva come un insano rammarico che Giuliano avesse lasciata la Russa . Pure egli avrebbe data la vita perchè Milla fosse felice .... Cos ' era dunque questa contraddizione strana .... questa sensazione ? Rimaneva come sbigottito da questa lotta interna , ch ' egli non sapeva spiegare a sè stesso , e che lo tormentava . E un bel giorno , così all ' improvviso , Drollino prese una decisione . * * * * * - - Impossibile ! - - sclamò la Duchessa , quando l ' agente venne ad informarla che il capo di scuderia s ' era congedato per la fine del mese . - - Impossibile ! - - ripetè , con vero dispiacere , - - Ma perchè vuol andar via Drollino ? cos ' è accaduto ? ... che ragioni dà ? - - Ragioni , a dir vero , non ne dà nessune , signora Duchessa . È venuto nello studio stamane e ha detto che se n ' andava , ecco tutto ! Milla non poteva capacitarsi . - - Provi a mandarlo da me , chissà che io non venga a capo di scoprir qualcosa . Dev ' essere un malinteso . E lei , signor Damelli , non ha proprio nessun sentore dei motivi , delle intenzioni di quel giovane ? - - Nessuno , signora Duchessa . - - A meno che ... non so .... m ' hanno detto ch ' egli avrebbe l ' idea di farsi soldato . - - Soldato ? ... ripetè Milla . Soldato ? Il signor Damelli si congedò e di lì a cinque minuti capitò Drollino . La Duchessa si trovava in quel tal salotto chinese dove tanti anni addietro , aveva saputo ottenere per Drollino , il dono di Mia e dove aveva dato a questo , per forza , quel memorabile bacio . Milla avrebbe voluto ora far della diplomazia con Drollino . Ma la diplomazia non era mai stato il forte di quella cara donnina . Si limitò dunque a chiedere impetuosamente al giovane , il quale stava muto , grave dinanzi a lei : - - Oh Drollino ! è vero che vuoi andar via ? - - È vero , signora Duchessa . - - Ma perchè .... che idea ! ... ma ti pare ? ... Ti hanno fatto qualche torto , qualche soverchieria ? - - No .... signora Duchessa . - - Di ' la verità .... Hai qualche motivo ? - - Nessun motivo , signora Duchessa . È così .... una mia idea . - - Vuoi che ti faccia aumentare il salario ? vuoi tornare alla tenuta ? Se desideri qualcosa , dillo francamente . Lo sai che sono sempre contenta di te e che t ' ho sempre voluto bene . - - Lo so , rispose Drollino con voce tremante . E una specie di sorriso , stranamente triste passò sul volto dei giovane . - - E anche mio marito , - - proseguì Milla , anche lui , adesso , ti vuol bene . Il sorriso scomparve in un baleno dal volto di Drollino e gli succedette una lieve contrazione nervosa . - - Sicuro , - - continuò Milla , con soave insistenza , avevamo anche fissato di mandarti a Londra , perchè accompagnassi qui i cavalli nuovi , pel tiro a quattro . Ma la Duchessa dovette accorgersi , studiando la fisonomia inflessibile di Drollino , che neppure quella splendida suggestione , valeva a farlo recedere dal suo proposito . Non insistette . Quell ' ostinazione invincibile la offendeva . - - Allora , - - disse con subita alterigia , quand ' è così , va pure . Ma un momento dopo , sentì una lagrima spuntarle sul ciglio . Ella voleva bene ai suoi ; a quelli di casa sua . E ne rimanevano pochi ormai ad Astianello . I nuovi servitori , scelti dal Duca , avevano a poco a poco , accaparrati i posti migliori . E ora .... anche Drollino . Era un altro lembo del passato che scompariva . Egli vide quella lagrima e rimase inchiodato al suo posto pallido , atterrito . - - Signora Duchessa , - - disse con voce tremante ; creda .... anch ' io .... mi perdoni .... - - Oh Drollino ! sclamò Milla , smettendo subito il fare risentito , perchè mi dai questo dispiacere ? Egli fece un passo avanti . - - Oh no .... non dica così .... signora Duchessa .... creda .... anzi .... che io .... - - Ti assicuro - - proseguì Milla , che faresti tanto dispiacere anche al Duca . Drollino diè un passo indietro , volle parlare , ma non gli venne fatto .... - - È impossibile ! disse finalmente - - _ bisogna _ che vada . Ma il suo viso aveva un ' espressione così turbata , che Milla non seppe più adirarsi . - - Dimmi almeno il perchè ? - - chiese mestamente . Il giovane scosse il capo . - - Che vuole - - signora Duchessa , m ' è venuto un desiderio , che so io , una smania di girare il mondo , di veder degli altri siti , delle altre tenute . Ma mi ricorderò sempre sa , di lei .... della sua bontà per me . E forse , di qui a un po ' di anni .... chissà che non torni .... già .... a cercare ancora .... i miei cavalli .... qui a Astianello . Drollino non sapeva più quel che dicesse . Milla , invece , cominciava a persuadersi . - - Ah ! Drollino ! ... mi rincresce tanto . Avevo certe idee .... certi progetti .... Pensa .... andar via ora , dopo che m ' avevi insegnato a montar a cavallo . Il giovane si morse le labbra . --Sicuro....--rispose--così adesso si divertirà .... Adesso che può andar sola .... Un momento di silenzio regnò nella sala . Poi Drollino disse timidamente , con uno sforzo terribile : - - Signora Duchessa , vuol tenere Mia ? --Mia!...--esclamò la Duchessa , maravigliata e commossa . - - Sì , signora ... ; scuserà se mi prendo questa libertà , ma ho visto che vanno così bene loro due .... e son persuaso che la tratterà sempre bene , nevvero ? ... e così forse .... si ricorderanno qualche volta di me .... - - Oh ! Drollino - - disse intenerita la Duchessa - - vuoi proprio lasciarmi Mia ? ... Ma non ti rincresce .... davvero ? - - No , no .... non mi rincresce .... Tanto , non saprei come fare a condurla ora .... e poi è giusto .... perchè , si ricorda ? ... è stata lei che me l ' ha fatta avere .... Gli pareva di compiere un doloroso atto di giustizia . Aveva la mente e gli occhi pieni del ricordo della scena accaduta lì .... in quella stessa sala , tanti anni prima . Si vedeva , bambino , debole , agitato , sentiva ancora sulle labbra un ' impressione che gli pareva quella d ' un ferro rovente , l ' impressione d ' un bacio di bambina . Milla , con un atto inconsulto , gli stese la mano .... Ma subito , memore che non andava fatto , la ritrasse . Ma era indicibilmente commossa , mormorò : - - Oh Drollino , oh Drollino !...--con un accento di gratitudine che valutava e compensava tutto il sacrificio di quel povero ragazzo . Egli tremava lievemente , e teneva il capo chino come un colpevole . In quel bizzarro colloquio successe una pausa bizzarra anch ' essa .... piena per entrambi d ' indefinibili incertezze . - - Senti , Drollino - - disse finalmente la padrona - - vedo che tu .... hai proprio fissato di andar via .... Ma non farmi il dispiacere di farlo ora , mentre siamo qui . Tanto , fra poco , andiamo ai bagni . - - Sperava che in quel tempo si ravvedesse , chi lo sa , che rinunziasse a quel suo assurdo progetto . Egli rimase scontento , combattuto . Avrebbe preferito andarsene subito . Un segreto istinto gli suggeriva di rifiutare , di lasciare Astianello al più presto . Ma gli occhi castani di Milla , ancora umidi di _ quella _ lagrima , erano alzati a guardarlo , senza alterigia di sorta , pieni di benevolenza e di dolcezza . Egli non seppe dir di no .... Fece un cenno d ' adesione , e chinò ancora il capo . - - In quanto a Mia - - disse Milla affettuosamente - - ti ringrazio .... la terrò sempre cara , e non ti dimenticherò mai . Egli se ne andò colle labbra strette strette , cogli occhi semi - chiusi . Il Duca , quando riseppe la cosa , non mostrò , a dir vero , tutto il rincrescimento che Milla gli aveva generosamente attribuito . Non gli faceva nè caldo , nè freddo , ora che non c ' erano ospiti in villa . Non perdette però quell ' occasione di canzonare Milla , pei gusti vagabondi dei suoi protetti . Non si commosse nemmeno pel dono di Mia . Chiese solo a sua moglie quanto aveva avuta la dabbenaggine di pagargliela a colui . - - Pagarla .... sclamò Milla - - che cascava dalle nuvole .... pagarla ? ... Ma t ' accerto che non è stato nulla di simile .... Non abbiamo scambiata una parola , su questo proposito . - - Eh ! lo so anch ' io che con te , non avrà parlato di prezzo . Ma te ne avvedrai quando farai i conti col signor Damelli . - - Credi .... proprio ? ... E io che m ' ero commossa ! ... Ma pure .... - - Per bacco , mia cara , è chiara come il giorno . Voleva liberarsene ; non sapeva come , e te l ' ha affibbiata ; ecco tutto ! Ora poi sarei curioso di sapere ciò che pretendi fare di quella bestia , tu che non hai mai voluto saperne di cavalcare . - - Ah ! - - rispose Milla , lieta del suo mistero . - - Non importa , lascia fare a me ! ... L ' attaccherò alla _ giardiniera _ , e imparerò a guidare . - - Uhm ! - - disse il Duca - - è troppo forte per la _ giardiniera _ , andrebbe meglio col _ phaèton _ . È ancora una buona cavalla . Quasi quasi , ora che non è più di quel biricchino , avrei una mezza idea di provarla io stesso . Domani forse .... * * * * * Drollino era fermo sulla soglia del cancello di fronte al viale . E quivi per l ' appunto vide Mia , la sua Mia , attaccata al _ phaèton _ e guidata dal Duca . Non molto ben guidata , a dir vero ; Giuliano la conduceva come un dilettante conduce , per lo più , un cavallo che sta provando . Alquanto a casaccio , cioè , tirando indiscretamente i filetti ora a destra , ora a sinistra , tormentandole il morso in bocca , spingendola , con certe mosse intempestive delle redini che dovevano torturare la povera bestia , abituata alla mano salda , mirabilmente esperta , di Drollino . Questi divenne livido , sentì nell ' interno dell ' animo come uno schianto . Cogli occhi spalancati , immoto , come impietrito , guardò quello spettacolo , che lo straziava . Il Duca non s ' avvide di lui . S ' indispettiva contro Mia che non voleva ubbidirlo , e , in difetto di più persuasivi argomenti , le rovesciò addosso una furia di scudisciate . Drollino trattenne un grido . Ah ! quelle scudisciate ! gli parve d ' averle ricevute lui , attraverso alla vita ! Ebbe un impulso violento e prepotente di spiccare un salto , di precipitarsi verso il _ phaèton _ , d ' afferrare lui lo scudiscio e di .... Ma si contenne . Si morse a sangue le labbra , e torse lo sguardo . Mia si avviava con un trotto incerto , rotto , pesante , mentre il Duca , con una aria avvezza , dimenava trionfalmente la frusta . Drollino s ' accorse d ' esser tutto sudato . Un pensiero crudele gli passò pel capo : - - Oh ! se Mia potesse impennarsi in quel momento , far cadere colui .... fargli rompere il collo .... Oh , se avesse saputo .... se avesse potuto prevedere .... Egli , che aveva fatto quel supremo sacrifizio per lei .... per la Duchessa .... perchè avesse una buona cavalla e un motivo di ricordarsi .... del passato . Oh ! se avesse saputo .... Mia .... la sua Mia ! Un ' onda di torbide fantasie gli sconvolse per un momento il cervello ; gli parve di smarrire ogni idea che non fosse dolore , ira , rabbia impotente . No , non poteva far nulla .... ormai .... Certo .... egli era stato un grande imbecille ; la colpa era sua . Doveva pur saperlo ciò che il Duca era per Milla . Un idolo a cui tutto era dovuto , persino l ' omaggio ultimo .... il dono lasciato a lei , per lei da un povero cavallaro che se ne andava . Non ebbe un pensiero di rimprovero per Milla . Ma la sua avversione per Giuliano prese da quel punto le proporzioni d ' una passione tormentosa . Se ne andò verso il pascolo , e non tornò alla villa se non tre giorni dopo , quando seppe che Giuliano era andato di nuovo per la quarta volta a Genova , onde conferire con quella celebrità d ' avvocato che trattava i suoi affari . * * * * * Non si doveva risapere , eppure si riseppe . Fu per tutti una gran maraviglia , e se ne parlò molto , sottovoce , con una vera grandine di commenti . Va via per questo , per quest ' altro . Non si poteva adottare la versione nuda e semplice dell ' affare : un capriccio di Drollino . Ci doveva esser qualche motivo segreto , qualche grossa magagna scoperta di recente . - - Eh ! - - osservò sghignazzando Battista in un conciliabolo tenuto allo scopo di discutere la questione - - avranno scoperto qualche cosa di questo genere . - - E fece colle dite aperto il gesto come di chi pizzica le corde dell 'arpa.--E siccome è uno della casa , e lo proteggono a spada tratta , avranno accomodato le cose alla chetichella .... e fanno figurare che .... - - Non è vero , non è vero niente - - urlò inviperita la Carolina , prendendo le difese di Drollino con un calore , con una energia che le valsero addirittura un subisso di allusioni più o meno riguardose ; ma tutte dirette a constatare lo stato veramente anormale del suo cuore . Tanto che , sentendosi così accanitamente attaccata , la giovane battè una pronta ritirata , e si rifugiò nei solinghi recessi della guardaroba a piangere le sue speranze perdute , e a disperarsi della partenza di Drollino e dell ' insolenza di Battista . Anche il conciliabolo ebbe un ' eco , mentre sarebbe stato assai più desiderabile che non l ' avesse avuto . E fu la Carolina stessa che , vantandosi apertamente della sua difesa , disse a Drollino cos ' aveva detto di lui quel birbante di Battista . Drollino l ' ascoltò in pace , non le fece nè ringraziamenti , nè scuse . Non si indignò delle accuse del cameriere ; ebbe un ' ombra strana , pallida di sorriso . Forse non si maravigliò ; certo è che non accennò d ' esser maravigliato . La Carolina rimase scontenta e perplessa . Aveva sperato , senza confessarlo a sè stessa , che Drollino sarebbe rimasto più colpito dal suo generoso intervento e avrebbe data maggior importanza alla sua rivelazione . Ma invece se ne andrebbe quietamente , senza rompere il muso a quella canaglia di Battista . Poichè , è d ' uopo confessarlo , il cameriere del signor Duca non godeva affatto le simpatie dei suoi colleghi . Non si poteva negare la sua valentìa , egli possedeva in tutto e per tutto l ' arte del suo mestiere . Ma la sua onestà non era neppur più problematica ed egli , da qualche tempo in qua , si trascurava non poco . Battista era bene spesso ubbriaco , e s ' andava ingolfando in certe avventure rustiche , tutt ' altro che perdonabili e pur sempre , se non perdonate , ignorate dall ' inesauribile indulgenza del Duca . Ora poi , in assenza del padrone , Battista abusava assolutamente della sua libertà .... al punto di passare quasi tutta la giornata , nonchè parecchie ore della sera , in una botteguccia con spaccio di liquori , situata alla estremità del paese e dove trovava del rhum più forte di quello della dispensa , un ' ostessa tarchiata e tre o quattro buoni compagni , ai quali egli insegnava dei bellissimi giuochi di carte di una facilità maravigliosa , e che ogni persona che si rispetta deve aver famigliari . I buoni compagni avevano un ' ammirazione illimitata per quel personaggio così ben vestito e colle tasche così ben guarnite . Drollino non aveva certamente fatto gran caso del riferto della Carolina . Ma nella sua mente , così logica e risoluta , invece della gratitudine , si levava per l ' appunto una specie di rammarico e l ' idea che la cameriera avesse fatto male a dirgli come fosse andata la cosa . Ora , tornava proprio indispensabile , prima ch ' egli lasciasse Astianello , ch ' egli si prendesse la briga di cacciar quattro denti in gola , a quella canaglia . Lasciò passar qualche giorno ; poi si decise . Già .... non lo aveva mai potuto soffrire colui ; quel protetto del signor Duca ! Andò a cercarlo la sera stessa , nel noto botteghino . Laggiù si giocava molto e sicuri , dietro la complice ombra d ' una cortina di cotone verde che separava dalla bottega propriamente un bugigattolo scuro , stretto , sucidissimo . La rustica sirena era andata ad una sagra vicina e in vece sua stava al banco un ragazzotto mezzo addormentato . Drollino non penetrò nell ' antro dove si giocava , stette in bottega aspettando , paziente ed immobile , davanti ad un bicchierino d ' anisette . Dietro la cortina verde , si sentiva un vocìo assordante ed un continuo moto di bicchieri , e ogni tanto lo squillo d ' una moneta che risonava sul tavolo . Allora soltanto il ragazzo si riscoteva , destandosi come al suono d ' una musica gradita e collo sguardo stupido , ma già vizioso , ammiccava confidenzialmente Drollino . - - È il signor Battista ! disse alfine e con voce misteriosa . È proprio lui .... se sapesse .... quanti ! ... - - Quanti ? ... Che ? ... rispose Drollino distrattamente . - - Oh bella ? denari . Non sa che _ lui _ perde sempre ; e sempre paga . Il bello della cosa , pel ragazzo , era per l ' appunto che il perdente pagasse . Drollino invece non esternò nessuna meraviglia . Ma con un susseguirsi , macchinalmente ragionato , di pensieri , egli finiva col chiedere a sè stesso : Come fa ? ... Battista aveva un forte salario ; questo si sapeva . Ma si sapeva pure che aveva dei vizi , anzi molti vizi , e che a mantenerli tutti , non sarebbero bastate tre di quelle splendide paghe . E ora giocava così rovinosamente e pagava .... pagava .... Di là , si sentivano correre le monete sul tavolo ma eran gli avversari che vincevano . Era facile , ascoltando , tener dietro alle varie fasi del giuoco . - - Come mai ? chiedeva ostinatamente Drollino a sè stesso . Finalmente ebbe termine la partita , ed i giocatori entrarono tutti nel botteghino , che si riempì subito d ' un denso fumo di pipe , e dell ' eco di grossolane esclamazioni , di parolaccie , di sguaiati scoppi di risa . I vincitori facevano gazzarra , ma il vinto era anch ' esso di buonissimo umore e rideva , più rumorosamente degli altri . Anzi volle pagare ancora un bicchiere di vino bianco alla compagnia . - - Diavolo ! - - urlò al ragazzotto che vedendoli già alticci , esitava a servirli , hai capito di stappare ? Hai paura , forse , che non ti si paghi ? Sappi , brutta faccia di pagnotta , che dove c ' è Battista , la miseria non ci può stare e che a casa mia quando non ce n ' è più , ce n ' è ancora . Scoccava già la mezzanotte , quando la comitiva si sciolse . Battista uscì ultimo , e Drollino , il quale lo aveva sempre aspettato in silenzio e senza unirsi ai buoni compagni , gli tenne dietro . Lo lasciò andare avanti finchè non ebbe oltrepassato il villaggio . Non voleva provocar chiassi e baruffe in vicinanza dell ' abitato . Le ragioni che aveva da dirgli gliele direbbe all ' aperto , sulla strada maestra . Senonchè , quando furono usciti dall ' ombra delle case , egli s ' accorse che colui aveva un modo bizzarro di camminare , tutto a sbalzi e a zig - zag . - - Ho capito , pensò Drollino ; è ubbriaco . Non volle profittare di quella circostanza , cimentandosi con un uomo che non avrebbe potuto tenergli testa . - - Sarà per un ' altra volta ! mormorò fra sè e sè . E si pose a camminare frettolosamente , senza altro intendimento che di far pronto ritorno alla villa . Ma , oltrepassando il cameriere , s ' avvide che questi era affatto incapace di raccapezzare dove metteva i piedi . Era uno sconcio spettacolo quell ' uomo che camminava barcollando sulla strada , battuta dal lume di luna , in vicinanza della villa ... Bell ' onore per la casa .... se qualcuno lo vedeva . E , sotto l ' impero di questo timore , Drollino risolse di ricondurre egli stesso Battista per evitare , se si poteva , ogni scandalo . Gli s ' accostò e lo chiamò forte per nome . - - Ah ! - - rispose l ' altro fermandosi .... - - sei tu , Drollino ? ... Bel nome davvero .... E un bel giovanotto , anche .... ma allegro come un martôro . E dunque eh ! ho sentito che te ne vai .... Fai bene , perdio .... Si vegeta in questa baracca , in questo nido di .... colombini . E strizzava gli occhi sorridendo sguaiatamente , con un ' espressione che tentava d ' essere ironica . - - Bisogna vedere il mondo .... ragazzo mio .... Andare di qua , di là ... , a Parigi .... a Londra .... fare come ho fatto io col signor Duca .... Ah ! allora però .... non erano i tempi buoni come adesso ! ... Denari , ora , denari come terra .... Il signor Duca .... non dice mai di no .... quel briccone ! Sfido io , sfi .... Ora si trattava di mettersi pel viale , e c ' era da passare la porticina . Fu una vera impresa che Drollino condusse a buon fine , impiegandovi però più d ' un quarto d ' ora . Poi dovette aiutare colui a percorrere il viale , evitando di urtare i tronchi degl ' ippocastani , in quell ' ombra fitta che Battista faceva risonare delle sue frasi sempre più sconnesse d ' ubbriaco di buon umore . Ma , come Dio volle , giunsero sulla spianata . Erano scoccate le dodici ; la villa dormiva quietamente , con tutte le finestre chiuse , nel silenzio della notte . Battista continuava a parlare , consigliando fervorosamente Drollino a imitarlo , a star allegro , ad assicurarsi .... le bontà del padrone . Gl ' insegnava che i padroni vanno tenuti per il collo , vanno ! E non bisognava star ingrognati , bisognava essere come lui , allegri , sollazzevoli . E subito , colla voce avvinazzata , si pose improvvisamente a cantare le prime strofe d ' una canzonaccia . - - Cristo ! - - sclamò a bassa voce Drollino , tappandogli la bocca colle mani , - - taci , mascalzone ; potresti destar la signora Duchessa ! - - Ah ! - - rispose impermalito l ' ubbriaco - - che maniere ! ... va al diavolo tu e la Duchessa ! ... Me ne importa tanto di quella faccia di carta ! Ma di subito cangiò parere . - - A proposito , - - disse con somma confidenza a Drollino - - se vuoi venir qui .... ho una cosa da dirle .... alla signora Duchessa . Ho da dirle .... E alzava la voce . Drollino , fremendo , lo interrompeva , cercava di condurlo via in fretta , ma Battista , incaponito in un ' ideaccia tutta sua , non voleva muoversi , e seguitava a parlar forte . Drollino stava per afferrarlo alla vita , portarlo via a forza , e quindi gettarlo in un angolo remoto del giardino a smaltire il suo vino ; ma invece rimase immobile come impietrito , guardando l ' ubbriaco con uno sguardo spaventato . Una , fra le insensate frasi dello sciagurato cameriere l ' aveva colpito . - - Valla a chiamare .... voglio dirle la verità .... di Genova e del signor Duca . - - Il signor Duca ?...--chiese cautamente Drollino , chinandosi verso Battista . - - Genova ? .. - - Sì , sì - - ripeteva con voce gorgogliante l ' ubbriaco - - tanto bisogna che lo sappia .... un giorno o l ' altro .... che la Russa .... E l ' avvocato .... ah ! l ' avvocato ! ... L ' occhio di Drollino ebbe un lampo di feroce ansietà . Egli si chinò ancora di più sull ' ubbriaco , che seguitava : - - L ' avvocato ! l ' ho visto io , l ' avvocato ! ... Eh uno strascico lungo lungo di seta e tanti bei ricciolini , e quelle spalle bianche . Per Dio , ha ragione il Duca .... è bella quella Russa .... Di subito l ' ubbriaco si fece malinconico . - - Poverina ! - - disse , tentando di accennare le finestre della facciata - - poverina , povera donnina , mi fa pena .... se sapesse ? ... E si mise a piagnucolare : l ' ubbriachezza in lui si faceva tenera , sentimentale ! E nell ' iterarsi di grotteschi singhiozzi , in quel lagrimare ributtante , le frasi riuscivano smozzicate , e le parole , rotte , non avevan più senso . Drollino rimase un momento in forse : - - Vino o verità ? - - chiese angosciosamente a sè stesso , guardando Battista , che , colpito improvvisamente dal sonno plumbeo dell ' ebbrezza , s ' era buttato sull ' erba e pareva già addormentato . - - Bisogna saperlo .... ad ogni costo - - mormorò sotto voce Drollino . - - E se è vero ! ... Nel vivo lume della luna , una mano bruna , nervosa si protese con un gesto di minaccia implacabile . Poi Drollino afferrò l ' ubbriaco , inetto ormai ad opporgli la minima resistenza ; se lo cacciò sulle spalle come un sacco di biada , e , passando dalla scala interna di servizio , lo portò nella propria cameretta , quella che occupava attualmente al terzo piano della villa . Lo gettò sul letto in modo abbastanza ruvido ; ma il sonno dell ' ubbriaco era ormai così profondo ch ' egli non se ne risentì per nulla . Drollino sedette appiè del letto , e rimase desto per tutta la notte , vegliando Battista . Era giorno fatto quando il cameriere si risentì ; girò attorno gli sguardi , attonito di trovarsi lì , in camera di Drollino . - - Cosa diamine ? - - chiese . - - Nulla , mio caro .... Ti ho trovato per via e t ' ho portato qui . - - Oh ! - - rispose Battista confuso , ma tentando un risolino . - - Ho capito . Eh , son traditori questi vostri vinetti leggieri ; e poi un po ' di rhum .... sicuro . Non era più brillo , ma aveva ancora la testa balorda , lo stomaco sconvolto , o parlava con un fare melenso . - - Sicchè - - continuò , alquanto impacciato - - m ' hai proprio trovato per via ? Sarà , sarà .... non mi ricordo più ! E dormivo , eh ? - - No , allora non dormivi ; non facevi che strillare e chiacchierare . - - Ah ! sì , chiacchieravo ? - - E divenuto subitamente inquieto , soggiunse in tono negligente : - - Oh bella , chiacchieravo ? e , così per curiosità .... cosa dicevo ? Drollino alzò le spalle , e si sforzò a sorridere . L ' altro non ardiva insistere , ma lo guardava , dubbioso . - - Mio caro - - continuò Drollino - - sta tranquillo . Hai detto un monte di bestialità . Per fortuna che c ' ero soltanto io a udirti , e ciò che tu dicevi lo sapevo da un pezzo . --Tu...!--sclamò Battista con vivo malcontento . - - Sapevi già .... cosa ? - - Ma certo ! - - continuò freddamente Drollino . - - Credevi d ' esser tu solo a possedere il segreto del signor Duca ? - - Ma come diavolo hai fatto a sapere ? - - Ch ' egli si reca là a Genova .... - - ed esitò ammiccando . - - Sì , per trovarsi con lei ! - - finì brutalmente Battista - - con la Russa . Capirai , tutte questo reticenze , che sugo hanno adesso ? Il diavolo ci porti . - - Questo - - rispose pacatamente Drollino - - è affar mio e non ti riguarda . - - Ma , allora , perchè non me ne hai mai parlato ? - - Perchè ? Perchè non m ' accomodava . Cosa c ' entro io con questo cose ? Io me ne vado fra poco , e buona notte . E può essere che , per tacere , avessi anch ' io delle buone ragioni come le hai tu . Battista non arrossì , e si pose vivamente le mani in tasca . - - Non ce n ' è quasi più - - disse , facendo ballare fra le dita due o tre monete . - - Io però le godo e sto allegro , e fo star allegri gli altri , mentre tu .... Che bocca amara m ' è rimasta ! ... A dir vero , il Duca fa le cose bene .... da gran signore , non è vero ? Drollino assentì . Certo ; il Duca pagava bene il loro silenzio . - - Eh ! - - continuò Battista con una risata maligna - - non gli conviene a far diversamente . Davvero , si troverebbe in un bell ' impiccio se a me saltasse il ticchio .... Perchè , capisci , l ' andrà ; finchè mi pare , ma se un bel giorno colui mi rompesse proprio le tasche , io vado da lei , e le rifiato tutto quanto ; capisci ? - - Ah ! le rifiati tutto quanto .... Andiamo , via , non sei capace ! - - Io non son capace ! ... L ' avresti a vedere . Vado là , franco come uno schioppo , e le conto la storia . Signora Duchessa ; succede così e così . Il suo signor marito va a Genova per abboccarsi coll ' avvocato .... E l ' avvocato , Dio mi danni , è la Russa .... quella Baronessa che .... se l ' è tornato a prendere per vendetta . - - Per vendetta ? - - chiese tranquillamente Drollino , stendendo appiè del letto la sua snella persona . - - Sicuro - - continuò Battista , che , passato il primo momento di dispetto , trovava ora un certo gusto a potere finalmente parlar con qualcuno di quella cosa così gustosa e proficua . - - Ce l ' aveva amara con la Duchessa , perchè qui erano accadute quelle scene , ti ricordi ? Bene , dunque , quando noi fummo a Napoli , essa scrisse al padrone . Ma questi aveva ancora la paura che gli morisse la moglie , e non rispose . Allora quella s ' impuntigliò , e gli tenne dietro a Nizza . La signora era un po ' indisposta e usciva di rado . Un giorno , lui se ne va a Montecarlo , e ci trova la Russa . Stette ancora un poco sul tentennare , poi ci ricascò .... meglio di prima . Ecco qua .... la sapevi tu com ' era andata ? - - No - - confessò umilmente Drollino - - non la sapevo così lunga . Sapevo solo che ora .... si ritrovavano a Genova , colla scusa dell ' avvocato . Mi figuro che sarà sempre una cosa in grande . Ha cavalli , lei ? - - chiese poscia con una subita premura di professione . - - No , rimessa . - - Ah ! e lui ? - - Niente , carrozza d ' albergo . Lei sta in un villino , laggiù verso via Carignano . La sera sul tardi escono assieme , vanno all ' Acquasola . Qui diede in un riso sguaiato . - - Una bella coppia .... sai .... - - Certo - - rispose Drollino , - - una bella coppia .... - - E la Duchessa ? - - continuò Battista - - se lo sapesse ! ... Io dico che se lo sa stavolta , gli riprende tutti i soldi che gli ha dato e lo manda al diavolo .... ammenochè .... non si consoli . - - Come ? ... - - Eh , diamine ! facendo altrettanto . Drollino si drizzò d ' un salto , cogli occhi iniettati di sangue , pallido come un morto , e per un momento guardò l ' ex - ubbriaco in un modo molto bizzarro e poco rassicurante . Ma subito si calmò , e si mise a ridere . Si sarebbe detto che , a furia di star sempre così serio , avesse dimenticato come si fa a ridere ; certo che il suo ridere non somigliava a quello di nessun altro . - - Ah ! vorresti provare .... dici ? ... - - Sì .... per curiosità . Vorrei provare come la piglia . Certe volte , quando la vedo allegra , contenta , mi viene come una rabbia , una smania di dire la verità a quella povera donna . Almeno non farebbe più la figura d ' una bambina , e non si struggerebbe più dietro a quella perla di marito , che va a Genova .... coi denari di sua moglie , beninteso . E a te - - domandò ancora Battista con un rimasuglio d ' inquietudine - - questa voglia non ti vien mai ? ... dico ... , non vorrei che tu m ' avessi a prevenire .... sai , perchè potrebbe darsi che lei , per saper bene .... - - E fece il gesto di chi snocciola denari . - - No - - disse Drollino .... - - io non ho nessuna idea di parlare . E ora me ne vado , per cui .... Tanto , questa storia finirà presto .... - - soggiunse con molta calma . - - Finirà ? - - chiese l ' altro sbadigliando - - credi che finirà ? ... Per bacco , mi dispiacerebbe .... è un provento che mi garba .... E perchè finirebbe ? ... sono innamorati cotti ! La Russa gli comanda a bacchetta , lo tratta come un imbecille , e lui .... contentone . Perchè avrebbe a finire ? - - Perchè finirà - - disse con gran pacatezza Drollino . E scese lentamente ; era l ' ora del primo pasto dei cavalli . Battista , rassicurato , si ricacciò sotto le coltri per finir di riposarsi ; tanto , lui non aveva nulla da fare .... in casa ora c ' era la cuccagna ! Dopo il mezzodì , Drollino si presentò all ' agente e gli chiese due giorni di permesso . Voleva andar a vedere i puledri di casa Canossa , prima che partissero per l ' Esposizione ippica . L ' agente accordò il congedo . Drollino se ne andò la sera stessa ; e in capo a due giorni era di ritorno . Tutti gli furono attorno a chieder dei puledri . Ma non ne disse gran che , non ne fece maraviglie . Erano così così , come gli altri .... Non era stato alla tenuta Canossa ; era stato a Genova e all ' Acquasola . Celato dietro una macchia , aveva visto passare , in una carrozza di rimessa , il Duca e la Baronessa .... Era saltato in legnetto di piazza e aveva tenuto dietro al loro equipaggio sino alle prime case di via Carignano . Nei giorni seguenti diede ancora due o tre lezioni alla Duchessa , e rinunciò a dare la progettata lezione a Battista . Drollino era quieto , calmo assai .... La sera dopo , mentre si distribuiva l ' ultima razione di biada , il signor Damelli capitò in scuderia , e diede precisamente quest ' ordine : - - Domattina alle dieci l ' _ americana _ ad un cavallo per andare alla stazione a prendere il signor Duca . Drollino ch ' era poco lungi , udì quell ' ordine . Alzò bruscamente il capo , e appoggiò per un secondo la mano sul muro , come se si sentisse minacciato da una vertigine . Poi disse rispettosamente : - - Sì signore .... ci penso io . * * * * * L ' indomani , il tempo era splendido . Suonavano le otto del mattino , e sulla spianata della rimessa Drollino si teneva ritto davanti a Mia , già attaccata al _ phaèton _ e che , impaziente dell ' indugio , allungava ogni tanto il collo e colla lunga coda flagellava i suoi nobili fianchi . Battista , già in livrea , ma colla tunica ancora sbottonata , lisciava col gomito il pelo del cappello a coccarda . Un vecchio mozzo , col capo coperto da una berretta scozzese e colla pipa in bocca , stava poco lungi dal legno e guardava con ammirazione la cavalla che , annoiata dalle mosche , or coll ' una e or coll ' altra zampa tormentava il terreno . - - Ci siamo ? - - chiese il cocchiere , infilando i guanti di pelle rossa . - - Un momento , - - rispose Drollino , mentre colla mano tremante disponeva sul frontale una ciocca della criniera di Mia . Il cocchiere salì a cassetta ed afferrò le redini . Nella corte rustica , vicino alla rimessa , s ' udì l ' ululato cupo di un cane . - - Cattivo segno , - - osservò il mozzo , togliendosi la pipa di bocca . - - Pedrolo .... badate un po ' ai fatti vostri . Il cocchiere si mise a ridere , agitando festosamente la frusta . - - Quante bestialità ! - - rispose con gaio sprezzo . Era contento di guidar Mia , quella famosa Mia , che per tanto tempo era stata così esclusivamente custodita da Drollino . Drollino passò ancora una volta , con una carezza prolungata e tremante , la mano sulla criniera di Mia .... la guardò per un secondo , con una intensità disperata .... Poi si ritrasse , e senza parlare , con un piccolo gesto , avvisò il cocchiere che poteva partire . S ' udì in breve la sabbia del viale scricchiolare sotto le ruote del leggero equipaggio , mentre il rumore del trotto elegante di Mia si perdeva nella lontananza . Drollino stava sempre immobile , fissando come trasognato lo spazio dove Mia , un momento prima , aveva alzata , verso lui , la sua fina testina . - - Per bacco ! - - disse il mozzo con molta simpatia professionale - - capisco , sapete . Non c ' è che dire , una bestia che non ha l ' uguale . Vi rincrescerà , eh ? Drollino diede un guizzo coma se una serpe gli avesse morso il tallone .... Poi chiese impetuosamente : - - Cosa ? ... - - Oh bella ! ... che ve l ' abbiano portata via . È una cosa curiosa , sapete , che ve ne siate stancato così , mentre , non c ' è che dire , è ancora un fior di cavalla ! E l ' avete proprio voluta cedere al Duca ! ... Chissà , eh .... che buon affare ? ... Uno spasimo passò sulla faccia di Drollino , ma egli rimase muto . - - Eh ! si capisce . Se vi è venuto questo capriccio di girar il mondo , vi gioveranno più i denari che la cavalla . E a dirla schietta - - continuò il mozzo , che s ' era proprio messo in mente di voler consolar Drollino ad ogni costo - - la Mia era ormai un po ' _ sul tempo _ anche lei , come me ! E poi il suo piccolo difetto ce l ' aveva pure .... quello di non voler sentire gli spari .... E non s ' è mai voluta correggere .... eh ? ... - - No - - stridette Drollino - - no ! Il vecchio mozzo si mise a ridere . - - Via , via ! ... non v ' arrabbiate a questo modo . Si sa che avete fatto di tutto per toglierle quel vizio . È inutile .... ho provato anch ' io . Una volta nella tenuta c ' era un alzano che .... Ma la storia dell ' alzano non progredì . Drollino , il quale era stato per un momento come sprofondato nelle sue riflessioni , si scosse bruscamente e s ' allontanò a rapidi passi . Il mozzo rimase lì , in asso . - - Cosa diavolo gli piglia a colui ? - - disse tenendo dietro collo sguardo a Drollino , il quale pareva quasi fuggire , tanto correva , nella direzione della tenuta . Non eran cinque minuti che Drollino era scomparso , quando Vincenzo , il cameriere della Duchessa , si presentò sulla spianata . - - Drollino - - chiamò - - Drollino ! - - È andato via or ora - - rispose il vecchio mozzo . - - Cosa c ' è ? - - Subito , subito , insellare Mia per la signora Duchessa , e Drollino si prepara ad accompagnarla . Il mozzo s ' alzò . - - Mi dispiace - - disse - - ma in quanto a Mia la signora è bell ' e servita . La cavalla è stata attaccata all ' _ americana _ ed è già a mezza strada della stazione . E Drollino è andato via per i pascoli , a zonzo .... Dio sa dove ! ... Il domestico scomparve , ma tornò subito , dopo cinque minuti , trafelato . - - Sellare Calif ; subito al momento , e chiamare Toni per andar dietro alla signora . Toni era in scuderia e fu subito avvisato . Dodici minuti dopo , Milla , con un nuovo abito da amazzone , giuntole il giorno avanti da Torino , col volto splendido della gioia misteriosa e biricchina della sua sorpresa , s ' avviava al trotto , seguita da Toni , per la strada che dalla villa conduce alla stazione . Drollino invece si dirigeva verso la sua antica dimora , nel grande cascinale . Camminava a passi concitati stringendo le palme , barcollando ogni tanto come sotto l ' influenza d ' un principio d ' ubbriachezza . Un momento , sentì che non stava più in piedi .... e cercò di reggersi , brancolando , come se fosse al buio . Un grido soffocato gli uscì dal petto : - - Mia ! povera Mia ! Sulle sue gote brune , schizzò una lagrima . Ma subito , come sotto un soffio ardente , asciugò . Si gettò bocconi sull ' erba . Era appena fuori del giardino . La villa era bellissima a vedersi , ancora immersa nel bacio mattiniero del sole , cinta di verdura , colle lucide persiane inverniciate di recente . Egli mordeva l ' erba , digrignando i denti furiosamente . Ma a un tratto si calmò . Il suo sguardo fisso , teso , si spingeva nell ' interno della camera della Duchessa . La finestra del terrazzino era aperta , si vedevano passare pel vano le teste delle cameriere in faccende . La brezza entrava curiosa , molle , agitando le vecchie frangie degli addobbi della finestra , enfiando , come fossero lembi di vele , i tessuti leggeri dei cortinaggi , le bianche cortine del letto . Drollino si fece calmo . Guardò a lungo lassù , come se quella vista gli facesse bene , rinnovasse in lui l ' energia dello spirito . - - Per lei ! - - disse finalmente a bassa voce , agitando la mano nel vuoto , con un gesto pazzo ed appassionato di saluto . S ' alzò rinfrancato , ed in breve fu alla sua antica stanzetta . Vi rimase circa un quarto d ' ora . N ' uscì senza che nessuno l ' avvertisse , vestito dei panni suoi , bianco come un cencio lavato , e colla destra stretta al petto , sopra la tasca del lato ministro . Si mise pei campi , in salita , evitando di por piede sulla strada maestra , e pur costeggiandola . * * * * * Egli stava immobile , accasciato dietro il muricciuolo del cimitero , che in un dato punto , rasenta la strada maestra fra Astianello e la stazione . Era un cimitero piccolissimo , brutto , una vera miseria di cimitero . Apparteneva a un paesucolo vicino , il quale non era nulla più che una frazione di Astianello . Il luogo era molto triste anche nella giocondità dell ' ora mattutina . Aveva un non so che di abbandonato , che dava alla malinconia naturale del sito un carattere speciale .... pareva la dimora dell ' oblìo . Quelle povere tombe recavano patenti le traccie dell ' intemperie ; sulla cappelletta di mezzo una misera immagine a fresco del Redentore , arrossata dal gelo , si scrostava lentamente , trascinando nella sua rovina l ' intonaco , che si andava quasi sfarinando . Nel lato settentrionale del recinto l ' erba era umidissima , e la rugiada si ostinava a serbar lucido lo zoccolo di pietra dell ' unico monumentino che vantasse il cimitero . Qualche aristocratica croce di ferro si notava ancora in quel lembo riservato , ma era tuttora nell ' ombra . Nel lato soleggiato era la fossa comune , quella dei poverissimi del comune . Al centro s ' alzava una buona croce di legno , forte e poderosa , e bastava per tutti i morti di quella classe . La porticina pareva chiusa . Drollino , nell ' entrare , aveva avuta la precauzione d ' accostarla . Non si moveva punto .... Stava rannicchiato appiè del muricciolo , silenzioso , immobile come le tombe senza nome che lo attorniavano .... Era livido in volto e teneva gli occhi sbarrati , ma sui tratti così alterati , recava , come incisa , l ' espressione immutabile d ' una selvaggia determinazione . A un tratto s ' alzò , e d ' un salto , aggrappandosi alle tegole , sollevò il capo oltre il livello del muricciolo .... scrutando collo sguardo l ' aperta campagna . Aveva scelto bene il suo posto di agguato . La strada maestra passava , scendendo , davanti al piccolo cimitero . Oltrepassandolo d ' un trar di sassi , faceva un gomito con una brusca voltata . Dall ' altro lato della via , il terreno si rompeva in uno scoscendimento ripido , terminando in un burrone ghiaioso , che ai tempi di piova si mutava in un torrentello . Quello era forse il solo punto della via che richiedesse un po ' d ' attenzione in chi transitava di là . Anni addietro , un carrettiere ubbriaco s ' era ucciso , precipitando col suo mulo da quell ' erta traditora . Occhio ci voleva , e stare attenti , specialmente allo svolto . L ' orologio d ' un campanile poco lontano suonò le dieci . - - Ancora mezz ' ora ! - - pensò Drollino . Scese , si terse il sudore che gli rigava le tempie , estrasse di tasca la pistola , la osservò attentamente , e la depose sul terreno accanto a sè , a portata della sua mano destra . Nella macchia vicina i passeri spionciavano senza fine , in lontananza il picchio ripeteva a misurati intervalli la sua barocca canzone , nell ' erba del cimitero gl ' insetti si movevano , saltavano , si facevano strada , fra gli steli . Attorno alla croce comune , due farfalle , d ' un bel giallo chiaro , si inseguivano amorosamente . Drollino non guardava attorno a sè . Teneva fisso al suolo quel terribile sguardo interno , che l ' occhio trova soltanto nei momenti supremi della vita . Ogni tanto , quando sulla strada sottostante udiva avvicinarsi il rumore d ' una carrozza , Drollino illividiva , s ' alzava , stava in ascolto un momento , poi guardava in giù . - - Non è lui - - diceva ogni volta , quasi ad alta voce . E con una terribile pazienza , tornava a sedere , celato dal muricciuolo . S ' era alzato un po ' di vento ; l ' erbe grasse , ben nutrite del cimitero , ebbero un moto , quasi un fremito di conscio ribrezzo . * * * * * Il treno era giunto , in ritardo però di quasi un quarto d ' ora , e il Duca Giuliano usciva frettolosamente dalla stazione , cercando qua e là collo sguardo il legno che doveva trovarsi ad aspettare . E non solo vide il legno , la graziosa _ americana _ , alla quale era attaccata Mia , ma vide altresì una elegantissima amazzone , che , seguita da un _ groom _ in livrea , si avanzava alla sua volta . - - Giuliano ! Giuliano ! - - disse l ' amazzone , accostandosi e ridendo lietamente . Egli rimase di princisbecco .... quando ravvisò sua moglie ; e - - Milla ! - - sclamò con accento schiettamente ammirativo . - - È la mia sorpresa , - - continuò Milla , beata del successo del suo segreto . - - Sapevo che lo desideravi , e , mentre eri assente , ho imparato . Non te lo dissi che avevo anch ' io i miei affari ? Il Duca la contemplava muto e pallido . - - Milla ! - - esclamò involontariamente , - - tu sei un angiolo e io sono un .... - - Si fermò un momento , poi finì la frase : - - un marito veramente fortunato . E subito le fece mille complimenti , lodò il suo pensiero , il suo buon gusto . Quell ' abito le stava a pennello .... come aveva scelto bene il colore verde bottiglia , e che felice idea quella di quei bottoni larghi , dorati della giacchetta ! E che amore di _ tuba _ .... Era veramente un ' amazzone classica ! Ora sì che era contento .... ora andrebbero assieme alla mattina a far delle trottate lunghe , piacevolissime . Ma che brava Milla ! - - Ora andiamo a casa , - - disse finalmente il Duca ; - - vuoi che t ' accompagni a cavallo ? - - Veramente , - - rispose Milla - - ora che ho fatta la mia figura , preferirei quasi di venir teco . Sono un poco stanca . - - Benissimo ! - - disse il Duca - - Battista e Toni condurranno a casa i cavalli , e io ti farò da automedonte , se non sdegni il mio legnetto da giovanotto . Milla scosse il capo , scese da cavallo , e salì prontamente sull ' _ americana _ a fianco del marito . Era lietissima ! - - Quanto mi diverte - - disse - - oh come me la godo .... dobbiamo far la figura di due scapestrati , nevvero , di due scappati da casa ! Quell ' idea la divertiva immensamente . Si figurava che i passeri delle siepi l ' avrebbero presa per una perversa creatura , in piena rivoluzione contro le convenienze . Diceva mille gentili pazzie , col volto acceso dal piacere , ed era veramente carina sotto l ' ombra di quel cappello mascolino . E Giuliano , guidando Mia , che in quel giorno pareva straordinariamente docile e savia , guardava con vero piacere la Duchessa , che gli pareva molto più bellina del solito , con quel non so che di nuovo , di biricchino , di piccante che s ' era messo addosso , in un colla foggia ardita , quasi mascolina , del suo acconciamento . E allora , nell ' animo vigliacco del creolo , un ' ignobile contentezza si diffuse . Il rimorso si ritrasse davanti alla segreta soddisfazione d ' aver così bene organizzato il libro mastro , in partita doppia , della sua esistenza . Ora cominciava ad apprezzar Milla .... si proponeva di crearle un ' esistenza veramente beata . Non era forse uno squisito contrasto quello che l ' aspettava di piè fermo , ad ogni suo ritorno da Genova ? Nella placida , profonda corruzione dell ' animo suo , il gentiluomo aveva poste le basi del _ modus vivendi _ per l ' avvenire , e si congratulava ignobilmente con sè stesso . Marito ed amante fortunato , egli godeva contemporaneamente gli orgasmi febbrili d ' un antico ardore , ravvivato nell ' attrattiva suprema d ' un secondo adulterio , e le pure , soavi soddisfazioni d ' un affetto ingenuo , delicato , gentile .... quasi abbastanza attraente per dare una certa poesia persino alla noiosa prosa dell ' amore legittimo . Egli pensava così , e sul suo capo il cielo azzurreggiava intensamente , il sole irradiava la sua strada , la campagna amena , sorridente lo accompagnava colle sue verdi , infinite giocondità . Per un po ' quei due scappati da casa chiacchierarono allegramente . Ma , quando furono al principio della discesa , Giuliano disse a Milla : - - Ora , carina , fammi il piacere di star quieta per un momento ; siamo vicini ad una certa voltata alla quale bisogna star attenti . Ci vuol occhio e un cavallo sodo . - - Oh ! Mia è una perla - - rispose Milla , crogiolandosi nel suo cantuccio e imitando scherzosamente la posa classica d ' un _ groom _ a cassetto . Giuliano serrò il freno della meccanica , e , benchè la discesa non fosse ancora principiata , mise Mia al passo . Drollino , dietro al muro del cimitero , aveva udito da lungi il passo di Mia . Oh ! quel passo della sua cavalla ! ... l ' avrebbe riconosciuto fra mille . Sentì nel cuore un gran schianto , una ribellione tremenda . Ma non cedette . Solo per esser più sicuro , guardò ancora una volta oltre il sommo del muricciuolo . No , non s ' era ingannato . Sulla strada il sole batteva splendidamente suscitando dei riflessi abbaglianti nei cristalli dei fanali . Ma ciò non gli impedì di ravvisare Mia , l ' _ americana _ , la barba bionda del Duca , e accanto a lui l ' uniforme verde coi bottoni dorati di Battista . Ecco , il momento era venuto . Scese , armò il cane della pistola , e , nicchiato dietro il muro , aspettò che la carrozza passasse precisamente di lì . Mormorò due nomi : - - Mia e Milla ! - - Sì , egli liberava entrambe da un ignobile giogo ! Esse non lo sapevano , ma egli le vendicava in un punto solo , Mia e Milla ! No ! la Duchessa non _ doveva _ correre il rischio delle rivelazioni d ' un mascalzone ! E se moriva anche lui , questo mascalzone ; ebbene , meglio così , il segreto che , svelato , _ potrebbe _ uccidere la Duchessa , _ morrebbe _ con lui e col Duca , laggiù , in quel burrone . Mia giungeva in quel momento , al passo , davanti al muro del cimitero . Drollino cessò di pensare . Sorrise , alzò la pistola e sparò . Fu un tonfo terribile . Subito , in strada , s ' udì un galoppo sfrenato , poi un grido di donna disperato , acutissimo . Drollino balzò in piedi , s ' avventò al vertice del muricciuolo e guardò in giù . Mia , furente , fuggiva a precipizio per la discesa con degli sbalzi violentissimi . Il Duca , stravolto in viso , tirava le redini a dritta e a sinistra con tutta la forza dei polsi ; accanto a lui , invece di Battista , c ' era una donna . Teneva il capo rovesciato all ' indietro , il cappello le era caduto , e Drollino ravvisò la Duchessa . Rimase un secondo come fulminato . Poi urlò - - Cristo ! - - s ' avventò all ' altro lato del muricciuolo , spiccò un salto e cadde sulla via . Si rizzò colle mani insanguinate . Mia , in preda al suo parossismo di terrore , precipitando per la china giungeva in quel momento . Faceva scarti violenti che sconquassavano l ' _ americana _ , aveva la criniera al vento , le nari fumanti . Il Duca , cogli occhi smisuratamente aperti , gridava : aiuto ! Era pazzo di terrore , fissava il burrone verso cui si sentiva irresistibilmente trascinato . Gettò un urlo e chiuse gli occhi . Milla era svenuta . Drollino , con un salto da pantera , s ' era gettato sulla cavalla , avvinghiandosele al morso , opponendo all ' impeto delirante della corsa sfrenata la forza d ' una resistenza quasi sovrumana . L ' uomo ed il cavallo lottarono un momento , poi s ' udì un nitrito di dolore , uno schianto di legnami che si spezzano , poi , in un nuvolo di polvere , si vide a pochi passi dal ciglio del burrone un informe gruppo di membra umane e cavalline , che dibattendosi e rotolando , cadevano assieme . La carrozza , con un ultimo violento sobbalzo , si fermò , mentre quell ' ammasso s ' agitava sul terreno con una serie di moti convulsi , che s ' andarono gradatamente quietando . Tutto ciò era accaduto in pochi secondi . Il Duca aprì gli occhi , si vide salvo , e vide che Milla era soltanto svenuta . La sollevò fra le braccia e l ' adagiò sull ' erba , al sicuro . Poi si accostò di nuovo al legno spezzato . Vide Mia , distesa per terra , che dava gli ultimi tratti , e , sotto al fianco palpitante della cavalla , vide colui che con atto di audacia disperata era giunto in suo aiuto , in quel supremo istante di pericolo . Si chinò a guardare , e in quell ' uomo , immobile , morto forse o privo di sensi , ravvisò Drollino . Il rimbombo dello sparo aveva chiamata gente . La Duchessa , che cominciava a riaversi , fu sopra una barella improvvisata ricondotta alla villa . Il Duca , rassicurato sul conto di sua moglie , volle tornare sul luogo del disastro dove i sopraggiunti finivano allora allora di liberare Drollino . L ' infelice giovane era ancor vivo , ma il suo stato metteva raccapriccio . Nella sua lotta disperata colla cavalla aveva ricevuto da questa un violento calcio nel petto ; un braccio era spezzato , e al disopra dell ' occhio destro il sangue generoso del giovane , spicciava abbondante da una ampia ferita . Il medico del villaggio , chiamato in fretta e furia , visitò sul luogo stesso Drollino , che i contadini avevano adagiato sui cuscini della carrozza . Pareva ancora svenuto . Il dottore , dopo averlo attentamente esaminato , si lasciò sfuggire un _ ehm _ che non prometteva nulla di buono . Il Duca lo interrogò ansiosamente . - - Mi spiace - - rispose il dottore , - - ma temo che i polmoni siano in isconquasso . È un uomo andato .... questione di giorni ... , capisce ? Drollino ebbe un moto ed un gemito . Era tornato in sè .... aveva udita la sua condanna ? Chi potrebbe dirlo ? Sul suo volto macchiato di sangue e di polvere l ' espressione era illeggibile . Lo trasportarono , semivivo , nella sua antica stanzetta della cascina , al limitare dei pascoli . * * * * * La Duchessa s ' era addormentata , e Giuliano , ritto a piè del letto , guardava la bella testina serena , adagiata mollemente sul guanciale . Egli aveva voluto , per eccesso di precauzione , che Milla rimanesse a letto durante i primi tre giorni susseguiti al terribile avvenimento . Ma la giovane signora s ' era prontamente riavuta . D ' altronde , la scossa non era stata eccessiva , neppur per il suo delicato organismo . Svenuta sui primordii del pericolo , ella non aveva assistito a tutte le fasi del disastro : ritrovatasi incolume a casa , e vedendo illeso Giuliano , non aveva pensato che a ringraziare fervorosamente Iddio . Le avevan detto che la carrozza s ' era fermata a tempo . Il Duca , per non arrecarle dispiacere , aveva espressamente proibito che le si parlasse di Drollino . Milla ignorava quella coraggiosa intervenzione e le sue fatali conseguenze . Sempre allo scopo di non affliggerla , non le tennero neppur parola della morte di Mia . Giuliano le asseverò essere lo sparo fatale , che tanto aveva spaventata la cavalla , nulla più che l ' opera d ' un cacciatore di passere . Milla accettò , senza discuterla , la versione di Giuliano ; si calmò gradatamente , tornò lieta e serena . Non era forse Giuliano il suo profeta infallibile e adorato ? perchè non gli crederebbe quando per l ' appunto egli diceva così ? Ecco , per esempio , egli le aveva detto or ora : - - Sii buona , e provati a dormire , hai bisogno davvero d ' una dormitina . - - Ella non sentiva affatto il bisogno della dormitina ; pure , a furia di star quieta e immobile , il sonno era venuto . Dormiva ora placidamente , con un abbandono dolce e sicuro , con una mano ancora serrata fra quelle di Giuliano . E così noi , nella calma fiduciosa del suo sonno sereno , vediamo per l ' ultima volta la nostra eroina , la Duchessa Milla Lantieri dei Principi d ' Astianello . Giuliano districò pianamente le proprie dita dalle dita di sua moglie , depose con delicata cura la mano di Milla sulla rimboccatura del lenzuolo , poi quasi furtivamente , in punta di piedi , uscì dalla stanza . Era profondamente turbato .... il corso pericolo , quel vedersi , sentirsi di fronte a una morte terribile , e , diciamo pure , anche il pensiero della sorte che aveva minacciata la Duchessa , avevano lasciato nell ' animo suo un ' impressione grave . Il creolo era stato fortemente scosso ; non poteva sopportare il ricordo di quel momento , ma il ricordo implacabile non lo abbandonava mai . La sua riconoscenza per Drollino era infinita , e l ' idea che quell ' infelice morisse , così , per loro , gli era penosissima . E , come se non bastasse , gli era giunta all ' orecchio una strana diceria , che aboliva intieramente il cacciatore di passere , ed evocava in sua vece un nemico ignoto , implacabile , il quale , edotto del difetto di Mia , ne aveva calcolate le conseguenze , e s ' era valso d ' un mezzo che non lasciava traccie , e avrebbe infallibilmente sortito i più funesti effetti , se Drollino , per un ' inesplicabile , quasi miracolosa circostanza del caso , non si fosse trovato lì per l ' appunto in quell ' istante fatale . Ma come scoprirlo questo strano nemico , come garantirsene in avvenire .... a chi chiedere ? ... Drollino solo forse avrebbe potuto dir qualche cosa . Ma Drollino , poveretto , non era certo in grado di fornir ragguagli : le lesioni interne erano così gravi da non lasciar la benchè minima speranza : s ' indeboliva gradatamente , aveva continui sbocchi di sangue , ed ogni parola che pronunziasse equivaleva ad un agitare della clessidra , quando gli ultimi granelli di sabbia stanno per cadere lungo la strettissima gola del cristallo . In villa e per tutta quanta la tenuta la relazione dell ' avvenimento aveva suscitate forti emozioni , ammirazione illimitata per Drollino , e dubbi gravi assai . Da tutti si compiangeva il giovane capo di scuderia , si vantava il suo atto eroico di abnegazione , gli si perdonava ora , in grazia dell ' accaduto , il suo carattere aspro e orgoglioso , le bizze , l ' indipendenza un po ' selvatica del suo passato . Il primo giorno , alla cascina , c ' era stata una vera processione dei camerati della tenuta ; ma ora il medico , d ' accordo con Drollino stesso , aveva rigorosamente proibite le visite ; eccettuate , ben inteso , quelle del Duca . Il Duca si mostrava angustiato dallo stato di Drollino . Veniva spesso a vederlo , e inquieto del rapido progresso del male , si recava alla cascina ogni qualvolta poteva allontanarsi dalla villa senza dar sospetto a sua moglie . E anche stavolta , non appena vide Milla addormentata , uscì in fretta , dirigendosi verso la cascina . Nel cortile , all ' ombra d ' un vecchio fico , stava riunito un gruppo di contadini , inquilini del cascinale . Al giunger del Duca , s ' alzaron tutti , salutando rispettosamente . Giuliano si fermò a chieder loro notizie dell ' ammalato . Un vecchietto rubizzo rispose subito e per tutti : - - Male , male assai , signor padrone . Stamane è venuto il prevosto , e gli ha fatto fare le sue divozioni ; e il dottore ha detto che sarà un miracolo se passa la notte . Il Duca mise un sospiro profondo e sincero . - - Vuole andar su ? - - chiese premurosamente una donnetta attempata , ch ' era allora allora sbucata da una prossima cucina . - - Vedrà che cosa da far pena ! Son io che lo veglio , quel poveretto , e da tre notti non chiudo occhio . E così parlando , precedeva il Duca su una scaletta di legno , e poscia per un andito scuro che faceva capo alla camera di Drollino . Entrarono entrambi in punta di piedi . La stanza era pulita ; le patate c ' eran tuttora , ma ammonticchiate accuratamente in un canto , e non davan noia . La finestrina era chiusa , e alla rottura dei vetri s ' era riparato apponendo sulla intelaiatura qualche spesso foglio di carta , attraverso il quale giungeva affiochita la luce dall ' esterno . Drollino sedeva sul letto , appoggiandosi ad un ammasso di cuscini , e si sentiva sin dall ' uscio lo sforzo penoso del suo alitare . Il braccio rotto stava inerte e stecchito nella sua fasciatura appeso al collo con un _ foulard _ rosso , colla mano libera ; il giovane portava ogni tanto alle labbra un fazzoletto bianco , e lo ritraeva quindi macchiato di sangue . Una benda bianca gli serrava di sbieco la fronte , e lasciava vedere soltanto l ' occhio sinistro stranamente quieto e profondo , d ' una luminosità quasi paurosa . Qualche chiazza di sangue qua e là sulle lenzuola . Il Duca , col cuore stretto da un ' angoscia profonda , sedette appiè del letto , su una seggiola che la vecchia gli aveva premurosamente recata . Salutò l ' ammalato , e cercò d ' intavolare qualche frase di conforto e di speranza . Ma non proseguì . L ' occhio di Drollino s ' era repentinamente fissato su di lui con una forza così intensa di divieto che il Duca smarrì il filo del discorso , e tacque . Drollino alzò la mano che reggeva il fazzoletto , guardò la vecchia , e , con quel cencio insanguinato , le accennò la porta . La vecchia allibì , rimase un momento in forse ; poi , completamente dominata , uscì senza far rumore . Al Duca parve che nella camera fosse piombata in quell ' istante un ' ombra nuova ed arcana . E stava fermo , inchiodato sulla seggiola da una possa misteriosa , ch ' egli subiva suo malgrado . Drollino continuava a fissarlo col suo occhio da ciclope , acceso dall ' ardor della febbre . Il silenzio continuava oppressivo , pesante . Finalmente il Duca , tormentato , chiese a Drollino se avesse qualche cosa da dirgli . - - Sì , - - rispose Drollino . La voce di Drollino era orribile a udirsi : roca , sibilante , con un suono alterato , gutturale , come il congegno d ' una macchina che , spazzata , stride sotto la mano di chi lo tenta . Il Duca dominò un brivido , e continuò : - - Forse , nevvero , vuoi parlarmi dell ' accidente in cui la tua generosa audacia .... Sapresti .... potresti dirmi chi ? ... Si dice che sia stato un attentato . E tu sai ... ? - - Lo so ! - - Oh , te se prego .... parla .... Capisci bene , è necessario .... perchè possa premunirmi .... per l ' avvenire . Drollino ebbe una specie di sorriso , e le sue labbra si contrassero con un ' espressione d ' ironia . - - Non c ' è più bisogno di precauzioni ! egli non può più farle del male . Guardi .... E col fazzoletto indicò sè stesso . Giuliano non poteva , non voleva capire . Gettò un grido . - - Tu ? - - disse finalmente , balzando indietro e tremando . - - Io . - - Tu .... sciagurato ! ... apposta ? ... apposta ? ... perchè rimanessimo uccisi ? Drollino scosse il capo . - - Non loro due .... io non sapevo che ci fosse anche la signora .... Volevo .... solamente lei .... Sulle tempie del Duca scorrevano grosse goccie di sudore . - - Tu - - sclamò ancora - - tu ? ma perchè ? cosa t ' ho fatto ? - - A me .... nulla - - rispose Drollino fra due sibili . - - Ma perchè guidava Mia ? e perchè voleva far morire la nostra .... signora ? - - Io ? - - gridò inorridito il Duca ; - - ma tu sei impazzito ? - - No , - - rispose Drollino , - - l ' ha detto il dottore .... e non era giusto ch ' ella morisse .... per causa sua .... Si ricordi .... l ' autunno scorso .... Il Duca cominciava a capire . Si fece pallidissimo ; cercò invano , con uno sforzo disperato , una parola di diniego , di scusa da gettare in faccia a quel morente . Ma non la trovò , e non poteva mentire davanti a quell ' occhio unico che lo guardava immobile . Drollino gli accennò d ' avvicinarsi . - - Non abbia paura , - - continuò , serbando sempre quel funebre simulacro di sorriso - - ora , ora .... vede bene .... è finita . Si fermò , la voce gli venne meno in uno schianto di tosse , che gli empi la bocca d ' una salivazione sanguigna . Giuliano aspettò , tremando verga a verga ; poi : - - Ma ora .... ora .... - - tentò di mormorare . --Ora....--rispose con uno stridore soffocato Drollino . E avventò , ergendo il capo , una sola parola : - - Genova ! Atterrito , annientato , il Duca chinò la testa . Vacillava come un giunco mosso dal vento . Drollino , passato l ' accesso , continuava : - - Ora , sarebbe morta , forse .... quando lo avesse saputo .... E lei , signor Duca .... ha preso Mia .... Allora mi sono ricordato , e volevo che Mia fosse la causa .... Ma ho visto la Duchessa , e sono venuto .... Non potè proseguire ; un secondo impeto di tosse gli mozzava quell ' aspro filo di voce . Allora , nell ' accesso stesso sbattuto dallo sforzo dello schianto rantoloso della tosse , ma tenendo sempre Giuliano sotto il fascino spietato del suo sguardo , Drollino lasciò andare il fazzoletto , e sollevando la mano , come un giudice che condanna inesorabilmente , alzò un dito . Nel silenzio della stanza si sentiva l ' affanno ormai , quasi parimenti angoscioso , di due aliti oppressi . Un gorgoglio s ' affoltò nella gola di Drollino . Ma egli , con uno sforzo supremo , mormorò ancora una parola : - - Si ricordi ! ... Poi tacque , cessò di guardar Giuliano , e adagiò il capo sui guanciali . Passò un minuto prima che il Duca trovasse la forza di uscire . Sulla soglia della cascina s ' imbattè col dottore . - - Sta male , eh ! quel poveraccio ? - - chiese il medico , vedendo il viso alterato di Giuliano . --Sì....--balbettò il Duca - - temo che .... - - Per bacco ! ... l ' ho detto subito che era affar di pochi giorni . Ma lei non ci venga più qui . Vada via , che questi non sono spettacoli per lor signori ; e tanto , ormai è finita . Vada via , le dico , e mi cambi subito quella brutta cera , che , se no , son capace di farle un salasso qui sui due piedi . Giuliano rispose con un tentativo di sorriso agli scherzi e ai consigli del medico ; poi s ' allontanò adagio adagio , perchè dal cascinale non si avvedessero ch ' egli si reggeva a stento sulle gambe . E solo quando fu lontano sulla via , lungi da ogni sguardo , nell ' ombra discreta d ' una macchia , allora soltanto si lasciò andare . Cadde a sedere su un tronco d ' albero .... brancolando .... cercando un appoggio , come una donna che vien meno . Il Duca era vinto .... la scena era stata troppo forte per lui . Sulla sua fronte pallida il sudore si rinnovava ogni momento . Balbettava sconnesse parole .... batteva i denti .... rabbrividiva , smentendo , nel codardo abbandono di quel momento , tutta la sua calma di gentiluomo , la sua placidità di uomo forte , la sua stupenda indifferenza di creolo . Ebbe uno scoppio di pianto nervoso , quasi isterico , e non cercò di frenarlo : chi lo vedeva colà , chi lo udiva ? ... Milla non era in presenza del suo idolo . Olga era a Genova , lungi dal suo schiavo gran signore ! E i passeri della macchia non si curavano punto di quel Duca in lagrime , buttato là come un cencio .... scosso da quei singhiozzi spasmodici .... che non erano forse nè tutta paura , nè tutto rimorso ! ... * * * * * La camera di Drollino era quasi buia . Per terra , in un angolo , ardeva un lumicino d ' olio , e la sua poca luce era attenuata da una specie di paralume improvvisato . Dietro ai vetri e alla carta della finestrina , s ' urtava un raggio di luna che cercava d ' insinuarsi all ' interno disegnando sull ' ammattonato e sulle pareti lunghe striscie bianche , d ' uno splendore freddo ed immobile . Nel camino ardevano lentamente alcuni rimasugli di legna umida , e una vecchietta , adagiata in un rustico seggiolone impagliato , lottava ostinatamente col sonno . Un gentile odore d ' erba secca veniva dal vicino fienile , e nel silenzio della stanza giungeva ancora dal prossimo piano uno stridore ritmico e incessante di grilli , cui teneva bordone una voce più immediata , uscita dal focolare stesso del camino . E , a lunghi intervalli , qualche nitrito affievolito dalla distanza .... qualche lontano interrotto canto di rossignolo .... le voci solitarie dei pascoli , che si stendevano addormentati ora e ravvolti nell ' ombra notturna e infinita del piano . La donna non ne poteva più . Lo aveva detto al Duca ; eran tre notti che non chiudeva gli occhi ! E ora quei poveri occhi stanchi si chiudevano irresistibilmente . Il rumore affannoso , sibilante che Drollino faceva respirando , non bastava più a tenerla desta . E i grilli , nell ' interminabile monotonia del loro coro , non parevano modulare che una sola parola : dormire , dormire ! A dir vero , Drollino pareva molto più quieto adesso ; il rumore dei suoi rantoli affaticati pareva diminuire . Ora invece vaneggiava . Sulle prime , essa aveva voluto dar retta alle parole , alle frasi interrotte di quel quieto delirio . Ma poi se n ' era stancata ; eran tutte frasi del suo mestiere , e non si capiva nulla . Piuttosto , per tenersi desta , ricorse al rosario . Ma nemmen questo valeva : essa pronunciava affatto macchinalmente quelle note e sacre parole ; la mente le si intorpidiva nel sonno . - - Mia ! sta quieta , - - diceva dolcemente Drollino . - - No , no , non va bene così ! più ritta .... Avanzi il ginocchio .... ora terrò la staffa .... tiri a destra . La vecchia provò a cambiare . _ Salve regina , vita dulcedo , spes nostra _ .... Drollino continuava sempre più sommessamente : - - Volti , ora ; aspetti .... poggi sul fianco , niente paura ... , più alta la briglia . Non abbia paura ... , non si farà male .... son qua io .... In quegli accenti spezzati si sentiva una modulazione quasi carezzevole , qualche cosa di indicibilmente sentito e profondo . La vecchia si destò con un sobbalzo , e continuò : _ in hac .... lacrimarum valle _ .... Di repente sul volto di Drollino si operò un mutamento . I tratti s ' affilarono , informandosi sulle ossa , che parvero avanzarsi sotto la pelle e sporgersi con un più marcato rilievo . Il volto assunse una tinta grigiastra , d ' una trasparenza perlacea , e sotto alla quale s ' accusava , sotto un lividore quasi violaceo , il colore di un frutto troppo maturo che , toccato , si ammacca . La vecchia s ' era addormentata . Russava ora ella stessa , colla corona abbandonata sulle scarne nocche delle dita . La lucernetta , in cui l ' olio veniva meno , mandava una luce vacillante , che si esauriva lottando ad un tempo contro l ' ombra della stanza e il chiarore incerto del lume di luna . Allora , nell ' agonia solitaria di Drollino , cominciò la splendida gloria d ' un sogno . L ' ordine della sua esistenza si capovolse negli ultimi sforzi della memoria : presso alla fine , egli rivisse , l ' estasi suprema di un ' ora della sua prima gioventù . - - Dagli un bacio , - - diceva il Principe ridendo . E la testolina bruna della bambina si chinava verso di lui ; due labbruzze strette , allungate cercavano le sue ; una vocina festosa ripeteva : - - Prendi , Drollino , prendi ! Egli non si tirò in là , non ricusò . Mosso il braccio , brancolando nel buio , come se volesse stringere .... afferrare . Poi , con un ' ospressione di supremo trionfo , gridò : - - Mia ! La vecchia si destò di botto .... Gesù Maria ! ... parlava sempre quel poveretto , non si chetava mai ! Ecco che adesso chiamava la sua cavalla . * * * * * Stette ancora in ascolto , ma non sentì più nulla . Le parve anzi che il rantolo fosse cessato .... a un tratto . Inquieta , s ' alzò , attizzò il lucignolo della lucerna e s ' accostò al letto ! E subito , spaventata , si ritrasse per chiamar gente . La camera s ' empì in breve di contadini . Ma nessuno ormai , nulla al mondo poteva turbare l ' ultimo sogno di Drollino . Lo spirito , all ' estremo , s ' era rifugiato in quel sogno , e aveva varcato il confine . FINE .
CUORE ( DE_AMICIS EDMONDO , 1886 )
Narrativa ,
ÿþQuesto libro è particolarmente dedicato ai ragazzi delle scuole elementari , i quali sono tra i nove e i tredici anni , e si potrebbe intitolare : Storia d ' un anno scolastico , scritta da un alunno di terza d ' una scuola municipale d ' Italia . - Dicendo scritta da un alunno di terza , non voglio dire che l ' abbia scritta propriamente lui , tal qual è stampata . Egli notava man mano in un quaderno , come sapeva , quello che aveva visto , sentito , pensato , nella scuola e fuori ; e suo padre , in fin d ' anno , scrisse queste pagine su quelle note , studiandosi di non alterare il pensiero , e di conservare , quanto fosse possibile , le parole del figliuolo . Il quale poi , quattro anni dopo , essendo già nel Ginnasio , rilesse il manoscritto e v ' aggiunse qualcosa di suo , valendosi della memoria ancor fresca delle persone e delle cose . Ora leggete questo libro , ragazzi : io spero che ne sarete contenti e che vi farà del bene . OTTOBRE Il primo giorno di scuola 17 , lunedì Oggi primo giorno di scuola . Passarono come un sogno quei tre mesi di vacanza in campagna ! Mia madre mi condusse questa mattina alla Sezione Baretti a farmi inscrivere per la terza elementare : io pensavo alla campagna e andavo di mala voglia . Tutte le strade brulicavano di ragazzi ; le due botteghe di libraio erano affollate di padri e di madri che compravano zaini , cartelle e quaderni , e davanti alla scuola s ' accalcava tanta gente che il bidello e la guardia civica duravan fatica a tenere sgombra la porta . Vicino alla porta , mi sentii toccare una spalla : era il mio maestro della seconda , sempre allegro , coi suoi capelli rossi arruffati , che mi disse : - Dunque , Enrico , siamo separati per sempre ? - Io lo sapevo bene ; eppure mi fecero pena quelle parole . Entrammo a stento . Signore , signori , donne del popolo , operai , ufficiali , nonne , serve , tutti coi ragazzi per una mano e i libretti di promozione nell ' altra , empivan la stanza d ' entrata e le scale , facendo un ronzio che pareva d ' entrare in un teatro . Lo rividi con piacere quel grande camerone a terreno , con le porte delle sette classi , dove passai per tre anni quasi tutti i giorni . C ' era folla , le maestre andavano e venivano . La mia maestra della prima superiore mi salutò di sulla porta della classe e mi disse : - Enrico , tu vai al piano di sopra , quest ' anno ; non ti vedrò nemmen più passare ! - e mi guardò con tristezza . Il Direttore aveva intorno delle donne tutte affannate perché non c ' era più posto per i loro figliuoli , e mi parve ch ' egli avesse la barba un poco più bianca che l ' anno passato . Trovai dei ragazzi cresciuti , ingrassati . Al pian terreno , dove s ' eran già fatte le ripartizioni , c ' erano dei bambini delle prime inferiori che non volevano entrare nella classe e s ' impuntavano come somarelli , bisognava che li tirassero dentro a forza ; e alcuni scappavano dai banchi ; altri , al veder andar via i parenti , si mettevano a piangere , e questi dovevan tornare indietro a consolarli o a ripigliarseli , e le maestre si disperavano . Il mio piccolo fratello fu messo nella classe della maestra Delcati ; io dal maestro Perboni , su al primo piano . Alle dieci eravamo tutti in classe : cinquantaquattro : appena quindici o sedici dei miei compagni della seconda , fra i quali Derossi , quello che ha sempre il primo premio . Mi parve così piccola e triste la scuola pensando ai boschi , alle montagne dove passai l ' estate ! Anche ripensavo al mio maestro di seconda , così buono , che rideva sempre con noi , e piccolo , che pareva un nostro compagno , e mi rincresceva di non vederlo più là , coi suoi capelli rossi arruffati . Il nostro maestro è alto , senza barba coi capelli grigi e lunghi , e ha una ruga diritta sulla fronte ; ha la voce grossa , e ci guarda tutti fisso , l ' un dopo l ' altro , come per leggerci dentro ; e non ride mai . Io dicevo tra me : - Ecco il primo giorno . Ancora nove mesi . Quanti lavori , quanti esami mensili , quante fatiche ! - Avevo proprio bisogno di trovar mia madre all ' uscita e corsi a baciarle la mano . Essa mi disse : - Coraggio Enrico ! Studieremo insieme . - E tornai a casa contento . Ma non ho più il mio maestro , con quel sorriso buono e allegro , e non mi par più bella come prima la scuola . Il nostro maestro 18 , martedì Anche il mio nuovo maestro mi piace , dopo questa mattina . Durante l ' entrata , mentre egli era già seduto al suo posto , s ' affacciava di tanto in tanto alla porta della classe qualcuno dei suoi scolari dell ' anno scorso , per salutarlo ; s ' affacciavano , passando , e lo salutavano : - Buongiorno , signor maestro . - Buon giorno , signor Perboni ; - alcuni entravano , gli toccavan la mano e scappavano . Si vedeva che gli volevan bene e che avrebbero voluto tornare con lui . Egli rispondeva : - Buon giorno , - stringeva le mani che gli porgevano ; ma non guardava nessuno , ad ogni saluto rimaneva serio , con la sua ruga diritta sulla fronte , voltato verso la finestra , e guardava il tetto della casa di faccia , e invece di rallegrarsi di quei saluti , pareva che ne soffrisse . Poi guardava noi , l ' uno dopo l ' altro , attento . Dettando , discese a passeggiare in mezzo ai banchi , e visto un ragazzo che aveva il viso tutto rosso di bollicine , smise di dettare , gli prese il viso fra le mani e lo guardò ; poi gli domandò che cos ' aveva e gli posò una mano sulla fronte per sentir s ' era calda . In quel mentre , un ragazzo dietro di lui si rizzò sul banco e si mise a fare la marionetta . Egli si voltò tutt ' a un tratto ; il ragazzo risedette d ' un colpo , e restò lì , col capo basso , ad aspettare il castigo . Il maestro gli pose una mano sul capo e gli disse : - Non lo far più . - Nient ' altro . Tornò al tavolino e finì di dettare . Finito di dettare , ci guardò un momento in silenzio ; poi disse adagio adagio , con la sua voce grossa , ma buona : - Sentite . Abbiamo un anno da passare insieme . Vediamo di passarlo bene . Studiate e siate buoni . Io non ho famiglia . La mia famiglia siete voi . Avevo ancora mia madre l ' anno scorso : mi è morta . Son rimasto solo . Non ho più che voi al mondo , non ho più altro affetto , altro pensiero che voi . Voi dovete essere i miei figliuoli . Io vi voglio bene , bisogna che vogliate bene a me . Non voglio aver da punire nessuno . Mostratemi che siete ragazzi di cuore ; la nostra scuola sarà una famiglia e voi sarete la mia consolazione e la mia alterezza . Non vi domando una promessa a parole ; son certo che , nel vostro cuore , m ' avete già detto di sì . E vi ringrazio . - In quel punto entrò il bidello a dare il finis . Uscimmo tutti dai banchi zitti zitti . Il ragazzo che s ' era rizzato sul banco s ' accostò al maestro , e gli disse con voce tremante : - Signor maestro , mi perdoni . - Il maestro lo baciò in fronte e gli disse : - Va ' , figliuol mio . Una disgrazia 21 , venerdì L ' anno è cominciato con una disgrazia . Andando alla scuola , questa mattina , io ripetevo a mio padre quelle parole del maestro , quando vedemmo la strada piena di gente , che si serrava davanti alla porta della Sezione . Mio padre disse subito : - Una disgrazia ! L ' anno comincia male ! - Entrammo a gran fatica . Il grande camerone era affollato di parenti e di ragazzi , che i maestri non riuscivano a tirar nelle classi , e tutti eran rivolti verso la stanza del Direttore , e s ' udiva dire : - Povero ragazzo ! Povero Robetti ! - Al disopra delle teste , in fondo alla stanza piena di gente , si vedeva l ' elmetto d ' una guardia civica e la testa calva del Direttore : poi entrò un signore col cappello alto , e tutti dissero : - È il medico . - Mio padre domandò a un maestro : - Cos ' è stato ? - Gli è passata la ruota sul piede , - rispose . - Gli ha rotto il piede , - disse un altro . Era un ragazzo della seconda , che venendo a scuola per via Dora Grossa e vedendo un bimbo della prima inferiore , sfuggito a sua madre , cadere in mezzo alla strada , a pochi passi da un omnibus che gli veniva addosso , era accorso arditamente , l ' aveva afferrato e messo in salvo ; ma non essendo stato lesto a ritirare il piede , la ruota dell ' omnibus gli era passata su . È figliuolo d ' un capitano d ' artiglieria . Mentre ci raccontavano questo , una signora entrò nel camerone come una pazza , rompendo la folla : era la madre di Robetti , che avevan mandato a chiamare ; un ' altra signora le corse incontro , e le gettò le braccia al collo , singhiozzando : era la madre del bambino salvato . Tutt ' e due si slanciarono nella stanza , e s ' udì un grido disperato : - Oh Giulio mio ! Bambino mio ! - In quel momento si fermò una carrozza davanti alla porta , e poco dopo comparve il Direttore col ragazzo in braccio , che appoggiava il capo sulla sua spalla , col viso bianco e gli occhi chiusi . Tutti stettero zitti : si sentivano i singhiozzi della madre . Il Direttore si arrestò un momento , pallido , e sollevò un poco il ragazzo con tutt ' e due le braccia per mostrarlo alla gente . E allora maestri , maestre , parenti , ragazzi , mormorarono tutti insieme : - Bravo , Robetti ! - Bravo , povero bambino ! - e gli mandavano dei baci ; le maestre e i ragazzi che gli erano intorno , gli baciaron le mani e le braccia . Egli aperse gli occhi , e disse : - La mia cartella ! - La madre del piccino salvato gliela mostrò piangendo e gli disse : - Te la porto io , caro angiolo , te la porto io . - E intanto sorreggeva la madre del ferito , che si copriva il viso con le mani . Uscirono , adagiarono il ragazzo nella carrozza , la carrozza partì . E allora rientrammo tutti nella scuola , in silenzio . Il ragazzo calabrese 22 , sabato Ieri sera , mentre il maestro ci dava notizie del povero Robetti , che dovrà camminare con le stampelle , entrò il Direttore con un nuovo iscritto , un ragazzo di viso molto bruno , coi capelli neri , con gli occhi grandi e neri , con le sopracciglia folte e raggiunte sulla fronte , tutto vestito di scuro , con una cintura di marocchino nero intorno alla vita . Il Direttore , dopo aver parlato nell ' orecchio al maestro , se ne uscì , lasciandogli accanto il ragazzo , che guardava noi con quegli occhioni neri , come spaurito . Allora il maestro gli prese una mano , e disse alla classe : - Voi dovete essere contenti . Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato a Reggio di Calabria , a più di cinquecento miglia di qua . Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano . Egli è nato in una terra gloriosa , che diede all ' Italia degli uomini illustri , e le dà dei forti lavoratori e dei bravi soldati ; in una delle più belle terre della nostra patria , dove son grandi foreste e grandi montagne , abitate da un popolo pieno d ' ingegno , di coraggio . Vogliategli bene , in maniera che non s ' accorga di esser lontano dalla città dove è nato ; fategli vedere che un ragazzo italiano , in qualunque scuola italiana metta il piede , ci trova dei fratelli . Detto questo s ' alzò e segnò sulla carta murale d ' Italia il punto dov ' è Reggio di Calabria . Poi chiamò forte : - Ernesto Derossi ! - quello che ha sempre il primo premio . Derossi s ' alzò . - Vieni qua , - disse il maestro . Derossi uscì dal banco e s ' andò a mettere accanto al tavolino , in faccia al calabrese . - Come primo della scuola , - gli disse il maestro , - dà l ' abbraccio del benvenuto , in nome di tutta la classe , al nuovo compagno ; l ' abbraccio dei figliuoli del Piemonte al figliuolo della Calabria . - Derossi abbracciò il calabrese , dicendo con la sua voce chiara : - Benvenuto ! - e questi baciò lui sulle due guancie , con impeto . Tutti batterono le mani . - Silenzio ! - gridò il maestro , - non si batton le mani in iscuola ! - Ma si vedeva che era contento . Anche il calabrese era contento . Il maestro gli assegnò il posto e lo accompagnò al banco . Poi disse ancora : - Ricordatevi bene di quello che vi dico . Perché questo fatto potesse accadere , che un ragazzo calabrese fosse come in casa sua a Torino e che un ragazzo di Torino fosse come a casa propria a Reggio di Calabria , il nostro paese lottò per cinquant ' anni e trentamila italiani morirono . Voi dovete rispettarvi , amarvi tutti fra voi ; ma chi di voi offendesse questo compagno perché non è nato nella nostra provincia , si renderebbe indegno di alzare mai più gli occhi da terra quando passa una bandiera tricolore . - Appena il calabrese fu seduto al posto , i suoi vicini gli regalarono delle penne e una stampa , e un altro ragazzo , dall ' ultimo banco , gli mandò un francobollo di Svezia . I miei compagni 25 , martedì Il ragazzo che mandò il francobollo al calabrese è quello che mi piace più di tutti , si chiama Garrone , è il più grande della classe ha quasi quattordici anni , la testa grossa , le spalle larghe ; è buono , si vede quando sorride ; ma pare che pensi sempre , come un uomo . Ora ne conosco già molti dei miei compagni . Un altro mi piace pure , che ha nome Coretti , e porta una maglia color cioccolata e un berretto di pelo di gatto : sempre allegro , figliuolo d ' un rivenditore di legna , che è stato soldato nella guerra del 66 , nel quadrato del principe Umberto , e dicono che ha tre medaglie . C ' è il piccolo Nelli , un povero gobbino , gracile e col viso smunto . C ' è uno molto ben vestito , che si leva sempre i peluzzi dai panni , e si chiama Votini . Nel banco davanti al mio c ' è un ragazzo che chiamano il muratorino , perché suo padre è muratore ; una faccia tonda come una mela con un naso a pallottola : egli ha un ' abilità particolare , sa fare il muso di lepre , e tutti gli fanno fare il muso di lepre , e ridono ; porta un piccolo cappello a cencio che tiene appallottolato in tasca come un fazzoletto . Accanto al muratorino c ' è Garoffi , un coso lungo e magro col naso a becco di civetta e gli occhi molto piccoli , che traffica sempre con pennini , immagini e scatole di fiammiferi , e si scrive la lezione sulle unghie , per leggerla di nascosto . C ' è poi un signorino , Carlo Nobis , che sembra molto superbo , ed è in mezzo a due ragazzi che mi son simpatici : il figliuolo d ' un fabbro ferraio , insaccato in una giacchetta che gli arriva al ginocchio , pallido che par malato e ha sempre l ' aria spaventata e non ride mai ; e uno coi capelli rossi , che ha un braccio morto , e lo porta appeso al collo : suo padre è andato in America e sua madre va attorno a vendere erbaggi . È anche un tipo curioso il mio vicino di sinistra , - Stardi , - piccolo e tozzo , senza collo , un grugnone che non parla con nessuno , e pare che capisca poco , ma sta attento al maestro senza batter palpebra , con la fronte corrugata e coi denti stretti : e se lo interrogano quando il maestro parla , la prima e la seconda volta non risponde , la terza volta tira un calcio . E ha daccanto una faccia tosta e trista , uno che si chiama Franti , che fu già espulso da un ' altra Sezione . Ci sono anche due fratelli , vestiti eguali , che si somigliano a pennello , e portano tutti e due un cappello alla calabrese , con una penna di fagiano . Ma il più bello di tutti , quello che ha più ingegno , che sarà il primo di sicuro anche quest ' anno , è Derossi ; e il maestro , che l ' ha già capito lo interroga sempre . Io però voglio bene a Precossi , il figliuolo del fabbro ferraio , quello della giacchetta lunga , che pare un malatino ; dicono che suo padre lo batte ; è molto timido , e ogni volta che interroga o tocca qualcuno dice : - Scusami , - e guarda con gli occhi buoni e tristi . Ma Garrone è il più grande e il più buono . Un tratto generoso 26 , mercoledì E si diede a conoscere appunto questa mattina , Garrone . Quando entrai nella scuola , - un poco tardi , ché m ' avea fermato la maestra di prima superiore per domandarmi a che ora poteva venir a casa a trovarci , - il maestro non c ' era ancora , e tre o quattro ragazzi tormentavano il povero Crossi , quello coi capelli rossi , che ha un braccio morto , e sua madre vende erbaggi . Lo stuzzicavano colle righe , gli buttavano in faccia delle scorze di castagne , e gli davan dello storpio e del mostro , contraffacendolo , col suo braccio al collo . Ed egli tutto solo in fondo al banco , smorto , stava a sentire , guardando ora l ' uno ora l ' altro con gli occhi supplichevoli , perché lo lasciassero stare . Ma gli altri sempre più lo sbeffavano , ed egli cominciò a tremare e a farsi rosso dalla rabbia . A un tratto Franti , quella brutta faccia , salì sur un banco , e facendo mostra di portar due cesti sulle braccia , scimmiottò la mamma di Crossi , quando veniva a aspettare il figliuolo alla porta , perché ora è malata . Molti si misero a ridere forte . Allora Crossi perse la testa e afferrato un calamaio glie lo scaraventò al capo di tutta forza , ma Franti fece civetta , e il calamaio andò a colpire nel petto il maestro che entrava . Tutti scapparono al posto , e fecero silenzio , impauriti . Il maestro , pallido , salì al tavolino , e con voce alterata domandò : - Chi è stato ? Nessuno rispose . Il maestro gridò un ' altra volta , alzando ancora la voce : - Chi è ? Allora Garrone , mosso a pietà del povero Crossi , si alzò di scatto , e disse risolutamente : - Son io . Il maestro lo guardò , guardò gli scolari stupiti ; poi disse con voce tranquilla : - Non sei tu . E dopo un momento : - Il colpevole non sarà punito . S ' alzi ! Il Crossi s ' alzò , e disse piangendo : - Mi picchiavano e m ' insultavano , io ho perso la testa , ho tirato ... - Siedi , - disse il maestro . - S ' alzino quelli che lo han provocato . Quattro s ' alzarono col capo chino . - Voi , - disse il maestro , - avete insultato un compagno che non vi provocava , schernito un disgraziato , percosso un debole che non si può difendere . Avete commesso una delle azioni più basse , più vergognose di cui si possa macchiare una creatura umana . Vigliacchi ! Detto questo , scese tra i banchi , mise una mano sotto il mento a Garrone , che stava col viso basso , e fattogli alzare il viso , lo fissò negli occhi , e gli disse : - Tu sei un ' anima nobile . Garrone , colto il momento , mormorò non so che parole nell ' orecchio al maestro , e questi , voltatosi verso i quattro colpevoli , disse bruscamente : - Vi perdono . La mia maestra di prima superiore 27 , giovedì La mia maestra ha mantenuto la promessa , è venuta oggi a casa , nel momento che stavo per uscire con mia madre , per portar biancheria a una donna povera , raccomandata dalla Gazzetta . Era un anno che non l ' avevamo più vista in casa nostra . Tutti le abbiamo fatto festa . È sempre quella , piccola , col suo velo verde intorno al cappello , vestita alla buona e pettinata male , ché non ha tempo di rilisciarsi ; ma un poco più scolorita che l ' anno passato , con qualche capello bianco , e tosse sempre . Mia madre glie l ' ha detto : - E la salute , cara maestra ? Lei non si riguarda abbastanza ! - Eh , non importa , - ha risposto , col suo sorriso allegro insieme e malinconico . - Lei parla troppo forte , - ha soggiunto mia madre , - si affanna troppo coi suoi ragazzi . - È vero ; si sente sempre la sua voce , mi ricordo di quando andavo a scuola da lei : parla sempre , parla perché i ragazzi non si distraggano , e non sta un momento seduta . N ' ero ben sicuro che sarebbe venuta , perché non si scorda mai dei suoi scolari ; ne rammenta i nomi per anni ; i giorni d ' esame mensile , corre a domandar al Direttore che punti hanno avuto ; li aspetta all ' uscita , e si fa mostrar le composizioni per vedere se hanno fatto progressi ; e molti vengono ancora a trovarla dal Ginnasio , che han già i calzoni lunghi e l ' orologio . Quest ' oggi tornava tutta affannata dalla Pinacoteca , dove aveva condotto i suoi ragazzi come gli anni passati , che ogni giovedì li conduceva tutti a un museo , e spiegava ogni cosa . Povera maestra , è ancora dimagrita . Ma è sempre viva , s ' accalora sempre quando parla della sua scuola . Ha voluto rivedere il letto dove mi vide molto malato due anni fa , e che ora è di mio fratello , lo ha guardato un pezzo e non poteva parlare . Ha dovuto scappar presto per andar a visitare un ragazzo della sua classe , figliuolo d ' un sellaio , malato di rosolia ; e aveva per di più un pacco di pagine da correggere , tutta la serata da lavorare , e doveva ancor dare una lezione privata d ' aritmetica a una bottegaia , prima di notte . - Ebbene , Enrico , - m ' ha detto , andandosene , - vuoi ancora bene alla tua maestra ora che risolvi i problemi difficili e fai le composizioni lunghe ? - M ' ha baciato , m ' ha ancora detto d ' in fondo alla scala : - Non mi scordare , sai , Enrico ! - O mia buona maestra , mai , mai non ti scorderò . Anche quando sarò grande , mi ricorderò ancora di te e andrò a trovarti fra i tuoi ragazzi ; e ogni volta che passerò vicino a una scuola e sentirò la voce d ' una maestra , mi parrà di sentir la tua voce , e ripenserò ai due anni che passai nella scuola tua , dove imparai tante cose , dove ti vidi tante volte malata e stanca , ma sempre premurosa , sempre indulgente disperata quando uno pigliava un mal vezzo delle dita a scrivere , tremante quando gli ispettori c ' interrogavano , felice quando facevamo buona figura , buona sempre e amorosa come una madre . Mai , mai non mi scorderò di te , maestra mia . In una soffitta 28 , venerdì Ieri sera con mia madre e con mia sorella Silvia andammo a portar la biancheria alla donna povera raccomandata dal giornale : io portai il pacco , Silvia aveva il giornale , con le iniziali del nome e l ' indirizzo . Salimmo fin sotto il tetto d ' una casa alta , in un corridoio lungo , dov ' erano molti usci . Mi madre picchiò all ' ultimo : ci aperse una donna ancora giovane , bionda e macilenta , che subito mi parve d ' aver già visto altre volte , con quel medesimo fazzoletto turchino che aveva in capo . - Siete voi quella del giornale , così e così ? - domandò mia madre . - Sì , signora , son io . - Ebbene , v ' abbiamo portato un poco di biancheria . - E quella a ringraziare e a benedire , che non finiva più . Io intanto vidi in un angolo della stanza nuda e scura un ragazzo inginocchiato davanti a una seggiola , con la schiena volta verso di noi , che parea che scrivesse : e proprio scriveva , con la carta sopra la seggiola , e aveva il calamaio sul pavimento . Come faceva a scrivere così al buio ? Mentre dicevo questo tra me , ecco a un tratto che riconosco i capelli rossi e la giacchetta di frustagno di Crossi , il figliuolo dell ' erbivendolo , quello del braccio morto . Io lo dissi piano a mia madre , mentre la donna riponeva la roba . - Zitto ! - rispose mia madre , - può esser che si vergogni a vederti , che fai la carità alla sua mamma , non lo chiamare - . Ma in quel momento Crossi si voltò , io rimasi imbarazzato , egli sorrise , e allora mia madre mi diede una spinta perché corressi a abbracciarlo . Io l ' abbracciai , egli s ' alzò e mi prese per mano . - Eccomi qui , - diceva in quel mentre sua madre alla mia , - sola con questo ragazzo , il marito in America da sei anni , ed io per giunta malata , che non posso più andare in giro con la verdura a guadagnare quei pochi soldi . Non ci è rimasto nemmeno un tavolino per il mio povero Luigino , da farci il lavoro . Quando ci avevo il banco giù nel portone , almeno poteva scrivere sul banco ; ora me l ' han levato . Nemmeno un poco di lume da studiare senza rovinarsi gli occhi . È grazia se lo posso mandar a scuola , ché il municipio gli dà i libri e i quaderni . Povero Luigino , che studierebbe tanto volentieri ! Povera donna che sono ! - Mia madre le diede tutto quello che aveva nella borsa , baciò il ragazzo , e quasi piangeva , quando uscimmo . E aveva ben ragione di dirmi : - Guarda quel povero ragazzo , com ' è costretto a lavorare , tu che hai tutti i tuoi comodi , e pure ti par duro lo studio ! Ah ! Enrico mio , c ' è più merito nel suo lavoro d ' un giorno che nel tuo lavoro d ' un anno . A quelli lì dovrebbero dare i primi premi ! La scuola 28 , venerdì Sì , caro Enrico , lo studio ti è duro , come ti dice tua madre , non ti vedo ancora andare alla scuola con quell ' animo risoluto e con quel viso ridente , ch ' io vorrei . Tu fai ancora il restìo . Ma senti : pensa un po ' che misera , spregevole cosa sarebbe la tua giornata se tu non andassi a scuola ! A mani giunte , a capo a una settimana , domanderesti di ritornarci , roso dalla noia e dalla vergogna , stomacato dei tuoi trastulli e della tua esistenza . Tutti , tutti studiano ora , Enrico mio . Pensa agli operai che vanno a scuola la sera dopo aver faticato tutta la giornata , alle donne , alle ragazze del popolo che vanno a scuola la domenica , dopo aver lavorato tutta la settimana , ai soldati che metton mano ai libri e ai quaderni quando tornano spossati dagli esercizi , pensa ai ragazzi muti e ciechi , che pure studiano , e fino ai prigionieri , che anch ' essi imparano a leggere e a scrivere . Pensa , la mattina quando esci ; che in quello stesso momento , nella tua stessa città , altri trentamila ragazzi vanno come te a chiudersi per tre ore in una stanza a studiare . Ma che ! Pensa agli innumerevoli ragazzi che presso a poco a quell ' ora vanno a scuola in tutti i paesi , vedili con l ' immaginazione , che vanno , vanno , per i vicoli dei villaggi quieti , per le strade delle città rumorose , lungo le rive dei mari e dei laghi , dove sotto un sole ardente , dove tra le nebbie , in barca nei paesi intersecati da canali , a cavallo per le grandi pianure , in slitta sopra le nevi , per valli e per colline , a traverso a boschi e a torrenti , su per sentier solitari delle montagne , soli , a coppie , a gruppi , a lunghe file , tutti coi libri sotto il braccio , vestiti in mille modi , parlanti in mille lingue , dalle ultime scuole della Russia quasi perdute fra i ghiacci alle ultime scuole dell ' Arabia ombreggiate dalle palme , milioni e milioni , tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose , immagina questo vastissimo formicolìo di ragazzi di cento popoli , questo movimento immenso di cui fai parte , e pensa : - Se questo movimento cessasse , l ' umanità ricadrebbe nella barbarie , questo movimento è il progresso , la speranza , la gloria del mondo . - Coraggio dunque , piccolo soldato dell ' immenso esercito . I tuoi libri son le tue armi , la tua classe è la tua squadra , il campo di battaglia è la terra intera , e la vittoria è la civiltà umana . Non essere un soldato codardo , Enrico mio . TUO PADRE Il piccolo patriotta padovano Racconto mensile 29 , sabato Non sarò un soldato codardo , no ; ma ci andrei molto più volentieri alla scuola , se il maestro ci facesse ogni giorno un racconto come quello di questa mattina . Ogni mese , disse , ce ne farà uno , ce lo darà scritto , e sarà sempre il racconto d ' un atto bello e vero , compiuto da un ragazzo . Il piccolo patriotta padovano s ' intitola questo . Ecco il fatto . Un piroscafo francese partì da Barcellona , città della Spagna , per Genova , e c ' erano a bordo francesi , italiani , spagnuoli , svizzeri . C ' era , fra gli altri , un ragazzo di undici anni , mal vestito , solo , che se ne stava sempre in disparte , come un animale selvatico , guardando tutti con l ' occhio torvo . E aveva ben ragione di guardare tutti con l ' occhio torvo . Due anni prima , suo padre e sua madre , contadini nei dintorni di Padova , l ' avevano venduto al capo d ' una compagnia di saltimbanchi ; il quale , dopo avergli insegnato a fare i giochi a furia di pugni , di calci e di digiuni , se l ' era portato a traverso alla Francia e alla Spagna , picchiandolo sempre e non sfamandolo mai . Arrivato a Barcellona , non potendo più reggere alle percosse e alla fame , ridotto in uno stato da far pietà , era fuggito dal suo aguzzino , e corso a chieder protezione al Console d ' Italia , il quale , impietosito , l ' aveva imbarcato su quel piroscafo , dandogli una lettera per il Questore di Genova , che doveva rimandarlo ai suoi parenti ; ai parenti che l ' avevan venduto come una bestia . Il povero ragazzo era lacero e malaticcio . Gli avevan dato una cabina nella seconda classe . Tutti lo guardavano ; qualcuno lo interrogava : ma egli non rispondeva , e pareva che odiasse e disprezzasse tutti , tanto l ' avevano inasprito e intristito le privazioni e le busse . Tre viaggiatori , non di meno , a forza d ' insistere con le domande , riuscirono a fargli snodare la lingua , e in poche parole rozze , miste di veneto , di spagnuolo e di francese , egli raccontò la sua storia . Non erano italiani quei tre viaggiatori ; ma capirono , e un poco per compassione , un poco perché eccitati dal vino , gli diedero dei soldi , celiando e stuzzicandolo perché raccontasse altre cose ; ed essendo entrate nella sala , in quel momento , alcune signore , tutti e tre per farsi vedere , gli diedero ancora del denaro , gridando : - Piglia questo ! - Piglia quest ' altro ! - e facendo sonar le monete sulla tavola . Il ragazzo intascò ogni cosa , ringraziando a mezza voce , col suo fare burbero , ma con uno sguardo per la prima volta sorridente e affettuoso . Poi s ' arrampicò nella sua cabina , tirò la tenda , e stette queto , pensando ai fatti suoi . Con quei danari poteva assaggiare qualche buon boccone a bordo , dopo due anni che stentava il pane ; poteva comprarsi una giacchetta , appena sbarcato a Genova , dopo due anni che andava vestito di cenci ; e poteva anche , portandoli a casa , farsi accogliere da suo padre e da sua madre un poco più umanamente che non l ' avrebbero accolto se fosse arrivato con le tasche vuote . Erano una piccola fortuna per lui quei denari . E a questo egli pensava , racconsolato , dietro la tenda della sua cabina , mentre i tre viaggiatori discorrevano , seduti alla tavola da pranzo , in mezzo alla sala della seconda classe . Bevevano e discorrevano dei loro viaggi e dei paesi che avevan veduti , e di discorso in discorso , vennero a ragionare dell ' Italia . Cominciò uno a lagnarsi degli alberghi , un altro delle strade ferrate , e poi tutti insieme , infervorandosi , presero a dir male d ' ogni cosa . Uno avrebbe preferito di viaggiare in Lapponia ; un altro diceva di non aver trovato in Italia che truffatori e briganti ; il terzo , che gl ' impiegati italiani non sanno leggere . - Un popolo ignorante , - ripete il primo . - Sudicio , - aggiunse il secondo . - La ... - esclamò il terzo ; e voleva dir ladro , ma non poté finir la parola : una tempesta di soldi e di mezze lire si rovesciò sulle loro teste e sulle loro spalle , e saltellò sul tavolo e sull ' impiantito con un fracasso d ' inferno . Tutti e tre s ' alzarono furiosi , guardando all ' in su , e ricevettero ancora una manata di soldi in faccia . - Ripigliatevi i vostri soldi , - disse con disprezzo il ragazzo , affacciato fuor della tenda della cuccetta ; - io non accetto l ' elemosina da chi insulta il mio paese . NOVEMBRE Lo spazzacamino 1 , martedì Ieri sera andai alla Sezione femminile , accanto alla nostra , per dare il racconto del ragazzo padovano alla maestra di Silvia , che lo voleva leggere . Settecento ragazze ci sono ! Quando arrivai cominciavano a uscire , tutte allegre per le vacanze d ' Ognissanti e dei morti ; ed ecco una bella cosa che vidi . Di fronte alla porta della scuola , dall ' altra parte della via , stava con un braccio appoggiato al muro e colla fronte contro il braccio , uno spazzacamino , molto piccolo , tutto nero in viso , col suo sacco e il suo raschiatoio , e piangeva dirottamente , singhiozzando . Due o tre ragazze della seconda gli s ' avvicinarono e gli dissero : - Che hai che piangi a quella maniera ? - Ma egli non rispose , e continuava a piangere . - Ma di ' che cos ' hai , perché piangi ? - gli ripeterono le ragazze . E allora egli levò il viso dal braccio , - un viso di bambino , - e disse piangendo che era stato in varie case a spazzare , dove s ' era guadagnato trenta soldi , e li aveva persi , gli erano scappati per la sdrucitura d ' una tasca , - e faceva veder la sdrucitura , - e non osava più tornare a casa senza i soldi . - Il padrone mi bastona , - disse singhiozzando , e riabbandonò il capo sul braccio , come un disperato . Le bambine stettero a guardarlo , tutte serie . Intanto s ' erano avvicinate altre ragazze grandi e piccole , povere e signorine , con le loro cartelle sotto il braccio , e una grande , che aveva una penna azzurra sul cappello , cavò di tasca due soldi , e disse : - Io non ho che due soldi : facciamo la colletta . - Anch ' io ho due soldi , - disse un ' altra vestita di rosso ; - ne troveremo ben trenta fra tutte . - E allora cominciarono a chiamarsi : - Amalia ! - Luigia ! - Annina ! - Un soldo . - Chi ha dei soldi ? - Qua i soldi ! - Parecchie avevan dei soldi per comprarsi fiori o quaderni , e li portarono , alcune più piccole diedero dei centesimi ; quella della penna azzurra raccoglieva tutto , e contava a voce alta : - Otto , dieci , quindici ! - Ma ci voleva altro . Allora comparve una più grande di tutte , che pareva quasi una maestrina , e diede mezza lira , e tutte a farle festa . Mancavano ancora cinque soldi . - Ora vengono quelle della quarta che ne hanno , - disse una . Quelle della quarta vennero e i soldi fioccarono . Tutte s ' affollavano . Ed era bello a vedere quel povero spazzacamino in mezzo a tutte quelle vestine di tanti colori , a tutto quel rigirìo di penne , di nastrini , di riccioli . I trenta soldi c ' erano già , e ne venivano ancora , e le più piccine che non avevan denaro , si facevan largo tra le grandi porgendo i loro mazzetti di fiori , tanto per dar qualche cosa . Tutt ' a un tratto arrivò la portinaia gridando : - La signora Direttrice ! - Le ragazze scapparono da tutte le parti come uno stormo di passeri . E allora si vide il piccolo spazzacamino , solo in mezzo alla via , che s ' asciugava gli occhi , tutto contento , con le mani piene di denari , e aveva nell ' abbottonatura della giacchetta , nelle tasche , nel cappello tanti mazzetti di fiori , e c ' erano anche dei fiori per terra , ai suoi piedi . Il giorno dei morti 2 , mercoledì Questo giorno è consacrato alla commemorazione dei morti . Sai , Enrico , a quali morti dovreste tutti dedicare un pensiero in questo giorno , voi altri ragazzi ? A quelli che morirono per voi , per i ragazzi , per i bambini . Quanti ne morirono , e quanti ne muoiono di continuo ! Pensasti mai a quanti padri si logoraron la vita al lavoro , a quante madri discesero nella fossa innanzi tempo , consumate dalle privazioni a cui si condannarono per sostentare i loro figliuoli ? Sai quanti uomini si piantarono un coltello nel cuore per la disperazione di vedere i propri ragazzi nella miseria , e quante donne s ' annegarono o moriron di dolore o impazzirono per aver perduto un bambino ? Pensa a tutti quei morti , in questo giorno , Enrico . Pensa alle tante maestre che son morte giovani , intisichite dalle fatiche della scuola , per amore dei bambini , da cui non ebbero cuore di separarsi , pensa ai medici che morirono di malattie attaccaticcie , sfidate coraggiosamente per curar dei fanciulli ; pensa a tutti coloro che nei naufragi , negli incendi , nelle carestie , in un momento di supremo pericolo , cedettero all ' infanzia l ' ultimo tozzo di pane , l ' ultima tavola di salvamento , l ' ultima fune per scampare alle fiamme , e spirarono contenti del loro sacrificio , che serbava in vita un piccolo innocente . Sono innumerevoli , Enrico , questi morti ; ogni cimitero ne racchiude centinaia di queste sante creature , che se potessero levarsi un momento dalla fossa griderebbero il nome d ' un fanciullo , al quale sacrificarono i piaceri della gioventù , la pace della vecchiaia , gli affetti , l ' intelligenza , la vita : spose di vent ' anni , uomini nel fior delle forze , vecchie ottuagenarie , giovinetti , - martiri eroici e oscuri dell ' infanzia , - così grandi e così gentili , che non fa tanti fiori la terra , quanti ne dovremmo dare ai loro sepolcri . Tanto siete amati , o fanciulli ! Pensa oggi a quei morti con gratitudine , e sarai più buono e più affettuoso con tutti quelli che ti voglion bene e che fatican per te , caro figliuol mio fortunato , che nel giorno dei morti non hai ancora da piangere nessuno ! TUA MADRE Il mio amico Garrone 4 , venerdì Non furon che due giorni di vacanza e mi parve di star tanto tempo senza rivedere Garrone . Quanto più lo conosco , tanto più gli voglio bene , e così segue a tutti gli altri , fuorché ai prepotenti , che con lui non se la dicono , perché egli non lascia far prepotenze . Ogni volta che uno grande alza la mano su di uno piccolo , il piccolo grida : - Garrone ! - e il grande non picchia più . Suo padre è macchinista della strada ferrata ; egli cominciò tardi le scuole perché fu malato due anni . È il più alto e il più forte della classe , alza un banco con una mano , mangia sempre , è buono . Qualunque cosa gli domandino , matita , gomma , carta , temperino , impresta o dà tutto ; e non parla e non ride in iscuola : se ne sta sempre immobile nel banco troppo stretto per lui , con la schiena arrotondata e il testone dentro le spalle ; e quando lo guardo , mi fa un sorriso con gli occhi socchiusi come per dirmi : - Ebbene , Enrico , siamo amici ? - Ma fa ridere , grande e grosso com ' è , che ha giacchetta , calzoni , maniche , tutto troppo stretto e troppo corto , un cappello che non gli sta in capo , il capo rapato , le scarpe grosse , e una cravatta sempre attorcigliata come una corda . Caro Garrone , basta guardarlo in viso una volta per prendergli affetto . Tutti i più piccoli gli vorrebbero essere vicini di banco . Sa bene l ' aritmetica . Porta i libri a castellina , legati con una cigna di cuoio rosso . Ha un coltello col manico di madreperla che trovò l ' anno passato in piazza d ' armi , e un giorno si tagliò un dito fino all ' osso , ma nessuno in iscuola se n ' avvide , e a casa non rifiatò per non spaventare i parenti . Qualunque cosa si lascia dire per celia e mai non se n ' ha per male ; ma guai se gli dicono : - Non è vero , - quando afferma una cosa : getta fuoco dagli occhi allora , e martella pugni da spaccare il banco . Sabato mattina diede un soldo a uno della prima superiore , che piangeva in mezzo alla strada , perché gli avevan preso il suo , e non poteva più comprare il quaderno . Ora sono tre giorni che sta lavorando attorno a una lettera di otto pagine con ornati a penna nei margini per l ' onomastico di sua madre , che spesso viene a prenderlo , ed è alta e grossa come lui , e simpatica . Il maestro lo guarda sempre , e ogni volta che gli passa accanto gli batte la mano sul collo come a un buon torello tranquillo . Io gli voglio bene . Son contento quando stringo nella mia la sua grossa mano , che par la mano d ' un uomo . Sono così certo che rischierebbe la vita per salvare un compagno , che si farebbe anche ammazzare per difenderlo , si vede così chiaro nei suoi occhi ; e benché paia sempre che brontoli con quel vocione , è una voce che viene da un cor gentile , si sente . Il carbonaio e il signore 7 , lunedì Non l ' avrebbe mai detta Garrone , sicuramente , quella parola che disse ieri mattina Carlo Nobis a Betti . Carlo Nobis è superbo perché suo padre è un gran signore : un signore alto , con tutta la barba nera , molto serio , che viene quasi ogni giorno ad accompagnare il figliuolo . Ieri mattina Nobis si bisticciò con Betti , uno dei più piccoli , figliuolo d ' un carbonaio , e non sapendo più che rispondergli , perché aveva torto , gli disse forte : - Tuo padre è uno straccione . - Betti arrossì fino ai capelli , e non disse nulla , ma gli vennero le lacrime agli occhi , e tornato a casa ripeté la parola a suo padre ; ed ecco il carbonaio , un piccolo uomo tutto nero , che compare alla lezione del dopopranzo col ragazzo per mano , a fare le lagnanze al maestro . Mentre faceva le sue lagnanze al maestro , e tutti tacevano , il padre di Nobis , che levava il mantello al figliuolo , come al solito , sulla soglia dell ' uscio , udendo pronunciare il suo nome , entrò , e domandò spiegazione . - È quest ' operaio , - rispose il maestro , - che è venuto a lagnarsi perché il suo figliuolo Carlo disse al suo ragazzo : Tuo padre è uno straccione . Il padre di Nobis corrugò la fronte e arrossì leggermente . Poi domandò al figliuolo : - Hai detto quella parola ? Il figliuolo , - ritto in mezzo alla scuola , col capo basso , davanti al piccolo Betti , - non rispose . Allora il padre lo prese per un braccio e lo spinse più avanti in faccia a Betti , che quasi si toccavano , e gli disse : - Domandagli scusa . Il carbonaio volle interporsi , dicendo : - No , no . - Ma il signore non gli badò , e ripeté al figliuolo : - Domandagli scusa . Ripeti le mie parole . Io ti domando scusa della parola ingiuriosa , insensata , ignobile che dissi contro tuo padre , al quale il mio ... si tiene onorato di stringere la mano . Il carbonaio fece un gesto risoluto , come a dire : Non voglio . Il signore non gli diè retta , e il suo figliuolo disse lentamente , con un fil di voce , senza alzar gli occhi da terra : - Io ti domando scusa ... della parola ingiuriosa ... insensata ... ignobile , che dissi contro tuo padre , al quale il mio ... si tiene onorato di stringer la mano . Allora il signore porse la mano al carbonaio , il quale gliela strinse con forza , e poi subito con una spinta gettò il suo ragazzo fra le braccia di Carlo Nobis . - Mi faccia il favore di metterli vicini , - disse il signore al maestro . - Il maestro mise Betti nel banco di Nobis . Quando furono al posto , il padre di Nobis fece un saluto ed uscì . Il carbonaio rimase qualche momento sopra pensiero , guardando i due ragazzi vicini ; poi s ' avvicinò al banco , e fissò Nobis , con espressione d ' affetto e di rammarico , come se volesse dirgli qualcosa ; ma non disse nulla ; allungò la mano per fargli una carezza , ma neppure osò , e gli strisciò soltanto la fronte con le sue grosse dita . Poi s ' avviò all ' uscio , e voltatosi ancora una volta a guardarlo , sparì . - Ricordatevi bene di quel che avete visto , ragazzi , - disse il maestro , - questa è la più bella lezione dell ' anno . La maestra di mio fratello 10 , giovedì Il figliuolo del carbonaio fu scolaro della maestra Delcati che è venuta oggi a trovar mio fratello malaticcio , e ci ha fatto ridere a raccontarci che la mamma di quel ragazzo , due anni fa , le portò a casa una grande grembialata di carbone , per ringraziarla , che aveva dato la medaglia al figliuolo ; e s ' ostinava , povera donna , non voleva riportarsi il carbone a casa , e piangeva quasi , quando dovette tornarsene col grembiale pieno . Anche d ' un ' altra buona donna , ci ha detto , che le portò un mazzetto di fiori molto pesante , e c ' era dentro un gruzzoletto di soldi . Ci siamo molto divertiti a sentirla , e così mio fratello trangugiò la medicina , che prima non voleva . Quanta pazienza debbono avere con quei ragazzi della prima inferiore , tutti sdentati come vecchietti , che non pronunziano l ' erre e l ' esse , e uno tosse , l ' altro fila sangue dal naso , chi perde gli zoccoli sotto il banco , e chi bela perché s ' è punto con la penna , e chi piange perché ha comprato un quaderno numero due invece di numero uno . Cinquanta in una classe , che non san nulla , con quei manini di burro , e dover insegnare a scrivere a tutti ! Essi portano in tasca dei pezzi di regolizia , dei bottoni , dei turaccioli di boccetta , del mattone tritato , ogni specie di cose minuscole , e bisogna che la maestra li frughi ; ma nascondon gli oggetti fin nelle scarpe . E non stanno attenti : un moscone che entra per la finestra , mette tutti sottosopra , e l ' estate portano in iscuola dell ' erba e dei maggiolini , che volano in giro o cascano nei calamai e poi rigano i quaderni d ' inchiostro . La maestra deve far la mamma con loro , aiutarli a vestirsi , fasciare le dita punte , raccattare i berretti che cascano , badare che non si scambino i cappotti , se no poi gnaulano e strillano . Povere maestre ! E ancora vengono le mamme a lagnarsi : come va , signorina , che il mio bambino ha perso la penna ? com ' è che il mio non impara niente ? perché non dà la menzione al mio , che sa tanto ? perché non fa levar quel chiodo dal banco che ha stracciato i calzoni al mio Piero ? Qualche volta s ' arrabbia coi ragazzi la maestra di mio fratello , e quando non ne può più , si morde un dito , per non lasciar andare una pacca ; perde la pazienza , ma poi si pente , e carezza il bimbo che ha sgridato ; scaccia un monello di scuola , ma si ribeve le lacrime , e va in collera coi parenti che fan digiunare i bimbi per castigo . È giovane e grande la maestra Delcati , e vestita bene , bruna e irrequieta , che fa tutto a scatto di molla , e per un nulla si commove , e allora parla con grande tenerezza . - Ma almeno i bimbi le si affezionano ? - le ha detto mia madre . - Molti sì , - ha risposto , - ma poi , finito l ' anno , la maggior parte non ci guardan più . Quando sono coi maestri , si vergognano quasi d ' essere stati da noi , da una maestra . Dopo due anni di cure , dopo che s ' è amato tanto un bambino , ci fa tristezza separarci da lui , ma si dice : - Oh di quello lì son sicura ; quello lì mi vorrà bene . - Ma passano le vacanze , si rientra alla scuola , gli corriamo incontro : - O bambino , bambino mio ! - E lui volta il capo da un ' altra parte . - Qui la maestra s ' è interrotta . - Ma tu non farai così piccino ? - ha detto poi , alzandosi con gli occhi umidi , e baciando mio fratello , - tu non la volterai la testa dall ' altra parte , non è vero ? non la rinnegherai la tua povera amica . Mia madre 10 , giovedì In presenza della maestra di tuo fratello tu mancasti di rispetto a tua madre ! Che questo non avvenga mai più , Enrico , mai più ! La tua parola irriverente m ' è entrata nel cuore come una punta d ' acciaio . Io pensai a tua madre quando , anni sono , stette chinata tutta una notte sul tuo piccolo letto , a misurare il tuo respiro , piangendo sangue dall ' angoscia e battendo i denti dal terrore , ché credeva di perderti , ed io temevo che smarrisse la ragione ; e a quel pensiero provai un senso di ribrezzo per te . Tu , offender tua madre ! tua madre che darebbe un anno di felicità per risparmiarti un ' ora di dolore , che mendicherebbe per te , che si farebbe uccidere per salvarti la vita ! Senti , Enrico . Fissati bene in mente questo pensiero . Immagina pure che ti siano destinati nella vita molti giorni terribili ; il più terribile di tutti sarà il giorno in cui perderai tua madre . Mille volte , Enrico , quando già sarai uomo , forte , provato a tutte le lotte , tu la invocherai , oppresso da un desiderio immenso di risentire un momento la sua voce e di rivedere le sue braccia aperte per gettarviti singhiozzando , come un povero fanciullo senza protezione e senza conforto . Come ti ricorderai allora d ' ogni amarezza che le avrai cagionato , e con che rimorsi le sconterai tutte , infelice ! Non sperar serenità nella tua vita , se avrai contristato tua madre . Tu sarai pentito , le domanderai perdono , venererai la sua memoria ; - inutilmente , - la coscienza non ti darà pace , quella immagine dolce e buona avrà sempre per te un ' espressione di tristezza e di rimprovero che ti metterà l ' anima alla tortura . O Enrico , bada : questo è il più sacro degli affetti umani , disgraziato chi lo calpesta . L ' assassino che rispetta sua madre ha ancora qualcosa di onesto e di gentile nel cuore , il più glorioso degli uomini , che l ' addolori e l ' offenda , non è che una vile creatura . Che non t ' esca mai più dalla bocca una dura parola per colei che ti diede la vita . E se una ancora te ne sfuggisse , non sia il timore di tuo padre , sia l ' impulso dell ' anima che ti getti ai suoi piedi , a supplicarla che col bacio del perdono ti cancelli dalla fronte il marchio dell ' ingratitudine . Io t ' amo , figliuol mio , tu sei la speranza più cara della mia vita ; ma vorrei piuttosto vederti morto che ingrato a tua madre . Va ' , e per un po ' di tempo non portarmi più la tua carezza ; non te la potrei ricambiare col cuore . TUO PADRE Il mio compagno Coretti 13 , domenica Mio padre mi perdonò ; ma io rimasi un poco triste , e allora mia madre mi mandò col figliuolo grande del portinaio a fare una passeggiata sul corso . A metà circa del corso , passando vicino a un carro fermo davanti a una bottega , mi sento chiamare per nome , mi volto : era Coretti , il mio compagno di scuola , con la sua maglia color cioccolata e il suo berretto di pelo di gatto tutto sudato e allegro , che aveva un gran carico di legna sulle spalle . Un uomo ritto sul carro gli porgeva una bracciata di legna per volta , egli le pigliava e le portava nella bottega di suo padre , dove in fretta e in furia le accatastava . - Che fai , Coretti ? - gli domandai . - Non vedi ? - rispose , tendendo le braccia per pigliare il carico , - ripasso la lezione . Io risi . Ma egli parlava sul serio , e presa la bracciata di legna , cominciò a dire correndo : - Chiamansi accidenti del verbo ... le sue variazioni secondo il numero ... secondo il numero e la persona ... E poi , buttando giù la legna e accatastandola : - secondo il tempo ... secondo il tempo a cui si riferisce l ' azione ... E tornando verso il carro a prendere un ' altra bracciata : - secondo il modo in cui l ' azione è enunciata . Era la nostra lezione di grammatica per il giorno dopo . - Che vuoi , - mi disse , - metto il tempo a profitto . Mio padre è andato via col garzone per una faccenda . Mia madre è malata . Tocca a me a scaricare . Intanto ripasso la grammatica . È una lezione difficile oggi . Non riesco a pestarmela nella testa . Mio padre ha detto che sarà qui alle sette per darvi i soldi , - disse poi all ' uomo del carro . Il carro partì . - Vieni un momento in bottega , - mi disse Coretti . Entrai : era uno stanzone pieno di cataste di legna e di fascine , con una stadera da una parte . - Oggi è giorno di sgobbo , te lo accerto io , - ripigliò Coretti ; - debbo fare il lavoro a pezzi e a bocconi . Stavo scrivendo le proposizioni , è venuta gente a comprare . Mi son rimesso a scrivere , eccoti il carro . Questa mattina ho già fatto due corse al mercato delle legna in piazza Venezia . Non mi sento più le gambe e ho le mani gonfie . Starei fresco se avessi il lavoro di disegno ! - E intanto dava un colpo di scopa alle foglie secche e ai fuscelli che coprivano l ' ammattonato . - Ma dove lo fai il lavoro , Coretti ? - gli domandai . - Non qui di certo , - riprese ; - vieni a vedere ; - e mi condusse in uno stanzino dietro la bottega , che serve da cucina e da stanza da mangiare , con un tavolo in un canto , dove ci aveva i libri e i quaderni , e il lavoro incominciato . - Giusto appunto , disse , - ho lasciato la seconda risposta per aria : col cuoio si fanno le calzature , le cinghie ... Ora ci aggiungo le valigie . - E presa la penna , si mise a scrivere con la sua bella calligrafia . - C ' è nessuno ? - s ' udì gridare in quel momento dalla bottega . Era una donna che veniva a comprar fascinotti . - Eccomi , - rispose Coretti ; e saltò di là , pesò i fascinotti , prese i soldi , corse in un angolo a segnar la vendita in uno scartafaccio e ritornò al suo lavoro , dicendo : - Vediamo un po ' se mi riesce di finire il periodo . - E scrisse : le borse da viaggio , gli zaini per i soldati . - Ah il mio povero caffè che scappa via ! - gridò all ' improvviso e corse al fornello a levare la caffettiera dal fuoco . - È il caffè per la mamma , - disse ; - bisognò bene che imparassi a farlo . Aspetta un po ' che glie lo portiamo ; così ti vedrà , le farà piacere . Son sette giorni che è a letto ... Accidenti del verbo ! Mi scotto sempre le dita con questa caffettiera . Che cosa ho da aggiungere dopo gli zaini per i soldati ? Ci vuole qualche altra cosa e non la trovo . Vieni dalla mamma . Aperse un uscio , entrammo in un ' altra camera piccola : c ' era la mamma di Coretti in un letto grande , con un fazzoletto bianco intorno al capo . - Ecco il caffè , mamma , - disse Coretti porgendo la tazza ; - questo è un mio compagno di scuola . - Ah ! bravo il signorino , - mi disse la donna ; - viene a far visita ai malati , non è vero ? Intanto Coretti accomodava i guanciali dietro alle spalle di sua madre , raggiustava le coperte del letto , riattizzava il fuoco , cacciava il gatto dal cassettone . - Vi occorre altro , mamma ? - domandò poi , ripigliando la tazza . - Li avete presi i due cucchiaini di siroppo ? Quando non ce ne sarà più darò una scappata dallo speziale . Le legna sono scaricate . Alle quattro metterò la carne al fuoco , come avete detto , e quando passerà la donna del burro le darò quegli otto soldi . Tutto andrà bene , non vi date pensiero . - Grazie , figliuolo , - rispose la donna ; - povero figliuolo , va ' ! Egli pensa a tutto . Volle che pigliassi un pezzo di zucchero , e poi Coretti mi mostrò un quadretto , il ritratto in fotografia di suo padre , vestito da soldato , con la medaglia al valore , che guadagnò nel '66 , nel quadrato del principe Umberto ; lo stesso viso del figliuolo , con quegli occhi vivi e quel sorriso così allegro . Tornammo nella cucina . - Ho trovato la cosa , - disse Coretti , e aggiunse sul quaderno : si fanno anche i finimenti dei cavalli . - Il resto lo farò stasera , starò levato fino a più tardi . Felice te che hai tutto il tempo per studiare e puoi ancora andare a passeggio ! E sempre gaio e lesto , rientrato in bottega , cominciò a mettere dei pezzi di legno sul cavalletto e a segarli per mezzo , e diceva : - Questa è ginnastica ! Altro che la spinta delle braccia avanti . Voglio che mio padre trovi tutte queste legna segate quando torna a casa : sarà contento . Il male è che dopo aver segato faccio dei t e degli l , che paion serpenti , come dice il maestro . Che ci ho da fare ? Gli dirò che ho dovuto menar le braccia . Quello che importa è che la mamma guarisca presto , questo sì . Oggi sta meglio , grazie al cielo . La grammatica la studierò domattina al canto del gallo . Oh ! ecco la carretta coi ceppi ! Al lavoro . Una carretta carica di ceppi si fermò davanti alla bottega . Coretti corse fuori a parlar con l ' uomo poi tornò . - Ora non posso più tenerti compagnia , - mi disse ; - a rivederci domani . Hai fatto bene a venirmi a trovare . Buona passeggiata ! Felice te . E strettami la mano , corse a pigliar il primo ceppo , e ricominciò a trottare fra il carro e la bottega , col viso fresco come una rosa sotto al suo berretto di pel di gatto , e vispo che metteva allegrezza a vederlo Felice te ! egli mi disse . Ah no , Coretti , no : sei tu il più felice , tu perché studi e lavori di più , perché sei più utile a tuo padre e a tua madre , perché sei più buono , cento volte più buono e più bravo di me , caro compagno mio . Il Direttore 18 , venerdì Coretti era contento questa mattina perché è venuto ad assistere al lavoro d ' esame mensile il suo maestro di seconda , Coatti , un omone con una grande capigliatura crespa , una gran barba nera , due grandi occhi scuri , e una voce da bombarda ; il quale minaccia sempre i ragazzi di farli a pezzi e di portarli per il collo in Questura , e fa ogni specie di facce spaventevoli ; ma non castiga mai nessuno , anzi sorride sempre dentro la barba , senza farsi scorgere . Otto sono , con Coatti , i maestri , compreso un supplente piccolo e senza barba , che pare un giovinetto . C ' è un maestro di quarta , zoppo , imbacuccato in una grande cravatta di lana , sempre tutto pieno di dolori , e si prese quei dolori quando era maestro rurale , in una scuola umida dove i muri gocciolavano . Un altro maestro di quarta è vecchio e tutto bianco ed è stato maestro dei ciechi . Ce n ' è uno ben vestito , con gli occhiali , e due baffetti biondi , che chiamavano l ' avvocatino , perché facendo il maestro studiò da avvocato e prese la laurea , e fece anche un libro per insegnare a scriver le lettere . Invece quello che c ' insegna la ginnastica è un tipo di soldato , è stato con Garibaldi , e ha sul collo la cicatrice d ' una ferita di sciabola toccata alla battaglia di Milazzo . Poi c ' è il Direttore , alto , calvo con gli occhiali d ' oro , con la barba grigia che gli vien sul petto , tutto vestito di nero e sempre abbottonato fin sotto il mento ; così buono coi ragazzi , che quando entrano tutti tremanti in Direzione , chiamati per un rimprovero , non li sgrida , ma li piglia per le mani , e dice tante ragioni , che non dovevan far così , e che bisogna che si pentano , e che promettano d ' esser buoni , e parla con tanta buona maniera e con una voce così dolce che tutti escono con gli occhi rossi , più confusi che se li avesse puniti . Povero Direttore , egli è sempre il primo al suo posto , la mattina , a aspettare gli scolari e a dar retta ai parenti , e quando i maestri son già avviati verso casa , gira ancora intorno alla scuola a vedere che i ragazzi non si caccino sotto le carrozze , o non si trattengan per le strade a far querciola , o a empir gli zaini di sabbia o di sassi ; e ogni volta che appare a una cantonata , così alto e nero , stormi di ragazzi scappano da tutte le parti , piantando lì il giuoco dei pennini e delle biglie , ed egli li minaccia con l ' indice da lontano , con la sua aria amorevole e triste . Nessuno l ' ha più visto ridere , dice mia madre , dopo che gli è morto il figliuolo ch ' era volontario nell ' esercito ; ed egli ha sempre il suo ritratto davanti agli occhi , sul tavolino della Direzione . E se ne voleva andare dopo quella disgrazia ; aveva già fatto la sua domanda di riposo al Municipio , e la teneva sempre sul tavolino , aspettando di giorno in giorno a mandarla , perché gli rincresceva di lasciare i fanciulli . Ma l ' altro giorno pareva deciso , e mio padre ch ' era con lui nella Direzione , gli diceva : - Che peccato che se ne vada , signor Direttore ! - quando entrò un uomo a fare iscrivere un ragazzo , che passava da un ' altra sezione alla nostra perché aveva cambiato di casa . A veder quel ragazzo il Direttore fece un atto di meraviglia , - lo guardò un pezzo , guardò il ritratto che tien sul tavolino e tornò a guardare il ragazzo , tirandoselo fra le ginocchia e facendogli alzare il viso . Quel ragazzo somigliava tutto al suo figliuolo morto . Il Direttore disse : - Va bene ; - fece l ' iscrizione , congedò padre e figlio , e restò pensieroso . - Che peccato che se ne vada ! - ripeté mio padre . E allora il Direttore prese la sua domanda di riposo , la fece in due pezzi e disse : - Rimango . I soldati 22 , martedì Il suo figliuolo era volontario nell ' esercito quando morì : per questo il Direttore va sempre sul corso a veder passare i soldati , quando usciamo dalla scuola . Ieri passava un reggimento di fanteria , e cinquanta ragazzi si misero a saltellare intorno alla banda musicale , cantando e battendo il tempo colle righe sugli zaini e sulle cartelle . Noi stavamo in un gruppo , sul marciapiede a guardare : Garrone , strizzato nei suoi vestiti troppo stretti , che addentava un gran pezzo di pane ; Votini , quello ben vestito , che si leva sempre i peluzzi dai panni ; Precossi , il figliuolo del fabbro , con la giacchetta di suo padre , e il calabrese , e il muratorino , e Crossi con la sua testa rossa , e Franti con la sua faccia tosta , e anche Robetti , il figliuolo del capitano d ' artiglieria , quello che salvò un bambino dall ' omnibus , e che ora cammina con le stampelle . Franti fece una risata in faccia a un soldato che zoppicava . Ma subito si sentì la mano d ' un uomo sulla spalla : si voltò : era il Direttore . - Bada , - gli disse il Direttore ; - schernire un soldato quand ' è nelle file , che non può né vendicarsi né rispondere , è come insultare un uomo legato : è una viltà . - Franti scomparve . I soldati passavano a quattro a quattro , sudati e coperti di polvere , e i fucili scintillavano al sole . Il Direttore disse : - Voi dovete voler bene ai soldati , ragazzi . Sono i nostri difensori , quelli che andrebbero a farsi uccidere per noi , se domani un esercito straniero minacciasse il nostro paese . Sono ragazzi anch ' essi , hanno pochi anni più di voi ; e anch ' essi vanno a scuola ; e ci sono poveri e signori , fra loro , come fra voi , e vengono da tutte le parti d ' Italia . Vedete , si posson quasi riconoscere al viso : passano dei Siciliani , dei Sardi , dei Napoletani , dei Lombardi . Questo poi è un reggimento vecchio , di quelli che hanno combattuto nel 1848 . I soldati non son più quelli , ma la bandiera è sempre la stessa . Quanti erano già morti per il nostro paese intorno a quella bandiera venti anni prima che voi nasceste ! - Eccola qui , - disse Garrone . E infatti si vedeva poco lontano la bandiera , che veniva innanzi , al di sopra delle teste dei soldati . - Fate una cosa , figliuoli , - disse il Direttore , - fate il vostro saluto di scolari , con la mano alla fronte , quando passano i tre colori . - La bandiera , portata da un ufficiale , ci passò davanti , tutta lacera e stinta , con le medaglie appese all ' asta . Noi mettemmo la mano alla fronte , tutt ' insieme . L ' ufficiale ci guardò , sorridendo , e ci restituì il saluto con la mano . - Bravi , ragazzi , - disse uno dietro di noi . Ci voltammo a guardare : era un vecchio che aveva all ' occhiello del vestito il nastrino azzurro della campagna di Crimea : un ufficiale pensionato . - Bravi , - disse , - avete fatto una cosa bella . - Intanto la banda del reggimento svoltava in fondo al corso , circondata da una turba di ragazzi , e cento grida allegre accompagnavan gli squilli delle trombe come un canto di guerra . - Bravi , - ripeté il vecchio ufficiale , guardandoci ; - chi rispetta la bandiera da piccolo la saprà difender da grande . Il protettore di Nelli 23 , mercoledì Anche Nelli , ieri , guardava i soldati , povero gobbino , ma con un ' aria così , come se pensasse : - Io non potrò esser mai un soldato ! - Egli è buono , studia ; ma è così magrino e smorto , e respira a fatica . Porta sempre un lungo grembiale di tela nera lucida . Sua madre è una signora piccola a bionda , vestita di nero , e vien sempre a prenderlo al finis , perché non esca nella confusione , con gli altri ; e lo accarezza . I primi giorni , perché ha quella disgrazia d ' esser gobbo , molti ragazzi lo beffavano e gli picchiavan sulla schiena con gli zaini ; ma egli non si rivoltava mai , e non diceva mai nulla a sua madre , per non darle quel dolore di sapere che suo figlio era lo zimbello dei compagni ; lo schernivano , ed egli piangeva e taceva , appoggiando la fronte sul banco . Ma una mattina saltò su Garrone e disse : - Il primo che tocca Nelli gli do uno scapaccione che gli faccio far tre giravolte ! - Franti non gli badò , lo scapaccione partì , l ' amico fece le tre giravolte , e dopo d ' allora nessuno toccò più Nelli . Il maestro gli mise Garrone vicino , nello stesso banco . Si sono fatti amici . Nelli s ' è affezionato molto a Garrone . Appena entra nella scuola , cerca subito se c ' è Garrone . Non va mai via senza dire : - Addio , Garrone . - E così fa Garrone con lui . Quando Nelli lascia cascar la penna o un libro sotto il banco , subito , perché non faccia fatica a chinarsi , Garrone si china e gli porge il libro o la penna ; e poi l ' aiuta a rimetter la roba nello zaino , e a infilarsi il cappotto . Per questo Nelli gli vuol bene , e lo guarda sempre , e quando il maestro lo loda è contento , come se lodasse lui . Ora bisogna che Nelli , finalmente , abbia detto tutto a sua madre , e degli scherni dei primi giorni e di quello che gli facevan patire , e poi del compagno che lo difese e che gli ha posto affetto , perché , ecco quello che accadde questa mattina . Il maestro mi mandò a portare al Direttore il programma della lezione , mezz ' ora prima del finis , ed io ero nell ' ufficio quando entrò una signora bionda e vestita di nero , la mamma di Nelli , la quale disse : - Signor Direttore , c ' è nella classe del mio figliuolo un ragazzo che si chiama Garrone ? - C ' è , - rispose il Direttore . - Vuol aver la bontà di farlo venire un momento qui , che gli ho da dire una parola ? - Il Direttore chiamò il bidello e lo mandò in iscuola , e dopo un minuto ecco lì Garrone sull ' uscio con la sua testa grossa e rapata , tutto stupito . Appena lo vide , la signora gli corse incontro , gli gettò le mani sulle spalle e gli diede tanti baci sulla testa dicendo : - Sei tu , Garrone , l ' amico del mio figliuolo , il protettore del mio povero bambino , sei tu , caro , bravo ragazzo , sei tu ! - Poi frugò in furia nelle tasche e nella borsa , e non trovando nulla , si staccò dal collo una catenella con una crocina , e la mise al collo di Garrone , sotto la cravatta , e gli disse : - Prendila , portala per mia memoria , caro ragazzo , per memoria della mamma di Nelli , che ti ringrazia e ti benedice . Il primo della classe 25 , venerdì Garrone s ' attira l ' affetto di tutti ; Derossi , l ' ammirazione . Ha preso la prima medaglia , sarà sempre il primo anche quest ' anno , nessuno può competer con lui , tutti riconoscono la sua superiorità in tutte le materie . È il primo in aritmetica , in grammatica , in composizione , in disegno , capisce ogni cosa al volo , ha una memoria meravigliosa , riesce in tutto senza sforzo , pare che lo studio sia un gioco per lui ... Il maestro gli disse ieri : - Hai avuto dei grandi doni da Dio , non hai altro da fare che non sciuparli . - E per di più è grande , bello , con una gran corona di riccioli biondi , lesto che salta un banco appoggiandovi una mano su ; e sa già tirare di scherma . Ha dodici anni , è figliuolo d ' un negoziante , va sempre vestito di turchino con dei bottoni dorati , sempre vivo , allegro , grazioso con tutti , e aiuta quanti può all ' esame , e nessuno ha mai osato fargli uno sgarbo o dirgli una brutta parola . Nobis e Franti soltanto lo guardano per traverso e Votini schizza invidia dagli occhi ; ma egli non se n ' accorge neppure . Tutti gli sorridono e lo pigliano per una mano o per un braccio quando va attorno a raccogliere i lavori , con quella sua maniera graziosa . Egli regala dei giornali illustrati , dei disegni , tutto quello che a casa regalano a lui , ha fatto per il calabrese una piccola carta geografica delle Calabrie ; e dà tutto ridendo , senza badarci , come un gran signore , senza predilezioni per alcuno . È impossibile non invidiarlo , non sentirsi da meno di lui in ogni cosa . Ah ! io pure , come Votini , l ' invidio . E provo un ' amarezza , quasi un certo dispetto contro di lui , qualche volta , quando stento a fare il lavoro a casa , e penso che a quell ' ora egli l ' ha già fatto , benissimo e senza fatica . Ma poi , quando torno alla scuola , a vederlo così bello , ridente , trionfante , a sentir come risponde alle interrogazioni del maestro franco e sicuro , e com ' è cortese e come tutti gli voglion bene , allora ogni amarezza , ogni dispetto mi va via dal cuore , e mi vergogno d ' aver provato quei sentimenti . Vorrei essergli sempre vicino allora ; vorrei poter fare tutte le scuole con lui ; la sua presenza , la sua voce mi mette coraggio , voglia di lavorare , allegrezza , piacere . Il maestro gli ha dato da copiare il racconto mensile che leggerà domani : La piccola vedetta lombarda ; egli lo copiava questa mattina , ed era commosso da quel fatto eroico , tutto acceso nel viso , cogli occhi umidi e con la bocca tremante ; e io lo guardavo , com ' era bello e nobile ! Con che piacere gli avrei detto sul viso , francamente : - Derossi , tu vali in tutto più di me ! Tu sei un uomo a confronto mio ! Io ti rispetto e ti ammiro ! La piccola vedetta lombarda Racconto mensile 26 , sabato Nel 1859 , durante la guerra per la liberazione della Lombardia , pochi giorni dopo la battaglia di Solferino e San Martino , vinta dai Francesi e dagli Italiani contro gli Austriaci , in una bella mattinata del mese di giugno , un piccolo drappello di cavalleggieri di Saluzzo andava di lento passo , per un sentiero solitario , verso il nemico , esplorando attentamente la campagna . Guidavano il drappello un ufficiale e un sergente , e tutti guardavano lontano , davanti a sé , con occhio fisso , muti , preparati a veder da un momento all ' altro biancheggiare fra gli alberi le divise degli avamposti nemici . Arrivarono così a una casetta rustica , circondata di frassini , davanti alla quale se ne stava tutto solo un ragazzo d ' una dozzina d ' anni , che scortecciava un piccolo ramo con un coltello , per farsene un bastoncino ; da una finestra della casa spenzolava una larga bandiera tricolore ; dentro non c ' era nessuno : i contadini , messa fuori la bandiera , erano scappati , per paura degli Austriaci . Appena visti i cavalleggieri , il ragazzo buttò via il bastone e si levò il berretto . Era un bel ragazzo , di viso ardito , con gli occhi grandi e celesti , coi capelli biondi e lunghi ; era in maniche di camicia , e mostrava il petto nudo . - Che fai qui ? - gli domandò l ' ufficiale , fermando il cavallo . - Perché non sei fuggito con la tua famiglia ? - Io non ho famiglia , - rispose il ragazzo . - Sono un trovatello . Lavoro un po ' per tutti . Son rimasto qui per veder la guerra . - Hai visto passare degli Austriaci ? - No , da tre giorni . L ' ufficiale stette un poco pensando ; poi saltò giù da cavallo , e lasciati i soldati lì , rivolti verso il nemico , entrò nella casa e salì sul tetto ... La casa era bassa ; dal tetto non si vedeva che un piccolo tratto di campagna . - Bisogna salir sugli alberi , - disse l ' ufficiale , e discese . Proprio davanti all ' aia si drizzava un frassino altissimo e sottile , che dondolava la vetta nell ' azzurro . L ' ufficiale rimase un po ' sopra pensiero , guardando ora l ' albero ora i soldati ; poi tutt ' a un tratto domandò al ragazzo : - Hai buona vista , tu , monello ? - Io ? - rispose il ragazzo . - Io vedo un passerotto lontano un miglio . - Saresti buono a salire in cima a quell ' albero ? - In cima a quell ' albero ? io ? In mezzo minuto ci salgo . - E sapresti dirmi quello che vedi di lassù , se c ' è soldati austriaci da quella parte , nuvoli di polvere , fucili che luccicano , cavalli ? - Sicuro che saprei . - Che cosa vuoi per farmi questo servizio ? - Che cosa voglio ? - disse il ragazzo sorridendo . - Niente . Bella cosa ! E poi ... se fosse per i tedeschi , a nessun patto ; ma per i nostri ! Io sono lombardo . - Bene . Va su dunque . - Un momento , che mi levi le scarpe . Si levò le scarpe , si strinse la cinghia dei calzoni , buttò nell ' erba il berretto e abbracciò il tronco del frassino - Ma bada ... - esclamò l ' ufficiale , facendo l ' atto di trattenerlo , come preso da un timore improvviso . Il ragazzo si voltò a guardarlo , coi suoi begli occhi celesti , in atto interrogativo . - Niente , - disse l ' ufficiale ; - va su . Il ragazzo andò su , come un gatto . - Guardate davanti a voi , - gridò l ' ufficiale ai soldati . In pochi momenti il ragazzo fu sulla cima dell ' albero , avviticchiato al fusto , con le gambe fra le foglie , ma col busto scoperto , e il sole gli batteva sul capo biondo , che pareva d ' oro . L ' ufficiale lo vedeva appena , tanto era piccino lassù . - Guarda dritto e lontano , - gridò l ' ufficiale . Il ragazzo , per veder meglio , staccò la mano destra dall ' albero e se la mise alla fronte . - Che cosa vedi ? - domandò l ' ufficiale . Il ragazzo chinò il viso verso di lui , e facendosi portavoce della mano , rispose : - Due uomini a cavallo , sulla strada bianca . - A che distanza di qui ? - Mezzo miglio . - Movono ? - Son fermi . - Che altro vedi ? - domandò l ' ufficiale , dopo un momento di silenzio . - Guarda a destra . Il ragazzo guardò a destra . Poi disse : - Vicino al cimitero , tra gli alberi , c ' è qualche cosa che luccica . Paiono baionette . - Vedi gente ? - No . Saran nascosti nel grano . In quel momento un fischio di palla acutissimo passò alto per l ' aria e andò a morire lontano dietro alla casa . - Scendi , ragazzo ! - gridò l ' ufficiale . - T ' han visto . Non voglio altro . Vien giù . - Io non ho paura , - rispose il ragazzo . - Scendi ... - ripeté l ' ufficiale , - che altro vedi , a sinistra ? - A sinistra ? - Sì , a sinistra Il ragazzo sporse il capo a sinistra ; in quel punto un altro fischio più acuto e più basso del primo tagliò l ' aria . Il ragazzo si riscosse tutto . - Accidenti ! - esclamò . - L ' hanno proprio con me ! - La palla gli era passata poco lontano . - Scendi ! - gridò l ' ufficiale , imperioso e irritato . - Scendo subito , - rispose il ragazzo . - Ma l ' albero mi ripara , non dubiti . A sinistra , vuole sapere ? - A sinistra , - rispose l ' ufficiale ; - ma scendi . - A sinistra , - gridò il ragazzo , sporgendo il busto da quella parte , - dove c ' è una cappella , mi par di veder ... Un terzo fischio rabbioso passò in alto , e quasi ad un punto si vide il ragazzo venir giù , trattenendosi per un tratto al fusto ed ai rami , e poi precipitando a capo fitto colle braccia aperte . - Maledizione ! - gridò l ' ufficiale , accorrendo . Il ragazzo batté la schiena per terra e restò disteso con le braccia larghe , supino ; un rigagnolo di sangue gli sgorgava dal petto , a sinistra . Il sergente e due soldati saltaron giù da cavallo ; l ' ufficiale si chinò e gli aprì la camicia : la palla gli era entrata nel polmone sinistro . - È morto ! - esclamò l ' ufficiale . - No , vive ! - rispose il sergente . - Ah ! povero ragazzo ! bravo ragazzo ! - gridò l ' ufficiale ; - coraggio ! coraggio ! - Ma mentre gli diceva coraggio e gli premeva il fazzoletto sulla ferita , il ragazzo stralunò gli occhi e abbandonò il capo : era morto . L ' ufficiale impallidì , e lo guardò fisso per un momento ; poi lo adagiò col capo sull ' erba ; s ' alzò , e stette a guardarlo ; anche il sergente e i due soldati , immobili , lo guardavano : gli altri stavan rivolti verso il nemico . - Povero ragazzo ! - ripeté tristemente l ' ufficiale . - Povero e bravo ragazzo ! Poi s ' avvicinò alla casa , levò dalla finestra la bandiera tricolore , e la distese come un drappo funebre sul piccolo morto , lasciandogli il viso scoperto . Il sergente raccolse a fianco del morto le scarpe , il berretto , il bastoncino e il coltello . Stettero ancora un momento silenziosi ; poi l ' ufficiale si rivolse al sergente e gli disse : - Lo manderemo a pigliare dall ' ambulanza ; è morto da soldato : lo seppelliranno i soldati . - Detto questo mandò un bacio al morto con un atto della mano , e gridò : - A cavallo . - Tutti balzarono in sella , il drappello si riunì e riprese il suo cammino . E poche ore dopo il piccolo morto ebbe i suoi onori di guerra . Al tramontar del sole , tutta la linea degli avamposti italiani s ' avanzava verso il nemico , e per lo stesso cammino percorso la mattina dal drappello di cavalleria , procedeva su due file un grosso battaglione di bersaglieri , il quale , pochi giorni innanzi , aveva valorosamente rigato di sangue il colle di San Martino . La notizia della morte del ragazzo era già corsa fra quei soldati prima che lasciassero gli accampamenti . Il sentiero , fiancheggiato da un rigagnolo , passava a pochi passi di distanza dalla casa . Quando i primi ufficiali del battaglione videro il piccolo cadavere disteso ai piedi del frassino e coperto dalla bandiera tricolore , lo salutarono con la sciabola ; e uno di essi si chinò sopra la sponda del rigagnolo , ch ' era tutta fiorita , strappò due fiori e glieli gettò . Allora tutti i bersaglieri , via via che passavano , strapparono dei fiori e li gettarono al morto . In pochi minuti il ragazzo fu coperto di fiori , e ufficiali e soldati gli mandavan tutti un saluto passando : - Bravo , piccolo lombardo ! - Addio , ragazzo ! - A te , biondino ! - Evviva ! - Gloria ! - Addio ! - Un ufficiale gli gettò la sua medaglia al valore , un altro andò a baciargli la fronte . E i fiori continuavano a piovergli sui piedi nudi , sul petto insanguinato , sul capo biondo . Ed egli se ne dormiva là nell ' erba , ravvolto nella sua bandiera , col viso bianco e quasi sorridente , povero ragazzo , come se sentisse quei saluti , e fosse contento d ' aver dato la vita per la sua Lombardia . I poveri 29 , martedì Dare la vita per il proprio paese , come il ragazzo lombardo , è una grande virtù , ma tu non trascurare le virtù piccole , figliuolo . Questa mattina , camminando davanti a me quando tornavamo dalla scuola , passasti accanto a una povera , che teneva fra le ginocchia un bambino stentito e smorto , e che ti domandò l ' elemosina . Tu la guardasti e non le desti nulla , e pure ci avevi dei soldi in tasca . Senti , figliuolo . Non abituarti a passare indifferente davanti alla miseria che tende la mano , e tanto meno davanti a una madre che chiede un soldo per il suo bambino . Pensa che forse quel bambino aveva fame ! pensa allo strazio di quella povera donna . Te lo immagini il singhiozzo disperato di tua madre , quando un giorno ti dovesse dire . - Enrico , oggi non posso darti nemmen del pane ? - Quand ' io do un soldo a un mendico , ed egli mi dice . - Dio conservi la salute a lei e alle sue creature ! - tu non puoi comprendere la dolcezza che mi danno al cuore quelle parole , la gratitudine che sento per quel povero . Mi par davvero che quel buon augurio debba conservarsi in buona salute per molto tempo , e ritorno a casa contento . e penso : Oh ! quel povero m ' ha reso assai più di quanto gli ho dato ! Ebbene , fa ch ' io senta qualche volta quel buon augurio provocato , meritato da te , togli tratto tratto un soldo dalla tua piccola borsa per lasciarlo cadere nella mano d ' un vecchio senza sostegno , d ' una madre senza pane , d ' un bimbo senza madre . I poveri amano l ' elemosina dei ragazzi perché non li umilia , e perché i ragazzi , che han bisogno di tutti , somigliano a loro . vedi che ce n ' è sempre intorno alle scuole , dei poveri . L ' elemosina d ' un uomo è un atto di carità , ma quella d ' un fanciullo è insieme un atto di carità e una carezza , capisci ? È come se dalla sua mano cadessero insieme un soldo e un fiore . Pensa che a te non manca nulla , ma che a loro manca tutto ; che mentre tu vuoi esser felice , a loro basta di non morire . Pensa che è un orrore che in mezzo a tanti palazzi , per le vie dove passan carrozze e bambini vestiti di velluto , ci siano delle donne , dei bimbi che non hanno da mangiare . Non aver da mangiare , Dio mio ! Dei ragazzi come te , buoni come te , intelligenti come te , che in mezzo a una grande città non han da mangiare , come belve perdute in un deserto ! Oh mai più , Enrico , non passare mai più davanti a una madre che méndica senza metterle un soldo nella mano ! TUA MADRE DICEMBRE Il trafficante 1 , giovedì Mio padre vuole che ogni giorno di vacanza io mi faccia venire a casa uno de ' miei compagni , o che vada a trovarlo , per farmi a poco a poco amico di tutti . Domenica andrò a passeggiare con Votini , quello ben vestito , che si liscia sempre , e che ha tanta invidia di Derossi . Oggi intanto è venuto a casa Garoffi , quello lungo e magro , col naso a becco di civetta e gli occhi piccoli e furbi , che par che frughino per tutto . È figliuolo d ' un droghiere . È un bell ' originale . Egli conta sempre i soldi che ha in tasca , conta sulle dita lesto lesto , e fa qualunque moltiplicazione senza tavola pitagorica . E rammucchia , ha già un libretto della Cassa scolastica di risparmio . Sfido , non spende mai un soldo , e se gli casca un centesimo sotto i banchi , è capace di cercarlo per una settimana . Fa come le gazze , dice Derossi . Tutto quello che trova , penne logore , francobolli usati , spilli , colaticci di candele , tutto raccatta . Son già più di due anni che raccoglie francobolli , e n ' ha già delle centinaia d ' ogni paese , in un grande album , che venderà poi al libraio , quando sarà tutto pieno . Intanto il libraio gli dà i quaderni gratis perché egli conduce molti ragazzi alla sua bottega . In iscuola traffica sempre , fa ogni giorno vendite d ' oggetti , lotterie , baratti ; poi si pente del baratto e rivuole la sua roba ; compra per due e smercia per quattro ; gioca ai pennini e non perde mai ; rivende giornali vecchi al tabaccaio , e ha un quadernino dove nota i suoi affari , tutto pieno di somme e di sottrazioni . Alla scuola non studia che l ' aritmetica , e se desidera la medaglia non è che per aver l ' entrata gratis al teatro delle marionette . A me piace , mi diverte . Abbiamo giocato a fare il mercato , coi pesi e le bilancie : egli sa il prezzo giusto di tutte le cose , conosce i pesi e fa dei bei cartocci spedito , come i bottegai . Dice che appena finite le scuole metterà su un negozio , un commercio nuovo , che ha inventato lui . È stato tutto contento ché gli ho dato dei francobolli esteri , e m ' ha detto appuntino quando si rivende ciascuno per le collezioni . Mio padre , fingendo di legger la gazzetta , lo stava a sentire , e si divertiva . Egli ha sempre le tasche gonfie delle sue piccole mercanzie , che ricopre con un lungo mantello nero , e par continuamente sopra pensiero e affaccendato , come un negoziante . Ma quello che gli sta più a cuore è la sua collezione di francobolli : questa è il suo tesoro , e ne parla sempre , come se dovesse cavarne una fortuna . I compagni gli danno dell ' avaraccio , dell ' usuraio . Io non so . Gli voglio bene , m ' insegna molte cose , mi sembra un uomo . Coretti , il figliuolo del rivenditore di legna , dice ch ' egli non darebbe i suoi francobolli neanche per salvar la vita a sua madre . Mio padre non lo crede . - Aspetta ancora a giudicarlo , - m ' ha detto ; - egli ha quella passione ; ma ha cuore . Vanità 5 , lunedì Ieri andai a far la passeggiata per il viale di Rivoli con Votini e suo padre . Passando per via Dora Grossa , vedemmo Stardi , quello che tira calci ai disturbatori , fermo impalato davanti a una vetrina di librario , cogli occhi fissi sopra una carta geografica ; e chi sa da quanto tempo era là , perché egli studia anche per la strada : ci rese a mala pena il saluto , quel rusticone . Votini era vestito bene , anche troppo : aveva gli stivali di marocchino trapunti di rosso , un vestito con ricami e nappine di seta , un cappello di castoro bianco e l ' orologio . E si pavoneggiava . Ma la sua vanità doveva capitar male questa volta . Dopo aver corso un bel pezzo su per il viale , lasciandoci molto addietro suo padre , che andava adagio , ci fermammo a un sedile di pietra , accanto a un ragazzo vestito modestamente , che pareva stanco , e pensava , col capo basso . Un uomo , che doveva essere suo padre , andava e veniva sotto gli alberi , leggendo la gazzetta . Ci sedemmo . Votini si mise tra me e il ragazzo . E subito si ricordò d ' essere vestito bene , e volle farsi ammirare e invidiare dal suo vicino . Alzò un piede e mi disse : - Hai visto i miei stivali da ufficiale ? - Lo disse per farli guardar da quell ' altro . Ma quegli non gli badò . Allora abbassò il piede , e mi mostrò le sue nappine di seta , e mi disse , guardando di sott ' occhio il ragazzo , che quelle nappine di seta non gli piacevano , e che le volea far cambiare in bottoni d ' argento . Ma il ragazzo non guardò neppure le nappine . Votini allora si mise a far girare sulla punta dell ' indice il suo bellissimo cappello di castoro bianco . Ma il ragazzo , pareva che lo facesse per punto , non degnò d ' uno sguardo nemmeno il cappello . Votini , che si cominciava a stizzire , tirò fuori l ' orologio l ' aperse , mi fece veder le rote . Ma quegli non voltò la testa . - È d ' argento dorato ? - gli domandai . - No , - rispose , - è d ' oro . - Ma non sarà tutto d ' oro , - dissi , - ci sarà anche dell ' argento . - Ma no ! - egli ribatté ; - e per costringere il ragazzo a guardare gli mise l ' orologio davanti al viso e gli disse : - Di ' tu , guarda , non è vero che è tutto d ' oro ? Il ragazzo rispose secco : - Non lo so . - Oh ! oh ! - esclamò Votini , pien di rabbia , - che superbia ! Mentre diceva questo , sopraggiunse suo padre , che sentì : guardò un momento fisso quel ragazzo , poi disse bruscamente al figliuolo : - Taci ; - e chinatosi al suo orecchio soggiunse : - È cieco . Votini balzò in piedi , con un fremito , e guardò il ragazzo nel viso . Aveva le pupille vitree , senza espressione , senza sguardo . Votini rimase avvilito , senza parola , con gli occhi a terra . Poi balbettò : - Mi rincresce ... non lo sapevo . Ma il cieco , che aveva capito tutto , disse con un sorriso buono e malinconico : - Oh ! non fa nulla . Ebbene , è vano ; ma non ha mica cattivo cuore Votini . Per tutta la passeggiata non rise più . La prima nevicata 10 , sabato Addio passeggiate a Rivoli . Ecco la bella amica dei ragazzi ! Ecco la prima neve ! Fin da ieri sera vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino . Era un piacere questa mattina alla scuola vederla venire contro le vetrate e ammontarsi sui davanzali ; anche il maestro guardava e si fregava le mani , e tutti eran contenti pensando a fare alle palle , e al ghiaccio che verrà dopo , e al focolino di casa . Non c ' era che Stardi che non ci badasse , tutto assorto nella lezione , coi pugni stretti alle tempie . Che bellezza , che festa fu all ' uscita ! tutti a scavallar per la strada , gridando e sbracciando , e a pigliar manate di neve e a zampettarci dentro come cagnolini nell ' acqua . I parenti che aspettavan fuori avevano gli ombrelli bianchi , la guardia civica aveva l ' elmetto bianco , tutti i nostri zaini in pochi momenti furon bianchi . Tutti parevan fuor di sé dall ' allegrezza , perfino Precossi , il figliuolo del fabbro , quello pallidino che non ride mai , e Robetti , quello che salvò il bimbo dall ' omnibus , poverino , che saltellava con le sue stampelle . Il calabrese , che non aveva mai toccato neve , se ne fece una pallottola e si mise a mangiarla come una pesca ; Crossi , il figliuolo dell ' erbivendola , se n ' empì lo zaino ; e il muratorino ci fece scoppiar da ridere , quando mio padre lo invitò a venir domani a casa nostra : egli aveva la bocca piena di neve , e non osando né sputarla né mandarla giù , stava lì ingozzato a guardarci , e non rispondeva . Anche le maestre uscivan dalla scuola di corsa , ridendo ; anche la mia maestra di prima superiore , poveretta , correva a traverso al nevischio , riparandosi il viso col suo velo verde , e tossiva . E intanto centinaia di ragazze della sezione vicina passavano strillando e galoppando su quel tappeto candido , e i maestri e i bidelli e la guardia gridavano : - A casa ! A casa ! - ingoiando fiocchi di neve e imbiancandosi i baffi e la barba . Ma anch ' essi ridevano di quella baldoria di scolari che festeggiavan l ' inverno ... - Voi festeggiate l ' inverno ... Ma ci son dei ragazzi che non hanno né panni , né scarpe , né fuoco . Ce ne son migliaia i quali scendono ai villaggi , con un lungo cammino , portando nelle mani sanguinanti dai geloni un pezzo di legno per riscaldare la scuola . Ci sono centinaia di scuole quasi sepolte fra la neve , nude e tetre come spelonche , dove i ragazzi soffocano dal fumo o battono i denti dal freddo , guardando con terrore i fiocchi bianchi che scendono senza fine , che s ' ammucchiano senza posa sulle loro capanne lontane , minacciate dalle valanghe . Voi festeggiate l ' inverno , ragazzi . Pensate alle migliaia di creature a cui l ' inverno porta la miseria e la morte . TUO PADRE Il muratorino 11 , domenica Il « muratorino » è venuto oggi , in cacciatora , tutto vestito di roba smessa di suo padre , ancora bianca di calcina e di gesso . Mio padre lo desiderava anche più di me che venisse . Come ci fece piacere ! Appena entrato , si levò il cappello a cencio ch ' era tutto bagnato di neve e se lo ficcò in un taschino ; poi venne innanzi , con quella sua andatura trascurata d ' operaio stanco , rivolgendo qua e là il visetto tondo come una mela , col suo naso a pallottola ; e quando fu nella sala da desinare , data un ' occhiata in giro ai mobili , e fissati gli occhi sur un quadretto che rappresenta Rigoletto , un buffone gobbo , fece il « muso di lepre » . È impossibile trattenersi dal ridere a vedergli fare il muso di lepre . Ci mettemmo a giocare coi legnetti : egli ha un ' abilità straordinaria a far torri e ponti , che par che stian su per miracolo , e ci lavora tutto serio , con la pazienza di un uomo . Fra una torre e l ' altra , mi disse della sua famiglia : stanno in una soffitta , suo padre va alle scuole serali a imparar a leggere , sua madre è biellese . E gli debbono voler bene , si capisce , perché è vestito così da povero figliuolo , ma ben riparato dal freddo , coi panni ben rammendati , con la cravatta annodata bene dalla mano di sua madre . Suo padre , mi disse , è un pezzo d ' uomo , un gigante , che stenta a passar per le porte ; ma buono , e chiama sempre il figliuolo « muso di lepre » ; il figliuolo , invece , è piccolino . Alle quattro si fece merenda insieme con pane e zebibbo , seduti sul sofà , e quando ci alzammo , non so perché , mio padre non volle che ripulissi la spalliera che il muratorino aveva macchiata di bianco con la sua giacchetta : mi trattenne la mano e ripulì poi lui , di nascosto . Giocando , il muratorino perdette un bottone della cacciatora , e mia madre glie l ' attaccò , ed egli si fece rosso e stette a vederla cucire tutto meravigliato e confuso , trattenendo il respiro . Poi gli diedi a vedere degli album di caricature ed egli , senz ' avvedersene , imitava le smorfie di quelle facce , così bene , che anche mio padre rideva . Era tanto contento quando andò via , che dimenticò di rimettersi in capo il berretto a cencio , e arrivato sul pianerottolo , per mostrarmi la sua gratitudine mi fece ancora una volta il muso di lepre . Egli si chiama Antonio Rabucco , e ha otto anni e otto mesi ... - Lo sai , figliuolo , perché non volli che ripulissi il sofà ? Perché ripulirlo , mentre il tuo compagno vedeva , era quasi un fargli rimprovero d ' averlo insudiciato . E questo non stava bene , prima perché non l ' aveva fatto apposta , e poi perché l ' aveva fatto coi panni di suo padre , il quale se li è ingessati lavorando ; e quello che si fa lavorando non è sudiciume : è polvere , è calce , è vernice , è tutto quello che vuoi , ma non sudiciume . Il lavoro non insudicia . Non dir mai d ' un operaio che vien dal lavoro : - È sporco . - Devi dire : - Ha sui panni i segni , le tracce del suo lavoro . Ricordatene . E vogli bene al muratorino , prima perché è tuo compagno , poi perché è figliuolo d ' un operaio . TUO PADRE Una palla di neve 16 , venerdì E sempre nevica , nevica . Seguì un brutto caso , questa mattina , con la neve , all ' uscir dalla scuola . Un branco di ragazzi , appena sboccati sul Corso , si misero a tirar palle , con quella neve acquosa , che fa le palle sode e pesanti come pietre . Molta gente passava sul marciapiedi . Un signore gridò : - Smettete , monelli ! - e proprio in quel punto si udì un grido acuto dall ' altra parte della strada , e si vide un vecchio che aveva perduto il cappello e barcollava , coprendosi il viso con le mani , e accanto a lui un ragazzo che gridava : - Aiuto ! Aiuto ! - Subito accorse gente da ogni parte . Era stato colpito da una palla in un occhio . Tutti i ragazzi si sbandarono fuggendo come saette . Io stavo davanti alla bottega del libraio , dov ' era entrato mio padre , e vidi arrivar di corsa parecchi miei compagni che si mescolarono fra gli altri vicini a me , e finsero di guardar le vetrine : c ' era Garrone , con la sua solita pagnotta in tasca , Coretti , il muratorino , e Garoffi , quello dei francobolli . Intanto s ' era fatta folla intorno al vecchio , e una guardia ed altri correvano qua e là minacciando e domandando : - Chi è ? chi è stato ? Sei tu ? Dite chi è stato ! - e guardavan le mani ai ragazzi , se le avevan bagnate di neve . Garoffi era accanto a me : m ' accorsi che tremava tutto , e che avea il viso bianco come un morto . - Chi è ? Chi è stato ? - continuava a gridare la gente . - Allora intesi Garrone che disse piano a Garoffi : - Su , vatti a presentare ; sarebbe una vigliaccheria lasciar agguantare qualcun altro . - Ma io non l ' ho fatto apposta ! - rispose Garoffi , tremando come una foglia . - Non importa fa il tuo dovere , - ripeté Garrone . - Ma io non ho coraggio ! - Fatti coraggio , t ' accompagno io . - E la guardia e gli altri gridavan sempre più forte : - Chi è ? Chi è stato ? Un occhiale in un occhio gli han fatto entrare ! L ' hanno accecato ! Briganti ! - Io credetti che Garoffi cascasse in terra . - Vieni , - gli disse risolutamente Garrone , - io ti difendo , - e afferratolo per un braccio lo spinse avanti , sostenendolo , come un malato . La gente vide e capì subito , e parecchi accorsero coi pugni alzati . Ma Garrone si fece in mezzo , gridando : - Vi mettete in dieci uomini contro un ragazzo ? - Allora quelli ristettero , e una guardia civica pigliò Garoffi per mano e lo condusse , aprendo la folla , a una bottega di pastaio , dove avevano ricoverato il ferito . Vedendolo , riconobbi subito il vecchio impiegato , che sta al quarto piano di casa nostra , col suo nipotino . Era adagiato sur una seggiola , con un fazzoletto sugli occhi . - Non l ' ho fatto apposta ! - diceva singhiozzando Garoffi , mezzo morto dalla paura , - non l ' ho fatto apposta ! - Due o tre persone lo spinsero violentemente nella bottega , gridando : - La fronte a terra ! Domanda perdono ! - e lo gettarono a terra . Ma subito due braccia vigorose lo rimisero in piedi e una voce risoluta disse : - No , signori ! - Era il nostro Direttore , che avea visto tutto . - Poiché ha avuto il coraggio di presentarsi , - soggiunse - nessuno ha il diritto di avvilirlo . Tutti stettero zitti . - Domanda perdono , - disse il Direttore a Garoffi . Garoffi , scoppiando in pianto , abbracciò le ginocchia del vecchio , e questi , cercata con la mano la testa di lui , gli carezzò i capelli . Allora tutti dissero : - Va ' , ragazzo , va ' , torna a casa ! - E mio padre mi tirò fuori della folla e mi disse strada facendo : - Enrico , in un caso simile , avresti il coraggio di fare il tuo dovere , di andar a confessare la tua colpa ? - Io gli risposi di sì . Ed egli : - Dammi la tua parola di ragazzo di cuore e d ' onore che lo faresti . - Ti do la mia parola , padre mio ! Le maestre 17 , sabato Garoffi stava tutto pauroso , quest ' oggi , ad aspettare una grande risciacquata del maestro ; ma il maestro non è comparso , e poiché mancava anche il supplente , è venuta a far scuola la signora Cromi , la più attempata delle maestre , che ha due figliuoli grandi e ha insegnato a leggere e a scrivere a parecchie signore che ora vengono ad accompagnare i loro ragazzi alla Sezione Baretti . Era triste , oggi , perché ha un figliuolo malato . Appena che la videro , cominciarono a fare il chiasso . Ma essa con voce lenta e tranquilla disse : - Rispettate i miei capelli bianchi : io non sono soltanto una maestra , sono una madre ; - e allora nessuno osò più di parlare , neanche quella faccia di bronzo di Franti , che si contentò di farle le beffe di nascosto . Nella classe della Cromi fu mandata la Delcati , maestra di mio fratello , e al posto della Delcati , quella che chiamano « la monachina » , perché è sempre vestita di scuro , con un grembiale nero , e ha un viso piccolo e bianco , i capelli sempre lisci gli occhi chiari chiari , e una voce sottile , che par sempre che mormori preghiere . E non si capisce , dice mia madre : è così mite e timida , con quel filo di voce sempre eguale , che appena si sente , e non grida , non s ' adira mai : eppure tiene i ragazzi quieti che non si sentono , i più monelli chinano il capo solo che li ammonisca col dito , pare una chiesa la sua scuola , e per questo anche chiamano lei la monachina . Ma ce n ' è un ' altra che mi piace pure : la maestrina della prima inferiore numero 3 , quella giovane col viso color di rosa , che ha due belle pozzette nelle guancie , e porta una gran penna rossa sul cappellino e una crocetta di vetro giallo appesa al collo . È sempre allegra , tien la classe allegra , sorride sempre , grida sempre con la sua voce argentina che par che canti , picchiando la bacchetta sul tavolino e battendo le mani per impor silenzio ; poi quando escono , corre come una bambina dietro all ' uno e all ' altro , per rimetterli in fila ; e a questo tira su il bavero , a quell ' altro abbottona il cappotto perché non infreddino , li segue fin nella strada perché non s ' accapiglino , supplica i parenti che non li castighino a casa , porta delle pastiglie a quei che han la tosse , impresta il suo manicotto a quelli che han freddo ; ed è tormentata continuamente dai più piccoli che le fanno carezze e le chiedon dei baci tirandola pel velo e per la mantiglia ; ma essa li lascia fare e li bacia tutti , ridendo , e ogni giorno ritorna a casa arruffata e sgolata , tutta ansante e tutta contenta , con le sue belle pozzette e la sua penna rossa . È anche maestra di disegno delle ragazze , e mantiene col proprio lavoro sua madre e suo fratello . In casa del ferito 18 , domenica È con la maestra dalla penna rossa il nipotino del vecchio impiegato che fu colpito all ' occhio dalla palla di neve di Garoffi : lo abbiamo visto oggi , in casa di suo zio , che lo tiene come un figliuolo . Io avevo terminato di scrivere il racconto mensile per la settimana ventura , Il piccolo scrivano fiorentino , che il maestro mi diede a copiare ; e mio padre mi ha detto : - Andiamo su al quarto piano , a veder come sta dell ' occhio quel signore . - Siamo entrati in una camera quasi buia , dov ' era il vecchio a letto , seduto , con molti cuscini dietro le spalle ; accanto al capezzale sedeva sua moglie , e c ' era in un canto il nipotino che si baloccava . Il vecchio aveva l ' occhio bendato . È stato molto contento di veder mio padre , ci ha fatto sedere e ha detto che stava meglio , che l ' occhio non era perduto , non solo , ma che a capo di pochi giorni sarebbe guarito . - Fu una disgrazia , - ha soggiunto ; - mi duole dello spavento che deve aver avuto quel povero ragazzo . - Poi ci ha parlato del medico , che doveva venir a quell ' ora , a curarlo . Proprio in quel punto , suona il campanello . - È il medico , - dice la signora . La porta s ' apre ... E chi vedo ? Garoffi col suo mantello lungo , ritto sulla soglia , col capo chino , che non aveva coraggio di entrare . - Chi è ? - domanda il malato . - È il ragazzo che tirò la palla , - dice mio padre . - E il vecchio allora : - O povero ragazzo ! vieni avanti ; sei venuto a domandar notizie del ferito , non è vero ? Ma va meglio , sta tranquillo , va meglio , son quasi guarito . Vieni qua . - Garoffi , confuso che non ci vedeva più , s ' è avvicinato al letto , forzandosi per non piangere , e il vecchio l ' ha carezzato , ma egli non poteva parlare . - Grazie , ha detto il vecchio , - va pure a dire a tuo padre e a tua madre che tutto va bene , che non si dian più pensiero . - Ma Garoffi non si moveva , pareva che avesse qualcosa da dire , ma non osava . - Che mi hai da dire ? che cosa vuoi dire ? - Io ... nulla . - Ebbene , addio , a rivederci , ragazzo ; vattene pure col cuore in pace . Garoffi è andato fino alla porta , ma là s ' è fermato , e s ' è volto indietro verso il nipotino , che lo seguitava , e lo guardava curiosamente . Tutt ' a un tratto , cavato di sotto al mantello un oggetto , lo mette in mano al ragazzo , dicendogli in fretta : - È per te , - e via come un lampo . Il ragazzo porta l ' oggetto allo zio ; vedono che c ' è scritto su : Ti regalo questo ; guardan dentro , e fanno un ' esclamazione di stupore . Era l ' album famoso , con la sua collezione di francobolli , che il povero Garoffi aveva portato , la collezione di cui parlava sempre , su cui aveva fondato tante speranze , e che gli era costata tante fatiche ; era il suo tesoro , povero ragazzo , era metà del suo sangue , che in cambio del perdono egli regalava ! Il piccolo scrivano fiorentino Racconto mensile Faceva la quarta elementare . Era un grazioso fiorentino di dodici anni , nero di capelli e bianco di viso , figliuolo maggiore d ' un impiegato delle strade ferrate , il quale , avendo molta famiglia e poco stipendio , viveva nelle strettezze . Suo padre lo amava ed era assai buono e indulgente con lui : indulgente in tutto fuorché in quello che toccava la scuola : in questo pretendeva molto e si mostrava severo perché il figliuolo doveva mettersi in grado di ottener presto un impiego per aiutar la famiglia ; e per valer presto qualche cosa gli bisognava faticar molto in poco tempo . E benché il ragazzo studiasse , il padre lo esortava sempre a studiare . Era già avanzato negli anni , il padre , e il troppo lavoro l ' aveva anche invecchiato prima del tempo . Non di meno , per provvedere ai bisogni della famiglia , oltre al molto lavoro che gl ' imponeva il suo impiego , pigliava ancora qua e là dei lavori straordinari di copista , e passava una buona parte della notte a tavolino . Da ultimo aveva preso da una Casa editrice , che pubblicava giornali e libri a dispense , l ' incarico di scriver sulle fasce il nome e l ' indirizzo degli abbonati e guadagnava tre lire per ogni cinquecento di quelle strisciole di carta , scritte in caratteri grandi e regolari . Ma questo lavoro lo stancava , ed egli se ne lagnava spesso con la famiglia , a desinare . - I miei occhi se ne vanno , - diceva , - questo lavoro di notte mi finisce . - Il figliuolo gli disse un giorno : - Babbo , fammi lavorare in vece tua ; tu sai che scrivo come te , tale e quale . - Ma il padre gli rispose : - No figliuolo ; tu devi studiare ; la tua scuola è una cosa molto più importante delle mie fasce ; avrei rimorsi di rubarti un ' ora ; ti ringrazio , ma non voglio , e non parlarmene più . Il figliuolo sapeva che con suo padre , in quelle cose , era inutile insistere , e non insistette . Ma ecco che cosa fece . Egli sapeva che a mezzanotte in punto suo padre smetteva di scrivere , e usciva dal suo stanzino da lavoro per andare nella camera da letto . Qualche volta l ' aveva sentito : scoccati i dodici colpi al pendolo , aveva sentito immediatamente il rumore della seggiola smossa e il passo lento di suo padre . Una notte aspettò ch ' egli fosse a letto , si vestì piano piano , andò a tentoni nello stanzino , riaccese il lume a petrolio , sedette alla scrivania , dov ' era un mucchio di fasce bianche e l ' elenco degli indirizzi , e cominciò a scrivere , rifacendo appuntino la scrittura di suo padre . E scriveva di buona voglia , contento , con un po ' di paura , e le fasce s ' ammontavano , e tratto tratto egli smetteva la penna per fregarsi le mani , e poi ricominciava con più alacrità , tendendo l ' orecchio , e sorrideva . Centosessanta ne scrisse : una lira ! Allora si fermò , rimise la penna dove l ' aveva presa , spense il lume , e tornò a letto , in punta di piedi . Quel giorno , a mezzodì , il padre sedette a tavola di buon umore . Non s ' era accorto di nulla . Faceva quel lavoro meccanicamente , misurandolo a ore e pensando ad altro , e non contava le fasce scritte che il giorno dopo . Sedette a tavola di buonumore , e battendo una mano sulla spalla al figliuolo : - Eh , Giulio , - disse , - è ancora un buon lavoratore tuo padre , che tu credessi ! In due ore ho fatto un buon terzo di lavoro più del solito , ieri sera . La mano è ancora lesta , e gli occhi fanno ancora il loro dovere . - E Giulio , contento , muto , diceva tra sé : « Povero babbo , oltre al guadagno , io gli dò ancora questa soddisfazione , di credersi ringiovanito . Ebbene , coraggio » . Incoraggiato dalla buona riuscita , la notte appresso , battute le dodici , su un ' altra volta , e al lavoro . E così fece per varie notti . E suo padre non s ' accorgeva di nulla . Solo una volta , a cena , uscì in quest ' esclamazione : - È strano , quanto petrolio va in questa casa da un po ' di tempo ! Giulio ebbe una scossa ; ma il discorso si fermò lì . E il lavoro notturno andò innanzi . Senonché , a rompersi così il sonno ogni notte , Giulio non riposava abbastanza , la mattina si levava stanco , e la sera , facendo il lavoro di scuola , stentava a tener gli occhi aperti . Una sera , - per la prima volta in vita sua , - s ' addormentò sul quaderno . - Animo ! animo ! - gli gridò suo padre , battendo le mani , - al lavoro ! - Egli si riscosse e si rimise al lavoro . Ma la sera dopo , e i giorni seguenti , fu la cosa medesima , e peggio : sonnecchiava sui libri , si levava più tardi del solito , studiava la lezione alla stracca , pareva svogliato dello studio . Suo padre cominciò a osservarlo , poi a impensierirsi , e in fine a fargli dei rimproveri . Non glie ne aveva mai dovuto fare ! - Giulio , - gli disse una mattina , - tu mi ciurli nel manico , tu non sei più quel d ' una volta . Non mi va questo . Bada , tutte le speranze della famiglia riposano su di te . Io son malcontento , capisci ! - A questo rimprovero , il primo veramente severo ch ' ei ricevesse , il ragazzo si turbò . E « sì , - disse tra sé , - è vero ; così non si può continuare ; bisogna che l ' inganno finisca » . Ma la sera di quello stesso giorno , a desinare , suo padre uscì a dire con molta allegrezza : - Sapete che in questo mese ho guadagnato trentadue lire di più che nel mese scorso , a far fasce ! - e dicendo questo , tirò di sotto alla tavola un cartoccio di dolci , che aveva comprati per festeggiare coi suoi figliuoli il guadagno straordinario , e che tutti accolsero battendo le mani . E allora Giulio riprese animo , e disse in cuor suo : « No , povero babbo , io non cesserò d ' ingannarti ; io farò degli sforzi più grandi per studiar lungo il giorno ; ma continuerò a lavorare di notte per te e per tutti gli altri » . E il padre soggiunse : - Trentadue lire di più ! Son contento ... Ma è quello là , - e indicò Giulio , - che mi dà dei dispiaceri . - E Giulio ricevé il rimprovero in silenzio , ricacciando dentro due lagrime che volevano uscire ; ma sentendo ad un tempo nel cuore una grande dolcezza . E seguitò a lavorare di forza . Ma la fatica accumulandosi alla fatica , gli riusciva sempre più difficile di resistervi . La cosa durava da due mesi . Il padre continuava a rimbrottare il figliuolo e a guardarlo con occhio sempre più corrucciato . Un giorno andò a chiedere informazioni al maestro , e il maestro gli chiese : - Sì , fa , fa , perché ha intelligenza . Ma non ha più la voglia di prima . Sonnecchia , sbadiglia , è distratto . Fa delle composizioni corte , buttate giù in fretta , in cattivo carattere . Oh ! potrebbe far molto , ma molto di più . - Quella sera il padre prese il ragazzo in disparte e gli disse parole più gravi di quante ei ne avesse mai intese . - Giulio , tu vedi ch ' io lavoro , ch ' io mi logoro la vita per la famiglia . Tu non mi assecondi . Tu non hai cuore per me , né per i tuoi fratelli , né per tua madre ! - Ah no ! non lo dire , babbo ! - gridò il figliuolo scoppiando in pianto , e aprì la bocca per confessare ogni cosa . Ma suo padre l ' interruppe , dicendo : - Tu conosci le condizioni della famiglia ; sai se c ' è bisogno di buon volere e di sacrifici da parte di tutti . Io stesso , vedi , dovrei raddoppiare il mio lavoro . Io contavo questo mese sopra una gratificazione di cento lire alle strade ferrate , e ho saputo stamani che non avrò nulla ! - A quella notizia , Giulio ricacciò dentro subito la confessione che gli stava per fuggire dall ' anima , e ripeté risolutamente a sé stesso : « No , babbo , io non ti dirò nulla ; io custodirò il segreto per poter lavorare per te ; del dolore di cui ti son cagione , ti compenso altrimenti ; per la scuola studierò sempre abbastanza da esser promosso ; quello che importa è di aiutarti a guadagnar la vita , e di alleggerirti la fatica che t ' uccide » . E tirò avanti , e furono altri due mesi di lavoro di notte e di spossatezza di giorno , di sforzi disperati del figliuolo e di rimproveri amari del padre . Ma il peggio era che questi s ' andava via via raffreddando col ragazzo , non gli parlava più che di rado , come se fosse un figliuolo intristito , da cui non restasse più nulla a sperare , e sfuggiva quasi d ' incontrare il suo sguardo . E Giulio se n ' avvedeva , e ne soffriva , e quando suo padre voltava le spalle , gli mandava un bacio furtivamente , sporgendo il viso , con un sentimento di tenerezza pietosa e triste ; e tra per il dolore e per la fatica , dimagrava e scoloriva , e sempre più era costretto a trasandare i suoi studi . E capiva bene che avrebbe dovuto finirla un giorno , e ogni sera si diceva : - Questa notte non mi leverò più ; - ma allo scoccare delle dodici , nel momento in cui avrebbe dovuto riaffermare vigorosamente il suo proposito , provava un rimorso , gli pareva , rimanendo a letto , di mancare a un dovere , di rubare una lira a suo padre e alla sua famiglia . E si levava , pensando che una qualche notte suo padre si sarebbe svegliato e l ' avrebbe sorpreso , o che pure si sarebbe accorto dell ' inganno per caso , contando le fasce due volte ; e allora tutto sarebbe finito naturalmente , senza un atto della sua volontà , ch ' egli non si sentiva il coraggio di compiere . E così continuava . Ma una sera , a desinare , il padre pronunciò una parola che fu decisiva per lui . Sua madre lo guardò , e parendole di vederlo più malandato e più smorto del solito , gli disse : - Giulio , tu sei malato . - E poi , voltandosi al padre , ansiosamente : - Giulio è malato . Guarda com ' è pallido ! Giulio mio , cosa ti senti ? - Il padre gli diede uno sguardo di sfuggita , e disse : - È la cattiva coscienza che fa la cattiva salute . Egli non era così quando era uno scolaro studioso e un figliuolo di cuore . - Ma egli sta male ! - esclamò la mamma . - Non me ne importa più ! - rispose il padre . Quella parola fu una coltellata al cuore per il povero ragazzo . Ah ! non glie ne importava più . Suo padre che tremava , una volta , solamente a sentirlo tossire ! Non l ' amava più dunque , non c ' era più dubbio ora , egli era morto nel cuore di suo padre ... « Ah ! no , padre mio , - disse tra sé il ragazzo , col cuore stretto dall ' angoscia , - ora è finita davvero , io senza il tuo affetto non posso vivere , lo rivoglio intero , ti dirò tutto , non t ' ingannerò più , studierò come prima ; nasca quel che nasca , purché tu torni a volermi bene , povero padre mio ! Oh questa volta son ben sicuro della mia risoluzione ! » Ciò non di meno , quella notte si levò ancora , per forza d ' abitudine , più che per altro ; e quando fu levato , volle andare a salutare , a riveder per qualche minuto , nella quiete della notte , per l ' ultima volta , quello stanzino dove aveva tanto lavorato segretamente , col cuore pieno di soddisfazione e di tenerezza . E quando si ritrovò al tavolino , col lume acceso , e vide quelle fasce bianche , su cui non avrebbe scritto mai più quei nomi di città e di persone che oramai sapeva a memoria , fu preso da una grande tristezza , e con un atto impetuoso ripigliò la penna , per ricominciare il lavoro consueto . Ma nello stender la mano urtò un libro , e il libro cadde . Il sangue gli diede un tuffo . Se suo padre si svegliava ! Certo non l ' avrebbe sorpreso a commettere una cattiva azione , egli stesso aveva ben deciso di dirgli tutto ; eppure ... il sentir quel passo avvicinarsi , nell ' oscurità ; - l ' esser sorpreso a quell ' ora , in quel silenzio ; - sua madre che si sarebbe svegliata e spaventata , - e il pensar per la prima volta che suo padre avrebbe forse provato un ' umiliazione in faccia sua , scoprendo ogni cosa ... tutto questo lo atterriva , quasi . - Egli tese l ' orecchio , col respiro sospeso ... Non sentì rumore . Origliò alla serratura dell ' uscio che aveva alle spalle : nulla . Tutta la casa dormiva . Suo padre non aveva inteso . Si tranquillò . E ricominciò a scrivere . E le fasce s ' ammontavano sulle fasce . Egli sentì il passo cadenzato delle guardie civiche giù nella strada deserta ; poi un rumore di carrozza che cessò tutt ' a un tratto ; poi , dopo un pezzo , lo strepito d ' una fila di carri che passavano lentamente ; poi un silenzio profondo , rotto a quando a quando dal latrato lontano d ' un cane . E scriveva , scriveva . E intanto suo padre era dietro di lui : egli s ' era levato udendo cadere il libro , ed era rimasto aspettando il buon punto ; lo strepito dei carri aveva coperto il fruscio dei suoi passi e il cigolio leggiero delle imposte dell ' uscio ; ed era là , - con la sua testa bianca sopra la testina nera di Giulio , - e aveva visto correr la penna sulle fasce , - e in un momento aveva tutto indovinato , tutto ricordato , tutto compreso , e un pentimento disperato , una tenerezza immensa , gli aveva invaso l ' anima , e lo teneva inchiodato , soffocato là , dietro al suo bimbo . All ' improvviso , Giulio diè un grido acuto , - due braccia convulse gli avevan serrata la testa . - O babbo ! babbo , perdonami ! perdonami ! - gridò , riconoscendo suo padre al pianto . - Tu , perdonami ! - rispose il padre , singhiozzando e coprendogli la fronte di baci , - ho capito tutto , so tutto , son io , son io che ti domando perdono , santa creatura mia , vieni , vieni con me ! - E lo sospinse , o piuttosto se lo portò al letto di sua madre , svegliata , e glielo gettò tra le braccia e le disse : - Bacia quest ' angiolo di figliuolo che da tre mesi non dorme e lavora per me , e io gli contristo il cuore , a lui che ci guadagna il pane ! - La madre se lo strinse e se lo tenne sul petto , senza poter raccoglier la voce ; poi disse : - A dormire , subito , bambino mio , va ' a dormire , a riposare ! Portalo a letto ! - Il padre lo pigliò fra le braccia , lo portò nella sua camera , lo mise a letto , sempre ansando e carezzandolo , e gli accomodò i cuscini e le coperte . - Grazie , babbo , - andava ripetendo il figliuolo , - grazie ; ma va ' a letto tu ora ; io sono contento ; va ' a letto , babbo . - Ma suo padre voleva vederlo addormentato , sedette accanto al letto , gli prese la mano e gli disse : - Dormi , dormi figliuol mio ! - E Giulio , spossato , s ' addormentò finalmente , e dormì molte ore , godendo per la prima volta , dopo vari mesi , d ' un sonno tranquillo , rallegrato da sogni ridenti ; e quando aprì gli occhi , che splendeva già il sole da un pezzo , sentì prima , e poi si vide accosto al petto , appoggiata sulla sponda del letticciolo , la testa bianca del padre , che aveva passata la notte così , e dormiva ancora , con la fronte contro il suo cuore . La volontà 28 , mercoledì C ' è Stardi , nella mia classe , che avrebbe la forza di fare quello che fece il piccolo fiorentino . Questa mattina ci furono due avvenimenti alla scuola : Garoffi , matto dalla contentezza , perché gli han restituito il suo album , con l ' aggiunta di tre francobolli della repubblica di Guatemala , ch ' egli cercava da tre mesi ; e Stardi che ebbe la seconda medaglia . Stardi , primo della classe dopo Derossi ! Tutti ne rimasero meravigliati . Chi l ' avrebbe mai detto , in ottobre , quando suo padre lo condusse a scuola rinfagottato in quel cappottone verde , e disse al maestro , in faccia a tutti : - Ci abbia molta pazienza perché è molto duro di comprendonio ! - Tutti gli davan della testa di legno da principio . Ma egli disse : - O schiatto , o riesco , - e si mise per morto a studiare , di giorno , di notte , a casa , in iscuola , a passeggio , coi denti stretti e coi pugni chiusi , paziente come un bove , ostinato come un mulo , e così , a furia di pestare , non curando le canzonature e tirando calci ai disturbatori , è passato innanzi agli altri , quel testone . Non capiva un ' acca di aritmetica , empiva di spropositi la composizione , non riesciva a tener a mente un periodo , e ora risolve i problemi , scrive corretto e canta la lezione come un artista . E s ' indovina la sua volontà di ferro a veder com ' è fatto , così tozzo , col capo quadro e senza collo , con le mani corte e grosse e con quella voce rozza . Egli studia perfin nei brani di giornale e negli avvisi dei teatri , e ogni volta che ha dieci soldi si compera un libro : s ' è già messo insieme una piccola biblioteca , e in un momento di buon umore si lasciò scappar di bocca che mi condurrà a casa a vederla . Non parla a nessuno , non gioca con nessuno , è sempre lì al banco coi pugni alle tempie , fermo come un masso , a sentire il maestro . Quanto deve aver faticato , povero Stardi ! Il maestro glielo disse questa mattina , benché fosse impaziente e di malumore , quando diede le medaglie : - Bravo Stardi ; chi la dura la vince . - Ma egli non parve affatto inorgoglito , non sorrise , e appena tornato al banco con la sua medaglia , ripiantò i due pugni alle tempie e stette più immobile e più attento di prima . Ma il più bello fu all ' uscita , che c ' era a aspettarlo suo padre , - un flebotomo , - grosso e tozzo come lui , con un faccione e un vocione . Egli non se l ' aspettava quella medaglia , e non ci voleva credere , bisognò che il maestro lo assicurasse , e allora si mise a ridere di gusto , e diede una manata sulla nuca al figliuolo , dicendo forte : - Ma bravo , ma bene , caro zuccone mio , va ' ! - e lo guardava stupito , sorridendo . E tutti i ragazzi intorno sorridevano , eccettuato Stardi . Egli ruminava già nella cappadoccia la lezione di domani mattina . Gratitudine 31 , sabato Il tuo compagno Stardi non si lamenta mai del suo maestro , ne son certo . - Il maestro era di malumore , era impaziente ; - tu lo dici in tono di risentimento . Pensa un po ' quante volte fai degli atti d ' impazienza tu , e con chi ? con tuo padre e con tua madre , coi quali la tua impazienza è un delitto . Ha ben ragione il tuo maestro di essere qualche volta impaziente ! Pensa che da tanti anni fatica per i ragazzi ; e che se n ' ebbe molti affettuosi e gentili , ne trovò pure moltissimi ingrati , i quali abusarono della sua bontà , e disconobbero le sue fatiche ; e che pur troppo , fra tutti , gli date più amarezze che soddisfazioni . Pensa che il più santo uomo della terra , messo al suo posto , si lascerebbe vincere qualche volta dall ' ira . E poi , se sapessi quante volte il maestro va a far lezione malato , solo perché non ha un male grave abbastanza da farsi dispensar dalla scuola , ed è impaziente perché soffre , e gli è un grande dolore il vedere che voi altri non ve n ' accorgete o ne abusate ! Rispetta , ama il tuo maestro , figliuolo . Amalo perché tuo padre lo ama e lo rispetta ; perché egli consacra la vita al bene di tanti ragazzi che lo dimenticheranno , amalo perché ti apre e t ' illumina l ' intelligenza e ti educa l ' animo ; perché un giorno , quando sarai uomo , e non saremo più al mondo né io né lui , la sua immagine ti si presenterà spesso alla mente accanto alla mia , e allora , vedi , certe espressioni di dolore e di stanchezza del suo buon viso di galantuomo , alle quali ora non badi , te le ricorderai , e ti faranno pena , anche dopo trent ' anni ; e ti vergognerai , proverai tristezza di non avergli voluto bene , d ' esserti portato male con lui . Ama il tuo maestro , perché appartiene a quella grande famiglia di cinquantamila insegnanti elementari , sparsi per tutta Italia , i quali sono come i padri intellettuali dei milioni di ragazzi che crescon con te , i lavoratori mal riconosciuti e mal ricompensati , che preparano al nostro paese un popolo migliore del presente . Io non son contento dell ' affetto che hai per me , se non ne hai pure per tutti coloro che ti fanno del bene , e fra questi il tuo maestro è il primo , dopo i tuoi parenti . Amalo come ameresti un mio fratello , amalo quando ti accarezza e quando ti rimprovera , quando è giusto e quando ti par che sia ingiusto , amalo quando è allegro e affabile , e amalo anche di più quando lo vedi triste . Amalo sempre . E pronuncia sempre con riverenza questo nome - maestro - che dopo quello di padre , è il più nobile , il più dolce nome che possa dare un uomo a un altro uomo . TUO PADRE GENNAIO Il maestro supplente 4 , mercoledì Aveva ragione mio padre : il maestro era di malumore perché non stava bene , e da tre giorni , infatti , viene in sua vece il supplente , quello piccolo e senza barba , che pare un giovinetto . Una brutta cosa accadde questa mattina . Già il primo e il secondo giorno avevan fatto chiasso nella scuola , perché il supplente ha una gran pazienza , e non fa che dire : - State zitti , state zitti , vi prego . - Ma questa mattina si passò la misura . Si faceva un ronzìo che non si sentivan più le sue parole , ed egli ammoniva , pregava : ma era fiato sprecato . Due volte il Direttore s ' affacciò all ' uscio e guardò . Ma via lui , il sussurro cresceva , come in un mercato . Avevano un bel voltarsi Garrone e Derossi a far dei cenni ai compagni che stessero buoni , che era una vergogna . Nessuno ci badava . Non c ' era che Stardi che stesse quieto , coi gomiti sul banco e i pugni alle tempie , pensando forse alla sua famosa libreria , e Garoffi , quello del naso a uncino e dei francobolli , che era tutto occupato a far l ' elenco dei sottoscrittori a due centesimi per la lotteria d ' un calamaio da tasca . Gli altri cicalavano e ridevano , sonavano con punte di pennini piantate nei banchi e si tiravano dei biascicotti di carta con gli elastici delle calze . Il supplente afferrava per un braccio ora l ' uno ora l ' altro , e li scrollava , e ne mise uno contro il muro : tempo perso . Non sapeva più a che santo votarsi , pregava : - Ma perché fate in codesto modo ? volete farmi rimproverare per forza ? - Poi batteva il pugno sul tavolino , e gridava con voce di rabbia e di pianto : - Silenzio ! Silenzio ! Silenzio ! - Faceva pena a sentirlo . Ma il rumore cresceva sempre . Franti gli tirò una frecciuola di carta , alcuni facevan la voce del gatto , altri si scappellottavano ; era un sottosopra da non descriversi ; quando improvvisamente entrò il bidello e disse : - Signor maestro , il Direttore la chiama . - Il maestro s ' alzò e uscì in fretta , facendo un atto disperato . Allora il baccano ricominciò più forte . Ma tutt ' a un tratto Garrone saltò su col viso stravolto e coi pugni stretti , e gridò con la voce strozzata dall ' ira : - Finitela . Siete bestie . Abusate perché è buono . Se vi pestasse le ossa stareste mogi come cani . Siete un branco di vigliacchi . Il primo che gli fa ancora uno scherno lo aspetto fuori e gli rompo i denti , lo giuro , anche sotto gli occhi di suo padre ! - Tutti tacquero . Ah ! Com ' era bello a vedere , Garrone , con gli occhi che mandavan fiamme ! Un leoncello furioso , pareva . Guardò uno per uno i più arditi , e tutti chinaron la testa . Quando il supplente rientrò , con gli occhi rossi , non si sentiva più un alito . - Egli rimase stupito . Ma poi , vedendo Garrone ancora tutto acceso e fremente , capì , e gli disse con l ' accento d ' un grande affetto , come avrebbe detto a un fratello : - Ti ringrazio , Garrone . La libreria di Stardi Sono andato da Stardi , che sta di casa in faccia alla scuola , e ho provato invidia davvero a veder la sua libreria . Non è mica ricco , non può comprar molti libri ; ma egli conserva con gran cura i suoi libri di scuola , e quelli che gli regalano i parenti , e tutti i soldi che gli danno , li mette da parte e li spende dal libraio : in questo modo s ' è già messo insieme una piccola biblioteca , e quando suo padre s ' è accorto che aveva quella passione , gli ha comperato un bello scaffale di noce con la tendina verde , e gli ha fatto legare quasi tutti i volumi coi colori che piacevano a lui . Così ora egli tira un cordoncino , la tenda verde scorre via e si vedono tre file di libri d ' ogni colore , tutti in ordine , lucidi , coi titoli dorati sulle coste ; dei libri di racconti , di viaggi e di poesie ; e anche illustrati . Ed egli sa combinar bene i colori , mette i volumi bianchi accanto ai rossi , i gialli accanto ai neri , gli azzurri accanto ai bianchi , in maniera che si vedan di lontano e facciano bella figura ; e si diverte poi a variare le combinazioni . S ' è fatto il suo catalogo . È come un bibliotecario . Sempre sta attorno ai suoi libri , a spolverarli , a sfogliarli , a esaminare le legature ; bisogna vedere con che cura gli apre , con quelle sue mani corte e grosse , soffiando tra le pagine : paiono ancora tutti nuovi . Io che ho sciupato tutti i miei ! Per lui , ad ogni nuovo libro che compera , è una festa a lisciarlo , a metterlo al posto e a riprenderlo per guardarlo per tutti i versi e a covarselo come un tesoro . Non m ' ha fatto veder altro in un ' ora . Aveva male agli occhi dal gran leggere . A un certo momento passò nella stanza suo padre , che è grosso e tozzo come lui , con un testone come il suo , e gli diede due o tre manate sulla nuca , dicendomi con quel vocione : - Che ne dici , eh , di questa testaccia di bronzo ? E una testaccia che riuscirà a qualcosa , te lo assicuro io ! - E Stardi socchiudeva gli occhi sotto quelle ruvide carezze come un grosso cane da caccia . Io non so ; non osavo scherzare con lui ; non mi pareva vero che avesse solamente un anno più di me , e quando mi disse - A rivederci - sull ' uscio , con quella faccia che par sempre imbronciata , poco mancò che gli rispondessi : - La riverisco - come a un uomo . Io lo dissi poi a mio padre , a casa : - Non capisco , Stardi non ha ingegno , non ha belle maniere , è una figura quasi buffa ; eppure mi mette soggezione . - E mio padre rispose : - È perché ha carattere . - Ed io soggiunsi : - In un ' ora che son stato con lui non ha pronunciato cinquanta parole , non m ' ha mostrato un giocattolo , non ha riso una volta ; eppure ci son stato volentieri . - E mio padre rispose : - È perché lo stimi . Il figliuolo del fabbro ferraio Sì , ma anche Precossi io stimo , ed è troppo poco il dire che lo stimo . Precossi , il figliuolo del fabbro ferraio , quello piccolo , smorto , che ha gli occhi buoni e tristi , e un ' aria di spaventato così timido , che dice a tutti : scusami ; sempre malaticcio , e che pure studia tanto . Suo padre rientra in casa ubriaco d ' acquavite , e lo batte senza un perché al mondo , gli butta in aria i libri e i quaderni con un rovescione ; ed egli viene a scuola coi lividi sul viso , qualche volta col viso tutto gonfio e gli occhi infiammati dal gran piangere . Ma mai , mai che gli si possa far dire che suo padre l ' ha battuto . - È tuo padre che t ' ha battuto ! - gli dicono i compagni . Ed egli grida subito : - Non è vero ! Non è vero ! - per non far disonore a suo padre . - Questo foglio non l ' hai bruciato tu , - gli dice il maestro , mostrandogli il lavoro mezzo bruciato . - Sì , - risponde lui , con la voce tremante ; - son io che l ' ho lasciato cadere sul fuoco . - Eppure noi lo sappiamo bene che è suo padre briaco che ha rovesciato tavolo e lume con una pedata , mentr ' egli faceva il suo lavoro . Egli sta in una soffitta della nostra casa , dall ' altra scala , la portinaia racconta tutto a mia madre ; mia sorella Silvia lo sentì gridare dal terrazzo un giorno che suo padre gli fece far la scala a capitomboli perché gli aveva chiesto dei soldi da comperare la Grammatica . Suo padre beve , non lavora , e la famiglia patisce la fame . Quante volte il povero Precossi viene a scuola digiuno , e rosicchia di nascosto un panino che gli dà Garrone , o una mela che gli porta la maestrina della penna rossa , che fu sua maestra di prima inferiore ! Ma mai ch ' egli dica : - Ho fame , mio padre non mi dà da mangiare . - Suo padre vien qualche volta a prenderlo , quando passa per caso davanti alla scuola , pallido , malfermo sulle gambe , con la faccia torva , coi capelli sugli occhi e il berretto per traverso ; e il povero ragazzo trema tutto quando lo vede nella strada ; ma tanto gli corre incontro sorridendo , e suo padre par che non lo veda e pensi ad altro . Povero Precossi ! Egli si ricuce i quaderni stracciati , si fa imprestare i libri per studiare la lezione , si riattacca i brindelli della camicia con degli spilli , ed è una pietà a vederlo far la ginnastica con quelli scarponi che ci sguazza dentro , con quei calzoni che strascicano , e quel giacchettone troppo lungo , con le maniche rimboccate sino ai gomiti . E studia , s ' impegna ; sarebbe uno dei primi se potesse lavorare a casa tranquillo . Questa mattina è venuto alla scuola col segno d ' un ' unghiata sopra una gota , e tutti a dirgli : - È stato tuo padre , non lo puoi negare sta volta , è tuo padre che t ' ha fatto quello . Dillo al Direttore , che lo faccia chiamare in questura . - Ma egli s ' alzò tutto rosso con la voce che tremava dallo sdegno : - Non è vero ! Non è vero ! Mio padre non mi batte mai ! - Ma poi , durante la lezione , gli cascavan le lacrime sul banco , e quando qualcuno lo guardava , si sforzava di sorridere , per non parere . Povero Precossi ! Domani verranno a casa mia Derossi , Coretti e Nelli ; lo voglio dire anche a lui , che venga . E voglio fargli far merenda con me , regalargli dei libri , metter sossopra la casa per divertirlo e empirgli le tasche di frutte , per vederlo una volta contento , povero Precossi , che è tanto buono e ha tanto coraggio ! Una bella visita 12 , giovedì Ecco uno dei giovedì più belli dell ' anno , per me . Alle due in punto vennero a casa Derossi e Coretti , con Nelli , il gobbino ; Precossi , suo padre non lo lasciò venire . Derossi e Coretti ridevano ancora ché avevano incontrato per strada Crossi , il figliuolo dell ' erbivendola , - quello del braccio morto e dei capelli rossi , - che portava a vendere un grossissimo cavolo , e col soldo del cavolo doveva poi andar a comperare una penna ; ed era tutto contento perché suo padre ha scritto dall ' America che lo aspettassero di giorno in giorno . Oh le belle due ore che abbiamo passate insieme ! Sono i due più allegri della classe Derossi e Coretti ; mio padre ne rimase innamorato . Coretti aveva la sua maglia color cioccolata e il suo berretto di pel di gatto . È un diavolo , che sempre vorrebbe fare , rimestare , sfaccendare . Aveva già portato sulle spalle una mezza carrata di legna , la mattina presto ; eppure galoppò per tutta la casa , osservando tutto e parlando sempre , arzillo e lesto come uno scoiattolo , e passando in cucina domandò alla cuoca quanto ci fanno pagare le legna il miriagramma , ché suo padre le dà a quarantacinque centesimi . Sempre parla di suo padre , di quando fu soldato nel 49° reggimento , alla battaglia di Custoza , dove si trovò nel quadrato del principe Umberto ; ed è così gentile di maniere ! Non importa che sia nato e cresciuto fra le legna : egli l ' ha nel sangue , nel cuore la gentilezza , come dice mio padre . E Derossi ci divertì molto : egli sa la geografia come un maestro : chiudeva gli occhi e diceva : - Ecco , io vedo tutta l ' Italia , gli Appennini che s ' allungano sino al Mar Jonio , i fiumi che corrono di qua e di là , le città bianche , i golfi , i seni azzurri , le isole verdi ; - e diceva i nomi giusti , per ordine , rapidissimamente , come se leggesse sulla carta ; e a vederlo così con quella testa alta , tutta riccioli biondi , con gli occhi chiusi , tutto vestito di turchino coi bottoni dorati , diritto e bello come una statua , tutti stavamo in ammirazione . In un ' ora egli aveva imparato a mente quasi tre pagine che deve recitare dopo domani , per l ' anniversario dei funerali di re Vittorio . E anche Nelli lo guardava con meraviglia e con affetto , stropicciando la falda del suo grembialone di tela nero , e sorridendo con quegli occhi chiari e melanconici . Mi fece un grande piacere quella visita , mi lasciò qualche cosa , come delle scintille , nella mente e nel cuore . E anche mi piacque , quando se n ' andarono , vedere il povero Nelli in mezzo agli altri due , grandi e forti , che lo portavano a casa a braccetto , facendolo ridere come non l ' ho visto ridere mai . Rientrando nella stanza da mangiare , m ' accorsi che non c ' era più il quadro che rappresenta Rigoletto , il buffone gobbo . L ' aveva levato mio padre perché Nelli non lo vedesse . I funerali di Vittorio Emanuele 17 , martedì Quest ' oggi alle due , appena entrato nella scuola , il maestro chiamò Derossi , il quale s ' andò a mettere accanto al tavolino , in faccia a noi , e cominciò a dire col suo accento vibrato , alzando via via la voce limpida e colorandosi in viso : - Quattro anni sono , in questo giorno , a quest ' ora , giungeva davanti al Pantheon , a Roma , il carro funebre che portava il cadavere di Vittorio Emanuele II , primo re d ' Italia , morto dopo ventinove anni di regno , durante i quali la grande patria italiana , spezzata in sette Stati e oppressa da stranieri e da tiranni , era risorta in uno Stato solo , indipendente e libero , dopo un regno di ventinove anni , ch ' egli aveva fatto illustre e benefico col valore , con la lealtà , con l ' ardimento nei pericoli , con la saggezza nei trionfi , con la costanza nelle sventure . Giungeva il carro funebre , carico di corone , dopo aver percorso Roma sotto una pioggia di fiori , tra il silenzio di una immensa moltitudine addolorata , accorsa da ogni parte d ' Italia , preceduto da una legione di generali e da una folla di ministri e di principi , seguito da un corteo di mutilati , da una selva di bandiere , dagli inviati di trecento città , da tutto ciò che rappresenta la potenza e la gloria d ' un popolo , giungeva dinanzi al tempio augusto dove l ' aspettava la tomba . In questo momento dodici corazzieri levavano il feretro dal carro . In questo momento l ' Italia dava l ' ultimo addio al suo re morto , al suo vecchio re , che l ' aveva tanto amata , l ' ultimo addio al suo soldato , al padre suo , ai ventinove anni più fortunati e più benedetti della sua storia . Fu un momento grande e solenne . Lo sguardo , l ' anima di tutti trepidava tra il feretro e le bandiere abbrunate degli ottanta reggimenti dell ' esercito d ' Italia , portate da ottanta ufficiali , schierati sul suo passaggio ; poiché l ' Italia era là , in quegli ottanta segnacoli , che ricordavano le migliaia di morti , i torrenti di sangue , le nostre più sacre glorie , i nostri più santi sacrifici , i nostri più tremendi dolori . Il feretro , portato dai corazzieri , passò , e allora si chinarono tutte insieme in atto di saluto , le bandiere dei nuovi reggimenti , le vecchie bandiere lacere di Goito , di Pastrengo , di Santa Lucia , di Novara , di Crimea , di Palestro , di San Martino , di Castelfidardo , ottanta veli neri caddero , cento medaglie urtarono contro la cassa , e quello strepito sonoro e confuso , che rimescolò il sangue di tutti , fu come il suono di mille voci umane che dicessero tutte insieme : - Addio , buon re , prode re , leale re ! Tu vivrai nel cuore del tuo popolo finché splenderà il sole sopra l ' Italia . - Dopo di che le bandiere si rialzarono alteramente verso il cielo , e re Vittorio entrò nella gloria immortale della tomba . Franti , cacciato dalla scuola 21 , sabato Uno solo poteva ridere mentre Derossi diceva dei funerali del Re , e Franti rise . Io detesto costui . È malvagio . Quando viene un padre nella scuola a fare una partaccia al figliuolo , egli ne gode ; quando uno piange , egli ride . Trema davanti a Garrone , e picchia il muratorino perché è piccolo ; tormenta Crossi perché ha il braccio morto ; schernisce Precossi , che tutti rispettano ; burla perfino Robetti , quello della seconda , che cammina con le stampelle per aver salvato un bambino . Provoca tutti i più deboli di lui , e quando fa a pugni , s ' inferocisce e tira a far male . Ci ha qualcosa che mette ribrezzo su quella fronte bassa , in quegli occhi torbidi , che tien quasi nascosti sotto la visiera del suo berrettino di tela cerata . Non teme nulla , ride in faccia al maestro , ruba quando può , nega con una faccia invetriata , è sempre in lite con qualcheduno , si porta a scuola degli spilloni per punzecchiare i vicini , si strappa i bottoni dalla giacchetta , e ne strappa agli altri , e li gioca , e ha cartella , quaderni , libro , tutto sgualcito , stracciato , sporco , la riga dentellata , la penna mangiata , le unghie rose , i vestiti pieni di frittelle e di strappi che si fa nelle risse . Dicono che sua madre è malata dagli affanni ch ' egli le dà , e che suo padre lo cacciò di casa tre volte ; sua madre viene ogni tanto a chiedere informazioni e se ne va sempre piangendo . Egli odia la scuola , odia i compagni odia il maestro . Il maestro finge qualche volta di non vedere le sue birbonate , ed egli fa peggio . Provò a pigliarlo con le buone , ed egli se ne fece beffe . Gli disse delle parole terribili , ed egli si coprì il viso con le mani , come se piangesse , e rideva . Fu sospeso dalla scuola per tre giorni , e tornò più tristo e più insolente di prima . Derossi gli disse un giorno : - Ma finiscila , vedi che il maestro ci soffre troppo , - ed egli lo minacciò di piantargli un chiodo nel ventre . Ma questa mattina , finalmente , si fece scacciare come un cane . Mentre il maestro dava a Garrone la brutta copia del Tamburino sardo , il racconto mensile di gennaio , da trascrivere , egli gittò sul pavimento un petardo che scoppiò facendo rintronar la scuola come una fucilata . Tutta la classe ebbe un riscossone . Il maestro balzò in piedi e gridò : - Franti ! fuori di scuola ! - Egli rispose : - Non son io ! - Ma rideva . Il maestro ripeté : - Va ' fuori ! - Non mi muovo , - rispose . Allora il maestro perdette i lumi , gli si lanciò addosso , lo afferrò per le braccia , lo strappò dal banco . Egli si dibatteva , digrignava i denti ; si fece trascinar fuori di viva forza . Il maestro lo portò quasi di peso dal Direttore , e poi tornò in classe solo e sedette al tavolino , pigliandosi il capo fra le mani , affannato , con un ' espressione così stanca e afflitta , che faceva male a vederlo . - Dopo trent ' anni che faccio scuola ! - esclamò tristamente , crollando il capo . Nessuno fiatava . Le mani gli tremavano dall ' ira , e la ruga diritta che ha in mezzo alla fronte , era così profonda , che pareva una ferita . Povero maestro ! Tutti ne pativano . Derossi s ' alzò e disse : - Signor maestro , non si affligga . Noi le vogliamo bene . - E allora egli si rasserenò un poco e disse : - Riprendiamo la lezione , ragazzi . Il tamburino sardo Racconto mensile Nella prima giornata della battaglia di Custoza , il 24 luglio del 1848 , una sessantina di soldati d ' un reggimento di fanteria del nostro esercito , mandati sopra un ' altura a occupare una casa solitaria , si trovarono improvvisamente assaliti da due compagnie di soldati austriaci , che tempestandoli di fucilate da varie parti , appena diedero loro il tempo di rifugiarsi nella casa e di sbarrare precipitosamente le porte , dopo aver lasciato alcuni morti e feriti pei campi . Sbarrate le porte , i nostri accorsero a furia alle finestre del pian terreno e del primo piano , e cominciarono a fare un fuoco fitto sopra gli assalitori , i quali , avvicinandosi a grado a grado , disposti in forma di semicerchio , rispondevano vigorosamente . Ai sessanta soldati italiani comandavano due ufficiali subalterni e un capitano , un vecchio alto , secco e austero , coi capelli e i baffi bianchi ; e c ' era con essi un tamburino sardo , un ragazzo di poco più di quattordici anni , che ne dimostrava dodici scarsi , piccolo , di viso bruno olivastro , con due occhietti neri e profondi , che scintillavano . Il capitano , da una stanza del primo piano , dirigeva la difesa , lanciando dei comandi che parean colpi di pistola , e non si vedeva sulla sua faccia ferrea nessun segno di commozione . Il tamburino , un po ' pallido , ma saldo sulle gambe , salito sopra un tavolino , allungava il collo , trattenendosi alla parete , per guardar fuori dalle finestre ; e vedeva a traverso al fumo , pei campi , le divise bianche degli Austriaci , che venivano avanti lentamente . La casa era posta sulla sommità d ' una china ripida , e non aveva dalla parte della china che un solo finestrino alto , rispondente in una stanza a tetto ; perciò gli Austriaci non minacciavan la casa da quella parte , e la china era sgombra : il fuoco non batteva che la facciata e i due fianchi . Ma era un fuoco d ' inferno , una grandine di palle di piombo che di fuori screpolava i muri e sbriciolava i tegoli , e dentro fracassava soffitti , mobili , imposte , battenti , buttando per aria schegge di legno e nuvoli di calcinacci e frantumi di stoviglie e di vetri , sibilando , rimbalzando , schiantando ogni cosa con un fragore da fendere il cranio . Di tratto in tratto uno dei soldati che tiravan dalle finestre stramazzava indietro sul pavimento ed era trascinato in disparte . Alcuni barcollavano di stanza in stanza , premendosi le mani sopra le ferite . Nella cucina c ' era già un morto , con la fronte spaccata . Il semicerchio dei nemici si stringeva . A un certo punto fu visto il capitano , fino allora impassibile , fare un segno d ' inquietudine , e uscir a grandi passi dalla stanza , seguito da un sergente . Dopo tre minuti ritornò di corsa il sergente e chiamò il tamburino , facendogli cenno che lo seguisse . Il ragazzo lo seguì correndo su per una scala di legno ed entrò con lui in una soffitta nuda , dove vide il capitano , che scriveva con una matita sopra un foglio , appoggiandosi al finestrino , e ai suoi piedi , sul pavimento , c ' era una corda da pozzo . Il capitano ripiegò il foglio e disse bruscamente , fissando negli occhi al ragazzo le sue pupille grigie e fredde , davanti a cui tutti i soldati tremavano : - Tamburino ! Il tamburino si mise la mano alla visiera . Il capitano disse : - Tu hai del fegato Gli occhi del ragazzo lampeggiarono . - Sì , signor capitano , - rispose . - Guarda laggiù , - disse il capitano , spingendolo al finestrino , - nel piano , vicino alle case di Villafranca , dove c ' è un luccichìo di baionette . Là ci sono i nostri , immobili . Tu prendi questo biglietto , t ' afferri alla corda , scendi dal finestrino , divori la china , pigli pei campi , arrivi fra i nostri , e dai il biglietto al primo ufficiale che vedi . Butta via il cinturino e lo zaino . Il tamburino si levò il cinturino e lo zaino , e si mise il biglietto nella tasca del petto ; il sergente gettò la corda e ne tenne afferrato con due mani l ' uno dei capi ; il capitano aiutò il ragazzo a passare per il finestrino , con la schiena rivolta verso la campagna . - Bada , - gli disse , - la salvezza del distaccamento è nel tuo coraggio e nelle tue gambe . - Si fidi di me , signor capitano - rispose il tamburino , spenzolandosi fuori . - Cùrvati nella discesa , - disse ancora il capitano , afferrando la corda insieme al sergente - Non dubiti . - Dio t ' aiuti . In pochi momenti il tamburino fu a terra ; il sergente tirò su la corda e disparve ; il capitano s ' affacciò impetuosamente al finestrino , e vide il ragazzo che volava giù per la china . Sperava già che fosse riuscito a fuggire inosservato quando cinque o sei piccoli nuvoli di polvere che si sollevarono da terra davanti e dietro al ragazzo , l ' avvertirono che era stato visto dagli Austriaci , i quali gli tiravano addosso dalla sommità dell ' altura : quei piccoli nuvoli eran terra buttata in aria dalle palle . Ma il tamburino continuava a correre a rompicollo . A un tratto , stramazzò . - Ucciso ! - ruggì il capitano , addentandosi il pugno . Ma non aveva anche detto la parola , che vide il tamburino rialzarsi . - Ah ! una caduta soltanto ! - disse tra sé , e respirò . Il tamburino , infatti , riprese a correre di tutta forza ; ma zoppicava . - Un torcipiede , - pensò il capitano . Qualche nuvoletto di polvere si levò ancora qua e là intorno al ragazzo , ma sempre più lontano . Egli era in salvo . Il capitano mise un ' esclamazione di trionfo . Ma seguitò ad accompagnarlo con gli occhi , trepidando , perché era un affar di minuti : se non arrivava laggiù il più presto possibile col biglietto che chiedeva immediato soccorso , o tutti i suoi soldati cadevano uccisi , o egli doveva arrendersi e darsi prigioniero con loro . Il ragazzo correva rapido un tratto , poi rallentava il passo zoppicando , poi ripigliava la corsa , ma sempre più affaticato , e ogni tanto incespicava , si soffermava . - Lo ha forse colto una palla di striscio , pensò il capitano , e notava tutti i suoi movimenti , fremendo , e lo eccitava , gli parlava , come se quegli avesse potuto sentirlo ; misurava senza posa , con l ' occhio ardente , lo spazio interposto fra il ragazzo fuggente e quel luccichìo d ' armi che vedeva laggiù nella pianura in mezzo ai campi di frumento dorati dal sole . E intanto sentiva i sibili e il fracasso delle palle nelle stanze di sotto , le grida imperiose e rabbiose degli ufficiali e dei sergenti , i lamenti acuti dei feriti , il rovinìo dei mobili e dei calcinacci . - Su ! Coraggio ! - gridava , seguitando con lo sguardo il tamburino lontano , - avanti ! corri ! Si ferma , maledetto ! Ah ! riprende la corsa . - Un ufficiale venne a dirgli ansando che i nemici , senza interrompere il fuoco , sventolavano un panno bianco per intimare la resa . - Non si risponda ! - egli gridò , senza staccar lo sguardo dal ragazzo , che già era nel piano , ma che più non correva , e parea che si trascinasse stentatamente . - Ma va ' ! ma corri ! - diceva il capitano stringendo i denti e i pugni ; - ammazzati , muori , scellerato , ma va ' ! - Poi gettò un ' orribile imprecazione . - Ah ! l ' infame poltrone , s ' è seduto ! - Il ragazzo , infatti , di cui fino allora egli aveva visto sporgere il capo al disopra d ' un campo di frumento , era scomparso , come se fosse caduto . Ma dopo un momento , la sua testa venne fuori daccapo ; infine si perdette dietro alle siepi , e il capitano non lo vide più . Allora discese impetuosamente ; le palle tempestavano ; le stanze erano ingombre di feriti , alcuni dei quali giravano su sé stessi come briachi , aggrappandosi ai mobili ; le pareti e il pavimento erano chiazzati di sangue ; dei cadaveri giacevano a traverso alle porte ; il luogotenente aveva il braccio destro spezzato da una palla ; il fumo e il polverio avvolgevano ogni cosa . - Coraggio ! Arrivan soccorsi ! Ancora un po ' di coraggio ! - Gli Austriaci s ' erano avvicinati ancora ; si vedevano giù tra il fumo i loro visi stravolti , si sentiva tra lo strepito delle fucilate le loro grida selvagge , che insultavano , intimavan la resa , minacciavan l ' eccidio . Qualche soldato , impaurito , si ritraeva dalle finestre ; i sergenti lo ricacciavano avanti . Ma il fuoco della difesa infiacchiva , lo scoraggiamento appariva su tutti i visi , non era più possibile protrarre la resistenza . A un dato momento , i colpi degli Austriaci rallentarono , e una voce tonante gridò prima in tedesco , poi in italiano : - Arrendetevi ! - No ! - urlò il capitano da una finestra . E il fuoco ricominciò più fitto e più rabbioso dalle due parti . Altri soldati caddero . Già più d ' una finestra era senza difensori . Il momento fatale era imminente . Il capitano gridava con voce smozzicata fra i denti : - Non vengono ! Non vengono ! - e correva intorno furioso , torcendo la sciabola con la mano convulsa , risoluto a morire . Quando un sergente , scendendo dalla soffitta , gettò un grido altissimo : - Arrivano ! - Arrivano ! - ripeté con un grido di gioia il capitano . - A quel grido tutti , sani , feriti , sergenti , ufficiali si slanciarono alle finestre , e la resistenza inferocì un ' altra volta . Di lì a pochi momenti , si notò come un ' incertezza e un principio di disordine fra i nemici . Subito , in furia , il capitano radunò un drappello nella stanza a terreno , per far impeto fuori , con le baionette inastate . - Poi rivolò di sopra . Era appena arrivato , che sentirono uno scalpitìo precipitoso , accompagnato da un urrà formidabile , e videro dalle finestre venir innanzi tra il fumo i cappelli a due punte dei carabinieri italiani , uno squadrone lanciato ventre a terra , e un balenìo fulmineo di lame mulinate per aria , calate sui capi , sulle spalle , sui dorsi ; - allora il drappello irruppe a baionette basse fuor della porta ; - i nemici vacillarono , si scompigliarono , diedero di volta , il terreno rimase sgombro , la casa fu libera , e poco dopo due battaglioni di fanteria italiana e due cannoni occupavan l ' altura . Il capitano , coi soldati che gli rimanevano , si ricongiunse al suo reggimento , combatté ancora , e fu leggermente ferito alla mano sinistra da una palla rimbalzante , nell ' ultimo assalto alla baionetta . La giornata finì con la vittoria dei nostri . Ma il giorno dopo , essendosi ricominciato a combattere , gli italiani furono oppressi , malgrado la valorosa resistenza , dal numero soverchiante degli Austriaci , e la mattina del ventisei dovettero prender tristamente la via della ritirata , verso il Mincio . Il capitano , benché ferito , fece il cammino a piedi coi suoi soldati , stanchi e silenziosi , e arrivato sul cader del giorno a Goito , sul Mincio , cercò subito del suo luogotenente , che era stato raccolto col braccio spezzato dalla nostra Ambulanza , e doveva esser giunto là prima di lui . Gli fu indicata una chiesa , dov ' era stato installato affrettatamente un ospedale da campo . Egli v ' andò . La chiesa era piena di feriti , adagiati su due file di letti e di materassi distesi sul pavimento ; due medici e vari inservienti andavano e venivano , affannati ; e s ' udivan delle grida soffocate e dei gemiti . Appena entrato , il capitano si fermò , e girò lo sguardo all ' intorno , in cerca del suo ufficiale . In quel punto si sentì chiamare da una voce fioca , vicinissima : - Signor capitano ! Si voltò : era il tamburino Era disteso sopra un letto a cavalletti , - coperto fino al petto da una rozza tenda da finestra , a quadretti rossi e bianchi , - con le braccia fuori ; pallido e smagrito , ma sempre coi suoi occhi scintillanti , come due gemme nere . - Sei qui , tu ? - gli domandò il capitano , stupito ma brusco . - Bravo . Hai fatto il tuo dovere . - Ho fatto il mio possibile , - rispose il tamburino . - Sei stato ferito , - disse il capitano , cercando con gli occhi il suo ufficiale nei letti vicini . - Che vuole ! - disse il ragazzo , a cui dava coraggio a parlare la compiacenza altiera d ' esser per la prima volta ferito , senza di che non avrebbe osato d ' aprir bocca in faccia a quel capitano ; - ho avuto un bel correre gobbo , m ' han visto subito . Arrivavo venti minuti prima se non mi coglievano . Per fortuna che ho trovato subito un capitano di Stato Maggiore da consegnargli il biglietto . Ma è stato un brutto discendere dopo quella carezza ! Morivo dalla sete , temevo di non arrivare più , piangevo dalla rabbia a pensare che ad ogni minuto di ritardo se n ' andava uno all ' altro mondo , lassù . Basta , ho fatto quello che ho potuto . Son contento . Ma guardi lei , con licenza , signor capitano , che perde sangue . Infatti dalla palma mal fasciata del capitano colava giù per le dita qualche goccia di sangue . - Vuol che le dia una stretta io alla fascia , signor capitano ? Porga un momento . Il capitano porse la mano sinistra , e allungò la destra per aiutare il ragazzo a sciogliere il nodo e a rifarlo ; ma il ragazzo , sollevatosi appena dal cuscino , impallidì , e dovette riappoggiare la testa . - Basta , basta , - disse il capitano , guardandolo , e ritirando la mano fasciata , che quegli volea ritenere : - bada ai fatti tuoi , invece di pensare agli altri , ché anche le cose leggiere , a trascurarle , possono farsi gravi . Il tamburino scosse il capo . - Ma tu , - gli disse il capitano , guardandolo attentamente , - devi aver perso molto sangue , tu , per esser debole a quel modo . - Perso molto sangue ? - rispose il ragazzo , con un sorriso . - Altro che sangue . Guardi . E tirò via d ' un colpo la coperta . Il capitano diè un passo indietro , inorridito . Il ragazzo non aveva più che una gamba : la gamba sinistra gli era stata amputata al di sopra del ginocchio : il troncone era fasciato di panni insanguinati . In quel momento passò un medico militare , piccolo e grasso , in maniche di camicia . - Ah ! signor capitano , disse rapidamente , accennandogli il tamburino , - ecco un caso disgraziato ; una gamba che si sarebbe salvata con niente s ' egli non l ' avesse forzata in quella pazza maniera ; un ' infiammazione maledetta ; bisognò tagliar lì per lì . Oh , ma ... un bravo ragazzo , gliel ' assicuro io ; non ha dato una lacrima , non un grido ! Ero superbo che fosse un ragazzo italiano , mentre l ' operavo , in parola d ' onore . Quello è di buona razza , perdio ! E se n ' andò di corsa . Il capitano corrugò le grandi sopracciglia bianche , e guardò fisso il tamburino , ristendendogli addosso la coperta ; poi , lentamente , quasi non avvedendosene , e fissandolo sempre , alzò la mano al capo e si levò il cheppì . - Signor capitano ! - esclamò il ragazzo meravigliato . - Cosa fa , signor capitano ? Per me ! E allora quel rozzo soldato che non aveva mai detto una parola mite ad un suo inferiore , rispose con una voce indicibilmente affettuosa e dolce : - Io non sono che un capitano ; tu sei un eroe . Poi si gettò con le braccia aperte sul tamburino , e lo baciò tre volte sul cuore . L ' amor di patria 24 , martedì Poiché il racconto del Tamburino t ' ha scosso il cuore ti doveva esser facile , questa mattina , far bene il componimento d ' esame : - Perché amate l ' Italia . Perché amo l ' Italia ? Non ti si son presentate subito cento risposte ? Io amo l ' Italia perché mia madre è italiana , perché il sangue che mi scorre nelle vene è italiano perché è italiana la terra dove son sepolti i morti che mia madre piange e che mio padre venera , perché la città dove son nato , la lingua che parlo , i libri che m ' educano , perché mio fratello , mia sorella , i miei compagni , e il grande popolo in mezzo a cui vivo , e la bella natura che mi circonda , e tutto ciò che vedo , che amo , che studio , che ammiro , è italiano . Oh tu non puoi ancora sentirlo intero quest ' affetto . Lo sentirai quando sarai un uomo , quando ritornando da un viaggio lungo , dopo una lunga assenza , e affacciandoti una mattina al parapetto del bastimento , vedrai all ' orizzonte le grandi montagne azzurre del tuo paese ; lo sentirai allora nell ' onda impetuosa di tenerezza che t ' empirà gli occhi di lagrime e ti strapperà un grido dal cuore . Lo sentirai in qualche grande città lontana , nell ' impulso dell ' anima che ti spingerà fra la folla sconosciuta verso un operaio sconosciuto dal quale avrai inteso passandogli accanto , una parola della tua lingua . Lo sentirai nello sdegno doloroso e superbo che ti getterà il sangue alla fronte , quando udrai ingiuriare il tuo paese dalla bocca d ' uno straniero . Lo sentirai più violento e più altero il giorno in cui la minaccia d ' un popolo nemico solleverà una tempesta di fuoco sulla tua patria , e vedrai fremere armi d ' ogni parte , i giovani accorrere a legioni , i padri baciare i figli , dicendo : - Coraggio ! - e le madri dire addio ai giovinetti , gridando : - Vincete ! - Lo sentirai come una gioia divina se avrai la fortuna di veder rientrare nella tua città i reggimenti diradati , stanchi , cenciosi , terribili , con lo splendore della vittoria negli occhi e le bandiere lacerate dalle palle , seguiti da un convoglio sterminato di valorosi che leveranno in alto le teste bendate e i moncherini , in mezzo a una folla pazza che li coprirà di fiori , di benedizioni e di baci . Tu comprenderai allora l ' amor di patria , sentirai la patria allora , Enrico . Ella è una così grande e sacra cosa , che se un giorno io vedessi te tornar salvo da una battaglia combattuta per essa , salvo te , che sei la carne e l ' anima mia , e sapessi che hai conservato la vita perché ti sei nascosto alla morte , io tuo padre , che t ' accolgo con un grido di gioia quando torni dalla scuola , io t ' accoglierei con un singhiozzo d ' angoscia , e non potrei amarti mai più , e morirei con quel pugnale nel cuore . TUO PADRE Invidia 25 , mercoledì Anche il componimento sulla patria chi l ' ha fatto meglio di tutti è Derossi . E Votini che si teneva sicuro della prima medaglia ! Io gli vorrei bene a Votini , benché sia un po ' vanesio e si rilisci troppo ; ma mi fa dispetto , ora che gli son vicino di banco , veder com ' è invidioso di Derossi . E vorrebbe gareggiare con lui , studia ; ma non ce ne può , in nessuna maniera , ché l ' altro lo rivende dieci volte in tutte le materie ; e Votini si morde le dita . Anche Carlo Nobis lo invidia ; ma ha tanta superbia in corpo che , appunto per superbia , non si fa scorgere . Votini invece si tradisce , si lamenta dei punti a casa sua , e dice che il maestro fa delle ingiustizie ; e quando Derossi risponde alle interrogazioni così pronto e bene , come fa sempre , egli si rannuvola , china la testa , finge di non sentire , o si sforza di ridere , ma ride verde . E siccome tutti lo sanno , così quando il maestro loda Derossi tutti si voltano a guardar Votini , che mastica veleno , e il muratorino gli fa il muso di lepre . Stamani , per esempio , l ' ha fatta bigia . Il maestro entra nella scuola e annunzia il risultato dell ' esame : - Derossi , dieci decimi e la prima medaglia . - Votini fece un grande starnuto . Il maestro lo guardò : ci voleva poco a capire . - Votini , - gli disse , - non vi lasciate entrare in corpo il serpe dell ' invidia : è un serpe che rode il cervello e corrompe il cuore . - Tutti lo guardarono , fuorché Derossi ; Votini volle rispondere , non poté ; restò come impietrato , col viso bianco . Poi , mentre il maestro faceva lezione , si mise a scrivere a grossi caratteri sopra un foglietto : - Io non sono invidioso di quelli che guadagnano la prima medaglia con le protezioni e le ingiustizie . - Era un biglietto che voleva mandare a Derossi . Ma intanto vedevo che i vicini di Derossi macchinavano fra loro , parlandosi all ' orecchio , e uno ritagliava col temperino una gran medaglia di carta , su cui avevan disegnato un serpe nero . E Votini pure se ne accorse . Il maestro uscì per pochi minuti . Subito i vicini di Derossi s ' alzarono per uscir dal banco e venire a presentar solennemente la medaglia di carta a Votini . Tutta la classe si preparava a una scenata . Votini tremava già tutto . Derossi gridò : - Datela a me ! - Sì , meglio , - quelli risposero , - sei tu che gliela devi portare . Derossi pigliò la medaglia e la fece in tanti pezzetti . In quel punto il maestro rientrò , e riprese la lezione . Io tenni d ' occhio Votini ; - era diventato rosso di bragia ; - prese il foglietto adagio adagio , come se facesse per distrazione , lo appallottolò di nascosto , se lo mise in bocca , lo masticò per un poco , e poi lo sputò sotto il banco ... Nell ' uscir dalla scuola passando davanti a Derossi , Votini ch ' era un po ' confuso , lasciò cascar la carta asciugante . Derossi , gentile , la raccattò e gliela mise nello zaino e l ' aiutò ad agganciare la cinghia . Votini non osò alzare la fronte . La madre di Franti 28 , sabato Ma Votini è incorreggibile . Ieri , alla lezione di religione , in presenza del Direttore , il maestro domandò a Derossi se sapeva a mente quelle due strofette del libro di lettura : Dovunque il guardo io giro , immenso Iddio ti vedo . - Derossi rispose di no , e Votini subito : - Io le so ! - con un sorriso come per fare una picca a Derossi . Ma fu piccato lui , invece , che non poté recitare la poesia , perché entrò tutt ' a un tratto nella scuola la madre di Franti , affannata , coi capelli grigi arruffati , tutta fradicia di neve , spingendo avanti il figliuolo che è stato sospeso dalla scuola per otto giorni . Che triste scena ci toccò di vedere ! La povera donna si gettò quasi in ginocchio davanti al Direttore giungendo le mani , e supplicando : - Oh signor Direttore , mi faccia la grazia , riammetta il ragazzo alla scuola ! Son tre giorni che è a casa , l ' ho tenuto nascosto , ma Dio ne guardi se suo padre scopre la cosa , lo ammazza ; abbia pietà , che non so più come fare ! mi raccomando con tutta l ' anima mia ! - Il Direttore cercò di condurla fuori ; ma essa resistette , sempre pregando e piangendo . - Oh ! se sapesse le pene che m ' ha dato questo figliuolo avrebbe compassione ! Mi faccia la grazia ! Io spero che cambierà . Io già non vivrò più un pezzo , signor Direttore , ho la morte qui , ma vorrei vederlo cambiato prima di morire perché ... - e diede in uno scoppio di pianto , - è il mio figliuolo , gli voglio bene , morirei disperata ; me lo riprenda ancora una volta , signor Direttore , perché non segua una disgrazia in famiglia , lo faccia per pietà d ' una povera donna ! - E si coperse il viso con le mani singhiozzando . Franti teneva il viso basso , impassibile . Il Direttore lo guardò , stette un po ' pensando , poi disse : - Franti , va ' al tuo posto . - Allora la donna levò le mani dal viso , tutta racconsolata , e cominciò a dir grazie , grazie , senza lasciar parlare il Direttore , e s ' avviò verso l ' uscio , asciugandosi gli occhi , e dicendo affollatamente : - Figliuol mio , mi raccomando . Abbiano pazienza tutti . Grazie , signor Direttore , che ha fatto un ' opera di carità . Buono , sai figliuolo . Buon giorno , ragazzi . Grazie , a rivederlo , signor maestro . E scusino tanto , una povera mamma . - E data ancora di sull ' uscio un ' occhiata supplichevole a suo figlio , se n ' andò , raccogliendo lo scialle che strascicava , pallida , incurvata , con la testa tremante , e la sentimmo ancor tossire giù per le scale . Il Direttore guardò fisso Franti , in mezzo al silenzio della classe , e gli disse con un accento da far tremare : - Franti , tu uccidi tua madre ! - Tutti si voltarono a guardar Franti . E quell ' infame sorrise . Speranza 29 , domenica Bello Enrico lo slancio con cui ti sei gettato sul cuore di tua madre tornando dalla scuola di religione . Si , t ' ha detto delle cose grandi e consolanti il maestro . Dio che ci ha gettati l ' uno nelle braccia dell ' altro , non ci separerà per sempre ; quando io morirò , quando tuo padre morrà , non ce le diremo quelle tremende e disperate parole : - mamma , babbo , Enrico , non ti vedrò mai più ! - Noi ci rivedremo in un ' altra vita , dove chi ha molto sofferto in questa sarà compensato , dove chi ha molto amato sulla terra ritroverà le anime che ha amate , in un mondo senza colpe , senza pianto e senza morte . Ma dobbiamo rendercene degni , tutti , di quell ' altra vita . Senti , figliuolo : ogni tua azione buona , ogni tuo moto d ' affetto per coloro che ti amano , ogni tuo atto cortese per i tuoi compagni , ogni tuo pensiero gentile è come uno slancio in alto verso quel mondo . E anche ti solleva verso quel mondo ogni disgrazia , ogni dolore , perché ogni dolore è l ' espiazione d ' una colpa , ogni lacrima cancella una macchia . Proponiti oggi giorno di essere più buono e più amoroso che il giorno innanzi . Di ' ogni mattina : oggi voglio far qualche cosa di cui la coscienza mi lodi e mio padre sia contento ; qualche cosa che mi faccia voler bene da questo o da quel compagno , dal maestro , da mio fratello , o da altri . E domanda a Dio che ti dia la forza di mettere in atto il tuo proposito . Signore , io voglio essere buono , nobile , coraggioso gentile , sincero , aiutatemi , fate che ogni sera , quando mia madre mi dà l ' ultimo saluto , io possa dirle . Tu baci questa sera un fanciullo più onesto e più degno di quello che baciasti ieri . Abbi sempre nel tuo pensiero quell ' altro Enrico sovrumano e felice , che tu potrai essere dopo questa vita . E prega . Tu non puoi immaginare che dolcezza provi , quanto si senta migliore una madre quando vede il suo fanciullo con le mani giunte . Quando io vedo te che preghi mi pare impossibile che non ci sia nessuno che ti guardi e ti ascolti . Io credo allora più fermamente che c ' è una bontà suprema e una pietà infinita , io t ' amo di più , lavoro con più ardore , soffro con più forza , perdono con tutta l ' anima e penso alla morte serenamente . Oh Dio grande e buono ! Risentir dopo morte la voce di mia madre , ritrovare i miei bambini , rivedere il mio Enrico , il mio Enrico benedetto e immortale , e stringerlo in un abbraccio che non si scioglierà mai più , mai più in eterno ! Oh prega , preghiamo , amiamoci , siamo buoni , portiamo quella celeste speranza nell ' anima , adorato fanciullo mio . TUA MADRE FEBBRAIO Una medaglia ben data 4 , sabato Questa mattina venne a dar le medaglie il Sovrintendente scolastico , un signore con la barba bianca , vestito di nero . Entrò col Direttore , poco prima del finis , e sedette accanto al maestro . Interrogò parecchi , poi diede la prima medaglia a Derossi , e prima di dar la seconda , stette qualche momento a sentire il maestro e il Direttore , che gli parlavano a voce bassa . Tutti domandavano : - A chi darà la seconda ? - Il Sovrintendente disse a voce alta : - La seconda medaglia l ' ha meritata questa settimana l ' alunno Pietro Precossi : meritata per i lavori di casa , per le lezioni , per la calligrafia , per la condotta , per tutto . - Tutti si voltarono a guardar Precossi , si vedeva che ci avevan tutti piacere . Precossi s ' alzò , confuso che non sapeva più dove fosse . - Vieni qua , - disse il Sovrintendente . Precossi saltò giù dal banco e andò accanto al tavolino del maestro . Il sovrintendente guardò con attenzione quel visino color di cera , quel piccolo corpo insaccato in quei panni rimboccati e disadatti , quegli occhi buoni e tristi , che sfuggivano i suoi , ma che lasciavano indovinare una storia di patimenti , poi gli disse con voce piena di affetto , attaccandogli la medaglia alla spalla : - Precossi , ti dò la medaglia . Nessuno è più degno di te di portarla . Non la dò soltanto alla tua intelligenza e al tuo buon volere , la dò al tuo cuore , la dò al tuo coraggio , al tuo carattere di bravo e buon figliuolo . Non è vero , - soggiunse , voltandosi verso la classe , - che egli la merita anche per questo ? - Sì , sì , - risposero tutti a una voce . Precossi fece un movimento del collo come per inghiottire qualche cosa , e girò sui banchi uno sguardo dolcissimo , che esprimeva una gratitudine immensa . - Va ' , dunque , gli disse il Sovrintendente , - caro ragazzo ! E Dio ti protegga ! - Era l ' ora d ' uscire . La nostra classe uscì avanti le altre . Appena siamo fuori dell ' uscio ... chi vediamo lì nel camerone , proprio sull ' entrata ? Il padre di Precossi , il fabbro ferraio , pallido , come al solito , col viso torvo , coi capelli negli occhi , col berretto per traverso , malfermo sulle gambe . Il maestro lo vide subito e parlò nell ' orecchio al Sovrintendente ; questi cercò Precossi in fretta e , presolo per mano , lo condusse da suo padre . Il ragazzo tremava . Anche il maestro e il Direttore s ' avvicinarono , molti ragazzi si fecero intorno . - Lei è il padre di questo ragazzo , è vero ? - domandò il Sovrintendente al fabbro , con fare allegro , come se fossero amici . E senz ' aspettar la risposta : - Mi rallegro con lei . Guardi : egli ha guadagnato la seconda medaglia , sopra cinquantaquattro compagni ; l ' ha meritata nella composizione , nell ' aritmetica , in tutto . È un ragazzo pieno d ' intelligenza e di buona volontà , che farà molto cammino : un bravo ragazzo , che ha l ' affezione e la stima di tutti ; lei ne può andar superbo , gliel ' assicuro . - Il fabbro , che era stato a sentire con la bocca aperta , guardò fisso il Sovrintendente e il Direttore , e poi fissò il suo figliuolo , che gli stava davanti , con gli occhi bassi , tremando ; e come se ricordasse e capisse allora per la prima volta tutto quello che aveva fatto soffrire a quel povero piccino , e tutta la bontà , tutta la costanza eroica con cui egli aveva sofferto , mostrò a un tratto nel viso una certa meraviglia stupida , poi un dolore accigliato , infine una tenerezza violenta e triste , e con un rapido gesto afferrò il ragazzo per il capo e se lo strinse sul petto . Noi gli passammo tutti davanti ; io l ' invitai a venir a casa giovedì , con Garrone e Crossi ; altri lo salutarono ; chi gli faceva una carezza , chi gli toccava la medaglia , tutti gli dissero qualche cosa . E il padre guardava stupito , tenendosi sempre serrato al petto il capo del figliuolo , che singhiozzava . Buoni propositi 5 , domenica M ' ha destato un rimorso quella medaglia data a Precossi . Io che non ne ho ancora guadagnata una ! Io da un po ' di tempo non studio , e sono scontento di me , e il maestro , mio padre e mia madre sono scontenti . Non provo più neppure il piacere di prima a divertirmi , quando lavoravo di voglia , e poi saltavo su dal tavolino e correvo ai miei giochi pieno d ' allegrezza , come se non avessi più giocato da un mese . Neanche a tavola coi miei non mi siedo più con la contentezza d ' una volta . Sempre ho come un ' ombra nell ' animo , una voce dentro che mi dice continuamente : - non va , non va . - Vedo la sera passar per la piazza tanti ragazzi che tornan dal lavoro , in mezzo a gruppi d ' operai tutti stanchi ma allegri , che allungano il passo , impazienti di arrivar a casa a mangiare , e parlano forte , ridendo , e battendosi sulle spalle le mani nere di carbone o bianche di calce , e penso che hanno lavorato dallo spuntar dell ' alba fino a quell ' ora ; e con quelli tanti altri anche più piccoli , che tutto il giorno son stati sulle cime dei tetti , davanti alle fornaci , in mezzo alle macchine , e dentro all ' acqua , e sotto terra , non mangiando che un po ' di pane ; e provo quasi vergogna , io che in tutto quel tempo non ho fatto che scarabocchiare di mala voglia quattro paginuccie . Ah sono scontento , scontento ! Io vedo bene che mio padre è di malumore , e vorrebbe dirmelo , ma gli rincresce , e aspetta ancora ; caro padre mio , che lavori tanto ! Tutto è tuo , tutto quello che mi vedo intorno in casa , tutto quello che tocco , tutto quello che mi veste e che mi ciba , tutto quello che mi ammaestra e mi diverte , tutto è frutto del tuo lavoro , ed io non lavoro , tutto t ' è costato pensieri , privazioni , dispiaceri , fatiche , e io non fatico ! Ah no , è troppo ingiusto e mi fa troppa pena . Io voglio cominciare da oggi , voglio mettermi a studiare , come Stardi , coi pugni serrati e coi denti stretti , mettermici con tutte le forze della mia volontà e del mio cuore ; voglio vincere il sonno la sera , saltar giù presto la mattina , martellarmi il cervello senza riposo , sferzare la pigrizia senza pietà , faticare , soffrire anche , ammalarmi ; ma finire una volta di trascinare questa vitaccia fiacca e svogliata che avvilisce me e rattrista gli altri . Animo , al lavoro ! Al lavoro con tutta l ' anima e con tutti i nervi ! Al lavoro che mi renderà il riposo dolce , i giochi piacevoli , il desinare allegro ; al lavoro che mi ridarà il buon sorriso del mio maestro e il bacio benedetto di mio padre . Il vaporino 10 , venerdì Precossi venne a casa ieri , con Garrone . Io credo che se fossero stati due figliuoli di principi non sarebbero stati accolti con più festa . Garrone era la prima volta che veniva , perché è un po ' orso , e poi si vergogna di lasciarsi vedere , che è così grande e fa ancora la terza . Andammo tutti ad aprir la porta , quando suonarono . Crossi non venne perché gli è finalmente arrivato il padre dall ' America , dopo sei anni . Mia madre baciò subito Precossi mio padre le presentò Garrone , dicendo : - Ecco qui ; questo non è solamente un buon ragazzo ; questo è un galantuomo e un gentiluomo . - Ed egli abbassò la sua grossa testa rapata , sorridendo di nascosto con me . Precossi aveva la sua medaglia , ed era contento perché suo padre s ' è rimesso a lavorare , e son cinque giorni che non beve più , lo vuol sempre nell ' officina a tenergli compagnia , e pare un altro . Ci mettemmo a giocare , io tirai fuori tutte le cose mie ; Precossi rimase incantato davanti al treno della strada ferrata , con la macchina che va da sé , a darle la corda ; non n ' aveva visto mai ; divorava con gli occhi quei vagoncini rossi e gialli . Io gli diedi la chiavetta perché giocasse , egli s ' inginocchiò a giocare , e non levò più la testa . Non l ' avevo mai visto contento così . Sempre diceva : - Scusami , scusami , - a ogni proposito , facendoci in là con le mani , perché non fermassimo la macchina , e poi pigliava e rimetteva i vagoncini con mille riguardi , come se fossero di vetro , aveva paura di appannarli col fiato , e li ripuliva , guardandoli di sotto e di sopra , e sorridendo da sé . Noi , tutti in piedi , lo guardavamo ; guardavamo quel collo sottile , quelle povere orecchine che un giorno io avevo visto sanguinare , quel giacchettone con le maniche rimboccate , da cui uscivano due braccini di malato , che s ' erano alzati tante volte per difendere il viso dalle percosse ... Oh ! in quel momento io gli avrei gettato ai piedi tutti i miei giocattoli e tutti i miei libri , mi sarei strappato di bocca l ' ultimo pezzo di pane per darlo a lui , mi sarei spogliato per vestirlo , mi sarei buttato in ginocchio per baciargli le mani - Almeno il treno glielo voglio dare , - pensai ; ma bisognava chiedere il permesso a mio padre . In quel momento mi sentii mettere un pezzetto di carta in una mano ; guardai : era scritto da mio padre col lapis ; diceva : - A Precossi piace il tuo treno . Egli non ha giocattoli . Non ti suggerisce nulla il tuo cuore ? - Subito io afferrai a due mani la macchina e i vagoni e gli misi ogni cosa sulle braccia dicendogli : - Prendilo , è tuo . - Egli mi guardò , non capiva . - È tuo , - dissi , - te lo regalo . - Allora egli guardò mio padre e mia madre , ancora più stupito , e mi domandò : - Ma perché ? - Mio padre gli disse : - Te lo regala Enrico perché è tuo amico , perché ti vuol bene ... per festeggiare la tua medaglia . - Precossi domandò timidamente : - Debbo portarlo via ... a casa ? - Ma sicuro ! - rispondemmo tutti . Era già sull ' uscio , e non osava ancora andarsene . Era felice ! Domandava scusa , con la bocca che tremava e rideva . Garrone lo aiutò a rinvoltare il treno nel fazzoletto , e chinandosi , fece crocchiare i grissini che gli empivan le tasche . - Un giorno , - mi disse Precossi , - verrai all ' officina a veder mio padre a lavorare . Ti darò dei chiodi . - Mia madre mise un mazzettino nell ' occhiello della giacchetta a Garrone perché lo portasse alla mamma in nome suo . Garrone le disse col suo vocione : - Grazie , - senza alzare il mento dal petto . Ma gli splendeva tutta negli occhi l ' anima nobile e buona . Superbia 11 , sabato E dire che Carlo Nobis si pulisce la manica con affettazione quando Precossi lo tocca , passando ! Costui è la superbia incarnata perché suo padre è un riccone . Ma anche il padre di Derossi è ricco ! Egli vorrebbe avere un banco per sé solo , ha paura che tutti lo insudicino , guarda tutti dall ' alto al basso , ha sempre un sorriso sprezzante sulle labbra : guai a urtargli un piede quando s ' esce in fila a due a due ! Per un nulla butta in viso una parola ingiuriosa o minaccia di far venire alla scuola suo padre . E sì che suo padre gli ha dato la sua brava polpetta quando trattò da straccione il figliuolo del carbonaio ! Io non ho mai visto una muffa compagna ! Nessuno gli parla , nessuno gli dice addio quando s ' esce , non c ' è un cane che gli suggerisce quando non sa la lezione . E lui non può patir nessuno , e finge di disprezzar sopra tutti Derossi , perché è il primo , e Garrone perché tutti gli voglion bene . Ma Derossi non lo guarda neppure quant ' è lungo , e Garrone , quando gli riportarono che Nobis sparlava di lui , rispose : - Ha una superbia così stupida che non merita nemmeno i miei scapaccioni . - Coretti pure , un giorno ch ' egli sorrideva con disprezzo del suo berretto di pel di gatto , gli disse : - Va ' un poco da Derossi a imparare a far il signore ! - Ieri si lamentò col maestro perché il calabrese gli toccò una gamba col piede . Il maestro domandò al calabrese : - L ' hai fatto apposta ? - No , signore , - rispose franco . E il maestro : - Siete troppo permaloso , Nobis . - E Nobis , con quella sua aria : - Lo dirò a mio padre . - Allora il maestro andò in collera : - Vostro padre vi darà torto , come fece altre volte . E poi non c ' è che il maestro , in iscuola , che giudichi e punisca . - Poi soggiunse con dolcezza : - Andiamo , Nobis , cambiate modi , siate buono e cortese coi vostri compagni . Vedete , ci sono dei figliuoli d ' operai e di signori , dei ricchi e dei poveri , e tutti si voglion bene , si trattan da fratelli , come sono . Perché non fate anche voi come gli altri ? Vi costerebbe così poco farvi benvolere da tutti , e sareste tanto più contento voi pure ! ... Ebbene , non avete nulla da rispondermi ? - Nobis , ch ' era stato a sentire col suo solito sorriso sprezzante , rispose freddamente : - No , signore . - Sedete , - gli disse il maestro . - Vi compiango . Siete un ragazzo senza cuore . - Tutto pareva finito così ; ma il muratorino , che è nel primo banco , voltò la sua faccia tonda verso Nobis , che è nell ' ultimo , e gli fece un muso di lepre così bello e così buffo , che tutta la classe diede in una sonora risata . Il maestro lo sgridò ; ma fu costretto a mettersi una mano sulla bocca per nascondere il riso . E Nobis pure fece un riso ; ma di quello che non si cuoce . I feriti del lavoro 13 , lunedì Nobis può fare il paio con Franti : non si commossero né l ' uno né l ' altro , questa mattina , davanti allo spettacolo terribile che ci passò sotto gli occhi . Uscito dalla scuola , stavo con mio padre a guardar certi birbaccioni della seconda , che si buttavan ginocchioni per terra a strofinare il ghiaccio con le mantelline e con le berrette , per far gli sdruccioloni più lesti , quando vedemmo venir d ' in fondo alla strada una folla di gente , a passo affrettato , tutti seri e come spaventati , che parlavano a voce bassa . Nel mezzo c ' erano tre guardie municipali , dietro alle guardie , due uomini che portavano una barella . I ragazzi accorsero da ogni parte . La folla s ' avanzava verso di noi . Sulla barella c ' era disteso un uomo , bianco come un cadavere , con la testa ripiegata sopra una spalla , coi capelli arruffati e insanguinati , che perdeva sangue dalla bocca e dalle orecchie ; e accanto alla barella camminava una donna con un bimbo in braccio che pareva pazza e gridava di tratto in tratto : - È morto ! È morto ! È morto ! - Dietro alla donna veniva un ragazzo , che aveva la cartella sotto il braccio , e singhiozzava . - Cos ' è stato ? - domandò mio padre . Un vicino rispose che era un muratore , caduto da un quarto piano , mentre lavorava . I portatori della barella si soffermarono un momento . Molti torsero il viso inorriditi . Vidi la maestrina della penna rossa che sorreggeva la mia maestra di prima superiore quasi svenuta . Nello stesso tempo mi sentii urtare nel gomito : era il muratorino , pallido , che tremava da capo a piedi . Egli pensava a suo padre , certo . Anch ' io ci pensai . Io sto con l ' animo in pace , almeno , quando sono a scuola , io so che mio padre è a casa , seduto a tavolino , lontano da ogni pericolo ; ma quanti miei compagni pensano che i loro padri lavorano sopra un ponte altissimo o vicino alle ruote d ' una macchina , e che un gesto , un passo falso può costar loro la vita ! Sono come tanti figliuoli di soldati , che abbiano i loro padri in battaglia . Il muratorino guardava , guardava , e tremava sempre più forte , e mio padre se n ' accorse e gli disse : - Vattene a casa , ragazzo , va subito da tuo padre , che lo troverai sano e tranquillo ; va ' ! - Il muratorino se n ' andò voltandosi indietro a ogni passo . E intanto la folla si rimise in moto , e la donna gridava , da straziar l ' anima : - È morto ! È morto ! È morto ! - No , no , non è morto , - le dicevan da tutte la parti . Ma essa non ci badava e si strappava i capelli . Quando sentii una voce sdegnata che disse : - Tu ridi ! - e vidi nello stesso tempo un uomo barbuto che guardava in faccia Franti , il quale sorrideva ancora . Allora l ' uomo gli cacciò in terra il berretto con un ceffone , dicendo : - Scopriti il capo , malnato , quando passa un ferito del lavoro ! - La folla era già passata tutta , e si vedeva in mezzo alla strada una lunga striscia di sangue . Il prigioniero 17 , venerdì Ah ! questo è certamente il caso più strano di tutto l ' anno ! Mio padre mi condusse ieri mattina nei dintorni di Moncalieri , a vedere una villa da prendere a pigione per l ' estate prossima , perché quest ' anno non andiamo più a Chieri ; e si trovò che chi aveva le chiavi era un maestro , il quale fa da segretario al padrone . Egli ci fece vedere la casa , e poi ci condusse nella sua camera , dove ci diede da bere . C ' era sul tavolino , in mezzo ai bicchieri , un calamaio di legno , di forma conica , scolpito in una maniera singolare . Vedendo che mio padre lo guardava , il maestro gli disse : - Quel calamaio lì mi è prezioso : se sapesse , signore , la storia di quel calamaio ! - E la raccontò : Anni sono , egli era maestro a Torino , e andò per tutto un inverno a far lezione ai prigionieri , nelle Carceri giudiziarie . Faceva lezione nella chiesa delle carceri , che è un edificio rotondo , e tutt ' intorno , nel muri alti e nudi , ci son tanti finestrini quadrati , chiusi da due sbarre di ferro incrociate , a ciascuno dei quali corrisponde di dentro una piccolissima cella . Egli faceva lezione passeggiando per la chiesa fredda e buia , e i suoi scolari stavano affacciati a quelle buche , coi quaderni contro le inferriate , non mostrando altro che i visi nell ' ombra , dei visi sparuti e accigliati , delle barbe arruffate e grigie , degli occhi fissi d ' omicidi e di ladri . Ce n ' era uno , fra gli altri , al numero 78 , che stava più attento di tutti , e studiava molto , e guardava il maestro con gli occhi pieni di rispetto e di gratitudine . Era un giovane con la barba nera , più disgraziato che malvagio , un ebanista , il quale , in un impeto di collera , aveva scagliato una pialla contro il suo padrone , che da un pezzo lo perseguitava , e l ' aveva ferito mortalmente al capo ; e per questo era stato condannato a vari anni di reclusione . In tre mesi egli aveva imparato a leggere e a scrivere , e leggeva continuamente , e quanto più imparava , tanto più pareva che diventasse buono e che fosse pentito del suo delitto . Un giorno , sul finire della lezione , egli fece cenno al maestro che s ' avvicinasse al finestrino , e gli annunziò , con tristezza , che la mattina dopo sarebbe partito da Torino , per andare a scontare la sua pena nelle carceri di Venezia ; e dettogli addio , lo pregò con voce umile e commossa che si lasciasse toccare la mano . Il maestro ritirò la mano : era bagnata di lacrime . Dopo d ' allora non lo vide più . Passarono sei anni . - « Io pensavo a tutt ' altro che a quel disgraziato , - disse il maestro , - quando ieri l ' altro mattina mi vedo capitare a casa uno sconosciuto , con una gran barba nera , già un po ' brizzolata , vestito malamente ; il quale mi dice : - È lei signore , il maestro tale dei tali ? - Chi siete ? - gli domando io - Sono il carcerato del numero 78 , - mi riponde ; - m ' ha insegnato lei a leggere e a scrivere , sei anni fa : se si rammenta , all ' ultima lezione m ' ha dato la mano : ora ho scontato la mia pena e son qui ... a pregarla che mi faccia la grazia d ' accettare un mio ricordo , una cosuccia che ho lavorato in prigione . La vuol accettare per mia memoria , signor maestro ? - Io rimasi lì , senza parola . Egli credette che non volessi accettare , e mi guardò , come per dire : - Sei anni di patimenti non sono dunque bastati a purgarmi le mani ! - ma con espressione così viva di dolore mi guardò , che tesi subito la mano e presi l ' oggetto . Eccolo qui . » Guardammo attentamente il calamaio : pareva stato lavorato con la punta d ' un chiodo , con lunghissima pazienza ; c ' era su scolpita una penna a traverso a un quaderno , e scritto intorno : « Al mio maestro . - Ricordo del numero 78 - Sei anni » - E sotto , in piccoli caratteri : - « Studio e speranza ... » . Il maestro non disse altro ; ce n ' andammo . Ma per tutto il tragitto da Moncalieri a Torino , io non potei più levarmi dal capo quel prigionero affacciato al finestrino , quell ' addio al maestro , quel povero calamaio lavorato in carcere , che diceva tante cose , e lo sognai la notte , e ci pensavo ancora questa mattina ... quanto lontano dall ' immaginare la sorpresa che m ' aspettava alla scuola ! Entrato appena nel mio nuovo banco , accanto a Derossi , e scritto il problema d ' aritmetica dell ' esame mensile , raccontai al mio compagno tutta la storia del prigioniero e del calamaio e come il calamaio era fatto , con la penna a traverso al quaderno , e quell ' iscrizione intorno : - Sei anni ! - Derossi scattò a quelle parole , e cominciò a guardare ora me ora Crossi , il figliuolo dell ' erbivendola , che era nel banco davanti , con la schiena rivolta a noi , tutto assorto nel suo problema . - Zitto ! - disse poi , a bassa voce , pigliandomi per un braccio . - Non sai ? Crossi mi disse avant ' ieri d ' aver visto di sfuggita un calamaio di legno tra le mani di suo padre ritornato dall ' America : un calamaio conico , lavorato a mano , con un quaderno e una penna : - è quello ; - sei anni ! - egli diceva che suo padre era in America : - era invece in prigione ; - Crossi era piccolo al tempo del delitto , non si ricorda , sua madre lo ingannò , egli non sa nulla ; non ci sfugga una sillaba di questo ! - Io rimasi senza parola , con gli occhi fissi su Crossi . E allora Derossi risolvette il problema e lo passò sotto il banco a Crossi ; gli diede un foglio di carta ; gli levò di mano L ' Infermiere di Tata , il racconto mensile , che il maestro gli aveva dato a ricopiare , per ricopiarlo lui in sua vece ; gli regalò dei pennini , gli accarezzò la spalla , mi fece promettere sul mio onore che non avrei detto nulla a nessuno ; e quando uscimmo dalla scuola mi disse in fretta : - Ieri suo padre è venuto a prenderlo , ci sarà anche questa mattina : fa come faccio io . Uscimmo nella strada , il padre di Crossi era là , un po ' in disparte : un uomo con la barba nera , già un po ' brizzolata , vestito malamente , con un viso scolorito e pensieroso . Derossi strinse la mano a Crossi ; in modo da farsi vedere , e gli disse forte : - A riverderci , Crossi , - e gli passò la mano sotto mento , io feci lo stesso . Ma facendo quello , Derossi diventò color di porpora , io pure ; e il padre di Crossi ci guardò attentamente , con uno sguardo benevolo ; ma in cui traluceva un ' espressione d ' inquietudine e di sospetto , che ci mise freddo nel cuore . L ' infermiere di Tata Racconto mensile La mattina d ' un giorno piovoso di marzo , un ragazzo vestito da campagnuolo , tutto inzuppato d ' acqua e infangato , con un involto di panni sotto il braccio , si presentava al portinaio dell ' Ospedale maggiore di Napoli e domandava di suo padre , presentando una lettera . Aveva un bel viso ovale d ' un bruno pallido , gli occhi pensierosi e due grosse labbra semiaperte , che lasciavan vedere i denti bianchissimi . Veniva da un villaggio dei dintorni di Napoli . Suo padre , partito di casa l ' anno addietro per andare a cercar lavoro in Francia , era tornato in Italia e sbarcato pochi dì prima a Napoli , dove , ammalatosi improvvisamente , aveva appena fatto in tempo a scrivere un rigo alla famiglia per annunziarle il suo arrivo e dirle che entrava all ' ospedale . Sua moglie , desolata di quella notizia , non potendo moversi di casa perché aveva una bimba inferma e un ' altra al seno , aveva mandato a Napoli il figliuolo maggiore , con qualche soldo , ad assistere suo padre , il suo Tata , come là si dice ; il ragazzo aveva fatto dieci miglia di cammino . Il portinaio , data un ' occhiata alla lettera , chiamò un infermiere e gli disse che conducesse il ragazzo dal padre . - Che padre ? - domandò l ' infermiere . Il ragazzo , tremante per il timore d ' una trista notizia , disse il nome . L ' infermiere non si rammentava quel nome . - Un vecchio operaio venuto di fuori ? - domandò . - Operaio sì , - rispose il ragazzo , sempre più ansioso ; non tanto vecchio . Venuto di fuori , sì . - Entrato all ' ospedale quando ? - domandò l ' infermiere . Il ragazzo diede uno sguardo alla lettera . - Cinque giorni fa , credo . L ' infermiere stette un po ' pensando ; poi , come ricordandosi a un tratto : - Ah ! - disse , - il quarto camerone , il letto in fondo . - È malato molto ? Come sta ? - domandò affannosamente il ragazzo . L ' infermiere lo guardò , senza rispondere . Poi disse : - Vieni con me . Salirono due branche di scale , andarono in fondo a un largo corridoio e si trovarono in faccia alla porta aperta d ' un camerone , dove s ' allungavano due file di letti . - Vieni , - ripeté l ' infermiere , entrando . Il ragazzo si fece animo e lo seguitò , gettando sguardi paurosi a destra e a sinistra , sui visi bianchi e smunti dei malati , alcuni dei quali avevan gli occhi chiusi , e parevano morti , altri guardavan per aria con gli occhi grandi e fissi , come spaventati . Parecchi gemevano , come bambini . Il camerone era oscuro , l ' aria impregnata d ' un odore acuto di medicinali . Due suore di carità andavano attorno con delle boccette in mano . Arrivato in fondo al camerone , l ' infermiere si fermò al capezzale d ' un letto , aperse le tendine e disse : - Ecco tuo padre . Il ragazzo diede in uno scoppio di pianto , e lasciato cadere l ' involto , abbandonò la testa sulla spalla del malato , afferrandogli con una mano il braccio che teneva disteso immobile sopra la coperta . Il malato non si scosse . Il ragazzo si rialzò e guardò il padre , e ruppe in pianto un ' altra volta . Allora il malato gli rivolse uno sguardo lungo e parve che lo riconoscesse . Ma le sue labbra non si muovevano . Povero Tata , quanto era mutato ! Il figliuolo non l ' avrebbe mai riconosciuto . Gli s ' erano imbiancati i capelli , gli era cresciuta la barba , aveva il viso gonfio , d ' un color rosso carico , con la pelle tesa e luccicante , gli occhi rimpiccioliti , le labbra ingrossate , la fisionomia tutta alterata : non aveva più di suo che la fronte e l ' arco delle sopracciglia . Respirava con affanno . - Tata , tata mio ! - disse il ragazzo . - Son io , non mi riconoscete ? Sono Cicillo , il vostro Cicillo , venuto dal paese , che m ' ha mandato la mamma . Guardatemi bene , non mi riconoscete ? Ditemi una parola . Ma il malato , dopo averlo guardato attentamente , chiuse gli occhi . - Tata ! Tata ! che avete ? Sono il vostro figliuolo , Cicillo vostro . Il malato non si mosse più , e continuò a respirare affannosamente . Allora , piangendo , il ragazzo prese una seggiola , sedette e stette aspettando , senza levar gli occhi dal viso di suo padre . - Un medico passerà bene a far la visita , - pensava . - Egli mi dirà qualche cosa . - E s ' immerse ne ' suoi pensieri tristi , ricordando tante cose del suo buon padre , il giorno della partenza , quando gli aveva dato l ' ultimo addio sul bastimento , le speranze che aveva fondato la famiglia su quel suo viaggio , la desolazione di sua madre all ' arrivo della lettera ; e pensò alla morte , vide suo padre morto , sua madre vestita di nero , la famiglia nella miseria . E stette molto tempo così . Quando una mano leggiera gli toccò una spalla , ed ei si riscosse : era una monaca . - Che cos ' ha mio padre ? - le domandò subito . - È tuo padre ? - disse la suora , dolcemente . - Sì , è mio padre , son venuto . Che cos ' ha ? - Coraggio , ragazzo , - rispose la suora ; - ora verrà il medico . - E s ' allontanò , senza dir altro . Dopo mezz ' ora , sentì il tocco d ' una campanella , e vide entrare in fondo al camerone il medico , accompagnato da un assistente ; la suora e un infermiere li seguivano . Cominciaron la visita , fermandosi a ogni letto . Quell ' aspettazione pareva eterna al ragazzo , e ad ogni passo del medico gli cresceva l ' affanno . Finalmente arrivò al letto vicino . Il medico era un vecchio alto e curvo , col viso grave . Prima ch ' egli si staccasse dal letto vicino , il ragazzo si levò in piedi , e quando gli s ' avvicinò , si mise a piangere . Il medico lo guardò . - È il figliuolo del malato - disse la suora ; - è arrivato questa mattina dal suo paese . Il medico gli posò una mano sulla spalla , poi si chinò sul malato , gli tastò il polso , gli toccò la fronte , e fece qualche domanda alla suora , la quale rispose : - nulla di nuovo . Rimase un po ' pensieroso , poi disse : - Continuate come prima . Allora il ragazzo si fece coraggio e domandò con voce di pianto : - Che cos ' ha mio padre ? - Fatti animo , figliuolo , - rispose il medico , rimettendogli una mano sulla spalla . - Ha una risipola facciale . È grave , ma c ' è ancora speranza . Assistilo . La tua presenza gli può far del bene . - Ma non mi riconosce ! - esclamò il ragazzo in tuono desolato . - Ti riconoscerà ... domani , forse . Speriamo bene , fatti coraggio . Il ragazzo avrebbe voluto domandar altro ; ma non osò . Il medico passò oltre . E allora egli cominciò la sua vita d ' infermiere . Non potendo far altro accomodava le coperte al malato , gli toccava ogni tanto la mano , gli cacciava i moscerini , si chinava su di lui ad ogni gemito , e quando la suora portava da bere , le levava di mano il bicchiere o il cucchiaio , e lo porgeva in sua vece . Il malato lo guardava qualche volta ; ma non dava segno di riconoscerlo . Senonché il suo sguardo si arrestava sempre più a lungo sopra di lui , specialmente quando si metteva agli occhi il fazzoletto . E così passò il primo giorno . La notte il ragazzo dormì sopra due seggiole , in un angolo del camerone , e la mattina riprese il suo ufficio pietoso . Quel giorno parve che gli occhi del malato rivelassero un principio di coscienza . Alla voce carezzevole del ragazzo pareva che un ' espressione vaga di gratitudine gli brillasse un momento nelle pupille , e una volta mosse un poco le labbra come se volesse dir qualche cosa . Dopo ogni breve assopimento , riaprendo gli occhi , sembrava che cercasse il suo piccolo infermiere . Il medico , ripassato due volte , notò un poco di miglioramento . Verso sera , avvicinandogli il bicchiere alle labbra , il ragazzo credette di veder guizzare sulle sue labbra gonfie un leggerissimo sorriso . E allora cominciò a riconfortarsi , a sperare . E con la speranza d ' essere inteso , almeno confusamente , gli parlava , gli parlava a lungo , della mamma , delle sorelle piccole , del ritorno a casa , e lo esortava a farsi animo , con parole calde e amorose . E benché dubitasse sovente di non esser capito , pure parlava , perché gli pareva che , anche non comprendendo , il malato ascoltasse con un certo piacere la sua voce , quell ' intonazione insolita di affetto e di tristezza . E in quella maniera passò il secondo giorno , e il terzo , e il quarto , in una vicenda di miglioramenti leggieri e di peggioramenti improvvisi ; e il ragazzo era così tutto assorto nelle sue cure , che appena sbocconcellava due volte al giorno un po ' di pane e un po ' di formaggio , che gli portava la suora , e non vedeva quasi quel che seguiva intorno a lui , i malati moribondi , l ' accorrere improvviso delle suore di notte , i pianti e gli atti di desolazione dei visitatori che uscivano senza speranza , tutte quelle scene dolorose e lugubri della vita d ' un ospedale , che in qualunque altra occasione l ' avrebbero sbalordito e atterrito . Le ore , i giorni passavano , ed egli era sempre là col suo Tata , attento , premuroso , palpitante ad ogni suo sospiro e ad ogni suo sguardo , agitato senza riposo tra una speranza che gli allargava l ' anima e uno sconforto che gli agghiacciava il cuore . Il quinto giorno , improvvisamente , il malato peggiorò . Il medico , interrogato , scrollò il capo , come per dire che era finita , e il ragazzo s ' abbandonò sulla seggiola , rompendo in singhiozzi . Eppure una cosa lo consolava . Malgrado che peggiorasse , a lui sembrava che il malato andasse riacquistando lentamente un poco d ' intelligenza . Egli guardava il ragazzo sempre più fissamente e con un ' espressione crescente di dolcezza , non voleva più prender bevanda o medicina che da lui , e sempre più spesso faceva quel movimento forzato delle labbra , come se volesse pronunciare una parola ; e lo faceva così spiccato qualche volta , che il figliuolo gli afferrava il braccio con violenza , sollevato da una speranza improvvisa , e gli diceva con accento quasi di gioia : - Coraggio , coraggio , Tata , guarirai , ce n ' andremo , torneremo a casa con la mamma , ancora un po ' di coraggio ! Erano le quattro della sera , e allora appunto il ragazzo s ' era abbandonato a uno di quegli impeti di tenerezza e di speranza , quando di là dalla porta più vicina del camerone udì un rumore di passi , e poi una voce forte , due sole parole : - Arrivederci , suora ! - che lo fecero balzare in piedi , con un grido strozzato nella gola . Nello stesso momento entrò nel camerone un uomo , con un grosso involto alla mano , seguito da una suora . Il ragazzo gettò un grido acuto e rimase inchiodato al suo posto . L ' uomo si voltò , lo guardò un momento , gittò un grido anch ' egli : - Cicillo ! - e si slanciò verso di lui . Il ragazzo cadde fra le braccia di suo padre , soffocato . Le suore , gl ' infermieri , l ' assistente accorsero , e rimasero lì , pieni di stupore . Il ragazzo non poteva raccogliere la voce . - Oh Cicillo mio ! - esclamò il padre , dopo aver fissato uno sguardo attento sul malato , baciando e ribaciando il ragazzo . - Cicillo , figliuol mio , come va questo ? T ' hanno condotto al letto d ' un altro . E io che mi disperavo di non vederti , dopo che mamma scrisse : l ' ho mandato . Povero Cicillo ! Da quanti giorni sei qui ? Com ' è andato questo imbroglio ? Io me la son cavata con poco . Sto bene in gamba , sai ! E la mamma ? E Concettella ? E ' u nennillo , come vanno ? Io me n ' esco dall ' ospedale . Andiamo dunque . O signore Iddio ! Chi l ' avrebbe mai detto ! Il ragazzo stentò a spiccicar quattro parole per dar notizie della famiglia . - Oh come sono contento ! - balbettò . - Come sono contento ! Che brutti giorni ho passati ! E non rifiniva di baciar suo padre . Ma non si muoveva . - Vieni dunque - gli disse il padre . - Arriveremo ancora a casa stasera . Andiamo . - E lo tirò a sé . Il ragazzo si voltò a guardare il suo malato . - Ma ... vieni o non vieni ? - gli domandò il padre , stupito . Il ragazzo diede ancora uno sguardo al malato , il quale , in quel momento , aperse gli occhi e lo guardò fissamente . Allora gli sgorgò dall ' anima un torrente di parole . - No , Tata , aspetta ... ecco ... non posso . C ' è quel vecchio . Da cinque giorni son qui . Mi guarda sempre . Credevo che fossi tu . Gli volevo bene . Mi guarda , io gli do da bere , mi vuol sempre accanto , ora sta molto male , abbi pazienza , non ho coraggio , non so , mi fa troppo pena , tornerò a casa domani , lasciami star qui un altro po ' , non va mica bene che lo lasci , vedi in che maniera mi guarda , io non so chi sia , ma mi vuole , morirebbe solo , lasciami star qui , caro Tata ! - Bravo , piccerello ! - gridò l ' assistente . Il padre rimase perplesso , guardando il ragazzo ; poi guardò il malato . - Chi è ? - domandò . - Un contadino come voi - rispose l ' assistente , - venuto di fuori , entrato all ' ospedale lo stesso giorno che c ' entraste voi . Lo portaron qui ch ' era fuor di senso , e non poté dir nulla . Forse ha una famiglia lontana , dei figliuoli . Crederà che sia un dei suoi , il vostro . Il malato guardava sempre il ragazzo . Il padre disse a Cicillo : - Resta . - Non ha più da restar che per poco , - mormorò l ' assistente . - Resta - , ripeté il padre . - Tu hai cuore . Io vado subito a casa a levar di pena la mamma . Ecco uno scudo pei tuoi bisogni . Addio , bravo figliuolo mio . A rivederci . Lo abbracciò , lo guardò fisso , lo ribaciò in fronte , e partì . Il ragazzo tornò accanto al letto , e l ' infermo parve racconsolato . E Cicillo ricominciò a far l ' infermiere , non piangendo più , ma con la stessa premura , con la stessa pazienza di prima ; ricominciò a dargli da bere , ad accomodargli le coperte , a carezzargli la mano , a parlargli dolcemente , per fargli coraggio . Lo assistette tutto quel giorno , lo assistette tutta la notte , gli restò ancora accanto il giorno seguente . Ma il malato s ' andava sempre aggravando ; il suo viso diventava color violaceo , il suo respiro ingrossava , gli cresceva l ' agitazione , gli sfuggivan dalla bocca delle grida inarticolate , l ' enfiagione si faceva mostruosa . Alla visita della sera , il medico disse che non avrebbe passata la notte . E allora Cicillo raddoppiò le sue cure e non lo perdette più d ' occhio un minuto . E il malato lo guardava , lo guardava , e muoveva ancora le labbra , tratto tratto , con un grande sforzo , come se volesse dir qualche cosa , e un ' espressione di dolcezza straordinaria passava a quando a quando nei suoi occhi , che sempre più si rimpiccolivano e s ' andavano velando . E quella notte il ragazzo lo vegliò fin che vide biancheggiare alle finestre il primo barlume di giorno , e comparire la suora . La suora s ' avvicinò al letto , diede un ' occhiata al malato e andò via a rapidi passi . Pochi momenti dopo ricomparve col medico assistente e con un infermiere , che portava una lanterna . - È all ' ultimo momento , - disse il medico . Il ragazzo afferrò la mano del malato . Questi aprì gli occhi , lo fissò , e li richiuse . In quel punto parve al ragazzo di sentirsi stringere la mano . - M ' ha stretta la mano ! - esclamò . Il medico rimase un momento chino sul malato , poi s ' alzò . La suora staccò un crocifisso dalla parte . - E morto ! - gridò il ragazzo . - Va ' , figliuolo , - disse il medico . - La tua santa opera è compiuta . Va ' e abbi fortuna , che la meriti . Dio ti proteggerà . Addio . La suora che s ' era allontanata un momento , tornò con un mazzettino di viole , tolte da un bicchiere sulla finestra , e lo porse al ragazzo , dicendo : - Non ho altro da darti . Tieni questo per memoria dell ' ospedale . - Grazie , - rispose il ragazzo , - pigliando il mazzetto con una mano e asciugandosi gli occhi con l ' altra ; - ma ho tanta strada da fare a piedi ... lo sciuperei . - E sciolto il mazzolino sparpagliò le viole sul letto , dicendo : - Le lascio per ricordo al mio povero morto . Grazie , sorella . Grazie , signor dottore . - Poi , rivolgendosi al morto : - Addio ... - E mentre cercava un nome da dargli , gli rivenne dal cuore alle labbra il dolce nome che gli aveva dato per cinque giorni : - Addio , povero Tata ! Detto questo , si mise sotto il braccio il suo involtino di panni , e a lenti passi , rotto dalla stanchezza , se n ' andò . L ' alba spuntava . L ' officina 18 , sabato Precossi venne ieri sera a rammentarmi che andassi a vedere la sua officina , che è sotto nella strada , e questa mattina , uscendo con mio padre , mi ci feci condurre un momento . Mentre noi ci avvicinavamo all ' officina , ne usciva di corsa Garoffi , con un pacco in mano , facendo svolazzare il suo gran mantello , che copre le mercanzie . Ah ! ora lo so dove va a raspare la limatura di ferro , che vende per dei giornali vecchi , quel trafficone di Garoffi ! Affacciandoci alla porta , vedemmo Precossi , seduto sur una torricella di mattoni , che studiava la lezione , col libro sulle ginocchia . S ' alzò subito e ci fece entrare : era uno stanzone pien di polvere di carbone , colle pareti tutte irte di martelli , di tanaglie , di spranghe , di ferracci d ' ogni forma , e in un angolo ardeva il fuoco d ' un fornello , in cui soffiava un mantice , tirato da un ragazzo . Precossi padre era vicino all ' incudine , e un garzone teneva una spranga di ferro nel fuoco . - Ah ! eccolo qui , - disse il fabbro appena ci vide , levandosi la berretta , - il bravo ragazzo che regala i treni delle strade ferrate ! È venuto a vedere un po ' lavorare , non è vero ? Eccolo servito sul momento . - E dicendo questo sorrideva , non aveva più quella faccia torva , quegli occhi biechi dell ' altre volte . Il garzone gli porse una lunga spranga di ferro arroventata da un capo , e il fabbro l ' appoggiò sull ' incudine . Faceva una di quelle spranghe a voluta per le ringhiere a gabbia dei terrazzini . Alzò un grosso martello e cominciò a picchiare , spingendo la parte rovente ora di qua ora di là tra una punta dell ' incudine e il mezzo , e rigirandola in vari modi , ed era una meraviglia a vedere come sotto ai colpi rapidi e precisi del martello il ferro s ' incurvava , s ' attorceva , pigliava via via la forma graziosa della foglia arricciata d ' un fiore , come un cannello di pasta , ch ' egli avesse modellato con le mani . E intanto il suo figliuolo ci guardava , con una cert ' aria altera , come per dire : - Vedete come lavora mio padre ! - Ha visto come si fa , il signorino ? - mi domandò il fabbro , quand ' ebbe finito , mettendomi davanti la spranga , che pareva il pastorale d ' un vescovo . Poi la mise in disparte e ne ficcò un ' altra nel fuoco . - Ben fatto davvero , - gli disse mio padre . E soggiunse : - Dunque ... si lavora , eh ? La buona voglia è tornata . - È tornata , sì - rispose l ' operaio , asciugandosi il sudore , e arrossendo un poco . - E sa chi me l ' ha fatta tornare ? - Mio padre finse di non capire . - Quel bravo ragazzo , - disse il fabbro , accennando il figliuolo col dito , - quel bravo figliuolo là , che studiava e faceva onore a suo padre mentre suo padre ... faceva baldoria e lo trattava come una bestia . Quando ho visto quella medaglia ... Ah ! il piccinetto mio , alto come un soldo di cacio , vieni un po ' qua che ti guardi bene nel muso ! - Il ragazzo corse subito , il fabbro lo prese e lo mise diritto sull ' incudine , tenendolo sotto le ascelle , e gli disse : - Pulite un poco il frontespizio a questo bestione di babbo . - E allora Precossi coprì di baci il viso nero di suo padre fin che fu anche lui tutto nero . - Così va bene , - disse il fabbro , e lo rimise in terra . - Così va bene davvero , Precossi ! - esclamò mio padre , contento . E detto a rivederci al fabbro e al figliuolo , mi condusse fuori . Mentre uscivo , Precossino mi disse : - Scusami , - e mi cacciò in tasca un pacchetto di chiodi ; io l ' invitai a venir a vedere il carnevale da casa mia . - Tu gli hai regalato il tuo treno di strada ferrata , - mi disse mio padre per la strada ; - ma se fosse stato d ' oro e pieno di perle , sarebbe stato ancora un piccolo regalo per quel santo figliuolo che ha rifatto il cuore a suo padre . Il piccolo pagliaccio 20 , lunedì Tutta la città è in ribollimento per il carnevale , che è sul finire , in ogni piazza si rizzan baracche di saltimbanchi e giostre , e noi abbiamo sotto le finestre un circo di tela , dove dà spettacolo una piccola compagnia veneziana , con cinque cavalli . Il circo è nel mezzo della piazza , e in un angolo ci son tre carrozzoni grandi , dove i saltimbanchi dormono e si travestono ; tre casette con le ruote , coi loro finestrini e un caminetto ciascuna , che fuma sempre ; e tra finestrino e finestrino sono stese delle fasce da bambini . C ' è una donna che allatta un putto , fa da mangiare e balla sulla corda . Povera gente ! Si dice saltimbanco come un ' ingiuria ; eppure si guadagnano il pane onestamente , divertendo tutti ; e come faticano ! Tutto il giorno corrono tra il circo e i carrozzoni , in maglia , con questi freddi ; mangian due bocconi a scappa e fuggi , in piedi , tra una rappresentazione e l ' altra , e a volte , quando hanno già il circo affollato , si leva un vento che strappa le tele e spegne i lumi , e addio spettacolo ! debbon rendere i denari e lavorar tutta la sera a rimetter su la baracca . Ci hanno due ragazzi che lavorano ; e mio padre riconobbe il più piccolo mentre attraversava la piazza : è il figliuolo del padrone lo stesso che vedemmo fare i giochi a cavallo l ' anno passato , in un circo di piazza Vittorio Emanuele . È cresciuto , avrà otto anni , è un bel ragazzo , un bel visetto rotondo e bruno di monello , con tanti riccioli neri che gli scappan fuori dal cappello a cono . È vestito da pagliaccio , ficcato dentro a una specie di saccone con le maniche , bianco ricamato di nero , e ha le scarpette di tela . È un diavoletto . Piace a tutti . Fa di tutto . Lo vediamo ravvolto in uno scialle , la mattina presto , che porta il latte alla sua casetta di legno ; poi va a prendere i cavalli alla rimessa di via Bertola ; tiene in braccio il bimbo piccolo ; trasporta cerchi cavalletti , sbarre , corde ; pulisce i carrozzoni , accende il fuoco , e nei momenti di riposo è sempre appiccicato a sua madre . Mio padre lo guarda sempre dalla finestra , e non fa che parlar di lui e dei suoi , che han l ' aria di buona gente , e di voler bene ai figliuoli . Una sera ci siamo andati , al circo ; faceva freddo , non c ' era quasi nessuno ; ma tanto il pagliaccino si dava un gran moto per tener allegra quella po ' di gente : faceva dei salti mortali , s ' attaccava alla coda dei cavalli , camminava con le gambe per aria , tutto solo , e cantava , sempre sorridente , col suo visetto bello e bruno ; e suo padre che aveva un vestito rosso e i calzoni bianchi , con gli stivali alti e la frusta in mano , lo guardava ; ma era triste . Mio padre n ' ebbe compassione , e ne parlò il dì dopo col pittore Delis , che venne a trovarci . Quella povera gente s ' ammazza a lavorare e fa così cattivi affari ! Quel ragazzino gli piaceva tanto ! Che cosa si poteva fare per loro ? Il pittore ebbe un ' idea . - Scrivi un bell ' articolo sulla Gazzetta , - gli disse , - tu che sai scrivere : tu racconti i miracoli del piccolo pagliaccio e io faccio il suo ritratto ; la Gazzetta la leggon tutti , e almeno per una volta accorrerà gente . - E così fecero . Mio padre scrisse un articolo , bello e pieno di scherzi , che diceva tutto quello che noi vediamo dalla finestra , e metteva voglia di conoscere e di carezzare il piccolo artista ; e il pittore schizzò un ritrattino somigliante e grazioso , che fu pubblicato sabato sera . Ed ecco , alla rappresentazione di domenica , una gran folla che accorre al circo . Era annunziato : Rappresentazione a beneficio del pagliaccino ; del pagliaccino , com ' era chiamato nella Gazzetta . Mio padre mi condusse nei primi posti . Accanto all ' entrata avevano affisso la Gazzetta . Il circo era stipato ; molti spettatori avevano la Gazzetta in mano , e la mostravano al pagliaccino , che rideva e correva or dall ' uno or dall ' altro , tutto felice . Anche il padrone era contento . Figurarsi ! Nessun giornale gli aveva mai fatto tanto onore , e la cassetta dei soldi era piena . Mi padre sedette accanto a me . Tra gli spettatori trovammo delle persone di conoscenza . C ' era vicino all ' entrata dei cavalli , in piedi , il maestro di Ginnastica , quello che è stato con Garibaldi ; e in faccia a noi , nei secondi posti , il muratorino , col suo visetto tondo , seduto accanto a quel gigante di suo padre ... e appena mi vide , mi fece il muso di lepre . Un po ' più in là vidi Garoffi , che contava gli spettatori , calcolando sulle dita quanto potesse aver incassato la Compagnia . C ' era anche nelle seggiole dei primi posti , poco lontano da noi , il povero Robetti , quello che salvò il bimbo dall ' omnibus , con le sue stampelle fra le ginocchia , stretto al fianco di suo padre , capitano d ' artiglieria , che gli teneva una mano sulla spalla . La rappresentazione cominciò . Il pagliaccino fece meraviglie sul cavallo , sul trapezio e sulla corda , e ogni volta che saltava giù , tutti gli battevan le mani e molti gli tiravano i riccioli . Poi fecero gli esercizi vari altri , funamboli , giocolieri e cavallerizzi , vestiti di cenci e scintillanti d ' argento . Ma quando non c ' era il ragazzo , pareva che la gente si seccasse . A un certo punto vidi il maestro di ginnastica , fermo all ' entrata dei cavalli , che parlò nell ' orecchio del padrone del circo , e questi subito girò lo sguardo sugli spettatori , come se cercasse qualcuno . Il suo sguardo si fermò su di noi . Mio padre se ne accorse , capì che il maestro aveva detto ch ' era lui l ' autor dell ' articolo , e per non esser ringraziato se ne scappò via , dicendomi : - Resta , Enrico ; io t ' aspetto fuori . - Il pagliaccino , dopo aver scambiato qualche parola col suo babbo , fece ancora un esercizio : ritto sul cavallo che galoppava , si travestì quattro volte , da pellegrino , da marinaio , da soldato , da acrobata , e ogni volta che mi passava vicino , mi guardava . Poi , quando scese , cominciò a fare il giro del circo col cappello da pagliaccio tra le mani , e tutti ci gettavan dentro soldi e confetti . Io tenni pronti due soldi ; ma quando fu in faccia a me , invece di porgere il cappello , lo tirò indietro , mi guardò e passò avanti . Rimasi mortificato . Perché m ' aveva fatto quello sgarbo ? La rappresentazione terminò , il padrone ringraziò il pubblico , e tutta la gente s ' alzò , affollandosi verso l ' uscita . Io ero confuso tra la folla , e stavo già per uscire , quando mi sentii toccare una mano . Mi voltai : era il pagliaccino , col suo bel visetto bruno e i suoi riccioli neri , che mi sorrideva : aveva le mani piene di confetti . Allora capii . - Voresistu - mi disse - agradir sti confeti del pagiazzeto ? - Io accennai di sì , e ne presi tre o quattro . - Alora , - soggiunse - ciapa anca un baso . - Dammene due - , risposi , e gli porsi il viso . Egli si pulì con la manica la faccia infarinata , mi pose un braccio intorno al collo , e mi stampò due baci sulle guance , dicendomi : - Tò , e portighene uno a to pare . L ' ultimo giorno di carnevale 21 , martedì Che triste scena vedemmo oggi al corso delle maschere ! Finì bene ; ma poteva seguire una grande disgrazia . In piazza San Carlo , tutta decorata di festoni gialli , rossi e bianchi , s ' accalcava una grande moltitudine ; giravan maschere d ' ogni colore ; passavano carri dorati e imbandierati , della forma di padiglioni di teatrini e di barche , pieni d ' arlecchini e di guerrieri , di cuochi , di marinai e di pastorelle ; era una confusione da non saper dove guardare ; un frastuono di trombette , di corni e di piatti turchi che lacerava le orecchie ; e le maschere dei carri trincavano e cantavano , apostrofando la gente a piedi e la gente alle finestre , che rispondevano a squarciagola , e si tiravano a furia arancie e confetti ; e al di sopra delle carrozze e della calca , fin dove arrivava l ' occhio , si vedevano sventolar bandierine , scintillar caschi , tremolare pennacchi , agitarsi testoni di cartapesta , gigantesche cuffie , tube enormi , armi stravaganti , tamburelli , crotali , berrettini rossi e bottiglie : parevan tutti pazzi . Quando la nostra carrozza entrò nella piazza , andava dinanzi a noi un carro magnifico , tirato da quattro cavalli coperti di gualdrappe ricamate d ' oro , e tutto inghirlandato di rose finte , sul quale c ' erano quattordici o quindici signori , mascherati da gentiluomini della corte di Francia , tutti luccicanti di seta , col parruccone bianco , un cappello piumato sotto il braccio e lo spadino , e un arruffio di nastri e di trine sul petto : bellissimi . Cantavano tutti insieme una canzonetta francese , e gettavan dolci alla gente , e la gente batteva le mani e gridava . Quando a un tratto , sulla nostra sinistra , vedemmo un uomo sollevare sopra le teste della folla una bambina di cinque o sei anni , una poverella che piangeva disperatamente , agitando le braccia , come presa dalle convulsioni . L ' uomo si fece largo verso il carro dei signori , uno di questi si chinò , e quell ' altro disse forte : - Prenda questa bimba , ha perduto sua madre nella folla , la tenga in braccio ; la madre non può essere lontana , e la vedrà , non c ' è altra maniera . - Il signore prese la bimba in braccio ; tutti gli altri cessarono di cantare , la bimba urlava e si dibatteva , il signore si tolse la maschera ; il carro continuò a andare lentamente . In quel mentre , come ci fu detto poi , all ' estremità opposta della piazza , una povera donna mezzo impazzita rompeva la calca a gomitate e a spintoni , urlando : - Maria ! Maria ! Maria ! Ho perduto la mia figliuola ! Me l ' hanno rubata ! Mi hanno soffocato la mia bambina ! - E da un quarto d ' ora smaniava , si disperava a quel modo , andando un po ' di qua e un po ' di là , oppressa dalla folla , che stentava ad aprirle il passo . Il signore del carro , intanto , si teneva la bimba stretta contro i nastri e le trine del petto , girando lo sguardo per la piazza , e cercando di quietare la povera creatura , che si copriva il viso con le mani , non sapendo dove fosse , e singhiozzava da schiantarsi il cuore . Il signore era commosso , si vedeva che quelle grida gli andavano all ' anima ; tutti gli altri offrivano alla bimba arancie e confetti ; ma quella respingeva tutto , sempre più spaventata e convulsa . - Cercate la madre ! gridava il signore alla folla , - cercate la madre ! - E tutti si voltavano a destra e a sinistra ; ma la madre non si trovava . Finalmente , a pochi passi dall ' imboccatura di via Roma , si vide una donna slanciarsi verso il carro ... Ah ! mai più la dimenticherò ! Non pareva più una creatura umana , aveva i capelli sciolti , la faccia sformata , le vesti lacere , si slanciò avanti mettendo un rantolo che non si capì se fosse di gioia , d ' angoscia o di rabbia , e avventò le mani come due artigli per afferrar la figliuola . Il carro si fermò . - Eccola qui - , disse il signore , porgendo la bimba , dopo averla baciata , e la mise tra le braccia di sua madre , che se la strinse al seno come una furia ... Ma una delle due manine restò un minuto secondo tra le mani del signore , e questi strappatosi dalla destra un anello d ' oro con un grosso diamante , e infilatolo con un rapido movimento in un dito della piccina : - Prendi , - le disse , - sarà la tua dote di sposa . - La madre restò lì come incantata , la folla proruppe in applausi , il signore si rimise la maschera , i suoi compagni ripresero il canto , e il carro ripartì lentamente in mezzo a una tempesta di battimani e d ' evviva . I ragazzi ciechi 23 , giovedì Il maestro è molto malato e mandarono in vece sua quello della quarta , che è stato maestro nell ' Istituto dei ciechi ; il più vecchio di tutti , così bianco che par che abbia in capo una parrucca di cotone , e parla in un certo modo , come se cantasse una canzone malinconica ; ma bene , e sa molto . Appena entrato nella scuola , vedendo un ragazzo con un occhio bendato , s ' avvicinò al banco e gli domandò che cos ' aveva . - Bada agli occhi , ragazzo , - gli disse . - E allora Derossi gli domandò : - È vero , signor maestro , che è stato maestro dei ciechi ? - Sì , per vari anni , - rispose . E Derossi disse a mezza voce : - Ci dica qualche cosa . Il maestro s ' andò a sedere a tavolino . Coretti disse forte : - L ' istituto dei ciechi è in via Nizza . - Voi dite ciechi , ciechi , - disse il maestro , - così , come direste malati e poveri o che so io . Ma capite bene il significato di quella parola ? Pensateci un poco . Ciechi ! Non veder nulla , mai ! Non distinguere il giorno dalla notte , non veder né il cielo né il sole né i propri parenti , nulla di tutto quello che s ' ha intorno e che si tocca ; essere immersi in una oscurità perpetua , e come sepolti nelle viscere della terra ! Provate un poco a chiudere gli occhi e a pensare di dover rimanere per sempre così : subito vi prende un affanno , un terrore , vi pare che vi sarebbe impossibile di resistere , che vi mettereste a gridare , che impazzireste o morireste . Eppure ... poveri ragazzi , quando s ' entra per la prima volta nell ' Istituto dei ciechi , durante la ricreazione , a sentirli suonar violini e flauti da tutte le parti , e parlar forte e ridere , salendo e scendendo le scale a passi lesti , e girando liberamente per i corridoi e pei dormitori , non si direbbe mai che son quegli sventurati che sono . Bisogna osservarli bene . C ' è dei giovani di sedici o diciott ' anni , robusti e allegri , che portano la cecità con una certa disinvoltura , con una certa baldanza quasi ; ma si capisce dall ' espressione risentita e fiera dei visi , che debbono aver sofferto tremendamente prima di rassegnarsi a quella sventura . Ce n ' è altri , dei visi pallidi e dolci , in cui si vede una grande rassegnazione ; ma triste , e si capisce che qualche volta , in segreto , debbono piangere ancora . Ah ! figliuoli miei . Pensate che alcuni di essi hanno perduto la vista in pochi giorni , che altri l ' han perduta dopo anni di martirio , e molte operazioni chirurgiche terribili , e che molti son nati così , nati in una notte che non ebbe mai alba per loro , entrati nel mondo come in una tomba immensa , e che non sanno come sia fatto il volto umano ! Immaginate quanto debbono aver sofferto e quanto debbono soffrire quando pensano così , confusamente , alla differenza tremenda che passa fra loro e quelli che ci vedono , e domandano a sé medesimi : - Perché questa differenza se non abbiamo alcuna colpa ? - Io che son stato vari anni fra loro , quando mi ricordo quella classe , tutti quegli occhi suggellati per sempre , tutte quelle pupille senza sguardo e senza vita , e poi guardo voi altri ... mi pare impossibile che non siate tutti felici . Pensate : ci sono circa ventisei mila ciechi in Italia ! Ventisei mila persone che non vedono luce , capite ; un esercito che c ' impiegherebbe quattro ore a sfilare sotto le nostre finestre ! Il maestro tacque ; non si sentiva un alito nella scuola . Derossi domandò se era vero che i ciechi hanno il tatto più fino di noi . Il maestro disse : - È vero . Tutti gli altri sensi si raffinano in loro , appunto perché , dovendo supplire fra tutti a quello della vista , sono più e meglio esercitati di quello che non siano da chi ci vede . La mattina , nei dormitori , l ' uno domanda all ' altro : - C ' è il sole ? - e chi è più lesto a vestirsi scappa subito nel cortile ad agitar le mani per aria , per sentire se c ' è il tepore del sole , e corre a dar la buona notizia : - C ' è il sole ! - Dalla voce d ' una persona si fanno un ' idea della statura ; noi giudichiamo l ' animo d ' un uomo dall ' occhio , essi dalla voce ; ricordano le intonazioni e gli accenti per anni . S ' accorgono se in una stanza c ' è più d ' una persona , anche se una sola parla , e le altre restano immobili . Al tatto s ' accorgono se un cucchiaio è poco o molto pulito . Le bimbe distinguono la lana tinta da quella di color naturale . Passando a due a due per le strade , riconoscono quasi tutte le botteghe all ' odore , anche quelle in cui noi non sentiamo odori . Tirano la trottola , e a sentire il ronzìo che fa girando , vanno diritti a pigliarla senza sbagliare . Fanno correre il cerchio , giocano ai birilli , saltano con la funicella , fabbricano casette coi sassi , colgono le viole come se le vedessero , fanno stuoie e canestrini intrecciando paglia di vari colori , speditamente e bene ; tanto hanno il tatto esercitato ! Il tatto è la loro vista , è uno dei più grandi piaceri per loro quello di toccare , di stringere , d ' indovinare la forma delle cose tastandole . È commovente vederli , quando li conducono al museo industriale , dove li lascian toccare quello che vogliono , veder con che festa si gettano sui corpi geometrici , sui modellini di case , sugli strumenti , con che gioia palpano , stropicciano , rivoltano fra le mani tutte le cose , per vedere come son fatte . Essi dicono vedere ! Garoffi interruppe il maestro per domandargli se era vero che i ragazzi ciechi imparano a far di conto meglio degli altri . Il maestro rispose : - È vero . Imparano a far di conto e a leggere . Hanno dei libri fatti apposta , coi caratteri rilevati ; ci passano le dita sopra , riconoscon le lettere , e dicon le parole ; leggono corrente . E bisogna vedere , poveretti , come arrossiscono quando commettono uno sbaglio . E scrivono pure , senza inchiostro . Scrivono sur una carta spessa e dura con un punteruolo di metallo che fa tanti punticini incavati e aggrappati secondo un alfabeto speciale ; i quali punticini riescono in rilievo sul rovescio della carta per modo che voltando il foglio e strisciando le dita su quei rilievi , essi possono leggere quello che hanno scritto , ed anche la scrittura d ' altri , e così fanno delle composizioni , e si scrivono delle lettere fra loro . Nella stessa maniera scrivono i numeri e fanno i calcoli . E calcolano a mente con una facilità incredibile , non essendo divagati dalla vista delle cose , come siamo noi . E se vedeste come sono appassionati per sentir leggere , come stanno attenti , come ricordano tutto , come discutono fra loro , anche i piccoli , di cose di storia e di lingua , seduti quattro o cinque sulla stessa panca , senza voltarsi l ' un verso l ' altro , e conversando il primo col terzo , il secondo col quarto , ad alta voce e tutti insieme , senza perdere una sola parola , da tanto che han l ' orecchio acuto e pronto ! E danno più importanza di voi altri agli esami , ve lo assicuro , e s ' affezionano di più ai loro maestri . Riconoscono il maestro al passo e all ' odore ; s ' accorgono se è di buono o cattivo umore , se sta bene o male , nient ' altro che dal suono d ' una sua parola ; vogliono che il maestro li tocchi , quando gli incoraggia e li loda , e gli palpan le mani e le braccia per esprimergli la loro gratitudine . E si voglion bene anche fra loro , sono buoni compagni . Nel tempo della ricreazione sono quasi sempre insieme quei soliti . Nella sezione delle ragazze , per esempio , formano tanti gruppi , secondo lo strumento che suonano , le violiniste , le pianiste , le suonatrici di flauto , e non si scompagnano mai . Quando hanno posto affetto a uno , è difficile che se ne stacchino . Trovano un gran conforto nell ' amicizia . Si giudicano rettamente , fra loro . Hanno un concetto chiaro e profondo del bene e del male . Nessuno s ' esalta come loro al racconto d ' un ' azione generosa o d ' un fatto grande . Votini domandò se suonano bene . - Amano la musica ardentemente , - rispose il maestro . - È la loro gioia , è la loro vita la musica . Dei ciechi bambini , appena entrati nell ' Istituto , son capaci di star tre ore immobili in piedi a sentir sonare . Imparano facilmente , suonano con passione . Quando il maestro dice a uno che non ha disposizione alla musica , quegli ne prova un grande dolore , ma si mette a studiare disperatamente . Ah ! se udiste la musica là dentro se li vedeste quando suonano colla fronte alta col sorriso sulle labbra , accesi nel viso , tremanti dalla commozione , estatici quasi ad ascoltar quell ' armonia che rispandono nell ' oscurità infinita che li circonda , come sentireste che è una consolazione divina la musica ! E giubilano , brillano di felicità quando un maestro dice loro : - Tu diventerai un artista . - Per essi il primo nella musica , quello che riesce meglio di tutti al pianoforte o al violino , è come un re ; lo amano , lo venerano . Se nasce un litigio fra due di loro , vanno da lui ; se due amici si guastano , è lui che li riconcilia . I più piccini , a cui egli insegna a sonare , lo tengono come un padre . Prima d ' andare a dormire , vanno tutti a dargli la buona notte . E parlano continuamente di musica . Sono già a letto , la sera tardi , quasi tutti stanchi dallo studio e dal lavoro , e mezzo insonniti ; e ancora discorrono a bassa voce di opere , di maestri , di strumenti , d ' orchestre . Ed è un castigo così grande per essi l ' esser privati della lettura o della lezione di musica , ne soffrono tanto dolore , che non s ' ha quasi mai il coraggio di castigarli in quel modo . Quello che la luce è per i nostri occhi , la musica è per il loro cuore . Derossi domandò se non si poteva andarli a vedere . - Si può , - rispose il maestro ; - ma voi , ragazzi , non ci dovete andare per ora . Ci andrete più tardi , quando sarete in grado di capire tutta la grandezza di quella sventura , e di sentire tutta la pietà che essa merita . È uno spettacolo triste , figliuoli . Voi vedete là qualche volta dei ragazzi seduti di contro a una finestra spalancata , a godere l ' aria fresca , col viso immobile , che par che guardino la grande pianura verde e le belle montagne azzurre che vedete voi ... ; e a pensare che non vedon nulla , che non vedranno mai nulla di tutta quella immensa bellezza , vi si stringe l ' anima come se fossero diventati ciechi in quel punto . E ancora i ciechi nati , che non avendo mai visto il mondo , non rimpiangono nulla , perché hanno l ' immagine d ' alcuna cosa , fanno meno compassione . Ma c ' è dei ragazzi ciechi da pochi mesi , che si ricordano ancora di tutto , che comprendono bene tutto quello che han perduto , e questi hanno di più il dolore di sentirsi oscurare nella mente , un poco ogni giorno , le immagini più care , di sentirsi come morire nella memoria le persone più amate . Uno di questi ragazzi mi diceva un giorno con una tristezza inesprimibile : - Vorrei ancora aver la vista d ' una volta , appena un momento , per rivedere il viso della mamma , che non lo ricordo più - E quando la mamma va a trovarli , le mettono le mani sul viso , la toccano bene dalla fronte al mento e alle orecchie , per sentir com ' è fatta , e quasi non si persuadono di non poterla vedere , e la chiamano per nome molte volte come per pregarla che si lasci , che si faccia vedere una volta . Quanti escono di là piangendo , anche uomini di cuor duro ! E quando s ' esce , ci pare un ' eccezione la nostra , un privilegio quasi non meritato di veder la gente , le case , il cielo . Oh ! non c ' è nessuno di voi , ne son certo , che uscendo di là non sarebbe disposto a privarsi d ' un po ' della propria vista per darne un barlume almeno a tutti quei poveri fanciulli , per i quali il sole non ha luce e la madre non ha viso ! Il maestro malato 25 , sabato Ieri sera , uscendo dalla scuola , andai a visitare il mio maestro malato . Dal troppo lavorare s ' è ammalato . Cinque ore di lezione al giorno , poi un ' ora di ginnastica , poi altre due ore di scuola serale , che vuol dire dormir poco , mangiare di scappata e sfiatarsi dalla mattina alla sera : s ' è rovinata la salute . Così dice mia madre . Mia madre m ' aspettò sotto il portone , io salii solo , e incontrai per le scale il maestro della barbaccia nera , - Coatti , - quello che spaventa tutti e non punisce nessuno , egli mi guardò con gli occhi larghi e fece la voce del leone , per celia , ma senza ridere . Io ridevo ancora tirando il campanello , al quarto piano ; ma rimasi male subito , quando la serva mi fece entrare in una povera camera , mezz ' oscura , dove era coricato il mio maestro . Era in un piccolo letto di ferro , aveva la barba lunga . Si mise una mano alla fronte , per vederci meglio , ed esclamò con la sua voce affettuosa : - Oh Enrico ! - Io m ' avvicinai al letto , egli mi pose una mano sulla spalla , e disse : - Bravo , figliuolo . Hai fatto bene a venir a trovare il tuo povero maestro . Son ridotto a mal partito , come vedi , caro il mio Enrico . E come va la scuola ? come vanno i compagni ? Tutto bene , eh ? anche senza di me . Ne fate di meno benissimo , è vero ? del vostro vecchio maestro . - Io volevo dir di no ; egli m ' interruppe : - Via , via , lo so che non mi volete male . - E mise un sospiro . Io guardavo certe fotografie attaccate alla parete . - Vedi ? - egli mi disse . - Son tutti ragazzi che m ' han dato i loro ritratti , da più di vent ' anni in qua . Dei buoni ragazzi , son le mie memorie quelle . Quando morirò , l ' ultima occhiata la darò lì , a tutti quei monelli , fra cui ho passata la vita . Mi darai il ritratto tu pure , non è vero , quando avrai finito le elementari ? Poi prese un ' arancia sul tavolino da notte e me la mise in mano . - Non ho altro da darti , - disse , - è un regalo da malato . - Io lo guardavo e avevo il cuor triste , non so perché . - Bada eh ... - riprese a dire - io spero di cavarmela ; ma se non guarissi più ... vedi di fortificarti nell ' aritmetica , che è il tuo debole ; fa ' uno sforzo ! non si tratta che d ' un primo sforzo perché , alle volte , non è mancanza di attitudine , è un preconcetto , è come chi dicesse una fissazione . - Ma intanto respirava forte , si vedeva che soffriva . - Ho una febbraccia , - sospirò , - son mezz ' andato . Mi raccomando , dunque . Battere sull ' aritmetica , sui problemi . Non riesce alla prima ? Si riposa un po ' e poi si ritenta . Non riesce ancora ? Un altro po ' di riposo e poi daccapo . E avanti , ma tranquillamente , senza affannarsi , senza montarsi la testa . Va ' . Saluta la mamma . E non rifar più le scale , ci rivedremo alla scuola . E se non ci rivedremo , ricordati qualche volta del tuo maestro di terza , che t ' ha voluto bene . - A quelle parole mi venne da piangere . - China la testa , - egli mi disse . Io chinai la testa sul cappezzale ; egli mi baciò sui capelli . Poi mi disse : - Va ' , - e voltò il viso verso il muro . E io volai giù per le scale perché avevo bisogno d ' abbracciar mia madre . La strada 25 , sabato Io t ' osservavo dalla finestra , questa sera , quando tornavi da casa del maestro , tu hai urtato una donna . Bada meglio a come cammini per la strada . Anche lì ci sono dei doveri . Se misuri i tuoi passi e i tuoi gesti in una casa privata , perché non dovresti far lo stesso nella strada , che è la casa di tutti ? Ricordati , Enrico . Tutte le volte che incontri un vecchio cadente , un povero , un donna con un bimbo in braccio , uno storpio con le stampelle , un uomo curvo sotto un carico , una famiglia vestita a lutto , cedile il passo con rispetto : noi dobbiamo rispettare la vecchiaia , la miseria , l ' amor materno , l ' infermità , la fatica , la morte . Ogni volta che vedi una persona a cui arriva addosso una carrozza , tiralo via , se è un fanciullo , avvertilo , se è un uomo ; domanda sempre che cos ' ha al bambino che piange , raccogli il bastone al vecchio che l ' ha lasciato cadere . Se due fanciulli rissano , dividili , se son due uomini allontànati , non assistere allo spettacolo della violenza brutale , che offende e indurisce il cuore . E quando passa un uomo legato fra due guardie , non aggiungere la tua alla curiosità crudele della folla : egli può essere un innocente . Cessa di parlar col tuo compagno e di sorridere quando incontri una lettiga d ' ospedale , che porta forse un moribondo , o un convoglio mortuario , ché ne potrebbe uscir uno domani di casa tua . Guarda con riverenza tutti quei ragazzi degli istituti che passano a due a due : i cechi , i muti , i rachitici , gli orfani , i fanciulli abbandonati : pensa che è la sventura e la carità umana che passa . Fingi sempre di non vedere chi ha una deformità ripugnante o ridicola . Spegni sempre ogni fiammifero acceso che tu trovi sui tuoi passi , che potrebbe costar la vita a qualcuno . Rispondi sempre con gentilezza al passeggiero che ti domanda la via . Non guardar nessuno ridendo , non correre senza bisogno , non gridare . Rispetta la strada . L ' educazione d ' un popolo si giudica innanzi tutto dal contegno ch ' egli tien per la strada . Dove troverai la villania per le strade , troverai la villania nelle case . E studiale , le strade , studia la città dove vivi ; se domani tu ne fossi sbalestrato lontano , saresti lieto d ' averla presente bene alla memoria , di poterla ripercorrere tutta col pensiero , - la tua città , la tua piccola patria , - quella che è stata per tanti anni il tuo mondo , - dove hai fatto i primi passi al fianco di tua madre , provato le prime commozioni , aperto la mente alle prime idee , trovato i primi amici . Essa è stata una madre per te : t ' ha istruito , dilettato , protetto . Studiala nelle sue strade e nella sua gente , - ed amala , - e quando la senti ingiuriare , difendila . TUO PADRE MARZO Le scuole serali 2 , giovedì Mio padre mi condusse ieri a vedere le scuole serali della nostra sezione Baretti , che eran già tutte illuminate , e gli operai cominciavano ad entrare . Arrivando , trovammo il Direttore e i maestri in gran collera perché poco prima era stato rotto da una sassata il vetro d ' una finestra : il bidello , saltato fuori , aveva acciuffato un ragazzo che passava ; ma allora s ' era presentato Stardi , che sta di casa in faccia alla scuola , e aveva detto : - Non è costui , ho visto coi miei occhi : è Franti che ha tirato , e m ' ha detto : - Guai se tu parli ! - ma io non ho paura . E il Direttore disse che Franti sarà scacciato per sempre . Intanto badava agli operai che entravano a due a tre insieme , e n ' eran già entrati più di duecento . Non avevo mai visto come è bella una scuola serale ! C ' eran dei ragazzi da dodici anni in su , e degli uomini con la barba , che tornavano dal lavoro , portando libri e quaderni ; c ' eran dei falegnami , dei fochisti con la faccia nera , dei muratori con le mani bianche di calcina , dei garzoni fornai coi capelli infarinati e si sentiva odor di vernice , di coiami , di pece , d ' olio , odori di tutti i mestieri . Entrò anche una squadra d ' operai d ' artiglieria vestiti da soldati , condotti da un caporale . S ' infilavano tutti lesti nei banchi , levavan l ' assicella di sotto , dove noi mettiamo i piedi , e subito chinavan la testa sul lavoro . Alcuni andavan dai maestri a chieder spiegazioni coi quaderni aperti . Vidi quel maestro giovane e ben vestito - « l ' avvocatino » - che aveva tre o quattro operai intorno al tavolino , e faceva delle correzioni con la penna ; e anche quello zoppo , il quale rideva con un tintore che gli aveva portato un quaderno tutto conciato di tintura rossa e turchina . C ' era pure il mio maestro , guarito , che domani tornerà alla scuola . Le porte delle classi erano aperte . Rimasi meravigliato , quando cominciarono le lezioni , a vedere come tutti stavano attenti , con gli occhi fissi . Eppure la più parte , diceva il Direttore , per non arrivar troppo tardi , non eran nemmeno passati a casa a mangiare un boccone di cena , e avevano fame . I piccoli , però , dopo mezz ' ora di scuola cascavan dal sonno , qualcuno anche s ' addormentava col capo sul banco ; e il maestro lo svegliava , stuzzicandogli un orecchio con la penna . Ma i grandi no , stavano svegli , con la bocca aperta , a sentir la lezione , senza batter palpebra ; e mi faceva specie veder nei nostri banchi tutti quei barboni . Salimmo anche al piano di sopra , e io corsi alla porta della mia classe , e vidi al mio posto un uomo con due grandi baffi e una mano fasciata , che forse s ' era fatto male attorno a una macchina ; eppure s ' ingegnava di scrivere , adagio adagio . Ma quel che mi piacque di più fu di vedere al posto del muratorino , proprio nello stesso banco e nello stesso cantuccio , suo padre , quel muratore grande come un gigante , che se ne stava là stretto aggomitolato , col mento sui pugni e gli occhi sul libro , attento che non rifiatava . E non fu mica un caso , è lui proprio che la prima sera che venne alla scuola disse al Direttore : - Signor Direttore , mi faccia il piacere di mettermi al posto del mio muso di lepre ; - perché sempre chiama il suo figliuolo a quel modo ... Mio padre mi trattenne là fino alla fine , e vedemmo nella strada molte donne coi bambini in collo che aspettavano i mariti , e all ' uscita facevano il cambio : gli operai pigliavano in braccio i bambini , le donne si facevan dare i libri e i quaderni , e andavano a casa così . La strada fu per qualche momento piena di gente e di rumore . Poi tutto tacque e non vedemmo più che la figura lunga e stanca del Direttore che s ' allontanava . La lotta 5 , domenica Era da aspettarsela : Franti , cacciato dal Direttore volle vendicarsi , e aspettò Stardi a una cantonata , dopo l ' uscita della scuola , quand ' egli passa con sua sorella , che va a prendere ogni giorno a un istituto di via Dora Grossa . Mia sorella Silvia , uscendo dalla sua sezione , vide tutto e tornò a casa piena di spavento . Ecco quello che accadde . Franti , col suo berretto di tela cerata schiacciato sur un orecchio , corse in punta di piedi dietro di Stardi , e per provocarlo , diede una strappata alla treccia di sua sorella , una strappata così forte che quasi la gittò in terra riversa . La ragazzina mise un grido , suo fratello si voltò . Franti , che è molto più alto e più forte di Stardi pensava : - O non rifiaterà , o gli darò le croste . - Ma Stardi non stette a pensare , e così piccolo e tozzo com ' è , si lanciò d ' un salto su quel grandiglione , e cominciò a mescergli fior di pugni . Non ce ne poteva però , e ne toccava più di quel che ne desse . Nella strada non c ' eran che ragazze , nessuno poteva separarli . Franti lo buttò in terra ; ma quegli su subito , e addosso daccapo , e Franti picchia come sur un uscio : in un momento gli strappò mezz ' orecchia , gli ammaccò un occhio , gli fece uscir sangue dal naso . Ma Stardi duro ; ruggiva : - M ' ammazzerai , ma te la fò pagare . - E Franti giù , calci e ceffoni , e Stardi sotto , a capate e a pedate . Una donna gridò dalla finestra : - Bravo il piccolo ! - Altre dicevano : - È un ragazzo che difende sua sorella . - Coraggio ! Dagliele sode . - E gridavano a Franti : - Prepotente , vigliaccone . - Ma Franti pure s ' era inferocito , fece gambetta , Stardi cadde , ed egli addosso : - Arrenditi ! - No ! - Arrenditi ! - No ! - e d ' un guizzo Stardi si rimise in piedi , avvinghiò Franti alla vita e con uno sforzo furioso lo stramazzò sul selciato e gli cascò con un ginocchio sul petto . - Ah ! l ' infame che ha il coltello ! - gridò un uomo accorrendo per disarmare Franti . Ma già Stardi , fuori di sé , gli aveva afferrato il braccio con due mani e dato al pugno un tal morso , che il coltello gli era cascato , e la mano gli sanguinava . Altri intanto erano accorsi , li divisero , li rialzarono ; Franti se la dette a gambe , malconcio ; e Stardi rimase là , graffiato in viso , con l ' occhio pesto , - ma vincitore , - accanto alla sorella che piangeva , mentre alcune ragazze raccoglievano i libri e i quaderni sparpagliati per la strada . - Bravo il piccolo , - dicevano intorno , - che ha difeso sua sorella ! - Ma Stardi , che si dava più pensiero del suo zaino che della sua vittoria , si mise subito a esaminare uno per uno i libri e i quaderni , se non c ' era nulla di mancante o di guasto , li ripulì con la manica , guardò il pennino , rimise a posto ogni cosa , e poi , tranquillo e serio come sempre , disse a sua sorella : - Andiamo presto , che ci ho un problema di quattro operazioni . I parenti dei ragazzi Lunedì , 6 Questa mattina c ' era il grosso Stardi padre a aspettare il figliuolo , per paura che incontrasse Franti un ' altra volta , ma Franti dicono che non verrà più perché lo metteranno all ' Ergastolo . C ' eran molti parenti questa mattina . C ' era fra gli altri il rivenditore di legna , il padre di Coretti , tutto il ritratto del suo figliuolo , svelto , allegro , coi suoi baffetti aguzzi e un nastrino di due colori all ' occhiello della giacchetta . Io li conosco già quasi tutti i parenti dei ragazzi , a vederli sempre lì . C ' è una nonna curva , con la cuffia bianca , che piova o nevichi o tempesti , viene quattro volte al giorno a accompagnare e a prendere un suo nipotino di prima superiore , e gli leva il cappotto , glie lo infila , gli accomoda la cravatta , lo spolvera , lo riliscia , gli guarda i quaderni : si capisce che non ha altro pensiero , che non vede nulla di più bello al mondo . Anche viene spesso il capitano d ' artiglieria , padre di Robetti , quello delle stampelle , che salvò un bimbo dall ' omnibus ; e siccome tutti i compagni del suo figliuolo , passandogli davanti , gli fanno una carezza , egli a tutti rende la carezza o il saluto , non c ' è caso che ne scordi uno , su tutti si china , e quanto più son poveri e vestiti male , e più pare contento , e li ringrazia . Alle volte , pure , si vedono delle cose tristi : un signore che non veniva più da un mese perché gli era morto un figliuolo , e mandava a prender l ' altro dalla fantesca , tornando ieri per la prima volta , e rivedendo la classe , i compagni del suo piccino morto , andò in un canto e ruppe in singhiozzi con tutt ' e due le mani sul viso , e il Direttore lo pigliò per un braccio e lo condusse nel suo ufficio . Ci son dei padri e delle madri che conoscono per nome tutti i compagni dei loro figliuoli . Ci son delle ragazze della scuola vicina , degli scolari del ginnasio che vengono a aspettare i fratelli . C ' è un signore vecchio , che era colonnello , e che quando un ragazzo lascia cascare un quaderno o una penna in mezzo alla strada , glie la raccoglie . Si vedono anche delle signore ben vestite che discorrono delle cose della scuola con le altre , che hanno il fazzoletto in capo e la cesta al braccio , e dicono : - Ah ! è stato terribile questa volta il problema ! - C ' era una lezione di grammatica che non finiva più questa mattina ! - E quando c ' è un malato in una classe , tutte lo sanno ; quando un malato sta meglio , tutte si rallegrano . E appunto questa mattina c ' erano otto o dieci , signore e operai , che stavano attorno alla madre di Crossi , l ' erbivendola , a domandarle notizie d ' un povero bimbo della classe di mio fratello , che sta di casa nel suo cortile , ed è in pericolo di vita . Pare che li faccia tutti eguali e tutti amici la scuola . Il numero 78 8 , mercoledì Vidi una scena commovente ieri sera . Eran vari giorni che l ' erbivendola , ogni volta che passava accanto a Derossi , lo guardava , lo guardava con una espressione di grande affetto ; perché Derossi , dopo che ha fatto quella scoperta del calamaio e del prigioniero numero 78 , ha preso a benvolere il suo figliuolo Crossi , quello dei capelli rossi e del braccio morto , e l ' aiuta a fare il lavoro in iscuola , gli suggerisce le risposte , gli dà carta pennini , lapis : insomma , gli fa come a un fratello , quasi per compensarlo di quella disgrazia di suo padre , che gli è toccata , e ch ' egli non sa . Eran vari giorni che l ' erbivendola guardava Derossi , e pareva gli volesse lasciar gli occhi addosso , perché è una buona donna , che vive tutta per il suo ragazzo ; e Derossi che glie l ' aiuta e gli fa far bella figura , Derossi che è un signore e il primo della scuola , le pare un re , un santo a lei . Lo guardava sempre e pareva che volesse dirgli qualcosa , e si vergognasse . Ma ieri mattina , finalmente , si fece coraggio e lo fermò davanti a un portone e gli disse : - Scusi tanto lei , signorino , che è così buono , che vuol tanto bene al mio figlio , mi faccia la grazia d ' accettare questo piccolo ricordo d ' una povera mamma ; - e tirò fuori dalla cesta degli erbaggi una scatoletta di cartoncino bianco e dorato . Derossi arrossì tutto , e rifiutò , dicendo risolutamente : - La dia al suo figliuolo ; io non accetto nulla . - La donna rimase mortificata e domandò scusa , balbettando : - Non pensavo mica d ' offenderlo ... non sono che caramelle . - Ma Derossi ridisse di no , scrollando il capo . - E allora , timidamente , essa levò dalla cesta un mazzetto di ravanelli , e disse : - Accetti almeno questi che son freschi , da portarli alla sua mamma . - Derossi sorrise , e rispose : - No , grazie , non voglio nulla ; farò sempre quello che posso per Crossi , ma non posso accettar nulla ; grazie lo stesso . - Ma non è mica offeso ? - domandò la donna , ansiosamente . Derossi le disse no , no , sorridendo , e se ne andò , mentre essa esclamava tutta contenta : - Oh che buon ragazzo ! Non ho mai visto un bravo e bel ragazzo così ! - E pareva finita . Ma eccoti la sera alle quattro , che invece della mamma di Crossi , s ' avvicina il padre , con quel viso smorto e malinconico . Fermò Derossi , e dal modo come lo guardò capii subito ch ' egli sospettava che Derossi conoscesse il suo segreto ; lo guardò fisso e gli disse con voce triste e affettuosa : - Lei vuol bene al mio figliuolo ... Perché gli vuole così bene ? - Derossi si fece color di fuoco nel viso . Egli avrebbe voluto rispondere : - Gli voglio bene perché è stato disgraziato ; perché anche voi , suo padre , siete stato più disgraziato che colpevole , e avete espiato nobilmente il vostro delitto , e siete un uomo di cuore . - Ma gli mancò l ' animo di dirlo perché , in fondo , egli provava ancora timore , e quasi ribrezzo davanti a quell ' uomo che aveva sparso il sangue d ' un altro , ed era stato sei anni in prigione . Ma quegli indovinò tutto , e abbassando la voce , disse nell ' orecchio a Derossi , quasi tremando : - Vuoi bene al figliuolo ; ma non vuoi mica male ... non disprezzi mica il padre , non è vero ? - Ah no ! no ! Tutto al contrario ! - esclamò Derossi Con uno slancio dell ' anima . E allora l ' uomo fece un atto impetuoso come per mettergli un braccio intorno al collo ; ma non osò , e invece gli prese con due dita uno dei riccioli biondi , lo allungò e lo lasciò andare ; poi si mise la mano sulla bocca e si baciò la palma guardando Derossi con gli occhi umidi , come per dirgli che quel bacio era per lui . Poi prese il figliuolo per mano e se n ' andò a passi lesti . Un piccolo morto 13 , lunedì Il bimbo che sta nel cortile dell ' erbivendola , quello della prima superiore , compagno di mio fratello , è morto . La maestra Delcati venne sabato sera , tutta afflitta , a dar la notizia al maestro ; e subito Garrone e Coretti si offersero di aiutare a portar la cassa . Era un bravo ragazzino , aveva guadagnato la medaglia la settimana scorsa ; voleva bene a mio fratello , e gli aveva regalato un salvadanaio rotto , mia madre lo carezzava sempre , quando lo incontrava . Portava un berretto con due strisce di panno rosso . Suo padre è facchino alla strada ferrata . Ieri sera , domenica , alle quattro e mezzo siano andati a casa sua , per far l ' accompagnamento alla chiesa . Stanno al pian terreno . Nel cortile c ' eran già molti ragazzi della prima superiore , con le loro madri , e con le candele ; cinque o sei maestre , alcuni vicini . La maestra della penna rossa e la Delcati erano entrate dietro , e le vedevamo da una finestra aperta , che piangevano : si sentiva la mamma del bimbo che singhiozzava forte . Due signore , madri di due compagni di scuola del morto , avevano portato due ghirlande di fiori . Alle cinque in punto ci mettemmo in cammino . Andava innanzi un ragazzo che portava la croce , poi un prete , poi la cassa , una cassa piccola piccola , povero bimbo ! coperta d ' un panno nero , e c ' erano strette intorno le ghirlande di fiori delle due signore . Al panno nero , da una parte , ci avevano attaccato la medaglia , e tre menzioni onorevoli , che il ragazzino s ' era guadagnate lungo l ' anno . Portavan la cassa Garrone , Coretti e due ragazzi del cortile . Dietro la cassa veniva prima la Delcati , che piangeva come se il morticino fosse suo ; dietro di lei le altre maestre ; e dietro alle maestre , i ragazzi , alcuni fra i quali molto piccoli , che avevan dei mazzetti di viole in una mano , e guardavano il feretro , stupiti , dando l ' altra mano alle madri , che portavan le candele per loro . Sentii uno che diceva : - E adesso non verrà più alla scuola ? - Quando la cassa uscì dal cortile , si sentì un grido disperato dalla finestra : era la mamma del bimbo , ma subito la fecero rientrar nelle stanze . Arrivati nella strada , incontrammo i ragazzi d ' un collegio , che passavano in doppia fila , e visto il feretro con la medaglia e le maestre , si levaron tutti il berretto . Povero piccino , egli se n ' andò a dormire per sempre con la sua medaglia . Non lo vedremo mai più il suo berrettino rosso . Stava bene ; in quattro giorni morì . L ' ultimo si sforzò ancora di levarsi per fare il suo lavorino di nomenclatura , e volle tener la sua medaglia sul letto , per paura che glie la pigliassero . Nessuno te la piglierà più , povero ragazzo ! Addio , addio . Ci ricorderemo sempre di te alla Sezione Baretti . Dormi in pace , bambino . La vigilia del 14 marzo Oggi è stata una giornata più allegra di ieri . Tredici marzo ! Vigilia della distribuzione dei premi al teatro Vittorio Emanuele , la festa grande e bella di tutti gli anni . Ma questa volta non sono più presi a caso i ragazzi che debbono andar sul palcoscenico a presentar gli attestati dei premi ai signori che li distribuiscono . Il Direttore venne questa mattina al finis , e disse : - Ragazzi , una bella notizia . - Poi chiamò : - Coraci ! - il calabrese . Il calabrese s ' alzò . - Vuoi essere di quelli che portano gli attestati dei premi alle Autorità , domani al teatro ? - Il calabrese rispose di sì . - Sta bene , - disse il Direttore ; - così ci sarà anche un rappresentante della Calabria . E sarà una bella cosa . Il municipio , quest ' anno , ha voluto che i dieci o dodici ragazzi che porgono i premi siano ragazzi di tutte le parti d ' Italia , presi nelle varie sezioni delle scuole pubbliche . Abbiamo venti sezioni con cinque succursali : settemila alunni : in un numero così grande non si stentò a trovare un ragazzo per ciascuna regione italiana . Si trovarono nella sezione Torquato Tasso due rappresentanti delle isole : un sardo e un siciliano , la scuola Boncompagni diede un piccolo fiorentino , figliuolo d ' uno scultore in legno ; c ' era un romano , nativo di Roma , nella sezione Tommaseo , veneti , lombardi , romagnoli se ne trovarono parecchi ; un napoletano ce lo dà la sezione Monviso , figliuolo d ' un ufficiale ; noi diamo un genovese e un calabrese , te , Coraci . Col piemontese , saranno dodici . È bello , non vi pare ? Saranno i vostri fratelli di tutte le parti d ' Italia che vi daranno i premi . Badate : compariranno sul palcoscenico tutti e dodici insieme . Accoglieteli con un grande applauso . Sono ragazzi ; ma rappresentano il paese come se fossero uomini : una piccola bandiera tricolore è simbolo dell ' Italia altrettanto che una grande bandiera , non è vero ? Applauditeli calorosamente , dunque . Fate vedere che anche i vostri piccoli cuori s ' accendono , che anche le vostre anime di dieci anni s ' esaltano dinanzi alla santa immagine della patria . - Ciò detto , se n ' andò , e il maestro disse sorridendo : - Dunque , Coraci , tu sei il deputato della Calabria . - E allora tutti batterono le mani , ridendo , e quando fummo nella strada , circondarono Coraci , lo presero per le gambe , lo levaron su , e cominciarono a portarlo in trionfo , gridando : - Viva il deputato della Calabria ! - così , per chiasso , s ' intende , ma non mica per ischerno , tutt ' altro , anzi per fargli festa , di cuore , ché è un ragazzo che piace a tutti ; ed egli sorrideva . E lo portaron così fino alla cantonata dove s ' imbatterono in un signore con la barba nera , che si mise a ridere . Il calabrese disse : - È mio padre . - E allora i ragazzi gli misero il figliuolo tra le braccia e scapparono da tutte le parti . La distribuzione dei premi 14 , marzo Verso le due il teatro grandissimo era affollato ; platea , galleria , palchetti , palcoscenico , tutto pieno gremito , migliaia di visi , ragazzi , signore , maestri , operai , donne del popolo , bambini era un agitarsi di teste e di mani , un tremolio di penne , di nastri e di riccioli , un mormorio fitto e festoso , che metteva allegrezza . Il teatro era tutto addobbato a festoni di panno rosso , bianco e verde . Nella platea avevan fatto due scalette : una a destra , per la quale i premiati dovevan salire sul palcoscenico ; l ' altra a sinistra , per cui dovevan discendere , dopo aver ricevuto il premio . Sul davanti del palco c ' era una fila di seggioloni rossi , e dalla spalliera di quel di mezzo pendevano due coroncine d ' alloro ; in fondo al palco , un trofeo di bandiere ; da una parte un tavolino verde , con su tutti gli attestati di premio legati coi nastrini tricolori . La banda musicale stava in platea , sotto il palco ; i maestri e le maestre riempivano tutta una metà della prima galleria , che era stata riservata a loro ; i banchi e le corsie della platea erano stipati di centinaia di ragazzi , che dovevan cantare , e avevan la musica scritta tra le mani . In fondo e tutto intorno si vedevano andare e venire maestri e maestre che mettevano in fila i premiati , e c ' era pieno di parenti che davan loro l ' ultima ravviata ai capelli e l ' ultimo tocco alle cravattine . Appena entrato coi miei nel palchetto , vidi in un palchetto di fronte la maestrina della penna rossa , che rideva , con le sue belle pozzette nelle guancie , e con lei la maestra di mio fratello , e la « monachina » tutta vestita di nero , e la mia buona maestra di prima superiore ; ma così pallida , poveretta e tossiva così forte , che si sentiva da una parte all ' altra del teatro . In platea trovai subito quel caro faccione di Garrone e il piccolo capo biondo di Nelli , che stava stretto contro la sua spalla . Un po ' più in là vidi Garoffi , col suo naso a becco di civetta , che si dava un gran moto per raccogliere gli elenchi stampati dei premiandi , e n ' aveva già un grosso fascio , per farne qualche suo traffico ... che sapremo domani . Vicino alla porta c ' era il venditor di legna con sua moglie , vestiti a festa , insieme al loro ragazzo , che ha un terzo premio di seconda : rimasi stupito a non vedergli più il berretto di pel di gatto e la maglia color cioccolata : questa volta era vestito come un signorino . In una galleria vidi per un momento Votini , con un gran colletto di trina ; poi disparve . C ' era in un palchetto del proscenio , pieno di gente , il capitano d ' artiglieria , il padre di Robetti , quello delle stampelle , che salvò un bambino dall ' omnibus . Allo scoccar delle due la banda sonò , e salirono nello stesso tempo per la scaletta di destra il sindaco , il prefetto , l ' assessore , il provveditore , e molti altri signori , tutti vestiti di nero , che s ' andarono a sedere sui seggioloni rossi , sul davanti del palcoscenico . La banda cessò di suonare . S ' avanzò il Direttore delle scuole di canto con una bacchetta in mano . A un suo cenno , tutti i ragazzi della platea s ' alzarono in piedi ; a un altro cenno , cominciarono a cantare . Erano settecento che cantavano una canzone bellissima , settecento voci di ragazzi che cantano insieme , com ' è bello ! Tutti ascoltavano , immobili : era un canto dolce , limpido , lento , che pareva un canto di chiesa . Quando tacquero , tutti applaudirono : poi tutti zitti . La distribuzione dei premi stava per cominciare . Già s ' era fatto innanzi sul palco il mio piccolo maestro di seconda , col suo capo rosso e i suoi occhi vispi , che doveva leggere i nomi dei premiati . S ' aspettava che entrassero i dodici ragazzi per porgere gli attestati . I giornali l ' avevan già detto che sarebbero stati ragazzi di tutte le provincie d ' Italia . Tutti lo sapevano e li aspettavano , guardando curiosamente dalla parte donde dovevano entrare , anche il sindaco , e gli altri signori , e il teatro intero taceva ... Tutt ' a un tratto arrivarono di corsa fin sul proscenio , e rimasero schierati lì , tutti e dodici , sorridenti . Tutto il teatro , tremila persone , saltaron su , d ' un colpo , prorompendo in un applauso che parve uno scoppio di tuono . I ragazzi restarono un momento come sconcertati . - Ecco l ' Italia ! - disse una voce sul palco . Riconobbi subito Coraci , il calabrese , vestito di nero , come sempre . Un signore del municipio , ch ' era con noi , e li conosceva tutti , li indicava a mia madre : - Quel piccolo biondo è il rappresentante di Venezia . Il romano è quello alto e ricciuto . - Ce n ' eran due o tre vestiti da signori ; gli altri eran figliuoli d ' operai , ma tutti messi bene e puliti . Il fiorentino , ch ' era il più piccolo , aveva una sciarpa azzurra intorno alla vita . Passarono tutti davanti al sindaco , che li baciò in fronte uno per uno , mentre un signore accanto a lui gli diceva piano e sorridendo i nomi delle città : - Firenze , Napoli , Bologna , Palermo ... - e a ognuno che passava , tutto il teatro batteva le mani . Poi corsero tutti al tavolino verde a pigliar gli attestati , il maestro cominciò a leggere l ' elenco , dicendo le sezioni , le classi e i nomi , e i premiandi principiarono a salire e a sfilare . Erano appena saliti i primi , quando si sentì di dietro alle scene una musica leggiera leggiera di violini , che non cessò più per tutta la durata dello sfilamento , un ' aria gentile e sempre eguale , che pareva un mormorìo di molte voci sommesse , le voci di tutte le madri e di tutti i maestri e le maestre , che tutti insieme dessero dei consigli e pregassero e facessero dei rimproveri amorevoli . E intanto i premiati passavano l ' un dopo l ' altro davanti a quei signori seduti , che porgevano gli attestati , e a ciascuno dicevano una parola o facevano una carezza . Dalla platea e dalle gallerie i ragazzi applaudivano ogni volta che passava uno molto piccolo , o uno che dai vestiti paresse povero , e anche quelli che avevano delle gran capigliature ricciolute o eran vestiti di rosso o di bianco . Ne passavano di quelli di prima superiore che arrivati là , si confondevano e non sapevano più dove voltarsi , e tutto il teatro rideva . Ne passò uno alto tre palmi , con un gran nodo di nastro rosa sulla schiena , che a mala pena camminava , e incespicò nel tappeto , cadde , il Prefetto lo rimise in piedi , e tutti risero e batteron le mani . Un altro ruzzolò giù per la scaletta , ridiscendendo in platea ; si sentiron delle grida ; ma non s ' era fatto male . Ne passaron d ' ogni sorta , dei visi di birichini , dei visi di spaventati , di quelli rossi in viso come ciliegie , dei piccini buffi , che ridevano in faccia a tutti quanti , e appena ridiscesi in platea erano acchiappati dai babbi e dalle mamme che se li portavano via . Quando venne la volta della nostra sezione , allora sì che mi divertii ! Passarono molti che conoscevo . Passò Coretti , vestito di nuovo da capo a piedi , col suo bel sorriso allegro , che mostrava tutti i denti bianchi : eppure chi sa quanti miriagrammi di legna aveva già portati la mattina ! Il sindaco , nel dargli l ' attestato , gli domandò che cos ' era un segno rosso che aveva sulla fronte , e intanto gli teneva una mano sopra una spalla : io cercai in platea suo padre e sua madre , e vidi che ridevano , coprendosi la bocca con una mano . Poi passò Derossi , tutto vestito di turchino , coi bottoni luccicanti , con tutti quei riccioli d ' oro , svelto , disinvolto , con la fronte alta , così bello , così simpatico , che gli avrei mandato un bacio , e tutti quei signori gli vollero parlare e stringer le mani . Poi il maestro gridò : - Giulio Robetti ! - e si vide venire innanzi il figliuolo del capitano d ' artiglieria , con le stampelle . Centinaia di ragazzi sapevano il fatto , la voce si sparse in un attimo scoppiò una salva d ' applausi e di grida che fece tremare il teatro , gli uomini s ' alzarono in piedi , le signore si misero a sventolare i fazzoletti , e il povero ragazzo si fermò in mezzo al palcoscenico , sbalordito e tremante ... Il Sindaco lo tirò a sé , gli diede il premio e un bacio , e staccata dalla spalliera del seggiolone la coroncina d ' alloro che v ' era appesa , glie la infilò nella traversina d ' una stampella ... Poi lo accompagnò fino al palchetto del proscenio , dov ' era il capitano suo padre , e questi lo sollevò di peso e lo mise dentro , in mezzo a un gridìo di bravo e d ' evviva . E intanto continuava quella musica leggiera e gentile di violini , e i ragazzi seguitavano a passare : quelli della Sezione della Consolata , quasi tutti figli di mercatini ; quelli della Sezione di Vanchiglia , figliuoli d ' operai ; quelli della Sezione Boncompagni , di cui molti son figliuoli di contadini ; quelli della scuola Raineri , che fu l ' ultima . Appena finito , i settecento ragazzi della platea cantarono un ' altra canzone bellissima , poi parlò il Sindaco , e dopo di lui l ' assessore , che terminò il suo discorso dicendo ai ragazzi : - ... Ma non uscite di qui senza mandare un saluto a quelli che faticano tanto per voi , che hanno consacrato a voi tutte le forze della loro intelligenza e del loro cuore , che vivono e muoiono per voi . Eccoli là ! - E segnò la galleria dei maestri . E allora dalle gallerie , dai palchi , dalla platea tutti i ragazzi s ' alzarono e tesero le braccia gridando verso le maestre e i maestri , i quali risposero agitando le mani , i cappelli , i fazzoletti , tutti ritti in piedi e commossi . Dopo di che la banda sonò ancora una volta e il pubblico mandò un ultimo saluto fragoroso ai dodici ragazzi di tutte le provincie d ' Italia , che si presentarono al proscenio schierati , con le mani intrecciate , sotto una pioggia di mazzetti di fiori . Litigio 20 , lunedì Eppure , no , non fu per invidia ch ' egli abbia avuto il premio ed io no , che mi bisticciai con Coretti questa mattina . Non fu per invidia . Ma ebbi torto . Il maestro l ' aveva messo accanto a me , io scrivevo sul mio quaderno di calligrafia : egli mi urtò col gomito e mi fece fare uno sgorbio e macchiare anche il racconto mensile , Sangue romagnolo , che dovevo copiare per il « muratorino » che è malato . Io m ' arrabbiai e gli dissi una parolaccia . Egli mi rispose sorridendo : - Non l ' ho fatto apposta . - Avrei dovuto credergli perché lo conosco ; ma mi spiacque che sorridesse , e pensai : - Oh ! adesso che ha avuto il premio , sarà montato in superbia ! - e poco dopo , per vendicarmi , gli diedi un urtone che gli fece sciupare la pagina . Allora , tutto rosso dalla rabbia : - Tu sì che l ' hai fatto apposta ! - mi disse , e alzò la mano , - il maestro vide , - la ritirò . Ma soggiunse : - T ' aspetto fuori ! - Io rimasi male , la rabbia mi sbollì , mi pentii . No , Coretti non poteva averlo fatto apposta . È buono , pensai . Mi ricordai di quando l ' avevo visto in casa sua , come lavorava , come assisteva sua madre malata , e poi che festa gli avevo fatto in casa mia , e come era piaciuto a mio padre . Quanto avrei dato per non avergli detto quella parola , per non avergli fatto quella villania ! E pensavo al consiglio che m ' avrebbe dato mio padre . - Hai torto ? - Sì . - E allora domandagli scusa . - Ma questo io non osavo di farlo , avevo vergogna d ' umiliarmi . Lo guardavo di sott ' occhio , vedevo la sua maglia scucita alla spalla , forse perché aveva portato troppe legna , e sentivo che gli volevo bene , e mi dicevo : - Coraggio ! - ma la parola - scusami - mi restava nella gola . Egli mi guardava di traverso , di tanto in tanto , e mi pareva più addolorato che arrabbiato . Ma allora anch ' io lo guardavo bieco , per mostrargli che non avevo paura . Egli mi ripeté : - Ci rivedremo fuori ! - Ed io : - Ci rivedremo fuori ! - Ma pensavo a quello che mio padre m ' aveva detto una volta : - Se hai torto difenditi ; ma non battere ! - Ed io dicevo tra me : - mi difenderò , ma non batterò . - Ma ero scontento , triste , non sentivo più il maestro . Infine , arrivò il momento d ' uscire . Quando fui solo nella strada , vidi ch ' egli mi seguitava . Mi fermai , e lo aspettai con la riga in mano . Egli s ' avvicinò , io alzai la riga . - No , Enrico , - disse egli , col suo buon sorriso , facendo in là la riga con la mano , - torniamo amici come prima . - Io rimasi stupito un momento , e poi sentii come una mano che mi desse uno spintone nelle spalle , e mi trovai tra le sue braccia . Egli mi baciò e disse : - Mai più baruffe tra di noi , non è vero ? - Mai più ! mai più ! - risposi . E ci separammo , contenti . Ma quando arrivai a casa e raccontai tutto a mio padre , credendo di fargli piacere , egli si rabbruscò e disse : - Dovevi esser tu il primo a tendergli la mano , poiché avevi torto . - Poi soggiunse : - Non dovevi alzar la riga sopra un compagno migliore di te , sopra il figliuolo d ' un soldato ! - E strappatami la riga di mano , la fece in due pezzi e la sbatté nel muro . Mia sorella 24 , venerdì Perché , Enrico , dopo che nostro padre t ' aveva già rimproverato d ' esserti portato male con Coretti , hai fatto ancora quello sgarbo a me ? Tu non immagini la pena che n ' ho provata . Non sai che quand ' eri bambino ti stavo per ore e ore accanto alla culla , invece di divertirmi con le mie compagne , e che quand ' eri malato scendevo da letto ogni notte per sentire se ti bruciava la fronte ? Non lo sai , tu che offendi tua sorella , che se una sventura tremenda ci colpisse , ti farei da madre io , e ti vorrei bene come a un figliuolo ? Non sai che quando nostro padre e nostra madre non ai saranno più , sarò io la tua migliore amica , la sola con cui potrai parlare dei nostri morti e della tua infanzia , e che se ci fosse bisogno lavorerei per te , Enrico , per guadagnarti il pane e farti studiare , e che ti amerò sempre quando sarai grande , che ti seguirò col mio pensiero quando andrai lontano , sempre , perché siamo cresciuti insieme e abbiamo lo stesso sangue ? O Enrico , stanne pur sicuro , quando sarai un uomo , se t ' accadrà una disgrazia , se sarai solo , sta pur sicuro che mi cercherai , che verrai da me a dirmi : - Silvia , sorella , lasciami stare con te , parliamo di quando eravamo felici , ti ricordi ? parliamo di nostra madre , della nostra casa , di quei bei giorni tanto lontani . - O Enrico , tu troverai sempre tua sorella con le braccia aperte . Sì , caro Enrico , e perdonami anche il rimprovero che ti faccio ora . Io non mi ricorderò di alcun torto tuo , e se anche tu mi dessi altri dispiaceri , che m ' importa ? Tu sarai sempre mio fratello lo stesso , io non mi ricorderò mai d ' altro che d ' averti tenuto in braccio bambino , d ' aver amato padre e madre con te , d ' averti visto crescere , d ' essere stata per tanti anni la tua più fida compagna . Ma tu scrivimi una buona parola sopra questo stesso quaderno e io ripasserò a leggerla prima di sera . Intanto , per mostrarti che non sono in collera con te , vedendo che eri stanco , ho copiato per te il racconto mensile Sangue romagnolo , che tu dovevi copiare per il muratorino malato : cercalo nel cassetto di sinistra del tuo tavolino . L ' ho scritto tutto questa notte mentre dormivi . Scrivimi una buona parola , Enrico , te ne prego . TUA SORELLA SILVIA Non sono degno di baciarti le mani . ENRICO Sangue romagnolo Racconto mensile Quella sera la casa di Ferruccio era più quieta del solito . Il padre , che teneva una piccola bottega di merciaiolo , era andato a Forlì a far delle compere , e sua moglie l ' aveva accompagnato con Luigina , una bimba , per portarla da un medico , che doveva operarle un occhio malato ; e non dovevano ritornare che la mattina dopo . Mancava poco alla mezzanotte . La donna che veniva a far dei servizi di giorno se n ' era andata sull ' imbrunire . In casa non rimaneva che la nonna , paralitica delle gambe , e Ferruccio , un ragazzo di tredici anni . Era una casetta col solo piano terreno , posta sullo stradone , a un tiro di fucile da un villaggio , poco lontano da Forlì , città di Romagna ; e non aveva accanto che una casa disabitata , rovinata due mesi innanzi da un incendio , sulla quale si vedeva ancora l ' insegna d ' un ' osteria . Dietro la casetta c ' era un piccolo orto circondato da una siepe , sul quale dava una porticina rustica ; la porta della bottega , che serviva anche da porta di casa , s ' apriva sullo stradone . Tutt ' intorno si stendeva la campagna solitaria , vasti campi lavorati , piantati di gelsi . Mancava poco alla mezzanotte , pioveva , tirava vento . Ferruccio e la nonna , ancora levati , stavano nella stanza da mangiare , tra la quale e l ' orto c ' era uno stanzino ingombro di mobili vecchi . Ferruccio non era rientrato in casa che alle undici , dopo una scappata di molte ore , e la nonna l ' aveva aspettato a occhi aperti , piena d ' ansietà , inchiodata sopra un largo seggiolone a bracciuoli , sul quale soleva passar tutta la giornata , e spesso anche l ' intera notte , poiché un ' oppressione di respiro non la lasciava star coricata . Pioveva e il vento sbatteva la pioggia contro le vetrate : la notte era oscurissima . Ferruccio era rientrato stanco , infangato , con la giacchetta lacera , e col livido d ' una sassata sulla fronte ; aveva fatto la sassaiola coi compagni , eran venuti alle mani , secondo il solito ; e per giunta aveva giocato e perduto tutti i suoi soldi , e lasciato il berretto in un fosso . Benché la cucina non fosse rischiarata che da una piccola lucerna a olio , posta sull ' angolo d ' un tavolo , accanto al seggiolone , pure la povera nonna aveva visto subito in che stato miserando si trovava il nipote , e in parte aveva indovinato , in parte gli aveva fatto confessare le sue scapestrerie . Essa amava con tutta l ' anima quel ragazzo . Quando seppe ogni cosa , si mise a piangere . - Ah ! no , - disse poi , dopo un lungo silenzio ; - tu non hai cuore per la tua povera nonna . Non hai cuore a profittare in codesto modo dell ' assenza di tuo padre e di tua madre per darmi dei dolori . Tutto il giorno m ' hai lasciata sola ! Non hai avuto un po ' di compassione . Bada , Ferruccio ! Tu ti metti per una cattiva strada che ti condurrà a una triste fine . Ne ho visti degli altri cominciar come te e andar a finir male . Si comincia a scappar di casa , a attaccar lite cogli altri ragazzi , a perdere i soldi ; poi , a poco a poco , dalle sassate si passa alle coltellate , dal gioco agli altri vizi , e dai vizi ... al furto . Ferruccio stava a ascoltare , ritto a tre passi di distanza , appoggiato a una dispensa , col mento sul petto , con le sopracciglia aggrottate , ancora tutto caldo dell ' ira della rissa . Aveva una ciocca di bei capelli castagni a traverso alla fronte e gli occhi azzurri immobili . - Dal gioco al furto , - ripeté la nonna , continuando a piangere . - Pensaci , Ferruccio . Pensa a quel malanno qui del paese , a quel Vito Mozzoni , che ora è in città a fare il vagabondo ; che a ventiquattr ' anni è stato due volte in prigione , e ha fatto morir di crepacuore quella povera donna di sua madre , che io conoscevo , e suo padre è fuggito in Svizzera per disperazione . Pensa a quel tristo soggetto , che tuo padre si vergogna di rendergli il saluto , sempre in giro con dei scellerati peggio di lui , fino al giorno che cascherà in galera . Ebbene , io l ' ho conosciuto ragazzo , ha cominciato come te . Pensa che ridurrai tuo padre e tua madre a far la stessa fine dei suoi . Ferruccio taceva . Egli non era mica tristo di cuore , tutt ' altro ; la sua scapestrataggine derivava piuttosto da sovrabbondanza di vita e d ' audacia che da mal animo ; e suo padre l ' aveva avvezzato male appunto per questo , che ritenendolo capace , in fondo , dei sentimenti più belli , ed anche , messo a una prova , d ' un ' azione forte e generosa gli lasciava la briglia sul collo e aspettava che mettesse giudizio da sé . Buono era , piuttosto che tristo ; ma caparbio , e difficile molto , anche quando aveva il cuore stretto dal pentimento , a lasciarsi sfuggire dalla bocca quelle buone parole che ci fanno perdonare : - Sì , ho torto , non lo farò più , te lo prometto , perdonami . - Aveva l ' anima piena di tenerezza alle volte ; ma l ' orgoglio non la lasciava uscire . - Ah Ferruccio ! - continuò la nonna , vedendolo così muto . - Non una parola di pentimento mi dici ! Tu vedi in che stato mi trovo ridotta , che mi potrebbero sotterrare . Non dovresti aver cuore di farmi soffrire , di far piangere la mamma della tua mamma , così vecchia , vicina al suo ultimo giorno ; la tua povera nonna , che t ' ha sempre voluto tanto bene ; che ti cullava per notti e notti intere quand ' eri bimbo di pochi mesi , e che non mangiava per baloccarti , tu non lo sai ! Io dicevo sempre : - Questo sarà la mia consolazione ! - E ora tu mi fai morire ! Io darei volentieri questo po ' di vita che mi resta , per vederti tornar buono , obbediente come a quei giorni ... quando ti conducevo al Santuario , ti ricordi , Ferruccio ? che mi empivi le tasche di sassolini e d ' erbe , e io ti riportavo a casa in braccio , addormentato ? Allora volevi bene alla tua povera nonna . E ora che sono paralitica e che avrei bisogno della tua affezione come dell ' aria per respirare , perché non ho più altro al mondo , povera donna mezza morta che sono , Dio mio ! ... Ferruccio stava per lanciarsi verso la nonna , vinto dalla commozione , quando gli parve di sentire un rumor leggiero , uno scricchiolìo nello stanzino accanto , quello che dava sull ' orto . Ma non capì se fossero le imposte scosse dal vento , o altro . Tese l ' orecchio . La pioggia scrosciava . Il rumore si ripeté . La nonna lo sentì pure . - Cos ' è ? - domandò la nonna dopo un momento , turbata . - La pioggia , - mormorò il ragazzo . - Dunque , Ferruccio , - disse la vecchia , asciugandosi gli occhi , - me lo prometti che sarai buono , che non farai mai più piangere la tua povera nonna ... Un nuovo rumor leggiero la interruppe . - Ma non mi pare la pioggia ! - esclamò , impallidendo - ... va ' a vedere ! Ma soggiunse subito : - No , resta qui ! - e afferrò Ferruccio per la mano . Rimasero tutti e due col respiro sospeso . Non sentivan che il rumore dell ' acqua . Poi tutti e due ebbero un brivido . All ' uno e all ' altra era parso di sentire uno stropiccìo di piedi nello stanzino . - Chi c ' è ? - domandò il ragazzo , raccogliendo il fiato a fatica . Nessuno rispose . - Chi c ' è ? - ridomandò Ferruccio , agghiacciato dalla paura . Ma aveva appena pronunciato quelle parole , che tutt ' e due gettarono un grido di terrore . Due uomini erano balzati nella stanza ; l ' uno afferrò il ragazzo e gli cacciò una mano sulla bocca ; l ' altro strinse la vecchia alla gola ; il primo disse : - Zitto , se non vuoi morire ! - il secondo : - Taci ! - e levò un coltello . L ' uno e l ' altro avevano una pezzuola scura sul viso , con due buchi davanti agli occhi . Per un momento non si sentì altro che il respiro affannoso di tutti e quattro e lo scrosciar della pioggia ; la vecchia metteva dei rantoli fitti , e aveva gli occhi fuor del capo . Quello che teneva il ragazzo , gli disse nell ' orecchio : - Dove tiene i danari tuo padre ? Il ragazzo rispose con un fil di voce , battendo i denti : - Di là ... nell ' armadio . - Vieni con me , - disse l ' uomo . E lo trascinò nello stanzino , tenendolo stretto alla gola . Là c ' era una lanterna cieca , sul pavimento . - Dov ' è l ' armadio ? - domandò . Il ragazzo , soffocato , accennò l ' armadio . Allora , per esser sicuro del ragazzo , l ' uomo lo gittò in ginocchio , davanti all ' armadio , e serrandogli forte il collo fra le proprie gambe , in modo da poterlo strozzare se urlava , e tenendo il coltello fra i denti e la lanterna da una mano , cavò di tasca con l ' altra un ferro acuminato , lo ficcò nella serratura , frugò , ruppe , spalancò i battenti , rimescolò in furia ogni cosa , s ' empì le tasche , richiuse , tornò ad aprire , rifrugò : poi riafferrò il ragazzo alla strozza , e lo risospinse di là , dove l ' altro teneva ancora agguantata la vecchia , convulsa , col capo arrovesciato e la bocca aperta . Costui domandò a bassa voce : - Trovato ? Il compagno rispose : - Trovato . E soggiunse : - Guarda all ' uscio . Quello che teneva la vecchia corse alla porta dell ' orto a vedere se c ' era nessuno , e disse dallo stanzino , con una voce che parve un fischio : - Vieni . Quello che era rimasto , e che teneva ancora Ferruccio mostrò il coltello al ragazzo e alla vecchia che riapriva gli occhi , e disse : - Non una voce , o torno indietro e vi sgozzo ! E li fisso un momento tutti e due . In quel punto si sentì lontano , per lo stradone , un canto di molte voci . Il ladro voltò rapidamente il capo verso l ' uscio , e in quel moto violento gli cadde la pezzuola dal viso . La vecchia gettò un urlo : - Mozzoni ! - Maledetta ! - ruggì il ladro , riconosciuto . - Devi morire ! E si avventò a coltello alzato contro la vecchia , che svenne sull ' atto . L ' assassino menò il colpo . Ma con un movimento rapidissimo , gettando un grido disperato , Ferruccio s ' era lanciato sulla nonna , e l ' aveva coperta col proprio corpo . L ' assassino fuggì urtando il tavolo e rovesciando il lume , che si spense . Il ragazzo scivolò lentamente di sopra alla nonna , e cadde in ginocchio , e rimase in quell ' atteggiamento , con le braccia intorno alla vita di lei e il capo sul suo seno . Qualche momento passò ; era buio fitto ; il canto dei contadini s ' andava allontanando per la campagna . La vecchia rinvenne . - Ferruccio ! - chiamò con voce appena intelligibile , battendo i denti . - Nonna , - rispose il ragazzo . La vecchia fece uno sforzo per parlare ; ma il terrore le paralizzava la lingua . Stette un pezzo in silenzio , tremando violentemente . Poi riuscì a domandare : - Non ci son più ? - No . - Non m ' hanno uccisa , - mormorò la vecchia con voce soffocata . - No ... siete salva , - disse Ferruccio , con voce fioca . - Siete salva , cara nonna . Hanno portato via dei denari . Ma il babbo ... aveva preso quasi tutto con sé . La nonna mise un respiro . - Nonna , - disse Ferruccio , sempre in ginocchio , stringendola alla vita , - cara nonna ... mi volete bene , non è vero ? - Oh Ferruccio ! povero figliuol mio ! - rispose quella , mettendogli le mani sul capo , - che spavento devi aver avuto ! Oh Signore Iddio misericordioso ! Accendi un po ' di lume ... No , restiamo al buio , ho ancora paura . - Nonna , - riprese il ragazzo , - io v ' ho sempre dato dei dispiaceri ... - No , Ferruccio , non dir queste cose ; io non ci penso più , ho scordato tutto , ti voglio tanto bene ! - V ' ho sempre dato dei dispiaceri , - continuò Ferruccio , a stento , con la voce tremola ; - ma ... vi ho sempre voluto bene . Mi perdonate ? ... Perdonatemi , nonna - Sì , figliuolo , ti perdono , ti perdono con tutto il cuore . Pensa un po ' se non ti perdono . Levati d ' in ginocchio , bambino mio . Non ti sgriderò mai più . Sei buono , sei tanto buono ! Accendiamo il lume . Facciamoci un po ' di coraggio . Alzati , Ferruccio . - Grazie , nonna , - disse il ragazzo , con la voce sempre più debole . - Ora ... sono contento . Vi ricorderete di me , nonna ... non è vero ? vi ricorderete sempre di me ... del vostro Ferruccio . - Ferruccio mio ! - esclamò la nonna , stupita e inquieta , mettendogli le mani sulle spalle e chinando il capo , come per guardarlo nel viso . - Ricordatevi di me , - mormorò ancora il ragazzo con una voce che pareva un soffio . - Date un bacio a mia madre ... a mio padre ... a Luigina ... Addio , nonna ... - In nome del cielo , cos ' hai ! - gridò la vecchia palpando affannosamente il capo del ragazzo che le si era abbandonato sulle ginocchia ; e poi con quanta voce avea in gola disperatamente : - Ferruccio ! Ferruccio ! Ferruccio ! Bambino mio ! Amor mio ! Angeli del paradiso , aiutatemi ! Ma Ferruccio non rispose più . Il piccolo eroe , il salvatore della madre di sua madre , colpito d ' una coltellata nel dorso , aveva reso la bella e ardita anima a Dio . Il muratorino moribondo 18 , martedì Il povero muratorino è malato grave ; il maestro ci disse d ' andarlo a vedere , e combinammo d ' andarci insieme Garrone , Derossi ed io . Stardi pure sarebbe venuto , ma siccome il maestro ci diede per lavoro la descrizione del Monumento a Cavour , egli ci disse che doveva andar a vedere il monumento , per far la descrizione più esatta . Così per prova invitammo anche quel gonfionaccio di Nobis , che ci rispose : - No , - senz ' altro . Votini pure si scusò , forse per paura di macchiarsi il vestito di calcina . Ci andammo all ' uscita delle quattro . Pioveva a catinelle . Per la strada Garrone si fermò e disse con la bocca piena di pane : - Cosa si compera ? - e faceva sonare due soldi nella tasca . Mettemmo due soldi ciascuno e comperammo tre arancie grosse . Salimmo alla soffitta . Davanti all ' uscio Derossi si levò la medaglia e se la mise in tasca : gli domandai perché : - Non so , rispose , - per non aver l ' aria ... mi par più delicato entrare senza medaglia . - Picchiammo , ci aperse il padre , quell ' omone che pare un gigante : aveva la faccia stravolta che pareva spaventato . - Chi siete ? - domandò . - Garrone rispose : - Siamo compagni di scuola d ' Antonio , che gli portiamo tre arancie . - Ah ! povero Tonino , - esclamò il muratore scotendo il capo , - ho paura che non le mangerà più le vostre arancie ! - e si asciugò gli occhi col rovescio della mano . Ci fece andar avanti : entrammo in una camera a tetto , dove vedemmo il « muratorino » che dormiva in un piccolo letto di ferro : sua madre stava abbandonata sul letto col viso nelle mani , e si voltò appena a guardarci : da una parte pendevan dei pennelli , un piccone e un crivello da calcina ; sui piedi del malato era distesa la giacchetta del muratore , bianca di gesso . Il povero ragazzo era smagrito , bianco bianco , col naso affilato , e respirava corto . O caro Tonino , tanto buono e allegro , piccolo compagno mio , come mi fece pena , quanto avrei dato per rivedergli fare il muso di lepre , povero muratorino ! Garrone gli mise un ' arancia sul cuscino , accanto al viso : l ' odore lo svegliò , la pigliò subito , ma poi la lasciò andare , e guardò fisso Garrone . - Son io , - disse questi , - Garrone : mi conosci ? - Egli fece un sorriso che si vide appena , e levò a stento dal letto la sua mano corta e la porse a Garrone , che la prese fra le sue e vi appoggiò sopra la guancia dicendo : - Coraggio , coraggio , muratorino ; tu guarirai presto e tornerai alla scuola e il maestro ti metterà vicino a me , sei contento ? - Ma il muratorino non rispose . La madre scoppiò in singhiozzi : - Oh il mio povero Tonino ! il mio povero Tonino ! Così bravo e buono , e Dio che ce lo vuol prendere ! - Chétati ! - le gridò il muratore , disperato , - chetati per amor di Dio , o perdo la testa ! - Poi disse a noi affannosamente : - Andate , andate , ragazzi ; grazie ; andate ; che volete far qui ? Grazie ; andatevene a casa . - Il ragazzo aveva richiuso gli occhi e pareva morto . - Ha bisogno di qualche servizio ? - domandò Garrone . - No , buon figliuolo , grazie , rispose il muratore ; - andatevene a casa . - E così dicendo ci spinse sul pianerottolo e richiuse l ' uscio . Ma non eravamo a metà delle scale , che lo sentimmo gridare : - Garrone ! Garrone ! - Risalimmo in fretta tutti e tre . - Garrone ! - gridò il muratore col viso mutato , - t ' ha chiamato per nome , due giorni che non parlava , t ' ha chiamato due volte , vuole te , vieni subito . Ah santo Iddio , se fosse un buon segno ! - A rivederci , - disse Garrone a noi , - io rimango , - e si lanciò in casa col padre . Derossi aveva gli occhi pieni di lacrime . Io gli dissi : - Piangi per il muratorino ? Egli ha parlato , guarirà . - Lo credo , - rispose Derossi ; - ma non pensavo a lui ... Pensavo com ' è buono , che anima bella è Garrone ! Il conte Cavour 29 , mercoledì È la descrizione del monumento al conte Cavour che tu devi fare . Puoi farla . Ma chi sia stato il conte Cavour non lo puoi capire per ora . Per ora sappi questo soltanto . egli fu per molti anni il primo ministro del Piemonte , è lui che mandò l ' esercito piemontese in Crimea a rialzare con la vittoria della Cernaia la nostra gloria militare caduta con la sconfitta di Novara ; è lui che fece calare dalle Alpi centocinquantamila Francesi a cacciar gli Austriaci dalla Lombardia , è lui che governò l ' Italia nel periodo più solenne della nostra rivoluzione , che diede in quegli anni il più potente impulso alla santa impresa dell ' unificazione della patria , lui con l ' ingegno luminoso , con la costanza invincibile , con l ' operosità più che umana . Molti generali passarono ore terribili sul campo di battaglia ; ma egli ne passò di più terribili nel suo gabinetto quando l ' enorme opera sua poteva rovinare di momento in momento come un fragile edifizio a un crollo di terremoto , ore , notti di lotta e d ' angoscia passò , da uscirne con la ragione stravolta o con la morte nel cuore . E fu questo gigantesco e tempestoso lavoro che gli accorciò di vent ' anni la vita . Eppure , divorato dalla febbre che lo doveva gettar nella fossa , egli lottava ancora disperatamente con la malattia , per far qualche cosa per il suo paese . - È strano , diceva con dolore dal suo letto di morte , - non so più leggere , non posso più leggere . - Mentre gli cavavan sangue e la febbre aumentava , pensava alla sua patria , diceva imperiosamente : - Guaritemi , la mia mente s ' oscura , ho bisogno di tutte le mie facoltà per trattare dei gravi affari . - Quando era già ridotto agli estremi , e tutta la città s ' agitava , e il Re stava al suo capezzale , egli diceva con affanno . - Ho molte cose da dirvi , Sire , molte cose da farvi vedere ; ma son malato , non posso , non posso ; - e si desolava . E sempre il suo pensiero febbrile rivolava allo Stato , alle nuove provincie italiane che s ' erano unite a noi ; alle tante cose che rimanevan da farsi . Quando lo prese il delirio . - Educate l ' infanzia , - esclamava fra gli aneliti , - educate l ' infanzia e la gioventù ... governate con la libertà . - Il delirio cresceva , la morte gli era sopra , ed egli invocava con parole ardenti il generale Garibaldi , col quale aveva avuto dei dissensi , e Venezia e Roma che non erano ancor libere , aveva delle vaste visioni dell ' avvenire d ' Italia e d ' Europa , sognava un ' invasione straniera , domandava dove fossero i corpi dell ' esercito e i generali , trepidava ancora per noi , per il suo popolo . Il suo grande dolore , capisci , non era di sentirsi mancare la vita , era di vedersi sfuggire la patria , che aveva ancora bisogno di lui , e per la quale aveva logorato in pochi anni le forze smisurate del suo miracoloso organismo . Morì col grido della battaglia nella gola , e la sua morte fu grande come la sua vita . Ora pensa un poco , Enrico , che cosa è il nostro lavoro , che pure ci pesa tanto , che cosa sono i nostri dolori , la nostra morte stessa , a confronto delle fatiche , degli affanni formidabili , delle agonie tremende di quegli uomini ; a cui pesa un mondo sul cuore ! Pensa a questo , figliuolo , quando passi davanti a quell ' immagine di marmo , e dille : - Gloria ! - in cuor tuo . TUO PADRE APRILE Primavera 1 , sabato Primo d ' aprile ! Tre soli mesi ancora . Questa è stata una delle più belle mattinate dell ' anno . Io ero contento , nella scuola , perché Coretti m ' aveva detto d ' andar dopo domani a veder arrivare il Re , insieme con suo padre che lo conosce ; e perché mia madre m ' avea promesso di condurmi lo stesso giorno a visitar l ' Asilo infantile di Corso Valdocco . Anche ero contento perché il « muratorino » sta meglio , e perché ieri sera , passando , il maestro disse a mio padre : - Va bene , va bene . - E poi era una bella mattinata di primavera . Dalle finestre della scuola si vedeva il cielo azzurro , gli alberi del giardino tutti coperti di germogli , e le finestre delle case spalancate , colle cassette e i vasi già verdeggianti . Il maestro non rideva , perché non ride mai , ma era di buon umore , tanto che non gli appariva quasi più quella ruga diritta in mezzo alla fronte ; e spiegava un problema sulla lavagna , celiando . E si vedeva che provava piacere a respirar l ' aria del giardino che veniva per le finestre aperte , piena d ' un buon odor fresco di terra e di foglie , che faceva pensare alle passeggiate in campagna . Mentre egli spiegava , si sentiva in una strada vicina un fabbro ferraio che batteva sull ' incudine , e nella casa di faccia una donna che cantava per addormentare il bambino : lontano , nella caserma della Cernaia , suonavano le trombe . Tutti parevano contenti , persino Stardi . A un certo momento il fabbro si mise a picchiar più forte , la donna a cantar più alto . Il maestro s ' interruppe e prestò l ' orecchio . Poi disse lentamente guardando per la finestra : - Il cielo che sorride , una madre che canta , un galantuomo che lavora , dei ragazzi che studiano ... ecco delle cose belle . - Quando uscimmo dalla classe , vedemmo che anche tutti gli altri erano allegri ; tutti camminavano in fila pestando i piedi forte e canticchiando , come alla vigilia d ' una vacanza di quattro giorni ; le maestre scherzavano ; quella della penna rossa saltellava dietro i suoi bimbi come una scolaretta ; i parenti dei ragazzi discorrevano fra loro ridendo , e la madre di Crossi , l ' erbaiola , ci aveva nelle ceste tanti mazzi di violette , che empivano di profumo tutto il camerone . Io non sentii mai tanta contentezza come questa mattina a veder mia madre che mi aspettava nella strada . E glielo dissi andandole incontro : - Sono contento : cos ' è mai che mi fa così contento questa mattina ? - E mia madre mi rispose sorridendo che era la bella stagione e la buona coscienza . Re Umberto 3 , lunedì Alle dieci in punto mio padre vide dalla finestra Coretti , il rivenditore di legna , e il figliuolo , che m ' aspettavano sulla piazza , e mi disse : - Eccoli , Enrico ; va ' a vedere il tuo re . Io andai giù lesto come un razzo . Padre e figliuolo erano anche più vispi del solito e non mi parve mai che si somigliassero tanto l ' uno all ' altro come questa mattina : il padre aveva alla giacchetta la medaglia al valore in mezzo alle due commemorative , e i baffetti arricciati e aguzzi come due spilli . Ci mettemmo subito in cammino verso la stazione della strada ferrata , dove il re doveva arrivare alle dieci e mezzo . Coretti padre fumava la pipa e si fregava le mani . - Sapete , - diceva - che non l ' ho più visto dalla guerra del sessantasei ? La bagatella di quindici anni e sei mesi . Prima tre anni in Francia , poi a Mondovì ; e qui che l ' avrei potuto vedere , non s ' è mai dato il maledetto caso che mi trovassi in città quando egli veniva . Quando si dice le combinazioni . Egli chiamava il re : - Umberto - come un camerata . - Umberto comandava la 16a divisione , Umberto aveva ventidue anni e tanti giorni , Umberto montava a cavallo così e così . - Quindici anni ! - diceva forte , allungando il passo . - Ho proprio desiderio di rivederlo . L ' ho lasciato principe , lo rivedo re . E anch ' io ho cambiato : son passato da soldato a rivenditor di legna . - E rideva . Il figliuolo gli domandò : - Se vi vedesse , vi riconoscerebbe ? Egli si mise a ridere . - Tu sei matto , - rispose . - Ci vorrebbe altro . Lui , Umberto , era uno solo ; noi eravamo come le mosche . E poi sì che ci stette a guardare uno per uno . Sboccammo sul corso Vittorio Emanuele ; c ' era molta gente che s ' avviava alla stazione . Passava una compagnia d ' Alpini , con le trombe . Passarono due carabinieri a cavallo , di galoppo . Era un sereno che smagliava . - Sì ! - esclamò Coretti padre , animandosi ; - mi fa proprio piacere di rivederlo , il mio generale di divisione . Ah ! come sono invecchiato presto ! Mi pare l ' altro giorno che avevo lo zaino sulle spalle e il fucile tra le mani in mezzo a quel tramestio , la mattina del 24 giugno , quando s ' era per venire ai ferri . Umberto andava e veniva coi suoi ufficiali , mentre tonava il cannone , lontano ; e tutti lo guardavano e dicevano : - Purché non ci sia una palla anche per lui ! - Ero a mille miglia dal pensare che di lì a poco me gli sarei trovato tanto vicino , davanti alle lance degli ulani austriaci ; ma proprio a quattro passi l ' un dall ' altro , figliuoli . Era una bella giornata , il cielo come uno specchio , ma un caldo ! Vediamo se si può entrare . Eravamo arrivati alla stazione ; c ' era una gran folla , carrozze , guardie , carabinieri , società con bandiere . La banda d ' un reggimento suonava . Coretti padre tentò di entrare sotto il porticato ; ma gli fu impedito . Allora pensò di cacciarsi in prima fila nella folla che facea ala all ' uscita , e aprendosi il passo coi gomiti , riuscì a spingere innanzi anche noi . Ma la folla , ondeggiando , ci sbalzava un po ' di qua e un po ' di là . Il venditor di legna adocchiava il primo pilastro del porticato , dove le guardie non lasciavano stare nessuno . - Venite con me , - disse a un tratto , e tirandoci per le mani , attraversò in due salti lo spazio vuoto e s ' andò a piantar là , con le spalle al muro . Accorse subito un brigadiere di Polizia e gli disse : - Qui non si può stare . - Son del quarto battaglione del '49 , - rispose Coretti , toccandosi la medaglia . Il brigadiere lo guardò e disse : - Restate . - Ma se lo dico io ! - esclamò Coretti trionfante ; - è una parola magica quel quarto del quarantanove ! Non ho diritto di vederlo un po ' a mio comodo il mio generale , io che son stato nel quadrato ! Se l ' ho visto da vicino allora , mi par giusto di vederlo da vicino adesso . E dico generale ! È stato mio comandante di battaglione , per una buona mezz ' ora , perché in quei momenti lo comandava lui il battaglione , mentre c ' era in mezzo , e non il maggiore Ubrich , sagrestia ! Intanto si vedeva nel salone dell ' arrivo e fuori un gran rimescolio di signori e d ' ufficiali , e davanti alla porta si schieravano le carrozze , coi servitori vestiti di rosso . Coretti domandò a suo padre se il principe Umberto aveva la sciabola in mano quand ' era nel quadrato . - Avrà ben avuto la sciabola in mano , - rispose , - per parare una lanciata , che poteva toccare a lui come a un altro . Ah ! i demoni scatenati ! Ci vennero addosso come l ' ira di Dio , ci vennero . Giravano tra i gruppi , i quadrati , i cannoni , che parevan mulinati da un uragano , sfondando ogni cosa . Era una confusione di cavalleggeri d ' Alessandria , di lancieri di Foggia , di fanteria , di ulani , di bersaglieri , un inferno che non se ne capiva più niente . Io intesi gridare : - Altezza ! Altezza ! - vidi venir le lancie calate , scaricammo i fucili , un nuvolo di polvere nascose tutto ... Poi la polvere si diradò ... La terra era coperta di cavalli e di ulani feriti e morti . Io mi voltai indietro , e vidi in mezzo a noi Umberto , a cavallo , che guardava intorno , tranquillo , con l ' aria di domandare : - C ' è nessuno graffiato dei miei ragazzi ? - E noi gli gridammo : - Evviva ! - sulla faccia , come matti . Sacro Dio che momento ! ... Ecco il treno che arriva . La banda suonò , gli ufficiali accorsero , la folla s ' alzò in punta di piedi . - Eh , non esce mica subito , - disse una guardia ; - ora gli fanno un discorso . Coretti padre non stava più nella pelle . - Ah ! quando ci penso , - disse , - io lo vedo sempre là . Sta bene tra i colerosi e i terremoti e che so altro : anche là è stato bravo ; ma io l ' ho sempre in mente come l ' ho visto allora , in mezzo a noi , con quella faccia tranquilla . E son sicuro che se ne ricorda anche lui del quarto del '49 , anche adesso che è re , e che gli farebbe piacere di averci una volta a tavola tutti insieme , quelli che s ' è visto intorno in quei momenti . Adesso ci ha generali e signoroni e galloni ; allora non ci aveva che dei poveri soldati . Se ci potessi un po ' barattare quattro parole , a quattr ' occhi ! Il nostro generale di ventidue anni , il nostro principe , che era affidato alle nostre baionette ... Quindici anni che non lo vedo ... Il nostro Umberto , va ' . Ah ! questa musica mi rimescola il sangue , parola d ' onore . Uno scoppio di grida l ' interruppe , migliaia di cappelli s ' alzarono in aria , quattro signori vestiti di nero salirono nella prima carrozza - È lui ! - gridò Coretti , e rimase come incantato . Poi disse piano : - Madonna mia , come s ' è fatto grigio ! - Tutti e tre ci scoprimmo il capo : la carrozza veniva innanzi lentamente , in mezzo alla folla che gridava e agitava i cappelli . Io guardai Coretti padre . Mi parve un altro : pareva diventato più alto , serio , un po ' pallido , ritto appiccicato contro il pilastro . La carrozza arrivò davanti a noi , a un passo dal pilastro . - Evviva ! - gridarono molte voci . - Evviva ! - gridò Coretti , dopo gli altri . Il re lo guardò in viso e arrestò un momento lo sguardo sulle tre medaglie . Allora Coretti perdé la testa e urlò : - Quarto battaglione del quarantanove ! Il re , che s ' era già voltato da un ' altra parte , si rivoltò verso di noi , e fissando Coretti negli occhi , stese la mano fuor della carrozza . Coretti fece un salto avanti e gliela strinse . La carrozza passò , la folla irruppe e ci divise , perdemmo di vista Coretti padre . Ma fu un momento . Subito lo ritrovammo , ansante , con gli occhi umidi , che chiamava per nome il figliuolo , tenendo la mano in alto . Il figliuolo si slanciò verso di lui , ed egli gridò : - Qua , piccino , che ho ancora calda la mano ! - e gli passò la mano intorno al viso , dicendo : - Questa è una carezza del re . E rimase lì come trasognato , con gli occhi fissi sulla carrozza lontana , sorridendo , con la pipa tra le mani , in mezzo a un gruppo di curiosi che lo guardavano . - È uno del quadrato del '49 , - dicevano . - È un soldato che conosce il re . - È il re che l ' ha riconosciuto . - È lui che gli ha teso la mano . - Ha dato una supplica al re , - disse uno più forte . - No , - rispose Coretti , voltandosi bruscamente ; - non gli ho dato nessuna supplica , io . Un ' altra cosa gli darei , se me la domandasse ... Tutti lo guardarono . Ed egli disse semplicemente : - Il mio sangue . L ' asilo infantile 4 , martedì Mia madre , come m ' aveva promesso , mi condusse ieri dopo colazione all ' asilo infantile di Corso Valdocco , per raccomandare alla direttrice una sorella piccola di Precossi . Io non avevo mai visto un asilo . Quanto mi divertirono ! Duecento c ' erano tra bimbi e bimbe , così piccoli , che i nostri della prima inferiore sono uomini appetto a quelli . Arrivammo appunto che entravano in fila nel refettorio , dove erano due tavole lunghissime con tante buche rotonde , e in ogni buca una scodella nera , piena di riso e fagioli , e un cucchiaio di stagno accanto . Entrando alcuni piantavano un melo , e restavan lì sul pavimento , fin che accorrevan le maestre a tirarli su . Molti si fermavano davanti a una scodella , credendo che fosse quello il loro posto , e ingollavano subito una cucchiaiata , quando arrivava una maestra e diceva : - Avanti ! - e quelli avanti tre o quattro passi e giù un ' altra cucchiaiata , e avanti ancora , fin che arrivavano al proprio posto , dopo aver beccato a scrocco una mezza minestrina . Finalmente , a furia di spingere , di gridare : - Sbrigatevi ! Sbrigatevi ! - li misero in ordine tutti , e cominciarono la preghiera . Ma tutti quelli delle file di dentro , i quali per pregare dovevan voltar la schiena alla scodella , torcevano il capo indietro per tenerla d ' occhio , che nessuno ci pescasse , e poi pregavano così , con le mani giunte e con gli occhi al cielo , ma col cuore alla pappa . Poi si misero a mangiare . Ah che ameno spettacolo ! Uno mangiava con due cucchiai , l ' altro s ' ingozzava con le mani , molti levavano i fagioli un per uno e se li ficcavano in tasca ; altri invece li rinvoltavano stretti nel grembiulino e ci picchiavan su , per far la pasta . Ce n ' erano anche che non mangiavano per veder volar le mosche , e alcuni tossivano e spandevano una pioggia di riso tutto intorno . Un pollaio , pareva . Ma era grazioso . Facevano una bella figura le due file delle bambine , tutte coi capelli legati sul cocuzzolo con tanti nastrini rossi , verdi , azzurri . Una maestra domandò a una fila di otto bambine : - Dove nasce il riso ? Tutte otto spalancaron la bocca piena di minestra , e risposero tutte insieme cantando : - Na - sce nel - l ' ac - qua , - Poi la maestra comandò : - Le mani in alto ! - E allora fu bello vedere scattar su tutti quei braccini , che mesi fa erano ancor nelle fascie , e agitarsi tutte quelle mani piccole , che parevan tante farfalle bianche e rosate . Poi andarono alla ricreazione ; ma prima presero tutti i loro panierini con dentro la colazione , che erano appesi ai muri . Uscirono nel giardino e si sparpagliarono , tirando fuori le loro provvigioni : pane , prune cotte , un pezzettino di formaggio , un ovo sodo , delle mele piccole , una pugnata di ceci lessi , un ' ala di pollo . In un momento tutto il giardino fu coperto di bricioline come se ci avessero sparso del becchime per uno stormo d ' uccelli . Mangiavano in tutte le più strane maniere , come i conigli , i topi , i gatti , rosicchiando , leccando , succhiando . C ' era un bimbo che si teneva appuntato un grissino sul petto e lo andava ungendo con una nespola , come se lustrasse una sciabola . Delle bambine spiaccicavano nel pugno delle formaggiole molli , che colavano fra le dita , come latte , e filavan giù dentro alle maniche ; ed esse non se n ' accorgevano mica . Correvano e s ' inseguivano con le mele e i panini attaccati ai denti , come i cani . Ne vidi tre che scavavano con un fuscello dentro a un ovo sodo credendo di scoprirvi dei tesori , e lo spandean mezzo per terra , e poi lo raccoglievano briciolo per briciolo , con grande pazienza , come se fossero perle . E a quelli che avevan qualcosa di straordinario , c ' erano intorno otto o dieci col capo chino a guardar nel paniere , come avrebber guardato la luna nel pozzo . Ci saranno stati venti intorno a un batuffoletto alto così , che aveva in mano un cartoccino di zucchero , tutti a fargli cerimonie per aver il permesso d ' intingere il pane , e lui a certi lo dava , ed ad altri , pregato bene , non imprestava che il dito da succhiare . Intanto mia madre era venuta nel giardino e accarezzava ora l ' uno ora l ' altro . Molti le andavano intorno , anzi addosso , a chiederle un bacio col viso in su , come se guardassero a un terzo piano , aprendo e chiudendo la bocca , come per domandare la cioccia . Uno le offerse uno spicchio d ' arancia morsicchiato , un altro una crostina di pane , una bimba le diede una foglia ; un ' altra bimba le mostrò con grande serietà la punta dell ' indice dove , a guardar bene , si vedeva un gonfiettino microscopico , che s ' era fatto il giorno prima toccando la fiammella della candela . Le mettevan sotto gli occhi , come grandi meraviglie , degl ' insetti piccolissimi , che non so come facessero a vederli e a raccoglierli , dei mezzi tappi di sughero , dei bottoncini di camicia , dei fiorellini strappati dai vasi . Un bambino con la testa fasciata , che voleva esser sentito a ogni costo , le tartagliò non so che storia d ' un capitombolo , che non se ne capì una parola ; - un altro volle che mia madre si chinasse , e le disse nell ' orecchio : - Mio padre fa le spazzole . - E in quel frattempo accadevano qua e là mille disgrazie , che facevano accorrere le maestre : bambine che piangevano perché non potevano disfare un nodo del fazzoletto , altre che si disputavano a unghiate e a strilli due semi di mela , un bimbo che era caduto bocconi sopra un panchettino rovesciato , e singhiozzava su quella rovina , senza potersi rialzare . Prima d ' andar via , mia madre ne prese in braccio tre o quattro , e allora accorsero da tutte le parti per farsi pigliare , coi visi tinti di torlo d ' ovo e di sugo d ' arancia , e chi a afferrarle le mani , chi a prenderle un dito per veder l ' anello , l ' uno a tirarle la catenella dell ' orologio , l ' altro a volerla acchiappare per le trecce . - Badi , - dicevano le maestre , - che le sciupan tutto il vestito . - Ma a mia madre non importava nulla del vestito , e continuò a baciarli , e quelli sempre più a serrarlesi addosso , i primi con le braccia tese come se volessero arrampicarsi , i lontani cercando di farsi innanzi tra la calca , e tutti gridando : - Addio ! Addio ! Addio ! - infine le riuscì di scappar dal giardino . E allora corsero tutti a mettere il viso tra i ferri della cancellata , per vederla passare , e a cacciar le braccia fuori per salutarla , offrendo ancora tozzi di pane , bocconcini di nespola e croste di formaggio , e gridando tutti insieme : - Addio ! Addio ! Addio ! Ritorna domani ! Vieni un ' altra volta ! - Mia madre , scappando , fece ancora scorrere una mano su quelle cento manine tese , come sopra una ghirlanda di rose vive , e finalmente riuscì in salvo sulla strada , tutta coperta di briciole e di macchie , sgualcita e scarmigliata , con una mano piena di fiori e gli occhi gonfi di lacrime , contenta , come se fosse uscita da una festa . E si sentiva ancora il vocìo di dentro , come un gran pispigliare d ' uccelli , che dicevano : - Addio ! Addio ! Vieni un ' altra volta , madama ! Alla ginnastica 5 , mercoledì Il tempo continuando bellissimo , ci hanno fatto passare dalla ginnastica del camerone a quella degli attrezzi , in giardino . Garrone era ieri nell ' ufficio del Direttore quando venne la madre di Nelli , quella signora bionda e vestita di nero , per far dispensare il figliuolo dai nuovi esercizi . Ogni parola le costava uno sforzo , e parlava tenendo una mano sul capo del suo ragazzo . - Egli non può ... - disse al Direttore . Ma Nelli si mostrò così addolorato di essere escluso dagli attrezzi , d ' aver quella umiliazione di più ... - Vedrai , mamma , - diceva , - che farò come gli altri . - Sua madre lo guardava , in silenzio , con un ' aria di pietà e di affetto . Poi osservò con esitazione : - Temo dei suoi compagni . - Voleva dire : - Temo che lo burlino . - Ma Nelli rispose : - Non mi fa nulla ... e poi c ' è Garrone . Mi basta che ci sia lui che non rida . - E allora lo lasciaron venire . Il maestro , quello della ferita al collo , che è stato con Garibaldi , ci condusse subito alle sbarre verticali , che sono alte molto , e bisognava arrampicarsi fino in cima , e mettersi ritti sull ' asse trasversale . Derossi e Coretti andaron su come due bertucce ; anche il piccolo Precossi salì svelto , benché impacciato da quel giacchettone che gli dà alle ginocchia , e per farlo ridere , mentre saliva tutti gli ripeteano il suo intercalare : - Scusami , scusami ! - Stardi sbuffava , diventava rosso come un tacchino , stringeva i denti che pareva un cane arrabbiato ; ma anche a costo di scoppiare sarebbe arrivato in cima , e ci arrivò infatti ; e Nobis pure , e quando fu lassù prese un ' impostatura da imperatore , ma Votini sdrucciolò due volte , nonostante il suo bel vestito nuovo a righette azzurre , fatto apposta per la ginnastica . Per salir più facile s ' eran tutti impiastrati le mani di pece greca , colofonia , come la chiamano ; e si sa che è quel trafficone di Garoffi che la provvede a tutti , in polvere , vendendola un soldo al cartoccio e guadagnandoci un tanto . Poi toccò a Garrone , che salì masticando pane , come se niente fosse , e credo che sarebbe stato capace di portar su un di noi sulle spalle , da tanto ch ' è tarchiato e forte , quel toretto . Dopo Garrone , ecco Nelli . Appena lo videro attaccarsi alla sbarra con quelle mani lunghe e sottili molti cominciarono a ridere e a canzonare ; ma Garrone incrociò le sue grosse braccia sul petto , e saettò intorno un ' occhiata così espressiva , fece intender così chiaro che avrebbe allungato subito quattro briscole anche in presenza del maestro , che tutti smisero di ridere sul momento . Nelli cominciò a arrampicarsi stentava , poverino , faceva il viso pavonazzo , respirava forte , gli colava il sudore dalla fronte . Il maestro disse : - Vieni giù . - Ma egli no , si sforzava , s ' ostinava : io m ' aspettavo da un momento all ' altro di vederlo ruzzolar giù mezzo morto . Povero Nelli ! Pensavo se fossi stato come lui e m ' avesse visto mia madre , come n ' avrebbe sofferto , povera mia madre , e pensando a questo , gli volevo così bene a Nelli , avrei dato non so che perché riuscisse a salire , per poterlo sospinger io per di sotto , senz ' esser veduto . Intanto Garrone , Derossi , Coretti dicevano : - Su , su , Nelli , forza , ancora un tratto , coraggio ! - E Nelli fece ancora uno sforzo violento , mettendo un gemito , e si trovò a due palmi dall ' asse . - Bravo ! - gridarono gli altri . - Coraggio ! Ancora una spinta ! - Ed ecco Nelli afferrato all ' asse . Tutti batteron le mani . - Bravo ! - disse il maestro , - ma ora basta ; scendi pure . - Ma Nelli volle salir fino in cima come gli altri , e dopo un po ' di stento riuscì a mettere i gomiti sull ' asse , poi le ginocchia , poi i piedi : infine si levò ritto , e ansando e sorridendo , ci guardò . Noi tornammo a batter le mani , e allora egli guardò nella strada . Io mi voltai da quella parte , e a traverso alle piante che copron la cancellata del giardino , vidi sua madre che passeggiava sul marciapiede , senz ' osar di guardare . Nelli discese e tutti gli fecero festa : era eccitato , roseo , gli splendevan gli occhi , non pareva più quello . Poi , all ' uscita , quando sua madre gli venne incontro e gli domandò un po ' inquieta , abbracciandolo : - Ebbene , povero figliuolo , com ' è andata ? com ' è andata ? - tutti i compagni risposero insieme : - Ha fatto bene ! - È salito come noi . - È forte , sa . - È lesto . - Fa tale e quale come gli altri . - Bisognò vederla , allora , la gioia di quella signora ! Ci volle ringraziare e non poté , strinse la mano a tre o quattro , fece una carezza a Garrone , si portò via il figliuolo , e li vedemmo per un pezzo camminare in fretta , discorrendo e gestendo fra loro , tutti e due contenti , come non li avea mai visti nessuno . Il maestro di mio padre 11 , martedì Che bella gita feci ieri con mio padre ! Ecco come . Ieri l ' altro , a desinare , leggendo il giornale , mio padre uscì tutt ' a un tratto in una esclamazione di meraviglia . Poi disse : - E io che lo credevo morto da vent ' anni ! Sapete che è ancora vivo il mio primo maestro elementare , Vincenzo Crosetti , che ha ottantaquattro anni ? Vedo qui che il Ministero gli ha dato la medaglia di benemerenza per sessant ' anni d ' insegnamento . Ses - san - t ' an - ni , capite ? E non son che due anni che ha smesso di far scuola . Povero Crosetti ! Sta a un ' ora di strada ferrata di qui , a Condove , nel paese della nostra antica giardiniera della villa di Chieri . - E soggiunse : - Enrico , noi andremo a vederlo . - E per tutta la sera non parlò più che di lui . Il nome del suo maestro elementare gli richiamava alla memoria mille cose di quand ' era ragazzo , dei suoi primi compagni , della sua mamma morta . - Crosetti ! - esclamava . - Aveva quarant ' anni quando ero con lui . Mi pare ancor di vederlo . Un ometto già un po ' curvo , cogli occhi chiari , col viso sempre sbarbato . Severo , ma di buone maniere , che ci voleva bene come un padre e non ce ne perdonava una . Era venuto su da contadino , a furia di studio e di privazioni . Un galantuomo . Mia madre gli era affezionata e mio padre lo trattava come un amico . Com ' è andato a finire a Condove , da Torino ? Non mi riconoscerà più , certamente . Non importa , io riconoscerò lui . Quarantaquattro anni son passati . Quarantaquattro anni , Enrico , andremo a vederlo domani . E ieri mattina alle nove eravamo alla stazione della strada ferrata di Susa . Io avrei voluto che venisse anche Garrone ; ma egli non poté perché ha la mamma malata . Era una bella giornata di primavera . Il treno correva fra i prati verdi e le siepi in fiore , e si sentiva un ' aria odorosa . Mio padre era contento , e ogni tanto mi metteva un braccio intorno al collo , e mi parlava come a un amico , guardando la campagna . - Povero Crosetti ! - diceva . - È lui il primo uomo che mi volle bene e che mi fece del bene dopo mio padre . Non li ho mai più dimenticati certi suoi buoni consigli , e anche certi rimproveri secchi , che mi facevan tornare a casa con la gola stretta . Aveva certe mani grosse e corte . Lo vedo ancora quando entrava nella scuola , che metteva la canna in un canto e appendeva il mantello all ' attaccapanni , sempre con quello stesso gesto . E tutti i giorni il medesimo umore , sempre coscienzioso , pieno di buon volere e attento , come se ogni giorno facesse scuola per la prima volta . Lo ricordo come lo sentissi adesso quando mi gridava : - Bottini , eh , Bottini ! L ' indice e il medio su quella penna ! - Sarà molto cambiato , dopo quarantaquattro anni . Appena arrivati a Condove , andammo a cercare la nostra antica giardiniera di Chieri , che ha una botteguccia , in un vicolo . La trovammo coi suoi ragazzi , ci fece molta festa , ci diede notizie di suo marito , che deve tornare dalla Grecia , dov ' è a lavorare da tre anni , e della sua prima figliuola , che è nell ' Istituto dei sordomuti a Torino . Poi c ' insegnò la strada per andar dal maestro , che è conosciuto da tutti . Uscimmo dal paese , e pigliammo per una viottola in salita , fiancheggiata di siepi fiorite . Mio padre non parlava più , pareva tutto assorto nei suoi ricordi , e ogni tanto sorrideva e poi scoteva la testa . All ' improvviso si fermò , e disse : - Eccolo . Scommetto che è lui . Veniva giù verso di noi , per la viottola , un vecchio piccolo , con la barba bianca , con un cappello largo , appoggiandosi a un bastone : strascicava i piedi e gli tremavan le mani . - È lui , - ripeté mio padre , affrettando il passo . Quando gli fummo vicini , ci fermammo . Il vecchio pure si fermò , e guardò mio padre . Aveva il viso ancora fresco , e gli occhi chiari e vivi . - È lei - domandò mio padre , levandosi il cappello , - il maestro Vincenzo Crosetti ? Il vecchio pure si levò il cappello e rispose : - Son io , - con una voce un po ' tremola , ma piena . - Ebbene , - disse mio padre , pigliandogli una mano , - permetta a un suo antico scolaro di stringerle la mano e di domandarle come sta . Io son venuto da Torino per vederla . Il vecchio lo guardò stupito . Poi disse : - Mi fa troppo onore ... non so ... Quando , mio scolaro ? mi scusi . Il suo nome , per piacere . Mio padre disse il suo nome , Alberto Bottini , e l ' anno che era stato a scuola da lui , e dove ; e soggiunse : - Lei non si ricorderà di me , è naturale . Ma io riconosco lei così bene ! Il maestro chinò il capo e guardò in terra , pensando , e mormorò due o tre volte il nome di mio padre ; il quale , intanto , lo guardava con gli occhi fissi e sorridenti . A un tratto il vecchio alzò il viso , con gli occhi spalancati , e disse lentamente : - Alberto Bottini ? il figliuolo dell ' ingegnere Bottini ? quello che stava in piazza della Consolata ? - Quello , - rispose mio padre , tendendo le mani . - Allora ... - disse il vecchio , - mi permetta , caro signore , mi permetta , - e fattosi innanzi , abbracciò mio padre : la sua testa bianca gli arrivava appena alla spalla . Mio padre appoggiò la guancia sulla sua fronte . - Abbiate la bontà di venir con me , - disse il maestro . E senza parlare , si voltò e riprese il cammino verso casa sua . In pochi minuti arrivammo a un ' aia , davanti a una piccola casa con due usci , intorno a uno dei quali c ' era un po ' di muro imbiancato . Il maestro aperse il secondo , e ci fece entrare in una stanza . Eran quattro pareti bianche : in un canto un letto a cavalletti con una coperta a quadretti bianchi e turchini , in un altro un tavolino con una piccola libreria ; quattro seggiole e una vecchia carta geografica inchiodata a una parete : si sentiva un buon odore di mele . Sedemmo tutti e tre . Mio padre e il maestro si guardarono per qualche momento , in silenzio . - Bottini ! - esclamò poi il maestro , fissando gli occhi sul pavimento a mattoni , dove il sole faceva uno scacchiere . - Oh ! mi ricordo bene . La sua signora madre era una così buona signora ! Lei , il primo anno , è stato per un pezzo nel primo banco a sinistra , vicino alla finestra . Guardi un po ' se mi ricordo . Vedo ancora la sua testa ricciuta . - Poi stette un po ' pensando . - Era un ragazzo vivo , eh ? molto . Il secondo anno è stato malato di crup . Mi ricordo quando lo riportarono alla scuola , dimagrato , ravvolto in uno scialle . Son passati quarant ' anni , non è vero ? È stato buono tanto a ricordarsi del suo povero maestro . E ne vennero degli altri , sa , gli anni addietro , a trovarmi qui , dei miei antichi scolari : un colonnello , dei sacerdoti , vari signori . - Domandò a mio padre qual ' era la sua professione . Poi disse : - Mi rallegro , mi rallegro di cuore . La ringrazio . Ora poi era un pezzo che non vedevo più nessuno . E ho ben paura che lei sia l ' ultimo , caro signore . - Che dice mai ! - esclamò mio padre . - Lei sta bene , è ancora vegeto . Non deve dir questo . - Eh no , - rispose il maestro , - vede questo tremito ? - e mostrò le mani . - Questo è un cattivo segno . Mi prese tre anni fa , quando facevo ancora scuola . Da principio non ci badai ; credevo che sarebbe passato . Ma invece restò , e andò crescendo . Venne un giorno che non potei più scrivere . Ah ! quel giorno , quella prima volta che feci uno sgorbio sul quaderno d ' un mio scolaro , fu un colpo al cuore per me , caro signore . Tirai bene ancora avanti per un po ' di tempo ; ma poi non potei più . Dopo sessant ' anni d ' insegnamento dovetti dare un addio alla scuola , agli scolari , al lavoro . E fu dura , sa , fu dura . L ' ultima volta che feci lezione mi accompagnarono tutti a casa , mi fecero festa ; ma io ero triste , capivo che la mia vita era finita . Già l ' anno prima avevo perso mia moglie e il mio figliuolo unico . Non restai che con due nipoti contadini . Ora vivo di qualche centinaio di lire di pensione . Non faccio più nulla ; le giornate mi par che non finiscano mai . La mia sola occupazione , vede , è di sfogliare i miei vecchi libri di scuola , delle raccolte di giornali scolastici , qualche libro che mi hanno regalato . Ecco lì , - disse accennando la piccola libreria ; - lì ci sono i miei ricordi , tutto il mio passato ... Non mi resta altro al mondo . Poi in tono improvvisamente allegro : - Io le voglio fare una sorpresa , caro signor Bottini . S ' alzò , e avvicinatosi al tavolino , aperse un cassetto lungo che conteneva molti piccoli pacchi tutti legati con un cordoncino , e su ciascuno c ' era scritta una data di quattro cifre . Dopo aver cercato un poco . ne aperse uno , sfogliò molte carte , tirò fuori un foglio ingiallito e lo porse a mio padre . Era un suo lavoro di scuola di quarant ' anni fa ! C ' era scritto in testa : Alberto Bottini . Dettato . 3 Aprile 1838 . Mio padre riconobbe subito la sua grossa scrittura di ragazzo , e si mise a leggere , sorridendo . Ma a un tratto gli si inumidirono gli occhi . Io m ' alzai , domandandogli che cos ' aveva . Egli mi passò un braccio intorno alla vita e stringendomi al suo fianco mi disse : - Guarda questo foglio . Vedi ? Queste sono le correzioni della mia povera madre . Essa mi rinforzava sempre gli elle e i ti . E le ultime righe son tutte sue . Aveva imparato a imitare i miei caratteri , e quando io ero stanco e avevo sonno , terminava il lavoro per me . Santa madre mia ! E baciò la pagina . - Ecco , - disse il maestro , mostrando gli altri pacchi , - le mie memorie . Ogni anno io ho messo da parte un lavoro di ciascuno dei miei scolari , e son tutti qui ordinati e numerati . Alle volte li sfoglio , così , e leggo una riga qua e una là , e mi tornano in mente mille cose , mi par di rivivere nel tempo andato . Quanti ne son passati , caro signore ! Io chiudo gli occhi , e vedo visi dietro visi , classi dietro classi , centinaia e centinaia di ragazzi , che chi sa quanti sono già morti . Di molti mi ricordo bene . Mi ricordo bene dei più buoni e dei più cattivi , di quelli che m ' han dato molte soddisfazioni e di quelli che m ' han fatto passare dei momenti tristi ; perché ci ho avuto anche dei serpenti , si sa , in un così gran numero ! Ma oramai , lei capisce è come se fossi già nel mondo di là , e voglio bene a tutti egualmente . Si rimise a sedere e prese una delle mie mani fra le sue . - E di me , - domandò mio padre sorridendo , - non si ricorda nessuna monelleria ? - Di lei , signore ? - rispose il vecchio , sorridendo pure . - No , per il momento . Ma questo non vuol mica dire che non me n ' abbia fatte . Lei però aveva giudizio , era serio per l ' età sua . Mi ricordo la grande affezione che le aveva la sua signora madre ... Ma è stato ben buono , ben gentile a venirmi a trovare ! Come ha potuto lasciare le sue occupazioni per venire da un povero vecchio maestro ? - Senta , signor Crosetti , - rispose mio padre , vivamente . - Io mi ricordo la prima volta che la mia povera madre m ' accompagnò alla sua scuola . Era la prima volta che doveva separarsi da me per due ore , e lasciarmi fuori di casa , in altre mani che quelle di mio padre ; nelle mani d ' una persona sconosciuta , insomma . Per quella buona creatura la mia entrata nella scuola era come l ' entrata nel mondo , la prima di una lunga serie di separazioni necessarie e dolorose : era la società che le strappava per la prima volta il figliuolo , per non renderglielo mai più tutto intero . Era commossa , ed io pure . Mi raccomandò a lei con la voce che le tremava , e poi , andandosene , mi salutò ancora per lo spiraglio dell ' uscio , con gli occhi pieni di lacrime . E proprio in quel punto lei fece un atto con una mano , mettendosi l ' altra sul petto come per dirle : « Signora , si fidi di me . » Ebbene , quel suo atto , quel suo sguardo , da cui mi accorsi che lei aveva capito tutti i sentimenti , tutti i pensieri di mia madre , quello sguardo che voleva dire : « Coraggio ! » quell ' atto che era un ' onesta promessa di protezione , d ' affetto , d ' indulgenza , io non l ' ho mai scordato m ' è rimasto scolpito nel cuore per sempre ; ed è quel ricordo che m ' ha fatto partir da Torino . Ed eccomi qui , dopo quarantaquattro anni , a dirle : Grazie , caro maestro . Il maestro non rispose : mi accarezzava i capelli con la mano , e la sua mano tremava , tremava , mi saltava dai capelli sulla fronte , dalla fronte sulla spalla . Intanto mio padre guardava quei muri nudi , quel povero letto , un pezzo di pane e un ' ampollina d ' olio ch ' eran sulla finestra , e pareva che volesse dire : - Povero maestro , dopo sessant ' anni di lavoro , è questo tutto il tuo premio ? Ma il buon vecchio era contento e ricominciò a parlare con vivacità della nostra famiglia , di altri maestri di quegli anni , e dei compagni di scuola di mio padre ; il quale di alcuni si ricordava e di altri no , e l ' uno dava all ' altro delle notizie di questo e di quello ; quando mio padre ruppe la conversazione per pregare il maestro di scendere in paese a far colazione con noi . Egli rispose con espansione : - La ringrazio , la ringrazio ; - ma pareva incerto . Mio padre gli prese tutt ' e due le mani e lo ripregò . - Ma come farò a mangiare , - disse il maestro - con queste povere mani che ballano in questa maniera ? È una penitenza anche per gli altri ! - Noi l ' aiuteremo , maestro - disse mio padre . E allora accettò , tentennando il capo e sorridendo . - Una bella giornata questa , - disse chiudendo l ' uscio di fuori , - una bella giornata , caro signor Bottini ! Le accerto che me ne ricorderò fin che avrò vita . Mio padre diede il braccio al maestro , questi prese per mano me , e discendemmo per la viottola . Incontrammo due ragazzine scalze che conducevan le vacche , e un ragazzo che passò correndo , con un gran carico di paglia sulle spalle . Il maestro ci disse che eran due scolare e uno scolaro di seconda , che la mattina menavan le bestie a pasturare e lavoravan nei campi a piedi nudi , e la sera si mettevano le scarpe e andavano a scuola . Era quasi mezzogiorno . Non incontrammo nessun altro . In pochi minuti arrivammo all ' albergo , ci sedemmo a una gran tavola , mettendo in mezzo il maestro , e cominciammo subito a far colazione . L ' albergo era silenzioso come un convento . Il maestro era molto allegro , e la commozione gli accresceva il tremito ; non poteva quasi mangiare . Ma mio padre gli tagliava la carne , gli rompeva il pane , gli metteva il sale nel tondo . Per bere bisognava che tenesse il bicchiere con due mani , e ancora gli batteva nei denti . Ma discorreva fitto , con calore , dei libri di lettura di quando era giovane , degli orari d ' allora , degli elogi che gli avevan fatto i superiori , dei regolamenti di quest ' ultimi anni , sempre con quel viso sereno , un poco più rosso di prima , e con una voce gaia , e il riso quasi d ' un giovane . E mio padre lo guardava , lo guardava , con la stessa espressione con cui lo sorprendo qualche volta a guardar me , in casa , quando pensa e sorride da sé , col viso inclinato da una parte . Il maestro si lasciò andar del vino sul petto ; mio padre s ' alzò e lo ripulì col tovagliolo . - Ma no , signore , non permetto ! - egli disse , e rideva . Diceva delle parole in latino . E in fine alzò il bicchiere , che gli ballava in mano , e disse serio serio : - Alla sua salute , dunque , caro signor ingegnere , ai suoi figliuoli , alla memoria della sua buona madre ! - Alla vostra , mio buon maestro ! - rispose mio padre , stringendogli la mano . E in fondo alla stanza c ' era l ' albergatore ed altri , che guardavano , e sorridevano in una maniera , come se fossero contenti di quella festa che si faceva al maestro del loro paese . Alle due passate uscimmo e il maestro ci volle accompagnare alla stazione . Mio padre gli diede di nuovo il braccio ed egli mi riprese per la mano : io gli portai il bastone . La gente si soffermava a guardare , perché tutti lo conoscevano , alcuni lo salutavano . A un certo punto della strada sentimmo da una finestra molte voci di ragazzi , che leggevano insieme , compitando . Il vecchio si fermò e parve che si rattristasse . - Ecco , caro signor Bottini , - disse , - quello che mi fa pena . È sentir la voce dei ragazzi nella scuola , e non esserci più , pensare che c ' è un altro . L ' ho sentita per sessant ' anni questa musica , e ci avevo fatto il cuore ... Ora son senza famiglia . Non ho più figliuoli . - No , maestro , - gli disse mio padre , ripigliando il cammino , - lei ce n ' ha ancora molti figliuoli , sparsi per il mondo , che si ricordano di lei , come io me ne son sempre ricordato . - No , no , - rispose il maestro , con tristezza , - non ho più scuola , non ho più figliuoli . E senza figliuoli non vivrò più un pezzo . Ha da sonar presto la mia ora . - Non lo dica , maestro , non lo pensi , - disse mio padre . - In ogni modo , lei ha fatto tanto bene ! Ha impiegato la vita così nobilmente ! Il vecchio maestro inclinò un momento la testa bianca sopra la spalla di mio padre , e mi diede una stretta alla mano . Eravamo entrati nella stazione . Il treno stava per partire . - Addio , maestro ! - disse mio padre , baciandolo sulle due guancie . - Addio , grazie , addio , - rispose il maestro , prendendo con le sue mani tremanti una mano di mio padre , e stringendosela sul cuore . Poi lo baciai io , e gli sentii il viso bagnato . Mio padre mi spinse nel vagone , e al momento di salire levò rapidamente il rozzo bastone di mano al maestro , e gli mise invece la sua bella canna col pomo d ' argento e le sue iniziali , dicendogli : - La conservi per mia memoria . Il vecchio tentò di renderla e di riprender la sua ; ma mio padre era già dentro , e aveva richiuso lo sportello . - Addio , mio buon maestro ! - Addio , figliuolo , - rispose il maestro , mentre il treno si moveva , - e Dio la benedica per la consolazione che ha portato a un povero vecchio . - A rivederci ! - gridò mio padre , con voce commossa . Ma il maestro crollò il capo come per dire : - Non ci rivedremo più . - Sì , sì , - ripeté mio padre , - a rivederci . E quegli rispose alzando la mano tremola al cielo : - Lassù . E disparve al nostro sguardo così , con la mano in alto . Convalescenza 20 , giovedì Chi m ' avrebbe detto quando tornavo così allegro da quella bella gita con mio padre che per dieci giorni non avrei più visto né campagna né cielo ! Son stato molto malato , in pericolo di vita . Ho sentito mia madre singhiozzare , ho visto mio padre pallido pallido , che mi guardava fisso , e mia sorella Silvia e mio fratello che discorrevano a bassa voce , e il medico , con gli occhiali , che era ogni momento lì , e mi diceva delle cose che non capivo . Proprio , son stato a un punto dal dare un addio a tutti . Ah povera mia madre ! Son passati almeno tre o quattro giorni di cui non mi ricordo quasi nulla , come se avessi fatto un sogno imbrogliato e oscuro . Mi sembra d ' aver visto accanto al mio letto la mia buona maestra di prima superiore che si sforzava di soffocar la tosse col fazzoletto , per non disturbarmi ; ricordo così in confuso il mio maestro che si chinò a baciarmi e mi punse un poco il viso con la barba ; e ho visto passare come in una nebbia la testa rossa di Crossi , i riccioli biondi di Derossi , il calabrese vestito di nero , e Garrone che mi portò un mandarino con le foglie e scappò subito perché sua madre stava male . Poi mi destai come da un sonno lunghissimo , e capii che stavo meglio vedendo mio padre e mia madre che sorridevano , e sentendo Silvia che canterellava . Oh che triste sogno è stato ! Poi ho cominciato a migliorare ogni giorno . È venuto il « muratorino » che m ' ha rifatto ridere per la prima volta col suo muso lepre ; e come lo fa bene ora che gli s ' è allungato un po ' il viso per la malattia , poveretto ! È venuto Coretti , è venuto Garoffi a regalarmi due biglietti della sua nuova lotteria per « un temperino a cinque sorprese » che comprò da un rigattiere di via Bertola . Ieri poi , mentre dormivo , è venuto Precossi , e ha messo la guancia sopra la mia mano , senza svegliarmi , e come veniva dall ' officina di suo padre col viso impolverato di carbone , mi lasciò l ' impronta nera sulla manica , che mi ha fatto un gran piacere a vederla , quando mi sono svegliato . Come son diventati verdi gli alberi in questi pochi giorni ! E che invidia mi fanno i ragazzi che vedo correre alla scuola coi loro libri , quando mio padre mi porta alla finestra ! Ma fra poco ci tornerò io pure . Sono tanto impaziente di rivedere tutti quei ragazzi , il mio banco , il giardino , quelle strade ; di sapere tutto quello che è accaduto in questo tempo ; di rimettermi ai miei libri e ai miei quaderni , che mi pare un anno che non li vedo più ! Povera mia madre , com ' è dimagrata e impallidita . Povero padre mio , come ha l ' aria stanca . E i miei buoni compagni , che son venuti a trovarmi e camminavano in punta di piedi e mi baciavano in fronte ! Mi fa tristezza ora a pensare che un giorno ci separeremo . Con Derossi , con qualche altro , continueremo a far gli studi insieme , forse ; ma tutti gli altri ? Una volta finita la quarta , addio ; non ci vedremo più ; non li vedrò più accanto al mio letto quando sarò malato ; Garrone , Precossi , Coretti , tanti bravi ragazzi , tanti buoni e cari compagni , mai più ! Gli amici operai 20 , giovedì Perché , Enrico , mai più ? Questo dipenderà da te . Finita la quarta , tu andrai al Ginnasio ed essi faranno gli operai , ma rimarrete nella stessa città , forse per molti anni . E perché , allora , non v ' avrete più a rivedere ? Quando tu sarai all ' Università o al Liceo , li andrai a cercare nelle loro botteghe o nelle loro officine , e ti sarà un grande piacere il ritrovare i tuoi compagni d ' infanzia , - uomini , - al lavoro . Vorrei vedere che tu non andassi a cercar Coretti e Precossi ; dovunque fossero . Tu ci andrai , e passerai delle ore in loro compagnia , e vedrai , studiando la vita e il mondo , quante cose potrai imparare da loro , che nessun altri ti saprà insegnare , e sulle loro arti e sulla loro società e sul tuo paese . E bada che se non conserverai queste amicizie , sarà ben difficile che tu ne acquisti altre simili in avvenire , delle amicizie , voglio dire , fuori della classe a cui appartieni ; e così vivrai in una classe sola , e l ' uomo che pratica una sola classe sociale , è come lo studioso che non legge altro che un libro . Proponiti quindi fin d ' ora di conservarti quei buoni amici anche dopo che sarete divisi ; e coltivali fin d ' ora di preferenza , appunto perché son figliuoli d ' operai . Vedi : gli uomini delle classi superiori sono gli ufficiali , e gli operai sono i soldati del lavoro , ma così nella società come nell ' esercito , non solo il soldato non è men nobile dell ' ufficiale , perché la nobiltà sta nel lavoro e non nel guadagno , nel valore e non nel grado , ma se c ' è una superiorità di merito è dalla parte del soldato , dell ' operaio , i quali ricavan dall ' opera propria minor profitto . Ama dunque , rispetta sopra tutti , fra i tuoi compagni , i figliuoli dei soldati del lavoro ; onora in essi le fatiche e i sacrifici dei loro parenti ; disprezza le differenze di fortuna e di classe , sulle quali i vili soltanto regolano i sentimenti e la cortesia ; pensa che uscì quasi tutto dalle vene dei lavoratori delle officine e dei campi il sangue benedetto che ci ha redento la patria , ama Garrone , ama Precossi , ama Coretti , ama il tuo « muratorino » che nei loro petti di piccoli operai chiudono dei cuori di principi , e giura a te medesimo che nessun cangiamento di fortuna potrà mai strappare queste sante amicizie infantili dall ' anima tua . Giura che se fra quarant ' anni ; passando in una stazione di strada ferrata , riconoscerai nei panni d ' un macchinista il tuo vecchio Garrone col viso nero ... ah , non m ' occorre che tu lo giuri : son sicuro che salterai sulla macchina e che gli getterai le braccia al collo , fossi anche Senatore del Regno . TUO PADRE La madre di Garrone 29 , sabato Tornato alla scuola , subito una triste notizia . Da vari giorni Garrone non veniva più perché sua madre era malata grave . Sabato sera è morta . Ieri mattina , appena entrato nella scuola , il maestro ci disse : - Al povero Garrone è toccata la più grande disgrazia che possa colpire un fanciullo . Gli è morta la madre . Domani egli ritornerà in classe . Vi prego fin d ' ora , ragazzi : rispettate il terribile dolore che gli strazia l ' anima . Quando entrerà , salutatelo con affetto , e seri : nessuno scherzi , nessuno rida con lui , mi raccomando . - E questa mattina , un po ' più tardi degli altri , entrò il povero Garrone . Mi sentii un colpo al cuore a vederlo . Era smorto in viso , aveva gli occhi rossi , e si reggeva male sulle gambe : pareva che fosse stato un mese malato : quasi non si riconosceva più : era vestito tutto di nero : faceva compassione . Nessuno fiatò ; tutti lo guardarono . Appena entrato , al primo riveder quella scuola , dove sua madre era venuta a prenderlo quasi ogni giorno , quel banco sul quale s ' era tante volte chinata i giorni d ' esame a fargli l ' ultima raccomandazione , e dove egli aveva tante volte pensato a lei , impaziente d ' uscire per correrle incontro , diede in uno scoppio di pianto disperato . Il maestro lo tirò vicino a sé , se lo strinse al petto e gli disse : - Piangi , piangi pure , povero ragazzo ; ma fatti coraggio . Tua madre non è più qua , ma ti vede , t ' ama ancora , vive ancora accanto a te , e un giorno tu la rivedrai , perché sei un ' anima buona e onesta come lei . Fatti coraggio . - Detto questo , l ' accompagnò al banco , vicino a me . Io non osavo di guardarlo . Egli tirò fuori i suoi quaderni e i suoi libri che non aveva aperti da molti giorni ; e aprendo il libro di lettura dove c ' è una vignetta che rappresenta una madre col figliuolo per mano , scoppiò in pianto un ' altra volta , e chinò la testa sul banco . Il maestro ci fece segno di lasciarlo stare così , e cominciò la lezione . Io avrei voluto dirgli qualche cosa , ma non sapevo . Gli misi una mano sul braccio e gli dissi all ' orecchio : - Non piangere , Garrone . - Egli non rispose , e senz ' alzar la testa dal banco , mise la sua mano nella mia e ve la tenne un pezzo . All ' uscita nessuno gli parlò tutti gli girarono intorno , con rispetto , e in silenzio . Io vidi mia madre che m ' aspettava e corsi ad abbracciarla , ma essa mi respinse , e guardava Garrone . Subito non capii perché , ma poi m ' accorsi che Garrone , solo in disparte , guardava me ; e mi guardava con uno sguardo d ' inesprimibile tristezza , che voleva dire : - Tu abbracci tua madre , e io non l ' abbraccerò più ! Tu hai ancora tua madre , e la mia è morta ! - E allora capii perché mia madre m ' aveva respinto e uscii senza darle la mano . Giuseppe Mazzini 29 , sabato Anche questa mattina Garrone venne alla scuola pallido e con gli occhi gonfi di pianto ; e diede appena un ' occhiata ai piccoli regali che gli avevamo messi sul banco per consolarlo . Ma il maestro aveva portato una pagina d ' un libro , da leggergli , per fargli animo . Prima ci avvertì che andassimo tutti domani al tocco al Municipio a veder dare la medaglia del valor civile a un ragazzo che ha salvato un bambino dal Po , e che lunedì egli ci avrebbe dettato la descrizione della festa , in luogo del racconto mensile . Poi , rivoltosi a Garrone , che stava col capo basso , gli disse : - Garrone , fa uno sforzo , e scrivi anche tu quello che io detto . - Tutti pigliammo la penna . Il maestro dettò . « Giuseppe Mazzini , nato a Genova nel 1805 , morto a Pisa nel 1872 , grande anima di patriotta , grande ingegno di scrittore , ispiratore ed apostolo primo della rivoluzione italiana ; il quale per amore della patria visse quarant ' anni povero , esule , perseguitato , ramingo , eroicamente immobile nei suoi principii e nei suoi propositi ; Giuseppe Mazzini che adorava sua madre , e che aveva attinto da lei quanto nella sua anima fortissima e gentile v ' era di più alto e di più puro , così scriveva a un suo fedele amico , per consolarlo della più grande delle sventure . Son presso a poco le sue parole : " Amico , tu non vedrai mai più tua madre su questa terra . Questa è la tremenda verità . Io non mi reco a vederti , perché il tuo è uno di quei dolori solenni e santi che bisogna soffrire e vincere da sé soli . Comprendi ciò che voglio dire con queste parole : - Bisogna vincere il dolore ? - Vincere quello che il dolore ha di meno santo , di meno purificatore ; quello che , invece di migliorare l ' anima , la indebolisce e l ' abbassa . Ma l ' altra parte del dolore , la parte nobile , quella che ingrandisce e innalza l ' anima , quella deve rimanere con te , non lasciarti più mai . Quaggiù nulla si sostituisce a una buona madre . Nei dolori , nelle consolazioni che la vita può darti ancora , tu non la dimenticherai mai più . Ma tu devi ricordarla , amarla , rattristarti della sua morte in un modo degno di lei . O amico , ascoltami . La morte non esiste , non è nulla . Non si può nemmeno comprendere . La vita è vita , e segue la legge della vita : il progresso . Tu avevi ieri una madre in terra : oggi hai un angelo altrove . Tutto ciò che è bene sopravvive , cresciuto di potenza , alla vita terrena . Quindi anche l ' amore di tua madre . Essa t ' ama ora più che mai . E tu sei responsabile delle tue azioni a Lei più di prima . Dipende da te , dalle opere tue d ' incontrarla , di rivederla in un ' altra esistenza . Tu devi dunque , per amore e riverenza a tua madre , diventar migliore e darle gioia di te . Tu dovrai d ' ora innanzi , ad ogni atto tuo , dire a te stesso : - Lo approverebbe mia madre ? - La sua trasformazione ha messo per te nel mondo un angelo custode al quale devi riferire ogni cosa tua . Sii forte e buono ; resisti al dolore disperato e volgare ; abbi la tranquillità dei grandi patimenti nelle grandi anime : è ciò che essa vuole . » - Garrone ! - soggiunse il maestro : - sii forte e tranquillo , è ciò che essa vuole . Intendi ? Garrone accennò di sì col capo , e intanto gli cadevan delle lacrime grosse e fitte sulle mani , sul quaderno , sul banco . Valor civile Racconto mensile Al tocco eravamo col maestro davanti al Palazzo di città per veder dare la medaglia del valor civile al ragazzo che salvò il suo compagno dal Po . Sul terrazzo della facciata sventolava una grande bandiera tricolore . Entrammo nel cortile del Palazzo . Era già pieno di gente . Si vedeva in fondo un tavolo col tappeto rosso , e delle carte sopra , e dietro una fila di seggioloni dorati per il Sindaco e per la Giunta : c ' erano gli uscieri del Municipio con la sottoveste azzurra e le calze bianche . A destra del cortile stava schierato un drappello di guardie civiche , che avevano molte medaglie , e accanto a loro un drappello di guardie daziarie ; dall ' altra parte i pompieri , in divisa festiva , e molti soldati senz ' ordine , venuti là per vedere : soldati di cavalleria , bersaglieri , artiglieri . Poi tutt ' intorno dei signori , dei popolani , alcuni ufficiali , e donne e ragazzi , che si accalcavano . Noi ci stringemmo in un angolo dov ' erano già affollati molti alunni d ' altre sezioni , coi loro maestri , e c ' era vicino a noi un gruppo di ragazzi del popolo , tra i dieci e i diciott ' anni , che ridevano e parlavan forte , e si capiva ch ' erano tutti di Borgo Po , compagni o conoscenti di quello che doveva aver la medaglia . Su , a tutte le finestre , c ' erano affacciati degli impiegati del Municipio ; la loggia della biblioteca pure era piena di gente , che si premeva contro la balaustrata ; e in quella del lato opposto , che è sopra il portone d ' entrata , stavano pigiate un gran numero di ragazze delle scuole pubbliche , e molte ragazze militari , coi loro bei veli celesti . Pareva un teatro . Tutti discorrevano allegri , guardando a ogni tratto dalla parte del tavolo rosso , se comparisse nessuno . La banda musicale suonava piano in fondo al portico . Sui muri alti batteva il sole . Era bello . All ' improvviso tutti si misero a batter le mani dal cortile , dalle logge , dalle finestre . Io m ' alzai in punta di piedi per vedere . La folla che stava dietro al tavolo rosso s ' era aperta , ed eran venuti avanti un uomo e una donna . L ' uomo teneva per mano un ragazzo . Era quello che aveva salvato il compagno . L ' uomo era suo padre , un muratore , vestito a festa . La donna , - sua madre , - piccola e bionda , aveva una veste nera . Il ragazzo , anche biondo e piccolo , aveva una giacchetta grigia . A veder tutta quella gente e a sentir quello strepito d ' applausi , rimasero lì tutti e tre , che non osavano più né guardare né muoversi . Un usciere municipale li spinse accanto al tavolo , a destra . Tutti stettero zitti un momento , e poi un ' altra volta scoppiarono gli applausi da tutte le parti . Il ragazzo guardò su alle finestre e poi alla loggia delle Figlie dei militari ; teneva il cappello fra le mani , sembrava che non capisse bene dove fosse . Mi parve che somigliasse un poco a Coretti , nel viso ; ma più rosso . Suo padre e sua madre tenevan gli occhi fissi sul tavolo . Intanto tutti i ragazzi di borgo Po , che eran vicini a noi , si sporgevano avanti , facevano dei gesti verso il loro compagno per farsi vedere , chiamandolo a voce bassa : - Pin ! Pin ! Pinot ! - A furia di chiamarlo si fecero sentire . Il ragazzo li guardò , e nascose il sorriso dietro il cappello . A un dato punto tutte le guardie si misero sull ' attenti . Entrò il Sindaco , accompagnato da molti signori . Il Sindaco , tutto bianco , con una gran sciarpa tricolore , si mise al tavolino , in piedi ; tutti gli altri dietro e dai lati . La banda cessò di suonare , il Sindaco fece un cenno , tutti tacquero . Cominciò a parlare . Le prime parole non le intesi bene ; ma capii che raccontava il fatto del ragazzo . Poi la sua voce s ' alzò , e si sparse così chiara e sonora per tutto il cortile , che non perdetti più una parola . - ... Quando vide dalla sponda il compagno che si dibatteva nel fiume , già preso dal terrore della morte , egli si strappò i panni di dosso e accorse senza titubare un momento . Gli gridarono : - T ' anneghi ! , - non rispose ; lo afferrarono , si svincolò ; lo chiamaron per nome , era già nell ' acqua . Il fiume era gonfio , il rischio terribile , anche per un uomo . Ma egli si slanciò contro la morte con tutta la forza del suo piccolo corpo e del suo grande cuore ; raggiunse e afferrò in tempo il disgraziato , che già era sott ' acqua , e lo tirò a galla ; lottò furiosamente con l ' onda che li volea travolgere , col compagno che tentava d ' avvinghiarlo ; e più volte sparì sotto e rivenne fuori con uno sforzo disperato ; ostinato , invitto nel suo santo proposito , non come un ragazzo che voglia salvare un altro ragazzo , ma come un uomo , come un padre che lotti per salvare un figliuolo , che è la sua speranza e la sua vita . Infine , Dio non permise che una così generosa prodezza fosse inutile . Il nuotatore fanciullo strappò la vittima al fiume gigante , e la recò a terra , e le diè ancora , con altri , i primi conforti ; dopo di che se ne tornò a casa solo e tranquillo , a raccontare ingenuamente l ' atto suo . Signori ! Bello , venerabile è l ' eroismo nell ' uomo . Ma nel fanciullo , in cui nessuna mira d ' ambizione o d ' altro interesse è ancor possibile ; nel fanciullo che tanto deve aver più d ' ardimento quanto ha meno di forza ; nel fanciullo a cui nulla domandiamo , che a nulla è tenuto , che ci pare già tanto nobile e amabile , non quando compia , ma solo quando comprenda e riconosca il sacrificio altrui ; l ' eroismo nel fanciullo è divino . Non dirò altro , signori . Non voglio ornar di lodi superflue una così semplice grandezza . Eccolo qui davanti a voi il salvatore valoroso e gentile . Soldati , salutatelo come un fratello ; madri , beneditelo come un figliuolo ; fanciulli , ricordatevi il suo nome , stampatevi nella mente il suo viso , ch ' egli non si cancelli mai più dalla vostra memoria e dal vostro cuore . Avvicinati , ragazzo . In nome del Re d ' Italia , io ti do la medaglia al valor civile . Un evviva altissimo , lanciato insieme da molte voci , fece echeggiare il palazzo . Il Sindaco prese sul tavolo la medaglia e l ' attaccò al petto del ragazzo . Poi lo abbracciò e lo baciò . La madre si mise una mano sugli occhi , il padre teneva il mento sul petto . Il Sindaco strinse la mano a tutti e due , e preso il decreto della decorazione , legato con un nastro , lo porse alla donna . Poi si rivolse al ragazzo e disse : - Che il ricordo di questo giorno così glorioso per te , così felice per tuo padre e per tua madre , ti mantenga per tutta la vita sulla via della virtù e dell ' onore . Addio ! Il Sindaco uscì , la banda sonò e tutto parea finito , quando il drappello dei pompieri s ' aperse , e un ragazzo di otto o nove anni , spinto innanzi da una donna che subito si nascose , si slanciò verso il decorato e gli cascò fra le braccia . Un altro scoppio d ' evviva e d ' applausi fece rintronare il cortile ; tutti avevan capito alla prima : quello era il ragazzo stato salvato dal Po , che veniva a ringraziare il suo salvatore . Dopo averlo baciato , gli si attaccò a un braccio per accompagnarlo fuori . Essi due primi , e il padre e la madre dietro , s ' avviarono verso l ' uscita , passando a stento fra la gente che faceva ala al loro passaggio , guardie , ragazzi , soldati , donne , alla rinfusa . Tutti si spingevano avanti e s ' alzavano in punta di piedi per vedere il ragazzo . Quelli che eran sul passaggio gli toccavan la mano . Quando passò davanti ai ragazzi delle scuole , tutti agitarono i berretti per aria . Quelli di borgo Po fecero un grande schiamazzo , tirandolo per le braccia e per la giacchetta , e gridando : - Pin , viva Pin ! Bravo Pinot ! - Io lo vidi passar proprio vicino . Era tutto acceso nel viso , contento : la medaglia aveva il nastro bianco , rosso e verde . Sua madre piangeva e rideva ; suo padre si torceva un baffo con una mano , che gli tremava forte , come se avesse la febbre . E su dalle finestre e dalle logge seguitavano a sporgersi fuori e ad applaudire . Tutt ' a un tratto , quando furono per entrar sotto il portico , venne giù dalla loggia delle Figlie dei militari una vera pioggia di pensieri , di mazzettini di viole e di margherite , che caddero sulla testa del ragazzo , del padre , della madre , e si sparsero in terra . Molti si misero a raccoglierli in fretta e li porgevano alla madre . E la banda in fondo al cortile sonava piano piano un ' aria bellissima , che pareva il canto di tante voci argentine che s ' allontanassero lente giù per le rive d ' un fiume . MAGGIO I bambini rachitici 5 , venerdì Oggi ho fatto vacanza perché non stavo bene , e mia madre m ' ha condotto con sé all ' istituto dei ragazzi rachitici , dov ' è andata a raccomandare una bimba del portinaio ; ma non mi ha lasciato entrar nella scuola ... Non hai capito perché , Enrico , non ti lasciai entrare ? Per non mettere davanti a quei disgraziati , lì nel mezzo della scuola , quasi come in mostra , un ragazzo sano e robusto : troppe occasioni hanno già di trovarsi a dei paragoni dolorosi . Che triste cosa ! Mi venne su il pianto dal cuore a entrar là dentro . Erano una sessantina , tra bambini e bambine ... Povere ossa torturate ! Povere mani , poveri piedini rattrappiti e scontorti ! Poveri corpicini contraffatti ! Subito osservai molti visi graziosi ; degli occhi pieni d ' intelligenza e di affetto : c ' era un visetto di bimba , col naso affilato e il mento aguzzo , che pareva una vecchietta , ma aveva un sorriso d ' una soavità celeste . Alcuni , visti davanti , son belli , e paion senza difetti , ma si voltano ... e vi danno una stretta all ' anima . C ' era il medico , che li visitava . Li metteva ritti sui banchi , e alzava i vestitini per toccare i ventri enfiati e le giunture grosse , ma non si vergognavano punto , povere creature ; si vedeva ch ' eran bambini assuefatti a essere svestiti , esaminati , rivoltati per tutti i versi . E pensare che ora son nel periodo migliore della loro malattia , ché quasi non soffron più . Ma chi può dire quello che soffrirono durante il primo deformarsi del corpo , quando col crescere della loro infermità , vedevano diminuire l ' affetto intorno a sé , poveri bambini , lasciati soli per ore ed ore nell ' angolo d ' una stanza o d ' un cortile , mal nutriti , e a volte anche scherniti , o tormentati per mesi da bendaggi e da apparecchi ortopedici inutili ! Ora però , grazie alle cure , alla buona alimentazione e alla ginnastica , molti migliorano . La maestra fece fare la ginnastica . Era una pietà , a certi comandi , vederli distender sotto i banchi tutte quelle gambe fasciate , strette fra le stecche , nocchierute , sformate , delle gambe che si sarebbero coperte di baci ! Parecchi non potevano alzarsi dal banco , e rimanevan lì , col capo ripiegato sul braccio , accarezzando le stampelle con la mano ; altri , facendo la spinta delle braccia , si sentivan mancare il respiro , e ricascavano a sedere , pallidi , ma sorridevano , per dissimulare l ' affanno . Ah ! Enrico , voi altri che non pregiate la salute , e vi sembra così poca cosa lo star bene ! Io pensavo ai bei ragazzi forti e fiorenti , che le madri portano in giro come in trionfo , superbe della loro bellezza , e mi sarei prese tutte quelle povere teste , me le sarei strette tutte sul cuore , disperatamente , avrei detto , se fossi stata sola : non mi movo più di qui ; voglio consacrare la vita a voi , servirvi , farvi da madre a tutti fino al mio ultimo giorno ... E intanto cantavano , cantavano con certe vocine esili , dolci , tristi , che andavano all ' anima , e la maestra avendoli lodati , si mostraron contenti ; e mentre passava tra i banchi , le baciavano le mani e le braccia , perché senton tanta gratitudine per chi li benefica , e sono molto affettuosi . E anche hanno ingegno , quegli angioletti ; e studiano , mi disse la maestra . Una maestra giovane e gentile , che ha sul viso pieno di bontà una certa espressione di mestizia , come un riflesso delle sventure che essa accarezza e consola . Cara ragazza ! Fra tutte le creature umane che si guadagnan la vita col lavoro , non ce n ' è una che se la guadagni più santamente di te , figliuola mia . TUA MADRE Sacrificio . 9 , martedì Mia madre è buona , e mia sorella Silvia è come lei , ha lo stesso cuore grande e gentile . Io stavo copiando ieri sera una parte del racconto mensile Dagli Appennini alle Ande , che il maestro ci ha dato a copiare un poco a tutti , tanto è lungo ; quando Silvia entrò in punta di piedi e mi disse in fretta e piano : - Vieni con me dalla mamma . Li ho sentiti stamani che discorrevano : al babbo è andato male un affare , era addolorato , la mamma gli faceva coraggio ; siamo nelle strettezze , capisci ? non ci sono più denari . Il babbo diceva che bisognerà fare dei sacrifici per rimettersi . Ora bisogna che ne facciamo anche noi dei sacrifici , non è vero ? Sei pronto ? Bene , parlo alla mamma , e tu accenna di sì e promettile sul tuo onore che farai tutto quello che dirò io . Detto questo , mi prese per mano , e mi condusse da nostra madre , che stava cucendo , tutta pensierosa ; io sedetti da una parte del sofà , Silvia sedette dall ' altra , e subito disse : - Senti , mamma , ho da parlarti . Abbiamo da parlarti tutti e due . - La mamma ci guardò meravigliata . E Silvia cominciò : - Il babbo è senza denari , è vero ? - Che dici ? - rispose la mamma arrossendo , - Non è vero ! Che ne sai tu ? Chi te l ' ha detto ? - Lo so , disse Silvia , risoluta . - Ebbene , senti , mamma ; dobbiamo fare dei sacrifici anche noi . Tu m ' avevi promesso un ventaglio per la fin di maggio , e Enrico aspettava la sua scatola di colori ; non vogliamo più nulla ; non vogliamo che si sprechino i soldi ; saremo contenti lo stesso , hai capito ? - La mamma tentò di parlare , ma Silvia disse : - No , sarà così . Abbiamo deciso . E fin che il babbo non avrà dei denari , non vogliamo più né frutta né altre cose ; ci basterà la minestra , e la mattina a colazione mangeremo del pane ; così si spenderà meno a tavola , ché già spendiamo troppo , e noi ti promettiamo che ci vedrai sempre contenti ad un modo . Non è vero , Enrico ? - Io risposi di sì . - Sempre contenti ad un modo , - ripeté Silvia , chiudendo la bocca alla mamma con una mano ; - e se c ' è altri sacrifici da fare , o nel vestire , o in altro , noi li faremo volentieri , e vendiamo anche i nostri regali : io do tutte le mie cose , ti servo io di cameriera , non daremo più nulla a fare fuor di casa , lavorerò con te tutto il giorno , farò tutto quello che vorrai , sono disposta a tutto ! A tutto ! - esclamò gettando le braccia al collo a mia madre ; - pur che il babbo e la mamma non abbian più dispiaceri , pur ch ' io torni a vedervi tutti e due tranquilli , di buon umore come prima , in mezzo alla vostra Silvia e al vostro Enrico , che vi vogliono tanto bene , che darebbero la loro vita per voi ! - Ah ! io non vidi mai mia madre così contenta come a sentir quelle parole ; non ci baciò mai in fronte a quel modo , piangendo e ridendo , senza poter parlare . E poi assicurò Silvia che aveva capito male , che non eravamo mica ridotti come essa credeva , per fortuna , e cento volte ci disse grazie , e fu allegra tutta la sera , fin che rientrò mio padre , a cui disse tutto . Egli non aperse bocca , povero padre mio ! Ma questa mattina sedendo a tavola ... provai insieme un gran piacere e una gran tristezza : io trovai sotto il tovagliolo la mia scatola , e Silvia ci trovò il suo ventaglio . L ' incendio 11 , giovedì Questa mattina io avevo finito di copiare la mia parte del racconto Dagli Appennini alle Ande , e stavo cercando un tema per la composizione libera che ci diede da fare il maestro , quando udii un vocìo insolito per le scale , e poco dopo entrarono in casa due pompieri , i quali domandarono a mio padre il permesso di visitar le stufe e i camini , perché bruciava un fumaiolo sui tetti , e non si capiva di chi fosse . Mio padre disse : - Facciano pure , - e benché non avessimo fuoco acceso da nessuna parte , essi cominciarono a girar per le stanze e a metter l ' orecchio alle pareti , per sentire se rumoreggiasse il foco dentro alle gole che vanno su agli altri piani della casa . E mio padre mi disse , mentre giravan per le stanze : - Enrico , ecco un tema per la tua composizione : i pompieri . Provati un po ' a scrivere quello che ti racconto . Io li vidi all ' opera due anni fa , una sera che uscivo dal teatro Balbo , a notte avanzata . Entrando in via Roma , vidi una luce insolita , e un ' onda di gente che accorreva : una casa era in fuoco : lingue di fiamma e nuvoli di fumo rompevan dalle finestre e dal tetto ; uomini e donne apparivano ai davanzali e sparivano , gettando grida disperate , c ' era gran tumulto davanti al portone ; la folla gridava : - Brucian vivi ! Soccorso ! I pompieri ! - Arrivò in quel punto una carrozza , ne saltaron fuori quattro pompieri , i primi che s ' eran trovati al Municipio , e si slanciarono dentro alla casa . Erano appena entrati , che si vide una cosa orrenda : una donna s ' affacciò urlando a una finestra del terzo piano , s ' afferrò alla ringhiera , la scavalcò , e rimase afferrata così , quasi sospesa nel vuoto , con la schiena in fuori , curva sotto il fumo e le fiamme che fuggendo dalla stanza le lambivan quasi la testa . La folla gettò un grido di raccapriccio . I pompieri , arrestati per isbaglio al secondo piano dagli inquilini atterriti , avevan già sfondato un muro e s ' eran precipitati in una camera ; quando cento grida li avvertirono : - Al terzo piano ! Al terzo piano ! - Volarono al terzo piano . Qui era un rovinio d ' inferno , travi di tetto che crollavano , corridoi pieni di fiamme , un fumo che soffocava . Per arrivare alle stanze dov ' eran gl ' inquilini rinchiusi , non restava altra via che passar pel tetto . Si lanciaron subito su , e un minuto dopo si vide come un fantasma nero saltar sui coppi , tra il fumo . Era il caporale , arrivato il primo . Ma per andare dalla parte del tetto che corrispondeva al quartierino chiuso dal fuoco , gli bisognava passare sopra un ristrettissimo spazio compreso tra un abbaino e la grondaia ; tutto il resto fiammeggiava , e quel piccolo tratto era coperto di neve e di ghiaccio , e non c ' era dove aggrapparsi . - È impossibile che passi ! - gridava la folla di sotto . Il caporale s ' avanzò sull ' orlo del tetto : - tutti rabbrividirono , e stettero a guardar col respiro sospeso : - passò : - un immenso evviva salì al cielo . Il caporale riprese la corsa , e arrivato al punto minacciato , cominciò a spezzare furiosamente a colpi d ' accetta coppi , travi , correntini , per aprirsi una buca da scender dentro . Intanto la donna era sempre sospesa fuor della finestra , il fuoco le infuriava sul capo , un minuto ancora , e sarebbe precipitata nella via . La buca fu aperta : si vide il caporale levarsi la tracolla e calarsi giù ; gli altri pompieri , sopraggiunti , lo seguirono . Nello stesso momento un ' altissima scala Porta , arrivata allora , s ' appoggiò al cornicione della casa , davanti alle finestre da cui uscivano fiamme e urli da pazzi . Ma si credeva che fosse tardi . - Nessuno si salva più , - gridavano . - I pompieri bruciano . - È finita . - Son morti . - All ' improvviso si vide apparire alla finestra della ringhiera la figura nera del caporale , illuminata di sopra in giù dalle fiamme , - la donna gli si avvinghiò al collo ; - egli l ' afferrò alla vita con tutt ' e due le braccia , la tirò su , la depose dentro alla stanza . La folla mise un grido di mille voci , che coprì il fracasso dell ' incendio . Ma e gli altri ? e discendere ? La scala , appoggiata al tetto davanti a un ' altra finestra , distava dal davanzale un buon tratto . Come avrebbero potuto attaccarvisi ? Mentre questo si diceva , uno dei pompieri si fece fuori della finestra , mise il piede destro sul davanzale e il sinistro sulla scala , e così ritto per aria , abbracciati ad uno ad uno gli inquilini , che gli altri gli porgevan di dentro , li porse a un compagno , ch ' era salito su dalla via , e che , attaccatili bene ai pioli , li fece scendere , l ' un dopo l ' altro , aiutati da altri pompieri di sotto . Passò prima la donna della ringhiera , poi una bimba , un ' altra donna , un vecchio . Tutti eran salvi . Dopo il vecchio , scesero i pompieri rimasti dentro ; ultimo a scendere fu il caporale , che era stato il primo ad accorrere . La folla li accolse tutti con uno scoppio d ' applausi ; ma quando comparve l ' ultimo , l ' avanguardia dei salvatori , quello che aveva affrontato innanzi agli altri l ' abisso , quello che sarebbe morto , se uno avesse dovuto morire , la folla lo salutò come un trionfatore , gridando e stendendo le braccia con uno slancio affettuoso d ' ammirazione e di gratitudine , e in pochi momenti il suo nome oscuro - Giuseppe Robbino - suonò su mille bocche ... Hai capito ? Quello è coraggio , il coraggio del cuore , che non ragiona , che non vacilla , che va diritto cieco fulmineo dove sente il grido di chi muore . Io ti condurrò un giorno agli esercizi dei pompieri , e ti farò vedere il caporale Robbino ; perché saresti molto contento di conoscerlo , non è vero ? Risposi di sì . - Eccolo qua , - disse mio padre . Io mi voltai di scatto . I due pompieri , terminata la visita , attraversavan la stanza per uscire . Mio padre m ' accennò il più piccolo , che aveva i galloni , e mi disse : - Stringi la mano al caporale Robbino . Il caporale si fermò e mi porse la mano , sorridendo : io gliela strinsi ; egli mi fece un saluto ed uscì . - E ricordatene bene , - disse mio padre , - perché delle migliaia di mani che stringerai nella vita , non ce ne saranno forse dieci che valgono la sua . Dagli Appennini alle Ande Racconto mensile Molti anni fa un ragazzo genovese di tredici anni , figliuolo d ' un operaio , andò da Genova in America , da solo , per cercare sua madre . Sua madre era andata due anni prima a Buenos Aires , città capitale della Repubblica Argentina , per mettersi al servizio di qualche casa ricca , e guadagnar così in poco tempo tanto da rialzare la famiglia , la quale , per effetto di varie disgrazie , era caduta nella povertà e nei debiti . Non sono poche le donne coraggiose che fanno un così lungo viaggio per quello scopo , e che grazie alle grandi paghe che trova laggiù la gente di servizio , ritornano in patria a capo di pochi anni con qualche migliaio di lire . La povera madre aveva pianto lacrime di sangue al separarsi dai suoi figliuoli , l ' uno di diciott ' anni e l ' altro di undici ; ma era partita con coraggio , e piena di speranza . Il viaggio era stato felice : arrivata appena a Buenos Aires , aveva trovato subito , per mezzo d ' un bottegaio genovese , cugino di suo marito , stabilito là da molto tempo , una buona famiglia argentina , che la pagava molto e la trattava bene . E per un po ' di tempo aveva mantenuto coi suoi una corrispondenza regolare . Com ' era stato convenuto fra loro , il marito dirigeva le lettere al cugino , che le recapitava alla donna , e questa rimetteva le risposte a lui , che le spediva a Genova , aggiungendovi qualche riga di suo . Guadagnando ottanta lire al mese e non spendendo nulla per sé , mandava a casa ogni tre mesi una bella somma , con la quale il marito , che era galantuomo , andava pagando via via i debiti più urgenti , e riguadagnando così la sua buona reputazione . E intanto lavorava ed era contento dei fatti suoi , anche per la speranza che la moglie sarebbe ritornata fra non molto tempo , perché la casa pareva vuota senza di lei , e il figliuolo minore in special modo , che amava moltissimo sua madre , si rattristava , non si poteva rassegnare alla sua lontananza . Ma trascorso un anno dalla partenza , dopo una lettera breve nella quale essa diceva di star poco bene di salute , non ne ricevettero più . Scrissero due volte al cugino ; il cugino non rispose . Scrissero alla famiglia argentina , dove la donna era a servire ; ma non essendo forse arrivata la lettera perché avean storpiato il nome sull ' indirizzo , non ebbero risposta . Temendo d ' una disgrazia , scrissero al Consolato italiano di Buenos Aires , che facesse fare delle ricerche ; e dopo tre mesi fu risposto loro dal Console che , nonostante l ' avviso fatto pubblicare dai giornali , nessuno s ' era presentato , neppure a dare notizie . E non poteva accadere altrimenti , oltre che per altre ragioni , anche per questa : Che con l ' idea di salvare il decoro dei suoi , ché le pareva di macchiarlo a far la serva , la buona donna non aveva dato alla famiglia argentina il suo vero nome . Altri mesi passarono , nessuna notizia . Padre e figliuolo erano costernati ; il più piccolo , oppresso da una tristezza che non poteva vincere . Che fare ? A chi ricorrere ? La prima idea del padre era stata di partire , d ' andare a cercare sua moglie in America . Ma e il lavoro ? Chi avrebbe mantenuto i suoi figliuoli ? E neppure avrebbe potuto partire il figliuol maggiore , che cominciava appunto allora a guadagnar qualche cosa , ed era necessario alla famiglia . E in questo affanno vivevano , ripetendo ogni giorno gli stessi discorsi dolorosi , o guardandosi l ' un l ' altro , in silenzio . Quando una sera Marco , il più piccolo , uscì a dire risolutamente : - Ci vado io in America a cercar mia madre . - Il padre crollò il capo , con tristezza , e non rispose . Era un pensiero affettuoso , ma una cosa impossibile . A tredici anni , solo , fare un viaggio in America , che ci voleva un mese per andarci ! Ma il ragazzi insistette , pazientemente . Insistette quel giorno , il giorno dopo , tutti i giorni con una grande pacatezza , ragionando col buon senso d ' un uomo . - Altri ci sono andati , - diceva - e più piccoli di me . Una volta che son sul bastimento , arrivo là come un altro . Arrivato là , non ho che a cercare la bottega del cugino . Ci sono tanti italiani , qualcheduno m ' insegnerà la strada . Trovato il cugino , e trovata mia madre , se non trovo lui vado dal Console , cercherò la famiglia argentina . Qualunque cosa accada , laggiù c ' è del lavoro per tutti ; troverò del lavoro anch ' io , almeno per guadagnar tanto da ritornare a casa . - E così , a poco a poco , riuscì quasi a persuadere suo padre . Suo padre lo stimava , sapeva che aveva giudizio e coraggio , che era assuefatto alle privazioni e ai sacrifici , e che tutte queste buone qualità avrebbero preso doppia forza nel suo cuore per quel santo scopo di trovar sua madre , ch ' egli adorava . Si aggiunse pure che un Comandante di piroscafo , amico d ' un suo conoscente , avendo inteso parlar della cosa , s ' impegnò di fargli aver gratis un biglietto di terza classe per l ' Argentina . E allora , dopo un altro po ' di esitazione , il padre acconsentì , il viaggio fu deciso . Gli empirono una sacca di panni , gli misero in tasca qualche scudo , gli diedero l ' indirizzo del cugino , e una bella sera del mese di aprile lo imbarcarono . - Figliuolo , Marco mio , - gli disse il padre dandogli l ' ultimo bacio , con le lacrime agli occhi , sopra la scala del piroscafo che stava per partire : - fatti coraggio . Parti per un santo fine e Dio t ' aiuterà . Povero Marco ! Egli aveva il cuor forte e preparato alle più dure prove per quel viaggio ; ma quando vide sparire all ' orizzonte la sua bella Genova , e si trovò in alto mare , su quel grande piroscafo affollato di contadini emigranti , solo , non conosciuto da alcuno , con quella piccola sacca che racchiudeva tutta la sua fortuna , un improvviso scoraggiamento lo assalì . Per due giorni stette accucciato come un cane a prua , non mangiando quasi , oppresso da un gran bisogno di piangere . Ogni sorta di tristi pensieri gli passava per la mente , e il più triste , il più terribile era il più ostinato a tornare : il pensiero che sua madre fosse morta . Nei suoi sogni rotti e pensosi egli vedeva sempre la faccia d ' uno sconosciuto che lo guardava in aria di compassione e poi gli diceva all ' orecchio : - Tua madre è morta . - E allora si svegliava soffocando un grido . Nondimeno , passato lo stretto di Gibilterra , alla prima vista dell ' Oceano Atlantico , riprese un poco d ' animo e di speranza . Ma fu un breve sollievo . Quell ' immenso mare sempre eguale , il calore crescente , la tristezza di tutta quella povera gente che lo circondava , il sentimento della propria solitudine tornarono a buttarlo giù . I giorni , che si succedevano vuoti e monotoni , gli si confondevano nella memoria , come accade ai malati . Gli parve d ' esser in mare da un anno . E ogni mattina , svegliandosi , provava un nuovo stupore di esser là solo , in mezzo a quell ' immensità d ' acqua , in viaggio per l ' America . I bei pesci volanti che venivano ogni tanto a cascare sul bastimento , quei meravigliosi tramonti dei tropici , con quelle enormi nuvole color di bragia e di sangue , e quelle fosforescenze notturne che fanno parer l ' Oceano tutto acceso come un mare di lava , non gli facevan l ' effetto di cose reali , ma di prodigi veduti in sogno . Ebbe delle giornate di cattivo tempo , durante le quali restò chiuso continuamente nel dormitorio , dove tutto ballava e rovinava , in mezzo a un coro spaventevole di lamenti e d ' imprecazioni ; e credette che fosse giunta la sua ultima ora . Ebbe altre giornate di mare quieto e giallastro , di caldura insopportabile , di noia infinita ; ore interminabili e sinistre , durante le quali i passeggeri spossati , distesi immobili sulle tavole , parevan tutti morti . E il viaggio non finiva mai : mare e cielo , cielo e mare , oggi come ieri , domani come oggi , - ancora , - sempre , eternamente . Ed egli per lunghe ore stava appoggiato al parapetto a guardar quel mare senza fine , sbalordito , pensando vagamente a sua madre , fin che gli occhi gli si chiudevano e il capo gli cascava dal sonno ; e allora rivedeva quella faccia sconosciuta che lo guardava in aria di pietà , e gli ripeteva all ' orecchio : - Tua madre è morta ! - e a quella voce si risvegliava in sussulto , per ricominciare a sognare a occhi aperti e a guardar l ' orizzonte immutato . Ventisette giorni durò il viaggio ! Ma gli ultimi furono i migliori . Il tempo era bello e l ' aria fresca . Egli aveva fatto conoscenza con un buon vecchio lombardo , che andava in America a trovare il figliuolo , coltivatore di terra vicino alla città di Rosario ; gli aveva detto tutto di casa sua , e il vecchio gli ripeteva ogni tanto , battendogli una mano sulla nuca : - Coraggio , bagai , tu troverai tua madre sana e contenta . - Quella compagnia lo riconfortava , i suoi presentimenti s ' erano fatti di tristi lieti . Seduto a prua , accanto al vecchio contadino che fumava la pipa , sotto un bel cielo stellato , in mezzo a gruppi d ' emigranti che cantavano , egli si rappresentava cento volte al pensiero il suo arrivo a Buenos Aires , si vedeva in quella certa strada , trovava la bottega , si lanciava incontro al cugino : - Come sta mia madre ? Dov ' è ? Andiamo subito ! - Andiamo subito ; - correvano insieme , salivano una scala , s ' apriva una porta ... E qui il suo soliloquio muto s ' arrestava , la sua immaginazione si perdeva in un sentimento d ' inesprimibile tenerezza , che gli faceva tirar fuori di nascosto una piccola medaglia che portava al collo , e mormorare , baciandola , le sue orazioni . Il ventisettesimo giorno dopo quello della partenza , arrivarono . Era una bella aurora rossa di maggio quando il piroscafo gittava l ' àncora nell ' immenso fiume della Plata , sopra una riva del quale si stende la vasta città di Buenos Aires , capitale della Repubblica Argentina . Quel tempo splendido gli parve di buon augurio . Era fuor di sé dalla gioia e dall ' impazienza . Sua madre era a poche miglia di distanza da lui ! Tra poche ore l ' avrebbe veduta ! Ed egli si trovava in America , nel nuovo mondo , e aveva avuto l ' ardimento di venirci so ] o ! Tutto quel lunghissimo viaggio gli pareva allora che fosse passato in un nulla . Gli pareva d ' aver volato , sognando , e di essersi svegliato in quel punto . Ed era così felice , che quasi non si stupì né si afflisse , quando si frugò nelle tasche , e non ci trovò più uno dei due gruzzoli in cui aveva diviso il suo piccolo tesoro , per esser più sicuro di non perdere tutto . Gliel ' avevan rubato , non gli restavan più che poche lire ; ma che gli importava , ora ch ' era vicino a sua madre . Con la sua sacca alla mano scese insieme a molti altri italiani in un vaporino che li portò fino a poca distanza dalla riva , calò dal vaporino in una barca che portava il nome di Andrea Doria , fu sbarcato al molo , salutò il suo vecchio amico lombardo , e s ' avviò a lunghi passi verso la città . Arrivato all ' imboccatura della prima via fermò un uomo che passava e lo pregò di indicargli da che parte dovesse prendere per andar in via de los Artes . Aveva fermato per l ' appunto un operaio italiano . Questi lo guardò con curiosità e gli domandò se sapeva leggere . Il ragazzo accennò di sì . - Ebbene , - gli disse l ' operaio , indicandogli la via da cui egli usciva ; - va su sempre diritto , leggendo i nomi delle vie a tutte le cantonate ; finirai con trovare la tua . - Il ragazzo lo ringraziò e infilò la via che gli s ' apriva davanti . Era una via diritta e sterminata , ma stretta ; fiancheggiata da case basse e bianche , che pareva tanti villini ; piena di gente , di carrozze , di grandi carri , che facevano uno strepito assordante ; e qua e là spenzolavano enormi bandiere di vari colori , con su scritto a grossi caratteri l ' annunzio di partenze di piroscafi per città sconosciute . A ogni tratto di cammino , voltandosi a destra e a sinistra , egli vedeva due altre vie che fuggivano diritte a perdita d ' occhio , fiancheggiate pure da case basse e bianche , e piene di gente e di carri , e tagliate in fondo dalla linea diritta della sconfinata pianura americana , simile all ' orizzonte del mare . La città gli pareva infinita ; gli pareva che si potesse camminar per giornate e per settimane vedendo sempre di qua e di là altre vie come quelle , e che tutta l ' America ne dovesse esser coperta . Guardava attentamente i nomi delle vie : dei nomi strani che stentava a leggere . A ogni nuova via , si sentiva battere il cuore , pensando che fosse la sua . Guardava tutte le donne con l ' idea di incontrare sua madre . Ne vide una davanti a sé , che gli diede una scossa al sangue : la raggiunse , la guardò : era una negra . E andava , andava , affrettando il passo . Arrivò a un crocicchio , lesse , e restò come inchiodato sul marciapiede Era la vita delle Arti . Svoltò , vide il numero 117 dovette fermarsi per riprender respiro . E disse tra sé : - O madre mia ! madre mia ! È proprio vero che ti vedrò a momenti ! - Corse innanzi , arrivò a una piccola bottega di merciaio . Era quella . S ' affacciò . Vide una donna coi capelli grigi e gli occhiali . - Che volete , ragazzo ? - gli domandò quella , in spagnuolo . - Non è questa , - disse , stentando a metter fuori la voce , - la bottega di Francesco Merelli ? - Francesco Merelli è morto , - rispose la donna in italiano . Il ragazzo ebbe l ' impressione d ' una percossa nel petto . - Quando morto ? - Eh , da un pezzo , - rispose la donna ; - da mesi . Fece cattivi affari , scappò . Dicono che sia andato a Bahia Blanca , molto lontano di qui . E morì appena arrivato . La bottega è mia . Il ragazzo impallidì . Poi disse rapidamente : - Merelli conosceva mia madre , mia madre era qua a servire dal signor Mequinez . Egli solo poteva dirmi dov ' era . Io sono venuto in America a cercar mia madre . Merelli le mandava le lettere . Io ho bisogno di trovar mia madre . - Povero figliuolo , - rispose la donna , - io non so . Posso domandare al ragazzo del cortile . Egli conosceva il giovane che faceva commissioni per Merelli . Può darsi che sappia dir qualche cosa . Andò in fondo alla bottega e chiamò il ragazzo , che venne subito . - Dimmi un poco , - gli domandò la bottegaia ; - ti ricordi che il giovane di Merelli andasse qualche volta a portar delle lettere a una donna di servizio , in casa di figli del paese ? - Dal signor Mequinez , - rispose il ragazzo , sì signora , qualche volta . In fondo a via delle Arti . - Ah , signora , grazie ! - gridò Marco . - Mi dica il numero ... non lo sa ? Mi faccia accompagnare , - accompagnami tu subito , ragazzo ; - io ho ancora dei soldi . E disse questo con tanto calore , che senz ' aspettar la preghiera della donna , il ragazzo rispose : - andiamo ; - e uscì pel primo a passi lesti . Quasi correndo , senza dire una parola , andarono fino in fondo alla via lunghissima , infilarono l ' andito d ' entrata d ' una piccola casa bianca , e si fermarono davanti a un bel cancello di ferro , da cui si vedeva un cortiletto , pieno di vasi di fiori . Marco diede una strappata al campanello . Comparve una signorina . - Qui sta la famiglia Mequinez , non è vero ? - domandò ansiosamente il ragazzo . - Ci stava , - rispose la signorina , pronunziando l ' italiano alla spagnuola . - Ora ci stiamo noi , Zeballos . - E dove sono andati i Mequinez ? - domandò Marco , col batticuore . - Sono andati a Cordova . - Cordova ! - esclamò Marco . - Dov ' è Cordova ? E la persona di servizio che avevano ? la donna , mia madre ! La donna di servizio era mia madre ! Hanno condotto via anche mia madre ? La signorina lo guardò e disse : - Non so . Lo saprà forse mio padre , che li ha conosciuti quando partirono . Aspettate un momento . Scappò e tornò poco dopo con suo padre , un signore alto , con la barba grigia . Questi guardò fisso un momento quel tipo simpatico di piccolo marinaio genovese , coi capelli biondi e il naso aquilino , e gli domandò in cattivo italiano : - Tua madre è genovese ? Marco rispose di sì . - Ebbene la donna di servizio genovese è andata con loro , lo so di certo . - Dove sono andati ? - A Cordova , una città . Il ragazzo mise un sospiro ; poi disse con rassegnazione : - Allora ... andrò a Cordova . - Ah pobre Niño ! - esclamò il signore , guardandolo in aria di pietà . - Povero ragazzo ! È a centinaia di miglia di qua , Cordova . Marco diventò pallido come un morto , e s ' appoggiò con una mano alla cancellata . - Vediamo , vediamo , - disse allora il signore , mosso a compassione , aprendo la porta , - vieni dentro un momento , vediamo un po ' se si può far qualche cosa . - Sedette , gli diè da sedere , gli fece raccontar la sua storia , lo stette a sentire molto attento , rimase un pezzo pensieroso ; poi gli disse risolutamente : - Tu non hai denari , non è vero ? - Ho ancora ... poco , - rispose Marco . Il signore pensò altri cinque minuti , poi si mise a un tavolino , scrisse una lettera , la chiuse , e porgendola al ragazzo , gli disse : - Senti , italianito . Va ' con questa lettera alla Boca . È una piccola città mezza genovese , a due ore di strada di qua . Tutti ti sapranno indicare il cammino . Va ' là e cerca di questo signore , a cui è diretta la lettera , e che è conosciuto da tutti . Portagli questa lettera . Egli ti farà partire domani per la città di Rosario , e ti raccomanderà a qualcuno lassù , che penserà a farti proseguire il viaggio fino a Cordova , dove troverai la famiglia Mequinez e tua madre . Intanto , piglia questo . - E gli mise in mano qualche lira . - Va ' , e fatti coraggio ; qui hai da per tutto dei compaesani , non rimarrai abbandonato . Adios . Il ragazzo gli disse : - Grazie , - senza trovar altre parole , uscì con la sua sacca , e congedatosi dalla sua piccola guida , si mise lentamente in cammino verso la Boca , pieno di tristezza e di stupore , a traverso alla grande città rumorosa . Tutto quello che gli accadde da quel momento fino alla sera del giorno appresso gli rimase poi nella memoria confuso ed incerto come una fantasticheria di febbricitante , tanto egli era stanco , sconturbato , avvilito . E il giorno appresso , all ' imbrunire , dopo aver dormito la notte in una stanzuccia d ' una casa della Boca , accanto a un facchino del porto , - dopo aver passata quasi tutta la giornata , seduto sopra un mucchio di travi , e come trasognato , in faccia a migliaia di bastimenti , di barconi e di vaporini , - si trovava a poppa d ' una grossa barca a vela , carica di frutte , che partiva per la città di Rosario , condotta da tre robusti genovesi abbronzati dal sole ; la voce dei quali , e il dialetto amato che parlavano gli rimise un po ' di conforto nel cuore . Partirono , e il viaggio durò tre giorni e quattro notti , e fu uno stupore continuo per il piccolo viaggiatore . Tre giorni e quattro notti su per quel meraviglioso fiume Paranà , rispetto al quale il nostro grande Po non è che un rigagnolo , e la lunghezza dell ' Italia , quadruplicata , non raggiunge quella del suo corso . Il barcone andava lentamente a ritroso di quella massa d ' acqua smisurata . Passava in mezzo a lunghe isole , già nidi di serpenti e di tigri , coperte d ' aranci e di salici , simili a boschi galleggianti ; e ora infilava stretti canali , da cui pareva che non potesse più uscire ; ora sboccava in vaste distese d ' acque , dell ' aspetto di grandi laghi tranquilli ; poi daccapo fra le isole , per i canali intricati d ' un arcipelago , in mezzo a mucchi enormi di vegetazione . Regnava un silenzio profondo . Per lunghi tratti , le rive e le acque solitarie e vastissime davan l ' immagine d ' un fiume sconosciuto , in cui quella povera vela fosse la prima al mondo ad avventurarsi . Quanto più s ' avanzavano , e tanto più quel mostruoso fiume lo sgomentava . Egli immaginava che sua madre si trovasse alle sorgenti , e che la navigazione dovesse durare degli anni . Due volte al giorno mangiava un po ' di pane e di carne salata coi barcaioli , i quali , vedendolo triste , non gli rivolgevan mai la parola . La notte dormiva sopra coperta , e si svegliava ogni tanto , bruscamente , stupito della luce limpidissima della luna che imbiancava le acque immense e le rive lontane ; e allora il cuore gli si serrava . - Cordova ! - Egli ripeteva quel nome : - Cordova ! - come il nome d ' una di quelle città misteriose , delle quali aveva inteso parlare nelle favole . Ma poi pensava : - Mia madre è passata di qui , ha visto queste isole , quelle rive , - e allora non gli parevan più tanto strani e solitari quei luoghi in cui lo sguardo di sua madre s ' era posato ... La notte , uno dei barcaiuoli cantava . Quella voce gli rammentava le canzoni di sua madre , quando l ' addormentava bambino . L ' ultima notte , all ' udir quel canto , singhiozzò . Il barcaiuolo s ' interruppe . Poi gli gridò : - Animo , animo , figioeu ! Che diavolo ! Un genovese che piange perché è lontano da casa ! I genovesi girano il mondo gloriosi e trionfanti ! - E a quelle parole egli si riscosse , sentì la voce del sangue genovese , e rialzò la fronte con alterezza , battendo il pugno sul timone . - Ebbene , si - disse tra sé , - dovessi anch ' io girare tutto il mondo , viaggiare ancora per anni e anni , e fare delle centinaia di miglia a piedi , io andrò avanti , fin che troverò mia madre . Dovessi arrivare moribondo , e cascar morto ai suoi piedi ! Pur che io la riveda una volta ! Coraggio ! - E con quest ' animo arrivò allo spuntar d ' un mattino rosato e freddo di fronte alla città di Rosario , posta sulla riva alta del Paranà , dove si specchiavan nelle acque le antenne imbandierate di cento bastimenti d ' ogni paese . Poco dopo sbarcato , salì alla città , con la sua sacca alla mano , a cercare un signore argentino per cui il suo protettore della Boca gli aveva rimesso un biglietto di visita con qualche parola di raccomandazione . Entrando in Rosario gli parve d ' entrare in una città già conosciuta . Erano quelle vie interminabili , diritte , fiancheggiate di case basse e bianche , attraversate in tutte le direzioni , al disopra dei tetti , da grandi fasci di fili telegrafici e telefonici , che parevano enormi ragnateli ; e un gran trepestio di gente , di cavalli , di carri . La testa gli si confondeva : credette quasi di rientrare a Buenos Aires , e di dover cercare un ' altra volta il cugino . Andò attorno per quasi un ' ora , svoltando e risvoltando , e sembrandogli sempre di tornar nella medesima via ; e a furia di domandare , trovò la casa del suo nuovo protettore . Tirò il campanello . S ' affacciò alla porta un grosso uomo biondo , arcigno , che aveva l ' aria d ' un fattore , e che gli domandò sgarbatamente , con pronunzia straniera : - Che vuoi ? Il ragazzo disse il nome del padrone . - Il padrone , - rispose il fattore , - è partito ieri sera per Buenos Aires con tutta la sua famiglia . Il ragazzo restò senza parola . Poi balbettò : - Ma io ... non ho nessuno qui ! Sono solo ! - E porse il biglietto . Il fattore lo prese , lo lesse e disse burberamente : - Non so che farci . Glielo darò fra un mese , quando ritornerà . - Ma io , io son solo ! io ho bisogno ! - esclamò il ragazzo , con voce di preghiera . - Eh ! andiamo , - disse l ' altro ; - non ce n ' è ancora abbastanza della gramigna del tuo paese a Rosario ! Vattene un po ' a mendicare in Italia . - E gli chiuse il cancello sulla faccia . Il ragazzo restò là come impietrato . Poi riprese lentamente la sua sacca , ed uscì , col cuore angosciato , con la mente in tumulto , assalito a un tratto da mille pensieri affannosi . Che fare ? dove andare ? Da Rosario a Cordova c ' era una giornata di strada ferrata . Egli non aveva più che poche lire . Levato quello che gli occorreva di spendere quel giorno , non gli sarebbe rimasto quasi nulla . Dove trovare i denari per pagarsi il viaggio ? Poteva lavorare . Ma come , a chi domandar lavoro ? Chieder l ' elemosina ! Ah ! no , essere respinto , insultato , umiliato come poc ' anzi , no , mai , mai più , piuttosto morire ! - E a quell ' idea , e al riveder davanti a sé la lunghissima via che si perdeva lontano nella pianura sconfinata , si sentì fuggire un ' altra volta il coraggio , gettò la sacca sul marciapiede , vi sedette su con le spalle al muro , e chinò il viso tra le mani , senza pianto , in un atteggiamento desolato . La gente l ' urtava coi piedi passando ; i carri empivan la via di rumore ; alcuni ragazzi si fermarono a guardarlo . Egli rimase un pezzo così . Quando fu scosso da una voce che gli disse tra in italiano e in lombardo : - Che cos ' hai , ragazzetto ? Alzò il viso a quelle parole , e subito balzò in piedi gettando un ' esclamazione di meraviglia : - Voi qui ! Era il vecchio contadino lombardo , col quale aveva fatto amicizia nel viaggio . La meraviglia del contadino non fu minore della sua . Ma il ragazzo non gli lasciò il tempo d ' interrogarlo , e gli raccontò rapidamente i casi suoi . - Ora son senza soldi , ecco ; bisogna che lavori ; trovatemi voi del lavoro da poter mettere insieme qualche lira ; io faccio qualunque cosa ; porto roba , spazzo le strade , posso far commissioni , anche lavorare in campagna ; mi contento di campare di pan nero ; ma che possa partir presto , che possa trovare una volta mia madre , fatemi questa carità , del lavoro , trovatemi voi del lavoro , per amor di Dio , che non ne posso più ! - Diamine , diamine , - disse il contadino , guardandosi attorno e grattandosi il mento . - Che storia è questa ! ... Lavorare ... è presto detto . Vediamo un po ' . Che non ci sia mezzo di trovar trenta lire fra tanti patriotti ? Il ragazzo lo guardava , confortato da un raggio di speranza . - Vieni con me , - gli disse il contadino . - Dove ? - domandò il ragazzo , ripigliando la sacca . - Vieni con me . Il contadino si mosse , Marco lo seguì , fecero un lungo tratto di strada insieme , senza parlare . Il contadino si fermò alla porta d ' un ' osteria che aveva per insegna una stella e scritto sotto : - La estrella de Italia ; - mise il viso dentro e voltandosi verso il ragazzo disse allegramente : - Arriviamo in buon punto . - Entrarono in uno stanzone , dov ' eran varie tavole , e molti uomini seduti , che bevevano , parlando forte . Il vecchio lombardo s ' avvicinò alla prima tavola , e dal modo come salutò i sei avventori che ci stavano intorno , si capiva ch ' era stato in loro compagnia fino a poco innanzi . Erano rossi in viso e facevan sonare bicchieri , vociando e ridendo . - Camerati , - disse senz ' altro il lombardo , restando in piedi , e presentando Marco ; - c ' è qui un povero ragazzo nostro patriotta , che è venuto solo da Genova a Buenos Aires a cercare sua madre . A Buenos Aires gli dissero : - Qui non c ' è , è a Cordova . - Viene in barca a Rosario , tre dì e tre notti , con due righe di raccomandazione ; presenta la carta : gli fanno una figuraccia . Non ha la croce d ' un centesimo . È qui solo come un disperato . È un bagai pieno di cuore . Vediamo un poco . Non ha da trovar tanto da pagare il biglietto per andare a Cordova a trovar sua madre ? L ' abbiamo da lasciar qui come un cane ? - Mai al mondo , perdio ! - Mai non sarà detto questo ! - gridarono tutti insieme , battendo il pugno sul tavolo . - Un patriotta nostro ! - Vieni qua , piccolino . - Ci siamo noi , gli emigranti ! - Guarda che bel monello . - Fuori dei quattrini , camerati . - Bravo ! Venuto solo ! Hai del fegato ! - Bevi un sorso , patriotta . - Ti manderemo da tua madre , non pensare . - E uno gli dava un pizzicotto alla guancia , un altro gli batteva la mano sulla spalla , un terzo lo liberava dalla sacca ; altri emigranti s ' alzarono dalle tavole vicine e s ' avvicinarono ; la storia del ragazzo fece il giro dell ' osteria ; accorsero dalla stanza accanto tre avventori argentini ; e in meno di dieci minuti il contadino lombardo che porgeva il cappello , ci ebbe dentro quarantadue lire . - Hai Visto , - disse allora , voltandosi verso il ragazzo , - come si fa presto in America ? - Bevi - gli gridò un altro , porgendogli un bicchiere di vino : - Alla salute di tua madre ! - Tutti alzarono i bicchieri . - E Marco ripeté : - Alla salute di mia ... - Ma un singhiozzo di gioia gli chiuse la gola , e rimesso il bicchiere sulla tavola , si gettò al collo del suo vecchio . La mattina seguente , allo spuntare del giorno , egli era già partito per Cordova , ardito e ridente , pieno di presentimenti felici . Ma non c ' è allegrezza che regga a lungo davanti a certi aspetti sinistri della natura . Il tempo era chiuso e grigio ; il treno , presso che vuoto , correva a traverso a un ' immensa pianura priva d ' ogni segno d ' abitazione . Egli si trovava solo in un vagone lunghissimo , che somigliava a quelli dei treni per i feriti . Guardava a destra , guardava a sinistra , e non vedeva che una solitudine senza fine , sparsa di piccoli alberi deformi , dai tronchi e dai rami scontorti , in atteggiamenti non mai veduti , quasi d ' ira e d ' angoscia ; una vegetazione scura , rada e triste , che dava alla pianura l ' apparenza d ' uno sterminato cimitero . Sonnecchiava mezz ' ora , tornava a guardare : era sempre lo stesso spettacolo . Le stazioni della strada ferrata eran solitarie , come case di eremiti ; e quando il treno si fermava , non si sentiva una voce ; gli pareva di trovarsi solo in un treno , perduto , abbandonato in mezzo a un deserto . Gli sembrava che ogni stazione dovesse essere l ' ultima , e che s ' entrasse dopo quella nelle terre misteriose e spaurevoli dei selvaggi . Una brezza gelata gli mordeva il viso . Imbarcandolo a Genova sul finir d ' aprile , i suoi non avevan pensato che in America egli avrebbe trovato l ' inverno , e l ' avevan vestito da estate . Dopo alcune ore , incominciò a soffrire il freddo , e col freddo , la stanchezza dei giorni passati , pieni di commozioni violente , e delle notti insonni e travagliate . Si addormentò , dormì lungo tempo , si svegliò intirizzito ; si sentiva male . E allora gli prese un vago terrore di cader malato e di morir per viaggio , e d ' esser buttato là in mezzo a quella pianura desolata , dove il suo cadavere sarebbe stato dilaniato dai cani e dagli uccelli di rapina , come certi corpi di cavalli e di vacche che vedeva tratto tratto accanto alla strada , e da cui torceva lo sguardo con ribrezzo . In quel malessere inquieto , in mezzo a quel silenzio tetro della natura , la sua immaginazione s ' eccitava e volgeva al nero . Era poi ben sicuro di trovarla , a Cordova , sua madre ? E se non ci fosse stata ? Se quel signore di via delle Arti avesse sbagliato ? E se fosse morta ? In questi pensieri si riaddormentò , sognò d ' essere a Cordova di notte , e di sentirsi gridare da tutte le porte e da tutte le finestre : - Non c ' è ! Non c ' è ! Non c ' è ! - si risvegliò di sobbalzo , atterrito , e vide in fondo al vagone tre uomini barbuti , ravvolti in scialli di vari colori , che lo guardavano , parlando basso tra di loro ; e gli balenò il sospetto che fossero assassini e lo volessero uccidere , per rubargli la sacca . Al freddo , al malessere gli s ' aggiunse la paura ; la fantasia già turbata gli si stravolse ; - i tre uomini lo fissavano sempre , - uno di essi mosse verso di lui ; - allora egli smarrì la ragione , e correndogli incontro con le braccia aperte , gridò : - Non ho nulla . Sono un povero ragazzo . Vengo dall ' Italia vo a cercar mia madre , son solo ; non mi fate del male ! - Quelli capirono subito , n ' ebbero pietà , lo carezzarono e lo racquetarono , dicendogli molte parole che non intendeva ; e vedendo che batteva i denti dal freddo , gli misero addosso uno dei loro scialli , e lo fecero risedere perché dormisse . E si riaddormentò , che imbruniva . Quando lo svegliarono , era a Cordova . Ah ! che buon respiro tirò , e con che impeto si cacciò fuori del vagone ! Domandò a un impiegato della stazione dove stesse di casa l ' ingegner Mequinez : quegli disse il nome d ' una chiesa : - la casa era accanto alla chiesa ; - il ragazzo scappò via . Era notte . Entrò in città . E gli parve d ' entrare in Rosario un ' altra volta , al veder quelle strade diritte , fiancheggiate di piccole case bianche , e tagliate da altre strade diritte e lunghissime . Ma c ' era poca gente , e al chiarore dei rari lampioni incontrava delle facce strane , d ' un colore sconosciuto , tra nerastro e verdognolo , e alzando il viso a quando a quando , vedeva delle chiese d ' architettura bizzarra che si disegnavano enormi e nere sul firmamento . La città era oscura e silenziosa ; ma dopo aver attraversato quell ' immenso deserto , gli pareva allegra . Interrogò un prete , trovò presto la chiesa e la casa , tirò il campanello con una mano tremante , e si premette l ' altra sul petto per comprimere i battiti del cuore , che gli saltava alla gola . Una vecchia venne ad aprire , con un lume in mano . Il ragazzo non poté parlar subito . - Chi cerchi ? - domandò quella , in spagnuolo . - L ' ingegnere Mequinez , - disse Marco . La vecchia fece l ' atto d ' incrociar le braccia sul seno , e rispose dondolando il capo . - Anche tu , dunque , l ' hai con l ' ingegnere Mequinez ! E mi pare che sarebbe tempo di finirla . Son tre mesi oramai , che ci seccano . Non basta che l ' abbiano detto i giornali . Bisognerà farlo stampare sulle cantonate che il signor Mequinez è andato a stare a Tucuman ! Il ragazzo fece un gesto di disperazione . Poi diede in uno scoppio di rabbia . - È una maledizione dunque ! Io dovrò morire per la strada senza trovare mia madre ! Io divento matto , m ' ammazzo ! Dio mio ! Come si chiama quel paese ? Dov ' è ? A che distanza è ? - Eh , povero ragazzo , - rispose la vecchia , impietosita , - una bagattella ! Saranno quattrocento o cinquecento miglia , a metter poco . Il ragazzo si coprì il viso con le mani ; poi domandò con un singhiozzo : - E ora ... come faccio ? - Che vuoi che ti dica , povero figliuolo , - rispose la donna ; - io non so . Ma subito le balenò un ' idea e soggiunse in fretta : - Senti , ora che ci penso . Fa una cosa . Svolta a destra per la via , troverai alla terza parte un cortile ; c ' è un capataz , un commerciante , che parte domattina per Tucuman con le sue carretas e i suoi bovi ; va a vedere se ti vuol prendere , offrendogli i tuoi servizi ; ti darà forse un posto sur un carro ; va ' subito . Il ragazzo afferrò la sacca , ringraziò scappando , e dopo due minuti si trovò in un vasto cortile rischiarato da lanterne , dove vari uomini lavoravano a caricar sacchi di frumento sopra certi carri enormi , simili a case mobili di saltimbanchi , col tetto rotondo e le ruote altissime ; ed un uomo alto e baffuto , ravvolto in una specie di mantello a quadretti bianchi e neri , con due grandi stivali , dirigeva il lavoro . Il ragazzo s ' avvicinò a questo , e gli fece timidamente la sua domanda , dicendo che veniva dall ' Italia e che andava a cercare sua madre . Il capataz , che vuol dir capo ( il capo conduttore di quel convoglio di carri ) , gli diede un ' occhiata da capo a piedi , e rispose seccamente : - Non ci ho posto . - Io ho quindici lire , - rispose il ragazzo , supplichevole , - do le mie quindici lire . Per viaggio lavorerò . Andrò a pigliar l ' acqua e la biada per le bestie , farò tutti i servizi . Un poco di pane mi basta . Mi faccia un po ' di posto , signore ! Il capataz tornò a guardarlo , e rispose con miglior garbo : - Non c ' è posto ... e poi ... noi non andiamo a Tucuman , andiamo a un ' altra città , Santiago dell ' Estero . A un certo punto ti dovremmo lasciare , e avresti ancora un gran tratto da far a piedi . - Ah ! io ne farei il doppio ! - esclamò Marco ; - io camminerò , non ci pensi ; arriverò in ogni maniera , mi faccia un po ' di posto , signore , per carità , per carità non mi lasci qui solo ! - Bada che è un viaggio di venti giorni ! - Non importa . - È un viaggio duro ! - Sopporterò tutto - Dovrai viaggiar solo ! - Non ho paura di nulla . Purché ritrovi mia madre . Abbia compassione ! Il capataz gli accostò al viso una lanterna e lo guardò . Poi disse : - Sta bene . Il ragazzo gli baciò la mano . - Stanotte dormirai in un carro , - soggiunse il capataz , lasciandolo ; - domattina alle quattro ti sveglierò . Buenas noches . La mattina alle quattro , al lume delle stelle , la lunga fila dei carri Si mise in movimento con grande strepitio : ciascun carro tirato da sei bovi , seguiti tutti da un gran numero di animali di ricambio . Il ragazzo , svegliato e messo dentro a un dei carri , sui sacchi , si raddormentò subito , profondamente . Quando si svegliò , il convoglio era fermo in un luogo solitario , sotto il sole , e tutti gli uomini - i peones - stavan seduti in cerchio intorno a un quarto di vitello , che arrostiva all ' aria aperta , infilato in una specie di spadone piantato in terra , accanto a un gran foco agitato dal vento . Mangiarono tutti insieme , dormirono e poi ripartirono ; e così il viaggio continuò , regolato come una marcia di soldati . Ogni mattina si mettevano in cammino alle cinque , si fermavano alle nove , ripartivano alle cinque della sera , tornavano a fermarsi alle dieci . I peones andavano a cavallo e stimolavano i buoi con lunghe canne . Il ragazzo accendeva il fuoco per l ' arrosto , dava da mangiare alle bestie , ripuliva le lanterne , portava l ' acqua da bere . Il paese gli passava davanti come una visione indistinta : vasti boschi di piccoli alberi bruni ; villaggi di poche case sparse , con le facciate rosse e merlate ; vastissimi spazi , forse antichi letti di grandi laghi salati , biancheggianti di sale fin dove arrivava la vista ; e da ogni parte e sempre , pianura , solitudine , silenzio . Rarissimamente incontravano due o tre viaggiatori a cavallo , seguiti da un branco di cavalli sciolti , che passavano di galoppo , come un turbine . I giorni eran tutti eguali , come sul mare ; uggiosi e interminabili . Ma il tempo era bello . Senonché i peones , come se il ragazzo fosse stato il loro servitore obbligato , diventavano di giorno in giorno più esigenti : alcuni lo trattavano brutalmente , con minacce ; tutti si facevan servire senza riguardi ; gli facevan portare carichi enormi di foraggi ; lo mandavan a pigliar acqua a grandi distanze ; ed egli , rotto dalla fatica , non poteva neanche dormire la notte , scosso continuamente dai sobbalzi violenti del carro e dallo scricchiolìo assordante delle ruote e delle sale di legno . E per giunta , essendosi levato il vento , una terra fina , rossiccia e grassa , che avvolgeva ogni cosa , penetrava nel carro , gli entrava sotto i panni , gli empiva gli occhi e la bocca , gli toglieva la vista e il respiro , continua , opprimente , insopportabile . Sfinito dalle fatiche e dall ' insonnia , ridotto lacero e sudicio , rimbrottato e malmenato dalla mattina alla sera , il povero ragazzo s ' avviliva ogni giorno di più , e si sarebbe perduto d ' animo affatto se il capataz non gli avesse rivolto di tratto in tratto qualche buona parola . Spesso , in un cantuccio del carro , non veduto , piangeva col viso contro la sua sacca , la quale non conteneva più che dei cenci . Ogni mattina si levava più debole e più scoraggiato , e guardando la campagna , vedendo sempre quella pianura sconfinata e implacabile , come un oceano di terra , diceva tra sé : - Oh ! fino a questa sera non arrivo , fino a questa sera non arrivo ! Quest ' oggi muoio per la strada ! - E le fatiche crescevano , i mali trattamenti raddoppiavano . Una mattina , perché aveva tardato a portar l ' acqua , in assenza del capataz , uno degli uomini lo percosse . E allora cominciarono a farlo per vezzo , quando gli davano un ordine , a misurargli uno scapaccione , dicendo : - Insacca questo , vagabondo ! - Porta questo a tua madre ! - Il cuore gli scoppiava ; ammalò ; - stette tre giorni nel carro , con una coperta addosso , battendo la febbre , e non vedendo nessuno , fuori che il capataz , che veniva a dargli da bere e a toccargli il polso . E allora Si credette perduto , e invocava disperatamente sua madre , chiamandola cento volte per nome : - Oh mia madre ! madre mia ! Aiutami ! Vienmi incontro che muoio ! Oh povera madre mia , che non ti vedrò mai più ! Povera madre mia , che mi troverai morto per la strada ! - E giungeva le mani sul petto e pregava . Poi miglioro , grazie alle cure del capataz , e guarì ; ma con la guarigione sopraggiunse il giorno più terribile del suo viaggio , il giorno in cui doveva rimaner solo . Da più di due settimane erano in cammino . Quando arrivarono al punto dove dalla strada di Tucuman si stacca quella che va a Santiago dell ' Estero , il capataz gli annunciò che dovevano separarsi . Gli diede qualche indicazione intorno al cammino , gli legò la sacca sulle spalle in modo che non gli desse noia a camminare , e tagliando corto , come se temesse di commuoversi , lo salutò . Il ragazzo fece appena in tempo a baciargli un braccio . Anche gli altri uomini , che lo avevano maltrattato così duramente , parve che provassero un po ' di pietà a vederlo rimaner così solo , e gli fecero un cenno d ' addio , allontanandosi . Ed egli restituì il saluto con la mano , stette a guardar il convoglio fin che si perdette nel polverìo rosso della campagna , e poi si mise in cammino , tristamente . Una cosa , per altro , lo riconfortò un poco , fin da principio . Dopo tanti giorni di viaggio a traverso a quella pianura sterminata e sempre eguale egli vedeva davanti a sé una catena di montagne altissime , azzurre , con le cime bianche , che gli rammentavano le Alpi , e gli davan come un senso di ravvicinamento al suo paese . Erano le Ande , la spina dorsale del continente Americano , la catena immensa che si stende dalla Terra del fuoco fino al mare glaciale del polo artico per cento e dieci gradi di latitudine . Ed anche lo confortava il sentire che l ' aria si veniva facendo sempre più calda ; e questo avveniva perché , risalendo verso settentrione , egli si andava avvicinando alle regioni tropicali . A grandi distanze trovava dei piccoli gruppi di case , con una botteguccia ; e comprava qualche cosa da mangiare . Incontrava degli uomini a cavallo ; vedeva ogni tanto delle donne e dei ragazzi seduti in terra , immobili e gravi , delle faccie nuove affatto per lui , color di terra , con gli occhi obbliqui , con l ' ossa delle guance sporgenti ; i quali lo guardavano fisso , e lo accompagnavano con lo sguardo , girando il capo lentamente , come automi . Erano Indiani . Il primo giorno camminò fin che gli ressero le forze , e dormì sotto un albero . Il secondo giorno camminò assai meno , e con minor animo . Aveva le scarpe rotte , i piedi spellati , lo stomaco indebolito dalla cattiva nutrizione . Verso sera s ' incominciava a impaurire . Aveva inteso dire in Italia che in quei paesi c ' eran dei serpenti : credeva di sentirli strisciare , s ' arrestava , pigliava la corsa , gli correvan dei brividi nelle ossa . A volte lo prendeva una grande compassione di sé , e piangeva in silenzio , camminando . Poi pensava : - Oh quanto soffrirebbe mia madre se sapesse che ho tanta paura ! - e questo pensiero gli ridava coraggio . Poi , per distrarsi dalla paura , pensava a tante cose di lei , si richiamava alla mente le sue parole di quand ' era partita da Genova , e l ' atto con cui soleva accomodargli le coperte sotto il mento , quando era a letto , e quando era bambino , che alle volte se lo pigliava fra le braccia , dicendogli : - Sta ' un po ' qui con me , - e stava così molto tempo , col capo appoggiato sul suo , pensando , pensando . E le diceva tra sé : - Ti rivedrò un giorno , cara madre ? Arriverò alla fine del mio viaggio , madre mia ? - E camminava , camminava , in mezzo ad alberi sconosciuti , a vaste piantagioni di canne da zucchero , a praterie senza fine , sempre con quelle grandi montagne azzurre davanti , che tagliavano il cielo sereno coi loro altissimi coni . Quattro giorni - cinque - una settimana passò . Le forze gli andavan rapidamente scemando , i piedi gli sanguinavano . Finalmente , una sera al cader del sole , gli dissero : - Tucuman è a cinque miglia di qui . - Egli gittò un grido di gioia , e affrettò il passo , come se avesse riacquistato in un punto tutto il vigore perduto . Ma fu una breve illusione . Le forze lo abbandonarono a un tratto , e cadde sull ' orlo d ' un fosso , sfinito . Ma il cuore gli batteva dalla contentezza . Il cielo , fitto di stelle splendidissime , non gli era mai parso così bello . Egli le contemplava , adagiato sull ' erba per dormire , e pensava che forse nello stesso tempo anche sua madre le guardava . E diceva : - O madre mia , dove sei ? che cosa fai in questo momento ? Pensi al tuo figliuolo ? Pensi al tuo Marco , che ti è tanto vicino ? Povero Marco , s ' egli avesse potuto vedere in quale stato si trovava sua madre in quel punto , avrebbe fatto uno sforzo sovrumano per camminare ancora , e arrivar da lei qualche ora prima . Era malata , a letto , in una camera a terreno d ' una casetta signorile , dove abitava tutta la famiglia Mequinez ; la quale le aveva posto molto affetto e le faceva grande assistenza . La povera donna era già malaticcia quando l ' ingegnere Mequinez aveva dovuto partire improvvisamente da Buenos Aires , e non s ' era punto rimessa colla buon ' aria di Cordova . Ma poi , il non aver più ricevuto risposta alle sue lettere né dal marito né dal cugino , il presentimento sempre vivo di qualche grande disgrazia , l ' ansietà continua in cui era vissuta , incerta tra il partire e il restare , aspettando ogni giorno una notizia funesta , l ' avevano fatta peggiorare fuor di modo . Da ultimo , le s ' era manifestata una malattia gravissima : un ' ernia intestinale strozzata . Da quindici giorni non s ' alzava da letto . Era necessaria un ' operazione chirurgica per salvarle la vita . E in quel momento appunto , mentre il suo Marco la invocava , stavano accanto al suo letto il padrone e la padrona di casa , a ragionarla con molta dolcezza perché si lasciasse operare , ed essa persisteva nel rifiuto , piangendo . Un bravo medico di Tucuman era già venuto la settimana prima , inutilmente . - No , cari signori - essa diceva , - non mette conto ; non ho più forza di resistere ; morirei sotto i ferri del chirurgo . È meglio che mi lascino morir così . Non ci tengo più alla vita oramai . Tutto è finito per me . È meglio che muoia prima di sapere cos ' è accaduto alla mia famiglia . - E i padroni a dirle di no , che si facesse coraggio , che alle ultime lettere mandate a Genova direttamente avrebbe ricevuto risposta , che si lasciasse operare , che lo facesse per i suoi figliuoli . Ma quel pensiero dei suoi figliuoli non faceva che aggravare di maggior ansia lo scoraggiamento profondo che la prostrava da lungo tempo . A quelle parole scoppiava in un pianto . - Oh , i miei figliuoli ! i miei figliuoli ! - esclamava , giungendo le mani ; - forse non ci sono più ! È meglio che muoia anch ' io . Li ringrazio , buoni signori , li ringrazio di cuore . Ma è meglio che muoia . Tanto non guarirei neanche con l ' operazione , ne sono sicura . Grazie di tante cure , buoni signori . È inutile che dopo domani torni il medico . Voglio morire . È destino ch ' io muoia qui . Ho deciso . - E quelli ancora a consolarla , a ripeterle : - No , non dite questo ; - e a pigliarla per le mani e a pregarla . Ma essa allora chiudeva gli occhi , sfinita , e cadeva in un assopimento , che pareva morta . E i padroni restavano lì un po ' di tempo , alla luce fioca d ' un lumicino , a guardare con grande pietà quella madre ammirabile , che per salvare la sua famiglia era venuta a morire a sei mila miglia dalla sua patria , a morire dopo aver tanto penato , povera donna , così onesta , così buona , così sventurata . Il giorno dopo , di buon mattino , con la sua sacca sulle spalle , curvo e zoppicante , ma pieno d ' animo , Marco entrava nella città di Tucuman , una delle più giovani e delle più floride città della Repubblica Argentina . Gli parve di rivedere Cordova , Rosario , Buenos Aires : erano quelle stesse vie diritte e lunghissime , e quelle case basse e bianche ; ma da ogni parte una vegetazione nuova e magnifica , un ' aria profumata , una luce meravigliosa , un cielo limpido e profondo , come egli non l ' aveva mai visto , neppure in Italia . Andando innanzi per le vie , riprovò l ' agitazione febbrile che lo aveva preso a Buenos Aires ; guardava le finestre e le porte di tutte le case ; guardava tutte le donne che passavano , con una speranza affannosa di incontrar sua madre ; avrebbe voluto interrogar tutti , e non osava fermar nessuno . Tutti di sugli usci , si voltavano a guardar quel povero ragazzo stracciato e polveroso , che mostrava di venir di tanto lontano . Ed egli cercava fra la gente un viso che gl ' ispirasse fiducia , per rivolgergli quella tremenda domanda , quando gli caddero gli occhi sopra un insegna di bottega , su cui era scritto un nome italiano . C ' era dentro un uomo con gli occhiali e due donne . Egli s ' avvicinò lentamente alla porta , e fatto un animo risoluto , domandò : - Mi saprebbe dire , signore , dove sta la famiglia Mequinez ? - Dell ' ingeniero Mequinez ? - domandò il bottegaio alla sua volta . - Dell ' ingegnere Mequinez , - rispose il ragazzo , con un fil di voce . - La famiglia Mequinez , - disse il bottegaio , - non è a Tucuman . Un grido di disperato dolore , come d ' una persona pugnalata , fece eco a quelle parole . Il bottegaio e le donne s ' alzarono , alcuni vicini accorsero . - Che c ' è ? che hai , ragazzo ? - disse il bottegaio , tirandolo nella bottega e facendolo sedere ; - non c ' è da disperarsi , che diavolo ! I Mequinez non sono qui , ma poco lontano , a poche ore da Tucuman ! - Dove ? dove ? - gridò Marco , saltando su come un resuscitato . - A una quindicina di miglia di qua , - continuò l ' uomo , - in riva al Saladillo , in un luogo dove stanno costruendo una grande fabbrica da zucchero , un gruppo di case , c ' è la casa del signor Mequinez , tutti lo sanno , ci arriverai in poche ore . - Ci son stato io un mese fa , - disse un giovane che era accorso al grido . Marco lo guardò con gli occhi grandi e gli domandò precipitosamente , impallidendo : - Avete visto la donna di servizio del signor Mequinez , l ' italiana ? - La jenovesa ? L ' ho vista . Marco ruppe in un singhiozzo convulso , tra di riso e di pianto . Poi con un impeto di risoluzione violenta : - Dove si passa , presto , la strada , parto subito , insegnatemi la strada ! - Ma c ' è una giornata di marcia , - gli dissero tutti insieme , - sei stanco , devi riposare , partirai domattina . - Impossibile ! Impossibile ! - rispose il ragazzo . - Ditemi dove si passa , non aspetto più un momento , parto subito , dovessi morire per via ! Vistolo irremovibile , non s ' opposero più . - Dio t ' accompagni , - gli dissero . - Bada alla via per la foresta . - Buon viaggio , italianito . - Un uomo l ' accompagnò fuori di città , gli indicò il cammino , gli diede qualche consiglio e stette a vederlo partire . In capo a pochi minuti , il ragazzo scomparve , zoppicando , con la sua sacca sulle spalle , dietro agli alberi folti che fiancheggiavan la strada . Quella notte fu tremenda per la povera inferma . Essa aveva dei dolori atroci che le strappavan degli urli da rompersi le vene , e le davan dei momenti di delirio . Le donne che l ' assistevano , perdevan la testa . La padrona accorreva di tratto in tratto , sgomentata . Tutti cominciarono a temere che , se anche si fosse decisa a lasciarsi operare , il medico che doveva venire la mattina dopo , sarebbe arrivato troppo tardi . Nei momenti che non delirava , però , si capiva che il suo più terribile strazio non erano i dolori del corpo , ma il pensiero della famiglia lontana . Smorta , disfatta , col viso mutato , si cacciava le mani nei capelli con un atto di disperazione che passava l ' anima , e gridava : - Dio mio ! Dio mio ! Morire tanto lontana , morire senza rivederli ! I miei poveri figliuoli , che rimangono senza madre , le mie creature , il povero sangue mio ! Il mio Marco , che è ancora così piccolo , alto così , tanto buono e affettuoso ! Voi non sapete che ragazzo era ! Signora , se sapesse ! Non me lo potevo staccare dal collo quando son partita , singhiozzava da far compassione , singhiozzava ; pareva che lo sapesse che non avrebbe mai più rivisto sua madre , povero Marco , povero bambino mio ! Credevo che mi scoppiasse il cuore ! Ah se fossi morta allora , morta mentre mi diceva addio ! morta fulminata fossi ! Senza madre , povero bambino , lui che m ' amava tanto , che aveva tanto bisogno di me , senza madre , nella miseria , dovrà andare accattando , lui , Marco , Marco mio , che tenderà la mano , affamato ! Oh ! Dio eterno ! No ! Non voglio morire ! Il medico ! Chiamatelo subito ! Venga , mi tagli , mi squarci il seno , mi faccia impazzire , ma mi salvi la vita ! Voglio guarire , voglio vivere , partire , fuggire , domani , subito ! Il medico ! Aiuto ! Aiuto ! - E le donne le afferavan le mani , la palpavano , pregando , la facevano tornare in sé a poco a poco , e le parlavan di Dio e di speranza . E allora essa ricadeva in un abbattimento mortale , piangeva , con le mani nei capelli grigi , gemeva come una bambina , mettendo un lamento prolungato , e mormorando di tratto in tratto : - Oh la mia Genova ! La mia casa ! Tutto quel mare ! ... Oh Marco mio , il mio povero Marco ! Dove sarà ora , la povera creatura mia ! Era mezzanotte ; e il suo povero Marco , dopo aver passato molte ore sulla sponda d ' un fosso , stremato di forze , camminava allora attraverso a una foresta vastissima di alberi giganteschi , mostri della vegetazione , dai fusti smisurati , simili a pilastri di cattedrali , che intrecciavano a un ' altezza meravigliosa le loro enormi chiome inargentate dalla luna . Vagamente , in quella mezza oscurità , egli vedeva miriadi di tronchi di tutte le forme , ritti , inclinati , scontorti , incrociati in atteggiamenti strani di minaccia e di lotta ; alcuni rovesciati a terra , come torri cadute tutte d ' un pezzo , e coperti d ' una vegetazione fitta e confusa , che pareva una folla furente che se li disputasse a palmo a palmo ; altri raccolti in grandi gruppi , verticali e serrati come fasci di lancie titaniche , di cui la punta toccasse le nubi ; una grandezza superba , un disordine prodigioso di forme colossali , lo spettacolo più maestosamente terribile che gli avesse mai offerto la natura vegetale . A momenti lo prendeva un grande stupore . Ma subito l ' anima sua si rilanciava verso sua madre . Ed era sfinito , coi piedi che facevan sangue , solo in mezzo a quella formidabile foresta , dove non vedeva che a lunghi intervalli delle piccole abitazioni umane , che ai piedi di quegli alberi parevan nidi di formiche , e qualche bufalo addormentato lungo la via ; era sfinito , ma non sentiva la stanchezza ; era solo , e non aveva paura . La grandezza della foresta ingrandiva l ' anima sua ; la vicinanza di sua madre gli dava la forza e la baldanza d ' un uomo ; la ricordanza dell ' oceano , degli sgomenti , dei dolori sofferti e vinti , delle fatiche durate , della ferrea costanza spiegata , gli facea , alzare la fronte ; tutto il suo forte e nobile sangue genovese gli rifluiva al cuore in un ' onda ardente d ' alterezza e d ' audacia . E una cosa nuova seguiva in lui : che mentre fino allora aveva portata nella mente un ' immagine della madre oscurata e sbiadita un poco da quei due anni di lontananza , in quei momenti quell ' immagine gli si chiariva ; egli rivedeva il suo viso intero e netto come da lungo tempo non l ' aveva visto più ; lo rivedeva vicino , illuminato , parlante ; rivedeva i movimenti più sfuggevoli dei suoi occhi e delle sue labbra , tutti i suoi atteggiamenti , tutti i suoi gesti , tutte le ombre dei suoi pensieri ; e sospinto da quei ricordi incalzanti , affrettava il passo ; e un nuovo affetto , una tenerezza indicibile gli cresceva , gli cresceva nel cuore , facendogli correre giù pel viso delle lacrime dolci e quiete ; e andando avanti nelle tenebre , le parlava , le diceva le parole che le avrebbe mormorate all ' orecchio tra poco : - Son qui , madre mia , eccomi qui , non ti lascerò mai più ; torneremo a casa insieme , e io ti starò sempre accanto sul bastimento , stretto a te , e nessuno mi staccherà mai più da te , nessuno , mai più , fin che avrai vita ! - E non s ' accorgeva intanto che sulle cime degli alberi giganteschi andava morendo la luce argentina della luna nella bianchezza delicata dell ' alba . Alle otto di quella mattina il medico di Tucuman , - un giovane argentino - era già al letto della malata , in compagnia d ' un assistente , a tentare per l ' ultima volta di persuaderla a lasciarsi operare ; e con lui ripetevano le più calde istanze l ' ingegnere Mequinez e la sua signora . Ma tutto era inutile . La donna , sentendosi esausta di forze , non aveva più fede nell ' operazione ; essa era certissima o di morire sull ' atto o di non sopravvivere che poche ore , dopo d ' aver sofferto invano dei dolori più atroci di quelli che la dovevano uccidere naturalmente . Il medico badava a ridirle : - Ma l ' operazione è sicura , ma la vostra salvezza è certa , purché ci mettiate un po ' di coraggio ! Ed è egualmente certa la vostra morte se vi rifiutate ! - Eran parole buttate via . - No , - essa rispondeva , con la voce fioca , - ho ancora coraggio per morire ; ma non ne ho più per soffrire inutilmente . Grazie , signor dottore . È destinato così . Mi lasci morir tranquilla . - Il medico , scoraggiato , desistette . Nessuno parlò più . Allora la donna voltò il viso verso la padrona , e le fece con voce di moribonda le sue ultime preghiere . - Cara , buona signora , - disse a gran fatica , singhiozzando , - lei manderà quei pochi denari e le mie povere robe alla mia famiglia ... per mezzo del signor Console . Io spero che sian tutti vivi . Il cuore mi predice bene in questi ultimi momenti . Mi farà la grazia di scrivere ... che ho sempre pensato a loro , che ho sempre lavorato per loro ... per i miei figliuoli ... e che il mio solo dolore fu di non rivederli più ... ma che son morta con coraggio ... rassegnata ... benedicendoli ; e che raccomando a mio marito ... e al mio figliuolo maggiore ... il più piccolo , il mio povero Marco ... che l ' ho avuto in cuore fino all ' ultimo momento ... - Ed esaltandosi tutt ' a un tratto , gridò giungendo le mani : - Il mio Marco ! Il mio bambino ! La vita mia ! ... - Ma girando gli occhi pieni di pianto , vide che la padrona non c ' era più : eran venuti a chiamarla furtivamente . Cercò il padrone : era sparito . Non restavan più che le due infermiere e l ' assistente . Si sentiva nella stanza vicina un rumore affrettato di passi , un mormorio di voci rapide e sommesse , e d ' esclamazioni rattenute . La malata fissò sull ' uscio gli occhi velati , aspettando . Dopo alcuni minuti vide comparire il medico , con un viso insolito ; poi la padrona e il padrone , anch ' essi col viso alterato . Tutti e tre la guardarono con un ' espressione singolare , e si scambiarono alcune parole a bassa voce . Le parve che il medico dicesse alla signora : - Meglio subito . - La malata non capiva . - Josefa , - le disse la padrona con la voce tremante . - Ho una buona notizia da darvi . Preparate il cuore a una buona notizia . La donna la guardò attentamente . - Una notizia , - continuò la signora , sempre più agitata , - che vi darà una grande gioia . La malata dilatò gli occhi . - Preparatevi , - proseguì la padrona , - a vedere una persona ... a cui volete molto bene . La donna alzò il capo con un scatto vigoroso , e cominciò a guardare rapidamente ora la signora ora l ' uscio , con gli occhi sfolgoranti . - Una persona , - soggiunse la signora , impallidendo , - arrivata or ora ... inaspettatamente . - Chi è ? - gridò la donna con una voce strozzata e strana , come di persona spaventata . Un istante dopo gittò un grido altissimo , balzando a sedere sul letto , e rimase immobile , con gli occhi spalancati e con le mani alle tempie , come davanti a un ' apparizione sovrumana . Marco , lacero e polveroso , era là ritto sulla soglia , trattenuto per un braccio dal dottore . La donna urlò tre volte : - Dio ! Dio ! Dio mio ! Marco si slanciò avanti , essa protese le braccia scarne , e serrandolo al seno con la forza d ' una tigre , scoppiò in un riso violento , rotto da profondi singhiozzi senza lagrime , che la fecero ricader soffocata sul cuscino . Ma si riprese subito e gridò pazza di gioia , tempestandogli il capo di baci : - Come sei qui ? Perché ? Sei tu ? Come sei cresciuto ! Chi t ' ha condotto ? Sei solo ? Non sei malato ? Sei tu , Marco ! Non è un sogno ! Dio mio ! Parlami ! - Poi cambiando tono improvvisamente : - No ! Taci ! Aspetta ! - E voltandosi verso il medico , a precipizio : - Presto , subito , dottore . Voglio guarire . Son pronta . Non perda un momento . Conducete via Marco che non senta . Marco mio , non è nulla . Mi racconterai . Ancora un bacio . Va . Eccomi qui , dottore . Marco fu portato via . I padroni e le donne uscirono in fretta ; rimasero il chirurgo e l ' assistente , che chiusero la porta . Il signor Mequinez tentò di tirar Marco in una stanza lontana ; ma fu impossibile ; egli parea inchiodato al pavimento . - Cosa c ' è ? - domandò . - Cos ' ha mia madre ? Cosa le fanno ? E allora il Mequinez , piano , tentando sempre di condurlo via : - Ecco . Senti . Ora ti dirò . Tua madre è malata , bisogna farle una piccola operazione , ti spiegherò tutto , vieni con me . - No , - rispose il ragazzo , impuntandosi , - voglio star qui . Mi spieghi qui . L ' ingegnere ammontava parole su parole , tirandolo : il ragazzo cominciava a spaventarsi e a tremare . A un tratto un grido acutissimo , come il grido d ' un ferito a morte , risonò in tutta la casa . Il ragazzo rispose con un altro grido disperato : - Mia madre è morta ! Il medico comparve sull ' uscio e disse : - Tua madre è salva . Il ragazzo lo guardò un momento e poi si gettò ai suoi piedi singhiozzando : - Grazie dottore ! Ma il dottore lo rialzò d ' un gesto , dicendo : - Levati ! ... Sei tu , eroico fanciullo , che hai salvato tua madre . Estate 24 , mercoledì Marco il genovese è il penultimo piccolo eroe di cui facciamo conoscenza quest ' anno : non ne resta che uno per il mese di giugno . Non ci son più che due esami mensili , ventisei giorni di lezione , sei giovedì e cinque domeniche . Si sente già l ' aria della fine dell ' anno . Gli alberi del giardino , fronzuti e fioriti , fanno una bell ' ombra sugli attrezzi della ginnastica . Gli scolari son già vestiti da estate . È bello ora veder l ' uscita delle classi , com ' è tutto diverso dai mesi scorsi . Le capigliature che toccavan le spalle sono andate giù : tutte le teste sono rapate ; si vedono gambe nude e colli nudi ; cappellini di paglia d ' ogni forma , con dei nastri che scendon fin sulle schiene ; camicie e cravattine di tutti i colori ; tutti i più piccoli con qualche cosa addosso di rosso o d ' azzurro , una mostra , un orlo , una nappina , un cencino di color vivo appiccicato pur che sia dalla mamma , perché faccia figura , anche i più poveri , e molti vengono alla scuola senza cappello , come scappati di casa . Alcuni portano il vestito bianco della ginnastica . C ' è un ragazzo della maestra Delcati che è tutto rosso da capo a piedi , come un gambero cotto . Parecchi sono vestiti da marinai . Ma il più bello è il muratorino che ha messo su un cappellone di paglia , che gli dà l ' aria d ' una mezza candela col paralume ; ed è un ridere a vedergli fare il muso di lepre là sotto . Coretti anche ha smesso il suo berretto di pel di gatto e porta un vecchio berretto di seta grigia da viaggiatore . Votini ha una specie di vestimento alla scozzese , tutto attillato ; Crossi mostra il petto nudo ; Precossi sguazza dentro a un camiciotto turchino da fabbro ferraio . E Garoffi ? Ora che ha dovuto lasciare il mantellone , che nascondeva il suo commercio , gli rimangono scoperte bene tutte le tasche gonfie d ' ogni sorta di carabattole da rigattiere , e gli spuntan fuori le liste delle lotterie . Ora tutti lascian vedere quello che portano : dei ventagli fatti con mezza gazzetta , dei bocciuoli di canna , delle freccie da tirare agli uccelli , dell ' erba , dei maggiolini che sbucano fuor delle tasche e vanno su pian piano per le giacchette . Molti di quei piccoli portano dei mazzetti di fiori alle maestre . Anche le maestre son tutte vestite da estate , di colori allegri ; fuorché la « monachina » che è sempre nera , e la maestrina della penna rossa ha sempre la sua penna rossa , e un nodo di nastri rosa al collo , tutti sgualciti dalle zampette dei suoi scolari , che la fanno sempre ridere e correre . È la stagione delle ciliegie , delle farfalle , delle musiche sui viali e delle passeggiate in campagna ; molti di quarta scappano già a bagnarsi nel Po ; tutti hanno già il cuore alle vacanze ; ogni giorno si esce dalla scuola più impazienti e contenti del giorno innanzi . Soltanto mi fa pena di veder Garrone col lutto , e la mia povera maestra di prima che è sempre più smunta e più bianca e tosse sempre più forte . Cammina curva ora , e mi fa un saluto così triste ! Poesia 26 , venerdì Tu cominci a comprendere la poesia della scuola , Enrico ; ma la scuola , per ora , non la vedi che di dentro : ti parrà molto più bella e più poetica fra trent ' anni , quando ci verrai a accompagnare i tuoi figliuoli , e la vedrai di fuori , come io la vedo . Aspettando l ' uscita , io giro per le strade silenziose , intorno all ' edifizio , e porgo l ' orecchio alle finestre del pian terreno , chiuse dalle persiane . Da una finestra sento la voce d ' una maestra che dice - Ah ! quel taglio di t ! Non va , figliuol mio . Che ne direbbe tuo padre ? ... - Alla finestra vicina è la grossa voce d ' un maestro che detta lentamente . - Comperò cinquanta metri di stoffa ... a lire quattro e cinquanta il metro ... li rivendette ... - Più in là è la maestrina della penna rossa che legge ad alta voce : - Allora Pietro Micca con la miccia accesa ... - Dalla classe vicina esce come un cinguettio di cento uccelli , che vuol dir che il maestro è andato fuori un momento . Vo innanzi , e alla svoltata del canto sento uno scolaro che piange , e la voce della maestra che lo rimprovera o lo consola . Da altre finestre vengono fuori dei versi , dei nomi d ' uomini grandi e buoni , dei frammenti di sentenze che consiglian la virtù , l ' amor di patria , il coraggio . Poi seguono dei momenti di silenzio , in cui si direbbe che l ' edifizio è vuoto , e non par possibile che ci sian dentro settecento ragazzi , poi si senton degli scoppi rumorosi d ' ilarità , provocati dallo scherzo d ' un maestro di buon umore ... E la gente che passa si sofferma a ascoltare , e tutti rivolgono uno sguardo di simpatia a quell ' edificio gentile , che racchiude tanta giovinezza e tante speranze . Poi si ode un improvviso strepito sordo , un batter di libri e di cartelle , uno stropiccio di piedi , un ronzìo che si propaga di classe in classe e dal basso all ' alto , come al diffondersi improvviso d ' una buona notizia : è il bidello che gira ad annunziare il finis . E a quel rumore una folla di donne , d ' uomini , di ragazze e di giovanetti , si stringono di qua e di là dalla porta , a aspettare i figliuoli , i fratelli , i nipotino , mentre dagli usci delle classi schizzan fuori come zampillando nel camerone i ragazzi piccoli , a pigliar cappottini e cappelli , facendone un arruffìo sul pavimento , e ballettando tutt ' in giro , fin che il bidello li ricaccia dentro a uno a uno . E finalmente escono , in lunghe file , battendo i piedi . E allora da tutti i parenti comincia la pioggia delle domande : - Hai saputo la lezione ? Quanto t ' ha dato del lavoro ? Che cos ' avete per domani ? Quand ' è l ' esame mensile ? - E anche le povere madri che non sanno leggere , aprono i quaderni , guardano i problemi , domandano i punti : - Solamente otto ? - Dieci con lode ? - Nove di lezione ? - E s ' inquietano e si rallegrano e interrogano i maestri e parlan di programmi e d ' esami . Com ' è bello tutto questo , com ' è grande , e che immensa promessa è pel mondo ! TUO PADRE La sordomuta 28 , domenica Non potevo finirlo meglio che con la visita di questa mattina il mese di maggio . Udiamo una scampanellata , corriamo tutti . Sento mio padre che dice in tuono di meraviglia : - Voi qui , Giorgio ? - Era Giorgio , il nostro giardiniere di Chieri , che ora ha la famiglia a Condove , arrivato allora allora da Genova , dov ' era sbarcato il giorno avanti , di ritorno dalla Grecia , dopo tre anni che lavorava alle strade ferrate . Aveva un grosso fagotto fra le braccia . È un po ' invecchiato , ma sempre rosso in viso e gioviale . Mio padre voleva che entrasse ; ma egli disse di no , e domandò subito , facendo il viso serio : - Come va la mia famiglia ? Come sta Gigia ? - Bene fino a pochi giorni fa , - rispose mia madre . Giorgio tirò un gran sospiro : - Oh ! Sia lodato Iddio ! Non avevo il coraggio di presentarmi ai Sordomuti senz ' aver notizie da lei . Io lascio qui il fagotto e scappo a pigliarla . Tre anni che non la vedo la mia povera figliuola ! Tre anni che non vedo nessuno dei miei ! Mio padre mi disse : - Accompagnalo . - Ancora una parola , mi scusi , - disse il giardiniere sul pianerottolo . Ma mio padre l ' interruppe : - E gli affari ? - Bene , - rispose , - grazie a Dio . Qualche soldo l ' ho portato . Ma volevo domandare . Come va l ' istruzione della mutina , dica un po ' . Io l ' ho lasciata che era come un povero animaletto , povera creatura . Io ci credo poco , già , a questi collegi . Ha imparato a fare i segni ? Mia moglie mi scriveva bene : - Impara a parlare , fa progressi . - Ma , dicevo io , che cosa vale che impari a parlare lei se io i segni non li so fare ? Come faremo a intenderci , povera piccina ? Quello è buono per capirsi fra loro , un disgraziato con l ' altro . Come va , dunque ? Come va ? Mio padre sorrise , e rispose : - Non vi dico nulla ; vedrete voi ; andate , andate ; non le rubate un minuto di più . Uscimmo ; l ' istituto è vicino . Strada facendo , a grandi passi , il giardiniere mi parlava , rattristandosi . - Ah ! la mia povera Gigia ! Nascere con quella disgrazia ! Dire che non mi son mai sentito chiamar padre da lei , che lei non s ' è mai sentita chiamar figliuola da me , che mai non ha detto né inteso una parola al mondo ! E grazia che s ' è trovato un signore caritatevole che ha fatto le spese dell ' istituto . Ma tanto ... prima degli otto anni non c ' è potuta andare . Son tre anni che non è in casa . Va per gli undici , adesso . È cresciuta , mi dica un po ' , è cresciuta ? È di buon umore ? - Ora vedrete , ora vedrete , - gli risposi affrettando il passo . - Ma dov ' è quest ' istituto ? - domandò . - Mia moglie ce l ' accompagnò ch ' ero già partito . Mi pare che debba essere da queste parti . Eravamo appunto arrivati . Entrammo subito nel parlatorio . Ci venne incontro un custode . - Sono il padre di Gigia Voggi , disse il giardiniere ; - la mia figliuola subito subito . - Sono in ricreazione , - rispose il custode , - vado a avvertir la maestra . - E scappò . Il giardiniere non poteva più né parlare , né star fermo ; guardava i quadri alle pareti , senza veder nulla . La porta s ' aperse : entrò una maestra , vestita di nero , con una ragazza per mano . Padre e figliuola si guardarono un momento e poi si slanciarono l ' uno nelle braccia dell ' altro , mettendo un grido . La ragazza era vestita di rigatino bianco e rossiccio , con un grembiale grigio . È più alta di me . Piangeva e teneva suo padre stretto al collo con tutt ' e due le braccia . Suo padre si svincolò , e si mise a guardarla da capo a piedi , coi lucciconi agli occhi , ansando come se avesse fatto una gran corsa ; e sclamò : - Ah ! com ' è cresciuta ! come s ' è fatta bella ! Oh la mia cara , la mia povera Gigia ! La mia povera mutina ! È lei , signora , la maestra ? Le dica un po ' che mi faccia pure i suoi segni , che qualche cosa capirò , e poi imparerò a poco a poco . Le dica che mi faccia capire qualche cosa , coi gesti . La maestra sorrise e disse a bassa voce alla ragazza : - Chi è quest ' uomo che t ' è venuto a trovare ? E la ragazza , con una voce grossa , strana , stuonata come quella d ' un selvaggio che parlasse per la prima volta la nostra lingua , ma pronunciando chiaro , e sorridendo , rispose : - È mi - o pa - dre . Il giardiniere diede un passo indietro e gridò come un matto : - Parla ! Ma è possibile ! Ma è possibile ! Parla ? Ma tu parli , bambina mia , parli ? dimmi un poco : parli ? - E di nuovo l ' abbracciò e la baciò sulla fronte tre volte . - Ma non è coi gesti che parlano , signora maestra , non è con le dita , così ? Ma cosa è questo ? - No , signor Voggi , - rispose la maestra , - non è coi gesti . Quello era il metodo antico . Qui s ' insegna col metodo nuovo , col metodo orale . Come non lo sapevate ? - Ma io non sapevo niente ! - rispose il giardiniere , trasecolato . - Tre anni che son fuori ! O me l ' avranno scritto e non l ' ho capito . Sono una testa di legno , io . O figliuola mia , tu mi capisci , dunque ? Senti la mia voce ? Rispondi un poco : mi senti ? Senti quello che ti dico ? - Ma no , buon uomo , - disse la maestra , - la voce non la sente , perché è sorda . Essa capisce dai movimenti della vostra bocca quali sono le parole che voi dite ; ecco la cosa ; ma non sente le vostre parole e neppure quello che essa dice a voi ; le pronuncia perché le abbiamo insegnato , lettera per lettera , come deve atteggiar le labbra e muover la lingua , e che sforzo deve far col petto e con la gola , per metter fuori la voce . Il giardiniere non capì , e stette a bocca aperta . Non ci credeva ancora . - Dimmi , Gigia , - domandò alla figliuola , parlandole all ' orecchio , - sei contenta che tuo padre sia ritornato ? - E rialzato il viso , stette a aspettar la risposta . La ragazza lo guardò , pensierosa , e non disse nulla . Il padre rimase turbato . La maestra rise . Poi disse : - Buon uomo , non vi risponde perché non ha visto i movimenti delle vostre labbra : le avete parlato all ' orecchio ! Ripetete la domanda tenendo bene il vostro viso davanti al suo . Il padre , guardandola bene in faccia , ripeté : - Sei contenta che tuo padre sia ritornato ? che non se ne vada più via ? La ragazza , che gli aveva guardato attenta le labbra , cercando anche di vedergli dentro alla bocca , rispose francamente : - Sì , so - no contenta , che sei tor - na - to , che non vai via ... mai più . Il padre l ' abbracciò impetuosamente , e poi in fretta e in furia , per accertarsi meglio , la affollò di domande . - Come si chiama la mamma ? - An - tonia . - Come si chiama la tua sorella piccola ? - A - de - laide . - Come si chiama questo collegio ? - Dei sor - do - muti . - Quanto fa due volte dieci ? - Venti . Mentre credevamo che ridesse di gioia , tutt ' a un tratto si mise a piangere . Ma era gioia anche quella . - Animo , - gli disse la maestra , - avete motivo di rallegrarvi , non di piangere . Vedete che fate piangere anche la vostra figliuola . Siete contento , dunque ? Il giardiniere afferrò la mano alla maestra e gliela baciò due o tre volte dicendo : - Grazie , grazie , cento volte grazie , mille volte grazie , cara signora maestra ! E mi perdoni che non le so dir altro ! - Ma non solo parla , - gli disse la maestra ; - la vostra figliuola sa scrivere . Sa far di conto . Conosce il nome di tutti gli oggetti usuali . Sa un poco di storia e di geografia . Ora è nella classe normale . Quando avrà fatte le altre due classi , saprà molto , molto di più . Uscirà di qui che sarà in grado di prendere una professione . Ci abbiamo già dei sordomuti che stanno nelle botteghe a servir gli avventori , e fanno i loro affari come gli altri . Il giardiniere rimase stupito daccapo . Pareva che gli si confondessero le idee un ' altra volta . Guardò la figliuola e si grattò la fronte . Il suo viso domandava ancora una spiegazione . Allora la maestra si voltò al custode e gli disse : - Chiamatemi una bimba della classe preparatoria . Il custode tornò poco dopo con una sordomuta di otto o nove anni , entrata da pochi giorni nell ' istituto . - Questa , - disse la maestra , - è una di quelle a cui insegniamo i primi elementi . Ecco come si fa . Voglio farle dire e . State attento . - La maestra aperse la bocca , come si apre per pronunciare la vocale e , e accennò alla bimba che aprisse la bocca nella stessa maniera . La bimba obbedì . Allora la maestra le fece cenno che mettesse fuori la voce . Quella mise fuori la voce , ma invece di e , pronunziò o . - No , - disse la maestra , - non è questo . - E pigliate le due mani della bimba , se ne mise una aperta sulla gola e l ' altra sul petto , e ripeté : - e . - La bimba , sentito con le mani il movimento della gola e del petto della maestra , riaperse la bocca come prima , e pronunziò benissimo : - e . - Nello stesso modo la maestra le fece dire c e d , sempre tenendosi le due piccole mani sul petto e sulla gola . - Avete capito ora ? - domandò . Il padre aveva capito ; ma pareva più meravigliato di quando non capiva . - E insegnano a parlare in quella maniera ? - domandò , dopo un minuto di riflessione , guardando la maestra . - Hanno la pazienza d ' insegnare a parlare a quella maniera , a poco a poco , a tutti quanti ? a uno a uno ? ... per anni e anni ? ... Ma loro sono santi , sono ! Ma loro sono angeli del paradiso ! Ma non c ' è al mondo una ricompensa , per loro ! Che cosa ho da dire ? ... Ah ! mi lascino un poco con la mia figliuola , ora . Me la lascino cinque minuti per me solo . E tiratala a sedere in disparte cominciò a interrogarla , e quella a rispondere , ed egli rideva con gli occhi lustri , battendosi i pugni sulle ginocchia , e pigliava la figliuola con le mani , guardandola , fuor di sé dalla contentezza a sentirla , come se fosse una voce che venisse dal cielo ; poi domandò alla maestra : - Il signor Direttore , sarebbe permesso di ringraziarlo ? - Il Direttore non c ' è , - rispose la maestra . - Ma c ' è un ' altra persona che dovreste ringraziare . Qui ogni ragazza piccola è data in cura a una compagna più grande , che le fa da sorella , da madre . La vostra è affidata a una sordomuta di diciassette anni , figliuola d ' un fornaio , che è buona e le vuol bene molto : da due anni va a aiutarla a vestirsi ogni mattina , la pettina , le insegna a cucire , le accomoda la roba , le tien buona compagnia . Luigia , come si chiama la tua mamma dell ' istituto ? La ragazza sorrise e rispose : - Cate - rina Gior - dano . - Poi disse a suo padre : - Mol - to , mol - to buona . Il custode , uscito a un cenno della maestra , ritornò quasi subito con una sordomuta bionda , robusta di viso allegro , vestita anch ' essa di rigatino rossiccio col grembiale grigio ; la quale si arrestò sull ' uscio e arrossì ; poi chinò la testa , ridendo . Aveva il corpo d ' una donna , e pareva una bambina . La figliuola di Giorgio le corse subito incontro , la prese per un braccio come una bimba e la tirò davanti a suo padre , dicendo con la sua grossa voce : - Ca - te - rina Gior - dano . - Ah ! la brava ragazza ! - esclamò il padre , e allungò la mano per carezzarla , ma la tirò indietro , e ripeté : - Ah ! la buona ragazza , che Dio la benedica , che le dia tutte le fortune , tutte le consolazioni , che la faccia sempre felice lei e tutti i suoi , una buona ragazza così , povera la mia Gigia , è un onesto operaio , un povero padre di famiglia che glielo augura di tutto cuore ! La ragazza grande accarezzava la piccola , sempre tenendo il viso basso e sorridendo ; e il giardiniere continuava a guardarla , come una madonna . - Oggi vi potete pigliar con voi la vostra figliuola , - disse la maestra . - Se me la piglio ! - rispose il giardiniere . - Me la conduco a Condove e la riporto domani mattina . Si figuri un po ' se non me la piglio ! - La figliuola scappò a vestirsi . - Dopo tre anni che non la vedo ! - riprese il giardiniere . - Ora che parla ! A Condove subito me la porto . Ma prima voglio far un giro per Torino con la mia mutina a braccetto , che tutti la vedano , e condurla dalle mie quattro conoscenze , che la sentano ! Ah ! la bella giornata ! Questa si chiama una consolazione . ! Qua il braccio a tuo padre , Gigia mia ! - La ragazza , ch ' era tornata con una mantellina e una cuffietta , gli diede il braccio . - E grazie a tutti ! - disse il padre di sull ' uscio . - Grazie a tutti con tutta l ' anima mia ! Tornerò ancora una volta a ringraziar tutti ! Rimase un momento sopra pensiero , poi si staccò bruscamente dalla ragazza , tornò indietro frugandosi con una mano nella sottoveste , e gridò come un furioso : - Ebbene , sono un povero diavolo , ma ecco qui , lascio venti lire per l ' istituto , un marengo d ' oro bell ' e nuovo . E dando un gran colpo sul tavolino , vi lasciò il marengo . - No , no , brav ' uomo , - disse la maestra commossa . - Ripigliatevi il vostro denaro . Io non lo posso accettare . Ripigliatevelo . Non tocca a me . Verrete quando ci sarà il Direttore . Ma non accetterà nemmeno lui , statene sicuro . Avete faticato troppo per guadagnarveli , pover ' uomo . Vi saremo tutti grati lo stesso . - No , io lo lascio , - rispose il giardiniere , intestato ; - e poi ... si vedrà . Ma la maestra gli rimise la moneta in tasca senza lasciargli il tempo di respingerla . E allora egli si rassegnò , crollando il capo ; e poi , rapidamente , mandato un bacio con la mano alla maestra e alla ragazza grande , e ripreso il braccio della sua figliuola , si slanciò con lei fuor della porta dicendo : - Vieni , vieni , figliuola mia , povera mutina mia , mio tesoro ! E la figliuola esclamò con la sua voce grossa : - Oh - che - bel - sole ! GIUGNO Garibaldi 3 , sabato . Domani è la festa nazionale Oggi è un lutto nazionale . Ieri sera è morto Garibaldi . Sai chi era ? È quello che affrancò dieci milioni d ' Italiani dalla tirannia dei Borboni . È morto a settantacinque anni . Era nato a Nizza , figliuolo d ' un capitano di bastimento . A otto anni salvò la vita a una donna , a tredici , tirò a salvamento una barca piena di compagni che naufragavano , a ventisette , trasse dall ' acque di Marsiglia un giovanetto che s ' annegava , a quarant ' uno scampò un bastimento dall ' incendio sull ' Oceano . Egli combatté dieci anni in America per la libertà d ' un popolo straniero , combatté in tre guerre contro gli Austriaci per la liberazione della Lombardia e del Trentino difese Roma dai Francesi nel 1849 , liberò Palermo e Napoli nel 1860 , ricombatté per Roma nel '67 , lottò nel 1870 contro i Tedeschi in difesa della Francia . Egli aveva la fiamma dell ' eroismo e il genio della guerra . Combatté in quaranta combattimenti e ne vinse trentasette . Quando non combatté , lavorò per vivere o si chiuse in un ' isola solitaria a coltivare la terra . Egli fu maestro marinaio , operaio , negoziante , soldato , generale , dittatore . Era grande , semplice e buono . Odiava tutti gli oppressori ; amava tutti i popoli ; proteggeva tutti i deboli ; non aveva altra aspirazione che il bene , rifiutava gli onori ; disprezzava la morte , adorava l ' Italia . Quando gettava un grido di guerra , legioni di valorosi accorrevano a lui da ogni parte . signori lasciavano i palazzi ; operai le officine , giovanetti le scuole per andar a combattere al sole della sua gloria . In guerra portava una camicia rossa . Era forte , biondo , bello . Sui campi di battaglia era un fulmine , negli affetti un fanciullo , nei dolori un santo . Mille Italiani son morti per la patria , felici morendo di vederlo passar di lontano vittorioso migliaia si sarebbero fatti uccidere per lui ; milioni lo benedissero e lo benediranno . È morto . Il mondo intero lo piange . Tu non lo comprendi per ora . Ma leggerai le sue gesta , udrai parlar di lui continuamente nella vita ; e via via che crescerai , la sua immagine crescerà pure davanti a te ; quando sarai un uomo , lo vedrai gigante , e quando non sarai più al mondo tu , quando non vivranno più i figli dei tuoi figli , e quelli che saran nati da loro , ancora le generazioni vedranno in alto la sua testa luminosa di rendentore di popoli coronata dai nomi delle sue vittorie come da un cerchio di stelle , e ad ogni italiano risplenderà la fronte e l ' anima pronunziando il suo nome . TUO PADRE L ' esercito 11 , domenica . Festa nazionale . Ritardata di sette giorni per la morte di Garibaldi Siamo andati in piazza Castello a veder la rassegna dei soldati , che sfilarono davanti al Comandante del Corpo d ' esercito , in mezzo a due grandi ali di popolo . Via via che sfilavano , al suono delle fanfare e delle bande , mio padre mi accennava i Corpi e le glorie delle bandiere . Primi gli allievi dell ' Accademia , quelli che saranno ufficiali del Genio e dell ' Artiglieria , circa trecento , vestiti di nero , passarono , con una eleganza ardita e sciolta di soldati e di studenti . Dopo di loro sfilò la fanteria : la brigata Aosta che combatté a Goito e a San Martino , e la brigata Bergamo che combatté a Castelfidardo , quattro reggimenti , compagnie dietro compagnie , migliaia di nappine rosse , che parevan tante doppie ghirlande lunghissime di fiori color di sangue , tese e scosse pei due capi , e portate a traverso alla folla . Dopo la fanteria s ' avanzarono i soldati del Genio , gli operai della guerra , coi pennacchi di crini neri e i galloni cremisini ; e mentre questi sfilavano , si vedevano venire innanzi dietro di loro centinaia di lunghe penne diritte , che sorpassavano le teste degli spettatori : erano gli alpini , i difensori delle porte d ' Italia , tutti alti , rosei e forti , coi capelli alla calabrese e le mostre di un bel verde vivo , color dell ' erba delle loro montagne . Sfilavano ancor gli alpini , che corse un fremito nella folla , e i bersaglieri , l ' antico dodicesimo battaglione , i primi che entrarono in Roma per la breccia di Porta Pia , bruni , lesti , vivi , coi pennacchi sventolanti , passarono come un ' ondata d ' un torrente nero , facendo echeggiare la piazza di squilli acuti di tromba che sembravan grida d ' allegrezza . Ma la loro fanfara fu coperta da uno strepito rotto e cupo che annunziò l ' artiglieria di campagna ; e allora passarono superbamente , seduti sugli alti cassoni , tirati da trecento coppie di cavalli impetuosi i bei soldati dai cordoni gialli e i lunghi cannoni di bronzo e d ' acciaio , scintillanti sugli affusti leggieri , che saltavano e risonavano , e ne tremava la terra . E poi venne su lenta , grave , bella nella sua apparenza faticosa e rude , coi suoi grandi soldati , coi suoi muli potenti , l ' artiglieria di montagna , che porta lo sgomento e la morte fin dove sale il piede dell ' uomo . E infine passò di galoppo , con gli elmi al sole con le lancie erette , con le bandiere al vento , sfavillando d ' argento e d ' oro , empiendo l ' aria di tintinni e di nitriti , il bel reggimento Genova cavalleria , che turbinò su dieci campi di battaglia , da Santa Lucia a Villafranca . - Come è bello ! - io esclamai . Ma mio padre mi fece quasi un rimprovero di quella parola , e mi disse : - Non considerare l ' esercito come un bello spettacolo . Tutti questi giovani pieni di forza e di speranze possono da un giorno all ' altro esser chiamati a difendere il nostro paese , e in poche ore cader sfracellati tutti dalle palle e dalla mitraglia . Ogni volta che senti gridare in una festa : Viva l ' esercito , viva l ' Italia , raffigurati , di là dai reggimenti che passano , una campagna coperta di cadaveri e allagata di sangue , e allora l ' evviva all ' esercito t ' escirà più dal profondo del cuore , e l ' immagine dell ' Italia t ' apparirà più severa e più grande . Italia 14 , martedì Salutala così la patria , nei giorni delle sue feste : - Italia , patria mia , nobile e cara terra , dove mio padre e mia madre nacquero e saranno sepolti , dove io spero di vivere e di morire , dove i miei figli cresceranno e morranno ; bella Italia , grande e gloriosa da molti secoli ; unita e libera da pochi anni ; che spargesti tanta luce d ' intelletti divini sul mondo , e per cui tanti valorosi moriron sui campi e tanti eroi sui patiboli ; madre augusta di trecento città e di trenta milioni di figli , io , fanciullo , che ancora non ti comprendo e non ti conosco intera , io ti venero e t ' amo con tutta l ' anima mia , e sono altero d ' esser nato da te , e di chiamarmi figliuol tuo . Amo i tuoi mari splendidi e le tue Alpi sublimi , amo i tuoi monumenti solenni e le tue memorie immortali ; amo la tua gloria e la tua bellezza ; t ' amo e ti venero tutta come quella parte diletta di te , dove per la prima volta vidi il sole e intesi il tuo nome . V ' amo tutte di un solo affetto e con pari gratitudine , Torino valorosa , Genova superba , dotta Bologna , Venezia incantevole , Milano possente ; v ' amo con egual reverenza di figlio , Firenze gentile e Palermo terribile . Napoli immensa e bella , Roma meravigliosa ed eterna . T ' amo , patria sacra ! E ti giuro che amerò tutti i figli tuoi come fratelli ; che onorerò sempre in cuor mio i tuoi grandi vivi e i tuoi grandi morti ; che sarò un cittadino operoso ed onesto , inteso costantemente a nobilitarmi , per rendermi degno di te , per giovare con le mie minime forze a far sì che spariscano un giorno dalla tua faccia la miseria , l ' ignoranza , l ' ingiustizia , il delitto , e che tu possa vivere ed espanderti tranquilla nella maestà del tuo diritto e della tua forza . Giuro che ti servirò , come mi sarà concesso , con l ' ingegno , col braccio , col cuore , umilmente e arditamente ; e che se verrà giorno in cui dovrò dare per te il mio sangue e la mia vita , darò il mio sangue e morrò , gridando al cielo il tuo santo nome e mandando l ' ultimo mio bacio alla tua bandiera benedetta . TUO PADRE 32 gradi Venerdì , 16 In cinque giorni che passarono dalla festa nazionale il caldo è cresciuto di tre gradi . Ora siamo in piena estate , tutti cominciano a essere stanchi , hanno tutti perduto i bei colori rosati della primavera ; i colli e le gambe s ' assottigliano , le teste ciondolano e gli occhi si chiudono . Il povero Nelli , che patisce molto il caldo e ha fatto un viso di cera , s ' addormenta qualche volta profondamente , col capo sul quaderno ; ma Garrone sta sempre attento a mettergli davanti un libro aperto e ritto perché il maestro non lo veda . Crossi appoggia la sua zucca rossa sul banco in un certo modo , che par distaccata dal busto e messa lì . Nobis si lamenta che ci siamo troppi e che gli guastiamo l ' aria . Ah ! che forza bisogna farsi ora per istudiare ! Io guardo dalle finestre di casa quei begli alberi che fanno un ' ombra così scura , dove andrei a correre tanto volentieri , e mi vien tristezza e rabbia di dovermi andar a chiudere tra i banchi . Ma poi mi fo animo a veder la mia buona madre che mi guarda sempre , quando esco dalla scuola per veder se son pallido ; e mi dice a ogni pagina di lavoro : - Ti senti ancora ? - e ogni mattina alle sei , svegliandomi per la lezione : - Coraggio ! Non ci son più che tanti giorni : poi sarai libero e riposerai , andrai all ' ombra dei viali . - Sì , essa ha ben ragione a rammentarmi i ragazzi che lavoran nei campi sotto la sferza del sole , o tra le ghiaie bianche dei fiumi , che accecano e scottano , e quelli delle fabbriche di vetro , che stanno tutto il giorno immobili , col viso chinato sopra una fiamma di gas ; e si levan tutti più presto di noi , e non hanno vacanze . Coraggio , dunque ! E anche in questo è il primo di tutti Derossi , che non soffre né caldo né sonno , vivo sempre , allegro coi suoi riccioli biondi , com ' era d ' inverno , e studia senza fatica , e tien desti tutti intorno a sé , come se rinfrescasse l ' aria con la sua voce . E ci sono due altri pure , sempre svegli e attenti : quel cocciuto di Stardi , che si punge il muso per non addormentarsi , e quanto più è stanco e fa caldo , e tanto più stringe i denti e spalanca gli occhi , che par che si voglia mangiare il maestro ; e quel trafficone di Garoffi tutto affaccendato a fabbricare ventagli di carta rossa ornati con figurine di scatole di fiammiferi , che vende a due centesimi l ' uno . Ma il più bravo è Coretti ; povero Coretti che si leva alle cinque per aiutare suo padre a portar legna ! Alle undici , nella scuola , non può più tenere gli occhi aperti , e gli casca il capo sul petto . E nondimeno si riscuote , si dà delle manate nella nuca , domanda il permesso d ' uscire per lavarsi il viso , si fa scrollare e pizzicottare dai vicini . Ma tanto questa mattina non poté reggere e s ' addormentò d ' un sonno di piombo . Il maestro lo chiamò forte : - Coretti ! - Egli non sentì . Il maestro , irritato , ripeté : - Coretti ! - Allora il figliuolo del carbonaio che gli sta accanto di casa , s ' alzò e disse : - Ha lavorato dalle cinque alle sette a portar fascine . - Il maestro lo lasciò dormire , e continuò a far lezione per una mezz ' ora . Poi andò al banco da Coretti e piano piano , soffiandogli nel viso , lo svegliò . A vedersi davanti il maestro , si fece indietro impaurito . Ma il maestro gli prese il capo fra le mani e gli disse baciandolo sui capelli : - Non ti rimprovero , figliuol mio . Non è mica il sonno della pigrizia il tuo ; è il sonno della fatica . Mio padre Sabato , 17 Non certo il tuo compagno Coretti , né Garrone , risponderebbero mai al loro padre come tu hai risposto al tuo questa sera . Enrico ! Come è possibile ? Tu mi devi giurare che questo non accadrà mai più , fin ch ' io viva . Ogni volta che a un rimprovero di tuo padre ti correrà una cattiva risposta alle labbra , pensa a quel giorno , che verrà immancabilmente , quando egli ti chiamerà al suo letto per dirti - Enrico , io ti lascio . - O figliuol mio , quando sentirai la sua voce per l ' ultima volta , e anche molto tempo dopo , quando piangerai solo nella sua stanza abbandonata , in mezzo a quei libri ch ' egli non aprirà mai più , allora , ricordandoti d ' avergli mancato qualche volta di rispetto , ti domanderai tu pure : - Com ' è possibile ? - Allora capirai che egli è sempre stato il tuo migliore amico , che quando era costretto a punirti , ne soffriva più di te , e che non t ' ha mai fatto piangere che per farti del bene ; e allora ti pentirai , e bacierai piangendo quel tavolino su cui ha tanto lavorato , su cui s ' è logorata la vita per i suoi figliuoli . Ora non capisci : egli ti nasconde tutto di sé fuorché la sua bontà e il suo amore . Tu non lo sai che qualche volta egli è così affranto dalla fatica che crede di non aver più che pochi giorni da vivere , e che in quei momenti non parla che di te , non ha altro affanno in cuore che quello di lasciarti povero e senza protezione ! E quante volte , pensando a questo , entra nella tua camera mentre dormi ; e sta là col lume in mano a guardarti , e poi fa uno sforzo , e stanco e triste com ' è , torna al lavoro ! E neppure sai che spesso egli ti cerca e sta con te , perché ha un ' amarezza nel cuore , dei dispiaceri che a tutti gli uomini toccano nel mondo , e cerca te come un amico , per confortarsi e dimenticare , e ha bisogno di rifugiarsi nel tuo affetto , per ritrovare la serenità e il coraggio . Pensa dunque che dolore dev ' esser per lui quando invece di trovar affetto in te , trova freddezza e irriverenza ! Non macchiarti mai più di questa orribile ingratitudine ! Pensa che se anche fossi buono come un santo , non potresti mai compensarlo abbastanza di quello che ha fatto e fa continuamente per te . E pensa anche : sulla vita non si può contare : una disgrazia ti potrebbe toglier tuo padre mentre sei ancora ragazzo , fra due anni , fra tre mesi ; domani . Ah ! povero Enrico mio , come vedresti cambiar tutto intorno a te , allora , come ti parrebbe vuota , desolata la casa , con la tua povera madre vestita di nero ! Va ' , figliuolo ; va ' da tuo padre : egli è nella sua stanza che lavora : va ' in punta di piedi , che non ti senta entrare , va ' a metter la fronte sulle sue ginocchia e a dirgli che ti perdoni e ti benedica . TUA MADRE In campagna 19 , lunedì Il mio buon padre mi perdonò , anche questa volta , e mi lasciò andare alla scampagnata che si era combinata mercoledì col padre di Coretti , il rivenditor di legna . Ne avevamo tutti bisogno d ' una boccata d ' aria di collina . Fu una festa . Ci trovammo ieri alle due in piazza dello Statuto , Derossi , Garrone , Garoffi , Precossi , padre e figlio Coretti , ed io , con le nostre provviste di frutte , di salsicciotti e d ' ova sode : avevamo anche delle barchette di cuoio e dei bicchieri di latta : Garrone portava una zucca con dentro del vino bianco ; Coretti , la fiaschetta da soldato di suo padre , piena di vino nero ; e il piccolo Precossi , col suo camiciotto di fabbro ferraio , teneva sotto il braccio una pagnotta di due chilogrammi . S ' andò in omnibus fino alla Gran Madre di Dio , e poi su , alla lesta , per i colli . C ' era un verde , un ' ombra , un fresco ! Andavamo rivoltoloni nell ' erba , mettevamo il viso nei rigagnoli , saltavamo a traverso alle siepi . Coretti padre ci seguitava di lontano , con la giacchetta sulle spalle , fumando con la sua pipa di gesso , e di tanto in tanto ci minacciava con la mano , che non ci facessimo delle buche nei calzoni . Precossi zufolava , non l ' avevo mai sentito zufolare . Coretti figlio faceva di tutto , strada facendo ; sa far di tutto , quell ' ometto lì , col suo coltelluccio a cricco , lungo un dito : delle rotine da mulino , delle forchette , degli schizzatoi ; e voleva portar la roba degli altri , era carico che grondava sudore ; ma sempre svelto come un capriolo . Derossi si fermava ogni momento a dirci i nomi delle piante e degli insetti : io non so come faccia a saper tante cose . E Garrone mangiava del pane , in silenzio ; ma non ci attacca mica più quei morsi allegri d ' una volta , povero Garrone , dopo che ha perduto sua madre . È sempre lui , però , buono come il pane : quando uno di noi pigliava la rincorsa per saltare un fosso , egli correva dall ' altra parte e tendergli le mani ; e perché Precossi aveva paura delle vacche , ché da piccolo è stato cozzato , ogni volta che ne passava una , Garrone gli si parava davanti . Andammo su fino a Santa Margherita , e poi giù per le chine a salti , a rotoloni , a scortica ... mele . Precossi , inciampando in un cespuglio , si fece uno strappo al camiciotto , e restò lì vergognoso col suo brindello ciondoloni ; ma Garoffi che ha sempre degli spilli nella giacchetta , glielo appuntò che non si vedeva , mentre quegli badava a dirgli : - Scusami , scusami ; - e poi ricominciò a correre . Garoffi non perdeva il suo tempo , per via : coglieva delle erbe da insalata , delle lumache , e ogni pietra che luccicasse un po ' , se la metteva in tasca , pensando che ci fosse dentro dell ' oro o dell ' argento . E avanti a correre , a ruzzolare , a rampicarsi , all ' ombra e al sole , su e giù per tutti i rialti e le scorciatoie , fin che arrivammo scalmanati e sfiatati sulla cima d ' una collina , dove ci sedemmo a far merenda , sull ' erba . Si vedeva una pianura immensa , e tutte le Alpi azzurre con le cime bianche . Morivamo tutti di fame , il pane pareva che fondesse . Coretti padre ci porgeva le porzioni di salsicciotto su delle foglie di zucca . E allora cominciammo a parlare tutti insieme , dei maestri , dei compagni che non avevan potuto venire , e degli esami . Precossi si vergognava un poco a mangiare e Garrone gli ficcava in bocca il meglio della sua parte , di viva forza . Coretti era seduto accanto a suo padre , con le gambe incrociate : parevan piuttosto due fratelli , che padre e figlio , a vederli così vicini , tutti e due rossi e sorridenti , con quei denti bianchi . Il padre trincava con gusto , vuotava anche le barchette e i bicchieri che noi lasciavamo ammezzati , e diceva : - A voi altri che studiate , il vino vi fa male ; sono i rivenditori di legna che n ' han bisogno ! - Poi pigliava e scoteva per il naso il figliuolo , dicendoci : - Ragazzi , vogliate bene a questo qui , che è un fior di galantuomo , son io che ve lo dico ! - E tutti ridevano , fuorché Garrone . Ed egli seguitava , trincando : - Peccato , eh ! Ora siete tutti insieme , da bravi camerati ; e fra qualche anno , chi sa , Enrico e Derossi saranno avvocati e professori , o che so io , e voi altri quattro in bottega o a un mestiere , o chi sa diavolo dove . E allora buona notte , camerati . - Che ! - rispose Derossi , - per me , Garrone sarà sempre Garrone , Precossi sarà sempre Precossi , e gli altri lo stesso , diventassi imperatore delle Russie ; dove saranno loro , andrò io . - Benedetto ! - esclamò Coretti padre , alzando la fiaschetta ; - così si parla , sagrestia ! Toccate qua ! Viva i bravi compagni , e viva anche la scuola , che vi fa una sola famiglia , quelli che ne hanno e quelli che non ne hanno ! Noi toccammo tutti la sua fiaschetta con le barchette e i bicchieri , e bevemmo l ' ultima volta . E lui : - Viva il quadrato del '49 ! gridò , levandosi in piedi , e cacciando giù l ' ultimo sorso ; - e se avrete da far dei quadrati anche voi , badate di tener duro come noi altri , ragazzi ! - Era già tardi : scendemmo correndo e cantando , e camminando per lunghi tratti tutti a braccetto , e arrivammo sul Po che imbruniva , e volavano migliaia di lucciole . E non ci separammo che in piazza dello Statuto , dopo aver combinato di trovarci tutti insieme domenica per andare al Vittorio Emanuele , a veder la distribuzione dei premi agli alunni delle scuole serali . Che bella giornata ! Come sarei rientrato in casa contento se non avessi incontrato la mia povera maestra ! La incontrai che scendeva le scale di casa nostra , quasi al buio , e appena mi riconobbe mi prese per tutt ' e due le mani e mi disse all ' orecchio : - Addio , Enrico , ricordati di me ! - M ' accorsi che piangeva . Salii , e lo dissi a mia madre : - Ho incontrato la mia maestra . Andava a mettersi a letto , - rispose mia madre , che avea gli occhi rossi . E poi soggiunse con grande tristezza , guardandomi fisso : - La tua povera maestra ... sta molto male . La distribuzione dei premi agli operai 25 , domenica Come avevano convenuto , andammo tutti insieme al Teatro Vittorio Emanuele , a veder la distribuzione dei premi agli operai . Il teatro era addobbato come il 14 marzo , e affollato , ma quasi tutto di famiglie d ' operai , e la platea occupata dagli allievi e dalle allieve della scuola di canto corale ; i quali cantarono un inno ai soldati morti in Crimea , così bello , che quando fu finito tutti s ' alzarono battendo le mani e gridando , e lo dovettero cantare da capo . E subito dopo cominciarono a sfilare i premiati davanti al sindaco , al prefetto e a molti altri , che davano libri libretti della cassa di risparmio , diplomi e medaglie . In un canto della platea vidi il muratorino , seduto accanto a sua madre , e da un ' altra parte c ' era il Direttore , e dietro di lui la testa rossa del mio maestro di seconda . Sfilarono pei primi gli alunni delle scuole serali di disegno , orefici , scalpellini , litografi , e anche dei falegnami e dei muratori ; poi quelli della scuola di commercio ; poi quelli del Liceo musicale , fra cui parecchie ragazze , delle operaie , tutte vestite in gala , che furono salutate con un grande applauso , e ridevano . Infine vennero gli alunni delle scuole serali elementari , e allora cominciò a esser bello a vedere . Di tutte le età ne passavano , di tutti i mestieri , e vestiti in tutti i modi ; uomini coi capelli grigi , ragazzi degli opifici , operai con grandi barbe nere . I piccoli eran disinvolti , gli uomini un po ' imbarazzati ; la gente batteva le mani ai più vecchi e ai più giovani . Ma nessuno rideva tra gli spettatori , come facevano alla nostra festa : si vedevano tutti i visi attenti e seri . Molti dei premiati avevan la moglie e i figliuoli in platea , e c ' eran dei bambini che quando vedevan passare il padre sul palco scenico , lo chiamavan per nome ad alta voce e lo segnavan con la mano , ridendo forte . Passarono dei contadini , dei facchini : questi erano della scuola Buoncompagni . Della scuola della Cittadella , passò un lustrascarpe , che mio padre conosce , e il Prefetto gli diede un diploma . Dopo di lui vedo venire un uomo grande come un gigante , che mi pareva d ' aver già veduto altre volte ... Era il padre del muratorino , che prendeva il secondo premio ! Mi ricordai di quando l ' avevo visto nella soffitta , al letto del figliuolo malato , e cercai subito il figliuolo in platea : povero muratorino ! Egli guardava sua padre cogli occhi luccicanti , e per nasconder la commozione , faceva il muso di lepre . In quel momento sentii uno scoppio d ' applausi , guardai sul palco : c ' era un piccolo spazzacamino , col viso lavato , ma coi suoi panni da lavoro , e il Sindaco gli parlava tenendolo per una mano . Dopo lo spazzacamino venne un cuoco . Poi passò a prender la medaglia uno spazzino municipale , della scuola Raineri . Io mi sentivo non so che cosa nel cuore , come un grande affetto e un grande rispetto , a pensare quanto eran costati quei premi a tutti quei lavoratori , padri di famiglia , pieni di pensieri , quante fatiche aggiunte alle loro fatiche , quante ore tolte al sonno , di cui hanno tanto bisogno , e anche quanti sforzi dell ' intelligenza non abituata allo studio e delle mani grosse , intozzite dal lavoro ! Passò un ragazzo d ' officina , a cui si vedeva che suo padre aveva imprestata la giacchetta per quell ' occasione , e gli spenzolavan le maniche , tanto che se le dovette rimboccare lì sul palco per poter prendere il suo premio ; e molti risero ; ma il riso fu subito soffocato dai battimani . Dopo venne un vecchio con la testa calva e la barba bianca . Passarono dei soldati d ' artiglieria , di quelli che venivano alla scuola serale nella nostra Sezione ; poi delle guardie daziarie , delle guardie municipali , di quelle che fan la guardia alle nostre scuole . Infine gli allievi della scuola serale cantarono ancora l ' inno ai morti in Crimea , ma con tanto slancio , questa volta , con una forza d ' affetto che veniva così schietta dal cuore , che la gente non applaudì quasi più , e usciron tutti commossi , lentamente e senza far chiasso . In pochi momenti tutta la via fu affollata . Davanti alla porta del Teatro c ' era lo spazzacamino , col suo libro di premio legato in rosso , e tutt ' intorno dei signori che gli parlavano . Molti si salutavano da una parte all ' altra della strada , operai , ragazzi , guardie , maestri . Il mio maestro di seconda uscì in mezzo a due soldati d ' artiglieria . E si vedevano delle mogli d ' operai coi bambini in braccio , i quali tenevano nelle manine il diploma del padre , e lo mostravano alla gente , superbi . La mia maestra morta Martedì , 27 Mentre noi eravamo al Teatro Vittorio Emanuele , la mia povera maestra moriva . È morta alle due , sette giorni dopo ch ' era stata a trovar mia madre . Il Direttore venne ieri mattina a darcene l ' annunzio nella scuola . E disse : - Quelli di voi che furono suoi alunni , sanno quanto era buona , come voleva bene ai ragazzi : era una madre , per loro . Ora non c ' è più . Una malattia terribile la consumava da molto tempo . Se non avesse avuto da lavorare per guadagnarsi il pane , avrebbe potuto curarsi , e forse guarire ; si sarebbe almeno prolungata la vita di qualche mese , se avesse preso un congedo . Ma essa volle stare fra i suoi ragazzi fino all ' ultimo giorno . La sera di sabato , 17 , s ' accomiatò da loro , con la certezza di non rivederli più , diede ancora dei buoni consigli , li baciò tutti , e se n ' andò singhiozzando . Ora nessuno la rivedrà mai più . Ricordatevi di lei , figliuoli . - Il piccolo Precossi , che era stato suo scolaro nella prima superiore , chinò la testa sul banco e si mise a piangere . Ieri sera , dopo la scuola , andammo tutti insieme alla casa della morta , per accompagnarla alla chiesa . C ' era già nella strada un carro mortuario con due cavalli , e molta gente che aspettava , parlando a bassa voce . C ' era il Direttore , tutti i maestri e le maestre della nostra scuola , e anche d ' altre sezioni , dove essa aveva insegnato anni addietro ; c ' erano quasi tutti i bambini della sua classe , condotti per mano dalle madri , che portavan le torcie ; e moltissimi d ' altre classi , e una cinquantina d ' alunne della sezione Baretti , chi con corone in mano , chi con mazzetti di rose . Molti mazzi di fiori li avevan già messi sul carro , al quale era appesa una corona grande di gaggìe con su scritto in caratteri neri : - Alla loro maestra le antiche alunne di quarta . E sotto la corona grande , ce n ' era appesa una piccola , che avevan portata i suoi bambini . Si vedevano tra la folla molte donne di servizio , mandate dalle padrone , con le candele , e anche due servitori in livrea , con una torcia accesa ; e un signore ricco , padre d ' uno scolaro della maestra , aveva fatto venire la sua carrozza , foderata di seta azzurra . Tutti s ' accalcavano davanti alla porta . C ' eran parecchie ragazze che s ' asciugavan le lacrime . Aspettammo un pezzo , in silenzio . Finalmente portaron giù la cassa . Quando videro infilar la cassa dentro al carro , alcuni bambini si misero a pianger forte , e uno cominciò a gridare , come se capisse soltanto allora che la sua maestra era morta , e gli prese un singhiozzo così convulso , che dovettero portarlo via . La processione si mise in ordine lentamente , e si mosse . Andavan prime le figlie del Ritiro della Concezione , vestite di verde ; poi le figlie di Maria , tutte bianche , con un nastro azzurro poi i preti ; e dietro al carro i maestri e le maestre , gli scolaretti della la superiore , e tutti gli altri , e in fine la folla . La gente s ' affacciava alle finestre e sugli usci , e a vedere tutti quei ragazzi e la corona , dicevano : - È una maestra . - Anche delle signore che accompagnavano i più piccoli , ce n ' erano alcune che piangevano . Arrivati che furono alla chiesa , levaron la cassa dal carro e la portarono in mezzo alla navata , davanti all ' altar maggiore : le maestre ci misero su le corone , i bambini la copersero di fiori , e la gente tutt ' intorno , con le candele accese , cominciò a cantare le preghiere , nella chiesa grande e oscura . Poi , tutt ' a un tratto quando il prete disse l ' ultimo Amen , le candele si spensero e tutti uscirono in fretta e la maestra rimase sola . Povera maestra , tanto buona con me , che aveva tanta pazienza , che aveva faticato per tanti anni ! Essa ha lasciato i suoi pochi libri ai suoi scolari , a uno un calamaio , a un altro un quadernetto , tutto quello che possedeva ; e due giorni prima di morire disse al Direttore che non ci lasciasse andare i più piccoli al suo accompagnamento , perché non voleva che piangessero . Ha fatto del bene , ha sofferto , è morta . Povera maestra , rimasta sola nella chiesa oscura ! Addio ! Addio per sempre , mia buona amica , dolce e triste ricordo della mia infanzia ! Grazie 28 , mercoledì Ha voluto finire il suo anno di scuola la mia povera maestra : se n ' è andata tre soli giorni prima che terminassero le lezioni . Dopo domani andremo ancora una volta in classe a sentir leggere l ' ultimo racconto mensile : Naufragio , e poi ... finito . Sabato , primo di luglio , gli esami . Un altro anno dunque , il quarto , è passato ! E se non fosse morta la mia maestra , sarebbe passato bene . - Io ripenso a quello che sapevo l ' ottobre scorso , e mi par di sapere assai di più : ci ho tante cose nuove nella mente ; riesco a dire e a scrivere meglio d ' allora quello che penso ; potrei anche fare di conto per molti grandi che non sanno , e aiutarli nei loro affari : e capisco molto di più , capisco quasi tutto quello che leggo . Sono contento ... Ma quanti m ' hanno spinto e aiutato a imparare , chi in un modo chi in un altro , a casa , alla scuola , per la strada , da per tutto dove sono andato e dove ho visto qualche cosa ! Ed io ringrazio tutti ora . Ringrazio te per il primo , mio buon maestro , che sei stato così indulgente e affettuoso con me , e per cui fu una fatica ogni cognizione nuova di cui ora mi rallegro e mi vanto . Ringrazio te , Derossi , mio ammirabile compagno , che con le tue spiegazioni pronte e gentili m ' hai fatto capire tante volte delle cose difficili e superare degli intoppi agli esami ; e te pure Stardi , bravo e forte , che m ' hai mostrato come una volontà di ferro riesca a tutto , e te , Garrone , buono e generoso , che fai generosi e buoni tutti quelli che ti conoscono e anche voi Precossi e Coretti , che m ' avete sempre dato l ' esempio del coraggio nei pentimenti e della serenità nel lavoro ; dico grazie a voi , dico grazie a tutti gli altri . Ma sopra tutti ringrazio te , padre mio , te mio primo maestro , mio primo amico , che m ' hai dato tanti buoni consigli e insegnato tante cose , mentre lavoravi per me , nascondendomi sempre le tue tristezze , e cercando in tutte le maniere di rendermi lo studio facile e la vita bella ; e te , dolce madre mia , angelo custode amato e benedetto , che hai goduto di tutte le mie gioie e sofferto di tutte le mie amarezze , che hai studiato , faticato , pianto con me , carezzandomi con una mano la fronte e coll ' altra indicandomi il cielo . Io m ' inginocchio davanti a voi , come quando ero bambino , e vi ringrazio , vi ringrazio con tutta la tenerezza che mi avete messo nell ' anima in dodici anni di sacrificio e d ' amore . Naufragio Ultimo racconto mensile Parecchi anni or sono , una mattina del mese di dicembre , salpava dal porto di Liverpool un grande bastimento a vapore , che portava a bordo più di duecento persone , fra le quali settanta uomini d ' equipaggio . Il capitano e quasi tutti i marinai erano inglesi . Fra i passeggeri si trovavano vari italiani : tre signore , un prete , una compagnia di suonatori . Il bastimento doveva andare all ' isola di Malta . Il tempo era oscuro . In mezzo ai viaggiatori della terza classe , a prua , c ' era un ragazzo italiano d ' una dozzina d ' anni , piccolo per l ' età sua , ma robusto ; un bel viso ardimentoso e severo di siciliano . Se ne stava solo vicino all ' albero di trinchetto , seduto sopra un mucchio di corde , accanto a una valigia logora , che conteneva la sua roba , e su cui teneva una mano . Aveva il viso bruno e i capelli neri e ondulati che gli scendevan quasi sulle spalle . Era vestito meschinamente , con una coperta lacera sopra le spalle e una vecchia borsa di cuoio a tracolla . Guardava intorno a sé , pensieroso , i passeggieri , il bastimento , i marinai che passavan correndo , e il mare inquieto . Avea l ' aspetto d ' un ragazzo uscito di fresco da una grande disgrazia di famiglia : il viso d ' un fanciullo , l ' espressione d ' un uomo . Poco dopo la partenza , uno dei marinai del bastimento , un italiano , coi capelli grigi , comparve a prua conducendo per mano una ragazzina , e fermatosi davanti al piccolo siciliano , gli disse : - Eccoti una compagna di viaggio , Mario . Poi se n ' andò . La ragazza sedette sul mucchio di corde , accanto al ragazzo . Si guardarono . - Dove vai ? - le domandò il siciliano . La ragazza rispose : - A Malta , per Napoli . Poi soggiunse : - Vado a ritrovar mio padre e mia madre , che m ' aspettano . Io mi chiamo Giulietta Faggiani . Il ragazzo non disse nulla . Dopo alcuni minuti tirò fuori dalla borsa del pane e delle frutte secche ; la ragazza aveva dei biscotti ; mangiarono - Allegri ! - gridò il marinaio italiano passando rapidamente . - Ora si comincia un balletto ! Il vento andava crescendo , il bastimento rullava fortemente . Ma i due ragazzi , che non pativano il mal di mare , non ci badavano . La ragazzina sorrideva . Aveva presso a poco l ' età del suo compagno , ma era assai più alta : bruna di viso , sottile , un po ' patita , e vestita più che modestamente . Aveva i capelli tagliati corti e ricciuti , un fazzoletto rosso intorno al capo e due cerchiolini d ' argento alle orecchie . Mangiando , si raccontarono i fatti loro . Il ragazzo non aveva più né padre né madre . Il padre , operaio , gli era morto a Liverpool pochi dì prima , lasciandolo solo , e il console italiano aveva rimandato lui al suo paese , a Palermo , dove gli restavan dei parenti lontani . La ragazzina era stata condotta a Londra , l ' anno avanti , da una zia vedova , che l ' amava molto , e a cui i suoi parenti , - poveri , - l ' avevan concessa per qualche tempo , fidando nella promessa d ' un ' eredità ; ma pochi mesi dopo la zia era morta schiacciata da un omnibus , senza lasciare un centesimo ; e allora anch ' essa era ricorsa al Console , che l ' aveva imbarcata per l ' Italia . Tutti e due erano stati raccomandati al marinaio italiano . - Così , - concluse la bambina , - mio padre e mia madre credevano che ritornassi ricca , e invece ritorno povera . Ma tanto mi voglion bene lo stesso . E i miei fratelli pure . Quattro ne ho , tutti piccoli . Io son la prima di casa . Li vesto . Faranno molta festa a vedermi . Entrerò in punta di piedi ... Il mare è brutto . Poi domandò al ragazzo : - E tu vai a stare coi tuoi parenti ? - Sì ... se mi vorranno , - rispose . - Non ti vogliono bene ? - Non lo so . - Io compisco tredici anni a Natale , - disse la ragazza . Dopo cominciarono a discorrere del mare e della gente che avevano intorno . Per tutta la giornata stettero vicini , barattando tratto tratto qualche parola . I passeggieri , li credevano fratello e sorella . La bambina faceva la calza , il ragazzo pensava , il mare andava sempre ingrossando . La sera , al momento di separarsi per andar a dormire , la bambina disse a Mario : - Dormi bene . - Nessuno dormirà bene , poveri figliuoli - esclamò il marinaio italiano passando di corsa , chiamando il capitano . Il ragazzo stava per rispondere alla sua amica : - Buona notte , - quando uno spruzzo d ' acqua inaspettato lo investì con violenza e lo sbatté contro un sedile . - Mamma mia , che fa sangue ! - gridò la ragazza gettandosi sopra di lui . I passeggieri che scappavano sotto , non ci badarono . La bimba s ' inginocchiò accanto a Mario , ch ' era rimasto sbalordito dal colpo , gli pulì la fronte che sanguinava , e levatosi il fazzoletto rosso dai capelli glie lo girò intorno al capo , poi si strinse il capo sul petto per annodare le cocche , e così si fece una macchia di sangue sul vestito giallo , sopra la cintura . Mario si riscosse , si rialzò . - Ti senti meglio ? - domandò la ragazza . - Non ho più nulla , - rispose . - Dormi bene , disse Giulietta . - Buona notte - rispose Mario . - E discesero per due scalette vicine nei loro dormitori . Il marinaio aveva predetto giusto . Non erano ancora addormentati , che si scatenò una tempesta spaventosa . Fu come un assalto improvviso di cavalloni furiosi che in pochi momenti spezzarono un albero , e portaron via come foglie tre delle barche sospese alle gru e quattro bovi ch ' erano a prua . Nell ' interno del bastimento nacque una confusione e uno spavento , un rovinìo , un frastuono di grida , di pianti e di preghiere , da far rizzare i capelli . La tempesta andò crescendo di furia tutta la notte . Allo spuntar del giorno crebbe ancora . Le onde formidabili , flagellando il piroscafo per traverso , irrompevano sopra coperta , e sfracellavano , spazzavano , travolgevano nel mare ogni cosa . La piattaforma che copriva la macchina fu sfondata , e l ' acqua precipitò dentro con un fracasso terribile , i fuochi si spensero , i macchinisti fuggirono ; grossi rigagnoli impetuosi penetrarono da ogni parte . Una voce tonante gridò : - Alle pompe ! - Era la voce del capitano . I marinai si slanciarono alle pompe . Ma un colpo di mare subitaneo , percotendo il bastimento per di dietro , sfasciò parapetti e portelli , e cacciò dentro un torrente . Tutti i passeggieri , più morti che vivi , s ' erano rifugiati nella sala grande . A un certo punto comparve il capitano . - Capitano ! Capitano ! - gridarono tutti insieme . - Che si fa ? Come stiamo ? C ' è speranza ? Ci salvi ! Il capitano aspettò che tutti tacessero , e disse freddamente : - Rassegniamoci . Una sola donna gettò un grido : - Pietà ! - Nessun altro poté metter fuori la voce . Il terrore li aveva agghiacciati tutti . Molto tempo passò così , in un silenzio di sepolcro . Tutti si guardavano , coi visi bianchi . Il mare infuriava sempre , orrendo . Il bastimento rullava pesantemente . A un dato momento il capitano tentò di lanciare in mare una barca di salvamento : cinque marinai v ' entrarono , la barca calò ; ma l ' onda la travolse , e due dei marinai s ' annegarono , fra i quali l ' italiano : gli altri a stento riuscirono a riafferrarsi alle corde e a risalire . Dopo questo i marinai medesimi perdettero ogni coraggio . Due ore dopo , il bastimento era già immerso nell ' acqua fino all ' altezza dei parasartie . Uno spettacolo tremendo si presentava intanto sopra coperta . Le madri si stringevano disperatamente al seno i figliuoli , gli amici si abbracciavano e si dicevano addio : alcuni scendevan sotto nelle cabine , per morire senza vedere il mare . Un viaggiatore si tirò un colpo di pistola al capo , e stramazzò bocconi sulla scala del dormitorio , dove spirò . Molti s ' avvinghiavano freneticamente gli uni agli altri , delle donne si scontorcevano in convulsioni orrende . Parecchi stavano inginocchiati intorno al prete . S ' udiva un coro di singhiozzi , di lamenti infantili , di voci acute e strane , e si vedevan qua e là delle persone immobili come statue , istupidite , con gli occhi dilatati e senza sguardo , delle facce di cadaveri e di pazzi . I due ragazzi , Mario e Giulietta , avviticchiati a un albero del bastimento , guardavano il mare con gli occhi fissi , come insensati . Il mare s ' era quetato un poco ; ma il bastimento continuava a affondare , lentamente . Non rimanevan più che pochi minuti . - La scialuppa a mare ! - gridò il capitano . Una scialuppa , l ' ultima che restava , fu gettata all ' acqua , e quattordici marinai , con tre passeggieri , vi scesero . Il capitano rimase a bordo . - Discenda con noi ! - gridarono di sotto . - Io debbo morire al mio posto , - rispose il capitano . - Incontreremo un bastimento , - gli gridarono i marinai , - ci salveremo . Discenda . Lei è perduto . - Io rimango . - C ' è ancora un posto ! - gridarono allora i marinai , rivolgendosi agli altri passeggieri . - Una donna ! Una donna s ' avanzò , sorretta dal capitano ; ma vista la distanza a cui si trovava la scialuppa , non si sentì il coraggio di spiccare il salto , e ricadde sopra coperta . Le altre donne eran quasi tutte già svenute e come moribonde . - Un ragazzo ! - gridarono i marinai . A quel grido , il ragazzo siciliano e la sua compagna , ch ' eran rimasti fino allora come pietrificati da uno stupore sovrumano , ridestati improvvisamente dal violento istinto della vita , si staccarono a un punto solo dall ' albero e si slanciarono all ' orlo del bastimento , urlando a una voce : - A me ! - e cercando di cacciarsi indietro a vicenda , come due belve furiose . - Il più piccolo ! - gridarono i marinai . - La barca è sopraccarica ! Il più piccolo ! All ' udir quella parola , la ragazza , come fulminata , lasciò cascare le braccia , e rimase immobile , guardando Mario con gli occhi morti . Mario guardò lei un momento , - le vide la macchia di sangue sul petto , - si ricordò , - il lampo di un ' idea divina gli passò sul viso . - Il più piccolo ! - gridarono in coro i marinai , con imperiosa impazienza . - Noi partiamo ! E allora Mario , con una voce che non parea più la sua , gridò : - Lei è più leggiera . A te , Giulietta ! Tu hai padre e madre ! Io son solo ! Ti do il mio posto ! Va giù ! - Gettala in mare ! - gridarono i marinai . Mario afferrò Giulietta alla vita e la gettò in mare . La ragazza mise un grido e fece un tonfo ; un marinaio l ' afferrò per un braccio e la tirò su nella barca . Il ragazzo rimase ritto sull ' orlo del bastimento , con la fronte alta , coi capelli al vento , immobile , tranquillo , sublime . La barca si mosse , e fece appena in tempo a scampare dal movimento vorticoso delle acque prodotto dal bastimento che andava sotto , e che minacciò di travolgerla . Allora la ragazza , rimasta fino a quel momento quasi fuori di senso , alzò gli occhi verso il fanciullo e diede in uno scroscio di pianto . - Addio , Mario ! - gli gridò fra i singhiozzi , con le braccia tese verso di lui . - Addio ! Addio ! Addio ! - Addio ! - rispose il ragazzo , levando la mano in alto . La barca s ' allontanava velocemente sopra il mare agitato , sotto il cielo tetro . Nessuno gridava più sul bastimento . L ' acqua lambiva già gli orli della coperta . A un tratto il ragazzo cadde in ginocchio con le mani giunte e cogli occhi al cielo . La ragazza si coperse il viso . Quando rialzò il capo , girò uno sguardo sul mare : il bastimento non c ' era più . LUGLIO L ' ultima pagina di mia madre 1 , sabato L ' anno è finito dunque , Enrico , ed è bello che ti rimanga come ricordo dell ' ultimo giorno l ' immagine del fanciullo sublime , che diede la vita per la sua amica . Ora tu stai per separarti dai tuoi maestri e dai tuoi compagni ; e io debbo darti una notizia triste . La separazione non durerà soltanto tre mesi , ma sempre . Tuo padre , per ragioni della sua professione , deve andar via da Torino , e noi tutti con lui . Ce n ' andremo il prossimo autunno . Dovrai entrare in una scuola nuova . Questo ti rincresce , non è vero ? perché son certa che tu l ' ami la tua vecchia scuola , dove per quattro anni ; due volte al giorno , hai provato la gioia d ' aver lavorato , dove hai visto per tanto tempo , a quelle date ore , gli stessi ragazzi ; gli stessi maestri , gli stessi parenti , e tuo padre o tua madre che t ' aspettavano sorridendo , la tua vecchia scuola , dove ti s ' è aperto l ' ingegno , dove hai trovato tanti buoni compagni , dove ogni parola che hai inteso dire aveva per iscopo il tuo bene , e non hai provato un dispiacere che non ti sia stato utile ! Porta dunque quest ' affetto con te , e dà un addio dal cuore a tutti quei ragazzi . Alcuni avranno delle disgrazie , perderanno presto il padre e la madre ; altri moriranno giovani ; altri forse verseranno nobilmente il loro sangue nelle battaglie , molti saranno bravi e onesti operai , padri di famiglie operose e oneste come loro , e chi sa che non ce ne sia qualcuno pure , che renderà dei grandi servigi al suo paese e farà il suo nome glorioso . Separati dunque da loro affettuosamente : lasciaci un poco dell ' anima tua in quella grande famiglia , nella quale sei entrato bambino , e da cui esci giovinetto , e che tuo padre e tua madre amano tanto perché tu ci fosti tanto amato . La scuola è una madre , Enrico mio : essa ti levò dalle mie braccia che parlavi appena , e ora mi ti rende grande , forte , buono , studioso : sia benedetta , e tu non dimenticarla mai più , figliuolo . Oh ! è impossibile che tu la dimentichi . Ti farai uomo , girerai il mondo , vedrai delle città immense e dei monumenti maravigliosi ; e ti scorderai anche di molti fra questi ; ma quel modesto edifizio bianco , con quelle persiane chiuse , e quel piccolo giardino , dove sbocciò il primo fiore della tua intelligenza , tu lo vedrai fino all ' ultimo giorno della tua vita come io vedrò la casa in cui sentii la tua voce per la prima volta . TUA MADRE Gli esami 4 , martedì Eccoci finalmente agli esami . Per le vie intorno alla scuola non si sente parlar d ' altro , da ragazzi , da padri , da madri , perfino dalle governanti : esami , punti , tema , media , rimandato , promosso tutti dicono le stesse parole . Ieri mattina ci fu la composizione , questa mattina l ' aritmetica . Era commovente veder tutti i parenti che conducevano i ragazzi alla scuola , dando gli ultimi consigli per la strada , e molte madri che accompagnavano i figliuoli fin nei banchi , per guardare se c ' era inchiostro nel calamaio e per provare la penna , e si voltavano ancora di sull ' uscio a dire : - Coraggio ! Attenzione ! Mi raccomando ! - Il nostro maestro assistente era Coatti , quello con la barbaccia nera , che fa la voce del leone , e non castiga mai nessuno . C ' erano dei ragazzi bianchi dalla paura . Quando il maestro dissuggellò la lettera del Municipio , e tirò fuori il problema , non si sentiva un respiro . Dettò il problema forte , guardandoci ora l ' uno ora l ' altro con certi occhi terribili ; ma si capiva che se avesse potuto dettare anche la soluzione , per farci promovere tutti , ci avrebbe avuto un grande piacere . Dopo un ' ora di lavoro , molti cominciavano a affannarsi perché il problema era difficile . Uno piangeva . Crossi si dava dei pugni nel capo . E non ci hanno mica colpa molti , di non sapere , poveri ragazzi , che non hanno avuto molto tempo da studiare , e son stati trascurati dai parenti . Ma c ' era la provvidenza . Bisognava vedere Derossi che moto si dava per aiutarli , come s ' ingegnava per far passare una cifra e per suggerire un ' operazione , senza farsi scorgere , premuroso per tutti , che pareva lui il nostro maestro . Anche Garrone , che è forte in aritmetica , aiutava chi poteva , e aiutò perfin Nobis , che trovandosi negli imbrogli , era tutto gentile . Stardi stette per più d ' un ' ora immobile , con gli occhi sul problema e coi pugni alle tempie , e poi fece tutto in cinque minuti . Il maestro girava tra i banchi dicendo : - Calma ! Calma ! Vi raccomando la calma ! - E quando vedeva qualcuno scoraggiato , per farlo ridere , e mettergli animo spalancava la bocca come per divorarlo , imitando il leone . Verso le undici , guardando giù a traverso alle persiane , vidi molti parenti che andavano e venivano per la strada , impazienti ; c ' era il padre di Precossi , col suo camiciotto turchino , scappato allora dall ' officina , ancora tutto nero nel viso . C ' era la madre di Crossi , l ' erbaiola ; la madre di Nelli , vestita di nero , che non poteva star ferma . Poco prima di mezzogiorno arrivò mio padre e alzò gli occhi alla mia finestra : caro padre mio ! A mezzo giorno tutti avevamo finito . E fu uno spettacolo all ' uscita . Tutti incontro ai ragazzi a domandare , a sfogliare i quaderni , a confrontare coi lavori dei compagni . - Quante operazioni ? - Cos ' è il totale ? - E la sottrazione ? - E la risposta ? - E la virgola dei decimali ? - Tutti i maestri andavano qua e là , chiamati da cento parti . Mio padre mi levò di mano subito la brutta copia , guardò e disse : - Va bene . - Accanto a noi c ' era il fabbro Precossi che guardava pure il lavoro del suo figliuolo , un po ' inquieto , e non si raccapezzava . Si rivolse a mio padre : - Mi vorrebbe favorire il totale ? Mio padre lesse la cifra . Quegli guardò : combinava . - Bravo , piccino ! - esclamò , tutto contento ; e mio padre e lui si guardarono un momento , con un buon sorriso , come due amici ; mio padre gli tese la mano , egli la strinse . E si separarono dicendo : - Al verbale . - Al verbale . - Fatti pochi passi , udimmo una voce in falsetto che ci fece voltare il capo : era il fabbro ferraio che cantava . L ' ultimo esame 7 , venerdì Questa mattina ci diedero gli esami verbali . Alle otto eravamo tutti in classe , e alle otto e un quarto cominciarono a chiamarci quattro alla volta nel camerone , dove c ' era un gran tavolo coperto d ' un tappeto verde , e intorno il Direttore e quattro maestri , fra i quali il nostro . Io fui uno dei primi chiamati . Povero maestro ! Come m ' accorsi che ci vuol bene davvero , questa mattina . Mentre c ' interrogavano gli altri , egli non aveva occhi che per noi ; Si turbava quando eravamo incerti a rispondere , si rasserenava quando davamo una bella risposta , sentiva tutto , e ci faceva mille cenni con le mani e col capo per dire : - bene , - no , - sta attento , - più adagio , - coraggio . - Ci avrebbe suggerito ogni cosa se avesse potuto parlare . Se al posto suo ci fossero stati l ' un dopo l ' altro i padri di tutti gli alunni , non avrebbero fatto di più . Gli avrei gridato : - Grazie ! - dieci volte , in faccia a tutti . E quando gli altri maestri mi dissero : - Sta bene ; va pure , - gli scintillarono gli occhi dalla contentezza . Io tornai subito in classe ad aspettare mio padre . C ' erano ancora quasi tutti . Mi sedetti accanto a Garrone . Non ero allegro , punto . Pensavo che era l ' ultima volta che stavamo un ' ora vicini ! Non glielo avevo ancor detto a Garrone che non avrei più fatta la quarta con lui , che dovevo andar via da Torino con mio padre : egli non sapeva nulla . E se ne stava lì piegato in due , con la sua grossa testa china sul banco , a fare degli ornati intorno a una fotografia di suo padre , vestito da macchinista , che è un uomo grande e grosso , con un collo di toro , e ha un ' aria seria e onesta , come lui . E mentre stava così curvo , con la camicia un poco aperta davanti , io gli vedevo sul petto nudo e robusto la crocina d ' oro che gli regalò la madre di Nelli , quando seppe che proteggeva il suo figliuolo . Ma bisognava pure che glielo dicessi una volta che dovevo andar via . Glielo dissi : - Garrone , quest ' autunno mio padre andrà via da Torino , per sempre . - Egli mi domandò se andavo via anch ' io ; gli risposi di sì . - Non farai più la quarta con noi ? - mi disse . Risposi di no . E allora egli stette un po ' senza parlare , continuando il suo disegno . Poi domandò senz ' alzare il capo : - Ti ricorderai poi dei tuoi compagni di terza ? - Sì , - gli dissi , - di tutti ; ma di te ... più che di tutti . Chi si può scordare di te ? - Egli mi guardò fisso e serio con uno sguardo che diceva mille cose ; e non disse nulla , solo mi porse la mano sinistra , fingendo di continuare a disegnare con l ' altra , ed io la strinsi tra le mie , quella mano forte e leale . In quel momento entrò in fretta il maestro col viso rosso , e disse a bassa voce e presto , con la voce allegra : - Bravi , finora va tutto bene , tirino avanti così quelli che restano ; bravi , ragazzi ! Coraggio ! Sono molto contento . - E per mostrarci la sua contentezza ed esilararci , uscendo in fretta , fece mostra d ' inciampare e di trattenersi al muro per non cadere : lui , che non l ' avevamo mai visto ridere ! La cosa parve così strana , che invece di ridere , tutti rimasero stupiti ; tutti sorrisero , nessuno rise . Ebbene , non so , mi fece pena e tenerezza insieme quell ' atto di allegrezza da fanciullo . Era tutto il suo premio quel momento d ' allegrezza , era il compenso di nove mesi di bontà , di pazienza ed anche di dispiaceri ! Per quello aveva faticato tanto tempo , ed era venuto tante volte a far lezione malato , povero maestro ! Quello , e non altro , egli domandava a noi in ricambio di tanto affetto e di tante cure ! E ora mi pare che lo rivedrò sempre così in quell ' atto , quando mi ricorderò di lui , per molti anni ; e se quando sarò un uomo , egli vivrà ancora , e c ' incontreremo , glielo dirò , di quell ' atto che mi toccò il cuore ; e gli darò un bacio sulla testa . Addio 10 , lunedì Al tocco ci ritrovammo tutti per l ' ultima volta alla scuola a sentire i risultati degli esami e a pigliare i libretti di promozione . La strada era affollata di parenti , che avevano invaso anche il camerone , e molti erano entrati nelle classi , pigiandosi fino accanto al tavolino del maestro : nella nostra riempivano tutto lo spazio fra il muro e i primi banchi . C ' era il padre di Garrone , la madre di Derossi , il fabbro Precossi , Coretti , la signora Nelli , l ' erbaiola , il padre del muratorino , il padre di Stardi , molti altri che non avevo mai visti ; e si sentiva da tutte le parti un bisbiglio , un brulichìo , che pareva d ' essere in una piazza . Entrò il maestro : si fece un grande silenzio . Aveva in mano l ' elenco , e cominciò a leggere subito . - Abatucci , promosso , sessanta settantesimi , Archini , promosso , cinquantacinque settantesimi . Il muratorino promosso , Crossi promosso . Poi lesse forte : - Derossi Ernesto promosso , settanta settantesimi , e il primo premio . - Tutti i parenti ch ' eran lì , che lo conoscevan tutti , dissero : - Bravo , bravo , Derossi ! - ed egli diede una scrollata ai suoi riccioli biondi , col suo sorriso disinvolto e bello , guardando sua madre , che gli fece un saluto con la mano . Garoffi , Garrone , il calabrese , promossi . Poi tre o quattro di seguito rimandati , e uno si mise a piangere perché suo padre ch ' era sull ' uscio , gli fece un gesto di minaccia . Ma il maestro disse al padre : - No , signore , mi scusi ; non è sempre colpa , è sfortuna molte volte . E questo è il caso . - Poi lesse : - Nelli , promosso , sessantadue settantesimi . - Sua madre gli mandò un bacio col ventaglio . Stardi promosso con sessantasette settantesimi ; ma a sentire quel bel voto , egli non sorrise neppure , e non staccò i pugni dalle tempie . L ' ultimo fu Votini , che era venuto tutto ben vestito e pettinato : promosso . Letto l ' ultimo , il maestro si alzò e disse : - Ragazzi , questa è l ' ultima volta che ci troviamo riuniti . Siamo stati insieme un anno , e ora ci lasciamo buoni amici , non è vero ? Mi rincresce di separarmi da voi , cari figliuoli . - S ' interruppe ; poi ripigliò : - Se qualche volta m ' è scappata la pazienza , se qualche volta , senza volerlo , sono stato ingiusto , troppo severo , scusatemi . - No , no , - dissero i parenti e molti scolari , - no , signor maestro , mai . - Scusatemi , - ripeté il maestro , - e vogliatemi bene . L ' anno venturo non sarete più con me , ma vi rivedrò , e rimarrete sempre nel mio cuore . A rivederci , ragazzi ! - Detto questo , venne avanti in mezzo a noi , e tutti gli tesero le mani , rizzandosi sui banchi , lo presero per le braccia e per le falde del vestito ; molti lo baciarono , cinquanta voci insieme dissero : - A rivederlo , maestro ! - Grazie , signor maestro ! - Stia bene ! - Si ricordi di noi ! - Quando uscì , pareva oppresso dalla commozione . Uscimmo tutti , alla rinfusa . Da tutte le altre classi uscivan pure . Era un rimescolamento , un gran chiasso di ragazzi e di parenti che dicevano addio ai maestri e alle maestre e si salutavan fra loro . La maestra della penna rossa aveva quattro o cinque bambini addosso e una ventina attorno , che le legavano il fiato ; e alla « monachina » avevan mezzo strappato il cappello , e ficcato una dozzina di mazzetti tra i bottoni del vestito nero e nelle tasche . Molti facevano festa a Robetti che proprio quel giorno aveva smesso per la prima volta le stampelle . Si sentiva dire da tutte le parti . - Al nuovo anno ! - Ai venti d ' ottobre ! - A rivederci ai Santi ! - Noi pure ci salutammo . Ah ! come si dimenticavano tutti i dissapori in quel momento ! Votini , che era sempre stato così geloso di Derossi , fu il primo a gettarglisi incontro con le braccia aperte . Io salutai il muratorino e lo baciai proprio nel momento che mi faceva il suo ultimo muso di lepre , caro ragazzo ! Salutai Precossi , salutai Garoffi , che mi annunziò la vincita alla sua ultima lotteria e mi diede un piccolo calcafogli di maiolica , rotto da un canto , dissi addio a tutti gli altri . Fu bello vedere il povero Nelli , come s ' avviticchiò a Garrone , che non lo potevan più staccare . Tutti s ' affollarono intorno a Garrone , e addio Garrone , addio , a rivederci , e lì a toccarlo , a stringerlo , a fargli festa , a quel bravo , santo ragazzo ; e c ' era suo padre tutto meravigliato , che guardava e sorrideva . Garrone fu l ' ultimo che abbracciai , nella strada , e soffocai un singhiozzo contro il suo petto : egli mi baciò sulla fronte . Poi corsi da mio padre e da mia madre . Mio padre mi domandò : - Hai salutati tutti i tuoi compagni ? - Dissi di sì . - Se c ' è qualcuno a cui tu abbia fatto un torto , vagli a dire che ti perdoni e che lo dimentichi . C ' è nessuno ? - Nessuno , - risposi . - E allora addio ! - disse mio padre , con la voce commossa , dando un ultimo sguardo alla scuola . E mia madre ripeté : - addio ! - E io non potei dir nulla .
UN ANNO SULL'ALTIPIANO ( LUSSU EMILIO , 1945 )
Narrativa ,
Il lettore non troverà , in questo libro , né il romanzo , né la storia . Sono ricordi personali , riordinati alla meglio e limitati ad un anno , fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte . Io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito . Non alla fantasia ho fatto appello , ma alla mia memoria ; e i miei compagni d ' arme , anche attraverso qualche nome trasformato , riconosceranno facilmente uomini e fatti . Io mi sono spogliato anche della mia esperienza successiva e ho rievocato la guerra così come noi l ' abbiamo realmente vissuta , con le idee e i sentimenti d ' allora . Non si tratta quindi di un lavoro a tesi : esso vuole essere solo una testimonianza italiana della grande guerra . Non esistono , in Italia , come in Francia , in Germania o in Inghilterra , libri sulla guerra . E anche questo non sarebbe stato mai scritto , senza un periodo di riposo forzato . Clavadel ­ Davos , Aprile 1937 . J ' ai plus de souvenirs que si j ' avais mille ans . Baudelaire I Alla fine maggio 1916 , la mia Brigata - reggimenti 399° e 400° - stava ancora sul Carso . Sin dall ' inizio della guerra , essa aveva combattuto solo su quel fronte . Per noi , era ormai diventato insopportabile . Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto . Non avevamo fatto altro che conquistare trincee , trincee e trincee . Dopo quella dei " gatti rossi " , era venuta quella dei " gatti neri " , poi quella dei " gatti verdi " . Ma la situazione era sempre la stessa . Presa una trincea , bisognava conquistarne un ' altra . Trieste era sempre là , di fronte al golfo , alla stessa distanza , stanca . La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo . Il duca d ' Aosta , nostro comandante d ' armata , la citava ogni volta , negli ordini del giorno e nei discorsi , per animare i combattenti . Il principe aveva scarse capacità militari , ma grande passione letteraria . Egli e il suo capo di stato maggiore si completavano . Uno scriveva i discorsi e l ' altro li parlava . Il duca li imparava a memoria e li recitava , in forma oratoria da romano antico , con dizione impeccabile . Le grandi cerimonie piuttosto frequenti , erano espressamente preparate per queste dimostrazioni oratorie . Disgraziatamente , il capo di stato maggiore non era uno scrittore . Sicché , malgrado tutto , nella stima dell ' armata , guadagnava più la memoria del generale nel recitare i discorsi che il talento del suo capo di stato maggiore nello scriverli . Il generale aveva anche una bella voce . A parte questo , egli era abbastanza impopolare . In un pomeriggio di maggio , ci arrivò la notizia che il duca aveva disposto , in premio di tanti sacrifici sofferti dalla brigata , di mandarci a riposo , nelle retrovie , per alcuni mesi . E poiché la notizia era stata seguita dall ' ordine di tenerci pronti per ricevere il cambio da un ' altra brigata , essa non poteva essere che vera . I soldati l ' accolsero con tripudio e acclamarono al duca . Essi s ' accorgevano finalmente che vi era qualche vantaggio ad avere per comandante d ' armata un principe di casa reale . Solo lui avrebbe potuto concedere un riposo così lungo e lontano dal fronte . Fino ad allora , i turni di riposo li avevano passati a pochi chilometri dalle trincee , sotto il tiro delle artiglierie nemiche . Il cuoco del comandante la divisione aveva detto all ' attendente del colonnello , e la voce si era diffusa in un baleno , che il duca voleva che il riposo lo si passasse in una città . Per la prima volta , durante tutta la guerra , egli cominciava a diventare popolare . Le voci più simpatiche corsero subito su di lui , e la notizia ch ' egli si fosse seriamente disputato con il generale Cadorna , per difendere la nostra brigata , fece , accreditata , il giro dei reparti . La brigata ricevette il cambio e , la notte stessa , scendemmo in pianura . In due tappe fummo ad Aiello , piccola cittadina , non lontana dalle vecchie frontiere . La nostra gioia non aveva limiti . Finalmente , si viveva ! Quanti progetti in testa ! Dopo Aiello , sarebbe venuta la grande città . Udine , chi sa ? Entrammo ad Aiello , all ' ora del primo rancio . In testa , era il mio battaglione , il 3° , che marciava con la 12a compagnia in testa . La 12a era comandata da un ufficiale di cavalleria , il tenente di complemento Grisoni . Egli era stato ufficiale d ' ordinanza del nostro comandante di brigata . Morto questi , in seguito ad una ferita di granata , egli era voluto rimanere nella brigata e prestava servizio nel mio battaglione . Come ufficiale di cavalleria , non poteva essere assegnato ad un reparto di fanteria ; ma il comandante generale della cavalleria gli aveva accordato un ' autorizzazione speciale , con il diritto di conservare ordinanza e cavallo . Egli era conosciuto in tutta la brigata . Il 21 agosto del `15 , con quaranta volontari , aveva attaccato di sorpresa e conquistato " il dente del groviglio " , solida trincea avanzata , difesa da un battaglione di ungheresi . L ' azione era stata di un ' audacia estrema . Ma egli era divenuto celebre per un ' altra impresa . Una sera , mentre stavamo a riposo , dopo aver bevuto e frammischiato , senza eccessiva misura , alcuni vini di Piemonte , a cavallo , era penetrato , egualmente di sorpresa , nella sala di mensa , in cui pranzava il colonnello con gli ufficiali del comando del reggimento . Egli non aveva pronunciato una sola parola , ma il cavallo , che sembrava conoscere perfettamente le gerarchie militari , aveva lungamente caracollato e nitrito attorno al colonnello . Per questo fatto , diversamente apprezzato , poco era mancato che non fosse rimandato alla sua Arma . Il battaglione sfilava , al passo , di fronte alla piazza del municipio . Là , erano il comandante della brigata , il comandante dei reggimento e le autorità civili della città . La compagnia di testa , per quattro , marciava , marziale . I soldati erano infangati , ma quella tenuta da trincea rendeva più solenne la parata . Arrivato all ' altezza delle autorità , il tenente Grisoni si drizzò sulle staffe e , rivolto alla compagnia , comandò : - Attenti a sinistra ! Era il saluto al comandante di Brigata . Ma era anche il segnale convenuto perché il 1° plotone entrasse in azione . Immediatamente , si svelò tutta una fanfara accuratamente organizzata . Una tromba , fatta con una grande caffettiera di latta , squillò il segnale d ' attenti cui rispose l ' accordo degli strumenti più svariati . Erano tutti strumenti improvvisati . Abbondavano quelli che facevano maggior chiasso per accompagnare il passo . I piatti erano rappresentati da coperchi di gavetta . I tamburi erano avanzi di vecchie ghirbe di salmeria , fuori uso , sapientemente adattate . Pistoni , clarini e flauti erano ricavati dai pugni chiusi , in cui gli specialisti , aprendo ora un dito , ora l ' altro , sapevano soffiare nelle forme più efficaci . Ne risultava un insieme mirabile di musicata allegria di guerra . Il comandante di brigata s ' accigliò , ma infine sorrise . Uomo ragionevole , non trovò sconveniente che soldati , vissuti nel fango e nel fuoco tutto l ' anno , si permettessero un simile svago , per quanto non regolamentare . Tutto il reggimento s ' accantonò ad Aiello . Nel pomeriggio , il sindaco offerse , agli ufficiali , una bicchierata ed un discorso . Egli lesse con voce tremante : - Grande onore è per me , ecc . ecc . Nella guerra gloriosa che il popolo italiano combatte sotto il comando geniale ed eroico di Sua Maestà il re ... Alla parola re , come era d ' obbligo , noi ci mettemmo in posizione d ' attenti , con grande e simultaneo strepito di tacchi e di speroni . Nell ' aula municipale , il fulmineo frastuono di quel saluto militare , rimbombò come uno sparo d ' armi da fuoco . Il sindaco , civile profano , non immaginava che quel suo modesto accenno al sovrano potesse provocare una dimostrazione così fragorosa di lealtà costituzionale . Era un uomo distinto e , con preavviso , egli non avrebbe mancato certamente di apprezzare , nella sua giusta misura , un simile atto patriottico . Ma , preso così , alla sprovvista , ebbe un sussulto e spiccò un leggero salto che lo elevò di alcuni centimetri al di sopra della sua statura . Egli si era fatto pallido . Rivolse lo sguardo incerto al gruppo degli ufficiali , immobili , e attese . Il foglio del discorso scritto gli era caduto dalle mani e giaceva , come un colpevole , ai suoi piedi . Il colonnello ebbe un onesto sorriso di compiacimento , soddisfatto di veder marcata , sia pure in modo provvisorio , la superiorità dell ' autorità militare sull ' autorità civile . Con un ' espressione di contenuta fierezza , che invano si sforzerebbe di ostentare chi non abbia avuto , per lungo tempo , comando di truppe , egli portò lo sguardo dal sindaco a noi e da noi al sindaco , e , per quel briciolo di malvagità che serpeggia nel cuore degli uomini più miti , pensò d ' impressionare ancora di più il sindaco . Egli comandò : - Signori ufficiali , viva il re ! - Viva il re ! - ripetemmo noi , urlando la frase come un monosillabo . Contrariamente alla sua aspettativa , il sindaco non batté ciglio e gridò con noi . Il sindaco era uomo di mondo . Ormai padrone di sé , raccolto il foglio , continuava il discorso : - Noi vinceremo , perché ciò è scritto nel libro del destino ... Dove fosse quel libro , certo , nessuno di noi , compreso il sindaco , lo sapeva . E , ancora meno , che cosa fosse scritto in quel libro irreperibile . La frase tuttavia non sollevò particolare reazione . L ' attenzione fu invece notevole per quest ' altro passaggio : - La guerra non è così dura come noi la immaginiamo . Questa mattina , quando ho visto entrare nella città i vostri soldati in festa , accompagnati dal suono della fanfara più gioconda che si possa mai concepire , ho capito , e tutta la popolazione l ' ha capito con me , che la guerra ha le sue belle attrattive ... Il tenente di cavalleria salutò , facendo tintinnare gli speroni , come se il complimento fosse rivolto particolarmente a lui . Il sindaco continuò : - Belle e sublimi attrattive . Infelice colui che non le sente ! Perché , o signori , sì , bello è morire per la patria ... Quest ' accenno non piacque a nessuno , neppure al colonnello . La sentenza era classica , ma il sindaco non era il più indicato per farci apprezzare , letterariamente , la bellezza di una morte , sia pure così gloriosa . La stessa forma , con cui il sindaco aveva accompagnato l ' esclamazione , era stata infelice . Sembrava che egli avesse voluto dire : " Voi siete più belli da morti che da vivi " . Buona parte degli ufficiali tossì e guardò il sindaco con arroganza . Il tenente di cavalleria scosse gli speroni con un gesto di irrequietezza . Capì il sindaco il nostro stato d ' animo ? È probabile , perché s ' affrettò a concludere , inneggiando al re . Egli disse , precisamente : - Viva il nostro glorioso re di stirpe guerriera ! Il tenente di cavalleria era il più vicino ad una grande tavola coperta di coppe di spumante . Rapidamente , ne afferrò una ancora piena , la levò in alto e gridò : - Viva il re di coppe ! Per il colonnello fu un colpo in pieno petto . Guardò il tenente stupito , come se non credesse ai suoi occhi e alle sue orecchie . Guardò gli ufficiali , per fare appello alla loro testimonianza , e disse , più desolato che severo : - Tenente Grisoni , anche oggi lei ha bevuto troppo . Favorisca abbandonare la sala e attendere i miei ordini . Il tenente batté gli speroni , s ' irrigidì sull ' attenti , fece un passo indietro e salutò : - Signor sì ! E uscì , con il frustino sotto il braccio , visibilmente soddisfatto . II Il capo ­ coro intonava : " Quel mazzolin di fiori ... " Il coro della compagnia rispondeva : " Che vien dalla montagna ... " E il canto animava i soldati , affaticati . Eravamo in marcia da tre giorni . L ' immobilità della lunga vita sedentaria sul Carso ci aveva reso incapaci di grandi sforzi . La marcia era penosa per tutti . Ci confortava solo il pensiero che saremmo andati in montagna . Il riposo d ' Aiello non era durato neppure una settimana . Gli austriaci avevano sferrato la grande offensiva , fra il Pasubio e Val Lagarina . Sfondando il fronte a Cima XII , s ' affacciavano sull ' Altipiano di Asiago . La brigata , abbandonati gli accantonamenti aveva percorso in treno la pianura veneta . Ora raggiungeva , a marce forzate , le falde dell ' Altipiano . Il coro si faceva più vivo , ma ciascuno seguiva il corso dei suoi pensieri . Era finita la vita di trincea : ora si sarebbe contrattaccato , manovrando , ci avevano detto . E in montagna . Finalmente ! Fra di noi , si era sempre parlato della guerra in montagna , come di un riposo privilegiato . Avremmo dunque , anche noi , visto alberi , foreste e sorgenti , vallate ed angoli morti , che ci avrebbero fatto dimenticare , con il grande riposo sfumato , quella orribile petriera carsica , squallida , senza un filo di erba e senza una goccia di acqua , tutta eguale , sempre eguale , priva di ripari , con solo qualche buco , le " doline " , calamita dei tiri di artiglieria di grosso calibro , in cui ci si sprofondava alla rinfusa , uomini e muli , vivi e morti . Ci saremmo finalmente potuti sdraiare , nelle ore di ozio , e prendere il sole , e dormire dietro un albero , senza esser visti , senza avere per sveglia una pallottola nelle gambe . E , dalle cime dei monti , avremmo avuto , di fronte a noi , un orizzonte e un panorama , in luogo degli eterni muri di trincea e dei reticolati di filo spinato . E ci saremmo , finalmente , liberati da quella miserabile vita , vissuta a cinquanta o a dieci metri dalla trincea nemica , in una promiscuità feroce , fatta di continui assalti alla baionetta o a base di bombe a mano e di colpi di fucile tirati alle feritoie . Avremmo finito d ' ucciderci l ' un l ' altro , ogni giorno , senza odio . La manovra sarebbe stata un ' altra cosa . Una buona manovra , duecento , trecento mila prigionieri , così , in un sol giorno , senza quella spaventosa carneficina generale , ma solo per un geniale aggiramento strategico . E chi sa , forse si sarebbe potuto vincere e finirla per sempre con la guerra . Il solo inconveniente della manovra era che bisognava marciare , sempre marciare . Un reggimento di cavalleria ci traversò la strada e noi dovemmo fermarci per lasciarlo sfilare . Beati loro che stavano a cavallo ! Ma ci accorgemmo subito che anch ' essi erano stanchi morti . - La guerra dei signori , - gridavano i soldati ai lancieri curvi sulla sella . - Beati voi , - rispondevano questi , - che potete camminare a piedi . Noi , sempre a cavallo , sempre a cavallo . Non poter marciare con le proprie gambe ! Dover faticare per sé e poi per il cavallo . Che vita ! Passato il reggimento di cavalleria , la compagnia riprese il coro . La strada , ora , si faceva ingombra di profughi . Sull ' Altipiano d ' Asiago non era rimasta anima viva . La popolazione dei Sette Comuni si riversava sulla pianura , alla rinfusa , trascinando sui carri a buoi e sui muli , vecchi , donne e bambini , e quel poco di masserizie che aveva potuto salvare dalle case affrettatamente abbandonate al nemico . I contadini allontanati dalla loro terra , erano come naufraghi . Nessuno piangeva , ma i loro occhi guardavano assenti . Era il convoglio del dolore . I carri , lenti , sembravano un accompagnamento funebre . La nostra colonna cessò i canti e si fece silenziosa . Sulla strada non si sentiva altro che il nostro passo di marcia e il cigolìo dei carri . Lo spettacolo era nuovo per noi . Sul fronte del Carso , eravamo noi gli invasori , ed erano slavi i contadini che avevano abbandonato le case , alla nostra avanzata . Ma noi non li avevamo visti . Passò un carro , più lungo degli altri . Sui due materassi di paglia stavano accovacciati una vecchia , una giovane madre e due bambini . Un vecchio contadino , seduto avanti , con le gambe pendoloni , guidava i buoi . Egli fermò i buoi e chiese , ad un soldato , tabacco per la pipa . - Fumate , nonno ! - gli gridò il caporale che marciava in testa , e , senza fermarsi , gli pose fra le mani tutto il suo tabacco . I soldati l ' imitarono . Il vecchio , le mani ingombre di pacchetti e di sigari , guardava , sorpreso , tanta inaspettata ricchezza . La colonna continuava la marcia , in silenzio . Come se un ordine fosse stato dato a tutti , i soldati che seguivano lanciavano sul carro il loro tabacco . Il vecchio chiese : - E voi che fumerete , ragazzi ? La domanda ruppe il silenzio . Per tutta risposta , uno intonò un ' allegra canzonetta del repertorio di marcia , e la colonna continuò in coro . Io seguivo con lo sguardo " zio Francesco " , che mi stava vicino . Era il più vecchio soldato della compagnia : aveva fatta anche la guerra di Libia . I compagni lo chiamavano " zio Francesco " perché , oltre ad essere il più vecchio , era padre di cinque figli . Egli marciava al passo , sulla cadenza del coro , e , come gli altri , cantava a voce alta . Il passo era pesante , sotto il peso dello zaino . Sul suo volto , non v ' era alcuna espressione di gioia . Le parole allegre del canto uscivano dalla sua bocca , estranee . " Zio Francesco " era una cosa , il suo canto un ' altra . La testa china , lo sguardo fisso per terra , egli era molto lontano dalla marcia e dai suoi compagni . - Aprite le righe ! - gridarono alcuni dal centro della compagnia . - Passa il colonnello ! Mi voltai indietro . Il colonnello , seguito dall ' aiutante maggiore , a cavallo , passava in mezzo alla colonna . Noi marciavamo già a righe aperte , per far posto alla colonna dei profughi ; sulla strada v ' era poco spazio libero . Ci spostammo ancora verso i margini della strada , ma il colonnello fu egualmente obbligato a camminare a passo per non urtare il cavallo sui soldati o sui carri . Quando mi arrivò vicino , mi disse che era contento di vedere i soldati così allegri e mi dette venti lire da distribuire ai cantori . Mentre si allontanava , notò " zio Francesco " . L ' età , la voce e l ' atteggiamento avevano richiamato la sua attenzione . Mi chiese chi fosse . Gli risposi che era un contadino del sud e aggiunsi qualche particolare . - Buon soldato ? - chiese il colonnello . - Ottimo , - risposi . - Ecco altre cinque lire , per lui , per lui solo . " Zio Francesco " capi che si parlava di lui , alzò gli occhi e continuò la marcia e il canto senza scomporsi . Il colonnello gli batté la mano sulle spalle e si allontanò . La notizia del dono si propagò in un attimo e il coro si fece più vivo . " O pescator di Londra ... " , cantava il capo ­ coro . " Bionda , mia bella bionda ... " , chiudeva il coro . " Zio Francesco " continuava a cantare , a capo chino e a voce alta . Dai carri , i profughi ci guardavano , impassibili . I carri stridevano sulla ghiaia e facevano un accompagnamento lamentoso al coro gaio . Arrivammo alla tappa , prima dell ' imbrunire . La giornata era ancora calda . Fuori dalle tende , i soldati , sdraiati sull ' erba , riposavano . I più stanchi , le mani intrecciate dietro la nuca , allungati e immobili , guardavano il cielo in fiamme . Altri parlottavano , a voce bassa . Qualcuno cantava nenie del suo villaggio . Solo le sentinelle si muovevano attorno al campo . I gruppi si rianimarono quando un graduato ritornò dal vivandiere con i fiaschi del vino e col tabacco . Egli aveva speso tutte le venti lire . In guerra , non si pensa al domani . Presto , i fiaschi girarono di mano in mano e le voci si elevarono . - Alla salute del colonnello ! - Alla salute del colonnello ! Solo una voce giovanile si staccò dalle altre , ostile : - Alla salute di quella puttana di sua madre ! I compagni protestarono . - E che vuoi , che il colonnello , invece del vino , ti ficchi due palle in pancia ? Inosservato , io guardavo la scena . Il soldato non rispose , rimase sdraiato e non volle bere . Io lo distinsi subito e lo riconobbi . Sicuramente , egli non aveva mai avuto niente a che fare con il colonnello . Pian piano , le voci andavano abbassandosi . Ora parlava " zio Francesco " , grave , come un patriarca . Gli altri ascoltavano , fumando . - Mai , nella mia vita , io ho guadagnato cinque lire in una volta . Mai guadagnato cinque lire , neppure in una settimana . Tranne nel periodo della mietitura , falciando a cottimo , dalla prima luce del giorno fino al crepuscolo . Io mi allontanai , perché era l ' ora della mensa ufficiali . III Sui margini dell ' Altipiano , a mille metri , v ' era il più grande disordine . Noi vi eravamo arrivati , il 5 giugno , per la Val Frenzela , partendo da Valstagna , con le misure di sicurezza d ' avanguardia , perché non era chiaro dove fossero i nostri e dove gli austriaci . Il reggimento si schierò fra le pendici di Stoccaredo e la strada Gallio ­ Foza , e il mio battaglione prese posizione al Buso , minuscolo villaggio che sbarra lo sbocco di Val Frenzela . Gli avamposti furono collocati nella conca , verso Ronchi , a caso , sulle vie da cui potevano provenire le avanguardie nemiche . Sapevamo solo che esse , traversata la Val d ' Assa e conquistato Asiago , si spingevano innanzi , a ventaglio , al di qua di Gallio . Mi si diceva che , fra noi e loro , vi fosse ancora , sperduto , qualche reparto italiano . Quello ch ' era certo è che il nemico sfruttava audacemente il successo : nella conca d ' Asiago , numerose batterie da campagna manovravano in pieno giorno . Il ponte di Val d ' Assa , distrutto dai nostri , era stato ricostruito dagli austriaci in qualche giorno . Tutta la nostra artiglieria era caduta in mano del nemico : noi non ne avevamo più , su tutto l ' Altipiano , neppure un pezzo . Solamente , dal forte Lisser , vecchio forte smantellato fin dal 1915 , tiravano due pezzi da 149 , e sempre sui nostri . Fortunatamente , gran parte delle granate non esplodevano , e noi non avemmo perdite . Qualche giorno dopo , quel forte fu battezzato , dai nostri corrispondenti di guerra , il " Leone dell ' Altipiano " . Il comandante del battaglione mi mandò , con un plotone , verso Stoccaredo . Avevo il compito di prendere collegamento con qualche reparto del nostro esercito che doveva trovarsi lassù , e assumere informazioni sul nemico . Preoccupato di poter cadere in mano agli austriaci , io avevo chiesto di avere con me tutta la compagnia : il maggiore mi voleva dare solo la scorta di una squadra . Fu adottata la via di mezzo ed avevo avuto un plotone . Il sole era già tramontato quando caddi , a nord di Stoccaredo , su un battaglione del 301 fanteria . Lo comandava un tenente colonnello , sulla cinquantina , che trovai all ' aperto , seduto ad un tavolino improvvisato con rami d ' albero , una bottiglia di cognac in mano . Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac . - Molte grazie , - dissi , - non bevo liquori . - Non beve liquori ? - mi chiese , preoccupato , il tenente colonnello . Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse : " Conosciuto tenente astemio in liquori . 5 giugno 1916>> . Si fece ripetere il mio nome , che io gli avevo già detto presentandomi , e lo aggiunse alla nota . Per non perdere tempo io gli dissi subito la ragione di servizio che mi aveva spinto fino a lui . Ma egli , prima di rispondermi , volle conoscere qualche dettaglio sulla mia vita e sui miei studi . Così , seppe che ero ufficiale di complemento , uscito dall ' università allo scoppio della guerra . Ma era sempre la questione dei liquori che lo colpiva maggiormente . - Appartiene lei forse a qualche setta religiosa ? - mi chiese . - No , - risposi io ridendo . - E perché mai ? - Strano , eccezionalmente strano . E vino , ne beve ? - Un po ' , a tavola , così , un po ' durante il pasto . Io ripetei le domande sulle posizioni nemiche e sui nostri . Ma egli non aveva fretta . Bevette ancora un bicchierino , e mi accompagnò , con passo lento , ad un osservatorio distante una cinquantina di metri , tenendo sempre in mano la bottiglia e il bicchierino . Per distrazione , certo , perché , all ' osservatorio , egli non bevette mai . Dall ' osservatorio , si aveva ancora un panorama chiaro , illuminato dagli ultimi riflessi del sole . In fondo , a nord , a una trentina di chilometri in linea d ' aria , Cima XII . Di fronte , la catena di monti culminante a Monte Zebio , le Creste di Gallio , e , elevato su tutti , più a destra , Monte Fior . Fra noi e quelle cime , la conca d ' Asiago : più in basso , proprio sotto di noi , la più piccola conca di Ronchi . - Dove sono gli austriaci ? - chiesi . - Ah , questo non lo so . Questo non lo sa nessuno . Sono di fronte a noi . Potrebbero , da un momento all ' altro , essere anche alle nostre spalle . Ciò dipende dalle circostanze . Quello che è certo è che essi sono dappertutto e che , oltre al mio battaglione , non vi sono truppe italiane . Io chiesi schiarimenti sulla posizione del monte più alto , che egli mi aveva detto essere Monte Fior . - Là vi sono i nostri . Questo è certo . Gli austriaci non vi sono ancora arrivati . Il monte è alto duemila metri . È perciò che i nostri comandi lo chiamano la " Chiave dell ' Altipiano " . Il tenente colonnello mi indicava le posizioni con la bottiglia . Frequentemente , avvicinava la bottiglia al bicchierino come se volesse riempirlo , ma , ogni volta , arrestava a tempo la bottiglia , e il bicchierino rimase sempre vuoto . - Su quella " chiave " , i comandi , per non perderla , hanno ammassato una ventina di battaglioni , mentre qui , alla porta , tutti compresi , non siamo che quattro gatti . L ' idea è sbagliata di sana pianta . Ma è scritto nei testi che , tenendo la vetta d ' una montagna , si possa impedire al nemico di passare per la vallata sottostante . Vede , laggiù , lo sbocco di Val Frenzela , sotto di noi ? Fra lo sbocco e Monte Fior , vi saranno , in linea d ' aria , non meno di quattro o cinque chilometri . Se gli austriaci forzano lo sbocco , la " porta " , vi possono infilare tutta un ' armata , senza avere un ferito , mentre la " chiave " resta appesa al muro . Lei non beve , eh ? Lei non beve ! - A me pare che , se noi abbiamo , lassù , venti battaglioni , qui , gli austriaci non possono passare . - E come lo impediscono i nostri venti battaglioni , da lassù ? Con l ' artiglieria ? Ma non ve ne abbiamo un solo pezzo e non ve ne potrà essere uno solo , ché mancano le strade . Con le mitragliatrici e i fucili ? Armi inutili , a tanta distanza . E allora ? Allora , niente . Perché , se noi siamo degli imbecilli , non è detto che di fronte a noi vi siano comandi più intelligenti . L ' arte della guerra è la stessa per tutti . Vedrà che gli austriaci attaccheranno Monte Fior , con quaranta battaglioni , e inutilmente . E siamo pari . Questa è l ' arte militare . La conversazione mi era interessante , ma la notte si avvicinava ed io non volevo rifare il cammino al buio . Avevo aperto una carta topografica e mi sforzavo d ' orientarla . - Lei non beve ! Poi , abbandonando l ' osservatorio e con tono canzonatorio : - Non si affidi alle carte . Altrimenti non ritroverà più il suo reggimento . Creda a me che sono un vecchio ufficiale di carriera . Ho fatto tutta la campagna d ' Africa . Ad Adua abbiamo perduto , perché avevamo qualche carta . Perciò siamo andati a finire ad ovest invece di andare ad est . Qualcosa come se si attaccasse Venezia invece di Verona . Le carte , in montagna , sono intelligibili solo per quelli che conoscono la regione , per esservi nati o vissuti . Ma quelli che conoscono già il terreno non hanno bisogno di carte . Rifacemmo indietro il percorso fino al comando del suo battaglione . Egli si avvicinò al tavolino di rami , si sedette e bevette due bicchierini , uno alla mia e uno alla sua salute . Io lo ringraziai e , messomi alla testa del plotone che mi attendeva , ripresi la strada per rientrare al reggimento . Qualche cosa di vero doveva esserci nelle teorie dei tenente colonnello . Quella sera , io perdetti la strada del ritorno . Ciò non sarebbe avvenuto , se avessi rifatto la stessa strada . Ma era già tardi ed io cercavo una scorciatoia , per evitare la strada carreggiabile che conduce al Buso , troppo lunga . Il sentiero che avevo scelto passava interamente nel bosco , ove incominciava già a farsi buio . A pochi metri da un bivio , in un terreno accidentato e coperto di cespugli , fummo accolti da una scarica di fucileria . Io mi accorsi troppo tardi d ' aver obliquato a sinistra , anziché puntare più a destra , verso Val Frenzela . - A terra ! - gridai . - A destra , stendetevi ! Il plotone si buttò a terra , e cominciò a stendersi , carponi . Noi eravamo sotto il fuoco , ma protetti dall ' andamento del terreno e dal bosco fitto . I cespugli ci nascondevano completamente . - Maledetti ungheresi ! - bestemmiò il sergente , che era al mio fianco . - Mi hanno bucato un braccio . - Ungheresi ? - mormorai . - Sì , signor tenente . Ho avuto il tempo di vederne uno in piedi . Ha il trifoglio sui pantaloni . - No , - dissi , - lei si sbaglia . Sono bosniaci . Ci avevano infatti detto , al comando di divisione , che l ' avanguardia nemica era formata da una divisione bosniaca . I bosniaci non portavano il trifoglio sull ' uniforme . Il plotone si era steso e sparava , con calma . Il sergente si fasciava il braccio ferito , aiutato da un soldato . La superiorità delle truppe che avevamo di fronte era evidente . Quello era il fuoco di almeno una compagnia . Se ci avessero attaccati , noi saremmo stati sopraffatti . Io feci innestare le baionette e passai la voce di stare a contatto di gomito , pronti al contrattacco . Ero intanto preoccupato . Avevo ricevuto l ' ordine di fare una ricognizione per prendere contatto con la sinistra , e avere schiarimenti sulla situazione , non già d ' impegnarmi in combattimenti . Il plotone era una scorta , contro sorprese di pattuglie , non un reparto capace di sopportare uno scontro simile . Decisi perciò d ' indietreggiare . Dopo il primo nervosismo , il tiro nemico s ' era calmato . Ora , si sparavano solo colpi isolati . Per coprire il rumore del ripiegamento , feci sparare una bomba a mano . Il soldato che mi stava più vicino accese una Sipe , ne controllò , calmo , l ' accensione , nella mano , scattò dritto in piedi e la lanciò alta , perché non fosse fermata dagli alberi . La bomba scoppiò bene , cadendo dall ' alto , con un fragore che la foresta rese più cupo . Le schegge si dispersero con sibili stridenti : un miagolio di gatti . Era la prima bomba sparata da noi sull ' Altipiano . Un attimo di silenzio seguì nella foresta . Dalla linea nemica , una voce sonora rispose : - Alla tua faccia ! La fucileria riprese più intensa . Di fronte a noi , un razzo luminoso si levò nell ' aria , altissimo , e rischiarò la foresta e tutta la vallata di Ronchi . Noi ci appiattimmo sull ' erba , come foglie . " Forse ha ragione il sergente , - pensai . - Debbono essere ungheresi della costa adriatica . I bosniaci non parlano certo l ' italiano " . Il ripiegamento del plotone si faceva per gruppi di squadra e a sbalzi indietro , lentamente , per non perdere il contatto tra noi . Ormai era buio fitto ed era ben difficile spostarci conservando un certo ordine . Impiegammo più di un ' ora prima che , sottratti al tiro , potessimo riunirci indietro , al sicuro . L ' ultima a compiere il movimento fu la quarta squadra . Essa aveva fatto un prigioniero . Sotto la luce del razzo , un uomo isolato , posto fra noi e il nemico , c ' era venuto incontro con le mani in alto . La squadra l ' aveva notato e , spentosi il razzo , l ' aveva catturato . Ci voleva proprio un prigioniero per avere notizie sul nemico . Io ne fui felice . Dissi al caporale della quarta squadra : - Farò avere un premio alla squadra . Il prigioniero , senz ' armi , era in mezzo alla squadra , tenuto per le braccia da due soldati . Nessuno parlava , né il prigioniero , né gli altri . Ognuno era convinto dell ' inutilità di una conversazione fatta in lingua straniera . Ma anche così , al buio e in silenzio , si era immediatamente stabilita quella simpatia che si crea sempre in quelle circostanze . I vincitori vogliono prodigare qualche attestazione di bontà ai vinti , i vinti le accettano per non parere sdegnosi . Il prigioniero mangiava il cioccolato che i soldati gli avevano offerto , e quando io consentii , poiché eravamo al riparo , che si fumasse , anch ' egli fumò la sigaretta offertagli . Ordinai l ' appello dei presenti per essere certo che nessuno fosse rimasto indietro , ferito o sperduto , e accesi la lampadina elettrica che avevo in tasca . - Ma è del nostro reggimento ! - esclamò il sergente che stava controllando la fasciatura al braccio e s ' era posto fra me e il prigioniero . - Chi è del nostro reggimento ? - chiesi , distratto . - Il prigioniero . - Diavolo , diavolo , diavolo ! - mormorava il caporale della quarta squadra , fra i denti . La lampadina illuminò la faccia del prigioniero . Sbalordito , le pupille dilatate , anch ' egli guardava . La sigaretta gli era caduta di bocca . L ' uniforme era la nostra . Sul berretto , il numero 399 : il nostro reggimento . Le mostrine , quelle della brigata . Sulle spalline , il numero della compagnia : la 9a ... Il nostro stesso battaglione . - Come ti chiami ? - gli chiesi . - Marrasi Giuseppe , - mi rispose avvilito . Gli domandai il nome del suo comandante di compagnia e di plotone ed egli me li disse . Erano i nomi dei miei colleghi del battaglione . - E come hai fatto a finire , così , in mezzo a noi ? - Mi sono smarrito . - Era la 9a compagnia che sparava contro di noi ? - Signor sì . Finito l ' appello , riprendemmo il cammino , sulla strada . Il soldato della 9a parlava con i compagni . - Ti è andata male , eh ? - Tu credevi di aver finito la guerra , figlio d ' un cane ! Confessa che avresti pagato un occhio perché noi fossimo austriaci . Marrasi protestava : - Ma no , ma no , vi dico ... - E che razza di stomaco ! Ti sei sbaffato il cioccolato come un vero austriaco . Tu me lo restituirai ... IV Il battaglione rimase quattro giorni , fra il Buso e la strada Gallio ­ Foza , a contatto con gli avamposti nemici . Gli austriaci , fermatisi di fronte allo sbocco di Val Frenzela , avevano concentrate tutte le forze su Monte Fior . Questo era principalmente difeso da gruppi di battaglioni alpini : il battaglione Val Maira , il battaglione dei Sette Comuni , il battaglione Bassano e alcuni altri di cui ho dimenticato i nomi . Erano tutti battaglioni regionali , reclutati nell ' Alto Veneto . Essi quindi combattevano attorno alle loro case . Vera anche un reggimento di fanteria e qualche altro battaglione staccato . Anche il 1° e il 2° battaglione del nostro reggimento vi erano stati mandati d ' urgenza . Il mio battaglione , sostituito da altri reparti sopravvenuti attraverso la Val Frenzela , fu l ' ultimo a raggiungerli . L ' aiutante maggiore del battaglione fu ferito gravemente ed io , che fino ad allora avevo comandato la 10 a compagnia , fui nominato aiutante maggiore . Partimmo , poco dopo mezzanotte , da Foza . Il comandante di brigata volle salutarci . Anch ' egli ci avrebbe raggiunto fra poco . Un suo figlio combatteva nei battaglioni alpini . Per la mulattiera tracciata nella roccia , ci arrampicammo in fila indiana . Il rumore del combattimento di Monte Fior non arrivava fino a noi . Il vento lo trasportava , a sinistra , verso Val d ' Assa . Il silenzio della notte era solo rotto dai nostri passi e dalle punte ferrate dei nostri bastoni da montagna . Di tanto in tanto , scialba , ci arrivava la luce dei razzi . Alla nostra destra , oltre le pendici di Monte Tonderecar , dall ' altro versante , lontano , si sentiva frequente il guaito della volpe , rauco e stridulo , simile a un riso sarcastico . La tortuosa mulattiera finiva a Malga Lora , piccola conca spoglia d ' alberi e ricca d ' erba , aperta sotto le vette del Monte Fior . Le sommità della conca sono la continuazione delle vette del monte , degradanti verso Monte Tonderecar . La testa del battaglione vi arrivò alle prime luci dell ' alba , quando una colonna di feriti , curati nella Malga e trasportati in barella , incominciò la discesa . La conca si apriva di fronte a noi , verde e riposante , come un ' oasi . Piccoli resti di neve erano ancora attorno ai cespugli e fra le rocce . Il maggiore pensava riordinarvi il battaglione che intanto serrava . Il rumore della fucileria era ormai distinto ; la vetta di Monte Fior non era che a poche centinaia di metri . Noi vi eravamo troppo addossati , perché fosse visibile . Ma i colpi erano rari . Il maggiore aveva spiegato , per terra , una grande carta topografica e l ' esaminava , fumando . D ' improvviso , le raffiche di due mitragliatrici , dall ' alto , si abbatterono su di noi . Il maggiore abbandonò la carta e si precipitò sulla testa del battaglione per farlo rinculare . In un attimo , ci sottraemmo al tiro e ci sparpagliammo , dietro le rocce . Dopo la prima sorpresa , non tardammo a constatare che il nemico dominava lo sbocco della Malga . Evidentemente , durante la notte , si era impossessato di uno dei punti più elevati e vi aveva collocato le mitragliatrici . Ma , lateralmente , tutte le posizioni erano ancora nostre ; altrimenti , nella Malga , non sarebbe potuto restare nessuno . Là , erano invece ancora il comando dei gruppi alpini e del settore , e i posti di medicazione , da cui provenivano i feriti . Anche la colonna dei feriti dovette arrestarsi e retrocedere . - Prenda due portaordini , - mi disse il maggiore , - vada nella Malga e s ' informi di ciò che è avvenuto , durante la notte . Dica al comando degli alpini che noi siamo arrivati e che attendiamo ordini . Il maggiore ornò il discorso di qualche bestemmia . Era toscano , di Firenze , e bestemmiava di giorno e di notte . Quando era eccitato , adoperava , senza parsimonia , tutto il repertorio del Lung ' Arno . Con i due portaordini , di corsa , traversai il terreno che le mitragliatrici spazzavano e , in pochi minuti , mi trovai al coperto . Il comando dei gruppi alpini si vedeva , in fondo alla Malga , addossato al pendio . La Croce Rossa dei posti di medicazione era issata a fianco , su una capanna in legno , vecchio rifugio per le vacche al pascolo , d ' estate . Io mi diressi là . La capanna e le adiacenze erano ingombre di feriti che attendevano di essere trasportati a Foza . Altri feriti scendevano continuamente dall ' alto . Chiesi del comandante dei gruppi . Mi fu mostrato un ufficiale che stava a fianco , in piedi , avvolto in un gran mantello d ' ordinanza , lo sguardo fisso sulle alture della Malga . Io mi presentai . Egli aveva un elmetto in testa , e non si distinguevano i gradi ; ma , nel darmi la mano , mostrò i galloni della giubba . Era un colonnello . Ascoltò quanto gli dissi , apparentemente calmo , malgrado l ' insonnia , che si leggeva sul volto , e le comunicazioni che riceveva da ogni parte del settore . Vicino a lui , un capitano scriveva e non alzò neppure la testa . - Noi siamo malmessi e non abbiamo forze sufficienti per resistere . Non abbiamo artiglieria , tranne quella del forte Lisser , a dieci chilometri , che mi ha ucciso un ufficiale e qualche soldato . Non abbiamo mitragliatrici . L ' artiglieria nemica ce le ha messe tutte fuori uso . Il colonnello fece un gesto di sconforto . Di sotto il mantello , levò una borraccia di metallo bianco , la contemplò , quasi volesse accertarsi che era sempre la stessa , e ne bevette un sorso . E riprese : - Questa notte , siamo stati attaccati nella selletta da forze superiori . Tutta una compagnia è stata distrutta . Una compagnia del suo reggimento : la 4a . Non si è salvato nessun ufficiale . Aveva rimpiazzato uno dei miei battaglioni che è stato distrutto ieri , nel pomeriggio . Ne informi il suo comando . - Signor sì . Il colonnello cercò ancora la borraccia e ne bevette un altro sorso . - Dica al suo comandante di battaglione che , evitando il terreno battuto dalle mitragliatrici , passando più a destra , attacchi la selletta . Il suo compito è di riprendere la selletta . Il suo battaglione è in gamba ? - In gamba ! - Disposto a tutto ? - A tutto . Il colonnello , che aveva ancora in pugno la borraccia , mi offrì da bere . - Dica al suo comandante che lei mi ha trovato qui , che lei ha trovato qui il colonnello Stringari , comandante dei gruppi alpini , deciso a morire . - Signor sì . - E gli dica che qui noi dobbiamo morire tutti . Tutti dobbiamo morire . Il nostro dovere è questo . Glielo dica . Ha capito ? - Signor sì . Ridiscesi di corsa e riferii al maggiore . Quando gli dissi che dovevamo morire tutti , il maggiore ruppe in bestemmie . - Morire tutti ? Incominci con il morire lui . Affare suo . Faccia pure . Per noi , il problema è vivere , non morire . Ché , se moriamo tutti , gli austriaci scendono a Bassano , fumando la pipa . È la selletta dunque che dobbiamo attaccare ? - È la selletta . - Dammi da bere , - gridò il maggiore al suo attendente . L ' attendente gli porse la borraccia di cognac . Attaccare la selletta era un ' operazione difficile . Ma il maggiore , nonostante il suo nervosismo , sapeva comandare il battaglione . Forse ci saremmo riusciti . Il battaglione aveva già serrato e le compagnie erano in ordine . Il maggiore mandò il tenente Santini , della 9a , con il suo plotone , a riconoscere il terreno . Egli pensava si dovesse fare un percorso più lungo , per poi avere il vantaggio di attaccare la selletta dall ' alto , da destra , anziché attaccarla di fronte , dal basso . Mentre le compagnie iniziavano il movimento , un sottotenente degli alpini , da Malga Lora , ci venne incontro , latore d ' un ordine scritto . Il colonnello ordinava che il battaglione sospendesse l ' azione della selletta , e , il più celermente possibile , prendesse posizione a Monte Spill , di fronte a Monte Fior . Era un ' operazione tutta differente , perché la selletta era a destra di Malga Lora , e Monte Spill a sinistra . Il maggiore chiese spiegazioni . Il sottotenente spiegò che il colonnello temeva che gli austriaci potessero , da un momento all ' altro , forzare le nostre posizioni su Monte Fior e spingersi innanzi . Immediatamente dopo il mio abboccamento con il colonnello , il battaglione " Bassano " aveva dovuto ripiegare , ridotto a quaranta uomini . Occorreva quindi correre ai ripari , nel punto più delicato . Di fronte allo stesso ufficiale alpino , il maggiore bestemmiò sugli ordini e i contrordini . Ma iniziò lo spostamento del battaglione , verso Monte Spill . Quel giorno , egli era più nervoso di quanto non lo fosse normalmente . Ad ogni istante , non faceva che chiedere se il mulo , che portava le cassette del comando di battaglione , fosse arrivato . Ma il mulo non arrivava . Le cassette non ci erano di alcuna utilità , e l ' impazienza del maggiore doveva avere un ' altra causa . Io non stentai a capire che egli attendeva la sua cassetta personale , non quelle del comando . Nel battaglione eravamo in pochi a sapere che egli , nei giorni di combattimento , era solito indossare una corazza . Per non appesantirsi durante la marcia , egli l ' aveva lasciata indietro , con le salmerie . Era certamente nella sua cassetta personale . Egli , con ambo le mani , si tastava continuamente il petto . Ma la corazza era assente . Era abituato ai rischi della guerra ; aveva fatto anche quella libica , probabilmente senza corazza . Ma ora , questa costituiva un ' idea fissa che lo teneva in permanente agitazione . Il battaglione fu riempito delle sue bestemmie . Il battaglione scalava Monte Spill , con fatica . Il terreno era difficile e ricoperto di cespugli . Un plotone della 9a con il tenente Santini , marciava in esplorazione . Una pattuglia nemica , con mitragliatrice , cadde nelle sue mani . Noi non potemmo stabilire da dove fosse potuta passare , perché , di fronte a noi , le nostre linee resistevano ancora . Probabilmente , era una pattuglia di un altro settore , sperduta . Mandammo indietro i prigionieri , senza essere riusciti a comprenderli . Stavolta erano veramente bosniaci . Questo felice episodio rasserenò alquanto il maggiore , che volle che ad ognuno di essi fossero dati sigarette e pane . Verso le cinque del pomeriggio , arrivammo a Monte Spill . Monte Fior resisteva ancora . Attorno a Monte Spill erano accorsi anche battaglioni di fanteria di altri reggimenti . Un sottotenente di uno di questi battaglioni ci vide arrivare e ci venne incontro per stabilire i collegamenti . Quando egli risalì al suo comando , io volli accompagnarlo per rendermi conto delle forze sulle quali il nostro battaglione poteva contare sulla sua sinistra . E caddi , per la seconda volta , sul tenente colonnello dell ' osservatorio di Stoccaredo . Egli comandava ora due battaglioni del suo reggimento , il comando del quale , con un battaglione , era rimasto a Stoccaredo . Anch ' egli dipendeva dal comando dei gruppi alpini . Egli stava sdraiato sotto una tenda aperta , protetta da una grande roccia . Fu lui che mi vide per primo e mi chiamò . - Venga qui . Si sieda un minuto . Che cosa le avevo detto io ? Ecco , gli austriaci attaccano Monte Fior . Io mi sedetti per terra , vicino alla tenda . Egli rimase sdraiato su una coperta da campo . Una bottiglia , senza marca , e un bicchierino , erano a sua portata di mano . Mi rivolse ancora qualche domanda sui miei studi . - Ah , lei conosce anche l ' Università di Torino ? Ma bravo ! Facciamo quattro chiacchiere , senza parlare di guerra . Egli era piemontese . - Guerra , sempre guerra ! C ' è da diventar pazzi . Con lei , posso parlar francamente ? - Ma certo , - dissi io , - per me è un vero piacere . - lo sono un ufficiale sbagliato . Sinceramente , ho io la faccia di un ufficiale di carriera ? Ho fatto due anni d ' Università in lettere . Sempre il primo del corso . Quella era la mia carriera . Ma mio padre aveva un chiodo nella testa . Che dico , un chiodo ? una sciabola . Mi ha obbligato ad entrare alla Scuola Militare . Mio padre era colonnello , mio nonno generale , mio bisnonno generale , mio trisnonno ... insomma io ho in corpo otto generazioni di ufficiali , in linea retta . Mi hanno rovinato . Il tenente colonnello parlava lentamente , e beveva lentamente . Beveva a sorsi , come si centellina una tazza di caffè . - Io mi difendo bevendo . Altrimenti , sarei già al manicomio . Contro le scelleratezze del mondo , un uomo onesto si difende bevendo . È da oltre un anno che io faccio la guerra , un po ' su tutti i fronti , e finora non ho visto in faccia un solo austriaco . Eppure ci uccidiamo a vicenda , tutti i giorni . Uccidersi senza conoscersi , senza neppure vedersi ! È orribile ! È per questo che ci ubriachiamo tutti , da una parte e dall ' altra . Ha mai ucciso nessuno lei ? Lei , personalmente , con le sue mani ? - Io spero di no . - Io , nessuno . Già , non ho visto nessuno . Eppure se tutti , di comune accordo , lealmente , cessassimo di bere , forse la guerra finirebbe . Ma , se bevono gli altri , bevo anch ' io . Veda , io ho una lunga esperienza . Non è l ' artiglieria che ci tiene in piedi , noi di fanteria . Anzi , il contrario . La nostra artiglieria ci mette spesso a terra , tirandoci addosso . - Anche l ' artiglieria austriaca tira sovente sulla propria fanteria . - Naturalmente . La tecnica è la stessa . Abolisca l ' artiglieria , d ' ambo le parti , la guerra continua . Ma provi ad abolire il vino e i liquori . Provi un po ' . Si provi . - Io ho già provato ... - Insignificante e deplorevole fatto personale . Ma estenda l ' esempio come ordine , come norma generale . Nessuno di noi si muoverà più . L ' anima del combattente di questa guerra è l ' alcool . Il primo motore è l ' alcool . Perciò i soldati , nella loro infinita sapienza , lo chiamano benzina . Il colonnello si alzò . Il suo viso pallido si illuminò di un sorriso . Da un mucchio di carte , tirò fuori un libro . Me lo agitò di fronte agli occhi e mi chiese : - Che libro è ? Indovini . Che libro ? - Il regolamento sul servizio in guerra , - dissi io , senza convinzione , cercando di leggerne il titolo . - Io , il servizio in guerra ! Ma lei è matto . Indovini dunque . Capii che si trattava di un libro attuale , in rapporto alla sua predilezione . - Bacco in Toscana , - dissi . - No , ma si avvicina . - Anacreonte . - No . Io cercavo un altro nome di illustre bevitore . Il tenente colonnello mi mise la testata sotto gli occhi . Io lessi : L ' arte di prepararsi i liquori da se stessi . - Capirà , - spiegò . - Con questa maledetta guerra in montagna , non possiamo trasportare con noi neppure due bottiglie . Così , io posso prepararne quanto ne voglio . Lo so , c ' è una bella differenza fra l ' alcool distillato e quello in polvere . Ma meglio così che niente . - Arte rara , - dissi io . - Rara , - ripeté il tenente colonnello . - Mi creda , vale l ' arte della guerra . A Monte Fior , il combattimento infuriava . V . - Perché quel beccamorti non è venuto ancora su ? - mi diceva il maggiore , irritato che il tenente medico non avesse ancora raggiunto il battaglione . - Se io non gli do una lezione , finirà con lo stabilire il posto di medicazione a casa sua . Egli si eccitava sempre più . Le cassette del comando non arrivavano ancora . E il battaglione era a Monte Spill da oltre quattro ore . Divenne addirittura furioso , quando si presentarono al comando due carabinieri che accompagnavano un soldato della 9a compagnia , sorpreso a Foza , senza aver potuto giustificare l ' assenza dal suo reparto . Il comando di Brigata lo faceva accompagnare in linea , a quel modo , persuaso si trattasse di un tentativo di diserzione . - Un disertore nel mio battaglione ! - gridava il maggiore . - Il mio battaglione non ha mai avuto un disertore . Ma io lo faccio fucilare sui due piedi ! A meno che i due carabinieri non fossero toscani , essi non sentirono in vita loro tante bestemmie come in quei pochi minuti . Il maggiore interrogò il soldato . Questi era il soldato Marrasi Giuseppe , il " bosniaco " . Egli sosteneva di aver smarrito il tascapane con le due scatolette di carne di riserva . Per evitare una punizione , egli era ritornato indietro , con la speranza di poterlo rintracciare , sotto Foza , nel punto dell ' ultimo addiaccio della sua compagnia . - Che riserva e che addiaccio ! - ribatteva il maggiore . E , rivolto ai carabinieri : - Perché non lo avete già fucilato ? Il soldato fu salvato dall ' arrivo del conducente che sopravvenne con il mulo carico delle cassette del comando . Il maggiore sospese l ' interrogatorio , licenziò i carabinieri e si occupò delle cassette . Io mi allontanai per non essergli d ' imbarazzo , accompagnato da Marrasi . - Tu , - gli dicevo , - vai prendendo delle cattive abitudini . Una volta perdi il tascapane e un ' altra volta perdi te stesso . Che perderai ancora ? Egli non rispondeva né alle mie considerazioni né alle mie domande . Il maggiore riapparve , il petto ingrossato , sorridente . Sembrava rinato . Vide Marrasi e me , e ci venne incontro . - Che mi vanno cianciando di diserzione quei citrulli di carabinieri ? Se qui vi sono dei disertori , sono loro , che vivono imboscati nelle retrovie . Marrasi , via in compagnia ! Per le scatolette non voglio storie . Comprale , rubale , ma le scatolette debbono essere al loro posto . Siamo intesi ? - Signor sì . - Va ' in compagnia e non parliamone più . Poco prima di mezzanotte , il battaglione ricevette l ' ordine di portarsi al completo in prima linea , a Monte Fior , con tutte e quattro le compagnie , gli zappatori e la sezione mitragliatrici . Prendemmo posizione al buio , un po ' alla rinfusa , occupando lo spazio che l ' altra truppa , spostandosi più a destra , ci aveva ceduto . Passammo tutta la notte , scavando . La situazione era difficile , e ce ne accorgemmo all ' alba , quando gli austriaci aprirono il fuoco . Nell ' ordine che c ' era stato comunicato , era scritto : " Bisogna rimanere aggrappati al terreno , con le unghie e con i denti " . La frase , d ' odore letterario , rendeva peraltro con sufficiente approssimazione la posizione di ciascuno di noi . Le trincee erano infatti improvvisate , sul terreno nudo , senza scavi profondi , senza sacchetti di terra , senza parapetti . Più che trincee , avevamo trovato scavi individuali , non continui , che ciascuno aveva cercato di approfondire , se non proprio con i denti , certo in gran parte con le unghie . Stavamo stesi , ventre a terra , la testa appena riparata da qualche sasso e da zolle . Ad ogni raffica di mitragliatrice , ad ogni sibilo di granata , istintivamente , noi facevamo ancora uno sforzo per occupare meno spazio e offrire meno vulnerabilità , schiacciandoci sempre più sul terreno , appiattiti fino alla linea del suolo . Il bombardamento dell ' artiglieria era fatto , oltre che da tutti i pezzi da campagna appostati nella conca d ' Asiago , dai grossi calibri . Per la prima volta , i 305 e i 420 entravano in azione sull ' Altipiano . Questi ultimi , noi non li conoscevamo ancora . La traiettoria produceva un rumore speciale , un boato gigantesco , che s ' interrompeva , di tanto in tanto , per riprendere , sempre più crescente , fino all ' esplosione finale . Trombe di terra , sassi e frantumi di corpi si elevavano , altissimi , e ricadevano lontani . Nello scavo prodotto poteva prender posto un plotone ammassato . Io pensavo alla corazza del maggiore . Rari colpi toccavano la prima linea . La gran parte si rovesciava alle nostre spalle , verso i due grandi avvallamenti laterali e attorno a Monte Spill . Tutto il terreno tremava sotto i nostri piedi . Un terremoto sconvolgeva la montagna . Anche adesso , a tanta distanza di tempo , mentre il nostro amor proprio , per un processo psicologico involontario , mette in rilievo , del passato , solo i sentimenti che ci sembrano i più nobili e accantona gli altri , io ricordo l ' idea dominante di quei primi momenti . Più che un ' idea , un ' agitazione , una spinta istintiva : salvarsi . L ' aspirante Perini si rizzò , in mezzo ai suoi soldati , e prese la fuga . Drizzatosi di scatto , quasi una granata lo avesse scavato dalle viscere della terra , voltò le spalle al suo plotone e si precipitò indietro . Giovanissimo e malaticcio , egli non aveva mai preso parte a nessun combattimento . Il maggiore lo vide prima di me , quando ci passò vicino , e me lo indicò . Senza elmetto , la faccia stravolta , l ' aspirante urlava : - Hurrà ! Hurrà ! - È probabile che , nella furia del panico , gli austriaci fossero penetrati talmente dentro di lui , che egli gridasse per loro . - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! - mi gridò il maggiore . Io sentivo il maggiore , ma guardavo l ' aspirante , senza muovermi . Neppure il maggiore si muoveva . Egli continuava a gridarmi : - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! L ' aspirante aveva già percorso qualche centinaio di metri ed era scomparso dietro il pendio , volando , ma il maggiore , come un grammofono che ripeta all ' infinito la stessa frase per un guasto di disco , continuava a gridare , monotono : - Tiri una fucilata a quel vigliacco ! Tiri una fucilata a quel vigliacco ! Per persuaderlo a cambiare soggetto di conversazione , presi la borraccia di cognac del suo attendente , che mi era accanto , e gliela offrii . Egli l ' afferrò con le mani avide , come se fino ad allora non avesse fatto altro che chiedermi da bere . Con il dorso della mano si asciugò le labbra umide di terriccio e bevette a lungo . Eravamo tutti arsi dalla sete . Ad ogni istante , lungo la linea si vedeva qualcuno rovesciarsi sulle spalle , slacciarsi la borraccia e bere . Pochi minuti di bombardamento erano bastati per inaridirci la bocca , la lingua e la gola , e farci desiderare , follemente , una goccia che ci dissetasse e frenasse , con l ' arsura , un ' impazienza frenetica . Il poco cognac che avevamo ricevuto a Foza era già consumato . In mezzo al turbinio delle granate , si levavano i soldati , uno dopo l ' altro , correvano verso un crepaccio , afferravano un pugno di neve e riprendevano il loro posto . Quelle corse furiose erano i soli atti che animassero la scena immobile e ci dessero la certezza che v ' erano ancora dei vivi in linea . Io avevo , nelle tasche , foglie d ' albero , che mi ero raccolto sotto Monte Spill , e le masticavo . Tutti fumavano . Il maggiore , con una sigaretta finita , se ne accendeva un ' altra e fumava senza interruzione . Le granate si erano fatte così vicine al nostro gruppo che io non sentivo più quello che mi diceva il maggiore . Egli prese un foglio di carta , vi scrisse a lapis qualche parola e me lo passò . Il biglietto diceva : " Si levi in piedi e veda che cosa succede " . Io mi levai in piedi e guardai . Il battaglione , immobile , rassomigliava a un lungo filare di cespugli . A destra , al centro della sua compagnia , il tenente di cavalleria Grisoni era dritto , in piedi , le mani in tasca e la pipa in bocca . Non notai altro sulla linea . Il bombardamento continuava , ma il battaglione teneva . Quanto abbia durato quel tiro io non saprei dirlo . Non l ' avrei potuto dire neppure allora . Durante un ' azione si perde la cognizione del tempo . Si crede di essere alle dieci del mattino e si è alle cinque dei pomeriggio . Improvvisamente , una nostra mitragliatrice aprì il fuoco . Io mi levai per vedere . Gli austriaci attaccavano . VI Chi ha assistito agli avvenimenti di quel giorno , credo che li rivedrà in punto di morte . Mentre la nostra mitragliatrice sparava , il bombardamento cessava . Il nemico aveva attaccato nello stesso istante in cui l ' artiglieria sospendeva il tiro . Gli austriaci attaccavano in massa , in ordine chiuso , a battaglioni affiancati . Fucile a tracolla , essi non sparavano . Convinti che , dopo quel bombardamento , nelle nostre linee non fosse rimasta anima viva , avanzavano sicuri . Avanzavano , cantando un inno di guerra , di cui a noi non arrivava che la risonanza del coro incomprensibile . - Hurrà ! E il coro riprendeva . Nelle nostre linee , fu un rimescolio confuso . Gli ufficiali e i graduati correvano curvi per controllare i reparti . Il bombardamento non li aveva colpiti che in parte . Il maggiore gridava : - Attenzione ! Aprite il fuoco ! Pronti per contrattaccare alla baionetta ! Gli ufficiali ripetevano l ' ordine e fu tutto un sussulto di voci . Il battaglione riprendeva la sua vita . La linea aprì il fuoco . Delle nostre due mitragliatrici , solo una sparava . L ' altra era stata distrutta da una granata . Noi non vedevamo delle colonne nemiche che quelle che avevamo di fronte , ma l ' attacco doveva essere simultaneo , anche alla nostra destra . I battaglioni avanzarono al passo , lentamente , ostacolati dai sassi e dagli sterpi . La nostra mitragliatrice sparava rabbiosa , senza arresto . La puntava lo stesso comandante della sezione , il tenente Ottolenghi . Noi vedevamo reparti interi cadere falciati . I compagni si spostavano , per non passare sui caduti . I battaglioni si ricomponevano . Il canto riprendeva . La marea avanzava . - Hurrà ! Il vento soffiava contro di noi . Dalla parte austriaca , ci veniva un odore di cognac , carico , condensato , come se si sprigionasse da cantine umide , rimaste chiuse per anni . Durante il canto e il grido dell ' hurrà ! sembrava che le cantine spalancassero le porte e c ' inondassero di cognac . Quel cognac mi arrivava a ondate alle narici , mi si infiltrava nei polmoni e vi restava con un odore misto di catrame , benzina , resina e vino acido . - Pronti per il contrattacco ! - continuava a gridare il maggiore , in piedi , in mezzo ai soldati . La mia attenzione fu attirata principalmente dal capitano della 11a . Egli era in piedi , ben dritto , il volto sporco di terriccio , la testa scoperta . Con la destra impugnava la pistola e con la sinistra l ' elmetto . Era a pochi metri da noi . - Vili ! - gridava , - venite avanti , se avete coraggio ! Venite ! Venite ! E si rivolgeva ora agli austriaci lontani che avanzavano , ora ai suoi soldati che stavano a terra e lo guardavano attoniti . Era l ' elmetto che , con il braccio teso , egli puntava come una pistola . Ed era la pistola che , scambiandola per l ' elmetto , si sforzava di mettersi in testa . Quanto più i suoi sforzi riuscivano vani , tanto più si esasperava e gridava . Batteva la pistola sulla testa , con colpi violenti , e il sangue colava sulla faccia . Il capitano sembrava una furia insanguinata . - Hurrà ! Gli austriaci non erano ormai che ad una cinquantina di metri . - Alla baionetta ! - gridò il maggiore . - Savoia ! - urlarono i reparti , lanciandosi in avanti . Di quello che avvenne in quello scontro , io non ho mai conservato un ricordo chiaro . L ' odore di quel cognac mi aveva stordito . Ma vidi distintamente che , di fronte a noi , alla sinistra , dalle formazioni austriache , si staccò un gruppo di tre uomini con una mitragliatrice e s ' appostarono dietro una roccia . Il tac ­ tac della Schwarzlose seguì a quel movimento rapido . Il fascio del tiro sibilò attorno a noi . Il maggiore era al mio fianco . La pistola gli cadde di mano , levò le braccia in alto e si rovesciò su di me . Feci uno sforzo per sorreggerlo ma caddi anch ' io per terra . Il suo attendente si buttò al suo fianco per sollevarlo . Il maggiore rimase steso , immobile . L ' attendente gli sbottonò la giubba , e noi ne vedemmo il petto ricoperto di sangue . La corazza metallica , a scaglie di pesce , era crivellata di colpi . Mi levai e ripresi la corsa , avanti . Lo scontro tra i nostri e gli austriaci era già avvenuto . Confusamente frammischiati , gli uni e gli altri si arrestarono . I reparti austriaci ripiegarono , al passo , fucile a tracolla , com ' erano avanzati . La resistenza imprevista li aveva scompaginati . I nostri , trattenuti dagli ufficiali , ventre a terra , aprirono il fuoco , alle spalle . Io vidi cadere solo qualcuno . I reparti , affiancati , disparvero presto , dietro le creste . Il vento continuava a soffiare e a buttarci contro ondate di cognac . Il povero maggiore aveva dato degli ordini chiari sul contrattacco . Egli voleva che , respinti gli austriaci , il battaglione rioccupasse le sue posizioni di partenza . Io feci eseguire l ' ordine rapidamente , L ' ufficiale più anziano del battaglione , il capitano Canevacci , assunse il comando del battaglione . Il terreno era coperto di morti , ma avevamo resistito . Riportammo indietro i feriti , alla meglio , ché non avevamo più barelle . Il tenente Grisoni , portato a braccia da due soldati , la gamba fratturata , pipa in bocca , scendeva zufolando . Riordinammo i reparti e facemmo l ' appello dei presenti . Le ore passarono . Il sole piegava verso il Pasubio e noi eravamo ancora sulla linea , senza notizie . Gli austriaci si facevano vivi solo per qualche colpo d ' artiglieria da campagna . Dopo la tempesta , era la calma . Un ordine scritto del comandante del settore ci rimise in movimento . L ' ordine diceva : " Il nemico ha potuto prender posizione in più punti . La linea di Monte Fior non è più sostenibile . Al ricevere del presente , il battaglione ripieghi in ordine su Monte Spill " . - Ripiegare su Monte Spill ? - gridava il capitano Canevacci , inveendo sul portaordini . - E domani , un altro ordine ci farà attaccare Monte Fior e noi saremo spacciati . Il capitano non ammetteva che si potesse abbandonare al nemico , senza resistenza ulteriore , una posizione così importante . - Io mi faccio fucilare , - ripeteva , - ma non ripiego . Il portaordini chiedeva uno scritto che accusasse ricevuta dell ' ordine che aveva consegnato , ma il capitano glielo rifiutò . - Di ' che io non do l ' ordine di ripiegamento ... Di ' che mi possono fucilare per rifiuto d ' obbedienza , ma che il battaglione , finché io ne sono il comandante , non abbandona Monte Fior . Io tentai di dimostrargli che il comandante del settore era il solo competente a decidere sulla situazione e che noi non avevamo nessuno degli elementi necessari per giudicare che avesse torto . Che , in ogni caso , bisognava ubbidire . Il capitano non si convinse e rimandò indietro il portaordini senza ricevuta scritta . Egli era ufficiale di carriera e rischiava moltissimo . Invano , anche dopo la partenza del portaordini , io mi sforzai di farlo ritornare sulla sua decisione . Egli era convinto che l ' abbandono del monte costituisse un tradimento . Non era passata mezz ' ora e un caporale del comando del nostro reggimento si presentò con un altro ordine scritto . Era il colonnello in persona che lo aveva firmato . Se il battaglione - diceva l ' ordine - non inizia il ripiegamento ordinato , il capitano Canevacci si consideri destituito dal comando . - Io sono destituito dal comando ? Ma l ' esercito italiano è comandato da austriaci ! È una vergogna ! Egli era furibondo . Ma , passato il furore , dovette decidersi ad ubbidire . Ripiegammo per compagnie e riportammo indietro i morti . Quando l ' ultima compagnia si ritirò da Monte Fior , il resto del battaglione , prendendo posizione fra due altri battaglioni , era schierato già a Monte Spill . A Monte Fior avevamo lasciato un velo di vedette . Esse dovevano continuare a sparare qualche colpo di fucile ogni tanto , e ritirarsi al primo tentativo di avanzata nemica . Fino al tardo pomeriggio , gli austriaci non si accorsero del nostro ripiegamento . Infine , ne ebbero il dubbio e fecero avanzare una linea di pattuglie . Le nostre vedette spararono gli ultimi colpi e rientrarono al battaglione . Le pattuglie nemiche trovarono Monte Fior deserto . Io ero in linea , sul punto più elevato di Monte Spill , e guardavo Monte Fior . Gli austriaci vi affluivano disordinatamente . In poco meno di mezz ' ora , la linea da noi abbandonata fu occupata da un gruppo di battaglioni . Tutta la cresta del monte fu gremita di truppe . Credo fossero le sei o le sette del pomeriggio . Nelle posizioni nemiche , io notai un fermento insolito . Che avveniva ? I battaglioni s ' agitavano , urlando , salutavano . Tutta la massa , come un sol uomo , si levò in piedi e un ' acclamazione ci venne dalla vetta : - Hurrà ! Gli austriaci agitavano i fucili e i berretti , verso di noi . - Hurrà ! Io non mi rendevo conto di quella festa . Essa era qualcosa di più che la gioia per una posizione conquistata , senza contrasto . Perché tanto entusiasmo ? Io mi voltai indietro e capii . Di fronte , tutta illuminata dal sole , come un immenso manto ricoperto di perle scintillanti , si stendeva la pianura veneta . Sotto , Bassano e il Brenta ; e poi , più in fondo , a destra , Verona , Vicenza , Treviso , Padova . In fondo , a sinistra , Venezia . Venezia ! VII Il tenente generale comandante la divisione , ritenuto responsabile dell ' abbandono ingiustificato di Monte Fior , fu silurato . In sua sostituzione , prese il comando della divisione il tenente generale Leone . L ' ordine del giorno del comandante di corpo d ' armata ce lo presentò " un soldato di provata fermezza e d ' esperimentato ardimento " . Io lo incontrai la prima volta a Monte Spill , nei pressi del comando di battaglione . Il suo ufficiale d ' ordinanza mi disse che egli era il nuovo comandante la divisione ed io mi presentai . Sull ' attenti , io gli davo le novità del battaglione . - Stia comodo , - mi disse il generale in tono corretto e autoritario . - Dove ha fatto la guerra , finora ? - Sempre con la brigata , sul Carso . - È stato mai ferito ? - No , signor generale . - Come , lei ha fatto tutta la guerra e non è stato mai ferito ? Mai ? - Mai , signor generale . A meno che non si vogliano considerare tali alcune ferite leggere che mi hanno permesso di curarmi al battaglione , senza entrare all ' ospedale . - No , no , io parlo di ferite serie , di ferite gravi . - Mai , signor generale . - È molto strano . Come lei mi spiega codesto fatto ? - La ragione precisa mi sfugge , signor generale , ma è certo che io non sono stato mai ferito gravemente . - Ha preso lei parte a tutti i combattimenti della sua brigata ? - A tutti . - Ai " gatti neri " ? - Ai " gatti neri " . - Ai " gatti rossi " ? - Ai " gatti rossi " , signor generale . - Molto strano . Per caso , sarebbe lei un timido ? Io pensavo : per mettere a posto un uomo simile , ci vorrebbe per lo meno un generale comandante di corpo d ' armata . Siccome io non risposi subito , il generale , sempre grave , mi ripeté la domanda . - Credo di no , - risposi . - Lo crede o ne è sicuro ? - In guerra , non si è sicuri di niente , - risposi io dolcemente . E soggiunsi , con un abbozzo di sorriso che voleva essere propiziatorio : - Neppure di essere sicuri . Il generale non sorrise . Già , credo che per lui fosse impossibile sorridere . Aveva l ' elmetto d ' acciaio con il sottogola allacciato , il che dava al suo volto un ' espressione metallica . La bocca era invisibile , e , se non avesse portato dei baffi , si sarebbe detto un uomo senza labbra . Gli occhi erano grigi e duri , sempre aperti come quelli d ' un uccello notturno di rapina . Il generale cambiò argomento . - Ama lei la guerra ? Io rimasi esitante . Dovevo o no rispondere alla domanda ? Attorno v ' erano ufficiali e soldati che sentivano . Mi decisi a rispondere . - Io ero per la guerra , signor generale , e alla mia Università , rappresentavo il gruppo degli interventisti . - Questo , - disse il generale con tono terribilmente calmo , - riguarda il passato . Io le chiedo del presente . - La guerra è una cosa seria , troppo seria ed è difficile dire se ... è difficile ... Comunque , io faccio il mio dovere ­ . E poiché mi fissava insoddisfatto , soggiunsi : - Tutto il mio dovere . - Io non le ho chiesto , - mi disse il generale , - se lei fa o non fa il suo dovere . In guerra , il dovere lo debbono fare tutti , perché , non facendolo , si corre il rischio di essere fucilati . Lei mi capisce . Io le ho chiesto se lei ama o non ama la guerra . - Amare la guerra ! - esclamai io , un po ' scoraggiato . Il generale mi guardava fisso , inesorabile . Le pupille gli si erano fatte più grandi . Io ebbi l ' impressione che gli girassero nell ' orbita . - Non può rispondere ? - incalzava il generale . - Ebbene , io ritengo ... certo ... mi pare di poter dire ... di dover ritenere ... Io cercavo una risposta possibile . - Che cosa ritiene lei , insomma ? - Ritengo , personalmente , voglio dire io , per conto mio , in linea generale , non potrei affermare di prediligere , in modo particolare , la guerra . - Si metta sull ' attenti ! Io ero già sull ' attenti . - Ah , lei è per la pace ? Ora , nella voce del generale , v ' erano sorpresa e sdegno . - Per la pace ! Come una donnetta qualsiasi , consacrata alla casa , alla cucina , all ' alcova , ai fiori , ai suoi fiori , ai suoi fiorellini ! È così , signor tenente ? - No , signor generale . - E quale pace desidera mai , lei ? - Una pace ... E l ' ispirazione mi venne in aiuto . - Una pace vittoriosa . Il generale parve rassicurarsi . Mi rivolse ancora qualche domanda di servizio e mi pregò di accompagnarlo in linea . Quando fummo in trincea , nel punto più elevato e più vicino alle linee nemiche , in faccia a Monte Fior , mi chiese : - Quale distanza corre qui , fra le nostre trincee e quelle austriache ? - Duecentocinquanta metri circa , - risposi . Il generale guardò a lungo e disse : - Qui , ci sono duecentotrenta metri . - È probabile . - Non è probabile . È certo . Noi avevamo costruito una trincea solida , con sassi e grandi zolle . I soldati la potevano percorrere , in piedi , senza esser visti . Le vedette osservavano e sparavano dalle feritoie , al coperto . Il generale guardò alle feritoie , ma non fu soddisfatto . Fece raccogliere un mucchio di sassi ai piedi del parapetto , e vi montò sopra , il binoccolo agli occhi . Così dritto egli restava scoperto dal petto alla testa . - Signor generale , - dissi io , - gli austriaci hanno degli ottimi tiratori ed è pericoloso scoprirsi così . Il generale non mi rispose . Dritto , continuava a guardare con il binoccolo . Dalle linee nemiche partirono due colpi di fucile . Le pallottole fischiarono attorno al generale . Egli rimase impassibile . Due altri colpi seguirono ai primi , e una palla sfiorò la trincea . Solo allora , composto e lento , egli discese . Io lo guardavo da vicino . Egli dimostrava un ' indifferenza arrogante . Solo i suoi occhi giravano vertiginosamente , Sembravano le ruote di un ' automobile in corsa . La vedetta , che era di servizio a qualche passo da lui , continuava a guardare alla feritoia , e non si occupava del generale . Ma dei soldati e un caporale della 12a compagnia che era in linea , attratti dall ' eccezionale spettacolo , s ' erano fermati in crocchio , nella trincea , a fianco del generale , e guardavano , più diffidenti che ammirati . Essi certamente trovavano in quell ' atteggiamento troppo intrepido del comandante di divisione , ragioni sufficienti per considerare , con una certa quale apprensione , la loro stessa sorte . Il generale contemplò i suoi spettatori con soddisfazione . - Se non hai paura , - disse rivolto al caporale , - fa ' quello che ha fatto il tuo generale . - Signor sì , - rispose il caporale . E , appoggiato il fucile alla trincea , montò sul mucchio di sassi . Istintivamente , io presi il caporale per il braccio e l ' obbligai a ridiscendere . - Gli austriaci , ora , sono avvertiti , - dissi io , - e non sbaglieranno certo il tiro . Il generale , con uno sguardo terribile , mi ricordò la distanza gerarchica che mi separava da lui . Io abbandonai il braccio del caporale e non dissi più una parola - Ma non è niente , - disse il caporale , e risalì sul mucchio . Si era appena affacciato che fu accolto da una salva di fucileria . Gli austriaci , richiamati dalla precedente apparizione , attendevano coi fucili puntati . Il caporale rimase incolume . Impassibile , le braccia appoggiate sul parapetto , il petto scoperto , continuava a guardare di fronte . - Bravo ! - gridò il generale . - Ora , puoi scendere . Dalla trincea nemica partì un colpo isolato . Il caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi . Io mi curvai su di lui . La palla lo aveva colpito alla sommità del petto , sotto la clavicola , traversandolo da parte a parte . Il sangue gli usciva dalla bocca . Gli occhi socchiusi , il respiro affannoso , mormorava : - Non è niente , signor tenente . Anche il generale si curvò . I soldati lo guardavano , con odio . - È un eroe , - commentò il generale . - Un vero eroe . Quando egli si drizzò , i suoi occhi , nuovamente , si incontrarono con i miei . Fu un attimo . In quell ' istante , mi ricordai d ' aver visto quegli stessi occhi , freddi e roteanti , al manicomio della mia città , durante una visita che ci aveva fatto fare il nostro professore di medicina legale . - È un eroe autentico , - continuò il generale . Egli cercò il borsellino e ne trasse una lira d ' argento . - Tieni , - disse , - ti berrai un bicchiere di vino , alla prima occasione . Il ferito , con la testa , fece un gesto di rifiuto e nascose le mani . Il generale rimase con la lira fra le dita , e , dopo un ' esitazione , la lasciò cadere sul caporale . Nessuno di noi la raccolse . Il generale continuò l ' ispezione sulla linea , e , arrivato al confine del mio battaglione , mi dispensò dal seguirlo . Io rifeci il cammino per rientrare al comando di battaglione . Tutta la linea era in subbuglio . La notizia di quanto era avvenuto aveva già fatto il giro del settore . Dal canto loro , i portaferiti che avevano portato il caporale al posto di medicazione , avevano raccontato l ' episodio a quanti avevano incontrato . Trovai il capitano Canevacci , eccitatissimo . - Quelli che comandano l ' esercito italiano sono austriaci ! - esclamò . - Austriaci di fronte , austriaci alle spalle , austriaci in mezzo a noi ! All ' altezza del comando di battaglione , mi incontrai nuovamente con il tenente colonnello Abbati . Così si chiamava l ' ufficiale del 301 . Egli doveva salire in linea con il suo battaglione . Anch ' egli era informato . Io lo salutai . Egli non mi rispose . Quando mi fu vicino , mi disse , preoccupato : - L ' arte militare segue il suo corso . Allungato il braccio , fece per slacciare la borraccia che avevo alla cintola . Io mi affrettai ad offrirgliela . Egli , con l ' aria distratta , lo sguardo assente , la prese con delicatezza . L ' avvicinò all ' orecchio , e la scosse : non era vuota . Levò il turacciolo , l ' accostò alle labbra , per bere . Ma s ' arrestò di scatto , con nel viso un ' espressione di stupore e di ribrezzo , come se dalla borraccia avesse visto spuntare fuori la testa di una vipera . - Caffè e acqua ! - esclamò in tono di compassione . - Giovanotto , incominci a bere , altrimenti anche lei finirà al manicomio , come il suo generale . VIII Un uomo così ardimentoso come il generale Leone non poteva rimanere inoperoso . Noi non avevamo ancora un sol pezzo d ' artiglieria sull ' Altipiano . Egli ordinò egualmente l ' assalto di Monte Fior , per il giorno 16 . Il mio battaglione rimase indietro , riserva di brigata , ed io non presi parte all ' azione . Passammo alcuni giorni di calma . L ' artiglieria nemica non tirava . Noi non avemmo neppure un ferito . Per noi , fu un vero riposo . Quante ore passate al sole , addossati alle rocce , lo sguardo vagante , con i nostri sogni , sulla pianura veneta . Come era lontana la vita , da noi ! Il comandante della divisione non riposava . Egli voleva , a tutti i costi , impadronirsi di Monte Fior . Era tutti i giorni in prima linea a misurare le distanze , tracciare disegni , fare progetti . Aveva infine escogitato un piano d ' attacco di sorpresa , alla baionetta , in pieno giorno , che il mio battaglione , il più pratico della cima del monte , avrebbe dovuto effettuare . L ' attacco era fissato per il 26 , gli austriaci ripiegarono il 24 . La nostra resistenza sul Pasubio e la grande offensiva scatenata dai russi in Galizia li avevano obbligati a sospendere l ' azione sull ' Altipiano . Essi abbandonarono Monte Fior , allo stesso nostro modo . E noi lo riprendemmo nello stesso modo con cui essi lo avevano conquistato . La ritirata , durata probabilmente più giorni , era stata mascherata abilmente . Nelle prime linee , non era rimasto che un raro velo di pattuglie . Quando noi ce ne accorgemmo , iniziammo l ' avanzata e non avemmo altro che piccoli scontri di pattuglie . Il generale , intrepido nella guerra di posizione , lo fu ancora più nella guerra di movimento . Egli ordinò che le nostre truppe non perdessero mai , né di giorno né di notte , il contatto con la retroguardia nemica , e impose al generale comandante di brigata di prendere personalmente posto con le nostre avanguardie . Il comandante della brigata , malgrado la sua età avanzata , sì mise alla testa della prima compagnia di avanguardie e fu ucciso in un combattimento di pattuglie . Fu un lutto per tutta la brigata : i soldati lo amavano . Quando il comandante della divisione seppe della sua morte , raddoppiò d ' ardimento . - Bisogna vendicarlo ! - diceva in mezzo ai reparti , - bisogna vendicarlo il più presto possibile ! La sete di vendetta del generale fu attenuata , se non proprio estinta , dalla reazione dei reparti di retroguardia nemici . Le loro pattuglie , armate di mitragliatrici , si battevano con un accanimento costante , e si sacrificavano pur di arrestare la nostra avanzata . Caddero così , in nostre mani , parecchie mitragliatrici , difese dai serventi fino alla morte . Ma altre pattuglie , più arretrate , con un tiro dominante dall ' alto , ci obbligavano a spiegarci continuamente in formazione di combattimento e a perdere tempo . Il generale abbandonò la sua calma abituale . Arrampicatosi ad un abete , vi si era installato in cima , come un comandante di battello su una coffa di comando , e gridava : - Avanti ! prodi soldati , avanti ! vendichiamo il comandante di brigata ! - Se dovessimo vendicare sul serio il nostro comandante di brigata , oggi avremmo due generali morti , - mi diceva il capitano Canevacci . - E la nostra vendetta renderebbe vacante il posto di comandante della divisione . Egli cominciava a non più sopportare il generale . Se nei nostri soldati fosse esistita una determinazione feroce , questa sarebbe stata mitigata dall ' ilarità che provocarono gli incitamenti del generale , gridati da una posizione così straordinaria . - Se il generale rimane sull ' albero e vi fa il nido , la divisione sarà salva , - commentava il capitano Canevacci , accigliato . - Se ne discende , la divisione è perduta . Il nostro battaglione si era portato dietro il battaglione d ' avanguardia che si era dovuto stendere per non offrire bersaglio al tiro delle mitragliatrici nemiche e per tenersi pronto contro un possibile ritorno offensivo . L ' avanzata si faceva lenta , ché era difficile progredire sotto il tiro e nel bosco , in cui non esistevano che sentieri e tratturi non sempre praticabili . Le compagnie dovevano procedere per i cespugli e non perdere mai il collegamento . Sul far della sera , la resistenza nemica si fece meno attiva . Le loro pattuglie continuavano a sparare ma , per ripiegare , non attendevano di essere attaccate alla baionetta . Noi riprendemmo l ' inseguimento più celermente , ed avemmo solo qualche ferito . Il generale era sceso dall ' albero e marciava fra il 2° battaglione e il nostro , a piedi , seguito dal suo mulo che il conducente gli teneva per le redini . Dall ' avanti una voce gridò : - Alt ! Zaini a terra ! - Chi ha gridato ? - domandò il generale , cupo . Era un soldato di collegamento della 7a compagnia , del 2° battaglione , il quale , arrivato al bivio di due sentieri , avvertiva che i reparti che seguivano dovevano fermarsi . Gli esploratori richiedevano del tempo per riconoscere la direzione dei sentieri e comunicare quale dei due fosse quello da seguire . Uno di loro era stato ucciso in quel momento ed era necessario che gli altri non si avventurassero senza che il terreno fosse stato riconosciuto . Egli non faceva che quanto gli era stato ordinato . Il capitano Zavattari , comandante della 6a , ne riferì al generale . - Faccia fucilate quel soldato , - gli ordinò il generale . Far fucilare un soldato ! Il capitano Zavattari era un ufficiale di complemento . Nella vita civile , era capo divisione al Ministero della Pubblica Istruzione . Era il più anziano dei capitani del reggimento . L ' ordine di far fucilare un soldato , era un ' assurdità inconcepibile . Con parole misurate , trovò la maniera di dirlo al generale : - Lo faccia fucilare all ' istante , - replicò il generale , senza un attimo d ' esitazione . Il capitano si allontanò e ritornò poco dopo dal generale . Egli si era recato al bivio e aveva personalmente interrogato il soldato di collegamento . - Lo ha fatto fucilare ? - gli chiese il generale . - Signor no . Il soldato non ha fatto che quanto gli è stato ordinato . Egli non ha mai pensato , dicendo " Alt ! Zaini a terra " di emettere un grido di stanchezza o di indisciplina . Egli ha solo voluto trasmettere un ordine ai suoi compagni . Gli esploratori hanno avuto , poc ' anzi , un morto , e l ' alt era necessario per dar loro il tempo di riconoscere il terreno . - Lo faccia fucilare egualmente , - rispose freddamente il generale . - Ci vuole un esempio ! - Ma come posso io far fucilare il soldato , senza una procedura qualsiasi e senza che egli abbia commesso un reato ? Il generale non aveva la stessa sua mentalità giuridica . Quelle argomentazioni legalitarie lo irritarono . - Lo faccia passare subito per le armi , - gridò , - e non mi obblighi a far intervenire i miei carabinieri anche contro di lei . Il generale era seguito dai due carabinieri di servizio del comando della divisione . Il capitano capì che , in quelle condizioni , non gli rimaneva che trovare un espediente per salvare il soldato , la cui vita era così minacciata . - Signor sì , - rispose deciso il capitano . - Eseguisca l ' ordine e mi riferisca prontamente . Il capitano raggiunse nuovamente la testa della sua compagnia che , ferma , aspettava ordini . Fece fare , da una squadra , una scarica di fucileria contro un tronco d ' albero e ordinò che i portaferiti stendessero su una barella il corpo dell ' esploratore morto . L ' operazione finita , seguito dalla barella , si ripresentò al generale . Gli altri soldati ignoravano il macabro stratagemma e guardavano l ' uno l ' altro , esterrefatti . - Il soldato è stato fucilato , - disse il capitano . Il generale vide la barella , s ' irrigidì sull ' attenti e salutò fieramente . Egli era commosso . - Salutiamo i martiri della patria ! In guerra , la disciplina è dolorosa ma necessaria . Onoriamo i nostri morti ! La barella passò fra i soldati allibiti . All ' imbrunire , cessammo l ' inseguimento . Il battaglione d ' avanguardia si fermò e prese le misure di sicurezza per la notte . Il mio battaglione rimase indietro , al di qua di Val di Nos , sul margine del bosco , di fronte a Croce di Sant ' Antonio . Una grandine fitta aveva reso freddissima la notte . Eravamo tutti inzuppati . Avevamo una coperta e un telo da tenda ciascuno , ma eravamo ancora vestiti d ' estate , senza lana , così come eravamo partiti dal Carso . Il freddo dell ' addiaccio era insopportabile . Verso mezzanotte , ci fu permesso di accendere fuochi . La distanza e il bosco ci proteggevano dalla vista nemica . Eravamo attorno ai grandi fuochi , e gli abeti bruciavano con un aspro odore di resina . Sottovoce , i soldati commentavano gli avvenimenti del giorno . Un grido stentoreo risuonò nel bosco : - All ' erta ! All ' erta ! Guai a chi dorme ! Il nemico è vicino ! All ' erta ! Ma chi era ? - All ' erta ! Un soldato addormentato è un soldato morto . All ' erta ! Il vostro generale non dorme ! All ' erta ! Era il generale Leone . Nel silenzio della notte , la voce cadeva cavernosa . Io m ' ero alzato , e avevo lasciato il comandante del battaglione seduto su un sasso , attorno al fuoco . M ' ero fermato in piedi , in mezzo ai gruppi sparsi della 12a compagnia . I soldati , addossati ai fuochi , non s ' accorgevano della mia presenza . Io mi avvicinai a una squadra , perché il calore delle fiamme arrivasse fino a me , e guardavo verso la direzione da cui veniva la voce del generale . - All ' erta ! Passa il vostro generale , il vostro generale non dorme . All ' erta ! La voce , lentamente , si faceva sempre più vicina . Il generale camminava in mezzo al nostro battaglione . - Il pazzo non dorme , - bisbigliò un soldato della squadra della 12a . - Meglio un generale morto , che un generale sveglio , - commentò un altro . - All ' erta ! Passa il vostro generale ! - Adesso passa proprio su di noi , - disse un altro soldato . - E nessuno tirerà una fucilata su quel macellaio ? - mormorò lo stesso soldato che aveva parlato per primo . - Io gliela tiro certamente . Certamente io gliela tiro , - disse un soldato anziano che non aveva ancora parlato e che sembrava solo occupato a riscaldarsi , accanto al sergente . I soldati della squadra erano così stretti , l ' uno addossato all ' altro , attorno al fuoco , che il riflesso li illuminava tutti e io ne potevo riconoscere chiaramente i volti . Il sergente stava in ginocchio , le braccia piegate e le mani aperte , all ' altezza della testa , per proteggersi la faccia dal calore del fuoco . Egli non si mosse né disse una sillaba . - Se si mostra , io gli tiro , - continuò lo stesso soldato . lo vidi il soldato anziano prendere il fucile , manovrare l ' otturatore , e controllare il caricatore . - All ' erta ! All ' erta ! - urlava il generale . Apparve , tra due fuochi , a una cinquantina di metri da noi . Sotto l ' elmetto , aveva una sciarpa che gli avvolgeva il collo e gli cadeva sulle spalle . Un ampio mantello grigio discendeva fino alle caviglie e lo copriva tutto . Camminava stentatamente , le mani alla bocca come un megafono . Appena rischiarato dalla luce , sembrava un fantasma . - All ' erta ! ... Il soldato anziano alzò lentamente il fucile , per mirare . - Eh ! - dissi io , - il generale non ha voglia di dormire . Il soldato riabbassò il fucile . Il sergente si levò di scatto e mi offrì il suo posto accanto al fuoco . IX Il giorno dopo continuammo l ' inseguimento . Il battaglione d ' avanguardia , superato Croce di Sant ' Antonio , procedeva nel bosco , verso Casara Zebio e Monte Zebio . Man mano che esso avanzava , appariva sempre più probabile che il grosso del nemico si fosse fermato sulle alture . La resistenza era ridivenuta accanita . Era chiaro che gli ultimi reparti austriaci , a contatto con le nostre pattuglie , si appoggiavano su truppe vicine . Data la lentezza dei progressi , il mio battaglione , oltrepassata la Val di Nos , rimase inoperoso tutto il giorno , in attesa di essere impegnato . Il 2° battaglione d ' avanguardia ricevette l ' ordine di fermarsi e trincerarsi . Durante la notte , il nostro battaglione gli dette il cambio . Quando noi arrivammo , una linea di trincea era stata già scavata , affrettatamente , sul limitare del bosco . Davanti a noi , v ' erano ancora degli abeti , ma rari , come essi sono sempre quando le abetine accennano a finire nelle grandi altitudini . Il terreno continuava ad essere coperto di cespugli . Più lontano , in alto , oltre qualche centinaio di metri , spuntavano , fra le cime degli ultimi abeti , montagne rocciose . Probabilmente la grande resistenza ci sarebbe stata opposta ai loro piedi . All ' alba , il capitano Canevacci ed io , ci trovammo con la 9a compagnia che era in linea . Attendevamo che arrivasse la sezione mitragliatrici , rimasta indietro . Il capitano comandante della 9a , con un gruppo di tiratori scelti , sorvegliava il terreno antistante . Noi eravamo vicini a lui , a terra , dietro un rialzo naturale . Il capitano Canevacci guardava con il binoccolo . Fra i cespugli , a meno di un centinaio di metri da noi , spuntò una pattuglia nemica . Erano sette uomini e camminavano in fila indiana . Sicuri di trovarsi lontani da noi , di non essere visti , camminavano parallelamente alla nostra trincea , diritti , fucile alla mano , zaino in spalla . Dalle ginocchia in su , erano scoperti . Il capitano della 9a fece un gesto ai tiratori , ordinò il fuoco e la pattuglia stramazzò al suolo . - Bravo ! - esclamò il capitano Canevacci . Una nostra squadra uscì carponi . Ai fianchi , tutta la linea aveva i fucili puntati . La squadra sparì , strisciando , fra i cespugli . Attendevamo che la squadra rientrasse , riportando indietro i caduti , ma il tempo passava . I nostri uomini dovevano avanzare molto cauti , per evitare un ' imboscata . Il capitano Canevacci era impaziente . La sezione mitragliatrici non arrivava ancora . Che si fosse smarrita nel bosco , in mezzo agli altri reparti ? Per non perdere ancora del tempo , io le andai incontro . La ritrovai mezzo chilometro indietro , a contatto con i reparti del 2° battaglione . Quando la vidi , una scena movimentata si svolgeva . Fra il 2° battaglione e la sezione mitragliatrici , il generale comandante della divisione , solo , sul mulo , s ' arrampicava fra le rocce . Per uno scarto improvviso del mulo , mentre rasentava il ciglio di un precipizio scosceso , alto una ventina di metri , cadde per terra . Il mulo , indifferente , continuava a camminare sull ' orlo . Il generale si teneva ancora aggrappato alle redini , a metà penzoloni sul burrone . Il mulo ad ogni passo , con la testa , dava degli scappi , per liberarsene . Da un momento all ' altro il generale poteva precipitare nel vuoto . Molti soldati vicini lo vedevano , nessuno si muoveva . Io li vedevo tutti distintamente : qualcuno ammiccava , sorridendo . Ancora qualche istante e il mulo si sarebbe liberato dal generale . Dalle file della nostra sezione mitragliatrici , un soldato si lanciò di corsa sul generale e arrivò a tempo per trattenerlo . Senza scomporsi , come se fosse particolarmente allenato a incidenti del genere , il generale rimontò sul mulo , continuò il cammino e disparve . Il soldato , in piedi , guardava attorno , soddisfatto . Egli aveva salvato il generale . Quando i suoi compagni della sezione mitragliatrici lo raggiunsero , io assistetti ad un ' aggressione selvaggia . Con furia , gli si buttarono addosso , tempestandolo di pugni . Il soldato fu rovesciato per terra . I compagni gli furono sopra . - Miserabile ! Canaglia ! - Lasciatemi ! Aiuto ! Pugni e calci si abbattevano sul disgraziato , impotente a difendersi . - Tieni ! Tieni ! Chi ti ha pagato per fare l ' imbecille ? - Aiuto ! - Salvare il generale ! Confessa che sei stato comprato dagli austriaci ! - Lasciatemi ! Non l ' ho fatto apposta . Vi giuro che non l ' ho fatto apposta . Il comandante della sezione mitragliatrici non si faceva vedere . La scena era durata anche troppo . Poiché nessuno interveniva , né l ' ufficiale né i graduati , io scesi di corsa . - Che cosa succede ? - gridai a voce alta . La mia presenza sorprese tutti . Gli aggressori si dispersero . Solo qualcuno si mise sull ' attenti e rimase sul posto . Io m ' avvicinai all ' aggredito , gli porsi la mano e l ' aiutai a drizzarsi . Quando egli fu in piedi , anche quei pochi che si erano fermati sull ' attenti , erano scomparsi . Io rimasi solo con il soldato . Egli aveva un occhio gonfio e livido e una guancia coperta di sangue . Aveva perduto l ' elmetto . - Che cosa è successo ? - gli chiesi . - Perché sei stato aggredito così ? - Non è niente , signor tenente , - balbettò sottovoce . E volgeva lo sguardo spaurito a destra e a sinistra , per cercare l ' elmetto , ma anche per paura d ' essere sentito dai compagni . - Come , non è niente ? E l ' occhio pestato ? E il sangue in faccia ? Sei mezzo morto , e non è niente ? Sull ' attenti , impacciato , il soldato non rispondeva . Io insistetti , ma egli non disse più una parola . Ci levò tutti e due dall ' imbarazzo l ' arrivo del comandante la sezione mitragliatrici , il tenente Ottolenghi , quegli che nel combattimento di Monte Fior , con una sola arma rimasta incolume , aveva salvato la giornata . Noi due eravamo di pari grado , ma io ero più anziano di lui . Senza neppure rivolgermi la parola , si fece incontro al soldato e gli gridò : - Imbecille ! Oggi , tu hai disonorato la sezione . - Ma che cosa dovevo fare , signor tenente ? - Che cosa dovevi fare ? Tu dovevi fare quello che hanno fatto gli altri . Niente . Niente dovevi fare . Ed era anche troppo . Un asino simile io non lo voglio nel mio reparto . Ti farò cacciare dalla sezione . Il soldato aveva ritrovato l ' elmetto e se lo rimetteva in testa . - Che cosa dovevi fare ? - proseguiva il tenente , con disprezzo . - Volevi fare qualche cosa ? Ebbene , dovevi , con un colpo di baionetta , tagliare le redini e far precipitare il generale . - Come ? - mormorò il soldato dovevo lasciar morire il generale ? - Sì , imbecille , dovevi lasciarlo morire . E se non moriva , dato che tu volevi far qualcosa a tutti i costi , dovevi aiutarlo a morire . Rientra alla sezione e , se i tuoi t ' ammazzeranno , te lo sarai meritato . - Tuttavia , - gli dissi io , quando il soldato scomparve , - faresti meglio ad essere più serio . In poche ore tutta la brigata saprà quello che è successo . - Che lo sappiano o non lo sappiano , mi è indifferente . Anzi , è meglio che lo sappiano . Così , verrà in testa a qualcuno di tirare un colpo a quel vampiro . Egli parlava , ancora sdegnato . Introdusse la mano in una tasca , ne levò una moneta , la buttò in aria e mi chiese : - Testa o croce ? Io non risposi . - Testa ! - gridò egli stesso . Era croce . - Ha avuto fortuna , - continuò . - È croce . Se fosse testa ... se fosse testa ... - Che cosa ? - chiesi . - Se fosse testa ... Be ' ! sarà per un ' altra volta . Mentre la sezione mitraglieri raggiungeva il battaglione in linea , la squadra della 9a rientrava in trincea trascinando i cadaveri della pattuglia abbattuta . Sei erano morti , uno era ancora in vita . Il caporale era fra i morti . Dall ' esame delle carte , capimmo che erano bosniaci . I due capitani erano contenti . Soprattutto il comandante di battaglione , che sperava si potessero ottenere informazioni utili dall ' interrogatorio del ferito . Egli lo fece subito trasportare al posto di medicazione e ne informò direttamente il comando di divisione , dove prestava servizio un interprete . I sei morti erano stesi a terra , uno a fianco all ' altro . Noi li contemplavamo , pensierosi . Presto o tardi , sarebbe venuto , anche per noi , il nostro turno . Ma il capitano Canevacci era troppo contento . Si era fermato accanto al cadavere del caporale e gli diceva : - Eh ! mio caro , se avessi imparato a comandare la pattuglia , non saresti qui . In servizio di pattuglia , il comandante deve , innanzi tutto , vedere ... Lo interruppe il capitano della 9a . Con un dito sulla bocca e con un filo di voce , lo invitava a tacere . Di fronte a noi , dalla stessa direzione in cui era caduta la pattuglia , ma più vicino , ci veniva un rumore , come un bisbiglio di persone che si bisticcino . Il capitano guardava di fronte . I tiratori scelti puntavano i fucili . Anche il comandante di battaglione ed io ci portammo silenziosamente sulla linea e guardammo . Il rumore proveniva dal tronco di un grosso abete che i raggi del sole , fra le cime degli altri abeti , illuminavano a tratti . Con salti , due scoiattoli apparvero sul tronco , a qualche metro da terra . Veloci , si rincorrevano , si nascondevano , si rincorrevano ancora e si rinascondevano . Piccoli strilli , come risa mal contenute , salutavano il loro incontro ogni volta che , dalle opposte parti del tronco , si slanciavano a balzi , l ' un verso l ' altro . E ogni volta che si fermavano , in un disco di sole riflesso sul tronco , si drizzavano , sulle zampe posteriori e , con le altre zampe , a guisa di mani , sembravano farsi complimenti , carezze e feste . Il sole rischiarava il ventre bianco e i ciuffi delle code , ritti in alto , come due spazzole . Uno dei tiratori scelti guardò il capitano della 9a e mormorò : - Tiriamo ? - Sei pazzo ? - rispose il capitano sorpreso . - Sono tanto carini . Il capitano Canevacci si riavvicinò ai morti allineati . - Il comandante di pattuglia deve vedere e non esser visto ... - disse , riprendendo il sermone al caporale bosniaco . X La linea di resistenza nemica s ' andava sempre più definendo . Le pattuglie che noi mandammo innanzi , durante il giorno , non incontrarono pattuglie nemiche . Le fucilate partivano da una linea continua e facevano supporre una trincea già preparata . Avevamo intravisto , in più punti , reticolati di filo spinato . Noi non ci spingemmo più innanzi . La brigata occupava le posizioni più avanzate del corpo d ' armata . La giornata passò calma . Il generale Leone preparava un assalto notturno . Verso l ' imbrunire , ci fu comunicato di tenerci pronti . Facemmo rientrare le pattuglie e ci preparammo per l ' assalto . Barili e otri di cognac ci arrivarono in tempo , sui muli , e ne distribuimmo le razioni ai soldati . Quest ' assalto notturno ci aveva tutti preoccupati . L ' assalto doveva svilupparsi su tutto il fronte . Dove saremmo andati a finire ? Chi avremmo trovato di fronte ? Pattuglie , come affermava il generale , o trincee solidamente difese , come facevano supporre i reticolati avvistati ? I soldati bevevano e attendevano , nervosi . Il capitano Canevacci s ' era già bevuta la sua razione di cognac e aveva incominciato la mia . Erano già le dieci e il cielo appena stellato non dava luce al bosco . L ' ordine d ' attaccare non era ancora venuto . Evidentemente , il generale voleva che esso fosse una sorpresa , non solo per gli austriaci , ma anche per noi . Il comandante del battaglione aveva ammassato il battaglione in colonna . Egli aveva disposto che solo una compagnia attaccasse . Le altre si sarebbero dovute muovere , solo se la prima compagnia fosse potuta passare . Stavamo tutti immobili , muti . Il rumore di qualche gavetta urtata contro un sasso e quello di un fucile contro un altro fucile erano i soli che rompessero il silenzio della notte . La fantasia del generale aveva voluto che le trombe suonassero l ' assalto , sgomento per il nemico , incitamento ai nostri . Quando le note risuonarono , tutti i reparti di prima linea si lanciarono all ' assalto . Ma , nello stesso istante , gli austriaci , così avvisati , risposero con un fuoco pronto di mitragliatrici e di fucili . Per qualche minuto , fu un assordante frastuono . Le trombe continuavano a squillare , le linee nemiche a sparare . I razzi , di fronte a noi , si levavano a centinaia , senza interruzione , uno dopo l ' altro , e scoprivano le nostre ondate . Le nostre compagnie , accolte da raffiche , falciate , furono ributtate indietro senza poter arrivare neppure alle linee nemiche . Il disordine era grande e il trasporto dei feriti aumentava la confusione . La sorpresa e l ' assalto erano falliti , ma le trombe , sotto la guida del generale che le aveva a fianco , continuavano a squillare . Sembrava che il generale fosse deciso a conquistare le posizioni a squilli di tromba . Solo qualche ora dopo , quando la calma era subentrata a tanto frastuono , noi sapemmo che il generale era soddisfatto . Egli aveva voluto solamente obbligare il nemico a segnare le sue posizioni e a svelare le sue forze . Per questo risultato , sarebbero bastate le ricognizioni coordinate di qualche pattuglia , ma il comandante di divisione disprezzava i mezzucci ordinari . Il nostro inseguimento dunque era finito . Il nemico si era definitivamente fermato e trincerato . Non vi potevano essere più dubbi . Ripiegando da Monte Fior , gli austriaci avevano raccorciato di una ventina di chilometri le loro linee e abolito il pericolo d ' un accerchiamento . Dall ' offensiva , erano passati alla difensiva . Ora non si sarebbe più trattato di combattimenti di pattuglie e d ' avanguardie . Una nuova fase cominciava . Fase di battaglie di masse sostenute dall ' artiglieria . Ciò avrebbe richiesto del tempo . E , forse , avremmo avuto anche un po ' di riposo . Così pensavamo noi . Ma non il comandante della divisione . L ' assalto notturno gli aveva offerto l ' ispirazione per un grande assalto all ' indomani . Il giorno dopo , i battaglioni della brigata si spostarono a sinistra , sotto Casara Zebio . La brigata doveva attaccare con quattro battaglioni , lasciando di riserva solo due battaglioni . Il mio battaglione doveva attaccare all ' estrema destra dello schieramento . Per l ' azione , noi non disponevamo che dei nostri fucili . La scarsa dotazione individuale di bombe a mano l ' avevamo consumata a Monte Fior . Non avevamo a nostro sostegno neppure un pezzo d ' artiglieria . L ' azione si presentava ben difficile . Ma i nostri reparti erano ancora solidi . I muli ci portarono cartucce e cognac . L ' assalto fu iniziato dal mio battaglione , alle cinque del pomeriggio . Come ne aveva ricevuto l ' ordine , il battaglione uscì con tutti i reparti in un ' ondata unica . Appena ci lanciammo in avanti , fummo avvistati . Il nemico ci tenne , fin dal primo momento , sotto il suo tiro . Io ho un ricordo confuso di quelle ore . Dal nostro punto di partenza alle linee nemiche , non v ' erano più di un centinaio di metri . I cespugli erano bassi e gli alberi radi , numerosi i sassi e le rocce . L ' ordine era di non fermarsi . Noi percorremmo il breve spazio , di corsa , in un sol impeto . Il capitano Canevacci era in testa e cadde fra i primi . Una palla lo aveva colpito al petto . Cadde , in testa alla 9a , anche il suo comandante , il solo capitano rimasto al battaglione . Una mitragliatrice gli aveva falciato le gambe . Ma l ' assalto procedeva irruento . Il tiro nemico non poteva investirci tutti , perché noi correvamo , e le rocce , per quanto basse , raccoglievano la maggior parte dei colpi . Il terreno rimase , dietro a noi , in un istante , seminato di morti e di feriti , ma il battaglione arrivò egualmente alle posizioni nemiche . Io avevo abbandonato il capitano Canevacci e mi trovai in mezzo alla 9a , a fianco del tenente Santini , che aveva assunto il comando della compagnia . Di fronte a noi , una linea continua di reticolati e di cavalli di frisia ci sbarravano l ' accesso alle trincee . Un metro o due al di là , le trincee in muratura , improvvisate ma alte , proteggevano i reparti austriaci . Addossati ai reticolati , in piedi , anche noi aprimmo il fuoco . Le mitragliatrici che , durante lo sbalzo , dalla destra c ' investivano di fianco , non potevano più tirare su di noi . Esse battevano tutto il terreno retrostante , ma , quanto più noi eravamo andati innanzi , tanto più ci eravamo sottratti al loro tiro . Esse continuarono a sparare , ma nel vuoto . Di fronte , a pochi metri , solo una mitragliatrice tirava sui nostri reparti . Santini vi concentrò il fuoco di quelli che aveva vicino e la ridusse al silenzio . Dalla sinistra , a un centinaio di metri , un ' altra mitragliatrice ci colpiva d ' infilata , in pieno . Se avesse continuato a sparare noi saremmo stati distrutti . Contro il suo tiro , non ci potevamo difendere e perfino la sua postazione ci era invisibile . Ci buttammo a terra , ciascuno cercando un riparo , e continuando a sparare sulle trincee , puntando nelle feritoie , tentando di dominare il fuoco dei tiratori vicini . Il frastuono del combattimento , anche ai nostri fianchi , c ' impediva di distinguere se i nostri reparti laterali avessero avuto più fortuna di noi . Quanto durasse quella nostra posizione , io non lo ricordo . In combattimento , si perde la nozione del tempo , sempre . I reticolati c ' impedivano di andare avanti , le mitragliatrici di ritornare indietro . Dovevamo rimanere immobili , inchiodati a terra , senza mai abbandonare il tiro sulle feritoie nemiche , per impedire d ' essere uccisi sotto i reticolati . Avremmo potuto resistere a lungo in quella posizione , fino alla notte , e ritirarci protetti dall ' oscurità , ma la mitragliatrice di sinistra continuava implacabile il suo tiro d ' infilata e i soldati più scoperti morivano lungo la linea . Se si fosse avuta la possibilità di mandare indietro qualcuno e informare , sulla nostra situazione , il battaglione che agiva alla sinistra , si sarebbe potuto controbattere la mitragliatrice . Io non riuscii a scorgere un solo ufficiale : il tenente Santini era troppo impegnato contro le trincee nemiche . Ora strisciando , fra le rocce e i cespugli , lentamente , ora correndo a sbalzi , mi scartai più a sinistra . Dovetti impiegare molto tempo , anche perché il battaglione laterale era più a sinistra di quello che io non credessi . Il crepitio delle mitragliatrici e della fucileria continuava . Il I ° battaglione era ancora impegnato , ma si trovava più arretrato e più al coperto del nostro . Dietro gli abeti , fra le rocce , v ' era un viavai continuo di portaordini e di feriti . Cercai subito del comando del battaglione . Un soldato me lo indicò . Mi vi diressi di corsa . Il comando di battaglione era installato dietro una roccia alta parecchi metri . Il terreno circostante era ingombro di feriti . Ordini , grida , urla si levavano da ogni parte . V ' era dovunque un aspetto di confusione e di terrore . Il maggiore comandante del battaglione stava in piedi , addossato a un grande tronco di abete . Lo conoscevo bene , perché avevo più volte pranzato alla sua mensa . Rosso in viso , agitava le mani , verso qualcuno che io non vedevo . Appariva eccitatissimo . - Fa ' in fretta ! - gridava . Ma nessuno appariva . Mentre mi avvicinavo sempre più , il maggiore continuava : - Fa ' in fretta ! Fa ' in fretta o ti uccido ! Dammi il cognac ! il cognac ! Egli non gridava . Egli urlava a voce altissima , e con tono di comando , come se si rivolgesse non ad una persona isolata , ma a tutto un reparto , a un battaglione in ordine chiuso . Egli diceva " cognac " con la stessa voce con cui , da cavallo , avrebbe comandato " battaglione in colonna ! " o " colonna doppia ! " Finalmente , mentre io arrivavo , si presentò trafelato un soldato , con nella mano una bottiglia di cognac , tenuta alta , sul braccio teso , quasi fosse una bandiera . Io mi fermai a due passi dal maggiore , mi misi sull ' attenti e salutai . Egli impugnava la pistola con la destra e , nella sinistra , aveva un foglio di carta . Buttò a terra la carta e andò incontro al soldato , sempre gridando : - Dammi ! dammi ! Brandì la bottiglia e , con un gesto fulmineo , la suggellò alla bocca . La testa rovesciata indietro , immobile , sembrava fulminato . Lo si sarebbe detto un morto in piedi . Solo dava segni di vita la gola che trangugiava il liquore con sussulti che sembravano gemiti . Aspettai che finisse di bere . Egli si staccò dalla bottiglia a stento , con pena . Restituì al soldato la bottiglia , semivuota , e non si mosse . Io gli andai nuovamente incontro . In fretta e furia , senza ch ' egli mi rispondesse , gli dissi la ragione della mia visita . Egli aveva lo sguardo rivolto a me , ma il suo pensiero era assente e non mi ascoltava . Io parlavo inutilmente . Egli aveva sempre la pistola in pugno e , per testimoniarmi la sua attenzione , me la puntava contro . Con la mano , io scartai la pistola , nel timore che partisse il colpo . Egli se la lasciò spostare , ma , subito dopo , la rimise nella stessa direzione . Io la scartai una seconda volta , ed egli me la puntò contro ancor una volta . Io gli afferrai il pugno chiuso e gli tolsi la pistola . Egli se la lasciò togliere , senza pronunciare un motto . Levai la pallottola dalla canna , levai il caricatore e gli restituii la pistola . Egli la riprese con la stessa indifferenza con cui me l ' aveva ceduta . Allora mi sorrise , ma a me parve che in lui sorridesse un altro . Interpretai quel sorriso come s ' egli avesse pensato di darmi ad intendere che aveva scherzato . Poiché egli non parlava ed io perdevo del tempo , mi allontanai , sperando d ' incontrare l ' aiutante maggiore . L ' aiutante maggiore era morto , gli altri ufficiali erano impegnati con il battaglione e i soldati del comando non potevano arrivare fino a loro , né ne avevano notizia . Tutto attorno , il sibilo delle falciate delle mitragliatrici , ininterrotto , faceva pensare ad un uragano . Le cime degli alberi , segate dalle raffiche , precipitavano al suolo con stridori sinistri . Dopo un vano correre , risalii per rientrare al battaglione e passai nuovamente accanto al comando del 1° battaglione . Il maggiore era immobile , nello stesso punto in cui l ' avevo lasciato , la pistola in pugno , e sorrideva ancora . XI Il battaglione , a gruppi , aveva raggiunto le posizioni di partenza , di notte . Avevamo perduto tutti gli ufficiali . Solamente Santini ed io rientrammo incolumi . Anche il tenente Ottolenghi era vivo : egli aveva ricevuto l ' ordine di rimanere indietro con le mitragliatrici e non era uscito all ' assalto . Le compagnie erano state dimezzate . Impiegammo tutta la notte per ritirare i feriti e i morti , e quando , finito l ' appello dei presenti , Santini ed io ci scambiammo qualche parola , facemmo entrambi uno sforzo per non buttarci uno nelle braccia dell ' altro . La guerra di posizione ricominciava . I sogni di manovra e di vittoria fulminea svanivano . Bisognava ricominciare daccapo , come prima , sul Carso . Seguirono alcuni giorni di calma . I reparti si dovevano ricostituire . Ogni giorno arrivavano complementi di ufficiali e di soldati . Pian piano , si dimenticavano i morti e ci si affratellava , fra veterani e nuovi arrivati . Di fronte alle trincee nemiche , a distanze varie , fra i cinquanta e i trecento metri , seguendo l ' andamento del terreno e la copertura del bosco , anche noi costruimmo le nostre trincee . Erano le nostre case , ché gli austriaci , ormai sulla difensiva , non pensavano certo ad attaccarci . Ma dovevamo essere prudenti ad ogni istante . Avevamo , di fronte , reparti di tiratori scelti che non sbagliavano un colpo . Tiravano raramente , ma sempre alla testa , e con pallottole esplosive . Anche quei giorni di calma passarono . Affrettatamente , il battaglione si era ricomposto . Un ' altra azione si annunziava prossima . Arrivavano , ogni giorno , munizioni e tubi di gelatina . Erano i grandi tubi di gelatina del Carso , lunghi due metri , costruiti per aprire dei varchi fra i reticolati . E arrivavano pinze tagliafili . Le pinze e i tubi non ci erano serviti mai a niente , ma arrivavano egualmente . E arrivò il cognac , molto cognac : eravamo dunque alla vigilia dell ' azione . I comandi avevano stabilito che il prossimo assalto fosse preceduto da un largo impiego di tubi di gelatina da far esplodere , la notte prima , sotto i reticolati nemici . Nel punto stabilito per l ' assalto , l ' azione del mio battaglione doveva precedere , con quella del 1° battaglione del 400 , il reggimento compagno della brigata . Anche quel battaglione aveva avuto gravi perdite , ma si era ricostituito . Il suo maggiore si era rimesso . Egli mandò da me il tenente Mastini perché ci accordassimo sull ' ora e sulle altre modalità circa la posa in comune dei tubi di gelatina sullo stesso fronte d ' attacco . Con Mastini , eravamo stati alla stessa Università . Più giovane di me , quando io ero al quarto corso , egli era al secondo anno . Amici , e veterani del Carso , ci vedevamo spesso , anche sull ' Altipiano d ' Asiago . Avevamo finito un giro d ' osservazione lungo la linea e ci eravamo messi a sedere , dietro la trincea del mio battaglione . Io m ' ero sdraiato per terra , egli era su un sasso , all ' ombra . Il discorso cadde sul suo comandante di battaglione . Anche Mastini era d ' avviso che il maggiore bevesse troppo . Io gli raccontai la scena alla quale avevo assistito . - Il nostro maggiore , - disse Mastini , - non è un cattivo ufficiale . Spesse volte è coraggioso e , qualche volta , anche intelligente . Ma , se gli manca il cognac , è incapace di muovere un passo durante un ' azione . - Ti ricordi , - gli dissi io , - di Pareto ? Come beveva ! E che intelligenza ! I professori ne erano ammirati , tutti . Non era forse lo studente di maggiore ingegno , all ' Università ? Ma , se non beveva , niente esami . Un po ' come il tuo maggiore . Senza cognac , niente combattimenti . La conversazione scivolava mollemente sui ricordi della nostra vita universitaria , che ci appariva così lontana : un sogno . Egli rievocò una nostra festa goliardica , rimasta celebre , perché la vernaccia era vecchia e perfida , e il Magnifico Rettore s ' era messo a cantare da basso , e una matricola aveva abbracciato la moglie del Prefetto . - Ma anche tu bevi molto , ora ? - gli chiesi . - Si dice che al vostro battaglione , bevete tutti come spugne . Per tutta risposta , e con una mossa rapida , come se la mia domanda gli avesse ricordato improvvisamente un oggetto fino ad allora dimenticato , slacciò la borraccia e bevette qualche sorso . Era certamente del buon cognac , perché io sentii un odore insopportabile di polvere da caccia . - Io , - disse rimettendo il turacciolo alla borraccia , - adoro l ' Odissea d ' Omero perché , ad ogni canto , è un otre di vino che arriva . - Vino , - dissi io , - e non cognac . - Già , - osservò , - è curioso . È veramente curioso . Né nell ' Odissea né nell ' Iliade , v ' è traccia di liquori . - Te lo immagini , - dissi , - Diomede che si beve una buona borraccia di cognac , prima di uscire di pattuglia ? Noi avevamo un piede su Troia e un piede sull ' Altipiano d ' Asiago . Io vedo ancora il mio buon amico , con un sorriso di bontà scettica , tirare , da una tasca interna della giubba , un grande astuccio di acciaio ossidato , copricuore di guerra , e offrirmi una sigaretta . Io l ' accettai e accesi la sua sigaretta e la mia . Egli sorrideva sempre , pensando alla risposta . - Tuttavia ... E ripeté , dopo una boccata di fumo : - Tuttavia ... Se Ettore avesse bevuto un po ' di cognac , del buon cognac , forse Achille avrebbe avuto del filo da torcere ... Anch ' io rividi per un attimo , Ettore , fermarsi , dopo quella fuga affrettata e non del tutto giustificata , sotto lo sguardo dei suoi concittadini , spettatori sulle mura , slacciarsi , dal cinturone di cuoio ricamato in oro , dono di Andromaca , un ' elegante borraccia di cognac , e bere , in faccia ad Achille . Io ho dimenticato molte cose della guerra , ma non dimenticherò mai quel momento . Guardavo il mio amico sorridere , fra una boccata di fumo e l ' altra . Dalla trincea nemica , partì un colpo isolato . Egli piegò la testa , la sigaretta fra le labbra e , da una macchia rossa , formatasi sulla fronte , sgorgò un filo di sangue . Lentamente , egli piegò su se stesso , e cadde sui miei piedi . Io lo raccolsi morto . La notte , mettemmo i tubi di gelatina . Ne avevamo dieci al comando di battaglione , affastellati come tronchi d ' albero . Dovevamo farli brillare tutti e dieci . I giovani ufficiali ne ignoravano l ' impiego e il tenente Santini ed io dirigemmo l ' operazione . Mettere e far esplodere sotto i reticolati nemici dei tubi di gelatina , di notte , in terreno coperto , era un ' operazione estremamente facile per chi fosse abituato ai servizi di pattuglia . Anche se dalle linee nemiche si sparava , il pericolo era minimo . Ma bisognava avere i nervi a posto . Nel battaglione scegliemmo i soldati fra i volontari che si offrirono . Il comando del reggimento dava un premio di dieci lire a ogni soldato . Per un tubo , erano necessari due uomini : dieci tubi , venti uomini . " Zio Francesco " era fra i volontari . Nove vennero con me , nove con Santini . Io scelsi " zio Francesco " con me . Avevo con me tutti i soldati veterani del Carso e non avevo bisogno di dare molte spiegazioni . All ' ora fissata , bevuto il cognac , uscimmo dalle trincee , il mio gruppo a sinistra , verso il 400 , quello di Santini a destra . Uscimmo dalla stessa breccia , e ci spiegammo a ventaglio , a coppie di due , a una decina di metri l ' una coppia dall ' altra . Le trincee nemiche distavano una sessantina di metri . Per chi non sia abituato , fa una certa impressione abbandonare il riparo della trincea , uscire e trovarsi allo scoperto , di fronte ai tiri di fucile delle vedette nemiche . Il novizio dice : " Sono stato visto ; questa fucilata è per me " . Invece , non è niente . Le vedette tirano , di fronte a loro , senza un bersaglio preciso , a caso , nel buio . La notte era oscura . Portavamo il tubo a mano : io ero in testa , " zio Francesco " dietro . Dove ci sentivamo sicuri , camminavamo in piedi ; dove eravamo più scoperti , carponi . Le vedette tiravano sempre , un colpo dopo l ' altro senza agitazione . Ma dove andavano a finire tutte quelle pallottole ? Non ne sentivamo una sola passare vicino a noi . Un razzo luminoso si levò di fronte , poi un altro , a destra , poi ancora un altro . " Che non ci sia un allarme ? " io pensai . Col respiro trattenuto , in piedi , così come eravamo stati sorpresi dal primo razzo , rimanemmo immobili , qualche secondo , finché l ' ultimo razzo non cadde a terra e si spense . Il tiro delle vedette continuò lentamente , come prima . Erano razzi ordinari . Non eravamo stati avvistati . Camminavamo piano , arrestandoci ad ogni istante . Il lieve rumore dei nostri passi era coperto dal rumore dei tiri delle vedette , austriache e nostre . Anche le nostre vedette continuavano a sparare , come prima della nostra uscita , ma per aria , per far rumore e non colpirci . Dovevamo tuttavia procedere con prudenza ; una pattuglia nemica poteva trovarsi in agguato , dietro i cespugli che noi eravamo obbligati a traversare . Altri razzi venivano sparati , ora a sinistra , ora a destra . La nostra immobilità sotto la luce dei razzi ci confondeva con i cespugli e con i tronchi d ' albero . Non era possibile fossimo riconosciuti . Arrivammo ai reticolati e ci fermammo , a terra . Al chiarore di un razzo lontano , distinsi il muro della trincea , oltre i reticolati , e , nel muro , le feritoie , come macchie nere . Per schivare il tiro d ' una vedetta che sparava di fronte , io avevo obliquato leggermente a sinistra . Ma la sentinella stava ancora così vicino a noi che io sentivo , dopo ogni colpo , il bossolo della cartuccia sparata cozzare contro il muro della trincea e rimbalzare per terra , sui sassi . Incominciammo ad infilare il tubo sotto il reticolato , quando alla nostra destra , a parecchie decine di metri da noi , l ' oscurità della notte fu rotta da un bagliore , accompagnato da un ' esplosione dilaniante . Il primo tubo di gelatina brillava . Guardai l ' orologio che avevo al polso : le lancette di fosforo segnavano le tre . Doveva essere il tubo di Santini . Avevamo stabilito che il primo tubo , fosse il suo o il mio , non esplodesse prima delle tre . Egli era stato più preciso di me . Una pioggia di schegge e di sassi s ' irradiò tutto attorno . Ci schiacciammo ancora più contro terra . Una ventina di razzi si levarono lungo tutta la linea , anche oltre il nostro fronte , e le mitragliatrici aprirono il fuoco . L ' allarmi era stato dato . Una seconda esplosione seguì alla prima , e , subito dopo , una terza . I razzi si moltiplicavano , disordinatamente , nel cielo , nelle più disparate direzioni . La vedetta che ci era vicina non perdette la calma . Non gridò l ' allarmi e continuò a sparare , lentamente , come prima . Anch ' egli doveva essere un veterano . Ma , più a destra , il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili era furioso . Le truppe dovevano essere accorse in linea . " Zio Francesco " non dava segni di vita . Ma io lo sentivo egualmente vicino , e il lieve odore del suo sigaro continuava ad arrivare fino a me . Egli prima d ' uscire , aveva acceso un sigaro , e lo teneva con la parte accesa dentro la bocca . Con esso , doveva accendere la miccia del tubo . Così fumato , il sigaro nascondeva il fumo e durava più a lungo . Voltai la testa e lo scorsi , vicino , steso , le spalle contro terra , faccia al cielo , sigaro in bocca . Egli doveva apprezzare quello spettacolo pirotecnico che gli austriaci ci offrivano gratis . Non poteva averne visto di più belli , per la festa del santo patrono , nel suo piccolo villaggio . E anch ' io , in quel momento , vidi tutto il cielo traversato dai razzi . Tutti quei fuochi , al di sopra del bosco di abeti , sembravano illuminare le colonne e le navate di un ' immensa basilica . Il tubo era passato sotto i reticolati . Approfittai della prima oscurità che cadde attorno a noi , strisciai indietro e lasciai il posto libero a " zio Francesco " . Col sigaro , egli accese la miccia e la ricoprì d ' un sasso . Insieme , ci riparammo dietro il tronco d ' un abete e attendemmo lo scoppio . Mezz ' ora dopo , eravamo rientrati nelle nostre linee . I dieci tubi erano tutti esplosi . Facemmo l ' appello dei presenti : nessuno mancava . Solo un soldato del gruppo di Santini era stato ferito ad una gamba . Prima di raggiungere i loro reparti , i soldati finirono assieme il cognac destinato ai volontari . XII Il giorno dopo , l ' assalto fu condotto dal 1° battaglione . Gli austriaci , allarmati dalle esplosioni della notte , attendevano . Le mitragliatrici falciarono le prime ondate e il battaglione non arrivò neppure alle trincee . Per tutta la giornata , nella stretta vallata , non si sentivano che i lamenti dei feriti . Senza artiglieria , era vano pensare alla conquista di posizioni così fortemente difese . Il 2° battaglione tentò un altro assalto , ma inutilmente . Cominciavamo tutti a perderci d ' animo . I soldati guardavano l ' arrivo dei tubi con terrore . I tubi la notte significavano l ' assalto per il giorno dopo . Quei giorni furono lugubri . Per abituare il nemico alle esplosioni dei tubi , ogni notte , durante una settimana , furono messi dei tubi , senza che seguisse l ' assalto il giorno dopo . I comandi pensavano che , in quel modo , distrutti i reticolati , si potesse finalmente condurre un assalto di sorpresa . Ma nell ' operazione così ripetuta , si ebbero dei morti e dei feriti , e pochi erano quei soldati che si offrivano volontari . Alla fine , si dovette dar l ' ordine alle squadre , a turno . " Zio Francesco " era sempre incolume e sempre volontario . Ma una notte , anch ' egli non rientrò . Il compagno di tubo ne riportò più tardi il cadavere . Alla fureria della 10a compagnia , si trovarono i depositi dei suoi guadagni . Egli spediva ogni volta le dieci lire di premio alla sua famiglia . Povero " zio Francesco " ! I suoi compagni veterani ottennero il permesso di accompagnare la salma al cimitero di Gallio ed io fui con loro . Com ' eravamo in pochi ! Così se ne andava la brigata del Carso , sull ' Altipiano d ' Asiago . Aveva preso il comando del battaglione l ' ufficiale più anziano , il capitano Bravini , nuovo arrivato . Giovane ufficiale di carriera , egli si prodigò per riordinare il battaglione . Dopo due giorni , si mise anch ' egli a bere del cognac ; prima di nascosto , poi apertamente . E finì per cercare la mia razione , come un tesoro . Tanti tubi brillati esigevano , alla fine , un assalto . In quei giorni , il maggiore Carriera , comandante del 2° battaglione del nostro reggimento , era stato promosso tenente colonnello . A lui fu affidato il compito di dirigere l ' assalto nel nostro settore . Anche il mio battaglione fu messo alle sue dipendenze , per l ' azione . Egli era uomo di grande volontà . Il generale Leone lo stimava moltissimo . Ed egli stimava egualmente il generale . Tutti e due erano fatti per intendersi . Dal momento in cui gli fu affidata l ' azione , non chiuse occhio né di giorno né di notte . Egli voleva essere d ' esempio . Era instancabile . Dopo aver passato la notte insonne , la mattina faceva un ' ora di ginnastica svedese ed esigeva che la facesse anche il suo aiutante maggiore . Di debole costituzione fisica , questi finì col perderci la salute . Il tenente colonnello aveva il seguente piano : la notte , far brillare i tubi ; all ' alba , mandare esploratori e far allargare le brecce dei reticolati con le pinze tagliafili ; subito dopo , attaccare . Egli dunque aveva introdotto la sola variante delle pinze . Quando io sentii parlare di pinze , mi si rizzarono i capelli . Con le pinze , sul Carso , avevamo perduto i migliori soldati , sotto i reticolati nemici . Il capitano Bravini , anch ' egli comandante di battaglione , ma inferiore di grado , faceva tutto quanto il tenente colonnello gli comandava , senza un ' obbiezione . La notte , i tubi furono fatti brillare . Io avevo fatto nascondere le pinze del mio battaglione . All ' alba , il tenente colonnello le reclamava e invano il capitano Bravini le cercava . Fu giocoforza rinunziare alle nostre pinze . Il tenente colonnello chiamò il suo aiutante maggiore e gli chiese : - Abbiamo ancora pinze al 2° battaglione ? Io speravo ch ' egli dicesse di no , perché io l ' avevo prevenuto . Anch ' egli era stato sul Carso e conosceva l ' esito dell ' impiego delle pinze . Il tenente aiutante maggiore fece uno sforzo di raccoglimento e rispose : - Signor sì , ne abbiamo ancora sette , di cui cinque in ottimo stato . Tre grandi e due piccole . Ma un dubbio lo turbò . Tirò un taccuino di tasca e si corresse : - Di cui quattro in buono stato . Due grandi e due piccole . Egli era un professore di greco del bolognese ed era esatto sempre , anche nei dettagli più apparentemente insignificanti . Io ero vicino a lui , e gli dissi , sottovoce , con dispetto : - Tu farai carriera con le tue pinze . - Io faccio il mio dovere , - mi rispose , tranquillo . Le pinze , tutte e sette , furono subito portate . La luce dell ' alba cominciava a rischiarare il bosco , ma in modo così tenue che ci si vedeva appena fra di noi . - Capitano , - ordinò il tenente colonnello al mio comandante di battaglione , - faccia uscire un ufficiale e due soldati per riconoscere i reticolati ed allargare con le pinze le brecce di passaggio . Il capitano ordinò che il tenente Avellini , della 9a compagnia , uscisse con due soldati . Il tenente era un giovane ufficiale di carriera , arrivato al battaglione in quei giorni . Il tenente si presentò , ascoltò gli ordini e non disse una parola . Prese le pinze , ne distribuì una ad ogni soldato , e ne tenne una per sé . Scavalcò la nostra trincea con un salto , e sparì , seguito dai due soldati . Passarono alcuni minuti , senza il minimo rumore . Le fucilate delle vedette continuavano , normali . Io facevo delle considerazioni al capitano Bravini : - Occorrerà della luce perché i nostri possano riconoscere i reticolati e tagliare i fili . E se c ' è della luce , vedranno anche gli austriaci e tireranno sui nostri . Bisognerebbe che le trincee nemiche fossero vuote . Il capitano era nervoso . Non parlava . Anch ' egli si rendeva conto che l ' operazione era difficile . S ' era già bevuta mezza borraccia di cognac . Dalla trincea nemica partirono più colpi . Non erano i tiri delle vedette . Seguirono altri colpi , poi tutta la linea aprì il fuoco . I nostri erano stati scoperti . Dalla nostra trincea , noi non potevamo vedere chiaramente . - Non c ' è dubbio , - mormorai al capitano Bravini , - gli austriaci tirano sui nostri . Operazioni simili non si possono fare che di notte , al buio . Ma di notte non si vede . Quindi non si possono fare né di notte , né di giorno . Ci vuole l ' artiglieria . Senza artiglieria , non si va avanti . - Ci vuole l ' artiglieria , - ripeteva il capitano . E non si sapeva staccare dalla borraccia . Anche il tenente colonnello era nervoso . Camminava su e giù per la trincea , senza parlare . Il suo aiutante maggiore lo seguiva , anch ' egli su e giù , come un ' ombra . Dalle feritoie , a due passi dalla nostra trincea , vedemmo spuntare dai cespugli il tenente Avellini con un soldato . Buttammo a terra qualche sacchetto , e li aiutammo a rientrare . Il soldato era ferito alla gamba . Il tenente aveva la giubba passata da parte a parte , ai fianchi , in più punti , ma senza una scalfittura . Egli riferì al tenente colonnello . L ' altro soldato era morto sotto i reticolati . Gli austriaci avevano , durante la notte , buttato altri cavalli di frisia nei tratti in cui i reticolati erano stati rotti dai tubi . La linea si sarebbe potuta traversare solo in qualche punto , ma passando per uno . Gli austriaci avevano dato l ' allarmi . Le pinze non tagliavano . Egli aveva ancora in mano la sua pinza e la mostrò al tenente colonnello . Nella nostra trincea v ' erano rotoli di filo spinato . Prese l ' estremità d ' un filo e l ' afferrò con la pinza . Le lame della pinza scivolavano sul filo , senza intaccarlo . Il tenente colonnello guardava , contrariato . Prese anch ' egli la pinza e volle provare a rompere il filo . Malgrado i suoi esercizi di ginnastica svedese , egli aveva una struttura fisica impacciata e poco mancò non rimanesse ferito . Tentò a più riprese , ma inutilmente . Il filo rimase intatto e le pinze gli caddero di mano . Il professore di greco prese una delle pinze che erano rimaste per terra , una delle sette , e la provò sul filo . La pinza tagliava . - Ma questa taglia benissimo , - disse trionfante al tenente colonnello . - Taglia ? - chiese questi . - Sì , signor colonnello , taglia . E offrì , una seconda volta , a tutti noi , la dimostrazione della sua scoperta . - Allora , - disse il tenente colonnello , - dobbiamo ancora tentare . - Ma non si tratta di pinze , - dissi io , mettendomi a fianco del capitano e rivolgendomi a lui . - Le pinze potrebbero tagliare tutte quante ed essere le migliori pinze dell ' esercito , ma la situazione rimane la stessa . Gli austriaci attendono ai varchi e tireranno a bruciapelo su quanti si avvicineranno ai reticolati , con pinze o senza pinze . - Qui comando io , - disse il colonnello , - e io non ho chiesto la sua opinione . Il mio capitano non parlò ed io non risposi . Il tenente colonnello chiese al capitano Bravini il nome di un altro ufficiale del battaglione da mandare sotto i reticolati . Senza resistenza , il capitano suggerì il nome del tenente Santini e aggiunse che nessuno , come lui , conosceva il terreno . Per un portaordini , mandò a chiamare Santini . Ora , la luce dell ' alba si era fatta più viva e noi potevamo distinguere tutto l ' andamento delle trincee nemiche . Non ci voleva molto per capire che si mandava Santini a morire inutilmente . Io azzardai ancora un ' obbiezione : - Ora c ' è molta più luce , - dissi . - Inoltre , Santini è uscito , anche stanotte , con i tubi . Non si potrebbe rinviare all ' alba di domani ? Il mio capitano non osò dire una parola . Il tenente colonnello mi rivolse uno sguardo ostile e mi disse : - Si metta sull ' attenti e faccia silenzio ! Il professore di greco continuava ad andare in giro con le pinze e mostrava a tutti , ufficiali e soldati più vicini , che erano in ottimo stato . Il tenente Santini arrivò seguito dal suo portaordini . Il tenente colonnello gli spiegò quello che si voleva da lui e gli chiese se volesse offrirsi volontario . Egli era audace e aveva troppo orgoglio . Io avevo paura ch ' egli rispondesse di sì . Mi avvicinai alle sue spalle e gli sussurrai , tirandogli le falde della giubba : - Di ' di no . - È un ' operazione impossibile , - rispose Santini . - È troppo tardi . - Io non le ho chiesto , - ribatté il tenente colonnello , - se sia presto o tardi . Io le ho chiesto se si offre volontario . Io gli tirai ancora le falde della giubba . - Signor no , - rispose Santini . Il tenente colonnello guardò Santini , quasi non prestasse fede alle sue orecchie , guardò il capitano Bravini , guardò me , guardò tutto il gruppo di ufficiali e di soldati che erano addossati alla trincea , vicino a noi , ed esclamò : - Questa è codardia ! - Lei mi ha posto una domanda , io le ho risposto . Non è questione né di codardia , né di coraggio . - Lei non si offre volontario ? - chiese il tenente colonnello . - Signor no . - Ebbene , io le ordino , dico le ordino , di uscire egualmente , e subito . Il tenente colonnello parlava calmo , la sua voce aveva l ' espressione d ' una preghiera gentile , quasi supplichevole . Ma il suo sguardo era duro . - Signor sì , - rispose Santini . - Se lei mi dà un ordine , io non posso che eseguirlo . - Ma un ordine simile non si può eseguire , - dissi io al capitano , con la speranza che intervenisse . Ma egli rimase muto . - Prenda le pinze , - ordinò il tenente colonnello , con la voce dolce e gli occhi freddi . Il tenente aiutante maggiore s ' avvicinò con le pinze . Mi passò vicino . Io non potei frenarmi e gli gridai : - Potresti uscire tu , con coteste tue pinze della malora . Il tenente colonnello mi sentì , ma rispose a Santini : - Esca dunque , tenente , - ordinò . - Signor sì , - disse Santini . Santini prese le pinze . Si slacciò dal cinturone un pugnale viennese dal corno di cervo , trofeo di guerra , e me l ' offerse . - Tienilo per mio ricordo , - mi disse . Era pallido . Estrasse la pistola e scavalcò la trincea . Il portaordini , che nessuno di noi aveva notato , dopo il suo arrivo in compagnia del tenente , prese una pinza e uscì dalla trincea . Io ero ancora con il pugnale in mano . Il capitano Bravini beveva alla borraccia . Mi buttai alla feritoia più vicina e vidi i due , dritti in piedi , uno a fianco dell ' altro procedere , a passo , verso le trincee nemiche . Era già giorno . Gli austriaci non sparavano . Eppure i due avanzavano allo scoperto . In quel punto , fra le nostre trincee e quelle nemiche , non vi erano più di cinquanta metri . Gli alberi erano radi e i cespugli bassi . Se si fossero buttati a terra , sotto i cespugli , sarebbero potuti arrivare non visti , almeno fino ai reticolati . Santini rimise la pistola nella fondina e avanzò con in mano le sole pinze . Il portaordini gli era sempre a fianco , con il fucile e le pinze . Traversarono il breve tratto e si fermarono ai reticolati . Dalle trincee , nessuno sparò . Il cuore mi batteva come un martello . Levai la testa dalla feritoia e guardai la nostra trincea . Tutti erano alle feritoie . Quanto tempo rimasero dritti , di fronte ai reticolati ? Io non ne ho ricordo . Santini fece infine , ripetutamente , con la mano , un gesto verso il suo compagno per farlo ritornare indietro . Forse , egli pensava di poterlo salvare . Ma il gesto era il movimento stanco d ' un uomo scoraggiato . Il soldato rimase al suo fianco . Santini s ' inginocchiò accanto ai reticolati e , con le pinze , iniziò il taglio dei fili . Il portaordini fece altrettanto . Fu allora che , dalla trincea nemica , partì una scarica di fucili . I due stramazzarono al suolo . Dalle nostre trincee , un fuoco di mitragliatrici e di fucileria , rabbioso e vano , rispose come rappresaglia . Mi levai dalla feritoia e cercai il professore di greco . Io lo investii : - Ora che avete compiuto una così bella operazione , potete anche andare a mangiare , soddisfatti . Egli non mi rispose , e mi guardò con pena . Aveva le lacrime agli occhi . Ma io ero troppo in rivolta per potermi contenere . - Ora , tu e il tuo stratega avete il dovere di uscire , tutti e due di pattuglia , con le tue pinze , e continuare il lavoro che Santini e il suo portaordini hanno interrotto . - Se mi ordinano di uscire , - rispose , - io esco immediatamente . Il tenente colonnello preparava l ' assalto dei due battaglioni per le otto . Il comandante di reggimento e il comandante di brigata vennero in linea e lo fecero sospendere . La notte arrivarono le corvée con tubi e cognac . L ' azione dunque sarebbe stata ripresa . L ' inseguimento continuava . XIII Dopo un nuovo assalto tentato dal 1° battaglione , e fallito , avemmo qualche giorno di tregua , che passammo , dall ' una e dall ' altra parte , a rafforzare le trincee . Si era ormai a metà luglio . La nostra artiglieria cominciò a farsi viva sull ' Altipiano . Una batteria motorizzata fece un ' apparizione sulla strada di Gallio , tirò un centinaio di granate , che caddero sui nostri , e scomparve . Di essa , non si ebbe più sentore . I soldati la battezzarono " batteria fantasma " . Quel giorno , l ' artiglieria nemica rispose , per rappresaglia , sulle nostre linee e fu ferito gravemente il comandante di brigata . Il mio battaglione ricevette altri complementi e ricompose il suo organico . Ogni compagnia ebbe un capitano e quattro ufficiali subalterni . Il capitano Bravini , comandante titolare della 10a e l ' ufficiale più anziano , continuò a comandare il battaglione , nell ' attesa dell ' arrivo d ' un ufficiale superiore . Anche i corpi d ' armata laterali avevano avuto gravi perdite e scacchi a Monte Interrotto , a Monte Colombella , a Monte Zingarella e oltre . Non era solo la nostra divisione che agiva , era tutta l ' armata dell ' Altipiano . L ' idea dell ' inseguimento , che il generale Leone aveva fatta sua , in modo particolare , era una direttiva del Comando Supremo . Contemporaneamente alla notizia dell ' arrivo di un gruppo di batterie , vi furono altri preparativi per un altro assalto . Il mio battaglione fu avvertito che avrebbe attaccato per primo e ricevette l ' ordine di fare delle nuove ricognizioni . Ma il giorno dell ' azione non era stato ancora precisato . Si era , mi pare , al 16 luglio . Io avevo ricevuto l ' ordine di accompagnare il comandante della 9a in linea e di dargli tutti gli schiarimenti necessari alla conoscenza del terreno e delle linee nemiche . Egli era arrivato il giorno in cui era morto Santini e aveva anch ' egli , dalle feritoie della nostra trincea , assistito alla sua morte . Ne era rimasto profondamente impressionato . Il comandante del battaglione aveva stabilito nelle compagnie un nuovo turno per gli assalti : la 9a sarebbe dovuta uscire per la prima , nella prossima azione . Il suo comandante quindi doveva conoscere , in ogni parte , il settore nel quale sarebbe stato , presto , chiamato ad agire . Io lo trovai al comando della sua compagnia , ch ' era dietro la prima linea , di rincalzo . Beveva e mi sembrò di buon umore . Anch ' egli sapeva dei preparativi per la prossima azione . Gli comunicai le disposizioni del comandante di battaglione . - Lo so , lo so bene , - mi disse , - ora tocca a me uscire per primo . Uno alla volta , ci spacciano tutti . - Questa volta , avremo l ' artiglieria , - dissi io per rincuorarlo . - Avremo l ' artiglieria nemica , - ribatté il capitano . - I reticolati sono dappertutto ... È perfettamente inutile che io mi studi il terreno . È indifferente che si attacchi a sinistra o a destra . E per me è tutt ' uno morire a destra oppure a sinistra . Ma se il comandante del battaglione lo desidera , vediamo pure . Potevano essere le cinque del pomeriggio . Io intendevo accompagnarlo a destra , nel punto più elevato delle nostre trincee . Di là , si poteva dominare tutto il terreno posto fra le nostre e le trincee nemiche e si vedeva , distintamente , guardando a sinistra verso Monte Interrotto , l ' andamento dei reticolati e della trincea , nel punto che la 9a avrebbe dovuto attaccare . V ' era là , nella nostra trincea , la feritoia n . 14 , la migliore feritoia d ' osservazione di tutto il settore . Era stata costruita su una roccia che sporgeva , formando un angolo acuto , verso il nemico . Quella feritoia non era adatta per il terreno che stava di fronte e più a destra verso Casara Zebio , ma , per quanto distante , spiava , più in basso , a sinistra , in alcuni tratti , persino il movimento degli austriaci nella trincea e nei camminamenti . Io vi ero stato quasi tutti i giorni e avevo anche potuto farvi dei rilievi per il comando di reggimento . La nostra trincea , in quel punto , era presidiata dalla 12a compagnia . Avevamo già percorso gran parte della linea e ci avvicinavamo al punto più elevato , quando ci venne incontro l ' ufficiale di servizio della 12a . Gli chiesi che ci accompagnasse alla feritoia n . 14 . - Di giorno è chiusa , - ci rispose . - Non serve più . Gli austriaci l ' hanno individuata e vi tengono puntato un fucile a cavalletto . Ieri , vi abbiamo avuto una vedetta uccisa , stamattina una ferita . Il comandante la compagnia ha ordinato di chiuderla con un sasso , di giorno . - Peccato , - dissi io . - Sarebbe stato tanto utile per il signor capitano . Ci accontenteremo delle altre feritoie . - Dalle altre feritoie , - osservò l ' ufficiale , - non si vede gran che . Ma ho fatto parecchi schizzi e il signor capitano può vederli . È come se guardasse alla feritoia n . 14 . - Ma che schizzi , - esclamò il capitano . - Io voglio guardare dalla feritoia n . 14 . - Il comandante della compagnia , - rispose l ' ufficiale , - lo ha proibito espressamente . - Ed io guardo egualmente , - concluse il capitano . E s ' incamminò per la trincea , cercando il numero della feritoia . Si era staccato da noi e procedeva solo , a grandi passi . - Manda a chiamare il comandante di compagnia , - dissi all ' ufficiale , - diversamente quest ' uomo , che ha bevuto , commette una pazzia . Un soldato s ' era già allontanato verso il comando della compagnia e noi ci affrettammo per raggiungere il capitano . Arrivammo assieme alla feritoia n . 14 . Il capitano le si avvicinò ; la feritoia era otturata da un sasso . Egli allungò la mano per rimuovere il sasso . - Se il capitano ha dato un ordine , - dissi trattenendogli il braccio , - noi dobbiamo rispettarlo . - Ed io , che cosa sono io ? Io non sono un capitano ? - mi ribatté con tono di comando . Fu questione di pochi secondi . Il capitano era di fronte alla feritoia . Con una mossa rapida , tolse il sasso e guardò . Un colpo di fucile risuonò nell ' aria e il capitano cadde a terra . Una pallottola esplosiva gli aveva spezzato la mascella destra , asportandogliela in gran parte . La notte , rientrando da un giro in prima linea , io accompagnavo il tenente Avellini , che aveva preso il comando della 9a dopo la ferita del capitano , alla sua compagnia . Un ricovero , addossato ad un roccione , era illuminato . Il ricovero era lateralmente protetto con tela di sacchi e solo passandovi vicino se ne poteva scorgere la luce interna attraverso qualche foro . Mi fermai e guardai . Al centro , v ' era accesa una candela . I soldati , una trentina , stavano attorno , seduti o sdraiati , e fumavano . - Sentiamo che cosa dicono della ferita del capitano , - sussurrai ad Avellini . Ci avvicinammo ai sacchi e ascoltammo . Erano in parecchi a parlare . - Anche domani un assalto ! - Io scommetto che domani c ' è l ' assalto . - E perché non ci dovrebbe essere ? Non siamo noi figli di puttana ? - Non c ' è . La corvée non ha portato né cioccolato né cognac . - Arriverà più tardi , quando saremo tutti morti . E se li sbaferà il sergente furiere . - No , ti dico . Non si è mai visto un assalto senza cioccolato e senza cognac . Il cioccolato può anche mancare , ma non il cognac . - Vedrete che ci faranno ammazzare , questi briganti , senza cioccolato e senza cognac . - Lo credo anch ' io . Ci preferiscono affamati , assetati e disperati . Così , non ci fanno desiderare la vita . Quanto più miserabili siamo , meglio è per loro . Così , per noi è lo stesso , che siamo morti o che siamo vivi . - È così . - È proprio così . - Tu cerca di fare meno l ' imbecille . Mangi tutti i giorni come un avvoltoio e poi ti lamenti . Adesso il tuo stomaco delicato ha bisogno di cioccolato e di cioccolatini . Se non ti procuri le due scatolette di riserva che ti sei mangiato , vedrai che cosa ti succede . Io , come capo squadra , non voglio avere noie . - E chi ti paga per fare la spia ? - Se il capitano non fosse rimasto ferito oggi , ti avrebbe aperto lo stomaco per tirartene le scatolette . - Io , senza cognac , non ci vado all ' assalto . - E dove mai vuoi che trovi due scatolette di carne ? - Ci andrai egualmente , anche senza cognac . Come hai fatto sempre . - Trovale dove vuoi , ma trovale . Rubale . Sei talmente ingrassato che non sei buono a rubare neppure di notte . - Due bidoni di cognac , li ho visti io stamattina . - Non era cognac . Io ne ho rubato una gavetta . Era benzina per i fucili . - Si capisce che sono obbligato d ' andare all ' assalto , anche senza cognac . Se non ci vado , mi fucilano . Ma tu ci trovi gusto . - Finiranno con l ' ammazzarci tutti quanti , con il cognac e senza il cognac . - Eh ! muoiono anche loro . Si dice che la ferita del generale è grave . - Peggio per lui . Non era pagato per fare il generale ? - Sì , muoiono anche loro , ma con tutti i conforti . Bistecche la mattina , bistecche a mezzogiorno , bistecche la sera . - E con uno stipendio mensile che basterebbe a casa mia per due anni . - Ma vedrete che non morrà . Di quella gente , non ne muore uno sul serio . - Quelli stanno bene anche da morti . - Se morissero tutti , staremmo meglio anche noi . - Se morissero tutti , la guerra sarebbe finita . - Bisognerebbe ammazzarli tutti . - Non siamo stati buoni neppure ad ammazzare il comandante della divisione . Siamo dei disgraziati . Non siamo buoni a niente . - Non siamo buoni a niente . - A niente . - A niente . - Pare che il capitano abbia detto : " Io , i miei soldati non li conduco a farsi ammazzare come galline " . Ed ha preferito farsi ficcare una palla in testa . - Chi te l ' ha detto ? - Lo dicevano in compagnia , quando l ' han fatto passare qui , in barella . - Bisognerebbe ammazzarli tutti , tutti , dal capitano in su . Altrimenti , per noi , non c ' è scampo . - E il capitano comandante del battaglione ? - Anche lui vuol fare carriera . Ma verrà il giorno anche per lui . - Vogliono fare tutti carriera . I loro galloni sono fatti di morti . - Si dice che il tenente Santini ha lasciato un testamento . - L ' ho sentito anch ' io . - Anch ' io . - E che dice il testamento ? Era sposato , il tenente ? - Ma che sposato ! Il testamento diceva : Raccomando ai miei cari soldati di spararli tutti , appena possono farlo senza loro pericolo ; tutti , senza eccezione . - Quello era un uomo ! - Non aveva paura di niente . - Era un disgraziato come noi , - Il tenente comandante del plotone non si farà certo ammazzare per noi . Ha una paura maledetta . - E tu non hai paura ? Non hai paura , tu ? - Se io ho cognac , non ho paura di niente . - Se non avessi paura , saresti già scappato . - Scappare ? E dove mai scappare ? - Chi mi dà un po ' di cognac ? - Cognac ? Cartucce , se vuoi . - Do mezzo sigaro a chi mi dà cognac . - Vediamo . - Vediamo . - Silenzio ! C ' è qualcuno di fuori . - Ecco il mezzo sigaro . - Silenzio ! Noi eravamo addossati al ricovero , dietro il camminamento . Dall ' altra parte , dall ' entrata del ricovero , il furiere della compagnia si affacciò e gridò : - Cinque uomini di corvée per il cioccolato e per il cognac ! - Ingrassano bene il porco prima di ammazzarlo . - Lo ingrassano bene ! - C ' ingrassano bene ! XIV Il comandante della divisione volle dirigere personalmente i preparativi dell ' azione . Fin dalle prime ore del giorno , egli era in linea , nelle trincee del mio battaglione . Il comandante del reggimento l ' accompagnava . Il generale si era abituato a controllare tutto . Quella sua tenacia , senza stanchezza , era all ' altezza del suo ardimento . Stavolta , egli era deciso a passare . Già durante la notte , s ' era sparsa la voce che numerose batterie di differente calibro avrebbero collaborato all ' azione . Finalmente dunque l ' artiglieria ci avrebbe distrutte quelle maledette trincee e quei reticolati ! Era finalmente tempo . Dopo la batteria fantasma , non s ' erano sentite batterie su tutto l ' Altipiano . I pezzi non arrivarono in massa . Ma il generale Leone ce ne volle mandare egualmente un esemplare . Egli fece portare in trincea un cannone da 75 . Trascinato dalle corvée , sulle mulattiere e i sentieri , il cannone arrivò in linea poco dopo il generale . Era un pezzo da campagna Déport , scudato . Esso si presentò isolato , come decorosa rappresentanza ufficiale del corpo . Dove fossero i suoi compagni , nessuno di noi lo seppe mai . Probabilmente , erano stati inviati anch ' essi , ambasciatori straordinari , per le varie brigate sparse sull ' Altipiano . La loro voce comunque non arrivò fino a noi . Nella nostra trincea , artiglieri e fanti praticarono una larga breccia e vi collocarono il cannone , le ruote fuori , l ' affusto dentro la trincea . Appena gli austriaci lo videro , aprirono il fuoco . Il pezzo , con gli scudi corazzati di fronte e di fianco , rimase impassibile al tiro . Il generale dette un ordine , e il sottotenente d ' artiglieria , che comandava il distaccamento , fece iniziare il tiro . Il generale , il colonnello , il capitano Bravini ed io stavamo vicini al pezzo , riparati dalla trincea . Ai primi rimbombi , il generale , senza peraltro modificare l ' espressione del suo viso austero , si lisciò le mani con soddisfazione . E guardò i soldati , cercando , con gli occhi duri , un consenso . Egli non parlava , ma tutto il suo contegno diceva : " Guardate , che cosa vi ha saputo portate in linea il vostro generale " . I soldati rimasero indifferenti , incapaci d ' apprezzare l ' importanza del dono . Sin dai primi colpi di cannone , il fuoco delle mitragliatrici e dei fucili andò diminuendo fino a cessare del tutto . Ad esso , di fronte al cannone , si sostituì un tiratore scelto . Con tiro preciso , sempre più preciso , questi tentava di colpire il tiratore del pezzo , attraverso il piccolo foro di mira , praticato nella corazza . Tutti i serventi del cannone , riscaldati dai colpi , accelerarono il tiro . Quel piccolo colpo di fucile , persistente ma stentato , era coperto dal fragore del cannone e dallo scoppio delle granate sulla trincea . Il generale continuava a lisciarsi le mani . - Bravo , tenente ! - diceva all ' artigliere . - Ma bravo ! ma bravo ! Da Val d ' Assa , a non meno di sette chilometri , una batteria nemica da 152 tirò a forcella sul pezzo da 75 . Si rovesciò attorno , in pochi istanti , una valanga di granate . I serventi del pezzo parvero non accorgersene neppure e rimasero inchiodati ai loro posti . Alcune granate caddero di fronte alle nostre trincee , senza ferire nessuno ; altre si abbatterono sulle trincee nemiche . Il nostro cannone si era trovato un buon ausiliario . Come se quei colpi fossero partiti dal nostro pezzo , il generale aumentava il proprio entusiasmo . - Bravo , tenente ! - continuava . - La terrò presente per una promozione straordinaria per merito di guerra . I colpi del tiratore isolato si facevano sempre più precisi . Egli tirava con metodo . Un colpo traversò il foro dello scudo e spezzò il braccio al puntatore . Senza parlare , questi mostrò il braccio ferito al tenente . L ' ufficiale prese il suo posto e continuò il tiro . Il tiratore isolato riprese il suo . La batteria da 152 taceva , evidentemente soddisfatta . Il nostro pezzo da 75 continuava a sparare , ma i suoi colpi cadevano ora sui reticolati , ora sulle trincee , senza effetto . Appariva chiaro che avrebbe potuto continuare a sparare tutto il giorno , con lo stesso risultato . Al colonnello , che fino a quel momento era stato muto a fianco del generale , sfuggì una esclamazione : - Tutto questo non serve a nulla . Il generale non s ' irritò . Parve anzi prestare attenzione al colonnello . - Crede lei veramente che questo non serva a nulla ? - A nulla , - rispose il colonnello , convinto . - Proprio a nulla , signor generale . Io guardai il colonnello con stupore . Era la prima volta ch ' egli osava esprimere un ' opinione antigerarchica . Il generale rifletté . Si accarezzò il mento con l ' estremità del bastone alpino e stette raccolto a lungo . Anch ' egli doveva aver notato che il cannoncino da 75 era impotente contro una trincea scavata nel suolo e contro una linea di reticolati così vasta . Mentre il generale rifletteva , anche il tenente rimase colpito al braccio . Immediatamente , un sergente lo sostituì . Gli artiglieri , con mossa meccanica , febbrilmente continuavano a servire il pezzo . Il tenente passò accanto al generale , fasciandosi il braccio . Il generale parve decidersi . Batté la mano sulla sua spalla e gli ordinò di far cessare il tiro . Il generale si rivolse poi al colonnello : - Adesso , mettiamo in azione le corazze " Farina " . Io guardai l ' orologio : erano le otto passate . Una corvée portò in trincea diciotto corazze " Farina " . Io le vedevo per la prima volta . Queste differivano dalla corazza del mio maggiore , la quale , a scaglie di pesce , leggera , copriva solo il torso e l ' addome . Le corazze " Farina " erano armature spesse , in due o tre pezzi , che cingevano il collo , gli omeri , e coprivano il corpo quasi fino alle ginocchia . Non dovevano pesare meno di cinquanta chili . Ad ogni corazza corrispondeva un elmo , anch ' esso a grande spessore . Il generale era ritto , di fronte alle corazze . Dopo la fuggevole soddisfazione che gli avevano dato i primi colpi di cannone , s ' era ricomposto , immobile . Ora parlava scientifico : - Queste sono le famose corazze " Farina " , - ci spiegava il generale , - che solo pochi conoscono . Sono specialmente celebri perché consentono , in pieno giorno , azioni di una audacia estrema . Peccato che siano così poche ! In tutto il corpo d ' armata non ve ne sono che diciotto . E sono nostre ! Nostre ! Io ero , nella trincea , a fianco del capitano Bravini . Al mio fianco , ma distante qualche metro , v ' era un gruppo di soldati . Il generale parlava con tono di voce normale . Anche i soldati lo sentivano . Un soldato , commentò a bassa voce : - Io preferirei una borraccia di buon cognac . - A noi soli , - continuava il generale , - è stato concesso il privilegio di averle . Il nemico può avere fucili , mitragliatrici , cannoni : con le corazze " Farina " si passa dappertutto . - Dappertutto , per modo di dire , - osservò il colonnello , che , in quel giorno , era in vena d ' eroismo . Il terribile generale non reagì e guardò il colonnello come se avesse posto un ' obbiezione di carattere tecnico . Il colonnello , per temperamento , era lento e passivo ma , una volta tanto , si permetteva delle stravaganze che , per altri , non sarebbero state lecite . Egli aveva una statura da gigante ed una grossa fortuna di famiglia : due qualità che s ' imponevano . - Io ho conosciuto le corazze " Farina " , - spiegò il colonnello , - e non ne ho conservato un buon ricordo . Ma forse queste sono migliori . - Certo , certo , queste sono migliori , - riprese il generale . - Con queste si passa dovunque . Gli austriaci ... Il generale abbassò la voce , sospettoso , e dette un ' occhiata alle trincee nemiche , per accertarsi che non fosse sentito . - Gli austriaci hanno fatto delle spese enormi per carpirci il segreto . Ma non ci sono riusciti . Il capitano del genio che è stato fucilato a Bologna , pare fosse venduto al nemico per queste corazze . Ma è stato fucilato a tempo . Signor colonnello , vuole aver la compiacenza di disporre che esca il reparto dei guastatori ? Il reparto dei guastatori era stato preparato dal giorno prima e attendeva d ' essere impiegato . Erano volontari del reparto zappatori , comandati da un sergente , anch ' egli volontario . In pochi minuti , furono in trincea , ciascuno con un paio di pinze . Essi indossarono le corazze in nostra presenza . Lo stesso generale si avvicinò a loro ed aiutò ad allacciare qualche fibbia . - Sembrano guerrieri medioevali , - osservò il generale . Noi rimanemmo silenziosi . I volontari non sorridevano . Essi facevano in fretta ed apparivano decisi . Gli altri soldati , dalla trincea , li guardavano , con diffidenza . Io seguivo con ansia quanto avveniva . E pensavo alla corazza del maggiore a Monte Fior . Certamente , queste erano molto più solide e potevano offrire una più forte protezione . Ma che avrebbero infine concluso questi guastatori , anche se avessero potuto superare i reticolati ed arrivare alle trincee ? Accanto al cannone , praticammo un ' altra breccia , nella trincea . Il sergente volontario salutò il generale . Questi rispose solenne , dritto sull ' attenti , la mano rigidamente tesa all ' elmetto . Il sergente uscì per primo ; seguirono gli altri , lenti per il carico d ' acciaio , sicuri di sé , ma curvi fino a terra , perché l ' elmetto copriva la testa , le tempie e la nuca , ma non la faccia . Il generale rimase sull ' attenti finché non uscì l ' ultimo volontario , e disse al colonnello , grave : - I romani vinsero per le corazze . Una mitragliatrice austriaca , da destra , tirò d ' infilata . Immediatamente , un ' altra , a sinistra , aprì il fuoco . Io guardai i soldati , in trincea . I loro volti si deformarono in una contrazione di dolore . Essi capivano di che si trattava . Gli austriaci attendevano al varco . I guastatori erano sotto il tiro incrociato di due mitragliatrici . - Avanti ! - gridò il sergente ai guastatori . Uno dopo l ' altro , i guastatori corazzati caddero tutti . Nessuno arrivò ai reticolati nemici . - Avan ... - ripeteva la voce del sergente rimasto ferito di fronte ai reticolati . Il generale taceva . I soldati del battaglione si guardavano terrorizzati . Che cosa , ora , sarebbe avvenuto di loro ? Il colonnello si avvicinò al generale e chiese : - Alle 9 , dobbiamo attaccare egualmente ? - Certamente , - rispose il generale , come se egli avesse previsto che i fatti si sarebbero svolti così come in realtà si svolgevano , - alle 9 precise . La mia divisione attacca su tutto il fronte . Il capitano Bravini mi prese per il braccio e mi disse : - Adesso tocca a noi ! Staccò la borraccia e credo che la bevette tutta . XV Il cannone aveva ottenuto , per solo risultato , la ferita del puntatore e del tenente . I guastatori erano caduti tutti . Ma l ' assalto doveva aver luogo egualmente . Il generale era sempre là , come un inquisitore , deciso ad assistere , fino alla fine , al supplizio dei condannati . Mancavano pochi minuti alle 9 . Il battaglione era pronto , le baionette innestate . La 9a compagnia era tutta ammassata attorno alla breccia dei guastatori . La 10a veniva subito dopo . Le altre compagnie erano serrate , nella trincea e nei camminamenti e dietro i roccioni che avevamo alle spalle . Non si sentiva un bisbiglio . Si vedevano muoversi le borracce di cognac . Dalla cintura alla bocca , dalla bocca alla cintura , dalla cintura alla bocca . Senza arresto , come le spolette d ' un grande telaio , messo in movimento . Il capitano Bravini aveva l ' orologio in mano , e seguiva , fissamente , il corso inesorabile dei minuti . Senza levare gli occhi dall ' orologio gridò : - Pronti per l ' assalto ! Poi riprese ancora : - Pronti per l ' assalto ! Signori ufficiali , in testa ai reparti ! Il sergente dei guastatori ferito continuava a gridare : - Avan ... Gli occhi dei soldati , spalancati , cercavano i nostri occhi . Il capitano era sempre chino sull ' orologio e i soldati trovarono solo i miei occhi . Io mi sforzai di sorridere e dissi qualche parola a fior di labbra ; ma quegli occhi , pieni di interrogazione e di angoscia , mi sgomentarono . - Pronti per l ' assalto ! - ripeté ancora il capitano . Di tutti i momenti della guerra , quello precedente l ' assalto era il più terribile . L ' assalto ! Dove si andava ? Si abbandonavano i ripari e si usciva . Dove ? Le mitragliatrici , tutte , sdraiate sul ventre imbottito di cartucce , ci aspettavano . Chi non ha conosciuto quegli istanti , non ha conosciuto la guerra . Le parole del capitano caddero come un colpo di scure . La 9a era in piedi , ma io non la vedevo tutta , talmente era addossata ai parapetti della trincea . La 10a stava di fronte , lungo la trincea , e ne distinguevo tutti i soldati . Due soldati si mossero ed io li vidi , uno a fianco dell ' altro , aggiustarsi il fucile sotto il mento . Uno si curvò , fece partire il colpo e s ' accovacciò su se stesso . L ' altro l ' imitò e stramazzò accanto al primo . Era codardia , coraggio , pazzia ? Il primo era un veterano del Carso . - Savoia ! - gridò il capitano Bravini . - Savoia ! - ripeterono i reparti . E fu un grido urlato come un lamento ed un ' invocazione disperata . La 9a , tenente Avellini in testa , superò la breccia e si slanciò all ' assalto . Il generale e il colonnello erano alle feritoie . - Il comando di battaglione esce con la 10a , - gridò il capitano . E quando la testa della 10a fu alla breccia , noi ci buttammo innanzi . La 10a , la 11a e la 12a , seguirono di corsa . In pochi secondi tutto il battaglione era di fronte alle trincee nemiche . Che noi avessimo gridato o no , le mitragliatrici nemiche ci attendevano . Appena oltrepassammo una striscia di terreno roccioso ed incominciammo la discesa verso la vallata , scoperti , esse aprirono il fuoco . Le nostre grida furono coperte dalle loro raffiche . A me sembrò che contro di noi tirassero dieci mitragliatrici , talmente il terreno fu attraversato da scoppi e da sibili . I soldati colpiti cadevano pesantemente come se fossero stati precipitati dagli alberi . Per un momento , io fui avvolto da un torpore mentale e tutto il corpo divenne lento e pesante . Forse sono ferito , pensavo . Eppure sentivo di non essere ferito . I colpi vicini delle mitragliatrici e l ' incalzare dei reparti che avanzavano alle spalle mi risvegliarono . Ripresi subito coscienza del mio stato . Non rabbia , non odio , come in una rissa , ma una calma completa , assoluta , una forma di stanchezza infinita attorno al pensiero lucido . Poi anche quella stanchezza scomparve e ripresi la corsa , veloce . Ora , mi sembrava di essere ridivenuto calmo , e vedevo tutto attorno a me . Ufficiali e soldati cadevano con le braccia tese e , nella caduta , i fucili venivano proiettati innanzi , lontano . Sembrava che avanzasse un battaglione di morti . Il capitano Bravini non cessava di gridare : - Savoia ! Un tenente della 12a mi passò vicino . Era rosso in viso e impugnava un moschetto . Era un repubblicano e aveva in odio il grido d ' assalto monarchico . Egli mi vide e gridò : - Viva l ' Italia ! Io avevo in mano il bastone da montagna . Lo levai in alto per rispondergli , ma non potei pronunciare una parola . Se noi ci fossimo trovati su un terreno piano , nessuno di noi sarebbe arrivato ai reticolati nemici . Le mitragliatrici ci avrebbero falciati tutti . Ma il terreno era leggermente in discesa e coperto di cespugli e di sassi . Le mitragliatrici erano obbligate continuamente a spostare l ' elevazione e il puntamento , e il tiro perdeva della sua efficacia . Non pertanto , le ondate d ' assalto diradavano e su mille uomini del battaglione , pochi restavano in piedi ed avanzavano . Io guardai verso le trincee nemiche . I difensori non erano nascosti , dietro le feritoie . Erano tutti in ledi e sporgevano oltre la trincea . Essi si sentivano sicuri . Parecchi erano addirittura dritti sui parapetti . Tutti sparavano su di noi , puntando calmi , come in piazza d ' armi . Io urtai contro il sergente dei guastatori . Egli era rovesciato su un fianco , cinto della corazza , l ' elmetto forato da parte a parte . Era stato colpito alla testa , mentre incitava i suoi compagni , e ripeteva il grido che gli era stato troncato , con una cantilena pietosa : - Avan ... avan ... Attorno , giacevano tre guastatori , con le corazze squarciate . Giungevamo alle trincee . Anche il capitano Bravini cadde colpito , ed io lo vidi , le braccia aperte , sprofondarsi in un cespuglio . Lo credetti morto . Ma , subito dopo , ne sentii il grido di " Savoia ! " ripetuto , ad intervalli , con voce fioca . Il battaglione doveva attaccare su un fronte di 250­300 metri . Ma l ' avvallamento del terreno ci aveva involontariamente sospinti , man mano che avanzavamo , verso la stessa striscia di terreno antistante alle trincee nemiche , larga appena una cinquantina di metri . Le mitragliatrici non potevano più colpirci , ma noi offrivamo , ai tiratori in piedi , un bersaglio compatto . I resti del battaglione erano tutti ammassati in quel punto . Contro di noi si sparava a bruciapelo . D ' un tratto , gli austriaci cessarono di sparare . Io vidi quelli che ci stavano di fronte , con gli occhi spalancati e con un ' espressione di terrore quasi che essi e non noi fossero sotto il fuoco . Uno , che era senza fucile , gridò in italiano : - Basta ! Basta ! - Basta ! - ripeterono gli altri , dai parapetti . Quegli che era senz ' armi mi parve un cappellano . - Basta ! bravi soldati . Non fatevi ammazzare così . Noi ci fermammo , un istante . Noi non sparavamo , essi non sparavano . Quegli che sembrava un cappellano , si curvava talmente verso di noi , che , se io avessi teso il braccio , sarei riuscito a toccarlo . Egli aveva gli occhi fissi su di noi . Anch ' io lo guardai . Dalla nostra trincea , una voce aspra si levò : - Avanti ! soldati della mia gloriosa divisione . Avanti ! Avanti , contro il nemico ! Era il generale Leone . Il tenente Avellini era a qualche metro da me . Ci guardammo l ' un l ' altro . Egli disse : - Andiamo avanti . Io ripetei : - Andiamo avanti . Io non avevo la pistola in pugno , ma il bastone da montagna . Non mi venne in mente d ' impugnare la pistola . Lanciai il bastone contro gli austriaci . Qualcuno lo raccolse per aria . Avellini aveva la pistola in mano . Egli si fece avanti , cercando di passare su un tronco rovesciato sopra i reticolati intatti . Era il tronco d ' un abete che , schiantato da una granata , s ' era abbattuto sui fili di ferro . Egli vi era montato sopra e procedeva con difficoltà , come su una passerella . Sparò un colpo di pistola e gridò ai soldati : - Ma sparate dunque ! Fuoco ! Qualche soldato sparò . - Avanti ! Avanti ! - urlava il generale . Avellini camminava sul tronco e faceva degli sforzi per mantenere l ' equilibrio . Dietro di lui , due soldati si reggevano a stento . Io ero arrivato a una difesa di reticolati in cui mi sembrò si potesse passare . Attraverso i fili , infatti , v ' era un passaggio stretto . Io l ' infilai . Ma , fatto qualche passo , trovai lo sbarramento d ' un cavallo di frisia . Era impossibile continuare . Mi voltai e vidi soldati della 10a che mi seguivano . Rimasi lì , inchiodato . Dalle trincee , nessuno sparava . In una ampia feritoia , di fronte , scorsi la testa d ' un soldato . Egli mi guardava . Io non ne vidi che gli occhi . Vidi solo gli occhi . E mi sembrò ch ' egli non avesse che occhi , talmente mi parvero grandi . Lentamente , io feci dei passi indietro , senza voltarmi , sempre sotto lo sguardo di quei grandi occhi . Allora io pensai : gli occhi di un bue . Mi svincolai dai reticolati e mi diressi contro Avellini . Sul tronco v ' era già un gruppo di soldati in piedi , aggrappati fra di loro . Mentre io mi avvicinavo al tronco , dalla trincea nemica , una voce di comando gridò alta , in tedesco : - Fuoco ! Dalla trincea , partirono dei colpi . Il tronco si rovesciò e gli uomini caddero indietro . Avellini non era ferito e rispose con dei colpi di pistola . Tutti ci buttammo a terra , fra i cespugli , e ci riparammo dietro gli abeti . L ' assalto era finito . Io ho impiegato molto tempo a descriverlo , ma esso doveva essersi svolto in meno d ' un minuto . Avellini era vicino e mi bisbigliò : - Che dobbiamo fare ? - Non muoverci più e attendere fino a notte , - risposi . - E l ' assalto ? - insistette . - L ' assalto ? Gli austriaci continuavano a sparare , ma il tiro era alto . Noi eravamo al sicuro . La voce del capitano Bravini arrivava fino a noi , stanca . Egli continuava a ripetere " Savoia " . Carponi , io mi misi alla ricerca del capitano . Credo che vi arrivai in un ' ora . Egli era disteso , la testa dietro un sasso , una mano sulla testa . Senza la giubba , aveva un braccio fasciato , coperto di sangue . Al suo fianco , non v ' erano che morti . Egli si doveva essere fasciato da sé . I cespugli lo riparavano dalla vista delle trincee . Io gli arrivai vicino , senza ch ' egli se ne accorgesse . Lo toccai ad una gamba ed egli mi vide . Mi guardò a lungo e ripeté ancora , abbassando la voce : - Savoia . Io mi portai l ' indice alla bocca per invitarlo a tacere . Strisciai fino alla sua testa e gli mormorai all ' orecchio : - Stia zitto ! Egli parve risvegliarsi da un lungo sonno . Mise anch ' egli l ' indice alla bocca e non parlò più . Fu come se io avessi toccato il bottone d ' un congegno meccanico e lo avessi fermato . Ora , tutta la vallata taceva , I nostri feriti non si lamentavano più . Anche il sergente dei guastatori taceva , sprofondato nell ' eterno silenzio . Neppure gli austriaci sparavano più . Sul piccolo campo di battaglia batteva il sole . Così passò il resto di quel giorno , un attimo ed un ' eternità . Quando , la notte , rientrammo alle nostre linee , il generale volle stringere la mano a tutti gli ufficiali ; cinque , compresi i feriti . Allontanandosi , disse al capitano Bravini , che aveva l ' avambraccio fratturato : - Lei può contare su una medaglia d ' argento al valor militare sul campo . Il capitano stette sull ' attenti finché il generale non scomparve . Rimasto solo con noi , si sedette e pianse tutta la notte , senza riuscire a pronunziare una parola . Finito il ritiro dei feriti e dei morti , che gli austriaci ci lasciarono raccogliere senza sparare un colpo , io mi ero sdraiato , cercando di dormire . La testa mi era leggera , leggera , e mi sembrava di respirare con il cervello . Ero sfinito , ma non riuscivo a prendere sonno . Il professore di greco venne a trovarmi . Egli era depresso . Anche il suo battaglione aveva attaccato , più a sinistra , ed era stato distrutto , come il nostro . Egli mi parlava con gli occhi chiusi . - Io ho paura di diventare pazzo , - mi disse . - Io divento pazzo . Un giorno o l ' altro , io mi uccido . Bisogna uccidersi . Io non seppi dirgli niente . Anch ' io sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire . A tratti , sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica , come l ' acqua agitata in una bottiglia . XVI Il generale Leone non si dava pace . Era stato citato all ' ordine del giorno dell ' armata e questa distinzione lo spingeva a nuovi ardimenti . Egli appariva in linea , di giorno e di notte . Era evidente che meditava altre imprese . Ma la brigata aveva avuto perdite troppo gravi e non poteva essere impiegata prima di essere ricostituita . Al mio battaglione , non erano rimasti che duecento soldati , compresa la sezione mitragliatrici di Ottolenghi che , durante l ' azione , era stata di presidio alle trincee . Eravamo ridotti a tre ufficiali . Il capitano Bravini , la cui ferita al braccio era stata considerata leggera , morì in quei giorni . Un altro ufficiale , ferito ad un piede , dovette essere ricoverato all ' ospedale e operato . La fine di luglio e la prima quindicina d ' agosto , furono per noi un riposo lungo e dolce . Non un solo assalto in quei giorni . La vita di trincea , anche se dura , è un ' inezia di fronte a un assalto . Il dramma della guerra è l ' assalto . La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento . Ma la coscienza della morte , la certezza della morte inevitabile , rende tragiche le ore che la precedono . Perché si erano uccisi i due soldati della 10a ? Nella vita normale della trincea , nessuno prevede la morte o la crede inevitabile ; ed essa arriva senza farsi annunciare , improvvisa e mite . In una grande città d ' altronde vi sono più morti d ' accidenti imprevisti di quanti ve ne siano nella trincea di un settore d ' armata . Anche i disagi sono poca cosa . Anche i contagi più temuti . Lo stesso colera che è ? Niente . Lo avemmo fra la 1a e la 2a armata , con molti morti , e i soldati ridevano del colera . Che cosa è il colera di fronte al fuoco d ' infilata d ' una mitragliatrice ? Quei giorni di vita di calma in trincea furono persino giocondi . I soldati canticchiavano all ' ombra . Rileggevano cento volte le lettere ricevute da casa , cesellavano i braccialetti di rame tolti alle granate , si spulciavano beati e fumavano . Qualche giornale ci arrivava ogni tanto e ce li passavamo fra di noi . Erano tutti gli stessi e c ' irritavano . La guerra vi era descritta in modo così strano che ci era irriconoscibile . La Valle di Campomulo che , dopo Monte Fior , noi avevamo attraversato senza incontrare un ferito , vi era dipinta " imbottita di cadaveri " . Di austriaci , naturalmente . La musica ci precedeva negli assalti ed era un delirio di canti e di conquiste . Anche i nostri giornaletti militari erano molto noiosi . La verità l ' avevamo solo noi , di fronte ai nostri occhi . Il sottotenente Montanelli , un giorno , venne a trovarmi . Egli era un veterano del 2° battaglione , comandante il reparto zappatori . Era studente in ingegneria all ' Università di Bologna e ci conoscevamo fin dal Carso . Era anch ' egli uno dei pochi scampati ai combattimenti dell ' Altipiano . Arrivò mentre io leggevo . - Tu leggi ? - mi disse . - Non hai vergogna ? - E perché non dovrei leggere ? - risposi . Egli indossava un impermeabile , abbottonato . Dei suoi indumenti , si vedevano solo l ' elmetto , l ' impermeabile , metà fasce e le scarpe . Queste erano sgangherate e tenute assieme da un groviglio di fili di ferro . Le suole erano nuove , di corteccia d ' abete . Si sbottonò l ' impermeabile e mi si mostrò nudo , dall ' elmetto alle fasce . Così l ' avevano ridotto due mesi di campagna . Dalla fine di maggio , non c ' era arrivato in linea un solo pezzo di vestiario . Chi più chi meno , eravamo un po ' tutti vestiti come vagabondi . - E la biancheria ? - gli chiesi - Non essendo un genere di prima necessità , l ' ho abolita . La mia fauna mi obbligava a tali fatiche di caccia , piccola e grossa , che ho preferito bruciarne i ricoveri . Ora mi sento più uomo . Voglio dire più animale . E tu leggi ? Mi fai pena . La vita dello spirito ? È comico , lo spirito . Lo spirito ! L ' uomo del bisonte aveva una vita dello spirito ? Noi vogliamo vivere , vivere , vivere . - Non è detto che , per vivere , sia obbligatorio sopprimere la camicia . - Bere e vivere . Cognac . Dormire e vivere e cognac . Stare all ' ombra e vivere . E ancora del cognac . E non pensare a niente . Perché , se dovessimo pensare a qualcosa , dovremmo ucciderci l ' un l ' altro e finirla una volta per sempre . E tu leggi ? Io avevo rintracciato nella villa Rossi , posta nel bosco , a mezza strada fra Gallio e Asiago , dei libri abbandonati . Era di notte e l ' incursione di pattuglia non mi dava del tempo . Nella fretta , scelsi l ' Orlando Furioso d ' Ariosto , un libro sugli uccelli e un ' edizione francese dei Fiori del male di Baudelaire . Al libro sugli uccelli , mancavano le prime pagine e ne ignorai sempre l ' autore . Quei libri , li portai con me sull ' Altipiano . Una volta salvati da me , una volta dal mio attendente , io li conservai sempre . È probabile che questa fosse la sola biblioteca letteraria ambulante dell ' armata . Il mio attendente aveva una particolare passione per gli uccelli , e quel libro , illustrato , era il suo passatempo . Egli era un cacciatore . Sapeva appena leggere , ma s ' interessava principalmente delle figure . Quando io leggevo , leggeva anch ' egli e ci scambiavamo le impressioni . - Che hai trovato di nuovo ? - gli chiedevo . - Il libro è interessante . Bertoldo e Bertoldino mi faceva ridere di più , ma questo è più attraente e vario . Tutti gli uccelli sono qua dentro . Non ne manca uno . Ci sono persino i beccafichi . Non dico di no , a me piacciono gli uccelletti alla polenta . I beccafichi vi stanno bene . Ma , senza far torto ai veneti , io preferisco i merli e i tordi arrosto . Io gli dicevo : - Pare che i tordi ci vengano dalla Germania . Ma non tutti . - Possono venirci da dove vogliono , ma , allo spiedo , sono tutti eguali . Sono buoni tutti . Badi bene , signor tenente : i tordi sono squisiti , se lo spiedo è di legno . Mai , per carità , mai commettere l ' imprudenza di adoperare spiedi di ferro . Usi solamente spiedi di legno . E mai più d ' una volta . Ogni tordo vuole il suo spiedo . Dia attenzione : che sia di legno dolce . Prima , assaggi il legno . Ne mastichi un po ' e ne controlli il sapore . Io ho fatto sempre così ... Poiché il mio attendente , nelle ore d ' ozio , reclamava il libro sugli uccelli , io mi ero ridotto a leggere solo l ' Orlando e i Fiori del male . Ma ve n ' era a sufficienza . Certamente noi due eravamo i soli lettori assidui dell ' Altipiano . È sui monti d ' Asiago che ho imparato a conoscere due fra i più caratteristici spiriti della cultura occidentale . Io li conoscevo già , ma superficialmente , come può conoscerli uno che li legga , a tavolino , in città , in tempi normali . Di loro , non mi era rimasto alcun speciale ricordo . Letti in guerra , a riposo , sono un ' altra cosa . Ariosto era un po ' come i nostri giornalisti di guerra , e descrisse cento combattimenti senza averne visto uno solo . Ma che grazia e che gioia nel mondo dei suoi eroi . Egli aveva , certamente , un fondo scettico , ma spinto all ' ottimismo . È il genio dell ' ottimismo . Le grandi battaglie sono per lui delle piacevoli escursioni in campagne fiorite e persino la morte gli appare come una simpatica continuazione della vita . Qualcuno dei suoi capitani muore , ma continua a combattere senza accorgersi d ' essere morto . Baudelaire è l ' opposto . Il sole dell ' Altipiano era fatto per illuminare la sua vita tetra . Come lo studente bolognese , egli avrebbe potuto vagare nudo sui monti e bere sole e cognac . Egli avrebbe ben potuto fare la guerra a fianco del tenente colonnello dell ' osservatorio di Stoccaredo . Simile a lui , simile a mille altri dei miei compagni , egli aveva bisogno di bere per stordirsi e dimenticare . La vita era , per lui , ciò ch ' era per noi la guerra . Ma quali scintille di gioia umana sgorgano dal suo pessimismo ! Era un giorno di sole , tutto il fronte era calmo . Solo da Val d ' Assa , sospinto dal vento , ci arrivava , di tanto in tanto , il rumore d ' un colpo di fucile . Il mio attendente , il fucile sulle ginocchia come uno spiedo , era curvo sugli uccelli . Io gli sedevo accanto , con Angelica e Orlando , attraverso una fuga . Una voce gaia ruppe il nostro silenzio . - Buon giorno , collega ! Era un tenente di cavalleria . Io chiusi il libro e mi alzai . Ci stringemmo la mano e ci presentammo . Era del reggimento " Piemonte Reale " . Addetto al comando d ' armata , veniva in linea per la prima volta . Egli non aveva mai visto una trincea . Anche adesso , non veniva con un incarico di servizio , ma per suo diletto personale , per rendersi conto della linea e del nostro modo di vivere . Era accompagnato da un portaordini del comando del reggimento . Vestiva elegantemente , impeccabile : guanti bianchi , frustino , stivaloni gialli e speroni . Io gli dissi subito : - Fa ' attenzione , perché con cotesta tua brillante tenuta , sarai il richiamo di tutti i tiratori scelti che ci stanno di fronte . Egli scherzò sui tiratori scelti , scherzò sul mio libro . Volle conoscerne l ' autore . Mi confessò di non aver mai letto l ' Ariosto . Io consegnai il libro all ' attendente , presi il bastone di montagna e ritornai a lui . Tanto per riallacciare il discorso , dissi : - Orlando è divino . - Meriterebbe , - rispose , - di diventare presidente del Consiglio . - Presidente del Consiglio , - obiettai , - è forse troppo . Ma l ' esercito non lo comanderebbe peggio del generale Cadorna . - No , sua eccellenza non ha preparazione militare , ma è certamente il più grande oratore e il più grande uomo politico che abbia il Parlamento . - Sua eccellenza ? La questione divenne intricata . Nel breve chiarimento che ne seguì , capii che io parlavo di Orlando , il " Furioso " , quello d ' Ariosto , mentre il mio collega intendeva parlare dell ' onorevole Orlando , deputato al Parlamento e Ministro di Grazia e Giustizia nel Ministero Boselli . Il tenente era siciliano come il Ministro e aveva per lui un ' ammirazione sconfinata , Il tenente si levò d ' impaccio , con disinvoltura . Certo , al mio orgoglio di ufficiale di fanteria , piacque l ' equivoco . La stessa pronuncia del tenente di cavalleria mi divertì . Egli parlava con grazia , non poco affettata , quasi sopprimendo le r , alla francese , come da noi facevano solo le artiste del cinema . Veramente , per un momento , l ' impaccio fu più mio che suo . Egli era così ben vestito ed io avevo l ' uniforme , parte in brandelli , parte rattoppata . Sì , io ero ufficiale in una brigata celebre , ed egli era lanciere di un reggimento delle retrovie , di servizio al comando d ' armata per giunta , non proprio vicino alle prime linee . Ma io ero troppo indecente . Ebbi persino l ' impressione di trovarmi di fronte ad un superiore . A poco a poco , reagii e riuscii a vincere quel complesso d ' inferiorità che un uomo sporco sente di fronte ad un uomo pulito . Diventammo , in pochi minuti , buoni camerati . Io lo precedetti e salimmo in trincea . Egli non aveva paura . E , quel ch ' è sempre un pericolo grave in trincea , ci teneva a dimostrare di non aver paura . Io gli dicevo " fa ' come me " , " qui curvati " , " qui tocca terra con le mani " , " qui fermati " , ed egli non si curvava , non toccava terra , non si fermava . Voleva guardare dappertutto , nelle feritoie , al disopra dei parapetti delle trincee . Io faticavo per convincerlo ad essere più prudente . Per fortuna , nessuno sparava . Ci fermammo per prendere un po ' d ' ombra , in un angolo . Egli mi disse : - Credo che voi di fanteria siate troppo prudenti . La guerra non si vince con la prudenza . Era indubbiamente una frase mal collocata . Io mi sentii colpito nel vivo . Quella lezione parve assai inopportuna al mio spirito di corpo . - È che noi , - dissi per ritorsione , - dobbiamo solo contare sulle nostre gambe . In un momento difficile , a un fante possono tremare le ginocchia . Se le ginocchia tremano , non si fa un passo avanti . Voi siete più fortunati . Voi potete anche morire di paura e le gambe dei cavalli vi trascinano avanti egualmente . Mi pentii solo più tardi d ' aver parlato così : per il momento , ne fui soddisfatto . Mi sembrò che il cavaliere fosse stato servito di tutto punto . Egli non mi rispose . Passammo di fronte alla feritoia n . 14 . - Questa , - spiegai , - è la più bella feritoia del settore , ma serve solo di notte , quando gli austriaci impiegano i razzi . Di giorno , è proibito guardare . Parecchi ufficiali e soldati vi sono stati uccisi o feriti . Il nemico vi ha aggiustato il tiro con un fucile a cavalletto e vi è in permanenza un tiratore . I soldati , per divertirsi , vi fanno apparire dei pezzi di legno o di carta , delle monete fissate a un bastoncino , e il tiratore infila sempre il foro della feritoia e colpisce il bersaglio . Guardammo entrambi la feritoia . Essa non era più , come una volta , praticata nel muro e chiusa con un sasso . I soldati vi avevano collocato una feritoia scudata , trovata nelle rovine d ' Asiago . Era una pesante lastra d ' acciaio con un foro per l ' osservazione , che si poteva aprire e chiudere con un otturatore egualmente d ' acciaio . Io sollevai l ' otturatore , tenendomi discosto e attesi il colpo . Ma il tiratore non sparò . - La vedetta dorme , - disse il tenente . Lasciai cadere l ' otturatore sul foro e lo risollevai di nuovo . La luce del sole passò nel foro come il fascio luminoso d ' un riflettore . Un fruscio attraversò l ' aria , accompagnato da un colpo di fucile . La pallottola aveva infilato il foro . Il tenente volle provare anch ' egli . Sollevò l ' otturatore e presentò al foro l ' estremità del suo frustino . Un altro colpo risuonò e il frustino rimase stroncato . Egli ne rise . Prese un pezzo di legno , vi innestò una moneta di rame e ritentò l ' esperimento . - Stasera , avrò qualcosa da raccontare al comando d ' armata . La moneta , investita in pieno , uscì dall ' estremità del legno e volò via , fischiando nell ' aria . Passai oltre e mostrai la feritoia successiva . - Di qui , - dissi , - si vede un altro settore meno importante . Qui non c ' è pericolo . Vedi , là in fondo , un mucchio che sembra un sacco di carbone ? È il mascheramento di una mitragliatrice . L ' abbiamo individuata qualche notte addietro , mentre tirava durante un allarme . Ne abbiamo già informato il comando di reggimento , perché , se vi sarà un ' azione , bisognerà distruggerla con un cannoncino da montagna . - Ora , l ' avete l ' artiglieria ? - Sì , qualche pezzo , comincia ad arrivare . Vedi là , più a destra ? Sembra un cane bianco . È un osservatorio che domina l ' altro settore . E là , dove si vede un folto boschetto d ' abeti , v ' è il burrone . Là , la linea è interrotta , e riprende , dall ' altra parte , oltre il burrone . Io credevo , che , dietro di me , anch ' egli guardasse . La feritoia era grande e v ' era posto per due . Sentii la sua voce un po ' distante , mentre diceva : - A un ufficiale del " Piemonte Reale " tremano le gambe meno che al suo cavallo . Un colpo di fucile seguì alle sue parole . Mi voltai . Il tenente era alla feritoia n . 14 e stramazzò al suolo . Mi slanciai per sostenerlo : ma egli era già morto . La palla l ' aveva colpito in fronte . XVII A metà agosto , si ricominciò a parlare d ' azione . I battaglioni erano stati ricostituiti . Alcune batterie da campagna e da montagna avevano già preso posizione nel settore del corpo d ' armata . In linea , non si dormiva più durante la notte . Pattuglie e tubi furono di nuovo messi in movimento . Un giorno , ci fu annunziato l ' assalto per l ' indomani , ma fu rinviato . Si poteva quindi contare su un giorno di vita assicurata . Chi non ha fatto la guerra , nelle condizioni in cui noi la facevamo , non può rendersi un ' idea di questo godimento . Anche un ' ora sola , sicura , in quelle condizioni , era molto . Poter dire , verso l ' alba , un ' ora prima dell ' assalto : " ecco , io dormo ancora mezz ' ora , io posso ancora dormire mezz ' ora , e poi mi sveglierò e mi fumerò una sigaretta , mi riscalderò una tazza di caffè , lo centellinerò sorso a sorso e poi mi fumerò ancora una sigaretta " appariva già come il programma gradito di tutta una vita . Gli ordini per prepararci al nuovo combattimento coincisero con la notizia che alle bandiere dei due reggimenti della brigata era stata concessa la medaglia d ' oro al valor militare . L ' eccezionale onore , che ci distingueva ancora una volta fra tutte le brigate di fanteria , sarebbe stato da noi tutti più apprezzato se fossimo stati a riposo . Il comandante di brigata volle egualmente celebrare l ' avvenimento e chiamò tutti gli ufficiali a rapporto . In un breve discorso , rievocò il passato della brigata e ordinò che i comandanti di compagnia lo ricordassero ai reparti . Io ero con gli ufficiali del mio battaglione . Dopo il rapporto , che s ' era svolto al comando di brigata , risalivamo assieme la linea . Dietro di noi , venivano gli ufficiali del 1° battaglione , comandato dal capitano Zavattari . Egli , dal 2° battaglione era stato trasferito al 1° dopo la morte del maggiore , e ne aveva assunto il comando . Il mio battaglione era in trincea ed il 1° di rincalzo . Per rientrare in linea , noi dovevamo passare per il comando del 1° battaglione . Eravamo giunti all ' altezza del comando del 1° battaglione , quando ci arrivò la notizia che il generale Leone era morto , colpito al petto da una pallottola esplosiva . Perché non chiamare le cose con il loro vero nome ? Fu una gioia , un tripudio . Il capitano Zavattari , c ' invitò a fermarci al suo comando e fece sturare delle bottiglie . Bicchiere alla mano , egli prese la parola : - Signori ufficiali ! Sia permesso a un rappresentante del Ministero della Pubblica Istruzione e ad un capitano veterano di levate il bicchiere alla fortuna del nostro esercito . Imitando le belle tradizioni di alcuni popoli forti in cui i parenti celebrano la morte di un membro della loro famiglia con banchetti e danze , noi , non potendo fare di meglio , beviamo alla memoria del nostro generale . Non lacrime , o signori , ma una gioia , convenientemente contenuta . La mano di Dio è scesa sull ' Altipiano d ' Asiago . Senza voler criticare il ritardo con cui la Provvidenza attua la sua volontà , dobbiamo peraltro affermare ch ' era tempo . Egli è partito . La pace sia con lui ! Con lui la pace e con noi la gioia . E ci sia infine consentito rispettare da morto un generale che detestavamo da vivo . Eravamo tutti con i bicchieri levati , quando , nella mulattiera proveniente da Croce di Sant ' Antonio , fra gli abeti , apparve un ufficiale montato . Io ero di fronte alla mulattiera e lo vidi per primo . Egli veniva verso di noi . Io esclamai : - Ma è impossibile ! Tutti guardammo . Era il generale Leone . Sul mulo , l ' elmetto affondato fino agli occhi , il bastone alpino sull ' arcione , il binoccolo pendente al collo , il viso oscuro , veniva , trottando , incontro a noi . - Signori ufficiali , attenti ! - gridò il capitano . Senza avere il tempo di deporre i bicchieri , ci mettemmo sull ' attenti . Anche il capitano si era irrigidito con il bicchiere in mano . - Quale lieto avvenimento festeggiano ? - chiese , arcigno , il generale . Vi fu un imbarazzo in tutti . Il capitano si riprese e rispose con una voce che sembrava venire d ' oltretomba : - Le medaglie d ' oro al valor militare concesse alle bandiere . - Mi permettano che io beva con loro , - disse il generale . Il capitano gli offrì il suo bicchiere , ancora intatto . Il generale bevve d ' un colpo , restituì il bicchiere vuoto , incitò il mulo , e disparve al trotto . Il giorno dopo , era l ' azione , combinata con l ' artiglieria . Due batterie da campagna aprirono i varchi nei reticolati , sconvolsero un tratto delle trincee nemiche , e il 1° battaglione poté passare con due compagnie . Un centinaio di prigionieri cadde nelle nostre mani , ma la trincea occupata , battuta ai fianchi dal tiro nemico , dovette essere sgombrata . L ' azione non era riuscita che parzialmente in quel sol punto . Il mio battaglione era di riserva ed io assistetti all ' azione condotta dal 2° battaglione . Questo attaccò molto più a destra , sotto i grandi roccioni di Casara Zebio pastorile . Era stata questa una variante imposta dal comandante della divisione , il quale pensava che , in quel punto , si dovesse non impiegare l ' artiglieria ma tentare ancora una volta l ' assalto di sorpresa . Due batterie d ' altronde non erano sufficienti per il fronte di tutta una divisione ed era giocoforza rinunziarvi . Il generale non aveva perduto la fiducia nelle corazze " Farina " . Egli pensava che una compagnia corazzata dovesse costituire , avanzando compatta , una valanga d ' acciaio , contro cui sarebbe stato vano il tiro nemico . Il tenente colonnello Carriera era stato il solo ad entusiasmarsi del progetto e il suo battaglione era stato chiamato ad eseguirlo . Io ero in trincea , spettatore , accanto al comando del 2° battaglione . La 6a compagnia , comandata dal tenente Fiorelli , indossò le corazze . Essa doveva avanzare per prima , le altre compagnie dovevano seguirla . Il tenente , con la corazza anch ' egli , uscì per primo dalle nostre trincee e la compagnia dietro di lui . L ' azione non durò più di pochi minuti . Le mitragliatrici nemiche , dall ' alto dei roccioni , investirono subito la compagnia e la distrussero . La compagnia non aveva potuto fare che pochi passi oltre le nostre trincee . I corpi dei soldati giacevano di fronte a noi con le corazze squarciate , come se fossero state colpite da cannoncini da montagna . Il tenente colonnello dovette sospendere l ' azione . La distanza fra le nostre trincee e i roccioni , nel punto in cui la 6a compagnia era uscita , non era inferiore a duecento metri . Profittando dei cespugli , si tentò di riportare indietro i feriti . Mentre il tenente colonnello guardava i primi feriti arrivati in trincea , si scoperse , di fronte alla breccia praticata per l ' assalto , e fu ferito al braccio . Il tenente colonnello lanciò un grido e cadde svenuto . La ferita non appariva grave , ma il braccio era passato da parte a parte . Egli era grande e grosso , ma così , steso per terra , ingombrava tutta la trincea e sembrava immensamente più grande e più grosso . Sul volto era sceso un pallore cadaverico e per un momento si pensò che fosse spirato . I suoi soldati gli si fecero attorno e lo rianimarono con spruzzi d ' acqua . Egli respirava con violenza e digrignava i denti . Disse qualche parola , ma non aprì gli occhi . Il suo aiutante maggiore , il professore di greco , gli accostò alla bocca una borraccia di cognac ed egli la trangugiò tutta . Io non gli ero molto vicino , ma ne sentii il gorgoglio nella gola , talmente rumoroso che mi parve il turbinio dell ' acqua in un imbuto . I feriti continuavano ad essere riportati in trincea . Il tenente colonnello , sostenuto da due soldati , la schiena appoggiata al parapetto , si era potuto sedere . Un portaferiti gli fasciava il braccio . Senza aprire gli occhi , egli chiese , con una voce da bambino : - Che ora è ? - Le 10 , - disse l ' aiutante maggiore . - Che ora era quando sono stato ferito ? Mancava forse un quarto alle dieci . Il capitano della 5a , il più anziano dei battaglione , chiese se dovesse prendere il comando del battaglione . - No , - rispose il tenente colonnello , sempre ad occhi chiusi , - il battaglione lo comando ancora io . Chiese dell ' andamento dell ' azione e dette qualche ordine . Anche il tenente Fiorelli era stato trasportato in linea . Egli aveva , all ' altezza della spalla , la corazza lacerata : vi sarebbe potuta penetrare una mano . Liberato a stento di tutto quell ' acciaio inutile , fu potuto fasciare . Aveva la clavicola e l ' omero spezzati . Ogni tanto , il tenente colonnello chiedeva che ora fosse . Quando furono le 10 e 1/4 , pregò l ' aiutante maggiore di avvicinarsi e gli dettò , gli occhi sempre chiusi , la seguente proposta che suonava press ' a poco così : Dal comando del 2° battaglione 399 fanteria . Al comando del 399 fanteria . Il sottoscritto tenente colonnello Carriera cavalier Michele , comandante del 2° battaglione del 399 fanteria , si onora segnalare a codesto comando la condotta del tenente colonnello Carriera cav . Michele durante il combattimento del 17 agosto 1916 . Ferito gravemente al braccio , mentre conduceva il suo battaglione all ' assalto , malgrado la forte perdita di sangue e le grandi sofferenze , rifiutò di cedere il comando del battaglione e di farsi trasportare al posto di medicazione . Con eroica fermezza , noncurante del pericolo , volle rimanere in mezzo ai suoi soldati e continuare a dirigere l ' azione , prendendo tutte le disposizioni necessarie . Solo dopo mezz ' ora , assicurato il buon andamento delle operazioni e dati al suo successore gli ordini per proseguirle , cedé il comando del battaglione e abbandonò il battaglione . Per tale contegno , contemplato dal R.D. del 1848 , il sottoscritto si onora di proporre a codesto comando il tenente colonnello Carriera cav . Michele per una medaglia d ' argento al valor militare . Mirabile esempio , ai dipendenti , di coraggio e di spirito di sacrificio , ecc . ecc . Il tenente colonnello in S . A . P . Comandante del 2° battaglione . Solo a questo punto aprì gli occhi . Prese la penna e firmò : Michele Carriera . E richiuse gli occhi . Il capitano della 5a assunse il comando del battaglione e i portaferiti allontanarono il tenente colonnello su una barella . Il professore di greco era rimasto in piedi , la carta e la penna fra le mani , anch ' egli stupito . Dopo un momento di riflessione disse , scrupoloso : - Ho dimenticato la data . E aggiunse : Casara Zebio , 17 agosto 1916 . Mentre si svolgevano queste straordinarie operazioni burocratiche , la trincea si riempiva di feriti . Gli austriaci tiravano sempre su tutta la linea , ché il combattimento continuava ancora , nel settore . Il tenente colonnello s ' era appena allontanato che arrivò in trincea l ' aspirante medico del mio battaglione , mandato dal suo tenente medico per praticare , in linea stessa , le prime medicazioni . Studente in medicina all ' Università di Napoli , egli non era ancora dottore . Quello strepito di guerra lo sbigottì . Sul parapetto vide una corazza abbandonata e , ignaro dell ' esperimento che avevano fatto le corazze , tentò di indossarla . Qualcuno gli mostrò le altre , ancora cinte dai feriti , e che erano bucate come camicie di cotone . Da quel momento , dimenticata la sua missione , non capì più niente . Il muro della trincea era alto , più alto di lui , ma egli camminava curvo , gli occhi sperduti , inciampando sui feriti . - Fa ' attenzione ai feriti e occupati di loro ! - gli gridò irato un tenente del battaglione . L ' aspirante lo guardò con un sorriso disperato . Incapace di restate dritto , si lasciò cadere per terra e continuò a camminare strisciando , reggendosi sui piedi e sulle mani . - Allarmi ! - si gridò dall ' estrema destra della nostra trincea . - Allarmi ! Allarmi ! Fu un correre disordinato e confuso . Il battaglione si buttò alle feritoie e le nostre mitragliatrici , che fino ad allora non avevano ancora sparato , aprirono il fuoco . Anch ' io mi portai ad una feritoia e vidi una colonna austriaca che , discesa al di là dei roccioni , al limite del burrone , attaccava l ' estremo fianco della nostra trincea . Arrestata dal tiro improvviso , spariva fra le rocce . Quando si ristabilì la calma e cercammo l ' aspirante medico , ci accorgemmo ch ' era sparito . Mezz ' ora dopo , rientrando al mio battaglione , passai al posto di medicazione , ov ' era stato trasportato il tenente Fiorelli . Ci eravamo conosciuti a Padova , ov ' egli era studente in ingegneria e volevo rendermi conto delle sue ferite . Mentre passavo nel camminamento , da una caverna laterale mi arrivò la voce gioiosa d ' un canto accompagnato al mandolino . Rimasi sorpreso . Chi poteva cantare così allegro in un giorno d ' azione , tra morti e feriti ? Sapevo che quella caverna era un magazzino per la farmacia . Mi avvicinai e sollevai la tenda che ne chiudeva l ' entrata . Dal fondo , una candela rischiarava l ' antro . Vicino alla candela , seduto su una scatola di medicinali , stava l ' aspirante medico . Era lui , solo , che cantava e suonava il mandolino . Due bottiglie di " Mandarinetto " gli stavano a fianco : una vuota , l ' altra a metà . A mare chiare ce sta ` na fenestra A mare chiare ... A mare chiare ... Entrai . Gli occhi spalancati , l ' aspirante cessò il canto , e si lasciò cader di mano il mandolino . Mi guardava sbigottito , quasi vedesse un fantasma . Fra tenenti ed aspiranti ci davamo del tu . Ma io , per marcare ancor di più lo sdegno e la distanza gerarchica , lo investii : - Lei , signor aspirante , non si vergogna ? È questo il suo posto ? Sull ' attenti , ma curvo , perché la testa urtava la volta , egli non mi rispondeva . - È lei , - urlai , - che si è bevuto coteste bottiglie ? Con un filo di voce e con espressione supplicante , mi rispose : - Eccellenza , sì . XVIII Nei giorni di calma che seguirono , nella brigata si sparse la voce che saremmo stati finalmente mandati a riposo . Fra di noi , non si parlava d ' altro . Il comandante di divisione ne fu informato e rispose con un ordine del giorno che finiva così : " Sappiano tutti , ufficiali e soldati , che , all ' infuori della vittoria , l ' unico riposo è la morte " . Di riposo , non se ne parlò più . L ' avvenimento non ebbe ripercussioni nella storia della guerra , ma , per la comprensione di queste note , io debbo informare il lettore che fui promosso tenente comandante titolare di compagnia . Tenenti col robbio , si chiamavano allora . Io presi il comando della 10a compagnia , in cui avevo prestato servizio fin dall ' inizio della guerra e che avevo comandato sul Carso . Quasi a festeggiare questo mio avanzamento , lo stesso giorno , gli austriaci installarono un cannoncino da trincea , e tirarono alcuni colpi contro la trincea occupata dalla mia compagnia . Da una granata che raccogliemmo inesplosa , capimmo che si trattava di un cannoncino da 37 . Il pezzo non sparava che pochi colpi di seguito , ora su una feritoia , ora su un ' altra , e la compagnia ebbe due vedette ferite . Malgrado i nostri sforzi per individuarlo , non riuscimmo a capire se fosse appostato in trincea oppure in un ' installazione arretrata . Ogni giorno , a ore differenti , e con tiri di sorpresa , il cannoncino molestava la linea . Il comandante di divisione sentì quei colpi e chiese spiegazioni . Il comando di brigata dette tutte le notizie che aveva ricevute esso stesso . Il generale non ne fu soddisfatto e salì in trincea . In quel momento io ero in linea . La mia compagnia occupava la destra del settore del battaglione e si estendeva fino a pochi metri prima della feritoia n . 14 che costituiva il punto più elevato . Più a destra , e immediatamente dopo , riallacciata alla mia compagnia , era la sezione mitragliatrici , con le due armi , comandata dal tenente Ottolenghi . Da lui dipendeva l ' estrema destra del settore . Il generale Leone , senza passare per il comando di battaglione , venne direttamente in trincea . Io lo vidi e gli andai incontro . Egli mi chiese subito notizie del cannoncino . Io gli dissi quello che sapevo . Finita la mia esposizione , mi tempestò di domande ed io ammirai ancora una volta il suo interesse per i dettagli e il desiderio di controllo matematico . Volle controllare , una per una , lungamente , una cinquantina di feritoie e rimase nel settore della mia compagnia , non meno di un ' ora . - Le sue feritoie , - mi disse infine , - guardano per terra come le trappole del Palazzo della Signoria , e sembrano fatte più per cercare i grilli che per osservare le trincee nemiche . Io mi guardai bene dal sorridere . Egli parlava con aspetto cupo . Gli esposi tuttavia le ragioni per cui , nel mio settore , le feritoie non avrebbero potuto essere costruite diversamente , a causa dell ' andamento del terreno , degli alberi e delle rocce antistanti . - Il difetto non è dei costruttori , ma della natura del suolo . Veda , signor generale , questa feritoia . Se spostiamo il campo di tiro più a sinistra , andiamo ad urtare contro quell ' abete , in fondo , e non vediamo più niente . Se spostiamo più a destra , siamo impediti da quella roccia . Né possiamo elevarla di più , perché quei cespugli ci farebbero da paravento . Il generale guardò tutto , senza impazienze . Ogni tanto , adoperava il binoccolo . - Lei ha ragione , - mi disse infine . - Non si possono costruire le feritoie così come noi le vorremmo . Ma come faccio io a rendermi conto dell ' appostazione di questo cannoncino fastidioso ? Io voglio ridurlo al silenzio con la mia artiglieria . Il generale si era fatto ragionevole e moderato . Quando arrivammo all ' ultima feritoia del mio settore , egli divenne persino cortese . - Io l ' ho visto la prima volta a Monte Fior , mi pare . - Sì , signor generale . - Lei può chiamarsi fortunato . Lei non è morto ancora . - No , signor generale . Con mia grande sorpresa , egli levò un astuccio di sigarette e me ne offrì una . Ma egli non accese la sua ed io non mi permisi di accendere la mia . Eravamo arrivati all ' estremo limite della mia compagnia . Io dissi : - Qui finisce il mio settore , e incomincia il settore delle mitragliatrici . Debbo accompagnarla ancora ? - Sì , mi accompagni . Grazie . Abbia la bontà di accompagnarmi . Egli non avrebbe potuto essere più cortese . Ne ero incantato . Che non avesse cambiato carattere ? Eravamo già nel settore delle mitragliatrici ed io precedevo il generale . Probabilmente informato , il tenente Ottolenghi ci veniva incontro . Lo additai al generale e dissi : - Ecco il tenente comandante del settore . Cedetti il passo e il generale si trovò di fronte al tenente Ottolenghi . Il tenente si presentò . - Mi mostri le sue feritoie , - disse il generale . - Conosce lei le sue feritoie ? È da molto tempo che lei è in questo settore ? - Da oltre una settimana , signor generale . Le feritoie le ho tutte fatte riadattare io stesso . Le conosco bene . Ottolenghi precedeva , il generale seguiva . Dietro il generale , venivo io , dietro , i due carabinieri con i quali il generale era salito in linea , e il mio portaordini . Le trincee erano calme . Durante tutta quell ' ispezione , il cannoncino non s ' era fatto vivo . Solo , dalla linea nemica , ogni tanto , partiva un colpo di fucile , a cui rispondevano le nostre vedette . Ottolenghi si fermò tra due feritoie , che egli definì secondarie , e disse : - Sono feritoie per il tiro sotto i nostri reticolati , non per l ' osservazione . Il generale guardò a lungo l ' una e l ' altra . - Sono feritoie che non servono né per l ' osservazione né per il tiro , - concluse . - Lei mi farà il favore di ordinarne la distruzione . Ne faccia costruire delle altre . Dove sono le feritoie principali ? Il generale era ridivenuto autoritario . - Qui avanti , abbiamo la più bella feritoia di tutto il settore , - rispose Ottolenghi . - Si vede tutto il terreno antistante e tutta la linea nemica , in ogni sua parte . Credo che non esista una migliore feritoia . È qui . La feritoia n . 14 - Feritoia n . 14 ? dicevo fra me . Siccome non avevo più visto quel settore da più giorni , conclusi che Ottolenghi avesse abolito qualche feritoia , spostato i numeri e attribuito il n . 14 ad un ' altra feritoia . Alla prima curva della trincea , Ottolenghi si fermò . Nessuna modificazione era stata portata alle feritoie della trincea . Le feritoie erano le stesse . Staccata dalle altre , oltre la curva , più elevata delle altre e bene in rilievo , era la feritoia n . 14 con la sua lastra d ' acciaio . Ottolenghi si era fermato oltre la feritoia , lasciando questa fra lui e il generale . - Ecco , - disse al generale , sollevando e lasciando subito ricadere l ' otturatore . - Il foro è piccolo e non consente l ' osservazione che ad uno solo . Io feci del rumore , sbattendo il bastone su dei sassi , per richiamare l ' attenzione di Ottolenghi . Cercavo i suoi occhi per fargli cenno di desistere . Egli non mi guardò . Capì certamente , ma non volle guardarmi . Il suo volto era divenuto pallido . Il cuore mi tremava . Istintivamente , aprii la bocca per chiamare il generale . Ma non parlai . La mia commozione , forse , m ' impedì di parlare . Non voglio diminuire in nulla quella che può essere stata , in quel momento , la mia responsabilità . Si stava per uccidere il generale , io ero presente , potevo impedirlo e non dissi una parola . Il generale si portò di fronte alla feritoia . Si mise allo scudo , piegò la testa fino a toccare l ' acciaio , sollevò l ' otturatore e avvicinò l ' occhio al foro . Io chiusi gli occhi . Quanto durasse quell ' attesa , non saprei dirlo . Avevo sempre gli occhi chiusi . Non sentii sparare . Il generale disse : - È magnifico ! magnifico ! Aprii gli occhi e vidi il generale sempre alla feritoia . Senza spostarsi , egli parlava : - Ecco , adesso , mi par di capire ... che il cannoncino sia appostato in trincea , mi pare difficile ... Forse sì ... dove la trincea è in linea spezzata , è possibile ... Ma non credo ... Come si vede bene ... Bravo tenente ! ... È probabile che l ' appostazione sia dietro la trincea , pochi metri dietro ... nel bosco ... Ottolenghi suggeriva : - Guardi bene , signor generale , a sinistra dov ' è un sacchetto bianco , lo vede ? - Sì , lo vedo , è molto chiaro . Tutto è molto chiaro . - Io ho l ' impressione che il cannoncino sia là . Non si nota niente , non si vede fumo , ma il rumore viene di là . Vede ? - Sì , vedo . - Guardi bene , non si muova . - È probabile ... è probabile ... - Se lei permette , adesso , faccio animare la nostra linea . Faccio sparare una mitragliatrice . È facile che , per rappresaglia , il cannoncino spari . - Sì , tenente , faccia sparare . Il generale si ritirò dalla feritoia e lasciò ricadere l ' otturatore . Ottolenghi diede l ' ordine che una mitragliatrice sparasse . Poco dopo , la mitragliatrice aprì il fuoco . Il generale si riaccostò alla feritoia e sollevò ancora una volta l ' otturatore . Il cannoncino non sparò . Dalla trincea nemica , rispose soltanto qualche colpo di fucile . Per due o tre volte , il generale ritirò il volto dalla feritoia per rivolgersi a Ottolenghi , e la luce del sole ne traversava il foro . Mentre la mitragliatrice sparava , il generale guardava ora con l ' occhio sinistro , ora con il destro . Il rumore dei colpi isolati e il tiro della mitragliatrice non svegliarono il tiratore al cavalletto . Il generale abbandonò la feritoia . Ottolenghi era contrariato . - Farò sparare qualche bomba , - propose al generale . - È bene che guardi ancora . - No , - rispose il generale , - per oggi basta . Bravo tenente ! Domani , farò venire qui il mio capo di stato maggiore , perché si renda conto esatto delle posizioni nemiche . Arrivederci . Strinse la mano a noi due e s ' allontanò , seguito dai due carabinieri . Noi rimanemmo soli . - Ma tu sei pazzo ! - esclamai . Il mio portaordini era a pochi passi . Sembrava non guardasse né sentisse . Ottolenghi non mi rispose neppure . S ' era fatto rosso in viso e girava attorno a se stesso . - Vuoi vedere che , se apro ancora la feritoia , quell ' imbecille di tiratore si sveglia ? Levò di tasca una moneta di dieci centesimi , ne serrò leggermente l ' estremità fra il pollice e l ' indice , sollevò l ' otturatore e l ' accostò al foro . Un fascio di sole illuminò il foro . E fu tutt ' uno : il sibilo della pallottola e il colpo di fucile . La moneta , strappata dal tiro , volò fra gli abeti . Ottolenghi sembrava aver perduto ogni controllo su se stesso . Furioso , pestava i piedi per terra , si mordeva le dita e bestemmiava . - E ora ci vuol mandare il capo di stato maggiore ! La notte disfacemmo la feritoia n . 14 . XIX Non si parlava più di nuovi assalti . La calma sembrava ridiscesa per lungo tempo sulla vallata . Dall ' una parte e dall ' altra , si rafforzavano le posizioni . I zappatori lavoravano tutta la notte . Il cannoncino da 37 continuava a darci fastidi , sempre invisibile . Rimaneva dei giorni interi senza sparare un colpo , poi , improvvisamente , apriva il fuoco contro una feritoia e ci feriva una vedetta . Il mio battaglione era sempre in linea e attendevamo che il battaglione di rincalzo ci desse il cambio . Io volevo poter dare indicazioni precise al comandante del reparto che mi avrebbe sostituito . Giorno e notte , avevo un servizio speciale di osservazione , nella speranza che il bagliore dello sparo o il movimento dei serventi tradisse l ' appostazione del pezzo . La notte precedente a quella del cambio , poiché il servizio di vigilanza non ci aveva dato alcun risultato , accompagnato da un caporale , io stesso m ' ero voluto mettere in osservazione . Il caporale era uscito molte volte di pattuglia , ed era pratico del luogo . La luna rischiarava il bosco e , all ' apparire di qualche raro razzo , la luce improvvisa dava un ' apparenza di movimento alla foresta . Era difficile capire se si trattasse sempre d ' una illusione . Potevano anche essere uomini che si spostassero , non alberi che , per la velocità del passaggio della luce dei razzi attraverso i rami , sembrassero muoversi . Noi due eravamo usciti all ' estrema sinistra della compagnia , nel punto in cui le nostre trincee erano più vicine alle trincee nemiche . Camminando carponi , eravamo arrivati dietro un cespuglio , una decina di metri oltre la nostra linea , una trentina dall ' austriaca . Un leggero avvallamento separava le nostre trincee dal cespuglio , e questo coronava un rialzo di terreno dominante la trincea antistante . Eravamo là immobili , indecisi se avanzare ancora oppure fermarci , quando ci parve di notare un movimento nelle trincee nemiche , alla nostra sinistra . In quel tratto di trincea , non v ' erano alberi : non era quindi possibile si trattasse di una illusione ottica . Comunque , noi constatavamo di essere in un punto da cui si poteva spiare la trincea nemica , d ' infilata . Un simile posto non l ' avevamo ancora scoperto , in nessun altro punto . Decisi perciò di rimanere là tutta la notte , per essere in grado di osservare l ' animarsi della trincea nemica , ai primi chiarori dell ' alba . Che il cannoncino sparasse o tacesse , mi era ormai indifferente . L ' essenziale era mantenere quell ' insperato posto di osservazione . Il cespuglio e il rialzo ci mascheravano e ci proteggevano così bene che decisi di ricollegarli alla nostra linea e di farne un posto clandestino d ' osservazione permanente . Rimandai indietro il caporale e feci venire un graduato dei zappatori al quale detti le indicazioni necessarie al lavoro . In poche ore , tra il cespuglio e la nostra trincea , fu scavato un camminamento di comunicazione . Il rumore del lavoro fu coperto dal rumore dei tiri lungo la nostra linea . Il camminamento non era alto , ma consentiva il passaggio al coperto , anche di giorno , ad un uomo che avesse camminato strisciando . La terra scavata fu ritirata indietro nella trincea , e dello scavo non rimasero tracce appariscenti . Piccoli rami freschi e cespugli completarono il mascheramento . Addossati al cespuglio , il caporale ed io rimanemmo in agguato tutta la notte , senza riuscire a distinguere segni di vita nella trincea nemica . Ma l ' alba ci compensò dell ' attesa . Prima , fu un muoversi confuso di qualche ombra nei camminamenti , indi , in trincea , apparvero dei soldati con delle marmitte . Era certo la corvée del caffè . I soldati passavano , per uno o per due , senza curvarsi , sicuri com ' erano di non esser visti , ché le trincee e i traversoni laterali li proteggevano dall ' osservazione e dai tiri d ' infilata della nostra linea . Mai avevo visto uno spettacolo eguale . Ora erano là , gli austriaci : vicini , quasi a contatto , tranquilli , come i passanti su un marciapiede di città . Ne provai una sensazione strana . Stringevo forte il braccio del caporale che avevo alla mia destra , per comunicargli , senza voler parlare , la mia meraviglia . Anch ' egli era attento e sorpreso , e io ne sentivo il tremito che gli dava il respiro lungamente trattenuto . Una vita sconosciuta si mostrava improvvisamente ai nostri occhi . Quelle trincee , che pure noi avevamo attaccato tante volte inutilmente , così viva ne era stata la resistenza , avevano poi finito con l ' apparirci inanimate , come cose lugubri , inabitate da viventi , rifugio di fantasmi misteriosi e terribili . Ora si mostravano a noi , nella loro vera vita . Il nemico , il nemico , gli austriaci , gli austriaci ! ... Ecco il nemico ed ecco gli austriaci . Uomini e soldati come noi , fatti come noi , in uniforme come noi , che ora si muovevano , parlavano e prendevano il caffè , proprio come stavano facendo , dietro di noi , in quell ' ora stessa , i nostri stessi compagni . Strana cosa . Un ' idea simile non mi era mai venuta alla mente . Ora prendevano il caffè . Curioso ! E perché non avrebbero dovuto prendere il caffè ? Perché mai mi appariva straordinario che prendessero il caffè ? E , verso le 10 o le 11 , avrebbero anche consumato il rancio , esattamente come noi . Forse che il nemico può vivere senza bere e senza mangiare ? Certamente no . E allora , quale la ragione del mio stupore ? Ci erano tanto vicini e noi li potevamo contare , uno per uno . Nella trincea , fra due traversoni , v ' era un piccolo spazio tondo , dove qualcuno , di tanto in tanto , si fermava . Si capiva che parlavano , ma la voce non arrivava fino a noi . Quello spazio doveva trovarsi di fronte a un ricovero più grande degli altri , perché v ' era attorno maggior movimento . Il movimento cessò all ' arrivo d ' un ufficiale . Dal modo con cui era vestito , si capiva ch ' era un ufficiale . Aveva scarpe e gambali di cuoio giallo e l ' uniforme appariva nuovissima . Probabilmente , era un ufficiale arrivato in quei giorni , forse uscito appena da una scuola militare . Era giovanissimo e il biondo dei capelli lo faceva apparire ancora più giovane . Sembrava non dovesse avere neppure diciott ' anni . Al suo arrivo , i soldati si scartarono e , nello spazio tondo , non rimase che lui . La distribuzione del caffè doveva incominciare in quel momento . Io non vedevo che l ' ufficiale . Io facevo la guerra fin dall ' inizio . Far la guerra , per anni , significa acquistare abitudini e mentalità di guerra . Questa caccia grossa fra uomini non era molto dissimile dall ' altra caccia grossa . Io non vedevo un uomo . Vedevo solamente il nemico . Dopo tante attese , tante pattuglie , tanto sonno perduto , egli passava al varco . La caccia era ben riuscita . Macchinalmente , senza un pensiero , senza una volontà precisa , ma così , solo per istinto , afferrai il fucile del caporale . Egli me lo abbandonò ed io me ne impadronii . Se fossimo stati per terra , come altre notti , stesi dietro il cespuglio , è probabile che avrei tirato immediatamente , senza perdere un secondo di tempo . Ma ero in ginocchio , nel fosso scavato , ed il cespuglio mi stava di fronte come una difesa di tiro a segno . Ero come in un poligono e mi potevo prendere tutte le comodità per puntare . Poggiai bene i gomiti a terra , e cominciai a puntare . L ' ufficiale austriaco accese una sigaretta . Ora egli fumava . Quella sigaretta creò un rapporto improvviso fra lui e me . Appena ne vidi il fumo , anch ' io sentii il bisogno di fumare . Questo mio desiderio mi fece pensare che anch ' io avevo delle sigarette . Fu un attimo . Il mio atto del puntare , ch ' era automatico , divenne ragionato . Dovetti pensare che puntavo , e che puntavo contro qualcuno . L ' indice che toccava il grilletto allentò la pressione . Pensavo . Ero obbligato a pensare . Certo , facevo coscientemente la guerra e la giustificavo moralmente e politicamente . La mia coscienza di uomo e di cittadino non erano in conflitto con i miei doveri militari . La guerra era , per me , una dura necessità , terribile certo , ma alla quale ubbidivo , come ad una delle tante necessità , ingrate ma inevitabili , della vita . Pertanto facevo la guerra e avevo il comando di soldati . La facevo dunque , moralmente , due volte . Avevo già preso parte a tanti combattimenti . Che io tirassi contro un ufficiale nemico era quindi un fatto logico . Anzi , esigevo che i miei soldati fossero attenti nel loro servizio di vedetta e tirassero bene , se il nemico si scopriva . Perché non avrei , ora , tirato io su quell ' ufficiale ? Avevo il dovere di tirare . Sentivo che ne avevo il dovere . Se non avessi sentito che quello era un dovere , sarebbe stato mostruoso che io continuassi a fare la guerra e a farla fare agli altri . No , non v ' era dubbio , io avevo il dovere di tirare . E intanto , non tiravo . Il mio pensiero si sviluppava con calma . Non ero affatto nervoso . La sera precedente , prima di uscire dalla trincea , avevo dormito quattro o cinque ore : mi sentivo benissimo : dietro il cespuglio , nel fosso , non ero minacciato da pericolo alcuno . Non avrei potuto essere più calmo , in una camera di casa mia , nella mia città . Forse , era quella calma completa che allontanava il mio spirito dalla guerra . Avevo di fronte un ufficiale , giovane , inconscio del pericolo che gli sovrastava . Non lo potevo sbagliare . Avrei potuto sparare mille colpi a quella distanza , senza sbagliarne uno . Bastava che premessi il grilletto : egli sarebbe stramazzato al suolo . Questa certezza che la sua vita dipendesse dalla mia volontà , mi rese esitante . Avevo di fronte un uomo . Un uomo ! Un uomo ! Ne distinguevo gli occhi e i tratti del viso . La luce dell ' alba si faceva più chiara ed il sole si annunziava dietro la cima dei monti . Tirare così , a pochi passi , su un uomo ... come su un cinghiale ! Cominciai a pensare che , forse , non avrei tirato . Pensavo . Condurre all ' assalto cento uomini , o mille , contro cento altri o altri mille è una cosa . Prendere un uomo , staccarlo dal resto degli uomini e poi dire : " Ecco , sta ' fermo , io ti sparo , io t ' uccido " è un ' altra . È assolutamente un ' altra cosa . Fare la guerra è una cosa , uccidere un uomo è un ' altra cosa . Uccidere un uomo , così , è assassinare un uomo . Non so fino a che punto il mio pensiero procedesse logico . Certo è che avevo abbassato il fucile e non sparavo . In me s ' erano formate due coscienze , due individualità , una ostile all ' altra . Dicevo a me stesso : " Eh ! non sarai tu che ucciderai un uomo , così ! " Io stesso che ho vissuto quegli istanti , non sarei ora in grado di rifare l ' esame di quel processo psicologico . V ' è un salto che io , oggi , non vedo più chiaramente . E mi chiedo ancora come , arrivato a quella conclusione , io pensassi di far eseguire da un altro quello che io stesso non mi sentivo la coscienza di compiere . Avevo il fucile poggiato , per terra , infilato nel cespuglio . Il caporale si stringeva al mio fianco . Gli porsi il calcio del fucile e gli dissi , a fior di labbra : - Sai ... così ... un uomo solo ... io non sparo . Tu , vuoi ? Il caporale prese il calcio del fucile e mi rispose : - Neppure io . Rientrammo , carponi , in trincea . Il caffè era già distribuito e lo prendemmo anche noi . La sera , dopo l ' imbrunire , il battaglione di rincalzo ci dette il cambio . XX Le operazioni sembravano aver subito , per ordini superiori , un arresto . Esse si sviluppavano in altri fronti , sul Carso principalmente . Sull ' Altipiano , era ridiscesa la calma . A metà settembre , la brigata fu mandata a riposo , vicino a Foza , per quindici giorni . Ricevemmo finalmente abiti e biancheria e ci rimettemmo a nuovo . Quei quindici giorni passarono per tutti noi come quindici notti . Non facemmo che dormire . Ad ottobre , con l ' approssimarsi dell ' inverno , che in alta montagna incomincia fin dall ' autunno , incominciarono i turni di trincea , tetri e monotoni . Malgrado tutto , non erano peggiori della vita che , ogni giorno e in tempi normali , conducono milioni di minatori nei grandi bacini minerari d ' Europa . Si aveva qualche ferito , raramente un morto . Eccezionalmente , lo scoppio d ' un grosso calibro o d ' una bombarda da trincea provocava una catastrofe , come lo scoppio del grisou in un pozzo . E la vita riprendeva sempre eguale . Trincea , riposo , a un chilometro , trincea . Il freddo , la neve , il ghiaccio , le valanghe non rendono la guerra più dura , per uomini validi . Sono elementi che ben conoscono , in tempo di pace , quanti vivono in alta montagna e nelle regioni dalla neve perenne . La guerra , per la fanteria , è l ' assalto . Senza l ' assalto , v ' è lavoro duro , non guerra . Perciò , di tutti quei mesi , tutti eguali , io non solo non ho un ricordo vago , ma nessun ricordo . Come degli anni d ' infanzia passati in collegio . Debbo quindi saltare dei mesi interi e fermarmi solo su degli episodi , anche di pochi minuti , che ho vissuto intensamente , e che sono ancora profondi nella mia memoria . Il generale Leone , promosso a un comando superiore , lasciò la divisione . Noi lo festeggiammo per una settimana . Il suo successore , generale Piccolomini , arrivò quando la brigata era in linea . Egli volle subito presentarsi alle sue truppe e visitare le trincee . La mia compagnia era in linea , nello stesso settore di destra . Un portaordini del comando di battaglione mi preavvertì , ed io gli andai incontro . Il generale Leone era spettrale e rigido , il nuovo generale ilare e saltellante . Nel rapido confronto che feci tra i due , il generale Piccolomini mi sembrò il migliore degli uomini . Da dove ci venisse , non lo ricordo . Probabilmente proveniva da una direzione di scuola militare , perché aveva uno spirito pedagogico , portato al teorico . Mi attendevo domande sui miei soldati , sui veterani , sul morale dei reparti , sulle trincee , sul nemico . Con un fare da esaminatore , mi disse : - Vediamo un po ' , tenente . Sentiamo come lei definirebbe la vittoria . Intendo dire la nostra vittoria , la vittoria militare . Simile domanda mi cadeva imprevista . Abbozzai un sorriso d ' intelligenza , un sorriso particolare a tutti quelli che , non avendo capito niente , ma trovando inopportuno dire " io non ho capito , abbia la bontà di spiegarsi " , sorridendo , vogliono far capire al loro interlocutore che hanno capito , ma in modo così discreto che è come se non avessero capito . Il generale ripeté : - La vittoria . Mi spiego o non mi spiego ? Noi combattiamo per vincere o per perdere ? Evidentemente , per vincere . - Naturalmente . - Ebbene , l ' azione del vincere è la vittoria . Io desidererei che lei mi definisse questa vittoria . Ora avevo capito , anche troppo . E pensavo , non dico con nostalgia , ma con minore terrore , al generale Leone che , negli ultimi tempi , non s ' era più fatto vedere e sembrava rinsavito . Il generale insisteva : dovetti decidermi a rispondere : - Non saprei , signor generale . Il giureconsulto Paolo afferma ... afferma ... che tutte le definizioni sono pericolose ­ . E , senza orgoglio , anzi con una certa qual timidezza , osai appoggiare la citazione con una frase latina , una delle rare che mi fossero rimaste dei miei studi giuridici . Di fronte alla frase latina , il generale rimase un po ' perplesso . Non se l ' attendeva . Egli mi aveva sorpreso con la vittoria , ma anch ' io l ' avevo sorpreso con Paolo . Per rifarsi , parlò decisamente . - Io non sono un prete e non sono mai stato in seminario . Perciò non conosco il latino . Mi parve prudente tacere . - Lasciamo stare San Paolo . E la vittoria ? La vittoria ? - insisteva il generale . Egli constatò , con soddisfazione , che io non ero in grado di pronunziarmi , e volle egli stesso venirmi in aiuto . Definì la vittoria con parole , probabilmente tolte da un trattato militare , che io ora non ricordo , in cui entrava uno " scatto di nervi " . Il generale distingueva la vittoria nell ' offensiva e la vittoria nella difensiva . Nella prima lo " scatto di nervi " era tempestivamente lanciato , nella seconda era tempestivamente frenato . Io pensavo : speriamo che , nella pratica , egli sia migliore del generale Leone . Il generale mi tolse alle mie riflessioni : - Scommetto che , in tutto il suo battaglione , non v ' è un solo ufficiale che conosca questa definizione capitale . Io pensai : lo spero bene . Ma dissi : - È probabile , signor generale . Lungo la trincea non si sentiva che qualche raro colpo di fucile . Il generale camminava svelto e sicuro ed io lo precedevo . Era chiaro ch ' egli non aveva nessuna di quelle preoccupazioni riguardanti l ' incolumità personale , comuni a quanti non sono abituati a vivere in trincea . Ma il suo pensiero doveva essere sempre fisso alla teoria della guerra . Ogni volta che si fermava , mi diceva : - Sì , sì , in questa brigata , si fa la guerra , ma si pensa poco . Ignorare le nozioni più elementari ! Un ufficiale ! Io non rispondevo . - Attenzione , signor generale , si curvi . Qui , tirano . - E lasci che tirino ! - mi rispose sdegnoso . Passò , curvandosi appena , in modo insufficiente . Un colpo di fucile ci avvertì che era necessario essere più prudenti . Si fermò e disse : - Voglio rispondere un po ' anch ' io a quella gente . Fermò un soldato che passava con una corvée e si fece dare il fucile . Fece qualche passo avanti e si arrestò alla feritoia più vicina . La feritoia non era delle migliori . Era stata costruita per controllare un tratto dei nostri reticolati che il ripiegamento del terreno rendeva favorevole ad un inosservato avvicinamento di pattuglie nemiche . Il tratto che la feritoia dominava era ben lontano dalle trincee nemiche . Da quella feritoia , non era possibile , in alcun modo , tirare sulle trincee nemiche . Apparteneva a quella categoria di feritoie che il generale Leone aveva chiamato adatte alla ricerca dei grilli . Il generale guardò lungamente , rovesciò l ' alzo e puntò con competenza . Con calma , scaricò , una dopo l ' altra , tutte le sei cartucce del caricatore . I soldati della corvée s ' erano fermati , rispettosi , e guardavano . Il generale si rivolse a loro : - Ho voluto dare , personalmente , una piccola lezione a quei facinorosi . Dite pure ai vostri compagni che il vostro generale non ha paura d ' impugnare il fucile come uno dei suoi soldati . Egli era soddisfatto e anche un po ' commosso . I soldati sapevano bene che quella non era una feritoia contro le trincee nemiche . Io non ritenni necessario fargli osservare ch ' egli aveva sparato per terra e sui nostri reticolati . Credevo che il piccolo trattenimento fosse terminato , quando il generale parve concentrare la sua attenzione sulla canna del fucile che aveva impugnato . S ' accorse che il fucile non aveva la baionetta innestata , com ' era d ' obbligo per i soldati in trincea . - Dov ' è la baionetta ? - mi chiese Io gli spiegai che i soldati comandati di corvée non portavano mai la baionetta innestata , e che quello era precisamente il fucile d ' un soldato di corvée . Egli chiese la baionetta . Il soldato s ' affrettò a porgergliela . Il generale l ' afferrò e ne guardò la punta . La baionetta era ben affilata , ma , lungo la punta , v ' era della ruggine . Il generale la guardava fissamente . Anch ' io guardai e vidi subito la ruggine . Pensai : quel poltrone di sergente si è dimenticato di passare la rivista alle baionette ; ora verrà il bello . M ' aspettavo che il generale me ne muovesse rimprovero , come comandante di compagnia responsabile , e cercavo una giustificazione plausibile . Ma egli non si occupava di me . Dopo averne bene esaminata la punta , chiese al soldato : - Che cosa c ' è qui ? Il soldato s ' accorse anch ' egli che la baionetta era sporca e si fece rosso . Il generale riprese : - Che cosa c ' è qui ? Non imbarazzatevi . Venite più vicino . Guardate bene . Che cosa c ' è scritto ? Qui , c ' è scritto qualcosa . Il soldato s ' avvicinò e guardò attentamente . Non tutti i soldati della compagnia sapevano leggere . V ' era anzi una forte percentuale di analfabeti , fra i contadini . Io pensavo : speriamo che almeno sappia leggere . Il soldato aveva l ' aria di saper leggere , perché guardava con intelligenza . Dopo aver esaminato la baionetta , dalla punta alla crociera , rispose confuso : - Io non vedo niente , signor generale , Anch ' io guardai bene , ma non vidi niente . Né sulla lama , né sulla punta , v ' era scritta una lettera . V ' era solo della ruggine . Il generale batté la mano sulla spalla del soldato ed esclamò : - Benedetto figliolo ! Qui c ' è scritta una parola che tutti possono leggere , persino gli analfabeti ; che tutti possono vedere , persino i ciechi , talmente essa è luminosa . Il generale si rivolse a me e mi chiese : - Non è vero , signor tenente ? Siccome non avevo visto niente neppure io , non potevo dire d ' aver visto qualcosa . Un po ' imbarazzato anch ' io , scossi la testa e annuii a metà , come per dire : mi rimetto a lei . Ora il generale si rivolgeva e parlava a tutta la squadra di corvée che si era addossata al parapetto , sull ' attenti . Sembrava un tribuno : - C ' è scritto ... vittoria . Vittoria ! Sì , vittoria . Comprendete voi ? È per la vittoria che noi combattiamo dalle Alpi al mare , dall ' Adriatico al Tirreno , dal Tirreno al ... Vittoria ! Vittoria in nome del Re ... in nome di Sua Maestà il Re . Vittoria in nome ... Il generale tossi leggermente . - In nome ... Siccome la terza invocazione non veniva , egli tossì una seconda volta , una terza . Poi , improvvisamente inspirato , concluse : - Viva il Re ! Nella foga del discorso , il generale aveva elevato la voce . Gli austriaci dovettero sentirlo . Il cannoncino da 37 , sempre invisibile , sparò tre colpi sulla trincea . Per noi , non v ' era alcun pericolo , perché eravamo tutti al sicuro . Nella posizione che noi occupavamo , il cannoncino era per noi inoffensivo . Non v ' erano neppure vedette , in quel punto . Il generale , che pure non poteva avere la stessa nostra certezza , rimase immobile , calmissimo . Senza scomporsi , disse : - Tira sovente ? - Raramente , - risposi , - e per rappresaglia . - Forse ha voluto rispondere ai miei colpi . - È possibile . Il generale aveva restituito il fucile e la baionetta . La corvée si era allontanata . Eravamo rimasti soli . Egli divenne guardingo e riprese la conversazione a voce bassissima . - I suoi soldati hanno tutti il coltello ? - Non tutti , signor generale . C ' è chi l ' ha e chi non l ' ha . - La baionetta non basta . Nel corpo a corpo , specie nei combattimenti notturni , ci vuole il coltello . Un coltello ben affilato , bene affilato , bene , bene ... mi comprende ? - Sì , signor generale - Quanti coltelli vi sono , nella sua compagnia ? Io non ne avevo un ' idea neppure approssimativa . In generale , ogni soldato aveva un coltello o un temperino di sua proprietà . V ' erano anche quelli che non ne possedevano . L ' esperienza mi aveva convinto che , nell ' interesse del servizio , di fronte a domande del genere , è utile rispondere con cifre . Feci un rapido calcolo . Nella compagnia , v ' erano circa duecento soldati , in quel periodo . - Centocinquanta coltelli , - risposi . - A manico fisso ? - No , signor generale . Non ho visto un solo coltello a manico fisso . - Lei non passa molte riviste ai coltelli ? - No , signor generale . Essendo i coltelli di proprietà personale , non lo ritenevo necessario . - D ' ora innanzi , le passi . - Signor sì . - I suoi soldati li adoperano spesso ? - Signor sì . Il generale abbassò ancora la voce , e , fattosi più vicino , mi chiese , quasi all ' orecchio : - Per quale uso ? Con lo stesso tono di voce risposi : - Per tagliare il pane ... Il generale aprì gli occhi , tondi , tondi , tondi . Io non potevo ritornare indietro . - ... la carne ... il formaggio ... Il generale mi divorava con gli occhi . Io continuai : - ... per sbucciare le arance ... - No , no , - disse il generale , con gesto d ' uomo inorridito . - Ma , mi dica , in combattimento ? Io mi concentrai un istante , tanto più che la voce bassissima spingeva alla meditazione . In combattimento ? Io non volevo compromettere quell ' ispezione che , malgrado i numerosi scogli , prometteva di finir bene . Ma , come rispondere ? In combattimento ! Non eravamo riusciti a toccare gli austriaci con i fucili , immaginiamoci con i coltelli ! Anziché rispondere , ripetei , con un fil di voce : - In combattimento ? Il pensiero del generale correva . Egli non s ' accorse che io non avevo risposto alla sua domanda . Continuò : - Va da sé che il fucile con la baionetta innestata deve essere impugnato con tutte e due le mani . Per non essere imbarazzati , bisogna fissare il coltello fra i denti . Ed imitò il gesto , ponendosi , fra i denti , l ' indice della mano . L ' originale posizione in cui si trovava e lo sguardo con cui l ' accompagnava , i peli dei baffi drizzati sulle labbra , mi fecero pensare ad una lontra con un pesce in bocca . Con un cenno della testa , mostrai d ' aver capito . - E il colpo , rapido . Al cuore o alla gola , è indifferente . Purché ci si sbrighi . Io annuii ancora , abbassando la testa . Era evidente che , quanto meno parlavo , tanto meglio le cose sarebbero andate . - È più utile avere un tipo unico di coltello a manico fisso . Ha capito ? - Signor sì . - Ne parli al suo comandante di battaglione . - Signor sì . Il generale mi strinse la mano , con un gesto cabalistico , come se , fra noi due , fosse stato concluso un misterioso patto di guerra . Giorni dopo , egli volle che il comandante di brigata gli presentasse gli ufficiali dei due reggimenti . Al rapporto furono presenti tutti i comandanti di compagnia e gli altri ufficiali , liberi dal servizio . Egli volle conoscerci tutti e profittò dell ' occasione per una conferenza all ' aperto . La riunione aveva luogo nel settore del battaglione di riserva della brigata . L ' ordine del giorno della divisione aveva annunciato il tema della conferenza : " Accordo delle intelligenze " . La giornata era magnifica . L ' Altipiano non ne vide di più luminose . Dopo alcune frasi per salutare gli ufficiali e la brigata , il generale passò al tema . L ' espressione " accordo delle intelligenze " ricorreva frequentemente . Accordo fra l ' intelligenza del capo e quella dei suoi subordinati ; accordo dell ' intelligenza della fanteria con quella dell ' artiglieria ; accordo dell ' intelligenza degli ufficiali e quella dei soldati , ecc . , ecc . Il generale impiegava molte definizioni . Egli le conosceva a memoria . Io risentii , ancora una volta , quella della vittoria con relativa manovra dei nervi . Ma l ' intelligenza costituiva il centro del discorso . Il generale s ' abbandonava all ' improvvisazione : - Un ' intelligenza limpida , solare , come la luce di questa giornata radiosa , in cui gli atomi infiniti danzano in divino accordo , così come io vorrei danzassero gli ufficiali della mia divisione , nei giorni di battaglia . Il discorso , spesso , diveniva rapido . Il generale non aveva appunti scritti e parlava a braccio . - Un ' intelligenza per la quale è sufficiente una minuscola chiave per aprire una grande porta ; una parola per afferrare il significato d ' un ordine , un ' intuizione per comprendere , subito , di primo acchito , un fatto sconosciuto . Per esempio ... Il generale s ' era arrestato . Egli aveva visto uno scavo semicircolare , fresco , che coronava un cocuzzolo , mascherato di frasche , lontano da noi un centinaio di metri , lungo una delle linee di resistenza del settore . - Per esempio ... Che è quello scavo ? È necessario averlo costruito per sapere che cosa sia ? No , o signori , non è necessario . Non occorre chiederlo . Basta vederlo . Si presenta da sé . Si intuisce . Che cos ' è ? È un ' appostazione di mitragliatrice . Il generale si muoveva come un prestidigitatore che , fatta uscire una colomba da una rosa , attenda , dagli spettatori , la maraviglia e gli applausi . L ' aiutante maggiore del 2° battaglione , il professore di greco , era troppo scrupoloso per lasciar passare , senza un ' osservazione , quella ch ' era un ' inesattezza . Il suo battaglione era riserva di brigata ed egli conosceva bene il suo settore . L ' esattezza , innanzi tutto . Egli fece un passo avanti e disse : - Permette , signor generale ? - Dica pure , - rispose il generale . - Per la verità , signor generale , per la verità , non è una appostazione di mitragliatrice . - E che cos ’ è ? - Una latrina da campo . Fu un brutto momento per tutti . Il generale tossì . Anche qualcuno di noi tossì . La conferenza era finita . XXI A novembre , la neve era già alta . Ad ogni nevicata , dovevamo elevare le trincee e spostarne le feritoie , fino al livello della neve . Era arrivato un nuovo comandante d ' armata e si parlava di azioni prossime . Giornalmente , il genio costruiva ponti portatili e scale , e noi ci esercitavamo con essi . I ponti erano fatti con rami intrecciati e avrebbero dovuto servire per passare sui reticolati nemici . Le scale , di legno , lunghe da sei a otto metri , avrebbero dovuto consentire la scalata a quelle trincee nemiche che , nel settore di destra , gli austriaci avevano sulle rocce . Ponti e scale erano gli argomenti e le beffe del giorno e della notte . L ' azione sembrava prossima . La mia compagnia era in linea , all ' estrema destra del settore , in cui era maggiore la distanza fra le nostre trincee e quelle austriache . A destra erano i grandi roccioni , a sinistra la stretta vallata , quasi spoglia d ' alberi . A destra e a sinistra , le due trincee si avvicinavano ; nel mezzo , si allontanavano , fino a distare l ' una dall ' altra da due a trecento metri . In quel tratto , nel mezzo , le trincee austriache erano sul costone e dominavano le nostre , una trentina di metri più basse . Il comando di battaglione mi aveva mandato in linea il soldato Marrasi Giuseppe , punito con quindici giorni di rigore , e assegnato alla mia compagnia . Per sottrarsi alla vita di trincea , egli aveva dato ad intendere di conoscere il tedesco ed era stato mandato , tempo prima , ad una stazione d ' intercettazione telefonica . Scoperto che egli non conosceva la lingua , era stato punito e rimandato al battaglione . Dopo Monte Fior non l ' avevo più visto , per quanto appartenesse alla 9a compagnia . Lo assegnai al 2° plotone ed egli vi prese subito servizio , perché la prigione non si scontava , in trincea , e si faceva solo la ritenuta sul soldo . La notte , durante un ' ispezione in linea , la mia attenzione venne attirata dalla conversazione che si svolgeva nel ricovero del 2° plotone , posto venti o trenta metri dietro le trincee . M ' avvicinai . I soldati fumavano e chiacchieravano sottovoce , attorno alle stufe accese . Il plotone non aveva ufficiale e il sottufficiale che lo comandava , il sergente Cosello , era il solo che non parlasse . Seduto sulle gambe incrociate , fumava una pipa di terracotta , dal cannello smisuratamente lungo . Fumava e ascoltava . - Io sono nato di venerdì , - diceva un soldato , - ed era evidente che non dovevo aver fortuna . Il giorno stesso , mia madre morì . Il giorno in cui mi han chiamato sotto le armi era di venerdì ; venerdì il giorno del mio primo combattimento . Quando sono stato ferito la prima volta , era un venerdì e venerdì quando son stato ferito la seconda volta . Vedrete che mi uccideranno un venerdì . Scommetterei che l ' azione sarà per questo venerdì prossimo . - Io son nato di domenica , - diceva un altro , - e non ho avuto più fortuna di te . Mia madre è morta sei mesi dopo , il che non costituisce una grande differenza . Mio padre si è dovuto sposare , per allevarmi , perché , con la sua giornata , non poteva pagarmi una balia . Mia matrigna mi batteva come un materasso . È il mio primo ricordo d ' infanzia . La vita che io ho fatto non l ' augurerei a un cane . Poi , è venuta la guerra . Quando la granata mi è scoppiata fra le gambe , vi ricordate , chi c ' era ? - Io c ' ero . - Era di domenica . Ti regalo volentieri il mio giorno di festa . - E tu , quando sei nato , Marrasi ? Marrasi non rispose . - Se esiste , nella settimana , un giorno che porta fortuna , certamente tu sei nato in quel giorno . Di ' la verità : a quanti combattimenti hai preso parte ? Con un pretesto o con un altro , li hai evitati tutti . Questa è fortuna . Marrasi si difese attaccando . - Chi mi dà mezzo sigaro ? - chiese . - Ja , mezzo sigaro ? - Ja , ja ! - Kamarad , mezzo sigaro ! Si scherzava sul suo tedesco e non gli si dette il sigaro . - E quella fucilata alla mano ? Che fucilata intelligente ! - Come hai fatto a spararla ? - Ma quando fosti fatto prigioniero , francamente , poca fortuna ! Quella volta , non avesti fortuna ! Tutti i compagni ridevano . Il sergente , impassibile , fumava la pipa . Io mi dimenticai di Marrasi . Il giorno dopo , ero nel mio baracchino e facevo dei disegni richiestimi dal comando di battaglione . Potevano essere le due del pomeriggio . Dalla trincea della compagnia , partì un grido d ' allarmi , seguito da colpi di fucile . Immediatamente , tutta la linea aprì il fuoco . In quattro salti fui in trincea . I soldati correvano alle feritoie . In mezzo alla piccola vallata , oltre la linea dei nostri reticolati , il soldato Marrasi , le gambe affondate nella neve , le mani in alto , senza fucile , stentatamente avanzava verso le trincee nemiche . Sul frastuono dei colpi , si levava la voce da baritono del sergente Cosello : - Sparate sul disertore ! La trincea nemica taceva . Dovetti correre al telefono in trincea . Il comandante di battaglione mi chiamava per avere la spiegazione di quanto accadeva . Egli parlava eccitato : - Che c ' è ? che c ' è ? Debbo mandare rincalzi ? Io lo rassicurai : - Ma no . Un soldato sta passando al nemico , solo , senza armi , e la compagnia tira su di lui . Gli austriaci , per non spaventarlo , non sparano . - Un disonore simile sul battaglione ! - Lo so , lo so ; non lo stia a raccontare a me . Che ci posso fare ? - Me lo rimandi indietro , vivo o morto ! - Eh , vivo , sarà difficile . Sparano tutti su di lui . - Tanto meglio . Meglio morto . Me lo mandi morto . - Sta bene . Posso andare ? - Sì , vada pure e mi dia le novità al più presto . Io ritornai alla feritoia . Al fuoco della compagnia s ' era aggiunto quello delle due mitragliatrici del battaglione . Marrasi continuava ad avanzare , ma con molta difficoltà . Superata la vallata , il terreno era ripido e la neve sempre alta . Io mi stupivo ch ' egli non fosse ancora caduto , quando m ' accorsi che , dietro di lui , ad una cinquantina di metri , anch ' egli sprofondato nella neve , camminava il sergente Cosello . Impugnava il fucile con le due mani e , ad ogni passo , tirava un colpo su Marrasi . Ma questi non cadeva . Con tutta la mia voce , ordinai al sergente di rientrare in trincea . Il sergente si fermò . Era in piedi , in mezzo alla vallata . Io temevo che gli austriaci tirassero su di lui e ripetei l ' ordine . Gli austriaci non sparavano . Egli si voltò e mi gridò : - Signor sì ! Aveva le gambe sepolte nella neve . Da fermo , puntò lungamente e sparò tutto il caricatore sul disertore . Questi cadde e si rovesciò sulla neve . Io lo credetti colpito . Ma , dopo qualche istante , si rialzò e riprese ad avanzare . Tutta la linea continuava a sparare su di lui . Marrasi camminava . Anche il sergente , ch ' era un tiratore scelto , l ' aveva sbagliato . Ho sempre notato che , nei momenti d ' eccitazione , i soldati guardano e sparano ad occhi aperti , senza puntare . Il sergente rientrò . Venne da me , coperto di sudore . Parlava a fatica : - Che vergogna ! Che disonore ! - diceva ansante . - Il 2 plotone è disonorato . Il 2° plotone era disonorato . La compagnia era disonorata . Il battaglione era disonorato . Fra poco , si sarebbero considerati disonorati il reggimento , la brigata , la divisione , il corpo d ' armata e , con ogni probabilità , tutta l ' armata . Marrasi continuava ad avanzare . Il piantone al telefono venne di corsa per dirmi che il comandante di battaglione mi chiamava nuovamente , perché il comandante del reggimento voleva essere messo al corrente . - Rispondi che sono in trincea e non mi posso allontanare . Che verrò tra poco . Il piantone disparve . Marrasi s ' allontanava sempre più da noi . Gli austriaci avevano due sbarramenti di reticolati di fronte alle loro trincee . Egli era arrivato al primo . La neve lo copriva pressoché intieramente , ma l ' ostacolo era egualmente insormontabile . S ' aggrappò ai fili , li scosse , tentò scavalcarli , ma inutilmente . Capì che non sarebbe potuto passare . Scoraggiato , si fermò un istante e si strinse la testa fra le mani . Sembrava gli mancasse ormai la forza di continuare . Fece qualche passo attorno allo stesso punto , disperato . Così , egli girava attorno a se stesso , sperduto , ma invulnerabile , sotto il tiro dei nostri . Marrasi si riprese . Risolutamente , camminò verso un albero che era a pochi metri da lui . Questo era lungo la linea dei reticolati , al di fuori , verso di noi , e gli austriaci vi avevano appoggiato un cavallo di frisia , dall ' altra parte . Marrasi si slacciò il cinturone che aveva ancora alla cintola , con le due giberne . Agilmente , si arrampicò al tronco . Non era più impacciato . Era già a qualche metro da terra . Dall ' alto , spiccò un salto e si sprofondò nella neve , al di là dei reticolati . Il primo sbarramento era passato . I nostri sparavano sempre . Gli austriaci tacevano . Il piantone al telefono venne un ' altra volta . Il comandante del battaglione , assillato di richieste dal comandante del reggimento , il quale , a sua volta , era assediato in permanenza dal comandante di brigata , mi chiedeva insistentemente all ' apparecchio . Lo rinviai , urlando : - Tira una fucilata sul filo telefonico e , dopo , va ' dal comandante del battaglione e informalo che la linea è interrotta . - Signor sì . - Hai capito bene ? - Signor sì . Fra le tante fucilate e i tiri delle mitragliatrici , Marrasi riprese ad avanzare . L ' ultimo tratto , il più ripido , era il più faticoso . La trincea nemica era a pochi metri . Da una grande feritoia , una mano gli faceva segni di richiamo . Egli si diresse alla feritoia . I nostri tiratori scelti di bombe " Benaglia " a fucile , sembravano averlo sotto il loro tiro . Lo scoppio d ' una bomba lo investì ed egli cadde . Ma si rialzò , subito dopo . Nel settore , il fuoco era diventato generale . Dalla compagnia , si era propagato a tutto il battaglione , ai battaglioni laterali , oltre Monte Interrotto , fino alla Val d ' Assa . Tutti sparavano : i nostri e gli austriaci . Sembrava che tutto il corpo d ' armata fosse impegnato in combattimento . Solo le trincee del costone tacevano sempre . Marrasi era sotto l ' altro sbarramento di reticolati , a non più di due metri dalla trincea austriaca . Dalla grande feritoia , qualcuno doveva parlargli in italiano , perché mi parve che una conversazione si svolgesse fra lui e la trincea . Egli cadde , mentre toccava il reticolato . Rimase immobile , le gambe affondate nella neve , il busto piegato , le braccia e le mani tese . Sul bersaglio ormai inanimato , il fuoco di tutta la nostra trincea infuriava come prima . Ci volle del tempo , prima che riuscissi a far cessare il fuoco nel nostro settore . E quando cessò , continuò ancora , a lungo , nei settori laterali . Il telefono era interrotto e comunicai per iscritto le novità al comando di battaglione . Dovetti resistere , fino a sera , agli ordini del comandante del reggimento che esigeva facessi uscire una pattuglia , comandata da un ufficiale , per ritirare il cadavere e lavare , così , l ' onta del reggimento . Il colonnello finì col venire in linea per accertarsi personalmente dell ' esecuzione dell ' ordine . Ma la situazione non mutava per questo . Il cadavere era sempre là , a trecento metri da noi , a due dal nemico . Ed era giorno . Il colonnello insisteva ed io , visto vano ogni altro argomento , trovai un rifugio letterario . Fresco delle letture d ' Ariosto , citai , con tutta serenità , l ' episodio di Cloridano e Medoro : Che sarebbe pensier non troppo accorto Perder dei vivi per salvar un morto . Il colonnello mi rispose , secco , infliggendomi gli arresti . Ma la pattuglia non uscì . Calata la sera , al primo razzo che tirammo , ci accorgemmo che il corpo di Marrasi era scomparso . L ' azione delle scale e dei ponti fu rinviata . XXII Con il sopravvenire dell ' inverno , avevamo iniziato i turni delle licenze . Quindici giorni da passare nelle nostre famiglie ci sembravano una felicità senza eguale . Avellini ed io eravamo fra i più anziani del battaglione e saremmo dovuti partire con i turni dei primi ufficiali , Ma l ' azione delle scale e dei ponti , sospesa più volte , era ancora in preparazione , e il colonnello ci tratteneva al reggimento . Io inoltre dovevo far coincidere la mia licenza con quella di mio fratello , soldato in un reggimento di fanteria della Carnia , poiché avevamo ottenuto di poter partire insieme . Ma , a così grandi distanze , era difficile mettersi d ' accordo . Per Natale , eravamo ancora in trincea . Gli austriaci , normalmente , rispettavano le ricorrenze delle feste religiose . Per le grandi solennità , essi non sparavano in trincea e anche la loro artiglieria taceva . Ma , questa volta , i nostri posti d ' ascoltazione erano riusciti ad intercettare un fonogramma nemico , in cui si parlava di una mina che avrebbe dovuto brillare per Natale , a mezzanotte . Quella mina noi la ritenevamo scavata nella roccia , sotto le nostre trincee , all ' estrema destra del settore . I nostri apparecchi avevano percepito il rumore delle perforatrici , fin dall ' ottobre , e i comandi erano costantemente preoccupati . Se le nostre posizioni fossero saltate in quel punto , gli austriaci , sfruttando la sorpresa , avrebbero interrotto , con le linee , le nostre comunicazioni e occupato il punto dominante la vallata che congiungeva le due divisioni . Il fianco destro della nostra brigata sarebbe stato , per giunta , completamente scoperto . Il nostro battaglione conosceva , più che gli altri , quelle posizioni , e il comando del reggimento ordinò che due compagnie , la 9a di Avellini e la 10a , la mia , rimanessero in linea , la notte di Natale . Il reggimento riceveva il cambio , proprio quella notte , e le nostre due compagnie avrebbero dovuto assicurare la continuità del servizio in quel punto più delicato , in cui i nuovi reparti si sarebbero trovati impreparati . Il reggimento scese a riposo , a Campomulo , dopo l ' imbrunire . La 9a occupò il settore della mina , e la mia compagnia fu posta di rincalzo , nelle immediate adiacenze , per essere pronta a contrattaccare dopo lo scoppio . Solamente noi ufficiali eravamo a conoscenza di quanto sarebbe avvenuto . I soldati rimpiangevano solo di essere dovuti rimanere in linea mentre il resto del reggimento passava il Natale a riposo . Una larga distribuzione di cioccolato e di cognac aveva suscitato qualche sospetto , che fu dissipato dalla considerazione che fosse un compenso dovuto all ' eccezionale servizio . Prima di portarsi sulla mina , Avellini mi consegnò un pacchetto di lettere , sigillato . L ' eleganza del pacchetto e un tenue profumo che ne sprigionava rivelavano chiaramente la loro provenienza . Io non sapevo niente di preciso , ma non ignoravo che Avellini era innamorato di una signorina . Quelle dovevano essere le lettere che ne aveva ricevuto . Con un sorriso che voleva coprire il lieto segreto , mi disse : - Non si tratta di una questione importante , anzi , non è una questione di servizio . Ma se , stanotte , rimango sepolto dalla mina , tu farai giungere questo pacchetto alla persona di cui troverai l ' indirizzo , levando la prima busta sigillata . Io non volevo rivolgergli delle domande . Non volevo apparire indiscreto , ma soprattutto temevo di vedere , con una risposta precisa , distrutta una speranza ch ' io alimentavo in mezzo a molte preoccupazioni e dubbi . Che la signorina di cui ero incaricato di custodire le lettere non fosse la stessa alla quale io pensavo da tanto tempo ? Noi l ' avevamo conosciuta assieme , con Avellini , nel mese di settembre , a Marostica , vicino a Bassano . Eravamo stati mandati in quella cittadina per un incarico di servizio mentre il reggimento era a riposo attorno a Gallio . Le eravamo stati presentati da un ufficiale amico , nella sua famiglia , e io ne ero rimasto vivamente colpito . Speravo di aver suscitato in lei lo stesso interesse . Mi sembrava anzi d ' esserne sicuro . Ma Avellini l ' aveva potuta rivedere da sola . Poiché il mio pensiero correva spesso a quella casa , il dubbio che Avellini fosse il preferito mi perseguitava . Avevo più volte deciso di parlargliene , ma non avevo osato . La sera , mentre Avellini mi lasciava con il pacchetto nelle mani e si allontanava per salire in linea , non seppi resistere . Gli chiesi : - È bionda ? Egli mi accennò di sì . - È bella ? Mi rispose , socchiudendo gli occhi , felice : - Bellissima . Non ardii chiedere di più . Ma , pensavo , perché doveva essere proprio lei ? Non era possibile si trattasse di un ' altra donna ? Certo , era possibile . Avellini aveva ragione di considerarsi in pericolo e di prevedere che quella notte potesse essere l ' ultima della sua vita . Ma non aveva pensato che anch ' io avrei potuto correre seri rischi . In guerra , chi è un metro avanti considera gli altri al sicuro . Neppure io vi avevo pensato , ma quando rimasi solo , compresi che il pacchetto delle lettere non era molto più sicuro nelle mie mani . Dopo lo scoppio della mina , io avrei dovuto contrattaccare , e chi sa che cosa avrei trovato . Decisi di mettere in salvo il pacchetto . Dietro di me , a un centinaio di metri , a sbarramento della valle , v ' era una linea di due ridotte , con un fortino occupato da una batteria da montagna . Io ero buon amico del suo comandante , un capitano d ' artiglieria , che conoscevo fin dal suo arrivo . Con lui ero stato continuamente in rapporto , per disegni , rilievi topografici , per i lavori al fortino . Quella notte stessa , dovevo essere continuamente collegato con lui , perché l ' azione dei suoi pezzi , dopo lo scoppio della mina , si sarebbe coordinata con l ' attacco della mia compagnia . La notte era caduta da poco . La mina non sarebbe scoppiata che a notte inoltrata : a mezzanotte , diceva l ' intercettazione . Trovai il capitano solo , nella piccola sala di mensa , che la batteria aveva costruito dietro il fortino . Gli ufficiali di una batteria in posizione , in montagna , avevano le stesse comodità che , in fanteria , può avere un comando di reggimento in linea . Le pareti di legno erano verniciate e abbellite da illustrazioni di guerra . Il capitano era seduto , alla tavola non ancora sparecchiata . Gli ufficiali avevano finito di pranzare e ripresero i posti di servizio . Il capitano aveva , a portata di mano , il telefono e due bottiglie : una di cognac , e una di benedettino . Egli beveva e fumava . - Debbono essere bosniaci mussulmani , - mi disse , appena mi vide . - Immaginare di far brillare la mina la notte di Natale ! È un bel presepio che ci preparano . Ma io ho i pezzi puntati in tal modo che , se son maomettani , comunicheranno stanotte stessa col Profeta . - Spero bene , - dissi , - che lei non ci scambi per bosniaci , e non ci tiri alle spalle . Badi che , pochi secondi dopo l ' esplosione , noi saremo già partiti all ' assalto e avremo occupato le posizioni su cui lei ha i cannoni puntati . - E per chi ci ha preso ? Noi non siamo artiglieria d ' assedio per permetterci scherzi del genere . Ho disposto un servizio di illuminazione a razzi e , dall ' osservatorio , distinguerò i minimi dettagli . La conversazione si aggirò sull ' artiglieria da montagna in contrapposizione all ' artiglieria da campagna e dei medi e grossi calibri , particolarmente disposti a sbagliare bersaglio e a tirare sui nostri . Il capitano fece preparare il caffè , che era una specialità della batteria . La specialità consisteva in tre bicchieri di cognac finissimo e che si bevevano così : uno , prima del caffè , uno nel caffè e uno dopo il caffè . Per le precedenti mie visite , egli sapeva che non bevevo liquori e scherzava su quella mia astensione da arteriosclerotico . Io mostrai il pacchetto sigillato . - Se dovesse accadermi qualcosa , stanotte , la prego di consegnare questo pacchetto al tenente Avellini , della 9a compagnia . Se egli non fosse più fortunato di me , lei troverà , nella busta interna , l ' indirizzo della persona cui deve essere spedito il pacchetto . Il capitano aveva già bevuto la prima parte del suo caffè speciale . - Lettere d ' amore ? - mi chiese . Io evitai la risposta ed egli si mise a ridere fragorosamente . - Che c ' è da ridere ? - Lei ha ragione . Non c ' è proprio niente da ridere . C ' è da piangere . Egli rideva sempre . - Crede alla donna , lei ? - mi domandò . - E perché , lei non ci crede ? - Io ? Io ! Io ! Prese la bottiglia di cognac , ne bevve un altro bicchierino e disse : - Ecco , a che cosa io credo . - Ciò non impedisce che possa credere , occorrendo , anche alla donna . - Io ho trentacinque anni , - egli disse , - e sono sposato da sei . Ho dell ' esperienza un po ' più di lei . - In materia , l ' esperienza non serve a gran che . - L ' esperienza serve a valutare la vita per quello che è e non per quello che si vorrebbe che fosse . Lei , in confronto a me , è un ragazzo . Quando si ha una donna , lontana mille chilometri , la sola cosa utile a farsi è quella di dimenticarla . Poche illusioni ! Non resta altro da fare . E , per dimenticare , non c ' è che questo . Ora , bevevamo il caffè . - Perché , se non si dimenticasse , non ci rimarrebbe altro che spararsi un colpo di pistola . Il capitano parlava con il tono più allegro . Il liquore , certo , lo eccitava , ma lo eccitavano anche le stesse sue parole . Parlava rapidamente , come se da lungo tempo aspettasse un ' occasione per abbandonarsi a delle confidenze , e ripeteva più volte la stessa frase . Dal portafoglio , tolse una fotografia . - Ecco , guardi . È bella . Bella come può essere una donna bella . Eppure non vale una bottiglia di cognac . Io presi la fotografia tra le mani , ma mi mancò il tempo di guardarla . Egli me la strappò con violenza , s ' alzò in piedi e la gettò nella grande stufa accesa . Io ero imbarazzato e non sapevo che dire . Rapidamente , egli si calmò e prese il mio pacchetto . - Stia tranquillo , - mi disse , - Lei può contare su di me . Cambiò discorso e mi parlò di servizio , bevendo . Ci levammo per uscire . Io ero già alla porta . Egli mi trattenne per il braccio e mi chiese : - Lei non crederà che io sia geloso ? - Ma manco per sogno ! - risposi . Assieme , visitammo le appostazioni più avanzate . Gli artiglieri erano ai pezzi , con i loro ufficiali . Tutto vi era in ordine . Rientrai alla mia compagnia . Nei ricoveri , i soldati bevevano e fumavano . Mi sedetti con loro e aspettai la mezzanotte . Un quarto d ' ora prima , feci disporre i soldati per squadre , pronti ad uscire dai ricoveri e correre ai camminamenti . Man mano che la mezzanotte si avvicinava , i soldati capivano che qualche avvenimento insolito stava per accadere e s ' interrogavano l ' un l ' altro , con lo sguardo . Io dissi che si temeva una sorpresa e bisognava tenersi pronti per il contrattacco . Ma , quanto più s ' avvicinava l ' ora attesa e temuta , tanto più il mio pensiero si allontanava dalla mia compagnia , dalla mina , da tutti quei luoghi . Mi dicevo : " Dev ' essere lei . Non può essere che lei " . E , ogni volta , il dubbio ritornava e trovavo tante considerazioni a mio conforto . " Non dev ' essere lei . Non può essere lei " . E la rivedevo , così come l ' avevo vista la prima volta , alla finestra di casa sua , affacciata sulla strada , mentre io entravo nel portone , i capelli biondi rovesciati sulla fronte , ma non tanto da ricoprire gli occhi sorridenti . Quando guardai l ' orologio , mezzanotte era passata . La mina non scoppiava . Mandai da Avellini , per aver notizie . Egli mi rispose che non aveva notato niente d ' insolito e che , nella trincea nemica , la vigilanza era come le altre notti . Aspettammo , ma meno preoccupati , fino all ' alba . Che i posti d ' intercettazione si fossero sbagliati ? Che gli austriaci ci avessero giuocato una beffa ? La mattina , le due compagnie ricevettero il cambio , e raggiungemmo il reggimento a Campomulo . Ritirato il pacchetto , lo avevo riconsegnato ad Avellini . Il giorno stesso , il colonnello c ' invitò a pranzo e ci comunicò che potevamo partire in licenza il giorno dopo . Mentre prendevamo il caffè , ci chiese : - Mi dicano la verità , sinceramente . In tutta la guerra , hanno passato un momento più drammatico di quei pochi minuti prima di mezzanotte ? Avellini si affrettò a rispondere : - Io mi tenevo pronto , naturalmente ; ma pensavo ad altro . E guardò me , sorridendo , come se io solo potessi capirlo . XXIII Avellini ed io partimmo insieme in licenza . Facemmo un piccolo percorso insieme , perché egli aveva la sua famiglia in Piemonte ed io in Sardegna . Mio fratello aveva avuto , all ' ultimo momento , non so più quali impedimenti di servizio e fu obbligato a ritardare la partenza . Io arrivai solo , a casa . Trovai il babbo molto invecchiato . Lo avevo sempre creduto un uomo forte . Mi accorsi subito che non era più lo stesso . Egli era depresso e non nascondeva il suo scoraggiamento . Noi eravamo i soli figli e tutti e due in fanteria . Non si faceva più illusioni . Non sperava che noi potessimo rientrare sani e salvi dalla guerra . Aveva trascurato i suoi affari . Rividi la vecchia e grande casa di campagna , un tempo tanto piena di vita , quasi deserta . La mamma mi parve più coraggiosa . Io le avevo mandato spesso delle lettere , impostate nelle città delle retrovie , che le facevano credere che io fossi al sicuro . Ma i soldati feriti del mio reggimento raccontavano di combattimenti che avevamo fatto assieme , distruggendo , così , in gran parte , i risultati dei miei espedienti . Non pertanto , sembrava piena di fiducia ed era lei che animava anche il babbo . Io parlai della guerra con molte precauzioni . Riuscii subito a dare della vita di prima linea un ' idea accettabile , senza incubi . I genitori avevano creduto che noi fossimo , in permanenza , impegnati in combattimenti furiosi . Essi non avevano mai supposto che noi potessimo vivere dei mesi senza combattere e senza neppure vedere gli austriaci . Non avevano un ' idea geografica del fronte , e , malgrado sulle carte apparisse che il fronte era di centinaia di chilometri , pensavano che il combattimento in un settore travolgesse o avesse spettatori anche gli altri settori . La guerra , così come io la descrivevo , non aveva un aspetto insopportabile . Avevo a mio sostegno anche l ' argomento che gli ufficiali non corrono gli stessi rischi dei soldati e che mio fratello era in una parte tranquilla del fronte . Ma , ogni volta che mio padre si trovava solo con me , mi diceva , senza perifrasi , la sua opinione : - Io non vedrò la fine di questa guerra . E ho paura che non la vedrete neppure voi . Una sera pranzava con noi un nostro parente , soldato di fanteria in licenza dopo una ferita . Avevamo finito di pranzare e prendevamo il caffè . Il babbo gli chiese , più per tener su la conversazione che per avere un parere : - Secondo te , Antonio , finirà presto la guerra ? Io , fino ad allora , avevo evitato si parlasse di guerra . Antonio rispose con sicurezza : - Non finirà mai . La guerra è un macello permanente . La mamma non aveva capito e chiese : - Che cos ' è ? - Un macello permanente , - Anche per gli ufficiali . ? - Anche per loro . Quando Antonio andò via , io non durai fatica a dimostrare che era un pusillanime . La mamma era sempre attorno a me ed io uscivo raramente di casa , tanto in lei era grande il desiderio di essermi vicina . Si comportava con me , come se io fossi un bambino : a tal punto che la sera , quando andavo a dormire , voleva aiutarmi a spogliarmi e ritornava più volte per baciarmi , prima che lei si ritirasse nella sua camera . La mattina era sempre lei , e solo lei , che mi portava il caffè , a letto . Ed esigeva che lo prendessi a letto , perché così profittava per starmi vicina e parlarmi , lungamente , di tutto . Quella volta , i miei genitori non ebbero fortuna con la mia licenza . Ero in casa da appena quattro giorni e un telegramma del comandante del reggimento mi richiamava in linea per urgenti ed impreviste necessità di servizio . Io pensai : questa è la volta che attacchiamo con i ponti e con le scale . Ma trovai il pretesto dovesse trattarsi di acquisti di finimenti per il carreggio , in cui , al reggimento , mi si attribuiva una competenza superiore a quella che io non avessi . Il babbo si fece muto e non parlò più fino all ' ora della mia partenza . La mamma , anche stavolta , si mostrò tanto calma e coraggiosa e io ne fui felice . Il babbo voleva accompagnarmi per un lungo tratto . Io mi accomiatai solo dalla mamma , che rimase in casa . Il distacco fu semplice . La mamma mi carezzò e mi baciò infinite volte , senza versare una lacrima , e , qualche istante , persino sorridente . Mostrava una così grande fiducia che io stesso ne ero stupito . Mai avrei supposto in lei tanta forza d ' animo . Il babbo , muto , andava su e giù , senza guardarci . Avevamo fatto una cinquantina di metri fuori di casa . Il babbo mi teneva sotto braccio . Io scherzavo sulla sua scarsa conoscenza dei regolamenti militari e gli dicevo che egli mi provocava alla indisciplina , perché un militare non può andare a braccetto , neppure con suo padre , in pubblico . Mi accorsi che avevo dimenticato in casa il frustino . Lasciai il babbo e , a grandi passi , rifeci la strada . La porta di casa era ancora aperta . Entrai e gridai : - Mamma , ho dimenticato il frustino . Al centro della sala , accanto ad una sedia rovesciata , la mamma era accasciata sul pavimento , in singhiozzi . Io la raccolsi , l ' aiutai a sollevarsi . Ma non si reggeva più da sola , tanto , in pochi istanti , si era disfatta . Tentai di dirle parole di conforto , ma si struggeva in lacrime . Dovevano essere passati parecchi minuti , poiché sentii la voce del babbo gridare impaziente : - Ebbene , codesto frustino ? Finirai per perdere il treno . Mi svincolai dalla mamma e ridiscesi di corsa . Sempre viaggiando , in tre giorni , raggiunsi l ' Altipiano . Anche Avellini era stato richiamato ed era giunto prima di me . Era proprio l ' azione dei ponti e delle scale che si preparava . Il reggimento era ritornato in linea . Per non farmi perdere tempo , l ' ufficiale delle salmerie mi dette un mulo e , in poche ore , fui in trincea . L ' artiglieria tuonava su tutto il settore . Quando arrivai in linea , erano le due o le tre del pomeriggio . Il mio battaglione occupava le stesse posizioni del turno precedente . Poche vedette stavano alle feritoie , sui palchi eretti , in alto . In quei giorni , era caduta ancora della neve e le trincee erano state elevate al suo livello . Le vedette si muovevano sui palchi , come dei muratori in una casa in costruzione . I grossi tronchi che reggevano la sovrastante impalcatura di legno davano alle trincee l ' aspetto d ' un cantiere . Gli altri soldati erano scaglionati lungo le trincee e i camminamenti , in attesa . A causa del continuo movimento , la neve si era sciolta nel fondo delle trincee e dei camminamenti , e si era formato uno strato di fango , in cui i soldati affondavano con le gambe . Essi avevano un aspetto rassegnato . Tutti bevevano . Le borracce di cognac non stavano mai ferme . Al mio primo apparire , sentii un odore cavernoso di fango e di cognac . E i " labyrinthes fangeux " di Baudelaire , in Le vin des chiffonniers mi vennero alla mente . Il sole era assente e il cielo sembrava attendesse ancora della neve . Il tenente più anziano che , in mia assenza , comandava la compagnia mi venne incontro e mi dette le novità . Tutti i soldati erano presenti in trincea , anche quelli che avevano la febbre . Mi disse : - Potevi startene a casa e finire la licenza in pace . Tanto , qui , oggi , non avanzeremo d ' un metro . A me , la neve arriva al collo . Per giungere alle trincee nemiche , mi occorrerebbe un ascensore . Egli era piccolo di statura . Ma io , ch ' ero molto più alto , non mi sarei trovato in migliori condizioni . Un assalto , su quel terreno , mi sembrava una delle cose più straordinarie della guerra . Cercai il comandante del battaglione , e lo trovai , come gli altri , nel fango . Anch ' egli beveva . Io non lo conoscevo , perché era arrivato nei giorni in cui ero in licenza . Era un maggiore , sulla cinquantina , che veniva dalla Libia . Io ero fra i pochi veterani del reggimento ed egli mi accolse cordialmente come un pari grado . Mi disse che , improvvisamente trasferito dall ' Africa all ' Altipiano , non aveva la più lontana idea della nostra guerra di trincea . - Stia tranquillo , - gli dissi , - perché noi ne sappiamo quanto lei . - Crede lei , - mi chiese , - che riusciremo a prendere le posizioni nemiche ? - Se gli austriaci se ne vanno , - risposi , - è probabile che , in un paio d ' ore , dopo aver praticato dei passaggi nella neve , arriveremo alle trincee nemiche , anche se congelati . Ma , se gli austriaci non se ne vanno , mi pare estremamente difficile . - E se ne andranno ? - E perché se ne dovrebbero andare ? - E i ponti e le scale ? Con un tempo come questo , ci saranno utilissimi . Stanotte , li bruceremo per riscaldarci , altrimenti morremo tutti assiderati . Il maggiore non aveva voglia di scherzare . Era compreso delle difficoltà che avrebbe incontrate il battaglione nell ' assalto . Era preoccupato e nervoso . Trovava , per giunta , il nostro cognac ripugnante . L ' ordine dell ' assalto non arrivava ancora . Contrariamente al passato , l ' ora non era stata fissata . Il comandante di divisione s ' era riservato di comunicarla all ' ultimo momento . L ' accordo delle intelligenze . Un portaordini del comando del reggimento chiamò il maggiore dal colonnello . Il maggiore si fece pallido e mi disse : - Ci siamo ! E s ' incamminò , sostenendosi al bastone di montagna , lentamente , le gambe nel fango . Rimase assente una mezz ' ora . Quando ritornò aveva il volto illuminato di gioia . Io lo rividi a distanza e non capii la ragione di tale mutamento . Camminando in mezzo ai soldati , che gli cedevano il passo , esclamava : - Non se ne fa più niente ! non se ne fa più niente ! Avvicinandosi a me , gridò : - L ' azione è sospesa ! - Come , sospesa ? - Sì , sospesa . Il signor generale comandante la divisione ha fatto comunicare che l ' azione è sospesa . Pare che fosse un ' azione dimostrativa . Il signor generale si congratula con gli ufficiali e con la truppa per il bel contegno della giornata . L ' artiglieria tuonava ancora . Forse , il generale s ' era dimenticato di comunicarle che l ' azione era sospesa . I reparti furono fatti rientrare nei ricoveri . Bevevano prima e bevevano dopo . Tristezza e gioia sono emozioni della stessa natura . La sera , il maggiore volle che pranzassi con lui , al comando del battaglione , e , al caffè , mi fece le sue confidenze : - Ho fatto tutta la guerra libica e ho preso parte a molti combattimenti . Sono stato decorato al valore , come vede , e credo di non aver paura . Io credo di non aver più paura d ' un altro . Sono ufficiale di carriera ed è probabile che anch ' io avanzi ancora di grado . Ma le assicuro che le più belle soddisfazioni della mia carriera sono come questa d ' oggi . Noi siamo professionisti della guerra e non ci possiamo lamentare se siamo obbligati a farla . Ma , quando siamo pronti per un combattimento , e , all ' ultimo momento , arriva l ' ordine di sospenderlo , glielo dico io , mi creda , si può essere coraggiosi finché si vuole , ma fa piacere . Sono questi , lealmente , i più bei momenti della guerra . La notte scendeva glaciale . I soldati erano intirizziti e mancava la legna per le stufe . Dopo un rapido scambio di idee tra ufficiali , decidemmo di bruciare buona parte dei ponti e delle scale . XXIV Il reggimento era a riposo , attorno al villaggio di Ronchi . Il comando era più in alto , a Campanella , vicino mezzo chilometro . I tre battaglioni erano accantonati nelle poche case ancora intatte e nei baraccamenti . I soldati erano stanchi . Questi riposi di pochi giorni , sotto il tiro delle artiglierie nemiche , dopo turni di un mese di trincea , li avevano depressi . Ma v ' era la speranza d ' un lungo riposo . Ci avevano detto che , questa volta , saremmo scesi nella pianura veneta per finirvi l ' inverno . La distribuzione di oggetti di corredo nuovi sembrò ne fosse la più certa conferma e rianimò anche i più scontenti . Ancora un avvenimento nelle gerarchie militari : io ero stato promosso capitano . Con il nostro comandante di battaglione , maggiore Frangipane , era arrivato dall ' Africa anche il maggiore Melchiorri , che prese il comando del 2° battaglione . Noi ufficiali del battaglione lo invitammo a pranzo , alla nostra mensa . Era tradizione , fra i battaglioni , invitare a mensa gli ufficiali nuovi arrivati , per conoscerci reciprocamente . Il maggiore gradì e accettò l ' invito . Ma quello non era un giorno fatto per i convenevoli . Il reggimento ricevette l ' ordine di tenersi pronto per risalire in trincea il giorno dopo . Non eravamo che da tre giorni a riposo . Ne fummo tutti sconcertati . Addio sogni di riposo in pianura ! Il maggiore Melchiorri volle egualmente venire da noi . I soldati avevano già da tempo consumato il rancio ed erano nei loro accantonamenti , quando noi ci riunimmo alla mensa . Durante il pranzo , la conversazione si svolse principalmente sulla guerra coloniale e sulla grande guerra . Alla fine parlavano solo i due maggiori e noi ascoltavamo . Il maggiore Frangipane era stato tre anni in Libia , il maggiore Melchiorri quattro o cinque anni in Eritrea . Nessuno di noi era stato in colonia . All ' infuori di Avellini d ' altronde , noi eravamo tutti ufficiali di complemento . Io sedevo a fianco del maggiore Melchiorri . - La guerra europea , - egli diceva , - si vincerà solo quando le nostre truppe saranno organizzate con lo stesso metodo disciplinare con cui noi , in colonia , abbiamo organizzato gli ascari . L ' ubbidienza deve essere cieca , come giustamente imponeva il regolamento del glorioso esercito piemontese , che Roma ha voluto abolire . La massa deve ubbidire ad occhi chiusi e ritenersi onorata di servire la patria sui campi di battaglia . - I nostri soldati , - diceva il nostro maggiore , - sono tutti dei cittadini come me e come te ; gli ascari sono dei mercenari stranieri . Questa differenza mi pare essenziale . - Non vi sono grandi differenze . Le differenze esistono solo nella vita civile . Una volta che si è indossata l ' uniforme , il cittadino cessa di essere tale e perde i suoi diritti politici . Egli non è che un soldato e non ha altro che doveri militari . La superiorità dell ' esercito tedesco consiste nel fatto che , in esso , il soldato si avvicina di più a quel tipo ideale di soldato che è l ' ascaro . Gli ufficiali tedeschi comandano . - Che cosa intendi tu per comandare ? Io ho abbastanza esperienza e me ne son fatto un ' idea chiara . Quando io , in guerra , ricevo un ordine , sono assalito dalla preoccupazione che possa essere un ordine sbagliato . Ne ho viste tante ! E ne ho sentite tante da quando sono qui ! E quando io stesso do un ordine , rifletto a lungo , nel timore di sbagliarmi . Comandare significa saper comandare . Evitare cioè un cumulo di errori per cui si sacrificano inutilmente e si demoralizzano i nostri soldati . - I comandanti non si sbagliano mai e non commettono errori . Comandare significa il diritto che ha il superiore gerarchico di dare un ordine . Non vi sono ordini buoni e ordini cattivi , ordini giusti e ordini ingiusti . L ' ordine è sempre lo stesso . È il diritto assoluto all ' altrui ubbidienza . - Così tu , caro collega , puoi comandare un bel manico di scopa , posto che tu l ' abbia fra le mani . Ma non comanderai mai reparti italiani , francesi , belgi o inglesi . - È che voi avete introdotto la filosofia nell ' esercito . Ecco la ragione della nostra decadenza . Mentre la conversazione procedeva sostenuta da numerose bottiglie , di fuori si levò un rumore che ci parve il soffio del vento contro i baraccamenti di legno , le porte e le finestre . I due maggiori tacquero e ascoltammo . Erano delle grida in tumulto . Il maggiore Frangipane si levò e noi tutti l ' imitammo . La porta si aprì ed entrò l ' ufficiale di servizio del battaglione . Egli era stravolto . - Il reggimento s ' è ammutinato ! Ha cominciato il 2° battaglione e gli altri lo hanno seguito . I reparti sono usciti dagli accantonamenti , gridando . Qualche ufficiale è stato malmenato . Senza attendere l ' ordine del maggiore , ci buttammo fuori per raggiungere i nostri reparti . Passando per la cucina della mensa , si arrivava , in pochi passi , al baraccamento della mia compagnia ch ' era la più vicina . Seguito dai miei ufficiali , io presi quella via , di corsa , e mi trovai subito in mezzo alla compagnia . La 10a era in un unico baraccone di legno , in cui v ' era il posto per i quattro plotoni . Al centro , un lungo corridoio per l ' adunata , ai fianchi , due file di cuccette su due piani . Nel corridoio , i soldati , a capannelli , discutevano animatamente . Gli ufficiali erano dietro di me , quando io entrai , e fu un soldato che mi vide per primo che dette l ' attenti , ad alta voce . I soldati presero la posizione d ' attenti . Nella baracca , non si sentì un bisbiglio . Io comandai : - Compagnia in riga , fucile alla mano ! I soldati si disposero , correndo per eseguire l ' ordine . Io pensavo : se i soldati malmenano gli ufficiali ed io do l ' ordine di prendere le armi , non corro più il rischio d ' essere bastonato . Se essi hanno le armi , rifletteranno maggiormente e , tutt ' al più , io corro il rischio di essere sparato . Debbo dirlo : preferivo essere ucciso che bastonato . In un attimo i plotoni furono in riga , con i fucili , ai loro posti d ' adunata . L ' ufficiale più anziano comandò l ' attenti e mi presentò la compagnia . Io detti l ' ordine d ' innestare le baionette e caricare i fucili . L ' ordine fu prontamente eseguito . Feci l ' appello dei presenti : nessuno mancava . Se tutti erano presenti , la mia compagnia dunque non s ' era ammutinata . Le soddisfazioni sono tutte di natura personalissima e ciascuno è libero di sentirle a suo modo . Il piacere che io sentii in quel momento lo ricordo come uno dei grandi piaceri della mia vita . I soldati non si ammutinano contro i comandanti di reggimento , di brigata , di divisione o di corpo d ' armata . È contro i propri ufficiali diretti che essi , innanzi tutto , si rivoltano . Fuori , al buio , il tumulto aumentava . - Vogliamo il riposo ! - Abbasso la guerra ! - Basta con le trincee ! Gli accantonamenti del 1° e del 2° battaglione erano più in giù , ad alcune centinaia di metri dal nostro . Dalla loro direzione , ci veniva il rumore d ' una folla in marcia . Probabilmente i due battaglioni si erano riuniti e dimostravano insieme . Mandai un ufficiale per rendersi conto di quanto avveniva . Egli rientrò subito . I reparti erano usciti senz ' armi , ma devastavano tutto quanto trovavano sul loro cammino . - Abbasso la guerra ! Erano migliaia di voci che gridavano assieme . Io dissi qualche parola alla compagnia , più per rompere il silenzio , che ci pesava come un incubo , che per fare discorsi . D ' altronde , in quel momento , avevo ben poche cose da dire e mi accorgevo che l ' attenzione dei reparti era tutta tesa verso i dimostranti . Il maggiore entrò , seguito dall ' aiutante maggiore e dai portaordini del battaglione . Io feci presentare le armi e gli comunicai che tutti i soldati erano presenti . Il maggiore era sotto un ' intensa commozione . - Figlioli ! figlioli ! che giornata ! ... E non poté dire altro . Egli uscì ed io l ' accompagnai oltre la porta . Mi disse che due plotoni della 9a con il tenente Avellini erano in ordine : degli altri due plotoni accantonati in un altro baraccamento non si avevano ancora notizie . La 11a era sbandata e la 12a andava riordinandosi dopo l ' arrivo del suo comandante . Egli andava per fare opera di persuasione presso i dispersi e tentare di riunire tutto il battaglione , al più presto , ed allontanarlo dal tumulto . Il maggiore s ' allontanò nella direzione della 11a ed io feci qualche passo fino alla strada . La notte era buia ma il chiarore di alcune finestre illuminate rischiarava la strada . In fondo , una massa compatta avanzava . I soldati erano tutti frammischiati , senza distinzione di reparti . Nessuno aveva il fucile . Venivano verso di noi , gridando e lanciando sassi sui vetri degli uffici . Due carrette di battaglione , che erano sui margini della strada , furono rovesciate e spezzate come piume . - Vogliamo il riposo . - Abbasso la guerra ! - Basta con le menzogne ! La colonna avanzava verso di noi . Io rientrai . Che cosa sarebbe avvenuto ? Il tumulto aumentava . La testa della colonna s ' era fermata sulla strada , di fronte al nostro baraccamento . - Fuori la 10a ! - Fuori ! - Compagni , tutti fuori ! - Compagni , tutti uniti ! - Fuori , fuori ! Dalla compagnia , nessuno rispose . Nella massa , una voce isolata gridò : - Lasciamoli stare ! Le grida continuarono per qualche minuto . La colonna sembrava esitasse . Riprese la marcia , cambiò direzione e disparve , dietro gli alloggiamenti , sulla strada che conduceva al comando di reggimento , verso Campanella . Io mi portai alla parte opposta dei baraccamento e aprii una finestra . Dalla valle di Campomulo , un vento di tramontana scendeva freddo e accompagnava con sibili il suo passaggio nella vallata di Ronchi . Io guardai . Per un viottolo , ch ' era una scorciatoia fra il comando di reggimento e i battaglioni , scendevano delle luci , in fila indiana . Era certo lo stato maggiore del reggimento che veniva verso di noi e si faceva luce con i lampioni . Se esso avesse affrettato il passo , si sarebbe scontrato con la massa dei dimostranti , sulla strada principale . Le luci si fermarono e , da quello stesso punto , partì uno squillo di tromba che coprì i sibili del vento e le grida dei dimostranti . La tromba suonava " ufficiali a rapporto " . Lo squillo si ripeté alto e prolungato . Quando la tromba tacque , anche le grida della massa cessarono . L ' appello cadde nel silenzio della notte . Per un momento non vi fu segno di vita nella vallata . Poi l ' eco , lontana , verso Foza , Stoccaredo , Col Rosso e la Caserma degli Alpini , riprese le note , le ripeté allungandole , tristi , in tutta la conca d ' Asiago . Perché il colonnello chiamava a rapporto ? Perché allontanava gli ufficiali dai reparti ? Forse , era per dare un segno di vita , una dimostrazione dell ' esistenza del comando . Io non ritenni di allontanare gli ufficiali dalla compagnia e mandai un solo ufficiale al rapporto . La colonna dei dimostranti si fermò . Io la vedevo confusa , una grande massa nera , immobile sulla strada . Il colonnello attese qualche istante , rinunziò al rapporto e avanzò verso i soldati , con il lampione in mano . Quando il colonnello arrivò a loro , le file si aprirono ed egli passò in mezzo . Alzò il lampione perché tutti lo vedessero in volto , e disse , a voce alta : - Nel vostro interesse , il colonnello vi ordina di rientrare agli accantonamenti . Dalle file più arretrate , una voce rispose : - Abbiamo diritto al riposo ! Il colonnello riprese : - Abbiamo tutti diritto al riposo . Anch ' io , che sono vecchio , ho diritto al riposo . Ma ora , rientrate agli accantonamenti . È il vostro colonnello , nel vostro solo interesse , che vi ordina di ubbidire . La massa tentennava . Le prime file si ritirarono . Il comandante della 6a gridò : - 6a compagnia , adunata all ' accantonamento ! Altri ufficiali lo imitarono e tentarono di riunire i loro reparti . In tutte le prime file , fu un disperdersi generale . Solo indietro , la massa rimaneva immobile e grida isolate continuavano a protestare . Il colonnello traversò la strada . Informato che la 10a era in riga con le armi , egli si diresse verso il mio baraccamento . Quando egli entrò , le grida avevano ripreso : - Vogliamo il riposo ! - Abbasso la guerra ! Il colonnello non rispose alla compagnia che gli presentava le armi e mi chiese : - Posso contare sulla sua compagnia ? - Certo , - risposi , - la compagnia è in ordine . - Posso contare sulla sua compagnia , se le do l ' ordine di salire in trincea , subito ? - Signor sì . - E posso contare sulla compagnia , se le do l ' ordine di intervenire contro i sediziosi ? Il dialogo fra il colonnello e me si svolgeva di fronte a tutta la compagnia . Noi eravamo quasi al centro della compagnia , disposta in due file , e la forma dell ' adunata mi consentiva di vedere di fronte metà dei reparti . I soldati guardavano solo me , fissi , negli occhi . Io risposi : - Non credo , signor colonnello . - Mi risponda preciso : sì o no ? - No , signor colonnello . Il colonnello uscì . Di fuori , il tumulto continuava . XXV Prima delle 10 , tutti i reparti dei tre battaglioni erano rientrati negli accantonamenti . L ' ordine era stato ristabilito . A mezzanotte , noi ufficiali del 3° battaglione eravamo ancora riuniti , nella sala di mensa . Il maggiore e l ' aiutante maggiore erano al comando di reggimento . Mancavano anche gli ufficiali comandati di servizio per quella notte , uno per compagnia . Noi discutevamo , in intimità , degli avvenimenti della sera . Avellini era legato con tutti noi da tale cameratismo per cui non v ' era alcuna differenza fra lui , ufficiale di carriera , e noi , ufficiali di complemento . Quella conversazione è ancora presente nella mia memoria . Io posso riassumerla così : Ottolenghi . - Il mio reparto era in ordine , o pressoché in ordine . Solo un imbecille pretendeva uscire con una mitragliatrice e sparare in aria . Io gli ho detto : se ti muovi , ti sparo . Una mitragliatrice ? Se le mitragliatrici debbono uscire , escono tutte . Se la mia sezione mitragliatrici dimostra , dimostra intiera , con ufficiali , sottufficiali , caporali e soldati . Sono io , in questo caso , che voglio essere nell ' ammutinamento . E , un giorno o l ' altro , credo che avverrà . Perché io penso esattamente come quei reparti che hanno dimostrato . Essi hanno ragione , mille ragioni , ma hanno scelto male il momento . Ammutinarsi di notte , e senz ' armi ! Che sproposito ! Avellini . - Tu sei un pazzo da legare . Comandante della 12a Un pazzo furioso . Ottolenghi . - Se ci si ammutina , bisogna farlo di giorno e con le armi , e profittare d ' una buona occasione , in modo che non manchi nessuno . Che non manchi un solo ufficiale inferiore ! Comandante della 12a . - Bel programma ! E gli altri ? Ottolenghi . - Quali altri ? Ho fiducia che non vorrai ammutinarti con gli ufficiali generali . Comandante della 12a.- Se tu la pensi così , dimettiti da ufficiale . Ottolenghi . - Ufficiale o soldato , io sono sempre obbligato a fare il militare . E poiché non v ' è scampo , la guerra io preferisco farla da ufficiale . Avellini . - Tu hai prestato un giuramento , come ufficiale . O le cose che tu dici , non le dici sul serio , oppure il giuramento che tu hai prestato non è serio . Ottolenghi . - Ben inteso , non è serio . Da ufficiale o da soldato è giocoforza giurare , sia con giuramento individuale o collettivo . Se io non giuro da ufficiale , debbo giurare come soldato . Ed è lo stesso . Le leggi del nostro paese non dispensano che i cardinali e i vescovi dal servizio militare . Il giuramento non è che una formalità alla quale siamo costretti dal servizio militare obbligatorio . Avellini . - Un uomo d ' onore non impegna la sua parola , sapendo di mentire . Comandante della 12° . - Non solo tu sei pazzo , ma sei anche un soggetto equivoco . Ottolenghi . - Oseresti sostenermi che , se mi si prende con la forza contro ogni mia volontà , con le armi alla mano , e mi s ' impone di giurare , io mi disonoro , se giuro con il proposito di non osservare il giuramento ? Avellini . - E chi ti prende con la forza ? Nessuno può forzare la tua coscienza . comandante della 12a Se ne hai una . Ottolenghi . - Nessuno ? In tempo di guerra , se io , chiamato sotto le armi , mi rifiuto di prestare il giuramento , io vengo deferito ai tribunali militari e mi si passerà per le armi alla prima occasione . Il mio giuramento è una menzogna necessaria , un atto di legittima difesa . Ciò posto , poiché non c ' è scampo , io preferisco essere ufficiale e non soldato . Avellini . - E perché mai ? Ottolenghi . - Si presenterà certamente una occasione favorevole , per quell ' occasione io voglio avere in mano una forza con cui agire . Un sottotenente . - Bevi un bicchiere e va ' a letto . Ottolenghi . - Io non sarò allora un fucile e una baionetta , ma cento fucili e cento baionette . E , alla tua salute , anche un paio di mitragliatrici . Comandante della 11a - Contro chi vuoi impiegare quelle armi ? Ottolenghi . - Contro tutti i comandi . Comandante della 11a . - E dopo ? Aspireresti tu ad essere il comandante supremo ? Ottolenghi . - Io aspiro solo a comandare il fuoco . Il giorno X , alzo abbattuto , fuoco a volontà ! E vorrei incominciare dal comandante di divisione , chiunque esso sia , poiché son tutti , regolarmente , uno peggiore dell ' altro . Comandante della 11a . - E dopo ? Ottolenghi . - Sempre avanti , seguendo la scala gerarchica . Avanti sempre , con ordine e disciplina . Cioè , avanti per modo di dire , poiché i veri nostri nemici non sono oltre le nostre trincee . Prima quindi , dietro front , poi avanti , avanti sempre . Un sottotenente . - Cioè , indietro . Ottolenghi . - Naturalmente . Avanti sempre , avanti , fino a Roma . Là è il gran quartiere generale nemico . Comandante della 11a . - E dopo ? Ottolenghi . - Ti pare poco ? Un sottotenente . - Sarà un bel pellegrinaggio . Ottolenghi . - Dopo ? Il governo andrà al popolo . Comandante della 10a . - Se tu farai marciare l ' esercito su Roma , credi tu che l ' esercito tedesco e quello austriaco resteranno fermi in trincea ? O credi che , per far piacere al nostro governo del popolo , i tedeschi rientreranno a Berlino e gli austro ­ ungarici a Vienna e a Budapest ? Ottolenghi . - A me non interessa conoscere quello che faranno gli altri . A me basta sapere ciò che io voglio . Comandante della 10a . - Cotesto è molto comodo , ma non chiarisce il problema . Che significherebbe , in sostanza , la tua marcia all ' indietro ? La vittoria nemica , evidentemente . E tu puoi sperare che la vittoria militare nemica non si affermerebbe sui vinti , anche come una vittoria politica ? Nelle nostre guerre d ' indipendenza , tutte le volte che i nemici hanno vinto , non ci hanno essi portato , sulle loro baionette , i Borboni a Napoli e il Papa a Roma ? Quando gli austriaci ci hanno battuto , a Milano e in Lombardia e nel Veneto , è il governo del popolo che essi hanno messo o lasciato al potere ? Con i nostri nemici vittoriosi , in Italia son ritornate le dominazioni straniere e la reazione . Tu non vuoi certo tutto questo ? Ottolenghi . - Certo , io non voglio tutto questo . Ma non voglio neppure questa guerra che non è altro che una miserabile strage . Comandante della 10a . - E la tua rivoluzione non è anch ' essa una strage ? Non è anch ' essa una guerra , la guerra civile ? Comandante della 11a . - Sinceramente , non vorrei né l ' una né l ' altra . Comandante della 10a . - Ma Ottolenghi no . Egli depreca l ' una ed esalta l ' altra . Ora , non sono tutt ' uno ? Ottolenghi . - No , non sono tutt ' uno . Nella rivoluzione io vedo il progresso del popolo e di tutti gli oppressi . Nella guerra , non v ' è niente altro che strage inutile . Comandante della 10a . - Inutile ? Qui siamo in parecchi ad essere stati all ' Università . Alla mia Università , noi bruciavamo i discorsi di Guglielmo II che invocava , in ogni occasione , il Dio della Guerra e che sembrava non volesse pascere i suoi sudditi che di baionette e cannoni . Inutile strage ? Se non ci fossimo opposti agli imperi centrali , oggi , in Italia e in Europa , marceremmo tutti a passo d ' oca e a suon di tamburi . Ottolenghi . - Gli uni valgono gli altri . Comandante della 12a . - E la democrazia ? E la libertà ? Che sarebbe il tuo popolo senza di esse ? Ottolenghi . - Bella democrazia ! Bella libertà ! Comandante della 10a . - Eppure è per esse che molti di noi sono stati per l ' intervento , hanno preso le armi , affrontano tutti i sacrifici e si fanno uccidere . Ottolenghi . - La strage non compensa il sacrificio . Comandante della 12a . - E gli interessi dell ' Italia ? Ottolenghi . - E noi che siamo ? Non siamo l ' Italia ? Comandante della 10a . - Le ragioni ideali che ci hanno spinto alla guerra son venute forse a mancare perché la guerra è una strage ? Se noi siamo convinti che dobbiamo batterci , i nostri sacrifizi sono compensati . Certo , noi siamo tutti stanchi e i soldati ce lo hanno proclamato ad alta voce oggi . Ciò è umano . A un certo punto , ci si scoraggia , si pensa solo a noi stessi . L ' istinto di conservazione ha il sopravvento . E la maggior parte vorrebbe veder finita la guerra , finita in qualsiasi modo , perché la sua fine significa la sicurezza della nostra vita fisica . Ma , è ciò sufficiente a giustificare il nostro desiderio ? Se così fosse , un pugno di briganti non ci avrebbe perennemente in suo arbitrio , impunemente , solo perché noi abbiamo paura della strage ? Che ne sarebbe della civiltà del mondo , se l ' ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza ? Ottolenghi . - Ammettiamolo pure . Comandante della 10a . - È che tu devi ammettere che bisogna difendere la moralità delle proprie idee , anche a rischio della vita . Quello della stanchezza e degli orrori non è un argomento valido a condannare la guerra . I soldati , stasera , si sono ammutinati . Hanno ragione o hanno torto ? Forse hanno torto , forse hanno ragione . L ' uno e l ' altro assieme , forse . La massa non vede che il bene immediato . Ma che avverrebbe se la loro condotta dovesse essere presa , nell ' esercito , come una norma di condotta generale ? Ottolenghi . - La loro rivolta è legittima , perché la guerra è quella insopportabile strage che noi vediamo , a causa dell ' incapacità dei nostri capi . Comandante della 11a . - Questo è vero . Comandante della 12a . - Qui , Ottolenghi , ha ragione . Un gruppo di sottotenenti . - È la verità . Avellini . - Neppure io posso negarlo . Ottolenghi . - Lo vedete ? Anche voi siete costretti a darmi ragione . Comandante della 10a . - Noi siamo entrati in guerra con i capi politici e militari impreparati . Ma questo non è un argomento per indurci a gettare le armi . Ottolenghi . - I nostri generali sembra che ci siano stati mandati dal nemico , per distruggerci . Un gruppo di sottotenenti . - È vero . Comandante della 11a . - È purtroppo così . Ottolenghi . - E attorno a loro , una banda di speculatori , protetti da Roma , fa i suoi affari sulla nostra vita . Lo avete visto l ' altro giorno con le scarpe distribuite al battaglione Che belle scarpe ! Sulle suole , con bei caratteri tricolori , c ' era scritto " Viva l ' Italia " . Dopo un giorno di fango , abbiamo scoperto che le suole erano di cartone verniciato color cuoio . Un gruppo di sottotenenti . - Questo è vero . Comandante della 12a . - Disgraziatamente è così . Ottolenghi . - Le scarpe non sono che un ' inezia . Ma il terribile è che hanno verniciato la stessa nostra vita , vi hanno stampigliato sopra il nome della patria e ci conducono al massacro come delle pecore . La porta fu aperta . La conversazione fu interrotta . Il maggiore Frangipane entrò , seguito dal maggiore Melchiorri e dai due aiutanti maggiori . Noi ci levammo . - Io ho proposto , - diceva il maggiore Melchiorri , - che si fucilino subito dieci soldati per compagnia . Bisogna dare un esempio solenne . - Contro soldati che non hanno adoperato le armi , non si può applicare la pena capitale , - rispondeva il nostro maggiore . - Anche il comandante della divisione è per la fucilazione . Noi ascoltavamo i due maggiori , senza parlare . Ottolenghi si rivolse a noi e disse : - Io sono per la fucilazione del comandante la divisione . Il maggiore Frangipane era stanco e triste . - Vadano a dormire , - ci disse . - Basta un ufficiale di servizio per compagnia . Domattina , sapremo l ' esito della decisione che prenderà il Comando di Corpo d ' Armata . XXVI Il reggimento era risalito in trincea . Il comandante del Corpo d ' Armata aveva seguito il parere del Comandante della Brigata e respinto la proposta d ' applicare pene capitali . Solo sette , fra graduati e soldati , erano stati deferiti al Tribunale militare e condannati alla reclusione . Era stato poi loro concesso di prestare servizio in altri reggimenti di prima linea per poter ottenere , con una buona condotta , il condono della pena . I turni di trincea e di riposo continuarono come prima . Man mano che il sole di primavera portava il calore nella montagna , la neve perdeva i suoi strati . Con il livello della neve , s ' abbassavano i parapetti delle nostre trincee . I grandi bastioni perdevano le loro torri e i cantieri disarmavano . Ogni settimana , ritiravamo uno strato di sacchetti riempiti di neve , e la linea delle feritoie ridiscendeva , lentamente , alla linea del suolo . Con il bel tempo , ritornarono i progetti d ' azione . Le batterie di vario calibro spuntavano , in ogni parte , come funghi . Tutta la corona di monti , che cingeva la conca d ' Asiago alle nostre spalle , era un ' ininterrotta catena di batterie mascherate . Le batterie da campagna e da montagna più vicine a noi non erano che gli avamposti di quel grande schieramento di bocche da fuoco . Stavolta , s ' impiegavano i grandi mezzi . Altre batterie continuavano ad arrivare per la rotabile di Conco e quella di Foza , costruita durante l ' inverno . Batterie di bombarde da trincea s ' installavano dietro la prima linea . Dalla pianura veneta affluivano , giorno e notte , lunghe colonne di autocarri , carichi di munizioni . Il Genio lavorava a riempire di gelatina due grandi mine : una sotto Casara Zebio , l ' altra a quota 1496 , verso Monte Interrotto . Era di nuovo la guerra attiva che si annunciava . Ma , ad aprile , la neve , diminuita nella conca , era ancora alta attorno a tutte le nostre posizioni . Il mio battaglione era a riposo , nei soliti turni , a Ronchi . Il maggiore Frangipane , ferito in trincea da una scheggia , era all ' ospedale ed io comandavo il battaglione . Il tenente Ottolenghi mi si presentò per chiedermi l ' autorizzazione di fare un ' escursione con la squadra degli sciatori del battaglione . Sempre comandante della sezione mitragliatrici del battaglione , egli non aveva a che vedere con gli sciatori . Ma , durante l ' inverno , avevamo assieme , per nostro piacere , fatto lunghe esercitazioni ed eravamo diventati buoni sciatori . Egli era diventato un appassionato . Gli sciatori del battaglione costituivano una squadra speciale comandata da un sergente . Essi avevano fatto un corso regolare a Bardonecchia , e , secondo le direttive generali sulla guerra in alta montagna , avrebbero dovuto fornire le pattuglie per le ricognizioni oltre le nostre linee . Ma , fra le nostre trincee e quelle nemiche , le distanze erano così piccole che non offrivano spazio sufficiente per le operazioni di pattuglie in sci . I pochi esperimenti fatti ne avevano sconsigliato l ' impiego di notte . Il terreno vi era per giunta ricoperto di alberi divelti e di filo spinato , ed era diventato difficile a praticarsi . Di giorno , non v ' era un sol punto in cui le nostre pattuglie potessero uscire inosservate , e di notte , facevamo uscire , eccezionalmente , uomini su racchette da neve . Ma , l ' indomani , le tracce ne erano visibili e l ' attenzione del nemico si faceva più vigile . La squadra di sciatori pertanto non era di alcuna utilità pratica . Il comandante del battaglione la mandava sovente a fare delle escursioni a Campomulo , Croce di Longara , Monte Fior , Foza , per mantenerla in allenamento , ma non l ' aveva mai impiegata oltre le nostre linee . Ottolenghi aveva , altre volte , come me , partecipato a tali escursioni . La sua domanda rientrava quindi nelle abitudini della nostra vita invernale . Le esigenze del servizio si opponevano ed io gli concessi di prendere con sé solamente mezza squadra di sciatori . - No , - mi disse Ottolenghi . - Con mezza squadra io non posso fare niente d ' utile . Vorrei fare , con gli sciatori , una vera e propria esercitazione di guerra con lancio di bombe a mano e petardi . Vorrei poter impiegare tutta la squadra , perché solo così sarà possibile svolgere un ' azione completa di pattuglia . Siamo alla vigilia di una grande azione : mi piacerebbe preparare una buona squadra di specialisti quali sono i nostri sciatori . Anche a me interessavano molto esercitazioni del genere e finii per cedere . Ottolenghi partì con la squadra al completo : dieci uomini , un caporale , un sergente . I tascapani erano carichi di bombe . Io ebbi , più tardi , il racconto dell ' escursione . - L ' ordine del comandante del battaglione , - disse Ottolenghi agli sciatori , - è di compiere un ' operazione di guerra , rapida e segreta . Così , vi metteremo alla prova . Fra poco , vi sarà la grande azione e noi dobbiamo essere adeguatamente preparati . Questa volta , la guerra la faremo sul serio , non con scale e ponti . Un ' operazione di guerra come questa che noi , oggi , siamo comandati di compiere , comporta il nemico . Dov ' è il nemico ? Questa è la questione . Gli austriaci ? No , evidentemente . I nostri naturali nemici sono i nostri generali . Se , nei dintorni , vi fosse sua eccellenza il generale Cadorna , egli sarebbe il nemico principale e non si tratterebbe che di rintracciarlo . Egli non è vicino , disgraziatamente . E non è vicino neppure il comandante d ' armata . Lo stesso comandante di corpo d ' armata è molto lontano , imboscato ai piedi dell ' Altipiano . I grandi generali detestano la neve . Chi rimane dunque ? Non rimangono che i piccoli . Rimane il comandante della divisione , piccolo , ma perfetto . Una rara intelligenza . Un ' intelligenza rara . Gli sciatori conoscevano bene Ottolenghi . La sua riputazione si era consolidata da tempo , nel battaglione . Essi lo ascoltavano con spasso . - Non andremo tuttavia , - chiese il sergente , fra il serio e il faceto , - non andremo certo ad attaccare con queste bombe il signor generale comandante della divisione . - Direttamente , no . Noi non attaccheremo il signor generale personalmente , per quanto ciò costituirebbe , senz ' altro , un notevole passo verso la vittoria . Gli ordini del comandante del battaglione sono : " Fate quello che volete , ma risparmiate la vita del generale " . Sicché , noi ubbidiremo . Noi ne risparmieremo la vita , ma lo attaccheremo nei suoi beni . Noi faremo una fulminea operazione ardita sul magazzino di sussistenza della divisione , svaligiando il più che ci sarà possibile . L ' interesse degli sciatori era al colmo . Ottolenghi spiegò loro tutti i particolari del piano ch ' egli aveva studiato . Indi , partirono entusiasti per la sua esecuzione , Ottolenghi in testa . Il magazzino di sussistenza era in una grande baracca di legno , posta lungo la strada fra Campomulo e Foza , in un piccolo avvallamento che lo nascondeva agli osservatori nemici . Attorno , la neve vi era molto alta . Ottolenghi e gli sciatori lo conoscevano bene per esservi passati vicino , in precedenti escursioni . Il magazzino conteneva un ricco deposito di generi alimentari per la truppa e per le mense ufficiali di tutti i reparti dipendenti dalla divisione . Vi erano , in abbondanza , anche bottiglie di vino e di liquori , prosciutti , mortadelle , salami e formaggi . La squadra fece un largo giro per sorprendere il magazzino dall ' alto e per rendere irriconoscibile la provenienza delle piste degli sci . Verso il calare del sole , arrivarono uniti a un chilometro al di sopra della strada . Di là , sempre insieme , discesero , puntando nella direzione del magazzino . Arrivati a qualche centinaio di metri , la pattuglia si divise . Ottolenghi , il sergente e sei soldati formarono la prima squadra , la " tattica " , divisa in due gruppi ; gli altri cinque , con il caporale , formarono la squadra " logistica " . Con questi nomi , Ottolenghi aveva battezzato le due squadre . La prima squadra era destinata ad agire di fronte , in faccia al magazzino , la seconda alle spalle . La prima squadra partì in discesa , lanciando bombe e petardi , e urlando . Gli urli e gli scoppi richiamarono l ' attenzione dei militari addetti al magazzino . Tutti si slanciarono fuori . Lo spettacolo era straordinario . Con abili evoluzioni , gli sciatori accompagnavano il lancio degli esplosivi . Gli uomini passavano veloci in mezzo alle nuvole dei petardi fumogeni e agli scoppi delle bombe , dando l ' impressione di due pattuglie , una attaccata dall ' altra , con furia . Ai pacifici militari della sussistenza , sbalorditi , sfuggiva che i petardi , che scoppiavano a fior di neve , erano tutti " offensivi " e quindi presso che innocui per quelli che li lanciavano , e che le bombe più pericolose scoppiavano molto più lontano , in basso , sprofondate nella neve . Era un ' eccezionale e reale visione di guerra . I militari del magazzino , sempre addetti ai servizi di sussistenza delle retrovie , non avevano mai visto un combattimento . E quello era assordante e terribile . Per un attimo , sembrò loro che quei combattenti folli si sarebbero tutti squarciati eroicamente a vicenda , sotto i loro occhi . E l ' ammirazione cedé il posto al raccapriccio . Mentre il combattimento si svolgeva sotto gli occhi esterrefatti dei custodi del magazzino , la squadra " logistica " , alle spalle , agiva con minore intrepidezza . I cinque uomini , slacciati gli sci , per le finestre saltarono dentro il magazzino , e ne uscirono carichi . Ottolenghi li aveva equipaggiati di tascapani , sacchi alpini e cordicelle . Essi ridiscesero imbottiti e coperti di prosciutti , mortadelle , salami e bottiglie . Riallacciati gli sci , sparirono nella vallata opposta a quella di Ronchi . L ' operazione ardita era riuscita brillantemente , in ogni sua parte . La sera , alla mensa , Ottolenghi ci offrì quattro bottiglie di Barbera , per l ' onomastico di suo nonno . Suo nonno ? pensavo io . All ' indomani mattina , mi sorsero i primi sospetti . Un fonogramma circolare urgente del comando di divisione raccontava l ' accaduto e ordinava che i comandi dipendenti iniziassero pronte indagini per scoprire i colpevoli . Il generale esigeva che tale " banditismo " dovesse essere punito senza pietà . Io avevo appena finito di leggere il fonogramma , e le novità della mattina davano il sergente Melino , della 10a compagnia , ferito . Colpito ad una gamba , da una scheggia di granata , l ' ufficiale medico lo aveva curato e messo a riposo per una settimana . Il sergente Melino era precisamente il sergente degli sciatori . Era un veterano della mia compagnia ed io lo avevo promosso caporale , caporal maggiore e sergente . Io stesso lo avevo scelto per mandarlo al corso di Bardonecchia e avevo in lui la più grande fiducia . Lo andai a visitare . Egli aveva la gamba fasciata ed era coricato . - Il battaglione è a riposo , - gli dissi , - e lei si fa ferire dalle granate ? Mi vuol spiegare cotesta ferita ? Vicino , v ' erano dei soldati e il sergente mi fece capire ch ' era necessario allontanarli . Io li feci uscire . - Che cosa significano cotesti misteri ? - gli chiesi . Il sergente mi raccontò tutto . I prosciutti , le mortadelle , i salami e parecchie bottiglie erano stati distribuiti la notte stessa alle squadre del battaglione , in segreto , a mezzo degli sciatori che appartenevano alle differenti compagnie . Probabilmente , non ne rimaneva più traccia . Le cose potevano complicarsi . Chiamai il tenente medico e gli feci sospendere la comunicazione ufficiale della ferita del sergente . Dopo , interrogai Ottolenghi . - Da quando in qua , - gli dissi , - le rivoluzioni si fanno rubando prosciutti e mortadelle ? - Nelle rivoluzioni , si è sempre rubato . - Prosciutti ? - Anche prosciutti . - È una bella operazione che hai fatto compiere al battaglione . Leggi qui la circolare del comandante della divisione . Leggi qui il rapporto sulla ferita del sergente Melino . Come vuoi che il battaglione si tiri d ' impaccio ? - E che intendi fare ? - mi chiese . - Il prestigio del battaglione non può che aumentare per questa operazione . Non puoi negarlo : è stata magnifica . Se avessi avuto con me un plotone , avrei portato via tutto il magazzino , compreso lo zucchero e il caffè . Che ne diresti , se ripetessimo il colpo contro il comandante di divisione in persona ? Vuoi ? Dimmi , vuoi ? Nessuno ne saprà niente , ti assicuro . Lo si farà prigioniero . Sarà un segreto assoluto . Ai soldati non parrà vero di potersi distrarre un po ' . Vuoi ? Chiamai gli ufficiali a rapporto . Lessi il fonogramma della divisione e ordinai di indagare immediatamente . Dopo qualche ora , mi fu comunicato , per iscritto , l ' esito delle ricerche . Era negativo . I comandanti di reparto escludevano che i loro dipendenti avessero potuto prendere parte o assistere al fatto . Anche Ottolenghi mandò rapporto negativo . Poco prima dell ' ora di mensa , vidi Avellini e gli chiesi : - In confidenza , fra noi , sai niente della storia del magazzino di divisione ? - I miei soldati hanno mangiato prosciutti e salami tutta la notte . Vi è qualche indigestione . Essi dovevano avere una sete del diavolo ed io ho fatto comprare qualche fiasco di vino , perché pare che le bottiglie rapite non fossero molte . Anche il rapporto del comandante del reggimento fu negativo . XXVII La grande azione d ' Armata veniva preparata intensamente . Era certo che la nostra Brigata vi avrebbe avuto parte importante . Agli ufficiali furono distribuite le carte topografiche della regione , fino a Cima XII e Val Lagarina . Ogni tanto , colpi di cannone , isolati , annunziavano l ' aggiustamento del tiro di nuove batterie . Anche l ' appostazione delle bombarde pesanti era stata ultimata . Solo il settore del nostro reggimento ne contava una ventina di batterie , ordinate in gruppi . Per compensare i soldati delle fatiche invernali e per animarli all ' azione , la Brigata fu mandata a riposo , in pianura . Il nostro battaglione si accantonò a Vallonara , ai piedi dell ' Altipiano . Il riposo non fu molto lungo . Durò solamente otto giorni . Ma quella settimana fu un incantesimo . Da un anno , dopo Aiello , i soldati non avevano più vissuto in mezzo alla popolazione civile . La stanchezza e il malcontento sparirono in un baleno e ciascuno assunse , di fronte ai civili , un ' aria di sicurezza e di protezione marziale . Non eravamo noi i salvatori del paese ? Se noi non ci fossimo battuti , la popolazione non avrebbe dovuto abbandonare le case e i campi ed emigrare disperata , verso l ' interno , per vivervi miserabilmente di sussidi lesinati dallo Stato ? Con quale ammirazione le giovani guardavano i soldati ! Quei giorni furono , per il battaglione , fra i più lieti di tutta la guerra . I soldati erano felici . Vallonara era un villaggio di poche centinaia di abitanti , ma nella ricca campagna , fra Bassano e Marostica , v ' erano disseminate migliaia di cascine . Durante le ore di libera uscita , esse diventarono centri di riunione di squadre , di gruppi isolati di soldati , ospitali e gaie . Popolazione e soldati gareggiavano in generosità , reciprocamente . Tutto quello che i soldati possedevano fu offerto in festa . Essi diventarono , in quelle ore , i signori della pianura . Ogni compagnia aveva i suoi soldati sedentari . Meditativi e solitari , questi erano insensibili a quella vita di tripudio . Non uscivano neppure e , misantropi , oziavano attorno agli accantonamenti . Ma i più giovani , scorrazzavano da cavalieri erranti , cercandosi un sorso di gioia . Nei pomeriggi rossi e tiepidi di quel maggio unico , tutta la compagnia risuonò di stornelli e canti popolari . E le voci , non più gravi , dei soldati , s ' accordavano con i canti delle donne in festa . Com ' era ridivenuta bella la vita ! Un giorno , passando lungo i filari d ' una vigna per controllarvi un filo telefonico del battaglione , guardando per aria , inciampai su un soldato della 10a . Egli era con una giovane contadina . Sdraiati sull ' erba , sotto un arco di viti , essi si confidavano i loro segreti . Io non m ' ero accorto di loro , altrimenti li avrei evitati . L ' incontro fu improvviso , per me e per loro . Il soldato scattò in piedi , sull ' attenti , e salutò . Egli era rosso e confuso . Al suo fianco , lentamente , lentamente , con una calma leggiadra , anche la donna si levò in piedi . Snella e bionda , essa appariva ancora più bionda accanto all ' uomo bruno dai capelli neri . Mi guardò per un istante , con un sorriso timido , abbassò gli occhi e si strinse al soldato , protettrice . Io levai il portafoglio , ne tolsi dieci lire e dissi , dandole al soldato : - Il capitano è fiero di vedere un suo soldato in così bella compagnia . Il soldato prese il denaro , ancora imbarazzato , e la giovine donna sorrise a lungo , dondolandosi , i grandi occhi aperti e colmi di grazia . Com ' erano felici ! Anch ' io mi sentivo felice . Felice e infelice , nello stesso tempo . I miei problemi sentimentali , infatti , non erano chiari . In quei giorni , Avellini era al colmo della felicità . La famiglia di Marostica c ' invitava spesso per il tè , ma io , che comandavo ancora il battaglione , ero preso , anche nelle ore del pomeriggio , da un ' infinità d ' impegni di servizio e potevo andarvi raramente . Egli era più libero e non vi mancava mai . Un successo personale aumentò la sua gioia . Il comandante della brigata lo aveva incaricato di fare una conferenza agli ufficiali della brigata , sulla tattica della compagnia nei combattimenti di montagna . Egli si era preparato con entusiasmo ed io lo avevo anche aiutato , mettendo a suo profitto la mia lunga esperienza di guerra . Noi detestavamo le conferenze più che i grossi calibri , ma Avellini parlò con talento . Il generale si congratulò con lui e lo segnalò al comando della divisione come un distinto ufficiale di carriera . Egli non sapeva contenere la sua gioia . Dopo la conferenza , mi fece le sue confidenze . Niente egli amava più della sua carriera militare . Poter distinguersi come comandante di compagnia , entrare alla Scuola di guerra e nel servizio di stato maggiore , comandare una batteria d ' artiglieria , poi un battaglione di fanteria , studiare , studiare sempre . Servire il paese così , contribuire a dargli un esercito , un grande esercito , per poter riaffermare le sue glorie militari ! Egli non sembrava chiedere altro alla vita . Nel pomeriggio , andammo insieme al tè di Marostica ed egli fu il festeggiato . Il riposo passò come un sogno . XXVIII L'8 giugno , gli austriaci , prevedendo l ' offensiva , fecero brillare la mina sotto Casara Zebio , quella per cui noi avevamo passato la notte di Natale in linea . La mina distrusse le trincee , seppellì i reparti che le presidiavano , insieme con gli ufficiali di un reggimento che vi si erano fermati durante una ricognizione . La posizione fu occupata dal nemico . L ' avvenimento fu considerato come un cattivo presagio . Il 10 , la nostra artiglieria aprì il fuoco alle 5 del mattino . La grande azione che andava , per cinquanta chilometri , da Val d ' Assa a Cima Caldiera , era iniziata . Sull ' Altipiano , comprese le bombarde pesanti da trincea , non v ' erano meno di mille bocche da fuoco . Un tambureggiamento immenso , fra boati che sembravano uscire dal ventre della terra , sconvolgeva il suolo . La stessa terra tremava sotto i nostri piedi . Quello non era tiro d ' artiglieria . Era l ' inferno che si era scatenato . Ci eravamo sempre lamentati della mancanza d ' artiglieria : ora l ' avevamo , l ' artiglieria . I reparti erano stati ritirati dalle trincee e solo poche vedette le presidiavano . Il 1° e il 2° battaglione del reggimento erano ricoverati nelle grandi caverne scavate durante l ' inverno . Il 3 battaglione era con tutte e quattro le compagnie allo scoperto , sulla linea dei due ridottini retrostanti . Le piccole caverne ivi esistenti erano occupate dagli artiglieri da montagna , che vi avevano la batteria , e dai nostri mitraglieri . L ' artiglieria nemica controbatté , con i grossi calibri , le nostre batterie , ma non tirò sulla prima linea . Sulla nostra prima linea tirò solo la nostra artiglieria . Quello che avvenne non fu sufficientemente chiarito . Alcune batterie da 149 e da 152 da marina tirarono su di noi . I battaglioni che erano nelle caverne non ne soffrirono , ma il mio ebbe , fin dall ' inizio , gravi perdite . Il maggiore Frangipane , ch ' era rientrato da pochi giorni , fu colpito fra i primi ed io assunsi il comando del battaglione . La linea dei due ridottini , nei quali il mio battaglione aveva l ' ordine di rimanere , fu rasa al suolo . Essi erano stati costruiti contro i tiri di fronte , non contro quelli alle spalle . La 9a e 10a compagnia furono dimezzate . Il tenente Ottolenghi fece uscire i mitraglieri dalle caverne e , riordinatili all ' aperto , gridava : - Bisogna marciare sulle batterie che tirano su di noi e mitragliarle ! Io lo vidi a tempo , accorsi e l ' obbligai a riprendere il suo posto . Feci spostare di qualche centinaio di metri indietro le compagnie e ne informai il comando di reggimento . Il battaglione aveva già molti morti . Le barelle erano insufficienti a trasportare i feriti ai posti di medicazione . Mentre io facevo la spoletta fra i reparti , passò un colonnello d ' artiglieria , seguito da due tenenti . A capo scoperto , la pistola in mano , fra gli scoppi delle granate , urlava : - Uccideteci ! uccideteci ! Io gli andai incontro e gli proposi di servirsi dei miei ufficiali per comunicare alle batterie l ' ordine di spostare i tiri . Egli non riconobbe neppure che io ero un ufficiale . Non mi rispose e continuò a gridare frasi sconnesse . I due tenenti lo seguivano , muti , lo sguardo sperduto . Io cominciavo a perdere la calma . Il comando di brigata , per l ' azione , s ' era stabilito vicino , dietro il mio battaglione . Vi andai di corsa . Trovai il generale comandante della brigata , in fondo a una piccola caverna , seduto , con il microfono in mano . Gli raccontai affrettatamente quanto avveniva . Egli m ' ascoltava , calmo fino all ' abbattimento . Io parlavo agitato , ma egli restava indifferente . Nell ' eccitazione , io mi lasciai sfuggire : - Signor generale , quante corbellerie , oggi , stiamo commettendo ! Il generale s ' alzò di scatto . Io credetti volesse mettermi alla porta . Mi venne incontro e m ' abbracciò , piangendo . - Figliolo , è la nostra professione , - mi rispose . Seppi che egli inviava portaordini e fonogrammi , vanamente , da oltre un ' ora . Io rientrai al battaglione , disperato . Nel settore del 2° battaglione avvenivano cose peggiori .. Il maggiore Melchiorri s ' era installato in una piccola caverna , accanto alla grande caverna in cui era ricoverata la 5a compagnia . Il tiro dell ' artiglieria lo aveva molto impressionato . Coloniale , egli non aveva mai assistito , in Africa , ad una simile forma di guerra . I suoi nervi non poterono resistere . Si era già bevuto , da solo , una bottiglia di cognac e aveva mandato in giro tutto il comando del battaglione per trovarne una seconda . Egli attendeva la bottiglia , quando , dalla caverna della 5a compagnia , arrivò il rumore d ' un tumulto . La caverna della 5a era , fra tutte le altre del reggimento , la peggio scavata . Era stata una delle prime ad essere costruita e i minatori non erano ancora sufficientemente pratici . Era lunga orizzontalmente , ma non abbastanza scavata in profondità . Poteva contenere un ' intera compagnia , ma era quasi a fior di terra . In grado di resistere a un bombardamento di piccoli calibri , non lo era per gli altri calibri . Forse , lo era anche per gli altri , ma quelli che vi stavano dentro avevano l ' impressione che non lo fosse . Quella mattina , i nostri 149 e 152 l ' avevano particolarmente presa di mira . Alcune granate scoppiate all ' imboccatura avevano ucciso dei soldati e il capitano comandante della compagnia . Intere batterie avevano continuato a tempestarla di colpi . La compagnia infine , stordita da un martellamento ininterrotto , soffocata dal fumo degli scoppi , priva del suo comandante , non seppe resistere . Ai soldati sembrava che la volta dovesse crollare da un momento all ' altro e schiacciarli tutti . Essi volevano uscire all ' aperto . I soldati gridavano : - Fuori ! Fuori ! Il maggiore Melchiorri sentì le grida e mandò ad informarsi . Quando seppe che i soldati volevano uscire dalla galleria , egli fu assalito da un impeto d ' ira . Gli ordini dati esigevano che i reparti non si muovessero dai posti loro assegnati prima dell ' ora fissata per l ' assalto . - Noi siamo di fronte al nemico , - gridò il maggiore , - ed io ordino che nessuno si muova . Guai a chi si muove ! La seconda bottiglia era arrivata e il maggiore dimenticò la 5a compagnia . Il bombardamento continuava . Non passò molto tempo . La compagnia si gettò fuori dalla galleria e si riordinò , all ' aperto , in un avvallamento laterale non battuto dall ' artiglieria . Il maggiore credette trovarsi di fronte ad un ammutinamento . Ne era convinto . Una compagnia , poco prima dell ' assalto , con le armi alla mano , a pochi metri dal nemico , rifiutava d ' obbedire . Per lui , non v ' erano dubbi . Bisognava quindi reagire immediatamente con i mezzi più energici e punire la sedizione . Furibondo , uscì dalla sua caverna . Mise la compagnia in riga e ordinò la decimazione . La 5a compagnia ubbidiva agli ordini , senza reagire . Mentre l ' aiutante maggiore conteggiava i soldati e ne designava uno ogni dieci per la fucilazione immediata , la notizia si sparse per gli altri reparti del battaglione e accorsero vari ufficiali . Il maggiore spiegò loro che egli intendeva valersi della circolare del comando supremo sulla pena capitale con procedimento eccezionale . Il comandante della 6a compagnia era fra i presenti . Era il vecchio comandante della 6a all ' azione dell ' agosto , il tenente Fiorelli , che , guarito dalle ferite e promosso capitano , aveva ripreso il comando della sua compagnia . Egli fece osservare che il reato di ammutinamento di fronte al nemico non esisteva e che , anche se il reato fosse stato compiuto , il maggiore non avrebbe avuto il diritto di ordinare la decimazione senza il parere del comandante del reggimento . Le considerazioni del capitano irritarono il maggiore . Egli impugnò la pistola e gliela puntò al petto . - Lei taccia , - gli rispose il maggiore , - taccia , altrimenti si rende complice dell ' ammutinamento e responsabile dello stesso reato . Io solo , qui , sono il comandante responsabile . Io sono , di fronte al nemico , arbitro della vita e della morte dei soldati posti sotto il mio comando , se infrangono la disciplina di guerra . Il capitano rimase impassibile . Calmo , chiese più volte il permesso di parlare . Il maggiore gl ' impose il silenzio . La selezione era stata ultimata , in mezzo alla 5a , e venti soldati , distaccati dagli altri , attendevano . Il maggiore ordinò l ' attenti ed egli stesso si mise nella posizione d ' attenti . Il fragore dell ' artiglieria era assordante e dovette urlare per farsi sentire da tutti . Egli parlava solenne : - In nome di Sua Maestà il Re , comandante supremo dell ' esercito , io maggiore Melchiorri cavalier Ruggero , comandante titolare del 2° battaglione 399 fanteria , mi valgo delle disposizioni eccezionali di Sua Eccellenza il generale Cadorna , suo capo di stato maggiore , e ordino la fucilazione dei militari della 5a compagnia , colpevoli di ammutinamento con le armi di fronte al nemico . Il maggiore era ormai esaltato e non ascoltava che se stesso . Ma lo stato d ' animo in cui egli si trovava non era quello degli ufficiali presenti , né della 5a compagnia , né dei venti designati alla morte . Mai , nella nostra brigata , era stata eseguita una fucilazione . Questa decimazione appariva un avvenimento così precipitato e straordinario da non essere neppure considerato possibile . Ma non è necessario che tutti credano al dramma perché questo si svolga . Il maggiore Melchiorri si trovava al centro del dramma , protagonista già travolto . Il maggiore ordinò che il capitano Fiorelli , con un plotone della sua compagnia , prendesse il comando del plotone d ' esecuzione . - Io sono , - rispose il capitano , - comandante titolare di compagnia , e non posso comandare un plotone . - Lei dunque si rifiuta di eseguire il mio ordine ? - chiese il maggiore . - Io non mi rifiuto di eseguire un ordine . Faccio solo presente che io sono capitano e non tenente , comandante di compagnia , non di plotone . - Insomma , - gridò il maggiore , puntando nuovamente la pistola sul capitano , - lei eseguisce o non eseguisce l ' ordine che io le ho dato ? Il capitano rispose : - Signor no . - Non lo eseguisce ? - Signor no . Il maggiore ebbe un attimo d ' esitazione e non sparò sul capitano . - Ebbene , - riprese il maggiore , - ordini che un plotone della sua compagnia passi in riga . Il capitano ripeté l ' ordine al sottotenente comandante il 1° plotone della 6a . In pochi minuti , il plotone uscì dalla caverna e passò in riga . Il sottotenente ricevette dal maggiore , e lo ripeté ai suoi soldati , l ' ordine di caricare le armi . Il plotone aveva già i fucili carichi . Di fronte , immobili , stupiti , i venti guardavano . Il maggiore ordinò di puntare . - Punt ! - ordinò il tenente . Il plotone si mise in posizione di punt . - Ordini il fuoco , - gridò il maggiore . - Fuoco ! - ordinò il tenente . Il plotone eseguì l ' ordine . Ma sparò alto . La scarica dei fucili era passata tanto alta , al disopra della testa dei condannati , che questi rimasero al loro posto , impassibili . Se vi fosse stato un concerto fra il plotone e i venti , questi si sarebbero potuti gettare a terra e fingere d ' essere morti . Ma , fra di loro , non v ' era stato che uno scambio di sguardi . Dopo la scarica , uno dei venti sorrise . L ' ira del maggiore esplose irreparabile . Con la pistola in pugno , fece qualche passo verso i condannati , il viso stravolto . Si fermò al centro e gridò : - Ebbene , io stesso punisco i ribelli ! Egli ebbe il tempo di sparare tre colpi . Al primo , un soldato colpito alla testa stramazzò al suolo ; al secondo e al terzo , caddero altri due soldati , colpiti al petto . Il capitano Fiorelli aveva estratto la pistola : - Signor maggiore , lei è pazzo . Il plotone d ' esecuzione , senza un ordine , puntò sul maggiore e fece fuoco . Il maggiore si rovesciò , crivellato di colpi . Mancavano pochi minuti all ' assalto . Anche i 149 e i 152 avevano allungato il tiro e non sparavano più su di noi . Le nostre trincee erano state sconvolte . Delle vedette lasciatevi , non fu trovata che qualcuna ancora in vita . Ma , nelle trincee e nei reticolati nemici , immense brecce aprivano il passaggio all ' assalto . Il mio battaglione s ' era ammassato in trincea . Io vidi la 5a e la 6a compagnia , seguite dalla 7a e dalla 8a , scavalcare le nostre trincee in massa , ed arrivare alle trincee nemiche . Anche il mio battaglione uscì immediatamente dopo , più a destra . Il 1° battaglione e un battaglione dell ' altro reggimento della brigata avevano anch ' essi occupato le posizioni nemiche , piene di morti . Furono questi quattro i soli battaglioni che , da Val d ' Assa a Cima Caldiera , riuscirono nell ' assalto . Nel resto del fronte l ' azione fallì . La mina di quota 1496 , all ' estrema sinistra della divisione , si era rovesciata sui nostri , rendendo inaccessibili le posizioni nemiche . Le nostre perdite furono grandi . Io avevo iniziato l ' azione come comandante di compagnia e l ' avevo finita comandante di due battaglioni : il 3° e il 1° rimasti senza capitani . L ' azione non essendo riuscita che nel nostro settore , la nostra posizione avanzata , battuta di fianco dal tiro nemico , diventava insostenibile . Al cader della notte , ricevemmo l ' ordine di ripiegare sulle trincee di partenza . La notte , il capitano Fiorelli venne da me . Egli era abbattuto . Mi raccontò la morte del maggiore Melchiorri della quale anch ' egli si credeva in parte responsabile . Mi disse che aveva fatto di tutto per morire in combattimento . La sorte lo aveva voluto risparmiare . Egli quindi si considerava obbligato a fare il suo dovere e denunziare il fatto al comando di reggimento . Io non riuscii a dissuaderlo . Il giorno dopo , con un rapporto scritto , denunziò se stesso . I comandi di brigata , di divisione e di corpo d ' armata ne furono informati immediatamente . Egli , il tenente aiutante maggiore del 2° battaglione e il sottotenente della 6a furono deferiti al Tribunale militare e messi in stato d ' arresto . I tre ufficiali , accompagnati da un capitano dei carabinieri e da una scorta , passarono in mezzo al mio battaglione . Al loro passaggio , i soldati si levarono , sull ' attenti , e salutarono . XXIX Io non racconto e non rivedo che ciò che maggiormente è rimasto impresso in me . L ' azione fu ripresa il 19 , ma il mio battaglione , che aveva subito le maggiori perdite , fu lasciato riserva di brigata e non prese parte al combattimento . I feriti del battaglione erano stati , in grande maggioranza , trasportati indietro , negli ospedali delle retrovie , con le ambulanze divisionali . Avellini , fra i più gravi , era rimasto all ' ospedale da campo , vicino a Croce di Sant ' Antonio . Egli era intrasportabile . Era rimasto ferito nelle trincee nemiche , alla testa della sua compagnia , e le ferite erano gravi . Aveva perduto un occhio , ma la ferita più grave era quella riportata all ' addome . Prima che i portaferiti lo allontanassero , egli aveva voluto salutarmi ed io avevo visto , fin da allora , la gravità del suo stato . Aveva fatto uno sforzo per sollevarsi sulla barella ed era ricaduto svenuto . Dopo , io non l ' avevo più rivisto . Per quanto il battaglione fosse indietro , di riserva , gli obblighi del servizio m ' impedivano di andare a visitarlo . Potevo telefonare al direttore dell ' ospedaletto e avere , ogni tanto , sue notizie . La sua temperatura era sempre elevata . Il 22 il direttore dell ' ospedaletto mi telefonò che Avellini voleva vedermi subito , che non perdessi tempo perché il suo stato era disperato . Chiesi l ' autorizzazione al comando di reggimento e ottenni di allontanarmi dal battaglione per qualche ora . Com ' era trasformato il mio amico ! Egli non mangiava più dal giorno 10; la ferita all ' addome gli imponeva un regime di digiuno assoluto . Prima tanto forte e pieno di vita , ora era sfinito . Steso sul lettino da campo , le labbra bianche , immobile , sembrava un cadavere . Solo una contrazione alla bocca , simile ad un sorriso amaro , mostrava ch ' egli viveva e soffriva . Io ebbi subito l ' impressione che fosse in fin di vita . E pensai ai suoi sogni di carriera militare , al suo servizio di stato maggiore , alle sue promozioni , al grande esercito nazionale ... Povero Avellini ! Certo , egli mi avrebbe parlato ancora di tutto questo . Egli aveva tutti i due occhi fasciati , sicché non poté vedermi quando entrai . Ma sentì il mio passo e capì ch ' ero io . Con voce così fine che la sentii appena , mi chiamò per nome . - Sì , - risposi . - Sono io . Non parlare . Non stancarti . Parlerò solo io . Il medico mi ha detto che ci sono buone speranze . Ma bisogna che non ti affatichi . Tutto il battaglione ti ricorda e vuole rivederti presto . Ma devi pensare a guarire . Non c ' è fretta . Tanto , la guerra durerà ancora , purtroppo . Tutti ti salutano . Soprattutto i soldati della tua compagnia ... - I soldati ? - Sì , i soldati . Son voluto espressamente passare dalla tua compagnia , prima di venire qui . Anche il colonnello ti saluta e ho anche delle belle comunicazioni da farti , a suo nome . - Grazie . Grazie . Lasciami parlare ... Sai , è finita ... - Ma che dici ? Non dire sciocchezze . Bisogna pensare a guarire . Il minimo sforzo lo faceva soffrire . Anche quelle poche parole che aveva detto lo avevano stancato . Il suo volto non aveva che contrazioni di dolore . Avevo delle notizie da portargli che gli sarebbero state gradite . Forse si sarebbe rianimato . - C ' è anche una bella notizia per te . Indovina ... Egli fece un gesto con la mano . Era curiosità o indifferenza ? Io continuai . - Sei stato proposto per la medaglia d ' argento al valor militare sul campo . E sei stato anche proposto per la promozione a capitano per merito di guerra . Il comando di brigata ha già espresso parere favorevole . Certamente , le due proposte saranno approvate dai comandi superiori . È ciò che il colonnello mi ha incaricato di dirti . Egli sollevò le mani scarne , e le lasciò ricadere con una espressione d ' impotenza . Sembrava volesse dire : A che serve tutto ciò ? - Ti ho chiamato , sai , per questo ... Stammi vicino , co ­ e un fratello . Lasciami parlare . Egli parlava , stentatamente , a monosillabi . - Ricordi , quel pacchetto di lettere ? - Sì , ricordo bene . - Nella mia cassetta d ' ordinanza , al carreggio , ne troverai due . Due pacchetti . Tu sai a chi devi rimandarli . Io mi sforzai di scherzare , per sollevarlo un po ' , e dissi : - Quelle lettere portano fortuna . Hanno portato fortuna per la mina . Ne porteranno ancora adesso per le tue ferite . - Sì , sì , portano fortuna . Tu puoi spedirle . Ma preferirei che le consegnassi tu , personalmente . E vi aggiungessi anche questa . Io non mi ero accorto che sul letto , sotto la sua mano distesa , v ' era una lettera . Egli la prese e me la mostrò . - Fammi il favore , leggimela . Vieni vicino , vienimi vicino . Io presi la lettera . Mi sedetti accanto al letto , fino a toccarne le coltri . La busta era ancora chiusa . Io chiesi : - Debbo dunque aprirla ? - Sì , sì . Ma vienimi più vicino . Io m ' addossai al letto . Guardai la busta . Era indirizzata a lui e portava il timbro di Marostica . Io tremavo . L ' aprii e ne trassi due fogli . Non osavo leggere . Egli mi chiese : - L ' hai aperta ? - Sì . - Leggi dunque , fammi il piacere . Io spiegai i fogli e il mio sguardo corse alla firma . Era il nome della signorina bionda . Cominciai a leggere . La voce mi tremava : " Mio piccolo ... " Avellini si portò le mani agli occhi bendati , quasi volesse con le mani nascondermi le lacrime . Egli piangeva . Io avevo interrotto la lettura e non parlavo più . Lo lasciai piangere , senza dire una parola . Dopo qualche minuto , mi disse : - Continua , continua . Proseguii la lettura . Una donna non può scrivere parole più tenere di quelle che io lessi quel giorno . Dovetti interrompere la lettura ancora , più volte , perché Avellini non riusciva a frenare il pianto . - Che m ' importa di morire ? che m ' importa ? Finii di leggere la lettera . Egli mi pregò di leggergliela una seconda volta . Ed io la rilessi , spesso interrompendomi , come prima , talmente intensa era la commozione dell ' amico . - Anche la morte è bella ... Egli riprese la lettera fra le mani e l ' accarezzò lungamente . Mi disse : - Lasciamela qui . Verrai a prenderla dopo la mia morte . Il tempo del mio permesso era passato . Io dovevo rientrare al battaglione . Non osavo parlare più di speranze . Levandomi , gli chiesi : - Debbo dire qualcosa alla compagnia ? Al colonnello ? - Sì , sì , grazie . Egli mi attirò a sé con le mani e mi disse : - Va ' tu , personalmente . Io desidero che vada tu , in persona . Dille che il mio ultimo pensiero è stato per lei . Che io non ho pensato che a lei ... Dille che io muoio felice . Risalii in fretta al battaglione . Ma ero così agitato che , giunto al battaglione , continuai a camminare e arrivai fino alle trincee . Solo là , mi accorsi che avevo oltrepassato il settore del mio battaglione , di più d ' un chilometro . Ero appena arrivato al comando del battaglione che mi si chiamava al telefono . Era il direttore dell ' ospedaletto . Fece un lungo giro di frasi per dirmi che Avellini aveva peggiorato , ch ' era gravissimo , che non v ' erano più speranze . Mi disse infine ch ' era morto e che aveva lasciato una lettera per me . Uscii dalla capanna del comando . V ' erano ufficiali e soldati attorno al comando . Non sapevo che dire , non sapevo che fare . Poi m ' incamminai verso la 9a compagnia . Mi sembrava che fosse necessario che io stesso le comunicassi la triste notizia . Il solo ufficiale ch ' era sopravvissuto all ' azione del 10 , era un sottotenente e aveva preso il comando della compagnia . Egli era molto affezionato ad Avellini . Io fui incapace di adoperare circonlocuzioni e dissi direttamente : - Avellini è morto , pochi minuti fa . - Avellini è morto ? - domandò il sottotenente . - È morto , or ora , - risposi . Egli mi guardò attonito e mi ripeté : - È morto , è morto ... è morto ... Poi mi sembrò che un pensiero estraneo a noi e alla notizia che egli riceveva , lo assalisse , come un ' incertezza . Quel suo stato d ' animo durò un istante . Con un gesto rapido , prese una bottiglia di cognac che gli stava vicino , e , come se fosse una medicina , ne bevette , tutto d ' un fiato , un bicchiere da vino . Io mi stupii e m ' irritai . - Come ! - dissi investendolo , - come ? Io le comunico che il suo comandante di compagnia è morto e lei , di fronte al suo comandante di battaglione , si mette a bere , così ? E lei è un ufficiale ? Un ufficiale , lei ? Il sottotenente parve risvegliarsi da un sogno . Mi rispose , confuso : - Mi scusi , signor capitano . Ho bevuto senza accorgermene , involontariamente . M ' accorgo solo ora , mi scusi . Io rifeci la strada , per rientrare al comando . Come mi appariva triste la vita . Anche Avellini se n ' era andato . Dei colleghi anziani del battaglione non rimaneva più nessuno . Anche Ottolenghi era stato ferito , e gravemente , il 10 . Non sapevo neppure in quale ospedale fosse stato ricoverato . Ancora una volta , rimanevo solo io . Tutti se n ' erano andati , ancora una volta . E ora dovevo cercare delle lettere , raccontare , spiegare . Non è vero che l ' istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita . Vi sono dei momenti , in cui la vita pesa più dell ' attesa della morte . XXX A metà luglio , la brigata scese a riposo . Il battaglione si accantonò fra Asiago e Gallio , sulla linea arretrata di Monte Sisemol , per farvi opere di fortificazione . Eravamo sempre sotto il tiro delle artiglierie nemiche , ma bene al riparo , in avvallamenti defilati . Solo qualche raro apparecchio nemico da ricognizione volava su di noi , altissimo , allontanato subito dall ' intervento delle nostre squadriglie da caccia dei campi di Bassano . Gli apparecchi da bombardamento non molestarono mai il nostro riposo . Ai giorni tragici facevano seguito persino ore di gioia . I feriti leggeri rientravano al battaglione e i nuovi arrivati , ufficiali e soldati , riempirono i vuoti che si erano fatti nei reparti . Il tenente di cavalleria Grisoni , dopo una lunga convalescenza , era stato nuovamente assegnato al battaglione e aveva preso il comando della 12a compagnia . Ancora zoppicante per la ferita di Monte Fior , egli non aveva perduto il suo buon umore . La sua allegria fu preziosa per dissipare la nostra tristezza . Presto , si ricominciò a dimenticare . La vita riprendeva il sopravvento . Il mio attendente , ferito anch ' egli , era rientrato dall ' ospedale . Egli riprese la lettura del libro sugli uccelli ed io quella di Baudelaire e dell ' Ariosto . Un giorno , verso il tramonto , ero sulla strada principale che , dalla Valle di Ronchi , conduce a Monte Sisemol . Rientravo dal comando di reggimento che s ' era stabilito a Ronchi . A metà strada , m ' incrociai con un colonnello su un cavallo sauro , solo . Anch ' io ero a cavallo , solo . Salutai il colonnello e continuai il cammino . Avevo fatto qualche passo , quando mi sentii chiamare per nome . Mi voltai : il colonnello mi rivolgeva la parola . Girai il cavallo e gli andai incontro . - Comandi , signor colonnello , - dissi . - Venga qui . Lei non riconosce più i suoi superiori ? Era il colonnello Abbati . Ricorda il lettore il tenente colonnello del 301 di Stoccaredo e di Monte Fior ? Era lui . Il rosso sotto le stellette indicava ch ' egli era comandante titolare di reggimento . - Mi perdoni , signor colonnello , - dissi io , - non l ' avevo riconosciuto . Era infatti difficile riconoscerlo a prima vista . Egli era infinitamente più magro e più vecchio . Il suo pallore d ' ambra era diventato color limone e gli occhi erano infossati nelle orbite . Appariva stanco e malato . Mi rivolse qualche domanda sul mio reggimento , poi mi disse : - Ha incominciato a bere ? - Come prima , signor colonnello . - Io non so più se sia un bene o un male . La questione è più complicata di quello che io non credessi . Mi trova cambiato ? - Un po ' stanco . Mi pare un po ' stanco , ma non proprio molto cambiato . - Un po ' stanco ! Sono un uomo finito . Fra poco , mi faranno generale . Generale per merito di cognac . Il colonnello Abbati è riuscito ad uccidere il senso della guerra , ma il cognac ha ucciso il colonnello Abbati . - Che dice mai , signor colonnello ? - Non è la guerra di fanterie contro fanterie , di artiglierie contro artiglierie . È la guerra di cantine contro cantine , barili contro barili , bottiglie contro bottiglie . Per conto mio , gli austriaci hanno vinto . Io mi dichiaro vinto . Mi guardi bene : io ho perduto . Non trova lei che ho l ' aspetto d ' un uomo disfatto ? - Io trovo che lei sta bene a cavallo , signor colonnello . - Io avrei dovuto bere anche acqua e molto caffè . Ma ormai , non sono più a tempo . Il caffè eccita lo spirito , ma non l ' accende . I liquori l ' accendono . Io mi sono bruciato il cervello . Non ho , nella testa , che ceneri spente . Io agito ancora , agito le ceneri per trovarvi un briciolo da accendere . Non ce n ' è più . Almeno avessimo ancora neve e ghiaccio . Se n ' è andato anche il freddo . Con questo sole maledetto , non vedo che cannoni , fucili , morti e feriti che urlano . Cerco l ' ombra come una salvezza . Ma non ne ho più per molto tempo . Addio , capitano . Alcuni giorni dopo , verso mezzogiorno , ero con gli ufficiali del battaglione , alla mensa . Attendevamo che rientrasse un sottotenente della 11a , che avevo mandato al comando del reggimento per prelevare oggetti di corredo . L ' ora per la mensa era già suonata e il sottotenente non rientrava . Ci mettemmo a tavola , senza di lui . Il sottotenente arrivò poco prima che finissimo . - Sei in ritardo di mezz ' ora , - gli gridarono i più giovani colleghi . - Paga due bottiglie ! - Deve pagare ? - chiese il direttore di mensa . - Sì , - risposero in coro tutti gli ufficiali . - Sta bene . Due bottiglie ! Ma voglio raccontare perché ho tardato . - Non è necessario , - disse il tenente di cavalleria . - Ci contentiamo di due bottiglie . - No , voglio raccontarvi che cosa mi è accaduto . Attorno alla tavola , tutti ascoltavamo . - Venivo da Ronchi e passavo sulla strada che fiancheggia il torrente . Il sole bruciava . Quando sono arrivato all ' altezza della casetta bianca , nel punto in cui gli alberi coprono la strada , ho visto un uomo a cavallo , camminare lentamente , evitando il sole . Arrivato sotto gli alberi , all ' ombra , il cavallo si fermò . L ' uomo si levò in piedi sulla sella , si arrampicò a un ramo e scomparve tra le foglie . Non vedevo più che il cavallo , fermo . Rimasi nascosto . Dopo qualche minuto , l ' uomo riapparve , dai rami , ma con la testa in giù , penzoloni sulle gambe . Io rimasi stupito . Ma pensai : sarà qualcuno che vuol fare della ginnastica . Per quanto mi paresse strano che qualcuno potesse fare la ginnastica , a quel modo . Stavo sempre nascosto . Né l ' uomo né il cavallo s ' accorgevano di me . L ' uomo si lasciò cadere sulla sella , poggiandosi sulle mani , e riprese la posizione normale dell ' uomo a cavallo . Si riposò , levò la borraccia e bevette . Rimise la borraccia a posto e ricominciò come prima . Si arrampicò ai rami , disparve e ricomparve poco dopo , con la testa in giù . Si rimise in sella e bevette di nuovo . Sono stato sempre nascosto , per circa mezz ' ora . La strada era deserta . Egli ripeté l ' operazione tre volte . Io volevo avvicinarmi per meglio vedere , ma sopravvenne una carretta al trotto . L ' uomo spronò il cavallo e disparve . - Il cavallo era sauro ? - chiesi . - Sì , un sauro . - Balzano a due ? - Balzano a due . - Ma non ha visto se chi lo montava fosse un ufficiale ? - Non l ' ho potuto distinguere perché ero lontano , al sole , ed egli era all ' ombra fitta , quasi al buio . - Piccolo ? magro ? - Sì , mi è sembrato molto magro e piccolo . Non v ' erano dubbi . Povero colonnello Abbati ! Egli andava verso la sua fine . Al caffè , la conversazione si rianimò . Un sottotenente , studente in lettere all ' Università di Roma , recitò in latino una satira di Giovenale , poi disse la sua traduzione in versi italiani . Tutti applaudirono . - Per me , - disse il tenente Grisoni , - potevi anche risparmiarti il latino . L ' ho studiato dieci anni , sempre il primo della classe , ma non ne ho capito un ' acca , dei tuoi versi . A ciò , aggiungi che tu pronunzi il latino come se avessi dei ceci in bocca . Si era tutti allegri . Non sembravamo neppure sotto il tiro dell ' artiglieria . Infine , si respirava ancora una volta . La guerra sembrava finita e dimenticata . Il trillo del telefono interruppe la conversazione . Mi alzai e presi il microfono . Gli ufficiali zittirono . Dal comando di reggimento , il capitano aiutante maggiore in 1a chiedeva di me . - Che c ' è ? - chiesi . - Bisogna prepararsi , perché domani il reggimento discende . - Riposo in pianura ? - chiesi io , contento . - No ; il riposo non è fatto per noi . - E dove andiamo ? - Sull ' Altipiano della Bainsizza . L ' offensiva su quel fronte è incominciata e la brigata vi è stata richiesta dal comandante d ' armata in persona . - Che onore ! - Che ci vuoi fare ? Il battaglione è pronto ? - Sì , il battaglione è pronto . Ma è proprio sicuro che saremo mandati sulla Bainsizza ? - Sì , sicuro . Ho decifrato io stesso l ' ordine . - A che ora ? - Ti sarà comunicato domattina , al rapporto dei comandanti di battaglione . - Sta bene . Arrivederci . - Arrivederci . Gli ufficiali trattenevano il respiro . Non avevano sentito le parole dell ' aiutante maggiore , ma , dalle mie risposte , avevano capito tutto . Muti , mi guardavano negli occhi , con un ' espressione di angoscia . Il tenente di cavalleria riempì il bicchiere e disse : - Beviamo alla Bainsizza ! I colleghi l ' imitarono . L ' offensiva sulla Bainsizza ! La guerra ricominciava .
MASTRO-DON GESUALDO ( VERGA GIOVANNI , 1889 )
Narrativa ,
ÿþPARTE PRIMA I Suonava la messa dell ' alba a San Giovanni ; ma il paesetto dormiva ancora della grossa , perché era piovuto da tre giorni , e nei seminati ci si affondava fino a mezza gamba . Tutt ' a un tratto , nel silenzio , s ' udì un rovinìo , la campanella squillante di Sant ' Agata che chiamava aiuto , usci e finestre che sbattevano , la gente che scappava fuori in camicia , gridando : - Terremoto ! San Gregorio Magno ! Era ancora buio . Lontano , nell ' ampia distesa nera dell ' Alìa , ammiccava soltanto un lume di carbonai , e più a sinistra la stella del mattino , sopra un nuvolone basso che tagliava l ' alba nel lungo altipiano del Paradiso . Per tutta la campagna diffondevasi un uggiolare lugubre di cani . E subito , dal quartiere basso , giunse il suono grave del campanone di San Giovanni che dava l ' allarme anch ' esso ; poi la campana fessa di San Vito ; l ' altra della chiesa madre , più lontano ; quella di Sant ' Agata che parve addirittura cascar sul capo agli abitanti della piazzetta . Una dopo l ' altra s ' erano svegliate pure le campanelle dei monasteri , il Collegio , Santa Maria , San Sebastiano , Santa Teresa : uno scampanìo generale che correva sui tetti spaventato , nelle tenebre . - No ! no ! E ' il fuoco ! ... Fuoco in casa Trao ! ... San Giovanni Battista ! Gli uomini accorrevano vociando , colle brache in mano . Le donne mettevano il lume alla finestra : tutto il paese , sulla collina , che formicolava di lumi , come fosse il giovedì sera , quando suonano le due ore di notte : una cosa da far rizzare i capelli in testa , chi avesse visto da lontano . - Don Diego ! Don Ferdinando ! - si udiva chiamare in fondo alla piazzetta ; e uno che bussava al portone con un sasso . Dalla salita verso la Piazza Grande , e dagli altri vicoletti , arrivava sempre gente : un calpestìo continuo di scarponi grossi sull ' acciottolato ; di tanto in tanto un nome gridato da lontano ; e insieme quel bussare insistente al portone in fondo alla piazzetta di Sant ' Agata , e quella voce che chiamava : - Don Diego ! Don Ferdinando ! Che siete tutti morti ? Dal palazzo dei Trao , al di sopra del cornicione sdentato , si vedevano salire infatti , nell ' alba che cominciava a schiarire , globi di fumo denso , a ondate , sparsi di faville . E pioveva dall ' alto un riverbero rossastro , che accendeva le facce ansiose dei vicini raccolti dinanzi al portone sconquassato , col naso in aria . Tutt ' a un tratto si udì sbatacchiare una finestra , e una vocetta stridula che gridava di lassù : - Aiuto ! ... ladri ! ... Cristiani , aiuto ! - Il fuoco ! Avete il fuoco in casa ! Aprite , don Ferdinando ! - Diego ! Diego ! Dietro alla faccia stralunata di don Ferdinando Trao apparve allora alla finestra il berretto da notte sudicio e i capelli grigi svolazzanti di don Diego . Si udì la voce rauca del tisico che strillava anch ' esso : - Aiuto ! ... Abbiamo i ladri in casa ! Aiuto ! - Ma che ladri ! ... Cosa verrebbero a fare lassù ? - sghignazzò uno nella folla . - Bianca ! Bianca ! Aiuto ! aiuto ! Giunse in quel punto trafelato Nanni l ' Orbo , giurando d ' averli visti lui i ladri , in casa Trao . - Con questi occhi ! ... Uno che voleva scappare dalla finestra di donna Bianca , e s ' è cacciato dentro un ' altra volta , al vedere accorrer gente ! ... - Brucia il palazzo , capite ? Se ne va in fiamme tutto il quartiere ! Ci ho accanto la mia casa , perdio ! - Si mise a vociare mastro - don Gesualdo Motta . Gli altri intanto , spingendo , facendo leva al portone , riuscirono a penetrare nel cortile , ad uno ad uno , coll ' erba sino a mezza gamba , vociando , schiamazzando , armati di secchie , di brocche piene d ' acqua ; compare Cosimo colla scure da far legna ; don Luca il sagrestano che voleva dar di mano alle campane un ' altra volta , per chiamare all ' armi ; Pelagatti così com ' era corso , al primo allarme , col pistolone arrugginito ch ' era andato a scavar di sotto allo strame . Dal cortile non si vedeva ancora il fuoco . Soltanto , di tratto in tratto , come spirava il maestrale , passavano al di sopra delle gronde ondate di fumo , che si sperdevano dietro il muro a secco del giardinetto , fra i rami dei mandorli in fiore . Sotto la tettoia cadente erano accatastate delle fascine ; e in fondo , ritta contro la casa del vicino Motta , dell ' altra legna grossa : assi d ' impalcati , correntoni fradici , una trave di palmento che non si era mai potuta vendere . - Peggio dell ' esca , vedete ! - sbraitava mastro - don Gesualdo . - Roba da fare andare in aria tutto il quartiere ! ... santo e santissimo ! ... E me la mettono poi contro il mio muro ; perché loro non hanno nulla da perdere , santo e santissimo ! ... In cima alla scala , don Ferdinando , infagottato in una vecchia palandrana , con un fazzolettaccio legato in testa , la barba lunga di otto giorni , gli occhi grigiastri e stralunati , che sembravano quelli di un pazzo in quella faccia incartapecorita di asmatico , ripeteva come un ' anatra : - Di qua ! di qua ! Ma nessuno osava avventurarsi su per la scala che traballava . Una vera bicocca quella casa : i muri rotti , scalcinati , corrosi ; delle fenditure che scendevano dal cornicione sino a terra ; le finestre sgangherate e senza vetri ; lo stemma logoro , scantonato , appeso ad un uncino arrugginito , al di sopra della porta . Mastro - don Gesualdo voleva prima buttar fuori sulla piazza tutta quella legna accatastata nel cortile . - Ci vorrà un mese ! - rispose Pelagatti il quale stava a guardare sbadigliando , col pistolone in mano . - Santo e santissimo ! Contro il mio muro è accatastata ! ... Volete sentirla , sì o no ? Giacalone diceva piuttosto di abbattere la tettoia ; don Luca il sagrestano assicurò che pel momento non c ' era pericolo : una torre di Babele ! Erano accorsi anche altri vicini . Santo Motta colle mani in tasca , il faccione gioviale e la barzelletta sempre pronta . Speranza , sua sorella , verde dalla bile , strizzando il seno vizzo in bocca al lattante , sputando veleno contro i Trao : - Signori miei ... guardate un po ' ! ... Ci abbiamo i magazzini qui accanto ! - E se la prendeva anche con suo marito Burgio , ch ' era lì in maniche di camicia : - Voi non dite nulla ! State lì come un allocco ! Cosa siete venuto a fare dunque ? Mastro - don Gesualdo si slanciò il primo urlando su per la scala . Gli altri dietro come tanti leoni per gli stanzoni scuri e vuoti . A ogni passo un esercito di topi che spaventavano la gente . - Badate ! badate ! Ora sta per rovinare il solaio ! - Nanni l ' Orbo che ce l ' aveva sempre con quello della finestra , vociando ogni volta : - Eccolo ! eccolo ! - E nella biblioteca , la quale cascava a pezzi , fu a un pelo d ' ammazzare il sagrestano col pistolone di Pelagatti . Si udiva sempre nel buio la voce chioccia di don Ferdinando il quale chiamava : - Bianca ! Bianca ! - E don Diego che bussava e tempestava dietro un uscio , fermando pel vestito ognuno che passava strillando anche lui : - Bianca ! mia sorella ! ... - Che scherzate ? - rispose mastro - don Gesualdo rosso come un pomodoro , liberandosi con una strappata . - Ci ho la mia casa accanto , capite : Se ne va in fiamme tutto il quartiere ! Era un correre a precipizio nel palazzo smantellato ; donne che portavano acqua ; ragazzi che si rincorrevano schiamazzando in mezzo a quella confusione , come fosse una festa ; curiosi che girandolavano a bocca aperta , strappando i brandelli di stoffa che pendevano ancora dalle pareti , toccando gli intagli degli stipiti , vociando per udir l ' eco degli stanzoni vuoti , levando il naso in aria ad osservare le dorature degli stucchi , e i ritratti di famiglia : tutti quei Trao affumicati che sembravano sgranare gli occhi al vedere tanta marmaglia in casa loro . Un va e vieni che faceva ballare il pavimento . - Ecco ! ecco ! Or ora rovina il tetto ! - sghignazzava Santo Motta , sgambettando in mezzo all ' acqua : delle pozze d ' acqua ad ogni passo , fra i mattoni smossi o mancanti . Don Diego e don Ferdinando , spinti , sbalorditi , travolti in mezzo alla folla che rovistava in ogni cantuccio la miseria della loro casa , continuando a strillare : - Bianca ! ... Mia sorella ! ... - Avete il fuoco in casa , capite ! - gridò loro nell ' orecchio Santo Motta . - Sarà una bella luminaria con tutta questa roba vecchia ! - Per di qua , per di qua ! - si udì una voce dal vicoletto . - Il fuoco è lassù , in cucina ... Mastro Nunzio , il padre di Gesualdo , arrampicatosi su di una scala a piuoli , faceva dei gesti in aria , dal tetto della sua casa , lì dirimpetto . Giacalone aveva attaccata una carrucola alla ringhiera del balcone per attinger acqua dalla cisterna dei Motta . Mastro Cosimo , il legnaiuolo , salito sulla gronda , dava furiosi colpi di scure sull ' abbaino . - No ! no ! - gridarono di sotto . - Se date aria al fuoco , in un momento se ne va tutto il palazzo ! Don Diego allora si picchiò un colpo in fronte , balbettando : - Le carte di famiglia ! Le carte della lite ! - E don Ferdinando scappò via correndo , colle mani nei capelli , vociando anche lui . Dalle finestre , dal balcone , come spirava il vento , entravano a ondate vortici di fumo denso , che facevano tossire don Diego , mentre continuava a chiamare dietro l ' uscio : - Bianca ! Bianca ! il fuoco ! ... Mastro - don Gesualdo il quale si era slanciato furibondo su per la scaletta della cucina , tornò indietro accecato dal fumo , pallido come un morto , cogli occhi fuori dell ' orbita , mezzo soffocato : - Santo e santissimo ! ... Non si può da questa parte ! ... Sono rovinato ! Gli altri vociavano tutti in una volta , ciascuno dicendo la sua ; una baraonda da sbalordire : - Buttate giù le tegole ! - Appoggiate la scala al fumaiuolo ! - Mastro Nunzio , in piedi sul tetto della sua casa , si dimenava al pari di un ossesso . Don Luca , il sagrestano , era corso davvero ad attaccarsi alle campane . La gente in piazza , fitta come le mosche . Dal corridoio riuscì a farsi udire comare Speranza , che era rauca dal gridare strappando i vestiti di dosso alla gente per farsi largo , colle unghie sfoderate come una gatta e la schiuma alla bocca : - Dalla scala ch ' è laggiù , in fondo al corridoio ! - Tutti corsero da quella parte , lasciando don Diego che seguitava a chiamare dietro l ' uscio della sorella : - Bianca ! Bianca ! ... - Udivasi un tramestìo dietro quell ' uscio ; un correre all ' impazzata quasi di gente che ha persa la testa . Poi il rumore di una seggiola rovesciata . Nanni l ' Orbo tornò a gridare in fondo al corridoio : - Eccolo ! eccolo ! - E si udì lo scoppio del pistolone di Pelagatti , come una cannonata . - La Giustizia ! Ecco qua gli sbirri ! - vociò dal cortile Santo Motta . Allora si aprì l ' uscio all ' improvviso , e apparve donna Bianca , discinta , pallida come una morta , annaspando colle mani convulse , senza profferire parola , fissando sul fratello gli occhi pazzi di terrore e d ' angoscia . Ad un tratto si piegò sulle ginocchia , aggrappandosi allo stipite , balbettando : - Ammazzatemi , don Diego ! ... Ammazzatemi pure ! ... ma non lasciate entrare nessuno qui ! ... Quello che accadde poi , dietro quell ' uscio che don Diego aveva chiuso di nuovo spingendo nella cameretta la sorella , nessuno lo seppe mai . Si udì soltanto la voce di lui , una voce d ' angoscia disperata , che balbettava : - Voi ? ... Voi qui ? ... Accorrevano il signor Capitano , l ' Avvocato fiscale , tutta la Giustizia . Don Liccio Papa , il caposbirro , gridando da lontano , brandendo la sciaboletta sguainata : - Aspetta ! aspetta ! Ferma ! ferma ! - E il signor Capitano dietro di lui , trafelato come don Liccio , cacciando avanti il bastone : - Largo ! largo ! Date passo alla Giustizia ! - L ' Avvocato fiscale ordinò di buttare a terra l ' uscio . - Don Diego ! Donna Bianca ! Aprite ! Cosa vi è successo ? S ' affacciò don Diego , invecchiato di dieci anni in un minuto , allibito , stralunato , con una visione spaventosa in fondo alle pupille grige , con un sudore freddo sulla fronte , la voce strozzata da un dolore immenso : - Nulla ! ... Mia sorella ! ... Lo spavento ! ... Non entrate nessuno ! ... Pelagatti inferocito contro Nanni l ' Orbo : - Bel lavoro mi faceva fare ! ... Un altro po ' ammazzavo compare Santo ! ... - Il Capitano gli fece lui pure una bella lavata di capo : - Con le armi da fuoco ! ... Che scherzate ? ... Siete una bestia ! - Signor Capitano , credevo che fosse il ladro , laggiù al buio ... L ' ho visto con questi occhi ! - Zitto ! zitto , ubbriacone ! - gli diede sulla voce l ' Avvocato fiscale . - Piuttosto andiamo a vedere il fuoco . Adesso dal corridoio , dalla scala dell ' orto , tutti portavano acqua . Compare Cosimo era salito sul tetto , e dava con la scure sui travicelli . Da ogni parte facevano piovere sul soffitto che fumava , tegole , sassi , cocci di stoviglie . Burgio , sulla scala a piuoli , sparandovi schioppettate sopra , e dall ' altro lato Pelagatti , appostato accanto al fumaiuolo , caricava e scaricava il pistolone senza misericordia . Don Luca che suonava a tutto andare le campane ; la folla dalla piazza vociando e gesticolando ; tutti i vicini alla finestra . I Margarone stavano a vedere dalla terrazza al di sopra dei tetti , dirimpetto , le figliuole ancora coi riccioli incartati , don Filippo che dava consigli da lontano , dirigendo le operazioni di quelli che lavoravano a spegnere l ' incendio colla canna d ' India . Don Ferdinando , il quale tornava in quel momento carico di scartafacci , batté il naso nel corridoio buio contro Giacalone che andava correndo . - Scusate , don Ferdinando . Vado a chiamare il medico per la sorella di vossignoria . - Il dottor Tavuso ! - gli gridò dietro la zia Macrì una parente povera come loro , ch ' era accorsa per la prima . - Qui vicino , alla farmacia di Bomma . Bianca era stata presa dalle convulsioni : un attacco terribile ; non bastavano in quattro a trattenerla sul lettuccio . Don Diego sconvolto anche lui , pallido come un cadavere , colle mani scarne e tremanti , cercava di ricacciare indietro tutta quella gente . - No ! ... non è nulla ! ... Lasciatela sola !...- Il Capitano si mise infine a far piovere legnate a diritta e a manca , come veniva , sui vicini che s ' affollavano all ' uscio curiosi . - Che guardate ? Che volete ? Via di qua ! fannulloni ! vagabondi ! Voi , don Liccio Papa , mettetevi a guardia del portone . Venne più tardi un momento il barone Mèndola , per convenienza , e donna Sarina Cirmena che ficcava il naso da per tutto ; il canonico Lupi da parte della baronessa Rubiera . La zia Sganci e gli altri parenti mandarono il servitore a prender notizie della nipote . Don Diego , reggendosi appena sulle gambe , sporgeva il capo dall ' uscio , e rispondeva a ciascheduno : - Sta un po ' meglio ... E ' più calma ! ... Vuol esser lasciata sola ... - Eh ! eh ! - mormorò il canonico scuotendo il capo e guardando in giro le pareti squallide della sala : - Mi rammento qui ! ... Dove è andata la ricchezza di casa Trao ! ... Il barone scosse il capo anche lui , lisciandosi il mento ispido di barba dura colla mano pelosa . La zia Cirmena scappò a dire : - Sono pazzi ! Pazzi da legare tutti e due ! Don Ferdinando già è stato sempre uno stupido ... e don Diego ... vi rammentate ! Quando la cugina Sganci gli aveva procurato quell ' impiego nei mulini ! ... Nossignore ! ... un Trao non poteva vivere di salario ! ... Di limosina sì , possono vivere ! ... - Oh ! oh ! - interruppe il canonico , colla malizia che gli rideva negli occhietti di topo , ma stringendo le labbra sottili . - Sissignore ! ... Come volete chiamarla : Tutti i parenti si danno la voce per quello che devono mandare a Pasqua e a Natale ... Vino , olio , formaggio ... anche del grano ... La ragazza già è tutta vestita dei regali della zia Rubiera . - Eh ! eh ! ... - Il canonico , con un sorrisetto incredulo , andava stuzzicando ora donna Sarina ed ora il barone , il quale chinava il capo , seguitava a grattarsi il mento discretamente , fingeva di guardare anch ' esso di qua e di là , come a dire : - Eh ! eh ! pare anche a me ! ... Giunse in quel mentre il dottor Tavuso in fretta , col cappello in capo , senza salutar nessuno , ed entrò nella camera dell ' inferma . Poco dopo tornò ad uscire , stringendosi nelle spalle , gonfiando le gote , accompagnato da don Ferdinando allampanato che pareva un cucco . La zia Macrì e il canonico Lupi corsero dietro al medico . La zia Cirmena che voleva sapere ogni cosa e vi piantava in faccia quei suoi occhialoni rotondi peggio dell ' Avvocato fiscale . - Eh ? Cos ' è stato ? Lo sapete voi ? Adesso si chiamano nervi ... malattia di moda ... Vi mandano a chiamare per un nulla quasi potessero pagare le visite del medico ! - rispose Tavuso burbero . Quindi , piantando anche lui gli occhiali in faccia a donna Sarina : - Volete che ve la dica ? Le ragazze a certa età bisogna maritarle ! E voltò le spalle soffiando gravemente , tossendo , spurgandosi . I parenti si guardarono in faccia . Il canonico , per discrezione , prese a tenere a bada il barone Mèndola , dandogli chiacchiera e tabacco , sputacchiando di qua e di là , onde cercare di sbirciar quello che succedeva dietro l ' uscio socchiuso di donna Bianca , stringendo le labbra riarse come inghiottisse ogni momento : - Si capisce ! ... La paura avuta ! ... Le avevano fatto credere d ' avere i ladri in casa ! ... povera donna Bianca ! ... E ' così giovine ! ... così delicata ! ... - Sentite , cugina ! - disse donna Sarina tirando in disparte la Macrì . Don Ferdinando , sciocco , voleva accostarsi per udire lui pure : - Un momento ! Che maniera ! - lo sgridò la zia Cirmena . - Ho da dire una parola a vostra zia ! ... Piuttosto andate a pigliare un bicchiere d ' acqua per Bianca , che le farà bene ... Tornò a scendere Santo Motta di lassù , fregandosi le mani , coll ' aria sorridente : - E ' tutta rovinata la cucina ! Non c ' è più dove cuocere un uovo ! ... Bisognerà fabbricarla di nuovo ! - Come nessuno gli dava retta , fissava in volto or questo ed ora quello col suo sorriso sciocco . Il canonico Lupi , per levarselo dai piedi , gli disse infine : - Va bene , va bene . Poi ci si penserà ... Il barone Mèndola , appena Santo Motta volse le spalle , si sfogò infine : - Ci si penserà ? ... Se ci saranno i denari per pensarci ! Io gliel ' ho sempre detto ... Vendete metà di casa , cugini cari ... anche una o due camere ... tanto da tirare innanzi ! ... Ma nossignore ! .. Vendere la casa dei Trao ? ... Piuttosto , ogni stanza che rovina chiudono l ' uscio e si riducono in quelle che restano in piedi ... Così faranno per la cucina ... Faranno cuocere le uova qui in sala , quando le avranno ... Vendere una o due camere : ... Nossignore ... non si può , anche volendo ... La camera dell ' archivio : e ci son le carte di famiglia ! ... Quella della processione : e non ci sarà poi dove affacciarsi quando passa il Corpus Domini ! ... Quella del cucù : ... Ci hanno anche la camera pel cucù , capite ! E il barone , con quella sfuriata , li piantò tutti lì , che si sganasciavano dalle risa . Donna Sarina , prima d ' andarsene , picchiò di nuovo all ' uscio della nipote , per sapere come stava . Fece capolino don Diego , sempre con quella faccia di cartapesta , e ripeté : - Meglio ... E ' più calma ! ... Vuol esser lasciata sola ... - Povero Diego ! - sospirò la zia Macrì . - La Cirmena fece ancora alcuni passi nell ' anticamera , perché non udisse don Ferdinando il quale veniva a chiuder l ' uscio , e soggiunse sottovoce : - Lo sapevo da un pezzo ... Vi rammentate la sera dell ' Immacolata , che cadde tanta neve ? ... Vidi passare il baronello Rubiera dal vicoletto qui a due passi ... intabarrato come un ladro ... Il canonico Lupi attraversò il cortile , rialzando la sottana sugli stivaloni grossi in mezzo alle erbacce , si voltò indietro verso la casa smantellata , per veder se potessero udirlo , e poi , dinanzi al portone , guardando inquieto di qua e di là , conchiuse : - Avete udito il dottore Tavuso ? Possiamo parlare perché siamo tutti amici intimi e parenti ... A certa età le ragazze bisogna maritarle ! II Nella piazza , come videro passare don Diego Trao col cappello bisunto e la palandrana delle grandi occasioni , fu un avvenimento : - Ci volle il fuoco a farvi uscir di casa ! - Il cugino Zacco voleva anche condurlo al Caffè dei Nobili : - Narrateci , dite come fu ... - Il poveraccio si schermì alla meglio ; per altro non era socio : poveri sì , ma i Trao non s ' erano mai cavato il cappello a nessuno . Fece il giro lungo onde evitare la farmacia di Bomma , dove il dottor Tavuso sedeva in cattedra tutto il giorno ; ma nel salire pel Condotto , rasente al muro , inciampò in quella linguaccia di Ciolla , ch ' era sempre in cerca di scandali : - Buon vento , buon vento , don Diego ! Andate da vostra cugina Rubiera ? Lui si fece rosso . Sembrava che tutti gli leggessero in viso il suo segreto ! Si voltò ancora indietro esitante , guardingo , prima d ' entrare nel vicoletto , temendo che Ciolla stesse a spiarlo . Per fortuna colui s ' era fermato a discorrere col canonico Lupi , facendo di gran risate , alle quali il canonico rispondeva atteggiando la bocca al riso anche lui , discretamente . La baronessa Rubiera faceva vagliare del grano . Don Diego la vide passando davanti la porta del magazzino , in mezzo a una nuvola di pula , con le braccia nude , la gonnella di cotone rialzata sul fianco , i capelli impolverati , malgrado il fazzoletto che s ' era tirato giù sul naso a mo ' di tettino . Essa stava litigando con quel ladro del sensale Pirtuso , che le voleva rubare il suo farro pagandolo due tarì meno a salma , accesa in volto , gesticolando con le braccia pelose , il ventre che le ballava : - Non ne avete coscienza , giudeo ? ... - Poi , come vide don Diego , si voltò sorridente : - Vi saluto , cugino Trao . Cosa andate facendo da queste parti ? - Veniva appunto , signora cugina ... - e don Diego , soffocato dalla polvere , si mise a tossire . - Scostatevi , scostatevi ! Via di qua , cugino . Voi non ci siete avvezzo - interruppe la baronessa . - Vedete cosa mi tocca a fare ? Ma che faccia avete , gesummaria ! Lo spavento di questa notte , eh ? ... Dalla botola , in cima alla scaletta di legno , si affacciarono due scarpacce , delle grosse calze turchine , e si udì una bella voce di giovanetta la quale disse : - Signora baronessa , eccoli qua . - E ' tornato il baronello ? - Sento Marchese che abbaia laggiù . - Va bene , adesso vengo . Dunque , pel farro cosa facciamo , mastro Lio ? Pirtuso era rimasto accoccolato sul moggio , tranquillamente , come a dire che non gliene importava del farro , guardando sbadatamente qua e là le cose strane che c ' erano nel magazzino vasto quanto una chiesa . Una volta , al tempo dello splendore dei Rubiera , c ' era stato anche il teatro . Si vedeva tuttora l ' arco dipinto a donne nude e a colonnati come una cappella ; il gran palco della famiglia di contro , con dei brandelli di stoffa che spenzolavano dal parapetto ; un lettone di legno scolpito e sgangherato in un angolo ; dei seggioloni di cuoio , sventrati per farne scarpe ; una sella di velluto polverosa , a cavalcioni sul subbio di un telaio ; vagli di tutte le grandezze appesi in giro ; mucchi di pale e di scope ; una portantina ficcata sotto la scala che saliva al palco , con lo stemma dei Rubiera allo sportello , e una lanterna antica posata sul copricielo , come una corona . Giacalone , e Vito Orlando , in mezzo a mucchi di frumento alti al pari di montagne , si dimenavano attorno ai vagli immensi , come ossessi , tutti sudati e bianchi di pula , cantando in cadenza ; mentre Gerbido , il ragazzo , ammucchiava continuamente il grano con la scopa . - Ai miei tempi , signora baronessa , io ci ho visto la commedia , in questo magazzino , - rispose Pirtuso per sviare la domanda . - Lo so ! lo so ! Così si son fatti mangiare il fatto suo i Rubiera ! E ora vorreste continuare ! ... Lo pigliate il farro , sì o no ? - Ve l ' ho detto : a cinque onze e venti . - No , in coscienza , non posso . Ci perdo già un tarì a salma . - Benedicite a vossignoria ! - Via , mastro Lio , ora che ha parlato la signora baronessa ! - aggiunse Giacalone , sempre facendo ballare il vaglio . Ma il sensale riprese il suo moggio , e se ne andò senza rispondere . La baronessa gli corse dietro , sull ' uscio , per gridargli : - A cinque e vent ' uno . V ' accomoda ? - Benedicite , benedicite . Ma essa , colla coda dell ' occhio , si accorse che il sensale si era fermato a discorrere col canonico Lupi , il quale , sbarazzatosi infine del Ciolla , se ne veniva su pel vicoletto . Allora , rassicurata , si rivolse al cugino Trao , parlando d ' altro : - Stavo pensando giusto a voi , cugino . Un po ' di quel farro voglio mandarvelo a casa ... No , no , senza cerimonie ... Siamo parenti . La buon ' annata deve venire per tutti . Poi il Signore ci aiuta ! ... Avete avuto il fuoco in casa , eh ? Dio liberi ! M ' hanno detto che Bianca è ancora mezza morta dallo spavento ... Io non potevo lasciare , qui ... scusatemi . - Sì ... son venuto appunto ... Ho da parlarvi ... - Dite , dite pure ... Ma intanto , mentre siete laggiù , guardate se torna Pirtuso ... Così , senza farvi scorgere ... - E ' una bestia ! - rispose Vito Orlando dimenandosi sempre attorno al vaglio . - Conosco mastro Lio . E ' una bestia ! Non torna . Ma in quel momento entrava il canonico Lupi , sorridente , con quella bella faccia amabile che metteva tutti d ' accordo , e dietro a lui il sensale col moggio in mano . - Deo gratias ! Deo gratias ! Lo combiniamo questo matrimonio , signora baronessa ? Come s ' accorse di don Diego Trao , che aspettava umilmente in disparte , il canonico mutò subito tono e maniere , colle labbra strette , affettando di tenersi in disparte anche lui , per discrezione , tutto intento a combinare il negozio del frumento . Si stette a tirare un altro po ' ; mastro Lio ora strillava e dibattevasi quasi volessero rubargli i denari di tasca . La baronessa invece coll ' aria indifferente , voltandogli le spalle , chiamando verso la botola : - Rosaria ! Rosaria ! - E tacete ! - esclamò infine il canonico battendo sulle spalle di mastro Lio colla manaccia . - Io so per chi comprate . E ' per mastro - don Gesualdo . Giacalone accennò di sì , strizzando l ' occhio . - Non è vero ! Mastro - don Gesualdo non ci ha che fare ! - si mise a vociare il sensale . - Quello non è il mestiere di mastro - don Gesualdo ! - Ma infine , come s ' accordarono sul prezzo , Pirtuso si calmò . Il canonico soggiunse : - State tranquillo , che mastro - don Gesualdo fa tutti i mestieri in cui c ' è da guadagnare . Pirtuso il quale s ' era accorto della strizzatina d ' occhio di Giacalone , andò a dirgli sotto il naso il fatto suo : - Che non ne vuoi mangiare pane , tu ? Non sai che si tace nei negozi ? - La baronessa , dal canto suo , mentre il sensale le voltava le spalle , ammiccò anch ' essa al canonico Lupi , come a dirgli che riguardo al prezzo non c ' era male . - Sì , sì , - rispose questi sottovoce . - Il barone Zacco sta per vendere a minor prezzo . Però mastro - don Gesualdo ancora non ne sa nulla . - Ah ! s ' è messo anche a fare il negoziante di grano , mastro - don Gesualdo ? Non lo fa più il muratore ? - Fa un po ' di tutto , quel diavolo ! Dicesi pure che vuol concorrere all ' asta per la gabella delle terre comunali ... La baronessa allora sgranò gli occhi : - Le terre del cugino Zacco : ... Le gabelle che da cinquant ' anni si passano in mano di padre in figlio ? ... E ' una bricconata ! - Non dico di no ; non dico di no . Oggi non si ha più riguardo a nessuno . Dicono che chi ha più denari , quello ha ragione ... Allora si rivolse verso don Diego , con grande enfasi , pigliandosela coi tempi nuovi : - Adesso non c ' è altro Dio ! Un galantuomo alle volte ... oppure una ragazza ch ' è nata di buona famiglia ... Ebbene non hanno fortuna ! Invece uno venuto dal nulla ... uno come mastro - don Gesualdo , per esempio ! ... Il canonico riprese a dire come in aria di mistero parlando piano con la baronessa e don Diego Trao sputacchiando di qua e di là : - Ha la testa fine quel mastro - don Gesualdo ! Si farà ricco ve lo dico io ! Sarebbe un marito eccellente per una ragazza a modo ... come ce ne son tante che non hanno molta dote . Mastro Lio stavolta se ne andava davvero . - Dunque signora baronessa , posso venire a caricare il grano ? - La baronessa , tornata di buon umore , rispose : - Sì ma sapete come dice l ' oste ? " Qui si mangia e qui si beve ; senza denari non ci venire . " - Pronti e contanti , signora baronessa . Grazie a Dio vedrete che saremo puntuali . - Se ve l ' avevo detto ! - esclamò Giacalone ansando sul vaglio . - E ' mastro - don Gesualdo ! Il canonico fece un altro segno d ' intelligenza alla baronessa , e dopo che Pirtuso se ne fu andato , le disse : - Sapete cosa ho pensato ? di concorrere pure all ' asta vossignoria , insieme a qualchedun altro ... ci starei anch ' io ... - No , no , ho troppa carne al fuoco ! ... Poi non vorrei fare uno sgarbo al cugino Zacco ! Sapete bene ... Siamo nel mondo ... Abbiamo bisogna alle volte l ' uno dell ' altro . - Intendo ... mettere avanti un altro ... mastro - don Gesualdo Motta , per esempio . Un capitaluccio lo ha ; lo so di sicuro ... Vossignoria darebbe l ' appoggio del nome ... Si potrebbe combinare una società fra di noi tre ... Poscia , sembrandogli che don Diego Trao stesse ad ascoltare i loro progetti , perchè costui aspettava il momento di parlare alla cugina Rubiera , impresciuttito nella sua palandrana , e aveva tutt ' altro per la testa il poveraccio ! il canonico cambiò subito discorso : - Eh , eh , quante cose ha visto questo magazzino ! Mi rammento , da piccolo , il marchese Limòli che recitava Adelaide e Comingio colla Margarone , buon ' anima , la madre di don Filippo , quella ch ' è andata a finire poi alla Salonia . " Adelaide ! dove sei ? " - La scena della Certosa ... Bisognava vedere ! tutti col fazzoletto agli occhi ! Tanto che don Alessandro Spina per la commozione , si mise a gridare : " Ma diglielo che sei tu !..." e le buttò anche una parolaccia ... Ci fu poi la storia della schioppettata che tirarono al marchese Limòli , mentre stava a prendere il fresco , dopo cena ; e di don Nicola Margarone che condusse la moglie in campagna , e non le fece più vedere anima viva . Ora riposano insieme marito e moglie nella chiesa del Rosario , pace alle anime loro ! La baronessa affermava coi segni del capo , dando un colpo di scopa , di tanto in tanto , per dividere il grano dalla mondiglia . - Così andavano in rovina le famiglie . Se non ci fossi stata io , in casa dei Rubiera ! ... Lo vedete quel che sarebbe rimasto di tante grandezze ! Io non ho fumi , grazie a Dio ! Io sono rimasta quale mi hanno fatto mio padre e mia madre ... gente di campagna , gente che hanno fatto la casa colle loro mani , invece di distruggerla ! e per loro c ' è ancora della grazia di Dio nel magazzino dei Rubiera , invece di feste e di teatri ... In quella arrivò il vetturale colle mule cariche . - Rosaria ! Rosaria ! - si mise a gridare di nuovo la baronessa verso la scaletta . Finalmente comparvero dalla botola le scarpaccie e le calze turchine , poi la figura di scimmia della serva , sudicia , spettinata , sempre colle mani nei capelli . - Don Ninì non era alla Vignazza , - disse lei tranquillamente . - Alessi è ritornato col cane , ma il baronello non c ' era . - Oh , Vergine Santa ! - cominciò a strillare la padrona , perdendo un po ' del suo colore acceso . - Oh , Maria Santissima ! E dove sarà mai ? Cosa gli sarà accaduto al mio ragazzo ? Don Diego a quel discorso si faceva rosso e pallido da un momento all ' altro . Aveva la faccia di uno che voglia dire : - Apriti , terra , e inghiottimi ! - Tossì , cercò il fazzoletto dentro il cappello , aprì la bocca per parlare ; poi si volse dall ' altra parte , asciugandosi il sudore . Il canonico s ' affrettò a rispondere , guardando sottecchi don Diego Trao . - Sarà andato in qualche altro posto ... Quando si va a caccia , sapete bene ... - Tutti i vizi di suo padre , buon ' anima ! Caccia , giuoco , divertimenti ... senza pensare ad altro ... e senza neppure avvertirmi ! ... Figuratevi , stanotte , quando le campane hanno suonato al fuoco , vado a cercarlo in camera sua , e non lo trovo ! Mi sentirà ! ... Oh , mi sentirà ! ... Il canonico cercava di troncare il discorso , col viso inquieto , il sorriso sciocco che non voleva dir nulla : - Eh , eh , baronessa ! vostro figlio non è più un ragazzo ; ha ventisei anni ! - Ne avesse anche cento ! ... Fin che si marita , capite ! ... E anche dopo ! - Signora baronessa , dove s ' hanno a scaricare i muli ? - disse Rosaria , grattandosi il capo . - Vengo , vengo . Andiamo per di qua . Voialtri passerete pel cortile , quando avrete terminato . Essa chiuse a catenaccio Giacalone e Vito Orlando dentro il magazzino , e s ' avviò verso il portone . La casa della baronessa era vastissima , messa insieme a pezzi e bocconi , a misura che i genitori di lei andavano stanando ad uno ad uno i diversi proprietari , sino a cacciarsi poi colla figliuola nel palazzetto dei Rubiera e porre ogni cosa in comune : tetti alti e bassi ; finestre d ' ogni grandezza , qua e là , come capitava ; il portone signorile incastrato in mezzo a facciate da catapecchie . Il fabbricato occupava quasi tutta la lunghezza del vicoletto . La baronessa , discorrendo sottovoce col canonico Lupi , s ' era quasi dimenticata del cugino , il quale veniva dietro passo passo . Ma giunti al portone il canonico si tirò indietro prudentemente : - Un ' altra volta ; tornerò poi . Adesso vostro cugino ha da parlarvi . Fate gli affari vostri , don Diego . - Ah , scusate , cugino . Entrate , entrate pure . Fin dall ' androne immenso e buio , fiancheggiato di porticine basse , ferrate a uso di prigione , si sentiva di essere in una casa ricca : un tanfo d ' olio e di formaggio che pigliava alla gola ; poi un odore di muffa e di cantina . Dal rastrello spalancato , come dalla profondità di una caverna , venivano le risate di Alessi e della serva che riempivano i barili , e il barlume fioco del lumicino posato sulla botte . - Rosaria ! Rosaria ! - tornò a gridare la baronessa in tono di minaccia . Quindi rivolta al cugino Trao : - Bisogna darle spesso la voce , a quella benedetta ragazza ; perché quando ci ha degli uomini sottomano è un affar serio ! Ma del resto è fidata , e bisogna aver pazienza . Che posso farci ? ... Una casa piena di roba come la mia ! ... Più in là , nel cortile che sembrava quello di una fattoria popolato di galline , di anatre , di tacchini , che si affollavano schiamazzando attorno alla padrona , il tanfo si mutava in un puzzo di concime e di strame abbondante . Due o tre muli dalla lunga fila sotto la tettoia , allungarono il collo ragliando ; dei piccioni calarono a stormi dal tetto ; un cane da pecoraio feroce , si mise ad abbaiare , strappando la catena ; dei conigli allungavano pure le orecchie inquiete , dall ' oscurità misteriosa della legnaia . E la baronessa in mezzo a tutto quel ben di Dio , disse al cugino : - Voglio mandarvi un paio di piccioni , per Bianca ... Il poveraccio tossì , si soffiò il naso , ma non trovò neppure allora le parole da rispondere . Infine , dopo un laberinto di anditi e di scalette , per stanzoni oscuri , ingombri di ogni sorta di roba , mucchi di fave e di orzo riparati dai graticci , arnesi di campagna , cassoni di biancheria , arrivarono nella camera della baronessa , imbiancata a calce , col gran letto nuziale rimasto ancora tale e quale , dopo vent ' anni di vedovanza , dal ramoscello d ' ulivo benedetto , a piè del crocifisso , allo schioppo del marito accanto al capezzale . La cugina Rubiera era tornata a lamentarsi del figliuolo : - Tale e quale suo padre , buon ' anima ! Senza darsi un pensiero al mondo della mamma o dei suoi interessi ! ... Vedendo il cugino Trao inchiodato sull ' uscio , rimpiccinito nel soprabitone , gli porse da sedere : - Entrate , entrate , cugino Trao . - Il poveretto si lasciò cadere sulla seggiola , quasi avesse le gambe rotte , sudando come Gesù all ' orto ; si cavò allora il cappellaccio bisunto , passandosi il fazzoletto sulla fronte . - Avete da dirmi qualche cosa , cugino ? Parlate , dite pure . Egli strinse forte le mani l ' una nell ' altra , dentro il cappello , e balbettò colla voce roca , le labbra smorte e tremanti , gli occhi umidi e tristi che evitavano gli occhi della cugina : - Sissignora ... Ho da parlarvi ... Lei , da prima , al vedergli quella faccia , pensò che fosse venuto a chiederle denari in prestito . Sarebbe stata la prima volta , è vero : erano troppo superbi i cugini Trao : qualche regaluccio , di quelli che aiutano a tirare innanzi , vino , olio , frumento , solevano accettarlo dai parenti ricchi - lei , la cugina Sganci , il barone Mèndola - ma la mano non l ' avevano mai stesa . Però alle volte il bisogno fa chinare il capo anche ad altro ! ... La prudenza istintiva che era nel sangue di lei , le agghiacciò un momento il sorriso benevolo . Poscia pensò al fuoco che avevano avuto in casa , alla malattia di Bianca - era una buona donna infine - don Diego aveva proprio una faccia da far compassione ... Accostò la sua seggiola a quella di lui , per fargli animo , e soggiunse : - Parlate , parlate , cugino mio ... Quel che si può fare ... sapete bene ... siamo parenti ... I tempi non rispondono ... ma quel poco che si può ... Non molto ... ma quel poco che posso ... fra parenti ... Parlate pure ... Ma egli non poteva , no ! colle fauci strette , la bocca amara , alzando ogni momento gli occhi su di lei , e aprendo le labbra senza che ne uscisse alcun suono . Infine , cavò di nuovo il fazzoletto per asciugarsi il sudore , se lo passò sulle labbra aride , balbettando : - E ' accaduta una disgrazia ! ... Una gran disgrazia ! ... La baronessa ebbe paura di essersi lasciata andare troppo oltre . Nei suoi occhi , che fuggivano quelli lagrimosi del cugino , cominciò a balenare la inquietudine del contadino che teme per la sua roba . - Cioè ! ... cioè ! ... - Vostro figlio è tanto ricco ! ... Mia sorella no , invece ! ... A quelle parole la cugina Rubiera tese le orecchie , colla faccia a un tratto irrigidita nella maschera dei suoi progenitori , improntata della diffidenza arcigna dei contadini che le avevano dato il sangue delle vene e la casa messa insieme a pezzo a pezzo colle loro mani . Si alzò , andò ad appendere la chiave allo stipite dell ' uscio , frugò alquanto nei cassetti del cassettone . Infine , vedendo che don Diego non aggiungeva altro : - Ma spiegatevi , cugino . Sapete che ho tanto da fare ... Invece di spiegarsi don Diego scoppiò a piangere come un ragazzo , nascondendo il viso incartapecorito nel fazzoletto di cotone , con la schiena curva e scossa dai singhiozzi ripetendo : - Bianca ! mia sorella ! ... E ' capitata una gran disgrazia alla mia povera sorella ! ... Ah , cugina Rubiera ! ... voi che siete madre ! ... Adesso la cugina aveva tutt ' altra faccia anche lei : le labbra strette per non lasciarsi scappar la pazienza , e una ruga nel bel mezzo della fronte : la ruga della gente che è stata all ' acqua e al sole per farsi la roba - o che deve difenderla . In un lampo le tornarono in mente tante cose alle quali non aveva badato nella furia del continuo da fare : qualche mezza parola della cugina Macrì ; le chiacchiere che andava spargendo don Luca il sagrestano ; certi sotterfugi del figliuolo . A un tratto si sentì la bocca amara come il fiele anch ' essa . - Non so , cugino , - gli rispose secco secco . - Non so come ci entri io in questi discorsi ... Don Diego stette un po ' a cercare le parole , guardandola fisso negli occhi che dicevano tante cose , in mezzo a quelle lagrime di onta e di dolore , e poi nascose di nuovo il viso fra le mani , accompagnando col capo la voce che stentava a venir fuori : - Sì ! ... sì ! ... Vostro figlio Ninì ! ... La baronessa stavolta rimase lei senza trovar parola , con gli occhi che le schizzavano fuori dal faccione apoplettico fissi sul cugino Trao , quasi volesse mangiarselo ; quindi balzò in piedi come avesse vent ' anni , e spalancò in furia la finestra gridando : - Rosaria ! Alessi ! venite qua ! - Per carità ! per carità ! - supplicava don Diego a mani giunte , correndole dietro . - Non fate scandali , per carità ! - E tacque , soffocato dalla tosse , premendosi il petto . Ma la cugina , fuori di sé , non gli dava più retta . Sembrava un terremoto per tutta la casa : gli schiamazzi dal pollaio ; l ' uggiolare del cane ; le scarpaccie di Alessi e di Rosaria che accorrevano a rotta di collo , arruffati , scalmanati , con gli occhi bassi . - Dov ' è mio figlio , infine ? Cosa t ' hanno detto alla Vignazza ? Parla , stupido ! - Alessi dondolandosi ora su di una gamba e ora sull ' altra , balbettando , guardando inquieto di qua e di là , ripeteva sempre la stessa cosa : - Il baronello non era alla Vignazza . Vi aveva lasciato il cane , Marchese , la sera innanzi , ed era partito : - A piedi , sissignora . Così mi ha detto il fattore . - La serva , rassettandosi di nascosto , a capo chino , soggiunse che il baronello , allorché andava a caccia di buon ' ora , soleva uscire dalla porticina della stalla , per non svegliar nessuno : - La chiave ? ... Io non so ... Ha minacciato di rompermi le ossa ... La colpa non è mia , signora baronessa ! ... - Come le pigliasse un accidente , alla signora baronessa . - Poi sgattaiolarono entrambi mogi mogi . Nella scala si udirono di nuovo le scarpaccie che scendevano a precipizio , inseguendosi . Don Diego , cadaverico , col fazzoletto sulla bocca per frenare la tosse , continuava a balbettare soffocato delle parole senza senso . - Era lì ... dietro quell ' uscio ! ... Meglio m ' avesse ucciso addirittura ... allorché mi puntò le pistole al petto ... a me ! ... le pistole al petto , cugina Rubiera ! ... La baronessa si asciugava le labbra amare come il fiele col fazzoletto di cotone : - No ! questa non me l ' aspettavo ! ... dite la verità , cugino don Diego , che non me la meritavo ! ... Vi ho sempre trattati da parenti ... E quella gatta morta di Bianca che me la pigliavo in casa giornate intere ... come una figliuola ... - Lasciatela stare , cugina Rubiera ! - interruppe don Diego , con un rimasuglio del vecchio sangue dei Trao alle guance . - Sì , sì , lasciamola stare ! Quanto a mio figlio ci penserò io , non dubitate ! Gli farò fare quel che dico io , al signor baronello ... Birbante ! assassino ! Sarà causa della mia morte ! ... E le spuntarono le lagrime . Don Diego , avvilito , non osava alzare gli occhi . Ci aveva fissi dinanzi , implacabili , Ciolla , la farmacia di Bomma , le risate ironiche dei vicini , le chiacchiere delle comari , ed anche insistente e dolorosa , la visione netta della sua casa , dove un uomo era entrato di notte : la vecchia casa che gli sembrava sentir trasalire ancora in ogni pietra all ' eco di quei passi ladri : e Bianca , sua sorella , la sua figliuola , il suo sangue , che gli aveva mentito , che s ' era stretta tacita nell ' ombra all ' uomo il quale veniva a recare così mortale oltraggio ai Trao : il suo povero corpo delicato e fragile nelle braccia di un estraneo ! ... Le lagrime gli scendevano amare e calde a lui pure lungo il viso scarno che nascondeva fra le mani . La baronessa , infine , si asciugò gli occhi , e sospirò rivolta al crocifisso : - Sia fatta la volontà di Dio ! Anche voi , cugino Trao , dovete aver la bocca amara ! Che volete : Tocca a noi che abbiamo il peso della casa sulle spalle ! ... Dio sa se della mia pelle ho fatto scarpe , dalla mattina alla sera ! se mi son levato il pan di bocca per amore della roba ! ... E poi tutto a un tratto , ci casca addosso un negozio simile ! ... Ma questa è l ' ultima che mi farà il signor baronello ! ... L ' aggiusterò io , non dubitate ! Alla fin fine non è più un ragazzo ! Lo mariterò a modo mio ... La catena al collo , là ! quella ci vuole ! ... Ma voi , lasciatemelo dire , dovevate tenere gli occhi aperti , cugino Trao ! ... Non parlo di vostro fratello don Ferdinando , ch ' è uno stupido , poveretto , sebbene sia il primogenito ... ma voi che avete più giudizio ... e non siete un bambino neppur voi ! Dovevate pensarci voi ! ... Quando si ha in casa una ragazza ... L ' uomo è cacciatore , si sa ! ... A vostra sorella avreste dovuto pensarci voi ... o piuttosto lei stessa ... Quasi quasi si direbbe ... colpa sua ! ... Chissà cosa si sarà messa in testa ? ... magari di diventare baronessa Rubiera ... Il cugino Trao si fece rosso e pallido in un momento . - Signora baronessa ... siamo poveri ... è vero ... Ma quanto a nascita ... - Eh , caro mio ! la nascita ... gli antenati ... tutte belle cose ... non dico di no ... Ma gli antenati che fecero mio figlio barone ... volete sapere quali furono ? ... Quelli che zapparono la terra ! ... Col sudore della fronte , capite ? Non si ammazzarono a lavorare perché la loro roba poi andasse in mano di questo e di quello ... capite ? ... In quel mentre bussarono al portone col pesante martello di ferro che rintronò per tutta la casa , e suscitò un ' altra volta lo schiamazzo del pollaio , i latrati del cane ; e mentre la baronessa andava alla finestra , per vedere chi fosse , Rosaria gridò dal cortile : - C ' è il sensale ... quello del grano ... - Vengo , vengo ! - seguitò a brontolare la cugina Rubiera , tornando a staccare dal chiodo la chiave del magazzino . - Vedete quel che ci vuole a guadagnare un tarì a salma , con Pirtuso e tutti gli altri ! Se ho lavorato anch ' io tutta la vita , e mi son tolto il pan di bocca , per amore della casa , intendo che mia nuora vi abbia a portare la sua dote anch ' essa ... Don Diego , sgambettando più lesto che poteva dietro alla cugina Rubiera , per gli anditi e gli stanzoni pieni di roba seguitava : - Mia sorella non è ricca ... cugina Rubiera ... Non ha la dote che ci vorrebbe ... Le daremo la casa e tutto ... Ci spoglieremo per lei ... Ferdinando ed io ... - Appunto , vi dicevo ! ... Badate che c ' è uno scalino rotto ... Voglio che mio figlio sposi una bella dote . La padrona son io , quella che l ' ha fatto barone . Non l ' ha fatta lui la roba ! Entrate , entrate , mastro Lio . Lì , dal cancello di legno . E ' aperto ... - Vostro figlio però lo sapeva che mia sorella non è ricca !...- ribatteva il povero don Diego che non si risolveva ad andarsene , mentre la cugina Rubiera aveva tanto da fare . Essa allora si voltò come un gallo , coi pugni sui fianchi , in cima alla scala : - A mio figlio ci penso io , torno a dirvi ! Voi pensate a vostra sorella ... L ' uomo è cacciatore ... Lo manderò lontano ! Lo chiudo a chiave ! Lo sprofondo ! Non tornerà in paese altro che maritato ! colla catena al collo ! ve lo dico io ! La mia croce ! la mia rovina ! ... Quindi , mossa a compassione dalla disperazione muta del poveraccio , il quale non si reggeva sulle gambe , aggiunse , scendendo adagio adagio : - E del resto ... sentite , don Diego ... Farò anch ' io quello che potrò per Bianca ... Sono madre anch ' io ! ... Sono cristiana ! ... Immagino la spina che dovete averci lì dentro ... - Signora baronessa , dice che il farro non risponde al peso , - gridò Alessi dalla porta del magazzino . - Che c ' è ? Cosa dice ? ... Anche il peso adesso ? La solita rinculata ! per carpirmi un altro ribasso ! ... E la baronessa partì come una furia . Per un po ' si udì nella profondità del magazzino un gran vocìo : sembrava che si fossero accapigliati . Pirtuso strillava peggio di un agnello in mano al beccaio ; Giacalone e Vito Orlando vociavano anch ' essi , per metterli d ' accordo , e la baronessa fuori di sé , che ne diceva di tutti i colori . Poscia vedendo passare il cugino Trao , il quale se ne andava colla coda fra le gambe , la testa infossata nelle spalle , barcollando , lo fermò sull ' uscio , cambiando a un tratto viso e maniere : - Sentite , sentite ... l ' aggiusteremo fra di noi questa faccenda ... Infine cos ' è stato ? ... Niente di male , ne son certa . Una ragazza col timor di Dio ... La cosa rimarrà fra voi e me ... l ' accomoderemo fra di noi ... Vi aiuterò anch ' io , don Diego ... Sono madre ... son cristiana ... La mariteremo a un galantuomo ... Don Diego scosse il capo amaramente , avvilito , barcollando come un ubbriaco nell ' andarsene . - Sì , sì , le troveremo un galantuomo ... Vi aiuterò anch ' io come posso ... Pazienza ! ... Farò un sagrificio ... Egli a quelle parole si fermò , cogli occhi spalancati , tutto tremante : - Voi ! ... cugina Rubiera ! ... No ! ... no ! ... Questo non può essere ... In quel momento veniva dal magazzino il sensale , bianco di pula , duro , perfino nella barba che gli tingeva di nero il viso anche quand ' era fatta di fresco : gli occhietti grigi come due tarì d ' argento , sotto le sopracciglia aggrottate dal continuo stare al sole e al vento in campagna . - Bacio le mani , signora baronessa . - Come ? Così ve ne andate ? Che c ' è di nuovo ? Non vi piace il farro ? L ' altro disse di no col capo anch ' esso , al pari di don Diego Trao , il quale se ne andava rasente al muro , continuando a scrollare la testa , come fosse stato colto da un accidente , inciampando nei sassi ogni momento . - Come ? - seguitava a sbraitare la baronessa . - Un negozio già conchiuso ! ... - C ' è forse caparra , signora baronessa ? - Non c ' è caparra ; ma c ' è la parola ! ... - In tal caso , bacio le mani a vossignoria ! E tirò via , ostinato come un mulo . La baronessa , furibonda , gli strillò dietro : - Sono azionacce da pari vostro ! Un pretesto per rompere il negozio ... degno di quel mastro - don Gesualdo che vi manda ... ora che s ' è pentito ... Giacalone e Vito Orlando gli correvano dietro anch ' essi scalmanandosi a fargli sentire la ragione . Ma Pirtuso tirava via , senza rispondere neppure , dicendo a don Diego Trao che non gli dava retta : - La baronessa ha un bel dire ... come se al caso non avrebbe fatto lo stesso lei pure ! ... Ora che il barone Zacco ha cominciato a vendere con ribasso ... Villano o baronessa la caparra è quella che conta . Dico bene , vossignoria ? III La signora Sganci aveva la casa piena di gente , venuta per vedere la processione del Santo patrono : c ' erano dei lumi persino nella scala ; i cinque balconi che mandavano fuoco e fiamma sulla piazza nera di popolo ; don Giuseppe Barabba in gran livrea e coi guanti di cotone , che annunziava le visite . - Mastro - don Gesualdo ! - vociò a un tratto , cacciando fra i battenti dorati il testone arruffato . - Devo lasciarlo entrare , signora padrona ? C ' era il fior fiore della nobiltà : l ' arciprete Bugno , lucente di raso nero ; donna Giuseppina Alòsi , carica di gioie ; il marchese Limòli , con la faccia e la parrucca del secolo scorso . La signora Sganci , sorpresa in quel bel modo dinanzi a tanta gente , non seppe frenarsi . - Che bestia ! Sei una bestia ! Don Gesualdo Motta , si dice ! bestia ! Mastro - don Gesualdo fece così il suo ingresso fra i pezzi grossi del paese , raso di fresco , vestito di panno fine , con un cappello nuovo fiammante fra le mani mangiate di calcina . - Avanti , avanti , don Gesualdo ! - strillò il marchese Limòli con quella sua vocetta acre che pizzicava . - Non abbiate suggezione . Mastro - don Gesualdo però esitava alquanto , intimidito , in mezzo alla gran sala tappezzata di damasco giallo , sotto gli occhi di tutti quei Sganci che lo guardavano alteramente dai ritratti , in giro alle pareti . La padrona di casa gli fece animo : - Qui , qui , c ' è posto anche per voi , don Gesualdo . C ' era appunto il balcone del vicoletto , che guardava di sbieco sulla piazza , per gli invitati di seconda mano ed i parenti poveri : donna Chiara Macrì , così umile e dimessa che pareva una serva ; sua figlia donna Agrippina , monaca di casa una ragazza con tanto di baffi , un faccione bruno e bitorzoluto da zoccolante , e due occhioni neri come il peccato che andavano frugando gli uomini . In prima fila il cugino don Ferdinando , curioso più di un ragazzo , che s ' era spinto innanzi a gomitate , e allungava il collo verso la Piazza Grande dal cravattone nero , al pari di una tartaruga , cogli occhietti grigi e stralunati , il mento aguzzo e color di filiggine , il gran naso dei Trao palpitante , il codino ricurvo , simile alla coda di un cane sul bavero bisunto che gli arrivava alle orecchie pelose ; e sua sorella donna Bianca rincantucciata dietro di lui , colle spalle un po ' curve , il busto magro e piatto , i capelli lisci , il viso smunto e dilavato , vestita di lanetta in mezzo a tutto il parentado in gala . La zia Sganci tornò a dire : - Venite qui , don Gesualdo . V ' ho serbato il posto per voi . Qui , vicino ai miei nipoti . Bianca si fece in là , timidamente . Don Ferdinando , temendo d ' esser scomodato , volse un momento il capo , accigliato , e mastro - don Gesualdo si avvicinò al balcone , inciampando , balbettando , sprofondandosi in scuse . Rimase lì , dietro le spalle di coloro che gli stavano dinanzi , alzando il capo a ogni razzo che saliva dalla piazza per darsi un contegno meno imbarazzato . - Scusate ! scusate ! - sbuffò allora donna Agrippina Macrì , arricciando il naso , facendosi strada coi fianchi poderosi , assettandosi sdegnosa il fazzoletto bianco sul petto enorme ; e capitò nel crocchio dove era la zia Cirmena colle altre dame , sul balcone grande , in mezzo a un gran mormorìo , tutte che si voltavano a guardare verso il balcone del vicoletto , in fondo alla sala . - Me l ' han messo lì ... alle costole , capite ! ... Un ' indecenza ! - Ah , è quello lo sposo ! - domandò sottovoce donna Giuseppina Alòsi , cogli occhietti che sorridevano in mezzo al viso placido di luna piena . - Zitto ! zitto . Vado a vedere ... - disse la Cirmena , e attraversò la sala - come un mare di luce nel vestito di raso giallo - per andare a fiutare che cosa si macchinasse nel balcone del vicoletto . Lì tutti sembravano sulle spine : la zia Macrì fingendo di guardare nella piazza , Bianca zitta in un cantuccio , e don Ferdinando solo che badava a godersi la festa , voltando il capo di qua e di là , senza dire una parola . - Vi divertite qui , eh ? Tu ti diverti , Bianca ? Don Ferdinando volse il capo infastidito ; poi vedendo la cugina Cirmena , borbottò : - Ah ... donna Sarina ... buona sera ! buona sera ! - E tornò a voltarsi dall ' altra parte . Bianca alzò gli occhi dolci ed umili sulla zia e non rispose ; la Macrì abbozzò un sorriso discreto . La Cirmena riprese subito , guardando don Gesualdo : - Che caldo , eh ? Si soffoca ! C ' è troppa gente questa volta .. La cugina Sganci ha invitato tutto il paese ... Mastro - don Gesualdo fece per tirarsi da banda . - No , no , non vi scomodate , caro voi ... Sentite piuttosto , cugina Macrì ... - Signora ! signora ! - vociò in quel momento don Giuseppe Barabba , facendo dei segni alla padrona . - No , - rispose lei , - prima deve passare la processione . Il marchese Limòli la colse a volo mentre s ' allontanava , fermandola pel vestito : - Cugina , cugina , levatemi una curiosità : cosa state almanaccando con mastro - don Gesualdo ? - Me l ' aspettavo ... cattiva lingua ! ... - borbottò la Sganci ; e lo piantò lì , senza dargli retta , che se la rideva fra le gengive nude , sprofondato nel seggiolone , come una mummia maliziosa . Entrava in quel punto il notaro Neri , piccolo , calvo , rotondo , una vera trottola , col ventre petulante , la risata chiassosa , la parlantina che scappava stridendo a guisa di una carrucola . - Donna Mariannina ! ... Signori miei ! ... Quanta gente ! ... Quante bellezze ! ... - Poi , scoperto anche mastro - don Gesualdo in pompa magna , finse di chinarsi per vederci meglio , come avesse le traveggole , inarcando le ciglia , colla mano sugli occhi ; si fece il segno della croce e scappò in furia verso il balcone grande , cacciandosi a gomitate nella folla , borbottando : - Questa è più bella di tutte ! ... Com ' è vero Dio ! Donna Giuseppina Alòsi istintivamente corse con la mano sulle gioie ; e la signora Capitana , che non avendo da sfoggiarne metteva in mostra altre ricchezze , al sentirsi frugare nelle spalle si volse come una vipera . - Scusate , scusate ; - balbettava il notaro . - Cerco il barone Zacco . Dalla via San Sebastiano , al disopra dei tetti , si vedeva crescere verso la piazza un chiarore d ' incendio , dal quale di tratto in tratto scappavano dei razzi , dinanzi alla statua del santo , con un vocìo di folla che montava a guisa di tempesta . - La processione ! la processione ! - strillarono i ragazzi pigiati contro la ringhiera . Gli altri si spinsero innanzi ; ma la processione ancora non spuntava . Il cavaliere Peperito , che si mangiava con gli occhi le gioie di donna Giuseppina Alòsi - degli occhi di lupo affamato sulla faccia magra , folta di barba turchiniccia sino agli occhi - approfittò della confusione per soffiarle nell ' orecchio un ' altra volta : - Sembrate una giovinetta , donna Giuseppina ! parola di cavaliere ! - Zitto , cattivo soggetto ! - rispose la vedova . - Raccomandatevi piuttosto al santo Patrono che sta per arrivare . - Sì , sì , se mi fa la grazia ... Dal seggiolone dove era rannicchiato il marchese Limòli sorse allora la vocetta fessa di lui : - Servitevi , servitevi pure ! Già son sordo , lo sapete . Il barone Zacco , rosso come un peperone , rientrò dal balcone , senza curarsi del santo , sfogandosi col notaro Neri : - Tutta opera del canonico Lupi ! ... Ora mi cacciano fra i piedi anche mastro - don Gesualdo per concorrere all ' asta delle terre comunali ! ... Ma non me le toglieranno ! dovessi vendere Fontanarossa , vedete ! Delle terre che da quarant ' anni sono nella mia famiglia ! ... Tutt ' a un tratto , sotto i balconi , la banda scoppiò in un passodoppio furibondo , rovesciandosi in piazza con un ' onda di popolo che sembrava minacciosa . La signora Capitana si tirò indietro arricciando il naso . - Che odore di prossimo viene di laggiù ! - Capite ? - seguitava a sbraitare il barone Zacco - delle terre che pago già a tre onze la salma ! E gli par poco ! Il notaro Neri , che non gli piaceva far sapere alla gente i fatti suoi , si rivolse alla signora Capitana scollacciata ch ' era un ' indecenza , col pretesto che si faceva mandare i vestiti da Palermo , la quale civettava in mezzo a un gruppo di giovanotti . - Signora Capitana ! signora Capitana ! Così rubate la festa al santo ! Tutti gli voltano le spalle ! - Come siete stupidi , tutti quanti ! - rispose la Capitana , gongolante . - Vado a mettermi vicino al marchese , che ha più giudizio di voi . - Ahimè ! ahimè ! signora mia ! ... Il marchese , cogli occhietti svegli adesso , andava fiutandole da presso il profumo di bergamotta tanto che essa doveva schermirsi col ventaglio , e il vecchietto ad ostinarsi : - No ! no ! lasciatemi fare le mie devozioni ! ... L ' arciprete prese tabacco , si spurgò , tossì , infine si alzò , e si mosse per andarsene , gonfiando le gote - le gote lucenti la sottana lucente , il grosso anello lucente , tanto che le male lingue dicevano fosse falso ; mentre il marchese gli gridava dietro : - Don Calogero ! don Calogero ! dico per dire che diavolo ! Alla mia età ... E appena cessarono le risate alla sortita del marchese , si udì donna Giuseppina Alòsi , che faceva le sue confidenze al cavaliere . - ... come fossi libera , capite ! Le due grandi al Collegio di Maria ; il maschio al Seminario ; in casa ci ho soltanto l ' ultimo , Sarino , ch ' è meno alto di questo ventaglio . Poi i miei figliuoli hanno la roba del loro padre , buon ' anima ... Donna Sarina tornò verso il balcone grande chiacchierando sottovoce colla cugina Macrì , con delle scrollatine di capo e dei sorrisetti che volevano dire . - Però non capisco il mistero che vuol farne la cugina Sganci ! ... Siamo parenti di Bianca anche noi , alla fin fine ! ... - E ' quello ? quello lì ? - tornò a chiedere donna Giuseppina col sorriso maligno di prima . La Cirmena accennò di sì , stringendo le labbra sottili , cogli occhi rivolti altrove , in aria di mistero anch ' essa . Infine non si tenne più : - Fanno le cose sottomano ... come se fossero delle sudicerie . Capiscono anche loro che manipolano delle cose sporche ... Ma la gente poi non è così sciocca da non accorgersi ... Un mese che il canonico Lupi si arrabatta in questo negozio ... un va e vieni fra la Sganci e la Rubiera ... - Non me lo dite ! - esclamò Peperito . - Una Trao che sposa mastro - don Gesualdo ! ... Non me lo dite ! ... Quando vedo una famiglia illustre come quella scendere tanto basso mi fa male allo stomaco , in parola d ' onore ! E volse le spalle soffiandosi il naso come una trombetta nel fazzoletto sudicio , fremendo d ' indignazione per tutta la personcina misera , dopo aver saettato un ' occhiata eloquente a donna Giuseppina . - Chi volete che la sposi ? ... senza dote ! ... - ribatté la Cirmena al cavaliere ch ' era già lontano . - Poi , dopo quello ch ' è successo ! ... - Almeno si metterà in grazia di Dio ! - osservò piano la zia Macrì . La sua figliuola che stava ad ascoltare senza dir nulla , fissando in volto a chi parlava quegli occhioni ardenti , scosse la tonaca , quasi avesse temuto d ' insudiciarla fra tante sozzure , e mormorò colla voce d ' uomo , colle grosse labbra sdegnose sulle quali sembrava veder fremere i peli neri , rivolta al chiarore della processione che s ' avvicinava al di sopra dei tetti della via , come un incendio : - Santo Patrono ! Guardatemi voi ! - Queste sono le conseguenze ! ... La ragazza si era messa in testa non so che cosa ... Un disonore per tutto il parentado ! ... La cugina Sganci ha fatto bene a ripararvi ... Non dico di no ! ... Ma avrebbe dovuto parlarne a noi pure che siamo parenti di Bianca al par di lei ... Piuttosto che fare le cose di nascosto ... Scommetto che neppure don Ferdinando ne sa nulla ... - Ma l ' altro fratello ... don Diego , cosa ne dice ? ... - Ah , don Diego ? ... sarà a rovistare fra le sue cartacce ... Le carte della lite ! ... Non pensa ad altro ... Crede d ' arricchire colla lite ! ... Lo vedete che non è uscito di casa neppure per la festa ... Poi forse si vergogna a farsi vedere dalla gente ... Tutti così quei Trao ... Degli stupidi ! ... gente che si troveranno un bel giorno morti di fame in casa , piuttosto di aprir bocca per ... - Il canonico , no ! - stava dicendo il notaro mentre s ' avvicinavano al balcone discorrendo sottovoce col barone Zacco . - Piuttosto la baronessa ... offrendole un guadagno ... Quella non ha puntiglio ! ... Del canonico non ho paura ... - E tutto sorridente poi colle signore : - Ah ! ... donna Chiara ! ... La bella monaca che avete in casa ! ... Una vera grazia di Dio ! ... - Eh , marchese ? eh ? Chi ve l ' avrebbe detto , ai vostri tempi ? ... che sareste arrivato a vedere la processione del santo Patrono spalla a spalla con mastro - don Gesualdo , in casa Sganci ! - riprese il barone Zacco , il quale pensava sempre a una cosa , e non poteva mandarla giù , guardando di qua e di là cogli occhiacci da spiritato , ammiccando alle donne per farle ridere . Il marchese , impenetrabile , rispose solo : - Eh , eh , caro barone ! Eh , eh ! - Sapete quanto ha guadagnato nella fabbrica dei mulini mastro - don Gesualdo ? - entrò a dire il notaro a mezza voce in aria di mistero . - Una bella somma ! Ve lo dico io ! ... Si è tirato su dal nulla ... Me lo ricordo io manovale , coi sassi in spalla ... sissignore ! ... Mastro Nunzio , suo padre , non aveva di che pagare le stoppie per far cuocere il gesso nella sua fornace ... Ora ha l ' impresa del ponte a Fiumegrande ! ... Suo figlio ha sborsato la cauzione , tutta in pezzi da dodici tarì , l ' un sull ' altro ... Ha le mani in pasta in tutti gli affari del comune ... Dicono che vuol mettersi anche a speculare sulle terre ... L ' appetito viene mangiando ... Ha un bell ' appetito ... e dei buoni denti , ve lo dico io ! ... Se lo lasciano fare , di qui a un po ' si dirà che mastro - don Gesualdo è il padrone del paese ! Il marchese allora levò un istante la sua testolina di scimmia ; ma poi fece una spallucciata , e rispose , con quel medesimo risolino tagliente : - Per me ... non me ne importa . Io sono uno spiantato . - Padrone ? ... padrone ? ... quando saran morti tutti quelli che son nati prima di lui ! ... e meglio di lui ! Venderò Fontanarossa ; ma le terre del comune non me le toglie mastro - don Gesualdo ! Né solo , né coll ' aiuto della baronessa Rubiera ! - Che c ' è ? che c ' è ? - interruppe il notaro correndo al balcone , per sviare il discorso , poiché il barone non sapeva frenarsi e vociava troppo forte . Giù in piazza , dinanzi al portone di casa Sganci , vedevasi un tafferuglio , dei vestiti chiari in mezzo alla ressa , berretti che volavano in aria , e un tale che distribuiva legnate a diritta e a manca per farsi largo . Subito dopo comparve sull ' uscio dell ' anticamera don Giuseppe Barabba , colle mani in aria strangolato dal rispetto . - Signora ! ... signora ! ... Era tutto il casato dei Margarone stavolta : donna Fifì , donna Giovannina , donna Mita , la mamma Margarone , donna Bellonia , dei Bracalanti di Pietraperzia , nientemeno , che soffocava in un busto di raso verde , pavonazza , sorridente ; e dietro , il papà Margarone , dignitoso , gonfiando le gote , appoggiandosi alla canna d ' India col pomo d ' oro , senza voltar nemmeno il capo , tenendo per mano l ' ultimo dei Margarone , Nicolino , il quale strillava e tirava calci perché non gli facevano vedere il santo dalla piazza . Il papà , brandendo la canna d ' India , voleva insegnargli l ' educazione . - Adesso ? - sogghignò il marchese per calmarlo . - Oggi ch ' è festa ? Lasciatelo stare quel povero ragazzo , don Filippo ! Don Filippo lasciò stare , limitandosi a lanciare di tanto in tanto qualche occhiataccia autorevole al ragazzo che non gli badava . Intanto gli altri facevano festa alle signore Margarone : - Donna Bellonia ! ... donna Fifì ! ... che piacere , stasera ! ... - Perfino don Giuseppe Barabba , a modo suo , sbracciandosi a portar delle altre seggiole e a smoccolare i lumi . Poi dal balcone si mise a fare il telegrafo con qualcuno ch ' era giù in piazza , gridando per farsi udire in mezzo al gran brusìo della folla : - Signor barone ! signor barone ! - Infine corse dalla padrona , trionfante : - Signora ! signora ! Eccolo che viene ! ecco don Ninì ! . Donna Giuseppina Alòsi abbozzò un sorrisetto alla gomitata che le piantò nei fianchi il barone Zacco . La signora Capitana invece si rizzò sul busto - come se sbocciassero allora le sue belle spalle nude dalle maniche rigonfie . - Sciocco ! Non ne fai una bene ! Cos ' è questo fracasso ? Non è questa la maniera ! Don Giuseppe se ne andò brontolando . Ma in quella entrava don Ninì Rubiera , un giovanotto alto e massiccio che quasi non passava dall ' uscio , bianco e rosso in viso , coi capelli ricciuti , e degli occhi un po ' addormentati che facevano girare il capo alle ragazze . Donna Giovannina Margarone , un bel pezzo di grazia di Dio anch ' essa , cinghiata nel busto al pari della mamma , si fece rossa come un papavero , al vedere entrare il baronello . Ma la mamma le metteva sempre innanzi la maggiore , donna Fifì , disseccata e gialla dal lungo celibato , tutta pelosa , con certi denti che sembrava volessero acchiappare un marito a volo , sopraccarica di nastri , di fronzoli e di gale , come un uccello raro . - Fifì vi ha scoperto per la prima in mezzo alla folla ! ... Che folla , eh ? Mio marito ha dovuto adoperare il bastone per farci largo . Proprio una bella festa ! Fifì ci ha detto : Ecco lì il baronello Rubiera , vicino al palco della musica ... Don Ninì guardava intorno inquieto . A un tratto scoprendo la cugina Bianca rincantucciata in fondo al balcone del vicoletto , smorta in viso , si turbò , smarrì un istante il suo bel colorito fiorente , e rispose balbettando : - Sissignora ... infatti ... sono della commissione ... - Bravo ! bravo ! Bella festa davvero ! Avete saputo far le cose bene ! ... E vostra madre , don Ninì ? ... - Presto ! presto ! - chiamò dal balcone la zia Sganci . - Ecco qui il santo ! Il marchese Limòli , che temeva l ' umidità della sera , aveva afferrato la mamma Margarone pel suo vestito di raso verde e faceva il libertino : - Non c ' è furia , non c ' è furia ! Il santo torna ogni anno . Venite qua , donna Bellonia . Lasciamo il posto ai giovani , noi che ne abbiamo viste tante delle feste ! E continuava a biasciarle delle barzellette salate nell ' orecchio che sembrava arrossire dalla vergogna ; divertendosi alla faccia seria che faceva don Filippo sul cravattone di raso ; mentre la signora Capitana , per far vedere che sapeva stare in conversazione , rideva come una matta , chinandosi in avanti ogni momento , riparandosi col ventaglio per nascondere i denti bianchi , il seno bianco , tutte quelle belle cose di cui studiava l ' effetto colla coda dell ' occhio , mentre fingeva d ' andare in collera allorché il marchese si pigliava qualche libertà soverchia - adesso che erano soli - diceva lui col suo risolino sdentato di satiro . - Mita ! Mita ! - chiamò infine la mamma Margarone . - No ! no ! Non mi scappate , donna Bellonia ! ... Non mi lasciate solo con la signora Capitana ... alla mia età ! ... Donna Mita sa quel che deve fare . E ' grande e grossa quanto le sue sorelle messe insieme ; ma sa che deve fare la bambina , per non far torto alle altre due . Il notaro Neri , che per la sua professione sapeva i fatti di tutto il paese e non aveva peli sulla lingua , domandò alla signora Margarone : - Dunque , ce li mangeremo presto questi confetti pel matrimonio di donna Fifì ? Don Filippo tossì forte . Donna Bellonia rispose che sino a quel momento erano chiacchiere : la gente parlava perché sapeva don Ninì Rubiera un po ' assiduo con la sua ragazza : - Nulla di serio . Nulla di positivo ... - Ma le si vedeva una gran voglia di non esser creduta . Il marchese Limòli al solito trovò la parola giusta : - Finché i parenti non si saranno accordati per la dote , non se ne deve parlare in pubblico . Don Filippo affermò col capo , e donna Bellonia , vista l ' approvazione del marito , s ' arrischiò a dire : - E ' vero . - Sarà una bella coppia ! - soggiunse graziosamente la signora Capitana . Il cavaliere Peperito , onde non stare a bocca chiusa come un allocco , in mezzo al crocchio dove l ' aveva piantato donna Giuseppina per non dar troppo nell ' occhio , scappò fuori a dire : - Però la baronessa Rubiera non è venuta ! ... Come va che la baronessa non è venuta dalla cugina Sganci ? Ci fu un istante di silenzio . Solo il barone Zacco , da vero zotico , per sfogare la bile che aveva in corpo , si diede la briga di rispondere ad alta voce , quasi fossero tutti sordi : - E ' malata ! ... Ha mal di testa ! ... - E intanto faceva segno di no col capo . Poscia , ficcandosi in mezzo alla gente , a voce più bassa , col viso acceso : - Ha mandato mastro - don Gesualdo in vece sua ! ... il futuro socio ! ... sissignore ! ... Non lo sapete ? Piglieranno in affitto le terre del comune ... quelle che abbiamo noi da quarant ' anni ... tutti i Zacco , di padre in figlio !...! ... Una bricconata ! Una combriccola fra loro tre : Padre figliuolo e spirito santo ! La baronessa non ha il coraggio di guardarmi in faccia dopo questo bel tiro che vogliono farmi ... Non voglio dire che sia rimasta a casa per non incontrarsi con me ... Che diavolo ! Ciascuno fa il suo interesse ... Al giorno d ' oggi l ' interesse va prima della parentela ... Io poi non ci tengo molto alla nostra ... Si sa da chi è nata la baronessa Rubiera ! ... E poi fa il suo interesse ... Sissignore ! ... Lo so da gente che può saperlo ! ... Il canonico le fa da suggeritore ; mastro - don Gesualdo ci mette i capitali , e la baronessa poi ... un bel nulla ... l ' appoggio del nome ! ... Vedremo poi quale dei due conta di più , fra il suo e il mio ! ... Oh , se la vedremo ! ... Intanto per provare cacciano innanzi mastro - don Gesualdo ... vedete , lì , nel balcone dove sono i Trao ? ... - Bianca ! Bianca ! - chiamò il marchese Limòli . - Io , zio ? - Sì , vieni qua . - Che bella figurina ! - osservò la signora Capitana per adulare il marchese , mentre la giovinetta attraversava la sala , timida , col suo vestito di lanetta , l ' aria umile e imbarazzata delle ragazze povere . - Sì , - rispose il marchese . - E ' di buona razza . - Ecco ! ecco ! - si udì in quel momento fra quelli ch ' erano affacciati . - Ecco il santo ! Peperito colse la palla al balzo e si cacciò a capo fitto nella folla dietro la signora Alòsi . La Capitana si levò sulla punta dei piedi ; il notaro , galante , proponeva di sollevarla fra le braccia . Donna Bellonia corse a far la mamma , accanto alle sue creature ; e suo marito si contentò di montare su di una sedia , per vedere . - Cosa ci fai lì con mastro - don Gesualdo ? - borbottò il marchese , rimasto solo colla nipote . Bianca fissò un momento sullo zio i grandi occhi turchini e dolci , la sola cosa che avesse realmente bella sul viso dilavato e magro dei Trao , e rispose : - Ma ... la zia l ' ha condotto lì ... - Vieni qua , vieni qua . Ti troverò un posto io . Tutt ' a un tratto la piazza sembrò avvampare in un vasto incendio , sul quale si stampavano le finestre delle case , i cornicioni dei tetti , la lunga balconata del Palazzo di Città , formicolante di gente . Nel vano dei balconi le teste degli invitati che si pigiavano , nere in quel fondo infuocato ; e in quello di centro la figura angolosa di donna Fifì Margarone , sorpresa da quella luce , più verde del solito , colla faccia arcigna che voleva sembrar commossa , il busto piatto che anelava come un mantice , gli occhi smarriti dietro le nuvole di fumo , i denti soli rimasti feroci ; quasi abbandonandosi , spalla a spalla contro il baronello Rubiera , il quale sembrava pavonazzo a quella luce , incastrato fra lei e donna Giovannina ; mentre Mita sgranava gli occhi di bambina , per non vedere , e Nicolino andava pizzicando le gambe della gente , per ficcarvi il capo framezzo e spingersi avanti . - Cos ' hai ? ti senti male ? - disse il marchese vedendo la nipote così pallida . - Non è nulla ... E ' il fumo che mi fa male ... Non dite nulla , zio ! Non disturbate nessuno ! ... Di tanto in tanto si premeva sulla bocca il fazzolettino di falsa batista ricamato da lei stessa , e tossiva , adagio adagio , chinando il capo ; il vestito di lanetta le faceva delle pieghe sulle spalle magre . Non diceva nulla , stava a guardare i fuochi , col viso affilato e pallido , come stirato verso l ' angolo della bocca , dove erano due pieghe dolorose , gli occhi spalancati e lucenti , quasi umidi . Soltanto la mano colla quale appoggiavasi alla spalliera della seggiola era un po ' tremante e l ' altra distesa lungo il fianco si apriva e chiudeva macchinalmente : delle mani scarne e bianche che spasimavano . - Viva il santo Patrono ! Viva san Gregorio Magno ! - Nella folla , laggiù in piazza , il canonico Lupi , il quale urlava come un ossesso , in mezzo ai contadini , e gesticolava verso i balconi del palazzo Sganci , col viso in su , chiamando ad alta voce i conoscenti : - Donna Marianna ? ... Eh ? ... eh ? ... Dev ' esserne contento il baronello Rubiera ! ... Baronello ? don Ninì ? siete contento ? ... Vi saluto , don Gesualdo ! Bravo ! bravo ! Siete lì ! ... - Poi corse di sopra a precipizio , scalmanato , rosso in viso , col fiato ai denti , la sottana rimboccata , il mantello e il nicchio sotto l ' ascella , le mani sudice di polvere , in un mare di sudore : - Che festa , eh ! signora Sganci ! - Intanto chiamava don Giuseppe Barabba che gli portasse un bicchier d ' acqua : - Muoio dalla sete , donna Marianna ! Che bei fuochi , eh ? ... Circa duemila razzi ! Ne ho accesi più di duecento con le mie mani sole . Guardate che mani , signor marchese ! ... Ah , siete qui , don Gesualdo ? Bene ! bene ! Don Giuseppe ? Chissà dove si sarà cacciato quel vecchio stolido di don Giuseppe : Don Giuseppe era salito in soffitta , per vedere i fuochi dall ' abbaino , a rischio di precipitare in piazza . Comparve finalmente , col bicchier d ' acqua , tutto impolverato e coperto di ragnateli , dopo che la padrona e il canonico Lupi si furono sgolati a chiamarlo per ogni stanza . Il canonico Lupi , ch ' era di casa , gli diede anche una lavata di capo . Poscia , voltandosi verso mastro - don Gesualdo , con una faccia tutta sorridente : - Bravo , bravo , don Gesualdo ! Son contentone di vedervi qui . La signora Sganci mi diceva da un pezzo : l ' anno venturo voglio che don Gesualdo venga in casa mia , a vedere la processione ! Il marchese Limòli , il quale aveva salutato gentilmente il santo Patrono al suo passaggio , inchinandosi sulla spalliera della seggiola , raddrizzò la schiena facendo un boccaccia . - Ahi ! ahi ! ... Se Dio vuole è passata anche questa ! ... Chi campa tutto l ' anno vede tutte le feste . - Ma di veder ciò che avete visto stavolta non ve l ' aspettate più ! - sogghignava il barone Zacco , accennando a mastro - don Gesualdo . - No ! no ! Me lo rammento coi sassi in spalla ... e le spalle lacere ! ... sul ponte delle fabbriche , quest ' amicone mio con cui oggi ci troviamo qui , a tu per tu ! ... Però la padrona di casa era tutta cortesie per mastro - don Gesualdo . Ora che il santo aveva imboccato la via di casa sua sembrava che la festa fosse per lui : donna Marianna parlandogli di questo e di quello ; il canonico Lupi battendogli sulla spalla ; la Macrì che gli aveva ceduto persino il posto ; don Filippo Margarone anche lui gli lasciava cadere dall ' alto del cravattone complimenti simili a questi : - Il nascer grandi è caso , e non virtù ! ... Venire su dal nulla , qui sta il vero merito ! Il primo mulino che avete costruito in appalto , eh ? coi denari presi in prestito al venti per cento ! ... - Sì signore , - rispose tranquillamente don Gesualdo . - Non chiudevo occhio , la notte . L ' arciprete Bugno , ingelosito dei salamelecchi fatti a un altro , dopo tutti quegli spari , quelle grida , quel fracasso che gli parevano dedicati un po ' anche a lui , come capo della chiesa , era riuscito a farsi un po ' di crocchio attorno pur esso , discorrendo dei meriti del santo Patrono : un gran santo ! ... e una gran bella statua ... I forestieri venivano apposta per vederla ... Degli inglesi , s ' era risaputo poi , l ' avrebbero pagata a peso d ' oro , onde portarsela laggiù , fra i loro idoli ... Il marchese che stava per iscoppiare , l ' interruppe alla fine : - Ma che sciocchezze ! ... Chi ve le dà a bere , don Calogero ? La statua è di cartapesta ... una brutta cosa ! ... I topi ci hanno fatto dentro il nido ... Le gioie ? ... Eh ! eh ! non arricchirebbero neppur me , figuratevi ! Vetro colorato ... come tante altre che se ne vedono ! ... un fantoccio da carnevale ! ... Eh ? Cosa dite ? ... Sì , un sacrilegio ! Il mastro che fece quel santo dev ' essere a casa del diavolo ... Non parlo del santo ch ' è in paradiso ... Lo so , è un ' altra cosa ... Basta la fede ... Son cristiano anch ' io , che diavolo ! ... e me ne vanto ! ... La signora Capitana affettava di guardare con insistenza la collana di donna Giuseppina Alòsi , nel tempo stesso che rimproverava il marchese : - Libertino ! ... libertino ! - Peperito s ' era tappate le orecchie . L ' arciprete Bugno ricominciò daccapo : - Una statua d ' autore ! ... Il Re , Dio guardi , voleva venderla al tempo della guerra coi giacobini ! ... Un santo miracoloso ! ... - Che c ' è di nuovo , don Gesualdo ? - gridò infine il marchese ristucco , con la vocetta fessa , voltando le spalle all ' arciprete . - Abbiamo qualche affare in aria ? Il barone Zacco si mise a ridere forte , cogli occhi che schizzavano fuori dell ' orbita ; ma l ' altro , un po ' stordito dalla ressa che gli si faceva attorno , non rispose . - A me potete dirlo , caro mio , - riprese il vecchietto malizioso . - Non avete a temere che vi faccia la concorrenza , io ! Al battibecco si divertivano anche coloro che non gliene importava nulla . Il barone Zacco , poi , figuriamoci ! - Eh ! eh ! marchese ! ... Voi non la fate , la concorrenza ? ... Eh ! eh ! Mastro - don Gesualdo volse un ' occhiata in giro su tutta quella gente che rideva , e rispose tranquillamente : - Che volete , signor marchese ? ... Ciascuno fa quel che può ... - Fate , fate , amico mio . Quanto a me , non ho di che lagnarmene ... Don Giuseppe Barabba si avvicinò in punta di piedi alla padrona , e le disse in un orecchio , con gran mistero - - Devo portare i sorbetti , ora ch ' è passata la processione ? - Un momento ! un momento ! - interruppe il canonico Lupi , - lasciatemi lavar le mani . - Se non li porto subito , - aggiunse il servitore , - se ne vanno tutti in broda . E ' un pezzo che li ha mandati Giacinto , ed eran già quasi strutti . - Va bene , va bene ... Bianca ? - Zia ... - Fammi il piacere , aiutami un po ' tu . Dall ' uscio spalancato a due battenti entrarono poco dopo don Giuseppe e mastro Titta , il barbiere di casa , carichi di due gran vassoi d ' argento che sgocciolavano ; e cominciarono a fare il giro degli invitati , passo passo , come la processione anch ' essi . Prima l ' arciprete , donna Giuseppina Alòsi , la Capitana , gli invitati di maggior riguardo . Il canonico Lupi diede una gomitata al barbiere , il quale passava dinanzi a mastro - don Gesualdo senza fermarsi . - Che so io ? ... Se ne vedono di nuove adesso ! ... - brontolò mastro Titta . Il ragazzo dei Margarone ficcava le dita dappertutto . - Zio ? ... - Grazie , cara Bianca ... Ci ho la tosse ... Sono invalido ... come tuo fratello ... - Donna Bellonia , lì , sul balcone ! - suggerì la zia Sganci , la quale si sbracciava anche lei a servire gli invitati . Dopo il primo movimento generale , un manovrar di seggiole per schivare la pioggia di sciroppo , erano seguiti alcuni istanti di raccoglimento , un acciottolìo discreto di piattelli , un lavorar guardingo e tacito di cucchiai , come fosse una cerimonia solenne . Donna Mita Margarone , ghiotta , senza levare il naso dal piatto . Barabba e mastro Titta in disparte , posati i vassoi , si asciugavano il sudore coi fazzoletti di cotone . Il baronello Rubiera il quale stava discorrendo in un cantuccio del balcone grande naso a naso con donna Fifì , guardandosi negli occhi , degli occhi che si struggevano come i sorbetti , si scostò bruscamente al veder comparire la cugina , scolorandosi un po ' in viso . Donna Bellonia prese il piattino dalle mani di Bianca , inchinandosi goffamente : - Quante gentilezze ! ... è troppo ! è troppo ! La figliuola finse di accorgersi soltanto allora della sua amica : - Oh , Bianca ... sei qui ? ... che piacere ! ... M ' avevano detto ch ' eri ammalata ... - Sì ... un po ' , ... Adesso sto bene ... - Si vede ... Hai bella cera ... E un bel vestitino anche ... semplice ! ... ma grazioso ! ... Donna Fifì si chinò fingendo d ' osservare la stoffa , onde far luccicare i topazii che aveva al collo . Bianca rispose , facendosi rossa : - E ' di lanetta ... un regalo della zia ... - Ah ! ... ah ! ... Il baronello ch ' era sulle spine propose di rientrare in sala : - Comincia ad esser umido ... Piglieremo qualche malanno ... - Sì ! ... Fifì ! Fifì ! - disse la signora Margarone . Donna Fifì dovette seguire la mamma , coll ' andatura cascante che le sembrava molto sentimentale , la testolina alquanto piegata sull ' omero , le palpebre che battevano , colpite dalla luce più viva , sugli occhi illanguiditi come avesse sonno . Bianca posò la mano sul braccio del cugino , il quale stava per svignarsela anche lui dal balcone , dolcemente , come una carezza , come una preghiera ; tremava tutta , colla voce soffocata nella gola : - Ninì ! ... Senti , Ninì ! ... fammi la carità ! ... Una parola sola ! ... Son venuta apposta ... Se non ti parlo qui è finita per me ... è finita ! ... - Bada ! ... c ' è tanta gente ! ... - esclamò sottovoce il cugino , guardando di qua e di là cogli occhi che fuggivano . Ella gli teneva fissi addosso i begli occhi supplichevoli , con un grande sconforto , un grande abbandono doloroso in tutta la persona , nel viso pallido e disfatto , nell ' atteggiamento umile , nelle braccia inerti che si aprivano desolate . - Cosa mi rispondi , Ninì ? ... Cosa mi dici di fare ? ... Vedi ... sono nelle tue braccia ... come l ' Addolorata ! ... Egli allora cominciò a darsi dei pugni nella testa , commosso , col cuore gonfio anch ' esso , badando a non far strepito e che non sopraggiungesse nessuno nel balcone . Bianca gli fermò la mano . - Hai ragione ! ... siamo due disgraziati ! ... Mia madre non mi lascia padrone neanche di soffiarmi il naso ! ... Capisci ? capisci ? ... Ti pare che non ci pensi a te ? ... Ti pare che non ci pensi ? ... La notte ... non chiudo occhio ! ... Sono un povero disgraziato ! ... La gente mi crede felice e contento ... Guardava giù nella piazza , ora spopolata , onde evitare gli occhi disperati della cugina che gli passavano il cuore , addolorato , cogli occhi quasi umidi anch ' esso . - Vedi ? - soggiunse . - Vorrei essere un povero diavolo ... come Santo Motta , laggiù ! ... nell ' osteria di Pecu - Pecu ... Povero e contento ! ... - La zia non vuole ? - No , non vuole ! ... Che posso farci ? ... Essa è la padrona ! Si udiva nella sala la voce del barone Zacco , che disputava , alterato ; e poi , nei momenti ch ' esso taceva , il cicaleccio delle signore , come un passeraio , con la risatina squillante della signora Capitana , che faceva da ottavino . - Bisogna confessarle tutto , alla zia ! ... Don Ninì allungò il collo verso il vano del balcone , guardingo . Poscia rispose , abbassando ancora la voce : - Gliel ' ha detto tuo fratello ... C ' è stato un casa del diavolo ! ... Non lo sapevi ? Don Giuseppe Barabba venne sul balcone portando un piattello su ciascuna mano . - Donna Bianca , dice la zia ... prima che si finiscano ... - Grazie ; mettetelo lì , su quel vaso di fiori ... - Bisogna far presto , donna Bianca . Non ce n ' è quasi più . Don Ninì allora mise il naso nel piattello , fingendo di non badare ad altro : - Tu non ne vuoi ? Essa non rispose . Dopo un po ' , quando il servitore non era più lì , si udì di nuovo la voce sorda di lei : - E ' vero che ti mariti ? - Io ? ... - Tu ... con Fifì Margarone ... - Non è vero ... chi te l ' ha detto ? ... - Tutti lo dicono . - Io non vorrei ... E ' mia madre che si è messa in testa questa cosa ... Anche tu ... dicono che vogliono farti sposare don Gesualdo Motta ... - Io ? ... - Sì , tutti lo dicono ... la zia ... mia madre stessa ... Si affacciò un istante donna Giuseppina Alòsi , come cercando qualcheduno ; e vedendo i due giovani in fondo al balcone , rientrò subito nella sala . - Vedi ? vedi ? - disse lui . - Abbiamo tutti gli occhi addosso ! ... Piglia il sorbetto ... per amor mio ... per la gente che ci osserva ... Abbiamo tutti gli occhi addosso ! ... Essa prese dolcemente dalle mani di lui il piattino che aveva fatto posare sul vaso dei garofani ; ma tremava così che due o tre volte si udì il tintinnìo del cucchiaino il quale urtava contro il bicchiere . Barabba corse subito dicendo : - Eccomi ! eccomi ! - Un momento ! Un momento ancora , don Giuseppe ! Il baronello avrebbe pagato qualcosa di tasca sua per trattenere Barabba sul balcone . - Come vi tratta la festa , don Giuseppe ? - Che volete , signor barone ? ... Tutto sulle mie spalle ! ... la casa da mettere in ordine , le fodere da togliere , i lumi da preparare ... Donna Bianca , qui , può dirlo , che mi ha dato una mano . Mastro Titta fu chiamato solo pel trattamento . E domani poi devo tornare a scopare e rimettere le fodere ... Don Giuseppe seguitando a brontolare se ne andò coi bicchieri vuoti . Dalla sala arrivò il suono di una sghignazzata generale , subito dopo qualcosa che aveva detto il notaro Neri , e che non si poté intender bene perché il notaro quando le diceva grosse abbassava la voce . - Rientriamo anche noi , - disse il baronello . - Per allontanare i sospetti ... Ma Bianca non si mosse . Piangeva cheta , nell ' ombra ; e di tanto in tanto si vedeva il suo fazzoletto bianco salire verso gli occhi . - Ecco ! ... Sei tu che fai parlare la gente ! - scappò detto al cugino ch ' era sulle spine . - Che te ne importa ? - rispose lei . - Che te ne importa ? ... Oramai ! ... - Sì ! sì ! ... Credi che non ti voglia più bene ? ... Uno struggimento , un ' amarezza sconfinata venivano dall ' ampia distesa nera dell ' Alìa , dirimpetto , al di là delle case dei Barresi , dalle vigne e gli oliveti di Giolio , che si indovinavano confusamente , oltre la via del Rosario ancora formicolante di lumi , dal lungo altipiano del Casalgilardo , rotto dall ' alta cantonata del Collegio , dal cielo profondo , ricamato di stelle - una più lucente , lassù , che sembrava guardasse , fredda , triste , solitaria . Il rumore della festa si dileguava e moriva lassù , verso San Vito . Un silenzio desolato cadeva di tanto in tanto , un silenzio che stringeva il cuore . Bianca era ritta contro il muro , immobile ; le mani e il viso smorti di lei sembravano vacillare al chiarore incerto che saliva dal banco del venditore di torrone . Il cugino stava appoggiato alla ringhiera , fingendo di osservare attentamente l ' uomo che andava spegnendo la luminaria , nella piazza deserta , e il giovane del paratore , il quale correva su e giù per l ' impalcato della musica , come un gattone nero , schiodando , martellando , buttando giù i festoni e le ghirlande di carta . I razzi che scappavano ancora di tratto in tratto , lontano , dietro la massa nera del Palazzo di Città , i colpi di martello del paratore , le grida più rare , stanche e avvinazzate , sembravano spegnersi lontano , nella vasta campagna solitaria . Insieme all ' acre odore di polvere che dileguava , andava sorgendo un dolce odor di garofani ; passava della gente cantando ; udivasi un baccano di chiacchiere e di risate nella sala , vicino a loro , nello schianto di quell ' ultimo addio senza parole . Nel vano luminoso del balcone passò un ' ombra magra , e si udì la tosserella del marchese Limòli : - Eh , eh , ragazzi ! ... benedetti voialtri ! ... Sono venuto a veder la festa ... ora ch ' è passata ... Bianca , nipote mia ... bada che l ' aria della sera ti farà male ... - No , zio , - rispose lei con voce sorda . - Si soffoca lì dentro . - Pazienza ! ... Bisogna sempre aver pazienza a questo mondo ... Meglio sudare che tossire ... Tu , Nino , bada che le signore Margarone stanno per andarsene . - Vado , zio . - Va , va , se no vedrai che denti ! Non vorrei averli addosso neppur io ! ... E sì che non posso fare lo schifiltoso ! ... Che diavolo gli è saltato in corpo a tua madre , di farti sposare quei denti ? ... - Ah ... zio ! ... - Sei uno sciocco ! Dovresti lasciarle fare il diavolo a quattro quanto le pare e piace , a tua madre ! ... Sei figlio unico ! ... A chi vuoi che lasci la roba dopo la sua morte ? - Eh ... da qui a trent ' anni ! ... Il tempo di crepare di fame intanto ! ... Mia madre sta meglio di voi e di me , e può campare ancora trent ' anni ! ... - E ' vero ! - rispose il marchese . - Tua madre non sarebbe molto contenta di sentirsi lesinare gli anni ... Ma è colpa sua . - Ah ! zio mio ! ... Credetemi ch ' è un brutto impiccio ! ... - Càlmati ! càlmati ! ... Consòlati pensando a chi sta peggio di te . S ' affacciò la signora Capitana , svelta , irrequieta , guardando sorridente di qua e di là nella strada . - Mio marito ? ... Non viene ancora ? ... - Il santo non è ancora rientrato - rispose don Ninì . - Si ode subito il campanone di San Giovanni , appena giunge in chiesa , e attacca l ' altra festa . Però la gente cominciava ad andarsene di casa Sganci . Prima si vide uscire dal portone il cavalier Peperito , che scomparve dietro la cantonata del farmacista Bomma . Un momento dopo spuntò il lanternone che precedeva donna Giuseppina Alòsi , la quale attraversò la piazza , sporca di carta bruciata e di gusci di fave e nocciuole , in punta di piedi , colle sottane in mano , avviandosi in su pel Rosario ; e subito dopo , dalla farmacia , scantonò di nuovo l ' ombra di Peperito , che le si mise dietro quatto quatto , rasente al muro . La signora Capitana fece udire una risatina secca , e il baronello Rubiera confermò : - E ' lui ! ... Peperito ! ... com ' è vero Dio ! Il marchese prese il braccio di sua nipote e rientrò con lei nella sala . In quel momento mastro - don Gesualdo , in piedi presso il balcone , discorreva col canonico Lupi . Questi perorando con calore , sottovoce , in aria di mistero , stringendoglisi addosso , quasi volesse entrargli in tasca col muso di furetto ; l ' altro serio , col mento nella mano , senza dire una parola , accennando soltanto col capo di tratto in tratto . - Tale e quale come un ministro ! - sogghignava il barone Zacco . Il canonico conchiuse con una stretta di mano enfatica , volgendo un ' occhiata al barone , il quale finse di non accorgersene , rosso al par di un gallo . La padrona di casa portava le mantiglie e i cappellini delle signore , mentre tutti i Margarone in piedi mettevano sossopra la casa per accomiatarsi . - To ' ... Bianca ! ... Ti credevo già andata via ! ... - esclamò donna Fifì col sorriso che mordeva . Bianca rispose soltanto con un ' occhiata che sembrava attonita , tanto era smarrita e dolente ; in quel tempo suo cugino si dava gran moto fra le mantiglie e i cappellini , a capo basso . - Un momento ! un momento ! - esclamò don Filippo levando il braccio rimastogli libero , mentre coll ' altro reggeva Nicolino addormentato . Si udiva un tafferuglio nella piazza ; strilli da lontano ; la gente correva verso San Giovanni , e il campanone che suonava a distesa , laggiù . La signora Capitana rientrò dal balcone tappandosi le orecchie colle belle mani candide , strillando in falsetto : - Mio marito ! ... Si picchiano ! ... E si abbandonò sul canapè , cogli occhi chiusi . Le signore si misero a vociare tutte in una volta ; la padrona di casa gridava a Barabba di scendere a dare il catenaccio giù al portone ; mentre donna Bellonia spingeva le sue ragazze in branco nella camera di donna Mariannina , e il marchese Limòli picchiava sulle mani della Capitana dei colpettini secchi . Il notaro Neri propose anche di slacciarla . - Vi pare ? ... - diss ' ella allora balzando in piedi infuriata . - Per chi m ' avete presa , don asino ? Giunse in quel momento il Capitano , seguito da don Liccio Papa che sbraitava in anticamera , narrando l ' accaduto , - non lo avrebbero trattenuto in cento . - La solita storia di ogni anno ! - disse finalmente il signor Capitano , dopo che si fu rimesso vuotando d ' un fiato un bicchier d ' acqua . - I devoti di San Giovanni che danno mano al campanone un quarto d ' ora prima ! ... Soperchierie ! ... Quelli di San Vito poi che non vogliono tollerare ... Legnate da orbi ci sono state ! - La solita storia di ogni anno ! - ripeté il canonico Lupi . - Una porcheria ! La Giustizia non fa nulla per impedire ... Il Capitano in mezzo alla sala , coll ' indice teso verso di lui , sbuffò infine : - Sentitelo ! ... Perché non ci andate voi ? Un altro po ' facevano la festa a me pure ! ... Vostro marito ha corso pericolo della vita , donna Carolina ! ... La signora Capitana , col bocchino stretto , giunse le mani : - Gesummaria ! ... Maria Santissima del pericolo ! ... - Stai fresca ! - borbottò il notaro voltandosi in là . - Stai fresca davvero ! ... se aspetti che tuo marito voglia arrischiare la pelle per lasciarti vedova ! ... Don Ninì Rubiera cercando il cappello s ' imbatté nella cugina , la quale gli andava dietro come una fantasima , stravolta , incespicando a ogni passo . - Bada ! ... - le disse lui . - Bada ! ... Ci guardano ! ... C ' è lì don Gesualdo ! ... - Bianca ! Bianca ! Le mantiglie di queste signore ! - gridò la zia Sganci dalla camera da letto dove s ' era ficcato tutto lo stormo dei Margarone . Essa frugava in mezzo al mucchio , colle mani tremanti . Il cugino era così turbato anch ' esso che seguitava a cercare il suo cappello lui pure . - Guarda , ce l ' ho in testa ! Non so nemmeno quello che fo . Si guardò attorno come un ladro , mentre ciascuno cercava la sua roba in anticamera , e la tirò in disparte verso l ' uscio - Senti ... per l ' amor di Dio ! ... sii cauta ! ... Nessuno ne sa nulla ... Tuo fratello non sarà andato a raccontarlo ... Ed io neppure ... Sai che t ' ho voluto bene più dell ' anima mia ! ... Essa non rispose verbo , gli occhi soli che parlavano , e dicevano tante cose . - Non guardarmi con quella faccia , Bianca ! ... no ! ... non guardarmi così ... mi tradirei anch ' io ! ... Donna Fifì uscì col cappello e la mantiglia , stecchita , le labbra strette quasi fossero cucite ; e siccome sua sorella , giovialona , si voltava a salutare Bianca , la richiamò con la voce stizzosa : - Giovannina ! andiamo ! andiamo ! - Meno male questa qui ! - borbottò il baronello . - Ma sua sorella è un castigo di Dio . La zia Sganci , accompagnando le Margarone sino all ' uscio , disse a mastro - don Gesualdo che si sprofondava in inchini sul pianerottolo , a rischio di ruzzolare giù per la scala : - Don Gesualdo , fate il favore ... Accompagnate i miei nipoti Trao ... Già siete vicini di casa ... Don Ferdinando non ci vede bene la sera ... - Sentite qua ! sentite qua ! - gli disse il canonico . Zacco non si dava pace ; fingeva di cercare il lampione nelle cassapanche dell ' anticamera , per darlo da portare a mastro - don Gesualdo . - Giacché deve accompagnare donna Bianca ... una dei Trao ... Non gli sarebbe passato neppure pel capo di ricevere tanto onore ... a mastro - don Gesualdo ! ... - Però costui non poteva udire perché aspettava nella piazza , discorrendo col canonico . Solo don Liccio Papa , il quale chiudeva la marcia colla sciaboletta a tracolla , si mise a ridere : - Ah ! ah ! - Che c ' è ? - chiese il Capitano , che dava il braccio alla moglie infagottata . - Che c ' è , insubordinato ? - Nulla ; - rispose il marchese . - Il barone Zacco che abbaia alla luna . Poi , mentre scendeva insieme a Bianca , appoggiandosi al bastoncino , passo passo , le disse in un orecchio : - Senti ... il mondo adesso è di chi ha denari ... Tutti costoro sbraitano per invidia . Se il barone avesse una figliuola da maritare , gliela darebbe a mastro - don Gesualdo ! ... Te lo dico io che son vecchio , e so cos ' è la povertà ! ... - Eh ? Che cosa ? - volle sapere don Ferdinando , il quale veniva dietro adagio adagio , contando i sassi . - Nulla ... Dicevamo che bella sera , cugino Trao ! L ' altro guardò in aria , e ripeté come un pappagallo : - Bella sera ! bella sera ! Don Gesualdo stava aspettando , lì davanti al portone , insieme al canonico Lupi che gli parlava sottovoce nella faccia : - Eh ? eh ? don Gesualdo ? ... che ve ne pare ? - L ' altro accennava col capo , lisciandosi il mento duro di barba colla grossa mano . - Una perla ! una ragazza che non sa altro : casa e chiesa ! ... Economa ... non vi costerà nulla ... In casa non è avvezza a spender di certo ! ... Ma di buona famiglia ! ... Vi porterebbe il lustro in casa ! ... V ' imparentate con tutta la nobiltà ... L ' avete visto , eh , stasera ? ... che festa v ' hanno fatto ? ... I vostri affari andrebbero a gonfie vele ... Anche per quell ' affare delle terre comunali ... E ' meglio aver l ' appoggio di tutti i pezzi grossi ! ... Don Gesualdo non rispose subito , sopra pensieri , a capo chino , seguendo passo passo donna Bianca che s ' avviava a casa per la scalinata di Sant ' Agata insieme allo zio marchese e al fratello don Ferdinando . - Sì ... sì ... Non dico di no ... E ' una cosa da pensarci ... una cosa seria ... Temo d ' imbarcarmi in un affare troppo grosso , caro canonico ... Quella è sempre una signora ... Poi ho tante cose da sistemare prima di risolvere ... Ciascuno sa i propri impicci ... Bisogna dormirci sopra . La notte porta consiglio , canonico mio . Bianca che se ne andava col cuore stretto , ascoltando la parlantina indifferente dello zio , accanto al fratello taciturno e allampanato , udì quelle ultime parole . La notte porta consiglio . La notte scura e desolata nella cameretta misera . La notte che si portava via gli ultimi rumori della festa , l ' ultima luce , l ' ultima speranza ... Come la visione di lui che se ne andava insieme a un ' altra , senza voltarsi , senza dirle nulla , senza rispondere a lei che lo chiamava dal fondo del cuore , con un gemito , con un lamento d ' ammalata , affondando il viso nel guanciale bagnato di lagrime calde e silenziose . IV Mentre i muratori si riparavano ancora dall ' acquazzone dentro il frantoio di Giolio vasto quanto una chiesa facendo alle piastrelle , entrò il ragazzo che stava a guardia sull ' uscio , addentando un pezzo di pane , colla bocca piena , vociando : - Il padrone ! ... ecco il padrone ! ... Dietro di lui comparve mastro - don Gesualdo , bagnato fradicio , tirandosi dietro la mula che scuoteva le orecchie . - Bravi ! ... Mi piace ! ... Divertitevi ! Tanto , la paga vi corre lo stesso ! ... Corpo di ! ... Sangue di ! ... Agostino , il soprastante , annaspando , bofonchiando , affacciandosi all ' uscio per guardare il cielo ancora nuvolo coll ' occhio orbo , trovò infine la risposta : - Che s ' aveva a fare ? bagnarci tutti ? ... La burrasca è cessata or ora ... Siamo cristiani o porci ? ... Se mi coglie qualche malanno mia madre non lo fa più un altro Agostino , no ! - Sì , sì , hai ragione ! ... la bestia sono io ! ... Io ho la pelle dura ! ... Ho fatto bene a mandare qui mio fratello per badare ai miei interessi ! ... Si vede ! ... Sta a passare il tempo anche lui giuocando , sia lodato Iddio ! ... Santo , ch ' era rimasto a bocca aperta , coccoloni dinanzi al pioletto coi quattrini , si rizzò in piedi tutto confuso , grattandosi il capo . Gesualdo , intanto che gli altri si davano da fare , mogi mogi , misurava il muro nuovo colla canna ; si arrampicava sulla scala a piuoli ; pesava i sacchi di gesso , sollevandoli da terra : - Sangue di Giuda ! ... Come se li rubassi i miei denari ! ... Tutti quanti d ' intesa per rovinarmi ! ... Due giorni per tre canne di muro ? Ci ho un bel guadagno in questo appalto ! ... I sacchi del gesso mezzi vuoti ! Neli ? Neli ? Dov ' è quel figlio di mala femmina che ha portato il gesso ? ... E quella calce che se ne va in polvere , eh ? ... quella calce ? ... Che non ne avete coscienza di cristiani ? Dio di paradiso ! ... Anche la pioggia a danno mio ! ... Ci ho ancora i covoni sull ' aia ! ... Non si poteva metter su la macina intanto che pioveva ? ... Su ! animo ! la macina ! Vi do una mano mentre son qua io ... Santo piuttosto voleva fare una fiammata per asciugargli i panni addosso . - Non importa , - rispose lui . - Me ne sono asciugata tanta dell ' acqua sulle spalle ! ... Se fossi stato come te , sarei ancora a trasportare del gesso sulle spalle ! ... Ti rammenti ? ... E tu non saresti qua a giuocare alle piastrelle ! ... Brontolando , dandosi da fare per preparare la leva , le biette , i puntelli , si voltava indietro per lanciargli delle occhiatacce . - Malannaggia ! - esclamò Santo . - Sempre quella storia ! ... - E se ne andò sull ' uscio accigliato , colle mani sotto le ascelle , guardando di qua e di là . I manovali esitavano , girando intorno al pietrone enorme ; il più vecchio , mastro Cola , tenendo il mento sulla mano , scrollando il capo , aggrondato , guardando la macina come un nemico . Infine sentenziò ch ' erano in pochi per spingerla sulla piattaforma : - Se scappa la leva , Dio liberi ! ... Chi si metterà sotto per dar lo scambio alle biette ? Io no , com ' è vero Dio ! ... Se scappa la leva ! ... mia madre non lo fa più un altro mastro Cola Ventura ! ... Eh , eh ! ... Ci vorrebbero dell ' altre braccia ... un martinetto ... Legare poi una carrucola lassù alla travatura del tetto ... poi dei cunei sotto ... vedete , vossignoria , a far girare i cunei , si sta dai lati e non c ' è pericolo ... - Bravo ! ora mi fate il capomastro ! Datemi la stanga ! ... Io non ho paura ! ... Intanto che stiamo a chiacchierare il tempo passa ! La giornata corre lo stesso , eh ? ... Come se li avessi rubati i miei denari ! ... Su ! da quella parte ! ... Non badate a me che ho la pelle dura ... Via ! ... su ! ... Viva Gesù ! ... Viva Maria ! ... un altro po ' ! ... Badate ! badate ! ... Ah Mariano ! santo diavolone , m ' ammazzi ! ... Su ! ... Viva Maria ! ... La vita ! la vita ! ... Su ! ... Che fai , bestia , da quella parte ? ... Su ! ... ci siamo ! E ' nostra ! ... ancora ! ... da quella parte ! ... Non abbiate paura che non muore il papa ... Su ! ... su ! ... se vi scappa la leva ! ... ancora ! ... se avessi tenuta cara la pelle ... ancora ! ... come la tien cara mio fratello Santo ... santo diavolone ! santo diavolone , badate ! ... a quest ' ora sarei a portar gesso sulle spalle ! ... Il bisogno ... via ! via ! ... il bisogno fa uscire il lupo ... ancora ! ... su ! ... il lupo dal bosco ! ... Vedete mio fratello Santo che sta a guardare ? ... Se non ci fossi io egli sarebbe sotto ... sotto la macina ... al mio posto ... invece di grattarsi ... a spingere la macina ... e la casa ... Tutto sulle mie spalle ! ... Ah ! sia lodato Iddio ! Infine , assicurata la macina sulla piattaforma , si mise a sedere su di un sasso , trafelato , ancora tremante dal batticuore , asciugandosi il sudore col fazzoletto di cotone . - Vedete come ci si asciuga dalla pioggia ? Acqua di dentro e acqua di fuori ! - Santo propose di passare il fiasco in giro . - Ah ? ... per la fatica che hai fatto ? ... per asciugarti il sudore anche tu ? ... Attaccati all ' abbeveratoio ... qui fuori dell ' uscio ... Il tempo s ' era abbonacciato . Entrava un raggio di sole dall ' uscio spalancato sulla campagna che ora sembrava allargarsi ridente , col paese sull ' altura , in fondo , di cui le finestre scintillavano . - Lesti , lesti , ragazzi ! sul ponte , andiamo ! Guadagniamoci tutti la giornata ... Mettetevi un po ' nei panni del padrone che vi paga ! ... L ' osso del collo ci rimetto in quest ' appalto ! ... Ci perdo diggià , come è vero Iddio ! ... Agostino ! mi raccomando ! l ' occhio vivo ! ... La parola dolce e l ' occhio vivo ! ... Mastro Cola , voi che siete capomastro ! ... chi vi ha insegnato a tenere il regolo in mano ? ... Maledetto voi ! Mariano , dammi quassù il regolo , sul ponte ... Che non ne avete occhi , corpo del diavolo ! ... L ' intonaco che screpola e sbulletta ! ... Mi toccherà poi sentire l ' architetto , malannaggia a voialtri ! ... Quando torna quello del gesso ditegli il fatto suo , a quel figlio di mala femmina ! ... ditegli a Neli che sono del mestiere anch ' io ! ... Che ne riparleremo poi sabato , al far dei conti ! ... Badava a ogni cosa , girando di qua e di lá , rovistando nei mucchi di tegole e di mattoni , saggiando i materiali , alzando il capo ad osservare il lavoro fatto , colla mano sugli occhi , nel gran sole che s ' era messo allora . - Santo ! Santo ! portami qua la mula ... Fagli almeno questo lavoro , a tuo fratello ! - Agostino voleva trattenerlo a mangiare un boccone , poiché era quasi mezzogiorno , un sole che scottava , da prendere un malanno chi andava per la campagna a quell ' ora . - No , no , devo passare dal Camemi ... ci vogliono due ore ... Ho tant ' altro da fare ! Se il sole è caldo tanto meglio ! Arriverò asciutto al Camemi ... Spicciamoci , ragazzi ! Badate che vi sto sempre addosso come la presenza di Dio ! Mi vedrete comparire quando meno ve lo aspettate ! Sono del mestiere anch ' io , e conosco poi se si è lavorato o no ! ... Intanto che se ne andava , Santo gli corse dietro , lisciando il collo alla mula , tenendogli la staffa . Finalmente , come vide che montava a cavallo senza darsene per inteso , si piantò in mezzo alla strada , grattandosi l ' orecchio : - Così mi lasci ? senza domandarmi neppure se ho bisogno di qualche cosa ? - Sì , sì , ho capito . I denari che avesti lunedì te li sei giuocati . Ho capito ! ho capito ! eccoti il resto . E divèrtiti alle piastrelle , che a pagare poi ci son io ... il debitore di tutti quanti ! ... Brontolava ancora allontanandosi all ' ambio della mula sotto il sole cocente : un sole che spaccava le pietre adesso , e faceva scoppiettare le stoppie quasi s ' accendessero . Nel burrone , fra i due monti , sembrava d ' entrare in una fornace ; e il paese in cima al colle , arrampicato sui precipizi , disseminato fra rupi enormi , minato da caverne che lo lasciavano come sospeso in aria , nerastro , rugginoso , sembrava abbandonato , senza un ' ombra , con tutte le finestre spalancate nell ' afa , simili a tanti buchi neri , le croci dei campanili vacillanti nel cielo caliginoso . La stessa mula anelava , tutta sudata , nel salire la via erta . Un povero vecchio che s ' incontrò , carico di manipoli , sfinito , si mise a borbottare : - O dove andate vossignoria a quest ' ora ? ... Avete tanti denari , e vi date l ' anima al diavolo ! Giunse al paese che suonava mezzogiorno , mentre tutti scappavano a casa come facesse temporale . Dal Rosario veniva il canonico Lupi , accaldato , col nicchio sulla nuca , soffiando forte : - Ah , ah , don Gesualdo ! ... andate a mangiare un boccone ? ... Io no , per mia disgrazia ! Sono a bocca asciutta sino a quest ' ora ... Vado a celebrare la santa messa ... la messa di mezzogiorno ! ... un capriccio di Monsignore ! - Sono salito al paese apposta per voi ! .... Ho fatto questa pettata ! ... E ' caldo , eh ! - intanto si asciugava il sudore col fazzoletto . - Ho paura che mi giuochino qualche tiro , riguardo a quell ' appalto delle strade comunali , signor canonico . Vossignoria che vi fate sentire in paese ... ci avete pensato ? So poi l ' obbligo mio ! ... - Ma che dite ? ... fra di noi ! ... ci sto lavorando ... A proposito , che facciamo per quell ' altro affare ? ci avete pensato ? che risposta mi date ? Don Gesualdo il quale aveva messo al passo la mula , camminandogli allato , curvo sulla sella , un po ' sbalordito dal gran sole , rispose : - Che affare ? Ne ho tanti ! ... Di quale affare parlate vossignoria ? - Ah ! ah ! la pigliate su quel verso ? ... Scusate ... scusate tanto ! ... Il canonico mutò subito discorso , quasi non gliene importasse neppure a lui : parlò dell ' altro affare della gabella , che bisognava venire a una conclusione colla baronessa Rubiera : - C ' è altre novità ... Il notaro Neri ha fatto lega con Zacco ... Ho paura che ... Don Gesualdo allora smontò dalla mula , premuroso , tirandola dietro per le redini , mentre andava passo passo insieme al prete , tutto orecchi , a capo chino e col mento in mano . - Temo che mi cambino la baronessa ! ... Ho visto il barone a confabulare con quello sciocco di don Ninì ... ieri sera , dietro il Collegio ... Finsi d ' entrare nella farmacia per non farmi scorgere . Capite ? un affare grosso ! ... Son circa cinquecento salme di terra ... C ' è da guadagnare un bel pezzo di pane , su quell ' asta . Don Gesualdo ci si scaldava lui pure : gli occhi accesi dall ' afa che gli brillavano in quel discorso . Temeva però gli intrighi degli avversari , tutti pezzi grossi , di quelli che avevano voce in capitolo ! E il canonico viceversa , andava raffreddandosi di mano in mano , aggrottandosi in viso , stringendosi nelle spalle , guardandolo fisso di tanto in tanto , e scrollando il capo di sotto in su , come a dargli dell ' asino . - Per questo dicevo ! ... Ma voi la pigliate su quel verso ! ... Scusate , scusatemi tanto ! ... Volevo con quell ' affare procurarvi l ' appoggio di un parentado che conta in paese ... la prima nobiltà ... Ma voi fate l ' indifferente ... Scusatemi tanto allora ! ... Anche per dare una risposta alla signora Sganci che ci aveva messo tanto impegno ! ... Scusatemi , è una porcheria ... - Ah , parlate dell ' affare del matrimonio ? ... Il canonico finse di non dar retta lui stavolta : - Ah ! ecco vostro cognato ! Vi saluto , massaro Fortunato ! Burgio aveva il viso lungo un palmo , aggrottato , con tanto di muso nel faccione pendente . - V ' ho visto venire di laggiù , cognato . Sono stato ad aspettarvi lì , al belvedere . Sapete la notizia ? Appena quindici salme fecero le fave ! ... Neanche le spese , com ' è vero Iddio ! ... Son venuto apposta a dirvelo ... - Vi ringrazio ! grazie tante ! Ora che volete da me ? Io ve l ' aveva detto , quando avete voluto prendere quella chiusa ! ... buona soltanto per dar spine ! ... Volete sempre fare di testa vostra , e non ne indovinate una , benedett ' uomo ! - rispose Gesualdo in collera . - Bene , avete ragione . Lascerò la chiusa . Non la voglio più ! Che pretendete altro da me ? - Non la volete ? ... L ' affitto vi dura altri due anni ! ... Chi volete che la pigli ? ... Non son tutti così gonzi ! ... Il canonico , vedendo che il discorso si metteva per le lunghe , volse le spalle : - Vi saluto ... Don Luca il sagrestano mi aspetta ... digiuno come me sino a quest ' ora ! - E infilò la scaletta pel quartiere alto . Don Gesualdo allora infuriato prese a sfogarsi col cognato : - E venite apposta per darmi la bella notizia ? ... mentre stavo a discorrere dei fatti miei ... sul più bello ? mi guastate un affare che stavo combinando ! ... I bei negozi che fate voi ! Chi volete che la pigli quella chiusa ? Massaro Fortunato dietro al cognato tornava a ripetere : - Cercando bene ... troveremo chi la pigli ... La terra è già preparata a maggese per quest ' altr ' anno ... mi costa un occhio ... Vostra sorella fa un casa del diavolo ... non mi dà pace ! ... Sapete che castigo di Dio , vostra sorella ! - Vi costa , vi costa ! ... Io lo so a chi costa ! - brontolò Gesualdo senza voltarsi . - Sulle mie spalle ricadono tutte queste belle imprese ! ... Burgio s ' offese a quelle parole : - Che volete dire ? Spiegatevi , cognato ! ... Io già lavoro per conto mio ! Non sto alle spalle di nessuno , io ! - Sì , sì , va bene ; sta a vedere ora che devo anche pregarvi ? Come se non l ' avessi sulle spalle la vostra chiusa ... come se il garante non fossi io ... Così brontolando tutti e due andarono a cercare Pirtuso , che stava al Fosso , laggiù verso San Giovanni . Mastro Lio stava mangiando quattro fave , coll ' uscio socchiuso . - Entrate , entrate , don Gesualdo . Benedicite a vossignoria ! Ne comandate ? volete restar servito ? - Poi come udì parlare della chiusa che Burgio avrebbe voluto appioppare a un altro , di allegro che era si fece scuro in viso , grattandosi il capo . - Eh ! eh ! ... la chiusa del Purgatorio ? E ' un affar serio ! Non la vogliono neanche per pascolo . Burgio s ' affannava a lodarla , terre di pianura , terre profonde , che gli avevano dato trenta salme di fave quell ' anno soltanto , preparate a maggese per l ' anno nuovo ! ... Il cognato tagliò corto , come uno che ha molta altra carne al fuoco , e non ha tempo da perdere inutilmente . - Insomma , mastro Lio , voglio disfarmene . Fate voi una cosa giusta ... con prudenza ! ... - Questo si chiama parlare ! - rispose Pirtuso . - Vossignoria sa fare e sa parlare ... - E adesso ammiccava coll ' occhietto ammammolato , un sorrisetto malizioso che gli errava fra le rughe della bazza irta di peli sudici . Sulla strada soleggiata e deserta a quell ' ora stava aspettando un contadino , con un fazzoletto legato sotto il mento , le mani in tasca , giallo e tremante di febbre . Ossequioso , abbozzando un sorriso triste , facendo l ' atto di cacciarsi indietro il berretto che teneva sotto il fazzoletto : - Benedicite , signor don Gesualdo ... Ho conosciuto la mula ... Tanto che vi cerco , vossignoria ! Cosa facciamo per quelle quattro olive di Giolio ? Io non ho denari per farle cogliere ... Vedete come sono ridotto ? ... cinque mesi di terzana , sissignore , Dio ne liberi vossignoria ! Son ridotto all ' osso ... il giorno senza pane e la sera senza lume ... pazienza ! Ma la spesa per coglier le olive non posso farla ... proprio non posso ! ... Se le volete , vossignoria ... farete un ' opera di carità , vossignoria ... - Eh ! eh ! ... Il denaro è scarso per tutti , padre mio ! ... Voi perché avete messo il carro innanzi ai buoi ? ... Quando non potete ... Tutti così ! ... Vi mettereste sulle spalle un feudo , a lasciarvi fare ... Vedremo ... Non dico di no ... Tutto sta ad intendersi ... E lasciò cadere un ' offerta minima , seguitando ad andarsene per la sua strada senza voltarsi . L ' altro durò un pezzetto a lamentarsi , correndogli dietro , chiamando in testimonio Dio e i santi , piagnucolando , bestemmiando , e finì per accettare , racconsolato tutto a un tratto , cambiando tono e maniera . - Compare Lio , avete udito ? affare fatto ! Un buon negozio per don Gesualdo ... pazienza ! ... ma è detta ! Quanto a me , è come se fossimo andati dal notaio ! - E se ne tornò indietro , colle mani in tasca . - Sentite qua , mastro Lio , - disse Gesualdo tirando in disparte Pirtuso . Burgio s ' allontanò colla mula discretamente , sapendo che l ' anima dei negozi è il segreto , intanto che suo cognato diceva al sensale di comprargli dei sommacchi , quanti ce n ' erano , al prezzo corrente . Udì soltanto mastro Lio che rispondeva sghignazzando , colla bocca sino alle orecchie : - Ah ! ah ! ... siete un diavolo ! ... Vuol dire che avete parlato col diavolo ! ... Sapete quel che bisogna vendere e comprare otto giorni prima ... Va bene , restiamo intesi ... Me ne torno a casa ora . Ho quelle quattro fave che m ' aspettano . Burgio non si reggeva in piedi dall ' appetito , e si mise a brontolare come il cognato volle passare dalla posta . - Sempre misteri ... maneggi sottomano ! Don Gesualdo tornò tutto contento , leggendo una lettera piena di sgorbi e suggellata colla midolla di pane : - Lo vedete il diavolo che mi parla all ' orecchio ! eh ? M ' ha dato anche una buona notizia , e bisogna che torni da mastro Lio . - Io non so nulla ... Mio padre non m ' ha insegnato a fare queste cose ! ... - rispose Burgio brontolando . - Io fo come fece mio padre ... Piuttosto , se volete venire a prendere un boccone a casa ... Non mi reggo in piedi , com ' è vero Dio ! - No , non posso ; non ho tempo . Devo passare dal Camemi , prima d ' andare alla Canziria . Ci ho venti uomini che lavorano alla strada ... i covoni sull ' aia ... Non posso ... E se ne andò sotto il gran sole , tirandosi dietro la mula stanca . Pareva di soffocare in quella gola del Petraio . Le rupi brulle sembravano arroventate . Non un filo di ombra , non un filo di verde , colline su colline , accavallate , nude , arsicce , sassose , sparse di olivi rari e magri , di fichidindia polverosi , la pianura sotto Budarturo come una landa bruciata dal sole , i monti foschi nella caligine , in fondo . Dei corvi si levarono gracchiando da una carogna che appestava il fossato ; delle ventate di scirocco bruciavano il viso e mozzavano il respiro ; una sete da impazzire , il sole che gli picchiava sulla testa come fosse il martellare dei suoi uomini che lavoravano alla strada del Camemi . Allorché vi giunse invece li trovò tutti quanti sdraiati bocconi nel fossato , di qua e di là , col viso coperto di mosche , e le braccia stese . Un vecchio soltanto spezzava dei sassi , seduto per terra sotto un ombrellaccio , col petto nudo color di rame , sparso di peli bianchi , le braccia scarne , gli stinchi bianchi di polvere , come il viso che pareva una maschera , gli occhi soli che ardevano in quel polverìo . - Bravi ! bravi ! ... Mi piace ... La fortuna viene dormendo ... Son venuto io a portarvela ! ... Intanto la giornata se ne va ! ... Quante canne ne avete fatto di massicciata oggi , vediamo ? ... Neppure tre canne ! ... Per questo che vi riposate adesso ? Dovete essere stanchi , sangue di Giuda ! ... Bel guadagno ci fo ! ... Mi rovino per tenervi tutti quanti a dormire e riposare ! ... Corpo di ! ... sangue di ! ... Vedendolo con quella faccia accesa e riarsa , bianca di polvere soltanto nel cavo degli occhi e sui capelli ; degli occhi come quelli che dà la febbre , e le labbra sottili e pallide ; nessuno ardiva rispondergli . Il martellare riprese in coro nell ' ampia vallata silenziosa , nel polverìo che si levava sulle carni abbronzate , sui cenci svolazzanti , insieme a un ansare secco che accompagnava ogni colpo . I corvi ripassarono gracidando , nel cielo implacabile . Il vecchio allora alzò il viso impolverato a guardarli , con gli occhi infuocati , quasi sapesse cosa volevano e li aspettasse . Allorché finalmente Gesualdo arrivò alla Canziria , erano circa due ore di notte . La porta della fattoria era aperta . Diodata aspettava dormicchiando sulla soglia . Massaro Carmine , il camparo , era steso bocconi sull ' aia , collo schioppo fra le gambe ; Brasi Camauro e Nanni l ' Orbo erano spulezzati di qua e di là , come fanno i cani la notte , quando sentono la femmina nelle vicinanze ; e i cani soltanto davano il benvenuto al padrone , abbaiando intorno alla fattoria . - Ehi ? non c ' è nessuno ? Roba senza padrone , quando manco io ! - Diodata , svegliata all ' improvviso , andava cercando il lume tastoni , ancora assonnata . Lo zio Carmine , fregandosi gli occhi , colla bocca contratta dai sbadigli , cercava delle scuse . - Ah ! ... sia lodato Dio ! Voi ve la dormite da un canto , Diodata dall ' altro , al buio ! ... Cosa facevi al buio ? ... aspettavi qualcheduno ? ... Brasi Camauro oppure Nanni l ' Orbo ? ... La ragazza ricevette la sfuriata a capo chino , e intanto accendeva lesta lesta il fuoco , mentre il suo padrone continuava a sfogarsi , lì fuori , all ' oscuro , e passava in rivista i buoi legati ai pioli intorno all ' aia . Il camparo mogio mogio gli andava dietro per rispondere al caso : - Gnorsì , Pelorosso sta un po ' meglio ; gli ho dato la gramigna per rinfrescarlo . La Bianchetta ora mi fa la svogliata anch ' essa ... Bisognerebbe mutar di pascolo ... tutto il bestiame ... Il mal d ' occhio , sissignore ! Io dico ch ' è passato di qui qualcheduno che portava il malocchio ! ... Ho seminato perfino i pani di San Giovanni nel pascolo ... Le pecore stanno bene , grazie a Dio ... e il raccolto pure ... Nanni l ' Orbo ? Laggiù a Passanitello , dietro le gonnelle di quella strega ... Un giorno o l ' altro se ne torna a casa colle gambe rotte , com ' è vero Dio ! ... e Brasi Camauro anch ' esso , per amor di quattro spighe ... - Diodata gridò dall ' uscio ch ' era pronto . - Se non avete altro da comandarmi , vossignoria , vado a buttarmi giù un momento ... Come Dio volle finalmente , dopo un digiuno di ventiquattr ' ore , don Gesualdo poté mettersi a tavola , seduto di faccia all ' uscio , in maniche di camicia , le maniche rimboccate al disopra dei gomiti , coi piedi indolenziti nelle vecchie ciabatte ch ' erano anch ' esse una grazia di Dio . La ragazza gli aveva apparecchiata una minestra di fave novelle , con una cipolla in mezzo , quattr ' ova fresche , e due pomidori ch ' era andata a cogliere tastoni dietro la casa . Le ova friggevano nel tegame , il fiasco pieno davanti ; dall ' uscio entrava un venticello fresco ch ' era un piacere , insieme al trillare dei grilli , e all ' odore dei covoni nell ' aia : - il suo raccolto lì , sotto gli occhi , la mula che abboccava anch ' essa avidamente nella bica dell ' orzo , povera bestia - un manipolo ogni strappata ! Giù per la china , di tanto in tanto , si udiva nel chiuso il campanaccio della mandra ; e i buoi accovacciati attorno all ' aia , legati ai cestoni colmi di fieno , sollevavano allora il capo pigro , soffiando , e si vedeva correre nel buio il luccichìo dei loro occhi sonnolenti , come una processione di lucciole che dileguava . Gesualdo posando il fiasco mise un sospirone , e appoggiò i gomiti sul deschetto : - Tu non mangi ? ... Cos ' hai ? Diodata stava zitta in un cantuccio , seduta su di un barile , e le passò negli occhi , a quelle parole , un sorriso di cane accarezzato . - Devi aver fame anche tu . Mangia ! mangia ! Essa mise la scodella sulle ginocchia , e si fece il segno della croce prima di cominciare , poi disse : - Benedicite a vossignoria ! Mangiava adagio adagio , colla persona curva e il capo chino . Aveva una massa di capelli morbidi e fini , malgrado le brinate ed il vento aspro della montagna : dei capelli di gente ricca , e degli occhi castagni , al pari dei capelli , timidi e dolci : de ' begli occhi di cane carezzevoli e pazienti , che si ostinavano a farsi voler bene , come tutto il viso supplichevole anch ' esso . Un viso su cui erano passati gli stenti , la fame , le percosse , le carezze brutali ; limandolo , solcandolo , rodendolo ; lasciandovi l ' arsura del solleone , le rughe precoci dei giorni senza pane , il lividore delle notti stanche - gli occhi soli ancora giovani , in fondo a quelle occhiaie livide . Così raggomitolata sembrava proprio una ragazzetta , al busto esile e svelto , alla nuca che mostrava la pelle bianca dove il sole non aveva bruciato . Le mani , annerite , erano piccole e scarne : delle povere mani pel suo duro mestiere ! ... - Mangia , mangia . Devi essere stanca tu pure ! ... Ella sorrise , tutta contenta , senza alzare gli occhi . Il padrone le porse anche il fiasco : - Te ' , bevi ! non aver suggezione ! Diodata , ancora un po ' esitante , si pulì la bocca col dorso della mano , e s ' attaccò al fiasco arrovesciando il capo all ' indietro . Il vino , generoso e caldo , le si vedeva scendere quasi a ogni sorso nella gola color d ' ambra ; il seno ancora giovane e fermo sembrava gonfiarsi . Il padrone allora si mise a ridere . - Brava , brava ! Come suoni bene la trombetta ! ... Sorrise anch ' essa , pulendosi la bocca un ' altra volta col dorso della mano , tutta rossa . - Tanta salute a vossignoria ! Egli uscì fuori a prendere il fresco . Si mise a sedere su di un covone , accanto all ' uscio , colle spalle al muro , le mani penzoloni fra le gambe . La luna doveva essere già alta , dietro il monte , verso Francofonte . Tutta la pianura di Passanitello , allo sbocco della valle , era illuminata da un chiarore d ' alba . A poco a poco , al dilagar di quel chiarore , anche nella costa cominciarono a spuntare i covoni raccolti in mucchi , come tanti sassi posti in fila . Degli altri punti neri si movevano per la china , e a seconda del vento giungeva il suono grave e lontano dei campanacci che portava il bestiame grosso , mentre scendeva passo passo verso il torrente . Di tratto in tratto soffiava pure qualche folata di venticello più fresco dalla parte di ponente , e per tutta la lunghezza della valle udivasi lo stormire delle messi ancora in piedi . Nell ' aia la bica alta e ancora scura sembrava coronata d ' argento , e nell ' ombra si accennavano confusamente altri covoni in mucchi ; ruminava altro bestiame ; un ' altra striscia d ' argento lunga si posava in cima al tetto del magazzino , che diventava immenso nel buio . - Eh ? Diodata ? Dormi , marmotta ? ... - Nossignore , no ! ... Essa comparve tutta arruffata e spalancando a forza gli occhi assonnati . Si mise a scopare colle mani dinanzi all ' uscio , buttando via le frasche , carponi , fregandosi gli occhi di tanto in tanto per non lasciarsi vincere dal sonno , col mento rilassato , le gambe fiacche . - Dormivi ! ... Se te l ' ho detto che dormivi ! ... E le assestò uno scapaccione come carezza . Egli invece non aveva sonno . Si sentiva allargare il cuore . Gli venivano tanti ricordi piacevoli . Ne aveva portate delle pietre sulle spalle , prima di fabbricare quel magazzino ! E ne aveva passati dei giorni senza pane , prima di possedere tutta quella roba ! Ragazzetto ... gli sembrava di tornarci ancora , quando portava il gesso dalla fornace di suo padre , a Donferrante ! Quante volte l ' aveva fatta quella strada di Licodia , dietro gli asinelli che cascavano per via e morivano alle volte sotto il carico ! Quanto piangere e chiamar santi e cristiani in aiuto ! Mastro Nunzio allora suonava il deprofundis sulla schiena del figliuolo , con la funicella stessa della soma ... Erano dieci o dodici tarì che gli cascavano di tasca ogni asino morto al poveruomo ! - Carico di famiglia ! Santo che gli faceva mangiare i gomiti sin d ' allora ; Speranza che cominciava a voler marito ; la mamma con le febbri , tredici mesi dell ' anno ! ... - Più colpi di funicella che pane ! - Poi quando il Mascalise , suo zio , lo condusse seco manovale , a cercar fortuna ... Il padre non voleva , perché aveva la sua superbia anche lui , come uno che era stato sempre padrone , alla fornace , e gli cuoceva di vedere il sangue suo al comando altrui . - Ci vollero sette anni prima che gli perdonasse , e fu quando finalmente Gesualdo arrivò a pigliare il primo appalto per conto suo ... la fabbrica del Molinazzo ... Circa duecento salme di gesso che andarono via dalla fornace al prezzo che volle mastro Nunzio ... e la dote di Speranza anche , perché la ragazza non poteva più stare in casa ... - E le dispute allorché cominciò a speculare sulla campagna ! ... - Mastro Nunzio non voleva saperne ... Diceva che non era il mestiere in cui erano nati . " Fa l ' arte che sai ! " - Ma poi , quando il figliuolo lo condusse a veder le terre che aveva comprato , lì proprio , alla Canziria , non finiva di misurarle in lungo e in largo , povero vecchio , a gran passi , come avesse nelle gambe la canna dell ' agrimensore ... E ordinava " bisogna far questo e quest ' altro " per usare del suo diritto , e non confessare che suo figlio potesse aver la testa più fine della sua . - La madre non ci arrivò a provare quella consolazione , poveretta . Morì raccomandando a tutti Santo , che era stato sempre il suo prediletto e Speranza carica di famiglia com ' era stata lei ... - un figliuolo ogni anno ... - Tutti sulle spalle di Gesualdo , giacché lui guadagnava per tutti . Ne aveva guadagnati dei denari ! Ne aveva fatta della roba ! Ne aveva passate delle giornate dure e delle notti senza chiuder occhio ! Vent ' anni che non andava a letto una sola volta senza prima guardare il cielo per vedere come si mettesse . - Quante avemarie , e di quelle proprio che devono andar lassù , per la pioggia e pel bel tempo ! - Tanta carne al fuoco ! tanti pensieri , tante inquietudini , tante fatiche ! ... La coltura dei fondi , il commercio delle derrate , il rischio delle terre prese in affitto , le speculazioni del cognato Burgio che non ne indovinava una e rovesciava tutto il danno sulle spalle di lui ! ... - Mastro Nunzio che si ostinava ad arrischiare cogli appalti il denaro del figliuolo , per provare che era il padrone in casa sua ! ... - Sempre in moto , sempre affaticato , sempre in piedi , di qua e di là , al vento , al sole , alla pioggia ; colla testa grave di pensieri , il cuore grosso d ' inquietudini , le ossa rotte di stanchezza ; dormendo due ore quando capitava , come capitava , in un cantuccio della stalla , dietro una siepe , nell ' aia , coi sassi sotto la schiena ; mangiando un pezzo di pane nero e duro dove si trovava , sul basto della mula , all ' ombra di un ulivo , lungo il margine di un fosso , nella malaria , in mezzo a un nugolo di zanzare . - Non feste , non domeniche , mai una risata allegra , tutti che volevano da lui qualche cosa , il suo tempo , il suo lavoro , o il suo denaro ; mai un ' ora come quelle che suo fratello Santo regalavasi in barba sua all ' osteria ! - trovando a casa poi ogni volta il viso arcigno di Speranza , o le querimonie del cognato , o il piagnucolìo dei ragazzi - le liti fra tutti loro quando gli affari non andavano bene . - Costretto a difendere la sua roba contro tutti , per fare il suo interesse . - Nel paese non un solo che non gli fosse nemico , o alleato pericoloso e temuto . - Dover celare sempre la febbre dei guadagni , la botta di una mala notizia , l ' impeto di una contentezza ; e aver sempre la faccia chiusa , l ' occhio vigilante , la bocca seria ! Le astuzie di ogni giorno ; le ambagi per dire soltanto " vi saluto " ; le strette di mano inquiete , coll ' orecchio teso ; la lotta coi sorrisi falsi , o coi visi arrossati dall ' ira , spumanti bava e minacce - la notte sempre inquieta , il domani sempre grave di speranza o di timore ... - Ci hai lavorato , anche tu , nella roba del tuo padrone ! ... Hai le spalle grosse anche tu ... povera Diodata ! ... Essa , vedendosi rivolta la parola , si accostò tutta contenta e gli si accovacciò ai piedi , su di un sasso , col viso bianco di luna , il mento sui ginocchi , in un gomitolo . Passava il tintinnìo dei campanacci , il calpestìo greve e lento per la distesa del bestiame che scendeva al torrente , dei muggiti gravi e come sonnolenti , le voci dei guardiani che lo guidavano e si spandevano lontane , nell ' aria sonora . La luna ora discesa sino all ' aia , stampava delle ombre nere in un albore freddo ; disegnava l ' ombra vagante dei cani di guardia che avevano fiutato il bestiame ; la massa inerte del camparo , steso bocconi - Nanni l ' Orbo , eh ? ... o Brasi Camauro ? Chi dei due ti sta dietro la gonnella ? - riprese don Gesualdo che era in vena di scherzare . Diodata sorrise : - Nossignore ! ... nessuno ! ... Ma il padrone ci si divertiva : - Sì , sì ! ... l ' uno o l ' altro ... o tutti e due insieme ! ... Lo saprò ! ... Ti sorprenderò con loro nel vallone , qualche volta ! ... Essa sorrideva sempre allo stesso modo , di quel sorriso dolce e contento , allo scherzo del padrone che sembrava le illuminasse il viso , affinato dal chiarore molle : gli occhi come due stelle ; le belle trecce allentate sul collo ; la bocca un po ' larga e tumida , ma giovane e fresca . Il padrone stette un momento a guardarla così , sorridendo anch ' esso , e le diede un altro scapaccione affettuoso . - Questa non è roba per quel briccone di Brasi , o per Nanni l ' Orbo ! no ! ... - Oh , gesummaria ! ... - esclamò essa facendosi la croce . - Lo so , lo so . Dico per ischerzo , bestia ! ... Tacque un altro po ' ancora , e poi soggiunse : - Sei una buona ragazza ! ... buona e fedele ! vigilante sugli interessi del padrone , sei stata sempre ... - Il padrone mi ha dato il pane , - rispose essa semplicemente . - Sarei una birbona ... - Lo so ! lo so ! ... poveretta ! ... per questo t ' ho voluto bene ! A poco a poco , seduto al fresco , dopo cena , con quel bel chiaro di luna , si lasciava andare alla tenerezza dei ricordi . - Povera Diodata ! Ci hai lavorato anche tu ! ... Ne abbiamo passati dei brutti giorni ! ... Sempre all ' erta , come il tuo padrone ! Sempre colle mani attorno ... a far qualche cosa ! Sempre l ' occhio attento sulla mia roba ! ... Fedele come un cane ! ... Ce n ' è voluto , sì , a far questa roba ! ... Tacque un momento intenerito . Poi riprese , dopo un pezzetto , cambiando tono : - Sai ? Vogliono che prenda moglie . La ragazza non rispose ; egli non badandoci , seguitò : - Per avere un appoggio ... Per far lega coi pezzi grossi del paese ... Senza di loro non si fa nulla ! ... Vogliono farmi imparentare con loro ... per l ' appoggio del parentado , capisci ? ... Per non averli tutti contro , all ' occasione ... Eh ? che te ne pare ? Ella tacque ancora un momento col viso nelle mani . Poi rispose , con un tono di voce che andò a rimescolargli il sangue a lui pure : - Vossignoria siete il padrone ... - Lo so , lo so ... Ne discorro adesso per chiacchierare ... perché mi sei affezionata ... Ancora non ci penso ... ma un giorno o l ' altro bisogna pure andarci a cascare ... Per chi ho lavorato infine ? ... Non ho figliuoli ... Allora le vide il viso , rivolto a terra , pallido pallido e tutto bagnato . - Perché piangi , bestia ? - Niente , vossignoria ! ... Così ! ... Non ci badate ... - Cosa t ' eri messa in capo , di ' ? - Niente , niente , don Gesualdo ... - Santo e santissimo ! Santo e santissimo ! - prese a gridare lui sbuffando per l ' aia . Il camparo al rumore levò il capo sonnacchioso e domandò : - Che c ' è ? ... S ' è slegata la mula ? Devo alzarmi ? ... - No , no , dormite , zio Carmine . Diodata gli andava dietro passo passo , con voce umile e sottomessa : - Perché v ' arrabbiate , vossignoria ? ... Cosa vi ho detto ? ... - M ' arrabbio colla mia sorte ! ... Guai e seccature da per tutto ... dove vado ! ... Anche tu , adesso ! ... col piagnisteo ! ... Bestia ! ... Credi che , se mai , ti lascerei in mezzo a una strada ... senza soccorsi ? ... - Nossignore ... non è per me ... Pensavo a quei poveri innocenti ... - Anche quest ' altra ? ... Che ci vuoi fare ! Così va il mondo ! ... Poiché v ' è il comune che ci pensa ! ... Deve mantenerli il comune a spese sue ... coi denari di tutti ! ... Pago anch ' io ! ... So io ogni volta che vo dall ' esattore ! ... Si grattò il capo un istante , e riprese : - Vedi , ciascuno viene al mondo colla sua stella ... Tu stessa hai forse avuto il padre o la madre ad aiutarti ? Sei venuta al mondo da te , come Dio manda l ' erba e le piante che nessuno ha seminato . Sei venuta al mondo come dice il tuo nome ... Diodata ! Vuol dire di nessuno ! ... E magari sei forse figlia di barone , e i tuoi fratelli adesso mangiano galline e piccioni ! Il Signore c ' è per tutti ! Hai trovato da vivere anche tu ! ... E la mia roba ? ... me l ' hanno data i genitori forse ? Non mi son fatto da me quello che sono ? Ciascuno porta il suo destino ! ... Io ho il fatto mio , grazie a Dio , e mio fratello non ha nulla ... In tal modo seguitava a brontolare , passeggiando per l ' aia , su e giù dinanzi la porta . Poscia vedendo che la ragazza piangeva ancora , cheta cheta per non infastidirlo , le tornò a sedere allato di nuovo , rabbonito . - Che vuoi ? Non si può far sempre quel che si desidera . Non sono più padrone ... come quando ero un povero diavolo senza nulla ... Ora ci ho tanta roba da lasciare ... Non posso andare a cercar gli eredi di qua e di là , per la strada ... o negli ospizi dei trovatelli . Vuol dire che i figliuoli che avrò poi , se Dio m ' aiuta , saranno nati sotto la buona stella ! ... - Vossignoria siete il padrone ... Egli ci pensò un po ' su , perché quel discorso lo punzecchiava ancora peggio di una vespa , e tornò a dire : - Anche tu ... non hai avuto né padre né madre ... Eppure cosa t ' è mancato , di ' ? - Nulla , grazie a Dio ! - Il Signore c ' è per tutti ... Non ti lascerei in mezzo a una strada , ti dico ! ... La coscienza mi dice di no ... Ti cercherei un marito ... - Oh ... quanto a me ... don Gesualdo ! ... - Sì , sì , bisogna maritarti ! ... Sei giovane , non puoi rimaner così ... Non ti lascerei senza un appoggio ... Ti troverei un buon giovane , un galantuomo ... Nanni l ' Orbo , guarda ! Ti darei la dote ... - Il Signore ve lo renda ... - Son cristiano ! son galantuomo ! Poi te lo meriti . Dove andresti a finire altrimenti ? ... Penserò a tutto io . Ho tanti pensieri pel capo ! ... e questo cogli altri ! ... Sai che ti voglio bene . Il marito si trova subito . Sei giovane ... una bella giovane ... Sì , sì , bella ! ... lascia dire a me che lo so ! Roba fine ! ... sangue di barone sei , di certo ! ... Ora la pigliava su di un altro tono , col risolino furbo e le mani che gli pizzicavano . Le stringeva con due dita il ganascino . Le sollevava a forza il capo , che ella si ostinava a tener basso per nascondere le lagrime . - Già per ora son discorsi in aria ... Il bene che voglio a te non lo voglio a nessuno , guarda ! ... Su quel capo adesso , sciocca ! ... sciocca che sei ! ... Come vide che seguitava a piangere , testarda , scappò a bestemmiare di nuovo , simile a un vitello infuriato . - Santo e santissimo ! Sorte maledetta ! ... Sempre guai e piagnistei ! ... V Masi , il garzone , corse a svegliare don Gesualdo prima dell ' alba , con una voce che faceva gelare il sangue nelle vene : - Alzatevi , vossignoria ; ch ' è venuto il manovale da Fiumegrande e vuole parlarvi subito ! ... - Da Fiumegrande ? ... a quest ' ora ? ... - Mastro - don Gesualdo andava raccattando i panni tastoni , al buio , ancora assonnato , con un guazzabuglio nella testa . Tutt ' a un tratto gridò : - Il ponte ! ... Deve essere accaduta qualche disgrazia ! ... - Giù nella stalla trovò il manovale seduto sulla panchetta , fradicio di pioggia , che faceva asciugare i quattro cenci a una fiammata di strame . Appena vide giungere il padrone , cominciò a piagnucolare di nuovo : - Il ponte ! ... Mastro Nunzio , vostro padre , disse ch ' era ora di togliere l ' armatura ! ... Nardo vi è rimasto sotto ! ... Era un parapiglia per tutta la casa : Speranza , la sorella , che scendeva a precipizio , intanto che suo marito s ' infilava le brache ; Santo , ancora mezzo ubbriaco , ruzzoloni per la scaletta della botola , urlando quasi l ' accoppassero . Il manovale , a ciascuno che capitava , tornava a dire : - Il ponte ! ... l ' armatura ! ... Mastro Nunzio dice che fu il cattivo tempo ! ... Don Gesualdo andava su e giù per la stalla , pallido , senza dire una parola , senza guardare in viso nessuno , aspettando che gl ' insellassero la mula , la quale spaventata anch ' essa sparava calci , e Masi dalla confusione non riusciva a mettergli il basto . A un certo punto gli andò coi pugni sul viso , cogli occhi che volevano schizzargli dall ' orbita . - Quando ? santo e santissimo ! ... Non la finisci più , peste che ti venga ! - Colpa vostra ! Ve l ' avevo detto ! Non sono imprese per noialtri ! - sbraitava la sorella in camicia , coi capelli arruffati , una furia tale e quale ! Massaro Fortunato , più calmo , approvava la moglie , con un cenno del capo , silenzioso , seduto sulla panchetta , simile a una macina di mulino . - Voi non dite nulla ! state lì come un allocco ! Adesso Speranza inveiva contro suo marito : - Quando si tratta d ' aiutar voi , che pure siete suo cognato ! ... carico di figliuoli anche ! ... allora saltano fuori le difficoltà ! ... denari non ce ne sono ! ... i denari che si son persi nel ponte della malora ! Gesualdo da principio si voltò verso di lei inviperito , colla schiuma alla bocca . Poscia mandò giù la bile , e si mise a canterellare mentre affibbiava la testiera della mula : un ' allegria che gli mangiava il fegato . Si fece il segno della croce , mise il piede alla staffa ; infine di lassù , a cavallo , che toccava quasi il tetto col capo , sputò fuori il fatto suo , prima d ' andarsene : - Avete ragione ! M ' ha fatto fare dei bei negozi , tuo marito ! La semenza che abbiamo buttato via a Donninga ! La vigna che m ' ha fatto piantare dove non nasce neppure erba da pascolo ! ... Testa fine tuo marito ! ... M ' è toccato pagarle di tasca mia le vostre belle speculazioni ! Ma son stanco , veh , di portare la soma ! L ' asino quand ' è stanco si corica in mezzo alla via e non va più avanti ... E spronò la mula , che borbottava ancora ; la sorella sbraitandogli dietro , dall ' uscio della stalla , finché si udirono i ferri della cavalcatura sui ciottoli della stradicciuola , nel buio . Il manovale si mise a correre , affannato , zoppicando ; ma il padrone , che aveva la testa come un mulino , non se ne avvide . Soltanto allorché furono giunti alla chiusa del Carmine , volse il capo all ' udire lo scalpiccìo di lui nella mota , e lo fece montare in groppa . Il ragazzo , colla voce rotta dall ' andatura della mula , ripeteva sempre la stessa cosa : - Mastro Nunzio disse che era tempo di togliere l ' armatura ... Era spiovuto dopo il mezzogiorno ... - No , vossignoria , disse mastro Nardo ; lasciamo stare ancora sino a domani ... - Disse mastro Nunzio : - tu parli così per papparti un ' altra giornata di paga ... - Io intanto facevo cuocere la minestra per gli uomini ... Dal monte si udiva gridare : " La piena ! cristiani !..." Mentre Nardo stava sciogliendo l ' ultima fune ... Gesualdo , col viso al vento , frustato dalla burrasca , spronava sempre la mula colle calcagna , senza aprir bocca . - Eh ? ... Che dite , don Gesualdo ? ... Non rispondete ? ... - Che non ti casca mai la lingua ? - rispose infine il padrone . Cominciava ad albeggiare prima di giungere alla Torretta . Un contadino che incontrarono spingendo innanzi l ' asinello , pigliandosi l ' acquazzone sotto la giacca di cotonina , col fazzoletto in testa e le mani nelle tasche , volle dire qualche cosa ; accennava laggiù , verso il fiume , mentre il vento si portava lontano la voce . Più in là una vecchierella raggomitolata sotto un carrubbio si mise a gridare : - Non potete passare , no ! ... Il fiume ! ... badate ! ... In fondo , nella nebbia del fiume e della pioggia , si scorgeva confusamente un enorme ammasso di rovine , come un monte franato in mezzo al fiume , e sul pilone rimasto in piedi , perduto nella bruma del cielo basso , qualcosa di nero che si muoveva , delle braccia che accennavano lontano . Il fiume , di qua e di là dei rottami , straripava in larghe pozze fangose . Più giù , degli uomini messi in fila , coll ' acqua fino al ginocchio , si chinavano in avanti tutti in una volta , e poi tiravano insieme , con un oooh ! che sembrava un lamento . - No ! no ! - urlavano i muratori trattenendo pel braccio don Gesualdo . - Che volete annegarvi , vossignoria ? Egli non rispondeva , nel fango sino a mezza gamba , andando su e giù per la riva corrosa , coi capelli che gli svolazzavano al vento . Mastro Nunzio , dall ' alto del pilone , gli gridava qualche cosa : delle grida che le raffiche gli strappavano di bocca e sbrindellavano lontano . - Che ci fate adesso lassù ? ... State a piangere il morto ? Lasciate ... lasciate andare ! - gli rispose Gesualdo dalla riva . Il rumore delle acque si mangiò anche le sue parole furiose . Il vecchio , in alto , nella nebbia , accennava sempre di no , testardo . Dell ' altra gente gridava anche dalla riva opposta , sotto gli ombrelloni d ' incerata , senza potere farsi intendere , indicando verso il punto dove gli uomini tiravano in salvo delle travi . A seconda del vento giungevano pure di lassù , donde veniva la corrente , delle voci che sembravano cadere dal cielo , delle grida disperate , e un suono di corno rauco . Gesualdo , curvo sotto l ' acquazzone , sfangando sulla riva , aiutava a tirare in salvo i legnami dell ' armatura che la corrente furiosa seguitava a scuotere e a sfasciare . - A me ! ... santo Dio ! ... non vedete che si porta anche quelli ? ... - A un certo punto barcollò e stava per affondare nella melma spumosa che dilagava . - Santo diavolone ! Che volete lasciarvi anche la pelle ? - urlò il capomastro afferrandolo pel bavero . - Un altro po ' strascinate me pure alla perdizione ! Egli , pallido come un morto , cogli occhi stralunati , i capelli irti sul capo , quasi colla schiuma alla bocca , rispondeva : - Lasciatemi crepare ! A voi non ve ne importa ! ... Dite così perché voi non ci avete il sangue vostro in mezzo a quell ' acqua ! ... Lasciatemi crepare ! Mastro Nunzio , vedendo smaniare a quel modo il suo figliuolo , voleva buttarsi a capo fitto giù nella corrente addirittura : - Per non stare a sentir lui ! ... Adesso mi dirà ch ' è tutta colpa mia ! ... vedrete ! ... Non son padrone di muovere un dito in casa mia ... Sono padrone da burla ... Allora è meglio finirla in una volta ! ... - E andava tentando l ' acqua col piede . - Sentite ! - interruppe il figliuolo con voce sorda . - Lasciatemi in pace anche voi ! Io v ' ho lasciato fare , voi ! Avete voluto che prendessi l ' appalto del ponte ... per non stare in ozio ... Vedete com ' è andata a finire ! ... E bisogna tornare da capo , se non voglio perdere la cauzione ... Potevate starvene quieto e tranquillo a casa ... Che vi facevo mancare ? ... Lasciatemi in pace almeno . Tanto , voi non ci avete perso nulla ... - Ah ! Non ci ho perso nulla ? ... Sapevo bene che glielo avresti rinfacciato ... a tuo padre ! ... Già non conto più nulla io ! Non so far più nulla ! ... Ti ho fatto quel che sei ! ... Come se non fossi il capo di casa ! ... come se non conoscessi il mio mestiere ! ... - Ah ! ... il vostro mestiere ? ... perché avevate la fornace del gesso ? ... e mi è toccato ricomprarvela due volte anche ! ... vi credete un ingegnere ! ... Ecco il bel mestiere che sapete fare ! ... Mastro Nunzio guardò infuriato il suo figliuolo , annaspando , agitando le labbra senza poter proferire altre parole , strabuzzando gli occhi per tornare a cercare il posto migliore da annegarsi , e infine brontolò : - E allora perché mi trattieni ? ... Perché non vuoi che mi butti nel fiume ? perché ? Gesualdo cominciò a strapparsi i capelli , a mordersi le braccia , a sputare in cielo . Poscia gli si piantò in faccia disperato , scuotendogli le mani giunte dinanzi al viso . - Per l ' amor di Dio ! ... per l ' anima di mia madre ! ... con questo po ' di tegola che m ' è cascata fra capo e collo ... capite che non ho voglia di scherzare adesso ! ... Il capomastro si intromise per calmarli . - Infine quel ch ' è stato è stato . Il morto non torna più . Colle chiacchiere non si rimedia a nulla . Piuttosto venite ad asciugarvi tutti e due , che arrischiate di pigliare un malanno per giunta , così fradici come siete . Avevano acceso un gran fuoco di giunchi e di legna rotte , nella capanna . Pezzi di travi su cui erano ancora appiccicate le immagini dei santi che dovevano proteggere il ponte , buon ' anima sua ! Mastro Nunzio , il quale perdeva anche la fede in quella disdetta , ci sputò sopra un paio di volte , col viso torvo . Tutti piangevano e si fregavano gli occhi dal fumo , intanto che facevano asciugare i panni umidi . In un canto , sotto quelle quattro tegole rotte , era buttato Nardo , il manovale che s ' era rotta la gamba , sudando e spasimando . Volle mettere anch ' egli una buona parola nel malumore fra padre e figlio : - Il peggio è toccato a me ; - si lamentò , - che ora rimango storpio e non posso più buscarmi il pane . Uno dei suoi compagni , vedendo che non poteva muoversi , gli ammucchiò un po ' di strame sotto il capo . Mastro Nunzio , sull ' uscio , coi pugni rivolti al cielo , lanciava fuoco e fiamme . - Giuda Iscariota ! Santo diavolone ! Doveva venire adesso questa grazia di Dio ! ... Ciascheduno diceva la sua . Dei vicini , venuti per vedere ; dei viandanti che volevano passare il fiume , e aspettavano , al riparo , con la schiena alla fiammata . - Evviva voi ! Avete fatto un bel lavoro ! Tanti denari spesi ! I denari del comune ! ... Ora ci tocca aspettare chissà quanto , prima di vedere un altro ponte ... O com ' era fatto , di ricotta ? - Questi altri , adesso ! ... Arrivate giusto nel buon momento ! ... Volete che faccia scendere Dio e i santi di lassù ?...- sbraitava mastro Nunzio . Gesualdo , lui , non diceva nulla , con la faccia color di terra , seduto su di un sasso , le mani fra le cosce , penzoloni . Quindi prese a sfogarsi col manovale . - Guarda quella carogna ! Mi lascia fuori la mula , con questo tempo ! Poltronaccio ! Nemico del tuo padrone ! - Non vi disperate , vossignoria ! - piagnucolò Nardo dal suo cantuccio . - Finché c ' è la salute , il resto è niente ! ... Gesualdo gli lanciò addosso un ' occhiata furibonda . - Parla bene , lui ... che non ha nulla da perdere ! ... - No , no , vossignoria ! ... Non dite così , che il Signore vi gastiga ! ... Mastro Nunzio , appoggiato allo stipite dell ' uscio , stava masticando da un po ' la sua idea , fra le gengive sdentate . Infine la buttò fuori , rivolgendosi verso il figliuolo all ' improvviso : - E sai cos ' ho da dirti ? Che non ne voglio più sapere di questo ponte della disgrazia ! Piuttosto faremo un mulino , coi materiali che riusciremo a mettere in salvo ... Un affare sicuro quello ... - Un ' altra adesso ! - saltò su Gesualdo . - Siete ammattito davvero ? E la cauzione ? Volete che ci perda anche quella ? Se lasciassi fare a voi ! ... Quando presi a fabbricare dei mulini , mi toccava sentire che era la rovina ... Ora che vi siete persuaso , non vorreste far altro ... come se tutto il paese dovesse macinarsi le ossa notte e giorno , e le mie prima degli altri ! ... santo e santissimo ! La lite s ' accese un ' altra volta . Mastro Nunzio che strillava e si lagnava di non esser rispettato . - Vedete se sono un fantoccio ? ... un pulcinella ? ... il capo della casa ... signori miei ! ... guardate un po ' ! ... - Gesualdo per finirla saltò di nuovo sulla mula , verde dalla bile , e se ne andò mentre l ' acqua veniva ancora giù dal cielo come Dio la mandava , col capo nelle spalle , bagnato sino alle ossa , il cuore dentro più nero del cielo nuvolo che aveva dinanzi agli occhi ; il paese grigio e triste nella pioggia anch ' esso , lassù in cima al monte , col suono del mezzogiorno che passava a ondate , trasportato dal vento , e si sperdeva in lontananza . Quanti lo incontravano , conoscendo la disgrazia che gli era capitata , dimenticavano di salutarlo e tiravano via . Egli guardava bieco e borbottava di tanto in tanto fra di sé : - Sono ancora in piedi ! Mi chiamo mastro - don Gesualdo ! ... Finché sono in piedi so aiutarmi ! Un solo , un povero diavolo , che andava per la stessa strada , gli offrì di prenderlo sotto l ' ombrello . Egli rispose : - Ci vuol altro che l ' ombrello , amico mio ! Non temete , che non ho paura d ' acqua e di grandine , io ! Arrivò al paese dopo mezzogiorno . Il canonico Lupi s ' era coricato allora allora , subito dopo pranzo . - Vengo , vengo , don Gesualdo ! - gli gridò dalla finestra , sentendosi chiamare . Qualcheduno che andava ancora pei fatti suoi , a quell ' ora , vedendolo così fradicio , piovendo acqua come un ombrello , gli disse : - Eh , don Gesualdo ? ... che disgrazia ! ... Lui duro come un sasso , col sorriso amaro sulle labbra sottili e pallide , rispondeva : - Eh , cose che accadono . Chi va all ' acqua si bagna , e chi va a cavallo cade . Ma sinché non v ' è uomini morti , a tutto si rimedia . I più tiravano di lungo , voltandosi per curiosità dopo ch ' erano passati . Il canonico comparve infine sul portoncino , abbottonandosi la sottana . - Eh ? eh ? don Gesualdo ? Eccovi qua ... eccovi qua ! ... Don Gesualdo s ' era fatta una faccia allegra per quanto poteva , colla febbre maligna che ci aveva nello stomaco . - Sissignore , eccomi qua ! - rispose con un sorriso che cercò di fare allargare per tutta la faccia scura . - Eccomi qua , come volete voi ... ai vostri comandi ... Però , dite la verità , voi parlate col diavolo , eh ? Il canonico finse di non capire : - Perché ? pel ponte ? No , in fede mia ! Mi dispiace anzi ! ... - No , no , non dico pel ponte ! ... Ma andiamo di sopra , vossignoria . Non son discorsi da farsi qui , in istrada ... C ' era il letto ancora disfatto nella camera del canonico ; tutt ' in giro alle pareti un bel numero di gabbioline , dove il canonico , gran cacciatore al paretaio , teneva i suoi uccelli di richiamo ; un enorme crocifisso nero di faccia all ' uscio , e sotto la cassa della confraternita , come una bara da morto , nella quale erano i pegni dei denari dati a prestito ; delle immagini di santi qua e là , appiccicate colle ostie , insudiciate dagli uccelli , e un puzzo da morire , fra tutte quelle bestie . Don Gesualdo cominciò subito a sfogarsi narrando i suoi guai : il padre che si ostinava a fare di testa sua , per mostrare ch ' era sempre lui il capo , dopo aver dato fondo al patrimonio ... Gli era toccato ricomprargliela due volte la fornace del gesso ! E continuava a metterlo in quegli impicci ! ... E se lui diceva ahi ! quando era costretto a farsi aprire la vena e a lasciarsi cavar dell ' altro sangue per pagare , allora il padre gridava che gli si mancava di rispetto . La sorella ed il cognato che lo pelavano dall ' altra parte . Una bestia , quel cognato Burgio ! bestia e presuntuoso ! E chi pagava era sempre lui , Gesualdo ! ... Suo fratello Santo che mangiava e beveva alle sue spalle , senza far nulla , da mattina a sera : - Col mio denaro , capite , vossignoria ? col sangue mio ! So io quel che mi costa ! Quando ho lasciato mio padre nella fornace del gesso in rovina , che non si sapeva come dar da mangiare a quei quattro asini del carico , colla sola camicia indosso sono andato via ... e un paio di pantaloni che non tenevano più , per la decenza ... senza scarpe ai piedi , sissignore . La prima cazzuola per incominciare a fare il muratore dovette prestarmela mio zio il Mascalise ... E mio padre che strepitava perché lasciavo il mestiere in cui ero nato ... E poi , quando presi il primo lavoro a cottimo ... gridava ch ' era un precipizio ! Ne ho avuto del coraggio , signor canonico ! Lo so io quel che mi costa ! Tutto frutto dei miei sudori , quello che ho ... E quando lo vedo a buttarmelo via , chi da una parte e chi dall ' altra ! ... che volete , vossignoria ! il sangue si ribella ! ... Ho taciuto sinora per aver la quiete in famiglia ... per mangiare in santa pace un boccone di pane , quando torno a casa stanco ... Ma ora non ne posso più ! Anche l ' asino quando è stanco si corica in mezzo alla via e non va più avanti ... Voi non sapete che gastigo di Dio è Speranza , mia sorella ! ... Voglio finirla ! ... Ciascuno per casa sua . Dico bene , canonico mio ? Il canonico intanto governava i suoi uccelli di richiamo . - Se non mi date retta , vossignoria , è inutile che parli ! - Sì , sì , vi ascolto . Che diavolo ! non ci vuole poi un sant ' Agostino a capire quel che volete ! ... In conclusione si tratta di salvare la cauzione , non è così ? di avere qualche aiuto dal comune ? - Sissignore ... la cauzione ... Poi Gesualdo gli piantò addosso gli occhi grigi e penetranti , e riprese : - E un ' altra cosa anche ... Vi dicevo che voglio far casa da me ... per conto mio ... se trovo la moglie che mi conviene ... Ma se non mi date retta , vossignoria ... allora è inutile ... O se fingete di non capire ... Vi ricordate ? ... quel discorso che mi faceste la sera della festa del santo Patrono ? ... Ma se fate le viste di non capire , perchè sono venuto qui da voi ... quando vi ho detto per prima cosa ... Vi ho detto : " Eccomi qua , come volete voi ... " - Ah ! ... ah ! ... - rispose il canonico alzando il capo come un asino che strappi la cavezza . Poi lasciò stare il nicchio che andava spolverando attentamente , e gli fissò addosso anche lui i suoi occhi da uomo che non si lascia mettere nel sacco . - Sentite , don Gesualdo ... questo non è discorso che venite a farmi adesso , a questa maniera ! Allora vuol dire che non conoscete chi vi è amico e chi vi è nemico , benedetto Dio ! Ho piacere che abbiate toccato con mano se il consiglio che vi ho dato allora era tutt ' oro ! Una giovane ch ' è una perla , avvezza ad ogni guaio , che l ' avreste tutta ai vostri comandi , e di famiglia primaria anche ! ... la quale vi farebbe imparentare con tutti i pezzi grossi del paese ! ... Lo vedete adesso di che aiuto vi sarebbe ? Avreste dalla vostra i giurati e tutti quanti . Anche per l ' altra faccenda della gabella , poi , se volete entrarci insieme a noi ... - Sissignore - rispose Gesualdo vagamente . - Tante cose si potrebbero fare ... Si potrebbe parlarne ... - Si dovrebbe parlarne chiaro , amico mio . Mi prendete per un ragazzo ? Una mano lava l ' altra . Aiutami che t ' aiuto , dice pure lo Spirito Santo . Voi , caro don Gesualdo , avete il difetto di credere che tutti gli altri sien più minchioni di voi . Prima fate lo gnorri , non ci sentite da quell ' orecchio , e poi , al bisogno , quando vi casca la casa addosso , mi venite dinanzi con quella faccia . - Sarà il caldo ... saranno tutti quegli uccelli ... - balbettò l ' altro un po ' scombussolato . - Vorrei vedervi nei miei panni , signor canonico ! - esclamò infine . - Nei vostri panni ... sicuro ... mi ci metto ! Voglio farvi vedere e toccar con mano chi vi vuol bene o no ! Eccomi con voi . Pensiamo a quest ' affare del ponte prima ... a salvare la cauzione ... con un sussidio del comune . Andremo adesso dal capitano ... e dai giurati che non ci sarebbero contrari ... Peccato che il barone Zacco abbia già dei sospetti per l ' affare della gabella ! ... Lasciatemi pensare ... Mentre terminava di legarsi il mantello al collo andava raccogliendo le idee , colle sopracciglia aggrottate , guardando in terra di qua e di là . - Ecco ! Io vo prima dalla signora Sganci ... no ! no ! non le dico nulla per adesso ! qualche parola così in aria ... in via accademica ... Mi basta che donna Marianna scriva due righe al capitano . Quanto alla baronessa Rubiera posso dormire fra due guanciali ... è come se fosse la vostra stessa persona , se mi promettete ... Ma badiamo , veh ! ... E il canonico sgranò gli occhi . Don Gesualdo stese la mano verso il crocifisso . - No , dico per l ' altro affare , quello della gabella . Non vorrei che giuocassimo a scarica barile fra di noi , caro don Gesualdo ! Costui voleva allungare la mano di nuovo ; ma il canonico aveva già infilato l ' uscio . - Voi m ' aspetterete giù , nel portone . Un momento , vado e torno . Tornò fregandosi le mani : - Ve l ' avevo detto . Non ci vede dagli occhi donna Marianna per quella nipote ! Farete un affarone ! Appena fuori si imbatterono nel notaro Neri , che andava ad aprire lo studio , e fece il viso di condoglianza a don Gesualdo . - Brutto affare , eh ? Mi dispiace ! - Sotto si vedeva che gongolava . Il canonico , a tagliar corto , rispose lui : - Cosa da nulla ... Il diavolo poi non è così brutto ... Rimedieremo ... Abbiamo salvato i materiali ... - Dopo , quando furono lontani , e il notaio con la chiave nella toppa li guardava ancora ridendo , il canonico gli soffiò nell ' orecchio , a mastro - don Gesualdo : - E ' che avete una certa faccia , caro mio ! ... - Io ? - Sì . Non ve ne accorgete , ma l ' avete ! Se fate quella faccia , tutti vi metteranno i piedi sopra per camminarvi ! ... Con quella faccia non si va a chiedere un favore ... Aspettatemi qui ; salgo un momento dal cavalier Peperito . E ' una bestia ; ma l ' hanno fatto giurato . Appena il canonico se ne fu andato su per la scala rotta e scalcinata , arrivò il cavaliere dal poderetto , montato su di un asinello macilento , con una bisaccia piena di fave dietro . Don Gesualdo per ingraziarselo lo aiutò a scaricar le fave , e a legar l ' asino alla mangiatoia , sotto l ' arco della scaletta ; ma il cavaliere parve un po ' seccato d ' esser stato sorpreso in quell ' arnese , tutto infangato , e col vestito lacero da campagna . - Non ne facciamo nulla , - disse il canonico ritornando poco dopo . - E ' una bestia ! Crede di fare il cavaliere sul serio ... Deve avercela con voi ... Bisogna trovare la persona . Ciolla ? ohi ? Ciolla ? A voi dico , Ciolla ! Sapete s ' è in casa don Filippo ? L ' avete visto uscire ? Ciolla ammiccò coll ' unico occhio , torcendo ancora la bocca di paralitico . - No , Canali è ancora lì , da Bomma , che l ' aspetta per condurlo dalla cognata , la ceraiuola , sapete bene ? E ' la loro passeggiata , dopopranzo ... a trastullarsi con lei , dietro lo scaffale ... Che c ' è di nuovo , don Gesualdo ? Andate a benedire il ponte , insieme al canonico ? Don Gesualdo si sfogò infine con lui , appuntandogli contro le corna , con tutt ' e due le mani . - Vi stava sulla pancia quel ponte ! ... Come aveste dovuto spendere di tasca vostra ! ... Il canonico lo tirò per un braccio : - Andiamo , andiamo ! Volete chiudere la bocca a tutti gli sfaccendati ? Nel salire per la stradicciuola dei Margarone incontrarono il marchese Limòli , che andava a fare la sua passeggiatina solita della sera , dal Rosario a Santa Maria di Gesù , sempre solo e con l ' ombrello rosso sotto il braccio . Il canonico , rispondendo alla scappellata cerimoniosa del marchese , ebbe un ' ispirazione . - Aspettate , aspettate un momento ! Di lì a un po ' tornò a raggiungere don Gesualdo con tutt ' altro viso . - Un gran diavolo quel marchese ! Povero come Giobbe , ma è uno che ha voce in capitolo ! S ' aiutano fra di loro , tutti in un gruppo ! ... una buona parola , alle volte ! ... fra di loro non possono dir di no ... Lo lascerebbero morir di fame , ma un favore non glielo negano ... Don Filippo era ancora in casa , occupato a rigar la carta per le aste di Nicolino : - Che buon vento ? che buon vento ? ... - Poscia vedendo entrare anche don Gesualdo , dietro il canonico , calò di nuovo gli occhiali sul naso . - Ho tanto da fare ! ... Ah , sì ! ... la cauzione ? ... Volete che il comune vi aiuti a ripescarla ? Volete qualche agevolazione per riprendere i lavori ? ... Vedremo ... sentiremo ... Se l ' avete sbagliato la prima volta questo ponte benedetto ? ... E ' un affar grave ... Non so di che si tratti ... Non sono informato ... Da un pezzo che non me ne occupo ... Tanto da fare ! ... Non ho tempo di soffiarmi il naso ... Vedremo ... sentiremo ... In quella entrò Canali , il quale veniva a cercare Margarone , sorpreso di non vederlo all ' ora solita . Anch ' esso sapeva del ponte , e sembrava che si divertisse mezzo mondo a prolungare le condoglianze - il veleno che gli scorreva sotto il faccione giallo : - Ahi ! ahi ! don Gesualdo ! ... Era un ' impresa grossa ! ... Un colpo da mandare ruzzoloni ! ... C ' era troppa carne al fuoco in casa vostra ! ... - Don Filippo , ora che aveva l ' appoggio , si rivoltò anche lui : - Bisogna fare il passo secondo la gamba , mio caro ! ... Volevate pigliare il cielo a pugni ... Il posto a chi tocca , caro amico ! ... Non bisogna mettersi in testa di dare il gambetto a un paese intero ! ... Don Gesualdo allora perse la pazienza . Si alzò di botto , rosso come un gallo , e aprì la bocca per sfogarsi . Ma il canonico gliela tappò con una mano . - State zitto ! Lasciate dire a me ! Sentite qua , don Filippo ! Lo tirò per la falda nell ' anticamera . Di lì a un po ' rientrarono a braccetto , don Filippo tornato un pezzo di zucchero con mastro - don Gesualdo , spalancandogli addosso gli occhioni di bue , quasi lo vedesse allora per la prima volta : - Vedremo ! ... Quanto a me ... quel che si può fare ... Ho parlato nel vostro interesse , caro don Gesualdo ... Don Gesualdo , scendendo le scale , brontolava ancora : - Perché dovrei averli tutti contro ? ... Non fo male a nessuno ... Fo gli affari miei ... - Eh , caro don Gesualdo ! - scappò a dire infine il canonico . - Gli affari vostri fanno a pugni con gli affari degli altri , che diavolo ! ... Apposta bisogna tirarli dalla vostra ... Fra di loro si danno la mano ... son tutti parenti ... Voi siete l ' estraneo ... siete il nemico , che diavolo ! Il canonico si fermò su due piedi , in mezzo alla piazzetta , di fronte al palazzo dei Trao , alto , nero e smantellato , e guardando fisso don Gesualdo , cogli occhietti acuti di topo che sembrava volessero ficcarglisi dentro come due spilli , il viso a lama di coltello che sfuggiva da ogni parte : - Vedete ? ... quando sarete entrato nel campo anche voi ... Quella è la dote che vi porterebbe donna Bianca ! ... E ' denaro sonante per voi che avete le mani in tanti affari . Mastro - don Gesualdo tornò a lisciarsi il mento , come quando stava a combinare qualche negozio con uno più furbo di lui ; guardò il palazzo ; guardò poi il canonico , e rispose : - Però caparra in mano , eh ? signor canonico ? Prima voglio vedere come la pigliano i parenti di lei . - A braccia aperte la pigliano ! ... ve lo dico io ! Fate conto che il fiume torni a rifarvi il ponte meglio di prima , e andate a dormirci su . Nel vicoletto lì accanto , vicino a casa sua , trovò Diodata che stava aspettandolo colla mantellina in testa , rincantucciata sotto l ' arco del ballatoio , poiché in casa non la volevano , Speranza principalmente , e la tolleravano soltanto in campagna , pei servigi grossi . Appena la ragazza vide il suo padrone ricominciò a piangere e a lamentarsi , quasi fosse caduto addosso a lei il ponte : - Don Gesualdo , che disgrazia ! Mi sarei contentata d ' annegarmi io piuttosto ! ... Son venuta a vedervi , vossignoria ... con questa spina che dovete averci in cuore ! ... - Quest ' altra adesso ! Perché sei venuta ? Tutta bagnata sei ! ... guarda ! come le bestie ! ... dalla Canziria fin qui a piedi ! ... apposta per farmi il piagnisteo ... Come non ne avessi abbastanza dei miei guai ! ... Ora dove vai a quest ' ora ? La fece entrare nella stalla . Essa nello staccarsi dal muro lasciò una pozza d ' acqua , lì davanti all ' uscio dove era stata ad aspettare . Anche lui si sentiva le ossa rotte . Per giunta , sua sorella l ' accolse come un cane . - Siete tornato dalla festa ? Avete visto che bel guadagno ? Poi si rivolse inviperita a suo marito , nera , magra al par di un chiodo , cogli occhi di carbone , tanto di bocca aperta , quasi volesse mangiarsi la gente : - Voi non dite nulla ? ... A voi non bolle il sangue ? ... Burgio , più pacifico , cercava di svignarsela , facendo le spalle grosse , chinando il testone di bue . - Ecco ! ... Nessuno si dà pensiero dei guai che ci càpitano ! ... Io sola mi mangio il fegato ! Il fratello Gesualdo , colla bocca amara , le andava cantando : - Lascia stare , Speranza ! Lasciami stare , che ne ho abbastanza , anche senza la tua predica ! - Non volete sentire neppure la predica ? Non volete che mi lamenti ? Tanti denari persi ! ... Che non li guadagnate i vostri denari , voi ? ... Egli per fuggire quella vespa , andava cercando in cucina qualcosa da mettere sotto il dente , dopo una giornata simile . Frugava nel cassone del pane . Speranza sempre dietro , come il gastigo di Dio . - Fra poco , seguitando di questo passo , non ce ne sarà più del pane nel cassone , no ! ... e non ci sarà neppure il cassone , non ci sarà ! ... La casa se ne andrà tutta al diavolo ! ... Santo , che tornava affamato dal bighellonare in piazza tutta la giornata , al trovare il fuoco spento diede nelle furie , come un vero animale . I ragazzi che strillavano ; tutti i vicini alle finestre per godersi la scena ; tanto che Gesualdo infine perse la pazienza : - Sapete cosa vi dico ? che mi fate fare uno sproposito ! Tante volte ve l ' ho predicato ! ... ora lo fo sul serio , com ' è vero Dio ! L ' asino quando non ne può più si corica , e buona notte a chi resta ! E se ne andò nella stalla , mentre Speranza gli strillava dietro : - Scappate anche ? per andare a trovare Diodata ? Vi pare che non l ' abbia vista ? Mezza giornata che vi aspetta , quella sfacciata ! ... Egli sbatacchiò l ' uscio . Da prima non voleva neppur mangiare , digiuno com ' era da ventiquattr ' ore , con tutti quei dispiaceri che gli empivano lo stomaco . Diodata andò a comprargli del pane e del salame , bagnata sino alle ossa al par di lui , colla gola secca . Lì , sulla panchetta della stalla , dinanzi a una fiammata di strame , almeno si inghiottiva in pace un po ' di grazia di Dio . - Ti piace , eh , questa bella vita ? Ti piace a te ? - domandava egli masticando a due palmenti , ancora imbronciato . Essa stava a vederlo mangiare , col viso arrossato dalla fiamma , e diceva di sì , come voleva lui , con un sorriso contento adesso . Il giorno finiva sereno . C ' era un ' occhiata di sole che spandevasi color d ' oro sul cornicione del palazzo dei Trao , dirimpetto , e donna Bianca la quale sciorinava un po ' di biancheria logora , sul terrazzo che non poteva vedersi dalla piazza , colle mani fine e delicate , la persona che sembrava più alta e sottile in quella vesticciuola dimessa , mentre alzavasi sulla punta dei piedi per arrivare alle funicelle stese da un muro all ' altro . - Vedi chi vogliono farmi sposare ? - disse lui . - Una Trao ! ... e buona massaia anche ! ... m ' hanno detto la verità ... E rimase a guardare , pensieroso , masticando adagio adagio . Diodata guardava anche lei , senza dir nulla , col cuore grosso . Passarono le capre belando dal vicoletto . Donna Bianca , come sentisse alfine quegli occhi fissi su di lei , voltò il viso pallido e sbattuto , e si trasse indietro bruscamente . - Adesso accende il lume , - riprese don Gesualdo . - Fa tutto in casa lei . Eh , eh ... c ' è poco da scialarla in quella casa ! ... Mi piace perché è avvezza ad ogni guaio , e l ' avrei al mio comando ... Tu di ' , che te ne pare ? Diodata volse le spalle , andando verso il fondo della stalla per dare una manciata di biada fresca alla mula , e rispose dopo un momento , colla voce roca : - Vossignoria siete il padrone . - E ' vero ... Ma veh ! ... che bestia ! Devi aver fame anche tu ... Mangia , mangia , poveretta . Non pensar solo alla mula . VI Don Luca il sagrestano andava spegnendo ad una ad una le candele dell ' altar maggiore , con un ciuffetto d ' erbe legato in cima alla canna , tenendo d ' occhio nel tempo istesso una banda di monelli che irrompevano di tratto in tratto nella chiesa quasi deserta in quell ' ora calda , inseguiti a male parole dal sagrestano . Donna Bianca Trao , inginocchiata dinanzi al confessionario , chinava il capo umile ; abbandonavasi in un accasciamento desolato ; biascicando delle parole sommesse che somigliavano a dei sospiri . Dal confessionario rispondeva pacatamente una voce che insinuavasi come una carezza , a lenire le angosce , a calmare gli scrupoli , a perdonare gli errori , a schiudere vagamente nell ' avvenire , nell ' ignoto , come una vita nuova , un nuovo azzurro . Il sole di sesta scappava dalle cortine , in alto , e faceva rifiorire le piaghe di sant ' Agata , all ' altar maggiore , quasi due grosse rose in mezzo al petto . Allora la penitente risollevavasi ansiosa , raggiante di consolazione , aggrappandosi avidamente alla sponda dell ' inginocchiatoio , con un accento più fervido , appoggiando la fronte sulle mani in croce per lasciarsi penetrare da quella dolcezza . Veniva un ronzìo di mosche sonnolenti , un odor d ' incenso e di cera strutta , un torpore greve e come una stanchezza dal luogo e dall ' ora . Una vecchia aspettava accoccolata sui gradini dell ' altare , simile a una mantellina bisunta posata su di un fagotto di lavandaia , e quando destavasi borbottando , don Luca le dava sulla voce : - Bella creanza ! Non vedete che c ' è una signora prima di voi al confessionario ? ... quelle non sono le quattro chiacchiere che avete da portarci voi al tribunale della penitenza ! ... discorsi di famiglia , cara voi ! ... affari importanti ! Nell ' ombra del confessionario biancheggiò una mano che faceva il segno della croce , e donna Bianca si alzò infine , barcollando , chiusa nel manto sino ai piedi , col viso raggiante di una dolce serenità . Don Luca , vedendo che la vecchia non si risolveva ad andarsene , toccò la mantellina colla canna . - Ehi ? ehi ? zia Filomena ? ... E ' tardi oggi , è tardi . Sta per suonare mezzogiorno , e il confessore deve andarsene a desinare . La vecchia levò il capo istupidito , e si fece ripetere due o tre volte la stessa cosa , testarda , imbambolata . - Sicuro , sto per chiudere la chiesa . Potete andarvene , madre mia . Oggi ? ... neppure ! ... ci ha la trebbia al Passo di Cava padre Angelino . Giorni di lavoro , cara mia ! - Bel bello riescì a mandarla via , borbottando , trascinando le ciabatte . Poi , mentre il prete infilava l ' uscio della sagrestia , don Luca dovette anche dar la caccia a quei monelli , rovesciando banchi e sedie , facendo atto di tirare l ' incensiere : - Fuori ! fuori ! Andate a giuocare in piazza ! - Nello stesso tempo passava e ripassava vicino a donna Bianca che si era inginocchiata a pregare dinanzi alla cappella del Sacramento , sfolgorante d ' oro e di colori lucenti da accecare , tossendo , spurgandosi , fermandosi a soffiarsi il naso , brontolando : - Neppure in chiesa ! ... non si può raccogliersi a far le orazioni ! ... Donna Bianca si alzò in piedi , segnandosi , colle labbra ancora piene di avemarie . Il sagrestano le rivolse la parola direttamente , mentr ' essa avviavasi per uscire : - Siete contenta , vossignoria ? Un sant ' uomo quel padre Angelino ! Confessa bene , eh ? V ' ha lasciata contenta ? Ella accennò di sì col capo , col sorriso breve , rallentando il passo per cortesia . - Un bravo uomo ! un uomo di giudizio ! Quello sì che ve lo può dare un buon consiglio ... meglio di vostro fratello don Ferdinando ... ed anche di don Diego , sì ! ... Guardò intorno cogli occhi di gatto avvezzi a vederci al buio nella chiesa e su per la scala del campanile , e aggiunse sottovoce , cambiando tono , in aria di gran mistero : - Sapete che risposta gli hanno dato a don Gesualdo Motta ? Aveva mandato a fare la domanda formale di matrimonio , ieri dopo pranzo , col canonico Lupi ... Bianca arrossì senza levare il capo . Il sagrestano che la guardava negli occhi bassi , seguendola passo passo , riprese più forte : - Gli hanno detto di no ... tale e quale come ve lo dico adesso ... Il canonico è rimasto di sale ! ... Nessuno si sarebbe aspettato quella risposta , non è vero ? ... il canonico donna Marianna , anche la baronessa vostra zia , tutti che ci avevano posto un grande impegno ! ... Si sarebbe mosso quel Cristo ch ' è di legno , vedete ! Nessuno l ' avrebbe creduto così duro , quel don Diego vostro fratello ! un signore umile e buono che pareva di potersi confessare con lui ! ... Non parlo di don Ferdinando , ch ' è peggio di un ragazzo , poveretto ! ... Egli era riuscito a fermare donna Bianca , piantandosele dinanzi , cogli occhi lucenti , il viso acceso , abbassando ancora la voce nel farle una confidenza decisiva : - Don Gesualdo sembra impazzito ! ... Dice che non può mandarla giù ! che ne farà una malattia , com ' è vero Iddio ! ... Sono andato a trovarlo alla Canziria ... faceva trebbiare il grano ... - Don Gesualdo , ch ' è questa la maniera di prendersela ? ... Ci lascerete la pelle , vossignoria ! ... - Lasciatemi stare , caro don Luca , che so io ! ... dacché il canonico mi portò quella bella risposta ! ... - Sembra davvero malato di cent ' anni ! ... La barba lunga ... Non dorme e non mangia più ... In quel momento si udì uno scalpiccìo di gente di chiesa . Don Luca alzò la voce di botto , quasi parlasse a un sordo : - Oggi padre Angelino ci ha la trebbia al Passo di Cava . Se avete qualche altro peccato da confessarvi , c ' è l ' arciprete Bugno sfaccendato ... buono anche quello ! un servo di Dio ... Però vedendo il canonico Lupi che s ' avanzava verso di loro , inchinandosi a ogni altare , colla destra stillante d ' acqua benedetta , il nicchio pendente dall ' altra mano : - Benedicite , signor canonico ! Come va da queste parti ? ... Il canonico , invece di rispondergli , si rivolse a donna Bianca con un sorriso sciocco sul muso aguzzo di furetto color di filiggine . - Facciamo del bene , donna Bianca ! Raccomandiamoci al Signore ! Vi ho vista entrare in chiesa , mentre andavo qui vicino , da don Gesualdo Motta , e ho detto : Ecco donna Bianca che fa la sua visita alle Quarant ' ore , e dà il buon esempio a me , indegno sacerdote ... - Giusto ... qui c ' è il signor canonico ! ... Se avete qualche altro peccato da dirgli , donna Bianca ... - Io non posso , mi dispiace ! Monsignore non mi ha data la confessione , perché sa che me ne manca il tempo ... - Indi aggiunse con un certo risolino , lisciandosi il mento duro di barba . - Poi i vostri fratelli non vorrebbero ... Donna Bianca , rossa come se avesse avuto sul viso tutto il riflesso della cortina che velava l ' altare del Crocifisso , finse di non capire . Il canonico ripigliò , mutando registro : - Ci ho tante faccende gravi sulle spalle ... mie e d ' altrui ... Andavo appunto da don Gesualdo per commissione di vostra zia . Sapete il grosso affare che hanno insieme , colla baronessa ? - Donna Bianca fece segno di no . - Un affare grosso ... Si tratta di pigliare in affitto le terre di tutti i comuni della Contea ! ... Don Gesualdo ha il cuore più grande di questa chiesa ! ... e i conquibus anche ! ... Assai ! assai , donna Bianca ! Assai più di quel che si crede ... Uno che si farà ricco come Creso , con quella testa fine che ha ! Don Luca si lasciò scappare di bocca , mentre andava spogliandosi degli abiti ecclesiastici , col viso dentro la cotta , le braccia in aria , la voce soffocata : - Bisogna vedere quel che ha raccolto alla Canziria , bisogna vedere ! - Ah , ah ! venite di lassù ? - Sissignore , - rispose il sagrestano , cavando fuori il viso rosso e imbarazzato . - Così , per fare quattro passi ... Ci vado ogni anno per la limosina della chiesa ... Don Gesualdo è devoto di sant ' Agata ! - Un cuor d ' oro ! - interruppe il canonico . - Generoso , caritatevole ! ... Peccato che ... E si diede della mano sulla bocca . - Quello che stavo dicendo a donna Bianca ! ... - confermò don Luca , ripreso animo , cogli occhietti di nuovo petulanti . - Basta ! basta ! Ciascuno dispone a suo modo in casa sua ! Ora vi lascio pei fatti vostri . Tanti saluti a don Diego e a don Ferdinando ! Donna Bianca imbarazzata voleva andarsene anche lei ; ma ma il sagrestano la trattenne : - Un momento ! Cosa devo dire a padre Angelino , se volete mettervi in grazia di Dio prima della festa di san Giovanni Battista ... Il canonico insisteva anche lui : - No , no , restate , donna Bianca , fate gli affari vostri . - Poscia , appena egli lasciò ricadere la portiera , uscendo , don Luca ammiccò : - E così ? che devo dire a don Gesualdo , se mai lo vedo ... per caso ? .. Essa sembrava esitante . Seguitava ad avviarsi verso la porta della chiesa , passo passo , tenendo gli occhi bassi , come infastidita dall ' insistenza del sagrestano . - Giacché i miei fratelli hanno detto di no ... - Una sciocchezza hanno detto ! Avrei voluto condurli per mano alla Canziria , e fargli vedere se non vale tutti i vostri ritratti affumicati ! ... Scusatemi , donna Bianca ! ... parlo nell ' interesse di vossignoria ... I vostri fratelli tengono al fumo perché sono vecchi ... hanno i piedi nella fossa , loro ! ... Ma voi che siete giovine , come rimanete ? Non si rovina così una sorella ! ... Un marito simile non ve lo manda neppure san Giuseppe padre della provvidenza ! ... Sono pazzi a dir di no i vostri fratelli ! ... pazzi da legare ! ... Le terre della Contea se le piglierà tutte lui , don Gesualdo ! ... e poi le mani in pasta da per tutto . Non si mura un sasso che non ci abbia il suo guadagno lui ... Domeneddio in terra ! Ponti , mulini , fabbriche , strade carreggiabili ! ... il mondo sottosopra mette quel diavolo ! Fra poco si andrà in carrozza sino a Militello , prima Dio e don Gesualdo Motta ! ... Sua moglie andrà in carrozza dalla mattina alla sera ! ... camminerà sull ' oro colato , come è vero Dio ! Anche padre Angelino vi avrà consigliato la stessa cosa che vi dico io ... Non ho udito nulla , per non violare il suggello della confessione , ma padre Angelino è un uomo di giudizio ... vi avrà consigliato di prendere un buon marito ... di mettervi in grazia di Dio . Donna Bianca lo guardò sbigottita , col mento aguzzo dei Trao che sembrava convulso . Indi alzò verso il crocifisso gli occhi umidi di lagrime , colle labbra pallide serrate in una piega dolorosa . Con quelle labbra senza sangue rispose infine sottovoce : - I miei fratelli sono padroni ... tocca a loro decidere ... Don Luca a corto d ' argomenti rimase un istante quasi sbalordito , piantandosi dinanzi a lei per non lasciarla scappare , soffocato da tante buone ragioni che aveva in gola , balbettando , annaspando , grattandosi rabbiosamente il capo , con gli occhietti scintillanti che andavano come frugandola tutta da capo a piedi per trovare il punto debole , scuotendole dinanzi le mani giunte , minaccioso e supplichevole . Alla fine proruppe : - Ma è giustizia , santo Dio ? è giustizia far tribolare in tal modo un galantuomo che vi vuol tanto bene ? ... Dare un calcio alla fortuna ? ... Scusatemi , donna Bianca ! io parlo nel vostro interesse ... Dovete pensarci voi ! Non siete più sotto tutela , alla fin fine ! ... Mi scaldo il sangue per voi ... perché sono buon servo della vostra famiglia ... una gran casata ! ... peccato che non sia più quella di prima ! ... Ora che avreste il mezzo di far risorgere il nome dei Trao ! ... Questo si chiama dare un calcio alla fortuna ! ... si chiama essere ingrati colla divina Provvidenza . Essa seguitava ad andare verso la porta , irresoluta , a capo chino . Don Luca alle calcagna di lei , accalorandosi , toccando tutti i tasti , mutando tono a ogni registro : - E certe giornate , donna Bianca ! ... certe giornate che spuntano a casa vostra ! ... Basta , scusatemi , io ne parlo perché ci bazzico sempre ad aiutarvi , insieme a mia moglie ... E quando i vostri parenti si dimenticano che siete al mondo ! ... certe giornate d ' inverno come vuol Dio ! ... Basta ! Potreste esser la regina del paese , invece ! pensateci bene . Don Gesualdo spiccherebbe di lassù il sole e la luna per farvi piacere ! ... Non ci vede più dagli occhi ! ... Sembra un pazzo addirittura . Donna Bianca s ' era fermata su due piedi , a testa alta , con una fiamma improvvisa che parve buttarle in viso la portiera sollevata in quel momento da qualcuno che entrava in chiesa . Comparve una donna macilenta , colla gonnella in cenci sollevata dalla gravidanza sugli stinchi sottili , sudicia e spettinata , come se non avesse fatto altro in vita sua che portare avanti quel ventre - un viso di chioccia istupidita dal covare , con due occhietti tondi su di una faccia a punta , gialla e incartapecorita , e un fazzoletto lacero da malata , legato sotto il mento ; nient ' altro sulle spalle , da persona ch ' è di casa in casa del Buon Dio . Essa dalla soglia si mise a gemere , quasi avesse le doglie : - Don Luca ? ... che non lo suonate mezzogiorno ? ... la pentola sta per bollire ... - Perché l ' hai messa a bollire così presto ? Il sole è ancora qui , sul limitare ... L ' arciprete fa un casa del diavolo per questa faccenda di suonare mezzogiorno prima dell ' ora ... Per stavolta ... giacché è fatta ... eccoti la chiave del campanile ... Don Luca , tenendo ancora la cotta sotto il braccio , litigava colla moglie , stecchito nella sottana bisunta quant ' era enorme il ventre della donna : - Tu ci hai l ' orologio lì , nella pancia ! ... Pensi solo a mangiare ! ... Ci vuol la grazia di Dio ! ... I vicini sono ancora tutti fuori ... Ecco lì i ragazzi di Burgio ! ... - Aspettano anche loro ! ... - piagnucolò la moglie , sempre su quel tono . - Aspettano che suonate mezzogiorno ... - E se ne andò col ventre avanti . - I nipoti di don Gesualdo ! - riprese il sagrestano ammiccando in modo significativo a donna Bianca nel tornare indietro . - Stanno lì a farci la spia ! ... Li manda sua madre apposta comare Speranza , per sapere tutto quello che facciamo ! Tiene d ' occhio la roba , colei ! ... quasi fosse sua ! ... Ci ha fatto i suoi disegni sopra ! ... Quando m ' incontra ha l ' aria di mangiarmi ! ... Finse di precedere donna Bianca per sollevare la portiera , onde trattenerla ancora un momento : - Lui fa proprio compassione ! ... Una faccia da malato ! ... Mi parlò tutto il tempo di vossignoria ... Dice che forse il canonico Lupi non avrà saputo fare l ' imbasciata ... che vorrebbe parlarvi ... per vedere ... per sentire ... Donna Bianca si fece di fuoco . - E ' innamorato , che volete farci ? Innamorato come un pazzo . Dovreste tornare a parlargliene coi vostri fratelli . Mandargli qualche buona parola ... una risposta più da cristiani ... Verrò io stesso a prenderla , dopo mezzogiorno , quando don Diego e don Ferdinando sono in letto ... col pretesto dei fiori per la Madonna ... Sì ? Cosa mi dite ? Essa chinò il capo rapidamente , nel passare sotto la cortina , ed uscì fuori . Don Luca credette di scorgere che volesse frugarsi in tasca , e seguitò , correndole dietro : - Che fate ? No ! Mi offendete ! Un ' altra volta ... più tardi ... quando potrete ... Ho pensato meglio di mandare mia moglie , a prendere la risposta di vossignoria . Non vorrei che i vostri fratelli , vedendomi bazzicare per casa , sospettassero che mi manda il canonico ... Dopo vespro spicciò lesto lesto il servizio della chiesa e corse alla Canziria : cinque miglia di salita , pazienza , per amore di don Gesualdo che se lo meritava , in verità ! - Sta per cascare , don Gesualdo ! Ancora essa non mi ha detto chiaro di sì , colla sua bocca ; ma si vede che tentenna , come la pera quand ' è matura . Sono pratico di queste cose , perché vedo tutti i giorni in chiesa delle donne che ricorrono al tribunale della penitenza ... prima e poi ... M ' ha fatto sudare una camicia ! ... Ma ora vi dico che la pera è matura ! Un ' altra crollatina , e vi casca fra le braccia ; ve lo dico io ! Dovreste correre al paese e scaldare il ferro mentre è caldo . Però don Gesualdo non fece una gran festa all ' imbasciata amorosa che gli capitava in quel momento : - Vedete , don Luca , ci ho tutta la raccolta nell ' aia ... Sono in piedi da stanotte ... Non ho sempre il vento in tasca per trebbiare a comodo mio ! ... L ' aia era vasta quanto una piazza . Dieci muli trottavano in giro , continuamente ; e dietro i muli correvano Nanni l ' Orbo e Brasi Camauro , affondando nella pula sino ai ginocchi , ansanti , vociando , cantando , urlando . Da un lato , in una nuvola bianca , una schiera di contadini armati di forche , colle camice svolazzanti , sembrava che vangassero nel grano ; mentre lo zio Carmine , in cima alla bica , nero di sole , continuava a far piovere altri covoni dall ' alto . Delle tregge arrivavano ogni momento dai seminati intorno , cariche d ' altra messe ; dei garzoni insaccavano il grano e lo portavano nel magazzino , dove non cessava mai la nenia di Pirtuso che cantava " e viva Maria ! " ogni venti moggi . Tutt ' intorno svolazzavano stormi di galline , un nugolo di piccioni per aria ; degli asinelli macilenti abboccavano affamati nella paglia , coll ' occhio spento ; altre bestie da soma erano sparse qua e là ; e dei barili di vino passavano di mano in mano , quasi a spegnere un incendio . Don Gesualdo sempre in moto , con un fascio di taglie in mano , segnando il frumento insaccato , facendo una croce per ogni barile di vino , contando le tregge che giungevano , sgridando Diodata , disputando col sensale , vociando agli uomini da lontano , sudando , senza voce , colla faccia accesa , la camicia aperta , un fazzoletto di cotone legato al collo , un cappellaccio di paglia in testa . - Lo vedete , don Luca , se ho tempo da perdere adesso ! ... Vino qua ! Date da bere a don Luca ! ... Sì , sì , verrò ; ma quando potrò ... Per ora non posso muovermi , cascasse il mondo ! ... Diodata ! ... bada che il vento spinge la fiamma verso l ' aia , santo e santissimo ! ... No , don Luca ! non sono in collera pel rifiuto dei suoi fratelli ... Venite qua , accostatevi , ch ' è inutile far sapere alla gente i fatti nostri ! ... Ciascuno la pensa a modo suo ... Poi è lei che deve risolvere ... Se lei dice di sì , io per me non mi tiro indietro ... Ma oggi non posso venire ... e neppure domani ... Be ' ! dopodomani ! ... Dopodomani devo venire anche per l ' affare della gabella , e ne discorreremo . Don Luca suggerì pure di far precedere due paroline scritte : - Ci abbiamo appunto mia moglie che par fatta apposta per consegnarle sottomano a donna Bianca , senza destar sospetti . Una bella letterina , con due o tre parole che fanno colpo sulle ragazze ! Capite , vossignoria ? Ciolla ci ha la mano ... Ne parlerei io stesso a Ciolla in segretezza , senza stare a rompervi il capo , vossignoria ; e vi fa fare una bella figura . Con un bottiglione di vino poi ve lo chetate , il Ciolla . Don Gesualdo non volle sapere di lettera : - Non per risparmiare il vino ; ma che storie mi andate contando ? Se a lei l ' affare gli va , allora che bisogno c ' è di tante chiacchiere . - Basta ! basta ! - conchiuse don Luca . - Dicevo per piantare meglio il chiodo . Ma voi siete il padrone . Don Luca se ne tornò tutto contento , con un agnello e una forma di cacio . Per prudenza mandò la moglie a fare l ' imbasciata , sotto un pretesto : - Circa a quel discorso che siete intesi con mio marito , vossignoria , dice che il confessore verrà dopodomani a prendere la risposta ! ... Il confessore domenica aspetta la risposta ! ... - Don Ferdinando che aveva udito aprire il portone , comparve in quel momento come un fantasma . - Il confessore ! ... - riprese a dire la gnà Grazia senza che nessuno le domandasse nulla . - Donna Bianca voleva confessarsi ! ... Oggi non può , il confessore ... E domani neppure ... Domenica piuttosto , se gli fate sapere che siete pronta ... La poveraccia , sotto quegli occhi stralunati di don Ferdinando , che pareva la frugassero tutta , sospettosi , inquieti , si confondeva , balbettava , cercava le parole . Poscia , vedendo che l ' altro stava zitto e non si moveva , allampanato , tacque anch ' essa , e si mise a guardare in aria , a bocca aperta , colle mani sul ventre . Bianca , a tagliar corto , la condusse nella dispensa , per darle una grembiata di fave . Don Ferdinando , sempre dietro , cucito alle loro calcagna , taciturno , guardando in ogni cantuccio , sospettoso . Si chinò anch ' esso sul mucchietto di fave , covandolo colla persona , misurandolo ad occhio , palpandolo colle mani . E dopo che la sagrestana se ne fu andata , come un ' anatra , reggendo il grembiule pieno sul ventre enorme , si mise a brontolare : - Troppe ! ... Ne hai date troppe ! ... Stanno per terminare !...La zia non ne manda altre prima di Natale ! ... La sorella voleva andarsene ; ma lui seguitava a cercare , a frugare , a passare in rivista la roba della dispensa : due salsicciotti magri appesi a un gran cerchio ; una forma di cacio bucata dai topi ; delle pere infracidite su di un ' asse ; un orciolino d ' olio appeso dentro un recipiente che ne avrebbe contenuto venti cafisi ; un sacco di farina in fondo a una cassapanca grande quanto un granaio ; il cestone di vimini che aspettava ancora il grano della Rubiera . Infine riprese : - Ci vuol l ' aiuto di Dio ! ... Siamo tre bocche da sfamare , in casa ! ... Ti par poco ? Ci vorrebbe anche un po ' di brodo per Diego ... Non mi piace da qualche tempo ! ... Hai visto la faccia che ha ? Lo stesso viso della buon ' anima , ti rammenti ? ... quando si mise a letto per non alzarsi più ! E il medico non viene neppure , perchè ha paura di non esser pagato ... dopo tanti denari che s ' è mangiati nell ' ultima malattia della buon ' anima ! ... La zia Rubiera s ' è dimenticata che siamo al mondo ... ed anche la zia Sganci ... Così brontolando andava passo passo dietro alla sorella , chinandosi a raccattar per terra le fave cadute dal grembiule di Grazia . Poscia , come svegliandosi da un sogno , domandò : - Tu perché non vai più dalla zia Rubiera ? Avrebbe mandato un paio di piccioni , sapendo che Diego non sta bene ... per fargli un po ' di brodo ... Bianca divenne di brace in viso , e chinò gli occhi . Don Ferdinando aspettò un momento la risposta a bocca aperta , battendo le palpebre . Indi tornò nella dispensa a riporre le fave che aveva raccolte da terra . Poco dopo essa se lo vide comparire dinanzi un ' altra volta , con quell ' aria sbalordita . - Se torna la sagrestana non gli dar nulla , un ' altra volta ! Sanguisughe sono ! Le fave stanno per terminare , hai visto ? ... E un ' altra cosa ... Dovresti andare dalla zia Sganci per un po ' d ' olio ... in prestito ... Diglielo bene che lo vuoi in prestito , perché noi non siamo nati per chiedere la limosina ... giacché la zia non ci ha pensato ... Fra poco saremo al buio ... anche Diego che è malato ... tutta la notte ! ... E spalancava gli occhi , accennando ancora colle mani e col capo , con un terrore vago sul viso attonito . Da lontano si udiva di tanto in tanto la tosse che si mangiava don Diego , attraverso agli usci , lungo il corridoio , implacabile e dolorosa , per tutta la casa ... Bianca sussultava ogni volta , col cuore che le scoppiava , chinandosi ad ascoltare , o fuggiva come spaventata , tappandosi le orecchie . - Non ci reggo , no ! Non ci reggo ! ... Infine Dio le diede la forza di ricomparire dinanzi a lui , quel giorno in cui don Ferdinando le aveva detto che il fratello stava peggio , nella cameretta sudicia , sdraiato su quel lettuccio che sembrava un canile . Don Diego non stava né peggio né meglio . Era lì , aspettando quel che Dio mandava , come tutti i Trao , senza lagnarsi , senza cercare di fuggire il suo destino , badando solo di non incomodare gli altri , e tenersi per sé i suoi guai e le sue miserie . Volse il capo , vedendo entrare la sorella , quasi un ' ombra gli calasse sul viso incartapecorito . Poscia le accennò colla mano di accostarsi al letto . - Sto meglio ... sto meglio ... povera Bianca ! ... Tu come stai ? ... Perché non ti sei fatta vedere ? ... perché ? ... Le accarezzava il capo con quella mano scarna e sudicia di malato povero . Gli era rimasto sulle guance incavate e sparse di peli grigi un calore di fiamma . - Povera Bianca ! ... son sempre tuo fratello , sai ! ... il tuo fratello che ti vuol tanto bene ... povera Bianca ! ... - Don Ferdinando mi ha detto ... - balbettò essa timidamente . - Volete un po ' di brodo ? ... Il malato da prima fece segno di no , guardando in aria , supino . Poi volse il capo , fissandola cogli occhi avidi dal fondo delle orbite che sembravano vuote , filigginose . - Il brodo , dicevi ? C ' è un po ' di carne ? ... - Manderò dalla zia ... dalla zia Sganci ! ... - s ' affrettò ad aggiungere Bianca , con una vampa improvvisa sulle guance . Sul volto del fratello era passata un ' altra fiamma simile . - No ! no ! ... non ne voglio . Neppure il medico voleva : - No , no ! Cosa mi fa il medico ? ... Tutte imposture ! ... per spillarci dei denari ... Il vero medico è lassù ! ... Quel che vorrà Dio ... Del resto mi sento meglio ... Parve migliorare realmente , di lì a qualche giorno : del buon brodo , un po ' di vino vecchio che mandava la zia Sganci , l ' aiutarono ad alzarsi da letto , ancora sconquassato , col fiato ai denti . Venne pure donna Marianna in persona a fargli visita , premurosa , con un rimprovero amorevole sulla faccia buona : - Come ? Siete in quello stato ed io non ne so nulla ? Siamo in mezzo ai turchi ? Siamo parenti , sì o no ? Sempre misteri ! Sempre ombrosi e selvatici , tutti voialtri Trao ! ... rincantucciati come gli orsi in questa tana ! Un bel mattino vi troveranno belli e morti all ' improvviso che sarà una vergogna per tutto il parentado ! ... Neppure di quel negozio del matrimonio non me ne avete detto nulla ! ... E sfilò quest ' altro rosario : Erano pazzi , o cos ' erano , a rifiutare una domanda simile a quella ? ... Uno sulla strada di farsi riccone come don Gesualdo Motta ! ... - Don Gesualdo ! sissignori ! I pazzi lasciateli stare ! ... Vedete bene in quale stato vi hanno ridotto ! ... Un cognato che potrebbe aiutarvi in tutti i modi ... che vi toglierebbe da tante angustie ! ... Ah ! ... ah ! ... Donna Marianna guardava intorno per la stanzaccia squallida , crollando il capo . Gli altri non fiatavano : Bianca a capo chino ; don Ferdinando aspettando che parlasse suo fratello , cogli occhi di barbagianni fissi su di lui . Don Diego da principio rimase attonito , brontolando : - Mastro - don Gesualdo ! ... Siamo arrivati fin lì ! ... Mastro - don Gesualdo che vuol sposare una Trao ! ... - Sicuro ! Chi volete che la sposi ? ... senza dote ? Non è più una bambina neppure lei ! ... E ' un tradimento bell ' e buono ! ... Cosa farà , quando chiuderete gli occhi voi e vostro fratello ? ... la serva , eh ? La serva della zia Rubiera o di qualchedun altro ? ... Don Diego si alzò da letto come si trovava , in camiciuola di flanella , col fazzoletto in testa , le gambe stecchite che gli tremavano a verga dentro le mutande logore : un ecceomo ! Andava errando per la stanza , stralunato , facendo gesti e discorsi incoerenti , tossendo , tirando il fiato a stento , soffiandosi il naso , quasi suonasse una tromba . - Mastro - don Gesualdo ! ... Saremmo arrivati a questo , che una Trao sposerebbe mastro - don Gesualdo ! Tu acconsentiresti , Bianca ? ... di ' ! ... Tu diresti di sì ? ... Bianca pallidissima , senza levare gli occhi da terra , disse di sì col capo , lentamente . Egli agitò in aria le braccia tremanti , e non seppe più trovare una sola parola . Don Ferdinando non fiatava neppur lui , atterrito che Don Diego non riuscisse a persuader Bianca . - Cosa volete che dica ? - esclamò la zia . - Vi pare un bell ' avvenire quello d ' invecchiare come voialtri ... fra tante angustie ? ... Scusatemi , ne parlo perché siamo parenti ... Fo quel che posso anch ' io per aiutarvi ... ma non è una bella cosa infine neanche per voialtri ... Ed ora che vi si offre la fortuna , risponderle con un calcio ... Scusatemi , io la direi una porcheria ! Tutt ' a un tratto don Diego si mise a ridere , quasi colpito da un ' ispirazione , ammiccando dell ' occhio , fregandosi le mani , con dei cenni del capo che volevano dire assai . - Va bene ! va bene ! ... Non è che questo ? ... perché ora come ora siamo un po ' angustiati ? ... Ti pesa , di ' ? ... ti pesa questa vita angustiata , povera Bianca ? ... Hai paura per l ' avvenire ? ... Si fregò il mento peloso colla mano ischeletrita , seguitando ad ammiccare , cercando di rendere furbo il sorriso pallido . - Vieni qua ... Non ti dico altro ! ... Anche voi , zia ! ... Venite a vedere ! ... S ' arrampicò tutto tremante su di una seggiola per aprire un armadietto ch ' era nel muro , al di sopra della finestra , e ne tirò fuori mucchi di scartafacci e di pergamene - le carte della lite - quella che doveva essere la gran risorsa della famiglia , quando avessero avuto i denari per far valere le loro ragioni contro il Re di Spagna : dei volumi gialli , logori e polverosi , che lo facevano tossire a ogni voltar di pagina . Sul letto era pure sciorinato un grand ' albero genealogico , come un lenzuolo : l ' albero della famiglia che bagnava le radici nel sangue di un re libertino , come portava il suo stemma - di rosso , con tre gigli d ' oro , su sbarra del medesimo , e il motto che glorificava il fallo della prima autrice : Virtutem a sanguine traho . S ' era messi gli occhiali , appoggiando i gomiti sulla sponda del lettuccio , bocconi , con gli occhi che si accendevano in fondo alle orbite livide . - Son seicent ' anni d ' interessi che ci devono ! ... Una bella somma ! ... Uscirete d ' ogni guaio una volta per sempre ! ... Bianca era cresciuta in mezzo a simili discorsi che aiutavano a passare i giorni tristi . Aveva veduto sempre quei libracci sparsi sulle tavole sgangherate e per le sedie zoppe . Così essa non rispose . Suo fratello volse finalmente il capo verso di lei , con un sorriso bonario e malinconico . - Parlo per voialtri ... per te e per Ferdinando ... Ne godrete voialtri almeno ... Quanto a me ... io sono arrivato ... Te ' ! ... te ' la chiave ! ... serbala tu ! La zia Sganci , a quei discorsi , da prima scattò come una molla : - Caro nipote , mi sembrate un bambino ! - Ma subito si calmò , col sorriso indulgente di chi vuol far capire la ragione proprio a un ragazzo . - Va bene ! ... va benone ! ... Intanto maritatela con lo sposo che vi si offre adesso , e poi , se diverrete tanti Cresi , sarà anche meglio . Don Diego rimase interdetto al vedere che la sorella non prendeva la chiave , e tornò daccapo : - Anche tu , Bianca ? ... Dici di sì anche tu ? ... Essa , accasciata sulla seggiola , chinò il capo in silenzio . - E va bene ! ... Giacché tu lo vuoi ... giacché non hai il coraggio di aspettare ... Donna Mariannina seguitava a perorare la causa di don Gesualdo , dicendo ch ' era un affare d ' oro quel matrimonio , una fortuna per tutti loro ; congratulandosi con la nipote la quale fissava fuori dalla finestra , cogli occhi lucenti di lagrime ; rivolgendosi financo a don Ferdinando che guardava tutti quanti ad uno ad uno , sbalordito ; battendo sulle spalle di don Diego il quale sembrava che non udisse , cogli occhi inchiodati sulla sorella e un tremito per tutta la persona . A un certo punto egli interruppe la zia , balbettando : - Lasciatemi solo con Bianca ... Devo dirle due parole ... Lasciateci soli ... Essa alzò gli occhi sbigottita , faccia a faccia col fratello che sembrava un cadavere , dopo che la zia e don Ferdinando furono usciti . Il pover ' uomo esitò ancora prima di aggiungere quel che gli restava a dire , fissando la sorella con un dolore più pungente e profondo . Poscia le afferrò le mani , agitando il capo , movendo le labbra senza arrivare a profferir parola . - Dimmi la verità , Bianca ! ... Perché vuoi andartene dalla tua casa ? ... Perchè vuoi lasciare i tuoi fratelli ? ... Lo so ! lo so ! ... Per quell ' altro ! ... Ti vergogni a stare con noi , dopo la disgrazia che t ' è capitata ! ... Continuava ad accennare del capo , con uno struggimento immenso nell ' accento e nel viso , colle lagrime amare che gli scendevano fra i peli ispidi e grigi della barba . - Dio perdona ... Ferdinando non sa nulla ! ... Io ... io ... Bianca ! ... Come una figliuola ti voglio bene ! ... Mia figlia sei ... Bianca ! ... Tacque sopraffatto da uno scoppio di pianto . Ella più morta che viva scosse il capo lentamente e biascicò : - No ... no ... Non è per questo ... Don Diego lasciò ricadere adagio adagio le mani della sorella , quasi un abisso si scavasse fra di loro . - Allora ! ... Fa quello che vuoi ... fa quello che vuoi ... E le volse le spalle , curvo , senza aggiunger altro , strascicando le gambe . VII Nella casa antica dei La Gurna , presa in affitto da don Gesualdo Motta , s ' aspettavano gli sposi . Davanti alla porta c ' era un crocchio di monelli , che il ragazzo di Burgio , in qualità di parente , s ' affannava a tener discosti , minacciandoli con una bacchettina ; la scala sparsa di foglie d ' arancio ; un lume a quattro becchi posato sulla ringhiera del pianerottolo ; e Brasi Camauro , con una cacciatora di panno blù , la camicia di bucato , gli stivali nuovi , che dava l ' ultimo colpo di scopa nel portone imbiancato di fresco . A ogni momento succedeva un falso allarme . I ragazzi gridavano : - Eccoli ! eccoli ! - Camauro lasciava la scopa , e della gente si affacciava ai balconi illuminati . Verso un ' ora , di notte arrivò il marchese Limòli , facendosi largo colla canna d ' India . Vide il lume , vide le foglie d ' arancio e disse : - Bravo ! - Ma nel salire le scale , stava per rompersi l ' osso del collo , e allora scappò anche a bestemmiare : - Che bestie ! ... Han fatto un mondezzaio ! .. Brasi corse colla scopa . - Spazzo via tutto , signor marchese ? Butto via ogni cosa ? - No , no ! ... Adesso son passato . Non grattar troppo colla scopa , piuttosto ... Si sente l ' odor di stalla . Udendo delle voci , Santo Motta che aspettava di sopra , vestito di nuovo , coi pantaloni a staffe e un panciotto di raso a fiori , si affacciò nel pianerottolo , infilandosi la giamberga . - Eccomi ! eccomi ! ... Sono qui ! ... Ah , signor marchese ! ... bacio le mani ! ... E rimase un po ' confuso , non vedendo altri che il Limòli . - Servo , servo , caro don Santo ! ... Non baciate più nulla ... ora siamo parenti . In cima alla scala comparve anche donna Sara Cirmena , la sola di tutto il parentado della sposa che si fosse degnata di venire , con un moggio di fiori finti in testa , il vestito di seta che aveva preso le pieghe come la carta , nel cassettone , i pendagli di famiglia che le strappavano le orecchie , seccata di aspettare da un gran pezzo in un bagno di sudore , e si mise a strillare di lassù : - Ma che fanno ? C ' è qualche altra novità ? - Nulla , nulla , - rispose il marchese salendo adagio adagio . - Son uscito prima per non far vedere ch ' ero solo in chiesa , di tutti i parenti ... Son venuto a dare un ' occhiata . Don Gesualdo aveva fatto delle spese : mobili nuovi , fatti venire apposta da Catania , specchi con le cornici dorate , sedie imbottite , dei lumi con le campane di cristallo : una fila di stanze illuminate , che viste così , con tutti gli usci spalancati , pareva di guardare nella lente di un cosmorama . Don Santo precedeva facendo la spiegazione , tirando in su ogni momento le maniche che gli arrivavano alla punta delle dita . - Come ? Non c ' è nessuno ancora ? - esclamò il marchese , giunti che furono nella camera nuziale , parata come un altare . Compare Santo rannicchiò il capo nel bavero di velluto , al pari di una testuggine . - Per me non manca ... Io son qui dall ' avemaria ... Tutto è pronto ... - Credevo di trovare almeno gli altri parenti ... Mastro Nunzio ... vostra sorella ... - Nossignore ... si vergognano ... C ' è stato un casa del diavolo ! Io son venuto per tener d ' occhio il trattamento ... E aprì l ' uscio per farglielo vedere : una gran tavola carica di dolci e di bottiglie di rosolio , ancora nella carta ritagliata come erano venuti dalla città , sparsa di garofani e gelsomini d ' Arabia , tutto quello che dava il paese , perché la signora Capitana aveva mandato a dire che ci volevano dei fiori ; quanti candelieri si erano potuti avere in prestito , a Sant ' Agata e nell ' altre chiese . Diodata ci aveva pure messi in bell ' ordine tutti i tovagliuoli arrotolati in punta , come tanti birilli , che portavano ciascuno un fiore in cima . - Bello ! bello ! - approvò il marchese . - Una cosa simile non l ' ho mai vista ! ... E questi qui , cosa fanno ? Ai due lati della tavola , come i giudei del Santo Sepolcro ci erano Pelagatti e Giacalone , che sembravano di cartapesta così lavati e pettinati . - Per servire il trattamento , sissignore ! ... Mastro Titta e l ' altro barbiere suo compagno si son rifiutati , con un pretesto ! ... Vanno soltanto nelle casate nobili quei pezzenti ! ... Temevano di sporcarsi le mani qui , loro che fanno tante porcherie ! ... Giacalone , premuroso , corse tosto con una bottiglia per ciascuna mano . Il marchese si schermì : - Grazie , figliuol mio ! ... Ora mi rovini il vestito , bada ! - Di là ci sono anche le tinozze coi sorbetti ! - aggiunse don Santo . Ma appena aprì l ' uscio della cucina , si videro fuggire delle donne che stavano a guardare dal buco della serratura . - Ho visto , ho visto , caro parente . Lasciateli stare ; non li spaventate . In quel momento si udì un baccano giù in istrada , e corsero in tempo al balcone per vedere arrivare la carrozza degli sposi . Nanni l ' Orbo , a cassetta , col cappello sino alle orecchie , faceva scoppiettare la frusta come un carrettiere , e vociava : - Largo ! ... A voi ! ... Guardatevi ! ... - Le mule , tolte allora dall ' armento , ricalcitravano e sbuffavano , tanto che il canonico Lupi propose di smontare lì dov ' erano , e Burgio s ' era già alzato per scavalcare lo sportello . Ma le mule tutt ' a un tratto abbassarono il capo insieme , e infilarono il portone a precipizio . - Morte subitanea ! - esclamò il canonico , ricadendo col naso sui ginocchi della sposa . Salivano a braccetto . Don Gesualdo con una spilla luccicante nel bel mezzo del cravattone di raso , le scarpe lucide , il vestito coi bottoni dorati , il sorriso delle nozze sulla faccia rasa di fresco ; soltanto il bavero di velluto , troppo alto , che gli dava noia . Lei che sembrava più giovane e graziosa in quel vestito candido e spumante , colle braccia nude , un po ' di petto nudo , il profilo angoloso dei Trao ingentilito dalla pettinatura allora in moda , i capelli arricciati alle tempie e fermati a sommo del capo dal pettine alto di tartaruga : una cosa che fece schioccare la lingua al canonico , mentre la sposa andava salutando col capo a destra e a sinistra , palliduccia , timida , quasi sbigottita , tutte quelle nudità che arrossivano di mostrarsi per la prima volta dinanzi a tanti occhi e a tanti lumi . - Evviva gli sposi ! evviva gli sposi ! - si mise a gridare il canonico , messo in allegria , sventolando il fazzoletto . Bianca prese il bacio della zia Cirmena , il bacio dello zio marchese , ed entrò sola nelle belle stanze , dove non era anima viva . - Ehi ? ehi ? bada che perdi il marito ! - le gridò dietro lo zio marchese fra le risate generali . - Ci siamo tutti ? - borbottò sottovoce donna Sarina . Il canonico si affrettò a risponder lui . - Sissignora . Poca brigata , vita beata ! Dietro di loro saliva Alessi , colla berretta in mano , intimidito da quei lumi e da quell ' apparato . Sin dall ' uscio si mise a balbettare : - Mi manda la signora baronessa Rubiera ... Dice che non può venire perchè le duole il capo ... Manda a salutare la nipote , e don Gesualdo anche ... - Vai in cucina , da questa parte - gli rispose il marchese . - Di ' che ti dieno da bere . Don Gesualdo approfittò di quel momento per raccomandare sottovoce a suo fratello : - Stai attento , dinanzi a tutta questa gente ! ... Ti metti a sedere , e non ti muovi più . Come vedi fare a me , fai tu pure . - Ho capito . Lascia fare a me ! La zia Cirmena si era impadronita della sposa , e aveva assunta un ' aria matronale che la faceva sembrare in collera . Dopo che ciascuno ebbe preso posto nella bella sala cogli specchi , si fece silenzio ; ciascuno guardando di qua e di là per fare qualche cosa , ed ammirando coi cenni del capo . Alla fine il canonico credette di dover rompere il ghiaccio : - Don Santo , sedetevi qua . Avvicinatevi ; non abbiate timore . - A me ? - rispose Santo che si sentiva dar del don lui pure . - Questo è tuo cognato , - disse il marchese a Bianca . Il notaro ripigliò di lì a un momento : - Guardate ! guardate ! Sembra lo sbarco di Cristoforo Colombo ! Vedevasi sull ' uscio dell ' anticamera un mucchio di teste che si pigiavano , fra curiose e timide , quasi stesse per scoppiare una mina . Il canonico fra gli altri monelli scorse Nunzio , il nipotino di don Gesualdo , e gli fece segno d ' entrare , ammiccandogli . Ma il ragazzo scappò via come un selvaggio ; e il canonico , sempre sorridendo , disse : - Che diavoletto ! ... tutto sua madre ... Il marchese , sdraiato sulla sedia a bracciuoli , accanto alla nipote , sembrava un presidente , chiacchierando soltanto lui . - Bravo ! bravo ! ... Tuo marito ha fatto le cose bene ! ... Non ci manca nulla in questa casa ! ... Ci starai da principessa ! ... Non hai che a dire una parola ... mostrare un desiderio ... - Allora ditegli che vi comperi delle altre mule - aggiunse il canonico ridendo . - E ' vero ; sei alquanto pallida ... Ti sei forse spaventata in carrozza ? - Sono mule troppo giovani ... appena tolte dall ' armento ... non ci sono avvezze ... Ora usano dei cavalli per la carrozza - disse il canonico . - Certamente ! certamente ! - si affrettò a rispondere don Gesualdo . - Appena potrò . I denari servono per spenderli ... quando ci sono . Il marchese e il canonico Lupi tenevano viva la conversazione , don Gesualdo approvando coi cenni del capo ; gli altri ascoltavano : la zia Cirmena con le mani sul ventre e un sorrisetto amabile che faceva cascare le parole di bocca : un sorriso che diceva : - Bisogna pure ! giacché son venuta ! ... Valeva proprio la pena di mettersi in gala ! ... - Bianca sembrava un ' estranea , in mezzo a tutto quel lusso . E suo marito imbarazzato anche lui , fra tanta gente , la sposa , gli amici , i servitori , dinanzi a quegli specchi nei quali si vedeva tutto , vestito di nuovo , ridotto a guardare come facevano gli altri se voleva soffiarsi il naso . - Il raccolto è andato bene ! - disse il marchese a voce più alta , perché gli altri lo seguissero dove voleva arrivare . - Io ne parlo per sentita dire . Eh ? eh ? massaro Fortunato ? ... - Sissignore , grazie a Dio ! ... Sono i prezzi che non dicono ! ... - Ci sarà tanto da fare in campagna ! Nel paese non c ' è più nessuno . La zia Cirmena allora non potè frenarsi : - Ho vista al balcone la cugina Sganci ... credevo che venisse , anzi ! ... - Chissà ? chissà ? Quella pioggerella ch ' è caduta ha ridotto la strada una pozzanghera ! ... Io stavo per rompermi il collo . Però dicono che fa bene alle vigne . Eh ? eh ? massaro Fortunato ? ... - Sissignore , se vuol Dio ! ... - Saranno tutti a prepararsi per la vendemmia . Noi soli no , donna Sarina ! Noi beviamo il vino senza pregare Dio per l ' acqua ! ... Bisogna condurre la sposa a Giolio per la vendemmia , don Gesualdo ! ... Vedrai che vigne , Bianca ! - Certo ! ... è la padrona ! ... certo ! ... - Un momento ! ... - esclamò il canonico balzando in piedi . - Mi pare di sentir gente ! ... Santo , che stava all ' erta , cogli occhi fissi sul fratello , gli fece segno per sapere se era ora d ' incominciare il trattamento . Ma il canonico rientrò dal balcone quasi subito , scuotendo il capo . - No ! ... Son villani che tornano in paese . Oggi è sabato e arriva gente sino a tardi . - Io l ' avevo indovinato ! - rispose la Cirmena . - Ho l ' orecchio fine ! ... Chi aspettate , voi ? - Donna Giuseppina Alòsi , per bacco ! ... Quella almeno non manca mai ! - L ' avrà trattenuta il cavaliere ... - si lasciò scappare il marchese , perdendo la pazienza . Santo , che s ' era già alzato , tornò a sedere mogio mogio . - Con permesso ! con permesso ! - disse il canonico . - Un momento ! Vo e torno ! Donna Sarina gli corse dietro nell ' anticamera , e si udì il canonico rispondere forte : - No ! Qui vicino ... dal Capitano ! ... Il marchese che stava coll ' orecchio teso fingeva d ' ammirare ancora i mobili e le stanze , e tornò a dire : - Belli ! belli ! ... Una casa signorile ! Siete stati fortunati di potervi cacciare nel nido dei La Gurna ! ... Eh ! eh ! ... Se ne videro qui delle feste ... in questo stesso luogo ! ... Mi rammento ... pel battesimo dell ' ultimo La Gurna ... Corradino ... Adesso sono andati a stare a Siracusa , tutta la famiglia , dopo aver dato fondo a quel po ' che rimaneva ! ... Mors tua vita mea ! ... Qui starete da principi ! ... Eh ! eh ! ... son vecchio e la so lunga ! ... Ci staremmo bene anche noi , eh , donna Sarina ? ... eh ? Donna Sarina si dimenava sulla seggiola per tener la lingua in freno : - Quanto a me ! ... - disse poi - grazie a Dio ! ... La prova è che il ragazzo La Gurna , Corradino , viene da me per la villeggiatura . Lui non ci ha colpa , povero innocente ! - No , no , è meglio star seduti in una bella sedia soffice come questa , che andare a buscarsi il pane di qua e di là , come i La Gurna ! ... quando si può buscarselo anche ! ... E avere una buona tavola apparecchiata , e la carrozza per far quattro passi dopo , e la vigna per la villeggiatura , e tutto il resto ! ... La buona tavola soprattutto ! ... Son vecchio , e mi dispiace che il marchesato non possa servirsi in tavola ... Il fumo è buono soltanto in cucina ... La so lunga ... C ' è più fumo nella cucina , che arrosto sulla tavola in molte case ... quelle che ci hanno lo stemma più grosso sul portone ... e che arricciano più il naso ! ... Se torno a nascere , voglio chiamarmi mastro Alfonso Limòli , ed esser ricco come voi , nipote mio ... Per godermi i miei denari fra me e me ... senza invitar nessuno ... no ! ... - Tacete ! ... Sento il campanello ! - interruppe donna Sarina . - E ' un pezzo che suonano mentre voi state a predicare ... Però era un tintinnìo sommesso di gente povera . Santo corse ad aprire , e si trovò faccia a faccia col sagrestano , seguito dalla moglie , la quale portava sotto il braccio un tovagliuolo che pareva un sacco , quasi fosse venuta per lo sgombero . Al primo momento don Luca rimase imbarazzato , vedendo il fratello di Speranza che gli aveva mandato a dire mille improperi con suo marito Burgio ; ma non si perse d ' animo per questo , e trovò subito il pretesto : - C ' è il canonico Lupi ? ... Mia moglie , qui , m ' ha detto ch ' era montato in carrozza cogli sposi ... La gnà Grazia allora entrò svolgendo adagio adagio il tovagliuolo , e ne cavò una caraffina d ' acqua d ' odore , tappata con un batuffoletto di cenci . - L ' acqua benedetta ! ... Abbiamo pensato per donna Bianca ! E si misero ad aspettare tranquillamente , marito e moglie , in mezzo alla sala . In quel momento tornò il canonico Lupi , rosso in viso , sbuffando , asciugandosi il sudore . E a prevenire ogni domanda si rivolse subito al padrone di casa , sorridendo , coll ' aria indifferente : - Don Gesualdo ... se avete intenzione di farci fare la bocca dolce ! ... Mi pare che sia tempo ! ... All ' alba ho da dir messa , prima d ' andare in campagna . - Vado ? - saltò a dire subito Santo . - Mettiamo mano ? Si alzò in piedi la sposa ; si alzarono dopo di lei tutti gli altri , e rimasero fermi ai loro posti , aspettando a chi toccasse aprire la marcia . Il canonico si sbracciava a far dei segni a compare Santo , e vedendo che non capiva , gli soffiò colla voce di petto , come in chiesa , allorché sbagliavasi la funzione : - A voi ! ... Date braccio alla cognata ! ... Ma il cognato non si sentiva di fare quella parte . Infine glielo spinsero dietro a forza . Lo zio Limòli intanto era passato avanti colla sposa , e il canonico borbottò all ' orecchio di don Gesualdo : - Credereste ? ... fa la sdegnosa anche la Capitana ! Lei che non manca mai dove c ' è da leccare piatti ! Fa la sdegnosa anch ' essa ! Come se non si sapesse donde viene quella gran dama ! ... No ! no ! che fate ? ... - esclamò a un tratto slanciandosi verso compare Santo . Costui , persa la pazienza , quatto quatto rimboccavasi le maniche del vestito . Per fortuna la cognata stava parlando collo zio Limòli , e non se ne accorse . Il marchese , dal canto suo , era distratto , cercando di evitare Giacalone e Pelagatti che volevano servirlo a ogni costo . - Faranno nascere qualche guaio quei due ragazzi ! - borbottò infine . Anche Bianca abbozzò un sorriso a quell ' uscita , e si scostarono dalla tavola tutti e due , per evitare il pericolo . - Non vuol nulla ! ... - tornò dicendo il cognato don Santo , quasi si fosse tolto un gran peso dallo stomaco . - Io , per me , gliel ' ho offerto ! ... - Neanche un bicchierino di perfetto amore ? - entrò a dire il canonico con galanteria . La zia Cirmena si mise a ridere , e Santo guardò il fratello , per vedere cosa dovesse fare . - Eh ! eh ! ... - aggiunse il marchese con la sua tosserella . - Eh ! eh ! ... - Qualcosa , zio ? - Grazie , grazie , cara Bianca ... Non ho più denti né stomaco ... Sono invalido ... Sto a vedere soltanto ... non posso fare altro ... Il canonico si fece pregare un po ' , e quindi trasse di tasca un fazzoletto che sembrava un lenzuolo . Intanto la zia Cirmena s ' empiva il borsone che portava al braccio , dov ' era ricamato un cane tutto intero , e ce n ' entrava della roba ! Il canonico invece , che aveva le tasche sino al ginocchio , sotto la zimarra , delle vere bisacce , poteva cacciarvi dentro tutto quello che voleva senza dare nell ' occhio . Bianca pure regalò con le sue mani stesse una scatola di confetti al cognato Santo . - Per vostra sorella e i suoi ragazzi ... - Di ' che glieli manda lei stessa ... la cognata ... - soggiunse Gesualdo tutto contento , con un sorriso di gratitudine per lei . Erano un po ' in disparte , mentre tutti gli altri si affollavano intorno alla tavola . Egli allora le disse piano , con una certa tenerezza : - Brava ! mi piaci perché sei giudiziosa , e cerchi di metter pace in famiglia ... Non sai quel che c ' è stato ! ... Mia sorella specialmente ! ... M ' hanno fatto andare tutto in veleno anche il giorno delle nozze ! ... Com ' essa gli ispirava confidenza , col viso buono , stava per sfogarsi del rimanente , senza avvedersene , quando la zia Cirmena venne ad interromperlo dicendogli : - Pensate al sagrestano ; è lì che aspetta con sua moglie . Don Luca , vedendo arrivare tanta grazia di Dio , finse di esser sorpreso . - Nossignore ! Non siamo venuti per i dolci ... Non v ' incomodate , vossignoria ! - Sua moglie intanto andava sciorinando la tovaglia che pareva quella dell ' altare . Lui invece , per dimostrare la sua gratitudine , fingeva di guardare in aria , inarcando le ciglia dalla sorpresa . - Guarda , Grazia ! ... Quanta roba ! ... Ce ne sono stati spesi dei denari qui ! - Poscia , appena don Gesualdo volse le spalle , aiutò ad insaccare anche lui . - Par d ' essere appestati ! ... - borbottò donna Sarina che rientrava col borsone pieno insieme al canonico Lupi . - Neppure i suoi fratelli son venuti ! ... avete visto ? ... - Poveretti ! ... poveretti ! ... - rispose l ' altro agitando la mano dinanzi alla fronte , come a dire che coloro non ci avevano più la testa a segno . Poi si guardò intorno abbassando la voce : - Sembrava che piangessero il morto , quando siamo andati a prendere la sposa ! ... due gufi , tale e quale ! ... Si rintanavano di stanza in stanza , al buio ... Due gufi , tale e quale ! ... Donna Bianca , invece , voleva fare le cose con bella maniera ... almeno pei riguardi umani ! ... Infine se si è indotta a questo passo ... Fece un altro segno , coll ' indice e il pollice in croce sulla bocca . E sbirciando colla coda dell ' occhio che rientravano in sala anche Bianca e suo marito , disse forte , come in seguito di un altro discorso , mostrando il fazzoletto pieno : - Sono le mie propine ! ... frutti di stola ... La moglie del sagrestano , che non si era accorta della sposa aggiunse : - Sono ancora lì , tutti e due , dietro i vetri della finestra , al buio , a guardare in piazza dove non c ' è nessuno ! ... come due mummie addirittura ! ... Donna Bianca , nel passare , udì quelle parole . - Tanta salute ! - interruppe il sagrestano vedendo la signora . - Sarà una festa per quei ragazzi , quando arriveremo a casa ! ... Cinque figliuoli , donna Bianca ! ... Poi , voltandosi verso la moglie che se ne andava barcollando , con quell ' altro fardello sulla pancia : - Salute e figli maschi ! ... La roba ce l ' avete ! ... Ora pregheremo il Signore di darvi i figliuoli ... Vogliamo vedervi come Grazia fra nove mesi ... Il marchese per tagliar corto l ' accomiatò : - Va bene ! Buona sera , caro don Luca ! Nell ' altra stanza , appena furono usciti gli invitati , si udì un baccano indiavolato . I vicini , la gente di casa , Brasi Camauro , Giacalone , Nanni l ' Orbo , una turba famelica , piombò sui rimasugli del trattamento , disputandosi i dolciumi , strappandoseli di mano , accapigliandosi fra di loro . E compare Santo , col pretesto di difendere la roba , abbrancava quel che poteva , e se lo ficcava da per tutto , in bocca , nelle tasche , dentro la camicia . Nunzio , il ragazzo di Burgio , entrato come un gatto , si era arrampicato sulla tavola , e s ' arrabbattava a calci e pugni anche lui , strillando come un ossesso ; gli altri monelli carponi sotto . Don Gesualdo , infuriato , voleva correre col bastone a far cessare quella baraonda ; ma lo zio marchese lo fermò pel braccio ! ... - Lasciateli fare ... tanto ! ... La zia Cirmena che si era divertita almeno un po ' , si piantò nel bel mezzo della stanza , guardando in faccia la gente , come a dire ch ' era ora d ' andarsene . In quel frattempo tornò di corsa il sagrestano , ansante , con un ' aria di gran mistero : - C ' è qui tutto il paese ! ... giù in istrada , che stanno a vedere ! ... Il barone Zacco , i Margarone , la moglie di Mèndola anche ... tutti i primi signori del paese ! ... Fa chiasso il vostro matrimonio , don Gesualdo ! ... E se ne andò com ' era venuto , frettoloso , infatuato . La zia Cirmena borbottò : - Che seccatura ! ... Ci fosse almeno un ' altra uscita ! ... Il canonico invece , curioso , volle andare a vedere . Di rimpetto , alla cantonata di San Sebastiano , c ' era un crocchio di gente ; si vedevano biancheggiare dei vestiti chiari nel buio della strada . Altri passavano lentamente , in punta di piedi , rasente al muro , col viso rivolto in su . Si udiva parlare sottovoce , delle risa soffocate anche , uno scalpiccìo furtivo . Due che tornavano indietro dalla parte di Santa Maria di Gesù si fermarono , vedendo aprire il balcone . E tutti sgattaiolarono di qua e di là . Rimase solo Ciolla , che fingeva d ' andare pei fatti suoi canticchiando : Amore , amore , che m ' hai fatto fare ? Donna Sarina e il marchese Limòli si erano avvicinati anch ' essi al balcone . Quest ' ultimo allora disse : - Adesso potete andarvene , donna Sarina . Non c ' è più nessuno laggiù ! ... La zia Cirmena scattò su come una molla : - Io non ho paura , don Alfonso ! ... Io fo quel che mi pare e piace ! ... Son qui per far da mamma a Bianca ... giacché non c ' è altra parente prossima . Non possiamo piantar la sposa quasi fosse una trovatella ... pel decoro della famiglia almeno ! ... - Ah ? ah ? ... - sogghignava intanto il marchese . Donna Sarina gli ribatté sul muso , frenando a stento la voce : - Non mi fate lo gnorri , don Alfonso ! ... Lo sapete meglio di me ! ... Deve premere anche a voi che siete della famiglia ... Bisogna farlo per la gente ... se non per lei ! ... - E infilò l ' uscio della camera nuziale , continuando a sbraitare . - Va bene , va bene ! Non andate in collera ... Vuol dire che ce ne andremo noi ! ... Ehi , ehi , canonico ... Mi par che sarebbe tempo d ' andarcene ! ... Un po ' di prudenza ! ... - Ah ! ah ! ... Ah ! ah ! - chiocciava il canonico . - Buona notte , nipoti miei ! Vi dò pure la benedizione che non costa nulla ... Bianca s ' era fatta pallida come un cencio lavato . Si alzò anche lei , con un lieve tremito nei muscoli del mento , coi begli occhi turchini che sembravano smarriti , incespicando nel vestito nuovo , e balbettò : - Zio ! ... sentite , zio ! ... - E lo tirò in disparte per parlargli sottovoce , con calore . - Sono pazzi ! - interruppe il marchese ad alta voce accalorandosi anche lui . - Pazzi da legare ! Se torno a nascere , lo dirò anche a loro , voglio chiamarmi mastro Alfonso Limòli ! ... - Bravo ! - sghignazzò il canonico . - Mi piace quello che dite ! - Buona notte ! buona notte ! Non ci pensare ! Andrò da loro domattina ... E fra nove mesi , ricordati bene , voglio essere invitato di nuovo pel battesimo ... il canonico Lupi ed io ... noi due soli ... Non ci sarà neppure bisogno della cugina Cirmena ! ... - Poca brigata , vita beata ! - conchiuse l ' altro . Don Gesualdo li accompagnò sino all ' uscio , solleticato internamente dai complimenti del canonico , il quale non finiva dal dirgli che aveva fatto le cose ammodo : - Peccato che non sieno venuti tutti gli invitati ! Avrebbero visto che spendete da Cesare . Mi sorprende per la signora Sganci ! ... Anche la baronessa Rubiera sarebbe stata contenta di vedere come le rispettate la nipote ... che non siete di quelli che hanno il pugno stretto ... giacché dovete esser soci fra poco . - Eh ! eh ! - rispose don Gesualdo che si sentiva ribollire in quel punto i denari male spesi . - C ' è tempo ! c ' è tempo ! Ne deve passare prima dell ' acqua sotto il ponte che non c ' è più ... Diteglielo pure , alla signora baronessa . - Come ? come ? Se era cosa intesa ? Se dovete esser soci ? - I miei soci son questi qua ! - ripeté don Gesualdo battendo sul taschino . - Non vorrei che la signora baronessa Rubiera avesse a vergognarsi d ' avermi per compagno ... diteglielo pure ! - Ha ragione ! - aggiunse il marchese fermandosi a metà della scala . - Ha l ' amor proprio dei suoi denari , che diavolo ! ... La cugina Rubiera avrebbe potuto degnarsi ... Non si sarebbe guastato il sangue per così poco , lei ! ... - Chissà ? chissà perché non è venuta ? ... Ci dev ' essere qualch ' altro motivo ... Poi , gli affari ... è un ' altra cosa ... Pensateci bene ! ... Vi mancherà un appoggio ! ... Li avrete tutti nemici allora ! ... - Tutti nemici ... oh bella ! perché ? - Pei vostri denari , caspita ! ... Perché potete mettere anche voi le mani nel piatto ! ... Poi vi siete imparentato con loro ! ... Uno schiaffo , caro mio ! Uno schiaffo che avete dato a tutti quanti ! - Sapete cosa ho da dirvi ? - si mise a strillare allora il marchese levando il capo in su . - Che se non avessi il vitalizio della mia commenda di Malta per non crepare di fame , sarei costretto a dare uno schiaffo anch ' io a tutta la nobile parentela ... Sarei costretto a scopar le strade ! ... E se ne andò borbottando . - Don Gesualdo , - disse Nanni l ' Orbo facendo capolino dalla cucina . - Son qui i ragazzi che vorrebbero baciar la mano alla padrona ... se non c ' è più nessuno ... - Spicciatevi ! spicciatevi ! - rispose lui infastidito . Prima s ' affollarono sulla soglia simili a un branco di pecore ; poscia , dopo Nanni l ' Orbo , sfilarono dietro tutti gli altri , col sorriso goffo , il berretto in mano , le donne salutando sino a terra come in chiesa , imbacuccate nelle mantelline . - Questa è Diodata , - disse Nanni l ' Orbo . - Una povera orfanella che il padrone ha mantenuto per carità . - Sissignora ! ... Tanta salute ! ... - E Diodata non seppe più che dire . - Un cuore tanto fatto , don Gesualdo ! - seguitò Nanni l ' Orbo accalorandosi . - Gli ha fatto anche la dote ! Domeneddio l ' aiuta per questo ! Don Gesualdo andava spegnendo i lumi . Poi si voltò tutto di nuovo vestito , che Diodata non osava nemmeno alzare gli occhi su di lui , e conchiuse : - Va bene . Siete contenti ? - Sissignore , - rispose Nanni l ' Orbo , guardando con tenerezza Diodata . - Contentoni ! ... può dirlo anche lei ! ... - E ' un pezzo che compare Nanni teneva d ' occhio a quei baiocchi , per non lasciarseli sfuggire ! - aggiunse Brasi Camauro . - E ' nato col berretto in testa ! - Sposa Diodata , - narrò allora alla moglie don Gesualdo . - La marito con lui . Il camparo aggiunse altre informazioni , ridendo : - Si correvano dietro ! Bisognava far la guardia a loro pure ! ... Il padrone mi dovrebbe ancora qualche regaluccio per quest ' altra custodia che non era nel patto ! ... Allora scoppiò una risata generale , perché compare Carmine era molto lepido , di solito . La ragazza , tutta una fiamma , gli lanciò un ' occhiata di bestia selvaggia . - Non è vero ! nossignore , don Gesualdo ! ... - Sì ! sì ! e Brasi Camauro anche ! e Giacalone , allorché veniva pel carro ! ... Tutti d ' amore e d ' accordo , insieme ! ... Le risate non finivano più ; Nanni l ' Orbo pel primo , che si teneva i fianchi . Solo Diodata , rossa come il fuoco , colle lagrime agli occhi , s ' affannava a ripetere : - Nossignore ! ... non è vero ! ... Come potete dirlo , compare Carmine ? ... non ne avete coscienza ? Donna Sarina comparve di nuovo sull ' uscio , colle braccia incrociate , senza profferire una parola ; soltanto i fiori che le si agitavano sul capo parlavano per lei . - Ora basta ! - conchiuse il padrone . - Andatevene , ch ' è tardi . Essi salutarono un ' altra volta , inchinandosi goffamente , balbettando confusamente in coro , urtandosi nell ' uscire , e se ne andarono con un calpestìo pesante di bestiame grosso . Appena fuori cominciarono a ridere e scherzare fra di loro ; Brasi Camauro e Pelagatti dandosi degli spintoni ; Nanni l ' Orbo e compare Carmine barattando parolacce e ingiurie atroci , colle braccia l ' uno al collo dell ' altro , come due fratelli messi in allegria dal vino bevuto . Una baldoria che fece ridere anche lo stesso don Gesualdo . - Son come le bestie ! - diss ' egli rientrando . - Non dar retta , cara Bianca ! - Un momento ! - strillò la zia Cirmena respingendolo colle mani , quasi egli stesse per farle violenza . - Non potete entrare adesso ! fuori ! fuori ! E gli chiuse l ' uscio sul muso . Diodata risalì di corsa in quel punto , scalmanata , colle lagrime agli occhi . - Don Gesualdo ! ... Non vogliono lasciarmi andare pei fatti miei ! ... Li sentite , laggiù ? ... compare Nanni e tutti gli altri ! ... - Ebbene ? Che c ' è ? Non dev ' essere tuo marito ? ... - Sissignore ... Dice per questo ! ... ch ' è il padrone ... Non mi lasciano andare in pace ! ... tutti quanti ! - Aspetta ! aspetta , che piglio un bastone ! - No ! no ! - gridò Nanni dalla strada . - Ce ne andiamo a casa . Nessuno la tocca . - Senti ? Nessuno ti tocca . Vattene ... Che fai adesso ? Essa , stando due scalini più giù , gli aveva presa la mano di nascosto , e andava baciandola come un vero cane affezionato e fedele : - Benedicite ! ... benedicite ! ... - Ora ricomincia il piagnisteo ! - sbuffò lui . - Non ho un momento di pace , questa sera ! ... - Nossignore ... senza piagnisteo ... Tanta salute a vossignoria ! ... e alla vostra sposa anche ! ... E ' che volevo baciarvi la mano per l ' ultima volta ! ... Mi tremano un po ' le gambe ... Tanto bene che mi avete fatto , vossignoria ! ... - Be ' ! be ' ! ... Sta allegra tu pure ! ... Dev ' essere un giorno d ' allegria questo ! ... Hai trovato un buon marito anche tu ... Il pane non te lo farà mancare ... E quando verrà la malannata , ricordati che c ' è sempre il mio magazzino aperto ... Sei contenta anche tu ? di ' ? Essa rispose ch ' era contenta , chinando il capo più volte , giacché aveva un groppo alla gola e non poteva parlare . - Va bene ! Ora vattene via contenta ... e senza pensare ad altro , sai ! ... senza pensare ad altro ! ... Com ' essa lo guardava in un certo modo , cogli occhi dolorosi che sembrava gli leggessero anche a lui il cruccio segreto in cuore , cominciò a gridare per non pensarci , quasi fosse in collera . - E senza cercare il pelo nell ' uovo ! ... senza pensare a questo e a quell ' altro ... Il Signore c ' è per tutti ... Anche tu sei una povera trovatella , e il Signore ti ha aiutato ! ... Al caso poi , ci son qua io ... Farò quello che potrò ... Non ho il cuore di sasso , no ! ... Lo sai ! Vai , vai ; vattene via contenta ! ... Ma Diodata , che gli voltava le spalle , col petto pigiato contro la ringhiera , quasi si sentisse morire dal crepacuore , non poté frenare i singhiozzi che la scuotevano dalla testa ai piedi . Allora il suo padrone scappò a bestemmiare : - Santo e santissimo ! ... santo e santissimo ! In quel momento comparve la zia Cirmena in cima alla scala , con lo scialle in testa , il borsone infilato al braccio , e gli occhi umidi di lagrime , come si conveniva alla parte di madre che l ' era toccata quella volta . - Eccomi qua , don Gesualdo ! eccomi qua ! - E stese le braccia come un crocifisso per buttargliele al collo . - Non ho bisogno di farvi la predica ... Siete un uomo di giudizio ... Povera Bianca ! ... Sono commossa , guardate ! Cercò nel borsone il fazzoletto di battista , fra la roba di cui era pieno , e si asciugò gli occhi . Poi baciò di nuovo lo sposo , asciugandosi anche la bocca con lo stesso fazzoletto , e chiamò il servitore che aspettava giù col lampione . - Don Camillo ! Accendete , ch ' è ora di andarsene . Don Camillo ? ehi ? cosa fate ? dormite ? Dalla strada rispose Ciolla , ripassando col chitarrino : Amore , amore , che m ' hai fatto fare ? E degli altri sfaccendati gli andavano dietro , facendogli l ' accompagnamento coi grugniti . - No ! - esclamò la zia Cirmena piantandosi dinanzi al nipote , quasi ad impedirgli di fare una pazzia . - Non date retta ... Sono ubbriachi ! ... canaglia che crepano d ' invidia ! Andate a trovare vostra moglie piuttosto ! Ve la raccomando ... non va presa come le altre ... Siamo fatti di un ' altra pasta ... tutta la famiglia ... Mi pare di lasciare il sangue mio nelle vostre mani adesso ! ... Non ho avuto figliuole ... non ho mai provato una cosa simile ! ... Mi sento tutta sconvolta ! ... No ! no ! Non badate a me ! ... mi calmerò ... Voi , don Camillo , andate avanti col lume ... Egli volse le spalle . - Quante chiacchiere ! Infine siamo marito e moglie sì o no ? - Entrando nella camera nuziale trasse un sospirone . - Ah ! se Dio vuole , è finita ! Ce n ' è voluto ... ma è finita , se Dio vuole ! ... Non lo fo più , com ' è vero Iddio , se si ha a ricominciare da capo ! ... Voleva far ridere anche la sposa , metterla un po ' di buon umore , per star meglio insieme in confidenza , come dev ' essere fra marito e moglie . Ma lei , ch ' era seduta dinanzi allo specchio , voltando le spalle all ' uscio , si riscosse udendolo entrare , e avvampò in viso . Indi si fece smorta più di prima , e i lineamenti delicati parvero affilarlesi a un tratto maggiormente . Proprio quello che aveva detto la zia Cirmena ! Una ragazza che vi basiva per un nulla , e v ' imbrogliava la lingua e le mani . Gli seccava , ecco , quel giorno di nozze che non gli aveva dato un sol momento buono . - Ehi ? ... Perchè non dici nulla ? ... Cos ' hai ? ... - Rimase un momento imbarazzato , senza saper che dire neppure lui , umiliato nel suo bel vestito nuovo , in mezzo ai suoi mobili che gli costavano un occhio del capo . - Senti ... s ' è così ... se la pigli su quel verso anche tu ... Allora ti saluto e vo a dormire su di una sedia , com ' è vero Dio ! ... Essa balbettò qualche parola inintelligibile , un gorgoglìo di suoni timidi e confusi , e chinò il capo ubbidiente , per cominciare a togliersi il pettine di tartaruga , colle mani gracili e un po ' sciupacchiate alle estremità di ragazza povera avvezza a far di tutto in casa . - Brava ! brava ! Così mi piaci ! ... Se andiamo d ' accordo come dico io , la nostra casa andrà avanti ... avanti assai ! Te lo dico io ! Faremo crepare gli invidiosi ... Hai visto stasera , che non son voluti venire alle nozze ? ... Quante spese buttate via ! ... Hai visto che mi mangiavo il fegato e ridevo ? ... Riderà meglio chi ride l ' ultimo ! ... Via , via , perchè ti tremano così le mani ? ... non sono tuo marito adesso ? ... a dispetto degli invidiosi ! ... Che paura hai ? ... Senti ! ... quel Ciolla ! ... mi farà fare uno sproposito ! ... Essa tornò a balbettare qualche parola indistinta , che le spirò di nuovo sulle labbra smorte , e alzò per la prima volta gli occhi su di lui , quegli occhi turchini e dolci che gli promettevano la sposa amorevole e ubbidiente che gli avevano detto . Allora egli tutto contento , con un risata larga che gli spianò il viso ed il cuore , riprese : - Lascialo cantare . Non me ne importa adesso di Ciolla ... di lui e di tutti gli altri ! ... Crepano d ' invidia perché i miei affari vanno a gonfie vele , grazie a Dio ! Non te ne pentirai , no , di quello che hai fatto ! ... Sei buona ! ... non hai la superbia di tutti i tuoi ... In cuore gli si gonfiava un ' insolita tenerezza , mentre l ' aiutava a spettinarsi . Proprio le sue grosse mani che aiutavano una Trao , e si sentivano divenir leggere leggere fra quei capelli fini ! Gli occhi di lui si accendevano sulle trine che le velavano gli omeri candidi e delicati , sulle maniche brevi e rigonfie che le mettevano quasi delle ali alle spalle . Gli piaceva la peluria color d ' oro che le fioriva agli ultimi nodi delle vertebre , le cicatrici lasciatele dal vaccinatore inesperto sulle braccia esili e bianche , quelle mani piccole , che avevano lavorato come le sue , e tremavano sotto i suoi occhi , quella nuca china che impallidiva e arrossiva , tutti quei segni umili di privazioni che l ' avvicinavano a lui . - Voglio che tu sii meglio di una regina , se andiamo d ' accordo come dico io ! ... Tutto il paese sotto i piedi voglio metterti ! ... Tutte quelle bestie che ridono adesso e si divertono alle nostre spalle ! ... Vedrai ! vedrai ! ... Ha buon stomaco , mastro - don Gesualdo ! ... da tenersi in serbo per anni ed anni tutto quello che vuole ... e buone gambe pure ... per arrivare dove vuole ... Tu sei buona e bella ! ... roba fine ! ... roba fine sei ! ... Essa rannicchiò il capo nelle spalle , simile a una colomba trepidante che stia per esser ghermita . - Ora ti voglio bene davvero , sai ! ... Ho paura di toccarti colle mani ... Ho le mani grosse perchè ho tanto lavorato ... non mi vergogno a dirlo ... Ho lavorato per arrivare a questo punto ... Chi me l ' avrebbe detto ? ... Non mi vergogno , no ! Tu sei bella e buona ... Voglio farti come una regina ... Tutti sotto i tuoi piedi ! ... questi piedini piccoli ! Hai voluto venirci tu stessa ... con questi piedini piccoli ... nella mia casa ... La padrona ! ... la signora bella mia ! ... Guarda , mi fai dire delle sciocchezze ! ... Ma essa aveva l ' orecchio altrove . Pareva guardasse nello specchio , lontano , lontano . - A che pensi ? ancora al Ciolla ? ... Vo a finire in prigione , la prima notte di matrimonio ! ... - No ! - interruppe lei balbettando , con un filo di voce . - No ... sentite ... devo dirvi una cosa ... Sembrava che non avesse più una goccia di sangue nelle vene , tanto era pallida e sbattuta . Mosse le labbra tremanti due o tre volte . - Parla , - rispose lui . - Tutto quello che desideri ... Voglio che sii contenta tu pure ! ... Com ' era di luglio , e faceva un gran caldo , si tolse anche il vestito , aspettando . Ella si tirò indietro bruscamente , quasi avesse ricevuto un urto in pieno petto ; e s ' irrigidì , tutta bianca , cogli occhi cerchiati di nero . - Parla , parla ! ... Dimmelo qui all ' orecchio ... qui che nessuno ci sente ! ... Rideva tutto contento colla risata grossolana , nell ' impeto caldo che cominciava a fargli girare il capo , balbettando e anfanando , in maniche di camicia , stringendosi sul cuore che gli batteva fino in gola quel corpo delicato che sentiva rabbrividire e quasi ribellarsi ; e come le sollevava il capo dolcemente si sentì cascar le braccia . Ella si asciugò gli occhi febbrili , col viso tuttora contratto dolorosamente . - Ah ! ... che gusto ! ... Aveva ragione la zia Cirmena ! ... Bel divertimento ! ... Dopo tanti stenti , tanti bocconi amari ! ... tante spese fatte ! ... Si dovrebbe essere così contenti qui ... due che si volessero bene ! ... Nossignore ! neanche questo mi tocca ! Neanche il giorno delle nozze , santo e santissimo ! ... Dimmi almeno che hai ! ... - Non badate a me ... Sono troppo agitata ... - Ah ! quel Ciolla ! ... ancora ! ... Com ' è vero Dio , gli tiro addosso un vaso di fiori adesso ! ... Voglio far la festa anche a lui , la prima notte di matrimonio ! PARTE SECONDA I - Tre onze e quindici ! ... Uno ! ... due ! ... - Quattr ' onze ! - replicò don Gesualdo impassibile . Il barone Zacco si alzò , rosso come se gli pigliasse un accidente . Annaspò alquanto per cercare il cappello , e fece per andarsene . Ma giunto sulla soglia tornò indietro a precipizio , colla schiuma alla bocca , quasi fuori di sé , gridando : - Quattro e quindici ! ... E si fermò ansante dinanzi alla scrivania dei giurati , fulminando il suo contradittore cogli occhi accesi . Don Filippo Margarone , Peperito e gli altri del Municipio che presiedevano all ' asta delle terre comunali , si parlarono all ' orecchio fra di loro . Don Gesualdo tirò su una presa , seguitando a fare tranquillamente i suoi conti nel taccuino che teneva aperto sulle ginocchia . Indi alzò il capo , e ribatté con voce calma : - Cinque onze ! Il barone diventò a un tratto come un cencio lavato . Si soffiò il naso ; calcò il cappello in testa , e poi infilò l ' uscio , sbraitando : - Ah ! ... quand ' è così ! ... giacch ' è un puntiglio ! ... una personalità ! ... Buon giorno a chi resta ! I giurati si agitavano sulle loro sedie quasi avessero la colica . Il canonico Lupi si alzò di botto , e corse a dire una parola all ' orecchio di don Gesualdo , passandogli un braccio al collo . - Nossignore , - rispose ad alta voce costui . - Non ho di queste sciocchezze ... Fo i miei interessi , e nulla più . Nel pubblico che assisteva all ' asta corse un mormorìo . Tutti gli altri concorrenti si erano tirati indietro , sgomenti , cacciando fuori tanto di lingua . Allora si alzò in piedi il baronello Rubiera , pettoruto , lisciandosi la barba scarsa , senza badare ai segni che gli faceva da lontano don Filippo , e lasciò cadere la sua offerta , coll ' aria addormentata di uno che non gliene importa nulla del denaro : - Cinque onze e sei ! ... Dico io ! ... - Per l ' amor di Dio , - gli soffiò nelle orecchie il notaro Neri tirandolo per la falda . - Signor barone , non facciamo pazzie ! ... - Cinque onze e sei ! - replicò il baronello senza dar retta , guardando in giro trionfante . - Cinque e quindici . Don Ninì si fece rosso , e aprì la bocca per replicare ; ma il notaro gliela chiuse con la mano . Margarone stimò giunto il momento di assumere l ' aria presidenziale . - Don Gesualdo ! ... Qui non stiamo per scherzare ! ... Avrete denari ... non dico di no ... ma è una bella somma ... per uno che sino a ieri l ' altro portava i sassi sulle spalle ... sia detto senza offendervi ... Onestamente ... " Guardami quel che sono , e non quello che fui " dice il proverbio ... Ma il comune vuole la sua garanzia . Pensateci bene ! ... Sono circa cinquecento salme ... Fanno ... fanno ... - E si mise gli occhiali , scrivendo cifre sopra cifre . - So quello che fanno , - rispose ridendo mastro - don Gesualdo . - Ci ho pensato portando i sassi sulle spalle ... Ah ! signor don Filippo , non sapete che soddisfazione , essere arrivato sin qui , faccia a faccia con vossignoria e con tutti questi altri padroni miei , a dire ciascuno le sue ragioni , e fare il suo interesse ! Don Filippo posò gli occhiali sullo scartafaccio ; volse un ' occhiata stupefatta ai suoi colleghi a destra e a sinistra , e tacque rimminchionito . Nella folla che pigiavasi all ' uscio nacque un tafferuglio . Mastro Nunzio Motta voleva entrare a ogni costo , e andare a mettere le mani addosso al suo figliuolo che buttava così i denari . Burgio stentava a frenarlo . Margarone suonò il campanello per intimar silenzio . - Va bene ! ... va benissimo ! ... Ma intanto la legge dice ... Come seguitava a tartagliare , quella faccia gialla di Canali gli suggerì la risposta , fingendo di soffiarsi il naso . - Sicuro ! ... Chi garantisce per voi ? ... La legge dice ... - Mi garantisco da me , - rispose don Gesualdo posando sulla scrivania un sacco di doppie che cavò fuori dalla cacciatora . A quel suono tutti spalancarono gli occhi . Don Filippo ammutolì . - Signori miei ! ... - strillò il barone Zacco rientrando infuriato . - Signori miei ! ... guardate un po ' ! a che siam giunti ! ... - Cinque e quindici ! - replicò don Gesualdo tirando un ' altra presa . - Offro cinque onze e quindici tarì a salma per la gabella delle terre comunali . Continuate l ' asta , signor don Filippo . Il baronello Rubiera scattò su come una molla , con tutto il sangue al viso . Non l ' avrebbero tenuto neppure le catene . - A sei onze ! - balbettò fuori di sé . - Fo l ' offerta di sei onze a salma . - Portatelo fuori ! Portatelo via ! - strillò don Filippo alzandosi a metà . Alcuni battevano le mani . Ma don Ninì ostinavasi , pallido come la sua camicia adesso . - Sissignore ! a sei onze la salma ! Scrivete la mia offerta , segretario ! - Alto ! - gridò il notaro levando tutte e due le mani in aria . - Per la legalità dell ' offerta ! ... fo le mie riserve ! ... E si precipitò sul baronello , come s ' accapigliassero . Lì , nel vano del balcone , faccia a faccia , cogli occhi fuori dell ' orbita , soffiandogli in viso l ' alito infuocato : - Signor barone ! ... quando volete buttare il denaro dalla finestra ! ... andate a giuocare a carte ! ... giuocatevi il denaro di tasca vostra soltanto ! ... Don Ninì sbuffava peggio di un toro infuriato . Peperito aveva chiamato con un cenno il canonico Lupi , e s ' erano messi a confabulare sottovoce , chinati sulla scrivania , agitando il capo come due galline che beccano nello stesso tegame . Era tanta la commozione che le mani del canonico tremavano sugli scartafacci . Il cavaliere lo prese per un braccio e andarono a raggiungere il notaro e il baronello che disputavano animatissimi in un canto della sala . Don Ninì cominciava a cedere , col viso floscio e le gambe molli . Il canonico allora fece segno a don Gesualdo d ' accostarsi lui pure . - No , - ammiccò questi senza muoversi . - Sentite ! ... C ' è quell ' affare della cauzione ... Il ponte se n ' è andato , salute a noi ! ... C ' è modo d ' accomodare quell ' affare della cauzione adesso ... - No , - ripigliò don Gesualdo . Sembrava una pietra murata . - L ' affare del ponte ... una miseria in confronto . - Villano ! mulo ! testa di corno ! - ricominciò ad inveire il barone sottovoce . Don Filippo , dopo il primo momento d ' agitazione , era tornato a sedere , asciugandosi il sudore gravemente . Intanto che il canonico parlava sottovoce a mastro - don Gesualdo , il notaro da lontano cominciò a far dei segni . Don Filippo si chinò all ' orecchio di Canali . Sottomano , in voce di falsetto , il banditore replicò : - L ' ultima offerta per le terre del comune ! A sei onze la salma ! ... Uno ! ... due ! ... - Un momento , signori miei ! - interruppe don Gesualdo - Chi garantisce quest ' ultima offerta ? A quell ' uscita rimasero tutti a bocca aperta Don Filippo apriva e chiudeva la sua senza trovar parola . Infine rispose : - L ' offerta del barone Rubiera ! ... Eh ? eh ? - Sissignore . Chi garantisce pel barone Rubiera ? Il notaro si gettò su don Ninì che sembrava volesse fare un massacro . Peperito dimenavasi come l ' avessero schiaffeggiato . Lo stesso canonico allibì . Margarone balbettava stralunato . - Chi garantisce pel barone Rubiera ? ... chi garantisce ? ... - A un tratto mutò tono , volgendola in burla : - Chi garantisce pel barone Rubiera ! ... Ah ! ah ! ... Oh bella ! questa è grossa ! - E molti , al pari di lui , si tenevano i fianchi dalle risate . - Sissignore , - replicò don Gesualdo imperturbabile . - Chi garantisce per lui ? La roba è di sua madre . A quelle parole cessarono le risate , e don Filippo ricominciò a tartagliare . La gente si affollava sull ' uscio come ad un teatro . Il canonico , che sembrava più pallido sotto la barba di quattro giorni , tirava il suo compagno pel vestito . Il notaro era riuscito a cacciare il baronello contro il muro , mentre costui , in mezzo al baccano , vomitava : - Becco ! ... cuor contento ! ... redentore ! - La parola del barone ! - disse infine don Filippo . - La parola del barone Rubiera val più delle vostre doppie ! ... don ... don ... - Don Filippo ! - interruppe l ' altro senza perdere la sua bella calma . - Ho qui dei testimoni per metter tutto nel verbale . - Va bene ! Si metterà tutto nel verbale ! ... Scrivete che il baronello Rubiera ha fatto l ' offerta per incarico di sua madre ! ... - Benone ! - aggiunse don Gesualdo . - Quand ' è così scrivete pure che offro sei onze e quindici a salma . - Pazzo ! assassino ! nemico di Dio ! - si udì gridare mastro Nunzio nella folla dell ' altra sala . Successe un parapiglia . Il notaro e Peperito spinsero fuori dell ' uscio il baronello che strepitava , agitando le braccia in aria . Dall ' altro canto il canonico , convulso , si gettò su don Gesualdo , stringendoglisi addosso , sedendogli quasi sulle ginocchia , colle braccia al collo , scongiurandolo sottovoce , in aria disperata , con parole di fuoco , ficcandoglisi nell ' orecchio , scuotendolo pei petti della giacca , quasi volesse strapazzarlo , per fargli sentir ragione . - Una pazzia ! ... Dove andiamo , caro don Gesualdo ? ... - Non temete , canonico . Ho fatto i miei conti . Non mi scaldo la testa , io . Don Filippo Margarone suonava il campanello da cinque minuti per avere un bicchier d ' acqua . I suoi colleghi s ' asciugavano il sudore anch ' essi , trafelati . Solo don Gesualdo rimaneva seduto al suo posto come un sasso , accanto al sacchetto di doppie . A un certo punto , dalla baraonda ch ' era nell ' altra stanza , irruppe nella sala mastro Nunzio Motta , stralunato , tremante di collera , coi capelli bianchi irti sul capo , rimorchiandosi dietro il genero Burgio che tentava di trattenerlo per la manica della giacca , come un pazzo . - Signor don Filippo ! ... sono il padre , sì o no ? ... comando io , sì o no ? ... Se mio figlio Gesualdo è matto ! ... se vuol rovinarci tutti ! ... c ' è la forza , signor don Filippo ! ... Mandate a chiamare don Liccio Papa ! ... - Speranza , dall ' uscio , col lattante al petto , che si strappava i capelli e urlava quasi l ' accoppassero . - Per l ' amor di Dio ! per l ' amor di Dio ! - supplicava il canonico , correndo dall ' uno all ' altro . - I denari del ponte ! ... Vuole la mia rovina ! ... Nemico di suo padre stesso ! - urlava mastro Nunzio . - Erano forse denari vostri ? - scappò infine a gridare il canonico ; - non era sangue del figlio vostro ? non li ha guadagnati lui , col suo lavoro ? - Tutti quanti erano in piedi , vociando . Si udiva Canali strillare più forte degli altri per chetare don Ninì Rubiera . Il barone Zacco avvilito , se ne stava colle spalle al muro , e il cappello sulla nuca . Il notaro era sceso a precipizio , facendo gli scalini a quattro a quattro , onde correre dalla baronessa . Per le scale era un via vai di curiosi : gente che arrivava ogni momento attratta dal baccano che udivasi nel Palazzo di Città . Santo Motta dalla piazza additava il balcone , vociando a chi non voleva saperle le prodezze del fratello . S ' era affacciata perfino donna Marianna Sganci , coll ' ombrellino , mettendosi la mano dinanzi agli occhi . - Com ' è vero Dio ! ... Io l ' ho fatto e io lo disfo ! ... - urlava il vecchio Motta inferocito . - Largo ! largo ! - si udì in mezzo alla folla . Giungeva don Giuseppe Barabba , agitando un biglietto in aria . - Canonico ! canonico Lupi ! ... - Questi si spinse avanti a gomitate . - Va bene - disse , dopo di aver letto . - Dite alla signora Sganci che va bene , e la servo subito . Barabba corse a fare la stessa imbasciata nell ' altra sala . Quasi lo soffocavano dalla ressa . Il canonico si buscò uno strappo alla zimarra , mentre il barone stendeva le braccia per leggere il biglietto . Canali , Barabba e don Ninì litigavano fra di loro . Poscia Canali ricominciò a gridare : - Largo ! largo ! - E s ' avanzò verso don Gesualdo sorridente : - C ' è qui il baronello Rubiera che vuole stringervi la mano ! - Padrone ! padronissimo ! Io non sono in collera con nessuno . - Dico bene ! ... Che diavolo ! ... Oramai siete parenti ! ... E tirando pel vestito il baronello li strinse entrambi in un amplesso , costringendoli quasi a baciarsi . Il barone Zacco corse a gettarsi lui pure nelle loro braccia , coi lucciconi agli occhi . - Maledetto il diavolo ! ... Non sono di bronzo ! ... Che sciocchezza ! ... Il notaro sopraggiunse in quel punto . Andò prima a dare un ' occhiata allo scartafaccio del segretario , e poi si mise a battere le mani . - Viva la pace ! Viva la concordia ! ... Se ve l ' ho sempre detto ! ... - Guardate cosa mi scrive vostra zia donna Marianna Sganci ! ... - disse il canonico commosso , porgendo la lettera aperta a don Gesualdo . E fattosi al balcone agitò il foglio in aria , come una bandiera bianca ; mentre la signora Sganci dal balcone rispondeva coi cenni del capo . - Pace ! pace ! ... Siete tutti una famiglia ! ... Canali corse a prendere per forza mastro Nunzio , Burgio , perfino Santo Motta , scamiciato , e li spinse nelle braccia dei nuovi parenti . Il canonico abbracciava anche comare Speranza e il suo bambino . Avrebbero pianto gli stessi sassi . - Per parte di moglie ... siete cugini ... - E ' vero , - aggiunse don Ninì tuttora un po ' rosso in viso . - Siamo cresciuti insieme con Bianca ... come fratello e sorella . - Caro don Nunzio ! ... vi rammentate la fornace del gesso ... vicino Fontanarossa ? ... Il vecchio burbero fece una spallata , per levarsi d ' addosso la manaccia del barone Zacco , e rispose sgarbatamente . - Io mi chiamo mastro Nunzio , signor barone . Non ho i fumi di mio figlio . - E perché poi ? A vantaggio di chi vi fate la guerra ? ... Chi ne gode di tanto denaro buttato via ? ... - conchiuse Canali infervorato . - Pazzie ! ragazzate ! ... Un po ' di sangue alla testa ! ... La giornata calda ! ... Un puntiglio sciocco ... un malinteso ... Ora tutto è finito ! Andiamo via ! Non facciamo ridere il paese ! ... - E il notaro cercava di condurli a spasso tutti quanti . - Un momento ! - interruppe don Gesualdo . - La candela è ancora accesa . Vediamo prima se hanno scritto l ' ultima mia offerta . - Come , come ? Che discorsi ! ... Cosa vuol dire ? ... Torniamo da capo ? ... - Di nuovo s ' era levato un putiferio . - Non siamo più amici ? Non siamo parenti ? Ma don Gesualdo s ' ostinava , peggio di un mulo : - Sissignore , siamo parenti . Ma qui siamo venuti per la gabella delle terre comunali . Io ho fatta l ' offerta di sei onze e quindici tarì a salma . - Villano ! testa di corno ! Don Filippo , in mezzo a quel trambusto , fu costretto a sedere di nuovo sul seggiolone , sbuffando . Vuotò di un fiato il bicchiere d ' acqua , e suonò il campanello . - Signori miei ! - vociava il segretario , - l ' ultima offerta ... a sei onze e quindici ! - Tutti se n ' erano andati a discutere strepitando nell ' altra sala , lasciando solo don Gesualdo dinanzi alla scrivania . Invano il canonico , inquieto , gli soffiava all ' orecchio : - Non la spuntate , no ! ... Si son dati l ' intesa fra di loro ! ... - A sei onze e quindici la salma ! ... ultima offerta ! ... - Don Gesualdo ! don Gesualdo ! - gridò il notaro quasi stesse per crollare la sala . Rientrarono nuovamente in processione : il barone Zacco facendosi vento col cappello ; il canonico e Canali ragionando fra loro due a bassa voce ; don Ninì , più restìo , in coda agli altri . Il notaro con le braccia fece un gesto circolare per radunarli tutti intorno a sé : - Don Gesualdo ! ... sentite qua ! Volse in giro un ' occhiata da cospiratore e abbassò la voce : - Una proposta seria ! - e fece un ' altra pausa significativa . - Prima di tutto , i denari della cauzione ... una bella somma ! ... La disgrazia volle così ... ma voi non ci avete colpa , don Gesualdo ... e neppure voi , mastro Nunzio ... E ' giusto che non li perdiate ! ... Accomoderemo la cosa ! ... Voi , signor barone Zacco , vi rincresce di lasciare le terre che sono da quarant ' anni nella vostra famiglia ? ... E va bene ! ... La baronessa Rubiera adesso vuole la sua parte anche lei ? ... ha più di tremila capi di bestiame sulle spalle ... E va bene anche questa ! Don Gesualdo , qui , ha denari da spendere lui pure ; vuol fare le sue speculazioni sugli affitti ... Benissimo ! Dividete le terre , fra voi tre ... senza liti , senza puntigli senza farvi la guerra a vantaggio altrui ... A vantaggio di chi , poi ? ... del comune ! Vuol dire di nessuno ! Mandiamo a monte l ' asta ... Il pretesto lo trovo io ! ... Fra otto giorni si riapre sul prezzo di prima ; si fa un ' offerta sola ... Io no ... e nemmeno loro ! ... Il canonico Lupi ! ... in nome vostro , don Gesualdo ... Ci fidiamo ... Siamo galantuomini ! Un ' offerta sola sul prezzo di prima ; e vi rimangono aggiudicate le terre senza un baiocco d ' aumento . Solamente una piccola senseria per me e il canonico ... E il rimanente lo dividete fra voi tre , alla buona ... d ' amore e d ' accordo . Vi piace ? Siamo intesi ? - Nossignore , - rispose don Gesualdo , - le terre le piglio tutte io . Mentre gli altri erano contenti e approvavano coi cenni del capo l ' occhiata trionfante che il notaro tornava a volgere intorno , quella risposta cadde come una secchia d ' acqua . Il notaro per primo rimase sbalordito ; indi fece una giravolta e s ' allontanò canterellando . Don Ninì scappò via senza dir nulla . Il barone stavolta finse di calcarsi il cappello in capo per davvero . Lo stesso canonico saltò su inviperito : - Allora vi pianto anch ' io ! ... Se volete rompervi le corna , il balcone è lì , bell ' e aperto ! ... Vi offrono dei buoni patti ! ... vi stendono le mani ! ... Io vi lascio solo , com ' è vero Dio ! Ma don Gesualdo si ostinava , col suo risolino sciocco , il solo che non perdesse la testa in quella baraonda . - Siete una bestia ! - gli disse sempre ridendo . Il canonico spalancò gli occhi e tornò docile a vedere quel che stava macchinando quel diavolo di mastro - don Gesualdo . Il notaro , prudente , seppe dominarsi prima degli altri , e tornò indietro col sorriso sulle labbra e le tabacchiera in mano lui pure . - Dunque ? ... le volete tutte ? - Eh ... eh ... Cosa stiamo a farci qui dunque ! - rispose l ' altro . Neri gli offrì la tabacchiera aperta , e riprese a voce bassa , in tono di confidenza cordiale : - Che diavolo volete farne ? ... circa cinquecento salme di terre ! ... Don Gesualdo si strinse nelle spalle . - Caro notaro , forse che voglio ficcare il naso nei vostri libracci , io ? - Quand ' è così , don Gesualdo , state a sentire ... discorriamola fra di noi ... Il puntiglio non conta ... e nemmeno l ' amicizia ... Badiamo agli interessi ... A ogni frase piegava il capo ora a destra e ora a sinistra , con un fare cadenzato che doveva essere molto persuasivo . - Se le volete tutte , ve le faremo pagare il doppio , ed ecco sfumato subito metà del guadagno ... senza contare i rischi ... le malannate ! ... Lasciateci l ' osso , caro don Gesualdo ! tappateci la bocca ... Abbiamo denti , e sappiamo mordere ! Andremo a rotta di collo noialtri e voi pure ! ... Don Gesualdo scrollava il capo , sogghignando , come a dire : - Nossignore ! Andrete a rotta di collo voialtri soltanto ! - Seguitava a ripetere : - Forse che io voglio cacciare il naso nei vostri scartafacci ? Poi , vedendo che il notaro diventava verde dalla bile , volle offrirgli una presa lui . - Vi spiego il mistero in due parole , giacché vedo che mi parlate col cuore in mano . Piglierò in affitto le terre del comune ... e quelle della Contea pure ... tutte quante , capite , signor notaro ? Allora comando ai prezzi e all ' annata , capite ? ... Ve lo dico perchè siete un amico , e perché a far quel che dico io ci vogliono molti capitali in mano , e un cuore grande quanto il piano di Santamargherita , caro notaro . Perciò spingerò l ' asta sin dove voialtri non potrete arrivare . Ma badate ! a un certo punto , se non mi conviene , mi tiro indietro , e vi lascio addosso il peso che vi rompe la schiena ... - E questa è la conclusione ? ... - Eh ? eh ? Vi piace ? Il notaro si volse di qua e di là , come cercasse per terra , si calcò il cappello in capo definitivamente , e volse le spalle : - Salute a chi rimane ! ... Ce ne andiamo ... Non abbiamo più nulla da fare . Il canonico , ch ' era stato ad ascoltare a bocca aperta , si strinse al socio con entusiasmo , appena rimasero soli . - Che botta , eh ? don Gesualdo ! Che tomo siete voi ! ... La mia mezzeria ci sarà sempre ? Don Gesualdo rassicurò il canonico con un cenno del capo , e disse a Margarone : - Signor don Filippo , andiamo avanti ... - Io non vo niente affatto ! - rispose finalmente Margarone adirato . - La legge dice ... Non c ' è più concorrenza ! ... Non trovo garanzia ! ... Devo consultare i miei colleghi . - E si mise a raccogliere gli scartafacci in fretta e in furia . - Ah ! così si tratta ? ... è questa la maniera ? ... Va bene ! va benone ! Ne discorreremo poi , signor don Filippo ... Un memoriale a Sua Maestà ! ... - Il canonico col mantello sul braccio come un oratore romano , perorava la causa dell ' amico minaccioso . Don Gesualdo invece , più calmo , riprese il suo denaro e il taccuino zeppo di cifre : - Io sarò sempre qua signor don Filippo , quando aprite di nuovo l ' asta . - Signori miei ! ... guardate un po ' ... a che siam giunti ! - brontolava Margarone . Per la scala del Palazzo di Città e per tutto il paese era un subbuglio , al sentire la lotta che c ' era stata per levare di mano al barone Zacco le terre del comune che da quarant ' anni erano nella sua famiglia e il prezzo a cui erano salite . La gente si affacciava sugli usci per veder passare mastro - don Gesualdo . - Guardate un po ' , signori miei , a che s ' era arrivati ! ... - Fresco come un bicchier d ' acqua , quel mastro - don Gesualdo che se ne andava a casa , colle mani in tasca ... In tasca aveva più denari che capelli in testa ! e dava da fare ai primi signori del paese ! Nell ' anticamera aspettava don Giuseppe Barabba , in livrea : - Signor don Gesualdo , c ' è di là la mia padrona a farvi visita ... sissignore ! - Donna Mariannina in gala era seduta sul canapè di seta , sotto lo specchio grande , nella bella sala gialla . - Nipote mio , l ' avete fatta grossa ! Avete suscitato l ' inferno in tutto il parentado ! ... Sicuro ! La moglie del cugino Zacco è venuta a farmi vedere i lividori ! ... Sembra ammattito il barone ! ... Prende a sfogarsi con chi gli capita ... Ed anche la cugina Rubiera ... dice ch ' è un proditorio ! che il canonico Lupi vi aveva messi d ' amore e d ' accordo , e poi tutt ' a un tratto ... E ' vero , nipote mio ? Son venuta apposta a discorrerne con Bianca ... Vediamo , Bianca , aiutami tu . cerchiamo d ' accomodarla . Voi , don Gesualdo , le farete questo regalo , a vostra moglie . Eh ? che ne dite ? Bianca guardava timidamente ora lei ed ora il marito , rannicchiata in un cantuccio del canapè , colle braccia sul ventre e il fazzoletto di seta in testa , che s ' era messo in fretta onde ricevere la zia . Aprì la bocca per rispondere qualche cosa , messa in soggezione da donna Mariannina , la quale continuava a sollecitarla : - Eh ? che ne dici ? Adesso sono anche affari tuoi . Bianca tornò a guardare il marito , e tacque imbarazzata . Ma egli la tolse d ' impiccio . - Io dico di no , - rispose semplicemente . - Ah ? ah ? Dite così ? ... Donna Mariannina rimase a bocca aperta lei pure un istante . Poscia divenne rossa come un gallo : - Ah ! dite di no ? ... Scusatemi ... Io non c ' entro . Ero venuta a parlarne con mia nipote , perché non vorrei liti e questioni fra parenti ... Anche coi tuoi fratelli , Bianca ... quel che non ho fatto per indurli ... don Diego specialmente ch ' è così ostinato ! ... Una disgrazia ... un gastigo di Dio ! - Che volete farci ? - rispose don Gesualdo . - Non tutti i negozi riescono bene . Anch ' io , se avessi saputo ... Non parlo per la moglie che ho presa , no ! Non me ne pento ! ... Buona , interessata , ubbidiente ... Glielo dico qui , in faccia a lei ... Ma quanto al resto ... lasciamo andare ! - Dite bene , lasciamo andare . Apposta son venuta a parlare con Bianca , perché so che le volete bene . Adesso siete marito e moglie , come vuol Dio . Anch ' essa è la padrona ... - Sissignore , è la padrona . Ma io sono il marito ... - Vuol dire che ho sbagliato , - disse la Sganci punta al vivo . - No , non avete sbagliato vossignoria . E ' che Bianca non se ne intende , poveretta . E ' vero , Bianca , che non te ne intendi , di ' ? Bianca disse di sì , chinando il capo ubbidiente . - Sia per non detto . Non ne parliamo più . Ho fatto il mio dovere da buona zia , per cercare di mettervi d ' accordo ... Anche oggi , laggiù , al Municipio , avete visto ? ... quello che vi feci dire dal canonico Lupi ? ... - Lupus in fabula ! - esclamò costui entrando come in casa propria , col cappello in testa , il mantello ondeggiante dietro , fregandosi le mani . - Sparlavate di me , eh ? Mi sussurravano le orecchie ... - Voi piuttosto , buonalana ! Avete la cera di chi ha preso il terno al lotto ! - Il terno al lotto ? Mi fate il contrappelo anche ? Un povero diavolo che s ' arrabatta da mattina a sera ! ... - Si discorreva della gabella delle terre ... - disse don Gesualdo tranquillamente , tirando su una presa , - così , per discorrere ... - Ah ! ah ! - rispose il canonico ; e si mise a guardare in aria . La zia Sganci osservava lei pure i mobili nuovi , voltando la testa di qua e di là . - Belli ! belli ! Me l ' aveva detto la cugina Cirmena . Peccato che non mi sentissi bene la sera del matrimonio ... - E gli altri pure , signora donna Mariannina ! - rispose il canonico con una risatina . - Fu un ' epidemia ! ... - No ! no ! Posso assicurarvelo ! in fede mia ! ... La Rubiera , poveretta ! ... E anche suo figlio ... Lo sento sempre che si lagna ... - Zia , come potrei ? ... - Donna Mariannina s ' interruppe . - Ma abbiamo detto di non parlarne più . Lui però si duole di non poter venire a fare il suo dovere ... Dissidi ce n ' è sempre , dico io , anche tra fratelli e sorelle ... Ma passeranno , coll ' aiuto di Dio ... Sai , Bianca ? tuo cugino si marita . Ora non c ' è bisogno di far misteri perché tutto è combinato . Don Filippo dà la tenuta alla Salonia , trenta salme di terra ! Una bella dote . Bianca ebbe un ' ondata di sangue al viso , indi divenne smorta come un cencio ; ma non si mosse né disse verbo . Il canonico rispose lui invece , masticando ancora l ' amaro . - Lo sappiamo ! lo sappiamo ! L ' abbiamo capita oggi , al Municipio ! ... - Infine non seppe più frenarsi , quasi bruciasse a lui la ferita . - La baronessa Rubiera ha cercato di dare il gambetto a me pure ! ... a me che le avevo proposto l ' affare ! ... Si è messa d ' accordo cogli avversari ! Tutti contrari ! ... I parenti della moglie schierati contro il marito ! ... Uno scandalo che non s ' è mai visto ... Hanno bandito un nuovo appalto per il ponte onde fargli perdere la cauzione a questo disgraziato ! Tutte le angherie ! ... Per la costruzione delle nuove strade fanno venire i concorrenti sin da Caltagirone e da Lentini ! ... - Di là almeno non ci capita addosso qualche altro parente !...- ha detto il barone Mèndola , colla sua stessa bocca nella farmacia . Donna Marianna diventava di cento colori e si mordeva le labbra per non spifferare il fatto suo . Don Gesualdo invece se la rideva tranquillamente , sdraiato sul suo bel canapè soffice , e a un certo punto gli chiuse anche la bocca colla mano al canonico . - Lasciate stare ! ... Queste son chiacchiere che non vanno al mulino . Ciascuno fa il suo interesse . - Dico per rispondere a donna Mariannina . Volete sentirne un ' altra , eh ? la più bella ? Si sono pure messi d ' accordo per vendere il grano a rotta di collo , e far cascare i prezzi . Una camorra ! Il baronello Rubiera ha detto che non gliene importa di perdervi cent ' onze , pur di farne perdere mille a don Gesualdo che ha i magazzini pieni ... Al marito di sua cugina ! Vergogna ! Ce n ' ho venti salme anch ' io , capite , vossignoria ! Una birbonata ! Il canonico andava scaldandosi maggiormente di mano in mano , rivolto a mastro - don Gesualdo : - Bel guadagno avete fatto a imparentarvi con loro . Chi l ' avrebbe detto ... eh ? L ' avete sbagliata ! ... Scusate , donna Bianca ! non parlo per voi che siete un tesoro ! ... Allora , cara donna Mariannina ! ... allora , quand ' è così , muoia Sansone con tutti i Filistei . - E lasciamoli morire , - disse la signora Sganci alzandosi . - Già il mondo non finirà per questo . - Come la nipote s ' era alzata anch ' essa dal canapè , mortificata da tutti quei discorsi , colle braccia incrociate sul ventre , donna Mariannina continuò ridendo e fissandole gli occhi addosso : - E ' vero , Bianca che il mondo non lo lascerai finire , tu ? - Bianca tornò a farsi rossa . - Evviva ! Mi congratulo . Ora che avete questa bella casa dovete fare un bel battesimo ... con tutti i parenti ... d ' amore e d ' accordo . Se no , perché li avrete spesi tanti denari ? Don Gesualdo non voleva darla vinta ai suoi nemici , ma dentro si rodeva , perché davvero non gli servivano gran cosa tutti quei denari spesi . - Eh , eh , - rispose con quel certo buon umore che voleva sfoggiare allora . - Pazienza ! Serviranno per chi verrà dopo di noi , se Dio vuole ! - E batteva affettuosamente sulla spalla della moglie , amorevole e sorridente , mentre pensava pure che se i suoi figliuoli avessero avuto la stessa sorte , erano proprio denari buttati via , tante fatiche , i guadagni stessi , sempre con quel bel risultato ! Poi , quando la zia Sganci se ne fu andata , prese a brontolare contro di Bianca , che non si era messo il vestito buono per ricevere la zia : - Allora a che serve aver la roba ? Diranno che ti tengo come una serva . Bel gusto spendere i denari , per non goderne né noi né gli altri ! - Lasciamo stare queste sciocchezze , e parliamo di cose serie ! - interruppe il canonico che s ' era riannuvolato in viso . - C ' è un casa del diavolo . Cercano di aizzarvi contro tutto il paese , dicendo che avete le mani lunghe , e volete acchiappare quanta terra si vede cogli occhi , per affamare la gente ... Quella bestia di Ciolla va predicando per conto loro ... Vogliono scatenarci contro anche i villani ... a voi e a me , caro mio ! Dicono che io tengo il sacco ... Non posso uscir di casa ... Don Gesualdo scrollava le spalle . - Ah , i villani ? Ne riparleremo poi , quando verrà l ' inverno . Voi che paura avete ? - Che paura ho , per ... mio ! ... Non sapete che a Palermo hanno fatto la rivoluzione . Andò a chiudere l ' uscio in punta di piedi , e tornò cupo , nero in viso . - La Carboneria , capite ! ... Anche qui hanno portato questa bella novità ! Posso parlare giacché non l ' ho avuta sotto il suggello della confessione . Abbiamo la sètta anche qui ! E spiegò cos ' era la faccenda : far legge nuova e buttar giù coloro che avevano comandato sino a quel giorno . - Una setta , capite ? Tavuso , mettiamo , al posto di Margarone ; e tutti quanti colle mani in pasta ! Ogni villano che vuole il suo pezzo di terra ! pesci grossi e minutaglia , tutti insieme . Dicono che vi è pure il figlio del Re , nientemeno ! il Duca di Calabria . Don Gesualdo , ch ' era stato ad ascoltare con tanto d ' occhi aperti , scappò a dire : - S ' è così ... ci sto anch ' io ! non cerco altro ! ... E me lo dite con quella faccia ? Mi avete fatto una bella paura , santo Dio ! L ' altro rimase a bocca aperta : - Che scherzate ? O non sapete che voglia dire rivoluzione ? Quel che hanno fatto in Francia , capite ? Ma voi non leggete la storia ... - No , no , - disse don Gesualdo . - Non me ne importa . - Me ne importa a me : Rivoluzione vuol dire rivoltare il cesto , e quelli ch ' erano sotto salire a galla : gli affamati , i nullatenenti ! ... - Ebbene ? Cos ' ero io vent ' anni fa ? - Ma adesso no ! Adesso avete da perdere , cristiano santo ! Sapete com ' è ? Oggi vogliono le terre del comune ; e domani poi vorranno anche le vostre e le mie ! Grazie ! grazie tante ! Non ho dato l ' anima al diavolo tanti anni per ... - Appunto ! Bisogna aiutarsi per non andare in fondo al cesto , caro canonico ! Bisogna tenersi a galla , se non vogliamo che i villani si servano colle sue mani . Li conosco ... so fare , non dubitate . E spiegò meglio la sua idea : cavar le castagne dal fuoco con le zampe del gatto ; tirar l ' acqua al suo mulino , e se capitava d ' acchiappare anche il mestolo un quarto d ' ora , e di dare il gambetto a tutti quei pezzi grossi che non era riescito ad ingraziarsi neppure sposando una di loro , senza dote e senza nulla , tanto meglio ... Gli andarono in quel momento gli occhi su Bianca che stava rincantucciata sul canapè , smorta in viso dalla paura , guardando or questo e or quello , e non osava aprir bocca . - Non parlo per te , sai . Non me ne pento di quel che ho fatto . Non è stata colpa tua . Tutti i negozi non riescono a un modo . Poi se capita di fare il bene , nel tempo stesso ... Il canonico cominciava a capacitarsi , cogli occhi e la bocca di traverso , pensieroso , e appoggiava anche lui il discorso del socio : - Non si voleva torcere un pelo a nessuno ... se si arrivava ad afferrare il mestolo un po ' di tempo ... quante cose si farebbero ... - Voi dovreste farne una ! ... - interruppe don Gesualdo . - Parlare con chi ha le mani in questa faccenda , e dire che vogliamo esserci anche noi . - Eh ? Che dite ? ... un sacerdote ! - Lasciate stare , canonico ! ... Poi se vi è il figlio del Re , potete esserci anche voi ! - Caspita ! Al figlio del Re non gliela tagliano la testa , se mai ! - Non temete , che non ve la tagliano la testa ! Già , se è come avete detto , dovrebbero tagliarla a un paese intero . Credete che non abbia fatto i miei conti , in questo tempo ? ... Quando saremo lì , a veder quel che bolle in pentola ... Bisogna mettersi vicino al mestolo ... con un po ' di giudizio ... col denaro ... So io quello che dico . Bianca cominciò allora a balbettare : - Oh Signore Iddio ! ... Cosa pensate di fare ? ... Un padre di famiglia ! ... - Il canonico , indeciso , la guardava turbato , quasi sentisse il laccio al collo . Don Gesualdo per rassicurarlo soggiunse : - No , no . Mia moglie non sa cosa dice ... Parla per soverchia affezione , poveretta . - Poscia , mentre accompagnava il suo socio in anticamera , soggiunse : - Lo vedete ? Comincia ad affezionarmisi . Già i figliuoli sono un gran legame . Speriamo almeno che abbiano ad esser felici e contenti loro ; giacché io ... Volete che ve la dica , eh , canonico , come in punto di morte ? Mi sono ammazzato a lavorare ... Mi sono ammazzato a far la roba ... Ora arrischio anche la pelle , a sentir voi ! ... E che ne ho avuto , eh ? ditelo voi ! ... II C ' era un gran fermento in paese . S ' aspettavano le notizie di Palermo . Bomma che teneva cattedra nella farmacia , e Ciolla che sbraitava di qua e di là . Degli arruffapopolo stuzzicavano anche i villani con certi discorsi che facevano spalancare loro gli occhi : Le terre del comune che uscivano di casa Zacco dopo quarant ' anni ... un prezzo che non s ' era mai visto l ' eguale ! ... Quel mastro - don Gesualdo aveva le mani troppo lunghe ... Se avevano fatto salire le terre a quel prezzo voleva dire che c ' era ancora da guadagnarci su ! ... Tutto sangue della povera gente ! Roba del comune ... Voleva dire che ciascuno ci aveva diritto ! ... Allora tanto valeva che ciascuno si pigliasse il suo pezzetto ! Fu una domenica , la festa dell ' Assunta . La sera innanzi era arrivata una lettera da Palermo che mise fuoco alla polvere , quasi tutti l ' avessero letta . Dallo spuntare del giorno si vide la Piazza Grande piena zeppa di villani : un brulichìo di berrette bianche ; un brontolìo minaccioso . Fra Girolamo dei Mercenari , che era seduto all ' ombra , insieme ad altri malintenzionati , sugli scalini dinanzi allo studio del notaro Neri , come vide passare il barone Zacco colla coda fra le gambe , gli mostrò la pistola che portava nel manicone . - La vedete , signor barone ? ... Adesso è finito il tempo delle prepotenze ! ... D ' ora innanzi siam tutti eguali ! ... - Correva pure la voce dei disegni che aveva fatto fra Girolamo : lasciar la tonaca nella cella , e pigliarsi una tenuta a Passaneto , e la figliuola di Margarone in moglie , la più giovane . Il notaro ch ' era venuto a levar dallo studio certe carte interessanti , dovette far di cappello a fra Girolamo per entrare : - Con permesso ! ... signori miei ! ... - Poi andò a raggiungere don Filippo Margarone nella piazzetta di Santa Teresa : - Sentite qua ; ho da dirvi una parola ! ... - E lo prese per un braccio , avviandosi verso casa , seguitando a discorrere sottovoce . Don Filippo allibbiva ad ogni gesto che il notaro trinciava in aria ; ma si ostinava a dir di no , giallo dalla paura . L ' altro gli strinse forte il braccio , attraversando la viuzza della Masera per salire verso Sant ' Antonio . - Li vedete ? li sentite ? Volete che ci piglino la mano , i villani , e ci facciano la festa ? - La piazza , in fondo alla stradicciuola , sembrava un alveare di vespe in collera . Nanni l ' Orbo , Pelagatti , altri mestatori , eccitatissimi , passavano da un crocchio all ' altro , vociferando , gesticolando , sputando fiele . Gli avventori di mastro Titta si affacciavano ogni momento sull ' uscio della bottega , colla saponata al mento . Nella farmacia di Bomma disputavasi colle mani negli occhi . Dirimpetto , sul marciapiede del Caffè dei Nobili , don Anselmo il cameriere aveva schierate al solito le seggiole al fresco ; ma non c ' era altri che il marchese Limòli , col bastone fra le gambe , il quale guardava tranquillamente la folla minacciosa . - Cosa vogliono , don Anselmo ? Che diavolo li piglia oggi ? Lo sapete ? - Vogliono le terre del comune , signor marchese . Dicono che sinora ve le siete godute voialtri signori , e che adesso tocca a noi , perchè siamo tutti eguali . - Padroni ! padronissimi ! Quanto a me non dico di no ! Tutti eguali ! ... Portatemi un bicchier d ' acqua , don Anselmo . Di tanto in tanto dal Rosario o dalla via di San Giovanni partiva come un ' ondata di gente , e un brontolìo più minaccioso , che si propagava in un baleno . Santo Motta allora usciva dall ' osteria di Pecu - Pecu , e si metteva a vociare , colla mano sulla guancia : - Le terre del comune ! ... Chi vuole le terre del comune ! ... Uno ! ... due ! ... tre ! ... - E terminava con una sghignazzata . - Largo ! ... largo ! ... - La gente correva verso la Masera . Al disopra della folla si vide il baronello Rubiera colla frusta in aria , e la testa del suo cavallo che sbuffava spaventato . Il campiere che gli stava alle costole , armato sino ai denti , gridava come un ossesso : - Signor barone ! ... Questa non è giornata ! ... Oggi ci vuol prudenza ! ... - Dalla parte di Sant ' Agata comparve un momento anche il signor Capitano , per intimorire la folla ammutinata colla sua presenza . Si piantò in cima alla scalinata , appoggiato alla canna d ' India , don Liccio Papa dietro , che ammiccava al sole , con tanto di tracolla bianca attraverso la pancia . Ma vedendo quel mare di teste se la svignarono subito tutti e due . Alle finestre facevano capolino dei visi inquieti , dietro le invetriate , quasi piovesse . Il palazzo Sganci chiuso ermeticamente , e don Giuseppe Barabba appollaiato sull ' abbaino . Lo stesso Bomma aveva sfrattato gli amici prima del solito , per timore dei vetri . Di tanto in tanto , nel terrazzo dei Margarone , al disopra dei tetti che si accavallavano verso il Castello , compariva la papalina e la faccia gialla di don Filippo . A mezzogiorno , appena suonò la messa grande , ciascuno se ne andò pei fatti suoi ; e rimase solo a vociare Santo Motta , nella piazza deserta . - Avete visto com ' è andata a finire ? - Ciolla corse a desinare lui pure . Don Liccio Papa , adesso che non c ' era più nessuno , si fece vedere di nuovo per le vie , con la mano sulla sciaboletta , guardando fieramente gli usci chiusi . Infine entrò da Pecu - Pecu , e si posero a tavola con compare Santo . - Avete visto com ' è andata a finire ? - Ciolla soleva desinare in fretta e in furia col cappello in testa e il bastone fra le gambe , per tornar subito in piazza a mangiar l ' ultimo boccone , portandosi in tasca una manciata di lupini o di ceci abbrustoliti , d ' inverno anche con lo scaldino sotto il tabarro , bighellonando , dicendo a ciascuno la sua , sputacchiando di qua e di là , seminando il terreno di bucce . - Avete visto com ' è andata a finire ? - Faceva la prima tappa dal calzolaio , poi dal caffettiere , appena apriva , senza prendere mai nulla , girava a seconda dell ' ombra , d ' inverno in senso inverso , cercando il sole . E le cose tornarono ad andare pel suo verso , al pari di Ciolla . Giacinto mise fuori i tavolini pei sorbetti , don Anselmo schierò le seggiole sul marciapiede del Caffè dei Nobili . Rimanevano le ultime nuvole del temporale : dei capannelli qua e là , dinanzi alla bottega di Pecu - Pecu e al Palazzo di Città ; gente che guardava inquieta , curiosi che correvano e si affollavano al più piccolo rumore . Ma del resto ogni cosa aveva ripreso l ' aspetto solito delle domeniche . L ' arciprete Bugno che stava un ' ora a leccare il sorbetto col cucchiarino ; il marchese e gli altri nobili seduti in fila dinanzi al Caffè ; Bomma predicando in mezzo al solito circolo , sull ' uscio della farmacia ; uno sciame di contadini un po ' più in là , alla debita distanza ; e ogni dieci minuti la vecchia berlina del barone Mèndola che scarrozzava la madre di lui , sorda come una talpa , dal Rosario a Santa Maria di Gesù : le orecchie pelose e stracche delle mule che ciondolavano fra la folla , il cocchiere rannicchiato a cassetta , colla frusta fra le gambe , accanto al cacciatore gallonato , colle calze di bucato che sembravano imbottite di noci , e le piume gialle del cappellone della baronessa che passavano e ripassavano su quell ' ondeggiare di berrette bianche . Tutt ' a un tratto accadde un fuggi fuggi : una specie di rissa dinanzi all ' osteria . Don Liccio Papa cercava d ' arrestare Santo Motta , perché aveva gridato la mattina ; e il capitano l ' incitava da lontano , brandendo la canna d ' India : - Ferma ! ferma ! ... la giustizia ! Ma Santo si liberò con uno spintone , e prese a correre verso Sant ' Agata . La folla fischiava ed urlava dietro allo sbirro che tentava d ' inseguirlo . - Ahi ! ahi ! - disse Bomma ch ' era salito su di una sedia per vedere . - Se non rispettano più l ' autorità ! ... - Tavuso gli fece segno di tacere , mettendosi l ' indice attraverso la bocca . - Sentite qua , don Bastiano ! - E si misero a discorrere sottovoce , tirandosi in disparte . Dalla Maddalena scendeva lemme lemme il notaro , col bastone dietro la schiena . Bomma cominciò a fargli dei segni da lontano ; ma il notaro finse di non accorgersene ; accennò al Capitano che s ' avviava verso il Collegio , ed entrò in chiesa anche lui dalla porta piccola . Il Capitano passando dinanzi alla farmacia fulminò i libertini di un ' occhiataccia , e borbottò , rivolto al principale : - Badate che avete moglie e figliuoli ! ... - Sangue di ! ... corpo di ! ... - voleva mettersi a sbraitare il farmacista . In quel momento suonava la campanella della benedizione , e quanti erano in piazza s ' inginocchiarono . Poco dopo , Ciolla , che ingannava il tempo sgretolando delle fave abbrustolite , seduto dinanzi alla bottega del sorbettiere vide una cosa che gli fece drizzar le orecchie : il notaro Neri che usciva di chiesa insieme al canonico Lupi , e risalivano verso la Maddalena , passo passo , discorrendo sottovoce . Il notaro scrollava le spalle , guardando sottecchi di qua e di là . Ciolla tentò di unirsi a loro , ma essi lo piantarono lì . Bomma , da lontano , non li perdeva di vista dimenando il capo . - Badate a quel che fate ! ... Pensate alla vostra pelle ! - gli disse il Capitano passandogli di nuovo accanto . - Becco ! ... - voleva gridargli dietro il farmacista . - Badate a voi piuttosto ! ... - Ma il dottore lo spinse dentro a forza . Ciolla era corso dietro al canonico e al notaro Neri per la via di San Sebastiano , e li vide ancora fermi sotto il voltone del Condotto , malgrado il gran puzzo , quasi al buio , che discorrevano sottovoce , gesticolando . Appena s ' accorsero del Ciolla se la svignarono in fretta , l ' uno di qua e l ' altro di là . Il notaro continuò a salire per la stradicciuola sassosa , e il canonico scese apposta a rompicollo verso San Sebastiano , fermando il Ciolla come a caso . - Quel notaro ... me ne ha fatta una ! ... Aveva il consenso di massaro Sbrendola ... un contratto bell ' e buono ... e ora dice che non si rammenta ! - Va là , va là , che non me la dai a bere ! - mormorò Ciolla fra di sè , appena il canonico ebbe voltate le spalle . E corse subito alla farmacia : - Gran cose c ' è per aria ! Cani e gatti vanno insieme ! Gran cose si preparano ! - Tavuso gonfiò le gote e non rispose . Lo speziale invece si lasciò scappare : - Lo so ! lo so ! E si picchiò la mano aperta sulla bocca , fulminato dall ' occhiata severa che gli saettò il dottore . Verso due ore di notte , don Gesualdo stava per mettersi a cenare , quando venne a cercarlo in gran mistero il canonico , travestito da pecoraio . Bianca fu lì lì per abortire dallo spavento . - Don Gesualdo siamo pronti , se volete venire ; gli amici vi aspettano . Ma gli tremava la voce al poveraccio . Lo stesso don Gesualdo , al momento di buttarsi proprio in quella faccenda , gli vennero in mente tante brutte idee ; si fece pallido , e gli cadde la forchetta di mano . Bianca poi si alzò convulsa , incespicando qua e là , pigliandosela col canonico , che metteva in quell ' impiccio un padre di famiglia . - Se fate così ! ... - balbettò il canonico ; - se mi fate anche la jettatura ... allora , buona notte ! Don Gesualdo cercava di volgerla in ridere , colle labbra smorte - Bravo canonico ! Adesso si vedrà se siete un uomo ! ... Sono contento , vedi , Bianca ! Sono contento d ' andare magari verso il precipizio , per vedere che cominci ad affezionarti a me e alla casa ... Tutto sudato , colle mani un po ' tremanti , si imbacuccò ben bene in uno scapolare , per prudenza , e scesero in istrada . Non c ' era anima viva . Sul terrazzo del Collegio una mano ignota aveva spento finanche il lampione dinanzi alla statua dell ' Immacolata : una cosa da fare accapponar la pelle , quella sera ! Egli allora si sentì stringere il cuore da una tenerezza insolita , pensando alla casa e ai parenti . - Povera Bianca ! Avete visto ? E ' buona , sì , in fondo ... Non lo credevo , davvero ! ... - Zitto ! - interruppe il canonico . - Se vi fate conoscere alla voce , è inutile nascondersi e sudare come bestie ! Ogni momento andava voltandosi , temendo di essere spiati . Arrivati nella via di San Giovanni videro un ' ombra che andava in su verso la piazza , e il canonico disse piano : - Vedete ? ... E ' uno dei nostri ! ... Va dove andiamo noi . Era in un magazzino di Grancore , giù nelle stradicciuole tortuose verso San Francesco , che sembravano fatte apposta . Una casetta bassa che aveva una finestra illuminata per segnale . Si bussavano tre colpi in un certo modo alla porticina dove si giungeva scendendo tre scalini ; si attraversava un gran cortile oscuro e scosceso , e in fondo c ' era uno stanzone buio dove si capiva che stava molta gente a confabulare insieme dal sussurrìo che si udiva dietro l ' uscio . Il canonico disse : - E ' qui ! - e fece il segnale convenuto . Tutti e due col cuore che saltava alla gola . Per fortuna in quel momento giunse un altro congiurato , imbacuccato come loro , camminando in punta di piedi sui sassi del cortile , e ripeté il segnale istesso . - Don Gesualdo , - disse il notaro Neri cavando il naso da una gran sciarpa . - Siete voi ? Vi ho riconosciuto al canonico che sembra un cucco , poveraccio ! Il notaro la pigliava allegramente . Narrava che a Palermo avevano fatto il pasticcio ; avevano ammazzato il principe di Aci e s ' erano impadroniti di Castellammare : - Chi comanda adesso è un prete , certo Ascenso ! - Ah ? - rispose il canonico che si sentiva in causa . - Ah ? - Silenzio per ora ! ... Andiamo adagio ! Sapete com ' è ? ... a chi deve prima attaccare il campanello al gatto ! E ogni galantuomo non vorrebbe mettere il piede in trappola . Ma se siamo in tanti ... C ' è anche il barone Zacco stasera . - Che aspettiamo ad entrare , signori miei ? - interruppe don Gesualdo a quella notizia , coraggioso come un leone . Quando tornarono ad uscire , dopo un gran pezzo , erano tutti più morti che vivi . Bomma sforzavasi di fare il gradasso ; Tavuso non diceva una parola ; e il notaro stava soprapensieri anche lui . Zacco corse ad attaccarsi al braccio di don Gesualdo , quasi fossero divenuti fratelli davvero . - Sentite , cugino , ho da parlarvi . - E seguitarono ad andare a braccetto in silenzio . - Ssst ! ... un fischio ! ... verso i Cappuccini ! ... - Il barone mise mano alla pistola : tutti con un gran batticuore . Si udirono abbaiare dei cani . - Fermo ! ... - esclamò il canonico sottovoce , afferrando il braccio armato del barone che mirava al buio , - è fra Girolamo , che non vuol esser visto da queste parti ! - Appena si udì richiudere l ' uscio , nel vano del quale era balenata una sottana bianca , il farmacista borbottò col fiato ai denti : - L ' abbiamo scappata bella , parola d ' onore ! - Il barone invece strinse forte il braccio di don Gesualdo senza dir nulla . Poi lasciò andare ciascuno per la sua strada , Bomma in su , verso la Piazza Grande , il canonico a piè della scalinata che saliva a San Sebastiano . - Da questa parte , don Gesualdo ... venite con me . - E gli fece fare il giro lungo pei Cappuccini , risalendo poi verso Santa Maria di Gesù per certe stradicciuole buie che non si sapeva dove mettere i piedi . A un tratto si fermò guardando faccia a faccia il suo amico novello con certi occhi che luccicavano al buio . - Don Gesualdo , avete sentito quante belle chiacchiere ? Adesso siamo tutti fratelli . Nuoteremo nel latte e nel miele , d ' ora in poi ... Voi che ci credete , eh ? L ' altro non disse né sì né no , prudente , aspettando il seguito . - Io no ... Io non mi fido di tutti questi fratelli che non mi ha partorito mia madre . - Allora perché siete venuto , vossignoria ? - Per non farci venire voi , caspita ! Io non fo misteri . Giuochiamo a tagliarci l ' erba sotto i piedi fra di noi che abbiamo qualcosa da perdere , ed ecco il bel risultato ! Far la minestra per i gatti , e arrischiare la roba e la testa ! ... Io bado ai miei interessi , come voi ... Non ho i fumi che hanno tanti altri ... Parenti ! parentissimi ! quanto a me volentieri ... Allora mettiamoci d ' accordo piuttosto fra di noi ... - Ebbene ? che volete fare ? - Ah ? che voglio fare ? La pigliate su quel verso ? Mi fate lo gnorri ? ... Allora sia per non detto ... Ciascuno il suo interesse ! Fratelli ! Carbonari ! Faremo la rivoluzione ! metteremo il mondo a soqquadro anche ! ... Io non ho paura ! ... - Nel calore della disputa il barone si era addossato all ' uscio di un cortile . Un cane si mise a latrare furiosamente . Zacco spaventato se la diede a gambe colla pistola in pugno , e don Gesualdo dietro di lui , ansante . Prima di giungere in piazza di Santa Maria di Gesù , uno che andava correndo lo fermò mettendogli la mano sul petto . - Signor don Gesualdo ! ... dove andate ? ... c ' è la giustizia a casa vostra ! Quello che temeva il canonico ! quello che temeva Bianca ! Egli correva al buio , senza saper dove , con una gran confusione in testa , e il cuore che voleva uscirgli dal petto . Poi , udendo colui che gli arrancava dietro , con un certo rumore quasi picchiasse in terra col bastone , gli disse : - E tu chi sei ? - Nardo , il manovale , quello che ci lasciò la gamba sul ponte . Non mi riconoscete più , vossignoria ? Donna Bianca mi ha mandato a svegliare di notte . E narrava com ' era arrivata la Compagnia d ' Arme , all ' improvviso , a quattr ' ore di notte . Il Capitano e altri Compagni d ' Arme erano in casa di don Gesualdo . Lassù , verso il Castello , vedevansi luccicare dei lumi ; c ' era pure una lanterna appesa dinanzi alla porta dello stallatico , al Poggio , e dei soldati che strigliavano . Più in là , nelle vicinanze della Piazza Grande , si udivano di tanto in tanto delle voci : un mormorìo confuso , dei passi che risuonavano nella notte , dei cani che abbaiavano per tutto il paese . Don Gesualdo si fermò a riflettere : - Dove andiamo , vossignoria ? - chiese Nardo . - Ci ho pensato . Non far rumore . Ah ! Madonna Santissima del Pericolo ! Va a chiamare Nanni l ' Orbo . Lo conosci ? il marito di Diodata ? Cominciava ad albeggiare . Ma nelle viottole fuori mano che avevano preso non s ' incontrava ancora anima viva . La casuccia di Diodata era nascosta fra un mucchio di casupole nerastre e macchie di fichi d ' India , dove il fango durava anche l ' estate . C ' era un pergolato sul ballatoio , e un lume che trapelava dalle imposte logore . - Bussa tu , se mai ... - disse don Gesualdo . Diodata al vedersi comparire dinanzi il suo antico padrone ansante e trafelato si mise a tremare come una foglia . - Che volete da me a quest ' ora ? ... Per l ' amor di Dio ! lasciatemi in pace , don Gesualdo ! ... Se torna mio marito ! ... E ' uscito or ora , per cogliere quattro fichi d ' India ! ... qui accanto . - Bestia ! - disse lui . - Ho altro pel capo ! Ci ho la giustizia alle calcagna ! ... - Che c ' è ? - chiese Diodata spaventata . Egli colla mano le fece segno di star zitta . In quel momento tornò correndo compare Nardo ; la gamba di legno si udiva da lontano sull ' acciottolato . - Eccolo ! ... eccolo che viene ! ... Entrò Nanni l ' Orbo , torvo , colla canna da cogliere i fichi d ' India in spalla , e gli occhi biechi che fulminavano di qua e di là . Invano Diodata , colle braccia in croce giurava e spergiurava . - Padron mio ! - esclamò Nanni - a che giuoco giuochiamo ? Questa non è la maniera ! ... - Bestia ! - gridò infine don Gesualdo , scappandogli la pazienza . - Ho la forca dinanzi agli occhi , e tu vieni a parlarmi di gelosia ! Allo strepito accorsero i vicini - Lo vedete ? - ripigliò Nanni infuriato . - Che figura fo dinanzi a loro padron mio ? In coscienza , quel po ' che avete dato a costei per maritarla è una miseria , in confronto della figura che mi fate fare ! - Taci ! Farai correre gli sbirri con quel chiasso ! Che vuoi ? Ti darò quello che vuoi ! ... - Voglio l ' onor mio , don Gesualdo ! L ' onor mio che non si compra a denari ! Cominciarono ad abbaiare anche i cani del vicinato . - Vuoi la chiusa del Carmine ? ... un pezzo che ti fa gola ! Infine compare Nardo riuscì a metterli d ' accordo sulla chiusa del Carmine . - Corpo di Giuda ! La roba serve per queste occasioni ... carceri , malattie e persecuzioni ... Voi l ' avete fatta , don Gesualdo , e serve per salvare la vostra pelle ... Don Gesualdo con una faccia da funerale brontolò : - Parla ! Sbraita ! Hai ragione ! Adesso hai ragione tu ! - Considerate dunque il vostro prossimo , vossignoria ! La moglie da mantenere ... I figli che nasceranno ... Se mi tornano a casa anche gli altri ... quelli che son venuti prima , bisogna mantenerli come fossero miei ... perché sono il marito di Diodata ... La gente dirà magari che li ho messi al mondo io ! ... - Basta ! basta ! Se t ' ho detto di sì per la chiusa ! - Parola di galantuomo ? Davanti a questi testimoni ? Quand ' è così ... giacchè mi dite che siete venuto soltanto per salvare la pelle , potete rimanere tutto il tempo che vi piace . Sono un buon diavolaccio , lo sapete ! ... S ' era fatto tardi . Compare Nanni , completamente rabbonito , propose anche di andare a vedere quel che accadeva fuori : - Voi fate liberamente come se foste in casa vostra , don Gesualdo ... Compare Nardo verrà con me . Al ritorno , per segnale , busserò tre colpi all ' uscio . Ma se no , non aprite neanche al diavolo . Era un terrore pel paese : porte e finestre ancora chiuse , Compagni d ' Arme per le vie , rumore di sciabole e di speroni . Le signorine Margarone , in fronzoli e colla testa irta di ciambelle come un fuoco d ' artificio , correvano ogni momento al balcone . Don Filippo , tronfio e pettoruto , se ne stava adesso seduto nel Caffè dei Nobili , insieme al Capitano Giustiziere e l ' Avvocato Fiscale , facendo tremare chi passava colla sola guardatura . Nella stalla di don Gesualdo dei trabanti governavano i cavalli , e il Comandante fumava al balcone , in pantofole , come in casa sua . Nanni l ' Orbo tornò ridendo a crepapelle . Prima di entrare però bussò al modo che aveva detto , tossì , si soffiò il naso , pure si trattenne un po ' a discorrere ad alta voce con una vicina che si pettinava sul ballatoio . Don Gesualdo stava mangiando una insalata di cipolle , onde prevenire qualche malattia causata dallo spavento . - Prosit ! prosit , don Gesualdo ! A casa vostra ci ho trovato dei forestieri , tale e quale come voi qui da me . Il barone Zacco corre ancora ! ... L ' hanno visto prima dell ' alba più in là di Passaneto , figuratevi ! a casa del diavolo ! ... dietro una siepe , più morto che vivo ! ... Sua moglie fa come una pazza ... Sono stato anche a cercare del notaro Neri , se s ' ha a scrivere due parole della chiusa del Carmine che date a mia moglie pei servizi prestati ... Non che non mi fidi ... sapete bene ... per la vita e per la morte . Nessuno l ' ha più visto , il notaro ! Dicono ch ' è nascosto nel monastero di San Sebastiano ... vestito da donna ... sissignore ! Gli sbirri cercano da per tutto ! Ma qui non avete da temere , vossignoria ! ... Udite ? udite ? Sembrava che si divertisse a fare agghiacciare il sangue nelle vene al prossimo suo , quel briccone ! Udivasi infatti un vocìo di comari , un correre di scarponi grossi strilli di ragazzi . Diodata s ' arrampicò sino all ' abbaino del granaio per vedere . Poi Nanni venne a dire : - E ' il viatico , Dio liberi ! ... Va in su verso sant ' Agata . Ho visto il canonico Lupi che portava il Signore ... cogli occhi a terra ! ... una faccia da santo , com ' è vero Iddio ! - Stasera , appena è scuro , mi farai trovare una cavalcatura laggiù alla Masera , e mi darai qualche cosa da travestirmi ; - disse don Gesualdo , che sembrava più smorto alla luce dell ' abbaino . - Perché ? Non vi piace più lo stare in casa mia ? Diodata vi avrebbe fatto qualche mancanza ? - No , no ... Mi pare mill ' anni d ' esser lontano ... - Qui però non avete da temere ... Gli sbirri non vengono a cercarvi qui ! A casa vostra piuttosto ! Guardatevi ! ... Infatti Bianca la sera innanzi s ' era visto capitare a tre ore di notte il Capitan d ' Arme , un bell ' uomo colla barba a collana e i baffi alla militare , che recava il biglietto d ' alloggio . Bianca , già inquieta per suo marito , non sapendo che fare , aveva mandato a chiamare lo zio Limòli , il quale giunse sbadigliando e di cattivo umore . Invano il Capitan d ' Arme accarezzandosi i baffi che aveva lasciato crescere da poco , le diceva colla voce grossa : - Non temete ! ... Calmatevi , bella signora ! ... Noi militari siamo galanti col bel sesso ! ... - Poi - aggiunse il marchese - questi qua sono militari per modo di dire ; come io ho fatto il voto di castità perché sono cavaliere di Malta . Il Capitano si accigliò , ma l ' altro , senza accorgersene continuò , battendogli familiarmente sulla spalla : - Vi conosco , don Bastiano ! ... Eravate piccolo così , colle brache aperte , quando si faceva delle scappatelle insieme a vostro padre ... Allora il voto mi dava noia come vi dà noia adesso quella stadera che portate appesa al fianco ... Bei tempi ! ... Bell ' uomo vostro padre ! Il cuore e la borsa sempre aperti ! ... Don Marcantonio Stangafame ! ... dei Stangafame di Ragusa ! ... una delle prime famiglie della Contea ! Peccato che siate in tanti ! L ' avete indovinata a farvi nominare Capitan d ' Arme ! ... Quattrocent ' onze all ' anno , per rispondere dei furti campestri ... E ' una bella somma ... Vi rimane in tasca tale e quale ... poiché il territorio è tranquillo ! ... Una bagattella soltanto pei dodici soldati che vi tocca mantenere ... due tarì al giorno per ciascuno , eh ? ... - Basta , corpo di ... bacco ! ... - gridò il Capitan d ' Arme battendo in terra la sciabola . - Sembrami che vogliate burlarvi di me , corpo di ... bacco ! - Ehi , ehi ! Adagio , signor capitano ! Sono il marchese Limòli , e ho ancora degli amici a Napoli per farvi scapitanare e tagliare i baffi novelli , sapete ! Capitò in quel momento il ragazzetto del sagrestano che veniva a fare un ' imbasciata di gran premura , balbettando , imbrogliandosi , tornando sempre a ripetere la stessa cosa rosso dalla suggezione . Il marchese , che cominciava a farsi un po ' sordo , tendeva l ' orecchio , gli faceva dei versacci lo intimidiva maggiormente strillando : - Eh ? che diavolo vuoi ? Ma Bianca mise un grido straziante un grido che fece rimanere lo zio a bocca aperta , e scappò per la casa cercando il manto , cercando qualcosa da buttarsi in capo per uscire di casa , per correre subito . III Da gran tempo , ogni giorno , alla stessa ora , donna Giuseppina Alòsi che stava al balcone facendo la calza per aspettare la passata di Peperito , don Filippo Margarone mentre rivoltava la conserva di pomidoro posta ad asciugare sul terrazzo , l ' arciprete Bugno nell ' appendere al fresco la gabbia del canarino , fin coloro che stavano a sbadigliare nella farmacia di Bomma , se volgevano gli occhi in su , verso il Castello , al di sopra de ' tetti , solevano vedere don Diego e don Ferdinando Trao , uno dopo l ' altro , che facevano capolino a una finestra , guardinghi , volgevano poi un ' occhiata a destra , un ' altra a sinistra , guardavano in aria , e ritiravano il capo come la lumaca . Dopo qualche minuto infine aprivasi il balcone grande , stridendo , tentennando , a spinte e a riprese , e compariva don Diego , curvo , macilento , col berretto di cotone calcato sino alle orecchie , tossendo , sputando , tenendosi all ' inferriata con una mano ; e dietro di lui don Ferdinando che portava l ' annaffiatoio , giallo , allampanato , un vero fantasma . Don Diego annaffiava , nettava , rimondava i fiori di Bianca ; si chinava a raccattare i seccumi e le foglie vizze ; rimescolava la terra con un coccio ; passava in rivista i bocciuoli nuovi , e li covava cogli occhi . Don Ferdinando lo seguiva passo passo , attentissimo ; accostava anche lui il viso scialbo a ciascuna pianta , aguzzando il muso , aggrottando le sopracciglia . Poscia appoggiavano i gomiti alla ringhiera , e rimanevano come due galline appollaiate sul medesimo bastone , voltando il capo ora di qua e ora di là , a seconda che giungeva la mula di massaro Fortunato Burgio carica di grano , o saliva dal Rosario la ragazza che vendeva ova , oppure la moglie del sagrestano attraversava la piazzetta per andare a suonare l ' avemaria . Don Ferdinando stava intento a contare quante persone si vedevano passare attraverso quel pezzetto di strada che intravvedevasi laggiù , fra i tetti delle case che scendevano a frotte per la china del poggio ; don Diego dal canto suo seguiva cogli occhi gli ultimi raggi di sole che salivano lentamente verso le alture del Paradiso e di Monte Lauro , e rallegravasi al vederlo scintillare improvvisamente sulle finestre delle casipole che si perdevano già fra i campi , simili a macchie biancastre . Allora sorrideva e appuntava il dito scarno e tremante , spingendo col gomito il fratello , il quale accennava di sì col capo e sorrideva lui pure come un fanciullo . Poi raccontava quello che aveva visto lui : - Oggi ventisette ! ... ne sono passati ventisette ... L ' arciprete Bugno era insieme col cugino Limòli ! ... Per un po ' di giorni , verso i primi d ' agosto , era venuto soltanto don Ferdinando ad annaffiare i fiori , strascinandosi a stento , coi capelli grigi svolazzanti , sbrodolandosi tutto a ogni passo . Allorché ricomparve anche don Diego , parve di vedere Lazzaro risuscitato : tutto naso , colle occhiaie nere , seppellito vivo in una vecchia palandrana , tossendo l ' anima a ogni passo : una tosse fioca che non si udiva quasi più , e scuoteva dalla testa ai piedi lui e il fratello che gli dava il braccio , come andasse facendo la riverenza a ogni vaso di fiori . E fu l ' ultima volta . D ' allora in poi s ' erano viste raramente insieme le teste canute dei due fratelli , dietro i vetri rattoppati colla carta , cercando il sole , don Diego sputando e guardando in terra ogni momento . Il giorno in cui avvenne quel parapiglia nel Palazzo di Città , che le voci si udivano sin nella piazzetta di Sant ' Agata , apparve per un istante alla finestra la cima di un berretto bianco tremolante . Ma allorquando la processione di San Giuseppe si fermò dinanzi al portone dei Trao , per l ' omaggio tradizionale alla famiglia , le finestre rimasero chiuse , malgrado il vocìo della folla . Don Ferdinando scese per comprare l ' immagine del santo gonfio d ' asma , cogli occhi arsi di sonno piegato in due le mani nerastre tremanti così che non trovavano quasi nel taschino i due baiocchi per l ' immagine . Il procuratore di San Giuseppe , che dirigeva la processione , gli disse : - Vedrete quant ' è miracolosa quell ' immagine ! Tanta salute e provvidenza a tutti , in casa vostra ! E gli affidò anche il bastone d ' argento del santo , da metterlo al capezzale del malato : un tocca e sana . Eppure non giovò neanche quello . Compare Cosimo e Pelagatti , partendo per la campagna due ore prima dell ' alba , o tornando a notte fatta , vedevano sempre il lume alla finestra di don Diego . E il cane nero dei Motta uggiolava per la piazza , come un lamento . Poi , verso nona , bussava al portone il ragazzo di don Luca , portando un bicchiere di latte . Di tanto in tanto veniva don Giuseppe Barabba , con un piatto coperto dal tovagliuolo , o il servitore del Fiscale che recava un fiasco di vino . A poco a poco diradarono anche quelle visite . L ' ultima volta il dottor Tavuso se n ' era andato scrollando le spalle . I ragazzi del vicinato giuocavano tutto il giorno dietro quel portone che non si apriva più . Una sera , tardi , i vicini , che stavano cenando , udirono la voce chioccia di don Ferdinando chiamare il sagrestano , lì dirimpetto : una voce da far cascare il pan di bocca . E subito dopo un gran colpo al portone sconquassato , e dei passi che si allontanarono frettolosi . Fu giusto quella notte che arrivava la Compagnia d ' Arme . Una baraonda per tutto il paese . Al rumore insolito anche Don Diego aprì un istante gli occhi . Burgio che era sul ballatoio di casa sua , coll ' orecchio teso verso la Piazza Grande dove udivasi quel parapiglia , vedendo gente nel balcone dei Trao , domandò inquieto : - Che c ' è ? ... Cosa succede ? - Don Diego ! ... - rispose il sagrestano ; e fece il segno della croce , quasi massaro Fortunato avesse potuto vederlo al buio . - Solo come un cane ! ... me lo lasciano sulle spalle ! ... Ho mandato Grazia pel dottore ... a quest ' ora ! ... - Sentite , laggiù , verso la piazza ? ... sentite ? ... Che giornata spunterà domattina , Dio liberi ! ... - Basta avere la coscienza netta , massaro Fortunato . Sono stato sempre un povero diavolo ! ... Bacio la mano di chi mi dà pane ... - Il dottore ! ... quello sì ! ... deve avere la tremarella addosso a quest ' ora ! ... E anche il canonico Lupi , dicono ! ... Buona sera ! ... I muri hanno orecchie al buio ! Infatti il dottor Tavuso , ch ' era il capo di tutti i giacobini del paese , e stava nascosto nella legnaia , tremando come una foglia , vide giunta l ' ultima sua ora all ' udir bussare all ' uscio con tanta furia . - Li sbirri ! ... la Compagnia d ' Arme ! ... Quando gli dissero che era la moglie del sagrestano , invece , la quale veniva a cercarlo per don Diego moribondo , montò in furia come una bestia . - E ' ancora vivo ? ... Mandatelo al diavolo ! ... Vengono a spaventarmi ! ... a quest ' ora ! ... di questi tempi ! ... Un padre di famiglia ! ... Andate a chiamare i suoi parenti piuttosto ... o il viatico , ch ' è meglio ! ... La zia Sganci non volle neppure aprire . Barabba rispose dietro il portone , chiuso con tanto di catenaccio : - Buona donna , questi non son tempi di correre di notte per le strade . Domattina , se Dio vuole , chi campa si rivede . Per fortuna , Grazia non aveva di che temere ; e suo marito l ' avrebbe mandata senza sospetto in mezzo a un reggimento di soldati . L ' andare attorno così tardi , in quella tal notte , era proprio uno sgomento . Lo stesso baronello Rubiera , che era uscito di buon ' ora dalla casa dei Margarone , s ' era fatto accompagnare col lampione . - Ninì ! Ninì ! - strillò dal balcone donna Fifì con la vocina sottile , quasi il suo fidanzato corresse a buttarsi in un precipizio . - Non temere ... no ! - rispose lui con la voce grossa . All ' udir gente nella piazzetta , dal portone dei Trao , che rimbombò come una cannonata , uscì correndo don Luca : - Signor barone ! ... sta per morire vostro cugino don Diego ! ... solo come un cane ! ... Non c ' è nessuno in casa ! ... Rimpetto al palazzo nero e triste dei Trao splendeva il balcone lucente dei Margarone , e in quella luce disegnavasi l ' ombra di donna Fifì , rammentandogli un ' altra ombra che soleva aspettarlo altra volta alla finestra del palazzo smantellato . Don Ninì se ne andò frettoloso , a capo chino , portandosi seco negli occhi i ricordi di quella finestra chiusa e senza lume . - Bella porcheria ! ... Me lo lasciano sulle spalle ! ... a me solo ! - brontolò don Luca tornando nella camera del moribondo . Don Ferdinando stava seduto a piè del letto , senza dir nulla , simile a una mummia . Di tanto in tanto andava a guardare in viso suo fratello ; guardava poi don Luca , stralunato , e tornava a chinare il capo sul petto . Alla sfuriata del sagrestano però si rizzò all ' improvviso , quasi gli avessero dato uno scossone , e domandò piano , con la voce assonnata di uno che parli in sogno : - Dorme ? - Sì , dorme ! ... Andate a dormire voi pure , se volete ! ... Ma l ' altro non si mosse . Il malato da prima voleva sapere ogni momento che ora fosse ; poi , verso mezzanotte , non domandò più nulla . Stava cheto , col naso contro il muro , e la coperta sino alle orecchie . Grazia , di ritorno , aveva accostato l ' uscio , messo il lume accanto , sul tavolino , ed era andata a dare un ' occhiata a casa sua . Il marito si accomodò alla meglio su due sedie . Don Ferdinando , di tratto in tratto , si alzava di nuovo , in punta di piedi , si chinava sul letto , simile a un uccello di malaugurio , e tornava a domandare piano , all ' orecchio di don Luca : - Che fa ? dorme ? - Sì ! sì ! ... Andate a dormire voi pure ! ... andate ! E l ' accompagnò lui stesso in camera sua , per liberarsi almeno da quella noia . Don Ferdinando sognava che il cane nero dei vicini Motta gli si era accovacciato sul petto , e non voleva andarsene , per quanto egli cercasse di svincolarsi e di gridare . La coda del cane , lunga , lunga che non finiva più , gli si era attorcigliata al collo e alle braccia , al pari di un serpente , e lo stringeva , soffocandolo , gli strozzava la voce in gola , quando udì un ' altra voce che lo fece balzare dal letto , con una gran palpitazione di cuore . - Alzatevi , don Ferdinando ! Questa non è ora di dormire ! ... Don Diego pareva che russasse forte , si udiva dall ' altra stanza ; supino , cogli occhi aperti e spenti , le narici filigginose : un viso che non si riconosceva più . Come don Ferdinando lo chiamò prima pian piano , e tornò a chiamarlo e a scuoterlo inutilmente , gli si rizzarono quei pochi capelli in capo , e si rivolse al sagrestano , smarrito , supplichevole : - Che fa ora ? ... che fa ? ... - Che fa ? ... Lo vedete che fa ! ... Grazia ! Grazia ! - No ! ... Fermatevi ! ... Non aprite adesso ! ... Era giorno chiaro . Donna Bellonia in sottana stava a spiare dalla terrazza verso la Piazza Grande per incarico del marito , spaventata dal tramestìo che s ' era udito tutta la notte nel paese ; e Burgio strigliava la mula legata al portone dei Trao . Alle grida di don Luca , levò il capo verso il balcone , e domandò cosa c ' era con un cenno del capo . Il sagrestano rispose anche lui con un gesto della mano , facendo segno di uno che se ne va . - Chi ? - domandò la Margarone che se ne accorse . - Chi ? don Diego o don Ferdinando ? - Sissignora , don Diego ! Lo lasciano sulle spalle a me solo ! ... Corro dal dottore ... almeno per la ricetta del viatico , che diavolo ! ... Signori miei ! deve andarsene così un cristiano , senza medico né speziale ? ... Speranza cominciò dallo sgridare suo marito che aveva legata la mula alla casa del moribondo : - Porta disgrazia ! Ci vorrebbe quest ' altra ! ... - Poi si diedero a strologare i numeri del lotto insieme a donna Bellonia , ch ' era corsa a prendere il libro di Rutilio Benincasa . Donna Giovannina s ' affacciò asciugandosi il viso ; ma non si vide altro che il sagrestano il quale correva a chiamare Tavuso , lì a due passi una porticina verde , colla fune del campanello legata alta perché non andassero a seccarlo di notte . Picchia e ripicchia infine la serva di Tavuso gli soffiò attraverso il buco della serratura : - O chetatevi che il dottore non esce di casa , se casca il mondo ! E ' più malato degli altri , lui ! Bomma , giallo al par del zafferano , stava pestando cremor di tartaro in fondo alla farmacia , solo come un appestato . Don Luca entrò a precipizio , col fiato ai denti : - Signor don Arcangelo ! ... don Diego Trao è in punto di morte . Il dottore non vuol venire ... Cosa fo ? - Cosa fate ? ... La cassa da morto fategli , accidenti a voi ! M ' avete spaventato ! Non è questa la maniera ... oggi che ogni galantuomo sta coll ' anima sulle labbra ! ... Andate a chiamargli il prete piuttosto ... lì , al Collegio , c ' è il canonico Lupi che s ' arrabatta a dir messe e mattutino fin dall ' alba , per farsi vedere in chiesa ! ... Cade sempre in piedi colui ! Se ne ride degli sbirri ! ... Io fo lo speziale ! Pesto cremor di tartaro , giacché non posso pestar altro ... non posso ! Ma , vedendo passare Ciolla ammanettato come un ladro , si morse la lingua , e chinò il capo sul mortaio . - Signori miei ! - sbraitava Ciolla , - guardate un po ' ! ... un galantuomo che se ne sta in piazza pei fatti suoi ! ... - I Compagni d ' Arme , senza dargli retta , lo cacciavano innanzi a spintoni ; don Liccio Papa di scorta colla sciabola sguainata , gridando : - Largo ! largo alla giustizia ! ... - Il Capitano Giustiziere , dall ' alto del marciapiede del Caffè dei Nobili , sentenziò : - Bisogna dare un esempio ! Ci pigliavano a calci dove sapete , un altro po ' ! ... manica di birbanti ! ... Un paese come il nostro , che prima era un convento di frati ! ... Al castello ! al castello ! Don Liccio , eccovi le chiavi ! ... Grazie a Dio si tornava a respirare . I ben pensanti sul tardi cominciarono a farsi vedere di nuovo per le strade ; l ' arciprete dinanzi al caffè ; Peperito su e giù pel Rosario ; Canali a braccetto con don Filippo verso la casa della ceraiuola ; don Giuseppe Barabba portando a spasso un ' altra volta il cagnolino di donna Marianna Sganci ; la signora Capitana poi in gala , quasi fosse la sua festa , adesso che ci erano tanti militari , colla borsa ricamata al braccio , il cappellino carico di piume , scutrettolando , ridendo , cinguettando , rimorchiandosi dietro don Bastiano Stangafame , il tenente , tutti i colleghi di suo marito , il quale se ne stava a guardare da vero babbèo , colla canna d ' India dietro la schiena , mentre i suoi colleghi passeggiavano con sua moglie , spaccandosi come compassi , ridendo a voce alta , guardando fieramente le donne che osavano mostrarsi alle finestre , facendo risuonare da per tutto il rumore delle sciabole e il tintinnìo degli speroni , quasi ci avessero le campanelle alle calcagna . Le ragazze Margarone , stipate sul terrazzo , si rodevano d ' invidia . - Specie il tenente ci aveva dei baffoni come code di cavallo , e due file di bottoni lungo il ventre che luccicavano da lontano . Talché in quell ' aria di festa suonò più malinconico il campanello del viatico . Correvano anche delle voci sinistre : - Una battaglia c ' è stata ! ... dei condannati a morte ! ... - Uno di quelli che portavano il lanternone dietro il baldacchino disse che il viatico andava dai Trao . - Un ' altra grande famiglia che si estingue ! - osservò gravemente l ' Avvocato Fiscale scoprendosi il capo . La signora Capitana , saltellando sulla punta delle scarpette per mostrare le calze di seta stava rimbeccando don Bastiano con un sorriso da far dannare l ' anima : - Lo so ! lo so ! giuramenti da marinaio ! ... Il Capitan d ' Arme ammiccò a donna Bianca la quale passava in quel momento , con un ' aria che voleva dire : - Anche costei ! ... che colpa ci ho ? - scappellandosi con soverchio ossequio . Ma quella poveretta non gli rispose . Andava quasi correndo , trafelata , col manto giù per le spalle , il viso ansioso e pallido . Donna Fifì Margarone si tirò indietro dal balcone con una smorfia , appena la vide sboccare nella piazzetta dalla salita di Sant ' Agata . - Ah ! ... finalmente ! ... la buona sorella ! ... quanta degnazione ! ... - Bianca ! Bianca ! - gridava lo zio Limòli che non poteva tenerle dietro . Dinanzi al portone , spalancato a due battenti , si affollavano i ragazzi di Burgio e di don Luca . La moglie del sagrestano ne usciva in quel momento , arruffata , gialla , senza ventre , e si mise a distribuire scappellotti a diritta e a manca : - Via ! via di qua ! ... Che aspettate ? la festa ? - Poscia entrò in chiesa frettolosa . Delle comari stavano alle finestre , curiose . In cima alla scala don Giuseppe Barabba spolverava delle bandiere nere , bucate e rose dai topi , collo stemma dei Trao : una macchia rossa tutta intignata . Era corsa subito la zia Macrì colla figliuola , e il barone Mèndola che stava lì vicino ; una va e vieni per la casa , un odor d ' incenso e di moccolaia , una confusione . In fondo , attraverso un uscio socchiuso , scorgevasi l ' estremità di un lettuccio basso , e un formicolìo di ceri accesi , funebri , nel giorno chiaro . Bianca non vide altro , in mezzo a tutti quei parenti che le si affollavano intorno , sbarrandole il passo : - No ! ... lasciatemi entrare ! Apparve un momento la faccia stralunata di don Ferdinando , come un fantasma ; poi l ' uscio si chiuse . Delle braccia amiche la sorreggevano , affettuosamente , e la zia Macrì ripeteva : - Aspetta ! ... aspetta ! ... Tornò la moglie del sagrestano , ansante , portando dei candelieri sotto il grembiule . Suo marito , che si affacciò di nuovo all ' uscio , venne a dire : - C ' è il viatico ... l ' estrema unzione ... Ma non sente ... - Voglio vederlo ! ... Lasciatemi andare ! - Bianca ! ... in questo momento ! ... Bianca ! ... - Vuoi ammazzarlo ? ... Una commozione ! ... Se ti sente ! ... Non far così , via , Bianca ! ... Un bicchier d ' acqua ! ... presto ! ... Donna Agrippina corse in cucina . S ' aprì l ' uscio un ' altra volta su di un luccichìo di processione . Il prete , il baldacchino , i lanternoni del viatico passarono come una visione . Il marchese , inchinandosi sino a terra , borbottò : - Domine , salva me ... - Amen ! - rispose il sagrestano . - Ho fatto quel che ho potuto ... solo come un cane ! ... due volte dal medico ! ... di notte ! ... Anche dal farmacista ! ... dice che il conto è lungo ... e non ci ha l ' erba di Lazzaro risuscitato , poi ! ... - Perché ? ... perchè non mi lasciate entrare ? ... Che ho fatto ? ... - Essa tremava così che i denti facevano tintinnare il bicchiere , quasi fuori di sè , fissando addosso alla gente gli occhi spaventati . - Lasciatemi ! lasciatemi entrare ! Lo zio marchese si affrettò a cavare il fazzoletto per asciugarle tutta l ' acqua che si era versata addosso . Il barone Mèndola e la zia Macrì stavano discorrendo nel vano del finestrone : - Una malattia lunga ! ... Tutti così quei Trao ! ... non c ' è che fare ! ... - Guarda ! - esclamò il barone che stava da un po ' attento . - Hanno aperto un finestrino sul mio tetto ... laggiù ! ... quel ladro di Canali ! ... Fortuna che me ne sia accorto ! Lo citerò in giudizio ! ... una citazione nera come la pece ! ... - Don Luca ! don Luca ! - si udì gridare . L ' uscio si spalancò a un tratto , e comparve don Ferdinando agitando le braccia in aria . Don Luca corse a precipizio . Successe un momento di confusione : delle strida , delle voci concitate , un correre all ' impazzata , donna Agrippina che cercava l ' aceto dei sette ladri , gli altri che stentavano a trattenere Bianca , la quale faceva come una pazza , con la schiuma alla bocca , gli occhi che mandavano lampi , e non si riconoscevano più . - Perchè ? ... perchè non volete ? Lasciatemi ! lasciatemi ! ... lasciatemi entrare ! ... - Sì ! sì ! - disse lo zio marchese . - E ' giusto che lo veda ! ... Lasciatela entrare . Ella scorse un corpo lungo e stecchito nel lettuccio basso , un mento aguzzo , ispido di barba grigiastra , rivolto in su , e due occhi glauchi , spalancati . - Diego ! ... Diego ! ... fratello mio ! ... - Non fate a quel modo , donna Bianca ! - disse piano don Luca . - Se ci sente ancora , il poveretto , figuratevi che spavento ! ... Essa si arrestò tutta tremante , atterrita , colle mani nei capelli , guardandosi intorno trasognata . A un tratto fissò gli occhi asciutti ed arsi su don Ferdinando che annaspava stralunato , quasi volesse allontanarla dal letto . - Nulla ! ... nulla m ' avete fatto sapere ! ... Non son più nulla ... un ' estranea ! ... Fuori , dalla casa e dal cuore ! ... fuori ! ... da per tutto ! - Zitta ! ... - balbettò don Ferdinando mettendo il dito tremante sulla bocca . - Poi ! ... poi ! ... Adesso taci ! ... Tanta gente , vedi ! ... - Bianca ! Bianca ! ... - supplicavano gli altri abbracciandola , spingendola , tirandola per le vesti . - Portatela via ! ... - gridò la zia Macrì dall ' uscio . - Nello stato in cui è , la poveretta ... succederà qualche altra tragedia ! ... Frattanto giunse donna Sarina Cirmena , scalmanata , in un bagno di sudore . - L ' ho saputo or ora ! - balbettò lasciandosi cadere sul seggiolone di cuoio in mezzo ai parenti riuniti nella gran sala . - Che volete ? con quel parapiglia che c ' è stato nel paese ! Se non era pel viatico che vidi venire da queste parti ... Il marchese indicò l ' uscio dell ' altra stanza con un cenno del capo . La zia Cirmena , accasciata sul seggiolone , col fazzoletto agli occhi , piagnucolò : - Io non ci reggo a queste scene ! ... Sono tutta sottosopra ! ... - E siccome continuava a interrogare cogli occhi or questo e or quello , donna Agrippina rispose sottovoce , compunta , facendo il segno della croce : - Or ora ! ... cinque minuti fa ! Don Giuseppe venne recando in fascio le bandiere : - Ecco ! ... Il falegname è avvertito . Il barone Mèndola s ' alzò per andare a sentire cosa volesse . - Va bene , va bene , - disse Mèndola . - Or ora si pensa a tutto . Don Luca ? ehi ? don Luca ? Appena il sagrestano affacciò il capo all ' uscio , si udirono delle strida che laceravano il cuore . - Povera Bianca ! ... sentite ? - Fa come una pazza ! - confermò don Luca . - Si strappa i capelli ! ... Il barone Mèndola lo interrogò dinanzi a tutti quanti : - Avete pensato a ogni cosa , eh , don Luca ? - Sissignore . Il catafalco , le bandiere , tante messe quanti preti ci sono . Ma chi paga ? - Andate ! andate ! - interruppe vivamente la Cirmena spingendo per le spalle il sagrestano verso la camera del morto , dove cresceva il trambusto . - Mi dispiace ! - osservò la zia Macrì alzandosi per vedere dov ' era arrivato il sole . - Mi dispiace che si fa tardi e a casa mia non c ' è nessuno per preparare un boccone . Uscì don Luca dalla camera del morto , turbato in viso . - E ' un affar serio ... Bisognerà portarla via per amore o per forza ! ... Vi dico ch ' è un affar serio ! - E ' permesso ? Si può ? Era il vocione del cacciatore che accompagnava la baronessa Mèndola , col cappello piumato , le calze imbottite di noci . La vecchia , senza bisogno di udir altro , diritta e stecchita come un fuso , andò a prendere il suo posto fra i parenti che al suo apparire s ' erano taciuti , seduti intorno sui seggioloni antichi , col viso lungo e le mani sul ventre . La baronessa guardava intorno , gridando a voce alta : - E la Rubiera ? e la cugina Sganci ? Ora che si fa ? Bisogna avvertire il parentado per le esequie ... - Eccola lì ! - disse donna Sarina all ' orecchio della Macrì . - Cascasse il mondo ... non manca mai ! ... Avete visto il subbuglio che c ' è per le strade ? La cugina rispose con un sorriso pallido , facendo segno che la vecchia non aveva paura di nulla perché era sorda . - Il fatto è ... - cominciò il barone . Ma in quel momento portavano Bianca svenuta , le braccia penzoloni , donna Agrippina e il sagrestano rossi , ansanti , e col fiato ai denti . - Quasi fosse morta ! - sbuffò il sagrestano . - Gli pesano le ossa ! ... - La zia Macrì consigliò : - Lì , lì , nella sua camera ! ... - Il fatto è ... - riprese il barone Mèndola sottovoce , tirando in disparte il cugino Limòli e donna Sarina Cirmena , - il fatto è che bisogna concertarsi pel funerale . Adesso vedrete che spuntano fuori i parenti del cognato Motta ... Faremo un bel vedere ! ... al fianco di Burgio e di mastro Nunzio Motta ! ... Ma il marito non si può lasciarlo fuori ... E ' una disgrazia , non dico di no ... ma bisogna sorbirsi mastro - don Gesualdo , eh ? ... - Sicuro ! sicuro ! - rispose la zia Cirmena . Essa voleva fare qualche altra obiezione . Ma il marchese Limòli disse il fatto suo : - Lasciate correre , cugina cara ! ... Tanto ! ... il morto è morto , e non parla più . - Allora ! ... - ribatté la Cirmena diventando rossa , - è una bella porcheria che mastro - don Gesualdo non si sia fatto neppur vedere ! Mèndola uscì sul pianerottolo per dire a Barabba di correre a casa Sganci . - Ci vogliono denari , - disse piano tornando indietro . - Avete sentito il sagrestano ? Le spese chi le fa ? La zia Macrì finse di non udire , discorrendo sottovoce colla Cirmena : - Povera Bianca ! ... in quello stato ! Quanti mesi sono ? lo sapete ? ... - Sette ... devono esser sette ... Insomma un affar serio ! ... Il marchese Limòli , che discuteva insieme a Mèndola e a Barabba sui preparativi del funerale conchiuse : - Io inviterei l ' Arciconfraternita dei Bianchi trattandosi di una persona di riguardo ... - Sicuro ... Bisogna far le cose con decoro ... senza risparmio ! ... Ma ciascuno vogava al largo quando si parlava di anticipare un baiocco . Nella camera del morto durava intanto il contrasto fra la moglie del sagrestano , che voleva farne uscire don Ferdinando , e lui che si ostinava a rimanere : come un guaiolare di cagnuolo , e la voce aspra della zia Grazia , la quale strillava : - Madonna santa ! non capite proprio nulla ? ... Siete un ragazzo tale e quale ! Il mio ragazzo avrebbe più giudizio di voi , guardate ! E tutt ' a un tratto , in mezzo al crocchio dei parenti che discorrevano sottovoce , si vide capitare don Ferdinando strascicando le gambe , coi capelli arruffati , la camicia aperta , il viso di un cadavere anch ' esso , recando uno scartafaccio che andava mostrando a tutti quanti : - Ecco il privilegio ! ... Il diploma del Re Martino ... Bisogna metterlo nell ' iscrizione mortuaria ... Bisogna far sapere che noi abbiamo diritto di esser seppelliti nelle tombe reali ... una cum regibus ! Ci avete pensato alle bandiere collo stemma ? Ci avete pensato al funerale ? - Sì , sì , non dubitate ... Come ciascuno evitava di impegnarsi direttamente , voltandogli le spalle , don Ferdinando andava dall ' uno all ' altro biascicando , colle lagrime agli occhi : - Una cum regibus ! ... Il mio povero fratello ! ... Una cum regibus ! ... - Va bene , va bene , - gli rispose il marchese Limòli . - Non ci pensate . Il barone Mèndola , che era stato a confabulare con della gente , fuori sul pianerottolo , rientrò gesticolando : - Signori miei ! ... se sapeste ! ... Casco dalle nuvole ! ... - Zitto ! - gli fece segno il marchese , - zitto ! Che cos ' è adesso ? ... Nella camera di Bianca udivasi un gran trambusto ; delle voci affannose e supplichevoli ; un tramenìo come di gente in lotta ; grida deliranti di dolore e di collera ; poscia un urlo che fece trasalire tutti quanti . L ' uscio fu sbatacchiato con impeto , e ne uscì all ' improvviso il marchese stravolto . Un momento dopo si affacciò la zia Macrì gridando : - Un medico ! Presto ! presto ! Giungevano allora altri parenti in processione , compunti coi guanti neri . In mezzo al rumore delle seggiole smosse la zia Macrì tornò a gridare : - Presto ! un medico ! presto ! IV " Se agglomerate cerimonie tema non forman delle mie verghe non ne traligna l ' ossequio . Sì che sorgenti men fallaci e più stabili le sole preci ne reputo . Il favor di un vostro sguardo è quel che anelo , e lo ambisco mercé delle melenzose mie riga . L ' ore 7 del 17 . " Barone Antonino Rubiera . " - Sicuro ! - aggiunse mastro Titta che stava sull ' uscio del palchetto , mentre donna Fifì compitava la letterina . - Me l ' ha data lui stesso , il baronello , per consegnarla di nascosto alla prima donna . Ma , per carità ! Son padre di famiglia ! ... Non mi fate perdere il pane . Donna Fifì , gialla dalla bile , non rispose neppure . Di nascosto , dietro il parapetto , spiegazzava la lettera con mano febbrile . Indi la passò alla mamma che balbettava . - Ma sentiamo ... Cosa dice ? ... - Me ne vo , - riprese il barbiere umilmente . - Torno sul palcoscenico perché adesso lei ammazza il primo amoroso , e devo pettinarla coi capelli giù per le spalle ... Mi raccomando , donna Fifì ! ... Non mi tradite ! ... - Ma che dice ? - ripeté la mamma . Nicolino cacciò il capo fra di loro , e si buscò una pedata . Agli strilli accorse don Filippo , che stava passeggiando nel corridoio , perché il palco era pieno zeppo . - Che c ' è ? ... Al solito ! Facciamo ribellare tutto il teatro ... soltanto noi ! ... Canali cacciò anche lui il capo dentro il palchetto . - State attenti ! Ora c ' è la scena in cui s ' ammazzano ! ... - Magari ! - borbottò fra i denti Fifì . - Eh ? Che cosa ? - Nulla . Fifì ha mal di capo , - rispose don Filippo . Quindi piano alla moglie : - Si può sapere che cosa c ' è ? - Si soffoca ! - aggiunse Canali . - Mi fate un po ' di posto ? ... Guardate lassù ! ... quanta gente ! Quasi quasi mi metto in maniche di camicia . C ' era una siepe di teste . Dei contadini ritti in piedi sulle panche della piccionaia , che si tenevano alle travi del soffitto per guardar giù in platea ; dei ragazzi che si spenzolavano quasi fuori della ringhiera , come stessero a rimondar degli ulivi ; una folla tale che la signora Capitana , nel palco dirimpetto , minacciava di svenirsi ogni momento , colla boccetta d ' acqua d ' odore sotto il naso . - Perché non si fa slacciare dal Capitan d ' Arme ? - disse Canali che aveva di tali uscite . Il barone Mèndola , il quale stava facendo visita a donna Giuseppina Alòsi nel palco accanto , si voltò colla sua risata sciocca che si udiva per tutta la sala . Donna Giovannina si fece rossa . Mita sgranò tanto d ' occhi , e la mamma spinse Canali fuori dell ' uscio . Poi disse a Fifì : - Bada ! La Capitana ti guarda col cannocchiale ! ... - No ! Non guarda me ! - rispose lei facendo una spallata . - Ne volete sentire una nuova ? - seguitò il barone ostinandosi a cacciare il capo nel vano dell ' uscio . - C ' è un casa del diavolo , dalla Capitana ! ... Fa sorvegliare la locanda dov ' è alloggiata la prima donna ! ... Suo marito stesso , poveretto ! ... Pare che ne abbia scoperto delle belle ! ... - Il Capitan d ' Arme , seccato , fu costretto a rimbeccargli : - Perché non badate a quel che succede in casa vostra , caro collega ? - Ehm ! ehm ! - tossì don Filippo gravemente . Dalla platea intimarono pure silenzio , giacché s ' alzava il sipario . Donna Bellonia allora cavò fuori gli occhiali per leggere il biglietto , dietro le spalle di Fifì . - Ma che dice ? Io non ci capisco niente ! ... - Ah , non capite ? ... Non me ne ha scritta mai una così bella ! ... l ' infame ! il traditore ! ... Il fatto è che Ciolla , il quale si piccava di letteratura , ci s ' era stillata la quintessenza del cervello , chiusi tutti e due a quattr ' occhi col baronello nella retrobottega di Giacinto . Don Filippo tornò a domandare : - Ma che c ' è ? Si può sapere ? - Ssst ! ! ! - zittirono dalla platea . Si sarebbe udita volare una mosca . La prima donna , tutta bianca fuorché i capelli , sciolti giù per le spalle , come l ' aveva pettinata mastro Titta , faceva accapponar la pelle a quanti stavano a sentirla . Alcuni , dall ' ansia , s ' erano anche alzati in piedi , malgrado le proteste di quelli ch ' erano seduti dietro e non vedevano niente . Lo stesso Canali , commosso , si soffiava il naso come una tromba . - Guardate ! guardate ! ... adesso ! ... " Io ! ... io stessa ! ... con questa destra che tu impalmasti , giurandomi eterna fé !..." L ' amoroso , un mingherlino che lei si sarebbe messo in tasca , indietreggiava a passi misurati , con una mano sul giustacuore di velluto , e l ' altra , in atto di orrore , fra i capelli arricciati . - Non ci reggo , no ! - borbottò Canali . E scappò via , giusto nel momento che risuonavano gli applausi . - Che comica , eh ? Che talento ? - esclamò don Filippo smanacciando lui pure . - Peste ! ... maleducato ! ... Nicolino impaurito sgambettava e cacciavasi verso l ' uscio a testa in giù , strillando che voleva andarsene . Un terremoto giù in platea . Tutti in piedi , vociando e strepitando . La prima donna ringraziava di qua e di là , dimenando i fianchi , saettando il collo a destra e a sinistra al pari di una testuggine , mandando baci e sorrisi a tutti quanti sulla punta delle dita , colle labbra cucite dal rossetto , il seno che le scappava fuori tremolante ad ogni inchino . - Sangue di ! ... corpo di ! ... - esclamò Canali che era tornato ad applaudire . - Son maritato ! ... son padre di famiglia ! ... Ma farei uno sproposito ! ... - Papà mio ! papà mio ! - proruppe allora donna Fifì , scoppiando a piangere addosso al genitore . - Se mi volete bene , papà mio , fatemi bastonare a dovere quella sgualdrina ! ... - Eh ? ... - balbettò don Filippo rimasto a bocca aperta e con le mani in aria . - Che ti piglia adesso ? Donna Bellonia , Mita , Giovannina , tutte insieme si alzarono per calmare Fifì , circondandola , spingendola in fondo , verso l ' uscio , per nasconderla . Nei palchi dirimpetto , giù in platea , vi fu un ondeggiare di teste , delle risate , dei curiosi che appuntavano il cannocchiale verso il palchetto dei Margarone . Don Filippo , onde far cessare lo scandalo , si mise in prima fila , insieme a Nicolino , appoggiandosi al parapetto , salutando le signore col sorriso a fior di labbra , mentre borbottava sottovoce : - Stupida ! ... Tuo fratello , così piccolo , ha più giudizio di te , guarda ! ... Anche nel palco accanto si udiva un tramenìo . La signora Alòsi tutta affaccendata , con la boccettina d ' acqua d ' odore in mano , e il barone Mèndola voltando la schiena al teatro , scuotendo per le braccia un ragazzetto bianco al par della camicia , abbandonato sulla seggiola . - Gli è venuto male al piccolo La Gurna ... - disse il barone Mèndola dal palco di donna Giuseppina . - Capisce come uno grande ! ... Una seccatura ! - Come la mia Fifì ... or ora ! ... Benedetti ragazzi ! Pigliano tutto sul serio ! ... Il fanciullo , pallido , con grandi occhi intelligenti e timidi , guardava ancora la scena a sipario calato . Donna Giuseppina , dopo che il nipotino si fu riavuto alquanto , offrì per cortesia la sua boccetta d ' odore ai Margarone . Don Filippo seguitò a brontolare sottovoce : - Tale e quale come il ragazzo La Gurna che ha sett ' anni ! ... Vergogna ! ... Non mi ci pescate più , parola d ' onore ! Ma tacque vedendo entrare Mèndola che veniva a far visita , vestito in gala , colla giamberga verde bottiglia , i calzoni fior di pomo , soltanto il corvattone nero pel lutto del cugino Trao . Andava così facendo visite da un palco all ' altro , per non pagare il posto . - Non vi scomodate ... un posticino ... in un cantuccio ... Voi , Canali , potete andare da donna Giuseppina , qui accanto , che non c ' è nessuno ! ... No , no , in verità , nessuno ! ... Sarino , il suo figliuoletto , quello alto quanto il ventaglio , sapete la canzone ? ... e Corradino La Gurna , il ragazzo della zia Trao ... Donna Giuseppina lo conduce dove va per servirle di paravento ... quando aspetta certe visite ... capite ? L ' hanno mandato apposta da Siracusa per romperci le tasche ! ... - Poscia , appena Canali se ne fu andato : - Ora arriva anche Peperito ! ... Non mi piace giuocare a tressetti ! ... - E ammiccò chiudendo un occhio . Nessuno gli rispose . Allora vedendo quei musi lunghi , ripigliò , cambiando tono : - Che produzione , eh ? La donna specialmente ! ... M ' ha fatto piangere come un bambino ! - Anche qui ! anche qui ! - rispose don Filippo , fingendo di volgerla in burletta . - Ah , donna Fifì ? ... Allegramente , ché adesso , al terz ' atto , fanno pace fra di loro . Lui è ferito soltanto . Lo salva una ragazza che l ' ama di nascosto , e viceversa poi si scopre esser sua sorella di latte ... Una produzione che fu replicata due sere di seguito a Caltagirone ... Ohi ! ohi ! ... cos ' è adesso ? Il Capitan d ' Arme , dal palco dirimpetto , credendo di non esser visto , dietro le spalle della Capitana , faceva segno verso di loro col fazzoletto bianco , fingendo di soffiarsi il naso . Mèndola nel voltarsi sorprese pure donna Giovannina col fazzoletto al viso . Ella abbassò subito gli occhi e si fece rossa come un peperone . - Ah ! ah ! ... Sicuro ! Una bella compagnia ! Fortuna che sia capitata da queste parti ! La prima donna specialmente ! ... Sta lì , di faccia a casa mia , nella locanda di Nanni Ninnarò . Bisogna vedere ogni sera , dopo la recita ! ... - E terminò la frase all ' orecchio di don Filippo , il quale rispose : - Ehm ! ... ehm ! ... - Ti dò uno sgrugno , - minacciò intanto la mamma sottovoce , mangiandosi cogli occhi Giovannina . - Ti fo venire adesso il raffreddore ! ... - Sicuro ! - riprese il barone ad alta voce perché non capissero le ragazze . - Padrone del campo veramente è il padre nobile , quello che avete visto col barbone bianco . Finta che litigano ogni sera sul palcoscenico ... Ma poi , a casa , bisogna vedere ! ... Non vi dico altro ! Ho fatto un buco apposta nell ' impannata del granaio che guarda appunto in camera sua . Però ci sono gli avventizî , i devoti spiccioli , capite ? quelli che vanno a portare la loro offerta ... Il figlio del notaro Neri ha saccheggiato la dispensa , nel tempo che suo padre era fuggiasco ... salsicciotti , reste di fichi secchi , pezze intere di cacio ... Portava ogni giorno qualcosa in tasca ... Ohi ! ohi ! ... La signora Capitana si disponeva ad andarsene prima del tempo . In piedi , sul davanti del palchetto , aveva tolto con mal garbo il guardaspalle al Capitan d ' Arme , e l ' aveva dato al tenente , il quale glielo accomodava sugli omeri nudi in barba al suo superiore , adagio adagio , facendo il comodo suo , senza curarsi di tutti quegli occhi che avevano addosso . Don Bastiano Stangafame dall ' altro lato , col ventaglio in mano , e il marito , pacifico , che guardava e taceva . Mèndola diede una gomitata a Margarone , e tutti e due si misero a guardare in aria , grattandosi il mento . Canali osservò dal palco accanto : - Un po ' per uno , non fa male a nessuno ! ... - Badate a voi piuttosto ! ... badate ! ... - Sì , sì , l ' ho visto venire ... Adesso scappo , prima che giunga il cavaliere ... S ' imbatté col Peperito giusto sull ' uscio del corridoio . - Oh , cavaliere ! ... Beato chi vi vede ! S ' era inquieti da queste parti ... parola d ' onore ! ... - Perché ? - balbettò Peperito facendosi rosso . - Così ... Una produzione come questa che fa correre tutto il paese ... Si diceva ... come va che il cavaliere ? ... Peperito esitò alquanto , cercando la risposta , non sapendo se dovesse mettersi in collera , e poi gli sbatté l ' uscio sul muso . - Ora fanno il quadro degli innocenti ! - soggiunse Canali ridendo . - Vado in platea per vederlo di laggiù . - Allegramente , donna Fifì ! - disse poi Mèndola . - Non vi sono né morti né feriti ! ... Se non arriviamo a farvi ridere in nessun modo , vuol dire ... In quella si udì nel corridoio un fruscìo di seta , e un rumore di sciabole e di speroni . Donna Giovannina si fece di brace in volto , sentendosi addosso gli occhi della mamma . La signora Capitana spinse l ' uscio del palchetto , e mise dentro la sua testolina riccioluta e sorridente . - No , no , non vi scomodate . Son passata un momento a salutarvi . Un ' indecenza questa produzione ... Io me ne vo per non sentir altro ... E il vestito della donna ! ... avete visto , nel chinarsi ? ... - Eh ! eh ! ... - rispose don Filippo accennando alle sue ragazze . - Precisamente ! Una mamma non potrà condurre in teatro le figliuole . - E ' giusto ! - osservò allora don Filippo . - Dovrebbe interessarsene l ' autorità ... Il tenente , che le cortesie della signora Capitana avevano messo in vena , aggiunse : - Io sono l ' autorità . Ora corro sul palcoscenico per vedere s ' è quel che dico io ... Voglio toccare con mano come san Tommaso ! Ma nessuno rise . Solo la Capitana , dandogli un colpetto sul braccio , si chinò sorridendo all ' orecchio di donna Bellonia per confidarle ciò che affermava il tenente : - Io dico di no , invece . Guardate donna Giovannina ... E ' grassa quasi quanto la prima donna , eppure non si vede ... Un po ' ... sì ... da vicino ... forse pel busto che stringe troppo ... - Graziosissimo ! ... - borbottò il Capitan d ' Arme dal corridoio . - Elegantissimo ! ... Zacco , che giungeva allora , al vedere gli uniformi stava per tornare indietro , tanta la paura che gli era rimasta da quell ' affare della Carboneria . Ma poi si fece animo , per non destar sospetti , e andò a stringere la mano a tutti quanti , sorridendo , giallo come un morto . - Vengo dalla cugina Trao . E ' ancora in casa del fratello , poverina ! Non si può muovere ! ... Ha voluto partorire proprio a casa sua ! ... Io non ne sapevo nulla , giacché sono stato in campagna per badare ai miei interessi . - Ma che aspettano a battezzare cotesta bambina ! - chiese Margarone . - L ' arciprete Bugno fa un casa del diavolo per quell ' anima innocente che corre rischio d ' andare al limbo . Allora prese la parola il Capitano Giustiziere . - Aspettano il rescritto di Sua Maestà , Dio guardi ... Un ' idea del marchese Limòli , per far passare il nome dei Trao ai collaterali , ora che sta per estinguersi la linea mascolina ... Le carte furono nelle mie mani ... - Sì , una gran famiglia ... una gran casa , - aggiunse la signora Capitana . - Ci andai per far visita a donna Bianca . Ho visto anche la bambina ... un bel visetto . - Benissimo ! - conchiuse Zacco . - Così mastro - don Gesualdo ci ha guadagnato che neppur la sua figliuola è roba sua . La barzelletta fece ridere . Canali che tornava colle tasche piene di bruciate , volle che gliela ripetessero . - Buona sera ! buona sera ! Non voglio stare a sentire altro ! - esclamò la Capitana tutta sorridente , tappandosi le orecchie con le manine inguantate . - No ... me ne vo ... davvero ! ... Erano tutti nel corridoio : donna Fifì masticando un sorriso fra i denti gialli ; Nicolino dietro a Canali il quale distribuiva delle bruciate ; anche donna Giuseppina Alòsi aveva aperto l ' uscio del suo palco , per non dar campo alle male lingue . Solo donna Giovannina era rimasta al suo posto inchiodata dal viso arcigno della mamma . Don Ninì che veniva di nascosto per non destar i sospetti della fidanzata vestito di nero , con un mazzolino di rose in mano , rimase un po ' interdetto trovando tanta gente nel corridoio . Donna Fifì gli rivolse un ' occhiataccia , e tirò sgarbatamente per un braccio il fratellino che gli si arrampicava addosso onde frugargli nelle tasche . Il Capitano d ' Arme accarezzò il ragazzo , e disse guardando nel palco dei Margarone con certi occhi arditi : - Che bel fanciullo ! ... tanto simpatico ! ... Una bella famiglia ! ... Donna Fifì gli rispose con un sorriso civettuolo , proprio sotto gli occhi del fidanzato . La Capitana rise agro anche lei ; guardò donna Giovannina che aveva gli occhi lucenti , e siccome Peperito stava accarezzando Corradino La Gurna per far la corte a donna Giuseppina , dicendo che aveva un ' aria distinta , tutta l ' aria dei Trao , la Capitana aggiunse , colla vocina melata : - E ' sorprendente l ' aria di famiglia che c ' è fra di loro . Avete visto come somiglia a don Ninì la bambina di donna Bianca ? - Che diavolo ! - le borbottò all ' orecchio Canali . - Che storie andate pescando ! ... Successero alcuni istanti di silenzio imbarazzante . Zacco se ne andò canterellando . Canali annunziò che stava per cominciare l ' ultimo atto . Ci fu uno scambio di baci e di sorrisi pungenti fra le signore ; e donna Fifì si lasciò andare anche a stringere la mano che il Capitano le stendeva alla moda forestiera , con un molle abbandono . - Via , entrate un momento , - disse donna Bellonia al baronello . - Vi metterete in fondo al palco , insieme a Fifì , giacché siete in lutto . Nessuno vi vedrà . Levati di lì , Giovannina . - Sempre così ! - borbottò costei ch ' era furiosa contro la sorella . - Mi tocca sempre cedere il posto , a me ! ... - Mamma ... lascialo andare ... s ' è in lutto ! ... La commedia potrà vederla dal palcoscenico ! ... - sogghignò Fifì . - Io ? ... Ma essa gli volse le spalle . Mèndola s ' era ficcato nel palco prima di tutti gli altri , per veder la scena che aveva detto lui , e faceva la spiegazione a ogni parola . - State attenti ! ... Ora si scopre che la sorella di latte è figlia di un altro ... - Son cose che succedono ! - osservò Canali dall ' uscio . - Zitto ! zitto ! cattiva lingua ! Tutti gli occhi , anche quelli delle ragazze , si rivolsero al baronello , il quale finse di non capire . - Se vi seccate ! ... - borbottò donna Fifì , - giacchè state lì come un grullo ... volete andarvene ? ... - Io ? ... - Ecco ! ... - Interruppe Mèndola trionfante . - Ecco ! ... capite ? - Son maritato ! ... - tornò a dire Canali . - Son padre di famiglia ... Ma farei volentieri uno sproposito per la prima donna ! ... Anche il nome ha bello ! ... Aglae ... - Agli ... porri ! ... che nome ! ... - sogghignò il barone Mèndola . - Io non saprei come fare ... a tu per tu ! ... Don Filippo tagliò corto . - E ' un ' artistona ... una prima donna di cartello ... Allora si capisce ... - Sicuro , - si lasciò scappare incautamente don Ninì per dire qualche cosa . - Ah ! ... Piace anche a voi ? ... - Certamente ... cioè ... voglio dire ... - Dite , dite pure ! ... Già lo sappiamo ! ... Mèndola fiutò la burrasca e si alzò per svignarsela : - Il resto lo so . Buona sera . Con permesso , don Filippo . Sentite , Canali ... Per disgrazia la prima donna che doveva tenere gli occhi rivolti al cielo nel declamare : " S ' è scritto lassù ... dal Fato ... " si trovò a guardare nel palco dei Margarone . Donna Fifì allora non seppe più frenarsi : - Già , lo sappiamo ! Le agglomerate cerimonie ! ... le melenzose riga ! ... - Io ? ... le melenzose ? ... Ma lei scattò inferocita , quasi volesse piantargli i denti in volto : - Ci vuole una faccia tosta ! ... Sissignore ! la lettera con le melenzose ! ... eccola qua ! ... - e gliela fregò sotto il naso , scoppiando a piangere di rabbia . Don Ninì da prima rimase sbalordito . Indi scattò su come una furia , cercando il cappello . Sull ' uscio s ' imbatté in don Filippo , che accorreva al rumore . - Siete uno stupido ! ... un imbecille ! ... La bella educazione che avete saputo dare a vostra figlia ! ... Grazie a Dio , non ci metterò più i piedi a casa vostra ! E partì infuriato sbatacchiando l ' uscio . Don Filippo che era rimasto a bocca aperta , appena il baronello se ne fu andato , si cacciò nel palchetto , sbraitando contro la moglie alla sua volta : - Siete una stupida ! ... Non avete saputo educare le figliuole ! ... Vedete cosa mi tocca sentirmi dire ! ... Non dovevate portarmelo in casa quel facchino ! ... La rottura fece chiasso . Dopo cinque minuti non si parlava d ' altro in tutto il teatro . Poco mancò che la produzione non terminasse a fischi . Il capocomico se la prese colla prima donna , che lo guastava con le prime famiglie del paese . Ma lei giurava e spergiurava di non conoscerlo neanche di vista , quel barone , e gliene importava assai di lui . L ' udirono mastro Cosimo il falegname e quanti erano sul palcoscenico . Don Ninì furibondo andò subito il giorno dopo a cercare Ciolla , il quale se ne stava pei fatti suoi , dopo quelle ventiquattr ' ore passate in Castello sottochiave . - Bella figura m ' avete fatto fare colle vostre melenzose ! ... La sa a memoria tutto il paese la vostra lettera ! ... - Ebbene ? cosa vuol dire ? Segno ch ' è piaciuta , se la sanno tutti a memoria ! - E ' piaciuta un corno ! Lei dice che gliene importa assai di me ! - Oh ! oh ! ... E ' impossibile ! ... La lettera avrebbe sfondato un muro ! Vuol dire che la colpa è vostra , don Ninì ... Non parlo del vostro fisico ... Bisognava accompagnarla con qualche regaluccio , caro barone ! La polvere spinge la palla ! Credevate di far colpo per la vostra bella faccia ? ... con due baiocchi di carta rasata ? ... Giacché a me non mi avete dato nulla , veh ! ... Invano gli amici e i parenti tentarono d ' intromettersi onde rappattumare i fidanzati . La mamma ripeteva : - Che vuoi farci ? ... Gli uomini ! ... Anche tuo padre ! ... - Don Filippo la pigliava su un altro tono : - Sciocchezze ... scappatelle di gioventù ! ... Fu l ' occasione ... la novità ... Le prime donne non vengono mica ogni anno ... Sei una Margarone alla fin fine ! Lui non cambia certo una Margarone con una comica ! Poi , se perdono io che sono offeso maggiormente ! ... Ma donna Fifì non si placava . Diceva che non voleva saperne più di colui , uno sciocco , un avaraccio , il barone Melenzose ! ... Se mai , non le sarebbe mancato un pretendente cento volte meglio di lui ... Andava scorbacchiandolo con tutti , amiche e parenti . Don Ninì dalla rabbia avrebbe fatto non so che cosa . Giurava che voleva spuntarla ad ogni costo , ed avere la prima donna , non fosse altro per dispetto . - Ah ! gliela farò vedere a quella strega ! La polvere spinge la palla ! ... E mandò a regalare salsicciotti , caciocavallo , un bottiglione di vino . Empirono la tavola della locanda . Non si parlava d ' altro in tutto il paese . Il barone Mèndola narrava che ogni sera si vedevano le Nozze di Cana dal suo buco . Regali sopra regali , tanto che la baronessa dovette nascondere la chiave della dispensa . Mastro Titta venne a dire infine a don Ninì : - Non resiste più , vossignoria ! Ha perso la testa , la prima donna . Ogni sera , mentre sto a pettinarla , non mi parla d ' altro . - Se mi fa avere la soddisfazione che dico io ! ... Sotto gli occhi medesimi di donna Fifì voglio avere la soddisfazione ! Voglio farla morir tisica ! Fu una delusione il primo incontro . La signora Aglae faceva una parte di povera cieca , e aveva il viso dipinto al pari di una maschera . Nondimeno lo accolse come una regina nel bugigattolo dove c ' era un gran puzzo di moccolaia e lo presentò a un omaccione , il quale stava frugando dentro il cassone , in maniche di camicia , e non si voltò neppure . - Il barone Rubiera , distinto cultore ... Il signor Pallante celebre artista . Poi volse un ' occhiata alla schiena del celebre artista che continuava a rovistare brontolando , un ' altra più lunga a don Ninì , e soggiunse a mezza voce : - Lo conoscevo di già ! ... Lo vedo ogni sera ... in platea ! Egli invece stava per scusarsi che in teatro non era venuto a causa del lutto ; ma in quella si voltò il signor Pallante colle mani sporche di polvere , il viso impiastricciato anche lui , e una vescica in testa dalla quale pendevano dei capelli sudici . - Non c ' è , - disse con un vocione che sembrava venire di sotterra . - Te l ' avevo detto ! ... accidenti ! - E se ne andò brontolando . Ella guardò intorno in aria di mistero , colle pupille stralunate in mezzo alle occhiaie nere ; andò a chiudere l ' uscio in punta di piedi , e poscia si voltò verso il giovane , con una mano sul petto , un sorriso pallido all ' angolo della bocca . - E ' strano come mi batte il cuore ! ... No ... non è nulla ... sedete . Don Ninì cercò una sedia , colla testa in fiamme , il cuore che gli batteva davvero . Infine si appollaiò sul baule , cercando qualche frase appropriata , che facesse effetto , mentre lei bruciava un pezzettino di sughero alla fiamma del lume a olio che fumava . Sopraggiunse un ' altra visita , Mommino Neri , il quale trovando lì Rubiera diventò subito di cattivo umore , e non aprì bocca , appoggiato allo stipite , succhiando il pomo del bastoncino . La signora Aglae teneva sola la conversazione : un bel paese ... un pubblico colto e intelligente ... bella gioventù anche ... - Buona sera , - disse Mommino . - Ve ne andate , di già ? ... - Sì ... Non potrete muovervi qui dentro ... Siamo in troppi ... Don Ninì lo accompagnò con un sogghigno , continuando a suonare la gran cassa sul baule colle calcagna . Ella se ne avvide e alzò le spalle , con un sorriso affascinante , sospirando quasi si fosse levato un peso dallo stomaco . Il baronello gongolante incominciò . - Se sono d ' incomodo anch ' io ... - E cercò il cappello che aveva in mano . - Oh no ! ... voi , no ! - rispose lei con premura , chinando il capo . - Si può ? - chiese la vocetta fessa del tirascene dietro l ' uscio . - No ! no ! - ripeté la signora Aglae con tal vivacità quasi fosse stata sorpresa in fallo . - Si va in scena ! - aggiunse il vocione del signor Pallante . - Spicciati ! Allora essa , levando verso don Ninì il viso rassegnato , con un sorriso triste : - Lo vedete ! ... Non ho un minuto di libertà ! ... Sono schiava dell ' arte ! ... Don Ninì colse la palla al balzo : L ' arte ... una bella cosa ! ... Era il suo regno ... il suo altare ! ... Tutti l ' ammiravano ! ... dei cuori che faceva battere ! ... - Ah ! sì ! ... Le ho data tutta me stessa ... Me le son data tutta ! ... E aprì le braccia , voltandosi verso di lui , con tale abbandono , come offrendosi all ' arte , lì su due piedi , che don Ninì balzò giù dal cassone . - Badate ! - esclamò lei a bassa voce , rapidamente . - Badate ! ... Aveva le mani tremanti , che stese istintivamente verso di lui , quasi a farsene schermo . Poi si fregò gli occhi , reprimendo un sospiro , e balbettò come svegliandosi : - Scusate ... Un momento ... Devo vestirmi ... E un sorriso malizioso le balenò negli occhi . Quel seccatore di Mommino Neri era ancor lì , appoggiato a una quinta , che discorreva col signor Pallante , già vestito da re , colla zimarra di pelliccia e la corona di carta in testa . Stavolta toccò a don Ninì di farsi scuro in viso . Ella , come lo sapesse , socchiuse di nuovo l ' uscio , sporgendo il braccio e l ' omero nudi : - Barone , se aspettate alla fine dell ' atto ... quei versi che desiderate leggere li ho lì , in fondo al baule . No ! nessuna donna gli aveva data una gioia simile , una vampata così calda al cuore e alla testa : né la prima volta che Bianca gli s ' era abbandonata fra le braccia , trepidante ; né quando una Margarone aveva chinato il capo superbo , mostrandosi insieme a lui , in mezzo al mormorìo che suscitavano nella folla . Fu un vero accesso di pazzia . Buccinavasi persino che onde farle dei regali si fosse fatto prestare dei denari da questo e da quello . La baronessa , disperata , fece avvertire gli inquilini di non anticipare un baiocco al suo figliuolo se no l ' avevano a far con lei . - Ah ! ... ah ! ... vedranno ! Mio figlio non ha nulla . Io non pago di certo ! ... C ' erano state scene violente fra madre e figlio . Lui ostinato peggio d ' un mulo , tanto più che la signora Aglae non gli aveva lasciato neppur salire la scala della locanda . Infine gli aveva detto il perché , una sera , al buio lì sulla soglia mentre Pallante era salito avanti ad accendere il lume : - E ' geloso ! ... Son sua ! ... sono stata sua ! ... Ed aveva confessato tutto , a capo chino , con la bella voce sonora soffocata dall ' emozione . Egli , un gran signore diseredato dal genitore a causa di quella passione sventurata , aveva amata a lungo , pazzamente , disperatamente : uno di quegli amori che si leggono nei romanzi ; si era dato all ' arte per seguirla ; aveva sofferto in silenzio ; aveva implorato , aveva pianto ... Infine una sera ... come allora ... ancora tutta fremente e palpitante delle emozioni che dà l ' arte ... la pietà ... il sacrificio ... non sapeva ella stessa come ... mentre il cuore volava lontano ... sognando altri orizzonti ... altro ideale ... Ma dopo , mai più ! ... mai più ! ... S ' era ripresa ! ... vergognosa ... pentita ... implacabile ... Egli che l ' amava sempre , come prima ... più di prima ... alla follia ... era geloso : geloso di tutto e di tutti , dell ' aria , del sogno , del pensiero ... di lui pure , don Ninì ! ... - Ohè ! - si udì il vocione di su la scala . - Li vuoi fritti o al pomodoro ? Sul viso di lei , dolcemente velato dalla semi - oscurità , errò un sorriso angelico . - Vedete ? ... Sempre così ! ... Sempre la stessa devozione ! ... Ciolla che era il confidente di don Ninì gli disse poi : - Come siete sciocco ! Quello lì è un ... pentolaccia ! Si pappano insieme la roba che mandate voi e il figlio di Neri . Infatti aveva incontrato spesso Mommino sul palcoscenico , ed anche dinanzi all ' uscio della locanda , su e giù come una sentinella . Mommino adesso era tutto gentilezze e sorrisi per lui . Quando gli parve proprio di farci una figura sciocca , montò in collera . - Ah ! ... tu lo vuoi ? - gli diss ' ella infine con accento febbrile . - Ebbene ... ebbene ... Se non c ' è altro mezzo di provarti quanto io t ' amo ... Giacché bisogna perdermi ad ogni costo ... stasera ... dopo la mezzanotte ! ... Un odore di stalla , in quella scaletta buia , cogli scalini unti e rotti da tutti gli scarponi ferrati del contado . Lassù in cima , un fil di luce , e una figura bianca , che gli si offrì intera , bruscamente , con le chiome sparse . - Tu mi vuoi ... baiadera ... odalisca ? ... C ' erano dei piatti sudici sulla tavola , un manto di damasco rabescato sul letto , dei garofani e un lume da notte acceso sul canterano , dinanzi a un quadrettino della Vergine , e un profumo d ' incenso che svolgevasi da un vasetto di pomata il quale fumava per terra . All ' uscio che metteva nell ' altra stanza era inchiodato un bellissimo sciallo turco , macchiato d ' olio ; e dietro lo sciallo turco udivasi il signor Pallante che russava sulla sua gelosia . Essa , spalancando quegli occhi neri che illuminavano la stanza , mise un dito sulle labbra , e fece segno a Rubiera d ' accostarsi . " Insomma l ' ha stregato ! " scriveva il canonico Lupi a mastro - don Gesualdo proponendogli di fare un grosso mutuo al baronello Rubiera . " Don Ninì è pieno di debiti sino al collo , e non sa più dove battere il capo ... La baronessa giura che sinchè campa lei non paga un baiocco . Ma non ha altri eredi , e un giorno o l ' altro deve lasciargli tutto il suo . Come vedete , un buon affare , se avete coraggio ... " " Quanto ? " rispose mastro - don Gesualdo . " Quanto gli occorre al baronello Rubiera ? S ' è una cosa che si può fare son qua io . " Più tardi , come si seppe in paese della grossa somma che don Gesualdo aveva anticipata al barone Rubiera , tutti gli davano del matto , e dicevano che ci avrebbe persi i denari . Egli rispondeva con quel sorriso tutto suo : - State tranquilli . Non li perdo i denari . Il barone è un galantuomo ... e il tempo è più galantuomo di lui . Dice bene il proverbio che la donna è causa di tutti i mali ! Commediante poi ! V Don Ninì aveva sperato di tenere segreto il negozio . Ma sua madre da un po ' di tempo non si dava pace , vedendolo così mutato , dispettoso , sopra pensieri , col viso acceso e la barba rasa ogni mattina . La notte non chiudeva occhio almanaccando dove il suo ragazzo potesse trovare i denari per tutti quei fazzoletti di seta e quelle boccettine d ' acqua d ' odore . Gli aveva messi alle calcagna Rosaria ed Alessi . Interrogava il fattore e la gente di campagna . Teneva sotto il guanciale le chiavi del magazzino e della dispensa . Come le parlasse il cuore , poveretta ! Il cugino Limòli era arrivato a indicarle la signora Aglae che scutrettolava tutta in fronzoli . - La vedete ? è quella lì . Che ve ne sembra , eh , di vostra nuora ? Siete contenta ? - Proprio , come le avesse lasciata la jettatura don Diego Trao , morendo ! Nei piccoli paesi c ' è della gente che farebbe delle miglia per venire a portarvi la cattiva nuova . Una mattina la baronessa stava seduta all ' ombra della stoia sul balcone , imbastendo alcuni sacchi di canovaccio che Rosaria poi le cuciva alla meglio , accoccolata sullo scalino , aguzzando gli occhi e le labbra perché l ' ago non le sfuggisse dalle manacce ruvide voltandosi di tanto in tanto a guardare giù nella stradicciuola deserta . - E tre ! - si lasciò scappare Rosaria vedendo Ciolla che ripassava con quella faccia da usciere , sbirciando la casa della baronessa da cima a fondo , fermandosi ogni due passi , tornando a voltarsi quasi ad aspettare che lo chiamassero . La Rubiera che seguiva da un pezzetto quel va e vieni , di sotto gli occhiali , si chinò infine a fissare il Ciolla in certo modo che diceva chiaro : Che fate e che volete ? - Benedicite . - Cominciò ad attaccar discorso lui . E si fermò su due piedi , appoggiandosi al muro di rimpetto , col cappello sull ' occipite e in mano il bastone che sembrava la canna dell ' agrimensore , aspettando . La baronessa per rispondere al saluto gli domandò , facendo un sorrisetto agrodolce : - Che fate lì ? Mi stimate la casa ? Volete comprarla ? - Io no ! ... Io no , signora mia ! ... - Io no ! - Tornò a dire più forte , vedendo che lei s ' era rimessa a cucire . Allora la Rubiera si chinò di nuovo verso la stradicciuola , cogli occhiali lucenti , ed entrambi rimasero a guardarsi un momento così , come due basilischi . - Se volete dirmi qualche cosa , salite pure . - Nulla , nulla , - rispose Ciolla ; e intanto s ' avviava verso il portone . Rosaria tirò la funicella e si mise a borbottare ; - Che vuole adesso quel cristiano ? A momenti è ora d ' accendere il fuoco . Ma intanto si udiva lo schiamazzo degli animali nel cortile e i passi di Ciolla che saliva adagio adagio . Egli entrò col cappello in testa , ossequioso , ripetendo : Deo gratias ! Deo gratias ! lodando l ' ordine che regnava da per tutto in quella casa . - Non ne nascono più delle padrone di casa come voi , signora baronessa ! Ecco ! ecco ! siete sempre lì , a sciuparvi la vista sul lavoro . Ne hanno fatta della roba quelle mani ! ... Non ne hanno scialacquata , no ! La baronessa che aspettava coll ' orecchio teso cominciò ad essere inquieta . Intanto Rosaria aveva sbarazzato una seggiola del canovaccio che vi era ammucchiato sopra , e stava ad ascoltare , grattandosi il capo . - Va a vedere se la gallina ha fatto l ' uovo , - disse la padrona . E tornò a discorrere col Ciolla , più affabile del consueto , per cavargli di bocca quel che aveva da dire . Ma Ciolla non si apriva ancora . Parlava del tempo , dell ' annata , del fermento che aveva lasciato in paese la Compagnia d ' Arme , dei guai che erano toccati a lui . - I cenci vanno all ' aria , signora mia , e chi ha fatto il danno invece se la passa liscia . Benedetta voi che ve ne state in casa , a badare ai vostri interessi . Fate bene ! Avete ragione ! Tutto ciò che si vede qui è opera vostra . Non lo dico per lodarvi ! Benedette le vostre mani ! Vostro marito , buon ' anima ! ... via , non parliamo dei morti ... le mani le aveva bucate ... come tutti i Rubiera ... I fondi coperti di ipoteche ... e la casa ... Infine cos ' era il palazzetto dei Rubiera ? ... Quelle cinque stanze lì ? ... La baronessa fingeva d ' abboccare alle lodi , dandogli le informazioni che voleva , accompagnandolo di stanza in stanza , spiegandogli dove erano stati aperti gli usci che mettevano in comunicazione il nuovo col vecchio . Ciolla seguitava a guardare intorno cogli occhi da usciere accennando del capo , disegnando colla canna d ' India : - Per l ' appunto ! quelle cinque stanze lì . Tutto il resto è roba vostra . Nessuno può metterci le unghie nella roba vostra finché campate ... Dio ve la faccia godere cent ' anni ! una casa come questa ... una vera reggia ! vasta quanto un convento ! Sarebbe un peccato mortale , se riuscissero a smembrarvela i vostri nemici ... ché ne abbiamo tutti , nemici ! ... Essa , che si sentiva impallidire , finse di mettersi a ridere : una risata da fargli montar la mosca al naso a quell ' altro . - Cosa ? Ho detto una minchioneria ? Nemici ne abbiamo tutti . Mastro - don Gesualdo , esempigrazia ! ... Quello non vorrei trovarmelo mischiato nei miei interessi ... Fingeva anche lui di guardarsi intorno sospettoso , quasi vedesse da per tutto le mani lunghe di mastro - don Gesualdo . - Quello , se si è messo in testa di ficcarvisi in casa ... a poco a poco ... da qui a cent ' anni ... come fa il riccio ... La baronessa era tornata sul balcone a prendere aria , senza dargli retta , per cavargli di bocca il rimanente . Egli nicchiò ancora un poco , disponendosi ad andarsene , cavandosi il cappello per darvi una lisciatina , cercando la canna d ' India che aveva in mano , scusandosi delle chiacchiere colle quali le aveva empito la testa sino a quell ' ora . - Che avete da fare , eh ? Dovete vestirvi per andare al battesimo della figliuola di don Gesualdo ? Sarà un battesimo coi fiocchi ... in casa Trao ! ... Vedete dove va a ficcarsi il diavolo , che la bambina di mastro - don Gesualdo va proprio a nascere in casa Trao ! ... Ci saranno tutti i parenti ... una pace generale ... Siete parente anche voi ... La baronessa continuava a ridere , e Ciolla le teneva dietro , tutti e due guardandosi in viso , cogli occhi soli rimasti serii . - No ? Non ci andate ? Avete ragione ! Guardatevi da quell ' uomo ! Non vi dico altro ! Vostro figlio è una bestia ! ... Non vi dico altro ! ... - Mio figlio ha la sua roba ed io ho la mia ... Se ha fatto delle sciocchezze mio figlio pagherà , se può pagare ... Io no però ! Pagherà lui , col fatto suo , con quelle cinque stanze che avete visto ... Non ha altro , per disgrazia ... Ma io la mia roba me la tengo per me ... Son contenta che mio figlio si diverta ... E ' giovane ... Bisogna che si diverta ... Ma io non pago , no ! - Quello che dicono tutti . Mastro - don Gesualdo crede d ' essere furbo . Ma stavolta , se mai , ha trovato uno più furbo di lui . Sarebbe bella che gli mantenesse l ' amante a don Ninì ! ... Gli parrebbe di fare le sue follie di gioventù anche lui ! ... La baronessa , dal gran ridere , andava tenendosi ai mobili per non cadere . - Ah , ah ! ... questa è bella ! ... Questa l ' avete detta giusta , don Roberto ! ... - Ciolla le andava dietro fingendo di ridere anche lui , spiandola di sottecchi , indispettito che se la prendesse così allegramente . Ma Rosaria , mentre veniva a pigliar la tela , vide la sua padrona così pallida che stava per chiamare aiuto . - Bestia ! Cosa fai ? Perché rimani lì impalata ? Accompagna don Roberto piuttosto ! - Così Ciolla si persuase ad andarsene finalmente , sfogandosi a brontolare colla serva : - Com ' è allegra la tua padrona ! Ho piacere , sì ! L ' allegria fa buon sangue e fa vivere lungamente . Meglio ! meglio ! Rosaria , tornando di sopra , vide la padrona in uno stato spaventevole , frugando nei cassetti e negli armadi , colle mani che non trovavano nulla , gli occhi che non ci vedevano , la schiuma alla bocca , vestendosi in tutta fretta per andare al battesimo del cugino Motta . - Sì , ci andrò ... Sentiremo cos ' è ... E ' meglio sapere la verità . - La gente che la vedeva passare per le strade , trafelata e col cappellino di traverso non sapeva che pensare . Nella piazzetta di Sant ' Agata c ' era una gran curiosità , come giungevano gli invitati al battesimo in casa Trao , e don Luca il sagrestano che andava e veniva , coi candelieri e gli arnesi sacri sotto il braccio . Speranza ogni momento si affacciava sul ballatoio , scuotendo le sottane , piantandosi i pugni sui fianchi , e si metteva a sbraitare contro quella bambina che le rubava l ' eredità del fratello : - Sarà un battesimo strepitoso ! C ' è la casa piena ... tutta la nobiltà ... Noi soli , no ! Non ci andremo ... per non fare arrossire i parenti nobili ... Non ci abbiamo che vedere , noi ! ... Nessuno ci ha invitati al battesimo di mia nipote ... Si vede che non è sangue nostro ... Anche il vecchio Motta s ' era rifiutato , la mattina , allorché Gesualdo era andato a pregarlo di mettere l ' acquasanta alla nipotina . Seduto a tavola - stava mangiando un boccone - gli disse di no , levando in su il fiasco che aveva alla bocca . Poi , asciugandosi le labbra col dorso della mano , gli piantò addosso un ' occhiataccia . - Vacci tu al battesimo della tua figliuola . E ' affar tuo ! Io non son nato per stare fra i signoroni ... Voialtri venite a cercarmi soltanto quando avete bisogno di me ... per chiudere la bocca alla gente ... No , no ... quando c ' è da guadagnare qualcosa non vieni a cercarmi , tu ! ... Lo sai ? L ' appalto della strada ... la gabella ... Mastro Nunzio voleva snocciolare la litania dei rimproveri , intanto che ci si trovava . Ma Gesualdo , il quale aveva già la casa piena di gente , e sapeva che non gli avrebbe mai fatto chinare il capo se aveva detto di no , se ne andò colle spalle e il cuore grossi . Non era allegro neppur lui , poveraccio , sebbene dovesse far la bocca ridente ai mirallegro e ai salamelecchi . Però infine con Nanni l ' Orbo , più sfacciato , che gli rompeva le tasche chiedendogli i confetti a piè della scala , si sfogò : - Sì ! ... Va a vedere ! ... Va a vedere come s ' è storta fin la trave del tetto , ora ch ' è nata una bambina in questa casa ! Barabba e il cacciatore della baronessa Mèndola avevano dato una mano a scopare , a spolverare , a rimettere in gambe l ' altare sconquassato , chiuso da tant ' anni nell ' armadio a muro della sala grande che serviva di cappella . La sala stessa era ancora parata a lutto , qual ' era rimasta dopo la morte di don Diego , coi ritratti velati e gli alveari coperti di drappo nero torno torno per i parenti venuti al funerale , com ' era l ' uso nelle famiglie antiche . Don Ferdinando , raso di fresco , con un vestito nero del cugino Zacco che gli si arrampicava alla schiena andava ficcando il naso da per tutto , col viso lungo , le braccia ciondoloni dalle maniche troppo corte , inquieto , sospettoso , domandando a ciascuno : - Che c ' è ? Cosa volete fare ? - Ecco vostro cognato , - gli disse la zia Sganci entrando nella sala insieme a don Gesualdo Motta . - Ora dovete abbracciarvi fra di voi , e non tenere in corpo il malumore , con quella creaturina che c ' è di mezzo . - Vi saluto , vi saluto , - borbottò don Ferdinando ; e gli voltò le spalle . Ma gli altri parenti che avevano più giudizio , facevano buon viso a don Gesualdo : Mèndola , i cugini Zacco , tutti quanti . Già i tempi erano mutati ; il paese intero era stato sottosopra ventiquattr ' ore , e non si sapeva quel che poteva capitare un giorno o l ' altro . Oramai , per amore o per forza , mastro - don Gesualdo s ' era ficcato nel parentado , e bisognava fare i conti con lui . Tutti perciò volevano vedere la bambina - un fiore , una rosa di maggio . - La zia Rubiera abbracciava Bianca , come una mamma che abbia ritrovata la sua creatura , asciugandosi gli occhi col fazzoletto diventato una spugna . - No ! Non ho peli sullo stomaco ! ... Non mi pareva vero , dopo d ' averti allevata come una figliuola ! ... Sono una bestia ... Son rimasta una contadina ... tale e quale mia madre , buon ' anima ... col cuore in mano ... Bianca tutta adornata sotto il baldacchino del lettone , pallida che sembrava di cera , sbalordita da tutta quella ressa , non sapeva che rispondere , guardava la gente , stralunata , cercava di abbozzare qualche sorriso , balbettando . Suo marito invece faceva la sua parte in mezzo a tutti quegli amici e parenti e mirallegro , col viso aperto e giulivo , le spalle grosse e bonarie , l ' orecchio teso a raccogliere i discorsi che si tenevano intorno a lui e dietro le sue spalle . La zia Cirmena , infatuata , rispondeva a coloro che auguravano la nascita di un bel maschiotto , più tardi , che già le femmine sono come la gramigna , e vi scopano poi la casa del bello e del buono per andare a maritarsi ... - Eh ... i figliuoli bisogna pigliarseli come Dio li manda , maschi o femmine ... Se si potesse andare a sceglierli al mercato ... A don Gesualdo non gli mancherebbero i denari per comprare il maschio . - Non me ne parlate ! - interruppe alla fine la zia Rubiera - Non sapete quel che costino i maschi ! ... Quanti dispiaceri ! Lo so io ! ... E continuò a sfogarsi all ' orecchio di Bianca , accesa sbirciando di sottecchi don Gesualdo per vedere quel che ne dicesse . Don Gesualdo non diceva nulla . Bianca invece , cogli occhi chini , si faceva di mille colori . - Non lo riconosco più , no ! ... nemmeno io che l ' ho fatto ! ... Ti rammenti , che figliuol d ' oro ? ... docile , amoroso , ubbidiente ... Adesso si rivolterebbe anche a sua madre , per quella donnaccia forestiera ... una commediante , la conosci ? Dicono che ha i denti e i capelli finti ... Deve avergli fatta qualche malìa ! Commediante e forestiera , capisci ! ... lui non ci vede più dagli occhi ... Spende l ' osso del collo ... La gente cattiva ... i birboni anche l ' aiutano ... Ma io non pago , no ! ... Oh , questo poi , no ! - Zia ! - balbettò Bianca con tutto il sangue al viso . - Che vuoi farci ? E ' la mia croce ! Se sapevo tanto piuttosto ... Don Gesualdo badava a chiacchierare col cugino Zacco , tutti e due col cuore in mano , amiconi . La baronessa allora spiattellò la domanda che le bolliva dentro : - E ' vero che tuo marito gli presta dei denari ... sottomano ? ... L ' hai visto venire qui , da lui ? ... Di ' , che ne sai ? - Certo , certo , - rispose in quel punto don Gesualdo . - I figliuoli bisogna pigliarseli come vengono . - Zacco a conferma mostrò le sue ragazze , schierate in fila come tante canne d ' organo , modeste e prosperose . - Ecco ! io ho cinque figliuole , e voglio bene a tutte egualmente ! - Sicuro ! - rispose Limòli . - E ' per questo che non volete maritarle . Donna Lavinia , la maggiore , volse indietro un ' occhiata brutta . - Ah , siete qui ? - disse il barone . - Siete sempre presente come il diavolo nelle litanie , voi ! Il marchese , che doveva essere il padrino , si era messa la croce di Malta . Don Luca venne a dire che il canonico era pronto , e le signore passarono in sala , con un gran fruscìo di seta , dietro donna Marianna la quale portava la bambina . Dall ' uscio aperto vedevasi un brulichìo di fiammelle . Don Ferdinando , in fondo al corridoio , fece capolino , curioso . Bianca dalla tenerezza piangeva cheta cheta . Suo marito ch ' era rimasto ginocchioni , come gli aveva detto la Macrì , col naso contro il muro , si alzò per calmarla . - Zitta ... Non ti far scorgere ! ... Dinanzi a coloro bisogna far buon viso ... Tutt ' a un tratto scoppiò giù in piazza un crepitìo indiavolato di mortaletti . Don Ferdinando fuggì via spaventato . Gli altri che assistevano al battesimo corsero al balcone coi ceri in mano . Persino il canonico in cotta e stola . Era Santo , il fratello di don Gesualdo , il quale festeggiava a quel modo il battesimo della nipotina , scamiciato , carponi per terra , colla miccia accesa . Don Gesualdo aprì la finestra per dirgli un sacco di male parole : - Bestia ! ... Ne fai sempre delle tue ! ... Bestia ! ... Gli amici lo calmarono : - Poveraccio ... lasciatelo fare . E ' un modo d ' esprimere la sua allegria ... La zia Sganci trionfante gli mise sulle braccia la figliuola : - Eccovi Isabella Trao ! - Motta e Trao ! Isabella Motta e Trao ! - corresse il marchese . Zacco soggiunse ch ' era un innesto . Le due famiglie che diventavano una sola . Però don Gesualdo tenendo la bambina sulle braccia rimaneva alquanto imbroncito . Intanto don Luca , aiutato da Barabba e dal cacciatore , serviva le granite e i dolci . La zia Cirmena , che aveva portato seco apposta il nipotino La Gurna , gli riempiva le tasche e il fazzoletto . Le Zacco invece , poiché la maggiore , contegnosa , non aveva preso nulla , dissero tutte di no , una dopo l ' altra , mangiandosi il vassoio cogli occhi . Don Luca incoraggiava a prendere dicendo : - E ' roba fresca . Sono stato io stesso ad ordinarla a Santa Maria e al Collegio . Non s ' è guardato a spesa . - Diavolo ! - disse Zacco , che cercava l ' occasione di mostrarsi amabile . - Diavolo ! Vorrei vedere anche questa ! ... - Gli altri facevano coro . - Ecco che risorgeva casa Trao . Voleri di Dio . Quella bambina stessa che aveva voluto nascere nella casa materna . Il canonico Lupi arrivò anche a congratularsi col marchese Limòli il quale aveva pensato al mezzo di non lasciare estinguere il casato alla morte di don Ferdinando . - Sicuro , sicuro , - borbottò don Gesualdo . - Era già inteso ... V ' avevo detto di sì allora ... Quando ho detto una parola ... E andò a deporre la figliuola fra le braccia della moglie che le zie si rubavano a vicenda . La baronessa Mèndola voleva sapere cosa dicessero . Zacco , premuroso , venne a chiedere dei confetti per don Ferdinando a cui nessuno aveva pensato . - Sicuro , sicuro . E ' il padrone di casa . - Vedete ? - osservò la zia Rubiera . - A quest ' ora c ' è già pel mondo chi deve portarvi via la figliuola e la roba . Scoppiarono delle risate . Donna Agrippina torse la bocca e chinò a terra gli occhioni che dicevano tante cose , quasi avesse udito un ' indecenza . Don Gesualdo rideva anche lui , faceva buon viso a tutti . Alla fine arrischiò anche una barzelletta : - E quando si marita vi lascia anche il nome dei Trao ... La dote , no , non ve la lascia ! ... La Rubiera che stimò il momento propizio , e non voleva perdere l ' occasione , lo tirò a quattr ' occhi vicino al letto , mentre si udivano in fondo al corridoio Mèndola e don Ferdinando i quali litigavano ad alta voce , e tutti corsero a vedere . - Sentite don Gesualdo ; io non ho peli sulla lingua . Volevo parlarvi di quello scapestrato di mio figlio . Aiutami tu , Bianca . - Io , zia ? ... - Scusatemi , io so parlare col cuore in mano ... tale e quale come m ' ha fatta mia madre ... Ora che siete padre anche voi , don Gesualdo capirete quel che devo averci in cuore ... che spina ... che tormento ! ... Guardava ora la nipote ed ora suo marito cogli occhi acuti , col sorriso semplice e buono che le avevano insegnato i genitori pei negozi spinosi . Don Gesualdo stava a sentire tranquillamente . Bianca , imbarazzata da quell ' esordio , colla figliuoletta in grembo , sembrava una statua di cera . - Saprete le chiacchiere che corrono , di Ninì con quella comica ? Bene . Di ciò non mi darei pensiero . Non è la prima e l ' ultima . Suo padre , buon ' anima , era fatto anch ' esso così . Ma sinora gli ho impedito di commettere qualche sciocchezza . Adesso però ci sono di mezzo i birboni , i cattivi compagni ... Senti , Bianca , io , la mia figliuola , non l ' avrei data da battezzare a quel canonico lì ! ... Bianca , sbigottita , muoveva le labbra smorte senza arrivare a trovar parole . Don Gesualdo invece aveva fatto la bocca a riso , come la baronessa scappò in quell ' osservazione . Essa , udendo che tornava gente , gli domandò infine apertamente : - Ditemi la verità . V ' ha fatto chiedere del denaro in prestito , eh ? ... Gliene avete dato ? Don Gesualdo rideva più forte . Poi vedendo che la baronessa diveniva rossa come un peperone , rispose : - Scusate ... scusate ... Se mai ... Perché non lo domandate a lui ? ... Questa è bella ! ... Io non sono il confessore di vostro figlio ... Mèndola irruppe nella camera narrando fra le risate la scena che aveva avuta con quell ' orso di don Ferdinando il quale non voleva venire a far la pace col cognato . La Rubiera , senza dir altro , asciugavasi le labbra col fazzoletto ancora appiccicoso di dolciume , mentre i parenti toglievano commiato . Nell ' andarsene ciascuno aveva una parola d ' elogio sul modo in cui erano andate le cose . Donna Marianna diceva alla Rubiera sottovoce che aveva fatto bene a venire anche lei , per non dar nell ' occhio , per far tacere le male lingue ... L ' altra rispose con un ' occhiataccia che donna Agrippina colse al volo : - M ' è giovata assai ! Serpi sono ! Non vi dico altro . Ci siam messa la vipera nella manica ! ... Vedrete poi ... Don Gesualdo , rimasto solo colla moglie tracannò di un fiato un gran bicchiere di acqua fresca , senza dir nulla . Bianca disfatta in viso , quasi fosse per sentirsi male , seguiva ogni suo movimento con certi occhi che sembravano spaventati , stringendo al seno la bambina . - Te ' , vuoi bere ? - disse lui . - Devi aver sete anche tu . Ella accennò di sì . Ma il bicchiere le tremava talmente nelle mani che si versò tutta l ' acqua addosso . - Non importa , non importa , - aggiunse il marito . - Adesso nessuno ci vede . E si mise ad asciugare il lenzuolo col fazzoletto . Poi tolse in braccio la bambina che vagiva , ballottandola per farla chetare , portandola in giro per la camera . - Hai visto , eh , che gente ? che parenti affezionati ? Ma tuo marito non se lo mettono in tasca , no . Fuori , nella piazza , tutti i vicini erano affacciati per vedere uscire gli invitati . Alla finestra dei Margarone , laggiù in fondo , al di sopra dei tetti , c ' era pure dell ' altra gente che faceva capolino ogni momento . La Rubiera cominciò a salutare da lontano , col ventaglio , col fazzoletto , mentre discorreva col marchese Limòli , talmente accesa che sembrava volessero accapigliarsi . - Razze di serpi , sono ! Cime di birbanti ! Se lo mangiano in un boccone quello scomunicato di mio figlio ! ... Ma prima l ' ha da fare con me ! Sentite , accompagnatemi un momento dai Margarone ... E ' un pezzo che non ci vediamo ... Infine non è un motivo per romperla con dei vecchi amici ... una ragazzata ... Voi siete un uomo ammodo ... e alle volte ... una parola a proposito ... Venne ad aprire donna Giovannina con tanto di muso . Si vedeva in fondo l ' uscio del salotto buono spalancato ; tolte le fodere ai mobili . Un ' aria di cerimonia insomma . - Che c ' è ? - chiese il marchese entrando . - Cosa accade ? - Io non so nulla ! - esclamò donna Giovannina la quale sembrava sul punto di scoppiare a piangere . - Ci sarà gente di là , credo ; ma io non ne so nulla . - Povera bambina ! povera bambina ! - Il marchese indugiava in anticamera , accarezzando la ragazza . Le aveva preso con due dita il ganascino da canonico , ammiccando con malizia , guardandosi intorno per dirle sottovoce : - Che vuoi farci ? Pazienza ! Chi primo nasce primo pasce . Ci sarà donna Fifì , colla mamma , a ricevere le visite , eh ? Don Bastiano , eh ? il Capitan d ' Arme ? ... Don Bastiano infatti era lì , nel salotto , vestito in borghese , con abiti nuovi fiammanti che gli rilucevano addosso , raso di fresco , seduto sul canapè accanto alla mamma Margarone , come uno sposo , facendo scivolare di tanto in tanto un ' occhiata languida e sentimentale verso la ragazza , lisciandosi i baffoni novelli che non volevano piegarsi . Donna Fifì , al vedere giungere la Rubiera , si ringalluzzì , superbiosa , tubando sottomano col forestiero per farle dispetto . - Oh , oh , - disse il marchese , salutando don Bastiano ch ' era rimasto un po ' grullo . - Siete ancora qui ? Bene ! bene ! Ed incominciò a discorrere col capitano , intanto che le signore chiacchieravano tutte in una volta , domandandogli perché la Compagnia d ' Arme fosse partita senza di lui , se aveva intenzione di fermarsi un pezzetto , se era contento del paese e voleva lasciare le spalline . Don Bastiano si teneva sulle generali , lodando il paesaggio , il clima , gli abitanti , sottolineando le parole con certi sguardi espressivi rivolti a donna Fifì , la quale fingeva di guardare fuori dal balcone cogli occhi pieni di poesia , e chinava il capo arrossendo a ciascuno di quei complimenti , quasi fossero a lei dedicati . Il marchese domandò a un tratto che n ' era di don Filippo , e gli risposero che era uscito per condurre a spasso Nicolino . - Ah , bene ! bene ! La Rubiera si morsicava le labbra aspettando che il cugino Limòli avviasse il discorso sul tema che sapeva . Ma intanto osservava di sottecchi le arie languide di donna Fifì , la quale sembrava struggersi sotto le occhiate incendiarie di don Bastiano Stangafame , e non poteva star ferma sulla seggiola , col seno piatto ansante come un mantice , e i piedini irrequieti che dicevano tante cose affacciandosi ogni momento dal lembo del vestito . La conversazione languiva . Si parlò del battesimo e della gente che c ' era stata . Ma ciascuno pensava intanto ai fatti suoi , chiacchierando del più e del meno , cercando le parole , col sorriso distratto in bocca . Solo il marchese sembrava che pigliasse un grande interesse ai discorsi del capitano , quasi non fosse fatto suo . Poi , sbirciando il viso rosso di donna Giovannina che stava a spiare dall ' uscio socchiuso , la chiamò a voce alta . - Avanti , avanti , bella figliuola . Vogliamo vedere quella bella faccia . Siamo qui noi soli , in famiglia ... La mamma e la sorella maggiore fulminarono due occhiataccie addosso alla ragazza , la quale rimaneva sull ' uscio , nascondendo le mani di serva sotto il grembiule , vergognosa di esser stata scoperta a quel modo , vestita di casa . Limòli , senza accorgersi di nulla , domandava sottovoce a donna Bellonia : - Quando la maritiamo quella bella figliuola ? Prima tocca alla maggiore , è naturale . Ma poi ricordatevi che ci son qua io per fare il sensale ... gratis et amore , ben inteso ... Siamo amici vecchi ! ... Donna Bellonia andava facendogli li occhiacci , sebbene il marchese fingesse di non badarci . Poi gli disse sottovoce : - Cosa dite ! ... che idee da metterle in testa ! ... Ancora è troppo giovane ... quasi quasi ha ancora il vestito corto ... - Vedo ! vedo ! - rispose il marchese sbirciando le calze bianche di donna Giovannina . Donna Fifì aveva condotto il capitano ad ammirare i suoi fiori sul balcone . Colse un bel garofano , l ' odorò a lungo socchiudendo gli occhi , e glielo porse . - Vedo , vedo , - ripeté il vecchietto . La Rubiera allora volle accomiatarsi , masticando un sorriso , coi fiori gialli che le fremevano sul cappellino . Intanto che le signore barattavano baci ed abbracci , il marchese si rivolse al capitano . - Mi congratulo ! ... Mi congratulo tanto ... davvero ... don Bastiano . - Perché ? ... Di che cosa ? ... - Il capitano sorpreso e imbarazzato cercava una botta di risposta . Ma l ' altro gli aveva già voltato le spalle , salutava le signore con una parola gentile per ciascuna ; accarezzava paternamente donna Giovannina che teneva ancora il broncio . - Che c ' è ? che c ' è ? Cosa vuol dire ? Le ragazze devono stare allegre . Hai inteso tua madre ? Dice che hai tempo di crescere . Su , dunque ! allegra ! La Rubiera sentivasi scoppiare sotto la mantiglia ; dopo che si fu voltata indietro a salutare colla mano dalla strada tutti i Margarone schierati sul terrazzino prese a borbottare : - Avete capito , eh ? - Diamine ! Non ci voleva molto . Anche per la Giovannina bisogna mettersi il cuore in pace ... - Ma sì , ma sì ! Con tanto piacere me lo metto il cuore in pace ... Una civetta ! ... Avete visto il giuochetto del garofano ? Saremmo stati freschi mio figlio ed io ... Quasi quasi se lo meritava ! Scomunicato ! Nemico di sua madre stessa ! ... Lì a due passi si imbatterono in Canali , che andava dai Margarone , e aveva visto da lontano i baciamani fra la strada e il terrazzo . Canali fece un certo viso , e fermò la baronessa per salutarla , menando il discorso per le lunghe , sgranandole in faccia due occhi curiosi . - Siete stata da donna Bellonia , eh ? Avete fatto bene . Un ' amicizia antica come la vostra ! ... Peccato che don Ninì ... La baronessa cercava di scavar terreno anch ' essa , in aria disinvolta , facendosi vento e menando il can per l ' aia . - Infine ... delle sciocchezze ... sciocchezze di gioventù ... - No , no , perdonate ! - ribatté Canali . - Vorrei veder voi stessa ! ... Un padre deve aprire gli occhi per sapere a chi dà la sua creatura ... Non dico per vostro figlio ... Un buon giovane ... un cuor d ' oro ... Il male è che s ' è lasciato abbindolare ... circondato da falsi amici ... Di bricconi ce ne son sempre ... Gli hanno carpito qualche firma ... La baronessa lo piantò lì senz ' altro . - Sentite ? Vedete ? - andava brontolando col cugino Limòli . Poscia piantò anche lui che non poteva più tenerle dietro . - Vi saluto , vi saluto - E corse dal notaro Neri , pallida e trafelata , per vedere ... per sentire ... Il notaro non sapeva nulla ... nulla di positivo almeno . - Sapete , don Gesualdo è volpe fina ... Son cose queste che si fanno sottomano , se mai ... Avranno fatto il contratto da qualche notaio forestiere ... Il notaro Sghembri di Militello dicono ... Ma via ... Non c ' è motivo poi di mettersi in quello stato per una cosa simile ... Avete una faccia che non mi piace . Rosaria , ch ' era a ripulire il pollaio quando la sua padrona era tornata a casa , udì a un tratto dal cortile un urlo spaventoso , come stessero sgozzando un animale grosso di sopra , una cosa che le fece perdere le ciabatte correndo a precipizio . La baronessa era ancora lì , dove aveva cominciato a spogliarsi , appoggiata al cassettone , piegata in due quasi avesse la colica , gemendo e lamentandosi , mentre le usciva bava dalla bocca , e gli occhi le schizzavano fuori : - Assassino ! Figlio snaturato ! ... No ! non me la faccio mangiare la mia roba ! ... Piuttosto la lascio ai poveri ... ai conventi ... Voglio far testamento ! ... Voglio far donazione ! ... Chiamatemi il notaro ... subito ! ... Don Ninì stava bisticciandosi colla sua Aglae , in quella stanzaccia di locanda che per lui era diventata un inferno dal momento in cui s ' era messo sulle spalle il debito e mastro - don Gesualdo . Il letto in disordine , i vestiti sudici , i capelli spettinati , le carezze stesse di lei , i manicaretti cucinati dall ' amico Pallante , gli si erano mutati in veleno , dacché gli costavano cari . Al veder giungere Alessi che veniva a chiamarlo , parlando di notaro e di donazione , si fece pallido a un tratto . Invano la prima donna gli si avvinghiò al collo , discinta , senza badare al Pallante che accorreva dalla cucina né ad Alessi il quale spalancava gli occhi e si fregava le mani . - Ninì ! Ninì mio ! ... Non mi abbandonare in questo stato ! ... - Malannaggia ! Lasciatemi andare ... tutti quanti siete ! ... Vi pare che si scherzi ! ... Quella donna è capace di tutto ! Don Ninì , ripreso interamente dall ' amor della roba , non si lasciò commuovere neppure dalla scena dello svenimento . Piantò lì dov ' era la povera Aglae lunga distesa sul pavimento come all ' ultimo atto di una tragedia , e Pallante che le tirava giù il vestito sulle calze , per correre a casa senza cappello . Colà ci fu una scena terribile fra madre e figlio . Lui da prima cercava di negare ; poi montò su tutte le furie , si lagnò di esser tenuto come uno schiavo , peggio di un ragazzo , senza due tarì da spendere ; e la baronessa minacciava di andare lei in persona dal notaro , per disporre della sua roba , così com ' era , in sottana , a quell ' ora stessa , se non volevano mandarlo a chiamare . Don Ninì allora scese a dar tanto di chiavistello al portone , e si mise la chiave in tasca , minacciando di rompere le ossa al garzone , se fiatava . - Ah ! questa è la ricompensa ! - borbottò Alessi . - Un ' altra volta ci vò davvero dal notaio . Finalmente , per amore o per forza , riescirono a mettere in letto la baronessa , la quale si dibatteva e strillava che volevano farla morire di colpo per scialacquare la sua roba : - Mastro - don Gesualdo ! ... sì ! ... Lui se lo mangia il fatto mio ! - Il figliuolo colle buone e colle cattive tentava di calmarla : - Non vedete che state poco bene ? Volete ammalarvi per farmi dar l ' anima al diavolo ? - Poi tutta la notte non chiuse occhio , alzandosi ogni momento per correre ad origliare se sua madre strillava ancora , spaventato all ' idea che udissero i vicini e gli venissero in casa colla giustizia e il notaro , maledicendo in cuor suo la prima donna e chi gliela aveva messa fra i piedi , turbato , se si appisolava un momento , da tanti brutti sogni : mastro - don Gesualdo , il debito , della gente che gli si accalcava addosso e gli empiva la casa , una gran folla . Rosaria venne a bussargli all ' uscio di buon mattino : - Don Ninì ! signor barone ! venite a vedere ... La padrona ha perso la parola ! ... Io ho paura , se vedeste ... La baronessa stava lunga distesa sul letto , simile a un bue colpito dal macellaio , con tutto il sangue al viso e la lingua ciondoloni . La bile , i dispiaceri , tutti quegli umori cattivi che doveva averci accumulati sullo stomaco , le gorgogliavano dentro , le uscivano dalla bocca e dal naso , le colavano sul guanciale . E come volesse aiutarsi , ancora in quello stato , come cercasse di annaspare colle mani gonfie e grevi , come cercasse di chiamare aiuto , coi suoni inarticolati che s ' impastavano nella bava vischiosa . - Mamma ! mamma mia ! Don Ninì atterrito , ancora gonfio dal sonno , andava strillando per le stanze , dandosi dei pugni sulla testa , correndo al balcone e disperandosi mentre i vicini bussavano e tempestavano che il portone era chiuso a chiave . Da lì a un po ' , medico , barbiere , parenti , curiosi , la casa si riempì di gente . Proprio il sogno di quella notte . Don Ninì narrava a tutti la stessa cosa , asciugandosi gli occhi e soffiandosi il naso gonfio quasi suonasse la tromba . Appena vide giungere anche il notaro Neri non si mosse più dal capezzale della mamma , domandando al medico ogni momento : - Che ve ne sembra , dottore ? Riacquisterà la parola ? - Col tempo , col tempo , - rispose infine il medico seccato . - Diamine , credete che sia stato come fare uno starnuto ? Don Ninì non si riconosceva più da un giorno all ' altro ; colla barba lunga , i capelli arruffati , fisso al capezzale della madre , oppure arrabattandosi nelle faccende di casa . Non usciva una fava dalla dispensa senza passare per le sue mani . Tant ' è vero che i guai insegnano a metter giudizio . Sua madre stessa glielo avrebbe detto , se avesse potuto parlare . Si vedeva dal modo in cui gli guardava le mani , col sangue agli occhi , ogni volta che veniva a prendere le chiavi appese allo stipite dell ' uscio . E anche lui , adesso che la roba passava per le sue mani , comprendeva finalmente i dispiaceri che aveva dato alla povera donna ; se ne pentiva , cercava di farseli perdonare , colla pazienza , colle cure amorevoli standole sempre intorno , sorvegliando l ' inferma e la gente che veniva a farle visita , impallidendo ogni volta che la mamma tentava di snodare lo scilinguagnolo dinanzi agli estranei . Sentiva una gran tenerezza al pensare che la povera paralitica non poteva muoversi né parlare per togliergli la roba siccome aveva minacciato . - No , no , non lo farà ! Son cose che si dicono in un momento di collera ... Vorrei vederla ! ... Sono infine il sangue suo ... Morirebbe d ' accidente lei per la prima , se dovesse lasciare la sua roba a questo e a quello ... PARTE TERZA I L ' Isabellina , prima ancora di compire i cinque anni , fu messa nel Collegio di Maria . Don Gesualdo adesso che aveva delle pietre al sole , e marciava da pari a pari coi meglio del paese , così voleva che marciasse la sua figliuola : imparare le belle maniere , leggere e scrivere , ricamare , il latino dell ' uffizio anche , e ogni cosa come la figlia di un barone ; tanto più che , grazie a Dio , la dote non le sarebbe mancata , perché Bianca non prometteva di dargli altri eredi . Essa dopo il parto non s ' era più rifatta in salute ; anzi deperiva sempre più di giorno in giorno , rosa dal baco che s ' era mangiati tutti i Trao , e figliuoli era certo che non ne faceva più . Un vero gastigo di Dio . Un affare sbagliato , sebbene il galantuomo avesse la prudenza di non lagnarsene neppure col canonico Lupi che glielo aveva proposto . Quando uno ha fatto la minchioneria , è meglio starsi zitto e non parlarne più , per non darla vinta ai nemici . - Nulla , nulla gli aveva fruttato quel matrimonio ; né la dote , né il figlio maschio , né l ' aiuto del parentado , e neppure ciò che gli dava prima Diodata , un momento di svago un ' ora di buonumore , come il bicchiere di vino a un pover ' uomo che ha lavorato tutto il giorno , là ! Neppur quello ! - Una moglie che vi squagliava fra le mani , che vi faceva gelare le carezze , con quel viso , con quegli occhi , con quel fare spaventato , come se volessero farla cascare in peccato mortale ogni volta e il prete non ci avesse messo su tanto di croce prima quand ' ella aveva detto di sì ... Bianca non ci aveva colpa . Era il sangue della razza che si rifiutava . Le pesche non si innestano sull ' olivo . Ella , poveretta , chinava il viso , arrivava ad offrirlo anzi , tutto rosso , per ubbidire al comandamento di Dio , come fosse pagata per farlo ... Ma egli non si lasciava illudere , no . Era villano , ma aveva il naso fino di villano pure ! E aveva il suo orgoglio anche lui . L ' orgoglio di quello che aveva saputo guadagnarsi , colle sue mani , tutto opera sua , quei lenzuoli di tela fine in cui dormivano voltandosi le spalle , e quei bocconi buoni che doveva mangiare in punta di forchetta , sotto gli occhi della Trao ... Almeno in casa sua voleva comandar le feste . E se Domeneddio l ' aveva gastigato giusto nei figliuoli che voleva mettere al mondo secondo la sua legge , dandogli una bambina invece dell ' erede legittimo che aspettava , Isabella almeno doveva possedere tutto ciò che mancava a lui , essere signora di nome e di fatto . Bianca , quasi indovinasse d ' aver poco da vivere , non avrebbe voluto separarsi dalla sua figliuoletta . Ma il padrone era lui , don Gesualdo . Egli era buono , amorevole , a modo suo ; non le faceva mancare nulla , medici , speziali , tale e quale come se gli avesse portato una grossa dote . - Bianca non aveva parole per ringraziare Iddio quando paragonava la casa in cui il Signore l ' aveva fatta entrare con quella in cui era nata . Lì suo fratello stesso desiderava di giorno il pane e di notte le coperte ... Sarebbe morto di stenti se i suoi parenti non l ' avessero aiutato con bella maniera , senza farglielo capire . Soltanto da lei don Ferdinando non voleva accettare checchessia , mentre don Gesualdo non gli avrebbe fatto mancar nulla , col cuore largo quanto un mare , quell ' uomo ! Gli stessi parenti di lei glielo dicevano : - Tu non hai parole per ringraziare Dio e tuo marito . Lascia fare a lui ch ' è il padrone , e cerca il meglio della tua figliuola . Poi considerava ch ' era il Signore che la puniva , che non voleva quella povera innocente nella casa di suo marito , e la notte inzuppava di lagrime il guanciale . Pregava Iddio di darle forza , e si consolava alla meglio pensando che soffriva in penitenza dei suoi peccati . Don Gesualdo , che aveva tante altre cose per la testa , tanti interessi grossi sulle spalle , ed era abituato a vederla sempre così , con quel viso , non ci badava neppure . Qualche volta che la vedeva alzarsi più smorta , più disfatta del solito , le diceva per farle animo : - Vedrai che quando avrai messo in collegio la tua bambina sarai contenta tu pure . E ' come strapparsi un dente . Tu non puoi badare alla tua figliuola , colla poca salute che hai . E bisogna che quando sarà grande ella sappia tutto ciò che sanno tante altre che sono meno ricche di lei . I figliuoli bisogna avvezzarli al giogo da piccoli , ciascuno secondo il suo stato ... Lo so io ! ... E non ho avuto chi mi aiutasse , io ! Quella piccina è nata vestita . Nondimeno , all ' ultimo momento vi furono lagrime e piagnistei , quando accompagnarono l ' Isabellina al parlatorio del monastero . Bianca s ' era confessata e comunicata . Ascoltò la messa ginocchioni , sentendosi mancare , sentendosi strappare un ' altra volta dalle viscere la sua creatura che le si aggrappava al collo e non voleva lasciarla . Don Gesualdo non guardò a spesa per far stare contenta Isabellina in collegio : dolci , libri colle figure , immagini di santi , noci col bambino Gesù di cera dentro , un presepio del Bongiovanni che pigliava un ' intera tavola : tutto ciò che avevano le figlie dei primi signori , la sua figliuola l ' aveva ; e i meglio bocconi , le primizie che offriva il paese , le ciriegie e le albicocche venute apposta da lontano . Le altre ragazzette guardavano con tanto d ' occhi , e soffocavano dei sospiri grossi così . La minore delle Zacco , e le Mèndola di seconda mano , le quali dovevano contentarsi delle cipolle e delle olive nere che passava il convento a merenda , si rifacevano parlando delle ricchezze che possedevano a casa e nei loro poderi . Quelle che non avevano né casa né poderi , tiravano in ballo il parentado nobile , il Capitano Giustiziere ch ' era fratello della mamma , la zia baronessa che aveva il cacciatore colle penne , i cugini del babbo che possedevano cinque feudi l ' uno attaccato all ' altro , nello stato di Caltagirone . Ogni festa , ogni Capo d ' anno , come la piccola Isabella riceveva altri regali più costosi , un crocifisso d ' argento , un rosario coi gloriapatri d ' oro , un libro da messa rilegato in tartaruga per imparare a leggere , nascevano altre guerricciuole , altri dispettucci , delle alleanze fatte e disfatte a seconda di un dolce e di un ' immagine data o rifiutata . Si vedevano degli occhietti già lucenti d ' alterigia e di gelosia , dei visetti accesi , dei piagnistei , che andavano poi a sfogarsi nell ' orecchio delle mamme , in parlatorio . Fra tutte quelle piccine , in tutte le famiglie , succedeva lo stesso diavoleto che mastro - don Gesualdo aveva fatto nascere nei grandi e nel paese . Non si sapeva più chi poteva spendere e chi no . Una gara fra i parenti a buttare il denaro in frascherie , e una confusione generale fra chi era stato sempre in prima fila , e chi veniva dopo . Quelli che non potevano , proprio , o si seccavano a spendere l ' osso del collo pel buon piacere di mastro - don Gesualdo , si lasciavano scappare contro di lui certe allusioni e certi motteggi che fermentavano nelle piccole teste delle educande . Alla guerra intestina pigliavano parte anche le monache , secondo le relazioni , le simpatie , il partito che sosteneva oppure voleva rovesciare la superiora . Ci si accaloravano fin la portinaia , fin le converse che si sentivano umiliate di dover servire senz ' altro guadagno anche la figliuola di mastro - don Gesualdo , uno venuto su dal nulla , come loro , arricchito di ieri . Le nimicizie di fuori , le discordie , le lotte d ' interessi e di vanità , passavano la clausura , occupavano le ore d ' ozio , si sfogavano fin là dentro in pettegolezzi , in rappresaglie , in parole grosse . - Sai come si chiama tuo padre ? mastro - don Gesualdo . - Sai cosa succede a casa tua ? che hanno dovuto vendere una coppia di buoi per seminare le terre . - Tua zia Speranza fila stoppa per conto di chi la paga , e i suoi figliuoli vanno scalzi . - A casa tua c ' è stato l ' usciere per fare il pignoramento . - La piccola Alimena arrivò a nascondersi nella scala del campanile , una domenica , per vedere se era vero che il padre d ' Isabella portasse la berretta . Egli trovava la sua figliuoletta ancora rossa , col petto gonfio di singhiozzi , volgendo il capo timorosa di veder luccicare dietro ogni grata gli occhietti maliziosi delle altre piccine , guardandogli le mani per vedere se davvero erano sporche di calcina , tirandosi indietro istintivamente quando nel baciarla la pungeva colla barba ispida . Tale e quale sua madre . - Così il pesco non s ' innesta all ' ulivo . - Tante punture di spillo ; la stessa cattiva sorte che gli aveva attossicato sempre ogni cosa giorno per giorno ; la stessa guerra implacabile ch ' era stato obbligato a combattere sempre contro tutto e contro tutti ; e lo feriva sin lì , nell ' amore della sua creatura . Stava zitto , non lagnavasi , perché non era un minchione e non voleva far ridere i nemici ; ma intanto gli tornavano in mente le parole di suo padre , gli stessi rancori , le stesse gelosie . Poi rifletteva che ciascuno al mondo cerca il suo interesse , e va per la sua via . Così aveva fatto lui con suo padre , così faceva sua figlia . Così dev ' essere . Si metteva il cuore in pace , ma gli restava sempre una spina in cuore . Tutto ciò che aveva fatto e faceva per la sua figliuola l ' allontanava appunto da lui : i denari che aveva speso per farla educare come una signora , le compagne in mezzo alle quali aveva voluto farla crescere , le larghezze e il lusso che seminavano la superbia nel cuore della ragazzina , il nome stesso che le aveva dato maritandosi a una Trao - bel guadagno che ci aveva fatto ! - La piccina diceva sempre : - Io son figlia della Trao . Io mi chiamo Isabella Trao . La guerra si riaccese più viva fra le ragazze quando si maritò don Ninì Rubiera : - S ' è vero che siete parenti , perché tuo zio non ti ha mandato i confetti ? Vuol dire che voialtri non vi vogliono per parenti . - L ' Isabellina , che rispondeva già come una grande , ribatté : - Mio padre me li comprerà lui i confetti . Ci siamo guastati coi Rubiera perché ci devono tanti denari . - La figlia della ceraiuola , ch ' era del suo partito , aggiunse tante altre storie : - Il baronello era uno spiantato . La Margarone non aveva più voluto saperne . Sposava donna Giuseppina Alòsi più vecchia di lui , perché non aveva trovato altro , per amor dei denari : tutto ciò che narravasi nella bottega di sua madre , in ogni caffè , in ogni spezieria , di porta in porta . Nel paese non si parlava d ' altro che del matrimonio di don Ninì Rubiera . - Un matrimonio di convenienza ! - diceva la signora Capitana che parlava sempre in punta di forchetta . Cogli anni , la Capitana aveva preso anche i vizii del paese ; occupavasi dei fatti altrui ora che non aveva da nasconderne dei propri . Allorchè incontrava il cavalier Peperito gli faceva un certo visetto malizioso che la ringiovaniva di vent ' anni , dei sorrisi che volevano indovinare molte cose , scrollando il capo , offrendosi graziosamente ad ascoltare le confidenze e gli sfoghi gelosi , minacciando il cavaliere col ventaglio , come a dirgli ch ' era stato un gran discolaccio lui , e se si lasciava adesso portar via l ' amante era segno che ci dovevano essere state le sue buone ragioni ... prima o poi ... - No ! - ribatteva Peperito fuori della grazia di Dio . - Né prima né poi ! Questo potete andare a dirglielo a donna Giuseppina ! Se non ho potuto comandare da padrone non voglio servire nemmeno da comodino , capite ? ... fare il gallo di razza ... capite ? Su di ciò donna Giuseppina potrà mettersi il cuore in pace ! Adesso sciorinava in piazza tutte le porcherie dell ' Alòsi , che se vi mandava a regalare per miracolo un paniere d ' uva voleva restituito il paniere ; e vendeva sottomano le calze che faceva , delle calze da serva grosse un dito , - essa gliele aveva fatte anche vedere sulla forma per stuzzicarlo ... per strappargli ciò che faceva comodo a lei ... Ma lui , no ! ... Insomma , andava raccontandone di cotte e di crude . Corsero anche delle sante legnate al Caffè dei Nobili . Ciolla gli stava alle calcagna per raccogliere i pettegolezzi e portarli in giro alla sua volta . Un giorno poi fu una vera festa per lui , quando si vide arrivare in paese la signora Aglae che veniva insieme al signor Pallante a fare uno scandalo contro il barone Rubiera , a riscuotere ciò che le spettava , se il seduttore non voleva vedersela comparire dinanzi all ' altare . Essa giungeva apposta da Modica , sputando fiele , incerettata , dipinta , carica di piume di gallo e di pezzi di vetro , tirandosi dietro la prova innocente della birbonata di don Ninì , una bambinella ch ' era un amore . Così la gente diceva che don Ninì era sempre stato un donnaiuolo , e se sposava l ' Alòsi , che avrebbe potuto essergli madre , ci dovevano essere interessi gravi . Chi spiegava la cosa in un modo e chi in un altro . Il baronello , quelli che s ' affrettarono a fargli i mirallegro onde tirargli di bocca la verità vera , se li levò dai piedi in poche parole . La Sganci che aveva combinato il negozio stava zitta colle amiche le quali andavano apposta a farle visita . Don Gesualdo ne sapeva forse più degli altri , ma stringevasi nelle spalle e se la cavava con simili risposte : - Che volete ? Ciascuno fa il suo interesse . Vuol dire che il barone Rubiera ci ha trovato il suo vantaggio a sposare la signora Alòsi . La verità era che don Ninì aveva dovuto pigliarsi l ' Alòsi per salvare quel po ' di casa che don Gesualdo voleva espropriargli . E ' vero che adesso era diventato giudizioso , tutto dedito agli affari ; ma sua madre , sepolta viva nel seggiolone non lo lasciava padrone di un baiocco ; si faceva dar conto di tutto ; voleva che ogni cosa passasse sotto i suoi occhi ; senza poter parlare , senza potersi muovere , si faceva ubbidire dalla sua gente meglio di prima . E attaccata alla sua roba come un ' ostrica , ostinandosi a vivere per non pagare . Il debito intanto ingrossava d ' anno in anno : una cosa che il povero don Ninì ci perdeva delle nottate intere , senza poter chiudere occhio , alle volte : e alla scadenza , capitale e usura , rappresentavano una bella somma . Il canonico Lupi , che andò in nome del baronello a chiedere dilazione al pagamento , trovò don Gesualdo peggio di un muro : - A che giuoco giochiamo canonico mio ? Sono più di nove anni che non vedo né frutti né capitale . Ora mi serve il mio denaro , e voglio esser pagato . Don Ninì pel bisogno scese anche all ' umiliazione d ' andare a pregare la cugina Bianca , dopo tanto tempo . La prese appunto da lontano . - Tanto tempo che non s ' erano visti ! Lui non aveva faccia di comparirle dinanzi , in parola d ' onore ! Non cercava di scolparsi . Era stato un ragazzaccio . Ora aveva aperto gli occhi , troppo tardi , quando non c ' era più rimedio , quando si trovava sulle spalle il peso dei suoi errori . Ma proprio non poteva pagare in quel momento . - Son galantuomo . Ho di che pagare infine . Tuo marito sarà pagato sino all ' ultimo baiocco . Ma in questo momento proprio non posso ! Tu sai com ' è fatta tua zia ! che testa dura ! Ne abbiamo avuti dei dispiaceri per quella testa dura ! Ma infine non può campare eternamente , poveretta , com ' è ridotta ... Bianca era rimasta senza fiato al primo vederlo , senza parole , facendosi ora pallida e ora rossa . Non sapeva che dire , balbettava , sudava freddo , aveva una convulsione nelle mani che cercava di dissimulare , stirando macchinalmente le due cocche del grembiule . A un tratto ebbe uno sbocco di sangue . - Cos ' è ? cos ' è ? Qualcosa alle gengive ? Ti sei morsicata la lingua ? - No , - rispose lei . - Mi viene di tanto in tanto . L ' aveva anche don Diego , ti rammenti ? Non è nulla . - Bene , bene . Intanto fammi questo piacere ; parlane a tuo marito . In questo momento proprio non posso ... Ma son galantuomo , mi pare ! ... Mia madre , da qui a cent ' anni , non ha a chi lasciare tutto il suo . Bianca cercava di scusarsi . - Suo marito era il padrone . Faceva tutto di testa propria , lui . Non voleva che gli mettessero il naso nelle sue cose . - Allora perché sei sua moglie ? - ribatté il cugino . - Bella ragione ! Uno che non era degno di alzarti gli occhi in viso ! ... Deve ringraziare Iddio e l ' ostinazione di mia madre se gli è toccata questa fortuna ! ... Dunque farai il possibile per indurlo ad accordarmi questa dilazione ? - E tu cosa gli hai detto ? - domandò don Gesualdo trovando la moglie ancora agitata dopo quella visita . - Nulla ... Non so ... Mi son sentita male ... - Bene . Hai fatto bene . Sta tranquilla che agli affari ci penso io . Serpi nella manica sono i parenti ... Hai visto ? Cercano di te , solo quando ne hanno bisogno ; ma del resto non gli importa di sapere se sei morta o viva . Lascia fare a me che la risposta gliela mando coll ' usciere , a tuo cugino ... Così era venuto quel matrimonio , ché il barone Rubiera prima aveva messo sottosopra cielo e terra per trovare i denari da pagare don Gesualdo ; e infine donna Giuseppina Alòsi , la quale aveva delle belle terre al sole , aveva dato l ' ipoteca . Don Gesualdo , ottenuta la sua brava iscrizione sulle terre , non parlò più di aver bisogno del denaro . - Col tempo ... - confidò alla moglie . - Lasciali tranquilli . Loro non pagano né frutti né capitali , e col tempo quelle terre serviranno per la dote d ' Isabella . Che te ne pare ? Non è da ridere ? Lo zio Rubiera che pensa a mettere insieme la dote della tua figliuola ! ... Egli aveva di queste uscite buffe alle volte , da solo a solo con sua moglie , quando era contento della sua giornata , prima di coricarsi , mettendosi il berretto da notte , in maniche di camicia . A quattr ' occhi con lei mostravasi proprio quel che era , bonaccione , colla risata larga che mostrava i denti grossi e bianchi , passandosi anche la lingua sulle labbra , quasi gustasse già il dolce del boccone buono , da uomo ghiotto della roba . Isabella fatta più grandicella passò dal Collegio di Maria al primo educatorio di Palermo . Un altro strappo per la povera mamma che temeva di non doverla più rivedere . Il marito , onde confortarla , in quello stato , le disse : - Vedi noi ci ammazziamo per fare il suo meglio , ciascuno come può , ed essa un giorno non penserà neppure a noi . Così va il mondo . Anzi devi metterti in testa che tua figlia non puoi averla sempre vicina . Quando si marita anderà via dal paese . Qui non ce n ' è uno che possa sposarla , colla dote che le darò . Se ho fatto tanto per lei , voglio almeno sapere a chi lo dò il sangue mio . Adesso che ti parlo è già nato chi deve godersi il frutto delle mie fatiche , senza dirmi neppure grazie . Aveva il cuore grosso anche lui , poveraccio , e se sfogavasi a quattr ' occhi colla moglie alle volte , per discorrere non si rifiutava però a fare ciò ch ' era debito suo . Andava a trovare la sua ragazza a Palermo , quando poteva , quando i suoi affari lo permettevano , anche una volta all ' anno . Isabella s ' era fatta una bella fanciulla , un po ' gracile ancora , pallidina , ma con una grazia naturale in tutta la personcina gentile , la carnagione delicata e il profilo aquilino dei Trao ; un fiore di un ' altra pianta , in poche parole ; roba fine di signori che suo padre stesso quando andava a trovarla provava una certa suggezione dinanzi alla ragazza la quale aveva preso l ' aria delle compagne in mezzo a cui era stata educata , tutte delle prime famiglie , ciascuna che portava nell ' educandato l ' alterigia baronale da ogni angolo della Sicilia . Al parlatorio lo chiamavano il signor Trao . Quando volle saperne il perché , Isabella si fece rossa . La stessa storia del Collegio di Maria anche lì . E la sua figliuola aveva dovuto soffrire le stesse umiliazioni a motivo del parentado . Per fortuna la signorina di Leyra , che Isabella s ' era affezionata coi regalucci , aveva preso a difenderla a spada tratta . Essa conosceva di nome la famiglia dei Trao , una delle prime laggiù , ove il duca suo fratello possedeva dei feudi . La duchessina aveva il nome e il parlare alto , sebbene stesse in collegio senza pagare , talché le compagne lasciarono passare il Trao . Ma don Gesualdo dovette lasciarlo passare anche lui , e farsi chiamare così , per amore della figliuola , quando andava a trovarla . - Vedrai come si è fatta bella la tua figliuola ! - tornava poi a dire alla moglie che era sempre malaticcia . Essa la rivide finalmente all ' uscire del collegio , nel 1837 , quando in Palermo cominciavano già a correre le prime voci di colèra , e don Gesualdo era corso subito a prenderla . Fu come un urto al petto per la povera madre , dopo tanto tempo , quando udì fermarsi la lettiga dinanzi al portone . - Figlia mia ! figlia mia ! - colle braccia stese , le gambe malferme , precipitandosi per la scala . Isabella saliva correndo , colle braccia aperte anche lei . - Mamma ! mamma ! - E poi avvinghiate l ' una al collo dell ' altra , la madre sballottando ancora a destra e a sinistra la sua creatura come quand ' era piccina . Indi vennero le visite ai parenti . Bianca era tornata in forze per portare in trionfo la sua figliuola , in casa Sganci in casa Limòli , da per tutto dove era stata bambinetta , prima d ' entrare in collegio , ora già fatta grande , col cappellino di paglia , le belle treccie bionde - un fiore . Tutti si affacciavano per vederla passare . La zia Sganci , divenuta sorda e cieca , le tastò il viso per riconoscerla : - Una Trao ! Non c ' è che dire . - Lo zio marchese ne lodò gli occhi , degli occhi blù che erano due stelle . " Degli occhi che vedevano il peccato " , disse il marchese , il quale aveva sempre pronta la barzelletta . Allorché la condussero dallo zio don Ferdinando , Isabella che soleva spesso rammentare colle compagne la casa materna , negli sfoghi ingenui d ' ambizione , provò un senso di sorpresa , di tristezza , di delusione al rivederla . Entrava chi voleva dal portone sconquassato . La corte era angusta , ingombra di sassi e di macerie . Si arrivava per un sentieruolo fra le ortiche allo scalone sdentato , barcollante , soffocato anch ' esso dalle erbacce . In cima l ' uscio cadente era appena chiuso da un saliscendi arrugginito ; e subito nell ' entrare colpiva una zaffata d ' aria umida e greve , un tanfo di muffa e di cantina che saliva dal pavimento istoriato col blasone , seminato di cocci e di rottami , pioveva dalla vòlta scalcinata , veniva densa dal corridoio nero al pari di un sotterraneo , dalle sale buie che s ' intravedevano in lunga fila , abbandonate e nude , per le strisce di luce che trapelavano dalle finestre sgangherate . In fondo era la cameretta dello zio , sordida , affumicata , col soffitto sconnesso e cadente , e l ' ombra di don Ferdinando che andava e veniva silenzioso , simile a un fantasma . - Chi è ? ... Grazia ... entra ... Don Ferdinando apparve sulla soglia , in maniche di camicia , giallo ed allampanato , guardando stupefatto attraverso gli occhiali la sorella e la nipote . Sul lettuccio disfatto c ' era ancora la vecchia palandrana di don Diego che stava rattoppando . L ' avvolse in fretta , insieme a un fagotto d ' altri cenci , e la cacciò nel cassettone . - Ah ! ... sei tu , Bianca ? ... che vuoi ? ... Indi accorgendosi che teneva ancora l ' ago in mano , se lo mise in tasca , vergognoso , sempre con quel gesto che sembrava meccanico . - Ecco vostra nipote ... - balbettò la sorella con un tremito nella voce . - Isabella ... vi rammentate ? ... E ' stata in collegio a Palermo ... Egli fissò sulla ragazza quegli occhi azzurri e stralunati che fuggivano , di qua e di là , e mormorò : - Ah ! ... Isabella ? ... mia nipote ? ... Guardava inquieto per la stanza , e di tanto in tanto , come vedeva un oggetto dimenticato sul tavolino o sulla seggiola zoppa , del refe sudicio , un fazzoletto di cotone posto ad asciugare al sole , correva subito a nasconderli . Poi si mise a sedere sulla sponda del lettuccio , fissando l ' uscio . Mentre Bianca parlava , col cuore stretto , egli seguitava a volgere intorno gli occhi sospettosi , pensando a tutt ' altro . A un tratto andò a chiudere a chiave il cassetto della scrivania . - Ah ! ... mia nipote , dici ? ... Fissò di nuovo sulla giovinetta lo stesso sguardo esitante , e chinò gli occhi a terra . - Somiglia a te ... tale e quale ... quand ' eri qui ... Sembrava che cercasse le parole , cogli occhi erranti evitando quelli della sorella e della nipote , con un tremito leggiero nelle mani , il viso smorto e istupidito . Un istante , mentre Bianca gli parlava all ' orecchio , supplichevole , quasi le spuntassero le lagrime , egli di curvo che era si raddrizzò così che parve altissimo , con un ' ombra negli occhi chiari un rimasuglio del sangue dei Trao che gli colorava il viso scialbo . - No ... no ... Non voglio nulla ... Non ho bisogno di nulla ... Vattene ora , vattene ... Vedi ... ho tanto da fare ... Una cosa che stringeva il cuore . Una rovina ed un ' angustia che umiliavano le memorie ambiziose , le fantasie romantiche nate nelle confidenze immaginarie colle amiche del collegio , le illusioni di cui era piena la bizzarra testolina della fanciulla , tornata in paese coll ' idea di rappresentarvi la prima parte . Il lusso meschino della zia Sganci , la sua casa medesima fredda e malinconica , il palazzo cadente dei Trao che aveva spesso rammentato laggiù con infantile orgoglio , tutto adesso impicciolivasi , diventava nero , povero , triste . Lì , dirimpetto , era la terrazza dei Margarone , che tante volte aveva rammentato vasta , inondata di sole , tutta fiorita , piena di ragazze allegre che la sbalordivano allora , bambina , collo sfoggio dei loro abiti vistosi . Com ' era stretta e squallida invece , con quell ' alto muro lebbroso che l ' aduggiava ! e come era divenuta vecchia donna Giovannina , che rivedeva seduta in mezzo ai vasi di fiori polverosi , facendo la calza , vestita di nero , enorme ! In fondo al vicoletto rannicchiavasi la casuccia del nonno Motta . Allorché il babbo ve la condusse trovarono la zia Speranza che filava , canuta , colle grinze arcigne . C ' erano dei mattoni smossi dove inciampavasi , un ragazzaccio scamiciato il quale levò il capo da un basto che stava accomodando , senza salutarli . Mastro Nunzio gemeva in letto coi reumatismi , sotto una coperta sudicia : - Ah , sei venuto a vedermi ? Credevi che fossi morto ? No , no , non son morto . E ' questa la tua ragazza ? Me l ' hai portata qui per farmela vedere ? ... E ' una signorina , non c ' è che dire ! Gli hai messo anche un bel nome ! Tua madre però si chiamava Rosaria ! Lo sai ? Scusatemi , nipote mia , se vi ricevo in questo tugurio ... Ci son nato , che volete ... Spero di morirci ... Non ho voluto cambiarlo col palazzo dove pretendeva chiudermi vostro padre ... Io sono avvezzo ad uscir subito in istrada appena alzato ... No , no , è meglio pensarci prima . Ciascuno com ' è nato . - Speranza grugniva delle altre parole che non si udivano bene . Il ragazzaccio li accompagnò cogli occhi sino all ' uscio , quando se ne andarono . Intanto incalzavano le voci di colèra . A Catania c ' era stata una sommossa . Giunse da Lentini don Bastiano Stangafame insieme a donna Fifì la quale pareva avesse già il male addosso , verde , impresciuttita , narrando cose che dovevano averle fatto incanutire i capelli in ventiquattr ' ore . A Siracusa una giovinetta bella come la Madonna , la quale ballava sui cavalli ammaestrati in teatro , e andava spargendo il colèra con quel pretesto , era stata uccisa a furor di popolo . La gente insospettita stava a vedere , facendo le provviste per svignarsela dal paese , al primo allarme , e spiando ogni viso nuovo che passasse . In quel tempo erano capitati due merciai che portavano nastri e fazzoletti di seta . Andavano di casa in casa a vendere la roba , e guardavano dentro gli usci e nei cortili . Le Margarone che spendevano allegramente per azzimarsi , quasi fossero ancora di primo pelo , fecero molte compere ; anzi non trovandosi denari spiccioli , quei galantuomini dissero che sarebbero ripassati a prenderli il giorno dopo . Invece spuntò il giorno del Giudizio Universale . Ciolla era andato a ricorrere dal giudice che gli avevano avvelenate le galline : le portava a prova in mano , ancora calde . Tornò in casa don Nicolino scalmanato , ordinando alle sorelle di sprangare usci e finestre e non aprire ad anima viva . Il dottor Tavuso fece chiudere anche lo sportello della cisterna . I galantuomini , rammentandosi il bel soggetto ch ' era il Ciolla , quello ch ' era stato in Castello colle manette , sedici anni prima , si armarono sino ai denti , e si misero a perlustrare il paese , se mai gli tornava il ghiribizzo di voler pescare nel torbido . La parola d ' ordine era , sparargli addosso senza misericordia al primo allarme . I due merciai non si videro più . Prima di sera cominciarono a sfilare le vetture cariche che scappavano dal paese . Dopo l ' avemaria non andava anima viva per le strade . Giunse tardi una lettiga , che portava don Corrado La Gurna , vestito di nero , col fazzoletto agli occhi . I cani abbaiarono tutta la notte . Il panico poi non ebbe limiti allorché si vide scappare la baronessa Rubiera , paralitica , su di una sedia a bracciuoli , poiché nella portantina non entrava neppure , tanto era enorme , portata a fatica da quattr ' uomini , colla testa pendente da un lato , il faccione livido , la lingua pavonazza che usciva a metà dalle labbra bavose , gli occhi soltanto vivi e inquieti , le mani da morta agitate da un tremito continuo . E dietro , il baronello invecchiato di vent ' anni , curvo , grigio , carico di figliuoli , colla moglie incinta ancora , e gli altri figli del primo letto . Empivano la strada dove passavano : uno sgomento . La povera gente che era costretta a rimanere in paese stava a guardare atterrita . Nelle chiese avevano esposto il Sacramento . Tacquero allora vecchi rancori , e si videro fattori restituire il mal tolto ai loro padroni . Don Gesualdo aprì le braccia e i magazzini ai poveri e ai parenti ; tutte le sue case di campagna alla Canziria e alla Salonia . A Mangalavite , dove aveva pure dei casamenti vastissimi , parlò di riunire tutta la famiglia . - Ora corro da mio padre per cercare d ' indurlo a venire con noi . Tu intanto va da tuo fratello , - disse a Bianca . - Fagli capire che adesso son tempi da mettere una pietra sul passato , gli avessi fatto anche un tradimento ... Abbiamo il colèra sulle spalle ... Il sangue non è acqua infine ! Non possiamo lasciare quel povero vecchio solo in mezzo al colèra ... Mi pare che la gente avrebbe motivo di sparlare dei fatti nostri , eh ? ... - Voi avete il cuore buono ! - balbettò la moglie sentendosi intenerire . - Voi avete il cuore buono ! Ma don Ferdinando non si lasciò persuadere . Era occupatissimo ad incollare delle striscie di carta a tutte le fessure delle imposte , con un pentolino appeso al collo , arrampicato su di una scala a piuoli . - Non posso lasciar la casa , - rispose . - Ho tanto da fare ! ... Vedi quanti buchi ? ... Se viene il colèra ... Bisogna tapparli tutti ... Inutilmente la sorella tornava a pregare e scongiurare - Non mi lasciate questo rimorso , don Ferdinando ! ... Come volete che chiuda occhio la notte , sapendovi solo in casa ? ... - Ah ! ah ! ... - rispose lui con un sorriso ebete . - La notte non me lo soffiano il colèra ! ... Chiuderò tutte le fessure ... guarda ! E tornava a ribattere : - Non posso lasciar la casa sola ... Ho da custodire le carte di famiglia ... La moglie del sagrestano , che vide uscire donna Bianca desolata dal portone , le corse dietro piangendo : - Non ci vedremo più ! ... Tutti se ne vanno ... Non avremo per chi sonare messa e mattutino ! Anche mastro Nunzio s ' era rifiutato ad andare col figliuolo . - Io mangio colle mani , figliuol mio . Arrossiresti di tuo padre a tavola ... Sono uno zotico ... Non sono da mettermi insieme ai signori ! ... No , no ! è meglio pensarci prima ! Meglio crepar di colèra che di bile ! ... Poi , sai ? io sono avvezzo ad esser padrone in casa mia ... Sono un villano ... Non so starci sotto le scarpe della moglie , no ! Speranza mostrò Burgio allettato anche lui dalla malaria . - Noi non usiamo abbandonare i nostri nel pericolo ! ... Mio marito non può muoversi , e noi non ci muoviamo ! ... Ecco come siam noi ! ... Lo sapete quello che ci vuole a mantenere una famiglia intera , col marito confinato in letto ! ... - Ma non t ' ho sempre detto che sarai la padrona ! ... Tutto quello che vuoi ! ... - esclamò infine Gesualdo . - No ! ... Non vi ho chiesto l ' elemosina ! ... Non accetteremmo nulla , se non fosse pel bisogno ... grazie a Dio ! ... Poiché ci fate la carità , andremo alla Canziria ... Non temete ! Così la gente non potrà dire che avete abbandonato vostro padre in mezzo al colèra ! ... Voi pensate a mandarci le provviste ... Non possiamo pascerci d ' erba come le bestie ! ... sentite ... Se avete pure qualche vestito smesso di vostra figlia , di quelli proprio che non possono più servirle ... Già lei è una signora , ma saranno sempre buoni per noi poveretti ! ... I Margarone partirono subito per Pietraperzia ; tutti ancora in lutto per don Filippo , morto dai crepacuori che gli dava il genero don Bastiano Stangafame , ogni volta che gli bastonava Fifì se non mandava denari . Annebbiavano una strada . Il barone Mèndola , che faceva la corte alla zia Sganci , se la condusse a Passaneto , e ci prese le febbri , povera vecchia . Zacco e il notaro Neri partirono per Donferrante . Era uno squallore pel paese . A ventitré ore non si vedeva altri lungo la via di San Sebastiano che il marchese Limòli , per la sua solita passeggiatina del dopopranzo . E gli fecero sapere anzi che destava dei sospetti con quelle gite , e volevano fargli la festa al primo caso di colèra . - Eh ? - disse lui . - La festa ? Ci avete a pensar voialtri , che vi tocca pagar le spese . Io fo quello che ho fatto sempre , se no crepo egualmente . E alla nipote che lo scongiurava di andar con lei a Mangalavite : - Hai paura di non trovarmi più ? ... No , no , non temere ; il colèra non sa che farsene di me . Mentre Bianca e la figliuola stavano per montare in lettiga , giunse la zia Cirmena , disperata . - Avete visto ? Tutti se ne vanno ! I parenti mi voltano le spalle ! ... E m ' è cascato addosso anche quel povero orfanello di Corrado La Gurna ... Una tragedia a casa sua ! ... Padre e madre in una notte ... fulminati dal colèra ! ... Nessuno ha il mio cuore , no ! ... Una povera donna senza aiuto e che non sa dove andare ! ... Se mi date la chiave delle due camerette che avete laggiù a Mangalavite , vicino alla vostra casina ! ... le camere del palmento ... Siete il solo parente a cui ricorrere , voi , don Gesualdo ! ... - Sì , sì , - rispose lui - ma non lo dite agli altri ... - Glielo dirò anzi ! ... Voglio rinfacciarlo a tutti quanti , se campo ! II Quella che chiamavano la casina , a Mangalavite , era un gran casamento annidato in fondo alla valletta . Isabella dalla sua finestra vedeva il largo viale alpestre fiancheggiato d ' ulivi , la folta macchia verde che segnava la grotta dove scorreva l ' acqua , le balze in cui serpeggiava il sentiero , e più in su l ' erta chiazzata di sommacchi , Budarturo brullo e sassoso nel cielo che sembrava di smalto . La sola pennellata gaia era una siepe di rose canine sempre in fiore all ' ingresso del viale , dimenticate per incuria . Pei dirupi , ogni grotta , le capannuccie nascoste nel folto dei fichidindia , erano popolate di povera gente scappata dal paese per timore del colèra . Tutt ' intorno udivasi cantare i galli e strillare dei bambini ; vedevansi dei cenci sciorinati al sole , e delle sottili colonne di fumo che salivano qua e là attraverso gli alberi . Verso l ' avemaria tornavano gli armenti negli ovili addossati al casamento , branchi interi di puledri e di buoi che si raccoglievano nei cortili immensi . Tutta la notte poi era un calpestìo irrequieto , un destarsi improvviso di muggiti e di belati , uno scrollare di campanacci , un sito di stalla e di salvatico che non faceva chiudere occhio ad Isabella . Di tanto in tanto correva una fucilata pazza per le tenebre , lontano ; giungevano sin laggiù delle grida selvagge d ' allarme ; dei contadini venivano a raccontare il giorno dopo di aver sorpreso delle ombre che s ' aggiravano furtive sui precipizi ; la zia Cirmena giurava di aver visto dei razzi solitarii e luminosi verso Donferrante . E subito spedivano gente ad informarsi se c ' erano stati casi di colèra . Il barone Zacco ch ' era da quelle parti , rispondeva invece che i fuochi si vedevano verso Mangalavite . Don Gesualdo , meno la paura dei razzi che si vedevano la notte , e il sospetto di ogni viso nuovo che passasse pei sentieri arrampicati lassù sui greppi , ci stava come un papa fra i suoi armenti , i suoi campi , i suoi contadini , le sue faccende , sempre in moto dalla mattina alla sera , sempre gridando e facendo vedere la sua faccia da padrone da per tutto . La sera poi si riposava , seduto in mezzo alla sua gente , sullo scalino della gradinata che saliva al viale , dinanzi al cancello , in maniche di camicia , godendosi il fresco e la libertà della campagna , ascoltando i lamenti interminabili e i discorsi sconclusionati dei suoi mezzaiuoli . Alla moglie , che l ' aria della campagna faceva star peggio , soleva dire per consolarla : - Qui almeno non hai paura d ' acchiappare il colèra . Finché non si tratta di colèra il resto è nulla . - Lì egli era al sicuro dal colèra , come un re nel suo regno , guardato di notte e di giorno - a ogni contadino aveva procurato il suo bravo schioppo , dei vecchi fucili a pietra nascosti sotto terra fin dal 12 o dal 21 e teneva dei mastini capaci di divorare un uomo . Faceva del bene a tutti ; tutti che si sarebbero fatti ammazzare per guardargli la pelle in quella circostanza . Grano , fave , una botte di vino guastatosi da poco . Ognuno che avesse bisogno correva da lui per domandargli in prestito quel che gli occorreva . Lui colle mani aperte come la Provvidenza . Aveva dato ricovero a mezzo paese , nei fienili , nelle stalle , nelle capanne dei guardiani , nelle grotte lassù a Budarturo . Un giorno era arrivato persino Nanni l ' Orbo con tutta la sua masnada , strizzando l ' occhio , tirandolo in disparte per dirgli il fatto suo : - Don Gesualdo ... qui c ' è anche roba vostra . Guardate Nunzio e Gesualdo come vi somigliano ! Quattro tumoli di pane al mese si mangiano , prosit a loro ! Non potete chiudere loro la porta in faccia ... Ne avete fatta tanta della carità ? E fate anche questa , che così vuol Dio . - Guarda cosa diavolo t ' è venuto in mente ! ... Qui c ' è mia moglie e mia figlia adesso ! ... Almeno andatevene nel palmento , e non vi fate vedere da queste parti ... Ma tutto quel bene e quella carità gli tornavano in veleno per l ' ostinazione dei parenti che non avevano voluto mettersi sotto le sue ali . Se ne sfogava spesso con Bianca la sera , quando chiudeva usci e finestre e si vedeva al sicuro : - Salviamo tanta gente dal colèra ... Abbiamo tanta gente sotto le ali , e soltanto il sangue nostro è disperso di qua e di là ... Lo fanno apposta ... per farci stare in angustie ... per lasciarci la spina dentro ! ... Non parlo di tuo fratello poveraccio quello non capisce ... Ma mio padre ... Non me la doveva lasciare questa spina , lui ! ... Non sapeva di quell ' altro dispiacere che doveva procuragli la figliuola , il pover ' uomo ! Isabella ch ' era venuta dal collegio con tante belle cose in testa , che s ' era immaginata di trovare a Mangalavite tante belle cose come alla Favorita di Palermo , sedili di marmo , statue , fiori da per tutto , dei grandi alberi dei viali tenuti come tante sale da ballo , aveva provata qui un ' altra delusione . Aveva trovato dei sentieri alpestri , dei sassi che facevano vacillare le sue scarpette , delle vigne polverose , delle stoppie riarse che l ' accecavano , delle rocce a picco sparse di sommacchi che sembravano della ruggine a quell ' altezza , e dove il tramonto intristiva rapidamente la sera . Poi dei giorni sempre uguali , in quella tebaide ; un sospetto continuo , una diffidenza d ' ogni cosa , dell ' acqua che bevevasi , della gente che passava , dei cani che abbaiavano , delle lettere che giungevano - un mucchio di paglia umida in permanenza dinanzi al cancello per affumicare tutto ciò che veniva di fuori , - le rare lettere ricevute in cima a una canna , attraverso il fumo - e per solo svago , il chiacchierìo della zia Cirmena , la quale arrivava ogni sera colla lanterna in mano e il panierino della calza infilato al braccio . Suo nipote l ' accompagnava raramente ; preferiva rimanersene in casa , a far l ' orso e a pensare ai casi suoi o ai suoi morti , chissà ... La zia Cirmena per scusarlo parlava del gran talento che aveva quel ragazzo , tutto il santo giorno chiuso nella sua stanzetta , col capo in mano , a riempire degli scartafacci , più grossi di un basto , di poesie che avrebbero fatto piangere i sassi . Don Gesualdo ci s ' addormentava sopra a quei discorsi . La mamma parlava poco anche lei , sempre senza fiato , sempre fra letto e lettuccio . La sola che dovesse dar retta alla zia era lei , Isabella , soffocando gli sbadigli , dopo quelle giornate vuote . Alle sue amiche di collegio , disseminate anch ' esse di qua e di là , non sapeva proprio cosa scrivere . Marina di Leyra le mandava ogni settimana delle paginette stemmate piene zeppe di avventure , di confidenze interessanti . La stuzzicava , la interrogava , chiedeva in ricambio le sue confidenze , sembrava a ogni lettera che le capitasse lì dinanzi , coi suoi occhioni superbi , colle belle labbra carnose , a dirle in un orecchio delle cose che le facevano avvampare il viso , che le facevano battere il cuore , quasi ci avesse nascosto il suo segreto da confidarle anche lei . S ' erano regalato a vicenda un libriccino di memorie , colla promessa di scrivervi sopra tutti i loro pensieri più intimi , tutto , tutto , senza nascondere nulla ! I begli occhi azzurri d ' Isabella , gli occhi che diceva lo zio Limòli , senza volerlo , senza guardare neppure , sembrava che cercassero quei pensieri . In quella testolina che portava ancora le trecce sulle spalle , nasceva un brulichìo , quasi uno sciame di api vi recasse tutte le voci e tutti i profumi della campagna , di là dalle roccie , di là da Budarturo , di lontano . Sembrava che l ' aria libera , lo stormire delle frondi , il sole caldo , le accendessero il sangue , penetrassero nelle sottili vene azzurrognole , le fiorissero nei colori del viso , le gonfiassero di sospiri il seno nascente sotto il pettino del grembiule . - Vedi quanto ti giova la campagna ? - diceva il babbo . - Vedi come ti fai bella ? Ma essa non era contenta . Sentiva un ' inquietezza un ' uggia , che la facevano rimanere colle mani inerti sul ricamo , che la facevano cercare certi posti per leggere i pochi libri , quei volumetti tenuti nascosti sotto la biancheria , in collegio . All ' ombra dei noci , vicino alla sorgente , in fondo al viale che saliva dalla casina , c ' era almeno una gran pace , un gran silenzio , s ' udiva lo sgocciolare dell ' acqua nella grotta , lo stormire delle frondi come un mare , lo squittire improvviso di qualche nibbio che appariva come un punto nell ' azzurro immenso . Tante piccole cose che l ' attraevano a poco a poco , e la facevano guardare attenta per delle ore intere una fila di formiche che si seguivano , una lucertolina che affacciavasi timida a un crepaccio , una rosa canina che dondolava al disopra del muricciuolo , la luce e le ombre che si alternavano e si confondevano sul terreno . La vinceva una specie di dormiveglia , una serenità che le veniva da ogni cosa , e si impadroniva di lei , e l ' attaccava lì , col libro sulle ginocchia , cogli occhi spalancati e fissi , la mente che correva lontano . Le cadeva addosso una malinconia dolce come una carezza lieve , che le stringeva il cuore a volte , un desiderio vago di cose ignote . Di giorno in giorno era un senso nuovo che sorgeva in lei , dai versi che leggeva , dai tramonti che la facevano sospirare , un ' esaltazione vaga , un ' ebbrezza sottile , un turbamento misterioso e pudibondo che provava il bisogno di nascondere a tutti . Spesso , la sera , scendeva adagio adagio dal lettuccio perché la mamma non udisse , senza accendere la candela , e si metteva alla finestra , fantasticando , guardando il cielo che formicolava di stelle . La sua anima errava vagamente dietro i rumori della campagna , il pianto del chiù , l ' uggiolare lontano , le forme confuse che viaggiavano nella notte , tutte quelle cose che le facevano una paura deliziosa . Sentiva quasi piovere dalla luna sul suo viso , sulle sue mani una gran dolcezza , una gran prostrazione , una gran voglia di piangere . Le sembrava confusamente di vedere nel gran chiarore bianco , oltre Budarturo , lontano , viaggiare immagini note , memorie care , fantasie che avevano intermittenze luminose come la luce di certe stelle : le sue amiche , Marina di Leyra , un altro viso sconosciuto che Marina le faceva sempre vedere nelle sue lettere , un viso che ondeggiava e mutava forma , ora biondo , ora bruno , alle volte colle occhiaie appassite e la piega malinconica che avevano le labbra del cugino La Gurna . Penetrava in lei il senso delle cose , la tristezza della sorgente , che stillava a goccia a goccia attraverso le foglie del capelvenere , lo sgomento delle solitudini perdute lontano per la campagna , la desolazione delle forre dove non poteva giungere il raggio della luna , la festa delle rocce che s ' orlavano d ' argento , lassù a Budarturo , disegnandosi nettamente nel gran chiarore , come castelli incantati . Lassù , lassù , nella luce d ' argento , le pareva di sollevarsi in quei pensieri quasi avesse le ali , e le tornavano sulle labbra delle parole soavi , delle voci armoniose , dei versi che facevano piangere , come quelli che fiorivano in cuore al cugino La Gurna . Allora ripensava a quel giovinetto che non si vedeva quasi mai , che stava chiuso nella sua stanzetta , a fantasticare , a sognare come lei . Laggiù , dietro quel monticello , la stessa luna doveva scintillare sui vetri della sua finestra , la stessa dolcezza insinuarsi in lui . Che faceva ? che pensava ? Un brivido di freddo la sorprendeva di tratto in tratto come gli alberi stormivano e le portavano tante voci da lontano - Luna bianca , luna bella ! ... Che fai , luna ? dove vai ? che pensi anche tu ? - Si guardava le mani esili e delicate , candide anch ' esse come la luna , con una gran tenerezza , con un vago senso di gratitudine e quasi di orgoglio . Poscia ricadeva stanca da quell ' altezza , con la mente inerte , scossa dal russare del babbo che riempiva la casa . La mamma vicino a lui non osava neppure fare udire il suo respiro ; come non osava quasi mostrare tutta la sua tenerezza alla figliuola dinanzi al marito , timida , con quegli occhi tristi e quel sorriso pallido che voleva dire tante cose nelle più umili parole : - Figlia ! figlia mia ! ... - Soltanto la stretta delle braccia esili , e l ' espressione degli sguardi che correvano inquieti all ' uscio dicevano il resto . Quasi dovesse nascondere le carezze che faceva alla sua creatura , le mani tremanti che le cercavano il viso , gli occhi turbati che l ' osservavano attentamente . - Che hai ? Sei pallida ! ... Non ti senti bene ? La zia Cirmena che vedeva la ragazza così gracile , così pallidina , con quelle pesche sotto gli occhi , cercava di distrarla , le insegnava dei lavori nuovi , delle cornicette intessute di fili di paglia , delle arance e dei canarini di lana . Le contava delle storielle , le portava da leggere le poesie che scriveva suo nipote Corrado , di nascosto , nel panierino della calza . - Son fresche fresche di ieri . Gliele ho prese dal tavolino ora che è uscito a passeggiare . E ' ritroso , quel benedetto figliuolo . Così timido ! uno che ha bisogno d ' aiuto , col talento che ha , peccato ! - E le suggeriva anche dei rimedi per la salute delicata , lo sciroppo marziale , delle teste di chiodi in una bottiglia d ' acqua . Si sbracciava ad aiutare in cucina , col vestito rimboccato alla cintola , a far cuocere un buon brodo di ossa per sua nipote Bianca , a preparare qualche intingolo per Isabella che non mangiava nulla . - Lasciate fare a me . So quel che ci vuole per lei . Voialtri Trao siete tanti pulcini colla luna . - Un braccio di mare quella zia Cirmena . Una donna che se le si faceva del bene , non ci si perdeva interamente . Spesso costringeva Corrado a venire anche lui la sera per tenere allegra la brigata . - Tu che sai fare tante cose , coi tuoi libri , colle tue chiacchiere , porterai un po ' di svago . Santo Dio ! se stai sempre rintanato coi tuoi libri , come vuoi far conoscere i tuoi meriti ? - Poi , quando lui non era presente , cantava anche più chiaro : - Alla sua età ! ... Non è più un bambino ... Bisogna che s ' aiuti ... Non può vivere sempre alle spalle dei parenti ! ... - E superbo come Lucifero per giunta , ricalcitrando e inalberandosi se alcuno cercava di aiutarlo , di fargli fare buona figura , se la zia s ' ingegnava lei di aprir gli occhi alla gente sul valore del suo nipote Corrado e gli rubava gli scartafacci , e andava a sciorinarli lei stessa in mezzo al crocchio dei cugini Motta , compitando , accalorandosi come un sensale che fa valere la merce , mentre don Gesualdo andava appisolandosi a poco a poco , e diceva di sì col capo , sbadigliando , e Bianca guardava Isabella la quale teneva i grand ' occhi sbarrati nell ' ombra , assorta , e le si mutava a ogni momento l ' espressione del viso delicato , quasi delle ondate di sangue la illuminassero tratto tratto . Donna Sarina tutta intenta alla lettura non si accorgeva di nulla , badava ad accomodarsi gli occhiali di tanto in tanto , chinavasi verso il lume , oppure se la pigliava col nipote che scriveva così sottile . - Ma che talento , eh ! Come amministratore ... che so io ... per soprintendere ai lavori di campagna ... dirigere una fattoria , quel ragazzo varrebbe tant ' oro . Il cuore mi dice che se voi , don Gesualdo , trovaste di collocarlo in alcuno dei vostri negozi , fareste un affare d ' oro ! ... E ... ora che non ci sente ... per poco salario anche ! Il giovane ha gli occhi chiusi , come si dice ... ancora senza malizia ... e si contenterebbe di poco ! Fareste anche un ' opera di carità , fareste ! Don Gesualdo non diceva né sì né no , prudente , da uomo avvezzo a muovere sette volte la lingua in bocca prima di lasciarsi scappare una minchioneria . Ci pensava su , badava alle conseguenze , badava alla sua figliuola , anche russando , con un occhio aperto . Non voleva che la ragazza così giovane , così inesperta , senza sapere ancora cosa volesse dire esser povero o ricco , s ' avesse a scaldare il capo per tutte quelle frascherie . Lui era ignorante , uno che non sapeva nulla , ma capiva che quelle belle cose erano trappole per acchiappare i gonzi . Gli stessi arnesi di cui si servono coloro che sanno di lettere per legarvi le mani o tirarvi fuori dei cavilli in un negozio . Aveva voluto che la sua figliuola imparasse tutto ciò che insegnavano a scuola , perché era ricca , e un giorno o l ' altro avrebbe fatto un matrimonio vantaggioso . Ma appunto perch ' era ricca tanta gente ci avrebbe fatti su dei disegni . Insomma a lui non piacevano quei discorsi della zia e il fare del nipote che le teneva il sacco con quell ' aria ritrosa di chi si fa pregare per mettersi a tavola , di chi vuol vender cara la sua mercanzia . E le occhiate lunghe della cuginetta , i silenzi ostinati , quel mento inchiodato sul petto , quella smania di cacciarsi coi suoi libri in certi posti solitari , per far la letterata anche lei , una ragazza che avrebbe dovuto pensare a ridere e a divertirsi piuttosto ... Finora erano ragazzate ; sciocchezze da riderci sopra , o prenderli a scappellotti tutt ' e due , la signorina che mettevasi alla finestra per veder volare le mosche , e il ragazzo che stava a strologare da lontano , di cui vedevasi il cappello di paglia al disopra del muricciuolo o della siepe , ronzando intorno alla casina , nascondendosi fra le piante . - Don Gesualdo aveva dei buoni occhi . Non poteva indovinare tutte le stramberie che fermentavano in quelle teste matte , - i baci mandati all ' aria , e il sole e le nuvole che pigliavano parte al duetto - a un miglio di distanza , - ma sapeva leggere nelle pedate fresche , nelle rose canine che trovava sfogliate sul sentiero , nell ' aria ingenua di Isabella che scendeva a cercare le forbici o il ditale quando per combinazione c ' era in sala il cugino , nella furberia di lui che fingeva di non guardarla , come chi passa e ripassa in una fiera dinanzi alla giovenca che vuol comprare senza darle neppure un ' occhiata . Vedeva anche nella faccia ladra di Nanni l ' Orbo , nel fare sospettoso di lui , nell ' aria sciocca che pigliava , quando rizzavasi fra i sommacchi , mettendosi la mano sugli occhi , per guardar laggiù , nel viale , o si cacciava carponi fra i fichi d ' India , o veniva a portargli dei pezzi di carta che aveva trovato vicino alla fontana , dei calcinacci scrostati dal sedile , facendo il nesci : - Don Gesualdo , che c ' è stato vossignoria , lassù ? ... Alle volte ... per far quattro passi ... L ' erba sulla spianata è tutta pesta , come ci si fosse sdraiato un asino . Ladri , no , eh ? ... Ho paura di quelli del colèra piuttosto . - No ... di giorno ? ... che diavolo ! ... bestia che sei ! ... Non temere , qui stiamo cogli occhi aperti . E ci stava davvero , con prudenza , per evitar gli scandali , aspettando che terminasse il colèra per scopare la casa , e finirla pulitamente con donna Sarina e tutti i suoi senza dar campo di parlare alle male lingue , rimbeccando la zia Cirmena che s ' era messa a far la sapiente anche lei , a parlare col squinci e linci , tagliando corto a quelle chiacchiere sconclusionate che vi tiravano gli sbadigli dalle calcagna . Un giorno , presenti tutti quanti , sputò fuori il fatto suo . - Ah ... le canzonette ? Roba che non empie pancia , cari miei ! - La zia Cirmena si risentì alfine : - Voi pigliate tutto a peso e a misura , don Gesualdo ! Non sapete quel che vuol dire ... Vorrei vedervici ! ... - Egli allora , col suo fare canzonatorio , raccolse in mucchio libri e giornali ch ' erano sul tavolino e glieli cacciò in grembo , a donna Sarina , ridendo ad alta voce , spingendola per le spalle quasi volesse mandarla via come fa il sensale nel conchiudere il negozio , vociando così forte che sembrava in collera , fra le risate : - Be ' ... pigliateli , se vi piacciono ... Potrete camparci su ! ... Tutti si guardarono negli occhi . Isabella si alzò senza dire una parola , ed uscì dalla stanza . - Ah ! ... - borbottò don Gesualdo . - Ah ! ... Ma visto che non era il momento , cacciò indietro la bile e voltò la cosa in scherzo : - Anche a lei ... le piacciono le canzonette . Come passatempo ... colla chitarra ... adesso che siamo in villeggiatura non dico di no . Ma per lei c ' è chi ha lavorato al sole e al vento , capite ? ... E se ha la testa dura dei Trao , anche i Motta non scherzano , quanto a ciò ... - Bene , - interruppe la zia , - questo è un altro discorso . - Ah , vi sembra un altro discorso ? - Ecco ! - saltò su donna Sarina , pigliandosela a un tratto col nipote . - Tuo zio parla pel tuo bene . Non lo trovi , un parente affezionato come lui , senti ! - Certo , certo ... Voi siete una donna di giudizio , donna Sarina , e cogliete le parole al volo . La Cirmena allora si mise a dimostrare che un ragazzo di talento poteva arrivare dove voleva , segretario , fattore , amministratore di una gran casa . Le protezioni già non gli mancavano . - Certo , certo , - continuava a ripetere don Gesualdo . Ma non si impegnava più oltre . Si dava da fare a rimettere le seggiole a posto , a chiudere le finestre , come a dire : - Adesso andate via . - Però siccome il giovane voltava le spalle senza rispondere , con la superbia che avevano tutti quei parenti spiantati , donna Sarina non seppe più frenarsi , raccattando in furia i ferri da calza e gli occhiali , infilando il paniere al braccio senza salutar nessuno . - Guardate s ' è questa la maniera ! Così si ringraziano i parenti della premura ? Io me ne lavo le mani ... come Pilato ... Ciascuno a casa sua ... - Ecco la parola giusta , donna Sarina . Ciascuno a casa sua . Aspettate , che vi accompagno ... Eh ? eh ? che c ' è ? Da un pezzo , mentre discorreva , tendeva l ' orecchio all ' abbaiare dei cani , al diavolìo che facevano oche e tacchini nella corte , a un correre a precipizio . Poi si udì una voce sconosciuta in mezzo al chiacchierìo della sua gente . Dal cancello s ' affacciò il camparo , stralunato , facendogli dei segni . - Vengo , vengo , aspettate un momento . Tornò poco dopo che sembrava un altro , stravolto , col cappello di paglia buttato all ' indietro , asciugandosi il sudore . Donna Sarina voleva sapere a ogni costo cosa fosse avvenuto , fingendo d ' aver paura . - Nulla ... Le stoppie lassù avran preso fuoco ... V ' accompagno . E ' cosa da nulla . Nell ' aia erano tutti in subbuglio . Mastro Nardo , sotto la tettoia , insellava in fretta e in furia la mula baia di don Gesualdo . Dinanzi al rastrello del giardino Nanni l ' Orbo e parecchi altri ascoltavano a bocca aperta un contadino di fuorivia che narrava gran cose , accalorato , gesticolando mostrando il vestito ridotto in brandelli . - Nulla , nulla , - ripetè don Gesualdo . - V ' accompagno a casa vostra . Non c ' è premura . - Si vedeva però ch ' era turbato , balbettava , grossi goccioloni gli colavano dalla fronte . Donna Sarina s ' ostinava ad aver paura , piantandosi su due piedi , frugando di qua e di là cogli occhi curiosi , fissandoli in viso a lui per scovar quel che c ' era sotto : - Un caso di colèra , eh ? Ce l ' han portato sin qui ? Qualche briccone ? L ' han colto sul fatto ? - Infine don Gesualdo le mise le mani sulle spalle , guardandola fissamente nel bianco degli occhi : - Donna Sarina , a che giuoco giochiamo ? Lasciatemi badare agli affari di casa mia ! santo e santissimo ! - E la mise bel bello sulla sua strada , di là dal ponticello . Tornando indietro se la prese con tutta quella gente che sembrava ammutinata , comare Lia che aveva lasciato d ' impastare il pane , sua figlia accorsa anche lei colle mani intrise di farina . - Che c ' è ? che c ' è ? Voi , mastro Nardo , andate avanti colla mula . Vi raggiungerò per via . Lì , da quella parte , pel sentiero . Non c ' è bisogno di far sapere a tutto il vicinato se vo o se rimango . E voialtri badate alle vostre faccende . E cucitevi la bocca , ehi ! ... senza suonar la tromba e andar narrando quel che mi succede , di qua e di là ! ... Poi salì di sopra colle gambe rotte . Bianca appena lo vide con quella faccia si impaurì . Ma egli però non le disse nulla . Temeva che i sorci ballassero mentre non c ' era il gatto . Mentre la moglie l ' aiutava a infilarsi gli stivali , andava facendole certe raccomandazioni : - Bada alla casa . Bada alla ragazza . Io vo e torno . Il tempo d ' arrivare alla Salonia per mio padre che sta poco bene . Gli occhi aperti finché non ci son io , intendi ? - Bianca da ginocchioni com ' era alzò il viso attonito . - Svegliati ! Come diavolo sei diventata ? Tale e quale tuo fratello don Ferdinando sei ! Tua figlia ha la testa sopra il cappello , te ne sei accorta ? Abbiamo fatto un bel negozio a metterle in capo tanti grilli ! Chissà cosa s ' immagina ? E gli altri pure ... Donna Sarina e tutti gli altri ! Serpi nella manica ! ... Dunque , niente visite , finché torno ... e gli occhi aperti sulla tua figliuola . Sai come sono le ragazze quando si mettono in testa qualcosa ! ... Sei stata giovane anche tu ... Ma io non mi lascio menare pel naso come i tuoi fratelli , sai ! ... No , no , chetati ! Non è per rimproverarti ... L ' hai fatto per me , allora . Sei stata una buona moglie , docile e obbediente , tutta per la casa ... Non me ne pento . Dico solo acciò ti serva d ' ammaestramento , adesso . Le ragazze per maritarsi non guardano a nulla ... Tu almeno non facevi una pazzia ... Non te ne sei pentita neppur tu , è vero ? Ma adesso è un altro par di maniche . Adesso si tratta di non lasciarsi rubare come in un bosco ... Bianca , ritta accanto all ' uscio , col viso scialbo , spalancò gli occhi , dove era in fondo un terror vago , uno sbalordimento accorato , l ' intermittenza dolorosa della ragione annebbiata ch ' era negli occhi di don Ferdinando . - Ah ! Hai capito finalmente ! Te ne sei accorta anche tu ! E non mi dicevi nulla ! ... Tutte così voialtre donne ... a tenervi il sacco l ' una coll ' altra ! ... congiurate contro chi s ' arrovella pel vostro meglio ! - No ! ... vi giuro ! ... Non so nulla ! ... Non ci ho colpa ... Che volete da me ? ... Vedete come son ridotta ! ... - Non lo sapevi ? Cosa fai dunque ? Così tieni d ' occhio tua figlia ... E ' questa una madre di famiglia ? ... Tutto sulle mie spalle ! Ho le spalle grosse . Ho lo stomaco pieno di dispiaceri ... E sto benone io ! ... Ho la pelle dura . E se ne andò col dorso curvo , sotto il gran sole , ruminando tutti i suoi guai . Il messo ch ' era venuto a chiamarlo dalla Salonia l ' aspettava in cima al sentiero , insieme a mastro Nardo che tirava la mula zoppicando . Come lo vide da lontano si mise a gridare : - Spicciatevi , vossignoria . Se arriviamo tardi , per disgrazia , la colpa è tutta mia . Cammin facendo raccontava cose da far drizzare i capelli in testa . A Marineo avevano assassinato un viandante che andava ronzando attorno all ' abbeveratoio , nell ' ora calda , lacero , scalzo , bianco di polvere , acceso in volto , con l ' occhio bieco , cercando di farla in barba ai cristiani che stavano a guardia da lontano , sospettosi . A Callari s ' era trovato un cadavere dietro una siepe , gonfio come un otre : l ' aveva scoperto il puzzo . La sera , dovunque , si vedevano dei fuochi d ' artifizio , una pioggia di razzi , tale e quale la notte di San Lorenzo , Dio liberi ! Una donna incinta , che s ' era lasciata aiutare da uno sconosciuto , mentre portava un carico di legna al Trimmillito , era morta la stessa notte all ' improvviso , senza neanche dire - Cristo aiutami - colla pancia piena di fichi d ' India . - Vostro padre l ' ha voluto lui stesso il colèra , sissignore . Tutti gli dicevano : Non aprite se prima il sole non è alto ! Ma sapete che testa dura ! Il colèra ce l ' ha portato alla Salonia un viandante che andava intorno colla bisaccia in spalla . Di questi tempi , figuratevi ! C ' è chi l ' ha visto a sedere , stanco morto , sul muricciuolo vicino alla fattoria . Poi tutta la notte rumori sul tetto e dietro gli usci ... E le macchie d ' unto che si son trovate qua e là a giorno fatto ! ... Come della bava di lumaca ... Sissignore ! ... Quella bestia dello speziale continua a predicare di scopar le case , di pigliarsela coi maiali e colle galline , per tener lontano il colèra ! Adesso il veleno ce lo portano le bestie del Signore , che non hanno malizia ! avete inteso , vossignoria ? ... Roba da accopparli tutti quanti sono , medici , preti e speziali , perché loro ogni cristiano che mandano al mondo della verità si pigliano dodici tarì dal re ! E l ' arciprete Bugno ha avuto il coraggio di predicarlo dall ' altare : - Figliuoli miei , so che ce l ' avete con me , a causa del colèra . Ma io sono innocente . Ve lo giuro su quest ' ostia consacrata ! - Io non so s ' era innocente o no . So che ha acchiappato il colèra anche lui , perché teneva in casa quelle bottiglie che mandano da Napoli per far morire i cristiani . Io non so niente . Il fatto è che i morti fioccano come le mosche : Donna Marianna Sganci , Peperito ... III Allorché giunsero alla Salonia trovarono che tutti gli altri inquilini della fattoria caricavano muli ed asinelli per fuggirsene . Inutilmente Bomma , che era venuto dalla vigna , lì vicino , si sgolava a gridare : - Bestie ! s ' è una perniciosa ! ... se ha una febbre da cavallo ! Non si muore di colèra con la febbre ! - Non me ne importa s ' è una perniciosa ! - borbottò infine Giacalone . - I medici già son pagati per questo ! ... Mastro Nunzio stava male davvero : la morte gli aveva pizzicato il naso e gli aveva lasciato il segno delle dita sotto gli occhi , un ' ombra di filiggine che gli tingeva le narici assottigliate , gli sprofondava gli occhi e la bocca sdentata in fondo a dei buchi neri , gli velava la faccia terrea e sporca di peli grigi . Aprì quegli occhi a stento , udendo suo figlio Gesualdo che gli stava dinanzi al letto , e disse colla voce cavernosa : - Ah ! sei venuto a vedere la festa , finalmente ? Santo , come un allocco , stava seduto sullo scalino dell ' uscio , senza dir nulla , coi lucciconi agli occhi . Burgio e sua moglie si affrettavano a insaccare un po ' di grano , per non morir di fame dove andavano , appena avrebbe chiusi gli occhi il vecchio . Nel cortile c ' erano anche le mule cariche di roba . Don Gesualdo afferrò pel vestito Bomma , il quale stava per andarsene anche lui . - Che si può fare , don Arcangelo ? Comandate ! Tutto quello che si può fare , per mio padre ... tutto quello che ho ! ... Non guardate a spesa ... - Eh ! avrete poco da spendere ... Non c ' è nulla da fare ... Sono venuto tardi . La china non giova più ! ... una perniciosa coi fiocchi , caro voi ! Ma però non muore di colèra , e non c ' è motivo di spaventare tutto il vicinato , come fanno costoro ! Il vecchio stava a sentire , cogli occhi inquieti e sospettosi in fondo alle orbite nere . Guardava Gesualdo che si affannava intorno al farmacista , Speranza la quale strillava e singhiozzava aiutando il marito ne ' preparativi della partenza , Santo che non si muoveva , istupidito , i nipoti qua e là per la casa e nel cortile , e Bomma che gli voltava le spalle , scrollando il capo , facendo gesti d ' impazienza . Speranza infine andò a consegnare le chiavi a suo fratello , seguitando a brontolare : - Ecco ! Mi piace che siete venuto ... Così non direte che vogliamo fare man bassa sulla roba , io e mio marito , appena chiude gli occhi nostro padre ... - Non sono ancora morto , no ! - si lamentò il vecchio dal suo cantuccio . Allora si alzò come una furia l ' altro figliuolo , Santo , con la faccia sudicia di lagrime , vociando e pigliandosela con tutti quanti : - Il viatico che non glielo date , razza di porci ? ... Che lo fate morire peggio di un cane ? ... - Non sono ancora morto ! - piagnucolò di nuovo il moribondo . - Lasciatemi morire in pace , prima ! ... - Non è per la roba , no ! - gli rispose il genero Burgio accostandosi al letto e chinandosi sul malato come parlasse a un bambino : - Anzi è per vostro amore che vogliamo farvi confessare e comunicare prima di chiudere gli occhi . - Ah ! ... ah ! ... Non vi par l ' ora ! ... Lasciatemi in pace ... lasciatemi ! ... Giunse la sera e passò la notte a quel modo . Mastro Nunzio nell ' ombra stava zitto e immobile , come un pezzo di legno ; soltanto ogni volta che gli facevano inghiottire a forza la medicina , gemeva , sputava , e lamentavasi ch ' era amara come il veleno , ch ' era morto , che non vedevano l ' ora di levarselo dinanzi . Infine , perché non lo seccassero , voltò il naso contro il muro , e non si mosse più . - Poteva essere mezzanotte , sebbene nessuno s ' arrischiasse ad aprire la finestra per guardar le stelle . - Speranza ogni tanto s ' accostava al malato in punta di piedi , lo toccava , lo chiamava adagio adagio ; ma lui zitto . Poi tornava a discorrere sottovoce col marito che aspettava tranquillamente , accoccolato sullo scalino , dormicchiando . Gesualdo stava seduto dall ' altra parte col mento fra le mani . In fondo allo stanzone si udiva il russare di Santo . I nipoti erano già partiti colla roba , insieme agli altri inquilini e un gatto abbandonato s ' aggirava miagolando per la fattoria , come un ' anima di Purgatorio : una cosa che tutti alzavano il capo trasalendo , e si facevano la croce al vedere quegli occhi che luccicavano nel buio , fra le travi del tetto e i buchi del muro ; e sulla parete sudicia vedevasi sempre l ' ombra del berretto del vecchio , gigantesca , che non dava segno di vita . Poi , tre volte , si udì cantare la civetta . Quando Dio volle , a giorno fatto , dopo un pezzo che il giorno trapelava dalle fessure delle imposte e faceva impallidire il lume posato sulla botte , Burgio si decise ad aprire l ' uscio . Era una giornata fosca , il cielo coperto , un gran silenzio per la pianura smorta e sassosa . Dei casolari nerastri qua e là , l ' estremità del paese sulla collina in fondo , sembravano sorgere lentamente dalla caligine , deserti e silenziosi . Non un uccello , non un ronzìo , non un alito di vento . Solo un fruscìo fuggì spaventato fra le stoppie all ' affacciarsi che fece Burgio , sbadigliando e stirandosi le braccia . - Massaro Fortunato ! ... venite qua , venite ! - chiamò in quel punto la moglie colla voce alterata . Gesualdo chino sul lettuccio del genitore , lo chiamava , scuotendolo . La sorella , arruffata , discinta , che sembrava più gialla in quella luce scialba , preparavasi a strillare . Infine Burgio , dopo un momento , azzardò la sua opinione : - Signori miei , a me sembra morto di cent ' anni . Scoppiò allora la tragedia . Speranza cominciò a urlare e a graffiarsi la faccia . Santo , svegliato di soprassalto , si dava dei pugni in testa , fregandosi gli occhi , piangendo come un ragazzo . Il più turbato di tutti però era don Gesualdo , sebbene non dicesse nulla , guardando il morto che guardava lui colla coda dell ' occhio appannato . Poi gli baciò la mano , e gli coprì la faccia col lenzuolo . Speranza , inconsolabile , minacciava di correre al paese per buttarsi nella cisterna , di lasciarsi morir di fame : - Cosa ci fo più al mondo adesso ? Ho perso il mio sostegno ! la colonna della casa ! - Quel piagnisteo durò la giornata intera . Inutilmente il marito per consolarla le diceva che don Gesualdo non li avrebbe abbandonati . Erano tutti figli suoi , orfanelli bisognosi . Santo col viso sudicio guardava or questo e or quello come aprivano bocca . - No ! - s ' ostinava Speranza . - E ' morto , ora , mio padre ! Non c ' è nessuno che pensi a noi ! Gesualdo che l ' aveva lasciata sfogare un pezzo tentennando il capo , cogli occhi gonfi , le disse infine : - Hai ragione ! ... Non ho fatto mai nulla per voialtri ! ... Hai ragione di lagnarti della buona misura ! ... - No , - interruppe Burgio . - No ! Parole che scappano nel brucio , cognato . Intanto bisognava pensare a seppellire il morto , senza un cane che aiutasse , a pagarlo tant ' oro ! Un falegname , lì al Camemi , mise insieme alla meglio quattro asserelle a mo ' di bara , e mastro Nardo scavò la buca dietro la casa . Poi Santo e don Gesualdo dovettero fare il resto colle loro mani . Burgio però stava a vedere da lontano , timoroso del contagio , e sua moglie piagnucolava che non le bastava l ' animo di toccare il morto . Le faceva male al cuore , sì ! Dopo , asciugatisi gli occhi , rifatto il letto , rassettata la casa , nel tempo che mastro Nardo preparava le cavalcature , e aspettavano seduti in crocchio , ella attaccò il discorso serio . - E ora , come restiamo intesi ? Tutti quanti si guardarono in faccia a quell ' esordio . Massaro Fortunato tormentava la nappa della berretta , e Santo sgranò gli occhi . Don Gesualdo però non aveva capito l ' antifona , col viso in aria , cercava il verbo . - Come restiamo intesi ? Perché ? Di che cosa ? - Per discorrere dei nostri interessi , eh ? Per dividerci l ' eredità che ha lasciato quella buon ' anima , tanto paradiso ! Siamo tre figliuoli ... Ciascuno la sua parte ... secondo vi dice la coscienza ... Voi siete il maggiore , voi fate le parti ... e ciascuno di noi piglia la sua ... Però se ci avete il testamento ... Non dico ... Allora tiratelo fuori , e si vedrà . Don Gesualdo , che era don Gesualdo , rimase a bocca aperta a quel discorso . Stupefatto , cercava le parole , balbettava : - L ' eredità ? ... Il testamento ? ... La parte di che cosa ? ... Allora Speranza infuriò . - Come ? Di questo si parlava . Non erano tutti figli dello stesso padre ? E il capo della casa chi era stato ? Sinora aveva avuto le mani in pasta don Gesualdo , vendere , comprare ... Ora , ciascuno doveva avere la sua parte . Tutto quel ben di Dio , quelle belle terre , la Canziria , la Salonia stessa dove avevano i piedi , erano forse piovuti dal cielo ? - Burgio , più calmo , metteva buone parole ; diceva che non era quello il momento , col morto ancora caldo . Tappava la bocca alla moglie ; cacciava indietro il cognato Santo , il quale aveva aperto tanto d ' orecchi e vociava : - No , no , lasciatela dire ! - Infine volle che si abbracciassero , lì , nella stanza dove erano rimasti poveri orfanelli . Don Gesualdo era un galantuomo , un buon cuore . Non l ' avrebbe fatta una porcheria . - Non scappate ! Sentite qua ! Non è vero ? Non siete un galantuomo ? - No ! no ! Lasciatemi sentire quello che pretendono . E ' meglio spiegarsi chiaro . Ma la sorella non gli dava più retta , seduta su di un sasso , fuori dell ' uscio , borbottando fra di sè . Massaro Fortunato toccò pure degli altri tasti : il gastigo di Dio che avevano sulle spalle , l ' ora che si faceva tarda . Intanto mastro Nardo tirò fuori la mula dalla stalla . Rimasero ancora un pezzetto lì fuori a tenersi il broncio . Poi don Gesualdo propose di condurseli tutti a Mangalavite . Il cognato Burgio serrava l ' uscio a chiave , e caricava sul basto i pochi panni , che aveva raccolti in un fagottino . Speranza non rispose subito all ' invito del fratello , sciorinando lo scialle per accingersi alla partenza , guardando di qua e di là , cogli occhi torvi . Infine spiattellò quel che aveva sullo stomaco : - A Mangalavite ? ... No , grazie tante ! ... Cosa ci verrei a fare ... se dite che è roba vostra ? ... Sarebbe anche un disturbo per vostra moglie e la figliuola ... due signore avvezze a stare coi loro comodi ... Noi poveretti ci accomodiamo alla meglio ... Andremo alla Canziria . Andremo piuttosto alla fornace del gesso che ha lasciato mio padre , buon ' anima ... Quella sì ! ... Colà almeno saremo a casa nostra . Non direte d ' averla comperata coi vostri guadagni la fornace del gesso ! ... No , no , sto zitta , massaro Fortunato ! Se ne parlerà poi , chi campa . Chi campa tutto l ' anno vede ogni festa . Vi saluto , don Gesualdo . Sarà quel che vuol Dio . Beato quel poveretto che adesso è tranquillo , sottoterra ! ... Brontolava ancora ch ' era già in viaggio , sballottata dall ' ambio della cavalcatura , colla schiena curva , e il vento che le gonfiava lo scialle dietro . Don Gesualdo montò a cavallo lui pure , e se ne andò dall ' altra parte , col cuore grosso dell ' ingratitudine che raccoglieva sempre , voltandosi indietro , di tanto in tanto , a guardare la fattoria rimasta chiusa e deserta , accanto alla buca ancora fresca , e la cavalcata dei suoi che si allontanavano in fila , uno dopo l ' altro , di già come punti neri nella campagna brulla che s ' andava oscurando . Dopo un pezzetto , mastro Nardo che ci aveva pensato su , fece l ' orazione del morto : - Poveretto ! Ha lavorato tanto ... per tirare su i figliuoli ... per lasciarli ricchi ... Ora è sotto terra ! Vi rammentate , vossignoria , quando è rovinato il ponte , a Fiumegrande , e voleva annegarsi ? ... Ecco cos ' è il mondo ! Oggi a te , domani a me . Il padrone gli rivolse un ' occhiata brusca , e tagliò corto : - Zitto , bestia ! ... Anche tu ! ... Potevano essere due ore di notte quando arrivarono alla Fontana di don Cosimo , con una bella sera stellata , il cielo tutto che sembrava formicolare attorno a Budarturo , sulla distesa dei piani e dei monti che s ' accennava confusamente . La mula , sentendo la stalla vicina , si mise a ragliare . Allora abbaiarono dei cani ; laggiù in fondo comparvero dei lumi in mezzo all ' ombra più fitta degli alberi che circondavano la casina , e s ' udirono delle voci , un calpestìo precipitoso come di gente che corresse ; lungo il sentiero che saliva dalla valle si udì un fruscìo di foglie secche , dei sassi che precipitarono rimbalzando , quasi alcuno s ' inerpicasse cautamente . Poi silenzio . A un tratto , dal buio , sul limite del boschetto , partì una voce : - Ehi , don Gesualdo ? - Ehi , Nanni , che c ' è ? Compare Nanni non rispose , mettendosi a camminare accanto alla mula . Dopo un momento masticò sottovoce , quasi a malincuore : - C ' è che son qui per guardarvi le spalle ! Don Gesualdo non chiese altro . Scendevano per la viottola in fila . Nanni l ' Orbo aggiunse soltanto , di lì a un po ' : - Si fece la festa , eh ? - E come il padrone continuava a tacere , conchiuse : - L ' ho capito alla cera che avete , vossignoria . Mondo di guai ! ... L ' uno dopo l ' altro ! - Giunti alla fontana infine disse : - Smontiamo qui , eh ? Mastro Nardo se ne andrà pel viale colle cavalcature , e noi da questa parte , per far più presto . Don Gesualdo capì subito , e non se lo fece dire due volte . Andavano in silenzio , lungo il muro , quasi ci vedessero al buio . A un certo punto l ' Orbo accennò delle pietre sparse per terra , una specie di breccia fra le spine che coronavano il muro , e disse piano : - Vedete , vossignoria ? - L ' altro affermò col capo , e scavalcò il chiuso . Nanni l ' Orbo coll ' acciarino accese un zolfanello e andarono seguendo le pedate passo passo , sino alla casina . Sotto la finestra di donna Isabella l ' Orbo additò in silenzio l ' erba ch ' era tutta pesta , quasi ci si fossero davvero sdraiati degli asini . - I cani poi come fossero alloppiati ! - osservò compare Nanni con quel fare misterioso . - Se non ero io , che ho l ' orecchio fino ... Dicevo a Diodata : Finché manca il padrone bisogna stare coll ' orecchio teso , per guardargli le spalle ... Allora ho mandato Nunzio sul ponticello , mentre io con Gesualdo arrivavo dalla parte del palmento ... Sissignore dov ' è alloggiata donna Sarina col nipote ... Se i cani sono stati zitti , dicevo fra di me ... - Va bene . Adesso taci . Di lassù potrebbero udirti . Il giorno dopo , ricevendo le visite di condoglianza , vestito di nero , colla barba lunga , appena donna Sarina ebbe fatto l ' elogio del morto e del vivo , asciugandosi gli occhi , rimboccandosi le maniche per correre in cucina ad aiutare in quello scompiglio , don Gesualdo la fermò nell ' andito , senza tanti complimenti . - Sapete , donna Sarina ? ... il servizio che dovreste farmi sarebbe d ' andarvene . Patti chiari e amici cari , non è vero ? Ho bisogno di quelle due stanze ... pei miei motivi . Sinora non vi ho detto nulla . Ma voi avrete ammirato la mia prudenza , eh ? La Cirmena diventò verde . S ' aggiustò il vestito , sorridendo , pigliandola con disinvoltura : - Bene , bene . Ho capito . Una volta che vi servono quelle due stanzuccie ... Se avete i vostri motivi ... Anche subito , su due piedi ... colèra o no ! ... La gente non ha da dire se me ne mandate via in mezzo al colèra ! ... Siete il padrone . Ciascuno sa i fatti di casa sua . Soltanto , se permettete , vado prima a salutare mia nipote . Non so cosa potrebbero pensare se me ne andassi zitta zitta ... Le male lingue , sapete ! ... Bianca non arrivava a capacitarsi : - Come ? andarsene via ? nel fitto del colèra ? Perché ? Cos ' era stato ? - La zia Cirmena adduceva diversi pretesti strambi : forza maggiore ; ciascuno ha i suoi motivi ; interessi gravi di casa ; Corrado aveva ricevuto una lettera urgentissima . - Gli rincresce anche a lui , poveretto . Gli è arrivata fra capo e collo . S ' era tanto affezionato a questi luoghi ... Anche poco fa mi diceva : - Zia , oggi è l ' ultima passeggiata che andrò a fare alla sorgente ... - Don Gesualdo , fuori dei gangheri , tagliò corto a quei discorsi sciocchi . - Scusate , donna Sarina . Mia moglie non capisce più niente ... Diventano tutti così nella sua famiglia ... Doveva toccare a me ! ... Isabella invece s ' era fatta pallida come un cadavere . Ma non si mosse , non disse nulla , una vera Trao , col viso fermo e impenetrabile . Ricambiava anche gli abbracci e i saluti affettuosi della zia , sforzandosi di sorridere , con una ruga sottile fra le ciglia . Poi , quando fu sola , a un tratto , con un gesto disperato , si strappò la gorgierina che la soffocava , con un ' onda di sangue al volto , un abbarbagliamento improvviso dinanzi agli occhi , una fitta , uno spasimo acuto che la fece vacillare , annaspando , fuori di sé . Voleva vederlo , l ' ultima volta , a qualunque costo , quando tutti sarebbero stati a riposare , dopo mezzogiorno , e che alla casina non si moveva anima viva . La Madonna l ' avrebbe aiutata : - La Madonna ! ... la Madonna ! ... - Non diceva altro , con una confusione dolorosa nelle idee , la testa in fiamme , il sole che le ardeva sul capo , gli occhi che le abbruciavano , una vampa nel cuore che la mordeva , che le saliva alla testa , che l ' accecava , che la faceva delirare : - Vederlo ! a qualunque costo ! ... Domani non lo vedrò più ! ... più ! ... più ! ... - Non sentiva le spine ; non sentiva i sassi del sentiero fuori mano che aveva preso per arrivare di nascosto sino a lui . Ansante , premendosi il petto colle mani , trasalendo a ogni passo , spiando il cammino con l ' occhio ansioso . Un uccelletto spaventato fuggì con uno strido acuto . La spianata era deserta , in un ' ombra cupa . C ' era un muricciuolo coperto d ' edera triste , una piccola vasca abbandonata nella quale imputridivano delle piante acquatiche , e dei quadrati d ' ortaggi polverosi al di là del muro , tagliati dai viali abbandonati che affogavano nel bosco irto di seccumi gialli . Da per tutto quel senso di abbandono , di desolazione , nella catasta di legna che marciva in un angolo , nelle foglie fradicie ammucchiate sotto i noci , nell ' acqua della sorgente la quale sembrava gemere stillando dai grappoli di capelvenere che tappezzavano la grotta , come tante lagrime . Soltanto fra le erbacce del sentiero pel quale lui doveva venire , dei fiori umili di cardo che luccicavano al sole , delle bacche verdi che si piegavano ondeggiando mollemente , e dicevano : Vieni ! vieni ! vieni ! Attraversò guardinga il viale che scendeva alla casina , col cuore che le balzava alla gola , le batteva nelle tempie , le toglieva il respiro . C ' erano lì , fra le foglie secche , accanto al muricciuolo dove lui s ' era messo a sedere tante volte , dei brani di carta abbruciacchiati , umidicci , che s ' agitavano ancora quasi fossero cose vive ; dei fiammiferi spenti , delle foglie d ' edera strappate , dei virgulti fatti in pezzettini minuti dalle mani febbrili di lui , nelle lunghe ore d ' attesa , nel lavorìo macchinale delle fantasticherie . S ' udiva il martellare di una scure in lontananza ; poi una canzone malinconica che si perdeva lassù , nella viottola . Che agonìa lunga ! Il sole abbandonava lentamente il sentiero ; moriva pallido sulla rupe brulla di cui le forre sembravano più tristi , ed ella aspettava ancora , aspettava sempre . - Signor don Gesualdo ... Venite qua , se permettete ... Ho da parlarvi . - Nanni l ' Orbo , continuando a chiamarlo , dall ' aia , affettava di non poter mettere il piede nel cortile , coll ' aria misteriosa , finchè il padrone andò a sentire quel che diavolo volesse , dandogli una buona strapazzata , per cominciare : - T ' ho detto tante volte di non lasciarti vedere da queste parti ! Che diavolo ! ... Se lo fai apposta ... - Nossignore . Appunto , vi ho chiamato qui fuori . Dobbiamo parlare da solo a solo , per quel che ho da dirvi ... Qui nel giardino . Siamo aspettati . C ' erano infatti Nunzio e Gesualdo di Diodata , vestiti da festa , colle mani in tasca , e un fazzolettino nero al collo . Compare Nanni lo fece notare al padrone . - Il sangue è sangue . Avete da ridirci ? Tutti e due ... hanno voluto portare il lutto alla buon ' anima di vostro padre ... per rispetto , senza secondi fini ... Soltanto , vossignoria potete aiutarli senza mettere mano alla tasca ... Ecco , loro vorrebbero a mezzadria quel pezzo di terra ch ' è sotto la fontana . Sono due bravi ragazzi , laboriosi . Vi somigliano , don Gesualdo ... Se date loro qualche agevolazione , pensate infine che non lo fate per degli estranei ! ... Don Gesualdo tentennava , insospettito da una parte d ' esser preso così alla sprovvista , e cedendo nel tempo istesso , suo malgrado , a quella certa voce interna che gli andava ripicchiando dentro tutti gli argomenti messi fuori da compare Nanni per persuaderlo . - Infine cosa domandavano ? ... del lavoro ... Lui che poteva tanto ! ... Un affare di coscienza ! ... Avrebbe fatto un buon negozio anche ... - A un certo punto l ' Orbo propose di mandare a chiamare Diodata perché dicesse la sua . Don Gesualdo allora , per levarsi quella noia , per sgravio di coscienza , come diceva quell ' altro fissando i due ragazzoni , che seguivano passo passo colle mani in tasca , senza aprir bocca , si lasciò scappare : - Be ' ... be ' , se si parla soltanto del pezzo di terra ch ' è sotto la fontana ... Se non fate come il riccio che poi allarga le spine ... - Sissignore ! Che vuol dire ! - saltò su compare Nanni pigliandolo subito in parola . - Quello solo ! Mezza salma di terra in tutto . Possiamo andare a vedere . E ' qui vicino . Vi metteremo i segnali sotto i vostri occhi , giacché siete qui , perchè non temiate che vi si rubi ... Giusto ! ... ci abbiamo anche dei testimoni , vedete ... La signorina , lassù , sotto il gran noce ... Don Gesualdo guardò dove diceva l ' Orbo , e si sbiancò subito in viso . A un tratto , mutò cera e maniera , e congedò tutti bruscamente : - Va bene , ne parleremo ... C ' è tempo . Non si piglia così la gente pel collo , santo e santissimo ! Ho detto di sì ; ora andatevene ! I due giovani sgattaiolarono mogi mogi a quella sfuriata , mentre Nanni si cacciava fra le macchie per godersi la scena da lontano . Don Gesualdo saliva già in fretta pel viale , come avesse vent ' anni , sottosopra . Isabella se lo vide comparire dinanzi all ' improvviso con una faccia che quasi la fece tramortire dallo spavento . Egli non le disse nulla . Se la prese per mano , come una bambina , e se la portò a casa . Lei si lasciava condurre , come una morta , col cuore morto , senza vedere , inciampando nei sassi . Solo di tanto in tanto si cacciava la mano nei capelli , quasi sentisse lì un gran smarrimento , un gran dolore . Bianca al vederli arrivare a quel modo si mise a tremare come una foglia . Il marito le consegnò la figliuola con un ' occhiata terribile , tentennando il capo . Ma non disse nulla . Si mise a passeggiare per la stanza , asciugandosi tratto tratto col fazzoletto il fiele che ci aveva in bocca . Poi aprì l ' uscio di colpo e se ne andò . Girava da per tutto come un bue infuriato , sbattendo gli usci , pigliandosela con chi gli capitava . Udivasi ovunque la sua voce che faceva tremare la casa : - Nardo , dove sei stato sino ad ora ? T ' avevo detto di portarmi quelle forbici alla vigna ? - Non sono rientrati ancora i puledri ? Me li farà storpiare quell ' animale di Brasi ! Gli darò ora il fatto suo , appena torna ! - Di ' , Santoro ? avete terminato di mietere i sommacchi lassù ? ... Cosa diavolo avete fatto dunque tutta la giornata ? ... Appena manca un momento il padrone ! ... Assassini ! nemici salariati ! ... - Martino ! il lume accendi , Martino , per mungere le pecore ! Mi verserai per terra tutto il latte , così al buio , bestia ! ... - Ancora non hanno acceso il lume lassù ! Che fanno ? Recitano il rosario ? ... Concetta ! Concetta ! Siamo ancora al buio ! Cosa diavolo fate ? Che casa , appena volto le spalle io ! ... Che succederà se io chiudo gli occhi ? ... Dopo un po ' di tempo tornò a bussare all ' uscio delle donne , e siccome non aprivano subito lo sfondò con un calcio . Bianca allora si rivoltò inferocita , simile a una chioccia che difende i pulcini , con un viso che nessuno le aveva mai visto ; il viso stralunato dei Trao , in cui gli occhi luccicavano come quelli di una pazza sul pallore e la magrezza spaventosa , coprendo col suo il corpo della figliuola ch ' era stesa bocconi sul letto , col viso nel guanciale , scossa da sussulti nervosi . - Ah ! me la volete uccidere dunque ? Non vi basta ? Non vi basta ? Me la volete uccidere ? Non si riconosceva più , tanto che lo stesso don Gesualdo rimase sconcertato . Ora cercava di pigliarla colle buone , vinto da uno sconforto immenso , dall ' amarezza di tanta ingratitudine che gli saliva alla gola , colle ossa rotte , il cuore nero come la pece . - Avete ragione ! ... Io sono il tiranno ! Ho il cuore e la pelle dura , io ! Sono il bue da lavoro ... Se m ' ammazzo a lavorare è per voialtri , capite ? A me basterebbe un pezzo di pane e formaggio ... Vuol dire che ho lavorato per buttare ogni cosa in bocca al lupo ... il mio sangue e la mia roba ! ... Avete ragione ! ... Bianca volle balbettare qualche parola . Allora egli si voltò infuriato contro di lei , con le mani in aria , la bocca spalancata . Ma non disse nulla . Guardò la figliuola che si era appoggiata tutta tremante alla sponda del lettuccio , col viso gonfio , le trecce allentate ; allora lasciò cadere le braccia e si mise a passeggiare innanzi e indietro per la camera , picchiando le mani una sull ' altra , soffiando e sbuffando , cogli occhi a terra , quasi cercasse le parole , cercando le maniere che ci volevano per far capire la ragione a quelle teste dure . - Via via , Isabella ! ... E ' una sciocchezza , capisci ! ... E ' una sciocchezza guastarsi il sangue ... Non voglio guastarmi il sangue ... Ho tanti altri guai ! Ci ho il cuore grosso ! ... Vorrei che tu vedessi un po ' quanti guai ci ho in testa ! ... Ti metteresti a ridere , com ' è vero Dio ! ... Vedresti che sciocchezza è tutto il resto ! ... Ancora sei giovane ... Certe cose non le capisci ... Il mondo , vedi , è una manica di ladri ... Tutti che fanno : levati di lì e dammi il fatto tuo ... Ognuno cerca il suo guadagno ... Vedi , vedi ... te lo dico ? ... Se tu non avessi nulla , nessuno ti seccherebbe ... E ' un negozio , capisci ? ... Il modo d ' assicurarsi il pane per tutta la vita . Uno che è povero , uomo o donna , sia detto senza offendere nessuno , s ' industria come può ... Gira l ' occhio intorno ; vede quello che farebbe al caso suo ... e allora mette in opera tutti i mezzi per arrivarci , ciascuno come può ... Uno , poniamo , ci mette il casato , e un altro quello che sa fare di meglio ... le belle parole , le occhiate tenere ... Ma chi ha giudizio , dall ' altra parte , deve badare ai suoi interessi ... Vedi come son sciocchi quelli che piangono e si disperano ? ... Il discorso gli morì in bocca dinanzi al viso pallido e agli occhi stralunati coi quali lo guardava la figliuola . Anche la moglie non sapeva dir altro : - Lasciatela stare ! ... Non vedete com ' è ? ... - Come una sciocca è ! ... - gridò mastro - don Gesualdo uscendo finalmente fuori dai gangheri . - Come una che non sa e non vuol sapere ! ... Ma io non sarò sciocco , no ! ... Io lo so quello che vuol dire ! ... E se ne andò infuriato . IV Cessata la paura del colèra , appena ritornato in paese , don Gesualdo s ' era vista arrivare la citazione della sorella , autorizzata dal marito Burgio , che voleva la sua parte dell ' eredità paterna - di tutto ciò che egli possedeva - una bricconata ; adducendo che quei beni erano stati acquistati coi guadagni della società , di cui era a capo mastro Nunzio ; e che adesso voleva appropriarsi tutto lui , Gesualdo , - lui che li aveva avuti tutti quanti sulle spalle , sino a quel giorno ! che aveva dovuto chinare il capo alle speculazioni sbagliate del padre ! ch ' era stato la provvidenza del cognato Burgio nelle malannate ! che pagava i debiti del fratello Santo all ' osteria di Pecu - Pecu ! - anche Santo lo citava per avere la sua quota , aveva fatto parte della società anche lui , quel fannullone ! - Ora lo svillaneggiavano per mezzo d ' usciere ; gli davano del ladro ; volevano mettere i sigilli ; sequestrargli la roba . Lo trascinavano fra le liti , gli avvocati , i procuratori - un sacco di spese , tanti bocconi amari , tanta perdita di tempo , tanti altri affari che ne andavano di mezzo , i suoi nemici che c ' ingrassavano - nei caffè e nelle spezierie non si parlava d ' altro - tutti addosso a lui perch ' era ricco , e pigliando le difese dei suoi parenti che non avevano nulla ! Il notaro Neri gli faceva anche l ' avvocato contrario , gratis et amore , per le questioni vecchie e nuove che erano state fra di loro . Speranza l ' aspettava sulle scale del pretorio per vomitargli addosso degli improperii , aizzandogli contro i figliuoli grandi e grossi inutilmente , aizzandogli contro Santo che non aveva faccia veramente di pigliarsela con don Gesualdo e cercava di sfuggirlo . - Siete tutti quanti dei capponi ! tale e quale mio marito ! ... Io sola dovrei portare i calzoni qui ! Non mi tengo se non lo mando in galera , quel ladro ! Venderò la camicia che ho indosso . Voglio il fatto mio , il sangue di mio padre ... - Fu peggio ancora la prima volta che il giudice le diede causa persa : - Signori miei , guardate un po ' ! ... Tutto si compra coi denari al giorno d ' oggi ! ... Ma ricorrerò sino a Palermo , sino al re , se c ' è giustizia a questo mondo ! ... - Il barone Zacco , siccome allora aveva in testa di combinare certo negozio con don Gesualdo , s ' intromise a farla da paciere . Una domenica riunì in casa sua tutti i Motta , compreso il marito di comare Speranza ch ' era una bestia , e non sapeva dire le sue ragioni . Santo , costretto a trovarsi faccia a faccia con suo fratello don Gesualdo , cominciò dallo scusarsi : - Che vuoi ? ... Io non ci ho colpa . Mi condussero dall ' avvocato ... Cosa dovevo fare ? ... Perché l ' abbiamo chiesto il consiglio dell ' avvocato ? ... Quello che mi dice l ' avvocato io fo ... Don Gesualdo si mostrava arrendevole . Non che ci fosse obbligato , no ! - la legge lui la conosceva . - Ma per buon cuore . Il bene che aveva potuto fare ai suoi parenti l ' aveva sempre fatto , e voleva continuare a farlo . Lì un battibecco di prove e controprove che non finivano più . Speranza , che vedeva sfumare la sua parte dell ' eredità se si parlava di buon cuore , se la pigliava col marito e coi figliuoli i quali non sapevano difendersi . Anche Santo stava zitto , come un ragazzo che ne ha fatta una grossa . Fortuna che c ' era lei , a dire il fatto suo : - Che volete darci , la limosina ? Qualche salma di grano a comodo vostro , di tanto in tanto ? qualche salma di vino , quello che non potete vendere ? - Cosa vuoi che ti dia , l ' Alìa o Donninga ? Vuoi che mi spogli io per empire il gozzo a voialtri che non avete fatto nulla ? Ho figli . La roba non posso toccarla ... - La roba tua ? ... sentite quest ' altra ! Allora vuol dire che nostro padre buon ' anima non ha lasciato nulla ? E il negozio del gesso che avevate in comune ? E quando avete preso insieme l ' appalto del ponte ? Nulla è rimasto alla buon ' anima ? I guadagni sono stati di voi solo ? per comprare delle belle tenute ? quelle che volete appropriarvi perché avete dei figliuoli ? ... C ' è un Dio lassù , sentite ! ... Ciò che volete togliere di bocca a questi innocenti , c ' è già chi se lo mangia alla vostra barba ! Andate a vedere , la sera , sotto le vostre finestre , che passeggio ! ... Finì in parapiglia . Il barone dovette mettersi a gridare e a fare il diavolo perché non si accapigliassero seduta stante , invece di rappacificarsi . Speranza se ne andò da una parte ancora sbraitando , e don Gesualdo dall ' altra , colla bocca amara , tormentato anche da quell ' altra pulce che la sorella gli aveva messo nell ' orecchio . Adesso , in mezzo a tanti guai e grattacapi , gli toccava pure dover sorvegliare la figliuola e quell ' assassino di Corrado La Gurna che la Cirmena per dispetto gli metteva fra i piedi , lì in paese , a spese sue . Doveva tenere gli occhi aperti su ciascuno che andava e veniva , sulle serve , sui fogli di carta che mancavano , sulla figliuola la quale aveva l ' aria di chi ne cova una grossa , pallida allampanata ... Ci si struggeva l ' anima , la disgraziata ! E lui doveva rodersi il fegato e mandar giù la bile , per non far di peggio . Una sera finalmente la sorprese alla finestra , con un tempo da lupi . - Ah ! ... Continua la musica ! ... Che fai qui ... a quest ' ora ? ... A prendere il fresco per l ' estate ? T ' insegno io a contar le stelle ! Non m ' hai visto ancora uscir dai gangheri ! Gliel ' insegno io a passeggiar di sera sotto le mie finestre , a certi cavalieri ! Un fracco di legnate , se l ' incontro ! M ' hai visto finora colla bocca dolce ; ma adesso ti fo vedere anche l ' amaro ! Ti faccio arar diritto , come tiro l ' aratro io ! Da quel giorno ci fu un casa del diavolo , mattina e sera . Don Gesualdo prese Isabella colle buone , colle cattive , per levarle dalla testa quella follìa ; ma essa l ' aveva sempre lì nella ruga sempre fissa fra le ciglia , nella faccia pallida , nelle labbra strette che non dicevano una parola , negli occhi grigi e ostinati dei Trao che dicevano invece - Sì , sì , a costo di morirne ! - Non osava ribellarsi apertamente . Non si lagnava . Ci perdeva la giovinezza e la salute . Non mangiava più ; ma non chinava il capo , testarda , una vera Trao , colla testa dura dei Motta per giunta . - Il pover ' uomo era ridotto a farsi da sè l ' esame di coscienza . - Dei genitori quella ragazza aveva preso i soli difetti . Ma l ' amore alla roba no ! Il giudizio di capire chi le voleva bene e chi le voleva male , il giudizio di badare ai suoi interessi , no ! Non era neppure docile e ubbidiente come sua madre . Gli aveva guastata anche Bianca ! Anche costei , al vedere la sua creatura che diventava pelle e ossa , era diventata come una gatta che gli si vogliano rubare i figliuoli , col pelo irto , tale e quale - la schiena incurvata dalla malattia e gli occhi luccicanti di febbre . Gli sfoderava contro le unghie e la lingua . - Volete farla morire di mal sottile , la mia creatura ? Non vedete com ' è ridotta ? Non vedete che vi manca di giorno in giorno ? - L ' avrebbe aiutata , sottomano , anche a fare uno sproposito , anche a rompersi il collo . Avrebbe tradito il marito per la sua creatura . Gli diceva : - Me ne vo a stare da mio fratello ! Io e la mia figliuola ! Che vi pare ? - Cogli occhi di brace . Non l ' aveva mai vista a quella maniera . Una volta , dietro al medico il quale veniva per la ragazza , egli vide capitare una faccia che non gli piacque : una vecchia del vicinato che portava la medicina del farmacista , come don Luca il sagrestano e sua moglie Grazia portavano in casa Trao le sue imbasciate amorose . Era ridotto a passare in rivista le ricette del medico e la carta delle pillole che mandava Bomma . In un mese mutarono cinque donne di servizio . Era un tanghero lui , ma non era un minchione come i fratelli Trao . Teneva ogni cosa sotto chiave ; non lasciava passare un baiocco che potesse aiutare a fargli il tradimento . Era un cane alla catena anche lui , pover ' uomo . Infine per togliersi da quell ' inferno si decise a mettere Isabella in convento , lì al Collegio di Maria , come quando era bambina , carcerata ! Sua moglie ebbe un bel piangere e disperarsi . Il padrone era lui ! - Sentite , - gli disse Bianca colle mani giunte , - io ho poco da penare . Ma lasciatemi la mia figliuola , fino a quando avrò chiuso gli occhi . - No ! - rispose il marito . - Non ha neppure compassione di te quell ' ingrata ! Ci siamo ammazzati tutti per farne un ' ingrata ! Ha perso l ' amore ai parenti ... lontana di casa sua ! Il tradimento glielo fecero lì , al Collegio : dell ' altra gente beneficata da lui , la sorella di Gerbido che faceva la portinaia , Giacalone che veniva a portare i regali della zia Cirmena e faceva passare i bigliettini dalla ruota , Bomma che teneva conversazione aperta nella spezieria per far comodo a don Corrado La Gurna , il quale mettevasi subito a telegrafare , appena la ragazza saliva apposta sul campanile . Lo facevano per pochi baiocchi , per piacere , per niente , per inimicizia . Congiuravano tutti quanti contro di lui , per rubargli la figliuola e la roba , come se lui l ' avesse rubata agli altri . Un bel giorno infine , mentre le monache erano salite in coro , che c ' erano le quarant ' ore , la ragazza si fece aprir la porta dai suoi complici , e spiccò il volo . Fu il due febbraio , giorno di Maria Vergine . C ' era un gran concorso di devoti quell ' anno alla festa , perché non pioveva dall ' ottobre . Don Gesualdo era andato in chiesa anche lui , a pregare Iddio che gli togliesse quella croce d ' addosso . Invece il Signore doveva aver voltati gli occhi dall ' altra parte quella mattina . Appena tornò dalla santa Messa , quel giorno segnalato , trovò la casa sottosopra ; sua moglie colle mani nei capelli , le serve che correvano di qua e di là . Infine gli narrarono l ' accaduto . Fu come un colpo d ' accidente . Dovettero mandare in fretta e in furia pel barbiere e cavargli sangue . La gnà Lia si buscò uno schiaffo tale da fracassarle i denti . Bianca più morta che viva scendeva le scale ruzzoloni , quasi per fuggirsene anche lei , dalla paura . Lui , paonazzo dalla collera , colla schiuma alla bocca , non ci vedeva dagli occhi . Non vedeva lo stato in cui era la poveretta . Voleva correre dal giudice , dal sindaco , mettere sottosopra tutto il paese ; far venire la Compagnia d ' Arme da Caltagirone ; farli arrestare tutti e due , figliuola e complice ; farlo impiccare nella pubblica piazza , quel birbante ! farlo squartare dal boia ! fargli lasciare le ossa in fondo a un carcere ! - Quell ' assassino ! quel briccone ! In galera voglio farlo morire ! ... tutti e due ! ... In mezzo a quelle furie capitò la zia Cirmena , col libro da messa in mano , il sorriso placido , vestita di seta . - Chetatevi , don Gesualdo . Vostra figlia è in luogo sicuro . Pura come Maria Immacolata ! Chetatevi ! Non fate scandali , ch ' è peggio ! Vedete vostra moglie , che pare stia per rendere l ' anima a Dio , poveretta ! Lei è madre ! Non possiamo sapere quello che ci ha nel cuore in questo momento ! Sono venuta apposta per accomodar la frittata . Io non ci ho il pelo nello stomaco , come tanti altri . Non so tener rancore . Sapete che mi sono sbracciata sempre pei parenti . Mi avete messo sulla strada ... col colèra ... con un orfanello sulle spalle ... Ma non importa . Eccomi qua ad accomodare la faccenda . Ho il cuore buono , tanto peggio ! mio danno ! Ma non so che farci ! Ora bisogna pensare al riparo . Bisogna maritar quei due ragazzi , ora che il male è fatto . Non ci è più rimedio . Del resto sul giovane non avete che dire ... di buona famiglia . Don Gesualdo stavolta le perse il rispetto addirittura , con tanto di bocca aperta , quasi volesse mangiarsela : - Con quel pezzente ? ... Dargli la mia figliuola ? ... Piuttosto la faccio morire tisica come sua madre ! ... In campagna ! in un convento ! Bel negozio che mi portate ! ... da pari vostra ! ... Ci vuole una bella faccia tosta ! ... Mi fate ridere con questa bella nobiltà ... So quanto vale ! ... tutti quanti siete ! .... Successe un parapiglia . Donna Sarina sfoderò anche lei la sua lingua tagliente , rossa al pari di un gallo : - Parlate da quello che siete ! Almeno dovevate tacere per riguardo a vostra moglie , villano ! mastro - don Gesualdo ! Siete la vergogna di tutto il parentado ! ... - Ah ! ah ! la vergogna . Andate là che avete ragione a parlare di vergogna , voi ! ... mezzana ! Ci avete tenuto mano anche voi ! Siete la complice di quel ladro ! ... Bel mestiere alla vostra età ! Vi farò arrestare insieme a lui , donna Sarina dei miei stivali ! donna ... cosa , dovrebbero chiamarvi ! Sopraggiunse lo zio Limòli , nonostante i suoi acciacchi , pel decoro della famiglia , per cercare di metter pace anche lui , colle buone e colle cattive . - Non fate scandali ! Non strillate tanto , ch ' è peggio ! I panni sporchi si lavano in casa . Vediamo piuttosto d ' accomodare questo pasticcio . Il pasticcio è fatto , caro mio , e bisogna digerirselo in santa pace . Bianca ! Bianca , non far così che ti rovini la salute ... Non giova a nulla ... Don Gesualdo partì subito a rompicollo per Caltagirone . Voleva l ' ordine d ' arresto , voleva la Compagnia d ' Arme . Lo zio marchese dal canto suo provvide a quello che c ' era di meglio da fare , con prudenza ed accorgimento . Prima di tutto andò a prendere subito la nipote , e l ' accompagnò al monastero di Santa Teresa , raccomandandola a una sua parente . La gente di casa , un po ' colle minacce , un po ' col denaro , furono messi a tacere . Poco dopo giunse come un fulmine da Caltagirone l ' ordine d ' arresto per Corrado La Gurna . Donna Sarina Cirmena , impaurita , tenne la lingua a casa anche lei . Intanto il marchese lavorava sottomano a cercare un marito per Isabella . Era figlia unica ; don Gesualdo per amore o per forza , avrebbe dovuto darle una bella dote ; e colle sue numerose relazioni era certo di procurarle un bel partito . Ne scrisse ai suoi amici ; ne parlò alle persone che potevano aiutarlo in simili faccende , il canonico Lupi , il notaro Neri . Quest ' ultimo gli scovò finalmente colui che faceva al caso : un gran signore di cui il notaro amministrava i possessi , alquanto dissestato è vero nei suoi affari , ingarbugliato fra liti e debiti , ma di gran famiglia , che avrebbe dato un bel nome alla discendenza di mastro - don Gesualdo . Quando si venne poi a discorrere della dote con quest ' ultimo fu un altro par di maniche . Lui non voleva lasciarsi mangiar vivo . Neanche un baiocco ! Il suo denaro se l ' era guadagnato col sudore della fronte , la vita intera . Non gli piaceva di lasciarsi aprir le vene per uno che doveva venire da Palermo a bersi il sangue suo . - Di dove volete che venga dunque , dalla luna ? Caro mio , queste son parole al vento . Sapete com ' è ? Vi porto un paragone a modo vostro , per farvi intendere ragione : La grandine che vi casca nella vigna ... Una disgrazia che vi capita nell ' armento ... Bisogna mandare alla fiera la giovenca che si è rotte le corna , e chiudere gli occhi sul prezzo . Bisogna chinare il capo , per amore o per forza . Del resto non avete altri figliuoli ... Almeno sapete di farla una signorona ! ... Il marchese nel tempo istesso andava a far visita alla nipotina . La pigliava colle buone , col giudizio che ci vuole per toccare certi tasti : - Hai ragione ! Piangi pure che hai ragione ! Sfogati con me che capisco queste cose ... Un brucio , una cosa che sembra di morire ! Tuo padre non ne capisce nulla , poveretto . E ' stato sempre in mezzo ai suoi negozi , ai suoi villani ... un po ' rozzo anche , se vogliamo ... Ma ha lavorato per te , per farti ricca . Tu , col nome di tua madre , e coi quattrini di lui , puoi rappresentare la prima parte anche in una grande città , quando vorrai ... Non qui , in questo buco ... Qui mi sembra di soffocare anche a me . Sono stato giovane ; me li son goduti anch ' io i begli anni ... Appunto ti dicevo ... Capisco quello che devi averci adesso nel tuo cuoricino . Quando si è giovani pare che al mondo non ci debba essere altro che quello ... Tuo padre ha preso la via storta ... Ma se lui si ostina a non darti nulla , neanche quel giovane , poveretto , ne ha ... E allora ... se ti tocca scopar la casa ... se lui deve tirare il diavolo per la coda ... Sarà un affar serio , intendi ? Vengono le quistioni , i pentimenti , i musi lunghi . I musi lunghi imbruttiscono te e lui , mia cara . Perché poi ? con qual costrutto ? Se tuo padre ha detto di no , sarà di no , che non lo sposerai . Morirai qui , in questa specie d ' ergastolo ; ci consumerai i tuoi begli anni . Corrado rimarrà in esilio , ad arbitrio della polizia , finché vorrà tuo padre ; egli ha le braccia lunghe adesso ... Nemmeno a chi vuoi bene gioveresti , se ti ostini . Tuo cugino ha bisogno d ' aver la testa quieta , di lavorare in pace , per guadagnarsi da vivere onestamente ... Invece potresti sposare un gran signore , e s ' è vero che quel giovane ti vuol tanto bene dovrebbe esser contento lui pel primo . Quello si chiama amore ... Un gran signore , capisci ! Per ora non dirne nulla colle tue compagne ... qui nel monastero sai creperebbero d ' invidia ... Ma so che c ' è per aria il progetto di farti sposare un gran signore . Saresti principessa o duchessa ! Altro che donna tal di tali ! Carrozze , cavalli , palco a teatro tutte le sere , gioielli e vestiti quanti ne vuoi ... Con quel bel visetto so io quante teste farai girare in una gran città ! Quando si entra in una sala di ballo , scollacciata , coperta di brillanti , tutti che domandano : - Chi è quella bella signora ? ... - E si sente rispondere : la duchessa tale o la principessa tal ' altra ! ... - Via , vieni a veder tua madre ch ' è ancora ammalata , poveretta ! L ' ha finita quel colpo ! Sai ch ' è di poca salute ! ... Anche tuo padre t ' aspetta a braccia aperte . E ' un buon uomo , poveraccio ! Un cuor d ' oro , uno che s ' è ammazzato a lavorare per farti ricca ! ... Adesso torna a casa ... Poi si vedrà ... Quando finalmente lo zio marchese condusse dai genitori la pecorella smarrita , fu una scena da far piangere i sassi . Isabella cadde ginocchioni dinanzi al letto della mamma , che trovava così mutata , singhiozzando e domandandole perdono ; mentre sua madre , poveretta , passava da uno svenimento all ' altro , tanta era la consolazione . Poi arrivò don Gesualdo , e stettero zitti tutti quanti . Egli infine prese la parola , un po ' turbato anche lui , cogli occhi gonfi , ché il sangue infine non è acqua , e il cuore non l ' aveva di sasso . - Me l ' hai fatta grossa ! Questa non me la meritavo . Ci siamo tolto il pan di bocca , io e tua madre , per farti ricca ! ... Vedi com ' è ridotta , poveraccia ? ... Se chiude gli occhi è un cadavere addirittura ! ... Ma sei il sangue nostro , la nostra creatura , e ti abbiamo perdonato . Ora non se ne parli più . Però Isabella ne parlava sempre collo zio marchese , colla zia Mèndola , colla zia Macrì , con tutti i parenti ; da tutti cercava aiuto , fin dal suo confessore , come una pazza , desolata , lavando dal piangere le pietre del confessionario . Tutti le dicevano : - Che possiamo farci , se tuo padre non vuole ? Lui è il padrone . Lui deve mettere fuori i denari della dote . Lo fa pel tuo meglio ; cerca il tuo vantaggio . Tutte quante si maritano come vogliono i genitori ! - Il confessore stesso tirava fuori la volontà di Dio . Anche la zia Cirmena , quando aveva visto che non era bastata nemmeno la fuga a cavare i denari della dote dalle mani di don Gesualdo , s ' era stretta nelle spalle : - Che vuoi , mia cara ? Io ho fatto il possibile . Ma senza denari non si canta Messa . Corrado non ha nulla - tu non hai nulla neppure , se tuo padre si ostina a dir di no ... Fareste un bel matrimonio ! Vedi com ' è andata a finire ? Che quel povero giovane ci ha rimesso anche la libertà , pel capriccio di tuo padre ! Lascialo stare in pace almeno , perché adesso alle lettere che scrive ai parenti ogni giorno tutte che piangono guai e vorrebbero denari , in conclusione , è un affare serio ! ... Il marchese Limòli poi gliela cantava su un altro tono : - Figliuola mia , quando uno non è ricco , non può darsi il gusto di innamorarsi come vuole . Voialtri siete giovani tutti e due , e avete gli occhi chiusi . Non vedete altro che una cosa sola ! Bisogna vedere anche quello che verrà poi , la pentola da mettere al fuoco , le camice da rattoppare ... Sarà un bel divertimento ! Tu sei nata bene , per parte di madre , lo so anch ' io . Ma vedi tua madre , cos ' ha dovuto fare , e tuo zio don Ferdinando , e io stesso ! ... Siamo tutti nati dalla costola di Adamo , figliuola mia ! ... Anche Corrado è della costola d ' Adamo . Ma i baiocchi li tiene tuo padre ! Se non vuol darvene , andrete a scopar le strade tutti e due , e dopo un mese vi piglierete pei capelli . Invece puoi fare un gran matrimonio sfoggiarla da gran signora , in una gran città ! ... Dopo , quando avrai il cuoco in cucina , la carrozza che t ' aspetta e le tue buone rendite garantite nell ' atto dotale , potrai darti il lusso di pensare alle altre cose ... Verso la Pasqua giunse in paese il duca di Leyra , col pretesto di dar sesto ai suoi affari da quelle parti , chè ne avevano tanto di bisogno . Era un bell ' uomo , magro , elegante un po ' calvo , gentilissimo . Si cavava il cappello anche per rispondere al saluto dei contadini . Aveva lo stesso sorriso e le medesime maniere cortesi per tutti i seccatori dai quali fu tosto assediato , fin dal primo giorno . Nel paese fu l ' argomento di tutti i discorsi : Quel che aveva detto ; quel che era venuto a fare ; quanto tempo si sarebbe fermato lì ; quanti anni aveva . Le signore asserivano che non dimostrava più di quarant ' anni . Il giorno della processione del Cristo risuscitato ci fu il Caffè dei Nobili pieno zeppo di signore . Le Zacco con certi cappellini che facevano male agli occhi ; la signora Capitana stecchita nel suo eterno lutto che la ringiovaniva , e la faceva chiamare ancora la bella vedovella - da dieci anni , dacché era morto suo marito . - Le Margarone in gran gala , verdi , rosse , gialle , svolazzanti di piume , di nastri , di ricciolini diventati neri col tempo , grasse da scoppiare , color di mattone in viso . Tutte che cicalavano , e si davano un gran da fare per dar nell ' occhio ai signori forestieri . Il duca s ' era tirato dietro lo zio balì , onde sembrar più giovane - dicevano le male lingue : un vecchietto grasso e rubicondo che doveva lasciargli l ' eredità , e intanto faceva la corte alle signore - come non sanno farla più al giorno d ' oggi ! - osservò la Capitana . Sul più bello , mentre la statua dell ' Evangelista correva balzelloni da Gesù a Maria , e il popolo gridava : viva Dio resuscitato ! capitò la carrozza nuova di don Gesualdo Motta . Lui con la giamberga dai bottoni d ' oro e il solitario al petto della camicia , la moglie in gala anche lei , poveretta , che la veste nuova le piangeva addosso , allampanata , ridotta uno scheletro , e la figliuola con un vestito nuovo , fatto venire apposta da Palermo . La folla si apriva per lasciarli passare , senza bisogno di spintoni . Dei curiosi guardavano a bocca aperta . Lo stesso duca domandò chi fossero : - Ah , una Trao ! Si vede subito , quantunque abbia l ' aria un po ' sofferente , povera signora . - Il marchese Limòli ringraziava lui , con un cenno del capo , e lo presentò alla nipote . Il duca e il balì di Leyra fecero un gruppo a parte , sul marciapiede del Caffè dei Nobili , colla famiglia di don Gesualdo e il marchese Limòli . Tutt ' intorno c ' era un cerchio di sfaccendati . Il barone Zacco attaccò discorso col cocchiere per scavare cosa c ' era sotto . Mèndola fingeva d ' accarezzare i cavalli . Canali ammiccava di qua e di là : - Guardate un po ' , signori miei , che ruota è il mondo ! - Nessuno badava più alla processione . C ' era un bisbiglio in tutto il Caffè . Don Ninì Rubiera , da lontano , col cappello in cima al bastone appoggiato alla spalla , si morsicava le labbra dal dispetto , pensando a quel che era toccato a lui invece , donna Giuseppina Alòsi in moglie , una mandra di figliuoli , la lite per la casa che mastro - don Gesualdo voleva acchiapparsi col pretesto del debito , dopo tanto tempo ... La moglie al vederlo così stralunato , cogli occhi fissi addosso a sua cugina , gli piantò una gomitata aguzza nelle costole . - Quando volete finirla ? ... E ' uno scandalo ! ... I vostri figliuoli stessi che vi osservano ! Vergogna ! - Ma sei pazza ? - rispose lui . - Diavolo ! Ho altro pel capo adesso ! Non vedi che ha già i capelli bianchi ? ch ' è una mummia ? ... Sei pazza ? Egli pure era invecchiato , floscio , calvo , panciuto , acceso in viso , colle gote ed il naso ricamati di filamenti sanguigni che lo minacciavano della stessa malattia di sua madre . Ora si guardavano come due estranei , lui e Bianca , indifferenti , ciascuno coi suoi guai e i suoi interessi pel capo . Anche le male lingue , dopo tanto tempo , avevano dimenticato le chiacchiere corse sui due cugini . Però invidiavano mastro - don Gesualdo il quale era arrivato a quel posto , e donna Bianca che aveva fatto quel gran matrimonione . La sua figliuola sarebbe arrivata chissà dove ! Donna Agrippina Macrì e le cugine Zacco saettavano occhiate di fuoco sul cappellino elegante d ' Isabella , e sui salamelecchi che le faceva il duca di Leyra , inguantato , con un cravattone di raso che gli reggeva il bel capo signorile , giocherellando con un bastoncino sottile che aveva il pomo d ' oro . La signora Capitana fece osservare a don Mommino Neri , il quale era diventato un rompicollo , dopo la storia della prima donna : - E ' inutile ! Basta guardarlo un momento , per saper con chi avete da fare . Dirà magari delle sciocchezze adesso ... Ma è il modo in cui le dice ! ... Ogni parola come se ve la mettesse in un vassoio ... Il signor duca andò poi a presentare i suoi omaggi in casa Motta . Don Gesualdo si fece trovare nel salotto buono . Avevano lavorato tutto il giorno a dar aria e spolverare , le serve , lui , mastro Nardo . Il signor duca , colla parlantina sciolta , discorreva un po ' di tutto , di agricoltura col padrone di casa , di mode con le signore , di famiglie antiche col marchese Limòli . Egli aveva sulla punta delle dita tutto l ' almanacco delle famiglie nobili dell ' isola . Arrivò anche a confidare che la sua era originaria del paese . Desiderava fare il suo dovere con don Ferdinando Trao , e visitare il palazzo , che doveva essere interessantissimo . Con la ragazza , di sfuggita , lasciò cadere il discorso sulle opere allora in voga ; raccontò qualche fatterello della società ; narrò aneddoti del tempo in cui era a Palermo la corte , la regina Carolina , gli inglesi : un mondo di chiacchiere , come una lanterna magica nella quale passavano delle gran dame , del lusso e delle feste . Nell ' andarsene baciò la mano a donna Bianca . Per le scale , dal pollaio , sull ' uscio della legnaia , tutta la gente di casa s ' affollava per vederlo passare . Dopo , la sera non si fece altro che parlare di lui , in cucina , fin le serve , e mastro Nardo , il quale sgranava gli occhi . Il balì di Leyra e il marchese Limòli poi avevano intavolato un altro discorso , così , a fior di labbra , tenendosi sulle generali . Il giorno dopo intervenne anche il duca , il quale confessò prima di tutto ch ' era innamorato della ragazza , un vero fiorellino dei campi , una violetta nascosta ; e dichiarò sorridendo , che quanto al resto ... d ' affari voleva dire ... non se n ' era occupato mai , per sua disgrazia ! ... non era il suo forte , e aveva pregato il notaro Neri di far lui ... Un vero usuraio , quel notaro , sottile , avido , insaziabile . Don Gesualdo avrebbe preferito mille volte trattare il negozio faccia a faccia col genero , da galantuomini . - No , no , caro suocero . Non è la mia partita . Non me ne intendo . Quello che farete voialtri sarà ben fatto . Quanto a me , il tesoro che vi domando è vostra figlia . Però le trattative tiravano in lungo . Mastro - don Gesualdo cercava difendere la sua roba , vederci chiaro in quella faccenda , toccar con mano che quanto ci metteva il signor genero nell ' altro piatto della bilancia fosse tutto oro colato . Il duca aveva dei gran possessi , è vero , mezza contea ; ma dicevasi pure che ci fossero dei gran pasticci , delle liti , delle ipoteche . Del notaro Neri non poteva fidarsi . L ' altro sensale , il marchese Limòli , non aveva saputo badare nemmeno ai suoi interessi . Voleva intromettercisi il canonico Lupi , protestando l ' amicizia antica . Ma lui rispose : - Vi ringrazio ! Grazie tante , canonico ! Mi è bastato una volta sola ! Non voglio abusare ... - Tutti miravano alla sua roba . Ci furono dei tira e molla , delle difficoltà che sorgevano a ogni passo , delle vecchie carte in cui ci si smarriva . Intanto la figliuola , dall ' altra parte , aveva sempre quell ' altro in testa . Scongiurava il babbo e la mamma che non volessero sacrificarla . Andava a piangere dai parenti , e a supplicare che l ' aiutassero : - Non posso ! non posso ! - Ai piedi del confessore aprì il suo cuore , tutto ! il peccato mortale in cui era ! ... - Quel servo di Dio non capiva nulla . Badava solo a raccomandarle di non cascarci più e le metteva il cuore in pace coll ' assoluzione . La poveretta arrivò a scappare in casa dello zio Trao , onde buttarsi nelle sue braccia . - Zio , tenetemi qui ! Salvatemi voi . Non ho altri al mondo ! Sono sangue vostro . Non mi mandate via ! Don Ferdinando era malato , coll ' asma . Non poteva parlare , non capiva nulla , del resto . Faceva dei gesti vaghi colla mano scarna , e chiamava in aiuto Grazia , come un bambino , sbigottito da ogni viso nuovo che vedesse . - Sì , tenetemi qui in luogo di Grazia . Vi servirò colle mie mani . Non mi mandate via . Vogliono maritarmi per forza ! ... in peccato mortale ! ... Il vecchio allora ebbe come un ricordo negli occhi appannati , nel viso smorto e rugoso . Tutti i peli grigi della barba ispida parvero trasalire . - Anche tua madre s ' è maritata per forza ... Diego non voleva ... Vattene , ora ... se no viene tuo padre a condurti via di qua ! ... Vattene , vattene ... Lo zio marchese , uomo di mondo , che ne sapeva più di tutti sulle chiacchiere raccolte a casaccio , prese a quattr ' occhi don Gesualdo : - Insomma , volete capirla ? Vostra figlia dovete maritarla subito . Datela a chi vi piace ; ma non c ' è tempo da perdere . Avete capito ? - Eh ? ... Come ? ... - balbettò il povero padre sbiancandosi in viso . - Sicuro ! ... Avete trovato un galantuomo che se la piglia in buona fede ... Ma non potete pretendere troppo infine da lui ! ... Talchè don Gesualdo , stretto da tutte le parti , tirato pei capelli , si lasciò aprir le vene , e mise il suo nome in lettere di scatola al contratto nuziale : Gesualdo Motta sotto la firma del genero che pigliava due righe : Alvaro Filippo Maria Ferdinando Gargantas di Leyra . Da Palermo giunsero dei regali magnifici , dei gioielli e dei vestiti che asciugarono a poco a poco le lagrime della sposa , uno sfoggio di grandezze che la pigliava come una vertigine , che chiamava un pallido sorriso fin sulle labbra della mamma , e che lo zio marchese andava spampanando da per tutto . Solo don Gesualdo borbottava di nascosto . Si aspettavano gran cose per quello sposalizio . La Capitana mandò un espresso a Catania dal primo sarto . Le Zacco stettero otto giorni in casa a cucire . Però alle nozze non fu invitato nessuno : gli sposi vestiti da viaggio , i genitori , i testimoni , quattro candele e nessun altro , nella meschina chiesetta di Sant ' Agata , dove s ' era maritata Bianca . Quanti ricordi per la povera madre , la quale pregava inginocchiata dinanzi a quell ' altare , coi gomiti sulla seggiola e il viso fra le mani ! Fuori aspettava la lettiga che doveva portarsi via gli sposi . Fu una delusione e un malumore generale fra i parenti e in tutto il paese . Dei pettegolezzi e delle critiche che non finivano più intorno a quel matrimonio fatto come di nascosto . Della gente era andata a far visita ai Margarone e in casa Alòsi , per vedere se la sposa era rossa o pallida . La Capitana aveva un bel fare , un bel cercare di non darsi vinta , dicendo che quella era la moda di sposarsi adesso . Donna Agrippina rispose che a quel modo non le pareva nemmeno un sagramento , povera Isabella ! ... La Cirmena masticava altre cose fra i denti : - Come sua madre ! ... Vedrete che sarà fortunata perché è figlia di sua madre ! ... Ciolla che vide passare dalla piazza la lettiga si mise a gridare : - Gli sposi ! Ecco la lettiga degli sposi che partono ! - Poi andò a confidare di porta in porta , al Caffè , nella spezieria di Bomma : - E ' partita anche una lettera per don Corradino La Gurna ... Sicuro ! Una lettera per fuori regno . Me l ' ha fatta vedere il postino in segretezza . Non so che dicesse ; ma non mi parve scrittura della Cirmena . Avrei pagato qualche cosa per vedere che c ' era scritto ... La lettera diceva tante belle cose , per mandare giù la pillola , lei e il cuginetto che si disperava e penava lontano . " Addio ! addio ! Se ti ricordi di me , se pensi ancora a me , dovunque sarai , eccoti l ' ultima parola di Isabella che amasti tanto ! Ho resistito , ho lottato a lungo , ho sofferto ... Ho pianto tanto ! ho pianto tanto ! ... Addio ! Partirò , andrò lontano ... Nelle feste , in mezzo alle pompe della capitale , dovunque sarò ... nessuno vedrà il pallore sotto la mia corona di duchessa ... Nessuno saprà quel che mi porto nel cuore ... sempre , sempre ! ... Ricordati ! ricordati !..." PARTE QUARTA I Erano appena trascorsi sei mesi , quando sopravvennero altri guai a don Gesualdo . Isabella minacciava di suicidarsi ; il genero aveva preso a viaggiare fuori regno , e faceva temere di voler intentare causa di separazione , per incompatibilità di carattere . Altre chiacchiere giunsero in segreto sino al povero padre , il quale corse a rotta di collo alla villa di Carini , dov ' era confinata la duchessa per motivi di salute . Ritornò poi invecchiato di dieci anni , pigliandosela colla moglie che non capiva nulla , maledicendo in cuor suo la Cirmena e tutto il parentado che gli dava soltanto bocconi amari , costretto a correr dietro al notaio per accomodare la faccenda e placare il signor genero a furia di denari . Fu un gran colpo pel poveretto . Tacque alla moglie il vero motivo , per non affliggerla inutilmente ; tenne tutto per sè ; ma non si dava pace ; parevagli che la gente lo segnasse a dito ; sentivasi montare il sangue al viso quando ci pensava , da solo , o anche se incontrava quell ' infame della Cirmena . Lui era un villano ; non c ' era avvezzo a simili vergogne ! Intanto la figlia duchessa gli costava un occhio . Prima di tutto le terre della Canziria , d ' Alìa e Donninga che le aveva assegnato in dote , e gli facevano piangere il cuore ogni qualvolta tornava a vederle , date in affitto a questo e a quello , divise a pezzi e bocconi dopo tanti stenti durati a metterle insieme , mal tenute , mal coltivate , lontane dall ' occhio del padrone , quasi fossero di nessuno . Di tanto in tanto gli arrivavano pure all ' orecchio altre male nuove che non gli lasciavano requie , come tafani , come vespe pungenti ; dicevasi in paese che il signor duca vi seminasse a due mani debiti fitti al pari della grandine , la medesima gramigna che devastava i suoi possessi e si propagava ai beni della moglie peggio delle cavallette . Quella povera Canziria che era costata tante fatiche a don Gesualdo , tante privazioni , dove aveva sentito la prima volta il rimescolìo di mettere nella terra i piedi di padrone ! Donninga per cui si era tirato addosso l ' odio di tutto il paese ! le buone terre dell ' Alìa che aveva covato dieci anni cogli occhi , sera e mattina , le buone terre al sole , senza un sasso , e sciolte così che le mani vi sprofondavano e le sentivano grasse e calde al pari della carne viva ... tutto , tutto se ne andava in quella cancrena ! Come Isabella aveva potuto stringere la penna colle sue mani , e firmare tanti debiti ? Maledetto il giorno in cui le aveva fatto imparare a scrivere ! Sembravagli di veder stendere l ' ombra delle ipoteche sulle terre che gli erano costate tanti sudori , come una brinata di marzo , peggio di un nebbione primaverile , che brucia il grano in erba . Due o tre volte , in circostanze gravi , era stato costretto a lasciarsi cavar dell ' altro sangue . Tutti i suoi risparmi se ne andavano da quella vena aperta , le sue fatiche , il sonno della notte , tutto . E pure Isabella non era felice . L ' aveva vista in tale stato , nella villa sontuosa di Carini ! Indovinava ciò che doveva esserci sotto , quando essa scriveva delle lettere che gli mettevano addosso la febbre , l ' avvelenavano coll ' odore sottile di quei foglietti stemmati , lui che aveva fatto il cuoio duro anche alla malaria . Il signor duca invece trattava simili negozi per mezzo del notaro Neri - poichè non erano il suo forte . - E alla fine , quando mastro - don Gesualdo s ' impennò sul serio , sbuffando , recalcitrando , gli fece dire : - Si vede che mio suocero , poveretto , non sa quel che ci vuole a mantenere la figliuola col decoro del nome che porta ... - Il decoro ? ... Io me ne lustro gli stivali del decoro ! Io mangio pane e cipolle per mantenere il lustro della duchea ! Diteglielo pure al signor genero ! In pochi anni s ' è mangiato un patrimonio ! Fu un casa del diavolo . Donna Bianca , la quale era assai malandata , e sputava sangue ogni mattina , fece una ricaduta che in quindici giorni la condusse in fin di vita . Nel paese ormai si sapeva ch ' era tisica : tutti così quei Trao ! una famiglia che si estingueva per esaurimento , diceva il medico . Soltanto il marito , ch ' era sempre fuori , in faccende , occupato dai suoi affari , con tanti pensieri e tanti guai per la testa , si lusingava di farla guarire appena avrebbe potuto condursela a Mangalavite , in quell ' aria balsamica che avrebbe fatto risuscitare un morto . Essa sorrideva tristamente e non diceva nulla . Era ridotta uno scheletro , docile e rassegnata al suo destino , senza aspettare o desiderare più nulla . Soltanto avrebbe voluto rivedere la figliuola . Suo marito glielo aveva anche promesso . Ma siccome erano in dissapore col genero non ne aveva più parlato . Isabella prometteva sempre di venire , da un autunno all ' altro , ma non si decideva mai , come avesse giurato di non metterci più i piedi in quel paese maledetto , e se lo fosse tolto dal cuore interamente . A misura che le mancavano le forze , Bianca sentiva dileguare anche quella speranza , come la vita che le sfuggiva , e sfogavasi a ruminare dei progetti futuri , vaneggiando , accendendosi in viso delle ultime fiamme vitali , con gli occhi velati di lagrime che volevano sembrare di tenerezza ed erano di sconforto : - Farò questo ! farò quell ' altro ! - Faceva come quegli uccelletti in gabbia i quali provano il canto della primavera che non vedranno . Il letto le mangiava le carni ; la febbre la consumava a fuoco lento . Adesso , quand ' era presa dalla tosse , si metteva ad ansare , sfinita , colla bocca aperta , gli occhi smaniosi in fondo alle occhiaie che sembravano fonde fonde , brancicando colle povere braccia stecchite quasi volesse afferrarsi alla vita . - Bene ! - sospirò infine don Gesualdo che vedeva la moglie in quello stato . - Farò anche questa ! ... Pagherò anche stavolta perché il signor duca ti faccia rivedere la figliuola ! ... Già son fatto per portare il carico ... Il medico andava e veniva ; provava tutti i rimedi , tutte le sciocchezze che leggeva nei suoi libracci ; c ' era un conto spaventoso aperto dal farmacista . - Almeno giovassero a qualche cosa ! - brontolava don Gesualdo . - Io non guardo ai denari spesi per mia moglie ; ma voglio spenderli perché le giovino e le si veggano in faccia ... non già per provare i medicamenti nuovi come all ' ospedale ! ... Ora che si sono messi in testa ch ' io sia ricco , ciascuno se ne giova pei suoi fini ... La prima volta però che s ' arrischiò a fare velatamente queste lagnanze allo stesso medico , Saleni , un altro dottorone ch ' era peggio di Tavuso , buon ' anima , gli piantò in faccia gli occhiacci , e rispose burbero : - Allora perché mi chiamate ? Dovette anche pregarlo e scongiurarlo di continuare a fare il comodo suo , quantunque non giovasse a nulla . La vigilia dell ' Immacolata parve proprio che la povera Bianca volesse rendere l ' anima a Dio . Il marito ch ' era andato ad aspettare il medico sulla scala gli disse subito : - Non mi piace , dottore ! Stasera mia moglie non mi piace ! - Eh ! ve ne accorgete soltanto adesso ? A me è un pezzo che non mi piace . Credevo che l ' aveste capita . - Ma che non c ' è rimedio , vossignoria ? Fate tutto ciò che potete . Non guardate a spesa ... I denari servono in queste occasioni ! ... - Ah , adesso me lo dite ? Adesso capite la ragione ? Me ne congratulo tanto ! Saleni ricominciò la commedia : il polso , la lingua , quattro chiacchiere seduto ai piedi del letto , col cappello in testa e il bastone fra le gambe . Poi scrisse la solita ricetta , le solite porcherie che non giovavano a nulla , e se ne andò lasciando nei guai marito e moglie . La casa era diventata una spelonca . Tutti che vogavano alla larga . Finanche le serve temevano del contagio . Zacco era il solo parente che si rammentasse di loro nella disgrazia , dacchè avevano fatto società per l ' appalto dello stradone , tornati amici con don Gesualdo . Egli veniva ogni giorno insieme a tutta la famiglia , la baronessa impresciuttita e ubbidiente , le figliuole che empivano la camera , stagionate , grasse e prosperose che sfidavano le cannonate . - Lui non aveva paura del contagio ! Sciocchezze ! ... Poi , quando si tratta di parenti ! ... Quella sera aveva sentito dire in piazza che la cugina Bianca stava peggio ed era giunto più presto del solito . - Per distrarre un po ' don Gesualdo lo tirò nel vano del balcone , e cominciò a parlargli dei loro negozi . - Volete ridere adesso ? Il cugino Rubiera dirà all ' asta per gli altri due tronchi di strada ! ... Sissignore ! quella bestia ! ... Eh ? eh ? che ne dite ? ... Lui che non ha potuto pagarvi ancora i denari della prima donna ? ... C ' è l ' inferno a causa vostra con la moglie che non vuol pagare del suo ! ... I figliuoli sì , glieli ha portati in dote ! ... ma i denari vuol tenerseli per sé ! E ' predestinato quel povero don Ninì ! ... E sapete chi comparisce all ' asta , eh ? volete saperlo ? ... Canali , figuratevi ! ... Canali che fa l ' appaltatore in società col barone Rubiera ! ... Ora s ' è svegliata in tutti quanti la fame del guadagno ! ... Eh ? ... Non avevo ragione di dire ? ... Non ridete ? ... Ma l ' amico non gli dava retta , inquieto , coll ' orecchio sempre teso dall ' altra parte . Indi si alzò e andò a vedere se Bianca avesse bisogno di qualche cosa . Essa non aveva bisogno di nulla , guardando fisso con quegli occhi di creatura innocente , recandosi alla bocca di tanto in tanto il fazzoletto che ricacciava poi sotto il guanciale insieme alla mano scarna . Le cugine Zacco stavano sedute in giro dinanzi al letto , colle mani sul ventre . La mamma per rompere il silenzio balbettò timidamente : - Sembra un po ' più calma ... da che siam qui noi ... Le figliuole a quelle parole guardarono tutte insieme , e approvarono col capo . Il barone s ' accostò al letto lui pure , dimostrando molto interesse per l ' ammalata : - Sì , sì , non c ' è confronto ! ... l ' occhio è più sveglio ; anche la fisonomia è più animata ... Si capisce ! ... udendo discorrere intorno a lei ... Bisogna distrarla , tenerle un po ' di conversazione ... Per fortuna siete in buone mani . Il dottore sa il fatto suo . Poi , quando si hanno dei mezzi ! ... quando non manca nulla ! Ne conosco tanti altri invece ... ben nati ... di buona famiglia ... cui manca di giorno il pane e di notte la coperta ! ... vecchi e malati , senza medico né speziale ... Si chinò all ' orecchio di don Gesualdo e spifferò il resto . Bianca l ' udì o l ' indovinò , con gli occhi luminosi che fissavano in volto la gente , e cavò di sotto il guanciale la mano scarna e pallida che sembrava quella di una bambina , per far segno al marito d ' avvicinarsi . Don Gesualdo s ' era chinato su di lei e accennava di sì col capo . Il barone vedendo che non era più il caso di misteri parlò chiaro : - Non verrà ! Don Ferdinando è diventato proprio un ragazzo . Non capisce nulla , poveretto ! ... Bisogna compatirlo . Diciamola qui , fra noi parenti ... Che gli sarebbe mancato ? ... Un cognato con tanto di cuore , come questo qui ! ... L ' inferma agitò di nuovo in aria quella mano che parlava da sola . - Eh ? Che dice ? Cosa vuole ? - domandò il barone . Donna Lavinia , la maggiore delle ragazze , s ' era alzata premurosa per servirla in quel che occorresse . Donna Marietta , l ' altra sorella , tirò invece il papà per la falda . Bianca s ' era chiusa in un silenzio che le affilò come un coltello il viso smunto , sì che il barone stesso se ne avvide e mutò discorso . - Domeneddio alle volte ci allunga i giorni per farci provare altri guai ... Parlo della baronessa Rubiera , poveretta ! Eh ? ... Vivere per vedersi disfare sotto i propri occhi la roba che s ' è fatta ! ... senza poter dire una parola né muovere un dito ... eh ? ... eh ? Suo figlio è una bestia . La nuora gli conta i bocconi che mangia ! ... Com ' è vero Iddio ! Non vede l ' ora di levarsela dai piedi ! ... E lei , no ! non vuole andarsene ! Vuol vivere apposta per vedere come farà suo figlio a togliersi dal collo il debito e don Gesualdo ... Eh ? Ho parlato or ora con vostro marito dei gran progetti che ha don Ninì pel capo ... Don Gesualdo stava zitto , sopra pensieri . Poi , siccome il barone aspettava la risposta della cugina Bianca , col risolino fisso in bocca , brontolò : - No , non c ' è tanto da ridere ... Dietro il paravento dev ' essere anche il canonico Lupi . Zacco rimase interdetto : - Quel briccone ? quell ' intrigante ? ... Come lo sapete ? ... Chi ve l ' ha detto ? ... - Nessuno . E ' un ' idea mia . Ma vedrete che non m ' inganno . Del resto non me ne importa nulla ! Ho altro pel capo adesso ! Ma il barone non si dava pace : - Che ? Non ve ne importa ? Grazie tante ! Sapete cosa dicono pure ? Che vogliono levarci di mano le terre del comune ! ... Dicono che stavolta hanno trovato il modo e la maniera ... e che né voi né io potremo rimediarci , capite ? ... Don Gesualdo si strinse nelle spalle . Sembrava che davvero non gliene importasse nulla di nulla adesso . Il barone a poco a poco andò calmandosi , in mezzo al coro dei suoi che mormoravano sottovoce contro il canonico . - Un intrigante ! ... un imbroglione ! ... Non si fa nulla in paese che non voglia ficcarci il naso lui ! ... - Donna Marietta , più prudente , tirò il babbo per la falda un ' altra volta . - Scusate ! scusate ! - aggiunse lui . - Si chiacchiera per dire qualche cosa ... per distrarre l ' ammalata ... Non si sa di che parlare ... Sapete voi cosa vanno narrando pure i malintenzionati come Ciolla ? ... che fra otto giorni si farà la rivoluzione ... per spaventare i galantuomini ... Vi rammentate , nel ventuno , eh ? don Gesualdo ? - Ah ? ... Che volete ? ... La rivoluzione adesso l ' ho in casa ! ... - Capisco , capisco ... Ma infine , non mi pare ... La baronessa , che parlava al bisogno , si rivolse a don Gesualdo , con quella faccia di malaugurio , chiedendogli se alla duchessa avessero scritto di sua madre che era in quello stato ... Bianca aveva l ' orecchio fino degli ammalati gravi . - No ! no ! Non c ' è premura ! - interruppe Zacco . Intanto donna Lavinia si era alzata per andare a prendere un bicchier d ' acqua . Come si udì suonare il campanello dell ' uscio voleva anche correre a vedere chi fosse . - Una spada a due mani ! - esclamò sottovoce il barone , quasi facesse una confidenza , e sorridendo di compiacimento . - Una ragazza che in casa vale un tesoro ... Giudiziosa ! ... Per sua cugina Bianca poi si butterebbe nel fuoco ! ... - La mamma sorrideva lei pure discretamente . In quella sopraggiunse la serva ad annunziare che c ' era il barone Rubiera con la moglie . - Lui ? Ci vuole una bella faccia tosta ! ... - saltò su il barone cercando il cappello che teneva in testa . - Vedrete che viene a parlarvi di ciò che v ' ho detto ! Non ci avete un ' altra uscita ? ... per non vederlo in faccia , quella bestia ! ... La sua famiglia toglieva commiato in fretta e in furia al pari di lui , cercando gli scialli , rovesciando le seggiole , urtandosi fra di loro , quasi don Ninì stesse per irrompere a mano armata nella camera . La povera inferma , smarrita in quel parapiglia , si lasciò sfuggire con un filo di voce : - Per l ' amor di Dio ... Non ne posso più ! - No ... Non potete farne a meno , cugina mia ! ... Sono parenti anch ' essi ! ... Vedrete che vengono apposta , onde approfittare dell ' occasione ... Finta di farvi una visita ... Piuttosto ce ne andremo noi ... E ' giusto ... Chi prima arriva al mulino ... Ma i Rubiera non spuntavano ancora . Don Gesualdo andò nell ' anticamera , dove seppe dalla serva che aspettavano nel salotto , come avevano sentito che c ' erano i Zacco ... - Meglio ! - osservò il barone . - Vuol dire che desidera parlarvi a quattr ' occhi , don Ninì ! ... Allora noi non ci moviamo . Restiamo a far compagnia alla cugina , intanto che voi fate gli affari vostri ... Sentiremo poi cosa è venuto a dirvi quello sciocco ! La serva aveva portato un lumicino nel salotto , e in quella semioscurità don Ninì sembrava addirittura enorme , infagottato nel cappotto , con la sciarpa di lana sino alle orecchie una zazzera sulla nuca che non tagliava sino a maggio . Donna Giuseppina invece s ' era aggobbita , aveva il viso floscio e grinzoso nel cappuccio rotondo , i capelli di un grigio sudicio mal pettinati , lisciati in fretta con le mani e fermati dal fazzoletto di seta che portava legato sotto il mento , le mani corrose e nere , delle mani di buona massaia con le quali gesticolava per difendere gli interessi del marito , agitandosi nel cappottino seminato di pillacchere , che la copriva tutta quanta , mostrando in tutta la persona l ' incuria e la trascuraggine della signora ricca che non ha bisogno di parere , della moglie che ha cessato di far figliuoli e non deve neppure piacere al marito . E sulla bocca sdentata teneva fisso un sorriso di povera , il sorriso umile di chi viene a sollecitare un favore , mentre don Ninì cercava le parole , girando il cappellaccio fra le mani , con quella sciarpa sino al naso che gli dava un aspetto minaccioso . La moglie gli fece animo con un ' occhiata , e cominciò lei : - Abbiamo sentito che la cugina sta male ... Siam corsi subito con Ninì ... Infine siamo parenti ... dello stesso sangue ... Le questioni ... gl ' interessi ... si sa , in tutte le famiglie ... Ma ogni cosa deve mettersi da banda in certe occasioni ... Anche Ninì ... poveretto , non si dava pace ... Diceva sempre ... Infine vorrei sapere perché ... Don Ninì approvava coi gesti e con tutta la persona che aveva lasciato cadere sul canapè facendolo scricchiolare ; e subito intavolò il discorso per cui erano venuti - sua moglie volle assolutamente che il cugino sedesse in mezzo , fra due fuochi . - Abbiamo quell ' affare del nuovo appalto , caro don Gesualdo . Perché dobbiamo farci la guerra fra di noi , dico io ? a vantaggio altrui ? ... giacchè infine siamo parenti ! ... - Sicuro ! - interruppe la moglie . - Siamo venuti per questo ... Come sta la cugina ? - Come Dio vuole ! ... Come ci avessi il gastigo di Dio sulle spalle ! ... Non ho testa di pensare agli affari adesso ... - No , no , non voglio che ci pensiate ... Appunto dicevo ... dovreste rimettervene a una persona di fiducia ... Salvo l ' interesse , ben inteso ... Don Ninì a un tratto si fece scuro in viso , cacciandosi all ' indietro appuntandogli in faccia gli occhi sospettosi : - Ditemi un po ' vi fidate voi di Zacco ? Eh ? vi fidate ? Don Gesualdo malgrado il malumore che aveva in corpo , mosse la bocca a riso , come a dire che non si fidava di nessuno . - Bene ! Se sapeste che roba è quell ' uomo ! ... Ciò che diceva di voi , prima ! ... prima di essere pane e cacio con voi ! ... Che roba gli scappava di bocca ! ... Donna Giuseppina , con le gote gonfie , stringeva le labbra , quasi per non lasciarselo scappare neppur lei . - Infine , lasciamo andare ! Chiacchiera non macina al mulino ... E ' parente anche lui ! ... Dunque torniamo a noi . Perché ci facciamo la guerra ? Perché facciamo campare giudici ed avvocati alle nostre spalle ? Cosa sono questi malumori fra parenti ? Per quella miseria che vi devo ? Sì , una miseria ! Per voi è una presa di tabacco ... - Scusate , scusate , anche per voi ... Allora interloquì donna Giuseppina , contando miserie , una famiglia numerosa , sua suocera , la baronessa , finché viveva lei ... - Scusate ... Non c ' entra ... E ' che i denari servono , sapete ... I miei denari li ho dati a vostro marito . Don Ninì prese a scusarsi , dinanzi alla moglie . Certo ... i denari se li era fatti prestare ... in un momento che aveva persa la testa ... Quando si è giovani ... sarebbe meglio tagliarsela la testa , alle volte ... Voleva pagare ... col tempo ... sino all ' ultimo baiocco , senza liti , senza altre spese ... appena chiudeva gli occhi sua madre ... Ma era giusto inasprirgli contro la baronessa , santo Dio ? Farle commettere qualche bestialità ? ... - Ah ? - disse don Gesualdo . - Ah ? - E guardò donna Giuseppina come per chiedere perché non pagasse lei . Don Ninì imbarazzato guardava ora lui ed ora la moglie . Essa infine interloquì , troncandogli la parola con un segno del fazzoletto che aveva tirato fuori dalla borsa . - Non è questo soltanto ... L ' affare delle terre ... Non glie ne avete ancora parlato al cugino don Gesualdo ? ... - Sì ... l ' affare delle terre comunali ... - Lo so , - rispose don Gesualdo . - L ' affitto scade in agosto . Chi vorrà dire all ' asta , poi ... - No ! no ! ... né voi né io ce le mangeremo . - Legge nuova ! - interruppe donna Giuseppina con un sorriso agro . - Le terre non si dànno più in affitto ! Il comune le dà a censo ... ai più poveri ... Un bocconcino per ciascuno ... Saremo tutti possidenti nel paese , da qui a un po ' ! ... Non lo sapete ? Don Gesualdo drizzò le orecchie , mettendo da parte un momento i suoi guai . Indi abbozzò un sorriso svogliato . - Come è vero Dio ! - soggiunse il barone Rubiera . - Ho visto il progetto , sì , al palazzo di città ! Dicono che il comune ci guadagna , e ciascuno avrà il suo pezzo di terra . Allora don Gesualdo cavò fuori la tabacchiera , fiutando un agguato . - Cioè ? cioè ? - Don Gesualdo ! - chiamò la serva dall ' uscio . - Un momento , vossignoria ... - Fate , fate pure il comodo vostro ! - disse donna Giuseppina . - Non abbiamo premura . Aspetteremo . - La padrona ! Vuol parlare con vossignoria ! - Eh ? Che vogliono ? Che dicono ? - L ' assalirono subito i Zacco appena don Gesualdo entrò nella stanza dell ' inferma . - Son io che ho mandato a chiamarvi , - disse il barone col sorriso furbo . Ma lui non rispose , chino sulla moglie , la quale s ' aiutava cogli occhi e con quella povera mano pallida e scarna che diceva per lei : " No ! ... Non vi mettete con colui ... se volete darmi retta una volta sola ... Non vi mettete insieme con mio cugino Rubiera , voi ! ... Guardate che vi parlo in punto di morte !..." Aveva la voce afonica , gli occhi che penetravano , così lucenti e fissi . Zacco che si era chinato anche lui sul letto per udire , esclamò trionfante : - Benedetta ! parla come una che vede al di là ! Non fareste nulla di buono con quell ' uomo ! Una bestia ! Una banderuola ! Ciò che vi dice vostra moglie in un momento come questo è vangelo , don Gesualdo ! Ricordatevi bene ! Io mi farei scrupolo a non darle retta , in parola d ' onore ! ... - E donna Giuseppina ? Finta , maligna ! ... - aggiunse la Zacco . - Ha abbreviato i giorni della suocera ! Non vede l ' ora di levarsela dagli occhi ! - Andate , andate a sentire il resto . Qui ci siamo noi . Andateci pure , se no vi restano lì fino a domani ! Don Ninì stava ancora seduto sul canapè , sbuffando dal caldo nella sciarpa di lana , col cappello in testa ; e donna Giuseppina si era alzata per osservare al buio le galanterie disposte in bell ' ordine sui mobili : il servizio da caffè , i fiori di carta sotto le campane di cristallo , l ' orologio che segnava sempre la stessa ora . Vedendo don Gesualdo di ritorno gli disse subito : - Vi ha fatto chiamare il barone Zacco ? Non c ' era motivo ... Qui non si fanno misteri ... - Non si fanno misteri ! - ripigliò il marito . - Si tratta di metterci d ' accordo ... tutti i bene intenzionati ... Se è bene intenzionato anche lui ... quel signore ! ... - Ma , - osservò don Gesualdo . - se la cosa è come dite , io non saprei che farci ... Cosa volete da me ? Donna Giuseppina si era perfino trasformata in volto , appuntando in faccia a questo e a quello gli occhi come due spilli , masticando un sorriso con la bocca nera . Cacciò indietro del tutto il marito , e si prese tutto per sé il cugino Motta . - Sì , il rimedio c ' è ! ... c ' è ! - E stette un po ' a guardarlo fisso per fare più colpo . Poscia , tenendo stretta la borsa fra le mani gli si accostò con una mossa dei fianchi , in confidenza : - Si tratta di far prendere le terre a gente nostra ... sottomano ... - disse il barone . - No ! no ! ... Lasciate che gli spieghi io ... Le terre del comune devono darsi a censo , eh ? a pezzi e a bocconi perché ogni villano abbia la sua parte ? Va bene ! Lasciamoli fare . Anzi , mettiamo avanti , sottomano , degli altri pretendenti ... dei maestri di bottega , della gente che non sa cosa farsene della terra e non ne caverà neppure i denari del censo . Ci hanno tutti lo stesso diritto , non è vero ? Allora , con un po ' di giudizio , anticipando a questo e a quello una piccola somma ... Loro falliscono in capo all ' anno , e noi ci pigliamo la terra in compenso del credito . Avete capito ? Bisogna evitare per quanto si può che ci mettano mano i villani . Quelli non se lo lasciano scappare mai più il loro pezzetto di terra . Ci lasciano le ossa piuttosto ! Don Gesualdo si alzò di botto , colle narici aperte , la faccia rianimata a un tratto , e si mise a passeggiare per la stanza . Poi , tornando in faccia ai due che s ' erano alzati pure , sorpresi : - Questa non viene da voi ! - esclamò . - Questa è buona ! Questa so di dove viene ! - Ah ! ah ! capite ? vedete ? ... - rispose il barone trionfante . - Prima di tutto bisogna tappare la bocca a Nanni l ' Orbo ... Col giudizio ... con un po ' di denaro ... senza far torto a nessuno , ben inteso ! ... La giustizia ... - Voi che ci avete mano ... Quello è un imbroglione , un arruffapopolo ... capace di aizzarci contro tutto il paese . Voi che ci avete mano dovreste chiudergli la bocca . Don Gesualdo tornò a sedersi , pentito d ' essersi lasciato trasportare dal primo movimento , grattandosi il capo . Ma il barone Zacco , che stava di là coll ' orecchio teso , non seppe più frenarsi . - Scusate , scusate , signori miei ! - disse entrando . - Se disturbo ... se avete da parlare in segreto ... Me ne vo ... - E si mise a sedere lui pure , col cappello in testa . Tacquero tutti , ciascuno sbirciando sottecchi il compagno , don Ninì col naso dentro la sciarpa , sua moglie colle labbra strette . Infine disse che le rincresceva tanto della malattia di Bianca . - Proprio ! c ' è un lutto nel paese . Ninì è un pezzo che mi predica : Giuseppina mia , dobbiamo andare a vedere come sta mia cugina ... Gl ' interessi sono una cosa , ma la parentela poi è un ' altra ... - Dunque , - riprese don Gesualdo , - questa bella pensata di pigliarci sottomano le terre del comune chi l ' ha fatta ? Allora non fu più il caso di fingere . Donna Giuseppina tornò a discorrere del fermento che c ' era in paese , della rivoluzione che minacciavano . Il barone Zacco si agitò , facendo segno col capo a don Gesualdo . - Eh ? eh ? Cosa vi ho detto or ora ? ... - Infine ... - conchiuse donna Giuseppina , - è meglio parlarci chiaro e darci la mano tutti quelli che abbiamo da perdere ... E tornò su quella birbonata di sminuzzare le terre del comune fra i più poveri , in tante briciole , un pizzico per ciascuno , che non fa male a nessuno ! ... Essa rideva così che le ballava il ventre dalla bile . - Ah ? ? ? - esclamò il barone pavonazzo in viso , e cogli occhi fuori dell ' orbita . - Ah ? ? ? - E non disse altro Don Gesualdo rideva anche lui . - Ah ? voi ridete , ah ? - Cosa volete che faccia ? Non me ne importa nulla , vi dico ! Donna Giuseppina rimase stupefatta : - Come ! ... voi ! ... - Quindi lo tirò in disparte , vicino al canterano dov ' era l ' orologio fermo , parlandogli piano , con le mani negli occhi . Don Gesualdo stava zitto , lisciandosi il mento , con quel risolino calmo che faceva schiattare la gente . I due baroni da lontano tenevano gli occhi fissi su di lui , come due mastini . Infine egli scosse il capo . - No ! no ! Ditegli al canonico Lupi che denari non ne metto fuori più per simili pasticci . Le terre se le pigli chi vuole ... Io ho le mie ... Gli altri gli si rivoltarono contro tutti d ' accordo , vociando , eccitandosi l ' un l ' altro . Zacco , adesso che aveva capito di che si trattava , scalmanavasi più di tutti : - Una pensata seria ! Da uomo con tanto di barba ! Il miglior modo per evitare quella birbonata di dividere fra i nullatenenti i fondi del comune ! ... Capite ? ... Allora vuol dire che il mio non è più mio , e ciascuno vuole la sua parte ! ... - Don Gesualdo , duro , scrollava il capo ; badava a ripetere : - No ! no ! non mi ci pigliano ! - Tutt ' a un tratto il barone Zacco afferrò don Ninì per la sciarpa e lo spinse verso il canapè quasi volesse mangiarselo , sussurrandogli nell ' orecchio : - Volete sentirla ? Volete che ve la canti ? E ' segno che quello lì ci ha il suo fine per farci rimaner tutti quanti siamo con tanto di naso ! ... Lo conosco ! ... Le signore Zacco allo strepito s ' erano affacciate sull ' uscio dell ' anticamera . Successe un istante d ' imbarazzo fra i parenti . Zacco e don Ninì si calmarono di botto , tornando cerimoniosi . - Scusate ! scusate ! La cugina Bianca crederà chissà cosa , al sentirci gridare ... per nulla poi ! ... - Zacco sorrideva bonariamente , con la faccia ancora infocata . Don Ninì s ' avvolgeva di nuovo la sciarpa al collo . Sua moglie , col sorriso amabile lei pure , tolse commiato . - Tanti saluti a donna Bianca ... Non vogliamo disturbarla ... Speriamo che la Madonna abbia a fare il miracolo ... - Don Ninì con la bocca coperta grugnì anche lui qualche parola che non potè udirsi . - Un momento . Vengo con voi , - esclamò Zacco . - E fingendo di cercare il cappello e la canna d ' India s ' accostò a don Gesualdo nel buio dell ' anticamera . - Sentite ... Fate male , in parola d ' onore ! Quella è una proposta seria ! ... Fate male a non intendervi col barone Rubiera ! ... - No , non voglio impicci ! ... Ho tanti altri fastidi pel capo ! ... Poi , mia moglie ha detto di no . Avete udito voi stesso . Il barone stava per montare in furia davvero ! - Ah ! ... vostra moglie ? ... Le date retta quando vi accomoda ! - Ma cambiò tono subito . - Del resto fate voi ! ... Fate voi , amico mio ! ... Aspettate , don Ninì . Veniamo subito . - Sua moglie non la finiva più . Sembrava che non potesse staccarsi dal letto dell ' ammalata , rincalzando la coperta , sprimacciandole il guanciale , mettendole sotto mano il bicchier d ' acqua e le medicine , con la faccia lunga , sospirando , biasciando avemarie . Voleva pure che restasse la sua ragazza ad assistere la notte , se mai . Donna Lavinia acconsentiva di tutto cuore , dandosi da fare anche essa , premurosa , impadronendosi già delle chiavi , vigilando su tutto , come una padrona . - No ! ... - mormorò Bianca con la voce rauca . - No ! ... Non ho bisogno di nessuno ! ... Non voglio nessuno ! ... Li seguiva per la camera con l ' occhio inquieto , sospettoso , diffidente , con un certo tono di rancore nella voce cavernosa . Sforzavasi di mostrarsi più forte , sollevandosi a stento sui gomiti tremanti , cogli omeri appuntati che sembravano forare la camiciuola da notte . Poscia , appena le Zacco se ne furono andate , ricadde sfinita , facendo segno al marito d ' accostarsi . - Sentite ! ... sentite ! ... Non le voglio più ! ... Non le fate venir più quelle donne ... Si son messe in testa di darvi moglie ... come se fossi già morta . E col capo seguitava a far segno di sì , di sì , che non s ' ingannava , col mento aguzzo nell ' ombra della gola infossata , mentr ' egli , chino su di lei , le parlava come a una bimba sorridendo , con gli occhi gonfi però . - Vi portano in casa la Lavinia ... Non vedono l ' ora che io chiuda gli occhi ... - Lui protestava di no che non gliene importava nulla della Lavinia , che non voleva più rimaritarsi , che ne aveva visti abbastanza dei guai . E la poveretta stava ad ascoltarlo tutta contenta , cogli occhi lustri che penetravano fin dentro , per vedere se dicesse la verità . - Sentite ... ancora ... un ' altra cosa ... Accennava sempre con la mano , poichè la voce le mancava , quella voce che sembrava venire da lontano , gli occhi che si velavano a quando a quando di un ' ombra . Aveva fatto anche uno sforzo per sollevarsi , onde passargli un braccio al collo , come non le restasse che lui per attaccarsi alla vita , agitando il viso che si era affilato maggiormente , quasi volesse nasconderglielo in petto , quasi volesse confessarsi con lui . Dopo un momento allentò le braccia , col volto rigido e chiuso , colla voce mutata : - Più tardi ... Vi dirò poi ... Ora non posso ... II Adesso tutto andava a rotta di collo per don Gesualdo ; la casa in disordine ; la gente di campagna , lontano dagli occhi del padrone , faceva quel che voleva ; le stesse serve scappavano ad una ad una , temendo il contagio della tisi ; persino Mena , l ' ultima che era rimasta pel bisogno , quando parlarono di farle lavare i panni dell ' ammalata che la lavandaia rifiutavasi di portare al fiume , temendo di perdere le altre pratiche , disse chiaro il fatto suo : - Don Gesualdo , scusate tanto , ma la mia pelle vale quanto la vostra che siete ricco ... Non vedete com ' è ridotta vostra moglie ? ... Mal sottile è , Dio liberi ! Io ho paura , e vi saluto tanto . Dopo che s ' erano ingrassati nella sua casa ! Ora tutti l ' abbandonavano quasi rovinasse , e non c ' era neppure chi accendesse il lume . Sembrava quella notte alla Salonia , in cui aveva dovuto mettere colle sue mani il padre nel cataletto . Né denari né nulla giovava più . Allora don Gesualdo si scoraggiò davvero . Non sapendo dove dar di capo , pensò agli amici antichi , quelli che si ricordano nel bisogno , e mandò a chiamare Diodata per dare una mano . Venne invece il marito di lei , sospettoso , guardandosi intorno , badando dove metteva i piedi , sputacchiando di qua e di là : - Quanto a me ... anche la mia pelle , se la volete , don Gesualdo ! ... Ma Diodata è madre di famiglia , lo sapete ... Se le capita qualche disgrazia , Dio ne liberi voi e me ... Se piglia la malattia di vostra moglie ... Siamo povera gente ... Voi siete tanto ricco ; ma io non avrei neppure di che pagarle il medico e lo speziale ... Insomma le solite litanie , la solita giaculatoria per cavargli dell ' altro sangue . Finalmente , dopo un po ' di tira e molla , s ' accordarono sul compenso . Gli toccava chiudere gli occhi e chinare il capo . Nanni l ' Orbo , tutto contento del negozio che aveva fatto , conchiuse : - Quanto a noi siete padrone anche della nostra pelle , don Gesualdo . Comandateci pure , di notte e di giorno . Vo a pigliare mia moglie e ve la porto . Ma Bianca soffriva adesso di un altro male . Non voleva vedersi Diodata per casa . Non pigliava nulla dalle sue mani . - No ! ... tu , no ! ... Vattene via ! Che sei venuta a fare , tu ? - Irritavasi contro quegli affamati che venivano a mangiare alle sue spalle . Come s ' affezionasse anche alla roba , in quel punto ; come si risvegliasse in lei un rancore antico , una gelosia del marito che volevano rubarle , quella cattiva gente venuta apposta a chiuderle gli occhi , a impadronirsi di tutto il suo . Era diventata tale e quale una bambina , sospettosa irascibile , capricciosa . Si lagnava che le mettessero qualche cosa nel brodo , che le cambiassero le medicine . Ogni volta che si udiva il campanello dell ' uscio c ' era una scena . Diceva che mandavano via la gente per non fargliela vedere . - Ho sentito la voce di mio fratello don Ferdinando ! ... E ' arrivata una lettera di mia figlia , e non hanno voluto darmela ! ... - Il pensiero della figlia era un altro tormento . Isabella stava anch ' essa poco bene , lontano tanto , un viaggio che l ' avrebbe rovinata per sempre , scriveva suo marito . Del resto sapevano da un pezzo come Bianca si strascinasse fra letto e lettuccio , e non avrebbero mai creduto la catastrofe così prossima . Intanto la povera madre non sapeva darsi pace , e se la pigliava con don Gesualdo e con tutti quanti le stavano vicino . Ci voleva una pazienza da santi . Aveva un bel dire suo marito : - Guarda ! ... Cosa diavolo ti viene in mente adesso ! ... Anche la gelosia ti viene in mente ! ... - Essa aveva certe occhiate nere che non le aveva mai visto . Con certo suono che non le aveva mai udito nella voce rauca , essa gli diceva : - Mi avete tolto mia figlia ... anche adesso che sono in questo stato ! ... Ve lo lascio per scrupolo di coscienza ! ... - Oppure gli rinfacciava di averle messo fra i piedi quell ' altra gente ... Oppure non rispondeva affatto , col viso rivolto al muro , implacabile . Nanni l ' Orbo s ' era installato come un papa in casa di don Gesualdo . Mangiava e beveva . Veniva ogni giorno a empirsi la pancia . Diodata badava a quel che c ' era da fare , e lui correva in piazza a spassarsela , a confabulare cogli amici , a dir che ci voleva questo e si doveva far quell ' altro , a difendere la causa della povera gente nella quistione di spartirsi i feudi del comune , ciascuno il suo pezzetto , come voleva Dio , e quanti figliuoli ogni galantuomo aveva sulle spalle , tante porzioni ! Egli conosceva anche per filo e per segno tutti i maneggi dei pezzi grossi che cercavano appropriarsi le terre . Una volta attaccò una gran discussione su quest ' argomento con Canali , e andò a finire a pugni , adesso che non era più il tempo delle prepotenze e ognuno diceva le sue ragioni . Il giorno dopo mastro Titta era andato da Canali a radergli la barba , allorché suonarono il campanello e Canali andò a vedere colla saponata al mento . Mentre affilava il rasoio , mastro Titta allungò il collo per semplice curiosità , e vide Canali il quale parlava nell ' anticamera con Gerbido , una faccia tutti e due da far tendere l ' orecchio a chiunque . Canali diceva a Gerbido : - Ma ti fidi poi ? - E Gerbido rispose : - Oh ! ! ! - Nient ' altro . Canali tornò a farsi la barba , tranquillo come nulla fosse , e mastro Titta non ci pensò più . Soltanto la sera , non sapeva egli stesso il perché ... un presentimento , vedendo Gerbido appostato alla cantonata della Masera , colla carabina sotto ! ... Gli tornarono in mente le parole di poco prima . - Chissà per chi è destinata quella pillola , Dio liberi ! ... - pensò fra di sé . Già i tempi erano sospetti , e la gente s ' era affrettata a casa prima che suonasse l ' avemaria . Più in là incontrando Nanni l ' Orbo , che stava da quelle parti , il cuore gli disse che Gerbido aspettasse appunto lui . - Che fate a quest ' ora fuori , compare Nanni ? - gli disse mastro Titta . - Venitevene a casa piuttosto , che faremo la strada insieme ... - No , mastro Titta , devo passare qui dal tabaccaio , e poi vo un momento a vedere Diodata , che è ad assistere la moglie di don Gesualdo . - Fatemi questo piacere , compare Nanni ! Venite a casa piuttosto ! Il tabacco ve lo darò io , e da vostra moglie ci andrete domani . Non son tempi d ' andare per le strade a quest ' ora ! ... Credete a me ! ... L ' altro la voltava in burla ; diceva di non aver paura lui , che gli rubassero i denari che non aveva ... L ' aspettava sua moglie con un piatto di maccheroni ... e tante altre cose ... Per un piatto di maccheroni , Dio liberi , ci lasciò la pelle ! Appena mastro Titta udì il rumore della schioppettata , due minuti dopo , disse fra sé : - Questa è compare Nanni che se l ' è presa . Don Gesualdo quel giorno aveva avuto degli altri dispiaceri . Speranza mandava l ' usciere giusto quando sapeva di fargli dare l ' anima al diavolo . Non gli lasciavano requie da anni ed anni , e gli avevano fatto incanutire i capelli con quella lite . Anche Speranza ci si era ridotta simile a una strega ; ci s ' era mangiata la chiusa e la vigna , stuzzicata da ciascuno che avesse avuto da dire con suo fratello . Andava vituperandolo da per tutto . L ' aspettava apposta nella strada per vomitargli addosso delle ingiurie . Gli aizzava contro i figliuoli , poiché il marito non voleva guastarsi il sangue - era buono soltanto per portarsi la pancia a spasso nel paese , lui - e lo stesso Santo , allorchè aveva bisogno di denari , voltava casacca e si metteva dalla parte di Gesualdo , a sputare contro di lei gli stessi improperi che aveva diretto al fratello : una banderuola che girava a seconda del vento . - E ' una vera bricconata , vedete , don Camillo ! Mi tirano di queste sassate giusto mentre sono nei guai sino al collo . Ho seminato bene e raccolgo male da tutti quanti , vedete ! Don Camillo si strinse nelle spalle . - Scusate , don Gesualdo . Io fo l ' ufficio mio . Perché vi siete guastato col canonico Lupi ? ... Per l ' appalto dello stradone ! ... per una cosa da nulla ... Quello è un servo di Dio che bisogna tenerselo amico ... Ora soffia nel fuoco coi vostri parenti ... Non voglio dir male di nessuno ; ma vi darà da fare , caro don Gesualdo ! E don Gesualdo stava zitto ; curvava le spalle adesso che ciascuno gli diceva la sua , e chi poteva gli tirava la sassata . Come sapevasi che sua moglie stava peggio , il marchese Limòli era venuto a visitare la nipote , e ci aveva condotto pure don Ferdinando , tutti e due a braccetto , sorreggendosi a vicenda . - La morte e l ' ignorante , - osservavano quanti li incontravano a quell ' ora per le strade , col fermento che c ' era nel paese ; e si facevano la croce vedendo ancora al mondo don Ferdinando , con quella palandrana che non teneva più insieme . I due vecchi s ' erano messi a sedere dinanzi al letto , col mento sul bastone , mentre don Gesualdo faceva la storia della malattia , e il cognato gli voltava la schiena senza dir nulla , rivolto alla sorella , la quale guardava or questo ed ora quell ' altro , poveretta , con quegli occhi che volevano far festa a tutti quanti , allorché s ' udì un vocìo per la strada , gente che correva strillando , quasi fosse scoppiata la rivoluzione che s ' aspettava . Tutt ' a un tratto si udì bussare al portone e una voce che gridava : - Comare Diodata , aprite ! Correte , subito ! Andate a vedere , che vostro marito si è presa una schioppettata ! ... lì , nella farmacia ! ... Diodata corse così come si trovava , a testa scoperta , urlando per le strade . In un momento la casa di don Gesualdo fu tutta sottosopra . Venne anche il barone Zacco , sospettoso , inquieto , masticando le parole , guardandosi dinanzi e di dietro prima d ' aprir bocca . - Avete visto ? E ' fatta ! Hanno ammazzato il marito di Diodata ! Don Gesualdo allora si lasciò scappare la pazienza . - Che ci posso fare io ? Mi mancava anche questa ! Che diavolo volete da me ? - Ah , cosa potete farci ? ... Scusate ! Credevo che doveste ringraziarmi ... se vengo subito ad avvertirvi ... pel bene che vi voglio ... da amico ... da parente ... Intanto sopraggiungeva dell ' altra gente . Zacco allora andava a vedere chi fosse , socchiudendo l ' uscio dell ' anticamera . Ogni momento si udiva sbattere il portone , tanti scossoni per la povera ammalata . A un certo punto Zacco venne a dire , tutto stravolto : - A Palermo c ' è un casa del diavolo ... La rivoluzione ... Vogliono farla anche qui ... Quel briccone di Nanni l ' Orbo doveva farsi ammazzare giusto adesso ! ... Don Gesualdo continuava a stringersi nelle spalle , come uno che non gliene importa nulla oramai , tutto per la poveretta ch ' era in fin di vita . Dopo un po ' giunsero la moglie e le figlie del barone Zacco , vestite di casa , cogli scialli giù pel dorso , le facce lunghe , senza salutar nessuno . Si vedeva ch ' era finita . La baronessa andava a parlare ogni momento sottovoce col marito . Donna Lavinia s ' impadronì delle chiavi . A quella vista don Gesualdo si sbiancò in viso . Non ebbe il coraggio neppure di chiedere s ' era giunta l ' ora . Soltanto , cogli occhi lustri interrogava tutti quanti , ad uno ad uno . Ma gli rispondevano con delle mezze parole . Il barone allungava il muso , sua moglie alzava gli occhi al cielo , colle mani giunte . Le ragazze , già prese dal sonno , stavano zitte sedute nella stanza accanto a quella dov ' era l ' ammalata . Verso mezzanotte , come la poveretta s ' era chetata a poco a poco , don Gesualdo voleva mandarli a riposare . - No , - disse il barone , - non vi lasceremo solo questa notte . Allora don Gesualdo non fiatò più , giacchè non c ' era più speranza . Si mise a passeggiare in lungo e in largo , a capo chino , colle mani dietro la schiena . Di tanto in tanto si chinava sul letto della moglie . Poi tornava a passeggiare nella stanza vicina , borbottava fra di sè , scrollava il capo , si stringeva nelle spalle . Infine si rivolse a Zacco , colla voce piena di lagrime : - Io direi di mandare a chiamare i suoi parenti ... eh ? don Ferdinando ... Che ne dite voi ? Zacco fece una smorfia . - I suoi parenti ? ... Ah , va bene ... Come volete ... Domani ... a giorno fatto ... Ma il pover ' uomo non seppe più frenarsi , le parole gli cuocevano dentro e sulle labbra . - Capite ? ... Neanche farle vedere la figliuola per l ' ultima volta ! E ' un porco , quel signor duca ! Tre mesi che scrive oggi verremo e domani verremo ! Come se avesse dovuto campar cent ' anni quella poveretta ! Dice bene il proverbio : Lontano dagli occhi e lontano dal cuore . Ci ha rubato la figlia e la dote , quell ' assassino ! E continuò a sfogarsi così per un pezzo colla moglie di Zacco , che era mamma anche lei , e accennava di sì , sforzandosi di tenere aperti gli occhi che le si chiudevano da soli . Egli , che non sentiva nè il sonno nè nulla , tornava a brontolare : - Che notte ! che nottata eterna ! Com ' è lunga questa notte , Domeneddio ! Appena spuntò il giorno aprì il balcone per chiamare Nardo il manovale , e mandarlo da tutti i parenti , chè Bianca , poveretta , stava assai male , se volevano vederla . Per la strada c ' era un via vai straordinario , e laggiù in piazza udivasi un gran sussurro . Mastro Nardo , al ritorno , portò la notizia . - Hanno fatto la rivoluzione . C ' è la bandiera sul campanile . Don Gesualdo lo mandò al diavolo . Gliene importava assai della rivoluzione adesso ! L ' aveva in casa la rivoluzione adesso ! Ma Zacco procurava di calmarlo . - Prudenza , prudenza ! Questi son tempi che ci vuol prudenza , caro amico . Di lì a un po ' si udì bussare di nuovo al portone . Don Gesualdo corse in persona ad aprire , credendo che fosse il medico o qualchedun ' altro di tutti coloro che aveva mandato a chiamare . Invece si trovò di faccia il canonico Lupi , vestito di corto , con un cappellaccio a cencio , e il baronello Rubiera che se ne stava in disparte . - Scusate , don Gesualdo ... Non vogliamo disturbarvi ... Ma è un affare serio ... Sentite qua ... Lo tirò nella stalla onde dirgli sottovoce il motivo per cui erano venuti . Don Ninì da lontano , ancora imbroncito , approvava col capo . - S ' ha da fare la dimostrazione , capite ? Gridare che vogliamo Pio Nono e la libertà anche noi ... Se no ci pigliano la mano i villani . Dovete esserci anche voi . Non diamo cattivo esempio , santo Dio ! - Ah ? La stessa canzone della Carboneria ? - saltò su don Gesualdo infuriato . - Vi ringrazio tanto , canonico ! Non ne fo più di rivoluzioni ! Bel guadagno che ci abbiamo fatto a cominciare ! Adesso ci hanno preso gusto , e ogni po ' ve ne piantano un ' altra per togliervi i denari di tasca . Oramai ho capito cos ' è : Levati di lì , e dammi il fatto tuo ! - Vuol dire che difendete il Borbone ? Parlate chiaro . - Io difendo la mia roba , caro voi ! Ho lavorato ... col mio sudore ... Allora ... va bene ... Ma adesso non ho più motivo di fare il comodo di coloro che non hanno e non posseggono ... - E allora ve la fanno a voi , capite ! Vi saccheggiano la casa e tutto ! Il canonico aggiunse che veniva nell ' interesse di coloro che avevano da perdere e dovevano darsi la mano , in quel frangente , pel bene di tutti ... Se no , non ci avrebbe messo i piedi in casa sua ... dopo il tiro che gli aveva giocato per l ' appalto dello stradone ... - Scusate ! Giacché volete fare il sordo ... Sapete che avete tanti nemici ! Invidiosi ... quel che volete ... Intanto non vi guardano di buon occhio ... Dicono che siete peggio degli altri , ora che avete dei denari . Questo è il tempo di spenderli , i denari , se volete salvar la pelle ! A quel punto prese la parola anche don Ninì : - Lo sapete che ci accusano di aver fatto uccidere Nanni l ' Orbo ... per chiudergli la bocca ... Voi pel primo ! ... Mi dispiace che m ' hanno visto venire con mia moglie , l ' altra sera ... - Già , - osservò il canonico , - siamo giusti . Chi poteva avere interesse che compare Nanni non chiacchierasse tanto ? ... Una bocca d ' inferno , signori miei ! La storia di Diodata la sa tutto il paese . Ora vi scatenano contro anche i figliuoli ... vedrete , don Gesualdo ! - Va bene , - rispose don Gesualdo . - Vi saluto . Non posso lasciar mia moglie in quello stato per ascoltar le vostre chiacchiere . - E volse loro le spalle . - Ah , - soggiunse il canonico andandogli dietro su per le scale . - Scusate , non ne sapevo nulla . Non credevo che fossimo già a questo punto ... Giacché erano lì non potevano fare a meno di salire un momento a veder donna Bianca , lui e il baronello . Don Ninì si fermò all ' uscio col cappello in mano , senza dire una parola , e il canonico , che se ne intendeva , dopo un po ' fece cenno col capo a don Gesualdo , come a dirgli di sì , ch ' era ora . - Io me ne vo , - disse don Ninì rimettendosi il cappello . - Scusatemi tanto , io non ci reggo . C ' era già don Ferdinando Trao al capezzale , come una mummia , e la zia Macrì , la quale asciugava il viso alla nipote con un fazzoletto di tela fine . Le Zacco erano pallide della nottata persa , e donna Lavinia non si reggeva più in piedi . Sopraggiunse il marchese Limòli insieme al confessore . Donna Agrippina allora li mise fuori tutti quanti . Don Gesualdo , dietro a quell ' uscio chiuso , si sentiva un gruppo alla gola , quasi gli togliessero prima del tempo la sua povera moglie . - Ah ! ... - borbottò il marchese . - Che commedia , povera Bianca ! Noi restiamo qui per assistere ogni giorno alla commedia , eh , don Ferdinando ! ... Anche la morte s ' è scordata che ci siamo al mondo noi ! ... Don Ferdinando stava a sentire , istupidito . Tratto tratto guardava timidamente di sottecchi il cognato che aveva gli occhi gonfi , la faccia gialla e ispida di peli , e faceva atto d ' andarsene , impaurito . - No , - disse il marchese . - Non potete lasciare la sorella in questo punto . Siete come un bambino , caspita ! Entrò in quel mentre il barone Mèndola , col fiato ai denti , cominciando dallo scusarsi a voce alta : - Mi dispiace ... Non ne sapevo nulla ... Non credevo ... - Poi , vedendosi intorno quei visi e quel silenzio , abbassò la voce e andò a finire il discorso in un angolo , all ' orecchio del barone Zacco . Costui tornava a parlare della nottata che avevano persa : le sue ragazze senza chiudere occhio , Lavinia che non si reggeva in piedi . Don Gesualdo guardava è vero stralunato di qua e di là , ma si vedeva che non gli dava retta . In quella tornò ad uscire il prete , strascicando i piedi , con una commozione che gli faceva tremar le labbra cadenti , povero vecchio . - Una santa ! ... - disse al marito . - Una santa addirittura ! Don Gesualdo affermò col capo , col cuore gonfio anche lui . Bianca ora stava supina , cogli occhi sbarrati , il viso come velato da un ' ombra . Donna Agrippina preparava l ' altare sul comò , con la tovaglia damascata e i candelieri d ' argento . A che gli giovava adesso avere i candelieri d ' argento ? Don Ferdinando andava toccando ogni cosa , proprio come un bambino curioso . Infine si piantò ritto dinanzi al letto , guardando la sorella che stava facendo i conti con Domeneddio in quel momento , e si mise a piangere e a singhiozzare . Piangevano tutti quanti . In quell ' istante fece capolino dall ' uscio donna Sarina Cirmena , scalmanata , col manto alla rovescia , esitante , guardando intorno per vedere come l ' avrebbero accolta , cominciando diggià a fregarsi gli occhi col fazzoletto ricamato . - Scusate ! Perdonate ! Io non ci ho il pelo nello stomaco ... Ho sentito che mia nipote ... Il cuore l ' ho qui , di carne ! ... L ' ho tenuta come una figliuola ! ... Bianca ! ... Bianca ! ... - No , zia ! - disse donna Agrippina . - S ' aspetta il viatico . Non la disturbate adesso con pensieri mondani ... - E ' giusto , - disse donna Sarina . - Scusatemi , don Gesualdo . Dopo che si fu comunicata , Bianca parve un po ' più calma . L ' affanno era cessato , e arrivò a balbettare qualche parola . Ma aveva una voce che s ' udiva appena . - Vedete ? - disse donna Agrippina . - Vedete , ora che si è messa in grazia di Dio ! ... Alle volte il Signore fa il miracolo . - Le misero sul petto la reliquia della Madonna . Donna Agrippina si tolse il cingolo della tonaca per ficcarglielo sotto il guanciale . La zia Cirmena portava esempi di guarigioni miracolose : tutto sta ad avere fede nei santi e nelle reliquie benedette : il Signore può far questo ed altro . Lo stesso don Gesualdo allora si mise a piangere come un bambino . - Anche lui ! - borbottò donna Sarina , fingendo di parlare all ' orecchio della Macrì . - Anche lui , il cuore non l ' ha cattivo in fondo . Non capisco però come Isabella non sia venuta ... duchessa o no ! ... Mamme ne abbiamo una sola ! ... Se bisognava fare tante storie per arrivare a questo bel risultato ... - E ' un porco ! ... un infame ! ... un assassino ! - seguitò a brontolare don Gesualdo , stralunato , colle labbra strette , gli occhi accesi che pareva un pazzo . - Eh ? che cosa ? - domandò la Cirmena . - Ssst ! ssst ! - interruppe donna Agrippina . Il barone Mèndola si chinò all ' orecchio di Zacco per dirgli qualche cosa . L ' altro scosse il testone arruffato e gonfio due o tre volte . La baronessa approfittò del buon momento per indurre don Gesualdo a pigliare un po ' di ristoro dalle mani stesse di Lavinia . - Sì , un po ' di brodo , due giorni che non apriva bocca il pover ' uomo ! ... Come passarono nella stanza accanto , che dava sulla strada , si udì da lontano un rumore che pareva del mare in tempesta . Mèndola narrò allora quello che aveva visto nel venire . - Sissignore ! Hanno messo la bandiera sul campanile . Dicono ch ' è il segno di abolire tutti i dazi e la fondiaria . Perciò or ora faranno la dimostrazione . Il procaccia delle lettere ha portato la notizia che a Palermo l ' hanno già fatta ... e anche in tutti i paesi lungo la strada . Sicché sarebbe una porcheria a non farla anche qui da noi ... Infine cosa può costare ? La banda , quattro palmi di mussolina ... Guardate ! ... guardate ! ... Dalla via del Rosario spuntava una bandiera tricolore in cima a una canna , e dietro una fiumana di gente che vociava e agitava braccia e cappelli in aria . Di tanto in tanto partiva anche una schioppettata . Il marchese , ch ' era sordo come una talpa , domandò : - Eh ? Che c ' è ? Il finimondo c ' era ! Don Gesualdo rimase colla chicchera in mano . S ' udì in quel punto una forte scampanellata all ' uscio , e Zacco corse a vedere . Dopo un momento sporse il capo dall ' uscio dell ' anticamera , e chiamò a voce alta : - Marchese ! Marchese Limòli ! Rimasero a discutere sottovoce nell ' altra stanza . Pareva che il barone mettesse buone parole con un terzo che era arrivato allora , e il marchese andasse scaldandosi . - No ! no ! è una porcheria ! - In quella rientrò Zacco , solo , col viso acceso . - Sentite , don Gesualdo ! ... Un momento ... una parolina ... La folla era giunta lì , sotto la casa ; si vedeva la bandiera all ' altezza del balcone , quasi volesse entrare . Si udivano degli urli : viva , morte . - Un momento ! - esclamò allora Zacco , mettendo da parte ogni riguardo . - Affacciatevi un momento , don Gesualdo ! Fatevi vedere , se no succede qualche diavolo ! ... C ' era il canonico Lupi , che portava il ritratto di Pio Nono , il baronello Rubiera , giallo come un morto , sventolando il fazzoletto , tant ' altra gente , tutti gridando : - Viva ! ... abbasso ! ... morte ! ... Don Gesualdo , accasciato sulla seggiola , colla chicchera in mano , seguitava a scrollare il capo , a stringersi nelle spalle , pallido come la camicia , ridotto un vero cencio . Il marchese assolutamente voleva sapere cosa cercasse quella gente , laggiù : - Eh ? che cosa ? - Vogliono la vostra roba ! - esclamò infine il barone Zacco fuori dei gangheri . Il marchese si mise a ridere dicendo : - Padroni ! padronissimi ! - In quel momento passò di furia donna Agrippina Macrì , colla tonaca color pulce che le sbatteva dietro , e nella camera della moribonda si udì un gran trambusto , seggiole rovesciate , donne che strillavano . Don Gesualdo s ' alzò di botto , vacillando , coi capelli irti , posò la chicchera sul tavolino , e si mise a passeggiare innanzi e indietro , fuori di sé , picchiando le mani l ' una sull ' altra e ripetendo : - S ' è fatta la festa ! ... s ' è fatta ! III Giunse poco dopo una lettera d ' Isabella la quale non sapeva nulla ancora della catastrofe , e fece piangere gli stessi sassi . Il duca scrisse anche lui - un foglietto con una lista nera larga un dito , e il sigillo stemmato , pur esso nero , che stringeva il cuore - inconsolabile per la perdita della suocera . Diceva che alla duchessa s ' era dovuto nascondere la verità per consiglio degli stessi medici , visto che sarebbe stato un colpo di fulmine , malaticcia com ' era anch ' essa , giusto alla vigilia di mettersi in viaggio per andare a vedere sua madre ! ... Terminava chiedendo per lei qualche ricordo della morta , una bazzecola , una ciocca di capelli , il libro da messa , l ' anellino nuziale che soleva portare al dito ... Al notaro poi scrisse per chiedere se la defunta , buon ' anima , avesse lasciati beni stradotali . - Si seppe poi da don Emanuele Fiorio , l ' impiegato della posta , il quale scovava i fatti di tutto il paese , giacché il notaro non rispose neppure , e solo con qualche intimo , brontolone come s ' era fatto coll ' età , andava dicendo : - Mi pare che il signor duca sia ridotto a cercare la luna nel pozzo , mi pare ! La povera morta se n ' era andata alla sepoltura in fretta , fra quattro ceri , nel subbuglio della gente ammutinata che voleva questo , e voleva quell ' altro , stando in piazza dalla mattina alla sera , a bociare colle mani in tasca e la bocca aperta , aspettando la manna che doveva piovere dal campanile imbandierato . Ciolla ch ' era diventato un pezzo grosso alfine , con una penna nera nel cappello e un camiciotto di velluto che sembrava un bambino , a quell ' età , passeggiava su e giù per la piazza , guardando di qua e di là come a dire alla gente : - Ehi ! badate a voi adesso ! - Don Luca , portando la croce dinanzi alla bara , ammiccava gentilmente , per farsi strada fra la folla , e sorrideva ai conoscenti , come udiva lungo la via tutti quei gloria che recitava la gente alle spalle di mastro - don Gesualdo . - Un brigante ! un assassino ! uno che s ' era arricchito , mentre tanti altri erano rimasti poveri e pezzenti peggio di prima ! uno che aveva i magazzini pieni di roba , e mandava ancora l ' usciere in giro per raccogliere il debito degli altri . - A strillare più forte erano i debitori che s ' erano mangiato il grano in erba prima della messe . Gli rinfacciavano pure di essere il più tenace a non voler che gli altri si pigliassero le terre del comune , ciascuno il suo pezzetto . Non si sapeva donde fosse partita l ' accusa ; ma ormai era cosa certa . Lo dicevano tutti : il canonico Lupi armato sino ai denti , il barone Rubiera colla cacciatora di fustagno , come un povero diavolo . Essi erano continuamente in mezzo ai capannelli , alla mano e bonaccioni , col cuore sulle labbra : - Quel mastro - don Gesualdo sempre lo stesso ! aveva fatto morire la moglie senza neppure chiamare un medico da Palermo ! Una Trao ! Una che l ' aveva messo all ' onore del mondo ! A che l ' era giovato essere tanto ricca ? - Il canonico si lasciava sfuggire dell ' altro ancora , in confidenza : Le stesse messe in suffragio dell ' anima avevano lesinato alla poveretta ! - Lo so di certo . Sono stato in sagrestia . Se non ha cuore neppure pel sangue suo ! ... Non mi fate parlare , chè domattina devo dir messa ! - Nobili e plebei , passato il primo sbigottimento , erano diventati tutti una famiglia . Adesso i signori erano infervorati a difendere la libertà ; preti e frati col crocifisso sul petto , o la coccarda di Pio Nono , e lo schioppo ad armacollo . Don Nicolino Margarone s ' era fatto capitano , cogli speroni e il berretto gallonato . Donna Agrippina Macrì preparava filacce e parlava d ' andare al campo , appena cominciava la guerra . La signora Capitana raccoglieva per la compera dei fucili , vestita di tre colori , il casacchino rosso , la gonnella bianca , e un cappellino calabrese colle penne verdi ch ' era un amore . Le altre dame ogni giorno portavano sassi alle barricate , fuori porta , coi canestrini ornati di nastri e la musica avanti . Sembrava una festa , mattina e sera , con tutte quelle bandiere , quella folla per le strade , quelle grida di viva e di abbasso , ogni momento , lo scampanìo , la banda che suonava , la luminaria più tardi . Le sole finestre che rimanessero chiuse erano quelle di don Gesualdo Motta . Lui il solo che se ne stesse rintanato come un lupo , nemico del suo paese , adesso che ci s ' era ingrassato , lagnandosi continuamente che venivano a pelarlo ogni giorno , la commissione per i poveri , il prestito forzoso la questua pei fucili ! ... Lui lo mettevano in capo lista , lo tassavano il doppio degli altri . Gli toccava difendersi e litigare . I signori del Comitato che tornavano stanchi di casa sua , dopo un ' ora di tira e molla , ne contavano delle belle . Dicevano che non capiva più niente , uno stupido , l ' ombra di mastro - don Gesualdo , un cadavere addirittura , che stava ancora in piedi per difendere i suoi interessi , ma la mano di Dio arriva , tosto o tardi ! Intanto i villani e gli affamati che stavano in piazza dalla mattina alla sera , a bocca aperta , aspettando la manna che non veniva , si scaldavano il capo a vicenda , discorrendo delle soperchierie patite , delle invernate di stenti , mentre c ' era della gente che aveva i magazzini pieni di roba , dei campi e delle vigne ! ... Pazienza i signori , che c ' erano nati ... Ma non si davano pace , pensando che don Gesualdo Motta era nato povero e nudo al par di loro . - Se lo rammentavano tutti povero bracciante . - Speranza , la stessa sua sorella predicava lì , di faccia alla bandiera inalberata sul Palazzo di Città , ch ' era giunto alfine il momento di restituire il mal tolto , di farsi giustizia colle proprie mani . Aizzava contro allo zio i suoi figliuoli che s ' erano fatti grandi e grossi , e capaci di far valere le loro ragioni , se non fossero stati due capponi , come il genitore , che s ' era acquetato subito , quando il cognato aveva mandato un gruzzoletto , allorché Bianca stava male , dicendo che voleva fare la pace con tutti quanti , e dei guai ne aveva anche troppi . Giacalone , a cui don Gesualdo aveva fatto pignorar la mula pel debito del raccolto , l ' erede di Pirtuso , che litigava ancora con lui per certi denari che il sensale s ' era portati all ' altro mondo , tutti coloro che gli erano contro per un motivo o per l ' altro , soffiavano adesso nel fuoco , dicendone roba da chiodi , raccontando tutte le porcherie di mastro - don Gesualdo , sparlandone in ogni bettola e in ogni crocchio , stuzzicando anche gli indifferenti , con quella storia delle terre comunali che dovevano spartirsi fra tutti quanti , delle quali ciascuno aspettava il suo pezzetto , di giorno in giorno , e ancora non se ne parlava , e chi ne parlava lo facevano uccidere a tradimento , per tappargli la bocca ... Si sapeva da dove era partito il colpo ! Mastro Titta aveva riconosciuto Gerbido , l ' antico garzone di don Gesualdo , mentre fuggiva celandosi il viso nel fazzoletto . Così tornò a galla la storia di Nanni l ' Orbo il quale s ' era accollata la ganza di don Gesualdo coi figliuoli , dei poveri trovatelli che andavano a zappare nei campi del genitore per guadagnarsi il pane , e gli baciavano le mani per giunta , come quella bestia di Diodata che a chi gli dava un calcio rispondeva grazie . Dài e dài erano arrivati a scatenargli contro anche loro , una sera che li avevano tirati in quelle chiacchiere all ' osteria , e i due ragazzacci non possedevano neppure di che pagar da bere agli amici . Don Gesualdo si vide comparire a quell ' ora Nunzio , il più ardito . - Il nome del nonno , sì glielo aveva dato ; ma la roba no ! - Per poco non s ' accapigliarono , padre e figlio . Si fece un gran gridare , una lite che durò mezz ' ora . Accorse anche Diodata , coi capelli per aria , vestita di nero . Nunzio , ubbriaco fradicio , pretendeva il fatto suo lì su due piedi , e gliene disse di tutte le specie , a lei e a lui . Lo zio Santo , che s ' era accomodato col fratello , dopo la morte della cognata , aiutandolo a passar l ' angustia , mangiando e bevendo alla sua barba , afferrò la stanga per metter pace . Il povero don Gesualdo andò a coricarsi più morto che vivo . In mezzo a tanti dispiaceri s ' era ammalato davvero . Gli avvelenavano il sangue tutti i discorsi che sentiva fare alla gente . Don Luca il sagrestano , il quale gli s ' era ficcato in casa , quasi fosse già l ' ora di portargli l ' olio santo , pretendeva che don Gesualdo dovesse aprire i magazzini alla povera gente , se voleva salvare l ' anima e il corpo . Lui ci aveva cinque figliuoli sulle spalle , cinque bocche da sfamare , e la moglie sei . Mastro Titta , quand ' era venuto a cavargli sangue , gli cantò il resto , colla lancetta in aria : - Vedete ? Se non mettono giudizio , certuni , va a finir male , stavolta ! La gente non ne può più ! Sono quarant ' anni che levo pelo e cavo sangue , e sono ancora quello di prima , io ! Don Gesualdo , malato , giallo , colla bocca sempre amara , aveva perso il sonno e l ' appetito ; gli erano venuti dei crampi allo stomaco che gli mettevano come tanti cani arrabbiati dentro . Il barone Zacco era il solo amico che gli fosse rimasto . E la gente diceva pure che doveva averci il suo interesse a fargli l ' amico , qualche disegno in testa . Veniva a trovarlo sera e mattina , gli conduceva la moglie e le figliuole , vestiti di nero tutti quanti , che annebbiavano una strada . Gli lasciava la sua ragazza per curarlo : - Lavinia ci ha la mano apposta , per far decotti . - Lavinia è un diavolo , per tener d ' occhio una casa . - Lasciate fare a Lavinia che sa dove metter le mani . - Dall ' altro canto poi faceva il viso brusco se Diodata aveva la faccia di farsi vedere ancora lì , da don Gesualdo , con il fazzoletto nero in testa , carica di figliuoli , di già canuta e curva come una vecchia : - No , no , buona donna . Non abbiamo bisogno di voi ! Badate ai fatti vostri piuttosto , ché qui la cuccagna è finita . - Poscia in confidenza spifferava anche delle paternali all ' amico . - Che diavolo ne fate di quella vecchia ? ... Non vi conviene di lasciarvela bazzicar fra i piedi colei , ora ch ' è vedova ! ... Dopo che l ' avete avuta in casa anche da zitella ... Il mondo , sapete bene , ha la lingua lunga ! Poi , quell ' altra storia ... la morte di suo marito ... E ' vero che se lo meritava ! ... Ma infine è meglio chiudere la bocca alla gente ! ... Del resto , non avete bisogno di nulla , ora che ci abbiamo qui la mia ragazza . Lui stesso si faceva in quattro a disporre e a ordinare nella casa del cugino don Gesualdo , a ficcare il naso in tutti i suoi affari , a correre su e giù con le chiavi dei magazzini e della cantina . Gli consigliava pure di mettere a frutto il denaro contante , se ce ne aveva in serbo , caso mai le faccende s ' imbrogliassero peggio . - Datelo a mutuo , col suo bravo atto dinanzi notaio ... un po ' per uno , a tutti coloro che gridano più forte perché non hanno nulla da perdere , e minacciano adesso di scassinarvi i magazzini e bruciarvi la casa . Taceranno , per adesso . Poi , se arrivano a pigliarsi le terre del comune , voi ci mettete subito una bella ipoteca . Le cose non possono andare sempre a questo modo . I tempi torneranno a cambiare , e voi ci avrete messo sopra le unghie a tempo . Ma lui non voleva sentir parlare di denaro . Diceva che non ne aveva , che suo genero l ' aveva rovinato , che preferiva riceverli a schioppettate , quelli che venivano a bruciargli la casa o a scassinargli i magazzini . Era diventato una bestia feroce , verde dalla bile , la malattia stessa gli dava alla testa . Minacciava : - Ah ! La mia roba ? Voglio vederli ! Dopo quarant ' anni che ci ho messo a farla ... un tarì dopo l ' altro ! ... Piuttosto cavatemi fuori il fegato e tutto il resto in una volta , ché li ho fradici dai dispiaceri ... A schioppettate ! Voglio ammazzarne prima una dozzina ! A chi ti vuol togliere la roba levagli la vita ! Perciò aveva armato Santo e mastro Nardo , il vecchio manovale , con sciabole e carabine . Teneva il portone sbarrato , due mastini feroci nel cortile . Dicevasi che in casa sua ci fosse un arsenale ; che la sera ricevesse Canali , il marchese Limòli , dell ' altra gente ancora , per congiurare , e un bel mattino si sarebbero trovate le forche in piazza , e appesi tutti coloro che avevano fatta la rivoluzione . I pochi amici perciò l ' avevano abbandonato , onde non esser visti di cattivo occhio . E Zacco correva davvero un brutto rischio continuando ad andare da lui e a condurgli tutta la famiglia . - Peccato che con voi ci si rimette il ranno e il sapone ! - gli disse però più di una volta . Sua moglie infine , vedendo che non si veniva a una conclusione con quell ' uomo , lasciò scoppiare la bomba , un giorno che don Gesualdo s ' era appisolato sul canapè , giallo come un morto , e la sua ragazza gli faceva da infermiera , messa a guardia accanto alla finestra . - Scusatemi , cugino ! Sono madre , e non posso più tacere , infine ... Tu , Lavinia , vai di là , chè ho da parlare col cugino don Gesualdo ... Ora che non c ' è più la mia ragazza , apritemi il cuore , cugino mio ... e ditemi chiaro la vostra intenzione ... Quanto a me ci avrei tanto piacere ... ed anche il barone mio marito ... Ma bisogna parlarci chiaro ... Il poveraccio spalancò gli occhi assonnati , ancora disfatto dalla colica : - Eh ? Che dite ? Che volete ? Io non vi capisco . - Ah ! Non mi capite ? Allora che ci sta a far qui la mia Lavinia ? Una zitella ! Siete vedovo finalmente , e gli anni del giudizio li dovete anche avere , per pigliare una risoluzione , e sapere quel che volete fare ! - Niente . Io non voglio far niente . Voglio stare in pace , se mi ci lasciano stare ... - Ah ? Così ? Stateci pure a comodo vostro ... Ma intanto non è giusto ... capite bene ! ... Sono madre ... E stavolta , risoluta , ordinò alla figliuola di prendere il manto e venirsene via . Lavinia obbedì , furibonda anche lei . Tutt ' e due , uscendo da quella casa per l ' ultima volta , fecero tanto di croce sulla soglia . - Una galera , quella baracca ! La povera cugina Bianca ci aveva lasciato le ossa col mal sottile ! - Zacco la sera stessa andò a far visita al barone Rubiera , invece di annoiarsi con quel villano di mastro - don Gesualdo che passava la sera a lamentarsi , tenendosi la pancia , all ' oscuro , per risparmiare il lume . - Mi volete , eh ? cugino Rubiera ... donna Giuseppina ... Don Ninì era uscito per assistere a certo conciliabolo in cui si trattavano affari grossi . Intanto che aspettava , il barone Zacco volle fare il suo dovere colla baronessa madre , ch ' era stato un pezzo senza vederla . La trovò nella sua camera , inchiodata nel seggiolone di faccia al letto matrimoniale , accanto al quale era ancora lo schioppo del marito , buon ' anima , e il crocifisso che gli avevano messo sul petto in punto di morte , imbacuccata in un vecchio scialle , e colle mani inerti in grembo . Appena vide entrare il cugino Zacco si mise a piangere di tenerezza , rimbambita : delle lagrime grosse e silenziose che si gonfiavano a poco a poco negli occhi torbidi , e scendevano lentamente giù per le guance floscie . - Bene , bene , mi congratulo , cugina Rubiera ! La testa è sana ! Conoscete ancora la gente ! - Essa voleva narrargli anche i suoi guai , biasciando , sbuffando e imbrogliandosi , con la lingua grossa e le labbra pavonazze , spumanti di bava . Il barone , affettuoso , tendeva l ' orecchio , si chinava su di lei . - Eh ? Che cosa ? Sì , sì , capisco ! Avete ragione , poveretta ! - In quella sopraggiunse la nuora infuriata . - Non si capisce una maledetta ! - osservò Zacco . - Deve essere un purgatorio per voialtri parenti . - La paralitica fulminò un ' occhiata feroce , rizzando più che poteva il capo piegato sull ' omero , mentre donna Giuseppina la sgridava come una bimba , asciugandole il mento con un fazzoletto sudicio . - Che avete ? che volete ? stolida ! ... Vi rovinate la salute ! ... E ' proprio una creaturina di latte , Dio lodato ! Non bisogna credere a quello che dice ! Ci vuole una pazienza da santi a durarla con lei ! ... - La suocera adesso spalancava gli occhi , guardandola atterrita , rannicchiando il capo nelle spalle , quasi aspettando di essere battuta : - Vedete ? Santa pazienza ! - Ve l ' ho detto , - conchiuse il barone . - Avete il purgatorio in terra , per andarvene diritto in paradiso . Indi giunse don Ninì a prendere le chiavi della cantina . Trovando il cugino fece un certo viso sciocco . - Ah ... cugino ! ... che c ' è di nuovo ? Vostra moglie sta bene ? ... Qui , da me , lo vedete ... guai colla pala ! Che c ' è , mammà ? i soliti capricci ? Permettetemi , cugino Zacco , devo scendere giù un momento ... Le chiavi stavano sempre lì , appese allo stipite dell ' uscio . La paralitica li accompagnava cogli occhi , senza poter pronunziare una parola , sforzandosi più che potesse di girare il capo a ogni passo che faceva il figliuolo , con delle chiazze di sangue guasto che le ribollivano a un tratto nel viso cadaverico . Zacco allora cominciò a snocciolare il rosario contro di mastro - don Gesualdo . - Signore Iddio , me ne accuso e me ne pento ! L ' ho durata fin troppo con colui ! Mi pareva una brutta cosa abbandonarlo nel bisogno ... in mezzo a tutti i suoi nemici ... Non fosse altro per carità cristiana ... Ma via ! è troppo ... Neanche i suoi parenti possono tollerarlo , quell ' uomo ! Figuratevi ! neanche quello stolido di don Ferdinando ! ... Si contenta di non uscire più di casa pur di non essere costretto a mettere il vestito nuovo che gli ha mandato a regalare il cognato ... Sin che campa , avete inteso ? Quello è un uomo di carattere ! Infine sono stanco , avete capito ? Non voglio rovinarmi per amore di mastro - don Gesualdo . Ho moglie e figliuoli . Dovrei portarmelo appeso al collo come un sasso per annegarmi ? - Ah ! ... ve l ' avevo detto io ! Vediamo , via , in coscienza ! Cosa era mastro - don Gesualdo vent ' anni fa ? ... Ora ci mette i piedi sul collo , a noialtri ! Vedete , signori miei , un barone Zacco che gli lustra le scarpe e s ' inimica coi parenti per lui ! L ' altro chinava il capo , contrito . Confessava che aveva errato , a fin di bene , per impedirgli di far dell ' altro male , e cercare di cavarne quel poco di buono che si poteva . Una volta , in vita , si può sbagliare ... - L ' avete capita finalmente ? Avete visto chi aveva ragione di noi due ? La moglie gli chiuse la parola in bocca con una gomitata : - Lasciatelo parlare . E ' lui che deve dire ciò che vuole adesso da noi ... quel ch ' è venuto a fare ... - Bene ! - conchiuse Zacco con una risata bonaria . - Son venuto a fare il Figliuol Prodigo , via ! Siete contenti ? Donna Giuseppina era contenta a bocca stretta . Suo marito guardò prima lei , poi il cugino Zacco , e non seppe che dire . - Bene , - riprese Zacco un ' altra volta . - So che stasera quei ragazzi vogliono fare un po ' di chiasso per le strade . Ci avete appunto in mano le chiavi della cantina per tenerli allegri . Badate che non ho peli sulla lingua , se a qualcuno salta in mente di venire a seccarmi sotto le mie finestre . Ci ho molta roba anch ' io nello stomaco , e non voglio aver dei nemici a credenza , come mastro - don Gesualdo ! ... Marito e moglie si guardarono negli occhi . - Son padre di famiglia ! - tornò a dire il barone . - Devo difendere i miei interessi ... Scusate ... Se giochiamo a darci il gambetto fra di noi ! ... Donna Giuseppina prese la parola lei , scandolezzata : - Ma che discorsi son questi ? ... Scusatemi piuttosto se metto bocca nei vostri affari . Ma infine siamo parenti ... - Questo dico io . Siamo parenti ! Ed è meglio stare uniti fra di noi ... di questi tempi ! ... Don Ninì gli stese la mano : - Che diavolo ! ... che sciocchezze ! ... - Quindi si sbottonò completamente , guardando ogni tanto sua moglie : - Venite in teatro questa sera , per la cantata dell ' inno . Fatevi vedere insieme a noialtri . Ci sarà anche il canonico . Dice che non fa peccato , perché è l ' inno del papa ... Discorreremo poi ... Bisogna metter mano alla tasca , amico mio . Bisogna spendere e regalare . Vedete io ? E agitava in aria le chiavi della cantina . La vecchia , che non aveva perduto una parola di tutto il discorso , sebbene nessuno badasse a lei , si mise a grugnire in una collera ostinata di bambina , gonfiando apposta le vene del collo per diventar pavonazza in viso . Ricominciò il baccano : nuora e figliuolo la sgridavano a un tempo ; lei cercava di urlar più forte , agitando la testa furibonda . Accorse anche Rosaria , col ventre enorme , le mani sudice nella criniera arruffata e grigiastra , minacciando la paralitica lei pure : - Guardate un po ' ! E ' diventata cattiva come un asino rosso ! Cosa gli manca , eh ? Mangia come un lupo ! Rosaria non la finiva più su quel tono . Il barone Zacco pensò bene di accomiatarsi in quel frangente . - Dunque , stasera , alla cantata . IV C ' era un teatrone , poiché s ' entrava gratis . Lumi , cantate , applausi che salivano alle stelle . La signora Aglae era venuta apposta da Modica , a spese del comune , per declamare l ' inno di Pio Nono ed altre poesie d ' occasione . Al vederla vestita alla greca , con tutta quella grazia di Dio addosso , prosit a lei , don Ninì Rubiera , nella commozione generale , si sentiva venire le lagrime agli occhi , e smanacciava più forte degli altri , borbottando fra di sé : - Corpo di ! ... E ' ancora un bel pezzo di donna ! ... Fortuna che non ci sia mia moglie qui ! ... Ma i rimasti fuori , che spingevano senza poter entrare , partirono finalmente a strillare viva e morte per conto proprio ; e quanti erano in teatro , al baccano , uscirono in piazza , lasciando la prima donna e il signor Pallante a sbracciarsi da soli , colle bandiere in mano . In un momento si riunì una gran folla , che andava ingrossando sempre al par di un fiume . Udivasi un gridìo immenso , degli urli che nel buio e nella confusione suonavano minacciosi . Don Niccolino Margarone , Zacco , Mommino Neri , tutti i bene intenzionati , si sgolavano a chiamare " fuori i lumi ! " per vederci chiaro , e che non nascessero dei guai . La folla durò un pezzo a vociare di qua e di là . Indi si rovesciò come un torrente giù per la via di San Giovanni . Dinanzi all ' osteria di Pecu - Pecu c ' era un panchettino con dei tegami di roba fritta che andò a catafascio - petronciani e pomidoro sotto i piedi . Santo Motta , che stava lì di casa e bottega , strillava come un ossesso , vedendo andare a male tutta quella roba . - Bestie ! animali ! Che non ne mangiate grazia di Dio ? - Quasi pestavano anche lui , nella furia . Giacalone e i più infervorati proposero di sfondar l ' uscio della chiesa e portare il santo in processione , per far più colpo . Sì e no . - Bestemmie e sorgozzoni , lì all ' oscuro , sul sagrato . Mastro Cosimo intanto s ' era arrampicato sul campanile e suonava a distesa . Le grida e lo scampanìo giungevano sino all ' Alìa , sino a Monte Lauro , come delle folate di uragano . Dei lumi si vedevano correre nel paese alto , - un finimondo . A un tratto , quasi fosse corsa una parola d ' ordine , la folla s ' avviò tumultuando verso il Fosso , dietro coloro che sembravano i caporioni . Mèndola , don Nicolino , lo stesso canonico Lupi che s ' era cacciato nella baraonda a fin di bene , strillavano inutilmente : - Ferma ! ferma ! - Il barone Zacco , non avendo più le gambe di prima , faceva piovere delle legnate , a chi piglia piglia , per far intender ragione agli orbi . - Ehi ? Che facciamo ? ... Adagio , signori miei ! .. Non cominciamo a far porcherie ! In queste cose si sa dove si comincia e non si sa ... Come molti avevano messo orecchio al discorso di sfondar usci e far la festa a tutti i santi , la marmaglia ora pigiavasi dinanzi ai magazzini di mastro - don Gesualdo . Dicevasi ch ' erano pieni sino al tetto . - Uno ch ' era nato povero come Giobbe , e adesso aveva messo superbia , ed era nemico giurato dei poveretti e dei liberali ! - Coi sassi , coi randelli - due o tre s ' erano armati di un pietrone e davano sulla porta che parevano cannonate . Si udiva la vocetta stridula di Brasi Camauro il quale piagnucolava come un ragazzo : - Signori miei ! Non c ' è più religione ! Non vogliono più sapere né di cristi né di santi ! Vogliono lasciarci crepare di fame tutti ! All ' improvviso dal frastuono scapparono degli urli da far accapponare la pelle . Santo Motta malconcio e insanguinato , rotolandosi per terra , riescì a far fare un po ' di largo dinanzi all ' uscio del magazzino . Allora i galantuomini , vociando anche loro , spingendo , tempestando , cacciarono indietro i più riottosi . Il canonico Lupi , aggrappato alla inferriata della finestra , tentava di farsi udire : - ... maniera ? ... religione ! ... la roba altrui ! ... il Santo Padre ! ... se cominciamo ... - Altre grida rispondevano dalla moltitudine : - ... eguali ... poveri ... tirare pei piedi ! ... bue grasso ! ... - Giacalone , onde aizzar la folla , spinse avanti i due bastardi di Diodata ch ' erano nella calca , schiamazzando : - ... don Gesualdo ! ... se c ' è giustizia ! ... abbandonati in mezzo a una strada ! ... se ne lagna anche Domeneddio ! ... andare a fare i conti con lui ! ... Dalla piazza di Santa Maria di Gesù , dalle prime case di San Sebastiano , i vicini , spaventati , videro passare una fiumana di gente , una baraonda , delle armi che luccicavano , delle braccia che si agitavano in aria , delle facce accese e stravolte che apparivano confusamente al lume delle torce a vento . Usci e finestre si chiudevano con fracasso . Si udivano da lontano strilli e pianti di donne , voci che chiamavano : - Maria Santissima ! Santi cristiani ! ... Don Gesualdo era in letto malato , quando udì bussare alla porticina del vicoletto che pareva volessero buttarla giù . Poi il rombo della tempesta che sopravveniva . La sera stessa un ' anima caritatevole era corsa a prevenirlo : - Badate , don Gesualdo ! Ce l ' hanno con voi perché siete borbonico . Chiudetevi in casa ! - Lui , che aveva tanti altri guai , s ' era stretto nelle spalle . Ma al vedere adesso che facevano sul serio , balzò dal letto così come si trovava , col fazzoletto in testa e il cataplasma sullo stomaco , infilandosi i calzoni a casaccio , mettendo da parte i suoi malanni , a quella voce che gli gridava : - Don Gesualdo ! ... presto ! ... scappate ! ... Una voce che non l ' avrebbe dimenticata in mille anni ! Arruffato , scamiciato , cogli occhi che luccicavano , simili a quelli di un gatto inferocito , nella faccia verde di bile , andava e veniva per la stanza , cercando pistole e coltellacci , risoluto a vender cara la pelle almeno . Mastro Nardo e quei pochi di casa che gli erano rimasti affezionati pel bisogno si raccomandavano l ' anima a Dio . Finalmente il barone Mèndola riescì a farsi aprire l ' uscio del vicoletto . Don Gesualdo , appostato alla finestra col fucile , stava per fare un subisso . - Eh ! - gridò Mèndola entrando trafelato . - Tirate ad ammazzarmi , per giunta ? Questa è la ricompensa ? L ' altro non voleva sentir ragione . Tremava tutto dalla collera . - Ah ! così ? A questo punto siamo arrivati , che un galantuomo non è sicuro neppure in casa ? che la roba sua non è più sua ? Eccomi ! Cadrà Sansone con tutti i Filistei , però ! Lo stesso lupo , quando lo mettono colle spalle al muro ! ... - Zacco , e due o tre altri benintenzionati ch ' erano sopravvenuti intanto , sudavano a persuaderlo , vociando tutti insieme : - Che volete fare ? Contro un paese intero ? Siete impazzito ? Bruceranno ogni cosa ! Cominciano di qua la Strage degli Innocenti ! Ci farete ammazzare tutti quanti ! Lui s ' ostinava , furibondo , coi capelli irti : - Quand ' è così ! ... Giacché pretendono metterci le mani in tasca per forza ! ... Giacchè mi pagano a questo modo ! ... Ho fatto del bene ... Ho dato da campare a tutto il paese ... Ora gli fo mangiar la polvere , al primo che mi capita ! ... Proprio ! Era risoluto di fare uno sterminio . Per fortuna irruppe nella stanza il canonico Lupi , e gli si buttò addosso senza badare al rischio , spingendolo e sbatacchiandolo di qua e di là , finché arrivò a strappargli di mano lo schioppo . - Che diavolo ! Colle armi da fuoco non si scherza ! - Aveva il fiato ai denti , il cranio rosso e pelato che gli fumava come quando era giovane , e balbettava colla voce rotta : - Santo diavolone ! ... Domeneddio , perdonatemi ! Mi fate parlare come un porco , don asino ! Siamo qui per salvarvi la vita , e non ve lo meritate ! Volete far mettere il paese intero a sacco e fuoco ? Non m ' importa di voi , bestia che siete ! Ma certe cose non bisogna lasciarle incominciare neppure per ischerzo , capite ? Neppure a un nemico mortale ! Se coloro che sinora si sfogano a gridare , pigliano gusto anche a metter mano nella roba altrui , siamo fritti ! Il canonico era addirittura fuori della grazia di Dio . Gli altri davano addosso ancor essi su quella bestia testarda di mastro - don Gesualdo che risicava di comprometterli tutti quanti ; lo mettevano in mezzo ; lo spingevano verso il muro ; gli rinfacciavano l ' ingratitudine ; lo stordivano . Il barone Zacco arrivò a passargli un braccio al collo , in confidenza , confessandogli all ' orecchio ch ' era con lui , contro la canaglia ; ma pel momento ci voleva prudenza , lasciar correre , chinare il capo . - Dite di sì ... tutto quello che vogliono , adesso ... Non c ' è lì il notaio per mettere in carta le vostre promesse ... Un po ' di maniera , un po ' di denaro ... Meglio dolor di borsa che dolor di pancia ... Don Gesualdo , seduto su di una seggiola , asciugandosi il sudore colla manica della camicia , non diceva più nulla , stralunato . Giù al portone intanto il barone Rubiera , don Nicolino , il figlio di Neri , si sbracciavano a calmare i più riottosi . - Signori miei ... Avete ragione ... Si farà tutto quello che volete ... Abbiamo la bocca per mangiare tutti quanti ... Viva ! viva ! ... Tutti fratelli ! ... Una mano lava l ' altra ... Domani ... alla luce del sole . Chi ha bisogno venga qui da noi ... Ora è tardi , e siamo tutti d ' un colore ... birbanti e galantuomini ... Ehi ! ehi , dico ! ... Don Nicolino dovette afferrare pel collo un tale che stava per cacciarsi dentro il portone socchiuso , approfittando della confusione e della ressa che facevasi attorno a una donna la quale strillava e supplicava : - Nunzio ! Gesualdo ! Figliuoli miei ! ... Che vi fanno fare ? ... Nunzio ... Ah Madonna santa ! ... Era Diodata , la quale aveva sentito dire che i suoi ragazzi erano nella baraonda , a gridare viva e morte contro don Gesualdo anche loro , ed era corsa colle mani nei capelli . - Madonna santa ! che vi fanno fare ! ... - Zacco e mastro Nardo portarono giù intanto dei barili pieni , e aiutavano a metter pace mescendo da bere a chi ne voleva , mentre il canonico di lassù predicava : - Domani ! Tornate domani , chi ha bisogno ... Adesso non c ' è nessuno in casa ... Don Gesualdo è fuori , in campagna ... ma col cuore è anch ' esso qui , con noialtri ... per aiutarvi ... Sicuro ... Ciascuno ha da avere il suo pezzo di pane e il suo pezzo di terra ... Ci aggiusteremo ... Tornate domani ... - Domani , un corno ! - brontolò di dentro don Gesualdo . - Mi pare che vossignoria aggiustate ogni cosa a spese mie , canonico ! - Volete star zitto ! Volete farmi fare la figura di bugiardo ? ... Se ho detto che non ci siete , per salvarvi la pelle ... Don Gesualdo tornò a ribellarsi : - Perchè ? Che ho fatto ? Io sono in casa mia ! ... - Avete fatto che siete ricco come un maiale ! - gli urlò infine all ' orecchio il canonico che perse la pazienza . Gli altri allora l ' assaltarono tutti insieme , colle buone , colle cattive , dicendogli che se i rivoltosi lo trovavano lì , della casa non lasciavano pietra sopra pietra ; pigliavano ogni cosa ; neanche gli occhi per piangere gli lasciavano . Finché lo indussero a scappare dalla parte del vicoletto . Mèndola corse a bussare all ' uscio dello zio Limòli . Al baccano , il marchese , oramai sordo come una talpa , s ' era buttato un ferraiuolo sulle spalle , e stava a vedere dietro l ' invetriata del balcone , in camicia , collo scaldino in mano e i piedi nudi nelle ciabatte , quando gli capitò quella nespola fra capo e collo . Ci volle del bello e del buono a fargli capire ciò che volevano da lui a quell ' ora , mastro - don Gesualdo più morto che vivo , gli altri che gli urlavano nell ' orecchio , uno dopo l ' altro : - Vogliono fargli la festa ... a vostro nipote don Gesualdo ... Bisogna nasconderlo ... Egli ammiccava , colle palpebre floscie e cascanti , accennando di sì , mentre abbozzava un sorriso malizioso . - Ah ? ... la festa ? ... a don Gesualdo ? ... E ' giusto ! E ' venuto il vostro tempo , caro mio ... Siete il campione della mercanzia ! ... Ma finalmente , al sentire che invece volevano accopparlo , mutò registro , fingendo d ' essere inquieto , colla vocetta fessa : - Che ? ... Lui pure ? Cosa vogliono dunque ? ... Dove andiamo di questo passo ? Mèndola gli spiegò che don Gesualdo era il pretesto per dare addosso ai più denarosi ; ma lì non sarebbero venuti a cercarne dei denari . Il vecchio accennava di no anche lui , guardando intorno , con quel sorrisetto agro sulla bocca sdentata . Erano due stanzacce invecchiate con lui , nelle quali ogni sua abitudine aveva lasciato l ' impronta : la macchia d ' unto dietro la seggiola su cui appisolavasi dopo pranzo , i mattoni smossi in quel breve tratto fra l ' uscio e la finestra , la parete scalcinata accanto al letto dove soleva accendere il lume . E in quel sudiciume il marchese ci stava come un principe , sputando in faccia a tutti quanti le sue miserie . - Scusate , signori miei , se vi ricevo in questa topaia ... Non è pel vostro merito , don Gesualdo ... La bella parentela che avete presa , eh ? ... Sul vecchio canapè addossato al muro , puntellandolo cogli stessi mattoni rotti , improvvisarono alla meglio un letto per don Gesualdo che non stava più in piedi , mentre il marchese continuava a brontolare : - Guardate cosa ci capita ! Ne ho viste tante ! Ma questa qui non me l ' aspettavo ... Pure gli offrì di dividere con lui la scodella di latte in cui aveva messo a inzuppare delle croste di pane . - Son tornato a balia , vedete . Non ho altro da offrirvi a cena . La carne non è più pei miei denti , né per la mia borsa ... Voi sarete avvezzo a ben altro , amico mio ... Che volete farci ? Il mondo gira per tutti , caro don Gesualdo ! ... - Ah ! - rispose lui . - Non è questo , no , signor marchese . E ' che lo stomaco non mi dice . L ' ho pieno di veleno ! Un cane arrabbiato ci ho . - Bene , - dissero gli altri . - Ringraziate Iddio . Qui nessuno vi tocca . Fu un colpo tremendo per mastro - don Gesualdo . L ' agitazione , la bile , il malanno che ci aveva in corpo ... La notte passò come Dio volle . Ma il giorno dopo , all ' avemaria , tornò Mèndola intabarrato , col cappello sugli occhi , guardandosi intorno prima d ' infilar l ' uscio . - Un ' altra adesso ! - esclamò entrando . - Vi hanno fatto la spia , don Gesualdo ! E vogliono stanarvi anche di qua per costringervi a mantenere ciò che ha promesso il canonico ... Ciolla in persona ... l ' ho visto laggiù a far sentinella ... Il marchese , ch ' era tornato arzillo e gaio fra tutto quel parapiglia , aguzzando l ' udito , ficcandosi in mezzo per acchiappar qualche parola , corse al balcone . - Sicuro ! Eccolo lì col camiciotto , come un bambino ... Vuol dire che si torna indietro tutti ! ... Don Gesualdo s ' era alzato sbuffando , gridando ch ' era meglio finirla , che correva giù a dargliela lui , la promessa , al Ciolla ! E giacchè lo cercavano , era lì , pronto a riceverli ! ... - Certo , certo , - ripeteva il marchese . - Se vi cercano vuol dire che hanno bisogno di voi . Di me non vengono a cercare sicuro ! Vogliono farvi gridare viva e morte insieme a loro ? E voi andateci ! Viva voi che avete da farli gridare ! - No ! So io quello che vogliono ! - ribattè don Gesualdo imbestialito . - Scusate , non si tratta soltanto di voi adesso , - osservò Mèndola . - E ' che dietro di voi ci siamo tutto il paese ! ... Sopraggiunse il canonico , grattandosi il capo , impensierito della piega che pigliava la faccenda . Durava la baldoria . Una bella cosa per certa gente ! Quei bricconi s ' erano legate al dito le parole di pace ch ' egli si era lasciato sfuggire in quel frangente , e stavano in piazza tutto il giorno ad aspettare la manna dal cielo : - M ' avete messo in un bell ' imbroglio , voi , don Gesualdo ! A quell ' uscita del canonico successe un altro battibecco fra loro due : - Io , eh ? ... Io ! ... Son io che ho promesso mari e monti ? - Per chetarli , in nome di Dio ! Parole che si dicono , si sa ! Avrei voluto vedervi , dinanzi a quelle facce scomunicate ! Il marchese si divertiva : - Senti senti ! Guarda guarda ! - Insomma , - conchiuse Mèndola , - queste son chiacchiere , e bisogna pigliar tempo . Intanto voi levatevi di mezzo , causa causarum ! In fondo a una cisterna , in un buco , dove diavolo volete , ma non è la maniera di compromettere tanti padri di famiglia , per causa vostra ! - In casa Trao ! - suggerì il canonico . - Vostro cognato vi accoglierà a braccia aperte . Nessuno sa che c ' è ancora lui al mondo , e non verranno a cercarvi sin lì . - Il marchese approvò anch ' esso : - Benissimo . E ' una bella pensata ! Cane e gatto chiusi insieme ... - Don Gesualdo s ' ostinava ad opporsi . - Allora , - esclamò il canonico , - io me ne lavo le mani come Pilato . Anzi vado a chiamarvi Ciolla e tutti quanti , se volete ! ... Don Gesualdo era ridotto in uno stato che di lui ne facevano quel che volevano . A due ore di notte , per certe stradicciuole fuori mano , andarono a svegliare Grazia che aveva la chiave del portone , e al buio , tentoni , arrivarono sino all ' uscio di don Ferdinando . - Chi è ? - si udì belare di dentro una voce asmatica . - Grazia , chi è ? - Siamo noi , don Gesualdo , vostro cognato ... Nessuno rispose . Poi si udì frugare nel buio . E a un tratto don Ferdinando si chiuse dentro col paletto , e si mise ad ammonticchiare sedie e tavolini dietro l ' uscio , continuando a strillare spaventato : - Grazia ! Grazia ! - Corpo del diavolo ! - esclamò Mèndola . - Qui si fa peggio ! Quella bestia farà correre tutto il paese ! Il canonico rideva sotto il naso , scuotendo il capo . Grazia intanto aveva acceso un mozzicone di candela , e li guardava in faccia ad uno ad uno , allibbita , battendo le palpebre . - Che volete fare , signori miei ? - azzardò infine timidamente . Don Gesualdo , che non si reggeva più in piedi , pallido e disfatto , proruppe in tono disperato : - Io voglio tornarmene a casa mia ! ... a qualunque costo ... Sono risoluto ! ... - Nossignore ! - interruppe il canonico . - Qui siete in casa vostra . C ' è la quota di vostra moglie . Ah , caspita ! Avete avuto pazienza sino adesso ... Ora basta ! ... Lì , nella camera di donna Bianca . Il letto è ancora tal quale . Mèndola s ' era messo di buon umore , mentre preparavano la stanza . Frugava da per tutto . Andava a cacciare il naso nell ' andito oscuro , dietro l ' usciolino . Trovava delle barzellette , ricordando le vecchie storie . Quanti casi ! Quante vicende ! - Chi ve lo avrebbe detto , eh , don Gesualdo ? - Lo stesso canonico Lupi si lasciò sfuggire un sorrisetto . - Intanto che siete qui , potete fare le vostre meditazioni sulla vita e sulla morte , per passare il tempo . Che commedia , questo mondaccio ! Vanitas vanitatum ! Don Gesualdo gli rivolse un ' occhiata nera , ma non rispose . Ci aveva ancora dello stomaco per chiudervi dentro i suoi guai e le sue disgrazie , senza farne parte agli amici , per divertirli . Si buttò a giacere sul letto , e rimase solo al buio coi suoi malanni , soffocando i lamenti , mandando giù le amarezze che ogni ricordo gli faceva salire alla gola . D ' una cosa sola non si dava pace , che avrebbe potuto crepare lì dove era , senza che sua figlia ne sapesse nulla . Allora , nella febbre , gli passavano dinanzi agli occhi torbidi Bianca , Diodata , mastro Nunzio , degli altri ancora , un altro sé stesso che affaticavasi e s ' arrabattava al sole e al vento , tutti col viso arcigno , che gli sputavano in faccia : - Bestia ! bestia ! Che hai fatto ? Ben ti stia ! A giorno tornò Grazia per aiutare un po ' , sfinita , ansando se smuoveva una seggiola , fermandosi ogni momento per piantarsi dinanzi a lui colle mani sul ventre enorme , e ricominciare le lagnanze contro i parenti di don Ferdinando che le lasciavano quel poveretto sulle spalle , lesinandogli il pane e il vino . - Sissignore , l ' hanno tutti dimenticato , lì nel suo cantuccio , come un cane malato ! ... Ma io il cuore non mi dice ... Siamo stati sempre vicini ... buoni servi della famiglia ... una gran famiglia ... Il cuore non mi dice , no ! Dietro di lei veniva una masnada di figliuoli che mettevano ogni cosa a soqquadro . Poi sopraggiunse Speranza strepitando che voleva vedere suo fratello , quasi egli stesse per rendere l ' anima a Dio . - Lasciatemi entrare ! E ' sangue mio infine ! Ora ch ' è in questo stato mi rammento solo di essere sua sorella . - Lei , il marito , i figliuoli . Mise a rumore tutto il vicinato . Don Gesualdo lasciò il letto sbuffando . Non lo avrebbero tenuto le catene . - Voglio tornare a casa mia ! Che ci sto a fare qui ? Tanto , lo sanno tutti ! ... A gran stento lo indussero ad aspettare la sera . E dopo l ' avemaria , quatti quatti , Burgio e tutti i parenti l ' accompagnarono a casa . Speranza volle restare a guardia del fratello , giacché trovavasi tanto malato , e per miracolo quella notte non gli avevano messo ogni cosa a sacco e ruba . - Non vuol dire se siamo in lite . Al bisogno si vede il cuore della gente . Gli interessi sono una cosa , e l ' amore è un ' altra . Abbiamo litigato , litigheremo sino al giorno del Giudizio , ma siamo figli dello stesso sangue ! - Protestò che l ' avrebbe tenuto meglio delle pupille dei propri occhi , lui e la sua roba . Gli schierò dinanzi al letto marito e figliuoli che giravano intorno sguardi cupidi , ripetendo : - Questo è il sangue vostro ! Questi non vi tradiscono ! - Lui , combattuto , stanco , avvilito , non ebbe neanche la forza di ribellarsi . Così , a poco a poco , gli si misero tutti quanti alle costole . I nipoti scorazzando per la casa e pei poderi , spadroneggiando , cacciando le mani da per tutto . La sorella , colle chiavi alla cintola , frugando , rovistando , mandando il marito di qua e di là , pei rimedi , e a coglier erbe medicinali . Come massaro Fortunato si lagnava di non aver più le gambe di vent ' anni per affacchinarsi a quel modo , essa lo sgridava : - Che volete ? Non lo fate per amore di vostro cognato ? Carcere , malattie e necessità si conosce l ' amistà . Lei non aveva suggezione di Ciolla e di tutti gli altri della sua risma . Una volta che Vito Orlando pretese di venire a fare una sbravazzata , colla pistola in tasca , per liquidare certi conti con don Gesualdo , essa lo inseguì giù per le scale buttandogli dietro una catinella d ' acqua sporca . Lo stesso canonico Lupi aveva dovuto mettersi la coda fra le gambe , e non era tornato a fare il generoso colla roba altrui , ora che Ciolla e i più facinorosi erano partiti a cercar fortuna in città , con bandiere e trombette . Il canonico , onde chetare gli altri , aveva preso il ripiego di sortire in processione , colla disciplina e la corona di spine ; e così gli altri si sfogavano in feste e quarant ' ore , mentre lui andava predicando la fratellanza e l ' amore del prossimo . - Però un baiocco non lo mette fuori ! - sbraitava comare Speranza . - E questo va bene . Ma se torna a fare il camorrista , qui da noi , lo ricevo come va ... tal quale Vito Orlando ! Intanto la casa di don Gesualdo era messa a sacco e ruba egualmente . Vino , olio , formaggio , pezze di tela anche , sparivano in un batter d ' occhio . Dalla Canziria e da Mangalavite giungevano fattori e mezzadri a reclamare contro i figliuoli di massaro Fortunato Burgio che comandavano a bacchetta , e saccheggiavano i poderi dello zio , quasi fosse già roba senza padrone . Lui , poveraccio , confinato in letto , si rodeva in silenzio ; non osava ribellarsi al cognato e alla sorella ; pensava ai suoi guai . Ci aveva un cane , lì nella pancia , che gli mangiava il fegato , il cane arrabbiato di San Vito martire , che lo martirizzava anche lui . Inutilmente Speranza , amorevole , cercava erbe e medicine , consultava Zanni e persone che avevano segreti per tutti i mali . Ciascuno portava un rimedio nuovo , dei decotti , degli unguenti , fino la reliquia e l ' immagine benedetta del santo , che don Luca volle provare colle sue mani . Non giovava nulla . L ' infermo badava a ripetere : - Non è niente ... un po ' di colica . Ho avuto dei dispiaceri . Domani mi alzerò ... Ma non ci credeva più neppur lui , e non si alzava mai . Era ridotto quasi uno scheletro , pelle e ossa ; soltanto il ventre era gonfio come un otre . Nel paese si sparse la voce che era spacciato : la mano di Dio che l ' agguantava e l ' affogava nelle ricchezze . Il signor genero scrisse da Palermo onde avere notizie precise . Parlava anche d ' affari da regolare , e di scadenze urgenti . Nella poscritta c ' erano due righe sconsolate d ' Isabella , la quale non si era ancora riavuta dal gran colpo che aveva ricevuto poco prima . Speranza , che era presente mentre il fratello s ' inteneriva sulla lettera , sputò fuori il veleno : - Ecco ! Ora vi guastate il sangue , per giunta ! Potreste andarvene all ' altro mondo ... solo e abbandonato , come uno che non ha nè possiede ! ... Chi vi siete trovato accanto nel bisogno , ditelo ? Vostra figlia vi manda soltanto belle parole ... Suo marito però va al sodo ! Don Gesualdo non rispose . Ma di nascosto , rivolto verso il muro , si mise a piangere cheto cheto . Sembrava diventato un bambino . Non si riconosceva più . Allorchè Diodata , sentendo ch ' era tanto malato , volle andare a visitarlo e a chiedergli perdono per la mancanza che gli avevano fatto i suoi ragazzi , la notte della sommossa , rimase di stucco al vederlo così disfatto , che puzzava di sepoltura , e gli occhi che a ogni faccia nuova diventavano lustri lustri . - Signor don Gesualdo ... son venuta a vedervi perché mi hanno detto che siete in questo stato ... Dovete perdonare ... a quegli screanzati che vi hanno offeso ... Ragazzi senza giudizio ... Si son lasciati prendere in mezzo , senza sapere quello che facessero ... Dovete perdonare per amor mio , signor don Gesualdo ! ... E si vedeva che parlava sincera , la poveretta , con quel viso , mandando giù , per nasconderle , le lagrime che a ogni parola le tornavano agli occhi , cercando di pigliargli la mano per baciargliela . Egli faceva un gesto vago , e scuoteva il capo , come a dire che non gliene importava , oramai . In quella sopravvenne Speranza , e fece una partaccia a quella sfacciata che veniva a tentarle il fratello in fin di vita , per cavargli qualcosa , per pelarlo sino all ' ultimo . Una sanguisuga . Ci s ' era ingrassata alle spalle di lui ! Non le bastava ? Ora calavano i corvi , all ' odor del carname . Il malato chiudeva gli occhi per sfuggire quel supplizio , e agitavasi nel letto come al sopraggiungere di un ' altra colica . Talché Diodata se ne andò senza poterlo salutare , a capo chino , stringendosi nella mantellina . Speranza tornò al fratello , tutta amorevole e sorridente . - Per assistervi adesso ci avete qui noi ... Non vi lasceremo solo , non temete , .. Tutto ciò che avete bisogno ... Comandate . Che ne fareste adesso di quella strega ? Vi mangerebbe anima e corpo . Neanche il viatico potreste ricevere , con quello scandalo in casa ! Lei lo assisteva meglio di una serva , e lo curava con amore , senza guardare a spesa né a fatiche . Vedendo che nulla giovava , arrivò a chiamare il figlio di Tavuso , il quale tornava fresco fresco da Napoli , laureato in medicina , - un ragazzotto che non aveva ancora peli al mento e si faceva pagare come un principe . - Però don Gesualdo gli disse il fatto suo , al vedergli metter mano alla penna per scrivere le solite imposture : - Don Margheritino , io vi ho visto nascere ! A me scrivete la ricetta ? Per chi mi pigliate , amico caro ! - Allora , - ribattè il dottorino infuriato , - allora fatevi curare dal maniscalco ! Perché mi avete fatto chiamare ? - Prese il cappello , e se ne andò . Ma siccome il malato soffriva tutti i tormenti dell ' inferno , nella lusinga che qualcheduno trovasse il rimedio che ci voleva , per non far parlare anche i vicini che li accusavano di avarizia , dovettero chinare il capo a codesto , chinare il capo a medici e medicamenti . Il figlio di Tavuso , Bomma quanti barbassori c ' erano in paese , tutti sfilarono dinanzi al letto di don Gesualdo . Arrivavano , guardavano , tastavano , scambiavano fra di loro certe parolacce turche che facevano accapponar la pelle , e lasciavano detto ciascuno la sua su di un pezzo di carta - degli sgorbi come sanguisughe . Don Gesualdo , sbigottito , non diceva nulla , cercava di cogliere le parole a volo ; guardava sospettoso le mani che scrivevano . Soltanto , per non buttare via il denaro malamente , prima di spedire la ricetta , prese a parte don Margheritino , e gli fece osservare che aveva un armadio pieno di vasetti e boccettine , comperati per la buon ' anima di sua moglie . - Non ho guardato a spesa , signor dottore . Li ho ancora lì , tali e quali . Se vi pare che possano giovare adesso ... Non gli davano retta neppur quando tornava a balbettare , spaventato da quelle facce serie : - Mi sento meglio . Domani mi alzo . Mandatemi in campagna che guarirò in ventiquattr ' ore . - Gli dicevano di sì , per contentarlo , come a un bambino . - Domani , doman l ' altro . - Ma lo tenevano lì , per smungerlo , per succhiargli il sangue , medici , parenti e speziali . Lo voltavano , lo rivoltavano , gli picchiavano sul ventre con due dita , gli facevano bere mille porcherie , lo ungevano di certa roba che gli apriva dei vescicanti sullo stomaco . C ' era di nuovo sul cassettone un arsenale di rimedi , come negli ultimi giorni di Bianca , buon ' anima . Egli borbottava , tentennando il capo . - Siamo già ai medicamenti che costano cari ! Vuol dire che non c ' è più rimedio . - Il denaro a fiumi , un va e vieni , una baraonda per la casa , tavola imbandita da mattina a sera . Burgio , che non c ' era avvezzo , correva a mostrare la lingua ai medici , come venivano pel cognato ; Santo non usciva più nemmeno per andare all ' osteria ; e i nipoti , quando tornavano dai poderi , si pigliavano pei capelli : liti e quistioni fra di loro che facevano a chi più arraffa , degli strepiti che arrivavano fin nella camera dell ' infermo , il quale tendeva l ' orecchio , smanioso di sapere quello che facevano della sua roba , e anche lui si metteva a strillare dal letto : - Lasciatemi andare a Mangalavite . Ci ho tutti i miei interessi alla malora . Qui mi mangio il fegato . Lasciatemi andare , se no crepo ! Ci aveva come una palla di piombo nello stomaco , che gli pesava , voleva uscir fuori , con un senso di pena continuo ; di tratto in tratto , si contraeva , s ' arroventava e martellava , e gli balzava alla gola , e lo faceva urlare come un dannato , e gli faceva mordere tutto ciò che capitava . Egli rimaneva sfinito , anelante , col terrore vago di un altro accesso negli occhi stralunati . Tutto ciò che ingoiava per forza , per aggrapparsi alla vita , i bocconi più rari , senza chiedere quel che costassero , gli si mutavano in veleno ; tornava a rigettarli come roba scomunicata , più nera dell ' inchiostro , amara , maledetta da Dio . E intanto i dolori e la gonfiezza crescevano : una pancia che le gambe non la reggevano più . Bomma , picchiandovi sopra , una volta disse : - Qui c ' è roba . - Che volete dire , vossignoria ? - balbettò don Gesualdo , balzando a sedere sul letto , coi sudori freddi addosso . Bomma lo guardò bene in faccia , accostò la seggiola , si voltò di qua e di là per vedere s ' erano soli . - Don Gesualdo , siete un uomo ... Non siete più un ragazzo , eh ? - Sissignore , - rispose lui con voce ferma , calmatosi a un tratto , col coraggio che aveva sempre avuto al bisogno . - Sissignore , parlate . - Bene , qui ci vuole un consulto . Non avete mica una spina di fico d ' India nel ventre ! E ' un affare serio , capite ! Non è cosa per la barba di don Margheritino o di qualcun altro ... sia detto senza offenderli , qui in confidenza . Chiamate i migliori medici forestieri , don Vincenzo Capra , il dottor Muscio di Caltagirone , chi volete ... Denari non ve ne mancano ... A quelle parole don Gesualdo montò in furia : - I denari ! ... Vi stanno a tutti sugli occhi i denari che ho guadagnato ! ... A che mi servono ... se non posso comprare neanche la salute ? ... Tanti bocconi amari m ' hanno dato ... sempre ! ... Ma però volle stare a sentire la conclusione del discorso di Bomma . Alle volte non si sa mai ... Lo lasciò finire , stando zitto , tenendosi il mento , pensando ai casi suoi . Infine volle sapere : - Il consulto ? Che mi fa il consulto ? Bomma perse le staffe : - Che vi fa ? Caspita ! Quello che vi può fare ... Almeno non si dirà che vi lasciate morire senza aiuto . Io parlo nel vostro interesse . Non me ne viene nulla in tasca ... Io fo lo speziale ... Non è affar mio ... Non me ne intendo . Vi ho curato per amicizia ... - Come l ' altro tentennava il capo , diffidente , col sorriso furbo sulle labbra smorte , il farmacista mise da banda ogni riguardo . - Morto siete , don minchione ! A voi dico ! Allora don Gesualdo volse un ' occhiata lenta e tenace in giro , si soffiò il naso , e si lasciò andar giù sul letto supino . Di lì a un po ' , guardando il soffitto , aggiunse con un sospiro : - Va bene . Facciamo il consulto . La notte non chiuse occhio . Tormentato da un ' ansietà nuova , con dei brividi che lo assalivano di tratto in tratto , dei sudori freddi , delle inquietudini che lo facevano rizzare all ' improvviso sul letto coi capelli irti , guardando intorno nelle tenebre , vedendo sempre la faccia minacciosa di Bomma , tastandosi , soffocando i dolori , cercando d ' illudersi . Parevagli di sentirsi meglio infatti . Voleva curarsi , giacché era un affar serio . Voleva guarire . Ripeteva le parole stesse dello speziale : denari ne aveva ; s ' era logorata la vita apposta ; non li aveva guadagnati per far la barba al signor genero ; perché se li godessero degli ingrati che lo lasciavano crepare lontano : Lontano dagli occhi , lontan dal cuore ! Il mondo è fatto così , che ciascuno tira l ' acqua al suo mulino . Il mulino suo , di lui , era di riacquistare la salute , coi suoi denari . C ' erano al mondo dei buoni medici che l ' avrebbero fatto guarire , pagandoli bene . Allora asciugavasi quel sudore d ' agonia , e cercava di dormire . Voleva che i medici forestieri che aspettava il giorno dopo gli trovassero miglior cera ; contava le ore ; gli pareva mill ' anni che fossero lì dinanzi al suo letto . La stessa luce dell ' alba gli faceva animo . Poi , allorché udì le campanelle della lettiga che portava il Muscio e don Vincenzo Capra si sentì slargare il cuore tanto fatto . Si tirò su svelto a sedere sul letto come uno che si senta proprio meglio . Salutò quella brava gente con un bel sorriso che doveva rassicurare anche loro , appena li vide entrare . Essi invece gli badarono appena . Erano tutti orecchi per don Margheritino che narrava la storia della malattia con gran prosopopea ; approvavano coi cenni del capo di tanto in tanto ; volgevano solo qualche occhiata distratta sull ' ammalato che andavasi scomponendo in volto , alla vista di quelle facce serie , al torcer dei musi , alla lunga cicalata del mediconzolo che sembrava recitasse l ' orazione funebre . Dopo che colui ebbe terminato di ciarlare s ' alzarono l ' uno dopo l ' altro , e tornarono a palpare e a interrogare il malato , scrollando il capo , con certo ammiccare sentenzioso , certe occhiate fra di loro che vi mozzavano il fiato addirittura . Ce n ' era uno specialmente , dei forestieri , che stava accigliato e pensieroso , e faceva a ogni momento uhm ! uhm ! senza aprir bocca . I parenti , la gente di casa , dei vicini anche , per curiosità , si affollavano all ' uscio , aspettando la sentenza , mentre i dottori confabulavano a bassa voce fra di loro in un canto . A un cenno dello speziale , Burgio e sua moglie andarono a sentire anch ' essi , in punta di piedi . - Parlate , signori miei ! - esclamò allora il pover ' uomo pallido come un morto . - Sono io il malato , infine ! Voglio sapere a che punto sono . Il Muscio abbozzò un sorriso che lo fece più brutto . E don Vincenzo Capra , in bel modo , cominciò a spiegare la diagnosi della malattia : Pylori cancer , il pyrosis dei greci . Non s ' avevano ancora indizii d ' ulcerazione ; l ' adesione stessa del tumore agli organi essenziali non era certa ; ma la degenerescenza dei tessuti accusavasi già per diversi sintomi patologici . Don Gesualdo , dopo avere ascoltato attentamente , riprese : - Tutto questo va benone . Però ditemi se potete guarirmi , vossignoria . Senza interesse ... pagandovi secondo il vostro merito ... Capra ammutolì da prima e si strinse nelle spalle . - Eh , eh ... guarire ... certo ... siamo qui per cercar di guarirvi ... - Il Muscio , più brutale , spifferò chiaro e tondo il solo rimedio che si potesse tentare : l ' estirpazione del tumore , un bel caso , un ' operazione chirurgica che avrebbe fatto onore a chiunque . Dimostrava il modo e la maniera , accalorandosi nella proposta , accompagnando la parola coi gesti , fiutando già il sangue cogli occhi accesi nel faccione che gli s ' imporporava tutto , quasi stesse per rimboccarsi le maniche e incominciare ; tanto che il paziente spalancava gli occhi e la bocca , e tiravasi indietro per istinto ; e le donne , atterrite , scapparono a gemere e a singhiozzare . - Madonna del Pericolo ! - cominciò a strillare Speranza . - Vogliono ammazzarmi il fratello ... squartarlo vivo come un maiale ! - Chetatevi ! - balbettò lui passandosi un lembo del lenzuolo sulla faccia che grondava goccioloni . Gli altri medici tacevano e approvavano più o meno la proposta del dottor Muscio per cortesia . Don Gesualdo , visto che nessuno fiatava , ripigliò a dire : - Chetatevi ! ... Si tratta della mia pelle ... devo dir la mia anch ' io ... Signori miei ... sono un uomo ... Non sono un ragazzo ... Se dite ch ' è necessaria ... questa operazione ... Se dite che è necessaria ... Sissignore ... si farà ... Però , lasciatemi dir la mia ... - E ' giusto . Parlate . - Ecco ... Una cosa sola .. Voglio sapere prima se mi garantite la pelle ... Siamo galantuomini ... Mi fido di voi ... Non è un negozio da farsi a occhi chiusi . Voglio vederci chiaro nel mio affare ... - Che discorsi son questi ! - interruppe il Muscio dimenandosi sulla seggiola . - Io fo il chirurgo , amico mio . Io fo il mio mestiere , e non m ' impiccio a far scommesse da ciarlatano ! Credete di trattare col Zanni , alla fiera ? - Allora non ne facciamo nulla , - rispose don Gesualdo . E gli voltò le spalle . - Andate là , Bomma , che m ' avete dato un bel consiglio ! Speranza , premurosa , vide giunta l ' ora di rivolgersi ai santi , e si diede le mani attorno a procurar reliquie e immagini benedette . Neri pensò che si doveva avvertire subito la figliuola e il genero del pericolo che correva don Gesualdo . Lui non dava più retta . Diceva che di santi e di reliquie ne aveva un fascio , lì nell ' armadio di Bianca , insieme alle altre medicine . Non voleva veder nessuno . Giacché era condannato , voleva morire in pace , senza operazioni chirurgiche , lontano dai guai , nella sua campagna . S ' attaccava alla vita mani e piedi , disperato . Ne aveva passate delle altre ; s ' era aiutato sempre da sé , nei mali passi . Coraggio ne aveva e aveva il cuoio duro anche . Mangiava e beveva ; si ostinava a star meglio ; si alzava dal letto due o tre ore al giorno ; si trascinava per le stanze , da un mobile all ' altro . Infine si fece portare a Mangalavite , col fiato ai denti , mastro Nardo da un lato e Masi dall ' altro che lo reggevano sul mulo - un viaggio che durò tre ore , e gli fece dire cento volte : - Buttatemi nel fosso , ch ' è meglio . Ma laggiù , dinanzi alla sua roba , si persuase che era finita davvero , che ogni speranza per lui era perduta , al vedere che di nulla gliene importava , oramai . La vigna metteva già le foglie , i seminati erano alti , gli ulivi in fiore , i sommacchi verdi , e su ogni cosa stendevasi una nebbia , una tristezza , un velo nero . La stessa casina , colle finestre chiuse , la terrazza dove Bianca e la figliuola solevano mettersi a lavorare , il viale deserto , fin la sua gente di campagna che temeva di seccarlo e se ne stava alla larga , lì nel cortile o sotto la tettoia , ogni cosa gli stringeva il cuore ; ogni cosa gli diceva : Che fai ? che vuoi ? La sua stessa roba , lì , i piccioni che roteavano a stormi sul suo capo , le oche e i tacchini che schiamazzavano dinanzi a lui ... Si udivano delle voci e delle cantilene di villani che lavoravano . Per la viottola di Licodia , in fondo , passava della gente a piedi e a cavallo . Il mondo andava ancora pel suo verso , mentre non c ' era più speranza per lui , roso dal baco al pari di una mela fradicia che deve cascare dal ramo , senza forza di muovere un passo sulla sua terra , senza voglia di mandar giù un uovo . Allora , disperato di dover morire , si mise a bastonare anatre e tacchini , a strappar gemme e sementi . Avrebbe voluto distruggere d ' un colpo tutto quel ben di Dio che aveva accumulato a poco a poco . Voleva che la sua roba se ne andasse con lui , disperata come lui . Mastro Nardo e il garzone dovettero portarlo di nuovo in paese , più morto che vivo . Di lì a qualche giorno arrivò il duca di Leyra , chiamato per espresso , e s ' impadronì del suocero e della casa , dicendo che voleva condurselo a Palermo e farlo curare dai migliori medici . Il poveretto , ch ' era ormai l ' ombra di sé stesso , lasciava fare ; riapriva anzi il cuore alla speranza ; intenerivasi alle premure del genero e della figliuola che l ' aspettava a braccia aperte . Gli pareva che gli tornassero già le forze . Non vedeva l ' ora d ' andarsene , quasi dovesse lasciare il suo male lì , in quella casa e in quei poderi che gli erano costati tanti sudori , e che gli pesavano invece adesso sulle spalle . Il genero intanto occupavasi col suo procuratore a mettere in sesto gli affari . Appena don Gesualdo fu in istato di poter viaggiare , lo misero in lettiga e partirono per la città . Era una giornata piovosa . Le case note , dei visi di conoscenti che si voltavano appena , sfilavano attraverso gli sportelli della lettiga . Speranza , e tutti i suoi , in collera dacché era venuto il duca a spadroneggiare , non si erano fatti più vedere . Ma Nardo aveva voluto accompagnare il padrone sino alle ultime case del paese . In via della Masera si udì gridare : - Fermate ! fermate ! - E apparve Diodata , ché voleva salutare don Gesualdo l ' ultima volta , lì , davanti il suo uscio . Però , giunta vicino a lui , non seppe trovare le parole , e rimaneva colle mani allo sportello , accennando col capo . - Ah , Diodata ... Sei venuta a darmi il buon viaggio ? ... - disse lui . Essa fece segno di sì , di sì , cercando di sorridere , e gli occhi le si riempirono di lagrime . - Povera Diodata ! Tu sola ti rammenti del tuo padrone ... Affacciò il capo allo sportello , cercando forse degli altri , ma siccome pioveva lo tirò indietro subito . - Guarda che fai ! ... sotto la pioggia ... a capo scoperto ! ... E ' il tuo vizio antico ! Ti rammenti , eh , ti rammenti ? - Sissignore , - rispose lei semplicemente , e continuava ad accompagnare le parole coi cenni del capo . - Sissignore , fate buon viaggio , vossignoria . Si staccò pian piano dalla lettiga , quasi a malincuore , e tornò a casa , fermandosi sull ' uscio , umile e triste . Don Gesualdo s ' accorse allora di mastro Nardo che l ' aveva seguìto sin lì , e mise mano alla tasca per regalargli qualche baiocco . - Scusate , mastro Nardo ... non ne ho ... sarà per un ' altra volta , se torniamo a vederci , eh ? ... se torniamo a vederci ... - E si buttò all ' indietro , col cuore gonfio di tutte quelle cose che si lasciava dietro le spalle , la viottola fangosa per cui era passato tante volte , il campanile perduto nella nebbia , i fichi d ' India rigati dalla pioggia che sfilavano di qua e di là della lettiga . V Parve a don Gesualdo d ' entrare in un altro mondo , allorché fu in casa della figliuola . Era un palazzone così vasto che ci si smarriva dentro . Da per tutto cortinaggi e tappeti che non si sapeva dove mettere i piedi - sin dallo scalone di marmo - e il portiere , un pezzo grosso addirittura , con tanto di barba e di soprabitone , vi squadrava dall ' alto al basso , accigliato , se per disgrazia avevate una faccia che non lo persuadesse , e vi gridava dietro dal suo gabbione : - C ' è lo stoino per pulirsi le scarpe ! - Un esercito di mangiapane , staffieri e camerieri , che sbadigliavano a bocca chiusa , camminavano in punta di piedi , e vi servivano senza dire una parola o fare un passo di più , con tanta degnazione da farvene passar la voglia . Ogni cosa regolata a suon di campanello , con un cerimoniale di messa cantata - per avere un bicchier d ' acqua , o per entrare nelle stanze della figliuola . Lo stesso duca , all ' ora di pranzo , si vestiva come se andasse a nozze . Il povero don Gesualdo , nei primi giorni , s ' era fatto animo per contentare la figliuola , e s ' era messo in gala anche lui per venire a tavola , legato e impastoiato , con un ronzìo nelle orecchie , le mani esitanti , l ' occhio inquieto , le fauci strette da tutto quell ' apparato , dal cameriere che gli contava i bocconi dietro le spalle , e di cui ogni momento vedevasi il guanto di cotone allungarsi a tradimento e togliervi la roba dinanzi . L ' intimidiva pure la cravatta bianca del genero , le credenze alte e scintillanti come altari , e la tovaglia finissima , che s ' aveva sempre paura di lasciarvi cadere qualche cosa . Tanto che macchinava di prendere a quattr ' occhi la figliuola , e dirle il fatto suo . Il duca , per fortuna , lo tolse d ' impiccio , dicendo ad Isabella , dopo il caffè , col sigaro in bocca e il capo appoggiato alla spalliera del seggiolone : - Mia cara , d ' oggi innanzi credo che sarebbe meglio far servire papà nelle sue stanze . Avrà le sue ore , le sue abitudini ... Poi , col regime speciale che richiede il suo stato di salute ... - Certo , certo , - balbettò don Gesualdo . - Stavo per dirvelo ... Sarei più contento anch ' io ... Non voglio essere d ' incomodo ... - No . Non dico per questo . Voi ci fate a ogni modo piacere , caro mio . Egli si mostrava proprio un buon figliuolo col suocero . Gli riempiva il bicchierino ; lo incoraggiava a fumare un sigaro ; lo assicurava infine che gli trovava miglior cera , da che era arrivato a Palermo , e il cambiamento d ' aria e una buona cura l ' avrebbero guarito del tutto . Poi gli toccò anche il tasto degli interessi . Mostravasi giudizioso ; cercava il modo e la maniera d ' avere il piacere di tenersi il suocero in casa un pezzo , senza timore che gli affari di lui andassero a rotta di collo ... Una procura generale ... una specie d ' alter ego ... Don Gesualdo si sentì morire il sorriso in bocca . Non c ' era che fare . Il genero , nel viso , nelle parole , sin nel tono della voce , anche quando voleva fare l ' amabile e pigliarvi bel bello , aveva qualcosa che vi respingeva indietro , e vi faceva cascar le braccia , uno che avesse voluto buttargliele al collo , proprio come a un figlio , e dirgli : - Te ' ! per la buona parola , adesso ! Pazienza il resto ! Fai quello che vuoi ! Talché don Gesualdo scendeva raramente dalla figliuola . Ci si sentiva a disagio col signor genero ; temeva sempre che ripigliasse l ' antifona dell ' alter ego . Gli mancava l ' aria , lì fra tutti quei ninnoli . Gli toccava chiedere quasi licenza al servitore che faceva la guardia in anticamera per poter vedere la sua figliuola , e scapparsene appena giungeva qualche visita . L ' avevano collocato in un quartierino al pian di sopra , poche stanze che chiamavano la foresteria , dove Isabella andava a vederlo ogni mattina , in veste da camera , spesso senza neppure mettersi a sedere , amorevole e premurosa , è vero , ma in certo modo che al pover ' uomo sembrava d ' essere davvero un forestiero . Essa alcune volte era pallida così che pareva non avesse chiuso occhio neppur lei . Aveva una certa ruga fra le ciglia , qualcosa negli occhi , che a lui , vecchio e pratico del mondo , non andavan punto a genio . Avrebbe voluto pigliarsi anche lei fra le braccia , stretta stretta , e chiederle piano in un orecchio : - Cos ' hai ? ... dimmelo ! ... Confidati a me che dei guai ne ho passati tanti , e non posso tradirti ! ... Ma anch ' essa ritirava le corna come fa la lumaca . Stava chiusa , parlava di rado anche della mamma , quasi il chiodo le fosse rimasto lì , fisso ... accusando lo stomaco peloso dei Trao , che vi chiudevano il rancore e la diffidenza , implacabili ! Perciò lui doveva ricacciare indietro le parole buone e anche le lagrime , che gli si gonfiavano grosse grosse dentro , e tenersi per sé i propri guai . Passava i giorni malinconici dietro l ' invetriata , a veder strigliare i cavalli e lavare le carrozze , nella corte vasta quanto una piazza . Degli stallieri , in manica di camicia e coi piedi nudi negli zoccoli , cantavano , vociavano , barattavano delle chiacchiere e degli strambotti coi domestici , i quali perdevano il tempo alle finestre , col grembialone sino al collo , o in panciotto rosso , strascicando svogliatamente uno strofinaccio fra le mani ruvide , con le barzellette sguaiate , dei musi beffardi di mascalzoni ben rasi e ben pettinati che sembravano togliersi allora una maschera . I cocchieri poi , degli altri pezzi grossi , stavano a guardare , col sigaro in bocca e le mani nelle tasche delle giacchette attillate , discorrendo di tanto in tanto col guardaportone che veniva dal suo casotto a fare una fumatina , accennando con dei segni e dei versacci alle cameriere che si vedevano passare dietro le invetriate dei balconi , oppure facevano capolino provocanti , sfacciate , a buttar giù delle parolacce e delle risate di male femmine con certi visi da Madonna . Don Gesualdo pensava intanto quanti bei denari dovevano scorrere per quelle mani ; tutta quella gente che mangiava e beveva alle spalle di sua figlia , sulla dote che egli le aveva dato , su l ' Alìa e su Donninga , le belle terre che aveva covato cogli occhi tanto tempo , sera e mattina , e misurato col desiderio , e sognato la notte , e acquistato palmo a palmo , giorno per giorno , togliendosi il pane di bocca : le povere terre nude che bisognava arare e seminare ; i mulini , le case , i magazzini che aveva fabbricato con tanti stenti , con tanti sacrifici , un sasso dopo l ' altro . La Canziria , Mangalavite , la casa , tutto , tutto sarebbe passato per quelle mani . Chi avrebbe potuto difendere la sua roba dopo la sua morte , ahimè , povera roba ! Chi sapeva quel che era costata ? Il signor duca , lui , quando usciva di casa , a testa alta , col sigaro in bocca e il pomo del bastoncino nella tasca del pastrano , fermavasi appena a dare un ' occhiata ai suoi cavalli , ossequiato come il Santissimo Sagramento , le finestre si chiudevano in fretta , ciascuno correva al suo posto , tutti a capo scoperto , il guardaportone col berretto gallonato in mano , ritto dinanzi alla sua vetrina , gli stallieri immobili accanto alla groppa delle loro bestie , colla striglia appoggiata all ' anca , il cocchiere maggiore , un signorone , piegato in due a passare la rivista e prendere gli ordini : una commedia che durava cinque minuti . Dopo , appena lui voltava le spalle , ricominciava il chiasso e la baraonda , dalle finestre , dalle arcate del portico che metteva alle scuderie , dalla cucina che fumava e fiammeggiava sotto il tetto , piena di sguatteri vestiti di bianco , quasi il palazzo fosse abbandonato in mano a un ' orda famelica , pagata apposta per scialarsela sino al tocco della campana che annunziava qualche visita - un ' altra solennità anche quella . - La duchessa certi giorni si metteva in pompa magna ad aspettare le visite come un ' anima di purgatorio . Arrivava di tanto in tanto una carrozza fiammante ; passava come un lampo dinanzi al portinaio , che aveva appena il tempo di cacciare la pipa nella falda del soprabito e di appendersi alla campana ; delle dame e degli staffieri in gala sguisciavano frettolosi sotto l ' alto vestibolo , e dopo dieci minuti tornavano ad uscire per correre altrove a rompicollo ; proprio della gente che sembrava presa a giornata per questo . Lui invece passava il tempo a contare le tegole dirimpetto , a calcolare , con l ' amore e la sollecitudine del suo antico mestiere , quel che erano costate le finestre scolpite , i pilastri massicci , gli scalini di marmo , quei mobili sontuosi , quelle stoffe , quella gente , quei cavalli che mangiavano , e inghiottivano il denaro come la terra inghiottiva la semente , come beveva l ' acqua , senza renderlo però , senza dar frutto , sempre più affamati , sempre più divoranti , simili a quel male che gli consumava le viscere . Quante cose si sarebbero potute fare con quel denaro ! Quanti buoni colpi di zappa , quanto sudore di villani si sarebbero pagati ! Delle fattorie , dei villaggi interi da fabbricare ... delle terre da seminare , a perdita di vista ... E un esercito di mietitori a giugno , del grano da raccogliere a montagne , del denaro a fiumi da intascare ! ... Allora gli si gonfiava il cuore al vedere i passeri che schiamazzavano su quelle tegole , il sole che moriva sul cornicione senza scendere mai giù sino alle finestre . Pensava alle strade polverose , ai bei campi dorati e verdi , al cinguettìo lungo le siepi , alle belle mattinate che facevano fumare i solchi ! ... Oramai ! ... oramai ! ... Adesso era chiuso fra quattro mura , col brusìo incessante della città negli orecchi , lo scampanìo di tante chiese che gli martellava sul capo , consumato lentamente dalla febbre , roso dai dolori che gli facevano mordere il guanciale , a volte , per non seccare il domestico che sbadigliava nella stanza accanto . Nei primi giorni , il cambiamento , l ' aria nuova , forse anche qualche medicina indovinata , per sbaglio , avevano fatto il miracolo , gli avevano fatto credere di potersi guarire . Dopo era ricaduto peggio di prima . Neppure i migliori medici di Palermo avevano saputo trovar rimedio a quella malattia scomunicata ! tal quale come i medici ignoranti del suo paese , e costavano di più , per giunta ! Venivano l ' uno dopo l ' altro , dei dottoroni che tenevano carrozza , e si facevano pagare anche il servitore che lasciavano in anticamera . L ' osservavano , lo tastavano , lo interrogavano quasi avessero da fare con un ragazzo o un contadino . Lo mostravano agli apprendisti come il zanni fa vedere alla fiera il gallo con le corna , oppure la pecora con due code , facendo la spiegazione con parole misteriose . Rispondevano appena , a fior di labbra , se il povero diavolo si faceva lecito di voler sapere che malattia covava in corpo , quasi egli non avesse che vederci , colla sua pelle ! Gli avevano fatto comperare anch ' essi un ' intera farmacia : dei rimedi che si contavano a gocce , come l ' oro , degli unguenti che si spalmavano con un pennello e aprivano delle piaghe vive , dei veleni che davano delle coliche più forti e mettevano come del rame nella bocca , dei bagni e dei sudoriferi che lo lasciavano sfinito , senza forza di muovere il capo , vedendo già l ' ombra della morte da per tutto . - Signori miei , a che giuoco giuochiamo ? - voleva dire . - Allora , se è sempre la stessa musica , me ne torno al mio paese ... Almeno laggiù lo rispettavano pei suoi denari , e lo lasciavano sfogare , se pretendeva di sapere come li spendeva per la sua salute . Mentre qui gli pareva d ' essere all ' ospedale , curato per carità . Doveva stare in suggezione anche del genero che veniva ad accompagnare i pezzi grossi chiamati a consulto . Parlavano sottovoce fra di loro , voltandogli le spalle , senza curarsi di lui che aspettava a bocca aperta una parola di vita o di morte . Oppure gli facevano l ' elemosina di una risposta che non diceva niente , di un sorrisetto che significava addirittura - Arrivederci in Paradiso , buon uomo ! - C ' erano persino di quelli che gli voltavano le spalle , come si tenessero offesi . Egli indovinava che doveva essere qualche cosa di grave , al viso stesso che facevano i medici , alle alzate di spalle scoraggianti , alle lunghe fermate col genero , e al borbottìo che durava un pezzo fra di loro in anticamera . Infine non si tenne più . Un giorno che quei signori tornavano a ripetere la stessa pantomima , ne afferrò uno per la falda , prima d ' andarsene . - Signor dottore , parlate con me ! Sono io il malato , infine ! Non sono un ragazzo . Voglio sapere di che si tratta , giacché si giuoca sulla mia pelle ! Colui invece cominciò a fare una scenata col duca , quasi gli si fosse mancato di rispetto in casa sua . Ci volle del bello e del buono per calmarlo , e perché non piantasse lì malato e malattia una volta per sempre . Don Gesualdo udì che gli dicevano sottovoce : - Compatitelo ... Non conosce gli usi ... E ' un uomo primitivo ... nello stato di natura ... - Sicché il poveraccio dovette mandar giù tutto , e rivolgersi alla figliuola , per sapere qualche cosa . - Che hanno detto i medici ? Dimmi la verità ? ... E ' una malattia grave , di ' ? ... E come le vide gonfiare negli occhi le lagrime , malgrado che tentasse di cacciarle indietro , infuriò . Non voleva morire . Si sentiva un ' energia disperata d ' alzarsi e andarsene via da quella casa maledetta . - Non dico per te ... Hai fatto di tutto ... Non mi manca nulla ... Ma io non ci sono avvezzo , vedi ... Mi par di soffocare qui dentro ... Neppur lei non ci stava bene in quella casa . Il cuore glielo diceva , al povero padre . Sembrava che fossero in perfetto accordo , marito e moglie ; discorrevano cortesemente fra di loro , dinanzi ai domestici ; il duca passava quasi sempre una mezz ' oretta nel salottino della moglie dopo pranzo ; andava a darle il buon giorno ogni mattina , prima della colazione ; per i Morti , a Natale , per la festa di Santa Rosalia , e nella ricorrenza del suo onomastico o dell ' anniversario del loro matrimonio , le regalava dei gioielli , ch ' essa aveva fatto ammirare al babbo , in prova del bene che le voleva il marito . - Ah , ah ... capisco ... dev ' essere costata una bella somma ! ... però non sei contenta ... si vede benissimo che non sei contenta .... Leggeva in fondo agli occhi di lei un altro segreto , un ' altra ansietà mortale , che non la lasciava neppure quand ' era vicino a lui , che le dava dei sussulti , allorché udiva un passo all ' improvviso , o suonava ad ora insolita la campana che annunziava il duca ; e dei pallori mortali , certi sguardi rapidi in cui gli pareva di scorgere un rimprovero . Alcune volte l ' aveva vista giungere correndo , pallida , tremante come una foglia , balbettando delle scuse . Una notte , tardi , mentre era in letto coi suoi guai , aveva udito un ' agitazione insolita nel piano di sotto , degli usci che sbattevano , la voce della cameriera che strillava , quasi chiamasse aiuto , una voce che lo fece rizzare spaventato sul letto . Ma sua figlia il giorno dopo non gli volle dir nulla ; sembrava anzi che le sue domande l ' infastidissero . Misuravano fino le parole e i sospiri in quella casa , ciascuno chiudendosi in corpo i propri guai , il duca col sorriso freddo , Isabella con la buona grazia che le aveva fatto insegnare in collegio . Le tende e i tappeti soffocavano ogni cosa . Però , quando se li vedeva dinanzi a lui , marito e moglie , così tranquilli , che nessuno avrebbe sospettato quel che covava sotto , si sentiva freddo nella schiena . Del resto , che poteva farci ? Ne aveva abbastanza dei suoi guai . Il peggio di tutti stava lui che aveva la morte sul collo . Quand ' egli avrebbe chiuso gli occhi tutti gli altri si sarebbero data pace , come egli stesso s ' era data pace dopo la morte di suo padre e di sua moglie . Ciascuno tira l ' acqua al suo mulino . Ne aveva data tanta dell ' acqua per far macinare gli altri ! Speranza , Diodata , tutti gli altri ... un vero fiume . Anche lì , in quel palazzo di cuccagna , era tutto opera sua ; e intanto non trovava riposo fra i lenzuoli di tela fine , sui guanciali di piume ; soffocava fra i cortinaggi e le belle stoffe di seta che gli toglievano il sole . I denari che spendeva per far andare la baracca , i rumori della corte , il cameriere che gli tenevano dietro l ' uscio a contargli i sospiri , insino al cuoco che gli preparava certe brode insipide che non riusciva a mandar giù , ogni cosa l ' attossicava ; non digeriva più neanche i bocconi prelibati , erano tanti chiodi nelle sue carni . - Mi lasciano morir di fame , capisci ! - lagnavasi colla figliuola , alle volte , cogli occhi accesi dalla disperazione . - Non è per risparmiare ... Sarà della roba buona ... Ma il mio stomaco non c ' è avvezzo ... Rimandatemi a casa mia . Voglio chiuder gli occhi dove son nato ! L ' idea della morte ora non lo lasciava più ; si tradiva nelle domande insidiose , nelle occhiate piene di sospetto , anche nella preoccupazione affannosa di dissimularla in vari modi . Adesso non aveva più suggezione di nessuno , e afferrava chi gli capitava per domandare : - Voglio sapere la verità , signori cari ... Per regolare le mie cose ... i miei interessi ... - E se cercavano di rassicurarlo , dicendogli che non c ' era nulla di grave ... di serio ... pel momento ... egli tornava ad insistere , ad appuntare gli occhi , furbo , per scavar terreno : - E ' che ho tanto da fare laggiù , al mio paese , signori miei ... capite ! ... Non posso mica darmi bel tempo , io ! ... Bisogna che pensi a tutto , se no c ' è la rovina ! ... Poi spiegava di dove gli era venuto quel male : - Sono stati i dispiaceri ! ... i bocconi amari ! ... ne ho avuti tanti ! Vedete , me n ' è rimasto il lievito qui dentro ! ... - Era tornato diffidente . Temeva che non vedessero l ' ora di levarselo di torno , per risparmiar la spesa e impadronirsi del fatto suo . Cercava di rassicurar tutti quanti , col sorriso affabile : - Non guardate a spesa ... Posso pagare ... Mio genero lo sa ... Tutto ciò che occorre ... Non saranno denari persi ... Se campo , ne guadagno ancora tanti dei denari ... - Cogli occhi lucenti , cercava d ' ingraziarsi la sua figliuola stessa . Sapeva che la roba , ahimè , mette l ' inferno anche fra padri e figli . La pigliava in parola . Balbettava , accarezzandola come quand ' era bambina , spiandola di sottecchi intanto , col cuore alla gola : - Qui cosa mi manca ? Ho tutto per guarire ... Tutto quello che ci vorrà spenderemo , non è vero ? Ma il male lo vinceva e gli toglieva ogni illusione . In quei momenti di scoraggiamento il pover ' uomo pensava a voce alta : - A che mi serve ? ... a che giova tutto ciò ? ... Neppure a tua madre è giovato ! Un giorno venne a fargli visita l ' amministratore del duca , officioso , tutto gentilezze come il suo padrone quando apparecchiavasi a dare la botta . S ' informò della salute ; gli fece le condoglianze per la malattia che tirava in lungo . Capiva bene , lui , un uomo d ' affari come don Gesualdo ... che dissesto ... quanti danni ... le conseguenze ... un ' azienda così vasta ... senza nessuno che potesse occuparsene sul serio ... Infine offrì d ' incaricarsene lui ... per l ' interesse che portava alla casa ... alla signora duchessa ... Del signor duca era buon servo da tanti anni ... Sicché prendeva a cuore anche gli interessi di don Gesualdo . Proponeva d ' alleggerirlo d ' ogni carico ... finché si sarebbe guarito ... se credeva ... investendolo per procura ... A misura che colui sputava fuori il veleno , don Gesualdo andava scomponendosi in viso . Non fiatava , stava ad ascoltarlo , cogli occhi bene aperti , e intanto ruminava come trarsi d ' impiccio . A un tratto si mise a urlare e ad agitarsi quasi fosse colto di nuovo dalla colica , quasi fosse giunta l ' ultima sua ora , e non udisse e non potesse più parlare . Balbettò solo , smaniando : - Chiamatemi mia figlia ! Voglio veder mia figlia ! Ma appena accorse lei , spaventata egli non aggiunse altro . Si chiuse in sè stesso a pensare come uscire dal malo passo , torvo , diffidente , voltandosi in là per non lasciarsi scappare qualche occhiata che lo tradisse . Soltanto ne piantò una lunga lunga addosso a quel galantuomo che se ne andava rimminchionito . Infine , a poco a poco , finse di calmarsi . Bisognava giuocar d ' astuzia per uscire da quelle grinfie . Cominciò a far segno di sì e di sì col capo , fissando gli occhi amorevoli in volto alla figliuola allibbita , col sorriso paterno , il fare bonario ; - Sì ... voglio darvi in mano tutto il fatto mio ... per alleggerirmi il carico ... Mi farete piacere anzi ... nello stato in cui sono ... Voglio spogliarmi di tutto ... Già ho poco da vivere ... Rimandatemi a casa mia per fare la procura ... la donazione ... tutto ciò che vorrete ... Lì conosco il notaro ... so dove metter le mani ... Ma prima rimandatemi a casa mia ... Tutto quello che vorrete , poi ! ... - Ah , babbo , babbo ! - esclamò Isabella colle lagrime agli occhi . Ma egli sentivasi morire di giorno in giorno . Non poteva più muoversi . Sembravagli che gli mancassero le forze d ' alzarsi dal letto e andarsene via perché gli toglievano il denaro , il sangue delle vene , per tenerlo sottomano , prigioniero . Sbuffava , smaniava , urlava di dolore e di collera . E poi ricadeva sfinito , minaccioso , colla schiuma alla bocca , sospettando di tutto , spiando prima le mani del cameriere se beveva un bicchiere d ' acqua , guardando ciascuno negli occhi per scoprire la verità , per leggervi la sua sentenza , costretto a ricorrere agli artifizii per sapere qualcosa di quel che gli premeva . - Chiamatemi quell ' uomo dell ' altra volta ... Portatemi le carte da firmare ... E ' giusto , ci ho pensato su . Bisogna incaricare qualcuno dei miei interessi , finchè guarisco ... Ma adesso coloro non avevano fretta ; gli promettevano sempre , dall ' oggi al domani . Lo stesso duca si strinse nelle spalle : come a dire che non serviva più . Un terrore più grande , più vicino , della morte lo colse a quell ' indifferenza . Insisteva , voleva disporre della sua roba , come per attaccarsi alla vita , per far atto d ' energia e di volontà . Voleva far testamento , per dimostrare a sè stesso ch ' era tuttora il padrone . Il duca finalmente , per chetarlo , gli disse che non occorreva , poiché non c ' erano altri eredi ... Isabella era figlia unica ... - Ah ? ... - rispose lui . - Non occorre ... è figlia unica ? ... E tornò a ricoricarsi , lugubre . Avrebbe voluto rispondergli che ce n ' erano ancora , degli eredi nati prima di lei , sangue suo stesso . Gli nascevano dei rimorsi , colla bile . Faceva dei brutti sogni , delle brutte facce pallide e irose gli apparivano la notte ; delle voci , degli scossoni lo facevano svegliare di soprassalto , in un mare di sudore , col cuore che martellava forte . Tanti pensieri gli venivano adesso , tanti ricordi , tante persone gli sfilavano dinanzi : Bianca , Diodata , degli altri ancora : quelli non l ' avrebbero lasciato morire senza aiuto ! Volle un altro consulto , i migliori medici . Ci dovevano essere dei medici pel suo male , a saperli trovare , a pagarli bene . Il denaro l ' aveva guadagnato apposta , lui ! Al suo paese gli avevano fatto credere che rassegnandosi a lasciarsi aprire il ventre ... Ebbene , sì , sì ! Aspettava il consulto , il giorno fissato , sin dalla mattina , raso e pettinato , seduto nel letto , colla faccia color di terra , ma fermo e risoluto . Ora voleva vederci chiaro nei fatti suoi . - Parlate liberamente , signori miei . Tutto ciò che si deve fare si farà ! Gli batteva un po ' il cuore . Sentiva un formicolìo come di spasimo anticipato tra i capelli . Ma era pronto a tutto ; quasi scoprivasi il ventre , perchè si servissero pure . Se un albero ha la cancrena addosso , cos ' è infine ? Si taglia il ramo ! Adesso invece i medici non volevano neppure operarlo . Avevano degli scrupoli , dei ma e dei se . Si guardavano fra di loro e biasciavano mezze parole . Uno temeva la responsabilità ; un altro osservò che non era più il caso ... oramai ... Il più vecchio , una faccia di malaugurio che vi faceva morire prima del tempo , com ' è vero Dio , s ' era messo già a confortare la famiglia , dicendo che sarebbe stato inutile anche prima , con un male di quella sorta ... - Ah ... - rispose don Gesualdo , fattosi rauco a un tratto . - Ah ... Ho inteso ... E si lasciò scivolare pian piano giù disteso nel letto , trafelato . Non aggiunse altro , per allora . Stette zitto a lasciarli finire di discorrere . Soltanto voleva sapere s ' era venuto il momento di pensare ai casi suoi . Non c ' era più da scherzare adesso ! Aveva tanti interessi gravi da lasciare sistemati ... - Taci ! taci ! - borbottò rivolto alla figliuola che gli piangeva allato . Colla faccia cadaverica , cogli occhi simili a due chiodi in fondo alle orbite livide , aspettava la risposta che gli dovevano , infine . Non c ' era da scherzare ! - No , no ... C ' è tempo . Simili malattie durano anni e anni ... Però ... certo ... premunirsi ... sistemare gli affari a tempo ... non sarebbe male ... - Ho inteso , - ripetè don Gesualdo col naso fra le coperte . - Vi ringrazio , signori miei . Un nuvolo gli calò sulla faccia e vi rimase . Una specie di rancore , qualcosa che gli faceva tremare le mani e la voce , e trapelava dagli occhi socchiusi . Fece segno al genero di fermarsi ; lo chiamò dinanzi al letto , a quattr ' occhi , da solo a solo . - Finalmente ... questo notaro ... verrà , sì o no ? Devo far testamento ... Ho degli scrupoli di coscienza ... Sissignore ! ... Sono il padrone , sì o no ? ... Ah ... ah ... stai ad ascoltare anche tu ? ... Isabella andò a buttarsi ginocchioni ai piedi del letto , col viso fra le materasse , singhiozzando e disperandosi . Il genero lo chetava dall ' altra parte . - Ma sì , ma sì , quando vorrete , come vorrete . Non c ' è bisogno di far delle scene ... Ecco in che stato avete messo la vostra figliuola ! ... - Va bene ! - seguitò a borbottare lui . - Va bene ! Ho capito ! E volse le spalle , tal quale suo padre , buon ' anima . Appena fu solo cominciò a muggire come un bue , col naso al muro . Ma poi se veniva gente , stava zitto . Covava dentro di sé il male e l ' amarezza . Lasciava passare i giorni . Pensava ad allungarseli piuttosto , a guadagnare almeno quelli , uno dopo l ' altro , così come venivano , pazienza ! Finché c ' è fiato c ' è vita . A misura che il fiato gli andava mancando , a poco a poco , acconciavasi pure ai suoi guai ; ci faceva il callo . Lui aveva le spalle grosse , e avrebbe tirato in lungo , mercé la sua pelle dura . Alle volte provava anche una certa soddisfazione , fra sé e sé , sotto il lenzuolo , pensando al viso che avrebbero fatto il signor duca e tutti quanti , al vedere che lui aveva la pelle dura . Era arrivato ad affezionarsi ai suoi malanni , li ascoltava , li accarezzava , voleva sentirseli lì , con lui , per tirare innanzi . I parenti ci avevano fatto il callo anch ' essi ; avevano saputo che quella malattia durava anni ed anni , e s ' erano acchetati . Così va il mondo , pur troppo , che passato il primo bollore , ciascuno tira innanzi per la sua via e bada agli affari propri . Non si lamentava neppure ; non diceva nulla , da villano malizioso , per non sprecare il fiato , per non lasciarsi sfuggire quel che non voleva dire ; solamente gli scappavano di tanto in tanto delle occhiate che significavano assai , al veder la figliuola che gli veniva dinanzi con quella faccia desolata , e poi teneva il sacco al marito , e lo incarcerava lì , sotto i suoi occhi , col pretesto dell ' affezione , per covarselo , pel timore che non gli giuocasse qualche tiro nel testamento . Indovinava che teneva degli altri guai nascosti , lei , e alle volte aveva la testa altrove , mentre suo padre stava colla morte sul capo . Si rodeva dentro , a misura che peggiorava ; il sangue era diventato tutto un veleno ; ostinavasi sempre più , taciturno , implacabile , col viso al muro , rispondendo solo coi grugniti , come una bestia . Finalmente si persuase ch ' era giunta l ' ora , e s ' apparecchiò a morire da buon cristiano . Isabella era venuta subito a tenergli compagnia . Egli fece forza coi gomiti , e si rizzò a sedere sul letto . - Senti , - le disse , - ascolta ... Era turbato in viso , ma parlava calmo . Teneva gli occhi fissi sulla figliuola , e accennava col capo . Essa gli prese la mano e scoppiò a singhiozzare . - Taci , - riprese , - finiscila . Se cominciamo così non si fa nulla . Ansimava perchè aveva il fiato corto , ed anche per l ' emozione . Guardava intorno , sospettoso , e seguitava ad accennare del capo , in silenzio , col respiro affannato . Ella pure volse verso l ' uscio gli occhi pieni di lagrime . Don Gesualdo alzò la mano scarna , e trinciò una croce in aria , per significare ch ' era finita , e perdonava a tutti , prima d ' andarsene . - Senti ... Ho da parlarti ... intanto che siamo soli ... Ella gli si buttò addosso , disperata , piangendo , singhiozzando di no , di no , colle mani erranti che l ' accarezzavano . L ' accarezzò anche lui sui capelli , lentamente , senza dire una parola . Di lì a un po ' riprese : - Ti dico di sì . Non sono un ragazzo ... Non perdiamo tempo inutilmente . - Poi gli venne una tenerezza . - Ti dispiace , eh ? ... ti dispiace a te pure ? ... La voce gli si era intenerita anch ' essa , gli occhi , tristi , s ' erano fatti più dolci , e qualcosa gli tremava sulle labbra . - Ti ho voluto bene ... anch ' io ... quanto ho potuto ... come ho potuto ... Quando uno fa quello che può ... Allora l ' attirò a sé lentamente , quasi esitando , guardandola fissa per vedere se voleva lei pure , e l ' abbracciò stretta stretta , posando la guancia ispida su quei bei capelli fini . - Non ti fo male , di ' ? ... come quand ' eri bambina ? ... Gli vennero insieme delle altre cose sulle labbra , delle ondate di amarezza e di passione , quei sospetti odiosi che dei bricconi , nelle questioni d ' interessi , avevano cercato di mettergli in capo . Si passò la mano sulla fronte , per ricacciarli indietro , e cambiò discorso . - Parliamo dei nostri affari . Non ci perdiamo in chiacchiere , adesso ... Essa non voleva , smaniava per la stanza , si cacciava le mani nei capelli , diceva che gli lacerava il cuore , che gli pareva un malaugurio , quasi suo padre stesse per chiudere gli occhi . - Ma no , parliamone ! - insisteva lui . - Sono discorsi serii . Non ho tempo da perdere adesso . - Il viso gli si andava oscurando , il rancore antico gli corruscava negli occhi . - Allora vuol dire che non te ne importa nulla ... come a tuo marito ... Vedendola poi rassegnata ad ascoltare , seduta a capo chino accanto al letto , cominciò a sfogarsi dei tanti crepacuori che gli avevano dati , lei e suo marito , con tutti quei debiti ... Le raccomandava la sua roba , di proteggerla , di difenderla : - Piuttosto farti tagliare la mano , vedi ! ... quando tuo marito torna a proporti di firmare delle carte ! ... Lui non sa cosa vuol dire ! - Spiegava quel che gli erano costati , quei poderi , l ' Alìa , la Canziria , li passava tutti in rassegna amorosamente ; rammentava come erano venuti a lui , uno dopo l ' altro , a poco a poco , le terre seminative , i pascoli , le vigne ; li descriveva minutamente , zolla per zolla , colle qualità buone o cattive . Gli tremava la voce , gli tremavano le mani , gli si accendeva tuttora il sangue in viso , gli spuntavano le lagrime agli occhi : - Mangalavite , sai ... la conosci anche tu ... ci sei stata con tua madre ... Quaranta salme di terreni , tutti alberati ! ... ti rammenti ... i belli aranci ? ... anche tua madre , poveretta , ci si rinfrescava la bocca , negli ultimi giorni ! ... 300 migliaia l ' anno , ne davano ! Circa 300 onze ! E la Salonia ... dei seminati d ' oro ... della terra che fa miracoli ... benedetto sia tuo nonno che vi lasciò le ossa ! ... Infine , per la tenerezza , si mise a piangere come un bambino . - Basta , - disse poi . - Ho da dirti un ' altra cosa ... Senti ... La guardò fissamente negli occhi pieni di lagrime per vedere l ' effetto che avrebbe fatto la sua volontà . Le fece segno di accostarsi ancora , di chinarsi su lui supino che esitava e cercava le parole . - Senti ! ... Ho degli scrupoli di coscienza ... Vorrei lasciare qualche legato a delle persone verso cui ho degli obblighi ... Poca cosa ... Non sarà molto per te che sei ricca ... Farai conto di essere una regalìa che tuo padre ti domanda ... in punto di morte ... se ho fatto qualcosa anch ' io per te ... - Ah , babbo , babbo ! ... che parole ! - singhiozzò Isabella . - Lo farai , eh ? lo farai ? ... anche se tuo marito non volesse ... Le prese le tempie fra le mani , e le sollevò il viso per leggerle negli occhi se l ' avrebbe ubbidito , per farle intendere che gli premeva proprio , e che ci aveva quel segreto in cuore . E mentre la guardava , a quel modo , gli parve di scorgere anche lui quell ' altro segreto , quell ' altro cruccio nascosto , in fondo agli occhi della figliuola . E voleva dirle delle altre cose , voleva farle altre domande , in quel punto , aprirle il cuore come al confessore , e leggere nel suo . Ma ella chinava il capo , quasi avesse indovinato , colla ruga ostinata dei Trao fra le ciglia , tirandosi indietro , chiudendosi in sè , superba , coi suoi guai e il suo segreto . E lui allora sentì di tornare Motta , com ' essa era Trao , diffidente , ostile , di un ' altra pasta . Allentò le braccia , e non aggiunse altro . - Ora fammi chiamare un prete , - terminò con un altro tono di voce . - Voglio fare i miei conti con Domeneddio . Durò ancora qualche altro giorno così , fra alternative di meglio e di peggio . Sembrava anzi che cominciasse a riaversi un poco , quando a un tratto , una notte , peggiorò rapidamente . Il servitore che gli avevano messo a dormire nella stanza accanto l ' udì agitarsi e smaniare prima dell ' alba . Ma siccome era avvezzo a quei capricci , si voltò dall ' altra parte , fingendo di non udire . Infine , seccato da quella canzone che non finiva più , andò sonnacchioso a vedere che c ' era . - Mia figlia ! - borbottò don Gesualdo con una voce che non sembrava più la sua . - Chiamatemi mia figlia ! - Ah , sissignore . Ora vado a chiamarla , - rispose il domestico , e tornò a coricarsi . Ma non lo lasciava dormire quell ' accidente ! Un po ' erano sibili , e un po ' faceva peggio di un contrabbasso , nel russare . Appena il domestico chiudeva gli occhi udiva un rumore strano che lo faceva destare di soprassalto , dei guaiti rauchi , come uno che sbuffasse ed ansimasse , una specie di rantolo che dava noia e vi accapponava la pelle . Tanto che infine dovette tornare ad alzarsi , furibondo , masticando delle bestemmie e delle parolacce . - Cos ' è ? Gli è venuto l ' uzzolo adesso ? Vuol passar mattana ! Che cerca ? Don Gesualdo non rispondeva ; continuava a sbuffare supino . Il servitore tolse il paralume , per vederlo in faccia . Allora si fregò bene gli occhi , e la voglia di tornare a dormire gli andò via a un tratto . - Ohi ! ohi ! Che facciamo adesso ? - balbettò grattandosi il capo . Stette un momento a guardarlo così , col lume in mano , pensando se era meglio aspettare un po ' , o scendere subito a svegliare la padrona e mettere la casa sottosopra . Don Gesualdo intanto andavasi calmando , col respiro più corto , preso da un tremito , facendo solo di tanto in tanto qualche boccaccia , cogli occhi sempre fissi e spalancati . A un tratto s ' irrigidì e si chetò del tutto . La finestra cominciava a imbiancare . Suonavano le prime campane . Nella corte udivasi scalpitare dei cavalli , e picchiare di striglie sul selciato . Il domestico andò a vestirsi , e poi tornò a rassettare la camera . Tirò le cortine del letto , spalancò le vetrate , e s ' affacciò a prendere una boccata d ' aria , fumando . Lo stalliere , che faceva passeggiare un cavallo malato , alzò il capo verso la finestra . - Mattinata , eh , don Leopoldo ? - E nottata pure ! - rispose il cameriere sbadigliando . - M ' è toccato a me questo regalo ! L ' altro scosse il capo , come a chiedere che c ' era di nuovo , e don Leopoldo fece segno che il vecchio se n ' era andato , grazie a Dio . - Ah ... così ... alla chetichella ? ... - osservò il portinaio che strascicava la scopa e le ciabatte per l ' androne . Degli altri domestici s ' erano affacciati intanto , e vollero andare a vedere . Di lì a un po ' la camera del morto si riempì di gente in manica di camicia e colla pipa in bocca . La guardarobiera vedendo tutti quegli uomini alla finestra dirimpetto venne anche lei a far capolino nella stanza accanto . - Quanto onore , donna Carmelina ! Entrate pure ; non vi mangiamo mica ... E neanche lui ... non vi mette più le mani addosso di sicuro ... - Zitto , scomunicato ! ... No , ho paura , poveretto ... - Ha cessato di penare . - Ed io pure , - soggiunse don Leopoldo . Così , nel crocchio , narrava le noie che gli aveva date quel cristiano - uno che faceva della notte giorno , e non si sapeva come pigliarlo , e non era contento mai . - Pazienza servire quelli che realmente son nati meglio di noi ... Basta , dei morti non si parla . - Si vede com ' era nato ... - osservò gravemente il cocchiere maggiore . - Guardate che mani ! - Già , son le mani che hanno fatto la pappa ! ... Vedete cos ' è nascer fortunati ... Intanto vi muore nella battista come un principe ! ... - Allora , - disse il portinaio , - devo andare a chiudere il portone ? - Sicuro , eh ! E ' roba di famiglia . Adesso bisogna avvertire la cameriera della signora duchessa . - Fine -
LE AMANTI ( SERAO MATILDE , 1894 )
Narrativa ,
ÿþLA GRANDE FIAMMA . A Rocco Pagliara . I . Nell ' ora tarda della sera , partita l ' ultima persona amica o indifferente , per la quale essa provava l ' orgogliosa e invincibile necessità di mentire , chiuse tutte le porte ermeticamente , piombata la casa nel profondo silenzio notturno , interrogate con lo sguardo sospettoso fin le fantastiche penombre della sua stanza solitaria , dove sola vivente era una pia lampada consumantesi innanzi a una sacra immagine , prosciolto il suo spirito dall ' obbligo della bugia e le sue labbra dall ' obbligo del sorriso , ella si lasciava abbruciare dalla grande fiamma . Immobile , con le palpebre socchiuse e le mani abbandonate lungo il corpo , ritta come un bianco fantasma nel mezzo della sua stanza , sentiva un flusso di calore salire alle guancie delicatamente brune e smorte , un flusso di calore vivificarle il cervello , un ' onda di lacrime calde pungerle i bellissimi grandi occhi bruni . Scorrevano taciturnamente , senza singhiozzi , le lacrime calde sulle guancie e le avvampanti guancie se le ribevevano : dal cuore e dal cervello che ardevano , si diffondeva per tutta la persona l ' impetuoso torrente di quel calore ed ella sentiva tutte le sue piccole vene palpitare nella fiamma che le dilatava . Lo scoppio della passione lungamente represso , in quel generoso organismo , assumeva la forma di febbre ad altissima temperatura : ed essa , vacillante , come se avesse smarrito il senso di ogni altra cosa che la sua febbre non fosse , si lasciava cadere sul letto , rigida , con la vestaglia bianca che si stendeva come un sudario sul broccato scuro della coltre . Così , sola , con gli occhi sbarrati ove si disseccavano le estreme lacrime , guardando il soffitto pieno di ombre , col petto sollevato da affannosi sospiri come i febbricitanti , ella abbruciava di passione per l ' assente , per il lontano : nè le sue labbra convulse osavano pronunziarne il dolce nome , temendo che le fatali sillabe pronunziate in quel silenzio , in quella solitudine , rivelassero a tutto il mondo il suo segreto . Sopra un fondo di fiamma , nella sua fantasia che vampeggiava , ella vedeva scritte le sillabe divoratrici di quel nome , in lettere nere e vive , talvolta immobili , talvolta confondentisi in una bizzarra danza ; ma non osava pronunziare quelle sillabe seduttrici ; temeva di struggersi , dicendole ; temeva di morire di dolcezza , pronunziandole . Quell ' entrata così vibrante di febbre appassionata , nelle prime ore della notte , si ripeteva due o tre volte ; pareva che ella si assopisse in un soave abbruciamento di sangue , in un seguirsi di fiammeggianti visioni , dove talvolta , accanto al nome adorato , si veniva a delineare vagamente un fiero profilo maschile , dove uno sguardo superbo e amoroso lampeggiava ; ed ella sentiva tutto il suo spirito carezzato , cullato da questa visione ; la veglia si tramutava in sopore febbrile e in sogno . Ma , ogni tanto , la visione diventava così vera , così viva , così fremente di amore che ella udiva , sì , udiva , una voce sommessa pronunziare il suo nome : ella trabalzava , ripresa da un soffocante impeto di passione , cercando con le mani , nell ' oscurità , quelle calde mani amate ; soffocava , bruciava . Si levava come un ' anima errante , andava al balcone , sollevando la pesante tenda di broccato , schiudendo le imposte di legno , appoggiando l ' acceso volto sul gelido cristallo . Era alta la notte ; nella strada non passava alcuno ; spesso , il freddo vento notturno agitava le fioche luci dei lampioni , riempiendo la via di bizzarre forme oscure ; o qualche viandante in ritardo , ignoto , a capo basso , passava senz ' accorgersi di quel balcone quietamente , mitemente , illuminato , dietro il quale stava un ' ombra immobile ; qualche malinconica carrozza notturna , vuota , dal cocchiere sonnacchioso , dal sonnacchioso cavallo , veniva lentamente dall ' alta ombra della via , si perdeva lentamente , lontana , nella bassa ombra della via . Ella guardava questo spettacolo di oscurità e di pace , con gli occhi intenti , sentendo il freddo esteriore penetrare dalla fronte , dalle guancie , dalle labbra che quasi baciavano il cristallo : la sua febbre si calmava ; le vene battenti si chetavano ; il petto , oppresso , respirava più liberamente ; macchinalmente ella si staccava dai cristalli , richiudeva le imposte , lasciava ricadere le molli , strascicanti tende di broccato , faceva un paio di giri nella sua stanza , guardando talvolta nell ' alta e stretta specchiera la sua figura bianca e i suoi occhi che bruciavano sempre . Come tutti quelli che soffrono d ' insonnia , per una forte causa morbosa o per una forte causa morale , ricoricandosi , ella sentiva come un grande refrigerio , dolcissimamente parea che si dovesse addormentare nel ricordo , nella speranza del suo amore . La passione consumatrice nell ' ora che fuggiva , si faceva tutta tenerezza letificante , diventava un fresco soffio che le alitava sulla fronte , sugli occhi , sulle labbra , sulle mani , come a vincerne il bruciore , ed ella si assopiva , nuovamente , con le labbra che si muovevano a una benedizione . Ma , ad un tratto , un incubo mostruoso , senza nome , qualche cosa come un ' orribile paura , la scuoteva , la faceva balzare sul letto , come cercando soccorso , non sapendo , non conoscendo , non pensando più nulla , vinta da uno spavento folle . Era allora che , levatasi , nella penombra , in preda a un delirante bisogno di soccorso , ella andava a buttarsi innanzi alla sacra immagine , prostrandosi sul gradino dell ' inginocchiatoio , abbassando il capo sul duro legno di quercia , dicendo rapidamente le preghiere , per non pensare , per non sentire , pregando , pregando , pregando , con un fervore di anima disperata , restando lì , attaccata a quel legno , come se fosse quello della sua salvazione . Ma sia che l ' alba la sorprendesse dietro i cristalli del suo balcone , o distesa sul letto con gli occhi spalancati , o sonnecchiante malamente , o immersa in preghiere con le labbra frementi sui grani di legno del suo rosario , certo che , a quell ' ora gelida , la sua febbre era domata , era caduta : ella tremava di freddo , pallida , con le labbra violacee , con la bocca amara , con le ossa rotte , quasi uscisse dal terribile abbraccio della terzana ; il viso le si era allungato e come pietrificato in un ' espressione di sofferenza ; i capelli le ricadevano sul collo , disciolti , prendendo certi profili tragici , che solo le chiome delle donne appassionate hanno . Invano cercava di riscaldarsi , buttando sul letto una pelliccia , facendo un gran fuoco nel caminetto , accendendo tutti i lumi della sua stanza : fra quel grande calore esteriore ella batteva i denti , si addormentava rabbrividendo , rabbrividendo , livida , con la fiamma del caminetto che crepitava , con le candele la cui fiammella strideva nel calore , col sole mattinale che entrava , scintillando , fra i velluti , i broccati e le pelliccie , non giungendo a riscaldare quel gelido corpo di donna dormiente , dalle palpebre scure e fredde come il granito , dalle labbra assottigliate e tremanti ancora di freddo . Come la mattinata scorreva , entrava la cameriera , trovando le candele che si consumavano , le legna arse che si coprivano di cenere , il sole che invadeva tutta la stanza gaiamente , e quel cadavere dormiente , che riaprendo gli occhi , rabbrividiva ancora , come se ritornasse dal gelo di un sepolcro . Ogni mattina , sopra un piatto di argento , la cameriera porgeva una lettera . Ma già la maschera umana aveva velato la sembianza della povera febbricitante : ed ella stendeva la mano , con indifferenza , a prendere quella lettera , aspettava che la cameriera avesse spento i lumi , riacceso il caminetto , spalancato le imposte al sole , aspettava , intorpidita e immobile . - Si sente male ? - diceva la cameriera , guardando il volto bruno e smorto della sua padrona che ella amava . - No : ho freddo - mormorava la padrona , stringendo la lettera d ' amore nella mano sottile e agghiacciata , senza neppure guardarne la busta , come se fosse inutile aprirla . La fanciulla devota le riassettava le molli coltri scomposte dall ' insonnia , le rialzava i cuscini disordinati su cui era abbandonata la foltezza dei capelli neri , la interrogava con una umile occhiata : ma vista la padrona tutta perduta in un pensiero , usciva discretamente dalla stanza , chiudendone la porta , aspettando di esser chiamata per ritornare . Allora soltanto , con un atto breve , quasi convulso , la smorta signora faceva saltar via la busta lacerata e leggeva la lettera tutta bruciante di passione che il suo amore le scriveva . Lettera incoerente e puerile , balbettìo talvolta bizzarro , talvolta monotono di frasi stravaganti che si ripetevano , si accavallavano , si confondevano , si affannavano sulla carta , come nell ' anima malata di chi le scriveva . Eppure egli non era nè un fanciullo , nè un pazzo , nè un infermo ; era un uomo di trent ' anni , vigoroso , completo nella sua manifestazione morale , che aveva saputo vivere , amare , soffrire . Era un forte lottatore che le aveva coraggiosamente combattute le sue battaglie , talvolta vinto , spesso vincitore , mai domato : era un sagace conoscitore di sè stesso , delle cose e degli uomini , capace di grande scetticismo e di grande entusiasmo , poichè questa è la vita , e saggio chi sa apprezzarla e viverla così . Eppure quell ' amore nato tardi , nato improvvisamente , come quei misteriosi e voluttuosi fiori del tropico che germogliano ricchi e violenti , in una notte , quell ' amore impetuoso destinato a essere soffocato sotto le apparenze fallaci della cortesia , gli faceva tremare i polsi come se lo assalisse , a ogni suo nuovo tumulto , il ribrezzo tragico dell ' agonia . In certe ore di pensiero , quando gli era concesso di dialogare con l ' anima sua , egli si stupiva della brevità di quella passione , della sua semplicità , mentre sentiva dentro sè scardinato ogni senso della realtà , mentre si sentiva preso per la vita e per la morte . Una sera , in un ballo , egli aveva scambiato poche parole con la bruna e pallida signora che ancora portava il nero vestito del lutto , dopo tre anni di vedovanza , che bizzarramente trascinava al ballo il nero vestito e la persona stanca , senza sorrisi , senza gioia : e come per un ' attrazione ipnotica , egli aveva seguito dovunque il nero strascico di velluto ondeggiante , cupo velluto bruno , simile alle acque nere di un lago che gli alberi coprono : egli aveva fissato gli occhi sedotti sopra la mezzaluna di opali lattee , scintillanti in riflessi siderali azzurrini , che mettea una luce selenitica fra i neri capelli di donna Grazia : e come la snella persona muliebre si muoveva , indolentemente , da un salone all ' altro , egli sentiva di doverla seguire , come un ' ombra . Levando lenta lenta le palpebre , essa lo guardava , ogni tanto , tacendo : e una irradiazione di fascino partiva da quei grandi occhi neri , arrivava sino a lui , intensa , vibrante , conquidendolo , a poco a poco , ma continuamente , ma sicuramente . Nè egli tentava difendersi . Aveva , in quell ' ora , il cuore arido e la vita fatta deserta , se non libera da una secreta catastrofe famigliare : la donna cui avea dato il suo nome era assente , lontana , nemica , egli era solo , in tutta la sua lunga giornata , solo . Perchè difendersi ? Si sentiva debole e misero come un fanciullo abbandonato , mentre tutti applaudivano alla sua fermezza di carattere , al suo coraggio virile , alla dignità fiera che gli aveva suggerito la risoluzione più confacente al suo onore ; egli si sentiva timido e fragile come lo stelo secco , che nelle mattinate di autunno va in cenere sotto il piede brutale del viandante , e lo sguardo di quella donna parea tremasse di tenerissima pietà , parea che gli dicesse : - Vieni . Breve romanzo e intenso , condotto fuor di loro da una mano invisibile : un giorno si erano incontrati fuori Roma , in quella umida , lugubre via Angelica , lungo il fiume tragico che ogni giorno ha il suo morto . Chi aveva strappato la dama ai suoi convegni aristocratici per mandarla a contemplare i vortici traditori del Tevere ? Chi aveva preso l ' uomo alla sua ambizione , alla sua politica , ai suoi affari ? Esiste dunque una fatalità nella passione ; o il cuore ha la sua seconda vista , che è anche qualche cosa di fatale ; o vi è nell ' anima una seconda vita latente , incosciente , sopra cui nulla può la volontà ? - È vero che mi ami ? - le aveva chiesto lui , arrossendo e impallidendo , come se quella fosse la prima volta che parlasse di amore . - Sì - ella aveva detto , senz ' altro . La virile mano dell ' uomo aveva sfiorato la sottile mano guantata di nero . Si guardavano e si sentivano bruciare di passione ; una uguale grande fiamma li ardeva . Più la reprimevano e più essa divampava internamente , consumando le loro forze in una febbre singolare . Temevano il mondo , malgrado che fossero liberi ; lo temevano con una paura di tutti i momenti , con un tremore come d ' imminente catastrofe . Niuno aveva il diritto di muovere loro un rimprovero , eppure essi temevano tutto , l ' uomo che passa e sogghigna , la donna che passa e sorride , l ' impiegato postale che consegna la lettera con uno sguardo d ' intelligenza , il servo che domanda permesso prima di entrare , l ' amico che assume un ' aria discreta , l ' amica che interroga con un cenno : la più umile , la più sciocca creatura li faceva fremere di spavento . Forse , amandosi in quella forma così rovente , sentivano di abbandonarsi a una passione tanto diversa dai miseri e fallaci amori quotidiani , da dover meritare l ' invidia , il biasimo e la calunnia ; forse , il segreto è la grande condizione dell ' intensità . Così si vedevano , alla sfuggita , ogni tanto , avendo messo nella rapida ora tanti sogni , tante speranze , tanto fuoco d ' amore , che non trovavano parole , soffocati , come coloro che hanno le vertigini degli altissimi pinnacoli ; in tre o quattro mesi , fra la primavera e l ' estate , vivendo egli a una villa sui colli albani , essa nella palazzina campestre fra gli aranci di Sorrento , si erano incontrati due volte , per due giornate , in un villaggio presso Milano , la prima volta , a Baia la seconda volta . Tutta la loro vita era sospesa a quei due giorni di passione ardente ; tutto l ' intervallo fra quei due giorni non era che una lunga aspettazione di giorni aridi e annoiati , di notti vegliate , in una rivoluzione del cuore e dei nervi . Ad ambedue , quando , per consolare le ore di lontananza , essi evocavano quelle due giornate , appariva come una grande fiamma lieta e alta e divorante ; il ricordo era vasto , immenso , vago , quale un oceano di fuoco , sopra cui qualche punta appariva , come estremo albero di nave sommersa . Insistentemente egli si rammentava il volto smorto di lei , quando ella si affacciò al vagone fermato nella stazione di Monza e , malgrado ogni suo impeto di evocazione , pur volendo fermamente rivederla col suo delicato e profondo sorriso delle ore più felici , egli continuava ad avere innanzi quella faccia pallida di donna morente . Egli cercava di rianimare tutti i suoi ricordi , di quei due giorni , come ella era vestita , la foggia della sua acconciatura , le parole che aveva dette , il tono della sua voce : ma una sola sensazione , acuta , squisita , gli ritornava , con la persistenza di un martello sull ' incudine : il profumo che avevano i guanti morbidi di Grazia e le mani sottili profumate . Quando le scriveva di quei giorni , confusamente , egli ritornava sempre a dire di quella faccia pallida allo sportello e di quelle mani odorose , di quei guanti così profumati "...che è quel profumo , dimmi , dimmi , amore , perchè io l ' ho confitto nell ' anima e ogni tanto mi fa piangere , come un fanciullo , perche il mio amore è lontano e io non posso avere , sotto le mie labbra , le sue mani inebrianti ?..." Ed ella nella fiorita campagna sorrentina , quando i villeggianti vicini , o i suoi ospiti , ritirandosi , l ' avevano lasciata sola , libera , ella voleva far riapparire fantasticamente quei due indimenticabili giorni di oasi ; ma armandosi con la stessa forza , con la stessa intensità , lo stesso inesplicabile fenomeno psicologico avveniva in lei ed ella non poteva che ricordare qualche scintilla della grande fiamma . Fra un turbine roteante d ' impressioni , rammentava soltanto , Grazia , un sorriso enigmatico alla sua domanda : e tu , perchè mi ami ? Sì , egli aveva avuto un sorriso bizzarro , lungo , pieno di un segreto profondo : ella rivedeva sempre innanzi agli occhi quel sorriso acuto , crudele , che parea le nascondesse la verità , tormentosamente . E nelle orecchie , nel cervello di Grazia restava una sensazione fissa , continua , invincibile , il ricordo della sua voce , quando la chiamava sommessamente , teneramente , dolorosamente , come se chiedesse amore e soccorso , come se invocasse pietà : Grazia , Grazia , Grazia ! ... Così identica era la loro passione nel carattere , nella profondità , nella misura che il grande sogno da realizzare nacque nelle loro fantasie esaltate , contemporaneamente , germogliando nello stesso pomeriggio autunnale , nella stessa ora di disperazione , mentre erano lontani lontani , per molte miglia . Ambedue furono colpiti dal medesimo , irresistibile desiderio , contro cui nulla più poteva difenderli ; ambedue arsero di tale desiderio come se fosse il più alto , l ' estremo delle loro anime . L ' immenso avvenire innanzi , alle loro esistenze ancora giovani , li sgomentava con la sua solitudine arida , mentre essi portavano in cuore di che riempirlo per sempre , di una strabocchevole felicità . Al punto in cui la grande fiamma che li ardeva era giunta in entrambi , era loro insopportabile vivere ancora , divisi , lontani , estranei : lo stesso cupo dolore li abbatteva . La paura del mondo , delle sue ciarle , delle sue calunnie veniva man mano scomparendo innanzi a questo bisogno di amore , di felicità che è in fondo a tutti i temperamenti umani , più freddi e più silenziosi , e che nell ' ora della passione parla di una voce che nulla fa tacere . Per chi si sacrificavano ? In nome di quale principio , di quale idea , di quale persona ? Su quale altare sconosciuto deporre l ' olocausto della loro passione ? - Io non posso più soffrire , la mia vita finisce - scriveva Grazia . - Io non posso più soffrire , il mio coraggio è esausto - scriveva Ferrante . In tale ardente impazienza , la loro sensibilità sentimentale raffinata dai sogni , dalle insonnie , dalle lettere incoerenti , si era fatta così acuta , così squisita , così fremente alla minima impressione , che quanto li circondava era complice del loro abbandono . Quando donna Grazia passeggiava sotto gli ombrosi viali della sua villa di Sorrento e fra gli aranci odorosi le arrivava il canto sottile di qualche voce innamorata , un improvviso fiotto di lacrime la inteneriva : e coloro che l ' accompagnavano , si meravigliavano . Quando ella vedeva , nella sera , dalla sua terrazza , levarsi la luna sul golfo napoletano e tutte le case intorno soffondersi di bianca luce molle , una collera le saliva alla gola , di non essere via , di non essere con lui , in quell ' ora di dolcezza , una collera contro il tempo che fuggiva , contro gli ostacoli che si frapponevano al suo amore e contro sè stessa che non sapeva vincere gli ostacoli . E a Roma , l ' autunno è apportatore di novi , profondi turbamenti alle anime già turbate : quando Ferrante portava il suo vagabondaggio a Villa Borghese , dove ancora i viali pare che conservino la appassionata fantasima di Beatrice Cenci , ogni ombra femminile , snella , dal volto pallido e bruno dietro la veletta , lo facea trasalire ; quando egli portava il suo vagabondaggio serotino a uno dei teatri , bastava che dietro alla nuca bionda di una donna , in un palchetto , si profilasse il volto di un uomo innamorato perchè egli si sentisse , a un tratto , immerso in una disperazione inguaribile . Allora , lontani , divisi , si tendevano le braccia come creature anelanti , che sanno un posto solo dove appoggiare il capo stanco : ed è questo il petto della persona che adorano , assente , lontana . E allora , confusamente , nella crisi fatale di questa passione , si venne delineando un piano di amore , imperfetto , vago , ma che conduceva a un sol desiderio : quello di rivedersi , di stare insieme , lungamente , per sempre . Ognuno di loro , invece di perdere la propria forza in vani conati di dolore , avrebbe cercato di adoperarla a vincere tutti gli ostacoli morali e materiali per potersi riunire , fra quindici , fra otto giorni , in un paese solitario , tranquillo , in un ambiente di poesia e d ' amore , dove potessero passare sconosciuti o indifferenti alla folla , o ravvolti in una comune indulgenza . Chi di loro due disse la parola : Venezia ? Chissà ! Fu così , naturalmente , che i loro cuori si fermarono su quel mite orizzonte di arte e di quiete , su quell ' ambiente di case mute e sommerse nel languore che la morte precede , su quella città dove l ' amore pare abbia la sua naturale atmosfera di pensiero , di lirica umana . Venezia , Venezia ! Fu il nome amabile , seducente , che videro brillare ogni giorno , ogni ora ; innanzi alla loro immaginazione ; parola magica che fece scomparire tutte le altre ; sillabe ravvolgenti e incantatrici da cui le loro anime prese , legate , non si potettero svincolare mai più . E man mano le loro lettere andarono perdendo tutto quel carattere d ' indefinito , tutta quella vaghezza di contorni , quel continuo agitarsi errabondo dello spirito , quella incoerenza di anime deliranti : la passione addossata al muro della realtà , era entrata in un periodo positivo , pratico , preciso . Ogni giorno , sotto la volontà inflessibile , sotto la doppia inflessibile volontà , il loro piano acquistava linea , colore , cifra ; il suo aspetto di fatto si veniva così minutamente facendo reale , che , già quasi quasi , per Grazia e per Ferrante , parea di vivere in quella realtà . Accanto a questi particolari definiti , matematici , dove la loro insofferenza si appagava , come per il fatto compiuto , ogni tanto , ma sempre più scarsamente , si veniva allogando qualche scoppio improvviso di frase amorosa : oppure una parola soltanto : Venezia . Anche l ' aspetto degli amanti era mutato . Si eran fatti , nell ' esteriore , freddi , risoluti , distratti in un pensiero o in un ' azione , sempre occupati in qualche cosa , schivando , con la freddezza , la folla degli estranei e anche quella degli amici . Parlavan poco , brevemente . Non più le belle passeggiate della penisola sorrentina vedevano comparire il bruno volto pensoso di donna Grazia : ma in una stanza accanto alla sua erano aperti tutti i bauli , tutte le valigie della casa e la cameriera , che le voleva bene , ignorava ancora la destinazione che prendeva la sua signora . Ella vedeva che ogni giorno donna Grazia veniva chiudendo , in quei bauli e quelle valigie , tutto quanto aveva di prezioso come valore e come ricordo : ella vedeva che donna Grazia si aggirava per la casa , in vestaglia di lana bianca stretta alla cintura da un mistico cordone di seta nera , guardandosi intorno come trasognata , considerando le pareti vuote e i cassetti aperti , come se volesse portare via ancora qualche cosa . - La signora parte per un lungo viaggio ? - chiese timidamente , un giorno , la fanciulla devota . - Lungo , lungo .... - mormorò vagamente , donna Grazia . - E io debbo venire ? - No .... Meglio che non veniate - soggiunse donna Grazia . - Tutta sola , un lungo viaggio ? - osò chiedere ancora la ragazza . Donna Grazia chinò il capo e non rispose : un velo di tristezza le passò sulla faccia . Tacquero . E Ferrante , come il giorno della partenza si approssimava , non andava più nei soliti ritrovi di Roma autunnale : male o bene , ma con una febbre di uomo preoccupato , aveva cercato di risolvere alcuni affari stringenti , assorbito , distratto , accettando qualunque peggiore risoluzione , purchè fosse immediata . Quando i suoi intimi lo vedevano ricomparire , per un momento , gli domandavano , sorpresi : - Ma che fai , dunque ? - Parto - rispondeva lui , pensando ad altro . - Dove vai ? Egli faceva un cenno vago , come di paese molto lontano . Per discrezione , gli intimi non chiedevano altro : sapevano quale tragedia morale avesse sconquassata la sua famiglia e molti supposero qualche improvvisa , bizzarra decisione . Anzi , la voce ne corse , avvolta in veli misteriosi . Una sera , un amico più affettuoso , più insistente , andò a casa di lui : e lo trovò solo , fumando , con le finestre aperte , ma col caminetto acceso dove buttava delle carte , dopo averle lette . Sul tavolino vi erano altri pacchi di lettere , un grosso portafoglio di pelle , tutto sdrucito , due o tre libri dalla legatura usata e un paio di minute pistole nella loro scatola che pareva quella di un gioiello . - Che fai , ti vuoi ammazzare ? - domandò ridendo l ' amico . - Forse - rispose Ferrante , ridendo un poco , ma poco . Nè dissero altro , mentre nel caminetto le lettere avvampavano allegramente . Così , nell ' alba bigia in cui donna Grazia partì da Sorrento per Napoli , mentre aveva detto ai suoi amici che sarebbe partita solamente la sera , in quell ' alba bigia , la sua devota cameriera , vedendola andar via , avvolta nel grande mantello bruno , avvolta nel bruno velo che le circondava il capo , il viso , il collo , si chinò , commossa , a baciarle la mano : - Io la rivedrò , nevvero ? - chiese , cercando di trattenere le lacrime . - Forse - disse donna Grazia , andandosene , senza voltarsi . Tanto la fatalità li aveva vinti , ambedue . Donna Grazia non vedeva nè il mite sole che rallegrava le vie di Napoli , nè le azzurrità fini del cielo e del mare , nè la folla lieta che si godeva quel giorno soave : chiusa nella carrozza da nolo , guardando ogni istante il piccolo orologio sospeso alla cintura pur senza vederne l ' ora , ella divorava lo spazio con la mente , cercava di ripetere per la millesima volta il calcolo del tempo e dello spazio , per chetare la propria impazienza . Sarebbe partita da Napoli per Roma alle due e cinquantacinque , col treno più celere , tutta sola nel suo compartimento ; sarebbe giunta a Roma alle otte e trentacinque della sera ; alla stazione avrebbe ritrovato Ferrante e dopo un ' ora e mezzo , in cui non sarebbero neppure entrati in Roma , sarebbero ripartiti , via Firenze e Bologna , per Venezia , insieme . Insieme ! Pensando , ripensando , pronunciando sottovoce questa parola , ella vedeva scomparire l ' ora , il tempo , lo spazio tutto , una nebbia le scendeva sugli occhi , una lieve vertigine le confondeva ogni moto . Insieme ! Fu macchinalmente che pagò il cocchiere , scendendo alla partenza , nella stazione , stringendo fra le mani il sacchetto dove erano i suoi valori più preziosi . La grande galleria coperta dove si prendono i biglietti era quasi vuota . Ella non vi badò . - Di prima , per Roma - disse , affannando un po ' al bigliettinaio . - Ecco - fece quello - ma si affretti , perchè il treno parte . Improvvisamente , presa da una orribile paura , ella si mise a correre , vedendo appena la sua strada , urtando le persone , lasciando appena il tempo alla guardia di tagliare il biglietto , arrivando sul terrapieno , appena a tempo per vedere il treno delle due e cinquantacinque allontanarsi lentamente . Ella tese le braccia e gridò , come se avesse potuto fermarlo . Un facchino sorrise ; mentre gli impiegati della stazione , raccolti in gruppo , la guardavano con curiosità . Alla paura ella sentì subentrare una grande angoscia e una grande vergogna : rientrò nella sala di aspetto , deserta , si andò a buttare in un cantuccio , stringendo le labbra per non singhiozzare dietro il velo , stringendo nelle mani nervose , convulsamente , il manico di cuoio della borsetta . Perdere il treno , che miseria , che disgrazia ridicola , che tragedia buffa ! Le pareva un ' avventura così sciocca , così volgare che non sembrava possibile fosse capitata proprio a lei , nel momento supremo in cui si decideva la crisi del suo amore ; era fremente di sdegno e di onta . Tanta forza di volontà , tanto impeto vincitore , tanto magnetismo trionfante di amore , tanta elettricità condensata ... e farsi buttare a terra da un orologio che non va , o da un cocchiere che non ha saputo sferzare il suo cavallo . Avrebbe pianto di collera . Vediamo , quale era la piccola , meschina causa , la causa stupida per cui tutto l ' edifizio era crollato ? E cercava , invano , di ricordarsi : se era stata la propria lentezza nell ' annodarsi il velo in casa sua , a Napoli , nel suo appartamento solitario ; o l ' esser tornata indietro , un momento , per aver dimenticato un taccuino da cui non si separava mai ; o il non aver trovato immediatamente la carrozza da nolo ; o perchè il cocchiere avea prescelto la stretta , difficoltosa e ingombra via di Forcella alla via della Marina , per andare alla stazione . Chi lo sa ! Si trattava di cinque minuti , di soli cinque minuti , cinque piccolissimi , cortissimi , brevissimi minuti , che si perdono così naturalmente , così facilmente un po ' qui , un po ' là , senza saper come : e la loro perdita , poi , equivale alla rovina di tutto un sogno ! Fu solamente dopo un ' ora di riflessioni amarissime , che ella sentì un soffio di rassegnazione penetrarle nel cuore : ma pur essendosi calmata , un ' amaritudine gliene rimase . Si levò , risolutamente : andò a leggere l ' orario , sulla parete stuccata di bianco . Avrebbe potuto partire soltanto la sera , alle dieci e quarantacinque . Circa sette ore di attesa ! Pure , non ebbe il coraggio di rientrare in città , a Napoli ; le sarebbe parsa una rinunzia completa . Avrebbe aspettato nella stazione . Non l ' avrebbero mandata via , da quella sala d ' aspetto ? Non aveva mai viaggiato sola : non sapeva niente . Il guardiano le si accostò , guardandola curiosamente . Ella gli donò subito cinque lire : si sentì meno timorosa . Cercava di ricostruire il suo piano . Bisognava , innanzi tutto , telegrafare a Ferrante - e tal pensiero la faceva arrossire , pensava che avrebbe egli detto , trovandola così sciocca , così distratta da perdere il treno . Che dirà , che dirà ? - si andava domandando , mentre girava intorno alla stazione , senza ritrovare l ' ufficio telegrafico . Alla fine lo trovò . E allora non seppe dove indirizzare il telegramma ; non seppe che cosa dire , si sentiva così irritata e umiliata , con sè stessa , col caso , che lacerò i fogli , senza riescire . Alla fine , mettendo l ' indirizzo della stazione di Roma gli telegrafò , così confusamente , che le riesciva impossibile partire prima delle dieci e quarantacinque , senza aggiungere le ragioni di questo impossibile e soggiunse , umilmente : perdonami . Lo soggiunse , poichè non potea resistere all ' idea del dolore di lui , Ferrante , non vedendola giungere alla stazione di Roma , trovando un telegramma invece della sua persona . Oh quelle sette ore di attesa ! La pallida signora , vestita di un grande mantello bruno , tutta chiusa in un grande velo di garza bruna , snella e flessuosa nella persona , dall ' andatura un po ' lenta , un po ' stanca , fu vista da per tutto , ripetutamente , nella stazione , per quel pomeriggio e per quella sera . Innanzi alle lunghe vetrine del libraio e nella sala gelida dei bagagli , camminando , fermandosi , sfogliando distrattamente un libro , aprendo un giornale illustrato ; di nuovo alla sala del telegrafo , donde telegrafò a Sorrento , a due o tre persone che non la interessavano punto ; verso le sette nella sala del buffet , dove prese un brodo e una tazza di caffè , malgrado che non avesse fame , seguendo con l ' occhio distratto i multicolori avvisi della macchina Singer , della Coca Buton e della ferrovia lombarda ai Tre laghi ; fu vista finanche fuori stazione , passeggiare in giù e in su , facendo voltare tutti quelli che la incontravano , mentre essa guardava , certo senza vederli , il malinconico giardinetto della piazza , e le carrozze da nolo disposte intorno come i raggi di un cerchio , e le insegne dondolanti degli equivoci alberghi dal fanale verde o rosso ; e da capo , come se ella non potesse stare ferma , fu incontrata al telegrafo , alla posta , nei terreni incolti della Piccola Velocità , presso il venditore di libri e di giornali , su e giù , su e giù per tutte le gallerie . Questo irrequieto fantasma muliebre vide empirsi e vuotarsi le sale di aspetto dei viaggiatori che partivano successivamente per le linee di Salerno , di Castellammare , di Foggia , di Aquila : vide fermarsi e andarsene i treni carichi di uomini , di donne , di borghesi e di contadini , che se ne andavano ai loro affari , al loro lavoro , alle loro cure . E nella ultima ora di attesa la invase una stanchezza profonda ; rincantucciata in un angolo della sala di aspetto , silenziosa , immobile , col sacchetto sulle ginocchia , ella guardava le ondeggianti fiammelle del gas che il vento della sera agitava , e fu il guardiano della sala che l ' avvertì della partenza - tanto in lei si era fatta la convinzione che era inutile più partire , che Ferrante non l ' amava più , che tutto era finito . Tutta la notte del viaggio , lunga , lenta , con le sue numerose , monotone fermate , ella la passò in una veglia dolorosa alternata da qualche torpore doloroso , tutta sola nel suo compartimento , tremando di freddo malgrado le coperte e le pelliccie . L ' alba si levò sulla severa campagna romana ; donna Grazia dormiva , ora , pallida pallida , e solo i tre lunghi , striduli fischi del treno che entrava in Roma la riscossero . Le parve di uscire da un sogno triste : il sole illuminava le prime case di Roma , e la nebbia romana , e il fumo del treno , una felicità di calore e di luce l ' avvolse , scendendo dal vagone , poggiando la sua mano sottile guantata sempre di nero in quella tremante di Ferrante . Si guardarono , così , lungamente , fra la folla , tenendosi per mano , camminando quasi portati . - Sei venuta , poi .... - mormorò lui , cercando di dominare la propria emozione , intensa , soffocante . - Credevi che non venissi più ? - chiese lei , con uno sguardo scrutatore , fermandosi un minuto . - Sì , l ' ho creduto - soggiunse lui , chinando gli occhi , confessando con quelle parole tutte le angoscie della sua serata e della sua nottata . - Mi perdoni ? - domandò lei , umilmente , dolorosamente , sentendo bene che fra loro era già sorto e consumato il primo dolore . - Non dir così : tu ti puoi dare e ti puoi ritogliere - disse fermamente lui , guardando altrove , per non far vedere che sforzo questa fermezza gli costava . Essa non rispose . Poteva dirgli che il proprio ritardo non era stata una crudele esitazione , l ' idea novamente feroce di spezzare quell ' amore : poteva semplicemente dirgli che era stata la perdita di cinque minuti , per annodare il velo del cappello , o per prendere il taccuino dimenticato e che quindi ella aveva perduto il treno . Le parve , questa ingenua narrazione , così ridicola , così volgare , che non osò farla ; e lasciò , per viltà , che perdurasse quell ' amaro malinteso , quel senso triste di sfiducia che era nato nell ' animo di Ferrante . Adesso , col facchino dietro , erano in piazza della stazione . - Dove andiamo ? - ella chiese . - Non so .... - rispose Ferrante , incerto . - Avremmo dovuto partire ieri sera . Stanotte , io non sono rientrato in casa mia , ero così turbato .... - Quando parte , il prossimo treno , per Firenze ? - diss ' ella , brevemente . - Alle dieci e mezzo , fra tre ore . - Tre ore , tre ore .... - mormorò Grazia , come pensando . - Vuoi che ti accompagni a casa mia .... non vi è nessuno .... o in albergo ? - E il verbo accompagnare era stato molto sottolineato . - No , no , a casa tua - rispose subito Grazia , con una paura nella voce . - Allora , in albergo ? - soggiunse lui , pazientemente . - .... Sì , ... ma senza entrare in Roma - e abbassò gli occhi , come vergognandosi . - Vi è il Continentale qui dietro , in Piazza Margherita , non ti stancherai molto . Seguìti dal facchino che portava le loro robe , vi andarono ; sottovoce come se indovinasse le intenzioni di Grazia , Ferrante chiese due stanze al segretario dell ' albergo ; sottovoce costui gli domandò se le voleva vicine , e Ferrante gli disse subito che non importava . Grazia saliva innanzi , chinando il capo ; alla porta della sua stanza , il segretario li salutò . Ella restò ferma , guardando Ferrante , con la mano appoggiata sulla maniglia della porta . - Rammentati , è alle dieci e mezzo : verrò a prenderti alle dieci - disse Ferrante , gelidamente . Le fece un saluto corretto e si allontanò subito . II . Ella entrò nella sua stanza e vi si chiuse , buttandosi pesantemente sopra una poltrona : si sentiva morire di tristezza , sentiva di essere disamorata , crudele con Ferrante , eppure non trovava ancora uno slancio di tenerezza , un impeto di passione per fargli dimenticare tutte quelle noie , quelle punture , quei disinganni , quelle amarezze . Ma tanta gente era loro intorno , dovunque , alla stazione , in piazza , nell ' albergo , gente estranea , è vero , ma curiosa , dall ' orecchio teso , dallo sguardo acuto ! Ella si era chiusa nella sua stanzetta , stanzetta piccola , linda , ma banale come tutte le stanze di albergo , ma fredda con tutto il lieto sole autunnale che vi entrava ; Grazia si era chiusa lì dentro , e un profondo pentimento le veniva in cuore , pel modo come aveva trattato Ferrante ; la propria ingiustizia verso quel forte e docile amante che nulla chiedeva , che non si lagnava , che cercava di allontanarsi , di ecclissarsi sempre , onestamente , correttamente , mentre nell ' anima gli ardeva la grande fiamma , questa propria ingiustizia , le faceva orrore , le sembrava un egoismo mostruoso , la crudeltà di una donna glaciale che pospone sempre il mondo all ' amore . Rivoltata contro sè stessa , si levò per chiamare , per far avvertire Ferrante di venire da lei : voleva buttarglisi alle ginocchia per farsi perdonare , poichè egli solo era buono e giusto . Ma mentre era lì per premere il campanello elettrico , udì parlare sommessamente , nella stanza attigua . Si fermò : non era sola dunque , malgrado che si fosse chiusa a chiave ? Aveva dei vicini , a destra e a sinistra , forse da tutte le parti , che , come ella udiva la loro , avrebbero udita la voce di Ferrante e la sua , parlando d ' amore ? Oh questi alberghi , che realtà , che realtà meschina , sconfortante , nauseante ! Tornò alla poltrona , vi si sedette , senza far rumore , aspettando che le voci cessassero ; forse i vicini sarebbero usciti , partiti : allora ella avrebbe chiamato Ferrante , per farsi perdonare . Ma le voci dopo qualche intervallo di silenzio , brevissima pausa , si udivano di nuovo : erano quelle di un uomo e di una donna , che discutevano pacatamente ; si afferrava ogni tanto una parola , facevano il conto del loro viaggio . Ella fremeva , si agitava sulla poltrona , sperando sempre , a ogni momento di silenzio , che i vicini se ne fossero andati : ma quietamente essi ricominciavano a chiacchierare , con un ' intonazione monotona , senza stancarsi . Per un momento Grazia si turò le orecchie quasi piangendo , al colmo di un urto nervoso che le poche ore di cattivo riposo del treno non avevano calmato : malediceva questi vicini che le rubavano quelle altre ore di felicità . Andò ad aprire la finestra della stanzetta , per sottrarsi a quell ' incubo : il sole allietava tutto il piazzale della stazione , la giornata era dolce e bella , Grazia , stette guardando come un fanciullo che un nulla distrae , le persone che passavano sulla piazza . Così assorta , non udì che la seconda volta , quando bussarono alla sua porta . Era Ferrante : ma non entrò , rispettosamente . - Andiamo ? - diss ' ella sorridendogli . - Sì - disse lui , sentendo e vedendo la luce di quel sorriso , per la prima volta . Ella mise il suo braccio sotto quello di lui : si appoggiava lievemente . Non potea dirgli nulla : ma vi era nei suoi occhi , nella sottile mano guantata , in ogni movimento della persona tanta femminile tenerezza , una così affettuosa domanda di perdono che egli dovette intenderla , in tutta la sua manifestazione : due volte , per le scale in penombra , si fermò a guardare il volto della sua donna , quasi volesse imprimersi nel cuore quella espressione così viva . Chi li vide passare di nuovo , sulla piazza , per la stazione , andando a mettersi nel vagone , in quella bionda mattinata di autunno , intese , certamente , che passava sul capo di quei due felici una silenziosa ora celestiale . Di quanto intorno ad essi avveniva , quei due più non sapevano : una macchinale coscienza , memore di altri viaggi , di altre partenze li guidava nella loro vita esteriore : una coscienza meccanica che si chetò , anch ' essa , quando il treno fu partito da Roma . Erano soli . Una parte delle tendine color di legno erano tirate , contro il sole che si avanzava ; solo da due cristalli si vedeva il paesaggio fuggente . Ferrante si era seduto accanto a Grazia : la mano di lei era fra le sue , stretta mollemente : a un certo momento ella la ritirò , ma soltanto per sollevare il suo velo bruno ; la picciola mano fedele ritornò subito fra quelle dell ' amor suo . Nè dicevano nulla . La delizia di due amanti , soli nel vagone fuggente per la campagna , fuggente innanzi ai villaggi e alle piccole città , ha poche delizie che la eguaglino : tanto è acuto il senso di libertà , di amore inconturbato , di oblìo terreno che dà quella fuga . Non esistono più nè lo spazio , nè il tempo , nè l ' uomo , nè la vita : esiste solamente l ' amore , nella sua massima condizione d ' indipendenza , trasportato lontano , lontano , dove non vi sia che amore . Che dirsi ? Ogni tanto ella sentiva che Ferrante la chiamava per nome , ripetendone due o tre volte le sillabe incantatrici : ma forse non la voce di Ferrante , era l ' anima che parlava e l ' anima di Grazia stava a sentire . Due o tre volte , a un lembo di paesaggio illuminato di sole , a un piccolo paese sospeso lungo i fianchi di una collina , innanzi a una grande pianura maestosa , i due volti si accostavano , dietro allo stesso cristallo , per vedere come era bello il mondo esteriore , non quanto quello che portavano nel cuore . Tacevano . Sentivano che era quella l ' ora invocata tante volte , nelle insonnie della notte , nelle vuote mattinate , nelle sere affannose ; sentivano che era quella la realtà del loro infinito desiderio , l ' amore nella solitudine suprema ; e sembrava loro che qualunque parola dovesse turbare questo sacro raccoglimento , questa concentrazione di felicità . Niuno sapeva più nulla di loro : essi non sapevano più nulla , di niente : e poteano dire che il mondo era scomparso , o era stato assorbito nella incommensurabile dolcezza del loro amore . Solo quando il sole cominciò a discendere sulla poetica campagna toscana , un senso di malinconia si mescolò , naturalmente , a tanta dolcezza . Era una mestizia fuor di loro , che veniva dalle cose : il paesaggio verde , i colli così pittoreschi , e le bianche case , e il fiume mormorante sul greto , e i campanili dei villaggi si fecero prima rossi , poi violacei , poi bigi : tutti i veli avvolgenti , misteriosi , malinconici del tramonto salirono dalla terra al cielo . Parve che il treno corresse meno rapidamente , come preso anch ' esso da una fiacchezza ; le voci delle stazioni erano meno vivaci , meno allegre , alcune sembravano rauche , altre fioche ; il fiume , apparendo , riapparendo , assunse un aspetto tragico , di acqua traditrice gorgogliante ; la stretta di mano di Ferrante che teneva nella sua quella sottile di Grazia , si allentò , come se lo cogliesse una improvvisa , crescente debolezza e la mano sottile si raffreddò sotto il guanto . Videro un cimitero : un piccolo cimitero di paesello a mezza costa , con quattro o cinque cipressi e poche lapidi bianche . - Beati i morti - ella disse sottovoce quasi parlasse a sè stessa . - Chissà ! - le rispose lui , sul medesimo tono . - Forse amano ancora . - Tu hai tombe , per il mondo ? - gli domandò lei , piegandosi a guardarlo , in quella penombra crepuscolare . - No : ma tutti abbiamo delle tombe , in noi . - Molte cose hai veduto morire ? - Molte cose e molte persone che son vive . - È triste , è triste - diss ' ella ributtandosi indietro , sulla spalliera . - La tristezza è in fondo alle anime : non bisogna andarla a cercare - soggiunse Ferrante , come se pronunziasse una sentenza . Tacquero . Ella aveva abbassato il velo sul viso di nuovo e il capo sul petto . Egli si levò , guardò dallo sportello opposto , nella penombra , per qualche tempo ; poi ritornò vicino ad essa , sedendosi . - Grazia ? - Ferrante ? - Che hai ? - Nulla - fece lei , con un gesto largo . - Dimmi , dimmi che hai . - Quello che hai tu - rispos ' ella , enigmaticamente . - Non parlare di me : io sono una quercia fulminata . Tu non puoi essere come me ; sei così giovane , e così bella , Grazia , e così destinata alla felicità ! - Io ho paura .... paura .... - Di che , amore , hai paura ? - Della vita . - Fole ! - egli esclamò , sorridendo nella penombra . - E della morte , della morte , assai più . - La morte è lontana - fece lui . - Taci , taci - mormorò Grazia - forse passiamo innanzi a un altro cimitero . Quasi presa da un vago ma forte terrore , ella si era stretta a lui , infantilmente , poggiandogli la guancia sulla spalla , chiudendo gli occhi . Quei due sportelli su cui non erano tirate le tendine di lana , quegli sportelli oramai neri , nella sera fitta , affascinavano la donna , come se fossero aperti sull ' infinito . Egli se ne accorse , vedendola immobile , estatica , con gli occhi sbarrati sul nero orizzonte che fuggiva dietro i cristalli : volle fare un moto per levarsi , per tirare le altre due tendine . - No , no - lo supplicò lei , stringendosi ancora , socchiudendo gli occhi . Restarono così : il lumicino ad olio del vagone tremava , pareva dovesse spegnersi ogni momento . Bizzarre ombre danzavano . sui divani : tenendola stretta a sè , bimba spaurita , Ferrante sentiva che Grazia affannava un poco . L ' aria si era raffreddata . Una angoscia li opprimeva , entrambi , angoscia ignota , angoscia di chi ha intravvisto il negro problema dell ' infinito . Due o tre volte egli volle muovere una mano per carezzarle i bruni capelli : ma ella temendo che Ferrante la lasciasse , rabbrividì di paura . Due o tre volte egli disse , sottovoce , come un soffio amoroso : - Grazia ! Grazia ! Ma ella fremeva , fremeva , e gli diceva : - Taci , taci , taci . Tanto che il lungo , sonoro fischio , triplicato fischio della vaporiera , le fece gittare un grido di spavento . - È il fischio di allarme , nevvero - domandò , piena di ambascia , quasi che non fosse possibile , in quel momento , altro che una grande catastrofe . - No , no , è Firenze . - Tre fischi , grave pericolo - balbettò lei ostinata . - È Firenze , è Firenze , cara . L ' arrivo spezzò l ' incubo . La carrozza in cui essi viaggiavano avrebbe proseguito sino a Venezia , attaccandosi , al treno in partenza da Firenze ; ma per la partenza ci voleva un ' ora e mezzo . - Scendiamo ? - Sì , sì , sì - disse lei , levandosi , subito , avida di moto , di luce . - Vuoi pranzare , nevvero , cara ? - chiese lui , trattandola infantilmente . - Sì , subito , subito - fece ella , attaccandosi al suo braccio , con un ' improvvisa disinvoltura . Ora , per il livido chiarore del gaz , nella calda sala del Doney , seduta di fronte a lui , togliendosi lentamente , con un moto seducentissimo , i lunghi guanti neri , raddrizzando i numerosi anelli delle sue mani gemmate , appoggiando le lunate spalle a un seggiolone e distendendo i piedini sopra uno sgabello , ella era ridiventata la bella , vivace signora dei convegni aristocratici , dei balli inebbrianti , dei folleggianti pique - niques . Anzi , mentre i nervi le si chetavano nel senso di riposo che dà una sala lucente , tiepida , con qualche mazzo di fiori sparso qua e là , con una folla rumorosa che si rallegra nell ' apprestamento del cibo , a questa sua bella serenità si mescolava la maliziosa soddisfazione della donna che gusta la libertà , il piacere bizzarro e pericoloso della prima , audace avventura di amore . Essere in compagnia di Ferrante che l ' amava , che ella amava , guardandosi negli occhi , sorridendosi , innanzi a molta gente e senza punto curarsi della gente , pranzando insieme , come due sposi innamorati , parlando pianissimamente , a fior di labbro , ciò costituiva per lei una nuova , acre , vivida , soddisfazione umana , quasi , che ella esercitasse una lungamente meditata vendetta , di tanti pranzi di cerimonia , noiosi , banali , fra persone indifferenti e antipatiche . Una novella impensata trasformazione si faceva in lei : ella si sentiva fatta di umana argilla , si sentiva donna , si sentiva felice di quella libertà conquistata a prezzo di tante lacrime , assaporava con lentezza raffinata la sua parte di felicità terrena . Ferrante , con lo sguardo profondo dell ' amore , le leggeva nell ' anima ; uno strano sorriso di conquista gli vagava sulle labbra ; ed ella che vedeva questo sorriso di conquista , non se ne offendeva , no , anzi ne pareva singolarmente orgogliosa . Un senso segreto ma traboccante di sfida le saliva dal cuore , ribellatosi al cervello : una sfida contro tutto quello che aveva venerato , di cui aveva avuto , sino allora , rispetto e paura : parevale sentire , in quell ' ora , la inutilità dell ' abnegazione , la vacuità del sacrificio , la ingratitudine del mondo a qualunque privazione morale fatta per esso . E come questi superbi e acri pensieri le passavano nell ' anima , corrodendone il buon metallo lucido del carattere , Ferrante seguiva questo passaggio e nel suo orgoglio di uomo si gloriava del cangiamento . Donna Grazia prese dei fiori , una grossa manciata di fiori , dalla fioraia che glieli offriva non senza timidezza : i morti fiori autunnali di cui ella adornò il suo grande mantello bruno , fra occhiello e occhiello : e dopo aver aspirato lungamente il fiore , quasi impercettibile profumo di una rosa thea , lo offrì a Ferrante con un muto cenno , con uno sguardo pieno di amore , sguardo così vibrante di elettricità che l ' uomo impallidì . Adesso passeggiavano su e giù , nella galleria di aspetto , coperta di cristalli , e curiosamente donna Grazia si fermava a tutte le piccole botteghe , dove si vendevano dei nonnulla , piccoli ricordi fiorentini , chincaglieria povera di viaggiatori sentimentali ed economici . Essa volle comprare le noci intagliate che raffigurano la cupola di Santa Maria del Fiore , le scatolette di legno d ' ulivo che vengono da Lucca e portano sul coperchio le due rondinelle fuggenti , col motto francese ; je reviendrai , le scatole da guanti , di paglia , foderate di raso azzurro o rosso . Pareva una bimba bizzarra e ingenua , al suo primo viaggio ; essa risalì nel vagone , ridendo , ridendo , buttando sui sedili i fiori , gli oggettini , andando e venendo , con le guancie un po ' calde e le belle mani che sembravano farfalle gemmate , volitanti di qua e di là . Siccome non si partiva ancora , Ferrante le chiese permesso di passeggiare sul terrapieno , per fumare una sigaretta . - Fuma pure - disse lei , crollando il capo , ridendo ancora sottovoce . Egli accese la sigaretta e si appoggiò a uno dei pilastri della tettoia , fumando silenziosamente , immobile , guardando il vagone , fisamente , come se là fosse tutta la sua vita , come se gli fosse impossibile di perderlo d ' occhio . Improvvisamente ella si era fermata , nel vano dello sportello aperto , appoggiando la testa allo stipite di legno , e guardava Ferrante che fumava . Attorno a loro i viaggiatori si arrabattavano per trovare i migliori posti , per la notte : qualcuno si fermava innanzi al vagone , di cui donna Grazia sbarrava l ' entrata , ma si ritirava subito , tanto quell ' alta e snella figura di donna pareva lei posta a guardia della carrozza . Ferrante prese ancora un ' altra sigaretta bionda , l ' accese , la fumò , imperturbabile fra il chiasso di quella partenza per la linea Bologna - Venezia . Donna Grazia si era seduta dietro lo sportello , ma teneva il busto un po ' inclinato , per guardare ancora il suo compagno di viaggio : quando gli vide gittare metà della seconda sigaretta , spenta , mormorò sommessamente : - Non vieni ? Egli dovette più che udire , intendere , tanto era fioca la voce seduttrice : fu nel vagone in un attimo , tirandosi dietro lo sportello . - Fuma anche qui : non mi fa male - disse lei , mettendosi di nuovo i guanti , mollemente . - No , no , tu devi dormire - rispose lui , con una tenerezza quasi fraterna . Ma fra le pelliccie , gli scialli , le coperte , al caldo , ella si addormentò assai tardi . Teneva gli occhi chiusi , però , lasciandosi prendere da tutta quella dolcezza dell ' amore e delle cose ; ogni tanto , con un moto adorabile di stanchezza , li schiudeva e trovava gli occhi di Ferrante fissi su lei , così teneri , così amorosi che la magnetizzavano di nuovo , nella dolcezza . - Non dormi ? - chiedeva ella , vagamente , come se parlasse in sogno . - Non ho sonno - diceva lui facendole cenno di chetarsi , sorridendo tacitamente . Solo nel mezzo della notte , ella trabalzò , scossa da un grande fragore , vedendo una gran luce rossastra . - Che è ? - gridò , levandosi a metà . - Niente , non aver paura : passiamo sul Po . Sulle rive nere del fiume , nella notte , grandi cataste di legna secca bruciavano : attorno ad esse i guardiani del fiume vegliavano e si riscaldavano , temendo l ' inondazione autunnale . - Dormi , non aver paura - soggiunse lui , lasciando ricadere la tendina , sedendosi accanto a lei , passandole lievemente la mano sui capelli , per chetarla . Quando ella si risvegliò di nuovo , all ' alba , avevano già oltrepassato Mestre , erano sulla stretta lingua di terra che attraversa la laguna . E non si vedeva altro , da tutte le parti , che una grande estensione di acqua immobile , senza che un solo soffio ne agitasse la tinta argentina , opaca . Ogni tanto una pianta acquatica , senza fiori , senza foglie , cioè un cespuglio di rami nudi e neri , irti come spini , usciva dall ' acqua : o un pilone nero , un po ' inclinato , sorgeva dal fondo . Una lieve nebbia argentina ma senza luccicori fluttuava sull ' acqua , e tutto l ' orizzonte era della stessa tinta , senza che si potesse distinguere dove l ' acqua finisse , dove cominciasse il velo di nebbia . Un vento umido e molle alitava . E il vagone parea molle di umidità , tutto il treno pareva andasse sull ' acqua dormiente , attraverso la nebbia , fra il fiato umido e soffocante . - Ecco Venezia - disse Ferrante , un po ' ansioso , guardando più il viso di Grazia che il paesaggio . - Non vi è - diss ' ella , vedendo solo la laguna e la nebbia , tremando un po ' nella voce , pallidissima . Si risedette ; due volte mise la testa fuori del cristallo , guardò attorno , lungamente ; si passò le dita sulla manica , come per sentire se fosse molle di umidità . Alla fine , fra la laguna e la nebbia , sorse qualche profilo bigio di una massa più oscura . - Ecco Venezia - ella mormorò , quasi fra sè . - Pare una tomba . Come tutte le altre mattine , fosse avvolto nella bigiastra velatura il Canal Grande e la chiesa della Salute , e lontano , laggiù , scomparisse addirittura il canale della Zuecca ; o la lenta pioggia di ottobre piovesse solingamente su quell ' acqua dormiente , su quella chiesa dormiente , su quei palazzi dormienti ; o il biondo sole illuminasse i tenui azzurri del cielo e le sagome fini della chiesa e circondasse l ' isola di San Giorgio in un ' aureola di luce ; come in qualunque mattinata , Ferrante entrando nel salotto pieno di fiori , trovò donna Grazia seduta , nel vano dello stretto e lungo balcone a ogiva , guardando vagamente il paesaggio . Ella portava sempre una delle sue vestaglie di lana bianca , dalla forma di peplo , che odoravano di violetta , poichè fra le arricciature di merletto del collo , fra le morbide pieghe del petto , alla cintura , spuntavano dei freschi mazzolini di violette . Ella guardava , con gli occhi fatti quasi più grandi e un po ' vitrei dalla lunga contemplazione . - Che hai ? - disse Ferrante , baciandole le mani . - Nulla - fece lei , con un piccolo sorriso . - Mi ami sempre ? - Sempre , sempre . E un cenno largo , come ad accennare un fatto ineluttabile , accompagnò la monotonia di quella voce dove pareva si fosse infranta ogni corda di vivacità . - Sei triste , mi pare - disse lui , chinandosi a guardarla meglio . Ella sorrise ancora , senza rispondere , gli dette , con un atto gentile , uno dei suoi mazzolini di violette ; egli lo prese , l ' odorò e poi lo rigirò fra le dita , senza parlare . - Anche tu sei triste ? - chiese ella , levando su la testa , con un gesto affettuoso . - No , cara . Venivo a chiederti se volevi uscire . - .... Sì - disse lei , dopo una pausa , - Dove andiamo ? - In giro - fece lui . - Dove tu vuoi . Invece , la voce di lui era un po ' stanca . Senza dire altro , ella si levò e passò nella sua stanza a vestirsi . Occupavano un vasto appartamento mobiliato , in uno dei magnifici palazzi del Canal Grande , dirimpetto alla chiesa di San Giorgio : appartamento mobiliato con qualche traccia del lusso antico , a cui si mescolava tutta la confusione fra comoda ed elegante del lusso moderno . Ma le stanze erano tanto grandi che parevano vuote , sempre ; le finestre , i balconi erano così piccoli che la luce vi entrava scarsamente , anche nelle più limpide giornate ; e malgrado i fiori di cui Grazia riempiva tutte le stanze , tutti gli angoli , tutti i tavolini , i saloni non si rianimavano , restavano freddi e muti come se fosse impossibile farvi risuscitare anche una finzione di vita . Grazia e Ferrante stavano sempre insieme ; spesso , lui , per discrezione , si ritirava nella sua camera , lasciava Grazia libera ; ma dopo un poco , era preso da tale insoffribile malinconia , che cercava di lei , e la trovava così insoffribilmente malinconica , che si tendevano le mani , come se l ' uno dovesse salvare l ' altro . Quando erano insieme , certo , di fronte a quel paesaggio grandioso ma dormiente , in quell ' ambiente di cose morte e di cose moribonde , fra quei colori che erano stati vivaci ed erano pallenti , fra quel silenzio grande di uomini e di fanciulli , certo , non avevano la grande giocondità delle anime intensamente felici ; ma si teneano per mano , quieti , silenziosi , senza sussulti e senza tristezza . Si ricercavano , dunque , ansiosamente , come se dovessero sempre partire per un lungo viaggio , come se dovessero iniziarsi ad un altissimo diletto spirituale , come se dovessero raccontarsi tutto un romanzo misterioso , il romanzo del proprio cuore : ma , essendo insieme , parean subito appagati , senza bisogno di dire nulla , anime che già l ' ambiente aveva impregnate di sè . Così quel giorno , come tutti i giorni , solo dopo pochi minuti di assenza , donna Grazia ritornò per uscire , vestita tutta di nero , come sempre , mentre in casa era sempre vestita di bianco : sul nero vestito , qua e là , dai merletti , dalla cintura , facevan capolino i freschi mazzolini di violette . III . Andarono , per i grandi saloni , per la scalea scuriccia : un servo aprì loro il portone che dava , per tre scalini , sulla laguna . L ' acqua appena appena fiottava , contro il marmo corroso . Il barcaiuolo che sedeva a prora della gondola , senza far nulla , aspettando , si levò subito e domandò qualche cosa , nel suo dolce dialetto : - Ha detto - spiegò Ferrante a Grazia , interrogandola - se deve togliere il felze . - Sì , sì - rispose ella subito - lo tolga pure ; lì sotto si soffoca . E aspettarono : il gondoliere , con un certo moto bizzarro , essendo entrato nella negra cabina dagli ornamenti di ferro lucido , ne sollevò con le spalle tutta la parte superiore , simigliante alla gobba nera di un dromedario , al coverchio di una lunga bara di ebano dalle intarsiature artistiche e dalle finestrine microscopiche : sempre portandola sulle spalle , la depose innanzi al portone , raccomandando al servo questo negro felze . La gondola ora aveva la sua aria di barca da passeggiata , con l ' elegante rostro lucido a prora , i due posti di divano , a poppa , foderati di panno nero , adorni di cordoni e di fiocchi di lana nera , sgabelli neri su cui appoggiare i piedi . Grazia e Ferrante vi si sedettero , senza dire nulla : e il gondoliere cominciò a remare verso il Rialto , senza aver loro chiesto nulla . Quel giorno lo scirocco era più pesante del solito e dava pena al respiro . Delle zàttere cariche di carbone andavano per il Canal Grande , con un moto così lento che pareva quasi indistinto ; l ' uomo della zàttera puntava sul fondo del canale con una lunga pertica e , facendo forza , e camminando sulla zàttera in senso inverso della corrente , la faceva avanzare . Era tutto bruno , arcuato , quasi piegato in due , e passando vicino , Grazia udì uscirgli dal petto un gemito rauco e cadenzato , quello che esce dal petto dello spaccalegna . - Questo non canta certo le ottave di Torquato Tasso , come dicono i poeti di Venezia - osservò Ferrante , nel cui cuore lo scetticismo soverchiava ogni tanto il sentimento . - Eppure questa laguna avrebbe dovuto esser fatta solo per l ' amore e per l ' arte - mormorò ella , aspirando il profumo di un mazzolino di violette - non per il duro lavoro e per la miseria . - Gli uomini guastano tutto - osservò sentenziosamente Ferrante . - Sì - approvò lei , chinando il capo . La gondola andava lentamente , fra il gorgoglìo delle acque smosse ; a un certo punto , lasciando il Canal Grande , infilò un piccolo canale , fra due alti palazzi grigio - verdastri . Così faceva sempre il gondoliero che li conduceva in giro , senza chieder loro dove volessero andare . Due o tre volte lo aveva chiesto : ma essi si erano guardati in faccia , esitanti , non sapendolo . Ora , non domandava più . A ogni voltata di piccolo canale gli usciva dal petto un grido gutturale di avvertimento ; a cui spesso rispondeva un altro grido , simile , dall ' altro gondoliere che gli veniva incontro , con la sua gondola . - Perchè le gondole sono così nere , nere dappertutto , nel panno , nel legno , nei cordoni , nei fiocchi ? - domandò distrattamente donna Grazia . - Portano il lutto della repubblica - rispose Ferrante , che aveva accesa una sigaretta e fumava . - Veramente ? - fece ella , guardandolo . - Veramente . - È triste , è triste - susurrò lei , colpita . Ma sbucavano in Cannaregio , il quartiere popolare , le cui case sono piccole , le cui finestre sono adorne del bucato familiare , le cui fondamenta sono continuamente battute dai vivaci zoccoletti delle donne : ed è un andirivieni , al sole , di bimbi biondi , di donnine dai capelli neri e ricci , a ondate fulve , di uomini piccoli e tarchiati dai mustacchi folti , ispidi e rossastri , mentre l ' allegro e lezioso dialetto forma un brusìo , dovunque . Anzi , dinnanzi a una casa , vi erano certi suonatori di chitarra , seduti per terra , mentre una donna in piedi , sotto l ' arco del portone , cantava una bizzarra melopea , gutturale , quasi orientale , chiamata la strega , che un coro di donne e di bambini riprendeva , a ogni ritornello , con voce sorda e grave . - Qui sono allegri , almeno - disse donna Grazia , un po ' rinfrancata , sollevandosi sui cuscini . - Restiamo qui , un poco . Sotto l ' arco di un ponticello , accanto al traghetto , la gondola si fermò . I due amanti tacevano , mentre il gondoliere si riposava . La canzone della strega continuava , grave , come una canzone di Costantinopoli o di Algeri : ma i suonatori e i cantanti sogguardavano spesso i due signori della barca , intimiditi , mentre la musica , a poco a poco andava diventando più debole , più bassa , come scoraggiata dalla presenza di quegli estranei . Una ragazza snella , dallo sciallino di lana rossa , che distendeva una fune da un anello ad un altro sulle fondamenta , per mettervi ad asciugare delle matasse di seta tinta , si fermò nel suo lavoro , facendo solecchio con la mano , per vedere se quei signori se ne andavano . - Andiamo via , non disturbiamo questa buona gente - disse Grazia . - Sono poco abituati ai forestieri : il Cannaregio è un quartiere di poveri , di operai - rispose Ferrante . La barca si allontanò , mentre , alle spalle , ricominciava l ' allegro brusìo del dialetto , ricominciava il ticchettìo degli zoccoletti sulle fondamenta di pietra levigata , ricominciava la canzone costantinopolitana della Strega . Andarono innanzi molto tempo , incontrando pochissime gondole , trovandosi a un tratto in un largo canale deserto : un canale così vasto , così torbido nelle sue acque immobili , così malinconicamente intonato che donna Grazia , per vincerne l ' impressione , ne chiese il nome al gondoliere . - È il Canale Orfano , eccellenza . E la gran leggenda tragica , che era durata , sinistra e tetra , per centinaia di anni , la leggenda di tutti quei condannati , innocenti o rei , che dopo aver agonizzato per giorni e mesi nelle carceri soffocanti della Repubblica , in una notte oscura , facevano l ' ultimo loro viaggio sotto il felze opprimente della gondola , per essere strangolati tacitamente e gittati nelle acque profonde del Canale Orfano , si parò innanzi alla fantasia dei due amanti , con tutti i fremiti di sgomento che tale visione truce può dare . - Il fondo deve essere coperto di scheletri - disse donna Grazia , guardando fissamente l ' acqua . - Torniamo indietro - soggiunse Ferrante con voce alterata . Tornarono : e come il gondoliere affrettava il movimento dei suoi remi , donna Grazia gli fece cenno , con la mano , di far piano : pareva che temesse di disturbare quei morti . Ancora , silenziosi , vogarono per i canali , muti , quasi stanchi , non guardandosi neppure . Il movimento della gondola , a lungo , li gittava in un intorpidimento di tutti i sensi ; tanto che neppure l ' ora fuggente aveva più valore per essi . Canali seguivano canali : l ' acqua era , dove verdastra , dove bigia , dove semplicemente torbida , dove con un ' opaca oscurità di carbone : palazzi seguivano i palazzi , portoni pesanti chiusi come da secoli , gradini corrosi dalla salsedine , alti pilastri piantati nelle acque per legarvi le gondole e che s ' inclinavano come se fossero presi da una inguaribile debolezza , finestre senza cristalli , ma le cui imposte verdi sembravano sbarrate per sempre . Ogni tanto un monastero , una chiesa , una bottega d ' infilatrice di perle ; di nuovo portoni chiusi a catenaccio e finestre serrate sino all ' ultimo piano . La linea era pura , bella , artistica : la poesia che traspirava da tutto l ' ambiente era grande , ma portava un profumo di fiori morti . E i due cadevano in un languore di mestizia che ne domava ogni entusiasmo , che ne annullava ogni impeto di vitalità . - Qui , dicono fuggisse Bianca Cappello , per andarsene con l ' amante a Firenze - disse Ferrante indicando una finestra bassa di un grande palazzo . - Oh ! ... - fece Grazia , senza aggiungere altro . E dopo un poco , sogguardando l ' uomo che amava , facendo cadere le parole , ad una ad una , gli chiese : - Tu sei stato un ' altra volta , a Venezia ? Egli intese la profondità della domanda e il pericolo della risposta : una rapida emozione gli scompose il volto . Ma fu incapace di mentire . - Sì : un ' altra volta - rispose nettamente , buttando nel canale la sigaretta spenta . - .... Molto tempo fa ? - aggiunse ella , con la freddezza e la tenacità di un giudice che interroga . - .... Non molto . Ella tirava , macchinalmente , ad una ad una , le violette dal mazzolino che teneva nelle mani e dopo averle fatte girare intorno al dito , le buttava in acqua , seguendole un momento con l ' occhio . Poche ne rimanevano , smorte , quasi appassite nella larga foglia verde che le accartocciava , penzolanti sugli stelucci . - Eri solo ? - finì d ' interrogare lei , sempre tenendogli piantati gli occhi sul volto . Egli non rispose , nè prima , nè dopo , sentendo la crescente crudeltà di quel dialogo . Non rispose e volse il capo altrove . Allora ella , con l ' aria di una persona perfettamente convinta , guardò un ' altra volta le sue ultime violette e con un atto risoluto , le buttò in laguna , tutte . Ostinatamente , per nascondere il rivolgimento del suo spirito , egli guardava dall ' altra parte ; e anch ' essa si mise a fissare un punto qualunque dell ' orizzonte . Una brutta gondola passò : le finestrine del felze , senza i soliti delicati ornamenti di ferro lucido , erano chiuse coi lucchetti , come una cassa forte . E sulla porticina del felze , a guardia , stavano seduti due carabinieri in tenuta di viaggio e coi fucili fra le gambe , immobili , in quell ' attitudine seria , pensosa , che dà loro come una nova aureola di rispetto . Era la gondola del carcere che avendo preso alla stazione i carcerati e i carabinieri , li conduceva per la laguna , alla tetra dimora . Grazia seguì con l ' occhio il nero convoglio filante sulle acque ; poi abbassò il capo sul petto , reprimendo le ardenti lacrime che le salivano agli occhi . Fu più innanzi , in un canale laterale che si lega al Canal Grande nel sestiere di Dorsoduro , che incontrarono la più tetra barca della laguna . Era tutta nera , come le altre , ma mancava di quella grazia civettuola della gondola di passeggiata : non aveva , a prua , il rostro lucido ; era più larga , più piatta ; si dondolava goffamente sulle acque : e i due gondolieri , invece del solito gabbano fra cittadino e marinaro , invece del solito berretto , portavano una giacchetta nera e un cappello a cilindro , con una coccarda nera . Stava ferma , la gondola , innanzi a un portoncino aperto ; due o tre donne erano sotto il portoncino . - Che è quella gondola ? - disse Grazia al gondoliere , scattando in piedi . - È la gondola dei morti , eccellenza : quelli sono i becchini . - Andiamo via , andiamo via , Grazia - disse Ferrante rompendo il silenzio , dolcemente , volendo infrangere il malo incantesimo di quella giornata . - No , no , voglio vedere - disse lei , duramente - gondoliere , fermati un poco . - È meglio andare , cara , è meglio - ribattè lui , umilmente , crollando il capo . Ma ella non gli dette retta . In piedi , appoggiata al divanetto di destra , guardava nel portoncino nero , donde arrivava un confuso mormorio . - Voglio vedere questo morto - disse a sè stessa , senza distogliere gli occhi dal portoncino . E quasi la sua anima desiosa di dolore , avesse avuto una forza magnetica , un tumulto si fece nell ' ombra del portoncino , e fra un piccolo gruppo di donne e di uomini , portata da due altri becchini , comparve la bara ; dietro le persiane di una finestra , al primo piano , si udiva un singhiozzo disperato e si vedeva una mano convulsa che tentava di aprirle , mentre qualcuno si opponeva , tenendole ferme . Questi volevano vedere la bara , che veniva caricata nella gondola funeraria : la piccola bara , la sottile bara , poichè era la bara di un bambino , e lassù , era certamente la madre del bimbo che singhiozzava e tentava disperatamente di aprire la finestra . A un tratto , con un moto svelto di gente pratica , i becchini gondolieri ficcarono la piccola bara sotto il felze e ne richiusero con un colpo secco la porticina . Il picciolo morto era solo , là sotto . Ai quattro lati del felze furono sospese delle povere e pallide corone di sfatti crisantemi , che una fanciulla piangente in silenzio aveva porto ai becchini . - Andiamo via , presto , presto - disse nervosamente Grazia al gondoliere , ricadendo a sedere sul divanetto . A un tratto era stata presa dall ' orribile paura di dover fare la stessa via del morticino ; e soggiungeva , mentre si allontanavano , senza voltare il capo indietro , presto , presto . Alle spalle il singhiozzo della persona che si disperava dietro la gelosia si era fatto più forte , più alto : la barca funeraria si metteva in moto . Ma era così lenta , che la gondola di Grazia e di Ferrante scomparve subito . Quando ebbero camminato per un pezzo , allora soltanto ella si voltò a guardare Ferrante , ma lo vide così travolto , così pallido , che ne ebbe orrore e pietà . E dopo un minuto di intensa riflessione , ella intuì , ella indovinò il pensiero di lui : - Tu pensi al tuo bambino ? - gli disse , sottovoce , nella faccia . Ah , questa volta , questa volta , egli non ebbe il coraggio di negare : disse di sì , semplicemente , senz ' altro . Ed ella , allargando le braccia , fece un atto di persona vinta , che lascia andare la sua vita al vortice soverchiante . Pure , nella serata , ubbidendo alla sua natura buona e generosa , ella andò a lui , nella pace fredda del grande salone e lo pregò che le perdonasse . Si umiliava , tutta confusa , sentendo sempre più grande farsi la lontananza fra loro , cercando , con la bontà , con la pietà , di riavvicinare le loro anime , nuovamente . E lo vide tremare , come essa tremava , di dolore , di tenerezza , di compassione : egli le carezzò lievemente i capelli , con quel moto affettuoso , famigliare , aggiungendo qualche vaga parola di conforto : e l ' uno voleva consolar l ' altro , a forza , come di una grande sventura ignota , di cui nessuno dei due voleva pronunziare il nome . Nell ' ombra del salone che solo la vampa del caminetto spezzava , gittando spruzzi sanguigni di luce sul vecchio tappeto veneziano , essi si tenevano per mano , frementi di dolore , balbettando incerte parole di consolazione e sembravano , insieme , in quell ' ora bruna , in quella camera , la rovina di una grande cosa , i superstiti di un naufragio dove tutto avessero perduto . Nè il sole novello , nè le miti giornate di ottobre , nè gli sforzi dei loro cuori coraggiosi e onesti , nè la paura della catastrofe che vedevano avvicinarsi e pure volevano scongiurare , potevano ridonare a Grazia e a Ferrante , ciò che era irreparabilmente fuggito . Ancora per vari giorni Venezia che tanti amori e tanti amanti ha visti e dovrà ancora vedere , per vari giorni la soave città languente di morte , vide questi due amanti nelle sue calli , nelle sue piazze , nelle sue chiese , sempre insieme , tenendosi sempre per mano , come se volessero comunicarsi un fluido che li legasse per sempre , come se volessero vincere un potere ignoto che aspirasse al dissolvimento . Incapaci di reggere alla solitudine della loro stanza segregata , della loro casa così piena di tristezza , incapaci di prolungare un dialogo solitario senza che li conducesse , istintivamente , inconscientemente , a una fatale conclusione , essi cercavano di mettere il mondo esteriore fra loro , desiderosi di quanto potesse distrarre i loro occhi e le loro anime . Quella semplice e bonaria vita esterna veneziana , li seduceva , non in sè , ma perchè li toglieva alla tetra domanda della loro coscienza ; le lunghe stazioni sotto le Procuratie , innanzi ai piccoli tavolini del caffè Florian , dove si ripetono , meno ingenue e meno piacevoli , le scene goldoniane ; le lunghe stazioni , in piazza , guardando il volo dei colombi che discendono a mangiare il miglio , buttato dalle candide mani di una fanciulla inglese , ammalata di nostalgia e di anemia ; le lunghe stazioni nella basilica dove , sotto le arcate che pare abbiano profondità infinite , i lumicini delle lampade moresche brillano innanzi alle sacre immagini cristiane , innanzi ai santi e alle sante dalla faccia nera e dal vestito di argento ; le lunghe stazioni sulla riva degli Schiavoni , nell ' ora del tramonto , in una luminosità così fine , così trasparente che nessun paese possiede , che nessun poeta ha saputo descrivere e nessun pittore dipingere ; le lunghe passeggiate per le straduccie strette che sembrano corridoi di una immensa casa , la compra di gingilli , di ricordi nelle microscopiche botteghe di Merceria e di Frezzeria ; le lunghe contemplazioni artistiche nei musei e nelle gallerie , innanzi ai capolavori umani e divini di Carpaccio e di Gian Bellino , del grande Paolo e del superbo Tiziano . Qui erano più lunghe e intanto più pericolose le loro dimore , poichè la sublime arte veneziana è così fatta di amore supremo e di amore terreno , che è impossibile non amare o non parlare di amore , per essa . Queste manifestazioni così potenti della passione , mentre li attraevano , li lasciavano turbati sino agli strati imi del cuore . Più di una notte , levandosi nella veglia affannosa , uscendo dalla sua stanza nella bianca vestaglia come un fantasma che non avrà mai requie , Grazia andava fino alla porta della stanza di Ferrante e sentiva che anche lui vegliava , passeggiando , fumando , schiudendo la sua finestra per guardare il negro Canal Grande . Due volte sentì che egli scriveva , che scriveva tanto concitatamente che la penna strideva sulla carta . E a chi scriveva ? Ella non osò mai chiamarlo , mai chiederglielo . Due volte Ferrante era uscito , solo , forse per impostare queste sue lettere ; mai era giunta una lettera di risposta . L ' angoscia che li ardeva , adesso , non era più che dolorosa : era una vampa che li consumava in una lotta contro un nemico sconosciuto che prendeva sempre più terreno , che ogni giorno guadagnava una piccola o una grande battaglia ; era una fiamma che li devastava da cima a fondo , facendo il vuoto in essi , senza che le lacrime alla tenerezza valessero a smorzarne l ' incendio . Nè l ' uno diceva all ' altro il segreto di queste veglie ardenti e desolate ; ma ognuno lo indovinava questo segreto , sul volto dell ' altro , senza parlare , anzi temendo di parlare . Ancora camminavano accanto , nella vita , tenendosi per mano : ma a un motto , a un gesto , tremavano di veder sparire l ' amata figura daccanto . La solitudine , la solitudine a cui nessun segreto resiste , la solitudine che risolve a rilento o bruscamente tutti i grandi problemi morali dello spirito , era quella che li sgomentava . Avevano deserta la casa , ora . Un giorno , sul finire di ottobre , non sapendo dove portare il loro bizzarro tormento , s ' imbarcarono sul vaporetto che porta all ' isola del Lido , un ' isola tutta verde , piena di piccole ville , che da una sponda dà sulla laguna , sul mare immobile , dormiente , dall ' altra sponda sullo squillante , fragoroso , tempestoso Adriatico . È su quella sponda che si erge il bello stabilimento di bagni marini , dove accorre tutta Venezia e vengono italiani da tutte le parti , e anche stranieri , tanta è la gaiezza estiva di quel ritrovo . Ma nulla è più stranamente malinconico della città di svernatura al mese di agosto , e delle spiaggie di bagni quando l ' estate è fuggita via , da tempo . I viali dell ' isola erano deserti e il piccolo tramvai andava e veniva , pian piano , vuoto , tanto per fare le sue corse di quel giorno . Lo stabilimento aveva tutte le porte dei suoi camerini aperte ; alcune sbattevano contro le pareti , per il vento forte del mare , le onde schiumavano rabbiose contro i pali , frangendosi . Nel grande salone - terrazza , non un ' anima ; solo il custode sonnecchiava nel suo casotto , malgrado il cattivo tempo . Grazia e Ferrante andarono ad appoggiarsi alla ringhiera , guardando quel grande mare burrascoso che li aspergeva di minute stille gelide . A un tratto una voce amica li riscosse dalla triste contemplazione : un altro solitario era , colà , un amico di entrambi , un gentiluomo meridionale , cuore profondo sotto apparenze un po ' leggiere , un po ' scettiche . Era il solo che aveva intravveduto la loro passione : e trovandoli colà non mostrò nè meraviglia nè freddezza . Per una stranezza Grazia e Ferrante oppressi dalla solitudine e dalle loro segrete torture morali , per quanto prima avevano odiato ogni contatto umano , per tanto in quel giorno furono contenti di trovare quell ' amico , quel terzo . E la conversazione , sui banchi umidi di salsedine del vuoto stabilimento , fu insolitamente cordiale , come se un misterioso vincolo legasse spiritualmente quelle tre persone . E anche Giorgio , il gran signore ricercato dei balli e delle caccie , lontano da Roma , in quel posto così deserto , in quella giornata di temporale , pareva avesse dimenticato il suo leggiadro scetticismo , pareva che una nota più sentimentale , più tenera , vibrasse nel suo cuore e nella sua voce . Grazia che lo conosceva da anni glielo disse . - È il contagio - disse Giorgio , con una velatura di sorriso . - Della persona ? - gli domandò Ferrante , serio serio . - Anche . Ma è Venezia , sovra tutto . Io non posso ritornare in questo paese , senza sentir rinascere in fondo al cuore tutte le onde soffocate di tristezza . - Anche voi ? - mormorò Grazia , abbassando gli occhi . - E perchè ci vieni ? - chiese Ferrante . - Perchè scavare in sè questi strati così amari ? I saggi sanno dimenticare . - Sei un saggio , tu ? - gli chiese ironicamente Giorgio . - No - fece l ' altro , con un senso di umiltà nella voce . - E io neanche . Ogni anno vengo qui per un pellegrinaggio .... - Religioso ? - chiese Grazia . - .... pietoso - rispose Giorgio . - Quando la vita esteriore più mi ha inaridito tutte le fonti del sentimento , quando più mi sento un freddo egoista capace di sacrificare tutto al mio piacere , quando più mi corrode la pazza vanità e la folle ambizione , allora io lascio Roma , lascio Parigi , lascio Londra e vengo qui , solo , a guarirmi , a diventar più umano , più buono . Voi ridete di me , forse ? - No , non rido - soggiunse Grazia , pensosa , guardando il mare coperto di bianca spuma . Ferrante taceva , pensando . - Venezia mi contrista e mi guarisce - disse il bel gentiluomo , con la contrizione di un penitente , passandosi la mano sulla fronte , a scacciarne le ombre che la offuscavano . Stettero in silenzio , tutti tre : ognuno era preso dal proprio pensiero e il mare mugghiante accompagnava i voli di quelle fantasie . Fu Ferrante che si risolse a rompere il silenzio per il primo , sospirando chiedendo all ' amico : - Dicci questa istoria , Giorgio . Giorgio guardò Grazia : e benchè ella non parlasse , lesse negli occhi di lei una preghiera . - Che vi può importare , una storia d ' amore ? - domandò Giorgio ad ambedue , guardandoli . Ma nuovamente vide in ambedue tanto ardente e doloroso desiderio di sapere , di conoscere , di misurare , che intravvide financo , dietro il desiderio , l ' angoscia di ambedue . Intravvide , non si spiegò : intese che come a lui era necessario , in quel momento , uno sfogo , ad essi era necessario , in quello stesso momento , l ' appagamento di quel tormentoso desiderio . - Sentite - disse . - Io ho conosciuta quella soave donna a Livorno , quattro anni fa . Era una polacca ; si chiamava Anna ; aveva un marito brutale , e che ne era molto , molto geloso . Ella era piccola , delicata , con certi lunghi e folti capelli fulvi e una salute così delicata , che il più piccolo soffio di vento la faceva tossire . Così leggiadra e così debole , io l ' ho amata più di tutte le donne opulente , trionfali , maestose , l ' ho amata più di qualunque donna abbia mai incontrata , più di qualunque donna potrò mai incontrare sul mio cammino .... - Ella vi ha amato ? - chiese ansiosamente donna Grazia . - Sì - disse Giorgio con semplicità , - Era buona e pia ; ma mi ha amato , con tanto ingenuo trasporto , che io consumato alle esaltazioni della passione , fui scosso per la prima volta . Era così geloso il marito , che non le lasciava un ' ora di libertà : qualche volta soltanto , quando ella andava in chiesa , poichè ella era cattolica e lui ateo . Bene , la cercai in chiesa : ella tremava , povera piccola , poichè diceva che questo era un sacrilegio , un ' offesa a Dio , il quale ci avrebbe puniti , nell ' amore nostro . Ma non poteva fuggirmi come io non potea trattenermi dal seguirla dovunque , dovunque .... Ferrante e Grazia , ora si guardavano . - Tanto che - soggiunse Giorgio , preso dall ' amarezza eccitante della sua narrazione - tanto che qualche cosa fu detta al marito ; e da un giorno all ' altro egli decise di partire . Oh quella notte ! Coi piedi nudi nelle pianelle , ravvolta in uno scialle , tremando di freddo e di paura , Anna ebbe il coraggio di lasciare la sua stanza , senza svegliare suo marito e di venire da me , disperata , soffocando i singhiozzi . Ogni minuto che passava , di quella notte , poteva metterci in pericolo di morte , entrambi , eppure non sapevamo dividerci , delirando di amore e di dolore . Quando dovette lasciarmi , ella s ' inginocchiò per terra e disse una breve preghiera , e sempre inginocchiata , giurò sopra un piccolo crocifisso di argento che le pendeva dal collo , che per il giorno venti di ottobre , alle dieci di sera , ella si sarebbe trovata a Venezia , ad aspettarmi : e che solo la morte avrebbe potuto impedirglielo .... - Venne ? - domandò Grazia . - Sì - riprese Giorgio - venne . - Aveva giurato . Io era da dieci giorni all ' albergo Danieli , nascosto , inquieto , folle talvolta di paura , talvolta di speranza . Venne . Ma era morente , la piccola adorata ; nè io seppi mai come aveva potuto sfuggire alla sorveglianza del marito , e quale lotta l ' aveva ridotta in quello stato . Pure fingeva di star bene , per amarmi , per amarmi assai , sempre meglio , sempre più , mentre discendeva precipitosamente alla morte .... - Una breve stagione d ' amore ? - chiese Ferrante . - Diciotto giorni . - Una sera che era andato fuori , costretto da un dovere inrecusabile , trattenendomi due o tre ore , al ritorno , non la ritrovai più . Era venuto il marito , improvvisamente , e l ' aveva portata via . Per due giorni girai Venezia come un pazzo , cercandola . Non credevo a una immediata partenza . Poi mi misi disperatamente in via per la Polonia .... - E la raggiungeste ? - disse Grazia , quasi affannando . - No - fece Giorgio - era morta per viaggio . I tre amici , come si avanzava l ' ora pomeridiana , uscirono dallo stabilimento e si avviarono lentamente verso la spiaggia lagunare dove ancorava il vaporetto che doveva ricondurli a Venezia . - Voi avete dovuto molto soffrire di quella morte - osservò mestamente Grazia che camminava fra i due uomini , rivolgendosi a Giorgio . - Molto : ma per poco tempo . Sapete che il mondo dove viviamo e la vita che facciamo , non ci permette di soffrire che intensamente . - È vero - disse Ferrante . - Però - soggiunse Giorgio - quella poveretta è stata per me la grande , fuggente , sparente , idealità , buona e pura di cui tutti abbiamo bisogno per vivere , sia essa una finzione o una realtà , una donna o un ' idea . Intendete ora perchè chiamo Venezia un pietoso pellegrinaggio ; perchè Venezia mi sembra la tomba dove è sepolta tutta la poesia della mia vita ; e perchè quando mi sento divenire perverso a furia di frivolezze e di scetticismo , io vengo qui a ricordare la dolce creatura vissuta e morta solo per l ' amore . S ' imbarcavano , soli , sul vaporino ; poichè niuno faceva più il tragitto dal Lido a Venezia . Rosso , rotondo , come disco di rame arroventato , il sole tramontava , basso sull ' orizzonte . Erano seduti tutti tre sulla terrazzina di prora e tacevano . A un tratto Grazia , scuotendosi , disse : - Povera donna ! Avrebbe potuto vivere , amare , esser felice .... - Chissà ! - disse profondamente Giorgio . - Se non fosse morta lei , sarebbe morto l ' amore . - È vero - - disse Ferrante . - È vero - disse Grazia . Nè più sino alla sera riparlarono di tal soggetto : tennero compagnia a Giorgio fino a che egli ripartì , alle dieci e mezzo per Roma , discorrendo quietamente e freddamente di arte , di poesia , di viaggi , della società romana e napoletana , cui appartenevano . Invece di prendere la gondola , per ritornare alla loro casa , in quell ' avanzata ora notturna , essi , per un tacito accordo , se ne andarono per le strette vie , a piedi , ombre rasentanti le alte muraglie dei palazzi patrizii , salienti e discendenti per i ponticelli , fermantisi ogni tanto , per tacito accordo , a contemplare le nere acque dei canali . Non si davano il braccio , non si tenevano per la mano , non si parlavano : andavano col capo chino , senza neanche guardarsi , quasi l ' uno non si accorgesse più della compagnia dell ' altro . La stazione era assai lontana , dalla loro casa ; il tragitto era lungo e camminando così vi misero più di un ' ora . Arrivati innanzi alla piccola porta di terra , con una chiave Ferrante la schiuse . Ma non entrarono : si guardarono , immobili , con una gelida occhiata . - Addio , Ferrante - ella disse , glacialmente . - Addio , amore - egli disse , glacialmente . E si allontanò , nella notte . La porticina si richiuse subito . In ambedue , la grande fiamma era spenta . TRAMONTANDO IL SOLE . A Enrico Nencioni . I . - Chiarina , ti presento un amico , Giovanni Serra - disse la padrona di casa , mentre Serra faceva un grande inchino . - Oh Anna , ma io lo conosco ! - esclamò Clara Lieti , vivacemente , stendendogli la mano con un atto famigliare . - Veramente ? E come ? - soggiunse Anna , con quel falso interesse mondano , che copre di amabilità la perfetta indifferenza . - Da vari anni .... da moltissimi anni .... da un numero infinito di anni , lo conosco - e Clara finì con una risatina squillante . - Non tanti , poi , signora Lieti - osservò Giovanni Serra , quasi facendo una correzione di pura cortesia . - Allora , tutto va bene , vi lascio insieme - concluse la gentile e frettolosa padrona di casa , allontanandosi verso gli altri gruppi che popolavano il suo salone . Serra restò in piedi , presso la signora Lieti : e taceva . Malgrado la luce bonaria dei suoi occhi azzurri , la sua fisonomia aveva qualche cosa di austero , che contrastava con la mondanità dell ' ambiente . - Non sedete ? - chiese Clara , reprimendo un breve moto d ' impazienza . Egli ebbe una fugace esitazione ; poi , si sedette in una poltroncina , accanto a lei . A poca distanza da loro , tre signorine chiacchieravano e ridevano con due giovanotti . - Perchè vi siete fatto presentare ? - domandò Clara a Serra , rompendo il silenzio , parlandogli con una intonazione più intima nella voce . - Non sono stato io . Mi ha detto , la signora Anna : venite , vi presento a una donna di spirito . - Sono io , disgraziatamente .... - Come , disgraziatamente ? - Lo spirito è una gran disgrazia , per una donna - ella sentenziò , con una di quelle tetraggini improvvise che le oscuravano la sorridente faccia . - Perchè , signora ? E un dono affascinante , un dono conquistatore .... - Per conquistare che ? - I cuori degli uomini . - Bella conquista ! - Non l ' apprezzate più ? - No , Serra - ella disse , profondamente . Egli la guardò , ma senza stupore . Si vedeva che non le credeva . Ella abbassò le palpebre , per celare un lampo d ' ira passeggiera nei suoi dolci , ma anche fieri occhi castani . - Mi duole , che vi abbiano presentato .... - mormorò , poi , quasi parlando a sè stessa . - Lo ripeto , non è colpa mia . - ... come se foste un estraneo - ella soggiunse , vagamente - mentre io ho pensato a voi .... spesso .... - Oh ! - disse lui , con una incredulità modesta e cortese . - ... molto spesso - ella terminò , senz ' aver l ' aria di accorgersi della sua negazione . - E come mai ? - domandò lui , con un po ' d ' ironia , niente altro . - Così - disse Clara tristemente e brevemente . Giovanni Serra abbassò gli occhi , quasi celando una domanda che si potea forse leggere nel suo sguardo . Di lontano , mentre attraversava il salone per pregare una signora di cantare , Anna mandò loro un sorriso : li vedea discorrere , era contenta di aver bene collocati due suoi ospiti . - Voi non credete alle voci interne dello spirito ? - ella gli chiese , guardandolo fiso , con quei suoi occhi che il pensiero rendea più oscuri . - Voi non avete inteso che io pensava a voi ? - No , signora . - Non credete a queste voci , o non ne avete inteso ? - Io ci credo , come credo purtroppo , a tutte le cose sentimentali : ma nulla mi ha detto nulla - e sorrise . - Peccato ! peccato ! - ella soggiunse , a bassa voce . Cantavano , adesso . Era una signora bionda e fine che , in giovinezza , si destinava al teatro e che un felice matrimonio aveva tolta al palcoscenico . Ma ella cantava dovunque , sempre , appena le domandavano di cantare , posando il suo manicotto o il suo ombrellino , levando la testolina dal colletto di pelliccia che ornava la sua mantellina , come un uccelletto canoro che vive del suo canto e morrebbe , se non cantasse . Tutti tacevano , nel salone : donna Clara Lieti ora guardava la cantatrice , quasi non volendo perdere una espressione di quel volto , sereno nella soddisfazione del canto . Poi , voltandosi verso Serra , pianissimo , gli disse , con un sorrisetto malizioso , tutta mutata nel viso : - Non vi siete ammogliato , poi ? - Io ? E perchè avrei dovuto ammogliarmi ? - Dicevano .... - Voi ci avete creduto ? - egli le chiese , mostrando per la prima volta una ansietà nel viso . - No , mai . - Volevo dire - replicò lui , tranquillizzato . - Mai creduto , mai - riprese Clara , sorridendo . - Poteano passar gli anni , potevate viaggiare , cambiar paese , cambiar viso , dimenticare la patria , ma ammogliarvi , no ! E le balenò il trionfo , nel viso . Egli si ritrasse : una espressione di austerità , di nuovo , gli chiuse il volto . - Siete fedele , voi - esclamò lei , ridendo . - Io , sì - replicò , a occhi bassi , duramente . - Fedele , quand même - e rideva sempre più . - Quand même , no , signora Lieti . - Vale a dire ? - Vale a dire che il fedele quand même , è l ' uomo che seguita ad amare , anche se è schernito , o vilipeso , o abbandonato . A me non è accaduto nulla di questo . - Come ? - diss ' ella , diventata grave . - Io non ho amato nessuna donna frivola o perfida .... - Oh sì , Serra , voi avete amata la più frivola e la più perfida fra le donne ! - ella esclamò , pianissimo , con un velo di lacrime negli occhi . - Che importa quella ? Io ne ho amata un ' altra - egli dichiarò pianissimo , guardando innanzi a sè , come se vedesse la visione di una creatura incorporea . - Ahimè , sono la medesima persona - Clara disse , pianissimo , con una mortale tristezza . - Per me , no . - È una illusione , Serra . Ella era cattiva , e voi avete gittato il vostro cuore . - Il mio cuore serba un divino ricordo , un ricordo ideale a cui resta fedele : e giacchè tutto si riassume e si risolve in illusione , signora , io preferisco la mia . - E la donna umana , la donna terrena , quella fatta di ossa , di carne e di nervi , quella che vi ha fatto soffrire e vi ha fatto piangere , l ' avete dimenticata , Serra ? A questa domanda così diretta , così limpida , che Clara gli faceva , con voce pianissima , ma tremante , egli rispose subito , pianissimo , ma senza tremare : - No , per molto tempo . - Per quanto tempo ? - Per cinque o sei anni , credo , portai questo tormento . Dopo , ebbi una grave malattia . Quando guarii , ero guarito anche del mio segreto tormento . - Guarito ? Completamente ? - Sì , signora , completamente . - Felice ? Felice ? - Sono come un uomo liberato da una grave e crudele croce . Quando la depone , egli si sente mortalmente stanco : e , forse , si domanda , se quella croce non era la sua vita . - Non so che farei , per vedervi felice , Serra - essa gli mormorò , pianissimo , con tenerezza . - Quando volete , sapete anche esser buona . - Non siate così amaro . È da un ' ora , che vi parlo con la più grande dolcezza . - È così strana , per me , la cosa , che non la capisco . - Perchè siete così ironico ? Non sentite che vi parlo a cuore aperto ? - Quale cuore , donna Clara ? - Il mio cuore . - Quello di dieci anni fa ? - Quello di oggi , Serra . - Io non lo conosco , donna Clara . - È un cuore pieno di umiltà e di tenerezza . - E perchè ? - Così . Perchè la gente si stanca di essere cattiva , si disgusta della propria perfidia , ha la nausea di sè stessa ! - Pare impossibile , donna Clara . - Non mi chiamate così ! - Non è il vostro nome ? Il vostro bel nome luminoso e glorioso ? - È il duro nome di altri tempi ; chiamatemi : Chiarina . - Vi chiamerò : signora . - Non siate così duro , Serra , ve ne prego . - Io non sono che rispettoso . - Il vostro rispetto è freddezza , è sarcasmo . Sapete che odio questa battaglia di freccie avvelenate . - Signora Lieti , perdonatemi , se vi ho irritata . - Non mi avete irritata , mi avete addolorata . - E da quando in qua voi soffrite , signora ? - Ah il dolore è delle più trionfanti creature , sappiatelo ! - ella disse , battendo le palpebre per diradare le sue lacrime . Giovanni Serra tacque . - Scusatemi , se vi ho detto qualche parola pungente - egli riprese , sottovoce . - Ma la vostra dolcezza , inaspettata , improvvisa , mi ha sconvolto . Perdonatemi . Nessun cuore vi è più devoto del mio , signora . Ella lo guardò . Il pallore e la tristezza di quel bel volto di cui egli aveva adorato la gaiezza , lo colpirono . Anna si avanzava , tutta contenta , attraverso la gente che discorreva un po ' qua , un po ' là , ma riunita secondo le simpatie o gli interessi . - Ebbene , sono rifioriti i ricordi ? - chiese , mostrando i suoi bei denti bianchi di donna grassottella , elegante , fredda e felice . - Rifioriti , certo - disse , levandosi , Clara . - Viole mammole ? Rose bianche ? - Crisantemi , crisantemi , Anna ! - e sulla tetra parola fece una gran risata , si licenziò con un sorriso da Serra , con una stretta di mano da Anna , attraversò il salone , salutando ancora qualcuno ed escì . Donna Clara Lieti , sotto l ' atrio del gran portone magnatizio , in piazza Santi Apostoli , sentì un gran freddo . Erano gli ultimi di febbraio : ma sovra , nel salone , il caminetto era acceso , tanta gente vi si agitava , sotto le lampade coperte dai larghi paralumi rosei . Giù la via era fredda , nella prima ora della sera : nè via Santi Apostoli è molto frequentata . Ella affrettò il passo , chiudendosi meglio nella sua giacchetta di lontra , abbassando la faccia sotto la veletta , stringendo le mani nel manicotto . Tutto quello che era accaduto , sopra , da Anna , le appariva molto confusamente in questo primo momento di solitudine ; ma a traverso il tumulto delle sue sensazioni , ella sentiva , nitidamente , tutta l ' amarezza di una delusione . Come , perchè ? Avrebbe forse preferito che Giovanni Serra le avesse parlato del passato , scherzando , come qualunque altro uomo avrebbe fatto , violando , nella realtà del presente e dell ' oblio , tutta la sentimentalità di un grande e violento amore ? No , lo scherzo l ' avrebbe offesa intimamente , dandole una delusione . Avrebbe ella preferito che Giovanni Serra , l ' uomo che ella avea ragione di stimare come il più leale che avesse incontrato mai , fingesse , innanzi a lei , un rimpianto che non sentiva ? No , ella avrebbe inteso l ' ipocrisia e ne sarebbe stata tristemente delusa . Avrebbe ella preferito che egli le facesse una scena violenta , come nei tempi in cui ella infliggeva a un amore giovane , onesto e ingenuo le torture di una glaciale civetteria e le perfidie di una fantasia muliebre mobilissima ? Chi sa ! Ella non sapeva bene che cosa avrebbe preferito , in quell ' incontro con l ' antica sua vittima , se l ' oblìo assoluto , o la menzogna gentile , o il rinfocolarsi della passione : ma quello che era accaduto , non le piaceva . Era scontenta e triste . Sentiva di aver fatto troppi passi sovra un terreno infido , su cui aveva vacillato varie volte : e si pentiva della via intrapresa , così , obbedendo a non so quale segreto impulso del cuore . E dire che da tanto tempo , nel mistero della sua anima , ella si preparava a un incontro con Giovanni Serra ; dire che aveva tanto desiderato , mitemente desiderato questo incontro e pensato con umiltà , con tenerezza , tutte le cose umili e tenere che gli avrebbe dette ; dire che ella aveva tanto creduto all ' effetto della bontà e della dolcezza , sovra un cuore che ella aveva abbeverato di fiele ! L ' incontro vi era stato , ma stupidamente combinato , senza poesia ; ella aveva detto le cose umili e le cose tenere , ma le aveva dette male ed egli non le aveva credute ; era stata buona e dolce , e non aveva fatto che tentarlo dolorosamente , rammentandogli i dolori passati . Ah come era triste , e scontenta , e affaticata , e infinitamente delusa , di tutto quello che era accaduto ! - Queste cose del passato , forse , bisogna lasciarle stare - pensò fra sè , e un sospiro le uscì dal petto . Per andare al Corso ella non aveva osato , a quell ' ora , prendere la via dell ' Archetto che è deserta e male illuminata : così , aveva attraversato tutta la via Santi Apostoli , sul marciapiede , uscendo a piazza Venezia . Pensò se non fosse meglio , per rientrare in casa sua , in via Babuino , prendere una carrozza . Ma la folla , di quell ' ora , al Corso , la rincorò : la sua vivace immaginazione ricevette una impressione , immediata , di distrazione . - Non ci pensiamo - disse ancora fra sè , sentendo in fondo all ' anima una delusione infinita . Così , camminò lungo le botteghe fulgidamente illuminate , guardando con occhio distratto le vetrine . Quanto si pentiva di essere stata così affettuosa e così dolce , con Giovanni Serra ! No , non avrebbe mai voluto apparirgli leggiera , frivola e schernitrice , come dieci anni prima ; ma avrebbe dovuto trattarlo con disinvoltura , ecco , come se nulla fosse stato . Come un altro indifferente qualunque . Quasi quasi aveva tentato di farsi fare una dichiarazione d ' amore , da lui ! Quasi quasi gliene aveva fatta una , lei ! E quello , intanto , glielo aveva detto così chiaramente , che non l ' amava più ! E tutto lo scetticismo naturale e giusto , che egli aveva alimentato nel cuore dieci anni , non era sgorgato , quando quasi quasi ella gli aveva detto di amarlo ! Ora , nella via , Clara Lieti , soffriva atrocemente nell ' orgoglio . Quasi aveva chiesto e non aveva ottenuto : quasi si era abbandonata ed era stata respinta . Un ' ira si mescolava alla delusione ; ella camminava più presto , internamente esaltata dalla ferita che aveva scoperto alla sua superbia . Poi , camminando , ad un tratto , l ' ira cadde : - Bene mi sta - pensò . - Raccolgo quel che ho seminato . Giovanni ha ragione . Un uomo la raggiunse : erano in piazza San Marcello . - Signora , buonasera .... - e si cavò il cappello , mettendosele accanto . Era Giovanni Serra . Un po ' pallido , niente altro . - Buonasera - ella rispose , con voce stanca . - Siete venuto via ? - Sì : avrei voluto scendere con voi di là .... ma siete fuggita , così .... e poi , si poteva notare .... - Oh , non importa ! - diss ' ella con un sorriso amaro . - A me , importa . La voce di Giovanni pareva meno breve , meno secca . Evitava di guardare Clara . - Posso accompagnarvi , un poco ? - le chiese , frenando il tremore di emozione che lo vinceva . - Sì , sì , anche molto . - Non seccherà nessuno ? - Chi , nessuno ? - Qualcuno che vi ami e che voi amiate . - Io non amo nessuno e nessuno mi ama , Serra - ella rispose , freddamente . - Non è possibile , signora . - Oh è possibilissimo , credetelo . - Voi mi parete una donna degna dell ' amore di tutto il mondo - e la guardò con un impeto di ammirazione , in cui parve risorgesse l ' uomo di dieci anni prima . - Siete stato sempre molto esagerato , per me , Serra - continuò ella a dire , con un freddo e triste sorriso - e mi avete abituata male . Vi assicuro che la gente fa di meno di amarmi , senza nessuno sforzo . - Non vi conoscono - egli disse , a bassa voce . - Anche chi mi conosce . Specialmente chi mi conosce . - Siete in un periodo di pessimismo , signora . - In verità , Serra , niuno pensa di me tutto il male che io ne penso . E sì che tutti mi giudicano assai mediocremente . - Non parlate così - egli mormorò . - Voi stesso , Serra . - Io ve ne domando perdono . Ero tanto turbato .... mi avete parlato in un modo così strano .... - Già : è la mia nuova maniera , quella di esser buona - disse Clara , con un sorrisetto amaro e gelido - ma mi riesce poco , come vedete . - Fare il male , vi piaceva di più ? - egli le chiese , chinandosi a guardarla attentamente , come quando gli parea intravvedere la verità di quell ' anima femminile . Ma ella schivò la confessione . Rispose , di scatto : - Piaceva di più agli altri . - La perfidia ? A chi , dunque ? - A voi . - A me ? - Proprio . Se io fossi stata una buona e affettuosa donnina e non una civetta infernale , se fossi stata un ' anima pia e tenera e non una beffarda e arida creatura , mi avreste amata ben poco , credetemi - e le lampeggiarono gli occhi , come in quei tempi in cui egli delirava per quegli occhi . - Se voi foste stata non buona , ma umana , semplicemente umana , Clara - egli disse , a voce bassa - allora , voi non avreste disfatta la mia vita . - Veramente , disfatta ? Mi sembra che stiate benissimo - e sogghignò . - Io non mi lagno , signora - rispose Serra , semplicemente , ma senza durezza - e non vi rimprovero . Ella lo guardò , in silenzio . Veramente , in quel momento , mentre attraversavano piazza Colonna tutta fulgida di lumi , Giovanni Serra le parve invecchiato . Su quegli occhi azzurri che ogni tanto aveano qualche cosa d ' infantile , parea che veli e veli di lacrime fossero passati , nell ' ombra e nella solitudine , quando l ' uomo può lasciar erompere il suo dolore , oltre le dighe della fierezza . Su quelle labbra si era posata una stanchezza che ella soltanto ora scorgeva , la stanchezza di aver invano chiamato un nome , di aver invano invocato un bacio , di aver invano singhiozzato , nelle ore solinghe dell ' abbandono . Per la prima volta , e con una intensità profonda , ella sentì che vi hanno ferite che non si chiudono mai , e sentì che il tempo può portare via una vita , ma non può portare via un dolore da un uomo vivente . - Quanti anni avete , ora , Serra ? Ella lo chiedeva , così , vagamente , tristemente . - Trentaquattro , signora . - Un uomo è giovane , a questa età . - Anche una donna - egli disse , cortesemente . Clara ebbe un lieve moto della testa . E con una infinita tristezza , soggiunse : - Io non ne ho più trentaquattro , amico mio . - No ? Non eravamo coetanei ? - Eravamo ? Non siamo più . Io ho centotrentaquattro anni , credo . È incalcolabile quanto io sia vecchia , Serra . E mentre ella si abbandonava a quest ' asserzione , piena di un vero dolore - ella soffriva moltissimo d ' invecchiare - tendeva l ' orecchio , a raccogliere la contraddizione . Ma egli non contraddisse ; disse , con un ritorno di candore ammirativo : - Per me , non sarete mai vecchia . - Vecchissima , vecchissima ! - insistette lei , a denti stretti . - Non dite questo , non lo credete : io non lo credo . - Io ho dei capelli bianchi , fra i neri . - Ma non si vedono : io non li vedo . - Perchè li nascondo o li mostro con disinvoltura . Se mi guardate bene , di giorno , ho una quantità di piccole rughe , accanto agli occhi e accanto alle labbra . - Non si vedono ; io non le vedo . - Perchè rido sempre . Ma se sono triste , non so come , i miei capelli bianchi appariscono subito e le mie rughe si vedono tutte , sottili , che tagliano leggermente la pelle , visibilissime . Che orrore ! Aveva detto questo in fretta , eccitata , come una persona che si confessa di un suo grave errore , piena di dolore , con una brutalità di particolari , che le rendean fischiante , quasi flagellante la voce . - Io vi vedrò sempre come vi ho amata , Clara - egli le rispose , con la sua buona voce consolante . - Ah io sono vecchia , Serra : nessuno mi ama più e nessuno mi amerà più ! - gemette ella , levando il manicotto , sino alla bocca , a soffocare un singhiozzo . Turbato sino al profondo del cuore , egli non trovò parole per esprimere il suo pensiero . Forse non ne aveva neppure uno preciso , in quell ' agitazione di sentimenti . Delicatamente , con una tenerezza paterna , egli le prese una mano guantata e la carezzò fra le sue : - Poveretta , poveretta ! - Se sapeste , se sapeste ! - ella balbettò , al massimo dell ' emozione . - So .... so qualche cosa .... - e il calore della piccola mano che egli sentiva , dall ' apertura del guanto , aumentava immensamente la sua confusione . - Se potessi dirvi .... amico mio .... se potessi dirvi tutto - ed affannava , come se i più terribili segreti la soffocassero . - Tacete .... non dite niente - egli le susurrò , all ' orecchio . - Che bene mi farebbe il parlare , amico mio ! ah io mi sento affogare . Da anni e da giorni , io vorrei gridare , urlare , pur di gittar via la mia pena . E lo guardava con occhi così dolorosi e così interrogativi , così invocanti un orecchio pietoso alle confidenze , che egli si arretrò . Era pallidissimo : ma Clara , nell ' egoismo della sua angoscia , non se ne accorgeva . - Non potrei ascoltarvi , Clara . - E perchè , e perchè ? - Così : non potrei . - Non mi siete amico , allora ? - Sì , vi sono amico - e parlava con un evidente sforzo . - E non vorreste confortarmi ? - Vorrei , vi giuro che lo vorrei ; ma così , non posso . - Che crudele siete ! Voi sapete che se io potessi dirvi la mia croce , essa sarebbe meno schiacciante , meno pesante ; voi sapete che se io potessi piangere accanto a voi , a lungo , a lungo , piangere immensamente , infinitamente , queste lacrime mi laverebbero da ogni torbido proposito : e mi negate questo sollievo . Ah siete un crudele ! Non eravate , crudele ! Si erano fermati all ' angolo di via Babuino , dopo aver attraversata piazza di Spagna . Egli la guardava , immobile , con gli occhi pieni di dubbio . - Ma che donna siete voi , Clara , che non dovete intendermi nè prima , nè poi ? Io , vi debbo consolare , quando tutto il tempo della vostra gioia è stato dato ad altri ? Io ? Chi sono io ? Niente , nessuno Così avete voluto che io fossi : niente e nessuno . - Avete ragione - ella disse , domata a un tratto , caduta nella rassegnazione e nell ' umiltà . - Non vi rammentate che vi ho adorata come uno schiavo e che avete battuto sul mio cuore , come si batte sul dorso di uno schiavo ? Non vi rimprovero , non mi lamento : ma voi mi domandate anche della pietà , voi che non ne avete avuta mai ! - Avete ragione - Clara ripetè , umilmente . - Vi rammentate , Clara , che vi ho voluto bene così teneramente e che non me ne avete voluto mai ? Vi ricordate che avete lasciato che io vi amassi , incoraggiandomi talvolta , talvolta avvilendomi , facendomi passare dalla gioia alla disperazione , in un giorno , e non volendomi bene mai , mai , nè prima , nè dopo , nè mai ? È vero , o no ? - È vero , è vero - ella annuì , chinando il capo , fatta quasi più piccola dall ' annichilimento , in cui la gittavano il rimorso e il rimpianto . - Vi rammentate , Clara , che ne avete amato un altro , me presente , che avete voluto che io lo sapessi , che me lo avete detto , ridendo ? - Sì , sì , è vero . - E ora , Clara , ora che sono passati dieci anni , ora che voi avete mutato il vostro cuore , come dite , ora voi siete come allora , voi volete che io vi conforti , perchè un altro vi ha lasciata . Voi siete crudele come in quel tempo , Clara : allora ridevate , adesso piangete , ecco la differenza ! - Scusatemi - ella mormorò , nel colmo dall ' avvilimento . - Ma io sono un uomo , Clara , e se posso avere spezzato il mio cuore , se posso aver vinto ogni desiderio e ogni speranza , sono sempre un uomo , e voi non mi potete raccontare i dolori , che vi ha dato l ' amore di un altro ! - Perdonatemi ! E fece l ' atto di volergli prendere la mano . Ma egli la ritrasse . - Non mi avrete capito , mai , Clara . Morirò , ma non saprete nulla di me - concluse egli , più freddamente , essendo giunto quasi a vincere la sua emozione . Così camminarono in silenzio verso la casa di Clara . Ella andava a capo basso , sentendo di avere errato ancora , di avere inutilmente violato la fierezza del proprio cuore , mostrandone il segreto dolore , a un uomo che non poteva avere pietà di lei : sentendo di avere nuovamente offeso quel cuore che era stato così intieramente suo e che ora non aveva più forza pel desiderio , avendone solo per la dignità . Più amaro crebbe in lei il rimpianto , comprendendo di essere passata accanto all ' amore , alla devozione , alla dedizione più completa , senza accorgersene , abbandonando alla solitudine , all ' angoscia questo cuore inutilmente devoto e inutilmente affezionato . Era troppo tardi , oramai , anche per far risorgere in questo cuore una mite affezione : troppo tardi , per ridare a questo cuore la bella luce della fiducia . Due volte , quasi fosse sola , ella fece un piccolo cenno definitivo , con la mano aperta che pendeva lungo la gonna e le cui dita pareva avessero lasciato andare un piccolo e prezioso tesoro . Camminavano accanto : ma ella che non aveva mai capito chi egli fosse , intendeva che le loro strade erano diverse . Quando furono innanzi al portone , si fermarono . Egli aveva l ' aspetto più stanco che mai ; ma niuna durezza vi fu nello sguardo con cui la fissò . - Buonasera - ella disse , con un ' intonazione monotona . - Buonasera - egli rispose , cavando il cappello e facendole un grande saluto . Ma non si lasciarono subito . Parea che si dovessero dire qualche altra cosa . Parea che ambedue sapessero di non doversi veder più e che una qualche cosa , più intima , più misteriosa , si dovessero dire . Ella gli stese la mano : egli la rattenne un poco fra le sue , ma senza stringerla . Ambedue sedavano a stento il tumulto delle loro anime . Poi , a un tratto , egli le domandò una cosa strana , impensata : - Che fate ora , sopra ? - Io ? Nulla . - Qualcuno vi aspetterà ? - No . Nessuno . Il tono era della più perfetta franchezza . - E voi , che fate ? - chiese ella con eguale incoscienza . - Vado a casa . - A casa ! E che ci farete ? - Non so . - Buona sera , Giovanni - ella mormorò , facendo per andarsene . Ah , quale sussulto , lo scosse ! Ella che aveva sempre trovato antipatico , brutto , volgare il suo nome di battesimo , tanto che egli aveva finito per odiarlo , ella lo pronunciava adesso , dopo dieci anni , con tanta soavità ! Egli s ' inchinò e le baciò la mano , leggermente . Si guardarono : ella volse le spalle ; pian piano entrò nel portone , cominciò a salire le scale . Non era forse incerto il passo della donna , salendo per quelle scale , alla sua casa deserta ? Il passo dell ' uomo era incerto , andando alla sua casa deserta . II . Ella lo ricercò , dopo soli tre giorni : ed egli che l ' aveva fuggita per quattro o cinque anni , da quando Clara , dopo un lungo viaggio , era ritornata in patria , egli si lasciò ricercare e tenne l ' invito . Fatalmente , Clara era troppo sola e troppo libera , adesso . Gli aveva scritto un biglietto fra il malinconico e scherzoso , per dirgli che la sera istessa sarebbe andata al vecchio teatro Argentina , dove cantavano una vecchia musica , l ' Armida , di Glück . Ella vi arrivò prima . Vi era un gran ballo , quella sera , all ' Ambasciata d ' Inghilterra , e tutta la grande società romana era colà : l ' Argentina era quasi vuota , male illuminata , freddina : pochi amatori di musica antica stavano nelle poltrone , immobili , a pregustare le melodie incantatrici . Clara era vestita di nero : stava in un palco di terza fila , di fianco , scelto apposta : una veletta nera le scendeva dal cappellino molto semplice e molto carino . Così , sembrava più piccola e più giovane . Serra tardò . Due o tre volte , ella pensò che non sarebbe venuto e si pentì di avergli scritto . Aveva la più ferma volontà di essere umile e schietta , ma il suo amor proprio dava dei sobbalzi all ' idea di un rifiuto sprezzante . Però , quando egli entrò , senza far rumore , ella chiuse gli occhi , a nascondere la gioia del suo sguardo . Ella si voltò , gli sorrise e gli stese la mano : - O ma belle ténébreuse .... - egli disse , con una certa disinvoltura . Il tono disinvolto durò così , un pochino . Poi , a lui sfuggì una frase pericolosa : - Io non voleva venire .... - E perchè ? - Mah .... per paura . - Paura di chi ? - Di voi . - Di me ? Paura ? - Me ne avete sempre fatta un poco , Clara . - Io sono una povera scema - diss ' ella , con la più perfetta umiltà - io non faccio paura a nessuno . Ed era umile e semplice , nello stesso tempo : e una gran bontà le si leggeva negli occhi , nel sorriso , trapelava nella sua voce . Gli parve piccolina , così giovane e sempre così cara ! Pure , volle dire quest ' altra cosa lui : - Credevo che non sareste venuta .... - Io ? E perchè ? - Per farmi soffrire .... - Io vorrei che foste l ' uomo più felice della terra , amico mio - esclamò ella , con una sincera convinzione . Giovanni ebbe un sorriso malinconico . Disse , di nuovo : - Sì , sì , ho creduto che non sareste venuta .... - Come avete potuto credermi così cattiva ? - Il mio animo è così combattuto dai dubbi , Clara - e il volto gli si turbò . - No , no , non parliamo di ciò - ella replicò , subito , interrompendolo . - Fa male ad ambedue . - È vero - egli consentì . Un sospiro di sollievo gli uscì dalle labbra . Ma il pessimo demonio che si annida nelle anime buone e le fa tormentate e tormentatrici , gli fece soggiungere : - Mancavate così spesso ai convegni , allora ! Ella guardò sul palcoscenico , un momento . Lo chiamò , poi : - Giovanni ? - Che volete ? - Mi fate un piacere ? - Sì , subito . - Vogliamo lasciare in pace il passato ? Vogliamo non amareggiarci qualche ora graziosa , che possiamo passare insieme ? Vogliamo essere anche per un mese , anche per una settimana , anche per una sera , due cari amici che si ritrovano , che non ricordano più i torti comuni , i torti di uno , è più giusto , e che si dànno , ingenuamente , alla serenità e alla letizia di un colloquio senza ira e senza malintesi ? Vogliamo ? - Potremo noi far questo ? - chiese Giovanni ansiosamente . - Se voi lo volete , sì . - Io lo voglio , Clara . E quetamente , tirandosi un po ' indietro , i due si posero a discorrere sottovoce , guardandosi con dolcezza , l ' uno prendendo la parola dall ' altro , senza mai alterarsi , senza mai alzare il tono della voce , mentre la soave musica glückiana che culla l ' incantesimo del cavalier Rinaldo , pareva cullasse quel dialogo così mite e così dolce . In verità , Clara fu perfetta , quella sera . Giustamente malinconica , ella seppe a tempo sorridere , perchè il loro colloquio non cadesse nella tetraggine , dove sarebbero risorti gli amarissimi ricordi del passato : e tutta una dolcezza fioriva dalla sua malinconia e dal suo sorriso , dalle sue parole come dal suo silenzio . Più , dal suo silenzio . Giacchè ella lasciò molto che parlasse lui , con le manine inguantate di nero congiunte sul suo ventaglietto a stelline d ' argento , con il viso intento dietro il sottil velo nero , con gli occhi placidi e dolci , con la bocca tranquilla e dolce che approvava , con un gentil motto delle labbra . Sovra tutto , ella non rise mai . Si rammentava che egli , dieci anni prima , nei tempi dell ' amore e del tormento , detestava quel suo riso squillante e clamoroso che le scopriva tutti i denti bianchi , che dava un non so che di feroce alle labbra rosee e che le riempiva gli occhi di scintille . Lo aveva tante volte visto fremere e impallidire , dieci anni prima , a quel mal riso beffardo e aveva sempre più riso , per ucciderlo a forza di risate , come in una leggenda ! Non rise mai , quella sera , mentre Armida cantava le sue magiche canzoni , che davano le visioni ineffabili al sonno di Rinaldo . Lo ascoltò , serena , raccolta , con un ' attenzione così dolce , che l ' animo di Giovanni , restato in grande trepidanza sino all ' entrata in teatro , si venne rassicurando , rianimando , rallegrando . Due o tre volte , involontariamente , egli alluse al passato , giacchè troppo il suo amore mancato aveva influito sulla sua esistenza , deviandola , torcendola ad altri ideali dello spirito , più alti , più inaccessibili e più tormentosi . Ma ella , dolcemente , non rispose alle allusioni che con un cenno di umiltà , abbassando il capo : ed egli si riprese subito , commosso da tanta dolcezza . Solo a vederla così , ascoltatrice intenta e cheta , tutta data alle parole che , egli le diceva , coi begli occhi limpidi nella loro nerezza , piccola , vestita di nero , senza gioielli , senza nulla che sfolgorasse , senza nulla che stridesse , egli si sentì invadere da una tale letizia dell ' anima che giammai gli parve di averne provata una simile . Ella fu , in questo , perfettissima : giacchè lasciò svolgersi quell ' alta consolazione spirituale , senza avere l ' aria di sospingerla , di provocarla , di goderne come di un trionfo : e quando lo spettacolo finì , si levò in piedi , pian piano , prendendo il suo mantello . Egli fu più lesto di lei : ed ella sentì che mentre l ' aiutava ad indossarlo , le sue mani tremavano . Allora , ella ebbe un pensiero orgoglioso , muliebre . Pensò : - Ora mi dà un bacio . Egli s ' indugiò a metterle questo mantello ed ella sentì il suo respiro , sulla sua nuca : ma Giovanni non le dette il bacio . E come Clara aveva nascosto la sua subitanea ambiziosa idea , così nascose la sua pronta delusione . Nè fu una delusione fortissima . La dolcezza di quella serata , aveva ingannato anche lei . Ella sapeva bene di fare uno sforzo su sè stessa , per reprimere gli impeti del suo temperamento bizzarro e per essere assolutamente dolce : ma sperava di poter continuare così , sempre che lo volesse seriamente . E come lui credeva di aver innanzi una creatura trasfigurata , che gli avrebbe dato le fredde , tranquille e ultime tenerezze senz ' amore , ma tenerezze sicure di un ' amicizia muliebre , così ella si lusingava di poter essere questa amica gelida , affettuosa e quieta . Però , ambedue , chiudendo gli occhi , si lasciarono andare a questa consolante fiducia . Egli cominciò a vederla più spesso . Ella era molto stanca , invincibilmente stanca della vita mondana che aveva fatta sempre : e si appartava volentieri . Se andava a una passeggiata , era in ore strane e in posti deserti : lo avvertiva , egli ci veniva . Se andava in un teatro era alle terze rappresentazioni , in serate vuote ; e dieci minuti dopo il suo arrivo , entrava lui , nel palco , si sedeva in fondo , ella si tirava indietro , un poco . Vestiva di scuro , sempre ; sapeva di piacergli così . Si può essere una semplice amica , ma si deve piacere all ' amico . Parlavano con fredda tenerezza . Molto ella ascoltava : ma quando diceva qualche parola , era sempre sapiente , detta con la più squisita cautela sentimentale . Giammai un ' allusione al proprio cuore , al proprio stato , nè diretta , nè indiretta : sempre la massima pietà per gli altri , la massima indulgenza per ogni peccato , come chi sa che è impossibile non peccare , quando si deve peccare . Egli si era mutato , però . Non poteva tenere il patto di non evocare il passato . Era la sua vita , il suo amore di dieci anni prima , e ricompariva sempre più spesso , fino a che divenne il solo soggetto dei suoi discorsi . Taceva da tanti anni e con tutti , che ora la verità di quella mortale passione sgorgava infrenabile . Ella ascoltava , stupefatta ; ma non interrompeva mai . Veramente , egli aveva ragione : Clara non aveva mai capito quanto era stata amata : ora , lo capiva . Ogni tanto , quando egli le diceva una delle sue torture ineffabili di gelosia , di allora , ella faceva un atto come per chiedere perdono , un atto in cui ella si dichiarava colpevole , sì , ma incosciente , ma ignorante , ma degna di perdono . Egli la guardava con tanta tenerezza , che , senza parlare , le diceva di averle perdonato . Quando egli si meravigliava che ella avesse potuto essere così atroce , essa gli diceva di esserne stupita , di stupirsene , lei stessa : e ciò come se si parlasse di una donna assente , di cui si compatissero gli errori . E quando egli giungeva a narrare certe ore terribili in cui avrebbe voluto morire , pure di strapparsi dal petto questo amore , ella aveva una frase di pietà profonda , intima , raumiliata , la frase del carnefice pentito innanzi alla sua vittima : - Voi siete buono . Niente altro , diceva . Ella non si difendeva mai , nè si accusava : quando egli l ' accusava , gli dava ragione , con un ' occhiata , con un triste sorriso , con un cenno espressivo della bella bocca . Vi era un ritornello , che egli pronunziava sempre , nervosamente , a traverso i suoi racconti scuciti ; un ritornello che rivelava l ' attossicamento della sua vita , in tutte le sue più pure sorgenti , l ' avvelenamento crudele di un sangue giovane e di un ' anima , resa inetta a vivere e incapace di morire così . Il ritornello : - Che veleno mi avete dato , che veleno ! Quando ella lo udiva , aveva un moto così pessimista della testa e della persona , sulla crudeltà muliebre , che egli si commoveva . Talvolta , tornava la frase : - Quanto veleno , Clara , quanto veleno ! Ella diceva , allora , umilissimamente : - Avete ragione . Ma da questa sua umiltà voluta , e poi quasi fatta naturale , nei loro colloqui , da questo suo abbassarsi nella coscienza dei suoi gravi torti , da questo non difendersi giammai , da questo dargli ragione , sempre , da questo racconto triste e violento di un amore infelicissimo , ella trasse una nuova sensazione e un nuovo sentimento . Il senso della sua colpevolezza , verso Giovanni , giganteggiò ai suoi occhi : e il sentimento della riparazione divenne acuto e ardente , quanto era stata la colpa . Così , mentre Giovanni risaliva tutta la piena della sua grande sciagura sentimentale e con la sua sensibilità fine e tenera ne approfondiva , narrandoli , tutti i dolorosi particolari , Clara che aveva un temperamento più fantastico che sensibile , esagerava , con una dura voluttà di abbassamento , contro sè stessa , la propria aridità passata e l ' atroce perfidia . Tanto che , alla fine , secondandolo e sorpassandolo ella , ambedue sembrarono accanirsi contro una persona assente , lontana , morta , che ad ambedue avesse commesso i più gravi torti . Anzi quella lunga istoria intima , tenuta chiusa nel cuore per dieci anni di esistenza triste , priva di spirituali conforti , traboccando dalle labbra di Giovanni perdeva molta amarezza , nello sfogo : e la naturale indulgenza di quel cuore virile che non sapeva dimenticare , ma sapeva perdonare , trovava delle misteriose scuse alla donna che era stata con lui senz ' amore , senza carità , senza pietà . Invece , quella medesima istoria , a Clara sembrava più lugubre e più ignobile che mai , quando ella pensava il come e il perchè della sua perfidia e della sua durezza . Internamente , ella si maltrattava , molto più che Giovanni l ' avesse maltrattata mai , nei momenti di maggior furore . Ogni tanto , quando egli le aveva descritto una delle sue sere tragiche , di quel tempo , quando egli passeggiava le serate intiere sotto la sua casa , non per vederne le finestre illuminate , giacchè ella era fuori , a ridere , a divertirsi , ma per aspettarla quando tornava , per vedere con chi tornasse , per vedere il suo bianco volto nella oscurità , per udire quel riso alto e beffardo e per allontanarsi , non salutato , non riconosciuto , non visto , non rammentato , egli , col più tenero dei rimproveri , le prendeva le mani e le chiedeva : - Come avete potuto essere così cattiva ? Ella non s ' inteneriva , col viso chiuso , con le sopracciglia aggrottate , piena d ' ira e di disprezzo contro questa Clara tanto colpevole , e rispondeva , duramente : - Io sono stata sempre cattivissima . - Chi sa .... - mormorava lui , nella semplice clemenza del suo animo - chi sa per quali strane ragioni .... - Non v ' illudete , Giovanni : per nessuna misteriosa ragione . Non vi fate di me una figura romantica . Io ero civetta , volgare e cattiva come l ' ultima delle donne , ecco tutto . - No , no , cara donna , non vi avvilite così - soggiungeva lui , colpito dai più bizzarri sentimenti , in contraddizione - io non voglio che vi avviliate . Forse , io fui ingiusto : forse , sono ingiusto ancora adesso . Chi soffre , chi ama , è così facilmente ingiusto . - Voi siete il più onesto e il più buono fra gli uomini - ella rispondeva , con gli occhi velati dalle lacrime . Tacevano . Spesso , in quel periodo acuto di reminiscenze , mentre Giovanni si lasciava andare alla immensa consolazione di parlare del suo amore passato , egli intravedeva confusamente , in queste tenere e tristi confidenze , non so quale pericolo . L ' intensa attenzione con la quale Clara lo ascoltava , la squisita furberia sentimentale con cui lo interrogava , i suoi silenzii pieni di una repressa emozione , a un tratto facevano risorgere tutti i suoi dubbii e la sua anima sofferente si rigettava indietro , sgomenta di essersi troppo abbandonata . Spesso , diffidente vagamente , egli tentava di togliere il discorso , dicendo che questi ricordi lo turbavano troppo : ma ella l ' obbligava , prima con la dolcezza , poi con una certa energia di volontà coperta di dolcezza , a ritornare alla triste istoria . Una sera , in una passeggiata al chiaro di luna , gli disse : - Ditemi tutto . Forse mai più ci potremo vedere così liberamente e così spesso : forse , fra una settimana , fra un giorno , non ci vedremo più . Dite , dite , che io sappia , che io non muoia senza aver saputo , che qualcuno mi ha veramente amata . - Potremmo non vederci più , Clara ? - La vita è oscura - ella rispose , profondamente . Forse , per questo , ella moltiplicava gli incontri , dandogli sempre dei nuovi convegni , ansiosa , affannosa , come se il tempo le fuggisse , come se ella avesse qualche misteriosa chiamata altrove e che la presentisse . Ella arrivava più presto , portando dei fiori nelle mani , come era il suo costume , un po ' pallida sempre , sotto le fini velette nere , vestita quasi sempre di nero , piccola , con un viso che si levava verso lui , esprimente una immensa ansietà negli occhi dolci che egli aveva adorato , nella bocca ancora fresca e vivida che era stata la sua adorazione . Si stringevano appena la mano e si mettevano accanto , passeggiando piano , non vedendo nessuno , andando per le vie più strane e più remote , perdendosi per ore intiere , parlando di quel passato che ella evocava , con un motto , con un gesto . E più il tempo trascorreva , più cresceva in lei , in duplice corrente spirituale , un infinito rimpianto per il passato e un acuto rimorso . Di lontano , questo amore di cui ella aveva riso , in pubblico , questo amore di cui ella si era burlata , come una pessima femminetta , questo amore per cui ella aveva avuto il più palese disprezzo , questo amore si faceva più alto , più puro , più spirituale , staccato dal tempo e dallo spazio , sciolto dalla realtà dei fatti . In certe sere , in cui lui la riaccompagnava a casa , sino al portone , non volendo mai salire sopra - non voleva salire , era inflessibile , non voleva metter piede in casa sua - dopo aver ancora chiacchierato a lungo , nell ' ombra , ella saliva sopra , così smorta che pareva svenisse . Nella casa non vi era che un sol lume , nella sua stanza da letto ; ed ella l ' attraversava , questa muta e deserta casa , all ' oscuro , a tentoni , guardando nell ' ombra . Ma quando giungeva nella sua stanza da letto , ella si gittava sul letto , col capo nascosto nei cuscini , piangendo , singhiozzando , sull ' irreparabile : - Che ho fatto , che ho fatto ! Che amore ho perduto , per sempre , per sempre ! Acuto rimpianto e acuto rimorso ! Essa , forse , nel furore contro sè stessa , esagerava , dipingendosi come l ' anima femminile più turpe comparsa nella gran falange muliebre ; ma non era men vero che la esistenza di Giovanni Serra era stata infranta da quella passione infelice , tanto che egli non aveva raggiunto , come il suo cuore e il suo talento meritavano , nè la gloria , nè la felicità : non era men vero che egli era un essere senza molla interna che lo spingesse , senza desiderii e senza speranze : non era men vero che , per questo amore , egli aveva gittato la sua salute , la sua gioventù e la sua fortuna : non era men vero che egli possedeva la più preziosa qualità umana , che è l ' onestà , e la sublime virtù che è la bontà . Come non doveva Clara piangere , nella solitudine della sua stanza , tutte le più ardenti e le più amare lacrime su questo amore perduto e su questo cuore infranto ? Come non doveva sentire in sè , temperamento mobile e violento , assetato di amore , assetato di felicità , la ribellione contro l ' irreparabile ? Invero , si trovava di fronte all ' irreparabile : ed era quello che le faceva torcere le braccia , nella notte , quando per tutta una serata ella aveva udito il mormorio dell ' amore , al suo orecchio , ma di un amore finito , morto . Giacchè ogni parola , ogni frase di Giovanni Serra , pur restando nella più fine gentilezza da uomo a donna , pur avendo la poesia della tenerezza , diceva a Clara , che egli non l ' amava più . Invano ella , con l ' animo ansioso - era questa , la sua ansietà - interrogava ogni tono di voce , scrutava il senso riposto di ogni motto , rifaceva , da sola , tutto il loro dialogo , per scoprirvi una sottil luce presente . No , non l ' amava più , malgrado la commozione che egli aveva , sempre , nel lasciarla , nel rivederla , malgrado il fascino che subiva , malgrado la gran tenerezza che dominava ogni suo atto . Amore vissuto tanto tempo e così ardentemente e ora sepolto sotto un mucchio di gelida cenere che una mano andava smovendo , mano sapiente che conosceva la storia di quel fuoco e di quella vampa e che la rievocava , sulla fredda cenere . Giovanni non parlava quasi mai del presente , con un atto di finezza d ' animo , quasi dolendogli di non poter ancora ardere come prima , quasi sembrandogli un ' offesa al suo idolo , la fiamma spenta e le ceneri gelate . Non diceva nulla , ma si capiva così chiaramente , che nulla più , più nulla , non la più piccola scintilla ardeva innanzi alla cara donna , simulacro vano della passione , morto , come la passione era morta . Ed ella , sì , singhiozzava nelle sue notti senza sonno su quella grande fiamma spenta , sentiva di essere passata accanto alla felicità senza vederla , allontanandosene per sempre , ma esclamava , fra l ' inutile pianto : - Ha ragione , di non amarmi più , ha ragione : egli soltanto ha ragione , egli che ha amato ! Ma da queste nascoste battaglie dello spirito che Clara combatteva , con tutto l ' impulso di una natura appassionata , sebbene fugace ; da questa umiliazione in cui la sua anima era caduta , tanto che parea si prostrasse innanzi a Giovanni Serra ; da questo indicibile rimpianto dell ' amore , acutissimo in una donna che aveva amato l ' amore sovra tutte le cose umane e a cui l ' età non calmava l ' anima ; da questo tormentoso rimorso che si sollevava da tutti gli istinti di giustizia e di equità offesi , sorse dentro Clara una impetuosa volontà di correggere e di vincere il destino . Ella pensò , questo : che era suo dovere morale amare Giovanni Serra , di un amore profondo e devoto che fosse l ' estremo della sua vita , e in cui ella prodigasse tutte le ultime e supreme dolcezze del suo cuore ; che non solo era suo dovere , ma che era questo il suo desiderio sentimentale più forte , più immediato , più irresistibile ; che non solo era un desiderio irresistibile , ma che era , questo amore , la più cara speranza del suo cuore che voleva lavarsi , che voleva purificarsi e diventar nuovo e candido come il cuore del Salmista ; che non solo era la sua più cara speranza , ma che era la salvazione della sua dignità di donna , l ' assoluzione dei suoi errori trascorsi , la vecchiaia percorsa senza più sentire rimorsi , aspettando serenamente la morte . Sorto dalle ire soffocate e dai profondi disprezzi di sè stessa , questo pensiero di amore l ' avea in un baleno soggiogata e tutta l ' anima ebbe il calore del metallo in fusione . Nessuna voce interna l ' avvertì di non mettersi a questo periglioso passo , nelle sue condizioni , alla sua età , con un uomo come Giovanni Serra : e se talvolta , un nero presentimento la colpì , a traverso le esaltazioni del suo entusiasmo , se il negro presentimento le susurrò che ella si avviava a un errore anche più fatale e anche più irrimediabile degli altri , ella ebbe il cenno disperato di coloro che sono ebbri di sacrificio . Giovanni non l ' amava più : è vero . Che importava ? Il suo cuore di donna che ella aveva sentito morto , duro come una pietra , per tanti anni , dentro il suo petto , ardeva di un sentimento dove tutto era elemento di ardore , il rimorso , il rimpianto , la pietà , la tenerezza , il bisogno di devozione , il bisogno di darsi , il bisogno di abbandonarsi . Che importava che Giovanni Serra non l ' amasse più ? Ella voleva amarlo così profondamente , così piamente , con tanto completo abbandono di ogni amor proprio e di ogni orgoglio , con tanto perfetto oblio di ogni vanità e di ogni altro istinto mediocre umano , che tutto il dolore passato sarebbe pagato da questa immensa abnegazione amorosa . Ella voleva espiare il suo passato , soffrendo come egli aveva sofferto , dando il suo cuore a un essere che non poteva più amarla ; voleva espiare di non avere amato , amando senza speranza , solitaria anima che recitava un monologo appassionato e doloroso . In fondo , come per tutti i grandi penitenti , la sua espiazione sarebbe stata anche il pascolo della sua anima . Oramai , la sua esistenza di donna era deserta . Aveva trentaquattro anni : e nell ' abbandono in cui era caduta , si sentiva assai più vecchia , incapace di tentare un ' altra volta l ' ignoto dell ' amore . Era stata molto amata , due o tre volte : ma fatalmente , questi amori si erano dileguati , come se mai fossero esistiti : e due volte ella aveva dato il suo cuore , e due volte era stata abbandonata . Esistenza finita , dunque , giacchè le illusioni non risorgono mai dalla loro tomba : e le stanchezze morali sono più forti di quelle fisiche . Che restava a Clara , se non questa ultima speranza di potersi dare a un sentimento vivido e duraturo , a null ' altro simile , senza fallacie e senza disfatte ? La sua espiazione , quella di voler amare Giovanni Serra , era anche la sua salvazione , giacchè ella sapeva di non poter vivere senza l ' amore , un amore qualunque , ma un amore , un amore ! Meglio , meglio , se ciò non era un ' avventura in un cuore sconosciuto , innanzi a un ' anima misteriosa , un ' avventura di incerto risultato , ma portante con sè , forse , una disperazione e un ' onta novella : meglio , se era l ' amare una creatura nota , stimata , ammirata per le sue nobilissime virtù , una creatura senza amore , è vero , ma che aveva saputo amare , ma che si sarebbe lasciata amare , dolcemente , teneramente . L ' espiazione sarebbe stata la vita della sua anima ed ella vi si sarebbe buttata con ebbrezza , giacchè quello che più temeva , per sè e intorno a sè , non era il dolore , ma era l ' aridità , non era la tortura , ma era il silenzio , non era la passione infelice , ma era l ' indifferenza . Un mese prima , ella era immersa nel marasma più profondo , moralmente così misera che non osava neppur dire a nessuno la sua miseria : ella si vedeva già finita , senz ' amore , senza amicizia , coi soli legami frivoli mondani , ritenuta per una donna senza cuore - giacchè questa , fatalmente , era la sua reputazione - e gemente intanto nel desiderio dell ' amore . Ora , ora , da quel pomeriggio in casa di Anna , ella aveva dato una sublime ragione alla sua esistenza . Dai grandi occhi spiranti uno strano turbamento , dai subitanei pallori che le coprivano il volto , quando egli appariva , dalle mani che si facevano fredde nelle sue , da certi più prolungati silenzii che regnavano fra loro , dall ' imbarazzo crudele di certi momenti , dai sussulti che ella non sapeva reprimere , a certi atti , a certe parole , Giovanni intravide che accadeva qualche grave fatto nell ' anima di Clara . Una o due volte , la interrogò : - Che avete ? - Nulla - ella diceva , chinando gli occhi , mordendosi lievemente il labbro , come quando non pronunziava la parola che voleva pronunciare . Egli credette che Clara gli nascondesse un fatto dispiacevole , forse una lettera dell ' uomo che l ' aveva abbandonata , o il suo ritorno , forse . Diventò più freddo , più riservato . Mancò a un appuntamento . Ella lo rimproverò assai , quando lo rivide . - Io vi disturbo , Clara - diss ' egli , malinconicamente . - Che vi fa pensare ciò ? - gli chiese ella , precipitosamente . - Sono stato sempre così superfluo , nella vostra vita . È sempre l ' ultimo venuto , che mi ha scacciato . Almeno , confessatemi la verità . - Non ho nulla da confessarvi , Giovanni . - Ma voi siete agitata , molto , da qualche tempo . - Sì , è vero . - E non volete dirmi perchè ? - No , non ve lo voglio dire . - Non me lo merito ? - È inutile . - Non vi posso metter rimedio ? - No - ed ella voltò la testa in là . - Nè consolazione ? - Consolazione ? Forse . - Ditemi come e lo farò . - Non qui , Giovanni . - Dove , dunque ? - Nella mia casa - ella rispose , tendendo a sè stessa , e a lui , inconsciamente , il più terribile tranello . - Sapete che non ci verrò mai - egli , disse , sgomento , sentendo il pericolo . - Ebbene , io non vi narrerò le mie pene , Giovanni - diss ' ella , tetramente . - Scrivetemi .... - No . - Parlate qui , altrove .... - Nella via , in teatro ? No , no . - Io non posso venirci , lo sapete , in casa vostra - egli mormorò , già più debole , già affascinato . - Perchè ? - Non mi obbligate a dirlo . - Ditelo . - È la casa dove avete amato un altro . - Che ve ne importa , se non mi amate più ? - ella disse , levando le spalle , amaramente . - Ah io soffro sempre , Clara , anche non amando ! - Quante volte , lo ripetete , che non amate , Giovanni ! è troppo - e il suo tono fu così lamentoso che egli s ' intenerì . - Verrò .... forse .... una sera .... Ella sorrise , nel fondo dell ' anima . III . Tre volte Giovanni Serra mancò alla sua promessa . Le diceva : verrò domani sera , alle nove . Clara lo aspettava in preda a una emozione nervosa , a cui la sua fantasia dava un carattere passionale . Ella dal pomeriggio dava ordine che nessun altro venisse introdotto e ripeteva le sue raccomandazioni , alla cameriera , con insistenza : quando l ' ora si appressava , per frenare la sua torbida impazienza , ella si metteva a riordinare delle carte , prendeva un libro , forzandosi a intendere ciò che leggeva . Giovanni non veniva . Le fresche rose che ella aveva messe nei vaselli nitidi , rientrando a casa , parea che declinassero e languissero , quasi per morte ; il fuoco si covriva di cenere , nel caminetto ; ed ella , discesa dalle esaltazioni sentimentali , cadeva in uno snervamento profondo . Alla fine di queste serate d ' inutile attesa , la parte più sincera di lei pensava che era meglio , lasciar finire , senza finirla , questa singolare avventura , che le cose morte non si vivificano e che anche per lei , Clara , così innamorata dell ' amore , era troppo tardi per tentare un ultimo fatto del cuore . Ma l ' istinto della vanità muliebre , mediocre istinto , ma che non isbaglia mai , tanto è finemente esercitato , le diceva che quegli appuntamenti mancati erano tante vittorie negative , è vero , ma vittorie , sul cuore di Giovanni : che chi non va , ha paura di andare ; e chi ha paura di andare , ha sempre il cuore debole e facile a essere trascinato , in un impeto dell ' altrui energia . Così , ella , nelle immense prostrazioni di una vivacissima speranza delusa , trovava novelle forze per ritentare l ' anima di Giovanni . Egli balbettava , inventava delle scuse magre , per colorire la sua assenza : ma ella lo vedeva molto confuso . Dietro il pretesto di un impegno dimenticato , di un ostacolo improvviso , il freddo istinto della vanità intravedeva il combattimento del cuore di Giovanni ; ed ella se ne compiaceva , dimenticando il suo nobile divisamento di amare Giovanni , senza domandargli il ricambio . Alla terza sera , ella lo aspettò dietro i cristalli del balcone ; più nervosa , più triste , più esaltata che mai , ella finì per aprire il balcone , malgrado il freddo della serata . Ebbene , all ' ora indicata , ella lo vide giungere frettolosamente , a capo basso , fermarsi due minuti sotto il portone , ed uscire di nuovo , lentamente allontanandosi . Non aveva avuto la forza di salire . Era un gran freddo nell ' aria , quella sera : ma ella rientrò con le guancie brucianti . E l ' indomani non gli fece nessun rimprovero . Sentiva che Giovanni aveva subìto una tortura segreta . Egli venne , al quarto appuntamento , quando ella non lo aspettava più , alle dieci e mezzo , invece che alle nove . Il suo orecchio fine udì il suono timido e debole del campanello , udì la voce bassa con cui egli domandava di lei , in anticamera , e il passo cheto con cui egli si avanzava , a traverso l ' appartamento . Clara soffocava per il battito del suo cuore : e l ' accoglienza che gli voleva fare , disinvolta e serena , come a un amico che venisse sempre , e le parole che gli voleva dire , tutto sparve , ed egli la trovò in mezzo alla stanza , aspettandolo con troppo palese ansietà e porgendogli una mano glaciale e tremante . Sedettero ambedue non accanto , ma dirimpetto : taciturni , imbarazzati . Clara non osava aprir bocca ; intendeva che la sua voce l ' avrebbe tradita . Egli guardava , come trasognato , i galloni rossi e azzurri che adornavano il vestito di lana bianca di Clara . - Mi volevate : - eccomi - egli disse , con un sospiro , chinando gli occhi . - Grazie - mormorò ella , semplicemente . - Chiederete voi che io faccia qualche altro sacrifizio , al vostro fascino ? - Tanto vi è costato , questo ? - Clara interrogò , ansiosamente , piegandosi verso lui . Egli si arretrò , quasi temendo la vicinanza di quel volto . Disse : - Mi è costato moltissimo . - Ma perchè ? - e aveva un tono così ingenuo , chiedendo ciò , ella ! - Proprio , non lo capite ? - No . - Questa casa mi è odiosa . E un riflesso di tetraggine gli si diffuse sul volto . Clara si guardò intorno . - Non capisco - disse . - Siamo soli .... - Siamo soli ? - Dubitate di ciò ? - ed ebbe , sulle belle labbra un riso forzato . - Io credo che vi sia possibile fare tutto - egli soggiunse , guardandola con quel misterioso terrore , come quando gli parea veder sorgere un mostro nella donna . - Tutto , che ? - Non mi domandate troppe cose , Clara : io sono molto turbato . Parlate voi , piuttosto . - Sì - ella annuì , cercando di vincere , prima di tutto , sè stessa . - Lo vedete , siamo soli . Nessuno può venire e nessuno ha diritto di entrare . Qui vi è la vostra amica , che vi aspetta da tanto tempo , che è così felice di passare un ' ora , con voi , in una stanza chiusa .... Egli guardò le porte , con una lieve ombra di diffidenza e di paura negli occhi . - Anche a voi , fanno terrore le porte socchiuse ? - ella soggiunse , infantilmente . E si levò , andò a chiudere le due porte , fra le tende . - Voi temete di vedere entrare qualcuno , sempre , è vero , Clara ? - Sì , da bimba , l ' ho sempre temuto . Se qualcuno saliva alle mie spalle , nelle scale , se qualcuno mi seguiva , in un appartamento , se una porta restava aperta , con un vano oscuro , io era assalita da uno sgomento folle , e , sentite , adesso - soggiunse , dandogli la mano - solo a parlarne , io tremo tutta .... Egli trattenne quella mano fra le sue , ma mollemente . - Sono sempre così sola ! - ella soggiunse , e gli occhi le si velarono di lacrime , mentre il volto , le si tramutava . Giovanni guardò quello scoloramento e quei begli occhi velati : impallidì leggermente . - Non sempre siete stata sola - mormorò , con un ' intonazione ironica , ma non aspra . - Oh ! - e Clara fece un gesto largo , per dire che tutto era finito . - Lo avete già dimenticato , Clara ? - Intieramente - ella rispose , con un cenno tagliente . - Dimenticate presto , mi pare . - Sì , tutto quello che non merita di esser ricordato . - Ma che meritò di essere amato , però . - Oh chi non ha errato , nelle cose del cuore ? Chi ha mai preso la via giusta , amando ? - Nessuno , avete ragione - diss ' egli , malinconicamente . - Io ho sbagliato sempre , io - e il bel volto ebbe un fremito di dolore . - Sempre ? - Sempre . Mi hanno amata poco : o male : o niente . Sarà una bella burla , alla fine della mia vita per me , che porto la reputazione di avere ispirato delle passioni folli , l ' accorgermi che nessuno mi ha amata , mai . E un doloroso , amarissimo ghigno le contrasse il viso . Clara era immensamente sincera , in quel momento . Aveva tenuto solo all ' amore , nella vita e , probabilmente , non lo aveva , nè visto nè provato mai . - Quanto siete ingiusta , Clara ! - Con chi ? - Con me . - Ah già , è vero , voi pretendete di avermi adorata - - ella soggiunse eccitata , ma schiettissima , sempre . - Chi ne sa nulla ! È una leggenda : tante leggende sono false . - Perchè dite questo ? Perchè volete negare il passato ? - Bella istoria , il passato ! Ognuno se ne inventa uno , a propria convenienza , quando il passato è passato . Chi conosce la verità ? Voi intanto , no : e io , neppure . Forse non mi avete amata mai ; e tutta la leggenda non è che una cosa buffa - e rise clamorosamente , offendendolo anche col suo riso . - Clara , io non sarei qui , se non vi avessi amata - egli disse seriamente . - Vale a dire ? - Che ci vuole una grande tenerezza , per dimenticare quello che mi avete fatto : e una grande tenerezza non viene che da un grande amore . - Bella rovina , illuminata a chiaro di luna - ella disse , non ridendo , tetramente . - Ognuno dà quello che può - Giovanni rispose , con una tristezza semplice . Clara tacque . Scherzava con un tagliacarte giapponese e se ne pungeva le dita . A un tratto , si rivolse tutta mutata : - Perdonatemi , Giovanni : ho avuto un accesso di cattiveria . - Tanto , per non cambiare - ed egli ebbe un pallido sorriso . - Sono cose che restano , a filoni , nell ' anima . Ma l ' anima è così cangiata ! - Così ? - e la tenerezza velava l ' incredulità . - Tutta quanta . Non ve ne siete accorto ? Vi sono sembrata la stessa , in questo tempo , la stessa di dieci anni , ditelo , in coscienza ? - No , non mi siete sembrata la stessa . Ma non vedo la causa del vostro cangiamento e non so lo scopo . - Al solito , voi mi supponete qualche infernale progetto ? No , Giovanni , disilludetevi . Nulla vi è di più complicato in me - e sorrise , con una mesta semplicità . - Nulla ? - Nulla : a che ? Per sedurre chi ? Voi siete inseducibile . - Vi piacerebbe sedurmi ? - Sì , moltissimo - ella esclamò , impetuosamente , con la verità sulle labbra e nel cuore . Giovanni fu scosso , da questo colpo diretto . - La cosa è già fatta - egli disse , piano , cercando una via obliqua , per ischermirsi . - La seduzione passata , Giovanni , non conta - soggiunse subito , la terribile e infelice donna , riportandolo al duello . - Era una pessima seduzione , fatta da una donna perfida e fallace , una seduzione fondata sull ' inganno , che partiva dalla malvagità e arrivava alla perversità . Non quella , non quella ! Mi sarebbe piaciuto sedurvi , mi piacerebbe sedurvi , con una seduzione nobile e alta , quella della schietta anima femminile , che si dà in tutta la sua naturale bontà , con una seduzione fondata sull ' amore , profondo , umile , segreto e pure sgorgante da ogni atto e da ogni parola ! Si era avvicinata a lui , chinata verso lui , parlandogli : e gli parlava con una voce tremante , roca , come egli non aveva mai inteso uscire da quelle labbra . Egli ebbe un atto di smarrimento : - Tacete , Clara , tacete ! - No , amico mio , non mi fate tacere , non vi ho mai detto nulla , in questo tempo , e ora muoio , se non vi dico tutto .... - Io non posso udirvi .... - e cercava sciogliere le sue mani da quelle di lei che le tenevano , nell ' affanno dell ' emozione , strettissime . - Sì , sì , potete udirmi , giacchè io nulla debbo dirvi che vi turbi , che vi offenda ! Giacchè io non voglio niente da voi , Giovanni , niente ! Voi mi avete amata , è vero , nel passato e io sono sacrilega , quando lo nego , ma anche il sacrilegio è una forma della passione , anche il calpestare è una voluttà dell ' amore ! E ora voi non mi amate più e avete ragione ; io sono stata crudele , io sono stata infame , con voi , vengono dei momenti in cui mi faccio orrore , ve lo giuro .... Mentre parlava ella , così , singhiozzava e il suo petto si sollevava , nel singulto . Qualche rara lagrima le usciva dagli occhi e Clara l ' asciugava rapidamente , col fazzoletto . Giovanni l ' ascoltava , la guardava , stupefatto , incapace di difendersi più , e incapace di sottrarsi al pericolo estremo in cui si trovava . - Ma , sentite , Giovanni , sentite con pazienza , poichè queste cose mi soffocano , sino a morirne , e le debbo dire , giacchè sono le ultime parole di passione che mi usciranno dalla bocca , in questa vita . Sì , sì , le ultime , poichè io ho trovato in questa mia anima , così maltrattata , così ingiustamente maltrattata da chi non doveva mai farlo , ho trovato una sublime speranza , Giovanni , quella di poter essere un ' altra donna , quella di poter amare con un infinito entusiasmo e una infinita devozione , quella di poter essere in una estrema tenerezza , una donna leale , pia , umile , vivente solo per voler bene , così , come una povera creatura ammalata e convalescente si innamora della vita , di nuovo ! - Illusione , illusione - balbettò lui , tentando reagire contro quella esaltazione sentimentale , che gli si comunicava , fatalmente . - Voi non potrete mai far questo , Clara ! - Io posso fare tutto quello che voglio , io lo farò - ella rispose energicamente , altieramente . - Ah ho ben visto , io , in questo tempo , nella mia anima , io vi ho letto come in un libro aperto , io so tutto , io so che una sola cosa può farmi rivivere ed è un affetto schietto e saldo , senza altri interessi morali che l ' affetto istesso , senza altro desiderio che dare uno slancio di purezza a quest ' anima , senz ' altro ideale che la redenzione di uno spirito malato e corrotto . - Non vi riescirà , non vi riescirà - egli esclamò , in preda a tale un ' agitazione e a una confusione , che gli pareva di non aver parlato lui , ma un altro . - Se questo non mi riesce , io sono perduta , Giovanni - ella soggiunse , cupamente , - Ma perchè , perduta ? - Perduta , perduta ! Questo è l ' ultimo anello che mi lega alla vita : se si spezza , cessa la ragione della mia esistenza . Ebbene , io non posso perdermi , Giovanni , io non posso morire , io sono vecchia , perchè ho vissuto troppo , è vero , ma non ho che trentaquattro anni , e sono troppo pochi per rinunziare , per morire ! Io non voglio rinunziare , io mi abbranco a questa speranza , essa mi deve aiutare a vivere , io voglio amare così , se no , sono perduta e niuno , niuno può desiderare la perdita e la morte di una creatura come me ! - Ma chi , chi volete amare ? - gridò lui , levandosi , volendo fuggire , ma non trovandone la forza . - Voi - esclamò ella , guardandolo con gli occhi sfolgoranti , con le labbra schiuse che mostravano i bianchi denti minuti , che egli aveva adorato . - Me ? me ? E perchè ? - Perchè voi solo ne siete degno - diss ' ella , aprendo le braccia , chinando il capo , con un atto di umiltà . - Clara , io sono uno sciocco , un malato , un infelice , io non merito questo - disse lui , turbatissimo , dando indietro , cercando fuggire . - Voi siete l ' anima più buona e più nobile che io abbia mai incontrata - ella disse , con un accento profondo di amore , che finì di sconvolgere Giovanni . - Clara , voi avrete con me le maggiori delusioni . Io ho sofferto , io sono stanco , sono vecchio , oh quanto più di voi , così piena di vita , di vivacità ! Clara , Clara , se sapeste quanto sono vecchio , e quanto sono stanco , non dareste al mio cuore questa tortura , questa nostalgia .... L ' ultima parola era così imprudente ! Superbamente , realizzando il suo invincibile bisogno di espiazione , ebbra di sacrificio , folle di sacrificio , ella gridò : - Che importa ? Fosse anche così , così mi piacete : fosse anche peggio , voglio amarvi così ! - È un inutile amore , Clara - egli replicò , tristissimamente . - Perchè , inutile ? L ' amore non è mai inutile ! - Inutile , lo vedrete , Clara : io non debbo ingannarvi . Io non vi amo . - Lo so : non importa - diss ' ella , crollando orgogliosamente le spalle . - Ciò che è fuggito , non ritorna più . Io non posso amarvi di nuovo . - Non importa - replicò ancora lei , giunta al culmine della superbia e dell ' umiltà sentimentale . - Clara , Clara , questo è un romanzo : io non ho le forze morali per seguirvi in questo romanzo . - Non importa : camminerò sola . Il mio cuore è saldo , quando l ' amore lo regge . - Oh Clara mia , mia amica buona , voi v ' illudete , voi non mi amate punto , voi siete in preda a un accesso di infinita bontà , voi v ' ingannate , sul vostro cuore ! - Io vi adoro - ella disse , semplicemente , sorridendo . - Non è vero . - Provate - ella soggiunse , subito , con una tal luce nello sguardo , con un tal sorriso di offerta sulle labbra , che il poveretto vacillò . - Sentite , Clara , io sono il più saggio , fra i due , e invece vi sembro il più scortese e il più crudele . Clara , restiamo amici , non tentiamo la Provvidenza , non prepariamoci un avvenire di amarissime delusioni . Guai , se vi credessi ! - Mi crederete - e sorrise , fiduciosissima di sè e dell ' amore . - Io non vi vedrò più ! - gridò lui , sentendo sfuggirgli l ' estremo suo lembo di coraggio . - Perchè , Giovanni ? Non mi amate , è vero : ma non è una dolce consuetudine di vedermi , per voi ? - Sì , sì , purtroppo .... - Non mi amate , lo so : ma non sono io , la donna che più avete amata ? Non sono io la donna con cui più avete desiderato di vivere , la sola con cui abbiate desiderato di vivere ! - La sola , la sola ! - Ebbene ? perchè mi dovreste fuggire ? Dite che siete stanco , ammalato , vecchio , e che non mi potete amare ? Quale pericolo correte , dunque ? Voi avete la gran sicurezza ; che temete ? - Nulla .... infatti .... ma dovrò fuggirvi . - No . Restiamo amici , voi volete così ? Restiamoci . Solamente , solamente io non sarò amica , ma innamorata di voi . - Clara , sarebbe una condizione insopportabile ! - Io sola , la debbo sopportare ! Che fa , a voi ? Vi amerò così quietamente , così segretamente , che quasi quasi non ve ne accorgerete neppure . Sarete buono con me , ecco tutto : mentre io fui così cattiva ! - Voi , non siete fatta per questo orribile stato di animo , che è l ' amore non corrisposto . Voi siete stata sempre una vittoriosa .... - Lasciatemi provare la dolcezza di esser vinta - disse ella tenerissimamente . - Voi finirete per odiarmi , Clara , io lo so ! - e fece un atto di disperazione . - Ma perchè combattete questa lotta inutile e inefficace , Giovanni , contro me , contro voi stesso ? Perchè mi negate il permesso di volervi bene , quando ciò non vi costa nulla e quando ciò può anche piacervi ? Perchè rinunziate , quando non vi si domanda altro che di lasciarvi amare , Giovanni ? Che vi fa ? Perchè dite di no , quando nessuno vi chiede di dir sì ? Lasciatevi amare , lasciatevi amare , è una cosa tanto confortante , tanto consolante , credetelo ! Egli non le rispose nulla . - Vedrete , amico mio , vedrete che questo mio amore , mentre sarà il segreto della mia esistenza , non turberà la vostra . Fidate in me . Io vi saprò amare così bene , che non ne avrete nè preoccupazione , nè noia . Verrete a vedermi , quando vorrete . Io non vi darò le mie ore : vi aspetterò , sempre . Sarò profondamente felice , quando vorrete darmi qualche ora del vostro tempo : e se non vi vedrò , ebbene , non uscirà un lamento dalla mia bocca . Vi scriverò . Mi permetterete di scrivervi , è vero ? Le lettere sono uno sfogo così dolce a chi ama : e non turbano colui che non ama . Giovanni , Giovanni , lasciate che io vi ami , non mi togliete questo amore , se vi sono stata cara una volta . E pian piano , dalla sedia in cui era seduta dirimpetto , gli scivolò inginocchiata , innanzi , levando il volto trasfigurato verso Giovanni Serra . Egli la sollevò , nelle sue braccia , dicendole forte , violentemente come se volesse convincerne sè stesso , mentre la stringeva a sè : - Io non ti amo .... non ti amo ! - Ne sei certo ? - ella chiese , misteriosamente , con la testa sul suo petto , col volto proteso a lui . - Non lo so - balbettò il poveretto , in un impulso di luminosa verità . E la baciò , sulle labbra . Tutta la virtù di quel cuore d ' uomo , in quel bacio , cadde . IV . Infelicissimo amore ! Immediatamente Giovanni Serra provò il confuso avvilimento della sua caduta e Clara la delusione della sua prepotenza sentimentale . Passata l ' ebbrezza singolare e pur triste della grande serata , ella si trovò di fronte a Serra , nella condizione tormentosa e misera , di una donna che ama troppo , che vuole amar troppo e che , sovra tutto , pensa e dice di amar troppo , mentre non è riamata abbastanza . Infelicissimo amore ! Giacchè nello speranzoso e baldanzoso animo di Clara , restituito ai consueti trionfi della sua beltà e della sua grazia , tolto dal fittizio ambiente di umiliazione morale , in cui ella si era collocata con amara voluttà di punizione , rimesso nella posizione solita ed orgogliosa di una donna che ha conquistato un uomo o che lo ha riconquistato , in questo animo in cui gli impeti della immaginazione erano il fondamento della passione e dove la vanità si nascondeva sotto le forme più semplici , in questo animo tramontò subito quel purissimo e inaccessibile ideale di un amore che volontariamente rinunzia alla corrispondenza , di un amore che volontariamente invoca di esser dolore e di essere espiazione . L ' imperioso cuore che si voleva dare in un immenso sacrificio , privo di premio , ritirò subito la sua offerta , quando negli occhi smarriti di Giovanni Serra vide la follia dell ' amore , quando egli si curvò a baciare quelle labbra col trasporto di un uomo che non ha mai finito di amare , che ricomincia ad amare , con la forza di dieci anni di ricordi , accumulata e repressa . Clara passò la notte seguente nella veglia deliziosa , e indescrivibilmente deliziosa di chi ha trovato , nell ' amore , quello che cercava , il gran segreto che tutte le anime sentimentali e passionali cercano : un amore eguale al proprio , la corrispondenza perfetta e l ' armonia sublime . La vita , infine , aveva dato , con dieci anni di ritardo , è vero , ma con più potenza di concentramento , alla donna innamorata dell ' amore , ciò che ella non aveva mai provato , ciò che pochi uomini e poche donne provano sulla terra : un amore schietto e profondo , così sentito e così corrisposto . Immensa delusione : e infelicissimo amore ! Poichè , quando ella rivide Giovanni e guardò nei suoi occhi , ella vi scorse un imbarazzo mortale , una tristezza mortale , come ne nascono nelle pure coscienze di coloro che caddero per una inesplicabile debolezza della volontà . Clara credeva , era certa di vedersi apparire innanzi un uomo felice , ringiovanito , ridato alla forza vincitrice degli ostacoli e ridato agli entusiasmi dell ' età più bella : e invece , Giovanni aveva l ' aspetto di un uomo che ha errato e che sente amaramente tutto il peso del suo errore . Clara era lieta e dolce , aveva rialzato i suoi capelli in un grosso nodo attraversato dagli spilloni di tartaruga , come dieci anni prima , aveva un vestito chiaro e gaio : e Giovanni la guardava , con certi occhi distratti e stupiti , dove , ogni tanto , si abbassava il velo di una malinconia intensa , dove , ogni tanto , passava la nuvola dello sgomento . - Come siete gioconda , questa sera ! - le disse , come trasognato . - Perchè ti voglio tanto bene - ella gli rispose , dolcissimamente , prendendogli le mani . Egli si turbò sempre più . - Non parliamo di questo , Clara . - Perchè ? Non mi credi ? Non mi credi ? Egli tacque . Non le credeva , infatti . Ella intese perfettamente questa sfiducia . - Che debbo fare , perchè tu creda ? - Nulla , Clara : non fare nulla . Io sono uno sventurato . - E perchè ? Non ti voglio bene , io , malgrado la tua incredulità ? Non mi vuoi bene , tu ? - Io ! - gridò lui . - No , no , non ti amo ! - E che mi hai detto ieri sera , allora ? Hai mentito ? Sei diventato bugiardo , ora ? Non eri bugiardo , prima . Giovanni Serra non rispose . Era così pallido , così disfatto ed evitava tanto di guardarla ! - Amore mio , amore mio - ella riprese , tenerissimamente , carezzandogli una mano - non tormentarti , te ne prego . Non ti dico nulla , non ti domando nulla : la mia voce e le mie parole ti agitano , lo vedo . Lascia ch ' io stia vicino a te , così , in silenzio . Era , difatti , seduta accanto a lui , sul divano , e gli aveva passato un braccio sotto il braccio ; aveva appoggiata lievemente la testa sulla sua spalla . Un lungo silenzio : ma ella , a occhi bassi , sentiva che il respiro di Giovanni diventava affannoso . Allora , pian piano , levò gli occhi , lo guardò , gli mormorò : - Mi vuoi bene ? Una così grande espressione di dolore , negli occhi di quell ' uomo ! Ella tacque , ancora un poco , legata a lui , cheta , respirando appena : poi le parve che egli le sfiorasse con le labbra i capelli : - Mi vuoi bene , amore ? - chiese , sorridendo nel fondo del cuore . Giovanni sospirò profondamente e rispose : - No . Attraversata da un impeto d ' ira , ella si staccò bruscamente da lui , si levò , esclamando : - Sei cattivo e scortese . Una scena dolorosa avvenne fra loro , dove tutta la violenza e tutta la natural tenerezza del cuore di Clara - tenerezza repressa nel periodo d ' isolamento in cui era stata - sgorgarono in parole precipitose , ardenti , innamorate e pure ingiurianti : e dove tutta la mitezza e tutto il profondo scetticismo di Giovanni si manifestarono , più dolci e più freddi , pieni delle grandi timidità di chi , avendo amato invano per tanto tempo , ha oramai una paura invincibile di amare . Due o tre volte , durante questa penosissima scena , ella lo offese in un modo crudele , poichè era avvezza a calpestare i cuori che adorava , per poi adorarli più profondamente , dopo ; ed egli sentì l ' offesa , con un amaro piacere , giacchè essa lo autorizzava non a reagire , ma ad andarsene , per non ritornare mai più . Questo , questo , era il suo intimo desiderio , innanzi a quella donna che lo affascinava e che lo terrorizzava coi tumulti strani della sua fantasia , con le singolarità di un temperamento fuggevole e pericoloso , con l ' impensato di un ' anima , nella quale la inconscienza assumeva degli aspetti terribili e dolcissimi . Nel momento in cui ella più gravemente lo ingiuriò , egli pensò che era giunta la salvazione per lui , se partiva . Ma quando ella lo vide arrivato alla soglia , quando intese che lo perdeva , così , miseramente , irrimediabilmente , lo chiamò con una voce così spezzata dal pianto , che egli si volse , venne a lei . Clara piangeva , Piangeva ! Mai l ' aveva vista piangere , Credeva che non potesse piangere , tanto il gran riso clamoroso , e il riso breve , e il sorriso , e il sogghigno le eran particolari . Clara piangeva , soffocando dai singhiozzi , con un lamento che le usciva dalle labbra , continuo . Il cuore di quell ' uomo buono s ' infranse , ed egli intese sul suo petto quel povero corpo femminile scosso dai singulti , ed essa intese da quella voce tremante e fievole la parola d ' amore , strappata dall ' essenza di quell ' anima , dolorosamente . Tali furono , sempre , le amarissime vittorie di Clara ; e procedendo oltre , il combattimento fu diversamente aspro , con forze maggiori o minori dall ' una parte e dall ' altra , ma concedenti sempre il più triste dei trionfi al soldato più energico e più ardente , più abituato alla guerra dell ' amore , più multiplo nelle sue risorse di attacco e di difesa . Giacchè appena Giovanni Serra si allontanava da Clara , dalla sua casa , dal cerchio magico in cui ella lo rinserrava , rinasceva in lui il desiderio della fuga ultima , della liberazione . Quando ella non era presente ed egli non ne vedeva le grazie delicate , e la novissima incantatrice dolcezza , e tutta la seduzione muliebre potente , Clara gli appariva come l ' aveva sempre considerata , da dieci anni : una donna attraente , perfida e fallace , a cui egli aveva gittato inutilmente il suo cuore e per la quale aveva perduto ogni fede in sè stesso e nella vita . La figura di una creatura quasi mostruosa , senza pietà femminile , senza alito di sentimento nell ' anima , senza coscienza pel bene , come pel male , formatasi in dieci anni nel suo spirito , lo signoreggiava , di nuovo , con novello impulso di ribrezzo , di orrore . Mutata , forse ? Forse . Ella era capace di tutto , anche di vestire l ' aspetto della maggior tenerezza della maggiore nobiltà spirituale , e di essere , forse , tenera e nobile veramente , per un certo tempo per ordine della propria volontà , sino a che la natura sopita si risvegliasse , e l ' onda della perfidia e della menzogna trasportasse via il bel sogno di bontà e di dolcezza . Mutata ? E che , perciò ? Anch ' egli s ' era mutato purtroppo , e dove la lava incandescente della passione aveva gorgogliato , schiumando , del fuoco , si stendeva il lapillo grigio e freddo delle devastazioni vulcaniche : dove aveva vissuto la fede nell ' anima umana e nella sua purezza , vi era il gelo di un dubbio tranquillo e non più torturante : dove avevano balzato di gioia e di voluttà gli entusiasmi giovanili , vi era l ' inazione e l ' aridità . La lealtà , il rispetto , la bontà virile rimanevano intatte in quell ' uomo che aveva avuto in dono , nella giovinezza , le qualità più nobili dello spirito : ma ciò che restava , non bastava all ' amore . Una parte di quel cuore , era veramente finita . E tutta la sensibilità che ancor viveva in lui , fremeva di sgomento all ' idea di essere stato ripreso da quel fascino ; non si sentiva più la forza morale per quelle lotte e il risultato non gli sembrava più la sua grande ambizione . Così , di lontano , egli formava sempre il disegno di non vedere mai più Clara . Ella gli scriveva delle lettere lunghe e bizzarre , con un ' incoerenza sentimentale che sarebbe stata molto interessante e molto seducente per un uomo più giovane e più vivace , meno provato dai dolori della vita , ma che gli produceva un senso di ripulsa , di maggior distacco : non rispondeva alle lettere . Ella gli mandava degli appuntamenti ; Giovanni vi mancava , due o tre volte . Perchè , alla quarta volta , egli non resisteva più e vi andava , riluttante , pieno di tutte le incertezze ? Egli non se lo spiegava : e nella sua timida immaginazione , il fascino di Clara assumeva un aspetto onnipossente ; Giovanni aveva bisogno di credere a un potere ascoso , rarissimo , unico , per spiegare la mollezza della sua volontà . Perchè , tante volte , quando egli andava da lei , ben deciso , ben risoluto , a dichiararle che quell ' amore così povero di gioie , così dubbio , così squilibrato non aveva ragione di essere e di durare , perchè Giovanni , innanzi al bel volto tranquillo e sorridente di Clara , a quelle mani che gli si tendevano affettuosamente , al suono di quella voce che ella rendeva così insinuante , per lui , perchè egli non diceva più niente , lasciandosi andare alla corrente di quel sentimento , illuso per un poco , credendo di essere amato , credendo di amare ? Perchè , nelle loro grandi scene , scoppiate improvvisamente , egli aveva provato a proclamare la sua libertà , la sua indifferenza , sempre più duramente , meravigliandosi anzi talvolta della propria durezza , ed era riescito soltanto ad esasperare Clara ; ma non aveva svincolato il proprio cuore ? Perchè , mentre egli era dei due quello che meno pensava d ' amare , che meno diceva d ' amare , che non scriveva , che rinunziava ai convegni , perchè , poi , era lui quello che più cedeva , che più si dava , che più rientrava in servitù , con ritorni di affetto che costituivano le pochissime soavità di quell ' amore ? Perchè , una volta , quando stettero quindici giorni senza vedersi ed ella continuava a scrivergli , egli non ebbe la forza di non aprire , come aveva dichiarato , le sue lettere ? E una sera , ella passava , sola , triste , pallida , per una via , rientrando nella sua casa deserta con aspetto di tale abbattimento ed infelicità , che Giovanni , vedendola innanzi a sè , non visto da lei , provò uno schianto indicibile . Ritornò a lei , subito , senza che lo avesse chiamato : e Clara stessa si stupì di questo ritorno inatteso , mentre il suo cuore si era immerso già nell ' amarezza dell ' abbandono . E ingenuamente , puerilmente , Giovanni non sapendo come spiegarsi la sua debolezza e la sua disfatta , pensava a qualche cosa d ' insolitamente affascinante , e diceva , come un bimbo : - È una strega . Ma per colei che misteriosamente lo riconduceva a sè , ogni volta , questi trionfi erano un tossico . Fermentavano dentro il suo spirito indomito le ribellioni più profonde contro questo stato di lotta che avviliva l ' idea ch ' ella si era fatta di quell ' amore e che la mortificava in tutte le sue vanità muliebri . Ella , infine , lo amava , è vero , come poteva e come sapeva , con un senso immensamente egoistico che aveva sempre dominato in quell ' anima : lo amava , perchè le faceva piacere di amare , perchè il suo stato migliore era l ' amore , perchè ella non sentiva la vita che quando era innamorata : l ' amava perchè così aveva voluto ed ora la sua volontà era più forte di lei . Ciò che la sconvolgeva , era di non sentirsi amata abbastanza , mentre ella sapeva di dare a Giovanni il meglio che restava di lei : ciò che la esasperava , era questa battaglia quotidiana che ella sosteneva , per conservare , se non l ' amore , la larva di amore che le portava quest ' uomo : ciò che la faceva delirare di collera , segretamente , era di avere ancora sbagliato , anche in quest ' ultima volta e di non potere in nessun modo metter rimedio al suo errore . Per il passato , coloro che l ' avevano amata , erano stati tipi soliti , comuni , non più buoni e non più cattivi di qualunque altro uomo , in modo che il mondo psicologico di Clara non aveva avuto sviluppo che nelle ombre della sua anima , assai più grande e assai più complessa di quelle che ella aveva avuto ai suoi piedi . Ella aveva sofferto per loro , non già per le complicazioni sentimentali , ma perchè questi due o tre erano esseri limitati , non meschini , ma limitati , a cui ella aveva creato una luminosa e inesistente aureola . Aveva sofferto di non essere amata abbastanza , disprezzando coloro cui mancava la potenza spirituale , rimpiangendo sempre Giovanni , Giovanni , ch ' ella aveva disdegnato e di cui si rammentava la violenza giovanile di passione : e lentamente , nella sua coscienza , si era formato il criterio che solo Giovanni l ' avesse amata e che solo lui , così profondo , così intimo , così squisito , avrebbe potuto amarla come ella desiderava . Gli altri , erano , infine , poveri diavoli , ai quali ella aveva dato il manto di porpora della sua immaginazione e uno scettro d ' oro , sotto cui ella medesima si era curvata ; ma l ' anima bella per sè , grande per sè , unica nella tenerezza come unica nella passione , era quella di Giovanni . Ella aveva creduto a una fatalità del destino quando , finendo la sua giovinezza , prima del tramonto , s ' erano incontrati nuovamente ed egli le aveva parlato dell ' amore passato . E in lei si erano dileguate le profonde stanchezze , mentre più vivo , più forte rinasceva il desiderio di amare eccezionalmente , di essere eccezionalmente amata . Ella si rammentava un Giovanni Serra tutto pieno di un ingenuo e vibrante ardor giovanile , che faceva dell ' amore non un breve episodio , come tutti gli altri , ma il grande affare dei suoi giorni e delle sue notti , che dava all ' amore un tesoro di intima mestizia e di gioie delicate , che portava l ' immagine dell ' amata come la sola visione degna della sua fantasia , e che ne pronunziava il nome con una emozione vivissima e candidamente mal repressa . Aveva creduto , quando egli le narrava i suoi dolori passati con sì grande senso di amarezza , che egli fosse sempre il medesimo : e che era giusto e umano l ' amarlo ; e che era una voluttà dolorosa l ' amarlo senza conforto ; e che , infine , infine , egli l ' amasse ancora , malgrado i tentativi di fuga , malgrado i dinieghi , malgrado i terrori che gli si dipingevano sul volto , malgrado che egli restasse freddo e confuso , nelle ore più calde , in cui ella più si abbandonava a questa estrema passione . E dall ' antico concetto e dal novissimo errore suo , ella traeva un veleno interno di delusione , un seguito di sconfitte inavvertite da lui , ma di cui ella provava il colpo nel fondo dell ' anima , un ricadere continuamente sulle proprie speranze e un soffrire per tutte le parti , dall ' amore all ' amor proprio , dalla delicatezza all ' orgoglio , dalla sensibilità femminile bonaria alla sensibilità femminile maligna . Come si torturava ella , per un ritardo di un ' ora , per una parola detta con troppa disinvoltura , per un voi apparso improvvisamente nel più intimo discorso : e il suo umore si cangiava , per la sottile ferita ricevuta , ed egli , che non sapeva di aver ferito , si stupiva del cangiamento , e arretrandosi , pallido , come se avesse visto un fantasma , le diceva la tetra e monotona frase : - Voi siete sempre la stessa . Sì , Clara era sempre la stessa , con un carattere mobile e pure ostinato , con una energia breve e caduca , con un disprezzo intimo e cordiale di sè , con un egoismo a cui dava le forme nobili dell ' amore , con un desiderio di vivere e di godere che non si saziava mai ; e su tutto questo fondo stravagante , e spesso perfido , e spesso capace dei più alti sagrificii , il ricordo di una vita vissuta mediocremente , il ricordo di sciocchi errori e di delusioni meschine . Era sempre la stessa , lei , ma da tutti i pianti versati nella solitudine della sua casa , da tutte le angoscie soffocate sotto la sua maschera di donna mondana , da quell ' abbandono in cui aveva passato un anno , le era venuta innanzi alla mente la grande verità , che tutti i calcoli dell ' egoismo sono sempre sbagliati , e che bisogna vivere per gli altri , per poter essere felici . Non era fatta per questo , la sua natura capricciosa ed esaltata : ma la sua volontà le imponeva di assuefarsi alla più semplice verità umana , che è la felicità altrui : ed ella giungeva con uno sforzo supremo là dove altre creature arrivano naturalmente e la sua bontà calma , la sua dolcezza ragionata , la sua serenità esteriore avevano , forse , maggior merito , poichè ella affogava in esse tutto il clamore di un ' anima ribelle . Soffriva profondamente , perchè non era amata abbastanza , perchè non era neppure certa di essere amata : dentro le vene ardeva il sangue per collere improvvise : cento volte ella sentiva la tentazione di scacciare Giovanni da sè , di non vederlo mai più . Ma il pensiero che egli , veramente , la credesse ancora una perfida femmina , capace del male per la voluttà del male , ma l ' idea di desolare ancora Giovanni , con una catastrofe spirituale , tale che per sempre ne restasse violata la sua memoria , la rigettavano nell ' amore e nel sacrificio . E più il suo spirito spasimava per la battaglia che sosteneva , più ella prodigava a Giovanni Serra i tesori della più squisita affezione . Egli , talvolta , ne restava avvilito . Ora , non le diceva più di non crederle ; nè , d ' altra parte , la fiducia nasceva in lui , bensì uno stupore malinconico . Quando ella gli dava qualche novella pruova , non chiesta , di amore , egli restava confuso e rammaricato : - Io non merito questo , Clara . Tu esageri sempre : e che sarà il nostro avvenire , così ? - Io ti amerò sempre egualmente - diceva ella , esaltata . - Quante volte l ' hai detta la parola sempre ? - Ah tu sei crudele ! - esclamava lei , abbassando il capo per nascondere il suo pallore . Sì , quell ' onest ' uomo , quell ' uomo onesto e buono era spesso crudele , con lei . Non s ' accorgeva di colpirla , così duramente : o non la credeva sensibile : o credeva che fosse necessario di colpirla , per guarirla da questo morbo spirituale che la teneva . Certi giorni , dopo un ' assenza di una settimana , le appariva innanzi quietissimo , avendo l ' aria di non vedere che ella era disfatta dall ' attesa , non dando nessuna scusa alla sua mancanza . Un dialogo freddo si stabiliva fra loro due : le labbra di lei fremevano leggiermente , perchè reprimevano lo sdegno : egli non capiva ciò e dopo un ' ora trascorsa , così , in uno strazio fine e pur terribile , egli si levava per andarsene : - Vieni domani ? - ella diceva , a occhi bassi , pallida come uno spettro , - Non so . - Dopodomani , allora ? - Non ti saprei dire : ho delle faccende noiose da sbrigare . - Ah ! - diceva lei , senz ' altro , sentendosi morire . - Ti scriverò , quando posso venire . - Va bene . E lentamente lo seguiva , mentre si avviava alla porta : gli porgeva una mano gelida ed immota . Talvolta , egli le chiedeva : - Che hai ? - Nulla - ella rispondeva con voce così mutata che egli avrebbe dovuto capire . Ma , temendo una scena , egli se ne andava , senz ' altro . Come ella correva nella sua stanza , gittandosi sul letto , mordendo i cuscini , ingiuriando la freddezza di Giovanni , imprecando alla propria viltà , esalando tutta l ' ira della sua delusione , soffocando le grida del suo cuore che insorgeva contro un dolore così atroce ! La crisi durava una notte intiera : ella si addormentava all ' alba , con gli occhi rossi di lacrime , con il petto ancora esalante sospiri . Egli non sapeva nulla di ciò . Ella temeva che Giovanni la fuggisse per sempre , se diventava troppo insistente e troppo noiosa . L ' altiera donna era giunta a credersi una seccatrice . Pure , qualche sera , quando più l ' onesto e buon ' uomo era stato crudele , ella sentiva cadere le forze della sua rassegnazione . Allora gli appariva infelice , così accasciata , così perduta in un abisso di delusioni , che l ' oscuro mistero della sua tenerezza per Clara , si svelava . Una volta , egli era andato via . Appena fuori , sulle scale , egli intese , dietro la porta ancora chiusa , un tale scoppio di singhiozzi che tornò indietro , bussò e la trovò smarrita , incapace di affogare i suoi lamenti , incapace di dominarsi più . Qual notte ! Egli le parlava ed ella , perduta in un oceano di amarezza , non gli rispondeva , mentre , come se fosse sola , si raccomandava alla Madonna ed ai santi , perchè la liberassero da quelle torture . Egli le prendeva le mani , ma ella le ritraeva , come inorridita , convulsa , per rivolgerle al cielo , per chiedere la pace , la pace , niente altro : egli cercava di abbracciarla , ma quel corpo fremente gli sfuggiva ; essa passava da un divano all ' altro , camminava al buio , per le altre stanze , parlando sola , gemendo , tutto il suo male , gemendo di dover amare così , gemendo di essere così poco amata . Notte fatale , invero : giacchè fu allora soltanto ch ' egli capì tutta la gravità del loro caso : giacchè fu in quella scena di lacrime , di convulsioni , in cui ella pareva avesse dimenticata persino la sua presenza , che egli le parlò , per una volta , come dieci anni prima , come un innamorato , come un amante . Egli s ' inginocchiò innanzi a lei e le chiese perdono della sua condotta , e la pregò che avesse pietà di lui ; la scongiurò di credergli , quando le diceva che nessun essere le era devoto come il suo , e di compatirlo se egli non sapeva amarla , se egli non sapeva ritrovare in un ' anima stanca , malata , vecchia , gli accenti e gli entusiasmi dell ' amore ; che per quanto egli poteva amare , l ' amava ; che era poco , sì , era poco , per una donna appassionata come lei ; che ella meritava un miglior innamorato , un miglior amante ; ma che lui non poteva amar meglio , ma che egli le aveva dato tutto , dieci anni prima , e che quella devastazione era opera sua . Mentre ella , sfinita , esausta , si passava ancora sugli occhi aridi il fazzoletto bagnato di lacrime , Giovanni , ai suoi piedi , le narrava ancora la sua miseria sentimentale presente , la sua morbosa sensibilità che aveva paura dell ' amore , la sua impotenza spirituale , tutta la rovina irreparabile che gli impediva di esser per lei il perfetto innamorato , il perfetto amante . Alle sue ginocchia , in una evocazione straziante , di quello che era stato il suo passato d ' amore e nello strazio della presente realtà , egli versò poche , cocenti lacrime , le più dolorose che avesse versate mai . Smorta , con gli occhi spalancati su lui , reggendosi la testa con le mani , ella che aveva gridato tutta la sua desolazione , udiva ora le parole di una ben diversa miseria , di un disfacimento umano assai più tragico del suo ; e mentre l ' alba faceva il cielo di un freddissimo biancoverdino , i due amanti si guardarono , presi da una pietà immensa , per sè stessi , e sentendo che nessuno dei due poteva consolare , giammai , giammai l ' altro . Ella , folle oramai di sacrificio , fu dimentica di sè , e si rassegnò a una forma qualsiasi dell ' amore , purchè Giovanni non l ' abbandonasse . Rinunziava alla passione , chiudendo gli occhi : ella che adorava solo la passione ! L ' amasse Giovanni , come voleva , come poteva , quando voleva : purchè quel residuo di tenerezza fosse suo ! Oramai ella diventava simile ai malati che , giorno per giorno , vanno rinunziando alle dolcezze che godono i sani e fanno un ragionamento malinconico a ogni rinunzia . Diceva , ella : - Tu , che non mi scrivi mai .... E se egli annuiva , ella frenava il suo spasimo . Giovanni , un tempo , le aveva troppo scritto : adesso non ne aveva più la forza . Altre volte diceva : - Tu non vieni ; è vero , domani sera ? Ed era perchè soffriva troppo , a udirlo dire da lui che non sarebbe venuto . Parlando dell ' amore , ella soggiungeva , con un debole sorriso : - Tu che mi vuoi bene così poco .... E lo sogguardava , ansiosamente , per osservare anche l ' espressione più fugace . Egli sorrideva , acconsentendo al fatto di amarla poco : Clara indietreggiava , disperata internamente della pruova . Qualche volta , bonariamente , ella gli tendeva un tranello : - Perchè mi ami così poco ? Io ti voglio troppo bene . - Perchè non posso di più . - Non puoi , non puoi ? Tenta . - Oh no ! - esclamava , con un tono di stanchezza , di sfiducia , di paura . - Io ti amo troppo - ella diceva , affogando di dolore , ma non mostrandolo . - È ciò che mi trafigge . Io sono un indegno , Clara . - E se non ti amassi più ? Giovanni impallidiva e taceva . Quel pallore , la rincorava . - Se non ti amassi più , di ' ? - Mi rassegnerei malinconicamente . Sono stato un grande sventurato , sempre . - Ti rassegneresti ? - e fremeva , ella . - Mi rassegnerei . - Mi riesce impossibile di non amarti , Giovanni ! - ella esclamava . - Se tu volessi , ti sarebbe facile . Credimi , non ti ho meritata prima : non ti merito adesso . Era destino ! - Parliamo d ' altro - diceva lei , brevemente , vinta . Ma si rinnovava ogni giorno , ogni sera , il duello , sopra una ben semplice frase così cara a tutti gli amanti . Quando ella era di umore più lieto , gli diceva : - Già , non ti domando se mi vuoi bene . Sarebbe inutile . - Sarebbe inutile - mormorava lui , sorridendo , cercando di scherzare . - Non mi ami affatto ? - e la voce lievemente le tremava . - Affatto . Clara taceva , incapace di scherzare più . - Che hai ? - chiedeva Giovanni . - Nulla . - Nulla ? Ti ho rattristata ? - Un poco . - Sono un infelice - diceva Giovanni , così schiettamente addolorato , che Clara non osava proseguire la discussione . Ma , talvolta , la domanda era diretta : - Mi vuoi bene ? E se lui era tranquillo , senza fremiti nella sua sensibilità , le rispondeva : - Tu lo sai . - Non so nulla . Ripeti un poco , - Quante volte lo vuoi sentire , Clara ! - Gli è che non lo dici mai , mai , mai ! - A che serve ? - Mi serve : mi serve immensamente . Te ne prego , Giovanni , Giovanni mio , mio amore , dimmi se mi vuoi bene ! - Ti voglio bene - diceva lui , a occhi bassi , quasi per forza . - Quanto ? - Quanto posso . - E poco , è vero , è poco ? - Perchè mi ricordi che sono un poverello , in fatto di amore ? Perchè mi rinfacci la mia miseria ? Perchè mi rimproveri se non ho più lena , se non ho più una scintilla di entusiasmo ? Clara , Clara , tu mi uccidi , così ! - Perdonami - diceva lei , scivolandogli inginocchiata innanzi , con un moto che le era familiare . - Io non debbo vederti più - diceva lui , come se parlasse a sè stesso . Oppure , la frase cara agli amanti riappariva in altri modi tormentosi . Talvolta , dopo un lungo silenzio , vagamente , distrattamente , come per un moto delle labbra , ella chiedeva : - Mi vuoi bene ? Giovanni non rispondeva . Immediatamente , ella diventava trepida e ansante : - Giovanni , mi vuoi bene ? Allora egli usciva dalle sue riflessioni e vagamente , distrattamente , diceva : - No . - Giovanni ? - Clara ! - Hai detto che non mi ami ? - L ' ho detto . - Ed è vero ? - È vero . Silenziosamente , ella curvava il capo , e le lacrime le discendevano sulle guancie . Giovanni la guardava , desolato : poi , le andava vicino , le carezzava una mano , le baciava le guancie bagnate di lacrime . - Ho scherzato - diceva . - Tu non ischerzi mai . - Ho scherzato . Tutto finiva , così : ma le lacrime erano state versate . E infine , sulla frase cara agli amanti , avveniva ancora questo : - Tu non mi chiedi mai , Giovanni , se ti voglio bene ! - Perchè chiedertelo ? - Non ti piace saperlo ? - No , non mi piace . - Ti tormenta , il mio amore ? - Sì , mi tormenta tanto . - Ma perchè , ma perchè ? - Perchè mi hai amato troppo tardi - esclamava lui , per la centesima volta ; - perchè io non sono più il giovanotto appassionato di dieci anni fa , ma un uomo arido e stanco , senza speranze e senza desiderii ! È tardi , è tardi , Clara . - Mai tardi , per l ' amore . - Siamo vecchi , Clara : il nostro sole tramonta . - Dio mi salvi dalla notte - ella mormorava , avvilita , senza più energia . Vi fu un giorno , però , in cui tutte le ombre malinconiche , e le incertezze , e i timori parvero dileguati . Era nella calda estate ed ella era andata ad Albano , sui colli , per fuggire l ' aria soffocante di Roma . Colà , lo aspettava pazientemente , per giornate intiere , ma egli , pur promettendo di venire a trovarla , pur scrivendole , non veniva mai . Per tre o quattro volte ella era andata alla stazione , inutilmente . Una grandissima tristezza adesso opprimeva la donna superba ; giacchè le pesava sulle spalle tutto l ' irreparabile del suo errore sentimentale . Volontariamente ella si era ingolfata in questo amore ; con ostinazione di passione ella ne aveva abbracciata la croce ; la sua fantasia l ' aveva spinta ai più duri sacrificii ; e adesso erano impegnati il suo cuore e il suo onore . Stando sola , nella freschezza dei colli albani , ella approfondiva l ' immensità del suo ultimo fallo e quel verde riposato tutt ' intorno , e quella serenità la crucciavano . Infine , un giorno egli giunse , quasi inaspettato . Era così lieto ! Le disse , subito che non era venuto , ma che aveva sofferto molto , a non venire : che l ' aveva molto amata , nella sua assenza : e le domandò , se ella lo amasse ancora . Così lieto ! Ella diventò lietissima . Andarono , insieme , sotto l ' ombrellino di Clara , a una lunga passeggiata , a braccetto , a traverso i sentieri di campagna , fra i prati fioriti . Clara aveva un vestito di seta leggiera , di un bianco avorio : e un gran cappello di merletto avorio come una cuffia . Pareva molto più giovane e così delicata che egli la chiamò , ridendo : Madame la marquise . Ella era raggiante . Si sedettero sull ' erba , all ' ombra di un elce secolare , famoso in quelle campagne , e le loro anime furono così assolutamente e perfettamente armoniose , in quella solinga e serena campagna , che essi si guardavano e indovinavano l ' un l ' altro i pensieri . Si dispersero , due volte , per la via , ridendo , scherzando , baciandosi , dietro l ' ombrello abbassato di Clara : e Madame la marquise arrossiva finemente di gioia , sotto l ' ombra bianca del suo grande cappello . Non un motto del passato : non un pensiero del domani : non un velo di amarezza , mai . Egli aveva l ' aria di un fanciullo ; strappò dei fiori di campo , odorosissimi , ne fece un gran fascio , lo portarono all ' albergo in trionfo . Là pranzarono soli , soli , in un angolo della stanza da pranzo , guardandosi negli occhi , sorridendosi , toccandosi le mani nel porgersi un bicchiere , un piatto , ebbri di una gioia di vivere che li faceva impallidire di piacere . Andarono sulla terrazza dell ' albergo , soli sempre , tenendosi per mano , tacendo , dicendosi nello sguardo innamorato quelle cose profonde e intime , che l ' amore pensa e non dice . Ogni tanto , ella chiedeva : - Mi vuoi bene ? - Sì - rispondeva lui , semplicemente , senza reticenze . - Quanto ? - Molto . - Io ti adoro - ella concludeva , arrossendo . Alla sera , ella lo ricondusse alla stazione , attaccata al suo braccio , innamoratissima di lui , mentre lui non sapeva staccare lo sguardo da quei cari occhi : si baciarono nella penombra della stazione , senza pensare a chi li guardava . Il treno si mosse , ella restava a guardare e lui si sporgeva dallo sportello , salutando . Ella gli scrisse , nei giorni successivi , otto o dieci lettere , folli : egli non rispose . Aveva giurato di ritornare : non ritornò . Ella ripartì per Roma , prima che la villeggiatura finisse . V . Vestita di bianco , con un leggiero scialletto di crespo bianco sulle spalle , Clara , in quelle ultime lunghe sere di estate , aspettava Giovanni al balcone . Prima , la solinga donna leggeva un poco , si aggirava come un fantasma per la casa deserta ; poi , verso le nove , approssimandosi l ' ora dell ' arrivo , ella esciva sul balcone , interrogando le penombre di via del Babuino . Malgrado che l ' afa di quella fine d ' agosto togliesse la gente alle case soffocanti e la spingesse per le vie , in cerca di un fantastico fresco , via del Babuino era spopolata . È lontana dal centro : ed è via di forestieri , che la popolano solo nell ' inverno . Pochissima gente l ' attraversava ; avanzandosi la sera , non più un viandante . Clara guardava l ' alto della strada , verso piazza di Spagna , donde giungeva sempre Giovanni , quando giungeva : e appena una persona svoltava l ' angolo , essa si piegava sui ferri , cercando distinguere l ' alta figura e il passo un po ' lento , a lei così noti . L ' ora serotina si svolgeva , calda , spesso attraversata da un molle soffio sciroccale ; Giovanni non compariva . Affaticata dallo stare in piedi , ella si sedeva sovra uno sgabello di legno , che era fuori sul balcone ; appoggiava la testa ai ferri , in atto di pazienza e di riposo ; talvolta , un lieve sonno la coglieva ; alle undici e mezzo , che ella sentiva suonare a Santa Maria del Popolo , si levava , rientrava , poichè Giovanni non sarebbe venuto più . Un brivido di freddo la coglieva , in casa : e si accostava alla sua scrivania , per scrivergli un biglietto , una lettera , lagnandosi che egli avesse ancora mancato alla promessa . Ma , sedutasi , si rialzava subito : a che lagnarsi ? Su sette sere della settimana , egli mancava cinque : e la lasciava , così , in una interminabile aspettativa , fuori su quel balcone , in una solitudine e in una malinconia grande , sapendo benissimo che ella lo aspettava ogni sera e che era sola , solissima . Adesso , ella non si lagnava più , giacchè le scene la stancavano e la impaurivano , perduta di energia , precipitata e giacente nella inazione spirituale di chi ha troppo amato inutilmente : e non lamentandosi lei , egli non si scusava neppure e aveva l ' aria di non rammentarsi che ella non esciva , non vedeva nessuno , per lui soltanto . Oramai , Clara non aveva più quelle crisi di violenza , in cui malediceva l ' aridità del cuore di Giovanni e la viltà del proprio cuore che non sapeva infrangere un legame così fittizio e così torturante : ella era in preda a quelle sonnolenti rassegnazioni , che abbattono tutte le persone di carattere impetuoso , dopo un periodo di passione . Sul viso altiero di Clara , dove sempre aveva brillato il sorriso trionfale della donna padrona del proprio destino , ora sedeva l ' espressione stanca e paziente della vittima . Quando Giovanni le riappariva innanzi , ella sorrideva tenuemente , gli si sedeva accanto , ma non troppo vicino , non gli faceva un rimprovero , gli parlava a voce bassa , senza ridere mai . Egli la guardava curiosamente : scrutava tutte le impressioni di quel volto mobile , di quegli occhi vivacissimi , e scorgendovi come disteso un velo d ' inesorabile e quieta tristezza , crollava il capo , senza dire nulla . Egli stesso era profondamente triste . Forse , s ' imponeva di non andare da Clara , più spesso . Forse , per una singolare contraddizione del suo spirito , quell ' aspetto di vittima , quel silenzio , quella mancanza di sorriso , lo tormentavano più di una scena furiosa . Nel settembre , egli partì per Napoli , senz ' avvertirla neanche ; ella gli scrisse , tre o quattro volte , delle lettere pacate , ma senza rampogna ; delle lettere dove tutto il fuoco dell ' anima di Clara parea fosse stato smorzato dalle lacrime . Ritornò , Giovanni , dopo dieci giorni : ed ella non gli fece nessuna interrogazione , fredda e tenera , fredda e triste , fredda e oppressa da una fatica morale che le traluceva , torbidamente , dagli occhi . - Che hai ? Che hai ? - le chiese lui , quel giorno , con ansietà , andando volontariamente incontro a una spiegazione . - Sono stanca - ella disse , chinando gli occhi . - Di me ? Ella esitò , un minuto . Disse : - No . - Finirai per odiarmi , io lo aveva preveduto - egli soggiunse , desolatamente . - E perchè , Giovanni ? Tu non hai nessuna colpa . - E tu neanche , poveretta ! - replicò lui , prendendole le mani . Ella si svincolò , dolcemente e freddamente . - Oh io , sì ! - e un vero accento di convinzione , la dichiarava colpevole di quel malinconico ultimo peccato , pieno di tante delusioni . - La colpa è delle cose , è degli anni , è della fatalità - egli spiegò . - La fatalità è la scusa dei deboli e degli sciocchi - diss ' ella brevemente . - Io ho voluto che questo fosse ; la colpa è mia . - Poveretta , poveretta ! - mormorò lui , con voce di pianto . - Mi sono ingannata , anche questa volta - ella replicò , con una freddezza di ghiaccio . L ' accenno agli amori passati , il primo che ella facesse durante un anno e mezzo di relazione con lui , la comunanza del suo amore con gli altri , nella mente di Clara , gli fece una impressione pessima . - Io non ti ho ingannata - esclamò lui offeso , contristatissimo . - Chi sa ! - ella disse . - Hai creduto di dirmi la verità : ma quando è che l ' hai detta ? - Mai , mai ti ho ingannata ! - Eppure un giorno mi dicevi d ' amarmi e un giorno lo negavi . Quando è che mentivi ? - Mai , mai , Clara ! - Vedi bene che tu stesso ignori la verità . Tu non sai niente ! - So che soffro , ecco tutto . - Anche io , molto , Giovanni , molto . - Non più di me ! - Più di te , più di te , in un modo diverso , con una intensità maggiore e diversa . Niuno ha mai espiato un peccato più immediatamente e più rigorosamente di me , credilo . - Povera Clara , io ti ho portato sfortuna ! - e la più grande tenerezza vibrava in lui . Ma queste gelide consolazioni non arrivavano a riscaldare il cuore della donna . - La fortuna o la sfortuna è in noi - rispose ella , recisamente . - In me , in me ! Sono un essere malaugurato e sventurato . - E perchè ? Non hai amato ? - Troppo presto e troppo male , Clara ! - Non sei stato amato ? - Troppo tardi , troppo tardi . - I tuoi ricordi saranno dolci , nella vecchiaia - ella soggiunse , con una glaciale tenerezza . - Io non giungerò alla vecchiaia degli anni , lo so . - Fortunato te ! Fu l ' unica parola profondamente disperata che le uscì di bocca , in quello strano duetto . Ma , adesso , i loro scarsi e rari colloqui diventavano penosi ; vi aleggiava una tristezza infinita , i loro volti erano distratti e assorbiti , un soffio di gelo chiudeva la coppia amorosa . Amorosa ? Niuna parola d ' amore , più . Ella , a poco a poco , gli scriveva meno . Egli se ne lagnò : - Perchè mi scrivi così poco ? - Ti affliggerei , scrivendoti . - Tu puoi dirmi tutto , lo sai . - Non ho da dirti nulla . Anche quando si vedevano , la conversazione si rallentava fra loro . Prima , Clara si interessava a tutta l ' esistenza di Giovanni lasciandosi narrare le sue noie e le sue soddisfazioni : adesso , ella non lo interrogava più . Se egli voleva dirle qualche cosa , lo ascoltava , ma con gli occhi velati , quasi non intendendo . - La tua anima è lontana , Clara - le disse , una sera . - Non è che malata , tanto malata - ella si lamentò . - Non speri di guarire ? - Sperare di guarire ? Questa guarigione è anche la morte . - La morte è di tutte le anime che hanno amato . - È vero - ella concluse , a capo basso . Adesso , ogni tanto , guardandola , mentre essa lo guardava , gli pareva di vedere delle lacrime negli occhi . Ma esse si dileguavano . Talvolta , ella si alzava dal suo posto , andava verso un balcone , andava nell ' altra stanza : egli indovinava che Clara rasciugava queste poche lacrime : l ' avanzo dei grandi pianti antichi , - Perchè ti viene da piangere , guardandomi ? - le domandò , infine , turbato assai di ciò , intravvedendolo . - Io ? No , non piango . - Perchè me lo nascondi ? Non sono il tuo migliore amico ? - Amico ? Io non ho amici . - Il tuo amante , allora ? - ribattè lui , dopo una esitazione . - Io non ho amanti , Giovanni . - L ' uomo che ti ama ? - Nessuno mi ama . Profondo silenzio . Le lagrime erano inaridite negli occhi di Clara : ma egli vi ritornò sopra amaramente : - Non vuoi dirmi , perchè mi guardi e i tuoi occhi si orlano di lacrime ? Ciò è così triste ! Mi pare che tu pianga un morto . - Sono tanti i modi di morire . Così , in questo ambiente di gelido dolore , di amarezze quiete e infinite , di grandi veli bigi e fitti che li avvolgevano in una nuvola di orrenda e intima malinconia , evitavano di vedersi in casa , dove soffrivano anche più . Non si davano convegno , ma si incontravano randagi pallidi , vagabondi delle vie remote di Roma , camminando accanto senza parlarsi , o scambiando qualche motto insignificante . Una volta andarono al Colosseo ; era un chiarore plenilunare bianchissimo , con un freddo vivido d ' ottobre ; ella era tutt ' avvolta in un mantello col cappuccio . Si sedette , Clara , sovra uno scalino dell ' anfiteatro ; Giovanni , si sedette più giù , vicino a lei , toccandole le ginocchia con la testa . Il grandioso circo era tutto molle e candido , sotto il raggio lunare . Ella fece un atto , e la sua mano si posò , lievissima , sulla testa di Giovanni . Tacevano : la mano restava lì , lieve , fredda , immota . Egli si volse un poco , prese la mano e la baciò sulle dita , appena appena , con una carezza casta , fugace ; la mano ricadde lungo la persona . Si guardarono negli occhi , in quella solitudine , in quella notte chiara , e quello sguardo infinitamente e rassegnatamente desolato fu inteso , da ambedue , per quel che era , per quel che diceva . L ' indomani , nelle ore tarde pomeridiane , si videro al Pincio , dove ella gli aveva dato convegno . Ella era vestita di un abito di seta grigia e aveva una giacchetta di velluto nero ; sul cappellino di velluto nero era una fine veletta nera . Egli pensò , vedendola , a quella sera di Armida , oramai lontana , nelle sensazioni e nelle memorie . Ma si forzò a scacciare ogni debolezza , tanto temeva di sè . Clara camminò un poco accanto a lui : poi guardando gli alberi di villa Borghese , dalla terrazza , gli disse la gran frase : - Dunque , si finisce ? Ah egli si era creduto più forte ! Si sentì vacillare , non potè rispondere . Che avveniva , dunque , in lui , di contradittorio , di bizzarro , che questa soluzione tanto da lui invocata , ora gli faceva orrore ? - Non mi rispondi , Giovanni ? - ed ella alzava , ogni tanto , il manicotto sino alla bocca , come a reprimere un singhiozzo , un grido . - Tu non hai pietà di me , Clara ? - Tu pensi troppo alle tue miserie , e non a quelle altrui ; io non ti chieggo pietà . - Tu sei forte . - Ero forte . - Tu sei forte . - La mia unica forza mi ha abbandonata - ella soggiunse , sempre guardando altrove . - Quale era ? - L ' amore . È finita , Giovanni - ed ebbe un cenno largo , definitivo , verso la campagna . - Non ci vedremo più , dunque ? - - egli chiese , debolissimo , tremante , come un fanciullo disperato . - A che servirebbe ? A maggiori dolori ? - Come amici .... qualche volta ? - Io non ti sono amica , Giovanni : ti ho troppo amato per esserti amica . - Io sono il più sventurato fra gli uomini - egli gridò , gittandosi sovra un banco , non reggendo più . Ella gli sedette accanto : aveva gli occhi bassi , dietro la veletta . - Giovanni , sii buono , non diminuire il mio coraggio . Vedi .... per giungere a questo , la mia anima ha dovuto fare un così lungo viaggio ! Ho detto io , la parola estrema : io ! Che ho innanzi , io ? Sai che esistenza di solitudine , d ' inutili e tardi rimpianti , di pentimenti postumi , di lacrime senza conforto ? Sai che lungo e deserto viaggio io intraprendo , sino alla morte , sola ? - Il più sventurato fra gli uomini ! - gemeva lui , con la faccia fra le mani , come un fanciullo abbandonato . - Eppure .... io , io stessa rinunzio . Tutto è stato inutile , fra noi : il tuo amore , prima ; il mio amore , dopo . - Almeno , almeno , non mi avessi amato ! - esclamò lui , in un ingenuo scoppio di dolore . - Ti ho amato , invece , molto , alla mia maniera , che è certo imperfetta , poichè tutti siamo degli esseri imperfetti . Ti ho amato .... così teneramente , così passionalmente .... ma era tardi , era tardi , era tardi ! - Ma io ti voglio bene , Clara ! - egli balbettò , smarrito , vedendo che ella era per levarsi , per andarsene . - Ne sei certo ? - gli chiese ella , duramente , come nella prima sera del loro amore . - Ne sei certo ? - Non lo so - rispose lui , annientato , ricadendo sul banco . - Addio , Giovanni ! - ella disse , innanzi a lui , pallida come una morta . - Non te ne andare , non mi lasciare ! - e tese le mani per rattenerla . Ella si trattenne in piedi , innanzi a lui . Si vedeva che non aveva la forza di fare un passo . Guardandola disperatamente negli occhi , tenendole una mano , egli la supplicava ancora , confusamente , di non lasciarlo , così , in quell ' ombra ; ed ella non rispondeva , levando il volto , mordendosi le labbra . - Giovanni , perchè vuoi che io resti ? Che ci porterà di nuovo questa sera , o il domani ? Non saremo sempre gli stessi ? Che si muta , per un discorso o per un giorno ? Avevamo strade diverse e ci siamo voluti amare : questo amore è stato il tuo cruccio , allora ; è stato il mio cruccio , adesso . Riprendiamo la via , più stanchi e più delusi di prima : Dio benedica la tua strada ! - Non te ne andare , non te ne andare ! - Addio , Giovanni - e gli toccò la mano , con la mano guantata , allontanandosi subito . Per l ' uomo che singhiozzava , lassù , sul banco del giardino solitario , come per la donna che discendeva alla città , senza vedere il sentiero , poichè le lacrime l ' acciecavano , il sole era tramontato . Intorno ad essi era la grande , lunga , infinita notte dell ' anima . L ' AMANTE SCIOCCA . A Luigi Gualdo . I . Paolo Spada aspettava la sua nuova innamorata , con una vivace curiosità mescolata a una certa tenerezza piena d ' indulgenza e a movimenti improvvisi e insoliti di buon umore . Egli aveva realizzato , finalmente , dopo alcuni anni vissuti fra i tormentosi piaceri di amori inconsciamente complicati , dopo aver adorato delle bizzarre e inquietanti creature che eran tali , naturalmente , o che si affrettavano a diventare bizzarre e inquietanti al suo contatto , dopo essere stato adorato nelle forme più turbolenti , più folli e più tetre dalle medesime creature , finalmente , egli aveva realizzato un suo antico desiderio : desiderio fluttuante sempre in quell ' anima , ora sommersa in fondo al naufragio di qualche stravagante passione , ora galleggiante sul mare cheto che segue le tempeste , il desiderio , cioè , di amare una donna semplice e di esserne amato . Anzi , nei suoi momenti di accasciamento passionale , quando il più perfido ingranaggio psicologico e le mistificazioni dei sensi avevano esaltato i suoi nervi e il suo cuore , quando più egli aveva provato le stanchezze supreme e le nausee profonde di qualche amore complesso , impreciso ed enigmatico , egli non diceva di desiderare una donna semplice , diceva : una donna stupida . Era tale la sua ribellione a nuove avventure d ' amore dove il cuore e la persona avessero dei misteri da rivelare , delle ombre da indagare , che egli arrivava alla volgarità di certi uomini comuni , i quali vantano , per aver inteso vantare ad altri , l ' amore umile delle donne che non conoscono l ' ortografia . Paolo Spada , l ' artista squisito , narratore di storie sentimentali e crudeli , cesellatore , di versi ora sonori , ora dolenti , sempre alti , sempre nobilissimi , rassomigliava , in queste sue rivolte , a un qualunque farmacista di provincia , che dica il suo avviso sull ' amore e sulle donne , a tre o quattro amici , al lume azzurro di un boccale illuminato . E , certo , egli l ' aveva cercata , spesso , questa donna semplice , anzi questa donna stupida , per ripetere il suo sincero e brutale aggettivo : e due o tre volte egli aveva creduto di trovarla e aveva avuto dei sussulti di gioia , un senso generale di pace nel suo spirito , come un addormentamento di tutti i sottili dolori che stridevano sui suoi nervi . Era stato deluso , sempre : giacchè nella semplicità apparente e ingannatrice di queste donne , egli aveva presto ritrovato quei segreti moti , quelle illogiche azioni , quelle incoerenze talvolta leggiadre , talvolta repulsive , che danno all ' uomo innamorato l ' acuto e torturante segnale di non so quale mistero racchiuso in un carattere , in un temperamento muliebre . Fresco e lieto , egli si era abbandonato alla dolcezza di trovarsi con una creatura limpida , cristallina : invece , quasi per una ironia , troppe volte ripetuta , perchè non paresse fatta apposta , egli si trovava innanzi a un ' enigma fisiologico e psicologico . In fondo , alcune di queste donne erano forse semplici , o meno complicate : ma appena elevatesi all ' onore di essere amate da Paolo Spada e di amare Paolo Spada , subito vi era in loro , come per magica influenza , un annodarsi di pensieri , d ' idee , di sentimenti , un ravvolgersi di circostanze e di fatti , un concentrarsi di veli e di ombre , per cui pareva che cangiassero di natura . Freddamente furibondo per l ' inganno , Paolo Spada rodeva il freno di un giogo spirituale e sensuale , che lo opprimeva con una monotonia scorante . Quando veniva la liberazione , quando , cioè , l ' amore finiva , egli giurava di essere più cauto , più sagace in un ' altra prova . Così , a furia di sagacia , di cautela , di gelida pazienza , egli aveva ritrovata in Adele Cima la donna semplice , a cui il suo cuore stanco e disfatto anelava . Oh egli l ' aveva sottoposta a una quantità di prove , la giovane donna , dai belli e lunghi capelli castani che si ammassavano sulla testina , dai grandi occhi lionati che guardavano con tanta tranquillità e tanto candore , e avevano il fascino della tranquillità e del candore , dalle fini sopracciglia nere e dalla fronte un po ' breve ; e nelle prove , molto lunghe , convincenti , esaurienti , era risultato che Adele Cima era una donna assolutamente semplice e anche stupida , un pochino , non molto . La sua beltà mancava di finezza , la sua persona non aveva nè flessuosità nè opulenze , i suoi vestiti non erano elegantissimi : e , sovra tutto , ella non sapeva nulla di ciò , era giustamente persuasa di essere una donnina piacevole , era convinta di vestire come si conveniva , decentemente , era contenta di sè senza alterigia , e non aveva occhi per vedere nè il peggio , nè il meglio di quello che essa rappresentava . A Paolo Spada ella era piaciuta subito , per la sua freschezza , per non so che di nuovo e di fragrante , che era in lei , per questi indizii fisici di semplicità e anche di una certa stupidaggine , gentile , non soverchia , non urtante ; quando ebbe fatti tutti gli assaggi per conoscerne l ' anima , egli si abbandonò subito ad amare questa piccola Adele Cima . In quanto a lei , lo aveva amato immediatamente . Paolo Spada aveva fatto su lei un effetto folgorante . Il suo imbarazzo , la sua confusione , innanzi a lui , avevano qualche cosa di commovente . Le avevan detto che Paolo Spada era un illustre artista , che era un uomo celebre : ma ella non aveva letto di lui neppure una riga , e si era innamorata di lui , così , in un minuto secondo , senza rimedio . Ella si vergognava molto di questo subitaneo amore e non se lo sapeva spiegare . - Io vi amo molto : ma non so il perchè - ella gli diceva , guardandolo coi suoi buoni occhi , che ingenuamente indagavano . - Cercate bene - rispondeva lui , sorridendo teneramente . - È inutile : non so perchè vi voglio bene . Lo sapete voi , forse , che conoscete tutte le cose ? - Io ? Neppure per sogno . - Allora non vi è , questo perchè - soggiungeva lei , subito convinta . Pure , malgrado questo fulminante amore , Adele Cima era ancora la sua innamorata e non ancora la sua amante . Ella si rifiutava , debolmente , con argomenti vaghi , già quasi sedotta e trattenuta da uno sgomento che , ogni tanto , appariva nei suoi grandi occhi spalancati . - Vi faccio paura ? - le diceva Paolo Spada , un po ' scherzando , un po ' rattristandosi , - Sì - rispondeva Adele . - E perchè ? - Perchè siete una persona così diversa da me - ella diceva , con una umiltà sincera . - Non importa , non importa - era la parola indulgente e carezzosa del seduttore . Ella aveva finito per promettere di andare da lui , in quel giorno , alle due ; e Paolo Spada , in un rinnovellamento pacifico di tutte le sue forze morali , in un rigoglio di tutte le sue energie fisiche , aveva inteso una viva gioia dilatarsi in lui . Nessun dubbio lo tormentava , come in tutti gli altri primi convegni , in cui mille volte aveva temuto che l ' amata non giungesse - e gli era bene accaduto , di aspettare invano ! - che un capriccio , un caso la trattenessero : egli era certo che Adele Cima sarebbe venuta al convegno . Era troppo semplice per mancare . - Ed ella verrà anche a tempo , alle due , non prima e non dopo : forse , si tratterrà per via ; per non giungere troppo presto - egli pensò , leggendo a distanza nell ' anima della sua dilettissima stupida , come già la chiamava . In onore della semplicità di Adele Cima , egli non fece nessun preparativo nella sua casetta di via San Sebastianello , che guardava piazza di Spagna e le prime vette degli alberi del Pincio : altre volte egli bruciava dei profumi , egli comperava dei gigli , delle orchidee per piacere alle sue raffinate amanti . Un fascio di rose in un vaso di cristallo gli parve che bastasse . Del resto , le sue stanze che formavano il suo quartierino da scapolo , da amante e da scrittore , avevano in sè tale accumulamento di bizzarrie , nei mobili , nelle stoffe , nella disposizione , in ogni oggetto , che egli guardava tutto ciò , con occhio compiaciuto , pensando allo stupore della cara piccola donna sorridendo , da prima , all ' effetto che avrebbe prodotto su lei ogni cosa , dai tappeti di Smirne , a un idolo di bronzo e avorio panciuto , orribile ; dal letto che era dissimulato sotto una grande stoffa di chiesa , ai ritratti delle donne amate che guardavano dalle loro cornici di argento inglese e di cuoio impresso . E una crescente tenerezza lo invadeva , all ' idea di quella buona giovane creatura , così attraente e così nuova per lui , che veniva col suo passo quieto e misurato a dargli dell ' amore senza enigmi , senza misteri , senza noie e senza scene . Egli si decideva ad amarla molto e bene , questa povera Adele Cima , senza mai darle un dispiacere , senza mai farle intendere da quali altezze di pensiero e di sentimento egli discendesse , per raggiungere l ' umiltà di quell ' amore , senza mai comunicarle la febbre che lo ardeva , nelle sue ore di lavoro e di doloroso lavoro . Voleva amarla moltissimo e bene , giacchè egli sentiva quale grande refrigerio alle sue vene ardenti sarebbe venuto dalla freschezza di quell ' amore , quale equilibrio sereno avrebbe messo nei suoi nervi quella mitezza d ' anima muliebre , quale pace forte e vivificante avrebbe data al suo mobile e inquieto pensiero , la lentezza , la semplicità , la piccolezza del pensiero di Adele Cima . Sì , quella stupida gli sarebbe stata infinitamente cara , giacchè sarebbe stata infinitamente utile al morbo del suo spirito ! Ella venne alle due , precise . Paolo Spada che aveva gli occhi sull ' orologio , come giuocando con sè stesso , sorrise , udendo suonare alla porta . Andò ad aprire egli stesso . Adele Cima gli apparve innanzi e gli sorrise , così innamoratamente , che l ' uomo sentì vincersi da una emozione . Invece di baciarla sulle labbra , molto finemente , egli si inchinò e le baciò la mano . La trattava come una duchessa : egli si accorse subito che ella era meravigliata e confusa di ciò , cominciando a non capir nulla , da quel primo bacio . Poi , Adele Cima si distrasse immediatamente : egli l ' aveva condotta a sedere sopra un divano , dove era gittato uno scialle turco , e le toglieva lentamente un guanto , scherzando con le dita : essa stringeva ogni tanto la mano di lui , mentre si guardava intorno , incantata . Mai , aveva visto nulla di simile : e tutto le sembrava strano e incomprensibile , producendole esattamente l ' impressione che egli aveva preveduta . In sè , egli sorrise di aver perfettamente indovinato quell ' effetto . Adele Cima era come egli la vedeva , la intendeva , la supponeva , di una facilità d ' interpretazione tale , come se egli rileggesse un libro imparato a memoria nell ' infanzia e tutti i brani gli si ricostruissero nella mente . - Vi piace , qui ? - le domandò lui . - .... Sì - ella rispose , dopo un minuto di esitazione . È sempre così oscura , la casa ? - Sempre . Io odio la luce , in città . - Ah ! - ella disse , senza chiedere altro . - E ci state solo , qui ? - Ho un servo : l ' ho mandato via . - Non vi annoiate , solo ! - No , mai . Salvo quando vi aspetto . - Io sono venuta puntualmente - ella soggiunse , subito , volendosi difendere . - Sì , sì , cara - e le baciò le due mani . Paolo Spada era innamorato molto , in quell ' ora , e la piccola donna vestita di un bigio comune , di un vestito che egli le conosceva già , gli piaceva moltissimo : ella era in casa sua : lo amava , ella , perchè era venuta a lui , senza maggiori indugi , senza pretese , senza domande di fedeltà , senza patti : lo amava , tutto lo diceva in lei : eppure egli indugiava a chiederle di esser sua , così , per prolungare quei minuti , così tranquilli , sicuro oramai di lei , come della luce del sole . Adele Cima guardò le rose . Egli si alzò , e gliene dette due , le più belle . Essa non le odorò , non le mise alla cintura , le tenne mollemente fra le dita , quasi senza guardarle . - Non amate le rose ? - le chiese Paolo Spada . - .... Sì . - Forse amate qualche altro fiore , specialmente ? - No , nessun fiore , specialmente . - Io ho amato molto il giglio , una volta , poi le violette di Parma , poi le orchidee .... - Che sono , le orchidee .... - Certi fiori molto rari , molto strani .... - Non li conosco - mormorò ella , distratta . Pure , un lieve pallore l ' aveva scolorita . Egli non se ne accorse . Ora , ella si era levata e avvicinatasi a un tavolino , ne aveva preso un ritratto di donna . - Chi è questa signora ? - Quale ? Ah ! ... una russa . - Una straniera ? Siete stato in Russia , voi ? - Sì , una volta . - È lontano , è vero ? - Lontano : vi fa molto freddo . - Perchè vi andaste allora ? - Mah ! ... per seguire questa signora .... - Voi l ' amavate ? - Sì . Un silenzio si fece . Adele Cima si morsicò il labbro inferiore : poi domandò : - Come si chiamava ? - Questa russa ? Natalia . - Che bel nome ! - Vi pare ? - Il mio è così brutto , non è vero ? - disse ella venendo a lui , con una espressione di malinconia che lo turbò . - Adele ? Ma Adele vale mille volte più di Natalia - egli esclamò , volendo consolarla subito . - Eh , no ! - diss ' ella , tristemente - è un brutto nome . - A me piace immensamente , cara . - Perchè mi volete bene . - Forse per questo . - Ma è un brutto nome , non dice nulla . Si allontanò nuovamente da lui , andò a guardare gli altri ritratti ; egli la seguiva , tenendole una mano , lusingato e intenerito da quella semplicità , da quella ingenuità . Ella prese un altro ritratto e glielo porse : - Era bionda , questa ? - Sì , bionda . - Vi piacciono le bionde ? - Mi piace la donna che amo . - Più le bionde o più le brune ? - Quella che amo , quella che amo ! - replicò lui , lietamente , felice di essere amato così e di amare così , - Il castagno è uno sciocco colore di capelli - ella dichiarò a occhi bassi , come mortificata da questa inferiorità sua . - Ma no . - Me lo hanno detto , lo so . Avrei voluto esser bionda , io . - I vostri capelli sono belli . - Ma biondi , sarebbero stati bellissimi - replicò lei , ostinatamente . Egli le voltò , con un gentile atto , la testa verso lui e la baciò sui capelli . Ella sorrise , innamoratissimamente : e subito dopo , gli chiese : - Tutte queste signore sono state vostre amanti ? - Quasi tutte . - Sono molte - ella disse , abbassando gli occhi . - Io non sono più un giovanotto . - Avete avuto molte amanti ; tutti gli uomini ne hanno tante ? - Sapete .... nella nostra professione .... le occasioni sono più facili .... - Già .... è vero , voi siete uno scrittore . Siete anche un poeta ? - Sì , cara - disse lui , sorridendo . - Scrittori e poeti pare che abbiano molte amanti - e gli occhi grandi e belli le si velarono di lacrime . A quello schietto dolore , egli non resse . Le prese le mani , l ' abbracciò , cercò di consolarla con una quantità di parole vaghe , come si dicono ai bimbi per farli finire di piangere , per farli addormentare ; ella ascoltava , già subito confortata , guardandolo negli occhi , credendogli come il bimbo crede alla mamma . Egli le soggiunse che tutti quelli erano stati amori effimeri , che ella sola era l ' amata , la vera , l ' unica : e una immensa fede in queste proteste di amore si leggeva nel volto di Adele Cima . Pian piano egli l ' aveva condotta di là , nella sua stanza . Sovra una scansietta di legno scolpito , sostenuta da una gran mano di bronzo , erano , in legature fini di pergamena , tutti i volumi di prose e di poesie di Paolo Spada . L ' innamorata ne prese uno e l ' aprì : - Che bella carta .... - disse , passandovi sovra , lievemente , le dita . - Voi avete scritto tutto questo ? - Sì , cara . - È un romanzo ? - Sì , anima mia . - Deve essere bello . Io ho letto pochissimi romanzi - ella concluse , posando il libro . Guardò nuovamente i volumi nello scaffale : - Ci mettete molto tempo per scriverne uno , di libro ? - Per lo più , molto tempo . - Ah ! - ella disse , chinando nuovamente gli occhi . - E siete solo quando scrivete ? - Solissimo . Qualunque rumore mi turba . La presenza di una persona , anche silenziosa , non mi fa scrivere . - Sì ? - ella disse , con un accento fra sorpreso e sgomento . - E perchè questo ? - Così - egli rispose , un po ' brevemente , non volendo darle altre spiegazioni . Ella ebbe il contraccolpo di quella piccola durezza . Si sollevò verso lui , lo guardò , gli chiese : - Mi volete bene ? - Sì , tanto , cara . - Vi ho seccato con quella domanda sciocca ? - No , no , non potete seccarmi . - Io stessa sono una sciocca , compatitemi . - Io vi voglio bene , non posso compatirvi . - Mi volete bene , malgrado la mia stupidità ? - domandò , fra il riso e il pianto . - Malgrado la vostra stupidità , vi adoro - disse lui , lietamente e crudelmente . - Ah ! grazie . Come l ' ora cadeva , continuando a guardarsi intorno con stupore e con paurosa ammirazione , Adele Cima diventò l ' amante di Paolo Spada ; e fu senza lacrime e senza spasimi , senza proteste e senza giuramenti . Egli si sentì felicissimo , come mai . In quelle ore d ' amore egli non si tormentò a sorvegliarsi e a sorvegliare l ' anima dell ' amata : egli non s ' inchinò a misurare il pallore dell ' amata e non tese l ' orecchio a raccogliere il balbettìo della passione erompente : egli non pensò ad esser guardingo , in quell ' eterno e terribile istinto di diffidenza , che , nei maggiori trasporti , divide le anime degli amanti , insuperabilmente . Il suo cuore e i suoi nervi si trovarono di pieno accordo in un abbandono giovanile e semplice , singolare in un uomo che aveva molto e bene e male vissuto , che aveva vissuto , infine . Il beneficio che egli aspettava dall ' amore di Adele Cima , gli venne largo e completo , giacchè un cordiale , un morbidissimo senso di riposo avvolse tutte le sue forze , fece tacere ogni stridore , versò balsamo su tutte le vecchie cicatrici inciprignite : e quando ella fu per partire , e lui s ' inginocchiò innanzi a lei per baciarle devotamente la mano , un verace , un grande impeto di riconoscenza animava Paolo Spada . E lei ? Innamoratissima e timida , adorandolo già e sentendo una ignota , invincibile confusione in sè , ella fu felice e taciturna , piena di sorrisi ineffabili - il suo sorriso era più intelligente dei suoi occhi larghi e limpidi - piena di dedizioni semplici e complete , obbedendo alla legge dell ' amore con una immensa umiltà che la inebbriava . Solamente , dopo , ella continuò a dargli del voi ; e teneramente , egli la riprese di ciò : - Dammi del tu , cara .... - Non mi riesce . - E perchè ? Non oso . II . L ' improvviso e soggiogante amore di Paolo Spada per Adele Cima aveva preteso che ella venisse ad abitare con lui nella casa di San Sebastianello . La resistenza della donna era stata debole e vaga : l ' amante con facilità le aveva dimostrato che essendo ella libera e sola , nulla di meglio le restava a fare che unirsi a lui . - Io ti darò grande noia : tu sei abituato alla solitudine - aveva ella opposto , timidamente , due o tre volte . - Tu sei incapace di annoiarmi , cara - aveva sempre risposto lui , con quella tenerezza indulgente che era la nota principale del suo amore per Adele . Ella era rimasta interdetta e pensosa , come se cercasse una idea , ancora oscura nella , sua mente , e , forse , la forma per esprimerla . Finalmente , alle reiterate richieste dell ' amante , perchè si decidesse a venire da lui , definitivamente , ella ebbe il coraggio di dire questo : - E se tu , un giorno , non mi ami più ? - Io ? Ti amerò sempre , diletta . Capisci che non vi è una ragione al mondo , perchè io finisca di amarti . - Pure .... se non mi ami più ? - aveva ella replicato , incapace di entrare in nessuna delle sottigliezze , talvolta crudeli , del suo amante . - Non è possibile . Se accadesse .... rimarremmo egualmente insieme .... - Come ? - I mariti e le mogli non ci restano , forse , anche quando non si amano più ? Adele tacque : ma non era convinta . Con una espressione di rammarico , soggiunse : - Senza l ' amore , non ci vorrei restare . Ma queste brevi e innocue discussioni non potevano portare che a un sol risultato : alla vittoria della volontà di Paolo Spada su quella di Adele Cima . Ella lo amava profondamente , in una forma tutta rudimentale , cioè cieca e assoluta . Venne a stare con lui . L ' artistico quartierino non fu guastato in nulla , giacchè vi furono unite altre due stanze , accanto , che erano disponibili e dove Adele Cima trasportò i suoi semplici mobili . Un tappeto di Smirne messo innanzi a una porta della camera di Paolo , nascondeva la comunicazione tra il quartierino e le due stanze di Adele , tanto che per molto tempo , tutte le visite di Paolo Spada , amici , ammiratori , seccatori , ignorarono l ' esistenza della donnina dai morbidi e lunghi capelli castani , dai grandi occhi lionati , così sempre pieni di meraviglia . Appena ella udiva il campanello , diventava inquieta . Invano Paolo cercava di trattenerla : se un passo si avanzava , indicando che la persona era stata ammessa dal cameriere , ella si levava , spariva dietro il tappeto , senza far rumore , come un ' ombra . Gli amici di Paolo Spada le davano una soggezione grande . Dalla sua stanza , involontariamente , poichè ella si sarebbe vergognata di origliare , ella udiva elevarsi il tono della conversazione , molto forte : le dispute si accendevano da un minuto all ' altro , ed ella , non intendendone nè la causa nè lo scopo , non udendone bene le parole che non arrivavano precise sino a lei , finiva per avere una paura orribile di queste liti , di questi scoppii di voce , di questi urli . Poco a poco esse si chetavano : le voci si facevano più fioche : tacevano : passava un tempo di silenzio . Timidamente , ella sollevava il tappeto , faceva capolino : o Paolo Spada era uscito e la casa era deserta : o lo trovava sdraiato sopra un divano , sprofondato in quei trenta o quaranta piccoli cuscini di raso ripieni di piume , che gli formavano un letto di riposo , fumando una sigaretta , a occhi socchiusi , tranquillissimo : - Che avevate , a gridar tanto ? - Parlavamo d ' arte . - Ah ! e si grida così ? - Così , cara . Del resto , quando non vi era nessuno , Adele Cima stava sempre accanto a Paolo Spada . Essi pranzavano assieme ; un cuoco mandava loro il cibo , da fuori , giacchè Paolo Spada odiava l ' odore della cucina , in casa ; il cameriere li serviva a tavola . Questo pranzo fatto di pietanze cucinate alla francese , sempre un po ' fredde , un po ' monotone nella loro voluta bizzarria , servite in fretta e in silenzio , nella piccola stanza da pranzo , sotto il chiarore azzurrino , come acquitrinoso , di una gran lampada sospesa e coperta di uno strano paralume , era una delle cose che più spostava i gusti e i costumi di Adele Cima . Tutte quelle conserve , quelle mostarde di gusto inglese che Paolo Spada sovrapponeva alla cucina francese , finivano di stordirla nelle sue quietissime inclinazioni culinarie . Per far piacere al suo amante , ella gustava di tutto , con un certo coraggio , giacchè molte di quelle cose non le piacevano punto : e sorrideva a lui , con quel luminoso sorriso dove ella trasfondeva tutta la sua adorazione per Paolo . A furia di dominarsi , ella aveva quasi finito per amare il fegato d ' oca di Strasburgo , e per tollerare il caviale : ma non le riesciva di sopportare il roseo salmone , di cui egli era così ghiotto , pranzando solo con quello , talvolta , e con una tazza di tè . Egli capiva perfettamente lo stordimento di Adele , e ne godeva , e ogni volta che l ' amore compiva un ' altra di queste sorprese e un altro di questi miracoli , egli aveva un senso di trionfo nel suo animo . Non solo egli era riconoscente ad Adele Cima , che essendo una povera cara scema , cercava di seguirlo in tutte le naturali anomalie della vita delle persone di talento , ma le era anche grato che , malgrado lo stupore , malgrado l ' impressione cattiva , ella restasse quel che era , così tenera , così adorabile nella sua adorazione per lui . Egli pensava : - Ella non ama questa cosa : ama me , però : e per questo si sforza di amare la cosa che odia ; forse , non ci riesce : ma a me , che importa ? Vedo il risultato , io . Essa mi adora e divorerebbe i carboni ardenti , per me . Uscivano insieme , sempre . Ella avrebbe preferito di andare per il Corso : anzi , ella trovava via Nazionale la più bella delle vie . Viceversa , egli era un appassionato , come tutte le anime artistiche , dell ' antica Roma e più della sua solenne e poetica campagna romana . Egli non si stancava mai di ritornarvi , sebbene da anni ed anni vi andasse , figliuolo devoto dell ' augusta città , ma più delle sue vaste solitudini . Colà , egli più si raccoglieva e pensava . Quelle estensioni di terra brunastra , qua e là appena appena sparse di qualche striscia di erba , quelle ondulazioni singolari del terreno , come per sommovimento tellurico , quelle alte barriere , che dividono , non si sa perchè , quei campi infecondi , l ' uno dall ' altro , quelle rive cretose che discendono al fiume giallo inclinandovi i neri bracci stecchiti dei salici , erano il miglior orizzonte per il suo gran sogno di arte e di poesia . E , amando Adele Cima , volendola insieme , sempre , come emblema di amore e di pace , come compagnia di equilibrio e di serenità , egli la conduceva seco , spiegandole benignamente tutta la grandiosità e la bellezza di quel paesaggio , che non rassomiglia a nessun altro . Ella lo ascoltava , incantata dal suono di quella voce così toccante nella sottile velatura che la rendeva un po ' roca , incantata da quella luce di entusiasmo che rendeva più seducenti i bellissimi occhi di Paolo Spada , incantata dall ' armonia di quello che egli diceva : e chinava il capo , assentendo , diceva un monosillabo , stringendo la mano del suo amante . In verità , quella campagna romana la sgomentava ; quella solitudine , quella sterilità , quel gran fiume torbido , quei neri carri di pozzolana su cui passavano lunghi distesi , sonnecchiando , pipando , fischiando lugubremente , talvolta , i carrettieri , le opprimeva i nervi . Però , piaceva a Paolo : ciò bastava . Lo seguiva , docilmente , ogni giorno , in queste passeggiate : anche quando il tempo era bigio , plumbeo e il gran cielo così tragicamente si abbassava sulla campagna : ogni tanto egli esclamava : - Guarda , Adele , quanto è bello .... - Bellissimo - rispondeva lei , subito . Viceversa , il suo cuore era pieno di tristezza , per quell ' ambiente . Fra le altre cose , ella temeva per Paolo e anche per lei , di prendere la febbre in quei giorni di autunno , in quelle ore crepuscolari . Ella che non aveva l ' abitudine di fumare , gli chiedeva una sigaretta . Le avevano detto che la sigaretta è eccellente , contro l ' infezione della febbre romana : - Tu fumi , cara ? - Sì , sì - diceva lei , con un pallido sorriso . Ma presto la sigaretta , spenta , le cadeva dalle dita . Ella si stringeva nel suo mantello . Aveva i piedi gelati e non osava mai portare un plaid , per non dare fastidio a Paolo . Costui , assorto , taceva . Giacchè , nella consuetudine che aveva dapprima di andar solo nella campagna romana e nel gran fascino che quell ' ambiente esercitava su lui , egli si dimenticava di avere accanto Adele Cima e lasciava trascorrere il tempo , nel più profondo silenzio . Il cocchiere seguitava a far trottare il cavallo , pigramente : la carrozza andava , andava , lontano , punto nero sopra la via giallastra ; e Adele , obbliata , era presa da una voglia irresistibile di piangere . Allora , quando non ne poteva più , si voltava a Paolo , lo guardava coi suoi belli occhi grandi , sorpresi e un po ' supplici . Egli la guardava , ma non aveva l ' aria di vederla . Ella lo chiamava , piano : - Paolo .... - Che vuoi ? - Dimmi qualche cosa . - Che cosa ? E la voce sua era così strana , come di un dormiente che sogna , una voce di persona lontana , una voce di anima distaccata dal minuto presente , dallo spazio presente . Adele trasaliva : - Mi ami , Paolo ? - gli chiedeva , per il bisogno di parlare , di sottrarsi all ' incubo dell ' ambiente . - Ti adoro - rispondeva lui , con un tono di maggior sonnambulismo . Poi , un silenzio . La carrozza andava sempre . - Torniamo , Paolo ? - Ancora un po ' . - È tardi , amore .... - Non è tardi . Ma spesso , queste interruzioni dei suoi pensieri , dei suoi sogni lo turbavano molto .... Senza durezza , poichè egli amava Adele , le diceva : - Taci : lasciami pensare . - A che pensi , amore ? - Penso ; lasciami stare . - Dimmi a che .... - È inutile che tu lo sappia - rispondeva , inasprito , a un tratto . Ella aveva pianto , la prima volta che le parlò così ; ma , peggio , egli non si era accorto di quel pianto . Da allora , si era rassegnata a subire tutte le interminabili e tristi passeggiate nella campagna romana , senza parlare che quando lui la interrogava . Moriva di freddo e di tristezza , ma soffriva tutto questo per amore di Paolo . Quando rientravano in città , man mano , si veniva riscaldando : Paolo esciva dal suo silenzio . Ella sorrideva , di nuovo : e un ' altra prova era passata . D ' altronde , a questi profondi assorbimenti di Paolo ella doveva cercare di assuefarsi , poichè , in casa , lo coglievano spesso . Loquacissimo e beffardo , insieme , ma graziosamente beffardo , egli cadeva , ad un tratto , in una mestizia taciturna che scombussolava , subito , tutto l ' umore sereno e dolce di Adele Cima . Sdraiato , con la sigaretta spenta fra le dita , immerso in quei molli cuscini che erano così cari alle sue ore di riposo e di malinconia , Paolo Spada aveva l ' aspetto immobile e triste , l ' aria disfatta e triste , gli occhi socchiusi lasciavano errare uno sguardo vago e triste . Subito , Adele gli chiedeva : - Hai sonno ? - No . - Sei stanco ? - Sì . - Di che sei stanco ? Non sei uscito . - Sono stanco - mormorava lui , con quella sua voce lontana . Ella faceva trascorrere un po ' di tempo in silenzio . Indi ritornava a lui : - Ti senti male ? - No . - Vuoi qualche cosa ? - No . - Debbo andarmene ? - Resta pure : ma taci . Adele chinava gli occhi per non piangere . Le riesciva impossibile d ' intendere la causa della tristezza di Paolo Spada , sfuggendole assolutamente tutto il lavorio dell ' anima di costui . Ella non vedeva che l ' immobilità , il pallore , la taciturnità ; ella non capiva , che la risposta indifferente , o quella dura , nella loro durezza esteriore : ella intravedeva un mistero superiore dello spirito , arcano , avvolto in tali veli che giammai la sua piccola mente avrebbe potuto sollevare , e una pena acuta , intimissima , nascosta con gelosa cura la torturava , senza che ella volesse mai esprimerla , o trovasse mai parole per narrarla . Andava a prendere un suo lavoro all ' uncinetto , una di quelle interminabili coltri a rosoni , bianche , e seduta in una poltroncina , lavorava nel più grande silenzio . Talvolta , la stanchezza la sorprendeva . Ella sonnecchiava . Il capo le si abbassava sul petto . - Tu dormi ? - le dicea lui . - No , non dormo - rispondeva lei , trasalendo , scuotendosi . - Poverina , ti annoio . - Non mi annoi . - Le mie ore d ' inchiostro sono così odiose ! - Nulla di te , è odioso - ella replicava , a bassa voce . Ma questa frase ore d ' inchiostro le faceva l ' effetto di un gran buco nero nero , dove precipitassero Paolo Spada e l ' amor suo , donde ella non potesse cavar più fuori nè l ' amante , nè l ' amore . Giacchè la paura più umile , più comune , che la teneva sempre , che la tormentava in segreto , era che Paolo Spada l ' amasse poco , o non l ' amasse punto . Non sapeva , ella , per quale paese dei sogni egli partisse , in queste sue ore tetre ; neppur supponeva che vi fosse un immenso , interminabile , infinito paese dei sogni dove se ne vanno le anime dei poeti , degli artisti , dei sognatori : ma intuiva , così , semplicemente che Paolo Spada era ben lontano , lontano da lei e dal suo amore in quei momenti , e che quel corpo , abbandonato fra i cuscini , quel volto smorto e chiuso non avevano nè sentimento , nè volontà . Ella lo adorava con tutto il suo piccolo e serio cuore , con la sua piccola e limitata mente , e oltre l ' amore , per natura , per temperamento , per carattere , non poteva vedere . Beninteso che , sempre , Paolo Spada usciva da una di quelle crisi di tetraggine , per gittarsi in impeti di folle gaiezza . Allora egli colmava la sua amante di liete carezze , di adorazioni gioconde e quasi infantili : la obbligava ad entrare nei magazzini di mode , dove le comperava pazzamente delle cose che non le servivano punto ; la costringeva a seguirlo nelle grandi trattorie dove ordinava dei pranzi squisiti , sostenuti da vini generosi : la conduceva ai teatri , nelle grandi serate : e , sovra tutto , parlava con lei , rideva con lei , la corteggiava gaiamente , divertendosi di tutte le inveterate timidità della donna , delle sue ritrosie , del suo terrore del pubblico . Dappertutto , ella andava a malincuore , poichè ella preferiva , infine , la loro casa , in cui sempre l ' ambiente la sconvolgeva , ma dove , almeno erano soli . Adesso , a poco a poco Paolo Spada la veniva presentando ai suoi amici , senz ' altro nome che questo : la mia Adele , e al primo movimento di consolazione e di orgoglio che questo nome le produceva , detto così , da lui , ne subentrava uno di malinconia , sentendosi ricacciata nell ' anonimo , senza personalità , più , come una povera cosa appartenente a lui , come gli apparteneva un bastone o un fazzoletto . Questi amici di Paolo Spada erano così singolari , anche essi ! Le parevano tutti affetti da una leggiera o più grave pazzia , manifestantesi nei modi o familiari troppo , o fittiziamente freddi , nelle voci bizzarre che pronunziavano parole anche più bizzarre . Nelle loro conversazioni che ella si ostinava a voler intendere , ella non afferrava che le prime frasi , e subito la sua mente si confondeva in quei paradossi sull ' amore , sull ' arte , sulla vita , e non ci si raccapezzava più . Nei caffè , per le vie , le discussioni si prolungavano , accanite , rinascenti , giranti intorno all ' argomento , col ritorno di certi nomi , di certe frasi , di certi intercalari ; ella ascoltava , fingendo l ' attenzione , ma senza capire più nulla . Talvolta , queste discussioni erano nelle vie , di sera : Paolo Spada e qualche suo amico andavano lentamente , fermandosi ogni tanto , accalorati , ardenti , e Adele Cima imitava il loro passo , si fermava con loro , sempre taciturna , levando ogni tanto il suo bel volto bianco e sorpreso verso Paolo , quasi a pregarlo di finire , di rientrare . Ma egli non vedeva lo sguardo timido e pregante dei bei grandi occhi limpidi e semplici , e la disputa si prolungava , mentre ella cadeva dall ' oppressione in un sonno , per cui andava a casa come una sonnambula . Una notte , così , girarono per due o tre ore , intorno a piazza Navona , Paolo Spada e Massimo Dias , slanciati in una feroce discussione sull ' Ariosto ed ella , alla fine , mezza morta , non osando dire nulla , si lasciò cadere a sedere sullo scalino , presso la fontana . Fu allora che egli si decise a metterla in carrozza ed a portarla a casa , invaso da una improvvisa pietà che lo rese dolcissimo e amorosissimo verso la donna . Questi amici di Paolo Spada la trattavano anche singolarmente . Alcuni la salutavano correttamente , ma non le dirigevano la parola ; altri le indirizzavano delle frasi galanti in istile letterario ; altri la riguardavano come un camerata e usavano familiarmente con lei , a grosse strette di mano , chiamandola Adele . Con quella intuizione delle persone semplicissime , ella sentiva che sotto la correttezza di alcuni si nascondeva il disprezzo ; le galanterie in frasi fiorite la imbarazzavano e la facevano arrossire ; le familiarità la turbavano . Qualche volta , malgrado la sua timidità , aveva sorpreso qualche parola che suonava caricatura per lei e certi sorrisi le sembravano dubbi . Ne aveva parlato a Paolo Spada : - I tuoi amici mi ritengono per una stupida . - No , cara . - Credilo , è così . - Da che te ne accorgi ? Saresti diventata furba , per caso ? - Non lo so : ma per loro , sono un ' oca . - Per loro , come per me , sei una bella , buona , cara donnina , ecco tutto . Vuoi dei complimenti , a quanto pare . - Se sono un ' oca per te , non voglio essere un ' oca per gli altri - ella soggiungeva , assai più triste , convinta che Paolo Spada si vantasse della sua ocaggine . - O cara ochetta sentimentale e mesta , cara piccola oca bianca e malinconica , finirai per rassomigliare a un cigno - diceva lui , con la sua voce sonora e pure velata che la seduceva , toccandone le fibre più recondite del cuore . Avrebbe ella , forse , voluto allontanarlo , da queste conversazioni , da queste dispute con questi amici dagli occhi stralunati , dalle ciere malaticcie , che fumavano la pipa , talvolta , o che erano in una perfetta tenuta da gentiluomo , in marsina , con la pelliccia aperta , col fiore all ' occhiello , ma che avevano egualmente la ciera morbosa e gli occhi sognanti , quasi allucinati . Ma era un desiderio , niente altro : ella era fatta per seguire Paolo Spada in ogni suo vagabondaggio e per obbedirgli in ogni suo capriccio . Gli faceva qualche obbiezione , soltanto : - Ti diverti tanto , in compagnia di Massimo Dias , di D ' Arcello , di Lamberti ? - Non mi diverto punto . - E allora , perchè li cerchi tanto ? - Mi sono necessarii . - Oh ! - Le dispute riscaldano il sangue ed eccitano i nervi .... - E fan male alla salute , - Del corpo , forse . Viceversa , fanno bene alla salute dell ' anima , che è la sola interessante . - La salute dell ' anima ? La vita eterna , cioè ? - No , cara - concludeva lui , con quel sorriso d ' indulgente amore che gli spuntava . sulle labbra , quando ella diceva una sciocchezza . Bensì arrivava il tempo in cui Paolo Spada abbandonava lui gli amici , non uscendo , chiudendo la sua porta , vivendo in casa per intiere settimane , fra le sigarette , il caffè e il lavoro . Questi furori di prosa e di poesia lo assalivano improvvisamente , dopo una gita nei dintorni , dopo la lettura di un libro , dopo aver ritrovato un vecchio pacchetto di lettere , ed egli si dava tutto a quel lavoro della composizione d ' arte e della successiva scrittura , sommergendosi negli abissi della creazione e della forma , come chi da un altissimo picco si getta nel mare . Non conosceva più , Paolo Spada , in quelle sommersioni , nè misura di tempo e di spazio , nè fatti o circostanze , nè necessità o capricci , egli dimenticava l ' ora del sonno come quella dei pasti , egli volentieri restava , in pieno meriggio , con le imposte sbarrate e la lampada accesa ; inchiodato nel suo seggiolone di cuoio , chino sulla carta , levando ogni tanto , da essa , un par d ' occhi nuotanti nelle visioni , o passeggiante per la stanza da studio , rapidamente , da un capo all ' altro , a testa china , o leggendo ad alta voce , anzi declamando dei versi o della prosa , gettandosi , talvolta , da una sedia a una poltrona , ritornando al seggiolone , e , talvolta , cedendo al sonno , sul gran tavolino da scrivere , con la testa sulle braccia , come un fanciullo . L ' amore ? sparito , morto . L ' artista si trovava nel gran tumulto interno che sconvolge ogni altro affetto e che trasporta nelle ansie e nelle ebbrezze della concezione e della procreazione d ' arte , la febbre che lo ardeva aveva invaso e incendiato tutto il suo sangue , e le sue fantasime d ' arte erano più vive , innanzi agli occhi della sua fantasia , più belle , più vive , più desiderate , più amate della vivente Adele Cima , che gli sembrava un ' ombra vana e fredda . Ella si rendeva un ' ombra . Girava intorno a Paolo Spada con un passo così lieve che non si udiva , non urtava un oggetto , non faceva stridere una chiave , spariva dalle porte come se si dileguasse nell ' aria . Così ella faceva , un tempo , quando aveva assistito sua madre gravemente inferma : le pareva di essere presso un malato , tanto lo stato fisico e morale di Paolo Spada le sembrava scombussolato , tumultuario , perduto ogni senso di realtà . Obbediente come un bimbo buono , ella lo aspettava con pazienza alle ore dei pasti , non andava a letto , talvolta , che tardissimo , vegliando accanto a lui , leggendo un libro qualunque il cui senso le sfuggiva , o dicendo il suo rosario , o stando immobile , oramai abituata a questa vita di statua . Lui , che giammai aveva potuto lavorare con una persona presente nella stanza o anche nella casa , tollerava perfettamente quella di Adele Cima , tanto ella si rendeva piccola , minuta , inesistente . Anzi , la voleva presso a lui . Era come un mobile che si ama , su cui si posano gli occhi volentieri e le cui linee corrispondono a non so quale bisogno estetico interiore . Talvolta , in un brevissimo , lucido intervallo , era vinto dalla compassione : - Va a letto , cara , - No , ti aspetto . - Io ho molto da scrivere , va , va . - Che importa ? aspetto . - Creperai di noia e di sonno . - No , niente . Aspetto . Tu hai molto da scrivere ? - Moltissimo : enormemente . - Non importa , non importa . Di amore , in lui , non un atto , non una parola . Questo ella vedeva bene , e un morso le afferrava il cuore . La febbre del lavoro e di quel lavoro la colpiva solo per i suoi fenomeni morbosi ; ella non ne comprendeva nè la purissima fiamma , nè il nobile tormento , nè l ' ebbrezza del travaglio . Non si spiegava perchè un uomo giovane , sano e bello , amato , amante come Paolo Spada si desse a quella passione singolare che ne consumava i giorni , la salute , la beltà , che lo toglieva , sovra tutto , all ' amore . Ah questo , questo , ella non se lo spiegava ed era il suo cruccio più intimo e più costante ! Nel suo giudizio stretto e poetico della vita , le pareva che un ' altra donna le potesse togliere Paolo Spada , ma non già un foglio di carta bianca e una penna intinta nell ' inchiostro . Che egli scordasse i suoi baci , le sue carezze , il suo amore così saldo e così affascinante nella semplicità , per restare i giorni e le notti nella sua stanza di studio scrivendo , lacerando carte , riscrivendo , passando la penna a grandi colpi sulle linee scritte , per cassarle , leggendo , declamando , fumando , bevendo caffè , senza sole , senza luce , senz ' amore , proprio , senz ' amore , le sembrava una cosa tanto folle , tanto ingiusta e tanto crudele che , spesso , sparendo nella sua povera cameretta , se ne andava a piangere in un cantuccio , solitariamente . Per lei l ' amore era la sola passione , la sola occupazione , il solo pensiero e il solo affare , e tutto questo , molto semplicemente , in vero temperamento muliebre nato per il ristretto campo dell ' amore . Giammai , in queste sue ore di desolazione , ella trovava un pensiero contro l ' egoismo artistico di Paolo Spada , giammai ella si pentiva di essersi data a lui , di esser venuta a vivere con lui , ma si sentiva ed era una creatura perfettamente infelice . Quando era stata lungamente assente , egli la chiamava . Ella si lavava in fretta gli occhi , riappariva quasi sorridente ed egli non vedeva punto il rossore delle palpebre . - Perchè te ne vai , Adele ? - Ti disturbo , forse . - Non mi disturbi . Non ti vedo neppure . - E allora , perchè mi vuoi ? - Così , per consuetudine . Ella crollava il capo , mentre si faceva pallidissima . Paolo Spada non se ne accorgeva . Nell ' orgoglio fugace dei momenti di creazione , le diceva , esaltatamente : - Sai ? Sto scrivendo un capolavoro . - Lo credo , Paolo . Ma non gli chiedeva che fosse . Temeva di dire una stupidaggine , chiedendo . - È una novella , una lunga novella : ma un capolavoro . Si chiama : il vincitore della morte . Ti piace il titolo ? - Sì , mi piace . - Veramente , ti piace ? Di ' la verità . - Mi piace moltissimo . - Ora te ne leggo un pezzo . Ti secchi ? - No , amore , no . Egli dava di piglio alle molte cartelle dove scriveva col suo carattere lungo e sottile , e con voce tremante , mentre le dita che tenevano il manoscritto tremavano , egli cominciava la lettura . La voce si facea più ferma e ondeggiava nei periodi che si legavano l ' uno all ' altro , e si abbassava mollemente , s ' innalzava violenta . Attentissima , ella non batteva palpebra . Pure , quest ' attenzione non gli bastava : - Tu , non mi ascolti ? - T ' ascolto . - Hai l ' aria distratta . - Non è così . Leggi . Paolo riprendeva la lettura . Si arrestava , per vedere se sul volto di Adele Cima passasse qualche impressione : e la vedea mutar di colore . In verità , era quella voce dell ' amante , quella esaltazione , il rombo della lettura , che la commovevano . - Ti piace ? Ti piace ? - Moltissimo . - Dici sul serio ? - Sul serio . - Non già perchè mi vuoi bene ? - Non so : mi piace . Egli finiva la lettura , entusiasmato . - Ti piace ? - È bellissimo . - Sì , credo di aver fatto una cosa buona - diceva lui , già un po ' smontato . - Quante cartelle ne hai scritte ? - domandava Adele , dando un ' occhiata obbliqua al manoscritto . - Sessantacinque . - E quante altre te ne restano ? - Centocinquanta , più , forse . - Ah ! Si voltava in là , per non fargli osservare il suo viso , dove la pena che questa febbre ancora molto , troppo durasse , si dipingeva . L ' indomani , lo trovava tetro e disfatto . - Ho scritto delle corbellerie ignobili - le dichiarava lui . - Come ? Non ti sembravano un capolavoro ? - Mi sembravano . Ero esaltato . Sono corbellerie . - A me piacevano . - Naturalmente . - Paolo ! - era la sola rimostranza dolorosa . - Mia cara , che vuoi capire tu ? Quando piace a te , è segnale di ignobile corbelleria . - E allora , perchè leggi a me ? - Così , per sfogare : niente altro . - Perchè mi domandi il giudizio ? - Perchè gli scrittori sono delle bestie inconcludenti , deboli e vigliacche - esclamava lui , nella brutalità delle giornate di abbattimento . - Non dire questo , Paolo . - Taci , Adele . Vattene . Ebbene , ella si accorgeva che negli accasciamenti della sua febbre d ' arte , in quegli accasciamenti in cui tutti i mortali chiedono soccorso di tenerezza , ella non poteva consolarlo . Sensibilissima sentimentalmente , ella misurava col cuore timido e trepido questa sua impotenza e la esagerava . Quel male ignoto e quel dolore ignoto traevano origine da radici di profonde e sconosciute infermità morali e forse fisiche : ella poteva bene piegare il volto su quell ' ombra , il suo inesperto sguardo nulla vi potea mai distinguere . Adele si ritraeva , con un senso vivo di umiliazione sempre rinnovantesi e che le aveva omai aperto nell ' anima una fine ferita sempre sanguinante e sempre frizzante . Il silenzio era il suo rifugio , dove naturalmente , le più semplici e anche le più tormentose supposizioni la facean dubitare di sè stessa , di Paolo Spada , dell ' amore . Forse , egli era stanco di lei e non glielo diceva per gentilezza d ' animo ; forse , questo suo amore che era niente altro che amore , offerto con tanto abbandono , ma con tanta monotonia , aveva già nauseato Paolo ; forse egli pensava a quelle sue donne così raffinate , così squisite , che lo amavano in una forma complicata e straordinaria , che gli scrivevano quei pacchi di lettere da lui conservate preziosamente , da lui spesso rilette , spesso giacenti in confusione sul tavolino da scrivere - talvolta , egli si serviva di quei documenti per la sua storia d ' amore - mentre ella non aveva mai osato di scrivergli un biglietto , temendo di commettere degli errori di grammatica e di ortografia ; forse , egli già ne aveva trovata un ' altra .... ella era così sciocca , così infelicemente sciocca ! Con cura , ella nascondeva i suoi sospetti , per non torturarlo , giacchè ella gli risparmiava , amorosamente , qualunque puntura ; ma , senza volerlo , trapelavano . - Anche oggi , sei così triste , Paolo ? - Anche oggi . - Ma a che pensi ? - Mi è impossibile di narrartelo : è troppo lungo . - Dimmi , almeno , a chi pensi ? - A chi ? A nessuno , cara . - A nessuno , proprio ? A nessuna donna ? - .... No . Che pensi ? - Nulla , m ' immagino . Credevo .... perdonami . Non sei stanco di me ? - No , non ancora . - Dimmelo , quando sei stanco . - Te lo dirò , non dubitare . Ognuna delle risposte di Paolo Spada la meravigliava e la faceva soffrire . Lo credea sincero . Non amava un ' altra donna : non era stanco di lei : ella gli piaceva ancora . Ma dunque era proprio per questo terribile lavoro dello scrivere , che il suo amante l ' abbandonava , si dimenticava di lei come se non esistesse , la guardava in volto trasognato come se non l ' avesse mai vista , non le prendeva una mano , non la baciava ? Così sono , dunque , questi uomini che scrivono ? E quest ' arte , questa parola che ella udiva ripetere continuamente , senza intenderla , quest ' arte pronunziata ora enfaticamente , ora a bassa voce in tono pauroso , quest ' arte le cui quattro lettere escivano , pronunziate dalla bocca di Paolo Spada , con un ardor amoroso meglio di qualunque amorosa parola , ella aveva finito per odiarla in silenzio , con tutta la muta ribellione del suo cuore . Non era una donna l ' arte , nè aveva i capelli neri , biondi o rossi , diversi dai suoi ; non era una persona slanciata dagli occhi grandi e bruni e scintillanti , mentre i suoi erano limpidi e tranquilli e la sua persona era piccola e graziosa ; non era una donna intelligente e sapiente , mentre ella era una povera buona , ignorante : eppure Adele era gelosa di quest ' arte e la detestava , con tutto il cuore , come se fosse una creatura viva . A poco a poco i libri , le carte , il calamaio , l ' inchiostro e la penna , e tutto quello che è il corredo di chi scrive , le cominciarono a fare orrore : e gli accessi di lavoro feroce , o gli assorbimenti lunghi in vaghe contemplazioni di Paolo Spada , le davano l ' impressione d ' una sua sciagura personale , sempre respinta e sempre ricadente sul suo cuore . Un giorno , quasi fosse presa da una curiosità puerile , gli domandò : - Come ti è venuto in mente , di scrivere ? - A me ? Non me ne ricordo . - Ma infine , hai dovuto cominciare ? - Sì , ho cominciato .... non potevo far di meno di cominciare . - Perchè ? - Era il destino , cara . - Non hai mai pensato a fare un ' altra professione ? - Mai . Non avrei saputo farla . - Tu sai far tutto . Perchè non hai tentato ? - E perchè dovevo tentare ? - gli disse lui , un po ' meravigliato . - Così .... per fare quel che fanno tutti gli altri - diss ' ella , penosamente . Egli intese qualche cosa : - Ti piacerebbe , eh , che io fossi un medico ? O un impiegato ? O un ufficiale di cavalleria ? - e una lieve ironia era nella sua voce . Ella impallidì e arrossì . Subito , negò tutto : - Mi piaci come sei , Paolo . - Ma saresti più felice con un medico , m ' immagino : felicissima , con un ufficiale di cavalleria : arcifelicissima , con un impiegato , Adele . - No , no , no - esclamò lei , disperatamente - non posso esser felice che con te . - Temo .... temo che tu sia infelice .... sono così incapace di capirti .... - Non vi è bisogno , che tu mi capisca - soggiunse lui - nessuna donna capisce mai un uomo e viceversa . Io sono perfettamente felice , del resto , con te che non mi capisci : te lo assicuro . Amami e basta . Infatti , in quell ' amore , così quieto e così uniforme , in quel sentimento rudimentale che di nessun altro si addoppiava e si facea difficile , in quell ' espansione semplice quotidiana , senza grandi scene tragiche come senza troppo fini scene di commedia , in quella bontà costante e suadente , in quell ' affetto dove mancava qualunque sorta di enigma , egli trovava l ' ambiente migliore per il suo spirito stanco e per il suo cuore disgustato di eccentricità . Per troppo tempo , la donna era stata per lui elemento di curiosità vivacissima nella vita e nell ' arte ed era , quindi diventata sorgente di disordine e di squilibrio : per troppo tempo , egli aveva errato per i paesi dove il peccato era anche romanzo e dove il romanzo conduceva al peccato : per troppo tempo , egli aveva cercato nella donna il pascolo della immaginazione artistica e l ' urto obliquo e complicato dei sensi . Adele Cima era il riposo della sua stanchezza , era l ' equilibrio dell ' asse della sua vita , era la relazione posata e lunga , lunga e sicura , dove il peccato perdeva ogni tinta turpe e acquistava gentilezza mite coniugale . Mentr ' ella era fuori centro , spostata , messa a contatto di una esistenza che aveva capovolte tutte le sue poche idee , messa a contatto con un uomo cento volte a lei superiore , della cui superiorità ella era un ' adoratrice ma anche una vittima , mentre Adele Cima non giungeva più a riunire le sue forze per vivere , disperse in un ' atmosfera troppo alta per i suoi polmoni , Paolo Spada si sprofondava nella beatitudine egoistica di colui che ha trovato , per una rarissima fortuna , lo strumento più adatto alla propria felicità . Per pensare , per leggere , per lavorare , egli aveva bisogno di non aver più nè lettere amorose da scrivere o da andar a prendere alla posta ; di non aver più convegni da chiedere o da aspettare ; di non aver più sciarade da sciogliere o drammi da annodare , tutte cose che impediscono , a uno scrittore , il pensiero , la letteratura , la scrittura . Adele Cima , in quei tempi di travaglio , mentre era intorno a lui , non vi era , camminava piano , non urtava gli oggetti , non chiudeva i libri , non muoveva le carte , spariva , riappariva , senza domandare di uscire , di pranzare , di dormire : nella sua semplicità o , piuttosto , nella sua stupidaggine , era un arnese umile e perfetto di pace amorosa e di paziente tenerezza . III . A un tratto , nel cuore innamorato di Adele Cima , e battuto e mortificato dal sentimento di non essere una donna degna dell ' amore di Paolo Spada , surse una volontà improvvisa , che si maturò nell ' ombra e nel silenzio , che fu covata e si schiuse al calore della passione , di cui ella ardeva per il grand ' uomo . Ella si decise , così , senz ' altro , a diventare una donna intelligente e colta ; perchè , almeno , non tutto il mondo dove l ' artista viveva le fosse vietato ; perchè ella , almeno , potesse seguirlo in un discorso , in una divagazione , perchè ella non restasse più sola e abbandonata ad amarlo , mentre egli se ne andava negli orizzonti dei sogni e delle visioni a cui ella , misera , non partecipava . Ella concepì questo audace disegno nelle ore di solitudine e anche d ' infinita mestizia in cui cadeva , quando Paolo Spada lavorava e si scordava assolutamente di lei : ella accarezzò entusiasticamente il suo disegno , nel tempo in cui maggiormente l ' esistenza con Paolo le diventava grave e tormentosa , sentendovisi come una povera creatura perduta e senza guida ; ella ostinatamente studiò questo disegno , quanto più amara e più insopportabile le pareva la sua inferiorità . Non disse nulla a Paolo . Era taciturna , sempre : e non avendo mai trovato modo di raccontargli la sua lunga miseria , la miseria della sua stupidaggine e della sua ignoranza , non volle neppure rivelargli il rimedio che il suo cuore aveva trovato o credeva di aver trovato . Con l ' eroismo muto dei cuori che sanno amare e amare soltanto , ma che dall ' amore traggono ogni coraggio e ogni luce , ella si accinse allo scopo , sebbene lo sentisse arduo , lontano , forse inaccessibile . La prima cosa che ella tentò , per aprire la sua intelligenza , fu la lettura dei libri di Paolo Spada . Dopo pranzo , quando egli , fumate nervosamente quattro o cinque sigarette , si levava come mosso da un impulso automatico , per sedersi a scrivere , ella si levava e spariva . Nella sua borsa da lavoro , accanto al merletto all ' uncinetto , delizia borghese di altri tempi , ella aveva sempre un volume , dei varii fra romanzi e novelle scritte da Paolo Spada : e in camera sua , si metteva a leggere . Lo stile prezioso , ricercato con quella tortura mentale che era una delle grandi qualità di Paolo Spada , le produceva la prima impressione d ' incomprensibilità : vi erano delle parole che non aveva mai lette o udite e dei giri di frase , il cui senso le sfuggiva : talvolta , delle frasi ripetute le davano fastidio , come il ronzìo di un moscone nell ' orecchio . Non so come , ella aveva udito a parlare del vocabolario : e finì per ricorrervi , per conoscere il senso vero delle parole strane adoperate da Paolo Spada . Con molta gravità , teneva il libro aperto sul tavolino e con l ' altra sfogliava il vocabolario : alla ricerca della parola , lasciava perdere il filo del racconto e , dopo , non si raccapezzava più . E , spesso , il vocabolario non le spiegava bene , tutto : ella restava sospesa , pensando troppo per la sua piccola mente , affaticata , e non trovando più nulla . Se contrariamente , erano i soggetti di quei romanzi , di quelle novelle che la turbavano immensamente . Ella aveva letto , come tutte le donnine della sua levatura , dei romanzi di Montépin e di Ponson du Terrail , qualche romanzo di Dumas padre e qualcuno , italiano , di Guerrazzi : ma le istorie di Paolo Spada erano così stranamente diverse da quanto era stato il poco pascolo della sua fantasia ! Tutti i protagonisti di Spada le sembravano degli ammalati o dei pazzi : spesso la inorridivano per il cinismo : e quando s ' interessava a qualcuno , più simpatico , ecco , egli moriva . In quanto alle protagoniste , ebbene , ebbene , malgrado che qualcuna di esse fosse buona e virtuosa , malgrado che quasi tutte fossero immensamente infelici , per le lotte con sè stesse , col mondo e con l ' amore , ebbene , Adele Cima le odiava , tutte ! La innamoratissima donna leggeva i romanzi e le novelle , più col cuore che con la mente : e la sua curiosità d ' ignorante , era anche fatta di gelosia . Con quanta carezzosa voluttà Paolo Spada dipingeva certe figure di donna e Adele Cima vi ricercava , quasi , i ritratti delle donne che egli aveva amate : con quanta crudeltà egli ne disegnava delle altre ed erano forse quelle che lo avevano respinto , o , accettandolo , lo avevano reso infelice ! Ella aveva troppo partecipato alla vita di Paolo Spada e dei suoi amici artisti , per non avere capito , a forza di udirlo dire , che quanto essi raccontavano nei loro libri , era loro accaduto : non aveva visto Paolo Spada copiare le lettere di amore , nelle novelle ? Così , la lettura di questi volumi lenta , ma continua , produsse sullo spirito di Adele Cima , come una rivelazione sempre più triste , sempre più torturatrice , del passato di Paolo Spada . Ah egli aveva palpitato , e pianto , e sofferto , e spasimato , il suo amante , non per lei , ma per altre donne , egli aveva molto e troppo vissuto , il suo amante , e non con lei ; egli aveva avuto delle scene di passione e di disperazione come giammai con lei ! Quante volte in quelle eterne veglie , in cui ella aspettava che Paolo Spada si levasse dal tavolino e , chiamandola , le dicesse che era ora di riposarsi , quante volte ella posò il libro , pallida , disgustata , avvelenata , sentendo di essere giunta troppo tardi , quando già la vita aveva detto tutto al suo amante ! Quante volte ella si sentì inutile , inutile a quest ' uomo , adesso più che mai , adesso che conosceva o che le pareva di conoscere tutto il passato , e come pensò , spesso , che sarebbe stato meglio liberarlo della sua sciocca presenza ! Le si ripeteva , nell ' anima , fatidicamente , l ' impressione della prima visita , quando aveva trovato le fotografie delle altre amanti e aveva tanto sofferto : perchè non era fuggita via , in quel giorno ? Pure , un accanimento la teneva , di legger tutto , di saper tutto . Involontariamente , qualche parte del suo segreto le sfuggiva : - Perchè hai fatto morire quel povero Attilio Venturi ? - ella chiese un giorno , al suo amante . - Attilio Venturi ? Chi ? - Il protagonista del tuo racconto : L ' ucciso . - Tu hai letto il racconto ? - .... sì - diss ' ella , profondamente sconvolta . - E perchè l ' hai letto ? - Mah .... perchè era scritto da te .... - Non vi era obbligo , anima mia . - Ho fatto tanto male ? Sono dunque così sciocca , da non poter aprire un tuo libro ? - e quasi piangeva . - Non importa , cara - diss ' egli , indulgentemente - se ciò ti diverte , fa pure . Ti è proprio dispiaciuto tanto , che Attilio Venturi sia morto ? - Oh , tanto ! - Egli doveva morire - pronunziò Paolo Spada , col tono dogmatico dello scrittore . - Oh ! - mormorò ella , senz ' altro , sentendo il peso della sua ignoranza più forte , sulle spalle . Altri dialoghi simili , consecutivamente , accaddero . Un giorno , un amico di Paolo Spada aveva elogiato vivamente il volume delle Storie crudeli , in presenza di Adele Cima : e Paolo Spada aveva sorriso alle lodi . Ella riprese il discorso e arrossendo , disse : - Tutti i tuoi libri sono così belli e mi piacciono tanto , Paolo ! Ma perchè sei così cattivo , nelle Storie crudeli ? - Perchè la vita è cattiva , mia cara - disse lui , con un lieve rammarico nella voce . - Oh no , Paolo ! - Che ne sai , tu ? Tu non sai nulla . - Hai ragione - ella disse , soffocando un singhiozzo . E un ' altra volta : - Non pensavi che la vita era cattiva , Paolo , quando hai scritto L ' amore di Maria ? - Quella storia è bruttissima . - Oh , no ! - Bruttissima , ti dico . - A me è piaciuta - soggiunse ella , con timidità . - Questo è il segnale più certo della bruttezza - disse lui , duramente . Poi quando la vide piangere , cercò di consolarla , carezzandola , baciandola . - Tu leggi troppo , ti fa male , Adele . - Perchè , mi fa male ? - La tua testa è debole , non leggere tanto . - Come , neppure i tuoi libri ? - I miei meno degli altri . Già , non valgono niente . - Non dire questo , non dirlo . Perchè li hai scritti , se li disprezzi ? - Così , Adele - rispose lui , enigmaticamente , chiudendosi nel suo silenzio . Ma , oramai , il male era fatto . Nel cervello confuso di Adele Cima turbinavano le frasi e i fatti in disordine : ed ella non afferrava più il nesso delle cose , ella imbrogliava i nomi dei personaggi e delle città , ella spesso faceva a Paolo Spada delle domande , dove appariva anche più chiaramente che ella aveva letto e non aveva inteso nulla . Due o tre volte , egli la redarguì , vivamente offeso nel suo amor proprio di artista : ed Adele che non conosceva la sensibilità sempre raccapricciante delle vanità di scrittore , due o tre volte giunse a ferirlo : e il modo come egli le si rivoltò contro , modo insolito , di animale irritato e ingiusto , la sgomentò talmente che , per un pezzo ella smise di parlargli delle sue letture . Ma il male era fatto . La serenità della mente di Adele Cima era smarrita , per sempre . Ella era entrata in una via d ' intrichi e di spine che la pungevano e la soffocavano : nè conosceva più il sentiero per tornare indietro . In quella confusa e incerta rivelazione di un mondo per lei incomprensibile e in cui ella intravedeva le perfidie della menzogna , le malvagità del cuore freddo e duro , le perversità dei sensi non governati da nessuna delle schiette e fluide correnti del sentimento , la ingenua anima di Adele si arretrava , compresa di spavento : ma i suoi occhi avevano intravisto e il fiore del suo candore sentimentale era per sempre appassito . Sovra tutto , il maggior tossico le veniva da quelle donne ignote a lei , che Paolo Spada aveva conosciute e amate , che erano rimaste così impresse nella memoria dell ' uomo , che l ' artista aveva voluto renderle nelle sue storie . Tutte diversamente belle e attraenti sotto la viva penna dello scrittore , tutte dotate del fascino della vita che vibra , più forte , nei ricordi e par vita , tutte variamente strane e seducenti , tutte quante davano al cuore innamorato di Adele Cima le trafitture , e i sussulti , e i pallori , e gli scoramenti di una gelosia invincibile . Con curiosità tormentatrice , ella ritornava a rileggere quelle pagine dove la natural poesia dell ' arte ingrandiva e affinava quelle creature muliebri : e nella loro essenza , nella loro forma , Adele Cima le invidiava , sentendosi da loro così diversa , così lontana , sentendosi a loro tanto inferiore da soffrirne come per persone umane che l ' avvilissero con la loro superiorità , ogni giorno , ogni ora : - Tu hai conosciuto quell ' Angelica , del tuo romanzo ? - disse , in uno dei momenti di più forte pena . - Sì . - L ' hai amata ? - Sì . - Era molto seducente ? - Molto . La povera semplice donna tacque . Ah che egli era una persona troppo sincera , mentre avrebbe potuto risparmiarle queste verità così atroci ! - Perchè hai finito di amarla ? - Mi ha tradito . - Ah ! E se non ti tradiva ? - Io tradiva lei . - Così .... tutti questi vostri amori .... finiscono col tradimento ? - Quasi tutti . - Finirà anche il nostro , così ? - chiese lei , desolatamente , mordendosi le labbra per non iscoppiare in singhiozzi . - Speriamo di no . - Speriamo ? Non è che la speranza ? - In fatto di amore , tutto è fallace . Ma perchè continui a chiedere di cose spiacevoli ? Che ti importa ? A che scavi nel passato ? Quando mai tu hai scavato ? Amami e basta . - Anche io ho un cuore e una mente - ella mormorò , mortificata di essere sempre respinta nelle sue umili e taciturne funzioni di donna innamorata . - Credilo , il cuore ti è sufficiente - egli concluse , un po ' sul serio , un po ' ironicamente . Ella sentì l ' ironia e non sentì la serietà del consiglio . Una gran voglia di rassomigliare a qualcuna di quelle donne , di essere meno monotona , meno semplice , meno limpida , adesso le sconvolgeva l ' anima . I suoi vestiti , dapprima graziosi e carini , ma di una grande povertà d ' invenzione , cominciarono a diventare più ricercati : ella ebbe una vestaglia di lana bianca , con merletti pioventi e un grosso cordone di seta bianca che la serrava : ella portò delle camicette insaldate , da uomo , con una cravatta maschile : ella tentò di tagliarsi i capelli , ma il parrucchiere la consigliò di non farlo . Queste nuove fogge , però , la mettevano in imbarazzo e la rendevano goffa . Alle pareti quasi nude delle sue due camerette ella attaccò dei vecchi ventagli giapponesi , dei pezzetti di stoffa antica racimolati fra le cianfrusaglie del quartierino di Paolo Spada e vi sospese dei quadretti che erano stati donati a lui , e che egli aveva dichiarati orribili ; e questo scemo tentativo di adornamento artistico contrastava con la semplicità e anche con la volgarità del resto dei mobili . Adele Cima non aveva mai voluto fumare ; anzi il fumo della sigaretta e dei sigari di Paolo Spada , dei suoi amici , le dava gran fastidio . Si forzò a imparare : ebbe tre o quattro emicranie feroci , accompagnate dal mal di stomaco , ma fumò . Soltanto si scolorava come una morta , fumando : e faceva sforzi enormi per esser disinvolta . Non aveva mai bevuto liquori , con un disgusto tutto borghese : ella provò il cognac , e siccome aveva inteso parlare del gin , come di un liquore singolare , assaggiò anche quello . Paolo Spada , malgrado le sue profonde distrazioni , i suoi egoistici assorbimenti , notò a poco a poco tutte queste fittizie manifestazioni di bizzarria : e il sorriso con cui le accoglieva , aveva della bontà compassionevole . Due o tre volte , egli rise della goffaggine di Adele Cima : ed ella fu colpita da quel riso come da una pugnalata . Una sera , quando più ella era stata tentata di essere eccentrica e raffinata , e quando meno vi era riescita , quando più era stata ridicola nei suoi esperimenti , Paolo Spada , le aveva detto , con durezza : - Smetti . Ella si era fatta di mille colori e aveva abbassato gli occhi . - Non fumare più , smetti ; smetti di vestirti come ti vesti ; non bere cognac e non parlare di amore col terzo e col quarto . Smetti , smetti , Adele . - Che ho fatto di male ? - Nulla : ma sei ridicola . Chi te lo fa fare ? - Così - diss ' ella , con voce fievole , a capo basso . - Vi è una ragione , a queste stravaganze . Dilla subito . - replicò improvvisamente . - L ' idea di piacerti .... - balbettò l ' infelicissima . - Hai sbagliato . Mi dispiaci enormemente . - La paura del tuo disprezzo .... hai amato tante donne intelligenti e fini .... io sono una creatura volgare .... - Mi sei piaciuta come eri : non ti guastare . Smetti tutte queste buffonate . Tu non ti puoi cangiare . - Oh Dio ! - singhiozzò la poveretta . - E ringrazia il Signore , invece , che non ti cambia . Se ti cambiasse , non ti amerei più . - Perchè mi dici questo ? - Perchè è la verità . Ritorna alla tua semplicità , mia cara , o ci lasciamo per sempre . Come ritornarvi totalmente ? Ella obbedì , con la devozione della persona assolutamente innamorata , a quanto le aveva detto Paolo Spada ; ella ritornò , tristemente , alle sue vesti di gusto borghese e ai suoi cappellini insignificanti : ella lasciò le sigarette e il cognac : ella schiodò tutti i ventagli vecchi e tutti i brandelli scoloriti delle stoffe , dalle pareti delle sue stanzette . Ma tutti questi atti , consecutivi , le rammentavano la inanità della sua persona : le ripetevano , mandando il rosso della vergogna al viso , che ella non poteva elevarsi , in nessun modo , dalla mediocrità dove era sempre vissuta : le replicavano , in tutte le forme , che una donna semplice o anche sciocca , sempre tale rimane e che non vi era speranza , per lei , di essere considerata da Paolo Spada salvo che per una donnetta di casa , scema , ignorante , che gli dava dell ' amore senza fantasia e senza drammi , quando egli aveva voglia di essere amato . Lo scorno dell ' esperimento fatto e mancato le ritornava sempre , massime quando , era sola : ed ella chiedeva al Signore , nelle sue preghiere , per qual ragione era stata slanciata e poi chiusa in un amore dove tutte le sue facoltà soffrivano , dove soffocava nel silenzio ogni suo dolore e dove ella non avrebbe mai più trovato la felicità , giammai . Le sue sofferenze si acuivano . Ella frequentò molto la chiesa , in quel tempo . Cercava la liberazione , o cercava la pace ; ma non otteneva nè l ' una , nè l ' altra , giacchè ella era legata a Paolo Spada per la vita e per la morte , giacchè ella era sempre in un profondo spostamento morale e materiale . Paolo Spada , giusto in quel tempo , fu preso da un accesso di mondanità . Ogni sera indossava la marsina , metteva un fiore all ' occhiello , arricciava e profumava i suoi baffi e partiva . Ella lo aiutava a vestirsi , avendo per lui le cure minute di una madre : non gli chiedeva neppure dove andasse e a che ora ritornasse . Lo aspettava . Quando aveva chiusa la porta ; alle sue spalle , cominciava per Adele una lunga veglia . Ella riordinava la casa , tutta quanta , dandole il suo assetto notturno ; lavorava all ' uncinetto , alla coltre fatta a disegno di stelle , poichè aveva rinunziato alla lettura : sonnecchiava ; si addormentava sulla sedia . Talvolta si svegliava , di soprassalto , a un rumore : non era nessuno . Talvolta lo stridore della piccola chiave inglese di Paolo Spada che schiudeva la porta del quartierino , la scuoteva . Lo vedeva riapparire bene spesso pallido e stanco , senza voglia di aprir bocca . - Fai male ad aspettare - le diceva , brevemente . - Non importa , Paolo . Non le diceva più nulla , lui , assorto nella stanchezza : non le faceva una carezza non le dava un bacio : si addormentava di un sonno pesante . Ella restava sveglia , nervosa , piangendo chetamente talvolta . Vi erano notti in cui egli rientrava eccitatissimo . Le raccontava tutto , mettendo in burletta i tipi ridicoli della società , ridendo dei buffi spettacoli , elogiando fugacemente qualche donna incontrata . Adele tendeva l ' orecchio , a queste lodi : - Era molto bella , donna Maria Vargas ? - Bellissima : pareva Monna Lisa del Giocondo . L ' amante sciocca , dai capelli castani insignificanti , dai grandi occhi limpidi e meravigliati , ammutoliva . Egli continuava a chiacchierare , fumava , si faceva fare del tè che ella aveva imparato ad apprestare benissimo , mentre le mani le tremavano , nel suo ufficio di donnetta di casa . E , spesso , tornando da questa casa luminosa , da questi teatri scintillanti , dove aveva visto delle donne bellissime , dove il suo animo di artista aveva esaltato la sua ammirazione di uomo , egli era con Adele Cima così carezzoso e così appassionato che , malgrado la piccola intelligenza di lei , ignara delle mistificazioni umane dell ' amore , ella intendeva donde venisse questo rinnovellamento passionato ; e tutto il suo essere inorridiva alla mistificazione . Vagamente , ma ostinatamente , ella era gelosa di tutte queste donne mondane , signore e attrici , grandi dame e grandi avventuriere che , preso da un furore di esteriorità tutto estetico , Paolo Spada ricercava ogni giorno e ogni sera : ma Adele Cima non arrivava a precisare la propria gelosia . Non diceva nulla : ma fiotti di veleno le inondavano le vene . Si consumava , dentro , e non voleva dare un sol dolore a Paolo , sentendo anche che era inutile e dannoso fargli delle scene . Qualche indizio di tradimento , molto tenue , forse ancora ingiusto le s ' ingrandiva nel cuore appassionato , col dubbio di qualche fatto compiuto . Paolo Spada aveva cambiato fiore all ' occhiello : era una rosa bianca , adesso , quella che portava ogni giorno . Una copia dell ' Amore di Maria era partita , avvolta in una stoffa medievale , a rose bianche su fondo rosa pallido , e diretta a un indirizzo sconosciuto . Un giorno , uscendo per alcune spesuccie , aveva incontrato Paolo Spada sotto l ' atrio della Posta , a San Silvestro : egli aveva avuto innanzi ad Adele Cima , una leggiera fiamma al viso . Poi , finalmente , un giorno , Adele ebbe la prova precisa e netta del tradimento : un biglietto di convegno , di donna Maria Vargas : un biglietto cascato dalla tasca di Paolo Spada . Era impossibile il dubbio . Egli rientrò : trovò Adele Cima gittata sul letto , vestita , col viso verso la parete . - Che hai ? Ti senti male ? - Sì . - Dove hai male ? - Alla testa . - Ora ti do l ' antipirina . Vado a chiamare il medico ? - È inutile : è un male che passa . Veramente , egli aveva udito qualche cosa di cambiato nella voce di Adele Cima : ed aveva esitato a ritornare nella sua stanza . Prima di uscire , andò da lei , di nuovo : - Come vai ? - Meglio : grazie . - Vuoi qualche cosa ? - .... No - Io torno subito . - Va bene . Veramente non si era voltata a lui e la voce era più tronca e più velata che mai . Ma egli attribuì alla nevralgia tutti quei fenomeni e uscì . Quando rientrò , alle undici di sera , la trovò ancora sul letto , supina , in uno stato di abbattimento immenso , con orribili crampi allo stomaco . Aveva bevuto della morfina per avvelenarsi : l ' aveva trovata in una boccettina che Paolo Spada teneva in serbo , per iniettarsi ogni tanto . Egli non le strappò questa verità che a furia di affannose domande , di richieste strazianti , giacchè tutto l ' essere di Paolo era trangosciato all ' idea che una povera creatura umana avesse potuto morire per lui . Ella lo guardava , con occhi così disperati e amorosi , insieme , che egli non resisteva a quello sguardo . Al medico accorso Paolo non disse nulla , non seppe neppure ricordarsi la misura della morfina che Adele aveva potuto ingoiare : e tutta la notte la sciocca amante che tutto aveva sopportato , ma non aveva saputo resistere al tradimento , tutta la notte ella fu in pericolo mortale , attaccata al collo di Paolo Spada , guardandolo con gli occhi stralunati dal male e dall ' amore , toccandolo con le mani gelide e bagnate di sudore , senza poter pronunziare una parola sola , quasi strozzata , soffrendo come una dannata o cadendo in prostrazioni che parean simili alla morte . Accanto a lei , egli agonizzava . Aveva ritrovato il biglietto perduto di donna Maria Vargas , sotto l ' origliere di Adele Cima ed aveva inteso la ragione di quel suicidio , la ragione immediata e invincibile . - Perchè hai fatto questo ? Perchè ? - le gridò , indignato contro sè stesso , contro i capricci mondani e contro tutte le donne mondane . La inferma non rispose , ma lo guardò con tale espressione di silenzio ! - Non dovevi farlo . Non ne valeva la pena - le disse ancora lui , esaltatissimo . Alla morente gli occhi si sbarrarono in un infinito stupore , come se ella si meravigliasse , sentendo che un tradimento non è un tradimento . - Sei una scema ; non capisci niente ; io non amo che te ; sei una scema - le continuò a dire lui , in preda a una indomabile agitazione . Adele Cima , a quell ' aggettivo che si veniva ripetendo , con tanta ostinazione e tanta crudeltà , insieme a tanto amore , nella sua agonia , chiuse gli occhi per morire . Ma non morì . La salvarono il medico e Paolo Spada . Fu molto tempo malata , ma guarì . Il suo fu un suicidio mancato , come erano state mancate varie altre cose della sua vita . Spesso , nella convalescenza , in un effluvio di tenerezza , innamorato più che mai della sua stupidina , Paolo Spada le veniva ripetendo : - Perchè hai voluto morire ? - Per donna Maria di Vargas . - Ti giuro che non ne valeva la pena , anima mia . - Oh sì ! - No , no , sei sempre la stessa , non capisci nulla . Se morivi , vedi , Adele , era perchè non hai mai capito niente . - È vero - mormorava lei , assorta . Dopo quel tentativo di suicidio , inutile , che non le aveva dato la liberazione , ella non domandò a Dio neppure più la pace . Il suo destino era di vivere , di amare , e di soffrire per l ' amore , giacchè il Signore le aveva inflitto il castigo di amare un uomo diverso da lei per istinti , per temperamento , per carattere , giacchè sul suo amore pesava la fatalità del dissidio intellettuale , lo stato di oppressione della creatura meno nobile e meno spirituale , accanto a un ' anima che saliva nei cieli dell ' arte . Ella doveva soffrire e non doveva trovare rimedio alle sue sofferenze , giacchè le anime alte e squisite trovano mille vie per isfuggire ai contrasti della vita quotidiana , mentre le piccole anime li subiscono tutti , senza scampo e senza rifugio . Poi , più tardi , quando ella fu bene guarita e Paolo Spada fu bene sicuro che quella donna gli fosse vincolata per sempre , egli scherzò anche sul tentato suicidio . Chi manca un suicidio , non corre un ' avventura buffa ? L ' amante sciocca ne rise anche lei , per celare la vergogna di quella ridicolaggine . Più tardi ancora , Paolo Spada tornò a tradirla , come si tradisce una buona moglie fedele , con altre donne : ella lo seppe , ma non trovò la forza di voler morire , temendo troppo di esser chiamata la più scema fra le donne . Anzi , egli finì per confessarle le sue scappate , convincendola che erano necessarie alla sua vita d ' arte , ma che egli amava sempre la sua cara sciocca . La quale sciocca donna non si convinse punto , di questa necessità del tradimento : vi si rassegnò , piuttosto , poichè voleva il suo destino , così , che ella , che sarebbe stata felice con un uomo limitato e buono e onesto come lei , fosse infelicissima con un grande artista . SOGNO DI UNA NOTTE D ' ESTATE . A Roberto Bracco . Massimo era solo . L ' amico d ' infanzia , non veduto da anni e poi incontrato improvvisamente per la via , dopo il lieto riconoscimento era venuto , alle sette , a pranzare in casa di Massimo . E costui che trascinava pesantemente il fardello di un ' estate cittadina , mentre tutti gli altri anni era partito nel mese di giugno , si riprometteva una buona serata di ricordi , in compagnia dell ' amico ritrovato . Avevano , infatti , passato due ore insieme fra il pranzo , la sigaretta e i liquori , chiacchierando dei tempi antichi , cominciando tutti i loro discorsi con un ti ricordi , sorridendo vagamente alle care memorie che si affollavano alla mente , interrompendosi talvolta , dando in qualche esclamazione di rimpianto , di nostalgico desiderio . Ma nella amichevole giocondità che aveva dilatato i loro cuori , si era presto infiltrato un senso di malinconia ; avevano fatte vie diverse ed erano diventati assai diversi , in tutto ; partiti dal medesimo punto , avendo fatto gli stessi studii , l ' amico era adesso un illustre avvocato di provincia , con moglie e figli , con idee pratiche e semplici , un po ' appesantito di fibre e di spirito ; e Massimo se ne era andato per dieci o quindici anni all ' estero , di legazione in legazione , diplomatico senza passione , indolente , non facendo carriera per la sua pigrizia , contento o non malcontento del suo posto di segretario , bello come un meridionale bello , ma già appassito , coi capelli che si facevano radi sulla fronte e gli occhi smorti , non ricchissimo , ma abbastanza ricco , e adesso inchiodato da un anno a Napoli , in licenza - in penitenza , dicevano gli amici . Massimo era fine , originale , ma già consumato dalla sua esistenza , e segretamente oppresso da altre cure : l ' amico era pieno di talento , ma forte e tranquillo , rimasto un po ' grossolano , chiuso nel buon senso provinciale che chiama follia l ' originalità , e che si mortifica nel presente , per godere in un troppo tardo avvenire . Così , mentre l ' uno raccontava all ' altro la propria vita , colui che ascoltava , apprezzava , giudicava , freddamente giudicava , senza dire il suo giudizio in forma cruda , mitigando , è vero , per riguardo all ' amicizia d ' infanzia , ma facendo intendere come si trovassero lontani : e a un certo punto si guardarono in viso , perchè pensarono di essere , oramai , due estranei ; ma non lo dissero . E forse , in fondo , Massimo invidiava all ' illustre avvocato di provincia la sua limitata ambizione e il suo assiduo lavoro , e la famiglia grassa , pacifica , al sicuro delle tempeste , e la casa messa alla buona , ma la casa degli avi , la casa dei figliuoli , e quel senso di praticismo , di serietà , di equilibrio , tutte le cose , infine , che gli mancavano ; mentre l ' avvocato invidiava a Massimo la vita vagabonda ma aristocratica nelle Corti straniere , e l ' avvenire che potea essere splendido , e la libertà di scapolo , e tutte le avventure di quella esistenza fantastica , e quella casa di giovanotto elegante e squisito , visioni che avrebbero oramai turbato i suoi sonni di provincia . A un certo momento , sospirarono ambedue . La serata era calda : dal balcone aperto del salotto dove fumavano , non spirava un soffio di aria : solo un acuto profumo di gelsomini veniva di fuori . Si accorsero di essere diventati malinconici . Troppe cose del passato avevano ricordate , troppe pietre sepolcrali di persone care perdute , di amori morti avevano rimosse : tutto questo non si fa senza un triste piacere , e il piacere poi fugge , e la tristezza resta . Fumavano in silenzio , con la testa rovesciata sulla spalliera della poltroncina ; poi l ' avvocato aveva guardato l ' orologio . Per cortesia , disse a Massimo : - Vieni via con me ? Ma non si eran forse detto tutto ? E non avevan forse fatto male , a dirsi tutto ? Massimo rispose vagamente che doveva scrivere alcune lettere urgenti ; che si sarebbero veduti più tardi , alla Villa , verso le undici , senz ' altro . Freddamente , l ' avvocato promise di esserci , e si divisero , convinti che non si sarebbero riveduti quella sera , e forse mai più . Per dolce che sia il passato , esso è morto ; e fantasmi , anche soavissimi , turbano l ' animo dei più coraggiosi . Quando fu solo , Massimo si pentì di essersi condotto a casa quell ' amico : tante chiuse cicatrici avevano stillato sangue , in quelle due ore ! Mentre egli seguitava a fumare , nel salotto , udiva il suo servitore che riordinava la piccola stanza da pranzo ; e poco dopo , il giovanotto gli venne a chiedere se avesse bisogno di lui , in quella sera , chè avrebbe voluto andarsene a trovare certi amici , per fare una passeggiata , con quel caldo così grande . Massimo , con una parola , lo licenziò : la porta si richiuse ; egli era perfettamente solo . Ma la sua serata era perduta , postochè aveva voluto risalire imprudentemente il fiume del passato , in compagnia di una persona che aveva amata : il viaggio lo aveva scoraggiato , facendogli perdere quell ' ultimo resto di morale pazienza , che lo aiutava a tirare innanzi quella solitària e fastidiosa estate napoletana . In queste ore di ribellione , sdraiato , abbandonato a una mortale spossatezza esteriore , mentre dentro gli si sollevava il cuore , egli fumava assai certe stupefacienti sigarette egiziane , che per lo più finivano per stordirlo : ma in quella sera di estate le sigarette gli si sfacevano fra le labbra strette ed egli le buttava via , semispente , a pezzetti . Andò al balcone : era al terzo piano di un gran palazzo di via Gennaro Serra , ed essendo più basse le case innanzi alla sua , pel livello della via , vedeva un po ' di mare e un grande arco di cielo stellato . La notte era bellissima , con un gran palpito luminoso della Via Lattea ; ma la brezza non veniva e l ' aria opprimeva . Sentendosi avvampare la testa , solo , stanco e pure non potendo restar fermo , prese la penna e volle scrivere : ma improvvisamente , innanzi alla carta bianca , si fece in volto più bianco della carta stessa , quasi che avesse veduto apparire non so quale visione , fra le penembre della stanza . Dalla via Gennaro Serra , un continuo rumore di carrozze si udiva : tutti uscivano dalle loro case , tutti se ne andavano per le strade , a respirar meglio , a guardare le stelle , a godere la notte napoletana bella , fresca nelle ore alte . Egli si fece di nuovo al balcone , soffocando : ritornò alla scrivania , si rimise a scrivere , ma non vi riuscì . E perchè avrebbe dunque scritto ? A che servono le negre parole scritte sulla candida carta , nella effervescenza della solitudine , quando il parente , o l ' amico , o l ' amante che le riceve , le legge forse dinanzi a estranei , freddamente , ridendone ? Troppo tempo e troppe cose passano fra il momento che si scrive e quello che si legge , fra chi scrive e chi legge , perchè una lettera serva a qualche cosa . Un organetto si fermò in piazza Monte di Dio , a suonare , con un metro largo , con un tempo largo , una canzonetta assai allegra , la quale così diventava bizzarramente triste ; Massimo s ' impazientì contro quel sentimentale o stanco suonatore di organino , che mutava una tarantella in marcia funebre . Forse il suonatore era vecchio ; forse aveva fatto una magra giornata ; forse era un infelice , perciò usciva dalla sua mano quella nenia così stravagante . Massimo si abbassò sulla ringhiera del balcone , e da quell ' altezza buttò a caso una moneta da due lire al suonatore . La musica , dopo un poco , tacque : e Massimo se ne dolse ; ora si sentiva più solitario , più annoiato , più insofferente che mai della sua dimora in Napoli . Che fare , dove andare , dove portare il suo corpo e il suo spirito , con quali sciocchi ? con quali indifferenti , con quali esseri detestabili andare ? Come passare quella notte di estate ? Non avrebbe avuto riposo , lo sentiva : e sentiva che non vi era rimedio alla sua agitazione . Andava e veniva dalla scrivania al balcone , macchinalmente , quando un , sottile canto vicino lo colpì . Si fermò , ascoltando . Il canto veniva da un balcone poco discosto dal suo , anch ' esso al terzo piano : aguzzò gli occhi , vide un ' ombra bianca , era una donna che cantava una vecchia romanza del Tosti , poco nota , che è piuttosto un recitativo e che comincia così : / * Il gallo canta ; e i sogni lieti o tristi Fuggon nel grande oblìo . Torna al mondo dei sogni , onde venisti , Larva dell ' amor mio .... .... * / La voce era tenue e un po ' tremula , ma le parole si udivano distintamente . Massimo tese l ' orecchio , guardò acutamente , e si accorse che la donna si dondolava sopra una sedia , cantando , come se si cullasse ; aspettò che ella avesse finito , poi , piegandosi sulla ringhiera , chiamò : - Luisa , Luisa ? - Che volete ? - rispose una fresca e lieta voce femminile . - Buona sera : vi sto ascoltando , ma la vostra canzone è troppo triste . Perchè non ridete un poco ? - Così , per ordine vostro ? - Ve ne prego : ridete . - A che servirebbe ? - Per rallegrare la mia infinita malinconia . - Voi , malinconico ? - e diede in uno scroscio di risa fresco e limpido . - Brava , brava ! - egli esclamò , applaudendo . Lei , per parlare con lui , si era alzata dalla sedia , si era messa all ' angolo del balcone , curvandosi per veder meglio , e non li divideva che lo spazio di una stanza ; le due case erano vicine . - Vi basta ? - chiese Luisa ridendo ancora . - Mai abbastanza . Sono un uomo morto , Luisa . Ma quando sarò da quattro giorni nella tomba come Lazzaro , veniteci voi e ridete ; io risusciterò , ve lo prometto . - Ci vedremo allora , non mancherò - diss ' ella ridendo . Poi tacque improvvisamente . Massimo , per ringraziarla , si mise a cogliere dei gelsomini bianchi , odorosissimi , li raccolse in pugno , tentò due volte di buttarglieli sul balcone : ma erano così leggieri che caddero in istrada , candidi , roteanti . - Peccato , peccato ! - gridò lei , che aveva indovinato il grazioso pensiero . E restò a guardare , giù , come se potesse ancora scorgere quella pioggerella di gelsomini odorosi . A un tratto , ella diede un piccolo grido : - Che è ? - Ne ho trovato uno , per terra . Grazie ! Sul balcone di Luisa un ' ala di ventaglio si agitava ed egli ne vedeva luccicare le stelline : - Siete voi , che avete quel ventaglio ? - Sì ; perchè ? - Perchè pare un pezzo di firmamento . - Non mi burlate - disse lei un po ' seria . Parlavano così tranquillamente , come se stessero in un salotto di conversazione : ma le notti estive sono così belle a Napoli , ed è così naturale stare al balcone , o sulla terrazza o nelle vie , è così naturale la chiacchiera all ' aria aperta ! Certo l ' elegante addetto non avrebbe fatto così a Bruxelles , o a Copenaghen , dove le notti sono gelide , e i balconi hanno triplici imposte : nè con le dame della società sua , si sarebbe permesso una simile famigliarità . Appunto per questo egli trovava gusto in questa conversazioncella borghese con una semplice ragazza , da un balcone all ' altro , dimenticando la profonda noia e il disgusto che lo avevano assalito mezz ' ora prima . Adesso , sorgendo da quel poco di mare che si vedeva dai balconi , un globo rossastro si levava nel cielo , e ascendendo , impallidiva , diventava roseo .... - .... ecco la luna , signor Massimo - mormorò lei , piano . Eppure egli udì . - È una bellissima luna , Luisa - le rispose , con convinzione . - Fra poco si nasconderà dietro quelle case , e non la vedrò più - disse la fanciulla , sempre piano . Egli udiva benissimo . A un tratto , chiamò : - Luisa ? - Che volete ? - Volete uscire , a veder la luna ? - Sola ? - Con me . - .... nossignore - disse lei , dopo aver esitato . - Perchè nossignore ? - Per questo - replicò Luisa , enigmaticamente . - Venite , via . Torniamo presto . - No , non posso . - Siete cattiva , sapete . Luisa non rispose . - Se non vi decidete , vado via solo . La notte sarà magnifica e voi non la vedrete . Peggio per voi ! Sono abbastanza vecchio , per non compromettervi . Volete venire ? - .... non posso . - Buona sera . - Buona sera - mormorò ella , lentamente . In verità , rientrando nella sua stanza , per prendere il cappello e i guanti , Massimo era indispettito . Aveva trovato un diversivo alle tristezze supreme di quella serata ; la compagnia di Luisa come quella di un buon camerata , di un buon amico , lo avrebbe distratto . Ed ecco che quella sciocchina faceva la ritrosa , mentre era libera , indipendente , mentre egli non si era mai sognato di farle una linea di corte , da un anno che si conoscevano . Nervoso , abituato a superare facilmente tutte le difficoltà , il più piccolo inciampo lo inquietava : non andò di nuovo al balcone , spense tutti i lumi , e battè fortemente la porta , uscendo sul pianerottolo ; anche Luisa era una sciocca ! Ma passando innanzi a un ' altra porta che dava sullo stesso pianerottolo , la vide schiudersi un poco e il profilo bruno di Luisa apparve : - Signor Massimo ? - fece ella , guardandolo coi neri e dolci occhi , chiedendogli scusa col tono della voce , con lo sguardo . - Andate là , che non capite niente ! - esclamò lui , nascondendo un sorriso , fingendo di essere ancora in collera . - Io .... capisco - disse lei , schiudendo addirittura la porta . Ora si vedeva tutta la sua snella e alta figura , rivestita di un abito bianco di semplice mussola , con un nastro di velluto nero alla cintura : si vedeva il delicato volto ovale e bruno , dove la piccola bocca rosea si schiudeva come un fior di granato ; e le sottili sopracciglia nere e arcuate davano agli occhi neri , per sè buoni e soavi , un ' aria d ' infantile meraviglia . - Perchè avete detto di no , Luisa ? Avete così poco spirito ? Vi ho forse mai fatto la corte , io , perche dobbiate temere la mia compagnia ? - È vero , non me l ' avete mai fatta - rispose Luisa , senza sorridere , abbassando gli occhi . - O dunque ? Andiamo , prendete un cappello e una mantellina , fate una collezione di risate , e venite con me . Sarà un ' opera di misericordia spirituale : sono così infelice ! - Sì ? Tanto ? - interrogò lei , ansiosa . - Infelicissimo - confermò lui , fra il tragico e il burlesco . - Per amore , eh ? - chiese ella , arrossendo della domanda . - Nossignora , ragazza curiosa . Naturalmente , nessuna donna mi ama e io , naturalmente , non ne amo nessuna . Andate a vestirvi e fuggiamo .... Ella voltò le spalle , ubbidendo . Massimo restò appoggiato allo stipite della porta aperta , col cappello in mano , rigirando il suo bastoncino di ebano fra le dita , tranquillo adesso , abbandonandosi al minuto che passava , senza pensare ad altro . Dopo un poco , brevi passi discreti si riudirono e Luisa apparve , infilando i morbidi guanti lunghi di camoscio : aveva messo una mantellina di merletto nero a perline nere sul suo vestito bianco e un gran cappello di velo nero , una di quelle scuffie ampie e caratteristiche che stanno divinamente solo a un volto giovanile . Sorrideva , con le labbra , con gli occhi , guardando Massimo , così fresca , così luminosa di gioventù e di spirito , che egli espresse immediatamente la sua opinione . - Siete una creatura incantevole - disse , con un tono fra la galanteria e la verità , tanto che ella non seppe nè adontarsene , nè rallegrarsene . Per nascondere il proprio imbarazzo , Luisa si voltò a chiudere la porta di casa sua , mettendosene la chiave in tasca . Si avviarono , accanto , per le scale , senza che Massimo le offrisse il braccio : ella aveva un modo di camminare leggiero e spedito che le veniva dalla estrema giovinezza . - Sentite - le diceva lui , scendendo - ognuno di noi si secca .... - Io non mi secco mai . - .... non mi contraddite , voi vi seccate , come me , della solitudine . Quando state sola , che fate ? - Penso .... - E non vi viene voglia di uccidervi ? - Neppur per sogno . I miei pensieri sono dolci . - A che pensate ? Ella fu lì lì per rispondere , con sincerità : ma fortunatamente si rattenne . - Che v ' importa ? - mormorò invece , con una certa malinconia . - Ma insomma , se deviate sempre il discorso , non lo finirò mai . E vi assicuro che è grazioso , che vale la pena di udirlo , Dunque , che voi vi possiate seccare o no nella solitudine , questo non preme , ma nella solitudine mi secco io , e voi siete allegra , voi cantate , voi suonate l ' arpa , voi ridete così bene . Uniamoci insieme , fraternamente , così io non mi seccherò più , e voi , credo , vi divertirete meglio . È deciso , eh ? Come fratello e sorella , naturalmente . Un giorno o l ' altro , poi , vi mariterei a un amico che amassi molto . È deciso ? Ella rideva , rideva , sommessamente , mentre attraversavano l ' ampio portone . Una risata , però , che aveva qualche soverchio trillo nervoso . - Non volete saperne ? - disse lui , seriamente , fermandosi , sul marciapiede . - Non è mica una cattiva offerta . Sono vecchio , io , ma sono sempre un buon figliuolo : ho viaggiato , vi posso raccontare delle storielle interessanti .... pensateci bene .... - Sì .... sì .... combineremo , un giorno o l ' altro - e la fanciulla voltò la faccia in là , per non farsi scorgere . Massimo e Luisa scendevano per via Gennaro Serra incontrando una quantità di gente che saliva e scendeva , ondeggiando , a coppie , a gruppi , a crocchi , a file , con la mollezza estiva della folla napoletana . Malgrado che fossero le dieci , molte botteghe erano ancora aperte e illuminate : non vi si lavorava ; delle donne in giacchettina bianca prendevano il fresco sulla porta , chiacchierando , e dall ' Egiziaca veniva un suono di chitarre e di mandolini . La birreria Dreher , sotto i marmorei portici di San Francesco di Paola , aveva messo fuori tutti i suoi tavolini di marmo , e le tazze di birra , dalla cima schiumosa e nevosa , apparivano alte sui vassoi , portati dai camerieri , mentre i pesanti piattini di cristallo si accumulavano innanzi agli avventori . Adesso , sorgendo pallida e mancante sul lato sinistro , elevandosi sopra l ' arsenale di marina , la luna illuminava tutta piazza Plebiscito . La facciata della Prefettura , tutta chiara sotto il raggio lunare , aveva delle persone che si muovevano sui suoi grandi veroni : il Gran Caffè e i suoi tavolini , allargantisi sulla via , e i molti avventori erano avvolti in un chiarore fantastico , e le donne recavano con lentezza il cucchiaino del sorbetto alle labbra , o agitavano il ventaglio pian piano , con gli occhi sgranati , quasi sognassero . Nella piazza Plebiscito , andando lentamente nella morbida luce lunare , la gente passeggiava , sulla striscia di pietra bianca , innanzi alla fontana : e il grande getto d ' acqua , alto , sottile , pareva una piuma bianca , immobile , tutta penetrata dalla luminosità della luna . - Che bella notte ! - susurrò Luisa , affrettando il passo . - Vi è troppa gente - disse lui , buttando la sigaretta , diventato a un tratto pallido e pensoso . Luisa se ne accorse . Affettuosamente gli toccò la mano con la sua mano guantata , interrogandolo con lo sguardo ; egli non rispose , ma le fece un cenno che non chiedesse , che non voleva parlare . Per temperare questo silenzio , graziosamente le prese la manina guantata e se la passo sotto il braccio , e camminarono più presto , andando verso Santa Lucia . Qualcuno si voltava a guardare la fanciulla biancovestita , i cui occhi brillavano soavemente sotto la nera e trasparente aureola del cappello ; ma ella non vedeva nulla , si piegava ogni tanto a guardare il suo compagno , per osservare se l ' umor torvo si fosse allontanato . - Ma che avete ? - chiese , alla fine , agitata . - Vorrei .... vorrei non essere qui - proruppe lui , esprimendole tutta la sua nostalgia inguaribile . - Ah ! - - disse ella , senz ' altro , chiudendo gli occhi , mentre le labbra le tremavano . E Massimo non seppe , o gli mancò la forza di spiegare , di modificare la sua scortesia . Alta già sopra Capri , la luna imbiancava tutta la via marina di Santa Lucia , dove mille lumicini si agitavano , dove i trams , carichi di gente che andava verso Posillipo , passavano , ogni cinque minuti a suono di cornetta , dove le venditrici ambulanti di acqua sulfurea davano il loro richiamo , dove i pescatori accovacciati nelle nasse , fumavano la pipetta corta che aveva lo stesso colore della loro pelle . Appoggiati al largo parapetto che dà sulla via inferiore di Santa Lucia e sul mare , uomini e donne godevano la prima brezza notturna che si era messa al sorgere della luna ; si udiva suonare il pianoforte nel salone all ' Hotel de Rome , il salone che dà sul mare ; laggiù , laggiù , verso il Wermouth di Torino , dei cantori ambulanti cantavano . Negli equipaggi signorili , passavano le donne in abiti chiari , coi diamanti che scintillavano alle orecchie ; Dovunque gente , dovunque suoni e canti , dovunque la vitalità di un popolo che lentamente sorbisce la felicità di una notte estiva lunare . Senza dirle nulla , invece di andare verso il Chiatamone , portandosi la fanciulla a braccetto , egli le fece discendere la scala che porta alla via inferiore di Santa Lucia , donde si va ai bagni la mattina ; dove i vaporini approdano , dove approdano i barcaiuoli , con le barchette , dove sono le sorgenti dell ' acqua sulfurea : ivi , su quella lingua di terra , brulica una folla di marinai , di pescatori , di donnette popolane , e una trattoria ha le sue tavole , quasi quasi sino all ' acqua nera della riva ; i bevitori di acqua sulfurea vi mettono le loro sedie di paglia , e i bimbi vi vendono le ciambellette brusche . Pure , in quella notte , quel brulichio bruno si rallentava , quasi che il placido lume della luna quietasse tutti i movimenti , rammutolisse tutte le voci , e desse tutta la sua dolcezza alla vivace scena . Quando furono sull ' ultimo scalino dell ' ampia gradinata , Massimo e Luisa si arrestarono un minuto . - Andiamo a cena ? - domandò lui , distratto . - Oh no ! - È vero , sono una bestia . Eppure dobbiamo far qualche cosa .... andiamo per mare , allora ? - Sì - rispose lei , pensosa - andiamo . - Ma vi piace di andarvi ? non lo dite per compiacenza ? Io vi annoio terribilmente , lo so .... Ma , non è colpa mia . E poi , voi siete buona e perdonate . Se non volete andare in barchetta , rinunziamoci . - Andiamoci subito . Ed egli intese , in quelle parole , una preghiera così spontanea , che chiamò subito un barcaiuolo . Entrò prima Massimo e invece di dar la mano a Luisa , per farla discendere , mentre ella esitava , vedendo quel baratro nero , le stese le braccia , la sollevò leggermente e la depositò sul cuscino di cotonina , accanto a sè . Il barcaiuolo che aveva avuto ordine di andare verso Mergellina , vogava tacitamente . Massimo fumava : ma ogni tanto , dando uno sguardo a Luisa , la vedeva così tranquilla , così serena , così intimamente felice ; ella era così bella in quell ' abito bianco , sotto la trasparente ala del suo cappello , con le mani abbandonate in grembo , che egli non osava dire una parola , non volendo turbare quel soave spettacolo . La barchetta si allontanava in linea retta , per poi girare intorno al forte Ovo : e le case di Santa Lucia , e la collina di Pizzofalcone parea che crescessero verso il cielo , verso la luna , come attirate da quel morbido chiarore . Massimo e Luisa non scambiavano una parola , solo egli la guardava con insistenza ; tutto il delicato volto e la persona candidamente vestita , avevano in quell ' ora e in quel paesaggio un effluvio di poesia che avrebbe inebriato il cuore più freddo . Ella gli sorrideva , così , naturalmente , quasi che il suo destino , nella vita , fosse di sorridergli sempre ; e l ' ingenuo , giovanile fascino del sorriso rammentava a lui altri tempi , altre cose , vagamente , dandogli un infinito e indefinito sentimento di tenerezza . Allora , sottovoce , egli provò il bisogno di chiamarla : - Luisa . - Che dite ? - rispose ella , piegandosi per udir meglio . - Niente . Ma ancora , più tardi , mentre si allontanavano sempre più verso l ' alto mare , nel candore immacolato della luna , verso l ' orizzonte ; che si era fatto chiarissimo , egli la chiamò per nome , assai piano , come se pronunciasse quel nome per sè stesso , evocandolo , invocandolo , emblema di dolcezza nelle sue sillabe , nelle sue lettere , nel musical suono , in quello che era , in quello che rappresentava . Quando quel lieve soffio l ' animava , come una carezza , Luisa s ' inchinava , attratta , vincolata dalla voce e dalla musica ; e Massimo vedea che il viso le si tramutava , onde di sangue le fiottavano alle guancie , onde di pallore le salivano alla fronte . E non so quale acuta , spirituale voluttà lo teneva , di vedere scolorare , al suono della sua voce , quel purissimo volto giovanile : e tutta la tenerezza ch ' egli poneva nella parola Luisa , si facea più profonda , sgorgava più larga , per circondare , avvolgere , abbracciare quella persona di donna . Ma fu un punto , e la emozione di Luisa era così intensa , egli vide tale smarrimento negli occhi della fanciulla , che si fermò , e riaccendendo una sigaretta : - Perchè non cantate ? - le disse . - Voi dovete cantare , me lo avete promesso . Scherzava con quella ironia cortese che serviva a nascondere il proprio pensiero . Luisa crollò il capo , tristemente : l ' incanto si dileguava ; ella udiva un ' altra volta , mentre Massimo parlava , quella velatura di sogghigno che guastava quante affettuose cose egli dicesse . Tentò di riafferrare un minuto di dolcezza : - Chiamatemi ancora - gli disse pregandolo . - Oh Luisa , Luisa , Luisella , piccola fanciulla cara , se non cantate , io vi riporto a terra . A lei gli occhi si riempirono di lacrime ; il sangue ascese impetuosamente dal cuore agli occhi ; nonostante schiuse la bocca e con la sottile voce tremula , diede alle fragranti aure marine una vecchia canzone . Con le mani congiunte in grembo , con la testa un po ' levata , guardando il gran cielo intorno , ella cantava ; la fine bocca rosea si schiudeva ad arco , mostrando i denti bianchi , scintillanti , e ogni tanto i soavi occhi seguivano quasi il movimento molle della musica , aprendosi più grandi sul paesaggio . Massimo si era voltato verso lei , appoggiando il braccio sul bordo della barchetta , seguendo il ritmo della canzone che pareva si cullasse nel ritmo del mare . A un tratto , la voce le si velò ; ella tacque . - Che avete ? - Nulla , nulla . - Perchè siete così triste , Luisa ? - V ' ingannate , non sono triste .... sono anzi così contenta di esser qui .... credetelo .... Una emozione era in tutto quello che diceva , così sincera ! - Vi credo , Luisa . Dite un ' altra canzone .... - Sono tutte cose vecchie ! - Non importa .... - E non tutte sono liete . - Non importa .... Mi basta che le cantiate voi . - Non volevate che io ridessi ? - insistè lei . - Raccontatemi una delle vostre storielle interessanti e riderò ! - Se vi racconto una storiella , io , vi faccio piangere - e buttò la sigaretta in mare . - Allora tacete . È così dolce questa notte . Mentre il barcaiuolo vogava verso Mergellina , con un cenno largo Luisa indicò a Massimo le carezzose linee delle colline che vanno da San Martino al capo di Posillipo , tutte bagnate dalla luce lunare , con le loro case chiarissime dalle mille finestre aperte e illuminate , coi lumi che cingono l ' arco della marina napoletana come una linea di fuoco , con uno scintillio dovunque , per le vie e sulle colline . Essi attraversavano , tagliandola , la grande striscia fredda , lucente come metallo , che la luna alta metteva sul mare , dall ' orizzonte alla riva , lunghissima , occhieggiante , come mille specchietti moventisi nel raggio lunare . Massimo guardò intorno , ma i suoi occhi tornavano al purissimo viso di Luisa , come se da esso partisse quel fascio di dolcezza . Ella sostenne un minuto lo sguardo di Massimo , poi le palpebre le batterono , ammaliate , non reggenti a quel fascino : - Siete voi che siete dolce - le disse lui , all ' orecchio . Adesso avevano voltato l ' angolo di Mergellina , costeggiavano , lungo la via di Posillipo , tutta piena di ville , di osterie , di trams che passano continuamente , in tutte le ore della sera , specialmente in estate . Talvolta , tendendo l ' orecchio , si udivano dei canti venire dalla terra , affievoliti ; e le ville , piene di gente sulle terrazze , sembravano quei castelletti di carta , dai cento bucherelli , che i bambini illuminano con un solo cerino interno , giocattoli frastagliati o trasparenti dai personaggi minuscoli . Passando rasente una di esse dal giardino pensile tutto fiorito arrivarono delle risate , degli allegri strilli femminili . - Abbiamo un pubblico cortese - disse Massimo - ci prendono , per due amanti . - Ah ! - rispose lei , niente altro . Il palazzo di Donn ' Anna si delineava , nero , avanzandosi sul mare : sul suo lato destro e sul sinistro , delle trattorie popolari erano piene di banchettatori e di bevitori , ma la facciata che dà sul mare serbava il suo carattere di rovina disabitata , col mare che entrava chetamente nei suoi portoni , ormai trasformati in grotte , come quelle di Sorrento e di Capri . La luna batteva sulla facciata del palazzo , che la ricchezza e la superbia di donn ' Anna di Medina Coeli non aveva potuto finire , prima di ritornare alla Spagna natìa : e i finestroni e le finestre prendevano il chiaror lunare , fantasticamente ; la rovina pareva meno aspra , meno tetra , sotto il placido raggio . Il barcaiuolo che remava più lentamente , per riposarsi , chiese a Massimo se voleva entrare in una di quelle grotte , con la barca . - Avete forse paura ? - chiese lui a Luisa , prendendone distrattamente la mano appoggiata al bordo della barchetta . - No , non ho paura - ella rispose : eppure la voce era velata di emozione . L ' apertura della grotta era tutta bianca e l ' acqua vi fiottava sordamente , gorgogliando : ma quando la barca s ' internò in quel chiuso laghetto di acqua marina , la oscurità si fece profonda . La barca stava immobile , in un gorgoglio fresco di onda che batte alle pareti di pietra , in una gran tenebra . La mano di Luisa era restata in quella di Massimo : egli la sentiva molle , abbandonata , nella sua , quasi che non vi fosse miglior sorte , miglior destino per essa . Involontariamente , egli la strinse , e intese che la mano rispondeva alla sua stretta , fiaccamente , ma dicendo sempre : sì . Allora egli si piegò ; in quell ' ombra , per distinguere la faccia di Luisa ; il barcaiuolo remava , per uscire dalla grotta e quando furono di nuovo sull ' aperto mare , al lume della luna , egli vide due lunghe lacrime scendere da quei belli occhi e disfarsi sulle guancie . Ah ! egli non poteva veder piangere nè un bimbo , nè una donna , foss ' anche di gioia : e fu più turbato di lei . - Che avete ? Avete avuto paura , avete freddo ? - chiese precipitosamente , tenendole le mani , che erano gelide , invero , nei guanti . - No , no .... - Sì , sì , sbarchiamo , questo viaggio in mare , alla luna , vi ha gelato . Sbarchiamo , cammineremo a piedi , per riscaldarci . Presso il palazzo Donn ' Anna vi è spiaggia . Sbarcarono , in fretta , egli pagò il barcaiuolo e lo licenziò : quello gli disse delle parole di augurio ; anche lui li prendeva per due amanti . Per salire alla strada dovettero passare presso una di quelle trattorie , fra le tavolate dei mangiatori e dei bevitori , senza guardare nè a dritta nè a sinistra , egli sempre un po ' agitato , ella che lo seguiva senza badare a nulla , quasi che il suo fato fosse quello di seguirlo sempre , dovunque , senza sapere dove si andasse . I bevitori e i mangiatori ridevano e gridavano : la bianca figura di donna non ne fece voltare nessuno , tutti erano ebbri del vino , della notte , o delle chiacchiere dette , con la tanto bella e felice esaltazione meridionale . Massimo e Luisa scesero per la stretta scaletta , uno presso l ' altro , e quando si trovarono sulla via di Posillipo stettero , esitanti . - È forse tardi per voi ? Volete rientrare ? - Non so .... Voi rientrate ? - Vi accompagnerei , sì , ma senza rientrare . Non dormirò , io , stanotte .... - e voltò la faccia in là . - Allora .... allora rimarrò ancora un poco - disse fievolmente lei . - Grazie , siete buona - e le strinse la mano . Così , camminarono , senza darsi braccio , verso Posillipo , sul piccolo marciapiede rasentato dai trams che vanno e vengono : imbattendosi in gente che tornava a piedi , in piccole comitive schiamazzanti , in coppie solitarie appoggiate al parapetto , guardanti il mare . Massimo e Luisa , avanzando lentamente , non parlavano , divisi sempre da coloro che transitavano . Le ville a mezza costa , e quelle giù , al mare , avevano innanzi ai portoni delle carrozze che aspettavano : i balconi lasciavano udire la musica che vi si faceva , il sottile e immemore concerto delle notti estive napoletane : degli equipaggi , di ritorno , passavano ; le donne erano avvolte in lievi scialli bianchi . Senz ' accorgersi della via , Massimo e Luisa andavano innanzi , innanzi : la linea dei trams finì ; si fecero rare , poi sparvero , le osterie ; la gente s ' era diradata , a poco a poco , e quando ebbero voltato l ' angolo della villa Dini , la solitudine fu perfetta . Solitudine bianca , senza terrori di ombre , senza la tetraggine che ispirano la campagna e il mare , di notte . Solo un alto , lontanissimo cielo ; solitudine mite , piena di giardini in fiore tutti candidamente frastagliati dalla luce lunare , piena di parchi dai grandi alberi immersi nel chiarore , piena di vigne folte che l ' autunno aspettava , per la vendemmia , piena di orti dove ancora , come un po ' dappertutto , si udiva l ' odore del gelsomino notturno . La via era deserta , l ' ora era tarda , ormai : e solo , ogni tanto , qualche rara carrozza ritornava da villa Postiglione : tutto Posillipo , con le sue campagne , col suo mare , coi suoi rotondi piccoli golfi che sembrano , in fondo alla riva , un grande occhio azzurro divino , coi suoi profumi , pareva che appartenesse a Massimo e Luisa , Egli camminando con la testa bassa , con gli occhi bassi , giuocava con la mazzettina di ebano , urtando le pietruzze della via ; Luisa andava accanto a lui , fissando gli occhi sul mare : ma i suoi occhi avevano un velo innanzi , il suo sguardo aveva la fissità di chi non vede . Ogni tanto levava una mano alla fronte , per respingere da parte una ciocca dei suoi neri capelli che ricadeva sempre : e quel movimento aveva qualche cosa di assai leggiadro . Quanto tempo camminarono , così , senza scambiare un detto ? Nessuno di loro avrebbe potuto dirlo : presi dal loro mondo interiore , presi dall ' ambiente che li aveva vinti , mancava oramai a loro la nozione del tempo e dello spazio , erano in quell ' oblìo quieto , addormentatore , che vince tutti i cuori , dopo le emoziani che dà il sentimento , o che danno le cose . Massimo si riscosse pel primo : - Che cattivo compagno son io ! - esclamò . - Saranno due ore che non vi dico una parola . - .... Forse non avevate nulla da dirmi - azzardò lei , con un timido sorriso . - V ' ingannate : se vi dicessi tutto quello che dovrei dirvi , sarebbe un opera in - folio , in ventiquattro volumi ! - Dite , allora .... - Ci vorrebbero alquanti anni della vostra vita , per udirmi , cara : e .... credo che sia meglio non farne niente . - Ditene qualcuna , di queste cose .... - insistè lei , con un tremito nella voce . - No , no - replicò Massimo , recisamente . Ella lo guardò , così triste , che egli non potette celare un moto di dispetto . - Ma Luisa ! Ma che siete una sensitiva ? State ridendo , il che è una cosa graziosa per tutti , graziosissima per me , e basta guardarvi perchè la risata vi si spenga sulle labbra ! Sorridete , e basta che vi si dica una parola perchè sparisca il vostro sorriso ! Figliuola mia ! Vi avverto che di questo passo , ci vuol poco a essere la donna più infelice di questa terra . - Non importa , la felicità - ella rispose , con un sorriso estatico . - Bugia , bugia ! Bisogna esser felici , bisogna avere il cuore di bronzo ! Di bronzo , cara mìa bella ! - Non importa , meglio averlo aperto a ogni tenerezza - replicò con la forza del suo innocente animo . - Vi preparate un brutto avvenire , Luisa , - disse lui , glacialmente . - Non importa - ella ribattè , per la terza volta , con il supremo coraggio dei cuori buoni . Ed era così bella della sua gioventù , del suo candore , della sua abnegazione , così bella per sè , e per quello che confusamente ma fortemente sentiva , tanto nobile abbandono , tanto alto sacrificio da lei traspariva , che egli si arrestò , un po ' smarrito , ammirando quella creatura semplice e sana , che si gittava nel precipizio a occhi chiusi , sorridendo . I . - Povera Luisa - mormorò soltanto lui , carezzandole la manina inguantata che si appoggiava fidente al suo braccio . - Non mi compatite - ella rispose , crollando il capo , sorridendo a una idea - io sono più felice di voi , - Forse - disse lui , con voce breve . Adesso , dopo avere oltrepassato il ponte di Posillipo , quel largo poggiuolo che da una parte si affaccia alla collina folta di vigneti , e dall ' altra sopra , una valle che discende al mare , mollemente , lasciato il lastricato del ponte che suonava sotto i loro passi , nella notte , erano entrati in un sentiero oscuro , fra una siepe alta di more spinose , e una muraglia alta , tappezzata di edera , che serra le due ville ultime sul mare di Posillipo , la villa Postiglione e la villa Sans souci . Era sparita la luna dietro la muraglia , e sullo stretto sentiero che discendeva , essi non vedevano che un ' altissima striscia di cielo , tutta chiara , dove le pie stelle avevano un tremolìo bianco e languido . Dagli orti , di nuovo , un confuso olezzo di fiori e di erbe odoranti arrivava , dove più acuto signoreggiava il profumo del gelsomino : ed essi andavano in quell ' ombra , in quel fresco notturno , ignari della loro strada , sul molle terreno umido di brina che si faceva elastico sotto i loro passi . A un tratto , levando gli occhi , un ' immensa linea di paesaggio si schiuse loro innanzi , tutta candida sotto la luce lunare . Erano al Capo , in quel posto che la fantasia popolare ha chiamato il Paradisiello : e il gran golfo di Napoli era come una immensa conca chiarissima , cinta da lumi vividi , scintillante fin nelle borgate , scintillante fino laggiù , laggiù all ' estrema punta di Massalubrense , dove l ' abbraccio si chiude ; e da qui tutto il gran mare che bagna i Campi Flegrei e Pozzuoli e Cuma , in una curva nobilissima e poetica , in un silenzio di cose e di uomini , quasi che niuno più , dopo i greci e i romani , fosse venuto ad albergare in quel bellissimo e felice paese . Lo scoglio del Capo si avanzava fra i due golfi , bagnato di luce da una parte , oscuro dall ' altra , ma tutto il mare , dovunque , qui sotto lambente la pianura vasta dei Bagnoli , laggiù , sotto l ' isola di Nisida , e lontano lontano , era un chiarore immenso , immobile e quieto . - Dio , quanto è bello ! - ella disse , con la voce velata dalla emozione . Là innanzi , creata dalla natura , è una piattaforma quasi rotonda , una terrazza messavi dal Signore , a cui gli uomini hanno aggiunto un muretto rotondo per appoggiarvisi , per sedervisi ; di là tutto si vede . Di giorno su quella terrazza vi sono tre o quattro mendicanti , vecchie e piccine , che chiedono fastidiosamente l ' elemosina agli stranieri estatici ; ma di notte non un ' anima , non un passo . Sulla terrazza , lungo il muretto e dietro ad esso , pei greppi , cresce l ' erba selvatica odorosa e qualche piccolo fiore agreste . Essi si fermarono colà silenziosi , appoggiati al muretto , senza lasciarsi , penetrati dalla poesia ineffabile di quell ' ora , in quel paesaggio : poesia intima e profonda che misticamente li avvolgeva . - È tutta dolcezza - disse la fanciulla , la cui voce si era velata , affievolita . - Infinita dolcezza - rispose lui come un ' eco . - Chi abita in quell ' isola , lassù ? - chiese ella , levando la mano , indicando Nisida . - Una gente trista .... - e pareva non volesse continuare . - Che gente ? - insistè lei , piegando il suo bel viso chiaro verso di lui . - I galeotti : lì v ' è il bagno penale . - Una gente infelice - ella corresse , umilmente . - Ma le belle notti estive , le belle notti lunari , si levano anche per essa . - Cara Luisa .... - ripetè lui , vagamente . Ella lo guardava pronunziare il suo nome , non solo assaporandone la musicalità , ma sentendone acutamente tutto il tono , tutta la intenzione . Ogni volta che questo nome usciva dalle sue labbra , ella aveva un piccolo tremito interno : quando già il nome era stato portato via dalle onde dell ' aria , ancora in lei , nel suo cuore si allargavano più grandi , più grandi i cerchi di quel tremore .. - Guardate quelle casette , laggiù ? - continuò ella , per sfuggire alla sua crescente commozione , accennando alle casette dei Bagnoli . - Son tutte chiuse , non un lume . Tutti riposano felici , senz ' aver bisogno di ammirare la notte e la luna .... . - Gli abitanti di quelle casette videro un giorno un orribile spettacolo - rispose lui , macchinalmente - è qui che hanno fucilato Misdea . - Qui ? - Laggiù , in quella pianura . - In una notte come questa ? - No , in un ' alba freddissima . - Perchè lo hanno ucciso ? - Perchè aveva ucciso . - Voi mi dite sempre delle cose tristi - ella osservò malinconicamente , con un lagno infantile . - Ho torto - confessò lui - anche questa bell ' ora dev ' essere guastata . Scusate , cara . Vi assicurò che sono molto infelice . - E perchè ? - ella chiese , curvandosi a interrogare il suo volto . Ma gli aveva sfiorato con la guancia la spalla . - Ho scherzato - rispose Massimo , con la voce un po ' alterata . - Volete sedervi ? E le lasciò il braccio , si sedette sul parapetto e accese una sigaretta . Ella , in piedi , un po ' triste di essere stata abbandonata , con le braccia pendenti lungo la persona , lo guardava . - Volete fumare ? - No - ella disse . - Peccato ! una sigaretta è deliziosa , qui , a quest ' ora . - Se vi piace , la fumerò . Egli le offerse il portasigarette russo , di argento , aperto : ella ne prese una , di sigarette , con le dita sottili : ma mentre gli chiedeva del fuoco , Massimo , preso da un subitaneo moto di collera , le strappò la sigaretta e la buttò giù , pei greppi . - Non fumate , è una brutta cosa , somigliereste a tante donne che fumano .... tante donne .... - Come volete - disse ella , rassegnatamente . Ma avendolo visto restar torvo , seccato , cogli occhi bassi , battendo col tacco contro il muretto , ella voltò le spalle e si allontanò un poco , girovagando , discendendo verso i Bagnoli , risalendo , affacciandosi alla vallata . Egli la seguiva con lo sguardo , ombra bianca attraverso il chiaror bianco della luna , camminare senza rumore , con appena un fruscio del vestito fra le erbe ; e quando ella ritornò a lui , portava dei ramoscelli fioriti di menta selvatica . Picciolissimi fiorellini lilla sopra minutissime foglioline verdi ; ella ne odorò un ramoscello e glielo porse . Il viso di Massimo parve si rischiarasse : egli prese il ramoscello , l ' odorò lungamente e poi , invece di metterlo all ' occhiello , lo nascose nell ' apertura del soprabito , dentro , dentro , in modo che non si vedesse più , deposto e serrato sul petto . Allora ella fece un passo e con un salto leggiero gli si sedette accanto sul parapetto . Tacevano . Adesso voltavano un po ' le spalle al paesaggio marino e avevano innanzi solo la via donde erano venuti e le campagne basse di Fuorigrotta . Ma guardavano , forse , senza vedere . Erano seduti proprio accanto , le spalle e le braccia si sfioravano , ad ogni lieve movimento . Sempre fumando la sua sigaretta , egli le sollevò la mano guantata e ne arrovesciò lentamente il morbido guanto di camoscio . Pallida e sottile apparve la manina della fanciulla , col braccio rotondo e bianco . - Avete una bella mano , Luisa - disse . Le sue labbra , delicatamente si posarono sulle dita piegate della bella mano : un bacio che era un soffio . E restò a giocherellare con le dita , senza poter lasciare quella mano . Ella non poteva parlare . - Perchè non portate tutti quei cerchiolini di oro , di argento , di platino , quei braccialettini che tintinnano , salgono e scendono , continuamente , quando la donna si muove ? Sono carini , è vero ? Ella lo fissò , trasognata , come se non avesse udito che l ' armonia della sua voce , senza intendere il senso delle parole . - Sono carini .... - egli ripetè - ve li donerò io , se li volete da me ; mi piacciono tanto . Ancora scherzava con la mano , quasi attirando a sè la persona e l ' anima della fanciulla : e la bella persona e la povera e cara anima , non sapeano che piegarsi a lui . La testolina si appoggiò con la guancia alla spalla di lui , socchiudendo gli occhi ; e pian piano , delicatamente , quasi a sorreggerla , Massimo le passò un braccio dietro alla cintura , abbracciandola , reggendola . - State bene così ? - le domandò , con voce roca . Ella accennò di sì , con le palpebre , non potendo parlare . - Non vi addormentate alla luna , almeno , Luisa . La luna fa impazzire chi si addormenta al suo chiarore . Ella ebbe un sorriso così profondo , così enigmatico che lo scosse . Poi , tacquero . Passò del tempo , così . Confusamente , ogni tanto , nella mite e intima delizia di quella solitudine , di quella vicinanza , ella sentiva tremare , talvolta , nella sua , la mano di Massimo ; e talvolta , sentiva il respiro di lui affannarsi . Allora levava le palpebre a guardarlo : lo trovava intento a fissare il suo volto , intensamente , con tale un ardore concentrato di visione e di attenzione , che non aveva ella mai scorto . Il tempo passava , sulle loro teste vicine , sulle mani dalle dita intrecciate , immobilizzati in quell ' atteggiamento . E ad essa sembrava d ' immergersi in un sogno lungo , senza fine , che ricominciava sempre dal principio , dove passavano sulle sue mani dei baci leggieri come un soffio , dove carezzava i suoi capelli una mano molle e lenta , dove un acuto profumo di fiori che si appassivano , le saliva al cervello , dove una voce ripeteva il suo nome , sempre , con la profondità dell ' amore : un sogno tutto chiaro di luce lunare , in un divino paesaggio , un sogno ammorbidito dalla rugiada , dai fremiti della campagna , dal palpitare del mare sotto la luna . Invero , Massimo , reggendo la bella persona , tenendone la manina nella sua , sentendo tutta la seduzione di Luisa e delle cose , dell ' ora e del tempo , restava immobile , con gli occhi socchiusi , cercando di riunire tutti i suoi pensieri , per essere forte , per vincere il fascino immortale che ha la beltà della donna e la beltà delle cose , la innocenza della gioventù e la solenne purità della notte , nella campagna , innanzi al mare . Non lui sognava , che era uomo , che aveva vissuto , che sapeva ; ma quasi vedeva , dietro le tenui palpebre abbassate di Luisa , negli occhi pronti di dolcezza che si schiudevano levandosi a lui , vedeva il sogno d ' amore , il sogno di quella notte d ' estate distender la sua sottile e salda rete d ' argento sull ' anima della fanciulla . E ogni tanto , come il fascino di tanto muliebre candore , di tanta fede , di tanta giovinezza fragrante si faceva più alto , pareva anche a lui di smarrir la testa , partito per sempre , per la siderale , per la selenica regione del sogno . Cercò di riaversi , di riaccapezzarsi , parlando : - Dormite ? - volle dire , scherzando , a Luisa . Ma egli stesso non riconobbe la propria voce . Chi aveva pronunziato quella parola ? Ella scosse il capo , con un sorriso così dolce , che egli non vi potette reggere : - Vogliamo andar via ? - le susurrò all ' orecchio . La luna fa impazzire , Luisa , Luisa .... - Ancora un poco - ebbe la forza di dir lei , nella innocenza della sua passione . Ancora un poco . Egli abbassava il capo , soffocando le parole che gli sgorgavano dalle labbra , interdicendosi persino di carezzare più le fredde dita della fanciulla , non volendo udire il profumo di gelsomino , che veniva da lei , di quell ' unico gelsomino che ella aveva raccolto sul balcone e messo in petto , non volendo cedere alla voce di tenerezza infinita che emanava da lei e da tutte le umane cose , intorno . Sì , Massimo vedeva bene che ella sognava , oramai , il suo grande sogno , l ' unico e ultimo sogno , sotto la gelida e allettatrice luce della luna , simile a Elena , la bionda : sentiva che vincendo la ragione dell ' età , del pericolo , dell ' esperienza , che vincendo finanche il profondo segreto del suo cuore , egli stesso , per la ignota forza di sentimento che rinasce dalle sue ceneri anche nei cuori inceneriti dalla passione , egli stesso sarebbe stato trascinato dolcemente in quel sogno , perduto anche lui , come una volta , come sempre . E facendo , in quell ' atto , una delle più dolorose rinunzie della sua vita , il braccio che sosteneva Luisa si rallentò , un poco : pian piano le lasciò la mano . Ella trasalì , comprese : si levò , col volto così pallido che pareva vi si fosse infiltrato il raggio lunare , a raffreddarne per sempre il sangue e le fibre , si levò con le palpebre battenti , gli occhi smorti , come coperti da una nebbia torbida . - Andiamo - ella disse , voltandosi ancora a salutare il mare , la campagna e il cielo . Camminarono presto , vicino , senza darsi braccio ; Massimo pareva oramai colto dal freddo , con un desiderio di rientrare in casa . La via era assai lunga , mentre , al venire , non se ne erano neppure accorti : a ogni nuovo gomito che faceva la via , egli si piegava , con una certa ansietà , per vedere se erano vicini ; ella lo guardava di sottecchi , camminando presto anche lei , non osando dirgli nulla . Alla fine gli espresse il suo pensiero . - Speriamo di trovare una carrozza . - Speriamo - ripetè ella . Ma per un pezzo non ne trovarono ; la notte era altissima , tutte le ville erano chiuse e silenziose , la strada di Posillipo era deserta , la luna , salita già allo zenit sul cielo , vi batteva a picco , dandole oramai un aspetto un po ' spettrale . Egli osservò che la fanciulla si stringeva nella mantellina , trasalendo . - Avete freddo , è vero ? - Un poco . - Siamo stati troppo tempo .... laggiù .... Luisa non rispose : camminava a occhi bassi , senza voltarsi nè a destra , nè a sinistra . - Forse avete paura , cara ? - Un poco . - E di che ? - Di tutto .... la via è così deserta .... gli alberi sembrano fantasmi .... - Abbiate paura degli uomini e non dei fantasmi , cara . - È vero - ella soggiunse , umilmente . Forse egli stesso , in quell ' ora così tarda , in quella deserta campagna , dove sboccavano tante grotte di tufo dalle immani bocche nere aperte , aveva come un leggiero brivido di confuso sgomento . Erano presi dal malessere di chi ha vegliato una notte intera , in preda a una sovraeccitazione spirituale e fisica , e che ne esce stanco e infelice , malcontente di sè e del tempo che è trascorso . Ma durò questo sino a che furono arrivati alla dogana di Posillipo ; ivi una carrozza da nolo , di quelle sgangherate con un vecchio ronzino sciancato , una carrozza di notte , infine , stazionava . Dormivano il cocchiere e il cavallo ; non si risvegliarono che a metà , quando Massimo e Luisa vi salirono . - Portaci a Monte di Dio - disse Massimo al cocchiere . Costui , sempre sonnecchiando , domandò se doveva alzare il soffietto . - Sì : fa freddo - rispose secco secco Massimo . Il viaggio in carrozza si compì pure lentamente , poichè il cavallo si riaddormentava , ogni tanto : e quando era sveglio , andava con un trotterello affannoso di sciancato , facendo dei passetti corti corti . Nella carrozza Massimo e Luisa non scambiavano una parola : ma ella sentiva che l ' ora precipitava e ogni tanto i suoi occhi si rivolgevano a quelli di Massimo , interrogando . Essa voleva sapere da lui una cosa , voleva sentirgli dare risposta alla domanda che le ferveva nell ' anima , da quando erano andati soli , per le vie di Napoli , per mare , sotto la luna . E tacitamente , nell ' ombra , con gli occhi , lo pregava di dirgliela , la parola ; e lui intendeva la interrogazione continua , supplichevole , di quei cari occhi amorosi che volevano essere amati , niente altro , e si voltava in là , come distratto , cercando di sfuggire a quella muta domanda . Una amarezza , un ' inquietudine lo teneva agitato , non potendo neppure più fumare le sue eterne sigarette : ed ella sentiva che il suo sogno non era completo , se Massimo non parlava . Passava l ' ora , fuggiva l ' ora , essi ritornavano con la carrozza per la via fatta , e lui non voleva , non voleva dire .... - Che avete ? - finì per domandare lei . - Sono stanco . - Vi siete annoiato ? - chiese timidamente Luisa . - Sapete bene di no : non domandate , dunque - disse recisamente . Ella si scosse al tono un po ' duro : e con quanta tenerezza di amore poteva esservi in lei , dopo qualche minuto di silenzio , non seppe fare altro che chiamarlo : - Massimo . Che fu l ' effetto di quella voce , di quella parola ? Che gli mise innanzi , che gli ricordò ? È certo che egli quasi quasi si levò , parendo volendo buttarsi dalla carrozza , fuggendo alle prese di uno spettro : poi ricadde e con una voce fievole le disse : - Luisa , non mi chiamate più così , non pronunziate il mio nome , ve ne prego , se mi volete bene .... Ella tremò , non intese che l ' ultima frase , sorrise , con le lagrime della gioia agli occhi . Erano giunti . Salirono presto , l ' uno dietro all ' altro : si fermarono sul pianerottolo , prima di dividersi . Appoggiata al muro , come esausta , ella lo interrogava ancora con gli occhi , perchè le rispondesse . Ma egli , turbatissimo , la salutò : ognuno entrò nella propria casa , lentamente , le porte si richiusero con un rumor sordo . Faceva un po ' di freddo . Albeggiava . La notte di estate era finita . II . Per un mese di seguito Massimo e Luisa si erano riveduti spesso , ma per pochi minuti , sempre . Quando egli si affacciava al balcone , alla mattina , la trovava lavorando dietro alla persiana , e vedeva , al brillare di quegli occhi , che essa lo aspettava : quando egli rientrava alla sera , trovava la porta di Luisa socchiusa , ella dietro la porta , sorridendo , e si scambiavano qualche parola . Due volte , attirato da quell ' irresistibile fascino di giovinezza , da quella irradiazione simpatica che mette attorno a sè l ' amore , egli era andato a farle visita e contando di restar poco , era poi restato molto , tanto l ' ingenuo e profondo amore della fanciulla lo commoveva . Egli la trattava con una tenera cortesia , con un ' affettuosità repressa , e vedeva scintillare nei begli occhi tanta gratitudine , che la sua cortese tenerezza cresceva . Ma come i primi temporali di settembre ebbero spezzata , l ' aria calda , egli sparve per qualche giorno , e invano , ansiosa , impaziente , infelicissima , ella lo aveva atteso sera e mattina . Infine , una sera , a metà settembre , ella lo vide rientrare ; dalla porta socchiusa ella spiava : non osò chiamarlo , tanto le sembrò tetro il suo volto . Ma dopo un ' ora , ella non ebbe più ritegno , e andò pian piano a bussare all ' appartamento di Massimo . Il servitore , senza domandare nulla , la introdusse nel salotto : ivi , dietro la scrivania , sotto il gran paralume di seta rossa trasparente con merletti bianchi , Massimo scriveva . Era grave , pensoso , e si fermava ogni tanto a riflettere , con la penna appoggiata alle labbra : in una di queste pause , vide Luisa . - Oh cara , cara - disse , levandosi e stringendole le mani - giusto .... vi scrivevo . - A me ? Si era seduta dall ' altra parte della scrivania e lo fissava , pallidissima . - Mi scrivevate ? perchè ? - Per .... nulla - disse vigliaccamente lui . Poi , vergognandosi , soggiunse presto : - Per salutarvi . Parto . - Partite ? - esclamò lei , alzandosi a metà sulla sedia . - Sì . Parto . - Per poco ? - Per molto , invece . - Quanto tempo ? - Quattro , sei anni . - Ah ! - disse ella , chiudendo gli occhi , come se svenisse . Anche lui era smorto ; ma aveva una nervosità che lo ringiovaniva . - Dove andate ? - soggiunse ella , pigliando fiato a stento . - A Pietroburgo . - Tanto lontano , tanto .... - mormorò ella , con voce di pianto . - Già - fece lui , con indifferenza - lontano assai . - E .... non vi fa pena .... non vi dispiace andarvene ? - No - disse lui , brutalmente , sperando guarirla con la crudeltà . Ella appoggiava la testa a una mano , col gomito sulla scrivania : si nascose gli occhi coll ' altra mano e si mise a piangere zitto zitto , a lagrime lunghe che le piovevano sulle guancie , sul collo , continuamente . - Perchè piangete ? - domandò lui , nervosissimo . Essa gli fece cenno di non domandare ; seguitava a piangere , tacitamente . - Non è mica morto qualcuno .... - - tentò di scherzare lui . - Sì , sì , è morto qualcuno - - rispos ' ella , a bassa voce - veramente , veramente , è morto qualcuno . E , levando il capo , con la santa audacia della passione , gli disse : - Non ve ne andate : io vi voglio bene . - Io non merito il vostro bene , cara ; fate male a volermene . - Non posso fare diversamente ; vi voglio bene , non ve ne andate . - Io sono stanco e vecchio , e laggiù il dovere mi chiama . - Non m ' importa : se non potete restare , verrò con voi . - Cara Luisa , voi perdete la testa , figliuola mia .... - Sì , sì , è da quella notte che l ' ho perduta - ella rispose con aria smarrita . - Da quale notte ? - chiese lui , inconsciamente . Ma si pentì subito . Presa da un impeto di disperazione , essa scoppiò in singhiozzi , torcendosi le mani , battendo la testa sulla scrivania , gridando fra il pianto : - Oh Dio .... egli ha tutto dimenticato .... Signore , Signore , egli ha potuto dimenticare .... Oh Dio mio , ha dimenticato , ha dimenticato .... Sgomento innanzi all ' opera che egli aveva fatta , non trovava parole per consolarla , come il malvagio monaco medievale del poeta , che evocato il demone , non aveva poi più il motto magico per rimandarlo all ' inferno . La lasciava farneticare , impaurito e dolente , pentito e amareggiato , sentendo tutta la verità di quel dolore , sentendo ancora una volta la fatalità dell ' amore aggravarsi nella sua vita . Poi , non reggendoci più , si levò , le andò vicino , le prese le mani , la chiamò per nome e allora un novello fiotto di tenerezza invase l ' anima dell ' infelice ; ella si mise a domandargli , con una desolazione , con uno strazio di far pietà : - Oh Massimo , Massimo mio .... perchè mi lasci , perchè te ne vai ? ... come posso stare , senza di te , come posso restare sola , se ti voglio bene .... Massimo , Massimo , non andartene , non essere senza cuore .... - Luisa , ti prego , non piangere , non dirmi queste cose .... E le tenne le mani , la guardò negli occhi , ipnotizzandola , tenendola sotto la sua volontà . - Massimo .... Massimo .... - ripeteva lei , calmandosi dolcemente , come se una speranza le rinascesse nel cuore . - Se è vero che mi vuoi bene , devi farmi una promessa .... - Prometto . - .... Di esser buona , di non piangere , di ascoltare con pazienza , con rassegnazione . - Prometto - mormorò lei . - Senti , senti - riprese lui , tenendole le mani , guardandola , sempre negli occhi - te lo debbo ripetere , tu fai male ad amarmi : io non merito questo tesoro così prezioso , della tua giovinezza , del tuo cuore , io sono un uomo senza gioventù , senz ' entusiasmo e senza illusioni . Io so tutto , io ho conosciuto tutto , io ho cento anni come Faust e non vi è più Margherita che possa farmi ringiovanire . Io sono un uomo morto , Luisa . Perchè ti sei innamorata di me ? - Così - diss ' ella , con la voce monotona della disperazione . - Senza una ragione ? - Così . - Non basta , Luisa .... - Credevo ... , sì , credevo che tu mi amassi .... - Ti sei ingannata - le disse . - Io non ti ho mai amata . - Mai amata ! - fu l ' eco desolata della infelice . - Perchè hai tu creduto questo , Luisa ! Non sai tu dunque che cosa sia l ' amore ? - Ho creduto .... ho creduto .... che vuoi , ho creduto ! - disse ella , aprendo le braccia , con un gesto desolatissimo . - Tu non sai nulla , cara . - Forse non so nulla , hai ragione - replicò ella , con la umiltà dei vinti , dei perduti . E chinando il capo , volendo almeno trovare una scusa alla sua follia , cercando ancora un barlume di speranza nei ricordi , riandò tutto quel sogno di una notte di estate per cui ella aveva fissata la sua vita . E a ogni dolce particolare , a ogni piccolo e pur grande fatto che le si presentava alla memoria , ella trasaliva , ella ricadeva nella sua illusione e alla fine , rendendo tutto il suo pensiero : - Eppure tu mi hai amata , quella notte , Massimo . - Si ama sempre un poco la donna che abbiamo accanto - mormorò lui , con un ' ombra di sorriso . - Qualunque sia ? - Qualunque sia . - E dopo ? - Dopo , si dimentica subito . - Ed essa ? - Se è savia , gode del fugace momento e .... non lo rimpiange . - E se ama , se ama ? - Luisa , tu mi hai promesso di esser calma .... Ella si era alzata e gli parlava concitatamente : - Ma che ne so , io , di questa vostra ipocrisia sociale , di questa vostra galanteria mondana ; la chiamate galanteria , non è vero ? Io sono una fanciulla semplice , una sciocca , una illusa , io ti amavo già , quando , quella sera mi hai detto di venir teco . Ma quando si porta via , di notte , una donna , con le dolci parole che tu mi dicesti , costei deve credere che tu l ' ami ! Ma tu , nella barchetta , te ne ricordi ? hai passato un ' ora a chiamarmi sottovoce , come se solo le sillabe del mio nome esistessero ! Te ne rammenti ? E dopo , dopo , tu non devi averlo dimenticato , hai preso le mie mani , nell ' oscurità della grotta di donn ' Anna , tu le hai strette , domandandomi così qualche cosa , io ho risposto sì , stringendoti le mani , questo , certo , neppure lo puoi avere obliato , io l ' ho nell ' anima , quella stretta di mani .... e laggiù , laggiù , ti rammenti , ti ho dato il fiore di menta , lo hai baciato perchè aveva toccato le mie labbra , lo hai conservato gelosamente , lo hai chiuso sul tuo petto , come se volessi che appassisse colà , al calore del tuo cuore : io ho il tuo gelsomino , dove è dunque andato il fiore di menta ? Ma tu hai baciato la mano , questa qui , in questo punto , lentamente , dolcemente , con una lentezza e una dolcezza che mi parve mi facessero morire : ma tu hai tenuto la mia testa sulla tua spalla , ma tu mi hai abbracciata te ne ricordi , certamente , te ne ricordi , chi può avere scordato queste cose ? ma insieme , insieme a me tu hai sognato , abbiamo sognato laggiù , nel paradiso , il nostro paradiso . Oh angeli santi , voi stessi avete dovuto sorridere , poichè quello era l ' amore buono , l ' amore bello , l ' amore santo , poichè io amava e tu mi amavi , Massimo , non mentire , non mentire , non togliermi questa fede .... - Vi sono una quantità di cose che somigliano all ' amore e che l ' amore non sono - disse lui , glacialmente . - La sera è chiara , vi è una buona e bella fanciulla , vi è il mare , vi è la gran poesia di questo paese nostro , la notte è lunga , il cuore è malinconico - e allora un nome , chi non lo pronunzia , un fiore chi non lo chiude sul petto , un bacio chi non lo dà ? Sciocco colui che lascia sfuggire questi purissimi brevi piaceri dell ' anima e dei sensi , puri piaceri che non hanno la macchia del peccato , che non debbono portare alle lacrime , alla tragedia e che vi fanno egualmente cara una notte , un giorno ! Tutto questo non è affatto l ' amore nel suo immenso turbamento , con le sue lotte quotidiane , con la sua gelosia feroce , con la sua insaziabilità crudele e con la sua sazietà scorante ! È invece un ' altra cosa che all ' amore rassomiglia , una cosa carina , graziosa , che resta dolce nella memoria , che non lascia ferita e che imbalsama poi , col suo profumo , le ore della vecchiaia . Amore no : tenerezza , simpatia , fascino , eterna attrazione del femminile , una cosa mite e tanto cara , senza dolori , senza singhiozzi .... Luisa , Luisa , l ' amore è un ' altra cosa , è una vampa , è una vertigine , è uno sconquasso , Dio vi salvi .... - Io sono perduta - ella disse , brevemente , - perchè vi amo e non mi amate . Come egli parlava , pianamente , con quella velatura d ' ironia che rendeva triste la sua voce , con quel senso di disdegno che rivelava l ' uomo esperto delle tempeste , come egli le veniva dolorosamente dimostrando la inanità delle sue illusioni , ella aveva inteso a poco a poco mettersi fra loro due una grande distanza , quasi che Massimo fosse già partito , già in viaggio per il gelido paese nordico . Ogni parola che infrangeva le sue speranze , le s ' imprimeva nella mente , col lieve sogghigno che l ' avea accompagnato , con la intonazione sprezzante che era stata pronunziata : e un lavoro di distruzione si operava in lei , la parola di lui spegneva tutta la cieca fiducia che ella aveva avuto nel suo sogno . Illusione , illusione , il bacio , il fiore , il nome , la voce tremante , la carezza , l ' abbraccio , illusione tutto , morto tutto , finito tutto , finito . Una luce fredda le si era fatta dinanzi agli occhi della mente : egli aveva ragione , tutto quel sogno di una notte di estate , sotto il pallido , morbido raggio lunare , era una cosa graziosa , carina , niente altro , da dimenticare immediatamente , da ricordare poi più tardi , molto più tardi , con una certa soavità , anche con un po ' di gratitudine . Ella vedeva , vedeva bene , adesso . La scienza della vita le arrivava di un colpo solo , netto e preciso come quello di una mannaia che recide una mano : tutto sanguinava , ma , ella vedeva la verità . E si sentiva , perduta . Egli taceva . Era tornato al suo posto e giocherellava con la sua penna di avorio bianco : ma era scomposto nel volto . Affettava una calma che non aveva : capiva che la crisi non finiva lì e soffriva per sè e per lei , immensamente . Ma le sue burrasche passate gli davano la forza di combattere ancora . La fanciulla taceva e pensava , quasi che nulla più le restasse da dire : anzi si alzò , come per andarsene . Ma arrivò sino al balcone chiuso e appoggiò ai vetri la fronte febbricitante . Stette qualche tempo così . Poi , ritornò . Pareva tranquillizzata . Ma si passava ogni tanto la mano sulla fronte , con un gesto che faceva pena . Si sedette di nuovo . Massimo la guardava , con una certa ansietà . No , tutto non era ancora finito .... - E .... ve ne andate ? - chiese ella , cercando di rafforzare la propria voce . - Sì . - Quando ? - Domani mattina : o anche stasera .... meglio stasera . - Infatti .... meglio stasera - rispose lei , monotonamente . - E .... non mi avreste salutata ? - Vi scrivevo .... - Lasciatemi vedere - diss ' ella , pregando . Egli obbedì , dandole la carta , dove erano scritte soltanto queste poche linee . " Cara , cara Luisa - io debbo lasciare , per forza , questo caldo e bel paese , per un paese freddo e brutto . Me ne vado , pieno di ricordi della vostra bontà , me ne vado , addio , pregandovi di volermi un po ' di bene , da lontano , per quanto bene vi voglio io .... " - Come potete mentire così ? - diss ' ella , fieramente , levando la testa . - Non mento : vi voglio bene : vi ho una gratitudine immensa , mi siete carissima .... - E partite , partite ? - Parto . - Ah io non so più nulla , non so più nulla , io ho perduta la testa . Da quella notte .... - mormorò ella , nascondendosi il viso fra le mani . Ma dopo qualche minuto , ella si levò , andò vicino a Massimo , si sedette accanto a lui , con una espressione di ansietà , di angoscia sulla faccia che avrebbe impietosito il cuore più duro . - Sentite , sentite , voi non avete nessuna colpa , è vero , io non posso dire nulla contro di voi , voi non mi avete ingannata , sono io che ho voluto ingannarmi , lo confesso . Ma pure .... io vi amo , io non posso levarmi dal cuore questo amore , io non resisto al pensiero di restare sola , qui , mentre voi ve ne andate , così lontano ; morirei ; sentite , non ho mai mentito , morirei . Bisogna pur concedere qualche cosa agli illusi , agli esseri semplici . Il mio destino è di amarvi , Massimo , non vi è altro , per me . Che volete , il mio sogno continua , io non mi sveglierò che per entrare nella tomba . Sentite . Lasciatemi venir con voi : andate solo , andate triste , laggiù , in un paese ove non avete nè amici nè parenti . Io , qui , non lascio nessuno . Posso disporre della mia persona , della mia vita . Direte che vi sono sorella , nipote , governante , direte che sono la vostra serva , mi contento . Purchè io possa seguirvi , vi servirò , laggiù . Non mi vedrà nessuno ; non uscirò , non andrò in chiesa , rinunzierò al mondo , a Dio , a tutto , pure di vivere accanto a voi . Non importa , se non mi amate : portatemi via , vi amo , non posso restare qui . Laggiù , non importa se mi tratterete male , non importa se mi dimostrerete , che vi secco : io avrò pazienza , rassegnazione , come voi mi comanderete di avere . Forse , vedete , non vi nascondo la mia speranza , mi amerete un giorno ; lontano , ma può giungere , il gran giorno ! Lasciatemi aspettarlo al vostro fianco , segretamente , umilmente , piamente , con la fede degli antichi cristiani ; lasciate che io possa spendere la vita mia per voi , non posso farne altro , della mia vita . Voi siete spesso triste , una volta le mie risate vi piacevano ; vi piacevano le mie canzoni , io riderò , e canterò per voi , tacerò a una vostra parola , aspettando . Voi non mi amerete mai , forse , ma io vi amerò , sempre . Ah non mi respingete , non mi lasciate ; se incontrate di notte , un povero cane senza padrone che vi segue , malinconicamente , voi non lo cacciate via , è vero ? Perchè caccereste me ? Siete uomo , siete cristiano , avete cuore , avete pietà , non mi riducete alla disperazione , portatemi con voi , voglio morire accanto a voi , non qui , sola , non sola , per carità , portatemi con voi . E la disgraziata scivolò dalla sedia a terra , cadendogli ginocchioni davanti , con la testa convulsa fra le mani . - Luisa , Luisa , che fate ? - gridò lui , vivamente , cercando di sollevarla . - No , no , resterò qui , sino a che mi avrete fatto questa grazia - diss ' ella , resistendo . - Luisa , ve ne scongiuro , voi mi fate disperare .... - E la sollevò sorreggendola , aiutandola a risedersi : ella lo guardò supplichevole . - Ditemi la parola - mormorò abbattuta . Egli capì che l ' ora era giunta . - Non posso , Luisa . - Perchè non potete ? - Non posso tenervi nè come moglie , nè come amante . - A me non importa della mia riputazione : vi voglio bene , voglio venir con voi . - Non posso . - Ma perchè ? - Perchè non vi amo di amore ... - Non importa , vi amerò io . Egli la guardò , smarrito : l ' ora era giunta , l ' ora incalzava . - Io amo un ' altra donna ! - proclamò lui , a voce chiara . - Oh ! - ella disse , come soffocando . Egli si alzò a metà , come se volesse aiutarla . Fredda , muta , Luisa lo fermò con un gesto . E solo nel guardarla in viso con gli occhi dove il cerchio nero , intorno , era diventato così largo , con le labbra bianche e con due pieghe alle labbra , dove prima si disegnava la curva del sorriso , con dieci anni di più , infine , con quella gioventù che pareva sfiorita per sempre , egli si sentiva torturare dai rimorsi . Ah , che egli non avrebbe mai voluto pronunziarla , la fatale parola , il segreto profondo del suo cuore , la nascosta angoscia di tutta la sua esistenza ! Aveva esitato un ' ora , arretrandosi davanti agli intimi recessi dove il suo amore viveva , non sapendo violare quel mistero impenetrabile , non sapendo ferire così mortalmente quel giovane cuore sì amoroso e disperato . Giammai , giammai , egli avrebbe confessato ad alcuno che amava , se quella desolazione di anima buona appassionata , non lo avesse spinto a tentarne così una disperata salvezza : il suo segreto sarebbe rimasto chiuso nel cuore , noto solo a Dio e a colei che aveva ispirato quell ' amore , bocca umana non lo avrebbe ripetuto , orecchio umano non lo avrebbe udito , morto con lui , il segreto . Ma innanzi a quelle lacrime , a quei singhiozzi , innanzi a quella esistenza perduta , egli aveva finito per chiedersi se non era un poco colpevole , se non doveva espiare , tentando di togliere al naufragio quell ' anima , con un rimedio estremo . E aveva dischiuso il tempio dove il suo idolo si ergeva , fiero e implacabile , aveva mostrato alla disgraziata fanciulla che l ' altare aveva la sua dea , invitta , immortale . Egli , il più mistico fra i sacerdoti dell ' amore , che stava a guardia , silenzioso , immoto , del tabernacolo che niun occhio d ' uomo doveva rimirare , aveva adesso sollevato i veli sacri e mostrato all ' occhio di Luisa la immagine divina . Si sentiva adesso fiacco , senza coraggio , senza forza , come se quella parola di rivelazione , avesse vuotato a un tratto le sue vene . Aveva detto . Luisa non piangeva , non singhiozzava , non sospirava : era seduta al suo posto , con la faccia nascosta fra le mani sovrapposte , non dando segno di vita : anche le mani che avevano tremato sempre , ora erano ferme , bianche come quelle di una statua . Quando le abbassò , quando rialzò il capo e Massimo potette vedere la sua faccia , egli sentì il danno fatto . Oramai la luce di quegli occhi dolci e amorosi si era intorbidata per sempre , e li opprimeva la inguaribile mestizia delle speranze infrante : oramai le traccie del riso erano cancellate da quella delicata e giovanile fisonomia , mentre fra le sopracciglia si creavano quelle due rughe dolorose delle lunghe cogitazioni malinconiche ; oramai il sangue era fuggito da quelle fresche , fragranti labbra e il pallore della viola , fiore esangue , fiore dolente , vi si era impresso , per sempre . La disgraziata aveva parlato , nella sua ansia , nel suo abbandono , di risa , di canzoni : ma bastava guardare la serietà oramai incancellabile del suo viso , per intendere che eran finite , per sempre , le canzoni e le risate . Ah veramente , veramente , come l ' antico audace che tentò disollevare la cortina del tempio , come a Salammbo , figlia di Amilcare , che pose sul suo capo il velo di Tani , cosparso di stelle e commise il sacrilegio , così la povera umile fanciulla era stata fulminata perchè aveva tentato di schiudere un cuore , perchè aveva voluto entrare nel sacrario della dea . Invero , egli aveva in sè una pietà immensa e sterile , una pietà fiacca e triste , per quella creatura fulminata : non sapeva dirle più nulla , la fatalità sfugge alla discussione , e non ha conforti che l ' attenuino . Infatti , fu essa la prima a parlare . Era una voce senza dolcezza , senza tristezza , non velata , non roca , ma veramente spezzata : nessun sentimento vi vibrava più : infranta . Adesso le domande che faceva , stanche , lente , sembravano l ' appagamento di una mesta curiosità , un riandare sulla sventura , così , per sapere : senza che la conoscenza novella potesse mai più cangiare nulla di quello che era stato . - Voi l ' amate .... molto ? - L ' amo : quando si ama , si ama . - Lo so - - replicò ella , sempre senza fremito nella voce , sempre senza luce negli occhi . - Lo so : domandavo .... così .... per sapere . Il braccio di Luisa era disteso sulla scrivania e la mano sottile aperta sul panno scuro . E pareva così abbandonata , così bianca , che a lui sembrò vedere , veramente , una mano di persona morta . Ma salvo ad averne una infinita compassione , che cosa ci poteva fare , lui ? Ambedue soffrivano , e malgrado tutto , l ' uno non poteva aiutare l ' altro nella propria disgrazia ; essa lo amava , egli , aveva di lei una pietà grande , ma l ' uno non poteva tergere neppure una lacrima dell ' altro . Così è , l ' amore . La divina armonia di due cuori che si scelgano e che si amino , non risuona che assai raramente , nelle anime umane . E non è , invece , che una catena , l ' amore , di cui gli anelli sono di metalli diversi , male appaiati , di forme diverse , che si corrodono e si contorcono , senza potersi spezzare . Che ci poteva fare , lui ? Tutto era inutile , tutto . - Voi l ' amate da molto tempo ? - ricominciò lei , con quella intonazione d ' indifferenza , che faceva più male di uno straziante singhiozzo . - Da molto tempo . - Da quando ? - Da .... sempre . - Non avete mai amata alcun ' altra ? - No : mai . Vi è un amore che altri non ne ammette . - È vero : lo so - ella disse , chinando gli occhi . Poi , tacque , pensando . Sembrava che riflettesse a un ' altra domanda da fare , e che temesse di farla , di cui non potesse ritrovare la forma . Difatti , due o tre volte fu lì lì per parlare , quasi che la parola volesse fuggirle irresistibilmente dalle labbra ; ma si rattenne . Egli aspettava , oramai deciso a dir tutto , sempre più debole , sempre più esausto di forze morali . Invero erano due infelici creature : ma non vi era nessun rimedio . Alla fine , ella , si decise e disse : - Voi l ' amerete .... sempre ? Prima di rispondere egli si raccolse e nei brevi minuti del silenzio , ritornò su quello che era stato , su quello che era la sua passione , provò a misurare il valore e la durata di quel vincolo che gli anni , la morale e material consuetudine avevano reso profondo e non risolvibile che dalla vecchiaia o dalla morte . - Credo .... credo - egli mormorò , esaurito - che l ' amerò sempre . Sono vecchio , Luisa : e la vita non si ricomincia . Voi siete giovane .... e potete obbliare .... - Voi non avete diritto di parlarmi così - ella disse , con un amaro sorriso . - Non vi accuso , non mi lagno ; ma non cercate di consolarmi con queste vaghe parole . Io valgo meglio di questi banali conforti . - Scusatemi - egli soggiunse , inchinandosi a quell ' altero dolore , che non soffriva di essere turbato da nessuna voce , fosse pur quella della persona amata . - Era un augurio che vi facevo : vi auguro di dimenticare .... con tutto il cuore , ve lo auguro . Ella scorse il capo , senza rispondere . - Voi la raggiungete , colà ? - Sì - egli disse , a bassa voce . - Vi aspetta ? - No , non mi aspetta : ma mi ha chiamato - soggiunse lui amaramente . - E voi obbedite ? - Obbedisco sempre . Ella mi ha detto di venir qui , nell ' estate , lasciandomi senza notizie , senza lettere , senza neppure farmi sapere dove viaggiava : e sono stato qui , tre mesi per obbedirla . - Ah , va bene , ho inteso - ella disse , senz ' altro . - Adesso mi scrive due parole , dicendomi di raggiungerla , dandomi il suo indirizzo : e io parto , io attraverso l ' Europa , vado dove ella è , poichè questo , capite , è il mio destino . - Essa vi ama ? - No . - Non vi ama ? - No , niente . - Non vi ha amato ? - Mai . - Nè avete speranza ? - Nessuna . - Ma perchè non vi ama ? - Perchè vie della gente che non ama mai , Luisa - gridò lui , subitamente esaltato . - È vero , è vero - ella rispose , vagamente . - Vi è molta gente che non ama ed è forse felice . - Forse . - Ma perchè vi chiama ? - Perchè le fa piacere di avere un servo . Un lugubre silenzio si fece intorno : le due vittime si guardarono , smorte dello stesso pallore , esauste dallo stesso morbo morale ; e fu lei che per la prima , con una infinita dolcezza , gli disse : - Voi siete come me . - Come voi - mormorò l ' uomo forte , l ' uomo scettico , umilmente , dolentemente . Niente altro . Ella si sollevò dalla sedia , rimase ritta davanti alla scrivania . - Adesso me ne vado ; buona sera . - Ve ne andate ? - chiese lui , un po ' affannoso . - Sì , sì , me ne vado ; buona sera , Massimo . - Restate ancora un poco - balbettò lui . - Ditemi .... - Noi ci siamo detto tutto : non vi è nulla nel vostro cuore che io non sappia : voi sapete tutto del mio , non vi è più nulla , più nulla ; buona sera . - Ma che farete ? - egli disse . - Voglio sapere che farete ! - Niente - disse lei , voltandosi , facendo un gesto largo con le braccia . - Niente . - Non ci possiamo lasciare così - disse lui , tutto agitato . - Restate .... - Sarebbe inutile . Non dovete voi andare ? - Sì . - E io debbo restare . Addio , Massimo . - Addio , Luisa . Ella se ne andò senza voltarsi , un po ' curva , ombra tacita e dolente . Egli la vide sparire : udì aprire e chiudere due porte . E pensando che in quel minuto , rientrata nella sua casa deserta , sola col suo dolore , ella piangeva come tutte le misere creature umane , lui , misera umana creatura piegò il capo , nel silenzio , nella solitudine , nel dolore e pianse , di pietà , di rimpianto , su Luisa , su Massimo . FINE .
LA COSCIENZA DI ZENO ( SVEVO ITALO , 1923 )
Narrativa ,
1 . Prefazione Io sono il dottore di cui in questa novella si parla talvolta con parole poco lusinghiere . Chi di psico - analisi s ' intende , sa dove piazzare l ' antipatia che il paziente mi dedica . Di psico - analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza . Debbo scusarmi di aver indotto il mio paziente a scrivere la sua autobiografia ; gli studiosi di psico - analisi arriccerranno il naso a tanta novità . Ma egli era vecchio ed io sperai che in tale rievocazione il suo passato si rinverdisse , che l ' autobiografia fosse un buon preludio alla psico - analisi . Oggi ancora la mia idea mi pare buona perché mi ha dato dei risultati insperati , che sarebbero stati maggiori se il malato sul piú bello non si fosse sottratto alla cura truffandomi del frutto della mia lunga paziente analisi di queste memorie . Le pubblico per vendetta e spero gli dispiaccia . Sappia però ch ' io sono pronto di dividere con lui i lauti onorarii che ricaverò da questa pubblicazione a patto egli riprenda la cura . Sembrava tanto curioso di se stesso ! Se sapesse quante sorprese potrebbero risultargli dal commento delle tante verità e bugie ch ' egli ha qui accumulate ! ... DOTTOR S . 2 . Preambolo Vedere la mia infanzia ? Piú di dieci lustri me ne separano e i miei occhi presbiti forse potrebbero arrivarci se la luce che ancora ne riverbera non fosse tagliata da ostacoli d ' ogni genere , vere alte montagne : i miei anni e qualche mia ora . Il dottore mi raccomandò di non ostinarmi a guardare tanto lontano . Anche le cose recenti sono preziose per essi e sopra tutto le immaginazioni e i sogni della notte prima . Ma un po ' d ' ordine pur dovrebb ' esserci e per poter cominciare ab ovo , appena abbandonato il dottore che di questi giorni e per lungo tempo lascia Trieste , solo per facilitargli il compito , comperai e lessi un trattato di psico - analisi . Non è difficile d ' intenderlo , ma molto noioso . Dopo pranzato , sdraiato comodamente su una poltrona Club , ho la matita e un pezzo di carta in mano . La mia fronte è spianata perché dalla mia mente eliminai ogni sforzo . Il mio pensiero mi appare isolato da me . Io lo vedo . S ' alza , s ' abbassa ... ma è la sua sola attività . Per ricordargli ch ' esso è il pensiero e che sarebbe suo compito di manifestarsi , afferro la matita . Ecco che la mia fronte si corruga perché ogni parola è composta di tante lettere e il presente imperioso risorge ed offusca il passato . Ieri avevo tentato il massimo abbandono . L ' esperimento finí nel sonno piú profondo e non ne ebbi altro risultato che un grande ristoro e la curiosa sensazione di aver visto durante quel sonno qualche cosa d ' importante . Ma era dimenticata , perduta per sempre . Mercé la matita che ho in mano , resto desto , oggi . Vedo , intravvedo delle immagini bizzarre che non possono avere nessuna relazione col mio passato : una locomotiva che sbuffa su una salita trascinando delle innumerevoli vetture ; chissà donde venga e dove vada e perché sia ora capitata qui ! Nel dormiveglia ricordo che il mio testo asserisce che con questo sistema si può arrivar a ricordare la prima infanzia , quella in fasce . Subito vedo un bambino in fasce , ma perché dovrei essere io quello ? Non mi somiglia affatto e credo sia invece quello nato poche settimane or sono a mia cognata e che ci fu fatto vedere quale un miracolo perché ha le mani tanto piccole e gli occhi tanto grandi . Povero bambino ! Altro che ricordare la mia infanzia ! Io non trovo neppure la via di avvisare te , che vivi ora la tua , dell ' importanza di ricordarla a vantaggio della tua intelligenza e della tua salute . Quando arriverai a sapere che sarebbe bene tu sapessi mandare a mente la tua vita , anche quella tanta parte di essa che ti ripugnerà ? E intanto , inconscio , vai investigando il tuo piccolo organismo alla ricerca del piacere e le tue scoperte deliziose ti avvieranno al dolore e alla malattia cui sarai spinto anche da coloro che non lo vorrebbero . Come fare ? È impossibile tutelare la tua culla . Nel tuo seno - fantolino ! - si va facendo una combinazione misteriosa . Ogni minuto che passa vi getta un reagente . Troppe probabilità di malattia vi sono per te , perché non tutti i tuoi minuti possono essere puri . Eppoi - fantolino ! - sei consanguineo di persone ch ' io conosco . I minuti che passano ora possono anche essere puri , ma , certo , tali non furono tutti i secoli che ti prepararono . Eccomi ben lontano dalle immagini che precorrono il sonno . Ritenterò domani . 3 . Il fumo Il dottore al quale ne parlai mi disse d ' iniziare il mio lavoro con un ' analisi storica della mia propensione al fumo : - Scriva ! Scriva ! Vedrà come arriverà a vedersi intero . Credo che del fumo posso scrivere qui al mio tavolo senz ' andar a sognare su quella poltrona . Non so come cominciare e invoco l ' assistenza delle sigarette tutte tanto somiglianti a quella che ho in mano . Oggi scopro subito qualche cosa che piú non ricordavo . Le prime sigarette ch ' io fumai non esistono piú in commercio . Intorno al '70 se ne avevano in Austria di quelle che venivano vendute in scatoline di cartone munite del marchio dell ' aquila bicipite . Ecco : attorno a una di quelle scatole s ' aggruppano subito varie persone con qualche loro tratto , sufficiente per suggerirmene il nome , non bastevole però a commovermi per l ' impensato incontro . Tento di ottenere di piú e vado alla poltrona : le persone sbiadiscono e al loro posto si mettono dei buffoni che mi deridono . Ritorno sconfortato al tavolo . Una delle figure , dalla voce un po ' roca , era Giuseppe , un giovinetto della stessa mia età , e l ' altra , mio fratello , di un anno di me piú giovine e morto tanti anni or sono . Pare che Giuseppe ricevesse molto denaro dal padre suo e ci regalasse di quelle sigarette . Ma sono certo che ne offriva di piú a mio fratello che a me . Donde la necessità in cui mi trovai di procurarmene da me delle altre . Cosí avvenne che rubai . D ' estate mio padre abbandonava su una sedia nel tinello il suo panciotto nel cui taschino si trovavano sempre degli spiccioli : mi procuravo i dieci soldi occorrenti per acquistare la preziosa scatoletta e fumavo una dopo l ' altra le dieci sigarette che conteneva , per non conservare a lungo il compromettente frutto del furto . Tutto ciò giaceva nella mia coscienza a portata di mano . Risorge solo ora perché non sapevo prima che potesse avere importanza . Ecco che ho registrata l ' origine della sozza abitudine e ( chissà ? ) forse ne sono già guarito . Perciò , per provare , accendo un ' ultima sigaretta e forse la getterò via subito , disgustato . Poi ricordo che un giorno mio padre mi sorprese col suo panciotto in mano . Io , con una sfacciataggine che ora non avrei e che ancora adesso mi disgusta ( chissà che tale disgusto non abbia una grande importanza nella mia cura ) gli dissi che m ' era venuta la curiosità di contarne i bottoni . Mio padre rise delle mie disposizioni alla matematica o alla sartoria e non s ' avvide che avevo le dita nel taschino del suo panciotto . A mio onore posso dire che bastò quel riso rivolto alla mia innocenza quand ' essa non esisteva piú , per impedirmi per sempre di rubare . Cioè ... rubai ancora , ma senza saperlo . Mio padre lasciava per la casa dei sigari virginia fumati a mezzo , in bilico su tavoli e armadi . Io credevo fosse il suo modo di gettarli via e credevo anche di sapere che la nostra vecchia fantesca , Catina , li buttasse via . Andavo a fumarli di nascosto . Già all ' atto d ' impadronirmene venivo pervaso da un brivido di ribrezzo sapendo quale malessere m ' avrebbero procurato . Poi li fumavo finché la mia fronte non si fosse coperta di sudori freddi e il mio stomaco si contorcesse . Non si dirà che nella mia infanzia io mancassi di energia . So perfettamente come mio padre mi guarí anche di quest ' abitudine . Un giorno d ' estate ero ritornato a casa da un ' escursione scolastica , stanco e bagnato di sudore . Mia madre m ' aveva aiutato a spogliarmi e , avvoltomi in un accappatoio , m ' aveva messo a dormire su un sofà sul quale essa stessa sedette occupata a certo lavoro di cucito . Ero prossimo al sonno , ma avevo gli occhi tuttavia pieni di sole e tardavo a perdere i sensi . La dolcezza che in quell ' età s ' accompagna al riposo dopo una grande stanchezza , m ' è evidente come un ' immagine a sé , tanto evidente come se fossi adesso là accanto a quel caro corpo che piú non esiste . Ricordo la stanza fresca e grande ove noi bambini si giuocava e che ora , in questi tempi avari di spazio , è divisa in due parti . In quella scena mio fratello non appare , ciò che mi sorprende perché penso ch ' egli pur deve aver preso parte a quell ' escursione e avrebbe dovuto poi partecipare al riposo . Che abbia dormito anche lui all ' altro capo del grande sofà ? Io guardo quel posto , ma mi sembra vuoto . Non vedo che me , la dolcezza del riposo , mia madre , eppoi mio padre di cui sento echeggiare le parole . Egli era entrato e non m ' aveva subito visto perché ad alta voce chiamò : - Maria ! La mamma con un gesto accompagnato da un lieve suono labbiale accennò a me , ch ' essa credeva immerso nel sonno su cui invece nuotavo in piena coscienza . Mi piaceva tanto che il babbo dovesse imporsi un riguardo per me , che non mi mossi . Mio padre con voce bassa si lamentò : - Io credo di diventar matto . Sono quasi sicuro di aver lasciato mezz ' ora fa su quell ' armadio un mezzo sigaro ed ora non lo trovo piú . Sto peggio del solito . Le cose mi sfuggono . Pure a voce bassa , ma che tradiva un ' ilarità trattenuta solo dalla paura di destarmi , mia madre rispose : - Eppure nessuno dopo il pranzo è stato in quella stanza . Mio padre mormorò : - È perché lo so anch ' io , che mi pare di diventar matto ! Si volse ed uscí . Io apersi a mezzo gli occhi e guardai mia madre . Essa s ' era rimessa al suo lavoro , ma continuava a sorridere . Certo non pensava che mio padre stesse per ammattire per sorridere cosí delle sue paure . Quel sorriso mi rimase tanto impresso che lo ricordai subito ritrovandolo un giorno sulle labbra di mia moglie . Non fu poi la mancanza di denaro che mi rendesse difficile di soddisfare il mio vizio , ma le proibizioni valsero ad eccitarlo . Ricordo di aver fumato molto , celato in tutti i luoghi possibili . Perché seguito da un forte disgusto fisico , ricordo un soggiorno prolungato per una mezz ' ora in una cantina oscura insieme a due altri fanciulli di cui non ritrovo nella memoria altro che la puerilità del vestito : Due paia di calzoncini che stanno in piedi perché dentro c ' è stato un corpo che il tempo eliminò . Avevamo molte sigarette e volevamo vedere chi ne sapesse bruciare di piú nel breve tempo . Io vinsi , ed eroicamente celai il malessere che mi derivò dallo strano esercizio . Poi uscimmo al sole e all ' aria . Dovetti chiudere gli occhi per non cadere stordito . Mi rimisi e mi vantai della vittoria . Uno dei due piccoli omini mi disse allora : - A me non importa di aver perduto perché io non fumo che quanto m ' occorre . Ricordo la parola sana e non la faccina certamente sana anch ' essa che a me doveva essere rivolta in quel momento . Ma allora io non sapevo se amavo o odiavo la sigaretta e il suo sapore e lo stato in cui la nicotina mi metteva . Quando seppi di odiare tutto ciò fu peggio . E lo seppi a vent ' anni circa . Allora soffersi per qualche settimana di un violento male di gola accompagnato da febbre . Il dottore prescrisse il letto e l ' assoluta astensione dal fumo . Ricordo questa parola assoluta ! Mi ferí e la febbre la colorí : Un vuoto grande e niente per resistere all ' enorme pressione che subito si produce attorno ad un vuoto . Quando il dottore mi lasciò , mio padre ( mia madre era morta da molti anni ) con tanto di sigaro in bocca restò ancora per qualche tempo a farmi compagnia . Andandosene , dopo di aver passata dolcemente la sua mano sulla mia fronte scottante , mi disse : - Non fumare , veh ! Mi colse un ' inquietudine enorme . Pensai : “ Giacché mi fa male non fumerò mai piú , ma prima voglio farlo per l ' ultima volta ” . Accesi una sigaretta e mi sentii subito liberato dall ' inquietudine ad onta che la febbre forse aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente . Finii tutta la sigaretta con l ' accuratezza con cui si compie un voto . E , sempre soffrendo orribilmente , ne fumai molte altre durante la malattia . Mio padre andava e veniva col suo sigaro in bocca dicendomi : - Bravo ! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito ! Bastava questa frase per farmi desiderare ch ' egli se ne andasse presto , presto , per permettermi di correre alla mia sigaretta . Fingevo anche di dormire per indurlo ad allontanarsi prima . Quella malattia mi procurò il secondo dei miei disturbi : lo sforzo di liberarmi dal primo . Le mie giornate finirono coll ' essere piene di sigarette e di propositi di non fumare piú e , per dire subito tutto , di tempo in tempo sono ancora tali . La ridda delle ultime sigarette , formatasi a vent ' anni , si muove tuttavia . Meno violento è il proposito e la mia debolezza trova nel mio vecchio animo maggior indulgenza . Da vecchi si sorride della vita e di ogni suo contenuto . Posso anzi dire , che da qualche tempo io fumo molte sigarette ... che non sono le ultime . Sul frontispizio di un vocabolario trovo questa mia registrazione fatta con bella scrittura e qualche ornato : “ Oggi , 2 Febbraio 1886 , passo dagli studii di legge a quelli di chimica . Ultima sigaretta ! ! ” . Era un ' ultima sigaretta molto importante . Ricordo tutte le speranze che l ' accompagnarono . M ' ero arrabbiato col diritto canonico che mi pareva tanto lontano dalla vita e correvo alla scienza ch ' è la vita stessa benché ridotta in un matraccio . Quell ' ultima sigaretta significava proprio il desiderio di attività ( anche manuale ) e di sereno pensiero sobrio e sodo . Per sfuggire alla catena delle combinazioni del carbonio cui non credevo ritornai alla legge . Pur troppo ! Fu un errore e fu anch ' esso registrato da un ' ultima sigaretta di cui trovo la data registrata su di un libro . Fu importante anche questa e mi rassegnavo di ritornare a quelle complicazioni del mio , del tuo e del suo coi migliori propositi , sciogliendo finalmente le catene del carbonio . M ' ero dimostrato poco idoneo alla chimica anche per la mia deficienza di abilità manuale . Come avrei potuto averla quando continuavo a fumare come un turco ? Adesso che son qui , ad analizzarmi , sono colto da un dubbio : che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità ? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l ' uomo ideale e forte che m ' aspettavo ? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente . Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile , ma senza una decisa convinzione . Adesso che sono vecchio e che nessuno esige qualche cosa da me , passo tuttavia da sigaretta a proposito , e da proposito a sigaretta . Che cosa significano oggi quei propositi ? Come quell ' igienista vecchio , descritto dal Goldoni , vorrei morire sano dopo di esser vissuto malato tutta la vita ? Una volta , allorché da studente cambiai di alloggio , dovetti far tappezzare a mie spese le pareti della stanza perché le avevo coperte di date . Probabilmente lasciai quella stanza proprio perché essa era divenuta il cimitero dei miei buoni propositi e non credevo piú possibile di formarne in quel luogo degli altri . Penso che la sigaretta abbia un gusto piú intenso quand ' è l ' ultima . Anche le altre hanno un loro gusto speciale , ma meno intenso . L ' ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su sé stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute . Le altre hanno la loro importanza perché accendendole si protesta la propria libertà e il futuro di forza e di salute permane , ma va un po ' piú lontano . Le date sulle pareti della mia stanza erano impresse coi colori piú varii ed anche ad olio . Il proponimento , rifatto con la fede piú ingenua , trovava adeguata espressione nella forza del colore che doveva far impallidire quello dedicato al proponimento anteriore . Certe date erano da me preferite per la concordanza delle cifre . Del secolo passato ricordo una data che mi parve dovesse sigillare per sempre la bara in cui volevo mettere il mio vizio : “ Nono giorno del nono mese del 1899” . Significativa nevvero ? Il secolo nuovo m ' apportò delle date ben altrimenti musicali : “ Primo giorno del primo mese del 1901” . Ancor oggi mi pare che se quella data potesse ripetersi , io saprei iniziare una nuova vita . Ma nel calendario non mancano le date e con un po ' d ' immaginazione ognuna di esse potrebbe adattarsi ad un buon proponimento . Ricordo , perché mi parve contenesse un imperativo supremamente categorico , la seguente : “ Terzo giorno del sesto mese del 1912 ore 24” . Suona come se ogni cifra raddoppiasse la posta . L ' anno 1913 mi diede un momento d ' esitazione . Mancava il tredicesimo mese per accordarlo con l ' anno . Ma non si creda che occorrano tanti accordi in una data per dare rilievo ad un ' ultima sigaretta . Molte date che trovo notate su libri o quadri preferiti , spiccano per la loro deformità . Per esempio il terzo giorno del secondo mese del 1905 ore sei ! Ha un suo ritmo quando ci si pensa , perché ogni singola cifra nega la precedente . Molti avvenimenti , anzi tutti , dalla morte di Pio IX alla nascita di mio figlio , mi parvero degni di essere festeggiati dal solito ferreo proposito . Tutti in famiglia si stupiscono della mia memoria per gli anniversarii lieti e tristi nostri e mi credono tanto buono ! Per diminuirne l ' apparenza balorda tentai di dare un contenuto filosofico alla malattia dell ' ultima sigaretta . Si dice con un bellissimo atteggiamento : “ mai piú ! ” . Ma dove va l ' atteggiamento se si tiene la promessa ? L ' atteggiamento non è possibile di averlo che quando si deve rinnovare il proposito . Eppoi il tempo , per me , non è quella cosa impensabile che non s ' arresta mai . Da me , solo da me , ritorna . La malattia , è una convinzione ed io nacqui con quella convinzione . Di quella dei miei vent ' anni non ricorderei gran cosa se non l ' avessi allora descritta ad un medico . Curioso come si ricordino meglio le parole dette che i sentimenti che non arrivarono a scotere l ' aria . Ero andato da quel medico perché m ' era stato detto che guariva le malattie nervose con l ' elettricità . Io pensai di poter ricavare dall ' elettricità la forza che occorreva per lasciare il fumo . Il dottore aveva una grande pancia e la sua respirazione asmatica accompagnava il picchio della macchina elettrica messa in opera subito alla prima seduta , che mi disilluse , perché m ' ero aspettato che il dottore studiandomi scoprisse il veleno che inquinava il mio sangue . Invece egli dichiarò di trovarmi sanamente costituito e poiché m ' ero lagnato di digerire e dormire male , egli suppose che il mio stomaco mancasse di acidi e che da me il movimento peristaltico ( disse tale parola tante volte che non la dimenticai piú ) fosse poco vivo . Mi propinò anche un certo acido che mi ha rovinato perché da allora soffro di un eccesso di acidità . Quando compresi che da sé egli non sarebbe mai piú arrivato a scoprire la nicotina nel mio sangue , volli aiutarlo ed espressi il dubbio che la mia indisposizione fosse da attribuirsi a quella . Con fatica egli si strinse nelle grosse spalle : - Movimento peristaltico ... acido ... la nicotina non c ' entra ! Furono settanta le applicazioni elettriche e avrebbero continuato tuttora se io non avessi giudicato di averne avute abbastanza . Piú che attendermi dei miracoli , correvo a quelle sedute nella speranza di convincere il dottore a proibirmi il fumo . Chissà come sarebbero andate le cose se allora fossi stato fortificato nei miei propositi da una proibizione simile . Ed ecco la descrizione della mia malattia quale io la feci al medico : “ Non posso studiare e anche le rare volte in cui vado a letto per tempo , resto insonne fino ai primi rintocchi delle campane . È perciò che tentenno fra la legge e la chimica perché ambedue queste scienze hanno l ' esigenza di un lavoro che comincia ad un ' ora fissa mentre io non so mai a che ora potrò essere alzato ” . - L ' elettricità guarisce qualsiasi insonnia , - sentenziò l ' Esculapio , gli occhi sempre rivolti al quadrante anziché al paziente . Giunsi a parlare con lui come s ' egli avesse potuto intendere la psico - analisi ch ' io , timidamente , precorsi . Gli raccontai della mia miseria con le donne . Una non mi bastava e molte neppure . Le desideravo tutte ! Per istrada la mia agitazione era enorme : come passavano , le donne erano mie . Le squadravo con insolenza per il bisogno di sentirmi brutale . Nel mio pensiero le spogliavo , lasciando loro gli stivaletti , me le recavo nelle braccia e le lasciavo solo quando ero ben certo di conoscerle tutte . Sincerità e fiato sprecati ! Il dottore ansava : - Spero bene che le applicazioni elettriche non vi guariranno di tale malattia . Non ci mancherebbe altro ! Io non toccherei piú un Rumkorff se avessi da temerne un effetto simile . Mi raccontò un aneddoto ch ' egli trovava gustosissimo . Un malato della stessa mia malattia era andato da un medico celebre pregandolo di guarirlo e il medico , essendovi riuscito perfettamente , dovette emigrare perché in caso diverso l ' altro gli avrebbe fatta la pelle . - La mia eccitazione non è la buona , - urlavo io . - Proviene dal veleno che accende le mie vene ! Il dottore mormorava con aspetto accorato : - Nessuno è mai contento della sua sorte . E fu per convincerlo ch ' io feci quello ch ' egli non volle fare e studiai la mia malattia raccogliendone tutti i sintomi : - La mia distrazione ! Anche quella m ' impedisce lo studio . Stavo preparandomi a Graz per il primo esame di stato e accuratamente avevo notati tutti i testi di cui abbisognavo fino all ' ultimo esame . Finí che pochi giorni prima dell ' esame m ' accorsi di aver studiato delle cose di cui avrei avuto bisogno solo alcuni anni dopo . Perciò dovetti rimandare l ' esame . È vero che avevo studiato poco anche quelle altre cose causa una giovinetta delle vicinanze che , del resto , non mi concedeva altro che una civetteria alquanto sfacciata . Quand ' essa era alla finestra io non vedevo piú il mio testo . Non è un imbecille colui che si dedica ad un ' attività simile ? - Ricordo la faccia piccola e bianca della fanciulla alla finestra : ovale , circondata da ricci ariosi , fulvi . La guardai sognando di premere quel biancore e quel giallo rosseggiante sul mio guanciale . Esculapio mormorò : - Dietro al civettare c ' è sempre qualche cosa di buono . Alla mia età voi non civetterete piú . Oggi so con certezza ch ' egli non sapeva proprio niente del civettare . Ne ho cinquantasette degli anni e sono sicuro che se non cesso di fumare o che la psico - analisi non mi guarisca , la mia ultima occhiata dal mio letto di morte sarà l ' espressione del mio desiderio per la mia infermiera , se questa non sarà mia moglie e se mia moglie avrà permesso che sia bella ! Fui sincero come in confessione : La donna a me non piaceva intera , ma ... a pezzi ! Di tutte amavo i piedini se ben calzati , di molte il collo esile oppure anche poderoso e il seno se lieve , lieve . E continuavo nell ' enumerazione di parti anatomiche femminili , ma il dottore m ' interruppe : - Queste parti fanno la donna intera . Dissi allora una parola importante : - L ' amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera , compreso il suo carattere e la sua intelligenza . Fino ad allora non avevo certo conosciuto un tale amore e quando mi capitò non mi diede neppur esso la salute , ma è importante per me ricordare di aver rintracciata la malattia dove un dotto vedeva la salute e che la mia diagnosi si sia poi avverata . Nella persona di un amico non medico trovai chi meglio intese me e la mia malattia . Non ne ebbi grande vantaggio , ma nella vita una nota nuova ch ' echeggia tuttora . L ' amico mio era un ricco signore che abbelliva i suoi ozii con studii e lavori letterari . Parlava molto meglio di quanto scrivesse e perciò il mondo non poté sapere quale buon letterato egli fosse . Era grasso e grosso e quando lo conobbi stava facendo con grande energia una cura per dimagrare . In pochi giorni era arrivato ad un grande risultato , tale che tutti per via lo accostavano nella speranza di poter sentire meglio la propria salute accanto a lui malato . Lo invidiai perché sapeva fare quello che voleva e m ' attaccai a lui finché durò la sua cura . Mi permetteva di toccargli la pancia che ogni giorno diminuiva , ed io , malevolo per invidia , volendo indebolire il suo proposito gli dicevo : - Ma , a cura finita , che cosa ne farà Lei di tutta questa pelle ? Con una grande calma , che rendeva comico il suo viso emaciato egli rispose : - Di qui a due giorni comincerà la cura del massaggio . La sua cura era stata predisposta in tutti i particolari ed era certo ch ' egli sarebbe stato puntuale ad ogni data . Me ne risultò una grande fiducia per lui e gli descrissi la mia malattia . Anche questa descrizione ricordo . Gli spiegai che a me pareva piú facile di non mangiare per tre volte al giorno che di non fumare le innumerevoli sigarette per cui sarebbe stato necessario di prendere la stessa affaticante risoluzione ad ogni istante . Avendo una simile risoluzione nella mente non c ' è tempo per fare altro perché il solo Giulio Cesare sapeva fare piú cose nel medesimo istante . Sta bene che nessuno domanda ch ' io lavori finché è vivo il mio amministratore Olivi , ma come va che una persona come me non sappia far altro a questo mondo che sognare o strimpellare il violino per cui non ho alcuna attitudine ? Il grosso uomo dimagrato non diede subito la sua risposta . Era un uomo di metodo e prima ci pensò lungamente . Poi con aria dottorale che gli competeva data la sua grande superiorità in argomento , mi spiegò che la mia vera malattia era il proposito e non la sigaretta . Dovevo tentar di lasciare quel vizio senza farne il proposito . In me - secondo lui - nel corso degli anni erano andate a formarsi due persone di cui una comandava e l ' altra non era altro che uno schiavo il quale , non appena la sorveglianza diminuiva , contravveniva alla volontà del padrone per amore alla libertà . Bisognava perciò dargli la libertà assoluta e nello stesso tempo dovevo guardare il mio vizio in faccia come se fosse nuovo e non l ' avessi mai visto . Bisognava non combatterlo , ma trascurarlo e dimenticare in certo modo di abbandonarvisi volgendogli le spalle con noncuranza come a compagnia che si riconosce indegna di sé . Semplice , nevvero ? Infatti la cosa mi parve semplice . È poi vero ch ' essendo riuscito con grande sforzo ad eliminare dal mio animo ogni proposito , riuscii a non fumare per varie ore , ma quando la bocca fu nettata , sentii un sapore innocente quale deve sentirlo il neonato , mi venne il desiderio di una sigaretta e quando la fumai ne ebbi il rimorso da cui rinnovai il proposito che avevo voluto abolire . Era una via piú lunga , ma si arrivava alla stessa meta . Quella canaglia dell ' Olivi mi diede un giorno un ' idea : fortificare il mio proposito con una scommessa . Io credo che l ' Olivi abbia avuto sempre lo stesso aspetto che io gli vedo adesso . Lo vidi sempre cosí , un po ' curvo , ma solido e a me parve sempre vecchio , come vecchio lo vedo oggidí che ha ottant ' anni . Ha lavorato e lavora per me , ma io non l ' amo perché penso che mi ha impedito il lavoro che fa lui . Scommettemmo ! Il primo che avrebbe fumato avrebbe pagato eppoi ambedue avrebbero ricuperato la propria libertà . Cosí l ' amministratore , impostomi per impedire ch ' io sciupassi l ' eredità di mio padre , tentava di diminuire quella di mia madre , amministrata liberamente da me ! La scommessa si dimostrò perniciosissima . Non ero piú alternativamente padrone ma soltanto schiavo e di quell ' Olivi che non amavo ! Fumai subito . Poi pensai di truffarlo continuando a fumare di nascosto . Ma allora perché aver fatta quella scommessa ? Corsi allora in cerca di una data che stesse in bella relazione con la data della scommessa per fumare un ' ultima sigaretta che cosí in certo modo avrei potuto figurarmi fosse registrata anche dall ' Olivi stesso . Ma la ribellione continuava e a forza di fumare arrivavo all ' affanno . Per liberarmi di quel peso andai dall ' Olivi e mi confessai . Il vecchio incassò sorridendo il denaro e , subito , trasse di tasca un grosso sigaro che accese e fumò con grande voluttà . Non ebbi mai un dubbio ch ' egli non avesse tenuta la scommessa . Si capisce che gli altri son fatti altrimenti di me . Mio figlio aveva da poco compiuti i tre anni quando mia moglie ebbe una buona idea . Mi consigliò , per sviziarmi , di farmi rinchiudere per qualche tempo in una casa di salute . Accettai subito , prima di tutto perché volevo che quando mio figlio fosse giunto all ' età di potermi giudicare mi trovasse equilibrato e sereno , eppoi per la ragione piú urgente che l ' Olivi stava male e minacciava di abbandonarmi per cui avrei potuto essere obbligato di prendere il suo posto da un momento all ' altro e mi consideravo poco atto ad una grande attività con tutta quella nicotina in corpo . Dapprima avevamo pensato di andare in Isvizzera , il paese classico delle case di salute , ma poi apprendemmo che a Trieste v ' era un certo dottor Muli che vi aveva aperto uno stabilimento . Incaricai mia moglie di recarsi da lui , ed egli le offerse di mettere a mia disposizione un appartamentino chiuso nel quale sarei stato sorvegliato da un ' infermiera coadiuvata anche da altre persone . Parlandomene mia moglie ora sorrideva ed ora clamorosamente rideva . La divertiva l ' idea di farmi rinchiudere ed io di cuore ne ridevo con lei . Era la prima volta ch ' essa s ' associava a me nei miei tentativi di curarmi . Fino allora ella non aveva mai presa la mia malattia sul serio e diceva che il fumo non era altro che un modo un po ' strano e non troppo noioso di vivere . Io credo ch ' essa fosse stata sorpresa gradevolmente dopo di avermi sposato di non sentirmi mai rimpiangere la mia libertà , occupato com ' ero a rimpiangere altre cose . Andammo alla casa di salute il giorno in cui l ' Olivi mi disse che in nessun caso sarebbe rimasto da me oltre il mese dopo . A casa preparammo un po ' di biancheria in un baule e subito di sera andammo dal dottor Muli . Egli ci accolse in persona alla porta . Allora il dottor Muli era un bel giovane . Si era in pieno d ' estate ed egli , piccolo , nervoso , la faccina brunita dal sole nella quale brillavano ancor meglio i suoi vivaci occhi neri , era l ' immagine dell ' eleganza , nel suo vestito bianco dal colletto fino alle scarpe . Egli destò la mia ammirazione , ma evidentemente ero anch ' io oggetto della sua . Un po ' imbarazzato , comprendendo la ragione della sua ammirazione , gli dissi : - Già : Ella non crede né alla necessità della cura né alla serietà con cui mi vi accingo . Con un lieve sorriso , che pur mi ferí , il dottore rispose : - Perché ? Forse è vero che la sigaretta è piú dannosa per lei di quanto noi medici ammettiamo . Solo non capisco perché lei , invece di cessare ex abrupto di fumare , non si sia piuttosto risolto di diminuire il numero delle sigarette che fuma . Si può fumare , ma non bisogna esagerare . In verità , a forza di voler cessare del tutto dal fumare , all ' eventualità di fumare di meno non avevo mai pensato . Ma venuto ora , quel consiglio non poteva che affievolire il mio proposito . Dissi una parola risoluta : - Giacché è deciso , lasci che tenti questa cura . - Tentare ? - e il dottore rise con aria di superiorità . - Una volta che lei vi si è accinto , la cura deve riuscire . Se Lei non vorrà usare della sua forza muscolare con la povera Giovanna , non potrà uscire di qua . Le formalità per liberarla durerebbero tanto che nel frattempo ella avrebbe dimenticato il suo vizio . Ci trovavamo nell ' appartamento che m ' era destinato a cui eravamo giunti ritornando a pianoterra dopo di essere saliti al secondo piano . - Vede ? Quella porta sbarrata impedisce la comunicazione con l ' altra parte del pianterreno dove si trova l ' uscita . Neppure Giovanna ne ha le chiavi . Essa stessa per arrivare all ' aperto deve salire al secondo piano ed ha solo lei le chiavi di quella porta che si è aperta per noi su quel pianerottolo . Del resto , al secondo piano c ' è sempre sorveglianza . Non c ' è male nevvero per una casa di salute destinata a bambini e puerpere ? E si mise a ridere , forse all ' idea di avermi rinchiuso fra bambini . Chiamò Giovanna e me la presentò . Era una piccola donnina di un ' età che non si poteva precisare e che poteva variare fra ' quaranta e i sessant ' anni . Aveva dei piccoli occhi di una luce intensa sotto ai capelli molto grigi . Il dottore le disse : - Ecco il signore col quale dovete essere pronta di fare i pugni . Essa mi guardò scrutandomi , si fece molto rossa e gridò con voce stridula : - Io farò il mio dovere , ma non posso certo lottare con lei . Se lei minaccerà , io chiamerò l ' infermiere ch ' è un uomo forte e , se non venisse subito , la lascerei andare dove vuole perché io non voglio certo rischiare la pelle ! Appresi poi che il dottore le aveva affidato quell ' incarico con la promessa di un compenso abbastanza lauto , e ciò aveva contribuito a spaventarla . Allora le sue parole m ' indispettirono . M ' ero cacciato volontariamente in una bella posizione ! - Ma che pelle d ' Egitto ! - urlai . - Chi toccherà la sua pelle ? - Mi rivolsi al dottore : - Vorrei che questa donna sia avvisata di non seccarmi ! Ho portati con me alcuni libri e vorrei essere lasciato in pace . Il dottore intervenne con qualche parola di ammonimento a Giovanna . Per scusarsi , costei continuò ad attaccarmi : - Io ho delle figliuole , due e piccine , e devo vivere . - Io non mi degnerei di ammazzarla , - risposi con accento che certo non poteva rassicurare la poverina . Il dottore la fece allontanare incaricandola di andar a prendere non so che cosa al piano superiore e , per rabbonirmi , mi propose di mettere un ' altra persona al suo posto , aggiungendo : - Non è una cattiva donna e quando le avrò raccomandato di essere piú discreta , non le darà altro motivo a lagnanze . Nel desiderio di dimostrare che non davo alcuna importanza alla persona incaricata di sorvegliarmi , mi dichiarai d ' accordo di sopportarla . Sentii il bisogno di quietarmi , levai di tasca la penultima sigaretta e la fumai avidamente . Spiegai al dottore che ne avevo prese con me solo due e che volevo cessar di fumare in punto alla mezzanotte . Mia moglie si congedò da me insieme al dottore . Mi disse sorridendo : - Giacché hai deciso cosí , sii forte . Il suo sorriso che io amavo tanto mi parve una derisione e fu proprio in quell ' istante che nel mio animo germinò un sentimento nuovo che doveva far sí che un tentativo intrapreso con tanta serietà dovesse subito miseramente fallire . Mi sentii subito male , ma seppi che cosa mi facesse soffrire soltanto quando fui lasciato solo . Una folle , amara gelosia per il giovine dottore . Lui bello , lui libero ! Lo dicevano la Venere fra ' Medici . Perché mia moglie non l ' avrebbe amato ? Seguendola , quando se ne erano andati , egli le aveva guardato i piedi elegantemente calzati . Era la prima volta che mi sentivo geloso dacché m ' ero sposato . Quale tristezza ! S ' accompagnava certamente al mio abietto stato di prigioniero ! Lottai ! Il sorriso di mia moglie era il suo solito sorriso e non una derisione per avermi eliminato dalla casa . Era certamente lei che m ' aveva fatto rinchiudere pur non accordando alcuna importanza al mio vizio ; ma certamente l ' aveva fatto per compiacermi . Eppoi non ricordavo che non era tanto facile d ' innamorarsi di mia moglie ? Se il dottore le aveva guardato i piedi , certamente l ' aveva fatto per vedere quali stivali dovesse comperare per la sua amante . Ma fumai subito l ' ultima sigaretta ; e non era la mezzanotte , ma le ventitré , un ' ora impossibile per un ' ultima sigaretta . Apersi un libro . Leggevo senz ' intendere e avevo addirittura delle visioni . La pagina su cui tenevo fisso lo sguardo si copriva della fotografia del dottor Muli in tutta la sua gloria di bellezza ed eleganza . Non seppi resistere ! Chiamai Giovanna . Forse discorrendo mi sarei quietato . Essa venne e mi guardò subito con occhio diffidente . Urlò con la sua voce stridula : - Non s ' aspetti d ' indurmi a deviare dal mio dovere . Intanto , per quietarla , mentii e le dichiarai ch ' io non ci pensavo nemmeno , che non avevo piú voglia di leggere e preferivo di far quattro chiacchiere con lei . La feci sedere a me in faccia . Proprio , mi ripugnava con quel suo aspetto da vecchia e gli occhi giovanili e mobili come quelli di tutti gli animali deboli . Compassionavo me stesso , per dover sopportare una compagnia simile ! È vero che neppure in libertà io so scegliere le compagnie che meglio mi si confacciano perché di solito sono esse che scelgono me , come fece mia moglie . Pregai Giovanna di svagarmi e poiché dichiarò di non sapermi dir nulla che valesse la mia attenzione , la pregai di raccontarmi della sua famiglia , aggiungendo che quasi tutti a questo mondo ne avevano almeno una . Essa allora obbedí e incominciò col raccontarmi che aveva dovuto mettere le sue due figliuole all ' Istituto dei Poveri . Io cominciavo ad ascoltare volentieri il suo racconto perché quei diciotto mesi di gravidanza sbrigati cosí , mi facevano ridere . Ma essa aveva un ' indole troppo polemica ed io non seppi ascoltarla quando dapprima volle provarmi ch ' essa non avrebbe potuto fare altrimenti data l ' esiguità del suo salario e che il dottore aveva avuto torto quando pochi giorni prima aveva dichiarato che due corone al giorno bastavano dacché l ' Istituto dei Poveri manteneva tutta la sua famiglia . Urlava : - E il resto ? Quando sono state provviste del cibo e dei vestiti , non hanno mica avuto tutto quello che occorre ! - E giú una filza di cose che doveva procurare alle sue figliole e che io non ricordo piú , visto che per proteggere il mio udito dalla sua voce stridula , rivolgevo di proposito il mio pensiero ad altra cosa . Ma ne ero tuttavia ferito e mi parve di aver diritto ad un compenso : - Non si potrebbe avere una sigaretta , una sola ? Io la pagherei dieci corone , ma domani , perché con me non ho neppur un soldo . Giovanna fu enormemente spaventata della mia proposta . Si mise ad urlare ; voleva chiamare subito l ' infermiere e si levò dal suo posto per uscire . Per farla tacere desistetti subito dal mio proposito e , a caso , tanto per dire qualche cosa e darmi un contegno , domandai : - Ma in questa prigione ci sarà almeno qualche cosa da bere ? Giovanna fu pronta nella risposta e , con mia meraviglia in un vero tono di conversazione , senz ' urlare : - Anzi ! Il dottore , prima di uscire mi ha consegnata questa bottiglia di cognac . Ecco la bottiglia ancora chiusa . Guardi , è intatta . Mi trovavo in condizione tale che non vedevo per me altra via d ' uscita che l ' ubriachezza . Ecco dove m ' aveva condotto la fiducia in mia moglie ! In quel momento a me pareva che il vizio del fumo non valesse lo sforzo cui m ' ero lasciato indurre . Ora non fumavo già da mezz ' ora e non ci pensavo affatto , occupato com ' ero dal pensiero di mia moglie e del dottor Muli . Ero dunque guarito del tutto , ma irrimediabilmente ridicolo ! Stappai la bottiglia e mi versai un bicchierino del liquido giallo . Giovanna stava a guardarmi a bocca aperta , ma io esitai di offrirgliene . - Potrò averne dell ' altro quando avrò vuotata questa bottiglia ? Giovanna sempre nel piú gradevole tono di conversazione mi rassicurò : - Tanto quanto ne vorrà ! Per soddisfare un suo desiderio la signora che dirige la dispensa dovrebbe levarsi magari a mezzanotte ! Io non soffersi mai d ' avarizia e Giovanna ebbe subito il suo bicchierino colmo all ' orlo . Non aveva finito di dire un grazie che già l ' aveva vuotato e subito diresse gli occhi vivaci alla bottiglia . Fu perciò lei stessa che mi diede l ' idea di ubriacarla . Ma non fu mica facile ! Non saprei ripetere esattamente quello ch ' essa mi disse , dopo aver ingoiati varii bicchierini , nel suo puro dialetto triestino , ma ebbi tutta l ' impressione di trovarmi da canto una persona che , se non fossi stato stornato dalle mie preoccupazioni , avrei potuto stare a sentire con diletto . Prima di tutto mi confidò ch ' era proprio cosí che a lei piaceva di lavorare . A tutti a questo mondo sarebbe spettato il diritto di passare ogni giorno un paio d ' ore su una poltrona tanto comoda , in faccia ad una bottiglia di liquore buono , di quello che non fa male . Tentai di conversare anch ' io . Le domandai se , quand ' era vivo suo marito , il lavoro per lei fosse stato organizzato proprio a quel modo . Essa si mise a ridere . Da vivo suo marito l ' aveva piú picchiata che baciata e , in confronto a quello ch ' essa aveva dovuto lavorare per lui , ora tutto avrebbe potuto sembrarle un riposo anche prima ch ' io a quella casa arrivassi con la mia cura . Poi Giovanna si fece pensierosa e mi domandò se credevo che i morti vedessero quello che facevano i vivi . Annuii brevemente . Ma essa volle sapere se i morti , quando arrivavano al di là , risapevano tutto quello che quaggiú era avvenuto quand ' essi erano stati ancora vivi . Per un momento la domanda valse proprio a distrarmi . Era stata poi mossa con una voce sempre piú soave perché , per non farsi sentire dai morti , Giovanna l ' aveva abbassata . - Voi , dunque - le dissi - avete tradito vostro marito . Essa mi pregò di non gridare eppoi confessò di averlo tradito , ma soltanto nei primi mesi del loro matrimonio . Poi s ' era abituata alle busse e aveva amato il suo uomo . Per conservare viva la conversazione domandai : - È dunque la prima delle vostre figliuole che deve la vita a quell ' altro ? Sempre a bassa voce essa ammise di crederlo anche in seguito a certe somiglianze . Le doleva molto di aver tradito il marito . Lo diceva , ma sempre ridendo perché son cose di cui si ride anche quando dolgono . Ma solo dacché era morto , perché prima , visto che non sapeva , la cosa non poteva aver avuto importanza . Spintovi da una certa simpatia fraterna , tentai di lenire il suo dolore e le dissi ch ' io credevo che i morti sapessero tutto , ma che di certe cose s ' infischiassero . - Solo i vivi ne soffrono ! - esclamai battendo sul tavolo il pugno . Ne ebbi una contusione alla mano e non c ' è di meglio di un dolore fisico per destare delle idee nuove . Intravvidi la possibilità che intanto ch ' io mi cruciavo al pensiero che mia moglie approfittasse della mia reclusione per tradirmi , forse il dottore si trovasse tuttavia nella casa di salute , nel quale caso io avrei potuto riavere la mia tranquillità . Pregai Giovanna di andar a vedere , dicendole che sentivo il bisogno di dire qualche cosa al dottore e promettendole in premio l ' intera bottiglia . Essa protestò che non amava di bere tanto , ma subito mi compiacque e la sentii arrampicarsi traballando sulla scala di legno fino al secondo piano per uscire dalla nostra clausura . Poi ridiscese , ma scivolò facendo un grande rumore e gridando . - Che il diavolo ti porti ! - mormorai io fervidamente . Se essa si fosse rotto l ' osso del collo la mia posizione sarebbe stata semplificata di molto . Invece arrivò a me sorridendo perché si trovava in quello stato in cui i dolori non dolgono troppo . Mi raccontò di aver parlato con l ' infermiere che andava a coricarsi , ma restava a sua disposizione a letto , per il caso in cui fossi divenuto cattivo . Sollevò la mano e con l ' indice teso accompagnò quelle parole da un atto di minaccia attenuato da un sorriso . Poi , piú seccamente , aggiunse che il dottore non era rientrato dacché era uscito con mia moglie . Proprio da allora ! Anzi per qualche ora l ' infermiere aveva sperato che fosse ritornato perché un malato avrebbe avuto bisogno di esser visto da lui . Ora non lo sperava piú . Io la guardai indagando se il sorriso che contraeva la sua faccia fosse stereotipato o se fosse nuovo del tutto e originato dal fatto che il dottore si trovava con mia moglie anziché con me , ch ' ero il suo paziente . Mi colse un ' ira da farmi girare la testa . Devo confessare che , come sempre , nel mio animo lottavano due persone di cui l ' una , la piú ragionevole , mi diceva : “ Imbecille ! Perché pensi che tua moglie ti tradisca ? Essa non avrebbe il bisogno di rinchiuderti per averne l ' opportunità . ” L ' altra ed era certamente quella che voleva fumare , mi dava pur essa dell ' imbecille , ma per gridare : “ Non ricordi la comodità che proviene dall ' assenza del marito ? Col dottore che ora è pagato da te ! ” . Giovanna , sempre bevendo , disse : - Ho dimenticato di chiudere la porta del secondo piano . Ma non voglio far piú quei due piani . Già lassú c ' è sempre della gente e lei farebbe una bella figura se tentasse di scappare . - Già ! - feci io con quel minimo d ' ipocrisia che occorreva oramai per ingannare la poverina . Poi inghiottii anch ' io del cognac e dichiarai che ormai che avevo tanto di quel liquore a mia disposizione , delle sigarette non m ' importava piú niente . Essa subito mi credette e allora le raccontai che non ero veramente io che volevo svezzarmi dal fumo . Mia moglie lo voleva . Bisognava sapere che quando io arrivavo a fumare una decina di sigarette diventavo terribile . Qualunque donna allora mi fosse stata a tiro si trovava in pericolo . Giovanna si mise a ridere rumorosamente abbandonandosi sulla sedia : - Ed è vostra moglie che v ' impedisce di fumare le dieci sigarette che occorrono ? - Era proprio cosí ! Almeno a me essa lo impediva . Non era mica sciocca Giovanna , quand ' aveva tanto cognac in corpo . Fu colta da un impeto di riso che quasi la faceva cadere dalla sedia , ma quando il fiato glielo permetteva , con parole spezzate , dipinse un magnifico quadretto suggeritole dalla mia malattia : - Dieci sigarette ... mezz ' ora ... si punta la sveglia ... eppoi ... La corressi : - Per dieci sigarette io abbisogno di un ' ora circa . Poi per aspettarne il pieno effetto occorre un ' altra ora circa , dieci minuti di piú , dieci di meno ... Improvvisamente Giovanna si fece seria e si levò senza grande fatica dalla sua sedia . Disse che sarebbe andata a coricarsi perché si sentiva un po ' di male alla testa . L ' invitai di prendere la bottiglia con sé , perché io ne avevo abbastanza di quel liquore . Ipocritamente dissi che il giorno seguente volevo che mi si procurasse del buon vino . Ma al vino essa non pensava . Prima di uscire con la bottiglia sotto il braccio mi squadrò con un ' occhiataccia che mi fece spavento . Aveva lasciata la porta aperta e dopo qualche istante cadde nel mezzo della stanza un pacchetto che subito raccolsi : conteneva undici sigarette di numero . Per essere sicura , la povera Giovanna aveva voluto abbondare . Sigarette ordinarie , ungheresi . Ma la prima che accesi fu buonissima . Mi sentii grandemente sollevato . Dapprima pensai che mi compiacevo di averla fatta a quella casa ch ' era buonissima per rinchiudervi dei bambini , ma non me . Poi scopersi che l ' avevo fatta anche a mia moglie e mi pareva di averla ripagata di pari moneta . Perché , altrimenti , la mia gelosia si sarebbe tramutata in una curiosità tanto sopportabile ? Restai tranquillo a quel posto fumando quelle sigarette nauseanti . Dopo una mezz ' ora circa ricordai che bisognava fuggire da quella casa ove Giovanna aspettava il suo compenso . Mi levai le scarpe e uscii sul corridoio . La porta della stanza di Giovanna era socchiusa e , a giudicare dalla sua respirazione rumorosa e regolare , a me parve ch ' essa dormisse . Salii con tutta prudenza fino al secondo piano ove dietro di quella porta - l ' orgoglio del dottor Muli , - infilai le scarpe . Uscii su un pianerottolo e mi misi a scendere le scale , lentamente per non destar sospetto . Ero arrivato al pianerottolo del primo piano , quando una signorina vestita con qualche eleganza da infermiera , mi seguí per domandarmi cortesemente : - Lei cerca qualcuno ? Era bellina e a me non sarebbe dispiaciuto di finire accanto a lei le dieci sigarette . Le sorrisi un po ' aggressivo : - Il dottor Muli non è in casa ? Essa fece tanto d ' occhi : - A quest ' ora non è mai qui . - Non saprebbe dirmi dove potrei trovarlo ora ? Ho a casa un malato che avrebbe bisogno di lui . Cortesemente mi diede l ' indirizzo del dottore ed io lo ripetei piú volte per farle credere che volessi ricordarlo . Non mi sarei mica tanto affrettato di andar via , ma essa , seccata , mi volse le spalle . Venivo addirittura buttato fuori della mia prigione . Da basso una donna fu pronta ad aprirmi la porta . Non avevo un soldo con me e mormorai : - La mancia gliela darò un ' altra volta . Non si può mai conoscere il futuro . Da me le cose si ripetono : non era escluso ch ' io fossi ripassato per di là . La notte era chiara e calda . Mi levai il cappello per sentir meglio la brezza della libertà . Guardai le stelle con ammirazione come se le avessi conquistate da poco . Il giorno seguente , lontano dalla casa di salute , avrei cessato di fumare . Intanto in un caffè ancora aperto mi procurai delle buone sigarette perché non sarebbe stato possibile di chiudere la mia carriera di fumatore con una di quelle sigarette della povera Giovanna . Il cameriere che me le diede mi conosceva e me le lasciò a fido . Giunto alla mia villa suonai furiosamente il campanello . Dapprima venne alla finestra la fantesca eppoi , dopo un tempo non tanto breve , mia moglie . Io l ' attesi pensando con perfetta freddezza : - Sembrerebbe che ci sia il dottor Muli . - Ma , avendomi riconosciuto , mia moglie fece echeggiare nella strada deserta il suo riso tanto sincero che sarebbe bastato a cancellare ogni dubbio . In casa m ' attardai per fare qualche atto d ' inquisitore . Mia moglie cui promisi di raccontare il giorno appresso le mie avventure ch ' essa credeva di conoscere , mi domandò : - Ma perché non ti corichi ? Per scusarmi dissi : - Mi pare che tu abbia approfittato della mia assenza per cambiar di posto a quell ' armadio . È vero ch ' io credo che le cose , in casa , sieno sempre spostate ed è anche vero che mia moglie molto spesso le sposta , ma in quel momento io guardavo ogni cantuccio per vedere se vi era nascosto il piccolo , elegante corpo del dottor Muli . Da mia moglie ebbi una buona notizia . Ritornando dalla casa di salute s ' era imbattuta nel figlio dell ' Olivi che le aveva raccontato che il vecchio stava molto meglio dopo di aver presa una medicina prescrittagli da un suo nuovo medico . Addormentandomi pensai di aver fatto bene di lasciare la casa di salute poiché avevo tutto il tempo per curarmi lentamente . Anche mio figlio che dormiva nella stanza vicina non s ' apprestava certamente ancora a giudicarmi o ad imitarmi . Assolutamente non v ' era fretta . 4 . Morte del padre Il dottore è partito ed io davvero non so se la biografia di mio padre occorra . Se descrivessi troppo minuziosamente mio padre , potrebbe risultare che per avere la mia guarigione sarebbe stato necessario di analizzare lui dapprima e si arriverebbe cosí ad una rinunzia . Procedo con coraggio perché so che se mio padre avesse avuto bisogno della stessa cura , ciò sarebbe stato per tutt ' altra malattia della mia . Ad ogni modo , per non perdere tempo , dirò di lui solo quanto possa giovare a ravvivare il ricordo di me stesso . “15 . 4 . 1890 ore 4 1/2 . Muore mio padre . U.S. ” . Per chi non lo sapesse quelle due ultime lettere non significano United States , ma ultima sigaretta . È l ' annotazione che trovo su un volume di filosofia positiva dell ' Ostwald sul quale pieno di speranza passai varie ore e che mai intesi . Nessuno lo crederebbe , ma ad onta di quella forma , quell ' annotazione registra l ' avvenimento piú importante della mia vita . Mia madre era morta quand ' io non avevo ancora quindici anni . Feci delle poesie per onorarla ciò che mai equivale a piangere e , nel dolore , fui sempre accompagnato dal sentimento che da quel momento doveva iniziarsi per me una vita seria e di lavoro . Il dolore stesso accennava ad una vita piú intensa . Poi un sentimento religioso tuttavia vivo attenuò e addolcí la grave sciagura . Mia madre continuava a vivere sebbene distante da me e poteva anche compiacersi dei successi cui andavo preparandomi . Una bella comodità ! Ricordo esattamente il mio stato di allora . Per la morte di mia madre e la salutare emozione ch ' essa m ' aveva procurata , tutto da me doveva migliorarsi . Invece la morte di mio padre fu una vera , grande catastrofe . Il paradiso non esisteva piú ed io poi , a trent ' anni , ero un uomo finito . Anch ' io ! M ' accorsi per la prima volta che la parte piú importante e decisiva della mia vita giaceva dietro di me , irrimediabilmente . Il mio dolore non era solo egoistico come potrebbe sembrare da queste parole . Tutt ' altro ! Io piangevo lui e me , e me solo perché era morto lui . Fino ad allora io ero passato di sigaretta in sigaretta e da una facoltà universitaria all ' altra , con una fiducia indistruttibile nelle mie capacità . Ma io credo che quella fiducia che rendeva tanto dolce la vita , sarebbe continuata magari fino ad oggi , se mio padre non fosse morto . Lui morto non c ' era piú una dimane ove collocare il proposito . Tante volte , quando ci penso , resto stupito della stranezza per cui questa disperazione di me e del mio avvenire si sia prodotta alla morte di mio padre e non prima . Sono in complesso cose recenti e per ricordare il mio enorme dolore e ogni particolare della sventura non ho certo bisogno di sognare come vogliono i signori dell ' analisi . Ricordo tutto , ma non intendo niente . Fino alla sua morte io non vissi per mio padre . Non feci alcuno sforzo per avvicinarmi a lui e , quando si poté farlo senz ' offenderlo , lo evitai . All ' Università tutti lo conoscevano col nomignolo ch ' io gli diedi di vecchio Silva manda denari . Ci volle la malattia per legarmi a lui ; la malattia che fu subito la morte , perché brevissima e perché il medico lo diede subito per spacciato . Quand ' ero a Trieste ci vedevamo sí e no per un ' oretta al giorno , al massimo . Mai non fummo tanto e sí a lungo insieme , come nel mio pianto . Magari l ' avessi assistito meglio e pianto meno ! Sarei stato meno malato . Era difficile di trovarsi insieme anche perché fra me e lui , intellettualmente non c ' era nulla di comune . Guardandoci , avevamo ambedue lo stesso sorriso di compatimento , reso in lui piú acido da una viva paterna ansietà per il mio avvenire ; in me , invece , tutto indulgenza , sicuro com ' ero che le sue debolezze oramai erano prive di conseguenze , tant ' è vero ch ' io le attribuivo in parte all ' età . Egli fu il primo a diffidare della mia energia e , - a me sembra , - troppo presto . Epperò io sospetto , che , pur senza l ' appoggio di una convinzione scientifica , egli diffidasse di me anche perché ero stato fatto da lui , ciò che serviva - e qui con fede scientifica sicura - ad aumentare la mia diffidenza per lui . Egli godeva però della fama di commerciante abile , ma io sapevo che i suoi affari da lunghi anni erano diretti dall ' Olivi . Nell ' incapacità al commercio v ' era una somiglianza fra di noi , ma non ve ne erano altre ; posso dire che , fra noi due , io rappresentavo la forza e lui la debolezza . Già quello che ho registrato in questi fascicoli prova che in me c ' è e c ' è sempre stato - forse la mia massima sventura - un impetuoso conato al meglio . Tutti i miei sogni di equilibrio e di forza non possono essere definiti altrimenti . Mio padre non conosceva nulla di tutto ciò . Egli viveva perfettamente d ' accordo sul modo come l ' avevano fatto ed io devo ritenere ch ' egli mai abbia compiuti degli sforzi per migliorarsi . Fumava il giorno intero e , dopo la morte di mamma , quando non dormiva , anche di notte . Beveva anche discretamente ; da gentleman , di sera , a cena , tanto da essere sicuro di trovare il sonno pronto non appena posata la testa sul guanciale . Ma , secondo lui , il fumo e l ' alcool erano dei buoni medicinali . In quanto concerne le donne , dai parenti appresi che mia madre aveva avuto qualche motivo di gelosia . Anzi pare che la mite donna abbia dovuto intervenire talvolta violentemente per tenere a freno il marito . Egli si lasciava guidare da lei che amava e rispettava , ma pare ch ' essa non sia mai riuscita ad avere da lui la confessione di alcun tradimento , per cui morí nella fede di essersi sbagliata . Eppure i buoni parenti raccontano ch ' essa ha trovato il marito quasi in flagrante dalla propria sarta . Egli si scusò con un accesso di distrazione e con tanta costanza che fu creduto . Non vi fu altra conseguenza che quella che mia madre non andò piú da quella sarta e mio padre neppure . Io credo che nei suoi panni io avrei finito col confessare , ma che poi non avrei saputo abbandonare la sarta , visto ch ' io metto le radici dove mi soffermo . Mio padre sapeva difendere la sua quiete da vero pater familias . L ' aveva questa quiete nella sua casa e nell ' animo suo . Non leggeva che dei libri insulsi e morali . Non mica per ipocrisia , ma per la piú sincera convinzione : penso ch ' egli sentisse vivamente la verità di quelle prediche morali e che la sua coscienza fosse quietata dalla sua adesione sincera alla virtú . Adesso che invecchio e m ' avvicino al tipo del patriarca , anch ' io sento che un ' immoralità predicata è piú punibile di un ' azione immorale . Si arriva all ' assassinio per amore o per odio ; alla propaganda dell ' assassinio solo per malvagità . Avevamo tanto poco di comune fra di noi , ch ' egli mi confessò che una delle persone che piú l ' inquietavano a questo mondo ero io . Il mio desiderio di salute m ' aveva spinto a studiare il corpo umano . Egli , invece , aveva saputo eliminare dal suo ricordo ogni idea di quella spaventosa macchina . Per lui il cuore non pulsava e non v ' era bisogno di ricordare valvole e vene e ricambio per spiegare come il suo organismo viveva . Niente movimento perché l ' esperienza diceva che quanto si moveva finiva coll ' arrestarsi . Anche la terra era per lui immobile e solidamente piantata su dei cardini . Naturalmente non lo disse mai , ma soffriva se gli si diceva qualche cosa che a tale concezione non si conformasse . M ' interruppe con disgusto un giorno che gli parlai degli antipodi . Il pensiero di quella gente con la testa all ' ingiú gli sconvolgeva lo stomaco . Egli mi rimproverava due altre cose : la mia distrazione e la mia tendenza a ridere delle cose piú serie . In fatto di distrazione egli differiva da me per un certo suo libretto in cui notava tutto quello ch ' egli voleva ricordare e che rivedeva piú volte al giorno . Credeva cosí di aver vinta la sua malattia e non ne soffriva piú . Impose quel libretto anche a me , ma io non vi registrai che qualche ultima sigaretta . In quanto al mio disprezzo per le cose serie , io credo ch ' egli avesse il difetto di considerare come serie troppe cose di questo mondo . Eccone un esempio : quando , dopo di essere passato dagli studii di legge a quelli di chimica , io ritornai col suo permesso ai primi , egli mi disse bonariamente : - Resta però assodato che tu sei un pazzo . Io non me ne offesi affatto e gli fui tanto grato della sua condiscendenza , che volli premiarlo facendolo ridere . Andai dal dottor Canestrini a farmi esaminare per averne un certificato . La cosa non fu facile perché dovetti sottomettermi perciò a lunghe e minuziose disamine . Ottenutolo , portai trionfalmente quel certificato a mio padre , ma egli non seppe riderne . Con accento accorato e con le lacrime agli occhi esclamò : - Ah ! Tu sei veramente pazzo ! E questo fu il premio della mia faticosa e innocua commediola . Non me la perdonò mai e perciò mai ne rise . Farsi visitare da un medico per ischerzo ? Far redigere per ischerzo un certificato munito di bolli ? Cose da pazzi ! Insomma io , accanto a lui , rappresentavo la forza e talvolta penso che la scomparsa di quella debolezza , che mi elevava , fu sentita da me come una diminuzione . Ricordo come la sua debolezza fu provata allorché quella canaglia dell ' Olivi lo indusse a fare testamento . All ' Olivi premeva quel testamento che doveva mettere i miei affari sotto la sua tutela e pare abbia lavorato a lungo il vecchio per indurlo a quell ' opera tanto penosa . Finalmente mio padre vi si decise , ma la sua larga faccia serena s ' oscurò . Pensava costantemente alla morte come se con quell ' atto avesse avuto un contatto con essa . Una sera mi domandò : - Tu credi che quando si è morti tutto cessi ? Al mistero della morte io ci penso ogni giorno , ma non ero ancora in grado di dargli le informazioni ch ' egli domandava . Per fargli piacere inventai la fede piú lieta nel nostro futuro . - Io credo che sopravviva il piacere , perché il dolore non è piú necessario . La dissoluzione potrebbe ricordare il piacere sessuale . Certo sarà accompagnata dal senso della felicità e del riposo visto che la ricomposizione è tanto faticosa . La dissoluzione dovrebb ' essere il premio della vita ! Feci un bel fiasco . Si era ancora a tavola dopo cena . Egli , senza rispondere , si levò dalla sedia , vuotò ancora il suo bicchiere e disse : - Non è questa l ' ora di filosofare specialmente con te ! E uscí . Dispiacente lo seguii e pensai di restare con lui per distoglierlo dai pensieri tristi . M ' allontanò dicendomi che gli ricordavo la morte e i suoi piaceri . Non sapeva dimenticare il testamento finché non me ne aveva data comunicazione . Se ne ricordava ogni qualvolta mi vedeva . Una sera scoppiò : - Devo dirti che ho fatto testamento . Io , per stornarlo dal suo incubo , vinsi subito la sorpresa che mi produsse la sua comunicazione e gli dissi : - Io non avrò mai questo disturbo perché spero che prima di me muoiano tutti i miei eredi ! Egli subito si inquietò del mio riso su una cosa tanto seria e ritrovò tutto il suo desiderio di punirmi . Cosí gli fu facile di raccontarmi il bel tiro che m ' aveva fatto mettendomi sotto la tutela dell ' Olivi . Devo dirlo : io mi dimostrai un buon ragazzo ; rinunziai a fare un ' obiezione qualunque pur di strapparlo a quel pensiero che lo faceva soffrire . Dichiarai che qualunque fosse stata la sua ultima volontà io mi vi sarei adattato . - Forse - aggiunsi - io saprò comportarmi in modo che tu ti troverai indotto a cambiare le tue ultime volontà . Ciò gli piacque anche perché vedeva ch ' io gli attribuivo una vita lunga , anzi lunghissima . Tuttavia volle da me addirittura un giuramento , che se egli non avesse disposto altrimenti , io non avrei mai tentato di sminuire le facoltà dell ' Olivi . Io giurai visto ch ' egli non volle contentarsi della mia parola d ' onore . Fui tanto mite allora , che quando sono torturato dal rimorso di non averlo amato abbastanza prima che morisse , rievoco sempre quella scena . Per essere sincero devo dire che la rassegnazione alle sue disposizioni mi fu facile perché in quell ' epoca l ' idea di essere costretto a non lavorare m ' era piuttosto simpatica . Circa un anno prima della sua morte , io seppi una volta intervenire abbastanza energicamente a vantaggio della sua salute . M ' aveva confidato di sentirsi male ed io lo costrinsi di andare da un medico dal quale anche lo accompagnai . Costui prescrisse qualche medicinale e ci disse di ritornare da lui qualche settimana dopo . Ma mio padre non volle , dichiarando che odiava i medici quanto i becchini e non prese neppure la medicina prescrittagli perché anch ' essa gli ricordava medici e becchini . Restò per un paio di ore senza fumare e per un solo pasto senza vino . Si sentí molto bene quando poté congedarsi dalla cura , e io , vedendolo piú lieto , non ci pensai piú . Poi lo vidi talvolta triste . Ma mi sarei meravigliato di vederlo lieto , solo e vecchio com ' era . Una sera della fine di marzo arrivai un po ' piú tardi del solito a casa . Niente di male : ero caduto nelle mani di un dotto amico che aveva voluto confidarmi certe sue idee sulle origini del Cristianesimo . Era la prima volta che si voleva da me ch ' io pensassi a quelle origini , eppure m ' adattai alla lunga lezione per compiacere l ' amico . Piovigginava e faceva freddo . Tutto era sgradevole e fosco , compresi i Greci e gli Ebrei di cui il mio amico parlava , ma pure m ' adattai a quella sofferenza per ben due ore . La mia solita debolezza ! Scommetto che oggi ancora sono tanto incapace di resistenza , che se qualcuno ci si mettesse sul serio potrebbe indurmi a studiare per qualche tempo l ' astronomia . Entrai nel giardino che circonda la nostra villa . A questa si accedeva per una breve strada carrozzabile . Maria , la nostra cameriera , m ' aspettava alla finestra e sentendomi avvicinare gridò nell ' oscurità : - È lei , signor Zeno ? Maria era una di quelle fantesche come non se ne trovano piú . Era da noi da una quindicina d ' anni . Metteva mensilmente alla Cassa di Risparmio una parte della sua paga per i suoi vecchi anni , risparmi che però non le servirono perché essa morí in casa nostra poco dopo il mio matrimonio sempre lavorando . Essa mi raccontò che mio padre era ritornato a casa da qualche ora , ma che aveva voluto attendermi a cena . Allorché essa aveva insistito perché egli intanto mangiasse , era stata mandata via con modi poco gentili . Poi egli aveva domandato di me parecchie volte , inquieto e ansioso . Maria mi fece intendere che pensava che mio padre non si sentisse bene . Gli attribuiva una difficoltà di parola e il respiro mozzo . Debbo dire ch ' essendo sempre sola con lui , essa spesso s ' era fitto in testa il pensiero ch ' egli fosse malato . Aveva poche cose da osservare la povera donna nella casa solitaria e - dopo l ' esperienza fatta con mia madre - essa s ' aspettava che tutti avessero da morire prima di lei . Corsi alla camera da pranzo con una certa curiosità e non ancora impensierito . Mio padre si levò subito dal sofà su cui giaceva e m ' accolse con una grande gioia che non seppe commovermi perché vi scorsi prima di tutto l ' espressione di un rimprovero . Ma intanto bastò a tranquillarmi perché la gioia mi parve un segno di salute . Non scorsi in lui traccia di quel balbettamento e respiro mozzo di cui aveva parlato Maria . Ma , invece di rimproverarmi , egli si scusò d ' essere stato caparbio . - Che vuoi farci ? - mi disse bonariamente . - Siamo noi due soli a questo mondo e volevo vederti prima di coricarmi . Magari mi fossi comportato con semplicità e avessi preso fra le mie braccia il mio caro babbo divenuto per malattia tanto mite e affettuoso ! Invece cominciai a fare freddamente una diagnosi : Il vecchio Silva si era tanto mitigato ? Che fosse malato ? Lo guardai sospettosamente e non trovai di meglio che di fargli un rimprovero : - Ma perché hai atteso finora per mangiare ? Potevi mangiare , eppoi attendermi ! Egli rise assai giovanilmente : - Si mangia meglio in due . Poteva questa lietezza essere anche il segno di un buon appetito : io mi tranquillai e mi misi a mangiare . Con le sue ciabatte di casa , con passo malfermo , egli s ' accostò al desco e occupò il suo posto solito . Poi stette a guardarmi come mangiavo , mentre lui , dopo un paio di cucchiaiate scarse , non prese altro cibo e allontanò anche da sé il piatto che gli ripugnava . Ma il sorriso persisteva sulla sua vecchia faccia . Soltanto mi ricordo , come se si trattasse di cosa avvenuta ieri , che un paio di volte ch ' io lo guardai negli occhi , egli stornò il suo sguardo dal mio . Si dice che ciò è un segno di falsità , mentre io ora so ch ' è un segno di malattia . L ' animale malato non lascia guardare nei pertugi pei quali si potrebbe scorgere la malattia , la debolezza . Egli aspettava sempre di sentire come io avessi impiegato quelle tante ore in cui egli m ' aveva atteso . E vedendo che ci teneva tanto , cessai per un istante di mangiare e gli dissi secco , secco , ch ' io fino a quell ' ora avevo discusse le origini del Cristianesimo . Mi guardò dubbioso e perplesso : - Anche tu , ora , pensi alla religione ? Era evidente che gli avrei dato una grande consolazione se avessi accettato di pensarci con lui . Invece io , che finché mio padre era vivo mi sentivo combattivo ( e poi non piú ) risposi con una di quelle solite frasi che si sentono tutti i giorni nei caffè situati presso le Università : - Per me la religione non è altro che un fenomeno qualunque che bisogna studiare . - Fenomeno ? - fece lui sconcertato . Cercò una pronta risposta e aperse la bocca per darla . Poi esitò e guardò il secondo piatto , che giusto allora Maria gli offerse e ch ' egli non toccò . Quindi per tapparsi meglio la bocca , vi ficcò un mozzicone di sigaro che accese e che lasciò subito spegnere . S ' era cosí concessa una sosta per riflettere tranquillamente . Per un istante mi guardò risoluto : - Tu non vorrai ridere della religione ? Io , da quel perfetto studente scioperato che sono sempre stato , con la bocca piena , risposi : - Ma che ridere ! Io studio ! Egli tacque e guardò lungamente il mozzicone di sigaro che aveva deposto su un piatto . Capisco ora perché egli mi avesse detto ciò . Capisco ora tutto quello che passò per quella mente già torbida , e sono sorpreso di non averne capito nulla allora . Credo che allora nel mio animo mancasse l ' affetto che fa intendere tante cose . Poi mi fu tanto facile ! Egli evitava di affrontare il mio scetticismo : una lotta troppo difficile per lui in quel momento ; ma riteneva di poter attaccarlo mitemente di fianco come conveniva ad un malato . Ricordo che quando parlò , il suo respiro mozzava e ritardava la sua parola . È una grande fatica prepararsi ad un combattimento . Ma pensavo ch ' egli non si sarebbe rassegnato di coricarsi senza darmi il fatto mio e mi preparai a discussioni che poi non vennero . - Io - disse , sempre guardando il suo mozzicone di sigaro oramai spento , - sento come la mia esperienza e la scienza mia della vita sono grandi . Non si vivono inutilmente tanti anni . Io so molte cose e purtroppo non so insegnartele tutte come vorrei . Oh , quanto lo vorrei ! Vedo dentro nelle cose , e anche vedo quello ch ' è giusto e vero e anche quello che non lo è . Non c ' era da discutere . Borbottai poco convinto e sempre mangiando : - Sí ! Papà ! Non volevo offenderlo . - Peccato che sei venuto tanto tardi . Prima ero meno stanco e avrei saputo dirti molte cose . Pensai che volesse ancora seccarmi perché ero venuto tardi e gli proposi di lasciare quella discussione per il giorno dopo . - Non si tratta di una discussione - rispose egli trasognato - ma di tutt ' altra cosa . Una cosa che non si può discutere e che saprai anche tu non appena te l ' avrò detta . Ma il difficile è dirla ! Qui ebbi un dubbio : - Non ti senti bene ? - Non posso dire di star male , ma sono molto stanco e vado subito a dormire . Suonò il campanello e nello stesso tempo chiamò Maria con la voce . Quand ' essa venne , egli domandò se nella sua stanza tutto era pronto . S ' avviò poi subito strascicando le ciabatte al suolo . Giunto accanto a me , chinò la testa per offrirmi la sua guancia al bacio di ogni sera . Vedendolo moversi cosí malsicuro , ebbi di nuovo il dubbio che stesse male e glielo domandai . Ripetemmo ambedue piú volte le stesse parole ed egli mi confermò ch ' era stanco ma non malato . Poi soggiunse : - Adesso penserò alle parole che ti dirò domani . Vedrai come ti convinceranno . - Papà - dichiarai io commosso - ti sentirò volentieri . Vedendomi tanto disposto a sottomettermi alla sua esperienza , egli esitò di lasciarmi : bisognava pur approfittare di un momento tanto favorevole ! Si passò la mano sulla fronte e sedette sulla sedia sulla quale s ' era appoggiato per porgermi la sua guancia al bacio . Ansava leggermente . - Curioso ! - disse . - Non so dirti nulla , proprio nulla . Guardò intorno a sé come se avesse cercato di fuori quello che nel suo interno non arrivava ad afferrare . - Eppure so tante cose , anzi tutte le cose io so . Dev ' essere l ' effetto della mia grande esperienza . Non soffriva tanto di non saper esprimersi perché sorrise alla propria forza , alla propria grandezza . Io non so perché non abbia chiamato subito il dottore . Invece debbo confessarlo con dolore e rimorso : considerai le parole di mio padre come dettate da una presunzione ch ' io credevo di aver piú volte constatata in lui . Non poteva però sfuggirmi l ' evidenza della sua debolezza e solo perciò non discussi . Mi piaceva di vederlo felice nella sua illusione di essere tanto forte quand ' era invece debolissimo . Ero poi lusingato dall ' affetto che mi dimostrava manifestando il desiderio di consegnarmi la scienza di cui si credeva possessore , per quanto fossi convinto di non poter apprendere niente da lui . E per lusingarlo e dargli pace gli raccontai che non doveva sforzarsi per trovare subito le parole che gli mancavano , perché in frangenti simili i piú alti scienziati mettevano le cose troppo complicate in deposito in qualche cantuccio del cervello perché si semplificassero da sé . Egli rispose : - Quello ch ' io cerco non è complicato affatto . Si tratta anzi di trovare una parola , una sola e la troverò ! Ma non questa notte perché farò tutto un sonno , senza il piú piccolo pensiero . Tuttavia non si levò dalla sedia . Esitante e scrutando per un istante il mio viso , mi disse : - Ho paura che non saprò dire a te quello che penso , solo perché tu hai l ' abitudine di ridere di tutto . Mi sorrise come se avesse voluto pregarmi di non risentirmi per le sue parole , si alzò dalla sedia e mi offerse per la seconda volta la sua guancia . Io rinunziai a discutere e convincerlo che a questo mondo v ' erano molte cose di cui si poteva e doveva ridere e volli rassicurarlo con un forte abbraccio . Il mio gesto fu forse troppo forte , perché egli si svincolò da me piú affannato di prima , ma certo fu da lui inteso il mio affetto , perché mi salutò amichevolmente con la mano . - Andiamo a letto ! - disse con gioia e uscí seguito da Maria . E rimasto solo ( strano anche questo ! ) non pensai alla salute di mio padre , ma , commosso e - posso dirlo - con ogni rispetto filiale , deplorai che una mente simile che mirava a mète alte , non avesse trovata la possibilità di una coltura migliore . Oggi che scrivo , dopo di aver avvicinata l ' età raggiunta da mio padre , so con certezza che un uomo può avere il sentimento di una propria altissima intelligenza che non dia altro segno di sé fuori di quel suo forte sentimento . Ecco : si dà un forte respiro e si accetta e si ammira tutta la natura com ' è e come , immutabile , ci è offerta : con ciò si manifesta la stessa intelligenza che volle la Creazione intera . Da mio padre è certo che nell ' ultimo istante lucido della sua vita , il suo sentimento d ' intelligenza fu originato da una sua improvvisa ispirazione religiosa , tant ' è vero che s ' indusse a parlarmene perché io gli avevo raccontato di essermi occupato delle origini del Cristianesimo . Ora però so anche che quel sentimento era il primo sintomo dell ' edema cerebrale . Maria venne a sparecchiare e a dirmi che le sembrava che mio padre si fosse subito addormentato . Cosí andai a dormire anch ' io del tutto rasserenato . Fuori il vento soffiava e urlava . Lo sentivo dal mio letto caldo come una ninna nanna che s ' allontanò sempre di piú da me , perché mi immersi nel sonno . Non so per quanto tempo io abbia dormito . Fui destato da Maria . Pare che piú volte essa fosse venuta nella mia stanza a chiamarmi e fosse poi corsa via . Nel mio sonno profondo ebbi dapprima un certo turbamento , poi intravvidi la vecchia che saltava per la camera e infine capii . Mi voleva svegliare , ma quando vi riuscí , essa non era piú nella mia stanza . Il vento continuava a cantarmi il sonno ed io , per essere veritiero , debbo confessare che andai alla stanza di mio padre col dolore di essere stato strappato dal mio sonno . Ricordavo che Maria vedeva sempre mio padre in pericolo . Guai a lei se egli non fosse stato ammalato questa volta ! La stanza di mio padre , non grande , era ammobiliata un po ' troppo . Alla morte di mia madre , per dimenticare meglio , egli aveva cambiato stanza , portando con sé nel nuovo ambiente piú piccolo , tutti i suoi mobili . La stanza illuminata scarsamente da una fiammella a gas posta sul tavolo da notte molto basso , era tutta in ombra . Maria sosteneva mio padre che giaceva supino , ma con una parte del busto sporgente dal letto . La faccia di mio padre coperta di sudore rosseggiava causa la luce vicina . La sua testa poggiava sul petto fedele di Maria . Ruggiva dal dolore e la bocca era tanto inerte che ne colava la saliva giú per il mento . Guardava immoto la parete di faccia e non si volse quand ' io entrai . Maria mi raccontò di aver sentito il suo lamento e di essere arrivata in tempo per impedirgli di cadere dal letto . Prima - essa assicurava - egli s ' era agitato di piú , mentre ora le pareva relativamente tranquillo , ma non si sarebbe rischiata di lasciarlo solo . Voleva forse scusarsi di avermi chiamato mentre io già avevo capito che aveva fatto bene a destarmi . Parlandomi essa piangeva , ma io ancora non piansi con lei ed anzi l ' ammonii di stare zitta e di non aumentare coi suoi lamenti lo spavento di quell ' ora . Non avevo ancora capito tutto . La poverina fece ogni sforzo per calmare i suoi singulti . M ' avvicinai all ' orecchio di mio padre e gridai : - Perché ti lamenti , papà ? Ti senti male ? Credo ch ' egli sentisse , perché il suo gemito si fece piú fioco ed egli stornò l ' occhio dalla parete di faccia come se avesse tentato di vedermi ; ma non arrivò a rivolgerlo a me . Piú volte gli gridai nell ' orecchio la stessa domanda e sempre con lo stesso esito . Il mio contegno virile sparve subito . Mio padre , a quell ' ora , era piú vicino alla morte che a me , perché il mio grido non lo raggiungeva piú . Mi prese un grande spavento e ricordai prima di tutto le parole che avevamo scambiate la sera prima . Poche ore dopo egli s ' era mosso per andar a vedere chi di noi due avesse ragione . Curioso ! Il mio dolore veniva accompagnato dal rimorso . Celai il capo sul guanciale stesso di mio padre e piansi disperatamente emettendo i singulti che poco prima avevo rimproverati a Maria . Toccò ora a lei di calmarmi , ma lo fece in modo strano . Mi esortava alla calma parlando però di mio padre , che tuttavia gemeva con gli occhi anche troppo aperti , come di un uomo morto . - Poverino ! - diceva . - Morire cosí ! Con questa ricca e bella chioma . - L ' accarezzava . Era vero . La testa di mio padre era incoronata da una ricca , bianca chioma ricciuta , mentre io a trent ' anni avevo già i capelli molto radi . Non ricordai che a questo mondo c ' erano i medici e che si supponeva che talvolta portassero la salvezza . Io avevo già vista la morte su quella faccia sconvolta dal dolore e non speravo piú . Fu Maria che per prima parlò del medico e andò poi a destare il contadino per mandarlo in città . Restai solo a sostenere mio padre per una decina di minuti che mi parvero un ' eternità . Ricordo che cercai di mettere nelle mie mani , che toccavano quel corpo torturato , tutta la dolcezza che aveva invaso il mio cuore . Le parole egli non poteva sentirle . Come avrei fatto a fargli sapere che l ' amavo tanto ? Quando venne il contadino , mi recai nella mia stanza per scrivere un biglietto e mi fu difficile di mettere insieme quel paio di parole che dovevano dare al dottore un ' idea del caso onde potesse portare subito con sé anche dei medicinali . Continuamente vedevo dinanzi a me la sicura imminente morte di mio padre e mi domandavo : “ Che cosa farò io ora a questo mondo ? ” . Poi seguirono delle lunghe ore d ' attesa . Ho un ricordo abbastanza esatto di quelle ore . Dopo la prima non occorse piú sostenere mio padre che giaceva privo di sensi composto nel letto . Il suo gemito era cessato , ma la sua insensibilità era assoluta . Aveva una respirazione frettolosa , che io , quasi inconsciamente , imitavo . Non potevo respirare a lungo su quel metro e m ' accordavo delle soste sperando di trascinare con me al riposo anche l ' ammalato . Ma egli correva avanti instancabile . Tentammo invano di fargli prendere un cucchiaio di tè . La sua incoscienza diminuiva quando si trattava di difendersi da un nostro intervento . Risoluto , chiudeva i denti . Anche nell ' incoscienza veniva accompagnato da quella sua indomabile ostinazione . Molto prima dell ' alba la sua respirazione mutò di ritmo . Si raggruppò in periodi che esordivano con alcune respirazioni lente che avrebbero potuto sembrare di uomo sano , alle quali seguivano altre frettolose che si fermavano in una sosta lunga , spaventosa , che a Maria e a me sembrava l ' annunzio della morte . Ma il periodo riprendeva sempre circa eguale , un periodo musicale di una tristezza infinita , cosí privo di colore . Quella respirazione che non fu sempre uguale , ma sempre rumorosa , divenne come una parte di quella stanza . Da quell ' ora vi fu sempre , per lungo e lungo tempo ! Passai alcune ore gettato su un sofà , mentre Maria stava seduta accanto al letto . Su quel sofà piansi le mie piú cocenti lacrime . Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare , senz ' obbiezioni , il destino . Piangevo perché perdevo il padre per cui ero sempre vissuto . Non importava che gli avessi tenuto poca compagnia . I miei sforzi per diventare migliore non erano stati fatti per dare una soddisfazione a lui ? Il successo cui anelavo doveva bensí essere anche il mio vanto verso di lui , che di me aveva sempre dubitato , ma anche la sua consolazione . Ed ora invece egli non poteva piú aspettarmi e se ne andava convinto della mia insanabile debolezza . Le mie lacrime erano amarissime . Scrivendo , anzi incidendo sulla carta tali dolorosi ricordi , scopro che l ' immagine che m ' ossessionò al primo mio tentativo di vedere nel mio passato , quella locomotiva che trascina una sequela di vagoni su per un ' erta , io l ' ebbi per la prima volta ascoltando da quel sofà il respiro di mio padre . Vanno cosí le locomotive che trascinano dei pesi enormi : emettono degli sbuffi regolari che poi s ' accelerano e finiscono in una sosta , anche quella una sosta minacciosa perché chi ascolta può temere di veder finire la macchina e il suo traino a precipizio a valle . Davvero ! Il mio primo sforzo di ricordare , m ' aveva riportato a quella notte , alle ore piú importanti della mia vita . Il dottore Coprosich arrivò alla villa quando ancora non albeggiava , accompagnato da un infermiere che portava una cassetta di medicinali . Aveva dovuto venir a piedi perché , a causa del violento uragano , non aveva trovata una vettura . Lo accolsi piangendo ed egli mi trattò con grande dolcezza incorandomi anche a sperare . Eppure devo subito dire , che dopo quel nostro incontro , a questo mondo vi sono pochi uomini che destino in me una cosí viva antipatia come il dottor Coprosich . Egli , oggi , vive ancora , decrepito e circondato dalla stima di tutta la città . Quando lo scorgo cosí indebolito e incerto camminare per le vie in cerca di un poco d ' attività e d ' aria , in me , ancora adesso , si rinnova l ' avversione . Allora il dottore avrà avuto poco piú di quarant ' anni . S ' era dedicato molto alla medicina legale e , per quanto fosse notoriamente un buonissimo italiano , gli venivano affidate dalle imperial regie autorità le perizie piú importanti . Era un uomo magro e nervoso , la faccia insignificante rilevata dalla calvizie che gli simulava una fronte altissima . Un ' altra sua debolezza gli dava dell ' importanza : quando levava gli occhiali ( e lo faceva sempre quando voleva meditare ) i suoi occhi accecati guardavano accanto o al disopra del suo interlocutore e avevano il curioso aspetto degli occhi privi di colore di un statua , minacciosi o , forse , ironici . Erano degli occhi spiacevoli allora . Se aveva da dire anche una sola parola rimetteva sul naso gli occhiali ed ecco che i suoi occhi ridivenivano quelli di un buon borghese qualunque che esamina accuratamente le cose di cui parla . Si sedette in anticamera e riposò per qualche minuto . Mi domandò di raccontargli esattamente quello ch ' era avvenuto dal primo allarme fino al suo arrivo . Si levò gli occhiali e fissò con i suoi occhi strani la parete dietro di me . Cercai di essere esatto , ciò che non fu facile dato lo stato in cui mi trovavo . Ricordavo anche che il dottor Coprosich non tollerava che le persone che non sapevano di medicina usassero termini medici atteggiandosi a sapere qualche cosa di quella materia . E quando arrivai a parlare di quella che a me era apparsa quale una “ respirazione cerebrale ” egli si mise gli occhiali per dirmi : “ Adagio con le definizioni . Vedremo poi di che si tratti ” . Avevo parlato anche del contegno strano di mio padre , della sua ansia di vedermi , della sua fretta di coricarsi . Non gli riferii i discorsi strani di mio padre : forse temevo di essere costretto di dire qualche cosa delle risposte che allora io a mio padre avevo dato . Raccontai però che papà non arrivava ad esprimersi con esattezza e che pareva pensasse intensamente a qualche cosa che s ' aggirava nella sua testa e ch ' egli non arrivava a formulare . Il dottore , con tanto d ' occhiali sul naso , esclamò trionfalmente : - So quello che s ' aggirava nella sua testa ! Lo sapevo anch ' io , ma non lo dissi per non far arrabbiare il dottor Coprosich : erano gli edemi . Andammo al letto dell ' ammalato . Con l ' aiuto dell ' infermiere egli girò e rigirò quel povero corpo inerte per un tempo che a me parve lunghissimo . Lo ascoltò e lo esplorò . Tentò di farsi aiutare dal paziente stesso , ma invano . - Basta ! - disse ad un certo punto . Mi si avvicinò con gli occhiali in mano guardando il pavimento e , con un sospiro , mi disse : - Abbiate coraggio ! È un caso gravissimo . Andammo alla mia stanza ove egli si lavò anche la faccia . Era perciò senza occhiali e quando l ' alzò per asciugarla , la sua testa bagnata sembrava la testina strana di un amuleto fatta da mani inesperte . Ricordò di averci visti alcuni mesi prima ed espresse meraviglia perché non fossimo piú ritornati da lui . Anzi aveva creduto che lo avessimo abbandonato per altro medico ; egli allora aveva ben chiaramente dichiarato che mio padre abbisognava di cure . Quando rimproverava , cosí senz ' occhiali , era terribile . Aveva alzata la voce e voleva spiegazioni . I suoi occhi le cercavano dappertutto . Certo egli aveva ragione ed io meritavo dei rimproveri . Debbo dire qui , che sono sicuro che non è per quelle parole che io odio il dottor Coprosich . Mi scusai raccontandogli dell ' avversione di mio padre per medici e medicine ; parlavo piangendo e il dottore , con bontà generosa , cercò di quietarmi dicendomi che se anche fossimo ricorsi a lui prima , la sua scienza avrebbe potuto tutt ' al piú ritardare la catastrofe cui assistevamo ora , ma non impedirla . Però , come continuò a indagare sui precedenti della malattia , ebbe nuovi argomenti di rimprovero per me . Egli voleva sapere se mio padre in quegli ultimi mesi si fosse lagnato delle sue condizioni di salute , del suo appetito e del suo sonno . Non seppi dirgli nulla di preciso ; neppure se mio padre avesse mangiato molto o poco a quel tavolo a cui sedevamo giornalmente insieme . L ' evidenza della mia colpa m ' atterrò , ma il dottore non insistette affatto nelle domande . Apprese da me che Maria lo vedeva sempre moribondo e ch ' io perciò la deridevo . Egli stava pulendosi le orecchie , guardando in alto . - Fra un paio d ' ore probabilmente ricupererà la coscienza almeno in parte , - disse . - C ' è qualche speranza dunque ? - esclamai io . - Nessunissima ! - rispose seccamente . - Però le mignatte non sbagliano mai in questo caso . Ricupererà di sicuro un po ' della sua coscienza , forse per impazzire . Alzò le spalle e rimise a posto l ' asciugamano . Quell ' alzata di spalle significava proprio un disdegno per l ' opera propria e m ' incoraggiò a parlare . Ero pieno di terrore all ' idea che mio padre avesse potuto rimettersi dal suo torpore per vedersi morire , ma senza quell ' alzata di spalle non avrei avuto il coraggio di dirlo . - Dottore ! - supplicai . - Non le pare sia una cattiva azione di farlo ritornare in sé ? Scoppiai in pianto . La voglia di piangere l ' avevo sempre nei miei nervi scossi , ma mi vi abbandonavo senza resistenza per far vedere le mie lagrime e farmi perdonare dal dottore il giudizio che avevo osato di dare sull ' opera sua . Con grande bontà egli mi disse : - Via , si calmi . La coscienza dell ' infermo non sarà mai tanto chiara da fargli comprendere il suo stato . Egli non è un medico . Basterà non dirgli ch ' è moribondo , ed egli non lo saprà . Ci può invece toccare di peggio : potrebbe cioè impazzire . Ho però portata con me la camicia di forza e l ' infermiere resterà qui . Piú spaventato che mai , lo supplicai di non applicargli le mignatte . Egli allora con tutta calma mi raccontò che l ' infermiere gliele aveva sicuramente già applicate perché egli ne aveva dato l ' ordine prima di lasciare la stanza di mio padre . Allora m ' arrabbiai . Poteva esserci un ' azione piú malvagia di quella di richiamare in sé un ammalato , senz ' avere la minima speranza di salvarlo e solo per esporlo alla disperazione , o al rischio di dover sopportare - con quell ' affanno ! - la camicia di forza ? Con tutta violenza , ma sempre accompagnando le mie parole di quel pianto che domandava indulgenza , dichiarai che mi pareva una crudeltà inaudita di non lasciar morire in pace chi era definitivamente condannato . Io odio quell ' uomo perché egli allora s ' arrabbiò con me . È ciò ch ' io non seppi mai perdonargli . Egli s ' agitò tanto che dimenticò d ' inforcare gli occhiali e tuttavia scoperse esattamente il punto ove si trovava la mia testa per fissarla con i suoi occhi terribili . Mi disse che gli pareva io volessi recidere anche quel tenue filo di speranza che vi era ancora . Me lo disse proprio cosí , crudamente . Ci si avviava a un conflitto . Piangendo e urlando obbiettai che pochi istanti prima egli stesso aveva esclusa qualunque speranza di salvezza per l ' ammalato . La casa mia e chi vi abitava non dovevano servire ad esperimenti per i quali c ' erano altri posti a questo mondo ! Con grande severità e una calma che la rendeva quasi minacciosa , egli rispose : - Io le spiegai quale era lo stato della scienza in quell ' istante . Ma chi può dire quello che può avvenire fra mezz ' ora o fino a domani ? Tenendo in vita suo padre io ho lasciata aperta la via a tutte le possibilità . Si mise allora gli occhiali e , col suo aspetto d ' impiegato pedantesco , aggiunse ancora delle spiegazioni che non finivano piú , sull ' importanza che poteva avere l ' intervento del medico nel destino economico di una famiglia . Mezz ' ora in piú di respiro poteva decidere del destino di un patrimonio . Piangevo oramai anche perché compassionavo me stesso per dover star a sentire tali cose in simile momento . Ero esausto e cessai dal discutere . Tanto le mignatte erano già state applicate ! Il medico è una potenza quando si trova al letto di un ammalato ed io al dottor Coprosich usai ogni riguardo . Dev ' essere stato per tale riguardo ch ' io non osai di proporre un consulto , cosa che mi rimproverai per lunghi anni . Ora anche quel rimorso è morto insieme a tutti i miei altri sentimenti di cui parlo qui con la freddezza con cui racconterei di avvenimenti toccati ad un estraneo . Nel mio cuore , di quei giorni , non v ' è altro residuo che l ' antipatia per quel medico che tuttavia si ostina a vivere . Piú tardi andammo ancora una volta al letto di mio padre . Lo trovammo che dormiva adagiato sul fianco destro . Gli avevano posta una pezzuola sulla tempia per coprire le ferite prodotte dalle mignatte . Il dottore volle subito provare se la sua coscienza avesse aumentato e gli gridò nelle orecchie . L ' ammalato non reagí in alcun modo . - Meglio cosí ! - dissi io con grande coraggio , ma sempre piangendo . - L ' effetto atteso non potrà mancare ! - rispose il dottore . - Non vede che la respirazione s ' è già modificata ? Infatti , frettolosa e affaticata , la respirazione non formava piú quei periodi che mi avevano spaventato . L ' infermiere disse qualche cosa al medico che annuí . Si trattava di provare al malato la camicia di forza . Trassero quell ' ordigno dalla valigia e alzarono mio padre obbligandolo a star seduto sul letto . Allora l ' ammalato aperse gli occhi : erano foschi , non ancora aperti alla luce . Io singhiozzai ancora , temendo che subito guardassero e vedessero tutto . Invece , quando la testa dell ' ammalato ritornò sul guanciale , quegli occhi si rinchiusero , come quelli di certe bambole . Il dottore trionfò : - È tutt ' altra cosa ; - mormorò . Sí : era tutt ' altra cosa ! Per me nient ' altro che una grave minaccia . Con fervore baciai mio padre sulla fronte e nel pensiero gli augurai : - Oh , dormi ! Dormi fino ad arrivare al sonno eterno ! Ed è cosí che augurai a mio padre la morte , ma il dottore non l ' indovinò perché mi disse bonariamente : - Anche a lei fa piacere , ora , di vederlo ritornare in sé ! Quando il dottore partí , l ' alba era spuntata . Un ' alba fosca , esitante . Il vento che soffiava ancora a raffiche , mi parve meno violento , benché sollevasse tuttavia la neve ghiacciata . Accompagnai il dottore in giardino . Esageravo gli atti di cortesia perché non indovinasse il mio livore . La mia faccia significava solo considerazione e rispetto . Mi concessi una smorfia di disgusto , che mi sollevò dallo sforzo , solo quando lo vidi allontanare per il viottolo che conduceva all ' uscita della villa . Piccolo e nero in mezzo alla neve , barcollava e si fermava ad ogni raffica per poter resistere meglio . Non mi bastò quella smorfia e sentii il bisogno di altri atti violenti , dopo tanto sforzo . Camminai per qualche minuto per il viale , nel freddo , a capo scoperto , pestando irosamente i piedi nella neve alta . Non so però se tanta ira puerile fosse rivolta al dottore o non piuttosto a me stesso . Prima di tutto a me stesso , a me che avevo voluto morto mio padre e che non avevo osato dirlo . Il mio silenzio convertiva quel mio desiderio ispirato dal piú puro affetto filiale , in un vero delitto che mi pesava orrendamente . L ' ammalato dormiva sempre . Solo disse due parole che io non intesi , ma nel piú calmo tono di conversazione , stranissimo perché interruppe il suo respiro sempre frequentissimo tanto lontano da ogni calma . S ' avvicinava alla coscienza e alla disperazione ? Maria era ora seduta accanto al letto assieme all ' infermiere . Costui m ' ispirò fiducia e mi dispiacque solo per certa sua coscienziosità esagerata . Si oppose alla proposta di Maria di far prendere all ' ammalato un cucchiaino di brodo ch ' essa credeva un buon farmaco . Ma il medico non aveva parlato di brodo e l ' infermiere volle si attendesse il suo ritorno per decidere un ' azione tanto importante . Parlò imperioso piú di quanto la cosa meritasse . La povera Maria non insistette ed io neppure . Ebbi però un ' altra smorfia di disgusto . M ' indussero a coricarmi perché avrei dovuto passare la notte con l ' infermiere ad assistere l ' ammalato presso il quale bastava fossimo in due ; uno poteva riposare sul sofà . Mi coricai e m ' addormentai subito , con completa , gradevole perdita della coscienza e - ne son sicuro - non interrotta da alcun barlume di sogno . Invece la notte scorsa , dopo di aver passata parte della giornata di ieri a raccogliere questi miei ricordi , ebbi un sogno vivissimo che mi riportò con un salto enorme , attraverso il tempo , a quei giorni . Mi rivedevo col dottore nella stessa stanza ove avevamo discusso di mignatte e camicie di forza , in quella stanza che ora ha tutt ' altro aspetto perché è la stanza da letto mia e di moglie . Io insegnavo al dottore il modo di curare e guarire mio padre , mentre lui ( non vecchio e cadente com ' è ora , ma vigoroso e nervoso com ' era allora ) con ira , gli occhiali in mano e gli occhi disorientati , urlava che non valeva la pena di fare tante cose . Diceva proprio cosí : “ Le mignatte lo richiamerebbero alla vita e al dolore e non bisogna applicargliele ! ” . Io invece battevo il pugno su un libro di medicina ed urlavo : “ Le mignatte ! Voglio le mignatte ! Ed anche la camicia di forza ! ” . Pare che il mio sogno si sia fatto rumoroso perché mia moglie l ' interruppe destandomi . Ombre lontane ! Io credo che per scorgervi occorra un ausilio ottico e sia questo che vi capovolga . Il mio sonno tranquillo è l ' ultimo ricordo di quella giornata . Poi seguirono alcuni lunghi giorni di cui ogni ora somigliava all ' altra . Il tempo s ' era migliorato ; si diceva che s ' era migliorato anche lo stato di mio padre . Egli si moveva liberamente nella stanza e aveva cominciata la sua corsa in cerca d ' aria , dal letto alla poltrona . Traverso alle finestre chiuse guardava per istanti anche il giardino coperto di neve abbacinante al sole . Ogni qualvolta entravo in quella stanza ero pronto per discutere ed annebbiare quella coscienza che il Coprosich aspettava . Ma mio padre ogni giorno dimostrava bensí di sentire e intendere meglio , ma quella coscienza era sempre lontana . Purtroppo debbo confessare che al letto di morte di mio padre io albergai nell ' animo un grande rancore che stranamente s ' avvinse al mio dolore e lo falsificò . Questo rancore era dedicato prima di tutto al Coprosich ed era aumentato dal mio sforzo di celarglielo . Ne avevo poi anche con me stesso che non sapevo riprendere la discussione col dottore per dirgli chiaramente ch ' io non davo un fico secco per la sua scienza e che auguravo a mio padre la morte pur di risparmiargli il dolore . Anche con l ' ammalato finii coll ' averne . Chi ha provato di restare per giorni e settimane accanto ad un ammalato inquieto , essendo inadatto a fungere da infermiere , e perciò spettatore passivo di tutto ciò che gli altri fanno , m ' intenderà . Io poi avrei avuto bisogno di un grande riposo per chiarire il mio animo e anche regolare e forse assaporare il mio dolore per mio padre e per me . Invece dovevo ora lottare per fargli ingoiare la medicina ed ora per impedirgli di uscire dalla stanza . La lotta produce sempre del rancore . Una sera Carlo , l ' infermiere , mi chiamò per farmi constatare in mio padre un nuovo progresso . Corsi col cuore in tumulto all ' idea che il vecchio potesse accorgersi della propria malattia e rimproverarmela . Mio padre era in mezzo alla stanza in piedi , vestito della sola biancheria , con in testa il suo berretto da notte di seta rossa . Benché l ' affanno fosse sempre fortissimo , egli diceva di tempo in tempo qualche breve parola assennata . Quand ' io entrai , egli disse a Carlo : - Apri ! Voleva che si aprisse la finestra . Carlo rispose che non poteva farlo causa il grande freddo . E mio padre per un certo tempo dimenticò la propria domanda . Andò a sedersi su una poltrona accanto alla finestra e vi si stese cercando sollievo . Quando mi vide , sorrise e mi domandò : - Hai dormito ? Non credo che la mia risposta lo raggiungesse . Non era quella la coscienza ch ' io avevo tanto temuto . Quando si muore si ha ben altro da fare che di pensare alla morte . Tutto il suo organismo era dedicato alla respirazione . E invece di starmi a sentire egli gridò di nuovo a Carlo : - Apri ! Non aveva riposo . Lasciava la poltrona per mettersi in piedi . Poi con grande fatica e con l ' aiuto dell ' infermiere si coricava sul letto adagiandovisi prima per un attimo sul fianco sinistro eppoi subito sul fianco destro su cui sapeva resistere per qualche minuto . Invocava di nuovo l ' aiuto dell ' infermiere per rimettersi in piedi e finiva col ritornare alla poltrona ove restava talvolta piú a lungo . Quel giorno , passando dal letto alla poltrona , si fermò dinanzi allo specchio e , rimirandovisi , mormorò : - Sembro un Messicano ! Io penso che fosse per togliersi all ' orrenda monotonia di quella corsa dal letto alla poltrona ch ' egli quel giorno abbia tentato di fumare . Arrivò a riempire la bocca di una sola fumata che subito soffiò via affannato . Carlo m ' aveva chiamato per farmi assistere ad un istante di chiara coscienza nell ' ammalato : - Sono dunque gravemente ammalato ? - aveva domandato con angoscia . Tanta coscienza non ritornò piú . Invece poco dopo ebbe un istante di delirio . Si levò dal letto e credette di essersi destato dopo una notte di sonno in un albergo di Vienna . Deve aver sognato di Vienna per il desiderio della frescura nella bocca arsa ricordando l ' acqua buona e ghiacciata che v ' è in quella città . Parlò subito dell ' acqua buona che l ' aspettava alla prossima fontana . Del resto era un malato inquieto , ma mite . Io lo paventavo perché temevo sempre di vederlo inasprirsi quando avesse compresa la sua situazione e perciò la sua mitezza non arrivava ad attenuare la mia grande fatica , ma egli accettava obbediente qualunque proposta gli fosse fatta perché da tutte si aspettava di poter venir salvato dal suo affanno . L ' infermiere si offerse di andargli a prendere un bicchiere di latte ed egli accettò con vera gioia . Con la stessa ansietà con cui poi attese di ottenere quel latte , volle esserne liberato dopo di averne ingoiato un sorso scarso e poiché non subito fu compiaciuto , lasciò cadere quel bicchiere a terra . Il dottore non si mostrava mai deluso dello stato in cui trovava il malato . Ogni giorno constatava un miglioramento , ma vedeva imminente la catastrofe . Un giorno venne in vettura ed ebbe fretta di andarsene . Mi raccomandò d ' indurre l ' ammalato di restar coricato piú a lungo che fosse possibile perché la posizione orizzontale era la migliore per la circolazione . Ne fece raccomandazione anche a mio padre stesso il quale intese e , con aspetto intelligentissimo , promise , restando però in piedi in mezzo alla stanza e ritornando subito alla sua distrazione o meglio a quello ch ' io dicevo la meditazione sul suo affanno . Durante la notte che seguí , ebbi per l ' ultima volta il terrore di veder risorgere quella coscienza ch ' io tanto temevo . Egli s ' era seduto sulla poltrona accanto alla finestra e guardava traverso i vetri , nella notte chiara , il cielo tutto stellato . La sua respirazione era sempre affannosa , ma non sembrava ch ' egli ne soffrisse assorto com ' era a guardare in alto . Forse a causa della respirazione , pareva che la sua testa facesse dei cenni di consenso . Pensai con spavento : “ Ecco ch ' egli si dedica ai problemi che sempre evitò ” . Cercai di scoprire il punto esatto del cielo ch ' egli fissava . Egli guardava , sempre eretto sul busto , con lo sforzo di chi spia traverso un pertugio situato troppo in alto . Mi parve guardasse le Pleiadi . Forse in tutta la sua vita egli non aveva guardato sí a lungo tanto lontano . Improvvisamente si volse a me , sempre restando eretto sul busto : - Guarda ! Guarda ! - mi disse con un aspetto severo di ammonizione . Tornò subito a fissare il cielo e indi si volse di nuovo a me : - Hai visto ? Hai visto ? Tentò di ritornare alle stelle , ma non poté : si abbandonò esausto sullo schienale della poltrona e quando io gli domandai che cosa avesse voluto mostrarmi , egli non m ' intese né ricordò di aver visto e di aver voluto ch ' io vedessi . La parola che aveva tanto cercata per consegnarmela , gli era sfuggita per sempre . La notte fu lunga ma , debbo confessarlo , non specialmente affaticante per me e per l ' infermiere . Lasciavamo fare all ' ammalato quello che voleva , ed egli camminava per la stanza nel suo strano costume , inconsapevole del tutto di attendere la morte . Una volta tentò di uscire sul corridoio ove faceva tanto freddo . Io glielo impedii ed egli m ' obbedí subito . Un ' altra volta , invece , l ' infermiere che aveva sentita la raccomandazione del medico , volle impedirgli di levarsi dal letto , ma allora mio padre si ribellò . Uscí dal suo stupore , si levò piangendo e bestemmiando ed io ottenni gli fosse lasciata la libertà di moversi com ' egli voleva . Egli si quietò subito e ritornò alla sua vita silenziosa e alla sua corsa vana in cerca di sollievo . Quando il medico ritornò , egli si lasciò esaminare tentando persino di respirare piú profondamente come gli si domandava . Poi si rivolse a me : - Che cosa dice ? Mi abbandonò per un istante , ma ritornò subito a me : - Quando potrò uscire ? Il dottore incoraggiato da tanta mitezza mi esortò a dirgli che si forzasse di restare piú a lungo nel letto . Mio padre ascoltava solo le voci a cui era piú abituato , la mia e quelle di Maria e dell ' infermiere . Non credevo all ' efficacia di quelle raccomandazioni , ma tuttavia le feci mettendo nella mia voce anche un tono di minaccia . - Sí , sí , - promise mio padre e in quello stesso istante si levò e andò alla poltrona . Il medico lo guardò e , rassegnato , mormorò : - Si vede che un mutamento di posizione gli dà un po ' di sollievo . Poco dopo ero a letto , ma non seppi chiuder occhio . Guardavo nell ' avvenire indagando per trovare perché e per chi avrei potuto continuare i miei sforzi di migliorarmi . Piansi molto , ma piuttosto su me stesso che sul disgraziato che correva senza pace per la sua camera . Quando mi levai , Maria andò a coricarsi ed io restai accanto a mio padre insieme all ' infermiere . Ero abbattuto e stanco ; mio padre piú irrequieto che mai . Fu allora che avvenne la scena terribile che non dimenticherò mai e che gettò lontano lontano la sua ombra , che offuscò ogni mio coraggio , ogni mia gioia . Per dimenticarne il dolore , fu d ' uopo che ogni mio sentimento fosse affievolito dagli anni . L ' infermiere mi disse : - Come sarebbe bene se riuscissimo di tenerlo a letto . Il dottore vi dà tanta importanza ! Fino a quel momento io ero rimasto adagiato sul sofà . Mi levai e andai al letto ove , in quel momento , ansante piú che mai , l ' ammalato s ' era coricato . Ero deciso : avrei costretto mio padre di restare almeno per mezz ' ora nel riposo voluto dal medico . Non era questo il mio dovere ? Subito mio padre tentò di ribaltarsi verso la sponda del letto per sottrarsi alla mia pressione e levarsi . Con mano vigorosa poggiata sulla sua spalla , gliel ' impedii mentre a voce alta e imperiosa gli comandavo di non moversi . Per un breve istante , terrorizzato , egli obbedí . Poi esclamò : - Muoio ! E si rizzò . A mia volta , subito spaventato dal suo grido , rallentai la pressione della mia mano . Perciò egli poté sedere sulla sponda del letto proprio di faccia a me . Io penso che allora la sua ira fu aumentata al trovarsi - sebbene per un momento solo - impedito nei movimenti e gli parve certo ch ' io gli togliessi anche l ' aria di cui aveva tanto bisogno , come gli toglievo la luce stando in piedi contro di lui seduto . Con uno sforzo supremo arrivò a mettersi in piedi , alzò la mano alto alto , come se avesse saputo ch ' egli non poteva comunicarle altra forza che quella del suo peso e la lasciò cadere sulla mia guancia . Poi scivolò sul letto e di là sul pavimento . Morto ! Non lo sapevo morto , ma mi si contrasse il cuore dal dolore della punizione ch ' egli , moribondo , aveva voluto darmi . Con l ' aiuto di Carlo lo sollevai e lo riposi in letto . Piangendo , proprio come un bambino punito , gli gridai nell ' orecchio : - Non è colpa mia ! Fu quel maledetto dottore che voleva obbligarti di star sdraiato ! Era una bugia . Poi , ancora come un bambino , aggiunsi la promessa di non farlo piú : - Ti lascerò movere come vorrai . L ' infermiere disse : - È morto . Dovettero allontanarmi a viva forza da quella stanza . Egli era morto ed io non potevo piú provargli la mia innocenza ! Nella solitudine tentai di riavermi . Ragionavo : era escluso che mio padre , ch ' era sempre fuori di sensi , avesse potuto risolvere di punirmi e dirigere la sua mano con tanta esattezza da colpire la mia guancia . Come sarebbe stato possibile di avere la certezza che il mio ragionamento era giusto ? Pensai persino di dirigermi a Coprosich . Egli , quale medico , avrebbe potuto dirmi qualche cosa sulle capacità di risolvere e agire di un moribondo . Potevo anche essere stato vittima di un atto provocato da un tentativo di facilitarsi la respirazione ! Ma col dottor Coprosich non parlai . Era impossibile di andar a rivelare a lui come mio padre si fosse congedato da me . A lui , che m ' aveva già accusato di aver mancato di affetto per mio padre ! Fu un ulteriore grave colpo per me quando sentii che Carlo , l ' infermiere , in cucina , di sera , raccontava a Maria : - Il padre alzò alto alto la mano e con l ' ultimo suo atto picchiò il figliuolo . - Egli lo sapeva e perciò Coprosich l ' avrebbe risaputo . Quando mi recai nella stanza mortuaria , trovai che avevano vestito il cadavere . L ' infermiere doveva anche avergli ravviata la bella , bianca chioma . La morte aveva già irrigidito quel corpo che giaceva superbo e minaccioso . Le sue mani grandi , potenti , ben formate , erano livide , ma giacevano con tanta naturalezza che parevano pronte ad afferrare e punire . Non volli , non seppi piú rivederlo . Poi , al funerale , riuscii a ricordare mio padre debole e buono come l ' avevo sempre conosciuto dopo la mia infanzia e mi convinsi che quello schiaffo che m ' era stato inflitto da lui moribondo , non era stato da lui voluto . Divenni buono , buono e il ricordo di mio padre s ' accompagnò a me , divenendo sempre piú dolce . Fu come un sogno delizioso : eravamo oramai perfettamente d ' accordo , io divenuto il piú debole e lui il piú forte . Ritornai e per molto tempo rimasi nella religione della mia infanzia . Immaginavo che mio padre mi sentisse e potessi dirgli che la colpa non era stata mia , ma del dottore . La bugia non aveva importanza perché egli oramai intendeva tutto ed io pure . E per parecchio tempo i colloqui con mio padre continuarono dolci e celati come un amore illecito , perché io dinanzi a tutti continuai a ridere di ogni pratica religiosa , mentre è vero - e qui voglio confessarlo - che io a qualcuno giornalmente e ferventemente raccomandai l ' anima di mio padre . È proprio la religione vera quella che non occorre professare ad alta voce per averne il conforto di cui qualche volta - raramente - non si può fare a meno . 5 . Matrimonio Nella mente di un giovine di famiglia borghese il concetto di vita umana s ' associa a quello della carriera e nella prima gioventú la carriera è quella di Napoleone I . Senza che perciò si sogni di diventare imperatore perché si può somigliare a Napoleone restando molto ma molto piú in basso . La vita piú intensa è raccontata in sintesi dal suono piú rudimentale , quello dell ' onda del mare , che , dacché si forma , muta ad ogni istante finché non muore ! M ' aspettavo perciò anch ' io di divenire e disfarmi come Napoleone e l ' onda . La mia vita non sapeva fornire che una nota sola senz ' alcuna variazione , abbastanza alta e che taluni m ' invidiano , ma orribilmente tediosa . I miei amici mi conservarono durante tutta la mia vita la stessa stima e credo che neppur io , dacché son giunto all ' età della ragione , abbia mutato di molto il concetto che feci di me stesso . Può perciò essere che l ' idea di sposarmi mi sia venuta per la stanchezza di emettere e sentire quell ' unica nota . Chi non l ' ha ancora sperimentato crede il matrimonio piú importante di quanto non sia . La compagna che si sceglie rinnoverà , peggiorando o migliorando , la propria razza nei figli , ma madre natura che questo vuole e che per via diretta non saprebbe dirigerci , perché in allora ai figli non pensiamo affatto , ci dà a credere che dalla moglie risulterà anche un rinnovamento nostro , ciò ch ' è un ' illusione curiosa non autorizzata da alcun testo . Infatti si vive poi uno accanto all ' altro , immutati , salvo che per una nuova antipatia per chi è tanto dissimile da noi o per un ' invidia per chi a noi è superiore . Il bello si è che la mia avventura matrimoniale esordí con la conoscenza del mio futuro suocero e con l ' amicizia e l ' ammirazione che gli dedicai prima che avessi saputo ch ' egli era il padre di ragazze da marito . Perciò è evidente che non fu una risoluzione quella che mi fece procedere verso la mèta ch ' io ignoravo . Trascurai una fanciulla che per un momento avrei creduto facesse al caso mio e restai attaccato al mio futuro suocero . Mi verrebbe voglia di credere anche nel destino . Il desiderio di novità che c ' era nel mio animo veniva soddisfatto da Giovanni Malfenti ch ' era tanto differente da me e da tutte le persone di cui io fino ad allora avevo ricercato la compagnia e l ' amicizia . Io ero abbastanza còlto essendo passato attraverso due facoltà universitarie eppoi per la mia lunga inerzia , ch ' io credo molto istruttiva . Lui , invece , era un grande negoziante , ignorante ed attivo . Ma dalla sua ignoranza gli risultava forza e serenità ed io m ' incantavo a guardarlo , invidiandolo . Il Malfenti aveva allora circa cinquant ' anni , una salute ferrea , un corpo enorme alto e grosso del peso di un quintale e piú . Le poche idee che gli si movevano nella grossa testa erano svolte da lui con tanta chiarezza , sviscerate con tale assiduità , applicate evolvendole ai tanti nuovi affari di ogni giorno , da divenire sue parti , sue membra , suo carattere . Di tali idee io ero ben povero e m ' attaccai a lui per arricchire . Ero venuto al Tergesteo per consiglio dell ' Olivi che mi diceva sarebbe stato un buon esordio alla mia attività commerciale frequentare la Borsa e che da quel luogo avrei anche potuto procurargli delle utili notizie . M ' assisi a quel tavolo al quale troneggiava il mio futuro suocero e di là non mi mossi piú , sembrandomi di essere arrivato ad una vera cattedra commerciale , quale la cercavo da tanto tempo . Egli presto s ' accorse della mia ammirazione e vi corrispose con un ' amicizia che subito mi parve paterna . Che egli avesse saputo subito come le cose sarebbero andate a finire ? Quando , entusiasmato dall ' esempio della sua grande attività , una sera dichiarai di voler liberarmi dall ' Olivi e dirigere io stesso i miei affari , egli me ne sconsigliò e parve persino allarmato dal mio proposito . Potevo dedicarmi al commercio , ma dovevo tenermi sempre solidamente legato all ' Olivi ch ' egli conosceva . Era dispostissimo ad istruirmi , ed anzi annotò di propria mano nel mio libretto tre comandamenti ch ' egli riteneva bastassero per far prosperare qualunque ditta : 1 . Non occorre saper lavorare , ma chi non sa far lavorare gli altri perisce . 2 . Non c ' è che un solo grande rimorso , quello di non aver saputo fare il proprio interesse . 3 . In affari la teoria è utilissima , ma è adoperabile solo quando l ' affare è stato liquidato . Io so questi e tanti altri teoremi a mente , ma a me non giovarono . Quando io ammiro qualcuno , tento immediatamente di somigliargli . Copiai anche il Malfenti . Volli essere e mi sentii molto astuto . Una volta anzi sognai d ' essere piú furbo di lui . Mi pareva di aver scoperto un errore nella sua organizzazione commerciale : volli dirglielo subito per conquistarmi la sua stima . Un giorno al tavolo del Tergesteo l ' arrestai quando , discutendo di un affare , stava dando della bestia ad un suo interlocutore . L ' avvertii ch ' io trovavo ch ' egli sbagliava di proclamare con tutti la sua furberia . Il vero furbo , in commercio , secondo me , doveva fare in modo di apparire melenso . Egli mi derise . La fama di furberia era utilissima . Intanto molti venivano a prender consiglio da lui e gli portavano delle notizie fresche mentre lui dava loro dei consigli utilissimi confermati da un ' esperienza raccolta dal Medio Evo in poi . Talvolta egli aveva l ' opportunità di aver insieme alle notizie anche la possibilità di vendere delle merci . Infine - e qui si mise ad urlare perché gli parve d ' aver trovato finalmente l ' argomento che doveva convincermi - per vendere o per comperare vantaggiosamente , tutti si rivolgevano al piú furbo . Dal melenso non potevano sperare altro fuorché indurlo a sacrificare ogni suo beneficio , ma la sua merce era sempre piú cara di quella del furbo , perché egli era stato già truffato al momento dell ' acquisto . Io ero la persona piú importante per lui a quel tavolo . Mi confidò suoi segreti commerciali ch ' io mai tradii . La sua fiducia era messa benissimo , tant ' è vero che poté ingannarmi due volte , quand ' ero già divenuto suo genero . La prima volta la sua accortezza mi costò bensí del denaro , ma fu l ' Olivi ad esser l ' ingannato e perciò io non mi dolsi troppo . L ' Olivi m ' aveva mandato da lui per averne accortamente delle notizie e le ebbe . Le ebbe tali che non me la perdonò piú e quando aprivo la bocca per dargli un ' informazione , mi domandava : “ Da chi l ' avete avuta ? Da vostro suocero ? ” . Per difendermi dovetti difendere Giovanni e finii col sentirmi piuttosto l ' imbroglione che l ' imbrogliato . Un sentimento gradevolissimo . Ma un ' altra volta feci proprio io la parte dell ' imbecille , ma neppure allora seppi nutrire del rancore per mio suocero . Egli provocava ora la mia invidia ed ora la mia ilarità . Vedevo nella mia disgrazia l ' esatta applicazione dei suoi principii ch ' egli giammai m ' aveva spiegati tanto bene . Trovò anche il modo di riderne con me , mai confessando di avermi ingannato e asserendo di dover ridere dell ' aspetto comico della mia disdetta . Una sola volta egli confessò di avermi giocato quel tiro e ciò fu alle nozze di sua figlia Ada ( non con me ) dopo di aver bevuto dello sciampagna che turbò quel grosso corpo abbeverato di solito da acqua pura . Allora egli raccontò il fatto , urlando per vincere l ' ilarità che gl ' impediva la parola : - Capita dunque quel decreto ! Abbattuto sto facendo il calcolo di quanto mi costi . In quel momento entra mio genero . Mi dichiara che vuol dedicarsi al commercio . “ Ecco una bella occasione ” , gli dico . Egli si precipita sul documento per firmare temendo che l ' Olivi potesse arrivare in tempo per impedirglielo e l ' affare è fatto . - Poi mi faceva delle grandi lodi : - Conosce i classici a mente . Sa chi ha detto questo e chi ha detto quello . Non sa però leggere un giornale ! Era vero ! Se avessi visto quel decreto apparso in luogo poco vistoso dei cinque giornali ch ' io giornalmente leggo , non sarei caduto in trappola . Avrei dovuto anche subito intendere quel decreto e vederne le conseguenze ciò che non era tanto facile perché con esso si riduceva il tasso di un dazio per cui la merce di cui si trattava veniva deprezzata . Il giorno dopo mio suocero smentí le sue confessioni . L ' affare in bocca sua riacquistava la fisonomia che aveva avuta prima di quella cena . - Il vino inventa , - diceva egli serenamente e restava acquisito che il decreto in questione era stato pubblicato due giorni dopo la conclusione di quell ' affare . Mai egli emise la supposizione che se avessi visto quel decreto avrei potuto fraintenderlo . Io ne fui lusingato , ma non era per gentilezza , ch ' egli mi risparmiasse , ma perché pensava che tutti leggendo i giornali ricordino i proprii interessi . Invece io , quando leggo un giornale , mi sento trasformato in opinione pubblica e vedendo la riduzione di un dazio ricordo Cobden e il liberismo . È un pensiero tanto importante che non resta altro posto per ricordare la mia merce . Una volta però m ' avvenne di conquistare la sua ammirazione e proprio per me , come sono e giaccio , ed anzi proprio per le mie qualità peggiori . Possedevamo io e lui da vario tempo delle azioni di una fabbrica di zucchero dalla quale si attendevano miracoli . Invece le azioni ribassavano , tenuemente , ma ogni giorno , e Giovanni , che non intendeva di nuotare contro corrente , si disfece delle sue e mi convinse di vendere le mie . Perfettamente d ' accordo , mi proposi di dare quell ' ordine di vendita al mio agente e intanto ne presi nota in un libretto che in quel torno di tempo avevo di nuovo istituito . Ma si sa che la tasca non si vede durante il giorno e cosí per varie sere ebbi la sorpresa di ritrovare nella mia quell ' annotazione al momento di coricarmi e troppo tardi perché mi servisse . Una volta gridai dal dispiacere e , per non dover dare troppe spiegazioni a mia moglie le dissi che m ' ero morsa la lingua . Un ' altra volta , stupito di tanta sbadataggine , mi morsi le mani . “ Occhio ai piedi , ora ! ” disse mia moglie ridendo . Poi non vi furono altri malanni perché vi ero abituato . Guardavo istupidito quel maledetto libretto troppo sottile per farsi percepire durante il giorno con la sua pressione e non ci pensavo piú sino alla sera appresso . Un giorno un improvviso acquazzone mi costrinse di rifugiarmi al Tergesteo . Colà trovai per caso il mio agente il quale mi raccontò che negli ultimi otto giorni il prezzo di quelle azioni s ' era quasi raddoppiato . - Ed io ora vendo ! - esclamai trionfalmente . Corsi da mio suocero il quale già sapeva dell ' aumento di prezzo di quelle azioni e si doleva di aver vendute le sue e un po ' meno di avermi indotto a vendere le mie . - Abbi pazienza ! - disse ridendo . - È la prima volta che perdi per aver seguito un mio consiglio . L ' altro affare non era risultato da un suo consiglio ma da una sua proposta ciò che , secondo lui , era molto differente . Io mi misi a ridere di gusto . - Ma io non ho mica seguito quel consiglio ! - Non mi bastava la fortuna e tentai di farmene un merito . Gli raccontai che le azioni sarebbero state vendute solo la dimane e , assumendo un ' aria d ' importanza , volli fargli credere che io avessi avuto delle notizie che avevo dimenticato di dargli e che m ' avevano indotto a non tener conto del suo consiglio . Torvo e offeso mi parlò senza guardarmi in faccia . - Quando si ha una mente come la tua non ci si occupa di affari . E quando capita di aver commessa una tale malvagità , non la si confessa . Hai da imparare ancora parecchie cose , tu . Mi spiacque d ' irritarlo . Era tanto piú divertente quand ' egli danneggiava me . Gli raccontai sinceramente com ' erano andate le cose . - Come vedi è proprio con una mente come la mia che bisogna dedicarsi agli affari . Subito rabbonito , rise con me : - Non è un utile quello che ricavi da tale affare ; è un indenizzo . Quella tua testa ti costò già tanto , ch ' è giusto ti rimborsi di una parte della tua perdita ! Non so perché mi fermai tanto a raccontare dei dissidi ch ' ebbi con lui e che sono tanto pochi . Io gli volli veramente bene , tant ' è vero che ricercai la sua compagnia ad onta che avesse l ' abitudine di urlare per pensare piú chiaramente . Il mio timpano sapeva sopportare le sue urla . Se le avesse gridate meno , quelle sue teorie immorali sarebbero state piú offensive e , se egli fosse stato educato meglio , la sua forza sarebbe sembrata meno importante . E ad onta ch ' io fossi tanto differente da lui , credo ch ' egli abbia corrisposto al mio con un affetto simile . Lo saprei con maggiore sicurezza se egli non fosse morto tanto presto . Continuò a darmi assiduamente delle lezioni dopo il mio matrimonio e le condí spesso di urla ed insolenze che io accettavo convinto di meritarle . Sposai sua figlia . Madre natura misteriosa mi diresse e si vedrà con quale violenza imperativa . Adesso io talvolta scruto le faccie dei miei figliuoli e indago se accanto al mento sottile mio , indizio di debolezza , accanto agli occhi di sogno miei , ch ' io loro tramandai , non vi sia in loro almeno qualche tratto della forza brutale del nonno ch ' io loro elessi . E alla tomba di mio suocero io piansi ad onta che anche l ' ultimo addio che mi diede non sia stato troppo affettuoso . Dal suo letto di morte mi disse che ammirava la mia sfacciata fortuna che mi permetteva di movermi liberamente mentre lui era crocifisso su quel letto . Io , stupito , gli domandai che cosa gli avessi fatto per fargli desiderare di vedermi malato . Ed egli mi rispose proprio cosí : - Se dando a te la mia malattia io potessi liberarmene , te la darei subito , magari raddoppiata ! Non ho mica le ubbie umanitarie che hai tu ! Non v ' era niente di offensivo : egli avrebbe voluto ripetere quell ' altro affare col quale gli era riuscito di caricarmi di una merce deprezzata . Poi anche qui c ' era stata la carezza perché a me non spiaceva di veder spiegata la mia debolezza con le ubbie umanitarie ch ' egli mi attribuiva . Alla sua tomba come a tutte quelle su cui piansi , il mio dolore fu dedicato anche a quella parte di me stesso che vi era sepolta . Quale diminuzione per me venir privato di quel mio secondo padre , ordinario , ignorante , feroce lottatore che dava risalto alla mia debolezza , la mia cultura , la mia timidezza . Questa è la verità : io sono un timido ! Non l ' avrei scoperto se non avessi qui studiato Giovanni . Chissà come mi sarei conosciuto meglio se egli avesse continuato a starmi accanto ! Presto m ' accorsi che al tavolo del Tergesteo , dove si divertiva a rivelarsi quale era e anche un poco peggiore , Giovanni s ' imponeva una riserva : non parlava mai di casa sua o soltanto quando vi era costretto , compostamente e con voce un poco piú dolce del solito . Portava un grande rispetto alla sua casa e forse non tutti coloro che sedevano a quel tavolo gli sembravano degni di saperne qualche cosa . Colà appresi soltanto che le sue quattro figliuole avevano tutti i nomi dall ' iniziale in a , una cosa praticissima , secondo lui , perché le cose su cui era impressa quell ' iniziale potevano passare dall ' una all ' altra , senz ' aver da subire dei mutamenti . Si chiamavano ( seppi subito a mente quei nomi ) : Ada , Augusta , Alberta e Anna . A quel tavolo si disse anche che tutt ' e quattro erano belle . Quell ' iniziale mi colpí molto piú di quanto meritasse . Sognai di quelle quattro fanciulle legate tanto bene insieme dal loro nome . Pareva fossero da consegnarsi in fascio . L ' iniziale diceva anche qualche cosa d ' altro . Io mi chiamo Zeno ed avevo perciò il sentimento che stessi per prendere moglie lontano dal mio paese . Fu forse un caso che prima di presentarmi in casa Malfenti io mi fossi liberato da un legame abbastanza antico con una donna che forse avrebbe meritato un trattamento migliore . Ma un caso che dà da pensare . La decisione a tale distacco fu presa per ragione ben lieve . Alla poverina era parso un bel sistema di legarmi meglio a lei , quello di rendermi geloso . Il sospetto invece bastò per indurmi ad abbandonarla definitivamente . Essa non poteva sapere che io allora ero invaso dall ' idea del matrimonio e che credevo di non poter contrarlo con lei , solo perché con lei la novità non mi sarebbe sembrata abbastanza grande . Il sospetto ch ' essa aveva fatto nascere in me ad arte era una dimostrazione della superiorità del matrimonio nel quale tali sospetti non devono sorgere . Quando quel sospetto di cui sentii presto l ' inconsistenza dileguò , ricordai anche ch ' essa spendeva troppo . Oggidí , dopo ventiquattr ' anni di onesto matrimonio , non sono piú di quel parere . Per essa fu una vera fortuna perché , pochi mesi dopo , fu sposata da persona molto abbiente ed ottenne l ' ambito mutamento prima di me . Non appena sposato , me la trovai in casa perché il marito era un amico di mio suocero . C ' incontrammo spesso , ma , per molti anni , finché fummo giovani , fra noi regnò il massimo riserbo e mai si fece allusione al passato . L ' altro giorno ella mi domandò a bruciapelo , con la sua faccia incorniciata da capelli grigi giovanilmente arrossata : - Perché mi abbandonaste ? Io fui sincero perché non ebbi il tempo necessario per confezionare una bugia : - Non lo so piú , ma ignoro anche tante altre cose della mia vita . - A me dispiace , - ella disse e già m ' inchinavo al complimento che cosí mi prometteva . - Nella vecchiaia mi sembrate un uomo molto divertente . - Mi rizzai con uno sforzo . Non era il caso di ringraziare . Un giorno appresi che la famiglia Malfenti era ritornata in città da un viaggio di piacere abbastanza prolungato seguito al soggiorno estivo in campagna . Non arrivai a fare alcun passo per essere introdotto in quella casa perché Giovanni mi prevenne . Mi fece vedere la lettera di un suo amico intimo che domandava mie nuove : Era stato mio compagno di studii costui e gli avevo voluto molto bene finché l ' avevo creduto destinato a divenire un grande chimico . Ora , invece , di lui non m ' importava proprio niente perché s ' era trasformato in un grande commerciante in concimi ed io come tale non lo conoscevo affatto . Giovanni m ' invitò a casa sua proprio perché ero l ' amico di quel suo amico e , - si capisce , - io non protestai affatto . Quella prima visita io la ricordo come se l ' avessi fatta ieri . Era un pomeriggio fosco e freddo d ' autunno ; e ricordo persino il sollievo che mi derivò dal liberarmi del soprabito nel tepore di quella casa . Stavo proprio per arrivare in porto . Ancora adesso sto ammirando tanta cecità che allora mi pareva chiaroveggenza . Correvo dietro alla salute , alla legittimità . Sta bene che in quell ' iniziale a erano racchiuse quattro fanciulle , ma tre di loro sarebbero state eliminate subito e in quanto alla quarta anch ' essa avrebbe subito un esame severo . Giudice severissimo sarei stato . Ma intanto non avrei saputo dire le qualità che avrei domandate da lei e quelle che avrei abbominate . Nel salotto elegante e vasto fornito di mobili in due stili differenti , di cui uno Luigi XIV e l ' altro veneziano ricco di oro impresso anche sui cuoi , diviso dai mobili in due parti , come allora si usava , trovai la sola Augusta che leggeva accanto ad una finestra . Mi diede la mano , sapeva il mio nome e arrivò a dirmi ch ' ero atteso perché il suo babbo aveva preavvisata la mia visita . Poi corse via a chiamare la madre . Ecco che delle quattro fanciulle dalla stessa iniziale una ne moriva in quanto mi riguardava . Come avevano fatto a dirla bella ? La prima cosa che in lei si osservava era lo strabismo tanto forte che , ripensando a lei dopo di non averla vista per qualche tempo , la personificava tutta . Aveva poi dei capelli non molto abbondanti , biondi , ma di un colore fosco privo di luce e la figura intera non disgraziata , pure un po ' grossa per quell ' età . Nei pochi istanti in cui restai solo pensai : “ Se le altre tre somigliano a questa ! .. ” Poco dopo il gruppo delle fanciulle si ridusse a due . Una di esse , ch ' entrò con la mamma , non aveva che otto anni . Carina quella bambina dai capelli inanellati , luminosi , lunghi e sciolti sulle spalle ! Per la sua faccia pienotta e dolce pareva un ' angioletta pensierosa ( finché stava zitta ) di quel pensiero come se lo figurava Raffaello Sanzio . Mia suocera ... Ecco ! Anch ' io provo un certo ritegno a parlarne con troppa libertà ! Da molti anni io le voglio bene perché è mia madre , ma sto raccontando una vecchia storia nella quale essa non figurò quale mia amica e intendo di non rivolgerle neppure in questo fascicolo , ch ' essa mai vedrà , delle parole meno che rispettose . Del resto il suo intervento fu tanto breve che avrei potuto anche dimenticarlo : Un colpetto al momento giusto , non piú forte di quanto occorse per farmi perdere il mio equilibrio labile . Forse l ' avrei perduto anche senza il suo intervento , eppoi chissà se essa volle proprio quello che avvenne ? È tanto bene educata che non può capitarle come al marito di bere troppo per rivelarmi i miei affari . Infatti mai le accadde nulla di simile e perciò io sto raccontando una storia che non conosco bene ; non so cioè se sia dovuta alla sua furberia o alla mia bestialità ch ' io abbia sposata quella delle sue figliuole ch ' io non volevo . Intanto posso dire che all ' epoca di quella mia prima visita mia suocera era tuttavia una bella donna . Era elegante anche per il suo modo di vestire di un lusso poco appariscente . Tutto in lei era mite e intonato . Avevo cosí nei miei stessi suoceri un esempio d ' integrazione fra marito e moglie quale io la sognavo . Erano stati felicissimi insieme , lui sempre vociando e lei sorridendo di un sorriso che nello stesso tempo voleva dire consenso e compatimento . Essa amava il suo grosso uomo ed egli deve averla conquistata e conservata a furia di buoni affari . Non l ' interesse , ma una vera ammirazione la legava a lui , un ' ammirazione cui io partecipavo e che perciò facilmente intendevo . Tanta vivacità messa da lui in un ambito tanto ristretto , una gabbia in cui non v ' era altro che una merce e due nemici ( i due contraenti ) ove nascevano e si scoprivano sempre delle nuove combinazioni e relazioni , animava meravigliosamente la vita . Egli le raccontava tutti i suoi affari e lei era tanto bene educata da non dare mai dei consigli perché avrebbe temuto di fuorviarlo . Egli sentiva il bisogno di tale muta assistenza e talvolta correva a casa a monologare nella convinzione di andar a prendere consiglio dalla moglie . Non fu una sorpresa per me quando appresi ch ' egli la tradiva , ch ' essa lo sapeva e che non gliene serbava rancore . Io ero sposato da un anno allorché un giorno Giovanni , turbatissimo , mi raccontò che aveva smarrita una lettera di cui molto gl ' importava e volle rivedere delle carte che m ' aveva consegnate sperando di ritrovarla fra quelle . Invece , pochi giorni appresso , tutto lieto , mi raccontò che l ' aveva ritrovata nel proprio portafogli . “ Era di una donna ? ” domandai io , e lui accennò di sí con la testa , vantandosi della sua buona fortuna . Poi io , per difendermi , un giorno in cui m ' accusavano di aver perdute delle carte , dissi a mia moglie e a mia suocera che non potevo avere la fortuna del babbo cui le carte ritornavano da sole al portafogli . Mia suocera si mise a ridere tanto di gusto ch ' io non dubitai che quella carta non fosse stata rimessa a posto proprio da lei . Evidentemente nella loro relazione ciò non aveva importanza . Ognuno fa all ' amore come sa e il loro , secondo me , non ne era il modo piú stupido . La signora m ' accolse con grande gentilezza . Si scusò di dover tenere con sé la piccola Anna che aveva il suo quarto d ' ora in cui non si poteva lasciarla con altri . La bambina mi guardava studiandomi con gli occhi serii . Quando Augusta ritornò e s ' assise su un piccolo sofà posto dirimpetto a quello su cui eravamo io e la signora Malfenti , la piccina andò a coricarsi in grembo alla sorella donde m ' osservò per tutto il tempo con una perseveranza che mi divertí finché non seppi quali pensieri si movessero in quella piccola testa . La conversazione non fu subito molto divertente . La signora , come tutte le persone bene educate , era abbastanza noiosa ad un primo incontro . Mi domandava anche troppe notizie dell ' amico che si fingeva m ' avesse introdotto in quella casa e di cui io non ricordavo neppure il nome di battesimo . Entrarono finalmente Ada e Alberta . Respirai : erano belle ambedue e portavano in quel salotto la luce che fino ad allora vi aveva mancato . Ambedue brune e alte e slanciate , ma molto differenti l ' una dall ' altra . Non era una scelta difficile quella che avevo da fare . Alberta aveva allora non piú di diciasett ' anni . Come la madre essa aveva - benché bruna - la pelle rosea e trasparente , ciò che aumentava l ' infantilità del suo aspetto . Ada , invece , era già una donna con i suoi occhi serii in una faccia che per essere meglio nivea era un poco azzurra e la sua capigliatura ricca , ricciuta , ma accomodata con grazia e severità . È difficile di scoprire le origini miti di un sentimento divenuto poi tanto violento , ma io sono certo che da me mancò il cosidetto coup de foudre per Ada . Quel colpo di fulmine , però , fu sostituito dalla convinzione ch ' ebbi immediatamente che quella donna fosse quella di cui abbisognavo e che doveva addurmi alla salute morale e fisica per la santa monogamia . Quando vi ripenso resto sorpreso che sia mancato quel colpo di fulmine e che vi sia stata invece quella convinzione . È noto che noi uomini non cerchiamo nella moglie le qualità che adoriamo e disprezziamo nell ' amante . Sembra dunque ch ' io non abbia subito vista tutta la grazia e tutta la bellezza di Ada e che mi sia invece incantato ad ammirare altre qualità ch ' io le attribuii di serietà e anche di energia , insomma , un po ' mitigate , le qualità ch ' io amavo nel padre suo . Visto che poi credetti ( come credo ancora ) di non essermi sbagliato e che tali qualità Ada da fanciulla avesse possedute , posso ritenermi un buon osservatore ma un buon osservatore alquanto cieco . Quella prima volta io guardai Ada con un solo desiderio : quello di innamorarmene perché bisognava passare per di là per sposarla . Mi vi accinsi con quell ' energia ch ' io sempre dedico alle mie pratiche igieniche . Non so dire quando vi riuscii ; forse già nel tempo relativamente piccolo di quella prima visita . Giovanni doveva aver parlato molto di me alle figliuole sue . Esse sapevano , fra altro , ch ' ero passato nei miei studii dalla facoltà di legge a quella di chimica per ritornare - pur troppo ! - alla prima . Cercai di spiegare : era certo che quando ci si rinchiudeva in una facoltà , la parte maggiore dello scibile restava coperta dall ' ignoranza . E dicevo : - Se ora su di me non incombesse la serietà della vita , - e non dissi che tale serietà io la sentivo da poco tempo , dacché avevo risolto di sposarmi - io sarei passato ancora di facoltà in facoltà . Poi , per far ridere , dissi ch ' era curioso ch ' io abbandonassi una facoltà proprio al momento di dare gli esami . - Era un caso - dicevo col sorriso di chi vuol far credere che stia dicendo una bugia . E invece era vero ch ' io avevo cambiato di studii nelle piú varie stagioni . Partii cosí alla conquista di Ada e continuai sempre nello sforzo di farla ridere di me e alle spalle mie dimenticando ch ' io l ' avevo prescelta per la sua serietà . Io sono un po ' bizzarro , ma a lei dovetti apparire veramente squilibrato . Non tutta la colpa è mia e lo si vede dal fatto che Augusta e Alberta , ch ' io non avevo prescelte , mi giudicarono altrimenti . Ma Ada , che proprio allora era tanto seria da girare intorno i begli occhi alla ricerca dell ' uomo ch ' essa avrebbe ammesso nel suo nido , era incapace di amare la persona che la faceva ridere . Rideva , rideva a lungo , troppo a lungo e il suo riso copriva di un aspetto ridicolo la persona che l ' aveva provocato . La sua era una vera inferiorità e doveva finire col danneggiarla , ma danneggiò prima me . Se avessi saputo tacere a tempo forse le cose sarebbero andate altrimenti . Intanto le avrei lasciato il tempo perché parlasse lei , mi si rivelasse e potessi guardarmene . Le quattro fanciulle erano sedute sul piccolo sofà sul quale stavano a stento ad onta che Anna sedesse sulle ginocchia di Augusta . Erano belle cosí insieme . Lo constatai con un ' intima soddisfazione vedendo ch ' ero avviato magnificamente all ' ammirazione e all ' amore . Veramente belle ! Il colore sbiadito di Augusta serviva a dare rilievo al color bruno delle capigliature delle altre . Io avevo parlato dell ' Università e Alberta , che stava facendo il penultimo anno del ginnasio , raccontò dei suoi studii . Si lamentò che il latino le riusciva molto difficile . Dissi di non meravigliarmene perché era una lingua che non faceva per le donne , tanto ch ' io pensavo che già dagli antichi romani le donne avessero parlato l ' italiano . Invece per me - asserii - il latino aveva rappresentata la materia prediletta . Poco dopo però commisi la leggerezza di fare una citazione latina che Alberta dovette correggermi . Un vero infortunio ! Io non vi diedi importanza e avvertii Alberta che quando essa avesse avuto dietro di sé una diecina di semestri d ' Università , anche lei avrebbe dovuto guardarsi dal fare citazioni latine . Ada che recentemente era stata col padre per qualche mese in Inghilterra , raccontò che in quel paese molte fanciulle sapevano il latino . Poi sempre con la sua voce seria , aliena da ogni musicalità , un po ' piú bassa di quella che si sarebbe aspettata dalla sua gentile personcina , raccontò che le donne in Inghilterra erano tutt ' altra cosa che da noi . S ' associavano per scopi di beneficenza , religiosi o anche economici . Ada veniva spinta a parlare dalle sorelle che volevano riudire quelle cose che apparivano meravigliose a fanciulle della nostra città in quell ' epoca . E , per compiacerle , Ada raccontò di quelle donne presidentesse , giornaliste , segretarie e propagandiste politiche che salivano il pulpito per parlare a centinaia di persone senz ' arrossire e senza confondersi quando venivano interrotte o vedevano confutati i loro argomenti . Diceva semplicemente , con poco colore , senz ' alcuna intenzione di far meravigliare o ridere . Io amavo la sua parola semplice , io , che come aprivo la bocca svisavo cose o persone perché altrimenti mi sarebbe sembrato inutile di parlare . Senz ' essere un oratore , avevo la malattia della parola . La parola doveva essere un avvenimento a sé per me e perciò non poteva essere imprigionata da nessun altro avvenimento . Ma io avevo uno speciale odio per la perfida Albione e lo manifestai senza temere di offendere Ada che del resto non aveva manifestato né odio né amore per l ' Inghilterra . Io vi avevo trascorso alcuni mesi , ma non vi avevo conosciuto alcun inglese di buona società visto che avevo smarrite in viaggio alcune lettere di presentazione ottenute da amici d ' affari di mio padre . A Londra perciò avevo praticato solo alcune famiglie francesi ed italiane e finito col pensare che tutte le persone dabbene in quella città provenissero dal continente . La mia conoscenza dell ' inglese era molto limitata . Con l ' aiuto degli amici potei tuttavia intendere qualche cosa della vita di quegl ' isolani e sopra tutto fui informato della loro antipatia per tutti i non inglesi . Descrissi alle fanciulle il sentimento poco gradevole che mi veniva dal soggiorno in mezzo a nemici . Avrei però resistito e sopportata l ' Inghilterra per quei sei mesi che mio padre e l ' Olivi volevano infliggermi acciocché studiassi il commercio inglese ( in cui intanto non m ' imbattei mai perché pare si faccia in luoghi reconditi ) se non mi fosse toccata un ' avventura sgradevole . Ero andato da un libraio a cercare un vocabolario . In quel negozio , sul banco , riposava sdraiato un grosso , magnifico gatto àngora che proprio attirava le carezze sul soffice pelo . Ebbene ! Solo perché dolcemente l ' accarezzai , esso proditoriamente m ' assaltò e mi graffiò malamente le mani . Da quel momento non seppi piú sopportare l ' Inghilterra e il giorno appresso mi trovavo a Parigi . Augusta , Alberta e anche la signora Malfenti risero di cuore . Ada invece era stupita e credeva di avere frainteso . Era stato almeno il libraio stesso che m ' aveva offeso e graffiato ? Dovetti ripetermi , ciò ch ' è noioso perché si ripete male . Alberta , la dotta , volle aiutarmi : - Anche gli antichi si lasciavano dirigere nelle loro decisioni dai movimenti degli animali . Non accettai l ' aiuto . Il gatto inglese non s ' era mica atteggiato ad oracolo ; aveva agito da fato ! Ada , coi grandi occhi spalancati , volle delle altre spiegazioni : - E il gatto rappresentò per voi l ' intero popolo inglese ? Com ' ero sfortunato ! Per quanto vera , quell ' avventura a me era parsa istruttiva e interessante come se a scopi precisi fosse stata inventata . Per intenderla non bastava ricordare che in Italia dove conosco ed amo tanta gente , l ' azione di quel gatto non avrebbe potuto assurgere a tale importanza ? Ma io non dissi questo e dissi invece : - È certo che nessun gatto italiano sarebbe capace di una tale azione . Ada rise a lungo , molto a lungo . Mi parve persino troppo grande il mio successo perché m ' immiserii e immiserii la mia avventura con ulteriori spiegazioni : - Lo stesso libraio fu stupito del contegno del gatto che con tutti gli altri si comportava bene . L ' avventura toccò a me perché ero io o forse perché ero italiano . It was really disgusting e dovetti fuggire . Qui avvenne qualche cosa che pur avrebbe dovuto avvisarmi e salvarmi . La piccola Anna che fino ad allora era rimasta immota ad osservarmi , a gran voce si diede ad esprimere il sentimento di Ada . Gridò : - È vero ch ' è pazzo , pazzo del tutto ? La signora Malfenti la minacciò : - Vuoi stare zitta ? Non ti vergogni d ' ingerirti nei discorsi dei grandi ? La minaccia fece peggio . Anna gridò : - È pazzo ! Parla coi gatti ! Bisognerebbe procurarsi subito delle corde per legarlo ! Augusta , rossa dal dispiacere , si alzò e la portò via ammonendola e domandandomi nello stesso tempo scusa . Ma ancora alla porta la piccola vipera poté fissarmi negli occhi , farmi una brutta smorfia e gridarmi . - Vedrai che ti legheranno ! Ero stato assaltato tanto impensatamente che non subito seppi trovare il modo di difendermi . Mi sentii però sollevato all ' accorgermi che anche Ada era dispiacente di veder dare espressione a quel modo al suo proprio sentimento . L ' impertinenza della piccina ci riavvicinava . Raccontai ridendo di cuore ch ' io a casa possedevo un certificato regolarmente bollato che attestava in tutte le forme la mia sanità di mente . Cosí appresero del tiro che avevo giocato al mio vecchio padre . Proposi di produrre quel certificato alla piccola Annuccia . Quando accennai di andarmene non me lo permisero . Volevano che prima dimenticassi i graffi inflittimi da quell ' altro gatto . Mi trattennero con loro , offrendomi una tazza di tè . È certo ch ' io oscuramente sentii subito che per esser gradito da Ada avrei dovuto essere un po ' differente di quanto ero ; pensai che mi sarebbe stato facile di divenire quale essa mi voleva . Si continuò a parlare della morte di mio padre e a me parve che rivelando il grande dolore che tuttavia mi pesava , la seria Ada avrebbe potuto sentirlo con me . Ma subito , nello sforzo di somigliarle , perdetti la mia naturalezza e perciò da lei - come si vide subito - m ' allontanai . Dissi che il dolore per una simile perdita era tale che se io avessi avuto dei figliuoli avrei cercato di fare in modo che m ' amassero meno per risparmiare loro piú tardi di soffrire tanto per la mia dipartita . Fui un poco imbarazzato quando mi domandarono in qual modo mi sarei comportato per raggiungere tale scopo . Maltrattarli e picchiarli ? Alberta , ridendo , disse : - Il mezzo piú sicuro sarebbe di ucciderli . Vedevo che Ada era animata dal desiderio di non spiacermi . Perciò esitava ; ma ogni suo sforzo non poteva condurla oltre l ' esitazione . Poi disse che vedeva ch ' era per bontà ch ' io pensavo di organizzare cosí la vita dei miei figliuoli , ma che non le pareva giusto di vivere per prepararsi alla morte . M ' ostinai e asserii che la morte era la vera organizzatrice della vita . Io sempre alla morte pensavo e perciò non avevo che un solo dolore : La certezza di dover morire . Tutte le altre cose divenivano tanto poco importanti che per esse non avevo che un lieto sorriso o un riso altrettanto lieto . M ' ero lasciato trascinare a dire delle cose ch ' erano meno vere , specie trovandomi con lei , una parte della mia vita già tanto importante . In verità io credo di averle parlato cosí per il desiderio di farle sapere ch ' io ero un uomo tanto lieto . Spesso la lietezza m ' aveva favorito con le donne . Pensierosa ed esitante , essa mi confessò che non amava uno stato d ' animo simile . Diminuendo il valore della vita , si rendeva questa anche piú pericolante di quanto madre natura avesse voluto . Veramente ella m ' aveva detto che non facevo per lei , ma ero tuttavia riuscito a renderla esitante e pensierosa e mi parve un successo . Alberta citò un filosofo antico che doveva somigliarmi nell ' interpretazione della vita e Augusta disse che il riso era una gran bella cosa . Anche suo padre ne era ricco . - Perché gli piacciono i buoni affari - disse la signora Malfenti ridendo . Interruppi finalmente quella visita memoranda . Non v ' è niente di piú difficile a questo mondo che di fare un matrimonio proprio come si vuole . Lo si vede dal caso mio ove la decisione di sposarmi aveva preceduto di tanto la scelta della fidanzata . Perché non andai a vedere tante e tante ragazze prima di sceglierne una ? No ! Pareva proprio mi fosse spiaciuto di vedere troppe donne e non volli faticare . Scelta la fanciulla , avrei anche potuto esaminarla un po ' meglio e accertarmi almeno ch ' essa sarebbe stata disposta di venirmi incontro a mezza strada come si usa nei romanzi d ' amore a conclusione felice . Io , invece , elessi la fanciulla dalla voce tanto grave e dalla capigliatura un po ' ribelle , ma assettata severamente e pensai che , tanto seria , non avrebbe rifiutato un uomo intelligente , non brutto , ricco e di buona famiglia come ero io . Già alle prime parole che scambiammo sentii qualche stonatura , ma la stonatura è la via all ' unisono . Devo anzi confessare che pensai : “ Ella deve rimanere quale è , poiché cosí mi piace e sarò io che mi cambierò se essa lo vorrà ” . In complesso ero ben modesto perché è certamente piú facile di mutare sé stesso che non di rieducare altri . Dopo brevissimo tempo la famiglia Malfenti divenne il centro della mia vita . Ogni sera la passavo con Giovanni che , dopo che m ' aveva introdotto in casa sua , s ' era fatto con me anche piú affabile e intimo . Fu tale affabilità che mi rese invadente . Dapprima feci visita alle sue signore una volta alla settimana , poi piú volte e finii coll ' andare in casa sua ogni giorno a passarci varie ore del pomeriggio . Per insediarmi in quella casa non mancarono pretesti ed io credo di non sbagliare asserendo che mi fossero anche offerti . Portai talvolta con me il mio violino e passai qualche poco di musica con Augusta , la sola che in quella casa sonasse il piano . Era male che Ada non sonasse , poi era male che io sonassi tanto male il violino e malissimo che Augusta non fosse una grande musicista . Di ogni sonata io ero obbligato di eliminare qualche periodo perché troppo difficile , col pretesto non vero di non aver toccato il violino da troppo tempo . Il pianista è quasi sempre superiore al dilettante violinista e Augusta aveva una tecnica discreta , ma io , che sonavo tanto peggio di lei , non sapevo dirmene contento e pensavo : “ Se sapessi sonare come lei , come sonerei meglio ! ” Intanto ch ' io giudicavo Augusta , gli altri giudicavano me e , come appresi piú tardi , non favorevolmente . Poi Augusta avrebbe volentieri ripetute le nostre sonate , ma io m ' accorsi che Ada vi si annoiava e perciò finsi piú volte di aver dimenticato il violino a casa . Augusta allora non ne parlò piú . Purtroppo io non vivevo solo con Ada le ore che passavo in quella casa . Essa ben presto m ' accompagnò il giorno intero . Era la donna da me prescelta , era perciò già mia ed io l ' adornai di tutti i sogni perché il premio della vita m ' apparisse piú bello . L ' adornai , le prestai tutte le tante qualità di cui sentivo il bisogno e che a me mancavano , perché essa doveva divenire oltre che la mia compagna anche la mia seconda madre che m ' avrebbe addotto a una vita intera , virile , di lotta , e di vittoria . Nei miei sogni anche fisicamente l ' abellíi prima di consegnarla ad altri . In realtà io nella mia vita corsi dietro a molte donne e molte di esse si lasciarono anche raggiungere . Nel sogno le raggiunsi tutte . Naturalmente non le abbellisco alterandone i tratti , ma faccio come un mio amico , pittore delicatissimo , che quando ritratta delle donne belle , pensa intensamente anche a qualche altra bella cosa per esempio a della porcellana finissima . Un sogno pericoloso perché può conferire nuovo potere alle donne di cui si sognò e che rivedendo alla luce reale conservano qualche cosa delle frutta , dei fiori e della porcellana da cui furono vestite . M ' è difficile di raccontare della mia corte ad Ada . Vi fu poi una lunga epoca della mia vita in cui io mi sforzai di dimenticare la stupida avventura che proprio mi faceva vergognare di quella vergogna che fa gridare e protestare . “ Non sono io che fui tanto bestia ! ” . E chi allora ? Ma la protesta conferisce pure un po ' di sollievo ed io vi insistetti . Meno male se avessi agito a quel modo un dieci anni prima , a vent ' anni ! Ma esser stato punito di tanta bestialità solo perché avevo deciso di sposarmi , mi pare proprio ingiusto . Io che già ero passato per ogni specie di avventure condotte sempre con uno spirito intraprendente che arrivava alla sfacciataggine , ecco ch ' ero ridivenuto il ragazzetto timido che tenta di toccar la mano dell ' amata magari senza ch ' essa se ne avveda , eppoi adora quella parte del proprio corpo ch ' ebbe l ' onore di simile contatto . Questa ch ' è stata la piú pura avventura della mia vita , anche oggi che son vecchio io la ricordo quale la piú turpe . Era fuori di posto , fuori di tempo quella roba , come se un ragazzo di dieci anni si fosse attaccato al petto della balia . Che schifo ! Come spiegare poi la mia lunga esitazione di parlare chiaro e dire alla fanciulla : Risolviti ! Mi vuoi o non mi vuoi ? Io andavo a quella casa arrivandovi dai miei sogni ; contavo gli scalini che mi conducevano a quel primo piano dicendomi che se erano dispari ciò avrebbe provato ch ' essa m ' amava ed erano sempre dispari essendovene quarantatré . Arrivavo a lei accompagnato da tanta sicurezza e finivo col parlare di tutt ' altra cosa . Ada non aveva ancora trovata l ' occasione di significarmi il suo disdegno ed io tacevo ! Anch ' io al posto di Ada avrei accolto quel giovinetto di trent ' anni a calci nel sedere ! Devo dire che in certo rapporto io non somigliavo esattamente al ventenne innamorato il quale tace aspettando che l ' amata gli si getti al collo . Non m ' aspettavo niente di simile . Io avrei parlato , ma piú tardi . Se non procedevo , ciò era dovuto ai dubbii su me stesso . Io m ' aspettavo di divenire piú nobile , piú forte , piú degno della mia divina fanciulla . Ciò poteva avvenire da un giorno all ' altro . Perché non aspettare ? Mi vergogno anche di non essermi accorto a tempo ch ' ero avviato ad un fiasco simile . Avevo da fare con una fanciulla delle piú semplici e fu a forza di sognarne ch ' essa m ' apparí quale una civetta delle piú consumate . Ingiusto quell ' enorme mio rancore quand ' essa riuscí a farmi vedere ch ' essa di me non ne voleva sapere . Ma io avevo mescolato tanto intimamente la realtà ai sogni che non riuscivo a convincermi ch ' essa mai m ' avesse baciato . È proprio un indizio di scarsa virilità quello di fraintendere le donne . Prima non avevo sbagliato mai e devo credere di essermi ingannato sul conto di Ada per avere da bel principio falsati i miei rapporti con lei . A lei m ' ero avvicinato non per conquistarla ma per sposarla ciò ch ' è una via insolita dell ' amore , una via ben larga , una via ben comoda , ma che conduce non alla mèta per quanto ben vicino ad essa . All ' amore cui cosí si giunge manca la caratteristica principale : l ' assoggettamento della femmina . Cosí il maschio si prepara alla sua parte in una grande inerzia che può estendersi a tutti i suoi sensi , anche a quelli della vista e dell ' udito . Io portai giornalmente dei fiori a tutt ' e tre le fanciulle e a tutt ' e tre regalai le mie bizzarrie e , sopra tutto , con una leggerezza incredibile , giornalmente feci loro la mia autobiografia . A tutti avviene di ricordarsi con piú fervore del passato quando il presente acquista un ' importanza maggiore . Dicesi anzi che i moribondi , nell ' ultima febbre , rivedano tutta la loro vita . Il mio passato m ' afferrava ora con la violenza dell ' ultimo addio perché io avevo il sentimento di allontanarmene di molto . E parlai sempre di questo passato alle tre fanciulle , incoraggiato dall ' attenzione intensa di Augusta e di Alberta che , forse , copriva la disattenzione di Ada di cui non sono sicuro . Augusta , con la sua indole dolce , facilmente si commoveva e Alberta stava a sentire le mie descrizioni di scapigliatura studentesca con le guancie arrossate dal desiderio di poter in avvenire passare anch ' essa per avventure simili . Molto tempo dopo appresi da Augusta che nessuna delle tre fanciulle aveva creduto che le mie storielle fossero vere . Ad Augusta apparvero perciò piú preziose perché , inventate da me , le sembrava fossero piú mie che se il destino me le avesse inflitte . Ad Alberta quella parte in cui non credette fu tuttavia gradevole perché vi scorse degli ottimi suggerimenti . La sola che si fosse indignata delle mie bugie fu la seria Ada . Coi miei sforzi a me toccava come a quel tiratore cui era riuscito di colpire il centro del bersaglio , però di quello posto accanto al suo . Eppure in gran parte quelle storielle erano vere . Non so piú dire in quanta parte perché avendole raccontate a tante altre donne prima che alle figlie del Malfenti , esse , senza ch ' io lo volessi , si alterarono per divenire piú espressive . Erano vere dal momento che io non avrei piú saputo raccontarle altrimenti . Oggidí non m ' importa di provarne la verità . Non vorrei disingannare Augusta che ama crederle di mia invenzione . In quanto ad Ada io credo che ormai ella abbia cambiato di parere e le ritenga vere . Il mio totale insuccesso con Ada si manifestò proprio nel momento in cui giudicavo di dover finalmente parlar chiaro . Ne accolsi l ' evidenza con sorpresa e dapprima con incredulità . Non era stata detta da lei una sola parola che avesse manifestata la sua avversione per me ed io intanto chiusi gli occhi per non vedere quei piccoli atti che non mi significavano una grande simpatia . Eppoi io stesso non avevo detta la parola necessaria e potevo persino figurarmi che Ada non sapesse ch ' io ero là pronto per sposarla e potesse credere che io - lo studente bizzarro e poco virtuoso - volessi tutt ' altra cosa . Il malinteso si prolungava sempre a causa di quelle mie intenzioni troppo decisamente matrimoniali . Vero è che oramai desideravo tutta Ada cui avevo continuato a levigare assiduamente le guancie , a impicciolire le mani e i piedi e ad isveltire e affinare la taglia . La desideravo quale moglie e quale amante . Ma è decisivo il modo con cui si avvicina per la prima volta una donna . Ora avvenne che per ben tre volte consecutive , in quella casa fossi ricevuto dalle altre due fanciulle . L ' assenza di Ada fu scusata la prima volta con una visita doverosa , la seconda con un malessere e la terza non mi si disse alcuna scusa finché io , allarmato , non lo domandai . Allora Augusta , a cui per caso m ' ero rivolto , non rispose . Rispose per lei Alberta ch ' essa aveva guardata come per invocarne l ' assistenza : Ada era andata da una zia . A me mancò il fiato . Era evidente che Ada mi evitava . Il giorno prima ancora io avevo sopportata la sua assenza ed avevo anzi prolungata la mia visita sperando ch ' essa pur avrebbe finito coll ' apparire . Quel giorno , invece , restai ancora per qualche istante , incapace di aprir bocca , eppoi protestando un improvviso male di testa m ' alzai per andarmene . Curioso che quella prima volta il piú forte sentimento che sentissi allo scontrarmi nella resistenza di Ada fosse di collera e sdegno ! Pensai anche di appellarmi a Giovanni per mettere la fanciulla all ' ordine . Un uomo che vuole sposarsi è anche capace di azioni simili , ripetizioni di quelle dei suoi antenati . Quella terza assenza di Ada doveva divenire anche piú significativa . Il caso volle ch ' io scoprissi ch ' essa si trovava in casa , ma rinchiusa nella sua stanza . Devo prima di tutto dire che in quella casa v ' era un ' altra persona ch ' io non ero riuscito a conquistare : la piccola Anna . Dinanzi agli altri essa non m ' aggrediva piú , perché l ' avevano redarguita duramente . Anzi qualche volta anch ' essa s ' era accompagnata alle sorelle ed era stata a sentire le mie storielle . Quando però me ne andavo , essa mi raggiungeva alla soglia , gentilmente mi pregava di chinarmi a lei , si rizzava sulle punte dei piedini e quando arrivava a far addirittura aderire la boccuccia al mio orecchio , mi diceva abbassando la voce in modo da non poter essere udita che da me : - Ma tu sei pazzo , veramente pazzo ! Il bello si è che dinanzi agli altri la sorniona mi dava del lei . Se c ' era presente la signora Malfenti , essa subito si rifugiava nelle sue braccia , e la madre l ' accarezzava dicendo : - Come la mia piccola Anna s ' è fatta gentile ! Nevvero ? Non protestavo e la gentile Anna mi diede ancora spesso allo stesso modo del pazzo . Io accoglievo la sua dichiarazione con un sorriso vile che avrebbe potuto sembrare di ringraziamento . Speravo che la bambina non avesse il coraggio di raccontare delle sue aggressioni agli adulti e mi dispiaceva di far sapere ad Ada quale giudizio facesse di me la sua sorellina . Quella bambina finí realmente coll ' imbarazzarmi . Se , quando parlavo con gli altri , il mio occhio s ' incontrava nel suo , subito dovevo trovare il modo di guardare altrove ed era difficile di farlo con naturalezza . Certo arrossivo . Mi pareva che quell ' innocente col suo giudizio potesse danneggiarmi . Le portai dei doni , ma non valsero ad ammansarla . Essa dovette accorgersi del suo potere e della mia debolezza e , in presenza degli altri , mi guardava indagatrice , insolente . Credo che tutti abbiamo nella nostra coscienza come nel nostro corpo dei punti delicati e coperti cui non volentieri si pensa . Non si sa neppure che cosa sieno , ma si sa che vi sono . Io stornavo il mio occhio da quello infantile che voleva frugarmi . Ma quel giorno in cui solo e abbattuto uscivo da quella casa e ch ' essa mi raggiunse per farmi chinare a sentire il solito complimento , mi piegai a lei con tale faccia stravolta di vero pazzo e tesi verso di lei con tanta minaccia le mani contratte ad artigli , ch ' essa corse via piangendo ed urlando . Cosí arrivai a vedere Ada anche quel giorno perché fu lei che accorse a quei gridi . La piccina raccontò singhiozzando ch ' io l ' avevo minacciata duramente perché essa m ' aveva dato del pazzo : - Perché egli è un pazzo ed io voglio dirglielo . Cosa c ' è di male ? Non stetti a sentire la bambina , stupito di vedere che Ada si trovava in casa . Le sue sorelle avevano dunque mentito , anzi la sola Alberta cui Augusta ne aveva passato l ' incarico esimendosene essa stessa ! Per un istante fui esattamente nel giusto indovinando tutto . Dissi ad Ada : - Ho piacere di vederla . Credevo si trovasse da tre giorni da sua zia . Ella non mi rispose perché dapprima si piegò sulla bambina piangente . Quell ' indugio di ottenere le spiegazioni cui credevo di aver diritto mi fece salire veemente il sangue alla testa . Non trovavo parole . Feci un altro passo per avvicinarmi alla porta d ' uscita e se Ada non avesse parlato , io me ne sarei andato e non sarei ritornato mai piú . Nell ' ira mi pareva cosa facilissima quella rinunzia ad un sogno che aveva oramai durato tanto a lungo . Ma intanto essa , rossa , si volse a me e disse ch ' era rientrata da pochi istanti non avendo trovata la zia in casa . Bastò per calmarmi . Com ' era cara , cosí maternamente piegata sulla bambina che continuava ad urlare ! Il suo corpo era tanto flessibile che pareva divenuto piú piccolo per accostarsi meglio alla piccina . Mi indugiai ad ammirarla considerandola di nuovo mia . Mi sentii tanto sereno che volli far dimenticare il risentimento che poco prima avevo manifestato e fui gentilissimo con Ada ed anche con Anna . Dissi ridendo di cuore : - Mi dà tanto spesso del pazzo che volli farle vedere la vera faccia e l ' atteggiamento del pazzo . Voglia scusarmi ! Anche tu , povera Annuccia , non aver paura perché io sono un pazzo buono . Anche Ada fu molto , ma molto gentile . Redarguí la piccina che continuava a singhiozzare e mi domandò scusa per essa . Se avessi avuta la fortuna che Anna nell ' ira fosse corsa via , io avrei parlato . Avrei detta una frase che forse si trova anche in qualche grammatica di lingue straniere , bell ' e fatta per facilitare la vita a chi non conosca la lingua del paese ove soggiorna : “ Posso domandare la sua mano a suo padre ? ” . Era la prima volta ch ' io volevo sposarmi e mi trovavo perciò in un paese del tutto sconosciuto . Fino ad allora avevo trattato altrimenti con le donne con cui avevo avuto a fare . Le avevo assaltate mettendo loro prima di tutto addosso le mani . Ma non arrivai a dire neppure quelle poche parole . Dovevano pur stendersi su un certo spazio di tempo ! Dovevano esser accompagnate da un ' espressione supplice della faccia , difficile a foggiarsi immediatamente dopo la mia lotta con Anna ed anche con Ada , e dal fondo del corridoio s ' avanzava già la signora Malfenti richiamata dalle strida della bambina . Stesi la mano ad Ada , che mi porse subito cordialmente la sua e le dissi : - Arrivederci domani . Mi scusi con la signora . Esitai però di lasciar andare quella mano che riposava fiduciosa nella mia . Sentivo che , andandomene allora , rinunziavo ad un ' occasione unica con quella fanciulla tutt ' intenta ad usarmi delle cortesie per indennizzarmi delle villanie della sorella . Seguii l ' ispirazione del momento , mi chinai sulla sua mano e la sfiorai con le mie labbra . Indi apersi la porta e uscii lesto lesto dopo di aver visto che Ada , che fino ad allora m ' aveva abbandonata la destra mentre con la sinistra sosteneva Anna che s ' aggrappava alla sua gonna , stupita si guardava la manina che aveva subito il contatto delle mie labbra , quasi avesse voluto vedere se ci fosse stato scritto qualche cosa . Non credo che la signora Malfenti avesse scorto il mio atto . Mi arrestai per un istante sulle scale , stupito io stesso del mio atto assolutamente non premeditato . V ' era ancora la possibilità di ritornare a quella porta che avevo chiusa dietro di me , suonare il campanello e domandar di poter dire ad Ada quelle parole ch ' essa sulla propria mano aveva cercato invano ? Non mi parve ! Avrei mancato di dignità dimostrando troppa impazienza . Eppoi avendola prevenuta che sarei ritornato le avevo preannunziate le mie spiegazioni . Non dipendeva ora che da lei di averle , procurandomi l ' opportunità di dargliele . Ecco che avevo finalmente cessato di raccontare delle storie a tre fanciulle e avevo invece baciata la mano ad una sola di esse . Ma il resto della giornata fu piuttosto sgradevole . Ero inquieto e ansioso . Io andavo dicendomi che la mia inquietudine provenisse solo dall ' impazienza di veder chiarita quell ' avventura . Mi figuravo che se Ada m ' avesse rifiutato , io avrei potuto con tutta calma correre in cerca di altre donne . Tutto il mio attaccamento per lei proveniva da una mia libera risoluzione che ora avrebbe potuto essere annullata da un ' altra che la cancellasse ! Non compresi allora che per il momento a questo mondo non v ' erano altre donne per me e che abbisognavo proprio di Ada . Anche la notte che seguí mi sembrò lunghissima ; la passai quasi del tutto insonne . Dopo la morte di mio padre , io avevo abbandonate le mie abitudini di nottambulo e ora , dacché avevo risolto di sposarmi , sarebbe stato strano di ritornarvi . M ' ero perciò coricato di buon ' ora col desiderio del sonno che fa passare tanto presto il tempo . Di giorno io avevo accolte con la piú cieca fiducia le spiegazioni di Ada su quelle sue tre assenze dal suo salotto nelle ore in cui io vi era , fiducia dovuta alla mia salda convinzione che la donna seria ch ' io avevo scelta non sapesse mentire . Ma nella notte tale fiducia diminuí . Dubitavo che non fossi stato io ad informarla che Alberta - quando Augusta aveva rifiutato di parlare - aveva addotta a sua scusa quella visita alla zia . Non ricordavo bene le parole che le avevo dirette con la testa in fiamme , ma credevo di esser certo di averle riferita quella scusa . Peccato ! Se non l ' avessi fatto , forse lei , per scusarsi , avrebbe inventato qualche cosa di diverso e io , avendola còlta in bugia , avrei già avuto il chiarimento che anelavo . Qui avrei pur potuto accorgermi dell ' importanza che Ada aveva oramai per me , perché per quietarmi io andavo dicendomi che se essa non m ' avesse voluto , avrei rinunziato per sempre al matrimonio . Il suo rifiuto avrebbe dunque mutata la mia vita . E continuavo a sognare confortandomi nel pensiero che forse quel rifiuto sarebbe stato una fortuna per me . Ricordavo quel filosofo greco che prevedeva il pentimento tanto per chi si sposava quanto per chi restava celibe . Insomma non avevo ancora perduta la capacità di ridere della mia avventura ; la sola capacità che mi mancasse era quella di dormire . Presi sonno che già albeggiava . Quando mi destai era tanto tardi che poche ore ancora mi dividevano da quella in cui la visita in casa Malfenti m ' era permessa . Perciò non vi sarebbe stato piú bisogno di fantasticare e raccogliere degli altri indizii che mi chiarissero l ' animo di Ada . Ma è difficile di trattenere il proprio pensiero dall ' occuparsi di un argomento che troppo c ' importa . L ' uomo sarebbe un animale piú fortunato se sapesse farlo . In mezzo alle cure della mia persona che quel giorno esagerai , io non pensai ad altro : Avevo fatto bene baciando la mano di Ada o avevo fatto male di non baciarla anche sulle labbra ? Proprio quella mattina ebbi un ' idea che credo m ' abbia fortemente danneggiato privandomi di quel poco d ' iniziativa virile che quel mio curioso stato d ' adolescenza m ' avrebbe concesso . Un dubbio doloroso : e se Ada m ' avesse sposato solo perché indottavi dai genitori , senz ' amarmi ed anzi avendo una vera avversione per me ? Perché certamente tutti in quella famiglia , cioè Giovanni , la signora Malfenti , Augusta e Alberta mi volevano bene ; potevo dubitare della sola Ada . Sull ' orizzonte si delineava proprio il solito romanzo popolare della giovinetta costretta dalla famiglia ad un matrimonio odioso . Ma io non l ' avrei permesso . Ecco la nuova ragione per cui dovevo parlare con Ada , anzi con la sola Ada . Non sarebbe bastato di dirigerle la frase fatta che avevo preparata . Guardandola negli occhi le avrei domandato : “ Mi ami tu ? ” E se essa m ' avesse detto di sí , io l ' avrei serrata fra le mie braccia per sentirne vibrare la sincerità . Cosí mi parve d ' essermi preparato a tutto . Invece dovetti accorgermi d ' esser arrivato a quella specie d ' esame dimenticando di rivedere proprio quelle pagine di testo di cui mi sarebbe stato imposto di parlare . Fui ricevuto dalla sola signora Malfenti che mi fece accomodare in un angolo del grande salotto e si mise subito a chiacchierare vivacemente impedendomi persino di domandare delle notizie delle fanciulle . Ero perciò alquanto distratto e mi ripetevo la lezione per non dimenticarla al momento buono . Tutt ' ad un tratto fui richiamato all ' attenzione come da uno squillo di tromba . La signora stava elaborando un preambolo . M ' assicurava dell ' amicizia sua e del marito e dell ' affetto di tutta la famiglia loro , compresavi la piccola Anna . Ci conoscevamo da tanto tempo . Ci eravamo visti giornalmente da quattro mesi . - Cinque ! - corressi io che ne avevo fatto il calcolo nella notte , ricordando che la mia prima visita era stata fatta d ' autunno e che ora ci trovavamo in piena primavera . - Sí ! Cinque ! - disse la signora pensandoci su come se avesse voluto rivedere il mio calcolo . Poi , con aria di rimprovero : - A me sembra che voi compromettiate Augusta . - Augusta ? - domandai io credendo di aver sentito male . - Sí ! - confermò la signora . - Voi la lusingate e la compromettete . Ingenuamente rivelai il mio sentimento . - Ma io l ' Augusta non la vedo mai . Essa ebbe un gesto di sorpresa e ( o mi parve ? ) di sorpresa dolorosa . Io intanto tentavo di pensare intensamente per arrivare presto a spiegare quello che mi sembrava un equivoco di cui però subito intesi l ' importanza . Mi rivedevo in pensiero , visita per visita , durante quei cinque mesi , intento a spiare Ada . Avevo suonato con Augusta e , infatti , talvolta avevo parlato piú con lei , che mi stava a sentire , che non con Ada , ma solo perché essa spiegasse ad Ada le mie storie accompagnate dalla sua approvazione . Dovevo parlare chiaramente con la signora e dirle delle mie mire su Ada ? Ma poco prima io avevo risolto di parlare con la sola Ada e d ' indagarne l ' animo . Forse se avessi parlato chiaramente con la signora Malfenti , le cose sarebbero andate altrimenti e cioè non potendo sposare Ada non avrei sposata neppure Augusta . Lasciandomi dirigere dalla risoluzione presa prima ch ' io avessi veduta la signora Malfenti e , sentite le cose sorprendenti ch ' essa m ' aveva dette , tacqui . Pensavo intensamente , ma perciò con un po ' di confusione . Volevo intendere , volevo indovinare e presto . Si vedono meno bene le cose quando si spalancano troppo gli occhi . Intravvidi la possibilità che volessero buttarmi fuori di casa . Mi parve di poter escluderla . Io ero innocente , visto che non facevo la corte ad Augusta ch ' essi volevano proteggere . Ma forse m ' attribuivano delle intenzioni su Augusta per non compromettere Ada . E perché proteggere a quel modo Ada , che non era piú una fanciullina ? Io ero certo di non averla afferrata per le chiome che in sogno . In realtà non avevo che sfiorata la sua mano con le mie labbra . Non volevo mi si interdicesse l ' accesso a quella casa , perché prima di abbandonarla volevo parlare con Ada . Perciò con voce tremante domandai : - Mi dica Lei , signora , quello che debbo fare per non spiacere a nessuno . Essa esitò . Io avrei preferito di aver da fare con Giovanni che pensava urlando . Poi , risoluta , ma con uno sforzo di apparire cortese che si manifestava evidente nel suono della voce , disse : - Dovrebbe per qualche tempo venir meno frequentemente da noi ; dunque non ogni giorno , ma due o tre volte alla settimana . È certo che se mi avesse detto rudemente di andarmene e di non ritornare piú , io , sempre diretto dal mio proposito , avrei supplicato che mi si tollerasse in quella casa , almeno per uno o due giorni ancora , per chiarire i miei rapporti con Ada . Invece le sue parole , piú miti di quanto avessi temuto , mi diedero il coraggio di manifestare il mio risentimento : - Ma se lei lo desidera , io in questa casa non riporrò piú piede ! Venne quello che avevo sperato . Essa protestò , riparlò della stima di tutti loro e mi supplicò di non essere adirato con lei . Ed io mi dimostrai magnanimo , le promisi tutto quello ch ' essa volle e cioè di astenermi dal venire in quella casa per un quattro o cinque giorni , di ritornarvi poi con una certa regolarità ogni settimana due o tre volte e , sopra tutto , di non tenerle rancore . Fatte tali promesse , volli dar segno di tenerle e mi levai per allontanarmi . La signora protestò ridendo : - Con me non c ' è poi compromissione di sorta e può rimanere . E poiché io pregavo di lasciarmi andare per un impegno di cui solo allora m ' ero ricordato , mentre era vero che non vedevo l ' ora di essere solo per riflettere meglio alla straordinaria avventura che mi toccava , la signora mi pregò addirittura di rimanere dicendo che cosí le avrei data la prova di non essere adirato con lei . Perciò rimasi , sottoposto continuamente alla tortura di ascoltare il vuoto cicaleccio cui la signora ora s ' abbandonava sulle mode femminili ch ' essa non voleva seguire , sul teatro e anche sul tempo tanto secco con cui la primavera s ' annunziava . Poco dopo fui contento d ' essere rimasto perché m ' avvidi che avevo bisogno di un ulteriore chiarimento . Senz ' alcun riguardo interruppi la signora , di cui non sentivo piú le parole , per domandarle : - E tutti in famiglia sapranno che lei m ' ha invitato a tenermi lontano da questa casa ? Parve dapprima ch ' essa neppure avesse ricordato il nostro patto . Poi protestò : - Lontano da questa casa ? Ma solo per qualche giorno , intendiamoci . Io non ne dirò a nessuno , neppure a mio marito ed anzi le sarei grata se anche lei volesse usare la stessa discrezione . Anche questo promisi , promisi anche che se mi fosse stata chiesta una spiegazione perché non mi si vedesse piú tanto di spesso , avrei addotti dei pretesti varii . Per il momento prestai fede alle parole della signora e mi figurai che Ada potesse essere stupita e addolorata dalla mia improvvisa assenza . Un ' immagine gradevolissima ! Poi rimasi ancora , sempre aspettando che qualche altra ispirazione venisse a dirigermi ulteriormente , mentre la signora parlava dei prezzi dei commestibili nell ' ultimo tempo divenuti onerosissimi . Invece di altre ispirazioni , capitò la zia Rosina , una sorella di Giovanni , piú vecchia di lui , ma di lui molto meno intelligente . Aveva però qualche tratto della sua fisonomia morale bastevole a caratterizzarla quale sua sorella . Prima di tutto la stessa coscienza dei proprii diritti e dei doveri altrui alquanto comica , perché priva di qualsiasi arma per imporsi , eppoi anche il vizio di alzare presto la voce . Essa credeva di aver tanti diritti nella casa del fratello che - come appresi poi - per lungo tempo considerò la signora Malfenti quale un ' intrusa . Era nubile e viveva con un ' unica serva di cui parlava sempre come della sua piú grande nemica . Quando morí raccomandò a mia moglie di sorvegliare la casa finché la serva che l ' aveva assistita non se ne fosse andata . Tutti in casa di Giovanni la sopportavano temendo la sua aggressività . Ancora non me ne andai . Zia Rosina prediligeva Ada fra le nipoti . Mi venne il desiderio di conquistarmene l ' amicizia anch ' io e cercai una frase amabile a indirizzarle . Mi ricordai oscuramente che l ' ultima volta in cui l ' avevo vista ( cioè intravvista , perché allora non avevo sentito il bisogno di guardarla ) le nipoti , non appena essa se ne era andata , avevano osservato che non aveva una buona cera . Anzi una di esse aveva detto : - Si sarà guastato il sangue per qualche rabbia con la serva ! Trovai quello che cercavo . Guardando affettuosamente il faccione grinzoso della vecchia signora , le dissi : - La trovo molto rimessa , signora . Non avessi mai detta quella frase . Mi guardò stupita e protestò : - Io sono sempre uguale . Da quando mi sarei rimessa ? Voleva sapere quando l ' avessi vista l ' ultima volta . Non ricordavo esattamente quella data e dovetti ricordarle che avevamo passato un intero pomeriggio insieme , seduti in quello stesso salotto con le tre signorine , ma non dalla parte dove eravamo allora , dall ' altra . Io m ' ero proposto di dimostrarle dell ' interessamento , ma le spiegazioni ch ' essa esigeva lo facevano durare troppo a lungo . La mia falsità mi pesava producendomi un vero dolore . La signora Malfenti intervenne sorridendo : - Ma lei non voleva mica dire che zia Rosina è ingrassata ? Diavolo ! Là stava la ragione del risentimento di zia Rosina ch ' era molto grossa come il fratello e sperava tuttavia di dimagrire . - Ingrassata ! Mai piú ! Io volevo parlare solo della cera migliore della signora . Tentavo di conservare un aspetto affettuoso e dovevo invece trattenermi per non dire un ' insolenza . Zia Rosina non parve soddisfatta neppur allora . Essa non era mai stata male nell ' ultimo tempo e non capiva perché avesse dovuto apparire malata . E la signora Malfenti le diede ragione : - Anzi , è una sua caratteristica di non mutare di cera - disse rivolta a me . - Non le pare ? A me pareva . Era anzi evidente . Me ne andai subito . Porsi con grande cordialità la mano a zia Rosina sperando di rabbonirla , ma essa mi concedette la sua guardando altrove . Non appena ebbi varcata la soglia di quella casa il mio stato d ' animo mutò . Che liberazione ! Non avevo piú da studiare le intenzioni della signora Malfenti né di forzarmi di piacere alla zia Rosina . Credo in verità che se non ci fosse stato il rude intervento di zia Rosina , quella politicona della signora Malfenti avrebbe raggiunto perfettamente il suo scopo ed io mi sarei allontanato da quella casa tutto contento di essere stato trattato bene . Corsi saltellando giú per le scale . Zia Rosina era stata quasi un commento della signora Malfenti . La signora Malfenti m ' aveva proposto di restar lontano dalla sua casa per qualche giorno . Troppo buona la cara signora ! Io l ' avrei compiaciuta al di là delle sue aspettative e non m ' avrebbe rivisto mai piú ! M ' avevano torturato , lei , la zia ed anche Ada ! Con quale diritto ? Perché avevo voluto sposarmi ? Ma io non ci pensavo piú ! Com ' era bella la libertà ! Per un buon quarto d ' ora corsi per le vie accompagnato da tanto sentimento . Poi sentii il bisogno di una libertà ancora maggiore . Dovevo trovare il modo di segnare in modo definitivo la mia volontà di non rimettere piú il piede in quella casa . Scartai l ' idea di scrivere una lettera con la quale mi sarei congedato . L ' abbandono diveniva piú sdegnoso ancora se non ne comunicavo l ' intenzione . Avrei semplicemente dimenticato di vedere Giovanni e tutta la sua famiglia . Trovai l ' atto discreto e gentile e perciò un po ' ironico col quale avrei segnata la mia volontà . Corsi da un fioraio e scelsi un magnifico mazzo di fiori che indirizzai alla signora Malfenti accompagnato dal mio biglietto da visita sul quale non scrissi altro che la data . Non occorreva altro . Era una data che non avrei dimenticata piú e non l ' avrebbero dimenticata forse neppure Ada e sua madre : 5 Maggio , anniversario della morte di Napoleone . Provvidi in fretta a quell ' invio . Era importantissimo che giungesse il giorno stesso . Ma poi ? Tutto era fatto , tutto , perché non c ' era piú nulla da fare ! Ada restava segregata da me con tutta la sua famiglia ed io dovevo vivere senza fare piú nulla , in attesa che qualcuno di loro fosse venuto a cercarmi e darmi l ' occasione di fare o dire qualche cosa d ' altro . Corsi al mio studio per riflettere e per rinchiudermi . Se avessi ceduto alla mia dolorosa impazienza , subito sarei ritornato di corsa a quella casa a rischio di arrivarvi prima del mio mazzo di fiori . I pretesti non potevano mancare . Potevo anche averci dimenticato il mio ombrello ! Non volli fare una cosa simile . Con l ' invio di quel mazzo di fiori io avevo assunta una bellissima attitudine che bisognava conservare . Dovevo ora stare fermo , perché la prossima mossa toccava a loro . Il raccoglimento ch ' io mi procurai nel mio studiolo e da cui m ' aspettavo un sollievo , chiarí solo le ragioni della mia disperazione che s ' esasperò fino alle lagrime . Io amavo Ada ! Non sapevo ancora se quel verbo fosse proprio e continuai l ' analisi . Io la volevo non solo mia , ma anche mia moglie . Lei , con quella sua faccia marmorea sul corpo acerbo , eppoi ancora lei con la sua serietà , tale da non intendere il mio spirito che non le avrei insegnato , ma cui avrei rinunziato per sempre , lei che m ' avrebbe insegnata una vita d ' intelligenza e di lavoro . Io la volevo tutta e tutto volevo da lei . Finii col conchiudere che il verbo fosse proprio quello : Io amavo Ada . Mi parve di aver pensata una cosa molto importante che poteva guidarmi . Via le esitazioni ! Non m ' importava piú di sapere se ella mi amasse . Bisognava tentare di ottenerla e non occorreva piú parlare con lei se Giovanni poteva disporne . Prontamente bisognava chiarire tutto per arrivare subito alla felicità o altrimenti dimenticare tutto e guarire . Perché avevo da soffrire tanto nell ' attesa ? Quando avessi saputo - e potevo saperlo solo da Giovanni - che io definitivamente avevo perduta Ada , almeno non avrei piú dovuto lottare col tempo che sarebbe continuato a trascorrere lentamente senza ch ' io sentissi il bisogno di sospingerlo . Una cosa definitiva è sempre calma perché staccata dal tempo . Corsi subito in cerca di Giovanni . Furono due le corse . Una verso il suo ufficio situato in quella via che noi continuiamo a dire delle Case Nuove , perché cosí facevano i nostri antenati . Alte vecchie case che offuscano una via tanto vicina alla riva del mare poco frequentata all ' ora del tramonto , e dove potei procedere rapido . Non pensai , camminando , che a preparare piú brevemente che fosse possibile la frase che dovevo dirigergli . Bastava dirgli la mia determinazione di sposare sua figlia . Non avevo né da conquiderlo né da convincerlo . Quell ' uomo d ' affari avrebbe saputa la risposta da darmi non appena intesa la mia domanda . Mi preoccupava tuttavia la quistione se in un ' occasione simile avrei dovuto parlare in lingua o in dialetto . Ma Giovanni aveva già abbandonato l ' ufficio e s ' era recato al Tergesteo . Mi vi avviai . Piú lentamente perché sapevo che alla Borsa dovevo attendere piú tempo per potergli parlare da solo a solo . Poi , giunto in via Cavana , dovetti rallentare per la folla che ostruiva la stretta via . E fu proprio battendomi per passare traverso a quella folla , che ebbi finalmente come in una visione la chiarezza che da tante ore cercavo . I Malfenti volevano ch ' io sposassi Augusta e non volevano ch ' io sposassi Ada e ciò per la semplice ragione che Augusta era innamorata di me e Ada niente affatto . Niente affatto perché altrimenti non sarebbero intervenuti a dividerci . M ' avevano detto ch ' io compromettevo Augusta , ma era invece lei che si comprometteva amandomi . Compresi tutto in quel momento , con viva chiarezza , come se qualcuno della famiglia me l ' avesse detto . E indovinai anche che Ada era d ' accordo ch ' io fossi allontanato da quella casa . Essa non m ' amava e non m ' avrebbe amato almeno finché la sorella sua m ' avesse amato . Nell ' affollata via Cavana avevo dunque pensato piú dirittamente che nel mio studio solitario . Oggidí , quando ritorno al ricordo di quei cinque giorni memorandi che mi condussero al matrimonio , mi stupisce il fatto che il mio animo non si sia mitigato all ' apprendere che la povera Augusta mi amava . Io , ormai scacciato da casa Malfenti , amavo Ada irosamente . Perché non mi diede alcuna soddisfazione la visione chiara che la signora Malfenti m ' aveva allontanato invano , perché io in quella casa rimanevo , e vicinissimo ad Ada , cioè nel cuore di Augusta ? A me pareva invece una nuova offesa l ' invito della signora Malfenti di non compromettere Augusta e cioè di sposarla . Per la brutta fanciulla che m ' amava , avevo tutto il disdegno che non ammettevo avesse per me la sua bella sorella , che io amavo . Accelerai ancora il passo , ma deviai e mi diressi verso casa mia . Non avevo piú bisogno di parlare con Giovanni perché sapevo ormai chiaramente come condurmi ; con un ' evidenza tanto disperante che forse finalmente m ' avrebbe data la pace staccandomi dal tempo troppo lento . Era anche pericoloso parlarne con quel maleducato di Giovanni . La signora Malfenti aveva parlato in modo ch ' io non l ' avevo intesa che là in via Cavana . Il marito era capace di comportarsi altrimenti . Forse m ' avrebbe detto addirittura : “ Perché vuoi sposare Ada ? Vediamo ! Non faresti meglio di sposare Augusta ? ” . Perché egli aveva un assioma che ricordavo e che avrebbe potuto guidarlo in questo caso : “ Devi sempre spiegare chiaramente l ' affare al tuo avversario perché allora appena sarai sicuro d ' intenderlo meglio di lui ! ” . E allora ? Ne sarebbe conseguita un ' aperta rottura . Solo allora il tempo avrebbe potuto camminare come voleva , perché io non avrei piú avuta alcuna ragione d ' ingerirmene : sarei arrivato al punto fermo ! Ricordai anche un altro assioma di Giovanni e mi vi attaccai perché mi procurava una grande speranza . Seppi restarvi attaccato per cinque giorni , per quei cinque giorni che convertirono la mia passione in malattia . Giovanni soleva dire che non bisogna aver fretta di arrivare alla liquidazione di un affare quando da questa liquidazione non si può attendersi un vantaggio : ogni affare arriva prima o poi da sé alla liquidazione , come lo prova il fatto che la storia del mondo è tanto lunga e che tanto pochi affari sono rimasti in sospeso . Finché non si è proceduti alla sua liquidazione , ogni affare può ancora evolversi vantaggiosamente . Non ricordai che v ' erano altri assiomi di Giovanni che dicevano il contrario e m ' attaccai a quello . Già a qualche cosa dovevo pur attaccarmi . Feci il proposito ferreo di non movermi finché non avessi appreso che qualche cosa di nuovo avesse fatto evolvere il mio affare in mio favore . E ne ebbi tale danno che forse per questo , in seguito , nessun mio proposito m ' accompagnò per tanto tempo . Non appena fatto il proposito , ricevetti un biglietto dalla signora Malfenti . Ne riconobbi la scrittura sulla busta e , prima di aprirlo , mi lusingai fosse bastato quel mio proposito ferreo , perché essa si pentisse di avermi maltrattato e mi corresse dietro . Quando trovai che non conteneva che le lettere p.r. che significavano il ringraziamento per i fiori che le avevo inviati , mi disperai , mi gettai sul mio letto e ficcai i denti nel guanciale quasi per inchiodarmivi e impedirmi di correr via a rompere il mio proposito . Quanta ironica serenità risultava da quelle iniziali ! Ben maggiore di quella espressa dalla data ch ' io avevo apposta al mio biglietto e che significava già un proposito e forse anche un rimprovero . Remember aveva detto Carlo I prima che gli tagliassero il collo e doveva aver pensata la data di quel giorno ! Anch ' io avevo esortata la mia avversaria a ricordare e temere ! Furono cinque giorni e cinque notti terribili ed io ne sorvegliai le albe e i tramonti che significavano fine e principio e avvicinavano l ' ora della mia libertà , la libertà di battermi di nuovo per il mio amore . Mi preparavo a quella lotta . Oramai sapevo come la mia fanciulla voleva io fossi fatto . M ' è facile di ricordarmi dei propositi che feci allora , prima di tutto perché ne feci d ' identici in epoca piú recente , eppoi perché li annotai su un foglio di carta che conservo tuttora . Mi proponevo di diventare piú serio . Ciò significava allora di non raccontare quelle barzellette che facevano ridere e mi diffamavano , facendomi anche amare dalla brutta Augusta e disprezzare dalla mia Ada . Poi v ' era il proponimento di essere ogni mattina alle otto nel mio ufficio che non vedevo da tanto tempo , non per discutere sui miei diritti con l ' Olivi , ma per lavorare con lui e poter assumere a suo tempo la direzione dei miei affari . Ciò doveva essere attuato in un ' epoca piú tranquilla di quella , come dovevo anche cessar di fumare piú tardi , cioè quando avessi riavuta la mia libertà , perché non bisognava peggiorare quell ' orribile intervallo . Ad Ada spettava un marito perfetto . Perciò v ' erano anche varii proponimenti di dedicarmi a letture serie , eppoi di passare ogni giorno una mezz ' oretta sulla pedana e di cavalcare un paio di volte alla settimana . Le ventiquattr ' ore della giornata non erano troppe . Durante quei giorni di segregazione la gelosia piú amara fu la mia compagna di tutte le ore . Era un proposito eroico quello di voler correggersi di ogni difetto per prepararsi a conquistare Ada dopo qualche settimana . Ma intanto ? Intanto ch ' io m ' assoggettavo alla piú dura constrizione , si sarebbero tenuti tranquilli gli altri maschi della città e non avrebbero cercato di portarmi via la mia donna ? Fra di loro v ' era certamente qualcuno che non aveva bisogno di tanto esercizio per essere gradito . Io sapevo , io credevo di sapere che quando Ada avesse trovato chi faceva al caso suo , avrebbe subito consentito senza attendere di innamorarsi . Quando in quei giorni io m ' imbattevo in un maschio ben vestito , sano e sereno , l ' odiavo , perché mi pareva facesse al caso di Ada . Di quei giorni , la cosa che meglio ricordo è la gelosia che s ' era abbassata come una nebbia sulla mia vita . Dell ' atroce dubbio di vedermi portar via Ada in quei giorni non si può ridere , ormai che si sa come le cose andarono a finire . Quando ripenso a quei giorni di passione sento un ' ammirazione grande per la profetica anima mia . Varie volte , di notte , passai sotto alle finestre di quella casa . Lassú apparentemente continuavano a divertirsi come quando c ' ero stato anch ' io . Alla mezzanotte o poco prima , nel salotto si spegnevano i lumi . Scappavo pel timore di essere scorto da qualche visitatore che allora doveva lasciare la casa . Ma ogni ora di quei giorni fu affannosa anche per l ' impazienza . Perché nessuno domandava di me ? Perché non si moveva Giovanni ? Non doveva egli meravigliarsi di non vedermi né a casa sua né al Tergesteo ? Dunque era d ' accordo anche lui ch ' io fossi stato allontanato ? Interrompevo spesso le mie passeggiate di giorno e di notte per correre a casa ad accertarmi che nessuno fosse venuto a domandare di me . Non sapevo andare a letto nel dubbio , e destavo per interrogarla la povera Maria . Restavo per ore ad aspettare in casa , nel luogo ove ero piú facilmente raggiungibile . Ma nessuno domandò di me ed è certo che se non mi fossi risolto a movermi io , sarei tuttavia celibe . Una sera andai a giocare al club . Era da molti anni che non mi vi facevo vedere per rispetto ad una promessa fatta a mio padre . Mi pareva che la promessa non potesse piú valere poiché mio padre non poteva aver previste tali mie dolorose circostanze e l ' urgente mia necessità di procurarmi uno svago . Dapprima guadagnai con una fortuna che mi dolse perché mi parve un indennizzo della mia sfortuna in amore . Poi perdetti e mi dolse ancora perché mi parve di soggiacere al giuoco com ' ero soggiaciuto all ' amore . Ebbi presto disgusto del giuoco : non era degno di me e neppure di Ada . Tanto puro mi rendeva quell ' amore ! Di quei giorni so anche che i sogni d ' amore erano stati annientati da quella realtà tanto rude . Il sogno era oramai tutt ' altra cosa . Sognavo la vittoria invece che l ' amore . Il mio sonno fu una volta abbellito da una visita di Ada . Era vestita di sposa e veniva con me all ' altare , ma quando fummo lasciati soli non facemmo all ' amore , neppure allora . Ero suo marito e avevo acquistato il diritto di domandarle : “ Come hai potuto permettere ch ' io fossi trattato cosí ? ” Di altro diritto non mi premeva . Trovo in un mio cassetto degli abbozzi di lettere ad Ada , a Giovanni e alla signora Malfenti . Sono di quei giorni . Alla signora Malfenti scrivevo una lettera semplice con la quale prendevo congedo prima d ' intraprendere un lungo viaggio . Non ricordo però di aver avuto una tale intenzione : non potevo lasciare la città quando non ero ancora certo che nessuno sarebbe venuto a cercarmi . Quale sventura se fossero venuti e non m ' avessero trovato ! Nessuna di quelle lettere è stata inviata . Credo anzi le avessi scritte solo per mettere in carta i miei pensieri . Da molti anni io mi consideravo malato , ma di una malattia che faceva soffrire piuttosto gli altri che me stesso . Fu allora che conobbi la malattia “ dolente ” , una quantità di sensazioni fisiche sgradevoli che mi resero tanto infelice . S ' iniziarono cosí . Alla una di notte circa , incapace di prendere sonno , mi levai e camminai nella mite notte finché non giunsi ad un caffè di sobborgo nel quale non ero mai stato e dove perciò non avrei trovato alcun conoscente , ciò che mi era molto gradito perché volevo continuarvi una discussione con la signora Malfenti , cominciata a letto e nella quale non volevo che nessuno si frammettesse . La signora Malfenti m ' aveva fatti dei rimproveri nuovi . Diceva ch ' io avevo tentato di “ giocar di pedina ” con le sue figliuole . Intanto se avevo tentato una cosa simile l ' avevo certamente fatto con la sola Ada . Mi venivano i sudori freddi al pensare che forse in casa Malfenti oramai mi si movessero dei rimproveri simili . L ' assente ha sempre torto e potevano aver approfittato della mia lontananza per associarsi ai miei danni . Nella viva luce del caffè mi difendevo meglio . Certo talvolta io avrei voluto toccare col mio piede quello di Ada ed una volta anzi m ' era parso di averlo raggiunto , lei consenziente . Poi però risultò che avevo premuto il piede di legno del tavolo e quello non poteva aver parlato . Fingevo di pigliar interesse al gioco del biliardo . Un signore , appoggiato ad una gruccia , s ' avvicinò e venne a sedere proprio accanto a me . Ordinò una spremuta e poiché il cameriere aspettava anche i miei ordini , per distrazione ordinai una spremuta anche per me ad onta ch ' io non possa soffrire il sapore del limone . Intanto la gruccia appoggiata al sofà su cui sedevamo , scivolò a terra ed io mi chinai a raccoglierla con un movimento quasi istintivo . - Oh Zeno ! - fece il povero zoppo riconoscendomi nel momento in cui voleva ringraziarmi . - Tullio ! - esclamai io sorpreso e tendendogli la mano . Eravamo stati compagni di scuola e non ci eravamo visti da molti anni . Sapevo di lui che , finite le scuole medie , era entrato in una banca , dove occupava un buon posto . Ero tuttavia tanto distratto che bruscamente gli domandai come fosse avvenuto ch ' egli aveva la gamba destra troppo corta cosí da aver bisogno della gruccia . Di buonissimo umore , egli mi raccontò che sei mesi prima s ' era ammalato di reumatismi che avevano finito col danneggiargli la gamba . M ' affrettai di suggerirgli molte cure . È il vero modo per poter simulare senza grande sforzo una viva partecipazione Egli le aveva fatte tutte . Allora suggerii ancora : - E perché a quest ' ora non sei ancora a letto ? A me non pare che ti possa far bene di esporti all ' aria notturna . Egli scherzò bonariamente : riteneva che neppure a me l ' aria notturna potesse giovare e riteneva che chi non soffriva di reumatismi , finché aveva vita , poteva ancora procurarseli . Il diritto di andare a letto alle ore piccole era ammesso persino dalla costituzione austriaca . Del resto , contrariamente all ' opinione generale , il caldo e il freddo non avevano a che fare coi reumatismi . Egli aveva studiata la sua malattia ed anzi non faceva altro a questo mondo che studiarne le cause e i rimedi . Piú che per la cura aveva avuto bisogno di un lungo permesso dalla banca per poter approfondirsi in quello studio . Poi mi raccontò che stava facendo una cura strana . Mangiava ogni giorno una quantità enorme di limoni . Quel giorno ne aveva ingoiati una trentina , ma sperava con l ' esercizio di arrivare a sopportarne anche di piú . Mi confidò che i limoni secondo lui erano buoni anche per molte altre malattie . Dacché li prendeva sentiva meno fastidio per il fumare esagerato , al quale anche lui era condannato . Io ebbi un brivido alla visione di tanto acido , ma , subito dopo , una visione un po ' piú lieta della vita : i limoni non mi piacevano , ma se mi avessero data la libertà di fare quello che dovevo o volevo senz ' averne danno e liberandomi da ogni altra costrizione , ne avrei ingoiati altrettanti anch ' io . È libertà completa quella di poter fare ciò che si vuole a patto di fare anche qualche cosa che piaccia meno . La vera schiavitú è la condanna all ' astensione : Tantalo e non Ercole . Poi Tullio finse anche lui di essere ansioso di mie notizie . Io ero ben deciso di non raccontargli del mio amore infelice , ma abbisognavo di uno sfogo . Parlai con tale esagerazione dei miei mali ( cosí li registrai e sono sicuro ch ' erano lievi ) che finii con l ' avere le lagrime agli occhi , mentre Tullio andava sentendosi sempre meglio credendomi piú malato di lui . Mi domandò se lavoravo . Tutti in città dicevano ch ' io non facevo niente ed io temevo egli avesse da invidiarmi mentre in quell ' istante avevo l ' assoluto bisogno di essere commiserato . Mentii ! Gli raccontai che lavoravo nel mio ufficio , non molto , ma giornalmente almeno per sei ore e che poi gli affari molto imbrogliati ereditati da mio padre e da mia madre mi davano da fare per altre sei ore . - Dodici ore ! - commentò Tullio , e con un sorriso soddisfatto , mi concedette quello che ambivo , la sua commiserazione : - Non sei mica da invidiare , tu ! La conclusione era esatta ed io ne fui tanto commosso che dovetti lottare per non lasciar trapelare le lagrime . Mi sentii piú infelice che mai e , in quel morbido stato di compassione di me stesso , si capisce io sia stato esposto a delle lesioni . Tullio s ' era rimesso a parlare della sua malattia ch ' era anche la sua principale distrazione . Aveva studiato l ' anatomia della gamba e del piede . Mi raccontò ridendo che quando si cammina con passo rapido , il tempo in cui si svolge un passo non supera il mezzo secondo e che in quel mezzo secondo si movevano nientemeno che cinquantaquattro muscoli . Trasecolai e subito corsi col pensiero alle mie gambe a cercarvi la macchina mostruosa . Io credo di avercela trovata . Naturalmente non riscontrai i cinquantaquattro ordigni , ma una complicazione enorme che perdette il suo ordine dacché io vi ficcai la mia attenzione . Uscii da quel caffè zoppicando e per alcuni giorni zoppicai sempre . Il camminare era per me divenuto un lavoro pesante , e anche lievemente doloroso . A quel groviglio di congegni pareva mancasse ormai l ' olio e che , movendosi , si ledessero a vicenda . Pochi giorni appresso , fui colto da un male piú grave di cui dirò e che diminuí il primo . Ma ancora oggidí , che ne scrivo , se qualcuno mi guarda quando mi movo , i cinquantaquattro movimenti s ' imbarazzano ed io sono in procinto di cadere . Anche questa lesione io la devo ad Ada . Molti animali diventano preda dei cacciatori o di altri animali quando sono in amore . Io fui allora preda della malattia e sono certo che se avessi appreso della macchina mostruosa in altro momento , non ne avrei avuto alcun danno . Qualche segno su un foglio di carta che conservai , mi ricorda un ' altra strana avventura di quei giorni . Oltre all ' annotazione di un ' ultima sigaretta accompagnata dall ' espressione della fiducia di poter guarire della malattia dei cinquantaquattro movimenti , v ' è un tentativo di poesia ... su una mosca . Se non sapessi altrimenti , crederei che quei versi provengano da una signorina dabbene che dà del tu agl ' insetti di cui canta , ma visto che sono stati stesi da me , devo credere che poiché io sono passato per di là , tutti possano capitare dappertutto . Ecco come quei versi nacquero . A tarda notte ero ritornato a casa e invece che coricarmi m ' ero recato nel mio studiolo ove avevo acceso il gas . Alla luce una mosca si mise a tormentarmi . Riuscii a darle un colpo , lieve però per non insudiciarmi . La dimenticai , ma poi la rividi in mezzo al tavolo come lentamente si rimetteva . Era ferma , eretta e pareva piú alta di prima perché una delle sue zampine era stata anchilosata e non poteva flettersi . Con le due zampine posteriori si lisciava assiduamente le ali . Tentò di moversi , ma si ribaltò sulla schiena . Si rizzò e ritornò ostinata al suo assiduo lavoro . Scrissi allora quei versi , stupito di aver scoperto che quel piccolo organismo pervaso da tanto dolore , fosse diretto nel suo sforzo immane da due errori : prima di tutto lisciando con tanta ostinazione le ali che non erano lese , l ' insetto rivelava di non sapere da quale organo venisse il suo dolore ; poi l ' assiduità del suo sforzo dimostrava che c ' era nella sua minuscola mente la fede fondamentale che la salute spetti a tutti e che debba certamente ritornare quando ci ha lasciato . Erano errori che si possono facilmente scusare in un insetto che non vive che la vita di una sola stagione , e non ha tempo di far dell ' esperienza . Ma venne la domenica . Scadeva il quinto giorno dalla mia ultima visita in casa Malfenti . Io , che lavoro tanto poco , conservai sempre un grande rispetto per il giorno festivo che divide la vita in periodi brevi che la rendono piú sopportabile . Quel giorno festivo chiudeva anche una mia settimana faticosa e me ne competeva la gioia . Io non cambiai per nulla i miei piani ma per quel giorno non dovevano valere ed io avrei rivista Ada . Non avrei compromessi quei piani con alcuna parola , ma dovevo rivederla perché c ' era anche la possibilità che l ' affare si fosse già cambiato in mio favore ed allora sarebbe stato un bel danno di continuar a soffrire senza scopo . Perciò , a mezzodí , con la fretta che le mie povere gambe mi concedevano , corsi in città e sulla via che sapevo la signora Malfenti e le figliuole dovevano percorrere al ritorno dalla messa . Era una festa piena di sole e , camminando , pensai che forse in città m ' aspettava la novità attesa , l ' amore di Ada ! Non fu cosí , ma per un altro istante n ' ebbi l ' illusione . La fortuna mi favorí in modo incredibile . M ' imbattei faccia a faccia in Ada , nella sola Ada . Mi mancò il passo e il fiato . Che fare ? Il mio proponimento avrebbe voluto che mi tirassi in disparte e la lasciassi passare con un saluto misurato . Ma nella mia mente ci fu un po ' di confusione perché prima c ' erano stati altri proponimenti tra cui uno che ricordavo secondo il quale avrei dovuto parlarle chiaro e apprendere dalla sua bocca il mio destino . Non mi trassi in disparte e quand ' ella mi salutò come se ci fossimo lasciati cinque minuti prima , io m ' accompagnai a lei . Ella mi aveva detto : - Buon giorno , signor Cosini ! Ho un po ' fretta . Ed io : - Mi permette di accompagnarla per un tratto ? Ella accettò sorridendo . Ma dunque avrei dovuto parlarle ? Ella aggiunse che andava direttamente a casa sua , perciò compresi che non avevo a disposizione che cinque minuti per parlare ed anche di quel tempo ne perdetti una parte a calcolare se sarebbe bastato per le cose importanti che dovevo dirle . Meglio non dirle che non dirle interamente . Mi confondeva anche il fatto che allora nella nostra città , per una fanciulla , era già un ' azione compromettente quella di lasciarsi accompagnare sulla via da un giovanotto . Ella me lo permetteva . Non potevo già accontentarmi ? Intanto la guardavo , tentando di sentir di nuovo intero il mio amore annebbiatosi nell ' ira e nel dubbio . Riavrei almeno i miei sogni ? Ella m ' appariva piccola e grande nello stesso tempo , nell ' armonia delle sue linee . I sogni ritornavano in folla anche accanto a lei , reale . Era il mio modo di desiderare e vi ritornai con gioia intensa . Spariva dal mio animo qualunque traccia d ' ira o di rancore . Ma dietro di noi si sentí un ' invocazione esitante : - Se permette , signorina ! Mi volsi indignato . Chi osava interrompere le spiegazioni che non avevo ancora iniziate ? Un signorino imberbe , bruno e pallido , la guardava con occhi ansiosi . A mia volta guardai Ada nella folle speranza ch ' essa invocasse il mio aiuto . Sarebbe bastato un suo segno ed io mi sarei gettato su quell ' individuo a domandargli ragione della sua audacia . E magari avesse insistito . I miei mali sarebbero stati guariti subito se mi fosse stato concesso d ' abbandonarmi ad un atto brutale di forza . Ma Ada non fece quel segno . Con un sorriso spontaneo perché mutava lievemente il disegno delle guancie e della bocca ma anche la luce dell ' occhio , ella gli stese la mano : - Il signor Guido ! Quel prenome mi fece male . Ella , poco prima , mi aveva chiamato col nome mio di famiglia . Guardai meglio quel signor Guido . Era vestito con un ' eleganza ricercata e teneva nella destra inguantata un bastone dal manico d ' avorio lunghissimo , che io non avrei portato neppure se m ' avessero pagato perciò una somma per ogni chilometro . Non mi rimproverai di aver potuto vedere in una simile persona una minaccia per Ada . Vi sono dei loschi figuri che vestono elegantemente e portano anche di tali bastoni . Il sorriso di Ada mi ricacciò nei piú comuni rapporti mondani . Ada fece la presentazione . E sorrisi anch ' io ! Il sorriso di Ada ricordava un poco l ' increspatura di un ' acqua limpida sfiorata da una lieve brezza . Anche il mio ricordava un simile movimento , ma prodotto da un sasso che fosse stato gettato nell ' acqua . Si chiamava Guido Speier . Il mio sorriso si fece piú spontaneo perché subito mi si presentava l ' occasione di dirgli qualche cosa di sgradevole : - Lei è tedesco ? Cortesemente egli mi disse che riconosceva che al nome tutti potevano crederlo tale . Invece i documenti della sua famiglia provavano ch ' essa era italiana da varii secoli . Egli parlava il toscano con grande naturalezza mentre io e Ada eravamo condannati al nostro dialettaccio . Lo guardavo per sentire meglio quello ch ' egli diceva . Era un bellissimo giovine : le labbra naturalmente socchiuse lasciavano vedere una bocca di denti bianchi e perfetti . L ' occhio suo era vivace ed espressivo e , quando s ' era scoperto il capo , avevo potuto vedere che i suoi capelli bruni e un po ' ricciuti , coprivano tutto lo spazio che madre natura aveva loro destinato , mentre molta parte della mia testa era stata invasa dalla fronte . Io l ' avrei odiato anche se Ada non fosse stata presente , ma soffrivo di quell ' odio e cercai di attenuarlo . Pensai : - È troppo giovine per Ada . - E pensai poi che la confidenza e la gentilezza ch ' essa gli usava fossero dovute ad un ordine del padre . Forse era un uomo importante per gli affari del Malfenti e a me era parso che in simili casi tutta la famiglia fosse obbligata alla collaborazione . Gli domandai : - Ella si stabilisce a Trieste ? Mi rispose che vi si trovava da un mese e che vi fondava una casa commerciale . Respirai ! Potevo aver indovinato . Camminavo zoppicando , ma abbastanza disinvolto , vedendo che nessuno se ne accorgeva . Guardavo Ada e tentavo di dimenticare tutto il resto compreso l ' altro che ci accompagnava . In fondo io sono l ' uomo del presente e non penso al futuro quando esso non offuschi il presente con ombre evidenti . Ada camminava fra noi due e aveva sulla faccia , stereotipata , un ' espressione vaga di lietezza che arrivava quasi al sorriso . Quella lietezza mi pareva nuova . Per chi era quel sorriso ? Non per me ch ' essa non vedeva da tanto tempo ? Prestai orecchio a quello che si dicevano . Parlavano di spiritismo e appresi subito che Guido aveva introdotto in casa Malfenti il tavolo parlante . Ardevo dal desiderio di assicurarmi che il dolce sorriso che vagava sulle labbra di Ada fosse mio e saltai nell ' argomento di cui parlavano , improvvisando una storia di spiriti . Nessun poeta avrebbe potuto improvvisare a rime obbligate meglio di me . Quando ancora non sapevo dove sarei andato a finire , esordii dichiarando che ormai credevo anch ' io negli spiriti per una storia capitatami il giorno innanzi su quella stessa via ... anzi no ! ... sulla via parallela a quella e che noi scorgevamo . Poi dissi che anche Ada aveva conosciuto il professor Bertini ch ' era morto poco tempo prima a Firenze ove s ' era stabilito dopo il suo pensionamento . Seppimo della sua morte da una breve notizia su un giornale locale che io avevo dimenticata , tant ' è vero che , quando pensavo al professore Bertini , io lo vedevo passeggiare per le Cascine nel suo meritato riposo . Ora , il giorno innanzi , su un punto che precisai della via parallela a quella che stavamo percorrendo , fui accostato da un signore che mi conosceva e che io sapevo di conoscere . Aveva un ' andatura curiosa di donnetta che si dimeni per facilitarsi il passo ... - Certo ! Poteva essere il Bertini ! - disse Ada ridendo . Il riso era mio ed incorato continuai : - Sapevo di conoscerlo , ma non sapevo ricordarlo . Si parlò di politica . Era il Bertini perché disse tante di quelle bestialità , con quella sua voce da pecora ... - Anche la sua voce ! - ancora Ada rise guardandomi ansiosamente per sentire la chiusa . - Sí ! Avrebbe dovuto essere il Bertini , - dissi io fingendo spavento da quel grande attore che in me è andato perduto . - Mi strinse la mano per congedarsi e se ne andò ballonzolando . Lo seguii per qualche passo cercando di raccapezzarmi . Scopersi di aver parlato col Bertini solo quando l ' ebbi perduto di vista . Col Bertini ch ' era morto da un anno ! Poco dopo essa si fermò dinanzi al portone di casa sua . Stringendogli la mano , disse a Guido che lo aspettava quella sera . Poi , salutando anche me , mi disse che se non temevo di annoiarmi andassi quella sera da loro a far ballare il tavolino . Non risposi né ringraziai . Dovevo analizzare quell ' invito prima di accettarlo . Mi pareva avesse suonato come un atto di cortesia obbligata . Ecco : forse per me il giorno festivo si sarebbe chiuso con quell ' incontro . Ma volli apparire cortese per lasciarmi aperte tutte le vie , anche quella di accettare quell ' invito . Le domandai di Giovanni col quale avevo da parlare . Ella mi rispose che l ' avrei trovato nel suo ufficio ove s ' era recato per un affare urgente . Guido ed io ci fermammo per qualche istante a guardar dietro all ' elegante figurina che spariva nell ' oscurità dell ' atrio della casa . Non so quello che Guido abbia pensato in quel momento . In quanto a me , mi sentivo infelicissimo ; perché ella non aveva fatto quell ' invito prima a me e poi a Guido ? Ritornammo insieme sui nostri passi , quasi fino al punto ove ci eravamo imbattuti con Ada . Guido , cortese e disinvolto ( era proprio la disinvoltura quella ch ' io piú di tutto invidiavo agli altri ) parlò ancora di quella storia ch ' io avevo improvvisata e ch ' egli prendeva sul serio . Di vero , invece , in quella storia non c ' era che questo : a Trieste , anche dopo morto il Bertini , viveva una persona che diceva delle bestialità , camminava in modo che pareva si movesse sulle punte dei piedi ed aveva anche una voce strana . Ne avevo fatta la conoscenza in quei giorni e , per un momento , m ' aveva ricordato il Bertini . Non mi dispiaceva che Guido si rompesse la testa a studiare quella mia invenzione . Era stabilito ch ' io non dovevo odiarlo perché egli per i Malfenti non era altro che un commerciante importante ; ma m ' era antipatico per la sua eleganza ricercata e il suo bastone . M ' era anzi tanto antipatico che non vedevo l ' ora di liberarmene . Sentii ch ' egli concludeva : - È possibile anche che la persona con cui ella parlò , fosse ben piú giovane del Bertini , camminasse come un granatiere e avesse la voce virile e che la sua somiglianza con lui fosse limitata al dire bestialità . Ciò sarebbe bastato per fissare il suo pensiero sul Bertini . Ma per ammettere questo , bisognerebbe anche credere ch ' ella sia una persona molto distratta . Non seppi aiutarlo nei suoi sforzi : - Distratto io ? Che idea ! Sono un uomo d ' affari . Dove finirei se fossi distratto ? Poi pensai che perdevo il mio tempo . Volevo veder Giovanni . Giacché avevo vista la figlia , avrei potuto vedere anche il padre ch ' era tanto meno importante . Dovevo far presto se volevo ancora trovarlo nel suo ufficio . Guido continuava ad almanaccare quanta parte di un miracolo si potesse attribuire alla disattenzione di chi lo fa o di chi vi assiste . Io volli congedarmi e apparire almeno altrettanto disinvolto di lui . Da ciò provenne una fretta nell ' interromperlo e nel lasciarlo molto simile ad una brutalità : - Per me i miracoli esistono e non esistono . Non bisogna complicarli con troppe storie . Bisogna crederci o non crederci ed in ambedue i casi le cose sono molto semplici . Io non volevo dimostrargli dell ' antipatia tant ' è vero che con le mie parole mi pareva di fargli una concessione , visto ch ' io sono un positivista convinto ed ai miracoli non ci credo . Ma era una concessione fatta con grande malumore . M ' allontanai zoppicando piú che mai e sperai che Guido non sentisse il bisogno di guardarmi dietro . Era proprio necessario ch ' io parlassi con Giovanni . Intanto m ' avrebbe istruito come avrei dovuto comportarmi quella sera . Ero stato invitato da Ada , e dal comportamento di Giovanni avrei potuto comprendere se dovevo seguire quell ' invito o non piuttosto ricordarmi che quell ' invito contravveniva all ' espresso volere della signora Malfenti . Chiarezza ci voleva nei miei rapporti con quella gente , e se a darmela non fosse bastata la domenica , vi avrei dedicato anche il lunedí . Continuavo a contravvenire ai miei proponimenti e non me ne accorgevo . Anzi mi pareva di eseguire una risoluzione presa dopo cinque giorni di meditazione . È cosí ch ' io designavo la mia attività di quei giorni . Giovanni m ' accolse con un bel saluto gridato , che mi fece bene , e m ' invitò di prender posto su una poltrona addossata alla parete di faccia al suo tavolo . - Cinque minuti ! Sono subito con lei ! - E subito dopo : - Ma lei zoppica ? Arrossii ! Ero però in vena d ' improvvisazione . Gli dissi ch ' ero scivolato mentre uscivo dal caffè , e designai proprio il caffè ove m ' era capitato quell ' accidente . Temetti ch ' egli potesse attribuire la mia tombola ad annebbiamento della mente per alcool , e ridendo aggiunsi il particolare che quando caddi mi trovavo in compagnia di una persona afflitta da reumatismi e che zoppicava . Un impiegato e due facchini si trovavano in piedi accanto al tavolo di Giovanni . Doveva essersi verificato qualche disordine in una consegna di merci e Giovanni aveva uno di quei suoi interventi ruvidi nel funzionamento del suo magazzino del quale egli raramente si occupava volendo avere la mente libera per fare - come diceva lui - solo quello che nessun altro avrebbe potuto fare in vece sua . Urlava piú del consueto come se avesse voluto incidere nelle orecchie dei suoi dipendenti le sue disposizioni . Credo si trattasse di stabilire la forma in cui dovevano svolgersi i rapporti fra l ' ufficio e il magazzino . - Questa carta - urlava Giovanni passando dalla mano destra alla sinistra una carta ch ' egli aveva strappata da un libro , - sarà firmata da te e l ' impiegato che la riceverà te ne darà una identica firmata da lui . Fissava in faccia i suoi interlocutori ora traverso gli occhiali ed ora al disopra di essi e concluse con un altro urlo : - Avete capito ? Voleva riprendere le sue spiegazioni da capo , ma a me sembrava di perdere troppo tempo . Avevo il sentimento curioso che affrettandomi avrei potuto meglio battermi per Ada , mentre poi m ' accorsi con grande sorpresa che nessuno m ' aspettava e che io nessuno aspettavo , e che non c ' era niente da fare per me . Andai da Giovanni con la mano tesa : - Vengo da lei questa sera . Egli fu subito da me , mentre gli altri si tiravano in disparte . - Perché non la vediamo da tanto tempo ? - domandò con semplicità . Io fui colto da una meraviglia che mi confuse . Era proprio questa la domanda che Ada non m ' aveva fatta e cui avrei avuto diritto . Se non ci fossero stati quegli altri , io avrei parlato sinceramente con Giovanni che quella domanda m ' aveva fatta e m ' aveva provata la sua innocenza in quella ch ' io oramai sentivo quale una congiura ai miei danni . Lui solo era innocente e meritava la mia fiducia . Forse subito allora non pensai con tanta chiarezza e ne è prova il fatto che non ebbi la pazienza di aspettare che l ' impiegato ed i facchini si fossero allontanati . Eppoi volevo studiare se forse ad Ada non fosse stata impedita quella domanda dall ' arrivo inopinato di Guido . Ma anche Giovanni m ' impedí di parlare , manifestando una grande fretta di ritornare al suo lavoro . - Ci vediamo allora questa sera . Sentirà un violinista quale non ha sentito mai . Si presenta quale un dilettante del violino solo perché ha tanti di quei denari che non si degna di farne la sua professione . Intende di dedicarsi al commercio . - Si strinse nelle spalle in atto di dispregio . - Io , che pur amo il commercio , al posto suo non venderei che delle note . Non so se lei lo conosce . È un certo Guido Speier . - Davvero ? Davvero ? - dissi simulando compiacenza , scotendo la testa e aprendo la bocca , movendo insomma tutto quello che potevo raggiungere per mio volere . Quel bel giovinotto sapeva anche sonare il violino ? - Davvero ? Tanto bene ? - Speravo che Giovanni avesse scherzato e con l ' esagerazione delle sue lodi avesse voluto significare che Guido non fosse altro che un tartassatore del violino . Ma egli scoteva la testa sempre con grande ammirazione . Gli strinsi la mano : - Arrivederci ! M ' avviai zoppicando alla porta . Fui fermato da un dubbio . Forse avrei fatto meglio di non accettare quell ' invito nel quale caso avrei dovuto prevenirne Giovanni . Mi volsi per ritornare a lui , ma allora m ' accorsi ch ' egli mi guardava con grande attenzione proteso per innanzi per vedermi piú da vicino . Questo non seppi sopportare e me ne andai ! Un violinista ! Se era vero ch ' egli sonava tanto bene , io semplicemente ero un uomo distrutto . Almeno non avessi sonato io quell ' istrumento o non mi fossi lasciato indurre di sonarlo in casa Malfenti . Avevo portato il violino in quella casa non per conquistare col mio suono il cuore della gente , ma quale un pretesto per prolungarvi le mie visite . Ero stato una bestia ! Avrei potuto usare di tanti altri pretesti meno compromettenti ! Nessuno potrà dire ch ' io m ' abbandoni ad illusioni sul conto mio . So di avere un alto sentimento musicale e non è per affettazione ch ' io ricerco la musica piú complessa ; però il mio stesso alto sentimento musicale m ' avverte e m ' avvertí da anni , ch ' io mai arriverò a sonare in modo da dar piacere a chi m ' ascolta . Se tuttavia continuo a sonare , lo faccio per la stessa ragione per cui continuo a curarmi . Io potrei sonare bene se non fossi malato , e corro dietro alla salute anche quando studio l ' equilibrio sulle quattro corde . C ' è una lieve paralisi nel mio organismo , e sul violino si rivela intera e perciò piú facilmente guaribile . Anche l ' essere piú basso quando sa che cosa sieno le terzine , le quartine o le sestine , sa passare dalle une alle altre con esattezza ritmica come il suo occhio sa passare da un colore all ' altro . Da me , invece , una di quelle figure , quando l ' ho fatta , mi si appiccica e non me ne libero piú , cosí ch ' essa s ' intrufola nella figura seguente e la sforma . Per mettere al posto giusto le note , io devo battermi il tempo coi piedi e con la testa , ma addio disinvoltura , addio serenità , addio musica . La musica che proviene da un organismo equilibrato è lei stessa il tempo ch ' essa crea ed esaurisce . Quando la farò cosí sarò guarito . Per la prima volta pensai di abbandonare il campo , lasciare Trieste e andare altrove in cerca di svago . Non c ' era piú nulla da sperare . Ada era perduta per me . Ne ero certo ! Non sapevo io forse , ch ' essa avrebbe sposato un uomo dopo di averlo vagliato e pesato come se si fosse trattato di concedergli un ' onorificenza accademica ? Mi pareva ridicolo perché veramente il violino fra esseri umani non avrebbe potuto contare nella scelta di un marito , ma ciò non mi salvava . Io sentivo l ' importanza di quel suono . Era decisiva come dagli uccelli canori . Mi rintanai nel mio studio e il giorno festivo per gli altri non era ancora finito ! Trassi il violino dalla busta , indeciso se mandarlo a pezzi o suonarlo . Poi lo provai come se avessi voluto dargli l ' ultimo addio e infine mi misi a studiare l ' eterno Kreutzer . In quello stesso posto avevo fatto percorrere tanti di quei chilometri al mio arco , che nel mio disorientamento mi rimisi a percorrerne macchinalmente degli altri . Tutti coloro che si dedicarono a quelle maledette quattro corde sanno come , finché si viva isolati , si creda che ogni piccolo sforzo apporti un corrispondente progresso . Se cosí non fosse , chi accetterebbe di sottoporsi a quei lavori forzati senza termine , come se si avesse avuta la disgrazia di ammazzare qualcuno ? Dopo un po ' di tempo mi parve che la mia lotta con Guido non fosse definitivamente perduta . Chissà che forse non mi fosse concesso d ' intervenire fra Guido e Ada con un violino vittorioso ? Non era presunzione questa , ma il mio solito ottimismo da cui mai seppi liberarmi . Ogni minaccia di sventura m ' atterrisce dapprima , ma subito dopo è dimenticata nella sfiducia piú sicura di saper evitarla . Lí , poi , non occorreva che rendere piú benevolo il mio giudizio sulle mie capacità di violinista . Nelle arti in genere si sa che il giudizio sicuro risulta dal confronto , che qui mancava . Eppoi il proprio violino echeggia tanto vicino all ' orecchio che ha breve la via al cuore . Quando , stanco , smisi di suonare , mi dissi : - Bravo Zeno , hai guadagnato il tuo pane . Senz ' alcuna esitazione mi recai dai Malfenti . Avevo accettato l ' invito ed oramai non potevo mancare . Mi parve di buon augurio che la cameriera m ' accogliesse con un sorriso gentile e la domanda se fossi stato male per non esser venuto per tanto tempo . Le diedi una mancia . Per bocca sua tutta la famiglia di cui essa era la rappresentante , mi faceva quella domanda . Essa mi condusse al salotto ch ' era immerso nell ' oscurità piú profonda . Arrivatovi dalla piena luce dell ' anticamera , per un momento non vidi nulla e non osai movermi . Poi scorsi varie figure disposte intorno ad un tavolino , in fondo al salotto , abbastanza lontano da me . Fui salutato dalla voce di Ada che nell ' oscurità mi parve sensuale . Sorridente , una carezza : - S ' accomodi , da quella parte e non turbi gli spiriti ! - Se continuava cosí io non li avrei certamente turbati . Da un altro punto della periferia del tavolino echeggiò un ' altra voce , di Alberta o forse di Augusta : - Se vuole prendere parte all ' evocazione , c ' è qui ancora un posticino libero . Io ero ben risoluto di non lasciarmi mettere in disparte e avanzai risoluto verso il punto donde m ' era provenuto il saluto di Ada . Urtai col ginocchio contro lo spigolo di quel tavolino veneziano ch ' era tutto spigoli . Ne ebbi un dolore intenso , ma non mi lasciai arrestare e andai a cadere su un sedile offertomi non sapevo da chi , fra due fanciulle di cui una , quella alla mia destra , pensai fosse Ada e l ' altra Augusta . Subito , per evitare ogni contatto con questa , mi spinsi verso l ' altra . Ebbi però il dubbio che mi sbagliassi e alla vicina di destra domandai per sentirne la voce : - Aveste già qualche comunicazione dagli spiriti ? Guido , che mi parve sedesse a me di faccia , m ' interruppe . Imperiosamente gridò : - Silenzio ! Poi , piú mitemente : - Raccoglietevi e pensate intensamente al morto che desiderate di evocare . Io non ho alcun ' avversione per i tentativi di qualunque genere di spiare il mondo di là . Ero anzi seccato di non aver introdotto io in casa di Giovanni quel tavolino , giacché vi otteneva tale successo . Ma non mi sentivo di obbedire agli ordini di Guido e perciò non mi raccolsi affatto . Poi m ' ero fatti tanti di quei rimproveri per aver permesso che le cose arrivassero a quel punto senz ' aver detta una parola chiara con Ada , che giacché avevo la fanciulla accanto , in quell ' oscurità tanto favorevole , avrei chiarito tutto . Fui trattenuto solo dalla dolcezza di averla tanto vicina a me dopo di aver temuto di averla perduta per sempre . Intuivo la dolcezza delle stoffe tiepide che sfioravano i miei vestiti e pensavo anche che cosí stretti l ' uno all ' altra , il mio toccasse il suo piedino che di sera sapevo vestito di uno stivaletto laccato . Era addirittura troppo dopo un martirio troppo lungo . Parlò di nuovo Guido : - Ve ne prego , raccoglietevi . Supplicate ora lo spirito che invocaste di manifestarsi movendo il tavolino . Mi piaceva ch ' egli continuasse ad occuparsi del tavolino . Oramai era evidente che Ada si rassegnava di portare quasi tutto il mio peso ! Se non m ' avesse amato non m ' avrebbe sopportato . Era venuta l ' ora della chiarezza . Tolsi la mia destra dal tavolino e pian pianino le posi il braccio alla taglia : - Io vi amo , Ada ! - dissi a bassa voce e avvicinando la mia faccia alla sua per farmi sentire meglio . La fanciulla non rispose subito . Poi , con un soffio di voce , però quella di Augusta , mi disse : - Perché non veniste per tanto tempo ? La sorpresa e il dispiacere quasi mi facevano crollare dal mio sedile . Subito sentii che se io dovevo finalmente eliminare quella seccante fanciulla dal mio destino , pure dovevo usarle il riguardo che un buon cavaliere quale son io , deve tributare alla donna che lo ama e sia dessa la piú brutta che mai sia stata creata . Come m ' amava ! Nel mio dolore sentii il suo amore . Non poteva essere altro che l ' amore che le aveva suggerito di non dirmi ch ' essa non era Ada , ma di farmi la domanda che da Ada avevo attesa invano e che lei invece certo s ' era preparata di farmi subito quando m ' avesse rivisto . Seguii un mio istinto e non risposi alla sua domanda , ma , dopo una breve esitazione , le dissi : - Ho tuttavia piacere di essermi confidato a voi , Augusta , che io credo tanto buona ! Mi rimisi subito in equilibrio sul mio treppiede . Non potevo avere la chiarezza con Ada , ma intanto l ' avevo completa con Augusta . Qui non potevano esserci altri malintesi . Guido ammoní di nuovo : - Se non volete star zitti , non c ' è alcuno scopo di passare qui il nostro tempo all ' oscuro ! Egli non lo sapeva , ma io avevo tuttavia bisogno di un po ' di oscurità che m ' isolasse e mi permettesse di raccogliermi . Avevo scoperto il mio errore e il solo equilibrio che avessi riconquistato era quello sul mio sedile . Avrei parlato con Ada , ma alla chiara luce . Ebbi il sospetto che alla mia sinistra non ci fosse lei , ma Alberta . Come accertarmene ? Il dubbio mi fece quasi cadere a sinistra e , per riconquistare l ' equilibrio , mi poggiai sul tavolino . Tutti si misero ad urlare : - Si muove , si muove ! - Il mio atto involontario avrebbe potuto condurmi alla chiarezza . Donde veniva la voce di Ada ? Ma Guido coprendo con la sua la voce di tutti , impose quel silenzio che io , tanto volentieri , avrei imposto a lui . Poi con voce mutata , supplice ( imbecille ! ) parlò con lo spirito ch ' egli credeva presente : - Te ne prego , di ' il tuo nome designandone le lettere in base all ' alfabeto nostro ! Egli prevedeva tutto : aveva paura che lo spirito ricordasse l ' alfabeto greco . Io continuai la commedia sempre spiando l ' oscurità alla ricerca di Ada . Dopo una lieve esitazione feci alzare il tavolino per sette volte cosí che la lettera G era acquisita . L ' idea mi parve buona e per quanto la U che seguiva costasse innumerevoli movimenti , dettai netto netto il nome di Guido . Non dubito che dettando il suo nome , io non fossi diretto dal desiderio di relegarlo fra gli spiriti . Quando il nome di Guido fu perfetto , Ada finalmente parlò : - Qualche vostro antenato ? - suggerí . Sedeva proprio accanto a lui . Avrei voluto muovere il tavolino in modo da cacciarlo fra loro due e dividerli . - Può essere ! - disse Guido . Egli credeva di avere degli antenati , ma non mi faceva paura . La sua voce era alterata da una reale emozione che mi diede la gioia che prova uno schermidore quando s ' accorge che l ' avversario è meno temibile di quanto egli credesse . Non era mica a sangue freddo ch ' egli faceva quegli esperimenti . Era un vero imbecille ! Tutte le debolezze trovavano facilmente il mio compatimento , ma non la sua . Poi egli si rivolse allo spirito : - Se ti chiami Speier fa un movimento solo . Altrimenti movi il tavolino per due volte . - Giacché egli voleva avere degli antenati , lo compiacqui movendo il tavolino per due volte . - Mio nonno ! - mormorò Guido . Poi la conversazione con lo spirito camminò piú rapida . Allo spirito fu domandato se volesse dare delle notizie . Rispose di sí . D ' affari od altre ? D ' affari ! Questa risposta fu preferita solo perché per darla bastava movere il tavolo per una volta sola . Guido domandò poi se si trattava di buone o di cattive notizie . Le cattive dovevano essere designate con due movimenti ed io , - questa volta senz ' alcun ' esitazione , - volli movere il tavolo per due volte . Ma il secondo movimento mi fu contrastato e doveva esserci qualcuno nella compagnia che avrebbe desiderato che le nuove fossero buone . Ada , forse ? Per produrre quel secondo movimento mi gettai addirittura sul tavolino e vinsi facilmente ! Le notizie erano cattive ! Causa la lotta , il secondo movimento risultò eccessivo e spostò addirittura tutta la compagnia . - Strano ! - mormorò Guido . Poi , deciso , urlò : - Basta ! Basta ! Qui qualcuno si diverte alle nostre spalle ! Fu un comando cui molti nello stesso tempo ubbidirono e il salotto fu subito inondato dalla luce accesa in piú punti . Guido mi parve pallido ! Ada s ' ingannava sul conto di quell ' individuo ed io le avrei aperti gli occhi . Nel salotto , oltre alle tre fanciulle , v ' erano la signora Malfenti ed un ' altra signora la cui vista m ' ispirò imbarazzo e malessere perché credetti fosse la zia Rosina . Per ragioni differenti le due signore ebbero da me un saluto compassato . Il bello si è ch ' ero rimasto al tavolino , solo accanto ad Augusta . Era una nuova compromissione , ma non sapevo rassegnarmi d ' accompagnarmi a tutti gli altri che attorniavano Guido , il quale con qualche veemenza spiegava come avesse capito che il tavolo veniva mosso non da uno spirito ma da un malizioso in carne ed ossa . Non Ada , lui stesso aveva tentato di frenare il tavolino fattosi troppo chiacchierino . Diceva : - Io trattenni il tavolino con tutte le mie forze per impedire che si movesse la seconda volta . Qualcuno dovette addirittura gettarsi su di esso per vincere la mia resistenza . Bello quel suo spiritismo : uno sforzo potente non poteva provenire da uno spirito ! Guardai la povera Augusta per vedere quale aspetto avesse dopo di aver avuta la mia dichiarazione d ' amore per sua sorella . Era molto rossa , ma mi guardava con un sorriso benevolo . Solo allora si decise di confermare d ' aver sentita quella dichiarazione : - Non lo dirò a nessuno ! - mi disse a bassa voce . Ciò mi piacque molto . - Grazie , - mormorai stringendole la mano non piccola , ma modellata perfettamente . Io ero disposto di diventare un buon amico di Augusta mentre prima di allora ciò non sarebbe stato possibile perché io non so essere l ' amico delle persone brutte . Ma sentivo una certa simpatia per la sua taglia che avevo stretta e che avevo trovata piú sottile di quanto l ' avessi creduta . Anche la sua faccia era discreta , e pareva deforme solo causa quell ' occhio che batteva una strada non sua . Avevo certamente esagerata quella deformità ritenendola estesa fino alla coscia . Avevano fatto portare della limonata per Guido . Mi avvicinai al gruppo che tuttavia l ' attorniava e m ' imbattei nella signora Malfenti che se ne staccava . Ridendo di gusto le domandai . - Abbisogna di un cordiale ? - Ella ebbe un lieve movimento di disprezzo con le labbra : - Non sembrerebbe un uomo ! - disse chiaramente . Io mi lusingai che la mia vittoria potesse avere un ' importanza decisiva . Ada non poteva pensare altrimenti della madre . La vittoria ebbe subito l ' effetto che non poteva mancare in un uomo fatto come son io . Mi sparí ogni rancore e non volli che Guido soffrisse ulteriormente . Certo il mondo sarebbe meno aspro se molti mi somigliassero . Sedetti a lui da canto e , senza guardare gli altri , gli dissi : - Dovete scusarmi , signor Guido . Mi sono permesso uno scherzo di cattivo genere . Sono stato io che ho fatto dichiarare al tavolino di essere mosso da uno spirito portante il vostro stesso nome . Non l ' avrei fatto se avessi saputo che anche vostro nonno aveva quel nome . Guido tradí nella sua cera , che si schiarí , come la mia comunicazione fosse importante per lui . Non volle però ammetterlo e mi disse : - Queste signore sono troppo buone ! Io non ho mica bisogno di conforto . La cosa non ha alcun ' importanza . Vi ringrazio per la vostra sincerità , ma io avevo già indovinato che qualcuno aveva indossata la parrucca di mio nonno . Rise , soddisfatto , dicendomi : - Siete molto robusto , voi ! Avrei dovuto indovinare che il tavolo veniva mosso dal solo altro uomo della compagnia . M ' ero dimostrato piú forte di lui , infatti , ma presto dovetti sentirmi di lui piú debole . Ada mi guardava con occhio poco amico e m ' aggredí , le belle guancie infiammate : - Mi dispiace per voi che abbiate potuto credervi autorizzato ad uno scherzo simile . Mi mancò il fiato e , balbettando , dissi : - Volevo ridere ! Credevo che nessuno di noi avrebbe presa sul serio quella storia del tavolino . Era un po ' tardi per attaccare Guido ed anzi , se avessi avuto un orecchio sensibile , avrei sentito che , mai piú , in una lotta con lui , la vittoria avrebbe potuto essere mia . L ' ira che Ada mi dimostrava era ben significativa . Come non intesi ch ' essa era già tutta sua ? Ma io m ' ostinavo nel pensiero ch ' egli non la meritava perché non era l ' uomo ch ' essa cercava col suo occhio serio . Non l ' aveva sentito persino la signora Malfenti ? Tutti mi protessero e aggravarono la mia situazione . La signora Malfenti disse ridendo : - Non fu che uno scherzo riuscito benissimo . - La zia Rosina aveva tuttavia il grosso corpo virante dal ridere e diceva ammirando : - Magnifica ! Mi spiacque che Guido fosse tanto amichevole . Già , a lui non importava altro che di essere sicuro che le cattive notizie che il tavolino gli aveva date , non fossero state portate da uno spirito . Mi disse : - Scommetto che dapprima non avete mosso il tavolo di proposito . L ' avrete mosso la prima volta senza volerlo , eppoi appena avrete deciso di moverlo con malizia . Cosí la cosa conserverebbe una certa importanza , cioè soltanto fino al momento in cui non decideste di sabotare la vostra ispirazione . Ada si volse e mi guardò con curiosità . Essa stava per manifestare a Guido una devozione eccessiva perdonandomi perché Guido m ' aveva concesso il suo perdono . Glielo impedii : - Ma no ! - dissi deciso . - Io ero stanco d ' aspettare quegli spiriti che non volevano venire e li sostituii per divertirmi . Ada mi volse le spalle arcuandole in modo ch ' ebbi tutto il sentimento d ' essere stato schiaffeggiato . Persino i riccioli alla sua nuca mi parve significassero disdegno . Come sempre , invece che guardare e ascoltare , ero tutt ' occupato dal mio proprio pensiero . M ' opprimeva il fatto che Ada si comprometteva orribilmente . Ne provavo un forte dolore come dinanzi alla rivelazione che la donna mia mi tradisse . Ad onta di quelle sue manifestazioni d ' affetto per Guido , essa tuttavia poteva ancora essere mia , ma sentivo che non le avrei mai perdonato il suo contegno . È il mio pensiero troppo lento per saper seguire gli avvenimenti che si svolgono senz ' attendere che nel mio cervello si sieno cancellate le impressioni lasciatevi dagli avvenimenti precedenti ? Io dovevo tuttavia movermi sulla via segnatami dal mio proposito . Una vera , una cieca ostinazione . Volli anzi rendere il mio proposito piú forte registrandolo un ' altra volta . Andai ad Augusta che mi guardava ansiosamente con un sincero sorriso incoraggiante sulla faccia e le dissi serio e accorato : - È forse l ' ultima volta ch ' io vengo in casa vostra perché io , questa sera stessa , dichiarerò il mio amore ad Ada . - Non dovete farlo , - mi disse essa supplice . - Non v ' accorgete di quello che qui succede ? Mi dispiacerebbe se aveste a soffrirne . Essa continuava a frapporsi fra me e Ada . Le dissi proprio per farle dispetto : - Parlerò con Ada perché lo debbo . M ' è poi del tutto indifferente quello ch ' essa risponderà . Zoppicai di nuovo verso Guido . Giunto accanto a lui , guardandomi in uno specchio , accesi una sigaretta . Nello specchio mi vidi molto pallido ciò che per me è una ragione per impallidire di piú . Lottai per sentirmi meglio ed apparire disinvolto . Nel duplice sforzo la mia mano distratta afferrò il bicchiere di Guido . Una volta afferratolo non seppi far di meglio che vuotarlo . Guido si mise a ridere : - Cosí saprete tutti i miei pensieri perché poco fa ho bevuto anch ' io da quel bicchiere . Il sapore del limone m ' è sempre sgradito . Quello dovette apparirmi velenoso addirittura perché , prima di tutto , per aver bevuto dal suo bicchiere a me parve d ' aver subito un contatto odioso con Guido eppoi perché fui colpito nello stesso tempo dall ' espressione d ' impazienza iraconda che si stampò sulla faccia di Ada . Chiamò subito la cameriera per ordinarle un altro bicchiere di limonata e insistette nel suo ordine ad onta che Guido dichiarasse di non aver piú sete . Allora fui veramente compassionevole . Essa si comprometteva sempre piú . - Scusatemi , Ada , - le dissi sommessamente e guardandola come se mi fossi aspettata qualche spiegazione . - Io non volevo spiacervi . Poi fui invaso dal timore che i miei occhi si bagnassero di lagrime . Volli salvarmi dal ridicolo . Gridai : - Mi sono spruzzato del limone nell ' occhio . Mi coprii gli occhi col fazzoletto e perciò non ebbi piú bisogno di sorvegliare le mie lagrime e bastò che badassi a non singhiozzare . Non dimenticherò mai quell ' oscurità dietro di quel fazzoletto . Vi celavo le mie lagrime , ma anche un momento di pazzia . Pensavo ch ' io le avrei detto tutto , ch ' essa m ' avrebbe inteso e amato e ch ' io non le avrei perdonato mai piú . Allontanai dalla mia faccia il fazzoletto , lasciai che tutti vedessero i miei occhi lagrimosi e feci uno sforzo per ridere e far ridere : - Scommetto che il signor Giovanni manda a casa dell ' acido citrico per fare le spremute . In quel momento giunse Giovanni che mi salutò con la sua solita grande cordialità . Ne ebbi un piccolo conforto , che non durò a lungo , perché egli dichiarò ch ' era venuto prima del solito per il desiderio di sentir suonare Guido . S ' interruppe per domandare ragione delle lagrime che mi bagnavano gli occhi . Gli raccontarono dei miei sospetti sulla qualità delle sue spremute , ed egli ne rise . Io fui tanto vile d ' associarmi con calore alle preghiere che Giovanni rivolgeva a Guido perché suonasse . Ricordavo : non ero io venuto quella sera per sentire il violino di Guido ? Ed il curioso è che so d ' aver sperato di rabbonire Ada con le mie sollecitazioni a Guido . La guardai sperando d ' essere finalmente associato a lei per la prima volta in quella sera . Quale stranezza ! Non avevo da parlarle e da non perdonarle ? Invece non vidi che le sue spalle e i riccioli sdegnosi alla sua nuca . Era corsa a trarre il violino dalla busta . Guido domandò di essere lasciato in pace ancora per un quarto d ' ora . Pareva esitante . Poi nei lunghi anni in cui lo conobbi feci l ' esperienza ch ' egli sempre esitava prima di fare le cose anche piú semplici di cui veniva pregato . Egli non faceva che ciò che gli piaceva e , prima di consentire ad una preghiera , procedeva ad un ' indagine nelle proprie cavità per vedere quello che laggiú si desiderava . Poi in quella memoranda serata ci fu per me il quarto d ' ora piú felice . La mia chiacchierata capricciosa fece divertire tutti , Ada compresa . Era certamente dovuta alla mia eccitazione , ma anche al mio sforzo supremo di vincere quel violino minaccioso che s ' avvicinava , s ' avvicinava ... E quel piccolo tratto di tempo che gli altri per opera mia sentirono come tanto divertente , io lo ricordo dedicato ad una lotta affannosa . Giovanni aveva raccontato che nel tram , sul quale era rincasato , aveva assistito ad una scena penosa . Una donna ne era scesa quando il veicolo era ancora in movimento e tanto malamente da cadere e ferirsi . Giovanni descriveva con un poco di esagerazione la sua ansia all ' accorgersi che quella donna s ' apprestava a fare quel salto e in modo tale che era evidente sarebbe stata atterrata e forse travolta . Era ben doloroso di prevedere e di non essere piú in tempo di salvare . Io ebbi una trovata . Raccontai che per quelle vertigini che in passato m ' avevano fatto soffrire , avevo scoperto un rimedio . Quando vedevo un ginnasta fare i suoi esercizi troppo in alto , o quando assistevo alla discesa da un tram in corsa di persona troppo vecchia o poco abile , mi liberavo da ogni ansia augurando loro dei malanni . Arrivavo persino a modulare le parole con cui auguravo loro di precipitare e sfracellarsi . Ciò mi tranquillava enormemente per cui potevo assistere del tutto inerte alla minaccia della disgrazia . Se i miei augurii poi non si compivano , potevo dirmi ancora piú contento . Guido fu incantato della mia idea che gli pareva una scoperta psicologica . L ' analizzava come faceva di tutte le inezie , non vedeva l ' ora di poter provare il rimedio . Ma faceva una riserva : che i malaugurii non facessero aumentare le disgrazie . Ada s ' associò al suo riso ed ebbe per me persino un ' occhiata d ' ammirazione . Io , baggeo , ne ebbi una grande soddisfazione . Ma scoprii che non era vero ch ' io non avrei piú saputo perdonarle : anche questo era un grande vantaggio . Si rise insieme moltissimo , da buoni ragazzi che si vogliono bene . Ad un certo momento ero rimasto da una parte del salotto , solo con zia Rosina . Essa parlava ancora del tavolino . Abbastanza grassa , stava immobile sulla sua sedia e mi parlava senza guardarmi . Io trovai il modo di far capire agli altri che mi seccavo e tutti mi guardavano , senza farsi vedere dalla zia , ridendo discretamente . Per aumentare l ' ilarità mi pensai di dirle senz ' alcuna preparazione : - Ma Lei , signora , è molto rimessa , la trovo ringiovanita . Ci sarebbe stato da ridere se essa si fosse arrabbiata . Ma la signora invece di arrabbiarsi mi si dimostrò gratissima e mi raccontò che infatti s ' era molto rimessa dopo di una recente malattia . Fui tanto stupito da quella risposta che la mia faccia dovette assumere un aspetto molto comico cosí che l ' ilarità che aveva sperata non mancò . Poco dopo l ' enigma mi fu spiegato . Seppi , cioè , che non era zia Rosina , ma zia Maria , una sorella della signora Malfenti . Avevo cosí eliminato da quel salotto una fonte di malessere per me , ma non la maggiore . A un dato momento Guido domandò il violino . Faceva a meno per quella sera dell ' accompagnamento del piano , eseguendo la Chaconne . Ada gli porse il violino con un sorriso di ringraziamento . Egli non la guardò , ma guardò il violino come se avesse voluto segregarsi seco e con l ' ispirazione . Poi si mise in mezzo al salotto volgendo la schiena a buona parte della piccola società , toccò lievemente le corde con l ' arco per accordarle e fece anche qualche arpeggio . S ' interruppe per dire con un sorriso : - Un bel coraggio il mio , quando si pensi che non ho toccato il violino dall ' ultima volta in cui suonai qui ! Ciarlatano ! Egli volgeva le spalle anche ad Ada . Io la guardai ansiosamente per vedere se essa ne soffrisse . Non pareva ! Aveva poggiato il gomito su un tavolino e il mento sulla mano raccogliendosi per ascoltare . Poi , contro di me , si mise il grande Bach in persona . Giammai , né prima né poi , arrivai a sentire a quel modo la bellezza di quella musica nata su quelle quattro corde come un angelo di Michelangelo in un blocco di marmo . Solo il mio stato d ' animo era nuovo per me e fu desso che m ' indusse a guardare estatico in su , come a cosa novissima . Eppure io lottavo per tenere quella musica lontana da me . Mai cessai di pensare : “ Bada ! Il violino è una sirena e si può far piangere con esso anche senz ' avere il cuore di un eroe ! ” . Fui assaltato da quella musica che mi prese . Mi parve dicesse la mia malattia e i miei dolori con indulgenza e mitigandoli con sorrisi e carezze . Ma era Guido che parlava ! Ed io cercavo di sottrarmi alla musica dicendomi : “ Per saper fare ciò , basta disporre di un organismo ritmico , una mano sicura e una capacità d ' imitazione ; tutte cose che io non ho , ciò che non è un ' inferiorità , ma una sventura ” . Io protestavo , ma Bach procedeva sicuro come il destino . Cantava in alto con passione e scendeva a cercare il basso ostinato che sorprendeva per quanto l ' orecchio e il cuore l ' avessero anticipato : proprio al suo posto ! Un attimo piú tardi e il canto sarebbe dileguato e non avrebbe potuto essere raggiunto dalla risonanza ; un attimo prima e si sarebbe sovrapposto al canto , strozzandolo . Per Guido ciò non avveniva : non gli tremava il braccio neppure affrontando Bach e ciò era una vera inferiorità . Oggi che scrivo ho tutte le prove di ciò . Non gioisco per aver visto allora tanto esattamente . Allora ero pieno di odio e quella musica , ch ' io accettavo come la mia anima stessa , non seppe addolcirlo . Poi venne la vita volgare di ogni giorno e l ' annullò senza che da parte mia vi fosse alcuna resistenza . Si capisce ! La vita volgare sa fare tante di quelle cose . Guai se i geni se ne accorgessero ! Guido cessò di suonare sapientemente . Nessuno plaudí fuori di Giovanni , e per qualche istante nessuno parlò . Poi , purtroppo , sentii io il bisogno di parlare . Come osai di farlo davanti a gente che il mio violino conosceva ? Pareva parlasse il mio violino che invano anelava alla musica e biasimasse l ' altro sul quale - non si poteva negarlo - la musica era divenuta vita , luce ed aria . - Benissimo ! - dissi e aveva tutto il suono di una concessione piú che di un applauso . - Ma però non capisco perché , verso la chiusa , abbiate voluto scandere quelle note che il Bach segnò legate . Io conoscevo la Chaconne nota per nota . C ' era stata un ' epoca in cui avevo creduto che , per progredire , avrei dovuto affrontare di simili imprese e per lunghi mesi passai il tempo a compitare battuta per battuta alcune composizioni del Bach . Sentii che in tutto il salotto non v ' era per me che biasimo e derisione . Eppure parlai ancora lottando contro quell ' ostilità . - Bach - aggiunsi - è tanto modesto nei suoi mezzi che non ammette un arco fatturato a quel modo . Io avevo probabilmente ragione , ma era anche certo ch ' io non avrei neppur saputo fatturare l ' arco a quel modo . Guido fu subito altrettanto spropositato quanto lo ero stato io . Dichiarò : - Forse Bach non conosceva la possibilità di quell ' espressione . Gliela regalo io ! Egli montava sulle spalle di Bach , ma in quell ' ambiente nessuno protestò mentre mi si aveva deriso perché io avevo tentato di montare soltanto sulle sue . Allora avvenne una cosa di minima importanza , ma che fu per me decisiva . Da una stanza abbastanza lontana da noi echeggiarono le urla della piccola Anna . Come si seppe poi , era caduta insanguinandosi le labbra . Fu cosí ch ' io per qualche minuto mi trovai solo con Ada perché tutti uscirono di corsa dal salotto . Guido , prima di seguire gli altri , aveva posto il suo prezioso violino nelle mani di Ada . - Volete dare a me quel violino ? - domandai io ad Ada vedendola esitante se seguire gli altri . Davvero che non m ' ero ancora accorto che l ' occasione tanto sospirata s ' era finalmente presentata . Ella esitò , ma poi una sua strana diffidenza ebbe il sopravvento . Trasse il violino ancora meglio a sé : - No - rispose , - non occorre ch ' io vada con gli altri . Non credo che Anna si sia fatta tanto male . Essa strilla per nulla . Sedette col suo violino e a me parve che con quest ' atto essa m ' avesse invitato di parlare . Del resto , come avrei potuto io andar a casa senz ' aver parlato ? Che cosa avrei poi fatto in quella lunga notte ? Mi vedevo ribaltarmi da destra a sinistra nel mio letto o correre per le vie o le bische in cerca di svago . No ! Non dovevo abbandonare quella casa senz ' essermi procurata la chiarezza e la calma . Cercai di essere semplice e breve . Vi ero anche costretto perché mi mancava il fiato . Le dissi : - Io vi amo , Ada . Perché non mi permettereste di parlarne a vostro padre ? Ella mi guardò stupita e spaventata . Temetti che si mettesse a strillare come la piccina , là fuori . Io sapevo che il suo occhio sereno e la sua faccia dalle linee tanto precise non sapevano l ' amore , ma tanto lontana dall ' amore come ora , non l ' avevo mai vista . Incominciò a parlare e disse qualcosa che doveva essere come un esordio . Ma io volevo la chiarezza : un sí o un no ! Forse m ' offendeva già quanto mi pareva un ' esitazione . Per fare presto e indurla a decidersi , discussi il suo diritto di prendersi tempo : - Ma come non ve ne sareste accorta ? A voi non era possibile di credere ch ' io facessi la corte ad Augusta ! Volli mettere dell ' enfasi nelle mie parole , ma , nella fretta , la misi fuori di posto e finí che quel povero nome di Augusta fu accompagnato da un accento e da un gesto di disprezzo . Fu cosí che levai Ada dall ' imbarazzo . Essa non rilevò altro che l ' offesa fatta ad Augusta : - Perché credete di essere superiore ad Augusta ? Io non penso mica che Augusta accetterebbe di divenire vostra moglie ! Poi appena ricordò che mi doveva una risposta : - In quanto a me ... mi meraviglia che vi sia capitata una cosa simile in testa . La frase acre doveva vendicare l ' Augusta . Nella mia grande confusione pensai che anche il senso della parola non avesse avuto altro scopo ; se mi avesse schiaffeggiato credo che sarei stato esitante a studiarne la ragione . Perciò ancora insistetti : - Pensateci , Ada . Io non sono un uomo cattivo . Sono ricco ... Sono un po ' bizzarro , ma mi sarà facile di correggermi . Anche Ada fu piú dolce , ma parlò di nuovo di Augusta . - Pensateci anche voi , Zeno : Augusta è una buona fanciulla e farebbe veramente al caso vostro . Io non posso parlare per conto suo , ma credo ... Era una grande dolcezza di sentirmi invocare da Ada per la prima volta col mio prenome . Non era questo un invito a parlare ancora piú chiaro ? Forse era perduta per me , o almeno non avrebbe accettato subito di sposarmi , ma intanto bisognava evitare che si compromettesse di piú con Guido sul conto del quale dovevo aprirle gli occhi . Fui accorto , e prima di tutto le dissi che stimavo e rispettavo Augusta , ma che assolutamente non volevo sposarla . Lo dissi due volte per farmi intendere chiaramente : “ io non volevo sposarla ” . Cosí potevo sperare di aver rabbonita Ada che prima aveva creduto io volessi offendere Augusta . - Una buona , una cara , un ' amabile ragazza quell ' Augusta ; ma non fa per me . Poi appena precipitai le cose , perché c ' era del rumore sul corridoio e mi poteva essere tagliata la parola da un momento all ' altro . - Ada ! Quell ' uomo non fa per voi . È un imbecille ! Non v ' accorgeste come sofferse per i responsi del tavolino ? Avete visto il suo bastone ? Suona bene il violino , ma vi sono anche delle scimmie che sanno suonarlo . Ogni sua parola tradisce il bestione ... Essa , dopo d ' esser stata ad ascoltarmi con l ' aspetto di chi non sa risolversi ad ammettere nel loro senso le parole che gli sono dirette , m ' interruppe . Balzò in piedi sempre col violino e l ' arco in mano e mi soffiò addosso delle parole offensive . Io feci del mio meglio per dimenticarle e vi riuscii . Ricordo solo che cominciò col domandarmi ad alta voce come avevo potuto parlare cosí di lui e di lei ! Io feci gli occhi grandi dalla sorpresa perché mi pareva di non aver parlato che di lui solo . Dimenticai le tante parole sdegnose ch ' essa mi diresse , ma non la sua bella , nobile e sana faccia arrossata dallo sdegno e dalle linee rese piú precise , quasi marmoree , dall ' indignazione . Quella non dimenticai piú e quando penso al mio amore e alla mia giovinezza , rivedo la faccia bella e nobile e sana di Ada nel momento in cui essa m ' eliminò definitivamente dal suo destino . Ritornarono tutti in gruppo intorno alla signora Malfenti che teneva in braccio Anna ancora piangente . Nessuno si occupò di me o di Ada ed io , senza salutare nessuno , uscii dal salotto ; nel corridoio presi il mio cappello . Curioso ! Nessuno veniva a trattenermi . Allora mi trattenni da solo , ricordando ch ' io non dovevo mancare alle regole della buona educazione e che perciò prima di andarmene dovevo salutare compitamente tutti . Vero è che non dubito io non sia stato impedito di abbandonare quella casa dalla convinzione che troppo presto sarebbe cominciata per me la notte ancora peggiore delle cinque notti che l ' avevano preceduta . Io che finalmente avevo la chiarezza , sentivo ora un altro bisogno : quello della pace , la pace con tutti . Se avessi saputo eliminare ogni asprezza dai miei rapporti con Ada e con tutti gli altri , mi sarebbe stato piú facile di dormire . Perché aveva da sussistere tale asprezza ? Se non potevo prendermela neppure con Guido il quale se anche non ne aveva alcun merito , certamente non aveva nessuna colpa di essere stato preferito da Ada ! Essa era la sola che si fosse accorta della mia passeggiata sul corridoio e , quando mi vide ritornare , mi guardò ansiosa . Temeva di una scena ? Subito volli rassicurarla . Le passai accanto e mormorai : - Scusate se vi ho offesa ! Essa prese la mia mano e , rasserenata , la strinse . Fu un grande conforto . Io chiusi per un istante gli occhi per isolarmi con la mia anima e vedere quanta pace gliene fosse derivata . Il mio destino volle che mentre tutti ancora si occupavano della bimba , io mi trovassi seduto accanto ad Alberta . Non l ' avevo vista e di lei non m ' accorsi che quando essa mi parlò dicendomi : - Non s ' è fatta nulla . Il grave è la presenza di papà il quale , se la vede piangere , le fa un bel regalo . Io cessai dall ' analizzarmi perché mi vidi intero ! Per avere la pace io avrei dovuto fare in modo che quel salotto non mi fosse mai piú interdetto . Guardai Alberta ! Somigliava ad Ada ! Era un po ' di lei piú piccola e portava sul suo organismo evidenti dei segni non ancora cancellati dell ' infanzia . Facilmente alzava la voce , e il suo riso spesso eccessivo le contraeva la faccina e gliel ' arrossava . Curioso ! In quel momento ricordai una raccomandazione di mio padre : “ Scegli una donna giovine e ti sarà piú facile di educarla a modo tuo ” . Il ricordo fu decisivo . Guardai ancora Alberta . Nel mio pensiero m ' industriavo di spogliarla e mi piaceva cosí dolce e tenerella come supposi fosse . Le dissi : - Sentite , Alberta ! Ho un ' idea : avete mai pensato che siete nell ' età di prendere marito ? - Io non penso di sposarmi ! - disse essa sorridendo e guardandomi mitemente , senz ' imbarazzo o rossore . - Penso invece di continuare i miei studii . Anche mamma lo desidera . - Potreste continuare gli studii anche dopo sposata . Mi venne un ' idea che mi parve spiritosa e le dissi subito : - Anch ' io penso d ' iniziarli dopo essermi sposato . Essa rise di cuore , ma io m ' accorsi che perdevo il mio tempo , perché non era con tali scipitezze che si poteva conquistare una moglie e la pace . Bisognava essere serii . Qui poi era facile perché venivo accolto tutt ' altrimenti che da Ada . Fui veramente serio . La mia futura moglie doveva intanto sapere tutto . Con voce commossa le dissi : - Io , poco fa , ho indirizzata ad Ada la stessa proposta che ora feci a voi . Essa rifiutò con sdegno . Potete figurarvi in quale stato io mi trovi . Queste parole accompagnate da un atteggiamento di tristezza non erano altro che la mia ultima dichiarazione d ' amore per Ada . Divenivo troppo serio e , sorridendo , aggiunsi : - Ma credo che se voi accettaste di sposarmi , io sarei felicissimo e dimenticherei per voi tutto e tutti . Essa si fece molto seria per dirmi : - Non dovete offendervene , Zeno , perché mi dispiacerebbe . Io faccio una grande stima di voi . So che siete un buon diavolo eppoi , senza saperlo , sapete molte cose , mentre i miei professori sanno esattamente tutto quello che sanno . Io non voglio sposarmi . Forse mi ricrederò , ma per il momento non ho che una mèta : vorrei diventare una scrittrice . Vedete quale fiducia vi dimostro . Non lo dissi mai a nessuno e spero non mi tradirete . Dal canto mio , vi prometto che non ripeterò a nessuno la vostra proposta . - Ma anzi potete dirlo a tutti ! - la interruppi io con stizza . Mi sentivo di nuovo sotto la minaccia di essere espulso da quel salotto e corsi al riparo . C ' era poi un solo modo per attenuare in Alberta l ' orgoglio di aver potuto respingermi ed io l ' adottai non appena lo scopersi . Le dissi : - Io ora farò la stessa proposta ad Augusta e racconterò a tutti che la sposai perché le sue due sorelle mi rifiutarono ! Ridevo di un buon umore eccessivo che m ' aveva colto in seguito alla stranezza del mio procedere . Non era nella parola che mettevo lo spirito di cui ero tanto orgoglioso , ma nelle azioni . Mi guardai d ' intorno per trovare Augusta . Era uscita sul corridoio con un vassoio sul quale non v ' era che un bicchiere semivuoto contenente un calmante per Anna . La seguii di corsa chiamandola per nome ed essa s ' addossò alla parete per aspettarmi . Mi misi a lei di faccia e subito le dissi : - Sentite , Augusta , volete che noi due ci sposiamo ? La proposta era veramente rude . Io dovevo sposare lei e lei me , ed io non domandavo quello ch ' essa pensasse né pensavo potrebbe toccarmi di essere io costretto di dare delle spiegazioni . Se non facevo altro che quello che tutti volevano ! Essa alzò gli occhi dilatati dalla sorpresa . Cosí quello sbilenco era anche piú differente del solito dall ' altro . La sua faccia vellutata e bianca , dapprima impallidí di piú , eppoi subito si congestionò . Con un filo di voce mi disse : - Voi scherzate e ciò è male . Temetti si mettesse a piangere ed ebbi la curiosa idea di consolarla dicendole della mia tristezza . - Io non scherzo , - dissi serio e triste . - Domandai dapprima la sua mano ad Ada che me la rifiutò con ira , poi domandai ad Alberta di sposarmi ed essa , con belle parole , vi si rifiutò anch ' essa . Non serbo rancore né all ' una né all ' altra . Solo mi sento molto , ma molto infelice . Dinanzi al mio dolore essa si ricompose e si mise a guardarmi commossa , riflettendo intensamente . Il suo sguardo somigliava ad una carezza che non mi faceva piacere . - Io devo dunque sapere e ricordare che voi non mi amate ? - domandò . Che cosa significava questa frase sibillina ? Preludiava ad un consenso ? Voleva ricordare ! Ricordare per tutta la vita da trascorrersi con me ? Ebbi il sentimento di chi per ammazzarsi si sia messo in una posizione pericolosa ed ora sia costretto a faticare per salvarsi . Non sarebbe stato meglio che anche Augusta m ' avesse rifiutato e che mi fosse stato concesso di ritornare sano e salvo nel mio studiolo nel quale neppure quel giorno stesso m ' ero sentito troppo male ? Le dissi : - Sí ! Io non amo che Ada e sposerei ora voi ... Stavo per dirle che non potevo rassegnarmi di divenire un estraneo per Ada e che perciò mi contentavo di divenirle cognato . Sarebbe stato un eccesso , ed Augusta avrebbe di nuovo potuto credere che volessi dileggiarla . Perciò dissi soltanto : - Io non so piú rassegnarmi di restar solo . Essa rimaneva tuttavia poggiata alla parete del cui sostegno forse sentiva il bisogno ; però pareva piú calma ed il vassoio era ora tenuto da una sola mano . Ero salvo e cioè dovevo abbandonare quel salotto , o potevo restarci e dovevo sposarmi ? Dissi delle altre parole , solo perché impaziente di aspettare le sue che non volevano venire : - Io sono un buon diavolo e credo che con me si possa vivere facilmente anche senza che ci sia un grande amore . Questa era una frase che nei lunghi giorni precedenti avevo preparata per Ada per indurla a dirmi di sí anche senza sentire per me un grande amore . Augusta ansava leggermente e taceva ancora . Quel silenzio poteva anche significare un rifiuto , il piú delicato rifiuto che si potesse immaginare : io quasi sarei scappato in cerca del mio cappello , in tempo per porlo su una testa salva . Invece Augusta , decisa , con un movimento dignitoso che mai dimenticai , si rizzò e abbandonò il sostegno della parete . Nel corridoio non largo essa si avvicinò cosí ancora di piú a me che le stavo di faccia . Mi disse : - Voi , Zeno , avete bisogno di una donna che voglia vivere per voi e vi assista . Io voglio essere quella donna . Mi porse la mano paffutella ch ' io quasi istintivamente baciai . Evidentemente non c ' era piú la possibilità di fare altrimenti . Devo poi confessare che in quel momento fui pervaso da una soddisfazione che m ' allargò il petto . Non avevo piú da risolvere niente , perché tutto era stato risolto . Questa era la vera chiarezza . Fu cosí che mi fidanzai . Fummo subito festeggiatissimi . Il mio somigliava un poco al grande successo del violino di Guido , tanti furono gli applausi di tutti . Giovanni mi baciò e mi diede subito del tu . Con eccessiva espressione di affetto mi disse : - Mi sentivo tuo padre da molto tempo , dacché cominciai a darti dei consigli per il tuo commercio . La mia futura suocera mi porse anch ' essa la guancia che sfiorai . A quel bacio non sarei sfuggito neppure se avessi sposato Ada . - Vede ch ' io avevo indovinato tutto , - mi disse con una disinvoltura incredibile e che non fu punita perché io non seppi né volli protestare . Essa poi abbracciò Augusta e la grandezza del suo affetto si rivelò in un singhiozzo che le sfuggí interrompendo le sue manifestazioni di gioia . Io non potevo soffrire la signora Malfenti , ma devo dire che quel singhiozzo colorí , almeno per tutta quella sera , di una luce simpatica e importante il mio fidanzamento . Alberta , raggiante , mi strinse la mano : - Io voglio essere per voi una buona sorella . - E Ada : - Bravo , Zeno ! - Poi , a bassa voce : - Sappiatelo : giammai un uomo che creda di aver fatta una cosa con precipitazione , ha agito piú saviamente di voi . Guido mi diede una grande sorpresa : - Da questa mattina avevo capito che volevate una o l ' altra delle signorine Malfenti , ma non arrivavo a sapere quale . Non dovevano dunque essere molto intimi se Ada non gli aveva parlato della mia corte ! Che avessi davvero agito precipitosamente ? Poco dopo però , Ada mi disse ancora : - Vorrei che mi voleste bene come un fratello . Il resto sia dimenticato : io non dirò mai nulla a Guido . Era del resto bello di aver provocata tanta gioia in una famiglia . Non potevo goderne molto , solo perché ero molto stanco . Ero anche assonnato . Ciò provava che avevo agito con grande accortezza . La mia notte sarebbe stata buona . A cena Augusta ed io assistemmo muti ai festeggiamenti che ci venivano fatti . Essa sentí il bisogno di scusarsi della sua incapacità di prender parte alla conversazione generale : - Non so dir nulla . Dovete ricordare che , mezz ' ora fa , io non sapevo quello che stava per succedermi . Essa diceva sempre l ' esatta verità . Si trovava fra il riso e il pianto e mi guardò . Volli accarezzarla anch ' io con l ' occhio e non so se vi riuscii . Quella stessa sera a quel tavolo subii un ' altra lesione . Fui ferito proprio da Guido . Pare che poco prima ch ' io fossi giunto per prendere parte alla seduta spiritistica , Guido avesse raccontato che nella mattina io avevo dichiarato di non essere una persona distratta . Gli diedero subito tante di quelle prove ch ' io avevo mentito che , per vendicarsi , ( o forse per far vedere ch ' egli sapeva disegnare ) fece due mie caricature . Nella prima ero rappresentato come , col naso in aria , mi poggiavo su un ombrello puntato a terra . Nella seconda l ' ombrello s ' era spezzato e il manico m ' era penetrato nella schiena . Le due caricature raggiungevano lo scopo e facevano ridere col mezzuccio semplice che l ' individuo che doveva rappresentarmi - invero affatto somigliante , ma caratterizzato da una grande calvizie - era identico nel primo e nel secondo schizzo e si poteva perciò figurarselo tanto distratto da non aver cambiato di aspetto per il fatto che un ombrello lo aveva trafitto . Tutti risero molto e anzi troppo . Mi dolse intensamente il tentativo tanto ben riuscito di gettare su me del ridicolo . E fu allora che per la prima volta fui colto dal mio dolore lancinante . Quella sera mi dolsero l ' avambraccio destro e l ' anca . Un intenso bruciore , un formicolio nei nervi come se avessero minacciato di rattrappirsi . Stupito portai la mano destra all ' anca e con la mano sinistra afferrai l ' avambraccio colpito . Augusta mi domandò : - Che hai ? Risposi che sentivo un dolore al posto contuso da quella caduta al caffè della quale s ' era parlato anche quella sera stessa . Feci subito un energico tentativo per liberarmi da quel dolore . Mi parve che ne sarei guarito se avessi saputo vendicarmi dell ' ingiuria che m ' era stata fatta . Domandai un pezzo di carta ed una matita e tentai di disegnare un individuo che veniva oppresso da un tavolino ribaltatoglisi addosso . Misi poi accanto a lui un bastone sfuggitogli di mano in seguito alla catastrofe . Nessuno riconobbe il bastone e perciò l ' offesa non riuscí quale io l ' avrei voluta . Perché poi si riconoscesse chi fosse quell ' individuo e come fosse capitato in quella posizione , scrissi di sotto : “ Guido Speier alle prese col tavolino ” . Del resto di quel disgraziato sotto al tavolino non si vedevano che le gambe , che avrebbero potuto somigliare a quelle di Guido se non le avessi storpiate ad arte , e lo spirito di vendetta non fosse intervenuto a peggiorare il mio disegno già tanto infantile . Il dolore assillante mi fece lavorare in grande fretta . Certo giammai il mio povero organismo fu talmente pervaso dal desiderio di ferire e se avessi avuta in mano la sciabola invece di quella matita che non sapevo muovere , forse la cura sarebbe riuscita . Guido rise sinceramente del mio disegno , ma poi osservò mitemente : - Non mi pare che il tavolino m ' abbia nociuto ! Non gli aveva infatti nociuto ed era questa l ' ingiustizia di cui mi dolevo . Ada prese i due disegni di Guido e disse di voler conservarli . Io la guardai per esprimerle il mio rimprovero ed essa dovette stornare il suo sguardo dal mio . Avevo il diritto di rimproverarla perché faceva aumentare il mio dolore . Trovai una difesa in Augusta . Essa volle che sul mio disegno mettessi la data del nostro fidanzamento perché voleva conservare anche lei quello sgorbio . Un ' onda calda di sangue inondò le mie vene a tale segno d ' affetto che per la prima volta riconobbi tanto importante per me . Il dolore però non cessò e dovetti pensare che se quell ' atto d ' affetto mi fosse venuto da Ada , esso avrebbe provocata nelle mie vene una tale ondata di sangue che tutti i detriti accumulatisi nei miei nervi ne sarebbero stati spazzati via . Quel dolore non m ' abbandonò piú . Adesso , nella vecchiaia , ne soffro meno perché , quando mi coglie , lo sopporto con indulgenza : “ Ah ! Sei qui , prova evidente che sono stato giovine ? ” . Ma in gioventú fu altra cosa . Io non dico che il dolore sia stato grande , per quanto talvolta m ' abbia impedito il libero movimento o mi abbia tenuto desto per notti intere . Ma esso occupò buona parte della mia vita . Volevo guarirne ! Perché avrei dovuto portare per tutta la vita sul mio corpo stesso lo stigma del vinto ? Divenire addirittura il monumento ambulante della vittoria di Guido ? Bisognava cancellare dal mio corpo quel dolore . Cosí cominciarono le cure . Ma , subito dopo , l ' origine rabbiosa della malattia fu dimenticata e mi fu ora persino difficile di ritrovarla . Non poteva essere altrimenti : io avevo una grande fiducia nei medici che mi curarono e credetti loro sinceramente quando attribuirono quel dolore ora al ricambio ed ora alla circolazione difettosa , poi alla tubercolosi o a varie infezioni di cui qualcuna vergognosa . Devo poi confessare che tutte le cure m ' arrecarono qualche sollievo temporaneo per cui ogni volta l ' eventuale nuova diagnosi sembrava confermata . Prima o poi risultava meno esatta , ma non del tutto erronea , perché da me nessuna funzione è idealmente perfetta . Una volta sola ci fu un vero errore : una specie di veterinario nelle cui mani m ' ero posto , s ' ostinò per lungo tempo ad attaccare il mio nervo sciatico coi suoi vescicanti e finí coll ' essere beffato dal mio dolore che improvvisamente , durante una seduta , saltò dall ' anca alla coppa , lungi perciò da ogni connessione col nervo sciatico . Il cerusico s ' arrabbiò e mi mise alla porta ed io me ne andai - me lo ricordo benissimo - niente affatto offeso , ammirato invece che il dolore al nuovo posto non avesse cambiato per nulla . Rimaneva rabbioso e irraggiungibile come quando m ' aveva torturata l ' anca . È strano come ogni parte del nostro corpo sappia dolere allo stesso modo . Tutte le altre diagnosi vivono esattissime nel mio corpo e si battono fra di loro per il primato . Vi sono delle giornate in cui vivo per la diatesi urica ed altre in cui la diatesi è uccisa , cioè guarita , da un ' infiammazione delle vene . Io ho dei cassetti interi di medicinali e sono i soli cassetti miei che tengo io stesso in ordine . Io amo le mie medicine e so che quando ne abbandono una , prima o poi vi ritornerò . Del resto non credo di aver perduto il mio tempo . Chissà da quanto tempo e di quale malattia io sarei già morto se il mio dolore in tempo non le avesse simulate tutte per indurmi a curarle prima ch ' esse m ' afferrassero . Ma pur senza saper spiegarne l ' intima natura , io so quando il mio dolore per la prima volta si formò . Proprio per quel disegno tanto migliore del mio . Una goccia che fece traboccare il vaso ! Io sono sicuro di non aver mai prima sentito quel dolore . Ad un medico volli spiegarne l ' origine , ma non m ' intese . Chissà ? Forse la psico - analisi porterà alla luce tutto il rivolgimento che il mio organismo subí in quei giorni e specialmente nelle poche ore che seguirono al mio fidanzamento . Non furono neppure poche , quelle ore ! Quando , tardi , la compagnia si sciolse , Augusta lietamente mi disse : - A domani ! L ' invito mi piacque perché provava che avevo raggiunto il mio scopo e che niente era finito e tutto avrebbe continuato il giorno appresso . Essa mi guardò negli occhi e trovò i miei vivamente annuenti cosí da confortarla . Scesi quegli scalini , che non contai piú , domandandomi : - Chissà se l ' amo ? È un dubbio che m ' accompagnò per tutta la vita e oggidí posso pensare che l ' amore accompagnato da tanto dubbio sia il vero amore . Ma neppure dopo abbandonata quella casa , mi fu concesso di andar a coricarmi e raccogliere il frutto della mia attività di quella serata in un sonno lungo e ristoratore . Faceva caldo . Guido sentí il bisogno di un gelato e m ' invitò ad accompagnarlo ad un caffè . S ' aggrappò amichevolmente al mio braccio ed io , altrettanto amichevolmente , sostenni il suo . Egli era una persona molto importante per me e non avrei saputo rifiutargli niente . La grande stanchezza che avrebbe dovuto cacciarmi a letto , mi rendeva piú arrendevole del solito . Entrammo proprio nella bottega ove il povero Tullio m ' aveva infettato con la sua malattia , e ci mettemmo a sedere ad un tavolo appartato . Sulla via il mio dolore che io ancora non sapevo quale compagno fedele mi sarebbe stato , m ' aveva fatto soffrire molto e , per qualche istante , mi parve si attenuasse perché mi fu concesso di sedere . La compagnia di Guido fu addirittura terribile . S ' informava con grande curiosità della storia dei miei amori con Augusta . Sospettava ch ' io lo ingannassi ? Gli dissi sfacciatamente che io di Augusta m ' ero innamorato subito alla mia prima visita in casa Malfenti . Il mio dolore mi rendeva ciarliero , quasi avessi voluto gridare piú di esso . Ma parlai troppo e se Guido fosse stato piú attento si sarebbe accorto che io non ero tanto innamorato di Augusta . Parlai della cosa piú interessante nel corpo di Augusta , cioè quell ' occhio sbilenco che a torto faceva credere che anche il resto non fosse al suo vero posto . Poi volli spiegare perché non mi fossi fatto avanti prima . Forse Guido era meravigliato di avermi visto capitare in quella casa all ' ultimo momento per fidanzarmi . Urlai : - Intanto le signorine Malfenti sono abituate ad un grande lusso ed io non potevo sapere se ero al caso di addossarmi una cosa simile . Mi dispiacque di aver cosí parlato anche di Ada , ma non v ' era piú rimedio ; era tanto difficile di isolare Augusta da Ada ! Continuai abbassando la voce per sorvegliarmi meglio : - Dovetti perciò fare dei calcoli . Trovai che il mio denaro non bastava . Allora mi misi a studiare se potevo allargare il mio commercio . Dissi poi che , per fare quei calcoli , avevo avuto bisogno di molto tempo e che perciò m ' ero astenuto dal far visita ai Malfenti per cinque giorni . Finalmente la lingua abbandonata a se stessa era arrivata ad un po ' di sincerità . Ero vicino al pianto e , premendomi l ' anca , mormorai : - Cinque giorni son lunghi ! Guido disse che si compiaceva di scoprire in me una persona tanto previdente . Io osservai seccamente : - La persona previdente non è piú gradevole della stordita ! Guido rise : - Curioso che il previdente senta il bisogno di difendere lo stordito ! Poi , senz ' altra transizione , mi raccontò seccamente ch ' egli era in procinto di domandare la mano di Ada . M ' aveva trascinato al caffè per farmi quella confessione oppure s ' era seccato di aver dovuto starmi a sentire per tanto tempo a parlare di me e si procurava la rivincita ? Io sono quasi sicuro d ' esser riuscito a dimostrare la massima sorpresa e la massima compiacenza . Ma subito dopo trovai il modo di addentarlo vigorosamente : - Adesso capisco perché ad Ada piacque tanto quel Bach svisato a quel modo ! Era ben suonato , ma gli Otto proibiscono di lordare in certi posti . La botta era forte e Guido arrossí dal dolore . Fu mite nella risposta perché ora gli mancava l ' appoggio di tutto il suo piccolo pubblico entusiasta . - Dio mio ! - cominciò per guadagnar tempo . - Talvolta suonando si cede ad un capriccio . In quella stanza pochi conoscevano il Bach ed io lo presentai loro un poco modernizzato . Parve soddisfatto della sua trovata , ma io ne fui soddisfatto altrettanto perché mi parve una scusa e una sommissione . Ciò bastò a mitigarmi e , del resto , per nulla al mondo avrei voluto litigare col futuro marito di Ada . Proclamai che raramente avevo sentito un dilettante che suonasse cosí bene . A lui non bastò : osservò ch ' egli poteva essere considerato quale un dilettante , solo perché non accettava di presentarsi come professionista . Non voleva altro ? Gli diedi ragione . Era evidente ch ' egli non poteva essere considerato quale un dilettante . Cosí fummo di nuovo buoni amici . Poi , di punto in bianco , egli si mise a dir male delle donne . Restai a bocca aperta ! Ora che lo conosco meglio , so ch ' egli si lancia a un discorrere abbondante in qualsiasi direzione quando si crede sicuro di piacere al suo interlocutore . Io , poco prima , avevo parlato del lusso delle signorine Malfenti , ed egli ricominciò a parlare di quello per finire col dire di tutte le altre cattive qualità delle donne . La mia stanchezza m ' impediva d ' interromperlo e mi limitavo a continui segni d ' assenso ch ' erano già troppo faticosi per me . Altrimenti , certo , avrei protestato . Io sapevo ch ' io avevo ogni ragione di dir male delle donne rappresentate per me da Ada , Augusta e dalla mia futura suocera ; ma lui non aveva alcuna ragione di prendersela col sesso rappresentato per lui dalla sola Ada che l ' amava . Era ben dotto , e ad onta della mia stanchezza stetti a sentirlo con ammirazione . Molto tempo dopo scopersi ch ' egli aveva fatte sue le geniali teorie del giovine suicida Weininger . Per allora subivo il peso di un secondo Bach . Mi venne persino il dubbio ch ' egli volesse curarmi . Perché altrimenti avrebbe voluto convincermi che la donna non sa essere né geniale né buona ? A me parve che la cura non riuscí perché somministrata da Guido . Ma conservai quelle teorie e le perfezionai con la lettura del Weininger . Non guariscono però mai , ma sono una comoda compagnia quando si corre dietro alle donne . Finito il suo gelato , Guido sentí il bisogno di una boccata d ' aria fresca e m ' indusse ad accompagnarlo ad una passeggiata verso la periferia della città . Ricordo : da giorni , in città , si anelava ad un poco di pioggia da cui si sperava qualche sollievo al caldo anticipato . Io non m ' ero neppure accorto di quel caldo . Quella sera il cielo aveva cominciato a coprirsi di leggere nubi bianche , di quelle da cui il popolo spera la pioggia abbondante , ma una grande luna s ' avanzava nel cielo intensamente azzurro dov ' era ancora limpido , una di quelle lune dalle guancie gonfie che lo stesso popolo crede capaci di mangiare le nubi . Era infatti evidente che là dov ' essa toccava , scioglieva e nettava . Volli interrompere il chiacchierio di Guido che mi costringeva ad un annuire continuo , una tortura , e gli descrissi il bacio nella luna scoperto dal poeta Zamboni : com ' era dolce quel bacio nel centro delle nostre notti in confronto all ' ingiustizia che Guido accanto a me commetteva ! Parlando e scotendomi dal torpore in cui ero caduto a forza di assentire , mi parve che il mio dolore s ' attenuasse . Era il premio per la mia ribellione e vi insistetti . Guido dovette adattarsi di lasciare per un momento in pace le donne e guardare in alto . Ma per poco ! Scoperta , in seguito alle mie indicazioni , la pallida immagine di donna nella luna , ritornò al suo argomento con uno scherzo di cui rise fortemente , ma solo lui , nella via deserta : - Vede tante cose quella donna ! Peccato ch ' essendo donna non sa ricordarle . Faceva parte della sua teoria ( o di quella del Weininger ) che la donna non può essere geniale perché non sa ricordare . Arrivammo sotto la via Belvedere . Guido disse che un po ' di salita ci avrebbe fatto bene . Anche questa volta lo compiacqui . Lassú , con uno di quei movimenti che si confanno meglio ai giovanissimi ragazzi , egli si sdraiò sul muricciuolo che arginava la via da quella sottostante . Gli pareva di fare un atto di coraggio esponendosi ad una caduta di una diecina di metri . Sentii dapprima il solito ribrezzo al vederlo esposto a tanto pericolo , ma poi ricordai il sistema da me escogitato quella sera stessa , in uno slancio d ' improvvisazione , per liberarmi da quell ' affanno e mi misi ad augurare ferventemente ch ' egli cadesse . In quella posizione egli continuava a predicare contro le donne . Diceva ora che abbisognavano di giocattoli come i bambini , ma di alto prezzo . Ricordai che Ada diceva di amare molto i gioielli . Era dunque proprio di lei ch ' egli parlava ? Ebbi allora un ' idea spaventosa ! Perché non avrei fatto fare a Guido quel salto di dieci metri ? Non sarebbe stato giusto di sopprimere costui che mi portava via Ada senz ' amarla ? In quel momento mi pareva che quando l ' avessi ucciso , avrei potuto correre da Ada per averne subito il premio . Nella strana notte piena di luce , a me era parso ch ' essa stesse a sentire come Guido l ' infamava . Debbo confessare ch ' io in quel momento m ' accinsi veramente ad uccidere Guido ! Ero in piedi accanto a lui ch ' era sdraiato sul basso muricciuolo ed esaminai freddamente come avrei dovuto afferrarlo per essere sicuro del fatto mio . Poi scopersi che non avevo neppur bisogno di afferrarlo . Egli giaceva sulle proprie braccia incrociate dietro la testa , e sarebbe bastata una buona spinta improvvisa per metterlo senza rimedio fuori d ' equilibrio . Mi venne un ' altra idea che mi parve tanto importante da poter compararla alla grande luna che s ' avanzava nel cielo nettandolo : avevo accettato di fidanzarmi ad Augusta per essere sicuro di dormir bene quella notte . Come avrei potuto dormire se avessi ammazzato Guido ? Quest ' idea salvò me e lui . Volli subito abbandonare quella posizione nella quale sovrastavo a Guido e che mi seduceva a quell ' azione . Mi piegai sulle ginocchia abbattendomi su me stesso e arrivando quasi a toccare il suolo con la mia testa : - Che dolore , che dolore ! - urlai . Spaventato , Guido balzò in piedi a domandarmi delle spiegazioni . Io continuai a lamentarmi piú mitemente senza rispondere . Sapevo perché mi lamentavo : perché avevo voluto uccidere e forse , anche , perché non avevo saputo farlo . Il dolore e il lamento scusavano tutto . Mi pareva di gridare ch ' io non avevo voluto uccidere e mi pareva anche di gridare che non era colpa mia se non avevo saputo farlo . Tutto era colpa della mia malattia e del mio dolore . Invece ricordo benissimo che proprio allora il mio dolore scomparve del tutto e che il mio lamento rimase una pura commedia cui io invano cercai di dare un contenuto evocando il dolore e ricostruendolo per sentirlo e soffrirne . Ma fu uno sforzo vano perché esso non ritornò che quando volle . Come al solito Guido procedeva per ipotesi . Fra altro mi domandò se non si fosse trattato dello stesso dolore prodotto da quella caduta al caffè . L ' idea mi parve buona e assentii . Egli mi prese per il braccio e , amorevolmente , mi fece rizzare . Poi , con ogni riguardo , sempre appoggiandomi , mi fece scendere la piccola erta . Quando fummo giú , dichiarai che mi sentivo un poco meglio e che credevo che , appoggiato a lui , avrei potuto procedere piú spedito . Cosí si andava finalmente a letto ! Poi era la prima vera grande soddisfazione che quel giorno mi fosse stata accordata . Egli lavorava per me , perché quasi mi portava . Ero io che finalmente gl ' imponevo il mio volere . Trovammo una farmacia ancora aperta ed egli ebbe l ' idea di mandarmi a letto accompagnato da un calmante . Costruí tutta una teoria sul dolore reale e sul sentimento esagerato dello stesso : un dolore si moltiplicava per l ' esasperazione ch ' esso stesso aveva prodotta . Con quella bottiglietta s ' iniziò la mia raccolta di medicinali , e fu giusto fosse stata scelta da Guido . Per dar base piú solida alla sua teoria , egli suppose ch ' io avessi sofferto di quel dolore da molti giorni . Mi spiacque di non poter compiacerlo . Dichiarai che quella sera , in casa dei Malfenti , io non avevo sentito alcun dolore . Nel momento in cui m ' era stata concessa la realizzazione del mio lungo sogno , evidentemente non avevo potuto soffrire . E per essere sincero volli proprio essere come avevo asserito ch ' io fossi e dissi piú volte a me stesso : “ Io amo Augusta , io non amo Ada . Amo Augusta e questa sera arrivai alla realizzazione del mio lungo sogno ” . Cosí procedemmo nella notte lunare . Suppongo che Guido fosse affaticato dal mio peso , perché finalmente ammutolí . Mi propose però di accompagnarmi fino a letto . Rifiutai e quando mi fu concesso di chiudere la porta di casa dietro di me , diedi un sospiro di sollievo . Ma certamente anche Guido dovette emettere lo stesso sospiro . Feci gli scalini della mia villa a quattro a quattro e in dieci minuti fui a letto . M ' addormentai presto e , nel breve periodo che precede il sonno , non ricordai né Ada né Augusta , ma il solo Guido , cosí dolce e buono e paziente . Certo , non avevo dimenticato che poco prima avevo voluto ucciderlo , ma ciò non aveva alcun ' importanza perché le cose di cui nessuno sa e che non lasciarono delle tracce , non esistono . Il giorno seguente mi recai alla casa della mia sposa un po ' titubante . Non ero sicuro se gl ' impegni presi la sera prima avessero il valore ch ' io credevo di dover conferire loro . Scopersi che l ' avevano per tutti . Anche Augusta riteneva d ' essersi fidanzata , anzi piú sicuramente di quanto lo credessi io . Fu un fidanzamento laborioso . Io ho il senso di averlo annullato varie volte e ricostituito con grande fatica e sono sorpreso che nessuno se ne sia accorto . Mai non ebbi la certezza d ' avviarmi proprio al matrimonio , ma pare che tuttavia io mi sia comportato da fidanzato abbastanza amoroso . Infatti io baciavo e stringevo al seno la sorella di Ada ogni qualvolta ne avevo la possibilità . Augusta subiva le mie aggressioni come credeva che una sposa dovesse ed io mi comportai relativamente bene , solo perché la signora Malfenti non ci lasciò soli che per brevi istanti . La mia sposa era molto meno brutta di quanto avessi creduto , e la sua piú grande bellezza la scopersi baciandola : il suo rossore ! Là dove baciavo sorgeva una fiamma in mio onore ed io baciavo piú con la curiosità dello sperimentatore che col fervore dell ' amante . Ma il desiderio non mancò e rese un po ' piú lieve quella grave epoca . Guai se Augusta e sua madre non m ' avessero impedito di bruciare quella fiamma in una sola volta come io spesso ne avrei avuto il desiderio . Come si avrebbe continuato a vivere allora ? Almeno cosí il mio desiderio continuò a darmi sulle scale di quella casa la stessa ansia come quando le salivo per andare alla conquista di Ada . Gli scalini dispari mi promettevano che quel giorno avrei potuto far vedere ad Augusta che cosa fosse il fidanzamento ch ' essa aveva voluto . Sognavo un ' azione violenta che m ' avrebbe ridato tutto il sentimento della mia libertà . Non volevo mica altro io ed è ben strano che quando Augusta intese quello ch ' io volevo , l ' abbia interpretato quale un segno di febbre d ' amore . Nel mio ricordo quel periodo si divide in due fasi . Nella prima la signora Malfenti ci faceva spesso sorvegliare da Alberta o cacciava nel salotto con noi la piccola Anna con una sua maestrina . Ada non fu allora mai associata in alcun modo a noi ed io dicevo a me stesso che dovevo compiacermene , mentre invece ricordo oscuramente di aver pensato una volta che sarebbe stata una bella soddisfazione per me di poter baciare Augusta in presenza di Ada . Chissà con quale violenza l ' avrei fatto . La seconda fase s ' iniziò quando Guido ufficialmente si fidanzò con Ada e la signora Malfenti da quella pratica donna che era , uní le due coppie nello stesso salotto perché si sorvegliassero a vicenda . Della prima fase so che Augusta si diceva perfettamente soddisfatta di me . Quando non l ' assaltavo , divenivo di una loquacità straordinaria . La loquacità era un mio bisogno . Me ne procurai l ' opportunità figgendomi in capo l ' idea che giacché dovevo sposare Augusta , dovessi anche imprenderne l ' educazione . L ' educavo alla dolcezza , all ' affetto e sopra tutto alla fedeltà . Non ricordo esattamente la forma che davo alle mie prediche di cui taluna m ' è ricordata da lei che giammai le obliò . M ' ascoltava attenta e sommessa . Io , una volta , nella foga dell ' insegnamento , proclamai che se essa avesse scoperto un mio tradimento , ne sarebbe conseguito il suo diritto di ripagarmi della stessa moneta . Essa , indignata , protestò che neppure col mio permesso avrebbe saputo tradirmi e che , da un mio tradimento , a lei non sarebbe risultata che la libertà di piangere . Io credo che tali prediche fatte per tutt ' altro scopo che di dire qualche cosa , abbiano avuta una benefica influenza sul mio matrimonio . Di sincero v ' era l ' effetto ch ' esse ebbero sull ' animo di Augusta . La sua fedeltà non fu mai messa a prova perché dei miei tradimenti essa mai seppe nulla , ma il suo affetto e la sua dolcezza restarono inalterati nei lunghi anni che passammo insieme , proprio come l ' avevo indotta a promettermelo . Quando Guido si promise , la seconda fase del mio fidanzamento s ' iniziò con un mio proponimento che fu espresso cosí : “ Eccomi ben guarito del mio amore per Ada ! ” . Fino ad allora avevo creduto che il rossore di Augusta fosse bastato per guarirmi , ma si vede che non si è mai guariti abbastanza ! Il ricordo di quel rossore mi fece pensare ch ' esso oramai ci sarebbe stato anche fra Guido e Ada . Questo , molto meglio di quell ' altro , doveva abolire ogni mio desiderio . È della prima fase il desiderio di violare Augusta . Nella seconda fui molto meno eccitato . La signora Malfenti non aveva certo sbagliato organizzando cosí la nostra sorveglianza con tanto piccolo suo disturbo . Mi ricordo che una volta scherzando mi misi a baciare Augusta . Invece di scherzare con me , Guido si mise a sua volta a baciare Ada . Mi parve poco delicato da parte sua , perché egli non baciava castamente come avevo fatto io per riguardo a loro , ma baciava Ada proprio nella bocca che addirittura suggeva . Sono certo che in quell ' epoca io m ' ero già assueffatto a considerare Ada quale una sorella , ma non ero preparato a vederne far uso a quel modo . Dubito anche che ad un vero fratello piacerebbe di veder manipolare cosí la sorella . Perciò , in presenza di Guido , io non baciai mai piú Augusta . Invece Guido , in mia presenza , tentò un ' altra volta di attirare a sé Ada , ma fu dessa che se ne schermí ed egli non ripeté piú il tentativo . Molto confusamente mi ricordo delle tante e tante sere che passammo insieme . La scena che si ripeté all ' infinito , s ' impresse nella mia mente cosí : tutt ' e quattro eravamo seduti intorno al fine tavolo veneziano su cui ardeva una grande lampada a petrolio coperta da uno schermo di stoffa verde che metteva tutto nell ' ombra , meno i lavori di ricamo cui le due fanciulle attendevano , Ada su un fazzoletto di seta che teneva libero in mano , Augusta su un piccolo telaio rotondo . Vedo Guido perorare e dev ' essere successo di spesso che sia stato io solo a dargli ragione . Mi ricordo ancora della testa di capelli neri lievemente ricciuti di Ada , rilevati da un effetto strano che vi produceva la luce gialla e verde . Si discusse di quella luce e anche del colore vero di quei capelli . Guido , che sapeva anche dipingere , ci spiegò come si dovesse analizzare un colore . Neppure questo suo insegnamento non dimenticai piú e ancora oggidí , quando voglio intendere meglio il colore di un paesaggio , socchiudo gli occhi finché non spariscano molte linee e non si vedano che le sole luci che anch ' esse s ' abbrunano nel solo e vero colore . Però , quando mi dedico ad un ' analisi simile , sulla mia retina , subito dopo le immagini reali , quasi una reazione mia fisica , riappare la luce gialla e verde e i capelli bruni sui quali per la prima volta educai il mio occhio . Non so dimenticare una sera che fra tutte fu rilevata da un ' espressione di gelosia di Augusta e subito dopo anche da una mia riprovevole indiscrezione . Per farci uno scherzo , Guido e Ada erano andati a sedere lontano da noi , dall ' altra parte del salotto , al tavolo Luigi XIV . Cosí io ebbi presto un dolore al collo che torcevo per parlare con loro . Augusta mi disse : - Lasciali ! Là si fa veramente all ' amore . Ed io , con una grande inerzia di pensiero , le dissi a bassa voce che non doveva crederlo perché Guido non amava le donne . Cosí m ' era sembrato di scusarmi di essermi ingerito nei discorsi dei due amanti . Era invece una malvagia indiscrezione quella di riferire ad Augusta i discorsi sulle donne cui Guido s ' abbandonava in mia compagnia , ma giammai in presenza di alcun altro della famiglia delle nostre spose . Il ricordo di quelle mie parole m ' amareggiò per varii giorni , mentre posso dire che il ricordo di aver voluto uccidere Guido non m ' aveva turbato neppure per un ' ora . Ma uccidere e sia pure a tradimento , è cosa piú virile che danneggiare un amico riferendo una sua confidenza . Già allora Augusta aveva torto di essere gelosa di Ada . Non era per vedere Ada ch ' io a quel modo torcevo il mio collo . Guido , con la sua loquacità , m ' aiutava a trascorrere quel lungo tempo . Io gli volevo già bene e passavo una parte delle mie giornate con lui . Ero legato a lui anche dalla gratitudine che gli portavo per la considerazione in cui egli mi teneva e che comunicava agli altri . Persino Ada stava ora a sentirmi attentamente quando parlavo . Ogni sera aspettavo con una certa impazienza il suono del gong che ci chiamava a cena , e di quelle cene ricordo principalmente la mia perenne indigestione . Mangiavo troppo per un bisogno di tenermi attivo . A cena abbondavo di parole affettuose per Augusta ; proprio quanto la mia bocca piena me lo permetteva , e i genitori suoi potevano aver solo la brutta impressione che il grande mio affetto fosse diminuito dalla mia bestiale voracità . Si sorpresero che al mio ritorno dal viaggio di nozze non avessi riportato con me tanto appetito . Sparí quando non si esigette piú da me di dimostrare una passione che non sentivo . Non è permesso di farsi veder freddo con la sposa dai suoi genitori nel momento in cui ci si accinge di andar a letto con essa ! Augusta ricorda specialmente le affettuose parole che le mormoravo a quel tavolo . Fra boccone e boccone devo averne inventate di magnifiche e resto stupito , quando mi vengono ricordate , perché non mi sembrerebbero mie . Lo stesso mio suocero , Giovanni il furbo , si lasciò ingannare e , finché visse , quando voleva dare un esempio di una grande passione amorosa , citava la mia per sua figlia , cioè per Augusta . Ne sorrideva beato da quel buon padre ch ' egli era , ma gliene derivava un aumento di disprezzo per me , perché secondo lui , non era un vero uomo colui che metteva tutto il proprio destino nelle mani di una donna e che sopra tutto non s ' accorgeva che all ' infuori della propria v ' erano a questo mondo anche delle altre donne . Da ciò si vede che non sempre fui giudicato con giustizia . Mia suocera , invece , non credette nel mio amore neppure quando la stessa Augusta vi si adagiò piena di fiducia . Per lunghi anni essa mi squadrò con occhio diffidente , dubbiosa del destino della figliuola sua prediletta . Anche per questa ragione io sono convinto ch ' essa deve avermi guidato nei giorni che mi condussero al fidanzamento . Era impossibile d ' ingannare anche lei che deve aver conosciuto il mio animo meglio di me stesso . Venne finalmente il giorno del mio matrimonio e proprio quel giorno ebbi un ' ultima esitazione . Avrei dovuto essere dalla sposa alle otto del mattino , e invece alle sette e tre quarti mi trovavo ancora a letto fumando rabbiosamente e guardando la mia finestra su cui brillava , irridendo , il primo sole che durante quell ' inverno fosse apparso . Meditavo di abbandonare Augusta ! Diveniva evidente l ' assurdità del mio matrimonio ora che non m ' importava piú di restar attaccato ad Ada . Non sarebbero mica avvenute di grandi cose se io non mi fossi presentato all ' appuntamento ! Eppoi : Augusta era stata una sposa amabile , ma non si poteva mica sapere come si sarebbe comportata la dimane delle nozze . E se subito m ' avesse dato della bestia perché m ' ero lasciato prendere a quel modo ? Per fortuna venne Guido , ed io , nonché resistere , mi scusai del mio ritardo asserendo di aver creduto che fosse stata stabilita un ' altra ora per le nozze . Invece di rimproverarmi , Guido si mise a raccontare di sé e delle tante volte ch ' egli , per distrazione , aveva mancato a degli appuntamenti . Anche in fatto di distrazione egli voleva essere superiore a me e dovetti non dargli altro ascolto per arrivare a uscir di casa . Cosí avvenne che andai al matrimonio a passo di corsa . Arrivai tuttavia molto tardi . Nessuno mi rimproverò e tutti meno la sposa s ' accontentarono di certe spiegazioni che Guido diede in vece mia . Augusta era tanto pallida che persino le sue labbra erano livide . Se anche non potevo dire di amarla , pure è certo che non avrei voluto farle del male . Tentai di riparare e commisi la bestialità d ' attribuire al mio ritardo ben tre cause . Erano troppe e raccontavano con tanta chiarezza quello ch ' io avevo meditato là nel mio letto , guardando il sole invernale , che si dovette ritardare la nostra partenza per la chiesa onde dar tempo ad Augusta di rimettersi . All ' altare dissi di sí distrattamente perché nella mia viva compassione per Augusta stavo escogitando una quarta spiegazione al mio ritardo e mi pareva la migliore di tutte . Invece , quando uscimmo dalla chiesa , m ' accorsi che Augusta aveva ricuperati tutti i suoi colori . Ne ebbi una certa stizza perché quel mio sí non avrebbe mica dovuto bastare a rassicurarla del mio amore . E mi preparavo a trattarla molto rudemente se si fosse rimessa da tanto da darmi della bestia perché m ' ero lasciato prendere a quel modo . Invece , a casa sua , approfittò di un momento in cui ci lasciarono soli , per dirmi piangendo : - Non dimenticherò mai che , pur non amandomi , mi sposasti . Io non protestai perché la cosa era stata tanto evidente che non si poteva . Ma , pieno di compassione , l ' abbracciai . Poi di tutto questo non si parlò piú fra me ed Augusta perché il matrimonio è una cosa ben piú semplice del fidanzamento . Una volta sposati non si discute piú d ' amore e , quando si sente il bisogno di dirne , l ' animalità interviene presto a rifare il silenzio . Ora tale animalità può essere divenuta tanto umana da complicarsi e falsificarsi ed avviene che , chinandosi su una capigliatura femminile , si faccia anche lo sforzo di evocarvi una luce che non c ' è . Si chiudono gli occhi e la donna diventa un ' altra per ridivenire lei quando la si abbandona . A lei s ' indirizza tutta la gratitudine e maggiore ancora se lo sforzo riuscí . È per questo che se io avessi da nascere un ' altra volta ( madre natura è capace di tutto ! ) accetterei di sposare Augusta , ma mai di promettermi con lei . Alla stazione Ada mi porse la guancia al bacio fraterno . Io la vidi solo allora , frastornato com ' ero dalla tanta gente ch ' era venuta ad accompagnarci e subito pensai : “ Sei proprio tu che mi cacciasti in questi panni ! ” Avvicinai le mie labbra alla sua guancia vellutata badando di non sfiorarla neppure . Fu la prima soddisfazione di quel giorno , perché per un istante sentii quale vantaggio mi derivasse dal mio matrimonio : m ' ero vendicato rifiutando d ' approfittare dell ' unica occasione che m ' era stata offerta di baciare Ada ! Poi , mentre il treno correva , seduto accanto ad Augusta , dubitai di non aver fatto bene . Temevo ne fosse compromessa la mia amicizia con Guido . Però soffrivo di piú quando pensavo che forse Ada non s ' era neppure accorta che non avevo baciata la guancia che mi aveva offerta . Essa se ne era accorta , ma io non lo seppi che quando , a sua volta , molti mesi dopo , partí con Guido da quella stessa stazione . Tutti essa baciò . A me solo offerse con grande cordialità la mano . Io gliela strinsi freddamente . La sua vendetta arrivava proprio in ritardo perché le circostanze erano del tutto mutate . Dal ritorno dal mio viaggio di nozze avevamo avuti dei rapporti fraterni e non si poteva spiegare perché mi avesse escluso dal bacio . 6 . Moglie e amante Nella mia vita ci furono varii periodi in cui credetti di essere avviato alla salute e alla felicità . Mai però tale fede fu tanto forte come nel tempo in cui durò il mio viaggio di nozze eppoi qualche settimana dopo il nostro ritorno a casa . Cominciò con una scoperta che mi stupí : io amavo Augusta com ' essa amava me . Dapprima diffidente , godevo intanto di una giornata e m ' aspettavo che la seguente fosse tutt ' altra cosa . Ma una seguiva e somigliava all ' altra , luminosa , tutta gentilezza di Augusta ed anche - ciò ch ' era la sorpresa - mia . Ogni mattina ritrovavo in lei lo stesso commosso affetto e in me la stessa riconoscenza che , se non era amore , vi somigliava molto . Chi avrebbe potuto prevederlo quando avevo zoppicato da Ada ad Alberta per arrivare ad Augusta ? Scoprivo di essere stato non un bestione cieco diretto da altri , ma un uomo abilissimo . E vedendomi stupito , Augusta mi diceva : - Ma perché ti sorprendi ? Non sapevi che il matrimonio è fatto cosí ? Lo sapevo pur io che sono tanto piú ignorante di te ! Non so piú se dopo o prima dell ' affetto , nel mio animo si formò una speranza , la grande speranza di poter finire col somigliare ad Augusta ch ' era la salute personificata . Durante il fidanzamento io non avevo neppur intravvista quella salute , perché tutto immerso a studiare me in primo luogo eppoi Ada e Guido . La lampada a petrolio in quel salotto non era mai arrivata ad illuminare gli scarsi capelli di Augusta . Altro che il suo rossore ! Quando questo sparve con la semplicità con cui i colori dell ' aurora spariscono alla luce diretta del sole , Augusta batté sicura la via per cui erano passate le sue sorelle su questa terra , quelle sorelle che possono trovare tutto nella legge e nell ' ordine o che altrimenti a tutto rinunziano . Per quanto la sapessi mal fondata perché basata su di me , io amavo , io adoravo quella sicurezza . Di fronte ad essa io dovevo comportarmi almeno con la modestia che usavo quando si trattava di spiritismo . Questo poteva essere e poteva perciò esistere anche la fede nella vita . Però mi sbalordiva ; da ogni sua parola , da ogni suo atto risultava che in fondo essa credeva la vita eterna . Non che la dicessi tale : si sorprese anzi che una volta io , cui gli errori ripugnavano prima che non avessi amati i suoi , avessi sentito il bisogno di ricordargliene la brevità . Macché ! Essa sapeva che tutti dovevano morire , ma ciò non toglieva che oramai ch ' eravamo sposati , si sarebbe rimasti insieme , insieme , insieme . Essa dunque ignorava che quando a questo mondo ci si univa , ciò avveniva per un periodo tanto breve , breve , breve , che non s ' intendeva come si fosse arrivati a darsi del tu dopo di non essersi conosciuti per un tempo infinito e pronti a non rivedersi mai piú per un altro infinito tempo . Compresi finalmente che cosa fosse la perfetta salute umana quando indovinai che il presente per lei era una verità tangibile in cui si poteva segregarsi e starci caldi . Cercai di esservi ammesso e tentai di soggiornarvi risoluto di non deridere me e lei , perché questo conato non poteva essere altro che la mia malattia ed io dovevo almeno guardarmi dall ' infettare chi a me s ' era confidato . Anche perciò , nello sforzo di proteggere lei , seppi per qualche tempo movermi come un uomo sano . Essa sapeva tutte le cose che fanno disperare , ma in mano sua queste cose cambiavano di natura . Se anche la terra girava non occorreva mica avere il mal di mare ! Tutt ' altro ! La terra girava , ma tutte le altre cose restavano al loro posto . E queste cose immobili avevano un ' importanza enorme : l ' anello di matrimonio , tutte le gemme e i vestiti , il verde , il nero , quello da passeggio che andava in armadio quando si arrivava a casa e quello di sera che in nessun caso si avrebbe potuto indossare di giorno , né quando io non m ' adattavo di mettermi in marsina . E le ore dei pasti erano tenute rigidamente e anche quelle del sonno . Esistevano , quelle ore , e si trovavano sempre al loro posto . Di domenica essa andava a Messa ed io ve l ' accompagnai talvolta per vedere come sopportasse l ' immagine del dolore e della morte . Per lei non c ' era , e quella visita le infondeva serenità per tutta la settimana . Vi andava anche in certi giorni festivi ch ' essa sapeva a mente . Niente di piú , mentre se io fossi stato religioso mi sarei garantita la beatitudine stando in chiesa tutto il giorno . C ' erano un mondo di autorità anche quaggiú che la rassicuravano . Intanto quella austriaca o italiana che provvedeva alla sicurezza sulle vie e nelle case ed io feci sempre del mio meglio per associarmi anche a quel suo rispetto . Poi v ' erano i medici , quelli che avevano fatto tutti gli studii regolari per salvarci quando - Dio non voglia - ci avesse a toccare qualche malattia . Io ne usavo ogni giorno di quell ' autorità : lei , invece , mai . Ma perciò io sapevo il mio atroce destino quando la malattia mortale m ' avesse raggiunto , mentre lei credeva che anche allora , appoggiata solidamente lassú e quaggiú , per lei vi sarebbe stata la salvezza . Io sto analizzando la sua salute , ma non ci riesco perché m ' accorgo che , analizzandola , la converto in malattia . E , scrivendone , comincio a dubitare se quella salute non avesse avuto bisogno di cura o d ' istruzione per guarire . Ma vivendole accanto per tanti anni , mai ebbi tale dubbio . Quale importanza m ' era attribuita in quel suo piccolo mondo ! Dovevo dire la mia volontà ad ogni proposito , per la scelta dei cibi e delle vesti , delle compagnie e delle letture . Ero costretto ad una grande attività che non mi seccava . Stavo collaborando alla costruzione di una famiglia patriarcale e diventavo io stesso il patriarca che avevo odiato e che ora m ' appariva quale il segnacolo della salute . È tutt ' altra cosa essere il patriarca o dover venerare un altro che s ' arroghi tale dignità . Io volevo la salute per me a costo d ' appioppare ai non patriarchi la malattia , e , specialmente durante il viaggio , assunsi talvolta volentieri l ' atteggiamento di statua equestre . Ma già in viaggio non mi fu sempre facile l ' imitazione che m ' ero proposta . Augusta voleva veder tutto come se si fosse trovata in un viaggio d ' istruzione . Non bastava mica essere stati a palazzo Pitti , ma bisognava passare per tutte quelle innumerevoli sale , fermandosi almeno per qualche istante dinanzi ad ogni opera d ' arte . Io rifiutai d ' abbandonare la prima sala e non vidi altro , addossandomi la sola fatica di trovare dei pretesti alla mia infingardaggine . Passai una mezza giornata dinanzi ai ritratti dei fondatori di casa Medici e scopersi che somigliavano a Carnegie e Vanderbilt . Meraviglioso ! Eppure erano della mia razza ! Augusta non divideva la mia meraviglia . Sapeva che cosa fossero i Yankees , ma non ancora bene chi fossi io . Qui la sua salute non la vinse ed essa dovette rinunziare ai musei . Le raccontai che una volta al Louvre , m ' imbizzarrii talmente in mezzo a tante opere d ' arte , che fui in procinto di mandare in pezzi la Venere . Rassegnata , Augusta disse : - Meno male che i musei si incontrano in viaggio di nozze eppoi mai piú ! Infatti nella vita manca la monotonia dei musei . Passano i giorni capaci di cornice , ma sono ricchi di suoni che frastornano eppoi oltre che di linee e di colori anche di vera luce , di quella che scotta e perciò non annoia . La salute spinge all ' attività e ad addossarsi un mondo di seccature . Chiusi i musei , cominciarono gli acquisti . Essa , che non vi aveva mai abitato , conosceva la nostra villa meglio di me e sapeva che in una stanza mancava uno specchio , in un ' altra un tappeto e che in una terza v ' era il posto per una statuina . Comperò i mobili di un intero salotto e , da ogni città in cui soggiornammo , fu organizzata almeno una spedizione . A me pareva che sarebbe stato piú opportuno e meno fastidioso di fare tutti quegli acquisti a Trieste . Ecco che dovevamo pensare alla spedizione , all ' assicurazione e alle operazioni doganali . - Ma tu non sai che tutte le merci devono viaggiare ? Non sei un negoziante , tu ? - E rise . Aveva quasi ragione . Obbiettai : - Le merci si fanno viaggiare per vendere e guadagnare ! Mancando quello scopo si lasciano tranquille e si sta tranquilli ! Ma l ' intraprendenza era una delle cose che in lei piú amavo . Era deliziosa quell ' intraprendenza cosí ingenua ! Ingenua perché bisogna ignorare la storia del mondo per poter credere di aver fatto un buon affare col solo acquisto di un oggetto : è alla vendita che si giudica l ' accortezza dell ' acquisto . Credevo di trovarmi in piena convalescenza . Le mie lesioni s ' erano fatte meno velenose . Fu da allora che l ' atteggiamento mio immutabile fu di lietezza . Era come un impegno che in quei giorni indimenticabili avessi preso con Augusta e fu l ' unica fede che non violai che per brevi istanti , quando cioè la vita rise piú forte di me . La nostra fu e rimase una relazione sorridente perché io sorrisi sempre di lei , che credevo non sapesse e lei di me , cui attribuiva molta scienza e molti errori ch ' essa - cosí si lusingava - avrebbe corretti . Io rimasi apparentemente lieto anche quando la malattia mi riprese intero . Lieto come se il mio dolore fosse stato sentito da me quale un solletico . Nel lungo cammino traverso l ' Italia , ad onta della mia nuova salute , non andai immune da molte sofferenze . Eravamo partiti senza lettere di raccomandazione e , spessissimo , a me parve che molti degl ' ignoti fra cui ci movevamo , mi fossero nemici . Era una paura ridicola , ma non sapevo vincerla . Potevo essere assaltato , insultato e sopra tutto calunniato , e chi avrebbe potuto proteggermi ? Ci fu anche una vera crisi di questa paura della quale per fortuna nessuno , neppur Augusta , s ' accorse . Usavo prendere quasi tutti i giornali che m ' erano offerti sulla via . Fermatomi un giorno davanti al banco di un giornalaio , mi venne il dubbio , ch ' egli , per odio , avrebbe potuto facilmente farmi arrestare come un ladro avendo io preso da lui un solo giornale e tenendone molti , sotto il braccio , comperati altrove e neppure aperti . Corsi via seguito da Augusta a cui non dissi la ragione della mia fretta . Mi legai d ' amicizia con un vetturino e un cicerone in compagnia dei quali ero almeno sicuro di non poter essere accusato di furti ridicoli . Fra me e il vetturino c ' era qualche evidente punto di contatto . Egli amava molto i vini dei Castelli e mi raccontò che ad ogni tratto gli si gonfiavano i piedi . Andava allora all ' ospedale e , guarito , ne veniva congedato con molte raccomandazioni di rinunziare al vino . Egli allora faceva un proposito che diceva ferreo perché , per materializzarlo , lo accompagnava con un nodo ch ' egli allacciava alla catena di metallo del suo orologio . Ma quando io lo conobbi la sua catena gli pendeva sul panciotto , senza nodo . Lo invitai di venir a stare con me a Trieste . Gli descrissi il sapore del nostro vino , tanto differente da quello del suo , per assicurarlo dell ' esito della drastica cura . Non ne volle sapere e rifiutò con una faccia in cui v ' era già stampata la nostalgia . Col cicerone mi legai perché mi parve fosse superiore ai suoi colleghi . Non è difficile sapere di storia molto piú di me , ma anche Augusta con la sua esattezza e col suo Baedeker verificò l ' esattezza di molte sue indicazioni . Intanto era giovine e si andava di corsa traverso i viali seminati di statue . Quando perdetti quei due amici , abbandonai Roma . Il vetturino avendo avuto da me tanto denaro , mi fece vedere come il vino gli attaccasse qualche volta anche la testa e ci gettò contro una solidissima antica costruzione Romana . Il cicerone poi si pensò un giorno di asserire che gli antichi Romani conoscevano benissimo la forza elettrica e ne facessero largo uso . Declamò anche dei versi latini che dovevano farne fede . Ma mi colse allora un ' altra piccola malattia da cui non dovevo piú guarire . Una cosa da niente : la paura d ' invecchiare e sopra tutto la paura di morire . Io credo abbia avuto origine da una speciale forma di gelosia . L ' invecchiamento mi faceva paura solo perché m ' avvicinava alla morte . Finché ero vivo , certamente Augusta non m ' avrebbe tradito , ma mi figuravo che non appena morto e sepolto , dopo di aver provveduto acché la mia tomba fosse tenuta in pieno ordine e mi fossero dette le Messe necessarie , subito essa si sarebbe guardata d ' intorno per darmi il successore ch ' essa avrebbe circondato del medesimo mondo sano e regolato che ora beava me . Non poteva mica morire la sua bella salute perché ero morto io . Avevo una tale fede in quella salute che mi pareva non potesse perire che sfracellata sotto un intero treno in corsa . Mi ricordo che una sera , a Venezia , si passava in gondola per uno di quei canali dal silenzio profondo ad ogni tratto interrotto dalla luce e dal rumore di una via che su di esso improvvisamente s ' apre . Augusta , come sempre , guardava le cose e accuratamente le registrava : un giardino verde e fresco che sorgeva da una base sucida lasciata all ' aria dall ' acqua che s ' era ritirata ; un campanile che si rifletteva nell ' acqua torbida ; una viuzza lunga e oscura con in fondo un fiume di luce e di gente . Io , invece , nell ' oscurità , sentivo , con pieno sconforto , me stesso . Le dissi del tempo che andava via e che presto essa avrebbe rifatto quel viaggio di nozze con un altro . Io ne ero tanto sicuro che mi pareva di dirle una storia già avvenuta . E mi parve fuori di posto ch ' essa si mettesse a piangere per negare la verità di quella storia . Forse m ' aveva capito male e credeva io le avessi attribuita l ' intenzione di uccidermi . Tutt ' altro ! Per spiegarmi meglio le descrissi un mio eventuale modo di morire : le mie gambe , nelle quali la circolazione era certamente già povera , si sarebbero incancrenite e la cancrena dilatata , dilatata , sarebbe giunta a toccare un organo qualunque , indispensabile per poter tener aperti gli occhi . Allora li avrei chiusi , e addio patriarca ! Sarebbe stato necessario stamparne un altro . Essa continuò a singhiozzare e a me quel suo pianto , nella tristezza enorme di quel canale , parve molto importante . Era forse provocato dalla disperazione per la visione esatta di quella sua salute atroce ? Allora tutta l ' umanità avrebbe singhiozzato in quel pianto . Poi , invece , seppi ch ' essa neppur sapeva come fosse fatta la salute . La salute non analizza se stessa e neppur si guarda nello specchio . Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi . Fu allora ch ' essa mi raccontò di avermi amato prima di avermi conosciuto . M ' aveva amato dacché aveva sentito il mio nome , presentato da suo padre in questa forma : Zeno Cosini , un ingenuo , che faceva tanto d ' occhi quando sentiva parlare di qualunque accorgimento commerciale e s ' affrettava a prenderne nota in un libro di comandamenti , che però smarriva . E se io non m ' ero accorto della sua confusione al nostro primo incontro , ciò doveva far credere che fossi stato confuso anch ' io . Mi ricordai che al vedere Augusta ero stato distratto dalla sua bruttezza visto che m ' ero atteso di trovare in quella casa le quattro fanciulle dall ' iniziale in a tutte bellissime . Apprendevo ora ch ' essa m ' amava da molto tempo , ma che cosa provava ciò ? Non le diedi la soddisfazione di ricredermi . Quando fossi stato morto , essa ne avrebbe preso un altro . Mitigato il pianto , essa s ' appoggiò ancora meglio a me e , subito ridendo , mi domandò : - Dove troverei il tuo successore ? Non vedi come sono brutta ? Infatti , probabilmente , mi sarebbe stato concesso qualche tempo di putrefazione tranquilla . Ma la paura d ' invecchiare non mi lasciò piú , sempre per la paura di consegnare ad altri mia moglie . Non s ' attenuò la paura quando la tradii e non s ' accrebbe neppure per il pensiero di perdere nello stesso modo l ' amante . Era tutt ' altra cosa , che non aveva niente a che fare con l ' altra . Quando la paura di morire m ' assillava , mi rivolgevo ad Augusta per averne conforto come quei bambini che porgono al bacio della mamma la manina ferita . Essa trovava sempre delle nuove parole per confortarmi . In viaggio di nozze m ' attribuiva ancora trent ' anni di gioventú ed oggidí altrettanti . Io invece sapevo che già le settimane di gioia del viaggio di nozze m ' avevano sensibilmente accostato alle smorfie orribili dell ' agonia . Augusta poteva dire quello che voleva , il conto era presto fatto : ogni settimana io mi vi accostavo di una settimana . Quando m ' accorsi di esser colto troppo spesso dallo stesso dolore , evitai di stancarla col dirle sempre le stesse cose e , per avvertirla del mio bisogno di conforto , bastò mormorassi : “ Povero Cosini ! ” . Ella sapeva allora esattamente cosa mi turbava e accorreva a coprirmi del suo grande affetto . Cosí riuscii ad avere il suo conforto anche quand ' ebbi tutt ' altri dolori . Un giorno , ammalato dal dolore di averla tradita , mormorai per svista : “ Povero Cosini ! ” . Ne ebbi gran vantaggio perché anche allora il suo conforto mi fu prezioso . Ritornato dal viaggio di nozze , ebbi la sorpresa di non aver mai abitata una casa tanto comoda e calda . Augusta v ' introdusse tutte le comodità che aveva avute nella propria , ma anche molte altre ch ' essa stessa inventò . La stanza da bagno , che a memoria d ' uomo era stata sempre in fondo a un corridoio a mezzo chilometro dalla mia stanza da letto , si accostò alla nostra e fu fornita di un numero maggiore di getti d ' acqua . Poi una stanzuccia accanto al tinello fu convertita in stanza da caffè . Imbottita di tappeti e addobbata da grandi poltrone in pelle , vi soggiornavamo ogni giorno per un ' oretta dopo colazione . Contro mia voglia , vi era tutto il necessario per fumare . Anche il mio piccolo studio , per quanto io lo difendessi , subí delle modificazioni . Io temevo che i mutamenti me lo rendessero odioso e invece subito m ' accorsi che solo allora era possibile viverci . Essa dispose la sua illuminazione in modo che potevo leggere seduto al tavolo , sdraiato sulla poltrona o coricato sul sofà . Persino per il violino fu provveduto un leggio con la sua brava lampadina che illuminava la musica senza ferire gli occhi . Anche colà , e contro mia voglia , fui accompagnato da tutti gli ordigni necessarii per fumare tranquillamente . Perciò in casa si costruiva molto e c ' era qualche disordine che diminuiva la nostra quiete . Per lei , che lavorava per l ' eternità , il breve incomodo poteva non importare , ma per me la cosa era ben diversa . Mi opposi energicamente quando le venne il desiderio d ' impiantare nel nostro giardino una piccola lavanderia che implicava addirittura la costruzione di una casuccia . Augusta asseriva che la lavanderia in casa era una garanzia della salute dei bébés . Ma intanto i bébés non c ' erano ed io non vedevo alcuna necessità di lasciarmi incomodare da loro prima ancora che arrivassero . Ella invece portava nella mia vecchia casa un istinto che veniva dall ' aria aperta , e , in amore , somigliava alla rondinella che subito pensa al nido . Ma anch ' io facevo all ' amore e portavo a casa fiori e gemme . La mia vita fu del tutto mutata dal mio matrimonio . Rinunziai , dopo un debole tentativo di resistenza , a disporre a mio piacere del mio tempo e m ' acconciai al piú rigido orario . Sotto questo riguardo la mia educazione ebbe un esito splendido . Un giorno , subito dopo il nostro viaggio di nozze , mi lasciai innocentemente trattenere dall ' andar a casa a colazione e , dopo di aver mangiato qualche cosa in un bar , restai fuori fino alla sera . Rientrato a notte fatta , trovai che Augusta non aveva fatto colazione ed era disfatta dalla fame . Non mi fece alcun rimprovero , ma non si lasciò convincere d ' aver fatto male . Dolcemente , ma risoluta , dichiarò che se non fosse stata avvisata prima , m ' avrebbe atteso per la colazione fino all ' ora del pranzo . Non c ' era da scherzare ! Un ' altra volta mi lasciai indurre da un amico a restar fuori di casa fino alle due di notte . Trovai Augusta che m ' aspettava e che batteva i denti dal freddo avendo trascurata la stufa . Ne seguí anche una sua lieve indisposizione che rese indimenticabile la lezione inflittami . Un giorno volli farle un altro grande regalo : lavorare ! Essa lo desiderava ed io stesso pensavo che il lavoro sarebbe stato utile per la mia salute . Si capisce che è meno malato chi ha poco tempo per esserlo . Andai al lavoro e , se non vi restai , non fu davvero colpa mia . Vi andai coi migliori propositi e con vera umiltà . Non reclamai di partecipare alla direzione degli affari e domandai invece di tenere intanto il libro mastro . Davanti al grosso libro in cui le scritturazioni erano disposte con la regolarità di strade e case , mi sentii pieno di rispetto e cominciai a scrivere con mano tremante . Il figliuolo dell ' Olivi , un giovinotto sobriamente elegante , occhialuto , dotto di tutte le scienze commerciali , assunse la mia istruzione e di lui davvero non ho da lagnarmi . Mi diede qualche seccatura con la sua scienza economica e la teoria della domanda e dell ' offerta che a me pareva piú evidente di quanto egli non volesse ammettere . Ma si vedeva in lui un certo rispetto per il padrone , ed io gliene ero tanto piú grato in quanto non era ammissibile che l ' avesse appreso da suo padre . Il rispetto della proprietà doveva far parte della sua scienza economica . Non mi rimproverò giammai gli errori di registrazione che spesso facevo ; solo era incline ad attribuirli ad ignoranza e mi dava delle spiegazioni che veramente erano superflue . Il male si è che a forza di guardare gli affari , mi venne la voglia di farne . Nel libro , con grande chiarezza , arrivai a raffigurare la mia tasca e quando registravo un importo nel “ dare ” dei clienti mi pareva di tener in mano invece della penna il bastoncino del croupier che raccoglie i denari sparsi sul tavolo da giuoco . Il giovine Olivi mi faceva anche vedere la posta che arrivava ed io la leggevo con attenzione e - devo dirlo - in principio con la speranza d ' intenderla meglio degli altri . Un ' offerta comunissima conquistò un giorno la mia attenzione appassionata . Anche prima di leggerla sentii moversi nel mio petto qualche cosa che subito riconobbi come l ' oscuro presentimento che talvolta veniva a trovarmi al tavolo da giuoco . È difficile descrivere tale presentimento . Esso consiste in una certa dilatazione dei polmoni per cui si respira con voluttà l ' aria per quanto sia affumicata . Ma poi c ' è di piú : sapete subito che quando avrete raddoppiata la posta starete ancora meglio . Però ci vuole della pratica per intendere tutto questo . Bisogna essersi allontanati dal tavolo da giuoco con le tasche vuote e il dolore di averlo trascurato ; allora non sfugge piú . E quando lo si ha trascurato , non c ' è piú salvezza per quel giorno perché le carte si vendicano . Però al tavolo verde è assai piú perdonabile di non averlo sentito che dinanzi al tranquillo libro mastro , ed infatti io lo percepii chiaramente , mentre gridava in me : “ Compera subito quella frutta secca ! ” . Ne parlai con tutta mitezza all ' Olivi , naturalmente senza accennare della mia ispirazione . L ' Olivi rispose che quegli affari non li faceva che per conto di terzi quando poteva realizzare un piccolo beneficio . Cosí egli eliminava dai miei affari la possibilità dell ' ispirazione e la riservava ai terzi . La notte rafforzò la mia convinzione : il presentimento era dunque in me . Respiravo tanto bene da non poter dormire . Augusta sentí la mia inquietudine e dovetti dirgliene la ragione . Essa ebbe subito la mia stessa ispirazione e nel sonno arrivò a mormorare : - Non sei forse il padrone ? Vero è che alla mattina , prima che uscissi , mi disse impensierita : - A te non conviene d ' indispettire l ' Olivi . Vuoi che ne parli al babbo ? Non lo volli perché sapevo che anche Giovanni dava assai poco peso alle ispirazioni . Arrivai all ' ufficio ben deciso di battermi per la mia idea anche per vendicarmi dell ' insonnia sofferta . La battaglia durò fino a mezzodí quando spirava il termine utile per accettare l ' offerta . L ' Olivi restò irremovibile e mi saldò con la solita osservazione : - Lei vuole forse diminuire le facoltà attribuitemi dal defunto suo padre ? Risentito , ritornai per il momento al mio mastro , ben deciso di non ingerirmi piú di affari . Ma il sapore dell ' uva sultanina mi restò in bocca ed ogni giorno al Tergesteo m ' informavo del suo prezzo . Di altro non m ' importava . Salí lento , lento come se avesse avuto bisogno di raccogliersi per prendere lo slancio . Poi in un giorno solo fu un balzo formidabile in alto . Il raccolto era stato miserabile e lo si sapeva appena ora . Strana cosa l ' ispirazione ! Essa non aveva previsto il raccolto scarso ma solo l ' aumento di prezzo . Le carte si vendicarono . Intanto io non sapevo restare al mio mastro e perdetti ogni rispetto per i miei insegnanti , tanto piú che ora l ' Olivi non pareva tanto sicuro di aver fatto bene . Io risi e derisi ; fu la mia occupazione principale . Arrivò una seconda offerta dal prezzo quasi raddoppiato . L ' Olivi , per rabbonirmi , mi domandò consiglio ed io , trionfante , dissi che non avrei mangiata l ' uva a quel prezzo . L ' Olivi , offeso , mormorò : - Io m ' attengo al sistema che seguii per tutta la mia vita . E andò in cerca del compratore . Ne trovò uno per un quantitativo molto ridotto e , sempre con le migliori intenzioni , ritornò da me e mi domandò esitante : - La copro , questa piccola vendita ? Risposi , sempre cattivo : - Io l ' avrei coperta prima di farla . Finí che l ' Olivi perdette la forza della propria convinzione e lasciò la vendita scoperta . Le uve continuarono a salire e noi si perdette tutto quello che sul piccolo quantitativo si poteva perdere . Ma l ' Olivi si arrabbiò con me e dichiarò che aveva giuocato solo per compiacermi . Il furbo dimenticava che io l ' avevo consigliato di puntare sul rosso e ch ' egli , per farmela , aveva puntato sul nero . La nostra lite fu insanabile . L ' Olivi s ' appellò a mio suocero dicendogli che fra lui e me la ditta sarebbe stata sempre danneggiata , e che se la mia famiglia lo desiderava , egli e suo figlio si sarebbero ritirati per lasciarmi il campo libero . Mio suocero decise subito in favore dell ' Olivi . Mi disse : - L ' affare della frutta secca è troppo istruttivo . Siete due uomini che non potete stare insieme . Ora chi ha da ritirarsi ? Chi senza l ' altro avrebbe fatto un solo buon affare , o chi da mezzo secolo dirige da solo la casa ? Anche Augusta fu indotta dal padre a convincermi di non ingerirmi piú nei miei propri affari . - Pare che la tua bontà e la tua ingenuità - mi disse - ti rendano disadatto agli affari . Resta a casa con me . Io , irato , mi ritirai nella mia tenda , ossia nel mio studiolo . Per qualche tempo leggiucchiai e suonai , poi sentii il desiderio di una attività piú seria e poco mancò non ritornassi alla chimica eppoi alla giurisprudenza . Infine , e non so veramente perché , per qualche tempo mi dedicai agli studi di religione . Mi parve di riprendere lo studio che avevo iniziato alla morte di mio padre . Forse questa volta fu per un tentativo energico di avvicinarmi ad Augusta e alla sua salute . Non bastava andare a messa con lei ; io dovevo andarci altrimenti , leggendo cioè Renan e Strauss , il primo con diletto , il secondo sopportandolo come una punizione . Ne dico qui solo per rilevare quale grande desiderio m ' attaccasse ad Augusta . E lei questo desiderio non indovinò quando mi vide nelle mani i Vangeli in edizione critica . Preferiva l ' indifferenza alla scienza e cosí non seppe apprezzare il massimo segno d ' affetto che le avevo dato . Quando , come soleva , interrompendo la sua toilette o le sue occupazioni in casa , s ' affacciava alla porta della mia stanza per dirmi una parola di saluto , vedendomi chino su quei testi , torceva la bocca : - Sei ancora con quella roba ? La religione di cui Augusta abbisognava non esigeva del tempo per acquisirsi o per praticarsi . Un inchino e l ' immediato ritorno alla vita ! Nulla di piú . Da me la religione acquistava tutt ' altro aspetto . Se avessi avuto la fede vera , io a questo mondo non avrei avuto che quella . Poi nella mia stanzetta magnificamente organizzata venne talvolta la noia . Era piuttosto un ' ansia perché proprio allora mi pareva di sentirmi la forza di lavorare , ma stavo aspettando che la vita m ' avesse imposto qualche compito . Nell ' attesa uscivo frequentemente e passavo molte ore al Tergesteo o in qualche caffè . Vivevo in una simulazione di attività . Un ' attività noiosissima . La visita di un amico d ' Università , che aveva dovuto rimpatriare in tutta furia da un piccolo paese della Stiria per curarsi di una grave malattia , fu la mia Nemesi , benché non ne avesse avuto l ' aspetto . Arrivò a me dopo di aver fatto a Trieste un mese di letto ch ' era valso a convertire la sua malattia , una nefrite , da acuta in cronica e probabilmente inguaribile . Ma egli credeva di star meglio e s ' apprestava lietamente a trasferirsi subito , durante la primavera , in qualche luogo dal clima piú dolce del nostro , dove s ' aspettava di essere restituito alla piena salute . Gli fu fatale forse di essersi indugiato troppo nel rude luogo natio . Io considero la visita di quell ' uomo tanto malato , ma lieto e sorridente , come molto nefasta per me ; ma forse ho torto : essa non segna che una data nella mia vita , per la quale bisognava pur passare . Il mio amico , Enrico Copler , si stupí ch ' io nulla avessi saputo né di lui né della sua malattia di cui Giovanni doveva essere informato . Ma Giovanni , dacché era malato anche lui , non aveva tempo per nessuno e non me ne aveva detto niente ad onta che ogni giorno di sole venisse nella mia villa per dormire qualche ora all ' aria aperta . Fra ' due malati si passò un pomeriggio lietissimo . Si parlò delle loro malattie , ciò che costituisce il massimo svago per un malato ed è una cosa non troppo triste per i sani che stanno a sentire . Ci fu solo un dissenso perché Giovanni aveva bisogno dell ' aria aperta che all ' altro era proibita . Il dissenso si dileguò quando si levò un po ' di vento che indusse anche Giovanni di restare con noi , nella piccola stanza calda . Il Copler ci raccontò della sua malattia che non dava dolore ma toglieva la forza . Soltanto ora che stava meglio sapeva quanto fosse stato malato . Parlò delle medicine che gli erano state propinate e allora il mio interesse fu piú vivo . Il suo dottore gli aveva consigliato fra altro un efficace sistema per procurargli un lungo sonno senza perciò avvelenarlo con veri sonniferi . Ma questa era la cosa di cui io avevo sopra tutto bisogno ! Il mio povero amico , sentendo il mio bisogno di medicine , si lusingò per un istante ch ' io potessi essere affetto della stessa sua malattia e mi consigliò di farmi vedere , ascoltare e analizzare . Augusta si mise a ridere di cuore e dichiarò ch ' io non ero altro che un malato immaginario . Allora sul volto emaciato del Copler passò qualche cosa che somigliava ad un risentimento . Subito , virilmente , si liberò dallo stato d ' inferiorità a cui pareva fosse condannato , aggredendomi con grande energia : - Malato immaginario ? Ebbene , io preferisco di essere un malato reale . Prima di tutto un malato immaginario è una mostruosità ridicola eppoi per lui non esistono dei farmachi mentre la farmacia , come si vede in me , ha sempre qualche cosa di efficace per noi malati veri ! La sua parola sembrava quella di un sano ed io - voglio essere sincero - ne soffersi . Mio suocero s ' associò a lui con grande energia , ma le sue parole non arrivavano a gettare un disprezzo sul malato immaginario , perché tradivano troppo chiaramente l ' invidia per il sano . Disse che se egli fosse stato sano come me , invece di seccare il prossimo con le lamentele , sarebbe corso ai suoi cari e buoni affari , specie ora che gli era riuscito di diminuire la sua pancia . Egli non sapeva neppure che il suo dimagrimento non veniva considerato come un sintomo favorevole . Causa l ' assalto del Copler , io avevo veramente l ' aspetto di un malato e di un malato maltrattato . Augusta sentí il bisogno d ' intervenire in mio soccorso . Carezzando la mano che avevo abbandonata sul tavolo , essa disse che la mia malattia non disturbava nessuno e ch ' ella non era neppur convinta ch ' io credessi d ' esser ammalato , perché altrimenti non avrei avuto tanta gioia di vivere . Cosí il Copler ritornò allo stato d ' inferiorità cui era condannato . Egli era del tutto solo a questo mondo e se poteva lottare con me in fatto di salute , non poteva contrappormi alcun affetto simile a quello che Augusta m ' offriva . Sentendo vivo il bisogno di un ' infermiera , si rassegnò di confessarmi piú tardi quanto egli m ' aveva invidiato per questo . La discussione continuò nei giorni seguenti con un tono piú calmo mentre Giovanni dormiva in giardino . E il Copler , dopo averci pensato sú , asseriva ora che il malato immaginario era un malato reale , ma piú intimamente di questi ed anche piú radicalmente . Infatti i suoi nervi erano ridotti cosí da accusare una malattia quando non c ' era , mentre la loro funzione normale sarebbe consistita nell ' allarmare col dolore e indurre a correre al riparo . - Sí ! - dicevo io . - Come ai denti , dove il dolore si manifesta solo quando il nervo è scoperto e per la guarigione occorre la sua distruzione . Si terminò col trovarsi d ' accordo sul fatto che un malato e l ' altro si valevano . Proprio nella sua nefrite era mancato e mancava tuttavia un avviso dei nervi , mentre che i miei nervi , invece , erano forse tanto sensibili da avvisarmi della malattia di cui sarei morto qualche ventennio piú tardi . Erano dunque dei nervi perfetti e avevano l ' unico svantaggio di concedermi pochi giorni lieti a questo mondo . Essendogli riuscito a mettermi fra gli ammalati , il Copler fu soddisfattissimo . Non so perché il povero malato avesse la mania di parlare di donne e , quando non c ' era mia moglie , non si parlava d ' altro . Egli pretendeva che dal malato reale , almeno nelle malattie che noi sapevamo , il sesso s ' affievolisse , ciò ch ' era una buona difesa dell ' organismo , mentre dal malato immaginario che non soffriva che pel disordine di nervi troppo laboriosi ( questa era la nostra diagnosi ) esso fosse patologicamente vivo . Io corroborai la sua teoria con la mia esperienza e ci compiangemmo reciprocamente . Ignoro perché non volli dirgli che io mi trovavo lontano da ogni sregolatezza e ciò da lungo tempo . Avrei almeno potuto confessare che mi ritenevo convalescente se non sano , per non offenderlo troppo e perché dirsi sano quando si conoscono tutte le complicazioni del nostro organismo è una cosa difficile . - Tu desideri tutte le donne belle che vedi ? - inquisí ancora il Copler . - Non tutte ! - mormorai io per dirgli che non ero tanto malato . Intanto io non desideravo Ada che vedevo ogni sera . Quella , per me , era proprio la donna proibita . Il fruscio delle sue gonne non mi diceva niente e , se mi fosse stato permesso di muoverle con le mie stesse mani , sarebbe stata la stessa cosa . Per fortuna non l ' avevo sposata . Questa indifferenza era , o mi sembrava , una manifestazione di salute genuina . Forse il mio desiderio per lei era stato tanto violento da esaurirsi da sé . Però la mia indifferenza si estendeva anche ad Alberta ch ' era pur tanto carina nel suo vestitino accurato e serio da scuola . Che il possesso di Augusta fosse stato sufficiente a calmare il mio desiderio per tutta la famiglia Malfenti ? Ciò sarebbe stato davvero molto morale ! Forse non parlai della mia virtú perché nel pensiero io tradivo sempre Augusta , e anche ora , parlando col Copler , con un fremito di desiderio , pensai a tutte le donne che per lei trascuravo . Pensai alle donne che correvano le vie , tutte coperte , e dalle quali perciò gli organi sessuali secondarii divenivano tanto importanti mentre dalla donna che si possedeva scomparivano come se il possesso li avesse atrofizzati . Avevo sempre vivo il desiderio dell ' avventura ; quell ' avventura che cominciava dall ' ammirazione di uno stivaletto , di un guanto , di una gonna , di tutto quello che copre e altera la forma . Ma questo desiderio non era ancora una colpa . Il Copler però non faceva bene ad analizzarmi . Spiegare a qualcuno come è fatto , è un modo per autorizzarlo ad agire come desidera . Ma il Copler fece anche di peggio , solo che tanto quando parlò , come quando agí , egli non poteva prevedere dove mi avrebbe condotto . Resta cosí importante nel mio ricordo la parola del Copler che , quando la ricordo , essa rievoca tutte le sensazioni che vi si associarono , e le cose e le persone . Avevo accompagnato in giardino il mio amico che doveva rincasare prima del tramonto . Dalla mia villa , che giace su una collina , si aveva la vista del porto e del mare , vista che ora è intercettata da nuovi fabbricati . Ci fermammo a guardare lungamente il mare mosso da una brezza leggera che rimandava in miriadi di luci rosse la luce tranquilla del cielo . La penisola istriana dava riposo all ' occhio con la sua mitezza verde che s ' inoltrava in arco enorme nel mare come una penombra solida . I moli e le dighe erano piccoli e insignificanti nelle loro forme rigidamente lineari , e l ' acqua nei bacini era oscurata dalla sua immobilità o era forse torbida ? Nel vasto panorama la pace era piccola in confronto a tutto quel rosso animato sull ' acqua e noi , abbacinati , dopo poco volgemmo la schiena al mare . Sulla piccola spianata dinanzi alla casa , incombeva in confronto già la notte . Dinanzi al portico , su una grande poltrona , il capo coperto da un berretto e anche protetto dal bavero rialzato della pelliccia , le gambe avvolte in una coperta , mio suocero dormiva . Ci fermammo a guardarlo . Aveva la bocca spalancata , la mascella inferiore pendente come una cosa morta e la respirazione rumorosa e troppo frequente . Ad ogni tratto la sua testa ricadeva sul petto ed egli , senza destarsi , la rialzava . C ' era allora un movimento delle sue palpebre come se avesse voluto aprire gli occhi per ritrovare piú facilmente l ' equilibrio e la sua respirazione cambiava di ritmo . Una vera interruzione del sonno . Era la prima volta che la grave malattia di mio suocero mi si presentasse con tanta evidenza e ne fui profondamente addolorato . Il Copler a bassa voce mi disse : - Bisognerebbe curarlo . Probabilmente è ammalato anche di nefrite . Il suo non è un sonno : io so che cosa sia quello stato . Povero diavolo ! Terminò consigliando di chiamare il suo medico . Giovanni ci sentí e aperse gli occhi . Parve subito meno malato e scherzò con Copler : - Lei s ' attenta di stare all ' aria aperta ? Non le farà male ? Gli sembrava di aver dormito saporitamente e non pensava di aver avuto mancanza d ' aria in faccia al vasto mare che gliene mandava tanta ! Ma la sua voce era fioca e la sua parola interrotta dall ' ansare ; aveva la faccia terrea e , levatosi dalla poltrona , si sentiva ghiacciare . Dovette rifugiarsi in casa . Lo vedo ancora muoversi traverso la spianata , la coperta sotto il braccio , ansante ma ridendo , mentre ci mandava il suo saluto . - Vedi com ' è fatto l ' ammalato reale ? - disse il Copler che non sapeva liberarsi dalla sua idea dominante . - È moribondo e non sa d ' essere ammalato . Parve anche a me che l ' ammalato reale soffrisse poco . Mio suocero e anche il Copler riposano da molti anni a Sant ' Anna , ma ci fu un giorno in cui passai accanto alle loro tombe e mi parve che per il fatto di trovarsi da tanti anni sotto alle loro pietre , la tesi propugnata da uno di loro non fosse infirmata . Prima di lasciare il suo antico domicilio , il Copler aveva liquidati i suoi affari e perciò come me non ne aveva affatto . Però , non appena lasciato il letto , non seppe restar tranquillo e , mancando di affari propri , cominciò ad occuparsi di quelli degli altri che gli parevano molto piú interessanti . Ne risi allora , ma piú tardi anch ' io dovevo apprendere quale sapore gradevole avessero gli affari altrui . Egli si dedicava alla beneficenza ed essendosi proposto di vivere dei soli interessi del suo capitale , non poteva concedersi il lusso di farla tutta a spese proprie . Perciò organizzava delle collette e tassava amici e conoscenti . Registrava tutto da quel bravo uomo d ' affari che era , ed io pensai che quel libro fosse il suo viatico e che io , nel caso suo , condannato a breve vita e privo di famiglia com ' egli era , l ' avrei arricchito intaccando il mio capitale . Ma egli era il sano immaginario e non toccava che gl ' interessi che gli spettavano , non sapendo rassegnarsi di ammettere breve il futuro . Un giorno mi assalí con la richiesta di alcune centinaia di corone per procurare un pianino ad una povera fanciulla la quale veniva già sovvenzionata da me insieme ad altri , per suo mezzo , con un piccolo mensile . Bisognava far presto per approfittare di una buona occasione . Non seppi esimermi , ma , un po ' di malagrazia , osservai che avrei fatto un buon affare se quel giorno non fossi uscito di casa . Io sono di tempo in tempo soggetto ad accessi di avarizia . Il Copler prese il denaro e se ne andò con una breve parola di ringraziamento , ma l ' effetto delle mie parole si vide pochi giorni appresso e fu , purtroppo , importante . Egli venne ad informarmi che il pianino era a posto e che la signorina Carla Gerco e sua madre mi pregavano di andar a trovarle per ringraziarmi . Il Copler aveva paura di perdere il cliente e voleva legarmi facendomi assaporare la riconoscenza delle beneficate . Dapprima volli esimermi da quella noia assicurandolo che ero convinto ch ' egli sapesse fare la beneficenza piú accorta , ma insistette tanto che finii con l ' accondiscendere : - È bella ? - domandai ridendo . - Bellissima - egli rispose - ma non è pane per i nostri denti . Curiosa cosa che egli mettesse i miei denti assieme ai suoi , col pericolo di comunicarmi la sua carie . Mi raccontò dell ' onestà di quella famiglia disgraziata che aveva perduto da qualche anno il suo capo di casa e che nella piú squallida miseria era vissuta nella piú rigida onestà . Era una giornata sgradevole . Soffiava un vento diaccio ed io invidiavo il Copler che s ' era messa la pelliccia . Dovevo trattenere con la mano il cappello che altrimenti sarebbe volato via . Ma ero di buon umore , perché andavo a raccogliere la gratitudine dovuta alla mia filantropia . Percorremmo a piedi la Corsia Stadion , traversammo il Giardino Pubblico . Era una parte della città ch ' io non vedevo mai . Entrammo in una di quelle case cosidette di speculazione , che i nostri antenati s ' erano messi a fabbricare quarant ' anni prima , in posti lontani dalla città che subito li invase ; aveva un aspetto modesto ma tuttavia piú cospicuo delle case che si fanno oggidí con le stesse intenzioni . La scala occupava una piccola area e perciò era molto alta . Ci fermammo al primo piano dove arrivai molto prima del mio compagno , assai piú lento . Fui stupito che delle tre porte che davano su quel pianerottolo , due , quelle ai lati , fossero contrassegnate dal biglietto di visita di Carla Gerco , attaccatovi con chiodini , mentre la terza aveva anch ' essa un biglietto ma con altro nome . Il Copler mi spiegò che le Gerco avevano a destra la cucina e la camera da letto mentre a sinistra non c ' era che una stanza sola , lo studio della signorina Carla . Avevano potuto subaffittare una parte del quartiere al centro e cosí l ' affitto costava loro pochissimo , ma avevano l ' incomodo di dover passare il pianerottolo per recarsi da una stanza all ' altra . Bussammo a sinistra , alla stanza da studio ove madre e figlia , avvisate della nostra visita , ci attendevano . Il Copler fece le presentazioni . La signora , una persona timidissima vestita di un povero vestito nero , con la testa rilevata da un biancore di neve , mi tenne un piccolo discorso che doveva aver preparato : erano onorate dalla mia visita e mi ringraziavano del cospicuo dono che avevo fatto loro . Poi essa non aperse piú bocca . Il Copler assisteva come un maestro che ad un esame ufficiale stia ad ascoltare la lezione ch ' egli con grande fatica ha insegnata . Corresse la signora dicendole che non soltanto io avevo elargito il denaro per il pianino , ma che contribuivo anche al soccorso mensile ch ' egli aveva loro raggranellato . Amava l ' esattezza , lui . La signorina Carla si alzò dalla sedia ove era seduta accanto al pianino , mi porse la mano e mi disse la semplice parola : - Grazie ! Ciò almeno era meno lungo . La mia carica di filantropo cominciava a pesarmi . Anch ' io mi occupavo degli affari altrui come un qualunque ammalato reale ! Che cosa doveva vedere in me quella graziosa giovinetta ? Una persona di grande riguardo ma non un uomo ! Ed era veramente graziosa ! Credo che essa volesse sembrare piú giovine di quanto non fosse , con la sua gonna troppo corta per la moda di quell ' epoca a meno che non usasse per casa una gonna del tempo in cui non aveva ancora finito di crescere . La sua testa era però di donna e , per la pettinatura alquanto ricercata , di donna che vuol piacere . Le ricche treccie brune erano disposte in modo da coprire le orecchie e anche in parte il collo . Ero tanto compreso della mia dignità e temevo tanto l ' occhio inquisitore del Copler che dapprima non guardai neppur bene la fanciulla ; ma ora la so tutta . La sua voce aveva qualche cosa di musicale quando parlava e , con un ' affettazione oramai divenuta natura , essa si compiaceva di stendere le sillabe come se avesse voluto carezzare il suono che le riusciva di metterci . Perciò e anche per certe sue vocali eccessivamente larghe persino per Trieste , il suo linguaggio aveva qualche cosa di straniero . Appresi poi che certi maestri , per insegnare l ' emissione della voce , alterano il valore delle vocali . Era proprio tutt ' altra pronuncia di quella di Ada . Ogni suo suono mi pareva d ' amore . Durante quella visita la signorina Carla sorrise sempre , forse immaginando di avere cosí stereotipata sulla faccia l ' espressione della gratitudine . Era un sorriso un po ' forzato ; il vero aspetto della gratitudine . Poi , quando poche ore dopo cominciai a sognare Carla , immaginai che su quella faccia ci fosse stata una lotta fra la letizia e il dolore . Nulla di tutto questo trovai poi in lei ed una volta di piú appresi che la bellezza femminile simula dei sentimenti coi quali nulla ha a vedere . Cosí la tela su cui è dipinta una battaglia non ha alcun sentimento eroico . Il Copler pareva soddisfatto della presentazione come se le due donne fossero state opera sua . Me le descriveva : erano sempre liete del loro destino e lavoravano . Egli diceva delle parole che parevano tolte da un libro scolastico e , annuendo macchinalmente , pareva che io volessi confermare di aver fatti i miei studii e sapessi perciò come dovessero essere fatte le povere donne virtuose prive di denaro . Poi egli domandò a Carla di cantarci qualche cosa . Essa non volle dichiarando di essere raffreddata . Proponeva di farlo un altro giorno . Io sentivo con simpatia ch ' essa temeva il nostro giudizio , ma avevo il desiderio di prolungare la seduta e m ' associai nelle preghiere del Copler . Dissi anche che non sapevo se m ' avrebbe rivisto mai piú , perché ero molto occupato . Il Copler , che pur sapeva ch ' io a questo mondo non avevo alcun impegno , confermò con grande serietà quanto dicevo . Mi fu poi facile d ' intendere ch ' egli desiderava che io non rivedessi piú Carla . Questa tentò ancora di esimersi , ma il Copler insistette con una parola che somigliava ad un comando ed essa obbedí : com ' era facile costringerla ! Cantò “ La mia bandiera ” . Dal mio soffice sofà io seguivo il suo canto . Avevo un ardente desiderio di poterla ammirare . Come sarebbe stato bello di vederla rivestita di genialità ! Ma invece ebbi la sorpresa di sentire che la sua voce , quando cantava , perdeva ogni musicalità . Lo sforzo l ' alterava . Carla non sapeva neppure suonare e il suo accompagnamento monco rendeva anche piú povera quella povera musica . Ricordai di trovarmi dinanzi ad una scolara e analizzai se il volume di voce fosse bastevole . Abbondante anzi ! Nel piccolo ambiente ne avevo l ' orecchio ferito . Pensai , per poter continuare ad incoraggiarla , che solo la sua scuola fosse cattiva . Quando cessò , m ' associai all ' applauso abbondante e parolaio del Copler . Egli diceva : - Figurati quale effetto farebbe questa voce quando fosse accompagnata da una buona orchestra . Questo era certamente vero . Un ' intera potente orchestra ci voleva su quella voce . Io dissi con grande sincerità che mi riservavo di riudire la signorina di là a qualche mese e che allora mi sarei pronunciato sul valore della sua scuola . Meno sinceramente aggiunsi che certamente quella voce meritava una scuola di primo ordine . Poi , per attenuare quanto di sgradevole ci poteva essere stato nelle mie prime parole , filosofai sulla necessità per una voce eccelsa , di trovare una scuola eccelsa . Questo superlativo coperse tutto . Ma poi , restato solo , fui meravigliato di aver sentito la necessità di essere sincero con Carla . Che già l ' avessi amata ? Ma se non l ' avevo ancora ben vista ! Sulle scale dall ' odore dubbio , il Copler disse ancora : - La voce sua è troppo forte . È una voce da teatro . Egli non sapeva che a quell ' ora io sapevo qualcosa di piú : quella voce apparteneva ad un ambiente piccolissimo dove si poteva gustare l ' impressione d ' ingenuità di quell ' arte e sognare di portarci dentro l ' arte , cioè vita e dolore . Nel lasciarmi , il Copler mi disse che m ' avrebbe avvertito quando il maestro di Carla avrebbe organizzato un concerto pubblico . Si trattava di un maestro poco noto ancora in città , ma sarebbe certo divenuto una futura grande celebrità . Il Copler ne era sicuro ad onta che il maestro fosse abbastanza vecchio . Pareva che la celebrità gli sarebbe venuta ora , dopo che il Copler lo conosceva . Due debolezze da morituri , quella del maestro e quella del Copler . Il curioso si è che sentii il bisogno di raccontare tale visita ad Augusta . Si potrebbe forse credere che sia stato per prudenza , visto che il Copler ne sapeva e che io non mi sentivo di pregarlo di tacere . Ma però ne parlai troppo volentieri . Fu un grande sfogo . Fino ad allora non avevo da rimproverarmi altro che di aver taciuto con Augusta . Ecco che ora ero innocente del tutto . Ella mi domandò qualche notizia della fanciulla e se fosse bella . Mi fu difficile di rispondere : dissi che la povera fanciulla mi era parsa molto anemica . Poi ebbi una buona idea : - E se tu ti occupassi un poco di lei ? Augusta aveva tanto da fare nella sua nuova casa e nella sua vecchia famiglia ove la chiamavano per farsi aiutare nell ' assistenza al padre malato , che non vi pensò piú . Ma la mia idea era stata perciò veramente buona . Il Copler però riseppe da Augusta che io l ' avevo avvertita della nostra visita e anche lui dimenticò perciò le qualità ch ' egli aveva attribuite al malato immaginario . Mi disse in presenza di Augusta che di lí a poco tempo avremmo fatta un ' altra visita a Carla . Mi concedeva la sua piena fiducia . Nella mia inerzia subito fui preso dal desiderio di rivedere Carla . Non osai correre da lei temendo che il Copler avesse a risaperne . I pretesti però non mi sarebbero mica mancati . Potevo andare da lei per offrirle un aiuto maggiore ad insaputa del Copler , ma avrei dovuto prima essere sicuro che , a proprio vantaggio , ella avrebbe accettato di tacere . E se quell ' ammalato reale fosse già l ' amante della fanciulla ? Io , degli ammalati reali , non sapevo proprio niente e poteva essere benissimo che avessero il costume di farsi pagare dagli altri le loro amanti . In quel caso sarebbe bastata una sola visita a Carla per compromettermi . Non potevo mettere a pericolo la pace della mia famigliuola ; ossia , non la misi a pericolo finché il mio desiderio di Carla non ingrandí . Ma esso ingrandí costantemente . Già conoscevo quella fanciulla molto meglio che non quando le aveva stretta la mano per congedarmi da lei . Ricordavo specialmente quella treccia nera che copriva il suo collo niveo e che sarebbe stato necessario di allontanare col naso per arrivare a baciare la pelle ch ' essa celava . Per stimolare il mio desiderio bastava io ricordassi che su un dato pianerottolo , nella stessa mia piccola città , era esposta una bella fanciulla e che con una breve passeggiata si poteva andare a prenderla ! La lotta col peccato diventa in tali circostanze difficilissima perché bisogna rinnovarla ad ogni ora ed ogni giorno , finché cioè la fanciulla rimanga su quel pianerottolo . Le lunghe vocali di Carla mi chiamavano , e forse proprio il loro suono m ' aveva messo nell ' anima la convinzione che quando la mia resistenza fosse sparita , altre resistenze non ci sarebbero state piú . Però m ' era chiaro che potevo ingannarmi e che forse il Copler vedeva le cose con maggior esattezza ; anche questo dubbio valeva a diminuire la mia resistenza visto che la povera Augusta poteva essere salvata da un mio tradimento da Carla stessa che , come donna , aveva la missione della resistenza . Perché il mio desiderio avrebbe dovuto darmi un rimorso quando pareva fosse proprio venuto a tempo per salvarmi dal tedio che in quell ' epoca mi minacciava ? Non danneggiava affatto i miei rapporti con Augusta , anzi tutt ' altro . Io le dicevo oramai non piú soltanto le parole di affetto che avevo sempre avute per lei , ma anche quelle che nel mio animo andavano formandosi per l ' altra . Non c ' era mai stata una simile abbondanza di dolcezza in casa mia e Augusta ne pareva incantata . Ero sempre esatto in quello che io chiamavo l ' orario della famiglia . La mia coscienza è tanto delicata che , con le mie maniere , già allora mi preparavo ad attenuare il mio futuro rimorso . Che la mia resistenza non sia mancata del tutto è provato dal fatto che io arrivai a Carla non con uno slancio solo , ma a tappe . Dapprima per varii giorni giunsi solo fino al Giardino Pubblico e con la sincera intenzione di gioire di quel verde che apparisce tanto puro in mezzo al grigio delle strade e delle case che lo circondano . Poi , non avendo avuta la fortuna di imbattermi , come speravo , casualmente in lei , uscii dal Giardino per movermi proprio sotto le sue finestre . Lo feci con una grande emozione che ricordava proprio quella deliziosissima del giovinetto che per la prima volta accosta l ' amore . Da tanto tempo ero privo non d ' amore , ma delle corse che vi conducono . Ero appena uscito dal Giardino Pubblico che m ' imbattei proprio faccia a faccia in mia suocera . Dapprima ebbi un dubbio curioso : di mattina , cosí di buon ' ora , da quelle parti tanto lontane dalle nostre ? Forse anche lei tradiva il marito ammalato . Seppi poi subito che le facevo un torto perché essa era stata a trovare il medico per averne conforto dopo una cattiva notte passata accanto a Giovanni . Il medico le aveva detto delle buone parole , ma essa era tanto agitata che presto mi lasciò dimenticando persino di sorprendersi di avermi trovato in quel luogo visitato di solito da vecchi , bambini e balie . Ma mi bastò di averla vista per sentirmi riafferrato dalla mia famiglia . Camminai verso casa mia con un passo deciso , a cui battevo il tempo mormorando : “ Mai piú ! Mai piú ! ” . In quell ' istante la madre di Augusta con quel suo dolore mi aveva dato il sentimento di tutti i miei doveri . Fu una buona lezione e bastò per tutto quel giorno . Augusta non era in casa perché era corsa dal padre col quale rimase tutta la mattina . A tavola mi disse che avevano discusso se , dato lo stato di Giovanni , non avrebbero dovuto rimandare il matrimonio di Ada ch ' era stabilito per la settimana dopo . Giovanni stava già meglio . Pare che a cena si fosse lasciato indurre a mangiar troppo e l ' indigestione avesse assunto l ' aspetto di un aggravamento del male . Io le raccontai di aver già avute quelle notizie dalla madre in cui m ' ero imbattuto la mattina al Giardino Pubblico . Neppure Augusta si meravigliò della mia passeggiata , ma io sentii il bisogno di darle delle spiegazioni . Le raccontai che preferivo da qualche tempo il Giardino Pubblico quale meta delle mie passeggiate . Mi sedevo su una banchina e vi leggevo il mio giornale . Poi aggiunsi : - Quell ' Olivi ! Me l ' ha fatta grossa condannandomi a tanta inerzia . Augusta , che a quel proposito si sentiva un poco colpevole , ebbe un aspetto di dolore e di rimpianto . Io , allora , mi sentii benissimo . Ma ero realmente purissimo perché passai il pomeriggio intero nel mio studio e potevo veramente credere di essere definitivamente guarito di ogni desiderio perverso . Leggevo oramai l ' Apocalisse . E ad onta che fosse oramai assodato ch ' io avevo l ' autorizzazione di andare ogni mattina al Giardino Pubblico , tanto grande s ' era fatta la mia resistenza alla tentazione che quando il giorno appresso uscii , mi diressi proprio dalla parte opposta . Andavo a cercare certa musica volendo provare un nuovo metodo del violino che m ' era stato consigliato . Prima di uscire seppi che mio suocero aveva passata una notte ottima e che sarebbe venuto da noi in vettura nel pomeriggio . Ne avevo piacere tanto per mio suocero quanto per Guido , che finalmente avrebbe potuto sposarsi . Tutto andava bene : io ero salvo ed era salvo anche mio suocero . Ma fu proprio la musica che mi ricondusse a Carla ! Fra i metodi che il venditore m ' offerse ve ne fu per errore uno che non era del violino ma del canto . Ne lessi accuratamente il titolo : “ Trattato completo dell ' Arte del Canto ( Scuola di Garcia ) di E . Garcia ( figlio ) contenente una Relazione sulla Memoria riguardante la Voce Umana presentata all ' Accademia delle Scienze di Parigi ” . Lasciai che il venditore s ' occupasse di altri clienti e mi misi a leggere l ' operetta . Devo dire che leggevo con un ' agitazione che forse somigliava a quella con cui il giovinetto depravato accosta le opere di pornografia . Ecco : quella era la via per arrivare a Carla ; essa abbisognava di quell ' opera e sarebbe stato un delitto da parte mia di non fargliela conoscere . La comperai e ritornai a casa . L ' opera del Garcia constava di due parti di cui una teorica e l ' altra pratica . Continuai la lettura con l ' intenzione di intenderla tanto bene da poter poi dare i miei consigli a Carla quando fossi andato da lei col Copler . Intanto avrei guadagnato del tempo e avrei potuto tuttavia continuare a dormire i miei sonni tranquilli , pur sollazzandomi sempre col pensiero all ' avventura che m ' aspettava . Ma Augusta stessa fece precipitare gli avvenimenti . M ' interruppe nella mia lettura per venir a salutarmi , si chinò su di me e sfiorò la mia guancia con le sue labbra . Mi domandò che cosa facessi e sentito che si trattava di un nuovo metodo , pensò fosse per violino e non si curò di guardare meglio . Io , quand ' essa mi lasciò , esagerai il pericolo che avevo corso e pensai che per la mia sicurezza avrei fatto bene di non tenere nel mio studio quel libro . Bisognava portarlo subito al suo destino , ed è cosí che fui costretto di andar dritto verso la mia avventura . Avevo trovato qualche cosa di piú di un pretesto per poter fare quello ch ' era il mio desiderio . Non ebbi piú esitazioni di sorta . Giunto su quel pianerottolo , mi rivolsi subito alla porta a sinistra . Però dinanzi a quella porta m ' arrestai per un istante ad ascoltare i suoni della ballata “ La mia bandiera ” ch ' echeggiavano gloriosamente sulle scale . Pareva che , per tutto quel tempo , Carla avesse continuato a cantare la stessa cosa . Sorrisi pieno di affetto e di desiderio per tanta infantilità . Apersi poi cautamente la porta senza bussare ed entrai nella stanza in punta di piedi . Volevo vederla subito , subito . Nel piccolo ambiente la sua voce era veramente sgradevole . Essa cantava con grande entusiasmo e maggior calore che non quella volta della mia prima visita . Era addirittura abbandonata sullo schienale della sedia per poter emettere tutto il fiato dei suoi polmoni . Io vidi solo la testina fasciata dalle grosse treccie e mi ritirai còlto da un ' emozione profonda per aver osato tanto . Essa intanto era arrivata all ' ultima nota che non voleva finire piú ed io potei ritornare sul pianerottolo e chiudere dietro di me la porta senza ch ' essa di me s ' accorgesse . Anche quell ' ultima nota aveva oscillato in sú e in giú prima di affermarsi sicura . Carla sentiva dunque la nota giusta e toccava ora al Garcia d ' intervenire per insegnarle a trovarla piú presto . Bussai quando mi sentii piú calmo . Subito essa accorse ad aprire la porta ed io non dimenticherò giammai la sua figurina gentile , poggiata allo stipite , mentre mi fissava coi suoi grandi occhi bruni prima di saper riconoscermi nell ' oscurità . Ma intanto io m ' ero calmato in modo da venir ripreso da tutte le mie esitazioni . Ero avviato a tradire Augusta , ma pensavo che come nei giorni precedenti avevo potuto contentarmi di giungere fino al Giardino Pubblico , tanto piú facilmente ora avrei potuto fermarmi a quella porta , consegnare quel libro compromettente e andarmene pienamente soddisfatto . Fu un breve istante pieno di buoni propositi . Ricordai persino un consiglio strano che m ' era stato dato per liberarmi dall ' abitudine del fumo e che poteva valere in quell ' occasione : talvolta , per contentarsi , bastava accendere il cerino e gettare poi via e sigaretta e cerino . Mi sarebbe stato anche facile di far cosí , perché Carla stessa , quando mi riconobbe , arrossí e accennò a fuggire vergognandosi - come seppi poi - di farsi trovare vestita di un povero consunto vestitino di casa . Una volta riconosciuto , sentii il bisogno di scusarmi : - Le ho portato questo libro ch ' io credo la interesserà . Se vuole , posso lasciarglielo e andarmene subito . Il suono delle parole - o cosí mi parve - era abbastanza brusco , ma non il significato , perché in complesso la lasciavo arbitra di decidere lei se avessi dovuto andarmene o restare e tradire Augusta . Essa subito decise , perché afferrò la mia mano per trattenermi piú sicuramente e mi fece entrare . L ' emozione m ' oscurò la vista e ritengo sia stata provocata non tanto dal dolce contatto di quella mano , ma da quella familiarità che mi parve decidesse del mio e del destino di Augusta . Perciò credo di essere entrato con qualche riluttanza e , quando rievoco la storia del mio primo tradimento , ho il sentimento di averlo compiuto perché trascinatovi . La faccia di Carla era veramente bella cosí arrossata . Fui deliziosamente sorpreso all ' accorgermi che se non ero stato aspettato da lei , essa pur aveva sperata la mia visita . Essa mi disse con grande compiacenza : - Lei sentí dunque il bisogno di rivedermi ? Di rivedere la poverina che le deve tanto ? Io , certo , se avessi voluto , avrei potuto prenderla subito fra le mie braccia , ma non ci pensavo neppure . Ci pensavo tanto poco che non risposi neppure alle sue parole che mi parevano compromettenti e mi rimisi a parlare del Garcia e della necessità di quel libro per lei . Ne parlai con una furia che mi portò a qualche parola meno considerata . Garcia le avrebbe insegnato il modo di rendere le note solide come il metallo e dolci come l ' aria . Le avrebbe spiegato come una nota non possa rappresentare che una linea retta e anzi un piano , ma un piano veramente levigato . Il mio fervore sparí solo quand ' essa m ' interruppe per manifestarmi un suo dubbio doloroso : - Ma dunque a lei non piace come io canto ? Fui stupito della sua domanda . Io avevo fatta una critica rude , ma non ne avevo la coscienza e protestai in piena buona fede . Protestai tanto bene che mi parve di esser ritornato , sempre parlando del solo canto , all ' amore che tanto imperiosamente m ' aveva trascinato in quella casa . E le mie parole furono tanto amorose che lasciarono tuttavia trasparire una parte di sincerità : - Come può credere una cosa simile ? Sarei qui se cosí fosse ? Io sono stato su quel pianerottolo per lungo tempo a bearmi del suo canto , delizioso ed eccelso canto nella sua ingenuità . Soltanto io ritengo che alla sua perfezione occorra qualche cosa d ' altro e sono venuto a portarglielo . Quale potenza aveva tuttavia nel mio animo il pensiero di Augusta , se continuavo ostinatamente a protestare di non essere stato trascinato dal mio desiderio ! Carla stette a sentire le mie parole lusinghiere , ch ' essa non era neppure al caso di analizzare . Non era molto colta , ma , con mia grande sorpresa , compresi che non mancava di buon senso . Mi raccontò ch ' essa stessa aveva dei forti dubbii sul suo talento e sulla sua voce : sentiva che non faceva dei progressi . Spesso , dopo una certa quantità di ore di studio , essa si concedeva lo svago e il premio di cantare “ La mia Bandiera ” sperando di scoprire nella propria voce qualche nuova qualità . Ma era sempre la stessa cosa : non peggio e forse sempre abbastanza bene come le assicuravano quanti la udivano ed io anche ( e qui mi mandò dai suoi begli occhi bruni un lampo mitemente interrogativo che dimostrava com ' essa avesse bisogno di essere rassicurata sul senso delle mie parole che ancora le sembrava dubbio ) ma un vero progresso non c ' era . Il maestro diceva che in arte non c ' erano progressi lenti , ma grandi salti che portavano alla meta e che un bel giorno essa si sarebbe destata grande artista . - È una cosa lunga , però , - aggiunse guardando nel vuoto e rivedendo forse tutte le sue ore di noia e di dolore . Si dice onesto prima di tutto quello ch ' è sincero e da parte mia sarebbe stato onestissimo di consigliare alla povera fanciulla di lasciare lo studio del canto e divenire la mia amante . Ma io non ero ancora giunto tanto lontano dal Giardino Pubblico , eppoi , se non altro , non ero molto sicuro del mio giudizio nell ' arte del canto . Da alcuni istanti io ero fortemente preoccupato da una sola persona : quel noioso Copler che passava ogni festa nella mia villa con me e con mia moglie . Sarebbe stato quello il momento di trovare un pretesto per pregare la fanciulla di non raccontare al Copler della mia visita . Ma non lo feci non sapendo come travestire la mia domanda e fu bene , perché pochi giorni appresso il povero mio amico ammalò e subito dopo morí . Intanto le dissi ch ' essa avrebbe trovato nel Garcia tutto quello che cercava , e per un istante solo , ma solo per un istante , essa ansiosamente aspettò dei miracoli da quel libro . Presto però , trovandosi dinanzi a tante parole , dubitò dell ' efficacia della magia . Io leggevo le teorie del Garcia in italiano , poi in italiano gliele spiegavo e , quando non bastava , gliele traducevo in triestino , ma essa non sentiva moversi niente nella sua gola e una vera efficacia in quel libro essa avrebbe potuto riconoscere solo se si fosse manifestata in quel punto . Il male è che anch ' io , poco dopo , ebbi la convinzione che in mano mia quel libro non valeva molto . Rivedendo per ben tre volte quelle frasi e non sapendo che farmene , mi vendicai della mia incapacità criticandole liberamente . Ecco che il Garcia perdeva il suo e il mio tempo per provare che poiché la voce umana sapeva produrre varii suoni non era giusto di considerarla quale uno strumento solo . Anche il violino allora avrebbe dovuto essere considerato quale un conglomerato di strumenti . Ebbi forse torto di comunicare a Carla tale mia critica , ma accanto ad una donna che si vuole conquistare è difficile di trattenersi dall ' approfittare di un ' occasione che si presenti per dimostrare la propria superiorità . Essa infatti m ' ammirò , ma proprio fisicamente allontanò da sé il libro ch ' era il nostro Galeotto , ma che non ci accompagnò fino alla colpa . Io ancora non mi rassegnai di rinunziarvi e lo rimandai ad altra mia visita . Quando il Copler morí non ve ne fu piú di bisogno . Era rotto qualunque nesso fra quella casa e la mia e cosí il mio procedere non poteva essere frenato che dalla mia coscienza . Ma intanto eravamo divenuti abbastanza intimi , di un ' intimità maggiore di quanto si avrebbe potuto attendersi da quella mezz ' ora di conversazione . Io credo che l ' accordo in un giudizio critico unisca intimamente . La povera Carla approfittò di tale intimità per mettermi a parte delle sue tristezze . Dopo l ' intervento del Copler , in quella casa si viveva modestamente ma senza grandi privazioni . Il maggior peso per le due povere donne era il pensiero del futuro . Perché il Copler portava loro a date ben precise il suo soccorso , ma non permetteva di calcolarvi con sicurezza ; egli non voleva pensieri e preferiva li avessero loro . Poi non dava gratuitamente quei denari : Era il vero padrone in quella casa e intendeva di essere informato di ogni piccolezza . Guai se si permettevano una spesa non preventivamente approvata da lui ! La madre di Carla , poco tempo prima , era stata indisposta e Carla , per poter accudire alle faccende domestiche , aveva trascurato per qualche giorno di cantare . Informatone dal maestro , il Copler fece una scenata e se ne andò dichiarando che allora non valeva la pena di seccare dei valentuomini per indurli a soccorrerle . Per varii giorni esse vissero nel terrore temendo di essere abbandonate al loro destino . Poi , quando ritornò , rinnovò patti e condizioni e stabilí esattamente per quante ore al giorno Carla dovesse sedere al pianoforte e quante ne potesse dedicare alla casa . Minacciò anche di venir a sorprenderle a tutte le ore del giorno . - Certo , - concludeva la fanciulla , - egli non vuole altro che il nostro bene , ma s ' arrabbia tanto per cose di nessuna importanza , che una volta o l ' altra , nell ' ira , finirà col gettarci sul lastrico . Ma ora che anche lei si occupa di noi , non c ' è piú questo pericolo , nevvero ? E di nuovo mi strinse la mano . Poiché io non risposi subito , essa temette ch ' io mi sentissi solidale col Copler , e aggiunse : - Anche il signor Copler dice che lei è tanto buono ! Questa frase voleva essere un complimento diretto a me , ma anche al Copler . La sua figura presentatami con tanta antipatia da Carla , era nuova per me e destava proprio la mia simpatia . Avrei voluto somigliargli mentre il desiderio che mi aveva portato in quella casa me ne rendeva tanto dissimile ! Era ben vero che alle due donne egli portava i denari altrui , ma dava tutta l ' opera propria , una parte della propria vita . Quella rabbia , ch ' egli dedicava loro , era veramente paterna . Ebbi però un dubbio : e se a tale opera fosse stato indotto dal desiderio ? Senz ' esitare domandai a Carla : - Il Copler le ha mai chiesto un bacio ? - Mai ! - rispose Carla con vivacità . - Quand ' è soddisfatto del mio comportamento , seccamente impartisce la sua approvazione , mi stringe leggermente la mano e se ne va . Altre volte , quand ' è arrabbiato , mi rifiuta anche la stretta di mano e non s ' accorge nemmeno ch ' io dallo spavento piango . Un bacio in quel momento sarebbe per me una liberazione . Visto ch ' io mi misi a ridere , Carla si spiegò meglio : - Accetterei con riconoscenza il bacio di un uomo tanto vecchio cui devo tanto ! Ecco il vantaggio dei malati reali ; appariscono piú vecchi di quanto non sieno . Feci un debole tentativo di somigliare al Copler . Sorridendo per non spaventare troppo la povera fanciulla , le dissi che anch ' io , quando mi occupavo di qualcuno , finivo col divenire molto imperioso . In complesso anch ' io trovavo che quando si studiava un ' arte si dovesse farlo seriamente . Poi m ' investii tanto bene della mia parte che cessai persino di sorridere . Il Copler aveva ragione d ' essere severo con una giovinetta che non poteva intendere il valore del tempo : bisognava anche ricordare quante persone facevano dei sacrifici per aiutarla . Ero veramente serio e severo . Venne cosí per me l ' ora di andare a colazione e specialmente quel giorno non avrei voluto far aspettare Augusta . Porsi la mano a Carla e allora m ' avvidi com ' essa fosse pallida . Volli confortarla : - Stia sicura ch ' io farò sempre del mio meglio per appoggiarla presso il Copler e tutti gli altri . Essa ringraziò , ma pareva tuttavia abbattuta . Poi seppi che vedendomi arrivare , essa subito aveva indovinata quasi la verità e aveva pensato ch ' io fossi innamorato di lei e quindi salva . Poi invece - e proprio quando m ' accinsi ad andarmene - essa credette che anch ' io fossi innamorato solo dell ' arte e del canto e che perciò se essa non avesse cantato bene e fatti dei progressi , l ' avrei abbandonata . Mi parve abbattutissima . Fui preso da compassione e , visto che non c ' era altro tempo da perdere , la rassicurai col mezzo ch ' essa stessa aveva designato quale il piú efficace . Ero già alla porta che l ' attrassi a me , spostai accuratamente col naso la grossa treccia dal suo collo cui cosí giunsi con le labbra e sfiorai persino coi denti . Aveva l ' apparenza di uno scherzo ed anch ' essa finí col riderne , ma soltanto quando io la lasciai . Fino a quel momento essa era rimasta inerte e stupita fra le mie braccia . Mi seguí sul pianerottolo e , quando cominciai a scendere , mi domandò ridendo : - Quando ritorna ? - Domani o forse piú tardi ! - risposi io già incerto . Poi piú deciso : - Certamente vengo domani ! - Quindi , in seguito al desiderio di non compromettermi troppo , aggiunsi : - Continueremo la lettura del Garcia . Ella non mutò di espressione in quel breve tempo : assentí alla prima malsicura promessa , assentí riconoscente alla seconda e assentí anche al mio terzo proposito , sempre sorridendo . Le donne sanno sempre quello che vogliono . Non ci furono esitazioni né per parte di Ada che mi respinse , né dall ' Augusta che mi prese , e neppure da Carla , che mi lasciò fare . Sulla via mi trovai subito piú vicino ad Augusta che non a Carla . Respirai l ' aria fresca , aperta ed ebbi pieno il sentimento della mia libertà . Io non avevo fatto altro che uno scherzo che non poteva perdere tale suo carattere perché era finito su quel collo e sotto quella treccia . Infine Carla aveva accettato quel bacio come una promessa di affetto e sopra tutto di assistenza . Quel giorno a tavola , però , cominciai veramente a soffrire . Tra me e Augusta stava la mia avventura , come una grande ombra fosca che mi pareva impossibile non fosse vista anche da lei . Mi sentivo piccolo , colpevole e malato , e sentivo il dolore al fianco come un dolore simpatico che riverberasse dalla grande ferita alla mia coscienza . Mentre distrattamente fingevo di mangiare , cercai il sollievo in un proposito ferreo : “ Non la rivedrò piú - pensai - e se , per riguardo , la dovrò rivedere , sarà per l ' ultima volta ” . Non si pretendeva poi mica tanto da me : un solo sforzo , quello di non rivedere piú Carla . Augusta ridendo , mi domandò : - Sei stato dall ' Olivi che ti vedo tanto preoccupato ? Mi misi a ridere anch ' io . Era un grande sollievo quello di poter parlare . Le parole non erano quelle che avrebbero potuto dare la pace intera perché per dire quelle sarebbe occorso di confessare eppoi promettere , ma , non potendo altrimenti , era già un bel sollievo di dirne delle altre . Parlai abbondantemente , sempre lieto e buono . Poi trovai ancora di meglio : parlai della piccola lavanderia ch ' essa tanto desiderava e che io fino ad allora le avevo rifiutata , e le diedi subito il permesso di costruirla . Essa fu tanto commossa del mio non sollecitato permesso che si alzò e venne a darmi un bacio . Ecco un bacio ch ' evidentemente cancellava quell ' altro , ed io mi sentii subito meglio . Fu cosí ch ' ebbimo la lavanderia e ancora oggidí , quando passo dinanzi alla minuscola costruzione , ricordo che Augusta la volle e Carla la consentí . Seguí un pomeriggio incantevole riempito dal nostro affetto . Nella solitudine la mia coscienza era piú seccante . La parola e l ' affetto di Augusta valevano a calmarla . Uscimmo insieme . Poi l ' accompagnai da sua madre e passai anche tutta la serata con lei . Prima di mettermi a dormire , come m ' avviene di spesso , guardai lungamente mia moglie che già dormiva raccolta nella sua lieve respirazione . Anche dormendo essa era tutta ordinata , con le coperte fino al mento e i capelli non abbondanti riuniti in una breve treccia annodata alla nuca . Pensai : “ Non voglio procurarle dei dolori . Mai ! ” . Mi addormentai tranquillo . Il giorno seguente avrei chiarita la mia relazione con Carla e avrei trovato il modo di rassicurare la povera fanciulla del suo avvenire , senza perciò essere obbligato di darle dei baci . Ebbi un sogno bizzarro : non solo baciavo il collo di Carla , ma lo mangiavo . Era però un collo fatto in modo che le ferite ch ' io le infliggevo con rabbiosa voluttà non sanguinavano , e il collo restava perciò sempre coperto dalla sua bianca pelle e inalterato nella sua forma lievemente arcuata . Carla , abbandonata fra le mie braccia , non pareva soffrisse dei miei morsi . Chi invece ne soffriva era Augusta che improvvisamente era accorsa . Per tranquillarla le dicevo : “ Non lo mangerò tutto : ne lascerò un pezzo anche a te ” . Il sogno ebbe l ' aspetto di un incubo soltanto quando in mezzo alla notte mi destai e la mia mente snebbiata poté ricordarlo , ma non prima , perché finché durò , neppure la presenza di Augusta m ' aveva levato il sentimento di soddisfazione ch ' esso mi procurava . Non appena desto , ebbi la piena coscienza della forza del mio desiderio e del pericolo ch ' esso rappresentava per Augusta e anche per me . Forse nel grembo della donna che mi dormiva accanto già s ' iniziava un ' altra vita di cui sarei stato responsabile . Chissà quello che avrebbe preteso Carla quando fosse stata la mia amante ? A me pareva desiderosa del godimento che fino ad allora le era stato conteso , e come avrei io saputo provvedere a due famiglie ? Augusta domandava l ' utile lavanderia , l ' altra avrebbe domandata qualche altra cosa , ma non meno costosa . Rividi Carla mentre dal pianerottolo mi salutava ridendo dopo di essere stata baciata . Essa già sapeva ch ' io sarei stato la sua preda . N ' ebbi spavento e là , solo e nell ' oscurità , non seppi trattenere un gemito . Mia moglie , subito desta , mi domandò che cosa avessi ed io risposi con una breve parola , la prima che mi si fosse affacciata alla mente quando seppi rimettermi dallo spavento di vedermi interrogato in un momento in cui mi pareva di aver gridata una confessione : - Penso alla vecchiaia incombente ! Ella rise e cercò di consolarmi senza perciò tagliare il sonno cui s ' aggrappava . M ' inviò la frase stessa che sempre mi diceva quando mi vedeva spaventato del tempo che andava via : - Non pensarci , ora che siamo giovani ... il sonno è tanto buono ! L ' esortazione giovò : non ci pensai piú e mi riaddormentai . La parola nella notte è come un raggio di luce . Illumina un tratto di realtà in confronto al quale sbiadiscono le costruzioni della fantasia . Perché avevo tanto da temere della povera Carla di cui ancora non ero l ' amante ? Era evidente che avevo fatto di tutto per spaventarmi della mia situazione . Infine , il “ bébé ” che avevo evocato nel grembo di Augusta finora non aveva dato altro segno di vita che la costruzione della lavanderia . Mi alzai sempre accompagnato dai migliori propositi . Corsi al mio studio e preparai in una busta qualche poco di denaro che volevo offrire a Carla nello stesso istante in cui le avrei annunziato il mio abbandono . Però mi sarei dichiarato pronto di mandarle per posta dell ' altro denaro ogni qualvolta essa me ne avesse domandato scrivendomi ad un indirizzo che le avrei fatto sapere . Proprio quando m ' accingevo ad uscire , Augusta m ' invitò con un dolce sorriso ad accompagnarla in casa del padre . Era arrivato da Buenos Aires il padre di Guido per assistere alle nozze , e bisognava andare a farne la conoscenza . Essa certamente si curava meno del padre di Guido che di me . Voleva rinnovare la dolcezza del giorno prima . Ma la cosa non era piú la stessa : a me pareva fosse male lasciar trascorrere del tempo fra il mio buon proposito e la sua esecuzione . Intanto che noi camminavamo sulla via uno accanto all ' altro e , all ' apparenza , sicuri del nostro affetto , l ' altra si riteneva già amata da me . Ciò era male . Sentii quella passeggiata come una vera e propria constrizione . Trovammo Giovanni che stava realmente meglio . Solo non poteva mettere gli stivali per una certa gonfiezza ai piedi cui egli non attribuiva importanza ed io in allora neppure . Si trovava in salotto col padre di Guido cui mi presentò . Augusta ci lasciò subito per andare a raggiungere la madre e la sorella . Il Signor Francesco Speier mi parve un uomo molto meno istruito del figlio . Era piccolo , tozzo , sulla sessantina , di poche idee e di poca vivacità , forse anche perché in seguito ad una malattia aveva l ' orecchio molto indebolito . Ficcava qualche parola spagnuola nel suo italiano : - Cada volta che vengo a Trieste ... I due vecchi parlavano di affari , e Giovanni ascoltava attentamente perché quegli affari erano molto importanti per il destino di Ada . Stetti ad ascoltare distrattamente . Sentii che il vecchio Speier aveva deciso di liquidare i suoi affari nell ' Argentina e di consegnare a Guido tutti i suoi duros perché li impiegasse alla fondazione di una ditta a Trieste ; poi egli sarebbe ritornato a Buenos Aires per vivere con la moglie e con la figlia con un piccolo podere che gli rimaneva . Non compresi perché raccontasse in mia presenza a Giovanni tutto ciò , né lo so neppur oggi . A me parve che ambedue a un dato punto cessassero di parlare , guardandomi come se avessero aspettato da me un consiglio ed io , per essere gentile , osservai : - Non dev ' essere piccolo quel podere se le basta per viverci ! Giovanni urlò subito : - Ma che cosa vai dicendo ? - Lo scoppio di voce ricordava i suoi migliori tempi , ma è certo che se egli non avesse urlato tanto , il signor Francesco non avrebbe rilevata la mia osservazione . Cosí , invece , impallidí e disse : - Spero bene che Guido non mancherà di pagarmi gl ' interessi del mio capitale . Giovanni , sempre urlando , cercò di rassicurarlo : - Altro che gl ' interessi ! Anche il doppio se le occorrerà ! Non è forse suo figlio ? Il signor Francesco tuttavia non parve molto rasserenato ed aspettava proprio da me una parola che lo rassicurasse . Io la diedi subito e abbondante perché il vecchio ora sentiva meno di prima . Poi il discorso fra i due uomini di affari continuò , ma io mi guardai bene dall ' intervenire piú oltre . Giovanni mi guardava di tempo in tempo al disopra degli occhiali per sorvegliarmi e il suo respiro pesante pareva una minaccia . Parlò poi a lungo e mi domandò a un dato punto : - Ti pare ? Io annuii fervidamente . Tanto piú fervido dovette apparire il mio consenso in quanto ogni mio atto era reso piú espressivo dalla rabbia che sempre piú mi pervadeva . Che cosa stavo facendo in quel luogo lasciando trascorrere il tempo utile per effettuare i miei buoni propositi ? Mi obbligavano di trascurare un ' opera tanto utile a me e ad Augusta ! Stavo preparando una scusa per andarmene , ma in quel momento il salotto fu invaso dalle donne accompagnate da Guido . Questi , subito dopo l ' arrivo del padre , aveva regalato alla sposa un magnifico anello . Nessuno mi guardò o salutò , nemmeno la piccola Anna . Ada aveva già al dito la gemma splendente e , sempre poggiando il braccio sulla spalla del fidanzato , la faceva vedere al padre . Le donne guardavano anche loro estatiche . Neppure gli anelli m ' interessavano . Se non portavo neppure quello matrimoniale perché m ' impediva la circolazione del sangue ! Senza salutare infilai la porta del salotto , andai alla porta di casa e m ' accinsi ad uscire . Augusta però s ' accorse della mia fuga e mi raggiunse in tempo . Fui stupito del suo aspetto sconvolto . Le sue labbra erano pallide come il giorno del nostro matrimonio , poco prima che andassimo in chiesa . Le dissi che avevo un affare di premura . Poi essendomi in buon punto ricordato che pochi giorni prima , per un capriccio , avevo comperato degli occhiali leggerissimi da presbite che poi non avevo provati dopo di averli posti nel taschino del panciotto dove li sentivo , le dissi che avevo un appuntamento con un oculista per farmi esaminare la vista che da qualche tempo mi pareva indebolita . Essa rispose che avrei potuto andarmene subito , ma che mi pregava di fare prima i miei convenevoli col padre di Guido . Mi strinsi nelle spalle dall ' impazienza , ma tuttavia la compiacqui . Rientrai nel salotto e tutti gentilmente mi salutarono . In quanto a me , sicuro che ora mi mandavano via , ebbi persino un momento di buon umore . Il padre di Guido che in tanta famiglia non si raccapezzava bene , mi domandò : - Ci rivedremo ancora prima della mia partenza per Buenos Aires ? - Oh ! - dissi io , - cada volta ch ' ella verrà in questa casa , probabilmente mi ci troverà ! Tutti risero ed io me ne andai trionfalmente accompagnato anche da un saluto abbastanza lieto da parte di Augusta . Andavo via tanto ordinatamente dopo di aver corrisposto a tutte le formalità legali , che potevo camminare sicuro . Ma v ' era un altro motivo che mi liberava dai dubbi che fino a quel momento m ' avevano trattenuto : io correvo via dalla casa di mio suocero per allontanarmene piú che fosse possibile , cioè fino da Carla . In quella casa e non per la prima volta ( cosí mi pareva ) mi sospettavano di congiurare bassamente ai danni di Guido . Innocentemente e in piena distrazione io avevo parlato di quel podere che si trovava nell ' Argentina , e Giovanni subito aveva interpretate le mie parole come se fossero state meditate per danneggiare Guido presso suo padre . Con Guido mi sarebbe stato facile di spiegarmi se fosse abbisognato : con Giovanni e gli altri , che mi sospettavano capace di simili macchinazioni , bastava la vendetta . Non che io mi fossi proposto di correre a tradire Augusta . Facevo però alla luce del sole quello che desideravo . Una visita a Carla non implicava ancora niente di male ed anzi , se io da quelle parti mi fossi imbattuto ancora una volta in mia suocera , e se essa mi avesse domandato che cosa io fossi andato a farvi , le avrei subito risposto : - Oh bella ! Vado da Carla ! - Fu perciò quella la sola volta che andai da Carla senza ricordare Augusta . Tanto mi aveva offeso il contegno di mio suocero ! Sul pianerottolo non sentii echeggiare la voce di Carla . Ebbi un istante di terrore : che essa fosse uscita ? Bussai e subito entrai prima che qualcuno me ne avesse dato il permesso . Carla v ' era bensí , ma con lei si trovava anche sua madre . Cucivano assieme in un ' associazione che potrà essere frequente , ma che io mai prima avevo vista . Lavoravano ambedue allo stesso grande lenzuolo , ai suoi lembi , una molto lontana dall ' altra . Ecco ch ' io ero corso da Carla e arrivavo a Carla accompagnata dalla madre . Era tutt ' altra cosa . Non si potevano attuare né i buoni né i cattivi propositi . Tutto continuava a restare in sospeso . Molto accesa , Carla si levò in piedi mentre la vecchia lentamente si levò gli occhiali che ripose in una busta . Io intanto credetti di poter essere indignato per altra ragione che non fosse quella di vedermi interdetto di chiarire subito l ' animo mio . Non erano queste le ore che il Copler aveva destinate allo studio ? Salutai gentilmente la vecchia signora e mi fu difficile persino di sottopormi a tale atto di gentilezza . Salutai anche Carla quasi senza guardarla . Le dissi : - Sono venuto per vedere se possiamo cavare da questo libro - e accennai al Garcia che si trovava intatto sul tavolo al posto ove l ' avevamo lasciato , - qualche altra cosa di utile . M ' assisi al posto che avevo occupato il giorno prima e subito apersi il libro . Carla tentò dapprima di sorridermi , ma visto che io non corrisposi alla sua gentilezza , sedette con una certa sollecitudine di obbedienza accanto a me , per guardare . Era esitante ; non comprendeva . Io la guardai e vidi che sulla sua faccia si distendeva qualche cosa che poteva significare sdegno e ostinazione . Mi figurai che cosí usasse di accogliere i rimproveri del Copler . Solo essa non era ancora sicura che i miei rimproveri fossero proprio quelli che il Copler le indirizzava perché - come me lo disse poi - ricordava ch ' io il giorno prima l ' avevo baciata e perciò credeva di essere per sempre rassicurata sulla mia ira . Era perciò sempre ancora pronta a convertire quel suo sdegno in un sorriso amichevole . Debbo dire qui , perché piú tardi non ne avrò il tempo , che questa sua fiducia di avermi addomesticato definitivamente con quel solo bacio che m ' aveva concesso , mi dispiacque enormemente : una donna che pensa cosí è molto pericolosa . Ma in quel momento il mio animo era proprio quello stesso del Copler , carico di rimproveri e di risentimento . Mi misi a leggere ad alta voce proprio quella parte che il giorno prima avevamo già letta e che io stesso avevo demolita , pedantescamente , e non commentando altrimenti , pesando su alcune parole che mi parevano piú significative . Con voce un po ' tremante Carla m ' interruppe : - Mi pare che questo l ' abbiamo già letto ! Cosí fui finalmente obbligato di dire parole mie . Anche la parola propria può dare un po ' di salute . La mia non soltanto fu piú mite del mio animo e del mio comportamento , ma addirittura mi ricondusse alla vita di società : - Vede , signorina , - e accompagnai subito l ' appellativo vezzeggiativo con un sorriso che poteva essere anche di amante , - vorrei rivedere questa roba prima di passare oltre . Forse noi ieri l ' abbiamo giudicata un po ' precipitosamente , ed un mio amico poco fa m ' avvertí che per intendere tutto quello che il Garcia dice , bisognava studiarlo tutto . Sentii finalmente anche il bisogno di usare un riguardo alla povera vecchia signora che certamente nel corso della sua vita e per quanto poco fortunata fosse stata , non s ' era mai trovata in un frangente simile . Inviai anche a lei un sorriso che mi costò piú fatica di quello regalato a Carla : - La cosa non è molto divertente , - le dissi , - ma può essere sentita con qualche vantaggio anche da chi non si occupa di canto . Continuai ostinatamente a leggere . Carla certamente si sentiva meglio , e sulle sue labbra carnose errava qualche cosa che somigliava ad un sorriso . La vecchia invece appariva sempre come un povero animale catturato e restava in quella stanza solo perché la sua timidezza le impediva di trovare il modo di andarsene . Io , poi , a nessun prezzo avrei tradito il mio desiderio di buttarla fuori di quella stanza . Sarebbe stata una cosa grave e compromettente . Carla fu piú decisa : con molto riguardo mi pregò sospendere per un momento quella lettura e , rivoltasi alla madre , le disse che poteva andarsene e che il lavoro a quel lenzuolo l ' avrebbero continuato nel pomeriggio . La signora s ' avvicinò a me , esitante se porgermi la mano . Io gliela strinsi affettuosamente e le dissi : - Capisco che questa lettura non è troppo divertente . Sembrava volessi deplorare ch ' essa ci lasciasse . La signora se ne andò dopo di aver posto su di una sedia il lenzuolo ch ' essa fino ad allora aveva tenuto in grembo . Poi Carla la seguí per un istante sul pianerottolo per dirle qualche cosa mentre io smaniavo di averla finalmente accanto . Rientrò , chiuse dietro di sé la porta e ritornando al suo posto ebbe di nuovo attorno alla bocca qualche cosa di rigido che ricordava l ' ostinazione su una faccia infantile . Disse : - Ogni giorno a quest ' ora io studio . Giusto ora doveva capitarmi di attendere a quel lavoro di premura ! - Ma non vede che a me non importa nulla del suo canto ? - gridai io e l ' aggredii con un abbraccio violento che mi portò a baciarla prima in bocca eppoi subito sul punto stesso ove avevo baciato il giorno prima . Curioso ! Essa si mise a piangere dirottamente e si sottrasse a me . Disse singhiozzando che aveva sofferto troppo di avermi visto entrare a quel modo . Essa piangeva per quella solita compassione di sé stesso che tocca a chi vede compianto il proprio dolore . Le lacrime non sono espresse dal dolore , ma dalla sua storia . Si piange quando si grida all ' ingiustizia . Era infatti ingiusto di obbligare allo studio questa bella fanciulla che si poteva baciare . In complesso andava peggio di quanto m ' ero figurato . Dovetti spiegarmi e per far presto non mi presi il tempo necessario per inventare e raccontai l ' esatta verità . Le dissi della mia impazienza di vederla e di baciarla . Io m ' ero proposto di venir da lei di buon ' ora ; in questo proposito avevo persino passata la notte . Naturalmente non seppi dire che cosa mi prefiggessi di fare venendo da lei , ma ciò era poco d ' importante . Era vero che la stessa dolorosa impazienza l ' avevo sentita quando avevo voluto andare da lei per dirle che volevo abbandonarla per sempre e quand ' ero accorso per prenderla fra le mie braccia . Poi le raccontai degli avvenimenti della mattina e come mia moglie m ' avesse obbligato di uscire con lei e m ' avesse condotto da mio suocero ove ero stato immobilizzato ad ascoltare come si discorreva di affari che non mi toccavano . Infine , con grandi sforzi arrivo a svincolarmi e a fare la lunga via a passo celere e che cosa trovo ? ... La stanza tutta ingombra di quel lenzuolo ! Carla scoppiò a ridere perché comprese che in me non v ' era niente del Copler . Il riso sulla sua bella faccia pareva l ' arcobaleno ed io la baciai ancora . Essa non rispondeva alle mie carezze , ma le subiva sommessa , un atteggiamento ch ' io adoro forse perché amo il sesso debole in proporzione diretta della sua debolezza . Per la prima volta essa mi raccontò d ' aver risaputo dal Copler ch ' io amavo tanto mia moglie : - Perciò - aggiunse ed io vidi passare sulla sua bella faccia l ' ombra del proposito serio , - fra noi due non ci può essere che una buona amicizia e niente altro . Io a quel proposito tanto saggio non credetti molto perché quella stessa bocca che lo esprimeva non sapeva neppur allora sottrarsi ai miei baci . Carla parlò lungamente . Voleva evidentemente destare la mia compassione . Ricordo tutto quello ch ' essa mi disse e cui credetti solo quando essa sparí dalla mia vita . Finché l ' ebbi accanto , sempre la paventai come una donna che prima o poi avrebbe approfittato del suo ascendente su di me per rovinare me e la mia famiglia . Non le credetti quand ' essa m ' assicurò che non domandava altro che di essere sicura della propria e della vita della madre . Ora lo so con certezza ch ' essa mai ebbe il proposito di ottenere da me piú di quanto le occorresse , e quando penso a lei arrossisco dalla vergogna di averla compresa e amata tanto male . Essa , poverina , non ebbe nulla da me . Io le avrei dato tutto , perché io sono di quelli che pagano i proprii debiti . Ma aspettavo sempre che me lo domandasse . Mi raccontò dello stato disperato in cui s ' era trovata alla morte di suo padre . Per mesi e mesi lei e la vecchia erano state obbligate a lavorare giorno e notte a certi ricami che venivano commessi loro da un mercante . Ingenuamente essa credeva che l ' aiuto dovesse venire dalla provvidenza divina tant ' è vero che talvolta per ore era rimasta alla finestra per guardare sulla via , donde doveva giungere . Venne invece il Copler . Ora essa si diceva contenta del suo stato , ma lei e sua madre passavano le notti inquiete perché l ' aiuto che veniva concesso era ben precario . Se un giorno fosse risultato ch ' essa non aveva né la voce né il talento per cantare ? Il Copler le avrebbe abbandonate . Poi egli parlava di farla apparire su un teatro di lí a pochi mesi . E se ci fosse stato un vero e proprio fiasco ? Sempre nello sforzo di destare la mia compassione , essa mi raccontò che la disgrazia finanziaria della sua famiglia aveva anche travolto un suo sogno d ' amore : il suo fidanzato l ' aveva abbandonata . Io ero sempre lontano dalla compassione . Le dissi : - Quel suo fidanzato l ' avrà baciata molto ? Come faccio io ? Essa rise perché le impedivo di parlare . Io vidi cosí dinanzi a me un uomo che mi segnava la via . Era da lungo tempo trascorsa l ' ora in cui avrei dovuto trovarmi a colazione a casa . Avrei voluto andarmene . Per quel giorno bastava . Ero ben lontano da quel rimorso che m ' aveva tenuto desto durante la notte , e l ' inquietudine che m ' aveva trascinato da Carla era del tutto scomparsa . Ma tranquillo non ero . È , forse , mio destino di non esserlo mai . Non avevo rimorsi perché intanto Carla m ' aveva promesso tanti baci che volevo a nome di un ' amicizia che non poteva offendere Augusta . Mi parve di scoprire la ragione del malcontento che come al solito faceva serpeggiare vaghi dolori nel mio organismo . Carla mi vedeva in una luce falsa ! Carla poteva disprezzarmi vedendomi tanto desideroso dei suoi baci quando amavo Augusta ! Quella stessa Carla che faceva mostra di stimarmi tanto perché di me aveva tanto bisogno ! Decisi di conquistarmi la sua stima e dissi delle parole che dovevano dolermi come il ricordo di un crimine vigliacco , come un tradimento commesso per libera elezione , senza necessità e senza nessun vantaggio . Ero quasi alla porta e con l ' aspetto di persona serena che a malincuore si confessi , dissi a Carla : - Il Copler le ha raccontato dell ' affetto ch ' io porto a mia moglie . È vero : io stimo molto mia moglie . Poi le raccontai per filo e per segno la storia del mio matrimonio , come mi fossi innamorato della sorella maggiore di Augusta che non aveva voluto saperne di me perché innamorata di un altro , come poi avessi tentato di sposare un ' altra delle sue sorelle che pure mi respinse e come infine mi adattassi a sposare lei . Carla credette subito nell ' esattezza di questo racconto . Poi seppi che il Copler ne aveva appreso qualche cosa a casa mia e le aveva riferito dei particolari non del tutto veri , ma quasi , ch ' io avevo ora rettificato e confermato . - È bella la sua signora ? - domandò essa pensierosa . - Secondo i gusti , - dissi io . C ' era qualche centro proibitivo che agiva ancora in me . Avevo detto di stimare mia moglie , ma non avevo mica ancora detto di non amarla . Non avevo detto che mi piacesse , ma neppure che non potesse piacermi . In quel momento mi pareva di essere molto sincero ; ora so di aver tradito con quelle parole tutt ' e due le donne e tutto l ' amore , il mio e il loro . A dire il vero non ero ancora tranquillo ; dunque mancava ancora qualche cosa . Mi sovvenni della busta dai buoni propositi e l ' offersi a Carla . Essa l ' aperse e me la restituí dicendomi che pochi giorni prima il Copler le aveva portata la mesata e che per il momento essa proprio non aveva bisogno di danaro . La mia inquietudine aumentò per un ' antica idea che m ' ero fatta che le donne veramente pericolose non accettano poco denaro . Essa s ' avvide del mio malessere e con un ' ingenuità deliziosa e che apprezzo solamente ora che ne scrivo , mi domandò poche corone con le quali avrebbe acquistati dei piatti di cui le due donne erano state private da una catastrofe in cucina . Poi avvenne una cosa che lasciò un segno indelebile nella mia memoria . Al momento di andarmene io la baciai , ma questa volta , con tutta intensità , essa rispose al mio bacio . Il mio veleno aveva agito . Essa disse con tutta ingenuità : - Io le voglio bene perché lei è tanto buono che neppure la ricchezza poté guastarla . Poi aggiunse con malizia : - Io so ora che non bisogna farla attendere e che fuori di quel pericolo non ce n ' è altro con lei . Sul pianerottolo essa domandò ancora : - Potrò mandare a quel paese il maestro di canto assieme al Copler ? Scendendo rapidamente le scale io le dissi : - Vedremo ! Ecco che qualche cosa restava tuttavia in sospeso nei nostri rapporti ; tutto il resto era stato chiaramente stabilito . Me ne derivò tale malessere , che quando arrivai all ' aria aperta , indeciso mi mossi nella direzione opposta a quella della mia casa . Avrei quasi avuto il desiderio di ritornare subito subito da Carla per spiegarle ancora qualche cosa : il mio amore per Augusta . Si poteva farlo perché io non avevo detto di non amarla . Soltanto , come conclusione a quella vera storia che avevo raccontata , avevo dimenticato di dire che oramai io amavo veramente Augusta . Carla , poi , ne aveva dedotto che non l ' amavo affatto e perciò aveva corrisposto tanto fervidamente al mio bacio , sottolineandolo con una sua dichiarazione di amore . Mi pareva che , se non ci fosse stato tale episodio , io avrei potuto sopportare piú facilmente lo sguardo confidente di Augusta . E pensare che poco prima io ero stato lieto di apprendere che Carla sapesse del mio amore per mia moglie e che cosí , per sua decisione , l ' avventura ch ' io aveva cercata mi venisse offerta nella forma di un ' amicizia condita da baci . Al Giardino Pubblico sedetti su una panchina e , col bastone , segnai distrattamente sulla ghiaia la data di quel giorno . Poi risi amaramente : sapevo che quella non era la data che avrebbe segnata la fine dei miei tradimenti . Anzi , s ' iniziavano quel giorno . Dove avrei potuto trovare io la forza per non ritornare da quella donna tanto desiderabile che m ' aspettava ? Poi avevo già assunti degl ' impegni , degl ' impegni d ' onore . Avevo avuto dei baci e non m ' era stato concesso di dare che il controvalore di alcune terraglie ! Era proprio un conto non saldato quello che ora mi legava a Carla . La colazione fu triste . Augusta non aveva domandate delle spiegazioni per il mio ritardo ed io non le diedi . Avevo paura di tradirmi , tanto piú che nel breve percorso dal Giardino a casa mi ero baloccato con l ' idea di raccontarle tutto e la storia del mio tradimento poteva perciò essere segnata sulla mia faccia onesta . Questo sarebbe stato l ' unico mezzo per salvarmi . Raccontandole tutto mi sarei messo sotto la sua protezione e sotto la sua sorveglianza . Sarebbe stato un atto di tale decisione che allora in buona fede avrei potuto segnare la data di quel giorno come un avviamento all ' onestà e alla salute . Si parlò di molte cose indifferenti . Cercai di essere lieto , ma non seppi neppur tentare di essere affettuoso . A lei mancava il fiato ; certo aspettava una spiegazione che non venne . Poi essa andò a continuare il suo grande lavoro di riporre i panni d ' inverno in armadi speciali . La intravvidi spesso nel pomeriggio , tutta intenta al suo lavoro , là , in fondo al corridoio lungo , aiutata dalla fantesca . Il suo grande dolore non interrompeva la sua sana attività . Inquieto , passai spesso dalla mia stanza da letto alla camera da bagno . Avrei voluto chiamare Augusta e dirle almeno che l ' amavo perché a lei - povera sempliciona ! - questo sarebbe bastato . Ma invece continuai a meditare e a fumare . Passai naturalmente per varie fasi . Ci fu persino un momento in cui quell ' accesso di virtú fu interrotto da una viva impazienza di veder arrivare il giorno appresso per poter correre da Carla . Può essere che anche questo desiderio fosse stato ispirato da qualche buon proposito . In fondo la grande difficoltà era di poter , cosí solo , impegnarsi e legarsi al dovere . La confessione che m ' avrebbe procurata la collaborazione di mia moglie era impensabile ; restava dunque Carla sulla cui bocca avrei potuto giurare con un ultimo bacio ! Chi era Carla ? Nemmeno il ricatto era il massimo pericolo che con lei correvo ! Il giorno appresso essa sarebbe stata la mia amante : chissà quello che ne sarebbe poi conseguito ! Io la conoscevo solo per quanto me ne aveva detto quell ' imbecille del Copler e in base ad informazioni provenienti da costui , un uomo piú accorto di me come ad esempio l ' Olivi , non avrebbe neppure accettato di contrarre un affare commerciale . Tutta la sana , bella attività di Augusta intorno alla mia casa era sprecata . La cura drastica del matrimonio che avevo intrapresa nella mia affannosa ricerca della salute era fallita . Io rimanevo malato piú che mai e sposato ai danni miei e degli altri . Piú tardi , quando fui effettivamente l ' amante di Carla , riandando col pensiero a quel triste pomeriggio non arrivai a intendere perché prima d ' impegnarmi piú oltre , non mi fossi arrestato con un virile proposito . Avevo tanto pianto il mio tradimento prima di commetterlo , che si sarebbe dovuto credere facile di evitarlo . Ma del senno di poi si può sempre ridere e anche di quello di prima , perché non serve . Fu marcata in quelle ore angosciose in caratteri grandi nel mio vocabolario alla lettera C ( Carla ) la data di quel giorno con l ' annotazione : “ ultimo tradimento ” . Ma il primo tradimento effettivo , che impegnava a tradimenti ulteriori , seguí soltanto il giorno dopo . A una tarda ora , non sapendo fare di meglio , presi un bagno . Sentivo una bruttura sul mio corpo e volevo lavarmi . Ma quando fui in acqua pensai : “ Per nettarmi dovrei essere capace di sciogliermi tutto in quest ' acqua ” . Mi vestii poi , cosí privo di volontà , che neppure m ' asciugai accuratamente . Il giorno sparí ed io restai alla finestra a guardare le nuove foglie verdi degli alberi del mio giardino . Fui colto da brividi e con una certa soddisfazione pensai fossero di febbre . Non la morte desiderai ma la malattia , una malattia che mi servisse di pretesto per fare quello che volevo o che me lo impedisse . Dopo aver esitato per tanto tempo , Augusta venne a cercarmi . Vedendola tanto dolce e priva di rancore , si aumentarono da me i brividi fino a farmi battere i denti . Spaventata , essa mi costrinse di mettermi a letto . Battevo sempre i denti dal freddo , ma già sapevo di non aver la febbre e le impedii di chiamare il medico . La pregai di spegnere la lampada , di sedere accanto a me e di non parlare . Non so per quanto tempo restammo cosí : riconquistai il necessario calore e anche qualche fiducia . Avevo però la mente ancor tanto offuscata che quando essa riparlò di chiamare il medico , le dissi che sapevo la ragione del mio malore e che glielo avrei detto piú tardi . Ritornavo al proposito di confessare . Non mi rimaneva aperta altra via per liberarmi da tanta oppressione . Cosí restammo ancora per vario tempo muti . Piú tardi m ' accorsi che Augusta s ' era levata dalla sua poltrona e mi si accostava . Ebbi paura : forse essa aveva indovinato tutto . Mi prese la mano , l ' accarezzò , poi leggermente poggiò la sua mano sulla mia testa per sentire se scottasse , e infine mi disse : - Dovevi aspettartelo ! Perché tanta dolorosa sorpresa ? Mi meravigliai delle strane parole e nello stesso tempo che passassero traverso un singhiozzo soffocato . Era evidente che essa non alludeva alla mia avventura . Come avrei io potuto prevedere di essere fatto cosí ? Con una certa rudezza le domandai : - Ma che cosa vuoi dire ? Che cosa dovevo io prevedere ? Confusa essa mormorò : - L ' arrivo del padre di Guido per le nozze di Ada ... Finalmente compresi : essa credeva ch ' io soffrissi per l ' imminenza del matrimonio di Ada . A me parve ch ' essa veramente mi facesse torto : io non ero colpevole di un simile delitto . Mi sentii puro e innocente come un neonato e subito liberato da ogni oppressione . Saltai dal letto : - Tu credi ch ' io soffra per il matrimonio di Ada ? Sei pazza ! Dacché sono sposato , io non ho piú pensato a lei : Non ricordavo neppure ch ' era arrivato quest ' oggi il signor Cada ! La baciai e abbracciai con pieno desiderio e il mio accento fu improntato a tale sincerità ch ' essa si vergognò del suo sospetto . Anche lei ebbe la ingenua faccia sgombera da ogni nube e andammo presto a cena ambedue affamati . A quello stesso tavolo , dove avevamo sofferto tanto , poche ore prima , sedevamo ora come due buoni compagni in vacanza . Ella mi ricordò che le avevo promesso di dirle la ragione del mio malessere . Io finsi una malattia , quella malattia che doveva darmi la facoltà di fare senza colpa tutto quello che mi piaceva . Le raccontai che già in compagnia dei due vecchi signori , alla mattina , m ' ero sentito scoraggiato profondamente . Poi ero andato a prendere gli occhiali che l ' oculista m ' aveva prescritti . Forse quel segno di vecchiezza m ' aveva avvilito maggiormente . E avevo camminato per le vie della città per ore ed ore . Raccontai anche qualche cosa delle immaginazioni che tanto m ' avevano fatto soffrire e ricordo che contenevano persino un abbozzo di confessione . Non so in quale connessione con la malattia immaginaria , parlai anche del nostro sangue che girava , girava , ci teneva eretti , capaci al pensiero e all ' azione e perciò alla colpa e al rimorso . Essa non capí che si trattava di Carla , ma a me parve di averlo detto . Dopo cena inforcai gli occhiali e finsi lungamente di leggere il mio giornale , ma quei vetri m ' annebbiavano la vista . Ne ebbi un aumento del mio turbamento lieto come di alcolizzato . Dissi di non poter intendere quello che leggevo . Continuavo a fare il malato . La notte la passai pressocché insonne . Aspettavo l ' abbraccio di Carla con pieno grande desiderio . Desideravo proprio lei , la fanciulla dalle ricche treccie fuori di posto e la voce tanto musicale quando la nota non le era imposta . Ella era resa desiderabile anche da tutto ciò che per lei avevo già sofferto . Fui accompagnato tutta la notte da un ferreo proposito . Sarei stato sincero con Carla prima di farla mia e le avrei detta l ' intera verità sui miei rapporti con Augusta . Nella mia solitudine mi misi a ridere : era molto originale di andare alla conquista di una donna con in bocca la dichiarazione d ' amore per un ' altra . Forse Carla sarebbe ritornata alla sua passività ! E che perciò ? Per il momento nessun suo atto avrebbe potuto diminuire il pregio della sua sottomissione di cui mi sembrava di poter essere sicuro . La mattina seguente vestendomi mormoravo le parole che le avrei dette . Prima di essere mia , Carla doveva sapere che Augusta col suo carattere e anche con la sua salute ( avrei potuto spendere molte parole per spiegare quello ch ' io intendessi per salute ciò che avrebbe anche servito ad educare Carla ) aveva saputo conquistare il mio rispetto , ma anche il mio amore . Prendendo il caffè , ero tanto assorto nel preparare un tanto elaborato discorso , che Augusta non ebbe da me altro segno di affetto che un lieve bacio prima di uscire . Se ero tutto suo ! Andavo da Carla per riaccendere la mia passione per lei . Non appena entrai nella stanza di studio di Carla , ebbi un tale sollievo al trovarla sola e pronta , che subito l ' attirai a me e appassionatamente l ' abbracciai . Fui spaventato dall ' energia con la quale essa mi respinse . Una vera violenza ! Essa non voleva saperne ed io rimasi a bocca aperta in mezzo alla stanza , dolorosamente deluso . Ma Carla subito rimessasi mormorò : - Non vede che la porta è rimasta aperta e che qualcuno sta scendendo le scale ? Assunsi l ' aspetto di un visitatore cerimonioso finché l ' importuno non passò . Poi chiudemmo la porta . Essa impallidí vedendo che giravo anche la chiave . Cosí tutto era chiaro . Poco dopo essa mormorò fra le mie braccia con voce soffocata : - Lo vuoi ? Veramente lo vuoi ? M ' aveva dato del tu , e questo fu decisivo . Io poi avevo subito risposto : - Se non desidero altro ! Avevo dimenticato che avrei voluto prima chiarire qualche cosa . Subito dopo io avrei voluto cominciare a parlarle dei miei rapporti con Augusta avendo tralasciato di farlo prima . Ma era difficile per il momento . Parlando con Carla d ' altro in quel momento sarebbe stato come diminuire l ' importanza della sua dedizione . Anche il piú sordo fra gli uomini sa che non si può fare una cosa simile , per quanto tutti sappiano che non c ' è confronto fra l ' importanza di quella dedizione prima che avvenga e immediatamente dopo . Sarebbe una grande offesa per una donna , che aperse le braccia per la prima volta , sentirsi dire : “ Prima di tutto debbo chiarire quelle parole che ti dissi ieri ... ” . Ma che ieri ? Tutto quello che avvenne il giorno prima deve apparire indegno di essere menzionato e se ad un gentiluomo avviene di non sentire cosí , tanto peggio per lui e deve fare in modo che nessuno se ne avveda . È certo che io ero quel gentiluomo che non sentiva cosí perché nella simulazione sbagliai come la sincerità non saprebbe . Le domandai : - Com ' è che ti concedesti a me ? Come meritai una cosa simile ? Volevo dimostrarmi grato o rimproverarla ? Probabilmente non era che un tentativo per iniziare delle spiegazioni . Essa un po ' stupita guardò in alto per vedere il mio aspetto : - A me pare che tu mi abbia presa , - e sorrise affettuosamente per provarmi che non intendeva di rimproverarmi . Ricordai che le donne esigono si dica che sono state prese . Poi , essa stessa si accorse di aver sbagliato , che le cose si prendono e le persone si accordano e mormorò : - Io ti aspettavo ! Eri il cavaliere che doveva venire a liberarmi . Certo è male che tu sia sposato , ma , visto che non ami tua moglie , io so almeno che la mia felicità non distrugge quella di nessun altro . Fui preso dal mio dolore al fianco con tale intensità che dovetti cessare dall ' abbracciarla . Dunque l ' importanza delle mie sconsiderate parole non era stata esagerata da me ? Era proprio la mia menzogna che aveva indotta Carla di divenire mia ? Ecco che se ora avessi pensato di parlare del mio amore per Augusta , Carla avrebbe avuto il diritto di rimproverarmi nientemeno che di un tranello ! Rettifiche e spiegazioni non erano piú possibili per il momento . Ma in seguito ci sarebbe stata l ' opportunità di spiegarsi e di chiarire . Aspettando che si presentasse , ecco che si costituiva un nuovo legame fra me e Carla . Lí , accanto a Carla , rinacque intera la mia passione per Augusta . Ora non avrei avuto che un desiderio : correre dalla mia vera moglie , solo per vederla intenta al suo lavoro di formica assidua , mentre metteva in salvo le nostre cose in un ' atmosfera di canfora e di naftalina . Ma restai al mio dovere , che fu gravissimo per un episodio che mi turbò molto dapprima perché m ' apparve come un ' altra minaccia della sfinge con la quale aveva da fare . Carla mi raccontò che subito dopo che me n ' ero andato il giorno prima , era venuto il maestro di canto e che essa lo aveva semplicemente messo alla porta . Non seppi celare un gesto di contrarietà . Era lo stesso che avvisare il Copler della nostra tresca ! - Che cosa ne dirà il Copler ? - esclamai . Essa si mise a ridere e si rifugiò , questa volta di sua iniziativa , fra le mie braccia : - Non avevamo detto che l ' avremmo buttato fuori della porta anche lui ? Era carina , ma non poteva piú conquistarmi . Trovai subito anch ' io un atteggiamento che mi stava bene , quello del pedagogo , perché mi dava anche la possibilità di sfogare quel rancore che c ' era in fondo all ' anima mia per la donna che non mi permetteva di parlare come avrei voluto di mia moglie . - Bisognava lavorare a questo mondo - le dissi - perché , come ella già doveva saperlo , questo era un mondo cattivo dove solamente i validi reggevano . E se io ora dovessi morire ? Che cosa avverrebbe di lei ? - Avevo prospettata l ' eventualità del mio abbandono in modo ch ' essa proprio non poteva offendersene e infatti se ne commosse . Poi , con l ' evidente intenzione di avvilirla , le dissi che con mia moglie bastava io manifestassi un desiderio per vederlo esaudito . - Ebbene ! - disse lei rassegnata - manderemo a dire al maestro che ritorni ! - Poi tentò di comunicarmi la sua antipatia per quel maestro . Ogni giorno doveva subire la compagnia di quel vecchione antipatico che le faceva ripetere per infinite volte gli stessi esercizi che non giovavano a nulla , proprio a nulla . Essa non ricordava di aver passato qualche bel giorno che quando il maestro si ammalava . Aveva anche sperato che morisse , ma essa non aveva fortuna . Divenne infine addirittura violenta nella sua disperazione . Ripeté , aumentandolo , il suo lamento di non aver fortuna : era disgraziata , irreparabilmente disgraziata . Quando ricordava che m ' aveva subito amato perché le era sembrato che dal mio fare , dal mio dire , dai miei occhi , venisse una promessa di vita meno rigida , meno obbligata , meno noiosa , doveva piangere . Cosí conobbi subito i suoi singhiozzi e mi seccarono ; erano violenti fino a scuotere , pervadendolo , il suo debole organismo . Mi sembrava di subire immediatamente un brusco assalto alla mia tasca e alla mia vita . Le domandai : - Ma credi tu che mia moglie a questo mondo non faccia nulla ? Adesso che noi due parliamo , essa ha i polmoni inquinati dalla canfora e dalla naftalina . Carla singhiozzò : - Le cose , le masserizie , i vestiti ... beata lei ! Pensai irritato ch ' essa volesse che io corressi a comperarle tutte quelle cose , solo per procurarle l ' occupazione che prediligeva . Non dimostrai dell ' ira , grazie al cielo e obbedii alla voce del dovere che gridava : “ accarezza la fanciulla che si abbandonò a te ! ” . L ' accarezzai . Passai la mia mano leggermente sui suoi capelli . Ne risultò che i suoi singhiozzi si calmarono e le sue lagrime fluirono abbondanti e non trattenute come la pioggia che segue ad un temporale . - Tu sei il mio primo amante - disse essa ancora - ed io spero che continuerai ad amarmi ! Quella sua comunicazione , ch ' ero il suo primo amante , designazione che preparava il posto ad un secondo , non mi commosse molto . Era una dichiarazione che arrivava in ritardo perché da una buona mezz ' ora l ' argomento era stato abbandonato . Eppoi era una nuova minaccia . Una donna crede di avere tutti i diritti verso il suo primo amante . Dolcemente le mormorai all ' orecchio : - Anche tu sei la mia prima amante ... dacché mi sono sposato . La dolcezza della voce mascherava il tentativo di pareggiare le due partite . Poco dopo io la lasciai perché a nessun prezzo avrei voluto arrivare tardi a colazione . Prima di andarmene trassi di nuovo di tasca la busta che io dicevo dei buoni propositi perché un ottimo proposito l ' aveva creata . Sentivo il bisogno di pagare per sentirmi piú libero . Carla rifiutò dolcemente di nuovo quel denaro ed io allora m ' arrabbiai fortemente , ma seppi trattenermi dal manifestare questa rabbia , se non urlando delle parole dolcissime . Gridavo per non picchiarla , ma nessuno avrebbe potuto accorgersene . Dissi che ero arrivato al colmo dei miei desideri possedendola e che adesso volevo aver il senso di possederla ancora piú mantenendola completamente . Perciò doveva guardarsi dal farmi arrabbiare perché ne soffrivo troppo . Volendo correre via , riassunsi in poche parole il mio concetto che divenne - cosí gridato - molto brusco . - Sei la mia amante ? Perciò il tuo mantenimento incombe a me . Essa , spaventata , cessò dal resistere e prese la busta mentre mi guardava ansiosa studiando che cosa fosse la verità , il mio urlo d ' odio oppure la parola d ' amore con cui le veniva concesso tutto quello ch ' essa aveva desiderato . Si rasserenò un poco quando prima di andarmene sfiorai con le mie labbra la sua fronte . Sulle scale mi venne il dubbio ch ' essa , disponendo di quei denari e avendo sentito ch ' io m ' incaricavo del suo avvenire , avrebbe messo alla porta anche il Copler nel caso in cui egli nel pomeriggio fosse venuto da lei . Avrei voluto risalire quelle scale per andare ad esortarla di non compromettermi con un atto simile . Ma non v ' era tempo e dovetti correr via . Io temo che il dottore che leggerà questo mio manoscritto abbia a pensare che anche Carla sarebbe stata un soggetto interessante alla psico - analisi . A lui sembrerà che quella dedizione , preceduta dal congedo al maestro di canto , fosse stata troppo rapida . Anche a me sembrava che in premio del suo amore essa si fosse attese da me troppe concessioni . Occorsero molti , ma molti mesi , perché io intendessi meglio la povera fanciulla . Probabilmente essa s ' era lasciata prendere per liberarsi dall ' inquietante tutela del Copler , e dovette essere per lei una ben dolorosa sorpresa all ' accorgersi che s ' era concessa invano perché da lei si continuava a pretendere proprio quello che le pesava tanto , cioè il canto . Si trovava ancora fra le mie braccia e apprendeva che doveva continuare a cantare . Da ciò un ' ira e un dolore che non trovavano le parole giuste . Per ragioni differenti dicemmo cosí ambedue delle stranissime parole . Quand ' essa mi volle bene , riebbe tutta la naturalezza che il calcolo le aveva tolto . Io la naturalezza non la ebbi mai con lei . Correndo via pensai ancora : “ Se essa sapesse quanto io ami mia moglie si comporterebbe altrimenti ” . Quando lo seppe si comportò infatti altrimenti . All ' aria aperta respirai la libertà e non sentii il dolore di averla compromessa . Fino al giorno dopo c ' era tempo e avrei forse trovato un riparo alle difficoltà che mi minacciavano . Correndo verso casa ebbi anche il coraggio di prendermela con l ' ordine sociale , come se esso fosse stato la colpa dei miei trascorsi . Mi pareva avrebbe dovuto essere tale da permettere di tempo in tempo ( non sempre ) di fare all ' amore , senz ' aver a temerne delle conseguenze , anche con le donne che non si amano affatto . Di rimorso non v ' era traccia in me . Perciò io penso che il rimorso non nasca dal rimpianto di una mala azione già commessa , ma dalla visione della propria colpevole disposizione . La parte superiore del corpo si china a guardare e giudicare l ' altra parte e la trova deforme . Ne sente ribrezzo e questo si chiama rimorso . Anche nella tragedia antica la vittima non ritornava in vita e tuttavia il rimorso passava . Ciò significava che la deformità era guarita e che oramai il pianto altrui non aveva alcuna importanza . Dove poteva esserci posto per il rimorso in me che con tanta gioia e tanto affetto correvo dalla mia legittima moglie ? Da molto tempo non m ' ero sentito tanto puro . A colazione , senz ' altro sforzo , fui lieto ed affettuoso con Augusta . Non ci fu quel giorno alcuna nota stonata fra di noi . Niente di eccessivo : ero come dovevo essere con la donna onestamente e sicuramente mia . Altre volte ci furono degli eccessi d ' affettuosità da parte mia , ma solamente quando nel mio animo si combatteva una lotta fra le due donne ed eccedendo nelle manifestazioni d ' affetto m ' era piú facile di celare ad Augusta che fra di noi c ' era l ' ombra per il momento abbastanza potente di un ' altra donna . Posso anche dire che perciò Augusta mi preferiva quando non ero tutto e con grande sincerità suo . Io stesso ero un po ' stupito della mia calma e l ' attribuivo al fatto ch ' ero riuscito di far accettare a Carla quella busta dai buoni propositi . Non che con quella credessi di averla saldata . Ma mi pareva che avevo cominciato a pagare un ' indulgenza . Disgraziatamente per tutta la durata della mia relazione con Carla , il denaro restò la mia preoccupazione principale . Ad ogni occasione ne mettevo in disparte in un posto ben celato della mia biblioteca , per essere preparato a far fronte a qualunque esigenza dell ' amante che tanto temevo . Cosí quel denaro , quando Carla m ' abbandonò lasciandomelo , serví per pagare tutt ' altra cosa . Dovevamo passare la sera in casa di mio suocero ad un pranzo cui non erano invitati che i membri della famiglia e che doveva sostituire il tradizionale banchetto , preludio alle nozze che dovevano aver luogo due giorni appresso . Guido voleva approfittare per sposarsi del miglioramento di Giovanni , ch ' egli credeva non avrebbe durato . Andai con Augusta di buon ' ora nel pomeriggio da mio suocero . Sulla via le ricordai ch ' essa il giorno prima aveva sospettato ch ' io soffrissi tuttavia per quelle nozze . Essa si vergognò del suo sospetto ed io parlai molto di quella mia innocenza . Se ero ritornato a casa non ricordando neppure che quella stessa sera v ' era la solennità che doveva preparare quelle nozze ! Quantunque non vi fossero altri invitati che noi di famiglia , i vecchi Malfenti volevano che il banchetto fosse preparato solennemente . Augusta era stata pregata di aiutare a preparare la sala e la tavola . Alberta non ne voleva sapere . Poco tempo prima essa aveva ottenuto un premio ad un concorso per una commedia in un atto e s ' accingeva ora alacremente alla riforma del teatro nazionale . Cosí restammo intorno a quella tavola io ed Augusta coadiuvati da una cameriera e da Luciano un ragazzo dell ' ufficio di Giovanni che dimostrava altrettanto talento per l ' ordine in casa quanto per quello d ' ufficio . Aiutai a trasportare sulla tavola dei fiori e a distribuirli in bell ' ordine . - Vedi - dissi scherzando ad Augusta - che contribuisco anch ' io alla loro felicità . Se mi domandassero di preparare per loro anche il letto nuziale , lo farei con lo stesso aspetto sereno ! Piú tardi andammo a trovare gli sposi ritornati allora da una visita ufficiale . S ' erano messi nel cantuccio piú riposto del salotto e suppongo che fino al nostro arrivo si fossero baciucchiati . La sposina non aveva neppur smesso il suo abito da passeggio ed era tanto bellina , cosí arrossata dal caldo . Io credo che gli sposi , per celare ogni traccia dei baci che si erano scambiati , volessero darci ad intendere che avessero discusso di scienza . Era una sciocchezza , forse anche sconveniente ! Volevano allontanarci dalla loro intimità o credevano che i loro baci potessero dolere a qualcuno ? Ciò però non guastò il mio buon umore . Guido m ' aveva detto che Ada non voleva credergli che certe vespe sapevano paralizzare con una puntura altri insetti anche piú forti di loro per conservarli cosí paralizzati , vivi e freschi , quale nutrimento per la loro discendenza . Io credevo di ricordare ch ' esisteva qualche cosa di tanto mostruoso in natura , ma in quel momento non volli concedere una soddisfazione a Guido : - Mi credi una vespa che ti dirigi a me ? - gli dissi ridendo . Lasciammo gli sposi per permettere loro di occuparsi di cose piú liete . Io però cominciavo a trovare alquanto lungo il pomeriggio e avrei voluto andare a casa ad aspettare nel mio studio l ' ora del pranzo . Nell ' anticamera trovammo il dottor Paoli che usciva dalla stanza da letto di mio suocero . Era un medico giovine che aveva però già saputo conquistarsi una buona clientela . Era biondissimo e bianco e rosso come un ragazzone . Nel potente organismo il suo occhio era però tanto importante da rendere seria ed imponente tutta la sua persona . Gli occhiali lo facevano apparire piú grande e il suo sguardo s ' attaccava alle cose come una carezza . Ora che conosco bene tanto lui che il Dottor S . - quello della psico - analisi - mi pare che l ' occhio di questi sia indagatore per intenzione , mentre nel dottor Paoli lo è per una sua instancabile curiosità . Il Paoli vede esattamente il suo cliente , ma anche la moglie di questi e la sedia su cui poggia . Dio sa quale dei due conci meglio i suoi clienti ! Durante la malattia di mio suocero io andai spesso dal Paoli per indurlo a non fare intendere alla famiglia che la catastrofe che la minacciava era imminente , e ricordo che un giorno , guardandomi piú a lungo di quanto mi fosse piaciuto , mi disse sorridendo : - Ma Lei adora sua moglie ! Egli era un buon osservatore perché infatti io in quel momento adoravo mia moglie che soffriva tanto per la malattia del padre e che io giornalmente tradivo . Ci disse che Giovanni stava anche meglio del giorno prima . Adesso egli non aveva altre preoccupazioni perché la stagione era molto favorevole , e riteneva che gli sposi serenamente potessero mettersi in viaggio . - Naturalmente - aggiunse cautamente - salvo complicazioni imprevedibili . - La sua prognosi s ' avverò perché intervennero le complicazioni imprevedibili . Al momento di congedarsi si ricordò che noi conoscevamo certo Copler al cui letto egli era stato chiamato quel giorno stesso a consulto . Lo aveva trovato colpito da una paralisi renale . Raccontò che la paralisi s ' era annunciata con un orrendo male di denti . Qui fece una prognosi grave , ma , secondo il solito , attenuata da un dubbio : - La sua vita può anche prolungarsi a patto ch ' egli arrivi a vedere il sole di domani . Augusta , dalla compassione , ebbe le lagrime agli occhi e mi pregò di correre subito dal nostro povero amico . Dopo un ' esitazione , ottemperai al suo desiderio , e volentieri , perché la mia anima improvvisamente si riempí di Carla . Com ' ero stato duro con la povera fanciulla ! Ecco che , sparito il Copler , essa rimaneva là , solitaria su quel pianerottolo , nient ' affatto compromettente perché tagliata da ogni comunicazione col mio mondo . Era necessario correre da lei per cancellare l ' impressione che doveva averle fatto il mio duro contegno della mattina . Ma , prudentemente , andai prima di tutto dal Copler . Dovevo pur poter dire ad Augusta che lo avevo visto . Conoscevo già il modesto ma comodo e decente quartiere che il Copler abitava in Corsia Stadion . Un vecchio pensionato gli aveva cedute tre delle sue cinque stanze . Fui ricevuto da questi , un grosso uomo , ansante , dagli occhi rossi , che camminava inquieto su e giú per un breve corridoio oscuro . Mi raccontò che il medico curante se ne era andato da poco , dopo di aver constatato che il Copler si trovava in agonia . Il vecchio parlava a bassa voce , sempre ansando , come se avesse temuto di turbare la quiete del moribondo . Anch ' io abbassai la mia . È una forma di rispetto come lo sentiamo noi uomini , mentre non è ben certo se al moribondo non piacerebbe di piú di venir accompagnato per l ' ultimo tratto di via da voci chiare e forti che gli ricorderebbero la vita . Il vecchio mi disse che il moribondo era assistito da una suora . Pieno di rispetto mi fermai per qualche tempo dinanzi alla porta di quella camera nella quale il povero Copler col suo rantolo , dal ritmo tanto esatto , misurava il suo ultimo tempo . La sua respirazione rumorosa era composta da due suoni : esitante pareva quello prodotto dall ' aria ch ' egli ispirava , precipitoso quello che nasceva dall ' aria espulsa . Fretta di morire ? Una pausa seguiva ai due suoni ed io pensai che quando quella pausa si fosse allungata , allora si sarebbe iniziata la nuova vita . Il vecchio voleva ch ' io entrassi in quella stanza , ma io non volli . Troppi moribondi m ' avevano guatato con un ' espressione di rimprovero . Non attesi che quella pausa s ' allungasse e corsi da Carla . Bussai alla porta del suo studio ch ' era chiusa a chiave , ma nessuno rispose . Impazientito presi la porta a calci e allora dietro di me si aperse la porta del quartiere . La voce della madre di Carla domandò : - Ma chi è ? - Poi la vecchia timorosa si sporse e , quando alla luce gialla che veniva dalla sua cucina m ' ebbe riconosciuto , m ' accorsi che la sua faccia si era coperta di un intenso rossore rilevato dalla nitida bianchezza dei suoi capelli . Carla non c ' era , ed essa si profferse di andar a prendere la chiave dello studio per ricevermi in quella stanza ch ' essa riteneva fosse la sola degna di ricevermi . Ma io le dissi di non scomodarsi , entrai nella sua cucina e sedetti senz ' altro su una sedia di legno . Sul focolare , sotto ad una pentola , ardeva un modesto mucchio di carbone . Le dissi di non trascurare per causa mia la cucinatura della cena . Essa mi rassicurò . Cucinava dei fagiuoli , che non erano mai troppo cotti . La povertà del cibo che si preparava nella casa le cui spese dovevo oramai sostenere io solo , m ' ammorbidí e smorzò la stizza che provavo per non aver trovata pronta la mia amante . La signora rimase in piedi ad onta ch ' io ripetutamente l ' avessi invitata di sedere . Bruscamente le raccontai ch ' ero venuto a portare alla signorina Carla una bruttissima notizia : il Copler era moribondo . Alla vecchia caddero le braccia e subito sentí il bisogno di sedere . - Dio mio ! - mormorò - che cosa faremo ora noi ? Poi si ricordò che quello che toccava al Copler era peggio di quello che toccava a lei e aggiunse un compianto : - Il povero signore ! Tanto buono ! Aveva già la faccia irrorata dalle lagrime . Essa , evidentemente , non sapeva che se il pover ' uomo non fosse morto a tempo , sarebbe stato buttato fuori di quella casa . Anche questo mi rassicurò . Com ' ero circondato dalla piú assoluta discrezione ! Volli tranquillarla e le dissi che quello che il Copler aveva fatto per loro fino ad allora , avrei continuato a farlo io . Essa protestò che non era per sé stessa ch ' essa piangeva , visto che sapeva ch ' esse erano circondate da tanta buona gente , ma per il destino del loro grande benefattore . Volle sapere di quale malattia morisse . Raccontandole come la catastrofe s ' era annunciata , ricordai quella discussione ch ' io tempo prima avevo avuta col Copler sull ' utilità del dolore . Ecco che da lui i nervi dei denti s ' erano agitati e s ' erano messi a chiamare aiuto perché , ad un metro di distanza da loro , i reni avevano cessato di funzionare . Ero tanto indifferente al fato del mio amico di cui avevo sentito poco prima il rantolo , che continuavo a giocherellare con le sue idee . Se fosse stato ancora a sentirmi , gli avrei detto che si capiva cosí come dall ' ammalato immaginario i nervi potessero legittimamente dolere per una malattia scoppiata a qualche chilometro di distanza . Fra la vecchia e me c ' era ben poco ancora da discorrere ed accettai di andar ad aspettare Carla nel suo studio . Presi in mano il Garcia e tentai di leggerne qualche pagina . Ma l ' arte del canto mi toccava poco . La vecchia mi raggiunse di nuovo . Era inquieta perché non vedeva giungere Carla . Mi raccontò ch ' era andata a comperare dei piatti di cui avevano urgente bisogno . La mia pazienza stava proprio per esaurirsi . Irosamente le domandai : - Avete rotti dei piatti ? Non potreste usare maggior attenzione ? Cosí mi liberai della vecchia che borbottò andandosene : - Due soli ... li ho rotti io ... Ciò mi procurò un momento d ' ilarità perché io sapevo ch ' erano stati distrutti tutti quelli che c ' erano in casa e non dalla vecchia , ma proprio da Carla . Poi seppi che Carla era tutt ' altro che dolce con la madre che perciò aveva una paura folle di parlare troppo dei fatti della figlia coi suoi protettori . Pare che una volta , ingenuamente , avesse raccontato al Copler del fastidio che risultava a Carla dalle lezioni di canto . Il Copler se ne adirò con Carla e questa se la prese con la madre . Ed è cosí che quando la mia deliziosa amante finalmente mi raggiunse , io l ' amai violentemente e irosamente . Essa , incantata , balbettava : - E io che dubitavo del tuo amore ! Il giorno intero fui perseguitata dal desiderio di uccidermi per essermi abbandonata ad un uomo che subito dopo mi trattò cosí male ! Le spiegai che spesso io venivo preso da gravi mali di testa e , quando mi ritrovai nello stato che , se non avessi valorosamente resistito , m ' avrebbe ricondotto di corsa da Augusta , riparlai di quei mali e seppi domarmi . Andavo facendomi . Intanto piangemmo insieme il povero Copler ; proprio assieme ! Del resto Carla non era indifferente all ' atroce fine del suo benefattore . Parlandone si scolorí : - Io so come son fatta ! - disse . - Per lungo tempo avrò paura di restare sola . Da vivo già mi faceva tanta paura ! E per la prima volta , timidamente , mi propose di restare con lei la notte intera . Io non ci pensavo neppure e non avrei saputo prolungare nemmeno di mezz ' ora il mio soggiorno in quella stanza . Ma , sempre attento di non rivelare alla povera fanciulla il mio animo di cui ero il primo io a dolermi , feci delle obbiezioni dicendole che una cosa simile non era possibile perché in quella casa c ' era anche sua madre . Con vero disdegno essa arcuò le labbra : - Avremmo trasportato qui il letto ; la mamma non s ' arrischia di spiarmi . Allora le raccontai del banchetto di nozze che m ' aspettava a casa , ma poi sentii il bisogno di dirle che mai mi sarebbe stato possibile di passare una notte con lei . Nel proposito di bontà che avevo fatto poco prima , arrivavo a domare ogni mio accento che perciò restò sempre affettuoso , ma mi pareva che ogni altra concessione che le avessi fatta od anche soltanto fatta sperare , sarebbe equivaluta ad un nuovo tradimento ad Augusta che io non volevo commettere . In quel momento sentivo quali erano i miei piú forti legami con Carla : il mio proposito d ' affettuosità eppoi le menzogne dette da me sui miei rapporti con Augusta e che pian pianino , nel corso del tempo , bisognava attenuare ed anzi cancellare . Perciò iniziai quella stessa sera tale opera , naturalmente con la debita prudenza perché era tuttavia troppo facile di ricordare il frutto che aveva avuto la mia bugia . Le dissi che io sentivo fortemente i miei obblighi verso mia moglie ch ' era una donna tanto stimabile che certamente avrebbe meritato di essere amata meglio e cui mai avrei voluto far sapere come la tradivo . Carla m ' abbracciò : - Cosí ti amo : buono e dolce come ti sentii subito la prima volta . Non tenterò mai di fare del male a quella poverina . A me spiaceva sentir dare della poverina ad Augusta , ma ero riconoscente alla povera Carla della sua mitezza . Era una buona cosa ch ' essa non odiasse mia moglie . Volli dimostrarle la mia riconoscenza e mi guardai d ' attorno alla ricerca di un segno di affetto . Finii col trovarlo . Regalai anche a lei la sua lavanderia : le permisi di non richiamare il maestro di canto . Carla ebbe un impeto di affetto che mi seccò abbastanza , ma che sopportai valorosamente . Poi mi raccontò ch ' essa non avrebbe mai abbandonato il canto . Cantava tutto il giorno , ma a modo suo . Voleva anzi farmi sentire subito una sua canzone . Ma io non ne volli sapere e alquanto villanamente corsi via . Perciò penso che anche quella notte essa abbia meditato il suicidio , ma io non le lasciai mai il tempo di dirmelo . Ritornai dal Copler perché dovevo portare ad Augusta le ultime notizie dell ' ammalato per farle credere che io avessi passate con lui tutte quelle ore . Il Copler era morto da due ore circa , subito dopo ch ' io me n ' ero andato . Accompagnato dal vecchio pensionato che aveva continuato a misurare col suo passo il piccolo corridoio , entrai nella stanza mortuaria . Il cadavere , già vestito , giaceva sul nudo materazzo del letto . Teneva nelle mani il crocifisso . A bassa voce il pensionato mi raccontò che tutte le formalità erano state compiute e che una nipote dell ' estinto sarebbe venuta a passare la notte presso il cadavere . Cosí avrei potuto andarmene sapendo che al mio povero amico si dava tutto quel poco che ancora poteva occorrergli , ma restai per qualche minuto a guardarlo . Avrei amato di sentirmi sgorgare dagli occhi una lacrima sincera di compianto per il poverino che tanto aveva lottato con la malattia fino a tentar di trovare un accordo con essa . - È doloroso ! - dissi . La malattia per la quale esistevano tanti farmachi , l ' aveva brutalmente ucciso . Pareva un ' irrisione . Ma la mia lacrima mancò . La faccia emaciata del Copler non era mai apparsa tanto forte come nella rigidezza della morte . Pareva prodotta dallo scalpello in un marmo colorato e nessuno avrebbe potuto prevedere che vi sovrastasse imminente la putrefazione . Era tuttavia una vera vita che quella faccia manifestava : disapprovava sdegnosamente forse me , l ' ammalato immaginario , o fors ' anche Carla , che non voleva cantare . Trasalii un momento sembrandomi che il morto ricominciasse a rantolare . Subito ritornai alla mia calma di critico quando m ' accorsi che quello che m ' era sembrato un rantolo non era che l ' ansare , aumentato dall ' emozione , del pensionato . Il quale poi m ' accompagnò alla porta e mi pregò di raccomandarlo se avessi conosciuto chi avrebbe potuto aver bisogno di un quartierino come quello . - Vede che anche in una circostanza simile ho saputo fare il mio dovere e anche piú , molto di piú ! Alzò per la prima volta la voce in cui echeggiò un risentimento ch ' era senza dubbio destinato al povero Copler che gli aveva lasciato libero il quartiere senza il debito preavviso . Corsi via promettendo tutto quello che voleva . Da mio suocero trovai che la compagnia s ' era messa in quel momento a tavola . Mi domandarono delle notizie ed io , per non compromettere la gaiezza di quel convitto , dissi che il Copler viveva tuttavia e che c ' era dunque ancora qualche speranza . A me parve che quell ' adunanza fosse ben triste . Forse tale impressione si fece in me alla vista di mio suocero condannato ad una minestrina e ad un bicchiere di latte , mentre attorno a lui tutti si caricavano dei cibi piú prelibati . Aveva tutto il suo tempo libero , lui , e lo impiegava per guardare in bocca agli altri . Vedendo che il signor Francesco si dedicava attivamente all ' antipasto , mormorò : - E pensare che ha due anni piú di me ! Poi , quando il signor Francesco giunse al terzo bicchierino di vino bianco , brontolò sottovoce : - È il terzo ! Che gli andasse in tanto fiele ! L ' augurio non m ' avrebbe disturbato se non avessi mangiato e bevuto anch ' io a quel tavolo , e non avessi saputo che la medesima metamorfosi sarebbe stata augurata anche al vino che passava per la mia bocca . Perciò mi misi a mangiare e a bere di nascosto . Approfittavo di qualche momento in cui mio suocero ficcava il grosso naso nella tazza del latte o rispondeva a qualche parola che gli era stata rivolta , per inghiottire dei grossi bocconi o per tracannare dei grandi bicchieri di vino . Alberta , solo per il desiderio di far ridere la gente , avvisò Augusta ch ' io bevevo troppo . Mia moglie , scherzosamente , mi minacciò coll ' indice . Questo non fu male ma fu male perché cosí non valeva piú la pena di mangiare di nascosto . Giovanni , che fino ad allora non s ' era quasi ricordato di me , mi guardò sopra gli occhiali con un ' occhiataccia di vero odio . Disse : - Io non ho mai abusato di vino o di cibo . Chi ne abusa non è un vero uomo ma un ... - e ripeté piú volte l ' ultima parola che non significava proprio un complimento . Per l ' effetto del vino , quella parola offensiva accompagnata da una risata generale , mi cacciò nell ' animo un desiderio veramente irragionevole di vendetta . Attaccai mio suocero dal suo lato piú debole : la sua malattia . Gridai che non era un vero uomo non chi abusava dei cibi ma colui che supinamente s ' adattava alle prescrizioni del medico . Io , nel caso suo , sarei stato ben altrimenti indipendente . Alle nozze di mia figlia - se non altro per affetto - non avrei mica permesso che mi si impedisse di mangiare e di bere . Giovanni osservò con ira : - Vorrei vederti nei miei panni ! - E non ti basta di vedermi nei miei ? lascio io forse di fumare ? Era la prima volta che mi riusciva di vantarmi della mia debolezza , e accesi subito una sigaretta per illustrare le mie parole . Tutti ridevano e raccontavano al signor Francesco come la mia vita fosse piena di ultime sigarette . Ma quella non era l ' ultima e mi sentivo forte e combattivo . Però perdetti subito l ' appoggio degli altri quando versai del vino a Giovanni nel suo grande bicchiere d ' acqua . Avevano paura che Giovanni bevesse e urlavano per impedirglielo finché la signora Malfenti non poté afferrare e allontanare quel bicchiere . - Proprio , vorresti uccidermi ? - domandò mitemente Giovanni guardandomi con curiosità . - Hai il vino cattivo , tu ! - Egli non aveva fatto un solo gesto per approfittare del vino che gli avevo offerto . Mi sentii veramente avvilito e vinto . Mi sarei quasi gettato ai piedi di mio suocero per chiedergli perdono . Ma anche quello mi parve un suggerimento del vino e lo respinsi . Domandando perdono avrei confessata la mia colpa , mentre il banchetto continuava e sarebbe durato abbastanza per offrirmi l ' opportunità di riparare a quel primo scherzo tanto mal riuscito . C ' è tempo a tutto a questo mondo . Non tutti gli ubriachi sono preda immediata di ogni suggerimento del vino . Quando ho bevuto troppo , io analizzo i miei conati come quando sono sereno e probabilmente con lo stesso risultato . Continuai ad osservarmi per intendere come fossi arrivato a quel pensiero malvagio di danneggiare mio suocero . E m ' accorsi d ' essere stanco , mortalmente stanco . Se tutti avessero saputo quale giornata io avevo trascorsa , m ' avrebbero scusato . Avevo presa e violentemente abbandonata per ben due volte una donna ed ero ritornato due volte a mia moglie per rinnegare anche lei per due volte . La mia fortuna fu che allora , per associazione , nel mio ricordo fece capolino quel cadavere su cui invano avevo tentato di piangere , e il pensiero alle due donne sparve ; altrimenti avrei finito col parlare di Carla . Non avevo sempre il desiderio di confessarmi anche quando non ero reso piú magnanimo dall ' azione del vino ? Finii col parlare del Copler . Volevo che tutti sapessero che quel giorno avevo perduto il mio grande amico . Avrebbero scusato il mio contegno . Gridai che il Copler era morto , veramente morto e che fino ad allora ne avevo taciuto per non rattristarli . Guarda ! Guarda ! Ecco che finalmente sentii salirmi le lacrime agli occhi e dovetti volgere altrove lo sguardo per celarle . Tutti risero perché non mi credettero e allora intervenne l ' ostinazione ch ' è proprio il carattere piú evidente del vino . Descrissi il morto : - Pareva scolpito da Michelangelo , cosí rigido , nella pietra piú incorruttibile . Ci fu un silenzio generale interrotto da Guido che esclamò : - E adesso non senti piú il bisogno di non rattristarci ? L ' osservazione era giusta . Avevo mancato ad un proponimento che ricordavo ! Non ci sarebbe stato il verso di riparare ? Mi misi a ridere sgangheratamente : - Ve l ' ho fatta ! È vivo e sta meglio . Tutti mi guardavano per raccapezzarsi . - Sta meglio , - soggiunsi seriamente - mi riconobbe e mi sorrise persino . Tutti mi credettero , ma l ' indignazione fu generale . Giovanni proclamò che se non avesse temuto di farsi del male sottoponendosi ad uno sforzo , m ' avrebbe gettato un piatto sulla testa . Era infatti imperdonabile ch ' io avessi turbata la festa con una simile notizia inventata . Se fosse stata vera non ci sarebbe stata colpa . Non avrei fatto meglio di dire loro di nuovo la verità ? Il Copler era morto , e non appena fossi stato solo , avrei trovate le lacrime pronte per piangerlo , spontanee e abbondanti . Cercai le parole , ma la signora Malfenti , con quella sua gravità di gran signora m ' interruppe : - Lasciamo stare per ora quel povero malato . Ci penseremo domani ! Obbedii subito persino col pensiero che si staccò definitivamente dal morto : “ Addio ! Aspettami ! Ritornerò a te subito dopo ! ” . Era venuta l ' ora del brindisi . Giovanni aveva ottenuta la concessione dal medico di sorbire a quell ' ora un bicchiere di champagne . Gravemente sorvegliò come gli versarono il vino , e rifiutò di portare il bicchiere alle labbra finché non fosse stato colmo . Dopo di aver fatto un augurio serio e disadorno ad Ada e a Guido , lo vuotò lentamente fino all ' ultima goccia . Guardandomi biecamente mi disse che l ' ultimo sorso l ' aveva votato proprio alla mia salute . Per annullare l ' augurio , che io sapevo non buono , con ambe le mani sotto la tovaglia feci le corna . Il ricordo del resto della serata è per me un poco confuso . So che per iniziativa di Augusta , a quel tavolo , poco dopo si disse un mondo di bene di me citandomi quale un modello di marito . Mi fu perdonato tutto e persino mio suocero si fece piú gentile . Soggiunse però che sperava che il marito di Ada si dimostrasse buono come me , ma anche nello stesso tempo un miglior negoziante e soprattutto una persona ... e cercava la parola . Non la trovò e nessuno intorno a noi la reclamò ; neppure il signor Francesco che per avermi visto per la prima volta quella stessa mattina , poco poteva conoscermi . Dal canto mio non mi offesi . Come mitiga il proprio animo il sentimento di avere dei grossi torti da riparare ! Accettavo con grato animo tutte le insolenze a patto fossero accompagnate da quell ' affetto che non meritavo . E nella mia mente , confusa dalla stanchezza e dal vino , sereno del tutto , accarezzai la mia immagine di buon marito che non diviene meno buono per essere adultero . Bisognava essere buoni , buoni , buoni , e il resto non importava . Mandai con la mano un bacio ad Augusta che lo accolse con un sorriso riconoscente . Poi vi fu a quel tavolo chi volle approfittare della mia ebbrezza per ridere e fui costretto di dire un brindisi . Avevo finito con l ' accettare perché in quel momento mi pareva che sarebbe stata una cosa decisiva di poter fare cosí in pubblico dei buoni propositi . Non che io dubitassi in quel momento di me , perché mi sentivo proprio quale ero stato descritto , ma sarei divenuto anche migliore quando avessi affermato un proposito dinanzi a tante persone che in certo modo l ' avrebbero sottoscritto . Ed è cosí che nel brindisi parlai solo di me e di Augusta . Feci per la seconda volta in quei giorni la storia del mio matrimonio . L ' avevo falsificata per Carla tacendo del mio innamoramento per mia moglie ; qui la falsificai altrimenti perché non parlai delle due persone tanto importanti nella storia del mio matrimonio , cioè Ada e Alberta . Raccontai le mie esitazioni di cui non sapevo consolarmi perché m ' avevano derubato di tanto tempo di felicità . Poi , per cavalleria , attribuii anche ad Augusta delle esitazioni . Ma essa negò ridendo vivacemente . Ritrovai il filo del discorso con qualche difficoltà . Raccontai come finalmente fossimo arrivati al viaggio di nozze e come avessimo fatto all ' amore in tutti i musei d ' Italia . Ero tanto bene immerso fino al collo nella menzogna che vi cacciai dentro anche quel dettaglio bugiardo che non serviva ad alcuno scopo . Eppoi si dice che nel vino ci sia la verità . Augusta m ' interruppe una seconda volta per mettere le cose a posto e raccontò come essa avesse dovuto evitare i musei per il pericolo che , per causa mia , correvano i capolavori . Non s ' accorgeva che cosí rivelava non la falsità di quel particolare soltanto ! Se ci fosse stato a quel tavolo un osservatore , avrebbe presto fatto a scoprire di quale natura fosse quell ' amore ch ' io prospettavo in un ambiente ove non aveva potuto svolgersi . Ripresi il lungo , slavato discorso raccontando l ' arrivo in casa nostra e come ambedue ci fossimo messi a perfezionarla facendo questo e quello e fra altro anche una lavanderia . Sempre ridendo , Augusta m ' interruppe di nuovo : - Questa non è mica una festa data in nostro onore , ma in onore di Ada e Guido ! Parla di loro ! Tutti annuirono rumorosamente . Risi anch ' io accorgendomi che per opera mia si era arrivati ad una vera lietezza rumorosa quale è di prammatica in simili occasioni . Ma non trovai piú nulla da dire . Mi pareva di aver parlato per ore . Ingoiai vari altri bicchieri di vino uno dopo l ' altro : - Questo per Ada ! - Mi rizzai per un momento per vedere se essa avesse fatte le corna sotto la tovaglia . - Questo per Guido ! - e aggiunsi , dopo aver tracannato il vino : - Di tutto cuore ! - obliando che al primo bicchiere non era stata aggiunta tale dichiarazione . - Questo per il vostro figliolo maggiore ! E ne avrei bevuti parecchi di quei bicchieri per i loro figliuoli , se non ne fossi stato finalmente impedito . Per quei poveri innocenti io avrei bevuto tutto il vino che si trovava su quel tavolo . Poi tutto divenne anche piú oscuro . Chiaramente ricordo una cosa sola : la mia principale preoccupazione era di non apparire ubriaco . Mi tenevo eretto e parlavo poco . Diffidavo di me stesso , sentivo il bisogno di analizzare ogni parola prima di dirla . Mentre il discorso generale si svolgeva , io dovevo rinunziare a prendervi parte perché non mi si lasciava il tempo di chiarire il mio torbido pensiero . Volli iniziare un discorso io stesso e dissi a mio suocero : - Hai sentito che l ' Extérieur è caduto di due punti ? Avevo detto una cosa che non mi concerneva affatto e che avevo sentita dire in Borsa ; volevo solo parlare di affari , roba seria di cui un ubbriaco di solito non si ricorda . Ma pare che per mio suocero la cosa fosse meno indifferente e mi diede del corvo dalle male nuove . Con lui non ne indovinavo una . Allora mi occupai della mia vicina , Alberta . Si parlò di amore . A lei interessava in teoria e a me , per il momento , non interessava affatto in pratica . Perciò era bello parlarne . Mi domandò delle idee ed io ne scopersi subito una che mi parve risultare evidente dalla mia esperienza della giornata stessa . Una donna era un oggetto che variava di prezzo ben piú di qualunque valore di Borsa . Alberta mi fraintese e credette che io volessi dire una cosa saputa da tutti , cioè che una donna di una certa età aveva tutt ' altro valore che ad un ' altra . Mi spiegai piú chiaramente : una donna poteva avere un alto valore ad una certa ora della mattina , nessunissimo a mezzodí , per valere nel pomeriggio il doppio che alla mattina e finire alla sera con un valore addirittura negativo . Spiegai il concetto di valore negativo : una donna aveva tale valore quando un uomo calcolava quale somma sarebbe pronto di pagare per mandarla molto ma molto lontano da lui . Tuttavia la povera commediografa non vedeva la giustezza della mia scoperta mentre io , ricordando il movimento di valore che quel giorno stesso avevano subito Carla e Augusta , ne ero sicuro . Intervenne il vino quando volli spiegarmi meglio e deviai assolutamente : - Vedi , - le dissi - supponendo che tu ora abbia il valore di X e mi permetta di premere il tuo piedino col mio , tu aumenti immediatamente almeno di un altro X . Accompagnai subito alle parole l ' atto . Rossa , rossa ella sottrasse il piede e , volendo apparire spiritosa , disse : - Ma questa è pratica e non piú teoria . Me ne appellerò ad Augusta . Devo confessare che anch ' io sentivo quel piedino ben altrimenti che un ' arida teoria , ma protestai gridando con l ' aria piú candida del mondo : - È pura teoria , purissima , ed è male da parte tua di sentirla altrimenti . Le fantasie del vino sono veri avvenimenti . Per lungo tempo io ed Alberta non dimenticammo che io avevo toccato una parte del suo corpo avvisandola che lo facevo per goderne . La parola aveva rilevato l ' atto e l ' atto la parola . Finché essa non si sposò ebbe per me un sorriso e un rossore , poi , invece , rossore ed ira . Le donne son fatte cosí . Ogni giorno che sorge porta loro una nuova interpretazione del passato . Dev ' essere una vita poco monotona la loro . Da me , invece , l ' interpretazione di quel mio atto fu sempre la stessa : il furto di piccolo oggetto dal sapore intenso e fu colpa di Alberta se in certa epoca cercai di far ricordare quell ' atto mentre invece piú tardi avrei pagato qualche cosa perché fosse dimenticato del tutto . Ricordo anche che prima di lasciare quella casa avvenne un ' altra cosa e ben piú grave . Restai , per un istante , solo con Ada . Giovanni si era coricato da tempo e gli altri prendevano congedo dal signor Francesco che andava all ' albergo accompagnato da Guido . Io guardai Ada lungamente vestita tutta di pizzi bianchi , le spalle e le braccia nude . Restai lungamente muto benché sentissi il bisogno di dirle qualche cosa ; ma , dopo analizzata , sopprimevo qualunque frase che mi venisse alle labbra . Ricordo che analizzai anche se mi fosse stato permesso di dirle : “ Come mi fa piacere che finalmente ti sposi e sposi il mio grande amico Guido . Ora appena sarà tutto finito fra di noi . ” Volevo dire una bugia perché tutti sapevano che fra di noi tutto era finito da varii mesi , ma mi pareva che quella bugia fosse un bellissimo complimento ed è certo che una donna , vestita cosí , domanda complimenti e se ne compiace . Però dopo lunga riflessione non ne feci nulla . Soppressi quelle parole perché nel mare di vino in cui nuotavo , trovai una tavola che mi salvò . Pensai che avevo torto di rischiare l ' affetto di Augusta per fare un piacere ad Ada che non mi voleva bene . Ma , nel dubbio che per qualche istante mi turbò la mente , eppoi anche quando con uno sforzo da quelle parole mi staccai , diedi ad Ada una tale occhiata ch ' essa si alzò e uscí dopo di essersi voltata a sorvegliarmi con spavento , pronta forse di mettersi a correre . Anche una propria occhiata si ricorda quanto e forse meglio di una parola ; è piú importante di una parola perché non v ' è in tutto il vocabolario una parola che sappia spogliare una donna . Io so ora che quella mia occhiata falsò le parole che avevo ideate , semplificandole . Essa per gli occhi di Ada , aveva tentato di penetrare al di là dei vestiti e anche della sua epidermide . E aveva certamente significato : “ Vuoi venire intanto subito a letto con me ? ” . Il vino è un grande pericolo specie perché non porta a galla la verità . Tutt ' altro che la verità anzi : rivela dell ' individuo specialmente la storia passata e dimenticata e non la sua attuale volontà ; getta capricciosamente alla luce anche tutte le ideuccie con le quali in epoca piú o meno recente ci si baloccò e che si è dimenticate ; trascura le cancellature e legge tutto quello ch ' è ancora percettibile nel nostro cuore . E si sa che non v ' è modo di cancellarvi niente tanto radicalmente , come si fa di un giro errato su di una cambiale . Tutta la nostra storia vi è sempre leggibile e il vino la grida , trascurando quello che poi la vita vi aggiunse . Per andare a casa , Augusta ed io prendemmo una vettura . Nell ' oscurità mi parve fosse mio dovere di baciare e abbracciare mia moglie perché in simili incontri molte volte avevo usato cosí e temevo che , se non l ' avessi fatto , essa avrebbe potuto pensare che fra di noi ci fosse qualche cosa di mutato . Non v ' era nulla di cambiato fra di noi : il vino gridava anche questo ! Ella aveva sposato Zeno Cosini che , immutato , le stava accanto . Che cosa importava se quel giorno io avevo possedute delle altre donne di cui il vino , per rendermi piú lieto , aumentava il numero ponendo fra di esse non so piú se Ada o Alberta ? Ricordo che , addormentandomi , rividi per un istante la faccia marmorea del Copler sul letto di morte . Pareva domandasse giustizia , cioè le lacrime ch ' io gli avevo promesse . Ma non le ebbe neppure allora perché il sonno mi abbracciò annientandomi . Prima però mi scusai col fantasma : “ Aspetta ancora per poco . Sono subito con te ! ” . Con lui non fui piú , giammai , perché non assistetti neppure al suo funerale . Avevamo tanto da fare in casa ed io anche fuori , che non ci fu tempo per lui . Se ne parlò talvolta , ma solo per ridere ricordando che il mio vino l ' aveva tante volte ammazzato e fatto risuscitare . Anzi egli restò proverbiale in famiglia e quando i giornali , come avviene spesso , annunziano e smentiscono la morte di qualcuno , noi diciamo : “ Come il povero Copler ” . La mattina dopo mi levai con un po ' di male di testa . Mi affannò un poco il mio dolore al fianco , probabilmente perché , finché era durato l ' effetto del vino , non lo avevo sentito affatto e subito ne avevo perduta l ' abitudine . Ma in fondo non ero triste . Augusta contribuí alla mia serenità dicendomi che sarebbe stato male se io non fossi andato a quella cena di nozze , perché prima del mio arrivo le era sembrato di assistere ad un mortorio . Non avevo dunque da aver rimorso del mio contegno . Poi sentii che una cosa sola non mi era stata perdonata : l ' occhiataccia ad Ada ! Quando c ' incontrammo nel pomeriggio , Ada mi porse la mano con un ' ansietà che aumentò la mia . Forse però le pesava sulla coscienza quella sua fuga ch ' era stata tutt ' altro che gentile . Ma anche la mia occhiata era stata una gran brutta azione . Ricordavo esattamente il movimento del mio occhio e capivo come non sapesse dimenticare chi ne era stato trafitto . Bisognava riparare con un contegno accuratamente fraterno . Si dice che quando si soffre per aver bevuto troppo , non ci sia miglior cura che di berne dell ' altro . Io , quella mattina , andai a rianimarmi da Carla . Andai da lei proprio col desiderio di vivere piú intensamente ed è quello che riconduce all ' alcool , ma camminando verso di lei , avrei desiderato ch ' essa m ' avesse fornita tutt ' altra intensità di vita del giorno prima . Mi accompagnavano dei propositi poco precisi ma tutti onesti . Sapevo di non poter abbandonarla subito , ma potevo avviarmi a quell ' atto tanto morale pian pianino . Intanto avrei continuato a parlarle di mia moglie . Senza sorprendersene , un bel giorno essa avrebbe saputo com ' io amassi mia moglie . Avevo nella mia giubba un ' altra busta con del denaro per essere pronto ad ogni evenienza . Arrivai da Carla , e un quarto d ' ora dopo essa mi rimproverò con una parola che per la sua giustezza lungamente mi risonò all ' orecchio : “ Come sei rude , tu , in amore ! ” . Non sono conscio di essere stato rude proprio allora . Avevo cominciato a parlarle di mia moglie , e le lodi tributate ad Augusta erano risonate all ' orecchio di Carla come tanti rimproveri rivolti a lei . Poi fu Carla che mi ferí . Per passare il tempo , le avevo raccontato come mi fossi seccato al banchetto , specie per un brindisi che avevo detto e ch ' era stato assolutamente spropositato . Carla osservò : - Se tu amassi tua moglie non sbaglieresti i brindisi al tavolo di suo padre . E mi diede anche un bacio per rimeritarmi del poco amore che portavo a mia moglie . Intanto lo stesso desiderio d ' intensificare la mia vita , che m ' aveva tratto da Carla , m ' avrebbe riportato subito da Augusta , ch ' era la sola con cui avrei potuto parlare del mio amore per lei . Il vino preso come cura era già di troppo o volevo oramai tutt ' altro vino . Ma quel giorno la mia relazione con Carla doveva ingentilirsi , coronarsi finalmente di quella simpatia che - come seppi piú tardi - la povera giovinetta meritava . Essa piú volte m ' aveva offerto di cantarmi una canzonetta , desiderosa di avere il mio giudizio . Ma io non avevo voluto saperne di quel canto di cui non m ' importava nemmeno piú l ' ingenuità . Le dicevo che giacché essa rifiutava di studiare , non valeva la pena di cantare piú . La mia era proprio una grave offesa ed essa ne sofferse . Seduta accanto a me , per non farmi vedere le sue lacrime essa guardava immota le mani che teneva intrecciate in grembo . Ripeté il suo rimprovero : - Come devi essere rude con chi non ami , se lo sei tanto con me ! Buon diavolo come sono , mi lasciai intenerire da quelle lacrime e pregai Carla di squarciarmi le orecchie con la sua grande voce nel piccolo ambiente . Essa ora se ne schermiva e dovetti persino minacciare di andarmene se non fossi stato compiaciuto . Devo riconoscere che mi sembrò per un istante anche di aver trovato un pretesto per riconquistare almeno temporaneamente la mia libertà , ma , alla minaccia , la mia umile serva si recò con gli occhi bassi a sedere al pianoforte . Dedicò poi un istante breve breve al raccoglimento e si passò la mano sul viso quasi a scacciarne ogni nube . Vi riuscí con una prontezza che mi sorprese e la sua faccia , quando fu scoperta da quella mano , non ricordava affatto il dolore di prima . Ebbi subito una grande sorpresa . Carla diceva la sua canzonetta , la raccontava , non la gridava . Le grida - come essa poi mi disse - le erano state imposte dal suo maestro ; ora le aveva congedate insieme a lui . La canzonetta triestina : Fazzo l ' amor xe vero Cossa ghe xe de mal Volè che a sedes ' ani Stio là come un cocal ... è una specie di racconto o di confessione . Gli occhi di Carla brillavano di malizia e confessavano anche piú delle parole . Non c ' era paura di sentirsi leso il timpano ed io m ' avvicinai a lei , sorpreso e incantato . Sedetti accanto a lei ed essa allora raccontò la canzonetta proprio a me , socchiudendo gli occhi per dirmi con la nota piú lieve e piú pura che quei sedici anni volevano la libertà e l ' amore . Per la prima volta vidi esattamente la faccina di Carla : un ovale purissimo interrotto dalla profonda e arcuata incavatura degli occhi e degli zigomi tenui , reso anche piú puro da un biancore niveo , ora ch ' essa teneva la faccia rivolta a me e alla luce , e perciò non offuscata da alcun ' ombra . E quelle linee dolci in quella carne che pareva trasparente , e celava tanto bene il sangue e le vene forse troppo deboli per poter apparire , domandavano affetto e protezione . Ora ero pronto di accordarle tanto affetto e protezione , incondizionatamente , ed anche nel momento in cui mi sarei sentito tanto disposto di ritornare ad Augusta , perché essa in quel momento non domandava che un affetto paterno che potevo concedere senza tradire . Quale soddisfazione ! Restavo là con Carla , le accordavo quello che la sua faccina ovale domandava e non mi allontanavo da Augusta ! Il mio affetto per Carla si ingentilí . Da allora , quando sentivo il bisogno di onestà e purezza , non occorse piú abbandonarla , ma potei restare con lei e cambiare discorso . Questa nuova dolcezza era dovuta alla sua faccina ovale ch ' io allora avevo scoperto o al suo talento musicale ? Innegabile il talento ! La strana canzonetta triestina finisce con una strofe in cui la stessa giovinetta proclama di essere vecchia e malandata e che oramai non ha piú bisogno di altra libertà che di morire . Carla continuava a profondere malizia e lietezza nel verso povero . Era tuttavia la giovinezza che si fingeva vecchia per proclamare meglio da quel nuovo punto di vista il suo diritto . Quando terminò e mi trovò in piena ammirazione , anch ' essa per la prima volta oltre che amarmi mi volle veramente bene . Sapeva che a me quella canzonetta sarebbe piaciuta di piú del canto che le insegnava il suo maestro : - Peccato - aggiunse con tristezza , - che se non si vuole andare pei cafés chantants , non si possa trarre da ciò il necessario per vivere . La convinsi facilmente che le cose non stavano cosí . V ' erano a questo mondo molte grandi artiste che dicevano e non cantavano . Essa si fece dire dei nomi . Era beata di apprendere quanto importante avrebbe potuto divenire la sua arte . - Io so - aggiunse ingenuamente , - che questo canto è ben piú difficile dell ' altro per il quale basta gridare a perdifiato . Io sorrisi e non discussi . La sua arte era anch ' essa certamente difficile ed essa lo sapeva perché era quella la sola arte che conoscesse . Quella canzonetta le era costata uno studio lunghissimo . L ' aveva detta e ridetta correggendo l ' intonazione di ogni parola , di ogni nota . Adesso ne studiava un ' altra , ma l ' avrebbe saputa soltanto di lí a qualche settimana . Prima non voleva farla sentire . Seguirono dei momenti deliziosi in quella stanza ove fino ad allora non s ' erano svolte che delle scene di brutalità . Ecco che a Carla s ' apriva anche una carriera . La carriera che m ' avrebbe liberato di lei . Molto simile a quella che per lei aveva sognato il Copler ! Le proposi di trovarle un maestro . Essa dapprima si spaventò della parola , ma poi si lasciò convincere facilmente quando le dichiarai che si poteva provare , e ch ' essa sarebbe rimasta libera di congedarlo quando le fosse sembrato noioso o poco utile . Anche con Augusta mi trovai quel giorno molto bene . Avevo l ' animo tranquillo come se fossi ritornato da una passeggiata e non dalla casa di Carla o come avrebbe dovuto averlo il povero Copler quando abbandonava quella casa nei giorni in cui non gli avevano dato motivo ad arrabbiarsi . Ne godetti come se fossi giunto a un ' oasi . Per me e per la mia salute sarebbe stato gravissimo se tutta la mia lunga relazione con Carla si fosse svolta in un ' eterna agitazione . Da quel giorno , come risultato della bellezza estetica , le cose si svolsero piú calme con le lievi interruzioni necessarie a rianimare tanto il mio amore per Carla , quanto quello per Augusta . Ogni mia visita a Carla significava bensí un tradimento per Augusta , ma tutto era presto dimenticato in un bagno di salute e di buoni propositi . Ed il buon proposito non era brutale ed eccitante come quando avevo nella strozza il desiderio di dichiarare a Carla che non l ' avrei rivista mai piú . Ero dolce e paterno : ecco che di nuovo io pensavo alla sua carriera . Abbandonare ogni giorno una donna per correrle dietro il giorno appresso , sarebbe stata una fatica a cui il mio povero cuore non avrebbe saputo reggere . Cosí , invece , Carla restava sempre in mio potere ed io l ' avviavo ora in una direzione ed ora in un ' altra . Per lungo tempo i propositi buoni non furono tanto forti da indurmi a correre per la città in cerca del maestro che avrebbe fatto per Carla . Mi baloccavo col proposito buono , restando sempre seduto . Poi un bel giorno Augusta mi confidò che si sentiva madre ed allora il mio proposito per un istante ingigantí e Carla ebbe il suo maestro . Avevo esitato tanto anche perché era evidente che , anche senza maestro , Carla aveva saputo avviarsi ad un lavoro veramente serio nella sua nuova arte . Ogni settimana essa sapeva dirmi una canzonetta nuova , analizzata accuratamente nell ' atteggiamento e nella parola . Certe note avrebbero abbisognato di essere levigate un poco , ma forse avrebbero finito con l ' affinarsi da sé . Una prova decisiva che Carla era una vera artista , io l ' avevo nel modo com ' essa perfezionava continuamente le sue canzonette senza mai rinunziare alle cose migliori ch ' essa aveva saputo far sue di prim ' acchito . La indussi spesso a ridirmi il suo primo lavoro e vi trovavo aggiunto ogni volta qualche accento nuovo ed efficace . Data la sua ignoranza , era meraviglioso che nel grande sforzo di scoprire una forte espressione , non le fosse mai capitato di cacciare nella canzonetta dei suoni falsi o esagerati . Da vera artista , essa aggiungeva ogni giorno una pietruccia al piccolo edificio , e tutto il resto restava intatto . Non la canzonetta era stereotipata , ma il sentimento che la dettava . Carla , prima di cantare , si passava sempre la mano sulla faccia e dietro quella mano si creava un istante di raccoglimento che bastava a piombarla nella commediola ch ' essa doveva costruire . Una commedia non sempre puerile . Il mentore ironico di Rosina te xe nata in un casoto minacciava , ma non troppo seriamente . Pareva che la cantante avvertisse di sapere ch ' era la storia di ogni giorno . Il pensiero di Carla era un altro , ma finiva con l ' arrivare allo stesso risultato : - La mia simpatia è per Rosina perché altrimenti la canzonetta non meriterebbe di essere cantata , - essa diceva . Avvenne qualche volta che Carla inconsapevolmente riaccendesse il mio amore per Augusta e il mio rimorso . Infatti ciò si avverò ogni qualvolta ella si permise dei movimenti offensivi contro la posizione tanto solidamente occupata da mia moglie . Era sempre vivo il suo desiderio di avermi tutto suo per una notte intera ; mi confidò che le pareva che , per non avere mai dormito uno accanto all ' altro , fossimo meno intimi . Volendo abituarmi ad essere piú dolce con lei , non mi rifiutai risolutamente di compiacerla , ma quasi sempre pensai che non sarebbe stato possibile di fare una cosa simile a meno che non mi fossi rassegnato di trovare alla mattina Augusta ad una finestra donde m ' avesse aspettato la notte intera . Eppoi , non sarebbe stato questo un nuovo tradimento a mia moglie ? Talvolta , cioè quando correvo a Carla pieno di desiderio , mi sentivo propenso di accontentarla , ma subito dopo ne vedevo l ' impossibilità e la sconvenienza . Ma cosí non si arrivò per lungo tempo né ad eliminare la prospettiva della cosa né a realizzarla . Apparentemente si era d ' accordo : prima o poi avremmo passata una notte intera insieme . Intanto ora ce n ' era la possibilità perché io avevo indotto le Gerco di congedare quegl ' inquilini che tagliavano la loro casa in due parti , e Carla aveva finalmente la sua camera da letto . Ora avvenne che poco dopo le nozze di Guido , mio suocero fu colto da quella crisi che doveva ucciderlo ed io ebbi l ' imprudenza di raccontare a Carla che mia moglie doveva passare una notte al capezzale di suo padre per concedere un riposo a mia suocera . Non ci fu piú il caso di esimermi : Carla pretese che passassi con lei quella stessa notte ch ' era tanto dolorosa per mia moglie . Non ebbi il coraggio di ribellarmi a tale capriccio e mi vi acconciai col cuore pesante . Mi preparai a quel sacrificio . Non andai da Carla alla mattina e cosí corsi da lei alla sera con pieno desiderio dicendomi anche ch ' era infantile di credere di tradire piú gravemente Augusta perché la tradivo in un momento in cui essa per altre cause soffriva . Perciò arrivai persino a spazientirmi perché la povera Augusta mi tratteneva per spiegarmi come avessi dovuto movermi per avere pronte le cose di cui potevo aver bisogno a cena , per la notte ed anche per il caffè della mattina dopo . Carla m ' accolse nello studio . Poco dopo colei ch ' era sua madre e serva ci serví una cenetta squisita a cui io aggiunsi i dolci che avevo portati con me . La vecchia ritornò poi per sparecchiare ed io veramente avrei voluto coricarmi subito , ma era veramente ancora troppo di buon ' ora e Carla m ' indusse di starla a sentir cantare . Essa passò tutto il suo repertorio e fu quella certamente la parte migliore di quelle ore , perché l ' ansietà con cui aspettavo la mia amante , andava ad aumentare il piacere che sempre m ' aveva data la canzonetta di Carla . - Un pubblico ti coprirebbe di fiori e d ' applausi - le dichiarai ad un certo momento dimenticando che sarebbe stato impossibile di mettere tutto un pubblico nello stato d ' animo in cui mi trovavo io . Ci coricammo infine nello stesso letto in una stanzuccia piccola e del tutto disadorna . Pareva un corridoio stroncato da una parete . Non avevo ancora sonno e mi disperavo al pensiero che , se ne avessi avuto , non avrei potuto dormire con tanta poca aria a mia disposizione . Carla fu chiamata dalla voce timida di sua madre . Essa , per rispondere , andò all ' uscio e lo socchiuse . La sentii come con voce concitata domandava alla vecchia che cosa volesse . Timidamente l ' altra disse delle parole di cui non percepii il senso e allora Carla urlò prima di sbattere l ' uscio in faccia alla madre : - Lasciami in pace . T ' ho già detto che per questa notte dormo di qua ! Cosí appresi che Carla , tormentata di notte dalla paura , dormiva sempre nella sua antica stanza da letto con la madre , ove aveva un altro letto , mentre quello sul quale dovevamo dormire insieme restava vuoto . Era certamente per paura ch ' essa m ' aveva indotto di fare quella partaccia ad Augusta . Confessò con una maliziosa allegria cui non partecipai , che con me si sentiva piú sicura che con sua madre . Mi diede da pensare quel letto in prossimità di quella stanza da studio solitaria . Non l ' avevo mai visto prima . Ero geloso ! Poco dopo fui sprezzante anche per il contegno che Carla aveva avuto con quella sua povera madre . Era fatta un po ' differentemente di Augusta che aveva rinunziato alla mia compagnia pur di assistere i suoi genitori . Io sono specialmente sensibile a mancanze di riguardo verso i proprii genitori , io , che avevo sopportato con tanta rassegnazione le bizze del mio povero padre . Carla non poté accorgersi né della mia gelosia né del mio disprezzo . Soppressi le manifestazioni di gelosia ricordando come non avessi alcun diritto ad essere geloso visto che passavo buona parte delle mie giornate augurandomi che qualcuno mi portasse via la mia amante . Non v ' era neppure alcuno scopo di far vedere il mio disprezzo alla povera giovinetta ormai che già mi baloccavo di nuovo col desiderio di abbandonarla definitivamente , e quantunque il mio sdegno fosse ora ingrandito anche dalle ragioni che poco prima avrebbero provocata la mia gelosia . Quello che occorreva era di allontanarsi al piú presto da quella piccola stanzuccia non contenente di piú di un metro cubo di aria , per soprappiú caldissima . Non ricordo neppure bene il pretesto che addussi per allontanarmi subito . Affannosamente mi misi a vestirmi . Parlai di una chiave che avevo dimenticato di consegnare a mia moglie per cui essa , se le fosse occorso , non avrebbe potuto entrare in casa . Feci vedere la chiave che non era altra che quella che io avevo sempre in tasca , ma che fu presentata come la prova tangibile della verità delle mie asserzioni . Carla non tentò neppure di fermarmi ; si vestí e m ' accompagnò fin giú per farmi luce . Nell ' oscurità delle scale , mi parve ch ' essa mi squadrasse con un ' occhiata inquisitrice che mi turbò : cominciava essa a intendermi ? Non era tanto facile , visto ch ' io sapevo simulare troppo bene . Per ringraziarla perché mi lasciava andare , continuavo di tempo in tempo ad applicare la mie labbra sulle sue guancie e simulavo di essere pervaso tuttavia dallo stesso entusiasmo che m ' aveva condotto da lei . Non ebbi poi ad avere alcun dubbio della buona riuscita della mia simulazione . Poco prima , con un ' ispirazione d ' amore , Carla m ' aveva detto che il brutto nome di Zeno , che m ' era stato appioppato dai miei genitori , non era certamente quello che spettava alla mia persona . Essa avrebbe voluto ch ' io mi chiamassi Dario e lí , nell ' oscurità , si congedò da me appellandomi cosí . Poi s ' accorse che il tempo era minaccioso e m ' offerse di andar a prendere per me un ombrello . Ma io assolutamente non potevo sopportarla piú oltre , e corsi via tenendo sempre quella chiave in mano nella cui autenticità cominciavo a credere anch ' io . L ' oscurità profonda della notte veniva interrotta di tratto in tratto da bagliori abbacinanti . Il mugolio del tuono pareva lontanissimo . L ' aria era ancora tranquilla e soffocante quanto nella stessa stanzetta di Carla . Anche i radi goccioloni che cadevano erano tiepidi . In alto , evidente , c ' era la minaccia ed io mi misi a correre . Ebbi la ventura di trovare in Corsia Stadion un portone ancora aperto e illuminato in cui mi rifugiai proprio a tempo ! Subito dopo il nembo s ' abbatté sulla via . Lo scroscio di pioggia fu interrotto da una ventata furiosa che parve portasse con sé anche il tuono tutt ' ad un tratto vicinissimo . Trasalii ! Sarebbe stato un vero compromettermi se fossi stato ammazzato dal fulmine , a quell ' ora , in Corsia Stadion ! Meno male ch ' ero noto anche a mia moglie come un uomo dai gusti bizzarri che poteva correre fin là di notte e allora c ' è sempre la scusa a tutto . Dovetti rimanere in quel portone per piú di un ' ora . Pareva sempre che il tempo volesse mitigarsi , ma subito riprendeva il suo furore sempre in altra forma . Ora grandinava . Era venuto a tenermi compagnia il portinaio della casa e dovetti regalargli qualche soldo perché ritardasse la chiusura del portone . Poi entrò nel portone un signore vestito di bianco e grondante d ' acqua . Era vecchio , magro e secco . Non lo rividi mai piú , ma non so dimenticarlo per la luce del suo occhio nero e per l ' energia ch ' emanava da tutta la sua personcina . Bestemmiava per essere stato infradiciato a quel modo . A me è sempre piaciuto d ' intrattenermi con la gente che non conosco . Con loro mi sento sano e sicuro . È addirittura un riposo . Devo stare attento di non zoppicare , e sono salvo . Quando finalmente il tempo si mitigò , io mi recai subito non a casa mia , ma da mio suocero . Mi pareva in quel momento di dover correre subito all ' appello e vantarmi di esservi . Mio suocero s ' era addormentato e Augusta , ch ' era aiutata da una suora , poté venire da me . Essa disse che avevo fatto bene di venire e si gettò piangente fra le mie braccia . Aveva visto soffrire suo padre orrendamente . S ' accorse ch ' ero tutto bagnato . Mi fece adagiare in una poltrona e mi coperse con delle coperte . Poi per qualche tempo poté restarmi accanto . Io ero molto stanco e anche nel breve tempo in cui essa poté restare con me , lottai col sonno . Mi sentivo molto innocente perché intanto non l ' avevo tradita restando lontano dal domicilio coniugale per tutta una notte . Era tanto bella l ' innocenza che tentai di aumentarla . Incominciai a dire delle parole che somigliavano ad una confessione . Le dissi che mi sentivo debole e colpevole e , visto che a questo punto essa mi guardò domandando delle spiegazioni , subito ritirai la testa nel guscio e , gettandomi nella filosofia , le raccontai che il sentimento della colpa io l ' avevo ad ogni mio pensiero , ad ogni mio respiro . - Cosí pensano anche i religiosi , - disse Augusta ; - chissà che non sia per le colpe che ignoriamo che veniamo puniti cosí ! Diceva delle parole adatte ad accompagnare le sue lacrime che continuavano a scorrere . A me parve ch ' essa non avesse ben compresa la differenza che correva fra il mio pensiero e quello dei religiosi , ma non volli discutere e al suono monotono del vento che s ' era rinforzato , con la tranquillità che mi dava anche quel mio slancio alla confessione , m ' addormentai di un lungo sonno ristoratore . Quando venne la volta del maestro di canto , tutto fu regolato in poche ore . Io da tempo l ' avevo scelto , e , per dire il vero , m ' ero arrestato al suo nome , prima di tutto perché era il maestro piú a buon mercato di Trieste . Per non compromettermi , fu Carla stessa che andò a parlare con lui . Io non lo vidi mai , ma devo dire che oramai so molto di lui ed è una delle persone che piú stimo a questo mondo . Dev ' essere un semplicione sano ciò che è strano per un artista che viveva per la sua arte , come questo Vittorio Lali . Insomma un uomo invidiabile , perché geniale e anche sano . Intanto sentii subito che la voce di Carla s ' ammorbidí e divenne piú flessibile e piú sicura . Noi avevamo avuto paura che il maestro le avesse imposto uno sforzo come aveva fatto quello scelto dal Copler . Forse egli s ' adattò al desiderio di Carla , ma sta di fatto che restò sempre nel genere da lei prediletto . Solo molti mesi dopo essa s ' accorse di essersene lievemente allontanata , affinandosi . Non cantava piú le canzonette triestine e poi neppure le napoletane , ma era passata ad antiche canzoni italiane e a Mozart e Schubert . Ricordo specialmente una “ Ninna nanna ” attribuita al Mozart , e nei giorni in cui sento meglio la tristezza della vita e rimpiango l ' acerba fanciulla che fu mia e che io non amai , la “ Ninna nanna ” mi echeggia all ' orecchio come un rimprovero . Rivedo allora Carla travestita da madre che trae dal suo seno i suoni piú dolci per conquistare il sonno al suo bambino . Eppure essa , ch ' era stata un ' amante indimenticabile , non poteva essere una buona madre , dato ch ' era una cattiva figlia . Ma si vede che saper cantare da madre è una caratteristica che copre ogni altra . Da Carla seppi la storia del suo maestro . Egli aveva fatto qualche anno di studii al Conservatorio di Vienna ed era poi venuto a Trieste ove aveva avuto la fortuna di lavorare per il nostro maggiore compositore colpito da cecità . Scriveva le sue composizioni sotto dettatura , ma ne aveva anche la fiducia , che i ciechi devono concedere intera . Cosí ne conobbe i propositi , le convinzioni tanto mature e i sogni sempre giovanili . Presto egli ebbe nell ' anima tutta la musica , anche quella che occorreva a Carla . Mi fu descritto anche il suo aspetto ; giovine , biondo , piuttosto robusto , dal vestire negletto , una camicia molle non sempre di bucato , una cravatta che doveva essere stata nera , abbondante e sciolta , un cappello a cencio dalle falde spropositate . Di poche parole - a quanto mi diceva Carla e devo crederle perché pochi mesi appresso con lei si fece ciarliero ed essa me lo disse subito , - e tutt ' intento al compito che s ' era assunto . Ben presto la mia giornata subí delle complicazioni . Alla mattina portavo da Carla oltre che amore anche un ' amara gelosia , che diveniva molto meno amara nel corso della giornata . Mi pareva impossibile che quel giovinotto non approfittasse della buona , facile preda . Carla pareva stupita ch ' io potessi pensare una cosa simile , ma io lo ero altrettanto al vederla stupita . Non ricordava piú come le cose si erano svolte fra me e lei ? Un giorno arrivai a lei furibondo di gelosia ed essa spaventata si dichiarò subito pronta di congedare il maestro . Io non credo che il suo spavento fosse prodotto solo dalla paura di vedersi privata del mio appoggio , perché in quell ' epoca io ebbi da lei delle manifestazioni di affetto di cui non posso dubitare e che alle volte mi resero beato , mentre , quando mi trovavo in altro stato d ' animo , mi seccarono sembrandomi atti ostili ad Augusta ai quali , e per quanto mi costasse , ero obbligato d ' associarmi . La sua proposta m ' imbarazzò . Che mi trovassi nel momento dell ' amore o del pentimento , io non volevo accettare un suo sacrificio . Doveva pur esserci qualche comunicazione fra ' miei due stati d ' essere ed io non volevo diminuire la mia già scarsa libertà di passare dall ' uno all ' altro . Perciò non sapevo accettare una tale proposta che invece mi rese piú cauto cosí che anche quando ero esasperato dalla gelosia , seppi celarla . Il mio amore si fece piú iroso e finí che quando la desideravo e anche quando non la desideravo affatto , Carla mi sembrò un essere inferiore . Mi tradiva o di lei non m ' importava nulla . Quando non l ' odiavo non ricordavo che ci fosse . Io appartenevo all ' ambiente di salute e di onestà in cui regnava Augusta a cui ritornavo subito col corpo e l ' anima non appena Carla mi lasciava libero . Data l ' assoluta sincerità di Carla , io so esattamente per quanto lunghissimo tempo essa fu tutta mia , e la mia gelosia ricorrente di allora non può essere considerata che quale una manifestazione di un recondito senso di giustizia . Doveva pur toccarmi quello che meritavo . Prima s ' innamorò il maestro . Credo il primo sintomo del suo amore sia consistito in certe parole che Carla mi riferí con aria di trionfo ritenendo segnassero il primo suo grande successo artistico pel quale le competesse una mia lode . Egli le avrebbe detto che oramai s ' era tanto affezionato al suo compito di maestro che , se essa non avesse potuto pagarlo , egli avrebbe continuato ad impartirle gratuitamente le sue lezioni . Io le avrei dato uno schiaffo , ma venne poi il momento in cui potei pretendere di saper gioire di quel suo vero trionfo . Essa poi dimenticò il crampo che alla prima aveva colto tutta la mia faccia come di chi ficca i denti in un limone e accettò serena la lode tardiva . Egli le aveva raccontati tutti gli affari proprii che non erano molti : musica , miseria e famiglia . La sorella gli aveva dati dei grandi dispiaceri ed egli aveva saputo comunicare a Carla una grande antipatia per quella donna ch ' essa non conosceva . Quell ' antipatia mi parve molto compromettente . Cantavano ora insieme delle canzoni sue che mi parvero povera cosa tanto quando amavo Carla quanto allorché la sentivo come una catena . Può tuttavia essere che fossero buone ad onta che io poi non ne abbia piú sentito parlare . Egli diresse poi delle orchestre negli Stati Uniti e forse colà si cantano anche quelle canzoni . Ma un bel giorno essa mi raccontò ch ' egli le aveva chiesto di diventare sua moglie e ch ' essa aveva rifiutato . Allora io passai due quarti d ' ora veramente brutti : il primo quando mi sentii tanto invaso dall ' ira che avrei voluto aspettare il maestro per gettarlo fuori a furia di calci , ed il secondo quando non trovai il verso per conciliare la possibilità della continuazione della mia tresca , con quel matrimonio ch ' era in fondo una bella e morale cosa e una ben piú sicura semplificazione della mia posizione che non la carriera di Carla ch ' essa immaginava d ' iniziare in mia compagnia . Perché quel benedetto maestro s ' era scaldato a quel modo e tanto presto ? Oramai , in un anno di relazione , tutto s ' era attenuato fra me e Carla , anche il cipiglio mio quando l ' abbandonavo . I rimorsi miei erano oramai sopportabilissimi e quantunque Carla avesse ancora ragione di dirmi rude in amore , pareva ch ' essa ci si fosse abituata . Ciò doveva esserle riuscito anche facile , perché io non fui mai piú tanto brutale come nei primi giorni della nostra relazione e , sopportato quel primo eccesso , il resto dovette esserle sembrato in confronto mitissimo . Perciò anche quando di Carla non m ' importava piú tanto , mi fu sempre facile prevedere che il giorno appresso io non sarei stato contento di venir a cercare la mia amante e di non trovarla piú . Certo sarebbe stato bellissimo allora di saper ritornare ad Augusta senza il solito intermezzo con Carla ed in quel momento io me ne sentivo capacissimo ; ma prima avrei voluto provare . Il mio proposito in quel momento dev ' essere stato circa il seguente : “ Domani la pregherò di accettare la proposta del maestro , ma oggi gliel ' impedirò ” . E con grande sforzo continuai a comportarmi da amante . Adesso , dicendone , dopo di aver registrate tutte le fasi della mia avventura , potrebbe sembrare ch ' io facessi il tentativo di far sposare da altri la mia amante e di conservarla mia , ciò che sarebbe stata la politica di un uomo piú avveduto di me e piú equilibrato , sebbene altrettanto corrotto . Ma non è vero : essa doveva sposare il maestro , ma doveva decidervisi solo la dimane . È perciò che solo allora cessò quel mio stato ch ' io m ' ostino a qualificare d ' innocenza . Non era piú possibile adorare Carla per un breve periodo della giornata eppoi odiarla per ventiquattr ' ore continue , e levarsi ogni mattina ignorante come un neonato a rivivere la giornata , tanto simile alle precedenti , per sorprendersi delle avventure ch ' essa apportava e che avrei dovuto sapere a mente . Ciò non era piú possibile . Mi si prospettava l ' eventualità di perdere per sempre la mia amante se non avessi saputo domare il mio desiderio di liberarmene . Io subito lo domai ! Ed è cosí che quel giorno , quando di lei non m ' importò piú , feci a Carla una scena d ' amore che per la sua falsità e la sua furia somigliava a quella che , preso dal vino , avevo fatto ad Augusta quella notte in vettura . Solo che qui mancava il vino ed io finii col commovermi veramente al suono delle mie parole . Le dichiarai ch ' io l ' amavo , che non sapevo piú restare senza di lei e che d ' altronde mi pareva di esigere da lei il sacrificio della sua vita , visto che io non potevo offrirle niente che potesse eguagliare quanto le veniva offerto dal Lali . Fu proprio una nota nuova nella nostra relazione che pur aveva avuto tante ore di grande amore . Essa stava a sentire le mie parole beandovisi . Molto tardi si accinse a convincermi che non era il caso di affliggersi tanto perché il Lali s ' era innamorato . Essa non ci pensava affatto ! Io la ringraziai , sempre col medesimo fervore che ora però non arrivava piú a commovermi . Sentivo un certo peso allo stomaco : evidentemente ero piú compromesso che mai . Il mio apparente fervore invece che diminuire aumentò , solo per permettermi di dire qualche parola d ' ammirazione pel povero Lali . Io non volevo mica perderlo , io volevo salvarlo , ma per il giorno dopo . Quando si trattò di risolvere se tenere o congedare il maestro , andammo presto d ' accordo . Io non avrei poi voluto privarla oltre che del matrimonio anche della carriera . Anche lei confessò che al suo maestro ci teneva : ad ogni lezione aveva la prova della necessità della sua assistenza . M ' assicurò che potevo vivere tranquillo e fiducioso : essa amava me e nessun altro . Evidentemente il mio tradimento s ' era allargato ed esteso . M ' ero attaccato alla mia amante di una nuova affettuosità che legava di nuovi legami e invadeva un territorio finora riservato solo al mio affetto legittimo . Ma , ritornato a casa mia , anche quest ' affettuosità non esisteva piú e si riversava aumentata su Augusta . Per Carla non avevo altro che una profonda sfiducia . Chissà che cosa c ' era di vero in quella proposta di matrimonio ! Non mi sarei meravigliato se un bel giorno , senz ' aver sposato quell ' altro , Carla m ' avesse regalato un figlio dotato di un grande talento per la musica . E ricominciarono i ferrei propositi che m ' accompagnavano da Carla , per abbandonarmi quand ' ero con lei e per riprendermi quando non l ' avevo ancora lasciata . Tutta roba senza conseguenze di nessun genere . E non vi furono altre conseguenze da queste novità . L ' estate passò e si portò via mio suocero . Io ebbi poi un gran da fare nella nuova casa commerciale di Guido ove lavorai piú che in qualunque altro luogo , comprese le varie facoltà universitarie . Di questa mia attività dirò piú tardi . Passò anche l ' inverno eppoi sbocciarono nel mio giardinetto le prime foglie verdi e queste non mi videro mai tanto accasciato come quelle dell ' anno prima . Nacque mia figlia Antonia . Il maestro di Carla era sempre a nostra disposizione , ma Carla tuttavia non ne voleva sapere affatto ed io neppure , ancora . Vi furono invece delle gravi conseguenze nei miei rapporti con Carla per avvenimenti che veramente non si sarebbero creduti importanti . Passarono quasi inavvertiti e furono rilevati solo dalle conseguenze che lasciarono . Precisamente agli albori di quella primavera , io dovetti accettare di andar a passeggiare con Carla al Giardino Pubblico . Mi sembrava una grave compromissione , ma Carla desiderava tanto di camminare al braccio mio al sole , che finii col compiacerla . Non doveva mai esserci concesso di vivere neppure per brevi istanti da marito e moglie ed anche questo tentativo finí male . Per gustare meglio il nuovo improvviso tepore che veniva dal cielo nel quale sembrava il sole avesse riacquistato da poco l ' imperio , sedemmo su una banchina . Il giardino , nelle mattine dei giorni feriali , era deserto e a me sembrava , che non movendomi , il rischio di venir osservato fosse ancora diminuito . Invece , appoggiato con l ' ascella alla sua gruccia , a passi lenti , ma enormi , s ' avvicinò a noi Tullio , quello dai cinquantaquattro muscoli e , senza guardarci , s ' assise proprio accanto a noi . Poi levò la testa , il suo si scontrò nel mio sguardo e mi salutò : - Dopo tanto tempo ! Come stai ? Hai finalmente meno da fare ? S ' era messo a sedere proprio accanto a me e nella prima sorpresa io mi movevo in modo da impedirgli la vista di Carla . Ma lui , dopo di avermi stretta la mano , mi domandò : - La tua Signora ? S ' aspettava di venir presentato . Mi sottomisi : - La signorina Carla Gerco , un ' amica di mia moglie . Poi continuai a mentire e so da Tullio stesso che la seconda menzogna bastò a rivelargli tutto . Con un sorriso forzato , dissi : - Anche la signorina sedette a questo banco per caso accanto a me senza vedermi . Il mentitore dovrebbe tener presente che per essere creduto non bisogna dire che le menzogne necessarie . Col suo buon senso popolare , quando c ' incontrammo di nuovo , Tullio mi disse : - Spiegasti troppe cose ed io indovinai perciò che mentivi e che quella bella signorina era la tua amante . Io allora avevo già perduta Carla e con grande voluttà gli confermai ch ' egli aveva colto nel segno , ma gli raccontai con tristezza che oramai essa m ' aveva abbandonato . Non mi credette ed io gliene fui grato . Mi pareva che la sua incredulità fosse un buon auspicio . Carla fu colta da un malumore quale io non le avevo mai visto . Io so ora che da quel momento cominciò la sua ribellione . Subito non me ne avvidi perché per stare a sentire Tullio , che s ' era messo a raccontarmi della sua malattia e delle cure che intraprendeva , io le volgevo le spalle . Piú tardi appresi che una donna , quand ' anche si lasci trattare con meno gentilezza sempre salvo in certi istanti , non ammette di venir rinnegata in pubblico . Essa manifestò il suo sdegno piuttosto verso il povero zoppo che verso me e non gli rispose quand ' egli le indirizzò la parola . Neppure io stavo a sentire Tullio perché per il momento non arrivavo ad interessarmi delle sue cure . Lo guardavo nei suoi piccoli occhi per intendere che cosa egli pensasse di quell ' incontro . Sapevo ch ' egli ormai era pensionato e che avendo tutto il giorno libero poteva facilmente invadere con le sue chiacchiere tutto il piccolo ambiente sociale della nostra Trieste di allora . Poi , dopo una lunga meditazione , Carla si levò per lasciarci . Mormorò : - Arrivederci , - e si avviò . Io sapevo che l ' aveva con me e , sempre tenendo conto della presenza di Tullio , cercai di conquistare il tempo necessario per placarla . Le domandai il permesso di accompagnarla avendo da dirigermi dalla sua parte stessa . Quel suo saluto secco significava addirittura l ' abbandono e fu quella la prima volta in cui seriamente lo temetti . La dura minaccia mi toglieva il fiato . Ma Carla stessa ancora non sapeva dove s ' avviasse con quel suo passo deciso . Dava sfogo a una stizza del momento che fra poco l ' avrebbe lasciata . M ' attese e poi mi camminò accanto senza parole . Quando fummo a casa , fu presa da un impeto di pianto che non mi spaventò perché la indusse a rifugiarsi fra le mie braccia . Io le spiegai chi fosse Tullio e quanto danno sarebbe potuto venirmi dalla sua lingua . Vedendo che piangeva tuttavia , ma sempre fra le mie braccia , osai un tono piú risoluto : voleva dunque compromettermi ? Non avevamo sempre detto che avremmo fatto di tutto per risparmiare dei dolori a quella povera donna ch ' era tuttavia mia moglie e la madre di mia figlia ? Parve che Carla si ravvedesse , ma volle restare sola per calmarsi . Io corsi via contentone . Dev ' essere da quest ' avventura che le venne ad ogni istante il desiderio di apparire in pubblico quale mia moglie . Pareva che , non volendo sposare il maestro , intendesse costringermi di occupare una parte maggiore del posto che a lui rifiutava . Mi seccò per lungo tempo perché prendessi due sedie ad un teatro , che avremmo poi occupate venendo da parti diverse per trovarci seduti uno accanto all ' altro come per caso . Io con lei raggiunsi soltanto ma varie volte il Giardino Pubblico , quella pietra miliare dei miei trascorsi , cui ora arrivavo dall ' altra parte . Oltre , mai ! Perciò la mia amante finí col somigliarmi troppo . Senz ' alcuna ragione , ad ogni istante , se la prendeva con me in scoppi di collera improvvisi . Presto si ravvedeva , ma bastavano per rendermi tanto eppoi tanto buono e docile . Spesso la trovavo che si scioglieva in lacrime e non arrivavo mai ad ottenere da lei una spiegazione del suo dolore . Forse la colpa fu mia perché non insistetti abbastanza per averla . Quando la conobbi meglio , cioè quand ' essa mi abbandonò , non abbisognai di altre spiegazioni . Essa , stretta dal bisogno , s ' era gettata in quell ' avventura con me , che proprio non faceva per lei . Fra le mie braccia era divenuta donna e - amo supporlo - donna onesta . Naturalmente che ciò non va attribuito ad alcun merito mio , tanto piú che tutto mio fu il danno . Le capitò un nuovo capriccio che dapprima mi sorprese e subito dopo teneramente mi commosse : volle vedere mia moglie . Giurava che non le si sarebbe avvicinata e che si sarebbe comportata in modo da non essere scorta da lei . Le promisi che quando avessi saputo di un ' uscita di mia moglie ad un ' ora precisa , glel ' avrei fatto sapere . Essa doveva vedere mia moglie non vicino alla mia villa , luogo deserto ove il singolo è troppo osservato , ma in qualche via affollata della città . In quel torno di tempo mia suocera fu colpita da un malore agli occhi per cui dovette bendarseli per varii giorni . S ' annoiava mortalmente e , per indurla a tenere rigidamente la cura , le sue figliuole si dividevano la guardia presso di lei : mia moglie alla mattina , e Ada fino alle quattro precise del pomeriggio . Con risoluzione istantanea io dissi a Carla che mia moglie abbandonava la casa di mia suocera ogni giorno alle quattro precise . Neppure adesso so esattamente perché io abbia presentata Ada a Carla quale mia moglie . È certo che io , dopo la domanda di matrimonio fattale dal maestro , sentivo il bisogno di vincolare meglio la mia amante a me e può essere abbia creduto che quanto piú bella avesse trovata mia moglie , tanto piú avrebbe apprezzato l ' uomo che le sacrificava ( per modo di dire ) una donna simile . Augusta in quel tempo non era altro che una buona balia sanissima . Può avere influito sulla mia decisione anche la prudenza . Avevo certamente ragione di temere gli umori della mia amante e se essa si fosse lasciata trascinare a qualche atto inconsulto con Ada , ciò non avrebbe avuto importanza visto che questa m ' aveva già dato prova che mai avrebbe tentato di diffamarmi presso mia moglie . Se Carla m ' avesse compromesso con Ada , a questa avrei raccontato tutto e per dire il vero con una certa soddisfazione . Ma la mia politica ebbe un esito non prevedibile davvero . Indottovi da una certa ansietà , andai la mattina appresso da Carla piú di buon ' ora del solito . La trovai mutata del tutto dal giorno prima . Una grande serietà aveva invaso il nobile ovale della sua faccina . Volli baciarla , ma essa mi respinse eppoi si lasciò sfiorare dalle mie labbra le guancie , tanto per indurmi a starla ad ascoltare docilmente . Sedetti a lei di faccia dall ' altra parte del tavolo . Essa , senza troppo affrettarsi , prese un foglio di carta su cui fino al mio arrivo aveva scritto e lo ripose fra certa musica che giaceva sul tavolo . Io a quel foglio non feci attenzione e solo piú tardi appresi ch ' era una lettera ch ' essa scriveva al Lali . Eppure io ora so che persino in quel momento l ' animo di Carla era conteso da dubbi . Il suo occhio serio si posava su di me indagando ; poi lo rivolgeva alla luce della finestra per meglio isolarsi e studiare il proprio animo . Chissà ! Se avessi subito indovinato meglio quello che in lei si dibatteva , avrei potuto ancora conservarmi la mia deliziosa amante . Mi raccontò del suo incontro con Ada . L ' aveva attesa dinanzi alla casa di mia suocera e , quando la vide arrivare , subito la riconobbe . - Non c ' era il caso di sbagliare . Tu me l ' avevi descritta nei suoi tratti piú importanti . Oh ! Tu la conosci bene ! Tacque per un istante per dominare la commozione che le chiudeva la gola . Poi continuò : - Io non so quello che ci sia stato fra di voi , ma io non voglio mai piú tradire quella donna tanto bella e tanto triste ! E scrivo oggi al maestro di canto che sono pronta a sposarlo ! - Triste ! - gridai io sorpreso . - Tu t ' inganni , oppure in quel momento essa avrà sofferto per una scarpa troppo stretta . Ada triste ! Se rideva e sorrideva sempre ; anche quella stessa mattina in cui l ' avevo vista per un istante a casa mia . Ma Carla era meglio informata di me : - Una scarpa stretta ! Essa aveva il passo di una dea quando cammina sulle nubi ! Mi raccontò sempre piú commossa che aveva saputo farsi rivolgere una parola - oh ! dolcissima ! - da Ada . Questa aveva lasciato cadere il suo fazzoletto e Carla lo raccolse e glielo porse . La sua breve parola di ringraziamento commosse Carla fino alle lacrime . Ci fu poi dell ' altro ancora fra le due donne : Carla asseriva che Ada avesse anche notato ch ' essa piangeva e che si fosse divisa da lei con un ' occhiata accorata di solidarietà . Per Carla tutto era chiaro : mia moglie sapeva ch ' io la tradivo e ne soffriva ! Da ciò il proposito di non vedermi piú e di sposare il Lali . Non sapevo come difendermi ! M ' era facile di parlare con piena antipatia di Ada ma non di mia moglie , la sana balia che non s ' accorgeva affatto di quello che avveniva nell ' animo mio , tutt ' intenta com ' era al suo ministero . Domandai a Carla se essa non avesse notata la durezza dell ' occhio di Ada , e se non si fosse accorta che la sua voce era bassa e rude , priva di alcuna dolcezza . Per riavere subito l ' amore di Carla , io ben volentieri avrei attribuiti a mia moglie molti altri delitti , ma non si poteva perché , da un anno circa , io con la mia amante non facevo altro che portarla ai sette cieli . Mi salvai altrimenti . Fui preso io stesso da una grande emozione che mi spinse le lagrime agli occhi . Mi pareva di poter legittimamente commiserarmi . Senza volerlo , m ' ero gettato in un ginepraio in cui mi sentivo infelicissimo . Quella confusione fra Ada e Augusta era insopportabile . La verità era che mia moglie non era tanto bella e che Ada ( era di lei che Carla si prendeva di tanta compassione ) aveva avuti dei grandi torti verso di me . Perciò Carla era veramente ingiusta nel giudicarmi . Le mie lacrime resero Carla piú mite : - Dario caro ! Come mi fanno bene le tue lacrime ! Dev ' esserci stato qualche malinteso fra voi due e importa ora di chiarirlo . Io non voglio giudicarti troppo severamente , ma io non tradirò mai piú quella donna , né voglio essere io la causa delle sue lacrime . L ' ho giurato ! Ad onta del giuramento essa finí col tradirla per l ' ultima volta . Avrebbe voluto dividersi da me per sempre con un ultimo bacio , ma io quel bacio lo accordavo in un ' unica forma , altrimenti me ne sarei andato pieno di rancore . Perciò essa si rassegnò . Mormoravamo ambedue : - Per l ' ultima volta ! Fu un istante delizioso . Il proposito fatto a due aveva un ' efficacia che cancellava qualsiasi colpa . Eravamo innocenti e beati ! Il mio benevolo destino m ' aveva riservato un istante di felicità perfetta . Mi sentivo tanto felice che continuai la commedia fino al momento di dividerci . Non ci saremmo visti mai piú . Essa rifiutò la busta che portavo sempre nella mia tasca e non volle neppure un ricordo mio . Bisognava cancellare dalla nostra nuova vita ogni traccia dei trascorsi passati . Allora la baciai volentieri paternamente sulla fronte com ' essa aveva voluto prima . Poi , sulle scale , ebbi un ' esitazione perché la cosa si faceva un poco troppo seria mentre se avessi saputo ch ' essa la dimane sarebbe stata tuttavia a mia disposizione , il pensiero al futuro non mi sarebbe venuto cosí presto . Essa , dal suo pianerottolo , mi guardava scendere ed io , un po ' ridendo , le gridai : - A domani ! Essa si ritrasse sorpresa e quasi spaventata e si allontanò dicendo : - Mai piú ! Io mi sentii tuttavia sollevato di aver osato di dire la parola che poteva avviarmi ad un altro ultimo abbraccio quando l ' avrei desiderato . Privo di desiderii e privo d ' impegni , passai tutta una bella giornata con mia moglie eppoi nell ' ufficio di Guido . Devo dire che la mancanza d ' impegni m ' avvicinava a mia moglie e a mia figlia . Ero per loro qualche cosa piú del solito : non solo gentile , ma un vero padre che dispone e comanda serenamente , tutta la mente rivolta alla sua casa . Andando a letto mi dissi in forma di proponimento : - Tutte le giornate dovrebbero somigliare a questa . Prima di addormentarsi , Augusta sentí il bisogno di confidarmi un grande segreto : essa lo aveva saputo dalla madre quel giorno stesso . Alcuni giorni prima Ada aveva sorpreso Guido mentre abbracciava una loro domestica . Ada aveva voluto fare la superba , ma poi la fantesca s ' era fatta insolente e Ada l ' aveva messa alla porta . Il giorno prima erano stati ansiosi di sentire come Guido avrebbe presa la cosa . Se si fosse lagnato , Ada avrebbe domandata la separazione . Ma Guido aveva riso e protestato che Ada non aveva visto bene ; però non aveva niente in contrario che , anche innocente , quella donna , per cui diceva di sentire una sincera antipatia , fosse stata allontanata di casa . Pareva che ora le cose si fossero appianate . A me importava di sapere se Ada avesse avute le traveggole quando aveva sorpreso il marito in quella posizione . C ' era ancora la possibilità di un dubbio ? Perché bisognava ricordare che quando due s ' abbracciano , hanno tutt ' altra posizione che quando l ' una netta le scarpe dell ' altro . Ero di ottimo umore . Sentivo persino il bisogno di dimostrarmi giusto e sereno nel giudicare Guido . Ada era certamente di carattere geloso e poteva avvenire ch ' essa avesse viste diminuite le distanze e spostate le persone . Con voce accorata Augusta mi disse ch ' essa era sicura che Ada aveva visto bene e che ora per troppo affetto giudicava male . Aggiunse : - Essa avrebbe fatto ben meglio di sposare te ! Io , che mi sentivo sempre piú innocente , le regalai la frase : - Sta a vedere se io avrei fatto un miglior affare sposando lei invece di te ! Poi , prima d ' addormentarmi , mormorai : - Una bella canaglia ! Insudiciare cosí la propria casa ! Ero abbastanza sincero di rimproverargli esattamente quella parte della sua azione ch ' io non avevo da rimproverare a me stesso . La mattina appresso io mi levai col desiderio vivo che almeno quella prima giornata avesse a somigliare esattamente a quella precedente . Era probabile che i proponimenti deliziosi del giorno prima non avrebbero impegnata Carla piú di me , ed io me ne sentivo del tutto libero . Erano stati troppo belli per essere impegnativi . Certo l ' ansia di sapere quello che ne pensasse Carla mi faceva correre . Il mio desiderio sarebbe stato di trovarla pronta per un altro proponimento . La vita sarebbe corsa via , ricca bensí di godimenti , ma anche piú di sforzi per migliorarsi , ed ogni mio giorno sarebbe stato dedicato in gran parte al bene ed in piccolissima al rimorso . L ' ansia c ' era , perché in tutto quell ' anno per me tanto ricco di propositi , Carla non ne aveva avuto che uno : dimostrare di volermi bene . L ' aveva mantenuto e c ' era una certa difficoltà d ' inferirne se ora le sarebbe stato facile di tenere il nuovo proposito che rompeva il vecchio . Carla non c ' era a casa . Fu una grande disillusione e mi morsi le dita dal dispiacere . La vecchia mi fece entrare in cucina . Mi raccontò che Carla sarebbe ritornata prima di sera . Le aveva detto che avrebbe mangiato fuori e perciò su quel focolare non c ' era neppure quel piccolo fuoco che vi ardeva di solito : - Lei non lo sapeva ? - mi domandò la vecchia facendo gli occhi grandi per la sorpresa . Pensieroso e distratto , mormorai : - Ieri lo sapevo . Non ero però sicuro che la comunicazione di Carla valesse proprio per oggi . Me ne andai dopo di aver salutato gentilmente . Digrignavo i denti , ma di nascosto . Ci voleva del tempo per darmi il coraggio di arrabbiarmi pubblicamente . Entrai nel Giardino Pubblico e vi passeggiai per una mezz ' ora per prendermi il tempo d ' intendere meglio le cose . Erano tanto chiare che non ci capivo piú niente . Tutt ' ad un tratto , senz ' alcuna pietà , venivo costretto di tenere un proposito simile . Stavo male , realmente male . Zoppicavo e lottavo anche con una specie di affanno . Io ne ho di quegli affanni : respiro benissimo , ma conto i singoli respiri , perché devo farli uno dopo l ' altro di proposito . Ho la sensazione che se non stessi attento , morrei soffocato . A quell ' ora avrei dovuto andare al mio ufficio o meglio a quello di Guido . Ma non era possibile di allontanarmi cosí da quel posto . Che cosa avrei fatto poi ? Ben dissimile era questa dalla giornata precedente ! Almeno avessi conosciuto l ' indirizzo di quel maledetto maestro che a forza di cantare a mie spese m ' aveva portata via la mia amante . Finii col ritornare dalla vecchia . Avrei trovata una parola da mandare a Carla per indurla a rivedermi . Già il piú difficile era di averla al piú presto a tiro . Il resto non avrebbe offerto delle grandi difficoltà . Trovai la vecchia seduta accanto ad una finestra della cucina intenta a rammendare una calza . Essa si levò gli occhiali e , quasi timorosa , mi mandò uno sguardo interrogatore . Io esitai ! Poi le domandai : - Lei sa che Carla ha deciso di sposare il Lali ? A me pareva di raccontare tale nuova a me stesso . Carla me l ' aveva detta ben due volte , ma io il giorno prima vi avevo fatta poca attenzione . Quelle parole di Carla avevano colpito l ' orecchio e ben chiaramente perché ve le avevo ritrovate , ma erano scivolate via senza penetrare oltre . Adesso appena arrivavano ai visceri che si contorcevano dal dolore . La vecchia mi guardò anch ' essa esitante . Certamente aveva paura di commettere delle indiscrezioni che avrebbero potuto esserle rimproverate . Poi scoppiò , tutta gioia evidente : - Glielo ha detto Carla ? Allora dovrebbe essere cosí ! Io credo che farebbe bene ! Che cosa gliene sembra a lei ? Ora rideva di gusto , la maledetta vecchia , che io avevo sempre creduto informata dei miei rapporti con Carla . L ' avrei picchiata volentieri , ma poi mi limitai a dire che prima avrei atteso che il maestro si facesse una posizione . A me , insomma , pareva che la cosa fosse precipitata . Nella sua gioia la signora divenne per la prima volta loquace con me . Non era del mio parere . Quando ci si sposava da giovani , si doveva fare la carriera dopo di essersi sposati . Perché occorreva farla prima ? Carla aveva cosí pochi bisogni . La sua voce , ora , sarebbe costata meno , visto che nel marito avrebbe avuto il maestro . Queste parole che potevano significare un rimprovero alla mia avarizia , mi diedero un ' idea che mi parve magnifica e che per il momento mi sollevò . Nel plico che portavo sempre nella mia tasca di petto , doveva esserci oramai un bell ' importo . Lo trassi di tasca , lo chiusi e lo consegnai alla vecchia perché lo desse a Carla . Avevo forse anche il desiderio di pagare finalmente in modo decoroso la mia amante , ma il desiderio piú forte era di rivederla e riaverla . Carla m ' avrebbe rivisto tanto nel caso in cui avesse voluto restituirmi il denaro quanto in quello in cui le fosse stato comodo di tenerlo , perché allora avrebbe sentito il bisogno di ringraziarmi . Respirai : tutto non era ancora finito per sempre ! Dissi alla vecchia che la busta conteneva poco denaro residuo di quello consegnatomi per loro dagli amici del povero Copler . Poi , molto rasserenato , mandai a dire a Carla che io restavo il suo buon amico per tutta la vita e che , se essa avesse avuto bisogno di un appoggio , avrebbe potuto rivolgersi liberamente a me . Cosí potei mandarle il mio indirizzo ch ' era quello dell ' ufficio di Guido . Partii con un passo molto piú elastico di quello che m ' aveva condotto colà . Ma quel giorno ebbi un violento litigio con Augusta . Si trattava di cosa da poco . Io dicevo che la minestra era troppo salata ed essa pretendeva di no . Ebbi un accesso folle d ' ira perché mi sembrava ch ' essa mi deridesse e trassi a me con violenza la tovaglia cosí che tutte le stoviglie dalla tavola volarono a terra . La piccina ch ' era in braccio della bambinaia si mise a strillare , ciò che mi mortificò grandemente perché la piccola bocca sembrava mi rimproverasse . Augusta impallidí come sapeva impallidire lei , prese la fanciulla in braccio e uscí . A me parve che anche il suo fosse un eccesso : mi avrebbe ora lasciato mangiare solo come un cane ? Ma subito essa , senza la bambina , rientrò , riapparecchiò la tavola , sedette dinanzi al proprio piatto nel quale mosse il cucchiaio come se avesse voluto accingersi a mangiare . Io , fra me e me , bestemmiavo , ma già sapevo d ' essere stato un giocattolo in mano di forze sregolate della natura . La natura che non trovava difficoltà nell ' accumularle , ne trovava ancor meno nello scatenarle . Le mie bestemmie andavano ora contro Carla che fingeva di agire solo a vantaggio di mia moglie . Ecco come me l ' aveva conciata ! Augusta , per un sistema cui rimase fedele fino ad oggi , quando mi vede in quelle condizioni , non protesta , non piange , non discute . Quand ' io mitemente mi misi a domandarle scusa , essa volle spiegare una cosa : non aveva riso , aveva soltanto sorriso nello stesso modo che m ' era piaciuto tante volte e che tante volte avevo vantato . Mi vergognai profondamente . Supplicai che la bambina fosse portata subito con noi e quando l ' ebbi fra le mie braccia , lungamente giuocai con lei . Poi la feci sedere sulla mia testa e sotto la sua vesticciuola che mi copriva la faccia , asciugai i miei occhi che s ' erano bagnati delle lacrime che Augusta non aveva sparse . Giuocavo con la bambina , sapendo che cosí , senz ' abbassarmi a fare delle scuse , mi riavvicinavo ad Augusta e infatti le sue guancie avevano già riacquistato il loro colore consueto . Poi anche quella giornata finí molto bene e il pomeriggio somigliò a quello precedente . Era proprio la stessa cosa come se alla mattina avessi trovata Carla al solito posto . Non m ' era mancato lo sfogo . Avevo ripetutamente domandato scusa perché dovevo indurre Augusta di ritornare al suo sorriso materno quando dicevo o facevo delle bizzarrie . Guai se avesse dovuto forzarsi ad avere in mia presenza un dato contegno o se avesse dovuto sopprimere anche uno dei soliti suoi sorrisi affettuosi che mi parevano il giudizio piú completo e benevolo che si potesse dare su me . Alla sera riparlammo di Guido . Pareva che la sua pace con Ada fosse completa . Augusta si meravigliava della bontà di sua sorella . Questa volta però toccava a me di sorridere perché era evidente ch ' ella non ricordava la propria bontà che era enorme . Le domandai : - E se io insudiciassi la nostra casa , non mi perdoneresti ? - Ella esitò : - Noi abbiamo la nostra bambina , - esclamò - mentre Ada non ha dei figliuoli che la leghino a quell ' uomo . Ella non amava Guido ; penso talvolta che gli tenesse rancore perché m ' aveva fatto soffrire . Pochi mesi dopo , Ada regalò a Guido due gemelli e Guido non comprese mai perché gli facessi delle congratulazioni tanto calorose . Ecco che avendo dei figlioli , anche secondo il giudizio di Augusta , le serve di casa potevano essere sue senza pericolo per lui . Alla mattina seguente , però , quando in ufficio trovai sul mio tavolo una busta al mio indirizzo scritto da Carla , respirai . Ecco che niente era finito e che si poteva continuare a vivere munito di tutti gli elementi necessarii . In brevi parole Carla mi dava un appuntamento per le undici della mattina al Giardino Pubblico , all ' ingresso posto di faccia alla sua casa . Ci saremmo trovati non nella sua stanza , ma tuttavia in un posto vicinissimo alla stessa . Non seppi aspettare e arrivai all ' appuntamento un quarto d ' ora prima . Se Carla non fosse stata al posto indicato , io mi sarei recato dritto dritto a casa sua , ciò che sarebbe stato ben piú comodo . Anche quella era una giornata pregna della nuova primavera dolce e luminosa . Quando abbandonai la rumorosa Corsia Stadion ed entrai nel giardino , mi trovai nel silenzio della campagna che non si può dire interrotto dal lieve , continuo stormire delle piante lambite dalla brezza . Con passo celere m ' avviavo ad uscire dal giardino quando Carla mi venne incontro . Aveva in mano la mia busta e mi si avvicinava senza un sorriso di saluto , anzi con una rigida decisione sulla faccina pallida . Portava un semplice vestito di tela dal tessuto grosso traversato da striscie azzurre , che le stava molto bene . Pareva anch ' essa una parte del giardino . Piú tardi , nei momenti in cui piú la odiai , le attribuii l ' intenzione di essersi vestita cosí per rendersi piú desiderabile nel momento stesso in cui mi si rifiutava . Era invece il primo giorno di primavera che la vestiva . Bisogna anche ricordare che nel mio lungo ma brusco amore , l ' adornamento della mia donna aveva avuto piccolissima parte . Io ero sempre andato direttamente a quella sua stanza da studio , e le donne modeste sono proprio molto semplici quando restano in casa . Essa mi porse la mano ch ' io strinsi dicendole : - Ti ringrazio di essere venuta ! Come sarebbe stato piú decoroso per me se durante tutto quel colloquio io fossi rimasto cosí mite ! Carla pareva commossa e , quando parlava , una specie di convulso le faceva tremare le labbra . Talvolta anche nel cantare quel movimento delle labbra le impediva la nota . Mi disse : - Vorrei compiacerti e accettare da te questo denaro , ma non posso , assolutamente non posso . Te ne prego , riprendilo . Vedendola vicina alle lacrime , subito la compiacqui prendendo la busta che mi ritrovai poi in mano , lungo tempo dopo di aver abbandonato quel luogo . - Veramente non ne vuoi piú sapere di me ? Feci questa domanda non pensando ch ' essa vi aveva risposto il giorno prima . Ma era possibile che , desiderabile come la vedevo , essa si contendesse a me ? - Zeno ! - rispose la fanciulla con qualche dolcezza , - non avevamo noi promesso che non ci saremmo rivisti mai piú ? In seguito a quella nostra promessa ho assunti degl ' impegni che somigliano a quelli che tu avevi già prima di conoscermi . Sono altrettanto sacri dei tuoi . Io spero che a quest ' ora tua moglie si sarà accorta che sei tutto suo . Nel suo pensiero continuava dunque ad avere importanza la bellezza di Ada . Se io fossi stato sicuro che il suo abbandono era causato da lei , avrei avuto il modo di correre al riparo . Le avrei fatto sapere che Ada non era mia moglie e le avrei fatto vedere Augusta col suo occhio sbilenco e la sua figura di balia sana . Ma non erano oramai piú importanti gl ' impegni presi da lei ? Bisognava discutere quelli . Cercai di parlare calmo mentre anche a me le labbra tremavano , ma dal desiderio . Le raccontai che ancora ella non sapeva quanto mia essa fosse e come non avesse piú il diritto di disporre di sé . Nella mia testa si moveva la prova scientifica di quanto volevo dire , cioè quel celebre esperimento di Darwin su una cavalla araba , ma , grazie al Cielo , sono quasi sicuro di non averne parlato . Devo però aver parlato di bestie e della loro fedeltà fisica , in un balbettio senza senso . Abbandonai poi gli argomenti piú difficili che non erano accessibili né a lei né a me in quel momento e dissi : - Quali impegni puoi avere presi ? E quale importanza possono avere in confronto a un affetto come quello che ci legò per piú di un anno ? L ' afferrai rudemente per la mano sentendo il bisogno di un atto energico , non trovando nessuna parola che sapesse supplirvi . Essa si levò con tanta energia dalla mia stretta come se fosse stata la prima volta ch ' io mi fossi permessa una cosa simile . - Mai - disse con l ' atteggiamento di chi giura - ho preso un impegno piú sacro ! L ' ho preso con un uomo che a sua volta ne assunse uno identico verso di me . Non v ' era dubbio ! Il sangue che le colorí improvvisamente le guancie vi era spinto dal rancore per l ' uomo che verso di lei non aveva assunto alcun impegno . E si spiegò anche meglio : - Ieri abbiamo camminato per le strade , uno a braccio dell ' altra in compagnia di sua madre . Era evidente che la mia donna correva via , sempre piú lontano da me . Io le corsi dietro follemente , con certi salti simili a quelli di un cane cui venga conteso un saporito pezzo di carne . Ripresi la sua mano con violenza : - Ebbene , - proposi - camminiamo cosí , tenendoci per mano , traverso tutta la città . In questa posizione insolita , per farci meglio osservare , passiamo la Corsia Stadion eppoi i volti di Chiozza e giú giú traverso il Corso fino a Sant ' Andrea per ritornare alla camera nostra per tutt ' altra parte , perché tutta la città ci veda . Ecco che per la prima volta rinunziavo ad Augusta ! E mi parve una liberazione perché era dessa che voleva togliermi Carla . Essa si tolse di nuovo alla mia stretta e disse seccamente : - Sarebbe circa la stessa via che abbiamo fatta noi ieri ! Saltai ancora : - Ed egli sa , sa tutto ? Sa che anche ieri fosti mia ? - Sí - essa disse con orgoglio . - Egli sa tutto , tutto . Mi sentivo perduto e nella mia rabbia , simile al cane che , quando non può piú raggiungere il boccone desiderato , addenta le vesti di chi glielo contende , dissi : - Questo tuo sposo ha uno stomaco eccellente . Oggi digerisce me e domani potrà digerire tutto ciò che vorrai . Non sentivo l ' esatto suono delle mie parole . Sapevo di gridare dal dolore . Essa ebbe invece un ' espressione d ' indignazione di cui non avrei creduto capace il suo occhio bruno e mite di gazzella : - A me lo dici ? E perché non hai il coraggio di dirlo a lui ? Mi volse le spalle e con passo celere s ' avviò verso l ' uscita . Io già avevo rimorso delle parole dette , offuscato però dalla grande sorpresa che oramai mi fosse interdetto di trattare Carla con meno dolcezza . Quella mi teneva inchiodato al posto . La piccola figurina azzurra e bianca , con un passo breve e celere , raggiungeva già l ' uscita , quando mi decisi di correrle dietro . Non sapevo quello che le avrei detto , ma era impossibile che ci si separasse cosí . La fermai al portone di casa sua e le dissi solo sinceramente il grande dolore di quel momento : - Ci separeremo proprio cosí , dopo tanto amore ? Essa procedette oltre senza rispondermi ed io la seguii anche sulle scale . Poi mi guardò con quel suo occhio nemico : - Se lei vuol vedere il mio sposo , venga con me . Non lo sente ? È lui che suona il piano . Sentii appena allora le note sincopate del “ Saluto ” dello Schubert ridotto dal Liszt . Quantunque dalla mia infanzia io non abbia maneggiata né una sciabola né un bastone , io non sono un uomo pauroso . Il grande desiderio che m ' aveva commosso fino ad allora , era improvvisamente sparito . Del maschio non restava in me che la combattività . Avevo domandato imperiosamente una cosa che non mi competeva . Per diminuire il mio errore adesso bisognava battersi , perché altrimenti il ricordo di quella donna che minacciava di farmi punire dal suo sposo , sarebbe stato atroce . - Ebbene ! - le dissi . - Se lo permetti vengo con te . Mi batteva il cuore non per paura , ma per il timore di non comportarmi bene . Continuai a salire accanto a lei . Ma improvvisamente essa si fermò , s ' appoggiò al muro e si mise a piangere senza parole . Lassú continuavano ad echeggiare le note del “ Saluto ” su quel pianoforte che io avevo pagato . Il pianto di Carla rese quel suono molto commovente . - Io farò quello che vuoi ! Vuoi che me ne vada ? - domandai . - Sí , - disse essa appena capace di articolare quella breve parola . - Addio ! - le dissi . - Giacché lo vuoi , addio per sempre ! Scesi lentamente le scale , fischiettando anch ' io il “ Saluto ” di Schubert . Non so se sia stata un ' illusione , ma a me parve ch ' essa mi chiamasse : - Zeno ! In quel momento essa avrebbe potuto chiamarmi anche con quello strano nome di Dario ch ' essa sentiva quale un vezzeggiativo e non mi sarei fermato . Avevo un grande desiderio di andarmene e ritornavo anche una volta , puro , ad Augusta . Anche il cane cui a forza di pedate si impedisce l ' approccio alla femmina , corre via purissimo , per il momento . Quando il giorno dopo fui ridotto nuovamente allo stato in cui m ' ero trovato al momento d ' avviarmi al Giardino Pubblico , mi parve semplicemente di essere stato un vigliacco : essa m ' aveva chiamato sebbene non col nome dell ' amore , ed io non avevo risposto ! Fu il primo giorno di dolore cui seguirono molti altri di desolazione amara . Non comprendendo piú perché mi fossi allontanato cosí , mi attribuivo la colpa di aver avuto paura di quell ' uomo o paura dello scandalo . Avrei ora nuovamente accettata qualunque compromissione , come quando avevo proposto a Carla quella lunga passeggiata traverso alla città . Avevo perduto un momento favorevole e sapevo benissimo che certe donne ne hanno per una volta sola . A me sarebbe bastata quella sola volta . Decisi subito di scrivere a Carla . Non m ' era possibile di lasciar trascorrere neppure un solo giorno di piú senza fare un tentativo per riavvicinarmi a lei . Scrissi e riscrissi quella lettera per mettere in quelle poche parole tutto l ' accorgimento di cui ero capace . La riscrissi tante volte anche perché lo scriverla era un grande conforto per me ; era lo sfogo di cui abbisognavo . Le domandavo perdono per l ' ira che le avevo dimostrata , asserendo che il grande mio amore abbisognava di tempo per calmarsi . Aggiungevo : “ Ogni giorno che passa m ' apporta un altro briciolo di calma ” e scrissi questa frase tante volte sempre digrignando i denti . Poi le dicevo che non sapevo perdonarmi le parole che le avevo dirette e sentivo il bisogno di domandarle scusa . Io non potevo , purtroppo , offrirle quello che il Lali le offriva e di cui ella era tanto degna . Io mi figuravo che la lettera avrebbe avuto un grande effetto . Giacché il Lali sapeva tutto , Carla gliel ' avrebbe fatta vedere e per il Lali avrebbe potuto esser vantaggioso di avere un amico della mia qualità . Sognai persino che ci si sarebbe potuti avviare a una dolce vita a tre , perché il mio amore era tale che per il momento io avrei vista raddolcita la mia sorte se mi fosse stato permesso di fare anche solo la corte a Carla . Il terzo giorno ricevetti da lei un breve biglietto . Non vi venivo invocato affatto né come Zeno né come Dario . Mi diceva soltanto : “ Grazie ! Sia anche lei felice con la consorte Sua , tanto degna di ogni bene ! ” . Parlava di Ada , naturalmente . Il momento favorevole non aveva continuato e dalle donne non continua mai se non lo si ferma prendendole per le treccie . Il mio desiderio si condensò in una bile furiosa . Non contro Augusta ! L ' animo mio era tanto pieno di Carla che ne avevo rimorso e mi costringevo con Augusta ad un sorriso ebete , stereotipato , che a lei pareva autentico . Ma dovevo fare qualche cosa . Non potevo mica aspettare e soffrire cosí ogni giorno ! Non volevo piú scriverle . La carta scritta per le donne ha troppo poca importanza . Bisognava trovare di meglio . Senza un proposito esatto , m ' avviai di corsa al Giardino Pubblico . Poi , molto piú lentamente , alla casa di Carla e , giunto a quel pianerottolo , bussai alla porta della cucina . Se ve n ' era la possibilità , avrei evitato di vedere il Lali , ma non mi sarebbe dispiaciuto d ' imbattermi in lui . Sarebbe stata la crisi di cui sentivo di aver bisogno . La vecchia signora , come al solito , era al focolare su cui ardevano due grandi fuochi . Fu stupita al vedermi , ma poi rise da quella buona innocente ch ' essa era . Mi disse : - Mi fa piacere di vederla ! Era tanto abituata lei di vederci ogni giorno , che si capisce non le riesca di evitarci del tutto . Mi fu facile di farla ciarlare . Mi raccontò che gli amori di Carla con Vittorio erano grandi . Quel giorno lui e la madre venivano a desinare da loro . Aggiunse ridendo : - Presto egli finirà con l ' indurla ad accompagnarlo persino alle tante lezioni di canto cui egli è obbligato ogni giorno . Non sanno restar divisi neppure per brevi istanti . Sorrideva di quella felicità , maternamente . Mi raccontò che di lí a poche settimane si sarebbero sposati . Avevo un cattivo sapore in bocca , e quasi mi sarei avviato alla porta per andarmene . Poi mi trattenni sperando che la ciarla della vecchia avrebbe potuto suggerirmi qualche buona idea o darmi qualche speranza . L ' ultimo errore , ch ' io avevo commesso con Carla , era stato proprio di correre via prima di avere studiato tutte le possibilità che potevano essermi offerte . Per un istante credetti anche di avere la mia idea . Domandai alla vecchia se proprio avesse deciso di fare da serva alla figlia fino alla propria morte . Le dissi ch ' io sapevo che Carla non era molto dolce con lei . Essa continuò a lavorare assiduamente accanto al focolare , ma stava a sentirmi . Fu di un candore ch ' io non meritavo . Si lagnò di Carla che perdeva la pazienza per cose da niente . Si scusava : - Certamente io divento ogni giorno piú vecchia e dimentico tutto . Non ne ho colpa ! Ma sperava che adesso le cose sarebbero andate meglio . I malumori di Carla sarebbero diminuiti , ora ch ' era felice . Eppoi Vittorio , da bel principio , s ' era messo a dimostrarle un grande rispetto . Infine , sempre intenta a foggiare certe forme con un intruglio di pasta e di frutta , aggiunse : - È mio dovere di restare con mia figlia . Non si può fare altrimenti . Con una certa ansia tentai di convincerla . Le dissi che poteva benissimo liberarsi da tanta schiavitú . Non c ' ero io ? Avrei continuato a passarle il mensile che fino ad allora avevo concesso a Carla . Io volevo oramai mantenere qualcuno ! Volevo tenere con me la vecchia che mi pareva parte della figlia . La vecchia mi manifestò la sua riconoscenza . Ammirava la mia bontà , ma si mise a ridere all ' idea che le si potesse proporre di lasciare la figlia . Era una cosa che non si poteva pensare . Ecco una dura parola che andò a battere contro la mia fronte che si curvò ! Ritornavo a quella grande solitudine dove non c ' era Carla e neppure visibile una via che conducesse a lei . Ricordo che feci un ultimo sforzo per illudermi che quella via potesse rimanere almeno segnata . Dissi alla vecchia , prima di andarmene , che poteva avvenire che di lí a qualche tempo essa fosse di altro umore . La pregavo allora di voler ricordarsi di me . Uscendo da quella casa ero pieno di sdegno e di rancore , proprio come se fossi stato maltrattato quando m ' accingevo ad una buona azione . Quella vecchia m ' aveva proprio offeso con quel suo scoppio di riso . Lo sentivo risonare ancora nelle orecchie e significava non mica solo l ' irrisione alla mia ultima proposta . Non volli andare da Augusta in quello stato . Prevedevo il mio destino . Se fossi andato da lei , avrei finito col maltrattarla ed essa si sarebbe vendicata con quel suo grande pallore che mi faceva tanto male . Preferii di camminare le vie con un passo ritmico che avrebbe potuto avviare ad un poco d ' ordine il mio animo . E infatti l ' ordine venne ! Cessai di lagnarmi del mio destino e vidi me stesso come se una grande luce m ' avesse proiettato intero sul selciato che guardavo . Io non domandavo Carla , io volevo il suo abbraccio e preferibilmente il suo ultimo abbraccio . Una cosa ridicola ! Mi ficcai i denti nelle labbra per gettare il dolore , cioè un poco di serietà , sulla mia ridicola immagine . Sapevo tutto di me stesso ed era imperdonabile che soffrissi tanto perché mi veniva offerta una opportunità unica di svezzamento . Carla non c ' era piú proprio come tante volte l ' avevo desiderato . Con tale chiarezza nell ' animo , quando poco dopo , in una via eccentrica della città , cui ero pervenuto senz ' alcun proposito , una donna imbellettata mi fece un cenno , io corsi senz ' esitazione a lei . Arrivai ben tardi a colazione , ma fui tanto dolce con Augusta ch ' essa fu subito lieta . Non fui però capace di baciare la bimba mia e per varie ore non seppi neppure mangiare . Mi sentivo ben sudicio ! Non finsi alcuna malattia come avevo fatto altre volte per celare e attenuare il delitto e il rimorso . Non mi pareva di poter trovare conforto in un proposito per l ' avvenire , e per la prima volta non ne feci affatto . Occorsero molte ore per ritornare al ritmo solito che mi traeva dal fosco presente al luminoso avvenire . Augusta s ' accorse che c ' era qualche cosa di nuovo in me . Ne rise : - Con te non ci si può mai annoiare . Sei ogni giorno un uomo nuovo . Sí ! Quella donna del sobborgo non somigliava a nessun ' altra e io l ' avevo in me . Passai anche il pomeriggio e la sera con Augusta . Essa era occupatissima ed io le stavo accanto inerte . Mi pareva di essere trasportato cosí , inerte , da una corrente , una corrente di acqua limpida : la vita onesta della mia casa . M ' abbandonavo a quella corrente che mi trasportava ma non mi nettava . Tutt ' altro ! Rilevava la mia sozzura . Naturalmente nella lunga notte che seguí arrivai al proposito . Il primo fu il piú ferreo . Mi sarei procurata un ' arma per abbattermi subito quando mi fossi sorpreso avviato a quella parte della città . Mi fece bene quel proposito e mi mitigò . Non gemetti mai nel mio letto ed anzi simulai il respiro regolare del dormente . Cosí ritornai all ' antica idea di purificarmi con una confessione a mia moglie , proprio come quand ' ero stato in procinto di tradirla con Carla . Ma era oramai una confessione ben difficile e non per la gravità del misfatto , ma per la complicazione da cui era risultato . Di fronte a un giudice quale era mia moglie , avrei pur dovuto accampare le circostanze attenuanti e queste sarebbero risultate solo se avessi potuto dire della violenza impensata con cui era stata spezzata la mia relazione con Carla . Ma allora sarebbe occorso di confessare anche quel tradimento oramai antico . Era piú puro di questo , ma ( chissà ? ) per una moglie piú offensivo . A forza di studiarmi arrivai a dei propositi sempre piú ragionevoli . Pensai di evitare il ripetersi di un trascorso simile affrettandomi ad organizzare un ' altra relazione quale quella che avevo perduta e di cui si vedeva avevo bisogno . Ma anche la donna nuova mi spaventava . Mille pericoli avrebbero insidiato me e la mia famigliuola . A questo mondo un ' altra Carla non c ' era , e con lacrime amarissime la rimpiansi , lei , la dolce , la buona , che aveva persino tentato di amare la donna ch ' io amavo e che non vi era riuscita solo perché io le avevo messa dinanzi un ' altra donna e proprio quella che non amavo affatto ! 7 . Un ' associazione Fu Guido che mi volle con lui nella sua nuova casa commerciale . Io morivo dalla voglia di farne parte , ma son sicuro di non avergli mai lasciato indovinare tale mio desiderio . Si capisce che , nella mia inerzia , la proposta di quell ' attività in compagnia di un amico , mi fosse simpatica . Ma c ' era dell ' altro ancora . Io non avevo ancora abbandonata la speranza di poter divenire un buon negoziante e mi pareva piú facile di progredire insegnando a Guido , che facendomi insegnare dall ' Olivi . Tanti a questo mondo apprendono soltanto ascoltando se stessi o almeno non sanno apprendere ascoltando gli altri . Per desiderare quell ' associazione avevo anche altre ragioni . Io volevo essere utile a Guido ! Prima di tutto gli volevo bene e benché egli volesse sembrare forte e sicuro , a me pareva un inerme abbisognante di una protezione che io volentieri volevo accordargli . Poi anche nella mia coscienza e non solo agli occhi di Augusta , mi pareva che piú m ' attaccavo a Guido e piú chiara risultasse la mia assoluta indifferenza per Ada . Insomma io non aspettavo che una parola di Guido per mettermi a sua disposizione , e questa parola non venne prima , solo perché egli non mi credeva tanto inclinato al commercio visto che non avevo voluto saperne di quello che mi veniva offerto in casa mia . Un giorno mi disse : - Io ho fatta tutta la Scuola Superiore di Commercio , ma pur mi dà un po ' di pensiero di dover regolare sanamente tutti quei particolari che garantiscono il sano funzionamento di una casa commerciale . Sta bene che il commerciante non ha bisogno di saper di nulla , perché se ha bisogno di una bilancia chiama il bilanciaio , se ha bisogno di legge invoca l ' avvocato e per la propria contabilità si rivolge ad un contabile . Ma è ben duro dover consegnare da bel principio la propria contabilità ad un estraneo ! Fu la sua prima allusione chiara al suo proposito di tenermi con lui . Veramente io non avevo fatta altra pratica di contabilità che in quei pochi mesi in cui avevo tenuto il libro mastro per l ' Olivi , ma ero certo d ' essere il solo contabile che non fosse stato un estraneo per Guido . Si parlò chiaramente per la prina volta dell ' eventualità di una nostra associazione quand ' egli andò a scegliere i mobili per il suo ufficio . Ordinò senz ' altro due scrivanie per la stanza della direzione . Gli domandai arrossendo : - Perché due ? Rispose : - L ' altra è per te . Sentii per lui una tale riconoscenza che quasi l ' avrei abbracciato . Quando fummo usciti dalla bottega , Guido , un po ' imbarazzato , mi spiegò che ancora non era al caso di offrirmi una posizione in casa sua . Lasciava a mia disposizione quel posto nella sua stanza , solo per indurmi a venir a tenergli compagnia ogni qualvolta mi fosse piaciuto . Non voleva obbligarmi a nulla ed anche lui restava libero . Se il suo commercio fosse andato bene m ' avrebbe concesso un posto nella direzione della sua casa . Parlando del suo commercio , la bella faccia bruna di Guido si faceva molto seria . Pareva ch ' egli avesse già pensate tutte le operazioni a cui voleva dedicarsi . Guardava lontano , al disopra della mia testa , ed io mi fidai tanto della serietà delle sue meditazioni , che mi volsi anch ' io a guardare quello ch ' egli vedeva , cioè quelle operazioni che dovevano portargli la fortuna . Egli non voleva camminare né la via percorsa con tanto successo da nostro suocero né quella della modestia e della sicurezza battuta dall ' Olivi . Tutti costoro , per lui , erano dei commercianti all ' antica . Bisognava seguire tutt ' altra via , ed egli volentieri si associava a me perché mi riteneva non ancora rovinato dai vecchi . Tutto ciò mi parve vero . Mi veniva regalato il mio primo successo commerciale ed arrossii dal piacere una seconda volta . Fu cosí e per la gratitudine della stima ch ' egli m ' aveva dimostrato , ch ' io lavorai con lui e per lui , ora piú ora meno intensamente , per ben due anni , senz ' altro compenso che la gloria di quel posto nella stanza direttoriale . Fino ad allora fu quello certamente il piú lungo periodo ch ' io avessi dedicato ad una stessa occupazione . Non posso vantarmene solo perché tale mia attività non diede alcun frutto né a me né a Guido ed in commercio - tutti lo sanno - non si può giudicare che dal risultato . Io conservai la fiducia d ' esser avviato ad un grande commercio per circa tre mesi , il tempo occorrente a fondare quella ditta . Seppi che a me sarebbe toccato non solo di regolare dei particolari come la corrispondenza e la contabilità , ma anche di sorvegliare gli affari . Guido conservò tuttavia un grande ascendente su di me , tanto che avrebbe potuto anche rovinarmi e solo la mia buona fortuna glielo impedí . Bastava un suo cenno perché accorressi a lui . Ciò desta la mia stupefazione ancora adesso che ne scrivo , dopo che ho avuto il tempo di pensarci per tanta parte della mia vita . E scrivo ancora di questi due anni perché il mio attaccamento a lui mi sembra una chiara manifestazione della mia malattia . Che ragione c ' era di attaccarsi a lui per apprendere il grande commercio e subito dopo restare attaccato a lui per insegnargli quello piccolo ? Che ragione c ' era di sentirsi bene in quella posizione solo perché mi sembrava significasse una grande indifferenza per Ada la mia grande amicizia per Guido ? Chi esigeva da me tutto questo ? Non bastava a provare la nostra indifferenza reciproca l ' esistenza di tutti quei marmocchi cui davamo assiduamente la vita ? Io non volevo male a Guido , ma non sarebbe stato certamente l ' amico che avrei liberamente prescelto . Ne vidi sempre tanto chiaramente i difetti che il suo pensiero spesso mi irritava , quando non mi commoveva qualche suo atto di debolezza . Per tanto tempo gli portai il sacrificio della mia libertà e mi lasciai trascinare da lui nelle posizioni piú odiose solo per assisterlo ! Una vera e propria manifestazione di malattia o di grande bontà , due qualità che stanno in rapporto molto intimo fra di loro . Ciò rimane vero se anche col tempo fra noi si sviluppò un grande affetto come succede sempre fra gente dabbene che si vede ogni giorno . E fu un grande affetto il mio ! Allorché egli scomparve , per lungo tempo sentii com ' egli mi mancava ed anzi l ' intera mia vita mi sembrò vuota poiché tanta parte ne era stata invasa da lui e dai suoi affari . Mi viene da ridere al ricordare che subito , nel nostro primo affare , l ' acquisto dei mobili , sbagliammo in certo qual modo un termine . Ci eravamo accollati i mobili e non ci decidevamo ancora a stabilire l ' ufficio . Per la scelta dell ' ufficio , fra me a Guido c ' era una divergenza di opinione che la ritardò . Da mio suocero e dall ' Olivi io avevo sempre visto che per rendere possibile la sorveglianza del magazzino , l ' ufficio vi era contiguo . Guido protestava con una smorfia di disgusto : - Quegli uffici triestini che puzzano di baccalà o di pellami ! - Egli assicurava che avrebbe saputo organizzare la sorveglianza anche da lontano , ma intanto esitava . Un bel giorno il venditore dei mobili gl ' intimò di ritirarli perché altrimenti li avrebbe gettati sulla strada e allora lui corse a stabilire un ufficio , l ' ultimo che gli era stato offerto , privo di un magazzino nelle vicinanze , ma proprio al centro della città . È perciò che il magazzino non lo ebbimo mai piú . L ' ufficio si componeva di due vaste stanze bene illuminate e di uno stanzino privo di finestre . Sulla porta di questo stanzino inabitabile fu appiccicato un bollettino con l ' iscrizione in lettere lapidarie : Contabilità ; poi , delle altre due porte l ' una ebbe il bollettino : Cassa e l ' altra fu addobbata dalla designazione tanto inglese di Privato . Anche Guido aveva studiato il commercio in Inghilterra e ne aveva riportate delle nozioni utili . La Cassa fu , come di dovere , fornita di una magnifica cassa di ferro e del cancello tradizionale . La nostra stanza Privata divenne una camera di lusso splendidamente tappezzata in un colore bruno vellutato e fornita delle due scrivanie , di un sofà e di varie comodissime poltrone . Poi venne l ' acquisto dei libri e dei varii utensili . Qui la mia parte di direttore fu indiscussa . Io ordinavo e le cose arrivavano . Invero avrei preferito di non essere seguito tanto prontamente , ma era mio dovere di dire tutte le cose che occorrevano in un ufficio . Allora credetti di scoprire la grande differenza che c ' era fra me e Guido . Quanto sapevo io , mi serviva per parlare e a lui per agire . Quand ' egli arrivava a sapere quello che sapevo io e non piú , lui comperava . È vero che talvolta in commercio fu ben deciso a non far nulla , cioè a non comperare né vendere , ma anche questa mi parve una risoluzione di persona che crede di saper molto . Io sarei stato piú dubbioso anche nell ' inerzia . In quegli acquisti fui molto prudente . Corsi dall ' Olivi a prendere le misure per i copialettere e per i libri di contabilità . Poi il giovine Olivi m ' aiutò ad aprire i libri e mi spiegò anche una volta la contabilità a partita doppia , tutta roba non difficile , ma che si dimentica tanto facilmente . Quando si sarebbe arrivati al bilancio , egli m ' avrebbe spiegato anche quello . Non sapevamo ancora quello che avremmo fatto in quell ' ufficio ( adesso so che neppure Guido allora lo sapeva ) e si discuteva di tutta la nostra organizzazione . Ricordo che per giorni si parlò dove avremmo messi gli altri impiegati se di essi avessimo avuto bisogno . Guido suggeriva di metterne quanti potessero capirvi nella Cassa . Ma il piccolo Luciano , l ' unico nostro impiegato per il momento , dichiarava che là dove c ' era la cassa , non potessero esserci altre persone fuori di quelle addette alla cassa stessa . Era ben dura di dover accettare delle lezioni dal nostro galoppino ! Io ebbi un ' ispirazione : - A me sembra di ricordare che in Inghilterra si paghi tutto con assegni . Era una cosa che m ' era stata detta a Trieste . - Bravo ! - disse Guido . - Anch ' io lo ricordo ora . Curioso che l ' avevo dimenticato ! Si mise a spiegare a Luciano in lungo e in largo come non si usasse piú di maneggiare tanto denaro . Gli assegni giravano dall ' uno all ' altro in tutti gl ' importi che si voleva . Fu una bella vittoria la nostra , e Luciano tacque . Costui ebbe un grande vantaggio da quanto apprese da Guido . Il nostro galoppino è oggidí un commerciante di Trieste assai rispettato . Egli mi saluta ancora con una certa umiltà attenuata da un sorriso . Guido spendeva sempre una parte della giornata ad insegnare dapprima a Luciano , poi a me e quindi all ' impiegata . Ricordo ch ' egli aveva accarezzato per lungo tempo l ' idea di fare il commercio in commissione per non arrischiare il proprio denaro . Spiegò l ' essenza di tale commercio a me e , visto che evidentemente io capivo troppo presto , si mise a spiegarlo a Luciano che per molto tempo stette a sentirlo coi segni della piú viva attenzione , i grandi occhi lucenti nella faccia ancora imberbe . Non si può dire che Guido abbia perduto il suo tempo , perché Luciano è il solo fra di noi che sia riuscito in quel genere di commercio . Eppoi si dice che la scienza è quella che vince ! Intanto da Buenos Aires arrivarono i pesos . Fu un affare serio ! A me era parsa dapprima una cosa facile , ma invece il mercato di Trieste non era preparato a quella moneta esotica . Ebbimo di nuovo bisogno del giovine Olivi che c ' insegnò il modo di realizzare quegli assegni . Poi , perché a un dato punto fummo lasciati soli , sembrando all ' Olivi di averci condotti a buon porto , Guido si trovò per varii giorni con le tasche gonfie di corone , finché non trovammo la via ad una Banca che ci sbrigò dell ' incomodo fardello consegnandoci un libretto assegni di cui presto apprendemmo a far uso . Guido sentí il bisogno di dire all ' Olivi che gli facilitava il cosidetto impianto : - Le assicuro che non farò mai la concorrenza alla ditta del mio amico ! Ma il giovinotto che del commercio aveva un altro concetto , rispose : - Magari ci fosse un maggior numero di contraenti nei nostri articoli . Si starebbe meglio ! Guido restò a bocca aperta , comprese troppo bene come gli succedeva sempre e si attaccò a quella teoria che propinò a chi la volle . Ad onta della sua Scuola Superiore , Guido aveva un concetto poco preciso del dare e dell ' avere . Stette a guardare con sorpresa come io costituii il Conto Capitale ed anche come registrai le spese . Poi fu tanto dotto di contabilità che quando gli si proponeva un affare , lo analizzava prima di tutto dal punto di vista contabile . Gli pareva addirittura che la conoscenza della contabilità conferisse al mondo un nuovo aspetto . Egli vedeva nascere debitori e creditori dappertutto anche quando due si picchiavano o si baciavano . Si può dire ch ' egli entrò in commercio armato della massima prudenza . Rifiutò una quantità di affari ed anzi per sei mesi li rifiutò tutti con l ' aria tranquilla di chi sa meglio : - No ! - diceva , e il monosillabo pareva il risultato di un calcolo preciso anche quando si trattava di un articolo ch ' egli non aveva mai visto . Ma tutta quella riflessione era stata sprecata a vedere come l ' affare eppoi il suo eventuale beneficio o la sua perdita avrebbe dovuto passare traverso ad una contabilità . Era l ' ultima cosa ch ' egli avesse appreso e s ' era sovrapposta a tutte le sue nozioni . Mi duole di dover dire tanto male del mio povero amico , ma devo essere veritiero anche per intendere meglio me stesso . Ricordo quanta intelligenza egli impiegò per ingombrare il nostro piccolo ufficio di fantasticherie che c ' impedivano ogni sana operosità . A un dato punto , per iniziare il lavoro in commissione , lanciammo per posta un migliaio di circolari . Guido fece questa riflessione : - Quanti francobolli risparmiati se prima di spedire queste circolari sapessimo quali di esse raggiungeranno le persone che le considereranno ! La frase sola non avrebbe impedito nulla , ma egli se ne compiacque troppo e cominciò a gettare per aria le circolari chiuse per spedire solo quelle che cadevano dalla parte dell ' indirizzo . L ' esperimento ricordava qualche cosa di simile ch ' io avevo fatto in passato , ma tuttavia a me sembra di non essere mai arrivato a tale punto . Naturalmente io non raccolsi né spedii le circolari da lui eliminate , perché non potevo essere certo che non ci fosse stata realmente una seria ispirazione che lo avesse diretto in quell ' eliminazione e dovessi perciò non sprecare i francobolli che toccava di pagare a lui . La mia buona sorte m ' impedí di venir rovinato da Guido , ma la stessa buona sorte m ' impedí pure di prendere una parte troppo attiva nei suoi affari . Lo dico ad alta voce perché altri a Trieste pensa che non sia stato cosí : durante il tempo che passai con lui , non intervenni mai con un ' ispirazione qualunque , del genere di quelle della frutta secca . Mai lo spinsi ad un affare e mai gliene impedii alcuno . Ero l ' ammonitore ! Lo spingevo all ' attività , all ' oculatezza . Ma non avrei osato di gettare sul tavolo da giuoco i suoi denari . Accanto a lui io mi feci molto inerte . Cercai di metterlo sulla retta via e forse non ci riuscii per troppa inerzia . Del resto , quando due si trovano insieme , non spetta loro di decidere chi dei due deve essere Don Quijote e chi Sancio Panza . Egli faceva l ' affare ed io da buon Sancio lo seguivo lento lento nei miei libri dopo di averlo esaminato e criticato come dovevo . Il commercio in commissione fiascheggiò completamente , ma senz ' arrecarci alcun danno . Il solo che c ' inviò delle merci fu un cartolaio di Vienna , e una parte di quegli oggetti di cancelleria furono venduti da Luciano che pian pianino arrivò a sapere quanta commissione ci spettasse e se la fece concedere quasi tutta da Guido . Guido finí con l ' accondiscendere perché erano piccolezze , eppoi perché il primo affare liquidato cosí doveva portare fortuna . Questo primo affare ci lasciò lo strascico nel camerino dei ripostigli di una quantità di oggetti di cancelleria che dovemmo pagare e tenere . Ne avevamo per il consumo di molti anni di una casa commerciale ben piú attiva della nostra . Per un paio di mesi quel piccolo ufficio luminoso , nel centro della città , fu per noi un ritrovo gradevole . Vi si lavorava ben poco ( io credo vi si abbiano conchiusi in tutto due affari in imballaggi usati vuoti per i quali nello stesso giorno s ' incontrarono da noi la domanda e l ' offerta e da cui ricavammo un piccolo utile ) e vi si chiacchierava molto , da buoni ragazzi , anche con quell ' innocente di Luciano , il quale , quando si parlava d ' affari , s ' agitava come altri della sua età quando sente dire di donne . Allora m ' era facile di divertirmi da innocente con gl ' innocenti perché non avevo ancora perduta Carla . E di quell ' epoca ricordo con piacere la giornata intera . La sera , a casa , avevo molte cose da raccontare ad Augusta e potevo dirle tutte quelle che si riferivano all ' ufficio , senz ' alcun ' eccezione e senza dover aggiungervi qualche cosa per falsarle . Non mi preoccupava affatto quando Augusta impensierita esclamava : - Ma quando comincerete a guadagnare dei denari ? Denari ? A quelli non ci avevamo ancora neppur pensato . Noi sapevamo che prima bisognava fermarsi a guardare , studiare le merci , il paese e anche il nostro Hinterland . Non s ' improvvisava mica cosí una casa di commercio ! E anche Augusta s ' acquietava alle mie spiegazioni . Poi nel nostro ufficio fu ammesso un ospite molto rumoroso . Un cane da caccia di pochi mesi , agitato e invadente . Guido lo amava molto e aveva organizzato per lui un approvvigionamento regolare di latte e di carne . Quando non avevo da fare né da pensare , lo vedevo anch ' io con piacere saltellare per l ' ufficio in quei quattro o cinque atteggiamenti che noi sappiamo interpretare dal cane e che ce lo rendono tanto caro . Ma non mi pareva fosse al suo posto con noi , cosí rumoroso e sudicio ! Per me la presenza di quel cane nel nostro ufficio , fu la prima prova che Guido forní di non essere degno di dirigere una casa commerciale . Ciò provava un ' assenza assoluta di serietà . Tentai di spiegargli che il cane non poteva promovere i nostri affari , ma non ebbi il coraggio di insistere ed egli con una risposta qualunque mi fece tacere . Perciò mi parve di dover dedicarmi io all ' educazione di quel mio collega e gli assestai con grande voluttà qualche calcio quando Guido non c ' era . Il cane guaiva e dapprima ritornava a me credendo io l ' avessi urtato per errore . Ma un secondo calcio gli spiegava meglio il primo ed allora egli si rincantucciava e finché Guido non arrivava nell ' ufficio non v ' era pace . Mi pentii poi di aver imperversato su di un innocente , ma troppo tardi . Colmai il cane di gentilezze , ma esso non si fidò piú di me ed in presenza di Guido diede chiaro segno della sua antipatia . - Strano ! - disse Guido . - Fortuna che so chi tu sia , perché altrimenti diffiderei di te . I cani di solito non sbagliano con le loro antipatie . Per far dileguare i sospetti di Guido , quasi quasi gli avrei raccontato in quale modo io avevo saputo conquistarmi l ' antipatia del cane . Ebbi presto una scaramuccia con Guido su una questione che veramente non avrebbe dovuto importarmi tanto . Occupatosi con tanta passione di contabilità , egli si mise in capo di mettere le sue spese di famiglia nel conto delle spese generali . Dopo di essermi consultato con l ' Olivi , io mi vi opposi e difesi gl ' interessi del vecchio Cada . Non era infatti possibile di mettere in quel conto tutto ciò che spendeva Guido , Ada eppoi anche quello che costarono i due gemelli quando nacquero . Erano delle spese che incombevano personalmente a Guido e non alla ditta . Poi , in compenso , suggerii di scrivere a Buenos Aires per accordarsi per un salario per Guido . Il padre si rifiutò di concederlo osservando che Guido percepiva già il settantacinque per cento dei benefici mentre a lui non toccava che il residuo . A me parve una risposta giusta mentre Guido si mise a scrivere delle lunghe lettere al padre per discutere la questione da un punto di vista superiore , come egli diceva . Buenos Aires era molto lontana e cosí la corrispondenza durò finché durò la nostra casa . Ma io vinsi il mio punto ! Il conto spese generali rimase puro e non fu inquinato dalle spese particolari di Guido e il capitale fu compromesso intero dal crollo della casa , ma proprio intero senza deduzioni . La quinta persona ammessa nel nostro ufficio ( calcolando anche Argo ) fu Carmen . Io assistetti alla sua assunzione all ' impiego . Ero venuto all ' ufficio dopo di essere stato da Carla e mi sentivo molto sereno , di quella serenità delle otto di mattina del principe di Taillerand . Nell ' oscuro corridoio vidi una signorina , e Luciano mi disse ch ' essa voleva parlare con Guido in persona . Io avevo qualche cosa da fare e la pregai di attendere là fuori . Guido entrò poco dopo nella nostra stanza evidentemente senz ' aver vista la signorina e Luciano venne a porgergli il biglietto di presentazione di cui la signorina era fornita . Guido lo lesse eppoi : - No ! - disse seccamente levandosi la giubba perché faceva caldo . Ma subito dopo ebbe un ' esitazione : - Bisognerà che le parli per riguardo a chi la raccomanda . La fece entrare ed io la guardai soltanto quando vidi che Guido s ' era gettato con un balzo sulla propria giubba per indossarla e s ' era rivolto alla fanciulla con la bella faccia bruna arrossata e gli occhi scintillanti . Ora io sono sicuro di aver viste delle fanciulle altrettanto belle di Carmen , ma non di una bellezza tanto aggressiva cioè tanto evidente alla prima occhiata . Di solito le donne prima si creano per il proprio desiderio mentre questa non aveva il bisogno di tale prima fase . Guardandola sorrisi e anche risi . Mi pareva simile ad un industriale che corresse per il mondo gridando l ' eccellenza dei suoi prodotti . Si presentava per avere un impiego , ma io avrei avuto voglia d ' intervenire nelle trattative per domandarle : - Quale impiego ? Per un ' alcova ? Io vidi che la sua faccia non era tinta , ma i colori ne erano tanto precisi , tanto azzurro il candore e tanto simile a quello delle frutta mature il rossore , che l ' artificio vi era simulato alla perfezione . I suoi grandi occhi bruni rifrangevano una tale quantità di luce che ogni loro movimento aveva una grande importanza . Guido l ' aveva fatta sedere ed essa modestamente guardava la punta del proprio ombrellino o piú probabilmente il proprio stivaletto verniciato . Quand ' egli le parlò , essa levò rapidamente gli occhi e glieli rivolse sulla faccia cosí luminosi , che il mio povero principale ne fu proprio abbattuto . Era vestita modestamente , ma ciò non le giovava perché ogni modestia sul suo corpo s ' annullava . Solo gli stivaletti erano di lusso e ricordavano un po ' la carta bianchissima che Velasquez metteva sotto ai piedi dei suoi modelli . Anche Velasquez , per staccare Carmen dall ' ambiente , l ' avrebbe poggiata sul nero di lacca . Nella mia serenità io stetti a sentire curiosamente , Guido le domandò se conoscesse la stenografia . Essa confessò di non conoscerla affatto , ma aggiunse che aveva una grande pratica di scrivere sotto dettatura . Curioso ! Quella figura alta , slanciata e tanto armonica , produceva una voce roca . Non seppi celare la mia sorpresa : - È raffreddata ? - le domandai . - No ! - mi rispose - Perché me lo domanda ? - e fu tanto sorpresa che l ' occhiata in cui m ' avvolse fu anche piú intensa . Non sapeva di avere una voce tanto stonata ed io dovetti supporre che anche il suo piccolo orecchio non fosse tanto perfetto come appariva . Guido le domandò se conoscesse l ' inglese , il francese o il tedesco . Egli le lasciava la scelta visto che noi ancora non sapevamo di quale lingua avremmo avuto bisogno . Carmen rispose che sapeva un po ' di tedesco , ma pochissimo . Guido non prendeva mai alcuna decisione senza ragionare : - Noi non abbiamo bisogno del tedesco perché lo so molto bene io . La signorina aspettava la parola decisiva che a me pareva fosse già stata detta e , per affrettarla , raccontò ch ' essa nel nuovo impiego cercava anche la possibilità d ' impratichirsi e che perciò si sarebbe contentata di un salario ben modesto . Uno dei primi effetti della bellezza femminile su di un uomo è quello di levargli l ' avarizia . Guido si strinse nelle spalle per significare che di cose tanto insignificanti non si occupava , le stabilí il salario ch ' essa riconoscente accettò e le raccomandò con grande serietà di studiare la stenografia . Questa raccomandazione egli la fece solo per riguardo a me col quale s ' era compromesso dichiarando che il primo impiegato ch ' egli avrebbe assunto sarebbe stato uno stenografo perfetto . Quella sera stessa raccontai del mio nuovo collega a mia moglie . Essa ne fu oltremodo spiacente . Senza ch ' io gliel ' avessi detto , essa pensò subito che Guido avesse assunta al suo servizio quella fanciulla per farsene un ' amante . Io discussi con lei e , pur ammettendo che Guido si comportava un poco da innamorato , asserii ch ' egli avrebbe potuto riaversi da quel colpo di fulmine senza che vi fossero delle conseguenze . La fanciulla , in complesso , pareva dabbene . Pochi giorni dopo - non so se per caso - ebbimo in ufficio la visita di Ada . Guido non c ' era ancora ed essa si fermò con me per un istante per domandarmi a che ora sarebbe venuto . Poi , con passo esitante , si recò nella stanza vicina ove in quel momento non c ' erano che Carmen e Luciano . Carmen stava esercitandosi alla macchina da scrivere , tutt ' assorta a rintracciarvi le singole lettere . Alzò i begli occhi per guardare Ada che la fissava . Come erano differenti le due donne ! Si somigliavano un poco , ma Carmen pareva un ' Ada caricata . Io pensai che veramente l ' una che pur era vestita piú riccamente , fosse fatta per divenire una moglie o una madre mentre all ' altra , ad onta che in quell ' istante portasse un modesto grembiule per non insudiciare il suo vestito alla macchina , toccava la parte di amante . Non so se a questo mondo vi sieno dei dotti che saprebbero dire perché il bellissimo occhio di Ada adunasse meno luce di quello di Carmen e fosse perciò un vero organo per guardare le cose e le persone e non per sbalordirle . Cosí Carmen ne sopportò benissimo l ' occhiata sdegnosa , ma anche curiosa ; v ' era dentro fors ' anche un poco d ' invidia , o ve la misi io ? Questa fu l ' ultima volta in cui io vidi Ada ancora bella , proprio quale s ' era rifiutata a me . Poi venne la sua disastrosa gravidanza e i due gemelli ebbero bisogno dell ' intervento del chirurgo per venire all ' aria . Subito dopo fu colpita da quella malattia che le tolse ogni bellezza . Perciò io ricordo tanto bene quella visita . Ma la ricordo anche perché in quel momento tutta la mia simpatia andò a lei dalla bellezza mite e modesta abbattuta da quella tanto differente dell ' altra . Io non amavo certo Carmen e non ne sapevo altro che i magnifici occhi , gli splendidi colori , poi la voce roca e infine il modo - di cui essa era innocente - come era stata ammessa lí dentro . Volli invece proprio bene ad Ada in quel momento , ed è una cosa ben strana di voler bene ad una donna che si desiderò ardentemente , che non si ebbe e di cui ora non importa niente . In complesso si arriva cosí alle stesse condizioni in cui ci si troverebbe qualora essa avesse aderito ai nostri desiderii , ed è sorprendente di poter constatare ancora una volta come certe cose per cui viviamo hanno una ben piccola importanza . Volli abbreviarle il dolore e la precedetti all ' altra stanza . Guido , che subito dopo entrò , si fece molto rosso alla vista della moglie . Ada gli disse una ragione plausibilissima per cui era venuta , ma subito dopo e in atto di lasciarci , gli domandò : - Avete assunto in ufficio una nuova impiegata ? - Si ! - disse Guido e , per celare la sua confusione , non trovò di meglio che d ' interrompersi per domandare se qualcuno fosse venuto a cercarlo . Poi , avuta la mia risposta negativa , ebbe ancora una smorfia di dispiacere come se avesse sperata una visita importante , mentre io sapevo che non aspettavamo proprio nessuno e appena allora disse ad Ada con un aspetto d ' indifferenza che finalmente gli riuscí di assumere : - Avevamo bisogno di uno stenografo ! Io mi divertii moltissimo all ' udire ch ' egli sbagliava anche il sesso della persona di cui aveva bisogno . La venuta di Carmen apportò una grande vita nel nostro ufficio . Non parlo della vivacità che veniva dai suoi occhi , dalla gentile sua figura e dai colori della sua faccia ; parlo proprio di affari . Guido ebbe una spinta al lavoro dalla presenza di quella fanciulla . Prima di tutto volle dimostrare a me e a tutti gli altri che la nuova impiegata era necessaria , ed ogni giorno inventava dei nuovi lavori cui partecipava anche lui . Poi , per lungo tempo , la sua attività fu un mezzo per corteggiare piú efficacemente la fanciulla . Raggiunse un ' efficacia inaudita . Doveva insegnarle la forma della lettera ch ' egli dettava e correggerle l ' ortografia di molte moltissime parole . Lo fece sempre dolcemente . Qualunque compenso da parte della fanciulla non sarebbe stato eccessivo . Pochi degli affari inventati da lui in amore gli diedero un frutto . Una volta lavorò lungamente intorno ad un affare in un articolo che risultò essere proibito . Ci trovammo ad un certo punto di fronte ad un uomo dalla faccia contratta dal dolore sui cui calli noi , senza saperlo , eravamo montati . Voleva sapere quest ' uomo che cosa c ' entrassimo noi in quell ' articolo e supponeva fossimo stati mandatarii di potenti concorrenti esteri . La prima volta era sconvolto e temeva il peggio . Quando indovinò la nostra ingenuità , ci rise in faccia e ci assicurò che non saremmo riusciti a nulla . Finí ch ' ebbe ragione , ma prima che ci acconciassimo alla condanna durò non poco tempo e da Carmen furono scritte non poche lettere . Trovammo che l ' articolo era irraggiungibile perché circondato da trincee . Io non dissi nulla di tale affare ad Augusta , ma essa ne parlò a me perché Guido ne aveva parlato ad Ada per dimostrarle quanto da fare avesse il nostro stenografo . Ma l ' affare che non fu fatto , rimase molto importante per Guido . Ne parlò ogni giorno . Era convinto che in nessun ' altra città del mondo sarebbe avvenuta una cosa simile . Il nostro ambiente commerciale era miserabile ed ogni commerciante intraprendente vi veniva strangolato . Cosí toccava anche a lui Nella folle , disordinata sequela di affari che in quell ' epoca passò per le nostre mani , ve ne fu uno che addirittura ce le bruciò . Non lo cercammo noi ; fu l ' affare che ci assaltò . Vi fummo cacciati dentro da un dalmata , certo Tacich , il cui padre aveva lavorato all ' Argentina col padre di Guido . Venne dapprima a trovarci solo per avere da noi delle informazioni commerciali che noi seppimo procurargli . Il Tacich era un bellissimo giovine , anzi troppo bello . Alto , forte , aveva una faccia olivastra in cui si fondevano in un ' intonazione deliziosa l ' azzurro fosco degli occhi , le lunghe sopracciglia e i brevi folti mustacchi bruni dai riflessi aurei . Insomma v ' era in lui un tale intonato studio di colore che a me parve l ' uomo nato per accompagnarsi a Carmen . Anche a lui parve cosí e venne a trovarci ogni giorno . La conversazione nel nostro ufficio durava ogni giorno per delle ore , ma non fu mai noiosa . I due uomini lottavano per conquistare la donna e , come tutti gli animali in amore , sfoggiavano le loro migliori qualità . Guido era un po ' trattenuto dal fatto che il dalmata veniva a trovarlo anche a casa sua e conosceva perciò Ada , ma niente poteva piú danneggiarlo agli occhi di Carmen ; io , che conoscevo tanto bene quegli occhi , lo seppi subito , mentre il Tacich lo apprese molto piú tardi e , per avere piú frequente il pretesto di vederla , comperò da noi anziché dal fabbricante , varii vagoni di sapone che pagò per qualche percento piú cari . Poi , sempre per amore , ci ficcò in quell ' affare disastroso . Suo padre aveva osservato che , costantemente , in certe stagioni , il solfato di rame saliva e in altre calava di prezzo . Decise perciò di comperarne per speculazione nel momento piú favorevole , in Inghilterra , una sessantina di tonnellate . Noi parlammo a lungo di quell ' affare ed anzi lo preparammo mettendoci in relazione con una casa inglese . Poi il padre telegrafò al figlio che il buon momento gli sembrava giunto e disse anche il prezzo al quale sarebbe stato disposto di concludere l ' affare . Il Tacich , innamorato com ' era , corse da noi e ci consegnò l ' affare avendone in premio una bella , grande , carezzevole occhiata da Carmen . Il povero dalmata incassò riconoscente l ' occhiata non sapendo ch ' era una manifestazione d ' amore per Guido . Mi ricordo la tranquillità e la sicurezza con cui Guido s ' accinse all ' affare che infatti si presentava facilissimo perché in Inghilterra si poteva fissare la merce per consegna al nostro porto donde veniva ceduta , senz ' esserne rimossa , al nostro compratore . Egli fissò esattamente l ' importo che voleva guadagnare e col mio aiuto stabilí quale limite dovesse stabilire al nostro amico inglese per l ' acquisto . Con l ' aiuto del vocabolario combinammo insieme il dispaccio in inglese . Una volta speditolo , Guido si fregò le mani e si mise a calcolare quante corone gli sarebbero piovute in cassa in premio di quella lieve e breve fatica . Per tenersi favorevoli gli dei , trovò giusto di promettere una piccola provvigione a me e quindi , con qualche malizia , anche a Carmen che all ' affare aveva collaborato con i suoi occhi . Ambedue volemmo rifiutare , ma egli ci supplicò di fingere almeno di accettare . Temeva altrimenti il nostro malocchio ed io lo compiacqui subito per rassicurarlo . Sapevo con certezza matematica che da me non potevano venirgli che i migliori auguri , ma capivo ch ' egli potesse dubitarne . Quaggiú quando non ci vogliamo male ci amiamo tutti , ma però i nostri vivi desideri accompagnano solo gli affari cui partecipiamo . L ' affare fu vagliato in tutti i sensi ed anzi ricordo che Guido calcolò persino per quanti mesi , col beneficio che ne avrebbe tratto , avrebbe potuto mantenere la sua famiglia e l ' ufficio , cioè le sue due famiglie , come egli diceva talvolta o i suoi due uffici come diceva tale altra quando si seccava molto in casa . Fu vagliato troppo , quell ' affare , e non riuscí forse per questo . Da Londra capitò un breve dispaccio : Notato eppoi l ' indicazione del prezzo di quel giorno del solfato , piú elevato di molto di quello concessoci dal nostro compratore . Addio affare . Il Tacich ne fu informato e poco dopo abbandonò Trieste . In quell ' epoca io cessai per circa un mese di frequentare l ' ufficio e perciò , per le mie mani , non passò una lettera che giunse alla ditta , dall ' aspetto inoffensivo , ma che doveva avere gravi conseguenze per Guido . Con essa , quella ditta inglese ci confermava il suo dispaccio e finiva con l ' informarci che notava il nostro ordine valido sino a revoca . Guido non ci pensò affatto di dare tale revoca ed io , quando ritornai in ufficio , non ricordai piú quell ' affare . Cosí varii mesi appresso , una sera , Guido venne a cercarmi a casa con un dispaccio ch ' egli non intendeva e che credeva fosse stato indirizzato a noi per errore ad onta che portasse chiaro il nostro indirizzo telegrafico che io avevo fatto regolarmente notare non appena fummo installati nel nostro ufficio . Il dispaccio conteneva solo tre parole : 60 tons settled , ed io lo intesi subito , ciò che non era difficile perché quello del solfato di rame era il solo affare grosso che avessimo trattato . Glielo dissi : si capiva da quel dispaccio che il prezzo , che noi avevamo fissato per l ' esecuzione del nostro ordine , era stato raggiunto e che perciò eravamo felici proprietari di sessanta tonnellate di solfato di rame . Guido protestò : - Come si può pensare ch ' io accetti tanto in ritardo l ' esecuzione del mio ordine ? Pensai subito io che nel nostro ufficio dovesse esserci la lettera di conferma del primo dispaccio , mentre Guido non ricordava di averla ricevuta . Lui , inquieto , propose di correre subito all ' ufficio per vedere se ci fosse , ciò che mi fu molto gradito perché mi seccava quella discussione dinanzi ad Augusta la quale ignorava che io per un mese non m ' ero fatto vedere in ufficio . Corremmo all ' ufficio . Guido era tanto dispiacente di vedersi costretto a quel primo grande affare che , per esimersene , sarebbe corso fino a Londra . Aprimmo l ' ufficio ; poi , a tastoni nell ' oscurità , trovammo la via alla nostra stanza e raggiungemmo il gas , per accenderlo . Allora la lettera fu subito trovata ed era fatta come io l ' avevo supposta ; c ' informava cioè che il nostro ordine valido sino a revoca era stato eseguito . Guido guardò la lettera con la fronte contratta non so se dal dispiacere o dallo sforzo di voler annientare col suo sguardo quanto si annunciava esistente con tanta semplicità di parola . - E pensare - osservò - che sarebbe bastato di scrivere due parole per risparmiarsi un danno simile . Non era certo un rimprovero diretto a me perché io ero stato assente dall ' ufficio e , per quanto avessi saputo trovare subito la lettera sapendo ove doveva trovarsi , prima di allora non l ' avevo mai vista . Ma per nettarmi piú radicalmente da ogni rimprovero , lo rivolsi deciso a lui : - Durante la mia assenza avresti pur dovuto leggere accuratamente tutte le lettere ! La fronte di Guido si spianò . Alzò le spalle e mormorò : - Può ancora finire coll ' essere una fortuna quest ' affare . Poco dopo mi lasciò ed io ritornai a casa mia . Ma il Tacich ebbe ragione : in certe stagioni il solfato di rame andava giú , giú , ogni giorno piú giú e noi avevamo nell ' esecuzione del nostro ordine e nella immediata impossibilità di cedere la merce a quel prezzo ad altri , l ' opportunità di studiare tutto il fenomeno . La nostra perdita aumentò . Il primo giorno Guido mi domandò consiglio . Avrebbe potuto vendere con una perdita piccola in confronto di quella che dovette sopportare poi . Io non volli dare dei consigli , ma non trascurai di ricordargli la convinzione del Tacich secondo la quale il ribasso avrebbe dovuto continuare per oltre cinque mesi . Guido rise : - Adesso non mi mancherebbe altro che farmi dirigere nei miei affari da un provinciale ! Ricordo che tentai pure di correggerlo , dicendogli che quel provinciale da molti anni passava il suo tempo nella piccola cittadina dalmata a guardare il solfato di rame . Io non posso avere alcun rimorso per la perdita che Guido subí in quell ' affare . Se mi avesse ascoltato gli sarebbe stata risparmiata . Piú tardi discutemmo l ' affare del solfato di rame con un agente , un uomo piccolo , grassoccio , vivo e accorto , che ci biasimò di aver fatto quell ' acquisto , ma che non sembrava di dividere l ' opinione del Tacich . Secondo lui il solfato di rame , per quanto facesse un mercato a sé , pur risentiva la fluttuazione del prezzo del metallo . Guido da quell ' intervista acquistò una certa sicurezza . Pregò l ' agente di tenerlo informato di ogni movimento nel prezzo ; avrebbe aspettato volendo vendere non soltanto senza perdita , ma con un piccolo utile . L ' agente rise discretamente eppoi nel corso del discorso disse una parola ch ' io notai perché mi parve molto vera : - Curioso come a questo mondo vi sia poca gente che si rassegni a perdite piccole ; sono le grandi che inducono immediatamente alla grande rassegnazione . Guido non ne fece caso . Io ammirai però anche lui , perché all ' agente non raccontò per quale via noi fossimo arrivati a quell ' acquisto . Glielo dissi ed egli ne menò vanto . Avrebbe temuto , mi disse , di screditare noi e anche la nostra merce raccontando la storia di quell ' acquisto . Poi , per parecchio tempo , non parlammo piú del solfato , finché cioè non venne da Londra una lettera con la quale ci si invitava al pagamento e a dare istruzioni per la spedizione . Ricevere , immagazzinare sessanta tonnellate ! A Guido cominciò a girare la testa . Facemmo i calcoli di quanto avremmo speso per conservare tale merce per varii mesi . Una somma enorme ! Io non dissi niente , ma il sensale che volontieri avrebbe vista la merce arrivare a Trieste perché allora prima o poi avrebbe avuto lui l ' incarico di venderla , fece osservare a Guido che quella somma che a lui pareva enorme , non era gran cosa se espressa in “ percenti ” sul valore della merce . Guido si mise a ridere perché l ' osservazione gli pareva strana : - Io non ho mica soli cento chili di solfato ; ne ho sessanta tonnellate , purtroppo ! Egli avrebbe finito col lasciarsi convincere dal calcolo dell ' agente , evidentemente giusto , visto che con un piccolo movimento in sú del prezzo , le spese sarebbero state coperte ad usura , se in quel momento non fosse stato arrestato da una sua cosidetta ispirazione . Quando gli avveniva di avere un ' idea commerciale proprio sua , egli ne era addirittura allucinato e non c ' era posto nella sua mente per altre considerazioni . Ecco la sua idea : la merce gli era stata venduta franco Trieste da gente che doveva pagarne il trasporto dall ' Inghilterra . Se egli ora avesse ceduta la merce ai suoi stessi venditori che avrebbero perciò risparmiate le spese per tale trasporto , egli avrebbe potuto fruire di un prezzo ben piú vantaggioso di quello che gli veniva offerto a Trieste . La cosa non era tanto vera , ma , per fargli piacere , nessuno la discusse . Una volta liquidata la faccenda , egli ebbe un sorriso un po ' amarognolo sulla sua faccia che allora parve proprio di pensatore pessimista e disse : - Non ne parliamo piú . La lezione fu alquanto cara ; bisogna ora saperne approfittare . Invece se ne parlò ancora . Egli non ebbe mai piú quella sua bella sicurezza nel rifiutare degli affari e , quando alla fine d ' anno gli feci vedere quanti denari avevamo perduti , egli mormorò : - Quel maledetto solfato di rame fu la mia disgrazia ! Sentivo sempre il bisogno di rimettermi di quella perdita ! La mia assenza dall ' ufficio era stato provocato dall ' abbandono di Carla . Non avevo piú potuto assistere agli amori di Carmen e Guido . Essi si guardavano , si sorridevano , in mia presenza . Me ne andai sdegnosamente con una risoluzione che presi di sera al momento di chiudere l ' ufficio e senza dirne nulla a nessuno . M ' aspettavo che Guido m ' avrebbe chiesta la ragione di tale abbandono e mi preparavo allora di dargli il fatto suo . Io potevo essere molto severo con lui visto ch ' egli non sapeva assolutamente nulla delle mie gite al Giardino Pubblico . Era una specie di gelosia la mia , perché Carmen m ' appariva quale la Carla di Guido , una Carla piú mite e sottomessa . Anche con la seconda donna egli era stato piú fortunato di me , come con la prima . Ma forse - e ciò mi forniva la ragione ad un nuovo rimprovero per lui - egli doveva anche tale fortuna a quelle sue qualità ch ' io gl ' invidiavo e che continuavo a considerare quali inferiori : parallelamente alla sua sicurezza sul violino , correva anche la sua disinvoltura nella vita . Io oramai sapevo con certezza di aver sacrificata Carla ad Augusta . Quando riandavo col pensiero a quei due anni di felicità che Carla m ' aveva concessi , m ' era difficile d ' intendere come essa - essendo fatta nel modo che ora sapevo - avesse potuto sopportarmi per tanto tempo . Non l ' avevo io offesa ogni giorno per amore ad Augusta ? Di Guido invece sapevo con certezza ch ' egli avrebbe saputo godersi Carmen senza neppur ricordarsi di Ada . Nel suo animo disinvolto due donne non erano di troppo . Confrontandomi con lui , a me pareva di essere addirittura innocente . Io avevo sposata Augusta senz ' amore e tuttavia non sapevo tradirla senza soffrirne . Forse anche lui aveva sposata Ada senz ' amarla , ma - per quanto ora di Ada non m ' importasse affatto - ricordavo l ' amore ch ' essa mi aveva ispirato e mi pareva che poiché io l ' avevo amata tanto , al suo posto sarei stato anche piú delicato di quanto non lo fossi ora al mio . Non fu Guido che venne a cercarmi . Fui io che da solo ritornai a quell ' ufficio a cercare il sollievo ad una grande noia . Egli si comportò in conformità ai patti del nostro contratto secondo i quali io non avevo alcun obbligo ad un ' attività regolare nei suoi affari e quando s ' imbatteva in me a casa o altrove , mi dimostrava la solita grande amicizia di cui gli ero sempre grato e non sembrava ricordare ch ' io avessi lasciato vuoto il posto a quel tavolo ch ' egli aveva comperato per me . Fra noi due non c ' era che un solo imbarazzo : il mio . Quando ritornai al mio posto m ' accolse come se dall ' ufficio io fossi stato assente per un giorno solo , m ' espresse con calore il suo piacere di aver riconquistata la mia compagnia e , sentito il mio proposito di riprendere il mio lavoro , esclamò : - Ho fatto dunque bene a non permettere a nessuno di toccare i tuoi libri ! Infatti trovai il mastro ed anche il giornale al punto ove li avevo lasciati . Luciano mi disse : - Speriamo che ora che lei è qui , ci moveremo di nuovo . Penso che il signor Guido sia scoraggiato per un paio di affari che tentò e che non gli riuscirono . Non gli dica nulla che io le parlo cosí , ma guardi se può incoraggiarlo . M ' accorsi infatti che in quell ' ufficio si lavorava ben poco e finché la perdita subita col solfato di rame non ci vivificò , vi si menò una vita veramente idillica . Io ne conclusi subito che Guido non sentisse piú tanto urgente il bisogno di lavorare per far muovere Carmen sotto la sua direzione e , altrettanto presto , che il periodo della corte da loro fosse passato e che oramai essa fosse divenuta la sua amante . L ' accoglienza di Carmen mi portò una sorpresa perché essa subito sentí il bisogno di ricordarmi una cosa che io avevo completamente dimenticata . Pare che prima di abbandonare quell ' ufficio , in quei giorni in cui ero corso dietro a tante donne perché non m ' era stato piú possibile di raggiungere la mia , io avessi aggredita anche Carmen . Essa mi parlò con grande serietà e con qualche imbarazzo : aveva piacere di rivedermi perché pensava io volessi bene a Guido e che i miei consigli potrebbero essergli utili , e voleva intrattenere con me - se io vi consentivo - una bella , una fraterna amicizia . Mi disse proprio qualche cosa di simile porgendomi con gesto largo la sua destra . Sulla sua faccia tanto bella che sempre pareva dolce , vi fu un atteggiamento molto severo per rilevare la pura fraternità della relazione che mi veniva offerta . Allora ricordai e arrossii . Forse se avessi ricordato prima , non sarei ritornato a quell ' ufficio mai piú . Era stata una cosa tanto breve e ficcata in mezzo a tante altre azioni dello stesso valore , che se ora non fosse stata ricordata , si avrebbe potuto credere non fosse esistita mai . Pochi giorni dopo l ' abbandono di Carla , io m ' ero messo a esaminare i libri facendomi aiutare da Carmen e pian pianino , per veder meglio nella stessa pagina , avevo passato il mio braccio intorno alla sua vita che poi avevo stretta sempre piú . Con un balzo Carmen s ' era sottratta a me ed io allora avevo abbandonato l ' ufficio . Io avrei potuto difendermi con un sorriso inducendola a sorridere con me perché le donne sono tanto propense a sorridere di delitti siffatti ! Avrei potuto dirle : - Ho tentato una cosa che non m ' è riuscita e me ne duole , ma non vi tengo rancore e voglio esservi amico finché non vi piacerà altrimenti . O avrei potuto rispondere anche da persona seria , scusandomi con lei e anche con Guido : - Scusatemi e non giudicatemi prima di sapere in quali condizioni io mi sia trovato allora . Invece mi mancò la parola . La mia gola - credo - era chiusa dal rancore solidificatovisi e non potevo parlare . Tutte queste donne che mi respingevano risolutamente davano addirittura una tinta tragica alla mia vita . Non avevo mai avuto un periodo tanto disgraziato . Invece di una risposta non mi sarei trovato pronto che a digrignare i denti , cosa poca comoda dovendo celarla . Forse mi mancò la parola anche pel dolore di veder cosí recisamente esclusa una speranza che tuttavia accarezzavo . Non posso fare a meno di confessarlo : meglio che con Carmen non avrei potuto rimpiazzare l ' amante ch ' io avevo perduta , quella fanciulla tanto poco compromettente che non m ' aveva chiesto altro che il permesso di vivermi accanto finché non domandò quello di non vedermi piú . Un ' amante in due è l ' amante meno compromettente . Certamente allora non avevo chiarite tanto bene le mie idee , ma le sentivo e adesso le so . Divenendo l ' amante di Carmen , io avrei fatto il bene di Ada e non avrei danneggiato di troppo Augusta . Ambedue sarebbero state tradite molto meno che se Guido ed io avessimo avuta una donna intera per ciascuno . La risposta a Carmen io la diedi varii giorni appresso , ma ancor oggidí ne arrossisco . L ' orgasmo in cui m ' aveva gettato l ' abbandono di Carla doveva sussistere tuttavia per farmi arrivare ad un punto simile . Ne ho rimorso come di nessun ' altra azione della mia vita . Le parole bestiali che ci lasciamo scappare rimordono piú fortemente delle azioni piú nefande cui la nostra passione c ' induca . Naturalmente designo come parole solo quelle che non sono azioni , perché so benissimo che le parole di Jago , per esempio , sono delle vere e proprie azioni . Ma le azioni , comprese le parole di Jago , si commettono per averne un piacere o un beneficio e allora tutto l ' organismo , anche quella parte che poi dovrebbe erigersi a giudice , vi partecipa e diventa dunque un giudice molto benevolo . Ma la stupida lingua agisce a propria e a soddisfazione di qualche piccola parte dell ' organismo che senza di essa si sente vinta e procede alla simulazione di una lotta quando la lotta è finita e perduta . Vuole ferire o vuole accarezzare . Si muove sempre in mezzo a dei traslati mastodontici . E quando son roventi , le parole scottano chi le ha dette . Io avevo osservato ch ' essa non aveva piú i colori che l ' avevano fatta ammettere tanto prontamente nel nostro ufficio . Mi figurai fossero andati perduti per una sofferenza che non ammisi avesse potuto essere fisica e l ' attribuii all ' amore per Guido . Del resto noi uomini siamo molto inclinati a compiangere le donne che si abbandonarono agli altri . Non vediamo mai quale vantaggio se ne possano aspettare . Possiamo magari amare l ' uomo di cui si tratta - come avveniva nel caso mio - ma non sappiamo neppur allora dimenticare come di solito vadano a finire quaggiú le avventure d ' amore . Sentii una sincera compassione per Carmen come non l ' avevo sentita mai per Augusta o per Carla . Le dissi : - E giacché avete avuta la gentilezza d ' invitarmi ad esservi amico , mi permettereste di farvi degli ammonimenti ? Essa non me lo permise , perché , come tutte le donne in quei frangenti , anch ' essa credette che ogni ammonimento sia un ' aggressione . Arrossí e balbettò : - Non capisco ! Perché dice cosí ? - E subito dopo , per farmi tacere : - Se avessi bisogno di consigli ricorrerei certamente a lei , signor Cosini . Perciò non mi fu concesso di predicarle la morale e fu un danno per me . Predicandole la morale certamente sarei arrivato ad un grado superiore di sincerità , magari tentando di prenderla di nuovo fra le mie braccia . Non m ' arrovellerei piú di aver voluto assumere quell ' aspetto bugiardo di Mentore . Per varii giorni di ogni settimana , Guido non si faceva neppur vedere in ufficio perché s ' era appassionato alla caccia e alla pesca . Io , invece , dopo il mio ritorno , per qualche tempo vi fui assiduo , occupatissimo nel mettere a giorno i libri . Ero spesso solo con Carmen e Luciano che mi consideravano quale il loro capo ufficio . Non mi pareva che Carmen soffrisse per l ' assenza di Guido e mi figurai ch ' essa l ' amasse tanto da gioire al sapere che si divertiva . Doveva anche essere avvisata dei giorni in cui egli sarebbe stato assente , perché non tradiva alcuna attesa ansiosa . Sapeva da Augusta che Ada invece non era fatta cosí , perché si lagnava amaramente delle frequenti assenze del marito . Del resto non era questa la sua unica lagnanza . Come tutte le donne non amate , essa si lagnava con lo stesso calore delle offese grandi e di quelle piccole . Non soltanto Guido la tradiva , ma quando era in casa suonava sempre il violino . Quel violino , che m ' aveva fatto tanto soffrire , era una specie di lancia di Achille per la varietà delle sue prestazioni . Appresi ch ' era passato anche per il nostro ufficio ove aveva promossa la corte a Carmen con delle bellissime variazioni sul “ Barbiere ” . Poi era ripartito perché in ufficio non occorreva piú ed era ritornato a casa ove risparmiava a Guido la noia di dover conversare con la moglie . Fra me e Carmen non ci fu mai piú nulla . Ben presto io ebbi per lei un sentimento d ' indifferenza assoluta come se essa avesse cambiato di sesso , qualche cosa di simile a quello che provavo per Ada . Una viva compassione per ambedue e nient ' altro . Proprio cosí ! Guido mi colmava di gentilezze . Io credo che in quel mese in cui l ' avevo lasciato solo , avesse imparato ad apprezzare la mia conpagnia . Una donnina come Carmen può essere gradevole di tempo in tempo , ma non si può mica sopportarla per giornate intere . Egli m ' invitò a caccia e a pesca . Aborro la caccia e decisamente mi rifiutai di accompagnarvelo . Invece , una sera , spintovi dalla noia , finii con l ' andare con lui a pesca . Al pesce manca ogni mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione . Se boccheggia anche quand ' è sano e salvo in acqua ! Persino la morte non ne altera l ' aspetto . Il suo dolore , se esiste , è celato perfettamente sotto le sue squame . Quando un giorno m ' invitò ad una pesca notturna , mi riservai di vedere se Augusta m ' avrebbe permesso di uscire quella sera e di restar fuori tanto tardi . Gli dissi che avrei ricordato che la sua barchetta si sarebbe staccata dal molo Sartorio alle nove di sera e che , potendo , mi vi sarei trovato . Pensai perciò che anche lui dovette sapere subito che per quella sera non m ' avrebbe riveduto e che come avevo fatto tante altre volte , non mi sarei recato all ' appuntamento . Invece quella sera fui cacciato di casa dalle strida della mia piccola Antonia . Piú la madre l ' accarezzava e piú la piccina strillava . Allora tentai un mio sistema che consisteva nel gridar delle insolenze nel piccolo orecchio di quella scimmietta urlante . N ' ebbi il solo risultato di far cambiare il ritmo alle sue strida , perché si mise a gridare dallo spavento . Poi avrei voluto tentare un altro sistema un poco piú energico , ma Augusta ricordò in tempo l ' invito di Guido e m ' accompagnò alla porta promettendomi di coricarsi sola se io non fossi rincasato che tardi . Anzi , pur di mandarmi via , si sarebbe anche adattata di prendere senza di me il caffè la mattina appresso , se fossi rimasto fuori fino allora . C ' è un piccolo dissidio tra me e Augusta - l ' unico - sul modo di trattare i bambini fastidiosi : a me pare che il dolore del bambino sia meno importante del nostro e che valga la pena d ' infliggerglielo pur di risparmiare un grande disturbo all ' adulto ; a lei invece sembra che noi , che abbiamo fatti i bambini , dobbiamo anche subirli . Avevo tutto il tempo per arrivare all ' appuntamento e attraversai lentamente la città guardando le donne e nello stesso tempo inventando un ordigno speciale che avrebbe impedito ogni dissidio fra me ed Augusta . Ma per il mio ordigno l ' umanità non era abbastanza evoluta ! Esso era destinato al futuro lontano e non poteva piú giovare a me se non dimostrandomi per quale piccola ragione si rendevano possibili le mie dispute con Augusta : la mancanza di un piccolo ordigno ! Esso sarebbe stato semplice , un tramvai casalingo , una sediola fornita di ruote e rotaie sulla quale la mia bimba avrebbe passata la sua giornata : poi un bottone elettrico toccando il quale la sediola con la bimba urlante si sarebbe messa a correre via fino a raggiungere il punto piú lontano della casa donde la sua voce affievolita dalla lontananza ci sarebbe sembrata perfino gradevole . Ed io ed Augusta saremmo rimasti insieme tranquilli ed affettuosi . Era una notte ricca di stelle e priva di luna , una di quelle notti in cui si vede molto lontano e perciò addolcisce e quieta . Guardai le stelle che avrebbero potuto ancora portare il segno dell ' occhiata d ' addio di mio padre moribondo . Sarebbe passato il periodo orrendo in cui i miei bimbi sporcavano e urlavano . Poi sarebbero stati simili a me ; io li avrei amati secondo il mio dovere e senza sforzo . Nella bella , vasta notte mi rasserenai del tutto e senz ' aver bisogno di fare dei propositi . Alla punta del molo Sartorio le luci provenienti dalla città erano tagliate dall ' antica casetta da cui sporge la punta stessa quale una breve fondamenta . L ' oscurità era perfetta e l ' acqua alta e fosca e quieta mi pareva pigramente gonfia . Non guardai piú né il cielo né il mare . A pochi passi da me c ' era una donna che destò la mia curiosità per uno stivaletto verniciato che per un istante brillò nell ' oscurità . Nel breve spazio e nel buio , a me parve che quella donna alta e forse elegante , si trovasse chiusa in una stanza con me . Le avventure piú gradevoli possono capitare quando meno ci si pensa , e vedendo che quella donna tutt ' ad un tratto deliberatamente s ' avvicinava , ebbi per un istante un sentimento piacevolissimo , che sparve subito quando sentii la voce roca di Carmen . Voleva fingere di aver piacere d ' apprendere ch ' ero anch ' io della partita . Ma nell ' oscurità e con quella specie di voce non si poteva fingere . Le dissi rudemente : - Guido m ' ha invitato . Ma se volete , io trovo altro da fare e vi lascio soli ! Ella protestò dichiarando che anzi era felice di vedermi per la terza volta in quel giorno . Mi raccontò che in quella piccola barchetta si sarebbe trovato riunito l ' ufficio intero perché c ' era anche Luciano . Guai per i nostri affari se fosse andata a picco ! M ' aveva detto che c ' era anche Luciano , certo per darmi la prova dell ' innocenza del ritrovo . Poi chiacchierò ancora volubilmente , dapprima dicendomi ch ' era la prima volta che andava con Guido a pesca eppoi confessando ch ' era la seconda . S ' era lasciato sfuggire che non le dispiaceva di star seduta “ a pagliolo ” in una barchetta e a me era sembrato strano ch ' essa conoscesse quel termine . Cosí dovette confessarmi di averlo appreso la prima volta ch ' era stata a pesca con Guido . - Quel giorno - aggiunse per rivelare la completa innocenza di quella prima gita - andammo alla pesca degli sgombri e non delle orate . Di mattina . Peccato che non abbia avuto il tempo di farla chiacchierare di piú , perché avrei potuto sapere tutto quello che m ' importava , ma dall ' oscurità della Sacchetta uscí e s ' approssimò a noi rapidamente la barchetta di Guido . Io ero sempre in dubbio : dal momento che c ' era Carmen , non avrei dovuto allontanarmi ? Forse Guido non aveva neppur avuto l ' intenzione d ' invitarci ambedue perché io ricordavo di aver quasi rifiutato il suo invito . Intanto la barchetta approdò e , giovanilmente sicura anche nell ' oscurità , Carmen vi scese trascurando di appoggiarsi alla mano che Luciano le aveva offerta . Poiché esitavo , Guido urlò : - Non farci perder tempo ! Con un balzo fui anch ' io nella barchetta . Il balzo mio era quasi involontario : un prodotto dell ' urlo di Guido . Guardavo con grande desiderio la terra , ma bastò un istante di esitazione per rendermi impossibile lo sbarco . Finii col sedermi a prua della non grande barchetta . Quando m ' abituai all ' oscurità , vidi che a poppa , di faccia a me , sedeva Guido e ai suoi piedi , a pagliolo , Carmen . Luciano , che vogava , ci divideva . Io non mi sentivo né molto sicuro né molto comodo nella piccola barca , ma presto mi vi abituai e guardai le stelle che di nuovo mi mitigarono . Era vero che in presenza di Luciano - un servo devoto delle famiglie delle nostre mogli - Guido non si sarebbe rischiato di tradire Ada e non c ' era perciò niente di male che io fossi con loro . Desideravo vivamente di poter godere di quel cielo , quel mare e la vastissima quiete . Se avessi dovuto sentirne rimorso e perciò soffrire , avrei fatto meglio di restare a casa mia a farmi torturare dalla piccola Antonia . L ' aria fresca notturna mi gonfiò i polmoni e compresi ch ' io potevo divertirmi in compagnia di Guido e Carmen , cui in fondo volevo bene . Passammo dinanzi al faro e arrivammo al mare aperto . Qualche miglio piú in là brillavano le luci d ' innumerevoli velieri : là si tendevano ben altre insidie al pesce . Dal Bagno Militare , - una mole poderosa nereggiante sui suoi pali , - cominciammo a moverci su e giú lungo la riviera di Sant ' Andrea . Era il posto prediletto dei pescatori . Accanto a noi , silenziosamente , molte altre barche facevano la stessa nostra manovra . Guido preparò le tre lenze e inescò gli ami configgendovi dei gamberelli per la coda . Consegnò una lenza ad ognuno di noi dicendo che la mia , a prua , - la sola munita di piombino - sarebbe stata preferita dal pesce . Scorsi nell ' oscurità il mio gamberello dalla coda trafitta e mi parve che movesse lentamente la parte superiore del corpo , quella parte che non era diventata una guaina . Per questo movimento mi parve piuttosto meditabondo che spasimante dal dolore . Forse ciò che produce il dolore nei grandi organismi , nei piccolissimi può ridursi fino a divenire un ' esperienza nuova , un solletico al pensiero . Lo ficcai nell ' acqua calandovelo , come mi fu detto da Guido , per dieci braccia . Dopo di me Carmen e Guido calarono le loro lenze . Guido aveva ora a poppa anche un remo col quale spingeva la barca con l ' arte che occorreva perché le lenze non s ' aggrovigliassero . Pare che Luciano non fosse ancora al caso di dirigere in tale modo la barchetta . Del resto Luciano aveva ora l ' incarico della piccola rete con la quale avrebbe levato dall ' acqua il pesce portato dall ' amo fino alla superficie . Per lungo tempo egli non ebbe nulla da fare . Guido ciarlava molto . Chissà che non sia stato attaccato a Carmen dalla sua passione per l ' insegnamento piuttosto che dall ' amore . Io avrei voluto non starlo a sentire per continuare a pensare al piccolo animaletto che tenevo esposto alla voracità dei pesci , sospeso nell ' acqua e che coi cenni della testolina - se li continuava anche in acqua - avrebbe adescato meglio il pesce . Ma Guido mi chiamò ripetute volte e dovetti star a sentire la sua teoria sulla pesca . Il pesce avrebbe toccato varie volte l ' esca e noi l ' avremmo sentito , ma dovevamo guardarci dal tirare la lenza finché non si fosse tesa . Allora dovevamo essere pronti per dare lo strappo che avrebbe infilzato sicuramente l ' amo nella bocca del pesce . Guido , come al solito , fu lungo nelle sue spiegazioni . Voleva spiegarci chiaramente quello che avremmo sentito nella mano quando il pesce avrebbe annusato l ' amo . E continuava le sue spiegazioni quando io e Carmen conoscevamo già per esperienza la quasi sonora ripercussione sulla mano di ogni contatto che l ' amo subiva . Piú volte dovemmo raccogliere la lenza per rinnovare l ' esca . Il piccolo animaluccio pensieroso finiva invendicato nelle fauci di qualche pesce accorto che sapeva evitare l ' amo . A bordo c ' era della birra e dei panini . Guido condiva tutto ciò con la sua chiacchiera inesauribile . Parlava ora delle enormi ricchezze che giacevano nel mare . Non si trattava , come Luciano credeva , né del pesce né delle ricchezze immersevi dall ' uomo . Nell ' acqua del mare c ' era disciolto dell ' oro . Improvvisamente ricordò ch ' io avevo studiato chimica e mi disse : - Anche tu devi sapere qualche cosa di quest ' oro . Io non ne ricordavo molto , ma annuii arrischiando un ' osservazione della cui verità non potevo essere sicuro . Dichiarai : - L ' oro del mare è il piú costoso di tutti . Per avere uno di quei napoleoni che giacciono qui disciolti , bisognerebbe spenderne cinque . Luciano che ansiosamente s ' era rivolto a me per sentirmi confermare le ricchezze su cui nuotavamo , mi volse disilluso la schiena . A lui di quell ' oro non importava piú . Guido invece mi diede ragione credendo di ricordare che il prezzo di quell ' oro era esattamente di cinque volte tanto , proprio come avevo detto io . Mi glorificava addirittura confermando la mia asserzione , che io sapevo del tutto cervellotica . Si vedeva che mi sentiva poco pericoloso e che in lui non c ' era ombra di gelosia per quella donna coricata ai suoi piedi . Pensai per un istante di metterlo in imbarazzo dichiarando che ricordavo ora meglio e che per trarre dal mare uno di quei napoleoni ne sarebbero bastati tre o che ne sarebbero abbisognati addirittura dieci . Ma in quell ' istante fui chiamato dalla mia lenza che improvvisamente s ' era tesa per uno strappo poderoso . Strappai anch ' io e gridai . Con un balzo Guido mi fu vicino e mi prese di mano la lenza . Gliel ' abbandonai volentieri . Egli si mise a tirarla su , prima a piccoli tratti , poi , essendo diminuita la resistenza , a grandissimi . E nell ' acqua fosca si vide brillare l ' argenteo corpo del grosso animale . Correva oramai rapidamente e senza resistenza dietro al suo dolore . Perciò compresi anche il dolore dell ' animale muto , perché era gridato da quella fretta di correre alla morte . Presto l ' ebbi boccheggiante ai miei piedi . Luciano l ' aveva tratto dall ' acqua con la rete e , strappandonelo senza riguardo , gli aveva levato di bocca l ' amo . Palpò il grosso pesce : - Un ' orata di tre chilogrammi ! Ammirando , disse il prezzo che se ne sarebbe domandato in pescheria . Poi Guido osservò che l ' acqua era ferma a quell ' ora e che sarebbe stato difficile di pigliare dell ' altro pesce . Raccontò che i pescatori ritenevano che quando l ' acqua non cresceva né calava , i pesci non mangiavano e perciò non potevano essere presi . Fece della filosofia sul pericolo che risultava ad un animale dal suo appetito . Poi , mettendosi a ridere , senz ' accorgersi che si comprometteva , disse : - Tu sei l ' unico che sappia pescare questa sera . La mia preda si dibatteva tuttavia nella barca , quando Carmen diede uno strido . Guido domandò senza muoversi e con una gran voglia di ridere nella voce : - Un ' altra orata ? Carmen confusa rispose : - Mi pareva ! Ma ha già abbandonato l ' amo ! Io sono sicuro che , trascinato dal suo desiderio , egli le aveva dato un pizzicotto . Io oramai mi sentivo a disagio in quella barca . Non accompagnavo piú col desiderio l ' opera del mio amo , anzi agitavo la lenza in modo che i poveri animali non potessero abboccare . Dichiarai che avevo sonno e pregai Guido di sbarcarmi a Sant ' Andrea . Poi mi preoccupai di togliergli il sospetto ch ' io me ne andassi perché infastidito da quanto doveva avermi rivelato lo strido di Carmen , e gli raccontai della scena che aveva fatta la mia piccina quella sera e il mio desiderio di accertarmi presto che non stesse male . Compiacente come sempre , Guido accostò la barca alla riva . M ' offerse l ' orata ch ' io avevo pescata , ma io rifiutai . Proposi di ridarle la libertà gettandola in mare , ciò che fece dare un urlo di protesta a Luciano , mentre Guido bonariamente disse : - Se sapessi di poter ridarle la vita e la salute lo farei . Ma a quest ' ora la povera bestia non può servire che in piatto ! Li seguii con gli occhi e potei accertarmi che non approfittarono dello spazio lasciato libero da me . Stavano bene serrati insieme e la barchetta andò via un po ' sollevata a prua dal troppo peso a poppa . Mi parve una punizione divina all ' apprendere che la mia bambina era stata colta dalla febbre . Non l ' avevo resa malata io , simulando con Guido una preoccupazione che non sentivo per la sua salute ? Augusta non s ' era ancora coricata , ma poco prima c ' era stato il dottor Paoli che l ' aveva rassicurata dicendo di essere sicuro che una febbre improvvisa tanto violenta non poteva annunziare una malattia grave . Restammo lungamente a guardare Antonia che giaceva abbandonata sul piccolo giaciglio , la faccina dalla pelle asciutta arrossata intensamente sotto i bruni ricci scomposti . Non gridava , ma si lamentava di tempo in tempo con un lamento breve che veniva interrotto da un torpore imperioso . Dio mio ! Come il male me la portava vicina ! Avrei data una parte della mia vita per liberarle il respiro . Come togliermi il rimorso di aver pensato di non saper amarla , eppoi di aver passato tutto quel tempo in cui soffriva , lontano da lei e in quella compagnia ? - Somiglia ad Ada ! - disse Augusta con un singulto . Era vero ! Ce ne accorgemmo allora per la prima volta e quella somiglianza divenne sempre piú evidente a mano a mano che Antonia crebbe , tanto che io talvolta mi sento tremare il cuore al pensiero che le potrebbe toccare il destino della poverina a cui assomiglia . Ci coricammo dopo di aver posto il letto della bambina accanto a quello di Augusta . Ma io non potevo dormire : avevo un peso al cuore come quelle sere in cui i miei trascorsi della giornata si specchiavano in immagini notturne di dolore e di rimorso . La malattia della bambina mi pesava come un ' opera mia . Mi ribellai ! Io ero puro e potevo parlare , potevo dire tutto . E dissi tutto . Raccontai ad Augusta dell ' incontro con Carmen , della posizione ch ' essa occupava nella barca , eppoi del suo strido che io dubitai fosse stato provocato da una carezza brutale di Guido senza però poter esserne sicuro . Ma Augusta ne era sicura . Perché altrimenti , subito dopo , la voce di Guido sarebbe stata alterata dall ' ilarità ? Cercai di attenuare la sua convinzione , ma poi dovetti ancora raccontare . Feci una confessione anche per quanto concerneva me , descrivendo la noia che m ' aveva cacciato di casa e il mio rimorso di non amare meglio Antonia . Mi sentii subito meglio e m ' addormentai profondamente . La mattina appresso , Antonia stava meglio ; era quasi priva di febbre . Giaceva calma e libera di affanno , ma era pallida e affranta come se si fosse consunta in uno sforzo sproporzionato al suo piccolo organismo ; evidentemente essa era già uscita vittoriosa dalla breve battaglia . Nella calma che ne derivò anche a me , ricordai , dolendomene , di aver compromesso orribilmente Guido e volli da Augusta la promessa ch ' essa non avrebbe comunicato a nessuno i miei sospetti . Ella protestò che non si trattava di sospetti , ma di evidenza certa ciò che io negai senza riuscire a convincerla . Poi essa mi promise tutto quello che volli ed io me ne andai tranquillamente in ufficio . Guido non c ' era ancora e Carmen mi raccontò ch ' erano stati ben fortunati dopo la mia partenza . Avevano prese altre due orate , piú piccole della mia , ma di un peso considerevole . Io non volli crederlo e pensai che essa volesse convincermi che alla mia partenza avessero abbandonata l ' occupazione a cui avevano atteso finché c ' ero stato io . L ' acqua non s ' era fermata ? Fino a che ora erano stati in mare ? Carmen per convincermi mi fece confermare anche da Luciano la pesca delle due orate ed io da quella volta pensai che Luciano per ingraziarsi Guido sia stato capace di qualunque azione . Sempre durante la calma idillica che precorse l ' affare del solfato di rame , avvenne in quell ' ufficio una cosa abbastanza strana che non so dimenticare , tanto perché mette in evidenza la smisurata presunzione di Guido , quanto perché pone me in una luce nella quale m ' è difficile di ravvisarmi . Un giorno eravamo tutt ' e quattro in ufficio e il solo che fra di noi parlasse di affari era , come sempre , Luciano . Qualche cosa nelle sue parole suonò all ' orecchio di Guido quale una rampogna che , in presenza di Carmen , gli era difficile di sopportare . Ma altrettanto difficile era difendersene , perché Luciano aveva le prove che un affare ch ' egli aveva consigliato mesi prima e che da Guido era stato rifiutato , aveva finito col rendere una quantità di denaro a chi se ne era occupato . Guido finí col dichiarare di disprezzare il commercio e asserire che se la fortuna non l ' avesse assistito in questo , egli avrebbe trovato il mezzo di guadagnare del denaro con altre attività molto piú intelligenti . Col violino , per esempio . Tutti furono d ' accordo con lui ed anch ' io , ma con la riserva : - A patto di studiare molto . La mia riserva gli dispiacque e disse subito che se si trattava di studiare , egli allora avrebbe potuto fare molte altre cose , per esempio , della letteratura . Anche qui gli altri furono d ' accordo , ed io stesso , ma con qualche esitazione . Non ricordavo bene le fisonomie dei nostri grandi letterati e le evocavo per trovarne una che somigliasse a Guido . Egli allora urlò : - Volete delle buone favole ? Io ve ne improvviso come Esopo ! Tutti risero , meno lui . Si fece dare la macchina da scrivere e , correntemente , come se avesse scritto sotto dettatura , con gesti piú ampi di quanto esigesse un lavoro utile alla macchina , stese la prima favola . Porgeva già il foglietto a Luciano , ma si ricredette , lo riprese e lo rimise a posto nella macchina , scrisse una seconda favola , ma questa gli costò piú fatica della prima tanto che dimenticò di continuare a simulare con gesti l ' ispirazione e dovette correggere il suo scritto piú volte . Perciò io ritengo che la prima delle due favole non sia stata sua e che invece la seconda sia veramente uscita dal suo cervello di cui mi sembra degna . La prima favola diceva di un uccelletto al quale avvenne d ' accorgersi che lo sportellino della sua gabbia era rimasto aperto . Dapprima pensò di approfittarne per volar via , ma poi si ricredette temendo che se , durante la sua assenza , lo sportellino fosse stato rinchiuso egli avrebbe perduta la sua libertà . La seconda trattava di un elefante ed era veramente elefantesca . Soffrendo di debolezza alle gambe , il grosso animale andava a consultare un uomo , celebre medico , il quale al vedere quegli arti poderosi gridava : - Non vidi giammai delle gambe tanto forti . Luciano non si lasciò imporre da quelle favole anche perché non le capiva . Rideva abbondantemente , ma si vedeva che gli sembrava comico che una cosa simile gli fosse presentata come commerciabile . Rise poi anche per compiacenza quando gli fu spiegato che l ' uccellino temeva di essere privato della libertà di ritornare in gabbia e l ' uomo ammirava le gambe per quanto deboli dell ' elefante . Ma poi chiese : - Quanto si ricava da due favole cosí ? Guido fece da uomo superiore : - Il piacere d ' averle fatte eppoi , volendo farne di piú , anche molti denari . Carmen invece era agitata dall ' emozione . Domandò il permesso di poter copiare quelle due favole e ringraziò riconoscente quando Guido le offerse in dono il foglietto ch ' egli aveva scritto dopo di averlo anche firmato a penna . Che cosa c ' entravo io ? Non avevo da battermi per l ' ammirazione di Carmen della quale , come ho detto , non m ' importava nulla , ma ricordando il mio modo di fare , devo credere che anche una donna che non sia rilevata dal nostro desiderio possa spingerci alla lotta . Infatti non si battevano gli eroi medievali anche per donne che non avevano mai viste ? A me quel giorno avvenne che i dolori lancinanti del mio povero organismo improvvisamente si facessero acuti e mi parve di non poterli attenuare altrimenti che battendomi con Guido facendo subito delle favole anch ' io . Mi feci consegnare la macchina ed io veramente improvvisai . Vero è che la prima delle favole che feci , stava da molti giorni nel mio animo . Ne improvvisai il titolo : “ Inno alla vita ” . Poi , dopo breve riflessione , scrissi di sotto : “ Dialogo ” . Mi pareva piú facile di far parlare le bestie che descriverle . Cosí nacque la mia favola dal dialogo brevissimo : Il gamberello meditabondo : - La vita è bella ma bisogna badare al posto dove ci si siede . L ' orata , correndo dal dentista : - La vita è bella ma bisognerebbe eliminare quegli animalucci traditori che celano nella carne saporita il metallo acuminato . Ora bisognava fare la seconda favola ma mi mancavano le bestie . Guardai il cane che giaceva nel suo cantuccio ed anch ' esso guardò me . Da quegli occhi timidi trassi un ricordo : pochi giorni prima Guido era ritornato da caccia pieno di pulci ed era andato a nettarsi nel nostro ripostiglio . Ebbi allora subito la favola e la scrissi correntemente : “ C ' era una volta un principe morso da molte pulci . S ' appellò agli dei che affliggessero una sola pulce , grossa e famelica , ma una sola , e destinassero le altre agli altri uomini . Ma nessuna delle pulci accettò di restare sola con quella bestia d ' uomo , ed egli dovette tenersele tutte ” . In quel momento le mie favole mi parvero splendide . Le cose ch ' escono dal nostro cervello hanno un aspetto sovranamente amabile specie quando si esaminano non appena nate . Per dire la verità il mio dialogo mi piace anche adesso , che ho fatta tanta pratica nel comporre . L ' inno alla vita fatto dal morituro è una cosa molto simpatica per coloro che lo guardano morire ed è anche vero che molti moribondi spendono l ' ultimo fiato per dire quella che a loro sembra la causa per cui muoiono , innalzando cosí un inno alla vita degli altri che sapranno evitare quell ' accidente . In quanto alla seconda favola non voglio parlarne e fu commentata argutamente da Guido stesso che gridò ridendo : - Non è una favola , ma un modo di darmi della bestia . Risi con lui e i dolori che m ' avevano spinto a scrivere s ' attenuarono subito . Luciano rise quando gli spiegai quello che avevo voluto dire e trovò che nessuno avrebbe pagato qualche cosa né per le mie né per le favole di Guido . Ma a Carmen le mie favole non piacquero . Mi diede un ' occhiataccia indagatrice ch ' era veramente nuova per quegli occhi e che io intesi come se fosse stata una parola detta : - Tu non ami Guido ! Ne fui addirittura sconvolto perché in quel momento essa certamente non sbagliava . Pensai che avevo torto di comportarmi come se non amassi Guido , io che poi lavoravo disinteressatamente per lui . Dovevo far attenzione al mio modo di comportarmi . Dissi mitemente a Guido : - Riconosco volentieri che le tue favole sono migliori delle mie . Bisogna però ricordare che sono le prime favole che ho fatte in vita mia . Egli non s ' arrese : - Credi forse ch ' io ne abbia fatte delle altre ? Lo sguardo di Carmen s ' era già raddolcito e , per ottenerlo piú dolce ancora , io dissi a Guido : - Tu hai certamente un talento speciale per le favole . Ma il complimento fece ridere tutti e due e subito dopo anche me , ma tutti bonariamente perché si vedeva che avevo parlato senz ' alcuna intenzione maligna . L ' affare del solfato di rame diede una maggiore serietà al nostro ufficio . Non c ' era piú tempo per le favole . Quasi tutti gli affari che ci venivano proposti erano ormai da noi accettati . Alcuni diedero qualche utile , ma piccolo ; altri delle perdite , ma grandi . Una strana avarizia era il principale difetto di Guido che fuori degli affari era tanto generoso . Quando un affare si dimostrava buono , egli lo liquidava frettolosamente , avido d ' incassare il piccolo utile che gliene derivava . Quando invece si trovava involto in un affare sfavorevole , non si decideva mai ad uscirne pur di ritardare il momento in cui doveva toccare la propria tasca . Per questo io credo che le sue perdite sieno state sempre rilevanti e i suoi utili piccoli . Le qualità di un commerciante non sono altro che le risultanti di tutto il suo organismo , dalla punta dei capelli fino alle unghie dei piedi . A Guido si sarebbe adattata una parola che hanno i Greci : “ astuto imbecille ” . Veramente astuto , ma anche veramente uno scimunito . Era pieno di accortezze che non servivano ad altro che ad ungere il piano inclinato sul quale scivolava sempre piú in giú . Assieme al solfato di rame gli capitarono tra capo e collo i due gemelli . La sua prima impressione fu di sorpresa tutt ' altro che piacevole , ma subito dopo di avermi annunziato l ' avvenimento , gli riuscí di dire una facezia che mi fece ridere molto , per cui , compiacendosi del successo , non seppe conservare il cipiglio . Associando i due bambini alle sessanta tonnellate di solfato , disse : - Sono condannato a lavorare all ' ingrosso , io ! Per confortarlo gli ricordai che Augusta era di nuovo nel settimo mese e che ben presto in fatto di bambini avrei raggiunto il suo tonnellaggio . Rispose sempre argutamente : - A me , da buon contabile , non sembra la stessa cosa . Dopo qualche giorno , per qualche tempo , fu preso da un grande affetto per i due marmocchi . Augusta che passava una parte della sua giornata dalla sorella , mi raccontò ch ' egli dedicava loro ogni giorno qualche ora . Li carezzava , e ninnava e Ada gliene era tanto riconoscente che fra i due coniugi sembrava rifiorire un nuovo affetto . In quei giorni egli versò un importo abbastanza vistoso ad una società d ' Assicurazioni per far trovare ai figli a vent ' anni una piccola sostanza . Lo ricordo per aver io registrato quell ' importo a suo debito . Fui invitato anch ' io a vedere i due gemelli ; anzi da Augusta m ' era stato detto che avrei potuto salutare anche Ada , che invece non poté ricevermi dovendo stare a letto ad onta che fossero passati già dieci giorni dal parto . I due bambini giacevano in due culle in un gabinetto attiguo alla stanza da letto dei genitori . Ada , dal suo letto , mi gridò : - Sono belli , Zeno ? Restai sorpreso dal suono di quella voce . Mi parve piú dolce : era un vero grido perché vi si sentiva uno sforzo , eppure rimaneva tanto dolce . Senza dubbio la dolcezza in quella voce veniva dalla maternità , ma io ne fui commosso perché ve la scoprivo proprio quand ' era rivolta a me . Quella dolcezza mi fece sentire come se Ada non m ' avesse chiamato col solo mio nome , ma premettendovi anche qualche qualificativo affettuoso come “ caro ” o “ fratello mio ” ! Ne sentii una viva riconoscenza e divenni buono ed affettuoso . Risposi festosamente : - Belli , cari , somiglianti , due meraviglie . - Mi parevano invece due morticini scoloriti . Vagivano ambedue e non andavano d ' accordo . Presto Guido ritornò alla vita di prima . Dopo l ' affare del solfato veniva piú assiduo in ufficio , ma ogni settimana , al sabato , partiva per la caccia e non ritornava che al lunedí mattina tardi e giusto in tempo per dare un ' occhiata all ' ufficio prima di colazione . Alla pesca andava di sera e passava spesso la notte in mare . Augusta mi raccontava dei dispiaceri di Ada , la quale soffriva bensí di una frenetica gelosia , ma anche di trovarsi sola per tanta parte della giornata . Augusta tentava di calmarla ricordandole che a caccia e a pesca non c ' erano donne . Però - non si sapeva da chi - Ada era stata informata che Carmen talvolta aveva accompagnato Guido a pesca . Guido , poi , l ' aveva confessato aggiungendo che non c ' era niente di male in una gentilezza ch ' egli usava ad un ' impiegata che gli era tanto utile . Eppoi non c ' era stato sempre presente Luciano ? Egli finí col promettere che non l ' avrebbe invitata piú , visto che ad Ada ciò dispiaceva . Dichiarava di non voler rinunciare né alla sua caccia che gli costava tanti denari né alla pesca . Diceva di lavorare molto ( e infatti in quell ' epoca nel nostro ufficio c ' era molto da fare ) e gli pareva che un po ' di svago gli spettasse . Ada non era di tale parere e le sembrava che il miglior svago egli l ' avrebbe avuto in famiglia , e trovava in ciò l ' assenso incondizionato di Augusta , mentre a me quello sembrava uno svago troppo sonoro . Augusta allora esclamava : - E tu non sei forse a casa ogni giorno , ad ore debite ? Era vero ed io dovevo confessare che fra me e Guido c ' era una grande differenza , ma non sapevo vantarmene . Dicevo ad Augusta accarezzandola : - Il merito è tuo perché hai usato dei metodi molto drastici di educazione . D ' altronde per il povero Guido le cose andavano peggiorandosi ogni giorno di piú : dapprima c ' erano stati bensí due bambini , ma una balia sola perché si sperava che Ada avrebbe potuto nutrire uno dei bambini . Invece essa non lo poté e dovettero far venire un ' altra balia . Quando Guido voleva farmi ridere , camminava su e giú per l ' ufficio battendosi il tempo con le parole : - Una moglie ... due bambini ... due balie ! C ' era una cosa che Ada specialmente odiava : Il violino di Guido . Essa sopportava i vagiti dei bambini , ma soffriva orrendamente per il suono del violino . Aveva detto ad Augusta : - Mi sentirei di abbaiare come un cane contro quei suoni ! Strano ! Augusta invece era beata quando passando dinanzi al mio studiolo sentiva uscirne i miei suoni aritmici ! - Eppure anche il matrimonio di Ada è stato un matrimonio d ' amore , - dicevo io stupito . - Non è il violino la miglior parte di Guido ? Tali chiacchiere furono del tutto dimenticate quando io rividi per la prima volta Ada . Fui proprio io che per il primo m ' accorsi della sua malattia . Uno dei primi giorni del Novembre - una giornata fredda , priva di sole , umida , - abbandonai eccezionalmente l ' ufficio alle tre del pomeriggio e corsi a casa pensando di riposare e sognare per qualche ora nel mio studiolo caldo . Per recarmivi dovevo passare il lungo corridoio , e dinanzi alla stanza di lavoro di Augusta mi fermai perché sentii la voce di Ada . Era dolce o malsicura ( ciò che si equivale , io credo ) come quel giorno in cui era stata indirizzata a me . Entrai in quella stanza spintovi dalla strana curiosità di vedere come la serena , la calma Ada , potesse vestirsi di quella voce che ricordava un po ' quella di qualche nostra attrice quando vuol far piangere senza saper piangere essa stessa . Infatti era una voce falsa o io la sentivo cosí , solo perché senza neppur aver visto chi la emetteva , la percepivo per la seconda volta dopo tanti giorni sempre ugualmente commossa e commovente . Pensai parlassero di Guido , perché quale altro argomento avrebbe potuto commuovere a quel modo Ada ? Invece le due donne , prendendo una tazza di caffè insieme , parlavano di cose domestiche : biancheria , servitú eccetera . Ma mi bastò di aver vista Ada per intendere che quella voce non era falsa . Commovente era anche la sua faccia ch ' io per primo scoprivo tanto alterata , e quella voce , se non si accordava con un sentimento , rispecchiava esattamente tutto un organismo , ed era perciò vera e sincera . Questo io sentii subito . Io non sono un medico e perciò non pensai ad una malattia , ma cercai di spiegarmi l ' alterazione nell ' aspetto di Ada come un effetto della convalescenza dopo il parto . Ma come si poteva spiegare che Guido non si fosse accorto di tanto mutamento avvenuto nella sua donna ? Intanto io , che sapevo a mente quell ' occhio , quell ' occhio ch ' io tanto avevo temuto perché subito m ' ero accorto che freddamente esaminava cose e persone per ammetterle o respingerle , potei constatare subito ch ' era mutato , ingrandito , come se per vedere meglio avesse forzata l ' orbita . Stonava quell ' occhio grande nella faccina immiserita e scolorita . Mi stese con grande affetto la mano : - Già lo so , - mi disse - tu approfitti di ogni istante per venir a riveder tua moglie e la tua bambina . Aveva la mano madida di sudore ed io so che ciò denota debolezza . Tanto piú mi figurai che , rimettendosi , avrebbe riacquistati gli antichi colori e le linee sicure delle guancie e dell ' incassatura dell ' occhio . Interpretai le parole che m ' aveva indirizzate quale un rimprovero rivolto a Guido , e bonariamente risposi che Guido , quale proprietario della ditta , aveva maggiori responsabilità delle mie che lo legavano all ' ufficio . Mi guardò indagatrice per assicurarsi ch ' io parlavo sul serio . - Ma pure - disse - mi sembra che potrebbe trovare un po ' di tempo per sua moglie e i suoi figli , - e la sua voce era piena di lacrime . Si rimise con un sorriso che domandava indulgenza e soggiunse : - Oltre agli affari ci sono anche la caccia e la pesca ! Quelle , quelle portano via tanto tempo . Con una volubilità che mi stupí raccontò dei cibi prelibati che si mangiavano alla loro tavola in seguito alla caccia e alla pesca di Guido . - Tuttavia vi rinunzierei volentieri ! - soggiunse poi con un sospiro e una lagrima . Non si diceva però infelice , anzi ! Raccontava che ormai non sapeva neppur figurarsi che non le fossero nati i due bambini ch ' essa adorava ! Con un po ' di malizia aggiungeva sorridendo che li amava di piú ora che ciascuno aveva la sua balia . Essa non dormiva molto , ma almeno , quando arrivava a prender sonno , nessuno la disturbava . E quando le chiesi se davvero dormisse tanto poco , si rifece seria e commossa per dirmi ch ' era il suo maggior disturbo . Poi , lieta , aggiunse : - Ma va già meglio ! Poco dopo ci lasciò per due ragioni : prima di sera doveva andar a salutare la madre eppoi non sapeva sopportare la temperatura delle nostre stanze munite di grandi stufe . Io , che ritenevo quella temperatura appena gradevole , pensai fosse un segno di forza quello di sentirla eccessivamente calda : - Non pare che tu sia tanto debole , - dissi sorridendo , - vedrai come sentirai diversamente alla mia età . Essa si compiacque molto di sentirsi designare come troppo giovine . Io ed Augusta l ' accompagnammo fino al pianerottolo . Pareva sentisse un grande bisogno della nostra amicizia perché per fare quei pochi passi camminò in mezzo a noi e si prese prima al braccio di Augusta eppoi al mio che io subito irrigidii per paura di cedere ad un ' antica abitudine di premere ogni braccio femminile che s ' offrisse al mio contatto . Sul pianerottolo parlò ancora molto e , avendo ricordato il padre suo , ebbe gli occhi di nuovo umidi , per la terza volta in un quarto d ' ora . Quando se ne fu andata , io dissi ad Agusta che quella non era una donna ma una fontana . Benché avessi vista la malattia di Ada , non vi diedi alcun ' importanza . Aveva l ' occhio ingrandito ; aveva la faccina magra ; la sua voce s ' era trasformata ed anche il carattere in quell ' affettuosità che non era sua , ma io attribuivo tutto ciò alla doppia maternità e alla debolezza . Insomma io mi dimostrai un magnifico osservatore perché vidi tutto , ma un grande ignorante perché non dissi la vera parola : malattia ! Il giorno appresso l ' ostetrico , che curava Ada , domandò l ' assistenza del dottor Paoli il quale subito pronunziò la parola ch ' io non avevo saputo dire : Morbus Basedowii . Guido me lo raccontò descrivendomi con grande dottrina la malattia e compiangendo Ada che soffriva molto . Senz ' alcuna malizia io penso che la sua compassione e la sua scienza non fossero grandi . Assumeva un aspetto accorato quando parlava della moglie , ma quando dettava delle lettere a Carmen manifestava tutta la gioia di vivere e insegnare ; credeva poi che colui che aveva dato il suo nome alla malattia fosse il Basedow ch ' era stato l ' amico di Goethe , mentre quando io studiai quella malattia in un ' enciclopedia , m ' accorsi subito che si trattava di un altro . Grande , importante malattia quella di Basedow ! Per me fu importantissimo di averla conosciuta . La studiai in varie monografie e credetti di scoprire appena allora il segreto essenziale del nostro organismo . Io credo che da molti come da me vi sieno dei periodi di tempo in cui certe idee occupino e ingombrino tutto il cervello chiudendolo a tutte le altre . Ma se anche alla collettività succede la stessa cosa ! Vive di Darwin dopo di essere vissuta di Robespierre e di Napoleone eppoi di Liebig o magari di Leopardi quando su tutto il cosmo non troneggi Bismark ! Ma di Basedow vissi sol io ! Mi parve ch ' egli avesse portate alla luce le radici della vita la quale è fatta cosí : tutti gli organismi si distribuiscono su una linea , ad un capo della quale sta la malattia di Basedow che implica il generosissimo , folle consumo della forza vitale ad un ritmo precipitoso , il battito di un cuore sfrenato , e all ' altro stanno gli organismi immiseriti per avarizia organica , destinati a perire di una malattia che sembrerebbe di esaurimento ed è invece di poltronaggine . Il giusto medio fra le due malattie si trova al centro e viene designato impropriamente come la salute che non è che una sosta . E fra il centro ed un ' estremità - quella di Basedow - stanno tutti coloro ch ' esasperano e consumano la vita in grandi desiderii . ambizioni , godimenti e anche lavoro , dall ' altra quelli che non gettano sul piatto della vita che delle briciole e risparmiano preparando quegli abietti longevi che appariscono quale un peso per la società . Pare che questo peso sia anch ' esso necessario . La società procede perché i Basedowiani la sospingono , e non precipita perché gli altri la trattengono . Io sono convinto che volendo costruire una società , si poteva farlo piú semplicemente , ma è fatta cosí , col gozzo ad uno dei suoi capi e l ' edema all ' altro , e non c ' è rimedio . In mezzo stanno coloro che hanno incipiente o gozzo o edema e su tutta la linea , in tutta l ' umanità , la salute assoluta manca . Anche ad Ada il gozzo mancava a quanto mi diceva Augusta , ma aveva tutti gli altri sintomi della malattia . Povera Ada ! M ' era apparsa come la figurazione della salute e dell ' equilibrio , tanto che per lungo tempo avevo pensato avesse scelto il marito con lo stesso animo freddo col quale suo padre sceglieva la sua merce , ed ora era stata afferrata da una malattia che la trascinava a tutt ' altro regime : le perversioni psichiche ! Ma io ammalai con lei di una malattia lieve , ma lunga . Per troppo tempo pensai a Basedow . Già credo che in qualunque punto dell ' universo ci si stabilisca si finisce coll ' inquinarsi . Bisogna moversi . La vita ha dei veleni , ma poi anche degli altri veleni che servono di contravveleni . Solo correndo si può sottrarsi ai primi e giovarsi degli altri . La mia malattia fu un pensiero dominante , un sogno , e anche uno spavento . Deve aver avuto origine da un ragionamento : con la designazione di perversione si vuole intendere una deviazione dalla salute , quella specie di salute che ci accompagnò per un tratto della vita . Ora sapevo che cosa fosse stata la salute da Ada . Non poteva la sua perversione portarla ad amare me , che da sana aveva respinto ? Io non so come questo terrore ( o questa speranza ) sia nato nel mio cervello ! Forse perché la voce dolce e spezzata di Ada mi parve di amore quando s ' indirizzò a me ? La povera Ada s ' era fatta ben brutta ed io non sapevo piú desiderarla . Ma andavo rivedendo i nostri rapporti passati e mi pareva che se essa fosse stata còlta da un improvviso amore per me , mi sarei trovato nelle brutte condizioni che ricordavano un poco quelle di Guido verso l ' amico inglese dalle sessanta tonnellate di solfato di rame . Proprio lo stesso caso ! Pochi anni prima io le avevo dichiarato il mio amore e non avevo fatto alcun atto di revoca fuori di quello di sposarne la sorella . In tale contratto essa non era protetta dalla legge ma dalla cavalleria . A me pareva di essere tanto fortemente impegnato con lei , che se essa si fosse presentata da me molti ma molti anni piú tardi , perfezionata magari nella malattia di Basedow da un bel gozzo , io avrei dovuto far onore alla mia firma . Ricordo però che tale prospettiva rese il mio pensiero piú affettuoso per Ada . Fino ad allora , quando m ' avevano informato dei dolori di Ada causati da Guido , io non ne avevo certamente goduto , ma pure avevo rivolto il pensiero con una certa soddisfazione alla mia casa nella quale Ada aveva rifiutato di entrare ed ove non si soffriva affatto . Ora le cose avevano cambiato : quell ' Ada che m ' aveva respinto con disdegno non c ' era piú , a meno che i miei testi di medicina non sbagliassero . La malattia di Ada era grave . Il dottor Paoli , pochi giorni dopo , consigliò di allontanarla dalla famiglia e di mandarla in una casa di salute a Bologna . Seppi ciò da Guido , ma Augusta poi mi raccontò che alla povera Ada anche in quel momento non furono risparmiati dei grandi dispiaceri . Guido aveva avuto la sfacciataggine di proporre di metter Carmen alla direzione della famiglia durante l ' assenza di sua moglie . Ada non ebbe il coraggio di dire apertamente quello che pensava di una simile proposta , ma dichiarò che non si sarebbe mossa di casa se non le fosse stato permesso di affidarne la direzione alla zia Maria , e Guido si adattò senz ' altro . Egli però continuò ad accarezzare l ' idea di poter aver Carmen a sua disposizione al posto lasciato libero da Ada . Un giorno disse a Carmen che se essa non fosse stata tanto occupata in ufficio , egli le avrebbe volentieri affidata la direzione della sua casa . Luciano ed io ci guardammo , e certamente scoprimmo ognuno nella faccia dell ' altro un ' espressione maliziosa . Carmen arrossí e mormorò che non avrebbe potuto accettare . - Già - disse Guido con ira - per quegli sciocchi riguardi al mondo non si può fare quello che gioverebbe tanto ! Però tacque anche lui presto ed era sorprendente abbreviasse una predica tanto interessante . Tutta la famiglia accompagnò Ada alla stazione . Augusta m ' aveva pregato di portare dei fiori per la sorella . Arrivai un po ' in ritardo con un bel mazzo di orchidee che porsi ad Augusta . Ada ci sorvegliava e quando Augusta le offerse i fiori ci disse : - Vi ringrazio di cuore ! Voleva significare di aver ricevuto i fiori anche da me , ma io sentii ciò come una manifestazione di affetto fraterno , dolce e anche un po ' fredda . Basedow certo non ci entrava . Pareva una sposina , la povera Ada con quegli occhi ingranditi smisuratamente dalla felicità . La sua malattia sapeva simulare tutte le emozioni . Guido partiva con lei per accompagnarla e ritornare dopo pochi giorni . Aspettammo sulla banchina la partenza del treno . Ada rimase affacciata alla finestra della sua vettura e continuò ad agitare il fazzoletto finché poté vederci . Poi accompagnammo la signora Malfenti lacrimante a casa . Al momento di dividerci mia suocera dopo di aver baciata Augusta , baciò anche me . - Scusa ! - desse ridendo fra le lacrime - l ' ho fatto senza proposito , ma se lo permetti ti dò anche un altro bacio . Anche la piccola Anna , ormai dodicenne , volle baciarmi . Alberta , ch ' era in procinto di abbandonare il teatro nazionale per fidanzarsi , e che di solito era un po ' sostenuta con me , quel giorno mi porse calorosamente la mano . Tutte mi volevano bene perché mia moglie era fiorente , e facevano cosí delle manifestazioni di antipatia per Guido , la cui moglie era malata . Ma proprio allora corsi il rischio di divenire un marito meno buono . Diedi un grande dolore a mia moglie , senza mia colpa , per un sogno cui innocentemente la feci addirittura partecipare . Ecco il sogno : eravamo in tre , Augusta , Ada ed io che ci eravamo affacciati ad una finestra e precisamente alla piú piccola che ci fosse stata nelle nostre tre abitazioni , cioè la mia , quella di mia suocera e quella di Ada . Eravamo cioè alla finestra della cucina della casa di mia suocera che veramente si apre sopra un piccolo cortile mentre nel sogno dava proprio sul Corso . Al piccolo davanzale c ' era tanto poco spazio che Ada , che stava in mezzo a noi tenendosi alle nostre braccia , aderiva proprio a me . Io la guardai e vidi che il suo occhio era ridivenuto freddo e preciso e le linee della sua faccia purissime fino alla nuca ch ' io vedevo coperta dei suoi riccioli lievi , quei riccioli ch ' io avevo visti tanto spesso quando Ada mi volgeva le spalle . Ad onta di tanta freddezza ( tale mi pareva la sua salute ) essa rimaneva aderente a me come avevo creduto lo fosse quella sera del mio fidanzamento intorno al tavolino parlante . Io , giocondamente , dissi ad Augusta ( certo facendo uno sforzo per occuparmi anche di lei ) : “ Vedi com ' è risanata ? Ma dov ' è Basedow ? ” . “ Non vedi ? ” , domandò Augusta ch ' era la sola fra di noi che arrivasse a guardare sulla via . Con uno sforzo ci sporgemmo anche noi e scorgemmo una grande folla che s ' avanzava minacciosa urlando . “ Ma dov ' è Basedow ? ” domandai ancora una volta . Poi lo vidi . Era lui che s ' avanzava inseguito da quella folla : un vecchio pezzente coperto di un grande mantello stracciato , ma di broccato rigido , la grande testa coperta di una chioma bianca disordinata , svolazzante all ' aria , gli occhi sporgenti dall ' orbita che guardavano ansiosi con uno sguardo ch ' io avevo notato in bestie inseguite , di paura e di minaccia . E la folla urlava : “ Ammazzate l ' untore ! ” . Poi ci fu un intervallo di notte vuota . Indi , subito , Ada ed io ci trovavamo soli sulla piú erta scala che ci fosse nelle nostre tre case , quella che conduce alla soffitta della mia villa . Ada era posta per alcuni scalini piú in alto , ma rivolta a me ch ' ero in atto di salire , mentre lei sembrava volesse scendere . Io le abbracciavo le gambe e lei si piegava verso di me non so se per debolezza o per essermi piú vicina . Per un istante mi parve sfigurata dalla sua malattia , ma poi , guardandola con affanno , riuscivo a rivederla come m ' era apparsa alla finestra , bella e sana . Mi diceva con la sua voce soda : “ Precedimi , ti seguo subito ! ” Io , pronto , mi volgevo per precederla correndo , ma non abbastanza presto per non scorgere che la porta della mia soffitta veniva aperta pian pianino e ne sporgeva la testa chiomata e bianca di Basedow con quella sua faccia fra timorosa e minacciosa . Ne vidi anche le gambe malsicure e il povero misero corpo che il mantello non arrivava a celare . Arrivai a correre via , ma non so se per precedere Ada o per fuggirla . Ora pare che trafelato io mi sia destato nella notte , e nell ' assopimento abbia raccontato tutto o parte del sogno ad Augusta per riprendere poi il sonno piú tranquillo e piú profondo . Credo che nella mezza coscienza io abbia seguito ciecamente l ' antico desiderio di confessare i miei trascorsi . Alla mattina , sulla faccia di Augusta , c ' era il cereo pallore delle grandi occasioni . Io ricordavo perfettamente il sogno , ma non esattamente quello che gliene avessi riferito . Con un aspetto di rassegnazione dolorosa essa mi disse : - Ti senti infelice perché essa è malata ed è partita e perciò sogni di lei . Io mi difesi ridendo ed irridendo . Non Ada era importante per me , ma Basedow , e le raccontai dei miei studi e anche delle applicazioni che avevo fatte . Ma non so se riuscii di convincerla . Quando si viene colti nel sogno è difficile di difendersi . È tutt ' altra cosa che arrivare alla moglie freschi freschi dall ' averla tradita in piena coscienza . Del resto , per tali gelosie di Augusta , io non avevo nulla da perdere perché essa amava tanto Ada che da quel lato la sua gelosia non gettava alcun ' ombra e , in quanto a me , essa mi trattava con un riguardo anche piú affettuoso e m ' era anche piú grata di ogni mia piú lieve manifestazione di affetto . Pochi giorni dopo , Guido ritornò da Bologna con le migliori notizie . Il direttore della casa di salute garantiva una guarigione definitiva a patto che Ada trovasse poi in casa una grande quiete . Guido riferí con semplicità e bastevole incoscienza la prognosi del sanitario non avvedendosi che in famiglia Malfenti quel verdetto veniva a confermare molti sospetti sul suo conto . Ed io dissi ad Augusta : - Ecco che sono minacciato di altri baci di tua madre . Pare che Guido non si trovasse molto bene nella casa diretta da zia Maria . Talvolta camminava su e giú per l ' ufficio mormorando : - Due bambini ... tre balie ... nessuna moglie . Anche dall ' ufficio rimaneva piú spesso assente perché sfogava il suo malumore imperversando sulle bestie a caccia e a pesca . Ma quando verso la fine dell ' anno , ebbimo da Bologna la notizia che Ada veniva considerata guarita e che s ' accingeva a rimpatriare , non mi parve che egli ne fosse troppo felice . S ' era abituato a zia Maria oppure la vedeva tanto poco che gli era facile e gradevole di sopportarla ? Con me naturalmente non manifestò il suo malumore se non esprimendo il dubbio che forse Ada s ' affrettava troppo a lasciare la casa di salute prima di essersi assicurata contro una ricaduta . Infatti quand ' essa , dopo breve tempo e ancora nel corso di quello stesso inverno , dovette ritornare a Bologna , egli mi disse trionfante : - L ' avevo detto io ? Non credo però che in quel trionfo ci fosse stata altra gioia che quella da lui tanto viva di aver saputo prevedere qualche cosa . Egli non augurava del male ad Ada , ma l ' avrebbe tenuta volentieri per lungo tempo a Bologna . Quando Ada ritornò , Augusta era relegata a letto per la nascita del mio piccolo Alfio e in quell ' occasione fu veramente commovente . Volle io andassi alla stazione con dei fiori e dicessi ad Ada ch ' essa voleva vederla quello stesso giorno . E se Ada non avesse potuto venire da lei addirittura dalla stazione , mi pregava ritornassi subito a casa , per saperle descrivere Ada e dirle se la sua bellezza , di cui in famiglia erano tanto orgogliosi , le fosse stata restituita intera . Alla stazione eravamo io , Guido e la sola Alberta , perché la signora Malfenti passava una gran parte delle sue giornate presso Augusta . Sulla banchina , Guido cercava di convincerci della sua grande gioia per l ' arrivo di Ada , ma Alberta lo ascoltava fingendo una grande distrazione allo scopo - come poi mi disse - di non dover rispondergli . In quanto a me la simulazione con Guido mi costava oramai poca fatica . M ' ero abituato a fingere di non accorgermi delle sue preferenze per Carmen e non avevo mai osato alludere ai suoi torti verso la moglie . Non m ' era perciò difficile di avere un atteggiamento d ' attenzione come se ammirassi la sua gioia per il ritorno della sua amata moglie . Quando il treno in punto a mezzodí entrò in stazione , egli ci precedette per raggiungere la moglie che ne scendeva . La prese fra le braccia e la baciò affettuosamente . Io , che gli vedevo il dorso piegato per arrivare a baciare la moglie piú piccola di lui , pensai : “ Un bravo attore ! ” . Poi prese Ada per mano e la condusse a noi : - Eccola riconquistata al nostro affetto ! Allora si rivelò quale era , cioè falso e simulatore , perché se egli avesse guardata meglio in faccia la povera donna , si sarebbe accorto che invece che al nostro affetto essa veniva consegnata alla nostra indifferenza . La faccia di Ada era male costruita perché aveva riconquistate delle guancie ma fuori di posto come se la carne , quando ritornò , avesse dimenticato dove apparteneva e si fosse poggiata troppo in basso . Avevano perciò l ' aspetto di gonfiezze anziché di guancie . E l ' occhio era ritornato nell ' orbita , ma nessuno aveva saputo riparare i danni ch ' esso aveva prodotto uscendone . Aveva spostate o distrutte delle linee precise e importanti . Quando ci congedammo fuori della stazione , al sole invernale abbacinante vidi che tutto il colorito di quella faccia non era piú quello che io avevo tanto amato . Era impallidito e sulle parti carnose si arrossava per chiazzette rosse . Pareva che la salute non appartenesse piú a quella faccia e si fosse riusciti di fingervela . Raccontai subito ad Augusta che Ada era bellissima proprio come era stata da fanciulla ed essa ne fu beata . Poi , dopo di averla vista , a mia sorpresa essa confermò piú volte come se fossero state evidenti verità le mie pietose bugie . Essa diceva : - È bella com ' era da fanciulla e come lo sarà mia figlia ! Si vede che l ' occhio di una sorella non è molto acuto . Per lungo tempo non rividi Ada . Essa aveva troppi figliuoli e cosí pure noi . Tuttavia Ada e Augusta facevano in modo di trovarsi insieme varie volte alla settimana , ma sempre in ore in cui io ero fuori di casa . Si approssimava l ' epoca del bilancio ed io avevo molto da fare . Fu anzi quella l ' epoca della mia vita in cui lavorai di piú . Qualche giorno restai a tavolino persino per dieci ore . Guido m ' aveva offerto di farmi assistere da un contabile , ma io non ne volli sapere . Avevo assunto un incarico e dovevo corrispondervi . Intendevo compensare Guido di quella mia funesta assenza di un mese , e mi piaceva anche dimostrare a Carmen la mia diligenza , che non poteva essere ispirata da altro che dal mio affetto per Guido . Ma come procedetti nel regolare i conti , incominciai a scoprire la grossa perdita in cui eravamo incorsi in quel primo anno di esercizio . Impensierito ne dissi a quattr ' occhi qualche cosa a Guido , ma lui , che s ' apprestava a partire per la caccia , non volle starmi a sentire : - Vedrai che non è tanto grave come ti sembra eppoi l ' anno non è ancora finito . Infatti mancavano ancora otto giorni interi a capo d ' anno . Allora mi confidai ad Augusta . Dapprima essa vide in quella faccenda solo il danno che ne avrebbe potuto derivare a me . Le donne sono sempre fatte cosí , ma Augusta era straordinaria persino fra le donne quando qui si doleva del proprio danno . Non avrei finito anch ' io - essa domandava - con l ' essere ritenuto un po ' responsabile delle perdite subite da Guido ? Voleva si consultasse subito un avvocato . Bisognava intanto staccarsi da Guido e cessare dal frequentare quell ' ufficio . Non mi fu facile di convincerla ch ' io non potevo essere tenuto responsabile di niente non essendo io altra cosa che un impiegato di Guido . Essa sosteneva che chi non ha un emolumento fisso non possa essere considerato quale un impiegato , ma qualche cosa di simile ad un padrone . Quando fu ben convinta , naturalmente restò della sua opinione perché allora scoprí che non avrei perduto niente se avessi cessato di frequentare quell ' ufficio dove sicuramente avrei finito col diffamarmi commercialmente . Diamine : la mia fama commerciale ! Fui anch ' io d ' accordo ch ' era importante di salvarla e , per quanto essa avesse avuto torto negli argomenti , si conchiuse che dovevo fare com ' ella voleva . Consentí ch ' io terminassi il bilancio poiché l ' avevo iniziato , ma poi avrei dovuto trovare il modo di ritornare al mio studiolo nel quale non si guadagnavano dei denari , ma nemmeno se ne perdevano . Feci però allora una curiosa esperienza su me stesso . Io non fui capace di abbandonare quella mia attività per quanto lo avessi deciso . Ne fui stupito ! Per intendere bene le cose , occorre lavorare di immagini . Ricordai allora che una volta in Inghilterra la condanna ai lavori forzati veniva applicata appendendo il condannato al disopra di una ruota azionata a forza d ' acqua , obbligando cosí la vittima a muovere in un certo ritmo le gambe che altrimenti gli sarebbero state sfracellate . Quando si lavora si ha sempre il senso di una costrizione di quel genere . È vero che quando non si lavora la posizione è la stessa e credo giusto di asserire che io e l ' Olivi fummo sempre ugualmente appesi ; soltanto che io lo fui in modo da non dover movere le gambe . La nostra posizione dava bensí un risultato differente , ma ora so con certezza ch ' esso non legittimava né un biasimo né una lode . Insomma dipende dal caso se si viene attaccati ad una ruota mobile o ad una immobile . Staccarsene è sempre difficile . Per varii giorni , dopo chiuso il bilancio , continuai ad andare all ' ufficio pur avendo deciso di non andarci affatto . Uscivo di casa incerto ; incerto prendevo una direzione ch ' era quasi sempre quella dell ' ufficio e , come procedevo , tale direzione si precisava finché non mi trovavo seduto sulla solita sedia in faccia a Guido . Per fortuna a un dato momento fui pregato di non lasciare il mio posto ed io subito vi accondiscesi visto che nel frattempo m ' ero accorto d ' esservi inchiodato . Per il quindici di Gennaio il mio bilancio era chiuso . Un vero disastro ! Chiudevamo con la perdita di metà del capitale . Guido non avrebbe voluto farlo vedere al giovine Olivi temendone qualche indiscrezione , ma io insistetti nella speranza che costui , con la sua grande pratica , vi avesse trovato qualche errore tale da mutare tutta la posizione . Poteva esserci qualche importo spostato dal dare , ove apparteneva , all ' avere , e con una rettifica si sarebbe arrivati ad una differenza importante . Sorridendo , l ' Olivi promise a Guido la massima discrezione e lavorò poi con me per una giornata intera . Disgraziatamente non trovò alcun errore . Devo dire che io da quella revisione fatta in due , appresi molto e che oramai saprei affrontare e chiudere dei bilanci anche piú importanti di quello . - E che cosa farete ora ? - domandò l ' occhialuto giovinotto prima di andarsene . Io sapevo già quello ch ' egli avrebbe suggerito . Mio padre , che spesso mi aveva parlato di commercio nella mia infanzia , me l ' aveva già insegnato . Secondo le leggi vigenti , data la perdita di metà del capitale , noi si avrebbe dovuto liquidare la ditta e magari ristabilirla subito su nuove basi . Lasciai ch ' egli mi ripetesse il consiglio . Aggiunse : - Si tratta di una formalità . - Poi , sorridendo : - Può costare caro il non attenervisi ! Alla sera anche Guido si mise a rivedere il bilancio cui non sapeva adattarsi ancora . Lo fece senz ' alcun metodo , verificando questo o quell ' importo a casaccio . Volli interrompere quel lavoro inutile e gli comunicai il consiglio dell ' Olivi di liquidare subito , ma pro forma , la gestione . Fino ad allora Guido aveva avuto la faccia contratta dallo sforzo di trovare in quei conti l ' errore liberatore : un cipiglio complicato dalla contrazione di chi ha in bocca un sapore disgustoso . Alla mia comunicazione alzò la faccia che si spianò in uno sforzo d ' attenzione . Non comprese subito , ma quando capí si mise subito a ridere di cuore . Io interpretai l ' espressione della sua faccia cosí : aspra , acida finché si trovava di fronte a quelle cifre che non si potevano alterare ; lieta e risoluta quando il doloroso problema fu spinto in disparte da una proposta che gli dava agio di riavere il sentimento di padrone e arbitro . Non comprendeva . Gli pareva il consiglio di un nemico . Gli spiegai che il consiglio dell ' Olivi aveva il suo valore specialmente per il pericolo , che incombeva in modo evidente sulla ditta , di perdere degli altri denari e fallire . Un ' eventuale bancarotta sarebbe stata colposa se dopo questo bilancio , oramai consegnato nei nostri libri , non si fossero prese le misure consigliate dall ' Olivi . E aggiunsi : - La pena comminata dalle nostre leggi per il fallimento colposo è il carcere ! La faccia di Guido si coperse di tanto rosso che temetti egli fosse minacciato da una congestione cerebrale . Urlò : - In questo caso l ' Olivi non ha bisogno di darmi dei consigli ! Se mai ciò dovesse avverarsi saprei risolvere da solo ! La sua decisione m ' impose ed ebbi il sentimento di trovarmi di fronte a persona perfettamente conscia della propria responsabilità . Abbassai il tono della mia voce . Mi buttai poi tutto dalla sua parte e , dimenticando di aver già presentato il consiglio dell ' Olivi come degno di esser preso in considerazione , gli dissi : - È quello che obiettai anch ' io all ' Olivi . La responsabilità è tua e noi non ci entriamo quando tu decidi qualche cosa circa il destino della ditta che appartiene a te ed a tuo padre . Veramente io questo l ' avevo detto a mia moglie e non all ' Olivi , ma insomma era vero che a qualcuno l ' avevo detto . Ora , dopo aver sentita la virile dichiarazione di Guido , sarei stato anche capace di dirlo all ' Olivi , perché la decisione e il coraggio m ' hanno sempre conquistato . Se amavo già tanto anche la sola disinvoltura che può risultare da quelle qualità , ma anche da altre inferiori di molto . Poiché volevo riferire tutte le sue parole ad Augusta per tranquillarla , insistetti : - Tu sai che di me , e probabilmente a ragione , si dice che io non abbia alcun talento per il commercio . Io posso eseguire quello che tu mi ordini , ma non posso mica assumermi una responsabilità per quello che fai tu . Egli assentí vivamente . Si sentiva tanto bene nella parte che io gli attribuivo , da dimenticare il suo dolore per il cattivo bilancio . Dichiarò : - Io sono il solo responsabile . Tutto porta il mio nome ed io non ammetterei neppure che altri accanto a me volesse addossarsi delle responsabilità . Ciò andava benissimo per essere riferito ad Augusta , ma molto di piú di quanto io avevo domandato . E bisognava vedere l ' aspetto ch ' egli assumeva facendo quella dichiarazione : invece di un mezzo fallito sembrava un apostolo ! S ' era adagiato comodamente sul suo bilancio passivo e da lí diventava il mio padrone e signore . Questa volta come tante altre nel corso della nostra vita in comune , il mio slancio d ' affetto per lui fu soffocato dalle sue espressioni rivelanti la spropositata stima ch ' egli faceva di se stesso . Egli stonava . Sí : bisogna dire proprio cosí ; quel grande musicista stonava ! Gli domandai bruscamente : - Vuoi che domani faccia una copia del bilancio per tuo padre ? Per un momento ero stato in procinto di fargli una dichiarazione ben piú rude dicendogli che subito dopo chiuso il bilancio io mi sarei astenuto dal frequentare il suo ufficio . Non lo feci non sapendo come avrei impiegate le tante ore libere che mi sarebbero rimaste . Ma la mia domanda sostituiva quasi perfettamente la dichiarazione che m ' ero rimangiata . Intanto gli avevo ricordato ch ' egli in quell ' ufficio non era il solo padrone . Si dimostrò sorpreso delle mie parole perché gli parevano non conformi a quanto fino ad allora , col mio evidente consenso , s ' era parlato e , col tono di prima , mi disse : - Ti dirò io come si dovrà fare quella copia . Protestai gridando . In tutta la mia vita non gridai tanto come con Guido perché talvolta mi sembrava sordo . Gli dichiarai che esisteva in legge anche una responsabilità del contabile ed io non ero disposto di gabellare per copie esatte dei raggruppamenti cervellotici di cifre . Egli impallidí e riconobbe che avevo ragione , ma soggiunse ch ' egli era padrone d ' ordinare che non si dessero affatto degli estratti dai suoi libri . In ciò riconobbi volentieri che aveva ragione e allora , rinfrancatosi , dichiarò che a suo padre avrebbe scritto lui . Parve anzi che volesse immediatamente mettersi a scrivere , ma poi cambiò d ' idea e mi propose di andar a pigliare una boccata d ' aria . Volli compiacerlo . Supponevo che non avesse ancora digerito bene il bilancio e volesse moversi per cacciarlo giú . La passeggiata mi ricordò quella della notte dopo il mio fidanzamento . Mancava la luna perché in alto c ' era molta nebbia , ma giú era la stessa cosa , perché si camminava sicuri traverso un ' aria limpida . Anche Guido ricordò quella sera memoranda : - È la prima volta che camminiamo di nuovo insieme di notte . Ricordi ? Tu allora mi spiegasti che anche nella luna ci si baciava come quaggiú . Adesso invece nella luna continuano il bacio eterno ; ne sono sicuro ad onta che questa sera non si veda . Quaggiú , invece ... Voleva ricominciare a dir male di Ada ? Della povera malata ? Lo interruppi , ma mitemente , quasi associandomi a lui ( non l ' avevo forse accompagnato per aituarlo a dimenticare ? ) : - Già ! Quaggiú non si può sempre baciare ! Lassú poi non c ' è che l ' immagine del bacio . Il bacio è soprattutto movimento . Tentavo di allontanarmi da tutte le sue questioni , cioè bilancio e Ada , tant ' è vero che a tempo seppi eliminare una frase ch ' ero stato in procinto di dire che cioè lassú il bacio non generava dei gemelli . Ma lui , per liberarsi dal bilancio , non trovava di meglio che lagnarsi delle altre sue disgrazie . Come avevo presentito , disse male di Ada . Cominciò col rimpiangere che quel suo primo anno di matrimonio fosse stato per lui tanto disastroso . Non parlava dei due gemelli ch ' erano tanto cari e belli , ma della malattia di Ada . Egli pensava che la malattia la rendesse irascibile , gelosa e nello stesso tempo poco affettuosa . Terminò coll ' esclamare sconsolato : - La vita è ingiusta e dura ! A me sembrava assolutamente che mi fosse vietato di dire una sola parola che implicasse un mio giudizio fra lui e Ada . Ma mi pareva di dover pur dire qualche cosa . Egli aveva finito col parlare della vita e le aveva appioppati due predicati che non peccavano di soverchia originalità . Io scopersi il meglio proprio perché m ' ero messo a fare la critica di quello ch ' egli aveva detto . Tante volte si dicono delle cose seguendo il suono delle parole come s ' associarono casualmente . Poi , appena , si va a vedere se quello che si disse valeva il fiato che vi si è consumato e qualche volta si scopre che la casuale associazione partorí un ' idea . Dissi : - La vita non è né brutta né bella , ma è originale ! Quando ci pensai mi parve d ' aver detta una cosa importante . Designata cosí , la vita mi parve tanto nuova che stetti a guardarla come se l ' avessi veduta per la prima volta coi suoi corpi gassosi , fluidi e solidi . Se l ' avessi raccontata a qualcuno che non vi fosse stato abituato e fosse perciò privo del nostro senso comune , sarebbe rimasto senza fiato dinanzi all ' enorme costruzione priva di scopo . M ' avrebbe domandato : “ Ma come l ' avete sopportata ? ” E , informatosi di ogni singolo dettaglio , da quei corpi celesti appesi lassú perché si vedano ma non si tocchino , fino al mistero che circonda la morte , avrebbe certamente esclamato : “ Molto originale ! ” - Originale la vita ! - disse Guido ridendo . - Dove l ' hai letto ? Non m ' importò di assicurargli che non l ' avevo letto in nessun posto perché altrimenti le mie parole avrebbero avuta meno importanza per lui . Ma , piú che ci pensavo , piú originale trovavo la vita . E non occorreva mica venire dal di fuori per vederla messa insieme in un modo tanto bizzarro . Bastava ricordare tutto quello che noi uomini dalla vita si è aspettato , per vederla tanto strana da arrivare alla conclusione che forse l ' uomo vi è stato messo dentro per errore e che non vi appartiene . Senza esserci accordati sulla direzione della nostra passeggiata , avevamo finito come l ' altra volta sull ' erta di via Belvedere . Trovato il muricciuolo su cui s ' era steso quella notte , Guido vi salí e vi si coricò proprio come l ' altra volta . Egli canticchiava , forse sempre oppresso dai suoi pensieri , e meditava certamente sulle inesorabili cifre della sua contabilità . Io invece ricordai che in quel luogo l ' avevo voluto uccidere , e confrontando i miei sentimenti di allora con quelli di adesso , ammiravo una volta di piú l ' incomparabile originalità della vita . Ma improvvisamente ricordai che poco prima e per una bizza di persona ambiziosa , avevo imperversato contro il povero Guido e ciò in una delle peggiori giornate della sua vita . Mi dedicai ad un ' indagine : assistevo senza grande dolore alla tortura che veniva inflitta a Guido dal bilancio messo insieme da me con tanta cura e me ne venne un dubbio curioso e subito dopo un curiosissimo ricordo . Il dubbio : ero io buono o cattivo ? Il ricordo , provocato improvvisamente dal dubbio che non era nuovo : mi vedevo bambino e vestito ( ne sono certo ) tuttavia in gonne corte , quando alzavo la mia faccia per domandare a mia madre sorridente : “ Sono buono o cattivo , io ? ” . Allora il dubbio doveva essere stato ispirato al bimbo dai tanti che l ' avevano detto buono e dai tanti altri che , scherzando , l ' avevano qualificato cattivo . Non era affatto da meravigliarsi che il bimbo fosse stato imbarazzato da quel dilemma . Oh incomparabile originalità della vita ! Era meraviglioso che il dubbio ch ' essa aveva già inflitto al bimbo in forma tanto puerile , non fosse stato sciolto dall ' adulto quando aveva già varcata la metà della sua vita . Nella notte fosca , proprio su quel posto ove io una volta avevo già voluto uccidere , quel dubbio mi angosciò , profondamente . Certamente il bimbo quando aveva sentito vagare quel dubbio nella testa da poco libera dalla cuffia , non ne aveva sofferto tanto perché ai bambini si racconta che dalla cattiveria si guarisce . Per liberarmi da tanta angoscia volli credere di nuovo cosí , e vi riuscii . Se non vi fossi riuscito avrei dovuto piangere per me , per Guido e per la tristissima nostra vita . Il proposito rinnovò l ' illusione ! Il proposito di mettermi accanto a Guido e di collaborare con lui allo sviluppo del suo commercio da cui dipendeva la sua e la vita dei suoi e ciò senz ' alcun utile per me . Intravvidi la possibilità di correre , brigare e studiare per lui e ammisi la possibilità di divenire , per aiutarlo , un grande , un intraprendente , un geniale negoziante . Proprio cosí pensai in quella fosca sera di questa vita originalissima ! Guido intanto cessò di pensare al bilancio . Abbandonò il suo posto e parve rasserenato . Come se avesse tratta una conclusione da un ragionamento di cui io non sapevo niente , mi disse che al padre non avrebbe detto nulla perché altrimenti il povero vecchio avrebbe intrapreso quell ' enorme viaggio dal suo sole estivo alla nostra nebbia invernale . Mi disse poi che la perdita a prima vista sembrava ingente , ma che non lo era poi tanto se non doveva sopportarla tutta da solo . Avrebbe pregata Ada di addossarsene la metà e in compenso le avrebbe concesso una parte degli utili dell ' anno seguente . L ' altra metà della perdita l ' avrebbe sopportata lui . Io non dissi nulla . Pensai anche che mi fosse proibito di dare dei consigli , perché altrimenti avrei finito col fare quello che assolutamente non volevo , erigendomi a giudice fra i due coniugi . Del resto in quel momento ero tanto pieno di buoni propositi che mi pareva che Ada avrebbe fatto un buon affare partecipando ad un ' impresa diretta da noi . Accompagnai Guido fino alla porta di casa sua e gli strinsi lungamente la mano per rinnovare silenziosamente il proposito di volergli bene . Poi mi studiai di dirgli qualche cosa di gentile e finii col trovare questa frase : - Che i tuoi gemelli abbiano una buona notte e ti lascino dormire perché certamente hai bisogno di riposo . Andando via mi morsi le labbra al rimpianto di non aver trovato di meglio . Ma se sapevo che i gemelli oramai che avevano ciascuno la loro balia dormivano a mezzo chilometro da lui e non avrebbero potuto turbargli il sonno ! Ad ogni modo egli aveva capita l ' intenzione dell ' augurio perché l ' aveva accettato riconoscente . Giunto a casa , trovai che Augusta s ' era ritirata nella stanza da letto coi bambini . Alfio era attaccato al suo petto mentre Antonia dormiva nel suo lettino volgendoci la nuca ricciuta . Dovetti spiegare la ragione del mio ritardo e perciò le raccontai anche il mezzo escogitato da Guido per liberarsi delle sue passività . Ad Augusta la proposta di Guido parve indegna : - Al posto di Ada io rifiuterei , - esclamò con violenza per quanto a bassa voce per non spaventare il piccino . Diretto dai miei propositi di bontà , discussi : - Perciò , se io capitassi nelle stesse difficoltà di Guido tu non m ' aiuteresti ? Essa rise : - La cosa è ben differente ! Fra noi due si vedrebbe quello che sarebbe piú vantaggioso per loro ! - e accennò al bambino che teneva in braccio e ad Antonia . Poi , dopo un momento di riflessione , continuò : - E se noi ora consigliassimo ad Ada di concedere il suo denaro per continuare quell ' affare di cui tu fra breve non farai piú parte , non saremmo poi impegnati ad indennizzarla se dovesse poi perderlo ? Era un ' idea da ignorante , ma nel mio nuovo altruismo esclamai : - E perché no ? - Ma non vedi che ne abbiamo due dei bambini cui dobbiamo pensare ? Se li vedevo ! La domanda era una figura rettorica veramente vuota di senso . - E non ne hanno anche loro due dei bambini ? - domandai vittoriosamente . Essa si mise a ridere clamorosamente facendo spaventare Alfio che lasciò di poppare per piangere subito . Essa s ' occupò di lui , ma sempre ridendo , ed io accettai il suo riso come se me lo fossi conquistato col mio spirito mentre , in verità , nel momento in cui avevo fatta quella domanda , m ' ero sentito movere nel petto un grande amore per i genitori di tutti i bambini e per i bambini di tutti i genitori . Avendone poi riso , di quell ' affetto non restò piú niente . Ma anche il cruccio di non sapermi essenzialmente buono si mitigò . Mi pareva di aver sciolto il problema angoscioso . Non si era né buoni né cattivi come non si era tante altre cose ancora . La bontà era la luce che a sprazzi e ad istanti illuminava l ' oscuro animo umano . Occorreva la fiaccola bruciante per dare la luce ( nell ' animo mio c ' era stata e prima o poi sarebbe sicuramente anche ritornata ) e l ' essere pensante a quella luce poteva scegliere la direzione per moversi poi nell ' oscurità . Si poteva perciò manifestarsi buoni , tanto buoni , sempre buoni , e questo era l ' importante . Quando la luce sarebbe ritornata non avrebbe sorpreso e non avrebbe abbacinato . Ci avrei soffiato su per spegnerla prima , visto ch ' io non ne avevo bisogno . Perché io avrei saputo conservare il proposito , cioè la direzione . Il proposito di bontà è placido e pratico ed io ora ero calmo e freddo . Curioso ! L ' eccesso di bontà m ' aveva fatto eccedere nella stima di me stesso e del mio potere . Che cosa potevo io fare per Guido ? Era vero ch ' io nel suo ufficio sovrastavo di tanto agli altri quanto nel mio ufficio l ' Olivi padre stava al disopra di me . Ma ciò non provava molto . E per essere ben pratico : che cosa avrei io consigliato a Guido il giorno appresso ? Forse una mia ispirazione ? Ma se neppure al tavolo di giuoco si seguivano le ispirazioni quando si giuocava coi denari altrui ! Per far vivere una casa commerciale bisogna crearle un lavoro di ogni giorno e questo si può raggiungere lavorando ogni ora attorno ad una organizzazione . Non ero io che potevo fare una cosa simile , né mi pareva giusto di sottopormi a forza di bontà alla condanna della noia a vita . Sentivo tuttavia l ' impressione fattami dal mio slancio di bontà come un impegno che avessi preso con Guido , e non potevo addormentarmi . Sospirai piú volte profondamente e una volta persino gemetti , certamente nel momento in cui mi pareva di essere obbligato di legarmi all ' ufficio di Guido come l ' Olivi era legato al mio . Nel dormiveglia Augusta mormorò : - Che hai ? Hai trovato di nuovo da dire con l ' Olivi ? Ecco l ' idea che cercavo ! Io avrei consigliato Guido di prendere con sé quale direttore il giovine Olivi ! Quel giovinotto tanto serio e tanto laborioso e ch ' io vedevo tanto malvolentieri nei miei affari perché pareva s ' apprestasse di succedere a suo padre nella loro direzione per tenermene definitivamente fuori , apparteneva evidentemente e a vantaggio di tutti , nell ' ufficio di Guido . Facendogli una posizione in casa sua , Guido si sarebbe salvato e il giovine Olivi sarebbe stato piú utile in quell ' ufficio che non nel mio . L ' idea mi esaltò e destai Augusta per comunicargliela . Anch ' essa ne fu tanto entusiasmata da destarsi del tutto . Le pareva che cosí io avrei piú facilmente potuto levarmi dagli affari compromettenti di Guido . Mi addormentai con la coscienza tranquilla : avevo trovato il modo di salvare Guido senza condannare me ; anzi tutt ' altro . Non c ' è niente di piú disgustoso che di vedersi respinto un consiglio ch ' è stato sinceramente studiato con uno sforzo che costò persino delle ore di sonno . Da me c ' era poi stato un altro sforzo : quello di spogliarmi dell ' illusione di poter giovare io stesso agli affari di Guido . Uno sforzo immane . Ero dapprima arrivato ad una vera bontà , poi ad un ' assoluta oggettività e mi si mandava a quel paese ! Guido rifiutò il mio consiglio addirittura con disdegno . Non credeva capace il giovine Olivi eppoi gli spiaceva il suo aspetto di giovine vecchio e piú ancora gli spiacevano quei suoi occhiali tanto lucenti sulla sua scialba faccia . Gli argomenti erano veramente atti a farmi credere che di fondato non ce ne fosse che uno : il desiderio di farmi dispetto . Finí col dirmi che avrebbe accettato come capo del suo ufficio non il giovine ma il vecchio Olivi . Ma io non credevo di potergli procurare la collaborazione di questi , eppoi io non mi credevo pronto per assumere da un momento all ' altro la direzione dei miei affari . Ebbi il torto di discutere e gli dissi che il vecchio Olivi valeva poco . Gli raccontai quanto denaro mi avesse costato la sua caparbietà di non aver voluto comperare a tempo quella tale frutta secca . - Ebbene ! - esclamò Guido . - Se il vecchio non vale piú di cosí , che valore potrà avere il giovine che non è altro che un suo scolaro ? Ecco finalmente un buon argomento , e tanto piú dispiacevole per me in quanto lo avevo fornito io con la mia chiacchiera imprudente . Pochi giorni appresso , Augusta mi raccontò che Guido aveva proposto ad Ada di sopportare col suo denaro metà della perdita del bilancio . Ada vi si rifiutava dicendo ad Augusta : - Mi tradisce e vuole anche il mio denaro ! Augusta non aveva avuto il coraggio di consigliarle di darglielo , ma assicurava che aveva fatto del suo meglio per far ricredere Ada dal suo giudizio sulla fedeltà del marito . Costei aveva risposto in modo da far ritenere ch ' essa a quel proposito la sapesse piú lunga di quanto noi si credesse . E Augusta con me ragionava cosí : - Per il marito bisogna saper portare qualunque sacrificio , ma valeva tale assioma anche per Guido ? Nei giorni seguenti il contegno di Guido si fece veramente straordinario . Veniva in ufficio di tempo in tempo e non vi restava mai per piú di mezz ' ora . Correva via come chi ha dimenticato il fazzoletto a casa . Seppi poi che andava a portare nuovi argomenti ad Ada che gli parevano decisivi per indurla a fare il voler suo . Aveva veramente l ' aspetto di persona che ha pianto troppo o troppo gridato o che s ' è addirittura battuto , e neppure in nostra presenza arrivava a domare l ' emozione che gli contraeva la gola e gli faceva venire le lacrime agli occhi . Gli domandai che cosa avesse . Mi rispose con un sorriso triste , ma amichevole per dimostrarmi che non l ' aveva con me . Poi si raccolse onde poter parlarmi senz ' agitarsi di troppo . Infine disse poche parole : Ada lo faceva soffrire con la sua gelosia . Egli dunque mi raccontava che discutevano le loro storie intime mentre io pur sapevo che c ' era anche quella storia del “ conto utili e danni ” fra di loro . Ma pareva che questo non avesse importanza . Me lo diceva lui e lo diceva anche Ada ad Augusta non parlandole d ' altro che della sua gelosia . Anche la violenza di quelle discussioni , che lasciava traccie tanto profonde sulla faccia di Guido , faceva credere dicessero il vero . Invece poi risultò che fra ' due coniugi non si parlò che della questione del denaro . Ada per superbia e per quanto si facesse dirigere dai suoi dolori passionali , non li aveva mai menzionati , e Guido , forse per la coscienza della sua colpa e per quanto sentisse che in Ada imperversasse l ' ira della donna , continuò a discutere gli affari come se il resto non esistesse . Egli s ' affannò sempre piú a correre dietro a quei denari , mentre lei , che non era affatto toccata da quistioni d ' affari , protestava contro la proposta di Guido con un solo argomento : i denari dovevano restare ai bambini . E quand ' egli trovava altri argomenti , la sua pace , il vantaggio che sarebbe derivato ai bambini stessi dal suo lavoro , la sicurezza di trovarsi in regola con le prescrizioni di legge , essa lo saldava con un duro “ No ” . Ciò esasperava Guido e - come dai bambini - anche il suo desiderio . Ma ambedue - quando ne parlavano ad altri - credevano di essere esatti asserendo di soffrire per amori e gelosie . Fu una specie di malinteso che m ' impedí d ' intervenire a tempo per far cessare l ' incresciosa quistione del denaro . Io potevo provare a Guido ch ' essa effettivamente mancava d ' importanza . Quale contabile sono un po ' tardo e non capisco le cose che quando le ho distribuite nei libri , nero sul bianco , ma mi pare che presto io abbia capito che il versamento che Guido esigeva da Ada non avrebbe mutate di molto le cose . A che serviva infatti di farsi fare un versamento di denari ? La perdita cosí non appariva mica minore , a meno che Ada non avesse accettato di far getto del denaro in quella contabilità ciò che Guido non domandava . La legge non si sarebbe mica lasciata ingannare al trovare che , dopo di aver perduto tanto , si voleva rischiare un po ' di piú attirando nell ' azienda dei nuovi capitalisti . Una mattina Guido non si fece veder in ufficio ciò che ci sorprese perché sapevamo che la sera prima non era partito per la caccia . A colazione appresi da Augusta commossa e agitata che Guido la sera prima aveva attentato alla propria vita . Oramai era fuori di pericolo . Devo confessare che la notizia , che ad Augusta sembrava tragica , a me fece rabbia . Egli era ricorso a quel mezzo drastico per spezzare la resistenza della moglie ! Appresi anche subito che l ' aveva fatto con tutte le prudenze , perché prima di prendere la morfina se ne era fatta vedere la boccetta stappata in mano . Cosí al primo torpore in cui cadde , Ada chiamò il medico ed egli fu subito fuori di pericolo . Ada aveva passata una notte orrenda perché il dottore credette di dover fare delle riserve sull ' esito dell ' avvelenamento , eppoi la sua agitazione fu prolungata da Guido che , quando rinvenne , forse non ancora in piena coscienza , la colmò di rimproveri dicendola la sua nemica , la sua persecutrice , colei che gl ' impediva il sano lavoro cui egli voleva accingersi . Ada gli accordò subito il prestito ch ' egli domandava , ma poi , finalmente , nell ' intenzione di difendersi , parlò chiaro e gli fece tutti i rimproveri ch ' essa tanto tempo aveva trattenuti . Cosí arrivarono a intendersi perché a lui riuscí - cosí Augusta credeva - di dissipare in Ada ogni sospetto sulla sua fedeltà . Fu energico e quando lei gli parlò di Carmen , egli gridò : - Ne sei gelosa ? Ebbene , se lo vuoi la mando via oggi stesso . Ada non aveva risposto e credette cosí di avere accettata quella proposta e ch ' egli vi si fosse impegnato . Mi meravigliai che Guido avesse saputo comportarsi cosí nel dormiveglia e giunsi fino a credere ch ' egli non avesse ingoiata neppure la piccola dose di morfina ch ' egli diceva . A me pareva che uno degli effetti degli annebbiamenti del cervello per sonno , fosse di sciogliere l ' animo piú indurito , inducendolo alle piú ingenue confessioni . Non ero io recente di una tale avventura ? Ciò aumentò il mio sdegno e il mio disprezzo per Guido . Augusta piangeva raccontando in quale stato avesse trovata Ada . No ! Ada non era piú bella con quegli occhi che sembravano spalancati dal terrore . Fra me e mia moglie ci fu una lunga discussione se io avessi dovuto far subito una visita a Guido e Ada oppure se non fosse stato meglio di fingere di non saper di nulla e aspettare di rivederlo in ufficio . A me quella visita sembrava una seccatura insopportabile . Vedendolo , come avrei fatto di non dirgli l ' animo mio ? Dicevo : - È un ' azione indegna per un uomo ! Io non ho alcuna voglia di ammazzarmi , ma non v ' è dubbio che se decidessi di farlo vi riuscirei subito ! Sentivo proprio cosí e volevo dirlo ad Augusta . Ma mi sembrava di far troppo onore a Guido paragonandolo a me : - Non occorre mica essere un chimico per saper distruggere questo nostro organismo ch ' è anche troppo sensibile . Non c ' è quasi ogni settimana , nella nostra città , la sartina che ingoia la soluzione di fosforo preparata in segreto nella sua povera stanzetta , e da quel veleno rudimentale , ad onta di ogni intervento , viene portata alla morte con la faccina ancora contratta dal dolore fisico e da quello morale che subí la sua animuccia innocente ? Augusta non ammetteva che l ' anima della sartina suicida fosse tanto innocente , ma , fatta una lieve protesta , ritornò al suo tentativo d ' indurmi a quella visita . Mi raccontò che non dovevo temere di trovarmi in imbarazzo . Essa aveva parlato anche con Guido il quale aveva trattato con lei con tanta serenità come se egli avesse commessa l ' azione piú comune . Uscii di casa senza dare la soddisfazione ad Augusta di mostrarmi convinto delle sue ragioni . Dopo lieve esitazione mi avviai senz ' altro a compiacere mia moglie . Per quanto breve fosse il percorso , il ritmo del mio passo m ' addusse ad una mitigazione del mio giudizio sul conto di Guido . Ricordai la direzione segnatami dalla luce che pochi giorni prima aveva illuminato il mio animo . Guido era un fanciullo , un fanciullo cui avevo promessa la mia indulgenza . Se non gli riusciva di ammazzarsi prima , anche lui prima o poi sarebbe arrivato alla maturità . La fantesca mi fece entrare in uno stanzino che doveva essere lo studio di Ada . La giornata era fosca e il piccolo ambiente , con la sola finestra coperta da una fitta tenda , era buio . Sulla parete v ' erano i ritratti dei genitori di Ada e di Guido . Vi restai poco perché la fantesca ritornò a chiamarmi e mi condusse da Guido e Ada nella loro stanza da letto . Questa era vasta e luminosa anche quel giorno , per le sue due ampie finestre e per la tappezzeria e i mobili chiari . Guido giaceva nel suo letto con la testa fasciata e Ada era seduta accanto a lui . Guido mi ricevette senz ' alcun imbarazzo , anzi con la piú viva riconoscenza . Sembrava assonnato , ma per salutarmi eppoi darmi le sue disposizioni , seppe scotersi e apparire desto del tutto . Indi s ' abbandonò sul guanciale e chiuse gli occhi . Ricordava che doveva simulare il grande effetto della morfina ? Ad ogni modo faceva pietà e non ira ed io mi sentii molto buono . Non guardai subito Ada : avevo paura della fisonomia di Basedow . Quando la guardai , ebbi una gradevole sorpresa perché mi aspettavo di peggio . I suoi occhi erano veramente ingranditi a dismisura , ma le gonfiezze che sulla sua faccia avevano sostituito le guancie , erano sparite e a me essa parve piú bella . Vestiva un ' ampia veste rossa , chiusa fino al mento , nella quale il suo povero corpicciuolo si perdeva . C ' era in lei qualcosa di molto casto e , per quegli occhi , qualche cosa di molto severo . Non seppi chiarire del tutto i miei sentimenti , ma davvero pensai mi stesse accanto una donna che assomigliava a quell ' Ada che io avevo amata . A un certo momento Guido spalancò gli occhi , trasse di sotto al guanciale un assegno su cui subito vidi la firma di Ada , me lo consegnò , mi pregò di farlo incassare e di accreditarne l ' importo in un conto che dovevo aprire al nome di Ada . - Al nome di Ada Malfenti o Ada Speier ? - domandò scherzosamente ad Ada . Essa si strinse nelle spalle e disse : - Lo saprete voi due come sia meglio . - Ti dirò poi come devi fare le altre registrazioni , - aggiunse Guido con una brevità che mi offese . Ero sul punto di interrompergli la sonnolenza cui s ' era subito abbandonato , dichiarandogli che se voleva delle registrazioni se le facesse da sé . Intanto fu portata una grande tazza di caffè nero che Ada gli porse . Egli trasse le braccia di sotto le coperte e con ambe le mani si portò la tazza alla bocca . Ora , col naso nella tazza , pareva proprio un bambino . Quando mi congedai , egli m ' assicurò che il giorno seguente sarebbe venuto in ufficio . Io avevo già salutata Ada e perciò fui non poco sorpreso quand ' essa mi raggiunse alla porta d ' uscita . Ansava : - Te ne prego , Zeno ! Vieni qui per un istante . Ho bisogno di dirti una cosa . La seguii nel salottino ove ero stato poco prima e da cui adesso si sentiva il pianto di uno dei gemelli . Restammo in piedi guardandoci in faccia . Essa ansava ancora e per questo , solo per questo , io per un momento pensai che m ' avesse fatto entrare in quella stanzuccia buia per domandarmi l ' amore che le avevo offerto . Nell ' oscurità i suoi grandi occhi erano terribili . Pieno d ' angoscia mi domandavo quello che avrei dovuto fare . Non sarebbe stato mio dovere di prenderla fra le mie braccia e risparmiarle cosí di dover domandarmi qualche cosa ? In un istante quale avvicendarsi di propositi ! È una delle grandi difficoltà della vita d ' indovinare ciò che una donna vuole . Ascoltarne le parole non serve , perché tutto un discorso può essere annullato da uno sguardo e neppure questo sa dirigerci quando ci si trova con lei , per suo volere , in una comoda buia stanzuccia . Non sapendo indovinare lei , io tentavo d ' intendere me stesso . Quale era il mio desiderio ? Volevo baciare quegli occhi e quel corpo scheletrico ? Non sapevo dare una risposta decisa perché poco prima l ' avevo vista nella severa castità di quella soffice vestaglia , desiderabile come la fanciulla ch ' io avevo amata . Alla sua ansia s ' era intanto associato anche il pianto e cosí s ' allungò il tempo in cui io non sapevo quello ch ' ella volesse e che io desiderassi . Finalmente , con voce spezzata , essa mi disse ancora una volta il suo amore per Guido , cosí ch ' io non ebbi piú con lei né doveri né diritti . Balbettò : - Augusta m ' ha detto che tu vorresti lasciare Guido e non occuparti piú dei fatti suoi . Devo pregarti di continuare ad assisterlo . Io non credo ch ' egli sia in grado di fare da sé . Mi domandava di continuare a fare quello che già facevo . Era poco , ben poco ed io tentai di concedere di piú : - Giacché lo vuoi , continuerò ad assistere Guido ; farò anzi del mio meglio per assisterlo piú efficacemente di quanto non abbia fatto finora . Ecco di nuovo l ' esagerazione ! Me ne avvidi nello stesso momento in cui v ' incappavo , ma non seppi rinunziarvi . Io volevo dire ad Ada ( o forse mentirle ) che ella mi premeva . Essa non voleva il mio amore , ma il mio appoggio ed io le parlavo in modo che potesse credere ch ' io ero pronto a concederle ambedue . Ada m ' afferrò subito la mano . Ebbi un brivido . Offre molto una donna porgendo la mano ! Ho sempre sentito questo . Quando mi fu concessa una mano mi parve di afferrare tutta una donna . Sentii la sua statura e nell ' evidente confronto fra la mia e la sua , mi parve di fare atto somigliante all ' abbraccio . Certo fu un contatto intimo . Ella soggiunse : - Io devo ritornare subito a Bologna in casa di salute e mi sarà di grande tranquillità di saperti con lui . - Resterò con lui ! - risposi con aspetto rassegnato . Ada dovette credere che quel mio aspetto di rassegnazione significasse il sacrificio ch ' io consentivo di farle . Invece io stavo rassegnandomi a ritornare ad una vita molto ma molto comune , visto ch ' essa non ci pensava di seguirmi in quella d ' eccezione ch ' io avevo sognata . Feci uno sforzo per discendere del tutto a terra , e scopersi immediatamente nella mia mente un problema di contabilità non semplice . Dovevo accreditare dell ' importo dell ' assegno che tenevo in tasca il conto di Ada . Questo era chiaro e invece non chiaro affatto come tale registrazione avrebbe potuto toccare il conto Utili e Danni . Non ne dissi nulla per il dubbio che forse Ada non sapesse che c ' era a questo mondo un libro mastro contenente dei conti di sí varia natura . Ma non volli uscire da quella stanza senz ' aver detto altro . Fu cosí che invece di parlare di contabilità , dissi una frase che in quel momento gettai lí negligentemente solo per dire qualche cosa , ma che poi sentii di grande importanza per me per Ada e per Guido , ma prima di tutto per me stesso che compromisi una volta di piú . Tanto importante fu quella frase che per lunghi anni ricordai come , con movimento trascurato , avessi mosse le labbra per dirla in quello stanzino buio in presenza dei quattro ritratti dei genitori di Ada e Guido sposatisi anch ' essi fra di loro sulla parete . Dissi : - Hai finito con lo sposare un uomo ancora piú bizzarro di me , Ada ! Come la parola sa varcare il tempo ! Essa stessa avvenimento che si riallaccia agli avvenimenti ! Diveniva avvenimento , tragico avvenimento , perché diretta ad Ada . Nel mio pensiero non avrei mai saputo evocare con tanta vivacità l ' ora in cui Ada aveva scelto fra me e Guido su quella via soleggiata ove , dopo giorni di attesa , avevo saputo incontrarla per camminarle accanto e affaticarmi di conquistare il suo riso che scioccamente accoglievo come una promessa ! E ricordai anche che allora io ero già reso inferiore per l ' imbarazzo dei muscoli delle mie gambe mentre Guido si moveva ancora piú disinvolto di Ada stessa e non era segnato da alcuna inferiorità se come tale non si avesse dovuto considerare quello strano bastone ch ' egli si adattava di portare . Essa disse a bassa voce : - È vero ! Poi , sorridendo affettuosamente : - Ma sono lieta per Augusta che tu sia stato tanto migliore di quanto ti credevo . - Poi , con un sospiro : - Tanto , che mi attenua un poco il dolore che Guido non sia quello che io m ' aspettavo . Io tacevo sempre , ancora dubbioso . Mi pareva che m ' avesse detto che io fossi divenuto quello ch ' essa si era aspettata dovesse divenire Guido . Era dunque amore ? Ed essa disse ancora : - Sei il migliore uomo della nostra famiglia , la nostra fiducia , la nostra speranza . - Mi riafferrò la mano e io la serrai forse troppo . Essa me la sottrasse però tanto presto , che fu dissipato ogni dubbio . E in quella buia stanzuccia io seppi di nuovo come dovevo comportarmi . Forse per attenuare il suo atto mi mandò un ' altra carezza : - È perché ti so cosí che mi dolgo tanto di averti fatto soffrire . Hai veramente sofferto tanto ? Io ficcai subito l ' occhio nell ' oscurità del mio passato per ritrovare quel dolore e mormorai : - Sí ! A poco a poco ricordai il violino di Guido eppoi come m ' avrebbero gettato fuori di quel salotto se non mi fossi aggrappato ad Augusta , e poi ancora il salotto in casa Malfenti , ove intorno al tavolino Luigi XIV si faceva all ' amore mentre dall ' altro tavolino si guardava . Improvvisamente ricordai anche Carla perché anche con lei c ' era stata Ada . Allora sentii viva la voce di Carla che mi diceva ch ' io appartenevo a mia moglie , cioè ad Ada . Ripetei , mentre le lacrime mi salivano agli occhi : - Molto ! Sí ! Molto ! Ada singhiozzava addirittura : - Mi dispiace tanto , tanto ! Si fece forza e disse : - Ma adesso tu ami Augusta ! Un singhiozzo l ' interruppe per un istante ed io trasalii non sapendo se essa si fosse fermata per sentire se io avrei affermato o negato quell ' amore . Per mia fortuna non mi diede il tempo di parlare perché continuò : - Adesso c ' è fra noi due e dev ' esserci un vero affetto fraterno . Io ho bisogno di te . Per quel ragazzo di là , io ormai dovrò essere una madre , dovrò proteggerlo . Vuoi aiutarmi nel mio difficile compito ? Nella sua grande emozione ella quasi s ' appoggiava a me , come nel sogno . Ma io m ' attenni alle sue parole . Mi domandava un affetto fraterno ; l ' impegno di amore che pensavo mi legasse a lei si trasformava cosí in un altro suo diritto , epperò le promisi subito di aiutare Guido , di aiutare lei , di fare quello che avrebbe voluto . Se fossi stato piú sereno avrei dovuto parlare della mia insufficienza al compito ch ' essa m ' assegnava , ma avrei distrutta tutta l ' indimenticabile emozione di quel momento . Del resto ero tanto commosso che non potevo sentire la mia insufficenza . In quel momento pensavo che non esistessero affatto per nessuno delle insufficienze . Anche quella di Guido poteva essere soffiata via con alcune parole che gli dessero il necessario entusiasmo . Ada m ' accompagnò sul pianerottolo e restò lí , appoggiata alla ringhiera , a vedermi scendere . Cosí aveva fatto sempre Carla , ma era strano lo facesse Ada che amava Guido , ed io gliene fui tanto grato che , prima di passare alla seconda branca della scala , alzai anche una volta il capo per vederla e salutarla . Cosí si faceva in amore ma , si vedeva , anche quando si trattava di amore fraterno . Cosí me ne andai via lieto . Essa m ' aveva accompagnato fino su quel pianerottolo , e non oltre . Non v ' erano piú dubbii . Restavamo cosí : io l ' avevo amata ed ora amavo Augusta , ma il mio antico amore le dava il diritto alla mia devozione . Essa poi continuava ad amare quel fanciullo , ma riservava a me un grande affetto fraterno e non solo perché avevo sposata sua sorella , ma per indennizzarmi dei dolori che m ' aveva procurati e che costituivano un legame segreto fra di noi . Tutto ciò era ben dolce , di un sapore raro in questa vita . Tanta dolcezza non avrebbe potuto darmi una vera salute ? Infatti io camminai quel giorno senza imbarazzo e senza dolori , mi sentii magnanimo e forte e nel cuore un sentimento di sicurezza che m ' era nuovo . Dimenticai di aver tradito mia moglie ed anche nel modo piú sconcio oppure mi proposi di non farlo piú ciò che si equivale , e mi sentii veramente quale Ada mi voleva , l ' uomo migliore della famiglia . Allorché tanto eroismo s ' affievolí , io avrei voluto ravvivarlo , ma intanto Ada era partita per Bologna ed ogni mio sforzo per trarre un nuovo stimolo da quanto essa m ' aveva già detto restava vano . Sí ! Avrei fatto quel poco che potevo per Guido , ma un proposito simile non aumentava né l ' aria nei miei polmoni né il sangue nelle mie vene . Per Ada mi rimase nel cuore una grande nuova dolcezza rinnovata ogni qualvolta essa nelle sue lettere ad Augusta mi ricordava con qualche parola affettuosa . Le ricambiavo di cuore il suo affetto e accompagnavo la sua cura coi voti migliori . Magari le fosse riuscito di riconquistare tutta la sua salute e tutta la sua bellezza ! Il giorno seguente , Guido venne in ufficio e si mise subito a studiare le registrazioni ch ' egli voleva fare . Propose : - Storniamo ora il Conto Utili e Danni a metà con quello di Ada . Era proprio questo ch ' egli voleva e che non serviva a nulla . Se io fossi stato l ' esecutore indifferente della sua volontà come lo ero stato fino a pochi giorni prima , con tutta semplicità avrei eseguite quelle registrazioni e non ci avrei pensato piú . Invece sentii il dovere di dirgli tutto ; mi pareva di stimolarlo al lavoro facendogli sapere che non era tanto facile di cancellare la perdita in cui si era incorsi . Gli spiegai che a quanto ne sapevo io , Ada aveva dato quel denaro perché fosse posto a suo credito nel suo conto e ciò non avveniva piú se noi lo saldavamo ficcandoci dentro , dall ' altra parte , metà della perdita del bilancio . Poi , che la parte della perdita ch ' egli voleva trasportare nel conto proprio , vi apparteneva e vi avrebbe anzi appartenuta tutta , ma ciò non era il suo annullamento e invece la constatazione della stessa . Ci avevo pensato tanto che m ' era facile di spiegargli tutto , e conclusi : - Ammettendo che si capitasse - cosí non voglia Iddio ! - nelle circostanze previste dall ' Olivi , la perdita sarebbe tuttavia risultata evidente dai nostri libri , non appena fossero stati visti da un perito pratico . Egli mi guardava attonito . Sapeva abbastanza di contabilità per intendermi e invece non ci arrivava perché il desiderio gl ' impediva di adattarsi all ' evidenza . Poi aggiunsi , per fargli veder chiaramente tutto : - Vedi che non c ' era nessuno scopo che Ada facesse tale versamento ? Quando finalmente comprese , impallidí fortemente e si mise a rosicchiarsi nervosamente le unghie . Restò trasognato , ma volle vincersi e con quel suo comico fare di comandante , dispose che tuttavia quelle registrazioni fossero fatte , aggiungendo : - Per esonerarti di ogni responsabilità sono disposto di scrivere io nei libri e magari di firmare ! Compresi ! Voleva continuare a sognare in luogo ove non c ' è posto a sogni : la partita doppia ! Ricordai quanto avevo promesso a me stesso là sull ' erta di via Belvedere , eppoi ad Ada , nel salottino buio di casa sua e parlai generosamente : - Farò subito le registrazioni che desideri : non sento il bisogno di essere difeso dalla tua firma . Sono qui per aiutarti , non per ostacolarti ! Egli mi strinse affettuosamente la mano : - La vita è difficile - disse - ed è un grande conforto per me di avere accanto un amico quale sei tu . Ci guardammo commossi negli occhi . I suoi lucevano . Per sottrarmi alla commozione che minacciava anche me , dissi ridendo : - La vita non è difficile , ma molto originale . Ed anche lui rise di cuore . Poi egli mi restò accanto per vedere come avrei saldato quel Conto Utili e Danni . Fu fatto in pochi minuti . Quel conto morí , ma trascinò nel nulla anche il conto di Ada a cui però notammo il credito in un libercolo , per il caso in cui ogni altra testimonianza in seguito a qualche cataclisma fosse sparita e per avere l ' evidenza che dovevamo pagarle gl ' interessi . L ' altra metà del Conto Utili e Danni andò ad aumentare il Dare già considerevole del conto di Guido . Per loro natura i contabili sono un genere di animali molto disposti all ' ironia . Facendo quelle registrazioni io pensavo : “ Un conto - quello intitolato agli utili e danni - era morto ammazzato , l ' altro - quello di Ada - era morto di morte naturale perché non ci riusciva di tenerlo in vita e invece non sapevamo ammazzare quello di Guido , ch ' essendo di un debitore dubbioso , tenuto cosí , era una vera tomba aperta nella nostra azienda ” . Di contabilità si continuò a parlare per lungo tempo , in quell ' ufficio . Guido s ' arrabattava per trovare un altro modo che avesse potuto proteggerlo meglio da eventuali insidie ( cosí egli le chiamava ) della legge . Io credo che egli abbia anche consultato qualche contabile perché un giorno venne in ufficio a propormi di distruggere i libri vecchi dopo averne fatti di nuovi sui quali avremmo registrata una vendita falsa ad un nome qualunque che avrebbe poi figurato di averla pagata con l ' importo prestato da Ada . Era doloroso dover disilluderlo perché era corso all ' ufficio animato da una tanta speranza ! Proponeva una falsificazione che proprio mi ripugnava . Finora non avevamo fatto altro che spostare delle realtà minacciando di danneggiare chi implicitamente vi aveva dato il suo consenso . Ora , invece , egli voleva inventare dei movimenti di merci . Vedevo anch ' io che cosí e solo cosí , si poteva cancellare ogni traccia della perdita subita ma a quale prezzo ! Bisognava anche inventare il nome del compratore o prendere il consenso di chi volevamo far figurare come tale . Non avevo niente in contrario di veder distruggere i libri che pur avevo scritti con tanta cura , ma era seccante farne di nuovi . Feci delle obbiezioni che finirono col convincere Guido . Una fattura non si simula facilmente . Bisognerebbe saper falsificare anche i documenti comprovanti l ' esistenza e la proprietà della merce . Egli rinunziò al suo piano , ma il giorno seguente capitò in ufficio con un altro piano che anch ' esso implicava la distruzione dei libri vecchi . Stanco di veder intralciato ogni altro lavoro da discussioni simili , protestai : - Vedendo che ci pensi tanto , si crederebbe tu voglia proprio prepararti al fallimento ! Altrimenti quale importanza può aver una diminuzione tanto esigua del tuo capitale ? Finora nessuno ha il diritto di guardare nei tuoi libri . Bisogna ora lavorare , lavorare e non occuparsi di sciocchezze . Mi confessò che quel pensiero era la sua ossessione . E come avrebbe potuto essere altrimenti ? Con un po ' di sfortuna poteva incappare dritto dritto in quella sanzione penale e finire in carcere ! Dai miei studi giuridici io sapevo che l ' Olivi aveva esposto con grande esattezza quali fossero i doveri di un commerciante che ha fatto un simile bilancio , ma per liberare Guido e anche me da tale ossessione , lo consigliai di consultare qualche avvocato amico . Mi rispose di averlo già fatto ossia di non essere stato da un avvocato espressamente a quello scopo perché non voleva confidare nemmeno ad un avvocato quel suo segreto , ma di aver fatto ciarlare un avvocato suo amico col quale s ' era trovato a caccia . Sapeva perciò che l ' Olivi non aveva né sbagliato né esagerato ... purtroppo ! Vedendone l ' inanità , cessò dal fare delle scoperte per falsare la sua contabilità , ma non perciò riacquistò la calma . Ogni qualvolta veniva in ufficio si rabbuiava guardando i suoi libroni . Mi confessò , un giorno , che entrando nella nostra stanza gli era parso di trovarsi nell ' anticamera della galera e avrebbe voluto correr via . Un giorno mi domandò : - Augusta sa tutto del nostro bilancio ? Arrossii perché nella domanda mi parve sentire un rimprovero . Ma evidentemente se Ada sapeva del bilancio poteva saperne anche Augusta . Non pensai subito cosí , ma mi parve invece di meritare il rimprovero che egli intendeva di muovermi . Perciò mormorai : - L ' avrà saputo da Ada o forse da Alberta cui Ada l ' avrà detto ! Rivedevo tutti i rigagnoli che potevano condurre ad Augusta e non mi pareva con ciò di negare che essa avesse avuto tutto dalla prima fonte , cioè da me , ma di asserire che sarebbe stato inutile per me di tacere . Peccato ! Se avessi invece confessato subito ch ' io con Augusta non avevo segreti , mi sarei sentito tanto piú leale e onesto ! Un lieve fatto cosí , cioè la dissimulazione di un atto che sarebbe stato meglio di confessare e proclamare innocente , basta ad imbarazzare la piú sincera amicizia . Registro qui , quantunque non abbia avuto alcun ' importanza né per Guido né per la mia storia , il fatto che alcuni giorni appresso , quel chiacchierone di sensale col quale avevamo avuto da fare per il solfato di rame , mi fermò per istrada e , guardandomi dal basso in alto , come ve lo obbligava la sua bassa statura ch ' egli sapeva esagerare abbassandosi sulle gambe , mi disse ironicamente : - Si dice che abbiate fatti degli altri buoni affari come quello del solfato ! Poi , vedendomi allibire , mi strinse la mano e soggiunse : - Per conto mio io vi auguro i migliori affari . Spero non ne dubiterete ! E mi lasciò . Io suppongo che i fatti nostri gli sieno stati riferiti dalla figliuola sua che frequentava al Liceo la stessa classe della piccola Anna . Non riferii a Guido la piccola indiscrezione . Il mio compito precipuo era di difenderlo da inutili angustie . Fui stupito che Guido non prendesse alcuna disposizione per Carmen , perché sapevo che aveva formalmente promesso alla moglie di congedarla . Io credevo che Ada sarebbe ritornata a casa dopo qualche mese come la prima volta . Ma essa , senza passare per Trieste , si recò invece a soggiornare in una villetta sul Lago Maggiore ove poco dopo Guido le portò i bambini . Ritornato da quel viaggio e non so se egli avesse ricordata la sua promessa da sé oppure che Ada gliel ' avesse richiamata alla mente - mi domandò se non sarebbe stato possibile di impiegare Carmen nel mio ufficio , cioè in quello dell ' Olivi . Io sapevo già che in quell ' ufficio tutti i posti erano occupati , ma visto che Guido me ne pregava calorosamente , acconsentii di andar a parlarne col mio amministratore . Per un caso fortunato , un impiegato dell ' Olivi se ne andava proprio in quei giorni , ma aveva una paga inferiore di quella che era stata concessa a Carmen negli ultimi mesi con grande liberalità da Guido il quale , secondo me , faceva cosí pagare le sue donne dal Conto Spese Generali . Il vecchio Olivi s ' informò da me sulla capacità di Carmen e per quanto io gli dessi le migliori informazioni , offerse di prenderla intanto alle stesse condizioni dell ' impiegato congedato . Riferii ciò a Guido il quale afflitto e imbarazzato si grattò la testa . - Come si fa ad offrirle un salario inferiore di quello che percepisce ? Non si potrebbe indurre l ' Olivi di arrivare a concederle intanto quello che ha già ? Io sapevo che non si poteva eppoi l ' Olivi non usava considerarsi sposato con i suoi impiegati come facevamo noi . Quando si fosse accorto che Carmen avesse meritata una corona di meno della paga concessale , gliel ' avrebbe levata senza misericordia . E si finí col restare cosí : l ' Olivi non ebbe e non chiese neppure mai una risposta decisiva e Carmen continuò a far roteare i suoi begli occhi nel nostro ufficio . Fra me e Ada c ' era un segreto e restava importante proprio perché rimaneva un segreto . Essa scriveva assiduamente ad Augusta , ma mai le raccontò di aver avute delle spiegazioni con me e neppure di avermi raccomandato Guido . Neppure io ne parlai . Un giorno Augusta mi fece vedere una lettera di Ada che mi riguardava . Essa domandava prima notizie di me e finiva con l ' appellarsi alla mia bontà perché le dicessi qualche cosa sull ' andamento degli affari di Guido . Mi turbai quando sentii ch ' essa si dirigeva a me e mi rasserenai quando vidi che come al solito si dirigeva a me per informarsi di Guido . Di nuovo non avevo da osare niente . D ' accordo con Augusta e senza parlarne a Guido , scrissi io a Ada . Mi misi al tavolo col proposito di scriverle veramente una lettera di affari e le comunicai ch ' ero tanto contento del modo come ora Guido dirigeva gli affari , cioè con assiduità e accortezza . Ciò era vero o almeno ero contento di lui quel giorno , poiché gli era riuscito di guadagnare del denaro vendendo della merce che teneva depositata in città da varii mesi . Era pur vero che egli sembrava piú assiduo , ma andava tuttavia ogni settimana a caccia e a pesca . Io esageravo volontieri nella mia lode perché cosí mi pareva di giovare alla guarigione di Ada . Rilessi la lettera e non mi bastò . Ci mancava qualche cosa . Ada s ' era rivolta a me ed era certo che voleva anche mie notizie . Perciò mancavo di cortesia non dandogliene . E a poco a poco - lo ricordo come se mi avvenisse ora - mi sentii imbarazzato a quel tavolo come se mi fossi trovato di nuovo faccia a faccia con Ada , in quello stanzino buio . Dovevo stringere molto la manina offertami ? Scrissi ma poi dovetti rifare la lettera perché m ' ero lasciato sfuggire parole addirittura compromettenti : anelavo di rivederla e speravo riconquistasse tutta la sua salute e tutta la sua bellezza . Questo poi significava prendere per la vita la donna che m ' aveva offerta solo la mano . Il mio dovere era di stringere solo quella manina , stringerla dolcemente e lungamente per significare che intendevo tutto , tutto quello che non doveva essere detto giammai . Non dirò tutto il frasario che passai in rivista per trovarci qualche cosa che potesse sostituire quella stretta di mano lunga e dolce e significativa , ma soltanto quelle frasi che poi scrissi . Parlai lungamente della vecchiaia incombente su di me . Non potevo stare un momento tranquillo senz ' invecchiare . Ad ogni giro del mio sangue qualche cosa s ' aggiungeva alle mie ossa e alle mie vene che significava vecchiaia . Ogni mattina , quando mi destavo , il mondo appariva piú grigio ed io non me ne accorgevo perché tutto restava intonato ; non v ' era in quel giorno neppure una pennellata del colore del giorno prima , altrimenti l ' avrei scorta ed il rimpianto m ' avrebbe fatto disperare . Mi ricordo benissimo di aver spedita la lettera con piena soddisfazione . Non m ' ero affatto compromesso con quelle parole , ma mi pareva anche certo che se il pensiero di Ada fosse stato uguale al mio , essa avrebbe compresa quella stretta di mano amorosa . Ci voleva poco acume per indovinare che quella lunga disquisizione sulla vecchiaia non significava altro che il mio timore che trovandomi in corsa traverso il tempo , non potessi piú essere raggiunto dall ' amore . Pareva gridassi all ' amore : “ Vieni , vieni ! ” Invece non sono sicuro di aver voluto quell ' amore e , se v ' è un dubbio , risulta solo dal fatto che so di aver scritto circa cosí . Per Augusta feci una copia di quella lettera lasciandone fuori la disquisizione sulla vecchiaia . Essa non l ' avrebbe intesa , ma la prudenza non nuoce . Avrei potuto arrossire sentendo com ' essa mi guardava mentre io stringevo la mano della sorella ! Sí ! Io sapevo ancora arrossire . E arrossii anche quando ricevetti un biglietto di ringraziamento di Ada in cui essa non menzionava affatto le mie chiacchiere sulla mia vecchiaia . Mi parve ch ' essa si compromettesse molto di piú con me di quanto io mai mi fossi compromesso con lei . Non sottraeva la sua manina alla mia pressione . La lasciava giacere inerte nella mia e , per la donna , l ' inerzia è un modo di consentire . Pochi giorni dopo di aver scritta quella lettera , scopersi che Guido s ' era messo a giocare in Borsa . Lo appresi per un ' indiscrezione del sensale Nilini . Io conoscevo costui da lunghi anni perché eravamo stati condiscepoli al liceo ch ' egli aveva dovuto abbandonare per entrare subito nell ' ufficio di un suo zio . Ci eravamo poi rivisti qualche volta , e ricordo che la differenza del nostro destino aveva costituito nei nostri rapporti una mia superiorità . Mi salutava allora per primo e talvolta cercava di avvicinarmi . Ciò mi sembrava naturale , e invece m ' apparve meno spiegabile quando in un ' epoca che non so precisare egli si fece con me molto altezzoso . Non mi salutava piú e a pena a pena rispondeva al saluto mio . Me ne preoccupai un poco perché la mia cute è molto sensibile ed è facilmente scalfita . Ma che farci ? Forse m ' aveva scoperto nell ' ufficio di Guido ove gli pareva occupassi un posto di subalterno e mi spregiava perciò , o , con la stessa probabilità , si poteva supporre ch ' essendo morto un suo zio e lasciatolo indipendente sensale di Borsa , fosse montato in superbia . Nei piccoli ambienti ci sono frequentemente di simili relazioni . Senza che ci sia stato un atto nemico , ci si guarda un bel giorno con avversione e disprezzo . Fui sorpreso perciò di vederlo entrare nell ' ufficio , ove mi trovavo solo , e domandare di Guido . S ' era levato il cappello e m ' aveva porta la mano . Poi s ' era subito abbandonato con grande libertà su una delle nostre grandi poltrone . Io lo guardai con interessamento . Non lo avevo visto da anni tanto da vicino ed ora , con l ' avversione che mi manifestava , si era conquistata la mia piú intensa attenzione . Egli aveva allora circa quarant ' anni ed era ben brutto per una calvizie quasi generale interrotta da un ' oasi di capelli neri e fitti alla nuca e un ' altra alle tempie , la faccia gialla e troppo ricca di pelle ad onta del grosso naso . Era piccolo e magro e si ergeva come poteva , tanto che quando parlavo con lui mi sentivo un lieve dolore simpatico al collo , la sola simpatia che provassi per lui . Quel giorno mi parve che si trattenesse dal ridere e che la sua faccia fosse contratta da un ' ironia o da un disprezzo che non poteva ferire me , visto ch ' egli m ' aveva salutato con tanta gentilezza . Invece poi scopersi che quell ' ironia gli era stata stampata in faccia da madre natura bizzarra . Le sue piccole mascelle non combaciavano esattamente e fra di esse , da una parte della bocca , era rimasto un buco nel quale abitava stereotipata la sua ironia . Forse per conformarsi alla maschera da cui non sapeva liberarsi che allorquando sbadigliava , egli amava deridere il prossimo . Non era affatto uno sciocco e lanciava delle frecciate velenose , ma di preferenza agli assenti . Ciarlava molto ed era immaginoso specie per affari di Borsa . Parlava della Borsa come se si fosse trattato di una sola persona ch ' egli descriveva trepidante per una minaccia o addormentata nell ' inerzia e con una faccia che sapeva ridere e anche piangere . Egli la vedeva salire la scala dei corsi ballando o scenderne a rischio di precipitare , eppoi l ' ammirava come accarezzava un valore , come ne strangolava un altro , oppure anche come insegnava alla gente la moderazione e l ' attività . Perché solo chi aveva del senno poteva trattare con lei . V ' erano tanti di quei denari sparsi per terra in Borsa , ma chinarsi a raccoglierli non era facile . Lo lasciai attendere dopo di avergli offerta una sigaretta e mi diedi da fare con certa corrispondenza . Dopo un po ' di tempo egli si stancò e disse che non poteva restare di piú . Del resto era venuto solo per raccontare a Guido che certe azioni dallo strano nome di Rio Tinto e di cui egli a Guido aveva consigliato l ' acquisto il giorno prima - sí , proprio ventiquattr ' ore prima - erano quel giorno balzate in alto di circa il dieci per cento . Si mise a ridere di cuore . - Intanto che noi parliamo qui , ossia che io attendo , il dopo - Borsa avrà fatto il resto . Se il signor Speier ora volesse comperare quelle azioni chissà a quale prezzo dovrebbe pagarle . Come ho indovinato io dove mirava la Borsa . Si vantò del suo colpo d ' occhio dovuto alla sua lunga intimità con la Borsa . S ' interruppe per domandarmi : - Chi credi istruisca meglio : l ' Università o la Borsa ? La sua mandibola calò ancora un poco e il buco dell ' ironia s ' ingrandí . - Evidentemente la Borsa ! - dissi io con convinzione . Ciò mi valse da lui una stretta di mano affettuosa quando mi lasciò . Dunque Guido giocava in Borsa ! Se fossi stato piú attento avrei potuto indovinarlo prima , perché quando io gli avevo presentato un conto esatto degli importi non insignificanti che avevamo guadagnati con gli ultimi nostri affari , egli lo aveva guardato sorridendo , ma con qualche disprezzo . Trovava che avevamo dovuto lavorare troppo per guadagnare quel denaro . E si noti che con qualche decina di quegli affari si avrebbe potuto coprire la perdita in cui eravamo incorsi l ' anno precedente ! Che cosa dovevo far ora , io che pochi giorni prima avevo scritte le sue lodi ? Poco dopo Guido venne in ufficio ed io fedelmente gli riferii le parole del Nilini . Stette a sentire con tanta ansietà che neppure si accorse che io avevo cosí appreso ch ' egli giocava , e corse via . Alla sera ne parlai con Augusta , che ritenne si dovesse lasciare in pace Ada e invece avvisare la signora Malfenti dei pericoli cui s ' esponeva Guido . Mi domandò di fare anch ' io del mio meglio per impedirgli spropositi . Preparai lungamente le parole che dovevo dirgli . Finalmente attuavo i miei propositi di bontà attiva e mantenevo la promessa che avevo fatta ad Ada . Sapevo come dovevo afferrare Guido per indurlo ad obbedirmi . Ognuno commette una leggerezza , - gli avrei spiegato , - giocando in Borsa , ma piú di tutti un commerciante che abbia un simile bilancio dietro di sé . Il giorno seguente cominciai benissimo : - Tu dunque ora giochi alla Borsa ? Vuoi finire in carcere ? - gli domandai severamente . Ero preparato ad una scena e tenevo anche in serbo la dichiarazione che giacché egli procedeva in modo da compromettere la ditta , io avrei abbandonato senz ' altro l ' ufficio . Guido seppe disarmarmi subito . Avevo tenuto sinora il segreto , ma ora , con un abbandono da buon ragazzo , mi disse ogni particolare di quei suoi affari . Lavorava in valori minerarii di non so che paese , che gli avevano già dato un utile che quasi sarebbe bastato a coprire la perdita del nostro bilancio . Oramai era cessato ogni rischio e poteva raccontarmi tutto . Quando avesse avuta la sfortuna di perdere quello che aveva guadagnato , avrebbe semplicemente cessato di giocare . Se invece la fortuna avesse continuato ad assisterlo , si sarebbe affrettato di mettere in regola le mie registrazioni di cui sentiva sempre la minaccia . Vidi che non era il caso di arrabbiarsi e che si doveva invece congratularsi con lui . In quanto alle questioni di contabilità , gli dissi che poteva oramai essere tranquillo , perché ove c ' era disponibile del contante era facilissimo di regolare la contabilità piú fastidiosa . Quando nei nostri libri fosse stato reintegrato come di diritto il conto di Ada e almeno diminuito quello ch ' io dicevo l ' abisso della nostra azienda , cioè il conto di Guido , la nostra contabilità non avrebbe fatta una grinza . Poi gli proposi di fare tale regolazione subito e mettere in conto della ditta le operazioni di Borsa . Per fortuna egli non accettò perché altrimenti io sarei divenuto il contabile del giocatore e mi sarei addossata una maggiore responsabilità . Cosí invece le cose procedettero come se io non avessi esistito . Egli rifiutò la mia proposta con delle ragioni che mi parvero buone . Era di malaugurio di pagare cosí subito i suoi debiti ed è una superstizione divulgatissima a tutti i tavoli da giuoco che il denaro altrui porti fortuna . Io non ci credo , ma quando giuoco non trascuro neppur io alcuna prudenza . Per un certo tempo mi feci dei rimproveri di aver accolte le comunicazioni di Guido senz ' alcuna protesta . Ma quando vidi comportarsi allo stesso modo la signora Malfenti che mi raccontò come suo marito aveva saputo guadagnare dei bei denari alla borsa , eppoi anche Ada , dalla quale sentii considerare il giuoco come un qualsiasi genere di commercio , compresi che assolutamente a questo riguardo non si avrebbe potuto movermi alcun rimprovero . Per arrestare Guido su quella china non sarebbe bastata la mia protesta che non avrebbe avuta alcun ' efficacia se non fosse stata appoggiata da tutti i membri della famiglia . Fu cosí che Guido continuò a giocare , e tutta la sua famiglia con lui . Ero anch ' io della comitiva , tant ' è vero ch ' entrai in una relazione d ' amicizia alquanto curiosa col Nilini . È sicuro ch ' io non potevo soffrirlo perché lo sentivo ignorante e presuntuoso , ma pare che per riguardo a Guido , che da lui aspettava i buoni consigli , sapessi celare tanto bene i miei sentimenti ch ' egli finí col credere di avere in me un amico devoto . Non nego che forse la mia gentilezza con lui fosse anche dovuta al desiderio di evitare quel malessere che m ' aveva dato la sua inimicizia , tanto forte causa quell ' ironia che rideva sulla sua brutta faccia . Ma non gli usai mai altre gentilezze fuori di quella di porgergli la mano e il saluto quando veniva e se ne andava . Egli invece fu gentilissimo ed io non seppi non accettare le sue cortesie con gratitudine , ciò ch ' è veramente la massima gentilezza che si possa usare a questo mondo . Mi procurava delle sigarette di contrabbando e me le faceva pagare quello che gli costavano , cioè molto poco . Se mi fosse stato piú simpatico avrebbe potuto indurmi a giocare col suo mezzo ; non lo feci mai , solo per non vederlo piú di spesso . Lo vedevo anzi troppo ! Passava delle ore nel nostro ufficio ad onta che - com ' era facile di accorgersene - non fosse innamorato di Carmen . Veniva a tener compagnia proprio a me . Pare si fosse prefisso d ' istruirmi nella politica in cui egli era profondo causa la Borsa . Mi presentava le grandi potenze come un giorno si stringevano la mano e si pigliavano a schiaffi il giorno seguente . Non so se abbia indovinato il futuro perché io per antipatia non lo stetti mai a sentire . Conservavo un sorriso ebete , stereotipato . Il nostro malinteso sarà certo dipeso da un ' interpretazione errata del mio sorriso che gli sarà parso d ' ammirazione . Io non ne ho colpa . So solo le cose che ripeteva ogni giorno . Potei accorgermi ch ' egli era un italiano di color dubbio perché gli pareva che per Trieste fosse meglio di restare austriaca . Adorava la Germania e specialmente i treni ferroviari tedeschi che arrivavano con tanta precisione . Era socialista a modo suo e avrebbe voluto fosse proibito che una singola persona possedesse piú di centomila corone . Non risi un giorno in cui , conversando con Guido , egli ammise di possedere proprio centomila corone e non un centesimo in piú . Non risi , e non gli domandai neppure se guadagnando dell ' altro denaro avrebbe modificata la sua teoria . La nostra era una relazione veramente strana . Io non sapevo ridere né con lui né di lui . Quando aveva snocciolata qualche sua sentenza , si ergeva di tanto sulla sua poltrona che i suoi occhi guardavano il soffitto mentre a me restava rivolto il buco che io dicevo mandibolare . E vedeva con quel buco ! Volli talvolta approfittare di quella sua posizione per pensare ad altro , ma egli richiamava la mia attenzione domandandomi subito : - Mi stai a sentire ? Dopo di quella sua simpatica effusione , Guido per lungo tempo non mi parlò dei suoi affari . Qualche cosa me ne diceva dapprima il Nilini , ma anche lui si fece poi piú riservato . Da Ada stessa seppi che Guido continuava a guadagnare . Quand ' essa ritornò , la trovai di nuovo imbruttita parecchio . Era piuttosto imbolsita che ingrassata . Le sue guancie , ricresciute , erano anche questa volta fuori di posto e le facevano una faccia quasi quadrata . Gli occhi avevano continuato a sformare la loro incassatura . La mia sorpresa fu grande , perché da Guido ed altri ch ' erano stati a trovarla , avevo sentito dire che ogni giorno che passava le apportava nuova forza e salute . Ma la salute della donna è in primo luogo la sua bellezza . Con Ada ebbi altre sorprese . Mi salutò affettuosamente , ma non altrimenti di quanto avesse salutata Augusta . Non c ' era fra di noi piú alcun segreto e certamente essa non ricordava piú di aver pianto al ricordo di avermi fatto soffrire tanto . Tanto meglio ! Essa dimenticava infine i suoi diritti su di me ! Ero il suo buon cognato e mi amava solo perché ritrovava immutati i miei affettuosi rapporti con mia moglie , che formavano sempre l ' ammirazione di casa Malfenti . Un giorno feci una scoperta che mi sorprese assai . Ada si credeva ancora bella ! Lontano , sul lago , le avevano fatta la corte ed era evidente ch ' essa gioiva dei suoi successi . Probabilmente li esagerava perché mi pareva fosse un eccesso il pretendere di aver dovuto lasciare quella villeggiatura per sottrarsi alle persecuzioni di un innamorato . Ammetto che qualche cosa di vero ci possa essere stato , perché probabilmente ella poteva apparire meno brutta a chi prima non l ' aveva conosciuta . Ma già , non tanto , con quegli occhi e quel colorito e quella forma di faccia ! A noi essa appariva piú brutta perché , ricordando com ' era stata , scorgevamo piú evidenti le devastazioni compiute dalla malattia . Invitammo una sera Guido e lei a casa nostra . Fu un ritrovo gradevole , veramente di famiglia . Pareva la continuazione di quel nostro fidanzamento a quattro . Ma la chioma di Ada non era illuminata da alcuna luce . Al momento di dividerci , io , per aiutarla a indossare il mantello , restai per un istante solo con lei . Ebbi subito un senso un po ' differente delle nostre relazioni . Eravamo lasciati soli e forse potevamo dirci quello che in presenza degli altri non volevamo . Mentre l ' aiutavo , riflettei e finii col trovare quello che dovevo dirle : - Tu sai ch ' egli ora giuoca ! - le dissi con voce seria . Mi viene talvolta il dubbio ch ' io con tali parole avessi voluto rievocare l ' ultimo nostro ritrovo che non ammettevo fosse talmente dimenticato . - Sí - essa disse sorridendo , - e fa molto bene . È divenuto bravo abbastanza , a quanto mi dicono . Risi con lei , forte . Mi sentivo sollevato da ogni responsabilità . Andandosene essa mormorò : - Quella Carmen è sempre nel vostro ufficio ? Non arrivai a rispondere perché corse via . Fra di noi non c ' era piú il nostro passato . C ' era però la sua gelosia . Quella era viva come nell ' ultimo nostro incontro . Adesso , ripensandoci , trovo che avrei dovuto accorgermi molto tempo prima di esserne espressamente avvisato , che Guido aveva cominciato a perdere in Borsa . Sparve dalla sua faccia l ' aria di trionfo che l ' aveva illuminata e manifestò di nuovo quella grande ansietà per quel bilancio chiuso a quel modo . - Perché te ne preoccupi - gli domandai io nella mia innocenza - quando hai già in tasca quello che occorre per rendere del tutto reali queste registrazioni ? Avendo tanti denari non si va in carcere . - Allora , come lo seppi poi , egli in tasca non aveva piú nulla . Credetti tanto fermamente ch ' egli avesse legata a sé la fortuna che non tenni conto di tanti indizii che avrebbero potuto convincermi altrimenti . Una sera , di Agosto , egli mi trascinò di nuovo a pesca con lui . Alla luce abbagliante di una luna quasi piena c ' era poca probabilità di pigliare qualche cosa all ' amo . Ma egli insistette dicendo che in mare avremmo trovato qualche sollievo al caldo . Infatti non vi trovammo altro . Dopo un solo tentativo , non inescammo neppure piú gli ami e lasciammo pendere le lenze dalla barchetta che Luciano spinse al largo . I raggi della luna raggiungevano certo il fondo del mare affinando la vista agli animali grossi e rendendoli accorti dell ' insidia ed anche agli animalucci piccoli capaci di rosicchiarci l ' esca , ma non d ' arrivare con la piccola bocca all ' amo . Le nostre esche non erano altro che un dono alla minutaglia . Guido si coricò a poppa ed io a prua . Egli mormorò poco dopo : - Che tristezza tutta questa luce ! Probabilmente diceva cosí perché la luce gl ' impediva di dormire ed io assentii per fargli piacere ed anche per non turbare con una sciocca discussione la quiete solenne in cui lentamente ci movevamo . Ma Luciano protestò dicendo che a lui quella luce piaceva moltissimo . Visto che Guido non rispondeva , volli farlo tacere dicendogli che la luce era certamente una cosa triste perché si vedevano le cose di questo mondo . Eppoi impediva la pesca . Luciano rise e tacque . Stemmo zitti molto tempo . Io sbadigliai piú volte in faccia alla luna . Rimpiangevo di essermi lasciato indurre di montare in quella barchetta . Guido improvvisamente mi domandò : - Tu che sei chimico , sapresti dirmi se sia piú efficace il veronal puro o il veronal al sodio ? Io veramente non sapevo neppure che ci fosse un veronal al sodio . Non si può mica pretendere che un chimico sappia il mondo a mente . Io di chimica so tanto da poter trovare subito nei miei libri qualsiasi informazione e inoltre da poter discutere - come si vide in quel caso - anche delle cose che ignoro . Al sodio ? Ma se era saputo da tutti che le combinazioni al sodio erano quelle che piú facilmente si assimilavano . Anzi a proposito del sodio ricordai - e riprodussi piú o meno esattamente - un inno a quell ' elemento elevato da un mio professore all ' unica sua prelezione cui avessi assistito . Il sodio era un veicolo sul quale gli elementi montavano per moversi piú rapidi . E il professore aveva ricordato come il cloruro di sodio passava da organismo ad organismo e come andava adunandosi per la sola gravità nel buco piú profondo della terra , il mare . Io non so se riproducessi esattamente il pensiero del mio professore , ma in quel momento , dinanzi a quell ' enorme distesa di cloruro di sodio , parlai del sodio con un rispetto infinito . Dopo un ' esitazione , Guido domandò ancora : - Sicché chi volesse morire dovrebbe prendere il veronal al sodio ? - Sí , - risposi . Poi ricordando che ci sono dei casi in cui si può voler simulare un suicidio e non accorgendomi subito che ricordavo a Guido un episodio spiacevole della sua vita , aggiunsi : - E chi non vuole morire deve prendere del veronal puro . Gli studii di Guido sul veronal avrebbero potuto darmi da pensare . Invece io non compresi nulla , preoccupato com ' ero dal sodio . Nei giorni seguenti fui in grado di portare a Guido nuove prove delle qualità che io avevo attribuite al sodio : anche per accelerare gli amalgami che non sono altro che degli abbracci intensi fra due corpi , abbracci che sostituiscono la combinazione o l ' assimilazione , si aggiungeva al mercurio del sodio . Il sodio era il mezzano fra l ' oro e il mercurio . Ma a Guido il veronal non importava piú , ed io ora penso che in quel momento le sue viste alla Borsa si fossero migliorate . Nel corso di una settimana , Ada venne in ufficio ben tre volte . Soltanto dopo la seconda , sorse in me l ' idea ch ' essa mi volesse parlare . La prima s ' imbatté nel Nilini che s ' era messo una volta di piú ad educarmi . Essa attese per un ' ora intera che se ne andasse , ma ebbe il torto di ciarlare con lui ed egli credette perciò di dover restare . Dopo fatte le presentazioni , io respirai , sollevato che il buco mandibolare del Nilini non fosse rivolto a me . Non presi parte alla loro conversazione . Il Nilini fu persino spiritoso e sorprese Ada raccontando che si facevano altrettante maldicenze al Tergesteo come nel salotto di una signora . Soltanto , secondo lui , alla Borsa , come sempre , si era meglio informati che altrove . Ad Ada sembrò ch ' egli calunniasse le donne . Disse di non saper neppure ciò che fosse la maldicenza . A questo punto intervenni io per confermare che , nei lunghi anni in cui la conoscevo , non avevo mai sentita venir dalla sua bocca una parola che avesse neppur ricordato la maldicenza . Sorrisi dicendo ciò perché mi parve di moverle un rimprovero . Essa non era maldicente perché dei fatti altrui non s ' occupava . Dapprima , in piena salute , aveva pensato ai fatti proprii e , quando la malattia l ' invase , non restò in lei che un piccolo posticino libero , occupato dalla sua gelosia . Era una vera egoista , ma essa accolse la mia testimonianza con gratitudine . Il Nilini finse di non prestar fede né a lei né a me . Disse di conoscermi da molti anni e di credermi di una grande ingenuità . Ciò mi divertí e divertí anche Ada . Fui molto seccato invece quand ' egli - per la prima volta dinanzi a terzi - proclamò ch ' ero uno dei migliori suoi amici e che perciò mi conosceva a fondo . Non osai protestare , ma da quella dichiarazione sfacciata mi sentii offeso nel mio pudore , come una fanciulla cui in pubblico fosse stato rimproverato di aver fornicato . Io ero tanto ingenuo , diceva il Nilini , che Ada , con la solita furberia delle donne , avrebbe potuto fare della maldicenza in mia presenza senza ch ' io me ne accorgessi . A me parve che Ada continuasse a divertirsi a quei complimenti di carattere dubbio mentre poi seppi ch ' essa lo lasciava parlare sperando si esaurisse e se ne andasse . Ma ebbe un bell ' attendere . Quando Ada ritornò per la seconda volta , mi trovò con Guido . Allora lessi sulla sua faccia un ' espressione d ' impazienza e indovinai ch ' essa voleva proprio me . Finché non ritornò , io mi baloccai coi miei soliti sogni . In fondo essa da me non domandava amore , ma troppo frequentemente voleva trovarsi da sola a solo con me . Per gli uomini era difficile d ' intendere quello che le donne volevano anche perché esse stesse talvolta lo ignoravano . Non mi derivò invece alcun nuovo sentimento dalle sue parole . Essa , non appena poté parlarmi , ebbe la voce strozzata dall ' emozione , ma non già perché avesse rivolta la parola a me . Voleva sapere per quale ragione Carmen non fosse stata mandata via . Io le raccontai tutto quanto ne sapevo , compreso quel nostro tentativo di procurarle un posto presso l ' Olivi . Essa fu subito piú calma perché quello che le dicevo corrispondeva esattamente a quanto gliene era stato detto da Guido . Poi seppi che gli accessi di gelosia si seguivano da lei a periodi . Venivano senza causa apparente e andavano via per una parola che la convincesse . Mi fece ancora due domande : se era proprio tanto difficile di trovare un posto per un ' impiegata e se la famiglia di Carmen si trovasse in tali condizioni da dipendere dal guadagno della fanciulla . Le spiegai che infatti a Trieste era difficile allora di trovare del lavoro per le donne , negli uffici . In quanto alla sua seconda domanda , non potevo risponderle perché della famiglia di Carmen io non conoscevo nessuno . - Guido invece conosce tutti in quella casa , - mormorò Ada con ira e le lacrime le irorarono di nuovo le guancie . Poi mi strinse la mano per congedarsi e mi ringraziò . Sorridendo traverso le lacrime , disse che sapeva di poter contare su di me . Il sorriso mi piacque perché certamente non era rivolto al cognato , ma a chi era legato a lei da vincoli segreti . Tentai di dar prova che meritavo quel sorriso e mormorai : - Quello ch ' io temo per Guido non è Carmen , ma il suo giuoco alla Borsa ! Essa si strinse nelle spalle : - Quello non ha importanza . Ne parlai anche con mamma . Papà giuocava anche lui alla Borsa e vi guadagnò tanti di quei denari ! Io rimasi sconcertato dalla risposta e insistetti : - Quel Nilini non mi piace . Non è mica vero ch ' io sia suo amico ! Essa mi guardò sorpresa : - A me pare un gentiluomo . Anche Guido gli vuole molto bene . Io credo , poi , che Guido sia ora molto attento ai suoi affari . Ero ben deciso di non dirle male di Guido e tacqui . Quando mi trovai solo non pensai a Guido , ma a me stesso . Era forse bene che Ada finalmente m ' apparisse quale una mia sorella e null ' altro . Essa non prometteva e non minacciava amore . Per varii giorni corsi la città inquieto e squilibrato . Non arrivavo a intendermi . Perché mi sentivo come se Carla m ' avesse lasciato in quell ' istante ? Non m ' era avvenuto niente di nuovo . Sinceramente credo ch ' io abbia avuto sempre bisogno dell ' avventura o di qualche complicazione che le somigli . I miei rapporti con Ada non erano ormai piú complicati affatto . Il Nilini dal suo seggiolone un giorno predicò piú del solito : dall ' orizzonte s ' avanzava un nembo , nient ' altro che il rincaro del denaro . La Borsa era tutt ' ad un tratto satura e non poteva assorbire piú nulla ! - Gettiamoci del sodio ! - proposi io . L ' interruzione non gli piacque affatto , ma per non dover arrabbiarsi , la trascurò : tutt ' ad un tratto il denaro a questo mondo era divenuto scarso e perciò caro . Egli era sorpreso che ciò avvenisse ora mentre egli l ' aveva preveduto per un mese piú tardi . - Avranno mandato tutto il denaro alla luna ! - dissi io . - Sono cose serie di cui non bisogna ridere , - affermò il Nilini guardando sempre il soffitto . - Adesso si vedrà chi avrà l ' anima del vero lottatore e chi invece al primo colpo soggiacerà . Come non intesi perché il denaro a questo mondo potesse divenire piú scarso , cosí non indovinai che il Nilini ponesse Guido fra i lottatori di cui si doveva provare il valore . Ero tanto abituato a difendermi dalle sue prediche con la disattenzione , che anche questa , che pur sentii , passò via senza neppur scalfirmi . Ma pochi giorni appresso il Nilini intonò tutt ' altra musica . Era avvenuto un fatto nuovo . Egli aveva scoperto che Guido aveva fatti degli affari con un altro agente di cambio . Il Nilini cominciò col protestare in un tono concitato che egli non aveva mai mancato in nulla verso Guido , neppure nella dovuta discrezione . Di questo egli voleva la mia testimonianza . Non aveva tenuto celati gli affari di Guido persino a me ch ' egli continuava a ritenere quale il suo miglior amico ? Ma ormai egli era svincolato da qualunque riserbo e poteva gridarmi nelle orecchie che Guido era in perdita fino alla punta dei capelli . Per gli affari ch ' erano stati fatti col suo mezzo , egli assicurava che alla piú lieve miglioria si sarebbe potuto resistere e aspettare tempi migliori . Era però enorme che alla prima avversità Guido gli avesse fatto torto . Altro che Ada ! La gelosia del Nilini era indomabile . Io volevo avere da lui delle notizie ed egli invece si esasperava sempre piú e continuava a parlare del torto che gli era stato fatto . Perciò , contro ogni suo proposito , egli continuò a rimanere discreto . Nel pomeriggio trovai Guido in ufficio . Era sdraiato sul nostro sofà in un curioso stato intermedio fra la disperazione e il sonno . Gli domandai : - Tu sei ora in perdita fino agli occhi ? Non mi rispose subito . Levò il braccio col quale si copriva il volto sfatto e disse : - Hai mai visto un uomo piú disgraziato di me ? Riabbassò il braccio e cambiò di posizione mettendosi supino . Rinchiuse gli occhi e parve avesse già dimenticata la mia presenza . Io non seppi offrirgli alcun conforto . Davvero mi offendeva ch ' egli credesse di essere l ' uomo piú disgraziato del mondo . Non era un ' esagerazione la sua ; era una vera e propria menzogna . L ' avrei soccorso se avessi potuto , ma mi era impossibile di confortarlo . Secondo me neanche chi è piú innocente e piú disgraziato di Guido merita compassione , perché altrimenti nella nostra vita non ci sarebbe posto che per quel sentimento , ciò che sarebbe un grande tedio . La legge naturale non dà il diritto alla felicità , ma anzi prescrive la miseria e il dolore . Quando viene esposto il commestibile , vi accorrono da tutte le parti i parassiti e , se mancano , s ' affrettano di nascere . Presto la preda basta appena , e subito dopo non basta piú perché la natura non fa calcoli , ma esperienze . Quando non basta piú , ecco che i consumatori devono diminuire a forza di morte preceduta dal dolore e cosí l ' equilibrio , per un istante , viene ristabilito . Perché lagnarsi ? Eppure tutti si lagnano . Quelli che non hanno avuto niente della preda muoiono gridando all ' ingiustizia e quelli che ne hanno avuto parte trovano che avrebbero avuto diritto ad una parte maggiore . Perché non muoiono e non vivono tacendo ? È invece simpatica la gioia di chi ha saputo conquistarsi una parte esuberante del commestibile e si manifesti pure al sole in mezzo agli applausi . L ' unico grido ammissibile è quello del trionfatore . Guido , poi ! Egli mancava di tutte le qualità per conquistare od anche solo per tenere la ricchezza . Veniva dal tavolo di giuoco e piangeva per aver perduto . Non si comportava dunque neppure da gentiluomo e a me faceva nausea . Perciò e solo perciò , nel momento in cui Guido avrebbe avuto tanto bisogno del mio affetto , non lo trovò . Neppure i miei ripetuti propositi poterono accompagnarmi fin là . Intanto la respirazione di Guido andava facendosi sempre piú regolare e rumorosa . S ' addormentava ! Com ' era poco virile nella sventura ! Gli avevano portato via il commestibile e chiudeva gli occhi forse per sognare di possederlo tuttavia , invece di aprirli ben bene per vedere di strapparne una piccola parte . Mi venne la curiosità di sapere se Ada fosse stata informata della disgrazia che gli era toccata . Glielo domandai ad alta voce . Egli trasalí ed ebbe bisogno di una pausa per assuefarsi alla sua disgrazia che improvvisamente rivide intera . - No ! - mormorò . Poi rinchiuse gli occhi . Certamente tutti coloro che sono stati duramente percossi inclinano al sonno . Il sonno ridà le forze . Stetti ancora a guardarlo esitante . Ma come si poteva aiutarlo se dormiva ? Non era questo il momento per dormire . Lo afferrai rudemente per una spalla e lo scossi : - Guido ! Aveva proprio dormito . Mi guardò incerto con l ' occhio ancora velato dal sonno eppoi mi domandò : - Che vuoi ? - Subito dopo , adirato , ripeté la sua domanda : - Che vuoi dunque ? Io volevo aiutarlo , altrimenti non avrei neppure avuto il diritto di destarlo . M ' arrabbiai anch ' io e gridai che questo non era il momento di dormire perché bisognava affrettarsi di vedere come si avrebbe potuto correre ai ripari . C ' era da calcolare e discutere con tutti i membri della nostra famiglia e quelli della sua di Buenos Aires . Guido si mise a sedere . Era ancora un po ' sconvolto di essere stato destato a quel modo . Mi disse amaramente : - Avresti fatto meglio di lasciarmi dormire . Chi vuoi che ora m ' aiuti ? Non ricordi a quale punto dovetti giungere l ' altra volta per avere quel poco di cui abbisognavo per salvarmi ? Adesso si tratta di somme considerevoli ! A chi vuoi mi rivolga ? Senza nessun affetto e anzi con l ' ira di dover dare e privare me e i miei , esclamai : - E non ci sono anch ' io qui ? - Poi l ' avarizia mi suggerí di attenuare da bel principio il mio sacrificio : - Non c ' è Ada ? Non c ' è nostra suocera ? Non possiamo unirci per salvarti ? Egli si levò e mi si appressò con l ' evidente intenzione di abbracciarmi . Ma era proprio questo ch ' io non volevo . Avendogli offerto il mio aiuto , avevo ora il diritto di rampognarlo , e ne feci l ' uso piú largo . Gli rimproverai la sua attuale debolezza eppoi anche la sua presunzione durata fino a quel momento e che l ' aveva tratto alla rovina . Aveva agito di propria testa non consultandosi con nessuno . Tante volte io avevo tentato di avere sue comunicazioni per trattenerlo e salvarlo ed egli me le aveva rifiutate serbando la sua fiducia per il solo Nilini . Qui Guido sorrise , proprio sorrise , il disgraziato ! Mi disse che da quindici giorni egli non lavorava piú col Nilini essendosi fitto in capo che il grugno di costui gli portasse sventura . Egli era caratterizzato da quel sonno e da quel sorriso : rovinava tutti attorno a sé e sorrideva . M ' atteggiai a giudice severo perché per salvare Guido bisognava prima educarlo . Volli sapere quanto egli avesse perduto e m ' arrabbiai quando mi disse di non saperlo esattamente . M ' arrabbiai ancora quand ' egli mi disse una cifra relativamente piccola che poi risultò rappresentare l ' importo che bisognava pagare alla liquidazione del quindici del mese da cui distavamo di soli due giorni . Ma Guido asseriva che fino alla fine del mese c ' era del tempo e che le cose potevano mutarsi . La scarsezza del denaro sul mercato non sarebbe durata eternamente . Gridai : - Se a questo mondo manca il denaro , vuoi riceverne dalla luna ? - Aggiunsi che non bisognava giocare neppure per un giorno di piú . Non si doveva rischiare di veder aumentare la perdita già enorme . Dissi anche che la perdita sarebbe stata divisa in quattro parti che avremmo sopportate io , lui ( cioè suo padre ) , la signora Malfenti e Ada , che bisognava ritornare al nostro commercio privo di rischi e che non volevo mai piú vedere nel nostro ufficio né il Nilini né alcun altro sensale di cambio . Egli , mite , mite , mi pregò di non gridare tanto , perché avremmo potuto essere sentiti dai vicini . Feci un grande sforzo per calmarmi e vi riuscii anche a patto di poter dirgli a bassavoce delle altre insolenze . La sua perdita era addirittura l ' effetto di un crimine . Bisognava essere un bestione per mettersi in frangenti simili . Proprio mi pareva ch ' era necessario egli subisse intera la lezione . Qui Guido mitemente protestò . Chi non aveva giocato in Borsa ? Nostro suocero , ch ' era stato un commerciante tanto solido , non era stato un giorno solo della sua vita privo di qualche impegno . Eppoi - Guido lo sapeva - avevo giocato anch ' io . Protestai che fra gioco e gioco c ' era una differenza . Egli aveva rischiato alla Borsa tutto il suo patrimonio , io le rendite di un mese . Mi fece un triste effetto che Guido tentasse puerilmente di liberarsi della sua responsabilità . Egli asserí che il Nilini lo aveva indotto a giocare piú di quanto egli avesse voluto , facendogli credere di avviarlo ad una grande fortuna . Io risi e lo derisi . Il Nilini non era da biasimarsi perché faceva gli affari suoi . E - del resto - dopo di aver lasciato il Nilini , non si era egli precipitato ad aumentare la propria posta col mezzo di un altro sensale ? Avrebbe potuto vantarsi della nuova relazione se con essa si fosse messo a giocare al ribasso ad insaputa del Nilini . Per riparare non poteva certo bastare di cambiare di rappresentante e continuare sulla stessa via perseguitato dallo stesso malocchio . Egli volle indurmi finalmente a lasciarlo in pace , e , con un singhiozzo nella gola , riconobbe di aver sbagliato . Cessai dal rampognarlo . Ora mi faceva veramente compassione e l ' avrei anche abbracciato se egli avesse voluto . Gli dissi che mi sarei occupato subito di provvedere il denaro che io dovevo fornire e che avrei potuto anche occuparmi di parlare con nostra suocera . Egli , invece , si sarebbe incaricato di Ada . La mia compassione aumentò quand ' egli mi confidò che volentieri avrebbe parlato con nostra suocera in vece mia , ma che lo tormentava di dover parlare con Ada . - Tu sai come son fatte le donne ! Gli affari non li capiscono o soltanto quando finiscono bene ! - Egli non avrebbe parlato affatto e avrebbe pregata la signora Malfenti d ' informarla lei di tutto . Questa decisione l ' alleggerí grandemente e uscimmo insieme . Lo vedevo camminare accanto a me con la testa bassa e mi sentivo pentito di averlo trattato con tanta rudezza . Ma come fare altrimenti se lo amavo ? Doveva pur ravvedersi , se non voleva andare incontro alla sua rovina ! Come dovevano essere fatte le sue relazioni con la moglie se temeva tanto di parlare con lei ! Ma intanto egli scoperse un modo per indispettirmi di nuovo . Camminando aveva trovato di perfezionare il piano che gli era tanto piaciuto . Non soltanto egli non avrebbe avuto da parlare con la moglie , ma avrebbe fatto in modo di non vederla per quella sera , perché sarebbe subito partito per la caccia . Dopo quel proposito , fu libero da ogni nube . Pareva fosse bastata la prospettiva di poter recarsi all ' aria aperta , lontano da ogni pensiero , per avere l ' aspetto di trovarvisi diggià e di goderne pienamente . Io ne fui indignato ! Con lo stesso aspetto , certo , avrebbe potuto ritornare in Borsa per riprendervi il giuoco nel quale rischiava la fortuna della famiglia e anche la mia . Mi disse : - Voglio concedermi quest ' ultimo divertimento e t ' invito di venire con me a patto che tu prenda l ' impegno di non rammentare con una sola parola gli avvenimenti di oggi . Fin qui aveva parlato sorridendo . Dinanzi alla mia faccia seria , si fece piú serio anche lui . Aggiunse : - Vedi anche tu che ho bisogno di un riposo dopo un colpo simile . Poi mi sarà piú facile di riprendere il mio posto nella lotta . La sua voce s ' era velata di un ' emozione della cui sincerità non seppi dubitare . Perciò seppi rattenere il mio dispetto o manifestarlo solo col rifiuto del suo invito , dicendogli che io dovevo restare in città per provvedere al denaro necessario . Era già un rimprovero il mio ! Io , innocente , restavo al mio posto , mentre lui , il colpevole , poteva andare a spassarsela . Eravamo giunti dinanzi alla porta di casa della signora Malfenti . Egli non aveva piú ritrovato l ' aspetto di gioia per il divertimento di alcune ore che l ' aspettava e , finché rimase con me , conservò stereotipata sulla faccia l ' espressione del dolore cui io l ' avevo richiamato . Ma prima di lasciarmi , trovò uno sfogo in una manifestazione d ' indipendenza e - come a me parve - di rancore . Mi disse ch ' era veramente stupito di scoprire in me un tale amico . Esitava di accettare il sacrificio che gli volevo portare e intendeva ( proprio intendeva ) ch ' io sapessi ch ' egli non mi riteneva impegnato in alcun modo e ch ' ero perciò libero di dare o non dare . Son sicuro di aver arrossito . Per levarmi dall ' imbarazzo gli dissi : - Perché vuoi ch ' io desideri di ritirarmi quando pochi minuti or sono senza che tu m ' abbia chiesto nulla , mi son profferto di aiutarti ? Egli mi guardò un po ' incerto eppoi disse : - Giacché lo vuoi , accetto senz ' altro e ti ringrazio . Ma faremo un contratto di società nuovo del tutto , perché ognuno abbia quello che gli compete . Anzi se ci sarà lavoro e vorrai continuare ad attendervi , dovrai avere il tuo salario . Metteremo la nuova società su tutt ' altra base . Cosí non avremo piú da temere altri danni dall ' aver occultata la perdita del nostro primo anno d ' esercizio . Risposi : - Questa perdita non ha piú alcuna importanza e non devi pensarci piú . Cerca ora di mettere dalla parte tua nostra suocera . Questo e null ' altro per adesso importa . Cosí ci lasciammo . Io credo di aver sorriso dell ' ingenuità con cui Guido manifestava i suoi piú intimi sentimenti . Egli m ' aveva tenuto quel lungo discorso solo per poter accettare il mio dono senz ' aver da manifestarmi della gratitudine . Ma io non pretendevo nulla . Mi bastava di sapere che tale riconoscenza egli proprio me la doveva . Del resto , staccatomi da lui , anch ' io sentii un sollievo come se fossi andato appena allora all ' aria libera . Sentivo veramente la libertà che m ' era tolta per i propositi di educarlo e rimetterlo sulla buona strada . In fondo il pedagogo è incatenato peggio dell ' alunno . Ero ben deciso di procurargli quel denaro . Naturalmente non so dire se lo facessi per affetto a lui o ad Ada , o forse per liberarmi da quella piccola parte di responsabilità che poteva toccarmi per aver lavorato nel suo ufficio . Insomma avevo deciso di sacrificare una parte del mio patrimonio e ancora oggidí guardo a quel giorno della mia vita con una grande soddisfazione . Quel denaro salvava Guido e a me garantiva una grande tranquillità di coscienza . Camminai fino a sera nella piú grande tranquillità e cosí perdetti il tempo utile per andar a rintracciare alla Borsa l ' Olivi cui dovevo rivolgermi per procurarmi una somma cosí forte . Poi pensai che la cosa non fosse tanto urgente . Io avevo parecchio denaro a mia disposizione e quello bastava intanto per partecipare alla regolazione che si doveva fare il quindici del mese . Per la fine del mese avrei provveduto piú tardi . Per quella sera non pensai piú a Guido . Piú tardi , e cioè quando i bambini furono coricati , m ' accinsi varie volte a dire ad Augusta del disastro finanziario di Guido e del danno che doveva riverberarne a me , ma poi non volli seccarmi con discussioni e pensai sarebbe meglio mi riservassi di convincere Augusta nel momento in cui la regolazione di quegli affari sarebbe stata decisa da tutti . Eppoi mentre Guido stava divertendosi sarebbe stato curioso che io mi fossi seccato . Dormii benissimo e , alla mattina , con la tasca non molto carica di denaro ( ci avevo l ' antica busta abbandonatami da Carla e che fino ad allora religiosamente avevo conservato per lei stessa o per qualche sua erede e qualche po ' di altro denaro che avevo potuto prelevare da una Banca ) mi recai in ufficio . Passai la mattina a leggere giornali , fra Carmen che cuciva e Luciano che s ' addestrava in moltipliche e addizioni . Quando ritornai a casa all ' ora della colazione , trovai Augusta perplessa e abbattuta . La sua faccia era coperta da quel grande pallore che non si produceva che per dolori che le provenivano da me . Mitemente mi disse : - Ho saputo che hai deciso di sacrificare una parte del tuo patrimonio per salvare Guido ! Io so che non avevo il diritto di esserne informata ... Era tanto dubbiosa del suo diritto che esitò . Poi riprese a rimproverarmi il mio silenzio : - Ma è vero ch ' io non sono come Ada , perché mai mi sono opposta alla tua volontà . Ci volle del tempo per apprendere quello ch ' era avvenuto . Augusta era capitata da Ada quando stava discutendo la quistione di Guido con la madre . Vedendola , Ada s ' era abbandonata ad un gran pianto e le aveva detto della mia generosità ch ' essa assolutamente non voleva accettare . Aveva anzi pregata Augusta d ' invitarmi a desistere dalla mia profferta . M ' accorsi subito che Augusta soffriva della sua antica malattia , la gelosia per la sorella , ma non vi diedi peso . Mi sorprendeva l ' attitudine assunta da Ada : - Ti parve risentita ? - domandai facendo tanto d ' occhi per la sorpresa . - No ! No ! Non offesa ! - gridò la sincera Augusta . - Mi baciò e abbracciò ... forse perché abbracci te . Pareva un modo di esprimersi assai comico . Essa mi guardava , studiandomi , diffidente . Protestai . - Credi che Ada sia innamorata di me ? cosa ti salta in testa ? Ma non riuscii a calmar Augusta la cui gelosia mi seccava orribilmente . Sta bene che Guido a quell ' ora non era piú a divertirsi e passava certamente un brutto quarto d ' ora fra sua suocera e sua moglie ma ero seccatissimo anch ' io e mi pareva di dover soffrir troppo essendo del tutto innocente . Tentai di calmare Augusta facendole delle carezze . Essa allontanò la sua faccia dalla mia per vedermi meglio e mi fece dolcemente un mite rimprovero che mi commosse molto : - Io so che ami anche me , - mi disse . Evidentemente lo stato d ' animo di Ada non aveva importanza per lei , ma il mio ed ebbi un ' ispirazione per provarle la mia innocenza : - Ada è dunque innamorata di me ? - feci ridendo . Poi staccatomi da Augusta per farmi veder meglio , gonfiai un po ' le guancie e spalancai in modo innaturale gli occhi cosí da somigliare ad Ada malata . Augusta mi guardò stupita , ma presto indovinò la mia intenzione . Fu colta da uno scoppio d ' ilarità di cui subito si vergognò . - No ! - mi disse , - ti prego di non deriderla . - Poi confessò , sempre ridendo , ch ' ero riuscito di imitare proprio quelle protuberanze che davano alla faccia di Ada un aspetto tanto sorprendente . Ed io lo sapevo perché imitandola m ' era parso di abbracciare Ada . E quando fui solo , piú volte ripetei quello sforzo con desiderio e disgusto . Nel pomeriggio andai all ' ufficio nella speranza di trovarvi Guido . Ve l ' attesi per qualche tempo eppoi decisi di recarmi a casa sua . Dovevo pur sapere se era necessario di domandare del denaro all ' Olivi . Dovevo compiere il mio dovere per quanto mi seccasse di rivedere Ada alterata una volta di piú dalla riconoscenza . Chissà quali sorprese mi potevano ancora provenire da quella donna ! Sulle scale della casa di Guido m ' imbattei nella signora Malfenti che pesantemente le saliva . Mi raccontò per lungo e per largo quanto fino ad allora era stato deciso nell ' affare di Guido . La sera prima s ' erano divisi circa d ' accordo nella convinzione che bisognava salvare quell ' uomo che aveva una disdetta disastrosa . Soltanto alla mattina Ada aveva appreso ch ' io dovevo collaborare a coprire la perdita di Guido e s ' era recisamente rifiutata di accettare . La signora Malfenti la scusava : - Che vuoi farci ? Essa non vuole caricarsi del rimorso di aver impoverita la sua sorella prediletta . Sul pianerottolo , la signora si fermò per respirare e anche per parlare , e mi disse ridendo che la cosa sarebbe finita senza danno per nessuno . Prima di colazione , lei , Ada e Guido s ' erano recati per averne consiglio da un avvocato , vecchio amico di famiglia e ora anche tutore della piccola Anna . L ' avvocato aveva detto che non occorreva pagare perché per legge non vi si era obbligati . Guido s ' era vivamente opposto parlando di onore e di dovere , ma senza dubbio , una volta che tutti , compresa Ada , decidevano di non pagare , anche lui avrebbe dovuto rassegnarvisi . - Ma la sua ditta alla Borsa sarà dichiarata bancarotta ? - dissi io perplesso . - Probabilmente ! - disse la signora Malfenti con un sospiro prima d ' imprendere la salita dell ' ultima scala . Guido dopo colazione usava di riposare e perciò fummo ricevuti dalla sola Ada in quel salottino ch ' io conoscevo tanto bene . Al vedermi essa fu per un istante confusa , per un solo istante , ch ' io però afferrai e ritenni , chiaro , evidente , come se la sua confusione mi fosse stata detta . Poi si fece forza e mi stese la mano con un movimento deciso , virile , che doveva cancellare l ' esitazione femminea che l ' aveva precorso . Mi disse : - Augusta ti avrà detto come io ti sia riconoscente . Non saprei ora dirti quello che sento perché sono confusa . Sono anche malata . Sí , molto malata ! Avrei di nuovo bisogno della casa di salute di Bologna ! Un singhiozzo l ' interruppe : - Ti domando ora un favore . Ti prego di dire a Guido che neppure tu sei al caso di dargli quel denaro . Cosí ci sarà piú facile d ' indurlo a fare quello che deve . Prima aveva avuto un singhiozzo ricordando la propria malattia ; singhiozzò poi di nuovo prima di continuare a parlare del marito : - È un ragazzo , e bisogna trattarlo come tale . Se egli sa che tu consenti di dargli quel denaro , s ' ostinerà ancora maggiormente nella sua idea di sacrificare anche il resto inutilmente . Inutilmente , perché oramai sappiamo con assoluta certezza che il fallimento in Borsa è permesso . L ' ha detto l ' avvocato . Mi comunicava il parere di un ' alta autorità senza domandarmi il mio . Come vecchio frequentatore di Borsa , il mio parere , anche accanto a quello dell ' avvocato , avrebbe potuto avere il suo peso , ma non ricordai neppure il mio parere seppure ne avevo uno . Ricordai invece che venivo messo in una posizione difficile . Io non potevo ritirarmi dall ' impegno che avevo preso con Guido : era in compenso di quell ' impegno , che m ' ero creduto autorizzato di gridargli nelle orecchie tante insolenze , intascando cosí una specie d ' interessi sul capitale che ora non potevo piú rifiutargli . - Ada ! - dissi esitante . - Io non credo di potermi disdire cosí da un giorno all ' altro . Non sarebbe meglio che tu convincessi Guido di fare le cose come le desideri tu ? La signora Malfenti con la grande simpatia che sempre mi dimostrava , disse che intendeva benissimo la mia speciale posizione e che del resto , quando Guido si sarebbe visto messo a disposizione soltanto un quarto dell ' importo di cui abbisognava , avrebbe pur dovuto adattarsi al loro volere . Ma Ada non aveva esaurite le sue lacrime . Piangendo con la faccia celata nel fazzoletto , disse : - Hai fatto male , molto male di fare quell ' offerta veramente straordinaria ! Ora si vede quanto male hai fatto ! Mi pareva esitante fra una grande gratitudine e un grande rancore . Poi soggiunse che non voleva si parlasse mai piú di quella mia offerta e mi pregava di non provvedere quel denaro , perché essa m ' avrebbe impedito di darlo o avrebbe impedito a Guido di accettarlo . Ero tanto imbarazzato che finii col dire una bugia . Le dissi cioè che quel denaro io l ' avevo già procurato e accennai alla mia tasca di petto dove giaceva quella busta dal peso tanto lieve . Ada mi guardò questa volta con un ' espressione di vera ammirazione di cui forse mi sarei compiaciuto se non avessi saputo di non meritarla . Ad ogni modo fu proprio questa mia bugia per la quale non so dare altra spiegazione che una mia strana tendenza a rappresentarmi dinanzi ad Ada maggiore di quanto non sia , che m ' impedí di attendere Guido e mi cacciò da quella casa . Avrebbe potuto anche avvenire che a un dato punto , contrariamente a quanto appariva , mi fosse stato chiesto di consegnare il denaro che dicevo di avere con me , e allora che figura ci avrei fatta ? Dissi che avevo degli affari urgenti in ufficio e corsi via . Ada m ' accompagnò alla porta e m ' assicurò ch ' essa avrebbe indotto Guido di venire lui da me per ringraziarmi della mia bontà e per rifiutarla . Fece tale dichiarazione con tale risolutezza che io trasalii . A me parve che quel fermo proposito andasse a colpire in parte anche me . No ! In quel momento essa non mi amava . Il mio atto di bontà era troppo grande . Schiacciava la gente su cui s ' abbatteva e non c ' era da meravigliarsi che i beneficati protestassero . Andando all ' ufficio cercai di liberarmi del malessere che m ' aveva dato il contegno di Ada , ricordando che io portavo quel sacrificio a Guido e a nessun altro . Che c ' entrava Ada ? Mi ripromisi di farlo sapere ad Ada stessa alla prima occasione . Andai all ' ufficio proprio per non avere il rimorso di aver mentito una volta di piú . Nulla mi vi attendeva . Cadeva dalla mattina una pioggerella minuta e continua che aveva rinfrescata considerevolmente l ' aria di quella primavera esitante . In due passi sarei stato a casa , mentre per andare all ' ufficio dovevo percorrere una strada ben piú lunga ciò ch ' era abbastanza fastidioso . Ma mi pareva di dover corrispondere ad un impegno . Poco dopo vi fui raggiunto da Guido . Allontanò dall ' ufficio Luciano per restare solo con me . Aveva quel suo aspetto sconvolto che l ' aiutava nelle sue lotte con la moglie e che io conoscevo tanto bene . Doveva aver pianto e gridato . Mi domandò che cosa mi paresse dei progetti di sua moglie e di nostra suocera ch ' egli sapeva m ' erano già stati comunicati . Gli parvi esitante . Non volevo dire la mia opinione che non poteva accordarsi con quella delle due donne e sapevo che se avessi adottata la loro , avrei provocate delle nuove scene da parte di Guido . Poi mi sarebbe dispiaciuto troppo di far apparire esitante il mio aiuto e infine eravamo d ' accordo con Ada che la decisione doveva venire da Guido e non da me . Gli dissi che bisognava calcolare , vedere , sentire anche altre persone . Io non ero un tale uomo d ' affari da poter dare un consiglio in argomento tanto importante . E , per guadagnare del tempo , gli domandai se voleva che consultassi l ' Olivi . Bastò questo per farlo gridare : - Quell ' imbecille ! - urlò . - Te ne prego lascialo da parte ! Non ero affatto disposto di accalorarmi alla difesa dell ' Olivi , ma non bastò la mia calma per rasserenare Guido . Eravamo nell ' identica situazione del giorno prima , ma ora era lui che gridava e toccava a me di tacere . È quistione di disposizione . Io ero pieno di un imbarazzo che mi legava le membra . Ma egli assolutamente volle io dicessi il mio parere . Per un ' ispirazione che credo divina parlai molto bene , tanto bene che se le mie parole avessero avuto un effetto qualunque , la catastrofe che poi seguí sarebbe stata evitata . Gli dissi che io intanto avrei scisse le due quistioni , quella della liquidazione del quindici da quella di fine mese . In complesso al quindici non si aveva da pagare un importo troppo rilevante e bisognava intanto indurre le donne a sottostare a quella perdita relativamente lieve . Poi avremmo avuto il tempo necessario per provvedere saggiamente all ' altra liquidazione . Guido m ' interruppe per domandarmi : - Ada m ' ha detto che tu hai già pronto il denaro in tasca . L ' hai qui ? Arrossii . Ma trovai subito pronta un ' altra bugia che mi salvò : - Visto che a casa tua non accettarono quel denaro , lo depositai poco fa alla Banca . Ma possiamo riaverlo quando vorremo , anche subito domattina . Allora egli mi rimproverò di aver cambiato di parere . Se proprio io il giorno prima avevo dichiarato di non voler aspettare l ' altra liquidazione per mettere in regola tutto ! E qui egli ebbe uno scoppio d ' ira violenta che finí col gettarlo privo di forze sul sofà ! Egli avrebbe gettato fuori d ' ufficio il Nilini e quegli altri agenti che lo avevano trascinato al giuoco . Oh ! Giuocando egli aveva bensí intravvista la possibilità della rovina , ma mai piú la soggezione a donne che non capivano niente di niente . Andai a stringergli la mano e se lo avesse permesso lo avrei abbracciato . Non volevo nient ' altro che vederlo arrivare a quella decisione . Niente piú giuoco , ma il lavoro di ogni giorno ! Questo sarebbe stato il nostro avvenire e la sua indipendenza . Ora si trattava di passare quel breve duro periodo , ma poi tutto sarebbe stato facile e semplice . Abbattuto , ma piú calmo , egli poco dopo mi lasciò . Anche lui nella sua debolezza era tutto pervaso da una forte decisione , - Ritorno da Ada ! - mormorò ed ebbe un sorriso amaro , ma sicuro . L ' accompagnai fino alla porta e l ' avrei accompagnato fino a casa sua se egli non avesse avuta alla porta la vettura che l ' attendeva . La Nemesi perseguitava Guido . Mezz ' ora dopo ch ' egli m ' aveva lasciato , io pensai che sarebbe stato prudente da parte mia di recarmi a casa sua ad assisterlo . Non che io avessi sospettato che su lui potesse incombere un pericolo , ma ormai io ero tutto dalla parte sua e avrei potuto contribuire a convincere Ada e la signora Malfenti ad aiutarlo . Il fallimento in Borsa non era una cosa che mi piaceva ed in complesso la perdita ripartita fra noi quattro non era insignificante , ma non rappresentava per nessuno di noi la rovina . Poi ricordai che il mio maggior dovere era oramai non di assistere Guido , ma di fargli trovare pronto il giorno appresso l ' importo che gli avevo promesso . Andai subito in cerca dell ' Olivi e mi preparai ad una nuova lotta . Avevo escogitato un sistema di rifondere alla mia firma il grosso importo in varii anni , versando però di lí ad alcuni mesi tutto quello che ancora restava dell ' eredità di mia madre . Speravo che l ' Olivi non avrebbe fatte delle difficoltà , perché io fino ad allora non gli avevo mai domandato piú di quanto mi fosse spettato per utili ed interessi e potevo anche promettere di non inquietarlo mai piú con domande simili . Era evidente che pur potevo sperare di ricuperare da Guido almeno parte di quell ' importo . Quella sera non seppi trovare l ' Olivi . Era appena uscito dall ' ufficio quand ' io entrai . Supponevano si fosse recato alla Borsa . Non lo trovai neppure colà e allora mi recai a casa sua ove appresi che si trovava ad una seduta di un ' associazione economica nella quale occupava un posto onorifico . Avrei potuto raggiungerlo colà , ma oramai s ' era fatto notte , e cadeva ininterrotta una pioggia abbondante che convertiva le vie in tanti ruscelli . Fu un diluvio che durò per tutta la notte e di cui per lunghi anni non si perdette il ricordo . La pioggia cadeva tranquilla , tranquilla , addirittura perpendicolarmente , sempre nella stessa abbondanza . Dalle alture che circondano la città scese il fango che , associato alle scorie della nostra vita cittadina , andò ad ostruire i nostri scarsi canali . Quando mi decisi a rincasare dopo di aver atteso inutilmente in un rifugio che la pioggia cessasse e quand ' ebbi chiara la visione che il tempo s ' era assestato nella pioggia e ch ' era vano di sperare un mutamento , si camminava nell ' acqua anche movendosi sulla parte piú alta del selciato . Corsi a casa bestemmiando e fracido fino alle ossa . Bestemmiavo anche perché avevo perduto tanto buon tempo per rintracciare l ' Olivi . Può essere che il mio tempo non sia poi tanto prezioso , ma è sicuro ch ' io soffro orrendamente quando posso constatare di aver lavorato invano . E correndo pensavo : “ Lasciamo tutto per domani quando sarà chiaro e bello e asciutto . Domani andrò dall ' Olivi e domani mi recherò da Guido . Magari mi leverò di buon ' ora , ma sarà chiaro e asciutto ” . Ero tanto convinto della giustezza della mia decisione che dissi ad Augusta che da tutti si era stabilito di rimandare ogni decisione alla dimane . Mi cambiai , mi rasciugai e con le comode e calde pantofole sui piedi torturati , dapprima cenai eppoi mi coricai per dormire profondamente fino alla mattina mentre ai vetri delle mie finestre batteva la pioggia grossa come funi . Cosí seppi solo tardi gli avvenimenti della notte . Dapprima apprendemmo che la pioggia aveva finito col provocare in varie parti della città delle inondazioni , poi che Guido era morto . Molto piú tardi seppi come poté accadere una cosa simile . Alle undici di sera circa , quando la signora Malfenti si fu allontanata , Guido avvertí la moglie ch ' egli aveva ingoiata una quantità enorme di veronal . Volle convincere la moglie che era condannato . L ' abbracciò , la baciò , le domandò perdono di averla fatta soffrire . Poi , ancora prima che la sua parola si convertisse in un balbettio , l ' assicurò ch ' essa era stata il solo amore della sua vita . Essa non credette per allora né a quest ' assicurazione né ch ' egli avesse ingoiato tanto veleno da poter morirne . Non credette neppure ch ' egli avesse perduti i sensi , ma si figurò che fingesse per strapparle di nuovo dei denari . Poi , trascorsa quasi un ' ora , vedendo ch ' egli dormiva sempre piú profondamente , ebbe un certo terrore e scrisse un biglietto ad un medico che abitava non lontano dalla sua abitazione . Su quel biglietto scisse che suo marito abbisognava di pronto aiuto avendo ingoiato una grande quantità di veronal . Fino ad allora non c ' era stata in quella casa alcun ' emozione che avesse potuto avvisare la fantesca , una vecchia donna ch ' era in casa da poco tempo , della gravità della sua missione . La pioggia fece il resto . La fantesca si trovò con l ' acqua a mezza gamba e smarrí il biglietto . Se ne accorse solo quando si trovò alla presenza del dottore . Seppe però dirgli che c ' era urgenza e lo indusse a seguirla . Il dottor Mali era un uomo di circa cinquant ' anni , tutt ' altro che una genialità , ma un medico pratico che aveva fatto sempre il suo dovere come meglio aveva potuto . Non aveva una grande clientela propria , ma invece aveva molto da fare per conto di una società dai numerosissimi membri , che lo retribuiva poco lautamente . Era rincasato poco prima ed era arrivato finalmente a riscaldarsi e rasciugarsi accanto al fuoco . Si può immaginare con quale animo abbandonasse ora il suo caldo cantuccio . Quando io mi misi ad indagare meglio le cause della morte del mio povero amico , mi preoccupai anche di fare la conoscenza del dottor Mali . Da lui non seppi altro che questo : quando giunse all ' aperto e si sentí bagnare dalla pioggia traverso l ' ombrello , si pentí d ' aver studiato medicina invece di agricoltura , ricordando che il contadino , quando piove , resta a casa . Giunto al letto di Guido , trovò Ada del tutto calmata . Ora che aveva accanto il dottore , ricordava meglio come Guido l ' avesse giocata mesi prima simulando un suicidio . Non toccava piú a lei di assumersi una responsabilità , ma al dottore il quale doveva essere informato di tutto , anche delle ragioni che dovevano far credere in una simulazione di suicidio . E queste ragioni il dottore le ebbe tutte come prestava nello stesso tempo l ' orecchio alle onde che spazzavano la via . Non essendo stato avvisato che lo si aveva chiamato per curare un caso di avvelenamento , egli mancava di ogni ordigno necessario alla cura . Lo deplorò balbettando qualche parola che Ada non intese . Il peggio era che , per poter imprendere un lavacro dello stomaco , egli non avrebbe potuto mandar a prendere le cose necessarie , ma avrebbe dovuto andar a prenderle lui stesso traversando per due volte la via . Toccò il polso di Guido e lo trovò magnifico . Domandò ad Ada se forse Guido avesse sempre avuto un sonno molto profondo . Ada rispose di sí , ma non a quel punto . Il dottore esaminò gli occhi di Guido : reagivano prontamente alla luce ! Se ne andò raccomandando di dargli di tempo in tempo dei cucchiaini di caffè nero fortissimo . Seppi anche che , giunto sulla via , mormorò con rabbia : - Non dovrebbe essere permesso di simulare un suicidio con questo tempo ! Io , quando lo conobbi , non osai di fargli un rimprovero per la sua negligenza , ma egli l ' indovinò e si difese : mi disse che rimase stupito all ' apprendere alla mattina che Guido era morto , tanto che sospettò fosse rinvenuto e avesse preso dell ' altro veronal . Poi soggiunse che i profani d ' arte medica non potevano immaginare come nel corso della sua pratica il dottore venisse abituato a difendere la sua vita contro i clienti che vi attentavano non pensando che alla loro . Dopo poco piú di un ' ora , Ada si stancò di cacciare a Guido il cucchiaino fra ' denti e vedendo ch ' egli ne sorbiva sempre meno e che il resto andava a bagnare il guanciale , si spaventò di nuovo e pregò la fantesca di recarsi dal dottor Paoli . Questa volta la fantesca tenne da conto il bigliettino . Ma ci mise piú di un ' ora per raggiungere l ' abitazione del medico . È naturale che quando piove tanto si senta il bisogno di tempo in tempo di fermarsi sotto qualche portico . Una pioggia simile non solo bagna , ma sferza . Il dottor Paoli non era in casa . Era stato chiamato poco prima da un cliente e se ne era andato dicendo che sperava di ritornare presto . Ma poi pare avesse preferito di attendere presso il cliente che la pioggia cessasse . La sua donna di servizio , una buonissima persona in età , fece sedere la fantesca di Ada accanto al fuoco e si preoccupò di rifocillarla . Il dottore non aveva lasciato l ' indirizzo del suo cliente e cosí le due donne passarono insieme varie ore accanto al fuoco . Il dottore ritornò , solo quando la pioggia fu cessata . Quando poi arrivò da Ada con tutti gli ordigni che già aveva esperiti su Guido , albeggiava . A quel letto ebbe un solo compito : celare ad Ada che Guido era già morto e far venire la signora Malfenti prima che Ada se ne accorgesse , per assisterla nel primo dolore . Per questo la notizia ci pervenne molto tardi e imprecisa . Levatomi dal letto ebbi per l ' ultima volta uno slancio d ' ira contro il povero Guido : complicava ogni sventura con le sue commedie ! Uscii di casa senza Augusta che non poteva abbandonare il bimbo cosí su due piedi . Fuori , fui trattenuto da un dubbio ! Non avrei potuto attendere che le Banche si aprissero e l ' Olivi fosse nel suo ufficio per comparire dinanzi a Guido fornito del denaro che avevo promesso ? Tanto poco credevo alla notizia della gravità delle condizioni di Guido che pur m ' era stata annunziata ! La verità la ebbi dal dottor Paoli in cui m ' imbattei sulle scale . Ne ebbi uno sconvolgimento che quasi mi fece precipitare . Guido , dacché vivevo con lui , era divenuto per me un personaggio di grande importanza . Finché era vivo lo vedevo in una data luce ch ' era la luce di parte delle mie giornate . Morendo , quella luce si modificava in modo come se improvvisamente fosse passata traverso un prisma . Era proprio questo che m ' abbacinava . Egli aveva sbagliato , ma io subito vidi ch ' essendo morto , dei suoi errori non restava niente . Secondo me era un imbecille quel buffone che in un cimitero coperto di epigrafi laudatorie domandò dove si seppellissero in quel paese i peccatori . I morti non sono mai stati peccatori . Guido era ormai un puro ! La morte l ' aveva purificato . Il dottore era commosso per aver assistito al dolore di Ada . Mi disse qualche cosa dell ' orrenda notte ch ' essa aveva passata . Oramai si era riusciti a farle credere che la quantità di veleno ingerita da Guido era stata tale che nessun soccorso avrebbe potuto giovare . Guai se avesse saputo altrimenti ! - Invece - aggiunse il dottore con sconforto - se io fossi arrivato qualche ora prima l ' avrei salvato . Ho trovate le boccette vuote del veleno . Le esaminai . Una dose forte ma poco piú forte dell ' altra volta . Mi fece vedere alcune boccette sulle quali lessi stampato : Veronal . Dunque non veronal al sodio . Come nessun altro io potevo ora essere certo che Guido non aveva voluto morire . Non lo dissi però mai a nessuno . Il Paoli mi lasciò dopo di avermi detto che per il momento non cercassi di vedere Ada . Egli le aveva propinati dei forti calmanti e non dubitava che presto avrebbero avuto il loro effetto . Sul corridoio sentii venire da quella stanzuccia , ove ero stato ricevuto due volte da Ada , il suo pianto mite . Erano parole singole che non intendevo , ma pregne di affanno . La parola lui era ripetuta piú volte ed io immaginai quello ch ' essa diceva . Stava ricostruendo la sua relazione col povero morto . Non doveva somigliare affatto a quella ch ' essa aveva avuta col vivo . Per me era evidente ch ' essa col marito vivo aveva sbagliato . Egli moriva per un delitto commesso da tutti insieme perché egli aveva giocato alla Borsa col consenso di tutti loro . Quando s ' era trattato di pagare allora l ' avevano lasciato solo . E lui s ' era affrettato di pagare . Unico dei congiunti io , che veramente non ci entravo , avevo sentito il dovere di soccorrerlo . Nella stanza da letto matrimoniale il povero Guido giaceva abbandonato , coperto dal lenzuolo . La rigidezza già avanzata , esprimeva qui non una forza ma la grande stupefazione di essere morto senz ' averlo voluto . Sulla sua faccia bruna e bella era impronto un rimprovero . Certamente non diretto a me . Andai da Augusta a sollecitarla di venire ad assistere la sorella . Io ero molto commosso ed Augusta pianse abbracciandomi : - Tu sei stato un fratello per lui , - mormorò . - Solo adesso io sono d ' accordo con te di sacrificare una parte del nostro patrimonio per purificare la sua memoria . Mi preoccupai di rendere ogni onore al mio povero amico . Intanto affissi alla porta dell ' ufficio un bollettino che ne annunciava la chiusura per la morte del proprietario . Composi io stesso l ' avviso mortuario . Ma soltanto il giorno seguente , d ' accordo con Ada , furono prese le disposizioni per il funerale . Seppi allora che Ada aveva deciso di seguire il feretro al cimitero . Voleva concedergli tutte le prove d ' affetto che poteva . Poverina ! Io sapevo quale dolore fosse quello del rimorso su una tomba . Ne avevo tanto sofferto anch ' io alla morte di mio padre . Passai il pomeriggio chiuso nell ' ufficio in compagnia del Nilini . Si arrivò cosí a fare un piccolo bilancio della situazione di Guido . Spaventevole ! Non solo era distrutto il capitale della ditta , ma Guido restava debitore di altrettanto , se avesse dovuto rispondere di tutto . Io avrei avuto bisogno di lavorare , proprio lavorare a vantaggio del mio povero defunto amico , ma non sapevo far altro che sognare . La prima mia idea sarebbe stata di sacrificare tutta la mia vita in quell ' ufficio e di lavorare a vantaggio di Ada e dei suoi figliuoli . Ma ero poi sicuro di saper far bene ? Il Nilini , come al solito , chiacchierava mentre io guardavo tanto , tanto lontano . Anche lui sentiva il bisogno di mutare radicalmente le sue relazioni con Guido . Ora comprendeva tutto ! Il povero Guido , quando gli aveva fatto di torto , era stato già colto dalla malattia che doveva condurlo al suicidio . Perciò tutto era dimenticato oramai . E predicò dicendosi proprio fatto cosí . Non poteva serbare rancore a nessuno . Egli aveva sempre voluto bene a Guido e gliene voleva tuttavia . Finí che i sogni del Nilini s ' associarono ai miei e vi si sovrapposero . Non era nel lento commercio che si avrebbe potuto trovare il riparo ad una catastrofe simile , ma alla Borsa stessa . E il Nilini mi raccontò di persona a lui amica che all ' ultimo momento aveva saputo salvarsi raddoppiando la posta . Parlammo insieme per molte ore , ma la proposta del Nilini di proseguire nel gioco iniziato da Guido , arrivò in ultimo , poco prima del mezzodí e fu subito accettata da me . L ' accettai con una gioia tale come se cosí fossi riuscito di far rivivere il mio amico . Finí che io comperai a nome del povero Guido una quantità di altre azioni dal nome bizzarro : Rio Tinto , South French e cosí via . Cosí s ' iniziarono per me le cinquanta ore di massimo lavoro cui abbia atteso in tutta la mia vita . Dapprima e fino a sera restai a misurare a grandi passi su e giú l ' ufficio in attesa di sentire se i miei ordini fossero stati eseguiti . Io temevo che alla Borsa si fosse risaputo del suicidio di Guido e che il suo nome non venisse piú ritenuto buono per impegni ulteriori . Invece per varii giorni non si attribuí quella morte a suicidio . Poi , quando il Nilini finalmente poté avvisarmi che tutti i miei ordini erano stati eseguiti , incominciò per me una vera agitazione , aumentata dal fatto che al momento di ricevere gli stabiliti , fui informato che su tutti io perdevo già qualche frazione abbastanza importante . Ricordo quell ' agitazione come un vero e proprio lavoro . Ho la curiosa sensazione nel mio ricordo che ininterrottamente , per cinquanta ore , io fossi rimasto assiso al tavolo da giuoco succhiellando le carte . Io non conosco nessuno che per tante ore abbia saputo resistere ad una fatica simile . Ogni movimento di prezzo fu da me registrato , sorvegliato , eppoi ( perché non dirlo ? ) ora spinto innanzi ed ora trattenuto , come a me , ossia al mio povero amico , conveniva . Persino le mie notti furono insonni . Temendo che qualcuno della famiglia avesse potuto intervenire ad impedirmi l ' opera di salvataggio cui m ' ero accinto , non parlai a nessuno della liquidazione di metà del mese quando giunse . Pagai tutto io , perché nessun altro si ricordò di quegli impegni , visto che tutti erano intorno al cadavere che attendeva la tumulazione . Del resto , in quella liquidazione era da pagare meno di quanto fosse stato stabilito a suo tempo , perché la fortuna m ' aveva subito assecondato . Era tale il mio dolore per la morte di Guido , che mi pareva di attenuarlo compromettendomi in tutti i modi tanto con la mia firma che con l ' esposizione del mio danaro . Fin qui m ' accompagnava il sogno di bontà che avevo fatto lungo tempo prima accanto a lui . Soffersi tanto di quell ' agitazione , che non giuocai mai piú in Borsa per conto mio . Ma a forza di “ succhiellare ” ( questa era la mia occupazione precipua ) finii col non intervenire al funerale di Guido . La cosa avvenne cosí . Proprio quel giorno i valori in cui eravamo impegnati fecero un balzo in alto . Il Nilini ed io passammo il nostro tempo a fare il calcolo di quanto avessimo ricuperato della perdita . Il patrimonio del vecchio Speier figurava ora solamente dimezzato ! Un magnifico risultato che mi riempiva di orgoglio . Avveniva proprio quello che il Nilini aveva preveduto in tono molto dubitativo bensí ma che ora , naturalmente , quando ripeteva le parole dette , spariva ed egli si presentava quale un sicuro profeta . Secondo me egli aveva previsto questo e anche il contrario . Non avrebbe fallato mai , ma non glielo dissi perché a me conveniva ch ' egli restasse nell ' affare con la sua ambizione . Anche il suo desiderio poteva influire sui prezzi . Partimmo dall ' ufficio alle tre e corremmo perché allora ricordammo che il funerale doveva aver luogo alle due e tre quarti . All ' altezza dei volti di Chiozza , vidi in lontananza il convoglio e mi parve persino di riconoscere la carrozza di un amico mandata al funerale per Ada . Saltai col Nilini in una vettura di piazza , dando ordine al cocchiere di seguire il funerale . E in quella vettura il Nilini ed io continuammo a succhiellare . Eravamo tanto lontani dal pensiero al povero defunto che ci lagnavamo dell ' andatura lenta della vettura . Chissà quello che intanto avveniva alla Borsa non sorvegliata da noi ? Il Nilini , a un dato momento , mi guardò proprio con gli occhi e mi domandò perché non facessi alla Borsa qualche cosa per conto mio . - Per il momento - dissi io , e non so perché arrossissi , - io non lavoro che per conto del mio povero amico . Quindi , dopo una lieve esitazione , aggiunsi : - Poi penserò a me stesso . - Volevo lasciargli la speranza di poter indurmi al giuoco sempre nello sforzo di conservarmelo interamente amico . Ma fra me e me formulai proprio le parole che non osavo dirgli : “ Non mi metterò mai in mano tua ! ” . Egli si mise a predicare . - Chissà se si può cogliere un ' altra simile occasione ! - Dimenticava d ' avermi insegnato che alla Borsa v ' era l ' occasione ad ogni ora . Quando si arrivò al posto dove di solito le vetture si fermano , il Nilini sporse la testa dalla finestra e diede un grido di sorpresa . La vettura continuava a procedere dietro al funerale che s ' avviava al cimitero greco . - Il signor Guido era greco ? - domandò sorpreso . Infatti il funerale passava oltre al cimitero cattolico e s ' avviava a qualche altro cimitero , giudaico , greco , protestante o serbo . - Può essere che sia stato protestante ! - dissi io dapprima , ma subito mi ricordai d ' aver assistito al suo matrimonio nella chiesa cattolica . - Dev ' essere un errore ! - esclamai pensando dapprima che volessero seppellirlo fuori di posto . Il Nilini improvvisamente scoppiò a ridere di un riso irrefrenabile che lo gettò privo di forze in fondo alla vettura con la sua boccaccia spalancata nella piccola faccia . - Ci siamo sbagliati ! - esclamò . Quando arrivò a drenare lo scoppio della sua ilarità , mi colmò di rimproveri . Io avrei dovuto vedere dove si andava perché io avrei dovuto sapere l ' ora e le persone ecc . Era il funerale di un altro ! Irritato , io non avevo riso con lui ed ora m ' era difficile di sopportare i suoi rimproveri . Perché non aveva guardato meglio anche lui ? Frenai il mio malumore solo perché mi premeva piú la Borsa , che il funerale . Scendemmo dalla vettura per orizzontarci meglio e ci avviammo verso l ' entrata del cimitero cattolico . La vettura ci seguí . M ' accorsi che i superstiti dell ' altro defunto ci guardavano sorpresi non sapendo spiegarsi perché dopo di aver onorato fino a quell ' estremo limite quel poverino lo abbandonassimo sul piú bello . Il Nilini spazientito mi precedeva . Domandò al portiere dopo una breve esitazione : - Il funerale del signor Guido Speier è già arrivato ? Il portiere non sembrò sorpreso della domanda che a me parve comica . Rispose che non lo sapeva . Sapeva solo dire che nel recinto erano entrati nell ' ultima mezz ' ora due funerali . Perplessi ci consultammo . Evidentemente non si poteva sapere se il funerale si trovasse già dentro o fuori . Allora decisi per mio conto . A me non era permesso d ' intervenire alla funzione forse già cominciata e turbarla . Dunque non sarei entrato in cimitero . Ma d ' altronde non potevo rischiare d ' imbattermi nel funerale , ritornando . Rinunziavo perciò ad assistere all ' interramento e sarei ritornato in città facendo un lungo giro oltre Servola . Lasciai la vettura al Nilini che non voleva rinunziare di far atto di presenza per riguardo ad Ada ch ' egli conosceva . Con passo rapido , per sfuggire a qualunque incontro , salii la strada di campagna che conduceva al villaggio . Oramai non mi dispiaceva affatto di essermi sbagliato di funerale e di non aver reso gli ultimi onori al povero Guido . Non potevo indugiarmi in quelle pratiche religiose . Altro dovere m ' incombeva : dovevo salvare l ' onore del mio amico e difenderne il patrimonio a vantaggio della vedova e dei figli . Quando avrei informata Ada ch ' ero riuscito di ricuperare tre quarti della perdita ( e riandavo con la mente su tutto il conto fatto tante volte : Guido aveva perduto il doppio del patrimonio del padre e , dopo il mio intervento , la perdita si riduceva a metà di quel patrimonio . Era perciò esatto . Io avevo ricuperata proprio tre quarti della perdita ) , essa certamente m ' avrebbe perdonato di non essere intervenuto al suo funerale . Quel giorno il tempo s ' era rimesso al bello . Brillava un magnifico sole primaverile e , sulla campagna ancora bagnata , l ' aria era nitida e sana . I miei polmoni , nel movimento che non m ' ero concesso da varii giorni , si dilatavano . Ero tutto salute e forza . La salute non risalta che da un paragone . Mi paragonavo al povero Guido e salivo , salivo in alto con la mia vittoria nella stessa lotta nella quale egli era soggiaciuto . Tutto era salute e forza intorno a me . Anche la campagna dall ' erba giovine . L ' estesa e abbondante bagnatura , la catastrofe dell ' altro giorno , dava ora soli benefici effetti ed il sole luminoso era il tepore desiderato dalla terra ancora ghiacciata . Era certo che quanto piú ci si sarebbe allontanati dalla catastrofe , tanto piú discaro sarebbe stato quel cielo azzurro se non avesse saputo oscurarsi a tempo . Ma questa era la previsione dell ' esperienza ed io non la ricordai ; m ' afferra solo ora che scrivo . In quel momento c ' era nel mio animo solo un inno alla salute mia e di tutta la natura ; salute perenne . Il mio passo si fece piú rapido . Mi beavo di sentirlo tanto leggero . Scendendo dalla collina di Servola s ' affrettò fin qui quasi alla corsa . Giunto al passeggio di Sant ' Andrea , sul piano , si rallentò di nuovo , ma avevo sempre il senso di una grande facilità . L ' aria mi portava . Avevo perfettamente dimenticato che venivo dal funerale del mio piú intimo amico . Avevo il passo e il respiro del vittorioso . Però la mia gioia per la vittoria era un omaggio al mio povero amico nel cui interesse era sceso in lizza . Andai all ' ufficio a vedere i corsi di chiusa . Erano un po ' piú deboli , ma non fu questo che mi tolse la fiducia . Sarei tornato a “ succhiellare ” e non dubitavo che sarei arrivato allo scopo . Dovetti finalmente recarmi alla casa di Ada . Venne ad aprirmi Augusta . Mi domandò subito : - Come hai fatto a mancare al funerale , tu , l ' unico uomo nella nostra famiglia ? Deposi l ' ombrello e il cappello , e un po ' perplesso le dissi che avrei voluto parlare subito anche con Ada per non dover ripetermi . Intanto potevo assicurarla che avevo avute le mie buone ragioni per mancare dal funerale . Non ne ero piú tanto sicuro e improvvisamente il mio fianco s ' era fatto dolente forse per la stanchezza . Doveva essere quell ' osservazione di Augusta , che mi faceva dubitare della possibilità di far scusare la mia assenza che doveva aver causato uno scandalo ; vedevo dinanzi a me tutti i partecipi alla mesta funzione che si distraevano dal loro dolore per domandarsi dove io potessi essere . Ada non venne . Poi seppi che non era stata neppure avvisata ch ' io l ' attendessi . Fui ricevuto dalla signora Malfenti che incominciò a parlarmi con un cipiglio severo quale non le avevo mai visto . Cominciai a scusarmi , ma ero ben lontano dalla sicurezza con cui ero volato dal cimitero in città . Balbettavo . Le raccontai anche qualche cosa di meno vero in appendice della verità , ch ' era la mia coraggiosa iniziativa alla Borsa a favore di Guido , e cioè che poco prima dell ' ora del funerale avevo dovuto spedire un dispaccio a Parigi per dare un ordine e che non m ' ero sentito di allontanarmi dall ' ufficio prima di aver ricevuta la risposta . Era vero che il Nilini ed io avevamo dovuto telegrafare a Parigi , ma due giorni prima , e due giorni prima avevamo ricevuta anche la risposta . Insomma comprendevo che la verità non bastava a scusarmi fors ' anche perché non potevo dirla tutta e raccontare dell ' operazione tanto importante cui io da giorni attendevo cioè a regolare col mio desiderio i cambii mondiali . Ma la signora Malfenti mi scusò quando sentí la cifra cui ora ammontava la perdita di Guido . Mi ringraziò con le lacrime agli occhi . Ero di nuovo non l ' unico uomo della famiglia , ma il migliore . Mi domandò di venire di sera con Augusta a salutare Ada cui essa nel frattempo avrebbe raccontato tutto . Per il momento Ada non era al caso di ricevere nessuno . Ed io , volentieri , me ne andai con mia moglie . Neppure essa , prima di lasciare quella casa , sentí il bisogno di congedarsi da Ada , che passava da pianti disperati ad abbattimenti che le impedivano persino di accorgersi della presenza di chi le parlava . Ebbi una speranza : - Allora non è Ada che si è accorta della mia assenza ? Augusta mi confessò che avrebbe voluto tacerne , tanto le era sembrata eccessiva la manifestazione di risentimento di Ada per tale mia mancanza . Ada esigette delle spiegazioni da lei e quando Augusta dovette dirle di non saperne nulla non avendomi ancora visto , essa s ' abbandonò di nuovo alla sua disperazione urlando che Guido aveva dovuto finire cosí essendo stato odiato da tutta la famiglia . A me parve che Augusta avrebbe dovuto difendermi e ricordare ad Ada come io solo ero stato pronto di soccorrere Guido nel modo che si doveva . Se fossi stato ascoltato , Guido non avrebbe avuto alcun motivo di tentare o simulare un suicidio . Augusta invece aveva taciuto . Era stata tanto commossa dalla disperazione di Ada che avrebbe temuto di oltraggiarla mettendosi a discutere . Del resto essa era fiduciosa che ora le spiegazioni della signora Malfenti avrebbero convinto Ada dell ' ingiustizia ch ' essa mi usava . Devo dire che avevo anch ' io tale fiducia ed anzi confessare che da quel momento gustai la certezza di assistere alla sorpresa di Ada e alle sue manifestazioni di gratitudine . Già da lei , causa Basedow , tutto era eccessivo . Ritornai all ' ufficio ove appresi che c ' era alla Borsa di nuovo un lieve accenno all ' ascesa , lievissimo , ma già tale che si poteva sperare di ritrovare il giorno dopo , all ' apertura , i corsi della mattina . Dopo cena dovetti andar da Ada da solo perché Augusta fu impedita di accompagnarmi per una indisposizione della bambina . Fui ricevuto dalla signora Malfenti che mi disse che doveva attendere a qualche lavoro in cucina e che perciò avrebbe dovuto lasciarmi solo con Ada . Poi mi confessò che Ada l ' aveva pregata di lasciarla sola con me perché voleva dirmi qualche cosa che non doveva esser sentito da altri . Prima di lasciarmi in quel salottino ove già due volte m ' ero trovato con Ada , la signora Malfenti mi disse sorridendo : - Sai , non è ancora disposta a perdonarti la tua assenza dal funerale di Guido , ma ... quasi ! In quel camerino mi batteva sempre il cuore . Questa volta non per il timore di vedermi amato da chi non amavo . Da pochi istanti e solo per le parole della signora Malfenti , avevo riconosciuto di aver commessa una grave mancanza verso la memoria del povero Guido . La stessa Ada , ora che sapeva che a scusare tale mancanza le offrivo un patrimonio , non sapeva perdonarmi subito . M ' ero seduto e guardavo i ritratti dei genitori di Guido . Il vecchio Cada aveva un ' aria di soddisfazione che mi pareva dovuta al mio operato , mentre la madre di Guido , una donna magra vestita di un vestito dalle maniche abbondanti e un cappellino che le stava in equilibrio su una montagna di capelli , aveva l ' aria molto severa . Ma già ! Ognuno dinanzi alla macchina fotografica assume un altro aspetto ed io guardai altrove sdegnato con me stesso d ' indagare quelle faccie . La madre non poteva certo aver previsto ch ' io non avrei assistito all ' interramento del figlio ! Ma il modo come Ada mi parlò fu una dolorosa sorpresa . Essa doveva aver studiato a lungo quello ch ' essa voleva dirmi e non tenne addirittura conto delle mie spiegazioni , delle mie proteste e delle mie rettifiche ch ' essa non poteva aver previste e cui perciò non era preparata . Corse la sua via come un cavallo spaventato , fino in fondo . Entrò vestita semplicemente di una vestaglia nera , la capigliatura nel grande disordine di capelli sconvolti e fors ' anche strappati da una mano che s ' accanisce a trovar da far qualche cosa , quando non può altrimenti lenire . Giunse fino al tavolino a cui ero seduto e vi si appoggiò con le mani per vedermi meglio . La sua faccina era di nuovo dimagrata e liberata da quella strana salute che le cresceva fuori di posto . Non era bella come quando Guido l ' aveva conquistata , ma nessuno guardandola avrebbe ricordata la malattia . Non c ' era ! C ' era invece un dolore tanto grande che la rilevava tutta . Io lo compresi tanto bene quell ' enorme dolore , che non seppi parlare . Finché la guardai pensai : “ quali parole potrei dirle che potrebbero equivalere a prenderla fraternamente fra le mie braccia per confortarla e indurla a piangere e sfogarsi ? ” . Poi , quando mi sentii aggredito , volli reagire , ma troppo debolmente ed essa non mi sentí . Essa disse , disse , disse ed io non so ripetere tutte le sue parole . Se non sbaglio cominciò col ringraziarmi seriamente , ma senza calore di aver fatto tanto per lei e per i bambini . Poi subito rimproverò : - Cosí hai fatto in modo ch ' egli è morto proprio per una cosa che non ne valeva la pena ! Poi abbassò la voce come se avesse voluto tener segreto quello che mi diceva e nella sua voce vi fu maggior calore , un calore che risultava dal suo affetto per Guido e ( o mi parve ? ) anche per me : - Ed io ti scuso per non esser venuto al suo funerale . Tu non potevi farlo ed io ti scuso . Anche lui ti scuserebbe se fosse ancora vivo . Che ci avresti fatto tu al suo funerale ? Tu che non lo amavi ! Buono come sei , avresti potuto piangere per me , per le mie lagrime , ma non per lui che tu ... odiavi ! Povero Zeno ! Fratello mio ! Era enorme che mi si potesse dire una cosa simile alterando in tale modo la verità . Io protestai , ma essa non mi sentí . Credo di aver urlato o almeno ne sentii lo sforzo nella strozza : - Ma è un errore , una menzogna , una calunnia . Come fai a credere una cosa simile ? Essa continuò sempre a bassa voce : - Ma neppure io seppi amarlo . Non lo tradii neppure col pensiero , ma sentivo in modo che non ebbi la forza di proteggerlo . Guardavo ai tuoi rapporti con tua moglie e li invidiavo . Mi parevano migliori di quelli ch ' egli mi offriva . Ti sono grata di non essere intervenuto al funerale perché altrimenti non avrei neppur oggi compreso nulla . Cosí invece vedo e intendo tutto . Anche che io non l ' amai : altrimenti come avrei potuto odiare persino il suo violino , l ' espressione piú completa del suo grande animo ? Fu allora che io poggiai la mia testa sul braccio e nascosi la mia faccia . Le accuse ch ' essa mi rivolgeva erano tanto ingiuste che non si potevano discutere ed anche la loro irragionevolezza era tanto mitigata dal suo tono affettuoso che la mia reazione non poteva essere aspra come avrebbe dovuto per riuscire vittoriosa . D ' altronde già Augusta m ' aveva dato l ' esempio di un silenzio riguardoso per non oltraggiare ed esasperare tanto dolore . Quando però i miei occhi si chiusero , nell ' oscurità vidi che le sue parole avevano creato un mondo nuovo come tutte le parole non vere . Mi parve d ' intendere anch ' io di aver sempre odiato Guido e di essergli stato accanto , assiduo , in attesa di poter colpirlo . Essa poi aveva messo Guido insieme al suo violino . Se non avessi saputo ch ' essa brancolava nel suo dolore e nel suo rimorso , avrei potuto credere che quel violino fosse stato sfoderato come parte di Guido per convincere dell ' accusa di odio l ' animo mio . Poi nell ' oscurità rividi il cadavere di Guido e nella sua faccia sempre stampato lo stupore di essere là , privato dalla vita . Spaventato rizzai la testa . Era preferibile affrontare l ' accusa di Ada che io sapevo ingiusta che guardare nell ' oscurità . Ma essa parlava sempre di me e di Guido : - E tu , povero Zeno , senza saperlo , continuavi a vivergli accanto odiandolo . Gli facevi del bene per mio amore . Non si poteva ! Doveva finire cosí ! Anch ' io credetti una volta di poter approfittare dell ' amore ch ' io sapevo tu mi serbavi per aumentare d ' intorno a lui la protezione che poteva essergli utile . Non poteva essere protetto che da chi lo amava e , fra noi , nessuno l ' amò . - Che cosa avrei potuto fare di piú per lui ? - domandai io piangendo a calde lacrime per far sentire a lei e a me stesso la mia innocenza . Le lacrime sostituiscono talvolta un grido . Io non volevo gridare ed ero persino dubbioso se dovessi parlare . Ma dovevo soverchiare le sue asserzioni e piansi . - Salvarlo , caro fratello ! Io o tu , noi si avrebbe dovuto salvarlo . Io invece gli stetti accanto e non seppi farlo per mancanza di vero affetto e tu restasti lontano , assente , sempre assente finché egli non fu sepolto . Poi apparisti sicuro armato di tutto il tuo affetto . Ma , prima , di lui non ti curasti . Eppure fu con te fino alla sera . E tu avresti potuto immaginare , se di lui ti fossi preoccupato , che qualche cosa di grave stava per succedere . Le lacrime m ' impedivano di parlare , ma borbottai qualche cosa che doveva stabilire il fatto che la notte innanzi egli l ' aveva passata a divertirsi in palude a caccia , per cui nessuno a questo mondo avrebbe potuto prevedere quale uso egli avrebbe fatto della notte seguente . - Egli abbisognava della caccia , egli ne abbisognava ! - mi rampognò essa ad alta voce . Eppoi , come se lo sforzo di quel grido fosse stato soverchio , essa tutt ' ad un tratto crollò e s ' abbatté priva di sensi sul pavimento . Mi ricordo che per un istante esitai di chiamare la signora Malfenti . Mi pareva che quello svenimento rivelasse qualche cosa di quanto aveva detto . Accorsero la signora Malfenti e Alberta . La signora Malfenti sostenendo Ada mi domandò : - Ha parlato con te di quelle benedette operazioni di Borsa ? - Poi : - È il secondo svenimento quest ' oggi ! Mi pregò di allontanarmi per un istante ed io andai sul corridoio ove attesi per sapere se dovevo rientrare o andarmene . Mi preparavo ad ulteriori spiegazioni con Ada . Essa dimenticava che se si fosse proceduto come io l ' avevo proposto , la disgrazia sicuramente sarebbe stata evitata . Bastava dirle questo per convincerla del torto ch ' essa mi faceva . Poco dopo , la signora Malfenti mi raggiunse e mi disse che Ada era rinvenuta e che voleva salutarmi . Riposava sul divano su cui fino a poco prima ero stato seduto io . Vedendomi , si mise a piangere e furono le prime lagrime ch ' io le vidi spargere . Mi porse la manina madida di sudore : - Addio , caro Zeno ! Te ne prego , ricorda ! Ricorda sempre ! Non dimenticarlo ! Intervenne la signora Malfenti a domandare quello che avessi da ricordare ed io le dissi che Ada desiderava che subito fosse liquidata tutta la posizione di Guido alla Borsa . Arrossii della mia bugia e temetti anche una smentita da parte di Ada . Invece di smentirmi essa si mise ad urlare : - Sí ! Sí ! Tutto dev ' essere liquidato ! Di quell ' orribile Borsa non voglio piú sentirne parlare ! Era di nuovo piú pallida e la signora Malfenti , per quietarla , l ' assicurò che subito sarebbe stato fatto com ' essa desiderava . Poi la signora Malfenti m ' accompagnò alla porta e mi pregò di non precipitare le cose : facessi il meglio che credessi nell ' interesse di Guido . Ma io risposi che non mi fidavo piú . Il rischio era enorme e non potevo piú osare di trattare a quel modo gl ' interessi altrui . Non credevo piú nel giuoco di Borsa o almeno mi mancava la fiducia che il mio “ succhiellare ” potesse regolarne l ' andamento . Dovevo liquidare perciò subito , ben contento che fosse andata cosí . Non ripetei ad Augusta le parole di Ada . Perché avrei dovuto affliggerla ? Ma quelle parole , anche perché non le riferii ad alcuno , restarono a martellarmi l ' orecchio , e m ' accompagnarono per lunghi anni . Risuonano tuttavia nell ' anima mia . Tante volte ancora oggidí le analizzo . Io non posso dire di aver amato Guido , ma ciò solo perché era stato uno strano uomo . Ma gli stetti accanto fraternamente e lo assistetti come seppi . Il rimprovero di Ada non lo merito . Con lei non mi trovai mai piú da solo . Essa non sentí il bisogno di dirmi altro né io osai esigere una spiegazione , forse per non rinnovarle il dolore . In Borsa la cosa finí come avevo previsto e il padre di Guido , dopo che col primo dispaccio gli era stata avvisata la perdita di tutta la sua sostanza , ebbe certamente piacere a ritrovarne la metà intatta . Opera mia di cui non seppi godere come m ' ero atteso . Ada mi trattò affettuosamente tutto il tempo fino alla sua partenza per Buenos Aires ove coi suoi bambini andò a raggiungere la famiglia del marito . Amava di ritrovarsi con me ed Augusta . Io talvolta volli figurarmi che tutto quel suo discorso fosse stato dovuto ad uno scoppio di dolore addirittura pazzesco e ch ' essa neppure lo ricordasse . Ma poi una volta che si riparlò in nostra presenza di Guido , essa ripeté e confermò in due parole tutto quello che quel giorno essa m ' aveva detto : - Non fu amato da nessuno , il poverino ! Al momento d ' imbarcarsi con in braccio uno dei suoi bambini lievemente indisposto , essa mi baciò . Poi , in un momento in cui nessuno ci stava accanto essa mi disse : - Addio , Zeno , fratello mio . Io ricorderò sempre che non seppi amarlo abbastanza . Devi saperlo ! Io abbandono volentieri il mio paese . Mi pare di allontanarmi dai miei rimorsi ! La rimproverai di crucciarsi cosí . Dichiarai ch ' essa era stata una buona moglie e che io lo sapevo e avrei potuto testimoniarlo . Non so se riuscii a convincerla . Essa non parlò piú , vinta dai singhiozzi . Poi , molto tempo dopo , sentii che congedandosi da me , essa aveva voluto con quelle parole rinnovare anche i rimproveri fatti a me . Ma so ch ' essa mi giudicò a torto . Certo io non ho da rimproverarmi di non aver voluto bene a Guido . La giornata era torbida e fosca . Pareva che una sola nube distesa e niente minacciosa offuscasse il cielo . Dal porto tentava di uscire a forza di remi un grande bragozzo le cui vele pendevano inerti dagli alberi . Due soli uomini vogavano e , con colpi innumeri , arrivavano appena a muovere il grosso bastimento . Al largo avrebbero trovata una brezza favorevole , forse . Ada , dalla tolda del piroscafo , salutava agitando il suo fazzoletto . Poi ci volse le spalle . Certo guardava verso sant ' Anna ove riposava Guido . La sua figurina elegante diveniva piú perfetta quanto piú si allontanava . Io ebbi gli occhi offuscati dalle lacrime . Ecco ch ' essa ci abbandonava e che mai piú avrei potuto provarle la mia innocenza . 8 . Psico - analisi 3 Maggio 1915 L ' ho finita con la psico - analisi . Dopo di averla praticata assiduamente per sei mesi interi sto peggio di prima . Non ho ancora congedato il dottore , ma la mia risoluzione è irrevocabile . Ieri intanto gli mandai a dire ch ' ero impedito , e per qualche giorno lascio che m ' aspetti . Se fossi ben sicuro di saper ridere di lui senz ' adirarmi , sarei anche capace di rivederlo . Ma ho paura che finirei col mettergli le mani addosso . In questa città , dopo lo scoppio della guerra , ci si annoia piú di prima e , per rimpiazzare la psico - analisi , io mi rimetto ai miei cari fogli . Da un anno non avevo scritto una parola , in questo come in tutto il resto obbediente alle prescrizioni del dottore il quale asseriva che durante la cura dovevo raccogliermi solo accanto a lui perché un raccoglimento da lui non sorvegliato avrebbe rafforzati i freni che impedivano la mia sincerità , il mio abbandono . Ma ora mi trovo squilibrato e malato piú che mai e , scrivendo , credo che mi netterò piú facilmente del male che la cura m ' ha fatto . Almeno sono sicuro che questo è il vero sistema per ridare importanza ad un passato che piú non duole e far andare via piú rapido il presente uggioso . Tanto fiduciosamente m ' ero abbandonato al dottore che quando egli mi disse ch ' ero guarito , gli credetti con fede intera e invece non credetti ai miei dolori che tuttavia m ' assalivano . Dicevo loro : “ Non siete mica voi ! ” . Ma adesso non v ' è dubbio ! Son proprio loro ! Le ossa delle mie gambe si sono convertite in lische vibranti che ledono la carne e i muscoli . Ma di ciò non m ' importerebbe gran fatto e non è questa la ragione per cui lascio la cura . Se le ore di raccoglimento presso il dottore avessero continuato ad essere interessanti apportatrici di sorprese e di emozioni , non le avrei abbandonate o , per abbandonarle , avrei atteso la fine della guerra che m ' impedisce ogni altra attività . Ma ora che sapevo tutto , cioè che non si trattava d ' altro che di una sciocca illusione , un trucco buono per commuovere qualche vecchia donna isterica , come potevo sopportare la compagnia di quell ' uomo ridicolo , con quel suo occhio che vuole essere scrutatore e quella sua presunzione che gli permette di aggruppare tutti i fenomeni di questo mondo intorno alla sua grande , nuova teoria ? Impiegherò il tempo che mi resta libero scrivendo . Scriverò intanto sinceramente la storia della mia cura . Ogni sincerità fra me e il dottore era sparita ed ora respiro . Non m ' è piú imposto alcuno sforzo . Non debbo costringermi ad una fede né ho da simulare di averla . Proprio per celare meglio il mio vero pensiero , credevo di dover dimostrargli un ossequio supino e lui ne approfittava per inventarne ogni giorno di nuove . La mia cura doveva essere finita perché la mia malattia era stata scoperta . Non era altra che quella diagnosticata a suo tempo dal defunto Sofocle sul povero Edipo : avevo amata mia madre e avrei voluto ammazzare mio padre . Né io m ' arrabbiai ! Incantato stetti a sentire . Era una malattia che mi elevava alla piú alta nobiltà . Cospicua quella malattia di cui gli antenati arrivavano all ' epoca mitologica ! E non m ' arrabbio neppure adesso che sono qui solo con la penna in mano . Ne rido di cuore . La miglior prova ch ' io non ho avuta quella malattia risulta dal fatto che non ne sono guarito . Questa prova convincerebbe anche il dottore . Se ne dia pace : le sue parole non poterono guastare il ricordo della mia giovinezza . Io chiudo gli occhi e vedo subito puro , infantile , ingenuo , il mio amore per mia madre , il mio rispetto ed il grande mio affetto per mio padre . Il dottore presta una fede troppo grande anche a quelle mie benedette confessioni che non vuole restituirmi perché le riveda . Dio mio ! Egli non studiò che la medicina e perciò ignora che cosa significhi scrivere in italiano per noi che parliamo e non sappiamo scrivere il dialetto . Una confessione in iscritto è sempre menzognera . Con ogni nostra parola toscana noi mentiamo ! Se egli sapesse come raccontiamo con predilezione tutte le cose per le quali abbiamo pronta la frase e come evitiamo quelle che ci obbligherebbero di ricorrere al vocabolario ! È proprio cosí che scegliamo dalla nostra vita gli episodi da notarsi . Si capisce come la nostra vita avrebbe tutt ' altro aspetto se fosse detta nel nostro dialetto . Il dottore mi confessò che , in tutta la sua lunga pratica , giammai gli era avvenuto di assistere ad un ' emozione tanto forte come la mia all ' imbattermi nelle immagini ch ' egli credeva di aver saputo procurarmi . Perciò anche fu tanto pronto a dichiararmi guarito . Ed io non simulai quell ' emozione . Fu anzi una delle piú profonde ch ' io abbia avuta in tutta la mia vita . Madida di sudore quando l ' immagine creai , di lagrime quando l ' ebbi . Io avevo già adorata la speranza di poter rivivere un giorno d ' innocenza e d ' ingenuità . Per mesi e mesi tale speranza mi resse e m ' animò . Non si trattava forse di ottenere col vivo ricordo in pieno inverno le rose del Maggio ? Il dottore stesso assicurava che il ricordo sarebbe stato lucente e completo , tale che avrebbe rappresentato un giorno di piú della mia vita . Le rose avrebbero avuto il loro pieno effluvio e magari anche le loro spine . È cosí che a forza di correr dietro a quelle immagini , io le raggiunsi . Ora so di averle inventate . Ma inventare è una creazione , non già una menzogna . Le mie erano delle invenzioni come quelle della febbre , che camminano per la stanza perché le vediate da tutti i lati e che poi anche vi toccano . Avevano la solidità , il colore , la petulanza delle cose vive . A forza di desiderio , io proiettai le immagini , che non c ' erano che nel mio cervello , nello spazio in cui guardavo , uno spazio di cui sentivo l ' aria , la luce ed anche gli angoli contundenti che non mancarono in alcuno spazio per cui io sia passato . Quando arrivai al torpore che doveva facilitare l ' illusione e che mi pareva nient ' altro che l ' associazione di un grande sforzo con una grande inerzia , credetti che quelle immagini fossero delle vere riproduzioni di giorni lontani . Avrei potuto sospettare subito che non erano tali perché , appena svanite , le ricordavo , ma senz ' alcun ' eccitazione o commozione . Le ricordavo come si ricorda il fatto raccontato da chi non vi assistette . Se fossero state vere riproduzioni avrei continuato a riderne e a piangerne come quando le avevo avute . E il dottore registrava . Diceva : “ Abbiamo avuto questo , abbiamo avuto quello ” . In verità , noi non avevamo piú che dei segni grafici , degli scheletri d ' immagini . Fui indotto a credere che si trattasse di una rievocazione della mia infanzia perché la prima delle immagini mi pose in un ' epoca relativamente recente di cui avevo conservato anche prima un pallido ricordo ch ' essa parve confermare . C ' è stato un anno nella mia vita in cui io andavo a scuola e mio fratello non ancora . E pareva fosse appartenuta a quell ' anno l ' ora che rievocai . Io mi vidi uscire dalla mia villa una mattina soleggiata di primavera , passare per il nostro giardino per scendere in città , giú , giú , tenuto per mano da una nostra vecchia fantesca , Catina . Mio fratello nella scena che sognai non appariva , ma ne era l ' eroe . Io lo sentivo in casa libero e felice mentre io andavo a scuola . Vi andavo coi singhiozzi nella gola , il passo riluttante e , nell ' animo , un intenso rancore . Io non vidi che una di quelle passeggiate alla scuola , ma il rancore nel mio animo mi diceva che ogni giorno io andavo a scuola ed ogni giorno mio fratello restava a casa . All ' infinito , mentre in verità credo che , dopo non lungo tempo , mio fratello piú giovine di me di un anno solo , sia andato a scuola anche lui . Ma allora la verità del sogno mi parve indiscutibile : io ero condannato ad andare sempre a scuola mentre mio fratello aveva il permesso di restare a casa . Camminando a canto a Catina calcolavo la durata della tortura : fino a mezzodí ! Mentre lui è a casa ! E ricordavo anche che nei giorni precedenti dovevo essere stato turbato a scuola da minaccie e rampogne e che io avevo pensato anche allora : a lui non possono toccare . Era stata una visione di un ' evidenza enorme . Catina che io avevo conosciuta piccola , m ' era parsa grande , certamente perché io ero tanto piccolo . Vecchissima m ' era sembrata anche allora , ma si sa che i giovanissimi vedono sempre vecchi gli anziani . E sulla via che io dovevo percorrere per andare a scuola , scorsi anche i colonnini strani che arginavano in quel tempo i marciapiedi della nostra città . Vero è che io nacqui abbastanza presto per vedere ancora da adulto quei colonnini nelle nostre vie centriche . Ma nella via che io con Catina quel giorno percorsi , non ci furono piú non appena io uscii dall ' infanzia . La fede nell ' autenticità di quelle immagini perdurò nel mio animo anche quando , presto , stimolata da quel sogno , la mia fredda memoria scoperse altri particolari di quell ' epoca . Il principale : anche mio fratello invidiava me perché io andavo a scuola . Ero sicuro d ' essermene avvisto , ma non subito ciò bastò ad infirmare la verità del sogno . Piú tardi gli tolse ogni aspetto di verità : la gelosia in realtà c ' era stata , ma nel sogno era stata spostata . La seconda visione mi riportò anch ' essa ad un ' epoca recente , benché anteriore di molto a quella della prima : una stanza della mia villa , ma non so quale , perché piú vasta di qualunque altra che vi è realmente . È strano che io mi vedevo chiuso in quella stanza e che subito ne seppi un particolare che dalla semplice visione non poteva essere risultato : la stanza era lontana dal posto ove allora soggiornavano mia madre e Catina . Ed un secondo : io ancora non sono stato a scuola . La stanza era tutta bianca ed anzi io non vidi giammai una stanza tanto bianca né tanto completamente illuminata dal sole . Il sole di allora passava traverso le pareti ? Esso era certamente già alto , ma io mi trovavo tuttavia nel mio letto con in mano una tazza da cui avevo sorbito tutto il caffelatte e nella quale continuavo a lavorare con un cucchiaino traendone lo zucchero . Ad un certo punto il cucchiaio non arrivò piú a raccoglierne altro ed allora io tentai di arrivare al fondo della tazza con la mia lingua . Ma non vi riuscii . Perciò finii col tenere la tazza in una mano e il cucchiaio nell ' altra e stetti a guardare mio fratello coricato nel letto accanto al mio come , tardivo , stava ancora sorbendo il caffè col naso nella tazza . Quando levò finalmente la faccia , io la vidi tutta come si contrasse ai raggi del sole che la colpirono in pieno mentre la mia ( Dio ne sa il perché ) si trovava nell ' ombra . Il suo viso era pallido ed un poco imbruttito da un lieve prognatismo . Mi disse : - Mi presti il tuo cucchiaio ? Allora appena m ' avvidi che Catina aveva dimenticato di portargli il cucchiaio . Subito e senz ' alcuna esitazione gli risposi : - Sí ! Se mi dài in compenso un poco del tuo zucchero . Tenni in alto il cucchiaio per farne rilevare il valore . Ma subito la voce di Catina risuonò nella stanza : - Vergogna ! Strozzino ! Lo spavento e la vergogna mi fecero ripiombare nel presente . Avrei voluto discutere con Catina , ma lei , mio fratello ed io , come ero fatto allora , piccolo , innocente e strozzino , sparimmo ripiombando nell ' abisso . Rimpiansi di aver sentita tanto forte quella vergogna da aver distrutta l ' immagine cui ero arrivato con tanta fatica . Avrei fatto tanto bene di offrire invece mitemente e gratis il cucchiaino e non discutere quella mia mala azione ch ' era probabilmente la prima che avessi commessa . Forse Catina avrebbe invocato l ' ausilio di mia madre per infliggermi una punizione ed io finalmente l ' avrei rivista . La vidi però pochi giorni appresso o credetti di rivederla . Avrei potuto intendere subito ch ' era un ' illusione perché l ' immagine di mia madre , come l ' avevo evocata , somigliava troppo al suo ritratto che ho sul mio letto . Ma devo confessare che nell ' apparizione mia madre si mosse come una persona viva . Molto , molto sole , tanto da abbacinare ! Da quella ch ' io credevo la mia giovinezza mi perveniva tanto di quel sole ch ' era difficile dubitare non fosse dessa . Il nostro tinello nelle ore pomeridiane . Mio padre è ritornato a casa e siede su un sofà accanto a mamma che sta imprimendo con certo inchiostro indelebile delle iniziali su molta biancheria distribuita sul tavolo a cui essa siede . Io mi trovo sotto il tavolo dove giuoco con delle pallottole . M ' avvicino sempre piú a mamma . Probabilmente desidero ch ' essa s ' associ ai miei giuochi . A un dato punto , per rizzarmi in piedi fra di loro , m ' aggrappo alla biancheria che pende dal tavolo e allora avviene un disastro . La boccetta d ' inchiostro mi capita sulla testa , bagna la mia faccia e le mie vesti , la gonna di mamma e produce una lieve macchia anche sui calzoni di papà . Mio padre alza una gamba per appiopparmi un calcio ... Ma io in tempo ero ritornato dal mio lontano viaggio e mi trovavo al sicuro qui , adulto , vecchio . Devo dirlo ! Per un istante soffersi della punizione minacciatami e subito dopo mi dolse di non aver potuto assistere all ' atto di protezione che senza dubbio sarà partito da mamma . Ma chi può arrestare quelle immagini quando si mettono a fuggire traverso quel tempo che giammai somigliò tanto allo spazio ? Quest ' era il mio concetto finché credetti nell ' autenticità di quelle immagini ! Ora , purtroppo ( oh ! quanto me ne dolgo ! ) non ci credo piú e so che non erano le immagini che correvano via , ma i miei occhi snebbiati che guardavano di nuovo nel vero spazio in cui non c ' è posto per fantasmi . Racconterò ancora delle immagini di un altro giorno alle quali il dottore attribuí tale importanza da dichiararmi guarito . Nel mezzo sonno cui m ' abbandonai ebbi un sogno dall ' immobilità dell ' incubo . Sognai di me stesso ridivenuto bambino e soltanto per vedere quel bambino come sognava anche lui . Giaceva muto in preda ad una letizia che pervadeva il suo minuto organismo . Gli pareva di aver finalmente raggiunto il suo antico desiderio . Eppure giaceva là solo e abbandonato ! Ma vedeva e sentiva con quell ' evidenza come si sa vedere e sentire nel sogno anche le cose lontane . Il bambino , giacendo in una stanza della mia villa , vedeva ( Dio sa in quale modo ) che sul tetto della stessa ci fosse una gabbia murata su basi solidissime , priva di porte e di finestre , ma illuminata di quanta luce può far piacere e fornita di aria pura e profumata . Ed il bambino sapeva che a quella gabbia egli solo avrebbe saputo giungere e senza neppur andare perché forse la gabbia sarebbe venuta a lui . In quella gabbia non v ' era che un solo mobile , una poltrona e su questa sedeva una donna formosa , costruita deliziosamente , vestita di nero , bionda , dagli occhi grandi e azzurri , le mani bianchissime e i piedi piccoli in scarpine laccate delle quali , di sotto alle gonne , sporgeva solo un lieve bagliore . Devo dire che quella donna mi pareva una cosa sola col suo vestito nero e le sue scarpine di lacca . Tutto era lei ! Ed il bambino sognava di possedere quella donna , ma nel modo piú strano : era sicuro cioè di poter mangiarne dei pezzettini al vertice e alla base . Adesso , pensandoci , sono stupito che il dottore che ha letto , a quanto ne dice , con tanta attenzione il mio manoscritto non abbia ricordato il sogno ch ' io ebbi prima di andar a raggiungere Carla . A me qualche tempo dopo , quando ci ripensai , parve che questo sogno non fosse altro che l ' altro un po ' variato , reso piú infantile . Invece il dottore registrò accuratamente tutto eppoi mi domandò con aspetto un po ' melenso : - Vostra madre era bionda e formosa ? Fui stupito della domanda e risposi che anche mia nonna era stata tale . Ma per lui ero guarito , ben guarito . Spalancai la bocca per gioirne con lui e m ' adattai a quanto doveva seguire , cioè non piú indagini , ricerche , meditazioni , ma una vera e assidua rieducazione . Da allora quelle sedute furono una vera tortura ed io le continuai solo perché m ' è sempre stato tanto difficile di fermarmi quando mi movo o di mettermi in movimento quando son fermo . Qualche volta , quando egli me ne diceva di troppo grosse , arrischiavo qualche obbiezione . Non era mica vero - com ' egli lo credeva - che ogni mia parola , ogni mio pensiero fosse di delinquente . Egli allora faceva tanto d ' occhi . Ero guarito e non volevo accorgermene ! Era una vera cecità questa : avevo appreso che avevo desiderato di portar via la moglie - mia madre ! - a mio padre e non mi sentivo guarito ? Inaudita ostinazione la mia : però il dottore ammetteva che sarei guarito ancora meglio quando fosse finita la mia rieducazione in seguito alla quale mi sarei abituato a considerare quelle cose ( il desiderio di uccidere il padre e di baciare la propria madre ) come cose innocentissime per le quali non c ' era da soffrire di rimorsi , perché avvenivano frequentemente nelle migliori famiglie . In fondo che cosa ci perdevo ? Egli un giorno mi disse ch ' io oramai ero come un convalescente che ancora non s ' era abituato a vivere privo di febbre . Ebbene : avrei atteso di abituarmivi . Egli sentiva che non ero ancora ben suo ed oltre alla rieducazione , di tempo in tempo , ritornava anche alla cura . Tentava di nuovo i sogni , ma di autentici non ne ebbimo piú alcuno . Seccato di tanta attesa , finii coll ' inventarne uno . Non l ' avrei fatto se avessi potuto prevedere la difficoltà di una simile simulazione . Non è mica facile di balbettare come se ci si trovasse immersi in un mezzo sogno , coprirsi di sudore o sbiancarsi , non tradirsi , eventualmente diventar vermigli dallo sforzo e non arrossire : parlai come se fossi ritornato alla donna della gabbia e l ' avessi indotta a porgermi per un buco improvvisamente prodottosi nella parete dello stanzino un suo piede da succhiare e mangiare . “ Il sinistro , il sinistro ! ” , mormorai mettendo nella visione un particolare curioso che potesse farla somigliare meglio ai sogni precedenti . Dimostravo cosí anche di aver capito perfettamente la malattia che il dottore esigeva da me . Edipo infantile era fatto proprio cosí : succhiava il piede sinistro della madre per lasciare il destro al padre . Nel mio sforzo d ' immaginare realmente ( tutt ' altro che una contraddizione , questa ) ingannai anche me stesso col sentire il sapore di quel piede . Quasi dovetti recere . Non solo il dottore ma anch ' io avrei desiderato di esser visitato ancora da quelle care immagini della mia gioventú , autentiche o meno , ma che io non avevo avuto bisogno di costruire . Visto che accanto al dottore non venivano piú , tentai di evocarle lontano da lui . Da solo ero esposto al pericolo di dimenticarle , ma già io non miravo mica ad una cura ! Io volevo ancora rose del Maggio in Dicembre . Le avevo già avute ; perché non avrei potuto riaverle ? Anche nella solitudine m ' annoiai abbastanza , ma poi , invece delle immagini venne qualche cosa che per qualche tempo le sostituí . Semplicemente credetti di aver fatta un ' importante scoperta scientifica . Mi credetti chiamato a completare tutta la teoria dei colori fisiologici . I miei predecessori , Goethe e Schopenhauer , non avevano mai immaginato dove si potesse arrivare maneggiando abilmente i colori complementari . Bisogna sapere ch ' io passavo il mio tempo gettato sul sofà di faccia alla finestra del mio studio donde vedevo un pezzo di mare e d ' orizzonte . Ora una sera dal tramonto colorito nel cielo frastagliato di nubi , m ' indugiai lungamente ad ammirare su un lembo limpido , un colore magnifico , verde , puro e mite . Nel cielo c ' era anche molto color rosso ancora pallido , sbiaccato dai diretti , bianchi raggi del sole . Abbacinato , dopo un certo intervallo di tempo , chiusi gli occhi e si vide che al verde era stata rivolta la mia attenzione , il mio affetto , perché sulla mia rètina si produsse il suo colore complementare , un rosso smagliante che non aveva nulla da fare col rosso luminoso , ma pallido nel cielo . Guardai , accarezzai quel colore fabbricato da me . La grande sorpresa la ebbi quando una volta aperti gli occhi , vidi quel rosso fiammeggiante invadere tutto il cielo e coprire anche il verde smeraldo che per lungo tempo non ritrovai piú . Ma io , dunque , avevo scoperto il modo di tingere la natura ! Naturalmente l ' esperimento fu da me ripetuto piú volte . Il bello si è che v ' era anche del movimento in quella colorazione . Quando riaprivo gli occhi , il cielo non accettava subito il colore dalla mia rètina . V ' era anzi un istante di esitazione nel quale arrivavo ancora a rivedere il verde smeraldo che aveva figliato quel rosso da cui sarebbe stato distrutto . Questo sorgeva dal fondo , inaspettato e si dilatava come un incendio spaventoso . Quando fui sicuro dell ' esattezza della mia osservazione , la portai al dottore nella speranza di ravvivare con essa le nostre noiose sedute . Il dottore mi saldò dicendomi che io avevo la rètina piú sensibile causa la nicotina . Quasi mi sarei lasciato scappar detto che in allora anche le immagini , che noi avevamo attribuite a riproduzioni di avvenimenti della mia gioventú , potevano invece esser derivate dall ' effetto dello stesso veleno . Ma cosí gli avrei rivelato che non ero guarito ed egli avrebbe cercato d ' indurmi a ricominciare la cura da capo . Eppure quel bestione non sempre mi credette tanto avvelenato . Ciò viene provato anche dalla rieducazione ch ' egli tentò per guarirmi da quella ch ' egli diceva la mia malattia del fumo . Ecco le sue parole : il fumo non mi faceva male e quando mi fossi convinto ch ' era innocuo sarebbe stato veramente tale . Eppoi continuava : oramai che i rapporti con mio padre erano stati riportati alla luce del giorno e ripresentati al mio giudizio di adulto , potevo intendere che avevo assunto quel vizio per competere con mio padre e attribuito un effetto velenoso al tabacco per il mio intimo sentimento morale che volle punirmi della mia competizione con lui . Quel giorno lasciai la casa del dottore fumando come un turco . Si trattava di fare una prova ed io mi vi prestai volontieri . Per tutto il giorno fumai ininterrottamente . Seguí poi una notte del tutto insonne . La mia bronchite cronica aveva rifiorito e di quella non c ' era dubbio perché era facile scoprirne le conseguenze nella sputacchiera . Il giorno appresso raccontai al dottore di aver fumato molto e che ora non me ne importava piú . Il dottore mi guardò sorridendo e io indovinai che il petto gli si gonfiava dall ' orgoglio . Con calma riprese la mia rieducazione ! Procedeva con la sicurezza di veder fiorire ogni zolla su cui poneva il piede . Di quella rieducazione ricordo pochissimo . Io la subii e quando uscivo da quella stanza mi scotevo come un cane ch ' esce dall ' acqua ed anch ' io restavo umido , ma non bagnato . Ricordo però con indignazione che il mio educatore asseriva che il dottor Coprosich avesse avuto ragione di dirigermi le parole che avevano provocato tanto mio risentimento . Ma allora io avrei meritato anche lo schiaffo che mio padre volle darmi morendo ? Non so se egli abbia detto anche questo . So invece con certezza ch ' egli asseriva ch ' io avessi odiato anche il vecchio Malfenti che avevo messo al posto di mio padre . Tanti a questo mondo credono di non saper vivere senza un dato affetto ; io , invece , secondo lui , perdevo l ' equilibrio se mi mancava un dato odio . Ne sposai una o l ' altra delle figliuole ed era indifferente quale perché si trattava di mettere il loro padre ad un posto dove il mio odio potesse raggiungerlo . Eppoi sfregiai la casa che avevo fatta mia come meglio seppi . Tradii mia moglie ed è evidente che se mi fosse riuscito avrei sedotta Ada ed anche Alberta . Naturalmente io non penso di negare questo ed anzi mi fece da ridere quando dicendomelo il dottore assunse l ' aspetto di Cristoforo Colombo allorché raggiunge l ' America . Credo però ch ' egli sia il solo a questo mondo il quale sentendo che volevo andare a letto con due bellissime donne si domanda : vediamo perché costui vuole andare a letto con esse . Mi fu anche piú difficile di sopportare quello ch ' egli credette di poter dire dei miei rapporti con Guido . Dal mio stesso racconto egli aveva appreso dell ' antipatia che aveva accompagnato l ' inizio della mia relazione con lui . Tale antipatia non cessò mai secondo lui e Ada avrebbe avuto ragione di vederne l ' ultima manifestazione nella mia assenza dal suo funerale . Non ricordò ch ' io ero allora intento nella mia opera d ' amore di salvare il patrimonio di Ada , né io mi degnai di ricordarglielo . Pare che il dottore a proposito di Guido abbia fatte anche delle indagini . Egli asserisce che , scelto da Ada , egli non poteva essere quale io lo descrissi . Scoperse che un grandioso deposito di legnami , vicinissimo alla casa dove noi pratichiamo la psico - analisi , era appartenuto alla ditta Guido Speier e C . Perché non ne avevo io parlato ? Se ne avessi parlato sarebbe stata una nuova difficoltà nella mia esposizione già tanto difficile . Quest ' eliminazione non è che la prova che una confessione fatta da me in italiano non poteva essere né completa né sincera . In un deposito di legnami ci sono varietà enormi di qualità che noi a Trieste appelliamo con termini barbari presi dal dialetto , dal croato , dal tedesco e qualche volta persino dal francese ( zapin p.e. e non equivale mica a sapin ) . Chi m ' avrebbe fornito il vero vocabolario ? Vecchio come sono avrei dovuto prendere un impiego da un commerciante in legnami toscano ? Del resto il deposito legnami della ditta Guido Speier e C . non diede che delle perdite . Eppoi non avevo da parlarne perché rimase sempre inerte , salvo quando intervennero i ladri e fecero volare quel legname dai nomi barbari , come se fosse stato destinato a costruire dei tavolini per esperimenti spiritistici . Io proposi al dottore di prendere delle informazioni su Guido da mia moglie , da Carmen oppure da Luciano ch ' è un grande commerciante noto a tutti . A mio sapere egli non s ' indirizzò a nessuno di costoro e devo credere che se ne astenne per la paura di veder precipitare per quelle informazioni tutto il suo edificio di accuse e di sospetti . Chissà perché si sia preso di tale odio per me ? Anche lui dev ' essere un istericone che per aver desiderata invano sua madre se ne vendica su chi non c ' entra affatto . Finí che mi sentii molto stanco di quella lotta che dovevo sostenere col dottore ch ' io pagavo . Credo che anche quei sogni non m ' abbiano fatto bene , eppoi la libertà di fumare quanto volevo finí con l ' abbattermi del tutto . Ebbi una buona idea : andai dal dottor Paoli . Non l ' avevo visto da molti anni . Era un po ' incanutito , ma la sua figura di granatiere non era ancora troppo arrotondata dall ' età , né piegata . Guardava sempre le cose con un ' occhiata che pareva una carezza . Quella volta scopersi perché mi sembrasse cosí . Evidentemente a lui fa piacere di guardare e guarda le belle e le brutte cose con la compiacenza con cui altri accarezza . Ero salito da lui col proposito di domandargli se credeva dovessi continuare la psico - analisi . Ma quando mi trovai dinanzi a quel suo occhio , freddamente indagatore , non ne ebbi il coraggio . Forse mi rendevo ridicolo raccontando che alla mia età m ' ero lasciato prendere ad una ciarlataneria simile . Mi spiacque di dover tacere , perché se il Paoli m ' avesse proibita la psico - analisi , la mia posizione sarebbe stata semplificata di molto , ma mi sarebbe spiaciuto troppo di vedermi troppo a lungo carezzato da quel suo grande occhio . Gli raccontai delle mie insonnie , della mia bronchite cronica , di un ' espulsione alle guancie che allora mi tormentava , di certi dolori lancinanti alle gambe e infine di strane mie smemoratezze . Il Paoli analizzò la mia orina in mia presenza . Il miscuglio si colorí in nero e il Paoli si fece pensieroso . Ecco finalmente una vera analisi e non piú una psico analisi . Mi ricordai con simpatia e commozione del mio passato lontano di chimico e di analisi vere : io , un tubetto e un reagente ! L ' altro , l ' analizzato , dorme finché il reagente imperiosamente non lo desti . La resistenza nel tubetto non c ' è o cede alla minima elevazione della temperatura e la simulazione manca del tutto . In quel tubetto non avveniva nulla che potesse ricordare il mio comportamento quando per far piacere al dottor S . inventavo nuovi particolari della mia infanzia che dovevano confermare la diagnosi di Sofocle . Qui , invece , tutto era verità . La cosa da analizzarsi era imprigionata nel provino e , sempre uguale a se stessa , aspettava il reagente . Quand ' esso arrivava essa diceva sempre la stessa parola . Nella psico analisi non si ripetono mai né le stesse immagini né le stesse parole . Bisognerebbe chiamarla altrimenti . Chiamiamola l ' avventura psichica . Proprio cosí : quando s ' inizia una simile analisi è come se ci si recasse in un bosco non sapendo se c ' imbatteremo in un brigante o in un amico . E non lo si sa neppure quando l ' avventura è passata . In questo la psico - analisi ricorda lo spiritismo . Ma il Paoli non credeva che si trattasse di zucchero . Voleva rivedermi il giorno appresso dopo di aver analizzato quel liquido per polarizzazione . Io , intanto , me ne andai glorioso , carico di diabete . Fui in procinto di andare dal dottor S . a domandargli com ' egli avrebbe ora analizzato nel mio seno le cause di tale malattia per annullarle . Ma di quell ' individuo ne avevo avuto abbastanza e non volevo rivederlo neppure per deriderlo . Devo confessare che il diabete fu per me una grande dolcezza . Ne parlai ad Augusta ch ' ebbe subito le lacrime agli occhi : - Hai parlato tanto di malattie in tutta la tua vita , che dovevi pur finire coll ' averne una ! - disse ; poi cercò di consolarmi . Io amavo la mia malattia . Ricordai con simpatia il povero Copler che preferiva la malattia reale all ' immaginaria . Ero oramai d ' accordo con lui . La malattia reale era tanto semplice : bastava lasciarla fare . Infatti , quando lessi in un libro di medicina la descrizione della mia dolce malattia , vi scopersi come un programma di vita ( non di morte ! ) nei varii suoi stadii . Addio propositi : finalmente ne ero libero . Tutto avrebbe seguito la sua via senz ' alcun mio intervento . Scopersi anche che la mia malattia era sempre o quasi sempre molto dolce . Il malato mangia e beve molto e di grandi sofferenze non ci sono se si bada di evitare i bubboni . Poi si muore in un dolcissimo coma . Poco dopo il Paoli mi chiamò al telefono . Mi comunicò che non v ' era traccia di zucchero . Andai da lui il giorno appresso e mi prescrisse una dieta che non seguii che per pochi giorni e un intruglio che descrisse in una ricetta illeggibile e che mi fece bene per un mese intero . - Il diabete le ha fatto molta paura ? - mi domandò sorridendo . Protestai , ma non gli dissi che ora che il diabete m ' aveva abbandonato mi sentivo molto solo . Non m ' avrebbe creduto . In quel torno di tempo mi capitò in mano la celebre opera del dottor Beard sulla nevrastenia . Seguii il suo consiglio e cambiai di medicina ogni otto giorni con le sue ricette che copiai con scrittura chiara . Per alcuni mesi la cura mi parve buona . Neppure il Copler aveva avuto in vita sua tale abbondante consolazione di medicinali come io allora . Poi passò anche quella fede , ma intanto io avevo rimandato di giorno in giorno il mio ritorno alla psico - analisi . M ' imbattei poi nel dottor S . Mi domandò se avevo deciso di lasciare la cura . Fu però molto cortese , molto piú che non quando mi teneva in mano sua . Evidentemente voleva riprendermi . Io gli dissi che avevo degli affari urgenti , delle quistioni di famiglia che mi occupavano e preoccupavano e che non appena mi fossi trovato in quiete sarei ritornato da lui . Avrei voluto pregarlo di restituirmi il mio manoscritto , ma non osai ; sarebbe equivaluto a confessargli che della cura non volevo piú saperne . Riservai un tentativo simile ad altra epoca quand ' egli si sarebbe accorto che alla cura non ci pensavo piú e vi si fosse rassegnato . Prima di lasciarmi egli mi disse alcune parole intese a riprendermi : - Se lei esamina il suo animo , lo troverà mutato . Vedrà che ritornerà subito a me solo che s ' accorga come io seppi in un tempo relativamente breve avvicinarla alla salute . Ma io , in verità , credo che col suo aiuto , a forza di studiare l ' animo mio , vi abbia cacciato dentro delle nuove malattie . Sono intento a guarire della sua cura . Evito i sogni ed i ricordi . Per essi la mia povera testa si è trasformata in modo da non saper sentirsi sicura sul collo . Ho delle distrazioni spaventose . Parlo con la gente e mentre dico una cosa tento involontariamente di ricordarne un ' altra che poco prima dissi o feci e che non ricordo piú o anche un mio pensiero che mi pare di un ' importanza enorme , di quell ' importanza che mio padre attribuí a quei pensieri ch ' ebbe poco prima di morire e che pur lui non seppe ricordare . Se non voglio finire al manicomio , via con questi giocattoli . 15 Maggio 1915 Passammo due giorni di festa a Lucinico nella nostra villa . Mio figlio Alfio deve rimettersi di un ' influenza e resterà nella villa con la sorella per qualche settimana . Noi ritorneremo qui per le Pentecoste . Sono riuscito finalmente di ritornare alle mie dolci abitudini , e a cessar di fumare . Sto già molto meglio dacché ho saputo eliminare la libertà che quello sciocco di un dottore aveva voluto concedermi . Oggi che siamo alla metà del mese sono rimasto colpito della difficoltà che offre il nostro calendario ad una regolare e ordinata risoluzione . Nessun mese è uguale all ' altro . Per rilevare meglio la propria risoluzione si vorrebbe finire di fumare insieme a qualche cosa d ' altro , il mese p.e. Ma salvo il Luglio e Agosto e il Dicembre e il Gennaio non vi sono altri mesi che si susseguano e facciano il paio in quanto a quantità di giorni . Un vero disordine nel tempo ! Per raccogliermi meglio passai il pomeriggio del secondo giorno solitario alle rive dell ' Isonzo . Non c ' è miglior raccoglimento che star a guardare un ' acqua corrente . Si sta fermi e l ' acqua corrente fornisce lo svago che occorre perché non è uguale a se stessa nel colore e nel disegno neppure per un attimo . Era una giornata strana . Certamente in alto soffiava un forte vento perché le nubi vi mutavano continuamente di forma , ma giú l ' atmosfera non si moveva . Avveniva che di tempo in tempo , traverso le nubi in movimento , il sole già caldo trovasse il pertugio per inondare dei suoi raggi questo o quel tratto di collina o una cima di montagna , dando risalto al verde dolce del Maggio in mezzo all ' ombra che copriva tutto il paesaggio . La temperatura era mite ed anche quella fuga di nubi nel cielo , aveva qualche cosa di primaverile . Non v ' era dubbio : il tempo stava risanando ! Fu un vero raccoglimento il mio , uno di quegl ' istanti rari che l ' avara vita concede , di vera grande oggettività in cui si cessa finalmente di credersi e sentirsi vittima . In mezzo a quel verde rilevato tanto deliziosamente da quegli sprazzi di sole , seppi sorridere alla mia vita ed anche alla mia malattia . La donna vi ebbe un ' importanza enorme . Magari a pezzi , i suoi piedini , la sua cintura , la sua bocca , riempirono i miei giorni . E rivedendo la mia vita e anche la mia malattia le amai , le intesi ! Com ' era stata piú bella la mia vita che non quella dei cosidetti sani , coloro che picchiavano o avrebbero voluto picchiare la loro donna ogni giorno salvo in certi momenti . Io , invece , ero stato accompagnato sempre dall ' amore . Quando non avevo pensato alla mia donna , vi avevo pensato ancora per farmi perdonare che pensavo anche alle altre . Gli altri abbandonavano la donna delusi e disperando della vita . Da me la vita non fu mai privata del desiderio e l ' illusione rinacque subito intera dopo ogni naufragio , nel sogno di membra , di voci , di atteggiamenti piú perfetti . In quel momento ricordai che fra le tante bugie che avevo propinate a quel profondo osservatore ch ' era il dottor S . , c ' era anche quella ch ' io non avessi piú tradita mia moglie dopo la partenza di Ada . Anche su questa bugia egli fabbricò le sue teorie . Ma là , alla riva di quel fiume , improvvisamente , con spavento , ricordai ch ' era vero che da qualche giorno , forse dacché avevo abbandonata la cura , io non avevo ricercata la compagnia di altre donne . Che fossi stato guarito come il dottor S . pretende ? Vecchio come sono , da un pezzo le donne non mi guardano piú . Se io cesso dal guardare loro , ecco che ogni relazione fra di noi è tagliata . Se un dubbio simile mi fosse capitato a Trieste , avrei saputo solverlo subito . Qui era alquanto piú difficile . Pochi giorni prima avevo avuto in mano il libro di memorie del Da Ponte , l ' avventuriere contemporaneo del Casanova . Anche lui era passato certamente per Lucinico ed io sognai d ' imbattermi in quelle sue dame incipriate dalle membra celate dalla crinolina . Dio mio ! Come facevano quelle donne ad arrendersi cosí presto e tanto di frequente essendo difese da tutti quegli stracci ? Mi parve che il ricordo della crinolina , ad onta della cura , fosse abbastanza eccitante . Ma il mio era un desiderio alquanto fatturato e non bastò a rassicurarmi . L ' esperienza che cercavo l ' ebbi poco dopo e fu sufficiente per rassicurarmi , ma non mi costò poco . Per averla , turbai e guastai la relazione piú pura che avessi avuta nella mia vita . M ' imbattei in Teresina , la figlia anziana del colono di una tenuta situata accanto alla mia villa . Il padre , da due anni , era rimasto vedovo e la sua numerosa figliuolanza aveva ritrovata la madre in Teresina , una robusta fanciulla che si levava di mattina per lavorare , e cessava il lavoro per coricarsi e raccogliersi per poter riprendere il lavoro . Quel giorno essa guidava l ' asinello di solito affidato alle cure del fratellino e camminava accanto al carretto carico di erba fresca , perché il non grande animale non avrebbe saputo portare su per l ' erta lieve anche il peso della fanciulla . L ' anno prima Teresina m ' era sembrata tuttavia una bimba e non avevo avuta per lei che una simpatia sorridente e paterna . Ma anche il giorno prima , quando l ' avevo rivista per la prima volta , ad onta che l ' avessi ritrovata cresciuta , la bruna faccina divenuta piú seria , le esili spalle allargate sopra il seno che andava arcuandosi nello sviluppo parco del piccolo corpo affaticato , avevo continuato a vederla una bimba immatura di cui non potevo amare che la straordinaria attività e l ' istinto materno di cui fruivano i fratellini . Se non ci fosse stata quella maledetta cura e la necessità di verificare subito in quale stato si trovasse la mia malattia , anche quella volta avrei potuto lasciare Lucinico senz ' aver turbata tanta innocenza . Essa non aveva la crinolina . E la faccina pienotta e sorridente non conosceva la cipria . Aveva i piedi nudi e faceva vedere nuda anche metà della gamba . La faccina e i piedini e la gamba non seppero accendermi . La faccia e le membra che Teresina lasciava vedere erano dello stesso colore ; all ' aria appartenevano tutte e non c ' era niente di male che all ' aria fossero abbandonate . Forse perciò non riuscivano ad accendermi . Ma al sentirmi tanto freddo mi spaventai . Che dopo la cura mi fosse occorsa la crinolina ? Cominciai coll ' accarezzare l ' asinello cui avevo procurato un po ' di riposo . Poi tentai di ritornare a Teresina e le misi in mano niente meno che dieci corone . Era il primo attentato ! L ' anno prima , a lei e ai suoi fratellini , per esprimere loro il mio affetto paterno , avevo messo nelle manine solo dei centesimi . Ma si sa che l ' affetto paterno è altra cosa . Teresina fu stupita del ricco dono . Accuratamente sollevò il suo gonnellino per riporre in non so che tasca celata il prezioso pezzo di carta . Cosí vidi un ulteriore pezzo di gamba , ma anch ' esso sempre bruno e casto . Ritornai all ' asinello e gli diedi un bacio sulla testa . La mia affettuosità provocò la sua . Allungò il muso ed emise il suo grande grido d ' amore che io ascoltai sempre con rispetto . Come varca le distanze e com ' è significante con quel primo grido che invoca e si ripete , attenuandosi poi e terminando in un pianto disperato . Ma sentito cosí da vicino , mi fece dolere il timpano . Teresina rideva e il suo riso m ' incoraggiò . Ritornai a lei e subito l ' afferrai per l ' avambraccio sul quale salii con la mano , lento , verso la spalluccia , studiando le mie sensazioni . Grazie al cielo non ero guarito ancora ! Avevo cessata la cura in tempo . Ma Teresina con una legnata fece procedere l ' asino per seguirlo e lasciarmi . Ridendo di cuore perché io restavo lieto anche se la villanella non voleva saperne di me , le dissi : - Hai lo sposo ? Dovresti averlo . E peccato tu non l ' abbia già ! Sempre allontanandosi da me , essa mi disse : - Se ne prendo uno , sarà certamente piú giovine di lei ! La mia letizia non s ' offuscò per questo . Avrei voluto dare una lezioncina a Teresina e cercai di ricordarmi come da Boccaccio “ Maestro Alberto da Bologna onestamente fa vergognare una donna la quale lui d ' esser di lei innamorato voleva far vergognare ” . Ma il ragionamento di Maestro Alberto non ebbe il suo effetto perché Madonna Malgherida de ' Ghisolieri gli disse : “ Il vostro amor m ' è caro sí come di savio e valente uomo esser dee ; e per ciò , salva la mia onestà , come a cosa vostra ogni vostro piacere imponete sicuramente ” . Tentai di fare di meglio : - Quando ti dedicherai ai vecchi , Teresina ? - gridai per essere inteso da lei che m ' era già lontana . - Quando sarò vecchia anch ' io , - urlò essa ridendo di gusto e senza fermarsi . - Ma allora i vecchi non vorranno piú saperne di te . Ascoltami ! Io li conosco ! Urlavo , compiacendomi del mio spirito che veniva direttamente dal mio sesso . In quel momento , in qualche punto del cielo le nubi s ' apersero e lasciarono passare dei raggi di sole che andarono a raggiungere Teresina che oramai era lontana da me di una quarantina di metri e di me piú in alto di una decina o piú . Era bruna , piccola , ma luminosa ! Il sole non illuminò me ! Quando si è vecchi si resta all ' ombra anche avendo dello spirito . 26 Giugno 1915 La guerra m ' ha raggiunto ! Io che stavo a sentire le storie di guerra come se si fosse trattato di una guerra di altri tempi di cui era divertente parlare , ma sarebbe stato sciocco di preoccuparsi , ecco che vi capitai in mezzo stupefatto e nello stesso tempo stupito di non essermi accorto prima che dovevo esservi prima o poi coinvolto . Io avevo vissuto in piena calma in un fabbricato di cui il pianoterra bruciava e non avevo previsto che prima o poi tutto il fabbricato con me si sarebbe sprofondato nelle fiamme . La guerra mi prese , mi squassò come un cencio , mi privò in una sola volta di tutta la mia famiglia ed anche del mio amministratore . Da un giorno all ' altro io fui un uomo del tutto nuovo , anzi , per essere piú esatto , tutte le mie ventiquattr ' ore furono nuove del tutto . Da ieri sono un po ' piú calmo perché finalmente , dopo l ' attesa di un mese , ebbi le prime notizie della mia famiglia . Si trova sana e salva a Torino mentre io già avevo perduta ogni speranza di rivederla . Devo passare la giornata intera nel mio ufficio . Non vi ho niente da fare , ma gli Olivi , quali cittadini italiani , hanno dovuto partire e tutti i miei pochi migliori impiegati sono andati a battersi di qua o di là e perciò devo restare al mio posto quale sorvegliante . Alla sera vado a casa carico delle grosse chiavi del magazzino . Oggi che mi sento tanto piú calmo , portai con me in ufficio questo manoscritto che potrebbe farmi passar meglio il lungo tempo . Infatti esso mi procurò un quarto d ' ora meraviglioso in cui appresi che ci fu a questo mondo un ' epoca di tanta quiete e silenzio da permettere di occuparsi di giocattoletti simili . Sarebbe anche bello che qualcuno m ' invitasse sul serio di piombare in uno stato di mezza coscienza tale da poter rivivere anche soltanto un ' ora della mia vita precedente . Gli riderei in faccia . Come si può abbandonare un presente simile per andare alla ricerca di cose di nessun ' importanza ? A me pare che soltanto ora sono staccato definitivamente dalla mia salute e dalla mia malattia . Cammino per le vie della nostra misera città , sentendo di essere un privilegiato che non va alla guerra e che trova ogni giorno quello che gli occorre per mangiare . In confronto a tutti mi sento tanto felice - specie dacché ebbi notizie dei miei - che mi sembrerebbe di provocare l ' ira degli dei se stessi anche perfettamente bene . La guerra ed io ci siamo incontrati in un modo violento , ma che adesso mi pare un poco buffo . Augusta ed io eravamo ritornati a Lucinico a passarvi le Pentecoste insieme ai figliuoli . Il 23 di Maggio io mi levai in buon ' ora . Dovevo prendere il sale di Carlsbad e fare anche una passeggiata prima del caffè . Fu durante questa cura a Lucinico che m ' accorsi che il cuore , quando si è a digiuno , attende piú attivamente ad altre riparazioni irraggiando su tutto l ' organismo un grande benessere . La mia teoria doveva perfezionarsi quel giorno stesso in cui mi si costrinse di soffrire la fame che mi fece tanto bene . Augusta , per salutarmi , levò la testa tutta bianca dal guanciale e mi ricordò che avevo promesso a mia figlia di procurarle delle rose . Il nostro unico rosaio era appassito e bisognava perciò provvedere . Mia figlia s ' è fatta una bella fanciulla e somiglia ad Ada . Da un momento all ' altro , con essa avevo dimenticato il fare dell ' educatore burbero ed ero passato a quello del cavaliere che rispetta la femminilità anche nella propria figliuola . Subito essa s ' accorse del suo potere e con grande divertimento mio e d ' Augusta ne abusò . Voleva delle rose e bisognava procurargliene . Mi proposi di camminare per un due orette . Faceva un bel sole e visto che il mio proposito era di camminare sempre e di non arrestarmi finché non ero ritornato a casa , non presi meco neppure la giubba e il cappello . Per fortuna ricordai che avrei dovuto pagare le rose e non lasciai perciò a casa insieme alla giubba anche il portafoglio . Prima di tutto mi recai alla campagna vicina , dal padre di Teresina , per pregarlo di tagliare le rose che sarei venuto a prendere al mio ritorno . Entrai nel grande cortile cinto da un muro alquanto rovinato e non vi trovai nessuno . Urlai il nome di Teresina . Uscí dalla casa il piú piccolo dei bambini che allora avrà avuto sei anni . Posi nella sua manina qualche centesimo ed egli mi raccontò che tutta la famigliuola di buon ' ora s ' era recata al di là dell ' Isonzo , per una giornata di lavoro , su un suo campo di patate di cui la terra aveva bisogno di essere rassodata . Ciò non mi spiaceva . Io conoscevo quel campo e sapevo che per giungervi abbisognavo di circa un ' ora di tempo . Visto che avevo stabilito di camminare per un due ore , mi piaceva di poter attribuire alla mia passeggiata uno scopo determinato . Cosí non c ' era la paura d ' interromperla per un assalto improvviso d ' infingardaggine . M ' avviai traverso la pianura ch ' è piú alta della strada e di cui perciò non vedevo che i margini e qualche corona d ' albero in fiore . Ero veramente giocondo : cosí in maniche di camicia e senza cappello mi sentivo molto leggero . Aspiravo quell ' aria tanto pura e , come usavo spesso da qualche tempo , camminando facevo la ginnastica polmonare del Niemeyer che m ' era stata insegnata da un amico tedesco , una cosa utilissima a chi fa una vita piuttosto sedentaria . Arrivato in quel campo , vidi Teresina che lavorava proprio dalla parte della strada . M ' avvicinai a lei e allora m ' accorsi che piú in là lavoravano insieme al padre i due fratellini di Teresina di un ' età che io non avrei saputo precisare , fra ' dieci e i quattordici anni . Nella fatica i vecchi si sentono magari esausti , ma per l ' eccitazione che l ' accompagna , sempre piú giovini che nell ' inerzia . Ridendo m ' accostai a Teresina : - Sei ancora in tempo , Teresina . Non tardare . Essa non m ' intese ed io non le spiegai nulla . Non occorreva . Giacché essa non ricordava , si poteva ritornare con lei ai nostri antichi rapporti . Avevo già ripetuto l ' esperimento ed aveva avuto anche questa volta un risultato favorevole . Indirizzandole quelle poche parole l ' avevo accarezzata altrimenti che col solo occhio . Col padre di Teresina m ' accordai facilmente per le rose . Mi permetteva di tagliarne quante volevo eppoi non si avrebbe litigato per il prezzo . Egli voleva subito ritornare al lavoro mentre io m ' accingevo di mettermi sulla via del ritorno , ma poi si pentí e mi corse dietro . Raggiuntomi , a voce molto bassa , mi domandò : - Lei non ha sentito niente ? Dicono sia scoppiata la guerra . - Già ! Lo sappiamo tutti ! Da un anno circa , - risposi io . - Non parlo di quella , - disse lui spazientito . - Parlo di quella con ... - e fece un segno dalla parte della vicina frontiera italiana . - Lei non ne sa nulla ? - Mi guardò ansioso della risposta . - Capirai , - gli dissi io con piena sicurezza , - che se io non so nulla vuol proprio dire che nulla c ' è . Vengo da Trieste e le ultime parole che sentii colà significavano che la guerra è proprio definitivamente scongiurata . A Roma hanno ribaltato il Ministero che voleva la guerra e ci hanno ora il Giolitti . Egli si rasserenò immediatamente : - Perciò queste patate che stiamo coprendo e che promettono tanto bene saranno poi nostre ! Vi sono tanti di quei chiacchieroni a questo mondo ! - Con la manica della camicia s ' asciugò il sudore che gli colava dalla fronte . Vedendolo tanto contento , tentai di renderlo piú contento ancora . Amo tanto le persone felici , io . Perciò dissi delle cose che veramente non amo di rammentare . Asserii che se anche la guerra fosse scoppiata , non sarebbe stata combattuta colà . C ' era prima di tutto il mare dove era ora si battessero , eppoi oramai in Europa non mancavano dei campi di battaglia per chi ne voleva . C ' erano le Fiandre e varii dipartimenti della Francia . Avevo poi sentito dire - non sapevo piú da chi - che a questo mondo c ' era oramai tale un bisogno di patate che le raccoglievano accuratamente anche sui campi di battaglia . Parlai molto , sempre guardando Teresina che piccola , minuta , s ' era accovacciata sulla terra per tastarla prima di applicarvi la vanga . Il contadino perfettamente tranquillizzato ritornò al suo lavoro . Io , invece , avevo consegnato una parte della mia tranquillità a lui e ne restava a me molto di meno . Era certo che a Lucinico eravamo troppo vicini alla frontiera . Ne avrei parlato ad Augusta . Avremmo forse fatto bene di ritornare a Trieste e forse andare anche piú in là o in qua . Certamente Giolitti era ritornato al potere , ma non si poteva sapere se , arrivato lassú , avrebbe continuato a vedere le cose nella luce in cui le vedeva quando lassú c ' era qualcuno d ' altro . Mi rese anche piú nervoso l ' incontro casuale con un plotone di soldati che marciava sulla strada in direzione di Lucinico . Erano dei soldati non giovini e vestiti ed attrezzati molto male . Dal loro fianco pendeva quella che noi a Trieste dicevamo la Durlindana , quella baionetta lunga che in Austria , nell ' estate del 1915 , avevano dovuto levare dai vecchi depositi . Per qualche tempo camminai dietro di loro inquieto d ' essere presto a casa . Poi mi seccò un certo odore di selvatico frollo che emanava da loro e rallentai il passo . La mia inquietudine e la mia fretta erano sciocche . Era pure sciocco d ' inquietarsi per aver assistito all ' inquietudine di un contadino . Oramai vedevo da lontano la mia villa ed il plotone non c ' era piú sulla strada . Accelerai il passo per arrivare finalmente al mio caffelatte . Fu qui che cominciò la mia avventura . Ad uno svolto di via , mi trovai arrestato da una sentinella che urlò : - Zurück ! - mettendosi addirittura in posizione di sparare . Volli parlargli in tedesco giacché in tedesco aveva urlato , ma egli del tedesco non conosceva che quella sola parola che ripeté sempre piú minacciosamente . Bisognava andare zurück ed io guardandomi sempre dietro nel timore che l ' altro , per farsi intendere meglio , sparasse , mi ritirai con una certa premura che non m ' abbandonò neppure quando il soldato non vidi piú . Ma ancora non avevo rinunciato di arrivare subito alla mia villa . Pensai che varcando la collina alla mia destra , sarei arrivato molto dietro la sentinella minacciosa . L ' ascesa non fu difficile specie perché l ' alta erba era stata curvata da molta gente che doveva essere passata per di là prima di me . Certamente doveva esservi stata costretta dalla proibizione di passare per la strada . Camminando riacquistai la mia sicurezza e pensai che al mio arrivo a Lucinico mi sarei subito recato a protestare dal capovilla per il trattamento che avevo dovuto subire . Se permetteva che i villeggianti fossero trattati cosí , presto a Lucinico non ci sarebbe venuto nessuno ! Ma arrivato alla cima della collina , ebbi la brutta sorpresa di trovarla occupata da quel plotone di soldati dall ' odore di selvatico . Molti soldati riposavano all ' ombra di una casetta di contadini che io conoscevo da molto tempo e che a quell ' ora era del tutto vuota ; tre di essi parevano messi a guardia , ma non verso il versante da cui io ero venuto , e alcuni altri stavano in un semi circolo dinanzi ad un ufficiale che dava loro delle istruzioni che illustrava con una carta topografica ch ' egli teneva in mano . Io non possedevo neppure un cappello che potesse servirmi per salutare . Inchinandomi varie volte e col mio piú bel sorriso , m ' appressai all ' ufficiale il quale , vedendomi , cessò di parlare coi suoi soldati e si mise a guardarmi . Anche i cinque mammelucchi che lo circondavano mi regalavano tutta la loro attenzione . Sotto tutti quegli sguardi e sul terreno non piano era difficilissimo di moversi . L ' ufficiale urlò : - Was will der dumme Kerl hier ? - ( Che cosa vuole quello scimunito ? ) . Stupito che senz ' alcuna provocazione mi si offendesse cosí , volli dimostrarmi offeso virilmente ma tuttavia con la discrezione del caso , deviai di strada e tentai di arrivare al versante che m ' avrebbe portato a Lucinico . L ' ufficiale si mise ad urlare che , se facevo un solo passo di piú , m ' avrebbe fatto tirare adosso . Ridivenni subito molto cortese e da quel giorno a tutt ' oggi che scrivo , rimasi sempre molto cortese . Era una barbarie d ' essere costretto di trattare con un tomo simile , ma intanto si aveva il vantaggio ch ' egli parlava correntemente il tedesco . Era un tale vantaggio che , ricordandolo , riusciva piú facile di parlargli con dolcezza . Guai se bestia come era non avesse neppur compreso il tedesco . Sarei stato perduto . Peccato che io non parlavo abbastanza correntemente quella lingua perché altrimenti mi sarebbe stato facile di far ridere quell ' arcigno signore . Gli raccontai che a Lucinico m ' aspettava il mio caffelatte da cui ero diviso soltanto dal suo plotone . Egli rise , in fede mia rise . Rise sempre bestemmiando e non ebbe la pazienza di lasciarmi finire . Dichiarò che il caffelatte di Lucinico sarebbe stato bevuto da altri e quando sentí che oltre al caffè c ' era anche mia moglie che m ' aspettava , urlò : - Auch Ihre Frau wird von anderen gegessen werden . - ( Anche vostra moglie sarà mangiata da altri ) . Egli era oramai di miglior umore di me . Pare poi gli fosse spiaciuto di avermi dette delle parole che , sottolineate dal riso clamoroso dei cinque mammalucchi , potevano apparire offensive ; si fece serio e mi spiegò che non dovevo sperare di rivedere per qualche giorno Lucinico ed anzi in amicizia mi consigliava di non domandarlo piú perché bastava quella domanda per compromettermi ! - Haben Sie verstanden ? - ( Avete capito ? ) Io avevo capito , ma non era mica facile di adattarsi di rinunziare al caffelatte da cui distavo non piú di mezzo chilometro . Solo perciò esitavo di andarmene perché era evidente che quando fossi disceso da quella collina , alla mia villa , per quel giorno , non sarei giunto piú . E , per guadagnar tempo , mitemente domandai all ' ufficiale : - Ma a chi dovrei rivolgermi per poter ritornare a Lucinico a prendere almeno la mia giubba e il mio cappello ? Avrei dovuto accorgermi che all ' ufficiale tardava di esser lasciato solo con la sua carta e i suoi uomini , ma non m ' aspettavo di provocare tanta sua ira . Urlò , in modo da intronarmi l ' orecchie , che m ' aveva già detto che non dovevo piú domandarlo . Poi m ' impose di andare dove il diavolo vorrà portarmi ( wo der Teufel Sie tragen will ) . L ' idea di farmi portare non mi spiaceva molto perché ero molto stanco , ma esitavo ancora . Intanto però l ' ufficiale a forza d ' urlare s ' accese sempre piú e con accento di grande minaccia chiamò a sé uno dei cinque uomini che l ' attorniavano e appellandolo signor caporale gli diede l ' ordine di condurmi già della collina e di sorvegliarmi finché non fossi sparito sulla via che conduce a Gorizia , tirandomi addosso se avessi esitato ad ubbidire . Perciò scesi da quella cima piuttosto volontieri : - Danke schön , - dissi anche senz ' alcun ' intenzione d ' ironia . Il caporale era uno slavo che parlava discretamente l ' italiano . Gli parve di dover essere brutale in presenza dell ' ufficiale e , per indurmi a precederlo nella discesa , mi gridò : - Marsch ! - Ma quando fummo un po ' piú lontani si fece dolce e familiare . Mi domandò se avevo delle notizie sulla guerra e se era vero ch ' era imminente l ' intervento italiano . Mi guardava ansioso in attesa della risposta . Dunque neppure loro che la facevano sapevano se la guerra ci fosse o no ! Volli renderlo piú felice che fosse possibile e gli diedi le notizie che avevo propinate anche al padre di Teresina . Poi mi pesarono sulla coscienza . Nell ' orrendo temporale che scoppiò , probabilmente tutte le persone ch ' io rassicurai perirono . Chissà quale sorpresa ci sarà stata sulla loro faccia cristallizzata dalla morte . Era un ottimismo incoercibile il mio . Non avevo sentita la guerra nelle parole dell ' ufficiale e meglio ancora nel loro suono ? Il caporale si rallegrò molto e , per compensarmi , mi diede anche lui il consiglio di non tentare piú di arrivare a Lucinico . Date le notizie mie , egli riteneva che le disposizioni che m ' impedivano di rincasare sarebbero state levate il giorno appresso . Ma intanto mi consigliava di andare a Trieste al Platzkommando dal quale forse avrei potuto ottenere un permesso speciale . - Fino a Trieste ? - domandai io spaventato . - A Trieste , senza giubba , senza cappello e senza caffelatte ? A quanto ne sapeva il caporale , mentre parlavamo , un fitto cordone di fanteria chiudeva il transito per l ' Italia , creando una nuova ed insuperabile frontiera . Con un sorriso di persona superiore mi dichiarò che , secondo lui , la via piú breve per Lucinico era quella che conduceva oltre Trieste . A forza di sentirmelo dire , io mi rassegnai e m ' avviai verso Gorizia pensando di prendere il treno del mezzodí per recarmi a Trieste . Ero agitato , ma devo dire che mi sentivo molto bene . Avevo fumato poco e non mangiato affatto . Mi sentivo di una leggerezza che da lungo tempo m ' era mancata . Non mi dispiaceva affatto di dover ancora camminare . Mi dolevano un poco le gambe , ma mi pareva che avrei potuto reggere fino a Gorizia , tanto era libero e profondo il mio respiro . Scaldatemi le gambe con un buon passo , il camminare infatti non mi pesò . E nel benessere , battendomi il tempo , allegro perché insolitamente celere , ritornai al mio ottimismo . Minacciavano di qua , minacciavano di là , ma alla guerra non sarebbero giunti . Ed è cosí che , quando giunsi a Gorizia , esitai se non avessi dovuto stabilire una stanza all ' albergo nella quale passare la notte e ritornare il giorno appresso a Lucinico per presentare le mie rimostranze al capovilla . Corsi intanto all ' ufficio postale per telefonare ad Augusta . Ma dalla mia villa non si rispose . L ' impiegato , un omino dalla barbetta rada che pareva nella sua piccolezza e rigidezza qualche cosa di ridicolo e d ' ostinato - la sola cosa che di lui ricordi - sentendomi bestemmiare furibondo al telefono muto , mi si avvicinò e mi disse : - È già la quarta volta oggi che Lucinico non risponde . Quando mi rivolsi a lui , nel suo occhio brillò una grande lieta malizia ( sbagliavo ! anche quella ricordo ancora ! ) e quel suo occhio brillante cercò il mio per vedere se proprio ero tanto sorpreso e arrabbiato . Ci vollero un dieci buoni minuti perché comprendessi . Allora non ci furono dubbii per me . Lucinico si trovava o fra pochi istanti si troverebbe sulla linea del fuoco . Quando intesi perfettamente quell ' occhiata eloquente ero avviato al caffè per prendere in aspettativa della colazione la tazza di caffè che m ' era dovuta dalla mattina . Deviai subito e andai alla stazione . Volevo trovarmi piú vicino ai miei e - seguendo le indicazioni del mio amico caporale - mi recavo a Trieste . Fu durante quel mio breve viaggio che la guerra scoppiò . Pensando di arrivare tanto presto a Trieste , alla stazione di Gorizia e per quanto ne avessi avuto il tempo , non presi neppure la tazza di caffè cui anelavo da tanto tempo . Salii nella mia vettura e , lasciato solo , rivolsi il mio pensiero ai miei cari da cui ero stato staccato in un modo tanto strano . Il treno camminò bene fino oltre Monfalcone . Pareva che la guerra non fosse giunta ancora fin là . Io mi conquistai la tranquillità pensando che probabilmente a Lucinico le cose si sarebbero svolte come al di qua della frontiera . A quell ' ora Augusta e i miei figli si sarebbero trovati in viaggio verso l ' interno dell ' Italia . Questa tranquillità associatasi a quella enorme , sorprendente , della mia fame , mi procurò un lungo sonno . Fu probabilmente la stessa fame che mi destò . Il mio treno s ' era fermato in mezzo alla cosidetta Sassonia di Trieste . Il mare non si vedeva , per quanto dovesse essere vicinissimo , perché una leggera foschia impediva di guardare lontano . Il Carso ha una grande dolcezza nel Maggio , ma la può intendere solo chi non è viziato dalle primavere esuberanti di colore e di vita di altre campagne . Qui la pietra che sporge dappertutto è circondata da un mite verde che non è umile perché presto diventa la nota predominante del paesaggio . In altre condizioni io mi sarei adirato enormemente di non poter mangiare avendo tanta fame . Invece quel giorno la grandezza dell ' avvenimento storico cui avevo assistito , m ' imponeva e m ' induceva alla rassegnazione . Il conduttore cui regalai delle sigarette non seppe procurarmi neppure un tozzo di pane . Non raccontai a nessuno delle mie esperienze della mattina . Ne avrei parlato a Trieste a qualche intimo . Dalla frontiera verso la quale tendevo il mio orecchio non veniva alcun suono di combattimento . Noi eravamo fermi a quel posto per lasciar passare un otto o nove treni che scendevano turbinando verso l ' Italia . La piaga cancrenosa ( come in Austria si appellò subito la fronte italiana ) s ' era aperta e abbisognava di materiale per nutrire la sua purulenza . E i poveri uomini vi andavano sghignazzando e cantando . Da tutti quei treni uscivano i medesimi suoni di gioia o di ebbrezza . Quando arrivai a Trieste la notte era già scesa sulla città . La notte era illuminata dal bagliore di molti incendi e un amico che mi vide andare verso casa mia in maniche di camicia mi gridò : - Hai preso parte ai saccheggi ? Finalmente arrivai a mangiare qualche cosa e subito mi coricai . Una vera , grande stanchezza mi spingeva a letto . Io credo fosse prodotta dalle speranze e dai dubbii che tenzonavano nella mia mente . Stavo sempre molto bene e nel periodo breve che precedette il sogno di cui con la psico - analisi m ' ero esercitato a ritenere le immagini , ricordo che conclusi la mia giornata con un ' ultima infantile idea ottimistica : alla frontiera non era morto ancora nessuno e perciò la pace si poteva rifare . Adesso che so che la mia famiglia è sana e salva , la vita che faccio non mi spiace . Non ho molto da fare ma non si può dire che io sia inerte . Non si deve né comperare né vendere . Il commercio risanerà quando ci sarà la pace . L ' Olivi dalla Svizzera mi fece pervenire dei consigli . Se sapesse come i suoi consigli stonano in quest ' ambiente ch ' è mutato del tutto ! Io , intanto , per il momento , non faccio nulla . 24 Marzo 1916 Dal Maggio dell ' anno scorso non avevo piú toccato questo libercolo . Ecco che dalla Svizzera il dr . S . mi scrive pregandomi di mandargli quanto avessi ancora annotato . È una domanda curiosa , ma non ho nulla in contrario di mandargli anche questo libercolo dal quale chiaramente vedrà come io la pensi di lui e della sua cura . Giacché possiede tutte le mie confessioni , si tenga anche queste poche pagine e ancora qualcuna che volentieri aggiungo a sua edificazione . Ma al signor dottor S . voglio pur dire il fatto suo . Ci pensai tanto che oramai ho le idee ben chiare . Intanto egli crede di ricevere altre confessioni di malattia e debolezza e invece riceverà la descrizione di una salute solida , perfetta quanto la mia età abbastanza inoltrata può permettere . Io sono guarito ! Non solo non voglio fare la psico - analisi , ma non ne ho neppur di bisogno . E la mia salute non proviene solo dal fatto che mi sento un privilegiato in mezzo a tanti martiri . Non è per il confronto ch ' io mi senta sano . Io sono sano , assolutamente . Da lungo tempo io sapevo che la mia salute non poteva essere altro che la mia convinzione e ch ' era una sciocchezza degna di un sognatore ipnagogico di volerla curare anziché persuadere . Io soffro bensí di certi dolori , ma mancano d ' importanza nella mia grande salute . Posso mettere un impiastro qui o là , ma il resto ha da moversi e battersi e mai indugiarsi nell ' immobilità come gl ' incancreniti . Dolore e amore , poi , la vita insomma , non può essere considerata quale una malattia perché duole . Ammetto che per avere la persuasione della salute il mio destino dovette mutare e scaldare il mio organismo con la lotta e sopratutto col trionfo . Fu il mio commercio che mi guarí e voglio che il dottor S . lo sappia . Attonito e inerte , stetti a guardare il mondo sconvolto , fino al principio dell ' Agosto dell ' anno scorso . Allora io cominciai a comperare . Sottolineo questo verbo perché ha un significato piú alto di prima della guerra . In bocca di un commerciante , allora , significava ch ' egli era disposto a comperare un dato articolo . Ma quando io lo dissi , volli significare ch ' io ero compratore di qualunque merce che mi sarebbe stata offerta . Come tutte le persone forti , io ebbi nella mia testa una sola idea e di quella vissi e fu la mia fortuna . L ' Olivi non era a Trieste , ma è certo ch ' egli non avrebbe permesso un rischio simile e lo avrebbe riservato agli altri . Invece per me non era un rischio . Io ne sapevo il risultato felice con piena certezza . Dapprima m ' ero messo , secondo l ' antico costume in epoca di guerra , a convertire tutto il patrimonio in oro , ma v ' era una certa difficoltà di comperare e vendere dell ' oro . L ' oro per cosí dire liquido , perché piú mobile , era la merce e ne feci incetta . Io effettuo di tempo in tempo anche delle vendite ma sempre in misura inferiore agli acquisti . Perché cominciai nel giusto momento i miei acquisti e le mie vendite furono tanto felici che queste mi davano i grandi mezzi di cui abbisognavo per quelli . Con grande orgoglio ricordo che il mio primo acquisto fu addirittura apparentemente una sciocchezza e inteso unicamente a realizzare subito la mia nuova idea : una partita non grande d ' incenso . Il venditore mi vantava la possibilità d ' impiegare l ' incenso quale un surrogato della resina che già cominciava a mancare , ma io quale chimico sapevo con piena certezza che l ' incenso mai piú avrebbe potuto sostituire la resina di cui era differente toto genere . Secondo la mia idea il mondo sarebbe arrivato ad una miseria tale da dover accettare l ' incenso quale un surrogato della resina . E comperai ! Pochi giorni or sono ne vendetti una piccola parte e ne ricavai l ' importo che m ' era occorso per appropriarmi della partita intera . Nel momento in cui incassai quei denari mi si allargò il petto al sentimento della mia forza e della mia salute . Il dottore , quando avrà ricevuta quest ' ultima parte del mio manoscritto , dovrebbe restituirmelo tutto . Lo rifarei con chiarezza vera perché come potevo intendere la mia vita quando non ne conoscevo quest ' ultimo periodo ? Forse io vissi tanti anni solo per prepararmi ad esso ! Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella vita stessa una manifestazione di malattia . La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti . A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale . Non sopporta cure . Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite . Morremmo strangolati non appena curati . La vita attuale è inquinata alle radici . L ' uomo s ' è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l ' aria , ha impedito il libero spazio . Può avvenire di peggio . Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze . V ' è una minaccia di questo genere in aria . Ne seguirà una grande ricchezza ... nel numero degli uomini . Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo . Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio ? Solamente al pensarci soffoco ! Ma non è questo , non è questo soltanto . Qualunque sforzo di darci la salute è vano . Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso , quello del proprio organismo . Allorché la rondinella comprese che per essa non c ' era altra possibile vita fuori dell ' emigrazione , essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte piú considerevole del suo organismo . La talpa s ' interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno . Il cavallo s ' ingrandí e trasformò il suo piede . Di alcuni animali non sappiamo il progresso , ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute . Ma l ' occhialuto uomo , invece , inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c ' è stata salute e nobiltà in chi li inventò , quasi sempre manca in chi li usa . Gli ordigni si comperano , si vendono e si rubano e l ' uomo diventa sempre piú furbo e piú debole . Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza . I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso , ma , oramai , l ' ordigno non ha piú alcuna relazione con l ' arto . Ed è l ' ordigno che crea la malattia con l ' abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice . La legge del piú forte sparí e perdemmo la selezione salutare . Altro che psico - analisi ci vorrebbe : sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati . Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute . Quando i gas velenosi non basteranno piú , un uomo fatto come tutti gli altri , nel segreto di una stanza di questo mondo , inventerà un esplosivo incomparabile , in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli . Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri , ma degli altri un po ' piú ammalato , ruberà tale esplosivo e s ' arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo . Ci sarà un ' esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie . - FINE -
PICCOLO MONDO ANTICO ( FOGAZZARO ANTONIO , 1895 )
Narrativa ,
ÿþA Luisa Venini Campioni A Lei carissima Luisa , che tante persone e cose del piccolo mondo valsoldese ebbe familiari ; a Lei , devota e fedele amica di due care anime che ci aspettano nell ' eternità , offro nel nome loro e nel nome di un altro morto a Lei diletto il libro che queste sacre memorie e non queste sole , segretamente richiama . Antonio Fogazzaro PARTE PRIMA 1 . Risotto e tartufi Soffiava sul lago una breva fredda , infuriata di voler cacciar le nubi grigie , pesanti sui cocuzzoli scuri delle montagne . Infatti , quando i Pasotti , scendendo da Albogasio Superiore , arrivarono a Casarico , non pioveva ancora . Le onde stramazzavano tuonando sulla riva , sconquassavan le barche incatenate , mostravano qua e là , sino all ' opposta sponda austera del Doi , un lingueggiar di spume bianche . Ma giù a ponente , in fondo al lago , si vedeva un chiaro , un principio di calma , una stanchezza della breva ; e dietro al cupo monte di Caprino usciva il primo fumo di pioggia . Pasotti , in soprabito nero di cerimonia , col cappello a staio in testa e la grossa mazza di bambù in mano , camminava nervoso per la riva , guardava di qua , guardava di là , si fermava a picchiar forte la mazza a terra , chiamando quell ' asino di barcaiuolo che non compariva . Il piccolo battello nero con i cuscini rossi , la tenda bianca e rossa , il sedile posticcio di parata piantato a traverso , i remi pronti e incrociati a poppa , si dibatteva , percosso dalle onde , fra due barconi carichi di carbone che oscillavano appena . « Pin ! » , gridava Pasotti sempre più arrabbiato . « Pin ! » Non rispondeva che l ' eguale , assiduo tuonar delle onde sulla riva , il cozzar delle barche fra loro . Non c ' era , si sarebbe detto , un cane vivo in tutto Casarico . Solo una vecchia voce flebile , una voce velata da ventriloquo , gemeva dalle tenebre del portico : « Andiamo a piedi ! Andiamo a piedi ! » Finalmente il Pin comparve dalla parte di San Mamette . « Oh là ! » , gli fece Pasotti alzando le braccia . Quegli si mise a correre . « Animale ! » , urlò Pasotti . « T ' han posto un nome di cane per qualche cosa ! » « Andiamo a piedi , Pasotti » , gemeva la voce flebile . « Andiamo a piedi ! » Pasotti tempestò ancora col barcaiuolo che staccava in fretta la catena del suo battello da un anello infisso nella riva . Poi si voltò con una faccia imperiosa verso il portico e accennò a qualcuno , piegando il mento , di venire . « Andiamo a piedi , Pasotti ! » , gemette ancora la voce . Egli si strinse nelle spalle , fece con la mano un brusco atto di comando , e discese verso il battello . Allora comparve ad un ' arcata del portico una vecchia signora , stretta la magra persona in uno scialle d ' India , sotto al quale usciva la gonna di seta nera , chiusa la testa in un cappellino di città , sperticatamente alto , guernito di rosette gialle e di pizzi neri . Due ricci neri le incorniciavano il viso rugoso dove s ' aprivano due grandi occhi dolci , annebbiati , una gran bocca ombreggiata di leggeri baffi . « Oh , Pin » , diss ' ella giungendo i guanti canarini e fermandosi sulla riva a guardar pietosamente il barcaiuolo . « Dobbiamo proprio andare con un lago di questa sorte ? » Suo marito le fece un altro gesto più imperioso , un ' altra faccia più brusca della prima . La povera donna sdrucciolò giù in silenzio al battello e vi fu fatta salire , tutta tremante . « Mi raccomando alla Madonna della Caravina , caro il mio Pin » , diss ' ella . « Un lago così brutto ! » Il barcaiuolo negò del capo , sorridendo . « A proposito » , esclamò Pasotti « hai la vela ? » « Ce l ' ho su in casa » , rispose Pin . « Debbo andare a prenderla ? La signora qui avrà paura , forse . E poi , ecco là che vien l ' acqua ! » « Va ' ! » , fece Pasotti . La signora , sorda come un battaglio di campana , non udì verbo di questo colloquio , si meravigliò molto di veder Pin correr via e chiese a suo marito dove andasse . « La vela ! » , le gridò Pasotti sul viso . Colei stava lì tutta china , a bocca spalancata , per raccogliere un po ' di voce , ma inutilmente . « La vela ! » , ripeté l ' altro , più forte , con le mani accostate al viso . Ella sospettò d ' aver capito , trasalì di spavento , fece in aria col dito un geroglifico interrogativo . Pasotti rispose tracciando pure in aria un arco immaginario e soffiandovi dentro ; poi affermò del capo , in silenzio . Sua moglie , convulsa , si alzò per uscire . « Vado fuori ! » , diss ' ella angosciosamente . « Vado fuori ! Vado a piedi ! » Suo marito l ' afferrò per un braccio , la trasse a sedere , le piantò addosso due occhi di fuoco . Intanto il barcaiuolo ritornò con la vela . La povera signora si contorceva , sospirava , aveva le lagrime agli occhi , gittava alla riva delle occhiate pietose , ma taceva . L ' albero fu rizzato , i due capi inferiori della vela furono legati , e la barca stava per prender il largo , quando un vocione mugghiò dal portico : « To ' , to ' , il signor Controllore ! » , e ne sbucò un pretone rubicondo , con una pancia gloriosa , un gran cappello di paglia nera , il sigaro in bocca e l ' ombrello sotto il braccio . « Oh , curatone ! » , esclamò Pasotti . « Bravo ! È di pranzo ? Viene a Cressogno con noi ? » « Se mi toglie ! » , rispose il curato di Puria , scendendo verso il battello . « To ' to ' che c ' è anche la signora Barborin ! » Il faccione diventò amabile amabile , il vocione dolce dolce . « Ha in corpo una paura d ' inferno , povera diavola » , ghignò Pasotti , mentre il curato faceva degli inchinetti e dei sorrisetti alla signora , cui quel minacciato soprappiù di peso metteva un nuovo terrore . Ella si mise a gesticolare in silenzio come se gli altri fossero stati sordi peggio di lei . Additava il lago , la vela , la mole del curato enorme , alzava gli occhi al cielo , si metteva le mani sul cuore , se ne copriva il viso . « Peso mica tanto » , disse il curato , ridendo . « Tâs giò , ti » , soggiunse rivolto a Pin , che aveva sussurrato irriverentemente : « Ona bella tenca » . « Sapete » , esclamò Pasotti , « cosa faremo perché le passi la paura ? Pin , hai un tavolino e un mazzo di tarocchi ? » « Magari un po ' unti » , rispose Pin , « ma li ho . » Ci volle del buono per far capire alla signora Barbara , detta comunemente Barborin , di che si trattasse adesso . Non lo voleva intendere , neanche quando suo marito le cacciò in mano , per forza , un mazzo di carte schifose . Ma per ora non era possibile , giuocare . La barca avanzava faticosamente , a forza di remi , verso la foce del fiume di S . Mamette , dove si sarebbe potuto alzar la vela , e i cavalloni sbattuti indietro dalle rive si arruffavano con i sopravvegnenti , facevano ballare il battello fra un bollimento di creste spumose . La signora piangeva . Pasotti imprecava a Pin che non s ' era tenuto bastantemente al largo . Allora il curatone , afferrati due remi , ben piantata la gran persona in mezzo al battello , si mise a lavorar di schiena , tanto che in quattro colpi si uscì dal cattivo passo . La vela fu alzata , e il battello scivolò via liscio , a seconda , con un sommesso gorgoglio sotto la chiglia , con ondular lento e blando . Il prete sedette allora sorridente accanto alla signora Barborin che chiudeva gli occhi e mormorava giaculatorie . Ma Pasotti batteva impaziente il mazzo dei tarocchi sul tavolino e bisognò giuocare . Intanto la pioggia grigia veniva avanti adagio adagio , velando le montagne , soffocando la breva . La signora andava ripigliando fiato a misura che ne perdeva il vento , giuocava rassegnata , pigliandosi in pace gli spropositi propri e le sfuriate di suo marito . Quando la pioggia incominciò a mormorar sulla tenda del battello e sull ' onda morta che andava tutt ' ora , quasi senz ' aria , agli scogli del Tentiòn ; quando il barcaiuolo pensò bene di calar la vela e di riprendere i remi , la signora Barborin respirò del tutto . « Caro il mio Pin ! » , diss ' ella teneramente ; e si mise a giuocar a tarocchi con uno zelo , con un brio , con una beatitudine in viso , che non si turbavano né di spropositi né di strapazzate . Molti giorni di breva e di pioggia , di sole e di tempeste sorsero e tramontarono sul lago di Lugano , sui monti della Valsolda , dopo quella partita a tarocchi giuocata dalla signora Pasotti , da suo marito , controllore delle dogane a riposo , e dal curatone di Puria , nel battello che costeggiava lento , in mezzo ad una nebbiolina di pioggia , le scogliere di S . Mamette e Cressogno . Quando rivedo nella memoria qualche casupola nera che ora specchia nel lago le sue gale di zotica arricchita , qualche gaia palazzina elegante che ora decade in un silenzioso disordine ; il vecchio gelso di Oria , il vecchio faggio della Madonnina , caduti con le generazioni che li veneravano ; tante figure umane piene di rancori che si credevano eterni , di arguzie che parevano inesauribili , fedeli ad abitudini di cui si sarebbe detto che solo un cataclisma universale potesse interromperle , figure non meno familiari di quegli alberi alle generazioni passate , e scomparse con essi , quel tempo mi pare lontano da noi molto più del vero , come al barcaiuolo Pin , se si voltava a guardar il ponente , parevano lontani più del vero , dietro la pioggia , il San Salvatore e i monti di Carona . Era un tempo bigio e sonnolento , proprio come l ' aspetto del cielo e del lago , caduta la breva che aveva fatto tanta paura alla signora Pasotti . La gran breva del 1848 , dopo aver dato poche ore di sole e lottato un pezzo con le nuvole pesanti , spenta da tre anni , lasciava piovere e piovere i giorni quieti , foschi , silenziosi dove cammina questa mia umile storia . I re e le regine di tarocchi , il Mondo , il Matto e il Bagatto erano in quel tempo e in quel paese personaggi d ' importanza , minute potenze tollerate benevolmente nel seno del grande tacito impero d ' Austria , dove le loro inimicizie , le loro alleanze , le loro guerre erano il solo argomento politico di cui si potesse liberamente discutere . Anche Pin , remando , ficcava avidamente sopra le carte della signora Barborin il suo adunco naso curioso , e lo ritraeva a malincuore . Una volta restò dal remare per tenervelo su e vedere come la povera donna se la sarebbe cavata da un passo difficile , cosa avrebbe fatto di una certa carta pericolosa a giuocare e pericolosa a tenere . Suo marito picchiava impaziente sul tavolino , il curatone palpava con un sorriso beato le proprie carte , e lei si stringeva le sue al petto , ridendo e gemendo , sbirciando ora l ' uno ora l ' altro de ' suoi compagni . « Ha il Matto in mano » , sussurrò il curato . « Fa sempre così , lei , quando ha il Matto » , disse Pasotti e gridò picchiando : « Giù questo Matto ! » . « Io lo butto nel lago » , diss ' ella . Gittò un ' occhiata a prora e trovò lo scampo di osservare che si toccava Cressogno , ch ' era tempo di smettere . Suo marito sbuffò alquanto , ma poi si rassegnò a infilare i guanti . « Trota , oggi , curato » , diss ' egli mentre l ' umile sposa glieli abbottonava . « Tartufi bianchi , francolini e vin di Ghemme . » « Lo sa , lo sa , lo sa ? » , esclamò il curato . « Lo so anch ' io . Me l ' ha detto il cuoco , ieri , a Lugano . Che miracoli , eh , la signora marchesa ! » « Ma , miracoli ? Pranzo di Sant ' Orsola , intanto ; e poi invito di signore : le Carabelli madre e figlia ; quelle Carabelli di Loveno , sa ? » « Ah sì ? » , fece il curato . « E ci sarebbe qualche progetto ... ? Ecco là don Franco in barca . Ehi , che bandiera , il giovinotto ! Non gliel ' ho mai vista . » Pasotti alzò la tenda del battello , per vedere . Poco discosto una barca dalla bandiera bianca e azzurra si cullava in un comune moto di saliscendi , in una comune stanchezza con l ' onda . A poppa , sotto la bandiera , v ' era seduto don Franco Maironi , l ' abiatico della vecchia marchesa Orsola che dava il pranzo . Pasotti lo vide alzarsi , dar di piglio ai remi e allontanarsi remando adagio , verso l ' alto lago , verso il golfo selvaggio del Dòi ; la bandiera bianca e azzurra si spiegava tutta , sventolava sulla scia . « Dove va , quell ' originale ? » , diss ' egli . E brontolò fra i denti , con una forzata raucedine da barabba milanese : « Antipatico ! » « Dicono ch ' è così di talento ! » , osservò il prete . « Testa pessima » , sentenziò l ' altro . « Molta boria , poco sapere , nessuna civiltà . » « È mezzo marcio » , soggiunse . « Se fossi io quella signorina ... » « Quale ? » , chiese il curato . « La Carabelli . » « Tenga a mente , signor Controllore . Se i francolini e i tartufi bianchi sono per la popòla Carabelli , son buttati via . » « Sa qualche cosa , Lei ? » , disse piano Pasotti con una vampa di curiosità negli occhi . Il prete non rispose perché in quel punto la prora strisciò sulla rena , toccò all ' approdo . Egli uscì il primo ; quindi Pasotti diede a sua moglie , con una rapida mimica imperiosa , non so quali istruzioni , e uscì anche lui . La povera donna venne fuori per l ' ultima , tutta rinfagottata nel suo scialle d ' India , tutta curva sotto il cappellone nero dalle rosette gialle , barcollando , mettendo avanti le grosse mani dai guanti canarini . I due ricci pendenti a lato della sua mansueta bruttezza avevano un particolare accento di rassegnazione sotto l ' ombrello del marito , proprietario , ispettore e geloso custode di tante eleganze . I tre salirono al portico col quale la villetta Maironi cavalca , da ponente , la via dell ' approdo alla chiesa parrocchiale di Cressogno . Il curato e Pasotti fiutavano , tra un sospiro di dolcezza e l ' altro , certo indistinto odore caldo che vaporava dal vestibolo aperto della villa . « Ehi , risotto , risotto » , sussurrò il prete con un lume di cupidigia in faccia . Pasotti , naso fine , scosse il capo aggrottando le ciglia , con manifesto disprezzo di quell ' altro naso . « Risotto no » , diss ' egli . « Come , risotto no ? » , esclamò il prete , piccato . « Risotto sì . Risotto ai tartufi ; non sente ? » Si fermarono ambedue a mezzo il vestibolo , fiutando l ' aria come bracchi , rumorosamente . « Lei , caro il mio curato , mi faccia il piacere di parlare di posciandra » , disse Pasotti dopo una lunga pausa , alludendo a certa rozza pietanza paesana di cavoli e salsicce . « Tartufi si , risotto no . » « Posciandra , posciandra » , borbottò l ' altro , un poco offeso . « Quanto a quello ... » La povera mansueta signora capì che litigavano , si spaventò e si mise a cacciar puntate al soffitto coll ' indice destro , per significare che lassù potevano udire . Suo marito le afferrò la mano in aria , le accennò di fiutare e poi le soffiò nella bocca spalancata : « Risotto ! » Lei esitava , non avendo udito bene . Pasotti si strinse nelle spalle . « Non capisce un accidente » , diss ' egli : « il tempo cambia » ; e salì la scala seguito da sua moglie . Il grosso curato volle dare un ' altra occhiata alla barca di don Franco . « Altro che Carabelli ! » , pensò ; e fu richiamato subito dalla signora Barborin che gli raccomandò di metterlesi vicino a tavola . Aveva tanta soggezione , povera creatura ! I fumi delle casseruole empivano anche la scala di tepide fragranze . « Risotto no » , disse piano l ' avanguardia . « Risotto sì » , rispose sullo stesso tono la retroguardia . E così continuarono , sempre più piano , « risotto sì » , « risotto no » fino a che Pasotti spinse l ' uscio della sala rossa , abituale soggiorno della padrona di casa . Un brutto cagnolino smilzo trottò abbaiando incontro alla signora Barborin che cercava di sorridere mentre Pasotti metteva la sua faccia più ossequiosa e il curato , entrando ultimo con un faccione dolce dolce , mandava in cuor suo all ' inferno la maledetta bestia . « Friend ! Qua ! Friend ! » , disse placidamente la vecchia marchesa . « Cara signora , caro Controllore , curato . » La grossa voce nasale parlava con la stessa flemma , con lo stesso tono agli ospiti e al cane . S ' era alzata per la signora Barborin ma senza fare un passo dal canapè , e stava lì in piedi , una tozza figura dagli occhi spenti e tardi sotto la fronte marmorea e la parrucca nera che le si arrotondava in due grossi lumaconi sulle tempie . Il viso doveva essere stato bello un tempo e serbava , nel suo pallore giallastro di marmo antico , certa maestà fredda che non mutava mai , come lo sguardo come la voce , per qualsiasi moto dell ' animo . Il curatone le fece due o tre inchini a scatto , stando alla larga , ma Pasotti le baciò la mano , e la signora Barborin , sentendosi gelare sotto quello sguardo morto , non sapeva come muoversi né che dire . Un ' altra signora si era alzata dal canapè all ' alzarsi della marchesa e stava guardando con sussiego la Pasotti , quel povero mucchietto di roba vecchia rinfagottato di roba nuova . « La signora Pasotti e suo marito » , disse la marchesa . « Donna Eugenia Carabelli . » Donna Eugenia piegò appena il capo . Sua figlia , donna Carolina , stava in piedi presso la finestra discorrendo con una favorita della marchesa , nipote del suo fattore . La marchesa non stimò necessario d ' incomodarla per presentarle i nuovi venuti e , fattili sedere , riprese una pacata conversazione con donna Eugenia sulle loro comuni conoscenze milanesi , mentre Friend faceva , fiutando e starnutendo , il giro dello scialle canforato della Pasotti , si strofinava sui polpacci del curato e guardava Pasotti con i suoi occhietti umidi e afflitti , senza toccarlo , come se intendesse che il padrone dello scialle indiano , malgrado la sua faccia amabile , gli avrebbe torto il collo volentieri . La marchesa Orsola teneva in moto la sua solita grossa voce sonnolenta e la Carabelli si studiava , rispondendo , di rendere amabile la sua grossa voce imperiosa , ma non sfuggì agli occhi penetranti e al maligno ingegno di Pasotti che le due vecchie dame dissimulavano , la Maironi più e la Carabelli meno , un comune malcontento . Ciascuna volta che l ' uscio si apriva , gli occhi spenti dell ' uno e gli occhi foschi dell ' altra si volgevano là . Una volta entrò il prefetto del Santuario della Caravina col piccolo signor Paolo Sala detto « el Paolin » e col grosso signor Paolo Pozzi detto « el Paolon » , compagni indivisibili . Un ' altra volta entrò il marchese Bianchi , di Oria , antico ufficiale del regno d ' Italia , con la sua figliuola , una nobile figura di vecchio cavalleresco soldato accanto a una seducente figura di fanciulla briosa . Sì la prima che la seconda volta un ' ombra di corruccio passò sul viso della Carabelli . Anche la figlia di costei girava pronta gli occhi all ' uscio , quando si apriva , ma poi chiacchierava e rideva più di prima . « E don Franco , marchesa ? Come sta don Franco ? » , disse il maligno Pasotti , con voce melliflua , porgendo alla marchesa la tabacchiera aperta . « Grazie tante » , rispose la marchesa piegandosi un poco e ficcando due grosse dita nel tabacco : « Franco ? a dirle la verità sono un poco in angustia . Stamattina non si sentiva bene e adesso non lo vedo . Non vorrei ... » « Don Franco ? » , disse il marchese . « È in barca . L ' abbiamo visto un momento fa che remava come un barcaiuolo . » Donna Eugenia spiegò il ventaglio . « Bravo ! » , diss ' ella facendosi vento in fretta e in furia . « È un bellissimo divertimento . » Chiuse il ventaglio d ' un colpo e si mise a mordicchiarlo con le labbra . « Avrà avuto bisogno di prender aria » , osservò la marchesa nel suo naso imperturbabile . « Avrà avuto bisogno di prender acqua » , mormorò il prefetto della Caravina con gli occhi scintillanti di malizia . « Piove ! » « Don Franco viene adesso , signora marchesa » , disse la nipote del fattore dopo aver dato un ' occhiata al lago . « Va bene » , rispose il naso sonnacchioso . « Spero che stia meglio , altrimenti non dirà due parole . Un ragazzo sanissimo ma apprensivo . Senta , Controllore ; e il signor Giacomo ? Perché non si vede ? » « El sior Zacomo » , incominciò Pasotti canzonando il signor Giacomo Puttini , un vecchio celibatario veneto che dimorava da trent ' anni in Albogasio Superiore , presso la villa Pasotti . « El sior Zacomo ... » « Adagio » , lo interruppe la dama . « Non le permetto di burlarsi dei veneti , e poi non è vero che nel Veneto si dica Zacomo . » Ella era nata a Padova , e benché abitasse a Brescia da quasi mezzo secolo , il suo dire lombardo era ancora infetto da certe croniche patavinità . Mentre Pasotti protestava , con cerimonioso orrore , di aver solamente inteso imitar la voce dell ' ottimo suo vicino ed amico , l ' uscio si aperse una terza volta . Donna Eugenia , sapendo bene chi entrava , non degnò voltarsi a guardare , ma gli occhi spenti della marchesa si posarono con tutta flemma su don Franco . Don Franco , unico erede del nome Maironi , era figlio di un figlio della marchesa , morto a ventott ' anni . Aveva perduto la madre nascendo ed era sempre vissuto nella potestà della nonna Maironi . Alto e smilzo , portava una zazzera di capelli fulvi , irti , che l ' aveva fatto soprannominare el scovin d ' i nivol , lo scopanuvoli . Aveva occhi parlanti , d ' un ceruleo chiarissimo , una scarna faccia simpatica , mobile , pronta a colorarsi e a scolorarsi . Quella faccia accigliata diceva ora molto chiaramente : « Son qui , ma mi seccate assai » . « Come stai , Franco ? » , gli chiese la nonna , e soggiunse tosto senz ' aspettare risposta : « Guarda che donna Carolina desidera udire quel pezzo di Kalkbrenner . » « Oh no , sa » , disse la signorina volgendosi al giovine con aria svogliata . « L ' ho detto , sì , ma poi non mi piace , Kalkbrenner . Preferisco chiacchierare con le signorine . » Franco parve soddisfatto dell ' accoglienza ricevuta e andò senza aspettar altro a discorrere col curatone d ' un buon quadro antico che dovevano vedere insieme nella chiesa di Dasio . Donna Eugenia Carabelli fremeva . Ell ' era venuta con la figliuola da Loveno dopo un ' arcana azione diplomatica cui avevano preso parte altre potenze . Se questa visita si dovesse fare o no , se il decoro della famiglia Carabelli lo permettesse , se vi fosse quella probabilità di successo che donna Eugenia richiedeva , erano state le ultime questioni definite dalla diplomazia ; perché malgrado la vecchia relazione della mamma Carabelli e della nonna Maironi i giovani non s ' erano veduti che un paio di volte alla sfuggita ed erano i loro involucri di ricchezza e di nobiltà , di parentele e di amicizie , che si attraevano come si attraggono una goccia d ' acqua marina e una goccia d ' acqua dolce , benché le creature minuscole che vivono nell ' una e nell ' altra sieno condannate , se le due gocce si uniscono , a morirne . La marchesa aveva vinto il suo punto , apparentemente in grazia dell ' età , sostanzialmente in grazia dei denari , era stato accettato che l ' intervista seguisse a Cressogno , perché se Franco non aveva di proprio che la magra dote della madre , diciotto o ventimila lire austriache , la nonna sedeva , con quella sua flemmatica dignità , su qualche milione . Ora donna Eugenia , vedendo il contegno del giovine , fremeva contro la marchesa , contro chi aveva esposto lei e la sua ragazza a una umiliazione simile . Se avesse potuto soffiar via d ' un colpo la vecchia , suo nipote , la casa tetra e la compagnia uggiosa , lo avrebbe fatto con gioia ; ma conveniva dissimulare , parer indifferente , inghiottir lo smacco e il pranzo . La marchesa serbava la sua esterna placidità marmorea benché avesse il cuore pieno di dispetto e di maltalento contro suo nipote . Egli aveva osato chiederle , due anni prima , il permesso di sposare una signorina della Valsolda , civile , ma non ricca né nobile . Il reciso rifiuto della nonna aveva reso impossibile il matrimonio e persuasa la madre della ragazza a non più ricevere in casa don Franco ; ma la marchesa tenne per fermo che quella gente non avesse levato l ' occhio da ' suoi milioni . Era quindi venuta nel proposito di dar moglie a Franco assai presto per toglierlo dal pericolo ; e aveva cercato una ragazza ricca ma non troppo , nobile ma non troppo , intelligente ma non troppo . Trovatane una di questo stampo , la propose a Franco che si sdegnò fieramente e protestò di non voler prender moglie . La risposta era ben sospetta ed ella vigilò allora più che mai sui passi del nipote e di quella « madama Trappola » , poiché chiamava graziosamente così la signorina Luisa Rigey . La famiglia Rigey , composta di due sole signore , Luisa e sua madre , abitava in Valsolda , a Castello : non era difficile sorvegliarla . Pure la marchesa non poté venir a capo di nulla . Ma Pasotti le riferì una sera con molta ipocrisia d ' esitazioni e d ' inorriditi commenti che il prefetto della Caravina , stando a crocchio nella farmacia di S . Mamette con lui Pasotti , col signor Giacomo Puttini , col Paolin e col Paolon , aveva tenuto questo bel discorso : « Don Franco fa il morto da burla fino a che la vecchia lo farà sul serio » . Udita questa fine arguzia , la marchesa rispose nel suo pacifico naso « grazie tante » e cambiò discorso . Seppe quindi che la signora Rigey , sempre infermiccia , si trovava a mal partito per una ipertrofia di cuore e le parve che l ' umore di Franco se ne risentisse . Proprio allora le fu proposta la Carabelli . La Carabelli non era forse interamente di suo gusto , ma di fronte all ' altro pericolo non c ' era da esitare . Parlò a Franco . Stavolta Franco non si sdegnò , ascoltò distratto e disse che ci avrebbe pensato . Fu la sola ipocrisia , forse , della sua vita . La marchesa giuocò audacemente una carta grossa , fece venire la Carabelli . Ora lo vedeva bene , il giuoco era perduto . Don Franco non s ' era trovato all ' arrivo delle signore e aveva poi fatto una sola apparizione di pochi minuti . I suoi modi , durante quei pochi minuti , erano stati cortesi , ma la sua faccia no ; la sua faccia aveva parlato , secondo il solito , talmente chiaro , che la marchesa , affibbiandogli , come subito fece , una indisposizione , non poté ingannar nessuno . Però la vecchia dama non si persuase d ' aver giuocato male . Già dall ' età dei primi giudizi in poi , ella si era messa al punto di non riconoscersi mai un solo difetto né un solo torto , di non ferirsi mai , volontariamente , nel suo nobile e prediletto sé . Ora le piacque si supporre che dopo il suo sermone matrimoniale al nipote , gli fosse pervenuta nel mistero una parolina di miele , di vischio e di veleno . Se il suo disinganno aveva qualche lieve conforto era nel contegno della signorina Carabelli che mal celava la vivacità del proprio risentimento . ciò non piaceva alla marchesa . Il prefetto della Caravina non aveva torto se non forse un poco nella forma quando diceva sottovoce di lei : « L ' è on ' Aüstria p ... » . Come la vecchia Austria di quel tempo , la vecchia marchesa non amava nel suo impero gli spiriti vivaci . La sua volontà di ferro non ne tollerava altre vicino a sé . Le era già di troppo un indocile Lombardo - Veneto come il signor Franco , e la ragazza Carabelli , che aveva l ' aria di sentire e volere per conto proprio , sarebbe probabilmente riuscita in casa Maironi una suddita incomoda , una torbida Ungheria . Si annunciò il pranzo . Nella faccia rasa e nell ' abito grigio , mal tagliato , del domestico si riflettevano le idee aristocratiche della marchesa , temperate di abitudini econome . « E questo signor Giacomo , Controllore ? » , disse ella , senza muoversi . « Temo , marchesa » , rispose Pasotti . « L ' ho incontrato stamattina e gli ho detto : " Dunque , signor Giacomo , ci vediamo a pranzo ? " . È parso che gli mettessi una biscia in corpo . Ha cominciato a contorcersi e a soffiare : " Sì , credo , no so , forse , no digo , apff , ecco , propramente , Controllore gentilissimo , no so , insomma , e apff ! " . Non ne ho cavato altro . » La marchesa chiamò a sé il domestico e gli disse qualche cosa sottovoce . Quegli fece un inchino e si ritirò . Il curato di Puria si dondolava in su e in giù accarezzandosi le ginocchia nel desiderio del risotto ; ma la marchesa pareva petrificata sul canapè e perciò si petrificò anche lui . Gli altri si guardavano , muti . La povera signora Barborin , avendo visto il domestico , meravigliata di quella immobilità , di quelle facce sbalordite , inarcò le sopracciglia , interrogò con gli occhi ora suo marito , ora il Puria , ora il prefetto , sino a che una fulminea occhiata di Pasotti petrificò lei pure . " Se fosse bruciato il pranzo ! " , pensava componendosi un viso indifferente . " Se ci mandassero a casa ! Che fortuna ! " . Dopo due minuti il domestico ritornò e fece un inchino . « Andiamo » , disse la marchesa , alzandosi . La comitiva trovò in sala da pranzo un personaggio nuovo , un vecchietto piccolo , curvo , con due occhietti buoni e un lungo naso spiovente sul mento . « Veramente , signora marchesa » , disse costui tutto timido e umile , « io avrei già pranzato . » « Si accomodi , signor Viscontini » , rispose la marchesa che sapeva praticare l ' arte insolente della sordità come tutti coloro che assolutamente vogliono un mondo secondo il proprio comodo e il proprio gusto . L ' ometto non osò replicare , ma neanche osava sedere . « Coraggio , signor Viscontini ! » , gli disse il Paolin che gli era vicino . « Cosa fa ? » « Fa il quattordici di coppe » , mormorò il prefetto . Infatti l ' ottimo signor Viscontini , accordatore di pianoforti , venuto la mattina da Lugano per accordare il piano dei signori Zelbi di Cima e quello di don Franco , aveva pranzato al tocco a casa Zelbi , era quindi venuto a casa Maironi , e ora gli toccava di sostituire il signor Giacomo perché altrimenti i commensali sarebbero stati tredici . Un liquido bruno fumava nella zuppiera d ' argento . « Risotto no » , sussurrò Pasotti al Puria passandogli dietro . Il faccione dolce non diede segno di avere udito . I pranzi di casa Maironi erano sempre lugubri e questo accennava ad esserlo anche più del solito . Per compenso era pure molto più fino . Pasotti e il Puria si guardavano spesso , mangiando , per esprimere ammirazione e quasi per congratularsi a vicenda del godimento squisito , e se mai qualche occhiata di Pasotti sfuggiva al Puria , la signora Barborin , vicina di quest ' ultimo , lo avvertiva con un timido tocco del gomito . Le voci che più si udivano erano quelle del marchese e di donna Eugenia . Il grande naso aristocratico del Bianchi , il suo fine sorriso di galante cavaliere si volgevano spesso alla bellezza , languente ma non ancora spenta , della dama . Milanesi ambedue del miglior sangue , si sentivano uniti in una certa superiorità non solamente rispetto ai piccoli borghesi della mensa , ma rispetto altresì ai padroni di casa , nobili provinciali . Il marchese era l ' affabilità stessa e avrebbe conversato amabilmente anche col commensale più modesto ; ma donna Eugenia , nell ' amarezza dell ' animo suo , nel suo disgusto del luogo e delle persone , s ' attaccò a lui come al solo degno , marcatamente anche per far dispetto agli altri . Ella lo imbarazzò dicendogli forte che non capiva com ' egli potesse essersi innamorato dell ' orrida Valsolda . Il marchese , che vi si era ritirato da molti anni a vita quieta e vi aveva veduto nascere la sua unica figliuola , donna Ester , rimase sulle prime un poco sconcertato da quel discorso insolente verso parecchi dei convitati , ma poi fece una briosa difesa del paese . La marchesa non mostrò turbarsi ; il Paolin , il Paolon e il prefetto , valsoldesi , tacevano con tanto di muso . Pasotti recitò solennemente un ampolloso elogio del « Niscioree » , la villa Bianchi , presso Oria . Il Bianchi , leale uomo , che in passato non aveva avuto troppo a lodarsi del Pasotti , non parve gradir l ' elogio . Egli invitò la Carabelli al Niscioree . « A piedi no , tu , Eugenia » , disse la marchesa , sapendo che l ' amica sua era tribolata dallo spavento d ' ingrassare . « Bisogna vedere com ' è stretta la strada , dalla Ricevitoria al Niscioree ! Tu non ci passi di sicuro . » Donna Eugenia protestò con sdegno . « L ' è minga el Cors de Porta Renza » , disse il marchese , « ma l ' è poeu nanca , disgraziatamente , le chemin du Paradis ! » « Quell no ! Propi no ! Ghe l ' assicuri mi ! » , esclamò il Viscontini riscaldato , per disgrazia , da troppi bicchieri di Ghemme . Tutti gli occhi si volsero a lui e il Paolin gli disse qualche cosa sottovoce . « Se son matto ? » , rispose l ' ometto acceso in faccia . « Nient del tütt ! Le dico che ona bolgira compagna non la mi è mai più toccata in vita mia . » E qui raccontò che la mattina , venendo da Lugano e avendo preso un po ' di freddo in barca , era disceso al Niscioree per proseguire il viaggio a piedi ; che tra quei due muri , dove non si potrebbe voltare un asino , aveva incontrato le guardie di finanza , le quali lo avevano insultato perché non era disceso allo sbarco della Ricevitoria ; che l ' avevano condotto alla maledetta Ricevitoria ; che portava in mano un rotolo di musica manoscritta e che l ' animale del Ricevitore , pigliando le crome e le biscrome per corrispondenze politiche segrete , gliel ' aveva trattenuto . Silenzio profondo . Dopo qualche momento la marchesa sentenziò che il signor Viscontini aveva torto marcio . Non doveva sbarcare al Niscioree , ciò era proibito . Quanto al signor Ricevitore egli era una persona rispettabilissima . Pasotti confermò , con una faccia severa . « Ottimo funzionario » , diss ' egli . « Ottima canaglia » , mormorò il prefetto fra i denti . Franco , che sulle prime pareva pensare a tutt ' altro , si scosse e lanciò a Pasotti un ' occhiata sprezzante . « Dopo tutto » , soggiunse la marchesa , « trovo che col pretesto della musica manoscritta si potrebbe benissimo ... » « Certo ! » , disse il Paolin , austriacante per paura , mentre la padrona di casa lo era per convinzione . Il marchese , che nel 1815 aveva spezzata la spada per non servire gli Austriaci , sorrise e disse solo : « Là ! C ' est un peu fort ! » . « Ma se tutti sanno ch ' è una bestia , quel Ricevitore ! » , esclamò Franco . « Scusi , don Franco ... » , fece Pasotti . « Ma che scusi ! » , interruppe l ' altro . « È un bestione ! » « È un uomo coscienzioso » , disse la marchesa , « un impiegato che fa il proprio dovere . » « Allora le bestie saranno i suoi padroni ! » , ribatté Franco . « Caro Franco » , replicò la voce flemmatica , « questi discorsi in casa mia non si fanno . Grazie a Dio non siamo mica in Piemonte , qui . » Pasotti fece una sghignazzata d ' approvazione . Allora Franco , preso furiosamente il proprio piatto a due mani lo spezzò d ' un colpo sulla tavola . « Jesüsmaria ! » , esclamò il Viscontini , e il Paolon , interrotto nelle sue laboriose operazioni di mangiatore sdentato : « Euh ! » . « Sì , sì » , disse Franco alzandosi con la faccia stravolta , « è meglio che me ne vada ! » E uscì dal salotto . Subito donna Eugenia si sentì male , bisognò accompagnarla fuori . Tutte le signore , meno la Pasotti , le andaron dietro da una parte mentre il domestico entrava dall ' altra portando un pasticcio di risotto . Il Puria guardò Pasotti con un riso trionfante , ma Pasotti finse di non avvedersene . Tutti erano in piedi . Il Viscontini , reo apparente , continuava a dire : « Mi capissi nagott , mi capissi nagott » , e il Paolin , seccatissimo del pranzo guastato , gli brontolò : « Cossa l ' ha mai de capì Lü ? » . Il marchese , molto scuro , taceva . Finalmente il Pasotti , reo di fatto , presa un ' aria d ' affettuosa tristezza , disse come tra sé : « Peccato ! Povero don Franco ! Un cuor d ' oro , una buona testa , e un temperamento così ! Proprio peccato ! » . « Ma ! » , fece il Paolin . E il Puria , tutto contrito : « Sono gran dispiaceri ! » . Aspetta e aspetta , le signore non ritornavano . Allora qualcuno cominciò a muoversi . Il Paolin e il Puria si accostarono lentamente , con le mani dietro la schiena , alla credenza , contemplarono il pasticcio di risotto . Il Puria chiamò dolcemente Pasotti , ma Pasotti non si mosse . « Volevo solo dirle » , fece il curatone , coprendo il suo trionfo in modo da lasciarlo e non lasciarlo vedere , « che ci sono i tartufi bianchi . » « Direi che qui non mancano neppure i tartufi neri » , osservò il marchese pigiando un poco sulle due ultime parole . 2 . Sulla soglia d ' un ' altra vita « Canaglia ! » , fremeva don Franco salendo la scala che conduceva alla sua camera . « Pezzo d ' asino d ' un austriaco ! » . Si vendicava su Pasotti di non poter insultar la nonna e le stesse consonanti della parola austriaco gli servivano tanto bene per stritolarsi fra i denti la propria collera e spremerne , gustarne il sapore . Quando fu in camera la collera gli svampò . Si gittò in una poltrona , in faccia alla finestra spalancata , guardando il lago triste nel pomeriggio nebbioso , e , al di là del lago , i monti deserti . Mise un gran respiro . Ah come stava bene lì , solo , ah che pace , ah che aria diversa da quella del salotto , che aria cara , piena de ' suoi pensieri e de ' suoi amori ! Aveva un gran bisogno di abbandonarsi ad essi ed essi lo ripresero subito , gli cacciaron di mente le Carabelli , il Pasotti , la nonna , il bestione del Ricevitore . Essi ? No , era un pensiero solo , un pensiero fatto di amore e di ragione , di ansia e di gioia , di tanti dolci ricordi e insieme di trepida aspettazione , perché qualche cosa di solenne si avvicinava e sarebbe giunto nelle ombre della notte . Franco guardò l ' orologio . Erano le quattro meno un quarto . Ancora sette ore . Si alzò , si buttò a braccia conserte sul davanzale della finestra . Ancora sette ore e comincerebbe per lui un ' altra vita . Fuori delle pochissime persone che dovevano prender parte all ' avvenimento , nemmanco l ' aria sapeva che quella sera stessa , verso le undici , don Franco Maironi avrebbe sposato la signorina Luisa Rigey . La signora Teresa Rigey , madre di Luisa , aveva un tempo lealmente pregato Franco di piegare al volere della nonna , di astenersi dal visitar la sua casa , di non pensare più a Luisa , la quale , dal canto suo , era stata contenta che per la dignità della famiglia , per il decoro di sua madre , si troncassero le relazioni ufficiali , ma non dubitava della fede di Franco né d ' essergli già legata per sempre . Egli studiava ora leggi , privatamente , all ' insaputa della nonna , per dedicarsi a una professione e aver modo di bastare a sé . Ma la signora Teresa contrasse da tante agitazioni una malattia di cuore che nel 1851 , in fine d ' agosto , si aggravò subitamente . Franco le scrisse chiedendole almeno il permesso di vederla poiché non poteva compiere « il suo dovere d ' assisterla » . La signora non credette di consentire e il giovine se ne disperò , le fece intendere che considerava Luisa come sua fidanzata davanti a Dio e che sarebbe morto prima di abbandonarla . Allora la povera donna , sentendosi mancar la vita ogni giorno , accorandosi di veder la sua cara figliuola in uno stato così incerto e considerando la ferma volontà del giovine , concepì il desiderio intenso che le nozze , poiché dovevan seguire , seguissero al più presto . Tutto fu combinato frettolosamente con l ' aiuto del curato di Castello e del fratello della signora Rigey , l ' ingegnere Ribera di Oria , addetto all ' Imperiale R . Ufficio delle Pubbliche Costruzioni in Como . Le intelligenze furono queste . Le nozze si farebbero segretamente ; Franco resterebbe presso la nonna e Luisa presso la madre , sino a che venisse il momento opportuno di confessar tutto alla marchesa . Franco sperava nell ' appoggio di monsignor Benaglia , vescovo di Lodi , vecchio amico della famiglia , ma occorreva il fatto compiuto . Se il cuore della marchesa si indurisse , com ' era probabile , gli sposi e la signora Teresa prenderebbero stanza nella casa che l ' ingegnere Ribera possedeva in Oria . Il Ribera , celibe , manteneva ora del proprio la famiglia di sua sorella ; terrebbe poi anche Franco in luogo di figliuolo . Fra sette ore , dunque . La finestra guardava sulla lista di giardino che fronteggiava la villa verso il lago , e sulla riva di approdo . Nei primi tempi del suo amore Franco stava lì a spiar il venire e l ' approdare d ' una certa barca , l ' uscirne d ' una personcina snella , leggere come l ' aria , che mai mai non guardava su alla finestra . Ma poi un giorno egli era disceso ad incontrarla ed ella aveva aspettato un momento ad uscire per accettare l ' aiuto , ben inutile , della sua mano . Lì sotto , nel giardino , egli le aveva dato per la prima volta un fiore , un profumato fiore di mandevilia suaveolens . Lì sotto si era un ' altra volta ferito con un temperino , abbastanza seriamente , tagliando per lei un ramoscello di rosaio , ed ella gli aveva dato col suo turbamento un delizioso segno del suo amore . Quante gite con lei e altri amici , prima che la nonna sapesse , alle rive solitarie del monte Bisgnago là in faccia , quante colazioni e merende a quella cantina del Doi ! Con quanta dolcezza viva nel cuore di sguardi incontrati Franco tornava a casa e si chiudeva nella sua stanza a richiamarseli , a esaltarsene nella memoria ! Queste prime emozioni dell ' amore gli ritornavano adesso in mente , non ad una ad una ma tutte insieme , dalle acque e dalle rive tristi dove gli occhi suoi fisi parevano smarrirsi piuttosto nelle ombre del passato che nelle nebbie del presente . Vicino alla mèta , egli pensava i primi passi della lunga via , le vicende inattese , l ' aspetto della sospirata unione così diverso nel vero da quel ch ' era apparso nei sogni , al tempo della mandevilia e delle rose , delle gite sul lago e sui monti . Non sospettava certo , allora , di dovervi arrivare così , di nascosto , fra tante difficoltà , fra tante angustie . Pure , pensava adesso , se il matrimonio si fosse fatto pubblicamente , pacificamente , col solito proemio di cerimonie ufficiali , di contratti , di congratulazioni , di visite , di pranzi , tanto tedio sarebbe riuscito più ripugnante all ' amore che questi contrasti . Lo scosse la voce del prefetto che lo chiamava dal giardino per annunciargli la partenza delle Carabelli . Franco pensò che se scendeva avrebbe dovuto fare delle scuse e preferì non lasciarsi vedere . « Doveva romperglielo sulla faccia il piatto ! » , gli stridette su il prefetto tra le mani accostate alle guance . « Doveva romperglielo sulla faccia ! » Poi se n ' andò e Franco vide il barcaiuolo delle Carabelli scendere ad apparecchiar la barca . Lasciò allora la finestra e seguendo i pensieri di prima , aperse il cassettone , stette lì a contemplare , come distratto , uno sparato di camicia ricamata , dove lucevano già certi bottoncini di brillanti che suo padre aveva portati alle nozze proprie . Gli dispiaceva andar all ' altare senza un segno di festa , ma questo segno , si capisce bene , non doveva essere facilmente visibile . Nel cassettone profumato d ' ireos tutto era disposto con la particolare eleganza dell ' ordine fatto da uno spirito intelligente , e nessuno vi metteva le mani tranne lui . Invece le sedie , lo scrittoio , il piano erano tanto disordinatamente ingombri che pareva esser passato per le due finestre della camera un uragano di libri e di carte . Certi volumi di giurisprudenza dormivano sotto un dito di polvere , e non una foglia della piccola gardenia in vaso , sul davanzale della finestra di levante , ne aveva un atomo solo . Questi eran già sufficienti indizi , là dentro , del bizzarro governo d ' un poeta . Un ' occhiata ai libri e alle carte ne avrebbe fornite le prove . Franco aveva la passione della poesia ed era poeta vero nelle squisite delicatezze del cuore ; come scrittore di versi non poteva dirsi che un buon dilettante senza originalità . I suoi modelli prediletti erano il Foscolo e il Giusti ; li adorava veramente e li saccheggiava entrambi , perché l ' ingegno suo , entusiasta e satirico a un tempo , non era capace di crearsi una forma propria , aveva bisogno d ' imitare . Conviene anche dire , per giustizia , che a quel tempo i giovani possedevano comunemente una cultura classica fattasi rara di poi ; e che dagli stessi classici venivano educati a onorare l ' imitazione come una pratica virtuosa e lodevole . Frugando fra le sue carte per cercarvi non so cosa , gli vennero alle mani i seguenti versi dedicati a un tale di sua conoscenza e nostra conoscenza , che rilesse con piacere e ch ' io riferisco per saggio del suo stile satirico : Falso occhio mobile , Mento pelato , Lingua di vipera , Cor di castrato , Brache policrome , Bisunto saio , Maiuscolissimo Cappello a staio . Ecco l ' immagine Del vil Tartufo Che l ' uman genere E il cielo ha stufo . Il Giusti e la passione d ' imitarlo erano quasi soli in colpa di tanta bile , perché davvero Franco non ne aveva nel fegato una così gran dose . Aveva collere pronte , impetuose , fugaci ; non sapeva odiare e nemmanco risentirsi a lungo contro alcuno . Un saggio dell ' altra sua maniera poetica stava sul leggìo del piano , in un foglietto tutto sgorbi e cancellature : A Luisa Ove l ' aëreo tuo pensile nido Una balza ventosa incoronando Ride alla luna ed ai cadenti clivi Ch ' educan uve a la tua mensa e rose Al capo tuo , purpurëi ciclami A me , sogni e fragranze , o mia Luisa , Da l ' orror di quest ' ombre ti figura L ' amoroso mio cor . Tacita siedi E da l ' alto balcon già non rimiri Le bianche plaghe d ' occidente , i chiari Monti ed il lago vitrëo , sereno , Riscintillante a l ' astro ; ma quest ' una Tenebra esplori , l ' aura interrogando Vocal che va tra i mobili oleandri De la terrazza e freme il nome mio . Forse piaceva a Franco d ' improvvisar sul piano con questi suoi versi davanti agli occhi . Appassionato per la musica più ancora che per la poesia , se l ' era comperato lui , quel piano , per centocinquanta svanziche , dall ' organista di Loggio , perché il mediocre piano viennese della nonna , intabarrato e rispettato come un gottoso di famiglia , non gli poteva servire . Lo strumento dell ' organista , corso e pesto da due generazioni di zampe incallite sulla marra , non mandava più che una comica vocina nasale sopra un tintinnio sottile come d ' infiniti bicchierini minuti e fitti . Ciò era quasi indifferente , per Franco ; egli aveva appena posato le mani sullo strumento che la sua immaginazione si accendeva , l ' estro del compositore passava in lui e nel calore della passione creatrice gli bastava un fil di suono per veder l ' idea musicale e inebbriarsene . Un Erard gli avrebbe dato soggezione , gli avrebbe lasciato minor campo alla fantasia , gli sarebbe stato men caro , insomma , della sua spinetta . Franco aveva troppe diverse attitudini e inclinazioni , troppa foga , troppo poca vanità e forse anche troppo poca energia di volere per sobbarcarsi a quel noioso metodico lavoro manuale che si richiede a diventar pianisti . Però il Viscontini era entusiasta del suo modo di suonare ; Luisa , la sua fidanzata , non divideva interamente il gusto classico di lui ma ne ammirava , senza fanatismi , il tocco ; quando , pregato , egli faceva mugghiare e gemere classicamente l ' organo di Cressogno , il buon popolo , intontito dalla musica e dall ' onore , lo guardava come avrebbe guardato un predicatore incomprensibile , con la bocca aperta e gli occhi riverenti . Malgrado tutto questo , Franco non avrebbe potuto cimentarsi , nei salotti cittadini , con tanti piccoli dilettanti incapaci d ' intendere e di amare la musica . Tutti o quasi tutti lo avrebbero vinto di agilità e di precisione , avrebbero ottenuto maggiori applausi , quand ' anche non fosse riescito ad alcuno di far cantare il piano , come lo faceva cantar lui , sopra tutto negli adagi di Bellini e di Beethoven , suonando con l ' anima nella gola , negli occhi , nei muscoli del viso , nei nervi delle mani che facevan tutt ' uno con le corde del piano . Un ' altra passione di Franco erano i quadri antichi . Le pareti della sua camera ne avevano parecchi , la più parte croste . Scarso di esperienza perché non aveva viaggiato , pronto a pigliar fuoco nella fantasia , costretto ad accordar i desideri molti con i quattrini pochi , credeva facilmente le asserite fortune di altri cercatori tapini , n ' era spesso infocato , accecato e precipitato su certi cenci sporchi , che , se costavano poco , valevano meno . Non possedeva di passabile che una testa d ' uomo della maniera del Morone e una Madonna col Bambino della maniera del Dolci . Egli battezzava , del resto , i due quadretti per Morone e Dolci , senz ' altro . Com ' ebbe rilette e rigustate le strofe ispirategli dal Tartufo Pasotti , tornò a frugare nel caos dello scrittoio e ne cavò un foglietto di carta Bath per scrivere a monsignor Benaglia , la sola persona che gli potesse giovare in avvenire presso la nonna . Gli parve doverlo mettere a parte dell ' atto che stava per compiere , delle ragioni che avevano consigliato la sua fidanzata e lui di addivenirvi in questo modo penoso , della speranza che avevano d ' essere aiutati da lui quando venisse il momento d ' aprir tutto alla nonna . Stava ancora pensando con la penna in mano , davanti alla carta bianca , quando la barca delle Carabelli passò sotto la sua finestra . Poco dopo udì partire la gondola del marchese e la barca del Pin . Suppose che la nonna , rimasta sola , lo facesse chiamare , ma non ne fu nulla . Passato un po ' di tempo in quest ' aspettazione , si rimise a pensare alla sua lettera e ci pensò tanto , rifece l ' esordio tante volte e procedette anche poi tanto adagio , con tanti pentimenti , che la lettera non era ancora finita quando gli convenne accendere il lume . La chiusa gli riuscì più facile . Egli vi raccomandava la sua Luisa e sé alle preghiere del vecchio vescovo e vi esprimeva una fiducia in Dio così candida e piena che avrebbe toccato il cuore più incredulo . Focoso e impetuoso com ' era , Franco aveva tuttavia la semplice tranquilla fede d ' un bambino . Punto orgoglioso , alieno dalle meditazioni filosofiche , ignorava la sete di libertà intellettuale che tormenta i giovani quando la loro ragione ed i loro sensi cominciano a trovarsi a disagio nel duro freno di una credenza positiva . Non aveva dubitato un istante della sua religione , ne eseguiva scrupolosamente le pratiche senza domandarsi mai se fosse ragionevole di credere e di operare così . Non teneva però affatto del mistico né dell ' asceta . Spirito caldo e poetico , ma nello stesso tempo chiaro ed esatto , appassionato per la natura e per l ' arte , preso da tutti gli aspetti piacevoli della vita , rifuggiva naturalmente dal misticismo . Non s ' era conquistata la fede e non aveva mai vôlti lungamente a lei tutti i suoi pensieri , non aveva potuto esserne penetrato in tutti i suoi sentimenti . La religione era per lui come la scienza per uno scolaro diligente che ha la scuola in cima de ' suoi pensieri e vi è assiduo , non trova pace se non ha fatto i suoi compiti , se non si è preparato alle ripetizioni , ma poi quando ha compiuto il proprio dovere , non pensa più al professore né ai libri , non sente il bisogno di regolarsi ancora secondo fini scientifici o programmi scolastici . Perciò egli pareva spesso non seguire altro nella vita che il suo generoso cuore ardente , le sue inclinazioni appassionate , le impressioni vivaci , gli impeti della sua natura leale , ferita da ogni viltà , da ogni menzogna , intollerante d ' ogni contraddizione e incapace di infingersi . Aveva appena suggellata la lettera quando si bussò all ' uscio . La signora marchesa faceva dire a don Franco di scendere per il rosario . In casa Maironi si recitava il rosario tutte le sere fra le sette e le otto , e i servi avevan l ' obbligo di assistervi . Lo intuonava la marchesa , troneggiando sul canapè , girando gli occhi sonnolenti sulle schiene e sulle gambe dei fedeli prosternati per diritto e per traverso , quale nella luce più opportuna ad un devoto atteggiamento e quale nell ' ombra più propizia ad un sonnellino proibito . Franco entrò in sala mentre la voce nasale diceva le soavi parole « Ave Maria , gratia plena » con quella flemma , con quella untuosità , che sempre gli mettevano in corpo una tentazione indiavolata di farsi turco . Il giovane andò a cacciarsi in un angolo scuro e non aperse mai bocca . Gli era impossibile di rispondere con divozione a quella voce irritante . Non fece che immaginare un probabile interrogatorio imminente , e masticare risposte sdegnose . Finito il rosario , la marchesa aspettò un momento in silenzio e poi disse le sacramentali parole : « Carlotta , Friend ! » Carlotta , la vecchia cameriera , aveva l ' incarico di pigliare , finito il rosario , Friend in braccio e di portarlo a dormire . « È qui , signora marchesa » , disse Carlotta . Ma Friend , se era lì , si trovò altrove quando colei , chinatasi , allungò le mani . Era di buon umore , quella sera , il vecchio Friend , e gli piacque di giuocare a non lasciarsi prendere , provocando Carlotta , sgusciandole sempre di mano , scappando sotto il piano o sotto il tavolino a guardar con un ironico scodinzolamento la povera donna che gli diceva « ven , cara , ven , cara » , con la bocca e « brütt moster » con il cuore . « Friend ! » , fece la marchesa . « Andiamo ! Friend ! Da bravo ! » Franco bolliva . Venutogli tra le gambe l ' antipatico mostricino infetto dell ' egoismo e della superbia della sua padrona , lo scosse da sé , lo fece ruzzolare tra le unghie di Carlotta che gli diede per proprio conto una rabbiosa stretta e se lo portò via rispondendo perfidamente ai suoi guaiti : « Cossa t ' han faa , poer Friend , cossa t ' han faa , di ' sü ! » La marchesa non disse parola né il suo viso marmoreo tradì il suo cuore . Diede al cameriere l ' ordine di dire al prefetto della Caravina , se venisse , e anche a qualsiasi altro , che la padrona era andata a letto . Franco si mosse per uscire anche lui dietro ai servi , ma si trattenne subito onde non aver l ' aria di fuggire . Prese sulla caminiera un numero della I . R . Gazzetta di Milano , sedette presso sua nonna e si mise a leggere , aspettando . « Mi congratulo tanto » , cominciò subito la voce sonnacchiosa , « della bella educazione e dei bei sentimenti che ci avete fatto vedere oggi . » « Accetto » , rispose Franco senza levar gli occhi dal giornale . « Bene , caro » , replicò la nonna imperturbata . E soggiunse : « Ho piacere che quella signorina vi abbia conosciuto ; così , se mai sapeva di qualche progetto , sarà ben contenta che non se ne parli più » . « Contenti tutt ' e due » , disse Franco . « Voi non sapete niente affatto se sarete contento . Specialmente se avete ancora le idee d ' una volta . » Udito questo , Franco posò il giornale e guardò la nonna in faccia . « Cosa succederebbe » , diss ' egli , « se avessi ancora le idee d ' una volta ? » Non parlò stavolta in tono di sfida , ma con serietà tranquilla . « Ecco , bravo » , rispose la marchesa . « Spieghiamoci chiaro . Spero e credo bene che un certo caso non succederà mai , ma , se succedesse , non state a credere che alla mia morte ci sarà qualche cosa per voi , perché io ho già pensato in modo che non ci sarà niente . » « Figùrati ! » , fece il giovine , indifferente . « Questi sono i conti che dovrete fare con me » , proseguì la marchesa . « Poi ci sarebbero quelli da fare con Dio . » « Come ? » , esclamò Franco . « I conti con Dio li farò prima che con te e non dopo ! » Quando la marchesa era côlta in fallo tirava sempre diritto nel suo discorso come se niente fosse . « E grossi » , diss ' ella . « Ma prima ! » , insistette Franco . « Perché » , continuò la vecchia formidabile , « se si è cristiani si ha il dovere d ' obbedire a suo padre e a sua madre e io rappresento vostro padre e vostra madre . » Se l ' una era tenace , l ' altro non l ' era meno . « Ma Dio vien prima ! » , diss ' egli . La marchesa suonò il campanello e chiuse la discussione così : « Adesso siamo intesi » . Si alzò dal canapè all ' entrar della Carlotta e disse placidamente : « Buona notte » . Franco rispose « buona notte » e riprese la Gazzetta di Milano . Appena uscita la nonna , gittò via il foglio , strinse i pugni , si sfogò senza parole , con un furibondo sbuffo , e saltò in piedi , dicendo forte : « Ah , meglio , meglio , meglio ! Meglio così » , fremeva in sé « meglio non condurla mai , la mia Luisa , in questa maledetta casa , meglio non farle soffrir mai questo impero , questa superbia , questa voce , questo viso , meglio viver di pane e d ' acqua e aspettar il resto da qualunque lavoro cane , piuttosto che dalle mani della nonna : meglio far l ' ortolano , maledetto sia , far il barcaiuolo , far il carbonaio ! » Salì nella sua camera , risoluto di romperla con tutti i riguardi . « I conti con Dio ? » , esclamò sbattendosi l ' uscio dietro . « I conti con Dio se sposo Luisa ? Ah vada tutto , cosa me ne importa , mi vedano , mi sentano , mi facciano la spia , glielo dicano , glielo contino , gliela cantino che mi fanno un piacerone ! » Si vestì in fretta e in furia , urtando nelle seggiole , aprendo e chiudendo il cassettone a colpi . Mise un abito nero , per sfida ; discese le scale rumorosamente , chiamò il vecchio domestico , gli disse che sarebbe stato fuori tutta la notte , e senza badare alla faccia tra sbalordita e sgomenta del pover ' uomo , a lui molto devoto , si slanciò in istrada , si perdette nelle tenebre . Egli era fuori da due o tre minuti , quando la marchesa , già coricata , mandò Carlotta a vedere chi fosse venuto giù correndo dalle scale . Carlotta riferì ch ' era stato don Franco e dovette subito ripartire con una seconda missione . « Cosa voleva don Franco ? » . Stavolta la risposta fu che don Franco era uscito per un momento . Questo momento fu pietosamente aggiunto dal vecchio servitore . La marchesa ordinò a Carlotta di andarsene lasciando il lume acceso . « Ritornate quando suonerò » , diss ' ella . Dopo mezz ' ora ecco il campanello . La cameriera corre dalla padrona . « È ancora fuori don Franco ? » « Sì , signora marchesa . » « Spegnete il lume , prendete la calza , mettetevi in anticamera e quando sarà rientrato venite a dirmelo . » Ciò detto la marchesa si girò sul fianco verso la parete , voltando all ' attonita e malcontenta cameriera l ' enigma bianco , uguale , impenetrabile del suo berretto da notte . 3 . Il gran passo Quella stessa sera , alle dieci in punto . l ' ingegnere Ribera batteva due colpi discreti alla porta del signor Giacomo Puttini in Albogasio Superiore . Poco dopo si apriva una finestra sopra il suo capo e vi compariva al chiaro di luna il vecchio visetto imberbe del « sior Zacomo « Ingegnere pregiatissimo , mia riverenza » , disse egli . « Vien subito la servente a verzeghe . » « Non occorre » , rispose l ' altro . « Non salgo . È ora di partire . Venga giù Lei addirittura . » Il signor Giacomo cominciò a soffiare e battere le palpebre . « La mi perdoni » , diss ' egli nel suo linguaggio misto di tutti gl ' ingredienti . « La mi perdoni , ingegnere pregiatissimo . Gavarìa propramente necessità ... » « Di cosa ? » , fece l ' ingegnere seccato . La porta si aperse e comparve la gialla faccia grifagna della serva . « Oh scior parent ! » , diss ' ella rispettosamente . Vantava non so quale affinità con la famiglia dell ' ingegnere , e lo chiamava sempre così . « A sti òr chì ? L ' è staa forsi a trovà la sciora parenta ? » La « sciora parenta » era la sorella dell ' ingegnere , la signora Rigey . L ' ingegnere si contentò di rispondere : « Oh Marianna , vi saluto , neh ? » , e salì le scale seguito da Marianna col lume . « Mia riverenza » , cominciò il signor Giacomo venendogli incontro con un altro lume . « Capisco e riconosco la inconvenienza grande , ma propramente ... » Il visetto raso e roseo del signor Giacomo , posato sopra un cravattone bianco e una piccola smilza personcina chiusa in un soprabitone nero , esprimeva nei moti convulsi delle labbra e delle sopracciglia , negli occhi dolenti , la più comica inquietudine . « Cosa c ' è di nuovo ? » , chiese l ' ingegnere alquanto brusco . Egli , l ' uomo più retto e schietto che fosse al mondo , compativa poco le esitazioni del povero timido signor Giacomo . « La permetta » , cominciò il Puttini ; e , voltosi alla serva , le disse aspramente : « Andè via , vu ; andè in cusina ; vegnì quando che ve ciamarò ; andè , digo ! Obedì ! Abiè rispeto ! Comando mi ! Son paron mi ! » Era la curiosità della serva , la sua noncuranza impertinente delle istruzioni superiori che accendevano nel « sior Zacomo » questo furore dispotico . « Euh , che diavol d ' on omm ! » , rispose colei , alzando rabbiosamente il lume in aria . « L ' ha de vosà a quela manera lì ? Coss ' el dis , scior parent ? » « Sentite » , fece l ' ingegnere . « Invece di menar la lingua , non fareste meglio ad andar fuori dei piedi ? » Marianna se n ' andò brontolando e il signor Giacomo si fece a informare l ' ingegnere pregiatissimo con molti ma , se , digo , e propramente , degl ' intimi suoi pensieri . Egli aveva promesso di assistere come testimonio alle nozze segrete di Luisa , ma ora , sul punto di andar a Castello , gli era venuta una gran paura di compromettersi . Era primo deputato politico , come si chiamava allora la suprema autorità comunale . Se il riveritissimo I . R . Commissario di Porlezza venisse a sapere di questo pasticcio , come la intenderebbe ? E quella signora marchesa ? « Una donna cattiva , ingegnere pregiatissimo ; una donna vendicativa . » Ed egli aveva già tanti altri fastidi . « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » Questo toro , soggetto d ' una questione fra il comune d ' Albogasio e l ' alpador o appaltatore dell ' Alpe , dei pascoli alti , era da due anni un incubo mortale per il povero signor Giacomo che , quando parlava delle sue disgrazie , incominciava sempre con la « perfida servente » e finiva col toro : « Ghe xe anca quel maledeto toro ! » . E così dicendo alzava il suo visetto , i suoi occhi pieni di una esecrazione dolorosa , scoteva le mani su verso il ciglione della montagna imminente alla sua casa , verso il domicilio del bestione diabolico . Ma l ' ingegnere che mostrava in quella sua bella faccia d ' impavido galantuomo una disapprovazione continua , un disgusto crescente dell ' ometto pusillanime che gli si contorceva davanti , dopo parecchi « oh povero me ! » che avevano per sottinteso " in che compagnia sono ! " perdette ogni pazienza , e inarcando le braccia con i gomiti in fuori e scotendole come se tenesse le redini di un ronzino poltrone , esclamò : « Ma cosa mai , ma cosa mai ! Pare impossibile ! Questi son discorsi da fatuo , caro signor Giacomo . Non avrei mai creduto che un uomo , dirò così ... » . Qui l ' ingegnere , non sapendo veramente come dire , come definire il suo interlocutore , non fece che gonfiar le gote , mettendo un lungo mormorio , una specie di rantolo , come se avesse in bocca un epiteto troppo grosso e non potesse sputarlo . Intanto il signor Giacomo , rosso rosso , si affannava a protestare : « Basta , basta , La scusa , son qua , vegno , no La se scalda , no go fato che esprimer un dubio ; ingegnere pregiatissimo , Ela conosse el mondo , mi lo go conossuto ma no lo conosso più » . Si ritirò e ricomparve subito tenendo in mano una tuba mostruosa , a larghe tese , che aveva visto l ' ingresso di Ferdinando a Verona nel così detto « anno dell ' imperatore » , nel 1838 . « Credo conveniente » , diss ' egli , « un tal segno di rispetto e di compiacenza . » L ' ingegnere , vedendo quel coso , esclamò ancora : « Cosa mai , cosa mai ? » . Ma l ' ometto , cerimonioso nell ' anima , tenne duro : « Il mio dovere , il mio dovere » , e chiamò la Marianna che facesse lume . Costei , quando vide il padrone con quello spettacoloso segno di compiacenza in capo , incominciò a far le meraviglie . « La tasa ! » , sbuffò il disgraziato signor Giacomo . « Tasì ! » , e appena fuori dell ' uscio si sfogò . « No ghe xe ponto de dubio ; quela maledetissima servente sarà la me morte . » « E perché non la manda via ? » , chiese l ' ingegnere . Il signor Giacomo aveva posto un piede sul primo scalino della viottola che sale a fianco della casa Puttini , quando quest ' acuta interrogazione , penetrandogli come un pugnale nella coscienza , lo fermò di botto . « Eh ! » , rispose sospirando . « Ah ! » , fece l ' ingegnere . « Cossa vorla ? » , riprese l ' altro dopo una breve pausa . « Questo xe quelo . » Pronunciata in via di epilogo , secondo un vecchio uso veneto , tale disgraziata identità dei due aggettivi indicativi , il signor Giacomo fece le guance grosse , soffiò con vivacità e si decise a rimettersi in via . Salirono per alcuni minuti , egli davanti e l ' ingegnere dietro , per la stradicciuola faticosa , mal rischiarata da un chiaror di luna perduta fra le nuvole . Non si udivano che i passi lenti , il picchiar delle mazze sul ciottolato e i soffi regolari del signor Giacomo : apff ! apff ! A piedi della lunga scalinata di Pianca , l ' ometto si fermò , si levò il cappello , si asciugò il sudore con un fazzolettone bianco e guardando su al gran noce , alle stalle di Pianca , cui bisognava salire , mise un soffio straordinario . « Corpo de sbrio baco ! » , diss ' egli . L ' ingegnere gli fece coraggio . « Su , signor Giacomo ! Per amore della Luisina ! » Il signor Giacomo s ' incamminò senz ' altro e , guadagnate le stalle , oltre le quali la viottola diventa più umana , parve dimenticare gli scalini e gli scrupoli , la perfida servente e l ' I . R . Commissario , la marchesa vendicativa e il maledetto toro , e si mise a parlar con entusiasmo della signorina Rigey . « No ghe xe ponto de dubio , quando go l ' onor de trovarme con So nezza , con la signorina Luisina , digo , me par giusto , La se figura , de trovarme ancora ai tempi de la Baretela , de le Filipuzze , de le tre sorelle Spàresi da S . Piero Incarian e de tante altre de na volta che per so grazia me compativa . Vado giusto de tempo in tempo da la signora marchesa , vedo là qualche volta ste putele del dì d ' ancò . No ... no ... no ; no gavemo propramente quel contegno che m ' intendo mi ; o che semo durete o che semo spuzzete . La varda invece la signorina Luisina come che la sa star con tuti , col zovene e col vecio , col rico e col poareto , co la serva e col piovan . No capisso propramente , come la marchesa ... » L ' ingegnere l ' interruppe . « La marchesa ha ragione » , diss ' egli . « Mia nipote non è nobile , mia nipote non ha un soldo ; come si fa a pretendere che la marchesa sia contenta ? » Il signor Giacomo si fermò alquanto sconcertato , e guardò l ' ingegnere battendo i suoi occhi dolenti . « Ma » , diss ' egli . « Ela no ghe darà miga rason sul serio ? » « Io ? » , rispose l ' ingegnere . « Io non approvo mai che si vada contro la volontà dei genitori o di chi tiene le loro veci . Ma io , caro signor Giacomo , sono un uomo antiquato come Lei , un uomo del tempo di Carlo V , come si dice qui . Adesso il mondo va diversamente e bisogna lasciarlo andare . Dunque io le mie ragioni le ho dette e poi ho detto : adesso , fate vobis ; del resto poi quando avrete deciso , in qualunque modo , ditemi quel che occorre fare e son qua . » « E cossa dise la signora Teresina ? » « Mia sorella ? Mia sorella , poveretta , dice : se li vedo a posto non mi dispiace più di morire . » Il signor Giacomo soffiò forte come sempre quando udiva quest ' ultima sgradevole parola . « Ma no semo miga a sti passi ? » , diss ' egli . « Eh ! » , fece l ' ingegnere , molto serio . « Speriamo in Domeneddio . » Toccavano allora quel gomito della viottola che svoltando dagli ultimi campicelli del tenere di Albogasio ai primi del tenere di Castello , gira a sinistra sopra un ciglio sporgente , nell ' improvviso cospetto di un grembo precipitoso del monte , del lago in profondo , dei paeselli di Casarico e di S . Mamette , accovacciati sulla riva come a bere , di Castello seduto poco più su , a breve distanza , e là di fronte , del nudo fiero picco di Cressogno , tutto scoperto dai valloni di Loggio al cielo . È un bel posto , anche di notte , al chiaro di luna , ma se il signor Giacomo vi si fermò in attitudine contemplativa e senza soffiare , non fu già perché la scena gli paresse degna dell ' attenzione di chicchessia , figurarsi di un primo deputato politico , ma perché avendo una considerazione grave da mettere in luce , sentiva il bisogno di richiamare tutte le sue forze al cervello , di sospendere ogni altro moto , anche quello delle gambe . « Bela massima » , diss ' egli . « Speremo in Domenedio . Sissignor . Ma La me permeta de osservar che ai nostri tempi se sentìa parlar ogni momento de grazie ricevute , de conversion , de miracoli , adesso La me diga Ela . El mondo no xe più quelo e me par che Domenedio sia stomegà . El mondo d ' adesso el xe come la nostra ciesa de Albogasio de sora che sti ani Domenedio el ghe vegneva una volta al mese e adesso el ghe vien una volta a l 'ano.» « Senta , caro signor Giacomo » , osservò l ' ingegnere , impaziente di arrivare a Castello : « se si trasporta la parrocchia da una chiesa all ' altra , Domeneddio non c ' entra ; del resto lasciamo fare a Domeneddio e camminiamo . » Ciò detto prese un ' andatura così lesta che il signor Giacomo , fatti pochi passi , si fermò soffiando come un mantice . « La perdona » , diss ' egli , « se obedisso tanto quanto a la natural curiosità de l ' omo . Se podaria saver la Sua riverita età ? » L ' ingegnere capì l ' antifona e fermatosi un momento si voltò a rispondere quasi sottovoce , con ironica mansuetudine trionfante : « Più vecchio di Lei » . E riprese spietatamente la via . « Sono dell ' ottantotto , sa ! » , gemette il Puttini . « Ed io dell ' ottantacinque ! » , ribatté l ' altro senza fermarsi . « Avanti ! » Per fortuna del Puttini non c ' erano più che pochi passi a fare . Ecco il muraglione che sostiene il sagrato della chiesa di Castello , ecco la scaletta che mette all ' entrata del villaggio . Ora bisognava svoltare nel sottoportico della canonica , cacciarsi alla cieca in un buco nero dove l ' immaginazione del signor Giacomo gli rappresentava tanti iniqui sassi sdrucciolevoli , tanti maledetti scalini traditori , ch ' egli si piantò sui due piedi e , incrociate le mani sopra il pomo della mazza , parlò in questi termini : « Corpo de sbrio baco ! No , ingegnere pregiatissimo . No , no , no . Propramente mi no posso , mi resto qua . Le vegnarà ben in ciesa . La ciesa xe qua . Mi speto qua . Corpo de sbrio baco ! » Questo secondo « corpo » il signor Giacomo se lo masticò privatamente in bocca come la chiusa d ' un monologo interno sugli accessori dell ' impiccio principale in cui s ' era messo . « Aspetti » , fece l ' ingegnere . Un fil di luce usciva dalla porta della chiesa . L ' ingegnere vi entrò e ne uscì subito col sagrestano che stava preparando gl ' inginocchiatoi per gli sposi . Costui recò in soccorso del Puttini la lunga pertica col cerino acceso sulla punta , che serve per accender le candele degli altari . Poté così , fermo sull ' entrata del sottoportico , porger via via , quanto era lunga la pertica , il suo lumicino davanti ai piedi del signor Giacomo che , malissimo contento di questa illuminazione religiosa , procedeva brontolando contro le pietre , le tenebre , il moccolo sacro e chi lo teneva , sinché , abbandonato dal sagrestano e abbrancato dall ' ingegnere , fu tratto , malgrado il suo muto resistere , come un luccio alla lenza , sulla soglia di casa Rigey . A Castello , le case che si serrano in fila sul ciglio tortuoso del monte a godersi il sole e la veduta del lago in profondo , tutte bianche e ridenti verso l ' aperto , tutte scure verso quell ' altra disgraziata fila di case che si attrista dietro a loro , somigliano certi fortunati del mondo che di fronte alla miseria troppo vicina prendono un sussiego ostile , si stringono l ' uno all ' altro , si aiutano a tenerla indietro . Fra queste gaudenti , casa Rigey è una delle più scure di fronte alla poveraglia delle case villane , una delle più chiare di fronte al sole . Dalla porta di strada un andito stretto e lungo mette ad una loggetta aperta da cui si cala per pochi scalini sulla piccola terrazza bianca che , fra il salotto di ricevimento e un ' alta muraglia senza finestre , si affaccia all ' orlo del monte , spia giù i burroni ond ' esce il Soldo , spia il lago fino ai golfi verdi dei Birosni e del Dòi , fino alle distese serene di là da Caprino e da Gandria . Il signor Rigey , nato a Milano da padre francese e professore di lingua francese nel collegio di madame Berra , perduto il posto , perduta gran parte delle lezioni private per la fama cresciutagli attorno d ' uomo irreligioso , aveva comperato la casetta nel 1825 per ridurvisi da Milano a vivere in quiete e con poca spesa , aveva sposato la sorella dell ' ingegnere Ribera ed era morto nel 1844 lasciando a sua moglie una figliuola di quindici anni e poche migliaia di svanziche oltre la casa . Appena l ' ingegnere ebbe bussato alla porta , non tanto piano , si udì un correr leggero nell ' andito , fu aperto e una voce non sottile , non argentina , ma inesprimibilmente armoniosa , sussurrò : « Che strepito , zio ! » . « Oh bella ! » , fece patriarcalmente l ' ingegnere , « ho da picchiar col naso ? » La nipote gli turò la bocca con una mano , lo tirò dentro con l ' altra , fece un saluto grazioso al signor Giacomo e chiuse la porta ; tutto ciò in un attimo , mentre lo stesso signor Giacomo andava soffiando : « Padrona mia riveritissima ... me consolo propramente ... » . « Grazie , grazie » , fece Luisa , « passi , La prego , devo dire una parola allo zio . » L ' ometto passò con il suo cappellone in mano , e la giovane abbracciò teneramente il suo vecchio zio , lo baciò , gli posò il viso sul petto , tenendogli le braccia al collo . « Ciao , neh » , fece l ' ingegnere quasi resistendo a quelle carezze perché vi sentiva una gratitudine di cui non avrebbe sopportate le parole . « Sì , là , basta . Come va la mamma ? » . Luisa non rispose che con una nuova stretta delle sue braccia . Lo zio era più che un padre per lei , era la Provvidenza della casa , benché nella sua gran bontà semplice neppur sognasse di aver il menomo merito verso sua sorella e sua nipote . Che avrebbero mai fatto senza di lui , povere donne , con quelle magre dodici o quindici migliaia di svanziche lasciate da Rigey ? Egli godeva , come ingegnere delle Pubbliche Costruzioni , di un buon stipendio . Viveva parcamente a Como con una vecchia governante e i suoi risparmi passavano a casa Rigey . Aveva sulle prime apertamente e solennemente disapprovata la inclinazione di Luisa per Franco parendogli quello un matrimonio troppo disuguale ; ma poiché i giovani erano stati fermi e sua sorella aveva consentito , egli tenendosi la sua opinione per sé , s ' era messo ad aiutare in tutto che poteva . « La mamma ? » , ripeté . « Sta benino , stasera , per la consolazione , ma ora è agitata perché mezz ' ora fa è venuto Franco e ha raccontato che c ' è stata una mezza scena con la nonna . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere , che quando udiva di qualche sproposito altrui soleva commiserarne , con questa esclamazione , se stesso . « No , zio ; Franco ha ragione . » Luisa pronunziò queste parole con fierezza subitanea . « Ma si ! » , esclamò perché lo zio aveva messo un lungo « hm ! » dubitativo . « Ha cento ragioni ! Ma » , soggiunse piano , « dice di essere partito di casa in modo che la nonna verrà molto probabilmente a scoprir tutto . » « Meglio » , disse lo zio , incamminandosi verso la terrazza . La luna era tramontata , faceva buio . Luisa , sussurrò : « Mamma è qui » . La signora Teresa , tribolata dalla mancanza di respiro , si era fatta trascinare sulla terrazza , nella sua poltrona , per avere un po ' d ' aria , un po ' di sollievo . « Cosa vi pare , Piero ? » , disse con voce simile nel timbro a quella di Luisa , ma stanca e più dolce : la voce di un cuor mite cui il mondo è amaramente avverso e che cede . « Cosa vi pare che tutte le nostre prudenze non serviranno a niente ? » « Ma no , mamma , questo non si sa ancora , questo non si può dire ! » Mentre Luisa parlava così , Franco che stava nel salotto col curato ne uscì per abbracciar lo zio . « Dunque ? » , disse questi stendendogli la mano , perché gli abbracciamenti non erano di suo gusto . « Cosa è successo ? » Franco raccontò l ' accaduto velando un poco le espressioni della nonna che potevano riuscire troppo offensive ai Rigey , tacendo affatto la minaccia di non lasciargli un soldo , accusando quasi più la suscettibilità propria che l ' insolenza della vecchia , confessando finalmente di aver fatto conoscere , di proposito , la sua intenzione di star fuori tutta la notte . Ciò non poteva a meno di condurre la nonna a scoprir tutto subito , perché lo avrebbe interrogato su quest ' assenza , ed egli non voleva mentire , e tacere era come confessare . « Senti ! » , esclamò lo zio con l ' accento vibrato e con la faccia spanta del galantomone che , soffocando in un viluppo di cautele e di dissimulazioni , vi mena dentro due gran gomitate , se ne disbriga e respira : « Vedo che hai avuto torto d ' irritar la nonna perché , cosa mai ! Bisogna rispettare i vecchi anche nei loro errori ; capisco che le conseguenze saranno pessime ; ma son più contento così e sarei più contento ancora se tu avessi già detto a tua nonna le cose chiare e tonde . Questo segreto , questo infingersi , questo nascondersi non mi sono mai piaciuti un corno . Cosa mai ! L ' onest ' uomo quello che fa lo dice , alla papale . Tu vuoi ammogliarti contro la volontà della nonna . Bene , almeno non ingannarla ! » « Ma Piero ! » , esclamò la signora Teresa che , insieme ad uno squisito sentimento della vita come dovrebb ' essere , possedeva un senso acuto della vita com ' è realmente , e data molto più di suo fratello agli esercizi di pietà , molto più familiare con Dio , riusciva più facilmente a persuadersi di aver ottenuta da Lui , per amor di un bene sostanziale , qualche concessione di forma . « Ma Piero ! Voi non riflettete . » ( La signora Teresa , molto più giovane di suo fratello , gli parlava sempre col voi e ne pigliava il tu ) . « Se la marchesa viene a conoscere il matrimonio in un modo simile e , naturalmente , non vuol saperne di prender Luisa in casa , cosa fanno questi ragazzi ? Dove vanno ? Qui non c ' è posto e quand ' anche vi fosse posto non è preparato nulla . In casa vostra nemmeno . Bisogna riflettere . Se si voleva tener la cosa segreta per un mese o due , non era mica per ingannare ; era per aver tempo di disporvi la nonna e , se la nonna non volesse piegarsi , di preparar un paio di stanze a Oria . » « Oh povero me ! » , fece l ' ingegnere . « Ci voglion due mesi per questo ? Non par vero . » Un soffio prolungato , nell ' ombra , ricordò in quel punto la presenza del signor Giacomo che stava in un angolo , appoggiato al muro , non osando scostarsene per l ' oscurità . La signora Teresa non l ' aveva ancora salutato . « Oh , signor Giacomo ! » , diss ' ella con grande premura . « Scusi . La ringrazio tanto , sa . Venga qua . Ha sentito quel che si diceva ? Dica anche Lei ; cosa Le pare ? » « La mia servitù » , disse il signor Giacomo dal suo angolo . « Propramente non me movo , perché , con la mia povera vista ... » « Luisa ! » , fece la signora Teresa . « Porta fuori un lume . Ma ha sentito , signor Giacomo ; cosa Le pare ? Dica . » Il signor Giacomo mise nella sua sapienza tre o quattro piccoli soffi frettolosi che significavano : « ahi , questo è un imbarazzo » « No so » , cominciò titubante , « no so , digo adesso , se trovandome a scuro ... » « Luisa ! » , chiamò da capo la signora Teresa . « Eh nossignora , nossignora . M ' intendo a scuro de tante cosse che no so . Vogio dir che ne la mia ignoranza no me posso pronunciar . Però , digo , me par che forse se podaria ... adesso , digo , mi son qua per el servizio Suo e de la rispettabilissima famegia , sì ben che no me faria maravegia che l ' Imperial Regio Commissario , ottima persona ma sustosèta ... ben , basta , no discoremo , mi son qua , però me pararia , digo , che se podesse tirar avanti un pocheto e intanto qua el nostro nobilissimo signor don Franco podaria forse co le bone , cole molesine ... Ben ben ben , per mi , come che Le comanda . » Furono le proteste violente di Franco che fecero voltare così precipitosamente strada al signor Giacomo . Luisa le appoggiò e la signora Teresa , che forse adesso avrebbe pure inclinato a una dilazione , non osò contraddire . « Luisa , Franco » , diss ' ella . « Riconducetemi in salotto . » I due giovani spinsero insieme , seguiti dallo zio e dal signor Giacomo , la poltrona nel salotto . Nel passar la soglia Luisa si chinò , baciò la mamma sui capelli e le sussurrò : « vedrai che tutto andrà bene » . Ella credeva di trovar il curato in salotto , ma il curato se l ' era svignata per la cucina . Appena Franco e Luisa ebbero accostata la mamma al tavolo dov ' era il lume , capitò il sagrestano ad avvertire che tutto era pronto . Allora la signora Teresa lo pregò di annunciare al curato che gli sposi sarebbero andati in chiesa fra mezz ' ora . « Luisa » , diss ' ella , fissando sua figlia con uno sguardo significante . « Sì , mamma » , rispose questa ; e riprese a voce più alta volgendosi al suo fidanzato : « Franco , la mamma desidera parlarti . » Il signor Giacomo capì e uscì sulla terrazza . L ' ingegnere non capì nulla e sua nipote dovette spiegargli che bisognava lasciar la mamma sola con Franco . L ' uomo semplice non ne intendeva bene il perché : allora ella gli prese sorridendo un braccio e lo condusse fuori . La signora Teresa stese in silenzio la sua bella mano ancora giovane , a Franco , che s ' inginocchiò per baciarla . « Povero Franco ! » , diss ' ella dolcemente . Lo fece alzare e sedere vicino a sé . Doveva parlargli , disse ; e si sentiva tanto poca lena ! Ma egli capirebbe molto , anche da poche parole : « Minga vera ? » Così dicendo la voce fioca ebbe una soavità infinita . « Sai » , cominciò , « questo non avevo pensato a dirtelo , ma mi è venuto in mente quando tu raccontavi del piatto che hai rotto a tavola . Ti prego di avere riguardo alla situazione dello zio Piero . Egli pensa , nel suo cuore , come te . Se tu avessi veduto le lettere che mi scriveva nel 1848 ! Ma è impiegato del Governo . Vero che si sente tranquillo nella sua coscienza perché , occupandosi di strade e di acque , sa che serve il suo paese e non i tedeschi ; ma certi riguardi vuole e deve averli . Fino a un dato punto bisogna che li abbiate anche voi per amor suo . » « I tedeschi andranno via presto , mamma » , rispose Franco , « ma sta tranquilla , sarò prudente , vedrai . » « Oh caro , io non ho più niente da vedere . Non ho che a vedervi voi altri due uniti e benedetti dal Signore . Quando i tedeschi saranno andati via , verrete a dirmelo a Looch . » Portano il nome di Looch i praticelli ombrati di grandi noci dove sta il piccolo camposanto di Castello . « Ma ti devo parlare di un ' altra cosa » , proseguì la signora Teresa senza lasciar a Franco il tempo di far proteste . Egli le prese le mani , gliele strinse trattenendo a fatica il pianto . « Bisogna che ti parli di Luisa » , diss ' ella . « Bisogna che tu la conosca bene tua moglie . » « La conosco , mamma ! La conosco quanto la conosci tu e più ancora ! » Egli ardeva e fremeva tutto , così dicendo , nell ' appassionato amore per lei ch ' era la vita della sua vita , l ' anima dell ' anima sua . « Povero Franco ! » , fece la signora Teresa teneramente , sorridendo . « No , ascoltami , vi è qualche cosa che non sai e che devi sapere . Aspetta un poco . » Aveva bisogno di una sosta , l ' emozione le rendeva il respiro difficile e più difficile il parlare . Fece un gesto negativo a Franco che avrebbe pur voluto adoperarsi , aiutarla in qualche modo . Le bastava un po ' di riposo e lo prese appoggiando il capo alla spalliera della poltrona . Si rialzò presto . « Avrai inteso parlar male » , disse , « del povero mio marito , a casa tua . Avrai inteso dire ch ' era un uomo senza principii e che ho avuto un gran torto a sposarlo . Infatti egli non era religioso e questa fu la ragione per cui esitai molto prima di decidermi . Sono stata consigliata di cedere perché potevo forse influire bene sopra di lui che aveva un ' anima nobile . È morto da cristiano , ho tanta fede di trovarlo in paradiso se il Signore mi fa questa grazia di prendermi con sé ; ma fino all ' ultima ora parve che non ottenessi nulla . Bene , temo che la mia Luisa , in fondo , abbia le tendenze del suo papà . Me le nasconde , ma capisco che le ha . Te la raccomando , studiala , consigliala , ha un gran talento e un gran cuore , se io non ho saputo far bene con lei , tu fa meglio , sei un buon cristiano , guarda che lo sia anche lei , proprio di cuore ; promettimelo , Franco . » Egli lo promise sorridendo , come se stimasse vani i timori di lei e facesse , per compiacenza , una promessa superflua . L ' ammalata lo guardò , triste . « Credimi , sai » , soggiunse , « non sono fantasie . Non posso morire in pace se non la prendi come una cosa seria . » E poi che il giovane ebbe ripetuta la sua promessa senza sorridere , soggiunse : « Una parola ancora . Quando parti di qua , vai a Casarico dal professor Gilardoni , non è vero ? » « Ma , questo era il piano di prima . Dovevo dire alla nonna che andavo a dormire da Gilardoni per fare poi una gita insieme alla mattina ; adesso lo sai come sono venuto via . » « Vacci lo stesso . Ho piacere che tu ci vada . E poi ti aspetta , non è vero ? Dunque ci devi andare . Povero Gilardoni , non è più venuto dopo quella pazzia di due anni or sono . Lo sai , non è vero ? Luisa te l ' avrà detto ? » « Sì , mamma . » Questo professor Gilardoni che viveva a Casarico , da eremita , si era molto romanticamente innamorato , qualche anno prima , della signora Teresa e le si era timidamente , reverentemente proposto per marito , ottenendo un tale successo di stupore da togliergli poi il coraggio di ricomparirle davanti . « Povero uomo ! » , riprese la signora Rigey . « Quella è stata una stupidità grande , ma è un cuor d ' oro , un buon amico , tenetevelo caro . Il giorno prima che gli venisse quell ' accesso di pazzia , mi ha fatto una confidenza . Non te la posso ripetere , e anzi ti prego di non parlargliene se non te ne parla lui ; ma insomma è una cosa che potrà , in certi casi , aver molta importanza per voi altri , specialmente se avrete figli . Se Gilardoni te ne parla , pensaci prima di dirlo a Luisa . Luisa potrebbe prender la cosa non come va presa . Delibera tu , consigliati con lo zio Piero e poi parla o non parla , secondo la strada che vorrai prendere . » « Sì , mamma . » Si picchiò all ' uscio , sommessamente , e la voce di Luisa disse : « È finito ? » Franco guardò l ' ammalata . « Avanti » , diss ' ella . « È ora di andare ? » Luisa non rispose , cinse con un braccio il collo di Franco . S ' inginocchiarono insieme davanti alla mamma , le piegarono il capo in grembo . Luisa faceva ogni sforzo per trattenere il pianto , sapendo bene che bisognava evitare alla mamma ogni emozione troppo forte , ma le spalle la tradivano . « No , Luisa » , disse la mamma , « no , cara , no » , e le accarezzava il capo . « Ti ringrazio che sei sempre stata una buona figliuola , sai ; tanto buona ; quietati ; son così contenta ; vedrai che starò meglio . Andate dunque ; datemi un bacio e poi andate , non fate aspettare il signor curato . Dio ti benedica , Luisa ; e anche te , Franco . » Chiese il suo libro di preghiere , si accostò il lume , fece aprire le finestre e l ' uscio della terrazza per respirar meglio e mandò via la fantesca che si preparava a tenerle compagnia . Usciti gli sposi , entrò l ' ingegnere per salutar sua sorella prima di andare in chiesa . « Ciao , neh , Teresa . » « Addio , Piero . Un altro peso sulle vostre spalle , povero Piero . » « Amen » , rispose pacificamente l ' ingegnere . Rimasta sola , la signora Rigey stette ascoltando il rumor dei passi che si allontanavano . Quelli gravi di suo fratello e del signor Giacomo , la coda della colonna , non le lasciavano udire gli altri ch ' ella avrebbe voluto accompagnar con l ' orecchio quanto era possibile . Un momento ancora e non intese più nulla . Ebbe l ' idea che Luisa e Franco si allontanavano insieme nell ' avvenire dove a lei non era dato seguirli che per pochi mesi o forse per pochi giorni ; e che non poteva indovinar niente , presentir niente del loro destino . « Poveri ragazzi » , pensò . « Chi sa cosa avranno passato fra cinque anni , fra dieci anni ! » Stette ancora in ascolto , ma il silenzio era profondo ; non entrava per le finestre aperte che il fragor lontano lontano della cascata di Rescia , di là dal lago . Allora , supponendo che fossero già in chiesa , prese il suo libro di preghiere e lesse con fervore . Si stancò presto , si sentì una gran confusione in testa , le si confusero alla vista anche i caratteri del libro . La sua mente si assopiva , la volontà era perduta . Presentiva una visione di cose non vere e sapeva di non dormire , comprendeva che non era sogno , ch ' era uno stato prodotto dal suo male . Vide aprirsi l ' uscio che metteva in cucina ed entrare il vecchio Gilardoni di Dasio , detto « el Carlin de Dàas » , padre del professore , agente di casa Maironi per i possessi di Valsolda , morto da venticinque anni . La figura entrò e disse in tono naturale : « Oh sciora Teresa , la sta ben ? » . Ella credette di rispondere : « Oh Carlin ! Bene e voi ? » , ma in fatto non aperse bocca . « Ghe l ' hoo chì la lettra » , riprese la figura agitando trionfalmente una lettera . « L ' hoo portada chì per Lee . » E posò la lettera sul tavolo . La signora Teresa vide chiaramente e con un senso di vivo piacere questa lettera sudicia e ingiallita dal tempo , senza busta e con la traccia di una piccola ostia rossa . Le parve dire : « Grazie , Carlin . E adesso andate a Dasio ? » . « Sciora no » , rispose il Carlin . « Voo a Casarech dal me fioeu . » L ' ammalata non vide più il Carlin , ma vide ancora la lettera sul tavolo . La vedeva chiaramente eppure non era certa che vi fosse ; nel suo cervello inerte durava l ' idea vaga di altre allucinazioni passate , l ' idea della malattia sua nemica , sua padrona violenta . Aveva l ' occhio vitreo , la respirazione penosa e frequente . Un suono di passi affrettati la scosse , la richiamò quasi del tutto in sé . Quando Luisa e Franco si precipitarono in camera dalla terrazza , non si accorsero , causa il paralume della lucerna , che la fisionomia della mamma fosse stravolta . Inginocchiati accanto a lei , la coprirono di baci , attribuirono all ' emozione quel respiro affannoso . A un tratto l ' ammalata sollevò il capo dalla spalliera della poltrona , tese le mani avanti , guardando e indicando qualche cosa . « La lettera » , diss ' ella . I due giovani si voltarono e non videro niente . « Che lettera , mamma ? » , disse Luisa . Nello stesso punto notò l ' espressione del viso di sua madre , diede un ' occhiata a Franco per avvertirlo . Non era la prima volta , durante la sua malattia , che la mamma soffriva di allucinazioni . All ' udirsi domandare « che lettera ? » ella capì , fece « oh ! » , ritirò le mani , se ne coperse il viso e pianse silenziosamente . Confortata dalle carezze de ' suoi figli , si ricompose , li baciò , stese la mano a suo fratello e al signor Giacomo , che non avevano inteso affatto cosa fosse accaduto e accennò a Luisa di andar a pigliar qualche cosa . Si trattava di una torta e di una bottiglia preziosa di vino del Niscioree , regalata con altre parecchie , tempo addietro , dal marchese Bianchi che aveva per la signora Rigey una singolare venerazione . Il signor Giacomo , non vedendo l ' ora di svignarsela , incominciava a dimenarsi , a soffiare , guardando l ' ingegnere . « Signora Luisina » , diss ' egli vedendo uscire la novella sposa . « La scusa , son propramente per domandar licenza ... » « No , no » , lo interruppe con un fil di voce la signora Teresa , « aspetti un poco . » Luisa scomparve e Franco scivolò pure fuori dalla stanza dietro sua moglie . La signora Teresa parve presa da uno scrupolo , accennò a richiamarlo . « Ma cosa mai ! » , fece l ' ingegnere . « Ma , Piero ! » « Ma cosa ? » Le antiche tradizioni austere della sua famiglia , un sottile senso di dignità , forse anche uno scrupolo religioso perché gli sposi non avevano ancora assistito alla messa della benedizione nuziale , impedivano alla signora Teresa di approvare che i giovani si appartassero e insieme di spiegarsi . Le sue reticenze e la bonarietà patriarcale dello zio diedero agio a Franco di sottrarsi ai richiami senza rimedio alcuno . La signora Teresa non insistette . « Per sempre ! » , mormorò dopo un momento come parlando fra sé . « Uniti per sempre ! » « Nualtri » , disse l ' ingegnere rivolgendosi in dialetto veneto al suo collega nel celibato , « nualtri , sior Giacomo , de ste buzare no ghe ne femo . » « Sempre de bon umor , Ela , ingegnere pregiatissimo » , rispose il signor Giacomo a cui la coscienza diceva che aveva fatto delle « buzare » peggiori . Gli sposi non ritornavano . « Signor Giacomo » , riprese l ' ingegnere , « per questa notte , niente letto . » L ' infelice si contorse , soffiò e batté le palpebre senza rispondere . E gli sposi non ritornavano . « Piero » , disse la signora , « suonate il campanello . » « Signor Giacomo » , fece l ' ingegnere senza scomporsi , « dobbiamo suonare il campanello ? » « L ' idea de la signora Teresa pare propramente questa » , rispose l ' omino navigando alla meglio tra il fratello e la sorella . « Però mi no digo gnente . » « Piero ! » , insistette la signora . « Ma insomma » , riprese suo fratello senza muoversi . « Lei , cosa farebbe ? Lo suonerebbe , questo campanello , o non lo suonerebbe ? » « Oh Dio ! » , gemette il Puttini . « La me dispensa . » « Non La dispenso un corno . » Gli sposi non ritornavano e la mamma , sempre più inquieta , ricominciava : « Ma suonate , dunque , Piero ! » Il signor Giacomo , che moriva dalla voglia di andarsene e non poteva andarsene senza salutar gli sposi , incoraggiato dall ' insistere della signora , fece uno sforzo , diventò rosso rosso e buttò fuori la sua sentenza : « Mi sonaria . » « Caro signor Giacomo » , disse l ' ingegnere , « mi stupisco , mi sorprendo e mi meraviglio . » Chi sa perché , quando era di buon umore e gli capitava in bocca uno di quei sinonimi , li infilzava tutti e tre . « Però » , conchiuse , «suoniamo.» E suonò molto discretamente . « Sentite , Piero » , disse la signora Teresa . « Ricordatevi bene che adesso , quando partite voi , deve partire anche Franco . Ritornerà alle cinque e mezzo per la messa . » « Oh povero me ! » , fece lo zio Piero . « Quante miserie ! Insomma , sono marito e moglie , sì o no ? Bene bene bene » , soggiunse , perché sua sorella si inquietava . « Fate tutto quello che volete , ecco . » Invece degli sposi entrò la fantesca portando la torta e la bottiglia e disse all ' ingegnere che la signora Luisina lo pregava di uscire un momento sulla terrazza . « Adesso che viene un po ' di grazia di Dio , mi mandate fuori » , disse l ' ingegnere . Egli scherzava , con la solita serenità di spirito , forse non comprendendo bene lo stato grave di sua sorella , forse per certa sua naturale disposizione pacifica verso tutto che fosse ineluttabile . Uscì sulla terrazza dove Luisa lo aspettava con Franco . « Senti , zio » , diss ' ella , « mio marito dice che certo la nonna scoprirà tutto subito , ch ' egli non potrà più stare a Cressogno , che se la mamma fosse in buone condizioni si potrebbe venire da te a Oria , ma che così , pur troppo , non è possibile . Allora dice che si potrebbe mettere all ' ordine una camera qui , in fretta , alla meglio ; lo studio del povero papà , si diceva noi . Cosa ti pare ? » « Hm ! » , fece lo zio , che non accettava facilmente le novità . « Mi pare una risoluzione molto precipitosa . Fate una spesa , mettete la casa sossopra per una cosa che non può durare . » La sua idea fissa era quella di aver tutta la famiglia a Oria , e questo ripiego della camera gli faceva ombra . Temeva che se gli sposi si accomodavano a Castello finissero con restarvi . Luisa si studiò di persuaderlo che non si poteva fare altrimenti , che né la spesa né l ' incomodo sarebbero stati grandi , che suo marito , quando avesse a uscir di casa , andrebbe difilato a Lugano e ritornerebbe con i pochi mobili strettamente necessari . Lo zio domandò se Franco non potrebbe invece mettersi a Oria e starvi fino a quando vi potessero scendere la mamma e lei . « Oh , zio ! » , fece Luisa . S ' ella avesse saputo del campanello , si sarebbe ancor più meravigliata di una proposta simile . Ma il buon uomo aveva qualche volta di queste idee ingenue che facevano sorridere sua sorella . Luisa non durò fatica a trovare argomenti contro l ' esilio di Franco e ad adoperarli con calore . « Basta » , fece lo zio non persuaso , ma placido , allargando le braccia in arco , nell ' atto di un Dominus vobiscum più caritatevole , più disposto a cinger di tenerezza le povere creature umane . « Fiat . Oh , e se occorre » , soggiunse volgendosi a Franco , « come stai a quattrini ? » Franco trasalì , s ' imbarazzò . « È il nostro papà , sai » , gli disse sua moglie . « Papà niente affatto » , osservò lo zio , sempre placidamente . « Papà niente affatto , ma quel ch ' è mio è vostro , ecco ; vuol dire dunque che vi munirò un poco secondo le mie forze . » E ricevette l ' abbraccio commosso de ' suoi nipoti senza corrispondervi , quasi seccato da una dimostrazione superflua , seccato che non accogliessero più semplicemente una cosa tanto semplice e naturale . « Sì , sì » , diss ' egli , « andiamo a bere ch ' è meglio . » Il vino del Niscioree , rosso chiaro come un rubino , delicato e gagliardo , blandì e pacificò le viscere dell ' impaziente signor Giacomo , che in quegli anni di oïdium ben di rado bagnava le labbra nel vin pretto e beveva cupamente vin Grimelli di acquosa memoria . « Est , est , non è vero , signor Giacomo ? » , disse lo zio Piero vedendo il Puttini guardar devotamente nel bicchiere che teneva in mano . « Qui almeno non c ' è pericolo di crepare come quel tale : et propter nimium est dominus meus mortuus est . » « A mi me par de resussitar » , rispose il signor Giacomo , adagio adagio , quasi sottovoce , guardando sempre nel bicchiere . « Allora , un brindisi agli sposi ! » , riprese l ' altro , alzandosi . « Se non lo fa Lei , lo farò io : Viva lü e viva lee E nün andèm foeura d ' i pee . Il signor Giacomo vuotò il bicchiere , soffiò molto e batté molto le palpebre in segno dei vari sentimenti che tumultuavano nell ' animo suo mentre l ' ultimo aroma e l ' ultimo sapor del vino gli si perdevano in bocca ; offerse la sua servitù alla signora Teresa riveritissima , la sua devozione alla sposina amabilissima , la sua osservanza allo sposo compitissimo ; si schermì , menando le braccia e la testa , dai ringraziamenti che gli fioccavano addosso , e preso il cappellone , presa la mazza , si avviò umilmente , soffiando con un misto di compiacenza e di rammarico , dietro la mole placida dell ' ingegnere pregiatissimo . « E tu , Franco ? » , chiese subito la signora Teresa . « Vado » , rispose Franco . « Vien qua » , diss ' ella . « Vi ho accolto così male , poveri figliuoli , quando siete ritornati dalla chiesa . Sai , m ' era venuto uno de ' miei accessi ; lo avete ben capito . Adesso mi sento tanto benino , tanto in pace . Signore , Vi ringrazio . Mi pare d ' avere messa la casa in ordine , d ' avere spento il fuoco , d ' aver dette un po ' di orazioni e di andar a dormire , tutta bella contenta ; ma non così presto , sai , caro , non così subito . Ti lascio la mia Luisa , caro , ti lascio lo zio Piero ; so che li amerai tanto , vero ? Ricordati anche di me , però . Ah Signore , come mi rincresce di non vedere i vostri figli ! Quello sì . Hai da dar loro un bacio per la povera nonna , tutti i giorni . E adesso va ' , figlio mio ; ritorni alle cinque e mezzo , non è vero ? Sì , addio , va '.» Gli parlava carezzevole , come a un bambino che non capisce ancora ed egli piangeva di tenerezza silenziosamente , le baciava e ribaciava le mani , godendo che Luisa fosse presente e vedesse ; perché nella sua immensa tenerezza per la mamma vi era la immensa gioia di essere divenuto un solo con la figlia e come un ' avidità di amar tutto che sua moglie amava , con la stessa forza . « Va ' » , ripeteva mamma Teresa , temendo anche la commozione propria : « va ' , va '.» Egli obbedì , finalmente ; e uscì con Luisa . Anche stavolta Luisa tardò molto a ritornare , ma le anime più sante hanno le loro lievi debolezze e quantunque la fantesca non facesse che andare e venire dalla cucina al salotto , la signora Teresa , tocca dalle dimostrazioni d ' affetto che le aveva prodigate Franco , non le disse mai di suonare il campanello . 4 . La lettera del Carlin Franco discese il monte adagio adagio , tutto chiuso nel suo mondo interiore così pieno di cose , di pensieri , di sentimenti nuovi , fermandosi ogni tratto a guardar la strada biancastra e i campicelli scuri , a toccar le foglie d ' una vite o i sassi d ' un muricciuolo per sentire la realtà del mondo esterno , persuadersi che non sognava . Solamente a Casarico , nella contrada dei Mal ' ari , davanti alla porticina della villetta Gilardoni , si ricordò delle parole oscure di mamma Teresa circa la confidenza fattale dal Gilardoni e si domandò quale potesse mai essere l ' arcano che non conveniva rivelare a Luisa . A dir il vero questo consiglio della mamma non gli era piaciuto interamente . « Come mai » , pensò bussando all ' uscio , « nasconderei qualche cosa a mia moglie ? » Il professore Beniamino Gilardoni , figlio del « Carlin de Dàas » , era stato fatto studiare dal vecchio don Franco Maironi , dal marito della marchesa Orsola , uomo bizzarro , lunatico , violento , ma generoso . Quando il Carlin morì , si vide che la generosità del Maironi non sarebbe stata necessaria . Beniamino ereditò un discreto gruzzoletto e ciò fece andare in bestia don Franco che lo tenne responsabile dell ' ipocrisia paterna , gli voltò le spalle né volle più saperne di lui nel poco tempo che visse ancora dopo la morte del suo agente . Il giovane entrò nell ' insegnamento , fu professore di latino nel ginnasio di Cremona e di filosofia nel liceo di Udine . Cagionevole di salute e timoroso assai del male fisico , alquanto misantropo , piantò nel 1842 la cattedra e venne a godersi la modesta eredità paterna in Valsolda . Il natio paesello di Dasio , seduto sotto le rocce dolomitiche dell ' Arabione , era troppo alto e troppo incomodo per lui . Vendette i suoi beni di lassù , si comperò l ' uliveto del Sedorgg sopra Casarico e una villetta in Casarico stesso , sulla riva del lago ; un gingillo di villetta che egli chiamava per la sua forma « pi greco » a immagine del diagramma di Ugo Foscolo . Dalla contrada dei Mal ' ari un andito breve metteva nel cortiletto addossato a un portico minuscolo e aperto verso il lago , fra grandi oleandri , di fronte a sei miglia d ' acqua verde o grigia o azzurra , secondo i momenti , fino al monte S . Salvatore inclinato là in fondo , sotto il peso della sua gobba malinconica , ai sottoposti colli umidi di Carona . A levante della casina si stendeva un orto favolosamente spazioso per quei paesi le cui pianure l ' ingegnere Ribera soleva definire con questa citazione censuaria : campo grande , detto il campone , tavol sett . Sette tavole son venti o ventidue metri quadrati . Il professore lo coltivava con l ' aiuto del suo servitorello Giuseppe , detto il Pinella , e d ' una bibliotechina di trattati francesi . Si faceva venire di Francia i semi delle qualità d ' ortaggi più celebrate , che talvolta gli spuntavano ignobilmente diversi dalla loro fede di battesimo e magari da qualunque onesta famiglia battezzata . Accadeva allora che filosofo e famiglio , curvi sull ' aiuola con le mani alle ginocchia , levassero gli occhi dai germogli beffardi per guardarsi in faccia , il primo sinceramente , il secondo ipocritamente compunto . In un canto dell ' orto viveva , nella sua stalletta costrutta con tutte le regole dell ' arte , una vaccherella svizzera comperata dopo tre mesi di assidui studi e riuscita magra e cagionevole quanto il padrone ; al quale , malgrado la mucca svizzera e quattro galline padovane , capitava spesso di non potersi preparare in casa un latte all ' ovo . Nel muro di sostegno verso il lago , battuto al piede dall ' onda piena della breva , egli aveva praticati dei fori e piantato , per consiglio di Franco Maironi , alquante agavi americane , alquanti rosai e capperi , fasciando così , come soleva dire , con una elegante forma poetica il sostanzioso contenuto dell ' orto . E per amore di poesia aveva lasciato incolto un breve angolo dell ' orto stesso . Vi era cresciuto un canneto altissimo e a questo canneto il professore aveva addossato una specie di belvedere , un alto palco di legno , molto rustico e primitivo , dove nella buona stagione passava qualche gradevole ora leggendo , al fresco della breva , al mormorio del canneto e delle onde , i libri mistici che amava . Da lontano il colore del palco si confondeva con quello del canneto ed il professore pareva seduto in aria col suo libro in mano , come un mago . Teneva nel salotto la bibliotechina d ' orticoltura ; i libri mistici , i trattati di negromanzia , di gnosticismo , gli scritti sulle allucinazioni e sui sogni li teneva in uno studiolo vicino alla camera da letto , in una specie di cabina di nave dove il lago o il cielo parevano entrare dalla finestra . Dopo la morte del vecchio Maironi il professore aveva ripigliato a visitare la famiglia , ma la marchesa Orsola gli piaceva poco e don Alessandro suo figlio , padre di Franco , meno ancora . Finì con andarci una volta l ' anno . Quando il giovinetto entrò in liceo , il Gilardoni fu pregato dalla nonna , ché il padre era morto da un pezzo , di dargli qualche lezione durante l ' autunno . Maestro e scolaro si somigliavano nei facili entusiasmi , nelle collere veementi e fugaci , ed erano caldi patrioti ambedue . Cessato il bisogno delle lezioni si rividero come amici benché il professore avesse oltre a vent ' anni più di Franco . Questi ammirava l ' ingegno del suo allievo ; Franco invece stimava assai poco la filosofia mezzo cristiana mezzo razionalista del maestro , le sue tendenze mistiche ; rideva della sua passione per i libri e per le teorie d ' orticoltura e giardinaggio , scompagnata da qualsiasi senso pratico . Lo aveva tuttavia molto caro per la sua bontà , per il suo candore , per il suo calor d ' animo . N ' era stato il confidente al tempo dell ' infelice amore concepito dal Gilardoni per la signora Teresa Rigey e lo aveva poi ricambiato con le confidenze proprie . Il Gilardoni ne fu molto commosso ; disse a Franco che avendo nel cuore quel tale culto gli sarebbe parso di diventar un poco suo padre anche se la signora Teresa non volesse saperne di lui . Franco non mostrò di apprezzare questa paternità metafisica ; l ' amore per la signora Rigey gli pareva un ' aberrazione ; ma insomma si confermò nell ' idea che la testa del professore non valeva gran cosa e che il cuore era d ' oro . Bussò , dunque , all ' uscio e venne ad aprirgli il professore in persona portando un lumicino a olio . « Bravo » , diss ' egli . « Credevo che non venissi più . » Il Gilardoni era in veste da camera e pantofole , aveva in testa una specie di turbante ed esalava un forte odore di canfora . Pareva un turco , un Gilardoni bey ; ma la faccia magra e giallognola che sorrideva sotto il turbante nulla aveva di turchesco . Contornata d ' una barbetta rossastra , fiorita pomposamente , nel mezzo , d ' un bel nasone bitorzoluto e vermiglio , luceva per due begli occhi azzurri , molto giovanili , pieni d ' ingenua bontà e poesia . Appena Franco ebbe chiuso l ' uscio dietro di sé , l ' amico gli sussurrò : « È fatto ? » . « È fatto » , rispose Franco . L ' altro lo abbracciò e lo baciò silenziosamente . Poi lo fece salire nello studiolo . Gli spiegò strada facendo che s ' era applicato sulla testa delle compresse d ' acqua sedativa , secundum Raspail , per una minaccia di emicrania . Egli era un apostolo di Raspail e aveva convertito anche Franco , molto soggetto alle infiammazioni di gola , dalle sanguisughe alla sigaretta di canfora . Nello studiolo , nuovo amplesso , molto stretto e molto lungo . « Tanto , tanto , tanto ! » , esclamò Gilardoni sottintendendo un mondo di cose . Povero Gilardoni , gli occhi gli luccicavano . Aveva sperato invano una felicità simile a quella dell ' amico suo ! Franco intese , s ' imbarazzò , non seppe dirgli nulla , e ne seguì un silenzio così significativo che il Gilardoni non poté sopportarlo e si mise ad accendere un po ' di fuoco per riscaldare il caffè che aveva preparato . Franco si offerse per questa bisogna e il professore accettò allegando il suo mal di capo , si mise a disfare il turbante davanti a una scodella d ' acqua sedativa . « Dunque » , diss ' egli , dominando la propria emozione con uno sforzo di volontà , « mi racconti . » Franco gli raccontò ogni cosa dal pranzo della nonna fino alla cerimonia nuziale nella chiesa di Castello , eccetto , naturalmente , il colloquio segreto con mamma Teresa . Il professore Beniamino , che intanto si era rimesso il turbante , si fece coraggio a mezzo . «E...», diss ' egli sostituendo al nome amato una specie di gemito sordo , « come sta ? » Udito dell ' allucinazione , esclamò : « Una lettera ? Le pareva di vedere una lettera ? Ma che lettera ? » . Questo , Franco non lo sapeva . Uno stridore sulla brace interruppe la conversazione ; il caffè bolliva a scroscio e si versava . Il Gilardoni somigliava al suo giovane amico pure in questo che gli si leggeva il cuore in faccia . Il giovane amico , ch ' era del resto un lettore di facce infinitamente più sagace e pronto di lui , capì subito ch ' egli aveva pensato ad una data lettera e gli chiese , mentre il caffè stava posando , se fosse in grado di spiegar quell ' allucinazione . Il professore si affrettò a rispondere di no , ma tosto pronunciato il no lo attenuò con parecchi altri no misti a inarticolati brontolii : « eh no - no già - non saprei - insomma no » . Franco non insistette e ne seguì un altro silenzio alquanto significativo . Preso il caffè con molti involontari segni d ' inquietudine , il professore propose bruscamente d ' andare a letto . Franco , dovendo ripartire prima di giorno , preferì non coricarsi ma volle che si coricasse l ' amico , e l ' amico , dopo infinite proteste e cerimonie , dopo aver esitato fin sulla soglia della porta con la sua scodella d ' acqua sedativa in mano , fece di colpo un volta faccia , si gittò alle spalle un « addio » e scomparve . Rimasto solo , Franco spense il lume e si distese sulla poltrona con la buona intenzione di dormire , cercando il sonno in qualche pensiero indifferente , se gli fosse possibile di fermarvisi . Non erano passati cinque minuti quando fu picchiato all ' uscio e subito entrò precipitosamente , senza lume , il professore dicendo : « Insomma sono qui ! » . « Cosa c ' è ? » , esclamò Franco . « Mi rincresce che ho spento . » Si sentì in pari tempo le braccia del buon Beniamino intorno al collo , la sua barba , la canfora e la voce sul viso . « Caro caro caro caro don Franco , io ho un peso enorme sul cuore , non volevo parlare adesso , volevo lasciarla quieto ma non posso , non posso , poss no , poss no , poss no ! » « Ma parli , si quieti , si quieti ! » , disse Franco sciogliendosi dolcemente da quell ' abbraccio . Il professore lo lasciò e si portò le mani alle tempie gemendo : « Oh che animale , che animale , che animale ! Potevo ben lasciarla tranquillo , potevo ben aspettare domani ! o posdomani ! Ma ormai è fatta , è fatta » . Afferrò le mani di Franco . « Creda , avevo cominciato a spogliarmi quando mi ha preso come una vertigine e lì , andiamo , metti su da capo le vesta , e via , corri qua come un matto , senza lume ! Nella furia ho persin rovesciato la scodella dell ' acqua sedativa ! » « Accendiamo il lume ? » , chiese Franco . « No no no ! Meglio parlare al buio , meglio parlare al buio ! Guardi , mi metto persino qui , io ! » Andò a sedere al suo scrittoio fuori del chiaror debole ch ' entrava dalla finestra , e parlò . Parlava sempre nervoso e disordinato ; figurarsi adesso con l ' agitazione che aveva in corpo . « Comincio , neh ? Chi sa cosa dirà , caro don Franco ! Tutte chiacchiere inutili , queste ; ma cosa vuole , là , pazienza . Comincio dunque ; di dove comincio ? Ah Signore , vede che bestia sono che non so nemmeno più dove cominciare ? Ah , quell ' allucinazione ! Sì , Le ho detto una bugia poco fa , posso benissimo sospettare l ' origine di quell ' allucinazione . Si tratta d ' una lettera , proprio d ' una lettera che io ho fatto vedere due anni sono alla signora Teresa . Una lettera del povero don Franco Suo nonno . Bene , adesso cominciamo dal principio . Il mio povero papà , negli ultimi giorni della sua vita mi parlò di una lettera di don Franco che avrei trovato nel cassettone dov ' erano tutte le carte da conservarsi . Mi disse di leggerla , di custodirla e di regolarmi , a suo tempo , secondo la mia coscienza . " Però " , disse , " è quasi certo che non vi sarà niente da fare . " Il povero papà viene a mancare , io cerco la lettera nel cassettone , non la trovo . Frugo tutta la casa , non la trovo . Cosa vuole ? Mi do pace con l ' idea che non ci sarà niente da fare e non ci penso più . Bestia , vero ? Animale ? Me lo dica pure , me lo merito , me lo son detto tante volte io . Schiavo , andiamo avanti . Lei sa com ' è stata regolata la successione di Suo nonno ? Sa come sono andati gli affari di casa Sua ? Mi perdona , neh , se Le parlo di queste cose ? » « So che mio nonno morì senza testamento e che non ho niente » , rispose Franco . « Passiamo , andiamo avanti . » Era un argomento penoso davvero , per Franco . Alla morte del vecchio Maironi non s ' era trovato testamento . La vedova e il figlio don Alessandro si erano divisi la sostanza per metà , d ' amore e d ' accordo . Per riuscire a questo il figlio aveva fatto alla madre una donazione assai grossa dichiarando d ' interpretare la volontà paterna cui era mancato il modo d ' esprimersi . Il giovane , vizioso , giuocatore , prodigo , era già impigliato , alla morte di suo padre , nei lacci degli usurai . Nei sette anni che visse ancora si governò per modo da non lasciare un soldo al suo unico figlio Franco , il quale rimase con una ventina di mila svanziche , la sostanza di sua madre , morta nel metterlo alla luce . « Sì , sì , andiamo avanti » , riprese il Gilardoni . « Tre anni fa , dico tre anni fa , ricevo una Sua lettera . Ricordo ch ' era il due novembre , il giorno dei morti . Cose strane , cose misteriose . Senta bene . La sera vado a letto e faccio un sogno . Sogno la lettera di Suo nonno . Noti che non ci avevo mai più pensato . Sogno di cercarla e di trovarla in una vecchia cassa che tengo in granaio . La leggo , sempre in sogno . Cosa dice ? Dice che nella cantina di casa Maironi a Cressogno c ' è un tesoro e che questo tesoro è destinato a Lei . Mi sveglio con una emozione straordinaria , con la convinzione che si tratta di un sogno veridico . Mi alzo e vado a guardare nella cassa . Non trovo niente . Ma due giorni dopo , volendo vendere certi fondi che avevo ancora a Dasio , piglio in mano un vecchio atto di compera che papà teneva nel suo cassettone , lo sfoglio e me ne casca fuori una lettera . Guardo la sottoscrizione , vedo , " nobile Franco Maironi " . La leggo ; è quella ! Ecco , dico , il sogno che ... » « Ebbene ? » , interruppe Franco . « Questa lettera , cosa diceva ? » Il professore si alzò , prese uno zolfino lungo mezzo braccio , lo cacciò nella brace del caminetto e accese il lume . « L ' ho qui » , diss ' egli con un gran sospiro sconsolato . «Legga.» Si cavò di tasca e porse a Franco una lettera giallognola , di piccolo formato , senza busta , con le tracce d ' un ' ostia rossa . Le linee nero - giallastre dello scritto interno trasparivano qua e là quasi in rilievo . Franco la prese , l ' accostò al lume e lesse ad alta voce : Caro Carlin , Troverai dentro la presente il mio testamento . Ne ho fatto due copie . Una è presso di me . L ' altra è questa che io t ' incarico di pubblicare se la prima non viene fuori . Hai capito ? Basta , e quando mi vedrai ti è assolutamente proibito di rompermi ... col darmi consigli secondo il tuo maledetto vizio . Tu sei la sola persona di cui mi fido , ma del resto io non ho che a comandare e tu non hai che a obbedire ; dunque tutti i rompimenti sono inutili e intollerabili . Ciao . Il tuo aff . padrone Nob . Franco Maironi Cressogno , 22 settembre 1828 « Ecco il testamento , adesso » , disse il Gilardoni , lugubre , porgendo a Franco un altro foglietto giallognolo . « Ma questo non lo legga ad alta voce . » Il foglietto diceva : Io sottoscritto , nobile Franco Maironi , intendo disporre delle mie sostanze , con questo atto d ' ultima volontà . Essendoché donna Orsola Maironi nata marchesa Scremin si è degnata di accettare insieme a molti altri omaggi anche i miei , le lascio in segno di gratitudine lire di Milano diecimila per una volta tanto e il gioiello per lei più prezioso della casa ossia don Alessandro Maironi , debitamente inscritto nei registri della parrocchia della Cattedrale in Brescia come mio figlio . Lascio al detto mio figlio la porzione legittima che gli spetta della mia facoltà e tre parpagliole al giorno in più , in segno della particolare mia stima . Lascio al mio agente di Brescia signor Grisi , se si troverà al mio servizio al momento della mia morte , tutto quello che mi ha preso . Lascio al mio agente di Valsolda , Carlino Gilardoni , colla condizione come sopra , lire di Milano quattro al giorno , sua vita natural durante . Intendo che sia celebrata nella Cattedrale di Brescia una messa quotidiana finché sarà in vita donna Orsola Maironi Scremin , per la salute dell ' anima sua . - Di tutta la restante mia sostanza istituisco e nomino erede il mio nipotino don Franco Maironi di don Alessandro . Fatto , scritto e sottoscritto il 15 aprile 1828 . Nob . Franco Maironi Franco lesse e restituì la carta come trasognato , senza dir nulla . Era commosso e sentiva confusamente di doversi dominare , di dover reprimere la propria commozione e raccogliersi , veder chiaro nella cosa e in se stesso . « Ha visto ? » , fece il professore . A questo punto la sovraeccitazione del Gilardoni sali al colmo . « Perché non parlare prima , eh ? » , riprese . « È ben qui la storia che un perché positivo , là , chiaro , preciso , non c ' è caso , io non lo posso dire ! Queste carte mi hanno fatto orrore . Se si fosse trattato di me , di mio padre , di mia madre , avrei lasciato andare un milione piuttosto di domandarlo con queste carte alla mano . Adesso sono ancora una bestia di dir questo , metta ch ' io non abbia detto , perché al posto Suo , tutt ' altro ! Dicevo al posto mio , Signore ! Si sa ! Dunque mi pareva , guardi che asino , che la nonna Le volesse un gran bene , che la roba del nonno finirebbe a ogni modo nelle Sue mani ; e con quest ' idea ! ... Passa un po ' di tempo , mi consiglio con la signora Teresa , le mostro lettera e testamento . Mi dice che avrei dovuto informar Lei subito , appena fatta la scoperta , ma che oramai , essendovi di mezzo , in qualche maniera , sua figlia , non mi vuol dare alcun consiglio . Del resto , dice ... Bene , questo non importa . Capisco insomma che il testamento le fa orrore anche a lei . Cosa vuole , io mi metto in testa che già la nonna finirà con accettare il matrimonio e non parlo . Stasera Lei mi dice che la nonna minaccia ; si figuri ! Adesso capisce che non ho potuto aspettare , che non ho potuto tenere un momento ancora queste carte ; ecco , a Lei , le prenda ! » Franco , assorto nei propri pensieri , non udì che queste ultime parole . « No » , diss ' egli , « non le prendo . Mi conosco . Se le ho in mano posso fare troppo presto qualche cosa di troppo grave . Le tenga Lei , per ora . » Il Gilardoni non voleva saperne di tenerle , e Franco ebbe uno de ' suoi scatti di impazienza . Niente gl ' irritava i nervi , del resto , come gli sfoghi sconclusionati della gente di buon cuore e di cattiva testa . Si riscaldò perché il Gilardoni resisteva , gli fece intendere che quel volersi sbarazzare a ogni costo delle carte era egoismo bell ' e buono e che quando si fanno degli spropositi bisogna subirne le conseguenze . Le parole furono presso a poco queste ; la faccia irritata e dura diceva molto peggio . Il Gilardoni , rosso rosso , fremeva tutto per quell ' accusa di egoismo , ma si contenne ; e fatto anche lui un fiero cipiglio , ripetendo « bene bene bene bene » , intascò frettolosamente le carte e uscì senz ' altro . Subito Franco , per soddisfazione della propria coscienza , si mise a persuader se stesso che il signor Beniamino aveva tutti i torti possibili ; torto di non avergli consegnato le carte molto prima , torto di essersi fatto pregare adesso per tenerle ancora , torto di essersi offeso . Sicuro di far la pace con lo sconclusionato filosofo , non pensò più a lui , spense il lume e , ritornato alla sua poltrona , ripiombò nelle riflessioni di prima . Adesso cominciava a vederci chiaro . Non poteva servirsi con dignità di quel testamento disonorante per la nonna nella forma e nella sostanza , nel sospetto che generava , considerata la lettera , di una soppressione delittuosa ; poco onorevole anche per suo padre . No , mai . Conveniva dire al professore di bruciar tutto . Così , signora nonna , trionferò di te , facendoti grazia della roba e dell ' onore senza curarmi di dirtelo ! Assaporandosi questo proposito , Franco si sentì quasi alzar da terra , respirò a pieni polmoni , contento di sé come un principe , illuminato e pacificato nell ' anima da un sentimento misto di generosità e d ' orgoglio . Malgrado tutta la sua fede e le sue pratiche cristiane , egli era lontanissimo dal sospettare che un tale sentimento non fosse interamente buono e che una magnanimità meno conscia di se stessa sarebbe stata più nobile . Si lasciò cadere sulla spalliera della poltrona , disposto , meglio che prima nol fosse , al riposo , pensando tranquillamente alle cose lette , alle cose udite , come uno che per poco non si è lasciato prendere in una speculazione rischiosa e ne considera le angustie , i guai evitati per sempre . Avveniva pure in fondo all ' anima sua un sommovimento di vecchie memorie . Gli tornò a mente la storia di un certo discorso fatto da una vecchia cameriera sulla ricchezza di casa Maironi che sarebbe stata rubata ai poveri . Egli era bambino , allora , e la donna non s ' era fatto riguardo di parlare in presenza sua . Ma il bambino ne aveva riportato una impressione profonda , risvegliatagli più tardi , a mezza l ' adolescenza , da un certo prete che gli avea raccontato in aria di segreto , con solennità e forse non senza intenzione , come la roba Maironi provenisse da una lite vinta , contro giustizia , all ' Ospitale Maggiore di Milano . « Così per me » , pensò Franco , « tutto è ritornato al diavolo . » Gli venne in mente che potesse esser tardi , riaccese il lume e guardò l ' orologio . Erano le tre e mezzo . Oramai gli sarebbe stato impossibile di riposare . Era troppo vicino il momento di ritrovarsi con Luisa , la sua immaginazione era troppo accesa . Ancora un ' ora e mezzo ! Egli guardava l ' orologio tutti i momenti ; questo benedetto tempo non passava mai . Prese un libro e non poté leggere . Aperse la finestra ; l ' aria era mite , il silenzio profondo , il lago chiaro verso il San Salvatore , il cielo stellato . A Oria si vedeva un lume . Il suo destino era forse di vivere colà , in casa dello zio . Si mise , guardando distrattamente il punto luminoso , a immaginar l ' avvenire , fantasmi che sempre mutavano . Verso le quattro e mezzo udì un tocco di campanello al piano inferiore , e poco dopo , il Pinella venne ad avvertirlo a nome del padrone , che , se voleva far la salita del Boglia , era tempo di mettersi in cammino . Il padrone aveva un gran dolor di capo e non poteva muoversi , né riceverlo . Franco cercò sulla scrivania un pezzo di carta e vi scrisse : « Parce mihi , domine , quia brixiensis sum » . Poi uscì , fu accompagnato dal Pinella col lume fino al sottoportico tenebroso dove mette capo la strada di Castello e scomparve . La marchesa Orsola suonò il campanello alle sei e mezzo e ordinò alla cameriera di portare il solito cioccolatte . Ne inghiottì una buona metà e poi domandò con tutta flemma a che ora don Franco fosse ritornato . « Non è ritornato , signora marchesa . » Le viscere della vecchia dovettero turbarsi un poco , ma neppure un muscolo del suo viso si mosse . Ella posò le labbra sull ' orlo della tazza di cioccolatte , guardò la cameriera e disse pacatamente : « Portatemi uno di quei biscottini di ieri . » Verso le otto la cameriera ritornò per annunciarle che don Franco era venuto e non aveva fatto che salire in camera , pigliarvi il suo passaporto , ridiscendere e incaricare il cameriere di trovargli un barcaiuolo che lo conducesse a Lugano . La marchesa non fiatò , ma più tardi mandò ad avvertire il suo confidente Pasotti che lo aspettava . Pasotti capitò subito e si trattenne con lei una buona mezz ' ora . La dama voleva assolutamente sapere dove e come suo nipote avesse passata la notte . Pasotti aveva già raccolte e poté offrire certe voci vaghe intorno a una visita notturna di don Franco in casa Rigey ; ma si desideravano notizie esatte e sicure . Il sagace Tartufo , curioso per natura come un bracco che va fiutando tutte le puzze , ficcando il muso in tutti i buchi e strofinandolo a tutti i calzoni , promise di fornirle alla signora marchesa dentro un paio di giorni , e se ne andò con gli occhi scintillanti , fregandosi le mani nell ' aspettazione di una piacevole caccia . 5 . Il « bargnìf » all ' opera La mattina seguente , Pasotti , preso il caffè e latte e meditato il piano di caccia fino alle dieci e mezzo , fece venire la signora Barborin , che dormiva in un ' altra camera perché al Controllore , ella lo chiamava umilmente così , dava noia il suo russare . « El ga reson » , diceva la povera sorda , « l ' è on gran malarbetto vizi che goo . » Ella era più vecchia di suo marito , lo aveva sposato in seconde nozze , per tenerezza di cuore , portandogli alcuni quattrini cui egli aveva mirato da un pezzo e che ora si godeva . Il Controllore le voleva bene a modo suo , la costringeva a visite , a gite in barca , a passeggiate sui monti , ch ' erano un supplizio per lei , si burlava della sua sordità , la mandava fuori coperta di seta e di piume e in casa la faceva lavorare come una fantesca . Malgrado tutto ella riveriva e serviva « el Controlòr » come una schiava , con gran timore eppure non senza affetto . Quando non lo chiamava « el Controlòr » lo chiamava « Pasott » . Mai non si permise appellativi più familiari . Pasotti le ordinò a gesti , con una faccia dura da satrapo , di levar dal cassettone una camicia di bucato , dall ' armadio un abito di mezza gala , da un canterano un paio di stivali ; e quando sua moglie , frugando di qua e di là , trepidando , voltandosi ogni momento per seguir gli occhi e i gesti del padrone , pigliandosi spesso della bestia e spalancando allora la bocca per cercar di udire la parola veduta , ebbe approntato ogni cosa , Pasotti cacciò le gambe dal letto e disse : « Togli » . La signora Barborin gli s ' inginocchiò davanti e cominciò a tirargli su le calze , mentre il Controllore , allungata la mano al tavolino da notte , si pigliò la tabacchiera e , apertala , continuò , con due dita affondate nel tabacco , le meditazioni di prima . Intendeva di fare alcune visite di esplorazione , ma in quale ordine ? A quanto gliene aveva detto il suo mezzadro , pareva che la Marianna del signor Giacomo Puttini e forse il signor Giacomo stesso dovessero saper qualche cosa di don Franco ; e qualche cosa certo se ne doveva sapere a Castello . Mentre la signora Barborin gli allacciava il secondo legaccio , Pasotti si ricordò ch ' era martedì . Il signor Giacomo andava ogni martedì con altri amici al mercato di Lugano e più propriamente alla trattoria del Lordo , con lo scopo di interpolare un bicchiere settimanale di vin pretto al vin Grimelli quotidiano ; e ritornava spesso a casa in una disposizione affettuosa e sincera . Conveniva dunque andare da lui sul tardi , fra le quattro e le cinque . Pasotti si figurava già di tenerselo fra le unghie , di maneggiarlo a sua posta . Alzò le dita dalla tabacchiera con un sorriso maligno , e scosso giù , a colpettini misurati , il soverchio della presa , se la fiutò a suo grande agio , si fece dar il fazzoletto dalla moglie e la ricompensò borbottando con una faccia benigna , nel raggomitolar il fazzoletto : « Povera donna ! Povera diavola ! » Infilato e abbottonato l ' abito dopo mezz ' ora di lavoro , esclamò sul serio : « Corpo , che fatica ! » , e andò allo specchio . Sua moglie osò di allora svignarsela alla sorda , sì , ma non alla muta , e disse timidamente : « Vado , neh ? » Pasotti si voltò accigliato , imperioso , le accennò col dito di venir da lui e le disegnò sopra e intorno alla persona , con quattro colpi di mimica , un cappello e uno scialle . Ella lo guardava a bocca aperta , non capiva ; gli puntò l ' indice al petto , interrogandolo con gli occhi , con le sopracciglia inarcate , come se dubitasse che questa roba occorresse a lui ; al che Pasotti rispose allo stesso modo con tre puntate d ' indice : « tu , tu , tu » . Poi , menando in taglio la mano distesa , le significò che doveva uscir di casa con lui . Ella ebbe due o tre sussulti di sorpresa e di protesta , allargò gli occhi smisuratamente e domandò con quella voce che pareva venire dalla cantina : « Dove ? » Il Controllore non rispose che con un ' occhiata fulminea e un gesto : marche ! Non voleva dare altre spiegazioni . La signora Barborin si dibatté ancora un poco . « Non ho ancora fatto colazione » , diss ' ella . Suo marito la prese per le spalle e , tiratala a sé , le gridò in bocca : « La farai dopo » . Solo ad Albogasio Inferiore , sul sagrato dell ' Annunziata , le fece sapere , indicando il luogo con la mazza , che andavano a Cadate , alla deserta vecchia casa signorile piantata nel lago fra Casarico ed Albogasio e detta popolarmente « el Palazz » dove vivevano solitari , nelle stanzette dell ' ultimo piano , il prete don Giuseppe Costabarbieri e la sua serva Maria , detta la Maria del Palazz . Pasotti che li conosceva pronti ambedue a tender gli orecchi ma cauti assai nel parlare , desiderava tastarli uno per volta , senza parere , e , se trovasse molle , dare una strizzatina . Aveva preso seco la moglie perché gli giovasse in questa delicata bisogna dell ' uno per volta ; e lei , povera innocentona , gli trotterellava dietro a passettini corti giù pei centoventinove scalini che chiamano la Calcinera , senza sospetto della perfida parte che avrebbe fatto . Il lago era quieto come un olio e don Giuseppe , un bel pretazzuolo , piccolo , grosso , dai capelli bianchi e dalla faccia vermiglia , dagli occhietti lucenti , se ne stava presso al fico del suo giardino con un cappello di paglia nero in capo e un fazzoletto bianco al collo , a pescare i cavedini , certi cavedinacci di libbra , vecchioni e furbacchioni , che si vedevano aggirarsi lì sotto per amor de ' fichi , lenti lenti , curiosi e cauti come il prete e la serva . Costei , chi sa dove fosse . Pasotti , trovata aperta la porta di strada , entrò , chiamò don Giuseppe , chiamò Maria . Poiché nessuno rispondeva , piantò sua moglie sopra una seggiola e discese in giardino , andò diritto al fico dove don Giuseppe , al vederlo , fu preso da un accesso di convulsioni cerimoniose . Buttò via la canna da pescare e gli andò incontro vociferando : « Oh Signor , oh Signor ! Oh poer a mi ! In sto stat chì ! Car el me scior Controlòr ! Andem sü ! Andem sü ! Car el me scior Controlòr ! In sto stat chì ! Ch ' el scüsa tant , neh ? Ch ' el scüsa tant ! » . Ma Pasotti non voleva saperne di « andar su » ; voleva a forza restar lì . Don Giuseppe si mise a vociare : « Maria ! Maria ! » . Ecco il faccione della Maria ad un finestrino dell ' ultimo piano . Don Giuseppe le gridò di portar giù una seggiola . Allora il signor Controllore rivelò la presenza di sua moglie , onde il faccione scomparve e don Giuseppe ebbe un altro accesso . « Comè ? Comè ? La sciora Barborin ? L ' è chì ? Ah Signor ! Andem sü ! » E si mosse con un impeto di ossequio , ma Pasotti lo ridusse all ' obbedienza , prima trattenendolo addirittura per le braccia e poi protestando di volergli veder prendere due o tre di quei mostri di cavedini ; e don Giuseppe , per quanto protestasse alla sua volta : « Oh dess ! Se ciapa nient ! Hin baloss ! Hin caveden ! ga veden ! » , dovette gittar l ' amo . Pasotti finse sulle prime di star attento e poi gittò egli pure il suo . Cominciò con domandare a don Giuseppe da quanto tempo non fosse andato a Castello . Udito che vi era stato il giorno prima a salutar l ' amico curato Introini , il buon Tartufo , che non poteva soffrire l ' Introini , si mise a farne il panegirico . Che perla quel curato di Castello ! Che cuor d ' oro ! E a casa Rigey c ' era andato , don Giuseppe ? No , la signora Teresa stava troppo male . Altri panegirici , della signora Teresa e di Luisa . Che rare creature ! Che saggezza , che nobiltà , che sentimento ! E l ' affare Maironi ? Andava avanti , non è vero ? Molto avanti ? « So nient so nient so nient ! » , fece bruscamente don Giuseppe . A quel precipitoso negare , gli occhi di Pasotti brillarono . Egli fece un passo avanti . Era impossibile che don Giuseppe non sapesse niente , diavolo ! Era impossibile che non avesse parlato di ciò con l ' Introini ! Non lo sapeva l ' Introini , che don Franco aveva passato la notte in casa Rigey ? « So nient » , ripeté don Giuseppe . Pasotti sentenziò allora che il voler nascondere certe cose note era un far pensar male . Diamine ! Don Franco era certamente andato in casa Rigey con fini onestissimi e ... « Pécia , pécia , pécia ! » , fece sottovoce , frettolosamente , don Giuseppe curvandosi tutto sul parapetto , stringendo la canna della lenza e ficcando gli occhi nell ' acqua come se un pesce fosse per abboccare . « Pécia ! » Pasotti guardò anche lui nell ' acqua , seccato , e disse che non vedeva niente . « El se l ' è cavada , el pütasca , ma el gaveva propri su el müson ; l ' avarà sentì a spongg » , fece sospirando e raddrizzandosi don Giuseppe che intanto , avendo sentito egli pure il punger dell ' amo , cercava di cavarsela come il pesce . L ' altro ritornò all ' assalto , ma invano . Don Giuseppe non aveva veduto niente , non aveva udito niente , non aveva parlato di niente , non sapeva niente . Pasotti tacque e il prete non tardò molto a metter fuori anche lui una punta di timida malizia : « Bochen propi minga , incoeu , non boccano ; gh ' è come vent in aria » . Intanto , in casa , il dialogo fra la Maria e la signora Barborin , dopo il primo affettuoso scambio di saluti riuscito benissimo , procedeva malissimo . La Maria propose , a gesti , di scendere in giardino , ma la Pasotti implorò a mani giunte d ' esser lasciata sulla sua seggiola . Allora la grossa Maria prese un ' altra seggiola , le si pose accanto , cercò rivolgerle qualche parola , e non arrivando , per quanto vociasse , a farsi intendere , vi rinunciò , si prese il suo gattone in grembo e parlò a quello . La povera signora Barborin , rassegnata , guardava il gatto con i suoi grandi occhioni neri , velati di vecchiaia e tristezza . Ecco finalmente Pasotti , ecco don Giuseppe che ricomincia a sbuffare : « Ah Signor ! Cara la mia sciora Barborin ! Che la scüsa tant ! » Avendo la Maria confessato al « scior Controlòr » che sua moglie e lei non erano riuscite a capirsi , il padrone le diede , per ossequio alla Pasotti , del « salamm » e poiché ella voleva pur difendersi , la fece prudentemente chetare con un imperioso agitar di mano e un « ta ta ta ta ! » . Poi le accennò misteriosamente del capo ed ella uscì . Pasotti le tenne dietro e le disse che sua moglie , dovendo recarsi a visitare i Rigey e non sapendo , per le voci che correvano , come regolarsi , desiderava qualche informazione dalla Maria , perché « la Maria sa sempre tutto » . « Quante chiacchiere ! » , fece la Maria , lusingata . « Io non so mai niente . Sa da chi deve andare la Sua " sciora " ? Dal signor Giacomo Puttini . È il signor Giacomo che le sa tutte . » « Bene ! » , pensò Pasotti collegando questo discorso con quello del mezzadro e fiutando una buona traccia . Fece in pari tempo una spallata d ' incredulità . Il signor Giacomo sapeva forse le cose che succedevano nel mondo della luna , ma basta ; altro non sapeva mai ! La Maria insistette , il volpone cominciò a lavorar di domande , alla lontana , con cautela , ma trovò duro , capì ch ' era fatica gittata e che doveva accontentarsi di quell ' accenno . Allora tacque , ritornò , tra soddisfatto e preoccupato , nella stanza dove don Giuseppe stava spiegando alla signora Barborin , con gesti appropriati , che la Maria le avrebbe portato qualche cosa da mangiare . La donna comparve infatti con un certo vaso quadrato di vetro , pieno di ciliege allo spirito , speciale e celebrata cura di don Giuseppe che soleva presentarlo agli ospiti con solennità , parlando il suo particolare italiano : « Posso fare un poco di sporgimento ? Quattro delle mie ciliege ? Magara con un tocchello di pane ? Maria , tajee giò on poo de pan » . La signora Barborin pigliò solamente il pane per consiglio del mefistofelico marito che pigliò solamente le ciliege . Poi se ne andarono insieme ed ella ebbe licenza di ritornare ad Albogasio mentre il Controllore prese la via di casa Gilardoni . « L ' è on bargnìf , el scior Pasotti » , disse la Maria quand ' ebbe dato il chiavistello all ' uscio di strada . « L ' è on bargnifòn , minga on bargnìf » , esclamò don Giuseppe , pensando all ' amo . E con quell ' appellativo di « bargnìf » che designa il diavolo considerato nella sua astuzia , le due mansuete creature si sfogarono , si ripagarono di tanta roba data malvolentieri , cerimonie , sorrisi e ciliege . Il professor Gilardoni stava leggendo sul suo belvedere dell ' orto , quando vide Pasotti che veniva dietro il Pinella , fra le rape e le barbabietole . Non sentiva simpatia per il Controllore col quale aveva scambiato un paio di visite in tutto e che aveva fama di « tedescone » . Però , essendo inclinato a pensar bene di tutti coloro che conosceva poco , non gli pesava usare anche con lui la cortesia cordiale ch ' era solito usar con tutti . Gli andò incontro col suo berretto di velluto in mano , e dopo una scaramuccia di complimenti in cui Pasotti ebbe facilmente la meglio , ritornò insieme a costui sul belvedere . Pasotti , dal canto suo , sentiva per il professore Gilardoni un ' antipatia profonda , non tanto perché lo sapesse liberale , quanto perché il Gilardoni , quantunque non andasse a messa come lui , viveva da puritano , non amava la tavola né la bottiglia né il tabacco né certi discorsi liberi , e non giuocava a tarocchi . Discorrendo una sera nell ' orto con don Franco delle solenni scorpacciate e trincate che Pasotti e gli amici suoi facevano spesso alle cantine di Bisgnago , il professore aveva detta una parola severa ed era stato udito dal curatone , uno dei mangiatori , che passava in barca rasente i muri , piano piano , pescando . « Villanaccio ! » , aveva esclamato , all ' udirselo riferire , il Controllore gentilissimo con una faccia da « bargnìf » bilioso ; aveva poi fatto tener dietro alla parola un ringhio spregiativo e uno sputo . Ciò non gl ' impedì però adesso di stemperarsi in iscuse per aver indebitamente ritardata la sua visita , come non gl ' impedì di sbirciar subito il volume posato sul tavolino rustico del belvedere . Il Gilardoni notò quell ' occhiata e siccome si trattava di un libro proibito dal Governo , appena avviata la conversazione , lo prese quasi per istinto e se lo tenne sulle ginocchia in modo che colui non potesse leggerne il titolo . Questa precauzione turbò Pasotti che stava magnificando la villetta e l ' orto in tutte le loro parti col tono appropriato a ciascuna , le barbabietole con amabile familiarità , le agavi con ammirazione grave e accigliata . Un lampo di sdegno gli brillò negli occhi e si spense subito . « Fortunato Lei ! » , diss ' egli sospirando . « Se i miei affari lo permettessero , vorrei vivere anch ' io in Valsolda . » « È un paese di pace » , fece il professore . « Sì , è un paese di pace ; e poi adesso , nelle città , chi ha servito il Governo , è inutile , non si trova bene . La gente non sa distinguere fra un buon impiegato che si occupi solamente del proprio ufficio come ho fatto io , e un poliziotto . Siamo esposti a certi sospetti , a certe umiliazioni ... » Il professore diventò rosso e si pentì d ' aver levato il libro dal tavolino . Davvero Pasotti , malgrado le sue smancerie di umiltà , era troppo orgoglioso per far mai la spia , e sia per questo , sia per qualche buona fibra del suo cuore , mai non la fece . Vi fu dunque nelle sue parole un grammo di sincerità , un grammo d ' oro che bastò a dar loro il suono del buon metallo . Il Gilardoni ne fu tocco , offerse al suo visitatore un bicchier di birra e si affrettò a scendere in cerca di Pinella onde aver un pretesto di lasciar il volume sul tavolino . Appena partito il professore , Pasotti ghermì il libro , gli diede una curiosa occhiata , lo rimise a posto e si piantò in capo alla scala con la tabacchiera aperta in mano , frugando nel tabacco e sorridendo , tra l ' ammirazione e la beatitudine , ai monti , al lago , al cielo . Il libro era un Giusti , stampato colla falsa data di Bruxelles , anzi di Brusselle e con il titolo Poesie italiane tratte da una stampa a penna . In un angolo del frontespizio si leggeva scritto per isghembo : « Mariano Fornic » . Non occorreva l ' acume di Pasotti per indovinar subito in quel nome eteroclito l ' anagramma di Franco Maironi . « Che bellezza ! Che paradiso ! » , diss ' egli a mezza voce mentre il professore saliva la scala seguito dal Pinella con la birra . Confessò poi , tra un sorso e l ' altro , che la sua visita era un pochino interessata . Si disse innamorato della muraglia fiorita che sosteneva l ' orto Gilardoni a fronte del lago , e desideroso di imitarla ad Albogasio Superiore dove , se il lago mancava , i muri nudi eran troppi . Come s ' era procurato il professore quelle agavi , quei capperi , quelle rose ? « Ma ! » , rispose candidamente il professore . « Me li ha donati Maironi . » « Don Franco ? » , esclamò Pasotti . « Benissimo . Allora , siccome don Franco ha molta bontà per me , mi rivolgerò a lui . » E trasse la tabacchiera . « Povero don Franco ! » , diss ' egli , guardando il tabacco e palpandolo con la tenerezza di un bargnìf commosso . « Povero figliuolo ! Qualche volta si riscalda ma è un gran buon figliuolo ! Gran bel cuore ! Povero figliuolo ! Lei lo vede spesso ? » « Sì , abbastanza . » « Almeno potesse riuscire nei suoi desideri , povero figliuolo ! Lo dico per lui e anche per lei ! Non sarà mica una cosa sfumata ? » Pasotti disse questa interrogazione da grande artista , con interesse affettuoso ma discreto , senza esprimere più curiosità che non convenisse , volendo ungere e ammollire un poco il cuore chiuso del Gilardoni onde si aprisse , poco a poco , da sé . Ma il cuore del Gilardoni , invece di aprirsi a quel tocco delicato , si contrasse , si rinchiuse . « Non lo so » , rispose il professore sentendosi , con dispetto , diventar rosso ; e diventò scarlatto . Pasotti notò subito nel suo taccuino mentale la risposta imbarazzata e il colore . « Farebbe male » , diss ' egli , « ad abbandonare la partita . La marchesa si capisce che abbia delle difficoltà , ma poi è buona , gli vuole un gran bene . Ha preso una paura , l ' altra notte , povera donna ! » Guardò il professore che taceva inquieto , accigliato , e pensò : non parli ? allora sai . « Capisce ! » , riprese . « Non dire dove si va ! Non Le pare ? » « Ma io non so niente , io non capisco niente ! » , esclamò il Gilardoni , sempre più accigliato , sempre più inquieto . Qui Pasotti sapendo che il professore aveva cessato da lungo tempo di visitare le Rigey e ignorandone la cagione , arrischiò un passo avanti , da bargnìf novizio . « Bisognerebbe domandarne a Castello » , diss ' egli con un sorriso malignetto . A questo punto il Gilardoni , che già bolliva , traboccò . « Mi faccia il piacere » , diss ' egli impetuosamente , « lasciamo stare questo discorso , lasciamo stare questo discorso ! » Pasotti si rabbuiò . Cerimonioso , adulatore , sdolcinato , non era però mai disposto , nell ' orgoglio suo , a prendersi pacificamente in faccia una parola spiacevole , e s ' impermaliva d ' ogni ombra . Non parlò più , e passato un paio di minuti prese congedo con dignitosa freddezza , si ritirò masticando rabbia attraverso le barbabietole e le rape . Quando si trovò da capo nella contrada dei Mal ' ari , il bargnìf stette un pezzetto a pensare col mento in mano , poi si avviò verso la riva di Casarico , a passi lenti , molto curvo , ma con gli occhi brillanti del barbone che ha fiutato in aria l ' indirizzo recondito di un tartufo . Le spaventate difese di don Giuseppe , le difese ostinate della Maria , l ' imbarazzo e lo scatto del professore gli dicevano che il tartufo c ' era e grosso . Gli era venuta l ' idea di andare a Loggio dove abitavano il Paolin e il Paolon , gente bene informata ; poi aveva pensato ch ' era martedì e che probabilmente non li avrebbe trovati . No , era meglio salir direttamente da Casarico a Castello , fiutare e frugare nell ' abitazione di certa signora Cecca , ottima donna , tutta cuore , famosa per l ' assidua vigilanza che esercitava dalle sue finestre , per mezzo di un formidabile cannocchiale , sulla Valsolda intiera . Ella poteva dire ogni giorno chi fosse andato a Lugano col barcaiuolo Pin o col barcaiuolo Panighèt , notava i colloqui del povero Pinella con una certa Mochèt sul sagrato di Albogasio , lontano un chilometro ; sapeva in quanti giorni il signor ingegnere Ribera avesse bevuto il bariletto di vino che la sua barca riportava vuoto dalla casa d ' Oria alla cantina di S . Margherita . Se Franco era stato in casa Rigey , la signora Cecca doveva saperlo . Nel sottoportico che da Casarico mette alla stradicciuola di Castello , Pasotti si sentì venir dietro a precipizio qualcuno che gli passò accanto nel buio , e credette di conoscere un tale detto « légora fügada ( lepre cacciata ) » per la sua andatura sempre furiosa . Era costui un egregio galantuomo ancora più curioso di Pasotti , un ' ottima persona che amava di saper le cose semplicemente per saperle , senz ' altri fini , e andava sempre solo , si trovava dappertutto , compariva e scompariva in un baleno , quando in un luogo quando nell ' altro , come certi insettoni alati che danno un guizzo , un frullo , un colpo e poi , zitti , non si odono , non si vedono più sino a un altro guizzo , a un altro frullo , a un altro colpo . Egli aveva scorti i Pasotti entrare al « Palazz » e si era insospettito di qualche cosa per l ' ora insolita . Appiattato in un campicello aveva visto la signora Barborin ritornare e il Controllore avviarsi a Casarico , quindi , seguito costui alla lontana , s ' era appostato , durante la sua visita al Gilardoni , dietro un pilastro del portico di Casarico ; e ora gli era scivolato accanto approfittando dell ' oscurità per correre a Castello e aspettarlo , sorvegliarlo da qualche buon posto di osservazione . Lo vide infatti entrare dalla signora Cecca . La vecchia e gozzuta signora stava nel suo salotto tenendosi in collo un marmocchio col braccio sinistro e reggendo con la mano libera uno sperticato tubo di cartone infilato per isghembo nella finestra , come una spingarda , con la mira giù al lago scintillante , a una vela bianca , gonfia di breva . All ' entrar di Pasotti che veniva avanti con la persona inclinata , con il cappello in mano , con un viso ilare ilare , dolce dolce , la buona ospitale donna posò in fretta quel lungo naso mostruoso di cartone che le piaceva metter nelle faccende più lontane degli altri , dove il suo proprio naso di cartapecora , benché smisurato , non arrivava . Ell ' accolse il Controllore , come avrebbe accolto un Santo taumaturgo che fosse venuto a portarle via il gozzo . « Oh che brao scior Controlòr ! Oh che brao scior Controlòr ! Oh che piasè ! Oh che piasè ! » E lo fece sedere , lo soffocò di offerte . « On poo de torta ! On poo de crocant ! Car el me scior Controlòr ! On poo de vin ! On poo de rosoli ! - Ch ' el me scüsa neh » , soggiunse perché il marmocchio s ' era messo a miagolare . « L ' è el me nevodin . L ' è el me biadeghin . » Pasotti fece molte cerimonie , avendo già nello stomaco , oltre alle ciliege di don Giuseppe , anche la birra del Gilardoni ; ma dovette finire col rassegnarsi a rosicchiare una dannata torta di mandorle , mentre il piccino si attaccava al gozzo della nonna . « Povera signora Cecca ! Due volte madre ! » , disse pateticamente , a quella vista , il sarcastico bargnìf , ridendo nello stomaco . Dopo averle chiesto notizie del marito e dei discendenti fino alla terza generazione , mise in campo la signora Teresa Rigey . Come stava quella povera donna ? Male ! Proprio tanto male ? Ma da quando ? E c ' era stata qualche cagione ? Qualche commozione ? Qualche dispiacere ? Gli antichi si conoscevano , ma ce n ' erano stati dei nuovi ? Forse per la Luisina ? Per quel matrimonio ? E don Franco non veniva mai a Castello ? Di giorno , no , va bene ; ma ... ? Come quando il chirurgo va interrogando e tastando un paziente in cerca dell ' occulto posto doloroso , che il paziente risponde tanto più breve e trepido quanto più la mano indagatrice si appressa al punto e , appena essa vi arriva , trasalendo si sottrae ; così la signora Cecca andò rispondendo al Pasotti sempre più breve e cauta , e a quel ma , posto delicatamente dove le doleva , scattò : « On poo de torta ancamò ! Scior Controlòr ! L ' è roba d ' i tosann ! » Pasotti sacramentò in cuor suo contro i « tosann » e la loro torta di miele , creta e olio di mandorle , ma credette utile d ' ingoiarne un altro boccone e tornò poi a toccare , anzi a premere , il tasto di prima . « So de nagott , so de nagott , so de nagott ! » , esclamò la signora Cecca . « Ch ' el proeuva a ciamagh al Pütin ! Al scior Giacom ! E a mi ch ' el me ciama pü nient ! » Ancora ! Pasotti brillò in viso all ' idea di avere il malcapitato sior Zacomo nelle granfie . Così brillerebbero gli occhi di un falco allegro all ' idea di ghermir un ranocchio e di tenerselo fra gli artigli per giuoco e spasso . Egli se ne andò poco dopo , contento di tutto fuorché della torta di creta che aveva sullo stomaco . Casa Puttini , simile nella sua piccola faccia signorile al piccolo vecchio padrone che la governava in abito nero e cravattone bianco , stava poco più giù della orgogliosa mole di casa Pasotti , sulla via di Albogasio Inferiore . Il falco vi andò dopo pranzo , verso le cinque , con una faccia maligna . Bussò all ' uscio e stette in ascolto . C ' era , c ' era il ranocchio disgraziato , litigava , secondo il solito , con la perfida servente . Pasotti bussò più forte . « Verzì ! » , disse il signor Giacomo , ma la Marianna non voleva saperne di scendere ad aprire . « Verzì ! Verzì ! Son paron mi ! » Tutto inutile . Pasotti bussò da capo , picchiò come una catapulta . « Chi xelo sto maledeto ? » , vociferò il Puttini ; e venne giù soffiando « apff ! apff ! » ad aprire . « Oh , Controllore gentilissimo ! » , diss ' egli , battendo le palpebre e alzando pateticamente le sopracciglia . « La perdona ! Quela fatal servente ! No go più testa ! No ghe digo gnente cossa che nasse in sta casa . » « L ' è minga vera ! » , gridò Marianna dall ' alto . « Tasì ! » E qui il signor Giacomo incominciò a raccontare i suoi guai , rimbeccando a ogni tratto le proteste della serva invisibile . « Stamatina , La s ' imagina , vado a Lugan . Vegno a casa zirconzirca a le tre . Su la porta , La varda qua , che xe de le giozze . Tasì ! - No ghe bado , tiro drito . Son sul pato de la scala per andar in cusina ; ghe xe de le giozze . Zito ! - Cossa gala spanto ? digo . Me sbasso , meto un deo in tera ; tasto ; xe onto ; snaso , el xe ogio . Alora ghe vado drio a le giozze . Tasto , snaso , tasto , snaso . Tutto ogio , Controllore gentilissimo . O ' l xe vegnudo , digo , o ' l xe andà via . Se el xe vegnudo lo gà portà el massaro e alora le giozze co semo fora dela porta le gà d ' andar in suso , se el xe andà via vol dir che quela maledetissima ... La tasa ! ... Lo gà portà a vender a San Mamette e alora le giozze le gà d ' andar in zoso . E mi torna in drio e vaghe drio a ste giozze e drio e drio , e rivo a la porta ; Controllore mio gentilissimo , le giozze le va in zoso . Quela b ... » A questo punto la voce della serva scattò come la sveglia d ' un orologio e non ci fu più « tasì ! » che valesse a fermare quello stridente getto continuo di parole rabbiose . Ci si provò Pasotti e , non riuscendo , uscì dai gangheri anche lui con un « O fiolonona ! » e proseguì a tirarle improperi , a ciascuno dei quali il signor Giacomo faceva un sommesso accompagnamento di gratitudine . « Sì , linguazza , bravo , ghe son obligà . Sì , stria , bravo . Impiastro , sì signor . Ghe son obligà , Controllore gentilissimo , ghe son propramente obligà . » Quando la Marianna parve sopraffatta e chetata , Pasotti disse al signor Giacomo che aveva bisogno di parlargli . « No go testa » , rispose l ' ometto . « La me perdona , me sento mal . » « Eh no go tescta , no go tescta ! » , vociò la Marianna rediviva . « Ch ' el ghe disa inscì ch ' el coo el l ' avarà perduu a andà de nott a trovà i tosann a Castell ! » « Tasì ! » , urlò il Puttini ; e Pasotti , con un ghigno diabolico : « Come come come ? » . Visto ch ' egli entrava in furore , lo afferrò per un braccio , con parole di pace e d ' affetto , lo trascinò via , se lo portò a casa , chiamò sua moglie ; e per chetare il povero ranocchio , per pigliarselo comodamente fra gli artigli , intavolò un tarocchino in tre . Se la signora Barborin giuocava male , il signor Giacomo , meditando , ponderando e soffiando , giuocava peggio . Era un giuocatore timidissimo , non si metteva mai solo contro gli altri due . Stavolta si trovò in mano , appena seduto , carte così straordinarie che fu preso da un accesso di coraggio e , come dice il linguaggio del giuoco , entrò . « Chi sa che giuocone ha ! » , brontolò Pasotti . « No digo ... no digo ... ghe xe dei frati che spasseza in pantofole . » Il « no digo » del signor Giacomo significava ch ' egli teneva in mano carte miracolose ; e i frati in pantofole erano , nel suo gergo , i quattro re del giuoco . Mentre si accingeva a giuocare palpando ciascuna carta e aguzzandovi gli occhi su , Pasotti colse il suo momento , sperando , per giunta , fargli perdere il giuoco . « Dunque » , diss ' egli , « mi racconti un poco . Quando è andato a Castello di notte ? » « Oh Dio , oh Dio , lassemo star » , rispose il signor Giacomo , rosso rosso , palpando le carte più che mai . « Sì , sì , adesso giuochi . Parleremo dopo . Tanto , io so tutto . » Povero signor Giacomo , sì , giuocare con quello spino in gola ! Palpò , soffiò , uscì dove non avrebbe dovuto , sbagliò a contare i tarocchi , perdette un paio di frati con le relative pantofole , e malgrado il giuocone , lasciò alcune marchette negli artigli di Pasotti che ghignava e nel piattino della signora Barborin che ripeteva a mani giunte : « Cos ' ha mai fatto , signor Giacomo , cos ' ha mai fatto ? » . Pasotti raccolse le carte e si mise a scozzarle guardando con una faccia sardonica il signor Giacomo che non sapeva dove guardare . « Sicuro » , diss ' egli . « So tutto . La signora Cecca mi ha raccontato tutto . Del resto , caro deputato politico , Lei ne renderà conto all ' I . R . Commissario di Porlezza . » Così dicendo , Pasotti porse il mazzo al Puttini perché alzasse . Ma il Puttini , udito quel nome minaccioso , si mise a gemere : « Oh Dio , oh Dio , cossa disela , no so gnente ... oh Dio ... l ' Imperial Regio Commissario ? ... Digo ... no savaria per cossa ... apff ! » « Sicuro ! » , ripeté Pasotti . Aspettava una parola che gli facesse un po ' di lume ; e significò a sua moglie , additando col pollice prima l ' uscio e poi la propria sua bocca , che andasse a pigliar da bere . « Anca quel benedeto ingegner ! » , esclamò , quasi parlando tra sé , il signor Giacomo . Come un pescatore raccoglie stentatamente a sé la lunga lenza pesante , scossa , egli crede , dal grosso pesce lungamente insidiato , e tira e tira e finalmente scorge venir su dal fondo due grandi ombre di pesci invece d ' una sola , palpita , raddoppia di cautela e d ' arte ; così Pasotti , all ' udir nominare l ' ingegnere , si meravigliò , palpitò e si dispose a estrarre con la più squisita delicatezza di mano il segreto del signor Giacomo e del Ribera . « Sicuro » , diss ' egli . « Ha fatto male . » Silenzio del signor Giacomo . Pasotti insistette : « Ha fatto malissimo . » Ecco la signora Barborin che tutta sorridente porta vassoio , bottiglia e bicchieri . Il vino è rosso cupo , con trasparenze di rubino in corpo e il signor Giacomo gli fa un viso non ancora tenero ma benevolo . Il vino ha un aroma di austera virtù ed il signor Giacomo lo fiuta amorosamente , lo guarda commosso , lo torna a fiutare . Il vino ha una pastosa pienezza ch ' empie palato e anima di sapore , il vino è appunto quel giusto , virtuoso amarone che l ' aroma annuncia e il signor Giacomo lo sorseggia nel desiderio che non sia liquido e fuggevole , lo mastica , lo pacchia , se lo spalma per la bocca ; e quando di tanto in tanto posa il bicchiere sul tavolino , non lo lascia però né con la mano né con gli occhi imbambolati . « Povero ingegnere ! » , esclamò Pasotti . « Povero Ribera ! È un buon galantuomo , ma ... » E tira e tira , il disgraziato signor Giacomo cominciò a venir su , dietro all ' amo e al filo . « Mi propramente » , diss ' egli , « no volea . El me gà fato zo . " Vegnì " , el dise , " percossa mo no volìo vegner ? Mal no se fa , la cossa xe onesta . " Sì , digo , me par anca a mi ; ma sto secreto ! " Ma ! La nona ! " el dise . Capisso , digo , ma no me comoda . " Gnanca a mi " , el dise . Ma alora , digo , che figura fémoi , Ela e mi ? " Quela del m ... " , el dise con quel so far de bon omo a la vecia , " che cossa vorla ? , el xe propramente per el mio temperamento . " Alora vegno , digo . » Qui si fermò . Pasotti aspettò un poco e poi , con prudenza , tirò il filo . « Il male si è » , diss ' egli , « che a Castello se ne sia parlato . » « Sì signor ; e me lo son imaginà . Tase la famegia , tase l ' ingegner , taso mi che s ' intende , ma no taserà el piovan , no taserà el nonzolo . » Il parroco ? Il sacrestano ? Adesso Pasotti capì . Trasecolò ; non si aspettava un affare così grosso . Versò da bere al malcapitato signor Giacomo , gli cavò facilmente tutti i particolari del matrimonio e cercò di cavargli pure i progetti degli sposi ; ma questo non gli riusciva . Si mise a scozzar le carte per continuar il giuoco e il signor Giacomo guardò l ' orologio , trovò che mancavano nove minuti alle sette , ora in cui era solito caricare il suo pendolo . Tre minuti di strada , due minuti di scale , non aveva più che quattro minuti per congedarsi . « Controllore gentilissimo , La ghe fazza el conto , la xe cussì , no ghe xe ponto de dubio . » La signora Barborin , vedendo un contrasto , ne domandò a suo marito . Pasotti si accostò le mani alla bocca e le gridò sul viso : « El voeur andà a trovà la morosa ! » . « Cossa mai ! Cossa mai ! » , fece il povero signor Giacomo diventando di tutti i colori ; e la Pasotti che per un miracolo aveva udito , aperse una bocca smisurata , non sapeva se dovesse credere o no . « La morosa ? Oh ! Quanti ciàcer ! Minga vera , sür Giacom , che hin ciàcer ? El podarìss ben avèghela per quell , disi minga , l ' è minga vècc , ma insomma ! » Capito che voleva proprio andarsene , cercò trattenerlo , aveva dei marroni di Venegono che stavan cuocendo , li offerse . Ma né i marroni né gl ' improperi di Pasotti valsero a vincere il signor Giacomo che partì con lo spettro dell ' I . R . Commissario nel cuore e insieme con una sensazione molesta nella coscienza , con un vago malcontento di sé ch ' egli non sapeva spiegare a se stesso , col dubbio istintivo che le ingiurie della perfida servente fossero preferibili , in fin de ' conti , alle moine di Pasotti . Invece costui aveva gli occhi ancora più brillanti dell ' usato . Pensava di andar a Cressogno subito . Camminatore instancabile , contava di potervi arrivare alle otto . L ' idea di andare dalla marchesa con la sua grossa scoperta in pectore , di fare il misterioso , di metter fuori un po ' alla volta le paroline più suggestive e di farsi strappare il resto , lo divertiva moltissimo . E preparava già per il proprio piacere un discorsetto blando , ammolliente , da posare poi sulla ferita della impassibile dama per modo ch ' ella non potesse dissimularla e che nessuno avesse a lagnarsi di lui , neppure Franco . Andò in cucina , si fece accendere la lanterna perché la notte era molto scura , e partì . Incontrò sulla porta il suo mezzadro ch ' entrava . Il mezzadro lo salutò , portò in cucina un gran canestro di frutta , aiutò la serva a metterle a posto , sedette al fuoco e disse placidamente : « È mort adess la sciora Teresa de Castell » . 6 . La vecchia signora di marmo L ' uscio si aperse un poco , pian piano , la fantesca porse il capo nella camera e chiamò Franco che pregava inginocchiato a una seggiola , presso il letto della morta . Franco non udì e fu Luisa che si alzò . Andò ad ascoltar la sommessa richiesta della donna , le rispose qualche cosa e , ritrattasi colei , stette lì ad aspettare . Non comparendo nessuno , spinse l ' uscio e disse forte : « Venga , venga dentro » . Un singhiozzo violento le rispose . Luisa stese ambedue le mani e il professor Gilardoni gliele afferrò . Stettero così alquanto tempo , immobili , lottando , a labbra serrate , con l ' emozione , lui più di lei . Luisa si mosse la prima , ritirò dolcemente una mano e trasse con l ' altra il professore nella camera della morta . La signora Teresa era spirata in salotto , sulla poltrona che non aveva più potuto lasciare dopo la notte del matrimonio . L ' avevano poi adagiata sul divano disposto a letto funebre . Il dolce viso era là nella luce di quattro candele , cereo , sul guanciale , con un sorriso trasparente dalle palpebre chiuse , con la bocca semiaperta . Il letto e l ' abito erano sparsi di fiori d ' autunno , ciclamini , dalie , crisantemi . « Guardi com ' è bella » , disse Luisa con voce tenera e serena da spezzar il cuore . Il professore s ' appoggiò singhiozzando a una sedia lontana dal letto . « Lo senti , mamma » , disse Luisa sottovoce , « come ti vogliono bene ? » S ' inginocchiò , e presa la mano della morta , si mise a baciarla , ad accarezzarla , a dirle dolcezze , piano ; poi tacque , posò la mano , si alzò , baciò la fronte , contemplò a mani giunte il viso . Pensò ai rimproveri che la mamma le aveva fatti negli anni andati , dall ' infanzia in poi , di cui ella si era risentita amaramente . S ' inginocchiò da capo , impresse da capo le labbra sulla mano di ghiaccio con un più ardente spasimo d ' amore che se avesse ricordate le carezze . Poi tolse un ciclamino dalla spalla della morta , si alzò , lo porse al professore . Questi lo prese piangendo , s ' accostò a Franco che rivedeva per la prima volta dopo quella notte , l ' abbracciò e ne fu abbracciato con una commozione silenziosa , e uscì , in punta di piedi , dalla camera . Suonarono le otto . La signora Teresa era morta alle sei della sera precedente ; in ventisei ore Luisa non aveva mai riposato un momento , non era uscita che quattro o cinque volte , per pochi minuti . Chi usciva spesso e stava fuori anche a lungo , era Franco . Avvertito segretamente , era giunto a Castello , appena in tempo di trovar viva la povera mamma , e tutti i tristi uffici che la morte impone eran toccati a lui , perché lo zio Piero , malgrado i suoi molti anni , non aveva la menoma esperienza di queste cose e vi si trovava impacciatissimo . Adesso , udite suonar le otto , si avvicinò a sua moglie , la pregò dolcemente di andar a riposare un poco , ma Luisa gli rispose subito in modo da levargli il coraggio d ' insistere . Il funerale doveva seguire l ' indomani mattina alle nove . Ell ' aveva desiderato che si differisse il più possibile e voleva star con la mamma fino all ' ultimo . Vi era nella sua sottile persona una indomita vigoria , eguale a ben altre prove . Per lei la mamma era tutta lì su quel lettuccio , tra i fiori . Non pensava che una parte di lei fosse altrove , non la cercava per la finestra di ponente nelle stelline che tremolavano sopra i monti di Carona . Pensava soltanto che la mamma cara , vissuta da tanti anni per lei sola , non d ' altro sollecita in terra che della felicità sua , dormirebbe fra poche ore e per sempre sotto i grandi noci di Looch , nella solitudine ombrosa dove tace il piccolo cimitero di Castello , mentre ella si godrebbe la vita , il sole , l ' amore . Aveva risposto a Franco quasi aspramente come se l ' affetto del vivo offendesse in qualche modo l ' affetto della morta . Poi le parve averlo mortificato , si pentì , gli diede un bacio e sapendo di far cosa a lui grata , di far cosa che la mamma si era certo attesa da lei , volle pregare . Si mise a recitar macchinalmente dei Pater , degli Ave e dei Requiem , senza provarne soddisfazione alcuna , sentendo anzi una segreta contrarietà , uno sgradito disseccarsi del dolore . Ell ' aveva praticato sempre ma , spenti i fervori della prima comunione , non aveva più partecipato con l ' anima al culto . Sua madre era vissuta piuttosto per il mondo futuro che per questo , si era governata in ogni azione , in ogni parola , in ogni pensiero secondo quel fine . Le idee e i sentimenti di Luisa , nel suo precoce sviluppo intellettuale , avevano preso un altro corso con la risolutezza vigorosa ch ' era del carattere di lei ; ella li copriva però di certa dissimulazione , parte conscia , parte inconscia , sia per amore della mamma , sia per la resistenza di germi religiosi seminati dalla parola materna , coltivati dall ' esempio , rinvigoriti dall ' abitudine . Dai quattordici anni in poi s ' era venuta inclinando a non guardare oltre la vita presente , e insieme a non guardare a sé , a vivere per gli altri , per il bene terreno degli altri , però secondo un forte e fiero senso di giustizia . Andava in chiesa , compiva gli atti esterni del culto , senza incredulità e senza persuadersi che facessero piacere a Dio . Aveva confusamente il concetto di un Dio talmente alto e grande che non vi potesse essere contatto immediato fra gli uomini e Lui . Se dubitava qualche volta d ' ingannarsi , il suo errore le pareva tale da non poterlo un Dio infinitamente buono punire . Come fosse venuta a pensare così , non lo sapeva ella stessa . L ' uscio si aperse ancora , pian piano , una voce sommessa chiamò « il signor don Franco » . Luisa , rimasta sola , cessò di pregare , piegò il capo sul guanciale della mamma , le posò le labbra sulla spalla , chiuse gli occhi raccogliendo in sé la corrente di memorie che veniva da quel tocco , da un odor noto di lavanda . L ' abito della mamma era di seta , il suo migliore , un dono dello zio Piero . Ella lo aveva portato una volta sola , qualche anno addietro , andando a visitare la marchesa Maironi . Anche questo pensiero venne coll ' odor di lavanda , vennero lagrime brucianti , acri di tenerezza e di un sentimento che non era propriamente odio , che non era propriamente collera , ma che aveva un amaro dell ' uno e dell ' altra . Franco , quando s ' intese chiamare , trasalì , ne indovinò subito la cagione . Lo zio Piero aveva scritto , la mattina per tempo , alla marchesa , annunciandole , in termini semplici ma pieni di ossequio , la morte di sua sorella ; e Franco stesso aveva aggiunto alla lettera dello zio un biglietto con queste parole : Cara nonna , mi manca il tempo di scriverti perché son qui ; te lo dirò a voce domani sera e confido che tu mi ascolterai come mi avrebbero ascoltato mio padre e mia madre . Nessuna risposta era ancora venuta da Cressogno . Adesso un uomo di Cressogno aveva portato una lettera . Dov ' è quest ' uomo ? « Partito ; non s ' è voluto fermare un momento . » Franco prese la lettera , ne lesse l ' indirizzo : " Al preg . signor ingegnere Pietro Ribera " , e conobbe la mano della figlia del fattore . Salì subito dallo zio Piero che , stanco , era andato a letto . Lo zio Piero , quando Franco gli recò la lettera , non fece atto di sorpresa né di curiosità ; disse placidamente : « Apri » . Franco posò il lume sul cassettone e aperse la lettera voltando le spalle al letto . Parve pietrificato ; non fiatò , non si mosse . « Dunque ? » , chiese lo zio . Silenzio . « Ho capito » , fece il vecchio . Allora Franco lasciò cader la lettera , alzò le mani in aria , mise un « ah ! » lungo , profondo e fioco , pieno di stupore e d ' orrore . « Insomma » , riprese lo zio , « si può sapere ? » Franco si scosse , si precipitò ad abbracciarlo , reprimendo a stento i singhiozzi . L ' uomo pacifico sopportò sulle prime in silenzio , senza commuoversi , questa tempesta . Poi cominciò a difendersene chiedendo la lettera : « Da qua , da qua , da qua » . E pensava : « Cosa diavolo avrà scritto questa benedetta donna ? » . Franco prese il lume e la lettera , gliela porse . La nonna non aveva scritto niente , neppure una sillaba ; aveva semplicemente rimandata la lettera dell ' ingegnere e il biglietto di Franco . Lo zio ci mise un pezzo a capirla : non capiva mai le cose prontamente e questa era per lui tanto inconcepibile ! Quando l ' ebbe capita non poté fare a meno di dire : « Già , l ' è un po ' grossa » . Ma poi , veduto Franco tanto fuori di sé , esclamò col vocione solenne che usava per giudicar toto corde le cose umane : « Senti . L ' è , dirò così » , ( e cercava la parola in un suo particolar modo , gonfiando le gote e mettendo una specie di rantolo ) , « ... una iniquità ; ma tutte queste meraviglie che fai tu , io non le faccio per niente affatto . Tutti i torti , caro , non sono dalla parte sua ; e allora ? Del resto , me ne rincresce per voialtri che mangerete di magro e dovrete vivere in questo miserabile paese ; ma per me ? Per me ci guadagno e son pronto dirò così a ringraziare tua nonna . Vedi bene , io non ho fatto famiglia , ho sempre contato su questa . Adesso la mia povera sorella è morta ; se la nonna vi apriva le braccia io restavo come un torso di cavolo . Dunque ! » . Franco si guardò dal raccontar la cosa a sua moglie , ed ella , benché sapesse delle lettere spedite a Cressogno , non domandò che dopo il funerale , parecchie ore dopo , se la nonna avesse risposto . Il piccolo salotto , la piccola terrazza , la piccola cucina erano stati pieni di gente tutto il giorno , dalle nove della mattina alle nove della sera . Alle dieci Luisa e Franco uscirono di casa senza lanterna , presero a destra , attraversarono pian piano , silenziosamente , le tenebre del villaggio , toccarono la svolta chiara e ventosa cui sale il fragor profondo del fiume di S . Mamette , entrarono nelle ombre , nel forte odore dei noci di Looch . Poco prima di giungere al cimitero , Luisa domandò sottovoce a suo marito : « Sai niente di Cressogno ? » . Egli avrebbe pur voluto nasconderle almeno in parte il vero e non lo poté . Disse che il suo biglietto gli era stato rimandato e Luisa volle sapere se almeno la nonna avesse scritto allo zio una parola di condoglianza . Il « no » di Franco fu così incerto , quasi trepidante , che , non subito , ma pochi passi dopo , Luisa ebbe un lampo di sospetto e si fermò di colpo , afferrò il braccio di suo marito . Franco , prima ch ' ella aprisse bocca , intese , l ' abbracciò come aveva abbracciato lo zio , con impeto ancor maggiore , le disse di prender il suo cuore , l ' anima sua , la sua vita , di non cercar altro al mondo , se la sentì tremar tutta fra le braccia . Né allora né poi una sola parola ne fu più detta fra loro . Al cancello del cimitero s ' inginocchiarono insieme . Franco pregò con impeto di fede . Luisa trapassò con gli occhi avidi la terra smossa presso all ' entrata , trapassò la bara , si affissò mentalmente nel volto mansueto e grave della mamma ; mentalmente ancora ma con tanto gagliardo impulso da scuotere le sbarre del cancello , si chinò , si chinò , fisse le labbra sulle labbra della morta , v ' impresse una violenza d ' amore più forte che tutti gli insulti , che tutte le bassezze odiose del mondo . Si staccò a stento di là verso le undici . Discendendo adagio a fianco di suo marito lo sdrucciolevole ciottolato del sentiero , le sorse improvvisa in mente la visione di un incontro futuro con la marchesa . Si fermò , si eresse , stringendo i pugni ; e il suo bel viso intelligente spirò una fierezza tale che se la vecchia signora di marmo l ' avesse realmente veduta , realmente incontrata in quel punto , si sarebbe senz ' altro , piegata no , impaurita no , ma posta in difesa . PARTE SECONDA 1 . Pescatori Il dottor Francesco Zérboli , I . R . Commissario di Porlezza , approdò alla I . R . Ricevitoria di Oria il 10 settembre 1854 , proprio quando un sole veramente imperiale e regio sormontava il bastione poderoso della Galbiga , sfolgorava la rosea casetta della Ricevitoria , gli oleandri e i fagiuoli della signora Peppina Bianconi , chiamando , secondo i regolamenti , all ' ufficio il signor Carlo Bianconi suo marito , quel tale Ricevitore cui la musica manoscritta puzzava di cospirazione . Il Bianconi , detto dalla sposa « el mè Carlascia » e dal popolo « el Biancòn » , un omone alto , grosso e duro , col mento pelato , con due baffoni grigi , con due occhi grossi e spenti di mastino fedele , discese a ricevere l ' altro I . R . mento pelato di categoria superiore . I due non si rassomigliavano proprio che nella nudità austriaca del mento . Lo Zérboli , vestito di nero e inguantato , era piccolo e tozzo , portava due baffetti biondi appiccicati alla faccia giallognola , bucata da due scintille d ' occhietti sarcastici e sprezzanti . Aveva i capelli piantati così basso sulla fronte ch ' era solito raderne una lista , restandogliene spesso un ' ombra , quasi di bestialità . Prontissimo di persona , d ' occhi e di lingua , parlava un italiano nasale , modulato alla trentina , con facile cortesia . Disse al Ricevitore che doveva tenere un convocato , il consiglio comunale d ' allora , a Castello e che aveva preferito venir per tempo , fare la salita , col fresco , da Oria invece che da Casarico o da Albogasio , onde procurarsi il piacere di salutare il signor Ricevitore . Il bestione fedele non capì subito che c ' era un secondo fine , ringraziò con un miscuglio di frasi ossequiose e di risatine stupide , fregandosi le mani , offerse caffè , latte , uova , l ' aria aperta del giardinetto . Colui accettò il caffè e rifiutò l ' aria aperta con un cenno del capo e una strizzatina d ' occhi così eloquente che il Carlascia , vociato su per le scale « Peppina ! Caffè ! » fece passare il Commissario in ufficio , dove , sentendosi trasmutare , secondo la sua doppia natura , da Ricevitore di dogana in agente di polizia , si fece devoto il cuore e austero il viso come per una unione sacramentale col monarca . Questo ufficio era un ignobile bugigattolo a pian terreno , con le inferriate ai due finestrini , una infetta cellula primitiva che aveva già il puzzo della grande monarchia . Il Commissario vi si piantò a sedere in mezzo , guardando l ' uscio chiuso che dall ' approdo metteva nell ' anticamera ; quello che dall ' anticamera metteva nell ' ufficio era rimasto aperto , per ordine suo . « Mi parli del signor Maironi » , diss ' egli . « Sorvegliato sempre » , rispose il Biancòn . « Anssi » , soggiunse nel suo italiano di Porta Tosa , « aspetti : ci ho qui un rapporto quasi finito . » E si diede a frugare , a palpar fra le sue carte in cerca del rapporto e degli occhiali . « Manderà , manderà » , fece il Commissario che non si aspettava molto dalla prosa del bestione . « Intanto parli , dica ! » « Malintensionato sempre , questo si sapeva » , ricominciò l ' eloquente Ricevitore , « e adesso anche si vede . Si è messo a portare quella barba , sa , quella mosca , quella moschetta , quel pisso , quella porcheria ... » « Scusi » , fece il Commissario . « Vede , io sono ancora nuovo , ho istruzioni , ho informazioni , ma un ' idea esatta dell ' uomo e della famiglia non l ' ho ancora . Bisogna che Lei me li descriva proprio a fondo così come può . E incominciamo pure da lui . » « Lui è un superbo , un furioso , un prepotentone . Avrà attaccato lite cinquanta volte , qui , per affari di dassio . Vuol aver sempre ragione , vuol darci lessione a me e al sedentario . Caccia fuori due occhiacci come se volesse mangiare la Ricevitoria . L ' è che con me non c ' è da fare il prepotente , se del resto ! ... Perché sa di tutto , poi , questo sì . Sa di legge , sa di finansa , sa di musica , sa di fiori , sa di pesci , el diavol a quatter . » « E lei ? » « Lei ? Lei lei lei lei ... lei l ' è una gattamorgna ma se la cascia foeura i ong l ' è pesg de lü ; peggio ! Lui quando va in collera diventa rosso e fa un baccano di mille lire ; lei diventa pallida e dice insolense d ' inferno . Adesso si dice , insolense io non ne tollero ... ma insomma ... mi capisce . Donna di talento , sa . La mia Peppina ci è innamorata . Donna che si insinua dappertutto , poi . Tante volte qui a Oria invece di chiamare il dottore chiamano lei . Se in una famiglia questionano vanno da lei . Se ci vien il mal di pancia a una bestia domandano lei . I bagàj s ' i a tira dree tücc . È magari buona , in carnevale , di fare i magatelli per loro . Sa , i burattini . E in pari tempo è un accidente che suona il cembalo , che sa il francese e il tedesco . Io per mia disgrassia non lo so , il tedesco , e sono andato da lei così delle volte per farmi spiegare carte tedesche che capitano in ufficio . » « Ah , Lei ci va , in casa Maironi ? » « Sì , qualche volta , per questo . » Veramente il bestione ci andava pure per farsi spiegare da Franco certi enigmi della tariffa doganale ; ma questo non lo disse . L ' interrogatorio del Commissario continuò . « E la casa , come è messa ? » « Messa bene . Bei pavimenti alla venessiana , soffitti pitturati , canapè con tappeti , cembol , camera da pranzo colle pareti tappessate di ritratti ch ' è una bellèssa . » « E l ' ingegnere in capo ? » « L ' ingegnere in capo è un buon omaccio , allegro , all ' antica ; mi somiglia a me . Più vecchio però , sa . Del resto qui ci sta pochissimo . Un quindici giorni a questa stagione , altri quindici la primavera e qualche visitina durante l ' anno . Quando ha la sua pace , la sua quiete , il suo latte alla mattina , il suo latte alla sera , il suo boccale di Modena a pranso , il suo tarocco , la sua gasètta di Milano , l ' ingegnere Ribera è contento . Del resto , tornando alla barba del signor Maironi , c ' è anche di peggio . Ho saputo ieri che il signore ha messo un gelsomino in un vaso di legno inverniciato di rosso . » Il Commissario , uomo d ' ingegno e forse indifferente , nel più intimo del cuor suo , a tutti i colori tranne a quello della propria cera e della propria lingua , non poté a meno di alzar un po ' le spalle . Ma poi domandò subito : « La pianta è fiorita ? » « Non lo so , domanderò alla donna » « A chi ? A sua moglie ? Ci va , Sua moglie , in casa Maironi ? » « Si , qualche volta ci va . » Lo Zérboli piantò i suoi occhietti sprezzanti in faccia al Bianconi , e gli articolò ben chiara questa domanda : « Ci va con profitto o no ? » « Ma ! con profitto ! Segond ! Lei si figura di andare come amica della signora Luisina , per i fiori , per i lavori , per i pettegolessi , e cicip e ciciap , sa bene , donne . Io poi ci cavo ... » « Tè chì , tè chì ! » , esclamò nel suo italiano di Porta Ticinese la signora Peppina Bianconi , venendo avanti col caffè , tutta sorridente . « El sür Commissari ! Come goo mai piasè de vedèll ! El sarà magàra minga tant bon el caffè , però l ' è el prim ! La bolgira l ' è de minga podè toeul a Lügan ! » « Tetetetetè ! » , fece il marito , burbero . « Euh diavol ! Disi inscì per rid . El capiss ben , neh , Lü , sür Commissari ! L ' è quel benedett omasc lì ch ' el capiss no ! En toeui nanca per mi de caffè , ch ' el se figüra ! Toeui giusta l ' acqua de malva per i girament de testa ! » « Ciciàra minga tant , ciciàra minga tant ! » , interruppe il marito . Il Commissario , posando la tazza vuota , disse alla buona signora che sarebbe poi andato a vedere i suoi fiori , e questa galanteria parve l ' atto di chi , al caffè , butta e fa suonar la moneta sul vassoio perché il tavoleggiante lo pigli e se ne vada . La signora Peppina intese e , sgomentata per giunta dai grossi occhi feroci del suo Carlascia , si ritirò frettolosamente . « Senta senta senta » , fece il Commissario coprendosi la fronte e stringendosi le tempie colla mano sinistra . « Oh ! » , esclamò a un tratto , nel raccapezzarsi . « Ecco , volevo sapere se , adesso , l ' ingegnere Ribera è a Oria . » « Non c ' è , ma verrà fra pochissimi giorni , credo . » « Spende molto , l ' ingegnere Ribera , per questi Maironi ? » « Spende molto , sicuro . Non credo che di casa sua don Franco abbia più di tre svansiche al giorno . Lei poi ... » Il Ricevitore si soffiò sul palmo della mano . « Dunque capisce . Hanno la donna di servissio . C ' è una bambina di due anni o ché ; ci vuole la ragassa , per curare la bambina . Si fanno venire fiori , libri , musica , el diavol a quatter . Alla sera si giuoca a tarocchi , c ' è la sua bottèglia . Ce ne vogliono così delle svansiche , mi capisce ! » Il Commissario rifletté un poco e poi , con una faccia nebulosa , con gli occhi al soffitto , con certe parole sconnesse che parevano frammenti d ' oracolo , fece intendere che l ' ingegnere Ribera , un I . R . impiegato , favorito recentemente dall ' I . R . Governo di una promozione in loco , avrebbe dovuto esercitare sui nipoti una influenza migliore . Quindi con altre domande e con altre osservazioni che concernevano specialmente le presenti debolezze dell ' ingegnere , insinuò al Bianconi che le sue attenzioni paterne dovevano rivolgersi con particolare segretezza e delicatezza all ' I . R . collega , onde illuminare , occorrendo , la Superiorità circa tolleranze che sarebbero scandalose . Gli chiese finalmente se non sapesse che l ' avvocato V . di Varenna e un tale di Loveno venivano abbastanza spesso a visitare i Maironi . Il Ricevitore lo sapeva e sapeva dalla sua Peppina che venivano a far musica . « Non credo ! » , esclamò il Commissario con subita e insolita asprezza . « Sua moglie non capisce niente ! Ella si farà menar per il naso , caro Bianconi , a questo modo . Quei due sono soggettacci che starebbero bene a Kufstein . Bisogna informarsi meglio ! Informarsi e informarmi . E adesso andiamo in giardino . A proposito ! Quando entra da Lugano qualche cosa per la marchesa Maironi ... » Lo Zérboli compié le frase con un gesto di graziosa larghezza e s ' incamminò seguito dal mastino , alquanto mogio . La signora Peppina si fece trovare ad annaffiar i fiori con l ' aiuto di un ragazzotto . Il Commissario guardò , ammirò e trovò anche modo di dar una lezioncina al poliziotto subalterno . Lodando quei fiori trasse destramente la Bianconi a nominar Franco e sulla persona di Franco non si fermò affatto come se non gliene importasse nulla . Si tenne ai fiori , affermò che Maironi non poteva averne di più belli . Strilli , gemiti e giaculatorie dell ' umile signora Peppina che perfino si vergognava d ' un paragone simile . E il Commissario insistette . Ma come ? Anche le fuchsie di casa Maironi erano più belle ? Anche le vainiglie ? Anche i pelargoni ? Anche i gelsomini ? « I gesümin ? » , fece la signora Peppina . « Ma el sür Mairon el gà el pussee bell gesümin de la Valsolda , cara Lü ! » Così il Commissario venne poi a sapere molto naturalmente che il famoso « gesümin » non era ancora fiorito . « Vorrei vedere le dalie di don Franco » , diss ' egli . La ingenua creatura si offerse di accompagnarlo a casa Ribera quel giorno stesso : « Gavarissen inscì mai piasè » . Ma il Commissario espresse il desiderio di attendere la venuta dell ' I . R . ingegnere in capo della provincia per avere occasione di riverirlo e la signora Peppina fece « eccola ! » in segno della sua soddisfazione . Intanto il mastino , umiliato da quell ' arte superiore , desiderando mostrar in qualche modo che almeno dello zelo ne aveva anche lui , afferrò per un braccio il ragazzotto dall ' annaffiatoio e lo presentò . « Mio nipote . Figlio d ' una mia sorella maritata a Bergamo con un I . R . portiere della Delegassione . Ha l ' onore di chiamarsi Francesco Giuseppe , per desiderio mio ; ma capisce bene , per il dovuto rispetto , questo non può essere il nome solito . » « Soa mader la ghe dis Ratì e so pader el ghe dis Ratù ch ' el se figura ! » , interloquì la zia . « Citto , Lei ! » , fece lo zio , severo . « Io lo chiamo Francesco . Un ragasso bene educato , devo dirlo , molto bene educato . Di ' un po ' su , Francesco , quando sarai grande , cosa farai ? » Ratì rispose a precipizio come se recitasse la Dottrina Cristiana : « Io quando sarò grande mi comporterò sempre da suddito fedele e devoto di Sua Maestà il nostro Imperatore nonché da buon cristiano ; e spero coll ' aiuto del Signore diventare un giorno I . R . Ricevitore di Dogana come mio zio , per andar quindi a ricevere il premio delle mie buone opere in paradiso » . « Bravo bravo bravo » , fece lo Zérboli , accarezzando Ratì . « Seguitiamo a farci onore . » « Ch ' el tasa , sür Commissari » , saltò fuori da capo la Peppina , « che stamattina el baloss el m ' ha mangiaa foeura mèss el süccher de la süccherera ! » « Comè comè comè ? » , fece il Carlascia uscendo di tono per la sorpresa . Si rimise subito e sentenziò : « Colpa tua ! Si mettono le cose a posto ! Vero , Francesco ? » « Pròpe » , rispose Ratì , e il Commissario , seccato da quel battibecco , da quella ridicola riuscita della sua frase paterna , prese bruscamente congedo . Appena partito lui , il Carlascia menò un « toeu sü el süccher , ti » , e un formidabile scapaccione a Francesco Giuseppe che si aspettava tutt ' altro e corse a salvarsi tra i fagiuoli . Poi aggiustò le partite di sua moglie con un buon rabbuffo , giurando che in avvenire lo avrebbe tenuto lui lo zucchero , e poiché ella si permise di ribattere « cossa te voeut mai intrigàt ti ? » la interruppe , « intrigatissim in tütt ! intrigatissim in tütt ! » e voltatele le spalle , s ' avviò a gran passi , sbuffando e fremendo , verso il posto dove la diligente sposa gli aveva preparata la lenza e la polenta , e inescò i due poderosi ami da tinche . Poiché in antico quel piccolo mondo era ancora più segregato dal mondo grande che al presente , era più che al presente un mondo di silenzio e di pace , dove i funzionari dello Stato e della Chiesa e , dietro al loro venerabile esempio , anche alquanti sudditi fedeli dedicavano parecchie ore ad una edificante contemplazione . Primo a ponente , il signor Ricevitore slanciava due ami appaiati in capo a una lenza sola , due traditori bocconi di polenta , lontano dalla sponda quanto mai poteva ; e quando il filo si era ben disteso , quando il sughero indicatore si era quasi ancorato in placida attesa , l ' I . R . uomo posava delicatamente la bacchetta della lenza sul muricciuolo , sedeva e contemplava . A levante di lui , la guardia di finanza che allora chiamavano « il sedentario » , accoccolata sull ' umile molo dell ' approdo davanti ad un altro sughero , pipava e contemplava . Pochi passi più in là , il vecchio allampanato Cüstant , imbianchino emerito , sagrestano e fabbriciere , patrizio del villaggio di Oria , seduto sulla poppa della sua barca con una sperticata tuba preistorica in testa , con la magica bacchetta in mano , con le gambe penzoloni sull ' acqua , raccolta l ' anima nel sughero suo proprio , contemplava . Seduto sull ' orlo d ' un campicello , all ' ombra d ' un gelso e d ' un cappellone di paglia nera , il piccolo , magro , occhialuto don Brazzova , parroco di Albogasio , rispecchiato dall ' acqua limpida , contemplava . In un orto di Albogasio Inferiore , fra le rive del Ceròn e la riva di Mandroeugn , un altro patrizio in giacchetta e scarponi , il fabbriciere Bignetta , detto el Signoron , duro e solenne sopra una sedia del settecento con la famosa bacchetta in mano , vigilava e contemplava . Sotto il fico di Cadate stava in contemplazione don Giuseppe Costabarbieri . A S . Mamette pendevano sull ' acqua e contemplavano con grande attività il medico , lo speziale , il calzolaio . A Cressogno contemplava il florido cuoco della marchesa . In faccia a Oria , sull ' ombrosa spiaggia deserta del Bisgnago , un dignitoso arciprete della bassa Lombardia usava passar ogni anno quaranta giorni di vita contemplativa . Contemplava solitario , vescovilmente , con tre bacchette ai piedi , i relativi tre pacifici sugheri , due con gli occhi e uno col naso . Chi passando per l ' alto lago avesse potuto discernere tutte queste figure meditabonde , inclinate all ' acqua , senza veder le bacchette né i fili né i sugheri , si sarebbe creduto nel soggiorno d ' un romito popolo ascetico , schivo della terra , che guardasse il cielo giù nello specchio liquido , solo per maggiore comodità . In fatto tutti quegli ascetici pescavano alle tinche e nessun mistero dell ' avvenire umano aveva per essi maggior importanza dei misteri cui arcanamente alludeva il piccolo sughero , quando , posseduto quasi da uno spirito , dava segni d ' inquietudine sempre più viva e in fine di alienazione mentale ; poiché , dati dei crolli , dei tratti ora avanti ora indietro , pigliava per ultimo , nella confusione delle sue idee , il partito disperato di entrar giù a capofitto nell ' abisso . Questi fenomeni avvenivano però di rado e parecchi contemplatori solevano passare delle mezze giornate senza notar la menoma inquietudine nel sughero . Allora ciascuno , senza toglier gli occhi dal piccolo galleggiante , sapeva seguire un invisibile filo d ' idee parallelo al filo della lenza . Così avveniva talvolta al buon arciprete di pescar mentalmente una sede episcopale ; al Signoron di pescare un bosco ch ' era stato dei suoi avi , al cuoco di pescare una certa tinca rosea e bionda della montagna , al Cüstant di pescare una commissione del Governo per dare il bianco al picco di Cressogno . Quanto al Carlascia , il suo secondo filo aveva generalmente un carattere politico . E questo si comprenderà meglio quando si sappia che anche il filo principale , quello della lenza , suscitava spesso nel suo torbido testone certe considerazioni politiche suggeritegli dal Commissario Zérboli . « Vede , caro Ricevitore » , gli aveva detto una volta lo Zérboli ragionando a sproposito sul moto milanese del 6 febbraio , « Lei ch ' è un pescatore di tinche può benissimo capire la cosa . La nostra grande monarchia pesca alla lenza . I due bocconi uniti sono la Lombardia e il Veneto , due bei bocconi tondi e solleticanti , con del buon ferro dentro . La nostra monarchia li ha buttati là davanti a sé , in faccia alla tana di quel pesciatello sciocco ch ' è il Piemonte . Egli ha abboccato nel quarantotto il boccone Lombardia , ma poi ha potuto sputarlo e cavarsela . Milano è il nostro sughero . Quando Milano si muove vuol dire che c ' è sotto il pesciatello . L ' anno scorso il sughero s ' è mosso un pochino ; il caro pesciatello non aveva fatto che fiutare il boccone . Aspettate , verrà un movimento grande , noi daremo il colpo , ci sarà un poco di strepito e di sbatacchiamento e lo tireremo su , il nostro pesciatello , non ce lo lasceremo scappare più , quel porcellino bianco , rosso e verde ! » Il Biancòn ci aveva fatto una gran risata e spesso , mettendosi a pescare , si ruminava , per il proprio innocente piacere , la graziosa similitudine , da cui gli nascevano per solito altri sottili e profondi pensamenti politici . Quella mattina il lago era quieto , propizio per le contemplazioni . Le prime alghe del fondo precipitoso si vedevan diritte , segno che non c ' eran correnti . I bocconi , slanciati ben lontano , calarono lentamente a piombo , il filo si distese via via sotto il sughero che gli navigò dietro un poco indicando con spessi anellini i titillamenti dei piccoli cavedini e si mise quindi in pace , segno che i bocconi s ' erano adagiati sul fondo e che i cavedini non li toccavan più . Il pescatore posò la bacchetta sul muricciuolo e si mise a pensare all ' ingegnere Ribera . Il Biancòn aveva , a sua insaputa , una discreta dose di mansuetudine in un doppio fondo che Iddio gli aveva fatto nel cuore senza avvertirnelo . Il mondo del resto se ne poté accorgere nel 1859 quando il caro pesciatello si mangiò il boccone di Lombardia con l ' amo e il filo e la bacchetta e il Commissario e tutto quanto ; e il Biancòn , rassegnato , si mise a piantar cavoli nazionali e costituzionali a Precotto . Malgrado questa occulta mansuetudine , posando la bacchetta e pensando che si trattava di pescare quel povero vecchio ingegnere Ribera , egli provò una singolare compiacenza non nel cuore , non nel cervello né in alcuno dei soliti sensi , ma in un suo particolare senso , puramente I . e R . Davvero , egli non aveva coscienza di sé come di un organismo distinto dall ' organismo governativo austriaco . Ricevitore di una piccola dogana di frontiera , si considerava una punta d ' unghia in capo a un dito dello Stato ; come agente di polizia poi , si considerava un occhiolino microscopico sotto l ' unghia . La vita sua era quella della monarchia . Se i Russi le facevano il solletico sulla pelle della Galizia , egli ne sentiva il prurito a Oria . La grandezza , la potenza , la gloria dell ' Austria gli ispiravano un orgoglio smisurato . Non ammetteva che il Brasile fosse più esteso dell ' Impero Austriaco , né che la Cina fosse più popolata , né che l ' Arcangelo Michele potesse prendere Peschiera , né che Domeneddio potesse prendere Verona . Il suo vero Iddio era l ' Imperatore ; rispettava quello del cielo come un alleato di quello di Vienna . Non gli era , dunque , mai entrato il sospetto che l ' ingegnere in capo fosse un cattivo suddito . Le parole del Commissario , un vangelo per lui , ne lo persuasero addirittura ; e l ' idea di trovarsi a portata questo malfido servitore accendeva il suo zelo d ' occhio regio e d ' unghia imperiale . Si diede dell ' asino per non averlo conosciuto prima . Oh ma era ancora in tempo di pescarlo bene : bene bene bene bene ! « Lasci fare a me ! Lasci fare a me , signor ... » Troncò la frase e afferrò la bacchetta . Il sughero aveva impresso nell ' acqua un anello , dolcemente , muovendosi appena ; indizio di tinca . Il Biancòn strinse forte la bacchetta tenendo il fiato . Altro tocco al sughero , altro anello più grosso ; il sughero va pian piano sull ' acqua , si ferma , il cuore del Biancòn batte a furia ; il sughero cammina ancora per un piccol tratto , a fior d ' acqua e sprofonda ; zac ! il Biancòn dà un colpo , la bacchetta si torce in arco tanto il filo è tirato da un peso occulto . « Peppina , el gh ' è ! » , grida il Carlascia perdendo la testa , confondendo il sesso della tinca con quello dell ' ingegnere in capo : « El guadèll , el guadèll » . Il sedentario si volta invidioso : « Ghe l ' ha , scior Recitòr ? » . Il Cüstant si cuoce dentro e non fa motto né volge la sua tuba . Ratì accorre e accorre anche la signora Peppina portando il « guadèll » , una pertica lunga con una gran borsa di rete in capo , per imborsarvi la tinca nell ' acqua , ché il tirarla su di peso col filo sarebbe un rischio disperato . Il Biancòn piglia il filo , lo raccoglie pian piano a sé . La tinca non si vede ancora ma deve esser grossa ; il filo viene in su per un paio di braccia , poi è tirato furiosamente in giù ; quindi torna a venire , viene , viene , e in fondo all ' acqua , sotto il naso dei tre personaggi , balena un giallore , un ' ombra mostruosa . « Oh la bella ! » , fa la signora Peppina sottovoce . Ratì esclama : « Madòne , madòne ! » , e il Biancòn non dice parola , tira e tira con cautela . È un bel pescione , corto , grosso , dal ventre giallo e dal dorso scuro che viene in su dal fondo quasi supino e per isghembo , con mala volontà . Le tre facce non gli piacciono perché volta loro di colpo la coda e sbattendola fa un ' altra punta furiosa verso il fondo . Finalmente , spossato , segue il filo , arriva sotto il muro con la pancia dorata all ' aria . La Peppina , rovescioni sul parapetto , stende giù quanto può la sua pertica per imborsar il malcapitato e non le riesce . « Per el müson ! » , grida suo marito . « Per la cua ! » , strilla Ratì . A quello strepito , alla vista di quel pauroso arnese , il pesce si dibatte , si tuffa ; la Peppina si arrabatta invano , non trova il « müson » , non trova la « cua » ; il Biancòn tira , la tinca trascinata a galla si aggomitola e con una potente spaccata rompe il filo , strepita via tra la spuma . « Madòne ! » , esclama Ratì ; la Peppina seguita a frugar l ' acqua con la sua pertica ; « dova l ' è sto pèss ? dova l ' è sto pèss ? » , e il Biancòn che era rimasto petrificato col filo in mano , si volta furibondo , tira un calcio a Ratì , afferra sua moglie per le spalle , la scuote come un sacco di noci , la carica d ' improperi . « L ' è andada , scior Recitòr ? » , fa il sedentario , mellifluo . Il Cüstant volta un poco la tuba , guarda il luogo della catastrofe , torna alla contemplazione del suo pacifico sughero e brontola in tono di compatimento : « Minga pràtich ! » . Intanto la tinca ritorna alle native alghe profonde , malconcia ma libera come il suo simile , il Piemonte , dopo Novara ; ed è dubbio se al povero ingegnere in capo toccherà la stessa fortuna . 2 . La sonata del chiaro di luna e delle nuvole Il sole calava dietro al ciglio del monte Brè e l ' ombra oscurava rapidamente la costa precipitosa e le case di Oria , imprimeva , violacea e cupa , il profilo del monte sul verde luminoso delle onde che correvano oblique a ponente , grandi ancora ma senza spuma , nella breva stanca . Casa Ribera si era oscurata l ' ultima . Addossata ai ripidi vigneti della montagna , sparsi d ' ulivi , essa cavalca la viottola che costeggia il lago , e pianta nell ' onda viva una fronte modesta , fiancheggiata a ponente , verso il villaggio , da un giardinetto pensile a due ripiani , a levante , verso la chiesa , da una piccola terrazza gittata su pilastri che inquadrano un pezzo di sagrato . Entra in quella fronte una piccola darsena dove allora si dondolava , fra lo schiamazzar delle onde , il battello di Franco e Luisa . Sopra l ' arco della darsena una galleria sottile lega il giardinetto pensile di ponente alla terrazza di levante e guarda il lago per tre finestre . La chiamavan loggia , forse perché lo era stata in antico . La vecchia casa portava incrostati qua e là parecchi di questi venerandi nomi fossili che vivevano per la tradizione e figuravano , nella loro apparente assurdità , i misteri nella religione delle mura domestiche . Dietro alla loggia vi ha una sala spaziosa e dietro alla sala due stanze : a ponente il salottino da pranzo tappezzato di piccoli uomini illustri di carta , ciascuno sotto il proprio vetro e dentro la propria cornice , ciascuno atteggiato dignitosamente a modo degl ' illustri di carne e d ' ossa , come se i colleghi nemmanco esistessero e il mondo non guardasse che a lui ; a levante la camera dell ' alcova dove accanto agli sposi dormiva nel proprio letticciuolo la signorina Maria Maironi nata nell ' agosto del 1852 . Dai cassettoni rococò delle camere da letto alla madia della cucina , dal nero pendolo del salottino da pranzo al canapè della loggia con la sua stoffa color marrone cosparsa di cavalieri turchi gialli e rossi , dalle seggiole impagliate a certi seggioloni dai bracciuoli spropositatamente alti , i mobili della casa appartenevano all ' epoca degli uomini illustri , la maggior parte dei quali portava parrucca e codino . Se parevano discesi dal granaio , parevan pure aver ripreso nell ' aria e nella luce della nuova dimora certe perdute abitudini di pulizia , un notevole interesse alla vita , una dignità di onesta vecchiaia . Così un ' accozzaglia di vocaboli disusati potrebbe oggi comporsi , nel soffio d ' un attempato poeta conservatore , e rifletterne la serena ed elegante senilità . Sotto il regime matematico e burocratico dello zio Piero , seggiole e seggioloni , tavole e tavolini avevano vissuto in perfetta simmetria e il privilegio della inamovibilità era stato accordato persino agli stoini . Il nome di « mobile » non lo aveva meritato che un cuscino grigio e celeste , un aborto di materasso , che l ' ingegnere durante i suoi brevi soggiorni a Oria si portava con sé quando mutava seggiolone . Assente lui , il custode rispettava tanto le suppellettili da non osar di toccarne confidenzialmente , di spolverarne le parti meno visibili . Ciò faceva andar sulle furie la governante , regolarmente , ad ogni ritorno in Valsolda . Il padrone , irritato che per un po ' di polvere si gridasse tanto contro un povero diavolo di contadino , se la pigliava con lei e le suggeriva di spolverare ella stessa ; e quando la donna scattò a domandargli , in via di sdegnosa replica , se dovesse ammazzarsi a spolverare tutta la casa ogni volta che veniva , le rispose bonariamente : « Mazzèv ona volta sola ch ' el sarà assée » . Egli abbandonava poi del tutto al capriccio del custode la coltivazione del giardinetto come quella di un orto che possedeva a levante del sagrato , in riva al lago . Solo una volta , due anni prima del matrimonio di Luisa , arrivando a Oria in principio di settembre e trovando nel secondo ripiano del giardinetto sei piante di granturco , si permise di dire al custode : « Sent on poo : quii ses gamb de carlon , podarisset propi minga fann a men ? » . I poeti non conservatori Franco e Luisa avevano trasformata , col loro soffio , la faccia delle cose . La poesia di Franco era più ardita , fervida e appassionata , la poesia di Luisa era più prudente ; così i sentimenti di Franco gli fiammeggiavano sempre dagli occhi , dal viso , dalla parola e quelli di Luisa non davano quasi mai fiamme ma solo coloravano il fondo del suo sguardo penetrante e della sua voce morbida . Franco non era conservatore che in religione e in arte ; per le mura domestiche era un radicale ardente , immaginava sempre trasformazioni di pareti , di soffitti , di pavimenti , di arredi . Luisa incominciava con ammirar il suo genio , ma poiché i denari venivan quasi tutti dallo zio e non ci era larghezza per imprese fantastiche , piano piano , un po ' per volta , lo persuadeva di lasciar a posto le pareti , i soffitti e anche i pavimenti , di studiar come si sarebbero potuti disporre meglio gli arredi senza trasformarli . E gli suggeriva delle idee senza averne l ' aria , facendogli credere che venivan da lui , perché alla paternità delle idee Franco ci teneva molto e Luisa era invece del tutto indifferente a questa maternità . Così tra l ' uno e l ' altra disposero la sala per la conversazione , la lettura e la musica , la loggia per il giuoco , la terrazza per il caffè e per le contemplazioni poetiche . Di quella terrazzina Franco fece la poesia lirica della casa . Era piccina assai e parve a Luisa che vi si potesse concedere un po ' di sfogo all ' estro di suo marito . Fu allora che cadde dal trono il re dei gelsi valsoldesi , il famoso antico gelso del sagrato , un tiranno che toglieva alla terrazza tutta la vista migliore . Franco si liberò da lui mediante pecunia , disegnò e alzò sopra la terrazza un aereo contesto di sottili aste e bastoncini di ferro che figuravan tre archi sormontati da una cupolina , vi mandò su due passiflore eleganti che vi aprivan qua e là i loro grandi occhi celesti e ricadevano da ogni parte in festoni e vilucchi . Un tavoluccio rotondo e alcune sedie di ferro servivano per il caffè e per la contemplazione . Quanto al giardinetto pensile , Luisa avrebbe potuto sopportare anche il granturco per una tolleranza di spirito superiore che ama lasciar in pace gl ' inferiori nelle loro idee , nelle loro abitudini , nei loro affetti . Ella sentiva una certa rispettosa pietà per gl ' ideali orticoli del povero custode , per quell ' insalata di rozzezze e di gentilezze ch ' egli aveva nel cuore , un gran cuore capace di accogliere insieme reseda e zucche , begliuomini e carote . Invece Franco , generoso e religioso com ' era , non avrebbe tollerato nel suo giardino una zucca né una carota per amore di qualsiasi prossimo . Ogni stupida volgarità lo irritava . Quando l ' infelice ortolano si sentì predicare dal signor don Franco che il giardinetto era una porcheria , che bisognava cavar tutto , buttar via tutto , rimase sbalordito , avvilito da far pietà ; ma poi lavorando agli ordini suoi per riformare le aiuole , per contornarle di tufi , per piantare arbusti e fiori , vedendo come il padrone stesso sapesse lavorar di sua mano e quanti terribili nomi latini e qual portentoso talento avesse in testa per immaginare disposizioni nuove e belle , concepì poco a poco per lui un ' ammirazione quasi paurosa e quindi anche , malgrado i molti rabbuffi , una affezione devota . Il giardinetto pensile fu trasformato a immagine e similitudine di Franco . Un ' olea fragrans vi diceva in un angolo la potenza delle cose gentili sul caldo impetuoso spirito del poeta ; un cipressino poco accetto a Luisa vi diceva in un altro angolo la sua religiosità ; un piccolo parapetto di mattoni a traforo , fra il cipresso e l ' olea , con due righe di tufi in testa che contenevano un ridente popolo di verbene , petunie e portulache , accennava alla ingegnosità singolare dell ' autore ; le molte rose sparse dappertutto parlavano del suo affetto alla bellezza classica ; il ficus repens che vestiva le muraglie verso il lago , i due aranci nel mezzo dei due ripiani , un vigoroso , lucido carrubo rivelavano un temperamento freddoloso , una fantasia volta sempre al mezzogiorno , insensibile al fascino del nord . Luisa aveva lavorato e lavorava assai più del marito ; ma se questi si compiaceva delle proprie fatiche e ne parlava volentieri , Luisa invece non ne parlava mai e non ne traeva veramente alcuna vanità . Lavorava d ' ago , d ' uncinetto , di ferri , di forbici , con una tranquilla rapidità prodigiosa , per suo marito , per la sua bambina , per ornar la sua casa , per i poveri e per sé . Tutte le stanze avevan lavori suoi , cortine , tappeti , cuscini , paralumi . Era pure affar suo di collocare i fiori in sala e in loggia ; non piante in vaso perché Franco ne aveva poche e non gli garbava di chiuderle nelle stanze ; non fiori del giardinetto perché coglierne uno era come strapparglielo dal cuore . Erano invece a disposizione di Luisa le dalie , le rose , i gladioli , gli astri dell ' orto . Ma poiché non le bastavano e poiché il villaggio , dopo Dio , Santa Margherita e S . Sebastiano , adorava la « sciora Lüisa » , così ad un cenno suo i ragazzi le portavano fiori selvaggi e felci , le portavano edera per rilegar con festoni i grandi mazzi fissati alle pareti dentro anelli di metallo . Anche alle braccia dell ' arpa che pendeva dal soffitto della sala erano sempre attorcigliati lunghi serpenti d ' edera e di passiflora . Lo zio Piero , quando gli scrivevano di queste novità , rispondeva poco o nulla . Tutt ' al più raccomandava di non tener troppo occupato l ' ortolano il quale doveva pur attendere alle faccende proprie . La prima volta che capitò a Oria dopo la trasformazione del giardinetto , si fermò a guardarlo come aveva fatto per le sei piante di granturco e borbottò sottovoce : « Oh poer a mi ! » . Uscì sulla terrazza , guardò il cupolino , toccò le aste di ferro e pronunciò un « basta ! » rassegnato ma pieno di disapprovazione per tante eleganze superiori allo stato suo e de ' suoi nipoti . Invece , dopo aver esaminato in silenzio tutti i mazzi , i mazzolini , i vasi , i festoni della sala e della loggia , disse con un bonario sorriso : « Sent on poo , Lüisa ; con tütt st ' erba chì farisset minga mèj a tegnì on para de pégor ? » . Ma la governante fu beata di non aversi più ad ammazzare per la polvere e le ragnatele , ma l ' ortolano vantò senza fine le opere miracolose del signor don Franco ed egli stesso comincio presto ad abituarsi ai nuovi aspetti della sua casa , a guardar senza malevolenza il cupolino della terrazza che gli faceva comodo per l ' ombra . Dopo tre o quattro giorni domando chi lo avesse eseguito e gli accadde di fermarsi qualche volta a guardar i fiori del giardinetto , di chiedere il nome dell ' uno e dell ' altro . Dopo otto o dieci giorni , stando con la piccola Maria sulla porta della sala che mette al giardinetto , le domando : « Chi ha piantato tutti questi bei fiori ? » , e le insegnò a rispondere : « Papà » . Ad un suo impiegato venuto a fargli visita mostrò le opere del nipote e ne accolse gli elogi con un assenso misurato ma pieno di soddisfazione : « Sì sì , per questo sì » . Insomma finì con diventare un ammiratore di Franco e persino con dare ascolto , in via di conversazione , ad altri suoi progetti . E in Franco crescevano l ' ammirazione e la gratitudine per quella grande e generosa bontà , che aveva vinto la natura conservatrice , l ' avversione antica alle eleganze di ogni maniera ; per la solita bontà che ad ogni simile contrasto saliva saliva silenziosamente dietro le renitenze dello zio fino a sormontare , a coprir tutto con una larga onda di acquiescenza o almeno con la frase sacramentale « del resto , fate vobis » . A una sola novità lo zio non aveva voluto adattarsi : alla scomparsa del suo vecchio cuscino . « Luisa » , diss ' egli sollevando con due dita dal seggiolone il nuovo cuscino ricamato : « porta via » . E non ci fu verso di persuaderlo . « Et capì de portall via ? » Quando Luisa sorridendo gli diede il vecchio materassino abortito , egli ci si sedette su con un sonoro « inscì ! » come se riprendesse solennemente il possesso di un trono . Adesso , mentre l ' ombra violacea invadeva il verde delle onde e correva lungo la costa , di paesello in paesello , spegnendo , una dopo l ' altra , le bianche case lucenti , egli era appunto seduto sul suo trono e si teneva sulle ginocchia la piccola Maria , mentre Franco , sulla terrazza , annaffiava i vasi di pelargoni , pieno il cuore e il viso di contentezza affettuosa come se versasse da bere a Ismaele nel deserto , e Luisa stava sgrovigliando pazientemente una pesca di suo marito , un garbuglio pauroso di spago , di piombi , di seta e di ami . Ella discorreva in pari tempo col professore Gilardoni che aveva sempre qualche garbuglio filosofico da sgrovigliare e ci si metteva molto più volentieri con lei che con Franco , il quale lo contraddiceva sempre , a torto e a ragione , avendolo in concetto d ' un ottimo cuore e d ' una testa confusa . Lo zio , tenendo il ginocchio destro sul sinistro e la bambina sul mucchio , le ripeteva per la centesima volta , con affettata lentezza , e storpiando un poco il nome esotico , la canzonetta : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . Fino alla quarta parola la bambina lo ascoltava immobile , seria , con gli occhi fissi ; ma quando veniva fuori il « Missipipì » scoppiava in un riso , sbatteva forte le gambucce e piantava le manine sulla bocca dello zio , il quale rideva anche lui di cuore e dopo un breve riposo ricominciava adagio adagio , nel tono solito : Ombretta sdegnosa ... La bambina non somigliava né al padre né alla madre , aveva gli occhi , i lineamenti fini della nonna Teresa . Al vecchio zio , che pure vedeva di rado , mostrava una tenerezza strana , impetuosa . Lo zio non le diceva paroline dolci , le faceva , occorrendo , qualche piccola riprensione , ma le portava sempre giuocattoli , la conduceva spesso a passeggio , se la faceva saltar sulle ginocchia , rideva con lei , le diceva canzonette comiche , quella che cominciava col « Missipipì » e un ' altra che finiva : Rispose tosto Barucabà . Chi era mai Barucabà ? E cosa gli avevano domandato ? « Toa Bà , toa Bà ! » , diceva Maria ; « ancora Barucabà , ancora Barucabà ! » Lo zio le ripeteva allora la poetica storia ma nessuno la sa più ripetere a me . Ecco di che parlava a Luisa , con la sua voce timida e gentile , il professore Gilardoni , diventato un tantin più vecchio , un tantin più calvo , un tantin più giallo . « Chi sa » , aveva detto Luisa , « se Maria somiglierà alla nonna come nel viso anche nell ' anima ? » Il professore rispose che sarebbe stato un miracolo avere in una famiglia , a così poca distanza , due anime simili . E volendo spiegare a quale rarissima specie fosse appartenuta , nel suo concetto , l ' anima della nonna , mise fuori il seguente garbuglio . « Vi sono » , diss ' egli , « anime che negano apertamente la vita futura e vivono proprio secondo la loro opinione , per la sola vita presente . Queste non sono molte . Poi vi sono anime che mostrano di credere nella vita futura e vivono del tutto per la presente . Queste sono alquante più . Poi vi sono anime che alla vita futura non pensano e vivono però in modo da non mettersi troppo a repentaglio di perderla se c ' è . Queste sono più ancora . Poi vi sono anime che credono veramente nella vita futura e dividono pensieri e opere in due categorie che fanno quasi sempre ai pugni fra loro : una è per il cielo , l ' altra è per la terra . Queste sono moltissime . Poi vi sono anime che vivono per la sola vita futura nella quale credono . Queste sono pochissime e la signora Teresa era di queste . » Franco , che non poteva soffrire le disquisizioni psicologiche , passò accigliato col suo annaffiatoio vuoto per andare nel giardinetto e pensò : « Poi vi sono anime che rompono l ' anima » . Lo zio , del resto un po ' sordo , rideva con la Maria . Luisa , passato che fu suo marito , disse piano : « Poi vi sono anime che vivono come se vi fosse la sola vita futura nella quale non credono : e di queste ve n ' è una » . Il professore trasalì e la guardò senza dir nulla . Ella stava cercando nella matassa della pesca un filo doppio , a occhiello , per farlo passare . Non vide quello sguardo ma lo sentì e si affrettò a indicare col capo lo zio . Aveva ella pensato proprio a lui nel dir quello che aveva detto ? O vi era stata nel suo pensiero una occulta complicazione ? Aveva pensato allo zio senza un vero convincimento , solo perché non osava nominare , neanche nel pensiero , un ' altra persona cui le sue parole potevano riferirsi più giustamente ? Il silenzio del professore , lo sguardo scrutatore di lui , non incontrato ma sentito , le rivelarono ch ' egli sospettava di lei stessa : per questo accennò frettolosamente allo zio . « Non crede nella vita futura ? » , mormorò il professore . « Direi di no » , rispose Luisa e subito si sentì nel cuore un rimorso , sentì che non aveva sufficienti ragioni , che non aveva il diritto di rispondere così . In fatto lo zio Piero non s ' era curato mai di meditare sulla religione : egli compenetrava nel suo concetto della onestà la continuazione delle vecchie pratiche di famiglia , la professione della fede avita , presa come stava , alla carlona . Il suo era un Dio bonario come lui , che non ci teneva tanto alle giaculatorie né ai rosari , come lui ; un Dio contento di aver per ministri , com ' era contento lui di aver per amici , dei galantuomini di cuore , fossero pure allegri mangiatori e bevitori , tarocchisti per la vita , franchi raccontatori di porcherie non disoneste a lecito sfogo della sudicia ilarità che ciascuno ha in corpo . Certi suoi discorsi scherzosi , certi aforismi buttati là senza riflettere sulla importanza relativa delle pratiche religiose e sulla importanza assoluta del vivere onesto l ' avevano colpita fin da bambina , anche perché la mamma se ne inquietava moltissimo e supplicava suo fratello di non dire spropositi . Le era entrato il sospetto che lo zio andasse in chiesa solamente per convenienza . Non era vero ; non bisognava tener conto degli aforismi di uno che , invecchiato nel sacrificio e nell ' abnegazione , soleva dire « charitas incipit ab ego » ; e poi , quand ' anche lo zio avesse stimato poco le pratiche religiose , a negar la vita futura ci correva ancora un bel tratto . Infatti , appena messo fuori il suo giudizio e uditolo suonare , Luisa lo sentì falso , vide più chiaro in se stessa , intese di avere inconsciamente cercato nell ' esempio dello zio un appoggio e un conforto per sé . Il professore era tutto commosso di una rivelazione tanto inattesa . « Quest ' anima unica » , diss ' egli , « che vive come se non pensasse che alla vita futura nella quale non crede , è in errore , ma bisogna pur ammirarla come la più nobile , la più grande . È una cosa sublime ! » « Lei è certo , però , che quest ' anima è in errore ? » « Oh sì sì ! » « Ma Lei , a quale delle Sue categorie appartiene ? » Il professore si credeva dei pochissimi che si regolano interamente secondo un ' aspirazione alla vita futura ; benché forse sarebbe stato imbarazzato a dimostrare che i suoi profondi studi su Raspail , il suo zelo nel preparare acqua sedativa e sigarette di canfora , il suo orrore dell ' umidità e delle correnti d ' aria significassero poca tenerezza per la vita presente . Però non volle rispondere , disse che non appartenendo a nessuna Chiesa , credeva tuttavia fermamente in Dio e nella vita futura e che non poteva giudicare il proprio modo di vivere . Intanto Franco , annaffiando il giardinetto , aveva trovato fiorita una verbena nuova , e , posato l ' annaffiatoio , era venuto sulla soglia della loggia e chiamava la Maria per fargliela vedere . La Maria si lasciava chiamare e voleva ancora « Missipipì » , onde lo zio la posò a terra e la condusse lui al papà . « Però , professore » , disse Luisa uscendo con la parola viva da un corso occulto d ' idee , « si può , non è vero , credere in Dio e dubitare della nostra vita futura ? » Ell ' aveva posato , così dicendo , l ' aggrovigliata matassa della pesca e guardava il Gilardoni in viso con un interesse vivo , con un desiderio manifesto che rispondesse di sì ; e , perché il Gilardoni taceva , soggiunse : « Mi pare che qualcuno potrebbe dire : che obbligo ha Iddio di regalarci l ' immortalità ? L ' immortalità dell ' anima è una invenzione dell ' egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio . Noi vogliamo un premio per il bene che facciamo agli altri e una pena per il male che gli altri fanno a noi . Rassegnamoci invece a morire anche noi del tutto come ogni essere vivente e facciamo sin che siamo vivi la giustizia per noi e per gli altri , senza speranza di premi futuri , solo perché Iddio vuole da noi questo come vuole che ogni stella faccia lume e che ogni pianta faccia ombra . Cosa Le pare , a Lei ? » « Cosa vuol che Le dica ? » , rispose il Gilardoni . « A me pare una gran bellezza ! Non posso dire : una gran verità . Non lo so , non ci ho mai pensato ; ma una gran bellezza ! Io dico che il Cristianesimo non ha potuto avere né immaginare dei Santi sublimi come questo qualcuno ! È una gran bellezza , è una gran bellezza ! » « Perché poi » , riprese Luisa dopo un breve silenzio , « si potrebbe forse anche sostenere che questa vita futura non sarebbe proprio felice . Vi è felicità quando non si conosce la ragione di tutte le cose , quando non si arriva a spiegare tutti i misteri ? E il desiderio di saper tutto sarà esso appagato nella vita futura ? Non resterà ancora un mistero impenetrabile ? Non dicono che Dio non si conoscerà interamente mai ? E allora , nel nostro desiderio di sapere , non finiremo a soffrire come adesso , anzi forse più , perché in una vita superiore quel desiderio dev ' essere ancora più forte ? Io vedrei un solo modo di arrivare a saper tutto e sarebbe di diventar Dio ... » « Ah , Lei è panteista ! » , esclamò il professore , interrompendo . « Ssss ! » , fece Luisa . « No no no ! Io sono cristiana cattolica . Dico quel che altri potrebbero sostenere . » « Ma scusi , vi è un panteismo ... » « Ancora filosofia ? » , esclamò Franco entrando con la piccina in braccio . « Oh , miseria ! » , borbottò lo zio alle sue spalle . Maria teneva in mano una bella rosa bianca . « Guarda questa rosa , Luisa » , disse Franco . « Maria , da ' il fiore alla mamma . Guarda la forma di questa rosa , guarda il portamento , guarda le sfumature , le venature di questi petali , guarda quella stria rossa ; e senti che odore , adesso ! E lascia star la filosofia . » « Lei è nemico della filosofia ? » , osservò il professore , sorridendo . « Io sono amico » , rispose Franco , « della filosofia facile e sicura che m ' insegnano anche le rose . » « La filosofia , caro professore » , interloquì lo zio , solennemente , « l ' è tutta in Aristòtel : quell che te pòdet avè , tòtel . » « Lei scherza » , ribatté il professore , « ma Lei pure è un filosofo . » L ' ingegnere gli posò una mano sulla spalla : « Sentite , caro amico , la mia filosofia in vott o des biccièr la ci sta tutta » . « Euh , vott o des biccièr ! » , borbottò la governante che udì , entrando , questa spacconata d ' intemperanza del suo misuratissimo padrone . « Vott o des corni ! » Veniva ad annunciare don Giuseppe Costabarbieri che fece in pari tempo udire dalla sala un cavernoso e pure ilare Deo gratias . Ecco la rugosa faccia rossa , gli occhi allegri , i capelli bianchi del mansueto prete . « Si discorre di filosofia , don Giuseppe » , disse Luisa dopo i primi saluti . « Venga qui e metta fuori le Sue belle idee anche Lei ! » Don Giuseppe si grattò la nuca e poi volgendo un po ' il capo verso l ' ingegnere con lo sguardo di chi desidera una cosa e non osa domandarla , mise fuori il fiore delle sue idee filosofiche : « Sarissel minga mej fa ona primerina ? » Franco e lo zio Piero , felici di salvarsi dalla filosofia del Gilardoni , si misero allegramente a tavolino col prete . Appena rimasto solo con Luisa , il professore disse piano : « Ieri è partita la signora marchesa » . Luisa , che s ' era presa Maria sulle ginocchia , le piantò le labbra sul collo , appassionatamente . « Forse » , riprese il professore che mai non aveva saputo leggere nel cuore umano né toccarne le corde a proposito , « forse , il tempo ... son tre anni soli ... forse verrà il giorno che si piegherà . » Luisa alzò il viso dal collo di Maria . « Forse lei , sì » , diss ' ella . Il professore non capì , cedette al mal genio che ci suggerisce la peggior parola nel peggior momento e , invece di smettere , si ostinò . « Forse , se potesse veder Maria ! » Luisa si strinse al petto la bambina e lo guardò con una fierezza tale ch ' egli si smarrì e disse : « Scusi » . Maria , stretta così forte , alzò gli occhi al viso strano della mamma , diventò rossa rossa , strinse le labbra , pianse due grosse lagrime , scoppiò in singhiozzi . « No no , cara » , le mormorò Luisa teneramente , « sta buona , sta buona , tu non la vedrai mai , tu ! » Appena chetata la bambina , il professore , turbato dall ' idea di aver fatto un passo falso , di aver offeso Luisa , un essere che gli pareva sovrumano , voleva spiegarsi , giustificarsi , ma Luisa non lo lasciò parlare . « Basta , scusi » , diss ' ella alzandosi . « Andiamo a veder il giuoco . » In fatto non s ' accostò ai giuocatori , mandò Maria sul sagrato con la sua piccola bambinaia Veronica e andò a portar un avanzo di dolce a un vecchione del villaggio , che aveva un vorace stomaco e una piccola voce , con la quale prometteva ogni giorno alla sua benefattrice la stessa preziosa ricompensa : « Prima de morì ghe faroo on basin » . Intanto il professore , pieno di scrupoli e di rimorsi per le sue mosse poco fortunate , non sapendo se partire o rimanere , se la signora tornerebbe o no , se andarne in cerca fosse indiscrezione o no , dopo essersi affacciato al lago come per chieder consiglio ai pesci , dopo essersi affacciato al monte per veder se da qualche finestra della casa gli apparisse Luisa o qualcuno cui si potesse domandar di lei , andò finalmente a vedere il giuoco . Ciascuno dei giuocatori teneva gli occhi sulle proprie quattro carte raccolte nella sinistra , l ' una sopra l ' altra per modo che la seconda e la terza sormontavan tanto da potersi riconoscere ; e ciascuno , avendo preso delicatamente fra il pollice e l ' indice l ' angolo superiore delle due ultime , faceva uscire con un combinato moto del polso e delle dita la quarta ignota di sotto la terza , adagio adagio , come se portasse la vita o la morte , ripetendo con gran devozione appropriate giaculatorie : Don Giuseppe cui occorrevano picche « scappa ross e büta négher » , gli altri due che volevano quadri e cuori « scappa négher e büta ross » . Il professore pensò ch ' egli pure aveva in mano una carta coperta , un asso di denari , e che non sapeva ancora se l ' avrebbe giuocata o no . Aveva il testamento del vecchio Maironi . Pochi giorni dopo la morte della signora Teresa , Franco gli aveva detto di distruggerlo e di non fiatarne mai con sua moglie . Egli non aveva obbedito che quanto al silenzio . Il documento , all ' insaputa di Franco , esisteva ancora perché il suo possessore s ' era fitto in capo di aspettar gli eventi , di vedere se Cressogno e Oria facessero la pace , se , perdurando le ostilità , Franco e la sua famigliuola capitassero nel bisogno ; nel quale ultimo caso avrebbe fatto qualche cosa lui . Che cosa avrebbe fatto non sapeva bene , si coltivava in testa i germi di parecchie corbellerie e aspettava che l ' una o l ' altra maturasse a tempo e luogo . Ora , guardando Franco giuocare , ammirava come quell ' uomo tanto assorto nella cupidità di un re di quadri , avesse respinta l ' altra carta preziosa , che neppure avesse voluto farne saper niente a sua moglie . Egli attribuiva questo silenzio a modestia , al desiderio di nascondere un azione generosa ; e quantunque avesse preso da Franco più d ' un brusco rabbuffo e sentisse di non esserne tenuto in gran conto , lo guardava con un rispetto pieno d ' umile devozione . Franco fu il primo a scoprir la quarta carta e le buttò via dispettosamente tutte mentre don Giuseppe esclamava : « Ovèj ! L ' è négher ! » , e si fermava a pigliar fiato prima di andar avanti a scoprire « se l ' era güzz o minga güzz » , cioè s ' erano picche o fiori . Ma l ' ingegnere , alzato dalle carte il viso placido e sorridente , si mise a batter col dito , sotto il piano del tavolino , dei colpettini misteriosi che volevan dire : c ' è la carta buona ; e allora don Giuseppe , visto che il suo « négher » non era « güzz » , cacciò un « malarbetto ! » e buttò via le carte anche lui . « Che reson de ciapà rabbia ! » , fece l ' ingegnere . « Anca vü sii négher e sii minga güzz . » Il prete , avido della rivincita , si contentò d ' invocarla sdegnosamente : « Scià i cart , scià i cart , scià i cart ! » . E la partita , simbolo dell ' eterna lotta universale fra i neri e i rossi , ricominciò . Il lago dormiva oramai coperto e cinto d ' ombra . Solo a levante le grandi montagne lontane del Lario avevano una gloria d ' oro fulvo e di viola . Le prime tramontane vespertine movevano le frondi della passiflora , corrugavano verso l ' alto , a chiazze , le acque grigie , portando un odor fresco di boschi . Il professore era partito da un pezzo quando Luisa ritornò . Ell ' aveva incontrato sulla scalinata del Pomodoro una ragazza piangente che strillava , « el mè pà el voeur mazzà la mia mamm ! » . Aveva seguita la ragazza in casa sua presso la Madonna del Romìt e ammansato l ' uomo che cercava sua moglie con un coltello in mano , per causa non tanto d ' una cattiva minestra quanto d ' una cattiva risposta . Luisa rappresentò a suo marito e a don Giuseppe l ' ultimo atto del dramma , il suo dialogo con la moglie ch ' era corsa a nascondersi nella stalla . « Oh Regina , dovè sii ? » « Sont chì . » « Dovè , chì ? » «Chì.» La voce tremante veniva di sotto la vacca . La donna era proprio lì , accoccolata . « Vegnì foeura , donca ! » « Sciora no . » « Perché ? » « Goo pagüra . » « Vegnì foeura ch ' el voss marì el vaeur fav on basin . » « Mi no . » Allora Luisa aveva chiamato dentro l ' uomo . « E vü andee a fagh on basin sott a la vacca . » E l ' uomo aveva dato il bacio mentre la donna , temendo un morso , gemeva : « Càgnem poeu minga , neh ! » . « Che diàvol d ' ona sciora Luisa » , fece don Giuseppe . E soddisfatto della scorpacciata di primiera , palpandosi dolcemente sui fianchi e sul ventre le modeste rotondità , il piccolo personaggio del mondo antico pensò al secondo scopo della sua visita . Voleva dire una parolina alla signora Luisa . L ' ingegnere era uscito a far i suoi soliti quattro passi fino alla piccola salita del Tavorell ch ' egli chiamava scherzosamente il San Bernardo ; e Franco , data un ' occhiata alla luna che sfavillava allora fuor dal ciglio nero del Bisgnago e giù nell ' ondular dell ' acqua , si pose a improvvisar sul piano effusioni di dolore ideale , che andavan via per le finestre aperte sulla sonorità profonda del lago . La improvvisazione musicale gli riusciva meglio delle elaborate poesie perché il suo impetuoso sentire trovava nella musica una espressione più facile e piena , e gli scrupoli , le incertezze , le sfiducie che gli rendevano faticosissimo e lento il lavoro della parola , non tormentavano , al piano , la sua fantasia . Allora si abbandonava all ' estro anima e corpo , vibrava tutto fino ai capelli , i chiari occhi parlanti ridicevan ogni sfumatura dell ' espressione musicale , gli si vedeva sotto le guance un movimento continuo di parole inarticolate , e le mani , benché non tanto agili , non tanto sciolte , facean cantare il piano inesprimibilmente . Adesso egli passava da un tono all ' altro , mettendo il più intenso sforzo intellettuale in questi passaggi , ansando , sviscerando , per così dire , lo strumento con le dieci dita e quasi anche cogli occhi ardenti . S ' era messo a suonare sotto l ' impressione del chiaro di luna , ma poi , suonando , tristi nuvole gli eran uscite dal fondo del cuore . Conscio di avere sognata , da giovinetto , la gloria e di averne quindi umilmente deposta la speranza , diceva , quasi , a se stesso con la sua mesta appassionata musica che pure anche in lui v ' era qualche lume d ' ingegno , qualche calore di creazione veduto solamente da Dio , perché neppur Luisa mostrava far dell ' intelligenza sua quella stima che a lui stesso mancava ma che avrebbe desiderata in lei ; neppur Luisa , il cuor del suo cuore ! Luisa lodava misuratamente la sua musica e i suoi versi ma non gli aveva detto mai : segui questa via , osa , scrivi , pubblica . Pensava così e suonava nella sala oscura , mettendo in una tenera melodia il lamento del suo amore , il timido segreto lamento che mai non avrebbe osato mettere in parole . Sulla terrazza , nel mobile chiaroscuro che facevano insieme i fiati di tramontana e la passiflora , la luna e il suo riverbero dal lago , don Giuseppe raccontò a Luisa che il signor Giacomo Puttini era in collera con lui per colpa della signora Pasotti la quale gli aveva falsamente riferito ch ' esso don Giuseppe andava predicando la convenienza di un matrimonio fra il signor Giacomo e la Marianna . « Voeui morì lì » , protestò il povero prete , « se ho detto una parola sola ! Niente ! Tücc ball ! » Luisa non voleva creder colpevole la povera Barborin , e don Giuseppe le dichiarò che sapeva la cosa dallo stesso signor Controllore . Ella capì subito , allora , che Pasotti s ' era voluto perfidamente burlare di sua moglie , del sior Zacomo e del prete , si schermì dall ' intervenire nella faccenda , come quest ' ultimo avrebbe voluto e gli consigliò di parlare alla Pasotti . « L ' è inscì sorda ! » , fece don Giuseppe grattandosi la nuca , e se n ' andò malcontento , senza salutar Franco , per non interromperlo . Luisa venne al piano in punta di piedi , stette ad ascoltar suo marito , a sentir la bellezza , la ricchezza , il fuoco di quell ' anima ch ' era sua e cui ell ' apparteneva per sempre . Non aveva mai detto a Franco « segui questa via , scrivi , pubblica » , forse anche perché giustamente pensava , nel suo affetto equilibrato , che non potesse produrre opere superiori alla mediocrità , ma soprattutto perché , sebbene avesse un fine sentimento della poesia e della musica , non faceva grande stima , in fondo , né dell ' una né dell ' altra , non le piaceva che un uomo vi si dedicasse intero , ambiva per suo marito un ' azione intellettuale e materiale più virile . Ammirava tuttavia Franco nella sua musica più che se fosse stato un grande maestro ; trovava in questa espressione quasi segreta dell ' animo suo un che di verginale , di sincero , la luce di uno spirito amante , il più degno d ' essere amato . Egli non s ' accorse di lei se non quando si sentì sfiorar le spalle da due braccia , si vide pender sul petto le due piccole mani . « No , no , suona suona » , mormorò Luisa perché Franco gliele aveva afferrate ; ma cercando lui col viso supino , senza rispondere , gli occhi e le labbra di lei , gli diede un bacio e rialzò il viso ripetendo : « Suona ! » . Egli trasse giù più forte di prima i due polsi prigionieri , richiamò in silenzio la dolce , dolce bocca ; e allora ella si arrese , gli fermò le labbra sulle labbra con un bacio lungo , pieno di consenso , tanto più squisito e ricreante del primo . Poi gli sussurrò ancora : « Suona » . Ed egli suonò , felice , una tumultuosa musica trionfale , piena di gioia e di grida . Perché in quel momento gli pareva di posseder tutta intera l ' anima della donna sua mentre tante volte , pure sapendosi amato , credeva sentire in lei , al di sopra dell ' amore , una ragione altera , pacata e fredda , dove i suoi slanci non arrivassero . Luisa gli teneva spesso le mani sul capo e andava di tratto in tratto baciandogli lievemente i capelli . Ella conosceva il dubbio di suo marito e protestava sempre di appartenergli tutta intera ma in fondo sentiva che aveva ragione lui . Un tenace fiero sentimento d ' indipendenza intellettuale resisteva in lei all ' amore . Ella poteva tranquillamente giudicar suo marito , riconoscerne le imperfezioni e sentiva ch ' egli non poteva altrettanto , lo sentiva umile nel suo amore , devoto senza fine . Non credeva fargli torto , non provava rimorso , ma s ' inteneriva , quando ci pensava , di amorosa pietà . Indovinò adesso che significasse quella effusione musicale di gioia e , commossa , abbracciò Franco , fece tacere il piano d ' un colpo . Ecco sulle scale il passo lento e pesante dello zio che ritorna dal suo San Bernardo . Erano le otto e i soliti tarocchisti , il signor Giacomo e Pasotti , non comparivano . Perché anche Pasotti , in settembre e in ottobre , era un frequentatore di casa Ribera , dove faceva l ' innamorato dell ' ingegnere , di Luisa e anche di Franco . Franco e Luisa sospettavano di un doppio giuoco ma Pasotti era un vecchio amico dello zio e bisognava fargli una buona accoglienza per riguardo allo zio . Poiché i tarocchisti tardavano , Franco propose a sua moglie di uscir in barca a goder la luna . Prima andarono a veder Maria , che dormiva nel lettino dell ' alcova col viso inclinato alla spalla destra , con un braccio sotto il capo e un altro posato sul petto . La guardarono , la baciarono sorridendo , si incontrarono silenziosamente nel pensiero della nonna Teresa che tanto l ' avrebbe amata , la baciarono ancora col viso serio . « Povera la mia piccina ! » , disse Franco . « Povera donna Maria Maironi senza quattrini ! » Luisa gli pose una mano sulla bocca . « Zitto ! » , diss ' ella . « Felici noi che siamo le Maironi senza quattrini ! » Franco intese , e sull ' atto non replicò ; ma poi , nell ' uscir di camera per andare in barca , disse a sua moglie , dimenticando una minaccia della nonna : « Non sarà sempre così » . Quell ' allusione alle ricchezze della vecchia marchesa dispiacque a Luisa . « Non parlarmene » , diss ' ella . « Quella roba non vorrei toccarla con un dito . » « Dico per Maria » , osservò Franco . « Maria ci ha noi che possiamo lavorare . » Franco tacque . Lavorare ! Anche quella lì era una parola che gli mordeva il cuore . Sapeva di condurre una vita oziosa perché la musica , la lettura , i fiori , qualche verso di tempo in tempo , cos ' erano se non vanità e perditempi ? E questa vita la conduceva in gran parte a carico d ' altri , perché , con le sue mille lire austriache l ' anno , come avrebbe vissuto ? Come avrebbe mantenuto la sua famiglia ? Aveva preso la laurea ma senza cavarne profitto alcuno . Diffidava delle proprie attitudini , si sentiva troppo artista , troppo alieno dalle arti curialesche , sapeva di non aver nelle vene sangue di forti lavoratori . Non vedeva salute che in una rivoluzione , in una guerra , nella libertà della patria . Ah quando l ' Italia fosse libera , come la servirebbe , con che forza , con che gioia ! Queste poesie nel cuore le aveva bene , ma il proposito e la costanza di prepararsi con gli studi a un tale avvenire , no . Mentr ' egli remava in silenzio scostandosi dalla riva , Luisa andava pensando come mai suo marito commiserasse la bambina perché non aveva denari . Non vi era contraddizione tra la fede , la pietà cristiana di Franco e questo sentimento ? Le vennero in mente le categorie del professor Gilardoni . Franco credeva fervidamente nella vita futura ma in fatto si attaccava con passione a tutto che la vita terrena ha di bello , di buono e di onestamente piacevole , compreso il tarocco , la primiera e i buoni pranzetti . Uno che osservava così scrupolosamente i precetti della Chiesa , che ci teneva tanto a mangiar di magro il venerdì e il sabato , a udire ogni domenica la spiegazione del Vangelo , avrebbe dovuto conformar la propria vita molto più severamente all ' ideale evangelico . Avrebbe dovuto temerlo e non desiderarlo , il denaro . « Buona lagata ! » , gridò lo zio dalla terrazza vedendo il battello e Luisa seduta sulla prora , nel chiaro di luna . In faccia al nero Bisgnago tutta la Valsolda si spiegava dal Niscioree alla Caravina nella pompa della luna , tutte le finestre di Oria e di Albogasio come le arcate di Villa Pasotti , come le casette bianche dei paeselli più lontani , Castello , Casarico , S . Mamette , Drano , parevano guardare , come ipnotizzate , il grande occhio fisso della Morta del cielo . Franco tirò i remi in barca . « Canta » , diss ' egli . Luisa non aveva mai studiato il canto ma possedeva una dolce voce di mezzo soprano , un orecchio perfetto e cantava molte arie d ' opera imparate da sua madre che aveva udito la Grisi , la Pasta , la Malibran durante l ' età d ' oro dell ' opera italiana . Cantò l ' aria di Anna Bolena : Al dolce guidami Castel natìo il canto dell ' anima , che prima scende e si abbandona poco a poco , per più dolcezza , all ' amore , e poi , abbracciata con esso , risale in uno slancio di desiderio verso qualche alto lume lontano che tuttavia manca alla sua felicità piena . Ella cantava e Franco , rapito , fantasticava che aspirasse ad essergli unita pure in quella parte superiore dell ' anima che finora gli aveva sottratta , che aspirasse a venir guidata da lui , in questa perfetta unione verso la meta dell ' ideale suo . E gli venivano le lagrime alla gola ; e il lago ondulante e le grandi montagne tragiche e quegli occhi delle cose fisi nella luna e la stessa luce lunare , tutto gli si riempiva del suo indefinibile sentimento , per cui quando di là dalla spezzata immagine dell ' astro luccicori argentei sfavillarono un momento fin sotto il Bisgnago , fin dentro il golfo ombroso del Dòi , se ne commosse come di arcani segni alludenti a lui che si facessero il lago e la luna , mentre Luisa compieva la frase : Ai verdi platani Al cheto rio Che i nostri mormora Sospiri ancor . La voce di Pasotti gridò dalla terrazza : « Brava ! » E la voce dello zio : « Tarocco ! » Nello stesso tempo si udirono i remi d ' una barca che veniva da Porlezza , si udì un fagotto scimmiottar l ' aria di Anna Bolena . Franco , che s ' era seduto sulla poppa del suo battello , salto in piedi , gridò lietamente : « Ehi là ! » . Gli rispose un bel vocione di basso : Buona sera , Miei signori , Buona sera , Buona sera . Erano i suoi amici del lago di Como , l ' avvocato V . di Varenna e un tal Pedraglio di Loveno , che solevano venire per far della musica in palese e della politica in segreto ; un segreto di cui Luisa sola era a parte . Anche dalla terrazza si gridava : « Bene , don Basilio ! » . « Bravo il fagotto ! » . E negli intervalli si udiva pure la voce di un signore che si schermiva dal tarocco . « No , no , Controllore gentilissimo , xe tardi , no ghe stemo più , no ghe stemo propramente più ! Oh Dio , oh Dio , La me dispensi , no posso , no posso ; ingegnere pregiatissimo , me raccomando a Ela . » Lo fecero poi giuocare , l ' ometto , con la promessa di non passar le due partite . Egli soffiò molto e sedette al tavolino con l ' ingegnere , Pasotti e Pedraglio . Franco sedette al piano e l ' avvocato gli si mise accanto col fagotto . Fra Pasotti e Pedraglio , due terribili motteggiatori , il povero signor Giacomo ebbe una mezz ' ora amara , piena di tribolazioni . Non gli lasciavano un momento di pace . « Come va , sior Zacomo ? » « Mal , mal . » « Sior Zacomo , non ci sono frati che passeggiano in pantofole ? » « Gnanca uno . » « E il toro ? Come sta il toro , sior Zacomo ? » « La tasa , La tasa . » « Maledetto , eh , quel toro , sior Zacomo ? » « Maledetissimo , sì signor . » « E la servente , sior Zacomo ? » « Zitto ! » , esclamò Pasotti a questa impertinente domanda di Pedraglio . « Abbiate prudenza . A questo riguardo il signor Zacomo ha dei dispiaceri da parte di certi indiscreti . » « Lassemo star , Controllore gentilissimo , lassemo star » , interruppe il signor Giacomo contorcendosi tutto , e l ' ingegnere lo esortò a mandar i due seccatori al diavolo . « Come , sior Zacomo » , riprese Pasotti , imperterrito : « non è un indiscreto quel piccolo sacerdote ? » . « Mi ghe digo aseno » , fremette il signor Giacomo . Allora Pasotti , tutto ridente e trionfante perché si trattava proprio d ' una burla sua , fece tacere Pedraglio che scoppiava dalla curiosità di saper la storia e rimise in corso il tarocco . Franco e l ' avvocato studiavano un pezzo nuovo per piano e fagotto , pasticciavano , si rifacevan ogni momento da capo ; ed ecco entrare in punta di piedi per non guastar le loro melodie , la signora Peppina Bianconi . Nessuno s ' accorse di lei tranne Luisa che se la fece sedere accanto , sul piccolo canapè vicino al piano . A Franco la signora Peppina , con la sua bontà cordiale , chiacchierona e sciocca , urtava i nervi ; a Luisa no . Luisa le voleva bene ma stava in guardia per il Carlascia . La Peppina aveva udito dal suo giardino quella canzonetta « inscì bella , neh » , e poi il fagotto , i saluti ; s ' era immaginata che avrebbero fatto musica e lei era « inscì matta , neh » , per la musica ! E poi c ' è quel signor avvocato « ch ' el boffa denter in quel rob inscì polito ! » . E poi c ' è il signor don Franco « parlèmen nanca , con quèi diavoi de did ! » Udir suonare il piano con quella precisione era proprio come udire un organetto ; e a lei gli organetti piacevano « inscì tant ! » . Soggiunse che temeva recar disturbo ma che suo marito l ' aveva incoraggiata . E domandò se quell ' altro signore di Loveno non suonava anche lui , se si fermavano un pezzo ; osservò che dovevano avere ambedue una gran passione per la musica . « Aspetta me , birbone d ' un Ricevitore » , pensò Luisa e rimpinzò sua moglie delle più comiche frottole sulla melomania di Pedraglio e dell ' avvocato , infilzandone tante più quanto più s ' irritava contro la gente odiosa da cui era forza salvarsi a furia di menzogne . La signora Peppina le inghiottì scrupolosamente tutte fino all ' ultima , accompagnandovi affettuose note di lieta meraviglia : « Oh bell , oh bell ! » . « Figürèmes ! » . « Ma guardee ! » . Poi , invece di ascoltare la diabolica disputa del piano col fagotto , parlò del Commissario di Porlezza e disse ch ' egli aveva l ' intenzione di venir a vedere i fiori di don Franco . « Venga pure » , fece Luisa , fredda . Allora la signora Peppina , approfittando di un uragano che Franco e l ' amico suo facevano insieme , arrischiò un discorsetto intimo che guai se il suo Carlascia l ' avesse udito ; ma fortunatamente il buon bestione dormiva nel proprio letto col berretto da notte tirato sugli orecchi . « Mi goo inscì mai piasè de sti car fior ! » , diss ' ella . Secondo lei , i Maironi avrebbero fatto bene ad accarezzare un poco il signor Commissario . Era intimo della marchesa e guai se gli veniva il ticchio di farli tribolare ! Era un uomo terribile , il Commissario . « El mè Carlo el baia un poo ma l ' è on bon omasc ; quell ' alter là , el baia minga , mah , neh !...» Per esempio , ella non sapeva niente , non aveva udito niente , ma se quel signor avvocato e quell ' altro signore fossero venuti per qualche altra cosa invece che per la musica e il Commissario venisse a saperlo , misericordia ! La luna trascinava i suoi splendori per il lago verso le acque di ponente ; il giuoco finì e il signor Giacomo si dispose a far accendere il suo lanternino , malgrado le esclamazioni di Pasotti . « Il lume , sior Zacomo ? È matto ? Il lume con questa luna ? » . « Per servirla » , rispose il signor Giacomo . « Prima ghe xe quel maledeto Pomodoro da passar , e po , cossa voria , adesso , la luna ! La diga che la xe la luna d ' agosto , anca ; perché siben che semo de setembre , la luna la xe d ' agosto . Ben ! una volta , sì signor , le lune d ' agosto le gera lunazze , tanto fate , come fondi de tina ; adesso le xe lunete , buzarete ... no , no , no . » E , acceso il suo lanternino , partì con Pasotti , accompagnato fino al cancello del giardinetto dall ' impertinente Pedraglio con le solite antifone sul toro e la servente , si avviò verso gli antri di Oria , col conforto delle giaculatorie di Pasotti : « gente maleducata , sior Zacomo , gente villana ! » , giaculatorie dette abbastanza forte perché gli altri potessero udire e ridere . Un sonoro sbadiglio dell ' ingegnere mise in fuga la signora Peppina . Pochi momenti dopo , preso il suo solito bicchier di latte , egli tolse commiato poeticamente : Crescono sul Parnaso e mirti e allori Felicissima notte a lor signori . Anche i due ospiti chiesero un po ' di latte : e Franco che intese il loro latino andò a pigliare una vecchia bottiglia del piccolo eccellente vigneto di Mainè . Quando ritornò , lo zio non c ' era più . Il bruno , barbuto avvocato , una quadratura di forza e di calma , alzò le due mani , chiamò silenziosamente a sé Franco da una parte , Luisa dall ' altra e disse piano , con la sua voce di violoncello , calda e profonda : « Notizie grosse » . « Ah ! » , fece Franco , spalancando gli occhi ardenti . Luisa diventò pallida e giunse le mani senza dir parola . « Sicuro » , fece Pedraglio , tranquillo e serio . « Ci siamo . » « Dite su , dite su , dite su ! » , fremette Franco . Fu l ' avvocato che rispose : « Abbiamo l ' alleanza del Piemonte con la Francia e l ' Inghilterra . Oggi la guerra alla Russia , domani la guerra all ' Austria . Volete altro ? » Franco abbracciò di slancio , con un singulto , i suoi amici I tre stettero abbracciati in silenzio , palpitando , stringendosi forte , nella ebbrezza della magica parola : guerra . Franco non si accorgeva di avere ancora la bottiglia in mano . Gliela tolse Luisa ; egli allora si staccò impetuoso dagli altri due e cacciatosi fra loro a braccia aperte , li trascinò via per la vita come una valanga , li portò in loggia ripetendo : « Contate , contate , contate » . Colà , chiuso per prudenza l ' uscio a vetri che mette sulla terrazza , l ' avvocato e Pedraglio misero fuori il loro prezioso segreto . Una signora inglese villeggiante a Bellagio , fervente amica dell ' Italia , aveva ricevuto da un ' altra signora , cugina di sir James Hudson , ministro d ' Inghilterra a Torino , una lettera di cui l ' avvocato possedeva la traduzione . La lettera diceva ch ' erano in corso a Torino , a Parigi e a Londra segretissime pratiche per avere la cooperazione armata del Piemonte in Oriente , che la cosa era in massima decisa fra i tre Gabinetti , che restavano solamente a risolvere alcuna difficoltà di forma perché il conte di Cavour esigeva i maggiori riguardi alla dignità del suo paese ; che a Torino si era certi di ricevere al più tardi in dicembre l ' invito ufficiale delle Potenze occidentali per accedere puramente e semplicemente al trattato del 10 aprile 1854 . Si affermava persino che il corpo di spedizione sarebbe comandato da S . A . R . il duca di Genova . V . leggeva , e Franco teneva stretta la mano di sua moglie . Poi volle leggere egli stesso e dopo lui lesse Luisa . « Ma ! » , diss ' ella . « La guerra all ' Austria ? Come ? » « Ma sicuro ! » , fece l ' avvocato . « Vuole che Cavour mandi il duca di Genova e quindici o ventimila uomini a battersi per i turchi se non ha in pugno la guerra all ' Austria ? La signora crede che non passerà un anno . » Franco scosse i pugni in aria con un fremito di tutta la persona . « Viva Cavour » , sussurrò Luisa . « Ah ! » , fece l ' avvocato . « Demostene non avrebbe potuto lodar il conte con efficacia maggiore . » Gli occhi di Franco s ' empirono di lagrime . « Sono uno stupido » , diss ' egli . « Cosa volete che vi dica ? » Pedraglio domandò a Luisa dove diavolo avesse cacciata la bottiglia . Luisa sorrise , uscì e ritornò subito col vino e i bicchieri . « Al conte di Cavour ! » , disse Pedraglio , sottovoce . Tutti alzarono il bicchiere ripetendo : « al conte di Cavour ! » e bevvero ; anche Luisa che non beveva mai . Pedraglio si versò dell ' altro vino e sorse in piedi . « Alla guerra ! » , diss ' egli . Gli altri tre si alzarono di slancio impugnando il bicchiere silenziosamente , troppo commossi per poter parlare . « Bisogna andarci tutti ! » , disse Pedraglio . « Tutti ! » , ripeté Franco . Luisa lo baciò con impeto , sulla spalla . Suo marito le afferrò il capo a due mani , le stampò un bacio sui capelli . Una delle finestre verso il lago era spalancata . Si udì , nel silenzio che seguì quel bacio , un batter misurato di remi . « Finanza » , sussurrò Franco . Mentre la lancia delle guardie di finanza passava sotto la finestra , Pedraglio fece « maledetti porci ! » così forte che gli altri zittirono . La lancia passò . Franco mise il capo alla finestra . Faceva fresco , la luna scendeva verso i monti di Carona , rigando il lago di una lunga striscia dorata . Che strano senso faceva contemplar quella romita quiete con l ' idea d ' una gran guerra vicina ! Le montagne , scure e tristi , parevano pensare al formidabile avvenire . Franco chiuse la finestra e la conversazione ricominciò sommessa , intorno al tavolino . Ciascuno faceva le proprie supposizioni sugli avvenimenti futuri , e tutti ne parlavano come di un dramma il cui manoscritto fosse già pronto fino all ' ultimo verso , con i punti e le virgole , nella scrivania del conte di Cavour . V . , bonapartista , vedeva chiaro che Napoleone intendeva vendicar lo zio demolendo uno ad uno i membri della Santa Alleanza : oggi la Russia , domani l ' Austria . Invece Franco , diffidentissimo dell ' imperatore , attribuiva l ' alleanza sarda al buon volere dell ' Inghilterra , ma riconosceva che , appena proclamata quest ' alleanza , l ' Austria , sacrificando i suoi interessi ai principii e agli odii si sarebbe schierata con la Russia , per cui Napoleone sarebbe stato costretto di combatterla . « Sentite » , disse sua moglie , « io invece ho paura che l ' Austria si metta dalla stessa parte del Piemonte . » « Impossibile » , fece l ' avvocato . Franco si sgomentò , ammirando la finezza dell ' osservazione , ma Pedraglio esclamò : « Off ! Sti zurucch chì hin trop asen per fà ona balossada compagna ! » e l ' argomento parve decisivo , nessuno ci pensò più , salvo Luisa . Si misero a discorrere di piani di campagna , di piani d ' insurrezione ; ma qui non andavano d ' accordo . V . conosceva gli uomini e le montagne del lago di Como come forse nessun altro , da Colico a Como e a Lecco . E dappertutto , lungo il lago , nella Val Menaggio , nella Vall ' Intelvi , nella Valsassina , nelle Tre Pievi aveva gente devota , pronta magari a menar le mani a un cenno del « scior avocàt » . Egli e Franco credevano utile qualunque movimento insurrezionale che valesse a distrarre anche una menoma parte delle forze austriache . Invece Luisa e Pedraglio erano del parere che tutti gli uomini validi dovessero ingrossare i battaglioni piemontesi . « Faremo la rivoluzione noi donne » , disse Luisa con la sua serietà canzonatoria . « Io , per parte mia , butterò nel lago il Carlascia . » Discorrevano sempre sottovoce , con una elettricità in corpo che dava luce per gli occhi e scosse per i nervi , assaporando il parlar sommesso con le porte e le finestre chiuse , il pericolo di avere quella lettera , la vita ardente che si sentivano nel sangue , le parole alcooliche a cui tornavano ogni momento . Piemonte , guerra , Cavour , duca di Genova , Vittorio Emanuele , cannoni , bersaglieri . « Sapete che ore sono ? » , disse Pedraglio guardando l ' orologio « Le dodici e mezzo ! Andiamo a letto . » Luisa uscì a prendere delle candele e le accese , stando in piedi ; nessuno si mosse e sedette anche lei . Allo stesso Pedraglio , quando vide le candele accese , passò la voglia di andar a letto . « Un bel Regno ! » , diss ' egli . « Piemonte » , disse Franco , « Lombardo - Veneto , Parma e Modena . » « E Legazioni » , fece V . Altra discussione . Tutti le avrebbero volute le Legazioni , specialmente l ' avvocato e Luisa ; ma Franco e Pedraglio avevano paura di toccarle , temevano di suscitare difficoltà . Si riscaldarono tanto che l ' allegro Pedraglio invitò i suoi compagni a gridare sottovoce : « Vosèe adasi , fioeu ! » . Allora fu V . che propose di andare a letto . Prese in mano la candela ma senza alzarsi . « Corpo di Bacco ! » , diss ' egli , non sapeva bene se in forma di conclusione o di esordio . In fatto aveva una gran voglia di parlare , di sentir parlare , e non sapeva cosa trovar di nuovo . « Proprio corpo di Bacco ! » , esclamò Franco ch ' era nelle stesse condizioni . Seguì un silenzio alquanto lungo . Finalmente Pedraglio disse : « Dunque ? » , e si alzò . « Andiamo ? » , fece Luisa avviandosi per la prima . « E il nome ? » , chiese l ' avvocato . Tutti si fermarono . « Che nome ? » « Il nome del nuovo Regno . » Franco posò subito la candela . « Bravo » , diss ' egli , « il nome ! » , come se fosse una cosa da decidere prima di andare a letto . Nuova discussione . Piemonte ? Cisalpino ? Alta Italia ? Italia ? Luisa posò presto la candela anche lei , e Pedraglio , perché gli altri non volevano passargli il suo Italia , la posò pure . Però siccome il dibattito andava troppo per le lunghe , riprese la candela e corse via ripetendo : « Italia , Italia , Italia , Italia ! » senz ' ascoltar i « zitto » e i richiami degli altri che lo seguivano in punta di piedi . Si fermarono ancora tutti a piè della scala che Pedraglio e l ' avvocato dovevano salire per andare a letto , e si diedero la felice notte . Luisa entrò nella vicina camera dell ' alcova ; Franco restò a veder salire i suoi amici . « Ehi ! » , diss ' egli a un tratto . Voleva parlar loro dal basso ma poi pensò invece di raggiungerli . « E se si perde ? » , sussurrò . L ' avvocato si contentò d ' uno sdegnoso « off ! » ma Pedraglio voltandosi come una iena afferrò Franco per il collo . Si dibatterono ridendo sul pianerottolo della scala e poi « addio ! » , Pedraglio corse su e Franco precipitò abbasso . Sua moglie lo aspettava ferma in mezzo alla camera , guardando l ' uscio . Appena lo vide entrare gli andò , grave , incontro , lo abbracciò stretto stretto , e quando egli , passati alcuni momenti , fece dolcemente atto di sciogliersi , raddoppiò la stretta , sempre in silenzio . Franco , allora , intese . Ella lo abbracciava adesso come lo aveva impetuosamente baciato prima , quando si era parlato di andar tutti alla guerra . Strinse egli pure le tempie di lei fra le mani , le baciò , le ribaciò i capelli e disse dolcemente : « Cara , pensa che gran cosa , dopo , questa Italia ! » . « Oh sì ! » , diss ' ella . Alzò il viso al viso di suo marito , gli offerse le labbra . Non piangeva ma gli occhi erano un poco umidi . Vedersi guardar così , sentirsi baciar così da quella creatura briosa e fiera valeva bene alcuni anni di vita , perché mai mai ella non era stata con lui , nella tenerezza , così umile . « Allora » , diss ' ella , « non resteremo più in Valsolda . Tu dovrai lavorare come cittadino , non è vero ? » « Sì , sì , certo ! » Si misero a discorrere con gran zelo , l ' una e l ' altro , di quel che avrebbero fatto dopo la guerra , come per allontanar la idea di una possibilità terribile . Luisa si sciolse i capelli e andò a guardar Maria nel suo lettino . La bimba si era prima , forse , svegliata e s ' era posto in bocca un ditino che poi pian piano , tornando il sonno , n ' era scivolato fuori . Ora dormiva con la bocca aperta e il ditino sul mento . « Vieni , Franco » , disse sua madre . Si piegarono ambedue sul lettino . Il visetto di Maria aveva una soavità di paradiso . Marito e moglie stettero a guardarla in silenzio e si rialzarono poi commossi , non ripresero il discorso interrotto . Ma quando furono a letto ed ebbero spento il lume , Luisa mormorò sulla bocca di suo marito : « Se viene quel giorno , tu vai ; ma vado anch ' io » . E non gli permise di rispondere . 3 . Con i guanti Pasotti , per far la burla più completa , rimproverò sua moglie di avere riferito al signor Giacomo il discorso di don Giuseppe circa la convenienza di quel tale matrimonio . La povera sorda cadde dalle nuvole , non sapeva né di discorsi né di matrimoni , protestò ch ' era una calunnia , scongiurò suo marito di non crederci , si disperò , quasi , perché il Controllore mostrava conservar un sospetto . Il maligno uomo si preparava un divertimento squisito ; dire al signor Giacomo e a don Giuseppe che sua moglie desiderava rimediare al mal fatto e metter pace , farli trovare tutti e tre insieme a casa sua , star ad ascoltare dietro un uscio la deliziosa scena che seguirebbe fra il signor Giacomo irritato , don Giuseppe atterrito , la Barborin addolorata e sorda . Ma il disegno gli fallì perché sua moglie non poté stare alle mosse e corse al « Palazz » a giustificarsi . Ella trovò don Giuseppe e la Maria in uno stato di agitazione straordinaria . Era capitato loro qualche cosa di grosso che la Maria avrebbe voluto dire e don Giuseppe no . Cedette il padrone a patto che la Maria non gridasse , che si facesse intendere a segni . Trovando contrasto anche su questa condizione , diventò addirittura , nella sua prudenza , furibondo e la serva non insistette . Siccome era corsa voce d ' un caso di colèra a Lugano nella persona d ' un tale venuto da Milano , dove il male c ' era , don Giuseppe aveva subito disposto che le provviste per cucina si facessero a Porlezza invece che a Lugano ; e ne aveva incaricato il Giacomo Panighèt , il postino che portava le lettere in Valsolda non tre volte il giorno , come ora si portano , ma due volte la settimana , com ' era la beata consuetudine del piccolo mondo antico . Ora , cinque minuti prima che venisse la signora Pasotti , il Giacomo Panighèt aveva portato il solito canestro e nel canestro s ' era trovata , sotto i cavoli , una letterina diretta a don Giuseppe . Diceva così : Lei che giuoca a primiera con don Franco Maironi , lo avverta che l ' aria di Lugano è molto migliore di quella di Oria . Tivano La Maria mostrò silenziosamente alla Pasotti il canestro ancora pieno , le rappresentò con una mimica efficace la scoperta della lettera , gliela diede a leggere . Appena la sorda ebbe letto incominciò una bizzarra , indescrivibile azione muta di tutti e tre . La Maria e don Giuseppe rappresentavano a furia di gesti e di occhiacci la loro sorpresa e il loro terrore ; la Pasotti , tra sgomenta e smarrita , li guardava a bocca aperta , col foglio in mano , come se avesse capito ; in fatto capiva solamente che la lettera doveva essere spaventosa . Ebbe un lampo , tese il foglio a don Giuseppe con la sinistra , puntando l ' indice della destra sulla parola Franco , incrocio quindi i polsi con una mimica interrogativa ; e poiché i due , riconosciuta la figura delle manette , si sbracciavano a far di sì col capo , diede in ismanie per l ' affezione grande che portava a Luisa e , senza curarsi più del suo proprio affare , spiegò per segni , come se anche gli altri due fossero stati sordi , che sarebbe corsa subito a Oria , da don Franco , e gli avrebbe recato lo scritto . Si cacciò la carta in tasca e prese la corsa senza quasi salutare né don Giuseppe né la Maria che si provarono inutilmente , mezzo spiritati , di afferrarla , di trattenerla , di raccomandarle ogni precauzione possibile . Ella sgusciò loro di mano e si mise a trottare , scuotendo il suo alto cappellone , trascinando per terra la sua vecchia sottana grigia , verso Oria , dove arrivò tutta scalmanata , con la testa piena di gendarmi , di perquisizioni , d ' arresti , di terrori e di pianti . Salì le scale del giardinetto Ribera , entrò difilata in sala , vide gente , riconobbe il Ricevitore e l ' I . R . Commissario di Porlezza , si sgomentò dubitando che fossero lì per il terribile colpo , ma vide pure la signora Bianconi , il signor Giacomo Puttini e respirò . Il Commissario , seduto al posto d ' onore , sul canapè grande , presso l ' ingegnere in capo , parlava molto , con grande facilità e brio , guardando di preferenza Franco come se Franco fosse il solo per il quale valesse la pena di spendere fiato e spirito . Franco stava in una poltrona , muto , ingrugnato quale chi sta in casa altrui e sente un puzzo che non può convenientemente fuggire né maledire . Si discorreva della campagna di Crimea e il Commissario magnificava il piano degli alleati di attaccare il colosso in un punto vitale per le sue ambizioni , parlava della barbarie russa e persino dell ' Autocrata in modo da far rabbrividire Franco per il timore di un ' alleanza anglo - franco - austriaca e da far strabiliare il Carlascia che aveva le idee del 1849 e vedeva nello Czar un grosso amicone di casa . « E Lei , signor primo deputato politico » , disse il Commissario volgendo il suo giallastro sorriso ironico al signor Giacomo , « cosa ne dice Lei ? » Il signor Giacomo batté gli occhietti e , palpatesi alquanto le ginocchia , rispose : « Mi , signor Commissario riveritissimo , de Russia né de Franza né de Inghilterra no me ne intendo e no me ne intrigo . Lasso che i se la despàta . Ma mi , ghe digo la verità , me fa pecà el poro can del Papuzza . Lü xe quieto come un polesin e questi ghe fà momò : lü no ciama agiuto e quei core in zinquanta a giutarlo , e intanto i ghe xe adosso tuti , e magna che te magna , el poro Papuzza , sia ch ' el vinza , sia ch ' el perda , el me resta in camisa » . Con questo nomignolo di Papuzza ( babbuccia ) , il signor Giacomo designava venetamente il Turco . Era la personificazione della Turchia in un turco ideale , con tanto di turbante , di barba , di pancia e di babbucce . Nella sua qualità di uomo pacifico e di semi - libero pensatore , il Puttini aveva un debole per il pigro , placido e bonario Papuzza . « Stia tranquillo » , disse ridendo il Commissario . « Il suo amico Papuzza se la caverà benone . Siamo amici di Papuzza anche noi e non lo lasceremo mutilare né svenare . » Franco non si tenne dal brontolare con tanto di cipiglio : « Sarebbe però una bella ingratitudine verso la Russia ! » Il Commissario tacque , e la signora Peppina propose , con un tatto insolito , di andare a vedere i fiori . « Meglio ! » , fece l ' ingegnere , assai contento che si troncasse quel dialogo . Nel passar della sala nel giardinetto , il Commissario prese familiarmente il braccio di Franco e gli disse all ' orecchio : « Ha ragione , sa , dell ' ingratitudine , ma certe cose noi impiegati non le possiamo dire » . Franco , a cui il tocco della Imperial Regia mano bruciava , fu sorpreso di questa uscita . Se colui avesse avuto una faccia più italiana , gli avrebbe creduto ; con quella faccia calmucca non gli credette e lasciò cader il discorso . Lo ripigliò l ' altro , sottovoce , affacciandosi alla ringhiera verso il lago e fingendo di guardar il ficus repens che veste la muraglia . « Si guardi anche Lei » , diss ' egli , « da certe parole . C ' è delle bestie che possono interpretar male . » E accennò leggermente col capo al Ricevitore . « Se ne guardi , se ne guardi ! » « Grazie » , rispose Franco , asciutto , « ma non credo che avrò bisogno di guardarmi . » « Non si sa , non si sa , non si sa » , sussurrò il Commissario , e toltosi di là , andò , seguito da Franco , dove il Ricevitore e l ' ingegnere discorrevano di tinche presso la scaletta che scende al secondo ripiano del giardinetto . Lì presso c ' era il famoso vaso rosso di gelsomini . « Questo rosso sta male , signor Maironi » , disse il bestione ex abrupto , e diede un colpo all ' aria con la mano come per dire « via ! » . In quel momento Luisa si affacciò al giardino dalla sala e chiamò suo marito . Il Commissario si voltò al suo zelante accolito e gli disse bruscamente : « Lasci stare ! » La Pasotti partiva e voleva salutare Franco . Questi desiderava farla uscire per il giardino ma ella , volendo evitare le cerimonie con quegli altri signori , preferì di scender per la scala interna e Franco l ' accompagnò fino alla porta di strada , ch ' era aperta . Con suo grande stupore , la Pasotti , invece di uscire , chiuse la porta e si mise a fargli una mimica concitata , affatto inintelligibile , accompagnandola di sospiri tronchi e di stralunamenti d ' occhi : dopo di che si levò di tasca una lettera e gliela porse . Franco lesse , si strinse nelle spalle e intascò la carta . Poi , siccome la Pasotti consigliava , con la sua mimica disperata , fuga fuga , Lugano Lugano , la rassicurò con un gesto sorridendo . Colei gli afferrò ancora una volta le mani , scosse ancora con un fremito di supplica , il cappellone inclinato a destra e i due lunghi riccioli neri . Poi spalancò gli occhi , porse le labbra in fuori quanto poté , si calcò l ' indice sul naso nel segno del silenzio . « Anca con Pasott ! » , diss ' ella ; e furono le sole sue parole durante tutta questa spiegazione ; dopo le quali scappò . Franco risalì le scale , pensando ai casi suoi . Poteva essere un falso allarme , poteva essere una cosa seria . Ma perché mai lo si sarebbe arrestato ? Cercò di ricordare se avesse in casa qualche cosa di compromettente e non trovò nulla . Pensò ad una perfidia della nonna ma cacciò subito quest ' idea , se ne rimproverò e rimise ogni decisione a più tardi , quando avrebbe parlato a sua moglie . Ritornò nel giardinetto dove il Commissario , appena lo vide , gli chiese di mostrargli certe dalie che la signora Peppina vantava . Udito che le dalie erano nell ' orto , propose a Franco di accompagnarvelo . Potevano andar soli ; tanto , gli altri erano profani . Franco accettò . Il contegno di quel piccolo birro inguantato già pareva molto strano ; avrebbe pur voluto capire se potesse in qualche modo accordarsi con l ' avvertimento misterioso . « Senta , signor Maironi » , disse risolutamente il Commissario quando Franco ebbe chiuso dietro a sé l ' uscio dell ' orto . « Le voglio dire una parola . » Franco , che stava scendendo i due scalini appoggiati alla soglia della porta , si fermò e aggrottò le sopracciglia . « Venga qua ! » , soggiunse l ' altro , imperioso . « Ciò che sto per fare è forse contro il mio dovere ma lo faccio egualmente . Sono troppo amico della signora marchesa Sua nonna per non farlo . Lei corre un gravissimo pericolo . » « Io ? » , disse Franco , freddamente . « Quale ? » Franco aveva rapida e sicura l ' intuizione del pensiero altrui . Le parole del Commissario si accordavano bene con quelle portategli dalla Pasotti ; pure egli sentì , in quel momento , che il piccolo birro aveva un tradimento nel cuore . « Quale ? » , rispose costui . « Mantova ! » Franco udì senza batter ciglio il formidabile nome , sinonimo di segrete e di forche . « Io non posso aver paura di Mantova » , diss ' egli . « Non ho fatto nulla per andar a Mantova . » « Eppure ! » « Di che cosa mi accusano ? » , ripeté Franco . « Questo lo sentirà se resta qui » , rispose il Commissario , pigiando sulle ultime parole . « E adesso vediamo le dalie . » « Non ho fatto nulla » , tornò a dire Franco . « Non mi muovo . » « Vediamo queste dalie , vediamo queste dalie ! » , insistette il Commissario . Parve a Franco che avrebbe dovuto ringraziar quell ' uomo e non poté farlo . Gli mostrò i suoi fiori con quel tanto di cortesia che occorreva , con perfetta tranquillità ; e lo ricondusse dall ' orto in casa , discorrendo di non so qual professore Maspero , di non so qual segreto per combattere l ' oïdium . In sala si discorreva di un altro peggiore oïdium . La signora Peppina aveva in corpo una terribile paura del colèra . Riconosceva , sì , che il colèra ammoniva ogni buon cristiano di mettersi in grazia di Dio e che quando si è in grazia di Dio è una fortuna di andar all ' altro mondo : « Ma però , anca la pell , neh ! Quella cara pelascia ! A pensà che l ' è domà vüna ! » . « Il colèra » , disse Luisa , « se avesse giudizio , potrebbe fare bellissime cose ; ma non ne ha . » « Vede » , sussurrò alla signora Peppina , mentre il Biancòn si alzava per andare incontro al Commissario di ritorno con Franco , « il colèra è capace di portar via Lei e di lasciar qui Suo marito . » A questa uscita stravagante la signora Peppina ebbe un sussulto di spavento , fece « Esüsmaria ! » e poi capì di essersi tradita , di non aver mostrato per il suo Carlascia quella tenerezza di cui parlava sempre , afferrò il ginocchio della sua vicina e si piegò a dirle sottovoce , rossa come un papavero : « Citto , citto , citto ! » Ma Luisa non badava più a lei ; un ' occhiata di Franco le aveva detto ch ' era successo qualche cosa . Partita tutta quella gente , lo zio Piero si mise a leggere la Gazzetta di Milano e Luisa disse a suo marito : « Sono le tre , andiamo a svegliar Maria » . Quando fu con lui nella camera dell ' alcova , invece di aprir le imposte , gli domandò cosa fosse accaduto . Franco le raccontò tutto , dal biglietto della Pasotti allo strano contegno , alla strana confidenza del Commissario . Luisa lo ascoltò molto seria ma senza dar segno di timore . Esaminò il biglietto misterioso . Ella e Franco sapevano che fra gli agenti governativi di Porlezza v ' era un galantuomo il quale nel 1849 e nel 1850 aveva salvato parecchi patrioti avvertendoli segretamente ; ma sapevano pure che quel galantuomo là non conosceva l ' ortografia né la grammatica . Il biglietto portato dalla Pasotti era correttissimo . Quanto al Commissario , si sapeva che era uno dei più tristi e maligni arnesi del Governo . Luisa approvò la risposta di suo marito . « Giurerei che ti vogliono far partire » , diss ' ella . Franco lo pensava pure ma senza trovarne un ragionevole perché . Luisa ne aveva bene in mente uno , suggeritole dal suo disprezzo per la nonna . Il Commissario era un buon amico della nonna , l ' aveva detto egli stesso per un raffinamento , secondo lei , di astuzia . Nel guanto del Commissario vi era l ' artiglio della nonna . Non Franco solo ma tutti si volevano colpire ; e si volevano colpire nella persona di colui che sosteneva la famiglia con le proprie fatiche , col proprio generoso cuore . Ella sapeva , per discorsi riferitile dalle solite lingue odiose , che la nonna detestava lo zio Piero perché lo zio Piero aveva dato modo a suo nipote di ribellarsi a lei e di vivere nella ribellione , abbastanza comodamente . Ora si cercava un pretesto di colpirlo . La fuga del nipote sarebbe stata una confessione e , per un Governo come l ' austriaco , un buon pretesto di colpir lo zio . Luisa non lo disse subito , solamente lasciò capire che aveva un ' idea ; allora suo marito gliela fece , poco a poco , metter fuori . Uditala , ci credette nel suo cuore ma protestò a parole , cercò difender la nonna da un ' accusa troppo poco fondata e troppo mostruosa . Comunque la cosa fosse , marito e moglie si accordavano interamente nella risoluzione di non muoversi , di aspettare gli avvenimenti . Perciò non stettero più a fare né a discutere supposizioni . Luisa si alzò , andò ad aprire le imposte , si voltò a guardar sorridendo suo marito nella luce ; gli stese la mano ch ' egli strinse e scosse col cuore caldo e la lingua impedita . Pareva loro di esser soldati condotti per una via quieta al rombo lontano del cannone , a Dio sa qual sorte . 4 . Con gli artigli L ' ingegnere in capo non si accorse di nulla , e due giorni dopo , spirata la sua licenza , se n ' andò via in barca , pacifico nel suo soprabitone grigio da viaggio , insieme alla Cia , la sua governante . Passarono altri dieci giorni senza novità alcuna , cosicché Franco e Luisa si persuasero che proprio fosse stato teso loro un tranello e che la Polizia non si lascerebbe vedere . La sera del primo ottobre fecero allegramente il tarocco con Puttini e Pasotti e , partiti gli ospiti per tempo , andarono a letto . Luisa , nel baciar la bambina che dormiva , la sentì calda . Le toccò le mani e le gambe . « Maria ha la febbre » , diss ' ella . Franco pigliò la candela e guardò . Maria dormiva con la testina piegata sulla spalla sinistra secondo il suo solito . Il bel visetto , sempre accigliato nel sonno , era un po ' acceso , la respirazione un po ' frequente . Franco si spaventò , immaginò in un momento il morbillo , la scarlattina , il gastrico , l ' infiammazione cerebrale . Luisa , più tranquilla , pensò ai vermi , preparò la santonina sul tavolino da notte . Poi padre e madre si coricarono senza rumore , spensero il lume , stettero ad ascoltar con pena il sottile respiro breve della piccina . Si assopirono e furono svegliati intorno alla mezzanotte , da Maria che piangeva . Accesero il lume e Maria si chetò , prese la santonina . Poi uscì da capo a piangere , volle esser portata nel letto grande , fra la mamma e il papà e in breve vi pigliò sonno ; ma era un sonno inquieto , interrotto da pianti . Franco tenne il lume acceso per poterla osservare meglio . Pendevano , egli e sua moglie , sulla loro creatura quando all ' uscio di strada furono precipitosamente battuti due colpi . Franco balzò a sedere sul letto . « Hai udito ? » , diss ' egli . « Zitto ! » , fece Luisa afferrandogli un braccio e tendendo l ' orecchio . Due altri colpi , più forti . Franco esclamò : « La Polizia ! » , e saltò a terra . « Va ' , va ' ! » , supplicò lei , sottovoce . « Non lasciarti prendere ! Passa dal cortiletto ! Scavalca il muro ! » Egli non rispose , si vestì a mezzo , in furia , e si slanciò fuori della camera , risoluto di non lasciar volontariamente la sua Luisa , la sua Maria malata , sdegnoso del pericolo . Discese le scale a salti . « Chi è ? » , diss ' egli , prima di aprire . « La Polizia ! » , si rispose . « Aprite subito ! » « A quest ' ora non apro a chi non vedo . » Si udì un breve dialogo nella strada . La voce di prima disse : « Parli lei » , e la voce che parlò poi era ben conosciuta da Franco . « Apra , signor Maironi . » Era la voce del Ricevitore . Franco aperse . Entrò un signore vestito di nero , in occhiali ; dopo di lui , il bestione ; dopo il bestione un gendarme con una lanterna ; poi tre altri gendarmi armati , due semplici e un graduato che portava un gran sacco di cuoio . Qualcuno rimase fuori . « Lei è il signor Maironi ? » , disse quel dagli occhiali , un aggiunto della Polizia di Milano . « Venga di sopra con me » . E tutta la compagnia si avviò sulle scale con uno strepito di passi pesanti , di ferramenta soldatesche . Non erano ancora al primo piano che la scala si illuminò in alto , singhiozzi e gemiti scoppiarono al secondo piano . « Questa è Sua moglie ? » , chiese l ' aggiunto . « Crede ? » , rispose Franco , ironico . Il Ricevitore mormorò : « Sarà la domestica » . L ' aggiunto si voltò a dare un ordine , due gendarmi si fecero avanti , salirono in fretta al secondo piano . Il poliziotto domandò a Franco , più aspramente di prima : « Sua moglie è a letto ? » . «Naturalmente.» « Dove ? Bisogna che si alzi ! » L ' uscio dell ' alcova si aperse , comparve Luisa , in veste da camera con i capelli sciolti e con una candela in mano , mentre un gendarme si affacciava al ripiano superiore della scala a dir che la serva era mezzo svenuta e non poteva venir giù . L ' aggiunto gli ordinò di lasciar il suo compagno presso la donna e di scendere . Poi salutò la signora che non rispose al saluto . Sperando che Franco fuggisse , ella si era affrettata di uscir di camera per trattenere , per ingannare , se possibile , la Polizia . Vide suo marito , trasalì , palpitò , ma si rimise subito . L ' aggiunto si avanzò per entrar in camera . « No ! » , esclamò Franco . « C ' è un ' ammalata ! » Luisa impugnò la maniglia dell ' uscio chiuso guardando colui in faccia . « Questa malata chi è ? » , domandò l ' aggiunto . « Una bambina . » « Eh , cosa vogliono che le facciamo ? » « Scusi » , disse Luisa scotendo nervosamente la maniglia quasi in atto di sfida . « Hanno bisogno d ' entrare tutti ? » «Tutti.» Al rumore delle voci e della maniglia la piccola Maria si mise a piangere un pianto di stanchezza desolata , che faceva male al cuore . « Luisa » , disse Franco , « lascia che questi signori facciano la loro parte ! » L ' aggiunto era un giovane , alquanto elegante , dalla fisonomia fine e cattiva . Lanciò a Franco una occhiata sinistra . « Ascolti Suo marito , signora » , diss ' egli tanto per mordere di rimando , a qualche modo . « Lo trovo prudente . » « Meno di lei che si fa scortare da un esercito ! » , rispose Luisa aprendo l ' uscio . Quegli la guardò , si strinse nelle spalle e passò oltre , seguito dagli altri . « Aprano tutto , qui ! » , diss ' egli forte , ruvidamente , indicando la scrivania . I grandi occhi cilestrini di Franco lampeggiarono . « Parli sottovoce ! » , diss ' egli . « Non mi spaventi la bambina ! » « Silenzio a Lei ! » , tuonò l ' aggiunto calando un pugno sulla scrivania . « Apra ! » La bambina , a quello strepito , si mise a singhiozzare disperatamente . Franco , furibondo , scagliò la chiave sulla scrivania . « A Lei ! » , diss ' egli . « Ella è in arresto ! » , gridò l ' aggiunto . « Va bene ! » Mentre Franco rispondeva così , Luisa , che si era chinata tutta sulla sua creatura per cercar di quietarla , rialzò impetuosamente il viso . « Ci ho diritto anch ' io , a quest ' onore » , diss ' ella con la sua bella voce vibrante . L ' aggiunto non degnò rispondere , fece aprire e rovistare da un gendarme tutti i cassetti della scrivania , levarne lettere e carte ch ' egli esaminava rapidamente e buttava parte a terra , parte nel gran sacco di cuoio . Dopo la scrivania venne la volta dei cassettoni dove tutto fu messo sossopra . Dopo i cassettoni fu visitato il lettuccio di Maria . L ' aggiunto ordinò a Luisa di levar la bambina dal letto grande ch ' egli intendeva pure di visitare . « Mi metta il lettuccio in ordine » , rispose Luisa fremente . Fino a quel momento il bestione Carlascia era sempre stato lì muto e duro dietro i suoi baffi , come se quella bisogna , forse da lui desiderata in astratto , non fosse stata poi , in pratica , interamente di suo gusto . Adesso si mosse e , senza parlare , si pose ad accomodar con le sue manacce enormi le materasse e le lenzuola del lettuccio . Luisa vi posò la bambina e anche il letto grande fu sfatto e frugato senza frutto . Maria non piangeva più , guardava quella baraonda con tanto d ' occhi spalancati . « Adesso vengano con me » , disse l ' aggiunto . Luisa si tenne sicura d ' esser condotta via con suo marito e chiese che si facesse scendere la sua domestica per affidarle la bambina . All ' idea che Luisa pure fosse tratta in arresto , che si volesse togliere a Maria malata anche la madre , Franco , fuori di sé dalla collera e dal dolore , mise un grido di protesta : « Questo non è possibile ! Lo dica ! » L ' aggiunto non degnò rispondergli , ordinò che si facesse venir la fantesca . La fantesca , mezza morta di paura , entrò fra i gendarmi , gemendo e singhiozzando . « Stupida ! » , mormorò Franco , fra i denti . « La donna starà qui con la bambina » , disse l ' aggiunto . « Loro vengano con me . Devono assistere alla perquisizione . » Fece prendere dei lumi , lasciò un gendarme nell ' alcova e passò in sala , seguito dagli altri gendarmi , dal Bianconi , da Franco e Luisa . « Prima di continuar la perquisizione » , diss ' egli , « domanderò Loro ciò che avrei domandato prima se il Loro contegno fosse stato migliore . Mi dicano se tengono armi o pubblicazioni sediziose o carte , sia stampate che manoscritte , ostili all ' Imperial Regio Governo . » Franco rispose forte : « No » . « È quello che vedremo » , fece l ' aggiunto . « Si accomodi . » Mentre l ' aggiunto faceva scostar i mobili dalle pareti , guardare e frugare dappertutto , venne in mente a Luisa che otto o dieci anni prima lo zio le aveva fatto vedere , nel cassettone di una camera del secondo piano , una vecchia sciabola che vi stava sin dal 1812 . Era la sciabola di un altro Pietro Ribera , tenente di cavalleria , caduto a Malojaroslavetz . In quella camera , che stava sopra la cucina , non ci dormiva mai nessuno , non ci si andava quasi mai ; era come se non ci fosse . Luisa aveva dimenticato del tutto la vecchia sciabola dell ' Impero . Dio , le veniva in mente adesso ! Se anche lo zio l ' avesse dimenticata ! Se non l ' avesse consegnata nel '48 , dopo la guerra ; quando tutte le armi si dovevano consegnare , pena la vita ! Avrà pensato , lo zio , nella sua semplicità patriarcale , che quel ricordo di famiglia , giacente da trentasei anni nel fondo d ' un cassettone , era pure diventato un arnese pericoloso e proibito ? E Franco , Franco che non sapeva niente ! Luisa teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola ; la seggiola scricchiolò tutta sotto una stretta convulsa ; ell ' alzò le mani , atterrita come se avesse parlato . Vedeva il poliziotto passar di camera in camera con i suoi gendarmi , giungere a quella , aprire il cassettone , frugare , trovar la sciabola . Faceva ogni sforzo di ricordar il posto preciso dove l ' aveva veduta , d ' immaginar una via di scampo , e taceva seguendo con gli occhi , macchinalmente , la candela che un gendarme accostava , secondo i cenni del suo capo , ora ad un cassetto aperto , ora ad una cantoniera , ora ad un quadro che colui alzava per guardarvi dietro . Non le veniva in mente nessun rimedio . Se lo zio non aveva pensato di levar la sciabola , c ' era solo da sperare che non si visitasse anche quella camera . Franco , appoggiato alla stufa , seguiva , scuro nella fronte , ogni atto di quella gente . Quando cacciavano le mani nei cassetti , gli si vedeva la collera nel giuoco muto delle mascelle . Non si udiva che qualche ordine tronco dell ' aggiunto , qualche risposta sommessa dei gendarmi . Nulla si moveva intorno ad essi se non le loro grandi ombre traballanti per le pareti . Il silenzio del Ricevitore , di Franco e di Luisa pareva , in una sala da giuoco proibito , intorno alle voci brevi dei giuocatori , il silenzio di coloro che hanno puntato forte . La sinistra faccia , la sinistra voce dell ' aggiunto , quantunque nulla si trovasse , non cambiavano mai . A Luisa egli pareva un uomo sicuro d ' arrivare al suo scopo . E non poter far niente , neppur avvertire Franco ! Ma forse era meglio che non lo sapesse , forse quest ' ignoranza poteva salvarlo . Visitate la sala e la loggia , l ' aggiunto passò nel salotto . Pigliò la candela dalle mani del gendarme e fece una rapida rassegna dei piccoli uomini illustri . « Il signor ingegnere in capo Ribera » , diss ' egli vedendo i ritratti di Gouvion Saint - Cyr , di Marmont e di altri generali napoleonici , « avrebbe fatto molto meglio a tener il ritratto di S . E . il feld - maresciallo Radetzky . Non c ' è ? » « No » , rispose Franco . « Che razza d ' impiegati ! » , fece colui con un disprezzo , con un ' arroganza da non dire . « Hanno gl ' impiegati il dovere » , scattò Franco , « di tenere ritratti ... » « Non sono qui » , lo interruppe l ' aggiunto , « per discutere con Lei ! » Franco voleva replicare . « Citto , Lei , con quella lingua lunga quatter brazza ! » , fece il Ricevitore , burbero . L ' aggiunto uscì dal salotto nel corridoio che conduce alla scala . Salirebbe , pensava Luisa , o non salirebbe ? Salì ed ella gli tenne dietro senza tremare ma immaginando con una rapidità vertiginosa tante cose diverse che potevano accadere . Rotavano , per così dire , nella sua mente tutte le possibilità del momento , le sciagurate e le prospere . Se si fermava sulle prime , l ' orrore la portava di slancio alle seconde ; se si fermava su queste , la fantasia ritornava con avidità perversa alle prime . Prima ancora di porre il piede nel corridoio del secondo piano , udì Maria piangere . Franco chiese all ' aggiunto che permettesse a sua moglie di scendere dalla bambina ma ella protestò che voleva restare . L ' idea di non essere con lui quando si scoprisse l ' arma , l ' atterriva . Intanto l ' aggiunto entrò in uno stanzino dov ' erano parecchi libri , trovò un ' opera stampata a Capolago col titolo Scritti letterari di un italiano vivente e domandò : « Chi è quest ' italiano vivente ? » « Il padre Cesari » , rispose Franco , audacemente . L ' altro , ingannato da quella prontezza e da quel nome di frate , si diede l ' aria dell ' uomo colto , disse : « Ah , conosco ! » , e ripose il libro , chiese dove dormisse l ' ingegnere in capo . Luisa era troppo soggiogata da un ' angoscia sola per sentir altro , ma Franco , a veder entrare il birro e i suoi nella camera dello zio così pulita e ordinata , così piena del suo buono , pacifico spirito , a pensar che colpo sarebbe per il povero vecchio una notizia siffatta , si sentì uno struggimento , una rabbia da piangerne . « Mi pare » , diss ' egli , « che almeno questa camera dovrebb ' essere rispettata . » « Ella si tenga le Sue osservazioni » , rispose l ' aggiunto , e incominciò con far buttare all ' aria coperte e materasse . Poi volle la chiave del cassettone . L ' aveva Franco , che discese , accompagnato da un gendarme , a prenderla nella sua camera . Lo zio gliel ' aveva consegnata prima di partire dicendogli che , ad un bisogno , avrebbe trovato un po ' di cum quibus nel primo cassetto . Aprirono . V ' era un rotolo di svanziche , alcune lettere e carte , dei portafogli e dei taccuini vecchi , dei compassi , delle matite , una scodellina di legno con varie monete . L ' aggiunto esaminò ogni cosa minutamente , scoperse fra le monete della scodellina uno scudo di Carlo Alberto e un pezzo di quaranta lire del Governo Provvisorio di Lombardia . « Il signor ingegnere in capo » , disse l ' aggiunto , « ha conservato queste monete con una cura straordinaria ! D ' ora in poi le conserveremo noi . » Chiuse il cassetto e restituì la chiave senza aprire gli altri . Uscì poi nel corridoio e si fermò , incerto . Il Ricevitore lo credette disposto a scendere e siccome il corridoio era quasi buio e la scala non si vedeva , s ' incamminò egli , come più pratico , a destra , verso la scala , dicendo : « Di qua » . La stanza della sciabola era a sinistra . « Aspetti » , disse l ' aggiunto . « Guardiamo anche qui dentro . » E voltosi a sinistra spinse quel tale uscio . Luisa , ch ' era rimasta l ' ultima del seguito , giunto il momento supremo , si fece avanti . Il cuore , che durante l ' indecisione dell ' aggiunto le aveva martellato a furia , si chetò come per miracolo . Ora ella era fredda , intrepida e pronta . « Chi dorme qui ? » , le chiese l ' aggiunto . « Nessuno . Dormivano qui i genitori di mio zio che sono morti da quarant ' anni . Dopo non vi ha più dormito nessuno . » Nella camera v ' erano due letti , un canapè , un cassettone . L ' aggiunto accennò ai gendarmi di aprire il cassettone . Si provarono ; era chiuso a chiave . « Debbo averla io , la chiave » , disse Luisa con perfetta indifferenza . Discese accompagnata da un gendarme e risalì con un cestellino pieno di chiavi , lo porse all ' aggiunto . « Non la conosco » , disse , « non si adopera mai . Dev ' essere una di queste . » Colui le provò tutte inutilmente . Poi le provò il Ricevitore , poi Franco . La buona non c ' era . « Mandi a S . Mamette , faccia venire il fabbro » , disse Luisa tranquillamente . Il Ricevitore guardò l ' aggiunto come per dirgli : « Mi pare inutile » . Ma l ' aggiunto gli voltò le spalle ed esclamò volto a Luisa : « Questa chiave ci dev ' essere » . Il cassettone , un vecchio mobile rococò , aveva maniglie di metallo ad ogni cassetto . Uno dei gendarmi , il più robusto , si provò di aprire a forza . Non gli riuscì né col primo né col secondo cassetto . In quel punto Luisa si risovvenne che aveva veduto la sciabola nel terzo , insieme a certi disegni arrotolati . Il gendarme afferrò le maniglie del terzo cassetto . « Questo non è chiuso » , diss ' egli . Infatti il cassetto si aperse facilmente . L ' aggiunto pigliò il lume e si chinò a guardarvi dentro . Franco si era seduto sul canapè e guardava i travicelli del soffitto . Sua moglie , quando vide il cassetto aperto , gli sedette accanto , gli prese e gli strinse una mano spasmodicamente . Udì sfogliar carte e il Ricevitore mormorar con voce benigna : « Disegni » . Poi l ' aggiunto fece : « Oh ! » . I satelliti si chinarono a guardare ; Franco trasalì . Ella ebbe la forza di levarsi per vedere e dire : « Cosa c ' è ? » . L ' aggiunto aveva in mano una lunga , curva busta di cartone , che portava un biglietto scritto . Egli lo aveva prima letto silenziosamente e ora lo lesse forte con un accento inesprimibile di soddisfazione e di sarcasmo . « Sciabola del tenente Pietro Ribera ucciso a Malojaroslavetz , 1812.» Franco balzò in piedi , sorpreso , incredulo , e in pari tempo l ' aggiunto aperse la busta . Franco non la poteva vedere ; guardò sua moglie , che la vedeva . Sua moglie aveva le labbra bianche . Lo credette spavento e non gli pareva possibile . Era gioia : la busta non conteneva che un fodero vuoto . Luisa si trasse nell ' ombra precipitosamente , cadde a sedere sul canapè , lottò contro un violento tremito interno , s ' irritò con se stessa , si disprezzò e lo vinse . Intanto l ' aggiunto , preso il fodero e guardatolo per ogni verso , chiese a Franco dove fosse l ' arma . Franco fu per rispondere che non lo sapeva com ' era vero . Ma questa potendo parere una giustificazione personale , rispose invece : « In Russia » . La sciabola non era in Russia , era confitta nella melma , in fondo al lago , dove l ' aveva segretamente gittata lo zio Piero , invece di consegnarla . « E perché hanno scritto sciabola ? » , fece il Ricevitore tanto per mostrare un po ' di zelo anche lui . « Chi ha scritto è morto » , disse Franco . « Questa chiave subito ! » , esclamò rabbiosamente il Commissario . Stavolta Luisa la trovò e gli altri due cassetti furono aperti ; uno era vuoto , l ' altro conteneva delle coperte di lana e della lavanda . La perquisizione finì qui . L ' aggiunto discese in sala e intimò a Franco di prepararsi a seguirlo dentro un quarto d ' ora . « Ma ci arresti tutti , dunque ! » , esclamò Luisa . L ' aggiunto si strinse nelle spalle e ripeté a Franco : « Dentro un quarto d ' ora . Lei ! Vada pure nella Sua camera » . Franco trascinò via Luisa , la supplicò di tacere , di rassegnarsi per amor di Maria . Egli pareva un altro , non mostrava né dolore né collera , aveva nel viso e nella voce una dolcezza seria , una virile tranquillità . Mise nella valigia poca biancheria , un Dante e un Almanach du jardinier che aveva sul tavolino da notte , si chinò un momento su Maria che dormiva e non le diede un bacio per non svegliarla , baciò invece Luisa e , poiché stavano sotto gli occhi dei gendarmi posti alle due uscite della camera , si sciolse presto dalle sue braccia dicendole in francese che non conveniva dare spettacolo a quei signori . Prese la valigia , andò a porsi agli ordini dell ' aggiunto . Questi aveva la barca a cinquanta passi da casa Ribera , verso Albogasio , all ' approdo che chiamano del Canevaa . Uscendo dal sottoportico cavalcato dalla casa , Franco si udì sopra la testa uno strepito d ' imposte , vide batter sulla faccia bianca della chiesa il lume della sua camera e si voltò a dir verso la finestra : « Manda a chiamar il medico , domattina ! Addio ! » Luisa non rispose . Quando i gendarmi arrivarono con l ' arrestato presso il Canevaa , l ' aggiunto comandò loro di fermarsi . « Signor Maironi » , diss ' egli , « Ella ha avuto la sua lezione . Per questa volta ritorni a casa Sua e impari a rispettare le Autorità . » Meraviglia , gioia , sdegno scoppiarono nel cuore di Franco . Si contenne , però , si morse le labbra e si avviò a casa senza fretta . Non aveva ancora girato il canto della chiesa , che Luisa lo riconobbe al passo e chiamò : « Franco ? » . Egli saltò avanti , fu visto , vide l ' ombra di lei sparire dalla finestra , entrò in casa di corsa , si slanciò sulla scala gridando « libero , libero ! » mentre sua moglie la scendeva a precipizio con una furia di « come come come ? » . Si cercarono con le braccia avide , si afferrarono , si strinsero , non parlarono più . Parlarono poi , in loggia , per due ore continue di tutto che avevano visto , udito e provato , ritornando sempre alla sciabola , alle carte , alle monete , non senza fermarsi su tante inezie , sull ' accento veneto che aveva l ' aggiunto , sul gendarme bruno che pareva un buon diavolo e sul gendarme biondo che doveva essere un cane . Di quando in quando tacevano , gustavano il silenzio sicuro e la dolcezza della casa ; poi ricominciavano . Prima di andar a letto uscirono sulla terrazza . La notte era scura e tepida , il lago immobile . L ' afa , le tenebre , le forme vaghe , mostruose delle montagne pigliavano nella immaginazione una mortale pesantezza austriaca ; l ' aria stessa ne pareva grave . Non avevano sonno , né Luisa né Franco , ma conveniva pure andar a letto per la fantesca che vegliava Maria . Entrarono in camera in punta di piedi . La bambina dormiva , aveva il respiro quasi regolare . Cercarono di dormire anch ' essi e non ci riuscirono . Non potevano a meno , specialmente Franco , di parlare . Egli domandava sottovoce : « Dormi ? » . Ella rispondeva « no » e allora tornavano in campo le monete o le carte o la sciabola o lo sgherro dall ' accento veneto . Oramai non erano più davvero cose nuove e siccome sull ' alba Maria si agitava , dava segno di svegliarsi , avendo Franco sussurrato da capo « dormi ? » Luisa rispose « sì » ed egli tacque definitivamente , come se ne fosse persuaso . Il giorno dopo la perquisizione , Oria , Albogasio , San Mamette , furono pieni di bisbigli : « Avii sentii ? » . « Oh car Signor ! » . « Avii sentii ? » . « Oh cara Madonna ! » I bisbigli più sonori , per forza , furono quelli che appresero il fatto alla Barborin Pasotti . Suo marito le gridò in bocca : « Maironi ! Polizia ! Gendarmi ! Arresto ! » . La povera donna credette che un esercito avesse spazzato via i suoi amici e si mise a sbuffare « oh ! oh ! » come una locomotiva . Gemette , pianse , domandò a Pasotti della bambina . Pasotti , che non voleva assolutamente permetterle di scendere a Oria , di mostrare in quelle circostanze affetto ai Maironi , rispose con un gesto che pareva un colpo di scopa . Via . Via anche quella ! . « E la serva ? Ci sarà la serva ? » Il perfido uomo menò in aria un altro colpo di scopa e la Barborin capì che Sua Maestà I . R . A . avesse fatto portar via anche la serva . Ma i bisbigli più maligni suonarono assai lontano dalla Valsolda , in una sala del Palazzo Maironi a Brescia . Dieci giorni dopo la perquisizione , il cavaliere Greisberg di S . Giustina , cugino del Maironi , addetto al governo del feld - maresciallo Radetzky in Verona sino al 1853 e passato poi col padrone a Milano , scendeva a casa Maironi dalla carrozza dell ' I . R . Delegato di Brescia , del quale era ospite da poche ore . Il cavaliere , un bell ' uomo sulla quarantina , azzimato e profumato , non aveva un ' aria molto gaia mentre , ritto in mezzo alla sala di ricevimento , stava guardando gli antichi stucchi del soffitto in aspettazione della marchesa , loro contemporanea . Però , quando l ' uscio in faccia , spalancato da mano servile , lasciò passar lentamente la grossa persona , il viso marmoreo e la parrucca nera di Madama , il cavaliere si trasfigurò e baciò con fervore la mano grinzosa della vecchia . Una dama lombarda devota all ' Austria era un animale raro e di gran pregio agli occhi dell ' Imperial Regio Governo : ogni leale funzionario le doveva la più ossequiosa galanteria . La marchesa ricevette gli omaggi del cugino cavaliere con la solita flemmatica dignità e , fattolo sedere , gli domandò notizie dei suoi , lo ringraziò della visita , sempre nello stesso tono gutturale e dormiglioso . Finalmente , posatesi le mani sul ventre , ansando un poco per la fatica di tante parole , mostrò di star ad aspettare quelle del cugino . Aspettava che le parlasse della perquisizione e dell ' ingegnere Ribera . Ella gli aveva espresso in passato il suo dispiacere che Franco subisse la influenza di sua moglie e del Ribera , il suo stupore che il Governo tenesse al proprio stipendio uno che nel 1848 aveva fatto apertamente il liberale e la cui famiglia , specialmente quella signorina della trappola , professava il più sfacciato liberalismo . Il cavaliere Greisberg le aveva risposto che di queste sue sagge osservazioni si sarebbe tenuto conto . Poi la marchesa aveva istigato il Commissario Zérboli contro il povero ingegnere in capo . Sapeva dallo Zérboli della perquisizione ; perciò , quando vide Greisberg , intese ch ' era venuto a parlarle di questo . Ora ella voleva bene servirsi del Governo per i suoi rancori privati , ma , per principio , non si riconosceva obbligata mai di gratitudine a nessuno . Il governo austriaco , saggiando un impiegato malfido , aveva fatto il proprio interesse . Ella non aveva sollecitato nulla , non toccava a lei di chieder nulla ; toccava al cavaliere di parlare per primo . Ma il signor cavaliere , furbo , maligno e orgoglioso la sua parte , non la intendeva così . La vecchia voleva un favore e per averlo doveva piegarsi a baciar le unghie benefiche del Governo . Tacque alquanto per raccogliersi e vedere se l ' altra cedesse . Visto che stava muta e dura , si fece a un tratto molle egli stesso , sorridente , grazioso , le disse che veniva da Verona , le propose d ' indovinar il giro che aveva fatto . Era passato per un paese così carino , aveva veduto una villa così deliziosa , così splendida , un paradiso ! Indovinare non era il forte della marchesa ; gli domandò s ' era stato in Brianza . No , da Verona a Brescia per la Brianza non c ' era venuto . Tornò a descriver la villa così minutamente che la marchesa non poté a meno di riconoscere il suo possesso di Monzambano . Allora il cavaliere le propose d ' indovinare perché mai fosse andato a veder la villa . Ella indovinò subito , indovinò tutta la tela della commedia che le si recitava , ma il suo viso melenso non ne disse nulla . Il Delegato di Brescia l ' aveva tastata un ' altra volta per sapere se appigionerebbe la villa a S . E . il Maresciallo ; ed ella , minacciata segretamente d ' incendi e di morte dai liberali di Brescia , aveva preso delle rispettose scappatoie . Sentì ora nel discorso del Greisberg la tacita offerta di un contratto e si pose in guardia . Confessò al cugino che non sapeva indovinare neppur questo . Già le pareva di diventare ogni giorno più stupida . Anni e dispiaceri ! « Ne ho avuto uno grosso anche di questi giorni ! » , diss ' ella . « Ho saputo che la Polizia ha fatto una perquisizione in casa di mio nipote a Oria . » Il Greisberg , sentendosi sfuggire la vecchia ipocrita , buttò via i guanti e la fermò con gli artigli . « Marchesa » , diss ' egli prendendo un tono che non ammetteva repliche , « Ella non deve parlare di dispiaceri . Ella ha fornito per mezzo mio e per mezzo del signor Commissario di Porlezza preziose informazioni al Governo , il quale Le tien conto delle Sue benemerenze . A Suo nipote non fu torto un capello né si torcerà se avrà giudizio . Mi rincresce invece che non si avrà modo , forse , di prendere provvedimenti severi contro un ' altra persona che ha dei torti privati verso di Lei . Per trovar modo di colpire questa persona il signor Commissario di Porlezza ha fatto anche più del suo dovere . Ella deve capire senz ' altro , marchesa , che non è il caso di dispiaceri e che anzi ha un obbligo particolare verso il Governo . » La marchesa non s ' era mai udita parlare così alto e con tanta formidabile autorità . Era forse ai battiti dispettosi del cuore che rispondeva sopra al suo rigido busto il visibile ondulamento continuo del collo e del capo ; ma pareva proprio il moto d ' un animale che lavorasse faticosamente a ingoiar un boccone enorme . A ogni modo ella non piegò fino a dire una parola d ' acquiescenza . Solamente , quando riprese la sua placidezza obesa , osservò che non aveva mai domandato di prendere provvedimenti contro nessuno , che se nella perquisizione non si era trovato niente a carico dell ' ingegnere Ribera , ne aveva piacere ; che del resto in casa Ribera se n ' eran dette di tutti i colori e che i discorsi era difficile trovarli . Il cavaliere rispose , più mansueto , che non poteva dire se si fosse trovato niente o no e che l ' ultima parola sarebbe stata pronunciata dal maresciallo , il quale intendeva occuparsi personalmente della cosa . Ciò gli diede modo di ritornar al discorso della villa di Monzambano . La chiese formalmente per Sua Eccellenza che intendeva venirci dentro otto giorni . La marchesa ringraziò dell ' onor grande , disse che la sua villa non meritava tanto , che le pareva troppo angusta , che aveva bisogno di riparazioni , che bisognava dirlo a Sua Eccellenza . Avrebbe voluto differire , aspettar il prezzo sciagurato della sua condiscendenza , ma il cavaliere diede un altro colpo di artiglio e dichiarò che bisognava risponder subito , risponder netto , sì o no , e convenne bene che la vecchia piegasse il capo . « Per compiacere a Sua Eccellenza » , diss ' ella . Greisberg tornò subito amabile , scherzò sulle misure che si potrebbero prendere contro quel signor ingegnere . Non c ' era da sparger sangue , c ' era da spargere , tutt ' al più , un po ' d ' inchiostro ; non c ' era da togliergli la libertà , c ' era da rendergliela intera ! La marchesa non fiatò . Fece portare due limonate e sorbì lentamente la sua a piccoli sorsi , non senza una fioca espressione di contentezza fra un sorso e l ' altro , come se ci fosse nella limonata un sapore nuovo e squisito . Il cavaliere avrebbe pur voluto da lei una parola esplicita su questo punto del Ribera , una confessione del suo desiderio , e posando sul vassoio la tazza vuotata rapidamente , le disse : « Mi ci metterò io , sa , e ci riusciremo a questo . È contenta ? » . La marchesa continuò a sorseggiare la limonata , piano , piano , guardando nel bicchiere . « Non va bene ? » , domandò ancora il cugino dopo una inutile attesa . « Sì , è buona » , rispose il sonnolento naso . « Bevo adagio per i denti . » Gli ultimi bisbigli non furono umani . Luisa e Franco erano seduti sull ' erba di Looch , presso al cimitero . Parlavano della bontà grande e squisita della mamma , la paragonavano alla bontà grande e semplice dello zio notandone le somiglianze e le differenze . Non dicevano quale delle due bontà paresse loro superiore nell ' insieme , ma dai loro giudizi s ' indovinavano le inclinazioni diverse . Franco preferiva la bontà tutta penetrata di fede nel soprannaturale e Luisa preferiva l ' altra . Egli soffriva di questa contraddizione segreta pur esitando di rilevarla , temendo di premere il tasto che poteva dare una nota troppo penosa . Ma la fronte sua n ' era adombrata e a un certo punto gli sfuggì di dire : « Quante disgrazie , quante amarezze ha sopportato tua madre , con che rassegnazione , con che forza , con che pace ! Credi tu che una pura bontà naturale le avrebbe potute sopportare così ? » . « Non lo so » , rispose Luisa . « La povera mamma aveva vissuto , io credo , in un mondo superiore prima che in questo : aveva sempre il cuore là . » Ella non disse tutto il suo pensiero . Pensava che se le anime buone di questo mondo fossero simili nella mansuetudine religiosa a sua madre , la terra diventerebbe il regno dei bricconi e dei prepotenti . E quanto ai dolori che non vengono dagli uomini ma dalle condizioni stesse della vita umana , le pareva di ammirar coloro che vi resistono per una forza loro propria sopra quegli altri che invocano e ottengono aiuto dallo stesso Essere onde furono percossi . Ma ella non voleva confessar questi sentimenti a suo marito . Espresse invece la speranza che lo zio non avesse a incontrar mai afflizioni gravi . Possibile che il Signore volesse far soffrire un uomo tale ? « No no no ! » , esclamò Franco , che in un altro momento non avrebbe osato , forse , ammonire Iddio a questo modo . Un soffio del Boglia calò per la gola di Muzài , agitò le frondi alte dei noci . A Luisa quello stormire parve legarsi con le ultime parole di Franco : le parve che il vento e i grandi alberi sapessero qualche cosa del futuro e ne bisbigliassero insieme . 5 . Il segreto del vento e dei noci La febbre di Maria non durò che otto giorni , eppure quando la piccina si alzò i suoi genitori la trovarono mutata nel viso e nello spirito più che se gli otto giorni fossero stati otto mesi . Gli occhi avevan preso un colore più oscuro , una singolare espressione di serietà e di maturità precoce . Parlava più chiaro e spedito , ma con le persone che non le garbavano non parlava affatto ; neanche le salutava . Ciò spiaceva più a Franco che a Luisa . Franco la voleva gentile e Luisa temeva di guastarle la sincerità . Maria aveva per sua madre un affetto non tanto espansivo ma violento : fiero , quasi , e geloso . Voleva molto bene anche a suo padre ; però si capiva che lo sentiva diverso da sé . Franco aveva trasporti di passione per essa , l ' afferrava all ' impensata , la stringeva , la divorava di baci ed ella allora gittava il capo all ' indietro puntando una manina sul viso di suo padre e guardandolo scura come se qualche cosa in lui le fosse straniero e ripugnante . Spesso Franco la sgridava con ira e Maria piangeva , lo fissava attraverso le lagrime senza muoversi , come affascinata , ancora con quella espressione di persona che non comprende . Egli vedeva la predilezione della bambina per sua madre e se ne compiaceva , gli pareva una preferenza giusta , non dubitava che Maria , più tardi , avrebbe teneramente amato anche lui . A Luisa dispiaceva molto , per amore del marito , che la bambina dimostrasse maggior affetto a lei , però questo sentimento suo non era vivo e schietto come la compiacenza generosa di Franco . A Luisa pareva in fondo che Franco malgrado tanti trasporti , amasse sua figlia come un essere distinto da lui ; mentre lei , che trasporti esteriori di tenerezza non ne aveva , amava la bambina come una parte vitale di se stessa ; perciò non poteva trovare ingiusto d ' esserne preferita . Poi ell ' aveva in cuore una Maria futura probabilmente diversa da quella che aveva in cuore Franco . Anche per questo non le poteva rincrescere di avere un predominio morale sulla figliuola . Vedeva il pericolo che Franco favorisse uno sviluppo forte del sentimento religioso ; pericolo gravissimo , secondo lei ; perché Maria , piena di curiosità , avida di racconti , aveva i germi d ' un ' immaginazione assai viva , assai propizia alle fantasie religiose e ne poteva venire uno squilibrio morale . Non si trattava di sopprimere il sentimento religioso ; questo , Luisa non l ' avrebbe fatto mai , non foss ' altro per rispetto a Franco ; ma occorreva che Maria , fatta donna , sapesse trovare il perno della propria vita in un senso morale sicuro e forte per sé , non appoggiato a credenze che finalmente erano ipotesi e opinioni , e potevano un giorno o l ' altro mancarle . Serbar fede al Giusto , al Vero , fuor di qualsiasi altra fede , di qualsiasi speranza e paura , pareva a lei lo stato più sublime della coscienza umana . A una tale perfezione si figurava aver rinunciato per sé poiché andava a messa e due volte l ' anno ai sacramenti , e intendeva rinunciarvi per Maria , ma come uno che rinuncia alla perfezione cristiana perché si trova aver moglie e figliuoli ; a malincuore e il meno possibile . A Maria poteva essere serbata in sorte la ricchezza . Bisognava impedire assolutamente che accettasse una vita di frivolezze , compensate dalla messa alla mattina , dal rosario alla sera e da elemosine . Luisa si era provata qualche volta di tastar Franco su questo terreno di dare all ' educazione di Maria un indirizzo morale disgiunto dall ' indirizzo religioso e il tasto aveva sempre risposto male . Che non si credesse nella religione Franco lo capiva ; che qualcuno la potesse trovare insufficiente come norma della vita , gli riusciva affatto inconcepibile . Che tutti poi dovessero aspirare alla santità , che non fosse buon cristiano chi amasse il tarocco , la primiera , la caccia , la pesca , i buoni pranzetti e le bottiglie fini , neanche gli passava per il capo . E questo indirizzo morale dell ' educazione disgiunto dall ' indirizzo religioso gli pareva una fisima perché secondo lui i galantuomini senza fede erano galantuomini per natura o per abitudine , non per un ragionamento morale o filosofico . Non c ' era dunque modo per Luisa d ' intendersi con suo marito circa questo delicato punto . Doveva operare da sé e con molta cautela per non offenderlo né affliggerlo . Se Franco mostrava alla bambina le stelle e la luna , i fiori e le farfalle come opere mirabili di Dio e le faceva della poesia religiosa buona per una ragazza di dodici anni , Luisa taceva ; se invece gli avveniva di dire a Maria : « Bada , Iddio non vuole che tu faccia questo , Iddio non vuole che tu faccia quello » , Luisa soggiungeva subito : « Questo è male , quello è male , non si deve mai far il male » . Qui però non poteva a meno di aprirsi qualche screzio visibile fra il padre e la madre perché non sempre il giudizio morale dell ' uno si accordava col giudizio morale dell ' altra . Una volta erano insieme alla finestra della sala mentre Maria giuocava sul sagrato con una bambina di Oria presso a poco della sua età . Passa un fratello di questa , un prepotentone di otto anni e intima alla sorellina di seguirlo . Questa rifiuta e piange . Maria , seria seria , affronta il prepotente con i pugni . Franco la trattiene con una chiamata imperiosa ; la piccina si volta a guardarlo e scoppia in lagrime mentre quell ' altro si trascina via la sua vittima . Luisa lasciò la finestra dicendo sottovoce a suo marito : « Scusa , questo non è giusto » . « Come non è giusto ? » Franco si riscaldò , alzò la voce , chiese a sua moglie se voleva una Maria violenta e manesca . Ella rispondeva con dolcezza e con fermezza , senza risentirsi di qualche parola pungente , sosteneva che il sentimento di Maria era buono , che opporsi alla prepotenza e all ' ingiustizia era il compito migliore per tutti , che se un bambino vi adoperava le mani , fatto adulto vi avrebbe adoperato mezzi più civili , ma che se si reprimeva in lui la espressione naturale dell ' animo , si correva il rischio di schiacciare con essa anche il buon sentimento nascente . Franco non si persuase . Secondo lui era molto dubbio che in Maria vi fossero di quei sentimenti eroici . Ella si era arrabbiata di vedersi portar via la sua compagna di giuoco e niente altro . Ma poi , la parte della donna non era forse di opporre alle ingiustizie e alle prepotenze una dolcezza mansueta , di mitigare ed emendare gli offensori piuttosto che di respinger con la forza l ' offesa ? Luisa diventò rossa e rispose che ad alcune donne , forse alle migliori , questa parte conveniva , ma che non poteva convenire a tutte perché tutte non potevano essere tanto miti e umili . « E tu sei di quelle altre ? » , esclamò Franco . « Credo di sì . » « Bella cosa ! » « Ti rincresce molto ? » «Moltissimo.» Luisa gli pose le mani sulle spalle . « Ti rincresce molto ? » , diss ' ella fissandolo negli occhi , « che io m ' irriti come te d ' aver questi padroni in casa , che io desideri come te di aiutare anche con le mie mani a cacciarli via o preferiresti che io cercassi di emendare Radetzky e di mitigare i croati ? » « Questa è un ' altra cosa ! » « Come un ' altra cosa ? No , è la stessa cosa ! » « È un ' altra cosa ! » , ripeté Franco ; e non seppe dimostrare che fosse un ' altra cosa . Gli pareva di aver torto secondo un raziocinio superficiale e di avere ragione secondo una verità profonda che non riusciva ad afferrare . Non parlò più , fu pensieroso tutto quel giorno e si vedeva che cercava la sua risposta . Ci pensò anche la notte , gli parve di averla trovata e chiamò sua moglie che dormiva . « Luisa ! » , diss ' egli . « Luisa ! Quella è un ' altra cosa . » « Cos ' è stato ? » , fece Luisa svegliandosi di soprassalto . Egli aveva pensato che la offesa del dominio straniero non era personale come le offese private e che procedeva dalla violazione d ' un principio di giustizia generale ; ma nell ' atto di spiegar ciò a sua moglie , gli venne in mente che anche nelle offese private aveva sempre luogo la violazione d ' un principio di giustizia generale , si figurò di avere sbagliato . « Niente » , diss ' egli . Sua moglie credette che sognasse e , posatogli il capo sopra una spalla , si riaddormentò . Se vi erano argomenti capaci di convertire Franco alle idee di sua moglie , erano quel dolce contatto , quel dolce respiro vicino al suo petto , che gli avevan fatto tante altre volte deliziosamente sentire un reciproco abbandono delle anime . Ora non fu così . Gli passò anzi nel cervello , come una lama rapida e fredda , il pensiero che questo latente antagonismo fra le idee di sua moglie e le sue avesse un giorno o l ' altro a scoppiare in qualche doloroso modo e se la strinse atterrito nelle braccia come per difender sé e lei contro i fantasmi della propria mente . Il sei novembre , dopo colazione , Franco prese le sue grosse forbici da giardiniere per fare il solito sterminio di seccumi nel giardinetto e sulla terrazza . Era un ' ora di tanta bellezza , di tanta pace da stringere il cuore . Non una foglia che si muovesse ; purissima , cristallina l ' aria da ponente ; sfumanti a levante , dentro lievi vapori , le montagne fra Osteno e Porlezza ; la casa sfolgorata dal sole e dai riverberi tremoli del lago ; il sole assai caldo ma i crisantemi del giardinetto , gli ulivi , gli allori della costa più visibili fra il rosseggiar delle foglie caduche , certa segreta frescura dell ' aria imbalsamata d ' olea fragrans , il silenzio d ' ogni vento , le aeree montagne del lago di Como bianche di neve accordantisi malinconicamente a dire che la cara stagione moriva . Sterminati i seccumi , Franco propose a sua moglie di andar in barca a Casarico per riportare all ' amico Gilardoni i due primi volumi dei Mystères du Peuple , divorati avidamente in pochi giorni , e averne il terzo . Fu deciso di partire a mezzogiorno , dopo aver posto a letto Maria . Ma prima che Maria fosse a letto comparve tutta ansante , col cappello e la mantiglia a sghimbescio , la Barborin Pasotti . Era salita dal cancello del giardinetto e si fermò sulla soglia della sala . Veniva per la prima volta dopo la perquisizione ; vide i suoi amici , giunse le mani , ripeté sottovoce : « Ah Signor , ah Signor , ah Signor ! » , si precipitò su Luisa , la coperse di baci . « Cara la mia tosa ! Cara la mia tosa ! » . Avrebbe volentieri fatto altrettanto con Franco , ma Franco non gradiva certe espansioni , aveva una faccia poco incoraggiante , per cui la povera donna si accontentò di prendergli e scuotergli ambedue le mani . « Car el mè don Franco ! Car el mè don Franco ! » . Si raccolse finalmente in braccio la Maria che le puntò le manine al petto facendo un viso simile a quello di suo padre . « Son vègia , neh ? Son brutta , neh ? Te piasi no ? L ' è nient , l ' è nient , l ' è nient ! » . E si mise a baciarle umilmente le braccia e le spalle , non osando affrontare il visetto acerbo . Poi disse ai suoi amici che aveva portato loro una bella notizia e gli occhi le brillavano di questo mistero gaudioso . La marchesa aveva scritto a Pasotti e nella lettera c ' era un periodo che la Barborin aveva imparato a mente : « Ho appreso con vivo dispiacere ( vivo dispiacere , gh ' è sü inscì ) il triste fatto di Oria ... di Oria ... ( spètta ! ) il triste fatto di Oria ... ( ah ! ) e benché mio nipote nulla meriti , ( ciào , quell pacienza ! ) desidero non abbia cattive conseguenze » . Il periodo non ebbe un gran successo . Luisa fece il viso scuro e non parlò ; Franco guardò sua moglie e non osò metter fuori il commento favorevole che aveva nella bocca ma non , per verità , nel cuore . La povera Barborin che aveva approfittato della andata di suo marito a Lugano per correre a portar il suo zuccherino , rimase assai mortificata , guardava contrita ora Luisa ora Franco e finì col togliersi di tasca uno zuccherino vero e proprio onde darlo a Maria . Poi , avendo capito che gli sposi desideravano partire in barca e struggendosi di stare un po ' con Maria , tanto disse e fece che quelli se ne andarono lasciando l ' incarico alla Veronica di metter la bambina a letto un po ' più tardi . Maria non parve gradir molto la compagnia della sua vecchia amica . Taceva , taceva ostinatamente e non andò molto che spalancò la bocca e scoppiò in lagrime . La povera Pasotti non sapeva che Santi invocare . Invocò la Veronica , ma la Veronica discorreva con una guardia di finanza e non udì o non volle udire . Offerse anelli , braccialetti , l ' orologio , persino il cappellone da viceregina Beauharnais , ma nulla riuscì gradito . Maria continuava a piangere . Ebbe allora l ' idea di mettersi al piano e si mise a picchiare e ripicchiare otto o dieci battute d ' una monferrina antidiluviana . Allora la principessina Maria si mansuefece , si lasciò pigliar dalla sua musicista di camera così delicatamente come se le sue braccine fossero state ali di farfalla e posar sulle ginocchia così piano come se vi fosse stato pericolo di far cader in polvere le vecchie gambe . Udite cinque o sei repliche della monferrina , Maria fece un visino annoiato , si provò di strappar dal piano le mani rugose della suonatrice e disse sottovoce : « Cantami una canzonetta » . Poi , non ottenendo risposta , si voltò a guardarla in faccia , le gridò a squarciagola : « Cantami una canzonetta ! » . « Non capisco » , rispose la Pasotti , « sono sorda . » « Perché sei sorda ? » « Sono sorda » , replicò l ' infelice , sorridendo . « Ma perché sei sorda ? » La Pasotti non poteva immaginare cosa chiedesse la bambina . « Non capisco » , diss ' ella . « Allora » , fece Maria con un ' aria molto grave , « sei stupida . » Dopo di che aggrottò le ciglia e riprese piagnucolando : « Voglio una canzonetta ! » Qualcuno disse dal giardinetto : « Eccolo , quel delle canzonette ! » Maria alzò il viso , s ' illuminò tutta . « Missipipì » , diss ' ella e scivolò giù dalle ginocchia della Pasotti , corse incontro allo zio Piero ch ' entrava . Si alzò anche la Pasotti , stese le braccia , tutta sorpresa e ridente , verso il vecchio inaspettato amico . « Tè chì , tè chì , tè chì ! » . E corse a salutarlo . La Maria strillò tanto forte « Missipipì , Missipipì ! » , e si avvinghiò tanto stretta alle gambe dello zio che questi , quantunque paresse non averne voglia , dovette pur sedere sul canapè , pigliarsi la bambina sulle ginocchia e ripeterle la vecchia canzone : Ombretta sdegnosa ... Dopo quattro o cinque Missipipì la Pasotti , temendo che suo marito ritornasse , prese congedo . La Veronica voleva porre Maria a letto . La piccina si crucciò , lo zio intervenne : « Oh lasciatela un po ' qui ! » , e uscì con lei sulla terrazza per vedere se il papà e la mamma ritornassero . Nessuna barca veniva da Casarico . La piccina ordinò allo zio di sedere e gli si arrampicò sulle ginocchia . « Perché sei venuto ? » , diss ' ella . « Non c ' è mica , sai , il pranzo per te . » « Me lo farai tu , il pranzo . Sono venuto per star con te . » « Sempre ? » «Sempre.» « Proprio sempre sempre sempre ? » « Proprio sempre . » Maria tacque , pensierosa . Poi domandò : « E cosa mi hai portato ? » Lo zio si levò di tasca un fantoccio di gomma . Se Maria avesse potuto sapere , intendere con quale animo , sotto qual colpo lo zio fosse andato a prender per lei quel fantoccino avrebbe pianto di tenerezza . « È brutto questo regalo » , diss ' ella , ricordando gli altri dello zio . « E se resti qui , non mi porti più niente ? » « Più niente . » « Va ' via , zio » , diss ' ella . Egli sorrise . Adesso Maria volle sapere dallo zio se , quando era bambino lui , suo zio gli portasse regali . Ma questo zio dello zio , per quanto la cosa paresse impossibile a Maria , non era mai esistito . E allora chi gli portava regali ? Ed era egli un buon bambino ? Piangeva ? Lo zio si mise a raccontarle cose della sua infanzia , cose di sessant ' anni prima , quando la gente portava parrucca e codino . Si compiaceva di ricordare alla nipotina quel tempo lontano , di farla vivere per un momento insieme ai suoi vecchi , e parlava con gravità triste , come avendo presenti quei cari morti , come parlando più per essi che per lei . Ella gli fissava in viso gli occhi spalancati , non batteva palpebra . Né lui né lei s ' accorgevano che intanto passava il tempo , né lui né lei pensavano più alla barca che doveva venire . E la barca venne , Luisa e Franco salirono senza sospettare di nulla , pensando che la bambina dormisse . Franco fu il primo che vide sotto i rami cadenti delle passiflore lo zio seduto , curvo su Maria che gli stava sulle ginocchia . Mise una gran voce di sorpresa e corse là seguito da Luisa , con l ' idea che fosse successo qualche cosa . « Tu qui ? » , diss ' egli correndo . Luisa , pallida , non disse nulla . Lo zio alzò il capo , li vide : essi compresero subito che vi era una brutta novità , non gli avevano mai veduto una faccia così seria . « Addio » , diss ' egli . « Cosa è stato ? » , sussurrò Franco . Egli fe ' cenno ad ambedue di ritirarsi dalla terrazza nella loggia , ve li seguì , allargò le braccia , povero vecchio , come un crocifisso e disse con voce triste ma tranquilla : « Destituito » . Franco e Luisa lo guardarono un momento come istupiditi . Poi Franco esclamò : « Oh zio , zio ! » , e lo abbracciò . Vedendo quell ' atto e il viso di sua madre , Maria scoppiò in lagrime . Luisa cercò di farla tacere , ma ella stessa , la donna forte , aveva il pianto alla gola . Seduto sul canapè della sala lo zio raccontò che l ' I . R . Delegato di Como lo aveva fatto chiamare per dirgli che la perquisizione operata nella sua casa di Oria aveva dati risultati dolorosi e inattesi ; quali , non aveva voluto assolutamente dire . Aveva poi soggiunto che s ' era voluto iniziare un processo contro di lui ma che in vista dei lunghi e lodevoli servigi prestati al Governo si limitava a togliergli l ' ufficio . Lo zio aveva insistito per conoscere le accuse e colui l ' aveva licenziato senza rispondere . « E allora ? » , disse Franco . « E allora ... » . Lo zio tacque un poco e poi pronunciò una frase sacramentale d ' ignota origine che egli stesso e i suoi compagni tarocchisti solevano ripetere quando il giuoco andava disperatamente male : « Siamo arcifritti , o Regina » . Vi fu un lungo silenzio ; poi Luisa si buttò al collo del vecchio . « Zio , zio » , gli sussurrò , « ho paura che sia stato per causa nostra ! » Ella pensava alla nonna e lo zio intese che accusasse Franco e sé di qualche imprudenza . « Sentite , cari amici » , diss ' egli con un tono bonario che aveva pure qualche recondito sapore di rimprovero , « questi sono discorsi inutili . Adesso la frittata è fatta e bisogna pensare al pane . Fate conto su questa casa , su qualche piccolo risparmio che mi frutta circa quattro svanziche al giorno e su due bocche di più : la mia e quella della Cia ; la mia , speriamo per poco tempo . » Franco e Luisa protestarono . « Ci vuol altro ! Ci vuol altro ! » , fece lo zio agitando le braccia , come a dispregio di un sentimentalismo irragionevole . « Viver bene e crepare a tempo . Questa è la regola . La prima parte l ' ho fatta , adesso mi tocca di fare la seconda . Intanto mandatemi dell ' acqua in camera e aprite la mia borsa . Vi troverete dieci polpette che la signora Carolina dell ' Agria mi ha voluto dare per forza . Vedete che le cose non vanno poi troppo male . » Ciò detto lo zio si alzò e se n ' andò per l ' uscio del salotto con passo franco , mostrando anche da tergo la sua faccia eretta , il suo modesto ventre pacifico , la sua serenità di filosofo antico . Franco , ritto sul limitare della terrazza , con le braccia incrociate sul petto e le sopracciglia aggrottate , guardava verso Cressogno . Se in quel momento egli avesse avuto fra le mascelle un fascio di Delegati , di Commissari , di birri e di spie , avrebbe tirato tale un colpo di denti da farne una melma sola . 6 . L ' asso di danari spunta « La barca è pronta » , disse Ismaele , entrando senza complimenti con la pipa nella sinistra e una lanterna nella destra . « Che ore sono ? » , domandò Franco . « Undici e mezzo . » « Il tempo ? » «Nevica.» « Bene » , esclamò lo zio , ironicamente , allargando le gambe davanti alla vampa del ginepro che scoppiettava nel caminetto . Nel minuscolo salottino assediato dall ' inverno Luisa stava mettendo , ginocchioni , un fazzoletto al collo di Maria , Franco aspettava col cappuccio di sua moglie in mano e la Cia , la vecchia governante , col cappello in testa e le mani nel manicotto , andava brontolando al suo padrone : « Che signore è mai Lei ! Cosa vuol fare qui solo a casa ? » . « Per dormire non ho bisogno di nessuno » , rispose l ' ingegnere , « e se sono matti gli altri non sono matto io . Mettetemi qua il mio latte e il mio lume . » Era la vigilia di Natale e l ' idea pazza di quella gente savia , la risoluzione che pareva incredibile all ' ingegnere era di andare a S . Mamette per assistervi alla messa solenne di mezzanotte . « E quella povera vittima ! » , diss ' egli guardando la bambina . Franco diventò rosso , osservò che desiderava prepararle dei ricordi preziosi , questa partenza notturna in barca , il lago oscuro , la neve , la chiesa piena di lumi e di gente , l ' organo , i canti , la santità del Natale . Egli parlava con calore non tanto per lo zio , forse , quanto per un ' altra persona che taceva . « Sì sì sì sì » , fece lo zio , come se si fosse aspettata questa rettorica , questa poesia buona a niente . « Anch ' io , sai , il punch ! » , gli disse la piccina . Lo zio sorrise : manco male ! Quello sarà proprio un ricordo prezioso . Franco , sentendosi così demolire la sua sottile preparazione di ricordi religiosi e poetici , si fece scuro . « E questo Gilardoni ? » , chiese Luisa . « Sono qui adesso » , fece Ismaele uscendo con la sua lanterna . Il professore Gilardoni aveva invitato i Maironi e donna Ester Bianchi a prendere il punch in casa sua dopo la messa . Lo si aspettava dal Niscioree dov ' era andato a pigliare la signorina che ci viveva sola con due vecchie serve , dopo la morte del padre avvenuta nel 1852 . L ' ottimo professore aveva pianto segretamente la signora Teresa per uno spazio di tempo ragionevole . Durante quella pessima convalescenza del cuore che lo tiene debole e molle , in continuo pericolo di ricadere , egli si era troppo poco guardato dal bel visino brioso , dagli occhi vivaci , dalla gaiezza scintillante della principessina del Niscioree , come la chiamavano i Maironi . Ella era così diversa nello spirito e nel corpo dalla signora Teresa , la sua persona vigorosa nelle forme della grazia più squisita suggeriva l ' idea di un amore così lontano da quell ' altro , che al professore pareva di poterle volere bene senza offendere la santa immagine della madre di Luisa . Infatti egli santificò sempre maggiormente questa immagine , la spinse in su in su verso il cielo , tanto in su che qualche nuvola cominciò a passare fra lui e lei ; prima eran cirri , adesso eran cumuli e stava per giungere uno strato definitivo . Egli era più timido ancora con donna Ester che non lo fosse stato con la signora Teresa . Aveva del resto un inconscio bisogno di amare senza speranza per potersi poi compiangere , per la voluttà di un doppio intenerimento , verso una bella creatura e verso se stesso . E la sua timidezza era pure contenta di possedere una scusa in quella gran differenza d ' età e di aspetto . Però col non far alcuna difesa contro gli occhi maliziosi , i folti capelli biondi , il sottile collo di neve , col bersi e ribersi nel cuore la voce fresca , il riso d ' argento , l ' uomo si metteva in pericolo di cuocere intollerabilmente . Ester , che a ventisette anni ne mostrava venti salvo che nella morbidezza delle movenze e in una certa occulta , deliziosa scienza degli occhi , non aveva desiderato di pescar quell ' amante rispettabile ma lo sentiva preso e se ne compiaceva , stimandolo un grande ingegno , un sapientone . Che egli osasse parlarle d ' amore , ch ' ella potesse sposar quella sapienza giallognola , rugosa e secca , neppure le veniva in mente ; ma neanche avrebbe voluto spegnere un focherello così discreto che faceva onore a lei e , probabilmente , piacere a lui . S ' ella ne rideva qualche volta con Luisa , non era però mai la prima a ridere e soggiungeva subito : « Povero signor Gilardoni ! Povero professore ! » . Ella entrò frettolosa , con la testolina bionda chiusa in un gran cappuccio nero , come una primavera travestitasi , per chiasso , da dicembre . Dicembre le veniva dietro , affagottato il collo in una gran sciarpa sulla quale si porgeva , lucente e rosso , il naso professorale irritato dalla neve . Era tardi , tutti si accomiatarono dallo zio ed egli rimase solo con il suo lume e il suo latte , davanti alle ultime brage moribonde del ginepro . Gli restava sul viso una leggera ombra di disapprovazione . Franco faceva troppo il poeta ! Adesso la vita era dura in casa Maironi . Si faceva colazione con una tazza di latte e cicoria adoperando certo zucchero rosso che puzzava di farmacia . Non si mangiava carne che la domenica e il giovedì . Una bottiglia di vin Grimelli veniva ogni giorno in tavola per lo zio , il quale non voleva saperne di privilegi . Ogni giorno , per questa bottiglia , sorgevano le stesse nubi , scoppiava la stessa piccola burrasca e si scioglieva secondo il volere dello zio , con una brevissima pioggerella di decotto in ciascuno dei cinque bicchieri . La serva era stata licenziata ; restava la Veronica per le faccende grosse , per la polenta , e qualche volta per badare a Maria . Malgrado queste ed altre economie , malgrado che la Cia avesse rinunciato al suo salario , malgrado i doni di ricotta , di mascherpa , di formaggio di capra , di castagne , di noci , che piovevano dalla gente del paese , Luisa non riusciva a tener la spesa dentro l ' entrata . Si era procacciato qualche lavoro di copiatura da un notaio di Porlezza ; molta fatica e miserabilissimi guadagni . Franco aveva cominciato a copiar con ardore anche lui , ma ci reggeva meno di sua moglie e poi non c ' era lavoro per due . Avrebbe dovuto darsi le mani attorno , cercar un impiego privato , ma di questo lo zio non vedeva indizio ; per cui ? Per cui , questo pensare a spedizioni poetiche gli pareva anche più fuor di luogo . Dopo aver meditato alquanto sulla triste situazione e sulla poca probabilità che Franco sapesse uscirne , trovò che dal canto suo la prima cosa a fare era di bere il suo latte e la seconda di andarsene a letto . Ma no , gli venne un altro pensiero . Aperse l ' uscio della sala , e , visto tutto buio , andò in cucina , accese una lanterna , la portò in loggia , spalancò una finestra e , poiché nevicava senza vento , posò il lume sul davanzale , onde quella gente poetica potesse dirigersi ritornando a casa per il lago tenebroso . Dopo di che se n ' andò a dormire . Nella vecchia barca di casa l ' ingegnoso Franco aveva architettato una specie di felze per l ' inverno con due finestrini ai lati e un usciolino a prora . Ora i sei viaggiatori vi stavano attorno a un minuscolo tavolino , sul quale ardeva una candela . Vedendo l ' espressione estatica del professore ch ' era seduto in faccia a Ester , Franco si divertì a spegner il lume e osservò che la filosofia poteva trovarsi male al buio , ma che la poesia ci si trovava benissimo . Infatti i pensieri suoi e de ' suoi compagni , prima raccolti intorno al lume , uscivano adesso per il vetro dell ' usciolino dietro un chiaror fioco dove si vedeva la prora della barca , già biancastra di neve sul lago immobile e nero . E le immaginazioni lavoravano . A chi pareva di andar verso Osteno , a chi pareva di andar verso la Caravina , a chi pareva di andar verso Cadate ; e ciascuno diceva i propri dubbi parlando piano come per non svegliare il lago addormentato . Un po ' alla volta si misero a discutere , ma le sei teste , ad ogni colpo dei remi , facevano un cenno di completo accordo . Così ciascuno dei critici saliti nella navicella d ' un grande poeta si crede fare una via differente . Chi stima dirigersi verso un ideale , chi verso un altro , chi stima accostarsi a un modello , chi a un altro , chi andar avanti , chi tornar indietro ; e il poeta li commove , li scuote col suo verso tutti insieme , li porta sulla propria via . Ismaele portò fedelmente il suo carico a S . Mamette . La neve cadeva sempre grossa e placida . Sotto i portici della piazza v ' era molta gente e un viavai di lanterne . C ' era pure il preposto che arringava un gruppo di fedeli disposti a disertar la chiesa per l ' osteria . Egli stava dimostrando che il Paradiso è difficile a guadagnare e che bisogna pensarci per tempo : « Vialter credii che andà in Paradis el sia giusta come andà in la barca del Parella . E sü gent ! E sü gent ! Gh ' è semper post ! Avii capì che l ' è minga inscì ? » . Sulla scalinata che sale alla chiesa Ester domandò a Luisa se il paradiso fosse proprio così piccolo . Il professore che accompagnava Ester con l ' ombrello ebbe un ' idea , palpitò , tremò e , fattosi un coraggio leonino , la mise fuori ; disse che il paradiso era più piccolo ancora e poteva stare sotto un ombrello . La cosa passo liscia , Ester non rispose e tutta la compagnia entrò , mista a una frotta di donne , nelle tenebre della chiesa . Il professore si fermò sulla porta , incerto fra l ' amore e la filosofia . La filosofia lo tirava indietro con un filo e l ' amore lo tirava avanti con una fune ; egli entrò e si pose accanto a Ester . Franco ebbe per un momento la crudele idea di trascinarlo avanti , fra i banchi degli uomini ; ma poi mutò pensiero e si pose anche lui presso sua moglie . Giovò poco , perché Ester , fingendo voler dire qualche cosa a Luisa , le si avvicinò e spinse maliziosamente la vecchia Cia verso il professore . Questi , ancora palpitante per quella sua disperata audacia del paradiso sotto l ' ombrello , alla mossa di Ester si turbò , pensò di averla offesa , si diede dell ' asino e dell ' asino e dell ' asino . La chiesa era già tutta piena e anche le signore dovettero star in piedi dietro la spalliera del primo banco . Ester s ' incaricò di Maria , la pose a sedere sulla spalliera mentre il sagrestano accendeva le candele dell ' altar maggiore . La Cia tormentava il professore , credendolo un sant ' uomo , con mille domande sulle differenze tra il rito romano e il rito ambrosiano , e Maria teneva occupata Ester con altre domande ancora più straordinarie . « Per chi si accendono quei lumi ? » « Per il Signore . » « Va ' a letto adesso , il Signore ? » « No , taci . » « E il bambino Gesù è già a letto ? » « Sì , sì » , rispose Ester storditamente , per finirla . « Col mulo ? » Lo zio aveva portato una volta a Maria un brutto muletto di legno ch ' ella odiava ; e , quando si ostinava in qualche capriccio , sua madre la poneva a letto con quel mulo sotto il guanciale , sotto la testolina troppo dura . « Citto , ciallina ! » , fece Ester . « Io no , a letto col mulo . Io dico scusa . » « Zitto ! Ascolta l ' organo , adesso . » Tutti i ceri erano ormai accesi e l ' organista salito al suo posto andava stuzzicando , come per risvegliarlo , il suo vecchio strumento che pareva mettere grugniti di corruccio . Nel punto in cui un campanello suonò e l ' organo alzò tutte le sue gran voci e uscirono i chierici e uscì il sacerdote , Luisa prese di soppiatto , come un ' amante , la mano di suo marito . Quelle due mani , stringendosi furtivamente , parlavano di un prossimo avvenimento , di una risoluzione grave che conveniva tener segreta e che non ancora era presa in modo irrevocabile . La piccola mano nervosa disse « coraggio ! » . La mano virile rispose « l ' avrò » . Bisognava decidersi . Franco doveva partire , lasciar sua moglie , la bambina , il vecchio zio , forse per qualche mese , forse per qualche anno ; doveva lasciar Valsolda , la casetta cara , i suoi fiori , forse per sempre , emigrare in Piemonte , cercar lavoro e guadagno con la speranza di poter chiamare a sé la famiglia quando le altre grandi speranze nazionali sfumassero . Contento che sua moglie avesse scelto la chiesa e quel momento solenne per incoraggiarlo al sacrifizio , non lasciò più la dolce mano , la tenne egli pure come l ' avrebbe tenuta un amante , non guardando mai Luisa , serbando impassibile il viso e rigida la persona . Parlava con la mano sola , con l ' anima nel palmo e nelle dita , il più vario appassionato linguaggio misto di blande carezze e di strette , di tenerezze e di ardori . Qualche volta ella si provava di ritirarsi dolcemente ed egli la tratteneva allora violento . Guardava l ' altare col viso alzato , come assorto nel suono dell ' organo , nella voce del sacerdote , nel canto del popolo . In fatto non seguiva le preghiere , ma sentiva la Divina Presenza , un rapimento , una effervescenza di amore , di dolore , di speranza in Dio . Luisa gli aveva presa la mano indovinando ch ' egli pregava , che tutte le sue angustie , tutte le sue dubbiezze gli si agitavano nel cuore . Avea realmente voluto infondergli coraggio , convinta ch ' era bene per lui di prender questo partito doloroso . Fraintese la stretta che le rispose ; le parve un ' appassionata protesta contro la separazione , e non la potendo , quantunque le fosse dolce , approvare , accennava ogni tanto a ritrar la mano . Fu lui che all ' Elevazione ritrasse , per rispetto , la propria . Egli dovette quindi prendersi in braccio Maria che s ' era addormentata e continuò a dormire con la testa sulla spalla di suo padre , mostrando un bel mezzo visino pacifico . Non lo sapeva , lei , cara , che il suo papà sarebbe andato lontano lontano e il suo papa aveva il cuore tutto molle di quel piccolo tesoro caldo che vi respirava su , di quella testina dall ' odore di uccelletto del bosco . Gli pareva già di essere partito e che lo cercasse , che piangesse , e allora gli correva nelle braccia un desiderio di stringerla forte , fermato subito dal timor di destarla . Il Gilardoni era uscito il primo e stava sul sagrato ad aspettare donna Ester con l ' ombrello aperto . Ella venne a braccetto di Luisa , e la perfida Luisa , malgrado il pregar sommesso della compagna , disse al professore : « Ecco la Sua dama » . Ester non ebbe il coraggio di rifiutar il braccio del Gilardoni ma gli osservò ridendo che splendevano mille stelle . Il Gilardoni guardò il cielo , mise fuori due o tre frasi senza senso comune e chiuse l ' ombrello . Non nevicava più , sopra il Boglia il cielo era lucido , s ' udiva in alto un rombo continuo . « Vento , vento ! » , disse Ismaele raggiungendo la comitiva . « Vado a piedi ! Vado a piedi ! » , gemette allora la Cia che aveva una gran paura del lago . Intanto la gente , uscendo di chiesa , urtò e scompose il gruppo , lo trasse giù per la scalinata . I sei viaggiatori e il barcaiuolo si riunirono da capo sulla piazza di S . Mamette e lì donna Ester dichiarò che non si sentiva troppo bene , che rinunciava al punch e che sarebbe andata a casa a piedi con la Cia . Il professore taceva in disparte . Franco e Luisa capirono che non c ' era da insistere e le due donne s ' avviarono a Oria con la scorta d ' Ismaele il quale doveva ritornar poi a prendere i Maironi e la barca . Una lucerna modérateur era accesa nel salotto del Gilardoni , un bel fuoco ardeva nel caminetto , il Pinella aveva preparato ogni cosa per il punch e chi lo fece fu Luisa perché il professore pareva aver perduto la testa , non faceva che darsi dello stupido e della bestia . Sulle prime non gli si poté cavar niente ; poi vennero fuori , poco a poco , la storia del paradiso sotto l ' ombrello e certe infernali conseguenze di quel paradiso . Nello scendere la scalinata della chiesa c ' era stato fra lui ed Ester questo dialogo : « Sa , donna Ester , temevo quasi di averla offesa » . « Come ? » « Con quell ' affare dell 'ombrello.» « Che ombrello ? » Qui il professore non era stato buono di ripetere il suo complimento . « Sa , Le avevo detto qualche cosa ... » « Che cosa ? » « Si parlava del Paradiso ... » Silenzio di Ester . « ... e io quando mi trovo con una persona che stimo , che stimo proprio di tutto cuore , dico facilmente degli spropositi . Vorrei quasi dirne uno anche adesso , donna Ester . » « Spropositi mai , sa » , aveva risposto Ester e s ' era staccata da lui per andare a Oria con la Cia . Veramente il dialogo non fu riferito così . Il Gilardoni raccontò che aveva fatto capire la sua gran passione e che donna Ester si era sdegnata . Franco aveva una gran voglia di ridere ; Luisa disse scherzando : « Lasci fare a me , lasci fare a me che farò il punch e la pace e tutto ; e Lei , un ' altra volta , non sia un seduttore così terribile ! » . Il povero professore per poco non si inginocchiò a baciarle uno scarpino e , rifatto animo , riprese le sue funzioni di ospite , servì il punch agli amici . « Guardate Maria » , disse Franco , sottovoce . La piccina si era addormentata sulla poltrona del professore , presso la finestra . Franco prese la lucerna e l ' alzò per vederla meglio . Pareva una piccola creatura del cielo , caduta lì col lume delle stelle , assopita , soffusa nel viso di una dolcezza non terrena , di una solennità piena di mistero . « Cara ! » , diss ' egli . Raccolse sua moglie a sé con un braccio , sempre guardando Maria . Il Gilardoni venne loro alle spalle , mormorò « che bellezza ! » e tornò al caminetto sospirando « beati voi ! » . Allora Franco , intenerito , sussurrò all ' orecchio di sua moglie : « Glielo diciamo ? » . Ella non capì , lo guardò negli occhi . « Che parto » , diss ' egli , sempre sottovoce . Luisa trasalì , rispose « sì , sì » tutta commossa perché non l ' attendeva a questo , avendolo in chiesa creduto incerto . La sorpresa di lei non sfuggì a Franco . Ne fu turbato , si sentì scosso nel suo proposito ed ella intese , ripeté impetuosamente « sì , sì » e lo spinse verso il Gilardoni . « Caro amico » , diss ' egli , « Le debbo dir una cosa . » Il professore , assorto nella contemplazione del fuoco , non rispondeva . Franco gli posò una mano sulla spalla . « Ah ! » , fece quegli trasalendo . « Scusi . Che cosa ? » « Le debbo raccomandare qualcuno . » « A me ? Chi ? » « Un vecchio , una signora e una bambina . » I due uomini si guardarono in silenzio , uno commosso , l ' altro stupefatto . « Non capisce ? » , sussurrò Luisa . No , non capiva , non rispondeva . « Le raccomando » , riprese Franco , « mia moglie , mia figlia e il nostro vecchio zio . » « Oh ! » , esclamò il professore , guardando ora Luisa ora Franco . « Vado via » , disse questi con un sorriso che fece doler il cuore al Gilardoni . « Allo zio non l ' abbiamo ancora detto ma è cosa necessaria . Nelle nostre condizioni non posso star qui a far niente . Dirò che vado a Milano , crederà chi vorrà ; invece sarò in Piemonte . » Gilardoni giunse le mani silenziosamente , sbalordito . Luisa abbracciò Franco , lo baciò , gli tenne il capo sul petto , ad occhi chiusi . Il professore s ' immaginò ch ' ella piegasse con dolore alla volontà di suo marito . « Oh senta » , diss ' egli , volto a Franco . « Se ci fosse la guerra , capirei ; ma così , se dà una tale afflizione a Sua moglie per ragioni economiche , ha torto ! » Luisa , tenendosi sempre al collo di suo marito con un braccio , agitò in silenzio l ' altra mano verso Gilardoni per farlo tacere . « No , no , no » , mormorò , ricongiungendo le braccia intorno al collo di Franco , « fai bene , fai bene » , e perché il Gilardoni insisteva , si staccò da suo marito . « Oh , ma professore ! » , diss ' ella scotendogli le mani incontro , « se glielo dico io che fa bene di partire , se glielo dico io che sono sua moglie ! Ma caro professore ! » « Oh infine , signora ! » , proruppe il Gilardoni . « Bisogna poi anche sapere ... » Franco stese impetuoso le braccia verso di lui , gridò : « Professore ! » « Fa male ! » , gli rispose questi . « Fa male ! Fa male ! » « Cosa c ' è , Franco ? » , dimandò Luisa , meravigliata . « C ' è qualche cosa che io non so ? » « C ' è che devo andar via , che andrò via e non c ' è altro ! » Maria s ' era svegliata di soprassalto a quel grido di suo padre : « Professore ! » , poi , vedendo la mamma così agitata , si dispose a piangere . Finalmente scoppiò in lagrime dirotte : « No papà , no via papà , no via papà ! » . Franco se la tolse in braccio , la baciò , l ' accarezzò . Ella andava ripetendo fra i singhiozzi « papà mio , papà mio » con una voce accorata e grave che faceva male al cuore . Suo padre se ne struggeva tutto , le protestava di voler star sempre con lei e piangeva per il dolore d ' ingannarla , per la commozione di quella tenerezza nuova che veniva proprio adesso . Luisa pensava al grido di suo marito . Il Gilardoni s ' accorse ch ' era in sospetto di un segreto e le domandò , per toglierla da quel pensiero , se Franco intendesse partire presto . Fu questi che rispose . Dipendeva da una lettera di Torino . Fra una settimana , forse ; tutt ' al più fra quindici giorni . Luisa taceva e il discorso cadde . Franco parlò allora di politica , delle probabilità che la guerra scoppiasse a primavera . Anche questo discorso morì presto . Pareva che il Gilardoni e Luisa pensassero ad altro , che ascoltassero il batter delle onde ai muri dell ' orto . Finalmente Ismaele ritornò , ebbe il suo punch , assicurò che il lago non era troppo cattivo , che si poteva partire . Appena i Maironi furono in barca , appena Maria vi riprese il sonno , Luisa domandò a suo marito se vi fosse una cosa ch ' ella non sapeva e che il Gilardoni non doveva dire . Franco tacque . « Basta » , diss ' ella . Allora suo marito le passò un braccio al collo , la strinse a sé , protestando contro parole che ella non aveva dette : « Oh Luisa , Luisa ! » . Luisa si lasciò abbracciare ma non rispose all ' abbraccio ; onde suo marito , disperato , le promise subito di dirle tutto , tutto . « Mi credi curiosa ? » , sussurrò ella fra le sue braccia . No , no , egli voleva raccontarle ogni cosa subito , dirle perché non avesse parlato prima . Ella si oppose ; preferiva che parlasse più tardi , spontaneamente . Avevano il vento in favore e il lume che brillava ad una finestra della loggia serviva bene di mira a Ismaele . Franco tenne sempre abbracciato il collo di sua moglie e guardava tacendo quel punto lucente . Né l ' uno né l ' altra pensarono alla mano amorosa e prudente che lo aveva acceso . Vi pensò Ismaele , affermò che né la Veronica né la Cia eran capaci di un simile tratto di genio e benedisse la faccia del signor ingegnere . Nell ' uscire di barca Maria si svegliò e gli sposi non parvero pensar più che a lei . Quando furono a letto , Franco spense il lume . « Si tratta della nonna » , diss ' egli . La voce era commossa , rotta . Luisa mormorò « caro » e gli prese una mano , affettuosamente . « Non ho mai parlato » , riprese Franco , « per non accusar la nonna e poi anche ... » Qui seguì una pausa ; quindi fu egli che mescolò al suo dire le più tenere carezze mentre sua moglie , invece , non vi rispondeva più . « Temevo » , disse , « l ' impressione tua , i tuoi sentimenti , le idee che ti potevano venire ... » Più le parole avevano questo dubbio sapore , più la voce era tenera . Luisa sentiva avvicinarsi , non un alterco , ma un contrasto più durevole e grave ; non avrebbe voluto , adesso , che suo marito parlasse , e suo marito , sentendola diventar fredda , non proseguì . Ella gli posò la fronte alla spalla e disse sottovoce , malgrado se stessa : « Racconta » . Allora Franco , parlandole nei capelli , le ripeté il racconto fattogli dal professore nella notte del suo matrimonio . Nel riferire a memoria la lettera e il testamento di suo nonno , temperò alquanto le frasi ingiuriose verso suo padre e la nonna . A mezzo il racconto , Luisa , che non si aspettava una rivelazione simile , alzò il capo dalla spalla di suo marito . Questi s ' interruppe . « Avanti » , diss ' ella . Finito ch ' egli ebbe , gli domandò se si potesse dimostrare che il testamento del nonno era stato soppresso . Franco rispose prontamente di no . « Ma » , diss ' ella , « perché allora parlavi delle idee che mi potevan venire ? » . Il suo pensiero era subito corso al probabile delitto della nonna , alla possibilità di un ' accusa . Ma se l ' accusa non era possibile ? Franco non rispose ed ella , dopo aver pensato un poco , esclamò : « Ah , la copia del testamento ? Adoperarla ? Quello è un testamento che potrebbe valere ? » « Sì » « E tu non l ' hai voluto far valere ? » «No.» « Perché , Franco ? » « Ecco ! » , esclamò Franco , pigliando fuoco . « Vedi ? Lo sapevo ! No , non lo voglio far valere , no , no , assolutamente , no ! » « Ma le ragioni ? » « Dio , le ragioni ! Le ragioni si sentono , le devi sentire senza che io te le dica ! » « Non le sento . Non credere ch ' io pensi ai denari . Non pigliamoli i denari , dalli a chi vuoi tu . Io sento le ragioni della giustizia . C ' è la volontà di tuo nonno da rispettare , c ' è un delitto che tua nonna ha commesso . Tu sei tanto religioso , devi riconoscere che questa carta l ' ha fatta venir fuori la giustizia divina . Tu ti vuoi mettere fra la giustizia divina e questa donna ? » « Lascia stare la giustizia divina ! » , rispose Franco , violento . « Cosa sappiamo noi delle vie che prende la giustizia divina ? Vi è anche la misericordia divina ! Si tratta della madre di mio padre , sai ! E non li ho disprezzati sempre questi maledetti denari ? Cosa ho fatto quando la nonna mi ha minacciato di non lasciarmi un soldo se sposavo te ? » La tenerezza e la collera , miste insieme , gli fecero groppo alla gola . Non potendo parlare , afferrò il capo di Luisa , se lo strinse sul petto . « Ho disprezzato i denari per aver te » , riprese con voce soffocata . « Come vuoi che adesso cerchi di riprenderli con dei processi ? » « Ma no ! » , lo interruppe Luisa rialzando il capo . « I denari li darai a chi vorrai ! È della giustizia che parlo io ! Ma non la senti , tu , la giustizia ? » « Dio mio ! » , diss ' egli mettendo un profondo sospiro . « Era meglio che non t ' avessi parlato neanche stasera ! » « Forse sì . Se non volevi rinunciare in nessun caso ai tuoi propositi , forse era meglio . » La voce di Luisa , dicendo questo , esprimeva tristezza , non collera . « Del resto » , soggiunse Franco , « quella carta non esiste più . » Luisa trasalì . « Non esiste più ? » , diss ' ella sottovoce , con ansia . « No . Il professore deve averla distrutta , per ordine mio . » Seguì un lungo silenzio . Luisa ritirò il capo adagio adagio , lo posò sul guanciale proprio . Poi Franco uscì a dir forte : « Un processo ! Con quei documenti ! Con quelle ingiurie ! Alla madre di mio padre ! Per i denari ! » « Ma non ripetere questa cosa ! » , esclamò sua moglie , sdegnata . « Perché la ripeti sempre ? Sai pure che non è vera ! » Parlavano concitati l ' uno e l ' altra ; si capiva che durante il silenzio di prima avevano continuato a lavorar forte col pensiero su questo punto . Egli si irritò del rimprovero e rispose alla cieca : « Non so niente » . « Oh Franco ! » , disse Luisa , addolorata . Egli si era già pentito dell ' oltraggio e le domandò perdono , accusò il proprio temperamento che gli faceva dire cose non pensate , implorò una parola buona . Luisa gli rispose sospirando « sì , sì » ma egli non fu contento , volle che dicesse proprio « ti perdono » , che lo abbracciasse . Il tocco delle care labbra non lo ristorò come al solito . Passarono alcuni minuti ed egli stette in ascolto per capire se sua moglie si fosse addormentata . Udì il vento ` il respiro lieve di Maria , il fragor delle onde , qualche tremolìo dei vetri , non altro . Sussurrò : « Mi hai proprio perdonato ? » , e udì rispondersi con dolcezza : « Sì , caro » . Andò poco e fu lei che stette in ascolto , che udì , insieme al vento , alle onde , agli scricchiolii delle imposte , il respiro uguale , regolare della piccina , il respiro uguale , regolare del marito . Allora mise un altro gran sospiro , un sospiro desolato . Dio , come poteva Franco essersi condotto così ? Ciò che la feriva nel più vivo del cuore era ch ' egli paresse sentir poco le offese fatte alla povera mamma e allo zio . Ma su questo pensiero non voleva fermarsi , almeno prima di aver considerato il torto di lui altrove , di fronte all ' idea di giustizia ; e là lo sentiva , con amarezza eppur non senza compiacimento , inferiore a sé , governato da sentimenti che procedevano dalla fantasia , mentre il sentimento suo proprio era penetrato di ragione . Aveva tanto del bambino , Franco . Ecco , egli poteva già dormire ed ella si teneva sicura di non chiuder occhio fino alla mattina . A lei pareva di non aver fantasia perché non se la sentiva muovere , accendere così facilmente . Chi le avesse detto che la fantasia poteva in lei più che in suo marito , l ' avrebbe fatta ridere . Eppure era così . Solamente , per dimostrarlo , occorreva capovolgere ambedue le anime , perché Franco aveva la sua fantasia visibile a fior d ' anima e tutta la sua ragione al fondo , mentre Luisa aveva la fantasia al fondo e la ragione , molto visibilmente , a fior d ' anima . Ella non dormì infatti e pensò per tutta la notte , con la sua fantasia del fondo dell ' anima , come la religione favorisca i sentimentalismi deboli , com ' essa che predica la sete della giustizia sia incapace di formare negl ' intelletti devoti a lei il vero concetto di giustizia . Anche il professore , che aveva infiltrazioni sierose di fantasia nelle cellule raziocinanti del cervello come nelle cellule amorifiche del cuore , spenta la lucerna , passò gran parte della notte davanti al caminetto lavorando con le molle e con la fantasia , pigliando , guardando , lasciando cader brage e progetti fino a che gli restarono un ultimo carbone lucente e un ' ultima idea . Prese allora uno zolfino e accostatolo alla bragia ne riaccese la lucerna , prese l ' idea pure luminosa e scottante , se la portò a letto . Era questa : partire , all ' insaputa di tutti , per Brescia , presentarsi alla marchesa con i terribili documenti , ottenere una capitolazione . 7 . È giuocato Tre giorni dopo , alle cinque della mattina , in Milano , il professore Gilardoni usciva , inferraiuolato fino agli occhi , dall ' Albergo degli Angeli , passava davanti al Duomo e infilava la buia contrada dei Rastelli dietro una fila di cavalli condotti a mano dai postiglioni , entrava nell ' ufficio delle diligenze erariali . Il piccolo cortile dove ora è la Posta era già pieno di gente , di bestie , di lanterne . Voci di postiglioni e di conduttori , passi di cavalli , scosse di sonagliere ; all ' eremita della Valsolda pareva un finimondo . Si stavano attaccando i cavalli a due diligenze , quattro per ciascuna . Il professore andava a Lodi perché aveva saputo che la marchesa era in visita presso un ' amica di Lodi . La diligenza di Lodi partiva alle cinque e mezzo . Faceva un freddo intenso e il povero professore girava inquieto intorno al carrozzone mostruoso pestando i piedi per riscaldarsi ; tanto che un altro viaggiatore gli disse argutamente : « Freschino , eh ? Freschinetto , freschinetto ! » . Quando Dio volle si finì di attaccare i cavalli , un impiegato chiamò i viaggiatori per nome e il buon Beniamino sparì nel ventre del carrozzone insieme a due preti , a una vecchia serva , a un vecchio signore con una natta enorme sul viso e a un giovine elegante . Gli sportelli furono chiusi , un comando fu dato , le sonagliere tintinnarono , il carrozzone si scosse , i preti , la vecchia , il signore dalla natta si fecero il segno della croce , i sedici zoccoli dei cavalli strepitarono sotto l ' androne , le ruote pesanti lo empirono di fragore , poi tutto questo fracasso si smorzò e la diligenza svoltò a destra verso Porta Romana . Adesso le ruote correvano quasi silenziose e i viaggiatori non sentivano più che il pestar disordinato dei sedici zoccoli sulle pietre . Il professore guardava passar le case scure , il raro chiaror dei fanali , qualche piccolo caffè illuminato , qualche garetta di sentinella . Gli pareva che il silenzio della grande città avesse qualche cosa di minaccioso e di formidabile per quei soldati , che le stesse mura delle case nereggiassero d ' odio . Quando la diligenza entrò nel corso di Porta Romana , così allagato di nebbia che dai finestrini non si vedeva quasi più nulla , chiuse gli occhi e si abbandonò al piacere d ' immaginar le persone e le cose che aveva nel cuore , di conversar con esse . Non era più il viaggiatore della natta che gli sedeva in faccia , era donna Ester tutta chiusa in un gran mantello nero e col cappuccio in capo . Ella lo guardava fiso ; i begli occhi gli dicevano : « Bravo , Lei fa una bella azione , mostra molto cuore , non l ' avrei creduto . L ' ammiro . Ella non è più né vecchio , né brutto per me . Coraggio ! » . A questa esortazione di aver coraggio gli veniva una stretta di paura , gli scattava in mente la immagine della marchesa ; e il rumor sordo delle ruote si trasformava nella voce nasale della vecchia dama che gli diceva : « Si accomodi . Cosa desidera ? » . A questo punto la diligenza si fermò e il professore aperse gli occhi . Porta Romana . Qualcuno aperse lo sportello , domandò le carte di sicurezza , e , raccoltele , si allontanò , ricomparve dopo cinque minuti , le restituì a tutti fuorché al giovine elegante . « Lei scenda » , gli diss ' egli . Quegli impallidì , discese in silenzio e non ritornò . Dopo un altro minuto fu chiuso lo sportello , una voce ruvida disse : « Avanti ! » . Il signore dalla natta collocò la sua borsa da viaggio sul sedile rimasto vuoto ; nessun altro viaggiatore diede segno di accorgersi dell ' accaduto . Solo quando i quattro cavalli ebbero ripreso il trotto , Gilardoni domandò al prete suo vicino se conoscesse il nome del giovine e quegli rispose bruscamente « off ! » , girò verso il professore due occhi sgomentati e sospettosi . Il professore guardò l ' altro prete che subito trasse di tasca una corona e fattosi il segno della croce si mise a pregare . Il professore tornò a chiudere gli occhi e l ' immagine del giovane sconosciuto si perdette per sempre nella nebbia come parevano perdervisi i rari fantasmi d ' alberi , di pioppi e di salici , che passavano a destra e a sinistra della via . « Come incominciare ? » , pensava il Gilardoni . Dalla notte di Natale in poi non aveva fatto che immaginare e discutere fra sé il modo di presentarsi alla marchesa , di entrar nell ' argomento e di svolgerlo , la capitolazione da offrire . Non aveva chiara in mente che quest ' ultima ; ove la signora marchesa facesse un largo assegno al nipote , egli distruggerebbe le carte . Queste carte non le teneva seco ; ne aveva una copia . Dovevano produrre un effetto fulmineo ; ma come incominciare ? Nessuno dei tanti esordi pensati lo accontentava . Anche adesso , fantasticando ad occhi chiusi , si poneva il problema partendo dal solo termine conosciuto : " Si accomodi . Cosa desidera ? " . Immaginava una risposta che poi gli pareva o troppo ossequiosa o troppo ardita o troppo lontana dall ' argomento o troppo vicina ad esso e ricominciava la via dal solito principio : " Cosa desidera ? " . Un livido chiaror d ' alba , pieno d ' uggia , di tristezza e di sonno , entrò nella diligenza . Adesso che l ' ora del colloquio stava per giungere , mille dubbi , mille incertezze nuove mettevano in iscompiglio tutte le previsioni del professore . La stessa base de ' suoi calcoli improvvisamente crollò . Se la marchesa non gli dicesse né « si accomodi » né « cosa desidera ? » . Se lo accogliesse Dio sa in quale altro modo imbarazzante ? E se non lo volesse ricevere ? Santo cielo , se non lo volesse ricevere ? L ' improvviso strepitar dei sedici zoccoli sopra un ciottolato gli fece battere il cuore . Ma non era ancora il ciottolato di Lodi ; era il ciottolato di Melegnano . A Lodi arrivò circa alle nove . Scese all ' Albergo del Sole , ebbe una stanza dove non c ' era né sole né fuoco . Non osando affrontare la nebbia delle vie , né le vampe della cucina , osò invece porsi a letto , mise il berretto da notte che sapeva le sue angustie , aspettò , con la sigaretta di canfora in bocca , qualche buona idea e il mezzogiorno . Salì , al tocco , le scale del palazzo X . , col savio proposito di scordar tutte le frasi meditate , di rimettersi alla ispirazione del momento . Un domestico in cravatta bianca lo introdusse in uno stanzone scuro , dal pavimento di mattoni , dalle pareti coperte di seta gialla , dal soffitto a stucchi , e , fatto un inchino , uscì . Poche antiche sedie a bracciuoli , bianche e dorate , con la stoffa rossa , stavano in semicerchio davanti al camino dove tre o quattro ceppi enormi ardevano adagio dietro la grata di ottone . L ' aria aveva un odor misto di vecchie muffe , di vecchie pasticcerie , di vecchie mele cotte , di vecchie stoffe , di vecchia pelle , di decrepite idee , una sottile essenza di vecchiaia che faceva raggrinzar l ' anima . Il domestico ritornò ad annunciare , con grande emozione del Gilardoni , il prossimo ingresso della signora marchesa . Aspetta e aspetta , ecco aprirsi un grande uscio a fregi dorati , ecco un campanellino corrente , ecco Friend che trotta dentro fiutando il pavimento a destra e a manca , ecco una gran campana di seta nera sotto un cupolino di pizzo bianco , ecco fra due nastri celesti la parrucca nera , la fronte marmorea , gli occhi morti della marchesa . « Che miracolo , professore , a Lodi ? » , disse la voce sonnolenta , mentre il cagnolino fiutava gli stivali del professore . Questi fece un profondo saluto e la dama che pareva appunto l ' ampolla dell ' essenza di vecchiaia , andò a porsi in un seggiolone accanto al fuoco e fece accomodare la sua bestiola in un altro ; dopo di che accennò al Gilardoni di accomodarsi pure . « Suppongo » , diss ' ella , « che avrà qualche parente alle Dame Inglesi . » « No » , rispose il professore , « veramente no . » La marchesa era faceta , qualche volta , alla sua maniera . « Allora » , disse , « sarà forse venuto a far provvista di mascherponi . » « Neanche , signora marchesa . Sono venuto per affari . » « Bravo . È stato disgraziato col tempo . Mi par che piova , adesso . » A questa impreveduta diversione il professore ebbe paura di perdere la tramontana . « Sì » , diss ' egli sentendosi diventare sciocco come lo scolaro cui l ' esame piega male : « pioviggina » . La sua voce , la sua fisionomia dovettero tradire l ' imbarazzo interno , apprendere alla marchesa che egli era venuto per dirle qualche cosa di particolare . Ella si guardò bene dall ' offrirgliene il bandolo , continuò a parlargli del tempo , del freddo , dell ' umido , di un raffreddore di Friend che infatti accompagnava di frequenti starnuti il discorso della sua dama . La voce sonnolenta aveva un placido tono quasi ridente , una blanda benevolenza ; e il professore sudava freddo al pensiero di fermare quella melliflua vena per offrir in cambio la pillola amara che aveva in tasca . Egli avrebbe potuto approfittar d ' una pausa per metter fuori il suo esordio , ma non seppe farlo ; e fu invece la marchesa che ne approfittò per metter fuori la sua chiusa . « La ringrazio tanto » , diss ' ella , « della visita , e adesso La congedo perché Ell ' avrà le Sue faccende e , per dire il vero , ho un impegno anch 'io.» Qui bisognò saltare : « Veramente » , rispose il Gilardoni , tutto agitato , « io ero venuto a Lodi per parlare con Lei , signora marchesa . » « Questo » , osservò la dama , gelida , « non lo avrei potuto immaginare . » Il professore trascorse avanti , nello slancio del salto . « Si tratta di cose urgentissime » , diss ' egli , « e io debbo pregare ... » La marchesa lo interruppe . « Se si tratta di affari , bisogna ch ' Ella si rivolga al mio agente di Brescia . » « Scusi , signora marchesa ; si tratta d ' un affare specialissimo . Nessuno sa e nessuno deve sapere che sono venuto da Lei . Le dico subito che si tratta di Suo nipote . » La marchesa si alzò e il cane accovacciato sul seggiolone si levò pure , abbaiando verso il Gilardoni . « Non mi parli » , disse solennemente la vecchia signora , « di quella persona che per me non esiste più . Andiamo , Friend . » « No , signora marchesa ! » , ripigliò il professore . « Ella non può assolutamente immaginare cosa Le dirò ! » « Non m ' importa di niente , non voglio saper niente , La riverisco ! » La inflessibile dama si mosse , così dicendo , verso l ' uscio . « Marchesa ! » , esclamò alle sue spalle il professor Beniamino , mentre Friend , saltato dal seggiolone , gli abbaiava disperatamente alle gambe : « Si tratta del testamento di Suo marito ! » Stavolta la marchesa non poté a meno di fermarsi . Tuttavia non si voltò . « Questo testamento non Le può piacere » , soggiunse rapidamente il Gilardoni , « ma io non ho l ' intenzione di pubblicarlo . Mi ascolti , La supplico , marchesa ! » Ella si voltò . La faccia impenetrabile tradiva una certa emozione nelle narici . Neppure le spalle eran del tutto tranquille . « Che storie mi conta ? » , rispose . « Le pare una bella convenienza di venire a nominarmi , così senza riguardi , il povero Franco ? Cosa c ' entra Lei negli affari della mia famiglia ? » « Perdoni » , replicò il professore frugandosi in tasca . « Se non c ' entro io , ci potrebbero entrare altri con meno riguardi di me . Abbia la bontà di vedere i documenti . Queste ... » « Si tenga i suoi scartafacci » , interruppe la marchesa vedendogli levar di tasca delle carte . « Queste sono le copie fatte da me ... » « Le dico che se le tenga , che se le porti via ! » La marchesa suonò un campanello e si avviò da capo per uscire . Il professore , tutto fremente , udendo venir un domestico , vedendo lei aprir l ' uscio , gittò le sue carte sopra una seggiola , disse sottovoce in fretta e furia : « Le lascio qui , non le veda nessuno , io sono al Sole , ritornerò domani , le guardi , ci pensi bene ! » , e prima che arrivasse il domestico , scappò per la parte ond ' era venuto , tolse il ferraiuolo , infilò le scale . La marchesa rimandò il domestico , stette un poco in ascolto , poi ritornò sui suoi passi , prese le carte , andò a chiudersi nella sua stanza e , inforcati gli occhiali , incominciò a leggere presso la finestra . La faccia era oscura e le mani tremavano . Il professore stava per andare a letto nella sua camera gelata del Sole , quando due poliziotti vennero a recargli l ' ordine di recarsi immediatamente all ' ufficio di Polizia . Egli sentì bene un certo rimescolamento interno ma non si smarrì e partì con essi . Alla Polizia , un piccolo Commissario insolente gli domandò perché fosse venuto a Lodi e avutone risposta che c ' era venuto per affari privati , fece un atto d ' incredulità sprezzante . Che affari privati pretendeva avere a Lodi il signor Gilardoni ? Con chi ? Il professore nominò la marchesa . « Ma se nessuna Maironi sta a Lodi ! » , esclamò il Commissario , e perché l ' altro protestava , lo interruppe subito : « Basta , basta , basta ! » . La Polizia sapeva di certo che il signor Gilardoni , quantunque I . R . pensionato , non era un leale austriaco , che aveva degli amici a Lugano e ch ' era venuto a Lodi con un fine politico . « Lei ne sa più di me ! » , esclamò il Gilardoni soffocando a stento la collera . « Faccia silenzio ! » , gl ' intimò il Commissario . « Del resto Ella non deve credere che l ' I . R . Governo abbia paura di Lei . È libero di andare . Solamente deve lasciar Lodi entro due ore ! » Qui Franco avrebbe capito subito di dove veniva il colpo ; il filosofo non capì . « Son venuto » , diss ' egli , « a Lodi per un affare urgente che non ho finito , per un interesse privato gravissimo . Come posso partire dentro due ore ? » « Con una vettura . Se , trascorse due ore , Ella è ancora in Lodi , La faccio arrestare . » « La mia salute » , replicò la vittima , « non mi permette di viaggiare di notte in dicembre . » « Ebbene , La farò arrestare subito . » Il povero filosofo prese in silenzio il suo cappello e uscì . Un ' ora dopo egli partiva per Milano in un calessino chiuso , con i piedi nella paglia , con una coperta sulle gambe , con una gran sciarpa al collo , pensando che aveva pur fatto una bella spedizione e inghiottendo saliva ogni momento per sentir se gli doleva la gola . Notte infame davvero ; ma non la passò sulle rose neppur la signora Marchesa . 8 . Ore amare L ' ultimo dì dell ' anno , mentre Franco stava scrivendo le minutissime istruzioni che intendeva lasciare a sua moglie per il governo del giardinetto e dell ' orto , mentre lo zio rileggeva per la decima volta la sua favorita Storia della diocesi di Como , Luisa uscì a passeggio con Maria . Splendeva un tepido sole . Non v ' era neve che sul Bisgnago e sulla Galbiga . Maria trovò una viola presso il cimitero e un ' altra la trovò in fondo alla Calcinera . Lì faceva veramente caldo , l ' aria aveva un lieve aroma di alloro . Luisa sedette con le spalle al monte , permise che Maria si divertisse ad arrampicarsi e sdrucciolar sull ' erba secca dietro a lei , e pensò . Non aveva riveduto il professor Gilardoni dopo la notte di Natale e desiderava parlargli , non per udir da capo la storia del testamento Maironi , ma per farsi raccontare il suo colloquio con Franco quando gliel ' aveva mostrato , per conoscere le prime impressioni di Franco e l ' opinione del professore . Poiché il testamento era stato distrutto , ciò aveva solamente un ' importanza psicologica . La curiosità di Luisa non era però una fredda curiosità di osservatrice . La condotta di suo marito l ' aveva gravemente offesa . Pensandoci e ripensandoci , come aveva fatto dalla notte di Natale in poi , s ' era persuasa che anche il silenzio serbato con lei fosse un peccato grave contro il diritto e l ' affetto . Ora le riusciva amaro il sentirsi diminuir la stima per suo marito , tanto più amaro alla vigilia della sua partenza e in un momento in cui egli meritava lode . Avrebbe voluto almeno sapere che quando il Gilardoni gli aveva mostrato quelle carte vi era stata in lui una lotta , che il sentimento più giusto si era sollevato almeno un momento nell ' anima sua . Si alzò , prese Maria per mano e si avviò verso Casarico . Trovò il professore nell ' orto , col Pinella , disse a Maria di andar a correre , a giuocare insieme al Pinella , ma la bambina , sempre avida di ascoltar i discorsi delle persone grandi , non volle assolutamente saperne . Allora entrò nell ' argomento senza pronunciar nomi . Voleva parlare al professore di quelle tali carte , di quelle vecchie lettere . Il professore , rosso , rosso , protestò che non capiva . Per fortuna il Pinella chiamò Maria mostrandole un libro d ' immagini e Maria , vinta dal libro , corse a lui . Allora Luisa levò al professore gli scrupoli , gli disse che sapeva tutto da Franco stesso , gli confessò di aver disapprovato suo marito , di aver provato e di provare ancora un gran dolore ... « Perché perché perché ? » , interruppe il buon Beniamino . Ma perché Franco non aveva voluto far nulla ! « Ho fatto io , ho fatto io , ho fatto io ! » , disse il Gilardoni , tutto acceso e trepidante , « ma per amor del cielo non dica niente a Suo marito ! » . Luisa restò sbalordita . Ma cosa aveva fatto il professore ? Ma quando ? Ma come ? Ma il testamento non era stato distrutto ? Allora il professore , rosso come una bragia , facendo degli occhi spiritati , intercalando il suo dire di « ma per carità , neh ? - ma zitto , neh ? » , mise fuori tutti i suoi segreti , la conservazione del testamento , il viaggio a Lodi . Luisa lo ascoltò sino alla fine , poi fece « ah ! » e si strinse forte forte il viso fra le mani . « Ho fatto male ? » , esclamò il professore , spaventato . « Ho fatto male , signora Luisina ? » « Altro che male ! Malissimo ! Mi scusi , sa , Lei ha avuto l ' aria di andare a proporre una transazione , un mercato ! E la marchesa crederà che siamo d ' accordo ! Ah ! » Ella strinse e scosse le mani congiunte come se avesse voluto rimaneggiarvi , rimpastarvi dentro una testa professorale più quadra . Il povero professore , costernato , andava ripetendo : « Oh Signore ! Oh povero me ! Oh che asino ! » , senza tuttavia comprender bene quale asinata avesse commesso . Luisa si buttò sul parapetto verso il lago , a guardare nell ' acqua . Balzò su a un tratto , batté il dorso della destra sul palmo della sinistra , il suo viso s ' illuminò . « Mi conduca nel Suo studio » , diss ' ella . « Posso lasciar qui Maria ? » . Il professore accennò di sì e l ' accompagnò , tutto palpitante , nello studio . Luisa prese un foglio di carta e scrisse rapidamente : « Luisa Maironi Rigey fa sapere alla marchesa Maironi Scremin che il professore Beniamino Gilardoni è un ottimo amico di suo marito e suo , ma che ne fu disapprovato per l ' uso inopportuno di un documento destinato a sorte diversa : che perciò nessuna comunicazione si attende né si desidera da parte della signora marchesa » . Com ' ebbe scritto , tese silenziosamente la lettera al professore . « Oh no ! » , esclamò il professore dopo aver letto . « Per amor del cielo , non mandi questa lettera ! Se Suo marito lo sa ! Pensi che dispiacere immenso , per me , per Lei ! E come Suo marito non lo avrebbe a sapere ? » . Luisa non rispose , lo guardo a lungo , non pensando a lui , pensando a Franco , pensando che forse la marchesa potrebbe prendere quella lettera per un artificio , per uno spauracchio . La riprese e la stracciò sospirando . Il professore , raggiante , le voleva baciar la mano . Ella protestò : non lo aveva fatto né per lui né per Franco , lo aveva fatto per altre ragioni ! Il sacrificio del suo sfogo la esacerbò , anzi , contro Franco . « Ha torto ! Ha torto ! » , ripeteva col cuore amaro . E né lei né il professore si accorsero che Maria era nella stanza . Vista partir sua madre , la piccina non aveva più voluto restar col Pinella e il Pinella l ' aveva condotta fino all ' uscio dello studio , gliel ' aveva aperto senza far rumore . La piccina , colpita dall ' aspetto di sua madre , si fermò a fissarla con una espressione di sgomento . La vide stracciar la lettera , la udì esclamare « ha torto ! » e si mise a piangere . Luisa accorse , la prese tra le braccia , la consolò e partì subito . Le ultime parole del professore nel congedarsi , furono : « Per carità , silenzio ! » . « Cosa , silenzio ? » , domandò subito Maria . Sua madre non le badò ; tutti i suoi pensieri erano altrove . Maria ripeté tre o quattro volte : « Cosa , silenzio ? » . Quando finalmente si udì rispondere « zitto , basta » tacque un poco e poi ricominciò rovesciando all ' indietro la sua testolina ridente , proprio per stuzzicar la mamma : « Cosa , silenzio ? » . Ne fu sgridata forte , tacque ancora , ma passando sotto il cimitero , a pochi passi da casa , ricominciò da capo , con lo stesso riso malizioso . Allora Luisa , tutta raccolta nello sforzo di comporsi una maschera indifferente , le diede solo una strappata , che però bastò a farla tacere . Maria era molto allegra , quel giorno . A pranzo , scherzando con la mamma , si ricordò dei rimproveri toccati a passeggio , la guardò sottecchi col solito risolino timido e provocatore , mise ancora fuori il suo « cosa , silenzio ? » . La mamma finse di non udire ed ella insistette . Luisa la fermò allora con un « basta ! » così insolitamente vibrato che la boccuccia di Maria si aperse piano piano e le lagrime scoppiarono . Lo zio fece « oh povero me ! » e Franco diventò scuro , si capì che disapprovava sua moglie . Poiché Maria piangeva e piangeva , si sfogò addosso a lei ; la prese tra le braccia , la portò via che strillava come un ' aquila . « Meglio ancora ! » , esclamò lo zio . « Bravissimi ! » « Lasci un po ' fare , Lei » , gli disse la Cia mentre Luisa taceva . « I genitori devono farsi ubbidire , già . » « Ma sì , così mi piace » , le rispose il padrone , « mettete fuori anche voi la vostra sapienza . » Ella si azzittì tutta ingrugnata . Intanto Franco , piantata Maria in un angolo dell ' alcova , ritornò e brontolò qualche parola sul voler far piangere i bambini per forza , per cui Luisa s ' imbronciò alla sua volta , andò in cerca di Maria , la ricondusse lagrimosa ma silenziosa . Il breve desinare finì male perché Maria non volle più mangiare e tutti erano imbronciati per una ragione o per l ' altra , meno lo zio Piero il quale si mise ad arringar Maria con dei predicozzi mezzo serii mezzo scherzosi , tanto che le fece tornare un po ' di sole in viso . Dopo pranzo Franco andò a vedere di certi vasi che teneva nel sotterraneo sotto il giardinetto pensile e prese Maria con sé , la interrogò benignamente , vedendola ormai allegra , sull ' origine di tanti guai . « Che significava questo cosa , silenzio ? » « Non lo so . » « Ma perché la mamma non voleva che tu dicessi così ? » « Non lo so . Io dicevo sempre così e la mamma mi sgridava sempre . » « Quando ? » « A passeggio . » « Dove sei stata , a passeggio ? » « Dal signor Ladroni . » ( Lo zio le aveva facilitato il nome del professore così . ) « E hai cominciato in casa del signor Ladroni a dire questa cosa ? » « No , è stato il signor Ladroni che ha detto così alla mamma . » « Cosa ha detto ? » « Ma , papà , non capisci niente ! Ha detto : per carità , silenzio ! » . Franco non parlò più . « La mamma ha stracciato una carta , anche , dal signor Ladroni » , soggiunse Maria , stimando , adesso , far tanto maggior piacere a suo padre quante più cose gli raccontava di questa visita . Suo padre le impose di tacere . Ritornato in casa , domandò a Luisa , con un viso poco benevolo , perché avesse fatto piangere la bambina . Luisa lo guardò , le parve che sospettasse , gli domandò risentita se dovesse giustificarsi di queste cose . « Oh no ! » , fece suo marito , freddo ; e se ne andò in giardinetto a veder se le foglie secche al piede degli aranci e la paglia intorno al tronco fossero in ordine perché la notte si annunziava rigida . Lavorando intorno alle piante si disse amaramente che se avessero avuto senso e parola , gli si sarebbero mostrate più riconoscenti , più affettuose del solito per la sua prossima partenza , mentre Luisa aveva cuore di essergli aspra . D ' essere stato aspro egli stesso non gli venne in mente . Luisa , dal canto suo , si dolse subito d ' avergli risposto così , ma non poteva trattenerlo , gittarglisi al collo e finirla con due baci ; troppo le pesava sul cuore l ' altra cosa ! Franco finì di accomodar le fasciature a ' suoi aranci e rientrò a pigliarsi il mantello per andar in chiesa ad Albogasio . Luisa che stava in cucina sbucciando delle castagne , lo udì passare pel corridoio , stette un momento in forse , lottando con se stessa , poi balzò fuori , lo raggiunse mentre stava per scender le scale . « Franco ! » , diss ' ella . Franco non rispose , parve respingerla . Ella lo afferrò allora per un braccio , lo trasse nella vicina camera dell ' alcova . « Cosa vuoi ? » , diss ' egli , scosso ma desideroso di tenersi il suo rancore . Luisa non gli rispose , gli cinse con le braccia il collo riluttante , gli piegò il viso sul petto e disse sottovoce : « Non dobbiamo esser in collera , sai , in questi giorni » . Egli , che aveva aspettato parole di scusa , si staccò dal collo le braccia di sua moglie e rispose asciutto : « Io non sono in collera . Mi racconterai poi » , soggiunse , « cosa ti ha confidato il signor professore Gilardoni di tanto segreto da doverti raccomandare il silenzio » . Luisa lo guardò attonita , addolorata . « Tu hai sospettato di me » , diss ' ella , « e hai interrogato la bambina ? Hai fatto questo ? » « Ebbene » , diss ' egli , « e se avessi fatto questo ? Del resto tu pensi sempre il peggio di me , si sa . Bene , guarda , non voglio saper niente . » Ella lo interruppe , « ma te lo dirò , ma te lo dirò » , ed egli allora cui la coscienza rimordeva un poco per l ' interrogatorio di Maria , vedendo poi anche Luisa disposta a parlare , non volle assolutamente udirla , le proibì di spiegarsi . Ma il suo cuore traboccava di amarezza e gli occorreva pure uno sfogo . Si dolse che dopo la notte di Natale ella non fosse più stata con lui la solita Luisa . A che valevano le proteste ? Lo aveva capito bene . Del resto era tanto tempo ch ' egli aveva capito una cosa ! Che cosa ? Oh , una cosa naturale ! Naturalissima ! Meritava egli di essere amato da lei ? No certo ; egli era un povero disutile e niente altro . Non era naturale che dopo averlo conosciuto bene , ella lo amasse meno ? Perché certo certo lo amava meno di una volta . Luisa tremò che questo fosse vero , disse « no , Franco , no » e lo sgomento di non saperlo dire con energia bastante le paralizzò la voce . Egli che aveva sperato una smentita violenta , sussurrò atterrito : « Dio mio ! » . Allora fu lei che si atterrì , fu lei che lo strinse disperatamente fra le braccia singhiozzando « ma no ! ma no ! ma no ! » . S ' intesero sino al fondo con una comunicazione magnetica e stettero a lungo abbracciati , parlandosi in un muto sforzo spasmodico di tutto l ' esser loro , dolendosi l ' uno dell ' altro , rimproverandosi , volendosi appassionatamente riprendere , gustando il piacere acuto e amaro di unirsi per un momento con la volontà e con l ' amore malgrado la intima disunione delle loro idee e della loro natura ; tutto senza una parola , senza una sola voce . Franco partì per andare in chiesa . Non volle invitar Luisa ad accompagnarlo , sperando ch ' ella lo facesse spontaneamente ; ed ella non lo fece dubitando che gli fosse gradito . La mattina del sette gennaio , dopo le dieci , lo zio Piero fece chiamare Franco . Lo zio stava ancora a letto . Si alzava tardi , non potendo riscaldare la stanza e non volendo , per economia , accendere il fuoco nel salottino troppo per tempo . Però il freddo non gl ' impediva di tirarsi su a leggere , con mezzo il petto e ambedue le braccia fuori delle coperte . « Ciao » , diss ' egli quando Franco entrò . Dal tono del saluto , dalla bella faccia seria nella sua bontà , Franco intese che lo zio aveva pronte parole insolite . Lo zio gl ' indicò infatti la sedia presso il letto , e disse il più solenne dei suoi esordi : « Sètet giò » . Franco sedette . « Dunque parti domani ? » « Sì , zio . » «Bene.» Parve che nel metter fuori quel « bene » il cuore dello zio gli fosse venuto in bocca , tanto la parola gli gonfiò le guance , gli uscì piena e sonora . « Tu » , riprese il vecchio , « non mi hai udito fino ad ora , dirò così , approvare né disapprovare il tuo progetto . Forse avrò dubitato un poco che lo effettuassi . Adesso ... » Franco gli stese ambedue le mani . « Adesso » , continuò lo zio , tenendogliele strette fra le proprie , « visto che sei fermo nella tua idea , ti dico : l ' idea è buona , il bisogno c ' è , va , lavora , il lavoro è una gran cosa . Dio ti faccia incominciar bene e poi ti faccia perseverare , ch ' è il più difficile . Ecco . » Franco gli voleva baciar le mani , ma lo zio fu pronto a ritirarle . « Lassa stà , lassa stà ! » . E riprese a parlare . « Adesso senti . È possibile che non ci vediamo più . » Proteste di Franco . « Sì sì sì » , rispose il vecchio ritirando l ' anima dagli occhi e dalla voce , « tutte belle cose , cose che bisogna dire . Lascia stare . » Gli occhi ripresero la loro luce seria e buona , la voce il suo tono grave . « È possibile che non ci vediamo più . Del resto ti domando io cosa ci faccio , oramai , a questo mondo . E per voi sarebbe meglio che me ne andassi . Forse a tua nonna dispiace che io vi abbia raccolti , forse le sarà più facile , poi , di riconciliarsi con voi . Perciò , posto che non ci vediamo più , ti prego , appena morto io , se le cose non saranno ancora accomodate , di fare qualche passo . » Franco si alzò , abbracciò lo zio con le lagrime agli occhi . « Testamento » , riprese lo zio , « non ne ho fatto e non ne faccio . Il poco che ho è di Luisa ; non occorre testamento . Vi raccomando la Cia ; fate che non le manchi un letto e un tozzo di pane . Per i funerali bastano tre preti che mi cantino un requiem di cuore ; il nostro , l ' Introini e il prefetto della Caravina ; c ' è mica bisogno di farne cantare cinque o sei per amor del candirott e del vin bianch . Per il mio vestiario lasciamo fare a Luisa che saprà dove metterlo a posto . Il mio orologio a ripetizione lo prenderai tu per mia memoria . Vorrei lasciare un ricordo anche a Maria , ma come si fa ? Potrai pigliar un pezzo della mia catena d ' oro . Se hai una medaglietta , un crocifisso , glielo attacchi al collo con la mia catena . E amen . » Franco piangeva . Era una gran commozione di sentire lo zio parlar della sua morte così serenamente come di un affare qualsiasi da condur con giudizio e onestà ; lo zio che discorrendo con gli amici pareva tanto attaccato alla vita , che diceva sempre : « Se se pò schivà quella tal crepada ! » . « Oh e adesso contami ! » , diss ' egli . « Che lavoro speri di trovare ? » « Per ora , nell ' ufficio d ' un giornale a Torino , mi scrive T . Forse in avvenire si troverà qualche cosa di meglio . Se poi al giornale non potessi vivere e se non trovassi altro , ritornerei . Per questo bisogna tener la cosa segretissima , almeno per il primo tempo . » Quanto al segreto , lo zio era incredulo . « E le lettere ? » , diss ' egli . Per le lettere era combinato che Franco scriverebbe a Lugano fermo in posta , che Ismaele porterebbe alla posta di Lugano le lettere della famiglia e ritirerebbe quelle di Franco . E che si doveva dire ai conoscenti ? Si era già detto che Franco andava a Milano il giorno otto per affari e che sarebbe stato assente forse un mese , forse anche più . « Questo dover infinocchiar la gente non è la più bella cosa del mondo » , disse lo zio , « ma insomma ! Io ti abbraccio adesso , neh , Franco , perché so che domani mattina parti per tempo e oggi difficilmente saremo soli . Dunque addio . Ti raccomando tutto da capo e non dimenticarti di me . Oh , un ' altra cosa . Tu vai a Torino . Io , come impiegato , ho inteso servire il mio paese . Non ho cospirato , non vorrei cospirare neanche adesso , ma al mio paese ci ho sempre voluto bene . Insomma , salutami la bandiera tricolore . Ciao , neh ! » Qui lo zio aperse le braccia . « Verrai anche tu , zio , in Piemonte » , gli disse Franco alzandosi commosso da quell ' abbraccio . « Se posso appena guadagnarmi quel che strettamente bisogna , vi faccio venire tutti . » « E no , caro . Son troppo vecchio , non mi muovo più . » « Ebbene , verrò io questa primavera con duecentomila miei amici . » « Eh sì ! Düsent mila zücch ! Belle idee , belle speranze ! Oh , è qui , signorina Ombretta Pipì ? » Ombretta Pipì , così Maria era chiamata in casa nei momenti di buon umore , entrò impettita e grave . « Buon giorno , zio . Mi dici l ' Ombretta Pipì ? » Suo padre la prese e la posò sul letto dello zio che la raccolse a sé sorridendo , se la fece sedere sulle gambe . « Venga qua , signorina . Ha dormito bene ? E la bambola , ha dormito bene ? E il mulo , ha dormito bene ? Ah non c ' era ? Tanto meglio . Sì , sì , adesso vengo con l ' Ombretta . E un bacio , niente ? E un altro , no ? Allora bisogna proprio dire : Ombretta sdegnosa Del Missipipì , Non far la ritrosa E baciami qui . » Maria lo ascoltò come se udisse i versi per la prima volta ; e poi , fuori a ridere , a saltare , a battere le mani . E lo zio rideva come lei . « Papà » , diss ' ella facendosi seria , « perché piangi ? Sei in castigo ? » Si aspettavano alquante visite , in quel giorno , di conoscenti che avevan promesso di venire a congedarsi da Franco prima della sua partenza per Milano . Luisa fece il miracolo di accender la stufa in Siberia , come lo zio chiamava la sala , e vi si trovarono insieme donna Ester , i due indivisibili Paoli di Loggio , il Paolin e il Paolon , il professor Gilardoni che vi sofferse di una trepidazione , di una inquietudine continua perché Luisa , non avendo ancora allestito il bagaglio di Franco , andava e veniva dalla camera dell ' alcova , chiamava Ester ogni momento ed Ester era quindi sempre in moto , quando passava dietro al professore , quando gli passava davanti , quando a destra , quando a sinistra . Al pover ' uomo pareva di stare in un turbine magnetico . Ecco capitare , molto inattesa perché dopo la perquisizione non s ' era più veduta , anche la signora Peppina . « Oh cara la mia süra Lüisa ! Oh car el me sür don Franco ! L ' è vera ch ' el voeur propi andà via ? » Adesso è il Paolin che si dimena un poco sulla sedia perché ha l ' idea che la süra Peppina sia mandata dal marito per vedere chi c ' è e chi non c ' è intorno all ' uomo sospetto , nella casa scomunicata . Vorrebbe andarsene subito col suo Paolon , ma il Paolon è più grosso . « Come se fa adèss con sto vioròn chì ch ' el capiss nagott ? » , pensa il Paolin , e , senza guardare il Paolon , gli dice sottovoce : « Andèmm , Paol ! Andèmm ! » Il Paolon stenta infatti molto a capire ma finalmente si alza , se ne va col Paolin , piglia la sua sulle scale . Franco ebbe lo stesso pensiero del Paolin e salutò la signora Peppina con mal garbo . La povera donna ne avrebbe pianto perché voleva tanto bene a sua moglie e teneva in gran concetto anche lui ; ma capiva la sua avversione ; la scusava in cuor suo . Appena osava guardarlo di tempo in tempo , umile , con un ' aria di cane bastonato . Si tolse la Maria sulle ginocchia , le parlò del suo buon papà , del suo caro papà che andava via . « Chi sa che dispiasè , neh ti poera vèggia ? Chi sa che magòn ? Poer ratin . Andà via el papà ! On papà de quella sort ! » Franco discorreva col professore ma udiva e fremeva d ' impazienza . Fu contentissimo che la Veronica venisse a chiamarlo . Lo volevano nell ' orto . Vi discese , trovò il signor Giacomo Puttini e don Giuseppe Costabarbieri ch ' eran venuti per salutarlo ma , informati dal Paolin e dal Paolon , desideravano non farsi vedere dalla süra Peppina . Anche il suolo dell ' orto scottava loro i piedi . Mentre il piccolo eroe magro si difendeva , soffiando , dagl ' inviti di Franco a salire in casa , il piccolo eroe grasso girava vivacemente la testa e gli occhietti come un merlo di buon umore , a guardar ora il monte ora il lago , quasi per un ' abitudine di sospetto . Scorse una barca che veniva da Porlezza . Chi sa ? Non potrebb ' essere l ' I . R . Commissario ? Benché la barca fosse ancora lontana , pensò subito di cavarsela , pensò di andar col Puttini a visitar il Ricevitore per aver la fortuna di non trovar la süra Peppina in casa . Scambiati con Franco saluti sommessi e frettolosi , i due vecchi leproni trottarono via a testa bassa e Franco rimase nell ' orto . L ' aria era mite , il picco di Cressogno saliva senza neve , tutto glorioso di sole , nel sereno , il sole dorava ancora le coste giallognole della Valsolda picchiettate di ulivi , mentre dall ' altra parte del lago scendevano sino all ' acqua , nell ' ombra azzurrognola , i grandi padiglioni bianchi della Galbiga nevosa e del Bisgnago . Franco stette a guardare col cuore grosso il caro paese dei suoi sogni , de ' suoi amori . « Addio , Valsolda » , pensò . « E adesso voglio salutare anche voialtre . » Voialtre erano le sue piante , gli aranci amari , l ' olea sinensis , il nespolo del Giappone , il pinus pinea , che verdeggiavano a giusti intervalli lungo il viale diritto , fra le aiuole degli erbaggi e il lago ; erano i rosai , i capperi , le agavi che uscivano a pender sopra l ' acqua dai fori praticati nel muro . Tutte piccole vite , ancora ; il colosso della famiglia , il pino , non misurava tre metri ; piccole , pallide vite che parevano sonnecchiare nel pomeriggio invernale . Ma Franco le vedeva nell ' avvenire come le aveva pensate piantandole col suo fine sentimento del grazioso e del pittoresco . Ciascuna portava in sé una intenzione di lui . Le nobili pianticelle del viale , sorgendo sugli erbaggi , dovevano significare una certa finezza di spirito e di cultura nella modesta fortuna della famiglia . Gli aranci avevano il compito speciale di dare al quadretto una intonazione mite e gentile ; il dovere del nespolo era di alzare e allargar le braccia frondose sopra un futuro sedile ; i rosai e i capperi del muro verso il lago dovevano dire a chi passava in barca la fantasia d ' un poeta ; le agavi vi avrebbero risposto , in un accordo minore , agli aranci , compagni di esilio ; finalmente gli alti destini del pino erano di spiegar un grazioso ombrello sulla breve oasi , di porre il suo accento meridionale sopra l ' accordo delle agavi e degli aranci , di incorniciar con la sua verde corona il piccolo seno azzurro di Casarico . Addio , addio ! Pareva a Franco che le pianticelle gli rispondessero tristemente : " Perché ci lasci ? Che sarà di noi ? Tua moglie non ci ama come te " . Intanto la barca veduta da don Giuseppe aveva camminato e passava davanti all ' orto , alquanto discosto dalla riva . V ' erano un signore e una signora . Il signore si alzò in piedi e salutò con voce squillante : « Addio , don Franco ! Evviva ! » . La signora sventolò il fazzoletto . Erano i Pasotti . Franco salutò col cappello . I Pasotti ! In Valsolda di gennaio ! Che ci venivano a fare ? E quel saluto ! Pasotti che dopo la perquisizione non si era fatto più vedere , Pasotti salutar così ? Che voleva dir ciò ? Franco , perplesso , salì in casa , diede la notizia . Tutti stupirono e sopra tutti la süra Peppina : « Ma comè ? El dis de bon ? El sür Controlòr ? Poer omasc ! Anca la süra Barborin ? Poera donnètta ! » . Si commentò il fatto . Chi supponeva una cosa e chi un ' altra . Dopo cinque minuti Pasotti entrò strepitando , trascinandosi dietro la signora Barborin carica di scialli e di fagotti , mezza morta dal freddo . Povera creatura , non sapeva dir altro che « dò ôr ! dò ôr in barca ! » mentre suo marito schiamazzava ghignando negli occhi diabolici : « Le fa bene , le fa bene ! Le ho cacciato giù un bicchierino di ginepro a Porlezza . Ha fatto smorfie d ' inferno , ma sta benone ! » . La povera sorda , indovinando che parlava del ginepro , girava gli occhi per il soffitto , rifaceva le smorfie di Porlezza . Pasotti non era mai stato così espansivo . Baciò la mano a Luisa , abbracciò l ' ingegnere e Franco accompagnando gli atti con effusioni e profluvi di sentimento . « Carissima donna Luisa ! Signora ammirabile e perfetta . Car el me Peder ! Car el me re de coeur ! Il mondo è grande ma on alter Peder el gh ' è propri no , va là ! E questo don Franco ! Caro il mio Francone ! Pensare come t ' ho veduto io ! In sottane e grembialino . Quando andavi a rubar i fichi al prefetto della Caravina ! Sto baloss chì ! » Il « baloss » non faceva il viso più incoraggiante del mondo ma l ' altro non se ne dava per inteso . Altrettanto poco poteva intendersi sua moglie con le signore che l ' interrogavano . « Come l ' ha mai faa , süra Pasotti » , le gridava la signora Peppina , « a vegnì in Valsolda de sto temp chì ? » « Oh dèss , la capiss nient , poera donnètta . » Per quanto anche Luisa ed Ester le gridassero nelle orecchie la stessa domanda , per quanto ella spalancasse la bocca , la sorda non capiva , andava rispondendo a caso : « Se ho mangiàa ? Se voeui disnà chì ? » . Intervenne Pasotti , disse che in ottobre egli e sua moglie eran partiti per un richiamo di affari , senza fare il bucato , che sua moglie lo andava seccando da un pezzo per questo benedetto bucato , che finalmente si era risolto di accontentarla e di venire . Allora donna Ester si voltò verso la Pasotti a far l ' atto di lavare . La Pasotti guardò suo marito che le teneva gli occhi addosso e rispose : « Sì sì , la bügada , la bügada ! » . Quell ' occhiata , l ' impero che lesse negli occhi del Controllore fecero sospettare Luisa che vi fosse sotto un mistero . Questo mistero e le inesplicabili espansioni di Pasotti le suggerirono un altro sospetto . Se fosse venuto per loro ? Se nelle cause di questa improvvisa venuta ci avesse parte il viaggio del professore a Lodi ? Avrebbe voluto consultarsi col professore , dirgli di fermarsi fino a che i Pasotti fossero partiti ; ma come parlargli poi senza che se ne avvedesse Franco ? Intanto donna Ester prese congedo e il professore che aveva ottenuto il perdono della capricciosetta , perfidetta signorina , a patto di non domandare il paradiso , ebbe licenza di accompagnarla a casa . I Pasotti non potevano salire ad Albogasio Superiore fino a che il mezzadro , fatto avvertire subito , non avesse posto loro in ordine e riscaldata almeno una stanza . Parlò subito di piantare un tarocchino in tre con l ' ingegnere e Franco . Allora se ne andò anche la signora Peppina e la Pasotti chiese a Luisa di ritirarsi un momento , la pregò di accompagnarla . Appena fu sola coll ' amica nella camera dell ' alcova si guardò attorno con due occhioni spaventati e poi sussurrò : « Sèm minga chì per la bügada neh , sèm minga chì per la bügada ! » . Luisa la interrogò silenziosamente , col viso e col gesto , perché a parlar forte in sala avrebbero udito . Stavolta la Pasotti capì , rispose che non sapeva niente , che suo marito non le aveva detto niente , che le aveva imposto la storia del bucato ma che del bucato a lei non importava nulla . Allora Luisa prese un pezzo di carta e scrisse : « Cosa sospetti ? » . La Pasotti lesse e poi cominciò una mimica complicatissima . Scrollamenti del capo , stralunamenti d ' occhi , sospiri , invocazioni al soffitto ; pareva che si combattesse dentro di lei una gran battaglia di timori e di speranze . Finalmente fece « ah ! » , afferrò la penna e scrisse sotto la domanda di Luisa : « La marchesa ! » . Lasciò cader la penna , stette a contemplar l ' amica . « L ' è a Lod » , diss ' ella sottovoce . « El Controlòr l ' è staa a Lod . Speri comè ! » E poi scappò in sala temendo esser sospettata da suo marito . Finito il tarocco , Pasotti si accostò a una finestra , disse forte qualche cosa sugli effetti della luce crepuscolare e chiamò Franco . « Bisogna che tu venga stasera da me » , gli disse piano , « devo parlarti . » Franco cercò schermirsi . Partiva l ' indomani mattina per Milano , lasciava la famiglia per qualche tempo , gli era difficile passar la sera fuori di casa . Pasotti replicò ch ' era assolutamente necessario . « Si tratta del tuo viaggio di domani » , diss ' egli . « Si tratta del tuo viaggio di domani ! » Appena partiti i Pasotti per Albogasio Superiore , Franco riferì questo colloquio a sua moglie . Egli n ' era stato turbatissimo . Pasotti sapeva , dunque ; non avrebbe fatto tanti misteri se non avesse inteso alludere al viaggio di Torino . E Franco era seccatissimo che Pasotti sapesse . Ma in che modo ? L ' amico di Torino poteva essere stato imprudente . E adesso che voleva da lui , Pasotti ? C ' era forse in aria qualche altro colpo della Polizia ? Ma Pasotti non era l ' uomo da venire ad avvertirnelo ! E tutto quel voltafaccia di amabilità ? Non si voleva ch ' egli andasse a Torino , forse . Non si voleva che trovasse una strada buona , un modo di sottrarre sé e i suoi alla povertà , ai commissari e ai gendarmi ! Pensa e ripensa , non poteva essere che questo . Luisa n ' era poco persuasa , in cuor suo . Temeva altra cosa ; non dubitava però neppur lei che Pasotti sapesse di Torino e ciò scompigliava tutte le sue supposizioni . Insomma non c ' era che andare e udire . Franco andò alle otto , Pasotti lo ricevette colla più affettuosa cordialità e gli fece le scuse di sua moglie ch ' era già a letto . Prima d ' entrar in argomento volle assolutamente che pigliasse un bicchiere di S . Colombano e una fetta di panettone . Col vino e col dolce Franco dovette inghiottire , suo malgrado , molte dichiarazioni di amicizia , i più sperticati elogi di sua moglie , di suo zio e di lui stesso . Vuotato finalmente il bicchiere ed il piatto , il mellifluo bargnìf si mostrò disposto ad entrare in materia . Erano seduti a un tavolino , l ' uno in faccia all ' altro . Pasotti , appoggiato comodamente alla spalliera della seggiola , teneva tra le mani un fazzoletto rosso e giallo di foulard , lo andava palpando . « Dunque » , diss ' egli , « caro Franco , come ti dicevo , si tratta del tuo viaggio di domani . Ho inteso dire oggi a casa tua che parti per affari : si tratta di vedere se io non ti porto un affare anche più grosso di quello che hai a Milano . » Franco , sorpreso da questo inaspettato esordio , tacque . Pasotti chinò gli occhi sul fazzoletto senza restare di maneggiarlo e riprese : « Il mio caro amico don Franco Maironi si può immaginare che se io entro in argomento intimo e delicato , ho una ragione grave di farlo , sento il dovere di farlo e sono autorizzato a farlo » . Le mani si fermarono , gli occhi brillanti e acuti si alzarono a quelli torbidi e diffidenti di Franco . « Si tratta , mio caro Franco , del tuo presente e del tuo avvenire . » Ciò detto , Pasotti posò risolutamente il foulard da banda . Appoggiate le braccia e giunte le mani sul tavolino entrò nel cuore dell ' argomento tenendo sempre gli occhi su Franco che , raccolto alla sua volta indietro sulla spalliera , lo guardava pallido , in una ostile attitudine di difesa . « È dunque un pezzo che io , per l ' antica amicizia verso la tua famiglia , ho in mente di far qualche cosa onde metter fine a un dissidio dolorosissimo . Anche tuo padre , povero don Alessandro ! Che cuor d ' oro ! Che bene mi voleva ! » ( Franco sapeva che suo padre aveva una volta minacciato Pasotti col bastone perché s ' intrometteva troppo nelle faccende di casa sua . ) « Basta . Avendo saputo che tua nonna era a Lodi , domenica scorsa mi son detto : dopo tanti dispiaceri che hanno avuto i Maironi , forse questo è il momento . Andiamo , tentiamo . E sono andato . » Pausa . Franco fremeva . Che razza d ' intercessore gli era capitato ? E chi aveva chiesto intercessioni ? « Debbo dirlo » , riprese Pasotti , « sono contento . Tua nonna ha le sue idee , ha un ' età in cui le idee difficilmente si cambiano , ha il carattere che sai , molto fermo , ma insomma il cuore c ' è . Ti vuol bene , sai . Soffre . Vi è una lotta continua , dentro di lei , fra i suoi sentimenti e i suoi principii ; anche , se vuoi , tra i suoi sentimenti e i suoi risentimenti . Povera marchesa ! È penoso di vedere come soffre ; ma insomma piega , piega . Certamente non bisogna mica aspettarsi poi troppo . Piega ma non fino a spezzare ciò che la sostiene , i suoi principii , voglio dire : sopra tutto i suoi principii politici . » Gli occhi di Franco , le mascelle inquiete , un sussulto di tutta la persona dissero a Pasotti : non toccar questo punto , bada a te ! Pasotti si fermò ; gli era forse venuto in mente il bastone del fu don Alessandro . « Ti capisco » , riprese . « Credi che non ti capisca ? Io mangio il pane del Governo e devo tenermi chiuso nel cuore ciò che penso , ma del resto son con te , sospiro il momento in cui certi colori cederanno il posto a certi altri . Tua nonna non è così e , sfido , bisogna pigliarla com ' è . Se si vuol venire a un accomodamento bisogna pigliarla com ' è . Si può combattere come ho combattuto io , ma ... » « Tutto questo discorso mi pare inutile » , esclamò Franco , alzandosi . « Aspetta ! » , riprese Pasotti . « Il diavolo non sarà poi forse tanto brutto ! Siedi , ascolta ! » Franco non volle saperne di sedersi ancora . « Sentiamo ! » , diss ' egli con voce vibrante d ' impazienza . « Intanto la nonna è disposta a riconoscere il tuo matrimonio ... » « Grazie ! » , interruppe il giovane . « Aspetta ! ... e a farvi un assegno molto conveniente ; per quel che ho capito , fra le sei e le ottomila svanziche all ' anno . Non c ' è male , eh ? » « Avanti ! » « Aspetta ! Non c ' è niente di umiliante . Se ci fosse una condizione umiliante non sarei venuto a proportela . La nonna desidera che tu ti occupi e che tu dia una certa guarentigia di non immischiarti in affari politici . Vi è un modo decoroso di combinare una cosa e l ' altra , questo lo devo riconoscere , benché , te lo dico chiaro , io avessi proposto alla nonna un partito diverso . L ' idea mia era ch ' ella ti mettesse alla testa degli affari suoi . Ne avevi abbastanza per non poter pensare ad altro . Però , anche l ' idea della nonna è buona . Conosco fior di giovinotti che pensano come te e che sono nella carriera giudiziaria . È una carriera molto indipendente e molto rispettata . Una parola tua e tu sei ascoltante al Tribunale . » « Io ? » , proruppe Franco . « Io ! No , caro Pasotti ! No ! Non mi si manda , taci ! la Polizia in casa , non si fa bestialmente destituire un galantuomo che ha la sola colpa di essere zio di mia moglie , taci ti dico ! non si cercano oggi tutte le vie di affamare la mia famiglia e me , per offrirci domani del pane sporco . No , sai , no , grida pure , per fame no , viva Dio , nessuno mi prende ! Dillo pure alla nonna e tu ... e tu ... e tu ... » Pasotti aveva sicuramente un sangue di derivazione felina , cupido , fine , prudente , carezzevole , pronto alla simulazione ma soggetto alla collera . Era venuto interrompendo l ' invettiva di Maironi con proteste sempre più violente ; a quest ' ultima apostrofe , sentendo arrivar un nembo di accuse che tanto più lo irritavano quanto più le indovinava , balzò egli pure in piedi . « Fermati ! » , esclamò . « Che maniera è questa ? » « Buona sera ! » , disse Franco , pigliando il cappello . Ma Pasotti non intendeva lasciarlo partire così . « Un momento ! » , diss ' egli battendo e ribattendo affrettati pugni sul tavolino . « Voialtri vi fate delle illusioni , voialtri sperate molto in quel testamento e quello non e un testamento , quello è un pezzo di carta straccia , quello è il delirio di un pazzo ! » Franco , ch ' era già presso all ' uscio , si fermò , tramortito dal colpo . « Che testamento ? » , diss ' egli . « Via ! » , riprese Pasotti freddo e beffardo . « C ' intendiamo bene ! » Una vampa di collera riaccese il sangue a Franco . « Ma no ! » , diss ' egli . « Fuori ! parla ! Cosa ne sai tu di testamenti ? » « Ah ! » , fece Pasotti con ironica dolcezza . « Adesso va benissimo . » Franco l ' avrebbe strozzato . « Sono stato a Lodi , non te l ' ho detto ? Dunque so . » Franco , fuori di sé , protestò di non capire niente . « Oh già ! » , riprese Pasotti , beffardo più di prima . « Lo informerò io il signore . Sappia dunque che il signor professore Gilardoni , il quale non è affatto amico Suo , si è recato in fine di dicembre a Lodi , e si è presentato alla marchesa con una copia senza valor legale di un preteso testamento del povero Suo nonno . In questo testamento Ella , signor don Franco , è istituito erede universale con accompagnamento di offese atroci alla moglie e al figlio del testatore . Ecco che adesso Ella sa . Del resto il signor Gilardoni è stato fedele alla consegna , ha detto di esser venuto di suo capo , senza farne saper niente a voi . » Franco ascoltò , livido come un cadavere , sentendosi oscurar la vista e l ' anima , raccogliendo tutte le sue forze per non smarrirsi , per dare una risposta degna . « Hai ragione » , diss ' egli . « Anche la nonna ha ragione . Chi ha torto è il professor Gilardoni . Egli mi ha mostrato quel testamento tre anni sono , la notte del mio matrimonio . Gli ho detto di abbruciarlo e ho creduto che l ' avesse fatto . Se non lo ha fatto , mi ha ingannato . Se si è recato a Lodi per quella bella impresa che dice , ha commesso una indelicatezza e una stoltezza enorme . Voi avete avuto ragione di pensar male di noi . Ma sappilo bene ! Io disprezzo il danaro della nonna quanto il danaro del Governo : e siccome questa signora ha la fortuna di essere la madre di mio padre , mai , capisci , mai , e adoperi ella pure contro di noi tutte le bassezze , tutte le perfidie che vuole , mai non userò una carta che la disonora ! Sono troppo superiore a lei ! Va ' e dille questo a nome mio e dille che si riprenda le sue offerte perché le sdegno ! Buona sera . » Lasciò Pasotti sbalordito e se n ' andò tutto tremante di sovreccitazione e di collera , dimenticò di ripigliar la sua lanterna , discese al buio , a gran passi , non sapendo né curando affatto dove mettesse i piedi , esclamando di tempo in tempo , buttando fuori ciò che aveva dentro di rovente : pezzi d ' ira contro il Gilardoni , pezzi di accusa contro Luisa . Lo zio era andato a letto per tempo e Luisa aspettava Franco nel salottino con Maria che teneva alzata perché suo padre potesse averla un poco , l ' ultima sera . La povera Ombretta Pipì aveva cominciato presto a infastidirsi , a far una boccuccia grossa , un visetto piagnoloso , a domandar con una vocina dolente : « Quando viene , papà ? » . Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per consolare gli afflitti . Ombrettina non teneva da un pezzo scarpettine sane e le scarpettine , anche in Valsolda , costavano denari . Pochi , sì , e quando ce n ' è pochissimi ? Ma ell ' aveva una mamma unica al mondo per calzare gli scalzi . Proprio il giorno prima , Luisa , cercando in granaio un pezzo di corda , aveva trovato fra vecchie sciarpe , casse vuote e seggiole rotte , uno stivale di suo nonno . Lo aveva posto a rammollire nell ' acqua , s ' era fatta prestare trincetto , lesina e forbice . Prese ora il venerabile stivale che fece spavento a Ombretta e lo posò sulla tavola . « Adesso gli reciteremo l ' orazione funebre » , diss ' ella con quel brio voluto che neppure un ' angustia mortale poteva toglierle , se le bisognava . « Prima , però , domanderai al tuo signor bisnonno il permesso di prenderti il suo stivale . » Ella fece che Maria giungesse le mani e recitasse questa filastrocca guardando comicamente il soffitto : Caro signor bisnonno benedetto , Questo stival , se Lei non se lo mette , Lo doni alla Sua Ombretta , Che aspetta con gran fretta Un paio di scarpette E Le scocca su in cielo un bel bacetto Alla pianta del piede con rispetto . Venne poi una poco riverente fantasia come ne nascevan tante nel cervello di Luisa , una bizzarra storia dell ' angioletto che lustra gli stivali in paradiso e che un giorno , per voler pigliare senza permesso un pezzetto di pan d ' oro , aveva lasciato cadere sulla Terra lo stivale del bisnonno . Maria si rasserenò , rise , interruppe la mamma con cento domande sul pan d ' oro e sullo stivale rimasto in Paradiso . Che ne farebbe di quello il bisnonno ? La mamma le spiegò che il bisnonno lo avrebbe applicato per di dietro all ' imperatore d ' Austria onde buttarlo giù dal cielo , se ve lo incontrava . In quel momento entrò Franco . Luisa vide subito che gli occhi e la fronte segnavano tempesta . « Dunque ? » , diss ' ella . Franco rispose concitato : « Metti a letto Maria » . Luisa osservò che aveva tenuta la bambina alzata per aspettarlo , perché stesse un po ' con lui . Franco replicò « ti dico di metterla a letto » tanto aspramente che Maria si mise a piangere . Luisa si fece rossa ma tacque . Accese un lume , prese la bambina in braccio , la porse silenziosamente a suo padre per un bacio , che fu freddo , e la portò via . Franco non la seguì . Si arrabbiò di veder quello stivale e lo gettò in terra . Poi sedette , piantò i gomiti sulla tavola , si strinse il capo fra le mani . L ' amara idea che Luisa fosse complice del Gilardoni gli era lampeggiata in mente subito , mentre Pasotti parlava , col ricordo di quel « cosa , silenzio ? » , di quel « basta ! » e del racconto della bambina . Egli aveva dentro a sé come un vortice dove questa idea spariva girando e ricompariva sempre più basso , sempre più vicino al cuore . « Dunque ? » , tornò a chiedere Luisa , rientrando . Franco la guardò un momento in silenzio , la scrutò . Poi si alzò e le afferrò le mani . « Dimmi se sai niente ! » , diss ' egli . Ella indovinò , ma quello sguardo e quel modo la offesero . « Come , se so niente ? » , esclamò accesa in volto . « Me lo domandi così ? » « Ah tu sai ! » , gridò Franco , gittando da sé le mani di lei e levando le braccia in alto . Ella presentì ciò che veniva , il sospetto della sua complicità col professore , la propria smentita , l ' offesa mortale , irrimediabile che Franco le avrebbe fatto se , nell ' ira , non avesse creduto alla sua parola , e giunse le mani spaventata . « No , Franco , no , Franco » , diss ' ella sottovoce e gli gettò le braccia al collo , volle chiuder coi baci le labbra di lui . Ma egli fraintese , credette che volesse domandar perdono e la respinse . « Lo so , sì , lo so » , diss ' ella tornando appassionata al suo petto , « ma l ' ho saputo dopo , quando era cosa fatta , ne ho avuto sdegno come te , più di te ! » Ma Franco aveva troppo bisogno di sfogarsi , di offendere . « E come vuoi che ti creda ? » , esclamò . Ella indietreggiò con un grido , poi gli fece ancora un passo incontro , gli stese le braccia . « No » , supplicò straziata , « dimmi che mi credi , dimmelo subito subito perché altrimenti tu non sai , tu non sai ! » « Cosa , non so ? » « Tu non sai come sono io che ti amerò ancora ma non vorrò più essere moglie per te , che potrò soffrir tanto ma non cambiare , mai più ! Capisci cosa vuol dire mai più ? » Egli la trasse a sé , la sottile persona ansante , le strinse le mani da rompergliele e disse con voce soffocata : « Ti crederò , sì , ti crederò » . Luisa che lo guardava lagrimosa chiese una parola migliore . « Ti crederò » , disse , « ti crederò ? » « Ti credo , ti credo . » Lo credeva davvero ma dov ' è ira è sempre anche orgoglio . Non volle subito arrendersi del tutto ; il suo accento fu piuttosto d ' un uomo compiacente che d ' un uomo convinto . Restarono ambedue silenziosi , tenendosi per le mani , cominciarono a sciogliersi l ' un dall ' altro via via con un impercettibile moto . Fu Luisa che infine , dolcemente , si staccò del tutto . Sentiva la necessità di troncar quel silenzio , parole calde non ne trovava , parole fredde non ne voleva , si mise a raccontare senz ' altro come avesse saputo dal Gilardoni del malaugurato viaggio a Lodi . Parlava con voce tranquilla , non propriamente fredda ma triste , stando seduta alla tavola in faccia a suo marito . Mentre riferiva le confidenze del professore , Franco si riaccendeva , la interrompeva continuamente : « E non gli hai detto questo ? - E non gli hai detto quello ? - Non gli hai detto stupido ? - Non gli hai detto bestia ? » . La prima volta Luisa lasciò correre , poi protestò . Aveva già detto di essersi sdegnata per lo sproposito del Gilardoni ; pareva quasi , adesso , che suo marito ne dubitasse ! Franco si chetò ma di mala voglia . Quando il racconto fu terminato si scagliò ancora contro il filosofo balordo , tanto che Luisa lo difese . Era un amico , aveva errato gravemente , gravissimamente , ma con buona intenzione . Dove andavano a finire le massime di Franco , la carità , il perdono delle offese , s ' egli non perdonava neppure a chi aveva voluto fargli del bene ? Ella pensò , qui , cose che non disse . Pensò che Franco perdonava moltissimo quando a perdonare c ' era follia e gloria e perdonava pochissimo quando c ' erano semplicemente ottime ragioni di farlo . Franco a udirsi parlar da lei di carità , s ' irritò , non osò dire che si sentiva superiore a un attacco simile , ma ritorse poco generosamente il colpo . « Ecco ! » , esclamò con una reticenza piena di sottintesi . « Tu lo difendi ! Già ! » . Luisa ebbe un sussulto nervoso delle spalle , ma tacque . « E perché non parlare , tu ? » , riprese Franco . « Perché non raccontarmi tutto subito ? » « Perché quando rimproverai Gilardoni egli mi supplicò di tacere ed io credetti , com ' era anche vero , che fosse inutile , a cosa fatta , darti un dispiacere così grande . L ' ultimo dì dell ' anno , quando sei andato in collera , volevo dirtelo , volevo raccontarti ciò che mi aveva confidato Gilardoni , te lo ricordi ? E tu non hai assolutamente voluto . Non ho insistito anche perché Gilardoni ha detto alla nonna che noi non ne sapevamo niente . » « Non lo ha creduto ! Naturale ! » « E se io parlavo cosa ci poteva far questo ? Così Pasotti avrà ben capito che tu non sapevi niente ! » Franco non replicò . Allora Luisa gli chiese di raccontarle il colloquio e stette ad ascoltarlo senza batter ciglio . Ella indovinò , con l ' acume dell ' odio , che se Franco avesse accettato di entrare negl ' impieghi , sarebbe venuta fuori l ' ultima condizione : separarsi dallo zio , da un impiegato destituito per ragioni politiche . « Certo ! » , diss ' ella , « avrebbe voluto anche questo ! Canaglia ! » Suo marito trasalì come se quella scudisciata avesse toccato il sangue anche a lui ... « Adagio » , diss ' egli , « con queste parole ! Prima , è una supposizione tua ; e poi ... » « È una supposizione mia ? E il resto ? E offrirti una viltà simile ? » Franco che aveva risposto a Pasotti con furore , rispose ora mollemente a sua moglie . « Sì sì sì , ma insomma ... » Adesso era lei che diventava violenta . L ' idea che la nonna osasse proporre loro l ' abbandono dello zio la faceva quasi impazzire . « Almeno questo » , diss ' ella , « mi consentirai : che pietà non ne merita ! Dio mio , pensare che questo testamento c ' è ancora ! » « Oh ! » , esclamò Franco . « Torniamo da capo ? » « Torniamo da capo ! Hai tu il diritto di pretendere che io neanche pensi , neanche senta come non piace a te ? Sarei vile , meriterei di essere una schiava , e non voglio poi essere né una cosa né l 'altra.» La ribelle intravveduta , sentita qualche volta da Franco attraverso l ' amante , la creatura dall ' intelletto forte sopra l ' amore e orgoglioso , non potuta mai conquistare interamente , gli stava ora di fronte , tutta vibrante nella coscienza della sua ribellione . « Va bene » , disse Franco parlando a se stesso . « Sarebbe vile , sarebbe schiava . Si ricorda Ella nemmeno più che domani vado via ? » « Non andar via . Resta . Eseguisci la volontà del tuo povero nonno . Ricordati quello che mi hai raccontato sulla origine della sostanza Maironi . Restituisci tutto all ' Ospitale Maggiore . Fa giustizia . » « No ! » , rispose Franco . « Chimere ! Il fine non giustifica i mezzi . Il vero fine poi , per te , è colpire la nonna . Questa storia dell ' Ospitale è il mezzo di giustificarlo . No , non mi servirò mai di quel testamento . L ' ho anche dichiarato a Pasotti , con parole da farmi sputare in faccia se cambiassi ! E parto domattina . » Seguì un lungo silenzio . Poi le due voci ripresero il dialogo , gelate e tristi come se nell ' uno e nell ' altro cuore vi fosse adesso qualche cosa di morto . « Hai pensato » , disse Franco , « che farei anche disonore a mio padre ? » « In che modo ? » « Prima per la forma oltraggiosa delle disposizioni e poi perché farei supporre la complicità di mio padre nella soppressione del testamento . Già , tu non le capisci queste cose . Che te ne importa ? » « Ma non è necessario parlar di soppressione . Può darsi che il testamento non sia stato trovato . » Nuovo silenzio . La stessa candela di sego che ardeva sulla tavola aveva una espressione lugubre . Luisa si alzò , raccolse da terra lo stivale del bisnonno e si dispose a incominciar il suo lavoro . Franco andò ad appoggiar la fronte alle invetriate della finestra . Vi rimase un pezzo , assorto nella contemplazione delle ombre della notte . Poi disse piano , senza volgere il capo : « Mai mai l ' anima tua non è stata tutta con me » . Nessuna risposta . Egli si voltò , adesso , e domandò a sua moglie , affatto senza collera , con la dolcezza inesprimibile che aveva nei momenti di depressione fisica o morale , se gli era accaduto , fin dal principio della loro unione , di mancare verso di lei . Gli fu risposto un impercettibile : « No » . « Allora forse non mi amavi come ho creduto ? » « No no no . » Franco non era sicuro di aver inteso bene e ripeté : « Non mi amavi ? » « Sì sì , tanto . » Lo spirito di lui si rialzò , un ' ombra di severità gli rientrò nella voce . « E allora » , diss ' egli , « perché non mi hai dato tutta l ' anima tua ? » Ella tacque . Aveva prima tentato invano di riprendere il lavoro . Le mani tremavano . E adesso veniva questa domanda terribile ! Doveva o non doveva rispondere ? Rispondendo , rivelando per la prima volta cose sepolte in fondo al cuore , avrebbe allargata la scissura dolorosa ; ma poteva non essere leale ? Il suo silenzio durò tanto che Franco le chiese ancora : « Non parli ? » . Ella raccolse tutte le proprie forze e parlò . « È vero , l ' anima mia non è mai stata interamente con te . » Tremò nel dir così , e Franco non respirava più . « Mi sono sempre sentita diversa e staccata da te » , riprese Luisa , « nel sentimento che deve governare tutti gli altri . Tu hai le idee religiose di mia madre . Mia madre intendeva e tu intendi la religione come un insieme di credenze , di culto e di precetti , ispirato e dominato dall ' amor di Dio . Io ho sempre avuto ripugnanza a concepirla così , non ho mai potuto veramente sentire , per quanto mi sforzassi , questo amore di un Essere invisibile e incomprensibile , non ho mai potuto capire il frutto di costringer la mia ragione ad accettare cose che non intende . Però mi sentivo un desiderio ardente di dirigere la mia vita a qualche cosa di bene secondo un ' idea superiore al mio interesse . E poi mia madre mi aveva talmente penetrata , con l ' esempio e con la parola , de ' miei doveri verso Dio e la Chiesa , che i miei dubbi mi davano un grandissimo dolore , li combattevo quanto potevo . Mia madre era una santa . Ogni atto della sua vita corrispondeva alla sua fede . Anche questo poteva molto sopra di me e poi sapevo che la maggiore afflizione della sua vita era stata l ' incredulità di mio padre . Ho conosciuto te , ti ho amato , ti ho sposato , mi sono confermata nel proposito di diventare , nelle cose di religione , come te , perché tu eri come mia madre . Ma ecco , un po ' alla volta , ho trovato che tu non eri come mia madre . Debbo dire anche questo ? » « Sì , tutto . » « Ho trovato che tu eri la bontà stessa , che avevi il cuore più caldo , più generoso , più nobile della terra , ma che la tua fede e le tue pratiche rendevano quasi inutili tutti questi tesori . Tu non operavi . Tu eri contento di amar me , la bambina , l ' Italia , i tuoi fiori , la tua musica , le bellezze del lago e delle montagne . In questo seguivi il tuo cuore . Per l ' ideale superiore ti bastava di credere e di pregare . Senza la fede e senza la preghiera tu avresti dato il fuoco che hai nell ' anima a quello ch ' è sicuramente vero , ch ' è sicuramente giusto qui sulla terra , avresti sentito quel bisogno di operare che sentivo io . Tu lo sai , già , come ti avrei voluto in certe cose ! Per esempio , chi sente il patriottismo più di te ? Nessuno . Bene , io avrei voluto che tu cercassi di servirlo proprio davvero , poco o molto , il tuo paese . Adesso vai in Piemonte ma ci vai sopra tutto perché non abbiamo quasi più da vivere . » Franco accigliatissimo , fece un atto iracondo di protesta . « Se vuoi » , disse umilmente Luisa , « mi fermo . » « No , no , avanti , fuori tutto , è meglio ! » Egli rispose tanto concitato , tanto sdegnoso , che Luisa tacque e solo ripigliò il suo discorso dopo un altro « avanti ! » . « Anche senz ' andare in Piemonte ci sarebbe stato da fare in Valsolda , in Val Porlezza , in Vall ' Intelvi quello che fa V . sul lago di Como , mettersi in relazione colla gente , tener vivo il sentimento buono , preparare tutto ciò ch ' è bene preparare per il giorno della guerra , se verrà . Io te lo dicevo e tu non ti persuadevi , mi facevi tante difficoltà . Questa inerzia favoriva la mia ripugnanza al concetto tuo della religione e la mia tendenza ad un altro concetto . Perché religiosa mi sentivo anch ' io moltissimo . Il concetto religioso che mi si veniva formando sempre più chiaro nella mente era questo , in breve : Dio esiste , è anche potente , è anche sapiente , tutto come credi tu ; ma che noi lo adoriamo e gli parliamo non gliene importa nulla . Ciò ch ' egli vuole da noi lo si comprende dal cuore che ci ha fatto , dalla coscienza che ci ha dato , dal luogo dove ci ha posto . Vuole che amiamo tutto il bene , che detestiamo tutto il male , e che operiamo con tutte le nostre forze secondo quest ' amore e quest ' odio , e che ci occupiamo solamente della terra , delle cose che si possono intendere , che si possono sentire ! Adesso capisci come concepisco io il mio dovere , il nostro dovere , di fronte a tutte le ingiustizie , a tutte le prepotenze ! » Più Luisa procedeva nel definire ed esprimere le proprie idee , più si sentiva contenta di farlo , di esser finalmente sincera , di porsi con franchezza sopra un terreno proprio e fermo ; più si spegneva dentro di lei ogni sdegno contro il marito , più le saliva nel cuore una tenera pietà di lui . « Ecco » , soggiunse , « se si trattasse solamente di questo dispiacere circa la nonna , non credi che avrei sacrificato mille volte l ' opinione mia piuttosto che affliggerti ? Bisognava bene che ci fosse sotto qualche altra cosa . Adesso sai tutto , adesso l ' anima mia l ' ho messa nelle tue mani . » Ella lesse sulla fronte di suo marito un dolor cupo , una freddezza nemica . Si alzò , mosse adagio adagio verso di lui , a mani giunte , fissandolo , cercando gli occhi che la evitavano e si fermò per via , respinta da una forza superiore , benché egli non avesse detto una parola né fatto un gesto . « Franco ! » , supplicò . « Non mi puoi amare più ? » Egli non rispose . « Franco ! Franco ! » , diss ' ella , tendendogli le mani giunte . Poi fece l ' atto di avanzare . Egli si tirò bruscamente indietro . Stettero così a fronte in silenzio , per un eterno mezzo minuto . Franco teneva le labbra serrate , si udiva la sua respirazione frequente . Fu lui che ruppe il silenzio . « Quello che hai detto è proprio il tuo pensiero ? » «Sì.» Egli teneva le mani sulla spalliera d ' una seggiola . La scosse con violenza e disse amaramente : « Basta » . Luisa lo guardò con tristezza indicibile e mormorò : « Basta ? » . Egli rispose con ira : « Sì , basta basta basta basta ! » . Tacque un istante e riprese duramente : « Sarò un neghittoso , un inerte , un egoista , tutto quello che vuoi , ma non sono poi un bambino da venirmi a quietare con due carezze dopo avermi detto tutto quello che mi hai detto ! Basta ! » . « Oh Franco , ti ho fatto male , lo so , ma mi è costato tanto di farti male ! Non puoi prendermi con bontà ? » « Ah , prenderti con bontà ! Tu vuoi ferire e che ti si prenda con bontà ! Tu sei superiore a tutti , tu giudichi , tu sentenzii , tu sei la sola che intende cosa Dio vuole e cosa non vuole ! Questo no , sai , del resto . Di ' pure di me quello che ti piace ma lascia stare le cose che non capisci . Occupati del tuo stivale , piuttosto ! » Egli non voleva vedere in sua moglie che l ' orgoglio , e la sua stessa collera gli era nata quasi tutta d ' orgoglio , d ' amor proprio offeso , era una collera impura che gli offuscava la mente e il cuore . Sì la moglie che il marito avrebbero creduto poter essere accusati di tutto fuorché d ' orgoglio . Ella tacque , riprese il suo posto , tentò riprendere il lavoro , maneggiava nervosamente gli strumenti senza saper bene che si facesse . Franco se n ' andò in sala , sbattendo l ' uscio dietro di sé . Nel buio della sala , abbandonata dopo le cinque , si gelava ; ma Franco non se n ' accorse . Si buttò sul canapè , si diede tutto al suo dolore , alla sua collera , a una facile , violenta difesa mentale di se stesso contro la moglie . Siccome Luisa si era levata , fosse pure con certi temperamenti , contro lui e contro Dio , gli faceva comodo di confondere in cuor suo la propria causa con quella dell ' altro muto , terribile Offeso . La sorpresa , l ' amarezza , l ' ira , le buone e le cattive ragioni gli fecero prima una turbinosa tempesta nel cervello . Poi si sfogò a immaginare pentimenti di Luisa , domande di perdono , magnanime risposte proprie . A un tratto udì Maria gridare e piangere . Si alzò per andar a vedere cos ' avesse , ma era senza lume . Allora attese un poco pensando che andrebbe Luisa . Non udì alcun movimento e la bambina piangeva sempre più forte . Si accostò pian piano al salotto , guardò per il vetro dell ' uscio . Luisa teneva le braccia incrociate sulla tavola e il viso appoggiato alle braccia . Non si vedevano , al lume della candela , che i suoi bei capelli bruni . Franco si sentì cadere la collera , aperse l ' uscio e chiamò a mezza voce con certa severa dolcezza : « Luisa , Maria piange » . Luisa levò il viso pallidissimo , prese la candela e uscì senza dir parola . Suo marito la seguì . Trovarono la bambina a sedere sul letto , tutta piangente , spaventata da un sogno . Quando vide suo padre gli stese le braccia supplicandolo con la voce grossa di pianto : « No via , papà , no via , papà ! » . Franco se la strinse in braccio , la coperse di baci , la chetò , la ripose nel letticciuolo . Ella si teneva stretta una mano del papà , non la voleva in alcun modo lasciare . Luisa prese un ' altra candela sul suo tavolino da notte , volle accenderla e non le riusciva , tanto le tremavano le mani . « Non vieni a letto ? » , le chiese Franco . Ella rispose « no » tremando più di prima . Franco credette indovinar in lei una supposizione , un timore , e se ne offese . « Oh , puoi venire ! » , diss ' egli sdegnoso . Luisa accese il lume e disse più pacatamente che doveva lavorare alle scarpette . Uscì e solamente sulla soglia mormorò : « Buona notte » . Franco rispose asciutto : « Buona notte » . Ebbe un momento l ' idea di spogliarsi , l ' abbandonò subito poiché sua moglie stava alzata a lavorare . Tolse una coperta , si coricò vestito , dalla parte del letticciuolo onde potersi tenere una manina di Maria che non dormiva ancora , e spense il lume . Che dolcezza , quella manina cara ! Franco la sentiva , bambina , la sua figliuola , innocente , amorosa bambina e la immaginava donna , tutta sua nel cuore , tutta unita a lui nelle idee come nei sentimenti , immaginava che quella manina stretta volesse compensarlo del dolore datogli da Luisa , dirgli : papà , tu e io siamo uniti per sempre . Dio , gli venivano i brividi a pensare che forse Luisa vorrebbe educarla nelle sue idee e ch ' egli sarebbe lontano , non ci potrebbe far niente ! Pregò il Signore , pregò il Maestro così dolce ai bambini , pregò Maria , pregò la santa nonna Teresa , pregò la sua propria mamma di cui sapeva ch ' era stata tanto pura e tanto religiosa : « Custodite , custodite la mia Maria ! » . Offerse tutto se stesso , la felicità terrena , la salute , la vita purché Maria fosse salva dall ' errore . « Papà » , disse Ombretta . « Un bacio . » Egli si sporse dal letto , si chinò a cercar con le labbra il caro visino e poi le disse di tacere , di dormire . Ella tacque un minuto e chiamò : « Papà » . « Cosa ? » « Non ho mica il mulo sotto il guanciale , sai , papà . » « No , no , cara , ma dormi . » « Sì , papà , dormo . » Tacque un altro minuto e poi : « La mamma è a letto , papà ? » « No , cara . » « Perché ? » « Perché ti fa le scarpette . » « Le porto anche in Paradiso , io , le scarpette , come il bisnonno ? » « Taci , dormi . » « Contami una storia , papà . » Egli si provò ma non aveva la fantasia né l ' arte di Luisa e s ' imbarazzò presto . « Oh papà » , disse Maria con l ' accento della compassione , « tu non sai raccontar le storie . » Questo lo umiliò . « Senti , senti » , rispose , e si mise a recitare una ballata di Carrer , Al bosco nacque , povera bambina , Gerolimina , rifacendosi , dopo quattro strofe che ne sapeva , sempre da capo , con intonazioni sempre più misteriose e abbassando via via la voce in un bisbiglio inarticolato , fino a che Ombretta Pipì , cullata dal metro e dalla rima , entrò con essi nel mondo dei sogni . Quando la udì dormire in pace gli parve così crudele di lasciarla , gli parve d ' essere un tal traditore che vacillò nel suo proponimento . Si rimise subito . Il dolce dialogo con la bambina gli aveva alquanto pacificato e rischiarato lo spirito . Incominciò ad aver coscienza di un altro dovere che oramai gl ' incombeva di fronte alla moglie : mostrarlesi uomo a costo di qualsiasi sacrificio , nella volontà e nell ' azione , difendere , contro lei , la propria fede con le opere , partire , lavorare e soffrire ; e poi ... e poi ... se Iddio santo vorrà che il cannone tuoni per l ' Italia , via , avanti , e venga pure una palla austriaca che la faccia piangere e pregare anche lei ! Gli sovvenne di non aver dette le sue preghiere della sera . Povero Franco , non gli era mai successo di recitarle a letto senz ' assopirsi a metà . Sentendosi abbastanza tranquillo , pensando che Luisa tarderebbe forse molto a venire , ebbe paura di addormentarsi e si domandò cosa direbbe se lo trovasse addormentato . Si alzò pian piano , disse le sue preghiere , accese quindi il lume , sedette alla scrivania , si pose a leggere e si addormentò sulla sedia . Fu svegliato dagli zoccoli della Veronica che scendeva le scale . Luisa non era ancora venuta . Entrò poco dopo e non espresse alcuna meraviglia di veder Franco alzato . « Sono le quattro » , diss ' ella . « Se vuoi partire manca mezz 'ora.» Occorreva partire alle quattro e mezzo per essere sicuramente a Menaggio in tempo di pigliar il primo battello che veniva da Colico . Invece di andar a Como e quindi a Milano come s ' era annunciato ufficialmente , Franco doveva scendere ad Argegno e salire a S . Fedele , calare in Svizzera per la Val Mara o per Orimento e il Generoso . Franco accennò a sua moglie di tacere , di non svegliare Maria . Poi , ancora con un silenzioso gesto , la chiamò a sé . « Parto » , le disse piano . « Ieri sera sono stato cattivo , con te . Ti domando perdono . Dovevo risponderti diversamente , anche avendo ragione . Tu conosci il mio temperamento . Perdonami . Almeno non serbarmi rancore . » « Per parte mia non ne sento affatto » , rispose Luisa con dolcezza , come uno che facilmente è benigno perché si sente superiore . Gli ultimi preparativi furono fatti in silenzio , il caffè fu preso in silenzio . Franco andò ad abbracciare lo zio che non aveva salutato la sera , poi entrò solo nell ' alcova , si inginocchiò al lettuccio di Maria , sfiorò col labbro una manina che pendeva dalla sponda . Ritornando in salotto vi trovò Luisa con lo scialle e il cappello , le domandò se veniva a Porlezza anche lei . Sì , veniva . Tutto era pronto , la borsa a mano l ' aveva Luisa , la valigetta era in barca , l ' Ismaele aspettava alla scaletta della darsena con un piede sullo scalino e un piede sulla prua del battello . La Veronica accompagnò i viaggiatori col lume , diede il buon viaggio al padrone , tutta compunta , avendo odorata la burrasca . Due minuti ancora e il pesante battello spinto da Ismaele con la remata lenta e tranquilla « di viaggio » passava sotto il muro dell ' orto . Franco mise il capo al finestrino . Passarono , nel chiaror fioco della notte stellata senza luna , i rosai , i capperi , le agavi pendenti dal muro , passarono gli aranci , il nespolo , il pino . Addio , addio ! Passarono il Camposanto , la « Zocca de Mainé » , la stradicciuola fatta tante volte con Maria , il Tavorell . Franco non guardò più . Non c ' era il solito lume , quella notte , nel casottino del battello ed egli non poteva vedere sua moglie , che non parlava . « Vieni a Porlezza per le carte del notaio » , diss ' egli , « o proprio per accompagnar me ? » « Anche questo ! » , mormorò Luisa , tristemente . « Ho voluto esser leale con te fino all ' estremo e tu te ne sei offeso . Mi domandi perdono e poi mi dici queste cose . Capisco che non si può esser fedeli alla verità senza soffrire molto , molto , molto . Pazienza , ormai ho preso questa strada . Se son venuta per accompagnarti , lo saprai . Non farmi abbassare a dirlo adesso ! » « Non farmi abbassare ! » , esclamò Franco . « Io non capisco . Siamo tanto diversi in tante cose , del resto . Dio mio ! come siamo diversi ! Tu sei sempre così padrona di te stessa , sai sempre esprimere i tuoi pensieri così esattamente , li conservi sempre così netti , così freddi ! » Luisa mormoro : « Sì , siamo diversi » . Non parlarono più né l ' uno né l ' altro fino a Cressogno . Quando furono vicini alla villa della nonna , Luisa parlò e cercò che il discorso non cadesse fino a che la villa non fosse passata . Si fece ripetere tutto l ' itinerario stabilito , suggerì di pigliar la sola borsa a mano perché la valigia imbarazzerebbe troppo da Argegno in poi . Ne aveva già parlato con Ismaele e Ismaele s ' incaricava di portarla a Lugano e di spedirla a Torino di là . Intanto la villa della nonna con le sue suggestioni sinistre , passo . Ecco il santuario della Caravina , adesso . Due volte , durante i loro amori , Franco e Luisa s ' erano incontrati alla festa della Caravina l ' otto settembre , sotto gli ulivi . E passò anche la cara piccola chiesa cinta d ' ulivi sotto le rupi paurose del picco di Cressogno . Addio , chiesa , addio , tempo passato . « Ricordati » , disse Franco quasi duramente , « che Maria deve dire le sue preghiere ogni mattina e ogni sera . È un comando che ti do . » « Lo avrei fatto anche senza comando » , rispose Luisa . « So che Maria non appartiene solo a me . » Silenzio fino a Porlezza . L ' uscir dalla cala placida della Valsolda , il veder altre valli , altri orizzonti e il lago segnato dalle prime brezze dell ' alba , traevano i due viaggiatori ad altri pensieri , li facevano pensare , senza che ne sapessero il perché , all ' avvenire incerto precorso da bisbigli annunciatori di grandi cose , che passavan di furto per il pesante silenzio austriaco . Si udì qualcuno gridare dalla riva di Porlezza e Ismaele si mise a remar di lena . Era il vetturino , il Toni Pollìn , che gridava di far presto se non si voleva perdere il vapore a Menaggio . Ecco gli ultimi momenti . Franco abbassò il vetro dell ' usciolino , guardò quell ' uomo come se avesse un grande interesse di udirne le parole . Quando approdarono si voltò a sua moglie . « Esci anche tu ? » Ella rispose : « Se credi » . Uscirono . Una carrettella era sulla riva , pronta . « Guarda » , disse Luisa , « che nella borsa troverai da far colazione . » Si abbracciarono , si scambiarono un bacio rapido e freddo davanti tre o quattro curiosi . « Fa che Maria » , disse Franco , « mi perdoni di esser partito così » , e furono le ultime sue parole perché il Toni Pollìn insisteva , « presto , presto ! » . La carrettella partì di gran trotto e con un gran fracasso di frustate per la stretta , scura viuzza di Porlezza . Franco viaggiava sul Falco , da Campo verso Argegno , quando pensò di prender qualche cosa . Aperse la borsa e gli balzò il cuore vedendo una lettera con questo indirizzo di carattere di sua moglie : « per te » . L ' aperse avidamente e lesse : Se tu sapessi cosa mi sento io nell ' anima , quel che soffro , come sono tentata di lasciar qui le scarpette delle quali m ' intendo assai meno che tu non creda , e di venir da te a rinnegar quello che t ' ho detto , non saresti così duro con me . Debbo aver molto peccato contro la Verità perché mi sieno così difficili e amari i primi passi che faccio seguendo lei . Tu mi credi orgogliosa e io stessa mi credevo molto suscettibile : adesso sento che le tue parole umilianti non potrebbero trattenermi dal venirti a cercare . Ciò che mi trattiene è una Voce dentro di me , una Voce più forte di me , che mi comanda di tutto sacrificare fuorché la mia coscienza della verità . Ah , io spero un premio di questo sacrificio ! Io spero che possiamo un giorno essere uniti con tutta l ' anima . Esco in giardinetto a coglier per te la brava rosellina che abbiamo ammirata insieme ier l ' altro , che ha sfidato e vinto gennaio . Ti ricordi quanti ostacoli erano fra noi quando la prima volta ebbi un fiore dalle tue mani ? Io non t ' amavo ancora e tu già pensavi a vincermi . Adesso sono io che spero di conquistare te . Mancò poco che Franco lasciasse passare Argegno senza muoversi dal suo posto . 9 . Per il pane , per l ' Italia , per Dio Otto mesi dopo , nel settembre del 1855 , Franco abitava una misera soffitta a Torino , in via Barbaroux . Aveva ottenuto nel febbraio un posto di traduttore all ' Opinione , con ottantacinque lire il mese . Più tardi fece anche relazioni del Parlamento e lo stipendio gli fu portato a cento lire il mese . Il Dina , direttore del giornale , gli voleva bene e gli procacciava qualche lavoro straordinario , fuori d ' ufficio , tanto da fargli prendere altre venticinque o trenta lire il mese . Franco viveva con sessanta lire il mese . Il resto andava a Lugano e da Lugano , per le mani fedeli d ' Ismaele , a Oria . Per vivere un mese con sessanta lire ci voleva una forza d ' animo che lo stesso Franco non avrebbe creduto , prima , possedere . Le ore d ' ufficio , il tradurre , assai laborioso per un uomo pieno di scrupoli e di timidità letterarie , gli pesavano più delle privazioni ; e sessanta lire gli parevano ancora troppe , si rimproverava di non saper vivere con meno . Si era legato con altri sei emigrati , parte lombardi parte veneti . Mangiavano insieme , passeggiavano insieme , disputavano insieme . Meno Franco e un Udinese , gli altri erano fra i trenta e i quarant ' anni . Tutti poverissimi , non avevano mai voluto pigliar un soldo dal governo piemontese a titolo di sussidio . L ' Udinese che apparteneva a una famiglia ricca e austriacante e da casa non riceveva niente , conosceva bene il flauto , dava quattro o cinque lezioni la settimana e suonava nelle orchestrine dei teatri di commedia . Un notaio padovano copiava nello studio di Boggio . Un avvocato di Caprino Bergamasco , soldato di Roma del 1849 , teneva i registri di un grande negozio di ombrelli e di mazze in via Nuova , per cui gli amici lo chiamavano il « Fante di bastoni » . Un quarto , milanese , aveva fatto la campagna del '48 nelle guide di Carlo Alberto ; per questo , e per una certa sua boria meneghína , il Padovano gli aveva posto nome « Caval di spade » . La professione del Caval di spade era quella di litigare continuamente col Fante di bastoni per antagonismo di provincia , d ' insegnare la scherma in due convitti , e , l ' inverno , di suonare il piano dietro una cortina misteriosa , nelle sale dove si ballavano polke a due soldi l ' una . Gli altri vivevano con miserabili assegni delle loro famiglie . Erano tutti scapoli , meno Franco , e tutti allegri . Si chiamavano e si facevano chiamare « i sette sapienti » . Dominavano Torino , nella loro sapienza , dall ' alto di sette soffitte sparse per tutta la città da Borgo San Dalmazzo a Piazza Milano . La più misera era quella di Franco che la pagava sette lire il mese . Meno il Padovano , a cui una sorella del portinaio di casa portava l ' acqua nella soffitta , nessuno della compagnia si faceva del tutto servire , e il Padovano avrebbe espiato bene la sua devota Margà con le tormentose celie degli amici , se non fosse stato il pacifico filosofo ch ' era . Tutti si lustravano le scarpe da sé . Il più destro di mano era Franco e a lui toccava di attaccare i bottoni agli amici quando non volevano umiliarsi ricorrendo al Padovano e alla sua Margà , la quale , del resto , certe volte , « o mi povra dona ! » , ne vedeva capitare una processione . L ' Udinese aveva bene un ' amante , una piccola « tota » del primo baraccone di piazza Castello sull ' angolo di Po ; ma era geloso e non permetteva che attaccasse bottoni a nessuno . Gli amici se ne vendicavano chiamandola « tota bürattina » perché vendeva fantocci e bambole . Egli era del resto , grazie a « tota burattina » , il solo della compagnia che avesse gli abiti sempre in ordine e la cravatta annodata con una grazia speciale . A mangiare andavano in una trattoria di Vanchiglia battezzata « la trattoria del mal de stomi » dove per trenta lire il mese avevano colazione e pranzo . Il loro lusso era il bicierìn , un miscuglio di caffè , latte e cioccolatte che si aveva per quindici centesimi . Lo prendevano la mattina , i veneti al caffè Alfieri , gli altri al caffè Florio . Meno Franco , però . Franco rinunciava al bicierìn e al relativo torcètt , pasta da un soldo , per ammassare tanto che gli bastasse a far una corsa a Lugano e portar un regaluccio a Maria . Andavano a passeggiare , l ' inverno , sotto i portici di Po , quelli della Sapienza , dalla parte dell ' Università , non quelli della Follia , dalla parte di S . Francesco ; e poi sedevano al caffè dove uno della compagnia , per turno , prendeva il caffè mentre gli altri leggevano i giornali e saccheggiavano lo zucchero . Una volta alla settimana , invece che andare al caffè , si cacciavano , per accontentare il Fante di bastoni , in un buco di via Bertola dove si beveva il più puro e squisito Giambava . A teatro ci andava l ' Udinese e in grazia sua , di tanto in tanto , qualche altro , gratis ; sempre alla commedia , per lo più al Rossini o al Gerbino . Per Franco il passar davanti ai manifesti del Regio e degli altri teatri di musica , era un supplizio molto maggiore che lustrarsi le scarpe o far colazione con cinque centimetri quadrati di frittata buonissima per osservare le macchie del sole . Fortunatamente aveva conosciuto certo C . , veneto , segretario al Ministero dei Lavori Pubblici , il quale lo presentò alla famiglia di un distintissimo maggiore medico dell ' esercito , pure veneto , che possedeva un piano , riceveva , la sera , alcuni amici e li ristorava con un caffè eccellente , quasi unico , in quei tempi , a Torino . Quando i sette sapienti , per una ragione o per l ' altra , non passavano la sera insieme , Franco andava a casa C . , in piazza Milano , a far musica , a conversare d ' arte con le signorine , a disputar di politica con la signora , una fiera patriota veneziana di grande ingegno e d ' animo antico , che aveva tutte eroicamente affrontate le durezze e le amarezze dell ' esilio , incuorando il marito i cui primi passi erano stati assai difficili e amari ; perché a lui , già reputatissimo professore dell ' Università di Padova , le care , benedette teste oneste e dure della rigida amministrazione piemontese avevano imposto di subire un esame se voleva diventare capitano medico , niente meno . La corrispondenza fra Torino e Oria non rispecchiava lo stato vero degli animi di Franco e di Luisa , correva liscia , affettuosa , certo con molti ritegni e cautele da una parte e dall ' altra . Luisa si era figurata che Franco avrebbe risposto alla sua letterina e sarebbe entrato nel grande argomento . Non vedendo che parlasse mai né della letterina né di ciò ch ' era stato fra loro quell ' ultima notte , arrischiò un ' allusione . Non fu raccolta . In fatto Franco s ' era messo più volte a scrivere col proposito di affrontare le idee di sua moglie . Prima di scrivere si sentiva forte , si teneva sicuro che pensandoci avrebbe trovato facilmente argomenti vittoriosi ; gliene venivano anche alla penna di quelli che gli sembravan tali ma poi , quand ' erano scritti , ne scopriva subito la insufficienza , ne stupiva , se ne doleva , ritentava la prova e sempre con eguale successo . Eppure sua moglie aveva ben torto ; di questo non dubitava un momento ; dunque vi doveva essere modo di dimostrarglielo . Bisognava studiare . Cosa ? Come ? Ne domandò a un prete dal quale si era confessato poco dopo il suo arrivo a Torino . Questo prete , un piccolo vecchietto contraffatto , focoso e dottissimo , lo invitò a casa sua , in piazza Paesana , si pose ad aiutarlo con entusiasmo , gli suggerì una quantità di libri , parte da legger lui , parte da mandare a sua moglie . Forte orientalista e gran tomista , provando una vivissima simpatia per Franco , attribuendogli un ingegno e una cultura forse superiori al vero , per poco non gli suggerì di studiar l ' ebraico e volle poi assolutamente che leggesse S . Tommaso . Arrivò sino a dargli un abbozzo di lettera a sua moglie con gli argomenti che doveva sviluppare . Franco s ' innamorò subito del vecchietto entusiasta che aveva poi , anche nell ' aspetto , la purezza d ' un Santo . Si mise a studiar S . Tommaso con grande ardore e vi durò poco . Gli parve di mettersi in un mare senza fine e senza principio , di non potervisi dirigere . Il disegno scolastico della trattazione , quella uniformità nella forma dell ' argomentare pro e contro , quel gelido latino denso di profondo pensiero e incolore alla superficie , gli schiacciarono in tre giorni tutta la buona volontà . Gli argomenti dell ' abbozzo di lettera non li capì che in piccola parte . Se li fece spiegare , li intese meglio , si dispose a scendere in campo con essi e si trovò impacciato come David nell ' armatura di Saul . Gli pesavano , non li poteva maneggiare , senti che non erano roba sua e che non lo sarebbero diventati mai . No , egli non poteva presentarsi a sua moglie col tricorno e con la tonaca del professor G . , impugnando una lancia di teologia e coprendosi con uno scudo di metafisica . Riconobbe che non era nato per filosofare in nessun modo ; gli mancava persino l ' organo del rigido ragionamento logico ; o almeno il suo bollente cuore , ricco di tenerezze e di sdegni , voleva troppo parlare anche lui , a favore o contro , secondo la propria passione . Suonando una sera a casa C . , tutto fremente e con gli occhi sfavillanti , l ' andante della suonata op . 28 di Beethoven , gli capitò di dire a mezza voce : « Ah questo , questo , questo ! » . Nessun Padre , pensava , nessun Dottore potrebbe comunicar il sentimento religioso come Beethoven . Metteva , suonando , tutta l ' anima sua nella musica e avrebbe pur voluto esser con Luisa , suonarle il divino andante , unirsi a lei pregando in un inenarrabile spasimo dello spirito , così . Né gli venne in mente che Luisa , la quale del resto sentiva la musica molto meno di lui , avrebbe piuttosto dato all ' andante il senso del doloroso conflitto fra il proprio affetto e le proprie idee . Andò da G . , gli riportò S . Tommaso , gli confessò tutta la sua impotenza con parole così umili e commosse che il vecchio prete , dopo qualche momento di silenzio accigliato e inquieto , gli perdonò . « Là là là » , diss ' egli riprendendosi con rassegnazione il suo primo volume della Somma , « ca s ' raccomanda al Sgnour e sperouma ca fassa Chiel . » Così finirono gli studi teologici di Franco . Tanto meditare sulle idee di sua moglie e sulle proprie e soprattutto il consiglio del professore « ca s ' raccomanda al Sgnour » non furono senza frutto . Cominciò a intendere che in qualche cosa Luisa non aveva torto . Rimproverato da lei di non condurre la vita che secondo la sua fede avrebbe dovuto , egli s ' era offeso di ciò più che di tutto il resto . Adesso un generoso slancio lo portò all ' altro estremo , a giudicarsi sinistramente , a esagerare le proprie colpe d ' accidia , d ' ira e persin di gola , a tenersi responsabile delle aberrazioni intellettuali di Luisa . E provò una smania di dirlo , di umiliarsi davanti a lei , di separar la causa propria dalla causa di Dio . Quando ebbe il posto all ' Opinione e regolò le proprie spese per poter fare un assegno alla famiglia , sua moglie gli scrisse che l ' assegno era assolutamente troppo forte in proporzione dei suoi guadagni . Il saper ch ' egli viveva a Torino con sessanta lire il mese le rendeva amaro il cibo a lei . Allora egli le rispose , questo non proprio sinceramente , che , anzi tutto , non pativa mai la fame ; che , del resto , sarebbe stato felice anche di digiunare perché provava un ' avidità intensa di mutar vita , di espiar gli ozi passati , compreso il soverchio tempo dato ai fiori e alla musica , di espiar tutte le passate mollezze , tutte le debolezze , comprese quelle per la cucina raffinata e per i vini scelti . Soggiunse che della vita passata aveva domandato perdono a Dio e che credeva doverlo domandare anche a lei . Insomma il Padovano , cui si era legato di grande amicizia , udito recitarsi da lui , come a riprova di precedenti confessioni , questo brano di lettera , gli disse : « Ciò , la par l ' orazion de Manasse re di Giuda » . Luisa scriveva molto affettuosamente , sì , ma con minore effusione . Il silenzio di Franco circa l ' argomento del colloquio doloroso le spiaceva ; e cominciar lei , di fronte a un silenzio così ostinato , non le parve utile . I propositi di lavoro e di sacrificio la commossero profondamente ; quando lesse quella confessione da gran delinquente con la domanda di perdono a Dio e a lei , ne sorrise e baciò la lettera sentendo ch ' era un atto di sottomissione e un ' acquiescenza umile alle censure che tanto lo avevano a prima giunta irritato . Povero Franco , ecco gli slanci della sua nobile , generosa natura ! Ma durerebbero ? Rispose subito e se dalla risposta traspariva la sua commozione , ne traspariva pure il sorriso , del quale Franco non fu contento . Nella chiusa v ' eran questi periodi : « Leggendo tutte le accuse che ti fai ho pensato con rimorso a quelle che t ' ho fatto io , una triste notte , e ho sentito che ci pensavi anche tu quando scrivevi , benché né questa lettera né alcuna delle altre tue ne abbia parola . Di quelle accuse ho rimorso , Franco mio ; ma delle altre cose a cui tanto penso nella mia solitudine , oh come vorrei che parlassimo ancora , da buoni amici ! » . Il desiderio di Luisa restò vano . Su questo punto Franco non rispose affatto , anzi la sua prima lettera fu alquanto freddina . Perciò Luisa non ritornò più sull ' argomento . Solo una volta , parlando di Maria , scrisse : « Se tu vedessi come recita il Padre nostro , mattina e sera , e come si comporta a Messa , la domenica , saresti contento » . Egli rispose : « Di quanto mi scrivi circa le pratiche religiose di Maria , sono contento e ti ringrazio » . Sì Luisa che Franco scrivevano quasi ogni giorno e spedivano le lettere una volta alla settimana . Ismaele andava alla posta di Lugano ogni martedì , portava la lettera della moglie e riportava quella del marito . In giugno Maria ebbe il morbillo , in agosto lo zio Piero perdette quasi improvvisamente l ' occhio sinistro e ne fu , per qualche tempo , molto turbato . Durante questi due periodi , le lettere di Oria spesseggiavano . In settembre la corrispondenza ritornò settimanale . Tolgo dal fascio le ultime lettere scambiate fra Luisa e Franco alla vigilia degli avvenimenti onde furono colti alla fine di settembre . Luisa a Franco Oria , 12 settembre 1855 Il riverito signor Ismaele ci ha fatto molto aspettare l ' ultima tua , perché da Lugano invece di venire a Oria è andato a Caprino con alcuni amici suoi e delle Potenze Occidentali a festeggiare la presa di Sebastopoli nella cantina dello Scarselon e là ha bevuto « un cicinìn » e quindi è ritornato a Lugano dove un altro « cicinìn » lo ha fatto dormire come un salame fino a mercoledì mattina . Ha pure dimenticato di spedirti il vasetto di lucido e così lo dovrai aspettare una settimana o pagare , a Torino , tanto più caro , se la provvista è finita . Me ne rincresce assai . Se Dina ti ha offerto di scrivere qualche appendice teatrale , tanto meglio . Così potrai udire gratis un po ' di musica ; benché sono anch ' io dell ' opinione del vostro Caval di spade che bisogna ricondurre la musica italiana al tamburo . Quanto all ' affare Valle Intelvi , lodo la tua prudenza . Essa è stata però così grande che non sono certissima d ' averti inteso bene . Ho inteso che per preparare , in caso di guerra , un movimento alle spalle dei nostri signori , occorrono alcune persone sicure cui far capo con le opportune comunicazioni da Torino , sia direttamente sia per mezzo del Comitato di Como . A ogni modo andrò io stessa domani a Pellio Superiore dove c ' è un medico condotto grande amico di V . e sicurissimo . Parlerò con lui , intanto . Per quella fodera sdrucita non ti crucciare . Basta che porti l ' abito a Lugano quando verrai . Ci penserò io e posso anche promettere di foderarti le maniche di seta , grazie ad una sottana che mia madre mi diceva essere venuta in casa Ribera da casa Affaitati nel secolo scorso , una sottana gialla a fiorami rossi che né io né Ombretta porteremo certo mai . Ombretta sta benissimo . Da tre giorni , declinando il caldo , ha ripreso i suoi colori . Stamattina le ho dato la prima lezione di lettura col metodo Lambruschini . Tutto si trasforma e progredisce nella nostra casa ! Questa sorte è toccata ieri all ' antico cartellone della tombola , con dolore muto ma palese della Cia . Ne ho fatto strage per tagliarne fuori , oltre a cinque quadratini per le vocali , parecchi altri quadrati più grandi , dove ho disegnato , immagina come ! le figure di so - le , lu - na , ca - ne , bu - e , ecc . Maria ha imparate le vocali con prontezza sufficiente . A mezza lezione è entrato lo zio Piero e ha esclamato : « Oh povero me ! » . Poi , malgrado le mie proteste , ha molto compianto Maria . Ella ha risposto che studiava per scrivere a papà . « Scrivere a papà » è la sua idea fissa e io credo che se la facessi scrivere conducendole la mano , perderei forse il più forte stimolo che posso adoperare con lei come maestra di lettura , poiché sa che prima di scrivere deve imparare a leggere . Il suo affetto per te vien sempre fuori con una mistura di amor proprio . Parla come se fosse un bisogno , non suo ma tuo , mio , dell ' universo intero che Ombretta Pipì scriva a papà . Uno di questi giorni mi udì sgridar la Veronica perché ha la cattiva abitudine di buttar dalla cucina l ' acqua sporca sul carrubo che n ' è intristito . Ricordai alla Veronica , naturalmente , quanto il carrubo è caro a te . Maria l ' udiva che brontolava tra sé contro il povero carrubo perché manda ombra in cucina e gli augurava di crepare . « Taci ! » , le intimò Maria con una forza inesprimibile . « Ti mando via se non taci . » L ' altra la rimbeccò e Maria fuori a piangere . Io udii e accorsi . « Perché piangi ? » « Perché la Veronica dice brutte parole alla pianta di papà . » Bisognava vedere che visetto irritato ! Adesso fa lei la guardia al carrubo , non se ne allontana senza una predica alla Veronica e prende un ' aria d ' importanza come se la vita del carrubo fosse affidata a lei . Ogni mattina , quando va in giardinetto , corre lì e dice : « Stai bene , pianta ? » . Oggi ha versato molte lagrime perché la breva soffiava scotendo forte il carrubo , e poi ch ' ella gli ebbe fatta la solita domanda , io le dissi : « Vedi che non sta bene il carrubo ? Vedi che risponde di no ? » . Più tardi mi domandò se il carrubo , quando muore , va in Paradiso . Le risposi che siccome il carrubo disturba la Veronica mandando l ' ombra in cucina , non può andare in Paradiso . Tacque mortificata . Lo zio Piero è ormai rassegnato del tutto alla perdita del suo occhio . Si paragona ad un altare dove si dice messa e il chierico ha spento , durante l ' ultimo vangelo , una delle due candele . Dopo pranzo egli e Maria fanno in loggia delle conversazioni senza fine , non più interrotte dal corso del Mississipì , oramai dimenticato . Lo zio le racconta tante vecchie cose che non ha mai raccontato neppure a me . Io non entro , allora , in loggia , perché credo che si apra più volentieri con la piccina sola . Si vogliono un gran bene e non si fanno mai o quasi mai baci né carezze , come se Maria fosse una persona grande . 13 Stamattina ho preso con me la Leu , la sorella della Veronica , ch ' è clorotica , per condurla a consultare il medico di Pellio ; capisci ! Abbiamo impiegato due ore e mezzo da Osteno . Tu avresti goduto con entusiasmo la bellezza dei luoghi e della mattina . Io invece non me ne commossi che un momento fra i vecchi castagni di Pellio Superiore , dove voltandosi a guardar giù la valle si scopre , in fondo a quel grande imbuto verde , Porlezza e un pezzetto di lago , una piccola coppa di acqua viva , verde anche quella . Ti ricordi che abbiamo fatto colazione insieme lassù , nel tempo in cui ero ancora signorina e che l ' Ester si è accorta di qualche cosa quando mi hai parlato di mia madre ? Ho trovato il mio medico condotto alla fontana di « Pèll sora » , fra le pecore , come un patriarca . Gli ho fatto visitare la Leu e poi , allontanata questa , abbiamo parlato . Non sapeva che sei a Torino e al solo nome di Torino mi afferrò e mi strinse le mani come se la moglie d ' uno ch ' è a Torino fosse già una specie di eroina . Credeva poi che corrispondendo con Torino io avessi il piano di Cavour in una tasca e quello di Napoleone nell ' altra . È un bonapartista così sfegatato che gli è amara l ' alleanza inglese e dice « la perfida Albione » . Si teneva sicurissimo , del resto , della guerra a primavera e non gli piacque udire che ci sono dei dubbi . Credo che mi abbia subito ammirata meno . Quanto ad agire nel momento buono , dice che in Vall ' Intelvi si faranno tagliare a pezzi , se occorre , « come micch » . Perché parla sempre in plurale , dice « nün chì » . Non ha l ' aria d ' uno spaccamonti . Parlando di venire alle mani coi Croati diventò più rosso dell ' asso di cuori e vibrava tutto come un bracco quando gli si mostra un pezzo di pane . « Nün chì » , mi disse , « gh ' emm poeu anca el Brenta . » Sai , hanno a vendicare il Brenta , fucilato dagli austriaci . Insomma , se la parte mia , quando scoppierà la guerra , non fosse di liberare la « süra Peppina » e di buttare ai cavedini il suo Carlascia , andrei volentieri a battermi insieme al dottore di Pellio . Ritornammo alle tre . Lo zio giuocava a tarocchi col curato , con Pasotti e col signor Giacomo . Il curato aveva la Gazzetta Ticinese e si era molto parlato di Sebastopoli . Si capisce che Pasotti ha una gran rabbia come tutti i tedesconi . Invece il signor Giacomo era tutto intenerito per il suo Papuzza e il curato propose di bere una bottiglia alla salute di Papuzza . Allora lo zio Piero gli domandò se non aveva vergogna , egli prete , di festeggiare le buone fortune di Papuzza . « Mi l ' era per bev » , brontola il curato . « L ' è ben che ghe n ' è minga » , risponde lo zio . Il curato brontolò peggio di prima e lo zio , per consolarlo , gli fece una dotta dissertazione sui dialetti lombardi , concludendo : « Ghe n ' è no , ghe n ' è minga e ghe n ' è miga » . 14 Non credo che Pasotti verrà più in casa nostra . Me ne rincresce per quella povera Barborin che non potrà più venirci neppur lei , temo ; ma non mi pento di quel che ho fatto . Egli sa benissimo che sei a Torino da un pezzo , come qui lo sanno tutti . Ne ha parlato persino col Ricevitore , me lo disse la Maria Pon che stando alla cappella del Romìt li udì mentre scendevano discorrendo ad Albogasio Superiore . Quando è venuto da noi ha affettato sempre d ' ignorarlo e ha domandato le tue notizie con quelle sue solite smancerie di premura e di amicizia . Oggi mi trova sola in giardinetto , mi domanda quanto ancora starai assente e se adesso sei a Milano . Io gli rispondo netto che mi meraviglio della sua domanda . Egli diventa pallido . « Perché ? » , dice . « Perché Lei va dicendo che Franco è in ben altro luogo . » Si confonde , protesta , freme . « Protesti pure » , dico io . « Tanto è inutile . Lo so . Del resto Franco sta benissimo dov ' è . Lo dica pure a chi crede . » « Lei mi offende ! » , diss ' egli . Io non stetti tanto a riflettere e risposi : « Sarà ! » . Allora se n ' andò precipitosamente , senza salutarmi , nero come l ' asso di picche , poiché sono in vena di simili paragoni . Sono sicura che stasera andrà a Cressogno . Il Cüstant ci ha mandato a regalare una magnifica tinca presa da lui stamattina con gran dispetto del Biancòn che pesca tutto il giorno , non prende niente e si arrabbia perché le tinche , brave ! se ne impipano di S . M . I . R . A . e del suo Carlascia . « Poer omàsc ! » , dice la súra Peppina . « El se mangia el fidegh ! » . Gli passerà , gli passerà . Miti sensi , pace amica Tornan presto a nobil cor ; Dio conservi e benedica Ferdinando Imperator . 15 Ho raccontato allo zio l ' episodio Pasotti e n ' è stato assai malcontento . « Bel profitto » , ha detto , « che ne caverai ! » Povero zio , parrebbe un utilitario . Invece è un filosofo . In fondo , di fronte agli sdegni miei per tante brutte cose che sono nel mondo , il suo argomento capitale è « ghe voeur alter ! » . Oggi la messa parrocchiale è stata ad Albogasio Superiore . Nell ' uscire di chiesa con Maria ho avuto uno sguardo desolato della povera Pasotti che aveva evidentemente l ' ordine di evitarmi . Invece è discesa con noi Ester e poi è anche salita in casa e mi ha tenuto , a quattr ' occhi , un discorso che da qualche tempo mi aspettavo . Ha cominciato pregandomi di non ridere e ridendo lei . Insomma capisci che il professore , dalli e dalli , ha fatto un po ' di breccia . E così , quantunque Ester affermi di non poter decifrare i propri sentimenti . Io vedo tutto il cammino ch ' egli ha fatto nel suo cuore . Sulle prime , te ne ricordi ? lo chiamava valsoldesemente el vecc , el veggiòn , el zücca pelada , l ' oreggiàt , el nasòn , el barbarostì . Quando s ' accorse della simpatia di lui un sentimento di gratitudine le fece smettere questi titoli , senza riconciliarla però né con il cranio lucido né con le orecchie a ventaglio né col pelo rossiccio né col naso fiorito dell ' adoratore . Adesso de ' primi tre guai non si parla più ; su questi tre punti l ' amico ha vinto la battaglia e può portarli in trionfo . Solo intorno al quarto punto vi è ancora del combattimento . « Mi l ' è quel nas ! » , diceva Ester stamattina e rideva rideva , si nascondeva il bel visetto brillante . Il naso scandaloso mi pare che fatalmente prosperi , si colori e ingrossi sempre più . Quel semplice uomo mi confidò poco fa , forse perché lo ripetessi a Ester , che ha sempre bevuto solamente acqua anche in gioventù e che il rossore e il turgore del suo naso dipendono da frequenti sofferenze viscerali . Ho paura che questo nuovo aspetto delle cose non migliori la situazione . Credo però che l ' amica finirà con superare anche un così grande e grosso ostacolo . Il fatto è che la passione di lui è all ' apice . Egli le ha scritto trenta pagine di confessione generale , vuotandosi proprio il cuore e rivoltandone la fodera , per modo da intenerire un croato . Io lo aiutai presso Ester che deciderà entro due giorni e vuole che la risposta gli sia fatta da me . Io poi capisco che la letteratura del professore le mette soggezione e che ha un gran timore di fare sbaglietti di ortografia . Buon segno ! 18 Sono stata tre giorni senza scrivere temendo non esser padrona della mia penna , non saper comprimere il mio pensiero dentro parole che devono avere una data misura e non più . Adesso lo posso fare e lo faccio . Sappi però , Franco , che non rispondo esser padrona di me sempre ! È venuto dunque da me , la sera del 15 , l ' agente di tua nonna . Poiché la rata semestrale de ' tuoi interessi scade il 16 ho creduto che avesse le cinquecento svanziche e gli ho detto senz ' altro che andavo a preparargli la ricevuta . Allora il gentilissimo signor Bellini mi disse che la ricevuta mia non gli poteva bastare . « Come » , rispondo , « se Le è bastata il 16 marzo ? » « Ma ! » , dice . « I miei ordini ! » « Ma Franco non c 'è.» « Lo so . » « E allora , cosa è venuto a fare ? » « Sono venuto a dirle che il signor don Franco , per avere il denaro deve presentarsi all ' agenzia della signora marchesa in Brescia . » « E se non potesse andare a Brescia ? » Qui il signor Bellini fece un gesto come per dire : pensateci voi . Io gli risposi che andava bene , gli feci portare il caffè e gli dissi che avrei desiderato comperare dalla signora marchesa le librerie del tuo antico studio di Cressogno . Il Bellini diventò giallo e partì mogio mogio come il nostro vecchio cane Patò di casa Rigey quando aveva rubato . È certo che in questa immondizia vi ha un dito del signor Pasotti . Ieri è venuto qua il prefetto della Caravina e ha raccontato che il 14 sera Pasotti è andato a Cressogno assai tardi ed è capitato in casa della nonna mentre si diceva il rosario , per cui gli toccò pure di rosarieggiare . Questo faceva ridere il prefetto ; secondo lui il Pasotti va a messa perché è I . R . pensionato ma di preghiere dice solo « el Patèr d ' i ratt » , che io non so cosa sia . Soggiunse poi che quando gli altri partirono , Pasotti restò a confabulare con la nonna e che c ' era anche il Bellini . Bellini era arrivato il 15 stesso , da Brescia . Probabilmente aveva recati i denari per te . Fino all ' ottobre , quando arriverà il denaro tuo , c ' è da vivere . Altro non dico . Il ciclamino che troverai qui dentro te lo manda Maria . Devo pure raccontarti questa cosa ! Puoi pensare in quale stato d ' animo ella mi vede . Mi ode anche spesso discorrere dell ' argomento con lo zio . Lo zio è sempre lo zio . In vita sua ha solamente giudicato birbanti quegli appaltatori che gli offrivano quattrini e un altro zio , il suo antipodo , che dopo di essersi servito del nipote per anni , non gli ha lasciato un fico secco . Altri birbanti non ha mai voluto vedere e neanche adesso vuol vederne . Ora , quando io discorro con lui , Maria vorrebbe ascoltare sempre . Io la mando via ma poi tante volte mi accorgo che piano piano ritorna . Stamattina si mette a recitare le sue orazioni . Oh , Franco , tua figlia è ben religiosa nel senso tuo ! L ' ultima che recita è il requiem per la povera nonna Teresa . « Mamma » , dice allora , « voglio recitare il requiem anche per la nonna di Cressogno . » Ho risposto quel che ho risposto , parole amare ; avrò fatto anche male , se vuoi , lo confesso . Maria mi guarda e fa : « È proprio cattiva la nonna di Cressogno ? » . «Sì.» « E perché lo zio dice che non è proprio cattiva ? » « Perché lo zio è tanto buono . » « E tu , allora , non sei mica tanto buona ? » Cara la mia innocente , me la mangiai di baci , non ne potei proprio a meno . Appena fu libera di parlare , riprese subito : « Non vai mica , sai , in Paradiso , se non sei tanto buona » . Quella del Paradiso è la sua fissazione . Povero Franco , non averla con te , tu che saresti così contento di lei ! Fai un gran sacrificio ! Se ti può far piacere ti dirò che la sola possibilità per me di amare Iddio la trovo in questa bambina perché in essa Iddio mi diventa visibile , intelligibile . Addio , Franco ; ti abbraccio Luisa P.S. Sappi che ho licenziato la Veronica per il 1° ottobre . Per economia , prima ; e poi perché mi sono accorta che fa all ' amore con una guardia di finanza . Oh , mi scordavo quest ' altra ! Mezz ' ora fa è venuta Ester a dirmi che si è decisa per il sì ma che desidera di aspettare ancora un giorno a vedere il professore . Si capisce che il naso è inghiottito ma non ancora passato giù nello stomaco . Franco a Luisa Torino , 12 settembre 1855 Iersera Dina mi ha mandato al d ' Angennes dove si è data male un ' opera vecchiotta che non mi garba , Marin Faliero . Aggiungi l ' idea tormentosa di dover scrivere l ' appendice e intenderai che non è stato un invitarmi a nozze . Un collega mi propose di presentarmi in un palco dov ' erano due dame sfoggiatamente eleganti . Credo l ' abbia fatto per desiderio del Dina perché esitava , gittava qualche rapida occhiata ai miei panni i quali mostrano aperto il canchero della borsa . Pensa se mi fu agevole il trarmi d ' impaccio ! Panni vetusti Fedeli e frusti vi debbo anche per questo una gratitudine che non rifiuto . In teatro non si parlava che di Sebastopoli . I più credono che la pace non si farà , che l ' Inghilterra non vorrà posare le armi prima d ' aver levato ai russi per cinquant ' anni il prurito delle conquiste . Uscendo dal teatro udii il deputato B . , un fiero avversario della spedizione , dire a qualcuno : « Hanno preso la loro tomba . Un piccolo Napoleone , una piccola Mosca ! » . Io dissi forte : « Hanno preso Verona » . B . mi guardò con due occhi fulminei e io guardai lui senza abbassare i miei . Egli si strinse nelle spalle e se n ' andò . Salii nella mia soffitta e mi posi a scrivere l ' appendice sui margini di un giornale onde non sciupare carta . Scrivi , cancella , riscrivi e ricancella , ne son venuto a capo alle quattro del mattino . Qui mi dicono che i miei periodi hanno una forma troppo classica e che adopero troppi vocaboli e modi toscani . « Già , Lei , col Suo Giusti ! » , mi ha detto D . Il guaio è ch ' io non so scrivere un italiano piemontese come forse piacerebbe a lui . Intanto mi son buscato un bellissimo e lucentissimo scudo nuovo di zecca con un Vittorio Emanuele così parlante che potrebbe farvi svenire dalla commozione , come svenne ier l ' altro all ' hôtel della Liguria una signora veneta vedendo passare alla testa d ' una colonna di fanteria il generale Giannotti che scambiò , in grazia de ' baffi maiuscoli , per il Re . Io serberò lo scudo , ve lo porterò a Lugano , tu lo porrai da parte e sarà la prima pietra della dote di Ombretta . Va bene ? L ' idea me n ' è venuta per un sogno che feci stamattina , appena addormentato , nell ' ora in cui l ' anima Alle sue visïon quasi è divina . Sognai ch ' era nella chiesa di S . Sebastiano di Oria , con te e Maria , grande , bella , vestita da sposa ; che lo sposo era Michele Steno e che lo zio Piero si stava mettendo cotta e stola per celebrar lui il matrimonio e che Michele Steno si alzò dall ' inginocchiatoio per venirmi a dire : « Sì , tutto va bene , ma e la dote , e la dote ? » . Maria mia dolcissima , verrà pure per te il gran giorno della dote ; quand ' anche tu tenessi allora in serbo molti pezzi d ' oro sopra lo scudo d ' argento , avresti tuttavia lo scudo più caro ! 14 Il Fante di bastoni è in pericolo di essere licenziato dal suo principale per le condizioni veramente miserevoli del suo vestito . Il Fante è per verità uno sciupone e non ha ancora appreso , duris in rebus , a maneggiare una spazzola ; ma insomma gli altri sapienti hanno deciso che non faranno colazione per una settimana ond ' egli si possa rimpannucciare . Vedi bassezza del cuore umano ! Il Fante si è sbracciato a ringraziare e poi si disponeva a far colazione lui , come se nulla fosse . Questo gliel ' abbiamo proibito . Così oggi invece di andar al « Mal de stomi » passammo una mezz ' oretta sulla via del Po , verso il Valentino , a veder l ' acqua scendere . L ' Udinese portò seco il flauto , perché ad una colazione ideale dove si offrivano le più trimalcioniane idee di cibi e di bevande , la musica non poteva mancare . Egli aveva una lettera de ' suoi con magnifiche proposte di ritorno all ' ovile . Persino il cavallo da sella gli offrono . Ci narrò di avere risposto che lo vedranno presto arrivare sopra un cavallo del Re Vittorio Emanuele . Allora il Padovano , gran motteggiatore , gli ha detto con tutta flemma : « Ciò , eroe , sonistu anca el trombon , ti ? » . ( Vedi che t ' imito , poiché la ferula de ' pedanti mi è lontana , nelle tue scandalose familiarità col dialetto . ) L ' Udinese si è arrabbiato alquanto ma poi vi ha fatto su la sua brava sonatina di flauto . Il fatto strano è che nessuno di noi ha sentito fame . Però , levando la seduta , abbiamo deciso che l ' abbigliamento del Fante verrà semplificato e ch ' egli potrà benissimo fare a meno del giustacuore , modernamente detto sottoveste . Ah noi faremmo a meno anche del pranzo per poter passare il Ticino col Re nell ' aprile del 1856 ! Ne parlavamo tornando in città dalla colazione ideale . Il Padovano ha osservato che in aprile l ' acqua è troppo fredda e che sarebbe meglio aspettare fino a giugno . Si diceva che gran cosa sarà l ' Italia senza tedeschi . Ti assicuro ch ' eravamo tutti entusiasti malgrado il vuoto dello stomaco . Tutti meno il Padovano , sempre ; del quale va pur detto , a sua scusa , che patisce la fame , o quasi , per non vedere austriaci , e che quantunque bussi all ' uscio de ' quaranta si batterà meglio di qualche giovane che adesso si mangia un caiserlicchio a colazione e due a pranzo . Egli crede che torneremo un paese di cani e gatti . « Per esempio » , diceva , « intendiamoci bene . Partiti i tedeschi , ciascuno a casa sua e guai a voi se venite a rompermi le scatole a Padova ! » . Mi pareva di udire lo zio Piero , quando noi pure , a Oria , s ' è parlato della grandezza , dello splendore futuro d ' Italia . « Eh sì sì ! » , diceva . « Eh sì sì ! Il lago diventerà di latte e miele e la Galbiga de formagg de grana ! » Vedremo , vedremo ! 21 La tua lettera mi suscita un tumulto di sentimenti che non si scrivono . Mi addolorano , senza dubbio , l ' atto della nonna e la obliqua malevolenza del Pasotti ma più mi affligge lo sdegno tuo troppo forte . Quando un mio procuratore si presenterà a Brescia , il pagamento non potrà venire rifiutato . È vero , tu sei donna e non hai l ' obbligo di conoscere queste cose . Anche la collera ti perdono poiché freddo non rimasi nemmeno io , da principio . Quindi mi son detto : Di che ti sdegni e che ti sorprende ? Non conoscevi tu quel malanimo e non ne avesti offese maggiori ? Infinitamente mi rattrista che tu non abbia saputo celare i tuoi sentimenti a Maria , infinitamente mi commuove che tu ne sia pentita e infinitamente mi consola che tu ami il Signore nella bambina , che tu me lo scriva . A dir vero , cara , non dovrei appagarmene così perché ad amare Iddio ne invitano i cieli e la terra ed Egli ci è visibile in ogni luce , intelligibile in ogni vero ! Ma insomma tu incominci a udire la voce Sua ! Nelle mie lettere non ho mai toccato questo punto per sentirmi troppo inetto a parlartene degnamente , efficacemente . E ora lascio che Iddio ti parli nella bambina , torno nel mio silenzio . Sappi soltanto che ascolto palpitante , che prego e spero . Posso io dirti quello che sento per Maria ? Chi potrebbe dire questa commozione , questa tenerezza immensa , questo desiderio che mi strugge di tenermela almeno un momento , un solo momento , sul cuore ? Credi tu che io possa attendere fino a novembre ? No no no , scriverò appendici , copierò , monterò qualche guardia per altri ma verrò a Lugano prima ! Coprila di baci per me , intanto , dille che Papà ha sempre nel cuore la sua Ombretta e che la benedice , domandale cosa le farebbe piacere ch ' io le portassi e poi scrivimelo senza pensar poi troppo alla mia povertà . Ti abbraccio , Luisa mia , con l ' anima . Franco Luisa a Franco 24 settembre 1855 Finalmente ! Da quando sei partito io desiderai sempre , che tu toccassi quel punto . Come mi sarò spiegata , quella notte , nella mia commozione dolorosa ? Come mi avrai inteso tu nella tua ? Da mesi e mesi sento il bisogno di parlarne con te e non l ' ho fatto mai per mancanza di coraggio . Vedi , per esempio . Tu mi hai accusata d ' orgoglio , quella notte . Ti supplico di credere che non sono orgogliosa ; non posso neanche comprendere un ' accusa simile ! Mi par di capire dalla tua lettera che tu mi supponga ritornata alla fede in Dio . Ma t ' ho io mai detto di non credere in Dio ? Non posso averti detto questo perché la storia de ' pensieri miei mi è tutta scritta nella mente , e lo spavento , l ' angoscioso pensiero di non poter forse più credere in Dio mi son venuti dopo la tua partenza ; ne so il giorno e l ' ora . Avevo udito parlare a S . Mamette di un gran pranzo dato da tua nonna a Brescia e io non potevo assolutamente procurare al nostro diletto zio quel regime di cibi e di vino che il medico , temendo per l ' occhio destro , prescriveva . Ho lottato con quelle tenebre spaventose , Franco , e ho vinto . È vero , la vittoria è in gran parte della nostra Maria . Vorrei dire che se tante nere nuvole mi nascondono l ' esistenza di una Giustizia Superiore , me ne trapela però un raggio in Maria ; e questo raggio mi fa credere e mi fa sperare nell ' Astro . Perché sarebbe orribile che l ' universo non avesse un governo di giustizia ! Quella notte , dunque , io ti ho potuto solamente dire che intendevo la religione in un modo diverso da te , che gli atti di fede cristiana e le preghiere non mi parevano essenziali all ' idea religiosa ma l ' amore e l ' azione per quelli che soffrono , sì ! Ma lo sdegno e l ' azione contro coloro che fanno soffrire , sì ! E tu vuoi ritornare nel tuo silenzio ? Ma no , non lo devi . Ti senti debole , dici . Debole te o il tuo Credo ? Ragioniamo , discutiamo . Confessa che voialtri credenti amate le vostre credenze anche perché sono un comodo riposo dell ' intelletto . Vi adagiate in esse come in un ' amaca sospesa in aria per tante fila lavorate dagli uomini , annodate dagli uomini a diversi uncini . Voi vi state bene e se si va tentando , saggiando con la mano anche uno solo di questi fili , ve ne turbate e avete paura che si spezzi , perché poi molto facilmente si spezzerà il suo vicino e dopo questo un altro e tutto il vostro letto fragile rovinerà dall ' aria in terra con vostro spavento e dolore . Conosco questo spavento e questo dolore , so che si paga così la compiacenza di camminar poi sul solido e perciò non mi trattiene dal discutere teco una pietà che sarebbe falsa . Ma forse mi inganno e sarai tu che mi solleverai a te nel tuo letto di fragili fili e d ' aria . Maria non può far tanto . Se Maria mi fa credere in Dio non vuol dire che possa farmi credere anche nella Chiesa . E tu credi sopra tutto nella Chiesa , tu ! Cerca di persuadermi dunque e io pure ti ascolterò palpitando ; e se non prego , almeno spero , perché adesso più che mai desidero pienamente unirmi a te . Adesso con l ' antico affetto sento per te un ' ammirazione nuova , una gratitudine nuova . Ti offenderai di questo mio sfogo ? Pensa che otto mesi sono devi aver trovato una mia lettera nella tua borsa da viaggio e che da otto mesi aspettavo risposta ! Il professore ed Ester si vedono in casa nostra , oramai come fidanzati . Quelli son felici , almeno . Ella va in chiesa , egli non ci va , e né l ' uno né l ' altro si danno pensiero di ciò più che del colore diverso de ' loro capelli . E così fanno novecentonovantanove sposi su mille , credo ! Ti abbraccio . Scrivi a lungo , a lungo . Luisa Questa lettera non partì da Lugano che il 26 settembre e Franco l ' ebbe il 27 . Il 29 , alle otto della mattina , ricevette il seguente telegramma pure da Lugano : Bambina malata gravemente . Vieni subito . Zio 10 . Esüsmaria , sciora Lüisa ! Nelle prime ore pomeridiane del 27 settembre Luisa ritornava da Porlezza con alcune carte da copiare per il notaio . In quel tempo gli scogli fra San Michele e Porlezza erano affatto selvaggi , non avevano la sottile briglia che ora li doma . Luisa s ' era fatta tragittare in barca per quel breve tratto e poi aveva preso , a piedi , la stradicciuola che , come tutte quelle del mio piccolo mondo , antico e moderno , non comporta altri metodi di viaggiare ; la stradicciuola graziosa e perfida che cerca ogni mezzo di non arrivar mai dove il viandante vorrebbe . A Cressogno passa sopra la villa Maironi che nemmanco si vede . « Se la incontrassi ! » , pensava Luisa con un ribollimento del sangue ; ma non incontrò nessuno . Sull ' erta da Cressogno al Campò il sole bruciava . Quando si trovò nel fresco , alto vallone che chiamano il Campò , sedette all ' ombra del colossale castagno che vive ancora , ultimo di tre o quattro venerabili patriarchi . Guardava le case del suo nativo Castello appollaiate a tondo sopra un alto spuntone di scogli ombrosi e pensava alla povera mamma compiacendosi che almeno ella fosse in pace , quando sentì esclamare : « Oh , cara Madonna ! » . Era la süra Peppina che veniva pure da Cressogno , disperata di non aver potuto trovare uova né a S . Mamette né a Loggio né a Cressogno . « Adess el me coppa , el Carlo ! El me mazza addirittura , cara Lee ! » Avrebbe voluto andare anche a Puria , ma era mezza morta di stanchezza . Che paesi da cani ! Che strade ! Quanti sassi ! « Quand pensi al me Milan , cara Lee ! » Sedette anche lei sull ' erba presso Luisa , le disse un mondo di tenerezze e volle che indovinasse con chi avesse parlato di lei , allora allora . Ma con la signora marchesa ! Ma sicuro ! « Ah cara Lee ! S ' ciao ! » Pareva che la Peppina avesse gran cose a dire e non osasse e ne provasse una molestia in gola , volesse pur farsele strappare . « Che roba ! » , esclamava ogni tanto « Che roba ! Che discors ! S ' ciao , s ' ciao ! » Luisa taceva sempre . Allora l ' altra cedette a quel gran prurito e buttò fuori ogni cosa . Era andata dal cuoco della signora marchesa , per farsi prestare delle uova , e la signora marchesa , udita la sua voce , aveva voluto assolutamente vederla , trattenerla a chiacchierare , e lei si era sentita nel cuore come una ispirazione del cielo che le diceva : Parla di quella povera gente ! Forse è il momento buono . Parla della Maria , « de quel car belee , de quel car ratin , de quel car strafoi ! » . Ah era stata una ispirazione del diavolo e non del cielo . Aveva cominciato a parlarne , voleva dire quanto era bella , quanto era cara , e quella gran meraviglia di un gran talento così spropositato ; e lei , la bruttona , con una faccia « che ghe disi nagòtt » , a interrompere : « Lasci stare , signora Bianconi ; so ch ' è molto male educata e altro non può essere » . Aveva provato allora a toccare un altro tasto , la disgrazia del signor ingegnere rimasto cieco d ' un occhio . E la marchesa : « Quando non si è onesti , signora Bianconi , il Signore castiga » . Qui la Peppina , guardando Luisa , si pentì delle sue chiacchiere , si pose ad accarezzarla , ad accusarsi d ' aver parlato , a dirle che si desse pace . Luisa l ' assicurò ch ' era tranquillissima , che di nulla si sorprendeva più da parte di quella persona . La Peppina volle ad ogni modo darle un bacio e partì brontolando fra sé molti « poer a mi ! » col vago sospetto di aver fatto , senza uova , una gran frittata . Luisa si alzò , si voltò a guardar verso Cressogno stringendo il pugno . « Almeno uno scudiscio ! » , pensò . « Almeno frustarla ! » L ' idea di un incontro , la vecchia idea che l ' aveva fatta balzar di passione quattro anni prima la sera del funerale di sua madre , la stessa idea che le era balenata testé , nel passar da Cressogno , la riafferrò violenta , le fece dare un passo verso la discesa . Si fermò subito e ritornò lentamente indietro , si avviò verso S . Mamette , arrestandosi ogni tanto a riflettere , con la fronte scura e le labbra strette , a sciogliere qualche nodo nella fila di una tela che veniva tessendo nel suo segreto . A Casarico andò dal professore per offrirgli un ritrovo a casa sua con la fidanzata per l ' indomani alle due . Nel congedarsi gli domandò se possedesse ancora le carte Maironi . Il professore , meravigliato della domanda inattesa , rispose di sì e ne aspettava una spiegazione ; ma Luisa partì senz ' altro . Le premeva di esser a casa , non potendo far conto per la custodia di Maria né sullo zio né sulla Cia e fidandosi poco della servetta licenziata . Trovò la Maria sul sagrato , sola , e sgridò la Veronica . Poi andò in camera , si pose a scrivere a Franco . Scriveva da cinque minuti quando udì un bussar leggero alla finestra dello stanzino attiguo . Quella finestra guarda sopra una scaletta che mette dal sagrato a certe stalle e quindi ad una scorciatoia per Albogasio Superiore . Luisa andò nello stanzino e vide all ' inferriata il viso rosso , scalmanato della Pasotti che le fece segno di tacere e le domandò se avesse visite . Udito che no , la signora Barborin diede due frettolose occhiate in alto e in basso , corse giù per la scaletta ed entrò in casa tutta trepidante . Povera donna , era in terreno proibito e non aveva in mente che lo spettro di Pasotti furibondo . Pasotti era a Lugano . Oh Signore , sì , era a Lugano ! Dato a Luisa quest ' annuncio , la disgraziata creatura cominciò a stralunar gli occhi e a contorcersi . Pasotti era a Lugano per il gran pranzo dell ' indomani , per le provviste . Come , Luisa non sapeva di questo pranzo ? Non sapeva chi ci sarebbe venuto ? Ma la marchesa , la signora marchesa Maironi ! Luisa trasalì . La Pasotti fraintese l ' espressione dei suoi occhi , credette leggervi un rimprovero e si mise a piangere con le mani sul viso , a dirsi nelle mani , scotendo quei due poveri riccioloni neri , che ci aveva una rabbia , una rabbia ! Avrebbe vissuto un anno a pane ed acqua piuttosto che invitar a pranzo la marchesa ! Questa del pranzo era certo una gran croce per lei , in causa di tanti pensieri , della fatica di preparar tante cose e delle tremende strapazzate di Pasotti ; ma la croce suprema era di far dispiacere a Luisa ! Almeno fosse una croce buona da offrire al Signore ! Ma no , ci aveva troppa rabbia . Era venuta apposta per dire alla sua cara Luisa quanto soffriva per questo pranzo . « Perdònem , Lüisa » , diss ' ella con la sua voce velata che pareva venire da una vecchia spinetta chiusa . « Ghe n ' impodi propri no , propri no , propri no ! » Eran sedute accanto sopra un canapè . La Pasotti si levò di tasca un fazzolettone , se ne coperse gli occhi con una mano e con l ' altra cercò , senza volgere il capo , quella di Luisa . Ma Luisa si alzò , andò alla scrivania e scrisse sopra un pezzo di carta : " A che ora viene la marchesa ? Che via tiene ? " . La Pasotti rispose che il pranzo era alle tre e mezzo , che la marchesa doveva scendere verso le tre allo sbarco della Calcinera , che Pasotti vi si sarebbe trovato a riceverla con quattro uomini e la famosa portantina che aveva servito nel secolo scorso per un arcivescovo di Milano . Luisa ascoltò attentissimamente ogni cosa , in silenzio . Prima di andarsene , la Pasotti le disse che sarebbe stata felice di baciare quel caro amore della Maria ma che temeva non sapesse poi tacere . Qui la buona donna si cacciò mezzo il braccio sinistro in tasca , ne cavò una barchetta di metallo , pregò Luisa di darla alla sua figliuola nel nome di un ' altra vecchia barca sdruscita che non voleva essere nominata . Poi scappò giù per le scale e scomparve . Luisa tornò alla lettera incominciata per Franco e dopo aver meditato lungamente con la penna in mano , la ripose senz ' avervi scritto parola , prese le carte del notaio , si mise a copiare . A pranzo non parlò mai . Il pranzo fu triste anche perché la Cia fece un ' osservazione inopportuna sulla mancanza di formaggio nella minestra che così non poteva piacere al suo padrone ; e il suo padrone s ' arrabbiò , le disse ch ' era una fatua e che se la minestra era senza formaggio , lei era senza sale . « Già » , mormorò la Cia , « s ' arrabbia solo con me . » L ' argomento suggeriva tante cose amare e inutili a dire che nessuno parlò più . Solo Maria uscì , dopo qualche minuto , a osservare con una piccola aria di sapienza : « Perché non abbiamo denari , non è vero , mamma , non bisogna mettere il formaggio nella minestra ? » . Sua madre la baciò e le disse di tacere . La piccina tacque , contenta di se stessa . La finestra era aperta , si udirono alcune voci schiamazzar forte nella strada verso la scalinata del Pomodoro e Luisa riconobbe quella di Pasotti che certo ritornava allora da Lugano con le provvigioni e parlava così forte apposta per farsi udire a casa Ribera . Dopo pranzo lo zio Piero sedette nella sua poltrona , in loggia , e si prese Maria sulle ginocchia . Luisa uscì sola in terrazza . In faccia al Bisgnago dorato dal sole , la costiera della Valsolda era quasi tutta nell ' ombra . Lontano lontano il santuario della Caravina brillava sulla punta verde protesa oltre i sassi del Tentiòn e gli oliveti di Cressogno , fuori dell ' ombra , nel lago ceruleo . Luisa guardava laggiù con una espressione di contentezza fiera . Ah signor Pasotti , se il vostro pranzo è una vendetta , l ' avete pensata male ! La sua risoluzione era presa . Glielo offriva il destino questo incontro con la vecchia canaglia ! Non ebbe un dubbio né uno scrupolo . La passione da tanto tempo concepita , accarezzata e covata , aveva accumulato in lei quella forza che , quando è piena , trasforma di colpo il pensiero in atto , per modo che ne par tolta la responsabilità dell ' agente e n ' è invece solamente risospinta più indietro , ad un primo interno moto di consenso alla tentazione . Sì , l ' indomani , o allo sbarco , o sulla Calcinera , o sul sagrato dell ' Annunciata ell ' affronterebbe la marchesa , con disprezzo , le romperebbe la guerra in faccia , la consiglierebbe di guardarsi perché si volevano adoperare contro di lei tutte le legittime armi . Sì , le direbbe così e così farebbe , da sé , da sola , poiché Franco non voleva . Se Franco aveva promesso qualche cosa , ella non aveva promesso niente . Rientrò in loggia , si mise a discorrere con lo zio , a scherzare con Maria , più allegramente che non avesse fatto da molti mesi . Più tardi scrisse un biglietto all ' amico avvocato V . pregandolo di venire appena gli fosse possibile . Voleva saper da lui come avrebbe potuto usare delle carte possedute dal Gilardoni . Quindi si rimise a copiare per il notaio di Porlezza . Maria non era contenta di tanto scrivere che faceva la mamma ; però , quando la mamma le disse che scriveva per mettere il formaggio nella minestra dello zio , s ' affrettò a dire : « e anche nella mia , non è vero , mamma ? » . Appena fu posta a letto , vedendo che la mamma tornava a scrivere , le venne in mente di chiedere se la nonna di Cressogno avesse il formaggio nella minestra . « Ne ha troppo » , rispose Luisa , « e bisogna cavarglielo perché non le faccia male . » « Oh no , cavarglielo , poveretta ! » « Taci , dormi . » Ma la bambina non si addormentò . Dopo un pezzetto parve a Luisa di udirla piangere . Si alzò , andò a vedere . Piangeva veramente , sottovoce . « Cos ' hai ? » « Il papà ! » , singhiozzò la povera piccina . « Il mio papà ! » « Verrà , cara , verrà presto il tuo papà . Dormi e fa un bel sogno che viene papà insieme col Re Vittorio Emanuele e che la mamma e la Cia fanno un gran risotto , che ti piace tanto , e che tu dici : viva il Re ! e che il Re dice : niente affatto , viva invece Ombretta Pipì e il suo papà ! Fa questo sogno , sai . » « Sì , mamma , sì . » L ' indomani il professore Beniamino capitò a Oria un ' ora prima di quella che Luisa gli aveva indicato . Dopo il sì di Ester l ' uomo era trasfigurato . Pareva molto più giovane di prima . Il colore giallognolo della sua pelle , irradiato da una rosea luce interiore , era scomparso quasi del tutto , non gli si vedeva più che sul cranio dove Luisa si attendeva che tornassero a spuntare , un giorno o l ' altro , i capelli . Egli non camminava , non respirava più come prima . Il passo e il respiro erano sempre inquieti , nervosi , rotti da sussulti che rispondevano al balenar d ' immagini , Dio sa di quali immagini , sotto quel cranio lucido . Gli occhi non è a dire come brillassero . Solo quando guardavano Ester si stringevano , si velavano di una tenerezza pia , come se il professore avesse avuto paura d ' incenerire la diletta saettandole addosso senza precauzioni tutto il fuoco dell ' anima . Esser guardata a quel modo non piaceva a Ester ; e Luisa , la consigliera del professore , ebbe il coraggio di dirgli che non bisognava guardar la sua fidanzata stringendo gli occhi come fanno i cani affettuosi . Il pover uomo promise che avrebbe cercato di non farlo più e lo fece ancora . Luisa era sempre il suo nume tutelare , l ' oracolo che interrogava persino per sapere come dovesse comportarsi nei colloqui con la fidanzata . Nella sua umiltà egli era felice di venir accettato per un sentimento di stima . Pensare ch ' Ester potesse amarlo d ' amore gli pareva una presunzione ridicola . Per questo egli temeva sempre di sbagliare , con lei , di offenderla . Un dubbio che lo tormentava era questo : sarebbe o non sarebbe da arrischiare un bacio ? Appena venutogli questo dubbio , l ' aveva sottoposto a Luisa e Luisa , la sapienza incarnata , gli aveva risposto : « No , adesso è troppo presto . Bisogna che il primo bacio non venga né troppo presto né troppo tardi » . La possibilità del « troppo tardi » parve terribile e insopportabile al professore , il quale , ne ' suoi colloqui con l ' oracolo , dopo averlo consultato su cento diverse cose , capitava regolarmente ogni volta alla domanda fatale : « E sto basìn ? » . Luisa in parte ci si divertiva per la sua propensione a cogliere il comico anche nelle persone cui voleva bene ; in parte dubitava realmente di una ripugnanza fisica che si manifestasse in Ester , data l ' occasione , con violenza e mandasse tutto a monte . Ella si accorse , per fortuna , che il professore pareva sempre meno brutto alla sua fidanzata . Perciò quando lo vide comparire così per tempo , sapendo che più tardi lo avrebbe lasciato solo con Ester per andare a incontrar la nonna , le venne subito in mente che quello poteva essere il giorno del « basìn » . Ma il professore si presentò tutto accigliato . Aveva cattive notizie . A San Mamette si diceva che fosse stato arrestato e condotto a Como il medico di Pellio , che gli avessero trovato lettere e note compromettenti per altre persone fra le quali si nominava don Franco Maironi . « Per Franco non ho angustie » , disse Luisa . « Del resto , senta , professore : vuol dire che porremo nel conto dell ' imperatore d ' Austria anche il dottore di Pellio ch ' è bello grosso e pesa un mucchio di libbre , ma non pensiamo a malinconie in un giorno come questo . Oggi e il giorno del Suo basìn . » « Ah sì ? Ah sì ? » , fece il professore tutto rosso e ansante . « Dice davvero , signora Luisina ? Dice davvero ? » Sì , ell ' aveva parlato sul serio . Gli spiegò che se Ester veniva come aveva detto , alle due , li avrebbe , dopo una mezz ' ora , lasciati soli . In loggia c ' era sempre lo zio ma non conveniva seccarlo . Potevano restare in sala . « E allora , con buon garbo , si fa il colpo » , diss ' ella . « Ma prima io voglio avere da Lei una promessa . » « Che promessa ? » « Mi occorrono le famose carte . » « Quando vorrà . » « Guardi che le domando io , non Franco . » « Sì , sì , quello che Lei fa è tutto bene . Domani Le porterò le carte . » «Bravo.» Luisa discorreva con la sua calza fra le mani , sferruzzando sempre , con un ' apparenza di tranquillità ilare che non riusciva a coprir del tutto la sovreccitazione interna , predisposta dal giorno prima , cresciuta coll ' insonnia , crescente a misura che si avvicinava il momento di partire . Nello stesso tono scherzoso della sua voce vibrava una corda insolita . Ne ' suoi capelli , sempre correttissimi , era un ' ombra di disordine , come il tocco di un lieve soffio che le avesse sfiorato la fronte . Il professore non si accorse di nulla e andò in loggia a discorrere con l ' ingegnere , a prendere consiglio anche da lui per una darsena che intendeva costruire in capo al suo giardino onde potervi tenere una barchetta . Maria era pure in loggia e pigliò molto interesse a questa futura barchetta del signor Ladroni . Gli raccontò che ne possedeva una anche lei , corse a prenderla per fargliela vedere e il professore scherzò , la pregò di accompagnarlo a Lugano con la sua barca . « Sei troppo grande , tu ! » , diss ' ella . « La mia bambola sì che la condurrò a spasso in barca ! » « Ma cosa mai ! » , fece lo zio . « Quella barca lì è buona per andare al fondo . » « No ! » « Sì ! » Ombretta si impazientì e corse in camera per provar la barchetta nel catino , ma nel catino non c ' era acqua e la piccina ritornò in sala mogia mogia , con la sua barchetta in braccio , e non andò più dallo zio . Ester capitò al tocco e tre quarti . Disse che aveva udito il tuono e che perciò era venuta prima . Il tuono ? Luisa uscì subito sulla terrazza a guardar il cielo . Minacce grosse non ne vide . Sopra il Picco di Cressogno e sopra la Galbiga il cielo era tutto sereno fino ai monti del lago di Como . Dall ' altra parte , sopra Carona , sì , era scuro , ma non poi tanto . Se la marchesa non venisse per paura del tempo ! Prese il piccolo vecchio cannocchiale che stava sempre in loggia . Non si vedeva niente . Già , era troppo presto . Per arrivare alla Calcinera alle tre , la marchesa , colla pesante gondola , doveva partire verso le due e mezzo ; Luisa ritornò in sala dov ' erano Ester , il professore e Maria . Avrebbe preferito che Maria restasse in loggia con lo zio , ma la signorina Ombretta , quando veniva gente , si appiccicava sempre a sua madre , stava lì tutta occhi , tutta orecchi . Luisa pensò che al momento di partire l ' avrebbe mandata via e intanto la tenne con sé . Già , i fidanzati stavan da parte e discorrevano quasi sottovoce . Alle due Luisa uscì ancora sulla terrazza , guardò col cannocchiale se per caso la gondola spuntasse al Tentiòn . La marchesa poteva forse anticipare , per il cattivo tempo . Nulla . Guardò poi a ponente . Il cielo non era più scuro di prima . Solamente , fra il monte Bisgnago e il monte Caprino , sopra la leggera insenatura che chiamano la Zocca d ' i Ment , era fumato su dalla Vall ' Intelvi e si affacciava fermo un nuvolone azzurrognolo , sinistro come un sopracciglio aggrottato sopra un occhio cieco . Pareva aver veduto il branco dei compagni torvi che si affacciavano al lago sopra Carona e voler essere della partita anche lui . Luisa cominciò a sentirsi inquieta , ad aver paura che la marchesa non venisse . Andò in giardinetto a guardar il Boglia . Il Boglia non aveva che nuvole bianche , leggere . Ritornò in sala e trovò Maria piantata davanti al professore e ad Ester , che ridevano , molto rossi in viso , l ' uno e l ' altra . « Sei malata ? » , aveva detto la piccina ad Ester . « No ; perché ? » « Perché vedo che ti tasta il polso . » Le cose erano avviate bene , pareva . Luisa portò via la piccina , le proibì di avvicinarsi mai più a quei signori . Un momento dopo passò lo zio Piero , disse che andava di sopra a scrivere alcune lettere e avvertì Luisa di badare alle finestre della loggia , perché veniva un temporale . « Addio , signorina Ombretta ! » , diss ' egli . « Addio , signor Pipì » , rispose la bambina , petulante . Egli se ne andò , ridendo . Luisa , che ormai durava fatica a star ferma , uscì per la terza volta sulla terrazza , guardò col cannocchiale . Il cuore le diede un balzo ; la gondola spuntava al Tentiòn . Erano le due e un quarto . Una persona che veniva da Albogasio s ' era fermata a discorrere sul sagrato con qualcuno che scendeva dalla scaletta sul fianco di casa Ribera . Diceva : « È passata giù in questo momento col signor Pasotti , la portantina . C ' era dietro una quantità di ragazzi » . Il cielo era coperto , adesso , anche sul Picco di Cressogno e sulla Galbiga . Solo i monti del lago di Como avevano ancora un po ' di sole . La minaccia del furioso vento temporalesco che in Valsolda si chiama caronasca si era fatta più seria . Sopra Carona il color delle nuvole andava confondendosi a quello dei monti . Il nuvolone della Zocca d ' i Ment era diventato turchino cupo e anche il Boglia cominciava ad aggrottar le ciglia . Il lago era immobile , plumbeo . Luisa aveva stabilito di partire quando la gondola fosse arrivata in faccia a S . Mamette . Ritornò in sala . Maria le aveva obbedito in parte , non s ' era mossa dal suo posto , ma vedendo che il professore faceva ad Ester un discorso lungo e animato , gli aveva chiesto : « Le racconti una storia ? » In quel punto entrò Luisa . « Sì , cara » , fece Ester ridendo , « mi racconta una storia . » « Oh anche a me , anche a me ! » Un sordo fragor di tuono . « Va ' , Maria , cara » , disse Ester . « Va ' nella tua camera , va a pregar il Signore che non venga un brutto temporale , una brutta grandine ! » « Oh , sì , sì , vado a pregar il Signore ! » La piccina se n ' andò , con la sua barchetta , nella camera dell ' alcova , impettita e seria , come se in quel momento la salvezza della Valsolda dipendesse da lei . La preghiera , per lei , era sempre una cosa solenne , era un contatto col mistero , che le faceva prendere un ' aria grave e attenta come certe storie d ' incantesimi e di magie . Ella salì sopra una sedia , disse le poche orazioni che sapeva e poi si atteggiò come vedeva atteggiarsi in chiesa le più devote del paese , si mise a muover le labbra com ' esse , a dire una preghiera senza parole . Colui che allora l ' avesse veduta conoscendo il terribile segreto dell ' ora imminente avrebbe pensato che l ' angelo della bambina fosse in quel momento supremo accanto a lei e le sussurrasse di pregare per qualche altra cosa che i vigneti e gli uliveti della Valsolda , per qualche altra cosa più a lei vicina , ch ' egli non diceva , ch ' ella non sapeva e non poteva mettere in parole : avrebbe pensato che negl ' inarticolati bisbigli di lei vi fosse un riposto senso tenero e tragico , il docile abbandono di un ' anima dolce ai consigli dell ' angelo suo , al voler misterioso di Dio . Alle due e mezzo i nuvoloni torvi di Carona diedero un altro tuono cupo a cui subito risposero gli altri nuvoloni del Boglia e della Zocca d ' i Ment . Luisa corse sulla terrazza . La gondola era in faccia a S . Mamette e veniva dritta alla Calcinera . Si vedevano benissimo i barcaiuoli far forza di remi . Mentre Luisa posava il cannocchiale , il primo colpo di vento strepitò per la loggia sbattendo usci , vetri e imposte . Atterrita all ' idea di indugiarsi troppo , Luisa chiuse in fretta e in furia , passò correndo per la sala , tolse l ' ombrello , uscì senz ' avvertir nessuno , senza chiuder la porta di casa e prese la via di Albogasio Inferiore . Passato il cimitero , nel luogo che chiamano Mainè , incontrò Ismaele . « Dove la va , sciora Lüisa , con sto temp ? » Luisa rispose che andava ad Albogasio e passò oltre . Dopo cento passi le venne in mente che non aveva avvertito la Veronica della sua partenza , che non le aveva detto di chiuder le finestre nella camera da letto e di badare a Maria . Pensò di mandarglielo a dire da Ismaele . Egli era già scomparso dietro la svolta del Camposanto . Si sentì nel cuore un impulso a tornar indietro ma non c ' era tempo . Il rombo del tuono era continuo , radi goccioloni battevano qua e là sul granturco , colpi di vento stormivano per i gelsi , a intervalli , precorrendo i turbini della caronasca . Luisa aperse l ' ombrello e affrettò il passo . La furia della pioggia la colse nelle viuzze scure d ' Albogasio . Non pensò a riparar dentro una porta , andò avanti imperterrita . Incontrò una frotta di ragazzi che scappavano dalla pioggia dopo aver inutilmente atteso sul sagrato dell ' Annunciata il passaggio della marchesa in portantina . Nel breve tratto di via ch ' è tra la casa comunale di Albogasio e la chiesa , il vento le rovesciò l ' ombrello . Ella si mise a correre , raggiunse quella lista di sagrato che guarda , dietro la chiesa , sulla cala della Calcinera . Là , protetta dalla chiesa contro l ' impeto della pioggia e del vento , raddrizzò alla meglio l ' ombrello e si affacciò al parapetto . La chiesa dell ' Annunciata posa sulla testa d ' uno scoglio che dalle radici del Boglia sporge , male avviluppato di rovi e di caprifichi , sopra il lago e chiude da ponente la piccola cala della Calcinera . La lista di sagrato dov ' era Luisa corre appunto su quel ciglio dello scoglio . Ell ' avrebbe potuto seguir di lassù il cammino della gondola dalle acque di Cressogno fino allo sbarco ; ma ora , infuriando l ' acquazzone , un baglior bianco le nascondeva ogni cosa . Però se la marchesa non ritornava a Cressogno , doveva pure , in qualunque punto approdasse , passar poi di là , perché lì , dov ' è l ' attacco dello scoglio sporgente con la costa , monta sul sagrato la scalinata della Calcinera , unica via per salire ad Albogasio Superiore sì dallo sbarco sottoposto che da S . Mamette o da Casarico o da Cadate . In pochi minuti la violenza dell ' acquazzone diminuì , i foschi fantasmi delle montagne cominciarono a disegnarsi nel fondo bianco . Luisa guardò giù allo sbarco . Non v ' era gondola , non v ' era portantina sulla riva , non v ' era niente . Questo le diede noia . Possibile che la gondola fosse ritornata a Cressogno ? Il fumo si diradò rapidamente , apparve Cadate , apparve sulla bocca della darsena del Palazz , bianco nella nebbiolina grigia , la poppa della gondola . Ecco , la marchesa si era rifugiata al Palazz e così aveva fatto anche Pasotti con la sua portantina e i portatori . Il temporale si poteva dir cessato , la portantina non tarderebbe a comparire . Invece tardò dieci lunghi minuti . Luisa teneva fissi gli occhi sulla stradicciuola che svolta da Cadate nel seno della Calcinera . Non vi era dentro a lei nessun movimento di pensieri . Tutta l ' anima sua guardava e aspettava ; niente altro . Della gente le passò a sinistra salendo dalla Calcinera o venendo da Albogasio ; ogni volta ella si coperse piegando l ' ombrello , per non esser conosciuta o almeno per evitar saluti e conversazioni . Finalmente un gruppo di persone comparve sulla svolta . Luisa distinse la portantina , dietro la portantina Pasotti e don Giuseppe , poi , ultimi , i due barcaiuoli della marchesa . Non si mosse ancora , seguì con gli occhi la portantina che avanzava molto lentamente e chiuse l ' ombrello perché non pioveva quasi più . Ricomparvero cinque o sei ragazzi d ' Albogasio . Ella disse loro bruscamente di andarsene . Indugiavano a obbedire ma un improvviso scroscio di pioggia , senza vento né tuoni , li pose in fuga . La portantina toccava allora il piede della scalinata . Luisa si mosse . Aveva l ' occhio freddo , la persona eretta . Raccolta in un solo pensiero , disprezzò la pioggia scrosciante che le batteva sul capo e sulle spalle , che la cingeva d ' un torbido velo e di strepito . Le piaceva , forse , quella passione delle cose intorno alla sua propria . Discendeva lenta lenta , con l ' ombrello chiuso , stringendone forte il manico , come fosse stato la impugnatura d ' un ' arma . La scalinata è un po ' tortuosa , bisogna scendere alquanti scalini prima di vederne il fondo . Giunta sulla svolta , scorse la portantina , ferma . I due barcaiuoli pigliavano il posto di due portatori . Luisa discese fin dove si spandono sopra la scalinata i rami d ' un gran noce . Lì si fermò , proprio nel momento in cui i portatori della marchesa cominciavano a salire . Tutto andava bene . Pasotti e don Giuseppe , salendo dietro la portantina con l ' ombrello aperto , non potevano vederla . I portatori , giunti che fossero a lei , bisognava che si fermassero , che si facessero da banda per lasciarle il passo . Quando si avvicinarono , riconobbe i due ch ' erano alla testa della portantina , un fratello d ' Ismaele e un cugino della Veronica . A quattro passi accennò loro , con un gesto imperioso , di fermarsi . Obbedirono immediatamente , posarono la portantina a terra e così fecero , senza saperne il perché , i due portatori che seguivano . Pasotti alzò l ' ombrello , vide Luisa , fece un atto di sorpresa , un cipiglio nero ; afferrò don Giuseppe , lo trasse da banda per lasciarla passare , non sospettando che l ' incontro fosse premeditato . Ma Luisa non si mosse . « Ella non credeva incontrarmi , signor Pasotti » , disse a voce alta . La marchesa mise il capo fuori , la ravvisò , si ritrasse dicendo con qualche vigor nuovo nella sua voce floscia : « Avanti ! » In quel momento partirono dall ' alto del sagrato acute , disperate grida : « Sciora Lüisa ! Sciora Lüisa ! » . Luisa non udì . Pasotti aveva irosamente gridato ai portatori « avanti ! » e i portatori riprendevano le stanghe . « Avanti pure ! » , diss ' ella , risoluta di mettersi a fianco della portantina . « Non ho a dire che due parole . » Se Pasotti e la vecchia marchesa avevano prima immaginato lagrime e suppliche , dovettero attendersi allora dal fiero viso e dalla vibrante voce ben altro . « Parole , adesso ? » , fece Pasotti avanzandosi quasi minaccioso . « Sciora Lüisa ! Sciora Luisa ! » , si gridò da vicino con accento di strazio ; e venne con le grida un rumor di passi precipitosi . Ma Luisa non parve udir niente . « Sì , adesso ! » , rispose a Pasotti con alterezza inesprimibile . « Io avverto , per mia bontà , questa signora ... » « Sciora Lüisa ! » Ella dovette pure interrompersi e voltarsi . Due , tre , quattro donne le furono addosso , stravolte , scarmigliate , singhiozzanti : « Che La vegna a cà subet ! Che La vegna a cà subet ! » . Le facce , i pianti , le voci la strapparon d ' un colpo fuori della sua passione , del suo proposito . Si avventò fra quelle donne esclamando : « Cosa c ' è ? » . Ed esse sapevano solo ripetere con gli occhi schizzanti dall ' orbita : « Che La vegna a cà ! Che La vegna a cà ! » . « Ma cosa c ' è , stupide ? » « La Soa tosa , la Soa tosa ! » Ella gridò come pazza : « La Maria ? La Maria ? Cosa ? Cosa ? » , udì fra i singhiozzi nominar il lago , cacciò uno strido e , apertasi la via come una fiera , si slanciò su per la scalinata . Quelle donne non poterono tenerle dietro , ma sul sagrato ce ne erano altre , malgrado la pioggia , che strillavano e piangevano . Luisa si sentì mancare , precipitò a terra sull ' ultimo scalino . Le donne accorsero a lei , dieci mani la presero , la sollevarono . Urlò : « Dio , è morta ? » . Qualcuno rispose : « No , no ! » . « Il medico ? » , diss ' ella ansando . « Il medico ? » . Molte voci risposero che c ' era . Ella parve riaver tutta la sua energia , riprese lo slancio e la corsa . Otto o dieci persone si precipitarono dietro a lei . Due sole poterono seguirla . Volava . Al cimitero incontrò Ismaele e un altro , gridò appena li vide : « È viva ? È viva ? » . Il compagno d ' Ismaele ritornò indietro di corsa per andar ad avvertire che la madre veniva . Ismaele piangeva , seppe solamente rispondere : « Esüsmaria , sciora Luisa ! » , e fece atto di trattenerla . Luisa lo urtò freneticamente via , passò oltre , seguita da lui che aveva perduta la testa e adesso le gridava dietro , correndo : « L ' è forsi nient ! l ' è forsi nient ! » . Pareva che la pioggia dirotta , continua , eguale , lo smentisse piangendo . Giunta ansante sul sagrato di Oria , Luisa ebbe ancora la forza di gridare : « Maria ! Maria mia ! » . La finestra dell ' alcova era aperta . Udì la Cia che piangeva ed Ester che la sgridava . Alcune persone fra le quali il professor Gilardoni le uscirono incontro . Il professore teneva le mani giunte e piangeva silenziosamente , pallido come un cadavere . Gli altri bisbigliavano : « Coraggio ! Speriamo ! » . Ella fu per cadere , esausta . Il professore le cinse la vita con un braccio , la trasse su per le scale che eran gremite di gente , come pure il corridoio , al primo piano . Luisa passò , quasi portata di peso , fra voci affannose di conforto : « Coraggio , coraggio ! Chi sa ! Chi sa ! » . All ' entrata della camera dell ' alcova , si sciolse dal braccio del professore , entrò sola . Avevan dovuto accendere il lume perché nell ' alcova , causa la pioggia , faceva scuro . La povera dolce Ombretta posava nuda sul letto cogli occhi semiaperti e la bocca pure semiaperta . Il viso era leggermente roseo , le labbra nerastre , il corpo di una lividezza cadaverica . Il dottore , aiutato da Ester , tentava la respirazione artificiale , portando le piccole braccia sopra il capo e lungo i fianchi , alternativamente ; facendo pressioni sull ' addome . « Dottore ? Dottore ? » , singhiozzò Luisa . « Facciamo il possibile » , rispose il dottore , grave . Ella precipitò col viso sui piedi gelati della sua creatura , li coperse di baci forsennati . Allora Ester fu presa da un tremito . « No no ! » , fece il dottore . « Coraggio , coraggio ! » « A me » , esclamò Luisa . Il dottore l ' arrestò con un gesto e fece segno ad Ester di sostare . Si chinò sul visino di Maria , le mise la bocca sulla bocca , respirò più volte profondamente , si rialzò . « Ma è rosea , è rosea ! » , sussurrò Luisa ansando . Il dottore sospirò in silenzio , accese un cerino , lo accostò alle labbra di Maria . Tre o quattro donne che pregavano ginocchioni si alzarono , si accostarono al letto palpitanti , trattenendo il respiro . L ' uscio della sala era aperto ; altri volti si affacciarono di là , silenziosi , intenti . Luisa , inginocchiata accanto al letto , teneva gli occhi fissi alla fiamma . Una voce mormorò : « Si muove » . Ester , dritta dietro Luisa , scosse il capo . Il dottore spense il cerino . « Lana calda ! » , diss ' egli . Luisa si precipitò fuori e il dottore riprese i movimenti delle braccia . Poi , quando Luisa ritornò con la lana riscaldata , egli da un lato , ella dall ' altro si diedero a strofinar forte il petto e il ventre della piccina . Dopo un po ' , vedendo il pallore , il viso contraffatto di Luisa , il medico fece segno ad una ragazza di pigliarne il posto . « Ceda , ceda » , diss ' egli perché Luisa aveva fatto un gesto di protesta . « Sono stanco anch ' io . Non è possibile . » Luisa scosse il capo senza parlare continuando l ' opera sua con energia convulsa . Il dottore alzò silenziosamente le spalle e le sopracciglia , cedette il proprio posto alla ragazza e ordinò a Ester di far riscaldare dell ' altra lana per coprirne le gambe della bambina . Ester andò , fece lei , perché la Veronica , appena successo il caso , era sparita , non si trovava più . Nel corridoio e sulle scale la gente discuteva il fatto , il come , il dove . Quando passò Ester tutti le domandarono : « E così ? E così ? » . Ester fece un gesto sconsolato , passò senza rispondere . Poi le discussioni ricominciarono a mezza voce . Non si sapeva per quanto tempo la bambina fosse rimasta nell ` acqua . Durante la furia del temporale un tale Toni Gall si trovava nelle stalle dietro casa Ribera . Gli venne in mente che il battello del signor ingegnere fosse legato male e potesse fracassarsi ai muri della darsena . Discese a salti , vide aperto l ' uscio della darsena ed entrò . Il battello ballava spaventosamente , inondato dagli sprazzi delle onde che si frangevano sui muri ; ballava , si dimenava fra le catene e s ' era posto di traverso , avendo la poppa quasi addosso al muro . In faccia all ' uscio che mette dalla via pubblica nella darsena , corre un andito dal quale due scalette scendono all ' acqua , la prima di fianco alla prora della barca , la seconda di fianco alla poppa . Il Toni Gall discese per la scaletta seconda onde accorciare la catena di poppa . Là , fra la barca e l ' ultimo scalino , dov ' eran sessanta o settanta centimetri d ' acqua , vide fluttuare il corpicino di Maria col dorso a galla e il capo sott ' acqua . Nel trarla dall ' acqua scorse nel fondo una barchetta di metallo . Portò su la bambina gridando con la sua terribile voce , fece correre tutto il paese e , per fortuna , anche il medico , che si trovava a Oria , aiutò Ester a spogliar la povera creatura che non dava più segni di vita . Con chi era ella stata prima di scendere in darsena ? Con la Veronica no , perché la Veronica era stata veduta entrar nel ripostiglio dei vasi dietro la casa con la sua guardia di finanza prima che Luisa uscisse . Con Ester o con il professore neppure . Ester l ' aveva mandata a pregare nella camera dell ' alcova e poi non l ' aveva veduta più . La Cia stava a lavorare e l ' ingegnere a scrivere quando avevano udito le grida formidabili del Toni Gall . Maria doveva esser discesa in darsena dalla camera dell ' alcova per mettere la sua barchetta nell ' acqua e fatalmente avea trovato aperta la porta di casa , aperto l ' uscio della darsena . Il Toni Gall era d ' opinione che avesse passato qualche minuto nell ' acqua perché galleggiava discosto dal luogo dove la barchetta giaceva nel fondo . Egli descriveva per la centesima volta la sua scoperta spaventosa stando in sala con la Cia , con l ' ingegnere , il professore ed altri del paese . Tutti singhiozzavano , meno lo zio Piero . Seduto sul canapè dove prima stavano il Gilardoni ed Ester , pareva impietrato . Non aveva una lagrima , non aveva una parola . Le chiacchiere del Toni Gall gli davano evidentemente noia , ma taceva . La sua nobile fisionomia era piuttosto solenne e grave che turbata . Pareva ch ' egli vedesse davanti a sé l ' ombra del Fato antico . Neppure domandava notizie ; si capiva che non aveva speranza . E si capiva che il suo dolore era ben diverso da quelle chiassose nervosità passeggere che gli si agitavano intorno . Era il dolore muto , composto , dell ' uomo savio e forte . Dall ' uscio aperto dell ' alcova venivan voci ora d ' interrogazione ora di comando . Nessuno poté però dire , per un ' ora e mezzo , di aver udita la voce di Luisa . Qualche volta venivan pure voci trepide , quasi liete . Pareva a qualcuno , là dentro , notare un moto , un alito , un tepor di vita . Allora tutti quelli che eran fuori accorrevano . Lo zio Piero volgeva il capo verso l ' uscio dell ' alcova e solo in quei momenti si disordinava un poco nel viso . Pur troppo vide ogni volta la gente ritornarsene lentamente , in un silenzio accorato . Passarono le cinque . Il tempo durando piovoso , la luce mancava . Alle cinque e mezzo si udì finalmente la voce di Luisa . Fu uno strido acuto , inenarrabile , che agghiacciò il sangue nelle vene di tutti . Rispose la voce del dottore con un accento di premurosa protesta . Si seppe che il dottore aveva fatto un gesto come per dire : « oramai è inutile : desistiamo » , e che al grido di lei aveva ripreso il lavoro . Poi , nel lamento monotono che la pioggia minuta e fitta metteva a tutte le finestre aperte , il silenzio della casa parve divenuto più sepolcrale . La sala , il corridoio andavano diventando bui , vi si andò avvivando il debole chiaror di candele che usciva dall ' alcova . La gente cominciò a ritirarsi , un ' ombra dopo l ' altra , silenziosamente , in punta di piedi . Si udivano poi sul ciottolato della via gli scarponi pesanti , passi senza voci . La Cia si avviò pian piano al suo padrone , gli sussurrò all ' orecchio se non volesse prendere qualche cosa . Egli la fece tacere con un gesto brusco . Dopo le sette , essendo partiti tutti gli estranei alla famiglia meno il Toni Gall , Ismaele , il professore , l ' Ester e tre o quattro donne ch ' erano nell ' alcova , si udirono dei gemiti lunghi , sommessi , che quasi non parevano umani . Il dottore entrò in sala . Non ci si vedeva . Urtò in una sedia e disse forse : « C ' è qui il signor ingegnere ? » . « Scior sì » , rispose il Toni Gall e andò a pigliar un lume . L ' ingegnere non parlò né si mosse . Il Toni Gall ritornò presto con un lume e il dottor Aliprandi , che mi piace ricordar qui come un franco galantuomo , una bella mente e un nobile cuore , si avvicinò al canapè dove sedeva lo zio Piero . « Signor ingegnere » , diss ' egli con le lagrime agli occhi , « adesso bisogna che faccia qualche cosa Lei . » « Io ? » , rispose lo zio Piero alzando il viso . « Sì , bisogna almeno cercare di condurla via . Bisogna che venga Lei e ci metta una parola . Lei è come un padre . Questi sono i momenti del padre . » « Lo lasci stare , il mio padrone » , brontolò la Cia . « Non è buono per queste cose . Ci soffre e niente altro . » Adesso si udivano , insieme ai gemiti , voci tenere e baci . L ' ingegnere puntò i pugni sul canapè e rimase un momento a capo chino . Poi si alzò , non senza stento , e disse al medico : « Debbo andar solo ? » « Desidera che ci sia anch ' io ? » «Sì.» « Va bene . Del resto sarà inutile . Forzare non vorrei ma tentare bisogna . » Il dottore mandò via le donne ch ' erano ancora nell ' alcova , poi si volse dall ' entrata all ' ingegnere e gli fe ' segno di venire . « Donna Luisa » , diss ' egli dolcemente . « C ' è lo zio , il suo caro zio , che viene a pregarla . » Il vecchio entrò col viso pacato ma vacillando . Fatti due passi nella camera si fermò . Luisa era seduta sul letto con la sua bambina morta in braccio , la stringeva , la baciava sul viso e sul collo , gemeva , premendovi su le labbra , gemiti lunghi , inesprimibili . « Sì sì sì sì » , diss ' ella , quasi con un sorriso tenero nella voce . « È il tuo zio , cara , è il tuo zio che viene a trovar il suo tesoro , la sua Ombretta , la sua Ombretta Pipì che gli vuol tanto bene . Sì sì sì sì . » « Luisa » , disse lo zio Piero , « quietati . Tutto è stato fatto quel che si poteva fare , adesso vieni con me , non star più qui , vieni con me . » « Zio zio zio » , fece Luisa con una voce grossa di tenerezza , senza guardarlo , stringendosi il cadavere sul seno , cullandolo . « Vieni qua , vieni qua , vieni qua dalla tua Maria . Vieni , vieni qua da noi che sei il nostro zio , il nostro caro zio . No , cara , no , cara , non ci abbandona mica il nostro zio . » Lo zio tremò , il dolore lo vinse un momento , gli strappò un singhiozzo . « Lasciala in pace » , diss ' egli con voce soffocata . Essa non parve udirlo , riprese : « Andiamo noi , cara , andiamo noi dal nostro zio . Che ci andiamo , Maria ? Sì , sì , andiamo , andiamo » . Si lasciò sdrucciolare dal letto a terra si avviò verso lo zio stringendosi al petto col braccio sinistro la sua dolce morta , passò l ' altro al collo del vecchio , gli sussurrò : « un bacio , un bacio , un bacio alla tua Ombretta , un bacio solo , uno solo » . Lo zio Piero si chinò , baciò il visetto già deturpato amaramente dalla morte , lo bagnò di due grosse lagrime . « Guarda , guarda , zio » , diss ' ella . « Dottore , porti qua il lume . Sì sì , non sia cattivo , dottore . Guarda , zio , che tesoro . Dottore ! » L ' Aliprandi era riluttante e tentò resistere ancora ; ma quel dolore folle aveva qualche cosa di sacro che s ' impose . Obbedì , prese il lume e lo accostò al piccolo cadavere che faceva con quegli occhi semiaperti e quelle pupille dilatate una pietà immensa ed era stato la Maria , la Ombretta gentile , la dolcezza del vecchio , il viso e l ' amore della casa . « Guarda , zio , questo piccolo petto come l ' abbiamo maltrattato , povero tesoro , come gli abbiamo fatto male con tanto strofinare . La tua mamma è stata , sai , Maria , la tua brutta mamma e quel cattivo dottore lì . » « Basta ! » , disse il dottore risolutamente , posando il lume sulla scrivania . « Parli pure alla Sua bambina , ma non a questa , a quella ch ' è in Paradiso . » L ' impressione fu terribile . Ogni tenerezza sparì dal viso di Luisa . Ella indietreggiò cupa , stringendosi la sua morta sul seno . « No ! » , stridette , « no ! non in Paradiso ! È mia ! È mia ! Dio è cattivo ! No ! Non gliela do ! » Indietreggiò indietreggiò sin dentro all ' alcova , tra il letto matrimoniale e il lettuccio , ricominciò i lunghi gemiti che non parevano umani . L ' Aliprandi fece uscire l ' ingegnere che tremava . « Passerà , passerà » , diss ' egli . « Bisogna aver pazienza . Adesso resto io . » In sala c ' era Ismaele che prese il professore a parte . « E avvertire il signor don Franco ? » , diss ' egli . Si parlò allo zio , si decise di mandar un telegramma da Lugano , l ' indomani mattina perché oramai era troppo tardi , a nome dello zio , parlando di malattia grave . Ester scrisse il telegramma , in sala c ' era un ' altra persona , la povera Pasotti corsa lì mentre suo marito era andato ad accompagnare la marchesa a Cressogno . Ella singhiozzava , disperata d ' aver dato quella barchetta a Maria . Voleva entrare da Luisa ma il dottore , udendo pianger forte , uscì , raccomandò quiete , silenzio . La Pasotti andò a piangere in loggia . Con lei erano venuti il curato don Brazzova e il prefetto della Caravina che avevan pranzato a casa Pasotti . Più tardi venne il curato di Castello , l ' Introini , piangendo come un ragazzo . Volle assolutamente entrare da Luisa malgrado il medico e s ' inginocchiò in mezzo alla camera , supplicò Luisa di donar la sua bambina al Signore . « Che la guarda » , soggiunse , « che La guarda , sciora Lüisa , se La voeur propi minga donàghela al Signor , che ghe La dona a la Soa nonna Teresa , a la Soa mammin de Lee , che ghe l ' avarà inscì cara , sü in Paradis ! » Luisa fu intenerita , non dalle parole , ma dal pianto e rispose con dolcezza : « L ' à capii che ghe credi minga , mi , al So Paradis ! El me Paradis l ' è chi ! » . L ' Aliprandi fece al curato un gesto di preghiera e quegli usci singhiozzando . Il medico parti da Oria verso la mezzanotte insieme al professore . Tutta la casa taceva , neppur dall ' alcova usciva più alcuna voce . L ' Aliprandi aveva passate le ultime due ore in sala , col professore ed Ester , senza udir mai un grido né un gemito né un movimento qualsiasi . Era andato due volte a guardare . Luisa stava seduta sulla sponda del suo letto con i gomiti sulle ginocchia e la faccia tra le mani , contemplando il lettuccio che l ' Aliprandi non poteva vedere . A lui questa immobilità nuova dispiaceva quasi più che la sovreccitazione di prima . Poiché Ester intendeva restare tutta la notte , le raccomandò che tentasse , con discrezione , di scuoter la sua amica , di farla piangere e parlare . A vegliare con Ester si trattenevano altre donne del paese e Ismaele che doveva partir per Lugano alle cinque . Lo zio Piero era andato a letto . L ' Aliprandi e il professore si fermarono sul sagrato a guardar la finestra illuminata dell ' alcova , ad ascoltare . Silenzio . « Maledetto lago ! » , fece il dottore , pigliando il braccio del suo compagno e rimettendosi in via . Certo egli pensava , così dicendo , alla dolce creaturina che il lago aveva uccisa , ma v ' era pure nel suo cuore il dubbio che altri guai fossero in cammino , che l ' opera sinistra delle acque perfide non fosse ancora compiuta ; e v ' era una pietà immensa per il padre , per il povero padre che non sapeva ancora niente . 11 . Ombra e aurora Franco , appena ricevuto il telegramma , corse all ' ufficio dell ' Opinione in via della Rocca . Dina , vedendolo torbido , gli disse : « Oh ! Lo avete saputo ? » . Franco si senti gelare il sangue , ma Dina , quando udì del telegramma , fece un atto di stupore . No no , non sapeva nulla di questo . Era stato informato da parte del Presidente del Consiglio che la Polizia austriaca aveva fatto perquisizioni ed arresti in Vall ' Intelvi e che fra le carte di un medico si era trovato il nome di don Franco Maironi con indicazioni assai compromettenti . Dina soggiunse che in un momento così angoscioso per un padre non osava quasi dirgli perché il conte di Cavour si interessasse a lui . Gliene aveva parlato egli stesso , Dina , e il conte s ' era mostrato dispiacente che un gentiluomo lombardo di così bel nome si trovasse a Torino in condizioni dure e oscure . Dina credeva ch ' egli avesse intenzione di offrirgli un impiego al Ministero degli Esteri . Ora Franco doveva partire , certo . La bambina guarirebbe ed egli ritornerebbe nel più breve tempo possibile . Intanto si fermerebbe a Lugano , non è vero ? in attesa di notizie ; e se non fosse proprio necessario non si arrischierebbe mica di entrar in Lombardia . Con quest ' affare di Vall ' Intelvi sarebbe un ' imprudenza enorme . Franco tacque e il suo direttore , nel congedarlo , insistette : « Abbia prudenza ! Non si lasci prendere ! » , ma non ebbe alcuna risposta . Dal momento in cui aveva ricevuto il telegramma , Franco aveva camminato su e giù per Torino come in sogno , senza udire il suono dei propri passi , senza coscienza di ciò che vedeva , di ciò che udiva , andando macchinalmente dove gli occorreva , in quella congiuntura , di andare , dove lo portava una facoltà inferiore e servile dell ' anima , quel misto di ragione e d ' istinto che ci sa guidare per il labirinto delle vie cittadine , mentre lo spirito nostro , fisso in un problema o in una passione , niente se ne cura . Vendette orologio e catena per centotrentacinque lire a un orologiaio di Doragrossa , comperò una bambola per Maria , passò dal caffè Alfieri e dal caffè Florio per far avvertire gli amici e , dovendo pigliar il treno delle undici e mezzo per Novara , fu alla stazione alle undici . Vi capitarono alle undici e un quarto il Padovano e l ' Udinese . Essi cercarono di rincorarlo con ogni sorta di supposizioni rosee e di ragionamenti vani , ma egli non rispondeva parola , aspettava con una avidità immensa il momento di partire , di esser solo , di correre verso Oria , perché , qualunque ne fosse il pericolo , era ben deciso di andare a Oria . Entrò in una carrozza di terza classe e quando la locomotiva fischiò , quando il treno si scosse , mise un gran sospiro di sollievo , e si diede tutto al pensiero della sua Maria . Ma v ' era troppa gente , troppo rozza e chiassosa gente intorno a lui . A Chivasso , non potendo resistere a quei discorsi , a quelle risate , passò in una carrozza vuota di seconda classe dove si mise a parlar solo , guardando il sedile di faccia . Dio , perché non mettere nel telegramma una parola di più ? Oh , Signore , una parola sola ! Il nome della malattia , almeno ! Un nome orribile gli attraversò la mente : croup . Stese le braccia avanti , contro il fantasma , in uno stiramento convulso , aspirando aria con tutta la forza sua e le lasciò ricader con un soffio che parve vuotargli il petto d ' anima e di vita . Perché doveva trattarsi di un male subitaneo , altrimenti Luisa avrebbe scritto . Altro lampo nella mente : congestione cerebrale ? Egli stesso , da bambino , era stato a morte per una congestione cerebrale . Signore , Signore , questa era una luce buona . Era Dio che gliela mandava ! Fu preso da singhiozzi nervosi , senza lagrime . Maria , tesoro , amore , gioia ! Doveva esser questo , sì . La vide ansante , accesa , vegliata dal medico e dalla mamma , immaginò in un minuto lunghe lunghe ore al suo capezzale , lunghe angoscie , il rinascer della speranza , il primo sussurro della dolce voce : « Papà mio » . Si alzò in piedi , giunse e strinse le mani in uno sforzo muto di preghiera . Poi ricadde a seder esausto , volse gli occhi senza sguardo alla campagna fuggente , sentendo quasi un legame fra le grandi Alpi velate , ferme all ' orizzonte di settentrione e il pensiero dominante , fermo , assopito , nell ' anima sua . Ogni tanto lo strepito del treno lo toglieva dal suo torpore suggerendogli l ' idea di una corsa angosciosa , richiamando il suo cuore a correre , a batter così . Egli chiudeva poi gli occhi per vedersi meglio arrivare a casa . Subito gli venivan immagini su dal cuore alle palpebre , ma si muovevano , mutavano continuamente , non poteva arrestarle più d ' un momento . Era Luisa che gli correva incontro sulle scale , era lo zio che gli stendeva le braccia sull ' entrata della sala , era il dottor Aliprandi che gli apriva l ' uscio dell ' alcova e gli diceva « bene bene » , era , nella camera buia , un moto di ombre silenziose , era Maria che lo guardava con gli occhi lucidi di febbre . A Vercelli , parendogli già essere a mille miglia da Torino , l ' impero della realtà lo riprese . Quando sarebbe a Lugano , come , per qual via andrebbe a Oria ? Scopertamente , per il lago , facendosi vedere alla Ricevitoria ? E se non lo lasciassero passare perché non aveva sul passaporto il visto dell ' uscita , o se , peggio , vi fosse un ordine di arresto per quest ' affare del medico di Pellio ? Meglio prendere la montagna . Poteva venire arrestato dopo , ma con la pratica dei luoghi che aveva fatto prima del 1848 , cacciando , era quasi sicuro di arrivare a casa . Questo faticoso lavoro di fare e disfare piani lo distrasse alquanto , gli tenne occupata la mente sin oltre Arona , sul battello del Lago Maggiore . Aveva fatto il conto di arrivare a Lugano nel cuore della notte . Se vi fosse qualcuno ad aspettarlo ? Se non v ' era nessuno , poteva darsi che alla farmacia Fontana , dove andavano molte valsoldesi , si sapesse qualche cosa . Se Iddio volesse fargli trovare a Lugano notizie rassicuranti potrebbe rimettere all ' indomani ogni decisione circa l ' andata a Oria . Prese dunque il partito di non far progetti sino a Lugano e pregò fervorosamente Iddio che gli facesse trovare queste buone notizie . Il cielo era coperto , le montagne avevano già una tinta autunnale triste , il lago era leggermente nebbioso , le campane di Meina suonavano ; sul vapore non c ' era quasi nessuno e la preghiera di Franco gli morì nel cuore sotto una tristezza pesante , gli occhi suoi si smarrirono dietro uno stormo di gabbiani bianchi che volavan lontano verso le acque di Laveno , verso il paese nascosto dov ' era l ' anima sua . Arrivò a Magadino dopo le sette , fece il monte Ceneri a piedi , per il sentiero che mette alla Cantoniera , prese una vettura a Bironico e arrivò a Lugano dopo la mezzanotte . Discese in piazza presso il caffè Terreni . Il caffè era chiuso , la piazza deserta , scura ; tutto taceva , anche il lago di cui s ' intravedeva un palpitar lento nell ' ombra . Franco si fermò un momento sulla riva con la speranza che qualcheduno fosse venuto ad aspettarlo e comparisse da qualche parte . Non poteva veder la Valsolda nascosta dietro il monte Brè ; ma quella era l ' acqua stessa che rispecchiava Oria , che dormiva nella darsena della sua casa . Gli si allargò un poco il cuore in un sentimento di pace , gli parve essere ritornato tra familiari suoi . Tacendo ogni voce umana , gli parlavano le grandi montagne oscure , sopra tutte il monte Caprino e la Zocca d ' i Ment che vedevano Oria . Gli parlavano dolcemente , gli suggerivano un presentimento buono . Diciannove ore eran passate dalla data del telegramma ; il male poteva esser vinto . Non comparendo nessuno , si avviò alla farmacia Fontana , suonò il campanello . Egli conosceva da molti anni quell ' ottimo , cordiale galantuomo del signor Carlo Fontana , passato anche lui col mondo antico . Il signor Carlo venne alla finestra e si meravigliò molto di vedere don Franco . Non aveva alcuna notizia della Valsolda , era stato due giorni a Tesserete , n ' era ritornato da poche ore , non sapeva niente . Il suo assistente , il signor Benedetto , era partito anche lui da poche ore , per Bellinzona . Franco ringraziò e si avviò verso Villa Ciani , risoluto di andare subito ad Oria . Poteva scegliere fra due vie : o salire da Pregassona il versante svizzero del Boglia , toccar l ' Alpe della Bolla , attraversare il Pian Biscagno e il gran bosco dei faggi , uscirne sul ciglio del versante lombardo , al faggio della Madonnina , calare ad Albogasio Superiore e Oria ; o prendere la comoda via di Gandria verso il lago , e poi il sentiero malvagio e rischioso che da Gandria , ultimo villaggio svizzero , taglia la costa ertissima , passa il confine a un centinaio di metri sopra il lago , porta alla cascina di Origa , cala nei burroni della Val Malghera e ne risale alla cascina di Rooch , vi trova la stradicciuola selciata che passa sopra il Niscioree e discende a Oria . La prima via era assai più lunga e faticosa ma in compenso migliore per eludere al confine la vigilanza delle guardie . Partendo dalla farmacia Fontana , Franco decise di appigliarsi a quella . Ma quando fu a Cassarago , dove mettono la strada di Pregassona a quella di Gandria , quando vide la punta di Castagnola così vicina e pensò che da Castagnola si va a Gandria in meno di mezz ' ora , che da Gandria si può andare a Oria in un ' ora e mezza , l ' idea di salire il Boglia , di camminare sette od otto ore gli divenne intollerabile . Salendo il Boglia sarebbe poi anche arrivato di giorno ; questo era , per la sicurezza , uno scapito grande . Prese risolutamente la via di Castagnola e Gandria . Il cielo era tutto coperto di nuvole pesanti . Sotto i grandi castani ove passava il sentiero di Castagnola , non si sapeva dove mettere il piede ; ma che sarebbe poi stato nel gran bosco del Boglia , se Franco avesse presa quella via ? Così fu dentro Castagnola e peggio di così nel labirinto delle viuzze di Gandria . Dopo averle fatte e rifatte più volte , sbagliando , Franco riuscì finalmente sul sentiero del confine e si fermò a riposare . Sul punto di cimentarsi nel fitto delle tenebre ai pericoli di un sentiero difficile , di un incontro con le guardie austriache , per giungere poi a quell ' altro pauroso passo dell ' entrar in casa , del far la prima domanda , dell ' udir la prima risposta , alzò la mente a Dio , raccolse tutti i suoi pensieri in un proposito di fortezza e di calma . Si ripose in cammino . Gli occorreva ora dare tutta la sua attenzione al sentiero per non smarrirlo , per non precipitare . I campicelli di Gandria finiscono presto . Poi vengono fratte folte , pendenti sopra il lago , valloncelli franosi , mascherati dal bosco , che ruinano diritti al basso . In quei passaggi bui Franco era costretto di menar le braccia alla cieca per abbrancar un ramo , poi un altro , cacciar il viso nel fogliame che almeno aveva l ' odore della Valsolda , trascinarsi di pianta in pianta , tastar coi piedi il suolo , non senza terrori di sprofondare , cercar le tracce del sentiero . Il suo fardello era piccino ma pure gli dava impaccio . E gli dava noia quello stormir delle frasche al suo passaggio ; gli pareva che dovesse udirsi lontano , sui monti e sul lago , nel silenzio religioso della notte . Allora si fermava e stava in ascolto . Non udiva che il remoto rombo della cascata di Rescia , qualche lungo ululato di allocchi nei boschi di là del lago e talvolta giù nel profondo , sull ' acqua , un secco tocco , Dio sa di che . Non impiegò meno di un ' ora per arrivare al confine . Là , fra la valle del Confine e la Val Malghera , il bosco era stato tagliato di recente , il pendio sassoso era nudo , maggiore perciò il pericolo di precipitare , maggiore il pericolo di venire scoperto . Attraversò quel tratto pian piano , fermandosi spesso , mettendosi carponi . Prima di arrivare a Origa udì , giù abbasso , un rumor lieve di remi . Sapeva che la barca delle guardie passava qualche volta la notte alla riva di Val Malghera . Eran le guardie , certo . Sotto i castagni di Origa respirò . Là era coperto e camminava sull ' erba , senza rumore . Scese la costa occidentale di Val Malghera e risalì dall ' altra parte senza intoppi . Nell ' avvicinarsi a Rooch il cuore gli martellava a furia . Rooch è come un avamposto di Oria . Ivi mette capo la stradicciuola ch ' egli aveva salita tante volte con Luisa nei tepidi pomeriggi invernali , cogliendo violette e foglie d ' alloro , discorrendo dell ' avvenire . Si ricordò che l ' ultima volta avevano avuto una piccola disputa sullo sposo desiderabile per Maria , sulle qualità che dovrebbe avere . Franco avrebbe preferito un agricoltore e Luisa un ingegnere meccanico . Rooch è una cascina posta a ridosso di pochi campicelli scaglionati sul monte che fanno una chiara piccola macchia nella boscaglia . Una stanza sopra , la stalla sotto , un portichetto davanti alla stalla , una cisterna nel portichetto ; non c ' è altro . Il portichetto s ' affaccia sulla viottola ciottolata che passa da due a tre metri più basso . Dal ciglio del burrone di Val Malghera a Rooch ci son pochi passi . Salito sul ciglio , Franco udì qualcuno parlare sommessamente nella cascina . Sostò e , fattosi da banda , si stese bocconi sull ' erba fuori del sentiero , lungo un cespuglietto di castagni . Non udì più parlare , ma udì venire un rapido passo d ' uomo e stette immobile , trattenendo il respiro . L ' uomo si fermò quasi accanto a lui , aspettò un poco , poi ritornò indietro adagio e disse ad alta voce , con accento forestiero : « Non c ' è niente . Sarà stata una volpe » . Le guardie . Seguì un lungo silenzio durante il quale non osò muoversi . Le guardie ricominciarono a discorrere ed egli si propose d ' indietreggiare senza far rumore , di calarsi da capo in Val Malghera per girare dietro la cascina , in alto . Si levò adagio adagio le scarpe . Stava per muoversi quando udì le guardie , tre o quattro , uscire dalla cascina discorrendo e venire verso di lui . Ne intese una dire : « Non resta qui nessuno ? » , e un ' altra rispondere : « È inutile » . Quattro guardie gli passarono accanto una dopo l ' altra senza vederlo . Non avevan sospetti perché discorrevano di cose indifferenti . Uno diceva che si può restare sott ' acqua dieci minuti senz ' affogare , un altro ribatteva che dopo cinque minuti bisogna morire . La quarta passò in silenzio ma , appena passata , si fermò ; Franco rabbrividì udendola fregar un fiammifero . Quegli accese la pipa , tirò due o tre boccate di fumo , e poi domandò ai compagni , alquanto forte perché s ' eran già dilungati , scendevan la costa di Val Malghera . « Quanti anni aveva ? » Uno di coloro rispose , pure forte : « Tre anni e un mese » . Allora la quarta guardia tirò altre due boccate di fumo e si rimise in cammino . Franco , che stava bocconi , all ' udir « tre anni e un mese » , l ' età di Maria , si alzò sulle braccia stringendo l ' erba convulsivamente . Il rumor dei passi si perdeva già in Val Malghera . « Dio , Dio , Dio , Dio ! » , diss ' egli . Si rizzò ginocchioni , ripeté lentamente dentro a sé , come istupidito , la parola terribile : « aveva » . Si torse le mani , gemette ancora : « Dio , Dio , Dio , Dio ! » . Di quel che fece in seguito non ebbe quasi coscienza . Scese a Oria con la sensazione vaga d ' esser diventato sordo , con un gran tremito nel braccio che portava la bambola . Arrivò alla Madonna del Romìt , attraversò il paese e invece di scendere per la scalinata del Pomodoro continuò diritto per il sentiero che raggiunge la scorciatoia di Albogasio Superiore , discese per la stessa scaletta che aveva presa la Pasotti il giorno prima della catastrofe . Vide sulla faccia della chiesa un chiaror debole che usciva dalla finestra dell ' alcova , non si fermò sotto la finestra illuminata , non chiamò , entrò nel sottoportico e spinse l ' uscio . Era aperto . Entrò dal fresco della notte in un ' afa pesante , in un odore strano di aceto bruciato e d ' incenso . Si trascinò a stento su per le scale . Davanti a lui , sul pianerottolo a mezza scala , veniva lume dall ' alto . Giunto là vide che la luce usciva dalla camera dell ' alcova . Salì ancora , mise il piede sul corridoio . L ' uscio della camera era spalancato ; molti lumi dovevano arder là dentro . Sentì , con l ' odor d ' incenso , odor di fiori , fu preso da un tremito violento , non poté avanzare . Dalla parte della cucina si udiva qualcuno dormire , dalla parte dell ' alcova non si udiva niente . A un tratto la voce di Luisa parlò , tenera , quieta : « Vuoi che venga anch ' io , domani , dove vai tu , Maria ? La vuoi la tua mamma , in terra con te ? » . « Luisa ! Luisa ! » , singhiozzò Franco . Si trovarono nelle braccia l ' uno dell ' altro , sulla soglia della loro camera nuziale che aveva la memoria degli amori ancor viva e il dolce lor frutto , morto . « Vieni , caro , vieni vieni » , diss ' ella e lo trasse dentro . Nel mezzo della camera , fra quattro ceri accesi , giaceva nella bara aperta , sotto un cumulo di fiori recisi e languenti come lei , la povera Maria . Erano rose , vainiglie , gelsomini , begonie , gerani , verbene , frondi fiorite di olea fragrans , e altre frondi non fiorite , egualmente scure , egualmente lucenti : le frondi del carrubo già tanto caro a lei perché tanto caro al suo papà . Fiori e frondi erano sparsi anche sul viso . Franco s ' inginocchiò singhiozzando : « Dio , Dio , Dio ! » , mentre Luisa prese due roselline , le pose in una manina di Maria e poi la baciò sulla fronte . « Tu puoi baciarla sui capelli » , diss ' ella . « Sul viso no . Il dottore non vuole . » « Ma tu ? Ma tu ? » « Oh , per me è un ' altra cosa . » Egli posò invece le labbra sulle labbra gelide che trasparivano tra le foglie di carrubo e fiori di geranio . Ve le posò lievemente , come per un addio tenero , non disperato , alla veste caduta e vuota della diletta creatura sua partita per altra dimora . « Maria , Maria mia » , sussurrò fra i singhiozzi , « che cosa è stato ? » Egli non aveva inteso affatto che il primo discorso delle guardie sugli annegati avesse un nesso col secondo . « Non lo sai ? » , gli chiese la moglie senza sorpresa , pacatamente . Gliel ' avevano detto com ' era stato telegrafato ; ma ella sapeva pure che Ismaele doveva recarsi a Lugano per incontrarvi Franco e ignorava che Ismaele , arrivata la posta dal Ceneri senza nessuno , era andato a dormire . « Povero Franco ! » , diss ' ella baciandolo sul capo , quasi maternamente . « Non c ' è mica stata malattia . » Egli si rizzò in piedi , esclamò atterrito : « Come ? Non c ' è stata malattia ? » La persona che Franco aveva udito dormire , la Leu , entrò in quel momento per far suffumigi , vide Franco , rimase sbalordita . « Va ' » , le disse Luisa , « posa il fuoco lì fuori , mettici quel che vuoi e poi va in cucina , dormi , povera Leu . » Quella obbedì . « Non c ' è stata malattia ? » , ripeté Franco . « Vieni » , gli rispose sua moglie , « ti racconterò tutto . » Lo fece sedere sulla dormeuse , a piè del letto matrimoniale . Egli la voleva accanto a sé . Ella gli fe ' segno di no , di non insistere , di tacere , d ' aspettare , e sedette a terra presso la sua creatura , incominciò il racconto doloroso con voce piana , eguale , indifferente , quasi , al dramma che diceva , con una voce simile a quella della sorda Pasotti , che pareva venire da un mondo lontano . Prese le mosse dall ' incontro con la Bianconi in Campò e disse , sempre con la stessa calma , tutti i pensieri , tutti i sentimenti che l ' avevan portata ad affrontare la nonna , disse i fatti sino al momento in cui s ' era convinta che Maria non aveva più vita . Quand ' ebbe finito s ' inginocchiò a baciar la sua morta e le sussurrò : « Il tuo papà ha in mente che t ' ho uccisa io , adesso , ma non è vero , sai , non è vero » . Egli si alzò , tutto vibrante di una commozione senza nome , si chinò sopra di lei , la raccolse da terra , non renitente né abbandonantesi , con mani risolute e riguardose , se la collocò vicina sulla dormeuse , le cinse con un braccio le spalle , la strinse a sé , le parlò sui capelli , bagnandoli di poche lagrime ardenti che a quando a quando gli rompevan la voce : « Povera Luisa mia , no , non l ' hai uccisa tu . Come vuoi che io pensi questa cosa ? Oh , no , cara , no . Io ti benedico , invece , per tutto che hai fatto per lei da quando è nata . Io che non ho fatto niente , ti benedico , te che hai fatto tanto . Non dir più , non dir più quella cosa ! La nostra Maria ... » Un violento singhiozzo gli ruppe le parole , ma subito l ' uomo , con forte volere , si vinse , continuò : « Non sai cosa dice la nostra Maria in questo momento ? Dice : mamma mia , papà mio , adesso siete soli , ciascuno di voi non ha che l ' altro , siate uniti più che mai , donatemi a Dio perché mi ridoni a voi , perché io sia il vostro angelo e vi conduca un giorno a Lui e stiamo insieme per sempre . La senti , Luisa , che dice così ? » . Ella fremeva nelle sue braccia , scossa da sussulti violenti , col viso basso , resistendo a Franco che glielo voleva alzare . Finalmente gli prese in silenzio una mano e gliela baciò . Egli pure , allora , la baciò sui capelli . Poi gli sussurrò : « Rispondimi » . « Tu sei buono » , rispose Luisa con voce accorata e debole , « tu hai pietà di me ma non pensi quello che tu dici . Tu devi pensare che la causa della sua morte sono io , che se avessi seguito i tuoi sentimenti , le tue idee , non sarei uscita di casa , e se non uscivo di casa non succedeva niente , Maria sarebbe viva . » « Lascia star questo , lascia star questo . Tu potevi credere che Maria fosse in camera o con la Veronica , tu potevi rimanere in sala con gli sposi e la disgrazia sarebbe successa ugualmente . Non pensar più a questo , Luisa . Ascolta invece quello che ti dice Maria . » « Povero Franco ! Poveretto , poveretto ! » , disse Luisa , con un ' amarezza di sottintesi paurosi , da far gelare il sangue . Franco tacque , tremando , non valendo a immaginare cosa ella pensasse , eppure temendo udirlo . Si sciolsero lentamente dalla loro stretta , Luisa per la prima . Ella riprese però la mano di suo marito , volle accostarsela da capo alle labbra . Franco trasse teneramente a sé quella di lei , tentò un ' ultima parola : « Perché non mi vuoi rispondere ? » « Ti farei troppo male » , diss ' ella , sottovoce . Egli ebbe il senso di una irreparabile rovina nell ' anima di lei e tacque . Non ritirò la mano ma si sentì mancare ogni forza , invader da uno scuro , da un gelo , come se Maria , chiamata inutilmente , fosse morta una seconda volta . L ' angoscia , la stanchezza , l ' afa , i misti odori della camera poterono tanto sopra di esso che dovette uscire per non venir meno . Andò in loggia . Le finestre erano aperte ; l ' aria pura , fresca , lo rianimò . Pianse , al buio , la sua figliuola , senza ritegno , senza nemmeno quel ritegno che vien dalla luce . S ' inginocchiò ad una finestra , s ' incrociò le braccia sul petto , pianse , col viso al cielo , lagrime e parole a flutti , parole incomposte di strazio e di fede ardente , chiamando Dio in aiuto , Dio , Dio che lo aveva colpito . E glielo disse , a Dio , con la piena delle lagrime , che gli permettesse di piangere ma che sapeva bene perché la bambina era morta . Non aveva egli tanto pregato che il Signore la salvasse dal pericolo di perdere la fede stando con sua madre ? Ah quella sera , quella ultima sera che Maria gli aveva detto « papà mio , un bacio » e tante altre tenerezze e non voleva lasciar la sua mano , come come aveva pregato ! Era un terrore , una gioia , uno spasimo di ricordarlo . « Signore , Signore » , diss ' egli verso il cielo , « Tu tacevi e mi ascoltavi , Tu mi hai esaudito secondo le tue vie misteriose , Tu hai preso il mio tesoro con Te , ella è sicura , ella gode , ella mi aspetta , Tu ne congiungerai ! » Non fu amaro il dirotto pianto in cui le parole morirono . Ma dopo , pensando ancora quest ' ultima sera , gli fu amarissimo di esser partito senza dirlo a Maria , di averla ingannata . « Maria , Maria mia » , supplicò piangendo , « perdonami ! » Dio , come gli pareva impossibile che tutto questo fosse vero , come gli pareva di andar nell ' alcova , di doverla trovar là , dormente nel suo lettino , con la testa piegata sulle spalle e le manine aperte abbandonate sulle lenzuola , con le palme in su ! E invece vi era , sì , ma ! ... Oh che cosa ! non poteva , non poteva essere fine al pianto . Venne la Leu col lume e gli portò il caffè . L ' aveva mandata la signora . Egli ebbe un movimento di tenera gratitudine per sua moglie . Dio , povera Luisa , che infelicità nera la sua ! E quali spaventose apparenze di castigo per lei nel colpo che le piombava sopra in quel momento , proprio in quel momento ! Lo aveva ben compreso , lei , ch ' egli doveva pensar così e lo pensava davvero e aveva negato per pietà , sì , per pietà com ' ella aveva inteso pure . E queste spaventose apparenze di castigo non frutterebbero dunque niente ? Ella si separava da Dio più che mai , chi sa fino a qual punto . Povera , povera Luisa ! Non era da pregar per Maria , Maria non ne aveva bisogno , era da pregar per Luisa , da pregar dì e notte , da sperar nelle preghiere dell ' animetta cara , nascosta in Dio . Egli parlò con la Leu , abbastanza calmo , si fece raccontar da lei tutto che aveva veduto , tutto che aveva udito della cosa terribile . « La voreva propi el Signor la Soa tosetta » , disse la Leu per ultimo . « Bisoeugnava vedèlla in gièsa , cont i so manitt in crôs cont el so bel faccin seri . La somejava on angiol tal e qual ! Propi . » Poi domandò a Franco se desiderasse tener il lume . No , preferiva star allo scuro . E il funerale , a che ora si farebbe ? La Leu credeva che si farebbe alle otto . La Leu , quando cominciava a discorrere , non smetteva facilmente e forse aveva anche paura di starsene soletta in cucina : « El so papà ! » , diss ' ella ancora prima di andarsene . « El so car papà ! L ' è forsi minga vott dì che son vegnüda chì a portagh di castegn a la sciora e sta cara tosetta , che la parlava inscì polito , propi come on avocàt , la fa : " Sai , Leu , presto il mio papà viene a Lugano e io vado a trovarlo " . Ciào , l ' è ona gran roba ! » Lagrime e lagrime . Ah Iddio aveva preso la bambina per toglierla agli errori del mondo , Iddio aveva punito Luisa degli errori suoi ma non era disegnato l ' orribile castigo anche per lui ? Non aveva egli colpe ? Oh sì , quante , quante ! Ebbe la chiara visione di tutta la propria vita miseramente vuota di opere , piena di vanità , mal rispondente alle credenze che professava , tale da renderlo responsabile dell ' irreligiosità di Luisa . Il mondo lo giudicava buono per le qualità di cui non aveva merito alcuno , essendo nato con esse ; tanto più severo sentiva sopra di sé il giudizio di Dio che molto gli aveva dato e frutto non ne aveva colto . S ' inginocchiò da capo , si umiliò sotto il castigo , nella desolata contrizione del cuore , nell ' ardor di espiare , di purificarsi , di farsi degno che Iddio lo ricongiungesse con Maria . Pregò e pianse a lungo a lungo , poi uscì sulla terrazza . Il cielo imbiancava sopra la Galbiga e le montagne del lago di Como ; veniva giorno . Dal nero Boglia imminente soffiavano le tramontane fredde . Da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , si levaron suoni di campane . L ' idea che Maria e la nonna Teresa erano insieme , felici , salì al cuore di Franco spontanea , chiara e soave . Gli parve che il Signore gli dicesse : ti addoloro ma ti amo , aspetta , confida , saprai . Le campane suonavano da vicino e da lontano , a riva di lago e nell ' alto grembo della valle , il cielo diventava più e più bianco sopra la Galbiga , verso il lago di Como , lungo l ' erto profilo nero del Picco di Cressogno ; e le distese dell ' acqua piana prendevano laggiù in levante , fra le grandi ombre dei monti , un chiaror di perla . Le frondi della passiflora , tocche dalle tramontane , ondulavano silenziosamente sopra il capo di Franco , agitate dall ' aspettazione della luce , della gloria immensa che scendeva in oriente colorando di sé nuvoli e sereno , salutata dalle campane . Vivere , vivere , operare , soffrire , adorare , ascendere ! La luce voleva questo . Portarsi via i vivi tra le braccia , portarsi via i morti nel cuore , ritornare a Torino , servir l ' Italia , morir per lei ! Il nuovo giorno voleva questo . Italia , Italia , madre cara ! Franco giunse le mani in uno slancio di desiderio . Anche Luisa udì le campane . Non avrebbe voluto udirle , non avrebbe voluto che venisse giorno mai più , che venisse l ' ora di ceder Maria alla terra . Inginocchiata presso il corpicino della sua creatura le promise che ogni giorno , finché avesse vita , sarebbe venuta a parlarle , a portarle fiori , a tenerle compagnia , mattina e sera . Poi sedette , affondò nei pensieri cupi che non aveva voluto dire al marito , cresciuti e maturati in lei nel corso di ventiquattr ' ore come una maligna infezione assorbita da lungo tempo , rimasta inerte per lungo tempo , colta , un dato momento , dalla corrente del sangue , divampata con fulminea violenza . Tutte le sue idee religiose , la sua fede nell ' esistenza di Dio , il suo scetticismo circa la immortalità dell ' anima tendevano a capovolgersi . Ella era convinta di non essere affatto in colpa della morte di Maria . Se realmente esisteva una Intelligenza , una Volontà , una Forza padrona degli uomini e delle cose , la mostruosa colpa era sua . Questa Intelligenza aveva freddamente disegnato la visita della Pasotti e il suo dono , aveva allontanato da Maria le persone che potevano custodirla in assenza della madre , l ' aveva tratta senza difesa nelle sue insidie feroci , e uccisa . Questa Forza aveva fermato lei , la madre , proprio nel momento in cui stava per compiere un atto di giustizia . Stupida lei che aveva prima creduto nella Giustizia Divina ! Non v ' era Giustizia Divina , vi era invece l ' altare alleato del Trono , il Dio austriaco , socio di tutte le ingiustizie , di tutte le prepotenze , autore del dolore e del male , uccisore degl ' innocenti e protettore degl ' iniqui . Ah s ' egli esisteva , meglio che Maria fosse tutta lì , in quel corpo , meglio che nessuna parte di lei cadesse , sopravvissuta , nelle mani della sua Onnipotenza malvagia ! Ma era possibile dubitare che quest ' orribile Iddio esistesse . E se non esistesse si potrebbe desiderare che una parte dell ' essere umano continuasse a vivere , non miracolosamente , ma naturalmente , oltre la tomba . Ciò era forse più facile a concepire , che la esistenza di un tiranno invisibile , di un Creatore feroce contro le proprie creature . Meglio la signoria della Natura senza Dio , meglio un padrone cieco ma non nemico , non deliberatamente cattivo . Certo non bisognava pensare più in alcun modo né in questa vita né in una vita futura , se vi fosse , al fantasma vano , Giustizia . La fioca luce dell ' alba si mesceva a ' suoi pensieri come a quelli di Franco , solenne e consolante per lui , odiosa per lei . Egli , cristiano , pensava una insurrezione di collera e d ' armi contro fratelli in Cristo per l ' amore di un punto sopra un minimo astro dei cieli ; ella pensava una ribellione immensa , una liberazione dell ' Universo . Il pensiero di lei poteva parere più grande , l ' intelletto di lei poteva parere più forte ; ma Colui che meglio è conosciuto dalle generazioni umane quanto più ascendono nella civiltà e nella scienza ; Colui che consente venire onorato da ciascuna generazione secondo il poter suo e che gradatamente trasforma ed alza gl ' ideali dei popoli , servendosi per il governo della terra , nel tempo opportuno , anche degl ' ideali inferiori e perituri ; Colui ch ' essendo la Pace e la Vita sofferse venir chiamato il Dio degli eserciti , aveva impresso il segno del Suo giudizio sul viso della donna e sul viso dell ' uomo . Mentre l ' alba si accendeva in aurora , la fronte di Franco venivasi irradiando di una luce interiore , gli occhi suoi ardevano , fra le lagrime , di vigor vitale : la fronte di Luisa sempre più si oscurava , le tenebre salivano in fondo a ' suoi occhi spenti . Al levar del sole una barca comparve alla punta della Caravina . Era l ' avvocato V . che veniva da Varenna alla chiamata di Luisa . 12 . Fantasmi La sera di quello stesso giorno una conversazione fiorita si raccolse nella sala rossa della marchesa . Pasotti vi portò seco a forza la sua disgraziata moglie e quasi a forza il signor Giacomo Puttini riluttante invano ai capricci dispotici del Controllore gentilissimo . Vennero pure il curato di Puria e il Paolin , curiosi di veder l ' effetto della tragedia di Oria sulla vecchia faccia di marmo . Il Paolin trascinò seco il buon Paolon , mollemente riluttante anche lui come un pecorone . Venne il curato di Cima , devoto alla marchesa , venne il prefetto della Caravina , tutto , in cuor suo , per Franco e Luisa , obbligato , come parroco di Cressogno , a certi riguardi verso la loro nemica . Costei accolse tutti col solito viso impassibile , col solito flemmatico saluto . Si fece sedere accanto , sul canapè , la signora Barborin alla quale il padrone aveva proibito il menomo accenno ai casi di Oria , si lasciò ossequiare dagli altri , fece le solite domande al Paolin e al Paolon circa le rispettive loro dame e soddisfatta d ' aver appreso che la Paolina e la Paolona stavano bene , incrociò le mani sul ventre e tacque dignitosamente in faccia al semicerchio de ' suoi cortigiani . Pasotti , non vedendo Friend , s ' informò subito di lui con ossequiosa premura : « E ' l Friend ? Poer Friend ! » benché se lo avesse avuto nelle granfie , solus cum solo , quel brutto diavolaccio ringhioso che sciupava i calzoni a lui e le sottane a sua moglie , lo avrebbe strozzato con gioia . Friend era infermo da due giorni . Tutta la brigata si commosse e lamentò il caso con la segreta speranza che il maledetto mostro fosse per crepare . La Pasotti vedendo tante bocche parlare , tante facce diventar contrite , e non udendo una parola , suppose che si discorresse di Oria , si rivolse al Paolon suo vicino , lo interrogò con gli occhi , spalancando la bocca , indicando col dito la direzione di Oria . Il Paolon le fece segno di no . « Parlen del cagnoeu » , diss ' egli . La sorda non intese , fece « ah ! » e prese , a caso , un ' aria compunta . Friend mangiava troppo e troppo bene , soffriva d ' una malattia schifosa . Il Paolin e il curato di Puria diedero premurosi consigli . Il prefetto della Caravina aveva espresso altrove la temperata opinione che fosse da buttarlo nel lago con la sua padrona al collo . Mentre si parlava con tanto interesse della bestia di casa , egli pensava a Luisa stravolta , livida , come l ' aveva vista la mattina , quando s ' era opposta come una forsennata , prima alla chiusura della bara , poi al trasporto , e quando nel cimitero aveva gettato lei con le sue proprie mani la terra sulla sua bambina , dicendole d ' aspettarla e che sarebbe presto discesa a giacer con lei e che quello doveva essere il loro paradiso . Se si parlava con interesse del rognoso Friend , i fantasmi della bambina morta e della madre disperata erano però nella sala . Quando nessuno seppe più che dire del cane e vi ebbe un momento di silenzio , i due fantasmi squallidi furono uditi da tutti domandar che si parlasse di loro ; e ciascuno li vide negli occhi della persona che li amava , la sorda Pasotti . Suo marito cercò subito una diversione , propose al signor Giacomo un problema di tarocchi . Uno scartante che ha tre cartine , tutte figure , una dama e due cavalli , e ha pure il matto , cosa deve fare ? Scartare la dama e un cavallo o i due cavalli ? Il signor Giacomo si mise a soffiare a tutto vapore , gonfiando le gote rosse e il cravattone bianco : « Apff ! No . Controllore gentilissimo , no , La me dispensa . Da le dame no digo ma dai cavai mi son stà sempre lontan . Apff ! » . Gli altri tarocchisti raccolsero in fretta il problema , i fantasmi non furono più uditi e ciascuno respirò . Erano le nove . Alle nove , di solito , il cameriere entrava con due candele accese e apparecchiava il tavolino del tarocco in un angolo della sala , fra il gran camino e il balcone di ponente . Allora la marchesa si alzava e diceva con la sua flemma sonnolenta : « Se creden » . I due o tre presenti rispondevano « sem chì » e incominciava l ' entro in tre o la partita in quattro . Il vecchio cameriere , affezionatissimo a don Franco , esitò , quella sera , a portare i lumi . Non gli pareva possibile che la padrona e i signori avessero il coraggio di giuocare . Alle nove e cinque minuti , non vedendolo entrare , ciascuno commentò il ritardo fra sé . Il Paolin , prima di entrar in casa , aveva sostenuto contro il prefetto che non si sarebbe giuocato . Egli guardò trionfante il suo avversario e lo guardò pure il Paolon compiacendosi , per una solidarietà di Paoli , che avesse ragione il Paolin . Pasotti , che si era tenuto sicuro di giuocare , cominciò a dar segni d ' inquietudine . Alle nove e sette minuti , la marchesa pregò il prefetto di suonare il campanello . Quegli restituì al Paolin l ' occhiata trionfante e vi aggiunse tutto il muto disprezzo per la vecchia , che poté . « Apparecchiate » , diss ' ella al cameriere . Questi entrò poco dopo con le due candele . Anche in fondo agli occhi suoi crucciosi si vedeva il fantasma della bambina morta . Mentr ' egli disponeva sul tavolino le candele , le carte da giuoco e i gettoni d ' avorio , si fece nella sala quel silenzio di aspettazione che soleva precedere l ' alzarsi della marchesa . Ma la marchesa non diede segno di volersi alzare . Si voltò a Pasotti e gli disse : « Controllore , se desideran giuocare Loro ... » « Marchesa » , rispose Pasotti , pronto , « la presenza di mia moglie non deve impedirle di fare la Sua partita . Barbara giuoca male ma si diverte moltissimo a guardare . » « Stasera non giuoco » , rispose la marchesa . La voce era molle ma il no era duro . Il buon Paolon , che taceva sempre e non sapeva giuocare a tarocchi , credette aver finalmente trovato una parola ossequiosa e savia da metter fuori . « Già ! » , diss ' egli . Pasotti lo guardò in cagnesco , pensò : « cosa c ' entra lui ? » , ma non osò parlare . La marchesa non parve accorgersi della scoperta del Paolon e soggiunse : « Posson giuocare Loro » . « Mai più ! » , esclamò il prefetto . « Neanche per sogno ! » Pasotti levò di tasca la tabacchiera . « Il signor prefetto » , diss ' egli facendo spiccare le sillabe e alzando un poco la mano aperta con una presa tra il pollice e l ' indice , « parla per sé . Per parte mia , se la signora marchesa lo desidera , son pronto a soddisfare il suo desiderio . » La marchesa tacque e il focoso prefetto , incoraggiato da quel silenzio , borbottò a mezza voce : « È un lutto di famiglia , infine » . Da quando Franco era uscito di casa il suo nome non era mai stato pronunciato nelle conversazioni serali della sala rossa , la marchesa non aveva mai fatto allusione a lui né a sua moglie . Ella ruppe adesso il silenzio di quattro anni . « Mi rincresce per la creatura » , diss ' ella , « ma per suo padre e sua madre è un castigo di Dio . » Tutti tacquero . Dopo alcuni minuti , Pasotti disse a voce bassa , in tono solenne : « Fulmineo » . E il curato di Cima soggiunse più forte : « Evidente » . Il Paolin ebbe paura di tacere e di parlare , fece « ma ! » e allora il Paolon osservò : « Proprio ! » . Il signor Giacomo soffiò . « Un castigo di Dio ! » , ripeté con enfasi il curato di Cima . « E anche , date le circostanze , un segno della Sua protezione sopra qualche altra persona . » Tutti , meno il prefetto che si rodeva , guardarono la marchesa come se la Mano protettrice dell ' Onnipotente fosse sospesa sopra la sua parrucca . Invece quella Mano Divina stava sopra il cappellone della Pasotti e le teneva ben chiusi gli orecchi onde non avessero a penetrarvi contaminatrici parole d ' iniquità . « Curato » , disse Pasotti , « poiché la signora marchesa lo propone , facciamo una partitina ? Lei , il Paolin , il signor Giacomo e io . » I quattro che sedettero al tavolino da giuoco si lasciarono subito dolcemente andare , nel loro angolo , alle comode mollezze della conversazione sbottonata , alle vecchie barzellette ambrosiane attaccate ai tarocchi come l ' unto . « Hin nanca arrivaa a Barlassina ! » , esclamò Pasotti dopo la prima giuocata , ridendo forte per far suonare la sua vittoria e la sua allegria . Quelli là si erano liberati dai fantasmi ; gli altri no . La sorda , impettita e immobile sul canapè , aveva sofferto angosce mortali aspettando un gesto del marito che le imponesse di giuocare . Oh Signore , dovrebbe toccarle anche questa condanna ? Per grazia del cielo il gesto non venne fatto e la sua prima impressione nel veder i quattro prender posto al tavolino fu di sollievo . Ma poi le riprese subito un disgusto amaro . Che insulto , quel giuoco , alla sua Luisa , che disprezzo per la povera cara Ombrettina morta ! Nessuno le parlava , nessuno faceva attenzione a lei : ella si mise a recitare mentalmente una fila di Pater , Ave e Gloria , per la cattiva creatura seduta all ' altro angolo del canapè , tanto vecchia , tanto vicina a comparire davanti a Dio . Le dedicò la preghiera per la conversione dei peccatori che soleva dire mattina e sera per suo marito da quando aveva scoperto certe sue familiarità con una bassa persona di casa . Il prefetto , a udir gli schiamazzi di Pasotti , si alzò e prese congedo . « Aspetti » , gli disse la marchesa , « di prender un bicchier di vino . » Alle nove e mezzo soleva capitare una bottiglia preziosa di San Colombano vecchio . « Stasera non bevo » , rispose il prefetto , eroicamente . « Son troppo sottosopra da questa mattina in poi . Il Puria sa perché . » « Ma ! » , fece il Puria , sottovoce . « È stata una gran tragedia , già . » Silenzio . Il prefetto s ' inchinò alla marchesa , salutò la Pasotti con l ' espressione del « c ' intendiamo » e partì . Il curato di Puria , corpo grosso e cervello fino , studiava la marchesa senza parere . Era ella tocca o no dai fatti di Oria ? L ' essersi astenuta dal giuoco gli pareva un indizio dubbio . Poteva averlo fatto per rispetto al proprio sangue in astratto . Osservandola bene il curato notò che le sue mani tremavano : cosa nuova . Ella dimenticò di domandare a Pasotti se il vino fosse buono : cosa nuova . La maschera cerea del viso aveva di tratto in tratto qualche contrazione : cosa nuovissima . « È tocca » , pensò il curato . Siccome ella taceva , la Pasotti taceva , il Paolon taceva , tutto il gruppo pareva petrificato , cercò lui di rompere il ghiaccio , non trovò di meglio che voltar quelle teste verso il tavolino del giuoco e commentare le apostrofi di Pasotti , le proteste del Paolin , i « no digo » e gli « apff » del signor Giacomo . La marchesa si scosse un poco , si compiacque di osservare che i giuocatori si divertivano . La Pasotti non udì né disse mai parola e gli altri tre finirono con parlar di lei . La marchesa si dolse che fosse tanto sorda , che non si potesse farle un po ' di conversazione . Gli altri due dissero di lei tutto il gran bene che meritava e che dice ancora chi la ricorda . Ella stava lì malinconica e muta , non sospettando affatto d ' esser il soggetto dei loro discorsi . Il Signore proteggeva la sua profonda , ingenua umiltà , non le lasciava penetrar negli orecchi le lodi della gente ma solo le strapazzate del consorte . I suoi grandi , compunti occhi neri si ravvivarono quando il signor Giacomo pronunciò un gran soffio finale , e i colleghi , lasciate le carte , si abbandonarono sulle spalliere delle rispettive seggiole a riposare alquanto , a ruminar il piacere del giuoco . Finalmente il suo signore si avvicinò al canapè , le fece segno di alzarsi . Per la prima volta in vita sua , forse , ella fu contenta di salire in barca , con grande meraviglia del Puria il quale dichiarò che sul lago , di notte , era un « fifone » . È vero che a cento passi da Cressogno l ' orrore del lago e delle tenebre la riprese . Pensò allora con invidia al curato del quale udiva la voce sopra il Tentiòn , fra gli ulivi . « Addio , fifone ! » , gridò Pasotti . Il « fifone » non udì . Egli e il Paolin discorrevano sottovoce ma con gran calore , commentando le parole della marchesa , del prefetto , di Pasotti , cercando di frugar nel cuore della vecchia , disputando se vi fossero pietà e rimorsi . Il curato era per il sì , il Paolin per il no . Il Paolon precedeva con la lanterna mettendo continui , inintelligibili grugniti . Il Paolin andò poi mordendo tutto che fosse da mordere , la durezza della marchesa , la malignità di Pasotti , la dabbenaggine di sua moglie , la cortigianeria del Cima , la temerità del prefetto , le pazzie di Luisa e di Franco , la debolezza dell ' ingegnere Ribera , tante altre colpe di vivi e di morti . Durezze , debolezze , malignità , ostinazioni , cortigianerie : dappertutto , secondo lui , c ' era in fondo quell ' egoismo porco . « Che gran mond mincion ! » , fu il suo riassunto finale . « Ch ' el senta car el me curat , quand gh ' è quel poo de ris e verz con quel poo de formagg per sora , lassèm pür andà tüsscoss al diavol che l ' è mej . » Dopo una sentenza tanto logica nulla restava più a dire né a grugnire e la piccola comitiva giunta in capo alla salita procedette silenziosa per le umide ombre del Campò , nell ' odor fresco dei castagni e dei noci , senz ' accorgersi di uno spettro che passava in aria , vôlto a Cressogno . Partiti i suoi ospiti , la marchesa suonò il campanello per il rosario che non s ' era potuto dire alla solita ora . Il rosario di casa Maironi era una cosa viva che aveva le sue radici nei peccati antichi della marchesa e veniva sempre più sviluppandosi , mettendo nuovi Ave e nuovi Gloria a misura che la vecchia dama avanzava negli anni e si scorgeva più netto e più visibile a fronte un teschio schifoso , il proprio . Perciò il suo rosario era lungo assai . I peccati dolci della protratta gioventù non le pesavano troppo sulla coscienza ; ma qualche grossa furfanteria d ' altro genere , misurabile in lire , soldi e denari , mal confessata e quindi mal perdonabile , le dava una molestia sempre compressa a furia di rosari e sempre rinascente . Mentre chiedeva al Creditore Grande la remissione de ' suoi debiti le pareva ch ' Egli avesse facoltà d ' accordarla intera ; invece dopo le si levavano da capo in mente le facce crucciose dei creditori piccoli , ritornava con esse il dubbio del perdono , e la sua avarizia , la sua superbia avevano a lottare con il terrore di un carcere perpetuo per debiti , oltre la tomba . Recitare le preghiere per la conversione dei peccatori e quelle per la guarigione degl ' infermi , prima di venire ai Deprofundis , annunciò tre Avemarie nuove secondo la sua intenzione . La guattera , una semplice pia contadina di Cressogno , suppose che le tre Avemarie fossero domandate per quei poveretti di Oria e le recitò con tutto lo zelo . Le Avemarie della guattera urtarono e dispersero quelle della padrona , che chiedevano sonno , riposo di nervi e di coscienza . Quanto alle Avemarie degli altri , esse furono dette secondo la loro comune intenzione che non restassero , come troppo spesso accadeva , definitivamente appiccicate al rosario . Nessuna insomma poté arrestare lo spettro nel suo cammino . La marchesa si ritirò verso le undici . Prese dell ' acqua di cedro e avendo la cameriera incominciato a parlare di Oria , di don Franco che si sussurrava essere arrivato , le impose silenzio . Era tocca , sì . Aveva sempre davanti agli occhi l ' immagine di Maria come l ' aveva veduta una volta passando in gondola sotto la villetta Gilardoni , piccina , con un grembiale bianco , i capelli lunghi e le braccia nude , stranamente somigliante ad un bambino suo , mortole a tre anni . Sentiva ella affetto , pietà ? Non sapeva ella stessa quello che sentisse . Forse dispetto e sgomento di non sapersi liberare da una immagine molesta ; forse paura di questo pensiero , che se non fosse stato commesso certo grosso peccato antico , se il testamento del marchese Franco non fosse stato arso , la bambina non sarebbe morta . Come fu a letto si fece leggere altre preghiere dalla cameriera , le ordinò di spegnere il lume e la congedò . Chiuse gli occhi , cercò di non pensare a niente , e si vide sotto le palpebre una chiara macchia informe che si venne disegnando in un guancialetto , poi in una lettera , poi in un gran crisantemo bianco e poi in un viso supino , morto , che diventava via via più piccolo . Le pareva già di assopirsi ma per effetto di quest ' ultima trasformazione le vibrò nel cuore il pensiero della bambina , non vide più nulla sotto le palpebre , il sopore si dileguò ed ella aperse gli occhi , inquieta , malcontenta . Si propose di pensar una partita di tarocchi per cacciar le immaginazioni moleste e richiamar il sonno . Pensò ai tarocchi , poté , con uno sforzo , vedersi nella testa il tavolino da giuoco , i giuocatori , i lumi , le carte ; ma quando cessò dallo sforzo per abbandonarsi ad una visione passiva di questi soporifici fantasmi , le comparve sotto le palpebre tutt ' altra cosa , una testa che cambiava continuamente lineamenti , espressione , attitudini e che venne per ultimo lentamente ripiegandosi avanti sopra se stessa come nel sonno o nella morte , non mostrando più che i capelli . Altra scossa di nervi ; la marchesa riaperse gli occhi e udì l ' orologio della scala suonare . Contò le ore : dodici . Già mezzanotte e non poter dormire ! Stette alquanto ad occhi aperti ed ecco adesso immagini nel buio come prima sotto le palpebre . Cominciavano da un nucleo informe e si svolgevano continuamente . Si disegnò un quadrante d ' orologio , che diventò un occhio spaventato di pesce , un occhio umano severo . Ad un tratto venne alla marchesa l ' idea che non riuscirebbe a dormire e il sopore già inoltrato andò rotto da capo . Allora ella suonò il campanello . La cameriera si fece chiamar due volte e poi venne mezzo svestita , dormigliosa . L ' ordine fu di posar il lume sopra una sedia per modo che dal letto non si potesse veder la fiamma ; di prendere un volume di prediche del Barbieri e di leggere a mezza voce . La cameriera era abituata a somministrare questi narcotici . Si pose a leggere e in capo alla seconda pagina , udendo il respiro della padrona farsi greve , andò pian piano smorzando la voce per un mormorio inarticolato , fino al silenzio . Aspettò un poco , ascoltò il respiro regolare e pesante , si alzò a guardar la faccia cupa , supina sul doppio guanciale con le sopracciglia aggrottate e la bocca semiaperta , prese il lume e si ritirò in punta di piedi . La marchesa dormiva e sognava . Sognava di giacer sulla soglia nello stanzone buio di un carcere , con i ceppi ai piedi , accusata di assassinio . Entrava il giudice con un lume , sedeva presso a lei e leggeva una predica sulla necessità della confessione . Ella gli si protestava innocente , ripeteva : « Ma non sa che si è annegata da sé ? » . Il giudice non rispondeva , leggeva , leggeva sempre con voce compunta e solenne , e la marchesa insisteva : « No , non l ' ho uccisa » . Non era flemmatica nel sogno , si agitava come una disperata . « Badi » , rispondeva il giudice . « La bambina lo dice . » Egli si alzava in piedi e ripeteva : « Lo dice » . Poi batté forte le mani palma a palma ed esclamò : « Entrate ! » . Fino a questo punto la marchesa aveva sentito , sognando , di sognare ; qui credette svegliarsi , vide con orrore che qualcuno era entrato infatti . Una forma umana debolmente luminosa stava a sedere sulla poltrona ingombra di vesti , presso il suo letto , sì ch ' ella non poteva vedere la parte inferiore dell ' Apparizione . Il busto , le braccia , le mani raccolte insieme avevano un colore biancastro e contorni alquanto incerti ; la testa , appoggiata alla spalliera , era nitida e circonfusa d ' un chiaror pallido . Gli occhi scuri , vivi , fissavano la marchesa . Che orrore ! Era veramente la bambina morta . Che orrore , che orrore ! Gli occhi dell ' Apparizione parlavano , lo dicevano . Il giudice aveva ragione , la bambina lo diceva , senza parole , con gli occhi . « Tu , nonna , tu sei stata , tu . Io avrei dovuto nascer e vivere nella tua casa . Tu non l ' hai voluto . Sei condannata alla morte eterna . » Gli occhi soli , i fissi , tristi , pietosi occhi dicevano tutto questo ad un tempo . La marchesa mise un lungo gemito , stese le braccia verso l ' Apparizione , credendo dir qualche cosa e non riuscendo che a rantolare « ah ... ah ... ah ... » mentre le mani , le braccia , il busto del fantasma sfumavano in una nebbia , i contorni del viso illanguidivano e solo rimaneva intenso lo sguardo , che finalmente pure si velò e rientrò quasi in un lontano e profondo Se stesso , null ' altro rimanendo dell ' Apparizione che poca fosforescenza poi assorbita dall ' ombra . La marchesa si svegliò di soprassalto , ansante , non si ricordò del campanello , si provò a gridare e non riuscì a metter fuori la voce . Con un impeto della sua volontà potente ancora nello sfacelo delle forze , cacciò le gambe dal letto , discese , fece due passi brancolando nel buio , incespicò nella poltrona , si aggrappò a una sedia , cadde con essa pesantemente sul pavimento , si mise a gemere . La cameriera si svegliò al tonfo , chiamò , non ebbe risposta , udì il gemito e , acceso il lume , accorse , vide nella penombra , tra la sedia e la poltrona , qualche cosa di bianco e d ' enorme che si divincolava sul pavimento come una bestia mostruosa del mare tirata in secco . Gridò , corse al campanello , svegliò d ' un colpo tutta la casa e si precipitò ad aiutar la vecchia che rantolava : « Il prete , il prete ! Il prefetto , il prefetto ! » 13 . In fuga Alle due e mezzo dopo la mezzanotte , Franco , l ' avvocato V . e il loro amico Pedraglio erano seduti in loggia , al buio , in silenzio . A un tratto Pedraglio si alzò dicendo : « Cosa fa questo asino ? » , uscì sulla terrazza , vi stette in ascolto e rientrò . « Niente » , diss ' egli . « Disi mi , e per quell ' asino che si sarà addormentato dobbiamo star qui da minchioni ad aspettare che ci prendano ? Tu , Maironi , la strada presso a poco la sai e siamo poi anche in tre che abbiamo il fegato buono . Se occorrerà de dà via on quai cazzott el darèm via , neh ti avocàt ? » Il Pedraglio s ' era trovato la sera prima , verso le sette , sulla strada fra Loveno e Menaggio nel luogo che chiamano « el crott del Bertin » . Un uomo gli aveva chiesto l ' elemosina e posto in mano un biglietto . Poi si era allontanato rapidamente . Il biglietto diceva : « Perché il Carlino Pedraj non valo mica subito a Oria a trovare il Signor Maironi e il signor avocatto di Varenna per fare una bella spasseggiata con gli amici cari da quel co di quel palo ? » . Dopo l ' arresto del medico di Pellio , amico suo , Pedraglio era in sospetto di qualche tiro della Polizia , e quel biglietto non era il primo avviso salutare e sgrammaticato che pervenisse a un patriota . Il biglietto parlava chiaro ; bisognava passar subito il palo del confine . Il Pedraglio non sapeva niente della disgrazia di Franco né del suo ritorno né che l ' avvocato fosse a Oria , ma non andò a cercar altro , corse a Loveno , si provvide di denaro e si pose in cammino . Non si fidò di venire a Porlezza , prese il sentiero che presso Tavordo sale per un vallone deserto al Passo Stretto . Agile come un camoscio , arrivò in quattr ' ore a Oria , trovò che Franco e l ' avvocato si preparavano a partire per un altro avvertimento misterioso pervenuto loro dal curato di Castello , ch ' era stato a Porlezza e ne aveva ricevuto l ' incarico in confessione . Ismaele doveva guidarli oltre il confine . I passi del Boglia erano guardatissimi . Ismaele si proponeva di passar fra il monte della Nave e Castello per calar poi nella valle , tagliar dritto all ' Alpe di Castello sotto il Sasso Grande e di là scendere a Cadro , un ' ora sopra Lugano . Ma Ismaele doveva venire alle due , e alle due e mezzo non s ' era veduto ancora . Anche Luisa era in piedi . Stava nell ' alcova rammendando un paio di calze di Maria per metterle poi sul lettino dove aveva disposto le cosucce di Ombretta con la stessa cura di quando la piccina era viva . Non aveva voluto vedere né l ' avvocato né Pedraglio . Dopo le smanie del funerale il suo dolore aveva ripreso quell ' aspetto cupo che più dispiaceva al dottor Aliprandi . Non smaniava più , non parlava ; pianto , non aveva mai . Il suo contegno con Franco era un contegno di pietà per l ' uomo che l ' amava e il cui affetto , la cui presenza le erano , malgrado lei stessa , indifferenti . Franco , sperando nell ' impiego di cui gli aveva tenuto parola il suo direttore , aveva parlato di portar seco la famiglia a Torino . Lo zio , poveretto , era disposto anche a questo sacrificio ma Luisa aveva detto chiaro che piuttosto di allontanarsi dalla sua figliuola finirebbe nel lago come lei . Franco , udita la proposta di partire senza Ismaele , si alzò e disse che andava a congedarsi da sua moglie . Nello stesso momento l ' avvocato udì un passo nella strada . « Silenzio ! » , diss ' egli . « È qui . » Franco uscì sulla terrazza . Qualcuno veniva infatti dalla parte di Albogasio . Franco attese che arrivasse sul sagrato e chiamò a mezza voce : « Ismaele ! » « Sono io » , rispose una voce che non era quella di Ismaele . « Sono il prefetto . Vengo su . » Il prefetto ? A quell ' ora ? Che poteva essere accaduto ? Franco andò in cucina ad accendere un lume e discese le scale in fretta . Passarono cinque minuti e gli amici non lo videro ricomparire . Capitò invece la moglie d ' Ismaele a dire che suo marito si sentiva male e non poteva muoversi . Parlò dal sagrato a Pedraglio che stava sulla terrazza . Quegli corse a chiamar Franco . Lo trovò sulle scale che saliva col prefetto . « La guida è ammalata » , diss ' egli , conoscendo il prete per un galantuomo . « Andiamo e non perdiamo tempo . » Franco gli rispose che subito non poteva venire e che lo precedessero . Come , non poteva venire ? No , non poteva . Fece passare il prefetto in sala , chiamò l ' avvocato , insistette con lui e con Pedraglio perché partissero subito . Era successa una cosa straordinaria , doveva parlarne a sua moglie , non poteva dire che risoluzione prenderebbe . Gli amici protestarono che mai non l ' avrebbero abbandonato . L ' allegro Pedraglio , uso a spendere oltre i desideri di suo padre , osservò che alla peggio a Josephstadt o a Kufstein si viveva più a buon mercato e più virtuosamente che a Torino e che ciò avrebbe consolato il suo « regiôr » . « No no ! » , esclamò Franco . « Andate , andate ! Prefetto , persuadili tu ! » Ed entrò nell ' alcova . « Partite ? » , gli disse Luisa con quella voce che pareva venire da un mondo lontano . «Addio.» Egli le si avvicinò , si chinò a baciar la calzettina che teneva in mano . « Luisa » , mormorò , « c ' è qui il prefetto della Caravina . » Ella non mostrò alcuna sorpresa . « La nonna lo ha fatto chiamare stanotte » , continuò Franco . « Gli ha detto di aver veduto la nostra Maria , luminosa come un angelo . » « Oh , che menzogna ! » , fece Luisa con una voce grossa di disprezzo , senz ' ira . « Come se fosse possibile che andasse da lei e non venisse da me ! » « Maria le ha toccato il cuore » , riprese Franco . « Ella ci domanda perdono , ha paura di morire , mi supplica di andar da lei , di portarle una parola di pace anche per te . » Neppure Franco credeva all ' Apparizione , scettico profondamente com ' era per tutto il soprannaturale non religioso , ma credeva che Maria , nella sua esistenza superiore , avesse già potuto operare un miracolo , toccar il cuore della nonna e ciò gli recava una commozione indicibile . Luisa restò di ghiaccio . Neppur s ' irritò , come Franco temeva , all ' idea di mandar un messaggio amorevole . « La nonna avrà paura dell ' inferno » , osservò con quella sua freddezza mortale . « L ' inferno non c ' è , tutto si riduce a un po ' di spavento , è una pena da niente , la subisca e poi muoia anche lei come si muore tutti e amen . » Franco intese che sarebbe stato inutile insistere . « Allora vado » , diss ' egli . Ella tacque . « Non credo che potrò ripassar da casa , nel ritorno » , riprese Franco . « Dovrò prendere la montagna . » Nessuna risposta . Il giovane disse sottovoce : « Luisa ! » . Rimprovero , dolore , passione : tutto questo era nel suo richiamo . Le mani di Luisa , che mai non avevano smesso il lavoro , si fermarono . Ella mormorò : « Non sento più niente . Sono un sasso » . Franco si sentì mancare , baciò sua moglie sui capelli , le disse addio , entrò nell ' alcova , s ' inginocchiò , abbracciò il lettuccio voto , pensò alla vocina del suo tesoro : « ancora un bacio , papà » , ebbe un assalto di pianto , si contenne , corse via precipitosamente . Gli amici lo attendevano in sala impazienti . Come partire se non conoscevan le strade ? L ' avvocato conosceva la strada di Boglia , sì , ma era da prendere , volendo sfuggire alle guardie ? Quando udirono che Franco intendeva andare a Cressogno rimasero sbalorditi . Pedraglio uscì dai gangheri , disse ch ' era un ' indegnità di piantar così gli amici nell ' imbarazzo . Il prefetto , udito come le cose stavano , s ' unì a Pedraglio , offerse di giustificare Franco , gli propose di scrivere due parole ch ' egli avrebbe portate a Cressogno . Ma Franco aveva l ' idea che la sua Maria volesse da lui questa cosa e non cedette . Gli venne in mente che il prefetto era pratico di tutti i sentieri come una lepre . « Va ' tu ! » , gli diss ' egli . « Accompagnali tu ! » Il prefetto stava per rispondere che forse la marchesa potrebbe aver bisogno di lui , quando l ' avvocato fece : « Zitto ! guardate » . Proprio davanti alla casa , dove l ' ombra del monte Bisgnago si profilava sull ' acqua ondulando , c ' era una barca ferma . Franco riconobbe la lancia delle guardie di finanza . « Scommetto che quei porci là ci fanno la guardia » , mormorò Pedraglio . « Temono che si scappi in barca . Almeno spiano ! » « Zitto ! » , fece ancora l ' avvocato affacciandosi alla finestra verso il sagrato . Tutti tacquero , trattenendo il respiro . « Fioeui ! » , disse V . scostandosi bruscamente dalla finestra : « Ghe semm ! » . Franco andò alla finestra , vide un uomo solo che veniva correndo , credette a un falso allarme ; ma l ' uomo , quel tale che portava il nomignolo di « légora fügada » , che vedeva e sapeva tutto , gli gittò , passando sotto la finestra , due parole : « La forza ! » . Si udirono in pari tempo i passi di molte persone . Franco esclamò « Con me ! anche tu , prefetto ! » . Si slanciò , seguito da tutti , nel cortiletto ch ' è tra la casa e il monte , raggiunse , passando per una legnaia , la scorciatoia che mette ad Albogasio Superiore . Faceva così scuro che nessuno si accorse di una guardia di finanza appostata con la carabina in pugno a due passi dall ' uscio della legnaia . Per fortuna la guardia , certo Filippini di Busto , era un galantuomo che mangiava a malincuore il pane austriaco per non averne potuto trovare altro . « Presto ! » , diss ' egli sottovoce . « Prendano i campi e poi la strada di Boglia ! Il sentiero sotto il faggio della Madonnina , a sinistra ! » Franco ringraziò quell ' uomo , si avventò con i compagni sul ripido sentiero che mette alla stradicciuola comunale di Albogasio Superiore . Giunti a mezza via , saltarono tutti a destra in un campo di granturco e stettero in ascolto . Udirono passi sulla scaletta che sale dal sagrato e poi sul sentiero dov ' era appostata la guardia . Evidentemente si voleva accertarsi che tutte le uscite fossero ben guardate . I quattro strisciarono subito via attraverso il granturco e giunti sotto lo scoglio che chiamano « Sass del Lori » , tennero consiglio . Avrebbero potuto prendere il sentiero che monta sulla strada di Albogasio proprio alla porta del giardino Pasotti , e poi arrampicarsi di campo in campo fino alla strada di Boglia . Ma il sentiero era difficile a trovare a quell ' ora ; temendo perdere troppo tempo , prescelsero di raggiungere una scaletta che da Albogasio Inferiore sale presso alla casa Puttini . Quindi , girando a destra la casa Puttini , avrebbero raggiunto in due salti la strada di Boglia . Faceva già un po ' meno scuro ; ciò era male per un verso ma era bene per cavarsela da quel labirinto di campicelli e di muricciuoli . Nessuno parlava . Il solo Pedraglio , qualche volta , inciampando in un sasso o pungendosi in una siepe , tirava una maledizione meneghina . Allora gli altri zittivano . Arrivarono sulla scaletta preceduti dal prefetto che saltava muri e siepi come uno scoiattolo . Quando furono tutti raccolti sulla scaletta , Franco si staccò dal gruppo . Per la strada di Boglia non avevano bisogno di lui , egli andava a Cressogno . Invano Pedraglio lo afferrò per le braccia , invano il prefetto lo supplicò di non esporsi a un arresto sicuro , magari all ' ergastolo . Egli credeva di obbedire alla voce di Maria , a un dovere di coscienza . Si strappò da Pedraglio e disparve su per la scaletta , non volendo andar a Cressogno per S . Mamette che sarebbe stato troppo pericoloso . « Avanti ! » , disse il prefetto . « Quello là è matto , pensiamo a noi . » Girando la casa del Puttini udirono gente che veniva loro incontro e ridiscesero . La porta di casa Puttini era aperta . Vi entrarono . La gente passò discorrendo . Erano contadini e uno diceva : « Dove diavol el va a st ' ora chì ? » . Ahimè , hanno incontrato e riconosciuto Franco . Se i gendarmi e le guardie si mettono alla caccia dei fuggitivi e s ' imbattono in quella gente , ecco che trovano una traccia . Sull ' alba si trova sempre gente . Stavolta s ' è potuta evitare ; un ' altra volta , forse , non si potrà ; un altro incontro può riescir fatale all ' avvocato e a Pedraglio come il primo riuscirà probabilmente fatale a Franco . « Bisognerebbe che vi travestiste da contadini » , dice il prefetto . All ' avvocato , che ha dell ' artista e del poeta e conosce bene il Puttini , viene un ' idea : pigliar gli abiti del sior Zacomo per il Pedraglio ch ' è piccolo anche lui , pigliar per sé un vestito della serva ch ' è grande e grossa , cacciar le spoglie proprie in una gerla , caricarsene le spalle e via per Boglia . Il primo deputato politico di Albogasio ha cento ragioni di andare nel bosco del Comune . Detto fatto salgon le scale e il prefetto , ch ' è pratico , va diritto a chiamare la Marianna . Costei non risponde ; la sua camera è vuota . Il prefetto indovina subito che la perfida servente è andata a S . Mamette per qualche negozio segreto , come quello dell ' olio . Ecco perché l ' uscio di strada era aperto ! Vanno in cucina , accendono due lumi , l ' avvocato ne piglia uno e si fa insegnare la camera del sior Zacomo . Intanto Pedraglio esplora la cucina con l ' altro lume , in cerca « de on quai diavol de bev » per pigliar fiato . Il sior Zacomo dormiva in una stanza d ' angolo oltre una sala che l ' avvocato attraversò in punta di piedi camminando tra mucchi di castagne , di noci , di nocciuole e di pere . Egli si accosta all ' uscio : è chiuso . Origlia : silenzio . Gira pian piano la maniglia e spinge . L ' infame uscio scricchiola , si ode un formidabile soffio e il sior Zacomo dice rabbiosamente : « Andé ! No seché ! Andé via ! » . L ' avvocato entrò senz ' altro . « Via , maledeta , digo ! » , gridò il sior Zacomo , rizzando sul guanciale la punta bianca del suo berretto da notte . Veduto l ' avvocato , si mise a gemere . « Oh Dio , oh Dio ! povareto mi , La me perdoni per carità , credeva che fosse la servente ! Avvocato distintissimo , in nome de Dio , cossa xe nato ? » « Gnente gnente , sior Zacomo » , fece l ' avvocato contraffacendolo molto lombardamente col suo imperturbabile umorismo . « Ghe xe qua , digo , ciò , el Commissario de Porlezza . » « Oh Dio ! » Il sior Zacomo fece atto di gettar le gambe fuori del letto . « Gnente , gnente , quieto quieto , soto soto . Andemo in Boglia , digo , ciò , per quel maledeto toro ! » « Oh Dio , cossa disela , che a sta stagion in Boglia no ghe xe tori ! Mi sudo tuto ! » « No fa gnente , andemo , digo , a veder el posto , ciò , dove ch ' el gera . Ma il signor Commissario » , continuò il beffardo avvocato lasciando un linguaggio che troppo lo imbarazzava , « Le proibisce assolutamente di venire con noi , per le sue buone ragioni . Le proibisce di uscire prima del nostro ritorno e anzi mi ha ordinato di portarle via gli abiti . » E si diede a raccogliere rapidamente gli abiti del sior Zacomo , gl ' intimò il silenzio in nome del Commissario , pigliò il cappellone a cilindro , arraffò la mazza di canna d ' India , ordinò al disgraziato di dare il chiavistello appena uscito lui e di non aprire a nessuno , di non parlare a nessuno prima del ritorno del Commissario e tutto in nome del signor Commissario . Poi , lasciatolo più morto che vivo , raggiunse i compagni che , fruga qua e fruga là , avevano scovato un lurido vestito della Marianna , un fazzolettone rosso , una gerla e una bottiglia di anesone triduo . « Accidenti ! » , fece l ' avvocato , quando vide la roba immonda che doveva mettere . Il suo travestimento andava veramente male , la sottana era corta , il fazzolettone non gli nascondeva abbastanza la faccia , ma non c ' era tempo di far meglio . Invece il Pedraglio , cappellone in testa e canna d ' India in mano , riescì un sior Zacomo perfetto . L ' avvocato gli fece prendere sotto l ' ascella uno scartafaccio che trovò in cucina , gl ' insegnò come doveva camminare e soffiare . Prese per ultimo le chiavi della cantina , due chiavi enormi , ne diede una al Pedraglio e una ne mise in tasca per due possibili pugni , uno in chiave di violino , disse , e l ' altro in chiave di basso . E così uscirono , il prefetto davanti , poi il finto sior Zacomo che soffiava come una macchina a vapore , poi la finta Marianna con la gerla . Appena furono in istrada ecco spuntar la Marianna vera di ritorno da San Mamette con un fiasco vuoto . Vista , tra il fosco e il chiaro , la tuba del padrone , diede volta e via a gambe . « Brutta ladra » , fece il prefetto . « Benone . Il travestimento va benone . » In cinque minuti furono sulla strada di Boglia . Il prefetto ridiscese , udì persone che salivano da Albogasio Superiore discorrendo di gendarmi e di guardie , andò loro incontro , domandò che ci fosse di nuovo . Una bagatella . Polizia , gendarmi , soldati a casa Ribera per arrestare don Franco Maironi e pare anche l ' avvocato V . , perché sapevano che ci doveva essere e hanno molto domandato di lui . Non hanno trovato né l ' uno né l ' altro benché le guardie di finanza sieno state di piantone intorno alla casa fin dalla mezzanotte . Adesso la Polizia perquisisce tutte le case di Oria ritenendo che i due sieno scappati per il tetto . Mentre si danno queste informazioni al prefetto , ecco un ragazzo venir di corsa dalla parte di Albogasio Superiore . Lo fermano . « I gendarmi ! » , dice . « I gendarmi ! » È pallido come un cencio lavato e scappa senza saper perché , non gli si può cavare dove questi gendarmi sieno . Arriva una donna che si spiega meglio . Quattro guardie di finanza e quattro gendarmi sono passati in questo punto dalla piazza di Albogasio Superiore . Pare che don Franco sia stato veduto sulla strada di Castello . Due gendarmi e due guardie hanno preso la strada di Boglia . Il prefetto rabbrividisce . « Già » , dice qualcuno . « La strada di Boglia per tagliargli il passo . » Questa è la speranza del prefetto , che gendarmi e guardie abbiano di mira il solo Franco . Egli è tanto smilzo , tanto alto : né il finto Puttini né la finta Marianna possono dar sospetto di esser lui . Il loro destino è ormai fuori delle sue mani mentre per Franco egli può far molto ancora . Si incammina verso Cressogno , confidando che a Cressogno Franco arriverà sano e salvo se i gendarmi non ne trovano nuove tracce , perché lo cercheranno su tutti i sentieri che da Castello menano al confine e non mai sulla via di Cressogno . Pedraglio e l ' avvocato fecero il primo tratto di strada , da Albogasio alle stalle di Püs , strisciando su per la ripidissima erta come gatti , a passi lunghi e cauti . L ' avvocato camminava in silenzio , l ' altro malediceva continuamente , sottovoce , il suo vestiario , « el loder d ' on cappel » che gl ' invischiava la fronte d ' unto ; « el boia d ' un marsinon » che gli puzzava di troppi sudori antichi . Sino a Püs non incontrarono anima nata . A Püs una vecchia uscì tra le stalle un momento dopo ch ' eran passati , disse stupefatta : « Sü per de chì , scior Giacom ? A st ' ora ? » . L ' avvocato mormorò : « Boffa ! » , e l ' altro si mise a soffiar « apff ! apff ! » come un mantice . « Se perd el fiaa per sti strad chì , cara lü » , disse la vecchia . Non incontrarono più nessuno fino alla Sostra . La Sostra è una stalla a mezza montagna , circa , con un fienile , un portico e una cisterna , alquanto in disparte dalla strada . Quella strada è la più dannata che sia in Valsolda , farebbe cacciar la lingua a uno stambecco . Pedraglio e l ' avvocato , trafelati , grondanti di sudore , entrarono un momento alla Sostra . Anche lì silenzio e deserto . A quella altezza si respirava già un ' aria diversa . E come tutte le cime all ' intorno erano abbassate ! E come il lago , giù nel profondo , pareva diventato un fiume ! L ' avvocato guardava su amorosamente alla prima cresta del Boglia dove cominciava il gran bosco dei faggi ; un ' altra mezz ' ora di arrampicata . « Andiamo » , diss ' egli . Ma Pedraglio che aveva nelle gambe la memoria dell ' altra gran corsa da Loveno ad Oria per il Passo Stretto , chiese di sostare un altro poco e si mise tranquillamente a sfogliar lo scartafaccio del Puttini , un poema fratesco , inedito , d ' un anonimo cremonese del secolo decimosettimo . « Andiamo ! » , ripeté il suo compagno dopo un paio di minuti , e si alzava già quando udì venir gente . Ebbe appena il tempo di dire « attento ! » e di voltar le spalle per non lasciarsi vedere in viso . Pedraglio , pur ficcando il naso nello scartafaccio , vide spuntar sulla strada prima due guardie di finanza e poi due gendarmi . Avvertì l ' amico sottovoce , non batté palpebra . Le due guardie si fermarono . Una di loro salutò : « Riverito , signor Puttini » , e disse ai gendarmi : « È il primo deputato politico di Albogasio » . I gendarmi salutarono pure , Pedraglio si levò il cappello , alzando un poco lo scartafaccio . Le guardie volevano fare un po ' di fermata ma un gendarme intimò loro di proseguire e quando vide incamminata la compagnia venne alla Sostra egli stesso . Era di Ampezzo e parlava italiano benissimo . « Tu , cane , non mi conosci , spero » , pensò Pedraglio con una torbida coscienza della sua doppia personalità . « Lascia fare a me . » « Signor deputato politico » , disse colui , « avrebbe veduto stamattina il signor Maironi di Oria ? » « Io ? Mai più . Il signor Maironi dorme , a quest 'ora.» « E Lei dove va ? » « Vado lì su quel monte , su quel dannato Boglia lì . Vado su per l ' affar del toro comunale . » « Bestia » , pensò l ' avvocato . « Comunale me lo fa diventare ! » Ma passò felicemente anche il toro comunale . Il gendarme , un muso da mastino , squadrò bene il suo interlocutore in viso . « Lei è deputato politico » , diss ' egli insolentemente , « e porta quella roba sul viso ? » Pedraglio si prese istintivamente il suo piccolo sottile pizzo nero , barba reproba da liberale . « Taglieremo , taglieremo » , diss ' egli con serietà comica . « Sì signore . Va sul Boglia anche Lei ? » Il gendarme se n ' andò duro duro senza rispondergli , senza udire su quale ignominioso patibolo il deputato politico lo mandava . I due si rallegrarono a vicenda di averla scampata bella ma riconobbero che il giuoco si era fatto molto serio . Adesso bisognava contare con le guardie che conoscevano bene il Puttini , e saperne stare a distanza . E se quel mastino di gendarme parlasse della barba ? « Su su » , fece l ' avvocato , « teniamo loro dietro e se li vediamo o li udiamo tornar giù , gambe in spalla e via a sinistra verso il confine . » Partito disperato , quest ' ultimo , perché non conoscevano il terreno , certo familiare alle guardie . Il mastino dovette sudare e ansar troppo dietro ai suoi compagni per aver poi voglia di parlar di barbe , Pedraglio e l ' avvocato , salendo adagio , videro il nemico guadagnar la cresta del monte al faggio della Madonnina , fermarvisi alquanto e sparire . Il gran faggio antico che portava nel tronco una immagine della Madonna e che cedette , morendo , quest ' onore a una cappelletta , era come la sentinella del gran bosco di Boglia , il soldato posto in una insellatura della cresta a spiar il pendio precipitoso , il lago , i clivi di Valsolda . Il venerabile esercito di faggi colossali stava tutto raccolto in un ' altra conca silenziosa fra l ' erta della Colmaregia , i facili Dorsi della Nave , le radici rocciose dei Denti di Vecchia o Canne d ' Organo e l ' altra sella del Pian Biscagno fra la Colmaregia e il Sasso Grande , fronteggiante le profondità della Val Colla da Lugano a Cadro . Una lista scoperta , erbosa , correva fra il faggio della Madonnina e il bosco , sull ' orlo della cresta . I due fuggiaschi pensarono ai casi loro . Quale partito prendere ? Cercar il sentiero sotto il faggio di cui aveva parlato la guardia salvatrice , o entrar nel bosco ? No , entrar nel bosco non conveniva , con quella selvaggina che vi era entrata prima . Nel bosco avrebbero trovato un palmo di foglie secche . Era impossibile passarvi senza farsi correre addosso tutti i segugi che vi si aggiravano ; e da vicino il travestimento non poteva servire . Prender il sentiero ? Ce n ' era più d ' uno , sotto il faggio ; qual era il buono ? Pedraglio maledisse Franco che non era venuto con loro . Invece l ' avvocato studiava la Colmaregia che si poteva salire senza entrare nel bosco . Egli era stato due volte sulla Colmaregia , il superbo , sottile vertice erboso del Boglia , tagliato per metà dalla linea di confine ; sapeva ch ' era possibile scendere di lassù al villaggio svizzero di Brè e risolse di tentar quella via . Sulla cresta che ascende dal faggio della Madonnina verso la Colmaregia non si vedeva nessuno . La punta era avvolta nelle nuvole . Pochi passi sotto il faggio i due furono colti da un ' ondata di nebbia che venuta su per un versante si riversava rapidamente per l ' altro , una nebbia fredda e densa , un « Dio fece » disse V . Non si vedeva niente a cinque passi . Così avvenne che , presso al faggio , Pedraglio andò quasi a urtare una guardia di finanza . Era uno dei quattro e aveva la consegna di sorvegliare la lista scoperta fra la cresta del monte e il bosco . Visto l ' ometto dal cappellone , fece : « In Boglia , signor ... ? » . L ' avvocato si sbarazzò immediatamente della gerla . Infatti la guardia non compié la frase , restò un momento a bocca aperta , poi esclamò : « Come ? » . L ' avvocato non aspettò altro . « Così » , diss ' egli placidamente ; e raccoltisi sul petto i due pugni in uno ne menò a colui nello stomaco una terribile puntata che lo buttò sul prato a gambe all ' aria . Pedraglio gli saltò subito addosso , gli strappò la carabina . « Se gridi , cane , ti brucio » , diss ' egli . Ma che gridare ? Con un pugno di V . nello stomaco non c ' era , per un quarto d ' ora , neanche da tirare il fiato . Infatti l ' uomo pareva morto e ci volle del buono perché arrivasse a gemer sottovoce « ahi ahi ! » . « L ' è nient , l ' è nient » , gli diceva V . con la solita flemma canzonatoria . « Sono scosse che fanno bene . Vedrà . Lü adess el se drizza in pee ben polito e viene con noi in Colmaregia . Vedrà come va bene . Non ho adoperato questo a posta . » E gli mostrò la chiave . « Oh che pugno ! » , gemeva la guardia . « Oh che razza di pugno ! » « La salita è un po ' maledetta » , riprese l ' avvocato pigliando la carabina dalle mani di Pedraglio . « Ma noi le terremo su , con licenza , il di dietro con questo affare qui . A questa maniera si va su che l ' è un piacere . Poi Lei viene giù con noi a Brè . La carabina gliela portiamo noi . Lei , per compenso , ci porta una piccola gerla . Parli polito ? Andemm , marsch ! » Il disgraziato non riusciva a mettersi in piedi e non si poteva certo lasciarlo lì a rischio che poi si mettesse a chiamar aiuto . « Mincion ! » , fece Pedraglio . « Ghet daa tropp fort ! » V . rispose che gli aveva dato un pugno da donna , restituì la carabina all ' amico e ghermita la guardia per il colletto dell ' uniforme , la tirò in piedi , le fece imbracciare la gerla . « Andem , lizòn » , diss ' egli . « Poltronaccio , andiamo ! » Su tra il nebbione freddo e denso , su , su . L ' erta è ripidissima , si dura fatica a piantar la punta del piede fra i ciuffi dell ' erba molle , si sdrucciola , si lavora di piedi e di mani , ma fa niente , su , su , per la libertà . Su tra il nebbione , invisibili come spiriti , prima la finta Marianna , poi la guardia che soffia e geme sotto il peso della gerla , poi il finto sior Zacomo che le promette le belle viste e la urta con la carabina . La carabina fa miracoli . In mezz ' ora i tre raggiungono la cresta che scende verso Bré , pochi passi sotto il cocuzzolo . Allora siedono sull ' erba e giù , e giù a precipizio , scivoloni . Si mette a piovere , la nebbia si dirada , ecco in fondo , tra i piedi , il rosso dei boschi cedui . Primo vi arriva di volo il venerabile cappellone del sior Zacomo scaraventato abbasso da Pedraglio con un « viva l ' Italia ! » mentre scivola a braccetto della guardia . A Bré Pedraglio fece correre tutto il paese sparando a festa la carabina , distribuì anesone triduo agli uomini e mezz ' once alle ragazze , domandò al curato di poter appendere in chiesa il « marsinon » per grazia ricevuta , si attavolò a mangiare con la guardia , gli fece predicar dal prete il perdono dei pugni nello stomaco e gli diede lettura di una stanza del poema fratesco che finiva così : A questo punto il Padre Lanternone Disse : ho mutato ancor io opinione . Gli dimostrò che se aveva mutato un Padre Lanternone poteva mutar anche lui e lo persuase a disertare , gli fece buttar via l ' uniforme e indossare il « marsinon » fra le risate e gli applausi . Il solo che non rideva era l ' avvocato . « E quel povero Maironi ? » , diss ' egli . Franco non attraversò Castello . Giunto alla cappelletta di Rovajà , saltò giù per il sentiero che mena alla fontana di Caslano , raggiunse la stradicciuola di Casarico , si mise a salir per quella e all ' ultima svolta che fa sotto Castello , dove appare la chiesa di Puria sotto un anfiteatro di dirupi , si gittò a destra nella valle per un sentiero da capre , ne risalì sotto la chiesa di Loggio e giunse a Villa Maironi senz ' aver incontrato nessuno . Carlo , il vecchio servitore che gli aperse , tramortì , quasi , dalla commozione e gli baciò le mani . In quel momento c ' era il medico . Franco decise di attender che uscisse e intanto confidò al vecchio fedele che aveva i gendarmi alle calcagna . Il dottor Aliprandi uscì presto e Franco , sapendolo patriota , si confidò anche a lui , poiché gli occorreva mostrarsi , informarsi dello stato della nonna . L ' Aliprandi era stato chiamato nella notte ed era venuto dopo la partenza del prefetto per Oria , aveva trovato dell ' agitazione nervosa , una terribile paura di morire ma nessuna malattia . Adesso la marchesa pareva tranquilla . Franco si fece annunciare e fu introdotto dalla cameriera che lo guardò con ossequiosa curiosità e uscì dalla camera . Le imposte socchiuse della camera dove la marchesa giaceva a letto lasciavano entrare due sole oblique lame di luce grigia che non giungevano alla faccia supina sul guanciale . Franco , entrando , non la vide , udì solo la nota voce dormigliosa : « Sei qui , Franco ? » « Sì , addio nonna » , diss ' egli e si chinò a darle un bacio . La maschera di cera non era scomposta ; lo sguardo aveva però qualche cosa di vago e di scuro che pareva insieme desiderio e sgomento . « Muoio , sai , Franco » , disse la marchesa . Franco protestò , riferì ciò che gli aveva detto il medico . La nonna lo ascoltava fissandolo avidamente , cercando di leggergli negli occhi se il medico gli avesse proprio detto così . Poi rispose : « Non fa niente . Son pronta » . Dalla nuova espressione dello sguardo e della voce , Franco intese perfettamente che la nonna era pronta a vivere altri vent ' anni . « Mi rincresce della tua disgrazia » , diss ' ella , « e ti perdono tutto . » Non eran parole di perdono che Franco si aspettava da lei . Egli credeva esser venuto a portarlo il perdono , e non a riceverlo . Confortata , rassicurata , la marchesa di ogni giorno ricompariva poco a poco sotto la marchesa di un ' ora . Voleva bene acquistar la pace ma come un sordido avaro tentato da qualche cupidigia , che spremendosi dolorosamente dal pugno il prezzo del suo piacere cerca trattenersene fra le unghie quanto può . In altri momenti Franco avrebbe scattato , avrebbe respinto sdegnosamente quel perdono ; ora , con la dolce Maria nel cuore , non poteva essere così . Aveva però notato che la nonna si era rivolta , col suo perdono , a lui solo . Questo no , non glielo poteva permettere . « Mia moglie , lo zio di mia moglie ed io abbiamo sofferto molto » , diss ' egli , « prima dell ' ultima sventura ; e adesso abbiamo perduto tutta la nostra consolazione . Lo zio Ribera lo metto fuori di causa ; davanti a lui bisogna che ci inchiniamo , tu , io , tutti ; ma se mia moglie ed io abbiamo delle colpe verso di te , perdoniamoci a vicenda . » Era un boccone amaro ; la marchesa lo trangugiò e tacque . Benché non vedesse più la morte al suo capezzale aveva però nel cuore lo sgomento dell ' Apparizione e di certe parole del prefetto che l ' aveva confessata . « Farò testamento » , diss ' ella , « e desidero che tu sappia che tutta la roba Maironi sarà per te . » Ah marchesa , marchesa ! Misera , gelida creatura ! Credeva ella di aver comperato la pace con questo ? Qui veramente aveva sbagliato anche il prefetto perché il consiglio di far questa dichiarazione al nipote gliel ' aveva dato egli , buon galantuomo ma privo di tatto , incapace di comprendere l ' alto animo di Franco . A Franco l ' idea che si potesse credere esser egli venuto per interesse , riuscì intollerabile . « No no » , esclamò fremendo tutto e temendo del proprio sangue focoso , « no no , non mi lasciar niente ! Basta che tu faccia pagare i miei interessi a Oria . La roba Maironi , nonna , lasciala all ' Ospitale Maggiore . Ho paura che i miei vecchi abbiano sbagliato a tenerla ! » La nonna non ebbe tempo di rispondere perché fu picchiato all ' uscio . Entro il prefetto e fece che Franco pigliasse congedo per non stancare l ' ammalata . « Bisogna sbrigarsi ! » , diss ' egli , fuori . « Qui hai fatto più che il tuo dovere . Lo sanno in troppi , oramai , che sei qui e i gendarmi possono capitare da un momento all ' altro . Ho combinato tutto coll ' Aliprandi . L ' Aliprandi suppone che per la marchesa ci sia bisogno di un consulto , piglia la gondola di casa e va a Lugano per cercar un medico . I due barcaiuoli sarete Carlo e tu . Piove . Ci sono i mantelli di tela incerata col cappuccio . Mettete quelli e tu sta a poppa . Adesso ti tagliamo il pizzo ; col cappuccio in testa sfido a riconoscerti . Sei sicuro . Forse non vi faranno neanche approdare alla Ricevitoria . A ogni modo non ti riconosceranno . Se c ' è da parlare , parla Carlino . » L ' idea era buona . La gondola della marchesa era sempre guardata dagli agenti dell ' Austria con grande rispetto come se portasse un uovo dell ' aquila dalle due teste ; anche quando ritornava da Lugano non si faceva approdare alla Ricevitoria che pro forma . La gondola uscì dalla darsena dopo le otto . Le nebbie delle alte cime erano calate sul lago e pioveva . Triste triste giorno , triste triste viaggio ! Né Franco , né il domestico , né l ' Aliprandi parlarono mai . Passarono San Mamette e Casarico . Ecco tra i vapori , oltre gli ulivi di Mainè , le bianche mura della dimora di Ombretta . Gli occhi di Franco si riempirono di lagrime . « No , cara » , egli pensa , « no , amore , no , vita , tu non sei là dentro e sia benedetto il Signore , che mi dice di non credere questa cosa orribile ! » Poche remate ancora ed ecco la casetta del tempo felice , delle ore amare , della sventura ; la finestra della stanza dove Luisa si perde in un dolore tenebroso , la loggia dove passerà quind ' innanzi solo le sue giornate il vecchio zio Piero , l ' uomo giusto che discende silenziosamente , tribolato e stanco , verso la tomba . Franco vorrebbe pur sapere cosa è successo dopo la sua partenza , se lo zio , se Luisa hanno avuto molestie dalla Polizia . Guarda , guarda , non vede persona viva né sulla terrazza né in giardinetto né alle finestre della loggia ; tutto è silenzioso , tutto è tranquillo . Cessa di remare , vorrebbe vedere qualche segno di vita . Il dottor Aliprandi apre lo sportello di poppa del felze e lo supplica di remare , di non tradirsi . In quel momento la Leu si affaccia alla ringhiera del giardinetto con un vassoio in mano , guarda la gondola , entra in loggia . Dunque lo zio Piero è in loggia , quello è il solito bicchier di latte che gli portano , nulla dev ' essere successo . Franco torna a remare e il dottor Aliprandi chiude lo sportello . Passa il giardinetto , passano le case di Oria , la gondola piega all ' approdo della Ricevitoria . Il Biancòn , che sta pescando alle tinche , con l ' ombrello , vede la gondola , abbandona le sue lenze , e viene ad ossequiare la marchesa . Ma trova invece il dottor Aliprandi il quale lo turba tanto con le cattive notizie della dama ch ' egli sente il bisogno di chiamare anche la sua Peppina e di parteciparle la cosa ; e la Peppina , poveretta , recita sotto l ' ombrello del suo Carlascia una piccola commedia d ' intenerimento . Marito e moglie eccitano l ' Aliprandi a far presto , a ritornar presto . Il bestione gli permette di filar dritto , al ritorno , da Gandria a Cressogno e il dottore si volta a Franco , dice : « Andiamo ! » . Franco ha assistito impassibile al colloquio , con le mani sul remo , sperando apprender qualche cosa de ' suoi amici e di casa sua ; ma nessuno ha fiatato di Polizia né d ' arresti né di fughe come se casa Ribera fosse nella China . La gondola indietreggia lentamente dall ' approdo , gira la prora verso Gandria , si allontana , sfuma oltre il confine , nella nebbia . Alla riva di Lugano il dottor Aliprandi aperse lo sportello e fece entrare Franco . Si conoscevano poco ma si abbracciarono come fratelli . « Quando verrà l ' ora delle cannonate » , disse l ' Aliprandi , « ci sarò anch 'io.» Convennero di congedarsi lì e che Franco uscisse prima , solo , perché Lugano era piena di spie e il dottore doveva pure usare certi riguardi . Il dottore non aveva fretta , del resto ; gli premeva più di trovar un barcaiuolo che un medico . Franco si tirò il cappuccio sugli occhi e scese a terra , andò all ' albergo della Corona . Alcune ore più tardi , quando la gondola era ripartita , egli usci in cerca di valsoldesi per avere notizie , si avviò alla farmacia Fontana e incontrò sotto i portici i suoi amici che uscivano appunto dalla farmacia insieme a un vecchio . Gli saltarono al collo , piansero di commozione . Erano andati anche loro a cercar notizie . Alla farmacia si diceva che Franco fosse stato arrestato . Che gioia di trovarlo e che gioia di sentirsi terra libera sotto i piedi ! Mi sia permesso di ricordare il vecchio che accompagnava Pedraglio e l ' avvocato , bizzarra figura del piccolo mondo antico luganese , artista e degno che un altro artista , passandogli così vicino , gli renda onore . Egli era un tal Sartorio , pittore , poeta e suonatore di chitarra , che a quei tempi si vedeva spesso balenar qua e là per le oscure vie di Lugano con la sua bella barba bianca , con il suo cappello bianco tirato sull ' occhio destro , con il suo nobile abito nero e il fiore all ' occhiello . Poverissimo ma pulitissimo , cavaliere con le dame e con le pedine , pronto sempre a un ' anacreontica e a una chitarrinata , adoratore della propria città , egli viveva di pane , formaggio e acqua , fiutava e rincorreva i forestieri per far loro gli onori di Lugano , era sempre pieno di queste faccende , sempre in moto fra Villa Ciani , l ' Hôtel du Parc e Villa Chialiva . L ' Hôtel du Parc era per lui l ' ottava meraviglia del mondo . Aveva aiutato a inaugurarlo e se ne compiaceva assai , godeva particolarmente citare , col suo classico accento luganese , la strimpellata e la lirica ispirategli dalla sala da pranzo : « ca l ' è poeu quand ca ga disi : Le trombe squillano Nel gran salone , Ai suoni accordisi Questa canzone . Ora egli si era spontaneamente accompagnato a Pedraglio e a V . che gli avevan narrata la loro fuga . Li aveva condotti lui alla farmacia Fontana per cercarvi notizie di Franco . « Come ? » , diss ' egli dopo l ' incontro . « È questo il Loro amico ? Sfuggito anche lui agli artigli dell ' aquila rapace di Asburgo ? Benissimo ! Benissimo ! Ho fatto anni sono , per altri lombardi fuggiti qua dopo la rivoluzione di Vall ' Intelvi , un ' ode ca l ' era minga mal . Ho descritto , neh , la loro fuga per la Val Mara , la calata a Maroggia , l ' arrivo a Lugano , ca l ' è poeu quand ca ga disi : O baldi figli di Lombardia , V ' apre le braccia Lugano mia . È una cosetta che va benissimo anche per Loro . Adesso corro a prender la chitarra e poi gliela faccio sentire all 'albergo.» « Madonna ! » , fece Pedraglio . PARTE TERZA 1 . Il savio parla Non una ma tre primavere erano passate dopo quell ' autunno del 1855 senza la fioritura d ' armi e di stendardi che gl ' italiani aspettavano sulle rive del Ticino . Nel febbraio del 1859 si era sicuri che non sarebbe passata così la quarta . Grandi avvenimenti , annunciati debitamente da una splendida cometa , erano in cammino . Correvano nelle viscere del mondo antico fremiti e scricchiolii sordi , come nelle viscere d ' un fiume gelato alla vigilia dello sgelo . Il freddo mortale , il silenzio pauroso di dieci anni erano per passare portati via in un fragor d ' urti e di rovine da correnti nuove , calde , brillanti . Il Carlascia faceva lo spaccone e parlava alle sue guardie , che tacevano , di una prossima passeggiata militare a Torino . Il signor Giacomo Puttini non s ' era più riavuto bene dal colpo di quella mattina , dal tradimento dell ' avvocato , dalla fine tragica del cappellone e dalla fine comica del « marsinon » , aveva perduto ogni stima per i patrioti . Appunto nel febbraio del '59 il Paolin , tedescone , gli parlava alla farmacia di S . Mamette delle pazze speranze dei liberali . « No , signor Paolo riveritissimo » , gli disse l ' ometto . « Mi son nato soto San Marco , gran santo ; go visto i franzesi , bona zente ; adesso vedo i tedeschi , lassemo star , podaria vederghene anca dei altri ma i birbanti , La me creda , i birbanti no pol trionfar . » Il dottor Aliprandi era già in Piemonte . Un vecchio sott ' ufficiale di Napoleone che abitava a Puria si rimetteva segretamente in ordine l ' uniforme con l ' idea di presentarsi all ' imperatore dei francesi quando venisse in Italia . Il curato di Castello , Introini , quando incontrava don Giuseppe Costabarbieri , gli ricordava la canzone del 1796 che don Giuseppe aveva tirata fuori nel 1848 e poi nascosta da capo : Stare nostre crante ulane Qua fenute d ' Ungheria , Ma franzose crante ... ! Fato tuti scappar fia ! E don Giuseppe , tutto spaventato : « Citto , citto , citto ! » Intanto sui pendii di Valsolda fiorivano pacificamente le viole come se nulla fosse . La sera del venti febbraio Luisa ne portò un mazzolino in Camposanto . Ella vestiva ancora a lutto , era terrea , macilenta , aveva gli occhi più grandi e molti fili d ' argento in testa . Pareva che dal giorno della sua sventura fossero passati vent ' anni . Uscita dal Camposanto si avviò verso Albogasio e si accompagnò ad alcune donne di Oria che andavano a dire il rosario alla parrocchia . Non pareva più lo spettro cupo che aveva posato le viole sopra la fossa di Maria . Parlò serena , ilare quasi , con l ' una e con l ' altra , domandò di una bestia malata , accarezzò e lodò una bambina che andava al rosario con la nonna , le raccomandò di stare tranquilla in chiesa come sempre vi stava la sua Maria . Disse questo e nominò Maria quietamente , mentre quelle donne rabbrividivano e anche stupivano perché adesso Luisa non andava in chiesa mai . Domandò a una ragazza se i giovanotti pensassero , come al solito , di recitare , se recitasse anche suo fratello ; udito che sì , offerse aiuto per i costumi . Si accomiatò sul sagrato dell ' Annunciata e nello scender soletta la Calcinera riprese il viso di spettro . Andava a Casarico , dai Gilardoni , sposi da tre anni . La felicità del professore , la sua adorazione per Ester vorrebbero un poema . Lo zio Piero diceva di lui ch ' era diventato ebete . Ester temeva che diventasse ridicolo e non gli permetteva , quando c ' era gente , di prender davanti a lei certe pose estatiche . La sola persona per la quale non valesse questa proibizione era Luisa . Ma di Luisa il Gilardoni aveva un certo riguardo ; ella era sempre per lui un essere sovrumano ; al rispetto per la persona s ' era aggiunto il rispetto per il dolore e in presenza di lei egli teneva sempre un contegno riguardoso . Da due anni , circa , Luisa andava a casa Gilardoni quasi ogni sera e , se qualche cosa poteva turbare la pace degli sposi , erano queste visite . Esse avevano infatti un motivo strano e antipatico a Ester ; ma Ester aveva un tale affetto per l ' amica sua , una tale pietà della sua sventura e si sentiva fitto nel cuore un tal rammarico di non aver fatto più attenzione a Maria nel giorno terribile , che non osava opporsi risolutamente ai desideri di lei né distogliere suo marito dall ' accondiscendervi . Espresse a Luisa la sua disapprovazione , la pregò di volere almeno tener segreto ciò che faceva di sera nello studio del professore ; non andò più oltre . Il professore , invece , sarebbe stato felice di questi convegni ma soffriva del dispiacere di Ester . Era già notte quando Luisa suonò alla porticina di casa Gilardoni . Fu Ester che le aperse . Luisa non rispose al suo saluto che le parve imbarazzato , la guardò soltanto e quando fu nel salottino terreno dove Ester soleva passar le sue serate , l ' abbracciò tanto appassionatamente che l ' altra si mise a piangere . « Abbi pazienza » , le disse Luisa . « Non mi resta che questo » . Ester si provò a confortarla , a dirle che si avvicinava per lei un tempo migliore , la riunione con suo marito . Fra pochi mesi la Lombardia sarebbe libera , Franco ritornerebbe a casa . E allora ... allora ... Potrebbero succedere tante cose ... Potrebbe ritornare anche Maria ! Luisa diede un balzo , le afferrò le mani . « No ! » , diss ' ella . « Non dire questa cosa ! Mai ! mai ! Son tutta sua ! Son tutta di Maria ! » Ester non poté replicare perché , frettoloso e sorridente , entrò il professore . Egli vide che sua moglie aveva gli occhi bagnati di lagrime e che Luisa pareva sovreccitata . Salutò mogio mogio e sedette in silenzio accanto a Ester , immaginando che avessero parlato del solito argomento spiacevole a sua moglie . Questa avrebbe voluto mandarlo via , riprendere il discorso con Luisa , ma non osò farlo . Luisa fremeva contro quella immagine di futuro pericolo che di quando in quando le si era affacciata confusamente all ' anima , che aveva sempre cacciata con orrore prima di considerarla , e che ora , per le parole dell ' amica sua , le risorgeva davanti scoperta e netta . Dopo un lungo , penoso silenzio , Ester sospirò e le disse sottovoce : « Va ' pure , sai . Andate pure » . Luisa ebbe un impeto di gratitudine , s ' inginocchiò davanti all ' amica sua , le posò il capo in grembo . « Sai » , diss ' ella , « io non credo più in Dio . Prima credevo che ci fosse un Dio cattivo , adesso non credo più che esista ; ma se vi fosse il Dio buono nel quale credi tu , non potrebbe condannare una madre che ha perduto la sua unica figliuola e cerca persuadersi che una parte di lei vive ancora ! » Ester non rispose . Quasi ogni sera , da due anni , suo marito e Luisa evocavano la bambina morta . Il professore Gilardoni , strano miscuglio di libero pensatore e di mistico , aveva letto con moltissimo interesse le cose meravigliose che si raccontavano delle sorelle americane Fox , degli esperimenti di Eliphas Levi , aveva seguito il movimento spiritista propagatosi rapidamente in Europa come una mania che prendeva le teste e le tavole . Ne aveva parlato a Luisa , e Luisa , invasa , acciecata dall ' idea di poter sapere se la sua bambina esistesse ancora e , posto che esistesse , di aver qualche comunicazione con lei , non vedendo altro in tutto il meraviglioso dei fatti e lo strano delle teorie che questo punto lucente , lo aveva supplicato di tentar qualche esperimento con Ester e con lei . Ester non credeva in fatto di soprannaturale che alla dottrina cristiana . Non pigliò quindi la cosa sul serio e acconsentì subito a posar le mani sopra un tavolino insieme all ' amica e al marito , il quale , dal canto suo , mostrava un gran zelo , una gran fede di riuscire . I primi esperimenti non riuscirono . Ester , molto annoiata , avrebbe voluto che si rinunciasse a continuare ; ma una sera il tavolino , dopo venti minuti di aspettazione , si chinò lentamente da un lato alzando un piede in aria , si riabbassò , tornò ad alzarsi , con grande sgomento di Ester , con gran gioia del professore e di Luisa . La sera dopo bastarono cinque minuti a farlo muovere . Il professore gl ' insegnò l ' alfabeto e tentò un ' evocazione . Il tavolino rispose battendo il piede a terra secondo l ' alfabeto suggeritogli . Lo spirito evocato diede il suo nome : Van Helmont . Ester tremava di paura come una foglia , il professore tremava di commozione , voleva far sapere a Van Helmont che aveva in biblioteca le sue opere , ma Luisa lo scongiurò di chiedergli dove fosse Maria . Van Helmont rispose : « Vicina » . Allora Ester , pallida come un cadavere , si alzò protestando che non voleva continuare . Né le suppliche né le lagrime di Luisa valsero a persuaderla . Era peccato , era peccato ! Ester non aveva un sentimento religioso profondo , ma paura del diavolo e dell ' inferno sì , molto . Per parecchio tempo non fu possibile ricominciare le sedute . Ella ne aveva orrore e suo marito non osava contraddirla . Fu Luisa che a forza di scongiuri ottenne una transazione . Le sedute ricominciarono ma Ester non vi prese parte più . Non volle neanche sapere cosa vi accadesse . Solamente , quando vedeva sua marito preoccupato , distratto , gli gittava un ' allusione crucciosa alle pratiche segrete dello studio . Allora egli si affliggeva , offriva di desistere , ed era Ester che si sentiva debole di fronte a Luisa . Poiché , indirettamente , aveva capito che Luisa credeva di comunicare con lo spirito della bambina . Ella le aveva detto una volta : « Domani sera non vengo perché Maria non vuole » . E un ' altra volta : « Vado a Looch perché Maria vuole un fiore dalla Nonna » . A Ester pareva incredibile che una testa lucida e forte come quella si smarrisse così . Comprendeva in pari tempo la difficoltà immensa di persuaderla con le buone e la crudeltà di opporsele con le cattive . Il professore accese una candela e salì , seguito da Luisa , nello studio . Noi conosciamo lo studiolo simile a una cabina di bastimento , con gli scaffali pieni di libri , il caminetto , la finestra che guarda il lago , la poltrona dove Maria s ' era addormentata la notte di Natale . Adesso v ' era di più , fra il caminetto e la finestra , un piccolo tavolino rotondo con un sol piede tripartito a un palmo da terra . « Mi rincresce molto » , disse il Gilardoni , entrando , « di far tanto dispiacere a Ester . » Posò il lume sulla scrivania e invece di disporre , secondo il solito , il tavolino e le sedie , andò a guardar dalla finestra il chiaror vago dell ' acqua e dei cielo nelle ombre della notte . Luisa rimase immobile e subito egli si voltò bruscamente come avesse sentito per virtù magnetica l ' angoscia di lei . Gliela vide spaventosa in faccia , intese ch ' ella lo credeva risoluto di troncare mentre ne aveva solamente avuta la tentazione e le prese , commosso , le mani , le disse che Ester era tanto buona , che l ' amava tanto , che né lui né lei avrebbero mai voluto recarle volontariamente un ' afflizione . Luisa non rispose ma il professore durò fatica a impedire che gli baciasse la mano . Mentre egli collocava in mezzo alla stanza il tavolino e le due sedie , ella sedette sulla poltrona , come oppressa . « Ecco » , fece il professore . Luisa si levò di tasca e gli tese una lettera . « Ho tanto bisogno di Maria e di Lei , stasera ! » , diss ' ella « Legga , è di Franco . Può cominciare dalla quarta pagina . » Il professore non intese queste ultime parole , si accostò al lume e lesse ad alta voce : Torino , 18 febbraio 1859 . Luisa mia , Sai che non mi hai scritto da quindici giorni ? « Questo lo può saltare » , interruppe Luisa , ma poi si corresse . « No , legga pure , è meglio . » Il professore continuò : Ecco la terza lettera che io ti mando dopo ricevuta la tua del 6 . Sono stato forse , nella prima , troppo vivace e ti ho ferita . Benedetto temperamento il mio , che non solo mi fa dire parole troppo vivaci quando il sangue mi si riscalda , ma me le fa anche scrivere ! E benedetto sangue che a trentadue anni suonati si riscalda come a ventidue ! Perdonami , Luisa , e permettimi di ritornare sull ' argomento onde riprendermi quelle parole che hanno potuto offenderti . Adesso non si discorre più né di tavolini né di spiriti , non si discorre che di diplomazie e di guerra ; ma gli anni scorsi se ne parlò moltissimo e parecchie persone che io stimo e onoro ci credevano . Di alcune so positivamente che erano illuse ma non ho mai dubitato , quando mi riferivano conversazioni avute con gli spiriti , della loro buona fede . Pare che l ' immaginazione , eccitata , possa far udire e vedere come reale ciò che non è . Ma io voglio credere che nel tuo caso non v ' inganni l ' immaginazione , che il vostro tavolino si muova e si esprima davvero come dici . Ho avuto torto di metter questo in dubbio , lo confesso , poiché tu sei talmente sicura di non ingannarti e poiché conosco abbastanza l ' onestà del professor Gilardoni . Ma vi è poi per me una questione di sentimento . Io so che la mia dolce Maria vive con Dio , io ho la speranza di andare un giorno , con altre anime a me care , dov ' ella è . Se mi comparisse spontaneamente , se udissi , senz ' averla chiamata , il suono della sua voce viva e vera , forse non potrei sopportare una gioia così grande ; chiamarla , costringerla di venire non vorrei mai . Mi ripugna , è contrario a quel senso di venerazione che ho per un Essere tanto più vicino a Dio di me . Anch ' io , Luisa , parlo al nostro tesoro ogni giorno , le parlo di me e anche di te , sapendo che ci vede , che ci ama , che potrà molto ancora , in questa vita stessa , sopra di noi . Tali vorrei pure i colloqui tuoi con essa ; e se rispondendo alla lettera in cui alludevi a una comunicazione di lei mi sono espresso con acerbità , perdonami in grazia non solamente del mio cattivo carattere ma delle idee altresì e dei sentimenti che sono come parte della mia natura . Perdonami pure in grazia della sovreccitazione immensa in cui si vive qui . La mia gola sta bene ; da quando si parla di guerra ho gittato canfora e acqua sedativa , ma i nervi sono tesi straordinariamente , mi par che a toccarli dieno scintille . Questo viene anche dall ' intenso lavoro che abbiamo al Ministero , dove non c ' è più orario e chi più gode fiducia , sia pure un segretariucolo , più deve sgobbare . Quando ebbi questo posto dalla bontà del conte di Cavour , mi pareva di mangiare il pane dello Stato a tradimento . Adesso non è così ma sto per togliermi a questo gran lavoro e ciò mi conduce a un altro discorso che ho nel cuore da un pezzo e che adesso ti faccio con una commozione indicibile . Fra otto giorni i miei amici ed io ci arruoliamo nell ' esercito come volontari per la durata della campagna ; Si entra nel 9° fanteria che ha il deposito a Torino . Qui al Ministero si vorrebbe trattenermi ancora ma io intendo di trovarmi istruito al reggimento quando entrerà in campagna e ho solamente preso l ' impegno di non lasciar l ' ufficio che un giorno prima di arruolarmi . Luisa , sono tre anni e quasi cinque mesi che non ci vediamo . Vero che tu sei sorvegliata dalla Polizia e che ti è proibito di venire a Lugano ; però io ti ho proposto più volte più modi di venirmi a incontrare segretamente almeno al confine , sulla montagna , e tu non mi hai risposto . Ho creduto indovinare che tu non ti sapessi allontanare neppure per poco tempo da un luogo sacro . Mi pareva troppo e ti confesso che ne provai un ' amarezza molto profonda ! Poi mi pentivo , mi pareva d ' essere egoista , ti assolvevo . Adesso , Luisa , le circostanze sono mutate . Non ho cattivi presentimenti , mi par impossibile di aver a restare sopra un campo di battaglia , ma impossibile non è . Prenderò parte ad una guerra che si annuncia tra le più grosse , tra le più lunghe e disperate , perché se l ' Austria ha in giuoco le sue provincie italiane , noi , e forse anche l ' imperatore Napoleone , abbiamo in giuoco tutto . Si dice che passeremo l ' inverno venturo sotto Verona . Luisa , io non voglio correre il pericolo di morire senz ' averti riveduta . Ho ventiquattr ' ore sole , non posso venire al confine né a Lugano , né mi può bastare di star con te dieci minuti ! Fatti portare a Lugano , in qualche modo , da Ismaele la mattina del 25 corr . Parti da Lugano in tempo di essere a Magadino per il tocco poiché da Luino non puoi passare . A Magadino piglierai il battello che parte di là circa al tocco e mezzo . Scenderai circa alle quattro a Isola Bella dove , presso a poco alla stess ' ora , arriverò anch ' io da Arona . L ' Isola Bella , a questa stagione , è un deserto . Vi passeremo la sera insieme e ripartiremo la mattina , tu per Oria , io per Torino . Scrivo allo zio Piero per chiedergli perdono se gli tolgo un giorno della tua compagnia . Maggior male non temo . Anche gli austriaci non pensano che alle armi , la loro Polizia si lascia sfuggire migliaia di giovani che vengono a prenderle qui . Sarebbero terribili all ' indomani di una vittoria ma quel giorno , per essi , viva Dio ! non verrà . Luisa , è possibile ch ' io non ti trovi all ' Isola Bella , che tu creda far piacere a Maria non venendo ? Ma non sai , la mia Maria , la mia povera piccina , se le avessero detto corri a salutar il tuo papà che forse va a morire come ... La voce del lettore oscillò , si ruppe , mancò in un singhiozzo . Luisa si nascose il viso fra le mani . Egli le posò la lettera sulle ginocchia e disse a stento : « Donna Luisa , può avere un dubbio ? » « Sono cattiva » , rispose Luisa sottovoce , « sono matta . » « Ma non gli vuol bene ? » « Alle volte mi pare tanto e alle volte niente . » « Dio mio ! » , fece il professore . « Ma adesso ? Non La commuove l ' idea che potrebbe non vederlo mai più ? » Luisa tacque ; parve che piangesse . Balzò improvvisamente in piedi stringendosi le tempie fra le mani , piantò in viso al professore due occhi dove non erano lagrime ma invece una luce sinistra di corruccio . « Ella non sa » , esclamò , « cosa c ' è nella mia testa , che cumulo di contraddizioni , quante idee opposte che si combattono e prendono continuamente il luogo l ' una dell ' altra ! Quando ho ricevuto la lettera ho pianto tanto , mi son detta : " sì , povero Franco , stavolta vado " , e poi ecco una voce che mi dice qui nella fronte : " no , non devi andare perché ... perché ... perché ... ".» Luisa s ' interruppe e il professore , spaventato da bagliori di pazzia negli occhi che lo fissavano , non osò chiedere spiegazioni . Gli occhi strani sempre fissi ne ' suoi vennero raddolcendosi , velandosi . Luisa gli prese le mani , gli disse piano , timidamente : « Domandiamo a Maria » . Sedettero al tavolino , vi posarono le mani su . Il professore voltava le spalle al lume che batteva sul viso di Luisa . Il tavolino era nell ' ombra . Dopo undici minuti di silenzio profondo il professore mormorò : « Si muove » . Infatti il tavolino si andava lentamente inclinando da un lato . Ricadde e batté un piccolo colpo . Il viso di Luisa s ' illuminò . « Chi sei ? » , disse il professore . « Rispondi col solito alfabeto . » Il tavolino batté diciassette colpi , poi quattordici , poi diciotto , poi uno . « Rosa » , disse il professore , piano . Rosa era il nome di una sorellina di sua moglie , morta nell ' infanzia , e il tavolino aveva battuto parecchie altre volte questo nome . « Va ' » , ripeté il Gilardoni , « mandaci Maria . » Il tavolino si rimise tosto in movimento e batté queste parole : « Son qui . Maria . » « Maria , Maria , Maria mia ! » , sussurrò Luisa con un ' espressione , in viso , di beatitudine . « Conosci » , disse il Gilardoni , « la lettera che tuo padre ha scritto a tua madre ? » Il tavolino rispose : « Sì » . « Cosa deve fare tua madre ? » Luisa tremava da capo a piedi , aspettando . Il tavolino rimase immobile . « Rispondi » , fece il professore . Il tavolino si mosse e batté un miscuglio incomprensibile di lettere . « Non abbiamo capito . Ripeti . » Il tavolino non si mosse più . « Ripeti dunque ! » , fece il professore quasi bruscamente . « No ! » , supplicò Luisa . « Non insista , non insista ! Maria non vuol rispondere ! » Ma il professore voleva insistere . « Non è possibile » , diceva , « che lo spirito non risponda . Lei lo sa , ci è successo altre volte di non intendere quel che dice . » Luisa si alzò agitatissima , dicendo che piuttosto di costringere Maria era contenta d ' interrompere la seduta . Il professore rimase meditabondo al proprio posto . « Zitto ! » , diss ' egli . Il tavolino si moveva , ricominciò a batter colpi . « Sì » , esclamò il Gilardoni , raggiante . « Ho domandato col pensiero s ' Ella deve andare e il tavolino ha risposto " sì " . Ridomandi lei ad alta voce . » Cinque o sei minuti passarono prima che il tavolino si rimettesse in moto . Alla domanda di Luisa « debbo andare ? » batté prima tredici colpi poi quattordici . La risposta era « no » . Il professore impallidì e Luisa lo interrogò con lo sguardo . Egli rimase lungamente muto , poi rispose sospirando : « Potrebbe non essere Maria . Potrebb ' essere uno spirito di menzogna » . « E come si può sapere ? » , fece Luisa ansiosamente . « Impossibile . Non si può sapere . » « Ma e le altre comunicazioni , dunque ? Non vi è certezza mai ? » «Mai.» Ella tacque , atterrita . Poi sussurrò : « Doveva essere così . Doveva mancarmi anche questo » . E posò la fronte sul tavolino . Il lume della candela batteva sui capelli , sulle braccia , sulle mani di lei . Ella non si moveva , nulla si moveva nella camera , tranne la fiammella oscillante della candela . Un ' altra fiammella , un ultimo lume di speranza e di conforto stava morendo nella povera testa caduta sotto il colpo d ' un dubbio amaro e invincibile . Che poteva fare , che poteva dire il Gilardoni ? Egli vedeva prossimo a compiersi , non per opera sua , il desiderio di Ester . Tre o quattro minuti dopo si udirono passi al piano inferiore e la voce di Ester . Luisa , lentamente , si alzò . « Andiamo » , diss ' ella . « Bisognerebbe forse pregare » , osservò il Gilardoni , senza muoversi . « Bisognerebbe forse domandare agli spiriti se confessano Cristo . » « No no no no no » , fece sottovoce Luisa , negando , anche con la mano , ostilmente . Il professore prese la candela in silenzio . Ritornando a Oria Luisa salì al cancello del Camposanto . Vi appoggiò la fronte , gittò verso la fossa di Maria un soffocato addio e ridiscese . Giunta sul sagrato andò ad affacciarsi al parapetto , guardò giù il lago addormentato nell ' ombra . Stette lì alquanto lasciando andar il pensiero per la sua china . Posò i gomiti sul parapetto , si piegò , si appoggiò il viso alle mani sempre guardando l ' acqua , l ' acqua che aveva preso Maria . Il suo pensiero veniva pigliando una forma precisa non dentro a lei ma laggiù nell ' acqua . Essa lo considerò . Morire , finire . Lo conosceva , lo aveva veduto ancora questo pensiero guardando nell ' acqua così , molto tempo addietro , prima di cominciare le evocazioni col professore . Poi era scomparso . Adesso ritornava . Era un pensiero dolce e pietoso , pieno di riposo e di abbandono , pieno di pace . Faceva bene di starlo a guardare poiché anche la fede negli spiriti era perduta . Morire , finire . L ' altra volta molto aveva potuto contro il fascino dell ' acqua la immagine del vecchio zio . Ora poteva meno . Lo zio era caduto , dalla morte di Maria in poi , in un mutismo quasi completo che Luisa attribuiva a un principio di apatia senile . Ella non aveva capito come nell ' animo del vecchio vi fossero insieme al dolore disapprovazioni profonde ; quanto lo urtassero le quotidiane ripetute visite al cimitero e i fiori e le gite misteriose a Casarico e , sopra tutto , l ' abbandono completo della chiesa . Se non fosse stata così presa dalla sua morta , avrebbe potuto intender meglio lo zio almeno in quest ' ultimo punto della chiesa , perché adesso il vecchio silenzioso ci andava lui , in chiesa , più di prima , tornava col cuore alla religione di suo padre e di sua madre praticata sinora freddamente , per abitudine , per ossequio alle tradizioni di casa . Pareva a Luisa ch ' egli fosse diventato alquanto ottuso e che se ai bisogni suoi fosse provveduto non gli occorrerebbe altro . Per le cure materiali v ' era la Cia e le risorse che bastavano per tre meglio avrebbero bastato per due . Luisa credette veder l ' acqua salire un palmo . E Franco ? Franco si desolerebbe , piangerebbe per qualche anno e poi sarebbe più felice . Franco aveva il segreto di consolarsi presto . L ' acqua parve salire un altro palmo . Nello stesso momento in cui ella s ' era affacciata al parapetto , Franco , passando in via di Po davanti a San Francesco di Paola , aveva veduto lumi e udito l ' organo . Era entrato . Appena detta una preghiera , il pensiero dominante lo aveva ripreso , il suono dell ' organo gli si era trasformato in un fragore di trombe , di tamburi e d ' armi e , mentre un canto di pace si levava sull ' altare , a lui era parso caricar con furore il nemico . A un tratto si vide in mente l ' immagine di Luisa vestita a lutto , pallida . Si mise a pensare a lei , a pregare per lei con fervore intenso . Allora là sul sagrato di Oria ella sentì un freddo , un ' uggia , un mancar della tentazione . Volle richiamarla e non poté . L ' acqua ridiscendeva . Una voce intima le disse : e se il professore si è ingannato ? Se non è vero che il tavolino abbia risposto prima di si e poi di no ? Se non è vero di questi spiriti menzogneri ? Si tolse dal parapetto e sali , a passi lenti , in casa . Trovò lo zio in cucina , seduto sotto la cappa del camino , con le molle in mano e col bicchiere di latte accanto . La Cia e la Leu cucinavano . « Dunque » , disse lo zio , « sono andato alla Ricevitoria . Il Ricevitore è a letto con l ' itterizia , ma ho parlato col Sedentario . » « Di che cosa , zio ? » « Di Lugano , della tua andata a Lugano il 25 . Mi ha detto che chiuderà un occhio e che passerai . » Luisa tacque , stette a guardar il fuoco meditabonda . Poi diede certi ordini alla Leu per l ' indomani e pregò lo zio di venire in salotto con lei . « Cosa serve ? » , diss ' egli con la solita semplicità . « Non avrai gran segreti . Stiamo qui che c ' è il fuoco . » La Cia accese il lume . « Usciremo noi » , diss ' ella . Lo zio fece la sua solita smorfia di compassione per le altrui sciocchezze ma tacque , bevve il suo bicchier di latte e lo porse silenziosamente a Luisa . Luisa prese il bicchiere e disse piano : « Non ho ancora deciso » . « Cosa ? » , fece lo zio bruscamente . « Cosa non hai deciso ? » « Se andrò all ' Isola Bella . » « Euh ! Che diavolo ? » Lo zio Piero non la poteva neanche intendere una cosa simile . « E perché non andresti ? » Ella rispose con tranquillità , come se dicesse una cosa ovvia : « Ho paura di non poter lasciare Maria » . « Ah senti ! » , fece lo zio . « Siediti là . » Le additò il sedile in faccia , sotto la cappa del camino , lasciò le molle e disse con quella sua voce grave , onesta voce del cuore : « Cara Luisa , hai perso la bussola » . E alzate le braccia con un « euh ! » profondo , le lasciò ricadere sulle ginocchia . « Persa ! » , diss ' egli . Stette un poco in silenzio , a capo chino , porgendo le labbra con un brontolio di parole in formazione , che poi uscirono . « Cose che non avrei mai creduto ! Cose che paiono impossibili . Ma quando » ( così dicendo rialzò il capo e guardò Luisa in faccia ) « si comincia a perderla , la bussola , l ' è fatta . E tu , cara , hai cominciato a perderla da un pezzo . » Luisa trasalì . « Eh sì ! » , esclamò lo zio a gola piena . « Hai cominciato a perderla da un pezzo . Ed è questo che volevo dirti . Senti : mia madre ha perso dei figli , tua madre ha perso dei figli , ho visto tante madri perdere dei figli e nessuna faceva come te . Ci vuol altro , siamo tutti mortali e dobbiamo accettare la nostra condizione . Si rassegnavano . Ma tu , no . E questo cimitero ! E queste due , tre , quattro visite al giorno ! E questi fiori , e cosa so io , oh povero me ! E anche queste scempiaggini che fai a Casarico con quell ' altro povero imbecille , che voi credete farle in segreto e tutti ne parlano , persino la Cia ! Oh povero me ! » « No , zio » , disse Luisa tristemente ma tranquillamente . « Non dir queste cose . Non puoi capire . » « Siamo intesi » , rispose lo zio con tutta l ' ironia di cui era capace . « Non posso capire . Ma poi ce n ' è un ' altra . Tu non vai più in chiesa . Io non ti ho mai detto niente perché in queste cose il mio principio è stato sempre di lasciar fare a ciascuno quel che crede ; ma quando ti vedo perdere , dirò così , il buon senso e anche il senso comune , non posso a meno di farti riflettere che se si voltano le spalle a Domeneddio , si fanno di questi guadagni . Adesso poi questa idea di non voler andare a vedere tuo marito , in circostanze simili , passa tutti i limiti . » « Vuol dire » , riprese dopo una breve pausa , « che ci andrò io . » « Tu ? » , esclamò Luisa . « Perché no ? Io , sì . Contavo di accompagnarti ma , se non vieni , andrò solo . Andrò a dire a tuo marito che hai perduto la testa e che spero di andar presto anch ' io a trovar la povera Maria . » Mai nessuno aveva udito dal labbro dello zio Piero una parola tanto amara . Fosse questo , fosse l ' autorità dell ' uomo , fosse il nome di Maria pronunciato così , Luisa fu vinta . « Andrò » , diss ' ella . « Ma tu devi restar qui . » « Niente affatto » , rispose lo zio contento . « Sono quarant ' anni che non vedo le Isole . Approfitto dell ' occasione . E chi sa che non mi arruoli in cavalleria , io ? » « E così » , disse la Cia a Luisa dopo che lo zio era andato a letto . « Vuol proprio partire anche il mio padrone ? Cara lei , per amor del Cielo , non glielo permetta ! » E le raccontò che due ore prima egli aveva stralunato gli occhi e piegata la testa sul petto ; che chiamato da lei non aveva risposto ; che poi si era riavuto e che alle premurose domande di lei era andato in collera protestando di non aver avuto male , di aver sentito solo un po ' di sonno . Luisa l ' ascoltava in piedi , col lume in mano , con gli occhi vitrei , divisa fra l ' attenzione alle parole che udiva e qualche altro pensiero assai diverso , assai lontano , dallo zio , dalla casa , dalla Valsolda . 2 . Solenne rullo Il venticinque febbraio , giorno della partenza , lo zio Piero si alzò alle sette e mezzo e andò alla finestra . Un denso nebbione pendeva sul lago biancastro e nascondeva le montagne per modo che se ne vedevano solamente due brevi liste nere , una a destra e l ' altra a sinistra , fra il lago e la nebbia . « Ahimè ! » , sospirò lo zio . Non s ' era ancora finito di vestire che Luisa entrò e lo pregò , col pretesto del cattivo tempo , di restare , di lasciarla partir sola . La Cia era in grande angoscia , e avea pregato Luisa di insistere sapendo ch ' egli era stato côlto , il giorno venti , da forti vertigini e che il ventidue , senza dir niente a nessuno , era andato a confessarsi . Egli s ' irritò , convenne tacere , lasciargli fare la sua volontà . Povero zio , aveva goduto sempre una salute di ferro ed era molto apprensivo , il menomo disturbo lo allarmava ; ma ora non gli pareva bene che Luisa partisse sola in quelle condizioni di spirito , e si sacrificava per lei . Si vestì , ritornò alla finestra e chiamò trionfalmente Luisa che stava nel giardinetto . « Alza la testa ! » , diss ' egli . « Guarda su in Boglia ! » In alto , sopra Oria , attraverso la nebbia fumante , si vedeva l ' oro pallido del sole sulla montagna e più in alto ancora una trasparenza serena . « Bella giornata ! » Luisa non rispose e il vecchio discese allegro in loggia , uscì sulla terrazza a goder la battaglia magnifica della nebbia e del sole . Tutto il lago d ' oriente fra la Ca Rotta , l ' ultima casa di S . Mamette , a sinistra , e il golfo del Dòi a destra , pareva un mare immenso , bianco . La Ca Rotta traspariva appena , come un fantasma . Al golfo del Dòi cominciava la sottile lista nera scoperta fra il piombo del lago e il nebbione . A poco a poco quel nebbione si faceva turchiniccio , vaghi chiarori rompevano in cielo verso Osteno , in fondo al mare d ' oriente tremavano luccicori nuovi , venivan liste , chiazze brune di brezza ; un occhio di sole appariva e scompariva sopra Osteno nei vapori turbinanti , ingrandiva rapidamente , splendé vincitore . La nebbia fuggì da ogni parte , a brani e fiocchi . Molti ne passarono davanti a Oria , grandi e veloci , altri si buttarono alla costa , il grosso ripiegò verso l ' ultimo levante ; colà , dietro e sopra un pesante sipario bianco , le montagne del lago di Como sorsero gloriose nel sereno . Lo zio Piero chiamò Luisa perché vedesse lo spettacolo , l ' ultima scena splendida del dramma ; il trionfo del sole , la fuga delle nebbie , la gloria delle montagne . Egli ammirava patriarcalmente , senza finezze di senso artistico ma con calor giovanile , con sincera enfasi di voce , da vecchio che ha vissuto castamente , che non ha sciupata la freschezza del cuore , che conserva una certa innocenza d ' immaginazione . « Guarda , Luisa » , esclamò , « se non bisogna dire : Gloria al Padre , al Figliuolo , allo Spirito Santo ! » Luisa non rispose , si allontanò subito per non veder quel recinto bianco , di là dall ' orto , che l ' attirava con violenza , con una tacita voce di rimprovero e di dolore . Ella vi era andata alle sei , vi aveva passata un ' ora nella nebbia , seduta sull ' erba fradicia . Lo zio rimase in contemplazione sulla terrazza fino al momento di partire . S ' egli fosse stato un poeta presuntuoso avrebbe supposto che la Valsolda gli desse il buon viaggio con uno spettacolo d ' addio , volesse mostrarglisi bella come forse non l ' aveva veduta mai ; ma queste fantasie poetiche a lui non venivano e poi si trattava di un viaggio così breve ! No , gli passò invece nella mente l ' immagine di Maria , l ' idea di vedersela capitar correndo fra le gambe , di prenderla sulle ginocchia , di recitarle la canzonetta antica : Ombretta sdegnosa Del Missipipì . « Basta ! » , sospirò . « È stata una gran cosa ! » , e , chiamato dalla Cia , si avviò lentamente verso il giardinetto dove l ' attendeva Luisa , pronta a scendere in barca . « Oh , son qui » , diss ' egli , « e voi guardate bene , mentre staremo via , di non lasciar cadere la casa nel lago . » Durante il tragitto sul Lago Maggiore , a bordo del San Bernardino , Luisa stette quasi sempre nella sala di seconda classe . Ne salì una volta onde persuadere lo zio Piero a discendere anche lui ; ma lo zio Piero , chiuso nel suo zimarrone grigio , non volle muoversi , malgrado l ' aria fredda , dal ponte dove stava pacificamente a guardar montagne e paesi , e far un po ' di conversazione con un prete di Locarno , con una vecchierella di Belgirate e con altri viaggiatori di seconda classe . Luisa dovette lasciarvelo e ridiscese , preferendo star sola con i propri pensieri . Più si avvicinava all ' Isola Bella più le cresceva dentro un ' agitazione sorda , una incerta attesa di tante cose . Come avverrebbe l ' incontro con Franco ? Quale contegno terrebb ' egli con lei ? Le farebbe i discorsi che le aveva fatto lo zio ? Le lettere erano molto pietose e tenere , ma chi non sa che si scrive in un modo e si parla in un altro ? Come , dove , passerebbero la sera ? E poi l ' altra cosa , la cosa terribile a pensare ... ? Tutte queste preoccupazioni salivano , salivano , tendevano a diventar dominanti , a porsi in antagonismo con l ' immagine del Cimitero di Oria che ogni tratto ritornava impetuosa , come a riprendere il suo . Alla stazione di Cannero , Luisa si udì sul capo un grande strepito di passi , un grande chiasso di voci e di grida , salì a vedere dello zio . Erano militari richiamati alle bandiere , venuti al battello con due grandi barche . Altre barchette portavano donne , bambini , vecchi , che salutavano e piangevano . I soldati , la maggior parte bersaglieri , bei giovinotti allegri , rispondevano ai saluti , gridando : « Viva l ' Italia ! » promettevano regali da Milano . Una vecchia , che aveva tre figli fra quei soldati , gridava loro , tutta scarmigliata ma non piangente , che si ricordassero del Signore e della Madonna . « Sì » , brontolo un vecchio sergente che li accompagnava , « ca s ' ricordo del Sgnour , d ' la Madonna , del Vescov e del prevost ! » I soldati molto pratici del « prevost » , la prigione militare , risero della barzelletta e il battello partì . Grida , sventolar di fazzoletti e poi un canto , un canto potente di cinquanta voci gagliarde : Addio , mia bella , addio , L ' armata se ne va . I soldati si erano tutti ammucchiati a prora su cataste di sacchi e barili , quale seduto , quale sdraiato , quale in piedi , e cantavano a squarciagola , con l ' accompagnamento cupo delle ruote del vapore che filava diritto giù verso lo sfondo di cielo cui le sottili colline d ' Ispra dividono dall ' immenso specchio dell ' acque , verso il Ticino . Quei giovinotti avevano a passarlo presto , il Ticino , probabilmente al grido di Savoia , fra una furia di cannonate . Molti di loro erano attesi laggiù , sotto quel cielo sereno , dalla morte ; ma tutti cantavano allegri e solo il rumor cupo delle ruote del vapore pareva saperne qualche cosa . Le libere montagne piemontesi lungo le quali filava il battello parevano fiere e paghe , benché nell ' ombra , di aver dato i propri figli alle schiave montagne lombarde , tragiche nell ' aspetto benché illuminate dal sole . Luisa si sentì un lieve formicolio nel sangue , un palpito del suo patriottismo ardente d ' una volta . E quelle madri che avevan visto partire i loro figli così ? Prevenne il proprio pensiero , si disse subito che anche lei avrebbe donato volentieri un figlio all ' Italia , che quelle madri non potrebbero in nessun caso paragonarsi a lei . Ma com ' era diverso di leggere in Valsolda una lettera che parlava di guerra e di sentir veramente il soffio e il rumor della guerra intorno a sé , di respirarla nell ' aria ! Nella quieta della Valsolda era un ' ombra senza realtà : qui l ' ombra pigliava corpo . Qui il dolore privato di Luisa , il dolore immenso che le riempiva intorno l ' aria morta di Oria , s ' impiccioliva a fronte della emozione pubblica , ed ella lo sentiva e ciò le recava una molestia , un malessere indefinibile . Era paura di perdere parte del dolore proprio , come dire parte di se stessa ? Era desiderio di sottrarsi ad un paragone che le ripugnava di fare ? In pari tempo l ' idea che Franco andrebbe a questa guerra , l ' idea onde poco ella si era commossa in Valsolda , prendeva pure una realtà nuova nella sua mente , le dava delle scosse al cuore , lottava essa pure con l ' immagine del Camposanto di Oria . Per la prima volta l ' immagine del passato non era più sola , assoluta , onnipotente signora dell ' anima sua ; ne avesse pure sdegno quest ' anima e rincrescimento , nuove immagini , immagini del presente e del futuro , le facevano assalto . Lo zio cominciò ad aver freddo e discese sotto coperta . « Fra poco più d ' un ' ora » , diss ' egli , « saremo a Isola Bella . » « Sei stanco ? » « Niente affatto . Sto benone . » « Però andrai a letto presto questa sera ? » Lo zio , distratto , non rispose . Invece dopo un poco esci a dire : « Sai cosa pensavo ? Pensavo che dovrebbe capitare un ' altra Maria » . Luisa , che gli era seduta accanto , si alzò di botto , fremente , e andò a guardar fuori dal finestrino in faccia , voltando le spalle allo zio . Questi non capi affatto , credette a un senso d ' imbarazzo e si addormentò nel suo angolo . Il battello tocca Intra . Adesso prima dell ' Isola non c ' è che Pallanza . Il battello rade la costa ; Luisa guarda dal finestrino ovale passar le rive , le case , gli alberi . Come si corre , come si corre ! Pallanza . Il battello resta fermo cinque minuti . Luisa sale sul ponte , domanda quando si arriverà all ' Isola Bella . Il battello non toccherà Suna né Baveno . Sarà un viaggio di pochi minuti . E il battello di Arona , quando arriva ? Pare che sia in ritardo . Ella scende e sveglia lo zio che sale sul ponte con lei . L ' ultimo tratto del viaggio è fatto in silenzio : lo zio sta a guardar Pallanza che si allontana e Luisa ha fissi gli occhi sull ' Isola che s ' avanza , non vede altro . Il battello giunse all ' approdo dell ' Isola Bella alle tre e quaranta minuti . Nessun indizio del battello di Arona . Un inserviente disse a Luisa che quel battello era sempre in ritardo per colpa del treno di Novara che non aveva quasi più regola , causa i movimenti militari . Nessuno discese all ' Isola , nessuno era sulla riva tranne l ' uomo addetto allo sbarco . Partito il battello , accompagnò egli stesso i due viaggiatori all ' albergo del Delfino . Era un caso , diss ' egli , che trovassero il Delfino aperto a quella stagione . Ci svernava una grossa famiglia inglese . Pareva l ' isola del Silenzio , del resto . Il lago le taceva intorno immobile , la spiaggia era deserta , sui ballatoi delle povere vecchie casucce ammonticchiate sul porto , fra un bastione rotondo del giardino e l ' albergo , non si vedeva persona viva . Gl ' inglesi erano fuori , in barca ; l ' albergo taceva come la riva e l ' acqua . I nuovi venuti ebbero due camere grandi del secondo piano , a mezzogiorno , di fronte al malinconico stretto fra l ' isola e la costa boscosa che va da Stresa a Baveno . La prima camera , sull ' angolo di ponente , aveva una finestra verso la chiesetta di S . Vittore , che sorge a fianco dell ' albergo , e l ' isolotto lontano dei Pescatori . Lo zio Piero si piantò a quella finestra contemplando l ' isolotto , il mucchietto di case sporgente dallo specchio del lago e appuntato in un campanile , le grandi montagne di Val di Toce e di Val di Gravellone , mezzo nascoste da una nebbiolina penetrata di sole . Luisa , visto che lì v ' eran due letti , passò rapidamente nell ' altra camera dov ' era un ' alcova con due letti pure . « Ecco » , disse lo zio Piero entrandovi un momento dopo , « questa va bene per voialtri . » Luisa domandò sottovoce all ' albergatore se non si potessero avere tre camere invece di due . No , non si potevano avere . « Ma se così va bene ! Ma se così va benone ! » , ripeteva lo zio . « Voi qui e io là . » Luisa tacque e l ' albergatore se n ' andò . « Non vedi che hai l ' alcova come a casa ? » Non gli veniva in mente , all ' uomo patriarcale , che per Luisa la sola vista di quell ' alcova fosse un tormento . Ella gli rispose che preferiva l ' altra camera , più chiara , più allegra . « Amen » , disse lo zio , « fate vobis . M ' inalcoverò io . » Anche quell ' angolo dell ' albergo ritornò nel silenzio . Luisa si pose alla finestra . Il battello di Arona doveva esser vicino , l ' uomo di prima s ' incamminava lentamente verso lo sbarco e poco dopo si udì un rumor lontano di ruote . Lo zio disse a Luisa che si sentiva stanco e rimaneva in camera . Ella discese verso il ponte dello sbarco e si fermò presso una casupola che toglieva di vedere il battello di cui udiva il fragore . A un tratto la prora del San Gottardo le uscì davanti lentamente e si fermò . Luisa riconobbe suo marito fra un gruppo di persone che gli facevano un grande chiasso intorno . Franco la vide , saltò sul ponte , corse a lei che fece due passi avanti . Si abbracciarono , egli muto , cieco d ' emozione , ridente e lagrimoso , pieno di gratitudine e anche trepido , incerto circa l ' animo di lei , circa il modo di regolarsi ; ella più composta , pallidissima e seria . « Addio » , ripeteva , « addio » , e s ' incamminò verso l ' albergo . Venne allora da Franco una furia di domande sul suo viaggio , sul passaggio del confine , prima ; poi sullo zio . Quando nominò lo zio , Luisa alzò il viso e disse : « Guarda ! » . Lo zio era lassù alla finestra e gittò abbasso un addio sonoro agitando il fazzoletto . « Oh ! » , fece Franco , stupefatto ; e prese la corsa . Lo zio aspettò sul pianerottolo della scala con una espressione di contentezza persino nel ventre pacifico . « Ciao , neh » , diss ' egli e gli prese le mani , gliele scosse tenendolo a distanza . Non avrebbe voluto baci , come se in quel momento significassero ringraziamenti , ma non poté difendersi dall ' impeto di Franco . « Figurati » , diss ' egli appena svincolatosi dalle braccia del giovane , « se una Maironi può viaggiare senza maggiordomo ! Son poi anche venuto ad arruolarmi nei bersaglieri ! » E l ' uomo stanco discese le scale dicendo che andava a ordinare il pranzo . Non v ' era canapè nella stanza degli sposi . Franco trasse Luisa a sedere sul letto , le sedette accanto , le cinse con un braccio le spalle , incapace di un discorso qualsiasi , non sapendo dire che « ti ringrazio , ti ringrazio » , non trovando che impetuose carezze , impetuosi baci , nomi di tenerezza . Luisa tremava a capo chino , non gli rispondeva in alcun modo ed egli si frenò , le prese il capo come una cosa santa , le andò sfiorando con le labbra , qua , là , i capelli bianchi che vedeva . Ella capì che cercava i capelli bianchi , intese quei timidi baci , si commosse , le parve sentirsi sgelare il cuore , fu presa da sgomento , volle difendersi più contro se stessa che contro Franco . « Sai » , disse , « ho il cuore tanto freddo , non volevo neanche venire , non volevo lasciar Maria né che tu avessi l ' amarezza di trovarmi così . È stato causa lo zio che venissi . Voleva venir solo e allora mi sono decisa . » Dette le parole crudeli , sentì levarsi dai suoi capelli le labbra di Franco , levarsi il braccio dalle sue spalle . Tacquero ambedue ; poi Franco mormorò con dolcezza : « Sono tredici ore . Forse dopo non ti darò noia mai più » . In quel punto entrò lo zio Piero e annunciò che il pranzo era pronto . Luisa prese la mano di suo marito , gliela strinse in silenzio , non con la stretta d ' un ' amante , ma pure abbastanza forte per significargli ch ' era una commossa risposta . A pranzo né Luisa né Franco mangiarono . Invece lo zio mangiò con appetito e parlò molto . Egli non approvava che Franco prendesse le armi . « Che soldato vuoi riuscire tu ? » , gli diceva . « Cosa farai senza la canfora , l ' acqua sedativa e il cossa soja mi ? » Franco dichiarò che aveva buttato via tutti i rimedi , che si sentiva di ferro , che sarebbe stato il più robusto soldato del 9° . « Sarà ! » , brontolò lo zio . « Sarà ! E tu , Luisa , non dici niente ? » Luisa rispose ch ' era persuasa di quanto aveva detto suo marito . « N ' occor alter ! » , fece lo zio . « Evviva ! » Egli aveva poi anche un gran concetto della potenza austriaca e non vedeva roseo come Franco . Secondo Franco , non c ' era da dubitare della vittoria . Egli aveva veduto un aiutante di Niel venuto segretamente a Torino , gli aveva udito dire ad alcuni ufficiale piemontesi di Stato Maggiore : « Nous allons supprimer l ' Autriche » . Certo , bisognava lasciare almeno cinquantamila cadaveri italiani e francesi tra il Ticino e l ' Isonzo . « Scusi , signore » , disse il cameriere che serviva . « Mi pare che il signore parlasse di entrare nel 9° reggimento ! » « Sì ! » « Brigata Regina . Brava brigata . Io ho servito nel 10° . Ci siamo fatti onore nel 1848 , ehi ! Goito , Santa Lucia , Governolo , Volta ! Adesso tocca a Loro . » « Faremo il possibile . » Luisa ebbe un lieve brivido . Gl ' inglesi che pranzavano alla tavola vicina intesero il dialogo , guardarono Franco . Per qualche momento nessuno parlò nella sala ; vi passò la visione di una colonna di fanteria lanciata alla baionetta , fra la mitraglia . Dopo pranzo lo zio rimase all ' albergo per il suo solito chilo e Franco uscì con Luisa . Presero a destra , verso il Palazzo . Faceva piuttosto scuro , cadeva qualche rara gocciolina , gli scalini che mettevano dalla riva al cortile della villa erano umidi , si sdrucciolava . Franco offerse il braccio a sua moglie che lo prese in silenzio . Si fermarono tra il cortile deserto e la scala dello sbarco a contar le ore che suonavano all ' orologio del Palazzo . Sei . Erano passate due ore , ne restavano altre undici ; poi veniva la separazione , l ' ignoto . Si incamminarono lentamente , sempre senza parlare , per il viale diritto fra il lago e il fianco del Palazzo , a quell ' angolo che guarda l ' isola dei Pescatori , dove si vedeva già qualche lume . Due donne venivano loro incontro a braccetto , chiacchierando . Franco le lasciò passare e poi domandò a sua moglie se si ricordava dei Rancò . Due anni prima del loro matrimonio avevano fatto con altri amici una passeggiata a Drano e ai Rancò , alti pascoli di Valsolda , che si attraversano per salire al Passo Stretto . Avevano avuto una disputa vivace , un ' ora di broncio e di tormento . « Sì » , rispose Luisa . « Mi ricordo . » Sentirono ambedue nello stesso momento quanto l ' ora presente fosse diversa da quella e quanto ciò fosse doloroso a dire . Non parlarono più fino all ' angolo . Un suono di campane veniva dall ' isola dei Pescatori . Franco lasciò il braccio di sua moglie , si appoggiò al parapetto . Il lago nebbioso taceva , nulla si vedeva oltre i lumi dell ' altra isola . Il lago , la nebbia , quei lumi , quelle campane che parevano di una nave perduta in mare , il silenzio delle cose , le stesse rade minute goccioline di piova , tutto era così triste ! « E ti ricordi poi ? » , mormorò Franco senza voltar il viso . Anche Luisa s ' era appoggiata al parapetto . Tacque un poco , indi rispose sottovoce : « Sì , caro » . Ah vi era nel suo caro un lieve recondito principio di calore , di emozione affettuosa . Franco lo sentì , n ' ebbe una scossa di gioia ma si contenne . « Penso » , riprese , « alla lettera che t ' ho scritto subito , appena ritornato a casa e alle tre parole che mi hai detto il giorno dopo , a Muzzaglio , quando gli altri ballavano sotto i castagni e tu mi sei passata vicina per andar a prendere il tuo scialletto che avevi posato sull ' erba . Te le ricordi ? » «Sì.» Egli le prese una mano , se la recò alle labbra . « Ti ringrazio ancora » , diss ' egli , « per quelle tre parole . Allora sono state la vita per me . Ti ricordi che nella discesa t ' ho dato il braccio e che c ' era chiaro di luna ? » «Sì.» « E ti ricordi che ho fatto uno sdrucciolone prima di arrivare al ponte e che tu mi hai detto : " Caro signore , tocca a Lei di sostenere me " ? » Luisa non rispose , gli strinse la mano . « Non sono stato buono a nulla » , diss ' egli tristemente . « Non ti ho saputo sostenere . » « Hai fatto tutto quello che potevi . » La voce di Luisa , dicendo così , era fioca , ma ben diversa da quando ell ' aveva detto : il mio cuore è freddo . Suo marito le riprese il braccio , ritornò con lei , a passi lenti , verso lo sbarco . Il caro braccio non era inerte quanto prima , tradiva un ' agitazione , una lotta . Franco si fermò e disse piano : « E se vado dalla Maria ? Cosa le devo dire di te ? » Ella fu presa da un tremito , gli posò il capo sulla spalla e sussurrò : « No , resta » . Franco non intese , domandò : « Cosa ? » . Non udì rispondere , piegò adagio adagio il viso , vide le labbra di lei porgersi , vi posò le sue . Il cuore gli batté , gli batté forte , più forte ancora di quando aveva baciato Luisa la prima volta come amante . Rialzò il viso , non poteva neppur parlare . Finalmente gli riuscì di metter fuori queste parole : « Le dirò che hai promesso ... » . « No » , mormorò Luisa , accorata , « quello non lo posso , non domandarmelo , non è più possibile . » « Cosa , non è possibile ? » « Oh , intendi bene ! Anch ' io ho inteso bene cosa volevi dir tu . » Ella riprese a camminare , volendo staccarsi da quel discorso . Tenne però il braccio del marito , che la fermò . « Luisa ! » , diss ' egli , severo , quasi impetuoso . « Mi lascerai partire così ? Sai cosa vuol dire per me partire così ? » Ella ritirò allora lentamente il braccio di sotto quello di lui e si voltò a destra verso il parapetto , vi si appoggiò guardando l ' acqua come a Oria , quella sera . Franco le restò diritto accanto , attese un poco e poi le domandò di rispondergli . « Per me sarebbe meglio finirla nel lago » , diss ' ella , amaramente . Suo marito le cinse la vita con un braccio , la strappò dal parapetto e la lasciò libera , levò il braccio in aria . « Tu ? » , esclamò con sdegno . « Parlar così , tu che dicevi sempre di prender la vita come una guerra ? E il tuo modo di combattere sarebbe questo ? Io credevo una volta che la più forte fossi tu . Adesso intendo che sono io il più forte . Molto più ! Sai neanche immaginare cosa ho sofferto io in questi anni ? Sai neanche immaginare ... » Sentì la voce sfuggirsi un momento ma si padroneggiò e proseguì : « Sai neanche immaginare cosa tu sei per me e cosa farei per non darti senza necessità un piccolo dolore , mentre pare che a te non importi nulla di lacerarmi l ' anima ? » . Ella gli si gettò fra le braccia . Nel silenzio che seguì , rotto solo da uno spasimo di singhiozzi repressi , Franco udì venir gente e durò fatica a staccarsi sua moglie dal petto , a riprender con essa il cammino dell ' albergo . « Tu ! tu ! » , sussurrò . « E non vuoi che desideri di morire io , quando posso morir bene , per il mio paese ? » Luisa gli stringeva il braccio senza parlare . Incontrarono due giovani amanti , che passando loro accanto li guardarono curiosamente . La ragazza sorrise . Giunti agli scalini che scendono sul piazzaletto davanti a S . Vittore , udiron voci di ragazzi e di donne . Luisa si fermò un momento sul primo scalino e disse piano le tre parole di Muzzaglio : « Ti amo tanto » . Franco non rispose che con una stretta del braccio . Discesero gli scalini adagio adagio , rientrarono all ' Albergo del Delfino . Alcuni giovinotti che bevevano , fumavano e schiamazzavano si alzarono all ' apparir di Franco e di Luisa , si fecero loro incontro tutti , tranne uno che approfittò del momento buono per vuotare l ' ultima bottiglia . « Signora » , disse il primo che si presentò a Luisa . « Suo marito Le avrà già annunciato i Sette Sapienti . » Successe subito un gran baccano perché Franco aveva dimenticato di dire a Luisa che i suoi amici eran venuti con lui da Torino e s ' erano spinti , per discrezione , fino a Pallanza , promettendo una visitina d ' omaggio alla signora . « El più sapiente son mi » , disse alzandosi il Padovano , che aveva vuotata la bottiglia . « Vualtri fe ' bordelo e non bevì ; mi bevo e no fazzo bordelo . » « Quello , signora » , disse un bel giovane , « è , com ' Ella ben intende , l ' asino sapiente della compagnia . » « Tasi , Fante ! » « Signora ! » , fece il Padovano avanzandosi e salutando . « Ah , Lei è il signor Fante di bastoni ? » , disse Luisa , sorridendo , al bel giovane . Ella fu affabile con tutti , ebbe un gran successo dicendo a un uomo alto , magro , dai baffi arricciati : « Lei dev ' essere il signor Caval di spade » . « No xe vero , signora » , esclamò il Padovano mentre gli altri applaudivano , « che se vede la bestia ? » Erano venuti da Pallanza in barca e volevano ripartire subito , ma Franco fece portare altre due bottiglie e il chiasso divenne così enorme , malgrado la presenza di Luisa , che l ' albergatore venne a pregare , per amore de ' suoi inglesi , di non far tanto « rabello » . Il Padovano gli snocciolò dolcemente una litania placida di vituperi padovani . Colui non capì , fece un risolino stupido e se n ' andò . I Sapienti eran venuti sul lago per godere anche loro una giornata di libertà prima di arruolarsi . Entravano tutti , meno il Caval di spade , nello stesso reggimento . Bevvero al 9° fanteria , alla brigata Regina , a tutti i « pistapauta » nazionali nel presente e nell ' avvenire e discussero sul luogo e il nome della prima battaglia che si darebbe agli austriaci . Tutti i voti meno quello del Padovano furono per una « battaglia del Ticino » . Il Padovano voleva una battaglia di Gorgonzola . « No sentì che nome militar ? Battaglia di Gorgonzola erborinato . Asèo ! » Era scritto nel Libro del Destino ch ' egli sarebbe caduto appunto nella prima battaglia , a Palestro , con una scheggia di granata nella coscia , combattendo da buon soldato a due passi dal colonnello Brignone . Quei giovani parlavano di battaglie con entusiasmo ma senza spacconate , parlavano della futura Italia dicendo alquante corbellerie , ma si sentiva che non importava loro un fico secco della vita pur di farla libera , questa vecchia patria , e grande . « Ghe pàrele teste da far l ' Italia ? » , disse il Padovano a Luisa . « Gnanca So marìo , sala . Un bon toso , ma par far l ' Italia , gnente . La vedarà che razza de Italia che vien fora ! I nostri fioi ne farà un monumento , ma dopo vegnarà , capisela , con licenza , quelle figure porche de quei nevodi , che me par de sentirli : " Che da can " , i dirà , " che i la ga fata , quei veci insensai , sta Italia ! " » I Sapienti partirono dopo essersi accordati con Franco di trovarsi l ' indomani mattina sul primo battello . Franco li accompagnò alla barca e intanto sua moglie salì a vedere lo zio Piero . Egli aveva dato l ' incarico all ' albergatore di avvertire i suoi nipoti che , sentendosi molto sonno , era andato a letto . Infatti Luisa lo udì dormire rumorosamente . Posò il lume e attese Franco . Egli venne subito e fu sorpreso di udire che lo zio dormiva già . Avrebbe voluto pigliar congedo da lui prima d ' andar a letto , perché il battello partiva di gran mattino , alle cinque e mezzo . L ' uscio della camera era chiuso , tuttavia Luisa pregò suo marito di camminare in punta di piedi e di parlar sottovoce . Gli raccontò ciò che le aveva detto la Cia . Lo zio aveva bisogno di riposo . Ella sperava che sarebbe rimasto a letto fino alle nove o alle dieci e contava partire al tocco , andar a dormire a Magadino per non affaticarlo troppo . Insistette molto su queste apprensioni per la salute dello zio ; parlava , parlava , nervosamente , volendo tener lontani altri discorsi , tener lontane con quest ' ombra carezze troppo tenere . In pari tempo andava e veniva per la camera , pigliando e posando le stesse cose , un po ' per nervosità , un po ' con la intenzione che suo marito si coricasse prima di lei . Egli pareva dal canto suo molto occupato di una borsa a tracolla che non riusciva ad aprire . Finalmente l ' aperse , chiamò sua moglie a sé , le diede un rotolo d ' oro , cinquanta pezzi da venti lire . « Capisci » , le disse , « che almeno per qualche mese non potrò mandar nulla . Questi non sono miei , li ho avuti a prestito . » Poi trasse di tasca una lettera suggellata . « E questo è il mio testamento » , soggiunse . « Ho poco ma devo pur disporre anche di quel poco . Vi è un legato solo , la spilla di mio padre che hai tu , per lo zio Piero ; e vi è il nome della persona cui devo le mille lire . A parte del testamento ci sono due righe particolari per te . Ecco . » Egli parlava con dolcezza grave , senza commozione . A lei , nel prendere la lettera , le mani tremavano . Gli disse « grazie » , cominciò a sciogliersi le trecce , poi se le riannodò , non sapeva bene che si facesse , combattuta dal fantasma della sua morta e da un ' altra visione di guerra e di morte . Disse con voce rotta che dovendo alzarsi presto per accompagnarlo al vapore pensava di non sciogliersi le trecce e di coricarsi vestita . Franco non fece parola , pregò brevemente e si cominciò a spogliare , si levò dal collo una catenella e una crocettina d ' oro ch ' erano state di sua madre . « Tienle tu » , diss ' egli porgendole a Luisa . « È meglio . Non si sa mai , potrebbero cadere in mano ai croati . » Ella inorridì , tremò , esitò un istante , gli si gettò al collo , glielo strinse da soffocarlo . Il cameriere bussò all ' uscio degli sposi verso le quattro e mezzo . Alle cinque Franco entrò col lume nella camera dello zio ch ' era svegliato . Prese congedo da lui e propose quindi a Luisa che anche il loro congedo seguisse lì . Ell ' aveva nel viso e anche nella voce una espressione di stupore grave , dolente . Non si commosse , non pianse , abbracciò e baciò suo marito come trasognata e come trasognata discese le scale insieme a lui . Passò forse in esso un lampo del pensiero che occupava l ' animo di lei ? Se ciò avvenne fu nel salotto dell ' albergo mentre prendeva il caffè e sua moglie gli sedeva in faccia . Parve che scoprisse qualche cosa in quello sguardo , in quella fisionomia , perché si fermò a contemplarla con la tazza di caffè in mano e poi gli si diffuse sul volto una tenerezza , un ' ansia , una commozione inesprimibile . Ella , manifestamente , non desiderava di parlare ma egli sì . Una parola occulta gli fremeva in tutti i muscoli del viso , gli luceva negli occhi ; la bocca non osò dire niente . Discesero al ponte di sbarco tenendosi per mano , si appoggiarono al muro cui s ' era appoggiata Luisa il giorno prima . Quando udirono il fragore delle ruote si abbracciarono per l ' ultima volta , si dissero addio senza lagrime , piuttosto sconvolti dal loro comune pensiero occulto che afflitti dalla separazione . Il battello arrivò con fracasso , furon gittate e legate le corde . Una voce gridò : « Avanti chi parte ! » . Un bacio ancora : « Dio ti benedica ! » , disse Franco e saltò sul battello . Ella rimase fino a che fu possibile udire il rumor delle ruote che si allontanavano verso Stresa . Poi ritornò all ' albergo , sedette sul letto , stette lì come petrificata in quest ' idea , in questa istintiva certezza ch ' era madre una seconda volta . Benché fosse appunto la cosa tanto temuta , non si può dire che ne provasse afflizione . Lo stupore di sentirsi dentro una voce così forte , chiara e inesplicabile , vinse in lei ogni altro sentimento . Era sbalordita . Aveva sempre pensato , dopo la morte di Maria , che il Libro del Destino nulla potesse più avere di nuovo per lei , che certe intime fibre del suo cuore fossero morte . E adesso una Voce arcana parlava proprio là dentro , diceva : « Sappi che nel Libro del tuo Destino una pagina si chiude , un ' altra si apre . Vi è ancora per te un avvenire di vita intensa ; il dramma , che tu credevi finito al secondo atto , continua e dev ' essere straordinario se Io te lo annuncio » . Per tre ore , sino a che lo zio Piero non la chiamò , Luisa restò assorta in questa Voce . Lo zio si alzò alle nove e mezzo . Stava bene . Il tempo era umido ancora , quasi piovigginoso , ma egli non volle saperne di restar in casa , come Luisa avrebbe desiderato , sino all ' ora di partire per Magadino . Sapeva , per averne chiesto all ' albergatore , che dalle nove in poi si poteva visitare il giardino , e alle dieci , preso il suo latte , vi si avviò con Luisa . Passando da San Vittore desiderò entrarvi , veder le pitture . Vi si stava dicendo messa , il celebrante si voltava a dire : « Benedicat vos omnipotens Deus » . Lo zio si fece un gran crocione , ascoltò l ' ultimo vangelo , rinunciò a veder le pitture perché c ' era poca luce e uscì di chiesa dicendo con la sua giovialità solita : « Eccomi felice e contento d ' essere andato a farmi benedire » . Non era possibile aver fretta , con lui . Si fermava ad ogni passo , guardando tutto che avesse forma d ' arte , tutto che fosse disposto per venir guardato . Contemplò la facciata della chiesa , la triplice gradinata della sbarco Borromeo , ciascuno dei tre lati del cortile e la gran palma nel mezzo , che Luisa , con grave scandalo di lui , non aveva neppur veduta passando di là insieme a Franco , la sera prima . Quando il custode li introdusse nel Palazzo ci vollero almeno dieci minuti per salire , ammirando , lo scalone . Come ne fu a capo uscì un raggio di sole e il custode propose di approfittarne per vedere il giardino . Prese a sinistra e per una fila di sale vuote accompagnò i visitatori al cancello di ferro , suonò il campanello . Venne un giardiniere , un giovinetto educato che piacque molto allo zio perché gli spiegava tutto con buon garbo , e lo zio non domandava poco . Ci vollero cinque minuti per l ' albero della canfora , presso l ' entrata . Luisa ci soffriva , temeva che lo zio si stancasse troppo e si stancava moltissimo ella stessa di dover guardare tante piante , udire tanti nomi latini e volgari , fare attenzione allo zio , mentre i suoi pensieri avrebbero voluto silenzio e solitudine . Il giardiniere propose di salire al Castello di Nettuno . Lo zio avrebbe desiderato veder da vicino il liocorno dei Borromei che s ' impenna lassù , ma c ' erano parecchi scalini a fare , l ' aria era pesante ed egli esitava . Luisa approfittò di quell ' esitazione per chiedere al giardiniere dove avrebbero trovato un sedile . « Qui sotto » , rispose colui , « a sinistra , sulla piazza degli Strobus . » Lo zio si lasciò persuadere a discendere su questa piazza degli Strobus . Era stanco ma non tralasciava di guardar tutto e d ' interrogar su tutto . Avviandosi verso gli Strobus udì venir da lontano , dalla parte dell ` Isola Madre , un rullo di tamburi e ne domandò al giardiniere . Erano i tamburi della Guardia Nazionale di Pallanza , che faceva gli esercizi sulla riva . « Adesso si fa per giuoco » , disse il giovinetto . « Mica per giuoco , ma insomma ... ! Il mese venturo faremo sul serio . Dobbiamo dare una lezione a una bestia grossa . Eccolo là , quel mostro . » Il mostro era il vapore austriaco da guerra Radetzki , detto dai riverani piemontesi Radescòn . « Entra adesso nel porto di Laveno » , disse il giovinetto . « Viene da Luino . Vengano qui se vogliono vederlo bene . » Lo zio sapeva di non avere occhi bastantemente buoni e sedette sul primo sedile che trovò sotto gli strobus , posto a ridosso di una macchia di bambù e fiancheggiato da due altre macchie di grandi azalee . Dietro ai bambù , fra i grossi tronchi distorti degli strobus , si vedeva tremolare lo specchio delle acque bianche fino alla lista nera delle colline d ' Ispra . Il cielo , fosco a settentrione , era chiaro laggiù . Luisa e il giardiniere andarono fino al cancello stemmato che guarda la verde Isola Madre , Pallanza e il lago superiore . Luisa si affacciò alla gran distesa delle acque plumbee , incoronate di colossi nebbiosi dal gruppo del Sasso di Ferro sopra Laveno ai monti di Maccagno , alle nevi lontane della Spluga . Del Radetzki si vedeva più il fumo che il corpo . I tamburi di Pallanza rullavano sempre . Lo zio Piero chiamò il giardiniere e Luisa andò ad appoggiarsi al parapetto di fianco al cancello , presso il tasso che sale dal ripiano inferiore . L ' albero le toglieva la vista del chiaro levante ; ella era contenta di esser finalmente sola , di riposar i suoi sguardi e i suoi pensieri nel grigio delle montagne lontane e delle acque immense . Il giardiniere tornò dopo un momento per mostrarle le gialle acacie fiorite e le eriche bianche del ripiano inferiore , pure fiorite . « Le bruyères blanches portano fortuna » , diss ' egli . Vedendo che Luisa , distratta , non gli badava , si allontanò verso la serra delle begonie . « Vecchio strobus » , diss ' egli parlando forte per farsi udire dai forestieri , ma senza voltarsi . « Vecchio strobus colpito dal fulmine . Se vogliono veder il giardino privato ... » Luisa si alzò e andò a prender lo zio per dargli il braccio se ne avesse bisogno . Il giardiniere che stava aspettando presso l ' entrata del boschetto di lauri , vide la signora muovere verso il signore seduto , affrettare il passo , precipitarsi con un grido sopra di lui . Come la vecchia innocente pianta , anche lo zio Piero era stato colpito dal fulmine . Il suo corpo era appoggiato alla spalliera del sedile , la testa gli toccava il petto col mento , gli occhi erano aperti , fissi , senza sguardo . Era proprio stato uno spettacolo di addio quello che la sua Valsolda gli aveva offerto . Lo zio Piero , il caro venerato vecchio , l ' uomo savio , l ' uomo giusto , il benefattore de ' suoi , lo zio Piero era partito per sempre . Egli era venuto , sì , ad arruolarsi , Iddio lo voleva in una milizia superiore , ed ecco era suonato l ' appello , egli aveva risposto . I tamburi di Pallanza rullavano , rullavano la fine di un mondo , l ' avvento di un altro . Nel grembo di Luisa spuntava un germe vitale preparato alle future battaglie dell ' era nascente , ad altre gioie , ad altri dolori da quelli onde l ' uomo del mondo antico usciva in pace , benedetto all ' ultimo momento , senza saperlo , da quell ' ignoto prete dell ' Isola Bella , che mai , forse , non aveva detto le sante parole a un più degno . FINE
UNA PECCATRICE ( VERGA GIOVANNI , 1866 )
Narrativa ,
Dirò come mi sia pervenuta questa storia , che convenienze particolari mi obbligano a velare sotto la forma del romanzo . Verso la metà di novembre avevamo progettato una partita di campagna con Consoli e Pietro Abate . Il 14 , con una bella giornata , noi eravamo sulla strada di Aci . Verso Cannizzaro un elegante calesse signorile oltrepassò la nostra modesta carrozza da nolo . Giammai si è tanto umiliati dal contrasto come in simili casi . Consoli , ch ' era forse il più matto della compagnia , gridò al cocchiere : « Dieci lire se passi quel calesse ! » . Il cocchiere frustò a sangue le rozze , che cominciarono a correre disperatamente , facendoci sbalzare in modo da esser sicuri di ribaltare ; e siccome le povere bestie non correvano come egli voleva , Consoli salì in piedi sul sedile dinanzi per togliere le redini e la frusta dalle mani del cocchiere . Allora cominciò un alterco fra quegli che non voleva cederle e Consoli che le voleva ad ogni costo , mentre il legno correva alla meglio . Tutt ' a un tratto i cavalli si arrestarono ; Abate ed io , sorpresi di vederci fermati sì bruscamente , domandammo che c ' era . « Un morto » : fu la risposta laconica del cocchiere . Un convoglio funebre attraversava lentamente lo stradone ; esso era semplicissimo : un prete , un sagrestano che portava la croce , un ragazzo che recava l ' acqua benedetta , e tre o quattro pescatori ; il feretro , coperto di raso bianco e velato di nero , era portato da quattro domestici abbrunati , e una carrozza signorile , in gran lutto , lo seguiva . Quando la carrozza fu a paro della nostra , una testa scoperta si affacciò allo sportello sollevando la tendina di seta nera , e noi riconoscemmo uno dei nostri amici d ' Università , Raimondo Angiolini , laureato in medicina da quasi due anni . Domandammo chi era morto ad un domestico in lutto che seguiva , anch ' egli a piedi , il convoglio , e ci fu risposto : « La contessa di Prato » . « Ella ! » , esclamammo tutti ad una voce , come se fosse stato impossibile che la morte avesse potuto colpire quella fata , che aveva fatto il fascino di tutti . Non sapevamo spiegarci per quali circostanze la contessa fosse morta in quel luogo e Angiolini ne accompagnasse il feretro ; per un movimento istintivo ed unanime scendemmo da carrozza , e , a capo scoperto , seguimmo il mortorio sino alla chiesetta . Raimondo Angiolini entrando in chiesa venne a stringerci la mano ; i nostri occhi soltanto l ' interrogavano , poiché egli rispose tristemente le stesse parole che ci erano state dette : « La contessa di Prato » . « Ella ! » , fu ripetuto di nuovo . Raimondo abbassò il capo tristemente . « Morta ... la contessa ! ... morta qui ! » , esclamò Abate . « Sì , ieri l ' altro , alle due del mattino ... una morte orribile . » Rimanemmo un pezzo in silenzio : giammai questo spaventoso mistero del nulla avea colpito siffattamente le noncuranti immaginazioni dei nostri 23 anni . « Sembra un sogno ! » , mormorò Consoli , « saranno appena due mesi ch ' io la vidi al teatro . » « La sua malattia fu brevissima » ; rispose Raimondo , « è morta per Pietro Brusio . » « Per Brusio ! ella ! ... la contessa !...» Anche Brusio era uno dei nostri compagni d ' Università , buon giovanotto , alquanto discolo ; ma , per quanto ci torturassimo il cervello , non arrivammo a comprendere come la Prato , questa Margherita dell ' aristocrazia , fosse giunta ad amarlo , e , quel ch ' è più , a morire d ' amore per lui . Siccome i nostri volti al certo esprimevano tal dubbio , Angiolini riprese : « Nessuno , fuori di me e dell ' amico mio Brusio , e forse egli meno di me , potrà mai arrivare a conoscere per qual concorso straordinario di circostanze questi due esseri » ( Angiolini nella sua qualità di medico diceva esseri ) « si sono incontrati ed hanno finito per assorbire l ' uno la vitalità dell ' altro . Sono di quei misteri , che sembrano troppo reconditi ma troppo ben tracciati nel loro sviluppo per essere casuali , e che fanno supporre quello che il coltello anatomico non ci ha potuto far trovare nelle fibre del cuore umano » . « Vogliamo saperlo allora ! » , saltò su a dire Consoli , « siamo tutti amici di Brusio . » Angiolini , malgrado il suo scetticismo di medico , volse uno sguardo alla bara , posta fra quattro ceri , nel mezzo della chiesa , mentre il prete celebrava la messa . « Comprendete benissimo , amici miei , che questo non è il luogo , né l 'ora.» Ricondotti a quella triste meditazione tutti fissammo a lungo e in silenzio quella cassa coperta di raso e velata di nero , su cui il più allegro sole d ' inverno , che scintillava sui vetri della modesta chiesuola , mandava a posare uno dei suoi raggi . Io non so come ciò avvenga , ma nessuno di noi tre , in quel punto , quando quel bel sole invernale animava quelle spiagge ridenti , con quel mare immenso che si vedeva luccicare attraverso la porta , fra tutto quel sorriso di cielo e la vita che sentivamo rigogliosa , fidente , espansiva , con il canto allegro dei pescatori che lavoravano sul lido e il cinguettare dei passeri sul tetto della chiesa , a cui faceva un triste contrapposto il silenzio funereo di quel recinto , interrotto solo dal mormorare del prete che officiava , e la luce velata della chiesetta colle pallide fiammelle di quelle torce , nessuno di noi tre , dicevo , poteva credere intieramente che quelle quattro tavole racchiudessero quel corpo , meraviglia di grazia e di eleganza , che , pochi giorni innanzi , quando si vedeva passare al trotto del suo brillante equipaggio , faceva voltare tante teste . Lo ripeto : giammai la morte ci era sembrata più imponente e più possibile nello stesso tempo prima d ' allora . Quando uscimmo di chiesa dissi a Raimondo : « Hai bisogno di noi ? » . « No , grazie . » « E Brusio ? » , domandò Abate . « È là » ; rispose Angiolini additandoci una graziosa casina . A quelle sole parole scorgemmo tutto l ' abisso che dovea separare Brusio dalla società , in quel momento in cui lo immaginammo solo e annientato in quelle camere ancora profumate da lei , ancora stillanti di quell ' amore che inebriandoli aveva ucciso il più fragile dei due esseri ; ora solo , perduto nell ' immensità di quel dolore profondo che sbalordisce come il fulmine . Sentimmo che nulla potevamo fare per lui in quel momento . « Addio ! » , dissi ad Angiolini stendendogli la mano . « Ci vedremo ? » , aggiunse Abate . « Chi sa ? ... fra un mese o due forse ... » « E ci narrerai questa storia ? » , disse Consoli . « Tu la scriverai ? » , rispose Raimondo rivolto a me . «Forse.» « In tal caso bisogna che Pietro me ne dia prima il permesso . Addio . » Tre mesi dopo rividi Angiolini al Caffè di Sicilia . Gli domandai di Brusio : era ritornato a Siracusa , sua patria ; gli rammentai la promessa , ed egli mi narrò le parti principali di quella storia di cui noi avevamo assistito alla triste catastrofe ; però pei dettagli mi promise di comunicarmeli minuziosi e precisi , dopo che avrebbe consultato certe lettere che aveva ricevuto da Brusio e dalla contessa . Un mese più tardi ricevei dalla Posta un grosso plico col bollo di Napoli ; vi erano i dettagli e le lettere che mi aveva promesso Angiolini , due o tre fotografie rappresentanti diverse località di una casa abitata in Napoli da Pietro Brusio , e finalmente la preghiera , che Raimondo mi faceva , se mai mi decidessi un giorno a pubblicare questa storia dell ' amore onnipotente , di salvare rigorosamente le apparenze , in modo che neanche gli amici di Brusio potessero penetrarne il segreto . Dal canto mio non ho fatto che coordinare i fatti , cambiando i nomi qualche volta , ed anche contentandomi di accennare le iniziali , quando , anche conosciuto il nome , le circostanze per le quali è ricordato non sono compromettenti ; rapportandomi spesso alla nuda narrazione di Angiolini e alle lettere che questi mi rimise ; aggiungendovi del mio soltanto la tinta uniforme , che può chiamarsi la vernice del romanzo . I In una bella sera degli ultimi di maggio , due giovanotti , tenendosi a braccetto , passeggiavano pel gran viale del Laberinto che dovea trasmutarsi in Villa Pubblica , con quella oziosità noncurante che forma il carattere degli studenti e dei giovanotti che non hanno ancora le pretensioni di dandys . Passeggiavano da quasi cinque minuti in silenzio , quando una signora , abbigliata con gusto squisito , appoggiandosi con il molle e voluttuoso abbandono che posseggono solo le innamorate o le spose nella luna di miele , al braccio di un uomo , anch ' esso molto elegante , passò loro dinanzi ; e lo strascico della sua lunghissima veste sfiorò i calzoni del giovane alto e bruno che stava a diritta , il quale non sembrò accorgersene . « La bella donna ! » , esclamò il suo compagno , un giovane biondo , come per rompere quel silenzio , che durava da un pezzo . L ' altro , istintivamente , alzò il capo e guardò la signora , che , o naturalmente , o per l ' istinto della donna , avea volto a metà il viso verso di loro , parlando con l ' uomo che l ' accompagnava . Il bruno sembrò esaminarla di un lungo sguardo dalla piuma del suo cappellino , che scherzava coi ricci dei suoi magnifici capelli cadenti sin quasi sulle sopracciglia , alla punta del suo piccolo piede , chiuso in stivaletti di seta nera , che allora , forse per la più squisita civetteria , l ' ampia guarnizione della veste lasciava scoperto sino al basso di una gamba sottile e ben modellata . « Sì , molto bella ! » , diss ' egli , come rispondendo a se stesso . E , malgrado che tentasse immergersi di nuovo nei pensieri che lo tenevano sì preoccupato un momento innanzi , due o tre volte alzò gli occhi a fissare la veste , che ancora strisciava lontana sulla sabbia del viale . Alla porta ella montò nella carrozza che l ' aspettava , e partì . « Ella non dev ' essere siciliana » ; ripigliò il bruno , che si chiamava Piero . « Chi te lo dice ? » « Tutto : il suo genere d ' eleganza , la sua andatura ... il modo stesso con cui accolse la tua esclamazione . » « L ' ha udito dunque ! » , mormorò il biondo , arrossendo come un collegiale . « Raimondo , amico mio , sarai sempre un ragazzetto su questo argomento . Credi dunque che quando una bella donna ti passa dinanzi badi ad ascoltare le sciocchezze che le sussurra un imbecille qualunque sotto il naso ? » « Ma quest ' imbecille può anche essere un amante ... e allora ... » « E allora ragion dippiù per ascoltare ciò che si dice di lei , quale impressione desta passando , per poi fare un presente all ' innamorato delle tue osservazioni ( se sono favorevoli però , bada ! ) sotto il pretesto di riderne ; presente che deve rendere innamorato quel povero allocco per dieci gradi dippiù . » Raimondo rise dell ' osservazione ; e ambedue proseguirono a passeggiare in silenzio . All ' ingresso del giardino si separarono , colla tacita promessa , data nella più tacita stretta di mano , di rivedersi l ' indomani . Noi cercheremo di delineare questi due personaggi , dei quali uno è destinato ad avere la maggior parte negli avvenimenti che verranno in seguito . Pietro Brusio , l ' uno dei due ( ricorriamo al pseudonimo per questo come per quasi tutti i nostri personaggi , viventi ancora la maggior parte e molto conosciuti ) è , come abbiamo accennato , un giovanotto alto ; di circa 25 anni ; alquanto magro , ciò che non impedisce che abbia delle belle forme , le quali sarebbero più eleganti , se avesse il segreto , come l ' hanno molti , di saperle fare spiccare ; ha i capelli assai radi , di un castagno molto più chiaro di quello dei suoi pizzi e dei baffi ; pelle bruna ; occhi piccoli e vivissimi ; labbra alquanto grosse e sensuali ; narici larghe e dilatantisi sempre più alla minima aspirazione del suo carattere impetuoso ; piedi e mani piccolissime , in rapporto alla sua statura . Nell ' assieme figura energica e maschia , che può avere anche i suoi riflessi di bellezza , messa sul suo piedistallo , nella sua giusta luce , al suo posto insomma . È un giovane quale se ne incontrano molti in Sicilia : sangue arabo in vene andaluse : orgoglioso come un Cid egli non dissumula menomamente le sue pretensioni di superiorità , che nulla sembra autorizzare nel suo esteriore . Vivo ed impetuoso come tutti i meridionali , egli scenderebbe sino alla lotta di piazza pel minimo sguardo un po ' dubbio che s ' incrociasse col suo . Natura generosa del resto , elevata , con molte aspirazioni al superiore , troppo nobile forse per trovarsi in contatto colla società del giorno senza risentirne gli urti , egli passa colla maggior facilità dall ' estrema confidenza nella sua stella , nel suo avvenire ( poiché egli avea dato due o tre drammi al teatro di Siracusa , dei quali si era parlato il giorno dopo soltanto , o non si era parlato affatto ) allo scoraggiamento massimo , alla disillusione più completa di tutti quei sogni rosati , che pur riempiono un gran vuoto , rispondono ad un gran bisogno di quell ' età in cui il cuore e l ' immaginazione vivono anch ' essi la loro vita . Il compagno che gli passeggiava allato è molto più piccolo ; biondo , piuttosto grasso ; uno di quei caratteri che non servono sovente ad altro che a far spiccare una individualità superiore a cui si accompagnano , di cui sentono e subiscono l ' influenza come un satellite . Raimondo , il biondo , ha però il merito di essere come il compimento del carattere infiammabile , sovente del soverchio , del suo amico . Egli non ha la superiorità d ' ingegno di lui , ma molta maturità di giudizio , ciò che lo fa ragionare calmo ed assennato , ed impedisce a Pietro di commettere mille pazzie , poiché Raimondo ha la voce dolce ed insinuante ed il carattere conciliativo ; sembra infine che l ' ardente carattere dell ' amico suo subisca a sua volta l ' influenza della pacata indole di lui . Entrambi appartengono a due buone famiglie di Siracusa . Raimondo è già laureato in medicina da quasi un anno , e Pietro studia legge per studiare qualche cosa che non gli renda soltanto strette di mano dei comici , che per altro si misuravano dal numero dei rinfreschi offerti e mai rifiutati , e qualche applauso , assai freddo , della platea , che avea il valore di un biglietto gratis . Abbiamo insistito , forse di soverchio , su questi dettagli fisici e morali , d ' uso per alcuni , per noi resi indispensabili dalla necessità , che abbiamo peculiare , di far sentire , diremmo , i caratteri che presentiamo prima di agitarli nelle scene di un racconto intimo . Scopriamo sin dal principio il meccanismo , per non attirarci la taccia , poscia , di aver fatto agire delle marionette , da chi non ne vedesse il filo motore ch ' è il cuore . Cinque giorni dopo , all ' ora solita , noi incontriamo i due amici , che passeggiano , colla stessa sbadataggine , sotto gli alberi del Rinazzo ; l ' uno , il biondo , chiacchierando quasi sempre solo ; il suo compagno col capo basso e le mani dietro le reni . « Mio caro » , diceva il biondo , guardando l ' amico negli occhi in aria di malizia , « risponderai almeno questa volta a quella piccina ? » « Io ? » , rispose bruscamente Pietro , come destandosi di soprassalto , « e perché fare ? » « Bella risposta ! che pure non avrebbe avuto l ' opportunità di venir fuori oggi , se tu l ' avessi data a te stesso il giorno , o piuttosto la sera , che ti venne in mente di accalappiare colle tue commedie quella poveretta . » « Credo che tu abbi ragione in quanto alla risposta ; e che tu dica una bestialità , ciò che fai spessissimo , in quanto a quello che mi vai cantando di accalappiamenti e di poverette ... » «Pietro...» « Lasciami tranquillo , ti dico ! ... Ci credi sul serio dunque che a quest ' ora Maddalena , la piccina , come la chiami , pianga e si disperi perché non le scrivo più , perché la sera , onde aspettarla sotto il verone , non rischio più di farmi gettare delle immondezze sul capo da qualche serva maligna , che finga di non vedermi , e perché non do più lo spettacolo ai vicini , che si mettono ad origliare dietro le imposte , di quelle freddure che si ricantano sempre sullo stesso tuono : buona sera ; come stai ? mi ami sempre ? non quanto me ... ecc . ecc . , poiché le varianti sono pochissime ? ! In fede mia che ne ho abbastanza di tali amori da quindici anni ! ! ... Se mi avesse permesso di salire un momento sulle scale ... pazienza !...» « Sì , pazienza per altri otto giorni ! La sarebbe finita come tutte le altre ... Eppure ti assicuro che se tu l ' avessi veduta piangere come io l ' ho veduta ; se ella ti avesse abbracciato i ginocchi come li ha abbracciati a me , per indurti ad andarla a vedere , a scriverle almeno ... se tu avessi udito le parole ch ' ella mi diceva !...» « Parola d ' onore ! » , esclamò sghignazzando Pietro , « che tu ne sei innamorato cotto . Va , Raimondo , amico mio , tu farai il tuo cammino , coi tuoi ventidue anni , i tuoi capelli biondi , e il tuo volto fresco e roseo . » Il biondo prese quegli scherzi come li prendeva sempre , dalla parte che lasciano ad un uomo di spirito , ch ' è quella di riderne pel primo , e riprese : « Se così fosse , confessa che mi saresti molto obbligato di averti sbarazzato di una noia , senza i ritornelli soliti di traditore , Iddio è giusto , ecc . » . Pietro ne rise esso pure , e strinse con effusione la mano del suo amico . « Sentimi , caro Raimondo » ; diss ' egli alquanto gravemente ; « io non son di quelli che dicono : fo così perché così fanno gli altri . Mi sento troppo superiore a questi altri per seguirne l ' esempio . A diciott ' anni è permesso credere ancora all ' amore , alla fedeltà , alla donna tipo eroina , come impastocchiano gli sfa [ c ] cendati nei romanzi ... A ventiquattro ( è desolante quello che dico , ma non è men vero ) si è scettici come lo scetticismo , quando cento volte si sono ascoltate le più appassionate proteste , fatte colle lagrime agli occhi , dalla donna che ha in saccoccia la lettera del rivale ... » « È curiosa ! » , interruppe Raimondo . « Che cosa ? » « Come ti hanno guastato i romanzi di Sue ; tu , accanito avversario dell ' esagerazione della scuola francese , e che ora mi copii sì bravamente l ' uomo stufo a ventun ' anni , lo Scipione del Martino il Trovatello ... » « Non copio io ! » , disse Pietro quasi con asprezza ; « ti dico soltanto quello che penso . Ti dico anche che darei qualche cosa del mio avvenire per possedere ancora le illusioni sì care de ' miei diciassette anni ... Tu conosci la mia vita , Raimondo ! ... Ti ricordi di una giovanetta che amai alla follia ... Che fece quella giovanetta , per la quale avevo pianto , ... ne ho vergogna anche a pensarci ... pianto dinanzi a te ... come un fanciullo ... come un vile ? ! ... Ella m ' ingannò per un mercante ; poi per un nobile , per un uomo ammogliato ... E questa donna , che avea dato appuntamento per la sera al suo amico , che ascoltava tremando le ore che segnava l ' orologio del salotto , poiché temeva ch ' io m ' incontrassi con lui , abbracciava i miei ginocchi , come ieri Maddalena abbracciava i tuoi ; mi supplicava colle lagrime più ardenti , colle carezze più tenere , cogli accenti più deliranti di non lasciarla sì tosto , di non lasciarla in collera , poiché s ' era accorta ch ' io avevo sospetto di quello che dovevo vedere mezz ' ora più tardi ... Dopo amai una maritata ; credei che una signora che rischia di romperla colla società , e colla sua felicità istessa , dovesse molto sentire , quest ' affetto , al quale sacrifica il suo decoro , la pace domestica , e , presso di noi , fors ' anche la vita ... Quindici giorni dopo , a caso , in una festa da ballo , seppi , da uno di quegli amici che s ' incontrano dappertutto , che da tre giorni egli era in relazione con quella signora ... e le espressioni appassionate di lei , ch ' egli mi citò , erano le stesse di quelle che aveva impiegato per farmi credere al suo amore ... In seguito amai una fanciulla ... pura siccome un angiolo , come direbbe il signor Germont nella Traviata ; ella aveva tutto ciò che può far credere alla purità del cuore : distinzione d ' educazione , coltura d ' ingegno , bontà di sentimenti ... Io l ' amai come un pazzo , quella fanciulla dal viso pallido e dagli occhi cerulei ... Scesi persino alle puerilità del collegiale , ... passare sotto i suoi veroni , seguitarla al passeggio e in chiesa ... Quella giovanetta rispose finalmente alle mie lettere , mi promise amore e fedeltà , nell ' istesso tenore , suppongo , in cui l ' aveva promesso sei mesi prima ad un giovane che sposò alcune settimane appresso ... E dopo questo , dopo innumerevoli esempî , che ogni giorno cadono sott ' occhio , credi che si possa più aver fede nell ' amore propriamente detto , in quest ' amore chiesto e giurato spesso col rituale alla mano , senza passare almeno per uno scolaro di primo anno ? » « Ti rispondo colle tuo parole : Credo che abbi ragione almeno per metà ; ma confessa che per l ' altra tu esageri un pochino , lasciandoti trasportare , al solito , dalla tua immaginazione . » « Può essere anche questo » ; rispose sorridendo il giovane ; « del resto colla Maddalena l ' ho rotta tranquillamente o diplomaticamente , come vuoi meglio . Infine vuoi una parabola per convincerti ? » « Fuori la parabola ! » « Ecco ! » , e Pietro trasse dal suo portasigari , che avea trasformato anche in portafogli e portamonete , un bigliettino in carta profumata ed involto in una sopracoperta piccolissima color rosa ; colla stessa flemma ne prese un sigaro ed un fiammifero . Acceso il foglietto , cominciò ad accendere tranquillamente il sigaro . Raimondo ebbe il tempo di leggere le ultime frasi assai tenere del bigliettino , scritto con quel carattere minuto ed uguale che sembra particolare alle signorine distinte , firmato in basso colle sole iniziali . « Hai veduto ? » , gli domandò Pietro trionfante , buffandogli in faccia il fumo azzurrognolo del sigaro . « Ho guardato ma non ho visto , come il cieco della Bibbia . » « È semplicissimo : vi è un detto celebre : Fumo di gloria non val fumo di pipa : ciò che in parentesi dimostrerebbe che le mie più belle produzioni - erba non valgono il fumo delizioso di questo regalia ; io ne faccio un altro : Amor di donna , e d ' uomo , se si vuole , non dura più di cenere di carta , o biglietto amoroso ... o sigaro regalia . Spero di farmi nome almeno coi proverbi ... giacché non l ' ho potuto con opere di maggior lena ... Ma guarda laggiù , imbecille !...» « Che c ' è ? » « Cospetto ! ... la signora che incontrammo l ' altra volta alla Villa ! » « È vero . » « Che donna ... Perdio !...» « Non è poi quella maraviglia che mi vai cantando ... » « Non ho parlato di maraviglie . Ti dico semplicemente che a Catania , e in tutta Sicilia anche , son poche le donne che sappiano recare così bene il loro perdessus reine - blanche , e che sappiano appoggiarsi con tanta grazia al braccio di quel briccone in guanti paglia e pincenez che ha la fortuna di premere quel polsino contro le sue costole . » Essi passarono quasi rasente a quella donna , che questa volta non li vide o fece le viste di non vederli , e che sorrideva del suo riso incantevole al suo cavaliere , mentre gli parlava . « Hai udito che bella voce ! » , esclamò Pietro , premendo il braccio del suo compagno ; « all ' accento mi parve torinese ... Io adoro tutto il Piemonte in questo momento ... » « Eppure veduta dappresso non è bella ... » « È adorabile , se non è bella ! Essa non ha la bellezza regolare , compassata , che direi statuaria , e che non invidio ai modelli dei pittori ; ma ha occhio che affascina , e sorriso che seduce carezzando , quando questo fascino ci può fare atterrire coi suoi brividi troppo potenti . Questa donna alta e sottile , di cui le forme voluttuosamente eleganti sembrano ondeggiare lente e indecise sotto la scelta toletta che le riproduce con tutta l ' attrattiva vaporosa delle mezze tinte , ha tutte le perfezioni per poter coprire ed anche far ammirare come pregi altre imperfezioni ; questa donna che ha bisogno di tutta la delicatezza e la bellezza di contorno del suo collo da inglese per non far troppo spiccare la piccolezza della sua testa da bambina ; di tutta la flessibilità della sua vita per far dimenticare l ' estrema sottigliezza del suo corpo ; di tutta l ' abbagliante bianchezza dei suoi denti per fare una bellezza della sua bocca alquanto grande , con cui ella sorride sì dolce che sarebbe a desiderarsi di vederla sempre sorridere ; che si serve di tutte le ombre , di tutti i riflessi più lucidi , più belli , più azzurrognoli dei suoi magnifici capelli neri per nascondere che la sua fronte è alquanto larga ed alta del soverchio ; di tutta la limpidità dello sguardo dei suoi occhi , infine , per farne ammirare la pupilla di un riflesso molto chiaro ; questa donna mi colpisce mille volte dippiù coll ' effetto direi strano , sorprendente , poiché rubato a Dio , della sua beltà ... Io non potrei giammai esprimerti l ' effetto che mi fa questa bellezza , che non è tale che quasi per un miracolo , poiché non ha nulla per esserlo , ed in cui tutto sembra formare un assieme di grazia e d ' incanto ; questa bellezza che ha bisogno di tutte le risorse della toletta , di tutte le seduzioni dei modi e dell ' accento , di tutto l ' incanto dello sguardo e del sorriso , per circondarsi di questo vapore trasparente ... illusorio , lo confesso , che la fa bella però , che la fa adorabile , poiché sembra non farla vedere che in nube , attraverso l ' incenso e l ' orpello ; questa bellezza che vuol essere tale a dispetto della natura che l ' avea fatta comune ; questa figura plastica che non ha di bello che gli elementi , direi , per divenir tale , e lo spirito creatore che fa nascere tutte le grazie di cui si circonda ; che si mette allo specchio donna per sortirne silfide ... maga ... sirena ... » « To ... to ... to ! ... Pietro , amico mio , ne saresti innamorato ?...» « Io ! » , rispose il giovane scrollando le spalle , come cadendo dalla sua esaltazione , « sei pazzo ! » « Eppure tutti i pregi di costei non valgono un solo di Maddalena . Venti ancor più belle di lei non farebbero un angioletto così bello e perfetto qual è la piccina , come mi piace chiamarla ; che pure hai abbandonato senza un pensiero . » Pietro fissò uno sguardo sull ' amico , poi un altro sulla signora ch ' era già molto lontano , e rispose semplicemente , abbassando il capo : « Maddalena non sa neanche annodarsi il nastro del cappellino come colei » . « È graziosa ! » , esclamò Raimondo . « Dunque ameresti dippiù una donna che avesse bisogno , per essere amata , d ' impiegare prima due ore allo specchio ? » « Sì , lo confesso ... Chiamala anche civetteria , o ciò che vuoi ; nella donna che dovrei amare io vorrei tutte queste cure minute , tutte queste precauzioni delicate , tutte le perfezioni dello spirito e le squisitezze dell ' educazione , tutti questi dettagli dell ' assieme , insomma , che servirebbero a formarmi l ' aureola della donna che dovrei avvicinare colla riverenza e il delirio dei sensi , che tal prestigio dovrebbe recarmi , poiché la riverenza del cuore io non l ' ho più . Io amo nella donna i velluti , i veli , i diamanti , il profumo , la mezza luce , il lusso ... tutto ciò che brilla ed affascina , tutto ciò che seduce e addormenta ... tutto ciò che può farmi credere , per mezzo dei sensi , che questo fiore delicato , del cui odore m ' inebbrio , che mi trastullo fra le mani , non nasconde un verme ; che quest ' essere non è , come il mio , debole e creta ... E allora io l ' amerei ... un giorno , un ' ora , ma l ' amerei ... Quanto alle altre donne , le amerò allorché scoprirò un cuore nella donna . » Pietro , dopo questa scappata , rimase muto alcuni altri secondi , aspirando voluttuosamente , colle narici dilatate , il fumo del sigaro , come se attraverso quella nube cenerognola volesse discernere le forme indecise del tipo che avea ornato di tale incanto nella sua immaginazione . Poscia , come arrossendo del suo trasporto , si mise a ridere fragorosamente , esclamando : « Che ne dici della mia tirata , Pilade ? » . « Non è cosa nuova in te . Dimentichi troppo spesso che sei scritto sul ruolo degli studenti di terzo anno in legge , per trasportarti ai tempi in cui impiastricciavi carta . » « Hai ragione ; bisogna dimenticare quei tempi ... » , disse il giovane con una forzata allegria , che pure avea una leggiera tinta d ' amarezza . « Destino ! ecco la gran parola che gli uomini non sanno proferire più spesso , ma nella quale io son credente come un maomettano ... Io , povero sciocco , che m ' ero fitto in capo di salire le scale del Campidoglio , e raccogliervi una corona qualunque ... eccomi destinato probabilmente a logorare quelle dei tribunali , e di corone non si parla più ... fossero anche di cavoli . Se gli uomini sapessero far valere questa parola quanto essa lo merita , l ' incolpabilità delle azioni umane rimarrebbe sugli scritti dei penalisti : ecco che , almeno una volta , parlo da saggio ... » « Ed anche il merito delle azioni umane , in tal caso ... E tu sei superstizioso in quest ' idea ? » « Al fanatismo ! » « Ma se tu fossi destinato ad amare quella donna , che non hai veduto che due volte , in passando ?...» Pietro cominciò dallo scrollare le spalle , al [ suo ] solito ; indi rimase alcuni minuti in silenzio , e disse tristamente , come se quell ' idea gli facesse pena o paura : « Chi lo sa !?...» . II Venti giorni sono scorsi da quello in cui incontrammo i due amici al Rinazzo . Siamo nei lunghi giorni del giugno . Pietro studia assiduamente da mattina a sera le sue tesi , poiché si approssimano gli esami ; ed esce assai di rado . La sera di un giovedì Raimondo venne a trovarlo nel suo stanzino da studio , nella casa che abitava insieme a sua madre e alle sue due sorelle , in via Vittoria . « Che vuoi ? » , domandò Pietro bruscamente , celando , al suo solito , la viva amicizia che nutriva pel suo compagno sotto quell ' apparenza di ruvidità . « Vengo per condurti meco al passeggio . » « Ne ho forse il tempo ? Sai bene che gli esami sono vicini , e non ho ore da sprecare andando a spasso ; sai pure che col professore Crisafulli non c ' è da scherzare . » La signora Brusio , ch ' era entrata con Raimondo nello stanzino di suo figlio , e si era appoggiata , con quell ' atteggiamento ineffabile d ' amore delle madri , alla spalliera della sua seggiola , unì le sue istanze a quelle di Raimondo per indurre suo figlio a prendere un po ' d ' aria . « Stassera c ' è musica alla Marina » , disse Raimondo . « Va pure , figlio mio » ; disse la madre , « da quasi venti giorni tu non esci più , e ciò ti farà ammalare invece di farti proseguire i tuoi studî . Prendi qualche ora di riposo ; ne hai bisogno . » Pietro amava sua madre d ' immenso affetto . Pel suo carattere impetuoso ed insofferente quella dolce voce di donna , quella mano pallida e affilata che carezzava i suoi capelli , erano irresistibili . « Giacché siete congiurati , e volete così !...», diss ' egli sorridendo , « aspettami cinque minuti , Raimondo ; il tempo di vestirmi . » E passò nella sua camera . « Fatelo divertire , signor Angiolini » ; disse al giovane medico la signora Brusio , « ha tanto bisogno di distrazione il mio povero Pietro ! È tanto tempo che non fa altro che studiare ! ... e mi sembra che sia divenuto più pallido ... Mi atterisce l ' idea che abbia ad ammalare ! » « Non pensi a queste cose , signora » ; interruppe Raimondo ; « Pietro è forte come un toro , e quest ' eccesso di lavoro non può durare che altri otto o dieci giorni . Terminati gli esami abbiamo stabilito di andare a passare una settimana alla campagna . » « Grazie , grazie , Raimondo ! » , disse la madre , stringendo la mano del giovane , « voi siete il degno amico del mio Pietro ... Ve lo raccomando ! ... Siamo tre donne che non abbiamo più che lui ... » Vestito che fu Pietro i due amici andarono alla Marina . I viali erano affollatissimi ; la musica eseguiva le più appassionate melodie di Bellini e di Verdi ; un bel lume di luna si mischiava alle vivide fiammelle dei lampioncini , sospesi in festoni agli alberi , che illuminavano i viali . Era una di quelle sere incantate che si passano su queste spiaggie del Mediterraneo , in cui lo specchio terso ed immenso del mare , che riflette tremolante il raggio dolce e pacato della luna , sembra servire di cornice al quadro allegro , vivace , animato , che formicola colle sue mille seduzioni sotto gli alberi . Pietro si sentì come allargare il cuore e fu grato all ' amico di quella piacevole sensazione ; essi passeggiavano per uno dei viali più appartati . « Non m ' inganno ! » , esclamò Pietro tutt ' a un tratto , come di soprassalto , stringendo vivamente il braccio dell ' amico contro il suo ; « è lei ! ... là ! ... in mezzo a quei due uomini ! » In fondo al viale quasi deserto , perché troppo lontano dalla musica , spiccava infatti , e per la solitudine del luogo , e per una certa originalità elegante di abbigliamento e di andatura , la signora che aveva recato tale impressione in Pietro Brusio . Vestiva un semplicissimo abito di tarlatane a quadretti bianchi e bleu , tessuto di una freschezza e leggerezza quasi vaporosa ; uno scialle nero , fermato sul petto da uno spillone d ' oro ; ed un cappellino grigio ornato cerise . Nulla però varrebbe a riprodurre l ' eleganza suprema , la molle e quasi ingenua civetteria , con la quale ella rialzava la veste sino a metà della sottoveste ricchissima e si appoggiava al braccio di un uomo di quasi 30 anni , assai bruno , con volto ombrato da una folta barba nera , che avrebbe fatto invidia ad un guastatore , e vestito con ricercatezza alquanto leccata . Dall ' altro lato era accompagnata da un signore di mezza età , alto , quasi biondo , freddo , e che parlava con una bella pronunzia toscana . I due giovani , passeggiando , s ' incrociarono con essi che venivano loro di contro . Questa volta uno sguardo della signora , incerto , quasi negligente , si fissò indolentemente , ma a lungo negli occhi ardenti di Pietro che la divoravano . Due o tre volte ancora i due amici l ' incontrarono di faccia ; e ciascuna volta quello sguardo limpido , chiaro , noncurante , si fissò sul giovane che la guardava a lungo ; e ciascuna volta il cuore di Pietro batteva stranamente in modo più forte ; e le sue guancie pallide e brune si facevano ancor più pallide ; e il suo occhio sfavillava più ardente ; ed egli affrettavasi , trascinava quasi il suo compagno per giungere a quest ' attimo in cui quella silfide dovea passargli dinanzi , in cui quella veste doveva sfiorarlo , in cui quegli occhi dalla pupilla trasparente dovevano fissarsi sui suoi , sebbene come non vedendolo . Una o due volte che Brusio non incontrò quello sguardo , fu triste , e quasi dispettoso di se medesimo . Una volta , l ' ultima , in cui gli parve accorgersi che , lui oltrepassato di uno o due passi , ella , parlando all ' uomo a cui dava il braccio , verso di cui si piegava sorridendo con una grazia affascinante , avesse rivolto a metà il viso verso di lui e che un lampo partito da quegli occhi lo cercasse , egli fu ebbro ... felice di una sensazione nuova , strana , che non sapea definire , della quale avea quasi paura , poiché non poteva giustificarla . Ritornando per lo stesso viale la cercò invano cogli occhi da lungi ... Giunse in capo al viale : era deserto ... La cercò per tutta la Marina , come se in quella folla elegante ed animatissima avesse dovuto discernere in mezzo a mille colei al solo riflesso azzurrognolo dei ricci che ombreggiavano la sua fronte fin quasi sulle sopracciglia , al solo movimento della sua piccola testa che sembrava inchinarsi come un giunco sul collo sottile e ben modellato ; era partita ... Che voleva egli ? Che cercava da quella donna , di cui il lusso , il corteggio , l ' adulazione era l ' atmosfera in cui viveva ; che gli uomini più ricchi , più eleganti , più nobili si fermavano ad ammirare , senza che ella mostrasse avvedersene ; che tre o quattro volte l ' avea guardato come si guarda un fanciullo , un albero , un oggetto qualunque che s ' incontri ? ... Nemmeno egli lo sapeva in quel punto ; egli avrebbe arrossito di confessarsi la premura che prendeva per colei che dovea essere sempre un ' estranea per lui . Cinque minuti dopo riprese il braccio di Raimondo , dicendogli : « Andiamo via ! » . « Così presto ? » « Non ti annoi a morte qui stassera ? ... Non c ' è alcuno ! » Raimondo guardò attorno , come trasognato , perché giammai la Marina di Catania avea offerto una riunione più bella ; e domandò ingenuamente : « Sei pazzo ? ... Tu stesso un quarto d ' ora fa mi dicevi esser deliziosa questa serata ... qui ... » . « Sarà vero anche ciò , come è vero che ora mi annoio ... e se vuoi rimanere ti dico addio . » E gli stese la mano come per congedarsi . « Un momento ... ecco ! giunge in quel viale a sinistra Maddalena . Guardala almeno una volta . » « Che m ' importa di Maddalena a me ! ... Guardala tu , se vuoi ... Addio ! » E dopo quella brusca separazione partì di buon passo e si diresse verso la sua abitazione per via Garibaldi . Però giunto alla crocevia della Vittoria sembrò esitare un momento , e proseguì a camminare sin fuori Porta Garibaldi . La notte era magnifica , Pietro sedette sul sedile di pietra circolare che limita la gran piazza . « È strano » , mormorò egli , « come stasera non ho voglia né d ' andare a casa , né di rimettermi alle mie tesi !...» E rimase altri cinque minuti in silenzio , collo sguardo fosco e fisso sui ciottoli del marciapiede . « Andiamo ! » , esclamò quindi levandosi , e come facendosi forza , « devono essere le undici , e mia madre a quest ' ora mi attende . » Guardò il suo orologio e si diresse lentamente verso la sua abitazione . La signora Brusio , coll ' occhio della madre , osservò che il suo Pietro , quella sera , era più pallido e distratto del solito ; e che , invece di rimettersi a studiare , si ritirò , appena giunto , nella sua camera . L ' indomani Raimondo , verso le undici , si disponeva ad uscire , quando Pietro entrò da lui nella camera che occupava all ' Albergo di Francia . « Buon vento ! » , esclamò Raimondo sorpreso da quella visita che non si aspettava più da un mese ; « ci son novità stamattina ? » « Quali novità vuoi mai che ci sieno ? » « Per bacco ! ti credeva sui digesti a quest ' ora ; ed eccoti già a correre per le strade come uno sfaccendato . » « È che lo sono . Avrò sempre il tempo di finire le mie tesi , ed ero una gran bestia a prenderla tanto sul criminale ; infine ne vengono approvati tanti più asini di me ! ... Usciamo . » « Usciamo pure . Hai fatto colazione ? » « Non ci penso ; mi sento in vena di passeggiare . » « Con il caldo che fa non è la miglior cosa . » « Andiamo alla Villa . » « Sia per la Villa . » E i due amici uscirono , tenendosi , al solito , a braccetto . « A proposito della Villa , sai dove abita quella signora piemontese tanto distinta che abbiamo incontrato qualche volta ? » « No ... dove ? » « In quella bella casa sulla stada Etnea : della quale i veroni si vedono dal Laberinto . » « Dici davvero ? ! » , esclamò Brusio animandosi quasi suo malgrado , e fermandosi in mezzo alla strada . «Verissimo.» « E tu l ' hai veduta ? » « Io stesso . » « Proprio lei ?...» « Proprio lei ! ... Ma che diavolo ! ... Ne saresti innamorato ?...» « Mi credi forse pazzo da legare ? » , rispose Pietro con un sorriso che dissimulava appena la contrarietà che gli arrecava quella domanda . « Perché poi ? » « Perché amarla io , sarebbe una disgrazia : amarmi ella , assurdo . » « Mi piace questa modestia da venticinque soldi . » « È modestia che vale amor proprio » ; rispose Pietro piccato , « prendila come vuoi . » « Eppure , vediamo » : insisté Raimondo attaccandosi al braccio del suo amico , « immaginiamoci che per un capriccio , una fantasia , un destino , secondo te , questa donna si innamori di te ; immaginiamoci ch ' ella te lo dica , come lo dicono le donne quando vogliono , facendotelo comprendere , cioè , cogli occhi , col gesto , coll ' atteggiamento ... Ebbene ! allora saresti il Catone del momento ?...» « Impossibile ! » , esclamò il giovane tristamente , come se avesse creduto un momento a quel sogno e si fosse poi accorto ch ' esso era troppo bello e insieme penoso per lui . « Perché ? » « Perché colei è vana , orgogliosa , come lo dimostra il fasto di cui si circonda . Soltanto potrebbe impressionarla la bellezza , l ' eleganza , la nobiltà , la ricchezza , il lusso ... cose tutte che non posseggo . Dunque o costei è maritata , e non amerà giammai un Don Giovanni in ventiquattresimo che si chiama semplicemente Pietro Brusio ; o è mantenuta , e non possederò mai abbastanza per pagare i suoi fiori per un anno ; o è zitella , e non sposerebbe certamente l ' uomo oscuro , comune , che non ha tanto da farla vivere in quel lusso nel quale vive , e che le è necessario , indispensabile per essere quella che è . In tutti questi casi io dovrei dunque essere vile per amarla , o dovrei comprare il suo amore a prezzo di qualche infamia . » « Ben pensato e ben ragionato ! ciò che , in parentesi , ti avviene assai di rado . Vogliamo far colazione al Caffè di Parigi ? » « No ; andiamo al Laberinto . » Raimondo guardò il suo amico di uno sguardo scrutatore e quasi beffardo . « Ti fo riflettere che non ho ancor fatto colazione ; abbi dunque la bontà di concedermi dieci minuti . » I due amici entrarono dai Fratelli Guerrera . Mezz ' ora dopo erano alla Villa . Faceva molto caldo . Il Laberinto era delizioso colle sue ombre profumate di fior d ' arancio . I due sedettero all ' ombra , e quasi contemporaneamente alzarono gli occhi sui veroni della casa , sebbene alquanto distante , che Raimondo avea indicato come l ' abitazione della Piemontese . Le tende di giunco erano abbassate sulle ringhiere , quantunque il sole non vi giungesse ancora , forse per dare alquanto più d ' ombra agli appartamenti ; e dietro una di quelle si vedeva una figura di donna , vestita di bianco , quasi coricata su di una poltroncina con tutto il languente e voluttuoso abbandono di una sultana ; a quella vista il cuore di Pietro batté forte , come la sera innanzi . « È dessa ! » , disse Raimondo , « vedi che non t 'ingannavo!...» Pietro non rispose , tenendo sempre fissi gli occhi sul verone . Ella si toglieva soltanto a lunghi intervalli da quella positura per recarsi agli occhi un binocolo che teneva sui ginocchi e col quale guardava nella strada o verso la Villa ; ed indi , come stanca di quello sforzo , lasciava ricadere mollemente la testa sulla spalliera , e sembrava assorbirsi in quell ' inerzia contemplativa che gli orientali cercano nell ' oppio . Un uomo , seduto accanto a lei su di una seggiola assai bassa , le leggeva qualche cosa di un giornale che teneva fra le mani , e che ella udiva sbadatamente ; e s ' interrompeva di tratto in tratto per prendere una mano di lei , che gliela abbandonava con la stessa languida indifferenza , e che lo ringraziava col suo sorriso seduttore , e col suo sguardo che faceva scorrere un ' onda di voluttà in quell ' uomo , quand ' egli si recava alle labbra la sua mano . Allora solamente la sua leggiadra testolina , coronata da quei ricci magnifici , si volgeva lentamente verso di lui . Qualche volta , con un movimento tutto infantile , quella manina bianca ed affilata si appoggiava alla ringhiera , e sopra vi appoggiava la fronte ; quasi quel bellissimo collo fosse troppo debole per sostenere quella piccola testa . « Con questa donna ci sarebbe da impazzire ! » , esclamò Pietro reprimendo un fremito , dopo averla divorata a lungo dello sguardo . « Credi che sieno marito e moglie ? » , domandò l ' altro . « È il mistero che questa donna sa rendere impenetrabile colle sue mille indefinibili gradazioni di fisonomia , d ' espressione , di gesto , che fanno spesso dimenticare la sirena nella vergine , e viceversa . Se lo sono , è da poco tempo : a meno che costei non senta ancor ella sì a lungo , come deve far sentire a tutti quelli che l 'avvicinano.» Parecchie volte , forse a caso , l ' occhialetto dell ' incognita si rivolse verso il banco di pietra sul quale erano seduti i due amici . « Ti guarda ! » , disse Raimondo sorridendo . « O guarda i passeri che saltellano fra le fronde . Credi sul serio ch ' io ne sia innamorato ? » « Ne parli tanto !...» « Diffida sempre di quegli amori di cui ti si parla a lungo e sì leggermente : è segno certo che si vuol ridere alle tue spalle ... Io l ' amo come un bel personaggio da dramma o da romanzo , come un bel fiore ... come una bella donna prima venuta insomma ... che sa recare con grazia il velo sul cappellino e sollevare con disinvoltura lo strascico della veste ... e nient ' altro ... In fede di che , se vuoi , andiamocene ; sono le due meno dieci minuti » , aggiunse dopo aver consultato l ' orologio . « Sì , è troppo tardi ; siamo qui da più di due ore » , rispose il biondo alzandosi . Egli sorprese lo sguardo del suo amico , che ancora restava fissato sul verone . « Vuoi venire , o no ? » « Un momento ... restiamo altri dieci minuti e partiremo alle due precise ... » « Non amo gli inglesi colla loro metodicità regolata sul quadrante di un orologio ... Hai detto d 'andarcene...» « Hai ragione » ; rispose Brusio ridendo , «partiamo.» Due o tre volte , prima di uscire dal giardino , si volse a guardare il verone , sul quale non poteva più vedere che la tenda abbassata . « Bella donna ! » , ripeteva egli di tempo in tempo , con un entusiasmo ch ' era troppo allegro per non essere affettato , e troppo affettato per non nascondere una preoccupazione : « quanto io t ' amo ! » . III Il dopopranzo , e l ' indomani , e tutti i giorni in seguito , la Villa divenne la passeggiata preferita di Pietro , che vi conduceva il suo amico , il quale protestava sempre e finiva sempre col cedere . Allo stesso verone , quasi ogni volta nella stessa positura e vestita di bianco , essi vedevano la Piemontese , come l ' aveva sopranominata Raimondo , che vi restava da mezzogiorno spesso sino alle 3 e dalle 7 alle 8 . Una sera l ' incontrarono che andava al Caffè di Sicilia , accompagnata dal signore biondo . « Se andassimo al caffè ?...», disse Pietro , come per esservi incoraggiato dal suo amico . Dalla soglia la videro seduta ad un tavolino , al fianco del suo compagno , mentre due ufficiali dei Cavalleggieri Alessandria le prodigavano tutte le delicate attenzioni di chi vuol fare la corte ad una signora . Ella sembrava appena badarvi ; ma rispondeva qualche volta col suo solito sorriso grazioso , che mostrava i suoi bellissimi denti di perle . Il giovane dalla barba nera , che Pietro avea veduto una volta con lei alla Marina , veniva dall ' altra sala del caffè , e fermandosi dinanzi al tavolino dov ' era ella si levò il cappello , aspettando d ' esser salutato . Siccome nessuno gli badava , egli girò con tutta flemma sui talloni ed uscì . Pietro prese il braccio del suo amico , e lo trascinò via , mormorando : « È meglio che non entriamo !...» . « Dove andiamo ? » , domandò qualche minuto dopo , come se cercasse una distrazione . « Dove ti piace . A proposito ... potremmo approffittare dell ' invito dei signori A * * * , che abbiamo per stassera . » « Vi si balla ? » «Sì.» « Andiamo , in tal caso ! M ' immaginerò di ballare colla mia bella Piemontese » ; aggiunse Brusio , forzando le labbra ad un sorriso . Essi furono accolti con festa dall ' allegra brigata che era radunata nel salone . Pietro sedette al pianoforte e suonò un valtzer , che otto o dieci coppie ballarono . « Vi lasciaste molto aspettare , signorini ! » , disse in tuono di scherzevole rimprovero una graziosa giovanetta , figlia del padrone di casa e maritata ad un cugino di Raimondo , appena Pietro andò a raggiungere sul divano il suo amico , ch ' era seduto vicino alla signora . « È che Pietro , qui presente , è innamorato cotto ; e abbiamo fatto la ronda alla bella » ; disse Angiolini ridendo . « Davvero ! ... Non mi sorprende in lei , signorino , questa novità [ Si sa che bel modello !...] E chi sarebbe questa sventurata ?...» « Parola d ' onore , signora , che lo sventurato son io , almeno sta volta » ; rispose Pietro . « Lei ? ! ... È da ridere ! ... E di chi sarebbe innamorato , s ' è lecito ? » « Molto lecito , al contrario ! Giacché non ho il bene di conoscerne neanche il nome ... » « Ed ella conosce lei , almeno ? » «No.» La signora diede in uno scoppio di risa . « E l ' ama , a quanto dice ? » « Come un pazzo ! » « Dove l ' incontra ? » « Qualche volta al passeggio , o alla Marina ... E poi so dove trovarla ... » « Dove ? » « A casa sua ... » « Dunque va in casa ? » « No ; dal verone . » « Ah ! è amore da verone ! » , esclamò la giovane ridendo sempre più come una folle ; « e dove abita questa meraviglia ? » « Al Rinazzo , vicino il Laberinto . » « Nella casa * * * ? » «Precisamente.» « Una giovane alta , sottile , molto elegante ... non tanto bella in verità ? » « Può essere ... ciò è relativo ... » « È forestiera ? » « Forestiera . Credo sia piemontese . » « La conosco . » « Sul serio ? » « So il suo nome , almeno potrò insegnarglielo e non farle fare più la figura dell ' amante della luna . » « Come si chiama ? » « Si chiama Narcisa Valderi . » « Narcisa ! ... bel nome ; si direbbe averlo ricevuto a vent ' anni ! E la conosce molto ? » « Cioè ... non molto . Sono stata in sua casa due o tre volte . » « Mi parli di lei ... a lungo !...» « Ella finge di scherzare , signorino , ma ha lo sguardo troppo acceso per dissimulare che quello che dice lo sente davvero . » « Sì , è vero ! ... Ma se le giuro che l ' adoro , colei !...» « L ' ha veduta da vicino ? » , domandò in tuono quasi derisorio la giovane . «Sì.» « È tutta toletta !...» « Io amo appunto in lei questa toletta , questo lusso , questo apparato brillante e vaporoso in cui la farfalla mi fa dimenticare il bruco . » « Via , via ... vedo bene che scherza ... » « Dica dunque ... » « Ella si alza alle dieci o alle dieci e mezzo ; prende un bagno di cui i profumi costano ciascun giorno otto o nove lire ; e poi si mette allo specchio , ove impiega da un ' ora e mezzo a due ore per l ' abbigliamento della mattina , da due a tre per quello della sera , e da tre a tre e mezzo e spesso sino a quattro per la toletta da ballo o da teatro ... È sorprendente ... miracoloso , come una donna possa star tanto ad appuntarsi gli spilli !...» « Ammirabile ! ... Avanti . » « Dopo la toletta viene la colazione : ella ha l ' affettazione di mangiare pochissimo , ma i suoi cibi costano un occhio del capo , in compenso ; indi si mette al pianoforte , o al verone , sdraiata su di una poltroncina , e vi resta , spesso dormendo , sino all ' ora di pranzo . Suo marito ... » « Un uomo di quasi 38 anni , alto e biondo ? » « Sì , il conte di Prato ; lo conosce ? » « Me l 'immagino.» « Suo marito l ' ama alla follia ; passa i giorni al suo fianco , scherzando coi suoi capelli , e guardandola coll ' occhialetto faccia a faccia . » « Ed ella ?...» « Ella gli sorride ... e chiude gli occhi come se temesse di fargli perdere la testa seguitando a guardarlo com ' ella fa . » « In fede mia ! ... credo che n ' abbia ben ragione !...» « Questi dettagli li ho risaputi da una mia amica che abita dirimpetto alla casa della contessa ... » « En place pour la quadrille ! » , fu gridato . Pietro si alzò e prese il cappello . « Se ne va , così presto ! » « Sì ; devo andare a finire le tesi ... » « O a passare una mezz ' ora sotto le finestre della bella ?...» « Sarebbe agire da stolido , almeno , dopo quanto ella mi ha detto . » Ed il giovane sorrise del suo sorriso che si sforzava di rendere allegro mentre era amaro . Per andare a casa sua prese la strada che a lui parve la più corta , passando cioè dal Rinazzo . Nella casa della contessa non c ' era lume . Pietro si fermò a guardare in silenzio quei veroni oscuri , poscia chinò la testa sul petto con un sospiro , mormorando : « Stassera al teatro si dà un dramma molto in voga ... È al teatro certamente ... ella ... » . Indi , come vergognandosi di questo monologo , scrollò le spalle con dispetto ed affrettò il passo . « Andiamo a teatro stassera ? » , disse a Raimondo l ' indomani appena furono assieme . « Andiamoci , se così ti piace . E le tesi ? » « Dormiranno anche stassera . Avrò sempre il tempo di finirle . » Alla piazza della Cattedrale incontrarono un amico che si fermò a discorrere con loro . « Andrete a teatro stassera ? » , domandò egli . « Perché questa domanda ? » « Perché si darà una bellissima commedia nuova e ci verrà tutta Catania . » « Ci sarò allora ... poiché in tal caso verrà anche la mia bella » ; disse Pietro scherzando . « Ah ! ... Ah ! ... la tua bella di numero ... Non so più a qual numero sii ... buona lana ! » « Sul serio ; sono innamorato come uno stolido . » « E di chi ? » « Di una signora ch ' è una maga ... involta fra i merletti e i velluti ... , della quale so il nome da ieri soltanto . » « La contessa di Prato ? » « La conosci ? » « Per bacco ! Al ritratto che ne fai ... non c ' è altra qui che possa appropriarselo . » « È veritiero però questo ritratto ? » « Perdio ! ... E tu l ' ami , costei ?!...» « Non so quello che farei per una parola di quella donna ... » « Non ci sarebbe bisogno di far tante cose ; basterebbe farti amico con suo marito ... ed anche col suo amante ; ed uno di questi due ti presenterebbe ... il resto verrebbe da sé . » « Amante ! » , esclamò Pietro impallidendo suo malgrado mentre cercava di sorridere ; « ah ! c ' è dunque un amante ? » . « Pel momento però ... bada ! ... A Napoli sembra che sieno stati più d ' uno ; ciò che diede luogo a molti scandali , che finirono con un duello in cui il marito ruppe , con una sciabola , il braccio ad uno dei più indiscreti . » « E ciò non è bastato ? » « Ella fa quello che vuole di quest ' uomo che comanda col gesto del suo dito mignolo ; e che ha il coraggio di andare a battersi in duello mentre non osa fare la minima rimostranza alla moglie . È la storia di molti mariti . » « E quel giovane bruno , dalla barba nera , che l ' accompagna spesso ?...» « È l ' amante di cui ti parlavo . » « Che peccato ! » , esclamò Pietro fatto pensieroso . « Fatti presentare » , insisté Antonino . «Io!...», esclamò , con un accento indefinibile di stupore , Pietro . « Sì ; tu sarai il secondo dei suoi adoratori presenti , senza calcolare gli assenti ... Perdio ! perché ti fai triste ? ... ne saresti innamorato sul serio ?...» « Sei tanto ingenuo da crederlo ? » « Fatti presentare allora . » « Sarebbe inutile . » « Chi lo sa ! » « La mia condizione mi proibisce di averla a prezzo di una viltà , e non ho danari bastanti per mettermi nel numero di questi signori che le fanno la corte ... Del resto sento che non son fatto sul loro stampo ... poiché non saprei amarla in comune , com ' essi fanno ... » « Dimenticala dunque . » « Non ci ho mai pensato che come uno scherzo . » « A rivederci stassera . » «Addio.» Alle nove e mezzo i due inseparabili amici erano alla porta del teatro , in mezzo alla folla dei giovanotti che fumando stavano ad osservare le signore che scendevano dalle carrozze . La recita era cominciata da cinque minuti . I giovanotti erano entrati a prender posto . Raimondo strepitava , tentando di trascinare l ' amico , poiché protestava di non voler perdere la prima scena . L ' ultima carrozza avea deposto l ' ultima signora sul marciapiede , e Brusio non si muoveva ancora . Raimondo finalmente perdé la pazienza e lo lasciò solo per entrare in platea . Poco dopo le dieci si udì il rumore di una carrozza che si avvicinava ; ed il solo orecchio di Pietro poté distinguere che il passo dei cavalli non avea l ' uniforme regolarità di quello dei cavalli signorili . « Una carrozza da nolo ... è la sua ! » , mormorò egli appoggiandosi alla porta . La carrozza si fermò infatti alla prima porta , ov ' egli si trovava , ed un uomo , nel quale Pietro riconobbe il conte , saltò il primo a terra , per dare la mano alla signora che accompagnava . Brusio istintivamente fece un passo in avanti . La contessa appoggiò appena alla mano del signor di Prato la sua mano da ragazzina coperta dal guanto bianco ; mise lentamente il piede , che sembrava appena accennato nel suo stivalettino di raso , sul predellino , e saltò sul marciapiede . Con una perfezione di grazia assai distinta , ella tirò con sé il lungo strascico della sua veste di seta granadine , per impedire che , rialzandosi nello scendere , scoprisse più del basso della sua gamba sottile e ben modellata . Soltanto , non potendo , nel tempo istesso , raccorre il bóurnous che le copriva le spalle , questo , nel momento in cui curvava fuori dello sportello la sua testolina ornata di fiori , le scivolò per le spalle e per gli omeri nudi di un ' abbagliante bianchezza . Quell ' uomo che , solo e fermo sull ' ingresso , dimostrava chiaramente di attendere qualcheduno , mentre tutti erano dentro il teatro , le recò forse sopresa , poiché , passando dinanzi a lui , mentre raccoglieva le pieghe della sua veste perché non lo sfiorassero , ella alzò un momento gli occhi su di lui . Indi , come infastidita da quello sguardo scintillante che s ' incrociava col suo e che sembrava assorbirne tutto il fluido , ella si volse un istante verso il conte , che dava alcuni ordini al cocchiere , prima di salire le scale del corridoio . Vi fu un momento , quando un lembo del leggerissimo tessuto di quella veste strisciò sui suoi abiti , che le gambe di Pietro tremarono . Pochi minuti dopo egli si diresse lentamente verso la platea . Entrando , il riflesso dei cristalli di un occhialetto fisso sulla porta colpì i suoi sguardi . Alzò gli occhi su quel palchetto della prima fila da dove partiva quel raggio , e vide la contessa che abbassava lentamente l ' occhialetto , appoggiandolo , col braccio disteso , sul velluto del parapetto , mentre lo fissava ancora ad occhio nudo , quasi con curiosità : aveva voluto conoscere certamente , per una bizzarrìa da donna elegante , quest ' uomo che aspettava sull ' ingresso , tre quarti d ' ora dopo alzata la tela . Pietro cercò il suo posto e sedette quasi dirimpetto alla loggia della contessa . La commedia fu applauditissima ; ma Pietro non applaudì giammai , poiché soltanto alcuni squarci attrassero la sua attenzione ; e in quegli squarci , quando il suo cuore provava potentemente quello che aveva sentito l ' autore , egli rivolgevasi , senza accorgersene anche , verso il palchetto di Narcisa , e cercava negli occhi di lei l ' eco di quello che egli provava nel suo cuore . La contessa voltava le spalle alla scena ; e solo di tratto in tratto , in quei momenti che avevano il potere di strappare Pietro alle sue frequenti preoccupazioni , ella volgeva i suoi limpidi occhi verso gli attori . Del resto ella discorreva qualche volta con i numerosi visitatori che occupavano successivamente le seggiole del suo palchetto ; e pochissime volte si servì dell ' occhialetto per esaminare le tolette delle signore . Giammai però l ' abbassò verso la platea . Nel suo sguardo , nel suo gesto , nella sua attitudine , fin nel modo in cui parlava e sorrideva qualche volta con quei signori che le tenevano compagnia , c ' era un ' indefinibile espressione di stanchezza e di noia , che si traduceva in sfumature molli , in pose voluttuosamente accidiose . L ' occhialetto di Pietro stava quasi sempre fissato su quella loggia . Due o tre volte , ella , sorpresa di quella molesta assiduità , volse gli occhi verso quel binocolo che aveva l ' indiscretezza di guardarla sì a lungo dalla platea . Una volta infine alzò lentamente il suo , e bruscamente , senza quelle transazioni che sono assai comuni in teatro per mascherare il vero scopo , ella lo fissò di contro a quello del giovane che si abbassò subito . Ella rimase alcuni secondi in quella positura ; indi lasciò quasi cadere sul parapetto il binocolo , e fece un leggiero movimento di spalle d ' impazienza . Prima che terminasse la recita Brusio lasciò il suo posto e si recò sul corridoio . Il suo occhio era acceso e brillante ; le sue gote , abitualmente pallide , si coloravano di un rossigno febbrile . Pochi minuti dopo , prima ancora che il sipario fosse abbassato , udì aprire la porta di un palchetto sul corridoio , e dei passi che si avvicinavano , mischiandosi al fruscio di una veste . La contessa gli passò dinanzi , questa volta allegra e ridente , al braccio di uno di coloro ch ' erano stati nel suo palchetto . Pietro in quel momento avrebbe dato dieci anni della sua vita per uno sguardo di quella donna . Le sue vesti lo toccarono senza che ella mostrasse di avvedersi di lui . Solo il conte si volse a fissarlo con occhio assai cupo e sospettoso . Il giovane scese le scale quasi insieme a lei ; la vide montare in carrozza col conte , dopo aver dato la mano agli altri , e partire . Egli rimase immobile sul limitare . « Non vai a casa ? » , gli disse alle spalle la voce di Raimondo . « Sì ... ti aspettavo per dirti addio ... » « A domani , non è vero ? » « Non lo so ... Avrò forse da studiare tutto il giorno ... » E s ' incamminò lentamente per la Marina . A due ore del mattino Raimondo si disponeva tranquillamente ad andare a letto , quando fu bussato con furia alla sua porta . « Chi può esser a quest ' ora ? » , disse fra sé il giovane sorpreso andando ad aprire . « Son io , Raimondo ... son io ! Aprite , di grazia ! » , udì la voce della signora Brusio , quasi delirante dietro la porta . « Che c ' è , signora ? ... Dio mio ! ... ella mi spaventa ! » , esclamò il giovane introducendo la madre del suo amico nella sua camera . « Pietro ! ... Dov ' è Pietro ? Dov ' è mio figlio , signor Angiolini ? » , disse la povera madre colle lagrime agli occhi . « Pietro non è in casa ? » , domandò Raimondo vieppiù sorpreso . « Son due ore del mattino e mio figlio non si è ancora ritirato ... Ho mandato il domestico a cercarlo al teatro , e ritornò dicendo che il teatro era chiuso da un pezzo , ma che sulla porta era avvenuta una rissa fra alcuni giovanotti ; che vi erano stati dei feriti e degli arrestati ... Mio Dio ! ... gli sarà accaduta qualche disgrazia ! ... Dove lo lasciaste voi ?...» « Ci separammo all ' ingresso del teatro , e mi disse che andava subito a casa ... Ma io non so nulla di risse ... » « Dio ! ... Dio mio !...», singhiozzò la madre torcendosi le braccia , « come farò , Dio mio , come farò ! ... Son sola , signor Angiolini , son sola ! ... Mio figlio ! ... chi sa cosa n ' è di mio figlio ! ... Aiutatemi ; corriamo all ' ufficio di Questura a prendere informazioni ... » « Non si disperi , signora ; spero ricondurle Pietro al più presto , senza alcun accidente . Abbia la bontà di aspettarmi qui . » Raimondo , indossato in fretta un abito , prese il cappello ed uscì . Dando campo ad un sospetto che gli era balenato in mente mentre la signora Brusio si disperava per l ' inusitata e straordinaria tardanza del figlio suo , e per la notizia che il domestico le avea rapportato , egli si diresse per la strada Stesicorea ed indi per quella Etnea , verso la casa ove abitava la contessa di Prato . Giungendo sotto i veroni , sul marciapiede di faccia , gli sembrò di vedere qualche cosa di nero immobile sul lastrico . Si avvicinò esitante e lo chiamò per nome a bassa voce . « Che vuoi ? » , rispose una voce rauca e ancora tremante , come se inghiottisse delle lagrime , che Raimondo avrebbe stentato a riconoscere , nel suo accento duro e quasi cupo , se gli fosse stato meno famigliare . Si appressò ancora , e vide il suo amico seduto sullo scaglione del marciapiede , coi gomiti sui ginocchi e il mento fra le mani . « Tu qui ! ... a quest ' ora ! » , esclamò Raimondo . « Che vuoi , ti dico ? ! » , replicò con maggiore asprezza Pietro . « Non son forse più padrone di fare quello che mi piace ?!...» Raimondo capì che quello non era il momento di parlare al suo amico ; e sospirando tristemente , poiché allora soltanto scoperse lo spaventoso abisso del precipizio su cui egli si cullava , sedette silenzioso al suo fianco . Pietro rimase muto , come non avvedendosene , cogli occhi di una sorprendente lucidità , fissi sul lume che brillava dietro le tende di seta del verone . Qualche volta , a lunghi intervalli , egli trasaliva , ed una gocciola , come di sudore , che partiva dall ' orbita , luccicava un momento solcando le sue guance . Ad un tratto egli afferrò con violenza il braccio di Raimondo ! « Guarda ! ... guarda anche tu ! » , diss ' egli con la voce stridente ed interrotta del delirante o del pazzo . E si alzò , come se avesse voluto elevarsi sino al verone per meglio osservare . « Io non vedo niente » , mormorò Raimondo che si fregava gli occhi inutilmente . Pietro , senza rispondergli , gli porse la busta del suo occhialetto che trasse dalla saccoccia del soprabito . « Guarda , ti dico ! ... c ' è da diventar pazzo ! » Coll ' aiuto dell ' occhialetto Raimondo vide la contessa , presso le tende del verone , di cui le invetriate erano aperte , sdraiata , nella sua favorita posizione languida e voluttuosa , su di una poltrona , ancora colla veste del teatro , coi capelli ancora intrecciati di fiori ; ed un uomo , il conte , ritto dietro la spalliera della poltrona , che si chinava verso di lei , e le divideva coi baci i ricci da sulla fronte . Ella gli sorrideva del suo riso da sirena ; e di quando in quando , allorché il conte rimaneva come stordito nel fascino di quelle seduzioni mirabili di voluttà , ella gli prendeva le mani colle sue manine affilate e bianchissime , e se ne lisciava la fronte , e le nascondeva fra il setoso volume dei suoi capelli , e se le posava sugli occhi e sulle labbra , ma lentamente , con quel suo abbandono ch ' era irresistibile , come se avesse voluto dare il tempo a tutte le emanazioni inebbrianti che scaturivano dai suoi pori di penetrare in lui sino al midollo delle ossa . Raimondo , quasi spaventato , pel suo amico , da quella vista , fu scosso dai singhiozzi di lui che prorompevano soffocati come singulti ; e , riponendo tristamente nell ' astuccio l ' occhialetto , disse col tuono di chi prende una risoluzione : « Via , Pietro , è tempo di partire ! Tua madre ti attende a casa mia ! » . « Mia madre !...», esclamò il giovane con un sussulto che dimostrava come quella corda vibrasse ancora potentemente nel suo cuore , mentre tutte le altre erano allentate e sconvolte . « Sì , tua madre , spaventata dalla tua estraordinaria tardanza , che ti cerca da me come una pazza . » « È tanto tardi dunque ? » , domandò egli come parlando in sogno . « Son le tre fra poco . » « Non credevo fosse sì tardi ... Hai ragione , andiamo via ... bisogna essere uomini ! » Poscia si fermò in mezzo alla strada , quasi non avesse avuto la forza di staccarsi da quel punto . « Ben dicesti : bisogna essere uomini e non fanciulli ! » , replicò Raimondo , dando al suo accento la possibile espressione e trascinandolo in qualche modo per forza , mentre Pietro si lasciava condurre a capo chino come un ragazzo . IV Quando entrarono nell ' Albergo di Francia , dove li aspettava la signora Brusio , questa corse ad abbracciare suo figlio con tutta l ' effusione di un cuore di madre ; ma rimase senza osarlo , colle braccia aperte , dinanzi allo sguardo fosco e alla fisonomia cupa ed irritata del figlio suo . « Credevo » , disse questi aspramente , « di non essere più all ' età di uno scolaretto che si manda a cercare se ha fatto tardi nel ritornare da scuola ... » La madre fu dolorosamente colpita da quelle parole , le sole che avesse udite in tal modo da quel figlio che l ' idolatrava . L ' istinto materno fu atterrito dallo stato di quel giovanetto che in un ' ora avea potuto dimenticare siffattamente il culto che nutriva della madre , e risponderle in tal guisa . « Andiamo , figlio mio , le tue sorelle ci aspettano ... » , diss ' ella tristamente , ma evitando di inasprirlo ; « grazie , signor Angiolini !...» S ' incamminarono verso casa ; e la madre osservò sospirando che il figliuolo non le offriva il braccio , e camminava cupo , ed anche indispettito al suo fianco . Sulla scala corsero ad incontrarli le due sorelline ancora pallide e singhiozzanti , che gridavano : « Mamma ! mamma ! ... L ' hai trovato ? ... È qui il nostro Pietro ?!...» . Le loro festanti esclamazioni furono interrotte dalla voce dura del fratello . « Per l ' avvenire » , esclamò questi , cercando di dare la possibile moderazione alla sua voce tremante d ' irritazione , « spero che le mie tardanze non daranno più luogo a simili scene da teatro ... che mi costringerebbero a cercare altrove la pace e la libertà di cui ho bisogno ... che son deciso ad avere ... Datemi la doppia chiave della porta , onde non dia più occasione ad attendermi domani , e facciamola finita !...» E senza neanche prendere il lume , si chiuse nella sua camera , sbattendone l ' uscio con impeto . « Povero figlio mio ! » , singhiozzò la desolata madre , abbracciando piangente le sue figlie : « ecco le prime lagrime che mi fai versare ! » . Pietro passeggiò per la camera alcuni minuti , agitato e smanioso ; poscia si fece al verone . La calma serena di quella notte d ' estate , il fresco venticciuolo che gli asciugava il sudore sulla fronte lo calmarono alquanto ; egli pensò alle lagrime di sua madre ed odiò se stesso come giammai aveva odiato . « Son vile ! ... sì , son vile !...», esclamò strappandosi i capelli . « Oh ! la testa ... Dio mio !...» Aprì l ' uscio della sua camera senza far rumore , e camminando leggero leggero andò ad origliare dietro la bussola della camera di sua madre , onde vedere se dormiva . La signora Brusio era ancora in piedi quando suo figlio aveva aperto l ' uscio , ascoltando ansiosamente il più lieve rumore ch ' egli facesse , e che potesse farle indovinare lo stato del cuore di lui ; appena udì che si avvicinava capì , con l ' istinto materno , che suo figlio pentito veniva a vedere se ella dormisse ; e l ' istinto materno le suggerì anche che l ' unico perdono che egli poteva desiderare nel suo pentimento era che sua madre riposasse . Ella si gettò sul letto , e finse di dormire . Pietro ascoltò , dietro il paravento , il respiro alquanto accentuato di sua madre ; credette che dormisse davvero , e non poté frenare le lagrime che gli scorrevano ardenti sulle guance : lagrime di pentimento , di rabbia contro se stesso , di terrore dell ' avvenire ( che allora soltanto intravedeva ) per ciò che provava . « Povera madre ! » , esclamò singhiozzando ; « povera madre mia ! » . E la madre udì quei singhiozzi , e soffocò i suoi fra i guanciali . Pietro si ritirò in punta di piedi , com ' era venuto ; e si rimise al verone . Colla fronte fra le mani , ed i gomiti appoggiati alla ringhiera , egli si assopì in quel vortice luminoso e turbolento che il cuore e l ' imaginazione gli creavano , e dove vedeva un ' ombra , dove una figura , ora vestita di bianco , ora quale l ' avea veduta poche ore innanzi ... carezzantesi la fronte ed i capelli con le mani di quell ' uomo ... Quando , abbarbagliato da una luce vivissima , egli alzò gli occhi , si avvide con sorpresa che il primo raggio di sole facea scintillare i vetri . « Diggià ! » , mormorò egli : « il giorno vien presto al presente !...» . Sua madre , entrando la mattina nella camera di lui , osservò con dolore che il letto era intatto , come era stato acconciato la sera innanzi . « Madre mia ! » , le disse il giovane prendendole una mano , in tuono di pentimento del passato ma risoluto ad ottenere quello che domandava , « ti chiedo perdono di quello che ho detto e fatto ieri ... Ma ti prego di lasciarmi per l ' avvenire alquanto più di libertà , che l ' età mia ora richiede ... » . « Fa come vuoi , figlio mio ... » , rispose la madre abbracciandolo . « Io non temo che tu ne possa abusare , poiché sei figlio di un uomo onesto e manterrai onorato il nome che ti diede . In quanto a me ... » , e la povera donna sospirava tentando di sorridere , « in quanto a me cercherò di vincere le mie sciocche paure ... » « Grazie , grazie , buona madre !...», esclamò Pietro facendo uno sforzo per non bagnare di lagrime quella mano che baciava . Però ogni sera quella madre , che numerava coi battiti del suo cuore i minuti che suo figlio tardava a venire , aspettava , sino alle due , e spesso sino alle tre , che il noto passo le annunziasse da lungi , nel silenzio della strada , ch ' era lui che veniva ; e piangeva sovente , quando , invece di mettersi a letto , lo udiva passeggiare per la camera , o farsi al verone ; e l ' indomani , dopo avere interrogato sospirando il letto , spesso colle lenzuola ancora rimboccate , cercava negli occhi smarriti del figlio e nei suoi lineamenti pallidi e sbattuti la risposta ai vaghi timori che l ' agitavano . Pietro , che ogni mattina pel passato soleva informarsi della salute di sua madre , non s ' accorgeva nemmeno del pallore di lei e della sua cera malaticcia . Raimondo non lo vedeva quasi più . Brusio passava i giorni al Laberinto , la sera seguendo la donna che gli aveva ispirato questa folle passione o cercando d ' incontrarla al passeggio , ( dove lo sguardo di lei qualche volta lo fissava con quel raggio pacato e snervante della sua pupilla cerulea , ciò che faceva delirare il povero giovane , e gli faceva seguire , coll ' occhio ardente e le membra convulse , quella veste fluttuante che armonizzavasi sì mirabilmente ai movimenti pieni di seduzione del corpo da fata ) o al teatro dove la vedeva splendere di tutto il prestigio del suo lusso , profumata da quel vapore inebbriante che recano la bellezza , la giovinezza , la ricchezza ; facendo scintillare la luce del suo sguardo insieme al riflesso dei suoi diamanti ; armonizzando la bianchezza vellutata e purissima della sua pelle alla bianchezza pallida delle perle che le cingevano il collo bellissimo ; spesso allegra e ridente cogli uomini più eleganti e più alla moda , appartenenti alla migliore società , che si contendevano un posto nel suo palchetto ; spesso a metà nascosta nell ' angolo più oscuro della loggia , colla testolina ricciuta e coronata di fiori e di gemme rovesciata all ' indietro sulla parete , con quell ' attitudine abbandonata cui ella sapeva dare tutto quanto vi ha d ' attraente nella mollezza , d ' irresistibile nel languore ; e vi stava ad occhi chiusi , come dormendo ed assorbendo con maggior squisitezza di voluttà le armonie della musica che avevano il potere di commuoverla dippiù . Egli passava la notte sotto i veroni di lei , coll ' occhio fisso su quel lume che rischiarava la sua stanza ; aspirando , con terribile voluttà di passione ( ch ' era tanto potente da sembrare angoscia qualche volta ) di gelosia , ed anche di dolore , tutti i rumori più insensibili del suo passo , del fruscio della sua veste , tutte le emanazioni della donna amata , i minimi suoni del suo pianoforte e della sua voce , che spesso parlava al conte di quelle parole , cui rispondeva , come un ' eco , un singhiozzo dalla strada . Egli sapeva l ' ora del suo levarsi , della sua toletta , del suo pranzo , della sua passeggiata ; conosceva il modo d ' ondeggiare delle tende quando ella vi stava dietro , il rumore delle carrucole della poltroncina che la sua mano indolente tirava a sé . Era un martirio spaventevole che s ' imponeva senza saperlo ; che l ' attraeva però col fascino del precipizio ; che alimentava il parossismo febbrile , il quale divorava le sue forze e la sua vita , colle sue triste gioie , coi suoi acri godimenti , coi suoi sogni febbricitanti . Alcune volte , ritirandosi ella dopo la mezzanotte , a piedi , accompagnata [ dal conte e ] da due o tre giovanotti eleganti che la corteggiavano , si era rivolta verso quell ' uomo , seduto sul marciapiede , che si sarebbe scambiato con un mucchio di cenci ; ed il conte avea rallentato il passo per meglio osservarlo . Quando ella si ritirava in carrozza , Pietro osservava , qualche volta , al riverbero dei lampioni della carrozza , che ella , mentre scendeva dal montatoio , si volgeva con curiosità verso l ' angolo ove sapeva di dover trovare quello strano personaggio che la prima volta avea supposto un mendico ; e che il conte si fermava innanzi al portone qualche minuto per guardarlo . Una notte , negli ultimi di settembre , verso le due del mattino , Pietro aspettava da un pezzo la contessa che era andata alla serata del prefetto . Il rumore di una carrozza , che si avvicinava al gran trotto , si fece udire da molto lontano per le strade deserte , e poco dopo il legno passò dinanzi al nostro protagonista fermo al suo solito posto . Narcisa ne scese più lentamente del solito , e scomparve quasi subito insieme al conte . La carrozza ripartì . Pietro udì il passo leggero di lei che saliva le scale , accompagnato dal passo più pesante dell ' uomo che la seguiva ; udì la porta che si apriva a riceverli e si rinchiuse poco dopo ; vide che nel salotto ove abitualmente dimorava la contessa , venivano accresciuti i lumi . Poco dopo la dolce voce di Narcisa , col suo accento molle ed armonioso d ' indefinibile espressione , fece battere fortemente il cuore del povero giovane . « Mio Dio ! ... che buio ! ... Ma dormono tutti in questa casa stassera !...» Indi alcuni suoni , tratti così a caso dal pianoforte , quasi le dita cercassero le note di una fantastica melodia , che si stancarono presto a riprodurre e che diede luogo al terzetto finale d ' Ernani , anch ' esso poco dopo interrotto , colla stessa capricciosa volubilità , per un valtzer allora in gran voga : Il Bacio , di Arditi . Però sembrava che un ' attitudine estraordinaria facesse , in chi suonava , supplire a tutte le lievi imperfezioni di esecuzione , che venivano dalle difficoltà che incontrava , con una espressione molto rara , che traeva degli impeti e dei fremiti di delirio festevole dalle note del valtzer e faceva piangere con quelle del melodramma . Giammai a Pietro parve di avere udito armonia come quella che le mani della donna adorata creavano sui tasti d ' avorio , nel silenzio profondo di quella notte , profumata dal vicino Laberinto e rischiarata dalla luna . Tutt ' a un tratto anche il valtzer fu interrotto , ed il giovane udì i passi di lei che si avvicinava al verone , e vide la sua ombra che intercettava il lume che ne rischiarava il vano . Ella si appoggiò all ' inferriata del verone , colla testa fra le mani , perdendo il suo sguardo nell ' orizzonte . La luna , allora nel suo più alto emisfero , la circondava quasi in un trasparente vapore . Un ' altra ombra si avanzò e le si mise al fianco . « Perdio ! » , disse una voce secca ed orgogliosa , con accento toscano , che Pietro riconobbe per quella del conte , « non mi leverò mai d ' addosso quest ' accidente ! » Brusio sentì che quelle parole erano al suo indirizzo , e il sangue gli montò al viso . « Che dite ? » , rispose la fresca voce della contessa , sebbene parlasse pianissimo . « Parlo di quell ' importuno che sta a farci la spia da mane a sera ; che non ci lascia un ' ora di pace ... e che credo , in fede mia , sia pazzo di voi ... » La contessa alzò le spalle con un moto sprezzante d ' indifferenza ; indi mormorò sbadatamente , colla sua voce più bella e più calma , e colla più completa noncuranza , lasciando il verone : « E che ci ho da fare io se quest ' uomo e pazzo ?...» . Pietro si alzò , lento , come se le gambe gli si piegassero sotto , sentendo agghiacciarglisi il sudore sulla fronte , coi denti sbattenti di convulsione . Di giorno il conte sarebbe rimasto atterrito dal pallore e dall ' alterazione dei lineamenti di lui , e dal sinistro splendore dei suoi occhi ardenti . Egli rimase un momento immobile , annichilato , come se quella bellissima voce di donna avesse di un sol colpo reciso i muscoli più vitali del suo cuore . Il solo rumore che si udiva era quello dei suoi denti che battevano gli uni contro gli altri . « Questa donna ha ragione ! » , mormorò egli quindi colla voce rauca , stentando a proferire le parole : « io son pazzo ! ... son pazzo ! ... Sono stato vile anche !...» . E partì lentamente , quasi strascinandosi . Non avea fatto dieci passi che udì le note allegre e cristalline del valtzer che risuonavano di nuovo . Si fermò in mezzo alla strada , a guardare un ' ultima volta , con un ' ineffabile espressione di disperata amarezza , quel lume che splendeva chiarissimo in quella stanza riboccante d ' armonia ; si levò il cappello , con un moto istintivo , lento , quasi solenne , esclamando , cogli occhi umidi di lagrime infuocate : « Addio , signora ! ... Addio ! » . Camminò tentoni , barcollando com un ubbriaco , fino a quando stramazzò , privo di forze , singhiozzante , su di un sedile di marmo sotto gli alberi del Rinazzo . « Oh ! questo valtzer ! questo valtzer ! » , gridò egli smaniante , come se quelle note gli percuotessero sul cervello , « Dio ! ... mi pare di diventar matto davvero ... Ah ! ... ma non ha dunque nemmeno un pensiero per l ' uomo ch ' è pazzo per lei , questa donna ?!!...» E partì correndo , come un delirante , fuggendo quei suoni , che sembravano inseguirlo nel silenzio della contrada . Si aggirò quasi tutta la notte per le vie più solitarie e deserte della città ; spesso correndo e singhiozzando disperatamente , spesso lasciandosi cadere a terra , sul canto di una via , quando l ' eccitazione febbrile che l ' agitava gli toglieva le forze che gli aveva dato nel suo parossismo . Non tenteremo di dare un ' idea di quelle lagrime roventi che lasciavano solchi sul suo volto livido ed impastato di polvere e di sudore . La tempesta violenta che mugghiava in quel petto gli faceva emettere voci tronche , gemiti che si articolavano come parole , ma in mezzo ai quali risuonava sempre un grido , or come un singhiozzo , or come un ' invocazione disperata : « Narcisa ! ... Narcisa !...» . E quando le sue arterie battevano in modo da rompersi , egli si afferrava la testa fra le mani , e tornava a correre come un pazzo , fin quando la stanchezza fisica lo istupidiva alla lotta terribile delle sue passioni . Cominciava ad albeggiare ; quell ' incerto crepuscolo gli ferì gli occhi come un riverbero infuocato ; quella vita che si risvegliava nella grande città con tutti i suoi rumori , quella luce che crescendo gli sembrava rischiarasse tutta l ' immensità della sua disperazione , gli parvero odiose ... a lui che cercava il nulla , che non avea pensato al suicidio perché odiava troppo ancora per essere stanco della vita . Aprì la porta di strada di casa sua colla doppia chiave che recava sempre addosso ; si chiuse nella sua camera , così al buio ; e si buttò sul letto , vestito com ' era , lasciando cadere soltanto in un angolo il suo cappello : era annichilato . La stanchezza fisica e la morale l ' avevano vinta fors ' anche sulla sua disperazione ; o almeno , in quel punto , gliela avevano resa meno sensibile . Egli si addormentò poco dopo di un sonno agitato , febbrile ed interrotto . Sua madre , che all ' alba avea lasciato il letto , dopo una notte passata fra le lagrime , e stava nel salotto che precedeva la camera di lui , onde vedere se almeno fosse rientrato , udì a lungo gemiti , singhiozzi , rantoli soffocati , che si mischiavano alla respirazione affannosa e stentata del dormente , e che conturbavano e straziavano il suo cuore . Questa donna , coll ' orecchio fissato sulla toppa dell ' uscio , stette quasi un giorno intiero ascoltando con angosciosa ansietà tutti i minimi rumori di lui e cercando d ' indovinarli . Finalmente , verso le sette di sera , l ' udì levarsi e passeggiare per la camera . Ella ebbe timore , sì , la madre che comprendeva come qualche cosa di terribile passasse nell ' animo del figlio , e lo allontanasse dalle sue consolazioni e fin dalle sue lagrime , la madre ebbe timore che questo figlio adorato , buono un tempo ed affettuoso , che ella non riconosceva più ora allo sguardo fosco e al carattere aspro e violento , non commettesse qualche scena brutale se si fosse accorto di essere stato spiato . Pietro passeggiò un pezzo per la camera , strascinandosi o camminando a salti , a seconda delle istantanee trasformazioni che subiva il corso delle sue idee ; odiando quel filo di luce che trapelava dalle commessure delle imposte e che gli provava che la luce illuminava ancora ; odiando i rumori della strada che gli annunziavano che tutto non era morto o almeno in lutto come il suo cuore ; odiando fin anche il pensiero di esser vicino alla sua famiglia , quella famiglia che avea formato il suo culto e per la quale avrebbe dato altra volta tutto il suo sangue . Poi sedette presso il tavolino , colla testa fra le mani ; e vi stette a lungo ; coll ' occhio arido , lucido , di una straordinaria fissità . Una febbre ardente faceva vibrare con forza le sue pulsazioni ; allorché sentì battere sì violentemente le sue arterie ch ' egli ne udiva quasi il sordo rumore con colpi spessi percossi sul cervello ; allorché sentì sulle palme quel fuoco che ardeva la sua fronte ; allorché , più che mai , intravide dei lucidi bagliori attraversargli la pupilla con un solco luminoso , che nell ' animo tracciava una striscia infuocata fra la tempesta delle sue passioni , dubitò un momento che fosse pazzo davvero . Egli ebbe paura di quest ' idea ... paura di non esser più padrone di sé , della sua vita , nel momento che sentiva averne maggior bisogno , per inebbriarsi di tutta la terribile voluttà di quel dolore che l ' attaccava alla vita istessa ; ebbe paura di abbandonare questa , come in trastullo , agli uomini : egli si fece alcune domande che erano strazianti nella loro calma forzata ; si propose ragionamenti posati che tradivano ancora la convulsione dello sforzo che erano costati , dominando l ' uragano che tempestavagli in cuore con volontà disperata di calma , per convincersi che non era pazzo ... poiché egli avea paura d ' esserlo ... poiché egli odiava ferocemente ... Udì suonare nove ore all ' orologio della stanza contingua . « Vediamo ! » , mormorò egli alzandosi , « a quest ' ora dev ' essere buio ... Ho tutta la mia ragione ancora ! ... Che vale disperarsi per colei ? ... quali diritti ne ho io ? Siamo uomini , perdio ! ... come dice Raimondo ... Ma chi dice questo spesso è segno che teme di non esserlo abbastanza ... Non è vero che son pazzo ! ... Non voglio essere pazzo io ! ... Ebbene ! ... io voglio esser uomo ! ... sì ... ho la testa lucida ! ... comprendo che bisogna annegarne la memoria ... annegarla fra il vino ... le donne ... l 'orgia!...» Aprì le imposte , per vedere s ' era notte davvero : era buio affatto ; raccolse il cappello da terra e se lo calcò sul capo senza nemmeno aggiustarsi i capelli arruffati e appiccicati col sudore sulla fronte , ed uscì , quasi fuggendo la madre che udiva camminare nell ' altra stanza . V Gli parve di respirare più liberamente quando l ' aria aperta lo percosse sul volto , rinfrescando il calore delle sue membra ardenti di febbre : quella dolce sensazione gli parve fargli bene . Per la strada Vittoria scese alla Marina . A misura che l ' influenza di quella bella sera s ' insinuava nel suo organismo , egli sentiva però crescere e giganteggiare un fantasma che voleva scacciare con tutte le forze dell ' essere suo ... che l ' atterriva . Sotto il Seminario , vicino Porta Marina , in una bottega , udì i suoni di alcuni strumenti da fiato e da corda che eseguivano una polka , e i passi saltellanti e vigorosi di coloro che ballavano . « Costoro si divertono » ; diss ' egli , « chi sa se anch ' io vi potrei almeno dimenticare !...» Fece alcuni passi per entrare nella bottega di tabacchi che precede l ' ignobile sala da ballo , ma non ebbe la forza di farlo . L ' istinto , l ' abitudine piuttosto , del giovane bene educato non gli permise di mischiarsi senza transazioni a quanto vi avea d ' impuro e d ' abietto in quella gentaglia , operai d ' infima classe , lustrastivali , borsaiuoli , barcaiuoli e femmine di mala vita , che componevano la società di quel ballo . « Oh ! stordirmi ! stordirmi !...», esclamò egli , con un accento quasi doloroso , fermo in mezzo al viale ove avea incontrato Narcisa e questa l ' avea guardato . E partì di buon passo per la strada Stesicorea ; ai Quattro Cantoni entrò alla Villa di Sicilia . Era la capitolazione del giovane di buona famiglia , che non osava ancora penetrare nella taverna per ubbriacarsi e cercava la taverna elegante . Al garzone , che gli domandava cosa ordinasse , rispose di non saperlo , di recare quel che voleva , come per esempio un ' insalata , purché l ' accompagnasse di una bottiglia di marsala . Il cameriere guardò sorpreso quel giovane che beveva una bottiglia di marsala su di un ' insalata . Pietro fu quasi atterrito , quando , riflessa dirimpetto a lui , su di uno specchio , vide una sinistra figura da spettro , col cappello ammaccato , i capelli incollati e cadenti sul volto di un pallore che sembrava terreo , magro in modo da far luccicare straordinariamente il bagliore che la febbre dava ai suoi occhi , i quali sembravano più grandi ; cogli abiti scomposti ; egli stentò un pezzo a riconoscere se stesso , e finalmente un riso amarissimo errò sulle sue labbra violacee . Il cameriere gli recò quanto avea ordinato ; egli cominciò a bere il vino senza toccare l ' insalata . Allorché sentì i polsi battergli più forte , le gote animarsi , i vapori annebbiare la sua testa , ancora vertiginosa , egli si alzò , dopo aver pagato lo scotto , ed uscì . « Ora andiamo al ballo ! » , mormorò con triste sarcasmo ; « forse anch ' ella , a quest ' ora , è alla sua festa !...» E scacciando un ' ultima volta quest ' immagine che , anche fra i fumi del vino , anche nel momento che si stordiva per non vederla e che la fuggiva nello stravizzo , trovava modo d ' inchiodarglisi ferocemente nel cervello , egli corse alla Marina ; esitò ancora un istante prima di mettere il piede su quella soglia , e finalmente entrò nella bottega che precedeva lo stanzone ove si ballava . Fingendo di dover comprare sigari , domandò a colui che stava al banco se l ' entrata al ballo era libera per tutti , pagando ; colui lo squadrò dal capo alle piante , come sorpreso che un giovane il quale indossava abiti piuttosto eleganti venisse a cercare una tal festa ; poi , alzando le spalle con ruvida indifferenza , gli rispose con un cenno del capo affermativo . Brusio , pagati alla porta i pochi centesimi che davano diritto all ' entrata , passò nella sala da ballo . Era , come abbiamo accennato , una stanza assai grande , illuminata da lampade ad olio , con alcune panche disposte in giro alle pareti , su di una delle quali sedevano un contrabbasso , un violino ed un flauto che facevano saltare col movimento della polka una ventina di ballerini e ballerine . La vista del giovane in cappello a cilindro fece impressione certamente , poiché le danze furono sospese , e tutti si volsero a guardare con curiosità il nuovo venuto ; poco dopo incominciò a farsi udire un mormorio di cattivo augurio contro quell ' importuno che veniva a disturbare il loro passatempo . « Egli viene a ridere di noi ... il signorino ! » , esclamò una delle donne , che si appoggiava alla spalla di un uomo atletico , vestito di velluto e di volto assai caratteristico . « Noi non andiamo a mischiarci alle sue smorfiose ... quando essi si divertono !...», gridò un ' altra . « Non vogliamo seccatori qui ! non vogliamo spie ! » , urlò una terza voce . « Ora vado a prendere per le spalle questo piccino e te lo metto fuori » , disse l ' uomo erculeo alla sua donna . E si avanzò , col cipiglio arrogante , verso il Brusio , il quale ancora esitava ad inoltrarsi . « Che vuoi tu ? » , gli disse colla voce dura dell ' imperio che esercitava sui suoi compagni quando gli fu faccia a faccia , covrendolo quasi col suo largo petto e la sua alta statura . « Non ho da dirlo a te , né a nessuno qui ! » , rispose il giovane , irritato , quantunque avvinazzato , da quella brutale famigliarità , guardandolo fisso negli occhi . « Per Cristo ! non hai da dirlo a me ? » , rispose sghignazzando il colosso . « Ma sai che qui sei in casa mia , e che se ti prendo fra l ' indice ed il pollice ti stritolo ?!...» « S ' è casa tua ci resto ! » , disse Pietro coll ' ostinazione dell ' ubriachezza o del puntiglio giovanile ; « in quanto a stritolarmi , provati ! » E incrocicchiò le braccia sul petto , stendendo un passo in avanti e spostandosi solidamente sulle sue gambe snelle ma nervose , come se aspettasse l ' assalto . L ' altro fece ancora un passo , minacciandolo dello sguardo più che del gesto , con la bravata audace e cinica che dà la coscienza della superiorità fisica in tali uomini ; e mormorò , con voce che cominciava ad essere rauca d ' ira , accostandosi sin quasi a toccarlo col petto : « Vattene ! » . « No ! » , rispose Pietro bruscamente . Il gigante stese le braccia per afferrarlo ; le braccia muscolose del giovane lo ributtarono due o tre passi all ' indietro con un vigore che il bravaccio non avrebbe mai supposto in quel corpo magro e svelto ; allora mise un urlo di rabbia : l ' urlo della iena che ha sentito pungersi mentre scherzava ; e afferrata una sedia la slogò di un sol colpo sul pavimento , tornando quindi verso di Brusio con la sbarra pesante e ruvida fra le mani , che brandiva sulla sua testa come una clava . Pietro , dal canto suo , fu lesto ad impadronirsi del bastone di uno dei suonatori , che si erano salvati dietro le panche , e a pararsi il colpo con quello . Allora cominciò un combattimento accanito e feroce fra l ' uomo atletico , che mugghiava come un toro ferito per la rabbia che non poteva sfogare , rabbia accresciuta dalla inopinata resistenza che incontrava e che gli toglieva il prestigio d ' invincibilità nell ' opinione dei suoi compagni , ed il giovane alto , sottile , pallidissimo , colle grosse labbra chiuse e sdegnose , l ' occhio scintillante , la fronte alquanto calva , altiera ed impassibile , su cui si appiccicavano i capelli arruffati e si schiacciava il suo cappello a cilindro . Per fortuna Pietro aveva studiato la scherma del bastone con maggiore attenzione di quanta ne avesse messa ad ascoltare le lezioni del canonico Russo ; fu perciò col massimo piacere degli spettatori , comprese le femmine , che questi assistettero a quel duello singolare fra i due avversarii degni di starsi a fronte l ' un l ' altro ; essi battevano le mani ai bei colpi , e incoraggiavano con acclamazioni i combattenti . Brusio non era più uno straniero per loro , un signorino , ora che maneggiava sì bene il bastone . L ' uomo vestito di velluto avea il braccio e le reni solidi come bronzo , e molta abilità in questa maniera di scherma , ciò che gli faceva menar colpi che calavano giù rombando terribilmente ; il giovane però , se non avea la forza muscolare del suo avversario , lo vinceva nell ' elasticità e sveltezza dei movimenti e nel sangue freddo inalterabile , che in lui era uno strano effetto della collera , con cui aggiustava i suoi colpi e parava quelli che gli venivano . Tutt ' a un tratto una legnata violenta di Brusio spezzò la spada colla quale il bravaccio parava il colpo alla testa , e si vide quest ' ultimo stramazzare a terra colle braccia stese : avea il cranio spaccato . Successe uno straordinario tafferuglio : alcuni gridavano evviva , altri imprecavano e minacciavano Pietro più seriamente al certo di quanto fosse stato minacciato sino allora , poiché nella mezza luce si vedevano luccicare lame di coltelli affilati . « Silenzio , canaglia ! » , si udì gridare una voce la quale avea tutte le gradazioni fra quella dell ' uomo e quella della donna , « questo giovanotto lo proteggo io ! è dei nostri ! ... Ha cuore e pugno ... Egli vuol essere dei nostri , giacché è venuto ; non è vero ? » « No ! no ! Sì ! sì ! » , urlarono alcune voci avvinazzate : « Non vogliamo cappelli ! non vogliamo signorini !...»; « Viva il signorino ! egli ha il pugno di ferro ; egli ha vinto Nicola ! » . Nulla avrebbe potuto sedare quello schiamazzo , e Pietro avrebbe corso fors ' anche il più grave pericolo , minacciato dalla vendetta degli amici del caduto , quantunque difeso anche dal piccol numero dei suoi ammiratori ; un altro combattimento , in più grandi proporzioni , era almeno imminente , se non fosse entrato in quel punto il padrone dello stabilimento ; il quale , impassibile sin ' allora a quanto era avvenuto , dietro il suo banco della prima camera , accorreva dimostrando nel gesto e nella fisonomia l ' importanza della notizia che recava : « I carabinieri ! » , diss ' egli . « I carabinieri ! » fu gridato da ogni parte . E tosto amici e nemici si fusero in un lodevole accordo a nascondere in uno stanzino il mal capitato Nicola , cui , quantunque fosse rinvenuto e mandasse lamentevoli gemiti , nessuno avea badato , a lavare il pavimento lordo di sangue , e a tirare i suonatori da sotto le panche . « La Fasola ! la Fasola ! » , fu gridato da tutti . Venti braccia soffocarono Pietro in un energico amplesso ; e venti voci , anche di quelle che avevano minacciata la sua vita un momento innanzi , gli susurrarono : « Siamo amici , non è vero ? Sei dei nostri ! ... Vuoi essere dei nostri ? » . « Sì , son dei vostri ! ... amici ! tutti amici ! » , rispose Pietro , urlando tanto forte da cercare di soffocare le stesse parole che proferiva ; stendendo le mani alle venti mani nere e callose che gli venivano stese , onde stordire tutto quello che sentiva d ' ignobile , di ributtante , di vile in quell ' accozzaglia alla quale veniva a domandare le sue distrazioni ; ballando anche lui quella ridda infernale sul sangue versato da poco e ancora tiepido ... Egli , a misura che le acri esalazioni di quei cenci e di quei corpi , e l ' esaltazione avvinazzata di quel tripudio cominciarono ad offuscargli il cervello , come il marsala non aveva potuto fare ; egli , che aveva avuto ribrezzo a toccare la mano di quella femmina , spudorata corifea della festa , ch ' era stata la donna di Nicola , cominciò a saltare più furiosamente degli altri , e stringersi più ebbro quell ' abbietta creatura fra le braccia . Due ore dopo mezzanotte egli usciva stordito , briaco da quell ' orgia ; ancora sbalordito dal baccano che avea fatto il suo cuore ; mormorando come per illudersi anche in quel momento : « Oh ! la vita ! ... Questa è la vita ! ... Donne e vino ! ... Viva l ' allegria ! » . Da quel giorno , o piuttosto da quella notte , Pietro Brusio cominciò una vita indegna ed abbietta , di cui egli cercava occupare tutti gli istanti con gli eccessi più sfrenati , per non darsi il tempo neanche di vedere dov ' era caduto . Egli faceva sforzi sovrumani per annegare nel frastuono , nell ' ubbriachezza , quanto sentiva ancora di elevato e di nobile nel suo cuore , che gli rimproverava come un rimorso la vita che menava , e gli faceva pensare spesso , malgrado la sua disperata volontà , malgrado gli eccessi a cui ricorreva , a quella donna fatale di cui malediva la memoria . Spesso fra le orgie più impure , nell ' ubbriachezza più profonda , egli rimaneva in disparte , muto , pallido , coll ' occhio fisso e pensieroso . Spesso , al contrario , stringendosi una di quelle femmine da trivio fra le braccia egli mormorava un nome cogli occhi umidi di lagrime : ciò che rendeva dapprincipio attoniti , e faceva ridere dappoi i suoi compagni di stravizzo . Egli logorava la giovinezza del suo cuore e del suo corpo in questa vita febbrile , divorante , che s ' era imposta ; fuggiva lo sguardo della madre e delle sorelle come se avesse temuto di contaminarle col suo , come se avesse temuto che la muta eloquenza dell ' occhio umido della madre gli facesse sentire tutta l ' infamia dell ' abbiettezza in cui affogava le sue memorie e il suo amore , che provava ancora rigoglioso e potente . Fuggiva gli amici di una volta , che forse avrebbero potuto rimproverarlo col loro freddo contegno ; [ fuggiva sin anche ] Raimondo , cui non si sentiva bastante coraggio di avvicinare . Siamo al Giovedì Grasso . Brusio ha passato più di quattro mesi di questa vita ; è divenuto il corifeo di questa canaglia composta di femmine da trivio e di uomini perduti ; e in quella sera , tutti mascherati in modo poveramente e orribilmente grottesco , vanno al Teatro a farvi pompa del cinismo del vizio , della brutalità della violenza , della petulanza della miseria colpevole ; occupando la galleria , ove mangiano , bevono , contendono ed urlano anche nel tempo della rappresentazione , malgrado la presenza delle numerose Guardie di Pubblica Sicurezza e dei Reali Carabinieri . Dopo la recita aspettano l ' apertura del ballo mascherato per lanciarsi , coi loro costumi sudici , in mezzo alla platea , per mischiarsi a quella società elegante che non sentonsi in diritto d ' avvicinare coi loro cenci , e per farlo ne cercano il coraggio nell ' ebbrezza , nell ' esaltazione e negli eccessi . Brusio , in prima fila fra di essi , sul proscenio , indossando un travestimento tutto suo , composto di cappuccio , casacca e pantaloni di pelle di montone ( vestito che egli avea denominato da orso ) , si occupava metodicamente a dar fiato ad un enorme corno ad ogni scena nuova ; e le rimostranze delle guardie di Questura erano soffocate dagli urli , dai suoni di trombe e di campane e dai fischi della mascherata numerosa che gli faceva codazzo . Poco prima di mezzanotte fu aperto il ballo . Quella folla ululante irruppe come un torrente limaccioso nella sala . I palchetti erano gremiti di elegantissime dame e di signori mascherati con lusso . Poco dopo si aprì l ' uscio di un palchetto di seconda fila ed entrò la contessa di Prato , mascherata da baccante , accompagnata dal marito e da un bel giovanotto biondo , sottotenente negli Usseri di Piacenza , che le tolse dalle spalle la mantelletta Fatma di peluscio . Giammai la signora aveva brillato di tutta la pompa affascinante delle sue seduzioni irresistibili , come quando si avanzò sul parapetto della loggia colle braccia , le spalle ed il petto nudi nel suo abito diafano di velo , col suo sorriso sulle labbra , con quel piccolo grappolo d ' uva e quell ' unica foglia verde a metà nascosti tra i riflessi cenerognoli de ' suoi capelli neri , che vi si inanellavano attorno alla fronte e le cadevano mollemente sul collo . Pietro non alzò nemmeno gli occhi verso i palchetti . Non osava di farlo , di dissipare forse collo spettacolo di quella profusione di eleganze e di bellezze che ornavano le loggie , il denso vapore avvinazzato e fangoso in cui si avvolgeva ; non osava d ' incontrare un viso ch ' egli non voleva vedere per non avere a dubitare un ' altra volta della sua ragione . L ' orchestra suonava un valtzer ; la folla avea incominciato a ballarlo gesticolando e gridando . Tutt ' a un tratto fu veduta una figura umana , imbacuccata in pelli nere che la facevano mostruosa , montare di un salto sul palcoscenico , e gridare colla sua voce più forte , stendendo il braccio con un gesto imperioso verso l ' orchestra : « Abbasso il valtzer ! Non vogliamo valtzer ! Non vogliamo balli aristocratici ... Vogliamo la Fasola !...» . Quella voce che comandava , quel gesto che imponeva fecero fermare i ballerini che danzavano e i professori che suonavano ; e cominciò un immenso frastuono . Dai palchi partirono alcuni fischi acutissimi , tratti certamente con l ' aiuto delle chiavi . Allora quell ' uomo , quel mostro , alzò la testa orribile a vedersi col suo pallore cadaverico sui suoi lineamenti dimagriti , collo scintillare dei suoi occhi infuocati fra i peli che gli cadevano dal cappuccio sulla fronte ; e quello sguardo che fissò su quei cavalieri giovani , ricchi , eleganti ; su quelle mani in guanti bianchi che si sporgevano fuori dei palchi ad imporgli silenzio ; su quelle signore belle , profumate , splendenti di gemme ; su quella folla dorata che faceva il più vivo contrasto con quella brutta , cinica , briaca , cenciosa , che l ' accompagnava , quello sguardo fu d ' odio immenso , indicibile , e anche di feroce vendetta . « Abbasso gli aristocratici ! » , gridò egli , Pietro , il giovane aristocratico per istinto ; « abbasso i guanti bianchi ! Vogliamo la Fasola ! Suonate la Fasola ! » A quelle parole successe un immenso schiamazzo di urli che applaudivano alle sue parole e chiamavano la Fasola , questa danza popolare . I carabinieri , quantunque avessero spiegato la massima energia nel cercare di calmare l ' effervescenza , erano in troppo piccol numero per imporsi a quella folla resa audace dalla sua istessa insolenza ; finalmente si fece venire il picchetto di Guardia Nazionale ch ' era alla porta . In questa una fischiata solenne e generale , partita dai palchi , sembrò sfidare la collera di quella gentaglia irritata : le mani inguantate di bianco non volevano lasciarsi sopraffare dalle mani nere e callose . Nella platea scoppiò un grido generale di rabbia . Alcune signore svennero allo spettacolo di quella folla urlante che levava braccia nere e facce infuocate e furibonde , come ad imprecare , verso i palchetti , e in mezzo alla quale scintillavano alcuni ferri aguzzi . I carabinieri misero le mani sui revolvers , e la Guardia Nazionale entrò nella sala colle baionette in canna . Rinunziamo a descrivere lo stato d ' esasperazione di Brusio a quella sfida imprudente che l ' aveva percosso come uno schiaffo ; egli saltò in mezzo alla folla gridando : « Ora faccio scendere tutta questa canaglia coi guanti a ballare la Fasola con noi ! Vado a prenderveli per le orecchie ! » . E si fece largo in mezzo alla calca . Nessuno , né carabinieri , né Guardia Nazionale badarono a quell ' uomo che usciva , a quella jena assetata di vendetta , che spingeva in avanti il collo anelante come un animale sitibondo . In due salti egli fu sulla scala del second ' ordine , e si avanzò pel corridoio . Tutt ' a un tratto egli si fermò , come percosso dal fulmine , coll ' occhio smarrito , col volto pallido e convulso : si era trovaro faccia a faccia a Narcisa , che partiva dal Teatro , spaventata di quel frastuono . La contessa aveva messo un grido nel vedere quell ' uomo che correva come un pazzo contro di lei , facendo scintillare nel suo pugno la lama larghissima di un coltello a manico ; quella figura informe ed orrenda sotto le pelli che la coprivano , della quale gli occhi soltanto luccicavano come due carbonchi sul volto che sembrava una maschera di cera gialla . Ella si era stretta contro la parete , aggrappandosi al braccio del conte , come per farsene schermo . Pietro aveva avuto uno sguardo , un solo , per lei ; il coltello gli era caduto di mano ; poi era fuggito , correndo a salti , urlando disperatamente , come l ' animale che voleva figurare . « Oh ! questa donna ! questa donna ! ... questo demonio ! » , gridava egli , correndo all ' impazzata pel Molo . Si fermò sull ' ultimo limite di questo , quando non vide più dinanzi a sé che il mare bruno ed immenso , su cui scintillavano le stelle . Fissò uno sguardo ebete , smarrito su quella superficie che si stendeva a perdita di vista , luccicante di riflessi fosforici ; su quelle stelle che splendevano sulla sua testa ... Due o tre volte avanzò il passo verso quell ' abisso che poteva inghiottire la sua vita coi suoi vortici spumeggianti ; e ciascuna volta egli sentì una forza che l ' afferrava e lo tratteneva ... Finalmente cadde accosciato sul suolo umido e spazzato qualche volta dalle onde , prorompendo in lagrime amare , ardenti , ma non più disperate . Egli pianse a lungo : quel pianto , che non aveva potuto versare da circa cinque mesi , forse lo salvò . « Questa donna ha ragione » , mormorò quando fu calmo , come aveva detto allorquando gli era parso che il suo cuore si fosse spezzato : « quali diritti ho io al suo amore , alla sua attenzione , fin ' anche ? ... Io , Pietro Brusio ! ... Ma io voglio averli , questi diritti che Dio m ' ha dato , che in un istante di scoraggiamento io ho sconosciuto , ho ripudiato , ma che sento in me ... Questa donna anderà superba un giorno dell ' amore di Pietro Brusio ! ! » . E rialzando la testa , quasi lieto ed altiero di quel nuovo indirizzo che dava alla sua vita , di quell ' espiazione che s ' imponeva del passato , della speranza che gli brillava negli occhi ridenti , guardò il cielo quasi calmo , quasi giocondo ora . Si alzò , e con passo fermo s ' incamminò verso la sua casa . Egli andò ad abbracciare la madre nel letto , come per darle la lieta notizia , mescolando le sue lagrime a quelle di gioia di lei , che ritrovava il figlio suo ; e dandole la sola spiegazione della metamorfosi che uno sguardo ed un pensiero avevano potuto operare in lui con queste sole parole : « Perdonami , madre mia ! ... perdonami ! » . Due mesi intieri ebbe la forza di non cercare Narcisa , di non vederla . Usciva di rado , la sera ; e sempre in compagnia di sua madre e delle sue sorelle . L ' aveva dimenticata ? No ! Egli aveva tal forza perché viveva per lei , con lei , in lei ; perché tutta la sua vita era ormai Narcisa . Egli lavorava con un entusiasmo quasi accanito , con una lena che soltanto poteva dargli l ' esaltazione in cui si trovava ; e fece passare tutto il suo cuore nell ' opera sua . Due mesi dopo avea finito un dramma che rileggeva cogli occhi brillanti di sorriso ; del quale era contento ; che amava quasi di una parte dell ' amore di cui amava Narcisa ; che amava come un ' emanazione di lei . Quando egli fu soddisfatto dell ' opera sua , di se stesso ; quand ' egli si sentì più vicino a Narcisa , allora la cercò . La sua casa era deserta e le imposte dei veroni chiuse . La cercò inutilmente otto giorni pei passeggi e al Teatro ; ne domandò agli amici : nessuno l ' avea più veduta . Risoluto di trovarla ad ogni costo andò a far visita in casa A * * * e colla signora condusse il discorso sino alla contessa . « A proposito , che n ' è di lei ? » , domandò . « Credevo che lo sapeste , voi suo amante : è partita . » « Partita ! » « Sì , da venti giorni . » « E per dove ? » « Per Napoli . » « Anderò a Napoli ! » , disse a se stesso Brusio . VI Parecchie settimane dopo , in Napoli , ad una delle serate che dava il barone di Monterosso , noi ritroviamo Narcisa , accompagnata dal marito e dal giovanotto ufficiale di cavalleria negli Usseri , che abbiamo incontrato con lei a Catania . Il sottotenente , che apparteneva ad una delle più nobili famiglie del Napoletano , l ' avea presentata ad una signora di mezza età , la quale recava con tutta disinvoltura gli occhiali sul naso , appartenente anch ' essa alla più alta società e che col suo ingegno si è fatto un nome che comincia ad esser celebre anche fuori d ' Italia . Le due donne , l ' una circondata e adulata pel potere dei suoi vezzi , l ' altra pel prestigio del suo nome , sedevano l ' una presso all ' altra su di un canapè , accerchiate da uno stuolo di cortigiani . Il barone di Monterosso venne a complimentare la signora contessa R * * * , e a dire anche due parole d ' occasione a Narcisa . « Avrò la fortuna , signora contessa » , disse , parlando alla donna matura , « di presentarle stasera un uomo , che , ancora giovanissimo , si è aperta diggià la più brillante carriera nella letteratura drammatica . » « L ' autore di Gilberto forse ? » , domandò la signora . « Lo conosce ? » « No ; ne ho udito semplicemente parlare ; è un dramma che ha incontrato moltissimo , a quel che pare ; e di cui i giornali si sono disputati i meriti con quell ' accanimento che dà sempre della rinomanza all ' autore . È napoletano ? » « È siciliano ; si chiama Pietro Brusio . » « Brusio ? ... Non ho mai udito questo nome ... » « Fra otto giorni questo nome sarà pronunziato come quello di Giacometti e di Gherardi del Testa . » « È una celebrità in erba , dunque ? » « Sì , signora contessa : una celebrità che nasce , ma in mezzo ad una splendida aurora . Il suo dramma è stato replicato quattro volte a richiesta , e domani fu desiderato per la quinta ; l ' impresario glielo ha pagato come non si sogliono pagare quasi mai le produzioni letterarie in ltalia , e l ' ha impegnato a scrivere pei Fiorentini con un appuntamento che lo farà vivere da signore . » « Domani andrò ai Fiorentini » , disse la dama , « stasera mi presenti il suo protetto ; lo pregherò di passare da me le sere in cui ricevo . » Il barone s ' inchinò allontanandosi per dar retta ad altri invitati . Narcisa ballò come una silfide e confessò al suo cavaliere di mai essersi divertita come in quella sera . Verso mezzanotte il barone si avvicinò di nuovo al divano ove sedevano Narcisa e la contessa , accompagnato da un giovane alto e bruno , di cui l ' espressione fredda , altiera e quasi severa era appena temperata dal contegno grazioso che gl ' imponeva l ' atto che andava a compiere . « Mi permetta , signora contessa R * * * » , disse il barone con il garbo di un uomo di società , « che abbia l ' onore di presentarle il signor Pietro Brusio , il giovane autore di cui le feci parola . » Pietro s ' inchinò in silenzio , mentre la dama originale l ' esaminava con tutta flemma , attraverso gli occhiali , dal capo alle piante e gli faceva i complimenti d ' uso . Anche Narcisa esaminava il nuovo arrivato con una curiosità che andò a finire nella maggior sorpresa . Ella stentò a riconoscere il giovane incognito che a Catania incontrava ad ogni passo , divorando degli occhi il suo sguardo , e che passava le notti sul marciapiede dirimpetto alla sua casa , in quel giovane che le stava dinanzi con la fronte nobile , quantunque solcata dalle febbrili emozioni della creazione , e dai delirii sublimi del pensiero ; coi lineamenti sbattuti dalle fatiche del lavoro , dalle lotte ardenti dell ' idea , che aveva sentita immensa , colla forma , che spesso non sentiva abbastanza . Egli avea l ' occhio brillante della confidenza che dà la giovinezza e l ' avvenire , quando si affaccia ridente ; il suo vestito irreprensibile sviluppava la forte e maschia eleganza del corpo ; si presentava con tutta la grazia di un abituato alle più aristocratiche riunioni . Ciò che più di ogni cosa servì a farglielo riconoscere , meglio che l ' altiero portamento della fronte , ch ' egli non avea saputo rendere grazioso in quel momento come il sorriso a cui aveva forzato il suo labbro sdegnoso nel presentarsi alla contessa R * * * , fu questo . La contessa gli parlava con la famigliarità che dà la parentela del genio , e gli stringeva la mano . Il cerchio degli ammiratori di lei gli si affollava d ' attorno , e lo guardava con occhio invidioso . Tutt ' a un tratto ella lo vide diventar pallido come un cadavere , e dirizzarsi sulla persona con un movimento macchinale che non seppe padroneggiare ; e ciò fu quando il barone ( ch ' era rimasto al suo fianco frapponendosi fra di lui e Narcisa ) si allontanò . Pietro aveva veduto la contessa di Prato , alla quale il sottotenente dirigeva un complimento ch ' ella non ascoltava . Brusio rimase un momento immobile , senza poter parlare , cogli occhi , che si erano fatti di una sorprendente lucidità , fissi in quelli di lei , mentre una leggiera convulsione faceva tremare sul suo labbro superiore i baffi castagni . La signora R * * * , che gli parlava in quel momento , fu sorpresa di non avere risposta , e lo guardò con curiosità . Pietro staccò quasi con isforzo gli occhi da quelli di Narcisa , che lo fissavano col loro sguardo limpido e chiaro , per volgerli all ' ufficiale , che anch ' esso lo guardava sorpreso , arricciandosi le basette . Egli fu freddo , distratto , impacciato tutto il tempo che rimase a discorrere colla donna celebre . Quando questa gli parlava dello splendido avvenire che la riuscita della sua produzione l ' autorizzava ad aspettarsi , rispose tristamente : « Forse , signora contessa , giammai in tutta la mia vita potrò compiere un lavoro come quello che scrissi in otto giorni , e al quale il pubblico ha avuto la bontà di fare buon viso » . « È solo modestia che le fa dir ciò ? » « No , signora ; forse è presentimento . » « Bisognerebbe , in tal caso , non ammettere questo dramma come parto del suo ingegno , ma piuttosto ... » « Del cuore ? » , interruppe il giovane ; « sì , signora ! » . « Ella ha ragione : in un momento di passione si possono operar miracoli che parrebbero impossibili a tentarsi un minuto dopo . Pel bene del suo avvenire voglio augurarmi che tale non sia il suo Gilberto . » « Chi lo sa ? » E lo sguardo del giovane , che s ' inchinava per allontanarsi , incontrò quello di Narcisa fisso su di lui con un ' espressione che dimostrava più della semplice curiosità . Si ordinavano le coppie per un valtzer ; e l ' ufficiale venne a presentare il suo braccio a Narcisa , che vi abbandonò il suo corpo flessibile , splendida di tutta la sua strana bellezza ; coi capelli , intrecciati di perle , cadenti sulle spalle bianchissime e vellutate ; col bel seno anelante sotto il velo ed il merletto che lo copriva ; col suo sorriso indefinibile sulle labbra , e gli occhi che , senza esser brillanti , avevano un ' onda di voluttà nei loro raggi . Ella si avanzò lentamente , mollemente , come immedesimandosi al corpo dell ' uomo a cui si accompagnava , con un inimitabile movimento del suo collo da cigno , quasi le perle e i fiori che s ' intrecciavano ai suoi capelli , e il volume di questi , fossero troppo pesanti per quella piccola testa ; presentendo nello sguardo sorridente e scintillante tutto quel torrente d ' impetuose voluttà che il valtzer , questo ballo degli innamorati , dovea darle ; come appoggiando tutti i delicati tesori del suo corpo al braccio del suo cavaliere , per trarne quella foga d ' esaltazione che la musica , l ' eccitamento , il contatto del corpo dell ' uomo elegante doveano darle . Nulla varrà a riprodurre , ad accennare soltanto , l ' impressione voluttuosamente affascinante di quel corpo leggiero da silfide , che librava , direi , le ali coll ' espressione del suo sguardo , per abbandonarsi a tutto il trasporto di quel ballo . Le coppie cominciarono a girare ; la musica eseguiva Il Bacio di Arditi . Dopo il primo giro , quando la contessa si fermò , anelante , come cullandosi al braccio del suo splendido cavaliere , sfiorandogli un ' ultima volta il viso coi suoi capelli ; colle guance accese , il petto anelante , gli occhi umidi di languore e di piacere , incontrò un altro sguardo , umido ancor esso di una indicibile espressione d ' angoscia e quasi di cruccio , che brillava su di una fronte alquanto calva e pallida di una spaventosa pallidezza . Ella fissò un lungo sguardo su quello che si fissava su di lei . « Vogliamo ricominciare ? » , le sussurrò all ' orecchio l ' ufficiale , passandole il braccio attorno alla vita da bajadera . « È inutile ... mi sento stanca ... Non ballo più ... » Ella cercò cogli occhi un ' altra volta quello sguardo supplichevole e nello stesso tempo minaccioso : era scomparso . « Oh ! questo Bacio ! questo Bacio ! ... avrò da sentirlo dappertutto !...», mormorava Pietro delirante scendendo le scale . « Domani ai Fiorentini si darà un dramma che ha fatto furore ; a quanto si dice ; avrete la compiacenza di accompagnarmici ? » , domandò Narcisa al marito . Questi s ' inchinò in silenzio . L ' indomani , infatti , alle 9 e mezzo , la contessa , che non si ricordava di essere entrata in teatro a tal ora , era in un palchetto di seconda fila sul proscenio . Il sipario non era ancora alzato e la sala era affollatissima . La contessa recava in mano un magnifico mazzo di viole bianche che posò sul parapetto insieme all ' occhialetto . Il dramma fu recitato in mezzo ad una di quelle ovazioni che sembrano strappate agli spettatori quando l ' autore ha saputo scuotere tutte le corde dei cuori colla sua mano potente : era una di quelle opere spontanee , tutte di un sol getto , che sono belle perché sono vere , che sono inimitabili perché sono semplici e comuni . Narcisa rivide quel giovanetto che passava le notti sotto i suoi veroni ; lo rivide nel protagonista di quel dramma , con tutti i suoi fremiti d ' amore e i suoi disinganni disperati , ella sentì che quel dramma parlava di lei , era scritto per lei , in tutte quelle sfumature di rimembranze che l ' accennavano ad ogni passo ... L ' ufficiale , che avea battuto le mani quando l ' aristocrazia aveva applaudito , osservò con sorpresa che ella rimaneva indifferente alle sue sollecitudini , tutta assorta in quel Gilberto che ad ogni parola destava in lei una reminescenza e le svelava quale amore quasi sopra [ n ] naturale avea saputo destare . Nel mezzo della scena che l ' avea commossa dippiù , ella , coll ' ispirazione improvvisa e adorabile della donna leggiera e capricciosa , s ' era tolto dal dito un magnifico anello di brillanti e l ' avea legato al nastro del mazzetto . Alla fine del second ' atto l ' autore , chiamato fragorosamente dal pubblico , venne sulla scena . Egli non ebbe che uno sguardo , in mezzo al turbine di quegli applausi frenetici , in mezzo all ' agitazione di quella folla che si levava gridando il suo nome , in mezzo all ' inebbriamento di quell ' ovazione quasi delirante : uno sguardo che andò a posarsi su di un palchetto di un proscenio al second ' ordine . Egli vi vide la contessa ... verso della quale si chinava sorridendo il biondo giovanotto dalla brillante divisa di ufficiale degli Usseri . Pietro dimenticò quegli applausi , quelle corone che gli cadevano ai piedi , quei fiori che lo coprivano come in un nembo , quelle acclamazioni al suo nome ; egli non badò più neanche ad un mazzo di viole bianche che gli era caduto ai piedi dal palchetto di Narcisa e che avea raccolto , per fuggire come un delirante , come un uomo che teme d ' impazzire , poiché tutti questi applausi non potevano dargli quello sguardo ch ' era venuto a cercare sino a Napoli , che avea voluto comprare a prezzo delle ispirazioni del suo genio , e che avea visto rivolto sul giovane sottotenente . La folla chiamò invano replicate volte l ' autore . « Che ne dite del dramma ? » , domandò la contessa all ' ufficiale , dopo l ' ultimo atto , approfittando del tempo in cui il conte era uscito per fare ordinare la carrozza dal jo [ c ] key che aspettava sul corridoio . « Molto bello , in verità ; e anche assai applaudito . » « E dell ' autore ? » « Che volete che ne dica ? ... ch ' è un autore come tutti gli altri » , soggiunse colui con il supremo disprezzo degli uomini di spada . « Eppure quest ' uomo è celebre ! » , aggiunse la contessa avvolgendosi nella sua vespertina di cachemire bianco . « Sarà anche questo . » « Sento che amerei quest ' uomo come una pazza ! » , esclamò Narcisa punta dal freddo motteggio del suo vagheggino , colla viva schiettezza del suo carattere mobile ed impetuoso . « Confessate almeno che questa franchezza è odiosa !...», rispose ridendo il sottotenente , poiché non sapeva se dovesse prendere la cosa sul serio , sebbene l ' espressione affatto nuova della contessa gli desse molto a pensare . « Ha però sempre il merito della franchezza ! » , replicò con tutta flemma Narcisa : « Quest ' uomo io l ' amo ... poiché la sua celebrità è opera mia ! ... opera di cui posso andare superba ! ... Partite per la guerra , signore , a farvi uccidere per me o a ritornare generale d ' armata , e allora ... ma allora soltanto ... forse .... io vi amerò come sento che amo in questo momento quell ' uomo ! » . « Signora ! » , esclamò l ' ufficiale coi denti stretti , facendosi pallido . « Non mi accompagnate sino alla mia carrozza ? » , disse senza scomporsi Narcisa , dandogli la busta dell ' occhialetto da recarle , nel momento che suo marito rientrava nel palchetto . Brusio era ritornato a sua casa agitatissimo , e passò la notte senza dormire . Ella ! Narcisa ! avea assistito al suo trionfo , avea palpitato dei suoi sentimenti , gli avea gettato quel mazzetto che avea fatto appassire a furia di baci ! ... Ma ella non era sola ! ... quell ' uomo , quel soldato , sì giovane , sì bello , sì splendido ! che le parlava sì da presso ... che le sorrideva in quel modo ! ... Tutt ' a un tratto le sue dita incontrarono l ' anello che era legato al mazzo ; un dubbio atroce lo fece impallidire : quei fiori , che la donna adorata avea lasciato cadere su di lui , invece di essere l ' espressione della simpatia , non dimostravano piuttosto uno di quei volgari applausi , uno di quegli splendidi regali con cui si paga l ' abilità di un istrione ? ... Quest ' idea lo martellò a lungo ; e l ' indomani , ancora sotto questa impressione , scrisse il seguente biglietto a Narcisa - sarcasmo pungente ed amaro velato dalla forma più delicata : Signora contessa , Ieri ebbi la fortuna di raccogliere un mazzo che le cadde dal palchetto sulla scena . Se , unita ai fiori che lo compongono , non vi avessi trovato una gemma di qualche valore , io l ' avrei forse conservato come un ricordo dippiù della simpatia di cui mi onorarono gli spettatori ; ma nel dubbio d ' ingannarmi sulla destinazione del suo prezioso regalo , poiché tali sogliono essere le ricompense dei commedianti celebri , mi fo un dovere di rimetterlo alle mani dalle quali è partito . La prego , signora , di gradire la testimonianza della mia più distinta considerazione , ecc . Suggellò il biglietto , dopo averlo firmato , aspettando con impazienza l ' ora convenevole per ricapitarlo . Bisogna dire che il giovane , esagerando la sua suscettibilità , scrivendo quella lettera di orgoglioso rimprovero sotto le frasi gentili , cedeva ad una segreta speranza di mettersi in relazione con Narcisa ; e che egli avea adottato quel mezzo come ne avrebbe adottato un altro , se gli si fosse presentato . A mezzogiorno suonò , e disse al domestico che comparve , consegnandogli la lettera ed il mazzo : « V ' informerete dalla servitù del signor barone di Monterosso dell ' abitazione della signora contessa di Prato , e andrete a recarle questa lettera insieme ai fiori e all ' anello , personalmente » , aggiunse in ultimo , accentuando la parola . «Ascoltate....», disse quindi , mentre il servitore stava per uscire , esitando tuttavia a proferire quelle parole che gli pareva svelassero la sua segreta speranza che cercava dissimulare a se stesso : « se vi dicono esserci risposta aspettatela » . Attese con ansietà febbrile i tre quarti d ' ora che il domestico impiegò a ritornare colla risposta . Finalmente l ' udì sulle scale e andò ad incontrarlo nel salotto , dominandosi a pena . Gli venne recato su di un vassoio da lettere un biglietto da visita ; al di sotto del titolo Conte di Prato in litografia , c ' era scritto a mano : prega il sig . Brusio di far trovare alle 8 due suoi amici al Caffè d ' Europa . « Un duello ! » , esclamò Pietro sorpreso di leggere tutt ' altro di quello che sperava : « confesso che me l ' aspettava pochissimo . Quello che non so comprendere è perché il signor conte spinga la permalosità sino a sfidarmi per un mazzo rimandato ... a meno che ... » . Rimase pensieroso alcuni secondi , senza compire la frase , girandosi il biglietto fra le dita . « Non importa » ; disse quindi riscuotendosi ; « quest ' uomo è destinato ; io l ' ucciderò , com ' è vero che mi chiamo Pietro e che quest ' uomo mi ha insultato a Catania ... » Uscendo per prevenire i testimoni passò dal barone di Monterosso e vi trovò un altro suo amico . « V ' incontro a proposito » ; diss ' egli stringendo le due mani che gli venivano stese , « ho un affare col conte di Prato e venivo a pregarvi della vostra assistenza . » E raccontò ai due amici il fatto della mattina che avea causato la sfida del conte . « Le condizioni ? » , domandò il barone . « Vi dò carta bianca ; l ' appuntamento è per stasera , alle otto , al Caffè d ' Europa . Vi prevengo soltanto che non accetterò accomodamenti . » Alle dieci i due padrini vennero a trovarlo al Teatro S . Carlo per riferirgli le condizioni stabilite . « Diavolo ! » , esclamò il barone , « l ' affare sembra più serio che io non mi fossi immaginato . Il conte è furioso , a quanto pare ; ed ha proposto condizioni d ' inferno : trenta passi , dieci passi liberi per ciascheduno . C ' è da divertirsi con due uomini che possono venire a scaricarsi le pistole sul petto a dieci passi ! » « Accetto ! » , esclamò Pietro col suo accento vivo e brusco . « Caspita ! lo sapevamo ; giacché abbiamo accettato per voi ... Quando c ' entra quel demonio di contessa ... » « La contessa ? » « Eh , via ! ... forse che domani andate a cacciarvi una palla in corpo quasi colle pistole appoggiate sullo stomaco per quel povero mazzo che c ' entra quanto un pretesto ? ! ... Il conte è irritatissimo per l ' assiduità che spiegaste nel far la corte a sua moglie , per cui la seguitaste da Catania a Napoli ; e si è servito di questo pretesto per sfidarvi onde evitare il rumore . » « Vi assicuro che non ho ancora l ' onore di essere conosciuto personalmente da quella signora ... » « Il conte però sembra che vi conosca molto bene ... A domani ! » A mezzanotte Brusio rientrando trovò una lettera che il cameriere gli disse aver recato due ore avanti una giovane assai elegante , che erasi annunciata per la cameriera della contessa di Prato . Egli aprì con febbrile impazienza la lettera profumata , della quale il bellissimo carattere inglese era tracciato con mano incerta , e vi lesse : Signore , Il conte l ' ha sfidato . Le condizioni di questo duello sono orribili : due uomini che si battono alla pistola non si battono per una semplice riparazione ; si battono per uccidersi . Questo duello è un delitto . A Napoli si è molto parlato del suo scontro di un mese fa con un giornalista il quale ancora guarda il letto ; si dice ancora che ella è un terribile tiratore ; il conte anche lui possiede questa sciagurata destrezza ... E questi due uomini , che si odiano a morte , andranno , domani , dope essersi abbigliati freddamente , come al solito , dopo di aver fatto attaccare la carrozza , dopo di essersi salutati civilmente , a mettersi a 15 o 20 passi di distanza colle pistole in mano , mirando col triste sangue freddo che deve dare in mano dell ' uno la vita dell ' altro ... Oh ! signore ! ... lo ripeto : questo è delitto ! ... questo è il più spietato assassinio legale ! ... O il conte resta ucciso ed io avrò il rimorso di essere stata causa della sua morte ... o invece ... Signore ... a Catania conobbi un giovane nobile e generoso ... che mostrava d ' amarmi ... Io invoco questa memoria per scongiurare tale disgrazia ... Questo duello non deve aver luogo ! Si ritratti , signore , il conte accetterà le sue più semplici scuse , e le basterà di fare il primo passo perch ' egli le venga incontro a stringerle la mano . Se ha una madre pensi a questa madre , se ha un ' amante pensi all ' amante , signore ... e farà il più nobile sacrifizio che amor proprio d ' uomo possa fare evitando questo duello . Narcisa Valderi Pietro fu tristamente colpito da quella lettera . Egli si aspettava tutt ' altro , egli credeva di trovare affettuose parole di donna amante , e per contro rinvenne la moglie che supplicava il duellista famoso per la vita del marito ; egli non vide , non seppe scorgere tutto ciò che lasciava [ in ] travedere , che accennava anche quella lettera che parlava delle reminiscenze di Catania ... poiché a quelle reminiscenze non si era data più importanza di quanta se ne dà a sentimenti che non si dividono ; avea riletto due o tre volte una parola , quell ' o invece ... che un momento avea fatto la sua speranza , come se avesse cercato interpretare tutto il senso di quei puntini che la seguivano , e trovarvi quello che il suo cuore voleavi vedere ; ma quei puntini potevano anche nascondere , come spesso , il nulla . Se Narcisa gli avesse scritto semplicemente : Pietro , non uccidete mio marito , ritrattatevi : egli non si sarebbe ritrattato , ma non avrebbe neanche fatto il passo che fece , rimandandole la lettera , come una suprema impertinenza . Sorridendo del suo riso amaro , scrisse , in basso della stessa lettera della contessa , queste sole linee , che gli parve la completassero , e ne fossero la degna risposta , mormorando fra i denti stretti dal sarcasmo : « Ah ! costei ha paura che io le uccida il marito ! ... costei si rivolge al giovane di Catania , e ne accenna la memoria , come si farebbe di un balocco ad un fanciullo ; per ottenere il suo intento ! ... Ma non sa questa donna quali lagrime stillino ancora queste memorie ?!...» . Le due linee dicevano : « Se amassi una donna , come io e nessuno può amare - e questa donna mi chiedesse una viltà - io la negherei a questa donna . - Alla signora contessa di Prato posso assicurare che il conte , suo sposo , non correrà alcun pericolo » . Sì , egli l ' amava tanto , colei , malgrado tutto quello che aveva sofferto per lei , e forse a causa di ciò , malgrado i torti che si figurava aver ella verso di lui , da farle il sacrifizio della vita senza neanche pensarci , senza neanche farglielo indovinare ; mentre l ' assicurava della vita di suo marito , ricusandosi nel tempo istesso a far le sue scuse al conte , - ciò che valeva offrirsi come un bersaglio ai colpi di lui . Quest ' uomo che non sapeva se la sera del domani dovesse venire per lui ; quest ' uomo che andava fra poche ore a barattare una vita giovane e ricca d ' avvenire , acclamata , festeggiata , contro un colpo di pistola , dormì tranquillo tutta la notte , poiché si sentiva più vicino a Narcisa , la sirena che gli avrebbe fatto adorare l ' inferno per mezzo delle sue seduzioni . All ' alba era alzato e si vestiva . Nel punto di scendere le scale consegnò al cameriere la lettera della contessa dicendogli : « Recate al suo indirizzo questa lettera , e dite alla contessa di avervela io data nel punto di montare in carrozza . Fate avanzare » . « La carrozza ! » , gridò il cameriere . I briosi cavalli lo trasportarono rapidamente all ' abitazione del barone , nella strada del Pilierò , ove aspettavano i due testimoni . VII Quando giunsero sul terreno , al Vomero , vi trovarono il conte coi suoi due padrini ; tutti si salutarono levandosi i cappelli . « I signori hanno da offrire ritrattazione da parte del loro primo ? » , domandò uno dei testimoni del conte a quelli di Brusio . « No , signore » ; rispose breve il barone . Colui sembrò sorpreso , poiché era forse prevenuto dalla contessa di aspettarsi tutt ' altro , e cominciò a misurare il terreno d ' accordo cogli altri . Situati i duellanti , i padrini misero loro in mano le pistole , e si allontanarono . In questa fatta di duelli , l ' ultimo colpo è scelto a preferenza dal più coraggioso , o dal più arrabbiato , che approfittando dell ' eventuale cattivo esito dell ' avversario , può venire a fare il suo colpo a 15 ed anche a 10 passi di distanza ; ciò che dà molte probabilità di riuscita . I padrini di Brusio videro dunque colla massima sorpresa , che questi , né novizio , né inesperto , fermo al suo posto ( dopo aver mirato un momento con freddezza ) avea tratto il suo colpo , il quale avea spezzato un ramoscello , che sorpassando il muro del giardino , a cui volgeva le spalle il conte , si stendeva sulla testa di quest ' ultimo . Il conte ( che si era fermato dopo tre o quattro passi , facendo l ' atto di chi prende la mira più accuratamente per tirare , onde prevenire il giovane ) rassicurato dal cattivo esito del colpo di lui , fece tranquillamente i suoi dieci passi , mirando sempre colla calma di un tiratore al bersaglio , e fece fuoco a 20 passi ; la palla andò a scalfire il braccio sinistro di Brusio . « L ' onore è salvo ! » , gridarono i padrini . Il conte salutò e andò a rimontare nella carrozza coi suoi due amici . Passando dal Caffè Nuovo offrì una colazione ai testimoni ; dei quali uno , quello che avea fatta la domanda di ritrattazione , si scusò di non potere accettare , accusandone un affare urgentissimo e partì . « In sala c ' è un signore che l ' aspetta da cinque minuti , e che mostrava aver molta fretta di vederla » ; disse il cameriere a Brusio , appena questi fu di ritorno . « Ha detto il suo nome ? » « No , signore . » « Va bene . » Nel salotto infatti aspettava uno dei testimoni del conte , quello che l ' avea lasciato al Caffè Nuovo , vecchietto rubizzo ed elegante . Appena vide Pietro gli stese la mano . « Ero impaziente di stringere la mano dell ' uomo più nobile e generoso ch ' io m ' abbia conosciuto » ; gli disse , « e avrà la bontà di perdonarmi se ho rischiato d ' essere importuno per affrettarmene il piacere . » « Io non capisco , signore » , rispose Brusio freddamente . « Sono l ' interprete dei sentimenti della contessa di Prato . » « La contessa di Prato ! » , esclamò Pietro involontariamente . « Cui ella ha salvato il marito rischiando la vita . » « Io ? No ! sono stato sfortunato : ecco tutto . » « So che a trenta passi ella mette una palla in un anello . Ho assistito al più strano duello ch ' io abbia veduto , ed ho l ' onore d ' assicurarle che me ne intendo un poco di questi giochetti . Tutto questo mi autorizza a creder poco nelle sue parole , in questo momento , e molto nella sua discrezione e nella sua modestia . » « Signore ! » « E che ! ... forse che andiamo in collera perché vengo a recarle i ringraziamenti della contessa ? » « La signora contessa nulla mi deve e nulla ha a ringraziarmi . » « Stamattina , molto prima di partire pel Vomero col conte , ho veduto un biglietto così concepito in sostanza : Io non mi ritratterò , ma posso assicurare la signora di Prato che non le ucciderò il marito . Se la contessa avesse avuto la bontà di cedermi per un quarto d ' ora quel biglietto , come io ne l ' avea pregata , non avrei avuto la sfortuna , a quest ' ora , di esser sì poco creduto . » Brusio arrossì impercettibilmente e chinò la testa . « Ella ha letto questo biglietto ?...», disse esitando . « Letto propriamente no ; poiché è stata la contessa che ha avuto la bontà di leggermelo . » Pietro respirò . « Ebbene ? » « Ebbene ! io so tutto . La contessa istessa mi ha tutto rivelato ! » , aggiunse con enfasi napoletana l ' interlocutore di Brusio . « Ella ? ! » « La prego di credere , prima di farsene le meraviglie , ch ' io ho l ' onore di trovarmi molto innanzi nell ' amicizia della signora contessa di Prato , e che ella ha la bontà di mostrarmi tutta la fiducia ... Non so se ella m 'intende...» « Non molto , veramente . » « Eppure è sì chiaro ! » , aggiunse il vecchietto con un sorriso malizioso . « È adorabile quella contessa ! ... peccato che lei non abbia la fortuna di conoscerla intimamente ... » « Me ne rincresce di cuore . Sicché ?...» « Sicché ho saputo dalla Valderi , ieri sera » , seguitò colui , assumendo completamente l ' aria misteriosa e gonfia del vecchio ganimede che si crede sicuro del fatto suo , « che lei , signore , ha voluto , non so perché , rimandare alla signora un mazzo che questa le avea gettato sul proscenio la sera che si rappresentava il suo Gilberto ; cosa che il conte ha preso in mala parte , per cui n ' è seguito lo scontro di stamattina ... Quello di più delicato , che la contessa non volle , non seppe nascondermi , è che ella stessa avesse fatto pregare lei , signore , di venire ad un accomodamento , onde il sangue non fosse sparso per una causa sì futile ; e le venne risposto con quel biglietto ch ' ella mi lesse . » Pietro sorrise involontariamente nel vedere la pazza persuasione e le galanti pretensioni del vecchietto . « La contessa » , seguitò colui , « ed io stesso non avevamo capito perfettamente quello che volessero dire quelle parole : Alla signora contessa di Prato posso assicurare che il conte , suo sposo , non correrà alcun pericolo : e che la sua nobile condotta di stamattina ha spiegato intieramente . Nella mia premura di presentarmi alla Prato con qualche cosa che le fosse gradevole , io son corso a ringraziar lei di cuore , a stringerle la mano per la contessa e per me , essendo sicuro di prevenire il desiderio della signora . » « Mi permetta di farle osservare che questa sicurezza è , per lo meno , molto arrischiata . » « Per bacco ! dopo aver veduto Narcisa agitata , come ieri sera l ' ho veduta ; dopo che stamane , prima ch ' io partissi con suo marito , ella mi fece chiamare misteriosamente ... segretamente , capisce ? ... per scongiurarmi colle più calde preghiere , colle lagrime agli occhi , che facessi di tutto onde venire ad un accomodamento , non c ' è bisogno di gran sale in zucca per capire che la contessa dev ' essere contentissima dell ' esito fortunatissimo di questo affare ( poiché , scusi , ma la sua ferita al braccio non può chiamarsi una disgrazia ) e che io , dopo aver fatto il possibile per venire all ' aggiustamento che ella mi raccomandava , vada ad annunziarle di aver accomodato benone le cose , e aver perfino ringraziato lei . » Sarei dispiacentissimo però , signore , ove ella , senza volerlo , le avesse reso un servigio che sarà male accolto dalla signora . » « Male accolto ! ? ... e perché ? » « Giacché il conte n ' è uscito illeso , cosa deve importare di me , di uno sconosciuto , a quella signora ? E come dovrà accettare che lei vada a dirle : Ho stretto da parte vostra la mano a quell ' uomo che ha avuto la scortesia di rifiutarvi un sommo favore ( poiché non è provato ch ' io abbia risparmiato il conte ) e che è andato a scaricare la sua pistola contro il petto di vostro marito ? » Il vecchietto rimase un momento confuso , come colpito da quella riflessione ; ma poco dopo riprese vivamente , quasi trionfante : « No , no ! son sicuro del fatto mio . Lei non conosce la bell ' anima di Narcisa ; ella sarebbe desolatissima se il minimo accidente le fosse accaduto ... L ' ho udita con questi orecchi esclamare , torcendosi le braccia : Mio Dio ! se quel giovane morisse ... per me ! » . « Ella ha detto questo ? ! » , esclamò Pietro quasi fuori di sé ... « Ma sì ! Diavolo ... che c ' è ? Le reca sorpresa che una donna abbia paura del sangue che potrebbe venire sparso per cagion sua ? » « Al contrario ... È che ... in tal caso ... essendo sicuro ... essendo certo di rendere a lei un servigio ... di farle un buon ufficio presso quella signora ... io le darei un attestato di quanto ella ha fatto per scongiurare il pericolo di questo duello ... di come ella si è adoperato per far piacere alla contessa ... » « Mio amico ! mio caro amico ! » , esclamò colui , abbracciandolo ; « come le ne sarei grato !...» « E se lei crede che due righi potrebbero esserle utili presso la signora di Prato ... » « Ella è la bontà in persona , ed io le sono devotissimo anima e corpo . » Senza aspettare che il suo interlocutore fornisse il compito dei suoi enfatici ringraziamenti Pietro si appressò al tavolino da albums , aprì una cartella che conteneva foglietti da lettere , e scrisse : « Un uomo che ha molto a farsi perdonare dalla signora contessa di Prato sarebbe fortunatissimo ove ella volesse indicargli un ' ora della giornata in cui potesse venire ad implorare questo perdono ai suoi piedi » . Piegò il foglio e fece mostra di rimetterlo così aperto all ' amico della Prato . « Non occorre di suggellarlo , se lei avrà la bontà di ricapitarlo perso - nalmente alla signora contessa . » « Anzi ! anzi ! ... suggelli , suggelli pure ! Voglio fingere di non sapere di che si tratti ... Quest ' attestato del quale sembrerò non essere informato , mi gioverà molto presso la mia cara contessa . Ella sarà contentissima di me ... poiché ... capisce .... ella ha molta bontà per me ... non dico per vantarmi ... » « Non perda tempo adunque ! » , replicò Brusio , spingendolo verso la porta . « Un altro abbraccio , amico carissimo , un altro abbraccio . Lei troverà sempre in me un uomo tutto suo , un amico vero e riconoscente sino alla morte . Tratti d ' amicizia come i suoi , che non si fanno aspettare ... che vengono da sé ... non si dimenticano ... Poiché ella ha avuto la gentilezza d ' indovinare ... che io per quella cara Narcisa ... capisce ? ! » « Addio , caro signore . » « Oh , come mi sarà grata la contessa ! come creperanno d ' invidia , quegli altri giovanotti , quell ' ufficialetto di cavalleria pel primo ! ... Addio , caro amico . » Uscì a ritroso , inchinandosi ; e Pietro , lasciando cadere la portiera dietro di lui , non poté fare a meno di ridere della trista figura che la sciocca presunzione faceva fare a quel seduttore di 58 anni . A mezzogiorno il conte rientrò in casa e domandò della moglie . « La signora contessa è uscita in carrozza » , rispose il suo cameriere . « Uscita diggià ! » , esclamò il conte con qualche sorpresa . « Ed ha lasciato pel signore questo biglietto . » Il conte non dissimulò un movimento di collera , ed esitando ad aprire la lettera , disse bruscamente al domestico : « Va bene ! lasciatemi » . Il biglietto di Narcisa era semplicissimo : « Lascio questa casa perché sento ch ' è impossibile rimanere uniti più oltre . - Sento troppo altamente i motivi che mi spingono a tal passo per nascondervelo . - Non mi cercate adunque : sarebbe inutile . - Vi so troppo ricco e troppo generoso per supporre che possiate far conto della mia dote : vi prego quindi di passare , su questa , 8 o 9 mila lire all ' anno al mio incaricato d ' affari a Torino , signor Treveri . Credo che basteranno » . Era quanto vi ha di incisivo nell ' ardire portato all ' audacia , nella franchezza spinta sino al cinismo , della donna volubile e galante , appassionata ed impetuosa . Quasi nell ' ora istessa un elegante calesse si fermava dinanzi il portone di una graziosa casa a due piani nella Strada Nuova . Un palafreniere , che serviva anche da portinaio , venne ad aprire alla signora abbigliata con distinzione , che era discesa dal calesse , e le additò una scala a sinistra , della quale gli scalini di marmo erano fiancheggiati di vasi di fiori . In fondo alla corte , legati alle sbarre di un cancello che chiudeva un giardino di piacevolissimo aspetto , scalpitavano tre bellissimi cavalli inglesi . Nell ' anticamera , ad un domestico che incontrò , la dama domandò se il signor Pietro Brusio era in casa . « Sì , signora ; ma non è visibile , poiché è nel suo gabinetto di lavoro . » « Ditegli che c ' è una signora che desidera parlargli . » « Domando scusa , signora ; ma la prego di avere la bontà di ripassare verso le sei , o di lasciare il suo biglietto ; poiché quando è nel suo gabinetto il signore non vuol essere disturbato assolutamente . » « Fategli tenere questo biglietto in tal caso » ; insisté la signora con una lieve tinta d ' impazienza , prendendo da un elegante porta - biglietti una carta di visita e piegandola : « ditegli che aspetto . Non vi sgriderà certamente per questo » . Il tuono di sicurezza e di superiorità con cui parlava la bella signora vinse le esitazioni del cameriere , che si decise a fare quanto ella diceva . « Si dia l ' incomodo di seguirmi in sala » , diss ' egli sollevando la portiera di un uscio ; « il signore ci sarà a momenti . » Per giungere al salotto si attraversava una piccola serra a cristalli , che occupava uno dei lati di una terrazza assai vasta , della quale s ' era fatto un giardino pensile , sporgente su quella spiaggia incantata della Marinella , che ha il bel golfo di Napoli per orizzonte , e in fondo Capri e Sorrento . Quella specie di stufa , dove vegetavano le più belle piante esotiche , circoscriveva come in un ' atmosfera separata dalla città clamorosa , il salotto ed il gabinetto da studio che vi era contiguo . I rumori esterni sembravano estinguersi sulla sabbia finissima del viale , come il più lieve alitare di vento moriva sulle grandi foglie di quelle piante immobili nelle loro masse svariate . Il salotto era addobbato con lusso ; ma quel pensiero tutto originale che avea disposto lo stanzone dei fiori prima di giungervi , e il giardino sulla terrazza , sembrava aver presieduto nei minimi dettagli alla situazione di tutti gli oggetti che lo decoravano . Le porte vetrate , che si aprivano sulla terrazza , erano nascoste , alla lettera , da persiane di pianticelle rampicanti ; ciò che unito alle pitture dei vetri , e alle doppie tende di raso e di velo , facevano penetrare soltanto nella sala quella mezza luce , che , col lasciare indistinte le forme degli oggetti , vi crea mille nuove immagini , e ne popola la semioscurità di quei mille sogni incantati , di quelle sfumature voluttuose che tanto piacciono alle signore galanti ; il passo si arrestava sui tappeti vellutati , come se temesse di destare un ' eco che potesse strappare dalla deliziosa preoccupazione che faceva nascere quell ' atmosfera . Il cameriere scomparve senza far rumore per uno degli usci dirimpetto , nascosto dalla stessa tenda di raso celeste . La signora si sprofondò in una delle poltroncine che erano vicine ad un elegante tavolino da albums , piccolo capolavoro nel suo genere ; subendo anch ' essa , senza accorgersene , il fascino che esercitava sui sensi quel luogo ricco di dorature , di sete , di specchi e di profumi : fascino al quale forse ella era disposta . Poco dopo la tenda si aperse , e comparve un uomo , vestito del rigoroso abito nero , come se volesse dare a divedere di apprezzare tutto il valore della visita che riceveva ; ancora pallido , ma di quel pallore che ci fa brillare gli occhi , quando la gioia troppo potente della felicità sembra chiamare al cuore tutto il sangue . Una benda di seta gli teneva al collo il braccio sinistro . Un momento però egli sembrò ondeggiare indeciso , mentre fissava i suoi occhi scintillanti su quel corpo da fata ( che accennava appena le sue seduzioni sotto le linee quasi vaporose delle vesti , voluttuosamente disteso sulla poltroncina ) e su quegli occhi che lo fissavano del loro sguardo più bello , mentre il sorriso più dolce errava sulle labbra di lei . Come se avesse temuto di rompere l ' incanto di quel sogno troppo bello per lui , [ egli ] esclamò , quasi impaziente , verso un testimonio che gli stava vicino , ma che però non si vedeva : « Non ci sono per nessuno . Quando vi voglio suonerò . Andate » . Non si udì sul tappeto , molto spesso , il passo del cameriere che si allontanava . Pietro si avanzò lentamente verso la dama , come se avesse voluto assaporarne , con una voluttuosa economia d ' analisi , tutte le emanazioni inebbrianti . Ella , nella sua positura da sirena , lo fissava sempre senza parlare . Il giovane non pensava neanche a proferire la più semplice formola di civiltà . Una parola sola irruppe spontanea : « Lei ! ... lei , signora ! ... da me ! » . « Che c ' è di strano ? » , rispose ella con un indefinibile sorriso . « Non ha ella rischiata la vita per me , perché io venga a rischiare quelli che il mondo chiama riguardi per lei ?...» Gli stese la destra , dopo essersi tolto il guanto ; egli esitò a prendere quella mano , che , forse per fargli provare in tutta l ' intensità il brivido del suo contatto , gli si metteva nuda fra le sue . « Ho ricevuto il suo biglietto dal signor Briolli . Se lei ha molto a farsi perdonare , io ho molto a ringraziarla ... Ho verso di lei uno di quei doveri di gratitudine dinanzi a cui le convenienze sociali scompaiono ; e son venuta a ringraziarla , signore , della sua azione sì nobile , sì generosa sino al sacrificio !...» Invece di rispondere , Pietro seguitava ad ammirare , come si fa di un oggetto prezioso , quella manina bianca ed affilata che si teneva fra le sue senza osare di stringerla , come se temesse di farne appassire la delicata bellezza . « E questa ferita ! ... Dio mio !...», continuò la contessa commossa vivamente . « Nulla ... una scalfittura . » Narcisa si avvide forse allora della tacita ammirazione con cui il giovane si teneva quella mano sulle palme , e , arrossendo impercettibilmente , fece un movimento per ritirarla . « Oh ! la lasci !...», mormorò egli come un fanciullo che parli in un sogno delizioso . « È cosi bella !...» La contessa , ancor più rossa di prima , ma sorridendo cogli occhi e le labbra del suo sorriso inebbriante , con un movimento rapidissimo e quasi istintivo di grazia squisita , o di sopraffina civetteria , gli porse l ' altra , lasciandole in quelle di lui e guardandolo fisso negli occhi . Pietro volle baciare quelle mani da fata ; ma gli parve un peccato , come gli era sembrato lo stringerle , di sfiorare colle sue labbra quella pelle rasata . Dopo un momento di silenzio la contessa riprese : « Uno dei testimoni di mio marito , il signor Briolli , mi ha fatto conoscere tutta la generosità della sua condotta ... Se io avessi potuto sospettare che alla mia preghiera ella doveva rispondere con tal sacrificio , io avrei inorridito di avanzarla ... come ora ho rimorso ... » . « Non mi parli di ciò !...», interruppe quasi brusco il giovane , come se avesse temuto di destarsi . « Noi abbiamo torti reciproci » , aggiunse Narcisa col suo sorriso ammaliatore ; « siamo franchi in tal caso dall ' una parte e dall ' altra per poterceli perdonare scambievolmente ... » « Reciproci torti ? » , interruppe Pietro come trasognato . « I miei saranno più gravi » , rispose Narcisa ; « ma ho la buona fede di confessarli e la risoluzione di espiarli ... E voi ?...» « Io non me ne trovo che uno ! ... ma sì grande ... che io non oso rammentarlo senza arrossire in faccia a voi ... » « Confessatelo allora ; forse vi verrà perdonato . » «Contessa!...» « È molto grave adunque perché non abbiate il coraggio di questa confessione ? » « Le vostre parole me lo danno ; io ho commesso l ' indegnità d ' insultarvi rimandandovi il mazzo e l ' anello , e poco fa anche il biglietto ... » « Avete avuto torto nell ' ultimo caso , non l ' avevate nel primo ... » « Perché ? » « Perché nel primo caso quello che a voi pare colpa , mi provava piuttosto ... » «Narcisa!...» « Che voi ... » « Che io vi amo come un pazzo ! ... come un uomo che non è più conscio di quello che fa , perché voi gli avete tolto la mente e la ragione , Narcisa !...» Così dicendo Pietro divorava coi baci quelle mani che si teneva fra le sue . « Ora che la vostra confessione è fatta » , diss ' ella , non rispondendo direttamente , « veniamo alla mia . » Pietro si accosciò sul tappeto ai piedi della contessa , tenendo sempre le sue mani . « Vi scrissi di aver conosciuto a Catania un giovanetto generoso sino al sagrifizio , nobile sino all ' eroismo ... Perdonatemi , non m ' interrompete . Allora non sapevo chi fosse , non conoscevo che un giovane come se ne veggono tanti , inferiore fors ' anche a quei giovani eleganti che mi facevano la corte . Anch ' esso mi faceva la corte alla sua maniera , come la fanno i provinciali e gli adolescenti ... Guardai qualche volta costui che incontravo sempre sui miei passi in istrada , sulla porta del Teatro , uscendo e rientrando in casa ... Qualche volta , quando paragonavo il suo stato a quello di coloro che mi amavano come lui ma che potevano dirmelo o almeno provarmelo , aspirare almeno ad un mio sorriso , ad una mia parola ... mentre costui doveva sacrificarsi giorni e notti intieri per vedermi scendere da carrozza o per passarmi d ' accanto al ritorno da un ballo , ebbi un momento di curiosità , ed anche di riconoscenza sì lontana da sfumare nella compassione , per questo giovane che mi amava in tal modo , e mi amava senza speranza ... Poi non ci pensai più ... Poco tempo fa lo rividi in una festa » : riprese la contessa : « era l ' uomo in voga ; l ' alta società avea per lui le più squisite cortesie , le donne più belle e più nobili gli sorridevano ... Un vero trionfo ! Io ammirai quella fronte larga e pallida , e mi sembrò di scorgervi qualche cosa di nobile che non vi avevo prima notato ; mi parve di leggere un mondo intiero nei suoi occhi , sebbene alquanto malinconici . Lo sguardo ch ' egli mi volse mi fece pensare al giovanetto sconosciuto ... e provai una viva commozione a quel pensiero : c ' era trionfo ed orgoglio soltanto , in quel punto . Oh ! io sono schietta , signore , per farmi credere quello che ho da dire in seguito . Quest ' uomo avea fatto un miracolo pel mio amore un miracolo da genio ... Io l ' ho veduto in quell ' opera , come egli non ha veduto che me creandola , prendermi la mano , sorridendo del suo triste sorriso , e farmi passare in rassegna il suo cuore coi suoi palpiti , le sue speranze e le sue lagrime ... e trasportarmi ai giorni delle vaghe aspirazioni e dei sogni ineffabili . Poi mi ha fatto piangere del suo pianto disperato a quelli spasimanti di passione ... e si è arrestato anelante , spossato , colle braccia stese , nel punto in cui sentiva sfuggirsi questo fantasma a cui incatenava la sua esistenza ... Oh , in quel momento , signore ... s ' io avessi veduto dinanzi a me quest ' uomo , come l ' ho veduto nel suo sogno , nel suo dramma ... gli avrei steso le braccia ad incontrare le sue ... » . «Narcisa!...», mormorò soffocato Brusio , sollevandosi sino ad inginocchiarsi . « Qualche volta , quando penso a quest ' amore sì ardente e sì immenso , che non avrei saputo immaginare se non l ' avessi ispirato , io che ho sorriso e folleggiato fra le ancor più folli proteste di mille galanti , io stordita da quest ' incenso d ' adulazioni e di corteggio che gli uomini più eleganti , più ricchi e nobili si affollano a bruciarmi ai piedi ... io ho un movimento d ' incerto terrore ; ... mi pare che debba esser terribile , divorante , questa passione , quando è giunta a tal grado ; ... mi pare ch ' essa debba assorbire la vita in un bacio di fuoco ... ma in un bacio di tale ebbrezza da sembrare troppo piccolo compenso la vita , e troppo corti i giorni per avvelenarsene ... » «Narcisa!!...», ripeté Pietro colle lagrime agli occhi , prendendole le mani con violenza , mentre avea ascoltato sin allora cogli occhi spalancati e fissi , come pazzo di felicità , e coi gomiti appoggiati sulle ginocchia di lei . La fata si curvò mollemente verso di lui , e gli posò le braccia sulle spalle ... poi lo sollevò lentamente , con quell ' abbandono inimitabile e seducente che le era particolare ; e guardandolo sempre col suo sorriso da sirena gli susurrò , quasi sulle labbra , colla sua voce più bella e più carezzevole : « Son venuta a vedere il tuo gabinetto da studio ... Pietro ... » . Quel soffio passò come un vento ghiacciato sul sudore che inondava la fronte di lui , che , impotente a più contenersi , la sollevò , prendendola tra le braccia , come un caro fanciullo , e la divorò di baci , singhiozzando in un sublime delirio : « Tu sei il mio Dio ! ed io non avrò mai forza per amarti come vorrei !!!...» . La portiera ricadde ondeggiante dietro di loro . Pochi giorni dopo , verso il tramonto , due giovani che s ' avvincevano colle braccia allacciate , come le rampicanti che coprivano i fusti dei grandi alberi del giardino pensile , appoggiati alla ringhiera di pietra della terrazza , guardavano il sole che tramontava dietro quel mare azzurro che si stendeva immenso ai loro piedi ed ove si specchiavano Ischia e Procida . Narcisa teneva appoggiata la testa sulla spalla di Pietro , e di quando in quando si aggrappava al collo di lui colle sue candide braccia per passare le sue labbra sulla fronte e gli occhi di lui con mille baci muti della sua bocca tremante che ne formavano un solo . « Che vita ! ... mio Dio ! che vita !!!...», mormorava ella soltanto qualche volta . « Eppure , mio dolce angioletto , quando io bacio questa tua fronte , e mi premo fra le labbra questi capelli , e ti chiudo gli occhi colle mie mani , e mi sento fremere fra le braccia questo tuo corpo da fata ... io non credo , no ... malgrado che io chiuda gli occhi , malgrado che io torturi disperatamente il mio cervello , per crederlo , che ciò che io provo di sì immenso , di sì convulso , di sì spasimante nella voluttà del piacere , nel delirio del godimento , mi viene da te ; ... che tutto ciò non è uno splendido sogno della mia fantasia , come ti sognai nel mio dramma ... e ti sognai delirante , stringendomi la testa infuocata fra le mani , premendomi il cuore che sembrava scoppiarmi , seduto sul marciapiede di faccia ai tuoi veroni ! ... No ... io non posso credere che quella donna che incontravo al passeggio , al braccio di un altro uomo , fra l ' ammirazione di quanti la vedevano , facendo palpitare il mio cuore col fruscio del suo strascico sulle vie ; ... che quella donna che vidi al Teatro ; che mi passò da presso senza guardarmi ; che seguii come un fanciullo , come un cane ; ... che non mi stancai a vedere dalla strada , per due mesi intieri , sotto la sua casa , ascoltando il minimo rumore che mi venisse da lei , che mi accennasse la sua presenza facendomi trasalire ; ... che quella donna che proferì quelle parole ... quella notte ... dal verone ; ... che mi torturò il Cuore colle note strillanti del suo valtzer , quando mi parve che il mio cuore fosse rotto ; ... che quella donna ch ' io non osavo avvicinare per non rompere il cerchio luminoso che la circondava d ' aureola , per non rapirle un atomo di quella atmosfera profumata della quale ci circondava , che faceva il suo prestigio ; ... che quella donna che adorai infine come un pazzo , spaventandomi di adorarla in tal modo , è mia ! ... mi ama ! ... mi è fra le braccia ! ! ... che io posso chiamarla ogni giorno , ad ogni ora , ad ogni minuto ; ... che io ad ogni ora , ad ogni minuto posso udire quella voce che proferì : Quell ' uomo è pazzo : che mi dice che m ' ama ! ... che io posso ad ogni ora , ad ogni minuto vivere la sua vita e suggergliela coi baci delle labbra ... Oh , no ! Narcisa ... per credere a ciò bisogna che noi ritorniamo a Catania , che noi abitiamo quella stessa casa che io guardai con più venerazione della casa di Dio ; che io respiri l ' aria istessa di quelle camere ; che mi metta a quel verone , con te , al posto che occupavi seduta sulla poltrona ; e che io ti legga , seduto accanto alle tue ginocchia , come quell ' uomo ... Bisogna che mi metta con te , di notte , a quell ' ora , a quel verone ; e che tu ripeta quelle parole infami che io annegherei sulle tue labbra coi miei baci ; bisogna che le tue mani ripetano su quel pianoforte le note di quel valtzer che m ' inseguirono spietatamente quando fuggivo delirante come se fuggissi il cuore che sanguinava dirotto ; bisogna che io mi segga su quel marciapiede , colla fronte fra le mani , come allora ; e che io ascolti lo stormire di quegli alberi , il suono di quell ' orologio , il murmure lontano di quel mare , il fruscio della tua veste ; ... e che io vegga il lume che rischiara la tua camera ; ... e che la tua voce soprattutto , la tua voce inebbriante , mi ripeta ad ogni ora , ad ogni minuto , che quello non è un sogno , che io non son pazzo ; ... e che le tue labbra , posandosi sulla mia fronte , mi scaccino questo turbine affannoso che mi sconvolge la mente , che mi fa dubitare della mia felicità .... » « Andiamo a Catania ! » , mormorò Narcisa , dandogli un lungo bacio e bagnandogli la fronte di due lagrime di voluttà . VIII Sig . Raimondo Angiolini - Siracusa . Catania , * * * Agosto 186* Amico mio , apro oggi soltanto le lettere che mi son pervenute da due mesi per la posta , delle quali alcune tue e di mia madre sono vecchie da più di 70 giorni . Povera madre ! che avrà pensato di me ? ! ... Eppure se ella avesse potuto conoscere la felicità del figlio suo , se sapesse i godimenti immensi dei quali mi sono inebbriato , ella sarebbe lieta , quella buona madre , del lungo silenzio del figlio , che le proverebbe ch ' egli ha dimenticato tutto onde vivere soltanto per questa vita di cui un ' ora vale un secolo , per immergersi tutto in questo sogno febbricitante , in cui i brividi del piacere sono sì potenti da farlo riscuotere gemendo come di spasimo . Raimondo , se , 15 mesi fa , quando seguitavamo quella sconosciuta , della quale cominciavo a subire il fascino inenarrabile , tu mi avessi detto : « costei , per uno di quei miracoli che provano Dio , avrà una parola , una sola parola per te » ... io non avrei osato lusingarmi di questa speranza ... io avrei temuto di carezzarla . Ed ora , nel momento in cui ti scrivo , questa donna , che di tutto ciò ch ' è leggiadro s ' è fatto un corteggio splendido , questa donna che ha il sorriso ammaliatore , gli sguardi inebbrianti col loro raggio pacato , le promesse più affascinanti nel suo voluttuoso abbandono , questa donna mi ama ! ... me l ' ha detto colle sue labbra posate sulle mie ! ... Questa donna io l ' ho posseduta ; io la possiedo ! ... È mia ! ... Quel cuore del quale mi spaventavo a scandagliare i misteri reconditi , come se gl ' immensi tesori d ' amore che vi si racchiudono avessero dovuto annegarmi nei loro diletti sovrumani , quella vita ch ' è tutta un fremito di voluttà , io l ' ho sentito palpitare fra le mie braccia ... Essa è vissuta sotto il mio tetto ; ha passeggiato al mio braccio ; ... e le sue labbra hanno chiuso i miei occhi la sera , per riaprirmeli l ' indomani ! ... Io ho baciato quei capelli , quella fronte , quegli occhi , quelle labbra ; io mi son cullata quella testolina sui miei ginocchi , ed ho passato le intiere notti fantasticando cogli occhi fissi in quegli occhi , a leggervi tale amore che mai uomo in terra conoscerà . Raimondo , sai tu cos ' è questa donna ? ... È l ' amore con tutti i suoi palpiti più arcani e misteriosi ; è la voluttà con tutti i suoi sussulti più ardenti ; è il delirio con tutti i suoi sogni più febbrili . Io non arriverò mai a farti immaginare qual fremito di piacere si provi quando quella mano da fata , colle sue unghie rosee , colle sue dita affilate , colla sua pelle rasata e candida si posa sulla fronte ; e quando quegli occhi fanno passare nei miei baleni di quest ' amore che al primo urto scintillano come il cozzo di due spade , e che inebbriano come un veleno . Questa donna che vivea pei piaceri , della quale il lusso era il bisogno come l ' aria è il bisogno dell ' uomo , questa donna non esce più quasi mai ; rifiuta tutti gl ' inviti ; si alza all ' alba , per venire ad appoggiare la sua testa sulla mia spalla , mentre io lavoro ; per venire a spargermi il tavolino di fiori ch ' ella ha colti per me ... per dirmi di quelle parole che ella sola sa dire . È una vita straordinaria che noi facciamo : una vita che c ' invidierebbero molti e che molti compiangerebbero come una pazzia . A Napoli noi uscivamo qualche volta , la sera , verso mezzanotte , in carrozza , e andavamo a Mergellina per la Riviera di Chiaia . Io non ti potrei esprimere le sempre nuove sensazioni che costei mi faceva provare , in quell ' ora , seduta accanto a me sui cuscini della carrozza . Noi lasciavamo il calesse per correre , di notte , come fanciulli , tenendoci per la mano , sedendoci a terra quando eravamo stanchi . Il sole ci sorprendeva spesso ancora passeggiando , come nelle prime ore della notte ; e allora noi correvamo a casa per levarci poi alle cinque . Qualche altra volta uscivamo a cavallo . Narcisa cavalca come un ' amazzone , e noi galoppavamo verso Posillipo . Io mi spaventavo nel vedere con quale audacia piena di grazia quel fragile corpo che sembra soltanto armonizzato per le più delicate carezze , quella giovane nervosa che sembra vivere una vita a metà aerea come quella di una farfalla , sfidava i pericoli della corsa , superando gli slanci impetuosi di Arbek , il mio focoso cavallo , con tutta la disinvoltura di un cavallerizzo . Quando ritornavamo , coi cavalli anelanti e coperti di spuma , Narcisa si lasciava cadere nelle mie braccia , avvinghiandomi le sue al collo ; ed io la trasportavo , come una bambina , sulla sua poltrona accanto al pianoforte . La sera facevamo della musica insieme . Ella è di un gusto squisito , quantunque non possegga tutte le facilità di un pianista . Quand ' ella suona io sto seduto al suo fianco , colle braccia allacciate attorno alla sua vita ; ella s ' interrompe per guardarmi , per sorridermi ; ... e quando mi ha guardato un pezzo , com ' ella sola sa guardare , mi chiude gli occhi coi baci . Colle mie mani fra le sue ha voluto ch ' io le narrassi tutta la mia vita , colle più minute particolarità ... Ha sorriso del suo caro sorriso a ciascuna rimembranza delle mie follie di giovinezza , e mi ha detto : « Giammai tu amerai come hai amato me !...» . E come ebbra del suo trionfo mi ha circondato la testa delle sue braccia . Ora , da quaranta giorni , noi siamo a Catania , dove ad ogni passo io provo delle emozioni ineffabili . Spesso rimango delle ore intiere a contemplare l ' oggetto insignificante che mi ricordo aver veduto quando amavo Narcisa di quel terribile amore senza speranza . Io ho salito quella scala , ho passeggiato per quelle stanze , ho dormito sotto quel tetto ... ho veduto la sua camera ... Qual camera ! se la vedessi , Raimondo ! ... Un uomo che non avesse mai conosciuto Narcisa ne immaginerebbe il ritratto fisico e morale quando avesse soltanto veduta la sua camera . Dappertutto velluti e sete ; e , a renderne meno pesante la ricchezza , meno severo e più diafano il colorito , veli dappertutto , e fiori , e un profumo appena sensibile , ma molle , delizioso ; il profumo della sua pelle delicata ... L ' altra notte udii rumore nel suo appartamento ; mi levai anch ' io e la trovai al verone istesso dove io la vedevo qualche volta , cogli occhi fissi sulla strada dove altra volta io passavo parte delle notti . Mi accorsi che aveva pianto . Come mi vide mi gettò le braccia al collo e scoppiò in singhiozzi . « Oh ! è l ' eccesso della felicità che mi fa male ! » , mi disse . E l ' alba ci trovò ancora a quel verone , abbracciati . Raimondo ! ... Ti svelo un gran mistero del mio cuore , che Narcisa non dovrebbe mai conoscere . In mezzo a questi deliranti piaceri , in mezzo a questa felicità che il Paradiso non mi potrebbe mai dare , ho un pensiero che mi è quasi terrore , che mi agghiaccia il bacio sulle labbra ... e ciò quando penso che a forza d ' inebbriarmi a questa coppa fatata , i sensi dell ' uomo , troppo deboli per la piena di tanta felicità , non si istupidiscano nel godimento ; ... che io non possa più assorbire in tutti i più squisiti particolari questa rugiada d ' amore di cui ella mi abbevera ; ... che , infine , ( ho terrore di ripeterlo a me stesso ! ) a forza d ' immedesimarmi nella vita di lei , a forza di assorbirne tutte le emanazioni quando me la stringo fra le braccia , io non giunga a rompere quel velo aereo , direi , di cui Narcisa si circonda , e che comanda quasi la semioscurità , l ' isolamento , per farla meglio ammirare ... Raimondo , se ciò avvenisse , sento che mi farei saltare le cervella . Quando le parlo del suo passato ella mi risponde , inebbriandomi del suo sguardo : « Ciò che io rimpiango sono i giorni che vi ho passato senza di te , e che avrebbero accumulato tesori d ' amori e di ricordi trascorsi al tuo fianco » . Io ti ringrazio , amico mio , delle cure affettuose che prodighi alla mia famiglia . Vicini a te , quei miei cari , io son tranquillo sul loro stato . Dirai a mia madre che non oso scriverle ; e che qualche giorno correrò sino a Siracusa per farmi perdonare il mio lungo silenzio fra le sue braccia . Addio , addio ! Narcisa mi chiama ; domani forse ti scriverò più a lungo . Il tuo Pietro Sig . Raimondo Angiolini - Siracusa . Aci - Castello . * * * Novembre 186* Signore , Pietro mi ha parlato sì spesso di lei , che il suo nome è per me quello di un amico . È come a fratello che io scrivo dunque , o signore ... come ad un uomo che è l ' amico del mio Pietro ... E son sola ... e non ho nessuno a cui aprire il mio cuore , per mezzo di cui far pervenire , in queste memorie , i miei ultimi ricordi a lui ! Qual vita ho fatta ! ... Dio ! Dio mio ! ... Mi pareva impazzire dalla felicità ; come ora mi pare impazzire dal dolore , quando penso a quelle ore trascorse come baleni nelle sue braccia , a quei suoi baci che sembravano divorarmi , a quelle sue ferventi parole che mi atterrivano quasi colla violenza della sua passione ... a quei sei mesi tutti d ' amore di cui noi assorbivamo i giorni con disperato anelito di piacere ... Ed ora ... È triste quello che ho a dirle , signore ! ... Oh , è ben triste ! ... Io ho soltanto la forza di scriverne poiché è il solo conforto che mi rimanga , poiché questi versi saranno letti da lui ... che , allora soltanto ... forse ... comprenderà di quale amore l ' ho amato ... ; poiché io , infine , vi provo un penoso godimento , dopo quello che mi resta soltanto ad aspettarmi ... Se dieci mesi addietro , quando ero a Catania , avessi potuto sognarmi la vita che ho fatto con questo giovane , io avrei riso di me come una pazza . Ora piango , signore ... piango lagrime disperate , che cassano le disperate parole che scrivo . A Napoli lo vidi circondato da quell ' aureola che dà la rinomanza dell ' ingegno ; lo vidi festeggiato , messo in moda . Pensai che quest ' uomo , di cui molte duchesse avrebbero fatto il loro amante , aveva passato quattro mesi sotto i miei veroni ; pensai a quest ' uomo cui l ' amore , ch ' io gli aveva ispirato , aveva solcato le guancie ed elevato il cuore sino al genio ... e l ' amai ... l ' amai come mai avevo amato ... come non m ' era parso che si potrebbe amare giammai . Quest ' uomo , questo giovane ch ' io non avevo distinto in mezzo alla folla che lo circondava , recava nel cuore tesori ineffabili di passione , in cui assorbiva tutto il mio essere . Quest ' uomo per sei mesi , sei intieri mesi , mi formò una vita di baci e di carezze . Noi non uscivamo quasi mai . La sera ci recavamo sulla terrazza che guarda il mare e restavamo là spesso sino a giorno ; qualche volta soltanto uscivamo in carrozza o a cavallo , ma sempre assieme . A Catania noi seguitammo ancora due mesi questa vita incantata che per me sarebbe rimasta un mistero senza di lui . E poi ... Alcuni giorni dopo Pietro cominciò ad invitarmi ad uscire ... ad andare in società ... Mio Dio ! mi pareva che avessi dovuto aver rimorso di quel tempo che bisognava rubare al nostro amore . Allora egli mi disse che per lui , che dovea farsi un avvenire , era impossibile seguitare a vivere così ritirato dal mondo , e che quest ' avvenire gli imponeva qualche sacrifizio ; che , infine , per quella sera avea un invito al quale non poteva mancare . Lo pregai di andar solo , soffocando un penoso sentimento che quasi mi faceva piangere d ' angoscia . Nei primi mesi che noi passammo assieme Pietro non avrebbe pensato a ciò . Quel fervente amore di lui cominciava dunque a dar luogo ai calmi pensieri dell ' avvenire ... Non osai gettare uno sguardo su quel baratro che si spalancava lentamente ad inghiottire la mia felicità . Quando venne a stringermi la mano , quando udii il rumore della sua carrozza che si allontanava , non potei frenare le lagrime , e mi misi al pianoforte per distrarmi . Mi venne sotto le mani Il Bacio di Arditi , quel valtzer ch ' egli mi fa ripetere sì spesso marcandone il movimento coi suoi baci sulla mia testa . Quelle note mi parve che piangessero , e chiusi il pianoforte con impazienza . Lo aspettai al verone sino a mezzanotte : non veniva ancora . Ebbi timore di lasciargli scorgere il mio affanno , se mi fossi lasciata trovare aspettandolo , mi ritirai nel mio appartamento . Presi un libro a caso , ma non potei leggerlo . Verso le tre udii finalmente la carrozza che rientrava sotto il portone , e i passi di lui sulla scala . Ma egli non venne a cercarmi . Divorata dall ' impazienza , suonai per domandare di lui . « Il signore è ritornato » ; mi rispose la mia cameriera , « ma è rientrato quasi subito nelle sue stanze . » Non era venuto almeno , come faceva ogni sera , a darmi il bacio della buona notte . Ebbi un istante il pensiero d ' andare da lui , ma lo soffocai , colle mie lagrime , fra i guanciali . L ' indomani , prima ancora dell ' alba , ero levata , poiché non avevo dormito un secondo ; ed andai ad aspettarlo nel salotto , sperando che anch ' egli vi sarebbe venuto . Egli si alzò soltanto verso le undici , e immediatamente venne a cercare di me . « Come sei bella , mia Narcisa ! » , esclamò egli abbracciandomi con effusione ; « mi pare di amarti dippiù ogni volta che ti rivedo ! » Alzai gli occhi , umidi di lagrime , su di lui , atterrita dall ' idea che quelle parole fossero simulate . No ! non era possibile in lui ... nel mio Pietro ! ... il più nobile cuore ch ' io abbia conosciuto : era il suo sguardo ardente di passione , e la sua voce che recava l ' accento del cuore . Singhiozzante gli gettai le braccia al collo , come per non lasciarmelo sfuggire mai più , e nascosi la testa nel suo petto . « Che vuol dire questo pianto ? » , domandò egli asciugandomi gli occhi coi baci ; « son molto colpevole adunque ? » « Oh , no ! no !...», singhiozzai ; « è che ... quello che provo vedendoti ... » Egli mi abbracciò , muto , senza rispondere , quasi pentito . Per otto o dieci giorni non mi lasciò più un minuto . Sentivo che questa felicità sovrumana mi logorava lentamente , e mi dava ogni giorno forze novelle per sopportarne la piena . Il giorno che ci fu recato un invito per una serata che dava C * * * , Pietro mi disse : « Vi anderò soltanto a condizione che ci venga anche tu » . « Perché piuttosto non uscire assieme , a farci una delle nostre passeggiate sì belle ? ! ... Sai bene che per me i godimenti che dà la società , il gran mondo , non hanno più attrattive ... » , gli risposi . « Bisogna forzarti ; non puoi vivere sempre come vivi . Tu sei un angelo di bellezza , ed io sono orgoglioso di te ; voglio godere del tuo trionfo . » « Giacché lo vuoi ... » , gli dissi reprimendo un sospiro . « Una sera » , seguitò egli tenendosi le mie mani fra le sue , « una di quelle sere in cui ti cercavo come smaniante , avevo perduto la speranza d ' incontrarti ; quando vidi passare , al braccio del conte , una donna vestita di bianco , con un semplice bóurnous bianco sulle spalle , di cui il cappuccio era tirato sulla testa : avea il corpo svelto ed elegante , l ' andatura molle ed incantevole , il sorriso affascinante , alcuni ricci neri scappanti dall ' orlo del cappuccio bianco sulla fronte di un candore più puro e direi più rasato . Eri tu ! ... che parlavi a quell ' uomo , che sorridevi a quell ' uomo ... che non potevi sapere quel che provava quell ' incognito che ti passò d ' accanto senza che te ne avvedessi . Sentii stringermi il cuore da una mano di ferro ... Ti seguii trepidante , divorando degli occhi il tuo passo , i tuoi movimenti , il tuo minimo gesto ; reprimendo i battiti del mio cuore per udire l ' insensibile fruscio della tua veste ... Ti seguii senza speranza che tu ti rivolgessi a vedermi ... Andavi da S * * * . Ti aspettai in istrada sino alle tre , ora in cui la tua carrozza venne a prenderti , vedendo passare i fortunati che andavano a quella festa , che dovevano vederti ed esserti vicini ; guardando la luce abbagliante che scaturiva dai veroni aperti , le allegre coppie che si aggiravano per le scale ; ascoltando il suono di quella musica festante . Due o tre volte mi sembrò di vedere la tua figura , l ' ombra tua , che girava fra le vorticose coppie di un valtzer ... e piansi lagrime ardenti , disperate ; ... e passeggiai delirante come un pazzo , sotto quella casa ... Ora voglio che tu ti vesta di quegli abiti , Narcisa ; che quel cappuccio bianco copra i tuoi capelli . Io non posso esprimerti quegli atomi , quelle percezioni di sensazioni ineffabili che provo in queste reminiscenze ; cercando d ' illudermi spesso sino alla realtà del dolore che provai , per sentire più viva l ' ebbrezza della felicità che tu mi dai ora ! » E mi abbracciava , e mi baciava frenetico , ardente . In mezzo a quelle parole che mi facevano piangere di gioia una frase mi era rimasta fitta dolorosamente come una spina nel cuore : egli avea detto : Non puoi vivere sempre come vivi ! ... Quella vita che avea formato il mio paradiso , adunque , quella vita che noi non avevamo vissuto che per amarci , che per comunicarcela l ' un l ' altro coi baci , non poteva sempre durare ... non era stata che la luna di miele ! ... Quando pensai al come vivere un sol giorno senza tal vita , fremetti di terrore , e corsi a vestirmi per nasconderlo a lui . Uscimmo a piedi lungo la cinta esterna della città , per godere di un magnifico lume di luna . Pietro si mostrò sì allegro , sì contento della nostra felicità , che per qualche tempo riuscì a scacciare anche i miei tristi presentimenti . Non seppi nascondergli la penosa impressione che mi avevano lasciato le sue parole : Non puoi vivere sempre come vivi . « Sì , » , mi rispose egli , « i piaceri , le feste , ti sono necessarii , poiché ti fanno brillare come un diamante messo in luce ... sono necessarii al mio istesso amore per provare quello che provavo d ' indefinibile nel fascino che ti faceva abbagliante fra tutte le pompe del tuo lusso . » « Queste parole mi fanno male , Pietro ! » , supplicai stringendomi contro il petto il suo braccio . « Perché ? » , domandò egli sorpreso . « Perché mi provano che tu non potrai amarmi sempre come mi hai amata , come ormai è necessario che tu mi ami perché io viva ! » « Sei pazza ! » , esclamò egli , baciandomi sulla bocca . Rimasi fredda , muta a quel bacio ; fissando i miei occhi nella luna per dissimulare ch ' erano umidi di pianto . Le lagrime che solcarono le mie guancie mi tradirono . « Ma che hai dunque ? » , esclamò Pietro fermandosi , vivamente commosso , e abbracciandomi : « che ti ho fatto , Dio mio ?!...» . « Oh , perdonami ... perdonami ! » , singhiozzai , premendomi le sue mani sulle labbra ; « son io che son folle ! ... perdonami , Pietro ! ... tu puoi farmi felice con una parola ... Mi ami ancora ? ... mi ami sempre ... come mi amavi ?...» Pietro soffocò quelle parole sulle mie labbra coi baci , suggendo avidamente le mie lagrime . « Oh ! che ti ho fatto io per meritarmi questo ? ! » , mi diss ' egli colla voce tremante , dominando a stento la sua emozione . « Non ti adoro come sei degna di essere adorata ? ! ... Amarti ancora ! ... ma ogni giorno che passa è un affetto nuovo che si aggiunge all ' immenso affetto di cui ti amo !...» « Grazie ! grazie , amico mio ! Tu non sai qual bene mi facciano queste parole ... come io ne avevo bisogno ! ... E ... e ... se qualche giorno .... se mai ... » , ed io stentavo a proferire fra i singhiozzi che mi soffocavano , « tu non mi amassi più , tu non mi amassi come prima , come io voglio essere amata da te ... tu me lo dirai ... dammi parola che me lo dirai ! ... meglio questo che l ' agonia dell ' incertezza . Tu non sai mentire , Pietro ! ... tu me lo dirai !...» «Narcisa!...» « Oh ! fammela questa promessa , Pietro ! ... tu puoi farmi felice con questa parola ... » « Ma sei pazza ... calmati , amor mio ... » « Oh no ! te lo chiedo ginocchioni ... promettimi ... promettimi che tu mi dirai ... che me lo dirai quando non mi amerai più !...» E le mie ginocchia , senza avvedermene , si piegarono . « Mio Dio ! Narcisa ... Io non so quello che tu abbia stasera ; ma se ciò può farti piacere , quantunque io senta tutta l ' inutilità di tale promessa ... se ciò può servire a calmarti ... ebbene !...io te la do . » « Oh ! grazie , grazie ! » , esclamai baciandolo in fronte , con un doloroso trasporto ; « grazie ! ... Io sarò più tranquilla ! ... potrò almeno godere senza sospetto questi giorni di felicità che puoi darmi ... » « Narcisa ! ... per pietà !...» « Oh , no ... Pietro ! non vedi che son felice , ora ?!...» Egli rimase triste e pensieroso lungo tutta la strada . Io provavo un inenarrabile godimento nell ' appoggiarmi al suo braccio , nel sentire palpitare contro il mio polso quel cuore che ancora palpitava per me . Tre o quattro volte alzai gli occhi su quel volto maschio ed energico che adoravo , che divoravo dello sguardo , come se fossi avara dal bene che possedevo ancora di saziarmene . « Confessiamo » , disse Pietro nel salire le scale della casa ove andavamo , sorridendo ancora con una lieve tinta di mestizia , come per scacciare la penosa preoccupazione che ci aveva invaso ambedue , « confessiamo che siamo pure i gran fanciulli , e che i nostri discorsi sono stati ben singolari per due innamorati che vanno ad una festa da ballo . » Respirai più liberamente quando la carrozza ci trasportava rapidamente verso la nostra abitazione : mi parea d ' essermi levato un gran peso dal cuore col togliermi quella maschera di convenienza che la società esige , e che , quella sera , in mezzo a quella splendida folla , mi era sembrata odiosa . L ' indomani Pietro si rimise a studiare di lena , come non l ' avevo mai veduto lavorare . Io passavo i giorni nel suo gabinetto di studio , disegnando o sfogliando i fiori dei quali era sempre piena la giardiniera che contornava il suo tavolino , e dei quali spargevo le foglie sulla carta in cui egli scriveva ; o , quand ' egli lo voleva , andavo al pianoforte e gli suonavo il pezzo che [ mi ] domandava . Egli usciva sempre la sera per darsi un poco di distrazione , che le occupazioni assidue del giorno gli rendevano necessaria . Qualche volta l ' accompagnavo . Una sera volli rimanere in casa per vedere ciò che avrebbe fatto : uscì solo . Quattro mesi prima sarebbe stato più avaro del tempo che avrebbe potuto passarmi vicino . Di tratto in tratto egli si mostrava preoccupato , quasi triste ... sembrava staccarsi con isforzo alle sue penose meditazioni per prodigarmi ancora quelle sue ferventi carezze , che mi fanno obliare in un bacio tutti i terrori dell ' avvenire . Non potevo esser gelosa ... Alla festa , ove l ' accompagnai , avevo veduto le più eleganti e belle dame sorridergli con quella grazia che dà diritti a sperare , prodigargli le più obbliganti attenzioni , e l ' avevo veduto rimaner freddo e cortese innanzi a quelle attrattive , cercando avidamente il mio sguardo e il mio sorriso . Egli è troppo generoso e nobile per potermi parlare come mi parla e guardarmi come egli lo fa se il rimorso di un altro affetto lo facesse arrossire . No ! il mio Pietro è troppo elevato per scendere sino alla dissimulazione ... egli avrebbe piuttosto la forza brutale di abbandonarmi . Eppure questa certezza , che per molte sarebbe una consolazione , per me è il più crudele disinganno , perché mi toglie persino la speranza dell ' avvenire ... Quello che scrivo mi scotta le mani , come mi brucia il cuore ... Avrei sempre la speranza di riavere il cuore di Pietro che si allontanasse da me per un ' altra donna , poiché egli dovrebbe , tosto o tardi , accorgersi che giammai , giammai donna potrà amarlo come l ' amo io , giammai simile amore potrà suggerire alla donna tutti gli incanti più raffinati per fargli bella la vita , per fargli sentire tutte le infinite percezioni di questo amore colle pulsazioni violente delle sue arterie ... ma Pietro stanco del mio affetto , di me ... Pietro disilluso del prestigio che mi faceva bella ai suoi occhi ... io non l ' avrò più ! ... mai ... mai più ! ... Dio ! Dio mio ! ... la morte ... piuttosto la morte ! ... Alcune notti egli è rientrato assai tardi ... Ho udito che raccomandava di non far rumore per non isvegliarmi ... come se avessi potuto dormire , io ! ... mentre soffocavo i singhiozzi nascosta dietro la portiera dell ' uscio . Oh , egli ha potuto pensarlo ch ' io dormissi ... prima che egli fosse ritornato ! ... È desolante , è spaventevole tutta questa insensibile gradazione che ogni giorno sempre più assopisce nel suo cuore tutte quelle sensazioni minime , delicate , squisite , che la passione suscita e sublima , e che muoiono con essa ... È dunque morto il suo cuore per me ... Dio mio ? ! ... No ! egli mi ha parlato ancora di quelle parole , tenendo la mia mano fra le sue , fissandomi sempre del suo sguardo , che avea tutta l ' espressione d ' allora ... Ma ciò , non è durato sempre ! ... sempre ! ... a dissetarmi di questo bisogno ardente che ne ho ! ... Quando gli parlo della sua tristezza , della sua preoccupazione , della sua freddezza sin ' anche , egli si mostra qualche volta come impaziente , e dissimula appena una lieve tinta del dispetto che prova di non saper meglio nascondere le sue impressioni , lo leggo chiaramente nel suo cuore : egli ha ancora la generosità d ' imporsi per me un sentimento che non prova , di nascondermi quelle illusioni perdute che egli si rimprovera come una colpa sua , colpa che però non ha , di cui il pentimento gli dà la forza di stordirsi nelle mie carezze sino alla febbrile e quasi ebbra eccitazione che può scambiarsi coll ' esaltazione della passione . Un giorno era uscito prima ch ' io fossi levata , e avea mandato a dirmi che , invitato da alcuni amici , avrebbe desinato fuori . La sera non era ancora venuto a vedermi ; verso le 9 feci attaccare , impaziente d ' attendere più oltre , e andai a cercarlo dove sapevo trovarsi ogni sera . Feci fermare il legno dinanzi il Caffè di Sicilia e mandai il piccolo jockey a cercarlo ; egli si alzò subito da un crocchio d ' amici , fra i quali era seduto , e venne a mettersi in carrozza con me . « Ti chiedo mille scuse , mia cara , della noiosa giornata che ti ho fatto passare » , mi diss ' egli ; però distinsi nel suo accento una sfumatura d ' impazienza . Io gli strinsi la mano , poiché ero assai commossa , e non risposi . La carrozza attraversò tutto il corso Vittorio Emanuele e prese la strada d ' Ognina . Fuori l ' abitato volli scendere e prendere il braccio di lui . Il calesse ci seguì ad una cinquantina di passi . Entrambi sentivamo di avere un penoso discorso da intavolare , che non avevamo il coraggio d ' incominciare , e che perciò ci faceva rimanere in silenzio . Provavo il bisogno però di parlargli , di aprirgli il mio cuore ; per averne la forza pensai alle sere istesse passate al fianco di lui ... sere di cui le rimembranze erano ancora palpitanti di piacere , e a misura che il mio pensiero le vedeva più vive , che il mio cuore batteva più forte , che i miei occhi si velavano di lagrime , io mi stringevo al suo braccio come fuori di me , come se avessi voluto con quella stretta attaccarmi a quel passato che idolatravo ; infine non potei più frenare i singhiozzi . Pietro si fermò in mezzo alla strada , commosso profondamente , ma non sorpreso da quella scena che forse si aspettava . « Che hai dunque , Narcisa » , esclamò egli , prendendomi le mani . « Oh , Pietro ! » , esclamai infine , « tu non sei lo stesso di prima ! ... No ! tu non mi ami come prima !...» « Narcisa , tu sei folle coi tuoi dubbî penosi ... Se non ti amassi come prima , potrei fare la vita che faccio ?...» Queste parole , che cercavano di esprimere un pensiero consolante , erano dure per me ; esse parlavano di quella vita che avea fatto la nostra felicità come di un sagrifizio . « È vero dunque » , proseguii , « questa vita ti è penosa ? ! ... tu sei stanco di farla ?!...» « Ascoltami , Narcisa ! » , interruppe egli , stringendomi le mani , quasi avesse voluto infondermi forza per ascoltare quello che aveva a dirmi , e raddolcire quanto vi poteva essere di amaro ; « non si può sempre vivere di questa vita che noi abbiamo fatto , che è la mia più dolce memoria , senza avere delle ricchezze , che io non posseggo , e neanche tu , e le possedessi , io non potrei accettarle da te ; bisogna che io mi faccia una posizione , che risponda alle aspettative che si sono potute basare sul mio primo lavoro , che è bello del tuo riflesso soltanto . Per ciò fare bisogna piegarsi un poco a tutte quelle convenienze che la società esige rigorosamente . Io ho dimenticato tutto per te , sei intieri mesi : gli amici , il mio avvenire , gl ' impegni assunti ; anche una madre che adoravo , la più buona , la più santa fra le madri , che avea pur diritto all ' amore del figlio suo , e che sei intieri mesi non ha avuto una parola da lui , non l ' ha abbracciato una volta ... Oh , credimi , Narcisa ... è colla più viva commozione , colla più profonda riconoscenza anche , che io rammento questi sei mesi d ' amore ... Ma perché quest ' amore istesso duri con tutti i suoi incanti bisogna che esso sia assaporato lentamente : in fondo all ' ebbrezza che stordisce si trova presto la disillusione che uccide l ' amore ... ed io voglio amarti sempre , mia Narcisa ! » Soffocai i miei gemiti col fazzoletto , e rimasi muta , pietrificata dinanzi a lui che mi stringeva ancora le mani , e mi fissava quasi avesse voluto leggere nei miei occhi . Dio mio ! quello che soffersi in quel punto , credo che non potrò soffrirlo mai più ... neanche al momento ... Quand ' ebbi la forza di parlare gli dissi tristamente , divorando tutta l ' estensione del mio dolore per nasconderglielo : « Se mi amassi ancora , come dici , non avresti mai proferito ciò ... » . « Narcisa ! » , replicò egli , tradendo una viva impazienza , « non son uso a mentire ... mi pare ... » « Oh , no ! tu non mentisci ... o piuttosto tu vuoi ingannare te stesso , perché hai pietà di me ... Grazie , Pietro ! » « Io avrei dovuto parlarti da qualche tempo su questo proposito » , mi diss ' egli ; « ho temuto sempre di farti dispiacere , ed ho indugiato . Tentai di lavorare per adempiere in parte agli obblighi impostimi , ma ti confesso che nulla mi è riuscito ... Mia madre mi ha scritto molte volte le più calde preghiere perché io vada ad abbracciarla ... » Egli avea esitato a proferire l ' ultima frase , e l ' avea poscia pronunziata colla precipitazione di colui che prende una risoluzione decisiva . Mi aggrappai al suo braccio , poiché sentivo le gambe piegarmisi sotto . « È giusto » , mormorai quindi a metà soffocata ; « tua madre , ha ragione !...» Ebbi il coraggio supremo di non piangere . Egli rimase muto , facendo sforzi visibili per dominare la sua commozione . « Mi accorderai almeno quindici giorni prima di partire ? » , gli diss ' io , gettandogli le braccia al collo , piangendo in silenzio . « Oh , amor mio ! » , esclamò Pietro quasi con le lagrime agli occhi , « non credevo di essermi meritate tali parole !...» « Ebbene ! ... fra quindici giorni tu partirai per vedere tua madre !...» Volle abbracciarmi , come per ringraziarmi del sagrifizio che gli facevo , ma mi allontanai di un passo , supplicandolo colle mani giunte di non farlo . Temevo di perdere la forza della mia risoluzione in quell ' abbraccio , al quale mi sentivo spinta violentemente da tutte le passioni , suscitate sino al parossismo , che tumultuavano in me . Egli rimase sorpreso e colpito da quell ' apparente freddezza , e m ' accorsi ch ' era anche indispettito . « Grazie ! » , mi rispose fremente . E rimase muto ... E non una parola di più ... come se avesse temuto ch ' io mi pentissi di ciò che gli avevo accordato . Ripresi il suo braccio per continuare a passeggiare , mentre non avevo la forza di trascinarmi . Lo guardavo : era freddo , pensieroso , quasi cupo . « Oh , Pietro !...», gridai quindi singhiozzante , non sapendo più frenarmi , avvinghiandogli le braccia al collo ; « mi ami ? ... mi ami come prima ? ! ... Oh , Pietro ! ... una volta mi promettesti , mi giurasti ... che m ' avresti confessato quando tu non mi avresti amato più ... come prima ... Pietro ! ... confessalo che non mi ami più !...» « Narcisa ! te ne supplico ... queste parole mi fanno male ! » , m ' interruppe egli impallidendo . « Oh , per pietà ! ... per pietà , Pietro ! Me l ' hai promesso ... me l ' hai giurato ! ... Sii uomo ! ... dillo , dillo che non mi ami più !...» Invece di volere questa conferma al mio doloroso sospetto , attendevo , con ansia smaniosa , una parola in contrario , che avesse potuto farmi gettare nelle sue braccia , delirante di passione . Egli esitò ... egli non l ' ebbe ; ... e rimase muto , immobile ... come combattuto da un ' interna tempesta ... « Non ha dunque cuore quest ' uomo ! » , gridai come una pazza , dopo avere invano atteso , in una terribile angoscia , col petto anelante , le mani giunte , le lagrime agli occhi , quella risposta . Non ha cuore per comprendere quello che si passa nel mio , per farmi felice anche con una menzogna ! avevo detto in quelle parole . Quelle parole però mi perdettero . Pietro non capì il vero senso appassionato , addolorato , ansioso , che dava loro il mio cuore in quello stato , proferendole ; egli capì soltanto tutto quello che vi è di duro , di sprezzante , d ' insultante anche - sì , d ' insultante - in queste parole prese alla lettera , che parevano dire : Siete un vile ! mentre avevano detto : Non avete pietà di me ? Egli si levò pallido , coll ' occhio , un momento innanzi umido di lagrime , asciutto e quasi fosco , coi lineamenti duri e severi ; egli ... quest ' uomo ! ebbe la forza di dirmi colla sua voce più calda ed incisiva : « È forse meglio che ci separiamo , Narcisa » . Ebbi paura di lui . Non potrei mai riprodurre tutto quello che vi era di lacerante in quelle fredde parole che soffocavano in lui il risentimento , che fa supporre pur sempre l ' amore , per esprimere la calma ed inflessibile decisione della mente . Mi sentivo morire , e caddi annichilata sul muricciolo accanto alla strada ; Pietro mi diede il braccio , mi sollevò , e mi strascinò quasi sino alla carrozza . Là , inginocchiata sul tappeto , col volto nascosto fra i cuscini , piansi lagrime ardenti , disperate . Ora che ci penso a mente più serena , io non risento tutto il pentimento di quelle parole , delle quali gli chiesi perdono a mani giunte , colle espressioni più umili , e che mi parvero aver deciso la mia condanna ; se Pietro mi avesse amato ancora , egli non avrebbe dato la significazione letterale a quelle parole ; ... se il suo cuore non fosse stato morto per me , egli non avrebbe potuto prendere quella risoluzione . Era finita dunque per me ! ... per sempre ! ... ed io , folle ! ... folle ! ... gli chiedevo ancora quella franca confessione che mi ero fatta promettere in un delirio d ' amore , come se le parole avessero potuto illudermi , quando tutto parlava in lui chiaramente . Passai una notte d ' inferno , lacerando coi denti il merletto dei guanciali inzuppati di lagrime . Quando il chiarore incerto che penetrava dalle tende del verone cominciò ad oscurare il globo d ' alabastro della lampada da notte , mi alzai , ancora vestita degli abiti che indossavo la sera scorsa ... Esitai un istante prima di tirare il cordone del campanello : volevo illudermi ancora su tutta l ' estensione della mia sventura . « È alzato il signore ? » , domandai alla cameriera che veniva a prendere i miei ordini . « Anzi Giuseppe , il suo cameriere , crede che non sia nemmeno andato a letto ; poiché l ' ha udito passeggiare tutta la notte . » Fui commossa profondamente ; dunque anch ' egli avea provato tutta la lotta di quella disperata passione ! Mi acconciai allo specchio , con triste civetteria ; non volevo accrescere il suo dolore colle tracce del mio ; volevo attaccarmi a lui con tutte le risorse di quell ' eleganza che egli avea tanto ammirato in me ; e passai nelle sue stanze . Lo trovai che scriveva , seduto al tavolino nella sua stanza da studio , con un lume ancora acceso dinanzi , sebbene morente . Oh , signor Raimondo , mi perdoni questi dettagli , sui quali insisto con il doloroso piacere che si prova a ritornare sui particolari di care e malinconiche rimembranze . I fiori che ornavano ogni mattina la giardiniera , situata a semicerchio attorno al suo tavolino , quei fiori fra i quali egli s ' immergeva , direi , quando si metteva a scrivere , e che avvolgevano i suoi sensi in un vapore di colori e di profumi , e suscitavano mille indefinite percezioni nella sua mente ; quei fiori dei quali egli avea detto di aver bisogno come dell ' aria per lavorare e per pensare a me , erano appassiti ; le tende delle finestre chiuse , sicché eravi quasi buio nella stanza ; attraverso l ' uscio aperto della sua camera da dormire vidi il letto scomposto , colle lenzuola lacerate e cadenti a terra , ed un cuscino sul tappeto , accanto ad una poltrona rovesciata . Pietro mi voltava le spalle , colla testa appoggiata fra le mani ; avea dinanzi un monte di quaderni e di fogli di carta , dei quali alcuni lacerati ; sul foglio che gli stava sotto la mano era scritta l ' intestazione di una lettera e tre o quattro versi cancellati . Egli non mi udì avvicinare , e si riscosse bruscamente quando mi vide vicino a lui . Poscia si alzò e venne a stringermi la mano , sorridendo tristamente . « Volevo venire a farmi perdonare le mie cattiverie di ieri sera ... però non potevo supporti alzata a quest 'ora.» « Non ho dormito , Pietro ... » , gli risposi colle lagrime agli occhi . Egli volse i suoi in giro per l ' appartamento , quasi avesse voluto nasconderne il disordine ; li abbassò , e rimase muto . Non avea voluto confessarmi che ancor esso avea sofferto ; sentii stringermi il cuore dolorosamente . Venni ad appoggiarmi alla sua spalla , come nei bei giorni in cui sentivo un brivido percorrerlo allo sfiorargli il volto coi miei capelli , e lo guardai in silenzio , spalancando gli occhi per dissimularne le lagrime . Vidi lo sforzo ch ' egli faceva per contenersi , baciandomi sulle labbra ; ma quel bacio commosso non aveva il febbrile trasporto di una volta , che gli avrebbe fatto stringere il mio corpo fra le sue braccia fino a soffocarmi ... Fu solo ... quasi triste ... « Tu scrivi ? » , gli diss ' io con un coraggio di cui non mi sarei creduta mai capace . Come colto in fallo egli abbassò gli occhi sulle carte che gli stavano ammonticchiate dinanzi alla rinfusa , e rispose con un cenno del capo , quasi avesse dubitato di avere la mia forza . « Scrivi a tua madre , Pietro ? ... Le hai detto che fra quindici giorni sarai da lei ?...» Questa volta egli non rispose e si recò la mia mano alle labbra . Mi portai l ' altra al cuore , per comprimere i battiti , dei quali il rumore mi spaventava . Oh , signor Raimondo ... un uomo di ferro avrebbe avuto pietà di quest ' agonia straziante , che mi affascinava però colla forza stessa del dolore , che mi strascinava a misurare tutta l ' estensione della mia disgrazia ... Pietro ! ... egli ! ... non ebbe pietà di quest ' agonia , che pure avrebbe dovuto indovinare dalla calma disperata del mio accento , dal tremito convulso delle mie braccia , che si appoggiavano alla sua spalla , dalla terribile tensione del dolore che inaridiva le lagrime sulla mia orbita ... Egli non ebbe una parola ... una sola ! ... o piuttosto non ne ebbe la forza ... Egli rimase colle labbra fredde e tremanti sulla mia mano , che recava quella percezione al cuore come una stilettata , cercandovi forse la forza di rispondermi . Un impeto cieco , disperato mi spingeva . « Son venuta a chiederti una grazia Pietro » , gli dissi ; « questi ultimi quindici giorni che hai avuto la bontà di concedermi ... io ... io vorrei passarli in Aci - Castello ... su quella bella spiaggia che visitammo sì spesso nelle nostre passeggiate notturne ... Siamo ai 28 di Ottobre , il 13 di Novembre partirai . » Speravo ch ' egli , soffocandomi dei suoi baci , avesse annullata la sua risoluzione della sera ... Non fu nulla di ciò ... « Oggi stesso manderò Giuseppe ad affittarvi un casino » : mi rispose stringendomi le mani e figgendomi gli occhi in volto , come cercandovi la spiegazione di quel desiderio ; « e domani partiremo . Vuoi che usciamo assieme oggi ? » Quella domanda fu il mio colpo di grazia : quando egli mi amava come un pazzo mi avrebbe pregata di non uscire ; in appresso non mi avrebbe fatto quella domanda poiché non si sarebbe potuto supporre che l ' uno di noi potesse uscir solo ... negli ultimi giorni mi amava ancora abbastanza per non propormi una passeggiata come un compenso , come per ringraziarmi del sacrifizio che gli facevo , ciò che equivaleva a dichiararmela una compiacenza , come avea fatto in quel momento . Mi voltai a cogliere un fiore da un vaso di porcellana per recare il fazzoletto alla bocca ... Mi sentivo soffocare ... Ebbi appena la forza di mormorargli : « No ... no ... grazie ... Non uscirò tutta la giornata ... » . Io stessa non udii il suono di quelle parole ... Forse neanche egli le avrà udite ... Uscii barcollando , operando uno sforzo supremo per dominare il mio dolore immenso , aggrappandomi alle tende che incontravo per non cadere ... Nel mio salotto caddi su di una duchesse , annichilata . Pietro passò al mio fianco tutto il giorno . Mi faceva una pena orribile a vedere gli sforzi che faceva per contenere la sua commozione , per combattere la lotta che ferveva in lui , per mantenersi saldo nella risoluzione che parea essersi fissata , e che quei momenti avevano fatto ondeggiare in lui ... Egli fu amoroso con me , come si può esserlo sino ai limiti della commozione , senza il trasporto però della passione , di quell ' amore caldo , cieco , irresistibile , quale egli me l ' avea fatto provare , quale ormai m ' era necessario per vivere , quale avrebbemi fatto dimenticare , almeno per un ' ora , in un bacio , tutta l ' estensione dell ' immensa sventura che mi percuoteva . Egli non ebbe una parola , non una sola parola che alludesse alla nostra separazione ; ma neanche un ' altra che la facesse mettere in dubbio . Un momento mi parve cattivo e spietato quell ' uomo che non mi amava più . Poi gli baciai le mani , delirante , piangendo a calde lagrime ; gli avvinghiai le braccia al collo e lo soffocai quasi fra le mie lagrime e i miei baci , come se avessi voluto farmi perdonare la triste impressione di quel momento . Giammai ! giammai io ho amato Pietro di quest ' amore immenso , frenetico , divorante di cui l ' ho amato in quel punto ... L ' indomani partimmo per Aci - Castello . No ! se anche scrivessi questi versi col sangue che tale tortura ha stillato dal mio cuore , io non potrei arrivare a descrivere tutto lo strazio ineffabile di quest ' agonia immensa che è durata 15 giorni ; in cui ho dovuto divorare le mie lagrime , soffocare gli urli disperati del mio cuore , perché m ' impedivano di vedere , di sentire come ogni ora di più il cuore di lui s ' allontanasse dal mio ; come quelle sensazioni impercettibili , che formavano l ' amore sovrumano di cui quest ' uomo mi adorava , andassero morendo in lui ... Io non potrò esprimere quello che ho provato di orribile in tutta l ' intensità del dolore , quando , con la terribile lucidità che mi dà la mia angoscia , ho letto chiaramente in quel cuore ... troppo chiaramente , per mia sventura ! ... la sorpresa , la tristezza di lui , direi anche il rimorso delle perdute illusioni del suo amore di un tempo che cerca invano ... Io l ' ho veduto , quell ' uomo , quel cuore , chiudere gli occhi , immergersi nel vortice delle più tempestose carezze , soffocarmi coi più febbrili trasporti ... frenetico ... furibondo quasi , cercando quelle illusioni che avea adorato in me ... e nulla ! ! ... nulla ! ! ... e staccarsene pallido , annichilato ... quasi piangendo come un fanciullo , guardandosi attorno come smemorato , come cercando ancora quelle sensazioni che non sa più trovare in me ... e che io ! ! ! ... disgraziata ! ! ... io non posso più dargli ! ! ... Oh , signore ! nessuno ! ... no ! nessuno potrà mai arrivare a comprendere la sublime agonia di quell ' istante ! Dio ! ... Dio mio ! ... se impazzissi ! No ! Dio non è giusto ! No ! Dio non ha pietà di questo dolore sovrumano ! Pietro è triste , malinconico ogni giorno di più ; la pietà istessa che risente di me , di quest ' amore di cui l ' amo , ch ' egli comprende , e del quale non può contraccambiarmi , malgrado tutti i suoi sforzi generosi , questa pietà lo distacca da me , lo fa fuggire , come se temesse di trovare un rimorso nei miei occhi , che , Dio sa con qual coraggio , gli nascondono quello che si passa in me . Egli è sdegnato contro se stesso e dolente della simulazione che deve imporsi per compassione di me , delle menzogne che deve giurarmi col volto cosperso del rossore della vergogna . La notte lo sento passeggiare spesso sino all ' alba , ora in cui parte per la caccia , e non ritorna che a sera , stanco , spossato , come se avesse voluto nella stanchezza dei sensi addormentare il rimorso del suo amore perduto , e trovarvi una pace che la tempesta delle sue passioni non gli accorda giammai . Eppure , dopo queste corse che hanno gonfiato i suoi piedi , che hanno logorato le sue forze sino alla prostrazione , egli non trova sonno nel letto ... egli si stanca ancora a passeggiare per la sua camera ... Qualche volta ho trovato l ' indomani il suo fazzoletto e i suoi guanciali umidi : al sapore acre ho conosciuto che erano lagrime ... Lui ! questo carattere orgoglioso e forte , quest ' uomo di ferro ... ha pianto ! ... ha pianto di dolore , di rimorso , di rabbia , per quest ' amore che gli sfugge , che vorrebbe imporsi . No ! ... tale martirio non può durare per entrambi ... Io sarò forte ! ... sì , quest ' amore istesso me ne darà la forza . Morire , mio Dio ! morire nelle sue braccia almeno ... addormentata dalle sue carezze ! ... Abbiamo passato 13 giorni su questa spiaggia che mi sembra deliziosa , malgrado le ore crudeli che vi ho provate . Si dice che il dolore rende fosche le tinte più brillanti del luogo ove si prova ... Anch ' io ho sentito ciò altravolta ; ma qui , in questi ultimi giorni , questi luoghi io li ho amati nei loro minimi particolari ; forse perché mi è caro anche il dolore di quest ' agonia che posso provare vicino a lui . Nel momento in cui scrivo per parlare di lui , per illudermi con lui ... sola , di notte , nella mia camera da letto ... vedo , attraverso le tende della mia finestra aperta , sbattute dal vento tempestoso di questi ultimi giorni d ' autunno che spoglia gli alberi delle foglie , la massa antica , imponente , severamente e grandemente poetica del vecchio e rovinoso castello che pende da una balza sul mare ; coi suoi muri massicci e screpolati , sui quali stridono i gufi in mezzo alle ginestre che vi germogliano , che disegnano la loro massa bruna su questo cielo trasparente ove risplende la più bella luna del mondo ; con questo mare immenso , lucido , che da questa lontananza sembra calmo e lievemente increspato , e che muggisce colla sua voce potente fra i precipizii dell ' abisso che circonda le fondamenta del castello . L ' altro giorno volli vedere questo castello a metà distrutto , su cui sembra talvolta vedere ancora passeggiare le scolte luccicanti di ferro fra i merli dei torrioni ; che mi fa vivere in mezzo agli uomini d ' una volta che l ' hanno abitato , coi vivi ricordi che tramanda e che sembrano infondersi incancellabilmente alla sua vista . Pietro volle dissuadermene , dicendo che la strada per giungervi era molto pericolosa per una donna . « Non sarai tu con me ? » , gli dissi , come se mi fosse stato impossibile un accidente vicino a lui , o come se quest ' infortunio avessi dovuto amarlo dividendolo con lui . Egli ... costui , cui l ' amore avea dato squisite percezioni , cui avea fatto oprare un miracolo di genio e di sentimento nel suo dramma , capì appena tutto il senso di quelle parole . Mi diede il braccio , come per nascondermi il suo imbarazzo , e mi accompagnò alla salita che precede l ' ingresso della rocca . I muri della torre principale che guardano il paesetto sembrano di un ' altezza smisurata , guardati dal basso , in quel punto , elevati come sono su di un immenso scoglio che dalla parte del mezzogiorno sospende le sue torri sul mare . Due tavoloni di querce sono gettati su di un arco in rovina per traversare l ' abisso orribile che si stende al di sotto , in fondo al quale mormora il mare in un sordo rumore , e che fa venire le vertigini al solo guardarlo . Pietro passò innanzi e mi porse la mano raccomandandomi di non guardare il precipizio per non avere la vertigine ; all ' incontro io provavo un ' affascinante sensazione nel mirare quella gola oscura , a quasi duecento piedi sotto di noi , ove , fra le acute punte degli scogli , biancheggiava la spuma minuta delle onde rotte e imprigionate nella caverna , su cui l ' assito che ci sosteneva si piegava sotto il peso dei nostri corpi scricchiolando . « Se cadessimo qui , abbracciati ! » , esclamai io quasi involontariamente , stringendo la mano di Pietro che mi guidava . Mi pareva più dolce quella morte , e preferibile alle torture che provavo , e che supponevo anche in lui . « Quale pazzia ! » , mormorò egli stringendo il mio braccio , come per prevenire l ' effetto di un capogiro , e accelerando il passo , che avea reso ardito e sicuro , quasi per garentire la mia vita ch ' eragli sospesa . Egli non ha detto : Che cara pazzia ! ... Ha detto semplicemente : Quale pazzia ! ... Ho veduto dalla sommità di quelle torri questo mare azzurro che si confonde con il ceruleo dell ' orizzonte , che si stende nella sua grande immobilità in lontananza e freme e spumeggia ai miei piedi ; ho veduto quelle barche che sembravano giocattoli da quell ' altezza , quel litorale sparso di ville e di paesetti , e Catania ... Catania ove Pietro mi aveva tanto amato .... Vi fissai un lungo sguardo , non avvertendo le lagrime che bagnavano le mie guance . « Che guardi ? » , mi domandò egli , come se mi avesse domandato : Perché piangi ? « Catania ! » , risposi colla voce ancora tremante . Egli sentì forse tutto quanto vi era di passione e di rimembranze in quella parola ; e lo provò anch ' egli fors ' anche in quel momento , poiché soggiunse , come cedendo ad una generosa risoluzione : « Vuoi che ritorniamo a Catania ? » . Non risposi e restai cogli occhi umidi e fissi sul golfo in fondo al quale biancheggiavano le cupole che indicavano la città , appoggiandomi al braccio di lui . Sentivo quanto vi era di nobile sacrifizio in quella proposta ; ciò ch ' escludeva l ' amore , ch ' era quello che mi bisognava . « Dov ' è Siracusa ? » , domandai poscia , come non accorgendomene , cedendo ad un intimo impulso . Pietro mi additò un punto tra mezzogiorno e ponente , dietro il Capo Passero che si vedeva distintamente , ove dovea essere il suo paese natale . « Perché non mi conduci a Siracusa piuttosto ? » , gli dissi gettandogli le braccia al collo , singhiozzando e fissando nei suoi i miei occhi brillanti di lagrime . Egli abbassò gli occhi , baciandomi le mani , e rispose , dopo avere esitato un istante : « Se lo vuoi ... » . « No ! io non lo voglio ... Ciò che io voglio è il tuo amore ! il tuo amore sfrenato , ardente , quale lo sentivi per me , quale cerchi ancora come smanioso e non sai più trovare , quale io spero qualche volta illudendomi , e tento tutte le occasioni per travedere in te ... e non m ' accorgo , pazza , disgraziata ch ' io sono , che tu non lo trovi ... che tu hai la generosità , la nobiltà di fingerlo meco ; ciò di cui senti rimorso ; ... e che tutto ... tutto ! ... perfino le tue carezze , perfino i tuoi sacrifizii mi dimostrano che tu non senti più per me ... » « Partiamo ! » , soggiunsi poco dopo strascinandolo pel braccio , soffocando l ' emozione che sentivo prorompere nell ' eccitazione della corsa , poiché mi sentivo morire . L ' ultimo raggio di sole rischiarava ancora i merli della più alta torre , e nell ' abisso che dovevamo traversare era buio profondo ; e gli echi ne erano mugghianti ; e gli sprazzi di spuma biancheggiavano come giganteschi fantasmi . Un momento mi sembrò che l ' immenso fascino di quello spaventevole abisso attraesse l ' abisso doloroso del mio cuore ; che quei bianchi fantasmi mi stendessero le braccia come a prepararmi un letto eterno che dovesse accogliermi assieme all ' uomo che adoravo tanto più freneticamente quanto più lo vedevo allontanarsi da me ... Un momento il mio piede si stese sul precipizio e la mia mano strinse più forte la sua per allacciarlo in un modo che nulla sarebbe valso a rapirmelo mai più ... « No ! no ! » , gridò il mio cuore gemente , « no ! ... ch ' egli viva ! ch ' egli sia felice ! ... io non potrò mai essergli grata abbastanza dei giorni che mi ha dato , dei sacrifizii che ha avuto la bontà d ' imporsi per me ! ... Ch ' egli sia felice ... anche con un 'altra!...» Un ' altra ! ... Ecco quell ' idea terribile , sanguinosa , che mi ha attraversato il cuore come un ferro infuocato , e alla quale non avrei forse saputo resistere se ci avessi prima pensato ... Mi avvidi , quasi con gioia , come se fossi stata salvata da un immenso pericolo , che camminavamo sul selciato della strada . Una o due volte , in quella notte agitata e febbrile passata al davanzale della mia finestra , ho avuto dei momenti di speranza , d ' illusione ... speranza tale che mi faceva mettere dei gridi di gioia , che mi faceva comprimere le tempie fra le mani , quasi le arterie che battevano di felicità minacciassero di sconvolgermi la ragione ... Egli mi avea proposto di accompagnarmi a Catania ! ... egli aveva avuto forse un istante d ' amore per me ! ... dell ' amore di una volta ! ... Oh ! Dio ! Dio ! ... morire almeno in tal momento ! ... Ieri volli uscire con lui ; volli fare una passeggiata in barca . Egli prese i remi , ed entrambi , soli , ci cullammo nella piccola barchetta da pescatori su quelle onde azzurre come il cielo . Quand ' egli è solo , pensieroso , vicino a me ... provo un momento di dubbio , d ' incertezza ... Mi pare di sperare , mi pare di averlo mio ! tutto mio ! ... e che nulla abbia potenza di strapparlo all ' amplesso frenetico delle mie braccia . Appena fummo al largo egli lasciò i remi e venne a prendere la mia mano . Lo guardai come non l ' avevo mai guardato : sentivo che non potevo amarlo più di quanto io l ' amavo in quel momento ; mi pareva impossibile ch ' egli dovesse lasciarmi il dopodomani . Egli baciava le mie mani , e sostava per guardarle in silenzio , come se avesse temuto di alzare gli occhi nei miei , e per tornare a baciarle ... Le sentii umide delle sue lagrime . « Pietro ! » , esclamai palpitante di una sublime emozione , mentre tutti i pori del mio cuore si dilatavano ad assorbire le inebbrianti emanazioni di una lusinghiera speranza : « ieri ti pregai di condurmi a Siracusa ... con te ... » . Egli non poté più frenare il pianto , e scosse la testa tristamente . « Impossibile ! » , mormorò con un soffio appena intelligibile . «Impossibile?...», ripetei radunando tutte le forze di cui mi sentivo capace ; « e perché , Pietro ?!...» « Oh ! grazia ! grazia , Narcisa ! » , singhiozzò egli stringendomi fra le sue braccia , nascondendo la sua testa nel mio petto ; « grazia ! ... io sono molto vile !!...» Era orribile a vedersi l ' angoscia disperata di quel volto energico , l ' annichilamento completo di quel carattere di bronzo . « Sì , io sono vile ! io son colpevole ! io sono infame !...», seguitò con voce delirante : « oh ! grazia , Narcisa !...» . L ' amavo tanto che non sentii tutto lo spasimo sublime che quelle parole mi facevano provare : ebbi soltanto pietà di lui . Lo abbracciai , piangendo anch ' io , tremando convulsivamente del suo tremito , mischiando le mie labbra alle sue . « Dillo ! Pietro ... dillo ! » , gridai con disperato sforzo di volontà , « tu non mi ami più ! ... tu non mi ami più come prima ! » . Egli rimase abbattuto , in silenzio , sulla panchetta della barca . Quel silenzio durò cinque minuti . Quando risollevò il volto fui atterrita dallo spaventevole pallore che copriva i suoi lineamenti solcati profondamente . « Ascoltami , Narcisa ! » , cominciò egli con voce solenne , quasi calma : « io ho un sacro dovere di gratitudine verso di te ... dovere che mi fanno caro le reminiscenze che non potrò dimenticare giammai , e che formano ora il mio inferno ... Eppure , te lo giuro sul mio onore , io non mi trovo colpevole ... no ! ... che soltanto queste reminiscenze mi restino ora vicino a te ... Tu hai il diritto di disporre di me , in tutto ... Io sacrificherò al dovere quello che avrei sacrificato all ' amore , e farò quanto è possibile all ' uomo per renderti la tua felicità . Ho tanto provato di sì immenso nella voluttà del godimento , nel delirio dell ' esser felice , che forse all ' uomo non è concesso di godere ... e Dio mi punisce , col soffiare su tutte quelle sensazioni che formavano il mio amore ... che cerco invano da due mesi ... e spegnerle per me . Nel tremito ardente delle tue labbra , sul tepore della tua pelle rosata , nelle nervose e convulse pressioni delle tue braccia , nel delirio fervente delle tue carezze , ho cercato invano un atomo , un atomo solo , di quello che provavo d ' arcano , d ' indefinibile , di più che terreno , quando , seduto sul lastrico della strada , ti vedevo al verone , ciò che formava il delirio dei miei sogni ; che nei primi trasporti del possederti , quando mi pareva di divenire folle per la felicità dell ' amor tuo , io provai sino a quel parossismo del godimento che ci annienta , direi , nel godimento istesso , e che ci lascia sbalorditi della sua estensione . Io ho cercato invano questo profumo , questo vapore che ti circondava d ' incenso come gli angeli , e in cui non osavo immergermi per timore di perdervi la ragione o di perdervi l ' illusione ... È duro , è crudele quello che dico ... ma tu hai mente per apprezzarlo e cuore per perdonarmelo ... come mi hai perdonato tutto quello che ti ho fatto soffrire da due mesi , che mi sono rimproverato , e di cui il rimorso mi lacera ... Quello che io piango , Narcisa , è l ' amore che ho provato e che non posso più trovare ... che cerco assetato per inebbriarmene , poiché la sete che ne ho è ardente , divoratrice , e che mi fugge sempre dinanzi come un fuoco fatuo ... Io avrei paura , rimanendoti più a lungo vicino , che la stanchezza dell ' animo non vincesse anche il desiderio ineffabile che ho di questo amore ... e che tutto questo tesoro di diletti che trovasi in te , di cui m ' abbeverai forse sino all ' ebbrietà , non vada perduto dell ' intutto per me ! Oh ! io ho paura di ciò , Narcisa ! ... poiché la speranza di riamarti un giorno come ti ho amato m ' impedisce che mi bruci le cervella , non avendo più nulla a godere sulla terra . Bisogna ch ' io mi allontani da te per qualche tempo , ch ' io torni a dubitare della felicità che ho goduto ... ch ' io dubiti della speranza fin anche di questa felicità , per esser pazzo di te come lo ero quando passavo le notti innanzi la tua casa senza sperare un ' occhiata da te ... bisogna che io ti vegga ancora lontana da me , in mezzo alle pompe del tuo lusso , all ' incanto delle tue seduzioni , per cercarti ansioso , cieco , folle , come allora ; e stendere le braccia , delirante , invocando un altro sorso di questa coppa fatata ... a cui fui tanto stolto da bere troppo ... » . Egli non poté più proseguire , soffocato dalla violenza della sua commozione , tenendosi il petto colle mani increspate da una violenza contrazione , inginocchiato ai miei piedi , coll ' occhio luccicante di una fosca luce sul pallore quasi tetro del suo volto , coi capelli irti sulla fronte madida di freddo sudore . Quest ' addio che quel cuore mi dava era grande , era sublime , come l ' amore di cui m ' aveva amato . Lo sollevai fra le mie braccia ; lo baciai in fronte , sentendomi ancor io fredda di sudore ghiacciato , provando una forte risoluzione che quelle parole infondevanmi , la quale correva al cuore , quasi con gli smarrimenti di una vertigine , insieme al sangue che da tutte le vene vi affluiva . « Addio dunque ! » , gli dissi con una calma nella voce della quale io stessa ero atterrita : « Addio , Pietro !...» . Egli cercò le mie labbra colle sue , fredde , tremanti d ' angoscia e di voluttà . «Addio!...», gli mormorarono ancora le mie labbra palpitanti nelle sue - E svenni fra le sue braccia . 11 Novembre Posdomani egli deve partire . Ho numerato minuto per minuto queste ultime ore che io ho passato vicino a lui ... cercando illudermi spesso per sentirne poi più amaramente tutta la disperazione del disinganno . No ! lo sento ... il suo cuore non può più rinascere per me ! Egli tenta lusingarsi nelle sue speranze ... o piuttosto ha pietà di quello che soffro ... Quand ' egli partirà ! ... Dio ! Dio ! ... Quando non udrò più la sua voce , il rumore dei suoi passi ... ; quando non lo vedrò più e non l ' attenderò più la sera , affacciata alla finestra ! ... Oh ! no ! ... no ! ... è meglio prima ... prima ch ' ei parta ... Riprenderò questa lettera all ' ultimo istante , per farla poi mettere alla Posta a catania ... Domani egli aspetta il suo amico , forse lei stesso , che deve venire a prenderlo ... in tal caso sarebbe forse meglio ... L ' ora non può essere molto lontana : egli parte dopodomani ... Ho peccato ! e Dio mi punisce col mio peccato ! 12 Novembre L ' inverno è sopravvenuto troppo improvvisamente per queste contrade ... Dio mio ! Ho avuto paura di questo mare burrascoso , di questi nuvoloni che fanno nero e triste il cielo , di questo vento che strappa le ultime foglie dagli alberi ... Sì , ho paura di questa natura , pochi giorni fa ancora tanto ridente , e che sembra fuggirmi con la vita ... Ho pianto molto ... sì a lungo che ora sono stanca di piangere . Gli occhi mi bruciano ; mi sembra che il petto si rompa ... Dio ! Dio mio ! Pietro mi sfugge , teme d ' incontrarsi con me ... Che gli ho fatto ? ... Dio mio ! che gli ho fatto ? ! ... 12 Novembre - ore 10 di sera Dio ! Dio ! Pietà ! pietà ! Son pazza , Dio mio ! Mi pare di perdere la ragione ! ... mi pare di morire ! Ho urlato come una tigre ; ho lacerato coi denti le lenzuola , le vesti , il fazzoletto ; mi son rotte le membra urtando contro i mobili come ebbra ... Oh , no ! no ! Dio non è giusto ! Dio è crudele ! ... Quale tortura ! quale tortura orrenda ! ... Dio ! Dio mio ! ... L ' ho udito ! sì , la sua voce ! ... la sua voce istessa ... che ordinava i cavalli per domani ... Oh , quest ' uomo ! ... quest ' uomo ! ... Ma io l ' amo ! ... ma io l ' adoro ... com ' egli si spaventerebbe a provarlo , se lo potesse , quest ' uomo che mi sfugge ! ... che ha il cuore morto per me ! ... Che fare ? ... che fare , Dio mio ? ! ... Se fossi pazza ? ! ... se impazzissi ? ! ... Dio ! ! ! ... No ! Dio non può punirmi del mio delitto ... No ! Dio non può punirmi dell ' opera sua ... perché ... perché io son debole ... perché io son vile dinanzi all ' estensione di questo dolore sovrumano che mi si apre dinanzi ... perché io , da Lui che mi percuote , voglio il sonno ... l ' oblìo almeno ! ... Dio ! Dio ! ... pietà ! pietà ! ... grazia ! ! ! ... IX Un ' ora del mattino suonava lentamente all ' orologio del salotto nel grazioso casino che abitavano i due giovani . Narcisa , pallida del suo delicato pallore di cera , coll ' occhio brillante di un inusitato splendore che avea dei lampi di felicità , vestita di bianco , il suo colore favorito , sebbene la stagione fosse alquanto inoltrata , coi capelli raccolti mollemente dentro una reticella di seta ed arricciantisi sulla fronte quasi sino alle sopra [ c ] ciglia , con quella moda ardita che ricordava le più belle teste delle statue greche , stava seduta abbandonatamente sopra un canapè , accanto a Pietro , nella sua attitudine solita , allacciandogli il collo con le sue belle braccia , figgendo avidamente gli occhi negli occhi di lui , ascoltando le sue parole ; e sembrava deliziarsi nella trasparente e profumata atmosfera che le mille sensazioni di quel momento le creavano . Giammai la donna amante avea sussultato di tale amore fra le braccia dell ' uomo amato ; giammai la sirena si era abbandonata più molle , più languente ; giammai la maliarda avea avuto sguardo più inebbriante da fare oscillare convulsivamente le più intime fibre del cuore di lui . Sembrava che qualche cosa di più che mortale eccitasse in lei tutte le più squisite risorse , le ispirazioni più ardenti della donna affascinante , della donna ebbra anch ' essa di questa voluttà che ispirava e che cercava , per formarne un fascino irresistibile , divorante . L ' occhio di Pietro era raggiante ; la sua parola interrotta a scosse come per delirio ; le sue membra tremanti di sovrumano diletto . Egli suggeva avidamente coi baci per la fronte , pei capelli , per le labbra , per gli occhi , pel collo quelle emanazioni acri e violente di una voluttà insaziabile , che eccitava il godimento sino al delirio ... « Oh ! Narcisa ! Narcisa ! » , esclamava egli come un pazzo , « Narcisa di Napoli ... di Catania ! ... t ' ho trovata alfine ! sì , t ' ho trovata !!...» Tutt ' a un tratto quel corpo affascinante di mille seduzioni ebbe un fremito che non seppe reprimere , e quasi una dolorosa contrazione . Pietro l ' abbracciò più strettamente , come ebbro ... poiché lo scambiò per un fremito di piacere . « Che io ti vegga , Narcisa ! » , esclamò egli colle mani giunte , inginocchiandosi sul tappeto , come se avesse voluto adorarla : « oh ! ch ' io possa vederti ! .. Perché nel tempo istesso che io provo questo godimento supremo , che mi comunico il tuo corpo da fata fra le mie braccia , non posso analizzarti col mio sguardo , ed assorbire quell ' altra ebbrezza sublime di divorare le tue bellezze ?...» . Egli si tacque , sorpreso , allarmato dal pallore che copriva i delicati lineamenti di lei , che tradivano qualche lievissima contrazione spasmodica : e che cominciavano a bagnarsi di fredde stille di sudore a fior di pelle alla radice dei capelli . Narcisa , come per nascondergli quel triste spettacolo inebbriandolo fra le sue carezze , lo attirò fra le sue braccia , baciandolo del suo bacio languido e divorante nella sua molle seduzione ; e posò il suo viso sul volto di lui , mischiando i ricci dei suoi capelli ai suoi ... « Che hai , Narcisa ? » , le gridò Pietro spaventato dal freddo sudore di cui gli inumidiva il volto il contatto di lei . « Oh , nulla ! ... È la felicità ! ... è la gioia suprema che provo ... che sembra farmi svenire ... Oh ! come son felice ! ... Dio mio ! come son felice !...» Mentre quella testolina ricciuta si posava sulla sua , Pietro la sentì farsi più pesante sulla sua spalla . «Narcisa!...» « Oh , qual felicità , Pietro ! ... Mi pare di aver sonno ... di dover sognare questi squisiti diletti ... Avevo tanto sofferto ! ... Adagiami sul canapè ... e suonami qualche cosa sul pianoforte ... Provo delle sfumature sì care ... dei sogni incerti sì belli ! ... Oh , Pietro , se li provassi anche tu ! Mi pare di dover godere di più con quei suoni tratti da te ... » La sua pupilla era prodigiosamente dilatata ; ma lo fissava ancora coi raggi più vivi del suo sguardo . Pietro s ' inginocchiò ai suoi piedi ; ella ebbe il coraggio di cambiare in un sorriso la contrazione di spasimo delle sue labbra . « Suonami il valtzer ... Il Bacio ... fammi contenta ... » Pietro esitava . « Ma che hai ? Dio mio ! sei pallida da far paura ... » « È nulla , ti dico ... è l ' eccesso della gioia , della felicità ... Son tanto felice , mio Pietro ! ... Fammi questo piacere , suona quel valtzer ... che mi domandavi sempre ... » E giunse le mani con atto infantile di preghiera . Pietro cominciò ad eseguire quella musica che faceva la più strana impressione in mezzo al silenzio della notte ( nella mestizia che , suo malgrado , cominciava ad offuscarlo ) , ascoltata da quella donna coricata sul divano , che giungeva le mani ; della quale i tratti , sussultanti di quando in quando , sembravano assorbire le vibrazioni come delle care reminiscenze ; della quale gli occhi si dilatavano colla pupilla di una spaventevole fissità ; della quale infine le labbra si aprivano anelanti come a bever l ' onda di quell ' armonia , in mezzo alle contrazioni spasmodiche che non poteva dissimulare ; nel silenzio quasi lugubre di quel salotto , che cominciava ad esser rotto dall ' anelito affannoso e soffocato della respirazione di lei . Ella si era alzata lentamente , come attratta da quel suono ; cogli occhi come affascinati da immagini che ella sola poteva vedere ... E si era trascinata barcollante , stendendo le mani tentoni , come se non vedesse più , verso il punto dove risuonavano quelle note festanti . Ella vi giunse , anelante di fatica e di piacere , e si aggrappò alla spalla di Pietro per non cadere , gridando con accento indescrivibile : « Oh ! Pietro ! Pietro ! ... dove sei ?!...» . E cadde inginocchiata . Le sue pupille azzurre , chiare , quasi fosforescenti , si fissavano in volto a lui , senza sguardo , come cercandolo ; e allorquando sembrò ch ' ella non potesse rompere quel velo che le annebbiava la vista , che le impediva di pascersi nelle sembianze di lui , i suoi lineamenti , che cominciavano a contrarsi , espressero l ' angoscia ... un terrore nuovo , incomprensibile . « Oh , Dio ! Dio mio ! » , singhiozzò agitando le labbra convulsivamente , come se stentasse a trarre quei suoni dalla sua gola arida e ad articolarli colle sue labbra tremanti : « Oh ! Dio ! ... sì presto ! sì presto !...» . E quando incontrò gli abiti del giovane , le sue mani increspate cercarono brancolando le mani di lui , che strinsero avidamente , con tenace ostinazione , quasi temessero di lasciarsele sfuggire . La pelle del suo viso si era fatta arida , e le vene cominciavano ad iniettarsi di sangue . Pietro , stordito , spaventato , afferrò il cordone del campanello . « È giunto il signor Angiolini » : disse un domestico sulla soglia . « Presto ! presto ! che corra ... soccorso ! Ella muore ! » , gridò Pietro . Sollevò quel bel corpo , fattosi di un ' inerte pesantezza , fra le sue braccia , stringendovelo con una furibonda tenerezza , e lo coricò sul divano . In tutto quel tempo le mani convulse di lei cercarono ancora le sue ; e quando le trovarono fecero atto di recarsele alle labbra , fissandolo sempre di quella pupilla cerulea , dilatata , senza sguardo . Si udirono dei passi precipitati , e comparve Raimondo , che veniva a prendere Brusio per condurlo da sua madre , come Narcisa ne avea avuto sentore . Con un solo sguardo egli vide di che si trattava , e senza perder tempo in domande inutili , corse da lei , distesa sul divano , e le prese il polso . Le pulsazioni erano deboli , lente , mancanti ; osservò la pelle arida , picch [ i ] ettata in alcuni punti delle braccia di bollicine incolori ; il volto acceso e che cominciava a farsi livido ; gli occhi fissi che operavano uno sforzo prodigioso per non cedere alla pesantezza delle palpebre , onde fissarsi ancora su di Pietro , quantunque non lo vedessero più . Toccò vivamente la regione epigastrica che tradì uno spasimo acuto . « Hai in casa dell ' emetico ? » , domandò vivamente Raimondo al suo amico , rizzandosi con la pronta decisione che dà l ' intuizione al medico di genio , e che lo fa sollevare e dominare in tali momenti . « Oh no ! ... Dio mio !...» « Un momento ! avrete almeno questo » ; e spezzò il cordone del campanello , strappandolo con violenza . « Recate un bicchier d ' acqua e del sapone , e preparate due tazze di caffè molto carico e senza zucchero ; subito ! » , ordinò al cameriere che comparve . « Bisogna che tu passi nell ' altra stanza » ; soggiunse quindi a Brusio che sembrava di sasso . Narcisa , che udì forte e comprese quelle parole , strinse più vivamente le mani del giovane , quasi volesse attaccarsi a lui . « No ! no ! » , singhiozzò Pietro cadendo inginocchiato dinanzi al canapè ; « no ! io non la lascerò un minuto ... Io sarò forte , Raimondo ! » Il medico si strinse con impazienza nelle spalle , e tentò di far bere a Narcisa il bicchier d ' acqua che gli avevano recato ove avea sciolto del sapone . Ella ne inghiottì avidamente due o tre sorsi , afferrando il bicchiere come se avesse voluto aggrapparsi alla vita che sentiva sfuggirle ; provò qualche movimento di vomito , che rimase senza effetto ; e ricadde pesantemente sul canapè mormorando : « Oh ! la vista ! ... Dio mio ! la vista ! ... vederlo almeno !...» . E due lagrime luccicarono sulla sua orbita . I suoi lineamenti erano orribili di questa lotta penosa che cercava vincere e dissimulare con isforzi sovrumani . Raimondo , che avea preso la testa di lei fra le sue braccia , un minuto dopo la lasciò ricadere sul cuscino , resa di una cadaverica pesantezza ; e rimase muto , disanimato . Poco dopo mormorò , come parlando a se stesso : « È l ' oppio in forti dosi ... Ora il delirio ... dopo il coma ... » . « Che sete ! Dio mio , che sete ! » , mormorava Narcisa colla voce secca , stentando a disnodare la lingua , legata da una spaventevole aridità ; « acqua ! per pietà , Pietro ! ... acqua !...» Raimondo le fece inghiottire quasi tre tazze di caffè amaro . « Che fare ? Dio ! ... che fare ? » , gridava Pietro implorando , con l ' accento del cuore , da Raimondo quell ' aiuto che questi non poteva dargli mentre avea chinato la testa sul petto , come se avesse voluto dire : troppo tardi ! La fisionomia di Narcisa si animava come se contemplasse deliziose visioni che il suo occhio sbarrato e fisso poteva vedere soltanto . Ella mormorava frasi interrotte , appena sensibili , in cui spesso le sue labbra si agitavano come per sorridere . Una o due volte sembrò riscuotersi bruscamente , con un senso penoso ... e allora i suoi tratti esprimevano un immenso affanno ... in cui ella mormorava : « Oh , Pietro ! ... il valtzer ! ... il valtzer !...» . Pietro , che aveva soltanto la forza di bagnare di pianto le sue mani che si teneva alle labbra , gridò singhiozzando : « Ma salvala , Raimondo ! ... fratello mio ! ... Non vedi che muore ! ... Bisogna ch ' ella non muoia ! ... Non voglio che ella muoia !...» . Tutt ' a un tratto Raimondo corse al pianoforte , come cedendo ad un ' ultima e subitanea ispirazione ; lo strascinò sulle sue carrucole sino al canapè dov ' era sdraiata l ' agonizzante ; sollevò questa fra le sue braccia , perché le braccia di lei potessero ancora circondare il collo di Pietro che non volevano abbandonare ; e disse a Brusio che sembrava istupidito : « Non c ' è più che un miracolo che possa prevenire il coma , che possa salvarla : bisogna prolungare questo delirio per dare il tempo di operare all ' infuso di caffè ... Suonale quello che vuole ... Ci son dei casi in cui la scienza bisogna che ricorra all ' arte o al caso » . Pietro cominciò a suonare quel valtzer allegro e brillante , di cui le note acquistavano la più triste inflessione sotto le sue dita increspate e tremanti , e che strillavano sinistramente in mezzo al funereo silenzio di quella stanza . Due o tre volte le labbra di Narcisa sorrisero ; i suoi lineamenti perdettero la loro rigida alterazione per esprimere il piacere più intenso che quel suono certamente le procurava o che determinava i sogni deliziosi del suo delirio ... Ella stringeva più fortemente , sebbene con moto convulso , quella testa che abbracciava ; e qualche volta le sue labbra si agitarono come per baciare ; e il suo capo si avanzava tentoni come se avesse voluto incontrare quello di lui ; ... e la sua pupilla appannata , vitrea , fissa , ebbe un lampo , un raggio di uno sguardo in cui balenava tutto l ' ineffabile amore che l ' agonia non poteva assopire in quel cuore . « Oh ! Pietro ! Pietro ! ... ti vedo !...», gridò esultante ; con un accento indescrivibile che avea più dell ' urlo dello spasimo che del trasporto della gioia ; « m ' ami ? ! ... m ' ami tu ?!!!...» E si rovesciò assieme a lui sul canapè vincendo , con uno sforzo disperato , miracoloso , la difficoltà di proferire , il torpore della mente , l ' inerzia delle forze , l ' agonia insomma . « Pietro , m ' ami ancora ? ! » « Sì ! sì ! t 'adoro!...», singhiozzò egli tentando inumidire l ' aridità di quella pelle coll ' umido delle sue labbra , di scacciare il torpore di quelle membra , la pesantezza di quelle palpebre coll ' impeto dei suoi baci ; cercando trasfondere la vita che sentiva rigogliosa , giovane , potente in lui , nel soffio che alitava fra le labbra di lei violacee , semiaperte e convulse . « E non me lo dici perché hai pietà di me ? ... e non me lo dici perché io muoio ?!...», seguitò ella aggrappandosi al suo collo , nelle convulsioni dell ' agonia , con quel moto incerto e straziante del volto e delle labbra che cercavano il volto di lui per baciarlo . « Oh , no ! ... non ti ho mai amato come t ' amo ! ... Narcisa ! ... Narcisa ! ... non mi abbandonare !...» « Grazie ! ... grazie !...», mormorò la moribonda con un anelito interrotto che la stentata respirazione soffocava nella sua gola ; « grazie ! ... oh ! la vita ! ... dottore , fatemi vivere ... egli mi ama ! ! ... io non voglio morire ! ! ! » , finì con accento straziante . E non poté più proferire , quantunque agitasse ancora penosamente le labbra , e alcuni suoni rochi e interrotti scappassero dalla sua gola arida . Ella rimase come profondamente assopita ; riscossa di tratto in tratto da sussulti convulsivi : rivelando mille impressioni , ora deliziose ora tristi , nella mutabile espressione dei suoi lineamenti , in cui l ' occhio soltanto , colla sua larga e lucida fissità faceva prevedere la morte . Era orribile a vedersi la rapida decomposizione di quella fisonomia . Finalmente sopraggiunse il sonno . Pietro rimaneva , com ' ella l ' aveva attirato rovesciandolo nella sua caduta , ancora avvinghiato a quel corpo per tre quarti cadavere , e che aveva tuttavia i suoi ultimi moti convulsivi , gli estremi sforzi dei suoi rantoli , la disperata tensione della pupilla per lui ; egli era come affascinato da quell ' orribile spettacolo che impietrava le lagrime nel suo occhio ardente e dilatato quasi al pari di quello di lei . « Ma parti , disgraziato ! » , gli gridò Raimondo tentando di strapparlo a quell ' amplesso di morte ; « non vedi che ciò ti uccide ... ! » Pietro non rispose , e abbracciò più strettamente quel corpo inerte , in cui gli parve sentire un ultimo sussulto al suo abbraccio , mentre le mani gli parve lo stringessero più tenacemente , come per ringraziarlo e non lasciarlo . Quell ' agonia fu lunga , penosa , orrenda . A pena il medico , colla mano sul petto di lei a numerare i battiti del cuore , poté discernere il punto in cui il sonno del veleno si mischiò al sonno della morte . Pietro rimase istupidito , come un pazzo ; per un mese intiero . Il secondo rivide sua madre ; poi gli amici . Un anno dopo ricomparve in società ... Chi sa quante volte al giorno pensa a quest ' ora a Narcisa , la donna ch ' è morta d ' amore per lui ? ! ... Le splendide promesse del suo ingegno , che l ' amore di un giorno aveva elevato sino al genio nella sua anima fervente , erano cadute con quest ' amore istesso . Pietro Brusio è meno di una mediocrità , che trascina la vita nel suo paese natale rimando qualche sterile verso per gli onomastici dei suoi parenti , e dissipando il più allegramente possibile lo scarso suo patrimonio . Misteri del cuore !
GENTE IN ASPROMONTE ( ALVARO CORRADO , 1930 )
Narrativa ,
I Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte , d ' inverno , quando i torbidi torrenti corrono al mare , e la terra sembra navigare sulle acque . I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango , e dormono con gli animali . Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati a una mantelletta triangolare che protegge le spalle , come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale . I torrenti hanno una voce assordante . Sugli spiazzi le caldaie fumano al fuoco , le grandi caldaie nere sulla bianca neve , le grandi caldaie dove si coagula il latte tra il siero verdastro rinforzato d ' erbe selvatiche . Tutti intorno coi neri cappucci , coi vestiti di lana nera , animano i monti cupi e gli alberi stecchiti , mentre la quercia verde gonfia le ghiande pei porci neri . Intorno alla caldaia , ficcano i lunghi cucchiai di legno inciso , e buttano dentro grandi fette di pane . Le tirano su dal siero , fumanti , screziate di bianco purissimo come è il latte sul pane . I pastori cavano fuori i coltelluzzi e lavorano il legno , incidono di cuori fioriti le stecche da busto delle loro promesse spose , cavano dal legno d ' ulivo la figurina da mettere sulla conocchia , e con lo spiedo arroventato fanno buchi al piffero di canna . Stanno accucciati alle soglie delle tane , davanti al bagliore della terra , e aspettano il giorno della discesa al piano , quando appenderanno la giacca e la fiasca all ' albero dolce della pianura . Allora la luna nuova avrà spazzata la pioggia , ed essi scenderanno in paese dove stanno le case di muro , grevi delle chiacchiere e dei sospiri delle donne . Il paese è caldo e denso più di una mandra . Nelle giornate chiare i buoi salgono pel sentiero scosceso come per un presepe , e , ben modellati e bianchi come sono , sembrano più grandi degli alberi , animali preistorici . Arriva di quando in quando la nuova che un bue è precipitato nei burroni , e il paese , come una muta di cani , aspetta l ' animale squartato , appeso in piazza al palo del macellaio , tra i cani che ne fiutano il sangue e le donne che comperano a poco prezzo . Né le pecore né i buoi né i porci neri appartengono al pastore . Sono del pigro signore che aspetta il giorno del mercato , e il mercante baffuto che viene dalla marina . Nella solitudine ventosa della montagna il pastore fuma la crosta della pipa , guarda saltare il figlio come un capriolo , ode i canti spersi dei più giovani , intramezzati dal rumore dell ' acqua nei crepacci , che borbotta come le comari che vanno a far legna . Qualcuno , seduto su un poggio , come su un mondo , dà fiato alla zampogna , e tutti pensano alle donne , al vino , alla casa di muro . Pensano alla domenica nel paese , quando si empiono i vicoli coi lor grossi sospiri , e rispondono a loro , soffiando , i muli nelle stalle e i porci nei covili , e i bambini strillano all ' improvviso come passerotti , e i vecchi che non si possono più muovere fissano l ' ultimo filo di luce , e le vecchie rinfrescano all ' aria il ventre gonfio e affaticato , e le spose sono colombe tranquille . Pensano alla visita che faranno alla casa di qualche signore borghese , dove vedranno la bottiglia del vino splendere tra le mani avare del padrone di casa , e il vino calare nel bicchiere che vuoteranno tutto d ' un fiato , buttando poi con violenza le ultime gocciole in terra . Quel vino se lo ricordano nelle giornate della montagna come un fuoco dissetante , poveri ed eterni poppanti di mandra . Accade talvolta che dalle mandre vicine arrivi qualche stupida pecora e qualche castrato che hanno perduta la strada . Conoscono gli animali come noi gli uomini , e sanno di chi sono , come noi riconosciamo i forestieri . Si affaccia l ' animale interrogativo , e i cani messi in allarme si chetano subito . Zitti e cauti afferrano l ' animale e lo arrostiscono . Uno gli ha ficcato un palo in corpo , un altro lo rivoltola sul fuoco , un altro con un mazzetto d ' erbe selvatiche asperge di grasso l ' animale rosolato , teso , solenne come una vittima prima del sacrifizio , propizia al bere . Bevono acqua e si sentono ubbriachi lo stesso . Ma serate come queste ne capitano una all ' anno , se pure , e la vita è dura . Almeno , a primavera salgono da loro le massaie . Allora , coi primi agnelli che saltano sulla terra , vagiscono sull ' erba le creature dell ' uomo , o si dondolano nelle culle attaccate fra ramo e ramo dove balzano ridesti i ghiri e gli scoiattoli . Poi rinverdiscono perfino le pietre , e la gente comincia a salire la montagna col vento dell ' estate . Cominciano i pellegrini dei santuari a passare da un versante all ' altro cantando e suonando giorno e notte . Il vinattiere costruisce la sua capanna di frasche presso la sorgente dell ' acqua , e la notte , per illuminare la strada si appicca il fuoco agli alberi secchi . Gl ' innamorati girano tra la folla per vedere l ' innamorata ; e cani arrabbiati , vendicatori , devoti , latitanti e ubbriachi che rotolano per i pendii come pietre . Allora vive la montagna , e da tutte le parti il cielo è seminato dei fuochi dei razzi che si levano dai paesi lungo il mare , come segni indicatori che là sono le case , là i santi coi loro volti di popolani che non hanno più da faticare e stanno nel silenzio spazioso delle chiese . Fu appunto in una di queste sere che in montagna accadde una disgrazia . Era la vigilia della festa , e nella capanna di un pastore , l ' Argirò , c ' era silenzio . Il figliolo stava cheto , il pastore suo padre gli diceva scuro : " Antonello , tu verrai con me in paese . Te la senti di camminare ? " " Sì , padre " . " Ci sono sei ore di strada " . " Camminerò " . " C ' è la luna , del resto , e si andrà bene , freschi " . " Camminerò " , disse Antonello , " sono forte , io " . Il ragazzo era serio serio , con quella forma di partecipazione al dolore degli altri per cui i ragazzi diventano pensierosi e ubbidienti ; aveva il costume di pastore , che gli avevano fatto da poco , con la cintura di cuoio alta un palmo intorno alla pancia ; era contento di andare in paese col vestito nuovo , peloso , per la prima volta . Era nato in montagna , e non si sapeva immaginare una casa di muro , come gli dicevano . Siccome sentì che suo padre rimestava qualche cosa nella capanna , saltò su a dire : " Volete aiuto , padre ? " Quello non rispose ; nella capanna bassa dove si entrava carponi , stava mettendo tutto nella bisaccia : la fiasca , la mantelletta da inverno , il sacco . " Portiamo via tutto ? " " Come vuole Dio , figliolo " . Antonello si mise a frugare sotto lo strame delle pareti e tirò fuori il fischietto e un pacchetto di figurine di santi tutte gualcite . " Volete mettere dentro anche queste ? " Il padre le ripose nella bisaccia , e questo rispetto verso le sue cose fece piacere al ragazzo . La bisaccia fu messa sulla soglia della capanna . Il padre si sedette un poco , si terse il sudore , poi si levò , si caricò la bisaccia a tracolla : " Andiamo " . Ma prima di partire chiuse accuratamente la porta di frasche assicurandola con un macigno che vi rotolò davanti . Si vedeva di lontano il mare balenante nell ' ombra serale , che laggiù non era ancora arrivata , e davanti al mare una montagna che pareva un dito teso , e ancora più vicino la striscia bianca del torrente . La sera girava pei monti in silenzio e ripiegava i lunghi raggi del sole . Le ombre cominciavano ad allungarsi per la pianura . " Volete che vi porti un poco la bisaccia , padre ? " Il padre gli accomodò la bisaccia a tracolla , puntandola nel mezzo con un bastone che faceva leva sulla spalla del ragazzo . Il ragazzo era contento di quel peso , e sentiva il bastone che gli faceva un dolce male . Il padre diede un ' ultima occhiata alla capanna . Appena risalito il monte , si volsero . Videro l ' albero magro inclinato sulla capanna , i sassi attorno come bestie che meriggiassero , o come mobili di una casa ; là si erano seduti tante volte . Il grosso cane bianco , accorso come se sapesse che si partiva , li seguì . Valicata l ' altura , videro la strada lungo il ciglio del burrone popolata d ' uomini e di bestie . " Viva Maria ! " gridarono verso di loro . Il padre levò la mano e disse con un filo di voce : " Viva ! " Gridò anche il ragazzo con una voce argentina , lieto di aprir bocca . Si sentiva dietro , sull ' altro versante , partire colpi di fucile , una gragnuola di colpi . La folla si snodava lungo lo stretto sentiero in fila indiana . I bambini piangevano nelle ceste che le donne portavano sulla testa , i muli con qualche signore seduto sopra facevano rotolare a valle i sassi , una signora vestita bene camminava a piedi nudi tenendo le scarpe in mano , per voto . Una donna del popolo andava con le trecce sciolte . Un popolano portava sulla testa un enorme cero che aveva fatto fondere del suo stesso peso , e della lunghezza del suo corpo , per voto . Antonello stava a bocca aperta . Nella valle l ' ombra era alta , e pareva che la riempisse , col rumore di un torrente che si gettava da un salto del monte . La luna si affacciò dalla parte del mare , dietro ai monti , come una guardia . Presso una capanna di frasche il pastore e Antonello si fermarono . L ' uomo che stava dietro al banco tra una fila di bottiglie , presso un bottazzo di vino , appena vide il pastore poggiò le mani al banco , si sporse , e disse : " O compare Argirò , che cosa succede ? " " La mia sfortuna , compare Fermo " . " Che c ' è ? " " Ho perduto il mio bene . I buoi che avevo in custodia dal signor Filippo Mezzatesta , sono precipitati giù nel burrone . È finita . Questa è la rovina della casa mia . O quando ? " " Oggi stesso , dopo mezzogiorno . Bella festa della Madonna che è per me " . " E le avevate a metà le bestie ? " " Sissignore , col signor Filippo Mezzatesta " . " Perché non le comperate voi ? La pelle è buona , la carne è come macellata oggi . Non sono morte di morbo . Con tutta questa gente che passa si vende . Carne di bestia morta , è sempre " . " Come macellata , vi dico . Questa osservazione non me la dovevate fare proprio voi . Tra di noi ... " " Andiamo a vedere ? " " Sono qui sotto al burrone del Monaco " . " Quattro animali , avete detto ? " " Sì ; e c ' era una giovenca che era una bellezza , tenera come il latte " . " Tu aspettami qui " , disse il padre ad Antonello . " Se qualcuno domanda della bottega " , aggiunse il Fermo , " digli che torno subito . Non far toccare niente a nessuno " . " Che rovina della mia vita , compare Fermo ! " Si avviarono . Antonello sedette davanti alla bottega e chiamò il cane a sé tenendolo pel collare . Ma quello gli sfuggì per correre dietro al padrone . Antonello , rimasto solo , aveva paura . Sentiva l ' odore del vino , odore nuovo che gli piaceva , e guardava quelle bottiglie in fila con tanti colori . " Rosolio " : questa parola gli venne alla mente . I pellegrini si facevano più rari ; una comitiva sbucò suonando e sparando in aria . Andava avanti uno con una zampogna , e un altro batteva ora il pugno ora le cinque dita a un tamburello . Altri li seguivano a passo di ballo , per voto , come potevano , uomini e donne . Uomini e donne si davano a tratti , ballando , di gran colpi con le natiche , senza ridere . La luna si faceva più rossa , l ' ombra cadeva come un mantello . Gli alberi , quasi tutti col solco e lo squarcio del fulmine , si ingigantivano nell ' ombra . La compagnia dei suonatori si allontanava . Una ragazza a piedi nudi passava davanti al ragazzo . Egli le vide un filo di sangue che le colava sul piede . " Ragazza " , le gridò ; " quello è sangue " . Ella rise : " Lo so " Un ' altra frotta di pellegrini sbucò coi fucili sulla strada . Avevano accese le fiaccole . Uno si fermò ai piedi di una quercia spaccata in due dal fulmine , gialla e morta , le accostò una fiaccola di resina ai rami : una fiammata avvolse la quercia che divampò tutta come una torcia gigantesca crepitando veloce . Allora il ragazzo chiamò a gran voce : " Fido ! " . Il cane apparve sul ciglio della strada coi suoi occhi stupiti . Dalla folla allora partì un colpo , un grido : " Eccolo il cane arrabbiato ! " . Il cane stramazzò al suolo guardando all ' ingiro che pareva parlasse e domandasse perché . Il ragazzo battendo i denti si accovacciò sulla soglia della bottega . La compagnia era dileguata ridendo . Antonello si toccò la bisaccia , vi si sedette sopra , e non aveva il coraggio di guardarsi intorno . II L ' Argirò col figliolo arrivarono al paese che era l ' alba . Risalito il poggio , le case addossate una all ' altra come una mandra si presentarono ai loro occhi . Da secoli questo paese si era cacciato nella valle , e vi si era addormentato . Intorno , a qualche miglio di distanza gli altri paesi che si vedevano in cima ai cocuzzoli rocciosi si confondevano con la pietra , ne avevano la stessa struttura , lo stesso colore , come la farfalla che si confonde col fiore su cui è posata . Sembra un mondo spento , lunare . Attraverso i letti dei torrenti , i viandanti che tentano di raggiungere le vallate , nel silenzio reso più solitario dal ritmo della cavalcatura , sembrano abitatori di spelonche . Ma a inoltrarsi appena fra gli speroni dei monti , sulla striscia del torrente , si vede la montagna che nasce tra la valle animarsi della sua vita segreta , e sembra di udir le voci di tutte le sorgenti che scaturiscono da essa . Si rivelano i paesi coi loro fiocchi di fumo , le voci disperse , i suoni intermessi , la voce soprana delle campane . È una vita alla quale occorre essere iniziati per capirla , esserci nati per amarla , tanto è piena , come la contrada , di pietre e di spine . Ora la strada cui lavorano da vent ' anni sta per bruciare all ' arrivo con l ' ultima mina . Già arriva qualche forestiero dove arrivava soltanto qualche carabiniere in occasione di qualche delitto , o il merciaio ambulante che raccatta gli stracci e compera i capelli che le donne nascondono nei buchi dei muri . Ancora i puledri col monello a bisdosso cavalcano pel sentiero secolare , e i buoi portano dall ' alta montagna i tronchi d ' albero legati a una fune trascinandoli in terra senza carro . È un fatto che qui manca la nozione geometrica della ruota . Ma per poco ancora . Come al contatto dell ' aria le antiche mummie si polverizzano , si polverizzerà così questa vita . È una civiltà che scompare , e su di essa non c ' è da piangere , ma bisogna trarre , chi ci è nato , il maggior numero di memorie . La liberazione del reame delle Due Sicilie trovò qui un ordine stabilito da secoli . Il parapiglia che avvenne col riordinamento dei beni demaniali , ingrossò alcune fortune già pingui . Il paese rimase quello che era : un agglomerato di case rustiche composto di una stanza a terreno , colla terra naturale per impiantito , la roccia per sedile e per foco lare , intorno a una sola casa nobile con portici , stalle , cucine , giardini , servi . Il popolo si agitava e si affannava intorno a questa casa che era attigua alla chiesa , e dove era tutta la ricchezza , tutto il bene e il male del paese . Antonello vide questa casa posta in alto , su un poggio , col suo portico che reggeva una loggia . Egli seguiva , saltando , le orme del padre , e non si stupiva delle case di muro . Ad alcuni edifizi il sole baluginante faceva brillare qualche cosa di lucido , come il ghiaccio , che si infocava a mano a mano per poi diventare liscio e chiaro come l ' acqua . Domandò soltanto : " Quale è la casa dove sta la mamma ? " Non si vedeva la casa . Era confusa fra tante , non dissimile da nessuna . Poi i suoi occhi tornarono alla grande casa col portico , e pensò : " Quella dev ' essere la casa dei Mezzatesta " . I galli si mandavano la voce , spersi richiami di donne rompevano il silenzio . Il ragazzo con un bastone si divertiva a fare strage di certi cardi coi fioccosi fiori rossi bruciati dalla grande estate . Tutto gli parve più gentile che in montagna . Raggiunta la prima casa , parve che la terra improvvisamente si restringesse . Usciva dalla porta spalancata un fiato caldo come dalla bocca di un animale . Una donna si pettinava seduta sullo scalino della porta e immergeva il pettine in un catino d ' acqua . Siccome era festa , il paese era quasi deserto e pigro . Le poche persone rimaste stavano sedute sugli spiazzi davanti alle case , o sugli scalini , intente alle faccende loro , a pettinare i ragazzi , a pulire le verdure pel pasto . Certe ragazze , che andavano scalze e col vestitino da festa , portavano appesa al petto , legata a un nastro colorato , la medaglina della Madonna . Una fila di muli sbucò da un vicolo , e davanti la faccia rossa del mercante di pelli . " Che c ' e , Argirò ? " La voce dei quattro buoi precipitati in montagna passò , non si sa come , da porta a porta . A casa trovarono la madre sulla soglia . " Che c ' è , per l ' amor di Dio ? " Argirò le raccontò tutto in quattro parole . Dalle finestre basse le donne si erano affacciate a sentire e si passarono la notizia . Una si presentò con un ' aria maligna e sottomessa , e disse : " O Betta , ce l ' avete un chilo di questa carne per me ? " Nessuno le rispose , ma dall ' interno della casa la voce dell ' Argirò si mise a gridare : " Gente maledetta , che vuoi mangiare della mia rovina , che non aspetti che finiscano le disgrazie per buttartici sopra . L ' ho già venduta tutta , e tutti ne mangeranno meno che questa gente maledetta . Quando a un cristiano capita qualche cosa di male , tutti intorno a volersene profittare come cani ! Misericordia , Signore ! Puah , puah ! " Antonello si era seduto sulla cassa della biancheria e ascoltava quelle parole come una nenia , attentamente . Per la prima volta capiva di essere in mezzo a qualche cosa di ingiusto ; il sentimento della sua condizione gli si affacciò alla mente improvviso e chiaro e si sentiva come un angelo caduto . Guardava fisso l ' immagine di San Luca appesa dietro alla porta . Suo padre si era seduto sul letto . La madre gli diede quattro fichi e un pezzo di pane : " Mangia , figliolo " . Quello sentì le mani di sua madre nelle sue per un attimo , calde come se fossero le sue mani stesse . La stanza era segreta e fresca . Fuori si sentivano voci e rumori quasi in ritmo , come il rumore assiduo della pioggia . Antonello si addormentò col pane nel pugno , sulla cassa . III Non erano le otto quando l ' Argirò entrava nel palazzo dei Mezzatesta . Il portone era aperto . L ' arco del portone , di cinque metri d ' altezza , mostrava la sola pietra lavorata che esistesse in paese , e di cui uno scampolo era servito per lo stipite della chiesa , per i gradini , per le due magre colonne . Palazzo e chiesa addossati , recanti essi soli i materiali nobili del paese , il ferro e la pietra , e la sola forma nobile , la colonna . Dentro quel palazzo , composto di tre edifizi addossati con scale interne ed esterne , che partivano tutte da un ampio cortile , a entrate diverse , sostenuti da contrafforti coi fichi selvatici nella massa del muro , sui bastioni , o come ciuffi sull ' arco del portone , viveva la grande famiglia dei Mezzatesta , con le scuderie a terreno , i magazzini , le cucine piene di servi , e al piano nobile i padroni con le loro donne dal capo incerto e vezzoso agitantesi in ritmo di comando . Essere servi in quella casa era già un privilegio . Le serve che in lunghe file tutto il giorno andavano e tornavano con gli orci e i barili sulla testa ad attingere acqua a tre chilometri dal paese , formavano la cupidigia segreta dei maschi , recando esse , fuori di casa , il sorriso della più giovane padrona nata dalle nozze fra cugini , che annaffiava castamente verso sera il garofano elegante sulla terrazza . Queste serve avevano smesso l ' abito popolare . In queste case pochi penetravano senza un segreto timore . Dovunque ci si voltava era terra di questa casa , dalle foreste sui monti agli orti acquatici presso il mare . Dovunque , comunque . Era loro la terra , loro le ulive che vi cadevano sopra , erano loro le foreste sui monti intorno , loro i campi tosati di luglio quando tutta la terra è gialla e i colli cretosi crepano aridi . Quanti schiaffi volarono sulle facce dei contadini , quanti calci dietro a loro ! Le anticamere rigurgitavano di gente misera che aspettava di essere ricevuta , rovinata per un maiale colpito dal morbo o per un bue precipitato in qualche strapiombo . Qui si discuteva della roba , perché erano di quella casa gli animali che pascolavano e gli alberi che davano frutto . La notte , tappati nelle case , mentre rari passanti si illuminavano la strada con fiaccole e tizzoni , i ragazzi ascoltavano le fiabe immaginando che si svolgessero in quella casa , e in quelle scuderie pensavano che la Cenerentola avesse ballato col Reuccio . I signori , detti anche galantuomini o calzoni lunghi , erano due tipi di aspetto uguale , dai nasi brevi e ricurvi come quelli di certi pappagalli . Le loro ramificazioni nei paesi vicini si conoscevano come le discendenze regali . Venendo l ' età del matrimonio , si decise che uno di essi , Filippo , sposasse una cugina , per non spartire la roba . Costei arrivò dal mare e si seppellì nella grande casa . Teneva le chiavi dei magazzini . Quando apriva le porte sulla strada assolata , era come se si aprisse un paradiso ombroso : il grano vi stava a montagne d ' oro , il granoturco decorava con le sue pannocchie i soffitti , i formaggi in pile stavano sotto i rocchi colanti delle salsicce , le giare dell ' olio e le botti davano sonore intonazioni nella profondità . Solo in quella casa si sentivano le voci risuonare come in chiesa . I monelli si sporgevano alle grate delle scuderie e dei magazzini per gridare " Ah ! " e per sentire il grido diventare cantante nei meandri delle botti . Una grande scalinata di pietra grigia , larga come un fiume , sormontata da quattro colonne , su cui erano gittati tre archi , si aprì davanti all ' Argirò . Salirono tenendosi al muro come per un luogo troppo stretto . Poi , superata la scalinata , una grande porta . Antonello diede la mano al padre . Nell ' andito buio e sonoro si rispondevano segrete più porte . Un odore di strame , di olio , di fieno , invadeva l ' andito su cui si spalancavano le inferriate dei magazzini e delle stalle . Quando , traversato l ' andito e salita un ' altra scala si trovarono su un pianerottolo , la luce di un grande finestrone li investì come un torrente . Piccoli , con un senso di freddo , si trovarono davanti a tre porte chiuse . Una di queste si aprì e una donna attempata si affacciò a vedere . " Ah , siete voi l ' Argirò ! " " Si può parlare col padrone ? " " A quest ' ora ? I signori dormono a quest ' ora " , fece la donna . " Se volete aspettare ... " aggiunse aprendo la porta . Era una cucina vasta e nera . Lungo le pareti erano disposti i sacchi gobbi del grano . Al soffitto era appesa una lunga decorazione di salsicce attorcigliate attorno a una canna . In un angolo era elevato un lettuccio su due trespoli di ferro , coperto d ' un candido lenzuolo sotto il quale s ' indovinavano le forme del pane fresco appena impastato come una teoria di mammelle tagliate a molte sante martiri . Tre donne stavano sedute in terra , e un ' altra , presso il forno che era in uni canto come un mostro familiare , gittava dentro rami secchi che avvampavano subitanei . Una delle ragazze accosciate in terra faceva girare un tubo di ferro su un fornello acceso , e un fumo gentile , greve , inebriante , si sprigionava di là . " Questo è l ' odore del caffè " disse il padre ad Antonello . Antonello stava a guardare , in piedi , accanto a suo padre appoggiato alla porta . Di tratto in tratto la ragazza che tostava il caffè lo guardava di sotto in su per poi abbassare repentinamente gli occhi sui suoi piedi nudi . " È vostro figlio ? " disse la più vecchia . " Sì " . " È solo ? " " Ce n ' è un altro che deve arrivare " . " Salute e pace " Le altre donne sorrisero come per ripetere l ' augurio . " Perché non vi sedete ? " Essi presero posto lungo la panca , e non sapevano dove metter le mani . Antonello cercava di scoprire chi fosse tra quelle donne la padrona . Guardava la donna che introduceva le fascine nel forno , e il ritmo della sua veste che in quel moto continuo si levava e si abbassava sulle sue anche facendo strane figure che storcevano la bocca e il naso . L ' odore del pane che lievitava era tenero come quello del latte e aspretto come il sudore . " Padre , qual ' è la signora Dolores ? " " Non è qui ; queste sono tutte le sue serve " . Allora egli si mise a guardare quella che tostava il caffè e che aveva una medaglina della Madonna puntata sul petto , sopra la mammella sinistra , e gli parve che si avvicinasse a lui come fatta del suo stesso sangue , sentimento vago e nuovo . Una voce tuonò nell ' andito , una voce strascicata e nasale , ma imperiosa : " Annunziata ! " La donna più vecchia si precipitò al fornello gridando : " Subito il caffè " . Parve che si accorresse da tutta la casa verso un punto , come se uno stormo di topi fuggisse . L ' Annunziata uscì col vassoio e le tazze e il bricco e il bianchissimo zucchero . Il forno si era chetato : caldo e dolce , grigio d ' un grigio lontano , simile a un cielo nuvoloso , la sua profondità era segreta e sovrana . L ' odore del pane cominciò a diffondersi mentre a mano a mano la pala infornava , e i pani stavano in quella profondità come creature vive , o come semi nell ' urna d ' un fiore . Una delle donne si accostò al ragazzo e gli mise fra le mani qualcosa di caldo e morbido : " Una ciambella . Mettila in tasca " . Antonello sentiva il calore di quella forargli i panni , posare calda sullo stinco con un senso piacevole e nuovo . " È pane bianco " gli disse il padre tentando di sorridere . Filippo Mezzatesta non era ancora vestito che volle parlare con l ' Argirò . Appoggiandosi alle spalle di due robuste donne , aveva camminato soffiando , sulla punta dei piedi scalzi , in una stanzetta accanto alla camera da letto e si era buttato di schianto su un sofà . Ora poggiava sul tappetino il calcagno nudo , tenendo in alto raggricciate le dita del piede . Era coperto appena della camicia e di un paio di mutande che si allacciavano alla caviglia . " Carmela , Teresa , presto , bagasce , altrimenti piglio un ' infreddatura " andava dicendo . " Oh Dio santo , o Madonna del Carmine ! " Le donne accorrevano di qua e di là , portando gl ' indumenti . Una gl ' infilò le calze mentre quello continuava a soffiare e a inveire . Poi si chetò perché era arrivato all ' esercizio più pericoloso : quello d ' infilarsi i pantaloni . Alto , grosso , enorme , si puntellava con la mano alla testa di una delle due donne come su un bastone , mentre l ' altra lo abbottonava e gli affibbiava la cintura di cuoio . Le sue grosse mani cosparse di peli rossicci sentivano la testa ben pettinata di Carmela coi suoi capelli neri , e la forma del cranio femminile , tondo tondo . L ' altra li aveva impresso nella schiena , nella furia di vestirlo , la forma delle sue dure mammelle . Si buttò di nuovo sul divano mentre gli calzavano le scarpe . " Piano , piano , con garbo ! " Gli stavano infilando la scarpa sinistra ed era intento a soffiare nella tazza del caffè quando entrò l ' Argirò . Poggiò il piede coperto della calzetta rossa in terra , spalancò i piccoli occhi color ciliegia , socchiusi fra le guance grosse e gonfie coperte di peli dorati , e disse : " Che c ' è , Zuccone ? " Antonello , che seguiva il padre come un ' ombra , sentì per la prima volta questo soprannome . Vedeva ora suo padre avanzare a capo chino , ripiegare la berretta nera e mettersela in tasca , stare in piedi con le bracci ciondoloni , appoggiato alla porta come chi sia sul punto di scappare . " Che è successo ? " gridò il signore . " È successo , è successo che io sono rovinato " . Raccontò d ' un fiato il fatto delle bestie , e , come se abbandonasse un animale vivo , mise sulla sedia tre biglietti da cento lire e uno da cinquanta che si muovevano infatti aprendo gli angoli ripiegati , lentamente , come insetti che allunghino le alucce dopo aver finto di essere morti . " Ah birbante ! Ah mascalzone ! Tu lo hai fatto apposta , tu mi vuoi rovinare . Ma ti rovino io , invece " . Gridava e pareva sul punto di soffocare . Si mise a tossire , e ne era tutto scosso e traballante nel corpo gigantesco . Le donne si erano messe in agitazione e gli stavano intorno , e chi gli diceva " buono buono " , e chi gli batteva con la palma della mano la schiena . Si affacciò , senza rumore , attraverso la porta socchiusa , un ragazzo che stette a guardare l ' Antonello . Gli si avvicinò , gli mise una mano in tasca e gli disse : " Hai qualche animalino da darmi , portato dalla montagna ? " Il ragazzo tirò fuori della tasca del pastorello la ciambellina , la guardò , si mise a sbocconcellarla . Antonello divenne rosso che pareva di fuoco e non sapeva dove guardare . " Io dico , signore " , gridava l ' Argirò , " che quando queste cose succedono , è per la disgrazia di noi poveri pastori . I signori se ne infischiano . Essi hanno la tavola pronta sempre . Ma noialtri ... " " Ce ne infischiamo ? " Il Mezzatesta si era piegato a raccattare qualche cosa ma non ci riuscì , impedito com ' era dal suo voluminoso ventre . In un secondo tentativo riuscì ad afferrare la scarpa che gli stava davanti , e la scaraventò contro il pastore . Questi la ricevette in pieno petto , e la vide cadere ai suoi piedi chiodata , gialla , enorme . " Tu dici che ce ne infischiamo ? Perché ? Rubiamo noi forse ? " " Non dico questo . Dico che voi siete il padrone di mezzo paese , il padrone nostro , e della nostra ventura . Ma io che facevo affidamento sulla vendita della fiera per avere la mia parte , per me è un disastro . Io sono rovinato , io , non voi . Che interesse avevo a rovinarmi con le mie mani ? È la mia cattiva stella " . " Nossignore , lo hai fatto apposta . Tu sei una zucca , proprio come ti chiamano . Va ' via , ora , e non mi comparire più davanti " . Dicendo così contava il denaro che quello gli aveva lasciato , e in quell ' atto , col volto chino , parlava , come chi prosegue distrattamente un discorso e pensa ad altro . Le donne stavano lungo la parete con le mani conserte , ed era come non sentissero , perché più volte l ' Argirò , guardandole come per cercare aiuto , aveva veduto i loro occhi lontani e che non volevano vedere . " Ma signore mio io faccio il pastore della vostra casa fin dalla nascita , fin da quando voi eravate ragazzo . Sono come questo ragazzo che vedete , anche lui creatura innocente , pastorello vostro . Questa volta m ' è andata male . Ma come vi ho servito per tanti anni ? " " Oh , sì , bella la vita di montagna senza far nulla . Gli animali mangiano da loro , camminano con le loro zampe . Bello sforzo , bello sforzo , fare il pastore " . " La cosa è andata come è andata . Ma che non potreste darmi da custodire i maiali , per esempio , o le pecore ? La sfortuna non si ostinerà poi sempre contro di me " . " Niente , niente . Va ' via . Io non ti voglio più vedere . Non voglio più aver nulla da fare con te " . " Ma così mi rovinate ! " " Ti rovino " . " Ma questo , ma questo ... " Non sapeva che dire . Si guardò attorno , vide il figlio di quell ' uomo , che sbocconcellava l ' ultimo pezzo di ciambella , che somigliava sputato a suo padre e lo riconobbe odiosamente . Con una sùbita risoluzione aggiunse pacato : " Allora datemi la metà del mio denaro . Quello che mi spetta " . " Quello che ti spetta ? Sfacciato ! Non ti do un soldo , capisci ? E ricorri dal giudice , se vuoi . Fammi la causa , capisci ? " " No , per la montagna ! voi me la darete la parte mia , e se non me la darete la darete a qualcun altro . La darete a Dio ecco , al Signore Iddio che vede questa ingiustizia " . Il Mezzatesta aveva puntellati i pugni sulle ginocchia aperte , sporgeva il capo , tirava fuori gli occhi , apriva la bocca per parlare . Ma l ' Argirò non lo sentì perché usciva dalla stanza , scendeva le scale tirandosi dietro il ragazzo , e sentì che questo gli cercava la mano con la sua manina . Quest ' atto gli fece bene al cuore . Guardò il ragazzo di tralice , e non poté resistere dallo sfiorargli la guancia col dorso della mano . Quando passarono davanti alla cucina , la vecchietta di prima domandò : " Che è successo ? " " Quel che vuole Dio " . E scesero per quelle scale che parevano tanto lunghe . Quando furono sotto l ' arco , l ' Argirò fu preso da una nuova idea . " Andiamo da questa parte " , disse . Traversarono il cortile , affrontarono la scala ripida , che menava al palazzo più basso , il palazzo del fratello di Filippo Mezzatesta , il signor Camillo . IV La porta era aperta , e sulla porta , seduta in terra , stava una donna , immobile , col gomito puntato sul ginocchio , col pugno chiuso sul mento . Intorno a lei lo stridore delle api era continuo , ed ella stentava a tenere gli occhi aperti nel caldo di settembre . Quando levò la testa , due occhi imperiosi e pungenti si puntarono sul visitatore , e la voce di lei , aspra e dura , disse : " Che cosa vuoi ? " " Volevo parlare col signor Camillo Mezzatesta " . " Puoi parlare con me " . " Io sono un pastore , l ' Argirò , quello soprannominato lo Zuccone " . " A servizio di chi stai ? " " Stavo al servizio di Filippo Mezzatesta " . La donna si levò di scatto , traversò la porta e disse : " Entra " . Ora si era levata desta e pronta . Era una bella donna , piena , del colore dell ' alabastro ; i suoi occhi ammiccavano continuamente e sembrava che volessero dire più di quanto non dicesse con la bocca sinuosa e grande . I capelli spartiti in mezzo alla fronte le davano un aspetto docile , ma i suoi occhi focosi e inquieti smentivano subito questa prima impressione . Scalza , con l ' aiuto delle donne del popolo , era difficile scambiarla per una di esse , perché i segni di un ' agiatezza e di una mollezza sconosciute alle altre erano disegnati nella sua figura . Il mento rotondo , le mani fini , che cavava di quando in quando di sotto il grembiule come un ' arma , la dicevano tutt ' altro che comune . Tanto è vero che l ' Argirò si levò la berretta dicendo : " Mi scusi tanto la vostra signoria " . Ella parve lusingata di questo fatto perché sorrise lievemente sollevando gli angoli della bocca . L ' Argirò la guardava incuriosito con lo sguardo dell ' uomo che capisce , ma ella ridivenne fiera e ermetica , e parve che gli dicesse : " Bada con chi hai da fare " . Fu introdotto in una stanza illuminata a malapena da una finestrella volta a mezzogiorno , su cui alcune piante di zenzero e di basilico mettevano una nota fresca di verde , come se di là vi fosse un giardino . Un uomo nel fondo , seduto su una poltrona , stava assorto a guardare in terra con una specie di smarrimento fisso e continuo . Levò appena la testa , e disse con una voce smorzata in cui strascicava le esse : - - " Siete voi , Pirria ? Che cosa c ' è ? " Ma levando il capo apparve un uomo dalla fisionomia lunga e patita , con due baffetti radi e sfilacciosi sul labbro superiore , i fili della barba non rasata da qualche giorno sulle guance di cui sottolineavano il pallore . Portava sulla testa , legata con un filo di cotone rosso , una specie di corona di foglie di limone . Di quando in quando si portava la mano alla fronte per raggiustarsela . La donna disse all ' Argirò : " Ha il mal di testa " . In quest ' atto sorrise appena con un lampo degli occhi . Difatti quello tirava lunghi sospiri . " Parlagli " , aggiunse la donna , " e sbrigati " . L ' Argirò non sapeva più di dove cominciare . Cominciò a dire delle bestie , per poi tornare indietro a raccontare dei suoi primi rapporti col Mezzatesta , e in mezzo vi mescolava sua moglie , suo figlio , i ricordi più lontani e più disparati , fino a che la donna levò la voce per gridargli : " Insomma , che cosa vuoi ? " Allora l ' Argirò , sempre annaspando , si mise a dire : " Capisce bene , vostra eccellenza , che io con una famiglia , così , dico con due persone , e una terza che deve arrivare , e l ' inverno che viene , e io non ho niente ... " Non lo lasciarono finire . La donna gli troncò la parola e gli disse " Noialtri qui non abbiamo niente da darti . Hai capito ? " L ' uomo non sapeva più che fare . Camminando all ' indietro voleva infilare la porta ma urtò contro una sedia . Il signore non aveva aperto bocca , e soltanto aveva guardato di quando in quando ora lui ora la donna , chinando il capo , non si sa se in segno di approvazione o di stanchezza . Solo quando il visitatore stava per infilare la porta fece un cenno con la mano , come per richiamarlo indietro . " Ti vuol dire qualche cosa " disse la donna . L ' Argirò si avvicinò , e quello , con una voce strascicata , lontana , pronunziò : " Tu puoi andare da Ignazio Lisca . Quello che ci ha i denari e li dà in prestito " . Allungò ancora la mano e disse : " Digli che ti ci mando io " . Sorrise debolmente . Poi , con uno strillo inatteso disse : " Ohi , ohi la mia testa ! " Ma la donna non gli diede retta e uscì insieme col visitatore . Questi ringraziava e si metteva la berretta . Sulla porta ritrovò suo figlio seduto sullo scalino , che giocava con una bambina . La bambina era la Saveria , la figlia di Camillo Mezzatesta . Poteva avere la stessa età di Antonello : tonda , nera in viso , con una treccina annodata alla sommità del capo , aveva l ' aria assonnata e materna che distingue le bimbe meridionali . Era su di lei quasi un ' esperienza di razza , e malgrado la sua tenera età aveva le labbra tumide e lo sguardo esperto delle donne grandi , ma innocentemente , e non era colpa sua . E poi queste erano soltanto apparenze , perché a contemplarla mentre faceva i suoi giochi , ci si accorgeva che faceva tutto posatamente , con un raccoglimento infantile . Molte bambine del suo paese erano precoci e quasi portavano in sé le colpe dei loro genitori , malgrado la loro innocenza . Ma Saveria recava in viso le tracce della sua discendenza , e particolarmente la bocca della madre , come se un ' ape cattiva la morsicasse ed ella non riuscisse a scacciarla . Costei giocava col figlio dell ' Argirò che le descriveva la vita della montagna , le pecore , il cane , il lupo . Si era chinato in terra e simulava negli atti gli atteggiamenti di quegli animali . La bambina stava attenta come se fosse vero , e a stento tratteneva le risa , soltanto per non distrarlo dal gioco e per seguitare l ' illusione di quella finzione . Ma quando uscì il padre , Antonello si levò prestamente in piedi come a un comando e gli fu accanto . La bambina gli raccomandava che tornasse . Si avviarono , e quando stettero per svoltare l ' angolo della strada si volsero tutti e due indietro . La madre e la bambina li guardavano ancora . L ' Argirò sorrise mostrando i denti forti e bianchi . - - Caspita che razza di donna ! - - brontolò . La casa d ' Ignazio Lisca consisteva in due stanze basse che davano da una parte sulla strada e dall ' altra guardavano su una casa diroccata sul piano inferiore della strada ; la casa diroccata dovette ai suoi tempi essere un ' abitazione ampia , con qualche ornamento , come si vedeva dalla scanalatura di pietra della porta . Abbandonata non si sa da quanti anni , forse in seguito a un terremoto , il tetto era sprofondato , il terriccio aveva coperto il pavimento , un grosso fico era cresciuto nel mezzo , vasto e dritto . Finestre senza balconi davano su questa rovina . Ignazio viveva con la moglie , una donna vecchia prima del tempo , e con la figlia , una bambina di dieci anni . La sua parentela era molto intricata . Suo padre lo aveva generato da una che non era sua moglie , e che un giorno era fuggita non si sa dove . Rimasto solo , il padre si era dato alle pratiche di pietà , frequentando la chiesa tutti i giorni e cantando con voce di capra accanto all ' organo . Suo figlio si era sposato con una donna nata da un misterioso signore lombardo , che si era ritirato nel paese dopo aver combattuto con Garibaldi , dicevano per causa di un suo disgraziato e non corrisposto amore al suo paese , dove non voleva tornare e dove non tornò . Costui si era tenuta in casa una donna senza volerla mai sposare , e che gli diede questa figlia . Ignazio era tutt ' altr ' uomo da suo padre . Aveva i capelli ricci color rame , ricci come quelli di suo padre che ora portava una ricciuta barba bianca come un vecchio dio pagano . Ma contrariamente al padre , Ignazio era furbo e sottile , come una rivincita contro la sensualità che aveva dominata la sua casa . Si era messo a dare denaro a prestito appena avuti i primi spiccioli . Così allargò il suo commercio e la sua influenza , e ben pochi non erano debitori suoi . Inoltre giocava a carte con chi poteva , dalla mattina alla sera . Giocava anche in quel giorno che era la festa della Madonna . Era suo compagno di gioco il Labbrone , un giovane che , da quando aveva fatto il soldato , aveva smesso il costume da pastore , e siccome aveva imparato a leggere aspirava al posto di fattorino comunale . I due avversari di gioco erano : il Pazzo arrivato in paese con la moglie di uno di Palermo e con tre figli di costei cui aveva aggiunto altri due suoi , e un forestiero , Giovanni Milone . Si vedeva bene che era forestiero . Era di un paese vicino dove la gente aveva fama di essere la più furba della contrada . Una vecchia rivalità fra i due paesi , narrata dalle favole , si dimostrava quel giorno aver fondamento . Un disprezzo reciproco regnava fra il Milone e gli altri tre . Milone , vestito pulitamente , con un odore di saponetta addosso , guardava con disprezzo i tre nei loro abiti sudici e rattoppati , il pelo del petto fuori della camicia sbottonata . Ignazio aveva contato su questo giorno in cui il Milone sarebbe sceso dal Santuario con le tasche piene d ' oro . Milone era un parente del priore del Santuario , e tutti gli anni , alla festa , stava al banco della chiesa . Davanti ai suoi occhi , sul tappetino del banco , i fedeli buttavano anelli e orecchini per voto alla Madonna . Egli aveva veduto , fin da ragazzo , la sera , trasportare quell ' oro in un sacco , un sacco pieno d ' oro . Da due anni , da quando aveva conosciuto donne e carte , si faceva scivolare in tasca qualche cosa di quell ' oro . Poi , compiuta quest ' operazione , si sentiva troppo ricco , e gli pareva che non dovesse finir mai quella ricchezza sacrilega . Sembrava che avesse una gran fretta di liberarsi di quel peso . Ignazio , che sapeva che cosa è il denaro , lo aveva agguantato come un brigante allo svolto di una strada . Rivalità , disprezzo , puntiglio , si erano ben mescolati fra loro . Il fatto che quegli rubasse era pubblico , ormai , e sembrava quasi senza importanza , come una bricconata di ragazzo . " Fa ' vedere , fa ' vedere quello che hai portato quest ' anno - - Non mi seccate - - si difendeva Giovanni Milone . Gli occhi di tutti erano puntati sulle tasche del suo vestito nuovo , non ancora slabbrate dalla frequenza di mettervi le mani . Ma quelli non si davano per vinti . Aspettavano con gli occhi spalancati , e , adocchiandogli un anello al dito , dicevano : " Fa ' vedere " . Ma Milone ammucchiava , senza darsene per inteso , monete davanti a sé e le faceva suonare una contro l ' altra . Ignazio sapeva che quando avrebbe finito il denaro , avrebbe tirato fuori altro . Infatti , quello , perse alcune partite , buttò sul tavolo un paio d ' orecchini . Erano di quegli orecchini ben noti fra le donne del popolo , rappresentanti un intrico di fiorellini d ' oro raggelati nella fonditura , con qualche sbavatura , fiori d ' un ' estate inoltrata . Fiori lontani da quelli che offrono i campi , fiori d ' un giardino artificiale . Due straordinari fiori di smalto splendevano nel mezzo , freschi . Stranamente l ' oro pareva consunto come se gli orecchini si fossero schiacciati durante il sonno , come gli anelli che si consumano alle dita delle spose , durante le faccende domestiche . Il Milone li pesò un poco nel cavo della mano . Ora quelli che gli stavano intorno non ardivano di allungare la mano , ma aspettavano che li facesse valutare . Silenziosamente il Milone , dopo averli soppesati , li passò agli altri . Socchiudendo gli occhi , Ignazio fece lo stesso . " Quanto dici che pesano ? " " Credo che valgano sessanta lire " disse il Milone " Sessanta lire ? " fece Ignazio e glieli ricacciò in mano frettolosamente . Il Labbrone che non era stato consultato li aveva presi fra le dita e li studiava , mentre il Pazzo inghiottiva silenziosamente un po ' di saliva che gli faceva andare su e giù per il magro collo il pomo d ' adamo . " Lascia stare , lascia stare " , fece il Milone togliendoli bruscamente dalle mani del Labbrone con disprezzo . " Non ve li mangio mica " . Si riprese l ' oggetto mettendolo davanti a sé , e lo batteva sul tavolo come per fissargli un posto . Era irritato d ' aver perduto . Guardò Ignazio negli occhi e gli disse : " Vuoi giocare con me da solo a solo questo paio d ' orecchini ? Non valgono sessanta lire , ma li gioco lo stesso " . Si distribuirono le carte , e Milone ne pizzicava gli angoli scoprendo lentamente le figure che gli erano venute in sorte . Perse . Ignazio si prese gli orecchini delicatamente , e se li mise in tasca dopo avere studiato come funzionava la chiusura . Poi , guardando il suo avversario di sotto in su , con gli occhi freddi e fissi , mentre gli tremavano i baffi , diceva accennando con le dita della destra unite : " Qua , qua , tira fuori qualche altra cosa " . Allora cadde sul tavolo una spilla d ' oro della stessa forma degli orecchini , ma con tre piccoli diamantini nel mezzo . " Se hai qualche cosa di più grosso tiralo fuori . Io gioco per qualunque somma " . Allora il Milone ammucchiò sul tavolo davanti a sé , cavandole da tutte le tasche , varie cose : " Ne ho qui per settecento lire almeno ! Le hai settecento lire da giocare ? " Il Labbrone guardava e gli pareva che la camera sprofondasse . Respirava a bocca aperta , con un lieve sibilo . Il Pazzo , inquieto , si ravviava i baffi che gli tremolavano come una grossa farfalla grigia . Ignazio andò nell ' altra stanza , e tornò poco dopo con un pugno di carte - - moneta ben piegate e quasi nuove . Le mostrò davanti , di dietro , in trasparenza : " Io non guardo se la tua roba vale davvero . Ma mi voglio cavare il gusto di vincerti . Queste sono settecento lire " . Il Labbro ne con una voce roca disse : " L ' oro vale più di settecento lire " . Tossì per schiarirsi la voce . Gli avversari si avvicinarono al tavolo premendovi contro il petto . Ognuno si accomodava la sua roba davanti . Si stringevano le carte sul petto , se le accostavano alla bocca . Ignazio scoprì le carte risolutamente : " Ho vinto : è inutile che continui a giocare Seguito a giocare con le carte scoperte , se vuoi " . Milone battè il pugno sul tavolo quando ebbe provato a seguitare la partita , e gridò : " Tu conosci le carte , tu le hai segnate " . " O Milone , tutti gli anni mi fai la stessa storia . Guarda e vedi se sono segnate . È che so giocare meglio di te " . " Ah , questo non lo devi dire " . " Del resto , se non la smetti , io ti denunzio , e dico che hai rubato l ' oro alla Madonna " . Il Milone , pallido , si aggiustava la cintura , si raggiustava la giacca indosso , si ravviava il ciuffo , e diceva : " Bene , non mi vedrai mai più . Ho qui altra roba . Fossi stupido a farmela mangiare da te . Meglio farsela mangiare dalle donne . E io sono un cretino a venire a giocare da te " . Ignazio , intento a guardare quell ' oro che aveva preso nel pugno , replicava : " Intanto ti ho vinto , e farai bene a non giocare più perché di carte non te ne intendi . Gran giocatore che sei ! " " Ah " , replicò Milone , " se dici di nuovo che non so giocare ... " Gli afferrò il polso mentre quello stringeva il pugno pieno d ' oro . Fu a questo punto che una voce nell ' ingresso chiese : " È permesso ? " Giovanni Milone lasciò la presa mentre il Labbrone lo reggeva o fingeva di reggerlo . Il Pazzo , seduto , giungeva le mani e mormorava : " Per l ' amor di Dio , calmatevi , vi volete rovinare ? " " Ma non lo vedete che ha paura ? " diceva il Milone . Poi uscì brontolando : " Me la pagherai ! " V L ' Argirò si era fermato e fingeva di non vedere . Quando quello fu uscito , uscirono tutti gli altri . Il Lisca non aveva mai avuto da fare con l ' Argirò ; stette un po ' a squadrarlo , mentre quello guardava di sotto in su , e faceva girare la berretta fra le dita delle mani congiunte . Poi , risolutamente , gli disse : " Che volete da me ? " Mi ha mandato da voi il signor Camillo . " Bene " . " Ho bisogno del vostro aiuto " . Gli raccontò in poche parole la storia , come erano precipitati i buoi , come lo aveva accolto Filippo Mezzatesta , tutto . Di quando in quando Ignazio lo interrompeva " Ti ha detto che non ti dava nulla ? Ti ha detto di fargli la causa ? Se gli fai la causa la perdi " . Alla fine disse : " Vuoi venticinque lire per la semina ? Vieni , ecco qua " . Gli contò il denaro fra le mani , con un gesto di disprezzo , come se lo cacciasse via . " Me lo restituirai in grano , dopo il raccolto , al prezzo di quest ' anno . Quindi , se il grano costa di più ... " " È vostro " . " Non avresti un ragazzo che potesse venire tutti i giorni da me ad attingermi un orcio d ' acqua alla sorgente ? " " Un ragazzo ? " disse pieno di gratitudine l ' Argirò . " Vi manderò mia moglie " . " Va bene . Dille che venga domani mattina , le do quanto agli altri , per questi servigi . Le do due soldi per ogni viaggio " . " Le date quanto volete . C ' è bisogno di questi patti ? " Così l ' Argirò aveva qualche speranza per l ' avvenire . Egli aveva in mente un pezzo di terra da prendere in fitto dal Comune , presso il torrente , dove il grano sarebbe venuto bello . Il Lisca , dietro le sue spalle , gli chiese mentre usciva : " È vostro questo ragazzo ? " " Sì , è mio " . " Come si chiama ? " " Antonello " . " Senti , Antonello , eccoti i soldi e va ' per il paese a sentire se qualcuno ha uova da vendere . Se no , che mangio stasera ? " Il ragazzo si levò volenteroso , aspettò che quello tirasse fuori del taschino stretto i denari , li strinse nel pugno . " Non li perdere " gli raccomandò il padre . Il ragazzo si mise a correre per le strade e si sentiva la voce sua d ' argento gridare : " Chi ce le ha le uova ? " Era contento . Strillava e saltava , guardando le donne davanti alle porte e alle finestre . Gli piaceva di sentire come gridava . La sua voce si sentiva qua e là per il paese , ora soffocata ora squillante . Poi , quando la sera fu alta , se ne tornò con quattro uova dentro la berretta . La sera era chiara , c ' era la luna . Erano intinti di luna gli alberi e la montagna , il mare lontano . Dopo i grandi calori era come se una lieve rugiada fosse passata sul mondo a inumidirne la sete . Pareva di sentire la voce delle fonti ai piedi dei monti , o dei fiumi risecchiti che si ricordavano del loro boato . Le ombre delle case per le strade strette erano dense e nere , e tagliavano a spicchi e a triangoli le strade , come se vi fosse stato disteso qua e là un panno scuro . Ma non erano voci di fontane quelle che si udivano , erano le voci delle donne . Giungevano dalle soglie delle porte dove stavano raccolte e cantavano lunghe filastrocche in onore della Madonna . Nei momenti di pausa sembrava di udire come si concertavano per la canzone seguente , poi una voce peritosa si levava lenta , si spiegava appena come un razzo a metà del suo cammino , poi si librava sicura in una grande nota tenuta , fino a che , per sorreggerla , sorgevano le voci delle compagne , quasi che quella svenisse sotto il peso di una grande emozione . Poi si riprendeva quella voce , e faceva sentire la sua angoscia tra quella delle compagne , appunto come una sposa quando è accompagnata dalle amiche e dai parenti che le parlano dolce . Antonello , seduto sulla soglia della porta del Lisca , ascoltava e cercava di indovinare di dove partissero quei canti . Gli sembrava che si sarebbe addormentato , e la tenebra delle ombre dense e la luna lo fasciavano di oblio come in un mondo incantato . Mentre stava così , due ragazzi con la berretta calata sulle orecchie , scalzi , tozzi , col vestito a brandelli , gli si fermarono davanti . Si tenevano per mano , e presero un ' aria seria e provocante . " Chi sei tu ? " " Io sono il figlio dell ' Argirò , il pastore " . " Ah , sei pastore ? " I due ragazzi si allontanarono . Poi improvvisamente dall ' angolo di una casa un sasso volò sopra di lui e andò a battere contro la porta del Lisca . Una voce , la voce di uno dei ragazzi , disse : " Dàlli al forese , dàlli al pastore , dàlli al vestito di pelo ! " Egli ora vedeva le due figure acquattate nel vicolo , e ne scorgeva le ombre buttate in terra dalla luna , due grandi berretti come una testa di animale . Si levò e si mise a correre . E quelli a inseguirlo . Ma non lo seguirono fino alle case alte dove dormono i pastori , e dove un ' altra compagnia di ragazzi stava a confabulare sotto la luna . Qui gli domandarono " Chi sei ? " " Il figlio del pastore Argirò " . " Bene , sei dei nostri ! Sta ' qui fermo " . Uno di quelli che aveva parlato aveva sporta la testa , per guardare . Una sassata radente lo sfiorò . Erano tutti figli di pastori , col vestito di lana pelosa , con la cintura di cuoio , per la maggior parte scalzi . " Che cosa è successo ? " chiedeva Antonello . Finalmente uno gli rispose : " Quelli dell ' Università ci vogliono picchiare " . " E chi sono quelli dell ' Università ? " " Quelli che hanno i pantaloni lunghi . I figli dei signori " . Quello che aveva detto così teneva un grosso ciottolo in mano . La compagnia , così com ' era , decise di trasferirsi in una casa diroccata e abbandonata , di cui rimaneva soltanto un muro alto , e il quadrato basso delle mura crollate . Qui un odore acuto di strame li avvolse , e il silenzio , e la luna che viaggiava alta sopra il cielo . Stavano in silenzio ad aspettare . Poi uno , quello col ciottolo in mano , si sporse , tirò il sasso appena vide un ' ombra che si avvicinava . Uno strillo gli rispose . Si guardarono tutti in viso e si dispersero . Ma Antonello non aveva capito . E nello stesso istante una voce lo chiamava : " Antonello ! Antonello ! Olà ! " la voce di sua madre . Ma , mentre pensava di muoversi , si vide aggredito da tre ragazzi , fra cui distinse quei due che aveva incontrati prima . Uno con un sasso gli batteva sulla nuca , e un altro gli teneva ferme le mani , mentre il terzo diceva : " Dài , dài , così impara " . Poi se la diedero a gambe nella notte . Antonello sentiva un gran dolore , e caldo , sulla nuca . Vi passò sopra una mano , se la guardò poi al chiarore della luna . Non c ' era sangue . Ma gli doleva . Zitto zitto prese la strada di casa . Non disse nulla a nessuno , sbocconcellò il pane e le pere che la madre gli diede nel buio , poi si buttò in terra su una tela di sacco distesa , come faceva lassù nella sua capanna , mentre suo padre si era sdraiato al fresco , dietro la porta . Anche attraverso il tetto di tegole senza il riparo del soffitto filtrava la luce lunare . Si vedeva , nella casa , dopo un poco , tutto quello che c ' era : la grande giara dell ' acqua a un canto , il cestone del pane appeso al soffitto , il focolare che faceva nel buio come una macchia grigia , e il letto su cui era stesa sua madre , alto alto . Accanto al focolare , lo sprone della roccia , su cui era costruita la casa , stava come un ' ombra inginocchiata . Egli sentiva respirare forte suo padre , e sua madre s ' indovinava dal sonno tranquillo e immobile come se fosse morta . Dalle case vicine giungevano grossi sospiri , e nelle stalle soffiavano contro gl ' interstizi della porta i maiali e gli asini . Tutte queste voci sentiva Antonello per la prima volta , dopo gli assorti silenzi delle montagne . Il mondo era un ' onda sonora intorno alla sua casa , e il cielo , e le montagne che lo sostengono con le loro cime e i loro alberi , come un baldacchino , ora pesava immenso sul paese e sulla valle . Era come un fiume alto tenuto in un fragile letto , da cui poteva filtrare e rovesciarsi . Ma soprattutto era il continuo chiacchiericcio dell ' abitato che gli faceva sentire d ' avere iniziata una vita nuova . La vita in comune gli sembrava una curiosa invenzione e un accordo fra gente che ha paura . Si addormentò di colpo con un suono di campane nella testa , là dove gli doleva . Siccome il pellegrinaggio e le feste erano finiti , Antonello conobbe altri ragazzi . La gente che era tornata dalla festa portava ancora il vestito nuovo per un paio di giorni , e le medaglie della Madonna coi nastri di seta verdi e rossi e gialli e azzurri , stavano appese al collo delle bambine . Avevano vendemmiato . La terra si riposava . Qualche contadino di buon ' ora aveva già cominciato ad andare pei campi a fare quei gesti folli che sembra facciano i contadini veduti di lontano , quando assaltano la terra come una donna . I pastori avevano ripresa la strada dei monti , ma non il padre di Antonello che si era buttato sul campo tolto in fitto e che si era messo a rivoltolare con la vanga . La madre ora faceva i servigi in casa del Lisca , portava acqua , lavava i panni , andava al mulino per la macinatura del grano . Antonello la seguì per qualche giorno come un cagnolino , e si divertiva a portarle l ' orcio piccolo . Ella entrava col suo passo scalzo nella casa del Lisca , e per un poco si sentiva il suo sospirare trafelato . La signora Lisca , spettinata e sciamannata , la guardava fare . Poi le dava un piattello di roba che era avanzata e la mandava via . Quella riprendeva la strada e aveva trovato da lavorare ancora a portare pietre sulla testa per una fabbrica nuova , la fabbrica del prete che si costruiva una casa . Andavano e tornavano lunghe file di donne al sole , una dietro l ' altra , e non parlavano . Antonello le seguì anche un poco . Gli avevano cambiato il vestito di orbace , ora che non andava più in montagna , e gli avevano messo un paio di pantaloni che non sapeva chi li avesse regalati a suo padre . Andò a cercare i compagni della sera prima , ma li vide che andavano in montagna dal padre , a riprendere la vita delle capanne . Stava seduto dove sua madre cercava le pietre da portare alla fabbrica , in un campo sotto una pianta di mirto , e vide comparire i due figuri di quella sera . Erano vestiti pressappoco come lui , solo che avevano un vecchio berretto da uomo , lacero e sudicio , che copriva loro il capo fino agli occhi . Uno aveva fatto un nodo scorsoio a uno stelo di saggina , e lo aveva posato su un sasso . Là presso una lucertola stava al sole , e sul collo le pullulava come un lieve battito che le gonfiava la pelle cinerina . Un ragazzo si mise a fischiare per incantarla e la lucertola pareva udire , perché rimaneva fissa e ferma , a guardare in alto , forse il sole che rotolava pel cielo raggiante . Ma poi improvvisamente la lucertola fuggì con quello strepito che è la voce dei campi sul meriggio , tutta fatta di fughe e di animali che si nascondono tra le fratte e scivolano fra l ' erba secca e sonora . Antonello guardava quello che facevano i due . Poi sedette su un sasso , tanto per darsi un contegno ruppe un ramo d ' oleandro , e con un coltelluzzo si mise a fare sulla scorza lunghi fregi serpentini con un gran sole al sommo . Ne venne fuori una bella bacchetta . Allora , uno di quei ragazzi , il più grande , lo studiò , gli si piantò davanti , e gli disse : " Dammela , altrimenti ti picchio " . " Te la do volentieri , senza botte " , disse Antonello , " a patto che mi facciate giocare con voi " . I due si guardarono e risero d ' un sorriso furbo , con occhiate adulte . " Bene , giocherai con noi " . La bacchetta passò nelle mani del ragazzo grande . " Come ti chiami ? " " Antonello " . " Io sono il Titta " . Antonello finse di sapere chi fosse il Titta . L ' altro soggiunse : " E io sono Peppino " . Stettero un poco in silenzio e il Titta aveva steso il braccio al collo di Peppino che se ne stava chiotto chiotto . Portavano i berretti di traverso , con un ' aria di sfida . A un certo punto il Titta disse con un sorriso furbo : " Quanti anni hai ? " " Dieci " . " Io ne ho tredici e sono un ladro . Sì , sono un ladro , vuoi vedere ? " Tirò fuori della tasca una cosa che pareva una testa di qualche statuina , dipinta al naturale , che pareva una cosa di favola . " Questa l ' ho rubata in chiesa " aggiunse serio . Ma Peppino che fingeva di ridere aveva paura , e diceva : " C ' è la scomunica " . Sbucò dalla fratta e sedette accanto a loro una bambina scalza , nera , con un visino piccino e patito dove due grandi occhi umidi guardavano fra le ciglia nere . Ella chinava la testa , e si metteva a ridere senza ragione . Titta la guardava con aria di protezione , e le disse bruscamente : " Brava , hai fatto bene a venire " . Ella stava compunta e timida , e voleva sentire quello che dicevano . Si guardava di tratto in tratto dietro le spalle , in alto , sul ciglio del colle dove si scorgevano le case basse . " Mia madre mi cerca " . Una voce difatti gridava : " Lisabetta , Lisabetta ! " " Io non rispondo , altrimenti mi picchia . Io non voglio andare a casa " . " Certo sarebbe bello se scappassimo tutti , col brigante Nino Martino ! " " Non ci sono più i briganti in montagna " replicò convinto Antonello . " E tu che ne sai ? Vivono nelle caverne , e se ci sono non vengono a dirlo a te " . La bambina ascoltava . Ma a sentirsi chiamare di nuovo , Lisabetta , si levò e corse verso la casa dicendo : " Son qui " . Il Titta esclamò : " Ora l ' ammazza di botte " . Difatti si sentì la bambina che gridava : " Basta , basta , non ne voglio più " . " Dov ' eri , disgraziata ? Con quel mascalzone del Titta ? Con quel figlio d ' una buona donna ? Non ti ci voglio più vedere . Se ci vai ancora ti lego mani e piedi " . Il Titta ascoltava e rideva : " Parla di me : ma se la incontro una sera , quella donna , le spacco la testa con una sassata " . Siccome il sole aveva invasa la valletta a perpendicolo , tornarono a casa . Ne scapparono via subito con un pezzo di pane e un pugno di frutta e pranzarono sotto gli archi del loggiato della casa Mezzatesta . VI Stavano in quell ' ombra e discorrevano rado , tra le voci del meriggio , le cicale assordanti , l ' odore grave e arso del mondo che era intorno come la cenere rimasta a un incendio . In breve si formò una comitiva di ragazzi . Il Titta tirò fuori un mazzo di carte , tutte gualcite , e non più di venti , e si mise a distribuirle con sussiego . Più in là un altro gruppo guardava . Distribuite le carte , disse : " Giochiamo " , e ne tirò una . Gli altri fecero lo stesso , ma nessuno sapeva giocare . Allora il Titta si prese le carte che erano state tirate e se le accumulò davanti . " Perché ? " domandò Antonello . " Perché sì " replicò il Titta e non gli diede altra spiegazione . Ma Antonello insorse : " Spiegami perché hai vinto tu " . " Perché sì " . Il dialogo andò così avanti un pezzo . Il Titta , raggiustandosi il berretto davanti agli occhi , si volgeva agli altri compagni e indicava con un ' occhiata d ' intesa l ' avversario . Poi , mettendo la mano avanti , e puntandogliela sul petto , si mise a spingerlo e a dirgli : " Va ' , va ' , va ' ! " Quest ' atto fece ribollire il sangue ad Antonello . Gli altri incitavano i leticanti con grida di ohè , ohè , e mettendosi la mano davanti alla bocca e battendola in modo da fare un grido modulato . Alla fine , quando il Titta si fu assicurato d ' essere spalleggiato , tirò un pugno sul ventre all ' avversario . Questi non gridò né pianse , divenne bianco bianco , si portò la mano al ventre , poi sedette in terra e faceva con la mano il cenno : " Aspetta , aspetta ! " . Un gruppo di ragazzi che aveva assistito di lontano alla scena , si raccolse intorno ad Antonello . Erano dei ragazzi molto più miseri di quegli altri , patiti e pallidi , non erano neppure vestiti del tutto . Attraverso le lacerature dei vestiti si vedevano le loro grosse pance tonde . Uno di essi , soprannominato il Sorcio , disse all ' orecchio di Antonello circondandogli col braccio il collo : " Gridagli figlio di una buona donna , perché lo è " . " Davvero ? " " Non sai chi è sua madre ? " " No , che non lo so " . Tutti intorno si misero ridere . I discorsi che faceva questo secondo gruppo erano molto diversi da quelli degli altri : essi parlavano di donne . Uno descriveva di aver veduto una donna salire una scala a pioli , e tutti ridevano con una specie di oppressione e di soffocazione . Sembrava a tutti di sprofondare in un mare di ovatta . Ma ecco che , accolto da grandi grida , apparve un altro ragazzo che portava legato a un laccio un aquilotto appena piumato . Se ne veniva avanti senza voltarsi , e spesso lo trascinava nella polvere come una ciabatta . Era vestito con un abituccio pulito , a scacchi turchini e neri . Era molto diverso dai suoi compagni . Prima di tutto un color gentile e pallido gli era diffuso nel viso , e due occhi stranamente azzurri erano tristi come certe acque dense nei fossatelli dei campi . L ' aquilotto si fermava di quando in quando a inseguire una lucertola che traversava la strada . Il ragazzo dell ' aquilotto non era evidentemente come tutti gli altri , perché si fermò un poco più alto degli altri su un mucchio di terra . Aveva la vocazione di fare il prete , lo chiamavano il Pretino , ma il suo nome era Andrea . Il Pretino si sedette attorniato dai ragazzi . L ' aquilotto guardava la luce intorno . Gli batteva presso gli occhi come il palpito d ' una vena . Gli occhi li aveva coperti d ' una membrana bianca come se fosse una lieve cenere . Il Pretino si mosse e tutti gli altri gli furono dietro . Il sole declinava , e i ragazzi decisero di fare la processione . Il Pretino teneva l ' aquila al guinzaglio , e andava in testa a tutti con le mani giunte . I ragazzi dietro si erano raggruppati per ordine , e con dei sassi che picchiavano uno contro l ' altro facevano i piatti della banda , mentre altri che con la bocca andavano mugolando " Piripiripirirì " facevano le trombe . Solo il Titta guardava in disparte con un lieve sorriso di compatimento . Antonello si era mescolato alla processione e ne era inebriato . Non sapeva che volesse dire , ma si sentiva trasformato , come alla vigilia di capire cose cui non aveva mai pensato . Anche lui si era messo uno stecco davanti alla bocca e fingeva di suonarvi , mentre il suo vicino aveva trovato da imitare le trombe che arrivano dietro l ' orecchia , con uno storto ramo di fico . La processione sbucò in piazza , passò sotto le case tra gli sguardi annoiati della gente che oziava nelle piazze e sulle soglie delle porte . Poi , un buon tratto fuori del paese , alla sorgente , la processione si sciolse e si cominciò un altro gioco , quello di fare ponti e canali e orti presso il ruscello . I ragazzi si erano dispersi , il Pretino portava il suo aquilotto fra gli alberi e sull ' erba . Antonello stava attento a quei giochi . Antonello era sotto il ponte ed ascoltava la strana musica dei calabroni e delle vespe che lo fasciavano di sonno . Stava per andarsene , quando sulla punta dei piedi scalzi si avvicinò a lui una bambina . Si fermò , lo stette a guardare sotto una frangia fittissima di ciglia . Aveva un viso sottile e tutto rifinito , fermo e breve , col naso che si attaccava dritto alla fronte e che le dava un ' espressione attonita . Egli si mise a fare , sul ruscello che correva sotto il ponte , un ponticello di canne , poi un giardino intorno , poi il recinto d ' una mandra , poi una piccola montagna . Lavorava diligentemente . Alla fine la bambina disse sgranando gli occhi : " Oh , che cos ' è ? " e indicò , tendendo il dito , l ' opera del ragazzo . " Questo è il fiume , questo il giardino , questa è la montagna , questa la mandra " . " Ma non ci sono gli animali " . Allora Antonello prese dei ciottoli levigati , e li sparse qua e là . " Ecco la mandra " . " Oh , non è vero ! " Aveva in braccio una bambola che consisteva in un sasso tondo rinvoltolato in un cencio bianco , come una mazza . Il cencio che ricascava da tutte le parti era la gonnella della bambola che non aveva né occhi né bocca . " E questa che cos ' è ? " disse il ragazzo indicandola . " È la mia bambola " . Ella la teneva gelosa 35mente stretta in grembo , e di quando in quando la guardava fissa allontanandola da sé fra le mani giunte . Poi le si avventava contro e le stampava di quei baci caldi e quasi rabbiosi che sanno dare le madri , con una feroce tenerezza . Antonello la considerò un poco , poi le si accostò . Se la sentiva respirare vicina . Poi si misero a giocare e stabilirono che Antonello era il marito ed ella la moglie . " Come ti chiami , ragazzina ? " " Teresa " , disse ella indifferente come se dicesse il nome d ' una pianta . " Bene , Teresa , adesso io torno a casa " . Allora Teresa fece le viste di aver molto da fare . Stese la bambola in terra , e di quando in quando le diceva : " Zitta , zitta , adesso vengo a darti il latte " . Ma appena ebbe detto questo le venne da ridere , e vergognandosi delle sue parole si nascose con le mani la bocca . Poi si mise a soffiare su un focolare immaginario , buttata in terra . Mentre stavano così apparve il Pretino . " Che fate ? " " Giochiamo " . " Mi fate giocare anche me ? " " Ma tu non sei il Pretino che non gioca ? " " Io posso giocare , chi lo ha detto che non posso giocare ? " " E poi in tre non si può giocare " , disse la bambina : " bisogna essere soli per poter giocare " . Ella diceva queste cose tranquillamente , assorta . " Vuoi vedere come si gioca ? " " Vediamo " . " Ma il Pretino deve andar fuori " " Questa è la mia stanza . Allora io mi corico e tu ti corichi accanto a me " . Il Pretino si scostò un poco fingendo di stare dietro la porta . Invece guardava attento , con gli occhi fissi . Antonello si coricò accanto alla bambina , e guardava il Pretino . Ella gli si stringeva accanto , e sentiva il suo respiro che era come la voce di un insetto nell ' aria . Anch ' ella faceva col respiro un ronzio come se avesse un ' ape nel petto . Antonello scese dopo un poco e non sapeva che dire . " Mi fai provare anche a me ? " disse il Pretino . " Vieni " , disse ella stando sdraiata e agitando le mani . Aveva un ' aria assorta e sofferente . Il Pretino le stette accanto un poco ed ella gli carezzava la testa . Il ragazzo tremava . Ella lo baciò improvvisamente stringendolo fra le sue braccia magre , e rideva . Il ragazzo si mise a gridare che voleva andar via . VII Il Pretino tornò a casa col batticuore . Si mise in un angolo della cucina , accano alla Saveria , che era sua sorella , e stette a guardare il fuoco che si avvolgeva alla pentola nera . Aveva timore di guardare sua sorella , e nello stesso tempo gli veniva da ridere . Ella gli si sedette accanto , ed egli non tardò ad addormentarsi col capo poggiato alla spalla di lei . Nel sonno udiva tornare in casa i fratelli , e la voce già grave e burbera del Titta , e quella maliziosa di Peppino , e quella assennatina di sua sorella . Nel sonno gli pareva che sua madre picchiasse la Teresa , nel sonno vedeva la fontana dove le donne si riunivano a ciarlare , le strida e i gesti di queste donne , mobili e rapidi , e gli occhi lucidi , e gli pareva che fossero intorno a carezzarlo con le loro mani brune e corte , e ne sentiva il respiro come quando era più piccolo . Poi sentì che qualcuno amorevolmente lo spogliava , lo metteva a letto , e istintivamente chiuse le braccia intorno a una testa che respirava sul suo viso un alito dolce e caldo . Era sua madre ; e come sempre gli accadeva nel sonno , ne sentiva il calore della pelle , e la grana fine e quasi un sapore dolciastro . Si addormentò su un ' alta onda di sonno come se il suo letto si fosse levato smisuratamente e toccasse il soffitto . Alla mattina il suo risveglio fu dolce e penoso come dopo una malattia . Aveva l ' impressione , nel dormiveglia mattutino , di avere lasciato alla vigilia un giocattolo che gli piaceva molto , ma ora destandosi non sapeva più quale , e finalmente gli venne alla mente l ' immagine di Teresa e il suo gioco . Avrebbe voluto tornarvi ma non vi voleva pensare , e tremava di un tremito che gli scioglieva il sangue . Quando fu desto e vestito , sua sorella pettinata strettamente e ancora umida d ' acqua fresca , gli disse che la mamma doveva parlargli . Egli si precipitò nella stanza dov ' era di solito il signor Camillo Mezzatesta , il quale ebbe un lampo di gioia negli occhi a vederlo , e un sorriso all ' angolo della bocca , infantile . Era appena rasato . I servi avevano finito di vestirlo , e stavano ai suoi piedi ad allacciargli le scarpe . Egli abbassava di quando in quando gli occhi a guardarli , senza fretta e senza impazienze , come un bambino . Quando l ' operazione fu finita , entrò la Pirria e sedette su una sedia bassa . Attrasse a sé il ragazzo , lo baciò sulla guancia con un bacio schioccante , e gli domandò con più attenzione del solito : " Come state , piccino mio ? " Quando era tenera gli parlava col voi . Il padre lo guardava con attenzione , e sorrideva mentre un filo di saliva gli scendeva dagli angoli della bocca compiaciuta . In quel momento una voce nell ' atrio suonò allegra , la voce del prete . Egli esitò un minuto sulla porta , si levò il cappello precipitosamente , e , tirandosi su le sottane , si mise a sedere accanto al padrone di casa . Gli batté la mano sul ginocchio dicendogli : " Come va ? " Ma , veduto il ragazzo acanto a lui , lo prese sulle ginocchia e carezzandolo gli disse : " Ebbene , che cosa vogliamo fare con questa Comunione ? Prima di partire dovrà pur farla " . " Che ? parto di già ? " chiese il ragazzo con voce smarrita . Era da un pezzo che si parlava di mandarlo al seminario a studiare per diventare prete ; ed egli vi pensava sempre ; ma questa mattina non si sapeva che cosa avesse , perché si mise a piangere e disse : " E i miei fratelli , il Titta e Peppino , che cosa fanno , non vengono con me ? " " Oh , quelli non hanno voglia di studiare " . Scese dalle ginocchia del prete e si rifugiò presso sua madre . Questo prete , il Ceràvolo , era un uomo tozzo e grasso , coi capelli grigi e uno sguardo fugace negli occhi inquieti che non posava mai a lungo in un luogo . " Non volete più andare in seminario , figliolo ? " disse la madre . Il ragazzo , col singhiozzo in gola , annuì con un cenno del capo . " Perché , altrimenti , come farete a diventare vescovo ? " Il ragazzo sorrise . Aprì la bocca il padre , il quale pronunziò con voce strascicata : " Del resto , se non vuole , lasciatelo stare . Noialtri non abbiamo bisogno di nulla " . " Ma che si fa per il bisogno ? Tra i nostri figlioli , se questo ha volontà di studiare facciamolo studiare " , insorse la madre . " Tanto si sa che i suoi fratelli non sono buoni a niente , e che faranno i vagabondi tutta la vita . Almeno questo ... " Camillo Mezzatesta abbassò il capo con un sorriso puerile e disse : " Questo somiglia a me . Questo è il mio figliolo " . E indicava il ragazzo col dito teso . Questa faccenda della somiglianza lo aveva sempre preoccupato di fronte alla gente . Quando era stato più piccolo , il Pretino , si ricordava , le donne lo fermavano e lo guardavano , quando non gli prendevano il viso fra le mani per dire : " Questo sì somiglia a suo padre . Ma gli altri ... " Questo fatto lo aveva messo sempre in una condizione di privilegio e non sapeva perché . Anche in casa , il Titta e il Peppino dormivano in una stanza e lui in un ' altra , e non li vedeva se non quando si trovavano a tavola . Sua madre insorse per dire : " Che cosa volete dire con questa faccenda della somiglianza ? " Era divenuta pallida e fredda , come non era facile vedere . L ' uomo abbassò gli occhi , e vide il ragazzo che guardava fisso ora l ' uno ora l ' altra . Ma brontolò : " Niente : dico che questo ha preso da me " . " Va ' a giocare , figliolo bello , va ' a giocare " , disse la madre rivolta al ragazzo . Il Pretino non se lo fece ripetere due volte e uscì come una saetta . Appena i passi del ragazzo si sentirono in fondo alle scale , la Pirria si levò , e puntando i pugni sui fianchi si mise a dire sottovoce ma con un tono sibilante : " Bisogna finirla con questa vergogna del figlio e non figlio , della somiglianza a me o a voi . Tutto il paese ne è pieno , e quei ragazzi , i figli miei , i figli vostri , vengono tutti i giorni a dirmi che i monelli li insultano come figlioli di una sgualdrina " . Si tappò la bocca con la mano , violentemente , e in quell ' atto era bellissima . I suoi capelli ricciuti oscillavano alla sommità del capo , come teneri serpenti , i suoi occhi splendevano , e il sentimento dei due uomini che assistevano a quella sfuriata era che ella fosse ancora mirabile . Il prete le ruppe la parola sulla bocca per dirle : " Lasciamo andare queste cose , signora Pirria . Lasciate che il paese dica . Ma per questo ragazzo che va agli studi , che entra in un istituto religioso , che deve mettersi al servizio di Dio mi pare che non si possa fare a meno di regolare seriamente la vostra posizione davanti a Dio . Come volete che vi accolgano un figlio che appare come figlio d ' ignoti ? E se lo accogliessero sarebbe una condanna che peserebbe su quel povero innocente per tutta la vita . Fino a che noialtri siamo qui , in questo paese , ci conosciamo , sappiamo chi siete voi , per quanto i malintenzionati e i monelli si facciano giuoco ... " " Questo paese è pieno di bastarderia , ed è tutta dovuta a questi bei campioni dei Mezzatesta " . Il prete arricciò il naso a quest ' uscita . Il Mezzatesta aveva levato il capo e le puntava due occhi insolitamente stupiti . Ella si mise a sedere , e si asciugava le lagrime col grembiule . " Io sono qui " , disse il prete , " a consigliarvi per il bene dei vostri figli che sono vostri figli e non della strada , a chiudere questo capitolo della vostra vita irregolare e a riparare davanti a Dio l ' ingiustizia caduta su questi innocenti . Essi sono vostri figli , riconosceteli , e così riparerete un peccato che può diventare un delitto " . Lo sguardo riconoscente della donna lo distrasse , ed egli smise aspettando la risposta di Camillo Mezzatesta . Quello stava ad ascoltare immobile , fissando il prete come se non dicesse a lui ma parlasse dal pulpito . Ma si scosse , fece un cenno col capo , e diventando più pallido di quanto non fosse , rispose : " Io sono disposto a riconoscere per mio figliolo Andreuccio , perché lui mi appartiene . Perché è mio figlio e ci credo ; ma gli altri no " . Quest ' uscita netta e secca , che egli pronunziò levando gli occhi con un resto di antica nobiltà , come se parlasse dall ' alto di un ritratto , stupì i due ascoltatori e soprattutto la donna che mai nella sua consuetudine con quell ' uomo lo aveva creduto capace di tanto . Levò gli occhi , e lo vide con la testa alta , gli occhi fiammeggianti , la mano nello sparato della giacca , nella stessa posa del ritratto di un suo antenato che si poteva ancora osservare nella stanza da pranzo . Un sentimento di dispetto e nello stesso tempo un ' involontaria ammirazione , mai sentita verso quell ' uomo , la smossero , mentre , sentendosi molto più in basso di quanto la consuetudine con quell ' uomo le aveva fatto credere , perse ogni ritegno : un diluvio di cattive parole e di espressioni oscene uscì dalla sua bocca : " Non vi vergognate , dopo avermi sedotta e portata in questa casa , dopo avermi compromessa agli occhi di tutti , dopo avermi fatto pubblicamente la vostra mantenuta , non vi vergognate di trattarmi così ? Chi sono io ? Infine sono la madre dei vostri figlioli , dico dei vostri figli " . A queste parole il Mezzatesta levò il dito e voleva parlare ; ma ella , temendo il peggio , levò ancora di più la voce . Alla fine , dopo una filastrocca di vituperi , ella ricorse all ' ultima minaccia : - - " Ebbene , signor mio , se proprio non ne volete sapere , io me ne vado " . L ' uomo divenne pallido e piagnucoloso , cominciò a supplicarla che non se ne andasse , ché altrimenti che cosa avrebbe detto la gente ? Allora la donna divenne più dolce , più mite , gli si sedette ai piedi e gli domandò graziosamente : " Siete dunque disposto a compiere il vostro dovere ? " Egli si riprese , assunse l ' aria straniera che aveva usato prima , e pronunziò : " Andreuccio sì , ma gli altri no . Gli altri non meritano il nome dei Mezzatesta " . La donna non riusciva a rendersi conto che proprio quell ' uomo che passava le giornate solo nella sua stanza , quasi senza volontà , senza nessun peso nell ' amministrazione della casa , riuscisse a pronunziare quelle parole . Di scatto uscì , e fece sentire nell ' altra stanza che rimuginava fra le sue robe , come chi voglia partire . Per un attimo fu un silenzio attento . Erano rimasti soli il prete e il Mezzatesta , si offrirono del tabacco e vi fu un annusare riflessivo , per qualche minuto . Poi fu il Mezzatesta a riprendere il discorso . " Ella crede che io sia interamente rimbecillito , ella crede che io non sappia nulla e non mi accorga di nulla . Io so tutto , e so di chi sono quei figlioli . Io so che soltanto Audreuccio è mio . Sono pur sempre un Mezzatesta , sono uno della mia famiglia malgrado tutto . Posso essere caduto in basso , e certo che sono caduto in basso ( il prete fece un gesto come per raccattarlo ) ; sì , sono caduto in basso , lo so ; ma non per questo il mio nome deve essere buttato nel fango . Io sì , ma il nome dei Mezzatesta , no , quello no ! " Aveva pronunziate queste parole con la sua calma abituale e con la sua pronunzia incerta . " Io sono debole e non posso fare a meno di quella donna ; ma il mio nome , quello , quello ... " Parlava con sé , stesso . VIII L ' Argirò non se ne vedeva riescir bene una . Prima provò a coltivare il suo pezzo di terra , ma glielo rovinò il torrente . Poi si mise ad allevare un paio di maiali e glieli schiantò il morbo . Fece molti mestieri fino a quando , essendo venuti certi milanesi per i lavori delle baracche , dopo il terremoto , riuscì a impiegarsi come sorvegliante ai lavori e mise insieme un poco di denaro . Con questo pensò subito a comperare qualche cosa che gli servisse per un suo nuovo mestiere . Comperò una mula e si mise a fare servizio di trasporto fra il paese e il mare , fornendo ai bottegai le merci che comperavano negli empori della marina , e a chiunque servissero . Ora cominciava a respirare e la moglie non andava più a servire di qua e di là . Certo , le donne che una volta erano mandate a carovane per le forniture , in mancanza di bestie , si lagnavano che quella mula avesse tolto loro un mestiere . L ' Argirò fece il passo del viandante e la faccia dell ' uomo che vede paesi diversi . Se ne andava cantando e dicendo proverbi , non parlava che a sentenze , e talvolta diceva pensieri rimati . Faceva tutte le mattine la strada fra il paese e il mare , venti chilometri attraverso i torrenti e i boschi che sono brutti d ' inverno quando scendono improvvise le piene , e i fulmini solcano gli alberi che li aspettano alti levati ; partiva alle quattro del mattino e tornava la sera alle quattro ; dodici ore in cui si intratteneva coi passanti , con la gente delle casupole sparse pei campi , coi lavoratori delle vigne , coi pastori quando scendevano al piano , e di tutti sapeva come andava la vita . Si cacciava innanzi la mula che era la sua compagna vera , le faceva lunghi ragionamenti , le dava avvertenze , interpretava i suoi sentimenti , la informava delle novità . La bestia stava a sentire con quell ' aria attenta delle bestie , che è la stessa di chi ascolta una lingua straniera in cui cerca di afferrare qualche parola . Si chiamava Rosa . Pochi erano i giorni dell ' anno in cui non facesse questo viaggio : nelle grandi feste e quando pioveva tanto che c ' era pericolo di esser portati via dalla piena . Allora sedeva sotto l ' arco della porta , e guardava il paese che era tutto un torrente torbido , e la gente che girava rasente ai muri coi sacchi sulla testa per ripararsi dall ' acqua , e la montagna che aveva messo anch ' essa un cappuccio di nubi . Dov ' era la grande vallata , e il torrente , c ' era la nebbia opaca come il cielo , e il corso dei torrenti si intravedeva lucido come le vie dei fulmini nei cieli nuvolosi . Il mare si indovinava nel grande vuoto dell ' orizzonte . Quando era fermo , valeva meno di qualunque uomo , lui che era abituato a vedere i risvegli lungo la strada , e come andavano i lavori , e come crescevano gli orti , e i danni del torrente giorno per giorno . Arrivava in vista del mare quando il treno passava sul ponte ( ed era tutte le mattine una novità puntuale ) e si piegava come un organetto alle voltate . Si lamentava , quando non poteva andar via . Gli altri due figli , gli erano nati muti , e lui si ostinava a volerne , sperando che quello che avesse parlato dopo di loro avrebbe detto di grandi cose . Quei due , quando erano venuti , avevano articolato quasi per isbaglio le sillabe ma ­ ma . Poi si imbrogliarono , parve , e dicevano suoni che non si erano mai sentiti , ed era finita . Sarà stato perché era sempre stanco . La sera , quando rincasava , gli si stringeva il cuore , e le lagrime gli diventavano cocenti dentro il petto . Da tutte le case si strillava , da tutte le case si piangeva , e in casa sua silenzio , i ragazzi seduti intorno alla madre , che parlava loro con gridi inumani di tratto in tratto , facendo un urlo nella bocca messa a imbuto , che pareva la madre dei gufi . Questi ragazzi erano fuori tutto il giorno , curiosi di vedere e di sapere ; si appiattavano mentre gli altri giocavano , osservando come poveri esclusi dal paradiso , e se c ' era da affrontare qualche fatica , se c ' era da trasportare qualche cosa , se c ' era da fare per gioco da cavalli o da asini , uscivano fuori e si mettevano carponi , contenti , pur di stare in compagnia . Oppure si appiattavano in casa , sotto la scala , ad aspettare non si sa che cosa . Le donne , che generalmente coi figli degli altri non sono buone se non per rispetto ai propri , verso questi poveretti erano tenere , e allungavano loro qualche cosuccia da mangiare , che quelli masticavano senza farsi vedere perché avevano vergogna di mostrarsi . Se arrivava qualcuno in paese essi erano là a guardare , ed entravano nelle case senza che li sentissero . Erano come le ombre , e nessuno li cacciava via , perché non potevano parlare né raccontare quello che vedevano . Era anzi un ' opera di carità lasciarli nei loro nascondigli fino a che non si fossero annoiati o addormentati . Giravano in cerca di fatti , osservando con occhi fissi e attenti in cui , insieme con quello che vedevano , pareva di leggere i ricordi con cui Io raffrontavano per farsene un giudizio . Ridevano strizzando l ' occhio , spandendo intorno una gaiezza irragionevole e innocente come se ridesse un passerotto , cosa innaturale . Le donne dicevano : " C ' è il mutolo " , come se dicessero : " È entrata una farfalla " . Avevano la lingua , in fondo al sorriso malizioso , come un coltello chiuso in fondo a una tasca , e pareva davvero che la balia avesse dimenticato , come dice vano , di tagliar loro il filo di carne rosa che gliela teneva imbrigliata al palato . L ' Argirò , era come se avesse fatta una scommessa . Gliene nacque uno ancora , e lui era convinto che fosse quello buono . IX Antonello aveva preso appena sonno che sentì la voce del padre su di lui : " Guarda che la mamma ti ha fatto un fratellino " . Gli pareva di sognare , e voltandosi dall ' altra parte sentì un odore che lo riportava all ' infanzia prima , come spesso gli accadeva durante il sonno . Poi sentì accanto a sé sul letto , fra le braccia , una forma tenera e rigida nello stesso tempo ; erano le fasce in cui era costretto l ' infante che non poteva muovere mani né piedi , e piangeva con la voce d ' un agnellino . Si svegliò e si sentì due , come se lo avessero tratto dai suoi sogni di ieri ; quel pianto parlava e diceva : " Sono tuo fratello , più piccolo di te , e tu ormai sei grande " . Era azzurro in faccia e sdentato come un vecchino ; somigliava al padre , vecchio e nuovo nello stesso tempo . Ora la casa s ' ingrandiva , Antonello si cacciava sulla sponda del letto per far posto al piccino , il quale pareva sapere qualche cosa di misterioso , che si lamentava di qualche cosa che nessuno riesciva a capire . Antonello gli metteva il dito nel pugno per sentirselo stringere , gli toccava le guance e gli parve che rimanesse , dove aveva posato il dito , il segno d ' una fossetta . Poi venne il padre a riprenderselo e diceva : " Perbacco , di questo ne faremo un dottorone " . Antonello domandò : " Come lo chiameremo ? " " Benedetto " . Questo nome divenne più piccolo e vicino , divenne conosciuto , si rivestì di fasce e di cuffie , come comprato nuovo al mercato . Il nome di Antonello parve disusato e decaduto . Benedetto diveniva un essere privilegiato perché era nuovo , e ad Antonello pareva di esserci sempre stato . Benedetto non rispondeva alle sue domande , ma Antonello lo trattava col voi e gli parlava con molto riguardo . La mamma glielo dava in braccio e gli diceva spesso : " Tienilo per un poco e attento che non ti cada " . Antonello lo sentiva divenire tutti i giorni più pesante , come se lo facesse apposta , e lo guardava piangergli in braccio in modo inconsolabile . Antonello sentiva che forse era colpa sua se piangeva . Eppure il primo sorriso glielo fece a lui un giorno , quando gli mise un dito sul mento per vezzeggiarlo , e quello rise con la bocca sdentata . Antonello se lo portava per le strade in braccio , che pesava assai . Guardava gli altri monelli giocare , e lui seduto in terra col fratellino non si poteva muovere . Certe volte tentava di giocare con Benedetto stesso , quando ne aveva troppa voglia , e faceva ancora dei giochi da ragazzo , mentre i suoi coetanei guardavano già con attenzione le donne . Poi Benedetto cominciò a camminare , le vestine gli si gonfiavano come se volasse , e mise i primi denti col primo vero sorriso . Antonello era già grande e si vergognava dei suoi piedi nudi , troppo lunghi e magri , si metteva a sedere per non mostrare lo strappo dei pantaloni che aveva di dietro , quando passavano le ragazze . Il fratello , piccolo e cocciuto com ' era , cominciò a comandare . Voleva che lo accompagnasse in chiesa dove credeva di cantare e non faceva che un ' esclamazione lunga e roca . Componeva le prime parole , correttamente , senza saltare nessuna lettera . Per un poco si era dibattuto fra tutte le sillabe del mondo scomposte come per un gioco di pazienza , poi imbroccò la via giusta e venne fuori con una infinità di parole che parvero straordinarie , e rideva forse per mostrare che capiva e che non poteva spiegarsi meglio perché era troppo piccolo . " Perbacco ! " disse il padre . " Ne voglio fare un prete predicatore , e che parli per tutta la famiglia messa insieme " . Alla prima parola sconcia che gli sentì dire , il padre rise sgangheratamente come se fosse un segno certo e violento di vita . Siccome Benedetto era nato nell ' età meno matura del padre , aveva in sé qualche cosa di predestinato , col suo colorito pallido e biondastro , gli occhi azzurri . Siccome aveva la memoria pronta , le donne del popolo che cantavano in chiesa lo chiamavano perché ripetesse le parole dei canti imparati . Benedetto vi andava , e le donne lo tenevano con le loro mani calde , e lo stringevano fra le ginocchia perché stesse fermo . Antonello , ora che non aveva più a badargli , si nascondeva dietro la fratta della fontana per vedere le donne attingere acqua , ne sentiva i discorsi e gli strilli , udiva la musica del getto nell ' orcio di creta . Qualche volta si affacciava , quando vedeva la Teresa , divenuta grande , coi rigonfi del corpetto sul seno , e la chiamava : " Schiavina ! Schiavina ! " Era divenuta bruna in faccia , come di cioccolata , e la chiamavano Schiavina di soprannome . Ella si volgeva e diceva levando la mano per ravviarsi i capelli : " Mi avete fatto paura " . " Figuratevi che bugia mi ha raccontato mio padre , perché non vi cerchi : mi ha detto che vi è andato un chicco di grano nell ' orecchia , che vi è rimasto ed ha messe le radici nel cervello , e perciò siete pazza , dice . Ma io non ci credo più . Schiavina , pensate a me qualche volta ? " " Via , via , io ho altro da pensare " . Ma sorrideva , e gli mostrava , mentre si ravviava i capelli , la palma della mano nuda coi suoi geroglifici che non gli riusciva di leggere . Un giorno l ' Argirò disse ad Antonello : " Figliolo , ho bisogno di te . Tu vedi quanto è intelligente tuo fratello , che certo diverrà , se lo facciamo studiare , un grand ' uomo , Mi è venuta quest ' idea , e me la sogno la notte . Se riesco a fare di lui un prete staremo bene tutti , e anche lui . Io ho pochi soldi da parte , e posso cominciare a provvedere . Ma poi questo mio mestiere non mi basterà davvero . Sono capace di indebitarmi fino ai capelli , e di lavorare il doppio . Io sono risparmiatore , lo sai , tant ' è vero che non vado mai a cavallo sulla mula , ma a piedi sempre , perché così mi campa di più . Qui , in questo paese non c ' è scampo per nessuno , con questi mariuoli che comandano . Bella rivincita che sarebbe per me , per noi tutti , che da casa nostra uscisse qualcuno che potesse parlare a voce alta , e li mettesse a posto . Il prete , ci vuole . Tu mi devi aiutare . Comincia a lavorare subito e a guadagnare . Che vuoi fare qui , imparare un mestiere che poi non ti serve ad altro che a farti dannare ? Ho saputo che dalle parti di C ... si lavora a ponti e a strade . C ' è lavoro e tu ci devi andare . Prima fai il manovale , poi fai l ' operaio , poi finisci sorvegliante , chi lo sa ? se il Signore ti aiuta . Mi mandi la metà di quello che guadagni , e il resto te lo spendi per te . Io ci aggiungo il resto , e mettiamo insieme quello che ci vuole per mantenere Benedetto . A questa gente dobbiamo fare un dispetto che se lo ricordino per tutta la vita . Poi viene Benedetto vestito da prete , e gli devono fare l ' inchino . Crepate , miserabili ; zitti , prepotenti . Largo . Calcolo che verso i trentaquattro anni sarai libero di sposarti . Va bene ? Ma intanto sta ' attento alle donne . Non ti invischiare , non t ' innamorare , altrimenti siamo perduti " . Antonello non ebbe nulla da osservare . Scosse il capo dicendo di sì e di sì , non capiva bene quello che prometteva , ma gli venivano le lagrime agli occhi pensando di trovarsi ormai grande e utile , buono per lavorare ; si sentì di colpo pari a suo padre , e tutti intorno gli ebbero riguardi come a un condannato . Nel suo cuore sorse uni sentimento paterno verso quel ragazzo . Fuori , quando si trovò a lavorare tirando una carretta di terriccio alla costruzione di una strada , si ricordava di suo fratello , come circondato da una luce misteriosa , e scriveva raccomandando che parlasse davvero bene italiano se voleva diventare un buon predicatore . Questa cosa evidentemente lo preoccupava , e pareva che non pensasse ad altro , anche quando fu chiamato per soldato e visse nelle città . Poi trovò altro lavoro , in un paese più lontano , e si ricordava , dopo una visita a casa , di aver veduto Benedetto già grande , che si preparava a partire per il seminario , che i fratelli mutoli già gli baciavano la mano per mostrare che lo riverivano , che egli non si poteva muovere per la stanzuccia che essi , dovunque fossero seduti , si levavano per fargli posto ; che certe volte , mentre mordevano un frutto si ricordavano che c ' era lui e gliel ' offrivano staccandoselo dalla bocca , col segno dei denti impresso nella dolce polpa . X Era come una scommessa . Quando Benedetto tornava a casa nei mesi dell ' estate , infagottato nel suo vestitino nero da prete , gli stava intorno la gente a domandargli per sperimentarlo se sapesse Egli parlava calmo e pacato , col tono d ' un adulto , e diceva cose più grandi di lui . Il padre era come ubbriaco e voleva che parlasse sempre , e dicesse tutto quello che sapeva . Il fatto che il figliolo si avviasse al sacerdozio , gli dava diritto a fare delle visite di dovere quando il figliolo arrivava o ripartiva . Allora egli entrava nelle case dei Mezzatesta , e diceva semplicemente : " Siamo venuti a farvi una visita . Lui è arrivato " . Allora quelli , donne e uomini , squadravano il ragazzo da capo a piedi , gli osservavano la fronte se era alta o bassa , e come parlava , e se aveva un difetto di pronunzia . Andreuccio , quello ancora soprannominato il Pretino , che alla fine non erano riusciti a mandare agli studi , perché se ne era tornato dicendo che si mangiava e si comandava meglio a casa sua , e i suoi fratelli il Titta e il Peppino , ora non facevano altro che scorrazzare per le terre del signor Camillo Mezzatesta , e vendere qualche cosa di nascosto per poi andare a spendere nei paesi della Marina . Lo stavano ad ascoltare senza poter vincere un certo imbarazzo . Benedetto diceva cose sensate , e parlava volentieri dei Santi , dei loro miracoli , in modo che le donnicciole che lo sentivano si battevano il petto devotamente . Le bambine , coi loro occhi neri e bianchi , lo guardavano fisso , sedute in terra . Egli chiudeva gli occhi , sbattendo in fretta le palpebre . Una sera venne anche la Schiavina a vederlo , e gli domandò : " Come sta vostro fratello ? " Il padre volle troncare subito quel discorso . L ' Argirò , lo Zuccone , il disprezzato , fu tenuto in una certa considerazione , trovava anche credito . Andava lacero , raccattava dovunque quello che poteva , nei suoi viaggi attraverso gli orti della valle , si contentava di quello che gli davano e trovava modo di render utile ogni cosa ; tant ' è vero che a chi serviva un po ' di carta o una bottiglia vuota o uno spago o un chiodo , non c ' era che da ricorrere a lui che conservava tutto . Si venne a sapere in breve che anche altri contadini e pastori pensavano di mandare i figli agli studi , se l ' Argirò aveva mutato già rapidamente condizione nel concetto delle persone , come se quel figlio fosse un capitale depositato in una banca . La madre di Benedetto era tranquilla soltanto quando il figliolo era fuori . Aveva paura che uscisse di casa , che una donna lo stregasse , che gli soffiassero qualche maledetta polvere addosso , che egli vedesse le donne come erano fatte , che ci vuol poco , nel paese , ad andare di sera per i campi . Certe ragazze di fronte a loro , avevano dormito un pomeriggio d ' estate sul davanzale della finestra , che faceva impressione , e poi lo guardavano coi loro occhi bovini . L ' Argirò si metteva in tasca le lettere di nascosto , e le faceva leggere . Ecco come scriveva il figliolo : " Caro padre , Buon Natale a voi e alla famiglia , ai fratelli , a tutti . Ho ricevuto tutto , e le scarpe anche , e non ero malato . La berretta ce l ' ho e i quaderni anche , e credevo che i piccoli non li avessi e nemmeno i grandi , perché non ho visto nulla nel tavolino . E ora ci ho tutto , e non mi mandate niente più , e fornitevi voi che la sera mangiate pane e ulive per me . E io ho anche le tre sedie , e la volontà di studiare , e di appagare i vostri desideri . La posata è già al rame , e il torrone lo avreste dovuto tenere per voi . I presepi di qui sono belli . Si fingono monti facendo alture , piccole , di pietre , e coprendole con vellutelli . Fanno le strade in mezzo al vellutello , fanno il fiume finto che sembra vero e va a gittarsi in un laghetto finto , dove c ' è un uomo che pesca . Fanno la grotta che sembra vera , la stalla , la fontanella e tante belle cose . La notte di Natale , che gioia , giocammo a tombola fino alle nove della sera . Io ho vinto un soldo ; alle nove andammo a vestirci , e andammo in cattedrale dove si disse la Messa e a mezzanotte precisa si svelò il Bambino che era grande nella sua culla dorata . Alle due andammo a dormire e dormimmo fino alle otto . Spero sentire se Antonello lavora e se il Pretino lo passa . Ih , lavorava Antonello , sai ? Ti mando un fiore , un altro al padre . E la madre e i fratelli Santo e Ciro ? Egli dovrà parlare , e anche Ciro , e vorrò sapere che qualche giorno imparate a parlare . Vorrò sentire all ' onomastico mio che parlano . Tutti siano occupati , e i genitori godano il frutto delle loro fatiche saporitamente . Ci ho una figura di San Benedetto . Vi bacio la mano , bacio Antonello , Ciro , Santo , le zie , lo zio , il nonno , la comare , il compare e auguro a tutti mille e duemila anni di felicità salute e pace . Il vostro Argirò Benedetto . Sancta Maria , prega per me ac familiam meam " . L ' Argirò andava in giro con lettere come queste , che si gualcivano nelle sue tasche . Inoltre , per prepararsi alla venuta del figlio , si mise a frequentare la chiesa quando poteva , e la domenica cantava accanto all ' organo , rinunziando al viaggio . Ma impercettibilmente nessuno lo poté più soffrire . Si trovò solo senza potersi spiegare la ragione , solo e scansato da tutti . Inutilmente cercava di attaccar discorso : lo stavano a sentire un poco , poi ci fischiettano sopra : " sì sì " , e gli voltavano le spalle . Tornò impercettibilmente a un animo fanciullesco , quando ci si vuol rendere conto di tutto quello che si vede . I suoi viaggi diventavano più lunghi perciò : con la lente che si accostava a un occhio si fermava a osservare le novità , la macchina del fotografo ambulante , il fuoco che accende lo zingaro coi due mantici , che muove alternamente con ambe le braccia , come due fisarmoniche da cui non riesce cavare neppure una nota , e gli orci del vasaio e i pesci del mercante , senza comperare mai niente , e sempre ostinatamente attento a chi incontrava e dove si fermava . Salutava tutti i forestieri che incontrava sui muli o nelle piazze perché voleva discorrere , e alla fine faceva sapere che era il padre di un ragazzo che studiava per prete ; non perché lo vedessero così povero . Era come se stesse sempre vicino a quel ragazzo . Le stagioni gli tornavano alla mente e al cuore coi loro giochi , la trottola in autunno , i giochi alle noccioline d ' inverno , i pifferi in febbraio , il gioco degli aliossi in aprile . Le grandi stagioni dei ragazzi . Era capace di girare una giornata per trovare quell ' osso della giuntura della zampa degli agnelli , con cui si gioca dopo averlo annerito bene e lustrato . Glielo avrebbe spedito , perché giocasse . Tutto era divenuto per lui favoloso e immobile come in un ' infanzia : gl ' insetti dei prati , i fiori dell ' anemone e dell ' asfodelo , che vengono su improvvisamente in certi spiazzi dei campi a segnare le impronte della primavera che vi trascorre col passo del vento . Certe volte era preoccupato di trovarsi un flauto di oleandro , e quando veniva il tempo della smielatura poneva da parte un pezzo di cera gialla per metterlo a pallina nel piffero che faceva la voce dell ' usignuolo , alla sua stagione , in dicembre . Solo perché aveva quel figlio stava attento che suonasse la prima zampogna a tempo debito , quando scoppia improvvisamente come una fonte in disgelo nelle notti d ' inverno , e quando i pifferi dei ragazzi suonano insieme tutti a Natale , che pare la foresta dei rosignuoli , una profonda foresta dove si accendono come luci i frutti del corbezzolo . Pensando a Benedetto , aveva fatto un altarino su un ' asse , con certi mozziconi di candela e un ' immagine di carta . La sua casa era come un nido vuoto che si ritrova fra gli alberi , dove è chiaro il lavoro fatto ad averlo messo insieme filo per filo . Si privò di ogni piacere come per una lunga vigilia propiziatrice , attento a quel figliolo che doveva improvvisamente venir fuori a parlare con bocca nuova e dire le cose che fanno tremare il cuore . Decise di andarle a trovare una primavera , senza avvertirlo , portandogli le cose che gli sarebbero piaciute . All ' uso dei pastori mise tutto in una bisaccia che si portò a tracolla , e queste cose erano il suo tesoro e non immaginava che ne esistessero fuori della sua casa e del suo paese . Tutta l ' umanità che si vedeva intorno gli pareva ingannata perché non conosceva le sue pere da inverno che erano tanto tenere , e i suoi dolci duri come il sasso e che poi si sbriciolavano sotto i denti come se alla fine abbandonassero tutti i loro segreti . Egli aveva comperato anche un organetto in una fiera e lo aveva tenuto in serbo . L ' organetto suonava allegro come se gli facesse piacere essere destato dalla sua inerzia ; mettendovi una mano intorno come una cassa armonica faceva un suono profondo , un suono d ' organo . Il metallo nichelato aveva un lieve sapore salato , i fori dell ' organetto erano come una bocca larga , che ride . Dov ' era la città sull ' altura con gli olivi pallidi e con le rocce ferrigne ? Tutto gli parve più ricco e più nuovo fuori del suo paese . Ecco un bel fiume , ecco l ' acqua . Benedetto beve di certo acqua pura e fresca . Qui c ' è le fontane , qui ci sono i boschi , qui c ' è tutto . Beati quelli che stanno nelle città dove invecchiano tardi , perché hanno tanti piaceri . Hanno le case grandi e comperano quello che vogliono perché guadagnano . Ma non hanno le pere da inverno e i pollastri che abbiamo noi . Io vorrei sapere che cosa pensano i superiori e i compagni quando vedono la roba che gli porto io . Un giorno gliela faccio la sorpresa al direttore . Gli mando una cesta di frutta da inverno con un poco del nostro dolce . Si sentiva ricco , così . Era sera . Arrivava in piazza quando scorse una fila di ragazzi vestiti di nero , con le sottane e le fasce dei seminaristi ; erano proprio loro , piccoli con le sottane nere , e in quel nero non si vedevano che gli occhi lucidi e pronti , che guardavano qua e là con occhiate fuggevoli e nostalgiche . Pareva di conoscerne i genitori , e di averli veduti curvi sulla terra , gente del popolo , pescatori e artigiani , come erano stati i primi apostoli . I cappelli erano troppo grandi , le vesti troppo lunghe , era tutto un mondo attonito e sommesso . Uno arrotolava una fascia rossa che gli pendeva dal fianco e la sventolava come una bandiera . Quando furono vicini gli parve di sentire un sussurro e un borbottio , come un gioco improvvisamente sospeso . Ma invece nessuno di loro parlava e non si sapeva perché sembrava che si dicessero fra di loro cose infantili e supreme . Il prete che li accompagnava apparve in fondo alla squadra , con la barba rasata nera nera , gli occhi fissi la faccia di contadino toccato dalla grazia . L ' uomo si fermò : " Se ci fosse Benedetto " . Ma si c ' era , proprio lui , Benedetto , col cappello troppo grande , il colletto di celluloide che gli doveva far male , e camminava con gli altri , col viso bianco , fra tante facce brune , come un essere privilegiato . Lo chiamò : " Benedetto ! " ma non lo sentirono . Allora si mise a tener dietro alla squadra che si avviava fuori della città .. Fuori , per la strada di campagna , il gruppo si sciolse , allora egli sopraggiunse di corsa e si mise a gridare : " Benedetto , Benedetto , figlio mio ! " Benedetto si volse appena , lo guardò , non sorrise , in quel vestito nero che pareva lo cancellasse . " Non mi vedi , Benedetto ? Sono proprio io " . Il ragazzo si volse al prete che li accompagnava e disse con voce chiara e ferma , dove vibrava il tono infantile d ' una volta , ma smorzato come un ricordo : " Reverendo , dica a mio padre che non posso parlargli perché siamo nel periodo della Passione di Nostro Signore , e la regola del seminario ci impone il raccoglimento e il silenzio " . Il prete ripeté all ' Argirò quelle parole . Benedetto guardava come di lontano . " Perbacco ! Io vengo a vedere mio figlio e non gli posso neppur parlare ? Mio figlio è sempre mio figlio " . E si avvicinò tendendo le braccia . Ma il ragazzo tese le sue come per respingerlo dolcemente . Il prete intervenne dicendo : " Lei può ritirare suo figlio anche questa sera , se vuole . Ma fino a che lo lascia fra noi non può dispensarlo dall ' osservanza delle regole . Non vede come è fervente il ragazzo ? " " È fervente ? Sta bene ? Stai bene , Benedetto ? " Ma quello non rispose . Si volse un poco con gli occhi al cielo che veniva voglia di baciarlo . " O perbacco ! Sta ' a vedere ora che non posso salutare mio figlio ! Tu parli bene , Benedetto mio , ma io ho fatto la strada a piedi . Se tu sapessi che cosa ti ho portato parleresti . Ti ho portato le pere da inverno . E ci ho un bel pollastro . E il dolce di miele ti piace sempre ? Una volta ti piaceva . E ho comperato un organetto , di quelli che costano tre lire " . " Reverendo " , disse Benedetto , senza rispondere al padre ; " preghi mio padre di dare queste cose ai poveri , perché io non posso accettarle prima di Pasqua " . " Ah , corpo d ' un cane ! Così mi rispondi , Benedetto ? Sei diventato un santo davvero ? Hai imparato a predicare anche a me che ti conosco ? " La squadra dei ragazzi ora si muoveva e gli volgeva le spalle . " Quello è mio figlio , per la montagna ! e sta ' a vedere che ora non posso neppure parlargli . Padre mio ... padre suo ... datelo ai poveri ... Un corno , ai poveri . Il povero sono io . È la regola . Ma che esiste regola quando uno arriva da lontano ? E io che volevo uscire con lui stasera , a bere un buon bicchiere di quello buono con lui . Di quello mio , perché qui vino buono non devono saper nemmeno che sia . Che imbroglioni che devono essere questi della città . Macché , sono venuto qui a fare la carità , se devo dare questa roba ai poveri ? Io non sono pazzo " . Tornava lentamente in città . " Caspita come sono questi preti , caspita ! Me lo fanno santo sul serio . Hai inteso come predicava ? Reverendo padre mio , non posso accettare , la regola , e sotto , e sopra ... Quello predica come un prete vero . Ti è venuto lo scilinguagnolo , birbante . Ma dimmi almeno buona sera . Fammi sentire come dirai ai Mezzatesta : ladri e birbanti , il vostro regno è finito . Fuori di qui , altrimenti vi prendo a calci ! " Alla porta del seminario non ci fu verso di entrare . Gli dissero che prima di sabato nel pomeriggio era inutile che tentasse . Ancora sei giorni . L ' unica era tornarsene indietro . Cenò in un ' osteria , zitto zitto e solo solo . Disfece i suoi pacchetti , che era un peccato mangiare da solo . Non gli entrava niente in corpo , gli si era chiusa la gola , tutto gli pareva senza sapere . Diede un morso a una pera e vide che era bacata . " Ti ci metti anche tu , adesso " . Si sentiva abbandonato anche da Benedetto , e si preparava a tornarsene indietro perché non voleva spendere i soldi all ' albergo . C ' era una luna di gelo , le finestre del seminario erano tutte chiuse , e gli pareva che una parete , dietro a cui immaginava che dormisse Benedetto , si levasse e si abbassasse come un petto gonfio , alla luce incerta di un lampione . Si mise in viaggio . Il cielo era alto alto , che se il Signore era lassù non lo vedeva neppure , sperso sulla via gialla , piccolo nella notte e nero come pezzo di legno . XI Ma lo aspettava di peggio quando tornò al paese . La moglie gli correva incontro che non poteva più parlare ; poi , quando poté tirare il fiato glielo disse : avevano dato fuoco alla stalla dov ' era la mula , non si sa chi , all ' alba . " E la mula ? " " Bruciata ! Che il morbo bruci chi è stato " . Aveva i capelli grigi sparsi su per le spalle come stoppini di un lume spento ".Questa è la rovina , questa è la fine per davvero " . Chi poteva essere stato ? O non era troppo facile indovinarlo ? Glielo aveva detto tante volte di non menar vanto del figlio e di non gloriarsi dell ' avvenire , perché l ' invidia ha gli occhi e la fortuna è cieca . Signore Iddio , com ' è fatta la gente ! che non può vedere un po ' di bene a nessuno , e anche se non hanno bisogno di nulla invidiano il pane che si mangia e le speranze che vengono su . Ella se lo immaginava chi poteva essere . Cominciò a darsi dei pugni sulla bocca come per convincersi a stare zitta , perché l ' Andreuccio , il Peppino e il Titta , con quelle facce gialle stavano seduti davanti al municipio con le sedie poggiate al muro , e dondolavano le gambe : che si dondolassero in bocca al diavolo . Sì , che si dondolassero e la madre non li riconoscesse , si dondolassero a una forca , e nessuno ce li volesse staccare . " Volete star zitta , signora mia ? Ché , questa è la fine del mondo ? Ché non ci si può rifare ? Soltanto chi è morto ha finito . Noialtri abbiamo la pelle dura da affilarci il rasoio " . " O che vi accade , Argirò ? " Il Titta aveva un sorriso canzonatorio a fior di labbra , e i fratelli gli si nascondevano dietro le spalle per non ridere . " La Rosa ? La vostra Rosina ? " " Che gliele spargano addosso le rosine il giorno della loro prossima morte a chi è stato " . " Volete star zitta signora moglie ? Questo è il nostro destino , signor Andreuccio " . " Ma voi ce li avete sempre i soldi sotto il mattone , lo giurerei . Voi non vi avvilite per tanto poco " . " Che mettano sotto il mattone chi dico io " . " Zitta , signora moglie . Quanto la fate lunga . È lo stesso che sputare in cielo . Chi vi dà retta ? È modo di pregare questo ? " Voltando le spalle sentirono che davanti alla soglia del municipio si cantava a squarciagola . La sera era brutta e fosca , coi segni del temporale imminente . Prometteva tant ' acqua da sommergere il grano appena verde , il cielo diveniva rosso di fuoco come al mese di settembre . In questo paese anche la pioggia è nemica . O non ci si accosta per mesi o si rovescia da tutte le cateratte . Verso la notte cominciò a piovere , seguitò per più giorni come per dire all ' Argirò che , anche ad avere la mula , i torrenti erano troppo grossi e non si potevano fare viaggi . Pareva che avrebbe piovuto sempre , ed egli non sentiva tanto il suo dolore , attento a guardare come un ebete le righe della pioggia come un carcerato le sbarre della sua prigione . Invece si levò il sipario delle nubi , e la terra apparve fresca , pulita , apparecchiata , che si distinguevano perfino gli stazzi in montagna . Allora si ricordò meglio del male che gli avevano fatto e gli tornò a dolere . Seduta presso la cenere del focolare , che nemmeno aveva fatto il dolce per la Pasqua , la moglie si ricordava come se la assalissero i dolori . Dopo qualche minuto di abbandono e di silenzio tetro si affacciava violentemente alla finestrella come un pettirosso che si ostina a trovare l ' uscita della gabbia e gridava : " Maledizione a chi dico io . Maledizione a chi ha voluto il male di creature innocenti . Che li fascino con l ' allume di rocca , che vadano mendicando per i forni , che non abbiano pace . Che la madre li vada cercando e non li riconosca " . Ma al balcone della Pirria un ' altra voce femminile ribatteva : " Che ricaschino le maledizioni su quella brutta bocca " . Era la Pirria che si scansava come da un fulmine . Allora la moglie dell ' Argirò si buttava in terra e gridava : " Ecco , bacio in terra , bacio in terra . Ho colpito giusto , donnaccia , che ti conoscono tutte le fratte delle campagne , che ti conoscono le stalle " . La Pirria , senza più ritegno , saltò sul balcone coi capelli in mano e il pettine brandito : " Guardate queste straccione che audacia si pigliano . Ma la pagheranno cara " . Allora si videro i figli del signor Camillo Mezzatesta con l ' Andreuccio alla testa che giravano per la piazza simulando i funerali della mula , e uno contraffaceva l ' Argirò piangente . L ' Argirò li vedeva aggirarsi , senza capire , e si lamentava soltanto : " Ohi , ohi che male m ' hanno fatto ! Che cattiveria è questa degli uomini ! " " Ma non la vinceranno ! " si affacciava inviperita la moglie . " Così vi voglio in processione il giorno del mio trionfo . Ora sono io che mi vanto . Io ho fatto figli che si ridono di queste cose . Figli che sanno stare al mondo e che sono forti e duri . Questa pancia li ha fatti , questa pancia ! " E si batteva violentemente sulla pancia ingrossata da una lunga maternità , e pareva battesse un albero carico da cui saltasse fuori da un istante all ' altro un esercito di figli inferocito . " Io sono capace di andarmi a guadagnare il pane traghettando sulle spalle gente per due soldi , al torrente . Come un ' asina . Ma non la vinceranno , quanto è vero Dio . Devono baciare la terra dove sono passata " . Antonello fu informato che il padre non avrebbe potuto per un pezzo provvedere al figliolo : che si stringesse la cintola di un buco ancora , e resistesse se non voleva far ridere i nemici . Poi il padre avrebbe guadagnato anche lui . Per ora si era messo a fare il corriere a piedi , andando da paese a paese , in mancanza di meglio . Antonello rispose che avrebbe fatto quello che poteva , e intanto gli mandava tutto il guadagno dell ' ultima settimana . Si raccomandava soltanto che , se potevano , gli mandassero , quando facevano il pane , un poco di quel pane impastato dalla mamma , che è tanto buono . Poi le notizie di lui si fecero più scarse , poi un giorno comparve a piedi in paese . Lo riconobbero e cominciarono a ronzare in piazza . Egli entrò in casa che nessuno lo aspettava . " Sei tu , figliolo ? Mi hai fatto paura . Che ti succede ? " era pallido , emaciato , e si reggeva appena . " Perdonatemi , padre , perdonatemi , madre , perdonatemi tutti perché sono innocente . Del resto , mi vedete ? " Aprì le braccia sul petto scarno . " Non posso vivere più come vivo e non resisto " . Volle bere nell ' orcio e disse : " Com ' è buona , quest ' acqua ! " Ora gli sembrava di sentirsi meglio e che avrebbe potuto resistere ancora lontano . " Mi hanno licenziato perché non potevo lavorare abbastanza . Non resistevo e stavo sempre malato . Io lo sapevo che cos ' era : debolezza . Sono tanti anni che faccio questa vita . Come può campare di pane solo uno che lavora ? " I ragazzi muti gli stavano attorno . Poi venne la cena . La madre diede anche a lui una fetta di pane , e una manciata di fichi secchi più grossa delle altre . Stavano seduti intorno al focolare freddo e si sentiva come masticavano . Poi , raccattando le molliche fra le pieghe della giacca , l ' Antonello disse : " Come è buono il pane nostro " . Sentiva il giorno crescere e scemare , pensando ognuno in silenzio la vita passata e cercando una strada nell ' avvenire . Poi una voce chiamò l ' Argirò dietro la porta , una voce di donna che pareva quella d ' un angelo venuto improvvisamente a portare un consiglio . XII Era una persona che non si era mai fatta vedere là dentro : la Schiavina . " Ma tu non sei a servizio dell ' Andreuccio ? " " Lo ero , lo ero , comare mia . Lasciatemi dire , e datemi da bere un sorso d ' acqua , per l ' amor di Dio . Sono da un pezzo abbandonata in una baracca fuori del paese e nessuno mi guarda dacché ho lasciata quella casa . Figuratevi che non avevo la forza né il coraggio di andarmi ad attingere un orcio d ' acqua . Volevo morire . Ma poi , lo sapete come succede uno si pente e si difende . Che gente cattiva che c ' è al mondo , e come il mondo cambia . Qualche cosa ha da succedere di certo , perché così è troppo , troppo anche per dei lupi . Mi guardate ? Non mi si riconosce più , non è vero ? Ah , benedetti voi che mi avete dissetata , avete fatta quest ' opera di carità . E ne ho trasportata di acqua fresca nella mia vita ! " Poi si mise a raccontare . ­ Sì . Ella si era messa coll ' Andreuccio , o il Pretino , come lo chiamavano . Prima come serva , poi , in una casa vicino al mulino , dove vivevano insieme . Lei era orfana , fra mille tentazioni , e ci era cascata . Era il meno peggio , e poi gli voleva bene . Qualche volta la picchiava , ma lo sapevano che lui era manesco , e gli uomini certe volte manifestano in questo modo il loro amore . Certe volte la prendeva a per i capelli e tirava , certe volle la graffiava . Che ci volete fare ? Quando uno vuol bene . Poi usciva , inforcava il suo cavallo grigio e si metteva a vagare di qua e di là , come se avesse sette spiriti in corpo . Da quando aveva fatto il soldato e aveva vissuto nelle città era divenuto così strambo . Portava quel gran cappello nero e tondo e sembrava bello . Ma anche lei era stata bella . Non la dovevano guardare questa sera . Del resto se la ricordavano . Lei si metteva a cercarlo di qua e di là , domandando alle donne che passavano se lo avessero veduto , perché aveva paura che commettesse qualche cattiveria e magari ne buscasse . Si metteva a correre per i prati e per i boschi , guardando dappertutto se scorgesse la gran tesa del cappello nero . Ma , nessuno le rispondeva e le valli e i boschi si prendevano gioco di lei fingendo le apparenze di lui , e certe volte i corvi dietro le fratte simulavano il suo cappello nero . Era innamorata . ( Diceva la parola innamorata con un vago accento buffo , come una parola più forte di lei , e che le avesse fatto del male ) . Si metteva a frugare fra gli oleandri del torrente , convinta di scoprirlo come lo scoprì una volta con una donna e si presero per i capelli . No , non era fedele . Ella spiava anche le donne che si avvicinavano al mulino col carico di grano , e certe volte si voleva accertare che non fosse una finta per poter incontrare Andreuccio . Non capiva nulla , e la vita le pareva piena di tradimenti , di appuntamenti segreti , di cose che non capiva . E così le apparivano le fratte e le piante quando agitano le cime come se qualcuno fosse là dietro . Le farfalle si rincorrevano di qua e di là e le sembravano ambasciatrici di qualche appuntamento segreto . Quando lei passava , le donne la fissavano coi loro occhi lucidi e immobili e dicevano parole di fuoco . Allora ella si metteva a inveire e domandava che stessero a fare là e che cosa aspettassero . Certo che anche lei era pazza , perché aveva fatto cose da favole , e peccati . Ma lo faceva perché egli le aveva raccontato di cose che aveva vedute o lette in città . Lo amava . Davanti alla casa c ' era un boschetto folto di rose ed essi vi si rincorrevano quando c ' era la luna . E poi cercavano i luoghi selvatici dove c ' erano piante strane di fiori grossi che sembravano avvelenate , cose d ' un altro regno . Li conoscevano insieme , specialmente a primavera , quando certi spiazzi segreti fioriscono e nessuno lo sa . Egli guardava come un padrone lei che per piacergli si metteva a ballare sopra quei fiori , e diceva che gli pareva di essere in un libro . E poi c ' erano le ombre blu dei boschi , le fonti segrete dove nessuno vi beve , che nascono diverse ad ogni estate , e gli occhi lascivi delle capre , e quelli attoniti dei buoi , e tutto il mondo animale che guardava come se fosse abituato alle apparizioni misteriose e agli spettacoli che nessun sogno riusciva a fingere . La notte calava come una lunga dimenticanza , ma lei si svegliava talvolta all ' improvviso per vedere se lui c ' era ancora . Che non si fa quando si è innamorati ? Ella si presentava a lui nelle albe nuove coi fiori infilati nei capelli , perché queste commedie gli piacevano . Egli parlava delle donne conosciute altrove , ed ella stava ad ascoltare perché voleva imitarle . Poi cominciò a trattarla peggio , e nei momenti di furore più frequenti le diceva : " La mia sorte vuole che io sia l ' ultimo degli uomini , mentre volevo essere il primo di tutti e il migliore . Tutti si danno da fare , e io chi sono ? Un vagabondo , il figlio di una donna come la Pirria e non mi chiamo neppure Mezzatesta , ma mi hanno messo nome Belfiore , un nome inventato . E tutti mi canzonano , lo so , anche se non me lo dicono in faccia " . La sera prima che vi fosse l ' incendio della stalla dell ' Argirò , si presentò l ' Andreuccio in casa del signor Camillo , scortato dai suoi due fratelli , il Titta e il Peppino , che tutti sanno che vagabondi siano e che gente da discordia . " Voi non ci volete riconoscere tutti e tre per vostri figli ? Non uno solo , ma tutti e tre , diciamo , perché siamo figli della stessa madre . Oramai siamo grandi e dobbiamo pensare alla nostra vita . In paese tutti salgono e noi scendiamo , tutti fanno qualche cosa e noi non facciamo nulla . Chi torna coi soldi dall ' America , chi studia , chi si trova un mestiere . Sono finiti i tempi d ' una volta , e fra poco , se non stiamo attenti , siamo lo zimbello di tutti . Volete riconoscere soltanto Andreuccio ? Nossignore , tutti e tre . E a tutti e tre una parte della terra e delle proprietà . A ognuno quello che gli tocca . Decidetevi e finitela una buona volta " . Ma il vecchio , duro , e questa volta era alleata di lui anche la Pirria . Quelli tirarono fuori le rivoltelle , legarono il vecchio alla tavola , fino a che disse di sì , che avrebbe fatto quello che dicevano loro . " Ve ne approfittate perché sono vecchio . Ma il nome dei Mezzatesta ... " Voi lo Sapete che l ' aveva sempre con quel benedetto nome dei Mezzatesta . Alla fine chiamarono il segretario del Comune , furono fatte le carte di legittimazione dei figli , e davanti al notaio furono spartiti i beni . Ma in quel punto saltò fuori il Lisca il quale chiese alla Pirria la restituzione dei denari che le prestava da anni , o in cambio la terra del mulino e il mulino . E che ne aveva fatto la Pirria di quei soldi ? Chi li aveva mai veduti ? Il Lisca voleva essere pagato , perché li aveva prestati alla signora Mezzatesta . Il signor Camillo , con la sua solita voce strascicata disse : " Piano , la Pirria non è mia moglie e non lo sarà mai " . Per chetare il Lisca , gli diedero quella povera innocente della Saveria per moglie , che lui voleva da tanto tempo , da quando era rimasto vedovo , e la poverina piangeva da spaccare il cuore . Ma quando i patti furono conclusi , i tre fratelli divennero tre diavoli dannati . " Ah , sì , finalmente ci avete fatto le carte ! Ora comandiamo noi . Via , signor Camillo Mezzatesta , nel covile , fra i porci " . " Mi cacciate da casa mia ? " " Vi cacciamo dal vostro palazzo . Via nel porcile . E anche tu , Pirria , ringraziaci se ci dimentichiamo di te " . Erano proprio tre diavoli dannati . Il signor Camillo fu davvero cacciato nel porcile e soltanto l ' anima benedetta della Saveria lo ha tolto fuori e se lo tiene in casa , e leticano tutti i giorni , perché il Lisca non vuole che mangi a tavola con loro . Il Signor Camillo , quello che , una volta , quando passava tremavano tutti ! Ma non è il peggiore , ed è più stupido che cattivo . Il suo solo torto è di aver voluto bene a quella donna e di non averne potuto fare a meno . Ma lei una casuccia se la è tenuta da parte in piazza e vi si è rifugiata e grida tutto il giorno . Ecco come cominciavano loro ; dando fuoco alla vostra stalla . Il signor Filippo Mezzatesta , quello grosso , quando lo seppe , si stava , spaccando dal gran ridere . " Ora vedremo che farà lo Zuccone , ha detto " . Ma anche me la sorte ha voluto punire . La Pirria , messa fuori in quel modo , venne giù al giardino , e strappandosi i capelli , disse al figlio : " Tu non mi dai più pace , ma ora ti levo la tua . Anche la Schiavina , la tua amante , è figlia mia . L ' ho fatta col mulattiere che morì cinque anni fa , lo Stanga . Ora sposatela la tua sorellastra " . Io volevo morire e mi buttai ai piedi di Andreuccio dicendogli che mi finisse . Mi disse soltanto : " Va ' , e non ti far più vedere " . La Schiavina sbocconcellava un pezzo di pane , e piangeva silenziosamente , e le lagrime le facevano salato quel pane . XIII Era una notte senza luna , con un debole lume di stelle , piena tuttavia di rumori , di passi , di canti lontani . Le porte si erano chiuse all ' ultimo barlume di luce , e qualcuno stava alla finestra , nel buio , a respirare il fresco che scendeva dai monti . O forse era soltanto l ' orcio dell ' acqua , che pendeva il sereno della notte . Ed ecco che in quel buio si levò una voce , alta e potente , che veniva dalla cima del colle soprastante il paese . Arrivava distinta come quella del banditore , scendeva a larghe spirali su quel buio d ' uomini , e le parole ben sillabate si ricongiungevano in un senso meraviglioso . " O gente ! " diceva quella voce : " O voi tutti che siete poveri , che soffrite e che vi arrabbiate a vivere ! È arrivato il giorno in cui avrete qualche poco d ' allegria . Le vostre miserie le dimenticherete , perché sta arrivando il carnevale , sebbene d ' estate . Ve lo dico io ! Fra poco ci sarà abbondanza e allegria per tutti . Fra poco i vostri padroni vi verranno a pregare , fra poco starete allegri . Riderete . Evviva l ' allegria ! " La voce si tacque , qualche finestra che si era aperta per intendere meglio si chiuse forte . Quella voce non la riconosceva nessuno e quel bando era qualcosa di soprannaturale e di mai ascoltato . Qualcuno s ' ingegnava di riconoscere quella voce , ma senza riuscirvi . Qualcuno credette forse a un miracolo . XIV La mattina seguente un bosco di Filippo Mezzatesta prese fuoco . L ' alba aveva sgomberata la montagna dei vapori notturni , ma una bruma bassa rimaneva come un velo caduto . Poi si vide un luccicore nel sole , come fa il fuoco nella luce , o come quello che con gli occhiali da presbite alcuni accendevano nel tabacco della pipa . Poi un alito pesante e arso che si mescolava al calore del solleone . Il Mezzatesta uscì sulla terrazza a guardare . Gli portarono una sedia , e si mise a osservare come andava il fumo greve , spostato appena da qualche alito di vento , come se fosse troppo denso . Poggiava i pugni grossi sul davanzale e gridava a chiunque passasse : " Aiuto , non lo vedete che brucia lassù ? Quello è il bosco mio , il bosco di Zefiria . Perché non correte a spegnere ? " " La vostra Signoria parla con me ? " rispondeva qualcuno e seguitava per la sua strada . " Gente maledetta da Dio , perché nessuno corre ad aiutare ? Olà , servi , correte a cercar gente . Io pago , pago molto ! " Ma nessuno gli dava retta e i servi più che girare come asini pel paese non potevano fare . Gli sembrava che il paese intero gli volgesse le spalle , e avesse piacere a vederlo disperarsi enorme sulla terrazza dove non appariva mai e a predicare come da un pulpito . Una fila di ragazzi e di donne non perdevano uno solo dei suoi atti e delle sue parole , ed egli irritato cominciò a tirare in basso certi calcinacci che aveva staccato dal parapetto della terrazza . Guardava i progressi del fuoco , come andava sicuro , e con ordine , che pareva ragionasse ; come si accendeva e come sostava , come si alimentava , come superava le barriere dopo essersi raccolto prima del salto , e come gli rispondevano subito gli alberi più lontano prendendo fuoco subitamente , quasi che si rallegrassero e si incendiassero soltanto al pensiero dell ' approssimarsi della fiamma . Alla sera il fuoco aveva sbarrato tutto il crinale del monte . Ci volevano non meno di cinquanta persone a tentare di fermare quell ' ira di Dio . Lui protestava che avrebbe pagato . Ma gli rispondevano : " Poteva pagare prima " . " E che cosa faccio io per i pascoli quest ' anno ? E che do da mangiare alle bestie ? O fuoco che mi brucia , o danno che mi rovina ! " I pastori arrivarono dicendo che avevano potuto salvare il bestiame portandolo dall ' altro versante , che inutilmente si erano opposti al fuoco e che la montagna ardeva come un braciere . Egli , afferrato al parapetto della terrazza , ad ogni lembo di terra che il fuoco invadeva , gridava come se la vedesse sprofondare . Sul crinale del monte i ragazzi videro crollare la processione d ' alberi che si staccavano nel cielo e intorno a cui avevano fantasticato come di giganti . Il Signor Filippo uscì , seguito da pochi servi e pastori , si fece issare su un mulo , e prese la via del bosco . " Lo spengo io ! E me ne ricorderò di quelli che non mi hanno voluto dare aiuto " . Ma a mezza costa il mulo non poté più proseguire , ed egli , in testa ai suoi uomini , affrontò la salita . Si sentiva l ' imminenza delle fiamme come un alito stranamente odoroso . Le foglie degli alberi più lontani si accartocciavano e si mettevano a tremare come creature . Più lontano , tra la foschia de fumo , splendevano verdi e abbaglianti alcune querce come in un teatro , ma improvvisamente avvampavano con uno strepito di fuoco d ' artifizio . I pastori , coi piedi e le mani e il viso coperti di stracci , fra cui solo gli occhi si aprivano un varco , fecero a colpi d ' accetta certe grandi scope di rami verdissimi e cominciarono a battere il fuoco come si batte il grano , cercando di soffocare le fiamme più vicine . Era notte ma ci si vedeva come davanti a un forno . Si sentivano lontani i muggiti e i belati degli armenti in fuga , e fra il crepitio delle fiamme che era come un gran vento impetuoso , le voci dei pastori che gridavano parole incomprensibili . Nuovi rami verdi sostituivano quelli con cui si picchiava il fuoco e che a loro volta minacciavano di incendiarsi , ma i lentischi là in mezzo e i pinastri sembravano segnare punto e daccapo aggiungendo le fiamme loro veloci a tutte le difficoltà del fuoco , come colate d ' olio bollente . La notte era lunga , e il calore accumulato nel giorno faceva correre per l ' orizzonte lunghi lampi . Una voce si avvicinò distintamente e disse : " Duecento pecore sono precipitate in un burrone . Qualcuno ci si è parato davanti e le ha spaventate " . Ora pareva di vedere quell ' individuo agitarsi fra le fiamme con un forcone , saltare come una salamandra . Era invece il Signor Filippo che gridava aiuto , e si era spinto troppo avanti . La Pirria sembrava essersi messa in festa . Aveva cominciata la giornata cicalando con le donne , e invitando le più povere a venirsi a prendere le brode del giorno avanti per i maiali , e le scorze dei fichidindia . " Oggi è la festa mia " diceva . Dopo mezzodì alcune persone con un tamburello e la zampogna si misero a suonare sulla piazza , e ballavano . La Pirria si godeva lo spettacolo dalla finestra . Da una finestra all ' altra le donnicciuole si domandavano che festa fosse , che non ne avevano mai sentito parlare . Ma nessuno le sapeva . Non si sa come , rotolò in mezzo alla piazza un barilotto di vino e correvano i bicchieri da mano a mano . La Pirria verso sera accese il lume a petrolio e lo espose alla finestra , e a quel chiarore la gente si era data convegno , cantando e cicalando . " Non li vedete i fuochi ? È la festa della montagna " . Nella casa del signor Filippo le finestre erano chiuse e senza lume . Solo di quando in quando una testa si affacciava a spiare e la finestra si chiudeva frettolosamente come davanti alla tempesta . La voce di quello che succedeva in montagna si propagava rapidamente , e le donne se lo gridavano a squarciagola . Capre e buoi del signor Filippo non esistevano più , arrivavano perfino i mercanti da fuori a chiedere se c ' era da comperare bestie morte . Segno che la fama era andata molto lontano . Poi altri mercanti scesero dalla montagna menando davanti a sé certe bestie , e a chi domandava dove le avessero comperate rispondevano che gliele aveva vendute un giovane , lassù . " Avete capito che cosa ci aveva ? " strillava la Pirria . " Cinquecento pecore , duecento buoi , e settantacinque porci . Avete capito ? " Ad aumentare la gazzarra apparve qualche cosa di soprannaturale , un uomo che pochi riconobbero per l ' Antonello . Passando fra quella turba magna , su un mulo , buttava di sella certi carichi sanguinolenti : " Ecco , gente , di che sfamarvi . Ecco qui carne di vitella e di pecora fresca macellata . C ' è da mangiare per tutti . Riempitevi la pancia per quello che avete digiunato " . Buttò quella roba in mezzo alla folla e sparì . Una voce là in mezzo gridò : " Anche le bestie del signor Camillo Mezzatesta sono sparite " . Alla scena della gazzarra succedette un ' apparizione di donne coi capelli sciolti , mogli di pastori , che si schierarono davanti alla chiesa facendo gran lamento . Si strappavano i capelli , mentre la gente si rintanava nelle case , e la Pirria ritirava rapidamente il lume , ma non senza gridare : " Ah , gioia mia ! " Ma alcune di quelle donne si ricomponevano e si staccavano da quel quadro , perché un pastore venne a tranquillare le mogli dei piccoli mandriani , che non erano stati toccati : " Soltanto i grossi , si sa ; il fulmine sceglie sempre le grandi altezze " . Immane , al lume di una fiaccola di resina , apparve il Signor Filippo . La piazza era stata sgombrata , e vi si aggiravano soltanto Andreuccio e il Titta che inforcavano i loro cavalli per raggiungere la montagna e far giustizia dei malfattori . Si gridò : " Fate attenzione " . Uno reggeva la fiaccola sul capo del signor Filippo , nero , tutto a brandelli , mentre qualcuno gli strofinava il viso e le mani con una pezza intinta d ' olio . Aveva due righe di sangue sul viso . " Attenti a non urtarlo , scansatevi . Non lo vedete che ha perduto gli occhi ? " XV L ' Antonello stava nella sua capanna di felci e di canne a mezzacosta dell ' Aspromonte . Col fucile in ispalla girava come un guardiano , all ' erta che non arrivasse qualcuno . La capanna era costruita su quattro alberi grossi , su due piani , e al pianterreno aveva un posto per le riserve . Qui belavano chiusi i montoni , e i buoi , che facevano un gran concerto . Qualcuno passava al largo , ma egli lo chiamava con un cenno , e posava il fucile in segno di pace . Voleva che , se andava al paese , portasse qualche piccolo regalo ai suoi amici ; compensava lautamente . Metteva nella bisaccia del passante agnelli vivi e coscie di manzo . Si ricordava dei più poveri del paese , con la memoria dell ' infanzia . Si ricordava dell ' Agata cieca , quella che andava mendicando , e le mandava un agnellino . Si ricordava di tutti . Gli davano anche le notizie . Il signor Filippo era rovinato , rovinati i tre eredi del signor Camillo Mezzatesta . Erano arrivati la notte i carabinieri e si sarebbero messi alla ricerca degl ' incendiari . Credevano che fosse una banda , e l ' Andreuccio e il Titta la andavano cercando . Egli sorrideva orgogliosamente . Intanto era tornato suo fratello , Benedetto , che non poteva più pagare al seminario , e rimaneva vestito da prete . Era un santo , predicava la pace , viveva di pane ed acqua , e le donne lo seguivano e gli baciavano l ' orlo della veste . Giovane com ' era , dava già buoni consigli alla gente che ne chiedeva , e scriveva le lettere per tutti . " E portate " , diceva l ' Antonello , " questi pochi denari alla Schiavina , con questo agnellino . La conoscete la Schiavina ? E questo maialino che lo allevi per il carnevale , alla mia salute . E questi denari a lui , a , mio fratello Benedetto , che potrà così tornare a studiare . E che mi perdoni e preghi per me " . Ora si diceva , nelle leggende che si spargevano sul conto suo , da quelli stessi che lo avevano veduto , che stava su un cumulo di carne macellata e che con un focone davanti alla sua capanna faceva arrostire quarti di bue e bocconi buoni . Egli emanava decreti , e mandò a dire ai piccoli mandriani che potevano star tranquilli , che lui non ce l ' aveva con loro . Si affacciarono dunque le pecore a brucare le erbe sui precipizi , ed egli le sentiva scampanellare e belare , col cuor pieno , come se le avesse create lui . Aspettava la sua sorte . Quando vide i berretti dei carabinieri , e i moschetti puntati su di lui di dietro gli alberi , buttò il fucile e andò loro incontro . " Finalmente " , disse , " potrò parlare con la Giustizia . Ché ci è voluto per poterla incontrare e dirle il fatto mio ! " LA PIGIATRICE D ' UVA Pareva che il tempo si volesse tenere . L ' afa era ancora pesante , il cielo velato di vapori , le cicale arrabbiate ; a oriente , dove il cielo era più sgombro , qualche fiocco di nuvole era spiaccicato come una pennellata . La pioggia doveva essere assai lontana , e si cominciò la vendemmia . Nelle vigne popolate di vespe e di calabroni i grappoli appena punti si disfacevano . Un odore denso era dappertutto , e i pampini erano gelosi come vesti . I grappoli appiattati nell ' ombra divenivano misteriosi come tutti gli esseri umani che si affacciano alla vita , i bianchi parevano di cera e carnali , come le forme delle dita , o dei capezzoli delle capre , i neri serrati e ricciuti come la testa di qualche ragazza . Le donne si sparsero pel campo con le loro ceste sul capo , e si adagiavano sotto le viti , come in una stanza segreta piena d ' inquiete suggestioni . Le dita si appiccicavano legate dai succhi e dalle ragnatele . Nell ' aria ancora squillante per il fresco notturno s ' intonavano canzoni cui si rispondeva da vite a vite , e i peri e i peschi buttavano giù con un tonfo qualche frutto troppo maturo . L ' aria stessa era una matassa di odori vischiosi , all ' ombra delle piante . Poi il giorno ingrandiva , il sole bucava e infocava il cielo disperdendone i vapori , e tutto era chiaro e nudo , meno la nota degli aranci che rimanevano appartati nell ' orto sognando le chiare notti dell ' inverno . Le vespe e le farfalle messe in sospetto volavano più alte , e qualche canto era interrotto da un grido pungente . Verso mezzogiorno il palmento si empì d ' uva e fu il primo convegno delle vespe che salivano stordite alla superficie dei grappoli . L ' aria era divenuta di miele , e l ' aroma delle piante bruciate dal sole si mescolava a quello dolce e inebriante delle uve che non riuscivano più a contenere i succhi e che si disfacevano un grappolo sull ' altro , nel reciproco peso . Mezzogiorno era alto , il sole era un buco lucido nel cielo opaco , la voce delle cicale saliva di tono , si portava in alto tutte le voci dei campi , e , tutta la terra , gridando come un mare , era colma d ' un silenzio assordante . I vendemmiatori si riunirono all ' ombra d ' un pesco brandendo la bottiglia di vino vecchio che si passavano a turno come se suonassero la trombetta della follia . Poi una giovane saltò su , una giovane coi capelli castani striati di biondo , con un viso camuso e ridente . Si guardò intorno , mentre il padrone della vigna allegro e in maniche di camicia apriva le braccia in una specie d ' invito al ballo . Da lei si staccarono due ragazzi che si diedero a inseguirsi per l ' orto , tra i pomodori rossi e le melanzane turchine , le fiammelle dei peperoni , e le zucche sdraiate tutto ventre . Avevano i pugni pieni d ' uva e i mostacci violetti di mosto . Sembrava che la donna li avesse messi al mondo in quell ' istante di lucida follia , mentre il vino vecchio rideva pallido nella bottiglia , e quello nuovo nasceva come un ruscello torbido dal seno di quella montagna d ' uve . La donna era scalza . Sollevò le vesti fino al ginocchio , e reggendosele con le due mani protese tentò di scavalcare il muricciolo del palmento ; ma invece incespicò e stava per cadere , quando un uomo coi pantaloni rimboccati fino al ginocchio la sostenne e per un attimo la tenne fra le braccia ridendo sotto il naso aquilino . Ella fu finalmente nel palmento e affondò il piede fra i grappoli , che fecero un vago rumore di cosa segreta . Sotto il suo passo si sfranse un grappolo nero e greve , mille grappoli la circondarono come una schiuma di un mare rosso e le dipinsero una graziosa scarpetta sulla pelle bruna . Affondava lentamente fino al ginocchio e arrossiva tutta . Cominciò lievemente a muovere i passi e a pestare l ' uva . Al disopra delle ginocchia le sue vene azzurre inseguivano come freschi ruscelli . Abbassò gli occhi impercettibilmente per vedere ; poi , con un moto che pareva di danza , si andava snodando la treccia che le pesava sulla testa . Vi pose sopra un fazzoletto rosso per difendersi dal sole , e in certi angoli delle sue spalle si addensarono ombre azzurre . I vendemmiatori dopo averla osservata come in un momento pericoloso , si sparsero di nuovo pei campi , mentre ella affondava nel rosso elemento come una disperata . Il caldo e i vapori del mosto la stordivano , e i suoi occhi non avevano più sguardo . La caldaia che doveva ricevere il mosto presso il palmento si mise a ribollire : il liquido scendeva come da una ferita troppo larga , e un uomo si mise ad attingervi carponi con una misura di latta , a versarlo nei barili . Il liquido voleva scappare da tutte le parti , già viaggiava nella fantasia degli uomini , empiva facilmente i barili , mentre i muli che dovevano trasportarlo scalpitavano inquieti . L ' uomo era divenuto fosco , e guardava la donna di sotto in su come se la vedesse la prima volta . Ella scorgeva tra foglia e foglia gli uomini al lavoro , e si riparava dall ' arsura delle loro occhiate nei verdi segreti fra vite e vite . Le sembrava di levarsi impazzita e di correre per tutto il colle , per il piano lontano dove le cavalcature e gli armenti mettevano il suono dei loro campani accanto al luccichio delle pietre aride del torrente . Ella non si tergeva neppure il sudore che di quando in quando le diveniva fresco come una pioggia di rugiada . Aveva le mani grondanti mosto . L ' uomo si volse per dirle : " Vuoi che ti asciughi il sudore ? " " Non voglio " , ella rispose con una voce cattiva . " Perché mi rispondi così ? " Ella ora rideva senza ragione , come se lo sforzo di pestare l ' uva la stancasse piacevolmente . L ' uomo , curvo sulla caldaia , mostrava la sua pelle scura e vellosa fra le lacerature del vestito . Con la testa china sul mosto soffocante , cominciò a dire con una voce da ubbriaco : " Io ti ucciderò , un giorno , ti ucciderò " . " Non lo saprai fare " . " Lo vedrai " . " Perché non lo fai adesso ? " " Ora devi finire il tuo lavoro " . " Per questo ? Fallo se hai coraggio " . " Tu mi dovrai chiedere perdono in ginocchio , prima , e poi ... " " Se tu avessi questo coraggio io non ti tradirei " . Diceva così , e muoveva le gambe in un ritmo continuo e uguale come chi debba ballare per scommessa . L ' uomo si levò in ginocchio presso la caldaia , mentre il mosto nei barili schiumava attraverso i tappi fatti con foglie di vite . Ella aggiungeva con la sua voce più aspra : " Io sono stata di chi mi piace , e tu non mi piaci ! Ecco : vedi che non sei buono a uccidermi ? Tu lo sai e stai zitto . Tu non mi farai mai nulla . E allora io faccio quello che mi piace " . All ' ombra del fazzoletto rosso le sue labbra si muovevano con uno straordinario rilievo , come quelle eterne e inflessibili delle statue . " Scendi giù " . le disse l ' uomo . " Se vuoi uccidermi , puoi farlo qui " . La rabbia delle cicale assalì il sonno pesante del pomeriggio , e pareva che un torrente di suoni si versasse sulla terra dai cieli aperti . Le ombre dei monti e degli alberi giravano come le lancette degli orologi , e le vigne lontane avevano assunto da un ' ora all ' altra quell ' aspetto spoglio delle vendemmie , quando le viti annunziano di lontano di essere sgravate dal loro peso . La donna si agitava ora su un cumulo di vinacce torbide , e come un mondo di lubrici insetti esse le si attaccavano alle gambe . Una lunga armonia scrosciante si levò dall ' attiguo campo di lupini che rumoreggiavano secchi nel loro guscio con la voce di mille raganelle , mentre qualcuno le traversava di corsa . Un uomo a cavallo spuntò , si avvicinò ingrandendo a vista d ' occhio come sotto un binocolo , un giovane trafelato e felice precipitò di sella , correva verso il palmento , lo raggiungeva , vi si fermava davanti ; i suoi occhi si ficcavano fra l ' uva mentre il filo del mosto si assottigliava scendendo a trivello nella caldaia . Sembrava che il giovane si meravigliasse di trovarsi tanto alto in confronto del palmento , e , affacciandosi con la cautela con cui si scruta il fondo di un pozzo , fosse deluso di vederlo molto più piccolo di come se lo immaginava . La donna si tolse il fazzoletto dal capo , si legò i capelli di nuovo sulla testa , si asciugò il sudore , e sentì come un odore di foresta selvaggia intorno . Sedette sul muricciolo del palmento , le dita dei piedi le spuntavano fra le vinacce ed ella ve le nascose subito di nuovo come sotto una coltre . L ' uomo curvo a imbottare mosto , col viso quasi tuffato nel liquido come se vi fosse rimasto soffocato , si volse appena . Gli occhi di lei si posarono su quell ' uomo buttato in terra , e videro il suo calcagno magro di camminatore , e la nuca , sotto il cappello di paglia , magra e rientrante e cerea al confronto dei capelli neri come la pece . Il giovane sopraggiunto si curvò sulla caldaia a guardare il mosto come un mare perfidissimo . " Chi siete ? " gli fece l ' uomo diffidente . " Il figlio del padrone ; non mi riconosci ? " Prese il mosto fra le mani giunte e vi bevve avidamente . " Che bellezza , dopo tanti anni che non vedevo la vendemmia ! Tutto mi pareva tanto più grande , ma è bello lo stesso " . L ' uomo seguitava a imbottare senza guardare più . La donna , come per coprire il silenzio ostile disse al suo uomo : " Mi fai bere ? " Egli le porse la misura di latta senza dir parola . Ella beveva guardando il giovane accanto a lei , e si vedeva gli occhi specchiati nel mosto cupo . Il mondo intorno pareva libero e felice , sgombro di non si sa qual vecchiaia , mentre al silenzio immobile del meriggio i rami carichi dei meli e dei peschi cominciavano ad agitarsi animando di sé il paesaggio intorno . Il giovane era impallidito sotto il colpo del vino , e i baffi gli tremavano sul labbro . La donna , stando seduta , ricominciò ad agitare i piedi fra l ' uva . Il giovane fu di nuovo d ' un balzo sul cavallo , era già tra il fracasso dei lupini , già batteva il terreno cretoso , appariva e spariva fra i pioppi , curvo sulla criniera del cavallo . La donna con una voce spenta disse : " Fa caldo " . La voce delle api le ronzava interminabilmente negli orecchi . Sedette coi piedi fuori del palmento . Senza nessuna ragione si mise a piangere , e quando l ' uomo le fu vicino , si diede a gridare come una pazza : " Voglio quell ' uomo , lo voglio andare a cercare . Non voglio più nessuno , nessun altro che lui . Andate via tutti quelli che mi state intorno . Io non sapevo che esistesse quell ' uomo . Perché non me lo hanno mai fatto vedere ? " L ' uomo aveva messa la mano in tasca e si gingillava stupidamente con un coltello . IL RUBINO Le cronache dei giornali registravano uno di quei fatti che per una giornata sommuovono una città e fanno il giro del mondo : un rubino della grossezza d ' una nocciuola , un gioiello celebre che portava un nome famoso , che si diceva di un valore spropositato , era scomparso . Lo portava come ornamento un principe indiano che si trovava in visita in una metropoli dell ' America del Nord . Egli si era accorto di averlo perduto subito dopo un viaggio fatto in un ' auto di piazza , che lo aveva depositato in incognito in un albergo suburbano , sfuggendo alla sorveglianza del suo seguito e della polizia . Furono mobilitati gli agenti investigativi , la città intera si destò la mattina seguente sotto l ' impressione di quella perdita , e fino a mezzogiorno molti s ' illusero di trovare sulla loro strada il famoso gioiello . Cadde sulla città una di quelle ventate di ottimismo e di delirio , quando il senso della ricchezza di uno fa più ricche le speranze di tutti . Il principe , nella deposizione che fece alla polizia , fu reticente , ma escluse che la persona con cui aveva viaggiato potesse essersi resa responsabile di quella perdita . Perciò non doveva essere ricercata . Il conduttore del veicolo si presentò per attestare che aveva accompagnato l ' indiano col suo turbante prezioso in compagnia di una donna , affermando di averli lasciati davanti a un albergo suburbano . Egli affermava che la donna era una bianca , e che la sola cosa che la distingueva era un magnifico brillante , della grandezza di un pisello , che ella portava incastrato alla narice sinistra , secondo la consuetudine di alcune ricche indiane . Questo particolare sviò per un momento l ' attenzione del pubblico dal rubino perduto , aggiungendo curiosità a curiosità . Il conduttore del veicolo , dopo aver visitato accuratamente l ' interno della vettura , fece il calcolo delle persone che aveva accompagnato durante le prime ore di quella mattina : un uomo indaffarato , uno straniero che aveva accompagnato fino al porto e che evidentemente s ' imbarcava per l ' Europa , una donna . Lo straniero , riconoscibile per un italiano , era uscito da una di quelle case dove si uniscono a vita comune gli emigranti ; questa persona portava un paio di pantaloni larghi come amano esagerare gli emigranti , le scarpe gibbose e tozze che si usano ormai soltanto fra gente di quella condizione , un cappello duro su un viso sbarbato , magro , seminato di rughe . Come bagaglio aveva una valigia pesante la cui chiusura era assicurata da una grossa fune , e un altro involto pesantissimo che pareva una scatola di acciaio . Egli era partito il giorno stesso . Ma l ' idea di quest ' individuo si cancellò subito dalle ricerche , perché lo straniero aveva l ' aria di viaggiare per la prima volta in un ' auto di piazza , non sapeva neppure chiudere lo sportello ; e si era tenuto sempre accosto al finestrino davanti , forse per non essere proiettato all ' indietro dalla corsa , e osservava attentamente le strade , come fanno quelli che lasciano una città sapendo di lasciarla forse per sempre . L ' attenzione del conduttore si fissò invece sull ' uomo che , uscendo dall ' alberghetto suburbano , aveva presa la vettura subito dopo il principe , e si era fatto portare nel quartiere dei lavoratori italiani , dove poi lo straniero aveva preso posto . Quel viaggiatore , di cui diede i connotati , e che doveva essere uno della città , fu cercato inutilmente . Del resto , il fatto che egli non si facesse vivo agli appelli dei giornali e alla promessa di una forte mancia , dimostrava a rigor di logica che era stato lui a impadronirsi del famoso gioiello . Ma trattandosi di un oggetto riconoscibilissimo , celebre in tutto il mondo , si sperava che un giorno o l ' altro sarebbe riapparso . L ' emigrante che tornava a casa sua , in un paese dell ' Italia meridionale , dopo cinque anni di assenza , non seppe mai nulla di questa storia . Egli rimpatriava con un bagaglio dei più singolari , per quanto gli emigranti ci abbiano abituati alle cose più strane . Una valigia di cuoio finto , che egli credeva vero , conteneva la sua casacca turchina da fatica , ben pulita e stirata , dodici penne stilografiche che egli si riprometteva di vendere alla gente del suo paese , dimenticando che si trattava di mandriani , e che non più di sei borghesi adoperavano penna e calamaio , inoltre alcune posate con uno stemma , una macchinetta per tosare di cui si era servito per tagliare i capelli ai suoi compagni di lavoro , un oggetto di metallo di cui non conosceva l ' uso e lo scopo , che aveva forma di pistola e non sparava , dodici tappeti di tela cerata e qualche oggetto per far figura e per regalo alla moglie , al figlio , agli amici . Il bagaglio pesante era una cassaforte di acciaio , usata , che si apriva con un meccanismo in cui bisognava comporre una parola di sei lettere e la parola questa volta era : Annina . Quanto a contanti , portava mille dollari , di cui trecento doveva restituirli a chi glieli aveva prestati pel viaggio . In un taschino del gilè portava un pezzo di cristallo rosa , grande come una nocciuola , sfaccettato , trovato per caso nella vettura che lo aveva accompagnato al porto , e di cui non sapeva l ' uso . Lo aveva trovato ficcando le mani dietro il cuscino della vettura . Lo prese per un amuleto della sua vita avvenire , e forse lo avrebbe fatto legare come ciondolo alla catena dell ' orologio . Era strano che non fosse forato , e quindi non poteva essere neppure una delle tante pietre grosse che si adoperano per le collane delle signore nelle città . Quando uno lascia un paese , tutte le cose acquistano prima della partenza un valore straordinario di ricordo , e ci fanno pregustare la lontananza e la nostalgia . Così gli fu caro questo pezzo di cristallo , gelido a toccarlo , abbastanza lucente e limpido , come se fosse vuoto dentro , e vi fosse del rosolio , come nei confetti . Quest ' uomo , intorno agli elementi che possedeva , aveva stabilito il suo negozio . La cassaforte attaccata al muro , il banco per la vendita , le penne stilografiche in una scatola , le posate con lo stemma , i tappeti di tela cerata esposti , quelli dove è raffigurata la statua della Libertà e agli angoli portano i ritratti dei fondatori dell ' indipendenza americana , il tutto a puntini bianchi e azzurri . Tutte queste cose le aveva radunate pazientemente in cinque anni , pensando al suo ritorno , e scegliendo le cose che sarebbero apparse più strane in un paese come il suo , per quanto potesse scegliere fra le occasioni di roba usata che gli si offrivano , proveniente non si sa di dove , ma che fa un gran giro fra le mani degli emigranti . Ora sarebbe divenuto negoziante di generi misti , dopo essere partito bracciante , e la prima idea del negozio gliel ' aveva data la cassaforte . Si sarebbe detto che avesse scelto tale mestiere proprio perché possedeva una cassaforte . Si sentiva quasi ricco , poiché i denari che aveva in tasca erano denari forestieri che col cambio aumentavano . Calcolando mentalmente quanti erano , il suo pensiero si perdeva volentieri in cifre ad ogni minuto diverse . Provava un piacere infantile a toccare nel taschino quel cristallo rosa , e cominciava a crederlo un portafortuna . Era uno di quegli oggetti senza utilità , che rimangono tutta la vita con noi , di cui nessuno ha la forza di disfarsi , e che finiscono a diventare compagni di vite intere se non di intere generazioni . Molte cose importanti si perdono , tenute ben custodite e nascoste , ma questi oggetti non si perdono mai , e qualche volta vi pensiamo . Quest ' oggetto ora , a pochi giorni di distanza , gli ricordava quella giornata di partenza , l ' interno di quella vettura , le strade che si arrotolavano lentamente come scenari dopo una rappresentazione , e diventavano ricordi di cose lontane . Egli mise il negozio in una parte del paese abitata dai contadini e dai mandriani , in alto . Quindici giorni dopo il suo arrivo , il pianterreno di una casupola era mobiliato con un lungo banco , uno scaffale dove avevano trovato posto i pacchi turchini della pasta , la cotonina turchina per le massaie , da un canto un barile di vino su due trespoli e un coppo d ' olio . Accanto al banco era murata la cassaforte , ed egli provava un gran piacere ad aprirla in presenza alla gente . In questa cassaforte era il libro dei conti e lo scartafaccio delle merci vendute a credito , da pagarsi al tempo del raccolto o della vendita delle bestie . Il negozio acquistò lentamente l ' aspetto di tutti i negozi , con l ' odore delle merci , i segni fatti col gesso dalla moglie sulle pareti , per ricordarsi delle cose date a credito , perché non sapeva scrivere . Invece il figliolo , che andava a scuola , cominciò a tracciare sul registro i nomi dei clienti , e qualche volta faceva assennatamente la guardia alla bottega , nei pomeriggi caldi , quando non c ' era altro traffico che quello della neve per i signori che si svegliavano dal sonno pomeridiano . Lentamente le lunghe scarpe americane si erano aggrinzite ai piedi della moglie che aveva acquistata l ' aria soddisfatta e meticolosa delle bottegaie , la stoffa nuova che il marito aveva portato era andata a finire fra gli stracci , e soltanto il cappello duro di lui era quasi nuovo nell ' armadio . I tappeti di tela cerata erano stati dati in regalo alle famiglie importanti , e quanto alle penne stilografiche nessuno le aveva volute . Qualcuno le aveva rotte maneggiandole , e i pezzi stavano nella cassaforte . Il padrone della bottega , aveva , in fondo l ' animo di un ragazzo , perché pensava spesso che i pennini di quelle stilografiche erano d ' oro , e li teneva cari come il ragazzo tien cara la stagnola delle cioccolate . Conservava anche un giornale scritto in inglese , lo aveva sempre risparmiato , anche quando ne aveva avuto bisogno per incartare le merci . Talvolta si metteva a osservarlo , e le figurine delle pagine di pubblicità gli facevano rivedere la gente che fumava le sigarette col bocchino d ' oro , le ragazze , i grammofoni , la vita dei quartieri centrali dove talvolta si avventurava . Quanto alla pallina di cristallo , se ne ricordò un giorno , e la diede al figliolo che ci giocasse coi compagni il giorno di Natale . In quest ' epoca , serve ai ragazzi una nocciolina più pesante per tirare contro i castelli fatti di nocciuole e buttarli giù e vincerli ; di solito se ne prende una un po ' grossa , la si vuota pazientemente attraverso un forellino , poi la si carica con alcuni grani di piombo da caccia . Questa di cristallo andava bene , era pesante , e colpiva nel segno . Un altro giocava con una pallina di vetro di quelle che si trovano nelle boccette delle gazose , che sono tonde ; ma il figlio del negoziante sosteneva che fosse più bella la sua perché veniva dall ' America e perché , era rossa . La teneva molto cara , come fanno i ragazzi , che non perdono mai queste cose . Il padre pensava spesso , vedendo quest ' oggetto che serviva di giocattolo al suo ragazzo , alle sue illusioni di quando viaggiava pel mondo , e il mondo gli pareva pieno di preziose cose perdute che i fortunati ritrovano . Per questo aveva sempre frugato dove gli capitava , sotto i materassi dei lettucci nel vapore , dietro i cuscini di cuoio degli autobus ; non aveva mai trovato nulla . Sì , una volta soltanto , aveva trovato cinque dollari per istrada , e , se lo ricordava sempre , quel giorno pioveva . LA ZINGARA Lo zingaro arriva una mattina in piazza che nessuno se lo aspetta , si mette a sedere in terra , scava una buca , tira fuori due mantici di pelle vellosa , congiunge nella buca i due becchi di latta , si mette a mandar su e giù i mantici come se suonasse un organetto . Nella buca si accende la fiammella azzurra del carbone . Fa questo lavoro con raccoglimento , guardando appena in giro coi suoi occhi bianchi . Quando la fiamma è gialla e sicura , si leva , tira fuori un pane di stagno in cui si specchia abbagliante tutto il sole . Aspetta che gli portino i vasi di rame da stagnare e da saldare . Sembra che sia arrivato solo ; invece si sente un suono come di chi piange piano per non farsi sentire : è lo zingaro più piccolo che gira per richiamo suonando il suo strumento invisibile , una lamina d ' acciaio che si mette sotto la lingua e fa vibrare , variandone i suoni col cavo delle mani disposto a cassa armonica . Poi ne spunta un altro , e le donne silenziose e infide . La gente chiude la porta perché gli zingari sono ladri , e le madri non finiscono di raccomandare alle figlie di non aprire e di non dar retta per quanto dicano . Le zingare lo sanno e stanno ore intere dietro la porta dicendo : " Aprite , vi devo dire una bella cosa , perché ho letto nella vostra fortuna . Aprite , bella stella " . Parlano , insistono , pregano , supplicano . Le ragazze tremano perché , vorrebbero aprire e intanto hanno paura . Stanno dietro la porta e guardano dal buco della serratura : la zingara coi suoi occhi bramosi e là dietro e guarda la porta per lungo e per largo con quel senso di stupore animale proprio dei cani davanti alle porte chiuse . " Io so chi vi vuol bene " , supplica la zingara . " Apritemi e ve lo dico " . Lo zingaro , invece , sta serio serio in piazza . Tutti i trafficanti , quando arrivano , si mettono a gridare per annunziarsi , ma lui no ; basta che si veda da lungi il suo fuocherello , che si senta il grosso respiro dei mantici , perché tutti corrano a vedere , Egli sta attento che non gli rubino nulla i ragazzi . Coi suoi occhi mette in soggezione e sembra che veda da tutte le parti . Ha i cerchietti d ' oro agli orecchi . Suo figlio o suo fratello gira per le porte a cercare lavoro ; i suoi occhi pronti scoprono tutto nella penombra delle case , si ficcano addosso alle belle ragazze . I suoi denti , mentre parla o ride , fanno rabbrividire . Le ragazze si rifugiano in un angolo e tremano di aver aperto . Le pastore e le contadine sono audaci quando arriva l ' orefice o il venditore di orci di creta . Fanno siepe intorno , complici , qualcuna di loro riesce a mettersi sotto il grembiule una cuccuma o una fiasca . Qualcuna è riuscita a trafugare un anello ; tant ' è vero che i venditori , quando arrivano , ora , fanno col bastone un continuo giro per tener indietro la gente . " Paese di celebri ladri ! " esclamano , e nessuno n ' ha per male . Ma la sera , quando va via , il venditore s ' accorge che gli manca qualche cosa . Con gli zingari invece è più difficile . I ragazzi studiano , in disparte , i momenti di distrazione dello zingaro sperando di portargli via il martelletto da stagnare , o un pezzo di stagno . Gli zingari vanno via all ' improvviso come ladroni , e tutti si frugano per vedere se manca qualche cosa . Una volta mancò una ragazza , la Crisolia . La Crisolia molti se la ricordavano ragazzina proprio l ' anno avanti , quando le legavano i capelli ricci in un ciuffo stretto al sommo del capo . Fin da piccina aveva sempre tentato di partire con tutti quelli che partivano , e pareva un capriccio infantile e innocuo . Veniva a sapere che qualcuno andava via ed ella si presentava all ' alba , senza dir motto , alla casa di costui , aspettava pazientemente fuori della porta , e sentiva i rumori dei preparativi alla partenza ; teneva sulle ginocchia il suo bagaglio : una scatola di cartone in cui era la sua vesticciuola rossa delle feste . La gente , quando si accorgeva che ella aspettava , apriva la porta , la invitava a entrare , perché era risaputo che all ' alba di tutte le partenze la Crisolia faceva la sua apparizione . Ella si metteva in un angolo e guardava tutto attentamente , e rideva fra sé e sé . In fretta , prima che chi partiva si muovesse , ella discendeva le scale e si precipitava accanto al mulo legato davanti al mannnello di fieno . Si arrampicava coi piedi scalzi ( la mamma non le aveva messe le scarpe per la partenza ) sulle sporgenze del muro , e aspettava . Poi , quando il viaggiatore scendeva , ella supplicava invano che la portasse con sé , si metteva a corrergli dietro , e piangeva , fino a che non lo vedeva dileguare . Poi si chetava e aspettava di partire con un altro , mai delusa . Ora era partita sul serio dietro allo zingaro . Crisolia non ha il colore della pelle degli zingari , è bianca , non ha rubato mai in piazza , quando arrivavano i mercanti , e non sa rubare neppur ora . Lo zingaro la guarda compassionevolmente , non senza tenerezza , e i compagni gliela guardano con pietà . Ella non sa più perché sta con lui ; guarda spesso l ' uomo che le piacque , che nella sua mente non ha un nome preciso , e si chiama ancora e sempre per lei lo Zingaro . Ella non ha saputo fargli neppure un figlio , e si sa che i ragazzi servono per scorazzare nei paesi , e portano via sempre qualche cosa , nascosta sotto la camicia . Ella non va più da molto tempo al suo paese , ma in tutti i paesi che traversa riconosce le stesse facce del luogo dove è nata ; questo la stupiva un poco dapprima ; a quelle si affeziona e non si azzarda a far male . Tutti conoscono la vecchia bigotta che sta alla Marina . Era ricca e ora non ha che un giardinetto intorno alla casa ; prega tutto il giorno , e quando non prega sta a curare i suoi fiori ; delle volte aspetta una visita promessa , perché nei momenti liberi è in giro a pregare gli amici e i forestieri che vadano a visitare il suo giardino . Bisogna dirle che andrà in Paradiso e che il suo giardino è bello ; allora fissa l ' interlocutore coi suoi occhi di fedele che vede lontano e domanda : " Me lo dite sul serio ? " Poi accompagna il visitatore per il suo giardinetto , guidandolo per ogni pianta come in un mondo . " Questa è la menta , questa è la salvia , questo è il geranio " . Guarda i fiori che spuntano meravigliosamente , e quando è generosa stacca una foglia e la porge al visitatore . Tutti le promettono di andare da lei , e poi magari non vanno perché si annoiano ; ella aspetta ore intere nelle sue stanze dove ha messo tutto in ordine e dove ha preparato il caffè . Lentamente l ' odore inebriante del caffè si disperde , la ciotola diviene fredda , ed ella la tocca di quando in quando come si fa coi febbricitanti . Nessuno arriva , o arriva quando è sera , ed è troppo tardi per vedere il giardino . Allora esce col lume a farglielo vedere , e il giardino è pieno di misteri e di meandri . Quando arrivano le zingare , costei è la sola che apra la porta sicura e che si fidi di loro . Dà loro i trespoli del letto , e il tripode di ferro della catinella perché le facciano un bel lavoro ; le zingare dileguano e non si fanno più vedere . Tutte queste vagabonde lo sanno , perché ogni carovana manda qualcuno a bussare alla sua porta e a supplicare . Le prendono la vecchia mano , l ' aprono , e vi leggono : " Qui è scritto che andrete davvero in Paradiso " . Invece , la Crisolia non sa fare neppur questo . Ella dice , dietro la porta , cose che non la interessano : " Presto " , le dice " riacquisterete le ricchezze perdute ; presto vi verrà una gran novità ; c ' è un giovane che vi vuol male ma c ' è un vecchio signore che vi protegge " . " A me dici queste cose ? Chi vuoi che mi voglia bene e che mi protegga ? Tu ti devi essere sbagliata , e non sei una buona zingara " . La vecchia non vuole aprire , perché questa non sa tirar bene la sorte . Ma la Crisolia ha paura di tornare al suo uomo a mani vuote , e insiste , e picchia rabbiosamente contro la porta . La vecchia dice dietro la fessura della chiave : " Tu non sei una vera zingara , tu devi essere una ladra " . Ora la Crisolia trema dietro la porta e supplica : " Apritemi , signora Adelaide , apritemi perché io so ... " " Che cosa sai , se non ti viene in mente che non mi chiamo Adelaide ? " Non c ' è più speranza , e la Crisolia si mette a supplicare tremando e sudando : " Datemi qualche cosa a gloria del Signore , datemi qualche cosa : un pezzo di pane , mi basta . Io non posso tornare a mani vuote . Voi non sapete " . La vecchia non risponde altro che un " sì , sì " canzonatorio , e la Crisolia la vede , attraverso la serratura , che sta seduta con le mani sulle ginocchia , e un ciuffo di capelli stopposi le pende sugli occhi spenti . Batte le mani aperte furiosamente contro la porta : " Datemi almeno un po ' d ' acqua . Neanche un po ' d ' acqua ? " La vecchia alla fine si decide ad aprire e le butta un catino d ' acqua sporca addosso . La Crisolia , come un cane bagnato , si mette a girare per i vicoli , guarda i balconi , spia le entrate delle case , vede che molti chiudono precipitosamente la porta . Se almeno avesse il triangolo di acciaio su cui battere e fare un poco di musica per richiamo , i curiosi si affaccerebbero . Ma così ha l ' aria di essere una forestiera e non una zingara , perché è vestita decentemente e non è scura in faccia . Sulla fronte ha un lieve colore perlaceo e dorato ; le labbra rosse , le guance fiorenti , gli occhi chiari e limpidi . Ed ecco che scorge a un balcone una donna , una ragazza , pare , che si sporge un poco per annaffiare il vaso di menta : si vede il suo gomito aguzzo e infantile . La Crisolia infila le scale , di corsa , arriva davanti alla porta sbarrata , bussa discretamente . Nessuno risponde . Bussa più forte . " Chi è ? " Ella riprende fiato e dice in fretta in fretta come ha sentito dire a molte sue compagne : " Io so che un Peppino vi vuol bene , che una vecchia donna vi vuol male , ma c ' è un vecchio signore che vi protegge " . " Ma che Peppino ! " strilla una voce fresca di dentro ; " se io sono sposata , e mio marito si chiama Antonio ! E poi mia suocera mi vuol bene , e quanto al vecchio signore ... " Ella esita . Che non voglia dire che il vecchio signore , suo padre , si deciderebbe a darle quei soldi ? La donna dietro la porta rincalza : " Io vi so dire la buona ventura " . Ma questo rimette in sospetto la padrona di casa la quale non risponde . " Datemi un po ' d ' acqua almeno , mi contento dell ' acqua . La volete la fortuna per un po ' d ' acqua ? " " Se è per l ' acqua , ecco " . La donna ha aperto la porta . È una cucina abbastanza larga , imbiancata da poco , segno che la casa è abitata da gente nuova ; c ' è il fornello acceso , e sopra vi bolle una pentola con un odore e un calore di mattinata familiare . Dalla finestrella entra la luce del meriggio , e la grande voce della campagna supina , e il grappolo sonoro delle cicale . La padrona di casa non è una ragazza come pareva . Può avere diciotto anni , esile , il viso magro da adolescente , e poi un gran ventre su cui posa le mani conserte . Ha l ' aspetto avido delle ragazze e insieme delle donne prossime a diventar madri , e i suoi gesti ripetono nelle faccende familiari quelli fatti per gioco e per ischerzo nell ' infanzia . Su una sedia è un cesto di frutta , ed ella lo guarda di quando in quando come se si trattasse di darne a un suo figlio ideale , a un figlio non nato . Forse per chetarlo prende un pugno di ciliegie e mangia , come se le spartisse in due , fra madre e figlio . " Ecco l ' acqua . Avete dove metterla ? " La osserva da capo a piedi , i piedi nudi , mentre la zingara si e chinata sul fornello e soffia fra le brace . " Dove volete che metta l ' acqua ? " Avidamente si attacca all ' orcio e beve a grandi sorsate l ' acqua fresca ; ora ne sembra tutta irrorata , la pelle le diviene fresca e morbida , la gola le trema mentre beve . L ' acqua le scende sul collo , fresca , mentre posa l ' orcio . Si pulisce con la manica . " Siete sposata da poco ? " " Sei mesi " . sSu un ' altra sedia è una fascia bianca arrotolata . La zingara la prende , la svolge un poco , sorride ; ma la sposa gliela ghermisce e la nasconde in una cassa . La zingara ha seguito la sposa mentre è andata di là , dove è eretto il letto alto . Appoggiata alla sponda del letto la padrona di casa si copre il ventre gelosamente con le due mani , fissa la zingara e le domanda : " Voi non avete avuto figli ? " La zingara dice di no col capo . È facile indovinarlo : le è rimasto un che d ' immaturo , ha la vita stretta come una vespa , i suoi occhi e la sua bocca hanno contorni netti , la sua voce è aspra : dà , insomma , l ' idea di quegli arboscelli matti che crescono sui vecchi muri e non danno frutti , pur fiorendo a primavera , e sembrano forti . " Il Signore non me ne ha voluti dare " . Intorno a lei si fa il silenzio e il vuoto , mentre la padrona di casa si affretta a nascondere tutto quello che ricorda il bambino che deve venire . La zingara se ne accorge e dice : " Io non sono nata zingara , ma mi ci sono fatta " . La sposa s ' interessa subito a questo discorso , si fa raccontare com ' ella è fuggita di notte , come si nascose presso la città prima , come al suo paese ella non va mai , mai più . Ora discorrono tutte e due presso il letto , e la sposa vi si è sdraiata come un animale . Ricordandosene improvvisamente corre in un angolo , trova certe mele acerbe , ancora piccole come mandorle . " Le mandorle non sono buone quest ' anno , sono vuote , ma le mele , anche così acerbe , sono dolci , dolci , provate " . È intenta a mangiare , assorta come una capra , e come una capra leva gli occhi interrogativi intorno . Il frutto sotto i suoi denti sembra divenire più succoso e le irrora le labbra . La zingara dà un morso a un frutto anch ' essa , e si ricorda improvvisamente della sua infanzia . Dice : " Io sapevo fare tante cose , sapevo ricamare , sapevo fare il merletto . Invece eccomi qui " . La sposa domanda tranquillamente : " Vi vuol bene lui , lo zingaro ? " Ella sospira e si stringe nelle spalle . " A me sì , il mio " , dice la sposa . " Quando torna , ora che è la stagione dei frutti , mi porta sempre qualche cosa . Entra senza dir nulla , posa una manata di frutta sulla tavola , appena staccata dall ' albero , e lui dice : " Mangia subito e non ti toccare " . Ha paura che faccia il figlio con una voglia di nespola o di ciliegia " . La zingara dice : " Avete mai mangiato terra e carbone , come fanno tante donne nella vostra condizione ? " La sposa ha una smorfia di disgusto . " A me , perché , le dovete dire certe cose ? " Le sembra che la donna voglia farle del male , la guarda mentre ha preso la scopa per spazzare , gliela strappa di mano , dice : " È tempo che ve ne andiate via " . Mentre dice questo i suoi occhi cadono sulla tovaglia che ella ha ripiegato accuratamente , sui bicchieri che ella ha lavato , sul pavimento spazzato a metà . La Crisolia la guarda supplichevole : " Avete veduto che so fare tutto come una donna civile ? " " Andate via perché se mio marito mi trova con una zingara mi sgrida " . La Crisolia si è avviata alla porta , e prima di uscire dice : " Non mi regalate nulla ? Vi ho servita " . Ma quella fa di no col capo . Allora si mette a supplicare : " Per l ' amore di quello che vi deve nascere , datemi qualche cosa , per non farmi tornare a mani vuote , o mi dicono che non lavoro " . La sposa prende la scopa , la brandisce , minaccia come si fa coi monelli . La Crisolia si precipita in cucina , dove ha veduto un pane , lo afferra , se lo mette sotto il grembiule , e via di corsa per le scale . La sposa si è affacciata alla finestra gridando : " Acchiappatela la zingara che mi ha derubata " . Ora si vede la Crisolia che l ' hanno afferrata chi per i capelli , chi per le orecchie , chi per la veste ; sente che vanno cercando una guardia , e non si può muovere . Il pane è caduto in terra , qualcuno lo raccatta , lo spolvera , lo bacia , perché il pane non si butta in terra . Una donna esclama : " Che miracolo , acchiappare una zingara che ha rubato ! Credo che sia la prima volta che succede " . CORONATA Ella si era messa al collo la medaglina della Madonna , legata con un nastro color giallo che le stava bene , sul petto , e commentava sottilmente il color ocra della sua pelle . Certo , con un nastro verde sarebbe stata meglio , come nell ' anno precedente , se ne ricordava . Ai nodi delle trecce i suoi capelli divenivano gialli ; verdi erano gli spicchi di stoffa che le gonfiavano il corpetto , stranamente celesti i suoi occhi . A guardarla , uno si ricordava del grano , dei campi d ' estate , perché come l ' estate ella era asciutta e abbondante . Improvvisamente si mise a dire che non voleva più andare al santuario , e tremava tutta d ' un tremito inconsulto . Il padre si mise a gridare : che non era modo quello , dopo avere ottenuto la grazia di guarire dalla malattia , di non mantenere il voto che aveva fatto . Doveva fare la strada a piedi , scalza , con un cero in mano , quattro ore di cammino per le montagne . Allora si mise a supplicare che non la costringessero , che si sarebbero accorti che aveva ragione lei a non volerci andare , che aveva fatto cattivi sogni e aveva peggiori presentimenti . Invece ci si aggiunse la signora Domenica , quella che aveva il bambino mutolo , e che voleva fosse lei , la Coronata , a tenerlo fra le braccia davanti all ' altare della Madonna che gli doveva , se voleva , ridare la parola . La Coronata si mise a piangere e si affacciava alla finestra come se aspettasse qualcuno . Passavano suonando pifferi e zampogne i pellegrini , che venivano di lontano , e scaricavano in piazza , in segno di gioia , fucili e pistole caricate a mitraglia . C ' era chi faceva la strada ballando , e chi improvvisava un balletto durante la sosta in piazza , c ' erano le donne coi lattanti caricati nelle ceste che portavano sulla testa , c ' era un gran chiasso che si aggiungeva allo strepito dell ' estate . Uno di quei pellegrini , con un cavallo infiocchettato come se lo portasse per voto , si mise a gridare verso di lei : " Viva la Madonna ! " e ballava furiosamente brandendo un fucile . La Coronata rientrò in casa tremando tutta come una gallina , scarruffata , e si mise a battere col piede nudo : " No , no , e no ! " " Turca , saracina , diavola , eretica ! " le strillavano intorno . Si avviarono , la madre si caricò sul capo la cesta dei viveri , la Coronata prese il cero pesante ornato di nastrini , si mise , sulle trecce , la coroncina di spine intrecciata di fiori di vitalba che sembravano uno stuolo d ' api che le svolassero intorno al viso caldo e maturo , e stava attenta a non pungersi . Si batteva la mano sul petto dicendo : " Madonna mia , che cosa mi sta per succedere ! " Ma nessuno le badava , e il padre la mandava avanti come una vitella . La gente del cavallo era già lontana e cantava a squarciagola . Il mutolo , che si passavano ora l ' una ora l ' altra portandolo in braccio , stava a guardare come tutti gridavano evviva , come agitavano le armi , e , era l ' alba , gli alberi in fiamme che avevano illuminato il cammino tutta la notte . " Oh , lui non sente niente , povero angelo ! " diceva la signora Domenica . Ma il mutolo aveva capito , e agitava le braccine come chi voglia dire qualche cosa . A una fonte della montagna la gente del cavallo si era fermata , mangiava e beveva , e chi non aveva da masticare cantava a squarciagola . Ma non cantavano niente di religioso , tanto che la signora Domenica si lagnava . " Guarda che razza d ' infedeli , che vanno cantando canzonacce alla festa ma perché ci vanno ? " Nessuno sapeva di dove fossero , ma la Coronata lo sapeva : dovevano essere i compratori di pelli e di cera che venivano dall ' altro versante , gente che vive in montagna la metà dell ' anno , e poi scende con le bestie cariche di merce . Come lo sapeva ? Ella si mise a ridire che voleva tornare indietro , che quella era una brutta giornata per lei , che la Madonna le perdonava se tornava a casa . Allora il padre le disse che era capace di persuaderla con le cattive , anche coi suoi diciotto anni quanti ne aveva . L ' alba era ormai schiarita , il sole tentava di penetrare nelle valli fresche e scure , cominciavano sulle vette più alte le cicale a cantare , mentre in basso la voce invernale dei torrenti strepitava come chi non vuole ascoltare . Poi cominciò il paesaggio delle baracche di felci , dove tenevano bottega per i pellegrini i vinai , presso le fonti limpide , e le strade di confluenza dove arrivavano dagli altri paesi le genti ubbriache di canti , di chiasso , di vino e i malati che levavano il viso emaciato dalle barelle , e gli ubbriachi che andavano pencolando sul ciglio delle strade come i muli . Si spalancarono gli abissi delle valli , le gole dei burroni , tra un coro assordante di grida , uno sventolio di cappelli e di fazzoletti , i pazzi colpi dei fucili : apparve il santuario bianco con la sua forma di vescovo mitrato , in fondo alla valle . La Coronata teneva il mutolo in braccio presso la balaustra dell ' altare , e diceva : " Grida , grida , chiama la Madonna " . Lo teneva stretto fra le braccia , gli premeva il capo contro il marmo freddo della ringhiera . Il bambino cacciava fuori urli indistinti , grondante di sudore , coi capelli ritti , la bocca aperta , bianco come la cera . Le candele dell ' altare si storce vano lentamente nel gran caldo di fiati e di sospiri della folla , e di colpo grondavano grosse lagrime di cera sulla tovaglia dell ' altare . La Madonna di pietra colorata , coperta di orecchini e di braccialetti , guardava coi suoi occhi neri dritto alla porta da cui irrompeva la gente , sebbene la chiesa fosse affollata . Ad ogni gruppo di persone che entrava , la folla compatta si contraeva come il corpo di un mostro che digerisca a fatica . Vi penetravano , come in un mistico ovile , le mucche e le capre infiocchettate che i pastori portavano in voto , e che dovevano giungere fino all ' altare . Le donne , attorno al mutolo , lo premevano da tutte le parti , gli gridavano ai sordi orecchi , gli mostravano , per fargli capire , come muovevano le labbra gialle nell ' atto di gridare : " La Madonna ! " . Altre donne , appassionate di quel fatto , si pigiavano intorno , si mettevano a battersi il petto col pugno , a gridare a squarciagola : " Fa ' il miracolo , Madonna santa ! " Pareva che si fosse stabilita una gara invidiosa a chi ottenesse il miracolo . Il mutolo , alto su tutta la folla , si era arrampicato sul marmo della balaustra , e gli pungevano gli occhi tutte quelle candele , le bocche aperte lo stordivano , e le mani intorno che lo reggevano parevano portarlo in alto , in alto , con gli angeli . Aveva capito , e ormai la voce gli usciva dalle labbra come in rantolo . Gli uomini , con fusi tra la folla , pallidi a sentirsi stretti fra le donne , si smarrivano . Di quando in quando , dal banco coperto di tela bianca , su cui i devoti gittavano orecchini e anelli in un impeto , fremendo e gridando : " Madonna bella ! " , il prete levava gli occhi al soffitto , come se vi vedesse volare quella voce divenuta articolata , e quella parola che avrebbe fatto saltare di urli la chiesa . Ma a un tratto la Coronata lasciò andare il ragazzo . Un uomo si era avvicinato a lei circondato da altri visi risoluti . Il mutolo si afflosciò sulla balaustrata , gridò , parve che gridasse distintamente : " Madonna mia ! Mamma mia ! " ; la folla si levò tumultuando e battendosi il petto , mentre un cavallo nero infiocchettato di rosso si faceva strada scalpitando e nitrendo , si avvicinava all ' altare , ed eccolo che invece di accosciarsi come era uso , si voltava verso la porta con una donna in groppa , e sotto i colpi di un giovane fosco , aveva infilato la porta , e via come un ' apparizione . La gente che ballava in piazza non vi aveva fatto caso lì per lì , fino a quando una donna non si precipitò dalla porta della chiesa , coi capelli sciolti , gridando : " Mi hanno rubata mia figlia ! " Altre grida coprirono quella voce : " Ha fatto il miracolo ! " Il cavallo era scomparso non si sa da qual parte del bosco intorno , e aveva mandato all ' aria un gruppo di persone intorno all ' indovina ben data , che rimase sola sulla piazza come se giocasse a moscacieca . Le madri in piazza misero fuori un gran vocio : " O Marianna , o Grazia , o Lucia ! " per assicurarsi che le figliole le vi fossero ancora . Un uomo , col fucile brandito , cominciò a chiedere che gli prestassero un mulo , un asino , per inseguire il ladro , e si videro un uomo e una donna vecchi che spronavano un asino ilare e trotterellante , dietro le tracce del cavallo nero . Le ragazze erano spaventate e sognanti , e sapevano di che paese fosse la ragazza rubata . Nel bosco fu un clamore e un domandare affannoso a chi veniva , se avevano veduta una donna in groppa a un cavallo infiocchettato e un giovane anche lui in groppa . Le voci erano contraddittorie , sembrava che le persone non capissero nulla , che cosa fosse una donna e un cavallo . Forse avevano paura che il ladro fosse un personaggio pericoloso , e indicavano vagamente la strada , in su , in giù , di qua , di là , a casaccio . La madre coi capelli sciolti andava invocando e supplicando tutti i santi . Gridava per le valli : " O Coronata , o Coronata ! Figliola ! " Ma le sue parole erano coperte dalla voce dei fiumi profondi che si cercavano per le valli , e i monti stessi non ripetevano né ampliavano quelle parole , ma facevano una vaga risonanza come se la stessa eco fosse ammutolita . Verso sera parve , in una conca deserta , che sul pendio d ' una montagna si accendesse un fuoco ; parve che nella macchia scura delicati colori di panni di donna risplendessero come un ' apparizione . Il padre si mise sparare all ' impazzata , fino a che si fece largo fra i rami d ' un albero una donna che si mise a parlare . Tutta la valle si mise a sentire , e ad ampliare quella voce che pareva sovrumana , la voce stessa di un ' eco che miracolosamente avesse imparato a inventare parole ; e diceva : " Io ve lo avevo detto che non volevo partire . Lo sapevo che sarebbe finita così , e ormai È inutile starci a pensare . Se qualcuno si muove gli sparo , perché questo è il mio marito , e lo amo " . La voce si spense , si risentì confusamente ripetere due tre volte qualche sillaba di quelle parole dagli echi assorti e lontani , con la loro voce burbera e ironica . Il padre era seduto su un sasso , col viso fra le mani , e sembrava morto in quell ' atto . La madre , coi grigi capelli sciolti , con le lagrime che le bagnavano il viso come un sudore disumano , disse volgendosi a qualcuno : " Ci avrà pensato , quel maledetto , a portarle qualche cosa da mangiare ? Se vi fosse qualcuno che le portasse una pentola e un poco di pasta . Io no , non li voglio più vedere . Per me sono morti " . TERESITA Il Ferro , con le mani dietro la schiena , camminava tutto il giorno su e giù per la stanza come un carcerato . Appariva a tratti alla finestra , dava un ' occhiata fuori , voltava bruscamente le spalle e riprendeva a camminare col suo passo cadenzato come il battito d ' un orologio . I ragazzi , quando lo vedevano , coi capelli bianchi ritti sulla fronte e gli occhi grigi , si nascondevano dietro il grosso macigno che era rotolato dall ' alto della montagna fin sotto alla sua finestra . Le donne di casa , la moglie e due figlie , stavano tutto il giorno in cucina , zitte e scalze , e di loro non si sentiva che qualche sospiro . Lo servivano , gli mettevano le scarpe inginocchiate ai suoi piedi , lo lasciavano mangiare solo , sempre attente che non echeggiasse la sua voce iraconda . Egli chiamava : " Signora Saveria ! " quando chiamava la moglie ; ella accorreva tremante e inchinata , e stava a sentire immobile i suoi ordini e la gragnuola delle sue frasi risentite . Egli aveva in uggia tutto il mondo , e bastava andare a chiedergli un consiglio per tornare umiliati e irritati dalle male parole . Ammetteva alla sua presenza soltanto il figlio più piccolo , quello che gli somigliava di più e che aveva destinato agli studi . Altri due figli più grandi , appena in età di saltare li fece pastori . Il figliolo privilegiato lo stava a guardare ore intere come andava su e giù , facendo a tratti qualche gesto quasi per togliersi di dosso un che di fastidioso . La mattina , chiuso nella sua stanza , sentiva rivivere tutta la casa : era come un fremito che s ' impossessava di tutto , coi vetri che tintinnavano , con le scope che strisciavano a lungo , come se fuori piovesse a scrosci più forti e men forti . Poi sentiva la voce della moglie che svegliava la bambina più piccola , Teresita , con la dolcezza di chi distoglie una persona amata da un ' illusione : era un gorgheggio , un richiamo , un discreto richiamo tra un bosco dove qualcuno si fosse smarrito o nascosto . Tutte le mattine egli notava , era una musica nuova , qualche cosa di bizzarro e di capriccioso che la madre sapeva inventare . Dopo aver fatto il trillo dell ' usignuolo , il miagolio del gatto e il tubare della voce materna , chiamava per nome la bambina : " Teresita , Teresita " , e la distoglieva così dal sonno , fino a che quella balzava su richiamata dal ricordo improvviso e urgente delle cose che aveva lasciate alla veglia . Poi non si udiva più nulla . La piccina faceva una grande fatica a orientarsi ; tutta la casa pendeva sul suo silenzio , e sulle sue prime parole roche , sul suo visino ancora impigliato , nel groviglio del sonno , a un sogno che l ' attraeva ancora come fosse ancora vero . Il padre , il Ferro , aspettava con un segreto piacere : ella si avvicinava alla sua porta , col passo strascicato e incerto , ed era come gli camminasse sul petto . Si vedeva , di sotto l ' interstizio della porta , l ' ombra della piccina assottigliarsi e allungarsi fra l ' alta luce che irrompeva da fuori , e sull ' altalena delle ombre convergenti in cui si trasmutava tutto quello che si moveva nella casa , ella avanzava finalmente , e diceva : " Papà , papà " . Egli la lasciava fare e taceva . Fino a che la piccina cominciava a picchiare , in ritmo sempre più alto come una frase musicale . Ta - - ta - - ta - - ta . Tatatatà . Poi batteva coi piccoli pugni , con la mano aperta , col ginocchio nudo . Il Ferro ascoltava e rideva fra sé e sé . Quella sofferenza e quell ' attesa gli davano un piacere infantile . Apriva la porta , l ' afferrava tra le braccia , se la faceva sedere accanto , sul letto , e le domandava : " Che cosa hai sognato ? Vuoi bene al tuo papà ? " Su questa domanda era solito insistere : " Vuoi bene al tuo papà ? Quanto gli vuoi bene ? Molto ? Quanto ? " " Quanto voglio bene al sole , alla luna " , ella rispondeva , " quanto agli occhi , quanto al pane , quanto al cielo " . Egli non si stancava di ascoltarla , e le faceva ripetere all ' infinito quelle proteste d ' amore , lui che non era abituato a sentirne . Poi si levava , i suoi occhi grigi ridiventavano protervi , la sua bocca riprendeva la piega amara del disprezzo . Teresita tornava piccola piccola con la mamma in cucina , e sapeva che non poteva più mostrarsi perché il padre l ' avrebbe sgridata . Egli voleva soltanto che lo svegliasse la mattina dicendogli che gli voleva bene . Quando la rivedeva vestita , con la treccina stretta al sommo del capo , col visino assorto delle bambine che aspettano qualche cosa , provava lo stesso sentimento che aveva verso le altre figliole una specie di animosità inconscia , come se quelle fossero sogni suoi finiti male . Poi maritò le più grandi mentre la Teresita era ancor piccola , e andava rimuginando a chi l ' avrebbe data : vi pensava , e sentiva che avrebbe odiato il marito di Teresita . Intanto ordinò ai figli più grandi che si trovassero lavoro fuori : uno lo arruolò fra le guardie di finanza , e quello strillava che voleva rimanere in paese a lavorare la terra ; l ' altro scappò di casa una notte e non si seppe più nulla di lui . Una fretta irragionevole lo prese di fronte alla vecchiaia , e non fu contento se non quando la casa fu vuota , quando tutti se ne furono andati chi di qua chi di là , e che però si ricordavano di lui e della sua durezza con una specie di tenero accoramento verso l ' infanzia passata fra tanta inutile severità . Tutti fuori di casa , e lui , solo , inquieto come un vecchio leone . Anche il figlio prediletto , appena avuta una professione , lo abbandonò perché si volle sposare . Questo fu per il vecchio il più gran dolore . Chi gli voleva bene , ormai ? Uscì di casa per ultima , data a un contadino ricco , la Teresita , divenuta una bella ragazza . Gliela diede con rabbia . Rimaser soli , nella casa , lui e la moglie , uno di qua e l ' altra di là , senza mai vedersi o quasi , perché egli seguitava a dormire solo e a mangiar solo . Il giorno dopo le nozze di Teresita , il Ferro aveva finito col vestirsi tardi , irritato e sorpreso di non vedere più , come al solito , la figlia . Alla moglie che lo stava calzando si mise a domandare : " Che ne è della Teresita e di suo marito ? Non viene a salutarmi ? Non vengono a baciarmi la mano per ringraziarmi di averli uniti ? Quel mascalzone crede di potersi dispensare dalle buone usanze ? Che cosa sono divenuto io ? Io sono capace di farlo arrestare . Non mi vuole più bene nessuno ; nessuno mi vuole più bene " . Non c ' era modo di fargli tenere fermo il piede per infilargli la scarpa . " Buono , buono " , diceva la moglie " verranno , verranno certo più tardi a salutarvi e a chiedervi la benedizione " . Arrivarono difatti che il sole era già alto . La Teresita si mise a picchiare disperatamente , ma il Ferro ordinò che non si aprisse , e diceva : " Snaturati ! È questa l ' ora di levarsi ? È questa l ' ora di venire a chiedermi la benedizione ? Non apro , non voglio aprire . Nessuno mi vuole più bene , Teresita " . Ma ebbe il coraggio di lagnarsi fino a che restò chiusa la porta . Quando si decise ad aprire , sedette solennemente su una sedia e vide avanzare lo sposo con la faccia storta e contrariata dietro le spalle di Teresita . Si misero in ginocchio ai suoi piedi ed egli li benedì non senza mettersi poi a leticare col genero : che lasciasse venire da lui tutte le mattine la Teresita a svegliarlo , altrimenti non si sarebbe più levato dal letto . Teresita era bellissima , con gli occhi chiari , e una dolce stanchezza nello sguardo . Egli sospettò che fosse felice e ne ebbe dispetto . Le domandò : " Sei contenta ? " Ella annuì con un gran cenno del capo . Allora egli divenne furibondo : " Dove me la porti questa figliola , mascalzone ! Tu non te la meritavi ; tu sei uno stupido : tu finirai in carcere " . Erano abituati alle sue parole grosse e non vi facevano caso . Tentarono di consolarlo , ed egli non chiedeva di meglio che d ' esser consolato , circondato di premure , sentirli discorrere di lui sottovoce ; domandarsi che cosa potevano somministrargli per calmarlo . Al primo bicchier d ' acqua rinvenne , e li vide che si scostavano lungo le pareti della stanza per lasciarlo passeggiare . Da allora , tutte le mattine Teresita si levava , in fretta e correva come sempre , alle sette , a svegliarlo . Egli risentiva la sua voce e il suo tocco , e questa volta fuori della porta di casa . La lasciava picchiare e si ravvoltolava nelle coperte . Ella cominciava a parlare per persuaderlo ad aprire , per potergli dire buon giorno , per dirgli che gli voleva bene e servirlo . Egli taceva , e gli veniva da ridere , contento , udendo che la voce di lei era sempre quella d ' un tempo , una tenera voce che usciva dal suo petto maturo come di sotto un velo . Alle volte si addormentava di nuovo per pochi minuti , ed era dolce dormire sapendosi vigilato . Sapeva che Teresita sedeva sullo scalino della porta ; di quando in quando metteva le labbra al buco della serratura e chiamava : " Papà , papà " . Quella voce arrivava a lui deformata dalla cavità attraverso cui passava , e lo faceva ridere , come se si trattasse d ' un gioco di ragazzi . Alla fine apriva , ed ella entrava umile e sottomessa . Venne l ' inverno , le strade del paese in pendio divennero torrenti , la neve sulle montagne brillava nuova . Una mattina il Ferro aspettava che Teresita picchiasse alla porta . Pareva che fosse il vento e non era : era lei che batteva e chiamava , come travolta dalla tempesta : " Papà , papà ! Aprite , sono io " . Egli fingeva di non udire , e sentiva la rabbia della pioggia che si allontanava e si avvicinava a seconda del vento , e il brontolio frettoloso del torrente che si rompeva davanti agli argini della porta . " Papà , papà ! " Egli pensava : " Se apro subito , per lei sarà troppo facile . Che picchi ancora . Se mi vuol bene starà sotto la pioggia e aspetterà " . Ella seguitava a battere , disperatamente , e si sentivano le sue nude mani bagnate contro la porta . " No , non aprite " , ammonì egli alla moglie . " Ve lo dico io quando dovete aprire " . Alla fine aprirono . Ella entrò vacillando , bianca come la cenere , col viso umido di pioggia , i piedi rossi . Sedette ai piedi del padre come un povero animale , e si mise a piangere poggiando la guancia alle sue ginocchia . Disse : " Lo sapete che ho fatto un bambino questa notte ? " Un filo di sangue le scorreva sulla caviglia nuda , sul piede nudo . " Ho sonno " , aggiunse , " e mi sento male . Mi avete fatto aspettare tanto , là fuori " . Egli si mise a carezzarle i capelli umidi , come quando era piccola . Ella stravolse gli occhi e disse in un soffio : " Non volevano lasciarmi , ma io per forza sono voluta venire . Sono saltata dal letto di nascosto , quando non mi vedeva nessuno " . Divenne smorta , pesante . Egli le carezzava i capelli e le diceva : " Sì , sì , lo so che vuoi bene al tuo papà " . Ma poi sentì che ella non si muoveva più , come se dormisse . Aveva l ' occhio azzurro spalancato e senza sguardo . Il Ferro allora si mise a gridare come un bambino spaventato , e la scoteva inutilmente : " Chi mi vuole più bene , ora , Teresita , chi mi vuole più bene ? " ROMANTICA La ragazza strillava che voleva giocare sempre col ragazzo con cui l ' avevano sorpresa dietro una fratta . Non era bello che alla sua età , già fatta , corresse pei campi come un puledro ; ma quella non si rassegnava a non essere più una bambina , e la si ritrovava dappertutto , dove i ragazzi si davano convegno . No , non poteva fare a meno di lui , perché lui sapeva raccontare tante cose cui nessuno pensa , voleva discorrere con lui notte e giorno , per tutta la vita . Il padre di questa ragazza era uno dell ' Alta Italia , trapiantatosi nel nostro paese dopo un lungo vagabondaggio attraverso l ' Italia meridionale . Doveva appartenere a una grande famiglia , almeno a quanto diceva il suo nome . Già molto giovane era fuggito per seguire Garibaldi , poi , invece di tornare a casa sua , si ridusse a vivere da noi . Questa prima parte della sua vita era un mistero . Poi , da una donna del luogo ebbe questa figliola , e tuttavia non la sposò . La figliola gli rassomigliava , e nessuno si stupiva che fosse tanto disposta a scorrazzare . Voleva stare insieme col ragazzo ? Che ci stesse . Cominciarono a giocare davanti alla porta di casa , e già tutti e due erano grandi , e s ' involavano qualche volta per i campi ; tornavano trafelati a mezzogiorno , col sentimento che di quest ' ora hanno gli animali domestici e i ragazzi . " Ah , che razza di fidanzati e di sposi ! " diceva la madre che era una povera schiava , sempre a badare all ' uova , ai conigli , alla capra , all ' erbetta , che non sedeva mai su una sedia , che dormiva presso il focolare nella stanza accanto a quella dell ' uomo . I due giovani si sposarono come per gioco ; il marito si mise a lavorare , ma giocavano insieme lo stesso quando avevano tempo , e non era difficile vederli la sera che si accapigliavano per due soldi che giocavano a battimuro . La figliola si presentò in casa una sera per domandare alla madre : " Che storia è questa della figliola non legittima ? È vero che io sono una di queste ? È una cosa di cui mi devo vergognare ? " La madre tremava . Ella seguitò : " Almeno spiegatemi quello che devo sapere " . Fu a questo punto che la ragazza divenne donna . Cominciò a frequentare la casa più spesso e ad aiutare la . madre . " Allora voi non siete sposata con lui ? " " Io ? oh , no ! Egli è di una grande famiglia , e non mi ha mai voluto dare il suo nome . Io mi chiamo sempre Padella " . " Ma vi ha voluto bene ? " " Non lo so , non lo so , io . Chi lo sa che cosa hanno in testa questi uomini ? Da trent ' anni non sa più nulla dei suoi e non cerca di sapere . Io non gli ho mai chiesto nulla . Parla tanto poco " . " Ma bene , ve ne ha voluto ? " " Non lo so . Non si vede più che sono stata bella ? Ma lo sono stata , e bene gliene ho voluto . Il destino ci ha messi insieme e ci siamo rimasti . Ora che tu non ci sei , siamo anche più lontani . Chi dice più una parola ? Egli pensa sempre , non si sa a che " . " E non vi ha mai fatto una carezza ? " La giovine seguitò a dire che col suo sposo era un ' altra faccenda , che erano felici , che anche nel sonno si cercavano senza volerlo . Qualche volta sognavano di giocare e si mettevano a leticare dormendo . La madre diceva : " Ragazzi ! " , ma teneva il viso coperto con le mani , ma pareva che ricordasse qualche cosa che le faceva male . " Io non ho mai saputo come siano queste cose . Quando venne lui così alto , con quegli occhi , con le sue maniere , me ne sono andata con lui . Che importa ? Mi ha trattata come un povero animale . Che importa ? Ah , vi volete bene ? Anche nel sonno ? " Cercava di sorridere . Il vecchio rincasava come al solito , alla solita ora . La figlia : " Che avete fatto di mia madre ? Perché , io non ho mai saputo nulla ? Perché , non siete stato buono con lei ? Perché mia madre non è stata felice ? Io , guardatemi , io sono felice " . Il vecchio guardò la sua donna come se si accorgesse di lei la prima volta , e gli sembrasse impossibile che ella fosse capace di soffrire per qualche cosa . La figlia aggiunse : " Anche lei è una povera creatura di Dio " . La donna , ad occhi asciutti ripeteva fiocamente : " Anch ' io sono una povera creatura di Dio " , come se dicesse a sé sola , ma la stesse ad ascoltare tutto il mondo i morti e i vivi , la gente lontana e il cielo , e divenuta grande lei che si era sempre considerata tanto piccola . " Tutta la vita in silenzio senza dire altro che le frasi d ' ogni giorno . Non abbiamo parlato mai , nessuno mi ha detto mai nulla , come si parla alle persone . Io qualche volta parlavo alle bestie , alle galline e ai conigli , ecco con chi parlavo " . Le disse queste cose o le pensò , e a distanza la sua vita non le parve altro che una lunga alternativa di lavoro e di sonni pesanti , le galline che covavano , i pulcini che saltavano nuovi come i ragazzi , la capra che doveva pascolare e che ella si trascinava dietro per i campi come fosse un cane . E da tutte queste cose dipendeva la loro vita . Per la prima volta ebbe l ' impressione di essere stata infelice senza averlo mai saputo , come succede ai bambini poveri , quando ricevono un poco di bene . Si accorgeva oscuramente come tutta lei stessa si fosse piegata e conformata a seconda dei bisogni e delle faccende quotidiane , e nel fondo della sua memoria non c ' era altro , quando non pensava , che il belare delle capre , il pigolio dei pulcini , le grida delle cicale che la stordivano quando andava a spigolare dietro le orme dei mietitori . Ora le sembrava che sarebbe morta se non le avessero detto una parola buona , ella che non vi aveva mai pensato . " Li sentite " , disse rivolta all ' uomo , " che si abbracciano nel sonno ? Che leticano nel sonno ? Quando si sono mai veduti degli sposi a questa maniera ? " Sorrise ? Voleva sorridere . " Ecco , ecco , dirò ... " cominciò l ' uomo . " Dirò " . Ma esitava . Si tuffò nel passato come in un mare , parlò come se confessasse . Egli non era mai riuscito a togliersi dal cuore una figura di donna che aveva amato , giovinetto , lassù , nella sua città . Questa donna , ora che lo confessava a qualcuno , si accorgeva di non amarla da un pezzo , non si ricordava che poco di come era fatta , si ricordava soltanto il suo nome , forse non amava più che quel nome . Come si chiamava ? Palmira . Non è un bel nome ? Forse non era neppure un bel nome . Ma gli era parso bellissimo , e quando se lo ricordava rivedeva il suo sguardo . Aveva gli occhi neri . Era bionda ? Sì , era bionda . Ma non m ' interrompete con queste domande . L ' aveva amata adolescente poi giovinetto , ed ella per lui era la sua terra . La sua terra era prospera , ricca , con monti e fiumi , boschi e fonti , con città popolose , donne amorose . Era partito volontario con Garibaldi ; tornò , la trovò fidanzata ; ripartì , voleva dimenticarla . Dove andare ? Allora si usava andarsene per dimenticare , e c ' era scritto anche nei romanzi . Aveva compiuto venti anni il giorno in cui passò lo Stretto di Messina col suo Generale . La gioventù non era per lui altro che questa terra , ora , la terra con gli aranceti che aveva davanti , e la veduta dell ' Aspromonte come un gigante che volta irritato le spalle . Non l ' avrebbe più riveduta , aveva fatto proposito . Forse , se non si fosse ostinato a rimanerne lontano , a rivedere quella donna sposata sarebbe guarito . Se ne accorgeva troppo tardi , ma quando se ne accorse non poteva più muoversi , coi suoi vestiti troppo disusati . Averla potuta rivedere , era sicuro che sarebbe guarito . Ora quella figura era scomparsa dalla sua memoria , e di lei non rimaneva che un nome , e il colore dell ' adolescenza . Dapprincipio questo sacrificio gli era piaciuto , e gli era piaciuto annullarsi in questo modo . L ' amava ancora ? Non era possibile . Gli era rimasto come un grande rancore , e la sorpresa di trovarsi alla fine della vita , sì , alla fine , senza accorgersene , per questo risentimento giovanile . Era come se fosse scivolato da una grande altezza e si ritrovasse nel fondo senza memoria del tragitto . E ora ? Ecco come si perde la vita , ecco come ci si dimentica di noi stessi . Egli diceva o borbottava queste cose , seduto , con le mani sulle ginocchia tremanti , come un accusato ; ma non lo capivano , se non quanto bastava per aver pietà dell ' amore . " E ora , andate a riposare . Questa è l ' ora vostra . Ecco la tazza del latte . Andate a dormire " . Ella come sempre gli accese il lume , gli preparò il tetto , gli tolse le scarpe . Ma questa sera , che aria nuova correva il mondo per lei ! Stranamente le ritornava con quest ' estate la memoria di molte estati lontane , e le luci dell ' orizzonte , dove il mare le teneva ancora , erano le luci della sua gioventù . Il mondo le si ripresentava nuovo e intatto , e non era mutato nulla , neppur lei , e i rumori spersi della strada , battere di porte , risate , pianto di bambini , calpestio , richiami , si svolgevano come una musica nota d ' un mondo che comincia per noi . Una impressione di felicità pioveva su tutte le cose . Perché era tanto libera e leggera oggi ? " Disgraziato " , diceva con la sua figliola , " disgraziato , povero infelice . Da noialtri è tutta un ' altra cosa : ama chi t ' ama e rispondi a chi ti chiama " . E a tutte le ragioni per cui riteneva quell ' uomo un essere privilegiato si aggiungeva anche questa . Ormai parlavano di Palmira spesso , come d ' un sogno comune , poiché non avevano altro in comune . Che si poteva dire di essersi amati , incontrarsi un giorno nel bosco , egli col fucile in ispalla , ella intenta a raccogliere ghiande ? Invece Palmira era lontana , era stata bionda , lo era ancora , poiché ella rimaneva giovane e amata nel ricordo . Si era sposata ? Nessuno lo sapeva . Egli non ne aveva avuto più notizie , ed era andato ramingo da paese a paese appunto perché ella ne perdesse le tracce . Forse si ricordava ancora di lui , e pensava che egli si era perduto per lei . O che non avesse creduto che si era trovato un amore migliore ? Fu in questa comunità di discorsi e di pensieri che la donna gli posò il capo sulle ginocchia , ed egli distrattamente le ravviava i capelli grigi . " Anch ' io sono stata bella , non è vero " Egli diceva : " Io non sono più quello di allora . Mi sembra di essere nato una seconda volta qui , e qualche volta mi sembra di sognare . E del resto , perché soffrire ? Chi si accorge che noi soffriamo ? " " Oh , io sono stata felice senza sapere nulla , contenta di servirvi . Ora che so , mi dispiace , ma prima chi pensava a queste cose ? Avevo altro da pensare " . Un giorno arrivò una lettera per il forestiero , cosa straordinaria , perché egli non ne riceveva mai . Doveva aver fatto una lunga strada perché era coperta di bolli , di indicazioni , di correzioni e d ' indirizzi . Sembrava che tutto quello che doveva dire lo portasse scritto sulla busta , e che dentro non vi fosse più nulla , come i pensieri vecchi che finiscono sempre con l ' affiorare e con l ' essere rivelati . Ma il forestiero non era là per riceverla ; non viveva più . Questa lettera rimase molti anni ancora nelle mani della sua donna , come un cimelio . La lettera che si era trascinata tanti anni sulle sue tracce rimaneva ancora chiusa come se non fosse stata scritta . Solo più tardi qualcuno l ' apri e la lesse . Diceva : " Spero che questa lettera arrivi a trovarti . Dove sei ? Non ti ricordi di me ? Rispondi . Ho paura che tu sia troppo lontano . Per carità , rispondimi . Ho da dirti cose decisive per la tua e la mia vita . Se non risponderai vuol dire che sei perduto per sempre . E io che farò ? Palmira " . E sotto la firma : " Vieni , vieni ! " . La calligrafia e l ' inchiostro avevano avuto il tempo d ' invecchiare e d ' ingiallire , la data era divenuta remota : trentacinque anni prima . Del resto , quello che l ' aprì , per caso , non vi capì nulla . LA SIGNORA FLAVIA Fu come se tra il grigio delle case fosse fiorito improvvisamente un giardino . La signora Flavia scendeva in istrada accompagnata dalla domestica che si teneva umilmente un passo indietro , gli occhi bassi sul petto abbondante . La signora , vestita di rosa , sembrava dovesse perdere l ' equilibrio da un momento all ' altro , non essendo abituata alle ineguaglianze della strada . A lei stessa pareva di prender terra dopo una malattia . Si sentiva addosso una gran pienezza , e il petto e i fianchi come se si muovessero troppo . Ma nessuno si accorgeva di queste cose . Piuttosto , sembrava più piccola di quanto di solito la immaginava chi l ' aveva intravista qualche volta alla finestra , o traversante le sue stanze sonore , più piccola , al modo stesso delle statue calate dal loro piedistallo . E allora a qualcuno sembrava più bella e più vicina , e il fatto stesso che era più tozza di quanto si pensava , e di quanto promettevano le sue gambe forti , era una di quelle imperfezioni da artefici popolari , che piacciono al popolo . Ma su quel corpo , si volgeva con un lieve tentennamento la testa piccola , le labbra forti , il naso ricurvo e brevissimo , la fronte diritta e quadrata , come se non vi potessero regnare altro che pensieri ordinati e chiari . Passò attraverso le strade come in processione . La gente si ricomponeva e ammutoliva . Si sentivano soltanto rotolare i ciottoli che urtava con le scarpette . Come per non turbarla , la salutavano a bassa voce . Invece saltò su con una voce sgangherata Serafino che disse : " Sono vostro servo ! " Ella si volse appena , senza guardarlo , e allora il Serafino si accorse di avere i piedi scalzi , e si ricordò di avere uno spacco dietro ai pantaloni . E contava diciassette anni . Si vergognò subito , sedette sul muricciolo , nascondendo un piede dietro l ' altro . La signora aveva rallentato il passo , e si levò la voce nasale della domestica la quale lo avvertì : " Prepara la cavalla bianca per domani mattina . La signora Flavia deve andare al giardino " . Serafino stava seduto sempre ; la donna lo redarguì : " E levati in piedi , quando ti trovi davanti alla signora " . La signora Flavia parve non aver udito . Solo , abbassando gli occhi , vide il dito grosso del piede di lui che si muoveva nervosamente . " Quanto zelo questi servi ! Non sanno che inventare per compiacere i padroni . È certo che se fosse stata lei , la signora , non vi avrebbe fatto caso " . Si era rintanato , e sul suo pagliericcio non riusciva a prender sonno . Egli aveva sentito parlare la signora , qualche sera , stando seduto sotto la finestra di lei , a prendere il fresco con la servitù : le finestre erano aperte , e la voce di lei scendeva lunga e assorta come la voce delle fontane nei boschi . Indovinava anche il sonoro passo di lei . Egli pensava sempre di avere un giorno un vestito nuovo per mostrarsi , ed era sicuro che allora lo avrebbe comandato : " Serafino , va ' a prendermi tre soldi di neve . Serafino , ha detto la signora di andare a comperare questo e questo " . Ma forse era proprio la domestica che non gli dava mai le commissioni , e perciò lui non lo comandavano mai . Egli immaginava che lo avrebbero mandato al paese vicino a portare i regali di Natale e di Pasqua ai parenti di lei ; poi immaginava che sarebbe tornato con un bigliettino di ringraziamento e lo avrebbero fatto passare per darlo personalmente alla signora Flavia . Ma siccome lui badava alla cavalla , queste commissioni le affidavano agli altri servi , quelli che avevano in custodia i muli e le asine . La signora andava a cavallo raramente , quando scendeva al mare pei bagni , e quando andava a trovare i parenti . E lui l ' indomani non avrebbe avuto un vestito nuovo da mettere . Se lo pagavano male non era certo colpa della signora . Era il marito Che gli lesinava i denari , e lui serviva per poter dire che era in casa loro , e pel rispetto che gliene veniva . Si rivoltolava nel lettuccio . Certo che questa gente ha dei vestiti inverosimili . Hai veduto che razza di stoffa portava indosso ? Una stoffa che sembrava pelle . Macché , più delicata della pelle . Aveva un odore di stoffa nuova che si sentiva a un miglio di distanza , come se passasse un mercante con la sua roba uscita fresca dalla fabbrica . Ella è bianchissima in viso . Si capisce , perché , sta sempre chiusa . Ha qualche efelide intorno agli occhi perché , è troppo bianca , troppo bianca , troppo . La sua bocca è un teatro . Che cos ' è un teatro ? Egli non lo ha mai veduto ; ma la bocca di lei è un teatro . A teatro non ci sono le dame vestite di bianco , i cavalieri lucenti , i paladini con le tuniche rosa , e il cavaliere Orlando con la sua spada d ' oro ? Quant ' è vero Dio che la sua bocca è un teatro . E poi le mani . Sembra che debbano a un certo punto allungarsi , e invece si fermano , vengono le unghie appannate , e sembrano le mani brevi delle bambine . I capelli sono ordinati . Si potrebbero contare uno per uno , sono capelli vivi , forti e densi come i giardini ombrosi . Tre soldi di neve , e la neve ha il colore un poco dorato delle sue mani . I suoi denti bianchi fanno venire la sete , come la neve . L ' orcio dell ' acqua è sulla finestra . Vi batte la luna e il sereno , è fresco e rugiadoso , emana un odore di fontana . Giunge di lontano l ' odore dal mirto che ha fatto le bacche rosse come i grani d ' una collana . La signora padrona è impenetrabile come una statua , e nessuno può immaginarsela mentre ride . Invece ride nella sua stanza , e gli angoli ne risuonano . Poi non ride più ; si allontana invero similmente , diviene piccola e triste come una foglia appassita . L ' alba è fredda e fa rabbrividire gli uomini nei loro letti . Non si sa che ora sia . Arriva la luce da lontano forse è la luce che viene dal mare , forse la luce della luna al tramonto . Si sente tossire nelle case basse . Si desta il mondo . Nel sonno la signora è scomparsa dietro una nuvola . Serafino non riesce più a ricordarsela , e gli sembra d ' averla perduta . Forse non è vero che domani deve accompagnarla sulla cavalla bianca . Bisogna levarsi presto per ricucire gli strappi ai pantaloni . Che stupido non averci pensato prima . Ma lui non ha la fidanzata . Il giorno avanza caldo , crucciato , fosco . Poi sembra che debba piovere , giunge a tratti l ' odore del bosco umido , a tratti giunge un odore gonfio di nuvole acquose , e le cime delle piante si mettono a tremare . Ma non piove , invece . Il sole si leva trionfante e asciuga il mondo , le ore cominciano a scandirsi grandi sulla terra . La cavalla ha una criniera lunga e sfrangiata , una criniera da bestia selvatica . Questa mattina sembra pallida , perché ha il muso color cenere , e la criniera sembra ingiallire alle sfrangiature . Questa cavalla è proprio una signorina . È mansueta , aspetta tranquillamente scalpitando come chi cambi posizione nell ' attesa . Ubbidisce alla voce . Improvvisamente , a una buffata di vento , nitrisce superba . Vuole correre , e si sente già il suo trotto attraverso i boschi e gli orti , per la ghiaia e per la terra molle , quando la terra sembra vuota sonora come un petto . La signora vi monta con disinvoltura , vi si accomoda seduta e prende le briglie . " Non volete che tenga io le briglie , e cammini avanti , ché non si adombri ? " No . Egli deve correre dietro la cavalla correre correre , parlarle a voce alta e a voce bassa , chiamarla con tutti i nomi che le ha dato quando erano soli , e la domava scagliandola selvaggia per la valle . Avanti , testarda avanti , colomba ; piano , bandiera , al passo , madama . Si traversa il bosco d ' ulivi , si traversano i ruscelli asciutti , le vallette folte di canne , dominate da un lungo respiro , e il lamento delle fonti che buttano goccia a goccia l ' acqua ricantandola su tutti i toni , e le gore d ' acqua stagnante col loro profumo sfatto e il canto fiacco di una ranocchia che vi è rimasta prigioniera . La signora respira liberamente non si regge più il petto ondeggiante con la mano . Per un poco egli le trotta accanto e le dice con voce mozza : " Se per caso avete bisogno , potete poggiare la mano alla mia testa " . E le offre la testa ricciuta e nera . Ella invece sorride mentre la cavalla la scuote su e giù , e la sua veste fa delle strane smorfie . Egli grida correndo avanti , per frenare il cavallo , ora che il bosco è basso , ed ella potrebbe urtare in qualche ramo : " Che brava cavallerizza che siete ! Questo animale è proprio un cristiano , una creatura come me e come voi , con licenza parlando " . Ella non risponde , e lievemente curva in avanti , di fianco , e le scarpette che ha appaiate da una parte sembrano due colombe pronte a volare . La cavalla nitrisce , le risponde un ' altra voce nel bosco ; qua e là si accendono nel verde cupo i melograni rossi come fiamme nella penombra . Spunta un altro cavallo al trotto . Il cavaliere tiene sulle ginocchia una donna e le stringe col pugno il petto per tenerla ferma ; ella è pallida di paura . Sono passati . " Non l ' avrà mica rubata , quella donna ! " grida Serafino correndo e saltando davanti alla cavalla . Finisce il bosco , sono arrivati in prossimità del fiume che fa sentire la sua voce volubile . Serafino si ferma davanti alla cavalla che si arresta impennandosi . La donna tira le briglie e fa col gomito l ' atto di chi trae la corda d ' un arco per iscoccarne la freccia . Ferma , c ' è il fiume . Qui crescono al fresco i granoturchi , stanno spropositate le zucche , gli alberelli da frutto stanno nani e gonfi di succhi ; qui crescono le erbe grasse sulla terra non dissodata e occupano come lumache vegetali il suolo , i melograni e gli aranci stanno forti e lucidi . La fornace della calce mette il suo color bianco e assetato in quell ' umidore " Andate piano , non la spronate , e se vuole , lasciatela bere . Non guardate l ' acqua , guardate sull ' altra riva , ma non l ' acqua . Fa girare la testa " . La voce di Serafino arriva rotta dal rumore della corrente che fa chiasso sui sassi , fischia e zufola fra le canne , brontola tra le macchie , s ' ingorga cupa qua e là verso la riva , mentre nel mezzo corre il filo della corrente come chi non abbia da perder tempo . Si sente come una lunga armonia da una riva all ' altra , le voci lontane divengono meravigliosamente vicine , spinte dal vento , rotte dalle sillabe dell ' acqua che variano i rumori all ' infinito come gli accordi di una musica . Sono grida di uccelli , e sembrano canti mutevoli , mentre si spande su tutto la voce estatica e misteriosa dei monti popolati di mandre . La cavalla ha saggiato la profondità dell ' acqua con passo prudente . Freme un poco . È in acqua . Serafino si è rimboccati i pantaloni e sta con l ' acqua alle ginocchia . La cavalla dà un balzo e si scrolla . Serafino con un salto è in groppa alla bestia e dice : " Scusatemi , ma l ' acqua è troppo profonda " . La cavalla si rafforza sulle zampe , ha allungato il collo per bere . Sembra ora che soffi alle nuvole specchiate nella corrente e se le beva , bruchi le erbe e i fiori della riva , lambisca le cime delle montagne che vi si riflettono . Fischia nel bosco un uccello , suona una zampogna in montagna , cantano i ranocchi negli stagni , e la corrente del fiume sembra che corra aerea sul mondo , carpisca questi rumori e li trascini nel suo gorgo come pagliuzze . Il collo dell ' animale si allunga , si allunga , diviene una china pericolosa , e l ' acqua intorno vi rumoreggia e si affolla invitando a scendere con le sue mille voci cattive . " Ferma ! " grida Serafino . Ma la signora ha allentate le briglie , a un tratto ha veduto intorno a sé il mondo girare , rovesciarsi sulla terra come imbuti le nuvole , lei essere scagliata nell ' acqua , come nella dimensione del cielo . La cavalla sembra , con l ' acqua alle ginocchia , un rottame di barca . Non succede nulla , nulla ! La signora Flavia si è fatta pallida , si è rovesciata all ' indietro . Serafino afferra le briglie , dà un grido alla cavalla che avanza tremando nell ' acqua , e sente ad ogni passo la certezza del fondo pietroso . Sembra che scivoli , e la corrente ora le gira intorno allegra e maligna . Invece ha raggiunto la riva , e freme per tutta la groppa mentre vi punta le zampe . D ' un salto Serafino è in terra , reggendo con le mani alte la dama svenuta , se la sente scivolare fra le braccia come un segreto , si accorge che stringe con la mano il seno di lei . Qui , alla piegatura del gomito , è un gran solletico . Ha paura di farle male , la vede afflosciarsi in terra come cosa morta . Stanno in una macchia d ' oleandri . Un ramo , soltanto a sfiorarla , le ha fatto arrossire la pelle sulla guancia . Distesa in terra , è come in una buca profonda : si vede il cielo e le nubi , si vede lontano il paese come se fosse diroccato e abbandonato . Sulla terra non c ' è più nessuno , nel cielo gli uccelli sembra debbano precipitare colpiti in volo . Il cavallo scalpita , poi si mette a cercare certi fiorellini azzurri che coglie coi grossi denti bianchi . Il fiume scorre calmo e placato , come se avesse scherzato , s ' insinua nella macchia e diviene lucido e segreto . Un insetto vi si è imbarcato su una pagliuzza e va lontano . Serafino chiama piano piano : " Signora , signora ! " Si mette a sedere ai suoi piedi come un cane , poi fa per toccarle una mano , fa per sbottonarle il corpetto . Tremando , riesce a sciogliere il primo bottone , ritrae le mani . " È tutto molle , molle , molle ! " pensa , all ' infinito . La chiama ancora con voce suadente come se avesse timore di destarla , e volesse assicurarsi davvero che non sente . Ella sospira , gonfia il petto col suo respiro , il suo soffio dipinge il cielo con una nuvoletta piccola piccola , le api le si addensano intorno con la loro musica . Una lucertola vibrante si agita fra l ' erba . INNOCENZA Verso primavera , Biasi , che lavorava alla strada provinciale , come manovale , andò a trovare sua madre . Era distante , ma contava di farcela in una giornata , a piedi . Invece , verso sera si trovò ancora al di qua delle montagne , sempre lungo il mare , tra le agavi e i pali del telegrafo che si confondevano . Allora su quella costa che vedeva distesa all ' infinito , si assegnò un punto dove fermarsi per la notte : le case sparse sul promontorio , sotto la lanterna del faro . Gli faceva piacere pensare che si sarebbe fermato là ; la lanterna già cominciava a tentennare tra accendersi e spegnersi , chiamando invano le navi che filavano illuminate al largo . Sotto la roccia del promontorio le case si acquattavano nella notte , e il bosco di aranci odorava a intermittenza . Quando Biasi vi arrivò , trovò che il droghiere teneva ancora aperto . A dormire sulla riva del mare faceva ancora freddo , e si vedevano le onde spalancate che minacciavano . Allora chiese al droghiere di permettergli che si sedesse . Gli accennarono , senza parole , di sì . Sedette , si appoggiò al banco , la testa gli si posò sulle braccia , si assopì . " Una candela . Un soldo di tabacco . Mezzo litro di vino . Una sigaretta . Chi è questo ? Un viandante . Il barone ha venduto l ' essenza a duecentocinquanta . Contate il resto " . Ecco le voci che Biasi sentiva nel sonno , e entrare e uscire , voci più gravi e femminili , e la vicinanza di qualcuno che tentava di ravvisarlo . Più tardi una voce gli disse all ' orecchio : " Si chiude ! " Si levò di scatto , vide una grossa farfalla che sbatteva dietro il banco , girando intorno al lumino acceso davanti all ' immagine d ' un santo , si trovò sulla strada stordito e intirizzito dal sonno . Il mare faceva un gran fracasso , e come se fosse incatenato , accanendosi contro la luna che lo faceva parere altissimo . Gli alberi si lasciavano incantare pallidi a quel 121rumore e chiarore . Sulla strada non c ' era nessuno . Sedette su un muricciolo davanti a una casipola , e vedeva in terra l ' ombra , netta come un ricamo , di un albero di gaggia che stava davanti alla porta . Ora la notte gli pareva una strana stagione d ' un sole senza più forza . Guardando meglio , si accorse che la porta della casipola era semiaperta e che qualcuno là dentro tossiva . Vi si accostò . Al suo scalpiccìo una voce disse : " Avanti ! " Egli diede una spinta alla porta ed entrò . Disse : " Buona sera . Veramente io non avevo bussato " . Sotto una lampada appesa al soffitto , una figura femminile stava seduta , avvolta in uno scialle che le copriva la testa , e lasciava intravedere soltanto due occhi neri e fissi , due occhi senza età , gli occhi delle donne del popolo . Egli disse subito il fatto suo : " Se mi lasciate dormire , magari in terra , e se permette il padrone . Io posso pagare . Sono in viaggio e vado a trovare mia madre . Sono un operaio " . La donna fece appena un cenno con la testa . Egli aggiunse : " Grazie , se è così mi metto a sedere " . I due occhi neri lo fissavano , e sembravano sorridere d ' un riso involontario . " Quanto è che vi devo ? " disse il giovane sedendosi , e faceva tintinnare i soldi in tasca . " Chiudete la porta " , disse la donna . " Chiudete col chiavistello " . Nell ' atto di levarsi per chiudere , ella poté misurarlo , agile , magro , con una testa ricciuta , un color vivo e bruciato in viso , dove la prima calugine della barba dava una sofferenza sproporzionata a quell ' età . Egli osservava in giro , guardava la coperta distesa a modo di tenda , e che copriva evidentemente un letto . Guardò interrogativamente la donna , e disse : " Allora siete sola ? " Ella accennò di sì ; il giovane rimase sovrappensiero : " Io sono un operaio " . Si mise a raccontare come lavoravano alla strada , e come avevano un caposquadra cattivo . A un certo punto non s ' intese più parlare . Si era addormentato penosamente , lottando per tenersi seduto . Poi si buttò istintivamente in terra come un animale ; l ' idea del cammino percorso gli era addosso , e lo affaticava ancora . Dormiva tenendo il viso contro il braccio piegato . La donna lo guardava e pensava al sonno pesante dei giovani , alle stanchezze felici e leggiere . Come se fosse lei a regalare quel riposo , pensava , e quasi diceva : " Dormi , dormi " . Il giovane , istintivamente teneva una mano nella tasca dei soldi . Si sentì bussare alla porta leggermente . La donna , in piedi sulla sedia , spense il lume , aspettò senza muoversi . Bussavano di nuovo , più forte , e una voce dietro la porta disse : " Apri , Vènera ! " Si sentiva anche il rumore d ' una comitiva , intorno , un suono di armonica subito soffocato , e risa trattenute . Uno si mise a cantare a squarciagola , accompagnato da un tamburello , mentre un altro dava calci alla porta a seconda del ritmo di quel canto . Quel canto diceva : " O fiore amaro , o pecora sperduta ! " Ridevano . Biasi sentiva tutto questo nel sonno , confusamente . Fuori della porta s ' inferocivano , mentre dalle case vicine , come da pollai , correva un lungo brontolare e tossire . " Apri , Vènera , altrimenti , guai a te " . La donna si mise a parlare dietro la porta : " Stasera non posso aprire , andate via , per carità tornate domani sera " . " Ora , ora ! " si misero a gridare . Ridevano , fischiavano , facevano schioccare baci . " Un momento , lasciatemi dire " replicava la donna . " Ho qui un cliente , quasi un ragazzo , che non sa niente . Siate buoni , lasciatemi stare , infelice ch ' io sono ; lasciate stare questa povera orfana " . Le risposero schiamazzando . " Non apro " , disse lei rabbiosamente . " Guai a te , Vènera " , le dicevano . Ma si dispersero . Soltanto uno tornò a supplicare , e chiamarla coi nomi più dolci , con una voce di ragazzo , e si mise a baciare la porta . " Ti brucerò la porta ! " minacciò alla fine . Ma poi non si sentì più nulla , e soltanto il respiro del mare che riempiva ormai la notte e passava sul mondo immerso nella luce fatata della luna . La mattina aveva un colore di festa . Il giovane vedeva la donna affaccendata davanti a un fornello , e questa volta aveva la testa avvolta in una pezzuola azzurra , annodata sotto il mento e il suo pallore diventava color grigio . Egli si trovava , non sapeva come , sul letto : la tenda era sollevata , il sole lucente aveva conficcate le sue lame negli interstizi e nelle fessure della porta e della finestra . Non si ricordava come era salito lassù , vestito com ' era . " E voi dove avete dormito ? " " C ' era posto anche per me " , rispose la donna . " Avete fatto tutto un sonno " ella aggiunse , " e dormivate come un bambino " . Un gatto si pose seduto sulla coda nel mezzo della stanza e lo guardava . Le pareti della stanza erano coperte qua e là da fogli di giornali illustrati ; una fotografia d ' uomo nel mezzo di un ventaglio formato da cartoline illustrate , sembrava trovarsi davanti a un tribunale e a una condanna . Il giovane vide , accanto a sé , l ' impronta di una testa sul cuscino , e sospettosamente , senza darlo a vedere , si frugò le tasche . Erano idee vaghe . Poi domandò : " Mi è sembrato che questa notte facessero chiasso " . " Già , suonavano e portavano serenate alle donne " . Ella gli porgeva il caffè in una tazzina dai fiori dorati , che evidentemente era usata di rado , e in qualche occasione . Sullo specchio opaco di quel liquido , come in un lago notturno , egli vide per un momento riflesso il suo occhio come un regno profondo . Poi cercava le scarpe . La donna gliele porse dopo averle lustrate con la cocca del grembiule , e questo atto gli ricordava sua madre . Quando si fu levato ella si mise a spazzolarlo . Egli sentiva andar su e giù quella spazzola , con un ' impressione d ' infanzia , e di quando in quando , tra un colpo e l ' altro , sentiva di urtare contro qualche cosa di morbido ; lei gli stava vicina a occhi bassi , battendo le ciglia per non esser guardata , mentre compiva diligentemente il suo lavoro . Di nuovo egli si mise la mano in tasca par darsi un contegno : " Come facciamo per questo alloggio ? " Ella rispose : " Volete sempre pagare . Niente , niente . Io sono sola e non ho bisogno di niente . È carità del prossimo " . Intanto aveva preso il pettine e gli ravviava dolcemente i capelli . Vedeva i riccioli stendersi e arrotolarsi di nuovo . " Avete l ' innamorata al paese ? " " No , non ne ho " . " Non avete una donna che amate ? " " Non ne ho . Ho da lavorare " , - - rispose serio e giudizioso . Rideva , poi , con due denti grossi come due mandorle . Ella era divenuta brusca , e col pettine gli tirava i capelli , da fargli male . Seguitava a servirlo , gli versò l ' acqua nel catino , e aspettava reggendogli l ' asciugatoio aperto fra le due mani . Egli disse asciugandosi : " Ora bisognerà che me ne vada " . " E avete da mangiare per la strada ? " " No , arrivo poco dopo mezzogiorno . Vi ringrazio . Voi siete proprio un angelo del Signore . Mi ricorderò di voi e vi verrò a trovare quando passo da queste parti " . Senza dir nulla , ella aveva aperto il fagotto del giovane , sciogliendo con le dita leste i nodi del fazzoletto , e toccava uno per uno gli oggetti avvolti là dentro , come per riordinarli . Poggiò poi una scaletta al muro , per raggiungere il soffitto dove due o tre reticelle appese chiudevano certe mele rosate . E stando lassù era divenuta loquace . " Ora vi do qualche cosa da masticare lungo il viaggio . Voi siete un ragazzo , si può dire , e i ragazzi hanno sempre bisogno di mangiare " . " Ragazzo " , fece egli punto sul vivo , " ragazzo non tanto . Ho diciotto anni , cosa credete ? " La vedeva di sotto in su , con le gonne raccolte fra le ginocchia , e il suo viso lo guardava dall ' alto , lontano come se si fosse involato . " Non tenete la scala " , ella disse arrossendo vergognosa che la guardasse così ; " scostatevi " . La scala tentennò a un suo movimento falso , ella fece un gesto di chi naufraga in aria , mentre i pomi cadevano in terra , riuscì appena ad aggrapparsi a un piuolo , e il giovane fece in tempo a raccoglierla fra le braccia . Si era slacciata la pezzuola turchina che le copriva la testa , venne fuori una chioma castana venata di biondo . Ella corse con le mani alle guance , se le copriva , e guardava fissa il giovane . " Vi siete fatta male ? " Lottando contro di lei le staccò le mani dalle guance , temendo che si fosse fatta male , e vide una cicatrice appena rimarginata , d ' una lunga ferita , di taglio che le sfregiava una guancia dall ' orecchio al mento , come accade di vedere tra le donne perdute , segnate così come da una condanna . Ella non accennava più a coprirsi , stava davanti a lui come una colpevole , e forse per darsi da fare , dopo un poco , riponeva ordinatamente nel fagotto le mele sparse per terra . Aveva finito . Egli le si accostò , le prese la testa fra le mani , la fissò , posò le labbra sulla cicatrice , la baciò forte come se chiamasse a testimoniare la luce del sole , e senza ripugnanza . " Siete buono " , mormorò la donna . Bussarono . Un giovane torvo e pallido , entrò . Aspettò che l ' ospite uscisse , lo squadrò mentre si allontanava , sbattè fragorosamente la porta . Il sole fuori era grandioso e il mare accecante . VOCESANA E PRIMANTE Vocesana e Primante erano nemici . Nel coro della chiesa , Vocesana era il tenore e Primante lo incalzava col controcanto . Le loro voci si levavano al Kyrie come colombe che prendono il volo nello stesso istante . Il canto di Vocesana toccava altezze vertiginose e pareva si dovesse spezzare contro le vetrate ; la voce di Primante si dibatteva sperduta e bassa . Abitavano due case vicine . Primante diceva le preghiere tutte le sere , a voce alta . Subito dopo si sentiva la sua voce iraconda per le stanze . Nei paesi i muri vedono e sentono . Vocesana era buon compagno , faceto , qualche volta caritatevole ; a lui piaceva solennizzare le feste : ammirava la terra e i suoi frutti , e quando ragionava del tempo , anziché riferirsi alle stagioni , prendeva per data le feste che nell ' anno sono varie e portano o maturano un frutto nuovo . Vocesana e Primante avevano pressappoco la stessa età . Avevano due figli maschi ognuno , e tutti e due pensavano di fare un prete del più grande , e del più piccolo un pastore che così non pesava e poi sarebbe stato beneficato dal fratello . Intanto i ragazzi crescevano . Ma mentre il figlio maggiore del Vocesana sembrava il figlio d ' un signore , con la pelle bianca e le vene azzurre alle tempie , come un predestinato , il figlio di Primante era bruno e ottuso . I due uomini frequentavano insieme un solo luogo : la chiesa . Là erano rivali . La loro contesa più aspra , quella che riassumeva tutte le altre contese , l ' avevano per Pasqua . Quando nella processione del Venerdì uno dei fedeli trascina la croce e un altro fa da sbirro , le lotte sono accanite . Tutti vorrebbero fare la parte del crocifero , col camice bianco e la stola , la corona di vitalba intrecciata di spine , che di quei giorni mettono le gemme lungo il livido tronco . Crocifero fu sempre Primante . L ' anno passato , poi , il vecchio parroco non vide la Pasqua . I fedeli , come disse un pastore , rimasero come capre senza campàno ; alcuni cessarono dalle devozioni perché il nuovo parroco era troppo giovane , sbrigava le cerimonie senza solennità , aveva una voce che non arrivava alla volta della chiesa , e pareva che il Cielo non lo udisse . I vecchi fedeli si diradavano , i giovani profittavano per prendere il loro posto nelle processioni , accanto al prete , a reggere i lembi del piviale . Accaddero cose mai viste . Nell ' ultimo Natale due zampognari vennero a lite , e il più vecchio , quello che aveva diritto di suonare a lato dell ' altar maggiore , ebbe l ' otre lacerata da un colpo di trincetto per mano del suo rivale . Vocesana e Primante apparvero nel coro soltanto per le feste solenni . Parvero più grigi del solito . Quando venne la Pasqua , la competizione risorse più accanita . I giovani si affollarono intorno alle cariche della Sacra Rappresentazione . Preparavano novità . Il figlio maggiore della Nidìaca che non lo vollero neppure per Giuda , si preparava a comparire in testa alla processione sotto una campana intrecciata di spine , lunga fino ai piedi . Tutti aspettavano di vederlo . ( In quella benedetta settimana che sulla terra non c ' è frutti , gli spini che circondano i campi verdeggiano , e non si scorge altro e sembra che non esista altro sulla terra ) . Vocesana e Primante tornarono alla lite del Crocifero e dello sbirro . Dopo una settimana di occhiate torve e d ' intrighi , si accordarono di affidarsi alla sorte . Uscì il nome di Vocesana . Era Giovedì . La sera , fino a notte , mentre i pastori alimentavano in piazza il fuoco di Caifasso , il paese risuonava di canti e di supplicazioni , e il canto di Vocesana era alto e acuto come il canto del gallo . La processione del Venerdì uscì dalla chiesa verso sera . Senza suono di campane , sparuta . Il sole era velato . Un po ' di vento sbatteva come vele le coperte che paravano i balconi . Uscì primo , reggendosi appena , l ' uomo con la cappa di spine fino ai piedi . Inciampò sulla scala . Una goccia di sangue gl ' imperlò il petto nudo . Appena fu sulla piazza , reggendosi a fatica , si aggiunse allo sbattimento delle coperte un gridio confuso di gente che chiedeva pietà ricordandosi dei suoi peccati . Parevano le voci sperse su una nave in pericolo . Dieci chierici uscirono reggendo il cero , piccoli , innocenti , coronati di vitalba fiorita . Il secco rumore del legno che sostituiva le campane legate crepitò sulla piazza . Apparve Vocesana vestito del camice bianco , con la stola rossa , curvo sotto il peso della croce . Essa recava tutti i simboli : il gallo vi cantava sulla sommità , le tenaglie e il martello , i chiodi e la lancia , e la spugna sulla canna s ' incrociavano come stemmi sacri . Vocesana appariva compunto e sofferente . La barba che non si era rasa da più giorni rendeva più scabro e più pallido del solito il suo volto su cui pendeva bianchissimo il sudario avvolto alle braccia della croce . I compagni della buonamorte che lo circondavano col cappuccio calato , parvero coperti d ' un casco d ' acciaio . La croce era pesante e si trascinava in terra lasciando un solco come un aratro senza governo . Primante apparve nel riquadro della porta a testa alta : brandiva una corda a doppio , tutta nodi . Sul primo scalino vibrò un colpo al Crocifero guardandosi intorno . Il corteo intonò il Miserere . Vocesana tentò di cantare , ma la voce , curvo com ' era , gli uscì soffocata e distante . Primante brandì la corda e gli vibrò due colpi sul fianco . Questo era il suo uffizio . Vocesana pensò che quel legno pesava . Al secondo colpo dello sbirro scivolò e cadde sui ginocchi . Tentando di risollevarsi urtò col capo contro il legno e una spina della corona gli si conficcò nella fronte . A stento e senza che nessuno lo sorreggesse , riuscì a rizzarsi in piedi , e traballando si raggiustò il peso sulla spalla , tra l ' omero e il collo . Levando il volto rigato di sudore che gli bruciava intorno agli occhi , guardò Primante , ma la figura di lui gli parve altissima , e i suoi occhi arrivarono a posarsi sulla mano che stringeva la corda , quella mano cosparsa di peli neri e folti come la zampa d ' un orso . Quella mano egli la conosceva . Aveva giocato , da ragazzo , con quella mano , e gli si ripresentava ancora come se la ricordava , con l ' anulare storto e il pollice corto . Primante non pareva badare a lui . La processione ebbe un attimo di sosta . Come tirando una corda cui fosse legata una bestia recalcitrante , Primante continuava a cantare , e giacché non gli bastava la voce , faceva risuonare il canto nel suo naso grosso . E col canto trascinava la processione e il Crocifero . Come se avesse letta questa parola su una casa abbandonata , che scorse levando gli occhi , Vocesana pensò alla vecchiaia . Aveva veduto sotto di sé il metro di terra su cui era caduto , coi sassi , i fuscelli , la sporcizia . La terra non l ' aveva veduta da vicino , col suo mondo e i suoi aspetti , da chissà quanti anni . Gli tornò alle narici l ' odor nuovo delle cose , com ' erano quando egli era ragazzo , e si ricordò che in quello stesso luogo dove aveva giocato tante volte , dove era caduto estenuato dai giochi , aveva veduta la terra allo stesso modo : un mondo microscopico dove i ciottoli buttavano l ' ombra d ' una montagna nana . E quello stesso luogo si ricordò spazzato dai balli del Maggio , quando tutti gli spiazzi del paese si macerano come i piedi delle ballerine . Levando gli occhi arsi vide intorno un nereggiare di popolo , e tra l ' afa della folla udì i canti e le grida , e ad ogni sferzata il rimbombo dei petti picchiati dalla pietà dei devoti . Ora stava presso la sua casa . Un pensiero comune e ridicolo , come un pensiero di ragazzo , gli traversò la mente : " Quest ' uomo picchia troppo forte " . Vide , e gli parve altissimo , il suo balcone parato con la coperta gialla che si era distesa sulle sue nozze , e una figura nera inginocchiata come un sacco rovesciato : sua moglie . Chissà dov ' erano i suoi ragazzi . I canti divennero altissimi , acuti , spaventevoli , come se si fossero aperte le porte del Purgatorio . Gli si annebbiarono gli occhi , e il sole parve precipitare spento nel mare . " Quest ' uomo picchia troppo forte " . La nausea lo assalì , un colpo sulla nuca lo gittò in terra . " Troppo forte , troppo forte " . Un solo pensiero gli rimase acceso nella mente , come la sola molecola viva di tutto il suo essere : sua moglie ancora inginocchiata come un sacco rovesciato . Buio . E in quel buio brancolava come in un mare , e brancolando non ritrovava né le braccia né le gambe . Pareva la coda mozza d ' una lucertola . Tutto il suo essere premeva verso quello spiraglio aperto nel suo pensiero : quella donna , barlume di luce nella tenebra . La tenebra si popolò di suoni ; dapprima i canti squillarono , poi divennero un rombo confuso , poi una successione di suoni sempre più acuti , come quando l ' organo cambia registro , e nella nota del fagotto il tremolo zampilla come una vena aperta con un colpo di spillo . La gente che lo attorniava gli parve che gli fosse addosso , diavoli d ' un regno visitato nei terrori dell ' infanzia . Quello spiraglio di luce si spense , ed egli non fu che una impressione , l ' impressione di agitarsi , più che con le membra , col pensiero in un mare denso e difficile . Parve che tutti fossero passati già su di lui . Sentì bruciare le gote e la bocca . Questo gli ridiede il senso di sé stesso . Pensò : " I miei denti " , e tentò di parlare , ma gli parve che gli avessero cancellata la bocca . Aprì gli occhi e rivide il metro di terra sotto di sé e adagiandovisi con tutto il corpo riprese il sentimento della sua vita . E in quell ' istante sentì sopra di sé la voce di Primante e la sferza che gli cadeva ancora sul viso . Riuscì a risollevarsi in piedi . La terra intorno a lui traballava convulsa . Il Crocifero si lanciò sullo sbirro . Sacrilegio inaudito . Primante si rovesciò su se stesso . Fu un gridare , un disperdersi , un battere di porte . Vocesana era rimasto sulla piazza solo . Da una finestra all ' altra si gridava . La sua casa gli parve deserta , e sul pianerottolo della scala esterna una donna chiamava , e avendo i capelli sciolti . Come se si fosse denudato , Vocesana ricompose il camice con una meticolosità assurda . Richiuse attonito il coltello . Non sapeva dove metterlo . Lo posò in terra come se lo avesse raccattato là . I monti intorno erano squallidi e deserti ; gli alberi parevano correre . La sera veloce cadeva . " Scappa , scappa ! " gridavano . All ' alba , fra due carabinieri , Vocesana ricomparve in paese . Tutta la terra era verde . Si stavano per sciogliere le campane , e la Ma donna vestita di nero correva pei campi esultanti , correva come un angelo e come l ' ombra d ' una nube in cerca del figlio risorto . Vocesana , coperto di lividure , sanguinante , legato , s ' imbatté nella Madonna vagante , ed ella non lo conosceva . TEMPORALE D ' AUTUNNO Si sentiva la pioggia risalire frettolosamente i fianchi della montagna , col suo rapido passo su per le foglie dei boschi . I viaggiatori , tirando e spingendo le cavalcature , guardavano la cima ancora sgombra e limpida . Ma intorno gli alberi si agitavano , tremavano le foglie , col fruscio d ' una folla aspettante . Scoccò un fulmine e frantumò il sole incerto in un pulviscolo luminoso . Dietro a questo splendettero le felci verdissime , i tronchi grigi e rossastri di certi alberi , e gli abeti diventavano chiari e gemmanti come alberi di palcoscenico . Si vedeva , dal fondo delle valli , la gente che si affrettava per i fianchi del monte , e i musi delle bestie nere tesi dietro una cavezza invisibile . Ma poi il sole si velò , la montagna si mise a vociare , mentre da ogni piega si buttava giù fragoroso un rivo d ' acqua torbida . L ' acqua si mise a scrosciare interminabile , frustata dai fulmini , ne era piena ogni accidenza della terra . La nuvola larga calata sulla montagna la stacciava furiosamente all ' ingiro , si allungava a sorvegliare il torrente che andava verso il mare , preso da una fretta disperata . Le prospettive false create dai baleni e dagli strappi improvvisi delle nubi simulavano regni lontani e profondi . I viandanti che dovevano risalire il versante , e che erano molti perché tornavano da una festa , non si videro più . Per fortuna ci sono le caverne e i ripari dei pastori erranti in montagna . Un viaggiatore che tirava nella tempesta una mula , apparve su un poggiolo del monte , in un fumoso splendore d ' incendio . Legò a un albero la bestia che si mise a odorare il cielo col muso a imbuto , compagno delle proboscidi lunghe delle nubi su lei . L ' uomo si cacciò in una capanna carponi . Ora sentiva la pioggia sullo strame del ricovero come se si fosse chetata , e anzi con un sentimento di piacevole monotonia . Chiuse la porta di assi imbottite di felci , ma in quel momento scorse nel fondo scuro una forma umana . " Che bella avventura , eh ? " Gracile gli rispose una voce di donna : " Eh già ! " Un vago profumo si sentì nella capanna . " Come ? Come ? Vi siete trovata sola in montagna , con questo tempo ? " " Non sono sola . Sono scappati gli animali che ci portavano me e mio padre ; ora li cercano , ma non so se ritroveranno questo punto o se abbiano riparato altrove . Quando piove non si capisce più niente in montagna " . Ella balbettava queste parole , accovacciata nel fondo , e si sentiva che era assalita da lunghi brividi . L ' uomo si tolse il mantello e gliel ' offrì . La donna tese una mano , lo prese , se lo accomodò addosso . L ' uomo si tirò su i risvolti della giacca . " Speriamo che non duri molto . Del resto è un temporale d ' autunno . Sono due anni che fa così dopo la festa . L ' anno passato ci perse la vita una donna con le sue creature " . " Poveretta ! " Si sentiva ora ostinarsi la pioggia e mutar suono poiché picchiava sul terreno divenuto molle ; così il mondo sembrava essersi rattrappito , e null ' altro che una pozza d ' acqua . Si allontanarono di gran carriera i tuoni e i lampi , come arrugginiti dall ' umidore . La donna guardava coi suoi occhi febbrili fuori del mantello . Calò la sera in un rapido spegnersi , venne la notte . Erano stati zitti , col pensiero teso al rumore dell ' acqua , poi questo fu un ritmo uguale e perpetuo ; allora poterono parlare . Ma quando l ' uomo disse : " Ci toccherà passare la notte qui dentro " , batteva i denti pel freddo . " E quella povera bestia là fuori ! " aggiunse . Le parole gli si allungavano fra i denti , e come una ruota in movimento non riusciva a fermarle . Allora la donna osservò dall ' angolo buio e caldo in cui stava : " Mi dispiace che abbiate a soffrire per me senza mantello " . Pareva che volesse dire di più , ma tacque . Nel buio egli la vedeva come un chiaro alone che immaginava caldo . Poi non vide più nulla , chiuse gli occhi , gli sembrò di galleggiare su un fiume , batteva i denti in un sonno pesante da cui non riusciva a destarsi malgrado ogni sforzo . Poi gli pareva di aggirarsi in una prigione oscura ; gli buttavano secchi d ' acqua sulle gambe ; intorno a lui ridevano , vedeva , da una finestra , danzare e suonare gente , perché , si trovava di nuovo nella festa . Riusciva a evadere dalla prigione , si ritrovava nella chiesa , il caldo della folla lo confortava , sentiva , un odore d ' incenso , stava bene . Questa impressione lo sciolse dal torpore come il gelo al fuoco . Riuscì ad aprire gli occhi , e allora capì che veramente stava caldo ; si trovò coperto da un lembo del mantello , si ricordò , della donna , allungò la mano e sentì un braccio di lei . Gli parve che ella facesse uno sforzo per non ritrarsi , e fingesse di dormire ; si scaldò come a un fuoco solare nella piega del suo braccio , nell ' incontro fra braccio e seno . Si ritrasse . Era cessata la pioggia , si era scatenato da tutti gli antri della montagna il vento , e pareva che i massi e le rocce , che hanno atteggiamenti umani , si lamentassero in coro nella notte in cui si credevano soli . L ' uomo domandò , come si fa coi dormienti , che sembra di interrogarli per carpir loro un segreto : " Dormite ? " Ella rispose di no . " Di dove siete ? " Ella disse il nome d ' un paese . " Anch ' io sono di là . Allora vi devo conoscere ; come vi chiamate ? " " Immacolata " . " Quale Immacolata ? " Ella scandì : " Immacolata Strano " . " Ah ! siete voi ! Io vi ho veduta quando eravate piccola , e poi soltanto intravista . Neanche questa notte vi vedo . Lo sapete che siamo nemici con la vostra famiglia ? Io sono Filippo Ligo " . La donna taceva . " Sono vent ' anni che le nostre famiglie non si parlano . Da quando noi eravamo ragazzi . Che brutta cosa , fra gente dello stesso paese , e quasi parenti , essere nemici così . Non è vero ? " " Io che ne so ? Io sono una donna " . " Ho sentito parlare molto di voi " . " Dove sarà andato mio padre ? " " Con questo vento è impossibile camminare " . " Avete per caso paura di me ? " " Io non ho paura di nessuno " . " Quando si è nemici " aggiunse l ' uomo " si pensa spesso al nemico . Non è vero ? Uno immagina quello che c ' è fra le mura proibite , come un altro mondo " . L ' uomo si ricordava ora di averla toccata , di averne sentito il tepore , con un ' impressione che gli durava come una risonanza . " Siete stata molto gentile , a coprirmi con un lembo del mantello . Credo che sarei morto di freddo . Forse ho dormito per molto tempo . Vi ringrazio " . Ella gli porse il mantello senza replicare . L ' uomo lo sentì fra le mani come una cosa viva ; caldo ancora di lei , d ' un tepore di sonno ; voleva rifiutarlo ma vi si avvolgeva intanto , fino a che gli riuscì di strapparselo di dosso rabbrividendo come uscito da un tiepido bagno . " Fate questo perché siamo nemici ? Tenetelo voi " . Senza volerlo sentì la sua scarpetta fra le mani . Era come se l ' attesa di qualche cosa lo sconvolgesse , e i suoi pensieri si buttavano verso di lei come i fiumi che corrono fatalmente verso il mare " Eppure " aggiunse " quante cose strane capitano al mondo ! " Gli pareva di soffocare , e improvvisamente , come un malato che sente di che ha bisogno per guarire . Batteva dentro di lui il sangue con un ritmo di martello sull ' incudine , e faceva un rumore assordante . Ora sentiva la notte come un profondo ribollire di elementi . Disse : " Ho fatto male a toccarvi , ma non volevo " . La donna si era chiusa in un silenzio di agguato . Come per tranquillarsi , l ' uomo cercò impaziente i fiammiferi , provò ad accenderne uno , bagnati com ' erano . Finalmente vi riuscì . Mentre aveva parlato , gli era parso che la sua voce fosse caduta nella voragine della notte , e non che con qualcuno parlasse , ma con un ' apparizione ; ora , al lume di quel fiammifero , vide gli occhi di lei cupi e gravi , ed ebbe l ' idea irragionevole che quella tenesse un pugnale sotto il giubbetto . Vederla in faccia lo calmò . Il vento cadeva come una vela floscia ; pensarono tutti e due : " Fra poco spunta l ' alba " . Quando ella carponi spalancò la porta , il mondo comparve in un colore cinereo , fra la disperazione degli alberi protesi verso oriente , in attesa della nuova luce . Le stelle ardevano ancora come le ultime braci d ' un fuoco . La donna si preparava a uscire , ma l ' uomo supplicava : " Non andate via . Aspettate ancora " . Ella sedette sulla soglia a torcersi le trecce umide e a riavvolgersele intorno alla testa . L ' uomo , accanto a lei fece : "Sentite..." e si trovarono vicini , si videro negli occhi , non si videro più , si baciavano lentamente col rumore della pioggia che sgronda dai tetti dopo il temporale . Ma per poco che si guardarono , si ritrovarono occhi disperati . Ella cominciò a dare pugni e graffi , l ' uomo rideva stupidamente . La vide correre all ' impazzata con le trecce sulle spalle , fermarsi su un ripiano del monte , alta contro il cielo , e guardarlo . Poi ridiscendeva lentamente : " Ma che devo fare ? Ma che devo fare ? Lasciatemi andar via " . Era divenuta umile e sottomessa . Ora si trovavano legati insieme da un laccio invisibile , volevano fuggirsi e si avvicinavano , eccoli uno accanto all ' altra uguali di statura , ridotti alla più elementare espressione del mondo : un uomo e una donna , e nient ' altro : uno attento all ' altro come se si fossero rubata reciprocamente qualche cosa . Ella disse rabbrividendo : " Se ci vede mio padre ... " Egli aprì le mani : " Vuoi andar via ? Sei ancora in tempo . Va ' " . Ma ella non fuggiva . " È destino " . Si torceva le mani : " Dove andiamo ? " " Sali " egli disse porgendole il braccio per aiutarla a saltargli in grembo , mentre stava a cavalcioni sulla mula . L ' animale risaliva faticosamente la montagna . Il sole lanciò un raggio caldo come un buon liquore . Le loro ombre larghe e rosee si ritagliavano nel colore dell ' alba , viaggiavano stampate sul terreno : sembrava che l ' avesse rubata ; l ' ambio della cavalcatura era monotono come una culla . " Tienti forte e non guardare perché ora si rasenta il precipizio " . Difatti esso si aprì col colore dei dirupi , e il ruscello che correva col suo trito chioccolare nel fondo . Egli , tenendola stretta , giocava con le dita sulla cintura di lei . " Dove andiamo ? Non andremo al paese , certo " . " No , cercheremo un posto lontano " . Non pensavano che si potevano lasciare . Sembrava che qualcuno alle loro spalle li scacciasse da un regno felice , incontro a un dolore sconosciuto , ma che finalmente questa era la felicità . Come per darle valore , ella osservò : " Se mio padre ci trova , ci ammazza " . CATA DORME A diciotto anni , con un mio compagno , per ragioni diverse , decidemmo di evadere dalla città dove ci avevano mandato a studiare , io perché troppo povero , lui perché di famiglia agiata , trovava meno comoda la città che il nostro borgo dove aveva servi e poderi . Scomparire dalla pensione , prendere un biglietto di terza classe , partire con lo stupore di trovare i treni alta stazione , quasi che ci fosse proibito durante l ' anno e ci fosse permesso salire soltanto a esami finiti , fu una cosa pazza più forte di noi . Infilammo a piedi poi la nostra strada , come un pensiero consueto , sentimmo la voce del fiume improvvisa e assidua fra i canneti . Sull ' albero abbattuto a guisa di ponte lo traversammo , ci ritrovammo in prossimità dei giardini , e ci venne l ' idea di cacciarci in uno di essi e di staccare qualche arancio dagli alberi . Stavano , questi , carichi e gonfi nella luce della lana , e quando li staccammo erano come vivi , impressione non provata da un pezzo . Sbucciandoli per istrada ci dicevamo : " Perbacco , queste sono le arance buone e non quelle che ci davano alla pensione " . " Ma insomma , che cosa diremo a chi ci vede tornare ora ? " " Io " , rispose il mio compagno , " dirò che non voglio stare in città perché si sta male , e si mangia male " . " Ma io non posso dire lo stesso perché non sono ricco " , replicai pensieroso . " Posso dire piuttosto che non posso più starci perché mi fa male , perché mi duole la testa , perché a questa vita dei libri non ci sono nato . Perché voglio fare il contadino e la terra mi piace di più " . Ci eravamo dette queste cose un centinaio di volte , e ce le ripetevamo per farci coraggio . Ma a mano a mano che rivedevo gli aspetti noti della mia terra mi mancava l ' animo e facevo uno sforzo a proseguire . A un certo punto suggerii : " Del resto potremmo fare una cosa : rimanere un poco per le campagne , andare a visitare i pastori , vedere gente nei giardini e negli orti , vivere di qua e di là , forse troveremo la fortuna . O magari , dopo esserci svagati , tornare in città " . " Io non voglio più tornare indietro " , disse il mio compagno ostinatamente . Erravamo di qua e di là , proprio come chi non vuole arrivare mai . Dagli orti i contadini si erano ritirati nelle loro case dell ' abitato e non c ' era anima viva intorno . Soltanto un gufo scandiva nell ' aria notturna le sue risposte a qualche interrogatore . Avevamo risalito il poggio , e il paese ci si parò davanti divenuto color d ' argento nella luce lunare . Siccome avevamo gli occhi esercitati , distinguemmo una casa di più , due case , e le nostre case e le nostre finestre , dove ci pareva distinguere l ' ombra della mamma , di quando ci salutava alla nostra partenza . Ecco dunque che ci veniva in mente la mamma . Forse pensavamo la stessa cosa perché andavamo mogi come cani picchiati . Ci sedemmo su un sasso come per riordinare i nostri pensieri . " La questione , è che mio padre mi picchierà . Io con lui non ci posso restare . Mi picchierà tutti i giorni . Se torno a casa così si metterà a ricordarmelo tutti i giorni mentre mangio , e la roba mi va di traverso . Poi mi picchia con tutte e due le mani , e io mi butto in terra sulle mani e sui piedi come un cane . Poi mi picchia con la cinghia di cuoio e mi fa molto male " . Già mi ero spaventato , e non sarei andato più avanti , se non fosse stato per seguire il mio compagno , secondo la parola data . " E poi , aggiunsi " , mia madre non mi difende più come una volta . " Prima mi difendeva sempre , ma ora è anche lei un poco invecchiata , e dà ragione sempre a mio padre , mentre prima non gliela dava mai . Devi figurarti che una volta mio padre mi ha sputato in faccia " . Ancora feci l ' atto di asciugarmi . Avevamo ripreso il cammino . Traversammo un campo verde , di un verde aereo , e io dissi teneramente : " Lo vedi il lino ? " Si vedevano i fiori azzurri , come grigi nella notte . Era il mese di marzo , chiaro e duro come il vetro . " Guido " , mi disse il mio compagno , " tu non hai coraggio " . " Io dico una cosa " , suggerii dopo un poco : " facciamo una sosta in casa della Cata e là decidiamo quello che si ha da fare . Te la ricordi la Cata ? " " Se me la ricordo ! " disse il mio compagno messo di buon umore . " Io credevo che tu non ci avessi mai fatto caso a lei " . " Chi non è stato innamorato della Cata ? " disse tranquillamente e naturalmente il mio compagno . " Tutti , credo , quelli della nostra età , e non soltanto quelli . C ' è chi ci è morto o è andato in carcere per lei . È la più bella donna di qui . E poi non invecchia mai . Io me la ricordo sempre allo stesso modo , con la stessa faccia . È piccola , è giovane , è lucente come una statuina di porcellana " . Da ragazzo io cercavo di sorprenderla sempre e di farle paura , e certe volte le cascavo davanti quando meno se l ' aspettava , saltando giù da un albero , sbucando da una fratta , e le gridavo : " Oh , Cata ! " . Ella rideva ; una volta riuscì ad acchiapparmi e mi baciò . Mi baciò sulla bocca . Io non aspettai neppure che si voltasse perché mi asciugai subito le labbra , anzi me le asciugai anche di dentro , come fosse una cosa disgustosa . Ella si mise a ridere come chi vede un infante assaporare un frutto nuovo per la prima volta , che non sa se gli piace . Mi ricordai poi sempre di questo fatto , quel bacio poi me lo sognai la notte . Uno deve saperle , certe cose , e allora io non sapevo niente . " Una buona idea . Se la Cata ci lascia stare con lei , e ci nasconde per qualche giorno . Si diffonde la voce che siamo scomparsi dalla città , ci cercheranno , e poi noi salteremo fuori e nessuno ci picchierà . Purché la Cata ci lasci " . Con questa donna in mezzo , tutto ci sembrava più facile ; noi saremmo vissuti nella casa al limitare del bosco per qualche giorno , e la nostra avventura prendeva subitamente un ' altra piega impensata . Io domandai : " Ci restiamo tutti e due ? " Il mio compagno rimase un poco sovrappensiero . Un piccolo pensiero che non ci dicevamo , che non riuscivamo neppure a formulare , si frappose in mezzo a noi . Io aggiunsi arrossendo : " Ma forse la Cata riderà di noi perché siamo ancora ragazzi . Gente forte e cattiva ci vuole per lei " . " O perché mai ? " Un cane si mise a uggiolare insistente , ci venne incontro , ci girava intorno . " Qui è la Cata " , dissi io . Mi misi a tossire perché mi batteva forte il cuore . Traversammo il campo seminato badando di non pestare il grano che nella luce lunare era come un ' acqua verde , arrivammo davanti alla sua porta . Era socchiusa , e ci parve naturale , come avevamo spesso pensato nelle nostre fantasticherie intorno a lei . L ' aprimmo con una spinta . La stanza era immersa nella penombra . Un lume ardeva posato in terra , accanto allo stipite della porta , e ne sottolineava gl ' interstizi . Sembrava che non vi fosse nessuno , e per un poco rimanemmo a guardare quello che era nel raggio del lume ; una grossa farfalla picchiava forte contro il soffitto . Fummo stupiti di notare , nella penombra , gli stessi oggetti che sono in tutte le case delle donne del popolo : un arcolaio con una matassa di lana viola , altre matasse di lana tinte da poco e stese ad asciugare , e , disposti lungo la parete , i mazzi gialli del granoturco . L ' orcio di creta , panciuto , mi parve avesse all ' imboccatura una traccia dorata , quella delle sue labbra che vi avevano tante volte bevuto . L ' ombra formava a un certo punto come una barriera , ed era un altro mondo in cui era audace guardare . Qua era un letto grande , disteso pazientemente , e su di esso una forma di donna , come un cammeo su una materia scabrosa , posava prona sul ventre , non del tutto spogliata , come se fosse caduta addormentata mentre si preparava ad andare a letto , in uno di quei colpi di sonno dell ' infanzia . Ci accorgemmo che camminavamo in punta di piedi , e ci soffiammo sorridendo : " Dorme " . Le nostre ombre proiettate dal lume basso si stamparono sulla parete , la luce arrivava al letto di striscio , con una diffusa trasparenza , come di un ' acqua luminosa , e quella parte nella stanza aveva una luce di acquario . Cata dormiva bocconi , con la fronte poggiata a un braccio , che era riuscita ad adattarsi mentre le prendeva il sonno , e con l ' altro braccio sulla schiena , legato al polso ancora un indumento , che evidentemente si stava togliendo , e che ora le faceva da velo . Era ancora con un piede nudo sul pavimento , di traverso sul letto . Ella occupava uno spazio grandissimo nella notte e nella nostra fantasia : volgendoci un poco a guardarci intorno , tutte le cose ci parevano nobilitate , artificiali quasi , simboli della vita di tutti i giorni ; i lini e le stoffe azzurre e rosa erano disposti ai suoi piedi come colori , e fuor di essi si svolgeva il lusso delle sue membra d ' avorio Noi eravamo abituati a considerare la sua bellezza come un viso perfetto su un informe di panni comuni , e ora ci pareva di sorprendere una nobiltà nascosta e vergognosa , nella finezza della linea delle sue spalle , nella posa del braccio , nel lusso dei fianchi . L ' ombra bruna della nuca , fra i capelli che vi si addensavano era la macchia del sole e degli inverni , e degli sguardi degli uomini . Il suo corpo disteso , il silenzio , la notte , la terra senza sospetto nel primo fermento della primavera , erano strani complici , ed ella somigliava nella sua architettura ai prati e ai monti distesi all ' infinito . Istintivamente chiudemmo la porta , e mormorammo quasi per non destarla : " Cata " . Ella avrebbe sollevato il viso , e coi suoi occhi simili a scarabei mi avrebbe guardato ridendo e dicendomi : " Oh , Giulio , come sei cresciuto ! " Mi avvicinavo in punta di piedi , ripetevo il suo nome presso la conchiglia piccola della sua orecchia . Le dissi , come per coprire uno spazio musicale : " Sei stanca ? " Il mio compagno guardava cupidamente , staccò qualche passo ; ma prima che egli si accostasse io mi chinai sul collo della dormiente . Vidi il mio compagno arretrare ; con un movimento istintivo mi portai la mano alle labbra : mi accorsi allora che la donna giaceva su un rivo di sangue , come se lo ascoltasse spicciare lento fuori del suo petto . La luna al tramonto ci accolse sulla strada in un crepuscolo di morte del mondo . Corremmo verso il fiume , io mi lavai le mani e il viso . " È scomparso ? " domandavo al mio compagno che mi scrutava . Non facemmo una parola di Cata , neppure per domandarci chi poteva averla uccisa . Ci pareva che fosse finita coi sogni della nostra infanzia , e che nel borgo natio , dopo la sua scomparsa , non fosse rimasto più nulla di bello . Più tardi , finita la notte , svegliandoci in una capanna : " Peccato " diceva il mio compagno , " peccato ! " " Che cosa ? " " Non aver conosciuto la Cata . Era bellissima " . Riprendemmo la strada dirigendoci verso i paesi della marina . VENTIQUATTR ' ORE Intorno alla città non crescevano l ' erbe che sono tanto buone per chi le ha mangiate da ragazzo ; per esempio il cardo selvatico dal sapore dolceamaro e fibroso ; era tutta un ' erba setolosa , ingiallita ancora dal gelo invernale a ciuffi radi . I tre amici si ricordavano di queste erbe , e non soltanto per averle mangiate da ragazzi , ma per averle trovate anche da soldati , nei riposi delle lunghe marce , in campagna . Tutto era cambiato in terra straniera . La terra intorno alla città bassa in pianura era sconvolta come in prossimità d ' una guerra , e le poche piante che qualcuno vi aveva messo , si vedeva , nei rettangoli di terra smossa , erano gelate e ridotte come vecchie cartacce . Erano tre compagni che andavano a cercar mondo , non sapevano perché : a un certo punto della loro vita si erano trovati su strade che non avevano mai immaginato in paesi non loro , e vi si aggiravano come in un labirinto . Nessuno di loro , credo , era nato per stare lontano dalla sua terra , e tutti e tre si volevano far coraggio ; ma tutti e tre avevano una ragione segreta che non si raccontavano . La ragione generica era quella di cercar fortuna : ma alle origini ve ne doveva essere una assai più profonda , che essi non si dicevano , ma che intuivano , perché a queste cose pensavano continuamente , ed era impossibile che stando insieme non lasciassero trapelare nulla . Di tutto , infatti , parlavano , meno che delle ragioni del loro vagabondare , quando , bene o male , al loro paese , bastava poco per vivere . I loro discorsi erano mal legati uno all ' altro : discorrevano , ma senza mai rispondersi , seguendo ognuno le sue idee , dicendo ognuno quello che gli cuoceva dentro . Abbastanza forte , quadrato , pallido e grigio il più grande di loro , il Ferro , non parlava che di donne . Le scovava dappertutto , le notava lui per primo , e i due compagni non facevano in tempo a posar gli occhi dove lui posava i suoi , ché altre egli ne suscitava soltanto a guardare . L ' altro , il Borriello invece , un giovane magro e scarno , pensava sempre a quello che avrebbe mangiato più volentieri , e descriveva qualche piatto del suo paese con compiacimento . Aveva le labbra molto rosse , il riso bianco , e il viso giovane segnato di molte rughe , specialmente attorno alla bocca . In mezzo a loro , più piccolo di statura , con le mani in tasca , col passo di chi ha camminato troppo nella sua vita , Mandorla , non diceva che rare parole . Ora l ' uno ora l ' altro degli amici gli metteva la mano sul braccio , e camminava un poco al passo con lui . Sebbene il più insignificante della compagnia , il Mandorla rappresentava un oggetto di disputa , perché come accade , ognuno dei due lo voleva amico per sé ; aveva gli occhi sempre un po ' gonfi e rossi : le lagrime gli venivano e gli tornavano indietro come al Borriello la saliva . Il suo pensiero fisso per quanto lo nascondesse , era sempre quello della moglie . " Capisci " , diceva , " che una donna , quando ti tradisce , tu te ne accorgi anche se nessuno ti ha detto nulla . Te ne accorgi da certe cose , per esempio ... " Gli altri due si guardavano malignamente di sopra la sua testa china . Poi uno , con una voce curiosa ma trattenuta , domandava " Per esempio ? " " Ti bacia in un altro modo , e si sente che c ' è qualche cosa di nuovo . Ella gioca come se tu non dovessi capire , e tu hai capito , invece ! E intanto non sai che cosa fare ; che cosa vuoi fare ? La vuoi uccidere ? " " Naturalmente . Ucciderla " . " Ma se l ' hai amata , come la uccidi ? Non ti riesce . Ti dici sempre : e questo domani non viene mai . E poi , io non potrei , perché , penserei sempre di averla uccisa . Tu l ' ammazzi , li stesa , e domandi qualche cosa e non ti può più rispondere . È impossibile " . Ora non poteva più parlare , e guardava in alto , come i bambini quando piangono , e per distrarli si dice loro di guardare l ' uccellino che vola . La città cominciava bassa e sterile , con le sue piazzette , le sue case modeste , i tranvai che vi sbucavano all ' improvviso come se vi arrivassero la prima volta , festosamente . Crepitavano i vetri illuminati delle fabbriche . Stranamente gli edifici enormi sembravano sprofondare in un umo antico , obliquandosi un poco . Gli autobus irrompevano con le loro forme nuove , verniciati di fresco , come se avessero sbagliata la strada , raccattando i passeggeri frettolosi per puro caso . Il Borriello si fermava a leggere , sulla soglia dei ristoranti , la carta delle pietanze . Il Ferro profitta va per dare un ' occhiata , attraverso i vetri , alle donne intente alle faccende , o a quelle che si affacciavano dall ' alto , al terzo e al quarto piano , a scuotere gli strofinacci , mentre il Mandorla , a capo chino , ripeteva : " Sbrighiamoci , sbrighiamoci , che stiamo a fare qui ? " " E che andiamo a fare in un altro posto ? Noi non abbiamo da far nulla né qui né più lontano " . Il Borriello si passava una mano sul labbro inferiore , come se avesse dimenticato qualche cosa nel fondo della memoria , poi si volgeva per domandare : " Ti piacciono i fegatini ? " Tutti e tre riprendevano la strada senza più parole ; solo il Ferro , davanti a una donna piuttosto piena , che passava con la rete della spesa , ripeteva : " Ecco una donna che farebbe per me " . Le strade , dopo il primo affollamento mattutino , diventavano improvvisamente deserte . I fischi delle sirene si destavano di botto , sotto i ponti di ferro delle metropolitane scoppi improvvisi facevano volgere il capo ai passanti e ponevano un punto fermo al movimento che poi riprendeva fluido e felice come dopo un pericolo . La città pareva assestarsi , e intonare i suoi rumori dopo la pausa del sonno : scoppi , scampanellate , fischi , urli di trombe , si rispondevano prima che il rombo della vita piena li riunisse in un solo accordo . Gli uomini guardavano inferociti dall ' alto delle vetture , tesi a quei rumori come cavalli alle frustate . Il Borriello si fermò davanti a un cartellone esposto nella vetrina di un venditore di tabacchi : " Quanto mi è antipatico questo tale . Non lo posso sopportare " . Era l ' immagine di un uomo che fumava con compiacimento un grossissimo sigaro : i baffi bene arricciati , i capelli biondi spartiti sulla fronte , e un vago sorriso di delizia : era l ' immagine di tutti gli uomini della città ridotti a una sola apparenza . Improvvisamente , passato un ponte di ferro su cui un treno fissava l ' immagine infantile d ' una partenza , la città si raccoglieva in un quartiere desolato . All ' asfalto lucido succedeva un acciottolato sconnesso , e i lampioni miseri del gaz ricordavano le notti paurose . Cominciò a soffiare un vento gelido mentre nubi grigie e ovattate si accumulavano pel cielo , e il sole le traversava da un punto all ' altro dell ' orizzonte , rapido , pareva , come una bomba . " E adesso ? " Adesso tornava alla mente di tutti e tre un proposito fatto qualche tempo prima , mai messo in esecuzione , e che li riprendeva tutte le volte che si ritrovavano insieme , e in una condizione come quella . Un uomo tardo e pensieroso , con una borsa sotto il braccio , li rasentò senza far caso a loro : portava larghi pantaloni a scacchi bianchi e neri , un tubino sulla testa che si ampliava sul collo e sulla nuca ; le scarpe grosse avevano una rappezzatura evidente , tutte e due dalla parte piena di ciascun piede . I tre amici si guardarono sorridendo vagamente , come se fossero delusi . " Io dico che certe volte sono proprio queste le persone che hanno i denari . Lo sai come fa la gente in questo paese , che quando va a lavorare non bada come è vestita " , diceva il Borriello . Il Ferro rispose con disprezzo : " Se noialtri aspettiamo che passi di qui la gente ricca , ci staremo un bel pezzo . Chi volete che passi da queste parti ? Bisogna andare dove sta la gente " . " Che ne sai , tu ? Invece io dico che proprio qui c ' è da fare , invece . E poi , perché devi andare a cercare i gran signori ? Quelli vanno in automobile , e acchiappali . Anche per fare queste cose ci vogliono dei denari , potersi presentare , potersi aggirare fra la gente . Chi vuoi invece che dia un soldo di credito a quello là ? " Il Borriello indicava il Mandorla il quale si volse appena con uno sguardo rassegnato , come dire che lo sapeva di essere oggetto di scherno , ma che anche lui aveva il cuore di un uomo . Ma poi non si tenne e disse : " Tu te la prendi con me perché sei un povero imbecille . In generale diventi insolente quando hai mangiato e sei a pancia piena . Invece , oggi ... " Il Borriello arrossì e si grattava la guancia come se avesse ricevuto uno schiaffo . " Eccone una " , disse il Ferro . Una donna veniva avanti , con una grossa borsa in mano , alta e rossa in faccia ; ciocche di capelli grigi le uscivano di sotto il cappello . Quando fu davanti a loro si fermò come presa da un ' idea , aprì la borsa , trasse un piccolo involto che si mise a scartare diligentemente , ne cavò delicatamente un panino e si mise a morderlo , guardandolo di quando in quando come se avesse paura di avergli fatto male . " Stiamo bene , ragazzi , questo è un quartiere di straccioni " . Il Borriello era divenuto improvvisamente triste e muto . Il Mandorla mormorò : " Ma se non lo abbiamo fatto mai di ... perché dobbiamo farlo adesso ? Aspettiamo fino a che non abbiamo trovato lavoro . Tanto non è mestiere nostro , questo " . Ma il Borriello volse di botto il capo verso i suoi compagni , tese il dito , e storcendo la bocca in segno d ' intesa annunziava che c ' era qualche cosa di nuovo . Un prete , abbastanza grave e solenne , di quelli che s ' incontrano nei paesi cattolici , sbucava fra un arco e l ' altro del ponte , reggendosi con la mano destra la sottana , sul ginocchio destro , con un gesto evidentemente abituale . Il suo abito nero di lustrino aveva dei riflessi d ' acciaio che in quella sudiceria di fumo e di polvere , pareva candore addirittura . Ma quello che dava un improvviso senso di lusso alla sua apparizione , erano i fiocchi di seta pavonazza che gli pendevano dal cappello , e , magnifica , come una nota d ' organo in una chiesa deserta , una croce d ' oro gli pendeva sul petto , legata a una catenella anch ' essa d ' oro , che gli scendeva di sugli omeri . " Caspita , un vescovo ! Ragazzi , è quello che ci voleva " . E il Ferro si parò davanti a tutti con la sua persona massiccia . Il prete , come se non guardassero lui , camminava assorto e dritto per la sua strada , e li avrebbe rasentati . Il Ferro mise la mano in tasca come se vi nascondesse un ' arma , e non si scosse a un ' occhiata che il prete gli diede di tralice , probabilmente senza vederlo . Ma in quella che il Ferro allungava un braccio , il Mandorla glielo afferrò gridando : " Fermo , fermo ! " Il prete sorpreso si fermò e guardò or l ' uno or l ' altro dei tre compagni ; il Ferro allungò una gomitata al Mandorla e si accostava al prete che lo guardò con gli occhi di chi capisce di correre un pericolo . Il Mandorla , che era caduto in terra , si mise a gridare come un forsennato : " Non lo toccare perché quello è uno del mio paese . Quello lo conosco , mi conosce , è monsignor Fratta " . Poi , sollevandosi , si mise a dire : " Scusate tanto , monsignore mio , se vi abbiamo fatto paura . Mi riconoscete ? Che state a fare da queste parti ? Guarda un po ' dove ci si ritrova . Vi ricordate di me ? " Il sacerdote mise avanti la mano aperta , con quel gesto familiare con cui i preti accolgono e tengono a distanza le persone , dicendo : " Tu sei ... " " Il Mandorla , sissignore ; come ve ne ricordate ! Come va al paese ? E mia moglie , l ' avete veduta ? Questo è un monsignore del mio paese . Questo lo proteggo io , e non si tocca . I paesani non si toccano . Non è mica un estraneo , lui . Lui è dei nostri . Dateci una benedizione per noialtri tre , monsignore caro , una benedizione per noialtri soli , e che la Madonna bella ci protegga " . Il prete , come davanti a una pratica solita , alzò il palmo della mano per benedirli . Il Mandorla gli volle assolutamente baciare l ' anello , e risentì quella mano morbida che una volta , alla cresima gli aveva sfiorate le guance . Gli altri due stavano ad ascoltare , con le mani nelle tasche , scambiandosi sguardi di delusione , ma alla fine si levarono la berretta e , sorpresi del loro stesso atto , si misero imbarazzati a grattarsi il ciuffo . " Figlioli " , disse il prete con l ' aria più candida del mondo , " figlioli miei , se avete bisogno di qualche cosa io sono qui . Intanto rimarrete a colazione con me oggi , in un luogo dove troverete molta gente delle nostre parti " . " Questi " , disse il Mandorla accennando ai due compagni , " non sono del nostro paese , ma di un paese vicino . Abbiamo fatto amicizia , ed eccoli qui . Chi lo avrebbe mai detto che ci saremmo incontrati in questo modo e da queste parti ? Perché noialtri , siamo qui a cercar lavoro , e non altro . Noialtri volevamo scherzare , questa mattina ; noialtri abbiamo un mestiere , e che il Signore ci aiuti . E voi , monsignore , come mai da queste parti ? " Il prete levò gli occhi al cielo : " Stiamo rifabbricando il Santuario della nostra Madonna , e io sono qui a vedere la gente a lei devota , che è tutta quella della nostra regione , se dà qualche cosa per i lavori , perché abbiamo anche in mente di costruire un asilo per i figlioli degli emigranti . Sono venuto , ho parlato , e parlerò . La Madonna gradisce anche quel poco che le possono dare i più poveri . E poi , per un ' opera come quella dell ' asilo ! Chi non vuol bene ai suoi figli ? " " E in questo quartiere ? Ma questo è il quartiere dei più poveri " . " Profitto per por tare le notizie dei loro cari a quelli della diocesi " . Avevano varcato il ponte e si trovavano in un quartiere squallido dove pareva che l ' inverno finisse più tardi che negli altri luoghi della città . Il Ferro , indicando su un marciapiede uno di quei disegni fatti col gesso su cui i ragazzi giocano saltando su un solo piede , disse : " Ecco il segno che è arrivata la primavera . I ragazzi cominciano a giocare per le strade " . Donne , affacciate alle finestre , avevano facce che pareva di aver conosciuto , perché il Borriello disse : " Sembra di stare al paese " . Poi , in un andito scuro il prete spinse una porta , vi lasciò passare i tre amici ed entrò stringendosi il cappello sul petto . Era uno stanzone sordo , rettangolare , che in fondo si allargava a forma d ' imbuto e prendeva luce da un cortile . Alcune tavole allineate e apparecchiate aspettavano i clienti , e su tutto si spandeva la luce e l ' odore discreto delle ore che precedono i pasti , quando un lieve brontolio di attesa fa la cucina attraverso la porta socchiusa . Un pavimento di legno verniciato compattamente di marrone , al muro un orologio che pareva storto , uno specchio per lungo nel fondo , e al cordone della lampada che pendeva nel mezzo , attorcigliato un lungo nastro bianco rosso e verde , di cui si pensava molto tardi che significasse una bandiera . A poco a poco , come se sorgessero da terra , alcuni uomini occuparono i tavolini , e un cameriere vi si aggirò , che era l ' immagine di due civiltà : sorrideva con una bocca anglosassone rilevata da due denti d ' oro , e guardava con due occhi da italiano . Fu il prete che si levò nel bel mezzo di quella folla intenta a mangiare senza quasi parole , e disse : " Figlioli miei , io vengo dai vostri paesi . C ' è nessuno qui che appartenga alla diocesi di ... ? " Si levarono di scatto una ventina di persone . " Al nostro paese " , aggiunse il prete , " il raccolto promette bene e le vigne pure . Pare che sia un ' annata straordinaria . Aspettano le notizie degli emigranti e vi pensano sempre . Noialtri preghiamo sempre per voi , che torniate sani e salvi e ricchi . Quest ' anno abbiamo avuta la festa del Santo patrono , il glorioso San Luca , che è riuscita più bella che negli altri anni . Abbiamo chiamata la banda provinciale a suonare in piazza , e abbiamo fatto i fuochi artificiali del maestro Carbone . Lo conoscete il maestro Carbone , quello che gli manca un braccio ? Figuratevi che ha fatto in cielo un disegno di fuoco che rappresentava il vapore che vi deve portare tutti al paese . Abbiamo avuto molti voti , e abbiamo veduto appesi fra le dita del Santo , con nastrini di tutti i colori , alcuni biglietti di banca americani , doni vostri , figlioli miei , e io sono qui per ringraziarvi " . Fu un sommovimento , un urlìo , una confusione che copri le parole del prete . Molti avevano lasciati i loro tavoli e si erano accostati per sentirlo meglio , mentre altri , che non erano della regione , rimanevano a guardarlo con la forchetta a mezz ' aria o chinavano il capo pensierosi . Fu un coro di domande e di esclamazioni cui il prete rispondeva attentamente , anzi alla fine tirò fuori una carta , e chiamando uno per uno quegli uomini , diceva : " Tua moglie sta bene . Il tuo ragazzo ha già messo l ' abito da pastore . Tuo padre , coi soldi che hai mandati , ha buttate le fondamenta della casa " . Con le stesse parole rassicurava ognuno , e ciascuno intendeva in quelle parole qualche cosa di diverso , per sé solo . Una porta nel fondo si aprì nel mezzo di questi discorsi , e apparve una donna la quale mosse appena un passo per appoggiarsi alla parete , con le mani dietro la schiena . Improvviso silenzio piombò sull ' adunata . Quelli che erano rimasti ai loro posti si curvarono sul piatto , mangiando affrettatamente , altri nascondeva il volto dietro la mano sinistra ; quelli che si erano accostati al prete si fecero più piccoli , e chi poté raggiunse la sedia libera che si trovò più vicina . Il prete stesso rimase col braccio a mezz ' aria , in un gesto appena abbozzato , corrugò le sopracciglia , puntò gli occhi verso la parete dove campeggiava il volto pallido della donna , in una strana aureola di buio , e disse : " Chi è ? " Non c ' era dubbio che tutto quel trambusto era accaduto per quella donna , la quale fissava gli occhi limpidi su tutta quella folla insieme e pareva guardare da tutte le parti . I tre amici che accompagnavano il prete erano rimasti in piedi accanto a lui , e soltanto quando qualcuno li tirò per la falda della giacca sedettero . " Ma insomma , che accade ? " disse la voce del Ferro . Il cameriere si accostò alla donna e le disse qualche cosa cui ella ubbidì , perché sedette a un tavolo con la testa fra le mani senza più guardare nessuno . Una ciocca di capelli nerissima le traversava la mano piccola e bruna su cui poggiava il capo . L ' assemblea riprese coraggio , ma i discorsi erano sommessi , con un brusio e un chiacchierio discreto in cui si indovinavano mille : chi è , e che cosa è successo . Il prete stesso sedette , come scampato a un pericolo di cui non si era reso conto , e gli fu spiegato di che cosa si trattava . Questa donna , venuta da un paese della Calabria , raminga dietro un suo amore , aveva rivelato una qualità che di sorpresa le tornava in alcuni periodi della sua vita , dicevano ad ogni mutamento di stagione : in tali momenti era presa dai brividi , si sconvolgeva tutta , si copriva di sudor diaccio , si morsicava le mani , i capelli le si levavano sul capo dritti come serpi , i suoi occhi divenivano di vetro ; indicava un uomo in mezzo alla folla , e diceva : " Quello ! " Che cosa accadeva ? La prima volta che fece questa designazione , al suo paese , dopo la fuga del suo amante , l ' uomo che ella aveva indicato morì entro le ventiquattr ' ore . Da allora , lo stesso fatto ebbe a ripetersi alcune volte , ma le dicerie degli uomini aumentavano inverosimilmente il numero di questi avvenimenti . Ella poi , abbandonata da tutti , naturalmente , aveva errato in diverse contrade , cacciata di paese in paese , e in ultimo si decise a passare il mare , per venire dove il suo amante aveva trovato rifugio . Il suo arrivo era stato segnalato nelle lettere di tutti gli emigranti , e dal paese partirono le più paurose raccomandazioni di guardarsi da lei . Ma nessuno aveva il coraggio di cacciarla quando si presentava in qualche luogo , temendo per se stesso , quasi che ella potesse disporre del destino , e come preferiva i luoghi frequentati da persone della sua stessa terra , vi appariva come un castigo , come la grandine nelle campagne e le folgori nei boschi . Era bellissima , di struttura perfetta , dalle spalle ben larghe alle braccia lunghe , al piede sottile e forte . La testa piccola , dal profilo diritto , inverosimilmente piccola e giusta su un corpo tanto complesso , era tutta fissata negli occhi grigi , che le lunghe ciglia circondavano d ' un ' ombra come d ' un velo , fra cui lo smalto bianco dell ' occhio balenava duro e sibillino . La pupilla sembrava staccarsi e roteare come un astro , e i capelli bui e compatti facevano risaltare la pelle dorata della fronte e del viso . Quando il prete ebbe sentite le cose che si dicevano di costei , e ad ogni frase la guardava come per accertarsi che fosse lei , fino a che non guardò più , si batté la mano sulla fronte esclamando : " Ma sì , me la ricordo , la conosco fin da piccola , quando veniva alla dottrina " . Anche gli altri tre amici la sapevano per fama , e si guardarono fra di loro come dire : " In che bel mondo siamo capitati " . Ma il cameriere che su un cenno del prete portò loro una pietanza , li distrasse , ed essi si misero a divorare a gara , tra occhiate di soddisfazione e di timore . Era chiaro che tutti si affrettavano a terminare il pasto senza volersene dar l ' aria , presi alle spalle da un nemico minaccioso , e di fronte il cibo che è così buono a chi ne ha poco . Brevi ondeggiamenti rispondevano ai più piccoli moti di quella donna , mentre verso la porta i tavoli si sgomberavano . Qualcuno che entrava in quel momento , inconscio del pericolo , si guardava attorno ed era guardato , come un attore distratto che nel colmo di un dramma traversi il palcoscenico credendo di aggirarsi ancora fra le quinte . La donna si volse a un tratto , forse richiamata dal silenzio improvviso che si era fatto , si fissò sul gruppo del prete e dei tre amici , disse qualche cosa in un linguaggio che parve a tutti una misteriosa accozzaglia di sillabe , puntò il dito . Il prete e i tre compagni , come colpiti da una fucilata a tradimento , portarono la mano al petto . " A chi ha detto ? " domandò qualcuno . Questa domanda parve tranquillare il prete e i suoi amici . La donna invece si stava accostando con lo sguardo fisso , la mano levata , e un vago sorriso che le storceva l ' angolo della bocca . Come se una bomba fosse scoppiata nel mezzo dell ' adunata , la sala si sgomberò mezza . Uno , tirando per un lembo della veste la donna , le domandò : " A chi avete detto ? " Ma non ebbe risposta . Nella confusione , il gruppo dei tre compagni col prete scomparve , la sala si vuotò in un baleno , si sentì il ticchettio dell ' orologio come se i fosse destato e cercasse di coprire con la sua voce quella solitudine e quel silenzio . La donna si passò la mano sulla fronte e tornò al suo tavolino , intenta a finire la sua pietanza . La luce della finestra la investì a un certo punto del suo tragitto , ed ella apparve enorme , con la sua ombra nera che toccava il soffitto ; la luce sottolineava i solchi che si era fatti con le unghie sulla guancia , paralleli come un tatuaggio . Nella strada la compagnia si disperse ; ma più in là , sull ' altro marciapiede , si formò un gruppo di curiosi intorno al prete e ai tre compagni . Molti passanti credettero trattarsi di persone che avessero rischiato di essere travolti da un automobile . Essi infatti avevano tirati fuori i fazzoletti , e asciugandosi il freddo sudore che li imperlava , pareva che nascondessero una macchia di sangue . Un uomo piccolo e gramo , con due sopracciglia nere e forti intorno agli occhietti socchiusi , domandò : " A chi ha detto di voialtri tre ? " Il Ferro si volse inviperito : " A chi vuoi che abbia detto ? La vuoi smettere , uccello di malaugurio ? La vuoi finire ? Vuoi che ti prenda a pugni ? " Lo aveva preso per i risvolti della giacca e lo scuoteva come un sacco vuoto . L ' altro non opponeva resistenza , solo si tirava un poco indietro , come per toccarlo il meno possibile ; poi , quando il Ferro lo lasciò , l ' omino si rassettò , si allontanò con un vago sorriso canzonatorio che era la sua vendetta . Il Ferro lo seguì con gli occhi fino a che non lo vide svoltare strada , e intanto brontolava che quello non era modo , che la gente a sentir parlare di disgrazie era presa da una curiosità ignobile , che insomma tutti andassero via , via , che li lasciassero soli , al loro destino , via , via , via ! Il gruppo dei curiosi si diradò , qualcuno con le mani nelle tasche rimase per un poco a osservare i quattro condannati dall ' altra parte del marciapiede , e riprese la sua strada soltanto dietro una minaccia del Ferro . Anche il prete scuoteva le mani a destra e a sinistra come per domandare che cosa volessero da lui . " È l ' una " , disse poi il prete guardando l ' orologio . Quando furono soli si guardarono . Il Mandorla era il solo che stava quieto , come se non fosse accaduto nulla , almeno all ' aspetto . Stava col naso fra i risvolti della giacca che si era tirata sul collo , contro il freddo che lo aveva preso più crudo e improvviso , e non fiatava innocente e tranquillo , avvezzo ai colpi della fortuna . Ognuno guardava il vicino come per leggergli in faccia che lui era il predestinato , e fproprio questi sguardi che seminarono in ognuno l ' incertezza e la diffidenza sul destino : si sentivano legati tutti e tre , ormai , fino a che il temuto avvenimento si compisse , e di quando in quando con un ' occhiata si convincevano di essere ciascuno al suo posto , ciascuno ancora in piedi , ciascuno che resisteva allo sforzo , come se la vita la tenessero fortemente in una lotta suprema , e chi avesse avuto meno muscoli avrebbe ceduto ; anche i colpettini di tosse del Mandorla dovevano essere mezzi per sentirsi vivo ; di quando in quando il prete soffiava più forte il suo respiro , come provando la macchina ancora efficiente dei suoi polmoni . Volsero or l ' uno or l ' altro gli occhi al cielo , dove le nuvole si sfrangiavano sotto un vento alto , fredde alla superficie e plumbee , luminose e calde come una coltre agli orli e di sotto . Il sole obliquamente illuminava i palazzi che fiancheggiavano la strada , ne faceva risaltare gli ornamenti , ne traeva i colori fuori dell ' umidità invernale , colori pallidi , cilestrino , verdino , giallino . C ' erano dunque ancora tante belle cose nel mondo ? Gli stessi colori sembrava loro di non averli mai veduti , e si accorgevano del mondo come di una cosa che si stesse inventando sotto i loro occhi . La stessa città , che in fondo era straniera a loro , si legava ai ricordi della loro infanzia e delle terre che amavano , attraverso i colori e la luce , come i temi fondamentali della vita . Si accorsero che gli alberi del viale , da freddi e stecchiti che li avevano veduti nell ' inverno , in quel giorno si ammorbidivano , le foglioline in cima ai rami non pungevano più il cielo che si svelava grande e sereno , fuor delle nubi che sgomberavano , sotto la spinta degli alberi sublimi . Un desiderio pazzo di movimento li aveva presi , e un autobus traballante li raccolse dal marciapiede . In faccia ad ognuno di quelli che stavano loro vicini si studiavano di leggere il destino , e nella testa di uno di loro sorse il pensiero : " Tutti questi non saranno , e l ' umanità non è altro che un carico di materia che viaggia vertiginosamente fino a che non si scarica in qualche luogo . E dov ' è questo luogo ? " Chi pensava così , forse tutti e tre , cercava dove fosse questo luogo , e si ricordava di averne veduto uno , rasentandolo con la ferrovia cittadina , in uno spazio soverchiato dalle case , con la trincea nera della ferrovia da una parte , dall ' altra le strade e le case , e dall ' alto delle finestre doveva apparire come una cava di lastre di pietra . Il muro di cinta con qualche croce spiccava nel cielo rosso di quella sera , e vi si sentiva il ricordo della campagna . " Là mi piacerebbe di stare , perché mi ricorda qualche cosa del mio paese . Ma forse non c ' è più posto " . L ' autobus li sbatteva uno contro l ' altro , ed essi non si volevano toccare . Si lasciavano invece , due di loro , spingere contro una donna , a sentire quella carne viva , quel senso di fragilità e di immortalità che è nelle donne assistite dalla gioventù . Tra il rombo del motore greve e nauseabondo , tutto il rumore della strada si frantumava come di tavole sbattute disordinatamente tra loro , o come un lontano applauso . Le fermate si inseguivano e si succedevano l ' una all ' altra , gente saliva e scendeva ; e il pensiero vano che accompagna chi sta nelle città , " forse non rivedrò più mai questa persona che mi sta accanto " , questo pensiero aveva ora per loro un senso di vero . Finì il viaggio , si aprì la campagna davanti a loro . Su un albero stecchito un uccello si mise a cantare piano piano , smise , come se sapesse di avere sbagliato ora e stagione . Il sole aveva scaldato lievemente la terra . Non si erano rivolta la parola fino a quell ' istante . " Non si sta bene , qui " , cominciò il Mandorla . " Guarda che campagna ! " Non era difatti una bella campagna . Quattro o cinque abeti magri erano raggruppati attorno a uno stagno , ed era quello il solo accidente della pianura che si stendeva a perdita d ' occhio , di un verde bruno uniforme . La città imminente volgeva alla pianura i suoi muri senza finestre . Più vicino , intorno a loro , un muretto crollato , una siepe di filo di ferro , una vecchia traccia d ' aiuola , con vecchie piante morte su cui aveva battuto il sole e poi il gelo , faceva un singolare giardino di fiori secchi , lontano nel tempo . " Da noialtri non è così la campagna . La primavera arriva dappertutto , da noialtri , e perfino i muriccioli mettono quel poco di musco che li adorna . C ' è un buon odore libero che viene dal mare . Si ha sete d ' acqua . L ' acqua spunta ai piedi dei monti e fa un rumore nuovo , specialmente se alla vena ci metti una foglia lunga per farla scorrere bene " . Lontano , sull ' orizzonte , una forma nera si mosse , rompendo l ' ombre dense che vi accumulava la sera in viaggio . " Che cosa è quello laggiù ? " Era , una immensa croce che si agitava sulla linea fra terra e cielo , roteando su sé stessa , ma rimanendo sempre allo stesso punto , e sul cielo e sulla pianura non v ' era altro : la stettero a guardare un pezzo , come saliva e declinava , ora dritta ora obliqua , disposti alle apparizioni meravigliose , fino a che il Ferro esclamò : " Ma se è un mulino ! " Un mulino . Tutti si misero a ridere , forte , dandosi dei colpi sulle spalle e sulle braccia . " Un mulino ! Guarda che razza di mulini ! E chi sa che cosa mi pareva ! " Ma il Mandorla era divenuto triste e assorto , e senza che nessuno sapesse come , aveva gli occhi gonfi di lagrime . " Via , via ! Questo non lo devi fare . Che cosa ti prende ora ? " " Io non avevo mai pensato da ragazzo , che nessuno mi volesse bene . Tu da ragazzo non pensavi che un giorno avresti trovato chi ti avrebbe amato molto ? Io non ho fatto male a nessuno , io sono innocente . Quasi mi dispiace di non aver fatto male , e di essere , ora , come un bambino . C ' è chi nasce così , che non può fare il male e non riceve il bene . Io ho sbagliata tutta la mia vita , e se mi dovessi confessare non saprei che cosa dire . Quando sono lontano da un luogo , so che cosa vi avrei potuto fare ; quando ci sto , non so più , e vorrei tornare là di dove sono partito . Io certe volte penso alle persone che ho incontrato nella mia vita . C ' era una ragazza che forse mi avrebbe voluto bene , ma io non sapevo che cosa dirle . Che cosa credi che fosse questa ragazza ? Io non mi ricordo più se fosse piccola o grande . e vorrei tornare indietro per vederla com ' era . Mi ricordo soltanto come mi guardava . Quando siamo sul posto , non sappiamo mai come sono le cose , e poi da lontano ce ne facciamo un ' idea tutta diversa . Come è la mia casa ? Io me la ricordo grande , e quando ci vado la trovo piccola . Anche mia moglie in casa mi sembra grande e quando la vedo per la strada la trovo piccola . E la strada dove giocavo ? Quando sono in un posto mi dico che me ne voglio ricordare e cerco di mettermi bene nella memoria come stanno le cose . Poi tutto è diverso nel ricordo . Mi sembra di aver sempre sognato . Certe volte mi domando se sono proprio io che vivo di qua e di là , che ieri ero in un posto e oggi in un altro . Certe mattine quando ho dormito poco , mi sembra di essermi lasciato a casa . Non vi succede anche a voi ? E intanto uno cammina , fa qualche cosa , e magari non sa se è sveglio o se è morto " . " Smettila , smettila ! " gridarono a una voce il Borriello e il Ferro cui questa parola era nella mente ma pronunziarla era stato come metterla loro davanti agli occhi . Ecco che intorno a questa parola i loro pensieri ondeggiavano pericolosamente , da un momento all ' altro perdevano l ' equilibrio . " Non vi succede a voialtri " , aggiunse il Mandorla " non vi succede , pensando a qualche cosa della vostra vita , che vi si intromettono persone che non ci hanno niente che fare ? A me in questo momento mi viene in testa uno che gli bruciarono la mula , al mio paese , per dispetto . Gliela bruciarono dando fuoco alla stalla , e lui poveraccio le voleva più bene che a sua moglie . Io lo vedo che passa davanti ai miei occhi , col suo passo incerto e incespicante di uomo che cammina troppo , e mi ricordo , curioso , la sua faccia come la vidi in diversi periodi della sua vita , me lo ricordo distintamente , perché gli vidi cambiare età , proprio cambiare età . Non è vero che è difficile notare questa cosa nelle persone che si vedono tutti i giorni ? Io mi domando se vale la pena di girare tanto , quando poi quello che vediamo è sempre la stessa cosa , quello che vedemmo nell ' infanzia . Io ho veduto come è fatto l ' elefante ; eppure quello che mi ricordo sempre sono le lucertole al sole d ' estate , quando si incantano su una pietra che brucia , e qui sotto la bocca , sul collo biancastro , batte loro qualche cosa come una vena . Io ho traversato il mare e ho vedute tante cose ; eppure mi ricordo precisamente soltanto l ' orto che facevamo da ragazzi , presso il ruscello , e l ' ombra che una piantina di cece appena nata faceva quando vi batteva il sole . Mai cipresso ha fatta tanta ombra come quella , nel mio ricordo " . " Io invece " , disse il Borriello , " mi ricordo soltanto delle donne . Le mani delle donne , per esempio , io me le ricordo una per una distintamente , più della loro fisionomia : quelle un poco fredde e inerti delle troppo giovani , e quelle vive delle donne fatte . Certe volte , quando mi sveglio , mi ricordo improvvisamente di tutte le donne che ho conosciuto ; mi si affacciano alla mente una per una , ognuna col suo nome , con la sua faccia , un poco più pallida , forse , del solito . Mi pare che mi dicano : Ecco siamo qui , quelle di cui non ti sei accorto mai , quella che poteva esser tua . Io sento un amore infinito per le donne , e soltanto quando sto con loro sono interamente vivo . Se ci pensate , è una cosa straordinaria , abbracciare un essere come noi , che ha la bocca e le mani , e intanto è del tutto diverso . Ci sono le donne che noi non avremo mai , quelle che appartengono a un ' altra razza , pare . Quelle alte , per me sono un mistero . Esse lo sanno che io sono d ' un ' altra razza e non mi guardano neppure . Se io ne conoscessi una di queste mi sembrerebbe di entrare in un altro mondo . Quelle alte hanno le gambe che non finiscono mai e sono lunghe come sospiri . Sembrano malate di vertigine . Parlo sul serio . Perché ridete ? Poi ci sono quelle con cui ci s ' intende subito , e vediamo che ce le portano via da tutte le parti , e se le portano via i treni e i tranvai sotto i nostri occhi , e noi vorremmo correr dietro a loro come ragazzi che chiedono l ' elemosina . Certe volte basta niente per entrare nella loro confidenza , e ci sentiamo quasi parenti . Quando un uomo dice una frase un po ' forte , che le allontana e le fa più piccole , si umiliano e diventano sottomesse . Allora mi piacciono e allora vorrei carezzarle . Da principio con le donne si fa a chi è più forte , e una donna non si fida se non sente che siamo noi i più forti . Le donne sono sempre infelici , credo , perché manca sempre a loro qualche cosa . In questi giorni , quando cominciò la primavera , tante donne camminavano per le strade della città come stordite . Credo che bastasse passare il braccio sotto il braccio delle ragazze per portarsele via . Era scirocco , e tutti parevano impazziti " . Discorsi come questi , se non proprio così , facevano nell ' ombra della sera gli amici , e il prete rideva di tratto in tratto e scrollava la testa . Il Ferro interruppe : " Che discorsi stupidi ! Comincia a far freddo e bisognerebbe muoversi . Noialtri non abbiamo denari , e ci penserà monsignore . Per questa sera ... " Il prete che se ne stava pensieroso da una parte con le mani distese sulle ginocchia , disse vagamente di sì . Si scosse anche lui quando gli altri si mossero , e di nuovo le strade li presero nel loro andirivieni . Si erano accesi i lumi e la sera vi contrastava debolmente . La notte poi , fra il cumulo delle case e degli uomini , nacque come dovesse esser perpetua . Non si erano accorti d ' essere male in arnese per il luogo in cui entravano , i tre compagni , col fazzoletto colorato intorno al collo ; sebbene la presenza del prete , con la croce un poco storta sul petto , desse alla comitiva un ' aria di fedeli parrocchiani scortati dal parroco . Essi entrarono risolutamente , e soltanto quando furono nel mezzo della sala si accorsero di avere sbagliato luogo , dalle luci impetuose che lo illuminavano , tra cui distinsero , come in un pulviscolo , alcune donne sedute in abiti da sera accanto ai loro uomini seri e neri . Presero posto subito a una tavola presso la porta , un poco abbagliati sotto gli sguardi dei più vicini che si scambiavano occhiate vaghe e interrogative . Con un aria esigente , un uomo sbarbato accuratamente e l ' abito a coda , si presentò al loro tavolo , e soltanto quando il prete ebbe ordinato : " Una bottiglia di vino " , abbozzò un inchino . I tre compagni parevano rimettersi da un gran freddo , e si ricomponevano senza riuscire a prendere un atteggiamento . Il prete batteva lievemente le dita sulla tavola volgendo gli occhi indifferenti in giro . " E mangiare , niente ? " disse il Borriello . " Potrebbe toccare a me di morire , e meglio sarebbe a pancia piena " . Si era azzardato a formulare questo pensiero ora che stava al caldo , che c ' era una bella luce , che si vedeva uomini e donne discorrere senza pensieri , e la vita pareva riprendere . Il Mandorla disse : " Abbiamo fatto molto bene a venire qua . Ci si sente meglio " . Fu portato da mangiare , e il Borriello ai primi bocconi disse : " Dite quel che volete , ma la vita è bella " . Pareva che quella sera e quelle ore non dovessero mai finire , e forse nessuno di loro si ricordava in quel momento di quanto era accaduto , né di quello che aspettavano , come se tutto fosse un ' illusione . Il prete disse a un certo momento , sovrappensiero : " Sia fatta la volontà di Dio " . Ma poi furono di quell ' umore dei ragazzi che hanno marinata la scuola , quando il pensiero di un castigo possibile , e la gioia di sentirsi liberi , li tengono in una piacevole ansia . Quel luogo , che in un ' altra occasione non avrebbero varcato , o che se avessero varcato avrebbero subito lasciato , non li metteva menomamente in soggezione , anzi li divertiva , ed essi guardavano quel mondo intorno con occhi disinteressati quasi non avessero nulla da perdere al confronto . Il prete , preso da una fretta inconsulta , disse : " Domattina devo andare a dir messa " , e guardò l ' orologio . " Sono appena le undici , c ' è tempo . Fino all ' alba abbiamo sette ore " . " Sette ore " , ripeté qualcuno , e quelle ore parvero lunghe e piccole nello stesso tempo . Il prete mostrava agli occhi di tutti e tre l ' orologio dove la lancetta piccola superava i minuti che le si frapponevano e su cui pareva dovesse storcersi e fermarsi . Il direttore del luogo si presentò nuovamente e con un sorriso convenzionale disse : " Domandano se qualcuno di loro sa cantare " . Un uomo si era messo davanti al pianoforte in fondo alla sala , e cercava con le dita i primi accordi sulla tastiera . Accorgendosi che il pianoforte rispondeva ancora , si volgeva Intorno quasi per chiedere aiuto . " Perché ? " domandò il prete . " Perché questi signori devono essere italiani , e qualcuno domanda se sanno cantare " . Fu il Mandorla che , col coraggio dei timidi , si levò e disse tranquillamente : " Io " . Aggiunse : " Io avevo una bella voce di contralto quando ero più giovane , e adesso vorrei provare " . Traversò la fila dei tavolini , raggiunse il pianoforte , e i suoi compagni lo videro lontano nel fondo , la sua ombra riflessa nel lucido legno nero : pareva che lo vedessero la prima volta , e così , da lontano , sentirono che in fondo gli volevano bene . " Povero Mandorla ! " disse il Borriello . " Perché : povero Mandorla ? " " È il più debole di tutti e il più triste . Che gli resta da fare ? " Una voce dal fondo si levò in quel momento , dietro gli accordi del pianoforte : il Mandorla cantava nascondendosi il volto ; la voce usciva battendo contro la cassa armonica dello strumento , era una voce appannata dapprima , come d ' uno che cantasse nel ricordo , o con una coltre sulla bocca a mano a mano divenne più chiara , gli spazi fra una frase e l ' altra si fecero meno stanchi , e la canzone , una vecchia canzone italiana , si levava intorpidita con le sue gale , i suoi sboffi di seta , il suo corpetto alto , le sue piume di struzzo . Il Mandorla conquistava lentamente i toni più alti come in una pericolosa ascensione , e fu appunto a una delle note più acute che passò un brivido sull ' uditorio , e lo stesso cantore , angosciato , non riusciva a rattenere le lagrime che gli scivolavano fra le dita come i grani di una collana di cui si sia rotto il filo . Da un tavolino , un uomo si levò traballante , pur senza lasciarsi cadere il monocolo dal cavo dell ' occhio e si mise a gridare : " Italia ! Italia ! Napoli ! Capri ! Firenze ! " . Non sapeva dir altro , ma avanzò verso il gruppo del prete con una bottiglia di vino spumante in mano e ne riempì i bicchieri dei tre amici del Mandorla . Una donna , nel fondo , rossa in viso e con gli occhi lucidi , agitava le mani dicendo qualche cosa d ' incomprensibile : poi coi uno scatto raggiunse una sedia presso il pianoforte e si mise ad ascoltare puntando gli occhi febbricitanti sul cantore . Il quale appariva pallido , di un pallore di perla , e trasfigurato . Il Borriello e il Ferro , che avevano vuotato di colpo i loro bicchieri , si accostarono anche loro al compagno e la voce del Mandorla si spartì come un ruscello che si perde qua e là in diversi rami , con rumori diversi , d ' argento , metallici e cupi : la voce del Ferro bassa e ronzante le volò intorno come un moscone , quella acuta del Borriello , sguaiata d ' una sguaiataggine popolare , acuta e sgangherata , ridicola e patetica , volò alta . Fu un coro mai sentito , con le picchiettature e gli strilli selvaggi che improvvisamente venivano alla memoria dei cantori dal loro paese , con le variazioni delle voci di testa e nasali , con gli oh oh oh ! e gli uh uh uh ! gettati alti , come essi buttavano alte le loro berrette che avevano prima agitato col braccio levato ; strilli , grida subitanee , urli rauchi , note alte e sicure come frecciate si inseguivano e non si trovavano mai , e in basso , singhiozzi e versacci e lazzi si alternavano , per bocca degli stessi cantori , come se volessero dileggiare gli appelli più patetici , con una volgarità antica e rudimentale che faceva sorridere tutto il gruppo dei cantori , e lo stesso prete rideva dal suo tavolino , come ritrovasse ora allegri amici perduti . Il canto finì in un coro di grida e di lazzi , in tronco , come se avesse spiccato il volo uscendo fuor della finestra e infrangendone i vetri . I tre cantori stettero zitti di colpo tremanti dietro la nota quasi rischiassero di esserne trascinati in alto , e si asciugavano le guance ; le loro maschere ritornarono alla prima immobilità : quella del Ferro buffa col moto delle labbra ghignanti in su , quella del Mandorla malinconica e funebre , quella del Borriello come colpita da una divina cretineria . L ' uditorio tacque per un poco . Poi , come se passasse una carrozza in mezzo alla sala , scrosciarono gli applausi . La donna , forse ubbriaca , si era accostata al Mandorla e gli domandava qualche cosa cui egli rispondeva tranquillamente senza guardarla . Vicini , il Borriello e il Ferro sentivano il profumo di lei buono come quello del pane caldo . Lo stesso individuo traballante di prima si accostò con tre bicchieri pieni , e i tre bevvero d ' un fiato guardando il mondo intorno a loro trasformato dai vapori del vino . Poi lo stesso individuo cavò fuori un libretto e vi appuntava qualche cosa ; dopo di che proclamò : " Domani sera , cantare da me , al Capitol , grande successo " . Disse queste parole in un gergo misto di francese e di spagnuolo , e nello stesso tempo si mise ad agitare sotto gli occhi dei tre compagni un lungo biglietto di banca . La donna che teneva il Mandorla per il braccio , gli faceva intendere quello che accadeva ; egli sentiva il braccio di lei leggero sul suo , con quell ' impressione di leggerezza ineffabile che dà il braccio d ' una donna , e la lieve lama delle sue unghie sul polso che ella stringeva distrattamente . L ' uomo mostrava ora un foglio bianco , su cui scriveva qualche cosa invitando i tre compagni a firmare . Dopo di che consegnava loro il denaro , sorrideva , e gridava : " Domani sera , domani sera ! " Salutava stando in piedi come se li vedesse infinitamente lontani , e il Ferro gli faceva , un cenno che significava : Tutti e tre ? " E nello stesso costume che indossate stasera " , si raccomandò l ' uomo . Il Borriello si era seduto al tavolino e leggeva con cura la lista delle pietanze , il Ferro , in mancanza di meglio , stava ad ascoltare attentamente quello che cercavano di dirsi la donna e il Mandorla , seduti vicini . Ella stava raccolta accanto a lui , con le mani congiunte sul tavolino , e si passava di quando in quando le dita intorno alla scollatura della veste . Così accosto il Mandorla sentiva che una gamba gli tremava sfiorando la veste di lei . Si parlavano piano piano , come se avessero timore di destarsi ; il Mandorla era intento a fare una inutile piega alla tovaglia bianca , il Ferro gli diceva all ' orecchio , in dialetto , perché ella non capisse : " Le piaci , ti vuole , e un capriccio , dille qualche cosa , se non ci riesci mi ci metto io . È graziosa , tanto graziosa " . Il Mandorla si abbandonava a quella voce , dimenticando di risponderle , e le credeva . Con un gesto distratto le toccò il braccio , si ritrasse subito , perché sentiva che se avesse continuato lo avrebbe assalito una dolce furia . Ella lo guardava . come chi abbia molto tempo davanti a sé , fino a che il Mandorla le disse : " Io questa sera ho bisogno di lei " . Lo disse con un tono di abbandono e di ferocia . La donna sorrise vagamente e rispose : " Perché ? " In quel momento il Borriello si accostò per dire : " Guarda che razza di destino : io ora ho i soldi , voglio mangiare , e non c ' è più niente da mangiare " . Era tardi , il locale si chiudeva , e i tre amici col prete uscirono per ultimi , dietro la donna che si rassettava il mantello indosso come se riordinasse i propri pensieri . Si destavano nella città i rumori dell ' alba , quando lo stesso movimento è come un sogno pesante . Il prete tremava dal freddo , e con un gesto meccanico si tolse la croce d ' oro e se la mise in tasca , non si sa perché . Il Borriello e il Ferro camminavano l ' uno accanto all ' altro , urtandosi di quando in quando e dicevano : " Che razza di sorte è la nostra ! Coi denari in tasca ora che non possiamo spenderli , che non c ' è più da mangiare non ci sono donne . E con del lavoro trovato , ora che non sappiamo se domani saremo vivi o morti " . Il Mandorla discorreva con la donna : " Perché non oggi ? Chissà domani se ci ritroveremo ! È tanto facile perdersi in questa città , e poi non si sa mai che può succedere " . Ma ella gli diede il suo indirizzo col numero del telefono , dicendo : " Domani " . Salì su un autobus che passava in quel momento , sorrise agitando una mano dietro i vetri , scomparve . La notte terminava con un lungo brivido , la prima luce saliva dall ' oriente come superstite da un paese lontano , e le nuvole nere le contrastavano il passo . Il Mandorla prese il biglietto della donna , ne fece una pallottola , lo buttò lontano . Il Ferro corse a raccattarlo , e alla luce di un lampione lesse questo nome : Jenny . " È un bel nome " , aggiunse , se lo ripose in tasca . Senza che si notasse nessun teapasso , il sole con le sue spade d ' oro disperse le nubi e illuminò debolmente le case come un lume troppo alto . I tre amici si trovavano seduti sulla soglia di una chiesa , aspettando che si aprisse , perché il prete voleva dire il suo offizio . " Mi pare , disse il Ferro , lambito da un raggio di sole , che non sia accaduto nulla a nessuno . Forse la profetessa si è sbagliata . Fino a che ora bisogna aspettare per esserne certi ? " " Ventiquattr ' ore . Ancora cinque ore " . " Restituiscimi quel biglietto coll ' indirizzo di Jenny " , disse il Mandorla , " è mio " .